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Novità tutte le sostanze, Articolo

terapia del Disturbo da Stress Post-Traumatico tramite MDMA

Veterano racconta di come sta curando il Disturbo da Stress Post-Traumatico tramite sessioni psicoterapia coadiuvata da MDMA: http://www.charlestoncitypaper.com/charleston/iraq-nearly-broke-james-ha...

Due morti in tre giorni a Firenze. Aspettiamo i prossimi? Appello al Comune per una narcosala

   Due morti a Firenze per overdose di eroina nel giro di tre giorni, un uomo di 43 anni trovato in casa dalla moglie l'11 luglio e, il 13 luglio, un altro di 23 anni trovato da un amico che lo ospitava. Inutile per entrambi la corsa in ospedale, mentre tra le ipotesi degli investigatori anche quella di una partita di droga troppo pura Un “déjà-vu” che, con molta probabilita', rivedremo anche in prossimi periodi. Nel frattempo? Niente! Si puo' solo sperare che i regolamentatori del mercato clandestino, illegale e criminale -l'unico mercato oggi esistente- siano magnanimi e non inseriscano in questo mercato prodotti sempre piu' puri e, teoricamente, piu' letali. I due tossicodipendenti morti sono, a nostro avviso, due malati che come tali andrebbero trattati. Ma, nonostante i servizi sanitari in merito a Firenze -e non solo- ci sono (SerT), queste due persone sono morte. Un incidente o un servizio sanitario insufficiente? Non lo sappiamo, ma sta di fatto che queste due persone malate sono morte perche' non hanno fatto riferimento alle strutture sanitarie pubbliche esistenti, ma hanno cercato un rimedio alla loro malattia andando a cercarsi altrove il proprio “farmaco”. Cosa dobbiamo fare di fronte a questa realta'? Allo stato dei fatti possiamo solo sperare che l'autorita' di polizia individui i trafficanti di morte che hanno immesso nel mercato questa eroina piu' potente, e riporre altrettanta speranza che questo possa servire a qualche cosa.... cioe', aspettiamo le prossime vittime, perche' i trafficanti di morte non si faranno certo intimidire da qualche ipotetico arresto, cosi' come i malati non si prenderanno paura per cio' che e' capitato ad altri come loro. 
Noi pero' non ci rassegniamo e, pur auspicando che le normative in materia di droga cambino radicalmente cosi' come anche impostoci da una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato la legge che ci siamo tenuti per otto anni (la Fini-Giovanardi), non possiamo attendere oltre. Il legislatore e' lento e deve far fronte a numerosi veti incrociati di spocchia culturale e medica. Il Comune di Firenze potrebbe intanto intervenire e per questo gli rivolgiamo un appello. Non si tratta di sostituire la normativa comunale con quella nazionale (che, al momento, non c'e'), ma di prendere un'iniziativa, forzando un po' le norme attuali, cosi' come sta facendo il Comune di Parigi, come ha fatto il Comune di Madrid, quello di Zurigo, di Liverpool e diversi Comuni tedeschi e canadesi: stiamo parlando delle cosiddette narcosale, cioe' presidi sanitari sotto il controllo del SSN dove, chi vuole iniettarsi il proprio veleno lo puo' fare, in un ambiente sanitariamente protetto e sorvegliato e dopo aver fatto analizzare la sostanza a degli esperti presenti nella stessa narcosala, esperti che, ovviamente, non hanno niente a che fare con chi ha venduto la droga al malato. Un rimedio che automaticamente salvera' alcuni di questi malati? Non lo sappiamo, ma sicuramente e' una opportunita' a cui non dovremmo rinunciare. Un gesto di civilta' sanitaria, giuridica e umana per avvicinare il servizio sanitario a chi ne ha piu' bisogno. Aspettiamo fiduciosi una reazione da parte delle nostre autorita' sanitarie comunali.

ADUC Droghe

ketamina da rivalutare?

Già ampiamente usata come anestetico in chirurgia d'urgenza, la ketamina mostrerebbe sorprendenti potenzialità nella cura della depressione bipolare.Definita nel 2012 da "Science" "il più grosso passo avanti nella ricerca sulla depressione nell'ultimo mezzo secolo" e al centro del prossimo congresso dell'American Psychiatric Association, la sostanza, spesso al centro di hype giornalistici e demonizzazioni legate al suo stato di illegalità fuori dai circuiti medici, potrebbe avere in sé un ulteriore potenziale medico tutto da esplorare: http://stichtingopen.nl/en/home/website/ketamine-reconsidered?utm_conten...

