Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.

Domande agli Operatori

Cerca nell'archivio di 24576 risposte, o fai una nuova domanda, anche in forma anonima.

Scrivi una domanda e clicca su Invia (max. 250 caratteri).
  • Un nostro Operatore autorizzato (vedi chi siamo) risponderà presto alla tua domanda.
  • Il tempo di risposta potrebbe variare a seconda della difficoltà del quesito.
  • La domanda sarà nascosta a tutti finché non verrà pubblicata assieme alla risposta.
  • Una volta pubblicata, la risposta sarà leggibile a tutti nell'archivio. Se preferisci una risposta privata, usa il modulo di contatto.
Facoltativo: inserisci il tuo indirizzo email se vuoi ricevere un avviso quando verrà pubblicata la risposta.
Type the characters you see in this picture. (verifica con audio)
Inserisci il testo che vedi nell'immagine qui sopra. Se non riesci a leggerli, invia il modulo e una nuova immagine sarà generata. È indifferente a maiuscole e minuscole.
Annulla
Cliccando su Invia autorizzi il trattamento dei tuoi dati personali solo ed esclusivamente per rendere possibile questo servizio, secondo la policy del sito. Tali dati sono strettamente confidenziali e non saranno divulgati in alcun modo.

Novità

"Che succede se mi faccio una canna?"

Un video dell'attore e attivista Saverio Tommasi: http://youmedia.fanpage.it/video/aa/Ux-pf-SwoMqYtO8L

«La cannabis non fa male alla memoria»

 Una ricerca effettuata su fumatori abituali di marijuana, non ha registrato alcuna degradazione delle capacità mnemoniche: sfatato un mito molto diffuso.Un gruppo di ricercatori olandesi ha seguito e monitorato per tre anni alcuni grandi fumatori di cannabis, non registrando alcun calo nella qualità della memoria a breve.

 

La memoria di Lavoro (MDL), o “working memory”, è una definizione che nasce  come tentativo di descrivere con più accuratezza le dinamiche della memoria a breve termine (MBT) come sistema per l’immagazzinamento temporaneo e la prima gestione/manipolazione dell’informazione.

LA RICERCA - Lo studio, pubblicato nell’edizione di marzo della rivista Addiction Biology, si aggiunge ad altri studi che testimoniano l’assenza di un legame diretto tra il calo delle prestazioni cerebrali e il consumo di cannabis nei fumatori abituali, ha spiegato Janna Cousijn, autrice dello studio per il Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo dell’università di Amsterdam.

I DANNI PRESUNTI - Il lavoro sulla memoria a breve è importante perché permette di valutare la reattività e la lucidità cerebrale, se la cannabis danneggiasse la memoria o l’attenzione sicuramente i grandi fumatori porterebbero traccia di questo danno, ma non succede. O almeno non è successo ai 49 adulti, 22 dei quali classificato come fumatori «pesanti», che al temine dei tre anni non hanno registrato segni di decadimento a confronto dei 27 non-fumatori coinvolti nello studio.

 

Droghe. Policonsumo tra abuso e uso socialmente integrato

RadioCittàdelCapo - Policonsumo: è questa la parola chiave per descrivere la tendenza degli ultimi anni nell’uso delle sostanze stupefacenti legali e non. Questo vale sia per gli assuntori patologici (che abusa) e che per i consumatori socialmente integrati (che sono la stragrande maggioranza degli utilizzatori).

Ne abbiamo parlato questa mattina all’interno di AngoloB insieme al dottor Claudio Comaschi, responsabile del Sert Bologna Est, con Stefano Bertoletti, di Forum Droghe e tra i curatori di Sostanze.info, e con Raimondo Maria Pavarin, sociologo che da tempo di occupa di droghe.

In 25 anni di attività, il Sert di cui è responsabile Comaschi ha assistito circa 5500 pazienti. Negli ultimi anni l’età media dei pazienti si è alzata passando dai 25 anni ai 44 anni. Questo ha comportato un aumento delle esigenze di assistenza medica e una maggior difficoltà nella cura. Questo perchè si tratta di persone che per più tempo hanno convissuto con una forte dipendenza. Non una regola né la condanna a non uscirne, assicura Comaschi, ma la constatazione che con l’andare del tempo l’abuso di sostanze aumenta anche i danni. Sempre di più, i tossicodipendenti passano da una sostanza all’altra oppure associano più sostanze.

