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Novità

analisi noir di Piero Colaprico

Sembra, incredibile, ma dopo anni che i g i o r n a l i s t i ne parlano anche i politici si sono accorti che la cocaina impesta I'ltalia.

Ci sono parlamentari che si sottopongono al test, per dire quanto sono lontani dalle "polveri". Altri che lo rifiutano per principio. E altri ancora che fanno finta di niente. La stessa cosa, però accadrebbe in un qualsiasi condominio. Gli spacciatori-consumatori raccontano che pippa la mamma che va a prendere il bambino all'asilo ma anche il chirurgo del pronto soccorso, il pescivendolo che deve alzarsi presto e il buttafuori della discoteca che va a letto tardi. E tutti fingono un'indifferenza pericolosa e patetica. mentre ormai nelle strade i ragazzini, con soli dieci euro, possono fare il “colpo", e cioè dare una sniffata a un quartino di grammo . L’anticrimine dice che lo spaccio in città è come un sacchetto di plastica bucato e pieno d'acqua. Se prendi un'organizzazione di trafficanti chiudi un buchino, ma l'acqua (la droga) continua a uscire da tutte le parti. Non è che questo stato di cose va bene a tutti? Va bene al tossico, allo spacciatore e anche al politico: finge di stringere le viti, ma nel frattempo se la vuole, la trova. E se non la vuole, foraggia le comunità di recupero "amiche". E se non aiuta le comunità, non scontenta nessuno. E così, in percentuale, a Milano si consuma più droga che a Londra. Meno tasse per tutti? Macche, più coca e più felicità chimica per chiunque, questo pare il vero slogan degli anni Duemila.

 

 

Alcol al volante: giovani sempre più responsabili

Cresce la stima per il "guidatore designato", ma che altro serve?

 

Si torna a parlare di guida in stato d'ebbrezza, ma stavolta per una buona notizia. I giovani, che sono proprio le principali vittime di questo triste fenomeno, stanno diventando sempre più responsabili al volante. Un numero crescente di ragazzi (tra i 22 e i 28 anni) è convinto che la figura del "guidatore designato", ovvero di colui che uscendo la sera con gli amici non beve per riaccompagnarli a casa in piena sicurezza, sia molto utile per combattere il triste fenomeno delle stragi del sabato sera. Sono i dati di "Stasera Guido Io 2009", il tour itinerante nato dalla collaborazione tra la Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale, Automobile Club d’Italia e Diageo che da tre anni replica durante l'estate per sensibilizzare l’opinione pubblica verso i rischi che comporta la guida associata al consumo dell’alcol. La campagna, che si è chiusa oggi con lo svolgimento dei corsi di guida sicura presso l'Autodromo di Vallelunga (Roma) per i 50 vincitori di un concorso messo in palio da "Stasera Guido Io 2009", è terminata con la pubblicazione dei risultati di un sondaggio realizzato dall’Istituto Eurisko. L’indagine è stata condotta tra l’11 e il 31 luglio 2009 su un campione di giovani guidatori e consumatori di bevande alcoliche, esposti alla campagna, ed ha evidenziato che l’84% degli intervistati è favorevole all’adozione della pratica del guidatore designato (mentre l'anno scorso lo era solo il 73%). Il 67% ha manifestato l’esigenza di un’intensificazione dei controlli da parte delle forze dell’ordine sulle strade e fuori dai locali e il 58% ha dichiarato di ritenere giusto (34%) o addirittura troppo alto (24%) il limite di concentrazione di alcol nel sangue previsto dalla legge per chi guida sulle strade italiane, dimostrandosi in alcuni casi favorevole alla "tolleranza zero". Questo trend è confermato dalla riduzione della percentuale di giovani che ritengono troppo basso il tasso alcolemico di 0,5 g/litro per poter condurre un veicolo (dal 67% dei pareri contrari registrati nel 2008 al 42% del 2009). La stragrande maggioranza crede inoltre che vietare la somministrazione di bevande alcoliche dopo le 2 di notte sia una pratica inutile ("perché chi vuole bere trova comunque degli escamotage", hanno detto molti ragazzi) e anche chiudere i locali entro una certa ora non contribuirebbe ad abbassare l'incidentalità stradale. Meglio allora che, come si fa in molti paesi del Nord Europa, "stasera guido io".

