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Tabacco è il termine con cui si fa riferimento ad un genere di piante a foglia corta appartenente alla famiglia delle Solanacee originarie del continente americano. Tuttavia il nome tabacco viene comunemente utilizzato riferendosi alle foglie raccolte ed essiccate di queste piante, con lo scopo di fumarle.

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo approda sulla spiaggia di San Salvador. Gli indigeni gli offrono frutti, lance di legno e foglie di tabacco.

I consumi di tabacco in Italia hanno conosciuto un inarrestabile incremento nel periodo che va dal 1900 al 1985 quando, per la prima volta, si è verificata una significativa riduzione delle vendite: il consumo pro capite annuale è passato da 1,82 Kg/persona nel 1985  a 1,62 nel 1990*.

Novità tabacco

Tabacco

Fumo 2.0. Uno studio su YouTube mette sotto accusa i colossi del tabacco

Usano il web per aggirare le norme contro la pubblicità delle sigarette

I colossi del tabacco usano importanti siti web, come YouTube, per aggirare le norme che vietano la pubblicità delle sigarette. Lo proverebbe uno studio condotto da alcuni ricercatori dell'università di Otago, in Nuova Zelanda, sui principali portali di videosharing e pubblicato sul magazine Tobacco Control: dalla ricerca emerge che in Rete vi è un consistente numero di video virali "pro tabacco" nati dalle attività di markenting delle grandi compagnie produttrici di sigarette.

Secondo i ricercatori, "le compagnie del tabacco ricevono grandi benefici dal marketing potenziale del web 2.0, senza rischiare seriamente di essere implicate nella violazione delle leggi o dei codici di regolamentazione della pubblicità".
I responsabili dello studio hanno cercato cinque importanti marchi di tabacco su YouTube, il più importante videoportale del mondo, analizzando le prime 20 pagine risultanti dalle ricerche; in particolare, sono stati messi "sotto la lente" 163 videoclip, 20 dei quali - si legge fra i risultati della ricerca - apparivano realizzati in maniera decisamente "professionale". E molti, scrivono i ricercatori, "contengono immagini o musiche i cui diritti d'autore dovrebbero essere di proprietà delle compagnie del tabacco, ma ciononostante non sono stati rimossi".

Nel complesso, quasi tre quarti dei contenuti messi sotto osservazione sono risultati "pro tabacco", mentre meno del 4% è stato classificato "anti tabacco". Il brand più rappresentato su YouTube è Marlboro.
Molti video contengono immagini di persone che fumano sigarette in cui marchio è chiaramente riconoscibile o immagini assciate a un brand del tabacco; addirittura, in alcuni casi il brand è citato pure nel titolo del clip.
C'è da aggiungere che, spesso, si tratta di materiali storici, come video risalenti agli anni '50 e '60 (quando la pubblicità e la citazione in video dei marchi del tabacco non era vietata), che in alcuni casi hanno per protagonisti celebrità come i Beatles o i Flintstones.

Da parte loro, i produttori di sigarette hanno sempre negato di utilizzare il web per pubblicizzare il fumo in maniera occulta. E un portavoce della multinazionale British American Tobacco, una delle aziende prese in considerazione dallo studio, ribadisce che "non fa parte della nostra politica utiizzare i siti di social networking come Facebook o YouTube per promuovere i nostri marchi e prodotti".

Diverse società del settore hanno sottoscritto nel 2002 un accordo volontario per ridurre la pubblicità diretta sul web. E YouTube fa sapere di non accettare campagne a pagamento per il tabacco in alcun paese del mondo.
Nel presentare i risultati del loro studio, i ricercatori concludono che bisognerebbe "estendere le attuali restrizioni alla pubblicità del tabacco anche al web 2.0".

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Tabacco

Smettere di fumare migliora la virilità


 
Fonte: American Journal of Preventive Medicine

Titolo originale e autori: Smoking-Cessation and Adherence Intervention Among Chinese Patients with Erectile Dysfunction, Am. Journ. Prev. Med., Set 2010, 39(3), 251-258-Chan SSC , Leung DYP, Abdullah ASM, et Al. 