[...]

Acolta l'audio sul sito di  Radio Città del Capo

 

Shaboo, la potentissima droga "etnica" di Milano

Tra i 30 e i 50 anni, lavoratori, in cerca di "sballo", ma anche di qualche sostanza in grado di aiutarli a resistere ai ritmi quotidiani. E' l'identikit di spacciatori e consumatori fermati finora con in tasca Shaboo, la nuova frontiera delle droghe sintetiche. Si tratta di una potentissima metanfetamina - come l'Mdma o ecstasy - diffusa soprattutto in luoghi di divertimento serale, dalle discoteche ai rave party. A Milano negli ultimi tempi sono aumentati i sequestri di questi nuovi cristalli, venduti a peso d'oro: per una dose è sufficiente un decimo di grammo, pagato a caro prezzo, dai 25 ai 30 euro.

A gestire il nuovo traffico è soprattutto la comunità straniera, per questo si parla di "droga etnica". Creata per la prima volta in laboratorio in Giappone alla fine dell'800, si è diffusa rapidamente in Thailandia e nelle Filippine. E proprio gli immigrati filippini a Milano sono i principali consumatori. O almeno lo erano fino a poco tempo fa, visto che di recente pare che Shaboo sia sempre più richiesta anche dai milanesi. A spacciarla e a gestire il traffico, però, sono soprattutto cinesi, che controllano mercato e prezzi. Periodicamente sospendono lo spaccio di questa droga, per tenerne alto il prezzo.

Questa metanfetamina, però, crea una fortissima dipendenza, dunque i consumatori sono disposti anche a pagare molto per pochi cristalli. Tra i suoi effetti c'è, oltre all'euforia data dall'effetto stimolante, anche la sensazione di non provare fatica né sonno, anche per 14-16 ore. Per questo viene molto richiesta, per mantenere alti i livelli di reattività. Così raccontava una ragazza al Corriere della Sera, qualche tempo fa, la sensazione e gli effetti che dà Shaboo: "E' stata una senzazione fortissima, più della coca. Mi sentivo piena di energie, facevo progetti. Due fumate e non ho mangiato e dormito per giorni".

Il problema è che poi diventa difficilissimo smettere e gli effetti di questa droga possono essere devastanti. Se la sensazione di piacere data da Shaboo (o "Ice") è data dal rilascio di dopamina nel cervello, creando una forte dipendenza, a lungo termine induce comportamenti violenti, ansia, confusione, insonnia, paranoia e disturbi della personalità. Gli effetti sulle cellule cerebrali, poi, sono irreversibili già dopo pochi mesi che se ne fa uso. Come se non bastasse, tra le consuguenze dell'assunzione di questi cristalli ci sono la perdita di denti e capelli, oltre a convulsioni e al possibile rischio di morte per overdose.

Come le altre metanfetamine, poi, viene spesso prodotta in laboratori illegali, usando come base comuni farmaci uniti per estrarre il principio attivo (pseudoefedrina), poi "cucinato" con acido per batterie, sostanze usate per sturare tombini o lavandini, e combustibili per lampade antigelo. Gli effetti possono essere devastanti anche per coloro che maneggiano questi ingredienti, che spesso rimangono bruciati o sfigurati.  

scienza.panorama.it/salute/Shaboo-la-droga-etnica-di-Milano

USA - Legalizzazione marijuana fa calare i reati. Studio

 

