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Novità tutte le sostanze, Articolo

Papa Francesco, governo boliviano: “Ci ha chiesto di poter masticare foglie di coca”

 Il pontefice oltre alla Bolivia, visiterà Ecuador e Paraguay dal 6 al 12 luglio. Nonostante costituiscano l'ingrediente principale della cocaina, le foglie sono considerate legali nel paese sudamericano e vengono consumate abitualmente dai cittadini. Lo stesso presidente Evo Morales ne difende l'uso e le considera piante sacre

www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/28/papa-francesco-governo-boliviano-ci-ha-chiesto-di-poter-masticare-foglie-di-coca/1823972/

 

Nuove Droghe, per i medici è un rebus soccorrere chi sta male

Arrivano in Pronto soccorso in stato di agitazione, allucinati, con pupille dilatate e la frequenza cardiaca a mille, oppure, al contrario, lentissima, magari con segni di ictus, infarto, o perfino in coma. Per i medici che devono prendersi cura di loro, in piena intossicazione acuta da sostanze psicoattive, inizia una partita a dadi con la sorte. Perché quasi mai si sa che cosa ha in corpo il malcapitato di turno, come spiega Carlo Locatelli, responsabile Centro Antiveleni – CNIT della Fondazione Maugeri di Pavia: «Possiamo gestire i sintomi: stabilizzare i pazienti ed evitare che facciano male a sé o agli altri se sono violenti, tenere sotto controllo il sistema cardiovascolare, il più a rischio in fase acuta, trattare le psicosi. Dal 2010 al 2014 alla nostra struttura, che è centro di riferimento per il Sistema Nazionale Allerta Precoce sulle droghe sono arrivate richieste di consulenza per circa 8600 casi, ma solo per 900 è stata possibile una diagnosi certa della sostanza assunta e dei dosaggi introdotti. Di solito si riconosce la positività a nuove sostanze quando si escludono tutte le altre per cui esistono i test».

I mix pericolosi che «cozzano» con gli anestetici

 

Non si riesce a star dietro alle nuove molecole e a mettere a punto esami per scovarle in chi le consuma: i produttori sono più veloci, nel 2014 sono entrate in commercio 101 nuove sostanze psicoattive e quando si trova il modo per identificarne una, magari non si usa più. «Nel 30% dei casi chi arriva in ospedale non ha idea di che cosa abbia preso, il 70% ha fatto un mix ed è positivo a cannabis, cocaina e lo sarebbe pure a nuove droghe che non siamo in grado di rilevare — riprende Locatelli —. A volte aggiunge fumo e alcol, in altri casi il cocktail è involontario: nelle pasticche è difficile sapere che c’è, in alcune ci sono 20 sostanze insieme. Non sapendo che cosa siano le droghe da neutralizzare, i pericoli si moltiplicano: se dobbiamo operare per un trauma da incidente stradale, ad esempio, è difficile fare un’anestesia in sicurezza perché molte sostanze “cozzano” con gli anestetici. E poi c’è la gestione del “dopo”, spesso una psicosi da cui non si torna indietro: è una conseguenza che tanti ignorano, ma che dovrebbe essere ben conosciuta. Per una pasticca si può morire, ma pure restare disabili a vita».

Con una pasticca si può morire, ma anche restare invalidi a vita

Questo messaggio può bastare come deterrente al consumo? «Bisogna dire la verità, senza moralismi: non esistono droghe leggere e pesanti, ma non è neppure vero che tutte sono mortali — spiega Simona Pichini, ricercatrice dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga (OSSFAD) dell’Istituto Superiore di Sanità —. Dobbiamo informare i ragazzi su che cosa può succedere davvero se ci si droga». Serve soprattutto dire quel che accadrà a brevissimo, come sottolinea Sabrina Molinaro, dell’Ifc-CNR di Pisa: «Anziché terrorizzarli con rischi che sono percepiti come remoti, va spiegato, ad esempio, che dopo aver preso la pasticca mancherà l’aria, arriverà un attacco di panico, sarà possibile vomitare e sudare a profusione, prima o poi ci sarà di sicuro un “brutto viaggio” e per questo è bene non essere da soli; bisogna spiegare quali effetti sono “prevedibili” e dare indicazioni su che cosa fare invece se compaiono sintomi più seri. Se diventa chiaro che lo sballo spesso si trasforma in un malessere o un pericolo immediato, forse più ragazzi ci penseranno due volte prima di buttare giù una pillola: se una ragazza capisce che bere un drink che contiene la “droga dello stupro” significa come minimo perdere i sensi e svegliarsi derubata di tutto o violentata, magari cercherà davvero di non perdere di vista il suo bicchiere quando è in discoteca».

