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Novità

"Otto ore online ci rubano la vita"

L'abuso di tecnologia visto dagli studenti

 

http://www.pmi.it/img/contenuti/001596.pngM.T. Martinengo, La Stampa - I primi a stupirsi e a spaventarsi dei risultati della loro ricerca sull’utilizzo e i rischi di Facebook, chat, You Tube, giochi e cellulari sono stati proprio loro, gli studenti dell’Istituto Avogadro, nativi digitali doc. «Abbiamo scoperto di avere compagni dipendenti dai giochi on line. Alcuni hanno ammesso di passarci otto ore. Gli resta il tempo di andare a scuola e dormire», ha detto Matteo Giardino. «Otto ore filate», ha rincarato scuotendo la testa Enrico Rolfini. Ma è solo un assaggio. C’è chi spende 30-40 euro a settimana per il cellulare («come uno che lavora», dicono i ragazzi), mentre 5 studenti su 20 ammettono di scambiare qualsiasi genere di informazione con sconosciuti sui social network. Questo ed altro è emerso nell’interessante (soprattutto per genitori, insegnanti e adulti in genere!) giornata di chiusura del progetto sui «Rischi da nuove tecnologie informatiche» organizzato dal Nucleo di Prossimità del Corpo di Polizia Municipale con l’Avogadro, tecnologie che hanno rivoluzionato le modalità di aggregazione e comunicazione tra i giovanissimi, creando le condizioni per renderli facilmente vittime, ma anche autori, di reati on line. «Il progetto ha usato il metodo del coinvolgimento diretto di un gruppo di ragazzi di tutte le fasce d’età dell’istituto», ha detto Antonio Mandarano, il docente che ha curato il lavoro. I ragazzi hanno indagato l’uso delle nuove tecnologie in un rapporto «tra pari» e con il loro linguaggio anche attraverso due sondaggi che hanno coinvolto un centinaio di studenti. «Parlare con i vigili - ha sottolineato Marco Bettoni - ci è servito a renderci meglio conto di che sia un reato e di cosa significhi dipendenza dal web, del perché alle Molinette abbiano aperto un ambulatorio per la disintossicazione. Tra gli episodi che hanno raccontato, uno ci ha colpito in particolare: due genitori disperati hanno chiamato i vigili perché il figlio, chiuso nella sua stanza, urlava e insultava da ore il suo avversario nel videogioco». Ermes Santoienna «Ci hanno detto che nel web si incontrano pedofili, ma anche topi d’alloggio che ti tirano fuori informazioni e poi vengono a svaligiarti la casa». L’uso improprio della tecnologia è sempre in agguato. Il cellulare? C’è chi lo tiene acceso 24 ore su 24 e invia 100 sms al giorno. Per Marco Sciretti, «sono i giochi on line i più pericolosi: c’è chi li usa 3 ore in settimana e la domenica 8. I preferiti? Quelli violenti e criminali, dove si ruba, si ammazza». I genitori in generale si fidano, hanno detto i ragazzi. Ma dal preside dell’Avogadro Lupo all’assessore alla Polizia Municipale Mangone, al direttore scolastico Regionale De Sanctis tutti sono d’accordo sulla necessità di avviare corsi sulle tecnologie anche per loro. Con gli studenti in cattedra, ovvio. «Se i genitori non colmano la distanza - ha osservato Mangone - il mondo dei figli diventerà impenetrabile. Con tutti i pericoli che ne derivano». E Marco Bertoluzzo, criminologo, consulente della Polizia Municipale: «Bisogna aiutare i ragazzi a distinguere la realtà dal virtuale, l’amicizia dal “contatto”. E a distinguere i tempi. Otto ore al computer uccidono tutto il resto».

Dipendenze senza sostanza: prevenzione e terapia

Il 6 Maggio è uscito nelle migliori librerie "Dipendenze senza sostanza: prevenzione e terapia" edito da Edizioni Psiconline, la casa editrice specializzata in psicologia, psicoterapia e scienze umane.

ll volume raccoglie gli atti del I Convegno Nazionale "Dipendenze non da sostanza: Terapia e Prevenzione", svoltosi a Firenze l’8 novembre 2008. Le nuove dipendenze, tra queste le Internet Dipendenze, la Dipendenza da Cellulare, il Gioco d’azzardo patologico, la Dipendenza Sessuale, la Dipendenza Affettiva, lo Shopping Compulsivo, la Dipendenza da lavoro si caratterizzano per l’assenza di una dipendenza da sostanza, ma per la presenza di distorsioni dello stile cognitivo, comportamenti compulsivi e problematici, ossessioni, disturbi di personalità, difficoltà relazionali e affettive, isolamento e ritiro sociale. Ansia, depressione, pensieri a contenuto ossessivo, compulsioni, compromissione della qualità della vita e delle capacità critiche e ideative, basso livello di autostima, centralità del comportamento dipendente sono comuni alle diverse dipendenze. Particolare attenzione va posta alla trasversalità anagrafica, sociale ed economica delle nuove dipendenze che coinvolgono bambini, adolescenti, adulti, anziani, maschi e femmine. I contributi dei Relatori del Convegno, qui raccolti, offrono al lettore studi, dati, riflessioni, conoscenze, tecniche di intervento in merito alle nuove dipendenze, fenomeno recente nel panorama scientifico-culturale italiano. Il Convegno è stato promosso dalla Rete Nuove Dipendenze, dalla Scuola di Psicoterapia Comparata e dal Mo.P.I. Movimento Psicologi Indipendenti. La Rete Nuove Dipendenze è un Coordinamento Nazionale di diversi Professionisti articolato in settori e gruppi di lavoro il cui sito web è www.retenuovedipendenze.it

 

http://www.edizioni-psiconline.it/

DICONO DI SYD BARRETT

Chi avrebbe immaginato che il coltissimo autore di un falso leopardiano ( Io venìa pien d’angoscia a rimirarti rimirarti) o del céliniano ) Rondini sul filo potesse scrivere un romanzo sui Pink Floyd?

