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Novità

Come la Svizzera ritarda il declino dell’industria del tabacco

Di fronte al calo delle vendite di sigarette tradizionali, l’industria del tabacco si lancia a capofitto nella battaglia dei prodotti “a basso rischio”. Ben ancorata in Svizzera, è fortemente sostenuta dalla classe politica. Ma secondo gli esperti, ciò non basterà ad arginare il suo declino.

Due miliardi di dollari: è la somma investita da Philip Morris (PMI) per sviluppare e testare una nuova sigaretta che scalda il tabacco anziché bruciarlo. Battezzata “iQos”, è un dispositivo elettrico destinato a evitare gli effetti dannosi della combustione del tabacco e sarà messo progressivamente sul mercato dalla fine dell’anno. Se ne dovrebbero vendere 30 miliardi da qui al 2016, con utili annuali per 700 milioni di dollari.

Questo, almeno, secondo le previsioni della multinazionale, che si è rifiutata di aprire a swissinfo.ch le porte del suo centro di ricerca a Serrières, sulle rive del lago di Neuchâtel. Lì, oltre 300 ricercatori studiano in gran segreto delle alternative meno nocive alla buona, vecchia sigaretta.

«L’industria si trova agli inizi di un processo di trasformazione. Noi l’abbiamo previsto quando, dieci anni fa, abbiamo iniziato a lavorare allo sviluppo di prodotti potenzialmente capaci di ridurre i rischi», sottolinea Iro Antoniadu, portavoce di PMI. Ma il produttore della famosa Marlboro non è il solo a provarci.

Tutti gli attori del ramo sono alla ricerca del Graal - sigarette elettroniche, prodotti che scaldano il tabacco, inalatori di nicotina o ancora vaporizzatori di tabacco - per tentare di raggirare gli inasprimenti legislativi che imperversano sulla sigaretta tradizionale.

l'articolo prosegue qua:

 www.swissinfo.ch/ita/come-la-svizzera-ritarda-il-declino-dell-industria-del-tabacco/40799268

MESSICO: MASSACRO DI STUDENTI A IGUALA, UNA STRAGE DI “NARCOS DI STATO”.

Sei fosse comuni, contenenti un numero ancora indefinito di cadaveri (almeno una trentina), alcuni dei quali con ogni probabilità sarebbero quelli di (alcuni) dei 43 studenti e studentesse messicani della Scuola normale agraria di Ayotzinapa scomparsi il 26 settembre dopo una manifestazione di protesta a Iguala aggredita dalla polizia dello Stato di Guerrero in combutta con i narcos “Guerreros Unidos”.

E’ questa la macabra scoperta di oggi, lunedì 6 ottobre, a Iguala, nel Guerrero messicano, che va ad aggravare il bilancio di 6 studenti morti e 25 feriti gravemente nell’attacco armato di una settimana fa.

La “scoperta” è avvenuta dopo la confessione di uno dei trenta narcos che le autorità di Città del Messico e dello Stato di Guerrero hanno arrestato insieme a 22 membri delle forze dell’ordine accusati di omicidio o concorso in omicidio.

Nonostante le autorità stiano facendo di tutto per “blindare” il sito, la stampa locale messicana non ha dubbi quanto ai mandanti e agli esecutori della strategia: l’Amministrazione locale (a guida Prd, cioè il “centrosinistra”) e la polizia cittadina.

Secondo le prime ricostruzioni, i sicari dei Guerreros Unidos avrebbero seguito gli studenti della Scuola normale di Ayotzinapa fin dal loro arrivo a Iguala per organizzare una commemorazione del massacro di Tlatelolco del 2 ottobre 1968, nel quale oltre 300 studenti vennero uccisi a pochi giorni dalla cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi di Città del Messico.

