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Novità

Usa, muore a 53 anni Jay Adams, pioniere e leggenda mondiale dello skateboard

Il fondatore del team di skater Z-Boys rivoluzionò la specialità negli anni Settanta, e fu protagonista di un documentario sulla trasformazione dello skate, "Dogtown and Z-Boys

 
 
Usa, muore a 53 anni Jay Adams, pioniere e leggenda mondiale dello skateboard
 

E’ stato stroncato da un infarto improvviso a 53 anni. Jay Adams, pioniere californiano dello skateboard, si trovava in Messico, dove stava trascorrendo una vacanza con la famiglia, la moglie Tracy e i suoi due figli. A dare la notizia la sua manager Susan Ferris, che ha precisato che Jay non aveva mai avuto problemi cardiaci, aggiungendo di “essere sotto choc”. Nato nel 1961 a Venice,California, fondò il team di skater Z-Boys, che rivoluzionò negli anni settanta lo sport, soprattutto nelle acrobazie e nell’estetica, superando i vecchi “trucchi” del decennio precedente e avvicinandone i movimenti a quelli del surf. Adams e gli Z-Boys inaugurarono l’era dell’half-pipe acrobatico.

La leggenda californiana fu protagonista anche di un documentario del 2001, “Dogtown and Z-Boys“, diretto da Stacy Peralta, uno degli ex componenti del gruppo di skater.  Sempre Peralta, quattro anni dopo fu tra gli sceneggiatori del film hollywoodiano “Lords of Dogtown“, diretto da Catherine Hardwicke. Nel film si racconta la rivoluzione del mondo dello skateboard fatta negli anni Settanta dagli Z-Boys, che in quel periodo hanno contaminato la disciplina con le acrobazie del surf. “Lords of Dowtown” ricorda anche le spettacolari discese del gruppo di amici nelle piscine dei ricchi diBeverly Hills, svuotate dalla siccità del 1975.

Adams ha avuto gravi problemi legali e fu accusato di istigazione all’omicidio per l’aggressione a un ragazzo omosessuale, Dan Bradbury, che morì per un pestaggio nel 1982 a Los Angeles. Non sono mancati neppure problemi di droga: negli anni novanta Jay Adams attraversò il lungo tunnel dell’eroina, dopo la morte violenta del fratello e, nello stesso anno, il decesso di entrambi i genitori.

www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/16/usa-muore-a-53-anni-jay-adams-pioniere-e-leggenda-mondiale-dello-skateboard/1092161/

"In cella chi incita all'anoressia", è polemica

Proposta di legge bipartisan per introdurre un nuovo reato: agli istigatori fino due anni di carcere e centomila euro di multa. Nel mirino blog e pagine web  che consigliano come mangiare sempre meno. Ma piovono i no: inutile proibizionismo 

ROMA - In carcere chi incita all'anoressia. Pene altissime per chi gestisce, o pubblicizza, quei siti che spingono le ragazzine ad entrare nel tunnel della magrezza senza ritorno. Fa discutere e divide la proposta di legge scritta dalla deputata Pd Michela Marzano, ma firmata "bipartisan" da esponenti di tutte le forze politiche (Carfagna, Vezzali, Binetti) sulla lotta ai disturbi alimentari. Un testo approdato da poche settimane in Parlamento ma già diventato un "caso". Il primo articolo prevede infatti l'estensione del reato di "istigazione al suicidio", articolo 580 del codice penale, per quei siti (centinaia, ma i più famosi si chiamano "pro-Ana" e "pro-Mia") dove giovanissime e spesso gravi anoressiche si scambiano consigli per mangiare sempre meno. Con "tecniche" che prevedono farmaci, vomito, digiuni. Esaltando un ideale di magrezza sempre più estremo, un controllo del cibo così ossessivo, che non di rado porta ragazzine giovanissime sulla soglia dell'addio alla vita. Il testo si compone di tre articoli: il primo ipotizza appunto l'istigazione al suicidio, gli altri due chiedono misure e fondi per la prevenzione e la cura dei disturbi alimentari. Un'epidemia, una vera e propria piaga sociale, oltre due milioni gli adolescenti che ne soffrono (molti in modo passeggero per fortuna), ma anoressia e bulimia stanno iniziando a contagiare anche bambine tra i 9 e i 10 anni. 


