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Novità

World Drug Report 2009. Cambiano i pattern di uso di droga a livello globale e le politiche di risposta al traffico di droghe illecite

Il rapporto World Drug Report 2009 dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), oltre a presentare le statistiche aggiornate sulla produzione, traffico e uso dei principali tipi di droga, pone un’enfasi speciale sulla relazione esistente fra i meccanismi di controllo e il mercato nero criminale.

Dalla prefazione del Direttore Esecutivo dell’Ufficio dell’ONU nel World Drug Report 2009, emerge la volontà di cambiamento nell’approccio verso l’uso di droghe illecite, che continua a essere diffuso in tutto il mondo e a porre seri problemi di salute pubblica.

Nelle prime pagine del rapporto, l’italiano Antonio Costa riconosce che il controllo esercitato fino ad ora sul mercato e sull’uso della droga non sta funzionando. Tale controllo ha infatti generato un mercato nero di dimensioni macroeconomiche, inserito in dinamiche di corruzione, violenza e crimine organizzato, che non può essere disconosciuto.

Il Direttore di UNODC mette però in guardia sulle possibili generalizzazioni della problematica e la ricerca di soluzioni semplicistiche. La possibilità della legalizzazione del mercato delle droghe viene definita un “errore storico”, alla base del quale vi è il fatto che le droghe rappresentano un serio pericolo per la salute pubblica, e legalizzarne il mercato potrebbe porre il rischio di un’epidemia della tossicodipendenza.

Secondo Costa, “le società non dovrebbero scegliere fra la protezione della salute pubblica e quella della sicurezza, ma possono e devono perseguire entrambi”. La soluzione proposta dal Rapporto è quindi quella di un miglioramento del policy mix, con un passaggio dei meccanismi di controllo attuati dalle forze dell’ordine dagli utilizzatori ai trafficanti di droga accentuando le politiche repressive nei confronti dei trafficanti, rispetto al controllo sugli utilizzatori, e incrementando gli investimenti nei servizi di trattamento e prevenzione: la tossicodipendenza viene quindi riconosciuta come un problema di salute, e viene sottolineato come l’arresto e incarceramento degli utilizzatori di droga si mostri raramente efficace nel promuovere la loro riabilitazione. Si suggerisce inoltre di porre maggiore attenzione sulla problematica delle grandi città, dove si concentra la maggior parte del traffico illecito di droghe, aumentando investimenti sulle infrastrutture e sulle persone, in particolare i giovani. Infine, si richiama l’attenzione dei Governi verso la ratifica e la messa in atto della Convenzione delle Nazioni Unite contro il Crimine Organizzato (TOC) e della Convenzione contro la Corruzione, e dei relativi protocolli contro il traffico di esseri umani, armi e migranti.

Per quanto l’approccio proposto da UNODC sia innovativo e abbia le potenzialità di tradursi in un miglioramento del controllo della tossicodipendenza, tradurre in un reale cambiamento di politica le raccomandazioni del Rapporto sarà comunque un processo difficile da realizzare, in un mondo in cui le politiche antidroga sembrano continuare a concentrarsi su approcci di tipo repressivo. Per quanto riguarda l’Italia, ad esempio, con l’approvazione nel 2006 della legge 49/96, anche conosciuta come legge Fini/Giovanardi[1], si è optato per un inasprimento delle sanzioni relative alle condotte di produzione, traffico, detenzione illecita ed uso di sostanze stupefacenti, e per la contestuale abolizione di ogni distinzione tra droghe leggere , quali la cannabis, e droghe pesanti, quali eroina o cocaina.

Si è scelto di punire non solo la detenzione e cessione ma anche il consumo di sostanze stupefacenti, ed è improbabile un cambiamento di politica a breve termine, in linea con quanto proposto da UNODC.

Quanto ai contenuti del rapporto, il risultato dell’analisi dei trend globali nella produzione, traffico e uso di droga ha messo in luce una stabilizzazione, e in alcuni casi una riduzione nel mercato degli oppiacei, cocaina e cannabis, ma un preoccupante aumento nella diffusione delle droghe sintetiche, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

UNODC stima che fra 172 e 250 milioni di persone abbiano fatto uso di droghe illegali almeno una volta nel 2007. Fra questi, il numero di “problematic drug users” (coloro che consumano la maggior parte di queste droghe ogni anno e che sono a rischio di dipendenza) oscillava nel 2007 fra i 18 e 38 milioni di persone di età compresa fra i 15 e i 64 anni.

