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Novità tutte le sostanze, Articolo

Contenuto Redazionale Cannabis terapeutica: cosa accadrà in futuro

La questione cannabis terapeutica è ormai entrata prepotentemente nel nostro vivere quotidiano; l’anno appena arrivato, il 2015, sarà fondamentale da questo punto di vista.
Lo scorso settembre i ministri della Salute e della Difesa hanno dato l’ok alla produzione di marijuana per finalità terapeutiche; tale produzione sarà appannaggio esclusivo dello Stato e avverrà all’interno dello stabilimento chimico militare di Firenze. Se i tempi di marcia dovessero essere rispettati, e vivendo in Italia il condizionale è più che mai d’obbligo, già nel 2015 potrebbero iniziare a circolare in Italia le prime medicine a base di cannabis autoprodotta.
Si perché ad oggi è già possibile curarsi con farmaci a base di cannabis, ma ci si deve sottoporre ad un lungo e costoso iter. Se la cura con questi farmaci è consentita dal 2007 a seguito di un decreto dell'ex Ministro della Salute Livia Turco che andava a riconosce le proprietà terapeutiche del tetraidrocannabinolo (THC), il principio attivo maggiormente presente nella cannabis, tuttavia la coltivazione della stessa anche solo per uso medico non è consentita.
Quindi, chi ottiene il diritto a curarsi con i medicinali a base di marijuana medica deve importare il farmaco dall’estero, soprattutto dall’Olanda. Con una procedura piuttosto lunga e costosa.

 

 

Accedere alle cure con la cannabis terapeutica:

A seguito di quel decreto del ministero della Salute datato 2007 le Regioni ebbero facoltà, come sempre in materia sanitaria, di agire in modo indipendente dotandosi di una propria legge sull’erogazione della cannabis medica. Si è tuttavia proceduto in modo scomposto e disomogeneo e non tutte lo hanno fatto.
Nelle regioni dove la legge è stata approvata è possibile curarsi con farmaci cannabinoidi i cui oneri sono a carico del sistema sanitario regionale. E gli oneri come detto non sono da poco perché, ad oggi, il farmaco deve essere necessariamente importato dato che ne è ancora vietata la produzione.
Ecco quindi che il medico della Asl deve prescrivere il farmaco a base di cannabis facendo esplicita richiesta di importazione dall’estero. Richiesta che passa anche dal ministero della Salute che può fornire o meno il nullaosta.
Come facile intuire, si tratta di un meccanismo piuttosto farraginoso, lungo e costoso (ad oggi una fiala di farmaco cannabinoide può arriva a costare fino a 900 euro) ed è alla base del fatto che, ad oggi, sono pochissimi i malati che, pur avendone diritto e bisogno, riescono ad accedere alle cure con farmaci a base di cannabis.

Ultime scoperte sulla cannabis:

Con la decisione di produrre il farmaco in Italia, pur se all’interno di un progetto pilota circoscritto, la situazione potrebbe sbloccarsi; la novità non ha nulla a che vedere con la liberalizzazione delle droghe leggere, come lo stesso ministero ha tenuto a precisare, ma sarà circoscritta esclusivamente alle finalità curative che la cannabis ha in alcune patologie.
La produzione inizierà a partire dall’estate del 2015 e potrebbe attestarsi in 1 quintale di cannabis terapeutica prodotta annualmente: questi i numeri forniti dallo stesso Istituto Farmaceutico militare di Firenze.
Intanto, il dibattito sull’utilizzo della cannabis per finalità curative continua a impazzare e, soprattutto a dividere: detto già in passato di quelle che dovrebbero essere le capacità curative del farmaco a base di cannabis (leggi: Cannabis terapeutica: storia di chi assume il farmaco), si continua a studiare la materia per trovare ulteriori supporti scientifici.
E, in taluni casi, nuovi campi d’utilizzo della cannabis e dei suoi derivati; come l’olio di cannabis, il cui uso è da un po’ di tempo sotto la lente di ingrandimento di scienziati e ricercatori.
O come una recente scoperta di un gruppo di ricercatori dell’Università de L’Aquila in collaborazione con i colleghi di Teramo e del Campus Biomedico di Roma che ha fatto emergere come il tartufo contenga grandi quantità di un cannabinoide simile a quello presente nella cannabis (Tartufi come cannabis: ricercatori italiani scoprono la 'molecola del piacere').
In sostanza quello dell'utilizzo della cannabis per finalità curative disparate è un mondo in continua evoluzione e un tema da seguire a fondo dato che, anche in Italia, potrebbe portare novità sostanziali fino a poco tempo fa nemmeno lontanamente immaginabili.

www.laveracronaca.com/sociale/1672-cannabis-terapeutica-novita-2015

Canapa, la riforma che viene dagli Usa

 Il 2014 è stato l’anno della svolta nelle politiche sulla cannabis negli Stati Uniti. Lo riassume bene l’associazione americana NORML che da oltre quaranta anni si batte per la riforma della politica delle droghe statunitense. ll paese promotore del proibizionismo mondiale si ritrova a fare i conti con la depenalizzazione e la legalizzazione della vendita della marijuana in almeno quattro importanti stati della federazione.