Notiziario ADUC - La legalizzazione della marijuana non aumenta gli episodi di criminalita' ma, al contrario, contribuisce a ridurne alcune tipologie, come gli omicidi e le violenze private. Lo ha dimostrato un nuovo studio dell'Universita' del Texas pubblicato sulla rivista Plos One. "Il risultato principale della nostra ricerca e' che non abbiamo rilevato alcun incremento nei tassi di criminalita' in relazione alla legalizzazione della marijuana per usi medici" ha spiegato Robert Morris, criminologo e principale autore dell'indagine.
"Dai nostri dati sono, inoltre, emerse prove di una associazione tra legalizzazione della cannabis e riduzione dei tassi di alcuni tipi di crimini violenti, cioe' aggressioni e omicidi" ha precisato Morris. La ricerca ha monitorato i tassi di criminalita' in tutti i cinquanta stati a stelle e strisce tra il 1990 e il 2006, alcuni dei quali hanno legalizzato la cannabis per scopi medici. I reati valutati sono stati omicidio, stupro, rapina, aggressione, furto con scasso, furto, furto d'auto. Rapine e furti non sono apparsi influenzati dalla legalizzazione al contrario di omicidi e violenze private.

L'alcol è un incubo Ma la vera droga sono le nostre ansie

"Sono un alcolizzato, sono un tossicodipendente, sono un omosessuale e sono un genio» disse Truman Capote senza farla tanto lunga.

Mentre lunga sarebbe la lista di scrittori e artisti dipendenti da sostanze varie Baudelaire da alcol e oppiacei, come Cocteau, Stephen King dalla cocaina, William Borroughs dall'eroina, e via elencando. L'alcol, soprattutto, è la forma di dipendenza più diffusa, da Edgar Allan Poe a Dorothy Parker, da Charles Bukowsky a Michel Houellebecq. Nella musica poi non ne parliamo, se non sei drogato che rockstar sei? 

Nel suo piccolo Violetta Bellocchio (non lasciatevi ingannare dal cognome credendo sia un'omonimia, è la nipote di Marco Bellocchio), ha appena pubblicato un memoir intitolato Il corpo non dimentica, nel quale racconta i suoi tre anni da alcolista. Pubblicato da Mondadori nella collana Strade Blu (blu come la blu sky, la metanfetamina «cucinata» da Walter White in Breaking Bad) voi direte: ma che ce ne frega della Bellocchio? Invece è un libro divertente. Dovrebbe essere tragico ma, perdonatemi, non ci riesco. La verità è che leggere delle dipendenze altrui rallegra e consola dalle proprie, e quindi, finché la Bellocchio soffre, non annoia. Tuttavia non ci sono solo le dipendenze da sostanze varie, sebbene nella nostra cultura il concetto di «dipendenza» sia guardato con sospetto moralistico a prescindere. Eppure senza dipendenza, dalle cellule procariotiche all'uomo, non c'è vita. Spesso non c'è neppure lavoro, chiamato appunto lavoro dipendente. Per questo ci è simpatico Doctor House, dipendente dalla Cuddy ma anche dal Vicodin (quanto Sherlock Holmes dalla cocaina), e ci piace perfino Dexter, dipendente dagli omicidi.

Mia madre dice sempre di non prendere ansiolitici e antidepressivi perché creano dipendenza, come se la serotonina non fosse una dipendenza naturale e la sua mancanza non portasse alla depressione naturale. Le mie amiche donne guardano la Xbox con sospetto («Sei dipendente dai videogiochi»), come se ci fossero altri modi più economici di poter essere Batman. Tanto ho l'alibi di essere uno scrittore, sono strumenti di lavoro, volendo mi scarico dalle tasse anche la tv via cavo. E poi, sinceramente, se togliamo le dipendenze, cosa ci resta? Restano le cose che facciamo ogni tanto perché non sono abbastanza interessanti da farle sempre.

Per esempio sui pacchetti di sigarette si legge «il fumo crea dipendenza» e non ho mai capito se è un avvertimento negativo o positivo, io d'istinto penso: fico. Invece la più bella risposta sul fumare l'ho avuta da Vittorio Feltri, quando gli ho chiesto: «ma quante sigarette fumi?», e lui «più che posso». Fumare fa male? Eppure si è dipendenti dal cibo e dall'ossigeno, ma nessuno ci dice di smettere di mangiare e di respirare. Il cibo e l'ossigeno non uccidono? Lo dite voi, a lungo termine tutto uccide. Più respirate, più invecchiate, tanto varrebbe non nascere. Infatti per Leopardi «è funesto a chi nasce il dì natale», quindi era contro le dipendenze, praticamente un salutista. Tra parentesi, oltre che da Ranieri, Giacomo era dipendente dai gelati, ma è morto di colera a Napoli (vedi Napoli e poi muori).

