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Domande agli Operatori
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DRUGS & ROCK La storia di un viaggio verso la perdizione
"Ho la fortuna di avere dei parenti a Frascati. Ogni anno non vedo l'ora che vengano le feste natalizie per poterli andare a trovare e farmi delle overdose di porchetta e vino dei Castelli Romani".(Brian Johnson, cantante degli AC/DC). "Voglio morire prima di diventare vecchio", cantavano gli WHO nel loro hit generazionale "My Generation".
Questi sono forse i due estremi, due filosofie di vita che si contrappongono, da una parte le band che ritengono che l’uso di droga sia uno dei modi migliori per "accelerare i tempi"dell’autodistruzione, un eccesso autolesionista che, comunque, portava spesso alla morte ma con felicità. Dall’altra i morigerati artisti che rifiutarono apertamente le droghe, tipo i DEEP PURPLE che col chitarrista RITCHIE BLACKMORE ebbero a dire "Come si fa a drogarsi per suonare? La musica è già una droga!" o i LED ZEPPELIN e i BLACK SABBATH, che preferivano dedicarsi a pratiche esoteriche piuttosto che annichilirsi
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Effetti collaterali, un film di Steven Soderbergh.
La psichiatria ha sempre trovato terreno fertile nelle storie di cinema, ingrediente fondamentale per rendere più saporito e intrigante un thriller. Maestri assoluti sono stati Hitchcock, Forman e Kubrick, ma sono innumerevoli i film che si basano sulla depressione e sul rapporto medico-paziente. Il pittore Steven Soderbergh, uno dei più poliedrici e prolifici (per numero di opere sfornate) registi americani ha voluto anch’egli incamminarsi in un sentiero spesso impervio e il risultato è stato convincente a metà, con una storia di morte, mistero e farmacia A una giovane donna crolla il mondo addosso dopo l’arresto del facoltoso marito e per farle passare il male di vivere un dottore le prescrive una serie di farmaci, dei quale l'ultimo, l'Ablixa è determinante, salvo nascondere inquietanti effetti collaterali. Dopo un inizio lento a prova di Valium, il film acquista sempre più un carattere aggressivo questa volta a prova di Viagra, fino ad implodere con colpi di scena che sembrano un po’ scontati. Soderbergh, che ci aveva abituato a tenere alta la tensione, qui si concede pause anche per colpa di un cast che non risponde al meglio fatta eccezione per un perfetto Jude Law, che da solo in pratica fa reparto e tiene in piedi la scena. Attenzione, se visto in dosi sbagliate, come effetto collaterale il film può causare l’orticaria.
Gian Pietro Zerbini, La Nuova Ferrara
Sigarette elettroniche. Al ristorante si, in aereo no: la giungla dei divieti fai da te
dirittiglobali.it, la Repubblica, Vladimiro Polchi
Aspettando un regolamento nazionale sulla e-nicotina, città, Regioni ed enti procedono in ordine sparso Così, quello che è lecito da una parte, diventa illegale qualche chilometro dopo. Con effetti spesso surreali
«Divieto di svapare » . Chi siede in un bar o in un ristorante della Toscana, tenga in tasca la sigaretta elettronica: il suo vapore qui non è più benvenuto. A Vicenza invece le “svapate” sono vietate solo all’interno del palazzo comunale. È la giungla dei divieti fai-date: in attesa di una regolamentazione nazionale e di certezze sul piano sanitario, ciascuno improvvisa la sua personale campagna proibizionista. Sindaci, commercianti, aziende, scuole. Accade così
che ciò che è vietato da una parte, è invece consentito a pochi chilometri (o addirittura metri) di distanza. Nel nostro Paese il mercato delle sigarette elettroniche cresce a vista d’occhio: nel 2012 il giro d’affari ha superato i 350 milioni di euro. A mancare però sono le regole, tranne una: il divieto di svapare nicotina per i minorenni, deciso dall’ex ministro della Salute, Renato Balduzzi. Oltreoceano invece ci vanno giù duri. Negli Usa il divieto è molto diffuso: nel febbraio 2012 un aereo della Continental Airlines, decollato da Portland, ha dovuto invertire la rotta per far scendere un passeggero colpevole di non voler spegnere la propria e-sigaretta.
