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Tabacco è il termine con cui si fa riferimento ad un genere di piante a foglia corta appartenente alla famiglia delle Solanacee originarie del continente americano. Tuttavia il nome tabacco viene comunemente utilizzato riferendosi alle foglie raccolte ed essiccate di queste piante, con lo scopo di fumarle.

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo approda sulla spiaggia di San Salvador. Gli indigeni gli offrono frutti, lance di legno e foglie di tabacco.

Nel 1518 Juan de Grijalva osserva l'usanza di fumare sigari da parte dei nativi dello Yucatan. Il primo testo che menziona il tabacco è la "Historia general y natural de las Indias," di Gonzalo Fernandez de Oviedo y Valdes. Nel 1556 Andre Thevet porta per la prima volta il tabacco in Francia dal Brasile. Nel 1559 viene coniato il termine "nicotina," per definire il tabacco stesso, in onore di Jean Nicot,...

I consumi di tabacco in Italia hanno conosciuto un inarrestabile incremento nel periodo che va dal 1900 al 1985 quando, per la prima volta, si è verificata una significativa riduzione delle vendite: il consumo pro capite annuale è passato da 1,82 Kg/persona nel 1985  a 1,62 nel 1990*.

I fumatori oggi sono il 26,2% della popolazione adulta, e si tratta del minimo storico da oltre mezzo secolo. In 5 anni, dal 2002 al 2006, i fumatori sono 2,5 milioni in meno. Di contro decresce l’età con cui si viene a contatto con questa sostanza e circa il 20% ha...

Novità tabacco, Articolo

Libro bianco: alcol e fumo trasgressioni in aumento tra i ragazzi

Dal Libro Bianco sulla salute di bambini e adolescenti presentato ieri all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma emergono dati che fanno pensare e discutere


La Stampa, 31/01/2012 - È stato presentato ieri nella Sala Consiglio - Presidenza Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma, il Libro Bianco “La salute dei bambini” – Stato di salute e qualità dell’assistenza della popolazione in età pediatrica nelle regioni italiane che presenta il rapporto sulla salute e l’assistenza di bambini e adolescenti in Italia.


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Nicotina madre dei Lumi

 

di Armando Massarenti, IlSole24Ore

All Congresso mondiale della Society for Neuroscience, a Washington, è stata presentata una ricerca, relativa alla nicotina, che potrà sembrare sorprendente: questa sostanza, che in genere associamo alle sigarette, espande la nostra memoria di lavoro (limitando però alcuni processi legati alla scelta e all'avvio del movimento nel cervello) al punto da suggerirne in futuro possibili utilizzi per curare il Parkinson e forse persino 1'Alzheimer. È quanto emerge da uno studio realizzato dall'Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Cnr (Ibfm-Cnr) di Milano-Segrate in collaborazione con Alice Mado Proverbio, docente di Psicobiologia dell'Università di Milano-Bicocca. Confrontando gruppi di fumatori e non fumatori, spiega Alberto Zani, è emerso da un esperimento che «nel compito d'attenzione visuo-spaziale» non vi è differenza tra i due gruppi quanto a «velocità di risposta agli stimoli». Ma «nel doppio compito attentivo-mnemonico, i fumatori, in media, sono stati 50 millisecondi più veloci, mostrando anche molte meno omissioni di risposta. Questo gruppo, però, risultava di circa 100millisecondi più lento nel compito di programmazione e decisione motoria». Con immagini di risonanza magnetica tridimensionali si è poi evidenziato «il ruolo fondamentale svolto dai neuroni frontali e prefrontali dell'emisfero destro nella capacità di gestire un aumento del carico di lavoro e nell'espansione della working memory, indotte dai livelli plasmatici di nicotina». Dobbiamo dunque diventare tutti fumatori per diventare più efficienti?

Un amico mi ha raccontato di aver parlato a lungo con il Premio Nobel Daniel Bovet (1907-1992), le cui ricerche nel campo della chemioterapia e della farmacologia hanno permesso sorprendenti miglioramenti, in qualità ed efficacia, di molti trattamenti medici. Bovet sosteneva di non poterlo dire, perché sarebbe stato considerato politicamente scorretto, ma che era convinto che l'Illuminismo e l'aumento dell'intelligenza in Occidente siano stati merito dell'arrivo del tabacco. «Da quella volta - mi ha confidato l'amico - ho guardato in modo diverso il tabacco e da quando ci sono le pasticche e i cerotti alla nicotina ne faccio regolarmente uso quando ho bisogno di essere più efficiente nel lavoro (per esempio mi devo concentrare per scrivere qualcosa di complicato). Il mio rendimento intellettuale si moltiplica!». Verrebbe quasi voglia di imitarlo.