L’omaggio di Michele Mari alla rock band inglese è un mosaico di testimonianze intorno al mistero di Syd Barrett, il geniale fondatore sprofondato nella follia.

Parlano i fan, gli amici, gli stessi Pink Floyd e altri protagonisti della scena musicale degli ultimi decenni. Una vera orchestra diretta dallo scrittore a comporre l’immagine del “Crazy Diamond” e della sua ossessiva presenza nelle creazioni di Waters & Co.

Come mai proprio i Pink Floyd?

Dalla morte di Syd Barrett l’idea di scrivere un libro su di lui ha continuato a visitarmi periodicamente, come se qualcosa di innominato chiedesse di essere conosciuto.

Perché la collezione di voci piuttosto che il racconto?

La stessa ambiguità dell’oggetto, la sua imprendibilità, mi hanno suggerito un avvicinamento

graduale dalla periferia verso il centro, attraverso una pluralità di voci e ipotesi discordi.

Quanto del suo Barrett appartiene al musicista e quanto allo scrittore?

È una questione che dovrebbero risolvere i lettori. Posso però dire che il personaggio in cui le mie ossessioni più si sono riconosciute non è Barrett, ma Waters: il suo ossessivo ritorno agli stessi temi a partire dai traumi infantili, la sua coerenza ai limiti del fanatismo, la stessa sublime “scorrettezza” del suo egocentrismo.

■ Michele Mari, Rosso Floyd Floyd, Einaudi, 20 euro

DAL PTSD ALL’EROINA?

Quando due anni fa il soldato Eric Acevedo, appena rientrato dall’Iraq, pugnalò a morte la fidanzata non era in sé: soffriva di Ptsd (Post Traumatic Stress Disorder), patologia riconosciuta dalle assicurazioni soltanto nel 2004. Questa è la prima volta in cui lo stress da combattimento viene usato in un processo. La sentenza non è ancora stata emessa ma il fatto è importante. Secondo uno studio dell’Università della California sono 300mila i militari tornati da Afghanistan e Iraq con segni di squilibrio: emergenza che l’esercito affronta con appena 400 psichiatri. E intanto le prigioni si riempiono di veterani: il 23% dei detenuti, un numero così alto che si sta pensando a tribunali speciali e condanne alternative. Un’inchiesta di Time spiega che il numero dei suicidi tra soldati ha toccato cifre record: 106 nel 2006, 115 nel 2007, 128 nel 2008. E ben 334 nel 2009: lo stesso anno i morti in battaglia sono stati 316 in Afghanistan e 149 in Iraq. Ne muoiono più a casa che in trincea. Ma contando che riesce un tentativo su dieci, il numero di quelli che cercano di farla finita sale a 3mila militari all’anno. Ammesso che siano dati reali: perché, insinua l’ l’Huffington Post Huffington Post, i numeri, difficili da reperire, , portebbero essere superiori. E parliamo solo di militari in divisa: per quel che riguarda i veterani, le cifre si fanno agghiaccianti. Se ne suicidano 6mila l’anno, ma l’esercito li considera civili e rifiuta di associare le cause di tante morti alle sofferenze accumulate in divisa. Qualcosa sta cambiando, ma ci sono state tragedie come quella di Fort Carson (Colorado Springs): nove omicidi commessi da membri della medesima brigata appena rientrata da Falluja, sommati a 145 episodi di violenze domestiche e 38 stupri. C’è voluto l’intervento del senatore democratico, Ken Salazar, per aprire un’indagine. E un cambio ai vertici della base, oggi comandata dal generale Mark Graham - padre di un soldato suicidatosi a 21 anni - per organizzare un centro di salute mentale all’interno del forte, il Warrior Transition Unit Unit. Che sembra già essere . un fallimento: sostiene il New York Times che il Wtu è il nuovo incubo dei soldati. Un purgatorio che si limita a fornire pillole per ogni malessere. A reduci che diventano drogati, tanto che all’interno della base ci sono prove di spaccio e consumo di eroina.Anna Lombardi Repubblica

 

 

Cibi spazzatura come le droghe

 

BlogBenessere - Il “junk food” può creare dipendenza, inquinando la mente ed il corpo di chi lo consuma abitualmente. Il cibo spazzatura può provocare un effetto simile a quello delle droghe, poiché attiva un meccanismo che lo rende assolutamente gustoso e irresistibile. Questo è quanto emerge da una ricerca scientifica americana, di recente pubblicata sulla rivista “Nature Neuroscience”. Ma quali sono gli alimenti che più pericolosi “a rischio dipendenza”?

Chi di noi non ha mai provato un insostenibile goduria nel gustare una porzione di patatine fritte ben calde, o dei pasticcini ripieni alla crema, magari per ricompensarci di un torto subito o di una pena d’amore? A quanto pare, dosi eccessive di questi alimenti possono provocare un meccanismo di dipendenza, stimolando il nostro organismo a consumarne sempre di più.

Attraverso questi cibi grassi e calorici si crea una reazione chimica nel cervello, e vengono stimolate le stesse aree che si attivano quando vengono consumate le sostanze stupefacenti. Inoltre questi cibi introducono nell’organismo alcune sostanze euforizzanti, come la dopamina, che innescano un meccanismo di gratificazione e piacere che spinge a consumarli ancora e poi ancora.

Avere voglia di dolci o, al contrario essere attratti irresistibilmente da patatine e cibi molto salati, può dipendere da motivazioni psicologiche, ma anche fisiologiche e chimiche. A rischio dipendenza da “junk food” ci sono anche i bambini, che non dovrebbero mai frequentare un Mc Donald’s e abituarsi a questi sapori per poi diventarne schiavi.

Mangiare spesso al fast food può provocare, a lungo andare, una serie di problemi fisici, tra cui anche l’obesità. Riscopriamo quindi i sapori di una cucina semplice per stare bene: poco zucchero, poco sale, cotture con pochi grassi, liberandoci dalle tentazioni che danneggiano il corpo e, a quanto pare, anche la mente.

