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Novità tutte le sostanze, Articolo

Dipartimento antidroga, l’ora dell’addio

 Franco Corleone scrive per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 23 aprile 2014.

Il fallimento della guerra alla droga porta con sé enormi conseguenze, dal ripensamento della costruzione ideologica del proibizionismo all’archiviazione degli strumenti utilizzati per combattere una battaglia insensata che ha prodotto milioni di vittime nel mondo. Il modello organizzativo dello zar antidroga come struttura autocratica, da combattimento, va dunque cancellato, anche in Italia.

Giovanni Serpelloni, capo indiscusso del Dipartimento antidroga dal 2008, il 15 aprile ha rilasciato un’intervista a Redattore sociale per rivendicare il suo ruolo e per indicare una nuova prospettiva, candidandosi, magari solo per sei mesi, a dirigere il cambiamento. Un’intervista patetica, condotta su un registro alternante, da protagonista arrogante a sconfitto rassegnato. Serpelloni, dopo aver ricevuto la lettera dalla presidenza del Consiglio il 9 aprile con la notifica del rientro alla Asl 20 di Verona, si è messo in ferie e da Roma continua la sua lotta per discutere della riorganizzazione del Dipartimento e chiede, sconsolato, se i suoi uffici  servano ancora oppure no.

Pare che Serpelloni abbia suggerito di mantenere il Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio in alternativa a una possibile collocazione nei ministeri della Salute, degli Interni o del Welfare.

Una impostazione di questo genere è arretrata e fuori contesto. Dopo la sentenza fondamentale della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi, occorre davvero considerare finita l’era dell’oltranzismo ideologico e voltare pagina. Da questo punto di vista il decreto Lorenzin in discussione alla Camera rappresenta solo il segno del passato che non si arrende, tra contorsionismi  e  tentazioni di improbabili colpi di coda.

Ripensare dalle fondamenta la politica delle droghe, dopo decenni di indigestione di paccottiglia pseudo scientifica e di rimasticature neolombrosiane sulla potenza incontrollata delle sostanze e l’incapacitazione degli individui, è un compito che richiede intelligenza e rigore.

Il Manifesto di Genova, documento sottoscritto da un ampio cartello di Ong italiane, offre un’analisi politica ampia e indicazioni operative convincenti. Invece di uno zar antidroga, è urgente costituire una “cabina di regia”, un team di persone competenti che sappia individuare linee di intervento  e obiettivi condivisi da un mondo vasto, di servizi pubblici e del  privato sociale, di operatori e di consumatori, di giuristi e di amministratori.

Va quindi smantellata dalle fondamenta la struttura di potere del Dipartimento e va cancellato il Comitato Scientifico amerikano, del tutto subalterno allo statunitense  Nida (National Institute for Drug Abuse), di nome organismo scientifico, ma di fatto un “ministero della propaganda antidroga”, così come è irriverentemente soprannominato negli ambienti scientifici. Va invece ricostituita una Consulta snella ed efficiente per preparare una Conferenza nazionale sulle droghe che riprenda il filo strappato di quella di Genova del 2000.

In quella sede si dovrà sviluppare il confronto con la politica per definire le linee di una nuova legge sulle droghe che disegni un regime di piena depenalizzazione del consumo personale e di spazio per sperimentazioni innovative. Altro grande tema dovrebbe essere la definizione del ruolo dell’Italia e dell’Unione Europea in vista dell’Assemblea generale Onu sulla droga (Ungass) prevista nel 2016. E’ tempo di fare i conti con la nuova frontiera indicata dai paesi del sud America, Uruguay e Bolivia in testa, che hanno scelto di sperimentare una regolamentazione per le sostanze meno rischiose.

Cambiamo verso, ora.

I nemici della cannabis sull’orlo di una crisi di nervi

di Mazzetta - Negli Usa i proibizionisti sconfitti cercano di affrontare l'ormai travolgente favore per la legalizzazione riposizionandosi in maniera meno scomposta

Giornalettismo - Dalla remota provincia papalina abbiamo bisogno di guardare verso gli Stati Uniti per capire come evolverà il destino dell’italico proibizionismo antidroga, storicamente succube delle decisioni di Washington e comunque sempre in ritardo nel recepire le svolte culturali che maturano altrove.

NOI, SEMPRE MOLTO INDIETRO - Il punto della discussione sulla legalizzazione nel nostro paese è ben rappresentato dalla posizione di Matteo Renzi, per il quale: «schizofrenico un Paese in cui si passa dal proibizionismo più totale alla liberalizzazione delle droghe leggere». Quello che c’è da fare secondo lui è: «Iniziamo a rimettere la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti e mettiamo in prova chi è stato arrestato per detenzione di droghe leggere».