E l’Italia? Pare una coperta d’Arlecchino con tante pezze colorate quanti sono i divieti. Tra i più severi è il comune di Cantù, che con ordinanza ha proibito di fumare elettronico in tutti i locali e uffici pubblici o finalizzati a servizi pubblici. Anche nei negozi dunque, con il paradosso che neppure negli esercizi dove si vendono le sigarette elettroniche si possa fumare e provare così i vari aromi. Più tollerante il comune di Vicenza, che ha imposto il divieto solo dentro i locali del palazzo comunale. A San Benedetto del Tronto invece la “guerra” è limitata alle sigarette elettroniche con nicotina. In Toscana niente svapate in bar e ristoranti: l’indicazione arriva direttamente dalla Fipe-Confcommercio. In Veneto la sigaretta elettronica è vietata all’interno di tutti i ristoranti: viene trattata come una bionda qualsiasi, in base alla legge antifumo. Le elettroniche hanno vita dura anche sulle carrozze Trenitalia, Italo, Trenord e sui voli Alitalia. Il loro vapore è vietato sulle crociere Costa all’interno di ristoranti e bar e nei tanti Mc Donald’s.
In scala ridotta si muovono anche i singoli esercenti. Al cinema Hesperia di Castelfranco Veneto è stato recentemente appeso un cartello: «Si invita il gentile pubblico a non utilizzare in sala sigarette elettroniche al fine di consentire una regolare fruizione dello spettacolo cinematografico a tutti gli spettatori e prevenire eventuali spiacevoli contestazioni». Mentre il dirigente scolastico dell’istituto Einstein di Vimercate si è affidato a una circolare interna: «Divieto di svapare nei locali della scuola». «Alcune ordinanze rappresentano degli eccessi — sostiene Massimiliano Mancini, presidente di ANaFE (Associazione nazionale fumo elettronico) — estendere alla sigaretta elettronica le norme previste dalla legge Sirchia sul fumo passivo, includendo persino i negozi di e-cig che invece devono necessariamente far testare il prodotto, sta creando una giungla normativa, probabilmente spinta anche da qualche lobby molto presente sul territorio e interessata a bloccare la crescita di questo mercato. Tanto più che queste ordinanze tendenzialmente equiparano la sigaretta elettronica a quella tradizionale. Anche noi — aggiunge Mancini — chiediamo una regolamentazione, ma non si può pensare di estendere le varie norme esistenti contro il fumo alle sigaretteelettroniche: limitare lo svapo in certi luoghi potrebbe avere un senso solo nel quadro di una regolamentazione ad hoc, necessaria in quanto la sigaretta elettronica non è fumo perché non uccide e non è un farmaco perché non cura. È un metodo alternativo al fumo e ciò che è sicuro è che fa meno male. E un sistema apposito, se proprio necessario, andrebbe pensato anche per la tassazione».
Antidoping, la Wada ha deciso: niente più squalifiche per uso di cannabis
L’Agenzia mondiale antidoping ha alzato il livello di positività da una soglia massima consentita di 15 nanogrammi di Thc per millimetro a 150 nanogrammi per millimetro: dieci volte tanto. Quasi una liberalizzazione
Il Fatto Quotidiano - Farsi una canna non è più un reato, almeno nello sport. Lo ha stabilito la Wada (l’agenzia mondiale per l’antidoping) che sabato scorso ha alzato il livello di positività, e quindi di punibilità, per quello che riguarda la presenza di cannabis nelle urine. Si è passati da una soglia massima consentita di 15 nanogrammi di Thc (tetraidrocannabinolo) per millilitro a 150 nanogrammi per millilitro: dieci volte tanto. Quasi una liberalizzazione de facto per una droga ricreativa che qualsiasi studio o rivista medica ha sempre sostenuto non può migliorare in alcun modo le prestazioni sportive, se non come aiuto a rilassarsi per un atleta troppo nervoso.
