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Novità tutte le sostanze

alle compagne e ai compagni degli eroinomani

E' incredibile quante bugie ci si abitua a vedere come mezze verità. o si spera che non siano bugie, si va contro se stessi, per amore. ci si mette in pericolo, si vive nella tristezza, con una persona che non è mai affidabile, che è squilibrata e dice una cosa contraria a quella detta l'attimo prima, che vuole fare la sua vita, e non è interessata a confrontarsi. la serenità non c'è. è come vivere con un ladro sempre fuori l'uscio. più questo è abituato a mantenere un equilibrio, meno ha intenzione di cambiare.Ho chiuso la relazione, dopo però aver dimostrato di esserci per lui sempre, di accoglierlo sempre, di amarlo e volergli credere. mi sono fatta trattare come uno zerbino, mi sono preoccupata per la sua salute mettendola prima del mio diritto a spiegazioni, mi sono snaturata. ho sbagliato.volevo dirlo e scrivere a chi come me sta con persone con questo problema: se il vostro compagno non ha intenzione di smettere, non vuole il vostro aiuto, non gli servite. a niente serve l'amore, l'incazzo e la pazienza. sono mesi, anni di sofferenza che non merita nessuno. e in più mettete in conto la manipolazione di cui sarete vittime, e le colpevolizzazioni di cui sarete oggetto.non ce l'ho a priori con chi è un eroinomane che, di fronte alla prospettiva di una storia d'amore che possa funzionare, nasconde la propria dipendenza convinto di riuscire a sconfiggerla da solo. io da compagna, una volta caduto questo velo di maya dal volto del mio compagno, gli sono rimasta vicino, dimostrandogli tutta la mia consapevolezza del problema, dimostrandogli amore, e di accoglierlo per come era. Bastava a quel punto dire la verità. bastava da quel momento in poi impegnarsi davvero per uscire. a parole, solo parole, nei fatti no. così si è aperto lo iato. così quello iato è diventato un burrone che spinto da scosse telluriche ci ha allontanati.e in verità, questa è la triste idea che mi sto facendo adesso, nemmeno il vostro compagno ha idea di chi siate, dei vostri desideri, del perché vi ami...forse solo ogni tanto se lo ricorda.si fanno sempre errori, in situazioni come queste. e io conosco i miei. ma sono inevitabili, non ci sono nemmeno cose giuste da fare, tranne, forse, lasciare il prima possibile, per il bene di entrambi e rimandare un coinvolgimento a tempi più sereni, quando e se l'altro ne è venuto fuori.cosi lui non ha mostrato obiezioni, adesso anzi si è convinto, per stare a galla, di aver chiuso lui la relazione perché non ne poteva più dell'atmosfera di sfiducia e delle liti che io creavo "senza motivo".Ascoltate i vostri cari, gli amici e chi vi vuole bene, quando vi dicono che non è il caso di andare avanti. a me è successo di non ascoltarli per più di un anno e mezzo, e le cose sono solo peggiorate, la mia autostima crollata perché non ho saputo aiutarlo e per via della vita sopportata. ascoltate anche persone che ci sono già passate perché, è triste dirlo, ma non è questione di carattere della persona, è questione di droga: la personalità svanisce ed entra la droga a rendere tutti uguali.e anche se vi dice che vuole smettere, che non si fa, anche se nega l'evidenza, credete a voi stessi, a quello che vedete e a quello che sentite. non cadete nel trip di aiutare qualcuno che chiaramente non vi vuole nella propria vita se non alle sue regole, cioè solo se accettate la sua doppia vita e non ve ne lamentiate né la menzioniate mai.Mi aspetta un futuro sereno, con questa certezza, e con il cuore innamorato e collassato di dolore per l'addio all'uomo della mia vita, ho fatto il meglio che potevo, me ne vado. buona fortuna a tutti.Dialta 

canapa legale, per lo stato di Washington 697 milioni di dollari di entrate fiscali

"oltre le previsioni" il gettito derivante dalla legalizzazione della cannabis nello stato USA