 

Leggi tutto l'articolo su Giornalettismo

Lattuga, il viagra naturale degli Egizi

La pianta che dette origine alle nostre insalate contiene una sostanza afrodisiaca


Il Corriere della sera - Da oltre un secolo gli archeologi cercavano di spiegare un' associazione apparentemente insensata: negli antichi bassorilievi egiziani, il dio della fertilità Min è sempre raffigurato sessualmente eccitato; davanti a lui i fedeli ( maschi) invocano il suo miracoloso aiuto offrendogli cespi di lattuga, una verdura adatta a propiziare sonni tranquilli piuttosto che brillanti prestazioni sessuali. Eppure, quei bassorilievi parlano chiaro: Min è inequivocabilmente « itifallico » e i geroglifici sottolineano che il suo membro si accendeva di visibile desiderio e la sua faccia si illuminava di entusiasmo proprio perché i fedeli gli offrivano della lattuga. Insomma, al dio Min la lattuga faceva un « effetto Viagra » e gli antichi egizi lo sapevano così bene che quando nemmeno la lattuga faceva l' effetto sperato, si rivolgevano al dio per chiedere il suo miracoloso intervento. Naturalmente, portandogli in dono cespi di lattuga. Già nell' antichità questa preziosa conoscenza andò perduta e nel mondo greco romano si diffuse l' idea contraria, cioè che la lattuga fosse un ottimo calmante sessuale.

 

Leggi tutto l'articolo sul sito del Corriere

Che cosa sta succedendo nella politica mondiale della lotta contro le droghe, e perche' emergono le Americhe in questa insolita svolta?

José Mujica, presidente dell'Uruguay, ha fatto si' che il Congresso del suo Paese approvasse la legalizzazione di produzione, distribuzione e consumo di marijuana. Evo Morales, presidente della Bolivia, ha ottenuto una eclatante vittoria presso l'Agenzia degli stupefacenti dell'Onu (Unodc) che ha accettato il consumo culturale della coca come norma internazionale. Otto Pérez, presidente del Guatemala, ha lanciato una politica alternativa di lotta contro le droghe per far fronte alla crescita delle organizzazioni criminali del narcotraffico che operano in Centroamerica. Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, ha accettato di sedersi, nell'ultimo vertice delle Americhe che si e' tenuto a Cartagena de Indias, per discutere, con gli inviati dei Paesi della regione, su percorsi alternativi all'attuale politica repressiva contro le droghe che ha narcotizzato le relazioni degli Usa con il resto del mondo. Nel medesimo contesto, Juan Manuel Santos, presidente della Colombia, ha proposto di tassare i profitti dei narcotrafficanti, si' da farli uscire dal mercato. Nel contempo, gli Stati di Washington e Colorado hanno approvato referendum che, in base allo spirito di Proposition 19 che in California ha ottenuto il sostegno del 48% dei cittadini, hanno approvato la legalizzazione di coltivazione, produzione e consumo di marijuana. Di fronte a questa realta', che solo dieci anni fa sarebbe stata considerata un racconto di Gabriel Garcia Marquez, e' logico domandarsi: che cosa sta succedendo nella politica mondiale della lotta contro le droghe, e perche' emergono le Americhe in questa insolita svolta?
La risposta e' semplice: la politica proibizionista, come strategia di lotta internazionale contro produzione, vendita e uso di droghe illegali e' fallita e l'America Latina e' diventata leader di questa denuncia. Il fallimento e' dimostrato dal fatto che oggi esistono 300 milioni di consumatori di stupefacenti e che il mondo non e' piu' diviso, come lo era in precedenza, tra Paesi produttori e Paesi consumatori, poiche' ci sono alcuni di questi ultimi che si trasformano in produttori, come gli Usa, che produce il 60% della marijuana, e Paesi produttori che oggi sono grandi consumatori, come il Brasile.
Non deve sembrare un paradosso che questo accada dopo cento anni dalla nascita della attuale politica di controllo, che e' stata avviata quando furono siglati i trattati di lotta contro l'oppio all'inizio del secolo XX. Di conseguenza si e' sviluppata una forte politica di divieti per un'ampia lista di sostante proibite, incluse nell'”indice” dell'Inquisizione.
Questa dinamica interventista ha prodotto la propria inefficacia: i signori della droga vivono i pericoli creati dalle autorita' incaricate di combatterli, e a maggior pericolo corrispondono maggiori utili. I modelli economici preparati da economisti di un certo livello, come il premio Nobel Gary Backer, hanno dimostrato che, insistendo nel progettare politiche di controllo delle droghe illegali rifacendosi ai metodi usati per i beni legali, conduce la materia all'irragionevolezza del mito di Sisifo, la cui punizione non era tanto lo sforzo fisico di spingere un masso pesante dalla base alla cima di un monte (ndr. masso che poi rotolava di nuovo alla base) ma l'inutilita' psicologica di doverlo fare per sempre. I prezzi delle droghe non si adeguano alle offerte di mercato delle stesse ma procedono al contrario di queste offerte: quando si sequestra un carico di droghe illegali, le regole del mercato sotterraneo in cui si muovono queste merci stabiliscono che i prezzi non crescano, altrimenti disincentiverebbero il loro consumo, ma si mantengano ancor piu' bassi poiche' i narcotrafficanti fanno uso delle proprie scorte oppure mescolano le droghe con altre sostanze pericolose, e in questo modo riescono a far fronte ai violenti divieti del mercato.
Cosa fare di fronte a questa realta'? La soluzione non è semplicemente la legalizzazione. Non si puo' saltare dal fondamentalismo proibizionista al fondamentalismo legalizzatore, che ognuno possa consumare cio' che vuole e nel modo che piu' gli aggrada. La soluzione e' la depenalizzazione. Mantenere il carattere asociale del consumo di droghe nocive, ma darle un trattamento meno punitivo e piu' preventivo come risposta: meno polizia e carcere e piu' educazione e medici. Si tratta, quindi, di stabilire le differenze tra i diversi tipi di droghe (partendo con la marijuana), i diversi tipi di consumatore (proteggendo i minorenni), i diversi livelli di consumo (salute pubblica per i tossicodipendenti, educazione per i consumatori ricreativi) e interventi specifici dello Stato attraverso imposte, campagne di prevenzione e assistenza psicosociale, come nel caso del tabacco, che ha dimostrato di avere molti piu' effetti che non i controlli punitivi. Si tratta, in sintesi, di una nuova politica per rimpiazzare la vecchia strategia penale, che e' molto costosa e con pochi risultati, cosi' come suggerito dalla teoria di Enstein per cui la forma piu' sofisticata di follia e' pretendere che facendo sempre le stesse cose si possano conseguire risultati diversi.