L’uso problematico dei diversi tipi di droghe, stimato dal rapporto sulla base del numero di persone in trattamento per dipendenza, ha una variazione regionale piuttosto chiara (vedi Figura 1). In Africa e Oceania la maggior parte delle persone che hanno ricorso a un trattamento per dipendenza da droghe l’ha fatto per l’uso di cannabis. Dagli anni 90, i derivati della cannabis stanno occupando un ruolo crescente nella dipendenza da droghe anche in Europa e Sud America.

Per quanto riguarda gli oppiacei, questi hanno rappresentato la causa principale di dipendenza in Asia ed Europa, mentre la cocaina ha un ruolo prominente rispetto alle altre droghe in Nord e Sud America. Gli stimolanti sono responsabili di dipendenza principalmente in Asia, Nord America e Oceania, e il loro peso sta aumentando anche in Sud America.

 

Annalisa Rosso

 

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Binge eating e dipendenza da droghe, possibile relazione?

    Fonte: Proceedings of the National Academy of Sciences, invia articolo. DRONET Ricerca compulsiva, difficoltà a smettere, gratificazione e ricaduta: i meccanismi che caratterizzano la dipendenza da sostanze si ripropongono anche in chi soffre di disturbi alimentari, soprattutto se sottoposto a regime alimentare ipocalorico. Cibo come droga? Un team di ricercatori della Boston University Medical School guidato da Pietro Cottone, in collaborazione con importanti centri di ricerca internazionali (Scripps Research Institute, Università di Roma La Sapienza, National Institute on Drug Abuse e il National Institute on Alcohol Abuse e Alcoholism) sta analizzando i meccanismi che accomunano la dipendenza da cibo e quella da droghe. L’attenzione è rivolta in particolare alla ricerca compulsiva di cibo (binge eating) e di alimenti appetitosi grassi e calorici, molto efficaci in termini di ricompensa e piacere. Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, è stato condotto su animali da laboratorio, ratti sottoposti ciclicamente a diversi regimi dietetici. Gli animali per cinque giorni potevano mangiare mangime tradizionale, mentre per due giorni avevano accesso a cibo molto appetitoso (high palatable) costituito da grassi, zuccheri, cioccolata. Un secondo gruppo di animali, nutrito con cibo per roditori, è stato usato come gruppo di controllo. I ricercatori hanno osservato che, in presenza di cibo standard, gli animali a cui era stato precedentemente somministrato cibo appetitoso non mangiavano molto e presentavano segnali di stress. Aumentava inoltre l’espressione del gene CRF (fattore di rilascio della corticotropina) nell’amigdala, una zona del cervello coinvolta nelle situazioni di paura, ansia e stress. Ripristinando l’accesso al cibo appetitoso, i livelli del CRF nel cervello degli animali tornavano alla normalità. I risultati dello studio dimostrerebbero quindi che la privazione da cibo appetitoso e gratificante durante la dieta potrebbe risultare difficoltosa proprio a causa di meccanismi simili a quelli dell’astinenza da droghe. Ansia e stress procurati dallo stato di privazione indurrebbero facilmente alla ricaduta e alla ricerca compulsiva della sostanza gratificante.

Grasso lancia l'allarme sulla marijuana caucasica

Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso lancia un allarme sui rischi che, specie i giovani, corrono nell'assunzione di droga perche' 'e' in arrivo la marijuana caucasica geneticamente modificata dai narcotrafficanti per ampliare il principio attivo drogante che ha effetti nuovi e pericolosi: bisognerebbe controllare questa sostanza intervenendo ai rave party dove piu' elevato e' il rischio della sua messa in circolazione tra molte persone'.Grasso - che ha parlato a margine di un seminario del Csm dedicato alle indagini sul narcotraffico, riservato ai magistrati e in corso nella sala congressi dell'hotel Ergife - ha aggiunto che lo stesso allarme riguarda anche le foglie di coca, anche esse geneticamente modificate.Grasso ha riferito che esperti delle tossicodipendenze hanno avuto modo 'di visitare in Russia persone che avevano fatto uso di marijuana caucasica constatandone gli effetti deleteri'.Grasso ha poi sottolineato che 'grazie alla genetica biologica non e' calato il quantitativo dei principi droganti attivi contenuti nelle coltivazioni dei narcotrafficanti in Colombia che riescono ad ottenere dai sei agli otto raccolti di coca l'anno, mentre prima ne facevano solo due. Con la genetica biologica le piante vengono posizionate a soli due metri di distanza l'una dall'altra anziche' ad otto metri e cosi' le superfici coltivate rendono piu' di prima e viene ampiamente compensata la perdita del 15% dei campi, che la lotta alla droga e' riuscita a destinare ad altre coltivazioni'.