FUMO: Ministero della Salute, allo studio no vendita per under 18

 Aumento dell'età di divieto di vendita dei prodotti del tabacco dai minori di 16 ai minori di 18 anni e revisione del prezzo del tabacco trinciato, utilizzato per le cosiddette 'sigarette fai da te', particolarmente in uso tra i giovani (quest'ultima misura introdotta con la manovra dello scorso dicembre).

Sono alcune delle misure allo studio per la prevenzione del tabagismo, illustrate nel 'Rapporto anno 2011 - Attivita' per la prevenzione del tabagismo' del ministero della salute, a sette anni dall'entrata in vigore della legge 3/2003 per la 'tutela della salute dei non fumatori'. Gli impegni derivanti dalla ratifica della Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco (FCT), nel 2008, si legge nel Rapporto, ''richiedono un complesso lavoro di concertazione con altre Amministrazioni (Ministero dell'Economia - AAMS, Ministero dello sviluppo economico, Ministero delle politiche agricole ecc.)''. Sono allo studio, pertanto, numerosi interventi relativi ad esempio, si spiega nella relazione, ''all'aumento dell'età di divieto di vendita dei prodotti del tabacco dai minori di 16 ai minori di 18 anni, alla eliminazione dei pacchetti da 10 sigarette, all'introduzione delle avvertenze sanitarie, accompagnate dalle immagini, al divieto di utilizzo dei rivenditori automatici sprovvisti di un sistema identificativo dell'età dell'acquirente, alla revisione delle politiche fiscali e dei prezzi, in particolare per il tabacco trinciato per sigarette "RYO" - "fai da te", particolarmente attrattivo per i giovani, dato il minor costo, ed il cui consumo è in forte aumento''. (ANSA).

USA - Tossicita' tabacco. Phillip Morris ha occultato dati


Notiziario Aduc - Uno studio dell'Universita' della California di San Francisco fa sapere che molti dati sulla pericolosita' dei propri prodotti sono stati occultati dalle industrie del tabacco. Lo studio, pubblicato su PLRS MediciQe, si riferisce a dati che Phillip Morris pubblico' nel 2002 relativi a piu' di 300 dipendenti dal tabacco sui quali agivano i componenti tossici delle sostanze e fu occultato il fatto che questi componenti aumentavano le malattie cardiache e le possibilita' di contrarre il cancro.
Le indagini si basavano su dati della stessa azienda.

Mamme, stress e sigarette: uno studio norvegese evidenzia la relazione


Dronet - Nonostante gli effetti nocivi noti, molte donne in età fertile fumano e continuano a farlo anche durante la gravidanza. Oltre ai rischi per la propria salute, le donne che fumano in gravidanza corrono maggiori rischi di complicazioni ed espongono il nascituro a gravi pericoli per la salute.
Hauge e i suoi collaboratori del Norwegian Institute of Public Health hanno recentemente pubblicato sulla rivista Addiction uno studio norvegese sullo stress materno e il fumo di tabacco. L’obiettivo era studiare l’associazione tra stress materno e fumo, prima, durante e sei mesi dopo la gravidanza.
A questo studio prospettico di coorte hanno partecipato 71.757 donne della Norwegian Mother and Child Cohort Study (MoBa). Sono stati misurati con questionari auto-somministrati i livelli di ansia e depressione, le difficoltà nei rapporti di coppia, gli eventi negativi, le variabili demografiche e le abitudini sul fumo. L’uso di tabacco è stato valutato alla diciassettesima e alla trentesima settimana di gestazione, e sei mesi dopo il parto. Del 27,5% delle donne che fumavano al momento del concepimento, il 55,8% ha smesso di fumare durante la gravidanza. A sei mesi dal parto, quasi il 30% di coloro che avevano smesso hanno ricominciato a fumare. In totale, quasi il 13% del campione ha riferito di fumare anche durante la gravidanza. E’ risultato che le donne che riferivano alti livelli di ansia e depressione avevano una ridotta probabilità di smettere di fumare durante la gravidanza e una maggiore probabilità di ricominciare dopo la nascita del figlio. Sia la conflittualità nella relazione con il partner che l'esposizione a eventi negativi hanno avuto un’influenza negativa sullo smettere di fumare durante la gravidanza, ma non hanno poi avuto influenza sulla ricaduta nel fumo dopo il parto.
La conclusione a cui sono giunti i ricercatori è che stress materno e crisi nel rapporto di coppia possono rendere più difficile smettere di fumare durante la gravidanza e possono poi promuovere la ripresa del fumo dopo il parto.