(articolo di Ernesto Samper Pizano, ex-presidente della Colombia, edito dal quotidiano El Comercio del 20/04/2014)
 

4/20 2014: Marijuana Rallies in Cities Around the World

 CANNABIS CULTURE - 4/20, the official holiday of the global cannabis culture, is just about here again. On April 20, huge clouds of marijuana smoke will fill the air at rallies in cities across the planet. Here's the master list of as many as we could find.

But first a little history:

The idea of 4:20 as a time to smoke pot goes back to the 1970s, when a group of high-school students from San Rafael California began using it as a time and code word for marijuana smoking. Grateful Dead-heads quickly scooped it up and passed it around, until it became common parlance in the 1990s.

In 1995, a group of marijuana activists from Vancouver working for Prince of Pot Marc Emery had the brilliant idea that 420 could mean not just a pot smoking time (twice every day) but also an entire day of cannabis celebration, if written "4/20".

The April 20 marijuana rally was born at Victory Square park in Vancouver and over the last 20 years, the concept has been adopted by cannabis activists around the world. Cities like Vancouver and Denver now host huge rallies with tens of thousands of peaceful marijuana smokers celebrating the plant they love.

more details? look here for the 

THE BIG 4/20 LIST www.cannabisculture.com/content/2014/04/17/420-2014-Marijuana-Rallies-Cities-Around-World

Sex drug: effetti della cocaina sul comportamento sessuale

 

 

La cocaina è una sostanza estratta dalle foglie della pianta sudamericana della coca. Si presenta sotto forma di polvere bianca cristallina dal gusto amaro. La cocaina o il crack, così come le amfetamine o il caffè, appartengono alle sostanze stimolanti perché in grado di velocizzare la complessiva attività del sistema nervoso sia centralmente che perifericamente. Il piacere intenso prodotto dalla cocaina è dovuto alla potente capacità di bloccare il reuptake della dopamina, quindi di aumentarne la concentrazione e di prolungarne il tempo di azione; tutto viene intensificato in maniera non naturale.
La cocaina si può “sniffare”, assumere per endovena, per inalazione dei vapori (crack) o masticando le foglie; può essere anche applicata sui genitali. Spesso la cocaina viene utilizzata assieme ad altre sostanze; con l’eroina (speed ball), metadone, benzodiazepine o alcol; con quest’ultimo si forma cocaetilene, una pericolosissima sostanza causa di frequenti decessi.

Generalmente l’utilizzo di cocaina viene utilizzata per aumentare la libido e la potenza sessuale.
Tuttavia, gli effetti sul comportamento sessuale, osservati nei consumatori, variano in relazione alla dose, alla personalità del consumatore e alle circostanze dell’uso;  le donne sono tuttavia più suscettibili all’effetto stimolante.
Una dose medio-bassa di cocaina (25-150 mg), produce euforia, un senso di aumentata forza fisica e mentale, un aumento delle percezioni sensoriali e di conseguenza, un aumento del piacere sessuale. Dopo l’iniziale fase euforica (che può durare generalmente qualche ora) può seguire un’indifferenza sessuale.
Alti livelli di cocaina possono determinare stati di allucinazioni, psicosi e stati di ipersessualismo che possono sfociare in maratone di sesso o masturbazione compulsiva.
L’utilizzo della cocaina è molto legata al “setting” in quanto viene frequentemente consumata in ambienti ricreativi quali pub, discoteche, party. L’azione afrodisiaca (aumento del desiderio sessuale) è sfruttata dalla donne dipendenti da crack, dedite alla prostituzione praticata nei locali,e dai clienti stessi, per migliorare le performance sessuali.
Negli uomini l’utilizzo di cocaina, oltre ad aumentare il desiderio, riduce la sensibilità (la cocaina è anche un anestetico locale) rendendo difficile l’eiaculazione e ritardando pertanto l’orgasmo.