Codice della strada ed etilometro, cresce la protesta dei ristoranti

e.cremonaweb.it - Fipe boccia le iniziative a carico dei pubblici esercizi contenute nella riforma del codice della strada approvato questa mattina, 6 maggio, al Senato. In particolare viene contestato l’obbligo di impedire la somministrazione di bevande alcoliche a partire dalle due di notte e l’obbligo di detenere un precursore (l'etilometro) all’interno dei ristoranti. Molti interventi inseriti nel pacchetto sulla sicurezza stradale sarebbero inefficaci per prevenire gli incidenti stradali collegati all'abuso di alcol e scaricano sul settore di bari e ristoranti altri divieti, nuovi costi e burocrazia. e.cremonaweb.it «L'anticipazione del divieto alle ore 2.00 - spiega il presidente di Fipe, Lino Stoppani (nella foto sotto a destra) - favorirà nomadismo, trasgressione e abusivismo. L'introduzione generalizzata degli etilometri avrà effetti sui costi e sull’organizzazione del lavoro e l'obbligatorietà di cartellonistica introduce altra burocrazia inutile. È disarmante constatare come la Politica sia lontana dalla realtà e insista con provvedimenti pretestuosi che penalizzano tutta la filiera agroalimentare e avranno effetti sulle dinamiche del turismo nel nostro Paese. È deludente - continua Stoppani - e mortificante per il settore dei pubblici esercizi constatare questo accanimento vessatorio, mentre il problema andrebbe affrontato inasprendo controlli e sanzioni, coltivando i buoni comportamenti, che toccano il ruolo educativo e formativo dello Stato. Meglio ancora se a tutto ciò si accompagna anche la sensibilità e la responsabilità dagli operatori, ma tralasciando provvedimenti inutili e autolesionistici». Secondo Fipe il testo che adesso passerà alla Camera cerca di scaricare sui pubblici esercizi la responsabilità di un servizio pubblico che a loro non compete. Nel dettaglio, la proposta prevede che sia obbligatorio per locali ed esercizi pubblici possedere gli etilometri. Inoltre, scatta dalle 3 di notte il divieto di vendere le bevande alcoliche nei locali notturni. Negli Autogrill sulle autostrade il divieto va dalle 22 alle 6 (multe da 2.500 a 7.000 euro) e dalle 2 alle 7 per la somministrazione di bevande alcoliche (multe da 3.500 a 10.500 euro). Ancora, gli autotrasportatori e chi ha preso la patente entro tre anni non potrà bere alcolici prima di mettersi alla guida (multe da 155 a 624 euro). «Si sta per aprire la stagione estiva che vede protagonisti i pubblici esercizi - sottolinea il neo vicepresidente Fipe Alfredo Zini -. Chiaro è che la limitazione imposta dalla riforma al codice della strada porterà inevitabilmente a un'emigrazione dei clienti verso zone più libere. Inoltre è inconcepibile che si vada a sobbarcare la spesa per l'acquisto di un "precursore", un etilometro per capirci, a carico del ristoratore. Lo Stato dovrebbe quanto meno provvedere all'acquisto delle apparecchiature. Non ci troviamo inoltre d'accordo sulle sanzioni a carico della categoria previste per chi non ottempera alla nuova normativa. Non ci tiriamo indietro, abbiamo sempre sostenuto le iniziative legate alla sicurezza, ma c'è un'altra questione basilare: un cliente, prima di uscire dal ristorante, effettua il test e si mette alla guida; la polizia lo ferma, rieffettua il test e scopre essere differente da quello precedentemente eseguito. Ne nasce una contestazione, che sfocerebbe su questioni di carattere tecnico e legate alla manutenzione dell'attrezzatura del ristoratore, che può solo portare ad avere problemi, non legati al servizio, con la clientela». Oltre a Fipe, immediate le polemiche anche da parte di altre associazioni. «Questa riforma del Codice della strada - spiega Giordano Biserni, presidente dell’Asaps, Associazione sostenitori amici Polizia stradale - sta diventando sempre più sorprendente. Dalla tolleranza zero si sta passando alla tolleranza 100, anzi 150 visto che si voleva assurdamente elevare anche il limite di velocità. Dopo l’accantonamento del provvedimento che limita l’apertura degli orari dei locali della notte voluto dal sottosegretario Giovanardi, dopo l’ipotesi di elevare i limiti di velocità a 150 nelle autostrade, dopo la sospensione della patente tranne che per 3 ore al giorno, con l’emendamento grappino, per chi ha particolari esigenze di lavoro o sociali (chi è che non ne ha alzi la mano!). Il pacchetto di provvedimenti, pur con alcuni aspetti positivi, quando sarà varato (se sarà varato in questa stesura) a parere dell’Asaps non contribuirà minimamente ad elevare il livello della sicurezza stradale. Troppe le spinte lobbistiche, troppi i gruppi di pressione economica messi sotto protezione». «Ci auguriamo - spiega poi Carmelo Lentino, portavoce di “BastaUnAttimo” la campagna nazionale per la sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera promossa da AssoGiovani e dal Forum nazionale dei giovani - che alla Camera dei Deputati nel provvedimento di riforma del codice della strada siano inseriti interventi più incisivi soprattutto per quanto riguarda la reale educazione stradale. Come già ribadito - continua Lentino - servono interventi che possano realmente portare ad un cambio di marcia nel nostro Paese per contrastare le stragi che ogni giorno si verificano sulle strade. Servono norme che abbiano realmente effetti reali e per la sicurezza sulle strade va fatto ogni sforzo sempre mantenendo quel clima di condivisione utile per interventi di questa portata». Nel frattempo sulla strada si continuano a stendere lenzuoli bianchi. Come prima e, anzi, anche più di prima, specie fra i giovani (+11%) e di notte (+32%). Si era parlato di lotta all’uso di droga, alcol e telefonino, di scarse distanze di sicurezza, mancate precedenze e pirateria stradale. Tutte cose ormai dimenticate perché per contrastare queste violazioni servono agenti sulle strade. Ma fino a oggi non si è visto nessun aiuto alle forze dell’ordine. È comuqnue dal mondo della ristorazione che si levano le maggiori voci di dissenso. Ruggero Bonometti (nella foto a destra), patron dell’Osteria Nonna Mercede di Brescia e segretario dell'Arthob, ad esempio, sottolinea che «tutto questo proibizionismo è sbagliato e va solo a danneggiare i pubblici esercizi. I provvedimenti dovrebbero andare piuttosto nella direzione di una maggiore informazione. I clienti dei locali che non possono somministrare alcolici dopo le 2 di notte possono benissimo acquistarli in altri posti o portarseli da casa: la proposta quindi non risolve niente. Inoltre, molto più grave dell’alcol è l’effetto delle droghe, un problema