 

 

 

da http://www.omniauto.it/

Puro aroma di Cannabis

Dall’Olanda agli Stati Uniti: legislazione e business del consumo legale di marijuanadi Adriano FerraratoNel 1457 ad Istanbul, sotto il dominio ottomano, venne aperta la prima caffetteria conosciuta nella storia. La funzione del negozio era quella di intrattenere e socializzare gli avventori mentre consumavano del tè o del caffè e potevano dedicarsi alle letture dei testi sacri del Corano. Poco più di quarant’anni dopo alla Mecca furono costruiti altri locali di questo tipo, con l’intento di aprire al loro interno dibattiti di discussione politica tra la clientela.In Europa la prima apparizione delle caffetterie è stata a Venezia, nel 1645, mentre è del 1650 l’apertura della prima coffee house londinese. Con il passare dei secoli, le caffetterie hanno svolto diversi ruoli legati alla società, sia come luoghi di aggregazione politica o di discriminazione sociale (riservate alla nobiltà). Attualmente la connotazione più diffusa è quella di tipo letterario e culturale: gli appassionati di una vecchia e famosa serie televisiva, “Dawson’s Creek” , ricorderanno il personaggio di Josephine Potter mentre si reca in una coffee house per assistere alla presentazione di un libro.In Olanda però le cose hanno assunto un percorso diverso: siamo negli anni settanta ed è il periodo della moda Hippie, dedita all’amore libero e soprattutto al gratuito e libertino consumo di cannabis.E’ ad Amsterdam che allora sorge il “Mellow Yellow”, il primo coffee shop dove si poteva fumare liberamente erba in quantità tollerabili. Un fenomeno che è proseguito poi negli anni Ottanta, quando questo nuovo tipo di business ha preso largamente piede.Il problema di questi locali in Olanda dove il consumo di marijuana è previsto e accettato, è sempre stato all’ordine del giorno soprattutto a causa della pressione dei paesi internazionali impegnati nella più vasta guerra contro la diffusione della droga nel mondo. A seguito delle continue richieste delle comunità internazionale, in Olanda venne introdotto l’ “Hit Teams”, uno staff speciale impegnato nei controlli dei coffee shop,per rilevare anomalie e abusi di esercizio nella vendita di stupefacenti, con il potere di multare o revocare le licenze ai negozianti e far chiudere i locali. L’effetto è stato devastante perché dagli anni Novanta ad oggi, la metà di questi ha chiuso i battenti.In Olanda il consumo di droghe leggere è prerogativa soprattutto dei molti turisti che frequentano i Paesi Bassi, in particolar modo i ragazzi, tra cui anche italiani, che colgono l’occasione di una vacanza per fumare liberamente lontano dalla propria casa. Non è un caso che proprio di recente, per evitare questa fuga in terra straniera per l’utilizzo di cannabis, il governo abbia deciso di limitare l’accesso ai coffee shop solamente ai cittadini olandesi. Un provvedimento che farà molto discutere e che ha già creato problemi con il vicino “cliente” dello Stato del Belgio.Se però all’occhio di tutti sembra che i bei tempi siano finiti e che la liberalizzazione della droga leggera resti più un mito che una possibilità concreta, in realtà i coffee shop continueranno ad esistere. E non solo in Olanda. In Oregon infatti ha appena aperto il primo coffee shop autorizzato alla vendita di marijuana negli Stati Uniti. L’erba potrà essere venduta solo a scopo terapeutico e dietro prescrizione su ricetta medica. Anche se il locale avrà accesso riservato (in particolare al gruppo Nomi, che si batte per la legalizzazione delle droghe leggere) si tratta del primo luogo in suolo americano a mettere a disposizione la sostanza. Bisognerà ora vedere quanti certificati medici falsi utilizzeranno gli avventori quando si presenteranno ai battenti del locale.

 

da http://www.wakeupnews.eu/public/wordpress/?p=4852

e http://psiconautica.forumfree.it

Canapa terapeutica: perchè gli ordini dei medici italiani continuano a tacere?

“La presa di posizione ormai unanime del mondo medico-scientifico negli Usa è accompagnata anche da una depenalizzazione de facto a livello federale voluta dall’Amministrazione Obama. E proprio in questi giorni per la prima volta uno Stato sta per tassare la vendita di canapa ad uso terapeutico“.