Il primo attacco armato sarebbe stato opera degli stessi agenti mentre il secondo, avvenuto durante una conferenza stampa di denuncia, avrebbero avuto come esecutori i narcos. Sarebbero poi stati gli stessi agenti della Municipal di Iguala a consegnare gli studenti superstiti ai Guerreros Unidos, che li hanno massacrati e sepolti nelle fosse comuni.

l'articolo continua qua http://www.radiondadurto.org/2014/10/06/messico-massacro-di-student-a-iguala-una-strage-di-narcos-di-stato/

Inferno o paradiso? Totale confusione con LSD

 Ho appena scoperto questo meraviglioso sito, ed è quello che stavo cercando..Ho bisogno fdi raccontare questa situazione che ho provato\ la sto provando in prima persona. Spiegherò dall'inizio:la mattina di un after, dopo 3 di grammi di ketamina tirati durante la notte, trovo i miei amici e il mio ragazzo addormentati o annoiati, così decido di girovagare di qua e di la. Come un fulmine a cel sereno, trovo un mio amico che stava faendo la stessa cosa, solo che era in lsd, lo vidi così contento, emozionato, entusiasta che mi feci offrire una goccia(era la mia prima ed unica esperienza)..Andammo a ballare, e non mi salì dopo più di 2 ore, quando ormai mi ero arresa e non mi aspettavo più nulla..Semplicemente le casse sembravano respirare e saltare, tutto era un pò diverso attorno a me, tutto strano ma comunque una stranezza molto leggera.. Così raggiugo di nuovo i miei amici, che si erano svegliati ma comunque rimanevano annoiati e apparentemente presi male.. entrai in stanza e mi misi in un angolino..  tutto d'un tratto ciò che i miei occhi vedevano inizò a girare in senso anti orario, ed entrai i trip.. All'inizio era carino, mi limitavo a guardare le figure e forme che si creavano, entravo dentro gli oggetti e vedevo ogni atomo, dove all'interno vedevo altre cose, tanti universi e tante realtà..'Questo è il tutto, questo è infinito, queste son tante realtà, non esiste solo questa della stanza. Io sono Dio in questo momento e sempre, faccio parte del tutto e vederlo è molto strano' pensavo. Si, strano, divertente anche.. Poi il viaggio si fermò su un'immagine bianca con ellissi viola e rosa..Lì mi preoccupai.. Pensai che sarei rimasta lì, pensavo a cosa avrei fatto domani se rimanevo ferma in quell'immagine, come mi sarei comportata con gli altri, come sarei tornata a casa, a mia mamma, a i miei amici, alla mia faccia, chissà che faccia avevo, non sapevo se ero viva o morta. Lì capii che avevo da fare una scelta, rimanere in quelle realtà, illuminarmi e capire tutto della vita, senza però poterla vivere, oppure tornare, scappare da quello stato e continuare la mia monotona e 'insulsa' vita di tutti i giorni.. Decisi dopo poco di tornare alla mia vita, soppratutto per la mia famiglia, perchè in caso non avevsssi preso quella decisione li avrei sicuro ammazzati di crepacuore.. Così mi strofinai gli occhi e piano piano ripresi coscienza della stanza.. Tutto era quasi invariato, anche se a me sembrava di essere tornata da un viaggio di millenni..Guardavo ma non capivo, non gli vedevo le faccie, e non sentivo cosa dicevano. 'Magari stanno parlando di me, magari ho una brutta cera' pensavo, allora gli vedevo avvicinarsi e preoccuparsi per me.. 'Magari stanno discutendo di cazzi loro' e iscutevano davvero di cazzi loro...Panico, e euforia, allo stesso tempo, una bilancia perfetta, talmente perfetta che la mia mente non riusciva a comprendere.. Mi sentivo Dio, il mio Dio, perchè controllavo il 'mio mondo' col pensiero,tutto ciò che solo presumevo accadeva.. ma non sapevo mai la verità, cosa cazzo accadeva davvero nella realtà? Tornavo in viaggio, poi di nuovo nella realtà.. Solo in un momento i miei amici (molto sotto anche loro) si son preoccupati di me, non mi ricordo precisamente, però mi sentivo sola, avrei preferito che qualcuno mi avesse portato a prendere un pò d'aria fuori,ma non è successo e dal giorno di questo accaduto non ne abbiamo più parlato...Ogni tanto, se ci penso, la visione leggermente distorta tipica della baseline mi torna, e un pò mi spaventa...C'è da dire anche un'altra cosa però, l'anno scorso, quando avevo smesso di fare uso e di molta marjuana e solamente saluariamente di alcool, avevo passato un periodo bellissimo, difficile da spiegare.. Pace interiore, amore profondo verso tutto e tutti,realizzavo ogni mio desidero, accettavo e comprendevo tutto, vivevo in un perenne stato di ectasy, in uno stato di illuminazione profondo, ero tutto ciò che volevo, tutto ciò che può considerarsi perfetto. Tutto era nato da un trauma dovuto alla senzazione di morte creato durante un attacco di panico, che mi aveva fatto capire l'importanza di vivere la vita, ed ero riuscita a viverla al meglio, ero fiera di me e avevo positività e autostima da vendere. Dopo circa 3 mesi, per piccoli problemi privoli, ho passato altri periodi più o meno lunghi, di depressione e di euforia,con picchi sempre più leggeri, fino ad arrivare all'apatia.. Poi piccoli risvegli, piccole depressioni e così via..Un casino insomma.. Penso che ciò sia collegato, mi sento io stessa una droga..Ho bisogno di aiuto, non so a chi rivolgermi.. Medicine e le dipendenze da esse legate non ne voglio, e non voglio nemmeno puzza di ospedale a vita, con la mia famiglia preoccupata e fogli che attestano la mia infermità mentale se così fosse...