L'ultimo buco. Adesso scelgo la vita

Questa forse sarà l'ennesima storia di tossicodipendenza. Ma alla fine, seppur con le medesime esperienze, ogni tossico e' diverso dall'altro.
Sono sempre stata una bambina molto introversa, mio padre mi ha abbandonata quando avevo 4anni, dandomi fratelli e sorelle con 4 donne differenti. Poi è' tornato, e fino a pochi anni fa mi riempiva di botte. Mia madre lavora nel sociale, e' educatrice di disturbi psichiatri e tossicodipendenti , ma con una mentalità chiusa allucinante, distingue le persone in buone e cattive, chiunque sia diverso e' cattivo, chiunque secondo i suoi criteri non sia " normale" e' da evitare. E poi ci sono io.. 20 anni di ragazza, ho iniziato a drogarmi a 13, ho iniziato con canne, alcool, acidi e anfetamine durante rave e festival techno, per poi arrivare alla coca, e infine all'eroina. Nella mia adolescenza non mi sono fatta mancare niente di autodistruttivo, droghe, disturbi alimentari, disturbi psichiatrici, comunità, cliniche, problemi con la legge. Con il passare degli anni sono diventata l'esatto opposto dell'introversione, ho tirato fuori tutte le maschere possibili adattandole a me stessa, sono cambiata completamente, mi sono persa per strada, ho fatto danni su danni, e ne ho pagate tutte le conseguenze. Sono sempre stata molto furba e intelligente malgrado la mia condizione, quando vedevo che la situazione degradava, mi chiudevo in casa e mi "riabilitavo" da sola, cercavo di migliorarmi, di migliorare le mie abilità bruciate, fino a quando ho deciso di farmi ricoverare. Ho passato un periodo sereno e tranquillo, ho chiodo con tutto, iniziando ad apprezzare le piccole cose della vita, ho ricominciato ad andare a scuola e ho scritto un libro. Ma poi ci sono ricaduta, e da un anno fino ad un mese fa mi sono bucata. Un mese fa sono andata in overdose, ho rischiato la vita e ora sono di nuovo in cura col metadone per combattere le crisi giornaliere, ma quel che è peggio l'ho sempre detto, e' l'astinenza psicologica. Non so più chi sono. Non so più come definire la mia vita. Devo ricominciare da capo, sta volta ce la voglio fare, e in modo permanente. Nessuno mi ridarà questi 7anni così disastrosi, ma voglio impegnarmi giorno per giorno per rendere la mia vita un capolavoro. Perché ci sono io con me, e nonostante sto combattendo ogni giorno qualcosa di disumano, per una ragazzina di solo 20anni, con un corpo distrutto che non arriva ai 40 chili, e una mente logorata dalle esperienze devastanti che ho passato.. Ce la faró. E quando mi rimetterò in piedi, voglio aiutare tutte le persone che hanno toccato il fondo. Perché alla fine, chi ha passato questa merda, ha solo bisogno di essere aiutato e compreso. Ringrazio chiunque abbia letto queste mie parole. E a chi è nella mia situazione voglio dare l'imbocca al lupo migliore. Perché noi non siamo affatto diversi. Grazie a tutti

Md

Vorrei provare l'md ma non fumo niente

un'etichetta elettronica per la cannabis ad uso terapeutico

IL Centro di ricerca per le colture industriali di Rovigo studia un sistema in grado di offrire piante marcate e un percorso garantito e controllabile
 
 

L’esempio, viene da lontano. Da quel Colorado, per intendersi, che dallo scorso gennaio ha legalizzato la marijuana, non solo quella ad uso terapeutico, per tutte le persone al di sopra dei 21 anni. Prima di partire, lo Stato ha pensato bene di mettere a punto un sistema (Marijuana Enforcement Tracking Reporting Compliance) di inventario e di tracciamento dell'intera filiera, dalla produzione alla distribuzione.

Tecnologia e segnali radio

Per ottenere questo obiettivo viene utilizzata la tecnologia “RFID” (Radio Frequency IDentification), che consente la localizzazione di oggetti mediante segnali radio,già utilizzati ad esempio nei supermercati e anche negli ospedali. Le informazioni relative all’oggetto sono codificate su etichetta elettronica (tag). Quelle del Colorado, ad esempio, riportano il codice identificativo del produttore o del rivenditore, il numero identificativo della pianta e quello della licenza per la marijuana medica. Attraverso uno scanner capace di captare i segnali radio riflessi o emessi dal tag stesso, è possibile leggere da una certa distanza il contenuto delle etichette. Il lettore a sua volta è collegato ad un pc con il relativo software, che controlla e acquisisce il flusso dei dati. Le etichette sono dapprima posizionate nella vaschetta di coltura della pianta e non appena questa è cresciuta sono agganciate al fusto tramite un laccetto che, a detta degli interessati, una volta bloccato non si può più aprire. Grazie a questo sistema, in Colorado sono stati registrati oltre 5 mila utilizzatori e tracciate più di un milione di piante e mezzo milione di pacchi spediti. 