Ma si può colpire chi ospita e gestisce un sito Internet, con l'accusa di istigazione al suicidio, ritenendolo responsabile di un fenomeno giovanile così radicato e diffuso? In Rete la polemica è esplosa, tra chi difende la legge Marzano, e chiede provvedimenti simili a quelli della Polizia Postale contro la pedopornografia. C'è chi invece la definisce figlia di un "inutile proibizionismo" come tutti i tentativi di imbavagliare Internet. Una polemica nota. Ma a sorpresa, a favore della legge Marzano, si schierano alcuni medici in prima linea nella cura di giovanissime e giovanissimi pazienti. Armando Cotugno, psichiatra, dirige il centro sui disturbi alimentari della Asl Roma E. Un centro di eccellenza nella spesso dissestata sanità romana. Mille adolescenti in cura, uno staff di 13 persone, e un approccio quasi tutto basato sulla terapia familiare. "Il messaggio della legge può sembrare estremo, ma da psichiatra lo appoggio pienamente, anzi ho raccolto le firme a favore. È chiaro che non sono questi siti ad indurre la malattia - spiega Cotugno - ma ho visto quanto è difficile curare chi li frequenta. Rinforzate ed esaltate dal gruppo le ragazzine anoressiche diventano più aggressive, spesso impermeabili alle cure". 

Nel centro della Asl RomaE le adolescenti (pochissimi i maschi) vengono prese in carico insieme a tutta la famiglia. "E il metodo funziona. Una volta che hanno recuperato il peso, che il loro quadro clinico è migliorato, inizia il percorso psicologico vero e proprio. Ebbene, se in questo delicato momento il loro cammino si intreccia con i gruppi pro-Ana noi vediamo delle gravissime regressioni". Conclude Armando Cotugno: "Quindi ben vengano misure così forti. Nessuno di noi si illude: non è certo chiudendo un sito Internet che risolveremo il dramma dei disturbi alimentari, ma almeno il nostro lavoro non sarà vanificato". Maria Novella De Luca, Repubblica.it www.repubblica.it/cronaca/2014/08/07/news/reato_incitamento_a_anoressia-93292889/
 

Contenuto Redazionale BUON FERRAGOSTO!

 

Detenuti tossicodipendenti in comunita' d'accoglienza. Regione Toscana

 I detenuti con diagnosi di tossico-alcoldipendenza potranno accedere alle misure alternative al carcere ed essere accolti nelle strutture gestite dagli enti aderenti al Ceart (Coordinamento degli Enti Ausiliari della Regione Toscana). Un intervento straordinario che coinvolgerà tra 50 e 60 detenuti toscani, e per il quale la Regione destina un finanziamento di 1 milione e 500mila euro per il biennio 2014-2015. L'intervento è previsto da una delibera approvata recentemente dalla giunta su proposta dell'assessore al diritto alla salute Luigi Marroni. Nel dicembre 2013, Regione Toscana, Ministero della giustizia, Tribunale di sorveglianza di Firenze e Anci Toscana avevano siglato un protocollo tematico per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione detenuta: tra le varie azioni previste dal protocollo, anche la messa in atto di misure finalizzate al recupero e al reinserimento di detenuti con problemi legati alla dipendenza da sostanze.
Alle misure alternative, riconosciute dalla competente autorità giudiziaria, potranno accedere quei detenuti per i quali sia stata formulata la diagnosi di tossico-alcoldipendenza e il relativo piano terapeutico-assistenziale da parte dei Servizi per le dipendenze delle Asl toscane. Ad accogliere i detenuti, in regime residenziale, saranno le strutture gestite dagli enti aderenti al Ceart (Coordinamento degli Enti Ausiliari della Regione Toscana), che realizzeranno il programma terapeutico-assistenziale finalizzato al loro reinserimento. Un gruppo di lavoro, costituito da esperti del Tribunale di sorveglianza di Firenze, del Prap (Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria) e dei competenti settori dell'assessorato, definirà le procedure per l'attivazione di questi percorsi; individuerà la lista dei detenuti da inserire in questi percorsi (50-60 persone); definirà la ripartizione delle risorse da destinare alle Asl; monitorerà il corretto svolgimento degli interventi e ne rileverà i risultati.

ADUC Droghe

E' morto don Gelmini, il prete anti-droga amico di Berlusconi

 

 
E' morto don Gelmini, il prete anti-droga amico di BerlusconiÈ MORTO a 89 anni don Pierino Gelmini, il fondatore della Comunità Incontro di Amelia. Da tempo malato  -  lo scorso 5 agosto si era sottoposto a un intervento per la sostituzione di un pacemaker - e da sempre impegnato nel recupero dei tossicodipendenti, è spirato nelle sue stanze di Molino Silla di Amelia (Terni). "Don Pierino Gelmini è stato assistito fino all'ultimo dai ragazzi che ha seguito per una vita", ha fatto sapere nella notte Gianpaolo Nicolasi, uno dei suoi più stretti collaboratori. La camera ardente è stata aperta alle 12 a Molino Silla di Amelia. La salma di Don Gelmini è stata trasportata sulle note dell'Alleluia di Haendel.
 
