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Novità tutte le sostanze, Articolo

Eroina anno 2015: viaggio nella dipendenza nascosta

“Non isolarti”. Il messaggio si staglia all’interno di un riquadro arancione fluorescente, che porta alla mente il colore delle tute dei soccorritori. Un grande timbro fatto con spray e stencil si ripete decine di volte sui muri di Parma. Ma vederlo è quasi impossibile. 

Perché urla da luoghi nascosti: il cemento dei pilastri di vecchi ponti, dentro case abbandonate, negli scheletri di una fabbrica divorata da un incendio. 

E’ una delle tante scritte che utenti e operatori del servizio “Unità di strada e Drop in” dell’Ausl hanno lasciato per tendere una mano a chi bazzica i luoghi del “buco”. Perché in tanti anni sono cambiate droghe, modalità di assunzione, costi e soprattutto modi di raccontare le sostanze stupefacenti e il loro impatto sulla società. Quello che non è cambiato è la tossicodipendenza. E i tossicodipendenti.

 Ci sono ancora gli aghi in vena che tra gli anni Ottanta e Novanta hanno popolato spot allarmistici e incubi di genitori. Così come ci sono ancora persone di ogni età che fanno uso di eroina e che vivono la strada. Sono meno di un tempo, sono più nascoste, non creano allarme sociale se non per qualche sporadico gesto di disperazione. Sono “invisibili”. Ma ci sono. Molti sono senzatetto, dormono tra stazione e case abbandonate. In giro, a gruppetti, a volte li si incontra alle fermate degli autobus. In attesa della linea 6, quella che porta alla sede del “Drop in” in viale dei Mercati.

“Drop in” significa “piccola sosta”. E’ un servizio dell’Ausl mirato alla prevenzione del danno. Agli utenti offre stanze calde in cui fare colazione, un bagno per lavarsi e farsi la barba, siringhe e materiale sanitario sterile. Non è una “stanza del buco”, illegale in Italia: negli spazi del Drop in e anche nel cortile è vietato assumere droghe e bere alcol. 

In molti lo confondono con il Sert, che invece predispone terapie per chi voglia seguire un percorso di disintossicazione, distribuisce metadone e richiede periodici esami tossicologici. 

Il Drop in si rivolge a chi quel gradino non l’ha ancora salito, non riesce a salirci o ci sale e ci scende. Persone che fanno uso di sostanze, anche da anni o da decenni. Nel 2014 è stato frequentato da 208 persone, con una media di 46 accessi al giorno. Un utente su cinque è donna. Uno su dieci vive in strada, uno su quattro è senza fissa dimora. La maggior parte, il 71%, fa uso di oppiacei. Eroina, ma con una tendenza consolidatasi negli ultimi anni verso un consumo di sostanze misto: alcol, cocaina, metadone, psicofarmaci. Un cocktail che spesso aggrava gli effetti della tossicodipendenza.

I numeri dei consumatori “attivi” sono bassi rispetto a chi segue un percorso di cura al Sert: 1200 i dipendenti da sostanze, 507 dall’alcol. I numeri si riferiscono all’anno scorso, ma sono sostanzialmente stabili dalla metà del decennio passato. 

Gli accessi al Drop in, invece, sono aumentati: prima del 2009, quando il servizio era ancora situato il Oltretorrente, gli accessi medi giornalieri non arrivavano a 25. Oggi sono quasi raddoppiati. 

Non è necessariamente un dato da interpretare come un aumento delle tossicodipendenze: è possibile che il servizio Unità di strada sia riuscito a “intercettare” sempre più persone. Non si tratta solo di assistenza: c’è in ballo la salute e la sicurezza degli interessati, delle loro famiglie e di tutta la società.

Il Drop In apre la mattina presto. Al di fuori dei cancelli, parzialmente coperti dalle auto del parcheggio, si intravedono gruppi di persone. 

Alcuni sono di colore. Rifugiati, richiedenti asilo, irregolari. Chi aveva il permesso di soggiorno e chi l’ha perso insieme al lavoro. Fino a poche settimane fa vivevano nelle ex stalle di Maria Luigia, proprio dietro il centro. Poi un blitz delle forze dell’ordine li ha fatti sloggiare. Qualcuno è rimasto, qualcuno ha trovato un’altra casa abbandonata, qualcuno dorme “in giro”. 