che andrebbe combattuto con più decisione. Bisogna poi tenere presente - aggiunge Bonometti - che bevande del tutto lecite come gli “energy drink”, abitualmente miscelate ai superalcolici, possono aumentare gli effetti dell’alcol fino a 10 volte. Questo rappresenta una contraddizione se ci si accanisce solo e soltanto contro le bevande alcoliche. Da parte del Governo ci vorrebbero provvedimenti mirati alla diffusione di una vera e propria cultura dell’alimentazione. Il vino, in particolare, è un prodotto da valorizzare, importantissimo per l’economia italiana. Un modo concreto per limitare gli incedenti sulle strade causati da ebbrezza potrebbe essere ad esempio quello di introdurre un servizio taxi notturno con costi agevolati in modo da dissuadere chi beve dal mettersi al volante costituendo un pericolo per se stesso e per gli altri». A Bonometti fa eco Matteo Scibilia (nella foto a sinistra) dell’Osteria della Buona Condotta di Ornago (Mi) nonché presidente del Consorzio Cuochi di Lombardia: «Preoccupa la continua intolleranza nei confronti dell’alcol. Innanzi tutto bisognerebbe analizzare meglio in quali categorie di esercizi esso costituisce un pericolo maggiore. Un conto è la Ristorazione, un altro quei pubblici esercizi dove al consumo di alcol si mescolano altre sostanze come droghe. Per il nostro Pese il vino è un prodotto importante, che dà lavoro a moltissime persone. Mettere in difficoltà questo settore potrebbe avere dei gravi contraccolpi sull’economia in un momento come quello attuale. Un altro aspetto importante - evidenzia Scibilia - è che i pubblici esercizi non sono farmacie, né possono obbligare i clienti a sottoporsi all’alcol-test. E poi, se i valori dovessero essere fuori norma, che cosa dovrebbero fare? Chiamare i carabinieri? La Ristorazione fa parte della nostra cultura, è una ricchezza del Paese, e non ha molta colpa di ciò che succede sulle strade. L’enogastronomia dovrebbe rappresentare un trampolino per il rilancio dell’economia, ma così facendo il Governo mette solo i bastoni fra le ruote». «Il ristoratore deve forse diventare un “tuttologo”? - si domanda Lucio Pompili (nella foto a destra), presidente dell’Associazione dei Cuochi di Marca -. Dovrebbe forse fare controlli del tasso alcolico dei clienti che lasciano il suo locale? Il Governo deve capire che i ristoranti non sono istituti preposti al controllo, gli si può chiedere, al limite, di usare il buon senso. Quello dell’alcol nelle strade è un falso problema, perché riguarda esclusivamente il singolo cliente, che può aver già bevuto prima di entrare in un locale, o aver acquistato alcolici al supermercato. Il problema di fondo è che chi fa le leggi probabilmente non ha sufficienti competenze in materia. Al tavolo di discussione dovrebbero sedere, piuttosto, i rappresentanti delle associazioni di categoria, che in un momento come questo potrebbero apportare elementi fondamentali per la correzione di un testo di legge sbagliato. La Ristorazione è indispensabile per altri due settori fondamentali quali il Turismo e l’Agricoltura. Al giorno d’oggi il cibo è sinonimo di cultura, per lo chef diventa un vero e proprio linguaggio. La Ristorazione è fatta da figure altamente qualificate (ad esempio i sommelier), e altrettanta preparazione culturale andrebbe fornita, da un lato, ai produttori delle materie prime, dall’altro, ai consumatori, per chiudere così il cerchio della filiera. Chiedo dunque - conclude Pompili -, da una parte, alle istituzioni di ascoltare le necessità di un settore che ormai “alla frutta”, riformulando il sistema delle licenze che devono essere contingentate o, se non lo sono, che i controlli siano coerenti in tutti i comparti; dall’altra, ai miei colleghi chiedo maggiore coesione, che in maniera seria si uniscano mettendo da parte le gelosie, solo con un sano spirito di competizione. Associazioni come il Consorzio dei Cuochi di Lombardia e i Cuochi di Marca nascono proprio per aggregare i ristoratori verso obiettivi unitari, dal momento che da parte delle associazioni di categoria mancano attenzioni e interventi concreti». Le novità prospettate dal disegno di legge MINICAR: inasprimento delle sanzioni per chi trucca motorini e minicar, da 389 a 1.556 euro per il meccanico e da 148 a 594 per il proprietario. Introduzione dell’obbligo delle cinture nelle minicar. TEST ANTIDROGA: Obbligatori per il primo rilascio della patente e per il rinnovo di quella “professionale”. DROGHE: possibilità di essere sottoposti ad esami con strumenti o di campioni di mucosa o del cavo orale quando c’è ragionevole dubbio che il conducente sia sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. LICENZIAMENTO AUTISTA: Chi ha subito la sospensione della patente professionale perchè ubriaco o sotto gli effetti della droga può essere licenziato per giusta causa dal datore di lavoro. DEROGA A PATENTE SOSPESA: il prefetto può concedere deroghe alla sospensione della patente, a determinate condizioni, per recarsi al lavoro o per fini sociali. ALCOL: obbligatorio per locali ed esercizi pubblici possedere gli etilometri. Inoltre, scatta dalle 3 di notte il divieto di vendere le bevande alcoliche nei locali notturni. Negli Autogrill sulle autostrade divieto dalle 22 alle 6 (multe da 2.500 a 7.000 euro) e dalle 2 alle 7 per la somministrazione di bevande alcoliche (multe da 3.500 a 10.500 euro). Ancora, gli autotrasportatori e chi ha preso la patente entro tre anni non potrà bere alcolici prima di mettersi alla guida (multe da 155 a 624 euro). MULTE DIVISE TRA ENTI E COMUNI: i proventi delle sanzioni per eccesso di velocità sono al 50% dei proprietari delle strade e al 50% dagli enti locali. Inoltre, i proventi delle sanzioni amministrative e pecuniarie vanno destinati alla manutenzione stradale, alla polizia e all’istruzione sulla sicurezza stradale. MULTE A RATE: chi ha un reddito fino a 15mila euro può rateizzare il pagamento delle multe superiori a 200 euro. Inoltre, è ridotto fino a 60 giorni il termine per la notifica delle multe. BAMBINI: chi trasporta su un motociclo un bambino (fino a un metro e mezzo di altezza) non deve superare i 60 km/h. Per i minori dai 5 ai 12 anni è obbligatorio un apposito seggiolino di cui sarà il ministero dei Trasporti a definirne le caratteristiche. Sulla bici il casco per i ragazzi fino a 14 anni è obbligatorio. CICLISTI: chi commette una infrazione con la bicicletta pagherà una multa ma non vedrà tolti i punti dalla sua patente. Inoltre, nessuna sanzione se si parcheggia la bici sul marciapiede o nelle aree pedonali. fonte: www.italiaatavola.net

