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Tabacco è il termine con cui si fa riferimento ad un genere di piante a foglia corta appartenente alla famiglia delle Solanacee originarie del continente americano. Tuttavia il nome tabacco viene comunemente utilizzato riferendosi alle foglie raccolte ed essiccate di queste piante, con lo scopo di fumarle.

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo approda sulla spiaggia di San Salvador. Gli indigeni gli offrono frutti, lance di legno e foglie di tabacco.

I consumi di tabacco in Italia hanno conosciuto un inarrestabile incremento nel periodo che va dal 1900 al 1985 quando, per la prima volta, si è verificata una significativa riduzione delle vendite: il consumo pro capite annuale è passato da 1,82 Kg/persona nel 1985  a 1,62 nel 1990*.

Novità tabacco

Tabacco

Tabacco: serve un forte impegno nell'Ue per evitare il tracollo

La Cia partecipa alle manifestazioni della filiera che si sono tenute oggi a Roma. Sollecitato l'intervento del ministro Zaia in difesa del settore. A rischio migliaia di imprese e di posti di lavoro.   E' stata massiccia la partecipazione della Cia-Confederazione italiana agricoltori alle manifestazioni oggi a Roma, davanti alla Presidenza del Consiglio e al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, promosse dalla filiera del tabacco. Un settore che rischia di essere cancellato nel nostro Paese. Infatti, sono migliaia le imprese e i posti di lavoro in pericolo in conseguenza della pesante crisi che investe il comparto dall'entrata in vigore della riforma Ocm. Per questo motivo il presidente della Cia Giuseppe Politi aveva chiesto, nei giorni scorsi, al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia di convocare il Tavolo di filiera, in modo da conoscere la posizione del governo in vista dell'incontro, forse decisivo per le sorti della filiera del tabacco, di giovedì prossimo 11 marzo con la Commissione europea. D'altra parte, gli operatori del settore - afferma la Cia - stanno vivendo una situazione di forte disagio e preoccupazione. Da qui l'esigenza di un pronto chiarimento e soprattutto di interventi e di iniziative in difesa della produzione e del lavoro nella filiera tabacchicola. Al ministro Zaia è stato, quindi, chiesto di agire in maniera adeguata per scongiurare il tracollo del comparto, che dà occupazione a migliaia di persone e reddito ad altrettante famiglie.

 

newsfood.com

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Tabacco

Esperienza con le sigarette

Una volta ho fumato cinque sigarette contemporaneamente.

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Tabacco

L’intelligenza diminuisce con le sigarette. Più si fuma più si abbassa il Qi

di Adele Sarno

(La Repubblica-Salute) Le sigarette fanno male anche alle idee. Il quoziente intellettivo diminuisce quando si fuma molto. Questo almeno sostiene uno studio americano secondo il quale l'abitudine al fumo influenza negativamente il cervello. Stando ai risultati, i tabagisti raggiungono al massimo un valore di 98, mentre chi non ha il vizio 101

 

 

http://www.fastandup.com/dbimages/bocca_e_fumo%20bassa.jpgPipa, sigaro e sigarette. Le grandi scoperte portano spesso la firma di fumatori. Un esempio è il fisico statunitense Julius Robert Oppenheimer. Per le sue doti il governo degli Stati Uniti gli affidò il progetto Manhattan. Era il 1942 e costruì la prima bomba atomica, quella che fu lanciata su Hiroshima e Nagasaki. “Oggi la scienza ha conosciuto il peccato” commentò, e in quegli anni si faceva ritrarre da Life con una sigaretta in bocca. Eppure oggi, uno studio appena pubblicato mette in discussione l’intelligenza di chi dipende dal tabacco. Non solo perché sfida la sorte, mettendo in pericolo la propria salute, ma anche perché il quoziente intellettivo diminuisce quando si fuma molto.

 

Il legame tra Qi e sigarette è stato indagato da Mark Weiser del Sheba Medical Center di Tel Hashomer di New York e pubblicato sulla rivista Addiction. Gli esperti hanno coinvolto nell'indagine 20.211 reclute militari israeliane di 18 anni, il 58% delle quali fumava già al momento di entrare nell'esercito. Tutto il campione è stato sottoposto ai test standard per misurare il quoziente intellettivo ed è emerso che in media i non fumatori raggiungono un valore di 101, chi non riesce a lasciare il pacchetto di 98. E il dato varia anche in funzione del numero di sigarette fumate: da una a cinque bionde al dì il QI medio è di 94, per un pacchetto al giorno è di 90. Gli esperti hanno anche confrontato il livello d’intelligenza di coppie di fratelli di cui solo uno era fumatore, anche in questo caso è emerso un QI più basso per quello col vizio. “Un’ulteriore dimostrazione – scrivono i ricercatori – del fatto che anche con assoluta parità di background socio-economico e di istruzione, chi fuma ha QI più basso”. E aggiungono, non sono tanto le sigarette a mandare in fumo l'intelligenza, piuttosto è ipotizzabile che coloro che partono da un QI più basso (ma sempre nella norma) sono più propensi a prendere il vizio.