Intorno ho solo amici dipendenti da qualcosa, per fortuna. Alessandro Gnocchi è dipendente dalla musica rock, per un disco potrebbe uccidere. Antonio Franchini dalle arti marziali, se ogni giorno non picchia qualcuno in palestra sta male. Mario Desiati è dipendente dalla Puglia, poveretto. Il critico d'arte Gianluca Marziani è talmente dipendente dal suo feticismo che il suo account su Instagram sembra un negozio di scarpe femminili. Fulvio Abbate è dipendente dai video su Youtube di Fulvio Abbate, è quello messo peggio di tutti.

Gli sportivi e i religiosi, che non frequento, sono dipendenti rispettivamente dall'attività fisica (libera endorfine) e dalle preghiere rivolte ai propri idoli immaginari, e ormai tutti siamo dipendenti da Google, Facebook, Whatsapp e Twitter, non per altro io quando vado in un posto chiedo «C'è il wifi?», se non c'è non ci vado. Posso fare a meno della rete del letto ma non della rete di internet. Ci sono quelli, pochi, tipo Moresco e Coetzee, senza cellulare e senza mail, in realtà sono dipendenti dall'idea di non essere dipendenti dalla tecnologia, una schiavitù.

E l'amore? Non è una dipendenza? Andatelo a dire al giovane Werther, o a Madame Bovary, o a quei due tristissimi sfigati di Renzo e Lucia. E chissà quanta ossitocina e dopamina aveva in circolo il povero Don Rodrigo. Al cuor non si comanda, proprio perché è una droga potentissima. Per la verità non si comanda neppure al pene, ma se dici a una femminista che ti eccita senza amarla ti querela. Infine la mia psichiatra mi ha guardato male quando le ho chiesto se, per caso, non mi poteva prescrivere un inibitore selettivo della ricaptazione della dopamina, insomma volevo solo innamorarmi senza dover fare la fatica di sopportare una donna. A proposito, c'è la dipendenza dalla pornografia. Che però, tra tutte, è la più salutare: statisticamente uccide meno della dipendenza da una moglie. 

www.ilgiornale.it/news/cultura/lalcol-incubo-vera-droga-sono-nostre-ansie-1005573.html

fumatrice assidua di marijuana,dopo un tiro di canna va in preda ad orribili attacchi di panico

Sono demoralizzata!faccio uso di cannabis da 8anni,ho fumato di tutto tra cui amnesia e skunk.da circa un anno ho deciso di fumare solo marijuana naturale e leggera,e ho imparato a fumare senza strafarmi,piccole cannette e a poki tiri alla volta.da un mese non riesco piu a sentire quegli effetti piacevoli,dopo un solo tiro mi è successo tre volte di andare in panico,ma davvero panico!!mi si addormentano le mani,l'addome e la parte inferiore del viso,i nervi mi deviano le dita delle mani,il battito cardiaco me lo sento nelle tempie ed ha superato i 155 al minuto,ronzii auculari e mancanza di aria.mi han detto ke si tratta di ansia,tant'è ke sto prendendo le gocce naturali di bach rescue,ma se non fumo mi sento solo un po agitata,tutto questo mi succede solo in seguito ad un solo tiro di cannabis.puo darsi ke ormai il muo organismo non lo regge piu ed è arrivato il tragiico momento di smettere :( oppure mi succede xke ato in un periodo brutto della mia vita,e l'erba mi amplifica le sensaziini (il mio compagno mi ha tradita e lasciata)ma quello precedente mi ha distrutto il naso la mandibola ed altre cosse,e quello prima morí dopo 3anni ke stavamo insieme...saranno stati tutti gli episodi sgradevoli ke mi sino capitati ke non ho mai superato,solo passati avanti x non pensarci,ma nella mia mente sono tormentata inconsciamente e ssto troppo nervosa .mi vorrei fumare una jolla tranquilla!!megluo evitare?passerá?un'ultima cosa,due volte all'anno da 5 vado ad un rave party e assumo mdma.mi dovesse far crepare il mese prossimo?????ke palle!