Conoscere lo sballo

http://www.ilrecensore.com/wp2/wp-content/uploads/2010/05/sballo.jpg Paolo Calabro, ilRecensore.com - Parte da un drammatico dato di fatto lo studio di A. Dionigi e R. M. Pavarin dal titolo “Sballo. Nuove tipologie di consumo di droga nei giovani“(Erickson, 2010): è in aumento tra i giovani, i giovani adulti e la popolazione in generale il consumo di sostanze psicoattive. Cioè: la droga. Non è però l’unica novità rispetto al passato. La più grande (e forse più preoccupante) differenza è il fatto che il consumo di droga sia diventato un aspetto della normalità, mentre prima era percepito come devianza e legato quasi sempre a rivendicazioni asociali o antisociali. Ma ciò non dipende dalla droga come tale, secondo gli autori, bensì dal diverso assetto che la società ha assunto negli ultimi decenni: “ovunque, chiunque stia cercando qualcosa ai giorni nostri si appresta al contempo a consumare qualcosa, legale o illegale che sia”. Parte tutto da qui, dal fatto che il consumo, in generale, sia aumentato, e che il mercato abbia reso la droga una merce come un’altra - certo illegale - ma in null’altro diversa da tutto ciò che si acquista per essere diversi, sentirsi accettati, potenziare o comunque alterare le proprie caratteristiche personali (fisiche e mentali: si pensi alla chirurgia estetica, all’ossessione per il proprio peso corporeo o ai drink eccitanti a base di caffeina e taurina).

È lo sfondo ad essere cambiato: la droga fa parte della normalità e della quotidianità al punto che sempre più non-tossicomani ne fanno uso. Cadono le distinzioni tradizionali tra chi è dentro e chi è fuori: negli anni ‘80 lo spacciatore e il consumatore erano due ruoli nettamente distinti e il primo in genere apparteneva alla malavita; oggi, evidenziano gli autori con esempi tratti dalla loro pratica clinica, “alcuni pazienti comprano la cocaina dal loro commercialista, l’ecstasy dal fidanzato della sorella e l’hashish a scuola o al bar da coetanei non devianti”.

Grande dilemma per i genitori i quali, spesso inconsapevoli di tutto ciò, continuano a dipingere ai figli una realtà della droga che non è più attuale, ciò che reca il rischio dell’incomunicabilità fra le due generazioni (con il classico “i giovani non li capisco” da un lato e il corrispondente “i vecchi non sanno niente di noi giovani”). Mentre invece proprio dei genitori ci sarebbe più bisogno, per riscoprire un’alternativa ai modelli stereotipati che prescrivono la droga come ingrediente indispensabile al “divertimento”. Alla cui pressione si aggiungono ovviamente fattori quali l’incertezza del futuro e la precarietà prevalente dei progetti di vita.

Il libro è diviso in due parti: la prima affronta il consumo delle sostanze psicoattive, i modi di proteggersi e il ruolo dei genitori; la seconda rivisita i paradigmi delle sostanze e dei significati ad esse attribuiti, con particolare attenzione all’alcol, alla cannabis e alla cocaina. Rivolto a genitori, insegnanti, educatori e tutti coloro che intendono affacciarsi all’odierno orizzonte della normalità della droga.

Alessandro Dionigi, docente di Pedagogia dei nuovi stili di consumo, Pedagogia di comunità e Gestione dei conflitti, titolare di Laboratori didattici presso la facioltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna, svolge attività di formatore presso diversi enti ausiliari e in differenti regioni. È coordinatore de «Il Pettirosso» - Consorzio CEIS di Bologna, nonché della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (FICT) per l’area “Cocaina, alcol e nuovi stili di consumo”. Opera da ventidue anni nel capo delle dipendenza ed è autore di numerose pubblicazioni sull’argomento.

Raimondo Maria Pavarin, Direttore dell’Osservatorio Epidemiologico metropolitano Dipendenza Patologiche e del Centro di documentazione sulle deoghe dell’Azienda USL di Bologna; professore a contratto di Epidemiologia delle Dipendenza presso l’Università di Bologna, ha opubblicato numerosi libri e articoli scientifici sulle dipendenze da alcol e droga. È membro della Consulta nazionale degli esperti delle dipendenze.

