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Novità

Il New York Times: accordo di principio per depenalizzare in parte il consumo

La decisione spetterà solo ai giudici, anche per cocaina ed eroina. Nuovi fondi alle cliniche per la disintossicazione

(Ap) (Ap) WASHINGTON – Presto, nello stato di New York, nella maggiore parte dei casi assumere droghe non sarà più un crimine punito con il carcere. Chi ne venisse sorpreso in possesso per la prima volta - e sovente anche i recidivi – potrebbe finire semplicemente in terapia. Dipenderà dai giudici, non più obbligati dalla legge a condannare ad almeno un anno di prigione quanti hanno o usano quantità minime di cocaina ed eroina. Lo annuncia in prima pagina il New York Times, riferendo che il governatore David Paterson e il Parlamento statale, controllato dai democratici, hanno raggiunto un accordo di principio per depenalizzare in parte le droghe, eccetto nei casi più gravi o nei casi di violenza. Al principio della detenzione, sancito da una severa legge del ’73, che verrà abrogata, subentrerà il principio della cura. Rimarranno naturalmente in vigore le leggi contro i produttori e gli spacciatori.

SVOLTA EPOCALE - Secondo il New York Times, che ha messo la notizia in prima pagina, sarà una svolta epocale. La legge del ’73, detta Legge Rockefeller dall’allora governatore, varata in reazione a una epidemia di eroina nella Grande Mela, è tra le più dure degli Stati Uniti: includeva come massimo della pena per chi le assumesse addirittura l’ergastolo, che fu però abrogato nel 2004. Per usufruire della nuova legge, che si applicherà anche ad alcuni di quanti attualmente detenuti nelle carceri statali, gli incriminati dovranno dichiararsi colpevoli. Ma per loro il prezzo di fallire la cura sarebbe molto alto: il giudice potrebbe ricorrere al carcere. Per evitarlo il più possibile, Paterson finanzierà le cliniche di disintossicazione con 50 milioni di dollari: «Le droghe vanno combattute con più umanità» ha dichiarato «sono sicuro che altri stati ci seguiranno».

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I CONTRARI - Alcuni procuratori distrettuali si sono detti contrari alla riforma, affermando che la legge del ’73 ha ridotto il numero dei tossicomani e dei crimini nella Grande Mela e nello stato di New York. Ma i democratici, i cui sforzi per depenalizzare in parte le droghe furono vanificati dai repubblicani fino a quest’anno, ribattono che la riforma ridurrà ancora di più l’affollamento delle carceri e le relative spese (un detenuto costa 45 mila dollari l’anno). Aggiungono che, a parte i narcotrafficanti, le droghe sono “innanzitutto un problema di salute pubblica”, e perciò condurranno anche una campagna contro di esse. La svolta aiuterebbe il movimento per la legalizzazione delle droghe leggere come la marijuana, per cui si batte anche il noto finanziere George Soros. L’uso della marijuana a fini medici è già autorizzato in alcuni stati americani. 