Potrebbe diventare lo spunto per un’efficace campagna di sensibilizzazione: smettere di fumare raddoppia la virilità. Lo ha dimostrato uno studio durato tre anni presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Hong Kong e pubblicato sulla rivista American Journal of Preventive Medicine, dal quale è emerso che oltre la metà di coloro che smettevano di fumare constatava un miglioramento della propria disfunzione erettile. Tra il 2004 e il 2007 oltre 700 pazienti cinesi, fumatori e affetti da disfunzione erettile, sono stati analizzati per capire se senza le sigarette sarebbe migliorata la loro situazione clinica. I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi. I primi due venivano sottoposti o ad un breve colloquio individuale di 15 minuti per indurli a smettere oppure ad 1 settimana di trattamento (Nicotine Replacement Programm) con farmaci sostitutivi della nicotina. Il terzo gruppo, quello di controllo, riceveva semplicemente una serie di consigli per smettere.
I risultati hanno dimostrato che il 53% di coloro che avevano smesso di fumare, dopo sei mesi, assisteva ad un miglioramento della propria disfunzione erettile contro il 28% di coloro che avevano continuato a fumare. I fumatori con disfunzioni erettili che smettono di fumare, quindi, hanno il 90% di possibilità di recupero. La ricerca ha mostrato inoltre che il semplice consiglio a voce non è efficace come il programma di sostituzione della nicotina (NRT).

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Tabacco

Uk: il divieto di fumare riduce il numero di fumatori adolescenti

Titolo originale e autori: Changes in smoking prevalence in 16-17 year old versus older adults following a rise in legal age of sale: findings from and English population study, in Addiction Aug 2010, in press -Fidler JA, West R.   Innalzare l’età per comprare le sigarette riduce il numero di adolescenti che iniziano a fumare. Lo dimostra una ricerca condotta dall’University College di Londra (UCL) e pubblicata sulla rivista Addiction. I ricercatori hanno analizzato l’entrata in vigore della legge britannica che innalzava l’età minima per l’acquisto delle sigarette dai 16 ai 18 anni, intervistando mensilmente circa 50 mila persone tra cui oltre 1000 ragazzi tra i 16 e i 17 anni. Le interviste, iniziate nell’ottobre del 2007 sono proseguite fino al 2009 e hanno dimostrato che il tasso dei fumatori nella fascia di età 16-17 anni era calato significativamente, scendendo dal 24% riscontrato prima dell’entrata in vigore della legge al 17% dei mesi successivi. Per i 18enni invece, il numero dei consumatori di tabacco era rimasto invariato. I dati mostrano che una politica di prevenzione contro il tabagismo può rivelarsi di importanza strategica. Gli esperti infatti sanno che in UK più dell’80% degli adolescenti comincia a fumare prima dei 19 anni e che metà dei fumatori a lungo termine morirà di cancro o di altre malattie ad esso legate. Fermare i giovani prima che prendano il vizio quindi, può ridurre significativamente il grande numero di decessi legati al fumo. “La nuova legge sembra aver aiutato soprattutto i gruppi di giovani a distoglierli dall’iniziare a fumare. È una buona notizia perché mostra che le politiche anti-tabacco funzionano e possono fare la differenza” afferma Jenny Fidler, prima firma dello studio, realizzato presso il Centro per la ricerca sul cancro dell’UCL. La prossima strategia per ridurre ulteriormente il numero dei fumatori, potrebbe essere quella di rimuovere le sigarette dai bancali dei negozi. “Fumare – ha detto un portavoce del Ministero della Salute britannico - è una tra le prime cause di morte evitabile eppure, ogni anno, provoca più di 80mila vittime”.