Prevenzione e cura Gap, il modello italiano fa scuola

 l decimo Congresso europeo su Gambling Studies and Policy Issues: What’s next? Who’s next? New directions in Gaming and Gambling tenutosi a Helsinki in Finlandia dal 9 al 12 settembre 2014, ha rappresentato un’importante occasione di scambio e di confronto tra concessionari delle attività di gioco e operatori che si occupano di gioco patologico non solo in Europa, ma anche in Canada, Usa, Australia e Asia.

Ne sono emerse alcune tematiche di particolare attualità come l’importanza di differenziare il gioco sociale che non incide negativamente sul benessere dei giocatori che oggi si avvicinano alle molteplici occasioni di gioco con denaro, e l’importanza di evidenziare i segnali che indichino il rischio di cadere in forme di gioco compulsivo in persone più fragili e predisposte. Molte relazioni hanno riguardato, in particolare, il rischio che corrono oggi gli adolescenti esposti massicciamente alla seduzione di una cultura consumistica e all’uso generalizzato di sistemi informatico-telefonici di acccesso a possibilitò di gioco.

Di fronte a una leggera flessione di alcuni giochi più tradizionali, si assiste infatti ad una costante crescita dei giochi online la cui accessibilità è praticamente ubiquitaria e senza reali possibilità di contenimento. A tale proposito si è molto discusso, anche grazie ad un autorevole intervento della italiana Valérie Peano della agenzia Egla, dell’importanza di sviluppare una legislazione europea che, seppure non può avere ancora carattere cogente sugli stati membri, possa comunque fornire una cornice normativa di riferimento alla quale le legislazioni nazionali possano ispirarsi in una sostanziale omogeneità di indirizzi. 

DONNE IN GIOCO - È stato anche sviluppato il tema della diffusione del gioco tra le donne anche grazie a ricerche scientifiche condotte congiuntamente in Italia ed altri paesi europei con il coordinamento di Fulvia Prever di Milano.

Fabio Lucchini, di Federserd, ha inoltre presentato interessanti dati statistici a seguito dell’esperienza condotta attraverso il servizio di consulenza online www.giocaresponsabile.it.

