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Novità psicofarmaci

Psicofarmaci

metadone/subutex/lavoro

faccio il magazziniere, sono in terapia da ormai 5 anni presso sert prendevo 45mg di meta quando ho saputo delle analisi che fanno per la sicurezza sul lavoro ho iniziato a scalare velocemente, arrivare fino a 30mg, per poi passare a 12mg di sub. sono stato da cani x due giorni d'incubo, nn ho chiuso occhio, ossa sgretolate caldo freddo ecc. neanche quando ero intossicato di eroina, sono stato così male fisicamente. Passato il momento più critico  ho iniziato a scalare molto velocemente il sub. per arrivare a 6mg e poi 4mg, ad arrivare a lunedi dovrei arrivare a zero perche torno a lavoro,  cioè ora, questo cambio nn mi ha fatto bene, perche nn mi trovo molto bene con questo farmaco, forse sarà che mi devo abituare ??? Mi sento a disagio quando sono in mezzo agli altri, ho voglia di fare poco e nulla, e poi nn ho concentrazione e mi sento triste. La mia ragazza dice che ero schiavizzato da quella sostanza , e che i tempi di terapia sono stati molto lunghi. Dovevo Fare molto più velocemente secondo lei.

COSA NE PENSATE VOI?? NN HO UN GRAN PASSATO ALLE SPALLE PERCHè NE HO COMBINATE E MI SONO ATTACCCATO ALLA DROGA IN MANIERA MANIACALE ORA NE PAGO LE CONSEGUENZE

DATEMI UN CONSIGLIO X AIUTARMI PSICOLOGICAMENTE PERCHè STO MALE , NN MI MANCA NIENTE MA NN RIESCO A ESSERE SERENO .. PERCHe TUTTO QUESTO  ??? è PERCHE IL MIO CERVELLO NN RIESCE A PRODURRE ENDORFINE ??? PERCHE DEVO STARE COSì MALE..... CHIEDO UN CONSIGLIO PER STARE UN PO MEGLIO ...GRAZIE

-DOMANDA E VERO CHE LA BUPRENPRFINA E DIFFICILE DA RICERCARE NELLE URINE ??? E MOLTI LABORATORI DI COTROLLO ANCORA DEVONO PERFEZIONARE QUESTA RICERCA ? GRAZIE UN SALUTO A TUTTI

 

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Psicofarmaci

ADHD, la sindrome inventatata

A cura di Luciano Giannazza, www.medicinenon.it

Ho iniziato a scrivere articoli sull'ADHD (un presunto disturbo dell'apprendimento dovuto a iperattività spesso diagnosticato ai bambini) quando appena una manciata d'Italiani sapeva che cos'era. Ne avevo parlato con dei genitori di bambini in età scolare e nessuno di loro ne aveva mai sentito parlare. Quando spiegai a loro di cosa si trattava rimasero increduli. Nel 2000 ho creato un sito tematico sull'ADHD ma era troppo presto perchè potesse interessare il pubblico italiano. Ma ora i tempi sono maturi perchè il metilfenidato, la droga che a detta della psichiatria dovrebbe curare l'ADHD, ormai è alle porte. Nel 1989 il metilfenidato era stato ritirato dal mercato italiano ma nel 2000 il Ministero della Sanità ha richiesto espressamente alla ditta produttrice, la multinazionale Novartis, (fatturato nel 2003, oltre 24,8 miliardi di dollari.) di intraprendere i passi necessari per immetterlo sul mercato italiano. Quello che l'impero farmaceutico, tramite i suoi devoti collaboratori, sta preparando in Italia è un attentato alla salute di milioni di bambini al fine di instaurare un mercato da migliaia di miliardi. Ho osservato le tappe dello stesso progetto messo in atto negli USA che ha creato milioni di bambini assuefatti al metilfenidato, una sostanza catalogata nella stessa classe della cocaina. Il sapere cosa effettivamente sta succedendo al di là della patina falsa dell'amorevole cura per la salute dei bambini è il primo passo per evitare una catastrofe. Poi occorrono le azioni a difesa dei nostri bambini.

