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Novità

Alcol e tumori: quale legame?

In poco più di dieci anni l'incidenza di cancro alla bocca è aumentata del 50%. Un incremento allarmante, forse dovuto al prezzo basso di bevande alcoliche e allo sballo crescente

 

 

http://www.casaistrice.com/images/aktiv/vino01.jpgSanihelp.it - In Gran Bretagna più di cinquemila persone sono colpite da un cancro alla bocca. Rispetto al 1997 si registra un aumento del 50% dovuto, secondo gli esperti, ai prezzi modici delle bevande alcoliche e a una diffusa cultura dello sballo.
Dati offerti dai risultati preliminari chiesti dai Liberal Democrats in un'interrogazione parlamentare, dati che mostrano anche un aumento del 20% nello stesso periodo dei casi di cancro all'esofago, oltre che di quelli di cancro al fegato (salito del 43 per cento in un decennio), al seno e al colon retto.

Spiega così Don Shenker, direttore dell'associazione Alcohol Concern: «L'alcol è il principale imputato di tutti questi aumenti. Il consumo di alcol è raddoppiato dagli anni Cinquanta e nel frattempo le normative sul bere sono diventate meno restrittive. Questo ha contribuito all'aumento di casi di tumore. Molte persone non sono a conoscenza della connessione tra alcol e cancro: tuttavia il bere può essere uno dei principali motivi che causano questa malattia»

 

 

leggi tutto l'articolo su: sanihelp.it

 

da http://psiconautica.forumfree.it

NON ERA ECSTASY, MA UN COMUNE FARMACO: CHIEDE I DANNI

LECCE – Non era ecstasy, come si sarebbe accertato, ma pastiglie di Valpinex, un farmaco usato per vari tipi di disturbi, specie di tipo gastrointestinale. Stefania De Pace, 31enne di San Pancrazio Salentino, era stata fermata dai carabinieri della stazione di Poggiardo nel corso dei consueti controlli estivi lungo le litoranee e nei pressi delle discoteche. Era la notte del 23 agosto scorso. La zona, quella di Santa Cesarea Terme. E ora, dopo essersi rivolta all’avvocato Cesario Licci del Foro di Lecce, la giovane sta procedendo alla richiesta di risarcimento danni per ingiusta detenzione. Ha trascorso, infatti, due giorni in carcere e quattro ai domiciliari, poiché accusata di avere con sé quattro pastiglie di sostanza stupefacente, droga sintetica per la precisione. I carabinieri trovarono il tutto insieme a 70 euro e scattò così l’arresto in flagranza. In realtà, fu poi il consulente tecnico incaricato dal pubblico ministero a dirimere ogni dubbio: le pastiglie erano tutte e quattro un comune farmaco. In seguito ai fatti, cioè la custodia cautelare di sei giorni (Stefania De Pace fu rimessa in libertà il 29 agosto, con ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce), la 31enne ha anche perso il posto di lavoro ed ha dovuto fare ricorso alle cure specialistiche presso una struttura pubblica salentina, dato che è subentrata anche una forma di depressione. Da qui, la decisione di procedere ad una richiesta di risarcimento danni nella causa che si sta instaurando contro lo Stato.

 

FONTE: www.lecceprima.it

Udine si fuma il festival del reggae

 

di ANDREA ROSSI

 

