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Novità tutte le sostanze, Articolo

Consumo eroina tra giovani. +37% a Roma

 Nella Capitale, soprattutto nel periodo estivo, è allarme per la crescita significativa del consumo di eroina tra la popolazione giovanile. I dati del CEIS di Don Picchi parlano di una crescita netta in tre anni del consumo di eroina pari al37%, che vedrebbe oltre 50.000 persone a Roma tra i 13 e i 48 anni cadere nell'utilizzo di questa sostanza, a dispetto di una diminuzione del numero di consumatori di cocaina -7%.
Sono questi i dati allarmanti lanciati dal Ceis di Don Picchi che emergono da un'indagine realizzata sul tema delle dipendenze da sostanze stupefacenti. I dati raccolti dal 2011 ad oggi, intervistando più di 9.500 adolescenti, con età compresa tra 12 i 18 anni, mostrano come il primo contatto con la droga avvenga in età sempre più precoce, poiché è venuto completamente a mancare un orientamento alla prevenzione.
All’uso dell’eroina occorre aggiungere che tre ragazzi su cinque hanno provato almeno una volta le nuove droghe sintetiche, che rappresentano oggi il 70% del consumo nel mercato italiano percentuale in costante aumento con 108 nuove sostanze psicoattive introdotte in Europa nel 2012 e non riconosciute illegali.
"I ragazzi, non trovando nelle istituzioni come la scuola e la famiglia un interlocutore adatto, ci hanno manifestato la loro difficoltà a trovare un qualcuno con cui affrontare questa tipologia di problematiche - spiega Roberto Mineo, presidente del CEIS Don Picchi - e questo senso di smarrimento legato a un generalizzato e progressivo abbandono delle regole e la mancanza di ideali e valori, li porta ad avvicinarsi a questo tipo di trasgressione sempre più presto".
"Un milione di sequestri di droghe illecite in Europa - continua Mineo - mostrano come questo business sia ancora fortissimamente diffuso e metta in pericolo i nostri giovani. La nostra vita frenetica, legata alla difficoltà di trovare momenti in cui realizzarsi, porterà a riutilizzare la madre di tutte le droghe, l'eroina, che, a differenza di altre sostanze fa cadere in uno stato di torpore dei sensi e di rilassamento, ma crea dipendenza sin dal primo utilizzo. Questa nuova tendenza andrà a colpire in particolare i giovani privi di ogni tipo d'informazione e tutela, ma già da tempo il Centro Italiano di Solidarietà don Mario Picchi si è allertato, e abbiamo messo in atto degli strumenti di prevenzione".

Steward annuncia, gettate droga

 In Australia, passeggeri da festival musicale. Scuse compagnia

(ANSA) - SYDNEY - L'aerolinea interna australiana Jetstar, affiliata alla Qantas, ha presentato le sue scuse dopo che un assistente di volo aveva consigliato in un annuncio ai passeggeri diretti a Sydney di disfarsi nella toilette di eventuali droghe prima dell'atterraggio. Alcuni passeggeri tornavano dal festival di musica "Splendour in the Grass" presso la località turistica di Byron Bay e l'annuncio avrebbe fatto scattare una corsa ai gabinetti. Lo steward è stato ammonito.

Droga, troppe coincidenze nella ricerca

Olimpia de Gouges tenta di aprire le scatole cinesi dei progetti DPA per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto.

