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Novità

Nuovo Enjoint.com

ENjOINT.com è la community italiana dedicata alla pace, all’amore, alla legalizzazione.

E’ inoltre un portale di contro-informazione, antiproibizionismo e cultura della canapa. Dal 2003 ad oggi, ha totalizzato oltre 8 milioni di pagine viste e radunato più di 5.000 utenti, diventando un punto di riferimento nel panorama antoproibizionista e uno dei principali siti italiani nel mondo della cannabis.Dopo un periodo di stand-by, Enjoint è pronto per ripartire alla grande: una nuova struttura del portale, moderna e interattiva, un nuovo forum e nuove sezioni. Altra novità fondamentale è il trasferimento del server all’estero, per conservare quella libertà d’informazione che da sempre contraddistingue il sito ed evitare eventuali censure. Da ENjOINT nacque anche Dolce Vita (la rivista bimestrale dedicata agli stili di vita alternativi – info su www.dolcevitaonline.it) e ancora oggi, le due realtà sono sempre in stretta collaborazione.In un’epoca in cui l’informazione è sempre più intrattenimento e pubblicità, ENjOINT vuole dedicarsi ad approfondire ed esaminare a fondo determinati usi e costumi della società moderna.ENjOINT non prende posizione riguardo l’uso di sostanze stupefacenti (qualunque esse siano), ma si limita a fornire le giuste informazioni a riguardo, invitando tutti ad una responsabilità personale e ad un’eventuale sperimentazione consapevole. E’ invece contrario, all’abuso di qualsiasi sostanza.E’ contro il proibizionismo, le guerre, la violenza e le narcomafie. ENjOINT punta infine a valorizzare i molteplici utilizzi della canapa, soprattutto in ambito terapeutico e industriale.Buona navigazione, sulle pacifiche sponde di ENjOINT.

«Quei baby festini a base di coca»

 

Corriere del Veneto- Treviso, allarme Usl: cresce l’uso di droghe fra giovanissimi. «Spaccio in via Pescatori»

 

TREVISO — Feste private a base di cocaina, alcol e cannabis. Sono sem­pre più numerosi i giovani che a Tre­viso entrano nel tunnel delle dipen­denze: ragazzi come tanti, per lo più studenti, ancora minorenni. Sono di buona famiglia e stanno in gruppo. «Perché in realtà l’uso di cocaina non è dovuto a una difficoltà, quan­to al fatto di condividere con altri un momento di socialità» spiega Miche­le Gazzola, coordinatore del Proget­to Kriptos, realizzato nel territorio dell’Usl 9 di Treviso, e finanziato dal Fondo Regionale di intervento per la lotta alla droga. Il progetto ha preso in cura 135 pazienti nell’arco degli ul­timi tre anni. «Non ci sono soltanto i giovani però fra i tipici assuntori di cocaina» continua Gazzola. «Il consu­mo cresce anche fra manager affer­mati e professionisti di diversi setto­ri, che scelgono questa droga psico­stimolante prima di una giornata particolarmente difficile o di una riu­nione delicata».

Il quadro tracciato dai risultati del Progetto Kriptos evidenzia come le zone residenziali dove sono stati re­gistrati i casi più numerosi sono a Treviso e nel distretto sanitario che comprende Mogliano, Preganziol, Casale e Roncade. Si tratta soprattut­to di ragazzi, celibi, d’età media attor­no ai 24 anni, e di cui una larga parte (66,7%) vive ancora in famiglia. «La cocaina non viene usata soltanto a casa, ma anche in locali pubblici, con un calo però nelle discoteche, dove l’assunzione di cocaina esiste, ma in forma minore». A preoccupa­re però è l’iter che porta i giovani a diventare dipendenti dalla cocaina. «Dai casi che abbiamo potuto valuta­re emerge un percorso che parte at­torno ai 16-18 anni, con l’inizio del­l’abuso di alcol e cannabis» sottoli­nea Gazzola. «Si passa poi ai 19 anni con le prime sniffate di eroina, e si finisce poi alla cocaina». Attualmen­te anche il valore di mercato rende più avvicinabile la droga ai giovani: «Si può trovare un grammo di coca a 50-60 euro». E proprio ieri i cittadini di via Pescatori in città hanno lancia­to lanciato l’allarme spaccio nella zo­na. Il capogruppo di Città Mia Fran­co Rosi ha chiesto all’amministrazio­ne di incrementare controlli nottur­ni nella zona.