Consumo cocaina. A Firenze il piu' alto

A Firenze la cocaina scorre a fiumi. L'Arno fa da cartina di tornasole. Nel 2012 e nel primo semestre del 2013 dalle analisi tossicologiche delle acque reflue, emergono concentrazioni di cannabis, cocaina ed eroina più elevate rispetto alle altre 17 città analizzate. Per la cocaina, a Firenze, viene registrato un forte incremento dei consumi: praticamente un cittadino su cento ne fa uso, stando alle percentuali rilevate, passando da 4,9 dosi al giorno per mille abitanti nel 2011 a 9,5 dosi nel 2012. Parimenti, più che raddoppiato il consumo di eroina, passato nello stesso lasso di tempo, da 3,4 dosi al giorno per mille abitanti a 8,3 dosi. E non si tratta di una leggenda metropolitana, ma di dati saldamente ancorati a risultati di laboratorio: Sebbene sia da tenere in considerazione che Firenze è tra le città italiane più attrattive per il turismo (solo il museo degli Uffizi conta cinque milioni di visite all'anno), non è attribuibile solamente al turismo l'abuso di sostanze psicoattive. Le mete classiche per gli habitué del consumo (in questo caso libero) di stupefacenti sono altri, a partire da Amsterdam. Se da una parte c'è un'importante presa di coscienza che il fenomeno dello sballo sta dilagando, la vera emergenza sociale, soprattutto fra i più giovani è l'alcol: «Ci accorgiamo del pericolo solo quando e, purtroppo assai spesso, arrivano ragazzi intossicati al pronto soccorso, o quando si verificano incidenti. Nel quotidiano continuiamo a favorire stili di vita inappropriati, a promuovere il consumo moderato' di vino, relegando il problema alcol a fenomeno generazionale, ovvero dei giovani scapestrati», spiega Valentino Patussi, responsabile del centro alcologico regionale della Toscana. Lo stesso vale per l'abuso di sostanze stupefacenti. L'arresto di tre giovanissimi, due diciottenni e un minore che spacciavano nei giardinetti della scuola superiore, ha destato grande imbarazzo. Ma passata l'ondata di piena della riprovazione sociale, il problema è rientrato nei ristretti ambiti di competenza, confinato nei servizi di tossicodipendenza delle Asl. La droga a Firenze si trova a buon mercato. E facilmente. La sera e la notte, per una ricognizione basta andare alla stazione. O sotto i portici di piazza della Repubblica, all'arco di San Pierino, in Santo Spirito, in Santa Croce. In pieno centro storico, insomma. Per una dose di cocaina bisogna scucire 50 euro, si sale a 80 se la polvere è più pura. L'eroina si trova anche a 30 euro. Un grammo di hashish oscilla tra i 10 e i 15 euro, per la marijuana mai più di 10. Ma questa è la droga di strada. IL consumo privilegiato di cocaina è nei festini da Grande bellezza'. Il giro e i fornitori, però, sono gli stessi. Pusher che si fermano a Firenze e ripartono. Più spesso in treno. Con le distanze tagliate dalle frecce'. Un fenomeno descritto anche dalle azioni di contrasto di polizia e guardia di finanza che, nel 2013, hanno sequestrato 62 chili di cocaina, 241 tra hashish e marijuana, con 400 persone arrestate per spaccio, 186 denunciate, quasi 500 consumatori segnalati al prefetto. Una curiosità: il consiglio comunale, lo scorso 10 marzo, ha approvato in mezzo a grandi lacerazioni (alla fine solo 17 i voti favorevoli), una risoluzione politica sulla depenalizzazione, consumo e cessioni di piccole quantità di cannabis.
(articolo di Ilaria Ulivelli per il quotidiano La Nazione del 22/03/2014)
 