fonte Corroere.it  www.corriere.it/salute/15_giugno_18/nuove-droghe-medici-rebus-soccorrere-chi-sta-male-644db04e-15bc-11e5-8c76-9bc6489a309c.shtml

 

Cannabis e patente: cosa cambia con il nuovo test della saliva (e come comportarsi)

www.dolcevitaonline.it/cannabis-e-patente-cosa-cambia-con-il-nuovo-test-della-saliva-e-come-comportarsi/ 

Sono partiti dal 29 maggio scorso i nuovi controlli stradali antidroga tramite il test della saliva in 19 città campione. I controlli si ripeterrano nei giorni di sabato e domenica fino al termine dell’estate e poi, se i risultati dell’esperimento verranno giudicati positivi, saranno estesi al resto d’Italia. Le città campione sono: Roma, Napoli, Bologna, Novara, Bergamo, Brescia, Padova, Verona, Trieste, Savona, Forlì e Cesena, Ancona, Ascoli Piceno, Perugia, Pescara, Teramo, Bari, Messina, Cagliari.

CONTROLLI UN PO’ PIÙ CREDIBILI. Fino ad oggi i controlli alla ricerca di sostanze stupefacenti venivano effettuati tramite l’analisi di urine o di sangue, quasi esclusivamente a seguito di incidenti. Di rado a scopo preventivo, visto che per farlo dovevano essere presenti un medico ed un laboratorio chimico mobile. Ma quando un’automobilista era sottoposto a questi tipi di controlli si trovava di fronte ad un giudizio sulle proprie abitudini più che ad una constatazione del suo stato psicofisico al momento della guida, visto che i redidui di THC potevano rimanere rintracciabili anche per 30 giorni. Questi tipi di test hanno quindi comportato il ritiro della patente per guida sotto effetto di droghe anche a centinaia di persone che avevano assunto cannabis anche diversi giorni prima di mettersi al volante. Con il nuovo test della saliva aumenteranno i controlli, ma almeno aumenterà anche la loro attendibilità. 

SOLO QUALCHE ORA DI POSITIVITÀ AI CONTROLLI. Secondo gli esperti (si veda ad esempio il forum medico sostanze.info) il THC rimane rintracciabile tramite il test della saliva per un massimo di 14 ore, ma la media non supera le 6/7 ore. Un tempo abbondantemente superiore all’effetto della cannabis su chi la assume, ma comunque un netto passo in avanti rispetto all’arbitrarietà dei controlli sulle urine. Per le altre sostanze i tempi di rintracciabilità sono i seguenti: cocaina (fino a 24 ore), oppiacei e anfetamine (fino a 72 ore), mentre per l’mdma non si trovano informazioni attendibili al riguardo. 

POSSIBILI TECNICHE PER RIDURRE I TEMPI DI RINTRACCIABILITÀ. Il tempo di positività di 6/7 ore è realistico solo nel caso il soggetto non beva altro che acqua e non mangi nulla in questo lasso di tempo, in caso contrario i tempi si abbassano ulteriormente. Anche per quanto riguarda i test della saliva, come per i test delle urine, esistono infatti dei metodi per accorciare i tempi di positività ai controlli. Secondo una ricerca pubblicata dall’Università degli Studi di Catania potrebbe bastare mangiare alcuni cracker, in questo caso infatti: “La presenza di cannabinoidi è stata accertata solo nel primo prelievo salivare effettuato un’ora dopo il fumo dello spinello. Le concentrazioni erano tuttavia molto basse e già alla seconda ora il test dava esito negativo”. 

COMUNQUE SIA MEGLIO NON RISCHIARE. A parte i possibili sotterfugi, la cui utilità rimane come sempre soggettiva, il consiglio per i consumatori di cannabis residenti nelle città interessate dai nuovi controlli è quello di attendere le 14 ore di limite della rintracciabilità prima di mettersi alla guida. Nelle città-test, infatti, i controlli effettuati nel fine settimana si stanno rivelando assai frequenti (con 1800 strumentazioni per il prelievo della saliva messe a disposizione delle volanti) ed in caso di positività sono automatiche sia la sospensione della patente che il sequestro del mezzo nel caso sia intestato allo stesso guidatore.