 
Il microchip 

Della tecnologia e dei suoi possibili utilizzi si è parlato anche durante l’ultimo “open day” sulla cannabis terapeutica, organizzato dalla sede distaccata di Rovigo del Centro di ricerca per le colture industriali (CRA-CIN il più grande ente italiano di ricerca in agricoltura, controllato dal Ministero delle Politiche Agricole). «Abbiamo sviluppato un progetto per un’azienda canadese — spiega Gianpaolo Grassi, primo ricercatore del Centro di Rovigo — . Contrariamente al sistema in uso nel Colorado,noi inseriamo il sensore RFID all’interno della parte cava del fusto della piantina attraverso un iniettore. Il microchip resta inglobato lì e non si può rimuovere, a meno di distruggere la pianta perchè per individuarlo occorre tagliarla. E poi anche se fosse rimosso non sarebbe gestibile, dovrebbero clonarlo:il codice non è modificabile, é indelebile e univoco». 


I costi 

Il costo? Da valutare, visto che occorre sviluppare un software dedicato, sebbene esista già negli allevamenti di animali in Italia e “convertire” i programmi per le piantagioni e il commercio della cannabis terapeutica non dovrebbe certo essere un ostacolo insormontabile. Tornando all’esempio del Colorado, alcuni produttori si sono lamentati del costo eccessivo del sistema adottato dal governo: si parla di 45 dollari (circa 36 euro) a etichetta per le piante e 25 dollari (circa 20 euro)a imballaggio. «Ci sono aziende molto grosse, soprattutto giapponesi, che producono sensori grandi come un granello di sabbia per certe applicazioni come questa —dice Grassi —. Hanno miniaturizzato e persino con una semplice vernice riescono ad avere questo effetto di magnetizzazione e poi di identificazione. Il costo? Meno di un euro». Il Centro di Rovigo è in grado di eseguire l’intera procedura, offrendo piante marcate e un percorso garantito e controllabile da chiunque in qualunque momento. «Tutte le altre piante trovate in giro — sottolinea il primo ricercatore — non avranno il kit di identificazione , per cui tutti questi cloni, queste derivazioni saranno illegali». 


Il protocollo dei Ministeri

La strada indicata dal Centro di Rovigo potrebbe risolvere alla radice molti problemi legati anche solo alla produzione di cannabis terapeutica dopo la firma del protocollo di intesa da parte del Ministro della difesa Roberta Pinotti e del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. È stato costituito e ha tenuto già una prima riunione, il gruppo di lavoro composto da rappresentanti dei ministeri della Difesa e della Salute e da quello delle Politiche agricole e forestali, dello Stabilimento farmaceutico militare di Firenze (dove sarà avviata la produzione), dell’Aifa, dell’Istituto Superiore di Sanità, e delle Regioni e Province autonome, incaricato di definire in un protocollo operativo, la programmazione delle operazioni da compiere, la quantificazione dei fabbisogni in relazione alle patologie, la fitosorveglianza, le verifiche e le tariffe le competenze del pool di esperti. Spetterà poi al Consiglio Superiore di Sanità dare il via libera alla produzione, dopo l’esame del protocollo. Il progetto pilota si pone l’obiettivo di rendere disponibili i farmaci a prezzi più accessibili, ma anche di arginare la diffusione e il ricorso a prodotti non autorizzati, contraffatti o illegali che è in rapida espansione. 