Ennio Caretto 26 marzo 2009

ESPAD Italia: cresce uso psicofarmaci tra gli studenti

Fonte: Consiglio Nazionale delle Ricerche

Cresce l’uso di tranquillanti e sedativi senza prescrizione medica tra gli studenti italiani (10%): un dato preoccupante che colloca l’Italia al quarto posto su 35 Stati europei. Lo rivelano gli ultimi dati elaborati dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa per ESPAD (European School Project on Alcohol and Other Drugs), l’indagine scolastica a livello europeo sull’uso di alcol e droghe tra studenti di età compresa tra 15 e 16 anni. Le studentesse sono le principali utilizzatrici di psicofarmaci, in media l’8% rispetto al 5% dei coetanei, mentre in Italia la percentuale femminile è pari circa al doppio di quella maschile (13% vs. 7%). La prevalenza d’uso di farmaci senza prescrizione medica, osservata tra gli studenti italiani, registra un trend in crescita rispetto alla rilevazione precedente del 2003 (6%), toccando frequenze riscontrate a metà degli anni ’90 (11% nel 1995). Un altro comportamento piuttosto diffuso è quello di mescolare bevande alcoliche a farmaci, praticato dal 6% degli studenti a livello europeo e dal 4% degli studenti italiani. Anche il fenomeno del binge drinking, il consumo episodico di quantità elevate di alcol, risulta sempre più diffuso nel nostro paese passando dal 34% del 2003 al 38% del 2007. L’aumento interessa soprattutto le ragazze, passate dal 35% al 42% nello stesso periodo, riducendo ulteriormente il divario tra i generi. I trend di consumo di sostanze illecite sembrano stabilizzarsi rispetto alle precedenti indagini: la maggioranza degli studenti che ha provato droghe (18%) dichiara di avere utilizzato cannabis, il cui uso una tantum è riferito dal 19% degli studenti (l’Italia è al 14esimo posto con il 23%), mentre il 7% ha provato una o più sostanze tra anfetamine, cocaina, cocaina crack, ecstasy, LSD ed eroina (Italia 12esima con il 9%). Redattore: Staff Dronet

L'alcol ha effetti peggiori della marijuana sul cervello dei giovani

www.asylumitalia.it

 

La marijuana usata dagli adolescenti danneggia sottilmente le funzioni cerebrali, ma non quanto fa l'alcol.

Sono i dati che emergono da una ricerca delle Università di San Diego e della California, pubblicate dalla rivista scientifico "Clinical EEG and Neuroscience". Secondo quanto riportato gli adolescenti che consumano venti drink al mese per almeno un anno possono incorrere in danni neurocognitivi. Il danno si manifesterebbe nel volume della struttura cerebrale, nella qualità della materia grigia e nella capacità di risolvere compiti cognitivi.Gli adolescenti che fumano marijuana regolarmente, invece, mostrano simili sintomi, ma meno gravi. Altri testi sugli adulti invece non hanno trovato tali corrispondenze tra l'uso di marijuana e il declino delle funzioni cerebrali a lungo termine.

Fortunatamente, è illegale per gli adolescenti consumare sia alcol che marijuana. Perciò tutto questo è solo pura teoria. No?

La crisi dimezza il prezzo della cocaina

La crisi economica a livello mondiale colpisce anche i trafficanti di droga che pur di spacciarla ne hanno abbassato il prezzo, per la gioia di chi la consuma. Lo hanno appurato i Carabinieri di Udine. Il fenomeno della diffusione della cocaina - si legge in una nota - appare interessare Udine al pari di molte altri grandi città italiane, tanto che i ripetuti sequestri evidenziano una diffusione sempre più capillare di stupefacente in controtendenza con gli effetti della crisi economica.

Ma ciò è dovuto all’abbassamento dei prezzi da parte degli spacciatori per una dose e quindi ai quantitativi sempre più generosì posseduti da consumatori, soggetti appartenenti alle più svariate categorie di persone.

Il prezzo della cocaina si aggira oggi a Udine intorno ai 40 euro al grammo, mentre solo tre anni fa lo stesso quantitativo veniva acquistato a circa 100/120 euro. Ugualmente i guadagni per le organizzazioni criminali restano ingentissimi. Basti pensare che nelle nazioni di produzione un grammo di cocaina (come reso noto dalle Direzioni internazionali per la lotta alla droga) viene pagato un euro con lo stupefacente che ha una purezza al 95 per cento. Considerati i tagli che subisce la droga consumata, tanto che rimane il 25-30 per cento di principio attivo, i guadagni per i trafficanti salgono al 1.200 per cento.

 

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/

i funghetti rendono più intelligenti?