Un utilizzo cronico, soprattutto ad alte dosi, si accompagna ad una diminuzione della potenza sessuale sino ad arrivare ad una fase di anedonia sessuale. Il calo dell’attività sessuale si esplica attraverso un abbassamento del desiderio sessuale correlato probabilmente ad un’iperprolattinemia nella donna e ad una diminuzione del testosterone nel maschio.

Da un’indagine conoscitiva condotta nel 2000, dal Ser.T di Padova, su un campione di 250 soggetti emerge come un soggetto su cinque fra quelli intervistati riferisca di far uso di sostanze esplicitamente a scopo sessuale. Tra i consumatori “finalizzati” la sostanza viene assunta in previsione di un rapporto sessuale per sentirsi più seducenti, più desiderabili e per far fronte ad una presunta “incompetenza sessuale”. Quella che viene maggiormente salvaguardata è l’immagine del buon amante agli occhi del partner non tanto la soddisfazione condivisa dell’atto sessuale.
Dalle testimonianze infatti emerge come gli effetti derivanti dalla cocaina comprendano un aumentato livello di eccitazione sessuale in contrasto con una riduzione della capacità di raggiungere l’orgasmo.

Una sorta di piacere anelato ma raggiunto, purtroppo, con enorme difficoltà.

Un altro fattore associato all’utilizzo di cocaina in contesti ricreativi-sessuali, comprende una struttura personologica caratterizzata dall’impulsività e da una continua ricerca di forti emozioni, denominata “sensation seeking” .
In tal modo, le sensazioni percepite durante le attività sessuali verrebbero amplificate e l’impulsività del soggetto, sotto l’effetto di sostanze, aumenterebbe esponendolo ad un numero maggiore di rapporti ed alla mancanza di opportuni metodi contraccettivi.

Dr.ssa Francesca Targi psicologa

Sitografia:

http://www.insostanza.it/droghe/cocaina/#sthash.7FDNgkWU.dpuf

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&sqi=2&ved=0CDQQFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.emcdda.europa.eu%2F&ei=USknU66lO4rVtQaF7IGIDA&usg=AFQjCNG5ogTi715hHWRsT9YjikX-35uYDg&sig2=EyHEwt6kSES9yPRLBF0sDw&bvm=bv.62922401,d.Yms

Bibliografia:
Snenghi, R. et al., (2001). Gli effetti delle droghe sul comportamento sessuale. Journal of Addiction, 30, 41-45.
Maroli, A. et al., (2000). Indagine conoscitiva su uso di sostanze psicoattive e sessualità. Boll. Farmacodip. E Alcoolis., 4, 32-37.

- See more at: http://www.insostanza.it/sex-drug-effetti-della-cocaina-sul-comportamento-sessuale/#sthash.rZUVF3tV.dpuf

www.insostanza.it/sex-drug-effetti-della-cocaina-sul-comportamento-sessuale/

Marijuana. I pericoli per i consumatori occasionali. Studio

 I giovani che fumano marijuana, anche occasionalmente, rischiano danni al cervello nelle aree legate alla motivazione e all'emozione: e' quanto emerge da uno studio pubblicato dal 'Journal of Neuroscience', diverso dai precedenti perche' nel passato ci si e' spesso concentrati sui consumatori abituali di cannabis. Lo studio, che ha visto lavorare insieme ricercatori della scuola di medicina della Northwestern University, il Massachusetts General Hospital e l'Harvard Medical School, ha mostrato una correlazione diretta tra il numero di volte che gli utenti hanno fumato e le anomalie nel cervello. In particolare la ricerca, che per stessa ammissione degli autori deve essere ancora approfondita, evidenzia mutamenti al nucleo accumbens e all'amigdala, le regioni del cervello che sono fondamentali per la regolazione delle emozioni e delle motivazioni.
"La nostra ipotesi e' che questi cambiamenti possano essere un segno precoce di quello che piu' tardi si manifesta come una situazione in cui manca la motivazione, in cui la persona non si concentra sui suoi obiettivi", spiega uno degli autori, Hans Beiter, docente di psichiatria e scienze comportamentali alla Northwestern University. La ricerca -che e' stata in parte finanziata dal National Institute on Drug Abuse e dall'Ufficio Nazionale per le Politiche di Controllo della Droga della Casa Bianca- coincide con una fase in cui negli Stati Uniti l'accesso alla droga, che pur rimane illegale a livello federale, e' piu' facile: nel 2012 infatti nello Stato di Washington e in quello del Colorado si e' votato a favore della legalizzazione della marijuana per uso ricreativo. 

ADUC Droghe

Funghi allucinogeni

www.insostanza.it/funghi-allucinogeni/

Cosa sono

“Fungo allucinogeno “ è il nome utilizzato per indicare i funghi psicoattivi, contenenti sostanze allucinogene, più comunemente la psilocibina e psilocina.
Gli allucinogeni sono raggruppati in base alla loro struttura chimica e comprendono, generalmente, ma non solo, 3 classi principali:
1. le indolalchilamine o triptamine ( psilocibina, psilocina e LSD)
2. le fenetilamine, tra cui la mescalina e l’ecstasy
3. i cannabinoidi (marijuana, haschisc, olio, cannabinoidi sintetici).