L’anno era iniziato con l’apertura dei primi negozi per il commercio della marijuana anche per uso ricreativo in Colorado (gennaio) e poi nello Stato di Washington (luglio). I due stati avevano preso la loro irrevocabile decisione in occasione delle ultime elezioni presidenziali del 2012, grazie alla schiacciante vittoria nei relativi referendum. A novembre 2014, in occasione delle elezioni di metà mandato, anche i cittadini dell’Oregon, dell’Alaska e del distretto federale della Colombia, il distretto della capitale Washington, hanno approvato la depenalizzazione dell’uso della marijuana a scopo ricreativo. Ancora, a febbraio, un importante passo avanti: il Congresso ha riconosciuto l’autonomia degli stati in materia di politica della droga, ponendo fine al conflitto con i poteri centrali, visto che la normativa sulle droghe è di competenza federale. Ed anche il Presidente Barack Obama è intervenuto per limitare la possibilità che il Dipartimento di Giustizia possa adottare misure penali contro coloro che agiscono nel rispetto delle leggi sulla marijuana medica negli stati che le hanno approvate.

Oltre i confini degli stati pionieri, il vento della riforma scuote tutta l’America. In un’indagine del Wall Street Journal e un sondaggio di NBC News,  nel marzo 2014,  gli intervistati dichiarano che il consumo di cannabis comporta meno danni alla salute di quanto non faccia il consumo di tabacco, l’alcol, o l’eccesso di zucchero. Il giudice distrettuale Kimberly Mueller ha avviato in ottobre le procedure per dimostrare l’incostituzionalità della presenza della marijuana nella Tabella I della legge antidroga, supportata dalle evidenze scientifiche che contrastano con la definizione della cannabis come “sostanza che crea una grave dipendenza”, “con alto potenziale di abuso” e “senza usi utili alla medicina”.

Nel frattempo negli stati che hanno legalizzato la marijuana per usi medici, sono diminuiti i morti per overdose da oppiacei  come documentato dallo studio della testata medica Jama Internal Medicine, pubblicato in agosto;  mentre già in aprile, sulla rivista PLOS ONE, si dimostrava come in quegli stessi stati fossero diminuiti omicidi ed aggressioni. Tutto questo senza considerare l’introito che deriva dalla tassazione delle vendite della marijuana liberalizzata, che nel solo Colorado, da gennaio ad agosto, ha reso quarantacinque milioni di dollari: soldi in più a disposizione della comunità che potranno essere investiti in istruzione e progetti sociali.

In Italia, l’accordo fra i ministeri della Salute e della Difesa per l’avvio della coltivazione per uso medico della canapa da parte dell’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze sembra già impantanato nel labirinto burocratico. La depenalizzazione della coltivazione ad uso personale, soluzione semplice e razionale, rimane bloccata in Parlamento, mentre il mercato nero che foraggia anche la criminalità cresce costantemente seguendo il trend di consumo della cannabis in aumento in tutta l’Europa.

Il 2014 negli Stati Uniti dimostra che forse l’insensata e fallimentare guerra alla droga volge finalmente al termine ed è tempo anche in Italia di superare l’impostazione proibizionista, trovando soluzione nuove ad una questione che coinvolge migliaia di cittadini.

Hassan Bassi scrive per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto

Contenuto Redazionale Le morti britanniche per PMMA si potevano evitare grazie ai Test delle sostanze, da Lab57 Bologna

 

Supermanaintsavingshit_zps642c2f82-770x519pillentabelsite.ashxRilanciamo l’allerta che abbiamo diffuso il 5 gennaio Allarme Ecstasy sovradosata e adulterata con PMMA in Europa con le immagini e le analisi dettagliate di queste pillole “killer” SUPERMAN dal sito olandese http://www.drugs-test.nl/.

Inoltre non ci stanchiamo di ribadire che in questi casi uno strumento come Il Test Rapido delle sostanze potrebbe essere di grande utilità, in quanto tramite tre test incrociati con Marquis, Mecke e Mandelin , è possibile individuare  PMMA e PMA , anche se è possibile che la presenza contemporanea di MDMA e PMMA o PMA possa confondere i risultati, ma senza dubbio queste pillole “killer” con altissimo contenuto di PMMA senza MDMA, sarebbero state facilmente individuate come pericolose, salvando così diverse vite, come conferma Stefanie Jones in un articolo scritto una settimana dopo la nostra allerta dal sito del progetto statunitense Dance Safe, pionieri nel campo della riduzione dei rischi e dei test delle sostanze sin dal 1998
>>> Vai all’ articolo: “We Could Have Prevented Those PMMA Deaths in the UK with Drug Checking”

Per finire riportiamo l’articolo “Diffusione della droga PMA. Come evitare che le stragi continuino”  dal sito di Aduc-Droghe che ringraziamo:

” La sostanza illegale PMA, venduta sotto forma di pastiglie con il logo di Superman, continua a fare vittime in Gran Bretagna, dice un rapporto del The Daily Telegraph. Durante le feste di fine anno, quattro uomini sono morti a Ipswich (regione di Suffolk, Inghilterra) e Telford (Shropshire) dopo aver consumato questa droga considerata come una variante dell’ecstasy.