Cocaina, 5000 anni di storia
Cocaina, 5000 anni di storia. Zerozerozero.tv presenta il programma di Roberto Saviano.
http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/cocaina-5000-anni-di-storia/128637/127137
USA - Glicemia sotto controllo per chi usa marijuana
Notiziario ADUC - I consumatori abituali di marijuana hanno un migliore controllo della glicemia rispetto a chi non fa uso della cannabis. A stabilirlo e' una ricerca del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston (Usa) pubblicata su 'The American Journal of Medicine'. Secondo gli scienziati i fumatori di marijuana hanno i livelli di insulina a digiuno del 16% piu' bassi rispetto a chi non fa uso della sostanza e una minor probabilita' di essere insulino resistenti. L'insulina permette alle cellule di utilizzare il glucosio contenuto nel sangue, trasformandolo in energia, la mancanza dell'ormone causa picchi glicemici e apre la strada al diabete. Ebbene, l'uso di regolare di marijuana "e' associato ad indici favorevoli relativi al controllo del diabete mellito", afferma i ricercatori. Si stima che solo negli Usa siano 17,4 mln i consumatori di cannabis, con circa 4,6 mln di persone che la fumano giornalmente. Inoltre, una forma sintetica del principio attivo della cannabis, il tetraidrocannabinolo, comunemente conosciuto come Thc, e' gia' stato approvato negli Stati Uniti per il trattamento degli effetti collaterali della chemioterapia, delle terapie anti anoressia indotta dall'Aids e della nausea. I ricercatori ha utilizzato i dati di una ricerca multicentrica registrati dal National Health Nutrition Survey (Nhanes) tra il 2005 e il 2010. Sono stati 4.657 i partecipanti che hanno completato il questionario sull'uso della droga. Di questi, 579 erano consumatori di marijuana, 1.975 l'avevano fumata solo in passato e 2.103 non avevano mai fumato o assunto marijuana. Successivamente sono stati misurati l'insulina a digiuno e la glicemia tramite campioni di sangue.
VIDEOGIOCHI E GIOVANI ADULTI: DAL GIOCO ALLA DIPENDENZA
CeSDA - E’ ormai noto che la dipendenza da videogiochi si associa a specifici tratti di personalità (ad es. il livello di autostima) e all’inadeguatezza del contesto sociale d’appartenenza (ad es. relazioni sociali disfunzionali).
Un gruppo di ricercatori delle Università di Lussemburgo e Rotterdam hanno recentemente istituito una ricerca per meglio comprendere la relazione esistente tra la motivazione al gioco e le tendenze comportamentali alla dipendenza.
Lo studio ha previsto il reclutamento di 90 ragazzi di età media pari a 22,83 anni e diagnosi di dipendenza da videogiochi per un totale di 25,32 ora a settimana di gioco e un’esperienza di gioco pari a 10,71 anni. I ricercatori hanno voluto identificare le motivazioni implicite al gioco mediante la somministrazione di un compito di decisione lessicale. Le motivazioni esplicite sono state invece ricavate chiedendo a tutti i partecipanti di giudicare i differenti motivi che portano al gioco su una scala a 7 punti (scala di Likert).
