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Novità

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Oggi un giovane in acido ha capito che tutta la materia non è altro che energia condensata in una vibrazione a bassa frequenza; che tutti siamo una sola coscienza che sperimenta sé stessa in modo plurisoggettivo; che non c'è una cosa come la morte; che la vita è solo un sogno e che noi non siamo che l'immaginazione di noi stessi. Vi lascio alle previsioni del tempo

auguri vicè!

Intervista a legalizziamolacanapa.org

Intervista a legalizziamolacanapa.orgLa prima intervista della Coalizione per la legalizzazone della canapa in Italia ascoltabile su youtube. L'intervista andata in onda il 17 febbraio nella trasmissione 28minuti di RAI Radio2, condotta dalla Dott.ssa Barbara Palombelli, la "Coalizione per la legalizzazione" attraverso il suo portavoce ha iniziato l'opera di sensibilizzazione verso i media e l'opinione pubblica per il riconoscimento della Canapa e la sua legalizzazione.Per partecipare ed essere informati costantemente sull'operato della Coalizione per la Legalizzazione della Canapa ci si può iscrivere alla newsletter direttamente sul sito http://www.legalizziamolacanapa.org.Collegamenti youtube dell'intervista:Parte 1http://www.youtube.com/watch?v=wrh6FQTtmIsParte 2http://www.youtube.com/watch?v=0dU8EKiRO3kfonte: http://www.hempyreum.orgtratto dalla trasmissione di Radio2 "28minuti"

Onorevoli virtuosi, uno solo positivo al test antidroga

    di VALERIA NEVADINI nuova agenzia radicale

Correva l’anno 2006 e un’inchiesta condotta dalla nota trasmissione televisiva 'Le Iene' si guadagnò di diritto le prime pagine dei giornali. L’obiettivo era quasi da mission impossible: dimostrare, prove alla mano, l’eventuale utilizzo delle droghe da parte dei parlamentari italiani, smascherando l’italico vizio del “predicare bene e razzolare male”.

In quel caso i risultati andarono oltre le aspettative e si scoprì che, su 50 tra deputati e senatori caduti nella trappola del test, a “razzolare male” era ben il 32%. In altre parole una buona fetta dei rappresentanti del popolo si scagliava, dall’alto degli scranni di Camera e Senato, contro l’utilizzo delle droghe, per poi cedere al loro fascino una volta spenti i riflettori. Il tutto in deroga a quella coerenza che normalmente ci si aspetta da chi svolge incarichi pubblici.

Il trucco messo in atto dai reporter delle Iene era semplice: con la scusa dell’intervista, veniva passata sulla fronte degli onorevoli una spugnetta con della cipria. Almeno questo era ciò che veniva detto agli ignari parlamentari. Il servizio, tuttavia, non andò mai in onda a causa dell’intervento del Garante della Privacy. In quell’occasione fu fatto salvo l’onore dei politici nostrani, ma della necessità di un test antidroga in Parlamento si continuò a parlare per intere settimane.

Fino ad arrivare ai giorni nostri con il rilancio dell’iniziativa da parte del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanardi, che così ha motivato la decisione di sottoporre i parlamentari ad un test volontario: “Ho dato un’opportunità ai parlamentari di fare il test e di dimostrare ai cittadini il loro equilibrio”. L’operazione è semplice: il test è su base volontaria ed è eseguito su campioni di urina e capelli, sempre volontariamente prelevati al soggetto di turno. Non solo. In nome della tutela della privacy anche i risultati del test sono coperti da segreto, a meno che non sia il soggetto stesso a dichiarare di voler rendere nota la sua identità.

E veniamo alla notizia di questa mattina. Sembra che un solo parlamentare, di cui si ignorano identità e appartenenza politica, sia risultato positivo alla cocaina. Che un’improvvisa ondata di virtuosismo abbia colpito i nostri politici? Il primo a rilasciare dichiarazioni è stato il sottosegretario Giovanardi, secondo cui “il risultato del test prova che il Parlamento non è un covo di drogati come alcuni avevano voluto dimostrare”. A leggere bene i risultati, tuttavia, emergono due ordini di considerazioni.