La PMA Superman piu’ pericolosa dell’ecstasy
La polizia di Ipswich ha trovato 400 di queste pastiglie nascoste in un luogo pu8bblico nel centro della citta’. Questo e’ servito per confrontarle con le 120.000 pillole di questa stessa droga trovate dalla polizia a Dublino nello scorso dicembre. “Le pillole, che avevano il medesimo logo di Superman, venivano dal Belgio ed avevano un valore complessivo di 1,2 milione di euro”, dice il quotidiano Tre Irish Times. In altri Paesi come Norvegia e Olanda si lamentano lo stesso delle vittime.
Il quotidiano The Guardian spiega che l’analisi di queste pasticche mostra una forte concentrazione di PMA, componente piu’ pericoloso rispetto alla MDMA -sostanza attiva dell’ecstasy.
Una politica repressiva illogica
Il giornale apre le proprie colonne al dr David Nutt ( a questo link l’articolo originale), che ritiene come l’emergenza della PMA e’ causata grazie alla “nostra politica repressiva e illogica di lotta contro le droghe”. Secondo il dr Nutt, che nel 2010 non era stato accettato al posto di consigliere del Governo in materia di droghe poiche’ aveva criticato la politica del governo stesso contro la cannabis, le morti legate al consumo di PMA “mostrano come il divieto di una droga -nel nostro caso la MDMA- porta allo sviluppo di una droga alternativa (la PMA) che provoca danni ancora piu’ consistenti”.
Nutt spiega come, in seguito al ritrovamento di 50 tonnellate di safrole (ingrediente di base della MDMA) in Thailandia nel 2010, i fabbricanti di ecstasy si erano rivolti verso altri ingredienti che sono serviti ad elaborare la PMA, molto piu’ pericolosa della MDMA.
Rendere pubblica la composizione delle droghe sequestrate
Secondo il dr Nutt, esistono “diverse soluzioni la cui efficacia e’ comprovata” per far diminuire il tasso di mortalita’ legato alla PMA. Prima di tutto “si potrebbero rendere noti i luoghi dove i consumatori possono testare le pastiglie acquistate senza il pericolo di essere perseguiti legalmente” E’ una pratica “largamente diffusa in Olanda”. In secondo luogo, si potrebbero “fornire, con l’intermediazione delle farmacie, delle dosi non pericolose (per esempio 80 mg al giorno) ai consumatori preferibilmente registrati in appositi elenchi. Si tratta certamente di un approccio piu’ radicale”.
Comunque, egli insiste sull’importanza della sensibilizzazione pubblica. Per questo, occorre “accelerare i test sulle pastiglie sequestrate e pubblicare la loro composizione e i loro effetti di base su Internet, in modo che tutti i consumatori possano conoscere la composizione potenziale di cio’ che hanno acquistato”.

(da un articolo del quotidiano Courrier International -gruppo Le Monde- pubblicato il 06/01/2015)

da lab57.indivia.net

Contenuto Redazionale L'irriverente fiorentino. Droghe a scuola. L'illusione 'consapevole' dei soliti responsabili

  di Vincenzo Donvito, Aduc Droghe            Le forze dell'ordine di Firenze pare abbiano sgominato un giro articolato di spaccio di droghe con al centro alcuni istituti scolastici superiori, coinvolti anche alcuni studenti. Il contesto e' il solito a cui siamo abituati dalle cronache nazionali, che ora magari “toccano” di piu' perche' vedono coinvolti i nostri figli, i loro compagni di scuola, insomma un contesto in cui tutti, prima o poi, ci passano, e dove tutti -spacciatori o meno che siano- sanno di cosa si stia parlando. Ecco quindi le immagini di rito: divise all'ingresso delle scuole, cani che sniffano tra banchi e zaini degli studenti, dichiarazioni di genitori affranti e di altrettanto affranti amministratori locali, fino ai politici locali che -visto che ora ce ne sono diversi fiorentini con responsabilita' nazionali- in veste di governanti del nostro Stivale, tessono le lodi dell'azione delle forze dell'ordine, auspicando una maggiore e costante presenza (1).
Ognuno, si potrebbe dire, fa il proprio mestiere. E sono per questo confortati dalle leggi che vietano e sanzionano/puniscono spaccio e consumo di droghe illegali.
A parte le forze dell'ordine che svolgono una mera e meritevole azione esecutiva, consegnando al giudizio dei togati il loro operato, ci lascia basiti la -scontata- reazione dei genitori e la -non-scontata- reazione dei politici, amministratori e governanti.
I genitori -si sa- vorrebbero i propri figli fuori da ogni questione che non sia legalita'. Come dargli torto. Ma devono comunque fare i conti con cultura e modi dei loro pargoli che, di fronte al proibito e alla possibilita' di provare le sfide della propria mente e del proprio corpo, difficilmente si tirano indietro. Auspichiamo che questi genitori ne facciano tesoro e non si comportino come spesso hanno fatto i loro altrettanto genitori (per scelta o condizionamento socio-culturale, poco importa), educandoli ed informandoli come se il fenomeno droghe non esistesse oppure presentandolo come il diavolo (un lucifero che -soprattutto nell'eta' adolescenziale- e' difficile da temere nelle diverse sfaccettature in cui viene presentato). Comunque, un fatto privato tra genitori e figli.
I politici -anche qui si sa- spesso affrontano i problemi piu' per mantenere e accrescere consensi che non per intervenire e prevenire i problemi. Non tutti i politici, per carita'. Ma nella fattispecie non abbiamo sentito o letto voci differenti che non quelle legate all'elogio (scontato e socialmente facile) delle forze dell'ordine e dell'attuale assetto normativo in materia di stupefacenti.
Domanda: ma dove vivono questi politici? Sembra che alberghino in un mondo diverso dalla nostra quotidianita'. Altrimenti non potrebbero non vedere che, nonostante le leggi e le loro reiterate “raccomandazioni” a rispettarle, soprattutto tra gli adolescenti/giovani, in materia di droghe avviene il perfetto contrario. E quel che ancor di piu' preoccupa e che non pochi di questi politici non sono incoscienti di questo scollamento tra realta' e leggi, ma fanno finta che non ci sia, nascondendo che quasi sempre il rimedio (la legge punizionista) e' origine del male (il consumo di droghe).
Noi riteniamo che le droghe oggi illegali dovrebbero essere trattate come quelle legali (alcool e tabacco, nella fattispecie), e che di conseguenza il fenomeno -in ogni contesto sociale e generazionale- sarebbe arginato grazie ad un'informazione ed una prevenzione non affidata alla mera confidenza del compagno di scuola “piu' esperto” o di improbabili manuali e circolari scolastiche che -per l'appunto- parlano di droghe come il diavolo di cui sopra. Noi, che siamo tra color che credono che responsabilita', conoscenza e informazione siano appaganti ad ogni livello (compreso il sesso e il piacere dell'alimentazione), non possiamo tacere di fronte a tanta codardia di coloro che potrebbero e che invece volontariamente tacciono.
Siamo consapevoli che non e' possibile che il politico e l'amministratore cambino le leggi nazionali (e internazionali) a margine di questi contesti scolastici. Ma pensieri, parole e azioni quantomeno per ridurre i danni dell'attuale legislazione (danni che negare significa essere “strani”) piuttosto che lodare la stessa, ci sembrano proprio opportune. O forse c'e' qualcuno che crede che dopo questi blitz domani in queste scuole non circoleranno piu' spinelli? 