 

Perchè gli ordini dei medici non hanno ancora preso posizione sull’uso terapeutico della canapa? E’ ormai scientificamente dimostrato che la sostanza ha efficacia terapeutica e antidolorifica contro molte malattie, dall’Aids alla sclerosi multipla. Decine di migliaia di pazienti potrebbero beneficiare di questa sostanza, ma lo stigma derivante dall’attuale legislazione proibizionista sembra prevalere sulla scienza. E i medici, con rare e straordinarie eccezioni, tacciono.

Uno studio pubblicato sul British Columbia Mental Health and Addictions Journal, indica la canapa come meno pericolosa per la salute di alcool e tabacco.

Per fortuna non esistono solo le associazioni italiane di medici. Negli Stati Uniti, le due associazioni mediche più rappresentative (la conservatrice American Medical Association e l’American College of Physicians) hanno chiesto al Governo di legalizzare e promuovere la cannabis a fini terapeutici, vista la mole di dati scientifici che ne prova l’efficacia.

La più rappresentativa delle associazioni mediche statali, la California Medical Association, ha addirittura approvato una risoluzione in cui definisce il proibizionismo sulla canapa una ‘politica sanitaria fallimentare’, per le conseguenze che la repressione ha sulla salute dei cittadini. Inoltre, numerose associazioni mediche non hanno mai temuto di schierarsi apertamente per la legalizzazione della canapa terapeutica, offrendo decisivi contributi in campagne referendarie vinte ormai in oltre dieci Stati.

La presa di posizione ormai unanime del mondo medico-scientifico negli Usa è accompagnata anche da una depenalizzazione de facto a livello federale voluta dall’Amministrazione Obama.

Di fronte a tutto questo, il silenzio del mondo medico-scientifico italiano è sempre più imbarazzante, e per migliaia di pazienti questo significa continuare a soffrire inutilmente. Ma gli ordini dei medici servono solo a difendere gli interessi corporativi? Oppure dovrebbero anche servire a migliorare la qualità della vita dei pazienti? 

 

(fonte: italiachiamaitalia.net)

(L)ucy in the (S)ky with (D)iamonds

 

San Francisco, marijuana tarapeutica ricette facili anche per gli under 18

 

OAS_RICH('Left'); San Francisco, marijuana tarapeutica ricette facili anche per gli under 18

Pubblicità di cure con la marijuana a San Francisco

SAN FRANCISCO - C'è una cosa che colpisce più delle altre camminando per le strade di San Francisco, e non è l'eccentricità degli abitanti, a quella ci si abitua in maniera quasi osmotica. Colpiscono certi cartelloni pubblicitari giganti, che campeggiano nelle strade del centro, nei sotterranei della metropolitana e vicino ai caselli della free-way che dalla Napa Valley porta alla city attraverso il Golden Gate Bridge: "Medical Marijuana Free Gift - 4 grams for all new patients with first time purchase", con la classica immagine della foglia verde a sette punte. Ma non siamo negli Stati Uniti, patria del proibizionismo? Non proprio: questa è la California e "Frisco", oltre ad aver dato i natali alla beat generation, dal 1996 permette a chi soffre di malattie con dolore cronico di coltivare in casa piante di marijuana. Nel 2003 la legislazione è stata perfezionata ed è stato approvato uno statuto ad hoc che regola il possesso e l'uso della pianta, sempre e solo a fini terapeutici. Il risultato è che nel giro di sei anni l'erba è diventata uno dei principali strumenti di cura per chi soffre di malattie da dolore persistente, e persino di diabete (di cui soffre circa un americano si quattro). Ottenere una ricetta medica a quanto pare è talmente facile che si tratta quasi di una legalizzazione de facto, e non è tutto: lo stato californiano vuole spingersi ancora più oltre e varare una legalizzazione tout court. E non tanto per motivi ideologici. La depenalizzazione farebbe infatti risparmiare sui costi legati all'incriminazione e all'incarcerazione, generando introiti fiscali. Proprio ciò di cui c'è bisogno in un momento così difficile per l'economia.