La prima riguarda l’ampiezza del campione. Su circa mille parlamentari, tra deputati e senatori, si sarebbero sottoposti volontariamente al test appena 232 onorevoli, circa un decimo del totale. Quanto può considerarsi rappresentativo questo risultato? La seconda riflessione, invece, ha a che fare con l’attendibilità del test che, in ragione del suo carattere di procedura volontaria, desta più di una perplessità.

Recarsi al presidio medico nel giorno e nell’ora stabilite rischia di assomigliare più a un gratuito spot elettorale, che a un serio tentativo di dimostrare il proprio stato di salute. Lo sport insegna, per esempio, l’importanza di prelievi a sorpresa sugli atleti per evidenziare eventuali sostanze tossiche. Se anche in questo caso si fosse seguita la medesima procedura, i risultati sarebbero stati gli stessi? A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si prende.

 

Morte Cucchi, Corriere della Sera affronta il mistero dell'ultima lettera sparita

 

(Aduc Droghe) Continua ad essere un mistero l’ultima lettera scritta da Stefano Cucchi, il trentunenne romano arrestato il 15 ottobre scorso e morto sei giorni dopo nel reparto carcerario dell’ospedale «Sandro Pertini», con le ossa rotte. Chi l’ha spedita, e perché, visto che è stata imbucata quattro giorni dopo che Stefano aveva smesso di vivere?
Quel foglio di carta vergato con calligrafia malferma in cui si chiedeva aiuto al volontario di una comunità terapeutica, chiuso in una busta, era tra le cose che Cucchi aveva con sé quando è morto. Lo dimostra l’inventario redatto all’ospedale «in riferimento al decesso del detenuto », con l’elenco degli «effetti personali», restituiti «per competenza » al carcere di Regina Coeli: oltre a due paia di calzini, due mutande, due maglie intime e una tuta da ginnastica, compare «una busta da lettera». Chiusa e contenente qualcosa, c’è da credere, altrimenti non avrebbe avuto senso riconsegnarla.
 
 

Salute: la cannabis è un utile antidolorifico

I ricercatori dell’Università della California sostengono che è efficace contro diversi tipi di dolore.

 

 

Secondo un nuovo studi dei ricercatori dell’Università della California, Center for Medicinal Cannabis Research, ci sono prove sufficienti per considerare la cannabis un rimedio efficace contro il dolore. Del resto, altre sostanze ancor più pericolose della marijuana (morfina) sono già utilizzate in medicina per controllare il dolore, e nessuno si sognerebbe di vietarle. Sulla cannabis permangono però dei divieti, secondo i ricercatori californiani, dovuti solo a “questioni sociali”.

 

“Ci siamo concentrati sulle malattie – il dr. Igor Grant, direttore del CMCR – dove le attuali conoscenze della medicina non forniscono rimedi utili, e la cannabis, in alcuni di questi si è rivelata molto utile”. Sono cinque gli studi condotti dal team di ricercatori, e altri sono ancora incompleti, ma tutti dimostrano che “la cannabis può essere utile per alleviare efficacemente i dolori provocati da selezionate sindromi, lesioni, malattie del sistema nervoso e spasmi causati da patologie come la sclerosi multipla”.

 

I ricercatori non stanno di certo mettendo in dubbio la pericolosità sociale della cannabis, come di tutte le altre droghe, ma sostengono, sulla base di precisi studi, che la marijuana possa essere più utile, e meno invasiva, di altri farmaci già in commercio, come psicofarmaci e morfina, che potrebbero causare anche effetti peggiori sull’organismo.

I risultati sono stati presentati dal senatore John Vasconcellos al Senato del Californie Legislature, con l’obiettivo di stimolare un dibattito pubblico, già vivo e acceso in vari stati americani, con prove scientifiche, e non solo politiche.