Sulle accuse mosse all’ex Direttore del Dipartimento Politiche Antidroga, di affidare a privati la realizzazione di studi epidemiologici, sottraendoli a centri di ricerca pubblici (si veda il capitolo “Serpelloni vs CNR” nel 5° Libro bianco sulla legge Fini-Giovanardi), basta fare un giro in rete e trovare informazioni interessanti e sufficienti per far sorgere il sospetto che non siano proprio infondate.
Così a spulciare sul sito dell’amministrazione trasparente del Governo (www.governo.it) si trovano gli ultimi “Accordi tra amministrazioni (art. 15 legge n.241/1990)” conclusi dal DPA con vari enti e organismi. Tra questi, ben tre conclusi con il Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna per la realizzazione di indagini campionarie sulla popolazione generale (GPS-DPA 2014, finanziato per € 212.000) e studentesca (SPS-DPA, € 132.000) e per la stima dei consumatori con bisogno di trattamento (PDU-DPA 2014, € 100.050). E sul sito dell’Università (www.sde.unibo.it) vi sono informazioni che sembrano confermare il sospetto che, pur attraverso il “filtro” del Dipartimento di Sociologia, a realizzare le indagini per il DPA siano sempre gli stessi soggetti e cioè la Società Explora s.n.c. di Vittadello Fabio & c. Ricerca analisi statistica, di Vigodarzere (Padova) e il Consorzio Universitario di Economia e Management – CUEIM di Verona. Per una strana coincidenza o bizzarria del destino, infatti, i vincitori dei bandi di selezione per assegni di ricerca e incarichi di collaborazione indetti dal Dipartimento di Sociologia per la realizzazione dei progetti del DPA sono “vicini” appunto alla Explora e al CUEIM. Così per il Progetto GPS-DPA 2014, l'incarico di 5 mesi, per un corrispettivo di € 32.000, è stato affidato al Dr. Fabio Vittadello, socio della Società Explora, già ente executive del progetto DPA “Survey 2011-2012 – ITALY” e risultante tra i fondatori del CUEIM di Verona (affidatario dello stesso progetto “Survey2011-2012–ITALY e di numerosi altri) http://www.cameradicommerciolatina.it/it/component/k2/item/4702-cueim.html.
Per il Progetto SPS-DPA il primo incarico (5 mesi, € 32.000) è stato assegnato al Dr. Paolo Vian, anche lui socio della Società Explora (http://www.centroexplora.it/nota_legale.htm); il secondo incarico (5 mesi per € 12.100), all’ing. Ermanno Ancona, titolare della AWB Informatica di E. Ancona & C. S.a.s. di Verona (http://www.awbinformatica.it/chi_siamo.html), già collaboratore del dr. Serpelloni in numerosi progetti (Dronet, Dream on, Portale Drog@news) e nella realizzazione dell’Area riservata per rilevazione dati NNIDAC e del questionario on line www.drugfreedu.org. In questi ultimi due casi, inoltre, il committente del progetto è il CUEIM in collaborazione con la Explora (http://www.awbinformatica.it/progetti.html). Per il progetto PDU-DPA 2014, infine, l’incarico (5 mesi, € 32.000), è stato affidato al Dr. Bruno Genetti, il quale è: socio della Società Explora, consulente del CUEIM (ad es. nel Progetto SIND del DPA), consulente ed esperto del DPA per la realizzazione di progetti (come NetOutcome) e per l’area epidemiologica del portale Drog@news; è membro del Gruppo di Lavoro “NIDA Collaboration” e della Consulta degli esperti e degli operatori sociali sulle tossicodipendenze; è esperto nazionale dell’indicatore Treatment Demand Indicator del Punto Focale Italiano del DPA e referente presso l’EMCDDA.
Confidiamo che Patrizia De Rosa, appena nominata dirigente amministrativo del DPA, faccia rapidamente chiarezza in questo intrico di scatole cinesi.

www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/droga-troppe-coincidenze-nella-ricerca

Cancro, perché il Thc potrebbe bloccare la crescita della malattia

Scoperti due recettori responsabili dei suoi effetti terapeutici contro le cellule tumorali.

Il principio attivo della marijuana, il Thc, potrebbe essere usato per ridurre la velocità di crescita del cancro negli esseri umani. La scoperta è stata fatta da un gruppo di scienziati della Uea (University of East Anglia), che attraverso una ricerca ha rivelato le potenzialità antitumorali della sostanza contenuta nella cannabis.
INDIVIDUATI DUE RECETTORI. Gli scienziati della Uea hanno iniettato Thc ad alcuni topi da laboratorio portatori di cellule tumorali umane, e in questo modo sono riusciti a individuare per la prima volta due recettori specifici, responsabili degli effetti terapeutici della sostanza. Il nuovo studio potrebbe adesso dare una spinta decisiva ai tentativi di creare un sostituto sintetico della cannabis, in grado di combattere il cancro in modo mirato e sicuro.
NECESSARIE ULTERIORI RICERCHE. Non è la prima volta che studi scientifici hanno messo in luce gli effetti positivi del Thc nella terapia oncologica, e in particolare nel provocare il rallentamento della crescita delle cellule cancerogene. Il dottor Peter McCormick, però, del Dipartimento di Farmacia della Uea, ha spiegato in cosa consiste la novità: «I nostri risultati aiutano a spiegare alcuni effetti già noti, ma ancora poco conosciuti, dell'effetto di alte e basse dosi di Thc sulla crescita dei tumori. Identificando i recettori coinvolti abbiamo però compiuto un importante passo avanti rispetto al passato, e verso il futuro sviluppo di terapie specifiche».
SCONSIGLIATA L'AUTOMEDICAZIONE. Il dottor McCormick ha tuttavia insistito sul fatto che studi come quello della Uea non dovrebbero incoraggiare i malati di cancro all'automedicazione con la marijuana. «La nostra ricerca utilizza un composto chimico particolare. La concentrazione giusta di Thc è fondamentale», ha detto il medico. I malati di cancro non dovrebbero quindi «usare la cannabis per l'automedicazione. Ma spero che la nostra ricerca possa portare presto alla produzione di un equivalente sintetico sicuro».

