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Novità

La vera storia dei tossicodipendenti scozzesi che hanno insegnato tutto al cast di Trainspotting

 Craig Broadley è immobile sotto la pioggia scrosciante di Kingston Bridge, un cavalcavia dell'autostrada che taglia Glasgow in due, con il telefono attaccato all'orecchio come se da quello dipendesse la sua vita.

In poco più di un anno ha speso più di 20.000 sterline [25.600 euro circa] in cocaina. Faceva il muratore, ma ha perso il lavoro e ora sta per perdere la sua compagna e la figlia. Piange disperatamente, singhiozza.

In linea c'è John Ferns del Calton Athletic Recovery Group—che ci è passato e con le droghe ha avuto esperienze che non potreste nemmeno immaginare—che gli sta dicendo che se continua così morirà. È il momento di prendere una decisione. Di scegliere.

Scegliete la vita. Scegliete un lavoro. Scegliete una carriera. Scegliete la famiglia. Scegliete un maxi televisore del cazzo. Scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Ma perché dovrei fare una cosa così?

L'apertura di Trainspotting, il film che nel 1996 Danny Boyle ha tratto dal libro di Irvine Welsh, è così nota da essere quasi un cliché. Il film con Ewan McGregor, Robert Carlyle, Johnny Lee Miller e Kelly McDonald è un vero cult. Parlava della droga come mai l'avevamo vista sullo schermo—siringhe, sniffate, vomito, tutto nel cuore del disagio di Edimburgo. C'erano i club, le feste e il sesso. Poi c'erano i postumi, i down, le overdose e i viaggi orribili. segue su VICE.IT www.vice.com/it/read/calton-atlhletic-trainspotting-721

L’OMICIDIO STRADALE È LEGGE

 La legge, ecco cosa cambia

Il ddl fa diventare articoli autonomi del codice penale quelle fattispecie che finora sono state previste sotto forma di aggravante dei reati di omicidio colposo e di lesioni personali colpose. Per l’omicidio stradale potranno essere comminate pene fino a 12 anni, con particolari aggravanti per chi si dà alla fuga o guida senza patente o assicurazione. Per lesioni stradali – gravi o gravissime – la pena può arrivare fino a 7 anni, anche in questo caso con aggravanti omologhe a quelle per l’omicidio. Come pena accessoria resta la revoca della patente che, nei casi più gravi, potrà arrivare fino 30 anni. Prescrizione raddoppiata per i nuovi reati.

Un reato a sé

L’omicidio stradale colposo diventa reato a sé, graduato su tre varianti: resta la pena già prevista oggi (da 2 a 7 anni) nell’ipotesi base, quando cioè la morte sia stata causata violando il codice della strada. Ma la sanzione penale sale sensibilmente negli altri casi: chi infatti uccide una persona guidando in stato di ebbrezza grave, con un tasso alcolemico oltre 1,5 grammi per litro, o sotto effetto di droghe rischia ora da 8 a 12 anni di carcere. Sarà invece punito con la reclusione da 5 a 10 anni l’omicida il cui tasso alcolemico superi 0,8 g/l oppure abbia causato l’incidente per condotte di particolare pericolosità (guida contromano, infrazioni ai semafori, sorpassi e inversioni a rischio).

Lesioni stradali

Ipotesi base invariata ma pene al rialzo se chi guida è ubriaco o drogato: da 3 a 5 anni per lesioni gravi e da 4 a 7 per quelle gravissime. Se comunque ha bevuto (soglia 0,8 g/l) o l’incidente è causato da manovre pericolose scatta la reclusione da un anno e 6 mesi a 3 anni per lesioni gravi e da 2 a 4 anni per le gravissime.

Conducenti di mezzi pesanti

L’ipotesi più grave di omicidio stradale (e di lesioni) si applica ai camionisti e agli autisti di autobus anche in presenza di un tasso alcolemico sopra gli 0,8 g/l.

Fuga del conducente

Se il conducente fugge dopo l’incidente scatta l’aumento di pena da un terzo a due terzi, e la pena non potrà comunque essere inferiore a 5 anni per l’omicidio e a 3 anni per le lesioni. Altre aggravanti sono previste se vi è la morte o lesioni di più persone oppure se si è alla guida senza patente o senza assicurazione. E’ inoltre stabilito il divieto di equivalenza o prevalenza delle attenuanti su alcune specifiche circostanze aggravanti. La pena è invece diminuita fino alla metà quando l’incidente non è conseguenza esclusiva dell’azione del colpevole.