 

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Psicofarmaci

SVIZZERA - Studio: farmaci ansiolitici creano tossicodipendenza come l'eroina

  I farmaci ansiolitici a base di benzodiazepine (BDZ) come Valium e altri come Ativam, Xanax, secondo gli esperti creano dipendenza al pari di droghe come l’eroina o la cannabis. Ma come questo fosse possibile ancora non si sapeva. Ora, un nuovo studio pare aver fatto luce su questo processo scoprendo come le benzodiazepine agiscono sul cervello. I ricercatori svizzeri dell’Università di Ginevra hanno scoperto che queste sostanze agiscono producendo un effetto calmante facendo aumentare l’azione di un neurotrasmettitore detto Gaba (Acido Gamma-Aminobutirico) che attiva la dopamina, l’ormone della gratificazione. Tutto questo nello stesso modo in cui agiscono gli oppioidi (eroina, oppio) e i cannabinoidi (hashish, marijuana). Una situazione che può creare dipendenza, così come spesso avviene nelle persone che assumono farmaci a base di benzodiazepine. Lo studio, pubblicato sulla rivista “Nature”, chiarisce il collegamento tra le benzodiazepine e le droghe che creano assuefazione, hanno commentato i ricercatori. Noi «crediamo che questo sarà un elemento essenziale per la progettazione di nuove BDZ con effetti di dipendenza inferiori», ha aggiunto il dr. Christian Luscher del team di ricerca. (La Stampa)

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Psicofarmaci

Salute/ Eurispes: 15% degli italiani ha fatto uso di psicofarmaci

Undici milioni di persone scelgono le medicine non convenzionali

 

(Apcom) - Il 15% degli italiani ha fatto uso di psicofarmaci nel corso della sua vita. Lo rileva l'Eurispes nel suo rapporto, sottolineando che le donne ne assumono la maggior quantità (17,6%), quasi il 4% in più rispetto agli uomini. Tra quanti hanno dichiarato di fare uso di medicinali per la terapia dei disturbi mentali, si rilevano le benzodiazepine (i cosiddetti ansiolitici) sono le più usate (85,8%), seguite dagli antidepressivi (30,6%), dagli stabilizzatori dell'umore (17,5%) e dagli antipsicotici (5,5%).

Undici milioni di italiani, fa notare l'istituto di ricerca, scelgono le medicine 'non convenzionali'. Nel 2000, l'Eurispes aveva affrontato per la prima volta il tema di queste medicine, rilevando che il 10,6% degli italiani si affidava per le proprie cure mediche a tali pratiche. Dai risultati della rilevazione del 2010, emerge che gli italiani che fanno uso di medicine non convenzionali sono pari al 18,5%. "Un dato - si legge nello studio - che rapportato alla popolazione fa emergere circa 11 milioni e 100mila fruitori delle medicine alternative nel nostro Paese".

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Psicofarmaci

Curare la depressione stimolando il piacere

Stimolare le aree del cervello deputate al piacere per curare la depressione, La Stampa.it Curare la depressione stimolando il piacereLa depressione è una malattia sempre più attuale e diffusa. Secondo uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità, pubblicato su "International Journal of Public Health", un italiano su dieci soffre di depressione. Altri dati parlano di uno su quattro, pari a circa 15 milioni di depressi. Le cure classiche per la depressione prevedono l'uso di psicofarmaci i cui effetti indesiderati, spesso, sono molto accentuati. A volte, poi, dopo anni di cura non se ne esce comunque. Per rispondere al problema di chi non reagisce alle cure tradizionali, scienziati tedeschi hanno inventato un metodo per la cura del mal d'umore. La dr.ssa Bettina H. Bewernick e colleghi del Ospedale Universitario di Bonn hanno dato vita a una tecnica sperimentale detta "deep brain stimulation" (DBS), ovvero stimolazione profonda del cervello per mezzo di elettrodi, della cui sperimentazione si legge sulle pagine della rivista "Biological Psychiatry". Secondo le intenzioni degli scienziati, stimolare i centri del piacere nel cervello dovrebbe contribuire a combattere la depressione. Questo perché, l'incapacità di provare piacere è proprio un sintomo chiave della depressione. In base ad alcuni recenti studi, poi, si è scoperto che il funzionamento del cosiddetto nucleus accumbens, associato a motivazione, ricompensa e piacere, negli individui depressi è ridotto. Per confermare le proprie ipotesi i ricercatori hanno sottoposto al DBS un gruppo di pazienti che non avevano risposto a diversi tipi di trattamenti tradizionali: psicofarmaci, psicoterapia, elettroshock e altre procedure simili. Dopo un anno di trattamento DBS tutti i pazienti hanno mostrato un certo miglioramento, e la metà di questi ha avuto un miglioramento significativo dei sintomi di depressione. Fatto piuttosto interessante, considerando che non avevano risposto ad alcun trattamento preventivo antidepressivo, è che non solo erano più sereni, ma avevano mostrato anche un aumento della capacità di provare piacere. (lm&sdp)