 

Fabrizio Lorusso, NarcoGuerra

E’ appena uscito un prezioso libro di giornalismo narrativo, NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga di Fabrizio Lorusso (Ed. Odoya, 2015): reportage, interviste, cronache e analisi con una visione critica di quanto vissuto negli ultimi anni in Messico e in altri paesi latinoamericani. Per gentile concessione dell’editore, ne presentiamo un estratto. Qui si può leggere l’introduzione, qui il risvolto di copertina con una sintesi e la nota biografica dell’autore, qui l’indice e il Prologo di Pino Cacucci, qui il calendario delle presentazioni in Italia

lapoesiaelospirito.wordpress.com/2015/06/08/fabrizio-lorusso-narcoguerra/

Guida in stato di alterazione psico fisica: l’esempio della Cannabis

Un intervento sugli aspetti medico-legali rapportati all’assunzione di cannabis e guida di autoveicoli. Il testo, scritto dal medico legale Elio Santangelo, rappresenta un estratto del libro “Guida in stato di alterazione psico‑fisica: l’esempio della Cannabis”, edito dalla Casa Editrice Medico-Scientifica SEEd.

Come l’uso di Cannabis è aumentato negli ultimi anni, così è cresciuta la necessità di migliorare le metodologie e le strategie mediante le quali sia possibile studiarne l’impatto sulla salute. Oggi l’analisi dei cannabinoidi nei liquidi biologici è oggetto di notevole interesse pubblico e rappresenta anche una enorme sfida scientifica che abbisogna, da un lato, di poter disporre di indagini tossicologiche sempre più sensibili e affidabili per affrontare questo studio, dall’altro di incrementare le conoscenze circa la sostanza e gli effetti che è in grado di determinare, al fine di poter interpretare adeguatamente gli esiti delle analisi. In merito alla guida di veicoli, una delle problematiche di maggiore interesse riguarda la relazione che intercorre tra i valori di concentrazione di Δ9‑THC misurati su campione ematico e il presunto stato di intossicazione del soggetto cui il campione appartiene.
Nel tentativo di determinare se sia possibile stabilire un livello soglia di Δ9‑THC oltre il quale si venga a realizzare una condizione di disabilità, sono stati avviati da parte dello statunitense National Istitute of Drug Abuse (NIDA) studi finalizzati alla valutazione degli effetti indotti da differenti dosi di Cannabis, somministrate a volontari, sui compiti e sulle abilità correlati alla guida. I risultati forniti da tale indagine suggeriscono che, mentre appare possibile stimare la relazione esistente tra dosi assunte e concentrazioni attese, la valutazione tra dosi e performance risulta caratterizzata da maggiore incertezze [1]. In aggiunta, anche se si può far conto su di un campione di liquido biologico prelevato al soggetto, né l’urina, né la saliva, né il sangue possono produrre una misurazione senza riserve della presenza e quantificazione del grado di disabilità alla guida, specifico per il soggetto indagato.
Uno dei motivi alla base di tale incertezza è rappresentato dalla complessità delle caratteristiche farmacodinamiche e farmacocinetiche della sostanza. Una interpretazione approfondita circa la relazione esistente tra concentrazione riscontrata nei fluidi biologici e sussistenza e grado degli effetti determinati sul comportamento necessiterebbe di integrare tra loro informazioni riguardanti diversi aspetti relativi alla sostanza assunta, quali il profilo farmacologico, variabile da individuo a individuo in funzione di caratteristiche genetiche, fisiologiche e ambientali [2].                      
Di rado tutte queste informazioni risultano complessivamente disponibili in casi di pertinenza tossicologico‑forense e non solo.
Anche se è ben compreso che l’assunzione di droghe può risultare dannosa per una guida sicura, la misura in cui farmaci e/o sostanze stupefacenti possono deteriorare le prestazioni di guida è spesso complicata da prevedere [3].
Di conseguenza, comprendere la relazione tra valori di concentrazione rilevati in un unico campione biologico e grado di disabilità prodotto rimane a tutt’oggi un compito non semplice [4].
Le molteplici variabili coinvolte possono infatti determinare un ampio spettro di possibili interpretazioni. Prendendo in considerazione sostanze stupefacenti e sostanze psicotrope, formulare e sostenere una accusa, da un punto di vista scientifico e, più specificamente medico-legale, in merito ad una condizione di disabilità, appare più complesso rispetto a quanto accade nel caso della guida sotto l’influenza dell’alcool. Natura e grado della disabilità possono essere difficili da distinguere e provare, rendendo di conseguenza meno agevole la persecuzione di tali casi. Anche se l’alcool è una droga, non tutte le droghe possono essere considerate allo stesso modo dell’alcool. Ciò significa che nel caso in cui un conducente sia sospettato di guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, anche definita DUID (Driving Under Influence of Drugs) [5], è possibile che siano richiesti un trattamento e una valutazione speciali per definire la sussistenza del reato. Una buona interazione e una effettiva integrazione tra forze dell’ordine ed esperti dell’ambito legale e scientifico risulta fondamentale in questi casi.
Dato che la guida di un autoveicolo rappresenta un’attività complessa che, per essere svolta, comporta il possedere abilità psico-fisiche ben determinate, si considera che l’assunzione di qualsiasi farmaco o sostanza capace di influenzare i fisiologici processi mentali e/o fisici sia in grado di ridurre le performance necessarie alla guida. Il livello di compromissione della funzionalità e della performance del soggetto dipende dalle caratteristiche della sostanza, dalle modalità di assunzione, dal tempo intercorso tra utilizzo della sostanza e campionamento della matrice biologica per l’effettuazione delle relative analisi.
Queste fonti di variabilità, associate ai costi legati ai test tossicologici, alle differenti risorse disponibili da Stato a Stato e ai diversi protocolli utilizzati dai laboratori rendono il problema ancora più complesso. Dimostrare e definire una condizione di disabilità droga-correlata richiede oggi di sviluppare e affinare la comprensione degli effetti prodotti da sostanze specifiche e la loro potenzialità nel determinare effetti negativi sulla condotta di guida. La valutazione in ambito medico e statistico riguardante la prevalenza di droghe varia non soltanto in rapporto ad aree geografiche ma anche in relazione alle metodologie impiegate, al loro grado di sensibilità e specificità, e alla natura dei campioni utilizzati (sangue, urine, saliva, altro).