Matteo Valente

svizzera: Divieto d'alcol ai minori e acquisti 'civetta'

Da qualche anno, in alcuni Cantoni sono in vigore i test sulla vendita nei negozi di alcol ai minorenni. Questi test si basano su "clienti civetta", ossia giovani volontari a cui il venditore scrupoloso dovrebbe chiedere la carta d'identità. L'analisi condotta dal dipartimento della Sanità dimostra che le vendite ai minori sono sì diminuite, ma che oltre un terzo riesce ancora a farla franca. Nel periodo 2000-2008 il 36,5% dei clienti civetta ha potuto continuare comprare alcol, e nel 2008 la quota è stata superiore a quella del 2007. Il rapporto dimostra però che dove il metodo è stato introdotto da più tempo, gli effetti positivi si vedono. Conclusione: alla lunga il test è vincente.

aducdroghe

UNODC: impatto dei traffici illegali di oppio a livello mondiale

     Il recente Rapporto ONU sull'Oppio Afgano 2009 ridisegna l'ampiezza e l'impatto del traffico di oppio ed eroina a livello mondiale sulla base di dati aggiornati. L'assunto iniziale è il valore di mercato stimato in $65 miliardi. Un giro d'affari costruito sulla salute di 15milioni di tossicodipendenti e sulla morte di 100.000 persone ogni anno. L'Afghanistan, detenendo il monopolio della coltivazione di oppio (92%) e il primato di produzione di eroina (150 tonnellate), è l'epicentro di questo infausto business. La situazione di stallo politico nella regione limita i sequestri di droga al 2% del prodotto totale. Tuttavia, solo il 20% dell'eroina trafficata nel mondo è confiscata. Incredibilmente, le intercettazioni sono più efficaci nei paesi confinanti con l'Afghanistan. Questo favorisce i narcotrafficanti che vedono aumentare il valore del loro prodotto ad ogni confine superato. Un grammo di eroina del valore di $3 a Kabul può costare fino a $100 a Londra o Milano. Quindi sequestrare l'oppio afghano sul luogo di produzione, piuttosto che sul luogo di consumo è molto più efficace ed economico. Un'ulteriore anomalia deriva dalla sproporzione tra il costo umano della tossicodipendenza nei paesi che consumano eroina, rispetto al numero dei militari caduti sui campi di papavero. Nei Paesi NATO, ad esempio, il numero di persone che muoiono per overdose da eroina afgana ogni anno (più di 10.000), è cinque volte superiore al totale dei militari NATO deceduti in Afghanistan negli ultimi 8 anni. Infine il rapporto ONU ha confermato l'esistenza di stock di oppio afgano invenduto pari a 12.000 tonnellate, abbastanza per soddisfare la domanda mondiale di eroina per più di due anni, e di morfina medica per tre anni. La prospettiva delineata dallo studio ONU è intervenire sui tre anelli della catena. Assistenza ai contadini per ridurre l'offerta, sensibilizzazione e prevenzione sulla gente per frenarne la domanda, e misure di contrasto per spezzare il ciclo di criminalità organizzata e terrorismo. Redattore: Staff Dronet

LA DROGA E IL SESSO ESTREMO «COSì C’è IL CORAGGIO DI OSARE»