www.lettera43.it/cronaca/cancro-scoperto-perche-il-thc-blocca-la-crescita-della-malattia_43675135055.htm

Marijuana legale, New York Times si schiera: "Fa meno male dell'alcol, e il divieto ha grandi costi sociali"

 Nel coro di coloro che chiedono la legalizzazione della marijuana negli Stati Uniti si è aggiunta una voce che sarà difficile ignorare. Stiamo parlando del New York Times, il quotidiano più autorevole d’America e non solo, che in un editoriale dal titolo “Repeal Prohibition, Again” esprime con forza il suo sì alla legalizzazione federale della cannabis. Come è facile intuire, si tratta di un importantissimo endorsement nella battaglia per la fine della proibizione della marijuana, che negli Usa risale al 1937.

Il board editoriale del quotidiano ha lanciato il primo capitolo di una serie composta da sei parti in cui si chiede la fine della “proibizione” della marijuana sulla base di un ragionamento molto semplice: “i divieti correnti infliggono alla società danni molto maggiori rispetto a una sostanza molto meno pericolosa dell’alcol”. La serie interattiva verrà pubblicata sul sito del Times dal 26 luglio al 5 agosto con il titolo: “High Time: An Editorial Series on Marijuana Legalization”.

La prima parte, quella dedicata ai diritti degli Stati, è accompagnata da un blog di Andrew Rosenthal, in cui il giornalista spiega che la decisione di sostenere la battaglia per la legalizzazione è stata “long in the making”, ossia frutto di una lunga e attenta discussione. “Via via che sempre più stati liberalizzavano le loro leggi sulla marijuana, ribellandosi apertamente al divieto federale, è diventato chiaro ai nostri occhi che serviva un approccio nazionale alla questione”.

Il comitato editoriale spiega che, dopo aver soppesato i pro e i contro della legalizzazione, la bilancia pendeva chiaramente verso la fine del divieto. Il Times riconosce che esistono preoccupazioni legate ad alcune forme di utilizzo della marijuana, come ad esempio da parte dei minori. Per questo il quotidiano propone regole restrittive per chi ha meno di 21 anni. Riguardo ad altre perplessità sociali, legali e sanitarie, il Times scrive che “non ci sono risposte perfette… ma non esistono neanche risposte del genere per il tabacco o per l’alcol”. E poi – prosegue il ragionamento – queste preoccupazioni appaiono minime se confrontate con i “vasti costi sociali” delle leggi sulla marijuana.
Scrivono i giornalisti del Times:

Nel 2012 ci sono stati 658.000 arresti per possesso di marijuana, secondo i dati dell’ F.B.I., rispetto ai 256.000 arresti per cocaina, eroina e derivati. Ancora peggio, il risultato è razzista, ricadendo in maniera sproporzionata sui giovani neri, rovinando le loro vite a creando nuove generazioni di carriere criminali”.

Come fa notare Politico, “il Times è il primo grande quotidiano americano a sostenere pubblicamente la legalizzazione della marijuana”. Una posizione ancora più rilevante se si considera la storia del Times, che in passato è sempre stato abbastanza conservatore sul fronte della legalizzazione. L’autorevolezza della testata da cui viene l’appello per lo stop alla proibizione porterà verosimilmente la discussione a un nuovo livello.

Forte anche la scelta grafica fatta dal NyTimes: una bandiera americana in cui le stelle, a un certo punto, si trasformano in voglie di marijuana. L’editoriale apre così:

“Ci sono voluti 13 anni prima che gli Stati Uniti tornassero in sé e mettessero fine alla Prohibition (bando sulla fabbricazione, vendita, importazione e trasporto di alcool, ndr), 13 anni durante i quali le persone hanno continuato a bere, cittadini altrimenti rispettosi della legge sono diventati criminali e le associazioni a delinquere sono aumentate e prosperate. Sono passati più di 40 anni da quando il Congresso ha approvato l’attuale divieto sulla marijuana, infliggendo grandi danni alla società solo per proibire una sostanza di gran lunga meno pericolosa dell’alcol. Il governo federale dovrebbe revocare il divieto sulla marijuana”. Ancora più chiara la conclusione: “È da tempo giunta l’ora di revocare questa versione della Proibizione”.