Notizie false su rischio sigarette, Philip Morris sotto accusa


Uno studio americano smaschera la compagnia del tabacco: in un rapporto smentiva che gli additivi fossero pericolosi

Roma, 21 dic. (TMNews) - In base a un nuovo studio di cui dà notizia oggi l'Independent, le principali compagnie dell'industria del tabacco sono accusate di aver dato informazioni false ai consumatori sulla sicurezza degli additivi usati per la realizzazione delle sigarette. In particolare lo studio realizzato dall'università della California rimprovera alla Philp Morris di aver "oscurato i dati relativi alla tossicità degli additivi".

Incriminati sono oltre 300 additivi utilizzati per migliorare il sapore delle sigarette e dieci anni fa la Philip Morris presentò un rapporto, intitolato Project Mix, in cui si concludeva "che non ci sono prove di sostanziale tossicità" degli additivi in questione.

Il rapporto, dice lo studio dell'università della California, non presenta prove circostanziali e manca deliberamente di rivelare i pericoli connessi a tali additivi. Anzi, secondo lo studio, il ricorso a simili additivi aumentava del 20% i livelli di almeno 15 componenti crimini cancerogeni.

Il paese liberato dal fumo

Giornalettismo - Il governo del Brasile ha promulgato una nuova legge che protegge la salute dei suoi oltre 190 milioni di abitanti tramite il divieto di fumare in tutti gli spazi chiusi utilizzati dalla collettività, sia pubblici che privati. Firmata dal presidente Dilma Rousseff, la nuova legge fa del Brasile il più grande paese al mondo a dichiarare tutti i luoghi di lavoro e le zone al coperto “smoke-free” al 100%.

LA LOTTA AL FUMO - Con questa presa di posizione storica, il Brasile diventa il 14esimo paese delle Americhe a proclamarsi “libero dal fumo” dal 2005. Uruguay, Colombia, Panama, Guatemala, Barbados, Trinidad e Tobago, Argentina, Perù, Honduras, Venezuela, Ecuador e El Salvador lo hanno fatto in precedenza con leggi nazionali, mentre il Canada ha adottato alcune norme sub-nazionali che proteggono il 90% della sua popolazione.

 

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USA: cresce il consumo di marijuana, in calo alcol e sigarette tra gli adolescenti


Dronet
- Per il quarto anno consecutivo, cresce il consumo di marijuana tra gli studenti americani e l’uso quotidiano (20 o più volte negli ultimi 30 giorni) raggiunge il picco più alto nei diciassettenni (6,6%). Cresce anche il numero di adolescenti che hanno fatto uso almeno una volta di una sostanza illecita: il 50% dei 17enni, il 38% dei 15enni e il 20% dei 13enni.
Sono alcuni dei risultati che emergono dal Monitoring the Future Survey 2011, una delle più ampie indagini nazionali americane sull’uso di sostanze tra i giovani, finanziata dal National Institute on Drug Abuse. L’indagine, condotta presso la University of Michigan Institute for Social Research, ha coinvolto 400 scuole pubbliche e private e circa 47mila studenti (13 – 15 – 17 anni), che sono stati intervistati sull’uso di alcol, tabacco e sostanze psicoattive nella vita, nell’ultimo anno e negli ultimi 30 giorni. E’ stato inoltre rilevato il consumo quotidiano di sigarette e marijuana.
L’indagine evidenzia il graduale declino del consumo di sostanze legali come alcol e tabacco tra gli adolescenti americani, raggiungendo i livelli più bassi dal 1975. Infatti, riferiscono l’uso di alcol nell’ultimo anno il 63,5% dei 17enni rispetto al picco del 74,8% nel 1997, e il 26,9% dei 15enni rispetto al 46,8% nel 1994. Anche il consumo di sigarette si è ridotto notevolmente: il 18,7% dei 17enni riferisce un uso corrente nel 2011, rispetto al 36,5% del 1997 e al 21,6% del 2006. Gli Energy drink sono utilizzati da circa un terzo degli adolescenti, e sono diffusi soprattutto tra i giovanissimi. Si evidenzia inoltre il consumo di cannabinoidi sintetici, venduti legalmente sino all’inizio di quest’anno: l’11,4% dei 17enni li ha usati almeno una volta nell’ultimo anno.