Autori: A. Dionigi - R. M. Pavarin Titolo: Sballo. Nuove tipologie di consumo di droga nei giovani Editore: Erickson Anno di pubblicazione: 2010 Prezzo: 14 euro Pagine: 220

Giovanardi dalla parte dei tossicodipendenti: sospendere processi per piccoli spacciatori

Notiziario Aduc - Sembra incredibile, ma l'autore di una delle leggi più repressive in Europa sulle droghe chiede che le persone con problemi di tossicodipendenza non finiscano in carcere. Bene la possibilita' che i tossicodipendenti scontino l'ultimo anno di detenzione in comunita', ma servirebbe 'un po' piu' di coraggio' e prevedere la sospensione del processo e la non applicazione della recidiva ai piccoli spacciatori: cosi' il sottosegretario Carlo Giovanardi commenta all'ANSA gli emendamenti governativi al ddl Alfano sulle carceri. 'Con l'emendamento introdotto i tossicodipendenti possono, se lo vogliono, scontare l'ultimo anno di pena in una comunita' di recupero. Bastera' la certificazione di tossicodipendenza'. Soddisfatto, quindi? 'Si', era una delle nostre richieste. Certo se si avesse piu' coraggio si potrebbe arrivare anche a introdurre la sospensione del processo per i tossicodipendenti piccoli spacciatori, una misura che per esempio avrebbe evitato al povero Stefano Cucchi di morire. E poi, l'altra nostra richiesta resta quella di non applicare la ex Cirielli, cioe' la recidiva, ai tossicodipendenti che si macchiano di reati di lieve entita' '. D'altro canto, conclude Giovanardi, 'se i piccoli spacciatori potessero essere recuperati in comunita' invece che in carcere, le recidive sarebbero sicuramente piu' basse'.

Maschi, allarme infertilità: è in aumento

di Aldo Franco de Rose, Repubblica Salute

Summit di andrologia: visite preventive per gli adolescenti. Attenti ad eccessi e sesso non protetto

Negli ultimi decenni fertilità e potenza sessuale maschile si sono indebolite. Tra le cause anche malattie sessualmente trasmesse e cattive abitudini: fumo, alcol, droghe. È quanto si evince dai dati presentati sulla prevenzione nelle scuole italiane, in occasione del recente update in andrologia, che si è svolto a Potenza, dove protagonisti sono stati, oltre agli specialisti, soprattutto insegnanti e alunni. Su 2.700 giovani l´84% dei maschi sembra interessato a parlare con l´andrologo e solo il 16% è "diffidente" nel richiedere una visita, anche in presenza di evidenti problemi.«E la prevenzione per il maschio deve iniziare dalla giovane età», raccomanda Angela Vita, responsabile dell´andrologia dell´ospedale San Carlo di Potenza. «Infatti, anche se la causa primaria di infertilità maschile resta il varicocele, con il 35%, è opportuno sottoporsi ad un controllo andrologico soprattutto in età adolescenziale per verficare anche altre possibili cause». Poi c´è il criptorchidismo, che colpisce il 3-5% dei nati a termine ed il 9-30% dei pre-termine, ma soprattutto espone al rischio di tumore del testicolo in età adolescenziale: ben nove casi iniziali sono stati evidenziati ecograficamente dopo la semplice visita di prevenzione. La sua incidenza, stimata attorno al 2%, sembra aumentata significativamente negli ultimi trent´anni anche a causa di anomale esposizioni ambientali, soprattutto estrogeni utilizzati nelle carni, pesticidi e radiazioni. Elemento di prevenzione è l´autopalpazione.Ma per gli adolescenti c´è un altro rischio: le malattie sessualmente trasmesse. Il 25% dei ragazzi del Nord e il 17% del Centro-sud, al termine dell´adolescenza, presentano infezioni sessualmente trasmesse da Chlamydia trachomatis e Hpv, e la causa sarebbe da ricercare nello scarso utilizzo del profilattico, (65% degli intervistati). Più preoccupante l´esperienza dei Sert (ricerca di Giuseppe La Pera e dell´agenzia Mpr): il 60% ha dichiarato di avere iniziato a drogarsi a causa di disturbi sessuali.* Specialista andrologo e urologo Clinica urologica Genova

Dolce Vita 28 maggio/giugno 2010

La rivista dedicata agli stili di vita alternativi e alla cultura della canapa esce SABATO 15 MAGGIO 2010 nelle edicole delle principali città italiane e in oltre 100 punti di distribuzione! Numero dedicato alla società dell’abuso.

I CONTENUTI DEL NUOVO NUMEROCannabis WorldEnjoint newsReport: Spannabis 2010 + Cannatrade 2010 + Splash Party + Calendario eventiHigh Times: News cannabis worldIl Canapaio: Dalla semina all’emergenzaLa scuola di Cervantes: Terra e contenitoriShantibaba Bag of Dreams: I tentativi e gli errori portano ad una società ammaccata e maltrattataStrain Guide: Chronic di Serious SeedsGrow: Cannapazza, critica della coltura idroponica della CannabisCannabis Terapeutica: NewsDolci Foto: Jack Herer di Sensi SeedsCanapa 360°: The emperor wears no clothes + Hanf Museum il museo della canapa di BerlinoLegalize It: Abuso dell'informazione e obiettivi nascostiL’erba è come er vinoCultura PsichedelicaPsiconauta: Paganesimo ad alta Tecnologia – Parte IIInformazioneL'avvocato risponde + Active: L'acqua non si vende!Speciale: Diventiamo tutti FreegansSpeciale: Usare è umano, abusare è diabolicoMusic ZoneIntervista a Alpha BlondyGuru TributeReggae Vibrations: news e curiositàRave new world: FintekExtraNew Art: news e curiositàViaggi: il viaggio e i suoi significatiSexxx and Love: Chi di voi non è sesso dipendente?Natura: Eco-friendly newsAltri contenuti e rubricheGuardando le stelle, Media, News e Curiosità dal mondo, Cronache da dietro il cancello, Attualità, Pensieri e riflessioni, News Hi-Tech, Input: libri, film, musica, blog e cinema, News prodotti e negozi.Dettagli tecniciTiratura: 15.000 copie | Pagine: 80 | Periodicità: bimestrale | Prezzo di copertina in edicola: 2,90 euro. Prezzo in growshops, smartshops, eventi e centri sociali: 1 euroDolce Vita è nelle edicole delle principali città italiane. Se avete difficoltà a trovarla, invitate il vostro edicolante di fiducia a richiederla oppure, ancora meglio, segnalateci l’edicola in questione tramite email a info@dolcevitaonline.it o tramite sms al 347.2888102> ACQUISTALO QUI 