ALLUCINOGENI E SPERIMENTAZIONE CLINICA NEL CAMPO DELLE DIPENDENZE

Ce.SDA - La ricerca scientifica nel campo delle dipendenza ha sperimentato negli anni ’60 e ’70, a scopo terapeutico, l’uso di allucinogeni, per poi abbandonare quasi completamente la sperimentazione a causa dell’inserimento degli allucinogeni nell’elenco delle sostanze proibite e anche per i risultati contrastanti e gli effetti collaterali dell’impiego di allucinogeni nella pratica clinica.

L’articolo fornisce una breve rassegna sugli studi clinici classici e su alcuni studi recenti degli allucinogeni nel campo della cura delle dipendenze. A livello di effetti, è noto che gli allucinogeni provocano acute alterazioni nella percezione, nelle esperienze soggettive della realtà e nelle abilità cognitive. Oltre agli effetti neurobiologici, le componenti degli allucinogeni agiscono in modo significativo nell’esperienza psicologica soggettiva. E’ proprio quest’ultimo aspetto a essere stato maggiormente preso in considerazione nelle applicazioni a fini terapeutici degli allucinogeni per curare i comportamenti collegati alla dipendenza da sostanze. Anche le proprietà ansiolitiche di alcuni allucinogeni, soprattutto psilocibina e MDMA, sono state utilizzate a scopo clinico, ad esempio per contrastare i sintomi della depressione o dei disturbi da stress post-traumatico.

Tuttavia, le aree che sono state più esplorate, in merito alle potenzialità terapeutiche degli allucinogeni, sono la riduzione del craving, l’aumento dell’auto efficacia, e l’incremento delle motivazioni. E’ possibile che determinati aspetti dell’esperienza soggettiva che avvengono durante l’intossicazione allucinogena, come le esperienze mistiche o le “illuminazioni”, possano rafforzare le motivazioni al cambiamento del comportamento dipendente attraverso 1) l’accresciuta fiducia nella possibilità di cambiare 2) una consapevolezza accresciuta delle conseguenze negative che può rinforzare la spinta al cambiamento 3) un cambiamento di prospettiva. Durante la sessione di cura con allucinogeni, i desideri individuali relativi alla sobrietà possono diventare più salienti, e la discrepanza fra i valori, gli obiettivi del soggetto e i comportamenti d’uso della sostanza possono essere più acuti.

In definitiva, secondo gli autori alcune ricerche hanno dimostrato il potenziale della somministrazione di allucinogeni per mobilitare processi biologici e psicologici rilevanti nella dipendenza, e che possono attivare meccanismi attraverso i quali gli allucinogeni possono promuovere il ricovero quando avviene in un contesto in grado di massimizzare gli effetti terapeutici dell’esperienza. In particolare, le esperienze mistiche indotte da alcuni allucinogeni possono essere concorrere a provocare cambiamenti persistenti nell’umore, nella personalità e nel comportamento. Gli autori, commentando le indicazioni cliniche provenienti da recenti ricerche, concludono l’articolo auspicando un incremento della sperimentazione clinica: “Questi recenti sviluppi, se combinati con la letteratura più vecchia forniscono delle ragioni valide per ulteriori ricerche in grado di rispondere all’interrogativo se gli allucinogeni classici abbiano o meno rilevanti effetti clinici sui comportamenti dipendenti, e in caso positivo se possano essere usati dal punto di vista clinico per migliorare i trattamenti per i pazienti che soffrono di dipendenza.”

Bogenschutz M., Pommy J., 2012, Therapeutic mechanisms of classic hallucinogens in the treatment of addictions: from indirect evidence to testable hypotheses, Drug Test Analysis, 4, pp. 543–555.

Consultabile c/o CESDA.

Università della East Anglia: studio su proprietà anticancro del THC

Ancora uno studio da una università inglese sulle proprietà anticancro del THC, il principio attivo della canapa: http://www.independent.co.uk/life-style/health-and-families/health-news/...