www.huffingtonpost.it/2014/07/27/marijuana-legale-new-york-times_n_5624552.html

L'ecstasy puo' causare aneurisma arteria spinale

 (AGI) - Washington. L'assunzione di ecstasy potrebbe portare a un indebolimento e alla rottura fatale dell'arteria del midollo spinale. E' allarme lanciato da un gruppo di medici dell'Universita' di Miami, in Florida (Usa), i primi a documentare il caso di un adolescente colpito da un aneurisma spinale legato al consumo di ecstasy. Il caso e' stato descritto sul 'Journal of NeuroInterventional Surgery'. Gli aneurismi dell'arteria spinale posteriore sono rari: solo 12 i casi segnalati fino ad oggi, tutti causati dal sanguinamento spinale che colpisce la funzione del midollo spinale. I medici hanno scoperto che uno di questi rari casi ha ucciso un adolescente sano dopo aver assunto ecstasy o Mdma. La mattina dopo aver consumato la droga, il paziente si e' svegliato con mal di testa, dolore al collo e spasmi muscolari. Dopo una settimana questi sintomi sono peggiorati improvvisamente, accompagnati da nausea. Questo ha spinto il giovane a chiedere aiuto al pronto soccorso locale. La settimana successiva il paziente e' stato trasferito presso un'unita' specializzata in neurochirurgia per ulteriori analisi che hanno rilevato la presenza di un aneurisma, grande 2 per 1 millimetro, sul lato sinistro dell'arteria spinale dietro la nuca. L'aneurisma e' stato rimosso, insieme alla porzione indebolita dell'arteria.
  L'adolescente e' guarito completamente senza danni permanenti.
  Ma i medici ribadiscono che l'uso di ecstasy e' gia' stato collegato a complicazioni sistemiche e neurologiche gravi, inclusi l'ictus, l'infiammazione delle arterie nel cervello (vasculite) e sanguinamenti cerebrali. E ora gli aneurismi dell'arteria spinale posteriore si aggiungono alla lista. La droga, seconda gli esperti, agirebbe sul sistema nervoso simpatico, innescando un improvviso aumento della pressione sanguigna, come risultato di un'"ondata" di serotonina rilasciata. E questo potrebbe portare provocare eventuali aneurismi pre-esistenti o altre anomalie arteriose inclini alla rottura.

Metadone e barbiturici, così i malati cronici diventano soci dei mercanti di droga

Il tossicodipendente esce dal Sert con i suoi flaconi di metadone, ma non li utilizza per disintossicarsi. Li rivende, due euro il pezzo, al pusher georgiano, che ne farà componente per le nuove droghe sulla piazza barese. Combinato con la cocaina, proprio come prima si faceva per l'eroina, o ancor meglio con le pillole di tranquillanti, che arrivano da un altro canale. Piazza Umberto, coacervo di nazionalità, in gran parte extracomunitari, ma anche georgiani e romeni: nei giardini, tra le panchine e i giochini dei bambini, fiorisce lo spaccio di vecchie e nuove sostanze stupefacenti. Per qualsiasi richiesta ed esigenza, dalla marijuana per i giovanissimi all'eroina degli incalliti, fino alla cocaina delle serate, il mercato è molto fornito. Ma soprattutto in continua evoluzione in termini di offerta.

Ed è qui che i georgiani incontrano chi fornisce loro il metadone o i farmaci calmanti: nel secondo caso, si tratta di insospettabili baresi, muniti di regolare ricetta, che finiscono per diventare soci in affari dei mercanti di morte. Sono cittadini normali, pazienti di medici che regolarmente prescrivono terapie a base di benzodiazepine o di oppiacei, ben lontani dal sospetto che i medicinali possano diventare fonte di guadagno. E così, ritirano più scatole in farmacia, pagando solo il ticket. Rivendono poi le singole pillole, seguendo un doppio tariffario, a seconda della giornata: 2 euro ciascuna, il lunedì e martedì, per poi passare a 5 euro dal mercoledì alla domenica.

Il mix così ottenuto viene assunto dagli stessi georgiani o rivenduto ai frequentatori del nuovo market della droga. Una piazza, quella a pochi passi dalla stazione, dove anche i più giovani trovano la "novità": marijuana, di varia qualità e costi, "bagnata" col metadone. Il farmaco, in sostanza, potenzia l'effetto dello stupefacente, annullandone le conseguenze più fastidiose.