GENI, RUM e FORTUNA. I misteri di Vilcabamba.

 

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«In una valle dell’Ecuador ci sono 40 anni in più di vita. Nessuno sa da dove vengano né come fare a localizzarli. Ma sono una realtà». «C’è qualcosa di speciale a Vilcabamba. Qualcosa che permette alla gente del posto di vivere 110, 120, e perfino 140 anni. E non solo di vivere molto. Ma vivere molto con una salute invidiabile e senza dar retta ai consigli dei medici». Si legge come un romanzo ma sembra parlare di fatti reali il vivace libretto di Ricardo Coler Eterna giovinezza (Nottetempo Edizioni, pp. 227, e 16) che sarà presentato a Roma la prossima settimana. Medico, fotografo e scrittore argentino, Colder ci descrive alcuni aspetti di una località dove non si muore o, meglio, dove alcuni, per lo più maschi, sembrano non voler morire, ad onta del loro stile di vita piuttosto imprudente: mangiano salato, bevono, fumano e consumano il chamico, una droga assai poco raccomandabile, come aveva raccontato Ettore Mo sul «Corriere» nel novembre 2010. Come si spiega? Non si spiega. Perché ogni volta che il nostro autore formula un’ipotesi, subito se la distrugge con una nutrita serie di controesempi. In fondo tutto quello che si può dire della valle è che la sua aria è poco inquinata e ricca di ossigeno. Un po’ poco per spiegare tutte queste singolari osservazioni. Nonostante la serietà dell’autore, è chiaro che non si tratta di un libro di scienza, ma quasi di un romanzo, di un’approfondita riflessione sulla vita, sulla morte e sul loro arcano rapporto. Direi che il pregio del libro sta tutto nella vivacità della narrazione, che corre sempre sull’orlo del paradosso, e nella disposizione a ponderare i diversi aspetti della nostra vicenda terrena. Niente ci autorizza a proporre spiegazioni, ma la mia deformazione professionale mi suggerisce che i geni in qualche modo vi giochino un proprio ruolo. D’altra parte siamo figli dei nostri geni, del nostro stile di vita e della fortuna. Se lo stile di vita di questi centenari è tutt’altro che irreprensibile, non ci restano che i geni e la fortuna o una buona miscela delle due cose. È possibile che in quella valle si siano selezionati alcuni geni che prolungano la vita o, almeno, che concedono una vita lunga a chi ha superato indenne una certa età. Non è impossibile, ed è compatibile con l’alchimia della genetica. Se cercate ricette di eterna giovinezza, non è il libro per voi, ma se volete godervi saporiti squarci di vita, è la lettura giusta.

Edoardo Boncinelli, La Lettura/Corriere della Sera

Cnr-Enea. Tabacco un farmaco contro l’Hiv

A questa conclusione è giunto il progetto Pharma-Planta, partecipato da Cnr, Enea e Università di Verona. Una ricerca finalizzata a sviluppare la produzione di nuovi farmaci efficaci, sicuri ed economici su base vegetale
 

SavonaNotizie - Il tabacco potrebbe essere la pianta ideale per sintetizzare efficacemente e a basso costo nuovi biofarmaci, capaci di contrastare virus come l’Hiv e sconfiggere gravi malattie. Queste le conclusioni a cui è giunto il progetto di ricerca internazionale Pharma-Planta (www.pharma-planta.net), partecipato dai ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (Istituto di biologia e biotecnologia agraria Ibba-Cnr e Istituto di genetica vegetale Igv-Cnr), dell’Enea (Laboratorio biotecnologie) e dell’Università di Verona (Dipartimento di biotecnologie). Il tabacco, spesso sotto accusa per i problemi che il fumo causa alla salute, è così al centro di un rinnovato interesse scientifico, questa volta positivo.