Insomma, stando ai risultati dell’analisi, i cervelli dei fumatori avrebbero potuto dare di più. E Paul McCartney, Albert Einstein, Barak Obama, Mark Twain, Pablo Picasso e tanti altri sarebbero stati una rara eccezione. Mentre le grandi menti dei non-fumatori sono quelle che detengono il primato: il presidente Usa Jimmy Carter, il regista Woody Allen, il genio della matematica Renato Caccioppoli, lo scrittore Daniel Pennac e il pittore Joan Miró. Ma anche gli italiani Rita Levi Montalcini e Umberto Veronesi. L’oncologo, in particolare, ha condotto una vera e propria battaglia contro i danni del fumo.



Intelligenza a parte, su rischi correlati al consumo di tabacco non si può discutere.
Per il tumore al polmone per esempio esiste un rapporto dose-effetto, e questo vale anche per il fumo passivo. Ciò significa che più si è fumato, o più fumo si è respirato nella vita, maggiore è la probabilità di ammalarsi. È stato dimostrato, secondo l’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), che un uomo dell'età di 35 anni, che fuma 25 o più sigarette al giorno, ha un rischio di morire di cancro del polmone prima dei 75 anni pari al 13 per cento.



E le probabilità aumentano in relazione al numero di sigarette fumate in modo proporzionale diretto (più sono, più sale il rischio), all’età di inizio dell'abitudine al fumo (più si è giovani, più rischi si corrono), all’assenza di filtro nelle sigarette (i prodotti della combustione, come i catrami, contribuiscono in modo rilevante alla patologia). Tuttavia, nei soggetti che smettono di fumare il rischio si riduce nel corso dei 10-15 anni successivi, fino a eguagliare quello di chi non ha mai fumato, se si riesce a smettere per tempo.

(Febbraio 25, 2010)

 

 

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Tabacco

Smettere di fumare: approcci innovativi e sensibili alle caratteristiche del target

 

http://farm3.static.flickr.com/2791/4255871387_f3965a84eb_t.jpgDronet -Il vizio delle sigarette è un’abitudine molto diffusa anche negli Stati Uniti, con trend che negli ultimi anni tendono ad aumentare anziché ridursi. Una ricercatrice del Centro Comportamentale e di Medicina Preventiva della Brown University (USA) ha evidenziato la necessità di adattare gli interventi per smettere di fumare secondo le specifiche caratteristiche economiche, sociali e culturali dei destinatari. L’indagine, pubblicata sulla rivista Journal of Consulting and Clinical Psychology, si è posta l’obiettivo di definire questi gruppi “particolari” e le modalità attraverso cui realizzare l’adattamento culturale degli interventi. I gruppi a rischio sono stati individuati sulla base di indicatori relativi all’incidenza del fumo (>10% rispetto alla popolazione generale), svantaggio sproporzionato delle condizioni sanitarie, minor accesso ai servizi, mancanza di probabili trattamenti medici nel lungo periodo. L’adattamento culturale degli interventi per smettere di fumare (di tipo comportamentale, farmacologico, cognitivo-comportamentale, ecc.) risulta necessario nel momento in cui la popolazione target si distingue da quella generale per prevalenza e modalità di consumo di sigarette, gravità delle patologie correlate, fattori predittivi dell’uso di sigarette, fattori di rischio per il fallimento del trattamento, fattori protettivi, risposta al trattamento e validità sociale percepita del trattamento stesso. Ad esempio, l’esito dei trattamenti dipende molto dal fatto che i pazienti trattati soffrano o meno di disturbi psichiatrici come l’ansia, che rende più difficile raggiungere l’obiettivo.

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AlcolEcstasyPsichedeliciTabacco

Internet e le droghe, storia a doppio binario

Drugs & the Internet are inextricably and symbiotically entwined. Indeed, the very origins of the Internet are bound up with the exuberant experimentation with psychedelic drugs that took place in Silicon Valley from the 1960s onwards. The use of both psychedelic drugs and the Internet can be conceptualized as attempts to augment human capacity, as technologies through which minds can be opened and society reformed.

As testament to the significance of psychedelic drug use amongst many of the Silicon Valley pioneers, Steve Jobs, co-founder of Apple Computers, maintains that taking LSD was one of the two or three most important things he has ever done. Jobs is far from being alone in attesting that LSD can help human thought processing, particularly in tackling the challenges of computing: ‘Experienced and intelligent trippers are often characterized by a fluid sense of perception, and a sensitivity to … “The pattern that connects” – just the kind of mental gymnastics that come in handy when you’re crafting the giddy complexities of information space’ (Davis, 1998: 170). The Internet is a system with the hippies’ fingerprints all over it, with the psychedelicized counterculture’s scorn for centralized authority providing the philosophical foundations of the leaderless Internet.