C'è riserbo sui nomi dei politici italiani e di altre figure note che domani prenderanno parte ai funerali di Don Pierino Gelmini, fissati per le 10:30 nella chiesa della Comunità Incontro nella struttura di Molino Silla, a qualche chilometro da Amelia.

Una vita al fianco dei tossicodipendenti. La lotta alla droga per don Gelmini era iniziata nel 1963 dopo un incontro casuale con Alfredo, un tossicodipendente romano: "Zì prete, dammi una mano, non voglio soldi, ma sto male" implorava il ragazzo in piazza Navona. Don Gelmini lo portò quindi a casa sua, cominciando la sua attività di recupero dei tossicodipendenti, poi concretizzatasi dalla Comunità Incontro. Con l'apertura del Centro di Molino Silla, nel 1979, nasceva la prima realtà di oltre cento future strutture legate, in Italia e all'estero, che hanno seguito circa 300mila ragazzi sinora.

Ma Pietro Gelmini, nato a Pozzuolo Martesana (Milano) nel 1925 e chiamato "don" fino all'ultimo anche se ridotto allo Stato laicale, su sua richiesta, da papa Ratzinger nel 2008, è stato in vita una figura controversa. Già sacerdote della Chiesa Cattolica e vescovo di quella Greco-Melichita, è stato amato da molti per il suo impegno sociale, ma accusato da altri per presunte molestie sessuali. Un'ombra che lo ha accompagnato costantemente negli ultimi anni: "Sono stato incastrato da toghe rosse e poliziotti infami", fu la sua reazione iniziale. Così, nel 2010, don Gelmini è stato rinviato a giudizio per presunti abusi. "Sono innocente, addolorato e incredulo, tante menzogne non fanno una verità. Come posso aver fatto certe cose orrende alla mia età?", ripeté più volte all'epoca. 

Gli episodi contestati spaziano dal 1997 al 2007. Tutto era cominciato nel 2000 quando il ragazzino "Michele I." aveva denunciato Don Gelmini per molestie sessuali. In un primo tempo, il caso era stato archiviato. Cinque anni dopo, però, l'aria alla procura di Terni era cambiata. Gli investigatori e il pm Barbara Mazzullo sostenevano di aver raccolto le prove di almeno dodici episodi di pesanti molestie. Un processo, quello a Gelmini, a estremo singhiozzo. Lo scorso primo luglio, del resto, la perizia medico-legale disposta dal tribunale di Terni ha stabilito che l'ex religioso non era in grado di "partecipare coscientemente" al procedimento a suo carico a causa dell'aggravamento delle sue condizioni di salute. Per questo il processo era stato temporaneamente sospeso. La nuova udienza era stata fissata al 4 marzo 2015. Inutilmente.

Ma Don Gelmini, fratello di un altro celebre ecclesiastico (padre Eligio Gelmini) e ordinato prete nel 1949, era anche un "prete star", molto inserito nel tessuto politico e della società che conta. Indimenticabile la festa dei suoi ottant'anni, nel 2005, con ospiti d'onore Gigi D'Alessio, Amedeo Minghi e Mogol. Vicino alla destra italiana, fu lui a celebrare la messa per Bettino Craxi a un anno dalla sua morte. Condannato nel 1971 per truffa e bancarotta fraudolenta e protagonista vent'anni dopo di un celebre scontro con il sindaco di Amelia e storico leader della Cgil Luciano Lama che lo accusava di abusi edilizi (si candidò per succedergli e perse), Gelmini, inoltre, è stato anche un carissimo amico di Berlusconi, tanto che l'ex Cavaliere lo voleva addirittura ministro nel 1994 (non accadde) e gli donò cinque milioni di euro nel 2005 per la sua associazione. 

Un anno dopo, don Gelmini fu uno degli ispiratori della legge Fini-Giovanardi che equiparò le droghe leggere a quelle pesanti. E del resto già nel 2000 aveva partecipato al "manifesto" di Alleanza Nazionale "Valori e idee senza compromessi" come testimonial della lotta alle sostanze stupefacenti. In quella circostanza, però, rilasciò una dichiarazione che fece arrabbiare molti: "I musulmani tra poco in Italia saranno il 10-15 per cento della popolazione e metteranno a rischio la purezza dei nostri valori. Un tempo venivano per predare le nostre città, oggi hanno una parola d'ordine: sposare le donne cattoliche per convertirle all'Islam. Bisogna bloccare questo germe".