ITALIA IN POLE NELLA PREVENZIONE - Un versante nel quale l’Italia si presenta come portatrice di esperienze avanzate è anche quella dei trattamenti residenziali previsti per giocatori. Su tale argomento, sono stati riportati i risultati emersi da una ricerca sugli outcomes dei primi cinque anni di sperimentazione del trattamento in ambito residenziale del Programma Orthos per giocatori d’azzardo patologico.

Il nostro Paese si distingue per la ricchezza di trattamenti ambulatoriali e residenziali mirati al superamento delle condizioni di tossicodipendenza. Tale condizione patologica è collegata nella stragrande maggioranza dei casi alla dipendenza da eroina e, in minor misura da cocaina e alcool. Mancano allo stato attuale risorse di trattamento per altre patologie che, pur avendo all’origine una struttura di personalità predisposta alla dipendenza (addiction prone personality), si diversificano in una gamma di diverse espressioni fenomeniche che vanno dal gioco d’azzardo patologico, alla sex addiction, all’abuso di Internet, all’abuso di ecstasy, cocaina ed altri stimolanti.

Per tali condizioni morbose, risultano talvolta insufficienti sia gli interventi medico-psicologici in ambito ambulatoriale offerti dai Ser.T., per la scarsa incisività in situazioni di comportamento compulsivo grave ed inveterato, sia di tipo comunitario a causa dei lunghi periodi generalmente previsti per i programmi di recupero.

La tipologia dei ‘nuovi dipendenti’ si esprime inoltre in una gamma estremamente diversificata a livello sociale, culturale, di età e di censo rendendo difficile un inserimento in contesti terapeutici predisposti per popolazioni target assai più omogenee e quindi meno adatte ad immissioni da parte di soggetti con storie personali e problematiche socio-adattive diverse e fortemente diversificate.

Ne deriva un forte disagio nella possibilità di offrire utili e realistici sbocchi terapeutici in situazioni che, seppure non ricalcano la devastante drammaticità di quadri di eroinomania primaria, comportano comunque forti elementi di sofferenza psico-adattiva ai singoli, alle famiglie ed alla collettività.

Si rende pertanto urgente sviluppare nuove forme di intervento che si confrontino con la recente evoluzione dei quadri patologico collegati alle nuove forme di dipendenza e che abbiano, a mio parere, le seguenti caratteristiche:

- Essere di durata più breve e comunque tale da rendersi compatibile con la permanenza di un inserimento nel tessuto sociale, lavorativo e familiare del soggetto;

- Avere una alta specificità di intervento sulla patologia specifica;

- Dotarsi di programmi a prevalente orientamento psicoterapico, più che medico, e articolati in modelli intensivi e fortemente strutturati al fine di poter incidere in profondità, pur in un arco di tempo limitato, sul comportamento disadattivo e sui nuclei problematici della personalità del soggetto;

- Prevedere una fase diagnostica accurata di intake in collegamento con i servizi sul territorio;

- Prevedere una fase di accompagnamento e consolidamento del lavoro psicoterapeutico collegato alla fase residenziale che sia sufficientemente strutturata e tale da non vanificare i risultati ottenuti.

LA SPERIMENTAZIONE - Su tali linee progettuali è stata avviata una sperimentazione a partire dalla 2007 su proposta della Associazione Orthos e finanziata dalla Regione Toscana. Per la sua “messa a norma” si rende tuttavia indispensabile l’inclusione della ludopatia tra i Lea (livelli essenziali di assistenza) senza la quale non sono previsti finanziamenti mirati ad affrontare questa patologia specifica.

Il programma Orthos, avviatosi sulla base di un progetto sperimentale da me proposto, è stato finanziato dalla Regione Toscana a partire dal 2007.