Just as drugs have helped to propagate computers, so computers have helped to promulgate drugs. Indeed, no sooner had ARPAnet – the precursor to the Internet – been invented, than it was co-opted in the service of drug commerce by Stanford students with their MIT counterparts: ‘Before Amazon, before eBay, the seminal act of e-commerce was a drug deal. The students used the network to quietly arrange the sale of an undetermined amount of marijuana’ (Markoff, 2005: 109). This trade was the first of many, as the Internet is a medium through which ‘white’, ‘grey’ and ‘black’ drug markets flourish, with the boundaries between these markets shifting and amorphous, fluid and arbitrary.

The ‘white’ market in psychoactive substances that are legally available in the West – alcohol and tobacco – turns grey, as the restrictions on their advertisement, such as marketeering targeted at the young, seemingly dissolve online. When it comes to taking advantage of the advertising opportunities presented by new media, the alcohol industry is no slouch: this is a world, after all, where alcopops have Facebook entries, along with signed-up friends.

There also exists a burgeoning grey market in drugs sold through online pharmacies, a smattering of which are legitimate, whilst the rest operate without the bother of genuine prescriptions, those magic pieces of paper that transubstantiate the molecule from drug to medicine. The Internet creates a global village, leaving people free to obtain ‘prescription’ medicines from countries with markedly different drug laws. Cyberpharmacists are drug dealers for the Internet age, supplying pharmaceutical, recreational and ‘lifestyle’ drugs.

The driver behind this latter, the lifestyle drug market, seems to be a reluctance to accept not having the sexual prowess of the most virile person on the planet, not being as happy as the most joyous individual, nor as thin as Cheryl from Girls Aloud. Thus, drugs developed for impotence transmogrify into pills for sexual enhancement, Prozac is swallowed by people hoping for a smoother come down from Ecstasy, whilst Ritalin is diverted to become an appetite suppressant. Paradoxically, potentially lethal growth hormones are sold as the fountain of youth, the key to longevity. Whilst Google acts as an ‘external memory prosthesis’ (Pesce as quoted in Sirius, 2006: 218), drugs that enhance our memories, developed to tackle Alzheimers, bleed into enhancing cognition in the healthy: ‘[P]sychoactive drugs can be revisioned as simply another technology for change, as citizens of the postmodern world reject one of life’s “givens” after another’ (Lenson, 1995: 187). Interestingly, the drug-taking here is often more about conformity than it is rebellion.

Probably the most dangerous aspect of the online pharmaceutical trade is the understandable yet insidious assumption – the result of a life-time’s indoctrination with false distinctions – that prescription drugs (even when purchased off-label) are inherently safer than street drugs: in reality, of course, ‘the risk for overdose and dependence derives from the potency of the drug, the mindset of the person using it, and the environment in which they are ingesting – not the source of the drug or its brand name’ (Harvard Law School, 2006: 13).

So-called ‘legal highs’ are also ostensibly a branch of the online ‘white’ market in drugs, though they, too, have a tendency to morph into the ‘grey’. The substances sold as ‘legal highs’ are unregulated by default rather than design, through an inability of the would-be prohibitionists to keep up with the countless psychoactive substances, whether ‘natural’, ’synthesized’, or somewhere in between. Even discounting human intervention, the planet pushes out psychedelics in a plethora of different forms, too multitudinous to be swept under the purview of prohibition.

Plants previously ingested by indigenous tribes in remote locations are being gathered up by the long tentacles of the Internet, delivered globally in vacuum-packed parcels. Illustrative of this phenomenon is ayahuasca, a brew traditionally used in shamanic rituals along the Amazon, made from combining two plants: whilst the primary psychoactive constituent – DMT – is a Class A drug in the UK, the relevant plants themselves are not covered by the Misuse of Drugs Act and are widely sold through online ‘legal high’ shops.

What are the consequences of these vines having been rent from the ritual, of the fact that anyone with Internet access can now become their own shaman? Despite ayahuasca losing its meaning as a ‘diagnostic tool and force for healing’ as it travels out of the Amazon along the web, it still does not fit easily into established Occidental paradigms of drug use; indeed, the radical shifts in world-view frequently precipitated by drinking the brew pose ‘a challenge to modern Western drug policies and laws, which are premised on a rationalist/positivist ontology that constructs the psychoactive substances essentially as chemicals and their effects as simply mechanistic’ (Tupper, 2008: 300).

Experience has shown that clamping down on one type of ‘legal high’ achieves little save to stimulate interest in replacements. As has been poetically pointed out, ‘our law is a machine law, a gridwork, clockwork law, and it is obviously unable to contain the fluidity of the organic’ (Wilson, 1996).