In tanti trovano un punto di riferimento nel Drop in: c’è il bagno, c’è Internet, c’è la possibilità di caricare i cellulari chiusi a chiave per evitare furti. Il 31% degli utenti è straniero. I rapporti con gli italiani, senzatetto e non, sono buoni.

Chi sta fuori dalle cancellate, lo fa perché vuole bere. Tetrapak di vino “Acinello” acquistati a pochi euro al discount di fronte, lattine di birra a 50 centesimi. Ne bevono in continuazione, spiegano gli operatori. Il supermercato low-cost così vicino è un po’ una maledizione. 

Ma fuori, come detto, si può bere. Dentro il Drop in le regole campeggiano chiare, scritte a pennarello su un cartellone: primo, non usare il telefono per chiamare gli spacciatori; secondo, non avere atteggiamenti provocatori; terzo, non portare alcol; e così via. Comandamenti che sembrano funzionare: all’interno della struttura l’atmosfera è rilassata e cordiale. C’è chi gioca a carte, chi ascolta musica, chi prepara il caffè. Le educatrici dell’Ausl nell’ufficio si occupano di gestire le richieste: accessi alla mensa, al dormitorio, visite mediche, colloqui con l’avvocato. Un gruppetto di tre persone arriva dalla stazione per prepararsi al primo “buco” della giornata. 

Ricevono le siringhe sterili e si avviano in fila indiana verso la ferrovia. A volte uno porta indietro un contenitore giallo pieno di siringhe usate: nel 2014 il servizio ne ha ritirate e raccolte 13mila.

Il mondo di chi ha bisogno di aghi sterili per allontanare lo spettro dell’Hiv e di altre gravi infezioni è più variegato di quel che si possa pensare. Ci sono i tossicodipendenti “storici”, l’utente medio tra i trenta e i cinquant’anni. 

Ma c’è anche Fabrizio (tutti i nomi sono stati cambiati per motivi di privacy, ndr), che di anni ne ha poco più di venti, vive con i genitori e studia all’università. Ha la faccia pulita di chi ci resta male se il professore non gli mette un buon voto sul libretto. Prende le sue siringhe senza tante parole e se ne va. C’è Eliana, in cura presso il Sert. Si inietta il metadone in vena perché non può fare a meno della sensazione del “buco”. Una pratica rischiosa. C’è Cristina: ai famigliari racconta di andare in via dei Mercati per fare psicoterapia.

Le donne non mancano, ma preferiscono non raccontarsi. Marta, fuori dal cortile, stringe in mano una lattina di birra e dice solo “la mia vita è un disastro”. Ha l’età di chi potrebbe essere madre di un figlio adolescente. Occhi verdi incorniciati da ombretto turchese. Fa notare di aver trovato il tempo, quella mattina, per mettersi il trucco. Le storie degli uomini, invece, sono tutte diverse come chi le racconta. Con molto in comune, però: tutte parlano di sofferenza e di speranza.

Giorgio, chioma fulva e origini sarde, ha superato da un po’ i quarant’anni ed è tossicodipendente da quando ne aveva venti. Un tempo la sua famiglia stava bene e lui spendeva fino a un milione di lire al giorno in eroina e cocaina. Adesso ha un figlio e non ha una casa. “Ma non ho mai rubato in vita mia - puntualizza - non mi è mai piaciuto. Piuttosto chiedo qualcosa alla gente”. 

A Parma Giorgio è approdato qualche anno fa per una visita medica e da allora è rimasto qui, tra strada stazione e dormitori. Grazie al Drop in ha accesso alla mensa, a un alloggio in cui dormire presso la comunità Betania. I posti sono limitati, quando non ce n’è si dorme “dove capita”. Ma essere senzatetto è un circolo vizioso: senza una residenza in Emilia Romagna non si può accedere al programma di recupero di Betania. Giorgio di terapie ne ha provate tante, tantissime. Ma si buca ancora. 

