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Novità

Ma quali coffee shop, in Spagna proliferano i 'Cannabis Club'

Non hanno scopo di lucro, consentono l'accesso solo ai soci e garantiscono la possibilità di fumare uno spinello in un ambiente sicuro e confortevole. In poco più di due anni, nella sola Catalogna, ne sono stati aperti trecento. Grazie a un articolo del codice penale che non sanziona l'uso personale purchè in modica quantità 

"Movimento associativo di autoconsumo di cannabis”, “Associazione per la cannabis”: qui a Barcellona ogni settimana ne aprano una o più. Sono associazioni dove è possibile accendersi uno spinello nella tranquillità di un salotto dal calore famigliare e lontano da occhi indiscreti.

Quindi dimenticate gli ombrosi sottoscala delle malfamate periferie metropolitane col rischio anche di essere rapinati dallo stesso spacciatore. Nei “cannabis club” che, nella sola Catalogna, hanno aperto in trecento tra la fine del 2011 e l’estate 2014, consumare marijuana per scopo terapeutico o ricreativo non è né un reato né una vergogna da nascondere.

A patto di rispettare poche ma inflessibili regole, come ci spiega uno dei fondatori de “La Maca”, il primo “cannabis club” ad aprire nel 2006. «Otto anni fa eravamo sette amici, tutti abituali fumatori di cannabis. Volevamo un luogo tranquillo e intimo dove farci un porro (uno spinello, ndr), ma soprattutto avevamo il desiderio di produrre noi stessi la marijuana, perché stanchi di erba troppo costosa e di cattiva qualità. Oggi siamo 650 soci - prosegue - che coltivano e consumano un ottimo prodotto naturale a un costo trasparente. Abbiamo una lista di attesa lunghissima per nuovi iscritti, così al momento accettiamo solo chi fuma per motivi terapeutici».

“La Maca” ha un ambiente caldo e famigliare, pulito, da circolo privato. Divani in pelle, poltrone dove rilassarsi, tavolini con carte da gioco, luci soffuse, scaffali pieni di libri, non solo sull’erba, una macchinetta del caffè, una colonnina di cd sopra uno stereo. «C’è chi viene anche per lavorare al computer, per leggere un romanzo, fare due chiacchiere. Qui si fa un uso responsabile, non solo perché la quantità è modica per tutti e non ci si sballa, ma ci si rilassa. Noi sconsigliamo di guidare dopo avere fumato, invitiamo a prendere un taxi per tornare a casa». Il costo annuale dell’abbonamento a un Cannabis Club per i soci va dai 50 i 70 euro più i costi della “consumazione”.

Barcellona e la Catalogna non sono però il paradiso per chi ama l’erba. Né si può dire che la Spagna abbia deciso, seppure in sordina, di legalizzare la marijuana. Semplicemente i “cannabis club” approfittano del vuoto legislativo spagnolo per permettere «il diritto di assumere a uso esclusivo personale sostanze psicotrope naturali», come recita lo statuto che deve avere ogni associazione registrata alla CatFAC, la Federazione della Associazioni di Cannabis della Catalogna.

In Spagna come in altri Paesi europei, la legge sanziona e persegue chi produce e spaccia marijuana per scopi di lucro. In compenso, l’articolo 368 del Codice penale spagnolo non sanziona il consumo personale di una modica quantità.

Inoltre, in Spagna già da un decennio è legale la marijuana terapeutica: per ottenerla basta la ricetta del medico curante che permette di acquistarla, portarla con sé e consumarla in casa. Esiste anche un’ampia casistica di sentenze giuridiche che riconoscono il diritto al consumo privato di cannabis. «Il nostro club ha regole molto precise», spiega Emma, che lavora al “Floors” di Girona. «Per essere socio devi avere 21 anni, risiedere in Spagna ed essere un consumatore abituale d’erba. Non tesseriamo chi vuole soltanto provare per curiosità. I nuovi iscritti devono essere presentati da un socio, non accettiamo sconosciuti e ci riserviamo il diritto di rifiutare».