 

corriereweb.net

Tossicodipendenza, a casa si cura meglio

di Gian Ugo Berti

Indagine GfK Eurisko: favorevole il 60% dei medici. Minori costi e rischi di spaccio o uso improprio. Vantaggi psicologici per i pazienti. Il ruolo dei nuovi farmaci. I dati del consumo di droga nel nostro Paese

(Repubblica Salute)

 

ROMA - Curarsi a casa, anche nella tossicodipendenza, può essere un valore aggiunto,sia sotto il profilo della sicurezza terapeutica, che nella lotta al traffico clandestino. Lo dimostra la crescita delle percentuali per uscire dal tunnel della droga:dal 61% del 2008 al 75% del 2009. In pratica, tre pazienti su quattro gestiscono ora la propria terapia a domicilio ed oltre la metà si rivolge ai SerT per ritirare i farmaci solo una volta la settimana. A sottolineare la tendenza positiva è una ricerca di GfK-Eurisko, condotta fra cento operatori medici del settore in Italia e presentata a Roma. Ma c'è dell'altro. Favorevole il 60% dei medici - Due medici su tre, in sostanza, ritengono che le nuove cure disponibili consentano d'affidare i farmaci con maggiore sicurezza e minori rischi. E' un importante passo avanti sostenuto,però, dall'innovazione farmacologica che ha reso disponibile il ricorso, nel nostro Paese, all'associzione buprenorfina e naloxone. Un insieme, capace di renderne difficile l'uso improprio e,di conseguenza,lo spaccio sul mercato clandestino. La combinazione dei due principi attivi si rivela,infatti, particolarmente inadatta alla vendita sul circuito. E' proprio nelle vicinanze dei SerT, ha precisato Claudio Leonardi,dell'ASL di Roma C, che si concentra l'attività di spaccio e, quindi, anche i rischi di possibile ricaduta. Vantaggi economici e gestionali - Si alleggerisce così la pressione sulle strutture sanitarie di settore,evitando le lunghe code quotidiane per il ritiro dei farmaci e ridurre i costi a medio e lungo termine. Si ha, in tal modo, un risparmio globale di risorse umane ed economiche, impiegabili in alternativa ad attività diverse,dalla dispensazione del farmaco, al supporto psicologico,alla riabilitazione.

Lavoro non più a rischio - Anche i tossicodipendenti avrebbero vantaggi. L'affido del farmaco a domicilio, pur mantenendo la centralità del SerT,favorisce il loro recupero, consentondo di trovare e mantenere più facilmente un lavoro,di reinserirli nella società e tornare ad una vita normale,limitando l'afflusso ai Centri. Rinascita psicologica - Dalle interviste, emerge in particolare il segno di una vera e propria rinascita psicologica,una prova della capacità di essere più forti della droga e della fiducia che si può riporre nei loro confronti.

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Smettere di fumare da soli/A cura del Ce.S.Di.P.

 

(inSostanza.it) Alcuni ricercatori che hanno rivisitato e studiato 511 precedenti ricerche sulla cessazione da fumo hanno trovato che dai 2/3 ai ¾ degli individui che smettono lo fanno aiutati solo dal loro desiderio e della loro volontà e non dalla terapia sostitutiva con nicotina o con altri farmaci.Simon Chapman e Ross Mackenzie dell'Università di Sidney dichiarano anche che secondo la maggior parte dei fumatori, che si allontanano da questa cattiva abitudine, tale risultato era molto più semplice di quanto loro potevano aspettarsi. I due studiosi accusano inoltre le istituzioni di medicalizzare il processo e addirittura di presentarlo come molto più difficile del reale.

Numerosi studi di popolazione rispetto al problema dell'alcol, del gambling o dell'uso di narcotici mostrano in modo deciso che la maggioranza dei fumatori che permanentemente smettono lo fanno senza alcuna forma di assistenza. IInoltre, malgrado gli sforzi dell'industria farmaceutica di promuovere farmaci necessari alla cessazione e malgrado numerosi trials clinici dimostrino l'efficacia della terapia farmacologica, il metodo più comunemente utilizzato da quasi tutti gli individui che hanno cessato con successo di fumare rimane quello non assistito o naturale e i successi di questo modo superano di molto i risultati ottenuti con la terapia nicotinica sostitutiva.Pur tuttavia, viene riportato nell'articolo, paradossalmente la comunità che controlla l'uso di tabacco tratta queste informazioni come se avessero qualcosa di irresponsabile e di sovversivo ed ignora invece le potenziali implicazioni fornite dallo studio di coloro i quali hanno smesso da se.

Quali altri messaggi dovrebbero ricevere i fumatori?