La psilocibina è il principale principio psicoattivo dei funghi allucinogeni.
La psilocibina è solubile in acqua, moderatamente solubile in metanolo ed etanolo e insolubile in molti solventi organici.
Essa è la diidrogenofosfato della psilocina; quando essa viene trasformata in psilocina, dopo ingestione, praticamente viene defosforilata.

La psilocina è composto farmacologicamente attivo ed è anche presente nel fungo, ma in quantità minori. La psilocina è un isomero della bufotenina) e differisce da questa solo per la posizione del gruppo idrossilico.
La psilocina è instabile in soluzione e in condizioni alcaline, in presenza di ossigeno, essa forma immediatamente prodotti di degradazione, di coloro nero e bluastro.
Questo consente una modalità di riconoscimento dei funghi allucinogeni rispetto all’agaricus biporus, commestibile e in vendita; infatti la carne dei primi diventa tipicamente blu o verde quando viene tagliata o schiacciata.

Una specie diversa di funghi, l’amanita muscaria produce uno stato di delirio che comprende anche le allucinazioni, ma i suoi agenti attivi primari sono il muscimolo e l’acido ibotenico.

La psilocibina e la psilocina sono entrambi strutturalmente simili al neurotrasmettitore serotonina (5-idrossitriptamina o 5-HT).

I funghi contenenti psilocibina e psilocina appartengono principalmente al genere delle Psilocibe, Panaeolus e Copelandia e pare ce ne siano più di 50 specie. La maggior parte dei funghi contenenti psilocibina sono piccoli funghi di colore marrone o beige. In natura sono facilmente scambiati con altri non-psicoattivi o con funghi non commestibili o altri velenosi perché identificabili con difficoltà; ciò li potenzialmente pericolosi se ingeriti accidentalmente.

Aspetto
Funghi allucinogeni sono disponibili in forma fresca, trattati/conservati (per esempio volutamente essiccati, cotti, surgelati) o anche in polveri secche o in capsule .

Purezza
I funghi allucinogeni mostrano una grande varietà in potenza.
La potenza dipende dalla specie, origine, condizioni di crescita e di periodo di raccolta.
Tra queste specie più potenti vi è esempio la Psilocybe semilanceata che può contenere per 1 g di funghi secchi 10 mg di psilocibina; in altre specie (ad esempio la Psilocybe azurenscens , la Psilocybe bohemica ) sono stati segnalate concentrazioni anche superiori. Minori quantità di psilocibina e psilocina sono riscontrate nella Psilocybe cubensis.
La percentuale media di principi attivi nei funghi secchi è di circa 10 volte maggiore che nei funghi freschi dove circa il 90 % del peso è costituito da acqua.
Le variazioni di potenza sono minori nei funghi coltivati rispetto a quelli selvatici.
I rapporti provenienti dagli Stati Uniti indicano che spesso i funghi venduti come funghi allucinogeni dimostrano di essere normali funghi alimentari con aggiunto LSD, PCP ( fenciclidina ) o di altre sostanze.
In uno studio di 11 anni, in 886 campioni analizzati solo il 28 per cento di questi erano funghi allucinogeni, mentre nel 35 per cento vi erano altre droghe, soprattutto LSD o PCP, e nel 37 per cento non vi era alcun farmaco.

In gergo
Nomi comuni in lingua inglese sono: funghi; funghi magici; funghi sacri.
Vari termini sono stati utilizzati dagli consumatori per le varie forme di psilocibina e psilocina o per i funghi contenenti questi allucinogeni:
berretti blu, bottoni; caps; champ; fungo; carne di Dio; funghi messicani; zuppa di funghi ; funghi; muschio; condimenti della pizza; sale.

Modalità d’uso
Le dosi, ingerite, vanno da 1a 5 grammi di funghi secchi a seconda delle specie e della potenza propria della specie.
I dosaggi di funghi freschi sono di circa 10 volte superiore (10-50 grammi).
Il fungo può essere consumato crudo, cotto, in acqua per fare il tè, o cucinato con altri alimenti per coprirne il sapore amaro.

Farmacologia o modalità d’azione
La psilocina interagisce prevalentemente i sottotipi recettoriali della serotonina; in particolare con i 5- HT1A , i 5-HT2A e i 5-HT2C :
Se pure la psilocina è del gruppo delle triptamine non ha effetto sul recettore della dopamina, diversamente dall’LSD.
Fondamentalmente il meccanismo di azione di queste sostanze è attraverso la stimolazione dei recettori 5 – HT2 cerebrali.
Il ruolo primario che hanno i recettori 5- HT2 nel meccanismo delle allucinazioni è suggerita dall’osservazione che gli antagonisti del recettore 5-HT2 sono efficaci nel bloccare gli effetti comportamentali e elettrofisiologici degli allucinogeni negli animali e nell’uomo .
Sebbene i recettori 5HT2 siano comunque e certamente coinvolti nel meccanismo allucinogeno non è possibile attribuire, allo stato attuale, gli effetti psichedelici ad ogni singolo sottotipo di recettore 5-HT.
Le triptamine (psilocibina, psilocina appunto LSD) e gli allucinogeni fenetilaminici(ecstasy e mescalina) hanno entrambi un’affinità per i recettori della serotonina 5-HT2 relativamente elevata, ma differiscono per la loro affinità per altri sottotipi di recettori della serotonina .