 Al momento dell’ammissione al club, il neo socio dichiara il motivo per cui fa uso di marijuana, se ricreativo o terapeutico. «Al momento gli iscritti al nostro club sono per fini medici sono il 20 per cento del totale. Tutte queste regole esistono per evitare che i club si trasformino in “coffee shop” sul modello olandese, producendo così il turismo della droga. Il nostro club non esiste per scopi di lucro». Nel 2013 a Barcellona una cinquantina di club sono stati chiusi dal Comune perché vendevano ai turisti. «Il nostro club non è per i turisti che vengono a sballarsi. Che vadano in Olanda!», avverte Jordi. «La nostra associazione, ripeto, nasce dalla necessità di avere un luogo tranquillo dove consumare la nostra erba, non per il commercio e il guadagno. Ed è giusto che chi sgarra, sia punito perché rovina la nostra immagine e concede argomenti agli antiproibizionisti che non accettano la nostra esistenza».

E se in Spagna c’è il fai da te (basta un minimo di tre soci per aprire una “asociación cannabica”, si paga una tassa comunale, ci si registra all’agenzia delle entrate che richiede registro iscritti, bilancio e libri contabili), in Italia invece il consumo di cannabis rimane un’attività clandestina, confinata nell’illegalità.

Non aiuta il dibattito sulla depenalizzazione l’attuale legge Fini-Giovanardi, dichiarata «illegale» dalla Consulta, che equipara la marijuana all’eroina e affolla le carceri di consumatori/spacciatori. Così, mentre i cugini iberici con i “cannabis club” creano posti di lavoro e riempiono le casse dell’erario, a Montecitorio si litiga.

A riaccendere recentemente la discussione è stato il professor Umberto Veronesi dalle pagine de l’Espresso, dichiarandosi a favore del libero uso della cannabis. «Io mi batto pubblicamente da decenni contro il proibizionismo – ha scritto il direttore scientifico dell' Istituto europeo di oncologia - e in questo mio impegno ho ripetuto all’infinito che, come medico e come padre, sono un convinto oppositore di tutte le droghe, pesanti e leggere, compreso fumo e alcol, perché creano assuefazione clinica e danni spesso irreparabili e talvolta letali. Sono però altrettanto convinto che proibire e punire non serve, anzi può peggiorare la situazione».

Peccato che a tutt'oggi in Italia il dibattito sia fermo al palo e chi vuole fumarsi uno spinello sia costretto a violare la legge, comprando da uno spacciatore e sostenendo così gli affari della criminalità.

di Roberto Pellegrino (ha collaborato Federica Tadiello) L'ESPRESSO

espresso.repubblica.it/attualita/2014/09/03/news/non-solo-coffee-shop-in-spagna-proliferano-i-cannabis-club-1.178459

salve a tutti sono il SICILIANO voglio confermare ha tutti che sto bene.

come prima voglio salutare il mio caro dottore g.sceelfo e voglio dire che la mia vita conduce bene regolare non so come spiegarle le cose ma veramente grazie al sert. della mia provincia e grazie alla mia volonta di allontanarmi della vita di stradaeroina sono circa 6anni che sono in trattamento metadonico vero che e anche un farmaco ma e anche vero che ho trovato tutto il mio equilibrio di vita che avevo perso,, certo spiegare qui in due parole la mia vita da eroina che ho iniziati ha 15/16anni per finire totalmente 6anni fa,, ci vorrebbe un libbro da mille e mille e mille pagine,, mha soo bene che il dott. g. scelfo ha tanta esperienza in materia e capisce bene cosa intendo dire,, so bene che tante persone criticano e mi sforzo ha capire il motivo,, mhaa ha dirvi la verita mi sforzo momentaneamente perche alla fine quello che conta e il risultato ed io in 6anno fuori della droga ho avuto tantissimi risultati appartire della famiglia salute riinserimento nella vita sociale lavoro lucidata serenita e tante altre cose che tempo addietro mi sembravano lontani e forse mai mai irraggiungibili  esempio dopo un anno di lavoro farsi 10giorni di vacanze in sieme a tua moglie e ai tui figli,,bhee ho poche cose da dirvi voglio solo dirvi che io sono qua ad aspettare ha chi vuole dei miei consigli ed opinioni saro ha vostra completa disposizione,, okok ora voglio salutare il mio caro dottore,g,scelfo e vorrei una sua opinione come vede la mia vita, in base ha quello che gli ho scritto nel passato e ora,, saluto ha tutta lo staff,, complimenti per il vostro lavoro aspettando vostre notizie okok IL SICILIANO

Psicanalisi psichedelica sul Guardian

Il Guardian, principale quotidiano britannico, dedica un articolo alla storia dell'uso di psichedelici in analisi e psichiatria, campo inesplorato dove sta lentamente riprendendo la ricerca dopo decenni di proibizionismo.