I ricercatori Juan Sanchez-Ramos e Briony Catlow presso la University of South Florida a Tampa hanno appena iniziato un nuovo studio per verificare se la psilocibina possa contribuire a promuovere la nascita e lo sviluppo di nuovi neuroni (neurogenesi) in una zona del cervello chiamata ippocampo, che è associata con l'apprendimento e la memoria. La psilocibina utilizzata in questo studio proviene da una scorta di un grammo di psilocibina che il MAPS acquistò molti anni fa per $12,250 e che poi fu donata alla University of Arizona per lo studio sull'OCD del Dr. Francisco Moreno. Il titolo ufficiale del nuovo studio è "Effects of Psilocybin and other Selective Serotonin Agonists on Hippocampal-Dependent Learning and Neurogenesis". E si basa sui risultati di diversi ricercatori che hanno dimostrato che l'effetto dell'ippocampo sull'apprendimento e la memoria è legato alla generazione di nuovi neuroni nel cervello adulto. In esperimenti con animali da laboratorio, l'inibizione della neurogenesi con un determinato farmaco tossico provocava deficit in forme specifiche di memoria. Ciò fornisce la prova che la promozione della neurogenesi potrebbe migliorare alcuni aspetti della memoria e della cognizione. L'idea che la psilocibina stimoli la neurogenesi dell'ippocampo si basa sul fatto che la psilocibina mima l'azione del neurotrasmettitore serotonina, e agisce su specifici sottotipi dei recettori della serotonina (probabilmente il recettore della serotonina 2A) - coinvolti nella regolazione della neurogenesi nell'ippocampo.

L’ITER COMPLESSO DELL'ERBA

Dall’inserto Salute di Repubblica

di Mariapaola Salmi Sono qualche migliaio i malati che nel nostro paese troverebbero giovamento dall’impiego della cannabis a uso terapeutico. Tuttavia solo a pochi, forse un centinaio, è concesso questo diritto. Sono ancora tante le difficoltà che i pazienti e gli stessi medici devono affrontare per accedere a queste terapie. Utili, gli studi lo dimostrano, in alcune forme di dolore neuropatico profondo, nell’AIDS conclamato, nella sclerosi multipla, nel Parkinson e in certe forme neoplastiche.Una novità però c’è, importante. “Da alcuni giorni è finalmente attivo a Milano un distributore italiano”, racconta Alberto Sciolari dell’Associazione Pazienti Impazienti Cannabis, “l’azienda si accorderà direttamente con le farmacie (il primo ordine è in arrivo) che non possono approvvigionarsi all’estero. Sarà indispensabile la ricetta non ripetibile con la prescrizione del medico curante, il prezzo naturalmente sarà più alto rispetto a quello delle ASL ma forse tra alcune settimane diventerà più semplice per il malato ottenere il Betrocan, preparato galenico cannabis medicinale, in tre titolazioni: 18% di Thc, 12% di Thc e al 6% di Thc”. Al momento la prescrivibilità è macchinosa e l’autosomministrazione com­plessa. Si è in una fase transitoria, la validità della cannabis per uso terapetico è riconosciuta. Tuttavia resta ancora da risolvere il nodo “legalizzazione”. Nonostante la Convenzione di Vienna (1971) ratificata dall’Italia nel 1981 riconosce “indispensabile” l’uso delle sostanze psicotrope a fini medici e scientifici e ritiene che l’approvvigionamento da parte dei malati non deve essere soggetto ad alcuna restrizione, un solo decreto ha semplificato la prescrizione (Ddl del/4/07) dei farmaci cannabinoidi i cui principi attivi (Thc) e di sintesi (dronabinol e nabilone) sono stati inseriti in Tabella II Sezione B. Inoltre non sono stati inseriti nella farmacopea nazionale i nomi dei farmaci che ne avrebbero dovuto consentire la vendita e la dispensazione in farmacia e in ospedale.Attualmente dunque i pazienti devono seguire un iter piuttosto complesso: ricetta non ripetibile con prescrizione del medico curante, richiesta alla ASL che a sua volta chiede un’autorizzazione al ministero della Salute. Di solito è il paziente che anticipa la spesa alla ASL la quale dovrà essere rimborsata dal Servizio sanitario nazionale. Di solito trascorrono alcune settimane se non mesi nell’attesa delle autorizzazioni.In altri paesi europei come la Francia, la Gran Bretagna, l’Olanda, il Belgio, la Svizzera, in diversi stati del Nord America e in Canada le farmacie possono vendere i principi attivi o i derivati sintetici della Cannbis dietro prescrizione medica. “Servirebbe come hanno fatto alcune regioni -Alto Adige, Marche, eccetera - introdurre con atti amministrativi interni, la possibilità di erogare i medicinali tramite day hospital inserendoli nel prontuario regionale”, osserva Sciolari, “sarebbe utile per risolvere il problema dell’approvvigionamento.In questa fase di passaggio, bisognerebbe chiedere di ammettere la non punibilità del malato costretto in certi casi a rivolgersi al mercato nero per avere derivati della cannabis non sempre sicuri per la sua salute e scarsa efficacia sulla malattia”.