Le reazioni. Numerosi i pensieri e i ricordi dal mondo ecclesiastico e politico. Silvio Berlusconi, che è sempre stato un sostenitore delle sue attività, ha espresso la propria vicinanza alla Comunità per la morte del fondatore. Berlusconi ha assicurato la propria solidarietà anche per il futuro, ma ha spiegato che non potrà partecipare al funerale.

Il presidente della commissione Affari esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini: "Ricordo con profonda commozione e tristezza don pierino gelmini che è stato indubbiamente un protagonista discusso ma coraggioso nella lotta contro la droga. E' affidato oggi, come tutti, al giudizio divino ma certamente le sue opere in terra rimangono e hanno significato la riconquista della vita per tante centinaia di giovani". 

"Don Pierino Gelmini ha strappato alla morte migliaia di vite - dice Maurizio Gasparri (Fi) - non solo combattendo in Italia e nel mondo il flagello della droga, ma dando un ricovero in Asia o in America Latina a chi sarebbe morto di stenti, fame e povertà. Ha mobilitato energie enormi, scosso palazzi della politica troppe volte sordi, restituito un sorriso e una speranza a tante famiglie alle quali lo Stato non ha dato né ascolto, né risposte. Tanti giovani usciti dalle sue comunità hanno creato famiglie nelle quali sono nati e cresciuti bambini che non esisterebbero se Don Pierino non avesse strappato alla morte i loro genitori. Don Pierino ha difeso e alimentato la vita, sempre e ovunque". 

Monsignor Giovanni D'Ercole, nuovo vescovo di Ascoli Piceno, ricorda don Pierino con le seguenti parole: "Ha vissuto con dignità il suo calvario, ha conservato sempre la sua serenità e non ha mai smesso di essere ottimista".

 www.repubblica.it/cronaca/2014/08/13/news/don_pierino_gelmini_morto-93664360/

Alcool e musica

Ciao A tutti,

una piccola testimonianza che spero possa fare riflettere

Ho sempre suonato in giro con vari gruppi rock e l'abbinamento musicista (o pseudo musicista J ) ed eccessi è noto a tutti quanti. La legge "suono meglio se sono carico", la sappiamo tutti ed è sempre andata a braccetto con la sua gemella "salgo sul palco carburato così mi diverto di più"...

Purtroppo dopo un po di anni di questa vita quello che pensi ti faccia suonare meglio e divertire di più si intrufola anche fuori dal palco e inizia a minare la tua vita quotidiana, i tuoi affetti ed i tuoi interessi di tutti i giorni.

Per fortuna la mia è una testimonianza di un uomo che è arrivato molto vicino a divenire un alcolista ma che è riuscito per un colpo di fortuna a fermarsi in tempo e capire cosa stava succedendo.

Il mio caso è di uno che non ha mai bevuto la mattina e né tantomeno il pomeriggio, ma appena arrivato a casa vino, birra e super alcolici erano sempre presenti in grandi quantità tutti i giorni della settimana non importava che fosse Lunedì o Sabato sera. Sono arrivato a nascondere la famigerata “bottiglia” per bere di nascosto da chi mi stava vicino e riempire bottiglie di acqua con grappa per non destare sospetti in giro. Sono addirittura svenuto svariate volte dopo aver bevuto bicchieri di acqua vite con gradazione vicina ai 70 ma a me non importava nulla e ho continuato a bere non curante gli avvisi dei miei cari aumentando sempre di più la dose

E quanto dolore e preoccupazioni ho arrecato alle persone care che mi erano accanto.

E poi è arrivato il colpo di fortuna, o facciata (dipende da come vedete la cosa) contro una volante dei carabinieri che mi ha tolto la patente per guida in stato di ebbrezza.

Da li per paura di ulteriori controlli e per superare tutti i test del Sert nel migliore dei modi, smisi di bere completamente con tantissima forza di volontà all’inizio perché le tentazioni erano forti. Ma a suon di smarcare sul calendario nuove tacche, i giorni sono diventati settimane, le settimane mesi e i mesi anni.

Ad oggi sono più di 800 giorni che non assumo, in nessuna forma , alcool e ne vado fiero ed orgogliosissimo a dimostrazione che la forza di volontà è determinante nel volere chiudere una dipendenza o una cattiva abitudine! E quante false credenze ci sono sul bere. Quella che trovo più pericolosa è “ se non bevo non mi diverto”: è totalmente il contrario ve lo assicuro! Provate a pensate a quante cose non riuscite a percepire perché i vostri sensi sono offuscati dall’alcool e provate a pensare a quante cose avete perso o state perdendo perché siete stanchi e sfatti.