Ed è certo che quel progetto, che fa lavorare molto su se stessi, farebbe al caso suo: “Ho fatto tante comunità psicologiche e comunità lavorative, alcune più volte, anche molto costose. Ho provato per tre anni a entrare a Betania, ma non riesco a trovare un luogo di residenza. La vita per strada è muoversi, arrangiarsi per trovare soldi, avere uno sballo. L’eroina ti aiuta a scacciare il chiodo fisso del pensiero di come risalire la china. 

Ti fai una dose e ti togli i problemi dalla testa, i dolori. Non vorrei stare così. Vorrei rinascere”. Giorgio è un tossicodipendente “storico”, la dipendenza e il modo di percepirla da parte della società le ha viste cambiare nel corso degli anni. Oggi c’è più isolamento: “La gente ti schiva, ti allontana. E’ più disponibile a dare aiuto a chi è alcolizzato. Ma alcol ed eroina non sono molto diversi, sono due droghe, e la dipendenza da alcol non riesci a gestirla. Ma la gente non lo capisce: è meglio metterti in un angolo e farti tacere”.

Khaled viene dalla Tunisia, o meglio da un quartiere di Tunisi dove tutti conoscono Parma perché ci vive un loro amico o parente. Si era diplomato in Economia, aveva una fidanzata e faceva il dj. Poi è finito in carcere per uso di hashish. Uso, non spaccio: in Tunisia è punito con un anno di prigione, basta risultare positivi al test delle urine. Dopo essere uscito per la terza volta, Khaled ha attraversato il deserto della Libia e si è imbarcato. 

E’ sbarcato a Lampedusa nel 2008. Lo dice chiaramente: “All’inizio andava bene: spacciavo. Poi ho fatto la galera, ho perso la casa, sono tornato due anni in carcere. Ho cominciato a farmi di tutto: eroina, alcol, cocaina, crack. Non ce la facevo più. Poi in carcere ho conosciuto un operatore del Sert”.

Khaled è senzatetto, a volte dorme nelle case abbandonate con immigrati africani, a volte in dormitorio. Il suo problema principale adesso è l’alcol. E la mancanza di documenti. Il futuro lo vede in Francia o in Germania, anche se preferirebbe rimanere a Parma: “Qui ci sono gli amici, ho una ragazza. 

E poi si dice che gli italiani sono razzisti, ma in Germania e Francia è molto peggio. Non mi sono mai bucato, vorrei smettere con l’alcol. Il problema è trovare una casa. La casa ti fa sapere che cosa fai. Ma non mollo, vado avanti”.

C’è anche chi, come Francesco, grazie al Sert e al Drop in sembra arrivato, dopo molti anni di tossicodipendenza e strada, a un punto di svolta: sarà inserito in un progetto di lavoro. Diventerà operatore socio sanitario, lui che il “cursus honorem” degli stupefacenti l’ha percorso tutto, fin dagli anni Novanta. Dalle canne da giovanissimo alla roba chimica che girava nelle discoteche, fino alla cocaina. Il suo mondo era quello dei rave: “Oppio, ketamina, acidi, ci facevamo di tutto. 
Ma riuscivo a gestirle abbastanza bene. Poi però al rientro dovevo guidare. Allora, per farmi scendere le sostanze, ho cominciato a farmi le righe di eroina. Pensavo fosse per ripigliarmi, per stare bene, ma dopo un anno dovevo prenderla più volte al giorno. Alcuni amici più esperti mi hanno introdotto alle siringhe. Ho cominciato a farmi in vena, per risparmiare. E quella è stata la mia rovina”. Diciassette anni di salita, racconta, tra sofferenze, carcere e comunità. “Ho rubato tanto. Ogni volta che andavo in galera era sempre più difficile, è un’esperienza che non auguro al mio peggior nemico, ma per me è stata quasi una scuola, mi ha fatto diventare uomo. Dentro mi sono impegnato. Il Sert mi ha aiutato, adesso dopo diciassette anni ho eliminato tutto. Prendo solo il metadone. Comincerò a lavorare, a mettere in atto i miei progetti. Ho sofferto tantissimo. Questa vita non ti porta a niente, solo a essere solo e a stare male”.