Il Programma consiste in 21 giorni di intervento intensivo di psicoterapia a orientamento umanistico-esistenziale integrativo (con elementi di carattere psicodinamico, relazionale e cognitivo) e counseling professionale in ambito residenziale centrato su 12 aree di criticità identificate come maggiormente presenti in questo tipo di patologia.

La scelta per una sede residenziale sita in un contesto a forte caratterizzazione naturalistica e lontana da centri abitati risponde ad una serie di motivazioni tra cui:

• Importanza di interrompere anche a livello concreto, oltre che simbolico, un ripetersi di comportamenti coattivi ed autolesivi

• Possibilità di affrontare quell’horror vacui a cui tanti comportamenti assuntivi si riconducono. Stare con il “vuoto” può rappresentare quel punto di svolta da una continua “fuga dalla propria ombra” verso una ritrovata familiarità con se stessi, le proprie paure, i propri mostri persecutori che tali non sono più se solo siamo aiutati ad affrontarli e a conoscerli con l’aiuto di un terapeuta formato e di compagni di viaggio con cui condividere l’esperienza di un nuovo incontro con se stessi.

La comunità residenziale Orthos è ospitata in una casa colonica della campagna senese sita nel comune di Monteroni d’Arbia.  La sua particolare ubicazione consente un piacevole soggiorno ai pazienti in un ambiente tranquillo e confortevole.  La struttura dispone di stanze da letto, spazi comuni, biblioteca specializzata e ambienti per lo studio, ambiente per le attività terapeutiche, atelier per le attività di espressione artistica e corporea, spazi per attività occupazionale e pc.

Gli obiettivi terapeutici si identificano nei seguenti punti:

• Esplorazione della storia personale e identificazione di eventuali disturbi della personalità che hanno messo in atto e successivamente perpetuato l’incapacità di regolare i propri impulsi e di realizzazione di un soddisfacente progetto di vita

• Riappropriazione delle componenti emozionali, cognitive, relazionali e comportamentali disfunzionali assumendone la personale responsabilità come individui adulti evitando la attribuzione a situazioni esterne, il mondo, gli altri

• Rivisitazione della storia affettiva e analisi dei possibili meccanismi di compensazione – attraverso i gioco compulsivo ed altri comportamenti di dipendenza o a rischio - della possibilità di strutturare soddisfacenti rapporti di intimità e di relazione costruttiva

• Messa a punto della situazione economico-lavorativa con programma di rientro di eventuali situazioni debitorie e di reinvestimento su possibili prospettive di lavoro

Sono candidati a tale forma intensiva di intervento soggetti di ambo i sessi e di maggiore età che risultano sostanzialmente inseriti nel tessuto socio-economico e che ancora dispongano minimamente di una rete di legami familiari. Si richiede inoltre una struttura di personalità non fortemente compromessa da elementi caratterologici disturbati ed una forma di dipendenza non gravemente invalidante.

Sono stati realizzati sino ad ora 24 moduli residenziali di tre settimane ciascuno per un totale di 260  utenti. Al programma residenziale sono seguiti incontri mensili in aggiunta all’intervento terapeutico condotto presso i SerD di competenza a livelli individuale, familiare e di gruppo laddove disponibili. Con entrambi cerchiamo di mantenere un contatto di verifica sull’evoluzione del quadro clinico anche a distanza di anni. I dati della ricerca condotta sulla esperienza sono stati pubblicati sull’Italian Journal of Addiction Vol.2 Numero 3-4, 2012  edita dal Ministero della salute e Dipartimento per le politiche antidroga con il titolo “ Ricerca sugli outcomes di Orthos: programma residenziale di psicoterapia intensiva per giocatori d’azzardo” con articolo consultabile in forma completa su www.dpascientificcommunity.it. Dalla ricerca, coordinata da V. Caretti e A. Schimmenti delle università di Roma e Palermo, risulta come “i risultati osservati significano che l’intervento Orthos ha come effetto una riduzione molto importante e duratura dei sintomi GAP (qui misurati attraverso i punteggi al SOGS); ugualmente, l’intervento Orthos migliora assai significativamente il funzionamento globale del soggetto e la sua condizione psicologica generale (VGF) anche a distanza di un anno e oltre”.