Non mancano hashish e cocaina, il cui mercato è affidato agli africani, componenti di una ramificata organizzazione di spacciatori, che hanno all'interno del Cara (il centro richiedenti asilo politico di Bari Palese) la loro base operativa. È lì che, secondo alcune indagini, arriva da Napoli il carico di marijuana e cocaina (in misura minore), per poi essere spacchettato e suddiviso in dosi da spacciare nelle piazze baresi. La vendita di sostanza stupefacente sul territorio, finora esclusivo appannaggio dei clan baresi, è stata infatti parzialmente ceduta in subappalto agli immigrati, che in cambio pagano alle organizzazioni una tangente per ogni piazza occupata. Incluso
piazza Umberto.

Ma lo spaccio a Bari è la parte terminale di molteplici rotte, non solo quella italiana che viaggia su gomma. Come evidenziano i numerosi sequestri effettuati dalle forze dell'ordine al porto di Bari. E come conferma l'ultima relazione della Direzione nazionale antimafia (i dati si riferiscono al periodo compreso fra luglio 2012 e giugno 2013), "nel settore del traffico dell'eroina e della cannabis i sodalizi pugliesi continuano ad assicurarsi l'accesso ai canali di rifornimento della droga, grazie ai consolidati rapporti con organizzazioni per lo più di matrice albanese". E conferma: "Per le forniture di cocaina, i gruppi pugliesi sono certamente in posizione sottordinata, tanto che sono i clan camorristici a rappresentare il loro principale canale di approvvigionamento".

Tanta droga, di vario tipo, che intossica la regione intera: "Mentre i sequestri di marijuana avvenuti in Puglia, tra Manfredonia, Bari e il Salento, sono in senso assoluto i più rilevanti avvenuti in Italia - si legge ancora nella relazione anche quelli di eroina sono ai primi posti a livello nazionale, insieme a quelli marchigiani e veneti". Trafficanti senza l'ombra di uno scrupolo, i cui volti si confondono nei numeri: 210 quelli scoperti nell'ultimo anno dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Bari (che comprende anche parte del foggiano), 302 quelli indagati dalla Dda di Lecce, storico territorio di azione della Sacra corona unita.

bari.repubblica.it/cronaca/2014/07/14/news/droga-91517325/

La nuova e-cig con il tabacco si fumerà ovunque. E i danni per la salute?

La sigaretta elettronica di nuova generazione conterrà tabacco e potrà essere “fumata” anche in ristoranti e luoghi pubblici, grazie all’ultima bozza del decreto legislativo sulla tassazione dei tabacchi attualmente sul tavolo del ministero dell’Economia, che potrebbe essere discusso dal prossimo Consiglio dei ministri.

Nell’articolo 1 si legge che la nuova sigaretta elettrica è da considerare come un “prodotto da inalazione” e non come un “prodotto da fumo”: secondo Philip Morris International, il produttore del dispositivo, nell’e-cig il tabacco viene solo riscaldato e non bruciato, non causando combustione e rendendolo un apparecchio “a potenziale rischio ridotto”.

Di parere contrario è Riccardo Polosa, professore ordinario di medicina interna e direttore del centro di prevenzione e cura del tabagismo all’università di Catania: “I prodotti da fumo diventano da inalazione? Tutto questo è ridicolo. Al pari del fumo presente nella combustione – sottolinea – va ricordato che anche in seguito a fenomeni chimici non combustibili si liberano fumi”.

L’arrivo della sigaretta elettronica è previsto per il 2015 e la produzione inizierà proprio in Italia: la Philip Morris International ha scelto infatti la provincia di Bologna per la sua prima fabbrica in Europa, scelta che darà lavoro a oltre 600 persone, ma che ha scatenato l’ira dei produttori dei cosiddetti “svapatori”, ovverosia le e-cig di prima generazione.

“Quello che preoccupa è la totale assenza di trasparenza che c’è dietro certi procedimenti – ha riferito Massimiliano Manicini, presidente di Confindustria Anafe, l’associazione dei produttori delle sigarette elettroniche attualmente in commercio – Con un ruolo pervasivo, che rifugge ogni confronto reale, da parte di burocrazie autoreferenziali”.

La cannabis terapeutica made in Puglia è legge

La norma approvata all'unanimità dal consiglio regionale: via ai progetti pilota per la produzione locale dei farmaci


La Repubblica - Sì alla coltivazione della cannabis terapeutica e alla produzione dei farmaci a base di cannabinoidi in Puglia. All'unanimità il Consiglio regionale della Puglia ha approvato la legge che consente l'avvio di progetti pilota per la sperimentazione, in collaborazione con lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze o con altri soggetti autorizzati, di procedure per produzione dei medicinali. Oggi acquistare il farmaco dall'estero costa tra i 15 e i 20 euro al grammo contro un costo di produzione in loco stimato in 1,55. Obiettivo della legge è dunque fare in modo che anche qui come nei paesi del Nord Europa, la cannabis possa essere prodotta e venduta per fini terapeutici con un risparmio sul prezzo del medicinale per il sistema sanitario di circa dieci volte.