(1) il sottosegretario all'Istruzione Gabriele Toccafondi, in primis

Contenuto Redazionale C’è un dottore nel Dark Web?

Ad oggi gli eredi di Silk Road sono stati più di 50. Oltre a dottori con ambulatorio nei mercati online della droga. E persino giornali delle darknet

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Doctor X è nel giro da più di un anno ma quando a inizio dicembre è sbarcato sul forum di Evolution, uno dei principali mercati della droga del Dark Web, è stato un tripudio di commenti entusiasti. Il suo thread sul forum ha raccolto 25mila visite in tre settimane. E subito sono arrivate le domande: “Quali danni e rischi ci sono a usare Mdma in piccole dosi (150mg) a intervalli di un mese?”. Ma anche: “Uso anfetamina, Dmt, Mdma. Che interazioni ci possono essere con gli antidepressivi?”. Domande non facili da fare e a cui è ancora più difficile rispondere. Ma che non fanno paura a Fernando Caudevilla, medico di famiglia spagnolo di base a Madrid che la sera lascia l’ambulatorio per entrare in uno studio particolare: quello delle darknet, dove è conosciuto da tempo come Doctor X.

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Caudevilla si occupa da anni, anche nella sua attività offline, di consumo di stupefacenti e ha un approccio molto laico e pragmatico, di riduzione del danno. Nell’aprile 2013 è comparso anche sul forum della prima Silk Road, il famoso bazar di droghe online chiuso dall’FBI nell’ottobre 2013, e successivamente su altri due siti del genere, Silk Road 2.0 e the Hub, dove ha risposto a più di mille domande sul consumo di sostanze psicotrope. Ora da qualche settimana è approdato su Evolution, uno dei mercati neri online più attivi fioriti negli ultimi anni sulle darknet – reti che garantiscono l’anonimato sia agli operatori di un sito che ai suoi utenti (sui media ormai si usa anche il termine Deep Web, anche se originariamente ha un significato più ampio) – rimasto in piedi dopo la retata di qualche mese fa dell’Operazione Onymous (di cui abbiamo scritto qua).

“Mi fanno domande su qualsiasi sostanza psicoattiva, per la maggior parte su cannabis, cocaina, anfetamina, Mdma, LSD”, racconta a Wired.it Caudevilla. “Vogliono avere informazioni sulle dosi, la frequenza d’uso, gli effetti collaterali, la tossicità e le interazioni con altre droghe o medicine. Ovviamente ci sono anche domande che si riferiscono a situazioni molto complesse a cui è difficile rispondere su Internet. In generale tutti i miei consigli non vanno considerati come un surrogato di una visita dal medico”. Il fatto è, prosegue Doctor X, che molti consumatori di sostanze sono riluttanti a parlare faccia a faccia con i camici bianchi dei loro comportamenti, anche per paura di essere giudicati. Dunque l’anonimato delle darknet e soprattutto dei mercati online della droga diventano per il dottore spagnolo il luogo ideale per avvicinare questo tipo di persone. Caudevilla dice di farlo gratuitamente, nel suo tempo libero, e di non essere coinvolto in altri tipi di attività, anche se accetta qualche donazione in Bitcoin (“alcuni utenti sono molto generosi”, spiega). In pratica si pone un po’ come un medico di strada, battendo con i suoi thread di consigli i vicoli del Deep Web, e arrivando a considerare in modo positivo le piattaforme alla Silk Road. Considerazione con cui non sembrano essere affatto d’accordo le polizie e agenzie investigative di molti Paesi, che negli ultimi tempi hanno messo nelle loro priorità la lotta a questo fenomeno.