It is not just organic substances that the law seems unable to contain: ‘Advances in technology that enable tiny changes to be made to the molecular structure of substances … have blurred the distinction between licit and illicit manufacture’ (INCB, 2009: 10). This has led to the creation of an online ‘grey’ market in euphemistically named ‘research chemicals’, hallucinogenic analogues that skate the perimeters of legality, due to their similarities to (but essential differences from) regulated substances. As the US Drug Enforcement Agency have commented, ‘the formulation of analogues is like a drug dealer’s magic trick meant to fool law enforcement’ (DEA, 2004).

Meant to, and, indeed, sometimes doing exactly that, with some such websites serving thousands of customers and clandestine chemists racking up fortunes over prolonged periods before being discovered. As with organic substances, would-be prohibitors can be conceptualised as doing little more than chasing their tails here: tweaking the chemical compound – with the aid of computers – produces a drug different enough to evade the regulations, and on it goes, ad infinitum. Alongside being fruitless, this rigmarole of prohibition is potentially dangerous: it results in people using novel substances about which little is known.

There is also a thriving online market that is more incontrovertibly ‘black’. Drug forums transform into street corners, and you can even access a helpful ‘crack dealer locator service’ online: ‘the fluidity of cyberspace is ideally suited for illicit drug transactions’ (Stetina et al, 2008) and ‘the new trade is thriving … filling up the stash boxes of users who want the same convenience buying their weed that they have purchasing books and CDs at Amazon’ (Goldberg, 1999). Indeed, an interesting cyber-twist in the tale is that – just as with Amazon – the Internet fosters communities of users who rate drug dealers and their performance online. Will the sheer force of consumer demand, in combination with the ‘unpoliceability’ of the Internet, be the unmaking of global prohibition?

Perhaps, but it is arguably the use of the web as an information source that may offer the greatest challenge to the paradigm of prohibition. There is a plethora of incredibly diverse drug information websites, showing the many what only the few used to know: namely, that portals to the psychedelic state are ubiquitous, found in the most unlikely to the most mundane of places. All it takes is the click of a mouse to find directions to the best sites for fungi-foraging, advice regarding which ornamental cacti to chow down on from the local garden centre, and instructions on how to extract psychedelic milk from toads. Drug prohibitionists could no more seal these egresses than harvest the moon.

One of the most respected online drug information sources – particularly amongst psychedelic drug users – is Erowid: this site is the first port of call for most psychonauts before they embark on an adventure with a new substance.  Erowid is famous for its ‘trip reports’: information imparted horizontally from fellow travelers with direct experience is accorded far greater weight than the (often moralistic) dry pronouncements on drug effects handed down vertically from on-high. A participatory culture, where users generate their own content, is creating a collective intelligence about drugs, far superior to the propaganda of yesteryear. It is unsurprising that an approach to imparting knowledge that presents people with as full a picture as possible, letting them balance pleasures against risks, has greater successes. The human survival instinct is strong: by definition, hedonists truly love life and want to continue living it.

Drugs themselves are reconstituted online. To illustrate, rather than being viewed as a menace to society, drugs might be constructed as religious sacraments or as therapeutics. In this latter category, the work of the Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies (MAPS) is paramount: on their website psychedelic drugs are (re)configured as psychotherapeutic tools. MAPS sponsor MDMA assisted psychotherapy in the treatment of post traumatic stress disorder in, for instance, victims of sexual trauma, with promising results. This offers an alternative construction of MDMA, alongside liquifying the boundaries between controlled drugs and therapeutics.

Further, the essential contributions that psychedelics can make more broadly in society are regularly detailed in MAPS’s online journal. A recent such missive had the relationship between psychedelics and ecology as its overarching theme: ‘The essence of the mystical experience is a sense of unity woven within the multiplicity … This common bond can generate respect and appreciation for the environment, for caretaking and wonder’ (Doblin, 2009: 2). Given the looming ecological crisis, there is a strong argument that anything which helps reveal humanity’s essential inner-connectedness with our environment should be embraced rather than sanctioned.

As well as acting as a conduit for information, the Internet provides a sense of community that can be difficult to find offline, particularly for those involved in relatively obscure psychedelic drug use and/or domiciled in remote locations. Whilst old-style communities could be experienced as stifling, virtual commune-ities of like-minded souls with shared ideals can form. This virtual haven has many names, one of which is the entheosphere, a mind-space concerned with entheogens, psychedelic drugs that are ingested with a view to consciousness expansion, to spiritual enlightenment.

Immediately a shift in language is apparent, reflecting the fact that the entheosphere allows for alternative discourses on drugs and the meanings ascribed to them. In being given a voice, drug-takers have exposed the fallacy that they are not sufficiently drug aware, that, if they only knew the facts, they would stop. Rather, many know exactly what it is that they are getting themselves into; in short, the decision to expand one’s consciousness is likely to be a conscious choice.

