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Domande agli Operatori
Novità tutte le sostanze
non ho ancora capito cosa devo aspettarmi
ho fumato il 4 maggio incidente il 2 giugnko il 118 mi ha dato morfina 2 volte esame tossicologico,oppiacei alti,ora attendo esame di conferma,cosa devo aspettarmi?
prime pubblicità per la canapa negli USA
cannabis ads on tv: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=TpfOepGGYXY#!
“A Dio non importa se ti fai una canna”
Un gruppo di pastori protestanti si sta impegnando contro la "guerra alle droghe"
Giornalettismo - Un gruppo di pastori protestanti si sta impegnando contro la “guerra alle droghe” e l’effetto devastante che avrebbe in particolare sulla comunità di colore.
LA CONFERENZA - Alla conferenza “Un punto di vista dal pulpito: ministri della fede e depenalizzazione della droga”, tenuto al College Battista di Nashville, i religiosi si sono concentrati sull’ingiustizia morale delle leggi sulla droga, più che sulle droghe stesse. Infatti, gli afro-americani negli Stati Uniti, corrisponderebbero al 13% della popolazione e al 13% dei consumatori di droga, il 38% di quelli arrestati per droga e il 59% di quelli condannati per reati collegati alla droga.
A DIO NON IMPORTA - Il reverendo John Jackson ha parlato del suo credo in Gesù e nella Marijuana: “vi sono state molte persone che mi hanno detto ‘reverendo, fumo erba e so che non dovrei’.
Vivere rischiando, così il giocatore d'azzardo mette in pericolo la sua vita
CesDop - Il giocatore d'azzardo è affetto da un disturbo del comportamento caratterizzato da impulsività, scelte rischiose ed eccessiva ricerca di denaro con sottostima delle conseguenze negative. I ricercatori dell'Università di Lione (Francia) hanno utilizzato delle tecniche d’indagine tratte dalle discipline economiche permeglio comprendere le motivazioni sottostanti la rischiosa presa decisionale dei giocatori d'azzardo patologici. Il presupposto teorico della ricerca ha permesso di confrontare due ipotesi, la prima che considera distorto nei giocatori d'azzardo il concetto probabilistico di vincita, la seconda invece che ritiene che nei giocatori d’azzardo ci sia, in generale, una sovrastima delle probabilità. Sono stati reclutati 18 giocatori d’azzardo e 20 soggetti di controllo non giocatori. Tutti i partecipanti hanno eseguito uncompito decisionale basato sulla scelta tra un premio monetario sicuro e un gioco rischioso. Il compito è stato compilato on-line e sono state raccolte informazioni sulla percezione della sicurezza, in base alle decisioni prese dai soggetti, permettono ai ricercatori di determinare dei predittori di "certezza" associati al grado o peso attribuito dai giocatori alla probabilità dei giochi.I dati comportamentali sono stati poi analizzati attraverso l’utilizzo di unaparticolare funzione matematica nota come "funzione del peso probabilistico". L'analisi matematica ha permesso ai ricercatori di discriminare tra le ipotesi dipartenza, in particolare di essere maggiormente favorevoli alla seconda. I giocatori patologici sembrano, infatti, avere un comportamento che riflette una soggettiva attribuzione del peso probabilistico globalmente spostata verso ilrischio, piuttosto che una distorsione dell’attribuzione. Il parametro matematico si è mostrato inoltre correlato con laseverità della dipendenza dal gioco d'azzardo nei giocatori e con l'affinità algioco nei soggetti di controllo. Questo parametro potrebbe essere consideratoun valido aiuto per un uso clinico dello studio decisionale nella dipendenza dal gioco d’azzardo.