ebbrezza alla guida, arriva il decreto: fino a 10 anni di carcere per chi uccide

 

LA REPUBBLICAEbbrezza alla guida, arriva il decreto ... Fino a 10 anni di carcere per chi uccide ... Altro che giro di vite: la durezza dei 28 articoli che comporranno il nuovo decreto legge annunciato ieri in tema di sicurezza stradale dal ministro ai Trasporti Altero Matteoli ha pochi precedenti nella storia della legislazione italiana. “Siamo ad una svolta”, assicura il presidente della commissione Trasporti della Camera, Mario Valducci. Si va dall’introduzione del tasso alcolico zero, sia pure solo per i neopatentati e per chi guida mezzi pubblici, a un inasprimento generalizzato delle pene. Un esempio per tutti: in caso di incidente, avendo provocato un morto, ci sarà il ritiro immediato della patente con una sospensione fino a quattro anni. Ma se il conducente è in stato di ebbrezza o drogato si arriva alla reclusione da tre a dieci anni (pena aumentata fino al triplo, ma non più di l5 anni, nel caso di morte di più persone). Mentre un drogato al volante, anche se non ha provocato nessun incidente, fra le altre cose rischia un’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 e l’arresto da sei mesi ad un anno. Fra le altre misure, la scatola nera nelle auto e il foglio rosa a 17 anni.Il governo ha deciso di usare il pugno di ferro per contrastare la strage di innocenti che ogni giorno avviene sulle nostre strade. “Per la prima volta - continua Valducci - introduciamo il concetto: o guidi o bevi. E l’efficacia che questa legge potrà avere sui giovani sarà enorme perché il loro stile di guida futuro ne sarà certamente influenzato”. Ma la sicurezza stradale non è solo questione di sanzioni; e senza soldi e numeri (le fondamentali statistiche per capire il fenomeno) non si va da nessuna parte. Così finalmente si crea un centro di coordinamento unico per avere i dati su incidenti e viabilità in tempo reale e - soprattutto - si è costituita una Direzione Generale per la Sicurezza Stradale allo scopo di capire con esattezza a quanto ammontano i proventi delle sanzioni amministrative comminate per trasgressioni al codice della Strada. Si sa che il Codice fa obbligo a tutti i Comuni con oltre 10.000 abitanti di comunicare al Ministero delle Infrastruture e dei Trasporti il gettito delle sanzioni per destinarne la metà alla sicurezza, ma fino oggi era stato impossibile conoscere le cifre esatte. Invece si scopre che proiettando il gettito medio per abitante delle diverse fasce demografiche all’intero gruppo dei comuni, per il 2007, dalle sanzioni arriva gettito complessivo dell’ordine di 1.761 milioni di Euro. E se i comuni non stanziano i soldi perla sicurezza stradale in futuro lo Stato avrà un arma micidiale: bloccare del tutto o decurtare i finanziamenti agli enti locali.Rimane il problema legato alla composizione dell’attuale codice della strada: è in arrivo una legge delega per portare entro la fine del 2010 a una nuova edizione. La strada per la chiarezza legislativa, comunque, è ancora lunga: proprio ieri la Corte di Cassazione ha stabilito che non basta essere ubriachi al volante ed aver falciato due persone sul marciapiede per meritare una condanna per omicidio volontario.Autore: Vincenzo Borgomeo

