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Novità

Epatite C, per il superfarmaco un miliardo e mezzo dalla Legge di stabilità

Via libera anche in Italia al sofosbuvir, emendamento dal ministero per assicurare cure gratuite nei casi più gravi. In farmacia un ciclo terapeutico completo costerà 74.286 euro di MICHELE BOCCI, La Repubblica

 
ROMA - Un miliardo e mezzo di euro in due anni per curare le persone malate di epatite C con i nuovi superfarmaci della generazione Sofosbuvir. Quelle nelle condizioni di salute più gravi. Il ministero della Salute ha proposto un emendamento nella legge di Stabilità per mettere a disposizione dei cittadini il medicinale gratuitamente. I soldi utilizzati sono quelli che verrebbero risparmiati grazie alla eliminazione della malattia, che ovviamente ha i suoi costi. Il sofosbuvir (nome commerciale Sovaldi), infatti, è un principio attivo nuovo e rivoluzionario, in grado in una altissima percentuale di casi di cancellare l'epatite C, come hanno mostrato le sperimentazioni.

Per questo l'azienda che lo produce, la Gilead Siences, fa prezzi molto alti; così alti che, dato il milione e mezzo di malati stimati in Italia (dei quali almeno 3-400 mila avrebbero bisogno del medicinale), l'assistenza globale a carico dello stato avrebbe un effetto dirompente per le finanze pubbliche.

L'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, nei mesi scorsi ha così iniziato a trattare con il produttore e la conclusione del suo lavoro è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 5 dicembre con il via libera all'ingresso ufficiale del farmaco nel sistema sanitario italiano. Nella determina, però, l'Agenzia mantiene la riservatezza sul prezzo finale del medicinale. O meglio, si scrive che la terapia di 12 settimane costa al sistema sanitario nazionale 45 mila euro, praticamente il prezzo di partenza, ma si prevede anche uno "sconto obbligatorio alle Strutture pubbliche come da condizioni negoziali".

Evidentemente nell'accordo con il produttore si è deciso di non rendere noto il prezzo finale, forse per non far conoscere agli altri Paesi quanto spende l'Italia. Le indiscrezioni comunque parlano di un costo per il sistema sanitario tra i 35mila e i 40mila euro, a seconda del volume dei pazienti. Per questo con il miliardo e mezzo che potrebbe essere stanziato nella Legge di Stabilità si potrebbero curare circa 22mila persone l'anno per due anni. E solo, dunque, i casi più gravi, quelli a un passo dal trapianto o dal decesso. Le Regioni probabilmente dovranno finanziare ulteriori acquisti di altri farmaci, e più in generale andrà sviluppato un piano pluriennale di intervento, dividendo i pazienti per gravità.

Nella Gazzetta Ufficiale viene previsto anche il prezzo di vendita al pubblico, cioè per chi non vuole aspettare di essere chiamato dalla Asl nei prossimi mesi o anni, ma vuole curarsi subito. Bisogna essere ricchi per permettersi in questo modo il sofosbuvir: un ciclo terapeutico completo, della durata di 12 settimane, costa 74.286 euro.

Intanto dall'Aifa hanno spiegato di aver raccolto la disponibilità di Gilead a garantire la fornitura gratuita del farmaco per l'intera durata di trattamento dei pazienti per i quali le richieste e i via libera dei Comitati etici siano state rilasciate in tempi utili, cioè prima dell'ingresso del farmaco nella lista dei rimborsabili di fascia A formalizzata dalla Gazzetta Ufficiale. Si tratta del cosiddetto utilizzo compassionevole, che si può fare prima che un medicinale sia approvato.

Rilevamento Marijuana

Quando fumiamo - Struttura dei test e metodi per superarli Ciao a tutti! Ho trovato un pò di informazioni che potrebbero tornare utili e le ho unite con alcune conoscenze personali. Si spiega, si spera in modo chiaro e conciso, dove vanno a finire i cannabinoidi

continua qua https://www.icmag.com/ic/showthread.php?t=200445

Cannabis ed epilessia: 9 cose da sapere

 