Le indicazioni terapeutiche 

Quali sono le principali indicazioni per quanto riguarda l’utilizzo dei medicinali a base di cannabis? Anche se medici e scienziati si dividono sul tema, si può dire che i campi meno controversi sono quelli delle cure palliative, della terapia del dolore cronico (compreso quello neuropatico connesso alla sclerosi multipla ), della terapia di supporto contro la nausea e il vomito nella chemioterapia. L’efficacia della cannabis è stata studiata (con risultati non definitivi) per glaucoma, traumi cerebrali, ictus, sindrome di Tourette, epilessia e artrite reumatoide. L’uso della marijuana è ipotizzato anche per ridurre i dosaggi degli oppiacei e in altre patologie come le sindromi ansioso-depressive, le malattie auto-immuni e l’asma bronchiale. Gli studi clinici sono però ancora troppo pochi.Ma la cannabis terapeutica sembra rivestire utilità per pazienti con patologie gravi come Sla, la sindrome di Tourette, l’Alzheimer, il Parkinson e diversi tipi di sclerosi come la sclerosi multipla. Attualmente esiste un solo medicinale a base di estratti di cannabis sativa (è una specie di cannabis, l’altra si chiama indica), disponibile sul territorio nazionale autorizzato all’immissione in commercio, indicato come trattamento per alleviare i sintomi a pazienti adulti affetti da spasticità, moderata o grave, dovuta a sclerosi multipla. I medici che intendono prescrivere ai loro pazienti sostanze o preparazioni di origine vegetale a base di cannabis, diversi da tale medicinale o per altre condizioni patologiche devono richiedere l’importazione di prodotti in commercio all’estero.


Il riscatto della canapa italiana

Quasi due italiani su tre (64 per cento) sono favorevoli alla coltivazione della cannabis ad uso terapeutico in Italia, per motivi di salute ma anche economici e occupazionali. Lo dice un’analisi Coldiretti/Ixè, presentata il mese scorso al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio, che è il primo studio sulle potenzialità economiche e occupazionali della coltivazione, trasformazione e distribuzione della cannabis ad uso terapeutico in Italia. La coltivazione, trasformazione e commercio in Italia della cannabis a scopo terapeutico per soddisfare i bisogni dei pazienti in Italia e all’estero può generare da subito un business di 1,4 miliardi e garantire almeno 10mila posti di lavoro dai campi ai flaconi. «Solo utilizzando gli spazi già disponibili nelle serre abbandonate o dismesse a causa della crisi nell’ortofloricoltura, la campagna italiana - ha sottolineato la Coldiretti - può mettere a disposizione da subito mille ettari di terreno in coltura protetta. Si tratta di ambienti al chiuso dove più facilmente possono essere effettuate le procedure di controllo da parte dell’autorità preposte per evitare il rischio di abusi. Il calcolo per difetto tiene conto della disponibilità di circa 1.000 ettari di terreno, della produzione di sostanza secca di infiorescenze e foglie sommitali, del numero di cicli di coltivazione possibili all’anno e della resa in principio attivo che, secondo il Ministero della Sanità, viene attualmente importato con un costo di circa 15 euro al grammo. Un’opportunità che va attentamente valutata per uscire dalla dipendenza dall’estero e avviare un progetto di filiera italiana al 100 per cento che unisce l’agricoltura all’industria farmaceutica. Una prima sperimentazione che - conclude la Coldiretti - potrebbe aprire potenzialità enormi se si dovesse decidere di estendere la produzione in campo aperto nei terreni adatti: negli anni 40 con ben 100mila gli ettari coltivati l’Italia era il secondo produttore mondiale della cannabis sativa, che dal punto di vista botanico è simile alla varietà indica utilizzata a fini terapeutici».

www.corriere.it/salute/14_novembre_19/cannabis-terapeutica-produzione-controllata-01837a2e-6ffa-11e4-921c-2aaad98d1bf7.shtml

700 utilizzi medici della cannabis (con fonti)

Encod ha creato una lista dei 700 più noti utilizzi medici e terapeutici della canapa, completa dei link agli studi relativi a ciascuno.

Cannabis, famiglia di Bob Marley entra nel business della marijuana

La famiglia di Bob Marley ha lanciato il primo marchio mondiale di cannabis. Gli eredi Marley hanno stipulato un accordo con una società di private equity di Seattle per lanciare “Marley Natural“, il primo brand globale che cavalca il trend della depenalizzazione in tutto il mondo. Il lancio è previsto nel 2015 nei Paesi del mondo e negli Stati americani che hanno legalizzato il commercio della marijuana, hanno annunciato gli eredi del cantante giamaicano morto di tumore nel 1981 a soli 36 anni, e la Privateer Holding. “Se cerchi nella storia una persona il cui nome sia associato a questo prodotto è Marley”, ha spiegato Brendan Kennedy, amministratore delegato di Privateer. Marley fumava dosi industriali di marijuana nell’ambito della sua fede Rastafariansostenendo che la droga fosse indispensabile alla sua crescita spirituale. Le varietà messe in commercio sotto il marchio “Marley Natural” saranno quelle preferite dal musicista accompagnate da accessori tra cui creme per la pelle e burro di cacao alla cannabis, oltre a pipette e vaporizzatori “come piacevano a lui”.