“I mercati online hanno dei vantaggi: riducono la criminalitàpoiché evitano il contatto diretto con gli spacciatori”, sostiene Caudevilla. “Inoltre sono ambienti competitivi in cui si esercita un certo controllo sulla qualità dei prodotti attraverso il sistema di feedback dei siti”. In pratica i mercati, i forum e le comunità di amministratori, utenti e venditori creerebbero una interazione e un ambiente diversi rispetto alla compravendita offline. Doctor X ritiene che sia una realtà in crescita e i numeri in parte gli danno ragione, anche se si tratta di un ecosistema complesso e fragile.

Sono infatti ben 56, i mercati neri online di una certa rilevanza aperti fino ad oggi, secondo i dati raccolti sul sito Gwern. Andando ad analizzare in dettaglio, si nota che di questi ben 17 hanno chiuso perché erano scam, cioè truffe (uno per tutti, Atlantis, comparso con una aggressiva campagna di marketing che contava perfino un video su YouTube e poi scomparso insieme a un bel gruzzolo di depositi degli utenti rimasti sul sito); 10 hanno fermato le attività in seguito ad hackeraggi (è il caso di Black Market Reloaded, che godeva di discreta reputazione e sembrava dovesse essere “l’erede morale”della prima Silk Road); 7 sono stati sequestrati dalle polizie di vari Stati (Silk Road, Silk Road 2, Utopia, e il gruppo recentemente fatto fuori con l’operazione Onymous di FBI/Europol: ovvero, Hydra, Cloud Nine, Blue Sky, TorBazaar). Infine ci sono ben 10 mercati che hanno chiuso più o meno volontariamente, ma di cui si sa poco sulle ragioni effettive della chiusura e se si siano stati rubati o meno i fondi dei clienti.

Attualmente ne restano 12 ancora in piedi (alcuni sono nati molto di recente): tra i più noti ci sono Agora ed Evolution. Il primo, oltre a essere il più grande, è considerato tra i più affidabili dagli addetti ai lavori. Solo di droghe conta oltre 13mila inserzioni. Incassa il quattro per cento dalle transazioni. Vende anche prodotti di elettronica, libri, documenti contraffatti e armi (perlopiù pistole, anche se sono poche decine). Come il vecchio Silk Road, ha un suo codice d’onore o quanto meno un regolamento: non è ammessa la compravendita di armi di distruzione di massa (esplosivi, o armi chimiche ecc); veleni; contenuti pedopornografici; video reali di uccisioni o torture; e nemmeno di carte di credito o conti PayPal rubati.

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Evolution è in un testa a testa per volume d’affari, ed è in crescita tumultuosa. Ha 15mila inserzioni di droghe, più vari altri servizi o merci contraffatte. Qui, diversamente da Agora, si trovano anche dati di carte di credito.

Entrambi hanno funzioni avanzate come l’autenticazione a due fattori dei conti con chiave PGP e servizi di deposito (escrow) delle transazioni multifirma. Si tratta di funzioni che cercano di aggiungere degli strati di sicurezza – nel caso dei servizi multifirma (che sono adottati sempre di più anche dai portafogli Bitcoin come BitGo) richiedono più di una chiave privata, che vanno usate in combinazione e che possono essere distribuite a più soggetti. I servizi di escrow permettono agli utenti di depositare momentaneamente i soldi di una transazione sul sito finché non ricevono quanto comprato; a quel punto sbloccano i soldi. Servono per tutelare i compratori dal rischio truffe e sono uno dei capisaldi dei mercati neri.

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Mercati che sono stati messi a dura prova non solo dalle truffe e gli hackeraggi comunque molto diffusi, come abbiamo visto nelle cifre sopra esposte, ma anche dalle operazioni delle forze dell’ordine. Dopo il plateale sequestro della prima Silk Road e l’arresto del suo presunto fondatore Ross Ulbricht (che online sarebbe stato noto come Dread Pirate Roberts), sono seguiti infatti molti altri interventi. Lo scorso dicembre l’FBI arrestò ad esempio tre amministratori di Silk Road 2.0, il sito che era rinato dalle ceneri della prima Via della Seta, addirittura guidato da un nuovo e sedicente Dread Pirate Roberts (se, come ritengono gli inquirenti, il primo era davvero Ulbricht). Costui però dopo qualche tempo, forse fiutando l’aria che tirava, se n’è andato in pensione lasciando il comando al suo braccio destro Defcon. Il quale però ha fatto una brutta fine. Dietro il nickname si celava infatti Blake Benthall, un 26enne di San Francisco, che è stato arrestato dall’FBI lo scorso 6 novembre, nel corso di una retata contro i mercati del Deep Web, la cosiddetta operazione Onymous, un’azione euroamericana coordinata da FBI e Centro Europeo contro il Cybercrimine (EC3) dell’Europol, e risultata in 17 arresti di venditori e amministratori di mercati neri. Oltre alla chiusura di molti siti e servizi nascosti delle darknet. Tuttavia, malgrado le prime cifre diffuse, senza adeguati riscontri, fossero notevoli (si parlava addirittura di 410 servizi nascosti sequestrati), alla fine si è capito che di mercati neri effettivamente funzionanti – che non fossero cioè cloni o truffe plateali – ne sono stati chiusi solo una manciata, come abbiamo visto.