 

Narcoturismo: camera con pista

di Stella Pende con Nicola Ostano

PANORAMA - Il gruppetto festante di turisti sbircia dai finestrini dell’auto rottame che si arrampica come una vecchia sdentata fra le case dei narcotrafficanti. «Vedete, è proprio davanti a quell’insegna della Coca-Cola crivellata dai proiettili che il boss del comando Vermelho ha folgorato con il lanciafiamme Paulo o Caschiouro, comandante degli Amigos dos amigos»: l’autista Chris racconta così e mima per l’occasione anche il pum pum della sparatoria, avvenuta nel 2006 tra i feroci spacciatori della favela di Rosinha, la più mortale di Rio de Janeiro. A dire la verità, dopo quel leggendario putiferio tra i criminali della polvere bianca, la legge brasiliana ha vietato le visite dei narcoturisti alle favelas (in Messico, nella regione di Sinaloa, per 15 dollari si offrono narcotour soprattutto davanti alla casa di Joaquin Guzman Loera, detto el Chapo, il più ricercato trafficante messicano). Ma davanti ai 100 euro offerti al «taxinarco» la gita non si poteva rifiutare. E nel finale, vero valore aggiunto del viaggio, ecco la tappa davanti alla «boca» di Angelo (boca sta per nascondiglio) per fare, tutti insieme, scorta di cocaina e cristalli da fumare.

Turismo tossico: si chiama così oggi per troppi giovani europei la nuova vacanza alla ricerca della droga per perdersi, ma non solo. «Dal Marocco all’India, da Amsterdam al Brasile, partono in piccoli gruppi, o anche da soli. L’importante è varcare il confine della coscienza riducendosi a larve al servizio di cocaina e allucinogeni di ogni tipo. C’è il turismo tossico del weekend nelle capitali europee compiacenti (due notti ad Amsterdam albergo e volo compreso costano solo 120 euro), oppure lo sballo di chi attraversa l’anarchia dell’oceano. In quel caso si arriva con i voli low cost nelle grandi città del Centro e del Sud America, come pure dell’India, dove si affittano appartamentini schifosi per restarci chiusi intere settimane dentro la trance della droga.

Lo sanno bene i genitori di Claire Bizet, ragazza belga che sbarcava a Lima, in Perù, almeno per tre «vacanze» all’anno. L’ultima volta i custodi della stamberga dove stava dicono di averla vista dondolare sulla porta come una vela senza timone. E poi mai più. Ma forse si confondevano con le decine di ragazze come lei che arrivano nel paese cercando la droga oltremare per perdere la strada e il futuro.

In queste maratone dello sballo le città del sesso sono spesso le stesse della droga. Come Fortaleza, capitale del turismo sessuale nel Nord-Est brasiliano. Lungo una spiaggia troppo laida per godersi il sole, ci sono file di bancarelle gorgoglianti di cianfrusaglie. È un segreto di Pulcinella: dietro ogni stracciato favelaro che vende magliette e perline c’è un pusher di crack.

Mario, ragazzo dell’hinterland milanese, è il perfetto attore del copione interpretato dal turista tossico in Sud America. La sua prima tappa è la farmacia dove compra ammoniaca e benzina per preparare la «free base». Poi un salto dal suo pusher collaninaro per la scorta di «faixa preta», la «qualità migliore» della polvere sulla piazza. L’ultima immagine del film sfuma nel buio monolocale che il ragazzo ha affittato in mezzo ai grattacieli degli stranieri.

In fatto di turismo tossico il Brasile è diventato un lunapark infinito. A San Paolo il quotidiano Folha ha scoperto che l’agenzia Private tours organizzava gite (35 euro) che comprendevano interviste e incontri con i capi del narcotraffico. «Roba per turisti dementi, ma anche per tossici incalliti che godono nel respirare l’aria dei superman della coca» racconta chi è di casa nelle favelas. Tanto che un giornalista brasilero si è finto turista dello sballo per fotografare il celebre «soldado do trafico», un narco che fa parte del gruppo del trafficante Frank Oliveira.

Per i viaggiatori della droga procurarsi coca, funghi e crack nella terra del samba vuol dire anche rischiare la pelle. Soprattutto a Rio, dove le bocas, dopo le stragi fra narcos e polizia, sono presidiate da ragazzini di 14 anni armati come gladiatori. E in quelle zone sperare nell’aiuto della polizia è puro ottimismo. «Avevo addosso 100 grammi di erba quando mi hanno fermato due poliziotti» racconta una ragazza italiana. «O ci dai 5 mila reais o ti sbattiamo in galera, hanno detto, poi mi hanno scortato davanti al bancomat finché ho prelevato e alla fine mi hanno proposto in futuro di comprare la roba direttamente da loro».

D’altronde la concorrenza nel ramo è agguerrita. Per esempio quella dei cosiddetti mototossicos: sono mototaxi che girano felicemente le favelas, ne annusano l’aria e con segnali in codice tra di loro dribblano i poliziotti corrotti e portano il turista a rifornirsi di erba o di neve. Prezzo del servizio è 15 reais, contro i 2 richiesti per una corsa in città dove, a Ipanema, i corrieri della cocaina sono spesso puttane e travestiti. Perché chi paga la droga, in genere, paga anche «l’amore».