Droga e sesso estremo. Un binomio che assomiglia a un circolo vizioso. L’una che rincorre l’altro. La caduta dei freni inibitori, l’amplificazione delle sensazioni, la «normalità » che cede il passo alla sessualità «eterodossa». Un fenomeno che gli esperti rilevano da dieci anni. «Da tre è diventato esplosivo», dice Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia del San Raffaele Resnati di Milano. «Il tradimento omosessuale o con un trans riguarda il 10-20% delle coppie infedeli», è l’osservatorio di Willy Pasini. E anche lo psicologo Giuseppe Rescaldina conferma «la nuova tendenza: 'uomini regolari' cercano il gesto estremo e nella cocaina trovano il coraggio».Il consumo cronico fa salire l’asticella del piacere, che «non si accontenta più» di gratificazioni «regolari ». Lo spiega Fabrizio Schifano, oltre vent’anni nel campo delle tossicodipendenze e docente all’Università di Hertfordshire. «Più si prende cocaina e più le aree del piacere sono attivate. Per appagarle, però, non basta un classico rapporto sessuale. C’è bisogno di comportamenti più spinti, trasgressivi ». «L’uso delle droghe nel rapporto sessuale ne altera la qualità fisica, e allo stesso tempo si ha bisogno di essere in uno stato di alterazione per vivere certe esperienze sessuali. Nessuna di queste sostanze è innocua, eppure spesso vengono prese come additivi», avverte Riccardo Gatti, psichiatra, direttore del Dipartimento dipendenze della Asl di Milano.Alessandra Graziottin insiste sul tema trans e droga. «A cercare il travestito non operato è il maschio tradizionale (quello da statistica, sposato). Per lui il trans è un mix dalla grande potenza erotica: da un lato rappresenta la stereotipia della seduttività femminile, con i labbroni, le scollature, la minigonna, il seno prosperoso; dall’altro la presenza dei genitali maschili gratifica l’omosessualità latente. I clienti sono uomini di potere, o comunque benestanti: un pensionato non potrebbe permetterselo». Un incarico che mette sotto pressione può modificare la sfera sessuale. «Lo stress cronico lede le basi normali del desiderio. Per sentirsi eccitate, queste persone hanno bisogno di stimoli sovramassimali, sia sessuali che chimici. Ai primi risponde il trans. Ai secondi le droghe come la cocaina, che creano un’eccitazione surrogata e amplificano l’intensità del piacere. Chi ne fa uso non si rende conto dei rischi che corre: dall’ictus all’emorragia cerebrale » . Elvira Serra

http://www.gaynews.it/view.php?ID=83316

Scoperto gene che fa amare alcol ai giovani, quelli che ce l'hanno nel Dna sono piu' inclini a bere

ROMA - I giovani si avvicinano allo 'sballo del week end' a base di alcolici sempre più in tenera età, ma alcuni sono più inclini di altri a sviluppare problemi con l'alcol e a provare piacere dal bere. Il tutto a causa di un gene, 'A118G': i giovani con A118G sul Dna, infatti, sono più inclini a bere e traggono più piacere dal farlo. Lo rivela uno studio diretto da Robert Miranda della Brown University a Rhode island e pubblicato sulla rivista Alcoholism: Clinical & Experimental Research.

Il gene implicato è OPRM1, che produce il recettore degli oppiodi, importante per la risposta del cervello all'alcol: OPRM1 può presentarsi sul Dna di ognuno di noi in due forme ('allelì) diverse. Lo studio dimostra che una di queste due forme, l'allele A118G, è legata alla maggiore propensione per l'alcol in età adolescenziale e quindi al maggior rischio di sviluppare problemi con gli alcolici. Secondo i ricercatori la spiegazione è che A118G renda bere più piacevole e quindi, di fatto, favorisca l'abitudine e l'insorgenza di problemi con l'alcol.