Ho fumato erba e non collego la mente

Salve, sono un ragazzo di 19 anni che ha avuto una esperienza non tanto gradevole con un tipo di erba. Premetto che sono un fumatore abituale di erba e hashish da circa 6 mesi. Due settimane fa sono partito in vacanza e io con un mio amico avevamo deciso di comprare erba per poi fumarla la sera. Per i primi 5 giorni abbiamo trovato un'erba molto buona e ci siamo divertiti fino a che era finita e dovevamo prenderne dell'altra. Purtroppo il "rivenditore" dove l'avevamo acquistata non lo trovavamo più e ci siamo dovuti affidare ad un altro che ci ha dato un tipo di erba che aveva un sapore e un odore strano, che non avevo mai sentito prima d'ora. Anche l'effetto dopo averla fumata era differente, mi sentivo il corpo completamente libero e dimenticavo cose che mi venivano dette 2 minuti prima. Il mio amico stava peggio visto che non si ricordava neanche il mio nome.. il giorno dopo mi sveglio e sembrava che la botta mi fosse passata come sempre, ma la sera inizio ad avere la mente offuscata. Da quella sera fino a oggi è passata una settimana e gli effetti non sono diminuiti. Mi sento il cervello in parte spento, non so come spiegare bene, vivo in un rincoglionimento perenne che non tende a cedere, le persone che mi parlano, o i fatti che mi succedono non li percepisco come li percepivo prima. Non ho alcun tipo di attacco di panico, tachicardia, paura ecc.. ho solo il cervello che non connette come si deve, faccio fatica a parlare e a capire le persone, anche scrivere o leggere mi mette parecchia difficoltà. La memoria non tende ad essere una delle migliori.. mi scordo troppo facilmente le cose. Ogni giorno spero che mi passi ma invece no, la mattina appena sveglio continuo ad essere come mi ero addormentato, vivendo ormai questo incubo da una settimana. Ripeto per chi non capisca: fumavo erba e hashish circa 4 volte alla settimana da circa 6 mesi e effetti duraturi cosi non mi sono mai capitati visto che il giorno dopo tornavo ad essere normale e con la mente lucida. L'unica cosa che temo è che questo problema possa perpetrare a lungo e magari peggiorare nel tempo. Molto probabilmente quell'erba era bagnata con qualche cosa, visto l'odore e il sapore mai sentito prima d'ora. Se ve lo chiedete il mio amico ha subito lo stesso tipo di problema però pare che dopo 4 giorni gli sia passato tutto, infatti non mi ha più detto niente. Ringrazio in anticipo sulle risposte e attendo soprattutto qualcuno che ci capisca o che abbia avuto un problema simile al mio. Sono abbastanza preoccupato che mi sia stato danneggiato il cervello in maniera perenne.

Dispacci dalla Grande Guerra

ASSEDIO. Assedio di Kut al-Amara (attuale Iraq, 7 dicembre 1915 - 29 aprile 1916): con le riserve alimentari quasi esaurite, per evitare la dissenteria e altre malattie i soldati britannici cercano di tenersi in piedi con pillole di oppio o cure casalinghe, come un miscuglio di olio di ricino e chlorodyne, analgesico al gusto di menta i cui principi attivi sono oppio, cannabis e cloroformio.

COCAINA. Durante la guerra la cocaina era molto diffusa nella società, nonostante le restrizioni messe in atto in diversi Paesi prima del conflitto. A Parigi si poteva acquistare più o meno liberamente nei caffè, a Londra si trovava facilmente nei night club. In Inghilterra prostitute e soldati erano considerati due gruppi particolarmente dipendenti da questa sostanza. Un'aggravante per le autorità inglesi: la produzione era quasi esclusivamente nelle mani di aziende tedesche.

da Roberto Raja, La Grande Guerra giorno per giorno, Clicby edizioni.