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Psicofarmaci

PSICHIATRIA: DISTURBO BIPOLARE; USA,BOOM DIAGNOSI BIMBI

(ANSA) - ROMA, 15 GEN - Sono bimbi talmente piccoli che a malapena hanno iniziato ad esplorare il mondo e a rapportarsi con le ancora misteriose regole degli adulti, con tutti i comprensibili sbalzi di umore, gioia, euforia, risa e pianto, del caso; eppure con sempre maggiore facilita' li si bolla come maniaco-depressivi, tanto che negli Stati Uniti e' epidemia di diagnosi di disturbo maniaco-depressivo (disturbo bipolare) tra i bambini di 2-5 anni. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, infatti, il numero di diagnosi di disturbo bipolare tra i bimbi e' raddoppiato in 10 anni; cio' produce il rischio di somministrare ai piccoli un eccesso di potenti farmaci psicotici come quelli che nel 2006 potrebbero aver ucciso una bimba di 4 anni, la cui morte e' ora al vaglio della giustizia a Boston, per possibile overdose da farmaci. L'allarme arriva da uno studio condotto da Mark Olfson, professore di Psichiatria clinica presso la Columbia University, che ha considerato i dati del periodo 2000-2007. L'America non e' nuova a questo tipo di esagerazioni, di medicalizzazione spinta dei comportamenti infantili; basti pensare che uno studio recente evidenziava che e' piu' che triplicato dal 1993 ad oggi il consumo di farmaci per il disturbo pediatrico da iperattivita' e deficit di attenzione (ADHD) e la spesa per questi farmaci e' aumentata di nove volte tra il 1993 e il 2003. L'ADHD e' un disturbo del comportamento dai contorni molto sfumati, tanto che e' lecito talvolta chiedersi se il bambino sia solo un po' piu' vivace della media. Eppure, secondo lo studio diretto da esperti di Economia sanitaria dell'Universita' della California a Berkeley e pubblicato sulla rivista Health Affair, c'e' stato un aumento dei consumi del 274% e l'uso di queste sostanze, per lo piu' a base di anfetamine, si e' diffuso da 31 paesi, nel '93, a 55 nel 2003. Un problema analogo sembra emergere adesso per il disturbo bipolare, caratterizzato da fasi maniacali e di euforia eccessiva e fasi depressive acute, il cui esordio finora si considerava possibile solo in adolescenza o in eta' adulta. Eppure secondo l'indagine condotta da Olfson e resa nota online dalla Reuters, nel 2007 l'1,5% dei bambini con un'assicurazione sanitaria di eta' compresa tra due e cinque anni, vale a dire un bambino su 70, ha preso qualche tipo di farmaco psicotropico; si spazia da antipsicotici, a stabilizzatori dell'umore, da stimolanti ad antidepressivi. Se a un bambino viene diagnosticato il disturbo bipolare tra 2 e 5 anni, spiega Olfson, nella meta' dei casi gli sara' prescritto un antipsicotico, quale Zyprexa, Seroquel o Risperdal. Secondo l'indagine questi farmaci sono stati prescritti a un bimbo di due anni su 3000.(ANSA).

 

L'Unità, notizie flash

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Psicofarmaci

Donna: ansia e stress


 

    (tantasalute.it) - Uno studio condotto dalle Farmacie Venete, “Stili di vita, stato di salute psicofisica delle donne”, è il primo studio osservazionale case-control ad essere realizzato dalla Università di Verona e dalla Commissione delle Pari Opportunità della Regione Veneto.

     

La ricerca ha analizzato un campione di 11.357 donne e 249 farmacisti: l’analisi mira a valutare quante donne usino sostanze psicotrope per affrontare il quotidiano. I risultati parlano di un 34% che affronta i propri problemi con il supporto di psicofarmaci, mentre il 66% non ne fa uso.

 

La donna che ne fa uso ha una età media di 52 anni, non è seguita da un medico specialista in psicologia o in psichiatria e anche se usa medicinali per calmarsi ha mediamente una buona vita matrimoniale e svolge il suo lavoro in autonomia.