Dipartimento antidroga, De Rose nuova responsabile

 Nomina ancora non ufficializzata, ma sulla figura della dirigente, già capo dipartimento alle Pari Opportunità, non ci sono più dubbi. Nel nuovo Dpa post-Serpelloni sarà affiancata da un team di esperti e da un comitato permanente

derose.jpgROMA – Sarà Patrizia De Rose a guidare il Dipartimento politiche antidroga (Dpa) del governo Renzi. Dopo quasi 3 mesi di incertezza sul futuro del Dpa con la mancata riconferma di Giovanni Serpelloni l’8 aprile scorso, trapela finalmente la notizia della futura nomina. Avvocato, gà capo dipartimento alle Pari Opportunità dal 2011 al 2013 e con diversi incarichi ricoperti nelle istituzioni (qui il curriculum vitae pubblicato sul sito della Presidenza del Consiglio), De Rose avrà il compito di creare un team di esperti che la affiancherà al Dipartimento, anche se non è ancora chiaro se il suo ruolo sarà quello di Capo dipartimento o dirigente amministrativo. Quel che è certo è che il Dipartimento non sarà più una fortezza inespugnabile per le realtà che in Italia si occupano di droghe e dipendenze. A caratterizzare il futuro del Dipartimento, infatti, proprio la volontà di istituire una sorta di comitato scientifico permanente che sarà composto da esperti provenienti dal mondo delle dipendenze, della società civile e delle istituzioni, sia locali che ministeriali. Tuttavia, gli incontri per l’istituzione del comitato non sono ancora avvenuti. Pare si stia aspettando la nomina ufficiale e la completa definizione del nuovo Dpa.

Non è chiaro se la nomina di De Rose sarà a scadenza e per un tempo determinato e utile per portare il governo ad una nuova Conferenza nazionale sulle dipendenze. L’ultima, infatti, si è tenuta a Trieste nel 2009 sotto la ferrea organizzazione voluta da Carlo Giovanardi, allora sottosegretario con delega alle politiche antidroga e l’ex capo dipartimento, Giovanni Serpelloni. Mentre a Palazzo Chigi si studiano gli ultimi dettagli sull’imminente nomina, però, secondo alcune voci De Rose starebbe già selezionando un altro gruppo di una decina di esperti che farebbero da “consulenti ombra”, per portare nel Dpa le competenze di chi lavora da anni nel settore. Finisce così l’era Serpelloni, così come aveva già anticipato lo stesso Federico Gelli, deputato e responsabile nazionale Sanità del Partito democratico, che durante un convegno tenutosi a Roma in occasione della Giornata mondiale contro le droghe di alcuni giorni fa aveva affermato: “È chiuso un periodo in cui un uomo solo al comando imponeva all’intero sistema un’idea di risposta al fenomeno delle droghe con un approccio che era molto personalistico. Un approccio che lui utilizzava a fini del controllo del sistema”.