«MARIJUANA NEGATA E IO DEVO SOFFRIRE PER UN PREGIUDIZIO»

 

 Dall’inserto Salute di Repubblica del 26 marzo 2009 di Emilio Radice “Per anni ho preso farmaci pesanti, che mi tramortivano. Alcuni sono poi stati tolti dal commercio perché si è scoperto che erano addirittura cancerogeni, o peggio, come il Cronassial, travolto con la storia della mucca pazza. Però per la burocrazia sanitaria tutto era ok, anche se mi avvelenavo. Mentre non andava bene che io, malata di sclerosi multipla, potessi star meglio fumando marijuana. E ancora oggi, in questo paese che si mobilita per la vita di Eluana Englaro, per me riuscire a vivere è un problema. Contro la marijuana, anche se per uso terapeutico, congiura il pregiudizio ideologico”.Elena Bentivegna, psicologa, ci parla nella sua casa della campagna romana, piena dei ricordi lasciati dalla madre, la scrittrice Carla Capponi, ma anche punteggiata qua e là da bianche bombole di ossigeno, confezioni di medicine, sedie a rotelle. Sono le testimonianze del suo dramma, accanto a cui c’è l’impegno per vivere la malattia con dignità. Una lotta per sé e per gli altri come lei. DOMANDA. Signora Bentivegna, quando ha scoperto i benefici terapeutici della marijuana? E da quando si batte per il suo uso legale?RISPOSTA. «Che la cannabis mi facesse bene l’ho scoperto da quasi trenta anni. Ero ricoverata a Mosca, nel 1980, dopo aver compreso la gravità della mia malattia. Ma non è che là avessero chissà quali cure miracolose, piuttosto erano bravi nelle terapie collaterali e nella fisioterapia. Nella mia camera c’era anche una libanese che aveva perso le gambe sotto le bombe. E lei fumava in continuazione marijuana. Beh, respirando la sua stessa aria mi sono accorta che non avevo più bisogno dei farmaci contro gli spasmi e i dolori alla schiena. E non dovevo prendere più i sonniferi. La cannabis mi faceva bene. Un neurologo poi mi confermò che sulla marijuana erano in corso test scientifici. Ecco, è da allora che mi batto per il suo uso terapeutico». D. Tornata in Italia ha trovato ascolto?R. «È stata dura e lo è ancora. A 33 anni avevo diplopia, vomito centrale, depressione ed ero imbottita di cortisone. Riuscii a oppormi all’interferone. Ma soltanto nell’82, in Svizzera, potei fumare di nuovo, e mi sentii subito meglio. Poi ancora uno stop e il progressivo aggravamento del mio stato di salute. Sempre peggio fino a che, nel 2001, finisco in carrozzina e mi riconoscono una invalidità del cento per cento, con diritto di accompagno. È stato allora che la mia neurologa, la dottoressa Ada Franci, del Policlinico Umberto I di Roma, ha chiesto di poter sperimentare la cannabis terapeutica». D. Le hanno dato il nulla osta?R. «All’inizio sì, poi governatore del Lazio diventò Storace e si fermò tutto». D. E lei ha continuato la sua battaglia…R. «Per me e per gli altri come me. Abbiamo anche fondato un movimento: il Pic, ovvero Pazienti impazienti cannabis. E una svolta era sembrata esserci con l’arrivo di Livia Turco come ministro della Salute con il governo Prodi. La sperimentazione della cannabis riprese a livello regionale. Ma una notevole discrezionalità venne lasciata ai presidenti delle ASL». D. Dunque oggi la cannabis le viene passata dalla ASL?R. «No, oggi posso comprare la cannabis dalla ASL RMG, a cui appartengo, ma la devo pagare uno sproposito: circa 50 euro per 5 grammi di erba importata dall’Olanda. E per portarla via devo avere un nulla osta scritto che sembra un porto d’armi. Per me vuol dire una spesa di 850 euro al mese che non posso sostenere: è come proibirmela. Il prezzo è superiore a quello dello spaccio illegale. Evidentemente - dico io - non gli si vuol fare concorrenza. E intanto sempre a Roma c’è un’altra ASL, la RM1, che la passa gratis. Dipende, appunto, dai rispettivi presidenti. Tuttavia anche la RM1 oggi si è fermata, travolta dalle richieste. La Regione ha dato uno stop». D. Conclusione?R. «Per concludere: senza erba devo prendere due prozac al giorno per vincere la depressione. E allora mi domando: a chi non si vuol dare noia? Possibile mai che non ci possa essere una produzione italiana, economica, con tutti i controlli di legge? Possibile che per un pregiudizio altri debbano soffrire? E mi viene in mente Eluana Englaro e la presunta difesa della dignità della vita…».