Con gli occhi di un “sobrio” ti accorgi di quanto il meccanismo che ti porta a bere si fondi su false credenze modelli e stereotipi che sono totalmente  sbagliati.

E sempre con quegli occhi ” ti accorgi di quanto alcool sia disponibile in maniera indiscriminata e di quanto facile sia accedervi anche per i minori: è ovvio che cè modo e modo di bere e finalmente è iniziato a girare il concetto del “bere responsabilmente” ma mi chiedo seriamente se ci sai sufficiente prevenzione ed informazione nel nostro paese.

Non nego che ogni tanto sento la voglia di concedermi magari una birra con gli amici o magari un bicchiere di vino pasteggiando, ma la paura di ritornare indietro e buttare via tutto mi ha sempre per fortuna bloccato

La mia è una piccolissima e modesta testimonianza ma mi auguro di tutto cuore possa essere di aiuto e conforto

Ciao a tutti

Robin Williams, dietro il sorriso alcol, droga, depressione e sindrome bipolare

Chi non ha riso della sorpresa con cui guardava la realtà terrestre lo stralunato Mork che negli anni ’70 gli diede la popolarità televisiva? Chi non ha plaudito alla creatività di Daniel Hillard, che pur di star vicino ai propri figli non esitava a travestirsi da donna, vestendo i panni extralarge dell’irreprensibile Mrs. Doubtfire? Chi non si è appassionato agli insegnamenti del Professor Keaton dell'Attimo Fuggente?

Chi non ha riso della sorpresa con cui guardava la realtà terrestre lo stralunato Mork che negli anni ’70 gli diede la popolarità televisiva? Chi non ha plaudito alla creatività di Daniel Hillard, che pur di star vicino ai propri figli non esitava a travestirsi da donna, vestendo i panni extralarge dell’irreprensibile Mrs. Doubtfire? Chi non si è appassionato agli insegnamenti del Professor Keaton dell'Attimo Fuggente?

Chi non è rimasto commosso dalla sensibilità del chirurgo Patch Adams e dal naso da clown con cui faceva ridere i piccoli malati  che aveva in cura? Chi non ha provato comprensione, perfino affinità con il maggiordomo robot Andrew de L’Uomo Bicentenario, per la sua lotta nel diventare sempre più umano in una società che si faceva invece sempre più meccanica e automatizzata? Tutto questo è stato Robin Williams per chi lo seguiva sullo schermo, tutto questo e molto di più è stato per chi gli stava vicino e con lui condivideva non lo schermo, ma la vita. Una vita che, a dispetto dell’entusiasmo con cui affrontava il lavoro e le tante personalità che si trovava a interpretare, era invece ricca di aspetti oscuri.

Come l’abuso di droga e di alcol di cui fu vittima negli anni ’70 e ’80, abitudini da cui non riusciva a staccarsi. Finché nel 1982 il suo amico John Belushi morì per overdose allo Chateau Marmont e Williams, da poco padre, rinunciò agli eccessi, riuscendo a rimanere sobrio per circa vent’anni.

Ma nel 2003, mentre girava un film in Alaska, qualcosa scattò in lui: “Mi sentivo solo e avevo paura. A un certo punto, un pensiero si formò nella mia mente: bere. E basta”. Robin Williams ricadde nell’alcolismo, che gli costò il suo secondo matrimonio: “Mi vergogno moltissimo, ho fatto cose davvero disgustose ed è dura riprendersi”, confessò al quotidiano britannico The Guardian che lo intervistò nel 2009, quando si era nuovamente disintossicato (continuava a partecipare alle riunioni degli Alcolisti Anomimi) e aveva subito un delicato intervento al cuore.

Cocaina – il modo che Dio usa per dirti che stai facendo troppi soldi, disse una volta – e alcol, e più tardi un disordine bipolare, che lo ha portato al ricovero in rehab, all’Hazelden Addiction Treatment Center in Minnesota solo il mese scorso. Troppo tardi per i suoi demoni e per il più grande di essi: la depressione.

