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Novità

Cocaina: a rischio il cuore per infarto e ischemia

Dronet.org

L’uso della cocaina può causare diverse complicazioni cardiovascolari che vanno dall’angina pectoris all’infarto del miocardio, da aritmie cardiache a morte improvvisa. Nonostante questo, il suo uso continua ad essere percepito dai cocainomani “non pericoloso”. Una recente revisione della letteratura scientifica pubblicata sulla rivista dell’Europad, Heroin addiction & related clinical problems, realizzata da Carla Gambarana del Dipartimento di Neuroscienze presso l’Università di Siena, aggiunge nuove evidenze scientifiche sulla pericolosità dell’uso di cocaina e sulle complicazioni cliniche che ne possono derivare. Dall’analisi emerge che il 40% dei soggetti che si presentano in pronto soccorso in seguito all’uso di droghe, ha assunto cocaina. Il 37% di soggetti ha un’età compresa tra i 37 e i 44 anni, ma non sono rari i casi di giovani, anche diciannovenni, ospedalizzati per attacchi di cuore non mortali associati proprio all’assunzione di questa sostanza. La cocaina e la cocaina base vengono velocemente assorbiti dall’organismo con picchi di concentrazione nel plasma (e quindi effetti massimi) che possono variare dai 30 secondi ai 30 minuti a seconda della via di somministrazione (endovenosa, sniffo). E’ proprio durante il picco di concentrazione che il rischio di infarto del miocardio (muscolo del cuore) è massimo, indipendentemente dalla dose assunta, dalla via di somministrazione e dalla frequenza d’uso e questo, anche in soggetti con fattori di rischio relativamente bassi. Spesso i pazienti si presentano al pronto soccorso con un dolore al petto (campanello d’allarme) subito dopo l’assunzione di cocaina (41% dei casi), ma molte volte questo dolore subentra solo dopo diverse ore o giorni. L’ischemia e l’infarto del miocardio correlati all’uso di cocaina, possono dipendere da diversi fattori dovuti alla compresenza di una stimolazione del sistema nervoso centrale, del sistema cardiovascolare e di quello respiratorio. Quando si assume cocaina il cuore batte più velocemente, aumenta la pressione arteriosa e l’organismo richiede una maggiore quantità di ossigeno; la vasocostrizione delle coronarie però comporta l’arrivo di minori quantità di ossigeno nel miocardio, una condizione pro-trombotica e l’accelerazione di fenomeni arteriosclerotici. Questi ultimi risultano addirittura osservabili dall’autopsia di alcuni giovani cocainomani, tanto da far ipotizzare una possibile correlazione tra l’uso di cocaina e la precoce formazione di arteriosclerosi e trombosi, che invece sarebbero normalmente tipici dell’età avanzata. Gli effetti cardiovascolari prodotti dalla cocaina inoltre, sono amplificati dall’associazione di questa droga con alcol e sigarette, aumentandone ulteriormente la pericolosità.

Il ministro della Salute si occupi anche della salute dei tossicodipendenti. A cominciare dal sito Web del ministero

Uno degli aspetti più devastanti dell'attuale politica antidroga è il fatto che la tossicodipendenza è considerata più un fenomeno giudiziario che sanitario. Per capire questo, basta andare sul sito del ministero della Salute, che alla tossicodipendenza neanche dedica una delle decine di canali di informazione. L'incarcerazione di tossicodipendenti, la trasmissione di malattie infettive come l'Hiv per la mancanza di politiche di riduzione del danno, la circolazione di sostanze incontrollate e talvolta letali sono solo alcune delle emergenze sanitarie create dal mercato nero con cui si finanziano le maggiori organizzazioni criminali italiane e mondiali. Eppure, visitando il sito del Ministero della Salute, non abbiamo trovato alcun settore tematico dedicato alla tossicodipendenza. Sulla home del sito appaiono ben 47 aree tematiche, dai cosmetici ai biocidi, dall'Antidoping all'assistenza sanitaria per i turisti che vanno all'estero, ma nessuna area dedicata alla tossicodipendenza. Anche il settore dedicato alla lotta all'Hiv/Aids trascura la popolazione tossicodipendente, limitandosi a dire 'en passant' che la condivisione di siringhe infette è una delle modalità di contagio, senza poi informare su come reperire siringhe sterili. Proprio pochi giorni fa uno studio ha denunciato come la guerra alla droga spinga molti Governi a rigettare misure di riduzione del danno (come programmi di scambio siringhe), danneggiando irrimediabilmente la lotta all'Hiv/Aids. I ricercatori spiegano che una efficace campagna contro questa epidemia non può non mirare a informare la popolazione tossicodipendente, che deve essere incoraggiata ad utilizzare siringhe pulite attraverso appositi programmi di assistenza sanitaria. A giudicare dal sito Web del ministero della Salute, altrimenti ricco di campagne di informazione e di settori tematici, la tossicodipendenza non è questione di salute. L'informazione mirata alla popolazione tossicodipendente sembra essere stata deferita in toto al sottosegretario Carlo Giovanardi, da ormai quasi un decennio alla guida delle inefficacissime politiche antidroga italiane ed uno dei più vocali detrattori delle politiche di riduzione del danno. Il ministro della Salute Ferruccio Fazio, se non vuole perdere ogni credibilità, dovrebbe non solo rimediare alle strabilianti lacune del suo sito, ma soprattutto riportare nella sua sfera di 'interesse' un tema pericolosamente trascurato. Non si puo' lasciare la salute di centinaia di migliaia di cittadini malati in mano ad un collega di Governo i cui insuccessi sono sotto gli occhi di tutti.