L’impostazione fortemente orientata alla responsabilizzazione dei residenti non consentirà l’accettazione di utenti affetti da patologie di tipo grave, sia sul versante delle dipendenze multiple che dei disturbi di personalità

Riccardo Zerbetto www.gioconews.it/esteri/71-generale19/41523-prevenzione-e-cura-gap-il-modello-italiano-fa-scuola-all-easg-2014

Giappone, gioco d’azzardo in crisi: lo Stato punta tutto sul pubblico femminile

 TOKYO – Gioco d’azzardo in crisi in Giappone: questo è il motivo per cui lo Stato ha deciso di puntare tutto sulla clientela femminile, soprattutto per quanto riguarda il “pachinko” (le slot nipponiche). Le 12mila sale presenti nel Paese verranno attrezzate per rispondere alle esigenze delle giocatrici pronte a spendere i loro soldi tra rulette e flipper. Si punterà su sale riservate, tappezzeria, candelieri, specchi e servizi nuovi e innovativi.

Come scrive Edoardo Vigna su Sette:

“In un Paese schiantato dalla sconfitta, ma desideroso di risorgere, le sale avevano aperto a catena, finendo- c’è da stupirsi? è sempre così..- nelle mani delle potenti famiglie della Yakuza, la mafia giapponese. Negli anni 90, al massimo del successo, decine di migliaia di sale fumose attiravano 30 milioni di giocatori l’anno, per lo più di mezza età. Poi però, le mille luci del pachinko hanno cominciato ad appannarsi. L’anno scorso i giocatori erano ridotti a un terzo, una decina di milioni, anche se il bottino rimasto nelle casse del banco era tutto sommato ricco: 180 miliardi di dollari. Così le 12mila sale residue hanno deciso di cambiare, per sopravvivere, puntando sulla clientela femminile”.

ma sì sempre lui

ma sì sempre lui

AIDS: scoperto luogo di origine della pandemia. Quali fattori determinarono la diffusione del virus dell’HIV?

Un team internazionale di scienziati, provenienti dall'Università di Oxford e dall'Università di Leuven, è convinto di aver trovato il luogo di origine della pandemia di AIDS. La città incriminata è quella di Kinshasa, attualmente nel territorio della Repubblica Democratica del Congo, ma un tempo sotto il controllo del Belgio. Nonostante la pericolosità del virus dell'HIV sia balzata all'attenzione di scienziati e politici solamente negli anni '80, l'origine di quella che era un'epidemia circoscritta all'Africa e che poi divenne una vera e propria pandemia deve essere rintracciata negli anni '20.  

 Le prove utilizzate per la formulazione di questa teoria si basano su alcuni esempi di DNA risalenti a quel periodo conservati in speciali archivi. Attraverso una mappatura del codice genetico, gli scienziati sono riusciti a risalire al luogo di origine della malattia. La città di Kinshasa. Negli ultimi 80 anni il virus dell'HIV ha subito una serie di mutazioni che, tuttavia, possono essere identificate tramite un esame del genoma, così come spiegato dal professor Oliver Pybus dell'Università di Oxford. Esaminando queste mutazioni l'equipe di scienziati è riuscito a ricostruire l'albero filogenetico del virus e a identificarne il punto di origine. Come noto ormai da diverso tempo, il virus dell'HIV è una mutazione del virus di immunodeficienza delle scimmie (normalmente abbreviato in SIV acronimo per Simian immunodeficiency virus). Il così detto "salto inter-specie" si realizzò in più di un'occasione portando alla nascita di diversi ceppi di HIV differenziati in vari sottogruppi. Fu solamente il virus HIV-1 sottogruppo M che si diffuse su scala mondiale causando una pandemia di AIDS.