La Stampa, OSOPPO (Udine) - «Bob Marley non si processa», hanno gridato contro il cielo che minacciava pioggia. Può darsi, però la sua musica se ne è andata da Osoppo, e chissà se tornerà. Il signor Giovanni è rimasto a fissare la vetrina del suo negozio di alimentari, nel centro di questo paese di tremila anime a trenta chilometri da Udine. «Avremo i nostri problemi, adesso. Una settimana di festival valeva sei mesi di lavoro». Questa non è solo la storia di una comunità messa in ginocchio. È la storia del più grande festival reggae d’Europa cacciato dall’Italia e costretto a trovare rifugio all’estero perché i suoi seguaci fumano troppi spinelli. Era il 1994 quando il Rototom Sunsplash si accampò lungo le sponde del Tagliamento e ne fece un angolo di Giamaica: dieci giorni di musica, grandi nomi e gruppi emergenti, 200 mila spettatori l’anno da ogni parte del continente. Tutto finito, ora che la procura di Tolmezzo ha messo sotto indagine per agevolazione all’uso di stupefacenti Filippo Giunta, 48 anni, inventore del festival. Secondo i magistrati ha violato l’articolo 79 della legge Fini-Giovanardi: avrebbe favorito il consumo di droghe nell’area del festival. Rischia fino a dieci anni di carcere. Ha letto le carte, dice che qualcosa non torna: «Mi sembra un provvedimento ideologico. Non si contesta un fatto. Si disegna uno scenario: il Rototom è un festival reggae, il reggae è la musica dei rasta, i rasta usano la marijuana. E io, che sono l’organizzatore, avrei costruito l’ambiente adatto». Si difenderà in tribunale. Però il festival chiude. Il Comune ha negato l’autorizzazione all’edizione del 2010. «E che cosa dovevo fare?», dice Luigino Bottoni, avvocato di 44 anni, sindaco da sei, in quota Pdl. «Crede che mi faccia piacere mandare in malora l’economia di tutta la zona? Ma sono costretto: c’è un’inchiesta». Le ha provate tutte: appelli, petizioni, lettere. Ha difeso la creatura degli osoppani: «Portava un ritorno economico di due milioni di euro sul territorio, ma soprattutto giovani da tutto il mondo, cultura, colore. Aveva trasformato una terra sconosciuta in una meta turistica. Per noi è una perdita devastante». Forse ha provato a spiegarlo anche al suo collega di partito, il sottosegretario con delega alla lotta alle tossicodipendenze Carlo Giovanardi, che ha salutato la chiusura di un «evento in cui si spacciava droga in quantità industriali». «Sugli stupefacenti la penso esattamente come lui», racconta il sindaco, «ma credo che bisognerebbe scendere dalla cattedra e andare a toccare le cose con mano prima di parlare». La fuga del Rototom ha spaccato il Pdl - contro Giovanardi si è mobilitato pure il senatore Ferruccio Saro - e scatenato una gara di solidarietà: la friulana Elisa, Vinicio Capossela, i Subsonica, don Ciotti, Beppe Grillo, l’europarlamentare Pd Debora Serracchiani e tanti altri, una petizione con quasi 10 mila firme e una raffica di manifestazioni. Non è servito. Il macigno che pesa sul festival sono i 340 arresti per spaccio di droga negli ultimi nove anni, 18 chili di marijuana sequestrati, 11 di hashish, 2.400 pasticche di ecstasy, 4 etti di cocaina e 37 grammi di eroina, più funghi allucinogeni, Lsd, popper e amfetamina. Per Filippo Giunta quei numeri sono il pilastro su cui fondare la difesa: «In sedici anni mai avuto problemi di ordine pubblico. Ogni giorno, per 15-20 mila spettatori, c’erano 200 addetti alla sicurezza. E le forze dell’ordine hanno sempre avuto libero accesso all’area, come dimostrano arresti e sequestri». E ancora: «Ogni anno ospitavamo incontri con tossicologi, psicologi e sociologi proprio sul tema degli stupefacenti. E io sarei uno che ne incentiva l’uso? La verità è che in Italia tira una brutta aria per chi fa musica». Non è l’unico a pensarla così. E, forse, se Arezzo Wawe, l’Heineken Jammin e il Rototom sono scomparsi, e il Traffic di Torino è stato spostato contro il volere degli organizzatori, un motivo ci sarà. «Io non lo so - dice Giunta - Però da un po’ ti rendono la vita impossibile: lavori un anno per organizzare tutto e fino all’ultimo non sai se i permessi arriveranno. Così i festival moriranno uno dietro l’altro. O si trasferiranno all’estero». Lui da una settimana batte la Spagna palmo a palmo. Ha già ricevuto decine di offerte. Là Bob Marley non si processa.

 

www.lastampa.it

Anche Marylin Monroe fumava marijuana

http://www.ioarte.org/img/artisti/Antonello-Venditti__MARILYN-MONROE-realizzata-per-Puerto-vallarta_ico.jpgUn video un po' stravagante quello battuto all'asta nei giorni scorsi sull'indimenticata Marilyn Monroe.

Nel filmato si vede, infatti, l'attrice statunitense fumare erba assieme ad alcuni suoi amici.

I suoi fan non hanno voluto perdersi neanche questa chicca della celebre attrice e così le sequenze inedite, mute e a colori, sono state battute all'asta per 275mila dollari, pari a € 180mila.