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Tabacco

Le mutinazionali cercano fumatori in Asia

Sei milioni. Secondo il centro studi Euromonitor e' il numero dei nuovi “adepti” che hanno ingrossato il numero dei fumatori in Asia nel 2009. 30 milioni di nuovi consumatori di tabacco dovrebbero ingrandire la cerchia dei dipendenti da nicotina da qui al 2014. Numeri che non sono sfuggiti alle multinazionali del tabacco che si sono concentrate in questa regione per migliorare i propri profitti. Per Euromonitor questa parte del globo rappresenta da sola il 60% di tutti i fumatori del mondo. Che sono il 10% in Europa dell'Ovest, altrettanti in quella dell'Est e il 4,5% negli Usa. C'e anche da considerare che negli ultimi cinque anni i consumatori di tabacco nei Paesi sviluppati sono diminuiti del 4% grazie all'aumento dei prezzi, le politiche di sanita' pubblica, ma anche la crisi. Risultato: circa il 60% delle sigarette vendute nel mondo lo e' in Asia, anche se, in valore assoluto i ricavi sono inferiori: il 36%. Il budget annuale del consumatore asiatico di tabacco e' di 52 Usd, mentre un fumatore europeo ne spende 333 e un americano 270: uno scarto dovuto alla differenze del prezzo di vendita delle sigarette. In Asia il costo medio del pacchetto e' di 1,20 Usd, rispetto ai 5,40 dell'Europa dell'Ovest e ai 5,20 degli Usa o ai 2 Usd dell'America Latina.. L'Asia, pero', non e' ancora omogenea, con realta' diverse ed evoluzioni in merito che presentano contraddizioni. Il principale motore e' in Cina, dove le sigarette vendute sono 400 miliardi negli ultimi cinque anni, consentendo un aumento mondiale del mercato di 289 miliardi di pezzi, rispetto ad un mercato -sempre mondiale- che ha registrato una flessione di vendite di 105 miliardi. La fetta cinese del mercato mondiale e' quindi passata dal 33,7% al 38,9% tra il 2004 e il 2009. Un'altra particolarita' di questo mercato e' il controllo totale da parte dello Stato cinese, azionista della societa' “China National Tobacco Company”, un'azienda che si rivolge a 350 milioni di fumatori che, nel 2009, hanno contribuito, in tasse e utili, per 76 miliardi di Usd, con un aumento di 8,2 miliardi rispetto al 2008. Le tasse da sole sono state 61 miliardi Usd. Un contesto in cui le iniziative per scoraggiare il consumo di tabacco tardano a farsi vedere. Al contrario in Giappone, secondo mercato asiatico delle sigarette, dove le preoccupazioni sanitarie hanno il sopravvento. I fumatori sono calati dal 24,9 al 23,9% in un anno, secondo uno studio pubblicato dall'azienda “Japan Tobacco”. Il Governo, soprattutto, ha in programma per ottobre un forte aumento delle tasse che dovrebbe tradursi in un aumento del 30% per il pacchetto di sigarette. Una politica che ha portato la “Japan Tobacco” a registrare un calo di vendite del 7,9% nel secondo trimestre di quest'anno. L'azienda giapponese, che al 50% ha lo Stato come azionista, punta sulla sua internazionalizzazione per compensare il calo del mercato interno, dove anche la concorrenza comincia a farsi sentire anche se essa da sola detiene due terzi del mercato. Le altre due aziende internazionali in questa parte del mondo sono “Philip Morris International” (PMI), proprietaria di Marlboro o Chesterfield, e “British American Tobacco” (BAT), con le sue Lucky Strike o Dunhill. L'Asia, grazie ad Indonesia e Corea, nel 2009 ha rappresentato un quarto dell'attivita' della PMI. Soprattutto a febbraio, quando Marlboro ha siglato un accordo con “Fortune Tobacco”, leader nelle Filippine. Una delle particolarita' di questi mercati e' che rimangono sotto il dominio delle aziende locali. Dal suo canto, BAT nel 2009 ha comprato l'indonesiana Bentoel, mentre “Imperial Tobacco” (Davidoff, Gauloises, etc) e' ancora poco presente. Le multinazionali osservano l'evoluzione del mercato cinese, che per loro e' completamente chiuso, e le ambizioni oltre-confine delle aziende di quel Paese. Altri non sono tranquilli perche' l'Asia e' la zona in cui maggiormente fiorisce un contrabbando che, se in Cina e' in calo, non e' cosi' altrove.