L ’iniziativa di Privateer è la prima della società in un business che dovrebbe rivelarsi ad altissimo tasso di crescita negli Usa dopo la legalizzazione in vari stati Usa della marijuana a scopo ricreativo e l’imminente depenalizzazione della modica quantità in altri luoghi tra cui la città di New York. Il totale del mercato della marijuana medica e ricreativa in America dovrebbe superare i 2,6 miliardi di dollari quest’ anno, mentre nel 2010 il valore del commercio di cannabis illegale era stato stimato a 40 miliardi di dollari dalla Rand Corporation. Per Kennedy la partnership con i Marley è stata irresistibile: “Ce lo chiedevamo da quattro anni. Quale sarebbe stato il primo brand globale per questa industria? Se guardi la storia lui è la persona più strettamente associata a questo prodotto. Ognuno di noi ha una sua canzone nella sua playlist: è un musicista davvero globale“.

L’appeal di Marley non è difatti diminuito di un millimetro dal giorno della morte per un melanoma all’alluce. In royalty il cantante di “Exodus” ha fatto incassare ai suoi eredi 20 milioni di dollari nel 2013 piazzandosi al quinto posto, dopo Michael Jackson e Elvis ma prima di Marilyn e Lennon, nella classifica di Forbes dei “ricchi dalla tomba”. I Marley hanno capitalizzato non solo sulle canzoni ma su un brand che è diventato una marca di caffè e di accessori audio. Ora la marijuana: “Le opinioni sulla cannabis stanno cambiando”, ha detto Cedella, la figlia del cantante: “La gente ne riconosce i benefici e nostro padre è stato un leader di questo cambiamento”.

Siria: ISIS contro la coltivazione di cannabis

Gli jihadisti dell’ISIS nel nord della Siria e dell’Iraq non solo intimoriscono la popolazione autoctona, ma ora arrivano addirittura a bruciare le coltivazioni di marijuana che gli agricoltori siriani producono per poter sopravvivere in un paese desolato dalla guerra. I membri dello Stato Islamico affermano che la cannabis è dannosa e che per questo deve essere distrutta. Ma l’opposizione dei coltivatori è ferma.

 11/11/14

La coltivazione di piante di canapa in Siria è diventato uno dei pochi mezzi di sopravvivenza per coloro che ancora non si arrendono a dover abbandonare le proprie case nonostante la cruenta guerra civile che sta dilaniando il paese. Il loro prodotto non è neanche lontanamente il migliore del mercato. Nonostante ciò, secondo gli ultimi dati che provengono dal paese, molti agricoltori da mesi coltivano canapa nel disperato tentativo di ottenere dei guadagni sufficienti a poter comprare gli scarsi generi alimentari che arrivano da fuori.

Ora, però, una minaccia molto più preoccupante spaventa coloro che abitano nel nord della Siria, ma non solo loro: anche coloro che vivono in Iraq e nei paesi confinanti con il Libano. Si tratta dello Stato Islamico di Iraq e Siria, meglio conosciuto a livello mondiale come ISIS, per la sua sigla in inglese -, che ha assunto il controllo di alcune zone istaurando il suo particolare califfato.

I membri dell’ISIS non solo sequestrano, torturano, spaventano e assassinano tutti coloro che non agiscono seguendo le loro idee, ma fanno scomparire tutto quello che per loro è “inadatto”, come ad esempio le diverse varietà di marijuana che si coltivano nel paese.

Qualche settimana fa il gruppo pubblicava in YouTube – dominano alla perfezione internet e le reti sociali – un video nel quale è possibile vedere molti dei suoi membri che mostrano un grande campo di marijuana ubicato teoricamente nel Ijtirein (al nord di Aleppo) e nascosto tra diverse piantagioni di pomodori, peperoni e mais. Il loro messaggio è chiaro: non bisogna fare uso di marijuana perché è “una droga” e un prodotto nocivo per la salute. È haram (peccato).