In this alternative discourse … ‘[d]rugs can take one closer to truth, can reveal, through hedonistic self-exploration, the real, authentic self, buried beneath capitalism and social convention’ (Moore, 2007: 357). Drug-takers can construct their own identities, after many years of being silenced whilst others weaved negative depictions around them. What is revealed is that psychedelic culture is about so much more than the drugs, which are best understood as catalysts to alternative states of consciousness: the insights, life-style changes, art-works and music generated by such ontological shifts create an entire way of life, both within and beyond the entheosphere.

To conclude, the Internet is a bottom-up technology, heralding a new way of doing things, and a new world, where top-down systems of regulation – such as prohibition – are losing their power. Birthed as a military technology, will the Internet bring an end to the ‘War on (Some People who use Some) Drugs’? This possibility has not gone unnoticed, with the United Nations Office on Drugs and Crime, referring to the Internet as a ‘weapon of mass destruction’ (UNODC, 2009: 3). Whilst this organization still clings to the belief that this time-bomb can be defused by smothering it with cyber controls, an alternative reading sees the Internet as the death knell of global prohibition. The Internet is as beautifully and anarchically impossible to govern as psychedelic drug use itself, with both throwing up similar questions about the acceptable reach of State control and concomitant restrictions on cognitive liberty:

‘[The] notion of cognitive liberty … says that you own your own body, you own your own brain, you have freedom of thought – so why don’t we have the legal right to use psychedelics? These are the same issues that are occurring in technology. What represents our freedom? What represents what the government is allowed to regulate, and for what reason?’ (Herbert as quoted in Reiman, 2008: 19-20).

The dismantlement of global prohibition is likely to be just one of many breakthroughs precipitated by this technology, with the possibility that it may even have implications for human evolution itself. Just as psychedelic philosopher Terence McKenna saw plant-based hallucinogens as having been pivotal in the development of anthropoid awareness in the past, so the Internet looks set to generate exponential expansions of human consciousness in the future. Consciousness can be envisioned as an emergent property of neurons chattering, the Internet as an emergent property of our collective consciousness, and global consciousness as an emergent property of the Internet. The Internet is engendering global consciousness through bringing us together as a swarm of humans: just as bees use ‘waggle dances’ to communicate information, so the human swarm has the Internet via which to share memes and dreams. The need for a global consciousness has never been greater than in our current (changing) climate.

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Trascrizione di un discorso di Charlotte Walsh; fonti:

DEA (2004) ‘DEA Announces Arrests of Website Operators Selling Illegal Designer Drugs’, News Release, 22nd July, URL (consulted June 2009): http://www.usdoj.gov/dea/pubs/pressrel/ pr072204.html.

Davis, E. (1998) Techgnosis. New York: Three Rivers Press.

Doblin, R. (2009) ‘From the Desk of Rick Doblin PhD’ MAPS Bulletin XIX(1): 2.

Goldberg, M. (1999) ‘World. Wide. Weed.’ Metro, July 22nd, URL (consulted June 2009): http://www.metroactive.com/papers/metro/07.22.99/cover/ marijuana-9929.html.

Harvard Law School (2006) The Internet and Adolescent Non-Medical Use of Prescription Drugs, URL (consulted June, 2009): http://www.law.harvard.edu/programs/criminal-justice/kinsnida.pdf.

INCB (2009a) Report of the International Narcotics Control Board for 2008. New York: United Nations.

Lenson, D. (1995) On Drugs. Minnesota: University of Minnesota Press.

Markoff, J. (2005) What the Dormouse Said: How the Sixties Counterculture Shaped the Personal Computer Industry. London: Penguin Books.

Moore, D. (2007) ‘Erasing Pleasure from Public Discourse on Illicit Drugs: On the Creation and Reproduction of an Absence’ International Journal of Drug Policy 19(5): 353-358.

Reiman, L. (2008) ‘An Interview with Kevin Herbert’ MAPS Bulletin XVIII(1) 19-21.

Sirius, R. U. (2006) True Mutations. California: Pollinator Press.

Stetina, B. U., Jagsch, R., Schramel, C., Maman, T. L., and Kryspin-Exner, I. (2008) ‘Exploring Hidden Populations: Recreational Drug Users’ Cyberpsychology: Journal of Psychosocial Research on Cyberspace 2(1): article 1, URL (consulted June 2009):  http://cyberpsychology.eu/view.php?cisloclanku=2008060201&article=1.

Tupper, K. (2008) ‘The Globalization of Ayahuasca: Harm Reduction or Benefit Maximization?’ International Journal of Drug Policy 19: 297-303.

UNODC (2009) World Drug Report 2009. New York: United Nations.

Wilson, P. (1996) ‘Cybernetics and Entheogenics: From Cyberspace to Neurospace’, paper presented at ‘Next Five Minutes’ Conference, Amsterdam, January, URL (consulted June 2009): http:// www.hermetic.com/bey/pw-neurospc.html.12

 

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Tabacco

Francia, campagna choc contro il fumo

http://milano.corriere.it/Corriere%20della%20Sera/Media/Foto/2010/02/23/fumo_c1--140x180.jpg

 

Fumare ti sottomette.