A fini interpretativi, inoltre, riveste un ruolo importante il periodo di tempo (detection time) in cui una sostanza o i suoi metaboliti possono essere presenti all’interno di un campione biologico. 
Esso varia notevolmente in funzione di: sostanza, matrice biologica esaminata e caratteristiche individuali del soggetto [6]. È importante considerare che, oltre ai risultati che possono emergere dalle analisi tossicologiche, ulteriori informazioni che includono le caratteristiche di guida, test riguardanti la performance, test psicofisici, comportamenti inusuali, condizioni del guidatore sono spesso necessarie, in ambito medico-legale, al fine del riconoscimento e della valutazione del nesso di causa tra consumo di sostanze psicoattive e sussistenza di disabilità a carico della persona indagata. Al fine di fornire una valida testimonianza, in ambito tossicologico sarebbe sempre auspicabile poter associare ai risultati derivanti dalle analisi strumentali procedure cliniche unanimemente riconosciute e validate che forniscano elementi quanto più obiettivi in merito all’esame del soggetto, del comportamento tenuto e degli effetti clinicamente obiettivabili indotti dalla sostanza assunta. In tal senso, la messa a punto e il conseguente utilizzo di un approccio d’interpretazione multidisciplinare potrebbe essere di grande utilità, dato che la sola presenza di una sostanza psicoattiva in un campione biologico fornisce informazioni molto preziose ma, spesso, anche altri elementi devono essere tenuti in considerazione. Fatta eccezione per l’etanolo, tra la comunità scientifica non esiste ancora una unanime posizione circa la possibilità di correlare determinate concentrazioni ematiche di una certa sostanza psicoattiva (come può essere il caso della Cannabis) agli effetti prodotti sulla guida e ai quadri di diminuzione di performance e disabilità corrispondenti alla definizione di «guida in stato di alterazione psico-fisica» [7].
I valori di concentrazione dei metaboliti, come l’11‑OH‑THC, correlano temporalmente con la presenza degli effetti psicoattivi ma non sono prontamente rintracciabili nel sangue, mentre i livelli ematici di Δ9‑THC correlano solo in modo modesto con l’attualità dello stato di intossicazione, in virtù della natura liposolubile di tale molecola. Secondo alcuni Autori tale condizione potrebbe, realisticamente, essere associata alla somma delle concentrazioni di tutti i cannabinoidi con attività psicoattiva presenti nei liquidi biologici, a livello cerebrale e negli altri tessuti. In conclusione, per chi è chiamato a interpretare i dati analitici e anche per coloro cui competono valutazioni di carattere giuridico, appare importante poter disporre di approcci di studio volti ad indagare molteplici aspetti quali:
- Considerazioni empiriche: qual è la farmacologia della sostanza? Quali effetti produce? Per quanto tempo si prolunga  l’effetto?
- Studi epidemiologici: studi retrospettivi che abbiano indagato sul rapporto tra sostanze/comportamenti alla guida in una data popolazione di conducenti.
- Valutazione di casi clinici: rapporti pubblicati in letteratura riguardanti definizione e valutazione dello stato di alterazione in relazione alla guida di autoveicoli, attraverso il riconoscimento obiettivato di quadri clinici ascrivibili ad assunzione di specifiche sostanze stupefacenti.
- Studi di laboratorio: somministrazione di una sostanza e valutazione in ambiente controllato del tempo di risposta agli stimoli visivi e uditivi, del controllo motorio, della memoria, della visione, degli effetti sull’umore, attraverso prove psico-fisiche.
- Studi al simulatore: somministrazione di una sostanza e valutazione delle performance mediante simulatore di guida. Possono essere indagate posizione mantenuta nella corsia, velocità e direzione assunte.
- Studi riguardanti la guida: somministrazione di una sostanza e valutazione delle prestazioni di guida in un ambiente e in condizioni “reali”. La guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti e/o psicotrope continua a rimanere un problema attuale e socialmente sentito.
In Italia, la definizione ed evoluzione di normative finalizzate alla prevenzione e repressione del reato previsto dall’ art. 187 del Codice della Strada ha visto negli anni l’introduzione di nuovi interventi legislativi relativamente alle metodiche di accertamento e agli aspetti sanzionatori. Da una prospettiva strettamente medico-legale, la criteriologia presa in considerazione in casi di intossicazione dovrebbe prevedere la valutazione di parametri di natura clinica (relativamente alla sintomatologia presentata), anamnestica (valutazione dei risultati ottenuti in riferimento delle cause della fenomenologia considerata) e chimico tossicologica (dimostrazione analitica della presenza nei liquidi biologici di un determinato tossico e dei suoi metaboliti) [8]. 
La risultanza di tutti gli elementi sopra considerati non sempre e non facilmente è disponibile. Come previsto dai chiarimenti del ministero dell’Interno circa la procedura di accertamento del reato (richiamati in precedenza), l’introduzione di accertamenti clinici da affiancare a determinazioni di natura chimico-tossicologica non sarà di semplice esecuzione per il personale che verrà indicato all’assoluzione di tale ufficio, che presumibilmente dovrebbe avere caratteristiche proprie di un’attività di tipo tossicologico-clinico [9].
Nonostante, quindi, le molte pubblicazioni scientifiche ad oggi disponibili relative allo studio degli effetti che alcune classi di farmaci e le sostanze stupefacenti sono capaci di determinare sulle capacità di guida, da un punto di vista normativo e procedurale non è stato ancora raggiunto un approccio univoco che fornisca, alle parti chiamate in causa in contesti legati alla guida in stato di alterazione, strumenti realmente efficaci nel consentire il riconoscimento “certo” della sussistenza delle condizioni di disabilità correlate all’assunzione di sostanze ad azione stupefacente e/o psicotropa.
 