L'olio di Charlotte

Da anni si parla dei possibili effetti benefici della cannabissulle crisi epilettiche, ma un concreto passo avanti è stato fatto solo grazie al caso di Charlotte Figi, bambina americana di 5 anni affetta da Sindrome di Dravet, "una forma estremamente grave di epilessia", spiega Antonino Romeo, direttore della struttura complessa di Neurologia Pediatrica e Centro regionale per l'epilessia dell'ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano. "Esordisce nel primo anno di vita, è resistente ai farmaci ed è associata a problematiche neurologiche e cognitive molto severe ". L'unica fortuna di Charlotte è stata quella di vivere in Colorado, dove l'uso della cannabis è stato liberalizzato. Dopo molte ricerche i genitori sono riusciti a trovare un produttore che coltivava il tipo di cannabis adatta all'uso terapeutico: con un alto contenuto di cannabidiolo (CBD) e un bassissimo contenuto di tertraidrocannabinolo THC, la sostanza chimica che causa lo stordimento. Ne è stato prodotto un olio, poi ribattezzato olio di Charlotte, che ha avuto sulla bambina un effetto straordinario. Oltre a riprendere a camminare e a cominciare a parlare, cosa che fino ad allora le era impossibile, Charlotte, racconta sua madre, grazie all'olio derivato dalla cannabis "in un anno ha avuto meno attacchi di quanti un tempo ne aveva in un giorno".

www.panorama.it/scienza/salute/cannabis-ed-epilessia-9-cose-sapere/

La cannabis sintetica non è un farmaco. La sentenza della Corte Ue

Per la Corte di Giustizia Europea “le miscele di piante aromatiche che contengono cannabinoidi sintetici” sono “consumate unicamente per provocare uno stato di ebbrezza e sono in ciò nocive alla salute umana”.

Le miscele di piante aromatiche che contengono cannabinoidi sintetici e sono consumate come sostituti della marijuana non sono medicinali. Lo stabilisce la Corte di Giustizia Ue nella sentenza del 10 luglio scorso, in cui si dichiara che “la nozione di medicinale in diritto dell’Unione non include le sostanze che, come le miscele di piante aromatiche che contengono cannabinoidi sintetici, hanno come effetto una mera modifica delle funzioni fisiologiche, senza essere idonee a provocare effetti benefici, immediati o mediati, sulla salute umana e che sono consumate unicamente per provocare uno stato di ebbrezza e sono in ciò nocive alla salute umana”.

La Corte risponde così alle questioni del  Bundesgerichtshof (Corte federale tedesca) che, nell’ambito di due procedimenti penali, deve decidere se la vendita di miscele contenenti cannabinoidi sintetici utilizzate come sostituti della marijuana possa dar luogo ad azioni penali per vendita illegale di medicinali dubbi.

“Due venditori di tali miscele – come riferisce la nota della Corte - sono stati condannati da organi giurisdizionali inferiori per vendita di medicinali dubbi a pena detentiva di un anno e nove mesi con sospensione” uno e “a pena detentiva di quattro anni e sei mesi nonché al pagamento di una sanzione pecuniaria di 200.000 euro”, l’altro. All’epoca dei fatti i cannabinoidi sintetici non rientravano nell’ambito di applicazione della legge tedesca sugli stupefacenti, cosicché le autorità tedesche non potevano avviare procedimenti penali in base ad essa. 

Il consumo dei cannabinoidi sintetici – ribadisce la Corte in una nota che dà notizia della sentenza - causa in generale uno stato di ebbrezza che può andare dall’esaltazione alle allucinazioni. Esso può altresì comportare nausee, rilevanti attacchi di vomito, episodi di tachicardia e di disorientamento, deliri, e addirittura arresti cardiocircolatori. Tali cannabinoidi sintetici sono stati sottoposti a test dall’industria farmaceutica nell’ambito di studi pre-sperimentali. Le serie di test sono state interrotte fin dalla prima fase farmacologica sperimentale: è infatti apparso che non potevano essere ottenuti gli effetti attesi da tali sostanze sulla salute e che erano prevedibili rilevanti effetti secondari per l’efficacia psicoattiva di tali sostanze”.

Considerati “l’obiettivo di garantire un elevato livello di protezione della salute umana, l’esigenza di un’interpretazione coerente della nozione di medicinale, nonché quella di mettere in relazione l’eventuale nocività di un prodotto con il suo effetto terapeutico”, la Corte ribadisce che “siffatte sostanze non possono essere qualificate come medicinali” e rileva che, “secondo il Bundesgerichtshof, le sostanze di cui trattasi sono consumate a fini non già terapeutici, bensì puramente ricreativi, e che in ciò esse sono nocive per la salute umana”.