Quindici euro e fai l’alcol tour. Sbronza libera nei pub del centro

Firenze - L’OBIETTIVO della serata è «strisciare». Trascinarsi di locale in locale, barcollando con tanto alcol in corpo, fino a non stare più in piedi. E’ l’obiettivo dei ragazzi stranieri che venerdì sera si sono ritrovati in piazza Duomo con lo zaino carico di birra e vino e con quindici euro in mano, pronti a comprare il biglietto d’ingresso per partecipare allo speciale trekking alcolico. 
Sono le 22.15, il branco a poco a poco aumenta. I pr della serata intanto danno le dritte: «Il tour costa 15 euro e comprende bevute illimitate in quattro locali del centro storico». Sono le 22.30, è ora di andare: il gruppo è di circa 150 ragazzi, rigorosamente stranieri e in prevalenza americani, la maggior parte arrivati da pochi giorni in città, dopo la pausa estiva, per ricominciare i corsi. Le guide incassano i 15 euro e danno un braccialetto colorato in cambio: è il lasciapassare che dà diritto alle bevute illimitate. Tradotto: mostri il braccio e prendi da bere no stop senza sborsare un centesimo. Zero regole, vodka a volontà e sballo assicurato. Solo una l’indicazione: non sono ammessi italiani.
 

INSOMMA, mentre Palazzo Vecchio e forze dell’ordine sono a lavoro per mettere nero su bianco i dettagli del nuovo accordo che dovrebbe mettere un freno alle scorribande disordinate della banda della notte, Firenze aggiunge l’ennesimo affluente al fiume della sua deriva. Un affluente che prende il nome di alcol tour, una sorta di surf etilico, organizzato da pr senza scrupoli, che sta diventando una sorta di moda. 

La Nazione già nei mesi scorsi ha raccontato in prima persona la maratona alcolica: posto e orario di ritrovo sono rimasti pressocchè gli stessi, il prezzo anche, le modalità di invito, invece, sono cambiate. Se le volte scorse le ‘guide’ promuovevano la speciale maratona tramite flier, volantini distribuiti nei pressi delle scuole americane, con tutte le indicazioni e il numero di telefono per prenotare, oggi l’invito corre tramite sms o Facebook. Un modo per raggiungere direttamente gli stranieri senza correre il rischio che ‘curiosi’ vengano a sapere dell’appuntamento. A Firenze, ci raccontano alcuni partecipanti, ci sono delle agenzie che si preoccupano di organizzare visite turistiche e anche alcoliche. Persone senza scrupoli che non esitano ad accettare nel gruppo minorenni o ad abbandonare in strada i più ubriachi che non stanno più in piedi e non ce la fanno a proseguire il giro. 

Le fermate del tour alcolico fiorentino sono quattro: la prima è in zona, non molto lontana dal posto dell’appuntamento. Al bancone si mostra il braccialetto e si ritira uno shottino, che appena finisce si restituisce per averne un altro pieno e così via. Tutto giù in un colpo. In pochi minuti se ne possono ingoiare anche più di otto, insieme a cocktail fruttati o vino rosso. Il menù alcolico della serata è pressocchè lo stesso negli altri due locali del tour mentre l’ultima tappa è in una discoteca. Qui funziona così: ingresso gratuito ma quello che bevi paghi. Anche se in pochi ce la fanno ad arrivare all’ultimo stop della nottata: tante ragazze sono crollate in terra, altre si sono trascinate fino ai portoni di casa, scortate dai playboy di turno. «Stamane alcune studentesse dormivano sui gradini del nostro portone» racconta una residente. Tutte e quattro avevano al polso lo stesso braccialetto. 

di Rossella Conte, La Nazione www.lanazione.it/firenze/quindici-euro-e-fai-l-alcol-tour-sbronza-libera-nei-pub-del-centro-1.163507

Cannabis terapeutica. Il suo uso fa diminuire i morti per overdose di analgesici oppiacei