Leggi tutto l'articolo su Repubblica.it

Droga e soprusi quando l'Utopia diventa incubo

ANDREA Delogu è nata trent'anni fa a San Patrignano, dove ha vissuto i suoi primi dieci anni e dove entrambi i suoi genitori (si erano conosciuti là) si erano disintossicati. Negli ultimi tre anni lei e lo sceneggiatore Andrea Cedrola hanno intervistato ex ospiti della comunità fondata da Vincenzo Muccioli, hanno ricostruito storie belle e bruttissime e le hanno scritte. Il libro dei due Andrea si intitola La collina ( Fandango) ed è un romanzo in parte autobiografico e in parte corale. A narrare in prima persona è la bambina Valentina, o in qualche capitolo il padre Ivan; altre parti sono in terza persona, a narrare è la sintesi impersonale delle voci intervistate dai due autori prima della stesura del libro. È un libro potente, scritto quasi tutto al tempo presente, in un'alternanza cinematografica di scene, grande ritmo e secchezza.

La storia di tutti, nella Collina, è la trafila di dipendenza, redenzione e infine (per chi ci arriva) libertà. È la storia degli ex tossicodipendenti che in qualche modo passano l'astinenza e lavorano in comunità sino a che Riccardo Mannoni, il fondatore e capo — paterno e brusco — della Collina non li lascerà andare (chi prova a fuggire viene ripreso e punito, come la magistratura ha acconsentito si facesse). Ma anche per lo stesso Mannoni fondare la Collina ha costituito il riscatto da un periodo di lavori umilianti e rapporti famigliari frustranti.

Non è certo questa, però, la storia di Valentina, la bambina per la quale la Collina è un Eden in cui può muoversi senza rischi, allevare animali, non avere preoccupazioni materiali di alcun tipo e che solo col tempo si renderà conto della follia utopistica che regge la vita comunitaria, all'ombra del dispotico carisma di Mannoni.

Per un verso il purgatorio della Collina si scambia con il paradiso: verde, natura, animali, non manca niente, non si usa denaro e la dipendenza dalle sostanze viene sostituita dalla dipendenza dalla Collina stessa («La Collina, non ne potrai fare più a meno», dicono alcuni personaggi, prima di accorgersi che non è uno solo un possibile e scherzoso slogan pubblicitario): il vero purgatorio è la vita reale, con le sue tentazioni e la necessità di guadagnarsi da vivere. Per un altro verso, la Collina è un inferno, fatto di soprusi, regole oppressive, violenze psicologiche e fisiche, giustificate dalla necessità terapeutica. Nel libro le violenze ci sono: ma viste con gli occhi ingenui di Valentina o con quelli neutri di una sorta di narratore-cinepresa si ammantano di un'apparente normalità, che sgomenta il lettore più di un'eventuale resa narrativa esclamativa e splatter. La Collina è un libro potente perché elude ogni tentazione di cedere alla morbosità della rappresentazione o a quella, non meno ambigua, dell'indignazione.

L'inchiesta di Delogu e Cedrola non ha portato al romanzo-denuncia ma al più serrato degli storytelling . Del resto dipendenza e carisma sono gli argomenti di molta letteratura degli ultimi anni. Vuole dire che a San Patrignano erano presenti i prodromi di una contemporaneità di cui avremmo tutti imparato a preoccuparci. Contro la totale impotenza di politica e cultura, solo il carisma individuale si seppe allora opporre all'eroina. Non era un'eccezione, ma un modello in cui la comunità carismatica sostituisce la società. Peccato che, come spiega Umberto Eco nella sua Storia delle terre e dei luoghi leggendari (e la Collina, come anche San Patrignano, è per molti versi una terra leggendaria), ogni città di Utopia non può che configurarsi come tirannia e assolutismo, perché richiede obbedienza supina a regole date per sempre.