Contenuto Redazionale NUOVO DOCUMENTO: Le attuali tendenze delle sostanze

 

http://www.drugs-forum.com/forum/image.php?u=9614&dateline=1155053521Segnaliamo che nella sezione "Sostanze scaricabili" è disponibile una ricerca sulle sostanze attualmente in circolazione nel mercato europeo - a cura di Jugendberatung Streetwork di Zurigo.

L'indagine contiene informazioni riguardo la forma, contenuto, composizione e rischi delle le sostanze inaspettate attualmente in circolazione.

Per accedere al pdf clicca QUI.

 

analisi noir di Piero Colaprico

Sembra, incredibile, ma dopo anni che i g i o r n a l i s t i ne parlano anche i politici si sono accorti che la cocaina impesta I'ltalia.

Ci sono parlamentari che si sottopongono al test, per dire quanto sono lontani dalle "polveri". Altri che lo rifiutano per principio. E altri ancora che fanno finta di niente. La stessa cosa, però accadrebbe in un qualsiasi condominio. Gli spacciatori-consumatori raccontano che pippa la mamma che va a prendere il bambino all'asilo ma anche il chirurgo del pronto soccorso, il pescivendolo che deve alzarsi presto e il buttafuori della discoteca che va a letto tardi. E tutti fingono un'indifferenza pericolosa e patetica. mentre ormai nelle strade i ragazzini, con soli dieci euro, possono fare il “colpo", e cioè dare una sniffata a un quartino di grammo . L’anticrimine dice che lo spaccio in città è come un sacchetto di plastica bucato e pieno d'acqua. Se prendi un'organizzazione di trafficanti chiudi un buchino, ma l'acqua (la droga) continua a uscire da tutte le parti. Non è che questo stato di cose va bene a tutti? Va bene al tossico, allo spacciatore e anche al politico: finge di stringere le viti, ma nel frattempo se la vuole, la trova. E se non la vuole, foraggia le comunità di recupero "amiche". E se non aiuta le comunità, non scontenta nessuno. E così, in percentuale, a Milano si consuma più droga che a Londra. Meno tasse per tutti? Macche, più coca e più felicità chimica per chiunque, questo pare il vero slogan degli anni Duemila.

 

 

Alcol al volante: giovani sempre più responsabili

Cresce la stima per il "guidatore designato", ma che altro serve?

 