Farmaci, un mercato regolato

E' giusto che una bottiglia di Brunello di Montalcino costi 130 euro? La domanda c'entra poco con la giustizia. Chi andrebbe a indagare quanto è costato produrlo, e quanto è il margine di profitto? Tanto la maggior parte di noi si accontenta di un ottimo rosso Toscano che costa 8-10 euro. Ben diversa è la questione quando si tratta di un farmaco: se un malato ha una setticemia non si può usare l'aspirina al posto dell'amoxicillina, o in alcuni casi di un antibiotico anche assai più costoso.
È per noi una fortuna che a pagare in Italia, e in molti Paesi dell'Europa sia il Servizio sanitario nazionale (che giustamente vive delle nostre tasse); e sinora relativamente poche domande sono state fatte su che cosa determini i prezzi dei farmaci. È stato accettato, stranamente per alcuni di noi, che valgano per i farmaci le stesse leggi di libero mercato che valgono per il vino. Eppure almeno due differenze sono lampanti. 1) Nel caso del vino abbiamo una scelta: possiamo comprare il Brunello, o un vino meno caro, o rimanere astemi; nel caso dei farmaci, invece, sovente ne va della vita. 2) Nel caso del vino la concorrenza è palese e vivace: per rimanere nel settore lusso, il Brunello compete con il Barolo o l'Amarone; nel caso dei farmaci, invece, sono sempre più i casi di malattie, rare o meno rare, nelle quali il farmaco veramente efficace è uno solo, e per 10-20 anni è protetto da esclusività. Pertanto, se due cardini del libero mercato sono la libertà dei prezzi e la concorrenza, si vede subito che per i farmaci uno dei due già manca.
La spirale della spesa farmaceutica è preoccupante, non solo per gli esperti di farmaco-economia. In pratica c'è stato sinora un certo grado di dicotomia non scritta: farmaci per malattie comuni che costano relativamente poco (anche se sempre di più); e farmaci per malattie rare che costano moltissimo (fino a 330mila euro all'anno per una malattia che dura molti anni). Alcuni mesi fa questa dicotomia è stata infranta, quando in Usa la Fda ha approvato il sofosbuvir (prodotto dalla Gilead con il nome commerciale Sovaldi), attualmente l'unico farmaco che, in combinazione con altri pre-esistenti, può non solo curare, ma guarire l'epatite C: ve ne sono circa 2,7 milioni di casi negli Usa, e circa un milione in Italia. Prezzo: 1.000 dollari per pasticca; un ciclo di cura (e non sempre basta) ne richiede 84 (per 84mila dollari). Alcuni di noi pensano da tempo che il libero mercato dei farmaci dovrebbe essere temperato da regole; ora ci giunge un assist da fonte impensata: il Senato degli Stati Uniti. Il Chairman del Finance Committee del Senato americano ha dato 60 giorni di tempo alla Gilead per rispondere a dozzine di domande, che vanno dal loro business plan, alla rendicontazione delle spese sostenute in passato e attualmente per la produzione del farmaco, alle modalità di promozione, e via dicendo.
È chiaro che il movente della lettera del Senato è di carattere economico. Anche facendo una selezione dei casi più urgenti da trattare, si contemplano spese di miliardi di dollari. Il «Financial Times» di Londra, che in un documentato articolo di luglio ha dato ampio rilievo a questa lettera, cita altri elementi che hanno causato il risentimento del Senato: soprattutto che il sofosbuvir verrà venduto con uno "sconto" del 30% in Gran Bretagna e del 99% in Egitto, dove una pasticca costerà 11 dollari anziché 1.000 dollari. Significa che il prezzo in Usa è enormemente gonfiato, o che gli americani pagano per lo "sconto" concesso ad altri Paesi? A noi sembra che il punto centrale sia questo: il prezzo di un farmaco non può più essere arbitrario; deve essere giustificato dalle spese effettivamente sostenute, pur concedendo un ragionevole margine di profitto. In altre parole, questo caso limite ha portato alla ribalta il fatto che sinora, nel decidere il prezzo, le industrie si sono basate su un solo criterio: quanto il "mercato" è disposto a pagare. Hanno applicato la legge del Brunello; con la differenza che se nessuno compra più il Brunello il prezzo calerà, mentre i pazienti con epatite C non hanno l'opzione di fare a meno di sofosbuvir se vogliono guarire.
Negli ultimi anni Aifa (Agenzia italiana farmaci) ed Ema (European Medicine Agency) hanno lavorato spesso assai bene e hanno imposto norme più stringenti per ottimizzare l'impiego dei farmaci, ivi compresi quelli più costosi; e si sono fatti progressi nella cultura dei medici. Sinora, per contenere la spesa farmaceutica, più che cercare di far diminuire i prezzi, la parola d'ordine è stata appropriatezza nella prescrizione dei farmaci, perché gli abusi e gli sprechi erano frequenti e quasi sfrenati. Ora che l'appropriatezza è migliorata, è tempo di affrontare un'anomalia macroscopica: Ema approva i nuovi farmaci per tutta l'Europa, ma non ha da questa il mandato di negoziare i prezzi. Per correggere questa anomalia non occorre attendere gli Stati Uniti d'Europa (che alcuni di noi auspicano): si tratta di una decisione politico-economica che si potrebbe prendere subito, e che farebbe dell'Europa il più grosso cliente del mondo per qualunque farmaco.