  1. 1-Che in un gran numero di paesi ci sono più ex-fumatori che fumatori.
  2. 2-Uno sforzo serio finalizzato a smettere non include l'utilizzo di farmaci o il supporto di operatori.
  3. 3-Il fallimento iniziale è una parte normale del ciclo della dipendenza. In realtà molti di questi iniziali tentativi non sono veri tentativi.
  4. 4-Le terapie sostitutive o il supporto di altri professionisti possono aiutare i fumatori ma non sono certo indispensabili per smettere.

A giudizio di altri professionisti che lavorano nel campo della salute questo studio appare inconsistente rispetto alle ben stabilite evidenze di base dalle quali si deduce che i fumatori che raggiungono la cessazione senza assistenza sono significativamente inferiore a quelli che smettono aiutati da supporti.

Simon Chapman e Ross Mackenzie, The global research neglect of unassisted smoking cessation: causes and consequences, PLosMedicine, 2010,7,2,1-6.

Droga. Segretario Stato Usa in tv: no a legalizzazione

Il segretario di Stato americano per la Sicurezza interna, Janet Napolitano, ha dichiarato che la legalizzazione della droga come forma di lotta al narcotraffico sarebbe "una risposta di corto respiro ad un problema molto piu' complicato". La Napolitano, parlando alla televisione messicana Televisa, ha sottolineato che e' necessario lavorare con i giovani per combattere la tossicodipendenza, ma allo stesso tempo "bisogna assicurarsi che nessuno goda di benefici provenienti dal traffico di droga". Il segretario alla Sicurezza interna ha incontrato ieri il presidente messicano Felipe Calderon, per firmare una dichiarazione per il rafforzamento della sicurezza nell'aviazione civile. "Credo che la cooperazione tra Messico e Stati Uniti non sia mai stata cosi' forte", ha dichiarato la Napolitano, ricordando la sua esperienza nella gestione dei problemi transfrontalieri quando era governatore dell'Arizona. La Napolitano ha sottolineato che la lotta al narcotraffico e' un interesse comune di entrambi i Paesi e che i cartelli della droga hanno "radici" in Messico e "tentacoli" nelle citta' degli Stati Uniti.

 

Notiziario Aduc

Alcolismo fra i giovani: sotto la lente l'esempio familiare

              Parte in Gran Bretagna una campagna contro l'allarmante fenomeno

A seguito di uno studio del Dipartimento per l'infanzia, la scuola e la famiglia, il governo britannico ha lanciato una campagna, chiamata "Perché lasci che l'alcol decida per te?", che affronta sotto differenti aspetti la diffusione dell'alcolismo giovanile. Al cuore del problema c'è una duplice emergenza: quella legata alle conseguenze per la salute e quella relativa alla criminalità giovanile.

Lo studio, che ha coinvolto circa 4.000 fra genitori, ragazzi e bambini, ha evidenziato una stretta correlazione fra alcolismo giovanile ed abitudini familiari, a cominciare dalla alta probabilità dei ragazzi figli di forti bevitori di diventarlo a propria volta.

Appare significativo come molte fra le famiglie intervistate sottostimino l'esempio dato ai figli i quali, per loro parte, dichiarano nella metà dei casi di essere stati introdotti al bere proprio in famiglia. Otto genitori su dieci non hanno strategie preventive per contrastare il bere nei figli; un ragazzo su quattro ha dichiarato che i suoi genitori non gli hanno mai parlato dei rischi dell'alcol. Mentre la maggioranza dei genitori ha dichiarato di essere pienamente al corrente delle abitudini dei propri figli, uno su dieci ha detto di non sapere se i figli bevano o meno alcol.

I vertici del dipartimento per la salute avvertono che in ogni caso non si dovrebbe cominciare a bere alcol prima dei 15 anni e mai senza il controllo di un genitore o un adulto responsabile. Il ministero provvederà a fornire nuovi finanziamenti per aiutare la polizia nell'assunzione di nuovi poteri per contrastare il fenomeno e per pubblicare una guida delle migliori pratiche per le autorità locali.

Fa parte integrante della campagna il torneo di football "Kickz football tournament" (dagli un calcio), come incoraggiamento ad incrementare le pratiche sportive nei giovani, quale sana alternativa allo sballo legato all'alcol.

Nel sito del dipartimento (www.dcsf.gov.uk) è possibile accedere allo spazio dedicato al progetto dove reperire una ampia serie di consigli ed informazioni per genitori e ragazzi.

 

Tuttoscuola.com

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