L'alcol tra gli adolescenti è un problema sociale sempre più diffuso. Se l'influenza dei coetanei è cruciale per approcciarsi agli alcolici per la prima volta, spiega Miranda, sono poi anche fattori genetici individuali che faranno la differenza nel tipo di rapporto che il giovane instaurerà con l'alcol. Per andare a caccia di un gene implicato gli esperti hanno coinvolto nello studio un gruppo di quasi 200 giovani con età media di 15 anni ed esaminato il loro Dna per vedere quale allele del gene OPRM1 possedevano.

L'interesse è ricaduto sul gene OPRM1 perché è stato legato in precedenti studi all'alcolismo in età adulta. E' emerso che i giovani che portano nel proprio Dna la forma A118G del gene sono più inclini a sviluppare problemi con l'alcol. Inoltre la ricerca ha anche svelato che l'allele A118G é associato a sensazioni di piacere più forti scatenate dall'alcol. "E' interessante - spiega Miranda - che i giovani portatori di A118G sono poi anche coloro che dichiarano di bere alcolici per i loro effetti piacevoli piuttosto che per altri motivi". In altre parole, conclude, A118G è associato a maggior rischio di problemi con l'alcol in giovane età perché aumenta la sensibilità dei giovani agli effetti appaganti e piacevoli del bere.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2009/10/26/visualizza_new.html_991314063.html

Agassi, il campione si confessa "Usato droghe e odio il tennis"

L'ex n.1 del mondo Andre' Agassi ha ammesso di aver fatto uso di droghe ma, nonostante la positivita' ad un controllo doping, ha evitato la squalifica dell'Atp grazie ad una bugia. La rivelazione - scrive il Times - e' contenuta nell'autobiografia del campione statunitense, vincitore di otto prove dello Slam, che ammette anche di aver segretamente sempre odiato di giocare a tennis e di aver vissuto nel terrore del suo padre violento.Agassi, oggi 39 anni, racconta di aver fatto uso di metanfetamina nel 1997 quando la sua carriera era in crisi cosi' come il matrimonio con Brooke Shields. Convinto da un suo assistente, di nome Slim, lo statunitense descrive la sua esperienza lisergica come 'la piu' vitale della sua vita': un'euforia presto svanita, pero', non appena e' risultato positivi ad un controllo antidoping. 'Il mio nome, la mia carriera, tutto era a rischio. Tutto quello che avevo ottenuto, per il quale avevo lavorato duramente. Dopo qualche giorno ho scritto una lettera all'Atp. Ho raccontato quello che era accaduto, ma ho mentito sul fatto di aver assunto quella droga volontariamente. Ho giurato che si era trattato di un incidente. Mi sentivo ricoperto di vergogna. Ho promesso a me stesso che quella sarebbe stata l'ultima bugia'.Di fronte alle parole pentite di Agassi l'Atp decise all'epoca di non procedere con la sospensione per tre mesi, prevista da regolamento per l'uso di droghe ricreative. 

da Repubblica.it 

Bambini troppo vivaci: le alternative agli psicofarmaci

Oggi per i bambini “troppo vivaci” c'è il rimedio pronto e rapido per farli star buoni: psicofarmaci.

Bambini che saltano in allegria

E' sempre più diffusa infatti la diagnosi di ADHD (sindrome da iperattività e deficit dell’apprendimento), che in realtà "etichetta" ma non approfondisce le reali cause del problema ed è la base per la prescrizione di farmaci i cui effetti collaterali comportano seri rischi sia sul piano fisico che mentale.

Oltre all'educazione e all'ambiente familiare e sociale ci sono studi che individuano nell'alimentazione l'origine di alcuni disturbi del comportamento.

Si è ad esempio dimostrato che alcuni additivi o sostanze di sintesi presenti in alimenti di preparazione industriale, come i coloranti, influenzano l’equilibrio psichico di adulti e bambini.

Ma, nonostante le evidenze scientifiche, a causa della dipendenza di ampia parte della ricerca dalle lobby farmaceutiche si indaga poco in questa direzione e se ne parla ancora meno.

 

Continua a leggere l'articolo sulle terapie alternative su Protonutrizione

 

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