Trovare le motivazioni per cui la città di Kinshasa fu determinante nella diffusione del virus ha richiesto un passo indietro da parte degli scienziati che hanno lasciato spazio a sociologi e storici esperti del periodo coloniale africano. Negli anni '20 Kinshasa faceva parte del Congo Belga, una colonia africana che rimase sotto il controllo del Belgio tra il 1908 e il 1960. All'inizio degli anni '20 numerosi lavoratori vennero inviati a Kinshasa al fine di garantirne un rapido sviluppo. Ciò determinò un aumento esponenziale della popolazione maschile fino a raggiungere un rapporto di 2 a 1 rispetto a quella femminile. Ciò alimentò un fiorente mercato basato sulla vendita di prestazioni sessuali che accelerò la diffusione del virus a cui contribuì anche l'abitudine delle cliniche mediche di effettuare iniezioni utilizzando siringhe non sterilizzate. Ciò, tuttavia, spiega solo in parte la rapida diffusione del virus che causò, in fine, una vera e propria pandemia di AIDS. Stando agli esperti un fattore determinante fu la costruzione di ferrovie da parte delle autorità belghe, che negli anni '40 venivano utilizzate da oltre un milione di individui. Il rapido spostamento di persone sia all'interno del paese ma soprattutto verso l'estero garantì la diffusione del virus su scala mondiale.

Da tutti questi elementi il professor Jonathan Ball concluse che la diffusione del virus dell'HIV fu dovuta, probabilmente, più all'esistenza delle giuste condizioni che permisero prima l'epidemia e poi la pandemia, piuttosto che alle caratteristiche stesse del virus. Uno studio che a detta degli accademici susciterà molte discussioni ma che rappresenta un traguardo importante nella definizione delle origini di un virus che ad oggi affligge oltre 30 milioni di persone.

it.ibtimes.com/articles/70973/20141003/aids-hiv-virus-pandemia-epidemia-malattia.htm

13% teenager gioca d'azzardo online

Sempre più diffuso su Internet, il gioco d'azzardo online seduce anche i teenager. Il 13% dei dei ragazzi di terza media, dichiara di averlo praticato, pur se, teoricamente, vietato ai minori. E' questo, secondo i dati raccolti dalla Società italiana di Pediatria (SIP) uno degli "effetti collaterali" della massiccia permanenza in rete degli adolescenti.

La sempre maggior offerta di siti internet dove provare il Gambling, in cui si gioca sul web utilizzando soldi 'veri', è una tentazione molto forte tanto quanto a rischio dipendenza, specie tra i maschi: il 17% di loro lo ha fatto, una o più volte, da solo o insieme ad amici. E, ancora più grave, il 32% è orientato a ripetere l'esperienza.

"Da un lato", commenta il curatore dell'indagine Maurizio Tucci, "dobbiamo constatare la pressoché nulla deterrenza rappresentata dai 'divieti ai minori' di cui il web è pieno. Il 'divieto' passa dall'essere totalmente ignorato ad essere 'una traccia' da seguire". Dall'altro, aggiunge, i meccanismi di accesso al gioco on-line, che pure dovrebbero prevedere uno stretto controllo sull'identità, "sono tali per cui non è difficile, anche per un minorenne, magari grazie ad un maggiorenne compiacente, avere esperienze di gioco".
   

Dipendenze patologiche: nuove prospettive e tecniche: Marinai, terapeuti e balene. Genova settembre 2014

L’esperienza di craving non è qualitativamente diversa dall’esperienza del desiderio ed è è molto simile tra le diverse persone dipendenti, indipendentemente dal tipo di sostanza implicata. Il craving risulta quindi essere l’estremizzazione di una normale esperienza di desiderio che tutti possiamo provare: quale è allora la differenza tra chi prova una normale esperienza di desiderio e chi prova un’esperienza di craving? 