L’analisi dei dati ha permesso di individuare 3 principali motivi che spingono gli individui al gioco compulsivo: l’interazione sociale, il risultato ottenuto e l’immedesimazione. Tutte e 3 queste variabili sono risultate fortemente caratterizzanti i giocatori dipendenti. In particolare, l’immedesimazione implicita ed esplicita assieme alle ore totali di gioco effettuate, sono risultati forti predittori di un comportamento di gioco dipendente. Gli autori della ricerca ritengono quindi che le motivazioni al gioco, tra queste in particolare l’immedesimazione, siano da considerare possibili fattori di rischio per la tendenza a sviluppare una dipendenza da videogiochi, specialmente quando queste motivazioni diventano internalizzate e quindi automaticamente attivate nel momento in cui l’individuo si espone ad un gioco computerizzato.
Fonte: Cesdop – www.cesdop.it
Stati Uniti, ansia sociale e differenze di genere nello sviluppo della dipendenza da nicotina
Dronet - Nonostante l’ansia sociale risulti chiaramente un fattore di rischio rispetto alla dipendenza da nicotina e risulti notevolmente difficile smettere di fumare per le persone che non riescono a controllare questo tipo di ansia nella letteratura emergono ancora lacune rispetto alle motivazioni per cui tali soggetti risultino particolarmente vulnerabili alla dipendenza.
Uno studio condotto dall’Università della Louisiana ha esaminato la correlazione fra motivazioni per cui si fuma, e il ruolo dell’ansia sociale andando a studiare anche eventuali differenze di genere. Nel campione studiato (974 partecipanti dai 18 ai 67 anni, 73% donne), i soggetti che hanno dichiarato di aver fumato una sigaretta negli ultimi tre mesi hanno completato 4 questionari specifici per valutare rispettivamente la frequenza del fumo, la gravità della dipendenza da nicotina, le motivazioni per cui si fuma e l’ansia sociale.
I risultati riferiscono come la relazione fra ansia sociale e gravità della dipendenza da nicotina sia mediata da due motivazioni: l’attaccamento alla sigaretta vista come elemento a cui ci si “affida” per avere piacere e la scelta comportamentale di continuare a fumare nonostante le conseguenze negative anche sul piano sociale, che ne derivano. Emerge inoltre come le persone affette da ansia sociale, ritrovando nelle sigarette alcune delle caratteristiche dell’interazione sociale, possano essere particolarmente vulnerabili ad una seria dipendenza da nicotina. I risultati sottolineano, infine, l’importanza del genere: per le donne l’ansia sociale risulterebbe correlata ad una condizione di fumatore giornaliero, mentre per gli uomini alla gravità della dipendenza.
Gli studi di genere circa le differenze tra uomo e donna nei comportamenti di uso e dipendenza da sostanze psicoattive, sono particolarmente importanti per l’identificazione di percorsi preventivi, di trattamento e riabilitazione specifici per ogni genere. A questo proposito il Dipartimento Politiche Antidroga, Presidenza del Consiglio dei Ministri (DPA), in collaborazione con l’Istituto delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia (UNICRI), ha attivato il progetto DAD.NET, un network di prevenzione dei rischi correlati all'uso di alcol e droga specificatamente dedicato alle donne.
CannaCig, la sigaretta elettronica a base di marijuana
Lanciata dalla Rapid Fire Marketing, ha già fatto guadagnare cifre elevatissime con ricavi per il 2013 stimati attorno ai 900 milioni di dollari. Il suo costo si aggira tra i 70 e i 90 dollari circa.
In Italia per adesso laCannacig non arriverà, per ora solo negli stati dove lacannabis è legalizzata si potrà acquistare una speciale sigaretta elettronica che sostituisce il classico “spinello“.
Mentre è possibile averla ma è soggetta al “possibile rifiuto delle autorità locali” in Argentina, Australia, Bangladesh, Belgio, Canada, Cile, Colombia, Croazia, Repubblica Ceca, Isrlaele, Macedonia, Mexico, Olanda, Perù, Portogallo, Svizzera, Spagna e Venezuela.
Anche i Italia da qualche tempo è consentito l’uso della marijuana per curare o lenire determinate patologie.
Questo sistema di “inalatore” potrebbe eliminare il problema del fumo e delle sostanze contenute nelle cartine utilizzate per produrre le classiche “canne“, anche quelle ad uso medico.