Autore: Dottor Elio Santangelo
 
Fonte: Pratica Medica & Aspetti Legali
 
 
Editore: SEEd www.edizioniseed.it
 
Bibliografia
1. National Institute on Drug Abuse (NIDA). The analysis of cannabinoids in biological fluids. Research monograph 1982; 42: 4
2. Nassar AF, Hollenberg PF, Scatina J. Drug metabolism handbook. Concepts and applications. Hoboken: Wiley, 2009
3. Kerrigan S. Drug toxicology for prosecutors. Targeting hardcore impaired drivers. American Prosecutors Research Institute (APRI), 2004
4. Walsh JM. Illegal drugs and driving. International Council on Alcohol, Drugs and Traffic Safety (ICADTS). Working Group Report, 2000
5. Haley J. The truth about drugs. New York: DWJ BOOKS LLC, 2009
6. Sloboda Z. Epidemiology of drug abuse. New York: Springer‑Vergas, 2005
7. Gotz W, Sznitman S, Olsson B. A Cannabis reader: global issues and experience. European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA), 2008
8. Baima Bollone P. Medicina legale. Torino: Giappichelli Editore, 2005
9. De Ferrari F, Palmieri L. Manuale di medicina legale, per una formazione, per una conoscenza. Milano: Giuffrè Editore, 2007
 