Il simposio che vede il Dr. Popolo nel ruolo di Chairman e il Dr. Caselli nel ruolo di Discussant si apre con la presentazione di quest’ultimo, che introduce il tema delle dipendenze e del craving, inserito nel recente DSM-5 come criterio diagnostico.

L’esperienza di craving non è qualitativamente diversa dall’esperienza del desiderio ed è è molto simile tra le diverse persone dipendenti, indipendentemente dal tipo di sostanza implicata. Il craving risulta quindi essere l’estremizzazione di una normale esperienza di desiderio che tutti possiamo provare: quale è allora la differenza tra chi prova una normale esperienza di desiderio e chi prova un’esperienza di craving?

La differenza sembra farla il modo in cui le persone rispondono cognitivamente quando le immagini legate al desiderio giungono alla coscienza: questa esperienza può diventare transitoria se decidiamo che non è il momento di soddisfare quel desiderio oppure può diventare pensiero desiderante se la persona vi si sofferma in modo attivo.

continua qua www.stateofmind.it/2014/09/dipendenze-patologiche-nuove-prospettive-sitcc-2014/

Cannabis terapeutica. Ordine Medici Toscana: pronti ad ampliarne uso

 "Come ho detto all'assessore regionale Marroni in qualita' di vice-presidente del Consiglio sanitario regionale sono disposto a rimettere in piedi un gruppo, anche domani mattina" per estendere l'uso della cannabis terapeutica ad altri usi oltre a quelli gia' contemplati in Toscana. A dirlo e' il presidente della Federazione regionale toscana degli Ordini dei Medici, nonche' presidente dell'Ordine fiorentino, Antonio Panti che e' anche numero 2 del Consiglio regionale della sanita', a margine di un incontro tenuto a palazzo Panciatichi per fare il punto sull'uso della cannabis terapeutica. Di recente e' arrivato il via libera all'istituto chimico militare di Firenze per la produzione di farmaci cannabinoidi per il servizio sanitario nazionale. "Con l'immissione in commercio del Sativex"- ricorda Panti-, ci si "limita ad una sola indicazione mentre noi abbiamo preferito darne quattro. Il problema e' che questa discussione e' un po' viziata dalla solita componente ideologica, come tutte le discussioni di questo tipo che si fanno in Italia. Se noi consideriamo la cannabis esattamente come l'Aspirina o il cortisone dobbiamo prescriverlo quando c'e' letteratura di sostegno che consenta l'indicazione. Il medico puo' prescrivere un farmaco sulla base dell'indicazione della scheda tecnica. Nella scheda tecnica della cannabis ce n'e' una sola- prosegue Panti-, il dolore, la spasticita' muscolare per la sclerosi multipla. Noi abbiamo inserito altre tre indicazioni". Fra questi, il dolore oncologico e il dolore neuropatico resistenti alle terapie. 
Sull'uso dei farmaci e dunque anche nel caso di utilizzo farmacologico della cannabis, "il medico- ricorda Antonio Panti, presidente dell'Ordine dei medici della Toscana- puo' prescrivere al di fuori della scheda tecnica, si chiama off label, quando c'e' pero' almeno uno studio in tutto il mondo che dia un minimo di sostanza scientifica a questa descrizione. In certi casi, secondo tutta l'esame della letteratura che abbiamo fatto in consiglio sanitario regionale non ci sono questi studi, pero', come ho detto all'assessore regionale come vice-presidente del consiglio sanitario regionale, sono disposto a rimettere in piedi un gruppo anche domani mattina perche' la scienza si evolve continuamente". Il piu' recente parere del consiglio sanitario e' di tre anni fa, ha ricordato il presidente dell'Ordine dei medici. "Se nel frattempo e' uscito qualcosa di nuovo che ci e' sfuggito lo prenderemo senz'altro in considerazione. Pero' ad allora, al di la' di queste considerazioni, di scientificamente accertato non c'e' altro".

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