 

Il motivo per cui le donne hanno cominciato a soffrire di stress e ansia al punto di dover fare uso di sostanze psicotrope è legato più spesso alla morte di un parente stretto, problemi famigliari o affettivi intercorsi, difficoltà economiche, il 6% problemi di violenza tra le mura domestiche.


 

Il consumo è a base di ansiolitici, psicotropi, antidepressivi nel 19% dei casi: statisticamente prevalgono altri tipi di medicinale, come i farmaci cardiovascolari, per l’apparato gastrointestinale e il metabolismo e per l’apparato muscolo scheletrico.

 

Fonte: Salute Europa

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Psicofarmaci

Bambini troppo vivaci: le alternative agli psicofarmaci

Oggi per i bambini “troppo vivaci” c'è il rimedio pronto e rapido per farli star buoni: psicofarmaci.

Bambini che saltano in allegria

E' sempre più diffusa infatti la diagnosi di ADHD (sindrome da iperattività e deficit dell’apprendimento), che in realtà "etichetta" ma non approfondisce le reali cause del problema ed è la base per la prescrizione di farmaci i cui effetti collaterali comportano seri rischi sia sul piano fisico che mentale.

Oltre all'educazione e all'ambiente familiare e sociale ci sono studi che individuano nell'alimentazione l'origine di alcuni disturbi del comportamento.

Si è ad esempio dimostrato che alcuni additivi o sostanze di sintesi presenti in alimenti di preparazione industriale, come i coloranti, influenzano l’equilibrio psichico di adulti e bambini.

Ma, nonostante le evidenze scientifiche, a causa della dipendenza di ampia parte della ricerca dalle lobby farmaceutiche si indaga poco in questa direzione e se ne parla ancora meno.

 

Continua a leggere l'articolo sulle terapie alternative su Protonutrizione

 

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PsicofarmaciAltro

Viagra diffuso tra i giovani. Attenzione alla contraffazione

      http://z.about.com/d/coloncancer/1/G/L/3/viagra.150x150.weirdvis.stock.xchng.jpg I farmaci, utili a curare la disfunzione erettile, oggi vanno sempre più di moda tra chi non ne ha bisogno. Vengono assunti con alcolici e droghe per vincere la timidezza e cercare emozioni forti.    Hanno meno di 50 anni ma ricorrono al Viagra, al Cialis e al Levitra. I farmaci, utili a curare la disfunzione erettile, oggi vanno sempre più di moda tra chi non ne ha bisogno. Vengono assunti con alcolici e droghe per vincere la timidezza e cercare emozioni forti. A parlare del problema sono gli urologi della Società italiana di urologia (Siu), riuniti a Rimini per l’82esimo congresso nazionale, in corso fino al 7 ottobre.

 

“Il problema – secondo il professor Vicenzo Mirone, presidente della Siu – è che molto spesso questi farmaci vengono assunti senza prescrizione medica. Non tutti sanno che è necessario avere un parere esperto prima di iniziare una terapia, le conseguenze possono essere anche gravi. Viagra, Cialis e Levitra, infatti, agiscono sulla vasodilatazione e potrebbero avere importanti interferenze con le condizioni cliniche del paziente e con altri farmaci o sostanze, come droga e alcol, appunto”. DISINIBITI E CONTENTIPerché assumere un farmaco che facilita l’erezione quando non si hanno problemi di salute? “La pillola blu e i suoi simili agiscono dilatando le vene e le arterie che regolano l’afflusso di sangue ai copri cavernosi responsabili dell’erezione. In pratica – spiega il dottor Aldo Franco de Rose, urologo e andrologo della Clinica Urologica di Genova – prolungano la durata dell’azione dell’ossido nitrico, un neutrasmettitore che migliora la funzione erettile, compromessa nell’impotenza maschile”. Il Viagra va assunto 30 – 40 minuti prima del rapporto sessuale e ha una durata di 10 ore. Questo significa che un giovane può desiderarlo per ridurre la refrattarietà, cioè l’intervallo di tempo tra un’erezione e l’altra. “È facile – aggiunge de Rose – che dopo una serata in discoteca o in giro con gli amici a bere un giovane non voglia correre il rischio di avere una defaillance ed ecco apparire il Viagra”. GLI EFFETTI E IL PERICOLO CONTRAFFAZIONE“Assumere il Viagra però – continua de Rose – non è detto che abbia effetti collaterali negativi. Piuttosto l’interazione con gli alcolici o le droghe non è stata ancora analizzata fino in fondo e potrebbe essere tanto dannosa, quanto inutile”. Il problema piuttosto è che molti giovani, come dimostrano delle indagini recenti, per risparmiare, per la paura di rivolgersi al medico e per pudore nei confronti del farmacista, acquistano i farmaci online. “La pillola blu è la molecola più copiata e contraffatta nei paesi occidentali. L’allarme era stato lanciato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità già a partire dal 2003. Oggi è bene chiarire che un prodotto contraffatto può contenere la corretta quantità del principio attivo specificato ma la cui origine è diversa da quella dichiarata. Principio attivo specificato ma in dosaggio diverso da quella dichiarato o contenenti principi attivi di scarsa qualità; possono essere dei placebo, ma anche prodotti diversi da quelli desiderati”. I giovani quindi, conclude l’esperto, dovrebbero evitare rischi inutili e rivolgersi all’andrologo per risolvere problemi, ma anche semplicemente per parlare, della propria sessualità