Gli effetti
Dopo l’ingestione, la psilocibina viene enzimaticamente convertita in psilocina .
Assorbita dal tratto gastro-intestinale, gli effetti allucinogeni si verificano di solito entro 30 minuti dall’ingestione con una durata dell’effetto di       4-6 ore.

A basse dosi , queste droghe allucinogene hanno come effetti principali distorsioni percettive e alterazioni del pensiero, o dell’umore, con la presenza di lucida consapevolezza e di effetti minimi sulla memoria e l’orientamento. Nonostante il loro nome, l’uso di droghe allucinogene si traducono raramente in vere allucinazioni.

Gli effetti comportamentali dipendono dalla dose, dalla reazione individuale, dalla sensibilità soggettiva alla psilocibina, dalle precedenti esperienze e dall’ambiente in cui viene assunta.
Gli effetti principali sono correlati all’azione a livello del sistema nervoso centrale e ad alcune azioni simpaticomimetiche.

Gli effetti variano da lievi sensazioni di relax, vertigini, euforia e miglioramento visivo (vedere i colori più luminosi), a illusioni ottiche (superfici in movimento, onde), ad alterata percezione degli eventi reali, di immagini e volti o allucinazioni vere e proprie.
Le distorsioni sensoriali possono comprendere irrequietezza, mancanza di coordinazione, stato di ansia, alterato giudizio del tempo o dello spazio, senso di irrealtà o addirittura depersonalizzazione.
Questi effetti possono essere talora definiti “viaggi cattivi” dagli utenti e possono comportare anche gravi stati di panico e o quadri psicotici.

Gli effetti fisiologici non sono significativi, ma possono includere vertigini, nausea, debolezza, dolori muscolari, brividi, dolore addominale, dilatazione delle pupille (midriasi), aumento lieve-moderato della frequenza cardiaca (tachicardia), della respirazione (tachipnea) e aumento della pressione sanguigna. Generalmente, la temperatura corporea rimane normale. Altri sintomi fisici includono dolore di stomaco, vomito persistente e diarrea.

Alcuni funghi allucinogeni (vi sono diverse specie di funghi) contengono varie quantità di fenetilamine, un’amina simpatico mimetica, responsabile di effetti cardiovascolari (tachicardia ) e di altre reazioni indesiderate.

Origine
Sia la psilocibina e psilocina possono essere prodotte sinteticamente, ma questa forma “farmaceutica” non si trova spesso. Gli utenti acquistano funghi allucinogeni e sottoprodotti da smartshops e su Internet o possono rintracciarli in natura. Le varietà cubensis vengono coltivate e principalmente nei Paesi Bassi). I tipi di funghi allucinogeni più comunemente venduti da smartshops nei Paesi Bassi sono le varietà psilocybe cubensis.
La maggior parte dei negozi online offrono la spedizione internazionale, anche se la maggior parte dei siti non spedisce a Paesi in cui sono vietate le vendite.

A cura dell’ Unità Operativa

 

Droghe, lo "sceriffo" di Giovanardi silurato dal governo...

Anna Tarquini, L'Unità

Dopo la Fini-Giovanardi cade un altro simbolo della politica proibizionista degli ultimi sei anni. È Giovanni Serpelloni, lo zar del Dipartimento politiche antidroga, più potente di un ministro, pluri-finanziato, longevo tre legislature, la «creatura» di Giovanardi, acerrimo nemico delle droghe leggere, l’uomo che nessuno fino ad oggi era riuscito a rimuovere. Lui nega e parla di «notizie di gossip», ma la sua sostituzione a capo del Dipartimento è qualcosa i più di una voce di corridoio. Intanto c’è una lettera firmata dalla Presidenza del Consiglio che lo trasferisce d’ufficio alla Asl di Verona, la stessa da dove era arrivato quando venne chiamato a Roma. Poi ci sono gli incontri istituzionali avvenuti in questi giorni per trovare una soluzione morbida alla sua uscita di scena.

Che il vento è cambiato dopo la sentenza della Consulta che ha bocciato per incostituzionalità la Fini Giovanardi e che il governo Renzi ha intenzione di accogliere le nuove direttive se non anti-proibizioniste almeno in linea con gli altri Paesi europei è nell’aria da tempo. Prima è arrivata la decisione del Presidente del Consiglio di tenere per sé le deleghe sulla droga sottraendole al ministero della Salute, adesso si affronta il nodo Serpelloni. Le deleghe andranno, si dice, al ministro del Lavoro Poletti, ma prima si deve risolvere la questione Dipartimento.