Non una congettura, ma la dichiarazione del suo portavoce: “Negli ultimi tempi, Robin Williams ha lottato contro una severa forma di depressione”, il male oscuro che spesso è legato a doppio filo all’abuso di alcol e stupefacenti. Secondo studi recenti, una vasta fetta di coloro che soffrono di depressione è, o è stata, alcolista. E il 90% di chi soffre di questa malattia finisce per togliersi la vita. Proprio come, secondo le prime indagini, avrebbe fatto Robin Williams.

it.cinema.yahoo.com/blog/multisala/robin-williams-dietro-il-sorriso-alcol-droga-depressione-085553417.html

Cervello: l’astinenza da alcol blocca memoria e apprendimento

L’astinenza da alcol rallenta le funzioni fondamentali del cervello, come l’apprendimento e la memoria, e questo meccanismo provoca la necessita’ di assumere altro alcol. Manca infatti la dopamina. E’ la scoperta fatta da un’equipe di ricercatori delle Universita’ di Sassari, Cagliari e Palermo, ed e’ stata pubblicata sulla rivista scientifica Pnas. Secondo lo studio, gli esseri viventi ricevono e rispondono agli stimoli ambientali durante tutta l’esistenza, questa monumentale quantita’ di informazioni e’ immagazzinata nel sistema nervoso centrale e assicura la plasticita’ comportamentale dell’organismo. Mantenere un cervello altamente flessibile, quindi non solo generare nuove memorie ma anche dimenticare, e’ essenziale per adattarsi all’ambiente costantemente mutevole che ci circonda. Questo comportamento virtuoso non si riscontra nel cervello dell’alcolista in astinenza a causa della mancanza di dopamina. Tale insufficienza e’ alla base del processo che impedisce la formazione di meccanismi come “long term depression” e “decision making” dell’alcolista, ha spiegato Marco Diana, dell’Universita’ di Sassari, che ha coordinato il team di ricercatori composto da Saturnino Spiga ed Enrico Sanna dell’ateneo di Cagliari e Carla Cannizzaro dell’Universita’ di Palermo.

www.meteoweb.eu/2014/08/cervello-lastinenza-alcol-blocca-memoria-apprendimento/311166/

Stranieri e gioco d’azzardo

Il rapporto tra gioco d’azzardo e popolazione straniera in Italia è un fenomeno poco o nulla studiato. Eppure riveste un’importanza considerevole per comprendere la struttura sociale e culturale dei gruppi etnici presenti sul nostro territorio. Il rapporto può essere studiato dal lato della “domanda”, cioè dal lato dei giocatori, o dal lato dell’offerta, cioè della struttura distributiva. In questo articolo ci concentreremo sulla composizione etnica dei proprietari degli esercizi all’interno dei quali è stata autorizzata la presenza di apparecchi per il gioco d’azzardo. Senza voler anticipare le conclusioni, si confermano i risultati e l’evidenza aneddotica circa la diversa propensione imprenditoriale dei vari gruppi etnici, in particolare dei cinesi presenti nelle regioni più dinamiche del Paese. Da notare che nella cultura cinese il gioco d’azzardo non ha connotazioni negative (o perlomeno non così negative come nelle culture occidentali e nelle religioni monoteiste).
Nelle tabelle messe a disposizione dall’AAMS sul proprio sito web, nel 2013 risultano censite 65.256 persone fisiche, titolari di licenza per il gioco d’azzardo. Di queste, stimiamo che 7.120 (il 10,9%) siano nate fuori dall’Italia.
Come si può notare in 5 Regioni (tutte del Nord) la percentuale di titolari stranieri supera il 10% e in Lombardia è addirittura superiore al 20%. E’ interessante notare che nelle grandi regioni del Nord (Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino, Emilia-Romagna) prevalgono i soggetti provenienti dall’Asia. Mentre in Friuli e Liguria si riscontra un pattern più equilibrato tra Europa e Asia, simile a quello delle grandi regioni del Centro Italia (Lazio e Toscana). Nelle regioni del Sud e nell’Italia centro-adriatica prevalgono invece i soggetti stranieri nati in Europa.
I soggetti nati all’estero sono quasi l’11%. Il gruppo più numeroso è quello dei Cinesi, seguito da Rumeni, Svizzeri, Tedeschi e Albanesi. In realtà, per quanto riguarda Svizzeri e Tedeschi si tratta in grandissima parte di soggetti con nome e cognome italiani, quindi probabilmente figli di emigrati che sono rientrati in patria e con le rimesse dei genitori hanno acquistato un esercizio e le licenze.
Viceversa nelle Regioni più dinamiche la prevalenza di “veri” cognomi esteri è prevalente. Una curiosità. Analizzando i cognomi dei soggetti si nota la prevalenza dei cognomi cinesi più diffusi rispetto agli omologhi italiani . In questa peculiare classifica dei cognomi con più di 100 occorrenze, resistono solo i Russo, Rossi, Esposito e Ferrari.
Il pattern è ragionevole. Gli stranieri “veri”, quelli cioè che non hanno alcun legame affettivo precedente con un territorio italiano, vengono in Italia per lavorare e si insediano dove c’è “business” e quindi nelle regioni del Nord Italia. I figli degli emigranti italiani, invece, tendono a ritornare nelle zone d’origine dei loro avi, dove magari hanno ancora legami affettivi e familiari.