“I mercati vanno e vengono e le persone si limitano a seguire i loro venditori di fiducia da un sito all’altro. Le truffe ci sono sempre state e ci saranno sempre a causa della natura anonima di questi mercati e dei Bitcoin. Ma almeno oggi è più semplice evitare le fregature se gli utenti fanno le loro ricerche per informarsi. Anche perché ci sono sempre più siti e forum dedicati a questi temi”.
A parlare è l’anonimo amministratore di DeepDotWeb, contattato da Wired.it via mail. Si tratta di un sito di informazione, in chiaro e accessibile da chiunque, dedicato solo all’andamento, agli sviluppi e alle traversie dei mercati neri delle darknet. Quali sono quelli appena nati, i più quotati, quali a rischio truffa, ma vi si trovano anche articoli più generali sulle funzioni di sicurezza e la crittografia. DeepDotWeb è il New York Times delle darknet, specie in riferimento ai suoi siti di ecommerce. “Di lavoro mi occupo di una azienda di marketing e di alcune attività online, e DeepDotWeb è un mio progetto laterale, anche se mi assorbe molto tempo”, spiega il fondatore e factotum della testata.

“I mercati neri delle darknet sono un fenomeno in crescita senza ombra di dubbio”, commenta l’amministratore, che avrebbe fondato DeepDotWeb come risposta all’arresto di alcuni amici online che operavano nel settore. “Lo si vede dal numero di inserzioni, di siti, di utenti, dalla quantità di ricerche, dall’interesse dei media. E continueranno a crescere finché non ci sarà qualcosa che cambierà le carte in tavola: nuove piattaforme decentralizzate ad esempio. Oppure se dovesse succedere qualcosa di irreparabile alla rete Tor” – su cui si basa l’anonimato delle darknet.

Le funzioni più avanzate introdotte ultimamente? I depositi (escrow), il supporto clienti, i forum, l’attenzione alla sicurezza nonché il marketing. “Insomma quello che ci si aspetterebbe da un qualsiasi sito di ecommerce”, ragiona l’editore di DeepDotWeb. “Anche perché la fiducia è comunque molto difficile da costruire ora, specie dopo l’operazione Onymous”.

su wired.it www.wired.it/internet/web/2015/01/14/dottore-dark-web/

USA - Cannabis legalizzata. I narcos messicani si buttano su eroina e metanfetamine

USA - Cannabis legalizzata. I narcos messicani si buttano su eroina e metanfetamineScarica e stampa il PDF Notizia 13 gennaio 2015 11:40 I trafficanti di droga messicani stanno abbandonando la marijuana e inviando negli Stati Uniti grandi quantità di eroina e metanfetamina. Questo perché la legalizzazione della cannabis a scopo ricreativo in alcuni Stati americani ha nettamente ridotto il mercato della marijuana di contrabbando e la sua coltivazione sulle montagne della Sierra Madre, in Messico. Lo rivelano gli ultimi dati dei sequestri avvenuti al confine tra i due Paesi. Dal 2011 la quantità di cannabis sequestrata dalla polizia americana è diminuita del 37%, visto che i consumatori americani si sono spostati su quella più costosa e pregiata prodotta all'interno dei confini e venduta in modo legale in alcuni Stati o illegale nella maggior parte degli altri. Dal 2009 la quantità di eroina bloccata al confine dalle autorità è triplicata. Nel 2014 ne sono stati sequestrati 2.181 chilogrammi.Anche il traffico di metanfetamina è notevolmente cresciuto. Si calcola che sia quintuplicato dal 2009: si è infatti passati da 3.076 chili di quell'anno ai 15.803 chili del 2014. Secondo la Drug Enforcement Administration, l'autorità del dipartimento della Giustizia che si occupa della lotta al traffico di droga, il 90% della metanfetamina consumata in america è prodotta in Messico, dove è più facile procurarsi le sostanze chimiche per sintetizzarla. Come la marijuana anche il contrabbando di cocaina dal Messico sta notevolmente diminuendo. Questo, sostengono gli esperti, perché i cartelli messicani preferiscono l'eroina e la metanfetamina: sono più facili da reperire e meno costose della coca che prevede una lavorazione più complessa e per arrivare in Usa deve attraversare più Stati visto che viene prodotta in Sudamerica.  http://droghe.aduc.it/notizia/cannabis+legalizzata+narcos+messicani+si+buttano_130578.php

 

come parlare di sostanze, oggi

ciao sono un operatore sanitario

leggendo questo e altri siti (di cui questo comunque è il migliore dato che da spazio agli utenti invece di fare la morale o imporre idee) mi sono posto una questione.

non sarà che parliamo di sostanze ormai in modo sbagliato?

da noi, ma vedo anche da voi, usiamo il termine "dipendenze", che però non ha senso, anzi genera fraintendimenti, per tutte le sostanze che dipendenza non ne danno, se non quella psicologica potenziale in tutto ciò che è piacevole. quindi quando parliamo di cannabis, mdma (diffusissima tra i giovani e ormai anche tra gli adulti), psichedelici, usiamo di partenza un termine che non ha senso (sensato sarebbe parlare di uso/abuso)