 

di Adele Sarno (kataweb salute)

(Ottobre 7, 2009)

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Psicofarmaci

Psicofarmaci dal web per il nuovo sballo

 Un teenager su dieci ne fa uso, le ragazze sono più numerose    Federica Cravero, L'Espresso  

Ci sono circa 1.800 giovani piemontesi tra i 15 e i 19 anni, uno su dieci, che per cercare lo «sballo» non vanno a comprare cannabis o cocaina, ma cercano psicofarmaci, soprattutto comprandoli su internet su qualche sito straniero. E di questi il 10 per cento, circa 180, raccontano di fare uso frequente di queste sostanze, anche 20 volte in un mese, spesso mescolandole con l´alcool. Dati che provengono dalle ultime ricerche dell´Espad nelle scuole e che tracciano un panorama inquietante delle abitudini adolescenziali dei piemontesi, soprattutto delle ragazze, che più dei maschi (il 13 per cento in più) assume sostanze psicoattive.

 

Ma gli psicofarmaci acquistati nella grande farmacia virtuale del web e usati come booster, per potenziare le prestazioni scolastiche, per divertirsi o per problemi esistenziali, sono solo una parte di quelli che vengono assunti dai ragazzi della nostra regione. A quest´uso pericoloso e sregolato si aggiunge infatti quello rigoroso e regolamentato da prescrizioni mediche per precise patologie, che toccano anche i bambini, come le gravi fobie o il disturbo da deficit d´attenzione ed iperattività. Non senza conseguenze negative: come spiegato in un report dell´Aifa, l´agenzia italiana del farmaco, alcuni mesi fa una bambina piemontese in cura con atomoxetina (commercializzato come Strattera) ha tentato il suicidio a soli 9 anni e le cause del gesto sarebbero da ricondurre agli effetti collaterali della terapia.

 

Dello scivoloso tema dell´uso e dell´abuso di psicofarmaci da parte dei più giovani si è tornato a parlare ieri a palazzo civico, durante una seduta della quarta commissione Sanità e Servizi sociali. «A Torino non c´è una situazione di allarme - afferma la presidente della commissione, Maria Teresa Silvestrini, di Rifondazione - Tuttavia siamo convinti che sia necessaria una campagna di sensibilizzazione su questi temi. C´è una mozione ferma in consiglio comunale, presentata dal centrodestra: se accolgono alcuni nostri emendamenti noi la firmeremo. Questo dimostra che l´interesse e la preoccupazione per questi argomenti è trasversale». In commissione è intervenuto anche Luca Poma, rappresentante della campagna «Giù le mani dai bambini» che vigila sui farmaci ai minori: «Da tempo monitoriamo la situazione dell´uso ed abuso di psicofarmaci in Italia, ma le istituzioni hanno sempre ridimensionato un fenomeno che invece era in espansione. Per questo abbiamo chiesto al Comune di avviare una campagna di sensibilizzazione con la distribuzione di opuscoli».

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Psicofarmaci

Meraviglie della farmaceutica: droghe buone per un cervello sveglio? Ora la scienza dice sì

Anche se copiare ai compiti in classe sembrerebbe il modo migliore per avere successo a scuola, un'alternativa c'è: prendere droghe! Droghe intelligenti, ovviamente! Alcune di queste droghe furbe girano già da un po', ma vengono comunque viste come tutte le altre droghe presenti sul mercato.