ADUC Droghe

metadone/subutex/lavoro

faccio il magazziniere, sono in terapia da ormai 5 anni presso sert prendevo 45mg di meta quando ho saputo delle analisi che fanno per la sicurezza sul lavoro ho iniziato a scalare velocemente, arrivare fino a 30mg, per poi passare a 12mg di sub. sono stato da cani x due giorni d'incubo, nn ho chiuso occhio, ossa sgretolate caldo freddo ecc. neanche quando ero intossicato di eroina, sono stato così male fisicamente. Passato il momento più critico  ho iniziato a scalare molto velocemente il sub. per arrivare a 6mg e poi 4mg, ad arrivare a lunedi dovrei arrivare a zero perche torno a lavoro,  cioè ora, questo cambio nn mi ha fatto bene, perche nn mi trovo molto bene con questo farmaco, forse sarà che mi devo abituare ??? Mi sento a disagio quando sono in mezzo agli altri, ho voglia di fare poco e nulla, e poi nn ho concentrazione e mi sento triste. La mia ragazza dice che ero schiavizzato da quella sostanza , e che i tempi di terapia sono stati molto lunghi. Dovevo Fare molto più velocemente secondo lei.

COSA NE PENSATE VOI?? NN HO UN GRAN PASSATO ALLE SPALLE PERCHè NE HO COMBINATE E MI SONO ATTACCCATO ALLA DROGA IN MANIERA MANIACALE ORA NE PAGO LE CONSEGUENZE

DATEMI UN CONSIGLIO X AIUTARMI PSICOLOGICAMENTE PERCHè STO MALE , NN MI MANCA NIENTE MA NN RIESCO A ESSERE SERENO .. PERCHe TUTTO QUESTO  ??? è PERCHE IL MIO CERVELLO NN RIESCE A PRODURRE ENDORFINE ??? PERCHE DEVO STARE COSì MALE..... CHIEDO UN CONSIGLIO PER STARE UN PO MEGLIO ...GRAZIE

-DOMANDA E VERO CHE LA BUPRENPRFINA E DIFFICILE DA RICERCARE NELLE URINE ??? E MOLTI LABORATORI DI COTROLLO ANCORA DEVONO PERFEZIONARE QUESTA RICERCA ? GRAZIE UN SALUTO A TUTTI

 

Analisi Noir di Piero Colaprico, Repubblica

C’era morto John Belushi, ma altri sembrano resistere. O, chissà, forse la nuova variante ha meno controindicazioni. Si chiamava (e si chiama) Speedball Milano e fino a qualche tempo fa girava (al costo di cento euro al grammo) nei locali per scambisti, nei bar con la passione per la lap dance e nelle discoteche della movida milanese e della Versilia.

Alla fine di una lunga serie di nottate sempre più rumorose ed estreme, sono arrivati i carabinieri. Hanno arrestato una ventina di spacciatori e due ragazze francesi dalla

storia un po’ curiosa: ballerine e squillo d’alto bordo, quando venivano a Milano con il carico di roba da raffinare, se la spassavano. Come? No, niente musei e cinema. Prenotavano su internet due gigolò a testa e, mentre i chimici lavoravano lo speedball in un appartamento con vista sul cimitero Monumentale, loro ne provavano alcuni degli effetti festeggiando - tutti insieme, sino a che sonno non vi separi - nella camera da letto di un grande albergo. Non apprezziamo i narcotrafficanti e, se non tocca a noi giudicare o assolvere, c’è un però. Un tempo non lontano erano i corrieri della droga a finire la serata in qualche night, cercando tra le entraineuse qualcuna disponibile a un dopo-champagne. Ora sono le donne a fare gli uomini: e queste neo-narco l’accompagnatore non se lo vanno a scegliere in un locale semibuio, ma nel catalogo elettronico della rete.