Alcol, droga ed eccessi I tormenti di Grignani volto (sbiadito) del rock

 Da «Destinazione Paradiso» a «A volte esagero», ovvero dal titolo del primo a quello dell’ultimo album, è fin scontato leggere la biografia emotiva di Gianluca Grignani, la promessa mancata per quello che artisticamente è diventato, l’abbaglio finito in sbaglio, la coazione al dirupo che è la stimmate dei maledetti. L’ultima stazione della sua personale via crucis è quella dei carabinieri di Riccione dove l’altra notte Grignani è stato arrestato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. È lì da un mese, in vacanza con la moglie e i quattro figli. Tutto tranquillo, fino a quando la compagna è costretta a chiamare i carabinieri (lui sostiene che è stato il cugino) perché Grignani — uno che non sa resistere alle lusinghe di alcol e droga — stava mostrando il peggio del suo alter ego. All’arrivo dei militari il cantante non si calma, anzi scende in strada e tenta di scappare in un hotel. Ancora fuori di sé, spinge giù dalle scale dell’albergo un carabiniere e tira calci ad un altro. Alla fine riescono a calmarlo, lo accompagnano al Pronto soccorso e lo sedano con delle flebo. Ora è a casa, tecnicamente per detenzione domiciliare cautelare, e sarà giudicato per direttissima dal Tribunale a Rimini. Nel frattempo si è anche «sentitamente» scusato, dice di non aver spinto nessuno, parla di una «forte crisi di panico». È solo l’ultimo episodio di un curriculum di eccessi. Alcol & Cocaina, le dipendenze da cui non riesce a staccarsi, l’anestetico alle sue inquietudini. Inizia presto, lo confessa: «Da ragazzo. Perché lo facevano gli altri, per divertimento, soprattutto per la voglia di provare. Mi è sempre piaciuto provare di tutto, e l’ho fatto. Beh, quasi tutto. E non parlo solo di droghe. Vale per il cibo: in India, ho mangiato le formiche e i grilli fritti». Finisce anche in un’indagine di polizia («Operazione Paradiso», che sembra una dedica al suo album di debutto) per cessione (gratuita) di una dose di cocaina a una festa. Dipendente, ma altruista… E poi l’alcol, che gli costa una volta il ritiro della patente e gli rovina qualche altra i concerti. Se lo ricordano ancora a Viggianello, paese da 3.000 persone in provincia di Potenza, quando si è presentato in ritardo di un’ora, ha dimenticato le parole delle sue stesse canzoni, ha terminato la performance con un inchino orizzontale, accasciato. Ma Grignani rovina anche il concerto degli altri. Un mese e mezzo fa è salito sul palco dove cantava il suo amico Omar Pedrini: anche qui un’esibizione da dimenticare — se non ricorda le parola delle sue canzoni figurarsi quelle degli altri — frasi sconnesse, uscita di scena tra i fischi. Nato a Milano 42 anni fa, l’hanno definito il Modugno del rock, il nuovo Vasco Rossi, il giovane Lucio Battisti ma poi si è perso nella sua «Destinazione Paradiso», album che all’esordio (1995) vende due milioni di copie. Una fama inaspettata e improvvisa: «Il successo è la più grande invenzione dell’uomo, ma in realtà non esiste. Quando mi ci sono trovato in mezzo ne sono stato travolto». Me è un fuoco fatuo, non arriverà più a vette di popolarità così alte, il suo pop-rock scivola via, non il suo tormento interiore. A leggere le sue interviste Freud saprebbe dove cercare. «Mio padre ci ha lasciati quando ero piccolo. Da qui a dubitare di tutti c’è voluto poco. Poi ho trovato forza dentro di me e ho riempito questo buco, anche se rimango sempre un diffidente». Ci sono anche le molestie subite a 10 anni da un pedofilo: «Quell’episodio mi ha creato delle tensioni che vivo ancora oggi, paura della gente, attacchi di panico, tachicardie». La cornice è questa, il quadro si può sempre migliorare

mentiinformatiche.com/2014/07/alcol-droga-ed-eccessi-i-tormenti-di-grignani-volto-sbiadito-del-rock.html

GRAN BRETAGNA - La dipendenza da sesso e' come la tossicodipendenza

 La dipendenza dal sesso può scatenare nel cervello meccanismi analoghi a quelli che si attivano nelle tossicodipendenze, al punto che la reazione a stimoli sessuali come quelli della pornografia può ricalcare quella di un tossicodipendente alla vista della droga. E' quanto dimostra lo studio pubblicato sulla rivista Plos One e condotto dagli psichiatri dell'università britannica di Cambridge diretti da Valerie Voon. Il comportamento sessuale compulsivo può riguardare fino a una persona ogni 25, con differenti gradi di 'gravità' e conseguenti difficoltà a vivere una normale vita di relazione. Queste persone possono essere decisamente ossessionate dal sesso al punto da non poter fare a meno di pensarci e di desiderare di fare attività sessuale in ogni momento della giornata. I ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica per analizzare le reazioni cerebrali di due gruppi di soggetti (uno con una vita sessuale normale e l'altro con comportamenti sessuali compulsivi) di fronte a video pornografici e a video sessualmente neutri, come gare sportive. E' emerso così che i video pornografici attivavano nel gruppo con comportamenti sessuali compulsivi le stesse aree cerebrali (il corpo striato ventrale e l'amigdala) attivate nel cervello dei tossicodipendenti dalla visione della droga.