(Corriere della Sera)

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Tabacco

Smettere di fumare da soli/A cura del Ce.S.Di.P.

 

(inSostanza.it) Alcuni ricercatori che hanno rivisitato e studiato 511 precedenti ricerche sulla cessazione da fumo hanno trovato che dai 2/3 ai ¾ degli individui che smettono lo fanno aiutati solo dal loro desiderio e della loro volontà e non dalla terapia sostitutiva con nicotina o con altri farmaci.Simon Chapman e Ross Mackenzie dell'Università di Sidney dichiarano anche che secondo la maggior parte dei fumatori, che si allontanano da questa cattiva abitudine, tale risultato era molto più semplice di quanto loro potevano aspettarsi. I due studiosi accusano inoltre le istituzioni di medicalizzare il processo e addirittura di presentarlo come molto più difficile del reale.

Numerosi studi di popolazione rispetto al problema dell'alcol, del gambling o dell'uso di narcotici mostrano in modo deciso che la maggioranza dei fumatori che permanentemente smettono lo fanno senza alcuna forma di assistenza. IInoltre, malgrado gli sforzi dell'industria farmaceutica di promuovere farmaci necessari alla cessazione e malgrado numerosi trials clinici dimostrino l'efficacia della terapia farmacologica, il metodo più comunemente utilizzato da quasi tutti gli individui che hanno cessato con successo di fumare rimane quello non assistito o naturale e i successi di questo modo superano di molto i risultati ottenuti con la terapia nicotinica sostitutiva.Pur tuttavia, viene riportato nell'articolo, paradossalmente la comunità che controlla l'uso di tabacco tratta queste informazioni come se avessero qualcosa di irresponsabile e di sovversivo ed ignora invece le potenziali implicazioni fornite dallo studio di coloro i quali hanno smesso da se.

Quali altri messaggi dovrebbero ricevere i fumatori?

  1. 1-Che in un gran numero di paesi ci sono più ex-fumatori che fumatori.
  2. 2-Uno sforzo serio finalizzato a smettere non include l'utilizzo di farmaci o il supporto di operatori.
  3. 3-Il fallimento iniziale è una parte normale del ciclo della dipendenza. In realtà molti di questi iniziali tentativi non sono veri tentativi.
  4. 4-Le terapie sostitutive o il supporto di altri professionisti possono aiutare i fumatori ma non sono certo indispensabili per smettere.

A giudizio di altri professionisti che lavorano nel campo della salute questo studio appare inconsistente rispetto alle ben stabilite evidenze di base dalle quali si deduce che i fumatori che raggiungono la cessazione senza assistenza sono significativamente inferiore a quelli che smettono aiutati da supporti.

Simon Chapman e Ross Mackenzie, The global research neglect of unassisted smoking cessation: causes and consequences, PLosMedicine, 2010,7,2,1-6.

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Tabacco

Dopo 5 anni fumatori di nuovo in aumento. Colpa della crisi e del contrabbando

di Adele Sarno

 

(La Repubblica) Per la prima volta dal 2005 il numero dei tabacco-dipendenti è tornato a salire anche a causa delle difficoltà economiche, dello stress e dell’improvviso tempo “libero” di chi ha perso il lavoro. Ma se i consumatori aumentano, le vendite “lecite” calano perché la recessione ha ridato fiato anche al mercato nero delle sigarette: in un anno i sequestri sono cresciuti del 45%

 

Quattro ex fumatori su cento hanno ripreso il vizio nel 2009. E per la prima volta dal 2005, da quando è entrata in vigore la Legge Sirchia, il numero dei consumatori di sigarette ha ripreso a crescere (+3,4%). Tale crescita è legata soprattutto alla ricaduta di chi aveva smesso. Le ragioni dell’inversione di tendenza dipendono, secondo gli esperti, anche alla crisi economica: l’aumento dello stress per le difficoltà lavorative e finanziarie, il maggior tempo all’improvviso a disposizione di chi non ha più il lavoro o si ritrova per mesi in cassa integrazione sono fattori che incidono sulla condizione dell’ex fumatore. La crisi, del resto, si manifesta anche in un altro modo in questo terreno, con un ritorno straordinario delle sigarette di contrabbando e del relativo mercato nero. Anche in questo caso parlano le cifre, quelle della British american tabacco Italia: nei primi sei mesi del 2009, i fumatori sono aumentati del 3,4%, mentre il mercato ufficiale delle sigarette ha registrato un calo di vendite del 3% (e del 12% negli ultimi cinque anni).