Ad aggiudicarsele è stato il collezionista Keya Morgan che lo ha acquistato direttamente dall'autrice che ha preferito, però, rimanere anonima.

Questo filmato e' un documento importantissimo in quanto risalirebbe a circa 50 anni fa, tra il 1958 e il 1959, ovvero tre o quattro anni prima della morte di Marylin che resta tutt'oggi avvolta dal mistero.

 

Quindi, questo filmato sicuramente andrà ad arricchire la collezione di foto storiche, manoscritti, autografi e documenti vari del fotografo Morgan che sta realizzando un documentario sulla tragica fine dell'attrice nell'agosto '62.

Nel video amatoriale, sembra improbabile che la Monroe possa essere tolta la vita.

Ripresa in una casa privata del New Jersey, la bionda Norma Jeane Baker appare serena, intenta a scherzare, a ridere e pienamente soddisfatta di aspirare profondamente una sigaretta.

 

per vedere il video: funweek.it

Sindaco di Amsterdam propone di statalizzare la cannabis

Job Cohen, sindaco di Amsterdam, ha chiesto al suo governo di mettere la coltivazione di cannabis sotto la diretta supervisione dello Stato. Cohen è noto per il suo andare controcorrente e motiva la sua proposta affermando che, dal momento che l’erba si può fumare nei coffee shop, sarebbe meglio affidarne la coltivazione allo Stato, così i piccoli commercianti non cercherebbero più rifornimento nelle bande criminali.

Una lotta al crimine organizzato. Questo è stato lo slogan che il sindaco ha portato avanti nella sua lettera recapitata al Ministero degli Interni. Tuttavia, la realizzazione di questo proposito appare molto difficile in Olanda. I cristiano-democratici e i partiti d’ispirazione cattolica, facenti parte della maggioranza di Governo, portano avanti da molto tempo una campagna di contrasto alle droghe leggere, con norme più severe per quelle ancora tollerate. Rimanendo in ambito politico, i laburisti e i liberali potrebbero invece accogliere di buon grado la sperimentazione dell’erba di Stato.

Oltre alla proposta “cannabis”, nella lettera di Cohen si lamentava lo scarso interesse del Governo per Amsterdam stessa, in quanto meta di attrazione turistica. Dei 4 milioni di turisti annui che visitano la capitale olandese, quasi la metà fa tappa nei coffee shop. Il Governo ultimamente sta varando una serie di provvedimenti per vietare i coffee shop agli stranieri e limitarne l’ingresso ai soli residenti. Questo per evitare che il turismo in Olanda si focalizzi solo sul monumento “spinello”.

IL SANGUE DIETRO LA COCA

E' una guerra dimenticata quella dei Narcos nel Messico. Migliaia di morti, cartelli della droga sempre più forti. E la mafia espande il suo potere anche all'estero..  

COCA MADE IN CIA – PARTE 3 - Il fallimento del Plan Colombia: "La mancanza di prove evidenti di progressi documentati nella guerra contro la droga e nella neutralizzazione dei gruppi paramilitari è sconcertante".

 