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poi: ci sono droghe senza effetti ma potenzialmente mortali (tabacco), con effetti forti ma pressoché innocue (funghi, lsd e simili), dannose ma con preziosi, anzi indispensabili, usi medici (ketamina, morfina) relativamente innocue ma con potenziale di abuso (cannabis, che però ha anche effetti terapeutici), dannosette ma talmente integrate nella società da essere usate per lo più in modo controllate (alcol), usate come farmaco ma abusate come droghe (benzo, dxm), dannose in ogni caso (eroina, cocaina), dal danno ignoto o comunque inesplorato (tutti i vari 'sali da bagno', sostituti della ketamina, 2C-B e nuove droghe assortite), e potrei continuare. La cosa si incrocia poi con la suddetta questione della dipendenza - a volte forte, altre assente ma in droghe pericolose, vedi la PMA spacciata recentemente al posto della mdma) e con tabelle di legalità/illegalità stratificatesi negli anni in base a processi scollegati dalla medicina, e che quindi non danno alcuna indicazione: non vi è ormai alcun legame tra la pericolosità di una sostanza e il suo status legale. Anzi spesso le leggi, come la terribile fini-giovanardi, creavano criminalizzando ulteriore marginalità, favorendo la diffusione delle droghe più dannose. Il che non aiuta un operatore che in teoria sta dalla parte di una legge, che però è irrazionale e "nemica" del consumatore.

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infine: molto personale da noi si è formato sull'eroina, che è certo la droga piu pericolosa, ma è anche diversissima dalle altre per i suoi effetti, la sua dipendenza, i problemi che ingenera.

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In questo contesto, chiedo ai colleghi e ai medici (a tutti: mi piacerebbe sentyire piu campane), non è forse ora di cominciare un dibattito serio, di largo spettro sul modo in cui si parla di sostanze? anche per riguadagnare una credibilità che presso quelli che non hanno un VERO problema sanitario, come gli eroinomani, è in larga parte compromessa

 

Renato

 

 

Peter Thiel, fondatore di Paypal, investe nella prima industria di cannabis al mondo

Peter Thiel è un imprenditore di origini tedesche estremamente attivo sui mercati di capitale. Per la rivista Forbes, ha chiuso il 2014 al quarto posto della speciale classifica denominata non a caso Midas con un patrimonio di 2.2 miliardi dollari. Da tempo trasferito negli Stati Uniti, a San Francisco, è stato il primo investitore estero in Facebook, quando nel 2004, con appena 500.000 dollari acquistò il 10% delle azioni. Nel 1998 aveva fondato Paypal, il sistema di pagamento che ebbe vasta diffusione nel mondo, venduto nel 2002 a E-Bay per un miliardo e mezzo di dollari. Nel 2005 creò il Founders Fund un venture capital fund. È uno dei capi del Bilderberg Group ed ha conquistato una vasta influenza sulle politiche liberali dei Repubblicani americani, divenendone uno di principali finanziatori. In questi anni, infine, ha finanziato non solo una serie di progetti umanitari attraverso la sua Fondazione, ma soprattutto ha lanciato alcune start-up di sicuro avvenire.

Con questa biografia, non meraviglia che oggi Peter Thiel abbia investito una parte considerevole, ma non ancora specificata nella sua entità precisa, attraverso il Founders Fund nella nascente industria della cannabis – industria che ancora non è stata legalizzata in metà degli stati americani. Il Founders Fund ha confermato nella mattina dell'8 gennaio i rumori che circolavano a Wall Street da qualche settimana: il partner Geoff lewis sta conducendo lo sforzo per acquisire quote di minoranza nella Privateer Holdings, industria di Seattle proprietaria di Leafly.com. Per chi non l'abbia mai sentita nominare, si tratta di un'azienda che opera in Internet ed è specializzata nell'informare sulla cannabis e nel rivenderla online, sia negli Usa che in Canada. Founders Fund non ha ancora reso noti i dettagli finanziari dell'accordo, ma da Wall Street si sottolinea che la Privateer sperava di rastrellare sul mercato 75 milioni di dollari, per tamponare alcune falle nel bilancio del 2014.

Investire nel business della cannabis – legale per uso ricreativo solo in quattro stati americani e nel Distretto di Columbia, e per uso medico in 24 stati - “è solo una versione leggermente più estrema di qualcosa che abbiamo già mostrato in altri investimenti molto redditizi”, ha affermato Lewis. “Ci siamo specializzati nell'investimento in business molto ambigui sul piano regolatorio, perché crediamo che la regolamentazione segua il sentimento pubbico”, ha concluso. È passato più di un anno da quando i primi sondaggi dimostravano che gli americani sono chiaramente favorevoli alla legalizzazione dell'uso della marijuana, e l'adesione alla legalizzazione della marijuana per uso medico ha raggiunto l'80%. È a questo punto che Lewis e Thiel hanno giocato le loro carte: la Privateer può trasformarsi nella prima conglomerata per la produzione e la vendita nel mondo di cannabis? Hanno studiato la Privateer per diciotto mesi (“due diligence”) e pare che abbiano deciso di investire una buona somma.