Ora sempre più cervelloni e scienziati difendono il doping cerebrale. Studi recenti dimostrano che quasi il 25 per cento degli universitari americani compra al mercato nero dei "rinforzi", ovvero droghe come il Ritalin o l'Adderall per migliorare la memoria e la concentrazione. Gli scienziati stanno quindi spingendo la ricerca per verificare il loro reale funzionamento per poterle mettere sul mercato e se sono abbastanza sicure da poter essere prese con regolarità. Quelle che verranno etichettate come sicure ed efficaci saranno benvenute.

"Non è come gli steroidi nel mondo dello sport... 'rinforzo' non è una brutta parola come il doping" ha detto Henry Greely della Stanford Law School.

 

www.asylumitalia.it

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Psicofarmaci

L'anarchia nell'uso degli antidolorifici

  MILANO - Quasi un milione di test effettuati sulle urine di mezzo milione di malati statunitensi con dolore cronico ha svelato che l’aderenza alle prescrizioni del medico è molto scarsa, anche quando si tratta di oppiacei: soltanto nel 25 per cento degli esaminati infatti si è trovata la prova che le medicine vengono prese regolarmente, al dosaggio consigliato, senza aggiunte né riduzioni «fai da te». Tutti gli altri invece ne prendevano troppe (il 27 per cento) o troppo poche (il 15 per cento), cercavano di sopportare meglio il dolore assumendo sostanze non raccomandate dal medico (il 29 per cento) o addirittura illegali, come cocaina o amfetamine (l’11 per cento). Nel 38 per cento dei casi, addirittura, non si è proprio trovata traccia dei farmaci. «Non deve stupire che la somma di queste percentuali superi il 100» spiega Joseph Couto, farmacologo della Thomas Jefferson University di Philadelfia, in Pennsylvania, che ha coordinato il lavoro, pubblicato sulla rivista Population Health Management «perché in molti pazienti si sono riscontrate più di una di queste condizioni». Per esempio, è facile che chi non ce la fa con le dosi raccomandate, prima provi ad aumentarle di sua iniziativa e poi cerchi di aiutarsi con qualcos’altro.

IL TEST - Partendo dalla considerazione che l’uso degli oppiacei nella terapia del dolore è sempre più diffuso oltre che per il cancro anche per la cura di condizioni benigne come quelle reumatiche, l’American Pain Society ha prodotto nei mesi scorsi delle linee guida per indirizzare i medici a utilizzare questi medicinali nella maniera migliore anche in questi malati, destinati a cure molto prolungate nel tempo. Per evitare i rischi legati agli effetti collaterali di questi farmaci e al potenziale di abuso che è loro collegato, il documento raccomanda tra l’altro una selezione iniziale dei pazienti attraverso una valutazione condotta dal medico mediante un questionario prestabilito, seguita da esami delle urine periodici nei malati considerati a maggior rischio di abuso ed eventualmente anche negli altri. «I risultati della nostra indagine confermano che occorre seguire questi malati più da vicino, controllando che prendano le medicine secondo lo schema previsto» sostiene il farmacologo di Phiiladelfia.

IN ITALIA - «In Italia screening di questo tipo non sono previsti » commenta Francesco Bassi, primario del Servizio di anestesia e rianimazione dell’Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo, che da alcuni mesi fa parte dell’Azienda Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano e dove si trova un efficiente ambulatorio di terapia del dolore. «D’altra parte non penso che siano fattibili dal punto di vista economico e organizzativo in tutti i portatori di dolore cronico, né forse sarebbero così utili. Il vero riscontro della cura è il sollievo dal dolore, non l’esame delle urine. La risposta individuale è imprevedibile e può dipendere da molti fattori, anche ambientali e psicologici. Piuttosto che indagare se il malato si attiene alle prescrizioni del medico, occorre piuttosto che sia il medico ad andare incontro al malato accertandosi che la cura serva, eventualmente aumentando le dosi o passando ad altri medicinali più forti». Nei dati raccolti dagli studiosi americani però non si parla solo di abusi, ma anche, al contrario, di una percentuale che sfiora il 40 per cento che sembra proprio non prendere le medicine. «Un risultato come questo non mi stupirebbe neppure in Italia» prosegue Bassi, «dove nonostante le campagne degli ultimi anni a favore della terapia del dolore persiste nella gente, ma anche nei medici, il timore di utilizzare gli oppiacei, o di farne abuso». Quando invece il dolore c’è, e condiziona la qualità della vita, il loro utilizzo sotto il controllo del medico è più che giustificato.

Roberta Vill, http://www.corriere.it/salute/reumatologia/09_settembre_04/anarchia_anti...

 

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