aducdroghe

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Tabacco

AUSTRALIA - Pillola per smettere di fumare induce a suicidarsi

Aduc Droghe - Cercare di smettere di fumare affidandosi al popolare psicofarmaco Champix aumenta il rischio di suicidio. L'allarme viene dall'autorita' australiana di regolamentazione dei farmaci, la Therapeutic Goods Administration (Tga), che in una sua ricerca collega la pillola, che elimina la sensazione di piacere che si prova fumando, a 15 suicidi e 206 'eventi correlati a suicidi' negli ultimi 30 mesi. Delle 15 vittime, 13 non assumevano altri farmaci attorno al periodo del suicido. Secondo la relazione distribuita ai medici, lo Champix e' stato prescritto piu' di un milione di volte da quando e' entrato tra i farmaci sovvenzionati 3 anni e mezzo fa. La Tga ha ricevuto 1025 rapporti di sospettate reazioni avverse al farmaco, il 67% delle quali descrivono sintomi psichiatrici. Nonostante appelli alla sua messa al bando, tuttavia, la Tga non ha in programma di limitarne la disponibilita', poiche' non e' provato scientificamente che causi pensieri suicidi. 'Smettere di fumare, con o senza farmaci, puo' essere associato a vari sintomi psichiatrici o esacerbare condizioni psichiatriche sottostanti', ha detto un portavoce della Tga. . Un avvertimento stampato sulle confezioni dallo scorso anno e' sufficiente a proteggere il pubblico, ha aggiunto. Una volta assunto lo Champix, il principio attivo entra in circolo e va a bloccare i recettori del cervello che creano la dipendenza dalla nicotina. Tra gli effetti collaterali gia' riconosciuti, il rischio di avere dei momenti di blackout che potrebbero portare a incidenti nel guidare automobili o usare macchine operatrici pesanti. In Usa e' proibito il suo uso ai piloti d'aereo. Altri effetti collaterali includono mal di testa, incubi notturni, stanchezza, insonnia, alterazione del gusto, disturbi intestinali, variazione di appetito, aumento della pressione, alterazione dello stato d'animo, dolore del petto e cambiamento del desiderio sessuale.

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Tabacco

USA - Ridurre il desiderio delle sigarette

Aduc -  Nuove speranze per chi cerca, da anni e inutilmente, di liberarsi del vizio delle 'bionde'. Tecniche terapeutiche ad hoc riescono infatti a ridurre il desiderio di sigarette nei fumatori, e questo regolando l'attivita' di due settori distinti ma collegati del cervello. Lo dimostra un nuovo studio, condotto da un ricercatore dell'Universita' di Yale (Usa) e pubblicato online su 'Pnas'. Insomma, smettere e' tutta una questione di tecnica. I fumatori ai quali vengono insegnate apposite strategie cognitive - come ad esempio pensare alle conseguenze a lungo termine del fumo - mostrano una maggiore attivita' nella corteccia prefrontale, una zona del cervello associata al controllo cognitivo e al pensiero razionale. Questi fumatori presentano anche una ridotta attivita' nelle aree del corpo striato, associate al desiderio delle droghe e alla ricerca di una ricompensa. "Questo dimostra che i fumatori possono effettivamente imparare controllare i loro desideri: hanno solo bisogno di sapere come farlo", sostiene Hedy Kober, assistente di psichiatria a Yale e autore dello studio. Proprio il desiderio della sostanza 'nel mirino' e' spesso causa di ricadute nella dipendenza. "Non vediamo alcuna alterazione nella corteccia prefrontale dei fumatori. Questo suggerisce che il cervello e' in grado, quando richiesto, di attivare le regioni 'cruciali' per ridurre il desiderio" di sigarette, ha detto Kober. E buttare alle ortiche il pacchetto.