Pharma-Planta è un progetto del VI Programma quadro, partito nel 2004 e finanziato dalla Commissione europea con 12 milioni di euro, che ha coinvolto 40 gruppi di ricerca appartenenti a 33 istituzioni di ricerca e industriali.

“La missione principale di Pharma-Planta è stata quella di sviluppare metodologie innovative per la produzione di nuovi anticorpi e vaccini dalle piante”, spiega Alessandro Vitale dell’Ibba-Cnr. “I farmaci sviluppati su base vegetale - rispetto a quelli prodotti per via biotecnologica in microorganismi o cellule animali - hanno costi di produzione notevolmente inferiori, e ci si aspetta che siano altrettanto efficaci e più sicuri”.

“Grazie a piante geneticamente modificate di tabacco è stato prodotto e purificato un anticorpo umano che neutralizza ad ampio spettro molti isolati del virus Hiv-1 e potrebbe presto diventare strategico per ridurre la diffusione del virus nei paesi più poveri e più colpiti”, prosegue Eugenio Benvenuto, responsabile del Laboratorio biotecnologie dell'Enea. “I risultati di laboratorio sono stati sviluppati in una vera linea industriale e la quantità di farmaco prodotta è stata sufficiente per la sperimentazione clinica, che ha avuto inizio nel giugno 2011 presso l’Università del Surrey (Regno Unito). L’impianto realizzato per questo primo farmaco ‘verde’ potrà essere utilizzato per produrre e purificare dalle piante altre proteine ricombinanti con effetti farmacologici”.

Pharma-Planta ha sviluppato numerose metodologie per lo sviluppo di biofarmaci da piante, oggi largamente diffuse tra i ricercatori di tutto il mondo. Ha prodotto circa 200 articoli su riviste scientifiche internazionali, sottoscrivendo un accordo per il libero accesso ai risultati e ai prodotti del progetto (copyright, brevetti, varietà vegetali).

Conclude Mario Pezzotti dell’Università di Verona: “I risultati ottenuti nell’ambito del progetto hanno portato alla costituzione di Officina biotecnologica, spin-off del nostro ateneo che ha come obiettivo la produzione in foglie di tabacco di un autoantigene umano potenzialmente efficace per la prevenzione del diabete autoimmune”.


Fonte Cnr - Enea

Toscana- Sesso, droga e rock 'n' roll. Adolescenti sempre più scatenati


Rebecca Rizzello

IlReporter.it - I giovani d'oggi non sono più quelli di una volta”: questa è la classica frase che i tanti anziani seduti su una panchina dicono commentando gli atteggiamenti dei nuovi nati. E in un certo senso hanno ragione.

L'IDENTIKIT. Si mettono al volante dopo aver bevuto, guidano parlando al cellulare o addirittura inviando sms. Fumano di più, rispetto a qualche anno fa. Sono sessualmente più attivi, ma usano meno il profilattico. Questa è la fotografia degli adolescenti toscani tra i 14 e i 19 anni condotta dall'Ars, l'agenzia regionale di sanità su 5mila teenagers delle scuole superiori fiorentine.

I NUOVI GIOVANI. Il risultato degli studi, effettuati utilizzando questionari compilati dagli studenti in aula direttamente su tablet individuali, sono stati presentati oggi dall’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia, assieme al direttore dell’Ars, Francesco Cipriani, e al responsabile dello studio Fabio Voller. “La densità, variabilità e rilevanza di ciò che accade e si sperimenta tra i 14 e i 18 anni non ha confronti nelle altre età – osserva Francesco Cipriani – E’ in questo periodo che è più probabile iniziare a fumare, bere, guidare, usare droghe, avere i primi rapporti sessuali. Scelte individuali in parte consapevoli e libere, spesso però condizionate da pressioni e aspettative sociali e della comunità di appartenenza, che pesano maggiormente su chi ha minori risorse culturali, economiche e sociali”.