di Fabrizio Gatti. I laboratori clandestini - Nessuno ha mai denunciato il fallimento del piano di Washington che, con le sue ricadute nel traffico, riguarda anche l'Europa. Tanto meno l'ha fatto l'ufficio dell'Onu affidato prima a Pino Arlacchi e ora ad Antonio Maria Costa. Eppure l'agenzia di Vienna avrebbe avuto gli strumenti per farlo. E anche i finanziamenti: 332 milioni di dollari di budget nel 2008 e tra i finanziatori prima è la Commissione europea, secondo il Canada, terzi gli Stati Uniti, davanti a Svezia, Italia e Olanda. La ricerca di Libera esamina, tra i moltissimi aspetti, l'attività dei 'cristalizaderos': i laboratori clandestini in cui la pasta di coca viene trasformata in cloridrato. "Nel corso del 2008", scrive Donati nel resoconto che sarà pubblicato sul numero di febbraio di 'Narcomafie', "sono state registrate in Colombia 2.338 azioni antidroga che hanno riguardato la scoperta e la distruzione di più di 3.400 laboratori del prodotto intermedio e di 311 cristalizaderos... Le autorità hanno formulato la stima della produzione mensile per 152 cristalizaderos, cioè la metà del totale". E anche questo risultato smentisce i dati delle Nazioni Unite: "Sommando le 152 stime", spiega Donati, "si giunge a un totale di 599 tonnellate e 494 chili di produzione mensile di cloridrato di cocaina". In un solo mese si raggiunge la produzione annua stimata dall'Onu (600 tonnellate). A questo andrebbe sommata la produzione degli altri cristalizaderos sequestrati e di quelli mai scoperti. La ricerca di Libera fa il calcolo: "Il risultato finale dell'elaborazione permette di ritenere che i 311 cristalizaderos distrutti in Colombia abbiano prodotto nel 2008 almeno 1.400 tonnellate di cloridrato di cocaina... Una stima della produzione colombiana per il 2008 di almeno 2 mila tonnellate va considerata prudenziale, anche se è 3-4 volte maggiore delle stime dell'Onu e 4-5 volte maggiore delle stime statunitensi". Anche le inchieste antimafia italiane smentirebbero le cifre dell'agenzia di Vienna: 600 tonnellate è soltanto la quantità trafficata in Europa ogni anno da camorra e 'ndrangheta. I conti non tornano nemmeno se si considera la superficie di coltivazioni distrutte dai veleni, che tra l'altro eliminano anche chi vive nell'area: il 4 agosto 2008 nel dipartimento di Vichada in Colombia è stata segnalata la morte di 25 bambini delle comunità sikuanos, guayabweros e nukak dopo le operazioni di fumigazione. "Le sistematiche manipolazioni dei dati di cui si è reso autore l'ufficio Onu per la lotta alla droga con le autorità statunitensi", commenta Donati, "hanno avuto un solo orientamento: quello di sottostimare al punto da rendere i loro valori grotteschi. Questa pervicacia non può essere spiegata solo dal bisogno di dimostrare che il proprio ruolo di lotta alla droga è stato efficace. Gli esperti americani avrebbero avuto tutti gli anni a disposizione per correggere il tiro. Se non l'hanno fatto, devo concludere che il vero obiettivo del Plan Colombia fosse un altro: quello di mettere le mani in pasta. Quindi parti dello Stato hanno ingannato il Congresso americano". È quasi la stessa conclusione scritta nel 2005 in una relazione della commissione Affari esteri del Senato Usa: "La mancanza di prove evidenti di progressi documentati nella guerra contro la droga e nella neutralizzazione dei gruppi paramilitari è sconcertante", scrivono i senatori, "considerando i miliardi di dollari di cui il Congresso ha approvato lo stanziamento per finanziare, fin dal 2000, il contrasto alla droga e l'eradicazione delle piantagioni". Tra le firme, quella di un senatore che da pochi giorni è responsabile di quanto sarà o non sarà fatto nel futuro. Il nome è l'ultimo in basso nel documento: Barack Obama, Illinois. http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2059291

COCA MADE IN CIA – PARTE 2 - Mentre la produzione di droga è in forte aumento, l'Onu manipola i dati. La denuncia dell'associazione Libera

 