È poco noir rifiutarsi di scorgere un segno del progresso?

Teenager, «maggioranza deviante»

LA RICERCA. La cooperativa Il Calabrone: non sono più i singoli ad essere «pericolosi», è il gruppo a spingere fuoristrada. Il 77% dei giovani (età media 18 anni) ha usato almeno una volta una sostanza stupefacente.

Brescia. Se una volta chi consumava sostanze stupefacenti era bollato come «giovane deviante», oggi esiste addirittura una «maggioranza deviante», dal momento che consumare droga pare diventato per i ragazzi bresciani un comportamento largamente diffuso.

 

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di Lisa Cesco

Federvini: il consumo di alcol in Italia legato a convivialità e buona tavola.

Federvini afferma, che i dati del ministero della Salute sulla questione alcolici, e problemi alcol-correlati negli 2007/2008 “dimostrano come il nostro Paese se confrontato col resto degli Stati dell’Unione registra livelli medi di consumo delle bevande alcoliche inferiori alla media europea“.

 

“Nonostante l’esistenza di comportamenti a rischio che non vanno sottovalutati, il consumo di bevande alcoliche in Italia resta saldamente legato a uno stile e a una tradizione legata alla convivialità, alla buona tavola e alla moderazione”.

“Contrariamente a quanto succede negli altri Paesi europei come Regno unito e Germania – continua Federvini – la tendenza a eccedere con l’alcol riguarda una piccola parte della popolazione. In particolare poi, il Binge drinking, il bere non spesso ma molto, nel nostro Paese è un fenomeno meno frequente e riguarda un segmento molto ristretto di giovani, solo uno su dieci”.

Inoltre, nei mesi scorsi, la Federvini si è resa promotrice del lancio si una campagna pubblicitaria contro l’alcol, realizzata dalla stessa federazione in collaborazione con Mediaset ed altre emittenti locali, al fine di attuare una buona prevenzione contro i comportamenti a rischio.

Occorre essere molto chiari nella condanna dei comportamenti legati all’abuso, come il binge drinking, ed educare soprattutto i giovani al gusto del bere moderato come valido deterrente allo sballo. Per questo motivo Federvini sottolinea la necessità di adottare un approccio positivo che eviti di demonizzare le bevande alcoliche e imponga inutili divieti, spesso facilmente aggirati, come unico modo per evitare il fenomeno dello sballo”.

La federazione conclude con la raccomandazione di applicare e rispettare “regole certe, soprattutto per quel che riguarda i limiti alla somministrazione di bevande alcoliche ai più giovani e i livelli consentiti per chi si mette alla guida, anche attraverso maggiori controlli nei locali e sulle strade”.

giulia di trinca, newnotizie.it

 

Il proibizionismo frutta alle mafie italiane 50 miliardi di euro l'anno

  "Si aggira intorno ai 140 miliardi di euro all'anno il fatturato proveniente dai traffici della criminalita' organizzata, di cui un terzo dal traffico di stupefacenti che attualmente in Italia e' in mano alle famiglie calabresi". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, intervenuto a Palermo alla presentazione del libro "Mafia export" di Francesco Forgione. Grasso ha citato la recente operazione antidroga 'Albatros', che grazie all'intervento di speciali aerei Atr della Guardia di finanza ha permesso di intercettare motoscafi diretti in Galizia e verso le coste dell'Africa e di sequestrare 9 tonnellate di cocaina "che valgono -ha sottolineato- sulla strada circa due miliardi e mezzo di euro".

Notiziario Aduc

eroina

eroina

COCAINA : DA FREUD ALLA COCA COLA. TUTTE LE PISTE DI UNA STORIA OCCIDENTALE

«Nel 2011 i consumatori di cocaina saranno circa 700mila, il 5% in più rispetto al numero di consumatori del 2008». Scriveva il Corriere della Sera quest'estate. E questo è solo uno dei continui articoli, inchieste, scoperte che i mezzi di informazione pubblicano quasi quotidianamente sulla cocaina. Come se il grande consumo della sostanza fosse stato scoperto soltanto adesso. Invece, quella della cocaina è una storia che non inizia neanche in questo millennio bensì si perde nella notte dai tempi. Recentemente le nuove tecnologie hanno potuto trovare traccia nei capelli di mummie cilene del 2000 a.c. della presenza di benzoilecgonina, un metabolita della cocaina. Al nostro secolo si deve tuttavia l'uso degli effetti per la ricreazione, il proibizionismo, ma soprattutto il grande volume d'affari.