ECCO I DATI RACCOLTI:

Guida e incidenti stradali. Tra i “guidatori abituali”, ovvero gli intervistati che hanno dichiarato di guidare con una certa regolarità un mezzo (ciclomotore, moto, auto), il 47 per cento ha riferito di essere stato coinvolto in un incidente stradale durante la guida del proprio veicolo nell’ultimo anno.  Il 25,7 per cento ha riferito di aver parlato al cellulare durante la guida almeno una volta nella settimana precedente l’intervista. Il 23,6 per cento dei guidatori abituali ha invece dichiarato che nei 12 mesi precedenti l’indagine ha guidato almeno una volta dopo aver bevuto troppo, mentre il 12,5 per cento ha riferito di aver assunto sostanze psicotrope illegali prima di mettersi alla guida.

Comportamenti sessuali: si riduce l’uso del profilattico. A fronte di un aumento di ragazzi che si dichiarano sessualmente attivi si assiste a una riduzione nell’uso del profilattico nella fascia di età 14-19 anni. Dal 2008 al 2011 la percentuale di chi usa il preservativo si è ridotta dal 65 per cento al 60,1 per cento. Tra i motivi per cui non si usa il condom, la sensazione di fastidio provata durante il rapporto (43,9 per cento), seguita dall’utilizzo di altri metodi anticoncezionali (35,5 per cento): i ragazzi quindi non hanno la percezione del fatto che, oltre ad essere un metodo anticoncezionale, il profilattico è soprattutto uno strumento di prevenzione.

Alcol. La quasi totalità degli intervistati ha dichiarato di aver bevuto almeno una bevanda alcolica nella vita. La metà del campione totale riferisce di aver avuto almeno un episodio di ubriacatura nell’ultimo anno. Tra le bevande preferite, spumante, vino, birra e sopratutto gli alcolici durante un aperitivo.

Fumo. La proporzione di studenti che ha provato a fumare resta invariata, circa il 65 per cento rispetto alla prima rilevazione del 2005, mentre aumenta la proporzione di coloro che sviluppano una vera e propria abitudine (19,2 per cento nel 2005; 24,1 per cento nel 2011). Senza distinzione di genere, 15 anni è l’età in cui i ragazzi cominciano a fumare con regolarità. Il 42 per cento dei maschi e il 30 per cento delle femmine fumano più di 10 sigarette al giorno, mentre nel 2005 questi consumi si attestavano rispettivamente su proporzioni del 32,9 per cento e 25,4 per cento.

Droghe. Il 36,4 per cento degli studenti ha dichiarato di aver utilizzato almeno una volta nella vita una sostanza stupefacente. Gli studenti che hanno consumato almeno una sostanza nell’ultimo anno sono il 31,1 per cento del totale del campione, mentre quelli che lo hanno fatto nell’ultimo mese sono il 24,8 per cento. Per quanto riguarda l’età del primo uso, quasi il 60 per cento dei giovani ha dichiarato di aver consumato la prima droga entro i 15 anni. La sostanza più adoperata si conferma essere la cannabis.

Bullismo e poco movimento. Uno studente su dieci non fa attività fisica, aumentando anche l'uso di snack dolci o salati. In forte aumento è poi il bullismo all'interno delle scuole. Il monitoraggio del fenomeno avvenuto nel corso degli anni attraverso lo studio Edit mostra che ciò che cambia non è il numero di ragazzi autori o vittime di azioni di bullismo (19 per cento), ma il tipo di prepotenza e il luogo in cui si verificano. Prese in giro e offese continuano a rappresentare le principali forme di violenza.

Ecco come la nicotina toglie l’appetito

 Identificato uno dei meccanismi con cui le sigarette inducono un senso di sazietà. Anche Big Tobacco ne ha fatto una strategia. Da sfatare il mito che chi smette è condannato a ingrassare

E’ la prima causa evitabile di malattia e di morte, ma nell’immaginario di molti fumatori mantiene un appeal irresistibile: il fumo di sigaretta fa dimagrire.  Non è sempre così ed è superfluo ribadire che esistono modi più salutari di tenersi in forma, tuttavia il timore di prendere peso è un motivo concreto di preoccupazione per chi cerca di smettere di fumare, e non va sottovalutato. Ora, un gruppo di ricerca della Yale University ha affrontato la questione, identificando uno dei meccanismi con cui la nicotina contenuta nelle sigarette toglie l’appetito.