E’ l’una, il Drop in chiude. Le operatrici nel pomeriggio prendono il furgone dell’Unità mobile, caricano in spalla le borse piene di siringhe, profilattici e Narcan e vanno a cercare i tossicodipendenti e gli emarginati nei loro punti di ritrovo. Vanno ad agganciarli in strada, dove è breve il passo tra isolarsi e perdersi per sempre.

Repubblica.it, Parma

Sostanze stimolanti, la lezione del caffè

Salvina Rissa, Inchiesta sulle NPS per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto.

La visione emergenziale delle nuove sostanze psicoattive (Nps) fa sì che si confondano sostanze dai diversi effetti e dalla diversa storia e acculturazione. Ma appiattire le differenze sotto la coperta della proibizione, rende più difficile la comprensione dei fenomeni e dei rischi relativi, paradossalmente. La scure repressiva si abbatte indiscriminatamente sia sulle sostanze di sintesi, che il mercato globalizzato sforna in infinite combinazioni chimiche, vendute tramite il web; sia farmaci di largo uso come la ketamina (vedi Manifesto, 17 dicembre); sia blande sostanze stimolanti di origine vegetale. Fra queste, c’è l’efedra, recentemente messa al bando dall’Unione Europea con l’argomento che può essere usata come precursore nella produzione delle metamfetamine. Ma anche il khat, di antico uso tradizionale presso comunità somale e yemenite, è di recente entrato nel mirino. Il caso del khat ricalca quello ketamina. Nel 2006, il comitato di esperti della Oms dava parere contrario a sottoporre questa sostanza al divieto internazionale secondo le convenzioni Onu. Ciononostante, dietro l’allarme del International Narcotics Control Board (Incb), ben 14 paesi europei (fra cui l’Italia, Germania e Francia), hanno introdotto la proibizione del khat nelle legislazioni nazionali. E’ clamoroso il conflitto sviluppatosi nel Regno Unito fra l’organismo scientifico di consulenza del governo, lo Advisory Council on the Misuse of Drugs (Acmd), e lo stesso governo britannico. Nel gennaio 2013, lo Acmd giudicava che le evidenze sui danni del khat non giustificassero la proibizione; sei mesi dopo, lo Home Office dichiarava illegale la sostanza, dicendo che “i rischi del khat potevano essere stati sottostimati”(sic!).

Il bando dei blandi stimolanti vegetali di uso tradizionale è tanto più assurdo a fronte dell’aggressività del mercato globalizzato, che tende a sfornare preparati inediti in forma sempre più concentrata, che non possiedono una cultura consolidata di rituali e prescrizioni sociali d’uso. Proprio per questo deficit di socialità delle nuove sostanze sintetiche, la ricchezza di sapere (sociale) delle “vecchie” sostanze tradizionali dovrebbe essere considerata con tanto maggiore attenzione. Con l’occhio rivolto al contesto sociale oltre che alla chimica, l’antropologo britannico Anthony Henmann, ha di recente tracciato un parallelo fra la storia dei due più importanti stimolanti tradizionali, la caffeina da una parte, assunta sotto forma di caffè e di tè in Occidente; la coca, dall’altra, consumata tramite masticazione della foglia, in America Latina. Nel caso della caffeina, lo “addomesticamento” della componente psicoattiva è avvenuto tramite la trasformazione del caffè e del tè in “generi di conforto”, in cui il piacere dell’effetto stimolante si fonde col piacere della bevanda calda, spesso arricchita dall’aggiunta di latte. Il fatto che la caffeina sia stata sempre percepita come una “non-droga” e non sia stata stigmatizzata per i suoi effetti psicoattivi non ha affatto favorito lo sviluppo di concentrati più rischiosi; né ha impedito la conoscenza diffusa dei rischi della caffeina in caso di eccesso. In altre parole, la ritualizzazione della caffeina nell’uso del caffè e del tè è un buon esempio di regolazione sociale. Opposto il caso della coca. Il riduzionismo farmacocentrico ha fatto sì che il nuovo alcaloide passasse in pochi decenni da panacea a flagello, trascinando nel bando anche la foglia di coca: rimasta così confinata (e stigmatizzata) nei paesi d’origine, mentre in occidente si affermavano forme più concentrate e contaminate del principio attivo, come il crack.