(Psychological Medicine)
La morte del futuro: la piaga della droga devasta l'Afghanistan. E tocca anche i bambini
IlSole24Ore - Lo scheletro del palazzo reale distrutto di Darul Aman, di notte, si trasforma in un girone dell'inferno. E' qui che si raduna gran parte dei tossicodipendenti di Kabul, ormai più di 60.000. Ruderi e quartieri degradati, per ospitarli, non mancano in città. Di giorno, occupano le strisce di prato che dividono le poche strade asfaltate o si rifugiano sotto i ponti. Oggi, in Afghanistan, i tossicodipendenti sono più di un milione, c'è chi parla di un milione e mezzo, un terzo, sono donne e bambini. Un dato in aumento costante, che porterà l'Afghanistan ad avere il più alto consumo mondiale di droga pro capite. E l'Aids, lo ‘tsunami silenzioso', miete sempre più vittime. Un mondo perduto che ha scarsissime possibilità di riscatto.
In un paese economicamente e socialmente devastato, nell'insicurezza e nella disoccupazione crescente, la droga ha gioco facile. I prezzi sono popolari, meno di 5 euro al grammo. Sempre troppi per chi non ha reddito o guadagna mezzo dollaro al giorno. Significa trascinare la famiglia nella miseria. La tossicodipendenza degli uomini devasta ulteriormente la vita, già drammatica, delle donne, esasperando la violenza domestica. "Ho sposato mio cugino a 12 anni - racconta Maleya, di Kabul, ospite della ‘casa protetta' della Ong Hawca -. Ho visto subito che qualcosa non andava, non lavorava, si iniettava droga, era arrabbiato, violento. Quando ho cominciato a lavorare di nascosto, per far sopravvivere le mie figlie, mi portava via i soldi a suon di botte. Adesso, per pagarsi le dosi, vuole farmi prostituire. E' a questo punto che sono scappata."
Test saliva positivo con fumo passivo
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grazie
La Redazione
Colorado come Amsterdam, nascono i "caffè dell'erba"
M. Petrelli - Un ex manager di Microsoft pronto a investire in una catena di Starbucks della cannabis. Negli Usa, marijuana libera in 18 stati
scienza.panorama.it - Marijuana in vendita al supermercato. Una catena di “bar dell’erba”, come Starbucks per il caffè, ideata da James Shively, ex manager di Microsoft. Avverrà in Colorado, uno degli stati che lo scorso autunno ha legalizzato l'uso della marijuana a scopi ricreativi. Secondo l'Huffington Post, Shively avrebbe pronti 100 milioni di dollari in tre anni per lanciare il marchio “Diego Pellicer”, nome dato in omaggio al suo trisavolo. L'iniziativa è piaciuta molto all'ex presidente del Messico, Vicente Fox, che ha raccontato come la guerra alla droga stia devastando il suo paese. A Washington, però, nonostante la legislazione favorevole l'idea non incontra particolari favori e viene vista come speculazione. Il progetto anche se affascinante non è comunque semplice da realizzare, dal momento che, in molti stati, la marijuana è contro la legge.
Le droghe leggere per sviluppare nuovi farmaci?
A. Sofia - Per David Nutt le leggi restrittive sull'uso terapeutico di stupefacenti come cannabis e Mdma hanno rallentato i progressi della medicina
Giornalettismo - C’è chi lo definisce come il peggior caso di censura scientifica, dai tempi dell’abiura di Galileo e dei divieti della Chiesa alla teoria eliocentrica di Niccolò Copernico. Non pochi scienziati ritengono la messa al bando di alcune droghe come la cannabis, ecstasy e LSD come una limitazione ai progressi della scienza e della medicina. Tra questi l’ex consulente del governo britannico David Nutt, “licenziato” dal ministro dell’Interno Alan Johnson nel 2009, che ha spiegato sull’Independent come le convenzioni delle Nazioni Unite sulle droghe del 1960 e 1970 abbiano ritardato lo sviluppo di “trattamenti innovativi” e danneggiato la ricerca.