Gli analisti finanziari di Wall Street l'hanno già battezzata la Starbucks (l'azienda del caffé che si è conquistata un impero nel mondo) dell'industria della cannabis ancora in embrione. E dicono che siano stati reclutati, allo scopo, i migliori botanici americani per coltivare e produrre la migliore marijuana per usi medici. Non solo. L'accordo con la Leafly.com prevede l'utilizzazione del gigantesco database di clienti online e di consumatori abituali. Il Founders Fund è consapevole di avere un primato nel mercato. Tuttavia non si nasconde che l'industria della cannabis – se si può già battezzarla così – è complicata, sul piano della legalizzazione, sociale e politico. Qualunque investitore che volesse seguirne le orme deve sapere che affronterà molteplici difficoltà e grossi rischi, confermano a Wall Street.   www.ilvelino.it/it/article/2015/01/08/peter-thiel-fondatore-di-paypal-investe-nella-prima-industria-di-cannabis-al-mondo/d8149371-8fcc-4578-8908-25976a867f13/

risultati studio su LSD terapeutico

Le esperienze psichedeliche con LSD aiuterebbero a superare stati avanzati d'ansia. Negli anni '60 ci furono oltre mille studi che dimostravano il vasto potenziale terapeutico dell'LSD in più campi, dalla psicoterapia alla cura delle dipendenze al lavoro sul sé, ma nel '66 l'illegalità li fermò tutti. Dopo 48 anni questo è il primo studio a venire riavviato, e completato: http://www.endoriot.com/2014/09/first-lsd-study-in-40-years-finds.html

Fumo, in arrivo la nuova stretta: verso divieto nei parchi e in spiaggia

Nelle intenzioni del ministero della Salute, sigarette proibite anche nei film o in serie tv nazionali e in auto se ci sono bambini. Lorenzin: "Troppi ragazzi cominciano a 11 anni, si è abbassata la guardia"

 ROMA - Niente sigarette nei parchi pubblici, negli stadi e nelle spiagge attrezzate, ma anche sulle macchine con bambini a bordo o nei film e serie tv nazionali, se vengono accese in un numero eccessivo di scene. Nei giorni del decennale della legge Sirchia, che ha rivoluzionato i costumi italiani vietando il fumo nei luoghi chiusi, si pensa a nuove restrizioni per ridurre il numero dei consumatori. "Si tratta di possibili iniziative, il cui successo in altri Paesi è documentato", sottolineano dal ministero alla Salute.

Beatrice Lorenzin conferma: "Sì, ci sarà una stretta ulteriore. Partiamo da film e auto con minori e poi studieremo eventuali nuove misure. È una materia da approfondire, su cui eventualmente aprire un confronto". Così in certi casi anche gli spazi all'aperto, come già avviene ad esempio negli Usa, potrebbero diventare off limits per chi vuole accendersi una sigaretta.

La lotta contro il fumo deve essere portata avanti costantemente, con campagne di sensibilizzazione ma anche con misure di legge da aggiornare. E dopo la norma di Girolamo Sirchia del 10 gennaio 2005, da tempo accettata e metabolizzata nel nostro Paese, ci sono state nuove restrizioni. Di recente, ad esempio, è stato posto il divieto di consumare le sigarette negli spazi esterni delle scuole e si è alzato fino a 18 anni il divieto di vendita di prodotti del tabacco.

L'Oms ha inoltre indicato una strategia che potrebbe essere adottata anche in Italia: quella di far scattare automaticamente un costante aumento dei prezzi delle sigarette. Infine deve essere recepita una direttiva europea approvata nell'aprile scorso in base alla quale, tra l'altro, sul 65% della superficie dei pacchetti dovranno essere introdotte immagini dissuasive.

"Il fumo uccide, dobbiamo essere tutti consapevoli di questo  -  spiega Lorenzin  -  Sono convinta che sia fondamentale agire sui giovani in via prioritaria per evitare che entrino nella spirale di questo vizio. L'Oms ha rilevato come si determini una oscillazione a favore dell'abitudine al fumo quando vengono meno le campagne di sensibilizzazione ". Il ministero avvierà una serie di iniziative di comunicazione rivolte ai giovani non solo contro il fumo ma anche contro alcol, droga e malattie sessualmente trasmissibili. "Le statistiche dicono che c'è stato un incremento importante tra i fumatori giovanissimi, in età 11-12 anni, e questo vuol dire che si è abbassato il livello di guardia e di consapevolezza ma anche di una stigmatizzazione del fumo ", ha spiegato il ministro.

In dieci anni di legge Sirchia, ritenuta utile dal 95% degli italiani e rispettata dal 90%, la prevalenza dei fumatori nel nostro Paese è diminuita, passando dal 23,8% al 19,5%. I dati sono dell'Istat. La vendita dei prodotti del tabacco, del resto, è scesa di circa il 25%. Solo nel 2% delle 35.800 ispezioni fatte dai carabinieri del Nas in vari tipi di locale in questi anni, sono state trovate persone che fumavano. Non che i numeri siano tutti buoni, anzi. L'Italia tra il 2007 e il 2013 è scesa dall'ottavo al quindicesimo posto nella classifica dei Paesi europei più impegnati nella lotta al tabagismo. Non certo un successo.

www.repubblica.it/salute/prevenzione/2015/01/11/news/fumo_in_arrivo_la_nuova_stretta_divieto_nei_parchi_e_in_spiaggia-104706795/

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