Se ne sarebbe occupato, in persona, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio. Nei giorni scorsi Delrio avrebbe incontrato Serpelloni per offrirgli due mesi di proroga al mandato, giusto il tempo di occuparsi della relazione annuale al Parlamento sulle droghe, poi basta. Bisogna dire che il mandato di Serpelloni è già in scadenza e che è prassi per il capo del Dipartimento, come era accaduto nelle precedenti legislature, fare un passo indietro per poi essere riconfermato. Questa volta però non sarà così. Perché l’esistenza del nuovo incarico è scritta in calce dalla Presidenza del Consiglio e la destinazione è Verona. Anche se nei giorni scorsi a chi gli domandava se fossero vere le voci di un cambio della guardia Serpelloni ha risposto netto: «Sto continuando a lavorare per assicurare la continuità della funzionalità del Dipartimento antidroga. Il resto è gossip che non mi appartiene».
Giovanni Serpelloni in questi anni è riuscito a farsi più di un nemico. Nominato nel 2008 dall’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, ha condiviso con lui la linea più dura sulle droghe, soprattutto sulla cannabis. Da anni le associazioni del settore chiedono invano la sua rimozione e questo per diversi motivi: la stoica convinzione proibizionista, perché è accusato di manipolare le statistiche sul consumo di droga, per gli studi internazionali che sceglie a discrezione per dimostrare solo la assoluta nocività della cannabis.

Nell’ordine e negli anni pubblica: la ricerca della University of Southern della California per dire che la marijuana aumenta il rischio di tumore ai testicoli; quello dellUniversity of Melbourne che «prova» come la cannabis istiga al suicidio; e ancora «aumenta gli incidenti» (e questo è plausibile); aumenta di 4 volte il rischio di schizofrenia; crea un notevole danno alla fisiologica maturazione cerebrale al livello di corteccia e di materia bianca. Lo chiamano anche il castigatore dei rave party che lui monitora grazie al sistema di «allerta precoce» un progetto del suo Dipartimento e ne registra, tra il 2010 e il 2012, ben 113 illegali.

Riceve in tre anni ben 43 milioni di euro per le politiche del Dipartimento che usa per ricerche, statistiche, prevenzione. Ma proprio sulle ricerche cade. È di qualche giorno fa un’inchiesta dell’Espresso che mette il dito nella piaga. Giovanni Serpelloni, dice, è soprattutto accusato di manipolare i dati. Le sue relazioni al Parlamento sono così inattendibili che anche l’allora ministro Andrea Riccardi, che aveva la delega al contrasto delle tossicodipendenze, prese le distanze. Era il 2012. Serpelloni inviò per posta 60mila questionari, ne tornarono indietro con le risposte solo il 33,4 per cento. «Nella relazione al Parlamento del 2013 - scrive l’Espresso - questo dato parziale diventa indicatore del consumo di droghe in Italia». Riccardi punta i piedi. E impone che nella relazione venga inserito un inciso che «certifica la non validità statistica del dato».

www.unita.it/italia/droghe-lo-sceriffo-di-giovanardi-br-silurato-dal-governo-1.563659

 

Gioventù strafatta

Le droghe che hanno accompagnato l'uomo per tutta la sua storia mutano più velocemente della nostra capacità di comprenderne l'effetto e alimentano gravissime depressioni cliniche.