di Fabrizio Gatti. - È l'eredita che l'amministrazione di George W. Bush lascia al mondo: un livello di produzione e di diffusione della cocaina fuori controllo. Grazie anche al contemporaneo fallimento degli studi e delle stime dell'agenzia antidroga delle Nazioni Unite, lo United Nations office on drugs and crime di Vienna diretto dall'italiano Antonio Maria Costa, il principale organismo mondiale che con i suoi rapporti annuali dovrebbe monitorare l'attività dei narcos e indirizzare le politiche di contrasto dei governi. Una ricerca di Alessandro Donati, ex dirigente del Coni e consulente dell'Agenzia mondiale antidoping, ha verificato i dati forniti dall'Onu sul traffico di coca. E ha scoperto che da anni le cifre sono sottostimate. Un grande buco nei numeri che porta a sottovalutare la quantità di droga in circolazione proprio nel periodo in cui, anche in Italia, la polvere bianca è diventata una sostanza di largo consumo a cominciare dai ragazzi delle medie superiori, i prezzi della dose diminuiscono e la 'ndrangheta calabrese è salita ai vertici delle importazioni in Europa.    Carte false - La tabella pubblicata a pagina 35 rivela la consuetudine degli esperti delle Nazioni Unite di ritoccare i dati pubblicati sulla produzione di cocaina nel mondo. Prendiamo il 2004: quante tonnellate di droga sono state prodotte, 687, 937 o 1.008? La ricerca di Alessandro Donati, promossa dall'associazione antimafia Libera di don Luigi Ciotti, dimostra ora che i numeri forniti dall'agenzia di Vienna, oltre che ritoccati, sono da anni sottostimati. Così come quelli divulgati dal governo degli Stati Uniti. Donati per tutto il 2008, giorno per giorno attraverso Internet, ha raccolto i dati sui sequestri di coca, le piantagioni distrutte, le raffinerie scoperte e i precursori chimici intercettati in Colombia e nel resto del mondo. Dati ufficiali pubblicati da siti governativi, comandi militari e di polizia. E subito i conti non tornano. Soltanto per i sequestri nel mondo di cloridrato di coca, la sostanza finita, si arriva nel 2008 a 778 tonnellate. L'Onu non ha ancora stabilito la stima per il 2008. Ma per il 2007 ha dichiarato una produzione di cloridrato di coca di 994 tonnellate, di cui ben 600 in Colombia. Se queste cifre fossero vere, significherebbe che la cocaina sequestrata nel 2008 equivale al 78,26 per cento della produzione planetaria del 2007. Cioè l'indiscutibile successo delle politiche antidroga mondiali che, per quanto riguarda la coltivazione delle piante di 'erythroxylum coca', si restringono a un'unica politica: il controllo degli Stati Uniti attraverso la guerra ai narcos su Colombia e Messico e i tentativi di influenzare gli altri paesi della regione, come il Venezuela. In testa alle spese di Washington, per quanto riguarda la cocaina, c'è infatti il Plan Colombia avviato nel 2000: 4 miliardi e mezzo di dollari pagati dai contribuenti americani per le operazioni militari dichiarate o segrete, la distruzione delle piantagioni, l'introduzione di colture sostitutive. Aumentare le stime sulla produzione di coca e avvicinarle ai dati reali, significherebbe però denunciare ai contribuenti il fallimento del Plan Colombia. Forse è proprio per questo che i numeri dell'agenzia di Vienna delle Nazioni Unite coincidono, tranne che per piccole differenze, con quelli divulgati dal Dipartimento di Stato americano. Ma a forza di ritocchi al rialzo per evitare che la quantità di droga sequestrata superi quella prodotta, il risultato diventa ugualmente clamoroso. L'Onu (seguito dal Dipartimento di Stato) dichiara infatti una produzione in Colombia di 300 tonnellate nel 1996 e di 600 nel 2007. In altre parole: l'intervento degli Stati Uniti e l'arrivo dei finanziamenti di Washington hanno provocato il raddoppio della produzione di cocaina. La realtà delle cifre e dei narcodollari in gioco però è molto più drammatica. Chi ha alterato i dati? E soprattutto perché? http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2059291

COCA MADE IN CIA – PARTE 1 - Aerei dell'intelligence Usa per portare a Guantanamo i sospetti terroristi e usati ora per il narcotraffico.

 