USA - La legalizzazione della marijuana a fini terapeutici contro i dolori cronici e altre malattie, riduce del 24,8% il numero di morti per overdose di analgesici, così come fa sapere uno studio americano che ha comparato i dati tra gli Stati che hanno autorizzato la cannabis terapeutica e quelli che non l'hanno autorizzata.“L'uso eccessivo di analgesici e le conseguenti morti per overdose è come una crisi nazionale di salute pubblica”, dice Collen L.Barry, a capo dell'indagine. “Vi via che aumenta la nostra conoscenza dei rischi della dipendenza e le relative overdosi per l'uso eccessivo di analgesici oppiacei come Oxycntin e Vicodina, i pazienti con dolori cronici e i loro medici possono optare per il trattamento del dolore, totalmente o in parte, con l'uso della marijuana medica negli Stati in cui questa è legale”.

La ricerca, basata sui dati del Centro di Controllo e Prevenzione delle Malattie (CDC) tra il 1999 e il 2010, è stato pubblicato questa settimana sulla rivista Jama Internal Medicine. In Usa tre Stati (California, Oregon e Washington) hanno legalizzato l'uso terapeutico della marijuana fin dal 1999, altri dieci lo hanno fatto dal 2010 e un'altra decina, oltre a Washington DC, hanno adottato le norme da poco.

“In termini assoluti, gli Stati con leggi sulla marijuana terapeutica hanno registrato 1.700 morti in meno per overdose di analgesici oppiacei nel 2010, e si spera che questa tendenza sia stata tale anche prima della legalizzazione”, dice Marcus Bachhuber, ricercatore dell'Università' della Pennsylvania e membro dell'équipe che ha realizzato lo studio. Circa il 60% dei morti per overdose di analgesici oppiacei si manifesta in pazienti con ricette mediche che hanno ottenuto in modo legale.

FRANCIA - Narcosale. Anticipazioni sulla legge che le istituira'

Il ministero della Sanita' prevede una sperimentazione della narcosale per un periodo di sei anni, cosi' come riporta un bozza del progetto di legge in merito, che l'agenzia France Press (AFP) e' riuscita ad ottenere. “In questo luogo vengono accolti i consumatori di stupefacenti e di altre sostanze psicoattive, maggiorenni, che portano e consumano sempre in questo luogo questi prodotti, sotto la supervisione di professionisti della sanita' e dell'ambito medico-sociale”, dice il testo.
La supervisione consiste nel “mettere in guardia i consumatori verso le pratiche a rischio, ad accompagnarli e a prodigare loro dei consigli” sulle modalita' di consumo delle droghe. “in modo di prevenire o ridurre i rischi di trasmissione di infezioni e altre complicazioni sanitarie”, senza che i professionisti partecipino “al momento dell'iniezione”.
Il progetto di legge dovrebbe essere presentato in Consiglio dei ministri durante il mese di settembre, perche' poi sia esaminato dal Parlamento all'inizio del 2015. Le strutture che provvederanno all'apertura di queste narcosale saranno designate per disposizione del ministero della Sanita'.
L'anno scorso una narcosala avrebbe dovuto essere aperta vicino alla Gare du Nord di Parigi, ma fu rinviata sine die dopo che il Consiglio di Stato aveva raccomandato che, prima di ogni sperimentazione, si provvedesse comunque ad avere una legge, si ' che fossero assicurate migliori garanzie giuridiche a tutta l'operazione. Il governo aveva dato la propria approvazione in merito a febbraio del 2013.
Nei motivi del ministero per l'apertura delle narcosale si fa riferimento al fatto che queste sale esistono in diversi Paesi europei (Germania, Lussemburgo, Spagna, Svizzera) e che il loro bilancio e' positivo per la protezione dei tossicodipendenti dai rischi delle iniezioni. Queste sale hanno anche l'obiettivo di “ridurre gli effetti nocivi nei luoghi pubblici”.
 