Il summit mondiale dei tossici

Il summit mondiale dei tossici

giugno 20, 2013

Di Max Daly

Sono stato al Radisson Hotel di Vilnius, la capitale della Lituania, per uno dei più grandi raduni internazionali di tossicodipendenti ed ex-tossicodipendenti. Ci sono eroinomani dagli slum di Nairobi, mangiatori di oppio dalle strade del Nepal e fumatori di crack di Kabul, fianco a fianco con medici, operatori per i diritti umani e politici.

In tutto, 750 persone si sono riunite all’International Harm Reduction Conference per cercare di capire come ridurre i danni provocati dalla Guerra alla droga dei governi di tutto il mondo ai consumatori di droga.

Prosegue qua http://www.vice.com/it/read/international-harm-reduction-conference-lituania

“Legalizziamo la cannabis” pronta la legge bipartisan

ROMA - Un intergruppo che, prima ancora di iniziare i lavori, ha già riunito sessanta parlamentari. E che si prefigge l'obiettivo di predisporre e fare approvare una legge per rendere la cannabis legale.

L'iniziativa è di Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, senatore del gruppo misto e soprattutto radicale d'origine. Sulla base di un movimento d'opinione che ha unito da Umberto Veronesi a Roberto Saviano, decolla un organismo parlamentare trasversale: ad aderirvi deputati del Pd di fede strettamente renziana (Roberto Giachetti) e non (Pippo Civati), grillini e fuoriusciti da M5S, persino un nome di spicco di Forza Italia come l'ex ministro della Difesa Antonio Martino.

L'intergruppo avvia la sua attività anche sullo slancio dell'esplicito suggerimento contenuto nella relazione annuale della Direzione nazionale antimafia: "Davanti all'oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo, spetterà al legislatore valutare se sia opportuna una depenalizzazione della materia". La Dna ha invitato il Parlamento a "bilanciare i contrapposti interessi". Se, da un lato, "bisogna riconoscere il diritto alla salute dei cittadini", dall'altro occorre tenere conto delle "ricadute che la depenalizzazione avrebbe in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse delle forze dell'ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite".

D'altronde, c'è un dato, fornito dalla stessa Dna, che fa riflettere: il mercato illegale oggi vende fra 1,5 e 3 milioni di chilogrammi l'anno di cannabis, "quantità che soddisfa una domanda di mercato di dimensioni gigantesche". Un volume che consentirebbe a ciascun cittadino italiano (compresi vecchi e bambini) un consumo di circa 25-50 grammi a testa, pari a circa 100-200 dosi. "Il problema  -  dice Della Vedova  -  non è più dichiararsi favorevole o contrario alla legalizzazione, piuttosto è regolare un mercato che è già libero. Occorre disciplinare, limitare e penalizzare l'uso delle droghe leggere, sul modello di quanto si fa per alcol e tabacco. Perché la repressione, finora, ha avuto costi altissimi. E non è servita a contenere i consumi di hashish e marijuana". (e. la.)

www.repubblica.it/politica/2015/03/15/news/_legalizziamo_la_cannabis_pronta_la_legge_bipartisan-109543299/

 

Le mani di Big Tobacco sulla marijuana legale, l'ultimo colpo grosso dei giganti della sigaretta

 BIG Maria. Oppure, magari, La Grande Canna. I padroni dell'erba. O comunque si decida di chiamare l'incrocio fra quelli che, nell'economia americana, sono l'industria storicamente più redditizia e il settore, oggi, in crescita più vertiginosa. Negli Usa, è già "Big Pot": il negato, ma, per molti, inevitabile matrimonio fra Big Tobacco e il "cannabusiness", nome ormai ufficiale della marijuana legalizzata. Insomma, quando rollarsi una Marlboro assumerà un significato tutto nuovo.