Il saggio “The regulation of plant-based stimulants” di Anthony Henmann su www.fuoriluogo.it

Ancora eroina bianca venduta per cocaina ad Amsterdam

(27 febbraio 2015) La GGD, il servizio sanitario pubblico di Amsterdam, torna a lanciare l'allarme sull'eroina bianca che viene spacciata ai turisti per cocaina. Questo weekend, tre turisti danesi sono stati ricoverati per overdose da eroina dopo aver sniffato quella che pensavano fosse cocaina. Nel corso del 2014 sono stati 3 i decessi di turisti a causa dell'eroina bianca spacciata come cocaina, mentre 17 sono state le overdose fortunatamente non fatali.

Ad Amsterdam sono in vendita negli smart shops i kit per escludere che la sostanza acquistata per cocaina sia eroina. Ci sentiamo di suggerire a tutti i servizi di consumatori e di riduzione del danno l'acquisto di questi economici kit, da mettere eventualmente poi in vendita: se essi vengono utilizzati per eseguire il test in proprio (ovvero se non si configura nessuna cessione di sostanza) essi sono perfettamente legali anche nel nostro Paese e pertanto potrebbero essere messi in vendita da subito anche in Italia, come test 'fai da te'.

http://www.eroina.eu.com/?q=content/ancora-eroina-bianca-venduta-cocaina-ad-amsterdam

Molly, nuova droga che uccide negli Usa: è Mdma tagliata peggio

 HARTFORD – Si chiama Molly ed è la nuova drogache spaventa gli Stati Uniti: si tratta di Mdma all’ennesima potenza, che però rischia di distruggere fegato e reni, visto che è tagliata peggio della sua più celebre “sorella” sintetica. Nelle ultime settimane una dozzina di studenti universitari sono finiti in ospedale nel Connecticut dopo un’overdose di Molly. Molly è stata ribattezzata droga “da concerto” e ha già causato alcuni morti fra i giovani in una serie di concerti a Boston, Seattle, Miami e New York. La polizia sta indagando sui casi verificatisi nella serata di domenica al campus della Wesleyan University di Middletown, nel Connecticut. Da lunedì, otto studenti sono ancora in ospedale e due in condizioni critiche.

Non è chiaro se i ragazzi fossero insieme o dove sia stata venduta loro la droga, una forma purissima di Mdma. Il capo della polizia di Middletown, William McKenna, ha detto che il loro “primo obiettivo è quello di ottenere informazioni sul lotto di Molly distribuito agli studenti del campus”, come riferisce la Bbc. 

l'Alaska ha legalizzato la cannabis

canapa legale per uso sia medico che ricreativo in Alaska: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2015/02/24/alaska-da-oggi-uso-mari...

USA - Alcool 114 volte piu' mortale della marijuana. Studio

USA - Alcool 114 volte piu' mortale della marijuana. StudioScarica e stampa il PDF2 Notizia 24 febbraio 2015 9:18 Paragonata con altre droghe ricreative - incluso l'alcol - la marijuana potrebbe essere più sicura di quanto si pensasse finora. E i ricercatori hanno sistematicamente sottostimato i rischi associati al consumo di alcol. Lo rivela un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports, magazine che fa parte del gruppo editoriale di Nature.I ricercatori hanno paragonato il rischio di morte causato da una serie di sostanze stupefacenti: hanno scoperto che l'alcol rappresenta la sostanza più mortale, seguita dall'eroina e dalla cocaina. E quale droga si trova in fondo alla lista? La marijuana, 114 volte meno mortale dell'alcol e di gran lunga anche del tabacco.Da sottolineare che il concetto di più sicuro dell'alcol non significa che sia sicuro al 100%. Ci sono molti rischi associati al consumo di cannabis: problemi mentali che possono presentarsi con più facilità nei soggetti che hanno iniziato a consumare marijuana da giovanissimi. La conclusione? Dati i rischi molto bassi legati al consumo i ricercatori "suggeriscono di iniziare un approccio di regolamentazione molto stringente piuttosto che la proibizione". 