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Tabacco

IRAN - Chi fuma non potra' ricoprire incarichi di Governo

Aduc droghe -  Nuova fase della lotta contro il consumo di tabacco in Iran. Nella Repubblica Islamica i fumatori non potranno piu' ricoprire alti incarichi di governo. E' il contenuto di una nuova normativa approvata dal governo, in base alla quale saranno costretti a restare lontani dalle piu' alte cariche i fumatori, coloro che consumano bevande alcoliche o fanno uso di droghe. Mentre l'alcol e' bandito in Iran dal 1979 e l'uso di droghe e' un reato, sottolinea il quotidiano 'Iran Daily', il 'divieto' di fumo rappresenta una nuova fase della campagna del governo contro le 'bionde'. La normativa prevede anche l'intervento di commissioni mediche in caso di ricorso da parte di candidati che ricoprono o si candidano a ricoprire ruoli di responsabilita'. Le nuove disposizioni entreranno in vigore appena il documento verra' firmato dal presidente Mahmoud Ahmadinejad. Non e' chiaro, tuttavia, scrive il giornale, se la normativa si applichera' solo per gli incarichi governativi o anche per quelli degli altri due poteri dello Stato, quello legislativo e quello giudiziario. Secondo dati forniti di recente da un membro della commissione Salute del Parlamento di Teheran, Amir-Hussein Qazizadeh, gli iraniani spendono ogni anno piu' di 1,8 miliardi di dollari per l'acquisto di sigarette. Nella Repubblica Islamica e' in vigore da tempo il divieto di vendita delle 'bionde' ai minori di 18 anni, che non sembra essere molto rispettato.

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Tabacco

Gaza: Hamas vieta a donne il narghile'

Denuncia di un'organizzazione umanitaria
(ANSA) - GAZA, 18 LUG - Nuovo giro di vite di Hamas nei confronti della donne di Gaza e dei minorenni, ai quali viene vietato di fumare in pubblico il narghile'. Molte donne provavano piacere a concedersi abbondanti boccate durante le ore di relax in spiaggia, o sotto le tende. Ma adesso, nel nome della pubblica decenza, non potranno piu' farlo. L'iniziativa di Hamas e' stata subito denunciata da una organizzazione umanitaria locale, a-Damir, che l'ha trovata arbitraria ed ingiustificata.

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AlcolTabaccoAltro

Drink, sigarette e vita sregolata a vent’anni I vizi di gioventù si pagano da ‘grandi’

La Repubblica, Salute - La Cnn dedica agli strascichi di una vita sregolata un dettagliato dossier, suggerendo rimedi mirati a seconda dei 'peccati' commessi da ragazzi. A cinquant'anni non basta pentirsi. Serve attività fisica, tanto pesce, poca carne, verdura e niente fumo e alcol di Sara Ficocelli     

http://www.newsfood.com/data/iNodes/2009/03/10/20090310092953-f3eb0904//Standards/100x.jpgIn una delle sue canzoni più famose, “Eskimo”, Guccini canta che “a vent’anni è tutto ancora intero, a vent’anni si è stupidi davvero”, e senza dubbio lui è uno di quelli che la gioventù se l’è goduta senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. Come il cantautore neosettantenne, gli adulti brizzolati pagano oggi in abbonamenti in palestra, terapie disintossicanti e diete il conto di un’adolescenza divertente ma incosciente e autodistruttiva.