TUTTO HA A CHE FARE COL CERVELLO - Da tempo gli scienziati ipotizzavano che l’effetto anoressizzante della nicotina avesse a che fare con i recettori cerebrali che regolano le sensazioni di ricompensa e gratificazione. Si tratta di una delle tante vie attraverso cui la nicotina agisce a livello cerebrale, provocando effetti diversi, come la dipendenza, il rilassamento o l’aumento della pressione arteriosa. I neuroscienziati americani hanno individuato un particolare recettore, chiamato α3β4, a cui la nicotina si lega e stimola l’invio di un segnale di sazietà al cervello, con un meccanismo del tutto simile a quello che scatta quando si è effettivamente mangiato.

FUTURE TERAPIE - Nel corso dell’esperimento, i topi trattati con nicotina hanno mangiato la metà rispetto agli altri animali non trattati e nel giro di un mese hanno perso fra il 15 e il 20% del loro peso corporeo. Gli autori della ricerca hanno spiegato nell’ultimo numero della rivista Science che questa scoperta potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti farmacologici per aiutare chi smette di fumare a ridurre l’appetito.

L’ALIBI PER CHI NON SMETTE - Per ora quel che è certo, e che ben sanno i medici dei centri antifumo, è che la paura di prendere peso gioca un ruolo pesante nella lotta contro la dipendenza da tabacco. Ne ha un’idea chiara Stefano Nardini, pneumologo, responsabile del reparto di Pneumotisiologia dell’ospedale di Vittorio Veneto  e membro del comitato scientifico del progetto della Fondazione Veronesi No Smoking Be Happy. «Il fatto che le sigarette limitino l’aumento di peso ha una doppia azione sui fumatori: scoraggia la disassuefazione e incoraggia la dipendenza, soprattutto nelle donne e nei giovanissimi. E le aziende produttrici ne sono ben consapevoli, tanto da farne oggetto di propaganda o addirittura una vera strategia produttiva e inserire sostanze anoressizzanti nelle sigarette senza dichiararle, come ha da poco rivelato uno studio svizzero».

LE TRAPPOLE PER I CONSUMATORI - L’indagine è stata recentemente pubblicata sull’European Journal of Public Health. Gli esperti dell’ospedale universitario di Losanna hanno dimostrato che dal 1949 al 1999 le grandi compagnie del tabacco hanno aggiunto ai loro prodotti componenti come l’acido tartarico e 2-acetilpiridina per potenziare l’effetto sull’appetito. Questo dimostra da un lato che le aziende del settore sono da tempo a conoscenza dell’importanza del fattore-peso e dall’altro che per i consumatori si tratta di un “amo” efficace: per molti di loro il vantaggio di sentirsi magri oscura i benefici della cessazione dell’uso del tabacco.

PERCHE’ SI INGRASSA - Ma cosa accade davvero quando si smette di fumare? Secondo alcune ricerche, i due terzi dei fumatori che dicono addio al tabacco vanno incontro a un modesto aumento di peso (1 o 2 chili) entro i primi sei mesi dall’ultima sigaretta, che può anche essere salutare, o comunque venire compensato in un tempo e con uno sforzo relativamente contenuti. «In alcuni casi, però – precisa Nardini – si va incontro a modificazioni importanti, anche fino al 10-15% del proprio peso. I motivi sono diversi e intrecciati fra loro: c’è una compensazione orale, per cui chi non può più mettere in bocca una sigaretta mangia dolci, caramelle, snack. C’è poi la perdita dell’effetto anoressizzante della nicotina, che toglie l’appetito, ma che ha anche l’effetto di aumentare il consumo energetico».

COME SMETTERE SENZA PAURA DELLA BILANCIA - «E’ importante sottolineare che i rischi legati a un eventuale aumento di peso sono molto inferiori a quelli legati al continuare a fumare e la bilancia non può essere un alibi. Infine – conclude Nardini – ogni paziente può essere sostenuto nel suo percorso in maniera personalizzata, con un counselling dietetico e anche con farmaci, come i sostituti della nicotina o come il bupropione, che aiutano a limitare il problema; l’importante è non aggiungere pressioni eccessive, ma lasciare che ogni ex-fumatore trovi i propri tempi per mettere in atto cambiamenti importanti, non solo smettere di fumare, ma anche nutrirsi in maniera equilibrata e fare esercizio fisico».

Donatella Barus www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/fumo/1744

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