Il Sole24ore www.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-09-07/farmaci-mercato-regolato-081452.shtml

La vita sobria. Quando gli scrittori si danno all'alcol

un estratto dal racconto Sogni andati a male di Alessandro Turati. Il racconto fa parte della raccolta La vita sobria (Neo.Edizioni, 2014, 160 pp, 13 Eu), a cura di Graziano Dell’Anna. Dieci tra gli scrittori più interessanti della scena italiana si danno all’alcol. Storie allegre o malinconiche, disperate o grottesche, tutte accomunate dallo sforzo di aprire una breccia nella sobrietà della vita.

Ho comprato una bici, un cane e una mela. La bici è bianca, il cane marrone e la mela rossa. Esco la mattina con la bici, la mela e il cane a prendere il giornale. Abitando in un palazzo di otto piani accanto ad altri palazzi di otto, scendo le scale con la bici in spalla fischiettando come se non facessi fatica, invece faccio fatica e a volte lascio fischiare il cane.

A ogni modo, tutte le mattine, anzi no, solo la domenica mattina, esco con la bici, la mela e il cane a prendere il giornale. Pedalo, mangio la mela e non saluto nessuno. Neanche mi piacciono la mela, la bici e il giornale. Mangio, pedalo, compro il giornale, il cane piscia e torno a casa e faccio la doccia. Il cane fa la cacca. «Non potevi farla in strada?» gli chiedo. Non mi risponde. È marrone e non mi dà retta. Prendo un sasso e gli spacco il cranio per finta: alzo la pietra e simulo il suono. Non si spaventa neppure. Tengo sempre un masso in salotto per questo gioco, anche se è un gioco che non riesce mai, non diverte nessuno e la presenza del sasso infastidisce il padrone di casa quando viene a riscuotere l’affitto.

Poi esco la sera solo col cane. Vado nel parchetto sotto casa, quello al centro di sei palazzi di otto piani che formano un esagono, e mi siedo sempre sulla stessa panchina (quella con varie incisioni tra cui la mia preferita dice: Anche le suore, allontanandosi di spalle, sculettano). Il cane corre e io lo guardo come si guardano i cani correre: con gli occhi. Mentre lo osservo mi viene sete e vorrei bere degli alcolici, quelle bevande che mortificano i genitali ma alimentano fantasie. Invece non bevo, ho smesso: ho avuto dei problemi allo stomaco e con dei vigili permalosi seppur vestiti con colori sgargianti.

Sono stato un alcolizzato che non ha mai bevuto niente di particolare: sempre e solo vino marcio e birre marce. Il mio bere si basava semplicemente sulla quantità. E nei periodi migliori neppure mangiavo.

Fortunatamente la mia vicina di casa esce a sua volta col cane, un piccolo dalmata che la fa sembrare più bella, invece è meno bella. Appena li vedo in lontananza, faccio spazio sulla panchina spostandomi dal centro. Lei arriva, si siede e lascia andare il fiato, come se l’avesse trattenuto tutta la giornata. Poi parliamo di vesciche perché lei lavora presso un’impresa che si occupa di trattamenti di filati, dice che le rocche le escono dalle orbite. Ascolto volentieri i suoi discorsi, tant’è che considero il dalmata molto fortunato, un cane che potrebbe imparare molto. Poi lo guardo in faccia e mi sa che non capisce un granché: sembra una mosca concentrata sul movimento delle proprie zampe.

La mia vicina ha trentacinque anni, io cinque in meno. Sia io che lei abbiamo difficoltà economiche e, seppur lei di più, si può dire che siamo dei pezzenti, che nessuno ha svoltato.
Nella mia vita ho avuto solo un’occasione per svoltare, sarei potuto diventare un grafico pubblicitario ma ho sbagliato il colloquio. Il boss sembrava interessato finché non ho aperto bocca, mi guardava dall’alto in basso come se avesse già deciso di sottomettermi, di ordinarmi le cose per otto ore al giorno. Mi ha detto: «Lei ha un curriculum impeccabile, certo, ma non c’è niente di speciale. Cosa sa fare di creativo?»
«Se metto una mano su un foglio di carta e ripasso la forma con una biro, rimane la sagoma».
E non è servito a niente fare complimenti alla moglie e alla figlia ritratte in una foto sulla scrivania, tantomeno ai gattini grigi anonimi che tenevano in braccio.
«Sono morti tutti e due» mi ha detto, riorganizzando delle carte.
«Saranno sicuramente nel paradiso dei gatti».
«È ancora qui?»
Ciononostante, ho aspettato la sua chiamata per un paio di settimane giochicchiando nervosamente con dei bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie: avevo i padiglioni più puliti d’Italia. Peccato, mi sarebbe piaciuto lavorare nella Svizzera italiana, guadagnare molto, comprare crostate, ammiccare quotidianamente in dogana.