 

(finanzainchiaro.it, 31/12/09)Nel 1884 il dottor Sigmund Freud pubblica un volumetto a lui tanto caro Uber Coca . Il padre della psicanalisi racconta con molto entusiasmo, la scoperta di questa sostanza sperimentata su sé stesso per curare la depressione. In una lettera del 21 aprile del 1884 così racconterà alla fidanzata: «Ho letto della cocaina (….) Me ne sto procurando un po' per me e poi vorrei provarla per curare le malattie cardiache e gli esaurimenti nervosi…». Purtroppo però la natura è crudelmente avara nel dispensare il piacere. Più l'esperienza è eccitante, più il cervello soffre quando si rende conto che è già finita. Con il passare del tempo, Freud si accorge che ci volevano dosi sempre più forti o più frequenti per ottenere lo stesso risultato tanto che molti dei suoi pazienti finirono per assuefarsi. Così come il patologo e suo amico Ernst Fleischl, che diventerà tristemente noto alla storia come il primo caso di psicosi cocainica. Tuttavia Freud una cosa l'aveva capita molto bene: la possibilità di sfruttare questa sostanza per trarne un profitto, il suo sogno era quello di comprarsi finalmente una casa. E molti dopo di lui seguirono questa strada. Così il giovane chimico corso Angelo Mariani che a Parigi produsse quell'ottimo vino con estratti di coca che tanto Papa Leone XIII raccomandò per le messe cantate apparendo addirittura in un manifesto per farne pubblicità; mentre l'intraprendente farmacista americano John Pemberton che produsse una delle bevande ancora più bevute al mondo: la Coca cola. Ogni bottiglietta, prima del proibizionismo, conteneva l'equivalente di una piccola dose di cocaina. «Oggi la cocaina vale più del suo peso in oro. Il suo prezzo è all'origine circa il quattro per cento del prezzo di vendita al dettaglio» scrive il docente di Farmacologia di Cagliari, Gian Luigi Gessa nel suo libro Cocaina (Rubbettino, 2008), che aggiunge come «La rivista Fortune colloca l'industria della cocaina illegale al settimo posto nella lista delle cinquecento maggiori imprese economiche, tra Gulf Oil e Ford Motor Company». Nel 2003 le vendite della sostanza nelle strade americane hanno raggiunto i 35 miliardi di dollari. E non appena il mercato statunitense si è saturato, quelli in Europa si sono mostruosamente aperti. Tanto che oggi la cocaina non è più esclusiva degli strati abbienti della società, non è appannaggio di fotomodelle o imprenditori, oggi si trova raccolta in "pezzi", appallottolata nelle tasche della gente comune, nelle borsette delle signore, nei portafogli del lavoratori, negli zaini degli studenti, nella cassaforte dei politici, ovunque. Ne hanno trovato percentuali imbarazzanti perfino nelle acque dell'Arno e residui in quasi tutte le banconote che maneggiamo. Pippata, scaldata, tagliata, fumata oggi la cocaina viene usata indistintamente con o senza permesso di soggiorno, con o senza contratto a tempo indeterminato, ricco o povero, uomo o donna che sia. A fronte di una politica del guadagno folle che sta giustificando militarizzazioni e politiche proibizioniste che riempiono le galere.