Si torna a parlare di guida in stato d'ebbrezza, ma stavolta per una buona notizia. I giovani, che sono proprio le principali vittime di questo triste fenomeno, stanno diventando sempre più responsabili al volante. Un numero crescente di ragazzi (tra i 22 e i 28 anni) è convinto che la figura del "guidatore designato", ovvero di colui che uscendo la sera con gli amici non beve per riaccompagnarli a casa in piena sicurezza, sia molto utile per combattere il triste fenomeno delle stragi del sabato sera. Sono i dati di "Stasera Guido Io 2009", il tour itinerante nato dalla collaborazione tra la Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale, Automobile Club d’Italia e Diageo che da tre anni replica durante l'estate per sensibilizzare l’opinione pubblica verso i rischi che comporta la guida associata al consumo dell’alcol. La campagna, che si è chiusa oggi con lo svolgimento dei corsi di guida sicura presso l'Autodromo di Vallelunga (Roma) per i 50 vincitori di un concorso messo in palio da "Stasera Guido Io 2009", è terminata con la pubblicazione dei risultati di un sondaggio realizzato dall’Istituto Eurisko. L’indagine è stata condotta tra l’11 e il 31 luglio 2009 su un campione di giovani guidatori e consumatori di bevande alcoliche, esposti alla campagna, ed ha evidenziato che l’84% degli intervistati è favorevole all’adozione della pratica del guidatore designato (mentre l'anno scorso lo era solo il 73%). Il 67% ha manifestato l’esigenza di un’intensificazione dei controlli da parte delle forze dell’ordine sulle strade e fuori dai locali e il 58% ha dichiarato di ritenere giusto (34%) o addirittura troppo alto (24%) il limite di concentrazione di alcol nel sangue previsto dalla legge per chi guida sulle strade italiane, dimostrandosi in alcuni casi favorevole alla "tolleranza zero". Questo trend è confermato dalla riduzione della percentuale di giovani che ritengono troppo basso il tasso alcolemico di 0,5 g/litro per poter condurre un veicolo (dal 67% dei pareri contrari registrati nel 2008 al 42% del 2009). La stragrande maggioranza crede inoltre che vietare la somministrazione di bevande alcoliche dopo le 2 di notte sia una pratica inutile ("perché chi vuole bere trova comunque degli escamotage", hanno detto molti ragazzi) e anche chiudere i locali entro una certa ora non contribuirebbe ad abbassare l'incidentalità stradale. Meglio allora che, come si fa in molti paesi del Nord Europa, "stasera guido io".

 

 

 

da http://www.omniauto.it/

Puro aroma di Cannabis

Dall’Olanda agli Stati Uniti: legislazione e business del consumo legale di marijuanadi Adriano FerraratoNel 1457 ad Istanbul, sotto il dominio ottomano, venne aperta la prima caffetteria conosciuta nella storia. La funzione del negozio era quella di intrattenere e socializzare gli avventori mentre consumavano del tè o del caffè e potevano dedicarsi alle letture dei testi sacri del Corano. Poco più di quarant’anni dopo alla Mecca furono costruiti altri locali di questo tipo, con l’intento di aprire al loro interno dibattiti di discussione politica tra la clientela.In Europa la prima apparizione delle caffetterie è stata a Venezia, nel 1645, mentre è del 1650 l’apertura della prima coffee house londinese. Con il passare dei secoli, le caffetterie hanno svolto diversi ruoli legati alla società, sia come luoghi di aggregazione politica o di discriminazione sociale (riservate alla nobiltà). Attualmente la connotazione più diffusa è quella di tipo letterario e culturale: gli appassionati di una vecchia e famosa serie televisiva, “Dawson’s Creek” , ricorderanno il personaggio di Josephine Potter mentre si reca in una coffee house per assistere alla presentazione di un libro.In Olanda però le cose hanno assunto un percorso diverso: siamo negli anni settanta ed è il periodo della moda Hippie, dedita all’amore libero e soprattutto al gratuito e libertino consumo di cannabis.E’ ad Amsterdam che allora sorge il “Mellow Yellow”, il primo coffee shop dove si poteva fumare liberamente erba in quantità tollerabili. Un fenomeno che è proseguito poi negli anni Ottanta, quando questo nuovo tipo di business ha preso largamente piede.Il problema di questi locali in Olanda dove il consumo di marijuana è previsto e accettato, è sempre stato all’ordine del giorno soprattutto a causa della pressione dei paesi internazionali impegnati nella più vasta guerra contro la diffusione della droga nel mondo. A seguito delle continue richieste delle comunità internazionale, in Olanda venne introdotto l’ “Hit Teams”, uno staff speciale impegnato nei controlli dei coffee shop,per rilevare anomalie e abusi di esercizio nella vendita di stupefacenti, con il potere di multare o revocare le licenze ai negozianti e far chiudere i locali. L’effetto è stato devastante perché dagli anni Novanta ad oggi, la metà di questi ha chiuso i battenti.In Olanda il consumo di droghe leggere è prerogativa soprattutto dei molti turisti che frequentano i Paesi Bassi, in particolar modo i ragazzi, tra cui anche italiani, che colgono l’occasione di una vacanza per fumare liberamente lontano dalla propria casa. Non è un caso che proprio di recente, per evitare questa fuga in terra straniera per l’utilizzo di cannabis, il governo abbia deciso di limitare l’accesso ai coffee shop solamente ai cittadini olandesi. Un provvedimento che farà molto discutere e che ha già creato problemi con il vicino “cliente” dello Stato del Belgio.Se però all’occhio di tutti sembra che i bei tempi siano finiti e che la liberalizzazione della droga leggera resti più un mito che una possibilità concreta, in realtà i coffee shop continueranno ad esistere. E non solo in Olanda. In Oregon infatti ha appena aperto il primo coffee shop autorizzato alla vendita di marijuana negli Stati Uniti. L’erba potrà essere venduta solo a scopo terapeutico e dietro prescrizione su ricetta medica. Anche se il locale avrà accesso riservato (in particolare al gruppo Nomi, che si batte per la legalizzazione delle droghe leggere) si tratta del primo luogo in suolo americano a mettere a disposizione la sostanza. Bisognerà ora vedere quanti certificati medici falsi utilizzeranno gli avventori quando si presenteranno ai battenti del locale.