blog.vita.it/economicamente/2014/08/09/stranieri-e-gioco-dazzardo/

Estrarre THC e CBD dai lieviti: scoperta ridurrebbe tempi e costi cannabinoidi

cannabis medicaSarà presentato dettagliatamente il prossimo 19 agosto presso la Science Gallery di Dublino in occasione del primo incontro dedicato alla biologia sintetica l’ultimo studio della Hyasynth Bio, l’azienda biotecnologica irlandese che ha appena messo a punto un esperimento per produrre THC e CBD – le principali essenze mediche estratte dalla marijuana – partendo dai lieviti.

Il gene responsabile della produzione di THC nella cannabis era già stato riconosciuto e isolato dalla pianta nel 2009, e da diverso tempo è possibile dosare in laboratorio il contenuto dei cannabinoidi attraverso il controllo dei cicli naturali della pianta, gli incroci e le selezioni genetiche, praticate soprattutto per il settore medico e farmacologico.

I ricercatori della Hyasynth Bio hanno provato a trasferire questo gene in colonie ben selezionate di lieviti, i funghi coltivati in laboratorio che utilizziamo comunemente nel pane, nella pizza, nei dolci e che sono presenti in alcune bevande. I lieviti, infatti, conosciuti e manipolati dall’uomo da migliaia di anni, non hanno bisogno di luce, e se collocati ad una temperatura ideale e alimentati solo con acqua, zucchero e sostanze nutritive, possono essere pronti in soli cinque giorni. Questo permetterebbe una riduzione notevole dei tempi e dei costi, rispetto alla produzione di THC e CBD estratti dalla consueta coltivazione di normali semi di cannabis femminizzati, ad esempio. Il settore medico potrebbe essere particolarmente interessato alla scoperta dell’azienda irlandese, anche se attualmente il problema principale a cui si dovrebbe far fronte è l’impossibilità in Europa di produrre THC con qualsiasi mezzo, poiché illegale.             

In Italia l’uso terapeutico della cannabis è consentito e la Sicilia è tra le Regioni che hanno regolamentato la distribuzione dei farmaci cannabinoidi a carico del Servizio Sanitario Regionale. I costi per accedere alle terapie sono tuttavia ancora elevati. Le nuove tecnologie e la ricerca sempre impegnata su questo fronte, assieme ad una legge più concentrata nel garantire il diritto alla cura, permetterebbero a tutti i pazienti di avvicinarsi alla cannabis terapeutica per curare malattie come la SLA, la sclerosi multipla, il glaucoma, l’epilessia…

Un disegno di legge recentemente presentato alla Camera propone di consentire la coltivazione e la produzione della cannabis terapeutica sul territorio italiano, da parte di persone giuridiche private o di aziende appositamente autorizzate. A questo proposito, la nostra Regione – che è già sede di importanti società specializzate nella gestione della filiera completa per la coltivazione, trasformazione e commercializzazione della Cannabis Sativa – si presterebbe particolarmente anche alla coltivazione di piantagioni destinate alla sperimentazione scientifica e all’industria farmacologica, grazie alle sue condizioni climatiche particolarmente favorevoli. E’ stato calcolato che nella Valle del Belice, tra le campagne di Partinico, Menfi e Alcamo, si trovano anche le coltivazioni più estese destinate purtroppo al mercato illegale.

www.vivienna.it/2014/08/08/estrarre-thc-e-cbd-dai-lieviti-nuova-scoperta-ridurrebbe-tempi-e-costi-dei-cannabinoidi/
 

Firenze, ore 12: sniffa coca in centro mentre passano i turisti. E per dieci euro la dose pronta sul display del telefonino

Capoluogo toscano capitale della coca. L'analisi dei residui di cocaina depositata nei collettori fognari lungo le rive dell'Arno ha scoperto che sotto  Ponte Vecchio scorre più droga che nel Tamigi a Londra: 250 mila dosi l'anno, 482.240 "sniffate". In pratica u  fiorentino su 100 "tira".