Potremmo dire che è tutta colpa degli inca? Gli abitanti dell'area compresa tra Colombia, Perù e Bolivia, dove si producono i tre quarti della cocaina del mondo, masticano foglie di coca da migliaia di anni. Non solo per le sue proprietà stimolanti - che cancellano la fatica e danno l'energia necessaria per affrontare le ripide salite nell'aria rarefatta di quella regione montuosa - ma anche per le sue qualità alimentari, poiché le foglie contengono vitamine e proteine. Poi arrivarono i conquistadores con il loro divieto definendola "uno strumento del diavolo", per poi scoprire che senza quel "dono degli dei" gli indigeni non riuscivano a lavorare nei campi o a estrarre l'oro. Improvvisamente la coca fu legalizzata e anche tassata e gli invasori cominciarono a tenere per sé un decimo dei raccolti. Le foglie erano distribuite ai contadini tre o quattro volte al giorno, durante le pause dal lavoro. Addirittura la chiesa cattolica cominciò a coltivarla. Poiché le foglie sopportavano male il viaggio venivano esportate in Europa solo sporadicamente, così negli Stati Uniti, come nel Vecchio Continente ben presto arrivò la sostanza lavorata e in polvere. Una storia che però si ripete ancora oggi. Nel 2006 il regista Andrea Zambelli si reca in Colombia per un progetto di alfabetizzazione comunicativa, qui realizza Mercancia , un documentario che segue tutto il processo di "fabbricazione" di questa sostanza nella regione del Magdalena-Medio, nei vari passaggi di produzione fino alla pasta. Ma soprattutto raccoglie il racconto degli stessi contadini e si sofferma sui gruppi paramilitari che gestiscono gli scambi della cocaina fra campesinos e narcotrafficanti. Dalla raccolta della pianta fino alla raffinazione ogni passo viene tassato dai gruppi paramilitari come una qualsiasi transazione economica.

In venti velocissimi minuti, il regista mostra l'esistenza di una piccola comunità di coltivatori dalle tradizioni salde e dalla vita rurale. Nulla di più distante, dunque, da ciò che nel nostro immaginario può rappresentare un narcotrafficante. Nessun campesinos, infatti, è consumatore o fruitore della cocaina, né partecipe, se non in minima parte, degli incredibili guadagni legati al commercio di questa sostanza. In questi paesi, costretti spesso a lavorare nei campi di coca per poter sostentare le proprie famiglie, i contadini tramandano di padre in figlio la tradizione per la raccolta e la preparazione della pasta.

L'opprimente condizione imposta dai narcotrafficati e i metodi brutali di repressione dei paramilitari impediscono la formazioni di oppositori e i pochi sindacalisti che coraggiosamente si mettono contro di loro vengono spesso messi a tacere. Ed è proprio questo il problema principale: il guadagno. Nelle nazioni di produzione un grammo di cocaina (come reso noto dalle Direzioni internazionali per la lotta alla droga) viene pagato un euro per una purezza pari al 95%. Sul mercato occidentale bene che va viene rivenduta con soltanto il 25-30% di principio attivo, con un guadagno del 1.200%.

Del resto Roberto Saviano in Gomorra ci parla di un «fatturato 60 volte superiore a quello della Fiat». E questo solo in Italia. Sarà per questo che la cocaina viene chiamata "il petrolio bianco", il vero miracolo del capitalismo contemporaneo, in grado di superare qualsiasi crisi economica. Così i mercati crollano e il prezzo della cocaina in Occidente scende ma non quello del fatturato. Un vero affare. ( Fonte: liberazione.it)

Autore: Cristina Petrucci

Sesso droghe e sballi

Per molte persone il sesso è ormai legato al consumo di droghe. Quasi una conditio sine qua non, il che la dice lunga, credo,  sulle difficoltà di relazione che abbiamo nei nostri tempi.

I famosi sballi del sabato sera si basano principalmente sull’uso di droghe così dette “ricreazionali“, cioè che riescono a facilitare  i rapporti sociali, a vincere inibizioni e tabù e a far apparire tutto più facile, tutto più desiderabile.

In uno studio spagnolo appena pubblicato sono stati intervistati 100 ragazzi, ai quali è stato chiesto di compilare un questionario per raccontare le proprie esperienze sessuali, l’uso di droghe ricreazionali, l’abitudine di frequentare discoteche, pub, bar ecc nel week end.

Risultato: l’alcol è sicuramente la droga più popolare (soprattutto per iniziare l’incontro sessuale, per le esperienze più inusuali o particolarmente “hot”, per prolungare l’atto sessuale o accrescere il desiderio). Per avere migliori prestazioni sessuali però i ragazzi hanno affermato di ricorrere preferibilmente alla cocaina.

La Cannabis sembra invece poco popolare per lo sballo del sabato sera, in quanto ha effetti rilassanti, che portano più verso il sonno che verso l’eccitazione. L’ecstasy viene scelta principalmente per rimanere attivi e per divertirsi, ma non per migliorare le performances sessuali.

Le ragazze usano l’alcol più dei ragazzi, soprattutto per accrescere il desiderio, oppure quando vogliono fare del sesso “strano”, o per prolungarne la durata.

blog.donnamoderna.com

via: Psiconautica

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