 

Il romanzo è in parte autobiografico in parte corale. A raccontare sono una bambina nata nella comunità di recupero e suo padre

Andrea Delogu e Andrea Cedrola, La Collina ( Fandango, pagg. 345, euro 18)

La Repubblica ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/07/19/droga-e-soprusi-quando-lutopia-diventa-incubo42.html

Il consumo di cannabis può indurre ansia e depressione

Fumare cannabis aumenta il rischio di depressione e ansia. I cervelli dei consumatori sono meno reattivi alla dopamina, sostanza cerebrale che provoca un senso di benessere. Lo studio, che si aggiunge ai precedenti che collegano la marijuana a letargia e apatia, è stato condotto dal National Institute on Drug Abuse e dall'Imperial College London e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Lo studio - E' stato usato lo stimolante Ritalin per verificare l'effetto della cannabis sul cervello. Come la cocaina, il Ritalin alza i livelli di dopamina, sostanza intermedia nella biosintesi dell'adrenalina che serve come neurotrasmettitore e gioca un ruolo rilevante in diverse malattie nervose. Tra le 48 persone dello studio, la metà ha ricevuto la droga, mentre l'altra metà è stata usata come gruppo di controllo. L'atteggiamento e le scannerizzazioni cerebrali hanno mostrato che in coloro che avevano assunto la cannabis le risposte alla alla dopamina risultavano molto smussate rispetto a coloro che non avevano assunto la droga.

Porta all'apatia - Ciò potrebbe contribuire al desiderio di assumere droga e alle emozioni negative, una tendenza verso la depressione e l'ansia che sono distintivi della dipendenza da cannabis. Per gli esperti, ciò non è attribuibile inequivocabilmente alle riduzioni nel rilascio di dopamina. Ciò che credono, invece, è che ci sia un effetto successivo, nell'area del cervello chiamata striatum, l'area della ricompensa e della motivazione.

Michael Bloomfield, dell'Imperial College London, ha detto: "La dopamina dice al cervello sta per succedere qualcosa di eccitante, che sia sesso, droga o rock 'n roll. Le nostre scoperte spiegano perché la cannabis fa sì che le perone stiano sedute senza fare nulla".

Le regioni e la cannabis terapeutica: troppe leggi, pochi pazienti

 

Fai Notizia
Antonella Soldo
La legge italiana consente l’uso di medicinali a base di cannabis già dal 2007, con un decreto del ministro della Salute Livia Turco, legittimità ribadita nel 2013 da un decreto firmato dal ministro Balduzzi. A questi provvedimenti negli ultimi anni si sono affiancati delle specifiche norme regionali. Attualmente le regioni che hanno introdotto dei provvedimenti che riguardano l’erogazione di medicinali a base di cannabis sono undici: Puglia, Toscana, Veneto, Liguria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Sicilia, Umbria, Basilicata ed Emilia Romagna. Le normative regionali convergono tutte nel disciplinare l’erogazione dei medicinali a carico dei propri Servizi sanitari regionali (Ssr), ma sotto altri aspetti presentano una notevole disomogeneità: in alcuni casi i provvedimenti si limitano semplicemente a recepire quanto già stabilito dalla normativa nazionale, altrove sono previste specifiche campagne di informazione per il personale medico, oppure sono previsti degli appositi capitoli di spesa nei bilanci regionali per garantire le disposizioni dei testi, mentre in altri casi ancora le regioni hanno stabilito l’avvio di progetti pilota per la coltivazione a scopi terapeutici.

Il rischio maggiore comunque è che tutte queste leggi restino dei “provvedimenti bandiera”, visto che spesso all'approvazione delle delibere non segue l'attuazione. Basti pensare che lo scorso anno solo 40 pazienti in tutta Italia sono riusciti ad accedere a questa terapia: insomma la strada da fare per la conoscenza e l’affermazione dei farmaci cannabinoidi è ancora tanta.

- See more at: http://www.associazionelucacoscioni.it/rassegnastampa/le-regioni-e-la-cannabis-terapeutica-troppe-leggi-pochi-pazienti#sthash.IAtKcssx.dpufLe pioniere: Puglia e Toscana

La prima regione ad intervenire è stata la Puglia, nel 2010,  con una delibera di giunta approvata su proposta di Andrea Trisciuoglio, storico attivista per la cannabis terapeutica, attualmente segretario dell’associazione Lapiantiamo. Il provvedimento è stato poi integrato e sviluppato in una legge regionale emanata il 12 febbraio del 2014 e sancisce che i farmaci siano acquistati, o preparati e forniti, dalla farmacia ospedaliera e posti a carico del Servizio sanitario regionale, anche dopo la dimissione del paziente nel caso in cui si ravvisi un’esigenza di continuità terapeutica. Analoghe disposizioni sono contenute nella legge regionale Toscana, approvata a maggio del 2012. 

 

Le leggi impugnate dal governo: Veneto e Liguria

Sempre nel 2012, a settembre, è stata varata una legge in Veneto, che ha subito però un iter più travagliato. Inizialmente il testo prevedeva, all’articolo 5, la possibilità per la giunta regionale di “avviare azioni sperimentali o specifici progetti pilota con il Centro per la ricerca per lecolture industriali di Rovigo, con lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze o con altri soggetti autorizzati, secondo la normativa vigente, a produrre medicinali cannabinoidi”.