Cannabis terapeutica. Garattini: no ad autocoltivazione

Sul numero di OGGI in edicola domani, nella sua settimanale rubrica, Silvio Garattini, Direttore dell'IRCCS-Istituto di Ricerche Farmacologiche 'Mario Negri', mette in guardia dai pasticci delle autorizzazioni di medicinali fai da te. "Ogni giorno - scrive Garattini - si assiste ad un pasticcio nel campo della salute. Non bastavano i casi Di Bella, Stamina e piu' recentemente il caso dei farmaci per la terapia delle maculopatie, si aggiunge adesso l'autorizzazione all'impiego medico della cannabis per la terapia di alcune malattie: dal glaucoma alla sclerosi multipla deciso dalla Regione Abruzzo" e approvato dal Governo, che in precedenza su altre analoghe autorizzazioni si era opposto".
"Se la cannabis - si chiede Garattini - e' un efficace trattamento per alcune malattie come mai puo' essere utilizzata solo per qualche Regione?"?..Non si creano in questo modo discriminazioni in contrasto con la legge istituita dal Servizio Sanitario Nazionale che assicura universalita', equita' e gratuita'?". "C'e' da sperare - aggiunge l'autorevole farmacologo - che la disponibilita' della cannabis non sia lo "spinello" e neppure un prodotto erboristico, perche' oggi sono stati selezionati vari ceppi di cannabis che hanno un contenuto di principio attivo, il tetraidrocannabinolo, che puo' andare dal 2 al 60 percento con evidenti differenze sul piano non solo della eventuale efficacia, ma soprattutto dei possibili effetti tossici che accompagnano l'azione di ogni farmaco". Silvio Garattini pone poi un'ulteriore domanda: "E' compito delle Regioni approvare nuovi farmaci? Non abbiamo un ente autonomo che si chiama AIFA? Chi vuole commercializzare un farmaco con specifiche indicazioni deve presentare una adeguata documentazione tanto piu' importante, in questo caso, dato che la letteratura scientifica oggi disponibile sembra presentare ancora molti dubbi circa il rapporto benefici-rischi nell'impiego terapeutico della cannabis. Un'altra possibilita' che gia' esiste e' quella di importare i prodotti a base di tetraidrocannabinolo che gia' sono disponibili in altri Paesi senza inventare nulla di nuovo. Esiste il sistema del 'mutuo riconoscimento' secondo cui l'AIFA sulla base della documentazione gia' presentata per l'autorizzazione di un farmaco in un altro Paese puo' farla propria". L'articolo, infine, si conclude con un'amara considerazione: "Insomma, anche in questo caso si cercano le scorciatoie anziche' seguire le vie maestre che proteggano gli ammalati. Ancora una volta in questo Paese prevale il pressapochismo!".
fonte ADUC Droghe

Gioco d’azzardo: attenzione al crescente coinvolgimento delle donne

 In letteratura il gambling viene considerato prevalentemente legato al genere maschile. Nonostante ciò, recenti indagini inglesi hanno mostrato come il numero di donne che giocano d’azzardo stia crescendo (dal 68% del 2007 al 73% del 2011). Scopo di una ricerca condotta dall’Università di Nottingham era sviluppare un profilo dettagliato delle donne che giocano d’azzardo online ed esaminare le differenze di genere rispetto alle modalità e alle motivazioni delle pratiche di gioco.
Il sondaggio è stato pubblicato su 32 siti internazionali di gioco d’azzardo online. Il test è stato completato da 975 giocatori, di cui 175 femmine (età media 28,5 anni, significativamente inferiore agli uomini partecipanti all’indagine, ovvero 36,1 anni).
I risultati sottolineano come le donne giochino in misura minore rispetto agli uomini (da meno tempo e per periodi più brevi) e come siano diversi i giochi in cui si misurano (bingo e slot machine per le donne; poker e scommesse sugli sport per gli uomini).
Rispetto alle motivazioni alla base del gioco d’azzardo, le donne risultano più facilmente influenzate dalle pubblicità, dalla percezione di giocare gratuitamente o comunque di spendere meno soldi online, e dalla noia. Dai dati è inoltre emerso come uomini e donne differiscano anche nei sentimenti vissuti durante le pratiche di gioco: se le donne risultano provare un crescente senso di colpa e di vergogna, gli uomini provano invece sentimenti di rabbia, irritabilità e gioia.
Lo studio, riferiscono i ricercatori in conclusione, evidenzia pertanto risultati inediti che potrebbero rivelarsi particolarmente utili per i professionisti della salute per acquisire consapevolezza rispetto alle differenze di genere ed elaborare diagnosi e trattamenti mirati.