Luca Pani, Sole24ore, 13 aprile 2014

I Lupi di Wall Street adesso si aggirano in Africa centrale, dove ancora si spaccia una versione moderna del diabolico Quaalude. Dalla nostra parte del mondo non si trova neppure nei vicoli più bui e, se si esclude una minoranza di aficionados che appartengono alla psiconautica degli eccessi, nessuno ha la minima idea di quali effetti davvero abbia quello di nuova sintesi, così come per centinaia di psicostimolanti che popolano il commercio illegale su scala planetaria. La produzione e il consumo delle sostanze d'abuso rappresentano uno dei massimi esempi di divergenza evoluzionistica di cui abbiamo riscontro e di cui ci stiamo occupando negli ultimi mesi nella chiave di lettura che proponiamo da queste pagine. Nell'etologia psichiatrica tutto ciò è riassunto nella teoria del cosiddetto evolutionary mismatch. Non v'ha dubbio, infatti, che in pochi altri campi dell'interazione uomo-ambiente si assiste a così cospicue differenze tra quello che ci circonda oggi, rispetto a quello che avevamo intorno sino a poche decine di anni fa, come nel campo delle sostanze d'abuso. In un momento in cui ferve il dibattito politico sulla depenalizzazione dei derivati della Canapa e dell'uso terapeutico degli stessi vale la pena ricordare, dal punto di vista tecnico, che il contenuto dei prodotti psicoattivi della cannabis si è spostato dal 3-5% dei primi anni '70 ad almeno il 25-30% e oltre che si può rilevare in alcuni estratti attuali, ed è in costante crescita con modificazioni dei contenuti relativi dei principi attivi di cui non sappiamo prevedere quasi niente. Lungi dall'esprimere un giudizio politico sull'opportunità o meno di approvare simili leggi non si può fare a meno di riportare i dati a nostra disposizione che, appunto, raccontano come le droghe che hanno accompagnato l'uomo per tutta la sua storia stanno diventano altro e mutano sempre più velocemente. Più rapidamente almeno della nostra capacità di comprendere che cosa fanno davvero, perché quello che producevano anche in un recente passato conta sempre meno e non esiste quasi più. Nella proposta di legge non si trova, ad esempio, nessun cenno alla precisa misurazione dei principi attivi che è invece – opportunamente – prevista per la prescrizione di farmaci contenenti derivati naturali o sintetici della cannabis. Sarebbe come classificare nella stessa categoria bevande al 4% di alcol (birre), al 12% (vino), al 18% (liquori), al 36% (distillati), al 52% (super-distillati), e soprattutto berne la stessa quantità ogni volta attendendosi lo stesso effetto. È farmacologicamente impossibile per una sigaretta che brucia almeno il 25% di Delta-9 cannabinolo insieme all'1% di cannabidiolo produrre gli stessi effetti di una in cui le percentuali sono la metà o addirittura opposte. Non esistono queste percentuali nelle piante analizzate sinora? Non importa, basta aspettare, neppure tanto tempo, e arriveranno. Senza un controllo della cultivar si avrebbero delle significative differenze tra produzioni anche provenienti dalle stesse piantagioni perché soggette – come è giusto che sia – alle variabilità meteorologiche e del terreno. Il risultato sarebbe un ulteriore aumento dell'incertezza e una maggiore tendenza dei consumatori a sperimentare.
Questi aspetti dell'auto-sperimentazione umana stanno, in effetti, emergendo negli ultimi anni e rivestono particolare interesse per la psichiatria evoluzionista che si è arricchita, anche in questo caso, dei risultati prodotti da anni di sperimentazioni animali, le stesse sperimentazioni che altre proposte di legge vorrebbero cancellare proprio quando invece ne avremo più bisogno per comprendere le alterazioni dei meccanismi cerebrali che sottendono alla dipendenza dalle nuove sostanze che si affacciano all'orizzonte. Per decenni abbiamo, per esempio, letto e insegnato che la dopamina di una precisa sottoregione del nucleus accumbens ha un ruolo importante nel mediare l'impatto edonistico delle sostanze d'abuso e di molte altre condizioni fisiologiche (cibo e sesso ad esempio, ma anche cooperazione sociale) eppure vi sono ormai altrettante e sostanziali evidenze che dimostrano come anche stimoli fastidiosi se non francamente dolorosi producano un rilascio della medesima dopamina nelle stesse aree cerebrali. Ed è ancora più interessante annotare come l'anticipazione del piacere rilasci più dopamina del momento in cui il piacere viene consumato. Si prefigura dunque un ruolo di questo neurotrasmettitore come mediatore delle procedure di apprendimento e come segnalatore di "errori" nell'interazione corpo-ambiente che motivano l'apprendimento. Altre aree, come lo striato dorsale ad esempio, sono reclutate per imparare ad eseguire sequenze comportamentali che permettono di rispondere in modo adeguato a stimoli che producono piacere o cercano di evitare il dolore.
La domanda che sorge spontanea è che cosa succederà di questi antichissimi meccanismi cerebrali una volta "parassitati" da sostanze d'abuso che non si sono evolute con noi ma che sono state prodotte negli ultimi anni da manipolazioni chimiche in grado di alterare i livelli dei neurotrasmettitori di centinaia di volte? La forza plasmante di questi segnali porta delle informazioni dettagliatissime sul rapporto tra il contesto interno ed esterno ed ha la capacità di modificare la plasticità delle cellule nervose per rinforzare comportamenti volitivi, appetitivi e consumatori delle droghe a discapito di tutto il resto. Questo potente controllo della nostra "centrale di comando" deriva dall'incapacità del meccanismo genetico-molecolare evolutivamente selezionatosi di distinguere il piacere che proviene – ad esempio – dal cibo o dalla cocaina o da un contesto di cooperazione sociale. Una volta che gli psicostimolanti hanno prodotto i loro effetti lo fanno con una potenza, una risposta temporale e una consistenza che è impossibile da eguagliare per qualunque altro stimolo naturale. A quel punto una sorta di pilota automatico viene bloccato su "droghe" ed è molto impegnativo rimpadronirsi dei piaceri (o dispiaceri) naturali della vita.
Dal punto di vista clinico vediamo, frequentemente purtroppo, dei pazienti sempre più giovani che presentano gravissime depressioni cliniche conseguenti ad anni (in alcuni individui predisposti bastano pochi mesi) di abuso di psicostimolanti, alcol e antidepressivi. Le caratteristiche di queste depressioni sono uniche perché si presentano come delle sindromi amotivazionali, con grande irritabilità, disforia e improvvisi scatti di rabbia seguiti da profonde e dolorose malinconie. I pazienti, tra i vari sintomi, sembrano incapaci di "leggere" i segnali ambientali che rinforzano i comportamenti positivi e non li distinguono da quelli che hanno delle conseguenze negative a medio e lungo termine, queste forme depressive risultano resistenti alla maggior parte dei trattamenti a disposizione comprese le psicoterapie.
Si tratta di un'emergenza mondiale proprio perché, come altri beni e consumi, le sostanze d'abuso hanno un mercato globale che non dorme mai al pari di coloro che ne sono dipendenti. Sono le nuove droghe che consumano la vita e il futuro di intere generazioni, spesso nella irresponsabile assenza o a causa di discutibili decisioni di quelle precedenti.
www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-13/gioventu-strafatta-081431.shtml

 
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