 

 

La crisi e lo stress fatali agli ex fumatori

“L'aumento degli ex fumatori – spiega Pier Giorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio alcol, droga e fumo dell’Istituto superiore di sanità – è legato anche agli effetti della crisi". Stress, ansie, ma anche il molto tempo diventato libero dall’impiego perduto, speso a pensarsi addosso o a cercare un altro lavoro, sono occasioni spesso fatali per chi aveva smesso di fumare. "Sicuramente i problemi economici aggravano la situazione e possono determinare il ritorno alla dipendenza dal fumo - aggiunge il dottor Roberto Boffi, medico pneumologo, responsabile del centro antifumo dell'Istituto nazionale dei tumori -. Considerando poi che nei luoghi di lavoro non si può fumare, come anche nei bar e nei locali, le occasioni per consumare quei piccoli 'cilindri infernali' sono sempre meno per le persone impegnate e più per chi invece ha una vita più libera. Negli Usa, per esempio, chi fuma è fuori moda, è un emarginato".

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Tabacco

Sigarette, le credenze dei fumatori che giustificano l’incapacità di smettere

http://www.rainews24.it/ran24/immagini/2009/09/sigaretta_120x120.jpg(dronet) Quali sono le ragioni più spesso indicate dai fumatori, che rende loro impossibile smettere di fumare? Un’indagine condotta presso il Dipartimento di Psichiatria dell’Università del Vermont (USA), ha analizzato le cause addotte e le credenze dei fumatori che possono influenzare l’esito dei trattamenti finalizzati alla cessazione dell’abitudine al fumo. Lo studio ha coinvolto circa 400 fumatori attraverso internet, invitati a rispondere ad un’indagine sulle cause che impediscono di smettere di fumare, di bere alcol o perdere il peso in eccesso. La maggior parte dei fumatori ha attribuito la difficoltà a smettere di fumare alla dipendenza da nicotina (88%), all’abitudine (88%) e allo stress (62%). La mancanza di volontà e la mancanza di motivazione rappresentano motivazioni che dividono gli intervistati, raccogliendo percentuali di adesione e dissenso praticamente uguali. Invece ragioni legate a fattori biologici, educazione familiare, fattori genetici, disturbi mentali, problemi di personalità, problemi psicologici, debolezza di carattere sono state per lo più rifiutate. I ricercatori sottolineano che i fumatori non si percepiscono in contraddizione indicando cause molto differenti per motivare la difficoltà a smettere di fumare (la dipendenza, l’abitudine, la mancanza di volontà e motivazione). Pertanto è necessario tenere presente che fumatori e medici non condividono il medesimo insieme di concetti e di significati connotativi e denotativi. La relazione tra cause percepite e ricerca del trattamento risulta debole, e non è chiaro se un cambiamento delle percezioni sulle cause (ad esempio una campagna di comunicazione sociale) possa modificare l’atteggiamento rispetto alla ricerca del trattamento.

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AlcolTabacco

Francia: bistrot verso estinzione

Duemila hanno chiuso solo nel 2009. Fra le cause, divieto fumo

 

(ANSA) - PARIGI, 16 GEN - I 'cafe'' rischiano di sparire. Soltanto nel 2009 sono 2.000 quelli che hanno chiuso per sempre la saracinesca nella regione di Parigi. Un'inchiesta del Journal du Dimanche getta un'ombra sul futuro di questa istituzione francese. I cafe' e i bistrot sono sempre piu' rari. I ragazzi non ci vanno. Sono rimasti, effettivamente, luoghi bui e un po' tristi, molti non hanno saputo aggiornare il servizio e le bevande. Il divieto di fumo e i controlli anti-alcol sulle strade hanno fatto il resto.

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Tabacco

FUMO: VALUTAZIONI DELL’EFFICACIA DELLA LEGGE SIRCHIA

http://www.confcommercio.ct.it/foto/small/divieto-sigarette-minorenni.jpg

Nel gennaio 2005 l’Italia, con la Legge 3/2003 (Legge Sirchia) è stata il primo grande paese Europeo ad introdurre una normativa per regolamentare il fumo in tutti i locali chiusi pubblici e privati - compresi i luoghi di lavoro e le strutture del settore dell’ospitalità - che è stata considerata quale esempio di efficace intervento di salute pubblica in tutta l’Europa. (Cesda.net)

A cinque anni dall’introduzione della legge si compiono le prime valutazioni sulla sua efficacia.

 

Secondo un’indagine realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), condotta in collaborazione con Doxa, l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, dopo un’iniziale contrazione delle vendite e dei consumi, il 2009 ha fatto registrare un aumento consistente di fumatori. Un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti, pari al 3,4% che riguarda entrambi i sessi e maggiormente le donne: i fumatori sono aumentati di 2 milioni rispetto al 2008. A questo aumento corrisponde una diminuzione degli ex fumatori, passati dal 18,4 del 2008 al 14,6% del 2009. Sono però diminuite le vendite del tabacco: rispetto al 2008, -0,9%.