ADUC Droghe

funghi psichedelici come terapia per la cefalea a grappolo

Dalle pozioni degli sciamani alle bancarelle degli hippy ed ora, forse, anche agli scaffali delle farmacie. È questo il percorso che alcune persone vorrebbero far fare ai funghi psichedelici.Una delle tante proprietà nascoste dei 'funghetti magici' sarebbe infatti quella di curare i lancinanti e debilitanti dolori della cefalea a grappolo, la forma più violenta di mal di testa.In una dinamica simile a quella che ha portato alla vendita di marijuana per scopi curativi ai malati di cancro ed Alzheimer, i malati di cefalea a grappolo si sono detti pronti a sfidare la legge pur di avere accesso ai funghi allucinogeni, i cui potenti principi attivi, la psilocina e la psilocibina (molecole simili a quella dell'LSD), sarebbero estremamente efficaci contro il loro male, chiamato anche cefalea del suicidio per la sua violenza.Nonostante i secondari effetti psichedelici della droga, i malati di cefalea a grappolo sostengono che grazie ai funghetti magici sono riusciti finalmente a «condurre una vita normale». Sul sito internet ClusterBusters, dove i malati di cefalea si scambiano opinioni sulle cure alternative del loro male, Richard Aycliffe, affetto da una forma cronica della malattia, ha raccontato che fino alla scoperta dei funghi era stato impossibile per lui mantenere un lavoro a causa degli effetti debilitanti dei suoi attacchi di mal di testa.Secondo altri malati, i funghi allucinogeni non solo riescono ad alleviare istantaneamente il dolore, ma prevengono anche il ritorno di nuovi attacchi.Fino all'entrata in vigore della nuova legge sulle droghe, secondo la legge britannica vendere funghi freschi, anche se altamente allucinogeni, non costituiva un reato. Secondo il Misuse of Drugs Act del 1971, infatti, la psilocina e la psilocibina sono di fatto considerate droghe di classe A.Tuttavia, all'epoca era stato stabilito che soltanto i funghi «alterati da mano umana», ovvero essiccati o surgelati per essere consumati successivamente, costituiscono di fatto una droga. Ora è stata chiusa questa scappatoia legale che consentiva ai funghi allucinogeni di essere venduti in forma fresca, e i malati di cefalea sono pronti a ribellarsi pur di avere accesso alla loro cura.Sempre sul sito ClusterBusters, un 41enne padre di due figli, ha dichiarato di aver già infranto la legge una volta e di aver mangiato i 'funghetti magici' per combattere il dolore.

fonte: La Stampa,

Pluridipendenza

Salve, ho 35 anni e ho la tipica storia del tipico tossicodipendente. Faccio uso di qualsiasi cosa da quando avevo 16 anni, anche se ultimamente mi sono molto calmato, grazie anche all'ausilio del SERT dove 7 anni fa mi sono recato spontaneamente per non pagare più il subutex ed averlo gratuitamente. Ho anche scalato da 8 mg a 4 durante l'estate. Ho avuto un forte ricaduta con uso di crack e cocaina anche endovena. Sono tre mesi che non faccio uso di alcun tipo di sostanza illecita, tranne rivotril e sub 4 mg. Il problema è che comunqe bevo, ho spesso bisogno di "annebbire" la mente, altrimenti subentra una sorta di noia e apatia. Ho distrutto tante relazioni importanti ed anche diverse possibilità lavorative che avrebbero potuto dare qualcosa alla mia vita. Qualcuno ha mai vissuto qualcosa del genere? Per favore, non parlatemi d psicologi o psichiatri, perchè ci potrei scrivere una guida turistica.

Contenuto Redazionale Autobiografia delle Dipendenze - Anghiari 11-14 settembre "Festival dell'Autobiografia"

Storie di emozioni, riti, miti, viaggi estatici …ma anche paure, sofferenze, perdite, malattie e morti, esperienze non previste, nuove consapevolezze, infine valori, aspettative, progetti .
Per quanto diverse le storie mettono in comune dei significati che possono orientare nella realtà dei consumi che molti giudicano senza conoscere. Il poter comprenderne i vari passaggi che le droghe inducono una volta assunte dagli iniziali aspetti positivi ai successivi preponderanti negativi, permette di prendere coscienza che ognuno presenta le proprie vulnerabilità, questa consapevolezza dovrebbe aiutare a potersi meglio proteggere o comunque vedere possibile progetti di cambiamento e rigenerazione.                                                                                  
(...) dieci storie di persone del nostro tempo che hanno trovato nel loro percorso di vita le droghe e l’alcol. Le storie evidenziano come quest'incontro influenzi i comportamenti, gli stili di vita, i contesti d'appartenenza, e come quest'influenza si esprima diversamente nei vari individui, in relazione alle sostanze usate, alle persone che le assumevano, alle varie fasi della loro vita, al contesto socioculturale d'appartenenza, con diverse evoluzioni e conclusioni, esprimendo da una parte la complessità e dall'altra come in tempi brevi vi siano veloci mutamenti del fenomeno dei consumi.