Il governo impugnò però la legge regionale innanzi alla Corte costituzionale sostenendo che  l'articolo in questione avrebbe costituito un'autorizzazione ex lege alla produzione delle sostanze cannabinoidi. La Consulta respinse il ricorso osservando come nella disposizione fosse già chiaro che qualsiasi iniziativa di avvio di sperimentazione o coltivazione da parte della regione sarebbe avvenuta “secondo la normativa vigente” e che il rilascio delle autorizzazioni alla produzione di principi attivi stupefacenti sia comunque competenza del ministero della Salute e non delle regioni

Anche la legge varata in Liguria nell’agosto del 2012 è stata impugnata dal governo davanti alla Corte costituzionale, che in questo caso ha dichiarato il provvedimento parzialmente illegittimo. Per recepire il pronunciamento della Consulta nell’agosto del 2013 il Consiglio regionale ha approvato una nuova legge: come in Veneto, il testo prevede la possibilità per la Giunta regionale di stipulare convenzioni con centri e istituti autorizzati ai sensi della normativa statale alla produzione o alla preparazione dei medicinali cannabinoidi.

 Il Friuli e la disinformazione dei medici

La legge della regione Friuli Venezia Giulia, approvata a febbraio 2013, affronta uno dei problemi più gravi nell’affermazione della cura con cannabinoidi: la disinformazione del personale sanitario. Al fine di favorire la conoscenza tra i medici degli ambiti e degli effetti della cura con farmaci cannabinoidi, il testo dispone all’articolo 5 la promozione di “iniziative di informazione dirette ai medici e ai farmacisti operanti nella Regione” e a tal fine ha autorizzato la spesa di 10mila euro per l'anno 2013 a carico del bilancio regionale.

 Abruzzo, il governo prima impugna e poi ci ripensa

A gennaio del 2014 ha fatto molto discutere la rinuncia all’impugnazione del governo della legge approvata in Abruzzo. Come in Veneto, oggetto del ricorso era il fatto che il provvedimento aprisse alla possibilità per la Giunta regionale di “stipulare convenzioni con i centri e gli istituti autorizzati ai sensi della normativa statale alla produzione o alla preparazione dei medicinali cannabinoidi” e ad avviare “azioni sperimentali o specifici progetti pilota con altri soggetti autorizzati, secondo la normativa vigente, a produrre medicinali cannabinoidi”. Ma, proprio perché il precedente della sentenza sulla legge veneta aveva stabilito la liceità del provvedimento e che esso non fosse in conflitto con la legge nazionale, il governo ha deciso di ritirare il ricorso.

La legge abruzzese va poi segnalata per un’altra peculiarità: l’istituzione di un apposito capitolo di spesa nel bilancio regionale di 50mila euro annui denominato "Fornitura farmaci cannabinoidi ad uso terapeutico", al fine di assicurare la copertura finanziaria.

 Sicilia, i dati sui pazienti

L’unico provvedimento approvato su iniziativa di un assessore regionale alla sanità è quello approvato in Sicilia che, facendo propria una nota dell’assessoreLucia Borsellino, ha emanato a marzo scorso una delibera. La delibera prevede l’onere di pubblicare periodicamente sul sito istituzionale dell’Assessorato alla Salute i dati relativi al numero di pazienti trattati e alla spesa. Infine anche la Giunta siciliana si impegna a valutare la possibilità di contenimento dei costi attivando convenzioni o specifici progetti pilota con centri e istituti nazionali autorizzati, ai sensi della normativa statale, alla produzione o alla preparazione dei medicinali cannabinoidi.

 Le altre: Umbria, Marche, Basilicata, Emilia Romagna.

Il consiglio regionale dell’Umbria nel testo approvato il 7 aprile scorso dispone l’istituzione di un comitato tecnico-scientifico. Tale organo, oltre a definire i protocolli attuativi della legge, ha il compito di promuovere campagne informative rivolte ai pazienti umbri e corsi di aggiornamento e formazione per gli operatori sanitari.

Il testo della regione Marche è in tutto simile a quello della regione Toscana e, a parte per il riconoscimento della rimborsabilità dei farmaci a carico del Ssr, per il resto recepisce quanto già stabilito dalla legge nazionale. Analogo impianto presentano le disposizioni della legge della regione Basilicata, emanata l'11 luglio scorso.

L’ultimo provvedimento in ordine di approvazione è quello emanato dal consiglio regionale dell’Emilia Romagna il 15 luglio scorso. Il testo non risulta ancora disponibile online.

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