 

pornografia in numeri

La pornografia on line che numeri ha ?

Onlineschool.org riporta:

  • il giro d’affari del porno online è di oltre 4 miliardi di euro
  • il 35% di tutti i download effettuati da Internet è porno
  • ogni secondo oltre 28.000 persone si collegano a un sito hard.
  • ogni giorno nel mondo circolano oltre 2,5 miliardi di e-mail hot.
  • ogni secondo vengono spesi online 2800 euro per contenuti pornografici.

Tanti problemi ovviamente si legano alla “visione adatta ad un pubblico adulto”.
Dalla definizione di normalità al disagio sino alla franca dipendenza, oramai nota.
Non ultimi ad essere implicati sono gli adolescenti; le possibilità della multimedialità li sposta su terreni per i quali andrebbero meglio preparati.
La dimensione dell’affetto, della sessualità, del genere e complessivamente la costruzione della relazione con l’altro sesso possono essere fortemente minacciati.

- See more at: www.insostanza.it/domanda/pornografia-on-line/#sthash.9zrPBlYz.dpuf

i prossimi 7 stati (usa) che stanno per legalizzare

ohi ohi dai filtro anti spam passamelo non è un link pubblicitario è un normale articolo... http://reset.me/story/7-states-next-line-legalize-marijuana/

Studio inglese: la "super-cannabis" causa un caso di psicosi su quattro

 La “super cannabis” causerebbe un caso di psicosi su quattro. E’ l’allarme lanciato in Gran Bretagna (ma non solo) da uno studio durato 6 anni, condotto dall’Institute of Psychiatry, Psychology & Neuroscience del King’s College di Londra e in pubblicazione su “Lancet Psychiatry”. 

 

La “super-cannabis” e la ricerca 

La “super-cannabis” è una varietà extra-forte della classica e nota sostanza, viene chiamata “skunk” e contiene livelli di tetraidrocannabinolo pari al 15% contro il 4% delle varietà “tradizionali” usate per esempio per la preparazione della cannabis terapeutica. 
Ebbene, secondo lo studio inglese chi usa “skunk” ogni giorno è cinque volte piu’ a rischio di sviluppare malattie psicotiche, come la schizofrenia. Sono stati presi in considerazione 800 adulti della zona sud della capitale sul Tamigi, metà dei quali trattati di recente per un primo episodio psicotico. Per loro è emersa un’incidenza della schizofrenia doppia rispetto alla metà degli anni ‘60. Un trend largamente ritenuto correlato al consumo di droga. Benché in generale l’uso di cannabis in Gran Bretagna sia sceso del 40% negli ultimi 10 anni, infatti, tra gli utilizzatori è aumentata nettamente la potenza della sostanza fumata. Un elemento che, insieme alla frequenza d’impiego, gioca secondo i ricercatori un ruolo cruciale nello sviluppo di problemi mentali. 
In particolare, gli autori dello studio hanno concluso che il 24% dei nuovi casi di psicosi diagnosticati nella zona di Londra oggetto dell’indagine possono essere attribuiti alla “skunk”. 

 

 

 

 

Dibattito sulla liberalizzazione si riapre in Gran Bretagna 

Questo dato nel paese anglofono ha riaperto il dibattito in merito alla liberalizzazione, anche perché alcune nuove varietà di cannabis, due volte ancora più potenti di quelle disponibili nel Regno, sono già state sviluppate nei Paesi Bassi. 
Il segretario di Giustizia, Chris Grayling, afferma che i nuovi risultati sono un argomento che pesa contro. E anche il liberaldemocratico, Norman Baker, ex sottosegretario agli Interni con delega alle politiche sulla droga, fautore del progetto di depenalizzazione della cannabis, riflette sull’opportunità di una nuova classificazione per la “skunk”. «Il nostro approccio rimane chiaro», commenta un portavoce del ministero, come si legge sul “Telegraph”: «Dobbiamo prevenire l’uso di droga nelle nostre comunità e aiutare le persone dipendenti attraverso il trattamento e il recupero. Garantendo al tempo stesso l’applicazione della legge per tutelare la società, fermando l’offerta e contrastando la criminalità organizzata coinvolta nel commercio di stupefacenti». «La tendenza mondiale alla liberalizzazione della cannabis - riflettono gli studiosi guidati da Marta Di Forti - evidenzia ancora di più la necessità urgente di sviluppare interventi di educazione pubblica per informare, soprattutto i giovani, sui rischi delle varietà più potenti di cannabis».