 

da http://www.wakeupnews.eu/public/wordpress/?p=4852

e http://psiconautica.forumfree.it

Canapa terapeutica: perchè gli ordini dei medici italiani continuano a tacere?

“La presa di posizione ormai unanime del mondo medico-scientifico negli Usa è accompagnata anche da una depenalizzazione de facto a livello federale voluta dall’Amministrazione Obama. E proprio in questi giorni per la prima volta uno Stato sta per tassare la vendita di canapa ad uso terapeutico“.

 

Perchè gli ordini dei medici non hanno ancora preso posizione sull’uso terapeutico della canapa? E’ ormai scientificamente dimostrato che la sostanza ha efficacia terapeutica e antidolorifica contro molte malattie, dall’Aids alla sclerosi multipla. Decine di migliaia di pazienti potrebbero beneficiare di questa sostanza, ma lo stigma derivante dall’attuale legislazione proibizionista sembra prevalere sulla scienza. E i medici, con rare e straordinarie eccezioni, tacciono.

Uno studio pubblicato sul British Columbia Mental Health and Addictions Journal, indica la canapa come meno pericolosa per la salute di alcool e tabacco.

Per fortuna non esistono solo le associazioni italiane di medici. Negli Stati Uniti, le due associazioni mediche più rappresentative (la conservatrice American Medical Association e l’American College of Physicians) hanno chiesto al Governo di legalizzare e promuovere la cannabis a fini terapeutici, vista la mole di dati scientifici che ne prova l’efficacia.

La più rappresentativa delle associazioni mediche statali, la California Medical Association, ha addirittura approvato una risoluzione in cui definisce il proibizionismo sulla canapa una ‘politica sanitaria fallimentare’, per le conseguenze che la repressione ha sulla salute dei cittadini. Inoltre, numerose associazioni mediche non hanno mai temuto di schierarsi apertamente per la legalizzazione della canapa terapeutica, offrendo decisivi contributi in campagne referendarie vinte ormai in oltre dieci Stati.

La presa di posizione ormai unanime del mondo medico-scientifico negli Usa è accompagnata anche da una depenalizzazione de facto a livello federale voluta dall’Amministrazione Obama.

Di fronte a tutto questo, il silenzio del mondo medico-scientifico italiano è sempre più imbarazzante, e per migliaia di pazienti questo significa continuare a soffrire inutilmente. Ma gli ordini dei medici servono solo a difendere gli interessi corporativi? Oppure dovrebbero anche servire a migliorare la qualità della vita dei pazienti? 

 

(fonte: italiachiamaitalia.net)

(L)ucy in the (S)ky with (D)iamonds

 

San Francisco, marijuana tarapeutica ricette facili anche per gli under 18

 

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Pubblicità di cure con la marijuana a San Francisco