Nel corso del 2014, il giro d'affari della marijuana legale è passato da zero a 2,4 miliardi di dollari, nonostante sia possibile fumarla liberamente solo in due Stati (il Colorado e l'Oregon) e utilizzarla a fini medicinali in un'altra dozzina come New York e California. Praticamente, lo stesso fatturato faticosamente raggiunto dalle sigarette elettroniche. Ora gli Stati che consentono un uso ricreativo della marijuana (cioè fumare uno spinello) sono diventati cinque: si sono aggiunti Washington, Alaska e il distretto di Columbia, cioè Washington, intesa come la capitale. Del resto, la legalizzazione della marijuana ha un consenso di massa: il 70 per cento degli americani nati dopo il 1980 è favorevole. Ma lo è anche più della metà dei loro genitori: i baby boomers, la generazione della scoperta di massa della marijuana. E finanche un buon terzo dei nonni: i nati fra il 1928 e il 1945, che la marijuana l'hanno vista da adulti. Un numero consistente non si limita a parlarne. Più di 19 milioni di americani con un'età superiore a 12 anni hanno dichiarato, nel 2012, di essersi fatti una canna, probabilmente, al contrario di Bill Clinton, inalando a pieni polmoni. Quasi otto milioni lo fa tutti i giorni. Un mercato assai appetibile: gli esperti hanno già calcolato che, se la marijuana diventasse legale in tutti i 50 Stati del paese, il giro d'affari sarebbe subito di oltre 36 miliardi di dollari l'anno. Per dire: quasi quanto il cibo organico.

Chi si prenderà questo mercato? Il settore è, attualmente, un ribollìo di iniziative più o meno avventurose di piccole aziende. Ma Leonid Bershidsky, opinionista di Bloomberg , non ha dubbi. Chi è nella posizione perfetta per catturare questi milioni di consumatori è Big Tobacco. I giganti della sigaretta, elenca Bershidsky hanno già in piedi i sistemi di distribuzione (la marijuana a scopi medicinali viene già venduta attraverso i tabaccai), le macchinette automatiche, le fabbriche per fabbricare gli spinelli e anche i vaporizzatori per inalarli, come con le sigarette elettroniche, i laboratori di ricerca e, naturalmente, una enorme massa d'urto finanziaria.

Chi pensa che Big Tobacco sia stato fiaccato dalla gragnola di divieti di fumo che gli sono piovuti addosso, infatti, si sbaglia. Tuttora, Philip Morris (Marlboro) fattura oltre 135 miliardi di dollari l'anno, Reynolds (Camel, Winston) 73 miliardi, Lorillard (Kent, Newport) 40 miliardi. Divieti o no, nel 2004 i fumatori, negli Usa, erano il 21 per cento della popolazione. Nel 2011, erano poco di meno: il 19 per cento. E Big Tobacco resta una gallina dalle uova d'oro. Dal 2005 ad oggi, le azioni delle aziende di Big Tobacco sono cresciute di quasi il 200 per cento. Quelle dell'hi-tech, per fare un confronto, nonostante il boom dei computer, di Internet e degli smartphone, di meno del 100 per cento.

Big Maria, allora? All'ipotesi di sbarcare sul terreno della marijuana aziende come la Philip Morris, come rivelato da varie inchieste giornalistiche, ci avevano pensato seriamente a cavallo fra gli anni '60 e '70, ma qualsiasi progetto fu abbandonato negli anni '80. Riprenderlo oggi non è così semplice. I giganti del tabacco sono già abbastanza assediati da norme e divieti ed è difficile che abbiano voglia di coltivare nuove polemiche. Soprattutto, l'ostacolo, negli Usa, è politico. I bastioni di difesa di Big Tobacco sono gli Stati in cui le aziende sono una forza economica e un serbatoio di occupazione: dove si coltiva il tabacco e si producono sigarette. La controprova è che sono anche gli Stati un cui i divieti di fumo sono più radi e meno pervasivi. Di fatto, la cintura di Stati del Sud, a est del Rio Grande. Dal Texas alla Georgia, alla Carolina del Sud, su fino a Kentucky, Tennessee, Virginia. Il problema è che questi sono anche gli Stati tradizionalmente conservatori, in cui lo spinello può ancora portare in prigione.