That Weed ♥

Bella a tutti Regaz. Ho 16 anni e ogni tanto fumo un po d'erba. Volevo chiedervi una cosa che quando fumo mi da particolarmente fastidio. Ho notato ultimamente con difficoltà (essendo uno che da fatto ride e non capisce più un cazzo) che dopo 10/15 che ho assunto la weeda i miei denti si riscaldano in modo assurdo e mi brucia. Poi comincio a tremare dal freddo e mi sento in un certo senso della parola "unto".
L'ultima volta che ho fumato era prima di entrare a scuola e fu la cosa più pesante che potessi fumare.
Occhi pesanti, caldo, freddo, risate e poi boom.. mal di stomaco e senso di vomito. Entrai a scuola e dovetti fare ginnastica ma per fortuna mi giustificai.
Era l'inizio del nuovo anno e i prof per riconoscerci ci facevano le foto e ad un certo punto (stando in pied) mi si oscuro la vista all'improvviso e cadetti per terra. Ogni volta che mi alzavo vedono tutto nero e mi veniva da vomitare e piangere. Quel giorno dormi per 4 ore di lezione.
Secondo voi perché ebbi questa reazione?
Help.

Funghi psichedelici sull'Huffington Post

L'Huffington Post dedica un ampio servizio alla riscoperta dei funghi psichedelici, ai loro numerosi utilizzi terapeutici e ai problemi che il proibizionismo sta creando alla ricerca su di essi.

una donna distratta

Il mio ragazzo e' morto di overdose.....

sapevo di un suo uso in passato, estremamente sporadico o che almeno pensavo fosse tale. Mi sono fidata di lui, ho sottovalutato il problema. mi sono sempre detta che non poteva essere, che lui stava bene e che non sarebbe mai piu' successo....ma e' successo, non so se e' stata la bravata di una sera o il ripetersi di una situazione a me oscura....non lo so e non lo sapro' mai. La mia distrazione e la mia inesperienza non mi hanno fatto accorgere. Avrei potuto salvarlo? non lo sapro' mai. Ora mi ha laciato per sempre con degli incolmabili sensi di colpa e un figlio da crescere a cui nn so se mai diro' la verita'.

Fate attenzione ragazzi.......pensate al male che fate agli altri oltre a quello che fate a voi stessi....

GRAN BRETAGNA - Tossicodipendenti. Come procurasi i soldi per la droga senza commettere reati

 Consentire ai tossicodipendenti di procurarsi legalmente dei soldi per acquistare la propria droga. Questa e' l'ambizione della rivista “Illegal!” che e' appena uscita per la strade di Londra. Questa pubblicazione e' nata gia' un anno fa a Copenaghen sotto l'egida di un gruppo danese impegnato per una revisione della legislazione in materia.
Michael Lodlberg Olsen, che guida questo progetto come capo redattore, ha spiegato come funziona al quotidiano britannico “The Guardian”: “I primi tempi, la rivista viene distribuita gratuitamente ai consumatori di droghe perche' essi stessi la vendano al prezzo di 3,50 Lst (4,40 euro). Se le vendite funzionano, essi devono versare 1,50 Lst (1,80 euro) per ogni numero, si' da coprire i osti di pubblicazione”.
Opponendosi alla “guerra” che viene condotta contro i consumatori di oppiacei, Olsen spera che la propria rivista “sulla cultura della droga, sia essa positiva o negativa”, consenta di aprire un dibattito in merito: “Non ci si puo' comportare come se si ignorasse che la droga e' ovunque e che nelle strade ci sono delle persone che abitualmente finanziano la propria dipendenza con il furto o la prostituzione. La nostra iniziativa da' loro un'alternativa. Lo scopo e' di rompere il legame tra tossicodipendenza e criminalita”.
Il primo numero, realizzato in collaborazione con un organismo di ricerca sulle droghe, propone “una guida per un consumatore con piu' sicurezza e tranquillita'”. La versione danese della rivista e' gia' diffusa in 15.000 copie. A Londra e' prevista una tiratura di 2.000 copie.

ADUC Droghe

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