Nella colorata geografia del nuovo viaggiatore della polvere bianca la Bolivia è una tappa fondamentale. All’interno del carcere di San Pedro, il più grande di La Paz, c’è una sorta di paesino chiuso dove i carcerati vivono con la famiglia e i loro negozietti. Un reportage del quotidiano La Razon ha scoperto che all’entrata, per 35 dollari (il 70 per cento va, guarda caso, alla polizia e il resto ai detenuti), si può comprare un tour illegale per i quartieri della prigione dove, insieme all’artigianato in legno, la casa offre nel pacchetto cocaina, cristalli da fumare e marijuana.

Ma i viaggi della droga regalano colorati spunti anche al turista povero. Nell’aspro deserto di Potosí, in Messico, ci sono due piccoli villaggi battuti dal vento che Gabriele Salvatores ha tatuato nella memoria degli italiani col suo film Puerto Escondido. La chiamano Peyoteville, cioè la città del peyote, piccolo cactus rossiccio con un innocuo ciuffetto bianco in testa. Non è innocua, invece, la polpa di quello strano pomodorino: densa di mescalina, può sparare allucinazioni travolgenti nel cervello di chiunque lo mastica.

A Peyoteville arrivano ragazzi sballati in fuga dalle periferie dell’Italia. A Real de Catorce (2.500 anime), città fantasma dove svizzeri, francesi ma soprattutto italiani fanno tamburi new age, c’è un bar dal nome profetico: Sogni e visioni. Alcuni dei nuovi turisti che passano di lì riescono a scappare in tempo; altri rimangono prigionieri dei loro «viaggi» nel deserto di questo Texas messicano e allucinato. «Una volta l’ho masticato prima di allattare Alice» racconta Manuela, che si è stabilita in zona e fabbrica cinture di pelle. «Mia figlia aveva un sorriso beato. E io credevo di avere il sole attaccato al mio seno».

In Europa l’incontrastata regina del droga-travel rimane Amsterdam. Nella capitale olandese arrivano voli del weekend formicolanti di studenti universitari da tutta Italia. Si fermano due notti e si spalmano nei «coffee shop» della città. Un esempio per tutti? Chiara armeggia eccitata davanti ai sacchettini che chiudono il sogno della sua visita ad Amsterdam: marijuana e hascisc appena acquistati al Coffee Shop 36, a pochi passi del quartiere a luci rosse. Fra i tavoli, intanto, gira una «space cake», una torta condita con erba che addolcirà il menu del risveglio.

Nei Paesi Bassi il turismo della droga è un business che frutta al governo 450 milioni di euro l’anno di tasse pagate dai 680 coffee shop in tutto il paese. Ma la battaglia legale intrapresa dai municipi olandesi per combattere lo spaccio legale di questi locali, e il turismo conseguente, oggi è al calor bianco. La vicina Maastricht è una sirena che incanta ogni anno 2 milioni di giovanissimi.

«La città di Maastricht mi ha fatto causa per vietare l’ingresso nel mio locale ai clienti europei» racconta Marc Josemans, da 26 anni presidente dell’associazione dei coffee shop. «L’azione legale si è chiusa nel 2008, dichiarando nullo il divieto. Purtroppo il consiglio di stato ha fatto appello». I più infastiditi da questa battaglia legale, naturalmente, sono gli habitué. «Per anni abbiamo celebrato in quei posti l’Oscar della canna, con tanto di premi e cotillon» racconta Patrizia Recchi, un’intenditrice, «ma oggi, per legge, i locali del fumo non possono tenere in magazzino più di 500 grammi di droghe leggere».

Dall’erba olandese a quella marocchina. Sì, perché il fumo dei Paesi Bassi e di molte altre stazioni dello sballo arriva soprattutto dalle montagne viola del nord del Marocco. In particolare da Chefehaouen, paesino montano una volta celebre per la Medina blu, ma oggi molto di più per gli sterminati campi di canapa. «Rif, paradiso del kif» è lo slogan dei turisti aficionados della canapa pura, soprattutto spagnoli e italiani, che si arrampicano fino a lì.

«Quella è la location dei fumatori d’élite» racconta Stefano, giovane regista. Per arrivare nelle capitali europee il tesoro del Rif viaggia sulla schiena di asinelli scheletrici o nella pancia pelosa dei mafiosi che ne ingoiano blocchi foderati di cellophan. Quando non sono i turisti stessi a portarlo fuori dal confine. Un’abitudine tanto radicata che negli ultimi anni l’80 per cento degli arresti ha riguardato proprio cittadini europei.

Gli stessi che in Kenya, a Nairobi, fanno lunghe file al mercato per comprare per pochi scellini mazzolini della piantina del khat, droga legale in tutto il paese che, masticata o sfilettata come prezzemolo su pietanze e arrosti, regala benessere.

Alla fine del viaggio, o in principio, chissà, c’è Goa, terra promessa soprattutto per i nuovi sballati della Russia. Oggi invece dei figli dei fiori sulle spiagge di Anjuna, Candolim e Calangute si trova sempre più spesso l’«elephant people», cioè pachidermi moscoviti con tanto di parenti arrivati con il volo diretto Mosca-Goa per concedersi notti e giorni imbottiti di lsd e droghe di ogni colore. Insieme al mafioso russo con bandana sono rimasti pochi israeliani che arrivavano a Goa per strafarsi e per evitare il servizio di leva.

Gli altri oggi vanno a fare turismo tossico nell’altra India, a Daramsala al confine con il Tibet. Le loro gesta e i soggiorni a Goa erano così movimentati che lo stato israeliano temeva attentati. A Goa, però, c’è ancora il mercato più creativo di gadget per qualunque droga. Perfino i portaecstasy o lsd d’argento o di paillettes. Doveva esserci andata anche Scarlet Keeling, piccola turista di 15 anni, trovata morta sulla spiaggia di quella città in un giorno di febbraio. Sulla sua fronte brillava una goccia color del sole, come quella che portano le donne indiane. Nel suo sangue c’erano tracce di hascisc, cocaina e alcol.

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