 

Fare il cinquantenne pentito però non basta, e la Cnn ha dedicato agli strascichi di una vita sregolata un dettagliato dossier, suggerendo rimedi mirati a seconda dei peccati di gioventù. Eravate dei fumatori incalliti? Bevevate almeno un drink tutte le sere? O eravate figli dei fiori e in nome dell’amore vi rifiutavate di indossare il preservativo? Ogni vizio nasconde una quantità di effetti collaterali di lungo periodo tutto sommato curabile, ad esclusione di quelli provocati da abitudini estreme come l’eroina e la dipendenza in generale. “Un 50enne che dipende da alcol o droga da quando aveva 20 anni – spiega il portavoce della Federazione Italiana Medici di Famiglia, Fiorenzo Corti – deve semplicemente smettete, e poi rivolgersi a uno specialista. Non ci sono strade diverse da seguire, se si vuole recuperare qualcosa”. Corti spiega che i peccati di gioventù da danno assicurato sono il fumo, il sesso non protetto e l’alcol.

 

“Il fumo – continua - può provocare la Bpco (Broncopneumopatia cronica ostruttiva), che si manifesta con affanno e tosse anche d’estate. Chi ha fatto sesso non protetto in gioventù rischia invece di ammalarsi di epatite, che tra l’altro è una malattia che non si manifesta subito e che spesso viene intercettata quando è già in fase avanzata. Per non parlare di chi da giovane amava bere: il fegato di queste persone non è mai in buono stato”. Per quanto riguarda le droghe, provocano danni di lungo periodo (danni cerebrali, epatiti) solo a chi ne ha davvero abusato e in particolare a chi ha fatto uso di eroina.

 

Per tutti i cinquantenni che da giovani hanno straviziato la cura è la stessa: attività fisica, tanto pesce, poca carne, verdura e niente fumo. Un bicchierino si può anche continuare a bere, meglio se di vino rosso e non più di una volta al giorno.

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Tabacco e alcool aprono la porta al consumo di cannabis. Studio. E ora?

Articolo di Aduc Droghe. Una delle tesi più sovente addotte dai sostenitori del proibizionismo è che la cannabis aprirebbe la porta all'abuso di droghe pesanti (la cosiddetta teoria della "gateway drug"). Ebbene, uno studio ora suggerisce che l'alcool e il tabacco a loro volta aprirebbero la porta all'uso di cannabis. Lo sostengono alcuni ricercatori francesi in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Addictive Behaviors. I risultati dello studio, che ha esaminato un'indagine su quasi 30mila 17enni, è il seguente: il tabacco è la sostanza "gateway" alla cannabis nel 57% dei casi di uso e nel 61% dei casi di abuso; l'alcool invece risulta essere sostanza di passaggio solo nel 13% dei casi. "Questi risultati sottolineano l'effetto dell'influenza dei coetanei nel corso delle serate di socializzazione sull'uso di sostanze negli adolescenti, e l'importanza del tabacco nella mediazione del processo che porta all'uso e abuso di cannabis. Questo suggerisce la necessità che la prevenzione nei luoghi frequentati dagli adolescenti si concentri soprattutto sul consumo di tabacco." Gli studiosi -bontà loro- non escludono comunque che vi sia un processo inverso, dal consumo di cannabis a quello di sostanze lecite. Ad esempio -aggiungiamo noi- è possibile dimostrare che la sostanza che più di ogni altra "media" il consumo di stupefacenti è l'acqua: ne fa uso il 100% dei consumatori. In ogni caso i produttori di tabacco e alcool possono stare tranquilli: l'effetto 'gateway', anche se fosse mai dimostrabile, viene evocato come scusa per proibire solo ed esclusivamente la cannabis. Un esempio? Nonostante il tabacco uccida circa 80mila italiani ogni anno -la cannabis ne uccide zero- lo Stato italiano è eroicamente impegnato a prevenire che cessino i finanziamenti pubblici europei al settore tabacchicolo e a perseguire i malati che legalmente fanno uso terapeutico di cannabis.