DROGHANISTAN - A KABUL PER UN CHILO DI OPPIO I CONTADINI RICEVONO 203 $, PER UN CHILO DI GRANO 43 CENT: INDOVINATE COSA COLTIVANO…
C’è un commercio in Afghanistan che è molto fiorente, tanto che presto diventerà il primo al mondo: quello della droga - Nelle zone abitate dai talebani la produzione di oppio cresce a dismisura - D’altronde i contadini per un chilo di oppio ricevono 203 dollari, per un chilo di grano 43 centesimi
Lorenzo Cremonesi per "Il Corriere della Sera-La Lettura"
La notizia non è delle migliori: la produzione di oppio in Afghanistan cresce. Quest'anno il raccolto sarà eccezionale. Nel 2012 un parassita e la siccità avevano penalizzato i contadini. Ma ora le piante sono floride e da ottobre ad aprile ha piovuto e nevicato in continuazione. Una manna per i signori del narcotraffico internazionale. Lo confermano le autorità di Kabul.
«Non siamo riusciti a bloccare la coltivazione della droga. Purtroppo ha fallito la Nato, che ora se ne va lasciandoci la patata bollente. Vedremo cosa potranno fare le nostre nuove forze di sicurezza» ammette lo stesso ministro del Commercio, Waifullah Ulhaq Ahady, che abbiamo incontrato nel suo ufficio nella capitale afghana.
Soprattutto lo si legge nero su bianco in un recente rapporto della Unodc (che sta per United Nations Office on Drugs and Crime), l'agenzia delle Nazioni Unite che cerca di studiare e debellare il narcotraffico. Unodc che ammette apertamente il buco nell'acqua.
La potente coalizione internazionale che dal 2001 opera in Afghanistan, infatti, se ne andrà entro la fine del 2014 senza aver sostituito in modo significativo i campi di papaveri con grano, zafferano o alberi da frutta, come avevano invece promesso i Paesi donatori nel periodo di esuberante ottimismo seguito alla caduta del regime del Mullah Omar e la fuga di Osama Bin Laden in Pakistan, eventi che risalgono a 12 anni fa.
Peggio di Colombia, Bolivia e Perù. L'Afghanistan sta diventando il numero uno tra i narco-Stati nel mondo. Già ora dai suoi campi si ricava il 75 per cento dell'eroina mondiale. E il dato pare destinato a salire di 15 punti, sino a superare il 90 per cento. Male, perché se è vero che la produzione della droga si associa tradizionalmente all'instabilità dei governi, ciò significa che la sovranità dello Stato centrale afghano è destinata a restare minacciata, caduca, in costante pericolo.
Secondo il rapporto Unodc, almeno dodici delle 34 province del Paese vedono una netta crescita della produzione. Nelle altre la situazione è questa: sette non fanno registrare mutamenti significativi nei livelli di produzione, 14 sono considerate non produttrici, ma in tre (Balkh, Faryab e Takhar) pare che la coltivazione sia ripresa dopo le sospensioni degli anni scorsi.
L'unica regione nella quale il raccolto viene segnalato in evidente diminuzione è quella occidentale di Herat, dove sono acquartierati i circa tremila soldati del contingente italiano. Ma quelle dove invece il fenomeno appare in grande espansione sono soprattutto Kandahar, Helmand, Nangharar, Kunar e Badakshan: non a caso tradizionali roccaforti delle milizie talebane e dove i signorotti della guerra locale ormai da qualche anno sono tornati a imporre la loro autorità a spese del governo di Kabul.
Secondo esperti americani citati dal «New York Times», le aree coltivate sarebbero tornate a superare per estensione quelle censite nel 2008, considerato uno degli anni di massima produzione.
Da allora i contingenti Nato si erano concentrati nella lotta alla droga. Nel 2010 la cosiddetta surge, la massiccia e capillare presenza delle truppe anglo-americane nel Sud e nell'Est del Paese, parve condurre a risultati concreti. Per la prima volta persino Helmand e Kandahar segnalarono nette diminuzioni nel raccolto.
Ma poi gli americani se ne sono andati (assieme ai contingenti più piccoli di britannici e canadesi) e i contadini non hanno saputo resistere alle leggi del profitto: per un chilo di oppio ricevono 203 dollari, contro un dollaro e 25 cent per un chilo di riso e 43 cent per il corrispettivo in grano.