Hezbollah si finanzia grazie a narcotrafficanti messicani

  Il gruppo integralista sciita libanese di Hezbollah ha rafforzato i suoi collegamenti col cartello della droga messicano e piu' volte ha usato questi contatti per operazioni di attraversamento clandestino del confine dal Messico agli Stati Uniti, sostiene il quotidiano Washington Times in un servizio in esclusiva. Il giornale, citando funzionari Usa anti-droga, afferma che Hezbollah ha sfruttato i legami con i trafficanti messicani soprattutto per svolgere a sua volta operazioni di contrabbando di droga (per finanziare le sue operazioni in Medio Oriente) piuttosto che per infiltrare terroristi negli Usa. Hezbollah conta sui finanziamenti degli espatriati sciiti e sui traffici di droga per rastrellare il denaro necessario alle sue attivita', afferma il quotidiano. Il gruppo e' molto attivo nel traffico di droga in Paraguay, Argentina e Brasile ma in tempi piu' recenti anche il confine tra Messico e Stati Uniti e' entrato nel mirino delle attivia' del gruppo, secondo il Washington Times.

http://droghe.aduc.it/

Giovani e stupefacenti la metà dei laboratori sbaglia i test antidroga

ROMA - Mario ha sei anni. Sua mamma gli ha tagliato una ciocca di capellie l' ha inviata ad un centro analisi per il drug test. L' esame antidroga ha fornito un risultato choc: secondo il laboratorio, Mario assume metadone, la sostanza che si dà agli eroinomani per disintossicarli gradualmente dalla dipendenza da eroina. Ovviamente, si tratta di un "falso positivo": il bambino non si droga, fa sport e studia dalle suore. Ma a scoprire che gli esami fatti sui capelli per individuarei figli tossici non sono assolutamente affidabili è una mamma particolare, Simona Pichini, primo ricercatore dell' Osservatorio epidemiologico droga, alcol e fumo dell' Istituto Superiore di sanità. Dopo il boom di richieste ai laboratori di genitori che vogliono sapere se i figli sono tossici (o di mariti e mogli che, nelle cause di separazione, fanno altrettanto nei confronti del rispettivo coniuge), l' Istituto superiore di sanità presieduto da Enrico Garaci ha deciso di sottoporre ad un controllo di qualità i laboratori di tutta Italia che effettuano analisi antidroga sui capelli. Finora, hanno aderito solo i laboratori pubblici, quelli privati (ce n' è addirittura uno Internet in Lombardia), si sono rifiutati. Visto l' allarme droga fra giovani confermato anche dai dati diffusi l' altro giorno dal Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell' Interno (500 morti in un anno, raddoppio dei sequestri di cannabis, crescita di quelli di cocaina), il ricorso al drug test è diventato una moda. E un busin e s s m i l i o n a r i o : o g n i laboratorio ha una lista di attesa di cento esami al mese. E ogni test costa dai 150 ai 200 euro. Ma i risultati della ricerca dell' Osservatorio che Repubblica anticipa sono sconcertanti: il 40 per cento dei centri analisi ha fornito dati fasulli. Non solo sono state trovate tracce di metadone nei capelli del figlio della dottoressa Pichini, ma cocaina e cannabinoidi in campioni nei quali quelle sostanze non erano presenti. E, al contrario, non sono state rilevate tracce di sostanze stupefacenti laddove, invece, c' erano. Ecco i dettagli della ricerca. «Al controllo