Non si intravede ancora la possibilità di una legalizzazione in Italia, ma lo scopo della ditta è proprio quello di avvicinare i paesi all’uso legale dell’erba a scopo terapeutico.
www.tuttasalute.net/22764/cannacig-la-sigaretta-elettronica-a-base-di-marijuana.html
Dipendenza e droga. Intervista a Luigi Zoja
Paginatre.it - Luigi Zoja è uno psicanalista italiano di fama mondiale. Già Presidente del Centro Italiano di psicologia Analitica e del Comitato Etico dell’Associazione Internazionale per la Psicologia Analitica, è autore di libri tradotti in 14 lingue, tra i quali: Nascere non basta. Iniziazione e tossicodipendenza (ed. Cortina) e La morte del prossimo (ed. Einaudi).
Si è passati, negli ultimi trent’anni, dalla “droga per protesta” al consumo trasversale di massa. Com’è accaduto?
Ho cominciato a occuparmi di tossicodipendenza quarant’anni fa, all’epoca della pubblicazione del mio primo libro, Nascere non basta (ripubblicato nel 2003, N.d.R.). Lavoravo in clinica a Zurigo e ci capitavano casi di pazienti gravi che in Italia non erano riusciti a trovare una cura adeguata. Quello che osserviamo oggi è che, nel mondo moderno, le persone sono sempre più tentate di far uso di sostanze che alterino lo stato di coscienza. Non lo definirei tuttavia un problema della droga, quanto piuttosto un problema del mercato, del consumismo, del fatto che mediamente nei Paesi occidentali la popolazione ha un tenore di vita che le permette di spendere denaro per cose non strettamente necessarie. Una quota del bilancio individuale viene stanziata in maniera ormai fissa (e crescente) per i “godimenti”, tra cui compare il consumo di sostanze “stupefacenti” (come le si chiamava un tempo). Il quale consumo non è più qualcosa di extra rispetto all’ordinario ma tende sempre più a integrarsi nella vita di tutti i giorni. Oggi viene ritenuto un diritto della persona concedersi una certa quantità di piaceri.
Shopping compulsivo. Sindrome e dipendenza da acquisto compulsivo nei giovani: Paola ex shopper patologica
Controcampus - Una delle nuove manie che prende piede nella società dell’immagine, è quella dello shopping compulsivo, come ci testimonia la pletora di nuove psicopatologie che dagli anni 90 ad oggi si sono progressivamente imposte all’attenzione degli specialisti.
Shopping patologico o compulsivo buyng (il 5% dei giovani italiani soffre di un’eccessiva propensione all’acquisto, il 75% sono donne).
Lo shopping compulsivo o dipendenza dagli acquisti è un disturbo caratterizzato dall’impulso irrefrenabile ed immediato di “dover acquistare”.
Cresce il consumo di cannabis tra i giovani
Ansa.it - BOLOGNA - Cresce il consumo di cannabis tra gli adolescenti italiani tra 15 e 19 anni, mentre l'uso di tale sostanza è registrato in diminuzione tra la popolazione generale. E' il trend, che emerge dai dati preliminari del rapporto 2013 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia curato dal Dipartimento delle politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei ministri. I dati, anticipati al congresso nazionale della Società italiana di Pediatria, segnalano nel 2012 una crescita del consumo del 2%.
Dall'indagine campione, su 45 mila studenti, risulta che il 21,43% ha fatto uso almeno una volta di cannabis negli ultimi 12 mesi, con una crescita di due punti percentuali, (19,14% nel 2012) rispetto all'anno precedente. Al contrario, tra la popolazione nazionale (15-64 anni), il fenomeno è in calo (sulla linea di altre droghe come cocaina ed eroina) come dimostrano anche i dati sulla concentrazione di sostanza nelle acque reflue rilevata presso 18 centri urbani.