In questi giorni la città della west coast è dunque scossa da una polemica che si consuma a suon di editoriali sui principali giornali americani: a preoccupare è soprattutto il fatto che anche i ragazzini di 14 anni potranno far uso, legalmente, di marijuana, dato che la nuova legge permetterà ai medici di prescrivere cure a base di erba anche agli under 18. Sbigottimento comprensibile, se si pensa che negli Usa vige il divieto di bere alcolici fino a 21 anni, ma in contrasto con il principio secondo cui un paziente è sempre un paziente, indipendentemente dall'età. Persino il New York Times ha lanciato l'allarme, precisando che in origine questo tipo di cura era stata prevista per dare sollievo a chi soffre di Aids e cancro, e che questa nuova facilità di prescrizione sarebbe in realtà una deriva dovuta alla cattiva interpretazione della legge. I medici californiani si difendono riportando il testo letterale delle "Guidelines for the security and non-diversion of marijuana gown for medical use", dell'agosto 2008, che prevede la possibilità di prescrivere l'uso della pianta "per tutte quelle patologie rispetto alle quali la pianta possa provocare sollievo". In altre parole, una marea. Tanto che oggi come oggi a San Francisco e nella Bay Area con la marijuana si curano disturbi di tutti i tipi, compresi quelli di natura psichiatrica come la l'iperattività e la mancanza di attenzione, fino alla comunissima insonnia. Per le prescrizioni esistono dei centri ad hoc, veri e propri studi medici specializzati nel diagnosticare e prescrivere la giusta cura a base di foglie, che possono essere fumate, bevute in tisana o impastate nei biscotti. Il paziente entra nello studio, mostra la ricetta medica e sceglie le foglie che più fanno al caso suo. I medici abilitati si dividono per ora in due categorie, quelli contrari a staccare ricette a favore dei teenagers e quelli che invece ritengono che non ci sia nulla di male. La paura, rispetto al comportamento degli ultimi, è che l'uso porti all'abuso e successivamente all'"addiction". La prescrizione di marijuana a fini terapeutici è tuttavia così comune solo a San Francisco e nella Bay Area, meno frequente a Los Angeles e guardata con sospetto nel resto del Paese. Ad oggi già 14 dei 50 stati americani utilizzano la marijuana per scopi terapeuti, ma le Procure federali possano perseguire penalmente i coltivatori e gli spacciatori, mentre in California questo divieto non esiste. Il quartiere di San Francisco che più pullula di centri per la prescrizione e distribuzione è Mission, e c'è una clinica in particolare, la MediThrive (www.medithrive.com), che sul sito permette di compiere tour virtuali e prendere appuntamento per una visita di controllo. La terra del proibizionismo ospita dunque uno Stato dove la legge dice che la marijuana fa bene, e mentre il sito della American Marijuana Foundation (americanmarijuana.org) pubblica studi che dimostrano la sua efficacia nel combattere il cancro, il Presidente Usa Barack Obama si dichiara sì propenso all'uso per fini terapeutici, ma al tempo stesso chiede all'Fbi e alla Dea (l'antidroga american) di continuare lo lotta contro i consumatori e gli spacciatori.

copyright sara ficocelli, repubblica.it

Contenuto Redazionale Conferenza nazionale ''La governance nel settore delle dipendenze'' (Torino, 1-2 dicembre)

La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome - Commissione per la Salute in collaborazione con la Regione Piemonte Assessorato alla Tutela della Salute e Sanità ha promosso per il 1 e 2 dicembre 2009 una conferenza nazionale dal titolo


LA GOVERNANCE NEL SETTORE DELLE DIPENDENZE:

Il Ruolo delle Regioni e P.A. - Scenari Attuali e Prospettive Future

Centro Congressi della Regione Piemonte

C.so Stati Uniti, n°23 - TORINO


Per partecipare l'iscrizione è obbligatoria e gratuita e potrà essere effettuata dal 24 ottobre al 24 novembre 2009 compilando il modulo disponibile online sul sito www.publieditweb.it.


Per l'evento è stato richiesto l'accreditamento ECM per le figure professionali: Medico, Psicologo, Educatore professionale, Infermiere, Assistente Sanitario.

Tutte le informazioni e gli aggiornamenti sono disponibili sul sito www.publieditweb.it alla Sezione Attività avanzate / Publiedit ECM / Eventi

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Spegnere la sigaretta con un vaccino

 

È entrato nell'ultima fase di sperimentazione un preparato che «disinnesca» la nicotina

 

 

http://www.valconca.info/natura_amica/alberoriciclo/images/sigarette.gifMILANO - Spegnere per sempre il vizio del fumo con un vaccino, immunizzandosi una volta per tutte dalle sigarette. Qualcuno è pronto a scommetterci, e non poco. Qualche giorno fa il colosso farmaceutico britannico GlaxoSmithKline ha sborsato 40 milioni di dollari per assicurarsi l'opzione d'acquisto su NicVAX, il vaccino anti-nicotina sviluppato dalla statunitense Nabi Biopharmaceutical, attualmente in fase di test. NicVAX è entrato nella terza fase di sperimentazione, quella più avanzata. Se tutto procederà secondo le attese, GlaxoSmithKline è disposta a mettere sul piatto altri 500 milioni di dollari per assicurarsi il diritto di produrre e commercializzare il vaccino, che potrebbe arrivare sul mercato, se non ci saranno intoppi, nel 2011.