ADUC Droghe

Fumo ma non sono un fumatore, il paradosso californiano

Un sorprendente numero di californiani dichiara di fumare ma non si identifica come fumatore. È il singolare dato che emerge da un’indagine della San Diego School of Medicine, University of California, secondo cui il 12% dei fumatori rifiuta questa etichetta, benché l’uso lifetime superi le 100 sigarette e l’ultima bionda sia stata accesa negli ultimi 30 giorni.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Tobacco Control, si è proposto di caratterizzare i fumatori che non si identificano come tali (non-identifying smokers, NIS) attraverso un campionamento trasversale della popolazione maggiorenne e fumatrice californiana (California Longitudinal Smokers Survey 2011). Ebbene, circa il 22% di questi fumatori (N=396.000) fa un uso giornaliero di tabacco. Due i gruppi distinguibili di NIS: giovani adulti che fumano in contesti di relazione e socialità e che ritengono di poter smettere quando vogliono, ed ex fumatori over 45 con una storia di ripetuti tentativi per smettere completamente di fumare e che rifiutano lo stigma di fumatore. 
Secondo i ricercatori i NIS tendono a sfuggire alle stime di prevalenza sul fumo, pur esponendosi ai rischi di salute legati al fumo. Più in generale, la mancata identificazione di queste persone può avere un esito negativo nel ridurre il consumo di tabacco a causa dell’esclusione di un significativo segmento di popolazione interessata.  

Cannabis: Washington è il secondo stato USA a legalizzarne l'acquisto, senza ricetta medica...

Huffingtonpost.it - Da oggi anche nello stato di Washington, USA, si potrà comprare la cannabis: senza bisogno di alcuna ricetta medica. È il secondo stato USA a legalizzarla, dopo che il Colorado ha dato il via alle vendite lo scorso 1 gennaio. 20 mesi fa, a novembre 2012, entrambi gli stati avevano infatti votato con un referendum a favore della vendita legale e tassata di marijuana in alcuni negozi autorizzati, per tutti i maggiori di 21 anni.


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Nuove Sostanze Psicoattive, i rischi per la salute


DRONET - Le nuove sostanze psicoattive (NPS) sono un ampio gruppo di sostanze non ancora completamente controllato attraverso le convenzioni internazionali in materia di droga, cui sono associati seri rischi per la salute. L’elevata variabilità della concentrazione di principi attivi, la mancanza di etichette che descrivono il contenuto, la presenza di diversi tipi di sostanze psicoattive in un unico prodotto, rappresentano solo alcuni degli aspetti che mettono a rischio la salute dei consumatori. Un nuovo studio a firma italiana, pubblicato sulla rivista Toxicology Letters, ha affrontato e descritto il fenomeno.
I ricercatori hanno presentato tre casi clinici tra quelli trattati presso il Laboratorio di Igiene Ambientale e Tossicologia Forense (LIATF) di Venezia, per discutere ed evidenziare i rischi di possibili effetti collaterali derivanti dall’uso di NSP. In particolare, i rischi derivanti da difficoltà a: quantificare l'effettivo dosaggio consumato, individuare gli effettivi principi attivi contenuti nel prodotto, prevedere le interazioni farmacologiche e tossicologiche di diversi principi psicoattivi. Secondo gli autori i tre casi selezionati sono rappresentativi e utili ad una valutazione complessiva dei rischi associati al consumo di NSP, poiché ciascuno affronta una potenziale problematica, anche se devono essere valutati nel loro insieme.
Il primo caso, relativo ad un giovane (18 anni) ricoverato in ospedale per l’assunzione di una polvere non identificata che, a seguito di analisi, è risultata contenere un mix di mefedrone e MDPV. Il secondo caso, relativo ad un sequestro di capsule contenenti una polvere gialla risultante contenere benzilpiperazine (BZP), ingrediente che non veniva riportato in etichetta. Infine, il terzo caso relativo ad un sequestro di miscele vegetali contenenti cannabinoidi sintetici (JWH-015, JWH-018, JWH-073, JWH-122, JWH-200, JWH-250, JWH-307) evidenziando la poliassunzione attraverso un unico prodotto.