Insomma, dicono gli esperti, Big Tobacco non metterà i piedi nel piatto della marijuana fino a quando non avrà una copertura federale. Fino a quando, cioè, lo spinello non sarà legale anche agli occhi della Dea, l'agenzia antidroga federale che, sulla base della legislazione attuale, potrebbe in teoria bloccare l'uso della marijuana anche dove un referendum lo ha reso possibile. La novità è che qualcosa si sta muovendo. Per la prima volta, il Senato di Washington discuterà pubblicamente e ufficialmente della marijuana. Tre senatori hanno, infatti, presentato nei giorni scorsi, un progetto di legge che impedirebbe alle autorità federali di interferire nelle decisioni prese dagli Stati sull'uso o meno della marijuana. È un classico tema libertario e, infatti, i presentatori sono due democratici e un repubblicano come Rand Paul, possibile candidato alle prossime presidenziali, da sempre sostenitore dei diritti degli Stati contro le ingerenze federali. Fra le righe, il progetto di legge fa, però, qualcosa di più: riconosce per la prima volta, a livello federale, il valore medicinale della marijuana, il grimaldello che, a livello statale, sta portando alla sua progressiva liberalizzazione. E la presenza di Rand Paul spinge a fare due più due. Il potenziale candidato alle presidenziali è da sempre un sostenitore dei diritti degli Stati, ma rappresenta anche al Senato il Kentucky: Stato di piantagioni di tabacco e di fabbriche di sigarette, dove Big Tobacco è un nome che conta.

http://www.repubblica.it/esteri/2015/03/14/news/le_mani_di_big_tobacco_sulla_marijuana_legale_l_ultimo_colpo_grosso_dei_giganti_della_sigaretta-109485933/?ref=HREC1-21

"Totale fallimento dell'azione repressiva"

Uno sguardo alla relazione 2015 della Direzione Nazionale Antimafia, a pagina 354. (I tagli interni e i caratteri maiuscoli sono miei) Udite udite: "Per avere contezza della dimensione che ha, oramai, assunto il fenomeno del consumo delle cd droghe leggere, basterà osservare che - considerato che [...] il quantitativo sequestrato è di almeno 10/20 volte inferiore a quello consumato - si deve ragionevolmente ipotizzare un mercato che vende, 
approssimativamente, fra 1,5 e 3 milioni di Kg all’anno di cannabis, quantità che soddisfa una domanda di mercato di dimensioni gigantesche. [...] Di fronte a numeri come quelli appena visti - e senza alcun pregiudizio ideologico, proibizionista o antiproibizionista che sia - si ha il dovere di evidenziare a chi di dovere che, oggettivamente, e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il TOTALE FALLIMENTO DELL'AZIONE REPRESSIVA. [...] Si può dire, allora, che i dati statistici e quantitativi nudi e crudi, segnalano, in questo specifico ambito, l’affermarsi di un fenomeno oramai endemico, capillare e sviluppato ovunque, non dissimile, quanto a radicamento e diffusione sociale, a quello del consumo di sostanze lecite (ma, il cui abuso può del pari essere nocivo) quali tabacco ed alcool. [...] Dunque, davanti a questo quadro, che evidenzia l’oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo, spetterà al legislatore valutare se, in un contesto di più ampio respiro (ipotizziamo, almeno, europeo, in quanto parliamo di un mercato oramai unitario anche nel settore degli stupefacenti) sia opportuna una depenalizzazione della materia, tenendo conto del fatto che, nel bilanciamento di contrapposti interessi, si dovranno tenere presenti, da una parte, le modalità e le misure concretamente (e non astrattamente) più idonee a garantire, anche in questo ambito, il diritto alla salute dei cittadini (specie dei minori) e, dall’altra, le ricadute che la depenalizzazione avrebbe in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle 
forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di 
appannaggio di associazioni criminali agguerrite."
Così la Direzione Nazionale Antimafia. Lo avete letto su qualche quotidiano? Telegiornali? Linea Rossa? Santoro e derivati? Fatto Quotidiano? Come no, dai, era dappertutto? Ci hanno fatto pure uno speciale di Vespa! Comunque, per ricordarvelo meglio, la Direzione Nazionale Antimafia ha detto: TOTALE FALLIMENTO DELL'AZIONE REPRESSIVA. Ciao.

(Adelchi Battista)

Alcool ed Energy Drinks un mix molto pericoloso.

http://www.thefix.com/content/alcohol-and-energy-drinks-dangerous-combo-...

Scienziati ricercatori dell'universita' del Michigan: il mix di alcool ed energy drinks un serio rischio per la salute pubblica!

G.

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