COME FUNZIONA - Ma come funziona esattamente il vaccino antifumo? Il prodotto – spiegano da Nabi – stimola il sistema immunitario facendo sviluppare anticorpi che combinandosi con la nicotina in circolo nel sangue formano un composto molecolare troppo grande per passare attraverso la barriera ematoencefalica. In poche parole, alle molecole di nicotina sarebbe impedito di sollecitare quei recettori cerebrali responsabili della produzione di sostanze come la dopamina, in grado di provocare nel fumatore quella sensazione di benessere che conduce poi alla dipendenza da sigaretta. Un aiuto utile per i fumatori accaniti, che rispetto ai metodi in commercio, come i cerotti e le gomme alla nicotina, avrebbe il vantaggio di rendere meno frequenti le recidive. E che, come tutti i vaccini, potrebbe essere usato come strumento di prevenzione. Una strada che si sta cercando di percorrere anche per la dipendenza da cocaina.

PERPLESSITÀ - Le perplessità, tuttavia, non mancano. Lo scorso ottobre la casa farmaceutica svizzera Novartis ha accantonato gli investimenti su un prodotto simile al NicVAX, dopo che un test aveva evidenziato differenze statisticamente irrilevanti riguardo l'astinenza da fumo tra chi aveva assunto il vaccino e chi era sotto effetto placebo. Nessun dubbio invece sul colossale giro di affari connesso a prodotti contro la dipendenza da nicotina. La società di ricerca indipendente Datamonitor ha previsto che entro il 2016 il valore del mercato globale dei prodotti "anti-fumo" si aggirerà attorno ai 4,6 miliardi di dollari e che le vendite dei vaccini potrebbero portare nelle casse delle case farmaceutiche 2 miliardi di dollari.

Corriere della Sera - Salute

 

Elvira Pollina 22 novembre 2009

L'esercizio fisico non scaccia i danni dell'alcool

  Uno dei metodi piu' utilizzati per smaltire la proverbiale sbornia, dopo una serata passata a bere, e' l'esercizio fisico. E' molto comune infatti la convinzione che sudare aiuti a eliminare l'alcol dal proprio corpo, ma dalle autorita' sanitarie inglesi arriva una smentita ufficiale sull'efficacia di questo metodo. "Una persona su cinque ammette di fare sport o esercizio per compensare a un abuso di alcool nei giorni precedenti", ha detto il ministro della Salute pubblica inglese Gillian Merron, citando dati di una recente indagine condotta da YouGov. "Tutti sanno che l'attivita' fisica regolare e' importante per mantenere una buona salute. Tuttavia, se si e' passata la notte a bere in un pub, fare un po' di movimento il giorno dopo non bastera'. I danni dovuti a un consumo regolare di alcool si accumulano, e i loro effetti permangono fino a che e' troppo tardi". Il Department of Health ha recentemente dato il via alla campagna contro l'abuso di alcool 'Know Your Limits'. "Le persone devono essere consapevoli del fatto che i rischi per la salute dati dal bere non possono essere semplicemente cancellati da un po' di palestra", ha commentato la dottoressa Carol Cooper. "L'esercizio fa bene - ha aggiunto - ma non si puo' incoraggiare a farlo solo per rallentare gli effetti di una sbronza". Dello stesso parere il direttore della Alcohol Concern Policy and Communications, Nicolay Sorensen. "Non c'e' dubbio - ha detto - che le bevande alcoliche abbiano piu' calorie di quanto ci si aspetti e che si voglia smaltirle facendo esercizio. Per essere dei bevitori coscienziosi, tuttavia, si deve unire l'esercizio regolare alla moderazione".