La coltivazione di cannabis va alla grande in Europa

Notiziario ADUC - Il recente sequestro in Belgio di 4.000 piante di marijuana ha messo in evidenza come si sta evolvendo il mercato europeo, dove aumentano le coltivazioni di cannabis da parte dei privati ma anche da parte dei gruppi criminali.
Per un valore di 600.000 euro, la marijuana sequestrata in otto piantagioni del Belgio era destinata al mercato del nord della Francia, sequestro seguito a molti altri gia' avvenuti negli ultimi due anni in entrambi i Paesi.
Sette milioni di piante sono state sequestrate in Europa nel 2012, una quantita' che e' triplicata negli ultimi 5 anni, cosi' fa sapere l'Osservatorio europeo sulle droghe (EMCDDA) nel suo rapporto annuale diffuso a maggio scorso.
La cannabis si coltiva in ogni luogo e con facilita': tradizionalmente in luoghi aperti, in un campo o in un balcone, ma questa coltivazione viene fatta sempre di piu' in luoghi chiusi, in un armadio di un appartamento o in un capannone.
Sono state scoperte piantagioni in ognuno dei trenta Paesi europei, precisa Laurent Laniel dell'EMCDDA.
I Paesi i cui sono state individuate maggiori quantita', sono Olanda e Gran Bretagna, seguite da Belgio e Polonia. In Francia sono state individuate 141.000 piante di cannabis nel 2013 in un totale di 50 siti, rispetto alle 55.000 del 2010.
L'autocoltivazione in interni, discreta e facilitata da tecniche che si trovano in Internet, permette di ottenere tra quattro e sei raccolti ogni anno, rispetto all'uno o due che si ottengono in ambienti esterni, spiega Laniel. La coltivazione esterna e' tipica dei Paesi del sud e dell'est dell'Europa, “la coltivazione in interni e' attualmente la piu' importante produzione in Europa”.
L'offerta si sta adattando alla domanda. Attualmente, il consumo di erba di cannabis ha sostituito quello di resina o di hashish, il “cioccolato” importato principalmente dal Marocco. Sulle 2.500 tonnellate di cannabis consumate in Europa nel 2012, il 60% (1.280 tonnellate) erano erba.
Sono vari i motivi che spiegano questa situazione: il “mito del prodotto bio”, una migliore qualita' della resina, e una maggiore concentrazione di THC (il principio attivo della cannabis), spiega Michel Gandilhon, responsabile del laboratorio antidroga francese, OFDT.
In pochi anni gli effetti della marijuana si sono potenziati -un 13% in media- grazie a modifiche genetiche della canapa, spiega Matthieu Pittaco, capo della divisione di intelligence e strategie dell'agenzia di repressione degli stupefacenti Ocrtis.
Inizialmente le piccole produzioni erano coltivate nel ripostiglio, per consumo proprio e dei propri amici, in modo da evitare di avere rapporti con le reti criminali, la polizia o prodotti adulterati. Nel 2010 in Francia erano tra gli 80 e 100 mila.
Ma a questi cultori/aficionados se ne sono affiancati altri con intenti nettamente commerciali. Poiche' si tratta di un business: “in un metro quadro si coltivano 5 piante che possono rendere qualcosa come 5.000 euro in un anno”, dice Gandilhon.
Nel giro di tre anni, “alcuni aficionados si sono buttati nella coltivazione al fine di guadagnare denaro". Recentemente, una pensionata francese e' stata arrestata perche' aveva una trentina di piante che coltivava in una parte della sua casa per incrementare i suoi modesti guadagni.
Il crimine organizzato, alla fine, si e' interessato in virtu' dei guadagni che queste coltivazioni possono dare, con delle “cannabis factory” o fabbriche di marijuana installate in Inghilterra, Olanda, Belgio e Italia. Il settore, in Europa e' controllato da gruppi criminali asiatici, specialmente vietnamiti, che ricorrono a reti di immigrazione clandestina, secondo Ocrtis. In cambio dell'ingresso in Europa, l'immigrato deve lavorare nelle piantagioni illegali.
E' una tendenza che e' difficile contrastare da parte delle forze dell'ordine, che in genere scoprono delle piantagioni grazie ad un incendio o dagli odori delle canapa sentiti dai vicini, dice Pittaco.
La proliferazione di questo tipo di coltivazioni porta anche una lotta per il controllo del mercato, tra gruppi criminali che a volte attaccano i piccoli produttori.

(articolo di Cécile Azzaro per l'agenzia France-Press – Afp del 27/06/2014)

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