di Fabrizio Gatti  - Dai rapimenti degli attivisti musulmani in Europa al traffico di droga in Colombia. Nel lavoro sporco della Cia, l'agenzia di intelligence degli Stati Uniti, non si butta via niente. Nemmeno gli aerei usati dal governo Usa nelle operazioni di 'extraordinary rendition': il trasferimento al lager di Guantanamo o nelle celle delle torture in Medio Oriente degli integralisti sospettati, con o senza processo, di complicità con i terroristi di Al Qaeda. Alcuni di quegli aerei sono ricomparsi sulle rotte clandestine che uniscono l'America del Nord alle zone di coltivazione o di transito dell'oro bianco.   Il 24 settembre 2007 un Gulfstream II, un lussuoso jet d'affari, attraversa lo spazio aereo messicano. I piloti puntano a nord, verso il confine degli Stati Uniti. Ma in pochi istanti capiscono di essere nei guai. Forse hanno tenuto una quota troppo bassa quando si sono dovuti nascondere ai radar. E per questo i due motori hanno consumato più del previsto. Devono atterrare al più presto. Anche se il carico che hanno distribuito in modo bilanciato tra i sedili non è di quelli che si possono dichiarare in dogana: 126 valigie per un totale di 3 tonnellate e 300 chili di cocaina purissima. Forse la causa dell'eccessivo consumo è proprio quel sovraccarico: l'equivalente di 41 passeggeri per un aereo che di solito ne porta 14. I due piloti chiedono l'autorizzazione per atterrare a Cancun. Ma l'aeroporto rifiuta. Riprovano con Merida, a qualche minuto di volo. Respinti anche lì. Vengono intercettati e inseguiti da un elicottero dell'esercito. L'aereo si abbassa e senza più carburante va a schiantarsi sulla foresta al centro della Penisola dello Yucatan. La fusoliera si rompe in tre tronconi. La mancanza di benzina evita l'esplosione. I due piloti e il terzo a bordo si salvano. E quando dopo alcune ore vengono rintracciati dai militari, chiedono di contattare il consolato degli Stati Uniti. "Sono yankee", intuiscono subito i soldati. Le valigie piene di cocaina vengono trovate tra i rottami. E qui finiscono le notizie ufficiali. La stampa locale racconta che il Gulfstream era partito da Rionegro, in Colombia. E Rionegro non è altro che il municipio che ospita l'aeroporto di Medellin, una delle capitali dei narcos. Anche le marche dell'aereo sono nordamericane: N987SA. Ma quando investigatori messicani e giornalisti scrivono la sigla nei motori di ricerca di Internet, ecco la sorpresa. L'aereo compare nei due elenchi che il ministero dei Trasporti di Londra ha consegnato al Consiglio d'Europa per le indagini sui voli della Cia e il rapimento di cittadini sospettati di legami con il terrorismo. Tra il 2001 e il 2004 il Gulfstream vola 18 volte tra Gran Bretagna, Irlanda, Francia e, secondo le registrazioni americane, tra gli Stati Uniti e Guantanamo. Fino al giorno dell'incidente in Messico, l'aereo appartiene a società coinvolte in traffici con la Colombia o in servizi governativi. Un altro aereo della Cia viene usato nel novembre 2004 per trasportare oltre una tonnellata di cocaina in Nicaragua. Dopo un atterraggio in un campo di cotone, qualcosa va storto e il Beechcraft 200 con sigla N168D viene abbandonato. La stessa sigla appare negli atti della commissione d'inchiesta dell'Europarlamento, guidata dall' italiano Claudio Fava, sui sequestri di persona degli 007 di Washington in Europa. E anche nell'elenco del ministero dei Trasporti britannico, con voli in Iraq, Grecia, Italia (Cagliari), Spagna, Portogallo, Germania, Islanda. Tra il 2002 e il 2004 la sigla N168D risulta intestata alla Devon Holding & Leasing che, secondo l'inchiesta del Parlamento europeo, è una società di copertura del governo Usa. Nella rete inestricabile tra operazioni legali e complicità degli agenti segreti corrotti restano coinvolti altri aerei: tra questi un vecchio Dc 9 con 5 tonnellate e mezzo di cocaina a bordo, atterrato per un guasto in Messico nell'aprile 2006. I piloti fuggono. Per settimane l'autorità aeronautica di Washington non rivela chi siano i proprietari. Risulterà poi una società in contatto con la Cia che, proprio pochi giorni prima del volo carico di coca, ha venduto il Dc 9. C'è un grande bisogno di mezzi per trasportare la droga dalle zone di produzione alle zone di smistamento verso Usa e Europa. Il 16 dicembre 2008 nello Stato messicano di Sonora, al confine con gli Usa, vengono sequestrati sette aerei attrezzati per la fumigazione delle coltivazioni. Non dovrebbero trovarsi lì. Erano stati assegnati alle operazioni antidroga in Colombia. Qualcuno li ha poi impiegati per il trasporto della coca verso gli Stati Uniti. http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2059291

Una scuola per la coltivazione della marijuana medica in Michigan

  Un giovane 24enne del Michigan, Nick Tennant, ha fondato il “Med Grow Cannabis College”, una scuola dove si insegna a coltivare la marijuana medica.

Nick Tennant ha dichiarato: “Questo Stato ha bisogno di posti di lavoro, e pensiamo che la marijuana medica sia in grado di stimolare l’economia, con centinaia di posti di lavoro e milioni di dollari “.

La scuola offre un corso di sei settimane, per un costo di 485 dollari ed include varie lezioni di “scienza della coltivazione della marijuana”, ed anche la lettura di “Marijuana Horticulture: The Bible Indoor/Outdoor Medical Grower’s”, di Jorge Cervantes.

La coltivazione di marijuana medica è legale nello stato del Michigan, e molti medici iniziano a prescriverla ai propri pazienti a scopi terapeutici.