 

In Italia raccolta di dati da parte della Società italiana di psicopatologia

In Italia l’allarme è lanciato dagli esperti dalla Sopsi, la Società italiana di psicopatologia: «Tra i giovani dai 10 ai 19 anni aumentano le psicopatologie provocate da abuso di alcol e sostanze stupefacenti», avvertono in vista del 19esimo Congresso nazionale previsto il 23 febbraio a Milano. 
I dati della Sopsi parlano chiaro: «Da una ricerca sull’abuso di alcol, caffè ed energy drink, condotta su 3.011 adolescenti e giovani adulti italiani di entrambi i sessi tra i 16 e i 24 anni, emerge che il 53,6% consuma bevande alcoliche; tra questi, l’89,6% ha avuto comportamenti di “binge drinking” (l’ingestione di 5 o più bevande alcoliche, 4 per le donne, in un’unica occasione almeno una volta a settimana), mentre nel campione complessivo la percentuale di “binge drinkers” si attesta al 48,1%». In genera, «dunque, emerge che quasi il 90% dei giovani adulti consumatori di alcol è anche bevitore “binge”». Un altro studio citato dalla società scientifica riguarda proprio la cannabis. La ricerca rileva come, «dei 116 soggetti reclutati, il 50% abbia fatto uso di cannabis almeno una volta nella vita e il 22% sia attualmente consumatore. I consumatori abituali sono più spesso maschi e disoccupati. Dallo studio è emerso che quanti fanno uso di cannabis provano allucinazioni visive e rallentamento del tempo, mentre la percezione di spavento è associata all’interruzione del consumo, così come l’esperienza di allucinazioni uditive è legata all’assunzione di cannabis oltre 50 volte nell’arco della propria vita».

corriere della sera.it

I dinosauri si facevano di LSD?

 Il ritrovamento di un fossile rivela che nel Cretaceo i dinosauri probabilmente pasteggiavano con un fungo allucinogeno lontano parente di quello da cui è ricavato l'acido lisergico (meglio noto come LSD).

dino-lsd-focusit
Ve l'immaginate un tirannosauro (Tyrannosaurus rex) strafatto di LSD che scappa impaurito da una felce gigante scambiata per un predatore dalle mille braccia? 
Bè, non esageriamo, soprattutto perché i tirannosauri erano carnivori, ma la notizia è che i dinosauri del Cretaceo si sarebbero nutriti anche di un fungo che provocava allucinazioni, proprio come l'acido lisergico che impazzava negli anni '60.   
Un gruppo di scienziati della Oregon State Univesity ha rivenuto in Birmania un fossile di erba incastonato nell'ambra risalente a un periodo che va da 97 a 110 milioni di anni fa. Si tratta del più antico fossile d'erba mai ritrovato e ha contribuito a spiegare l'evoluzione dell'erba e dei suoi semi nel tempo. Sulla punta di questo sottile filo d'erba i ricercatori hanno individuato i resti del Palaeoclaviceps parasiticus, un fungo ormai estinto che si può considerare l'antenato dell'ergot, da cui deriva l'LSD.
 
UNA STORIA ALLUCINANTE. Il fungo cresceva in zone umide e fredde e, oltre alle allucinazioni, era in grado di provocare avvelenamenti e altri terribili sintomi come vomito, convulsioni, bruciore della pelle.
 
«Non c'è dubbio che i sauropodi si nutrissero di cibi contenenti queste sostanze», spiega il paleoentomologo George Poinar commentando la sua ricerca che - va notato - non è stata pubblicata su alcuna rivista scientifica e dunque manca (ancora) del giudizio di altri esperti. Inoltre non è chiaro che tipo di effetto potessero avere questi funghi sui dinosauri.
 