Spiega a «la Lettura» il ministro Ahady: «Abbiamo calcolato che il nostro export di droga frutti complessivamente ai contadini tre miliardi di dollari. Tanto, specie se si pensa che l'export nazionale di frutta fresca non supera i 300 milioni e quello di frutta secca 500. In più, visto che è illegale, non pagano tasse. Le loro entrate sono nette. Ma naturalmente i guadagni veri li fanno i grandi narcotrafficanti, che possono spartirsi annualmente un bottino pari a 50 o anche 60 miliardi di dollari».
Soldi facili, dunque, e con investimenti poco rischiosi a parità di entrate. La droga si coltiva infatti da un anno all'altro. La sospensione dell'attività non danneggia gli investimenti. Tutto diverso invece per gli alberi da frutta, dove in media per almeno un decennio dalla prima semina non ci sono guadagni.
Nel 2001, l'anno dell'eclissi della teocrazia talebana, la produzione e il commercio della droga costituivano la metà del prodotto nazionale lordo. Oggi quel dato è sceso a un settimo. Ma la situazione resta instabile, l'insicurezza sulle strade, le difficoltà dei trasporti potrebbero aggravarsi danneggiando ulteriormente la già fragile economia locale. E allora l'oppio rischia di tornare il prodotto bandiera afghano.
Mystic chemist: the life of Albert Hofmann
Un nuovo libro sullo scopritore dell'LSD.
È allarme droghe "designer", miscugli di sostanze legali che creano effetti simili agli stupefacenti illegali
Sportellodeidiritti - La ricerca dello sballo, purtroppo, non conosce limiti ed in tempi di crisi si cerca di risparmiare anche sulle modalità per raggiungere una sbornia, lo stordimento o un'euforia incontrollabile.
Ed é così che diventa una nuova moda quella delle droghe “designer” come sali da bagno, monkees go bananas o metilone che in tempi di magra sono diventati quasi dei sostituti di cocaina, e amfetamine. Finora, si presumeva che in Italia come nel resto d'Europa, il consumo delle cosiddette droghe “legal highs”, sostanze delle quali gli ingredienti sono legali, fosse ridotto. Un sondaggio effettuato in Svizzera dalla Centrale nazionale di coordinamento delle dipendenze Infodrog, condotto tra 900 persone, e che per Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, vale la pena divulgare per conoscere lo "stato dell'arte", ha rivelato tutto il contrario: i due terzi degli intervistati, infatti, hanno affermato di aver provato almeno una volta una droga che rientra nel gruppo delle cosiddette “legal highs”.
MONDO - Censura a studi su droghe pari a quella per Galileo. Rivista Nature
Notiziario ADUC - Le restrizioni imposte ai ricercatori sull'uso di sostanze considerate illegali, dalla cannabis alle metanfetamine, e' 'il peggior caso di censura della scienza dai tempi di Galileo'. Lo afferma un editoriale sulla rivista Nature Review Neuroscience a firma di tre esperti di neurofarmacologia, secondo cui e' il momento di allentare questi limiti. ''Le convenzioni Onu sulle droghe degli anni '60 e '70 non solo hanno aggravato i danni prodotti dalle droghe - scrivono David Nutt dell'Imperial college di Londra, Leslie King, un ex consulente del dipartimento della Salute britannico, e David Nichols della Purdue university - hanno anche bloccato per decenni le ricerche in aree chiave come la coscienza, fermando anche le scoperte di trattamenti molto promettenti''. Le prove che molte di queste sostanze sono relativamente poco pericolose, continua l'articolo, sono ormai abbastanza da richiedere che i ricercatori vengano esentati dalle complicate norme a cui devono sottostare. ''Con un approccio piu' razionale alla regolazione delle droghe - concludono gli esperti - sara' possibile fare dei grandi passi avanti nella comprensione del meccanismo cerebrale delle psicosi, trovando nuovi trattamenti per malattie come la depressione e lo stress post traumatico''.