Secondo le leggi del Michigan i pazienti possono coltivare le piante direttamente o nominare un incaricato, ma in ogni caso non può essere superato il numero massimo di 12 piante.

 

aduc droghe

Giovanardi assolda Topolino

La droga e' assolutamente interclassista perche' colpisce a Scampia, nei quartieri poveri della provincia di Napoli e a Milano, dove 'i grandi professionisti, gli avvocati ed i medici, a 40 anni crollano sotto il peso della cocaina rovinando se stessi, i loro clienti, le loro famiglie le loro vite: ci vuole attivita' di prevenzione, consapevolezza corale ed ognuno deve fare la propria parte'. Lo ha detto ieri il sottosegretario della Presidenza del Consiglio con delega alle politiche familiari, Carlo Giovanardi. 'I cattivi maestri rischiano di smontare, come sempre avviene nella vita, gli indirizzi positivi, come quando vedo qualche cretino in televisione che fuma lo spinello e fa lo spiritoso, magari qualche artista. Si vede la fine che fanno i grandi imprenditori ed i grandi politici quando rimbambiti dalla cocaina finiscono nei video, distruggono se stessi e la propria famiglia e poi devono andare in convento ma allora e' tardi'. Giovanardi ha anche annunciato che dopo 'l'allenza con i campioni dello sport Balotelli, Kaka' e Del Piero che si sono messi a disposizione gratuitamente per la campagna informativa contro la droga, ora il testimonial sara' Topolino, grazie alla Disney che ha dato la manifestato l'intenzione di aiutarci in questa battaglia'.

Videopoker-dipendenza: 700mila i malati del gioco

ROMA - I giochi si rivelano sempre di più una nuova droga per gli italiani. Oltre 3 milioni di persone, stimano infatti gli esperti, sono a serio rischio di dipendenza mentre più di 700.000 sono i ludopatici gravi, ovvero coloro per i quali la mania del gioco si trasforma in una vera e propria patologia.

UN ESERCITO DI GIOCATORI D'AZZARDO: circa 15 milioni di italiani, il 38,3% delle persone tra 15 e 64 anni, almeno una volta nella vita hanno giocato d'azzardo, il 50% dei maschi, il 29,2% delle donne. Lo evidenzia un'indagine condotta dall'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa, basata su dati 2007-2008.

GIOVANI E GIOVANISSIMI MALATI DI GIOCO: il gioco è più diffuso tra i giovani: il 55,1% dei maschi e il 34,5% delle femmine tra 25 e 34 anni dichiarano di avere giocato almeno una volta e il 40% dei ragazzi di scuola superiore. Tra i giochi preferiti dai giovani di entrambi i sessi risultano in pole position i gratta e vinci, poi lotto, superenalotto e simili. Tipicamente maschili, invece i videopoker (ci ha giocato almeno una volta il 14% dei maschi e il 4% delle ragazze) e le scommesse sportive (30% dei ragazzi e appena il 3% delle studentesse). Tra gli studenti giocatori, il 69% ha speso nell'ultimo mese fino a 10 euro, il 24% tra gli 11 e i 50 euro e il 7% dai 51 euro in su. Inoltre, il 10,8% dei giocatori ha l'impulso di giocare somme di denaro sempre maggiori, il 13,1% degli uomini e l'8% delle femmine.

3 MILIONI A RISCHIO DIPENDENZA: Il 19,8% dei giocatori, 3 milioni di persone, è a rischio dipendenza da gioco (gambling). Il giocatore più a rischio gambling è di solito un individuo impulsivo e poco prudente, che non percepisce né teme il pericolo e, per questo, tende a giocare anche grosse somme senza capire a cosa va incontro. Il gambling è una vera e propria dipendenza come le droghe ed è sempre più diffusa, complici anche i videopoker e i giochi online.

ESPERTI, GIOCO E' SINDROME PERICOLOSA: potenziare le comunità e i servizi per il recupero dei giocatori è l'obiettivo cui lavora la Società italiana di intervento sulle patologie compulsive (Siipac).Quella del gioco, rilevano gli esperti, è una sindrome pericolosa perché lo stato di euforia del giocatore d'azzardo è paragonabile a quello prodotto dall'assunzione di droghe, e come nella dipendenza da droghe possono manifestarsi nei giocatori crisi gravi di astinenza.

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