La scoperta rimane comunque importante perché nel Cretaceo le erbe stavano iniziando ad evolversi, fino ad arrivare a costituire, oggi, il 20% della vegetazione del pianeta e ci forniscono un’immagine più chiara dell’ambiente del tempo.
 
SAPORE AMARO, EFFETTI STRANI. Il parente stretto del fungo trovato sull’erba preistorica, l’ergot, ha un sapore amaro e l’erba contaminata dal fungo ha un effetto repellente su tutti gli erbivori.
 
L’ergot ha attraversato la storia: è l'ingrediente "deviante" che modifica la segale cornuta e nel medioevo generava la febbre del pellegrino (altrimenti detta "Fuoco di Sant'Antonio");  è stato la causa dell'isteria di massa che a fine Settecento invase la città americana di Salem, portando ai processi per stregoneria: uno studio ha poi rivelato che le "visioni" di cui soffrivano i cittadini fossero in realtà provocate anche qui dal pane di segale infettato dall'ergot.
 
Poi, nel 1938, presso i laboratori di Basilea della Sandoz, Albert Hofmann sintetizzò l'LSD (Dietilamide-25) come coadiuvante per la psicanalisi, a partire dall'acido lisergico contenuto nell’ergot. Impiegato dal secondo dopoguerra dalla Cia per esperimenti sul condizionamento mentale e negli interrogatori, la potente sostanza diventò un simbolo del periodo hippy degli anni '60. 
 
www.focus.it
 

GRAN BRETAGNA - LSD ed esperimenti clinici. La fila dei volontari

 Un ricercatore britannico e' sommerso dalle candidature di volontari desiderosi di partecipare al suo studio sul trattamento dell'ansia a base di droga.
LSD... Chi vuole dell'LSD? Il dottor Robin Carhatt-Harris, dell'Imperial College of London, sta collassando sotto le candidature di volontari che anelano a prender parte ai suoi ultimi esperimenti, che comprendono essenzialmente l'assunzione di LSD per valutare la sua efficacia nel trattamento dell'alcolismo e della depressione.
“Abbiamo un'orda di studenti che si stanno battendo per partecipare e prendere dell'LSD”, confida al quotidiano Daily Mirror, il medico 34enne, che sta conducendo il primo esperimento usando questa sostanza in Gran Bretagna, dopo il Misuse of Drugs Act che nel 1971 ha regolamentato il possesso e l'approvvigionamento di alcuni prodotti psicotropi. Purtroppo, per questi giovani pieni di entusiasmo “solo uno o due studenti saranno reclutati, il resto, una ventina, sono degli addetti ai lavori”.
Il dr Carhart-Harris, che si batte perche' l'uso di psicotropi non sia piu' stigmatizzato, spiega che questo studio completa le sue precedenti ricerche sui diversi effetti benefici degli allucinogeni nel trattamento dell'ansia e della depressione. “In tempi normali, noi abbiamo consapevolezza dell'anima e dell'ego, che e' quanto ci puo' far sentire distaccati dalle cose, vederci esclusi dal mondo, e altro. Ma il cervello fa meno distinzioni e si verifica la sensazione di sentirsi un tutt'uno con l'universo.”.

ADUC Droghe

Sì all’alcol test anche per chi va in bici

In Italia, anche chi viene sorpreso ubriaco in sella a una bici commette il reato di guida in stato di ebbrezza. Lo ribadisce la Cassazione, che si era già espressa in tal senso (ad esempio: Sentenza n. 10684 – 2012), nel rigettare il ricorso di un imputato contro la decisione della Corte d’Appello di Brescia, che lo aveva condannato alla pena di 2 mesi e venti giorni di arresto e a €800 di ammenda. Proprio perché era stato sorpreso a pedalare con un tasso alcolemico superiore al limite consentito dalla legge. I Supremi Giudici, infatti, non hanno ritenuto ammissibili i motivi addotti dal ricorrente. Uno dei quali, quello che dovrebbe essere fatta una distinzione tra veicoli motorizzati e non. Visto che nel caso di specie non trovavano applicazione le sanzioni amministrative accessorie della sospensione o della revoca della patente o della confisca del velocipede.

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