Morte Cucchi, indagine parlamentare: morto per abbandono terapeutico. La famiglia: ma è stato pestato

'Stefano Cucchi e' morto per abbandono terapeutico': non usano mezzi termini i cinque parlamentari, di maggioranza e di opposizione, che ieri mattina hanno visitato la struttura detentiva dell'ospedale Sandro Pertini di Roma, dove il geometra di 31 anni, arrestato una settimana prima nel parco degli Acquedotti per droga, e' deceduto lo scorso 22 ottobre e sulla cui fine indaga la Procura. I risultati dell'ispezione sono stati presentati alla Camera, nel corso di una conferenza stampa presieduta dal coordinatore del comitato 'Verita' per Stefano Cucchi', Luigi Manconi. La visita e' durata circa un'ora e mezza, nel corso della quale i parlamentari hanno parlato con medici, infermieri e responsabili della struttura, definita 'molto pulita e dignitosa per la media italiana', dalla quale pero' sono emersi molti aspetti che evidenziano, per Manconi, 'una grave sottovalutazione dello stato di salute' di Cucchi. A provarlo sarebbero' gia' le circostanze della morte, 'l'unica non chiara delle quattro avvenute nella struttura dalla sua inaugurazione nel 2005' ha spiegato Melania Rizzoli, parlamentare e medico ospedaliero. 'Non e' morto circondato da medici che cercavano di rianimarlo. Lo hanno trovato morto gli infermieri di mattina presto. La rianimazione e' stata inefficace, segno che l'ora della morte va anticipata almeno di un'ora rispetto al referto delle 6' ha aggiunto Rizzoli. Altro punto chiave il digiuno di Stefano: 'Ci sono ben due documenti - ha riferito Manconi - nei quali un medico attesta che Cucchi si sarebbe rifiutato di assumere cibo e acqua finche' non avesse parlato con il suo avvocato'. I medici, insomma, e' la conclusione di Manconi, erano a conoscenza del fatto che si trattava di una forma di protesta 'per la violazione del suo diritto alla difesa'. E i dubbi non si fermano qua: Rita Bernardini (radicali) ha sottolineato come 'nel suo calvario dal tribunale al Pertini Stefano sia stato visitato e refertato sei volte. Tutti i medici riscontrarono lesioni ed ecchimosi: perche' nessuno avviso' l'autorita' giudiziaria? Ne chiederemo conto in Parlamento'. Lesioni, specie all'osso sacro, che secondo Renato Farina (Pdl), anche lui al Pertini insieme con Jean-Leonard Touadi' (Pd), 'erano risultate evidenti agli agenti di custodia di Regina Coeli'. Anche il 'burocratismo che al Pertini ha vinto sul buonsenso' avrebbe fatto la sua parte, ha aggiunto Guido Melis, ricordando 'il mancato accesso alle informazioni sanitarie da parte della famiglia'. La quale ieri ha parlato in conferenza stampa per voce della sorella di Cucchi, Ilaria: 'Basta con le insinuazioni sul passato di Stefano o sui rapporti che aveva con noi, che erano ottimi. Non si e' suicidato e non lo abbiamo ucciso noi. Il suo corpo parla da solo'. E di 'colpevolizzazione della vittima' ha parlato anche Manconi, affermando come la Procura non abbia finora scoraggiato questo atteggiamento. 'Noi - ha concluso Ilaria Cucchi - fin dal primo momento avevamo sottolineato la responsabilita' dei medici. Ma senza quelle lesioni, Stefano al Pertini non sarebbe arrivato affatto'.

fonte: ADUC Droghe

Cambogia a rischio deforestazione a causa della produzione di ecstasy

 occhiodelriciclone.com -  La droga danneggia l’ambiente. A sottolinearlo recentemente è il Global Post, che dedica un lungo articolo all’estrazione dell’olio di safrolo in Cambogia e ai suoi effetti sull’ambiente.

Il safrolo è il principale ingrediente dell’ecstasy e il suo olio deve subire complicati, quanto inquinanti, processi di estrazione e lavorazione per poter essere commercializzato.

Nel profondo delle montagne ad ovest della Cambogia, sembra infatti che sorgano fabbriche clandestine adibite ad estrarre safrolo attraverso la distillazione delle radici di un raro albero (il Cinnamomum parthenoxylon): la radice viene  triturata meccanicamente e poi distillata per ottenere una miscela destinata al Vietnam o alla Thailandia dove subisce una conclusiva raffinazione per poi  commercializzata.