Revoca della patente

In caso di condanna o patteggiamento (anche con la condizionale) per omicidio o lesioni stradali viene automaticamente revocata la patente. Una nuova patente sarà conseguibile solo dopo 15 (omicidio) o 5 anni (lesioni). Tale termine è però aumentato nelle ipotesi più gravi: se ad esempio il conducente è fuggito dopo l’omicidio stradale, dovranno trascorrere almeno 30 anni dalla revoca. Qualora la patente sia di un altro Stato anziché la revoca vi sarà l’inibizione alla guida in Italia per un periodo analogo.

Raddoppio della prescrizione

Per il nuovo reato di omicidio stradale sono previsti il raddoppio dei termini di prescrizione e l’arresto obbligatorio in flagranza nel caso più grave (bevuta ‘pesante’ e droga). Negli altri casi l’arresto è facoltativo, restando però espressamente escluso, limitatamente alle lesioni, se il conducente presta subito soccorso. Il pm, inoltre, potrà chiedere per una sola volta di prorogare le indagini preliminari.

Perizie coattive

Il giudice può ordinare anche d’ufficio il prelievo coattivo di campioni biologici per determinare il dna. Nei casi urgenti e se un ritardo può pregiudicare le indagini, il prelievo coattivo può essere disposto anche dal pm.

corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/16_marzo_02/omicidio-stradale-rush-finale-battaglia-partita-firenze-ee044290-e081-11e5-b2b6-2550f04c767f_preview.shtml

Care, presa in carico “in armonia” contro la cocaina

Un centro residenziale per il trattamento della dipendenza, senza distacchi da lavoro e famiglia, tra moduli residenziali e ambulatoriali 

Presa in carico in armonia con le esigenze della persona, senza distacchi da famiglia o lavoro, un’alternanza tra moduli residenziali e ambulatoriali e un’alta personalizzazione del programma di trattamento, con costi ridotti rispetto alle comunità. Sono questi i punti di forza del progetto Care, un centro residenziale per il trattamento della dipendenza dalla cocaina realizzato nel Lazio grazie ad un finanziamento regionale nell’ambito della programmazione del Fondo regionale lotta alla Droga 2013-2015, in continuità con l’avvio del progetto dal 2011. Capofila la cooperativa sociale Il Cammino, ma alla realizzazione del progetto hanno partecipato anche la cooperativa Parsec, la Asl Frosinone, due Asl romane e con la collaborazione dell’Istituto Superiore di Sanità, del Centro Lacchiarella – Addiction Center (Regione Lombardia), l’Università D’Annunzio di Chieti e il dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche.

www.romasette.it/care-presa-in-carico-in-armonia-per-dire-addio-alla-cocaina/

Cannabis, legalizzazione, multinazionali e uso di pesticidi

Cosa succede con la canapa legale se i governi permettono alle multinazionali del biotech di entrare in quella che sarà la grande ''corsa all'oro'' dei prossimi dieci anni? Articolo da leggere.

RISCHIO E DESIDERIO, a cura di P. Pacoda, NFC editore - soundwall.it

Pierfrancesco Pacoda è giornalista e saggista, tra i più attenti e competenti studiosi italiani di stili di vita e culture giovanili, in particolare quelle legate ai linguaggi musicali. Ha raccontato l’hip hop nostrano, nei libri “Potere alla Parola” e “Hip hop italiano”, e la scena delle piste da ballo, con “Sulle rotte del rave” e “Riviera Club Culture”. Sugli stessi temi scrive per D, L’Espresso e Il Resto del Carlino. Nel suo nuovo libro “Rischio e Desiderio” ha coordinato una serie di studiosi, scrittori e operatori per riflettere insieme sullo spinoso rapporto tra clubbing e droghe, cercando di individuare punti di vista inediti, retaggi culturali, responsabilità ma, soprattutto, soluzioni pratiche al problema. Al centro di questa complessa e articolata riflessione c’è, ovviamente, la figura del dj, interpretata in chiave antropologica e sociologica. Torna in mente un passaggio teorico fondamentale nel quale lo studioso dei media Lev Manovich affianca a quella figura la nascita di Photoshop, per raccontare le origini del concetto di post-modernità all’inizio degli anni ’80. Ecco: l’edonismo (assieme ai concetti di remix e cut-up) era una componente fondamentale di quel preciso momento storico nel quale, non a caso, affondano anche le radici della club culture. E se si riconosce il piacere come fine ultimo dell’uomo, rischio e desiderio sono due facce della stessa medaglia. Abbiamo approfittato dell’uscita del volume per un’intervista a Pierfrancesco Pacoda.

 www.soundwall.it/il-principio-edonistico-del-clubbing-unintervista-a-pierfrancesco-pacoda-a-proposito-dei-suoi-ultimi-libri/

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