SAN FRANCISCO - C'è una cosa che colpisce più delle altre camminando per le strade di San Francisco, e non è l'eccentricità degli abitanti, a quella ci si abitua in maniera quasi osmotica. Colpiscono certi cartelloni pubblicitari giganti, che campeggiano nelle strade del centro, nei sotterranei della metropolitana e vicino ai caselli della free-way che dalla Napa Valley porta alla city attraverso il Golden Gate Bridge: "Medical Marijuana Free Gift - 4 grams for all new patients with first time purchase", con la classica immagine della foglia verde a sette punte. Ma non siamo negli Stati Uniti, patria del proibizionismo? Non proprio: questa è la California e "Frisco", oltre ad aver dato i natali alla beat generation, dal 1996 permette a chi soffre di malattie con dolore cronico di coltivare in casa piante di marijuana. Nel 2003 la legislazione è stata perfezionata ed è stato approvato uno statuto ad hoc che regola il possesso e l'uso della pianta, sempre e solo a fini terapeutici. Il risultato è che nel giro di sei anni l'erba è diventata uno dei principali strumenti di cura per chi soffre di malattie da dolore persistente, e persino di diabete (di cui soffre circa un americano si quattro). Ottenere una ricetta medica a quanto pare è talmente facile che si tratta quasi di una legalizzazione de facto, e non è tutto: lo stato californiano vuole spingersi ancora più oltre e varare una legalizzazione tout court. E non tanto per motivi ideologici. La depenalizzazione farebbe infatti risparmiare sui costi legati all'incriminazione e all'incarcerazione, generando introiti fiscali. Proprio ciò di cui c'è bisogno in un momento così difficile per l'economia.

In questi giorni la città della west coast è dunque scossa da una polemica che si consuma a suon di editoriali sui principali giornali americani: a preoccupare è soprattutto il fatto che anche i ragazzini di 14 anni potranno far uso, legalmente, di marijuana, dato che la nuova legge permetterà ai medici di prescrivere cure a base di erba anche agli under 18. Sbigottimento comprensibile, se si pensa che negli Usa vige il divieto di bere alcolici fino a 21 anni, ma in contrasto con il principio secondo cui un paziente è sempre un paziente, indipendentemente dall'età. Persino il New York Times ha lanciato l'allarme, precisando che in origine questo tipo di cura era stata prevista per dare sollievo a chi soffre di Aids e cancro, e che questa nuova facilità di prescrizione sarebbe in realtà una deriva dovuta alla cattiva interpretazione della legge. I medici californiani si difendono riportando il testo letterale delle "Guidelines for the security and non-diversion of marijuana gown for medical use", dell'agosto 2008, che prevede la possibilità di prescrivere l'uso della pianta "per tutte quelle patologie rispetto alle quali la pianta possa provocare sollievo". In altre parole, una marea. Tanto che oggi come oggi a San Francisco e nella Bay Area con la marijuana si curano disturbi di tutti i tipi, compresi quelli di natura psichiatrica come la l'iperattività e la mancanza di attenzione, fino alla comunissima insonnia. Per le prescrizioni esistono dei centri ad hoc, veri e propri studi medici specializzati nel diagnosticare e prescrivere la giusta cura a base di foglie, che possono essere fumate, bevute in tisana o impastate nei biscotti. Il paziente entra nello studio, mostra la ricetta medica e sceglie le foglie che più fanno al caso suo. I medici abilitati si dividono per ora in due categorie, quelli contrari a staccare ricette a favore dei teenagers e quelli che invece ritengono che non ci sia nulla di male. La paura, rispetto al comportamento degli ultimi, è che l'uso porti all'abuso e successivamente all'"addiction". La prescrizione di marijuana a fini terapeutici è tuttavia così comune solo a San Francisco e nella Bay Area, meno frequente a Los Angeles e guardata con sospetto nel resto del Paese. Ad oggi già 14 dei 50 stati americani utilizzano la marijuana per scopi terapeuti, ma le Procure federali possano perseguire penalmente i coltivatori e gli spacciatori, mentre in California questo divieto non esiste. Il quartiere di San Francisco che più pullula di centri per la prescrizione e distribuzione è Mission, e c'è una clinica in particolare, la MediThrive (www.medithrive.com), che sul sito permette di compiere tour virtuali e prendere appuntamento per una visita di controllo. La terra del proibizionismo ospita dunque uno Stato dove la legge dice che la marijuana fa bene, e mentre il sito della American Marijuana Foundation (americanmarijuana.org) pubblica studi che dimostrano la sua efficacia nel combattere il cancro, il Presidente Usa Barack Obama si dichiara sì propenso all'uso per fini terapeutici, ma al tempo stesso chiede all'Fbi e alla Dea (l'antidroga american) di continuare lo lotta contro i consumatori e gli spacciatori.