Il tutto con gravi danni per le foreste cambogiane, continuamente esposte a massicce opere di deforestazione.

Dalle radici di un solo albero vengono, infatti, estratti circa 20 litri di safrolo e, per portare ad ebollizione la miscela da cui si ottiene la sostanza stupefacente, vengono bruciati almeno altri 6 alberi abbattuti illegalmente.

Negli ultimi anni le autorità locali hanno messo in atto alcune incursioni sul territorio per monitorare la gravità del problema.

Nel 2007 risultavano operative ben 75 distillerie. L’anno successivo la polizia locale e le ONG ambientaliste del territorio avevano distrutto nella provincia di Pursat 1.278 barili di petrolio sassofrasso (olio di safrolo ricavato dalla lavorazione delle radici).

Nel giugno di quest’anno con un raid condotto  presso un villaggio isolato di Kambou O’, nella zona occidentale dei monti Cardamomo, sono stati sequestrati 142 barili contenenti circa 5,7 tonnellate di petrolio sassofrasso, pari a  44 milioni di compresse di ecstasy dal valore complessivo di 1,2 miliardi di dollari.

Ma la Cambogia non è l’unico paese a subire le conseguenze ambientali della massiccia produzione di sostanze stupefacenti.

In Colombia, infatti, ogni anno vengono sacrificati oltre 300 mila ettari di foresta pluviale per far posto alle piantagioni di coca. 

Articolo Global Post: “Harvested to make Ecstasy, Cambodia's trees are felled one by one” http://www.globalpost.com/dispatch/asia/090812/drugs-ecstasy-cambodia?page=0,0

I vip raccontano la dipendenza da droga e alcol

di Antonella Silvestri

 da www.affaritaliani.it

Artisti in incognito che descrivono la loro esperienza di "schiavitù" dalla droga, dall'alcol e dall'ossessione dei sentimenti. Ecco "Schiavi per non morire – Le dipendenze nel mondo del jet-set", l'ultimo libro di Alessandro Gatta

 

 

AlcolSchiavi per non morire – Le dipendenze nel mondo del jet-set” è il titolo dell'ultimo libro di Alessandro Gatta,  giornalista e conduttore Rai, costituito da una serie di interviste esclusive fatte ai più grandi personaggi del mondo della musica, dello spettacolo, dello sport le del gossip mondiale. I personaggi sono artisti in incognito anche se talora alcune identità trapelano involontariamente a causa di una certa familiarità che il pubblico ha con la loro vita grazie ad un uso-abuso del tam-tam mediatico (Michael Jackson, George Michael, Whitney Houston, ecc). I protagonisti raccontano loro esperienza di "schiavitù" dalla droga, dall'alcool e dall'ossessione dei sentimenti. Ecco il punto focale dell'opera: è così difficile rinunciare alla propria identità, alla stessa esistenza, solo per paura di vivere, di affrontare le insicurezze profonde che la società contemporanea ci impone giorno per giorno? La risposta dell'autore è sì.

Il mondo narrato è quello lucente dello spettacolo, un mondo che attrae, affascina chi non lo vive da dentro ma che può nascondere insidie pesanti per chi non ha la scorza dura utile a porre dei confini difensivi tra la sacralità dell'essere e il dover apparire nelle formule che "bucano lo schermo". Le persone, che si sono liberate di un peso enorme raccontandosi al giornalista Rai, hanno ripercorso lucidamente e dolorosamente il cammino della propria catastrofe: dalle cadute alle ricadute, hanno rivissuto attraverso le parole raccolte dall'autore momenti di vita che forse se ne stavano volutamente nascosti nel cassetto della memoria, nel sacrosanto terrore di un´ennesima identificazione con il mostro che puo' covare in ogni individuo. Le dipendenze devastano la vita di chi ne è vittima e anche di chi gli sta intorno.

Tutto questo pathos, narrato dall'autore con dovizia di dettagli tanto crudi quanto veri, coinvolge il lettore e gli impone un´analisi dell'opera attenta, consapevole, partecipe di una realtà che può toccare tutti. Gatta, che collabora da oltre venti anni con la Rai, ha condotto programmi radiofonici ed ha collaborato ai più importanti programmi di Rai Uno: da Fantastico al Festival di Sanremo che segue dal 1996. Dal 2002 è inviato di "La vita in diretta" dove si occupa di musica e segue da vicino le vicende di vita e artistiche dei più importanti cantanti italiani.

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