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Tabacco

NUOVA ZELANDA - Carcere e fumo. Scatta il divieto

Aduc Droghe - Il governo neozelandese ha esteso il divieto di fumare, gia' esistente, alle prigioni; una misura che secondo il sindacato del personale carcerario causera' scoppi di violenza. Il ministro per le misure di correzione Judith Collins ha annunciato che il divieto si applichera' dal luglio del prossimo anno. 'Non forniamo alcool ai prigionieri perche' sono alcolizzati, o droghe se sono tossicodipendenti. Il personale di correzione ha molta pratica nel trattare persone dipendenti e nell'aiutarle a superare tale dipendenza', ha detto Collins. Sara' inoltre proibito possedere fiammiferi o accendini, che alcuni usano per compiere danneggiamenti, fondere plastica per fabbricare armi, o lanciare palle infuocate di carta igienica alle guardie'. Il presidente del sindacato del personale di correzione, Beven Hanlon, ha avvertito che il divieto potra' provocare disordini e ha ricordato che le sigarette fanno da sostituto per i detenuti instabili rimasti senza alcool o droga. Ha aggiunto che il tabacco diventera' oggetto di mercato nero e guardie e volontari subiranno minacce per procurarlo. Una ex detenuta ha detto a una Tv che le sigarette in prigione sono 'come oro' e il divieto peggiorera' la corruzione. Le ha fatto eco l'esperto legale di diritti umani Michael Bott, secondo cui il divieto causera' piu' problemi di quanti ne risolva. 'Il carcere e' un ambiente tossico, sara' reso ancora peggiore da una sciocchezza come questa'.

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Minori: tra fumo, droga e alcool, il Paese giovane nel rapporto Telefono Azzurro-Eurispes