copyright sara ficocelli, repubblica.it

Contenuto Redazionale Conferenza nazionale ''La governance nel settore delle dipendenze'' (Torino, 1-2 dicembre)

La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome - Commissione per la Salute in collaborazione con la Regione Piemonte Assessorato alla Tutela della Salute e Sanità ha promosso per il 1 e 2 dicembre 2009 una conferenza nazionale dal titolo


LA GOVERNANCE NEL SETTORE DELLE DIPENDENZE:

Il Ruolo delle Regioni e P.A. - Scenari Attuali e Prospettive Future

Centro Congressi della Regione Piemonte

C.so Stati Uniti, n°23 - TORINO


Per partecipare l'iscrizione è obbligatoria e gratuita e potrà essere effettuata dal 24 ottobre al 24 novembre 2009 compilando il modulo disponibile online sul sito www.publieditweb.it.


Per l'evento è stato richiesto l'accreditamento ECM per le figure professionali: Medico, Psicologo, Educatore professionale, Infermiere, Assistente Sanitario.

Tutte le informazioni e gli aggiornamenti sono disponibili sul sito www.publieditweb.it alla Sezione Attività avanzate / Publiedit ECM / Eventi

Clicca qui per informazioni

Spegnere la sigaretta con un vaccino

 

È entrato nell'ultima fase di sperimentazione un preparato che «disinnesca» la nicotina

 

 

http://www.valconca.info/natura_amica/alberoriciclo/images/sigarette.gifMILANO - Spegnere per sempre il vizio del fumo con un vaccino, immunizzandosi una volta per tutte dalle sigarette. Qualcuno è pronto a scommetterci, e non poco. Qualche giorno fa il colosso farmaceutico britannico GlaxoSmithKline ha sborsato 40 milioni di dollari per assicurarsi l'opzione d'acquisto su NicVAX, il vaccino anti-nicotina sviluppato dalla statunitense Nabi Biopharmaceutical, attualmente in fase di test. NicVAX è entrato nella terza fase di sperimentazione, quella più avanzata. Se tutto procederà secondo le attese, GlaxoSmithKline è disposta a mettere sul piatto altri 500 milioni di dollari per assicurarsi il diritto di produrre e commercializzare il vaccino, che potrebbe arrivare sul mercato, se non ci saranno intoppi, nel 2011.

COME FUNZIONA - Ma come funziona esattamente il vaccino antifumo? Il prodotto – spiegano da Nabi – stimola il sistema immunitario facendo sviluppare anticorpi che combinandosi con la nicotina in circolo nel sangue formano un composto molecolare troppo grande per passare attraverso la barriera ematoencefalica. In poche parole, alle molecole di nicotina sarebbe impedito di sollecitare quei recettori cerebrali responsabili della produzione di sostanze come la dopamina, in grado di provocare nel fumatore quella sensazione di benessere che conduce poi alla dipendenza da sigaretta. Un aiuto utile per i fumatori accaniti, che rispetto ai metodi in commercio, come i cerotti e le gomme alla nicotina, avrebbe il vantaggio di rendere meno frequenti le recidive. E che, come tutti i vaccini, potrebbe essere usato come strumento di prevenzione. Una strada che si sta cercando di percorrere anche per la dipendenza da cocaina.

PERPLESSITÀ - Le perplessità, tuttavia, non mancano. Lo scorso ottobre la casa farmaceutica svizzera Novartis ha accantonato gli investimenti su un prodotto simile al NicVAX, dopo che un test aveva evidenziato differenze statisticamente irrilevanti riguardo l'astinenza da fumo tra chi aveva assunto il vaccino e chi era sotto effetto placebo. Nessun dubbio invece sul colossale giro di affari connesso a prodotti contro la dipendenza da nicotina. La società di ricerca indipendente Datamonitor ha previsto che entro il 2016 il valore del mercato globale dei prodotti "anti-fumo" si aggirerà attorno ai 4,6 miliardi di dollari e che le vendite dei vaccini potrebbero portare nelle casse delle case farmaceutiche 2 miliardi di dollari.

Corriere della Sera - Salute

 

Elvira Pollina 22 novembre 2009

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