di qualità - ha spiegato la dottoressa Pichini - si sono sottoposti volontariamente cinquanta laboratori pubblici di tutta Italia. Di questi, il 62 % opera nel Nord Italia, il 33 % nel Centro e solo il 5 % nel Sud». «Nel corso dello studio - ha aggiunto la ricercatrice dell' Iss - è emerso come 4 laboratori su 10 abbiano fornito dati non corretti. Campioni "bianchi", nei quali non è presente alcuna sostanza di abuso, sono stati dichiarati positivi dal 33 % dei laboratori». La droga più frequentemente ritrovata quando non presente, secondo la ricerca dell' Iss, è la cocaina. Ma quei centri analisi hanno fornito anche risultati "falsi negativi" in circa il 10 per cento dei casi. «Se trovare una droga quando non c' è - sottolinea Pichini - è un grave problema, lo stesso può dirsi quando la sostanza è presente e non viene rilevata. Ciò accade soprattutto nei confronti delle anfetamine e dei cannabinoidi, sostanze che, per la natura intrinseca del capello, sono estremamente difficili da identificare». Solamente il 40 per cento dei laboratori sottoposti al controllo di qualità dall' Iss determina le anfetamine nei capelli, mentre solo il 40 per cento individua cannabinoidi. «Tra questi - precisa Pichini - il 10 per cento non è in grado di rilevare queste sostanze quando presenti nei campioni». E' ancora giusto, allora, il ricorso di massa a questi esami da parte di madri e padri preoccupati di avere figli tossicomani? Il controllo di qualità dell' Iss darebbe ragione a chi sostiene che non si affronta con il narcotest sui capelli il fenomeno della tossicodipendenza giovanile visto l' alto rischio di prendere un abbaglio. E visto pure l' alto rischio di alterare il delicato rapporto di fiducia fra genitori e figli. - ALBERTO CUSTODERO

 

la repubblica

CRISI: SPENDERE E' UNA DROGA

(AGI) - Londra, 24 mar. - Alcune parti del cervello sono stimolate dai salari piu' alti, anche quando i prezzi crescono e il potere d'acquisto crolla. Perche' il denaro -lo rivela un nuovo studio- lavora come una droga sul cervello e anche solo l'idea di guadagnare un salario piu' alto da' una sorta di frenesia fisica. Un studio del professore Armin Falk, dell'Universita' di Bonn ha infatti scoperto che anche soltanto il pensare al denaro contante stimola i centri del piacere; e piu' alto e' il salario -anche se solo immaginato- piu' grande e' il piacere suscitato nel cervello. Il che non sembra una novita'; ma l'aspetto piu' sorprendente della ricerca e' che queste affermazioni rimangono vere anche quando quello che si vuole acquistare costa di piu', per esempio in tempi di inflazione piu' alta e crolla il nostro potere d'acquisto. Il risultato dello studio suggerisce che il cervello umano e' suscettibile in maniera innata all'illusione della ricchezza che il denaro puo' dare. E' quello che gli economisti chiamato l'"illusione monetaria", ovvero il fatto che la gente si fissa sul valore nominale della moneta, non tenendo conto in maniera adeguata delle variazioni del suo valore reale. Il cervello insomma non tiene minimamente conto dell'andamento economico reale; e il denaro sembra attivare davvero gli stessi centri del piacere coinvolti dalla droga.

 

http://psiconautica.forumfree.net/

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