“Il fatto che l’aumento dei fumatori e la stabilità dei consumi medi non corrispondano a quanto accade nel mercato dei tabacchi lavorati ci fa supporre che sia cambiata la strategia d’acquisto – spiega Zuccaro, direttore di OssFAD (Osservatorio dell’Iss), secondo il quale è ripreso il contrabbando ed il commercio su internet. Attualmente fuma il 25,4% delle persone, i non fumatori sono il 60% e gli ex fumatori il 14,6%. La fascia d’età in cui si registra la più alta prevalenza di fumatori è quella 25-44 anni, mentre per i giovani di 15-24 anni la percentuale di fumatori è della stessa entità di quella degli adulti di 45-64 anni. L’aumento dei fumatori è dovuto in parte a una diminuzione degli ex fumatori. Cinque anni dopo l’introduzione della Legge Sirchia, il bilancio parla di buone abitudini conquistate (8 su 10 fumatori sono favorevoli a rinunciare alle sigarette nei locali) ma di un problema ancora lontano dall’esser risolto.

 

Per approfondimenti: RAPPORTO SUL FUMO IN ITALIA 2009 Iss-Doxa-Istituto Mario Negri-Lilt

 

 

Diverse le valutazioni del Ministero della Salute:

 

A cinque anni dall’entrata in vigore della legge 3/2003, art. 51 "Tutela della salute dei non fumatori", il bilancio può essere considerato positivo, soprattutto in riferimento alla protezione dall’esposizione al fumo passivo. Nel 2009, infatti, secondo i dati ISTAT (che fanno riferimento a oltre 60 mila interviste a persone con età superiore ai 14 anni), la percentuale dei fumatori è salita al 23%, dopo 5 anni di valori stabili intorno al 22%. Nel 2003, prima della legge 3/2003, la prevalenza era del 23,8% L’aumento maggiore ha riguardato i giovani adulti di età compresa tra i 25 e i 34 anni, dove si è raggiunta la percentuale del 31,4%. In più leggero aumento è, invece, la prevalenza tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni che raggiunge il 21,7%. L’attività di monitoraggio dell’applicazione della legge, avviata fin dal 2005 e tuttora in corso, ha evidenziato, comunque, alcuni importanti risultati.

Dall’elaborazione dei dati dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), nel corso del 2009 le vendite di sigarette si sono ridotte del 2,2%, corrispondente a 140 milioni di pacchetti venduti in meno (oltre 1 pacchetto in meno al mese acquistato da ciascun fumatore). Per la prima volta dal 1997, le vendite sono scese sotto la soglia dei 90 milioni di kg. La diminuzione delle vendite di sigarette è pari a circa il 9% in meno rispetto al 2004.Per quanto riguarda il rispetto della legge, la popolazione si è dimostrata generalmente favorevole al provvedimento e consapevole della sua importanza per la salute pubblica. Ed i dati indicano un buon livello di osservanza in tutto il paese.

Su mandato del Ministro della Salute, i Carabinieri per la Sanità – NAS, nel 2009 hanno effettuato 2.551 ispezioni a campione su tutto il territorio nazionale presso diverse tipologie di locali (stazioni ferroviarie, ospedali, ambulatori, musei e biblioteche, aeroporti, uffici postali, e sale scommesse, discoteche, pub e pizzerie) in cui si applica il divieto di fumo, evidenziando il sostanziale rispetto della norma. Sono state contestate complessivamente 234 infrazioni (9,2%): 91 a persone che fumavano dove vietato (3.6%) e 143 per mancata o errata affissione del cartello di divieto o per presenza di locali per fumatori non a norma (5.6%).

I risultati dell’anno appena trascorso, quindi, se da un lato sono incoraggianti mostrano anche quanto ci sia ancora da fare e quanto sia necessario mantenere alta l’attenzione delle istituzioni, dei mezzi di comunicazione e dei cittadini sull' "epidemia" di tabagismo, secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e sul monitoraggio della legge.

 

Per approfondimenti:

 

ATTIVITA’ PER LA PREVENZIONE DEL TABAGISMO

 

RAPPORTO 2009 - Ministero della Salute

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Tabacco

FUMO: GIOVANARDI, VIETARLO ANCHE NEGLI STADI

 

(AGI) - Divieto di fumo anche negli spazi aperti di assembramento, a partire dagli stadi. E’ la proposta del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Carlo Giovanardi, intervenuto a un dibattito organizzato dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori nella ricorrenza del quinquennale dell’entrata in vigore della Legge “antifumo”. “Anche allo stadio, sebbene sia uno spazio aperto - ha spiegato Giovanardi - chi non fuma e’ vittima del fumo degli altri. Mi sembra necessario quindi estendere la legge Sirchia anche agli stadi e ai luoghi di assembramento”. Una proposta lanciata dal presidente della Lilt, Francesco Schittulli, secondo cui “negli stadi andrebbero predisposte delle aree specifiche per fumatori. Non e’ giusto che in due ore di partita chi non fuma si sorbisca il fumo passivo”.

 

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