A Firenze tutte le notti sono bianche. Nella capitale italiana del consumo di cocaina si sniffano nove dosi e mezzo al giorno ogni mille abitanti: più che a Napoli (9), Roma (8.5), Milano (6.5 dosi). I risultati provengono dalle analisi delle acque reflue effettuate l'anno scorso dal dipartimento nazionale politiche antidroga e confermano il trend già fotografato alcuni anni fa dalla struttura di tossicologia forense dell'Università di Firenze, che analizzando i residui di cocaina depositata nei collettori fognari lungo le rive dell'Arno ha scoperto che sotto il Ponte Vecchio scorre più droga che nel Tamigi a Londra: 250 mila dosi l'anno, 482.240 "sniffate". In pratica, un fiorentino su 100 "tira". "Polvere bianca" di ogni qualità, per tutte le tasche. Adesso tra gli spacciatori al dettaglio, le "formiche", c'è persino chi si è inventato la figura del "cameriere ". E' il pusher "last minute", lo si incrocia di notte nelle viuzze della movida. Si presenta con una striscia di coca già stesa sullo schermo dello smartphone e te la offre per dieci euro. Una botta e via, fast-drug per sbandati ma anche per turisti, studenti, giovani.

 Stando alle più recenti indagini dell'antidroga un "pezzo", 1 grammo, costa attualmente tra i 40 e gli 80 euro. Il criminale albanese mandato dal suo gruppo a incontrare direttamente gli emissari dei cartelli colombiani in Spagna o Olanda, paga 40 mila euro un panetto da un chilo puro al 90%. Quando la droga, dopo esser stata tagliata, passa dai "cavalli " (i corrieri) alle "formiche", la purezza è precipitata al 10-15%. E quel chilo sono diventati almeno tre. Il margine di guadagno per i trafficanti, va da sé, è altissimo. E ogni business che rende bene richiede accortezza: ecco perché a Firenze per la coca non ci si ammazza. Anzi, ci si accorda per "spartirsi la torta ". Basti pensare che qualche tempo fa i finanzieri hanno scoperto che uno dei tre-quattro cartelli albanesi che si spartisce il mercato della coca in città, essendo stato "colpito" da un sequestro dei militari ha chiesto aiuto a un cartello "concorrente" per poter rifornire i propri clienti in attesa dei nuovi carichi. Richiesta accolta perché domani, hanno ragionato i trafficanti, potrebbe accadere l'inverso.
Anche le cifre fornite dalle forze dell'ordine confermano la tendenza all'aumento dei consumi. L'anno scorso la guardia di finanza di Firenze ha sequestrato 54 chili di "bianca", arrestato 27 pusher e segnalato in prefettura 210 consumatori. Quest'anno, ad oggi, ha già arrestato 31 spacciatori, sequestrato 47 chili e segnalato 133 persone. Nel 2013 a Firenze sono stati sequestrati in tutto circa 70 chili di coca. La Toscana, capoluogo in testa, è anche la prima regione d'Italia per numero di tossicodipendenti che si rivolgono ai centri specializzati per cercare di smettere. Sono 70 ogni 1.000 abitanti, e sono sempre più giovani: l'età media della prima "striscia" è scesa infatti a 14-5 anni. Calo vertiginoso dei prezzi ed estrema facilità di reperimento: questi i principali motivi che spiegano l'invasione bianca. Un'invasione contro cui si sta muovendo anche la Procura con una recente inchiesta su cui vige, per ovvie ragioni, il massimo riserbo

firenze.repubblica.it/cronaca/2014/08/09/news/firenze_per_dieci_euro_la_dose_pronta_sul_display_del_telefonino-93440839/#gallery-slider=93440780

 

Ero: no grazie!!

Buongiorno, stamattina devo dire che mi sento ispirata e vorrei brevemente raccontare la mia esperienza, che ormai risale al lontano 2008. Vacanza al mare con la famiglia, con molta fatica riesco a conoscere un gruppo di amici con cui mi trovo parecchio bene. Giá a quei tempi consumavo hashish e marijuana quasi regolarmente. Un pomeriggio ci si mette d'accordo per mettere insieme i soldi e acquistar da fumare. D'accordo, metto i miei 10 € e attendo il ritorno del nostro amico, il quale poco dopo si ripresenta con bag di eroina!! Tutti felici e d'accordo....tranne me! Ho protestato per riavere indietro i soldi indietro e si è presto creata una pesante discussione che ha portato al mio allontanamento dal gruppo. Ho passato il resto dell'estate in casa, tuttavia oggi se mi guardo indietro penso che sia stata una scelta che mi ha salvato la vita, considerando come si sono ridotti alcuni di loro col passare degli anni....!!!

Morale della storia: mai fare qualcosa che non ci si sente di fare per seguire il gruppo degli amici.... l'eroina non è un gioco, basta leggere le storie che sono su questo sito per capirne la pericolositá !!!

- J

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