fonte DRONET

Droga e sentenza Consulta. Tribunale Bologna: scarcerabili 336 persone in E.Romagna

 ADUC Droghe "Attraverso una diligente rilevazione che hanno fatto i direttori degli istituti di pena dell'Emilia Romagna, abbiamo rilevato che attualmente sono ristrette 336 persone, tra imputati e condannati definitivi, che verrebbero scarcerati se la sentenza della Corte costituzionale avesse un effetto immediato". E' quanto sottolinea, in un incontro con la stampa, il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna Francesco Maisto, snocciolando i numeri degli effetti che avrebbe il pronunciamento con cui la Consulta ha dichiarato l'illegittimità della legge Fini-Giovanardi, nella parte in cui equipara le droghe pesanti e quelle leggere.
A giudizio della Consulta, infatti, la legge viola l'articolo 77 della Costituzione, che regola la conversione dei decreti legge. Dopo la bocciatura, rivive, dunque, la legge Iervolino-Vassalli. Ma perchè tutto ciò sia effettivo, prosegue Maisto, serve "un intervento normativo immediato, celere e di emergenza, cioè un decreto legge oppure un condono parziale". "Diversamente - ricorda il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna - la trattazione dei singoli procedimenti comporta sicuramente dei rallentamenti".
Per capire quanti siano 336 detenuti, Maisto ricorda che questi equivalgono ad "un numero di detenuti pari ad quelli di un istituto di pena come quello di Ferrara dove sono detenute 365 persone, oppure ad una sezione e mezza di un carcere come la Dozza di Bologna, o ancora equivalgono alla capienza del carcere di Rimini e di Forlì messi assieme". 
Nel dettaglio, dei 336 carcerati che potrebbero tornare in libertà 188 sono condannati in via definitiva e 148 imputati. Solo a Bologna si tratta di 95 persone, di cui 47 definitivi e 48 imputati. Un gruppo di detenuti rimessi in libertà che porterrebbe una boccata d'ossigeno non solo in termini di sovraffollaento carcerario, considerato che in Emilia Romagna ci sono 2.397 posti, ma 3.480 detenuti, vale a dire 1.083 detenuti in più rispetto alla capienza prevista, ma anche un risparmio economico, considerando che attualmente, spiega Maisto, spendiamo complessivamente "556 euro al giorno per i 336 detenuti solo per i pasti". Pari a 1,69 euro a detenuto al giorno, cui vanno aggiunti altri circa 150 euro a testa, per le spese di sicurezza e sanità.
A ciò si aggiungerebbe l'economia ottenuta sull'impiego risparmiato di "30 agenti penitenziari e circa 10 ispettori di polizia penitenziaria". Quanto alle ragioni del problema del sovraffollamento nei penitenziari, Maisto rimarca che "poichè il dato certo è che non c'è stato un aumento della criminalità in Italia negli ultimi 15 anni, il sovraffollamento è determinato da 3 leggi che hanno previsto nuovi reati o trattamenti sanzionatori molto pericolosi e queste leggi sono la Bossi-Fini, la Fini-Giovanardi e la legge cosidetta ex Cirielli".
Insomma, conclude Maisto "trovo grave che in Emilia Romagna ci siano 336 persone che dovrebbero stare fuori dal carcere e invece sono dentro, è un'ingiustizia e uno spreco di risorse". Ad oggi in Emilia Romagna sono arrivate meno di una decina di istanze di scarcerazione. I beneficiari della sentenza della Consulta, infatti, sono detenuti considerati a "con minorata difesa", ovvero stranieri, persone con problemi di salute mentale o semplicemente poco acculturati che non conoscono e non applicano dunque appieno i propri diritti.

Condividi contenuti