La raccolta di storie è stata un ulteriore occasione d’incontro tra persone che da anni lavorano insieme in progetti di sviluppo di comunità con obiettivi di prevenzione e recupero, ma soprattutto di processi di cambiamento culturale .

Marco Baldi, Responsabile Ser.T. zona Valtiberina- ASL8 Arezzo

qua trovi tutto il materiale relativo al Festival www.lua.it/index.php

E-cig, l'Istituto superiore di sanità a Veronesi: "Oms ha ragione, non sono innocue"

 ROMA - L'Istituto Superiore di Sanità (Iss) "supportal'approccio rigoroso dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in materia di sigarette elettroniche, auspicando che solo l'evidenza scientifica guidi ad un approccio di sanità pubblica". Lo afferma il commissario straordinario dell'Iss, Walter Ricciardi, replicando alle critiche dell'oncologo Umberto Veronesi alla posizione dell'Oms, che ha raccomandato di vietare la vendita di e-cig ai minorenni e il loro uso negli spazi pubblici chiusi. Le e-cig, afferma, "non son innocue" e "le evidenze scientifiche che facciano smettere di fumare sono limitatissime".

E' "necessario - rileva Ricciardi in una nota - che l'Oms e tutte la autorità sanitarie mondiali basino le proprie decisioni sulla migliore evidenza scientifica e non diano per scontate le strategie promozionali sia dei produttori di e-cig sia di sigarette tradizionali". Molti produttori di e-cig, avverte, "fanno una serie di affermazioni non provate o francamente false inducendo il pubblico a credere che questi prodotti siano innocui (mentre come sottolineato dall'Oms e cominciato a dimostrare anche dall'Iss, non lo sono) e le evidenze scientifiche che le e-cig facciano smettere di fumare sono ancora limitatissime". 

Vi è invece "evidenza - afferma Ricciardi - che la maggior parte degli utilizzatori di e-cig continuino a fumare anche sigarette tradizionali e che essi abbiano scarsi o nulli benefici in termini di riduzione delle malattie cardio-vascolari, mentre tutti gli studi di popolazione fino ad oggi pubblicati mostrano in modo univoco che i fumatori che usano e-cig abbiano addirittura una minore probabilità di smettere di fumare". Inoltre, vi è già una "buona evidenza scientifica (proveniente anche dagli studi dell'Iss) che le e-cig - spiega - rilascino nell'ambiente emissioni di diverse sostanze tossiche per la salute umana, tra cui: particelle ultrasottili, glicol propilene, nitrosamine tabacco-specifiche, nicotina, composti organici volatili (Voc), carcinogeni e tossine, incluso benzene, piombo, nickel ed altri". L'indicazione dell'Oms ad evitare l'uso delle e-cig negli spazi chiusi e nei luoghi pubblici, sottolinea il commissario straordinario dell'Iss, "è finalizzata proprio a prevenire un'esposizione significativa a queste sostanze".

Veronesi, nel criticare la posizione dell'Oms, ricorda Ricciardi, "fa riferimento alla lettera di 50 scienziati europei e americani (di cui era anch'egli firmatario) già contro l'attività dell'Oms sulla e-cig. A questa lettera - conclude - avevano prontamente replicato 129 scienziati da 31 paesi in 5 continenti per, viceversa, supportare l'attività dell'Oms che era ed è improntata alla migliore evidenza scientifica".

LaRepubblica www.repubblica.it/salute/2014/08/31/news/sigarette_elettroniche_salute_oms_sanit_iss_veronesi_minori_luoghi_chiusi_fumo_passivo-94755798/

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