 Sabatoseraonline.it - Roma. Allarme fumo, allarme droga, allarme alcool. Il ritratto degli adolescenti italiani presentato oggi a Roma dal rapporto Telefono Azzurro-Eurispes 'Bambini e adolescenti in Italia: un quadro degli ultimi 10 anni' desta diverse preoccupazioni. Cominciamo dal fumo: secondo il rapporto, tra i giovanissimi  uno su tre fuma stabilmente, nonostante le campagne di sensibilizzazione per la lotta al tabagismo e la legge che vieta la vendita di sigarette ai minori di 16 anni. Secondo il dossier nel 2009 la percentuale di adolescenti tra i 12 e i 19 anni che fumano è aumentata. Nel 2003, infatti, aveva dichiarato di fumare sigarette il 25,8% dei maschi e il 21,9% delle femmine, a fronte, rispettivamente, del 29,2% e del 31,6% del 2009. Nel periodo considerato, dunque, il tabagismo è cresciuto, in particolare tra le femmine (+9,7%). Tra il 2003 e il 2009, oltre ad aver riscontrato un generico aumento del numero di fumatori, si è anche registrato un abbassamento della loro età. Se nel primo anno considerato la percentuale di adolescenti in età compresa tra i 12 e i 14 anni che ammette di fumare sigarette è pari a 10,9% a fronte del 35,7% dei più grandi, a tre anni di distanza i tabagisti più piccoli sono il 17,9% rispetto al 39,3% dei 16-19enni. Passiamo ad hashish e marijuana. Sempre secondo lo stesso rapporto, otto adolescenti su dieci in Italia fanno uso di hashish o marijuana, soprattutto quelli che hanno tra i 16 e i 19 anni (28,7%) ma anche molti 12-15enni (il 9%). La percentuale capovolge quella rilevata nel 2002, quando l'80,8% degli adolescenti aveva dichiarato di non aver mai fatto uso di droghe leggere. Nel 2009, se nel 67,9% dei casi hashish o marijuana sono usati occasionalmente (il 46,2% circa una/due volte l'anno e il 21,7% una volta al mese), nel 27,2% si rileva un consumo abituale (il 12,2% una volta a settimana, il 4,2% una volta al giorno e il 10,8% più volte al giorno). Il 40,6% degli adolescenti ammette di farne uso dove capita e il 20,3% ai giardini o in strada, non ritenendo necessario usufruire di un luogo che sia lontano da occhi indiscreti. L'elemento di socialità è, infine, sancito dal 18,9% che fuma canne a casa di amici. Infine, l'alcool.  Nel nostro paese, emerge dal rapporto Telefono Azzurro-Eurispes, il primo 'contatto' con l'alcol avviene a 12 anni, l'età più bassa a livello europeo, mentre si diffonde sempre più il 'bingle drinking', la moda del bere compulsivo fino allo svenimento. Secondo il dossier il consumo di alcool da parte dei giovani negli ultimi anni sembra aver assunto proporzioni sempre più rilevanti, accompagnandosi ad un cambiamento delle abitudini, delle modalità e delle ragioni dell'uso, nonché dell'età della prima bevuta. L'Italia detiene il primato negativo dell'età più bassa del primo contatto con l'alcol: l'età media in cui avviene l'iniziazione all'alcol è 12 anni e mezzo, rispetto ai 14,6 della media europea e il 54,6% dei ragazzi tra 15 e 19 anni ha già sperimentato, almeno una volta, l'ubriachezza. Tra i giovani italiani si va diffondendo sempre di più la moda del 'binge drinking' per stordirsi con l'alcol, soprattutto in contesti di socialità e ricreativi. I ragazzi arrivano a consumare quantità di alcool nettamente superiori alle loro capacità fisiologiche di assorbimento (almeno 5 o 6 bicchieri di bevande alcooliche ingeriti in modo consecutivo e rapidamente). Un fenomeno che sarebbe favorito in particolar modo dagli 'happy hours', che - abbattendo i prezzi delle bevande alcooliche - vanno incontro alle contenute disponibilità economiche dei giovani. Molti ragazzi hanno, inoltre, la tendenza a bere nel corso della serata diversi tipi di alcoolici, dalla birra ai cosiddetti breezer, ai superalcoolici e ai cocktail (che contengono spesso anche bevande energizzanti). Trovano ampia diffusione negli ultimi anni, soprattutto tra i giovanissimi, anche i cosiddetti 'alcolpops', bevande dal gusto dolce, apparentemente analcoliche, confezionate in bottiglie dal design e dai colori accattivanti, che hanno - in realtà - una gradazione compresa tra i 4 e i 7 gradi (come la birra). Altra moda di importazione che si sta diffondendo in Italia è quella del 'butellon', il vino in damigiana sfuso e a basso costo, addizionato con superalcoolici, che viene consumato da giovani in gruppo nelle piazze o in altri luoghi pubblici e che garantisce lo 'sballo alcolico'. In aumento anche le dosi di alcol, drink in bustina in monoporzioni che contengono vodka, gin, rum, tequila. Le bustine sono comode perché possono essere bevute ovunque e costano solo un euro e mezzo. In questo modo l'effetto è quello di una 'botta' immediata, non si diluisce più il quantitativo di alcol nel corso della serata: il rituale è simile a quello di una 'sniffata di cocaina' o dell'assunzione di una pasticca. Questi prodotti permettono anche di aggirare il divieto di vendere bottiglie di alcolici dopo le 21 e di servire cocktail, nelle discoteche, dopo le 2 di notte. Nonostante il preoccupante quadro appena tracciato,  facendo un confronto tra il 2007 e il 2008 sembra che i giovani abbiano adottato invece comportamenti più responsabili rispetto alle abitudini di guida dopo aver assunto alcoolici: nel 2007 il 67,4% dei ragazzi aveva dichiarato di non essersi mai messo alla guida di un motorino o di un'automobile dopo aver bevuto alcoolici in seguito ad una serata passata fuori, percentuale che nel 2008 cresce di ben 15 punti percentuali (83,1%). Sempre nel 2007 l'8,2% del campione dichiarava di aver guidato raramente in circostanze analoghe e nel 2008 ha risposto nella stessa maniera il 6,8% dei ragazzi. La percentuale di coloro che hanno dichiarato di essersi messi spesso alla guida di un motorino o di una macchina dopo aver bevuto è stata del 4,9% nel 2007 e del 3,1% nel 2008.

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