È con quelle orecchie splendide che tre anni fa ho conosciuto la mia vicina di casa di cui sopra, Stefania Ternan: creatura simile a una clessidra (dato che stringe e stringe la cintura finché non le manca il fiato), con occhi felini, naso come se non l’avesse e gambe tatuate.
È una brutta storia, d’accordo, e alla fine io e la mia vicina non facciamo mai l’amore. Mangiamo insieme, quello sì, compriamo il sushi e discutiamo a vanvera seduti in terra nel suo salotto posando il riso e il pesce su un tavolo particolarmente basso (non ha le gambe, solo il ripiano, mi ricorda mia nonna).

«Hai letto Siddharta?» mi chiede.
«No, ho letto Dersu Uzala» rispondo.
Poi parla solo lei e vedo il cibo all’interno della sua bocca impastarsi di saliva. Questo mi ricorda mio padre che beveva direttamente dalla bottiglia senza aver finito di masticare, così io, quando avevo sete, ingoiavo anche le sue briciole.

Alessandro Turati

www.mentelocale.it/61495-vita-sobria-quando-scrittori-si-danno-alcol/

‘Etilometro’ per la marijuana in fase di progettazione

L‘etilometro, in fase di sviluppo presso la Washington State University (WSU), potrebbe funzionare in un modo simile al test dell’alcool, basato sul respiro, 

etilometro

Una delle ragioni per cui la ricerca viene condotta nello stato americano è perché da quando è diventato legale per i negozi autorizzati vendere la droga dall’inizio di quest’anno, gli automobilisti che guidano dopo aver assunto la marijuana sono sempre più numerosi.

Non vi è alcuna forma attuale di etilometro per verificare l’uso della marijuana e gli agenti di polizia devono utilizzare le analisi del sangue per determinare i livelli di THC – la sostanza chimica attiva nel farmaco. Herbert Hill, capo ricercatore presso la WSU, dice che mentre il test non sarà inizialmente in grado di dire l’esatto livello di THC nel sangue, sarà però in grado di rivelare se è presente o meno. Ciò dovrebbe consentire all’ufficiale di polizia di sapere se può procedere o meno all’arresto

 blog.you-ng.it/2014/12/01/etilometro-per-marijuana-in-fase-progettazione/

intervista all'autore del "libro più strano del mondo"

Wired intervista l'autore del Codex Seraphinianus, passato alla storia come libro più bizzarro al mondo: "ho usato mescalina per espandere i miei orizzonti, ma quando poi c'è da lavorare bisogna essere lucidi..."

Allerta consumo cocaina ad Amsterdam

 

Alcuni pannelli con scritte mobili in tutto il centro della citta', dei piccoli manifesti affissi nelle stazioni ferroviarie e dei trasporti pubblici, dei messaggi inviati sui telefonini dei turisti: Amsterdam e' in “stato di allerta droga” dopo i recenti decessi di tre giovani britannici e il ricovero in ospedale di una quindicina di altri turisti, vittime del consumo di eroina bianca, un cloridrato dell'eroina, uno stupefacente che proviene essenzialmente dal Medio-Oriente o dal Pakistan.
Probabilmente adulterato, il prodotto sarebbe stato venduto come se fosse cocaina da uno spacciatore di De Wallen, il “quartiere rosso” della capitale olandese. La polizia sta cercando con molta solerzia questo venditore e offre un premio di 15.000 euro in cambio di una qualche testimonianza che cerchi di identificarlo.

ADUC Droghe

Funghi psichedelici contro la depressione

Il New York Times parla della speriementazione con i funghi psichedelici del tipo psilocybe: già testati con risultati considerevoli nella terapia contro la cefalea e grappolo e come "cura psicologica" dall'alcolismo e dal tabagismo, mostrerebbero importanti effetti anche contro la depressione, senza la dipendenza e la tossicità di molti psicofarmaci attualmente legali e in uso.

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