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Novità

Braindrive - DrunkSimulator

 

http://www.braindrive.it  - guidare con la testa allunga la vita

Cervello: azione dell’alcol a livello neuronale e capacità di guida

Guidare rappresenta un compito complesso che coinvolge differenti funzioni cognitive e richiede il trattamento di informazioni uditive, cinestesiche e visive e prontezza di riflessi, abilità manuale, coordinamento mano-occhi. L’assunzione di alcol ha effetti immediati su molte di queste funzioni motorie e cognitive, in particolare sull’attenzione, sull’elaborazione delle informazioni e sulla capacità di giudizio. Tuttavia, non è stato ancora chiarito come l’alcol agisca su questi specifici circuiti cerebrali. Un recente studio condotto presso l’Olin Neuropsychiatry Research Center ha esaminato gli effetti e le interazioni dell’alcol con specifici circuiti cerebrali, cruciali mentre si guida. I partecipanti allo studio - 40 conducenti, maschi e consumatori moderati di alcol - sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale mentre erano impegnati in simulazioni di guida virtuale, dopo aver assunto 2 drink (alcolici o placebo). I risultati della risonanza hanno evidenziato un danneggiamento della connettività della rete funzionale tra i gangli basali della corteccia frontale e temporale e i circuiti del cervelletto, aree cerebrali alla base del movimento e del controllo esecutivo. Questa disconnessione, associata all’assunzione di alcol, influisce sui comportamenti alla guida provocando, ad esempio, un’instabilità nel mantenere dritto lo sterzo dell’auto.

www.dronet.org

Canapa terapeutica su OGGI

 

Segnaliamo sulla rivista "Oggi" in edicola dal 21-01-10, articolo "La cannabis è un farmaco...stupefacente", con interventi di Stefano Balbo, vicepresidente di Associazione Cannabis Terapeutica, e del Prof. Giovanni Ambrosetto, membro del Comitato Scientifico di ACT.

I giovani? Sportivi e integrati Ma abusano di alcol e farmaci

 

RAPPORTO SULL'INFANZIA. È stato presentato in Comune il volume realizzato dall'Iciss con l'Unicef. Schena: «Sovrappeso tre su 10. Il 42 per cento dei quindicenni beve ogni settimana». Lorenzo: «Mancano occasioni di ascolto». Il prefetto: «Una mappa delle realtà locali»

L'Arena.it

Verona. Sono tanti, multietnici, sportivi e in buona salute anche se hanno un rapporto difficile con il cibo, l'alcol e i farmaci. E chiedono con forza di essere ascoltati dagli adulti. È la fotografia scattata dal centro studi GB Rossi nel Rapporto sulla condizione dell'infanzia nella provincia di Verona per il 2009 dal titolo: «Un patto per le nuove generazioni» realizzato dall'Iciss, Istituti civici di servizio sociale, e dall'Unicef.Il volume è stato presentato in sala Arazzi del Comune davanti a sindaci, educatori, operatori dell'infanzia e dell'adolescenza da Stefano Schena, Presidente dell'Iciss e Roberto Salvan, direttore generale di Unicef Italia; sono intervenuti il prefetto Perla Stancari, Stefano Valdegamberi, assessore alle Politiche sociali del Veneto, Giovanni Miozzi, presidente della Provincia e Stefano Bertacco, assessore comunale alle Politiche sociali.IL VOLUME. In 250 pagine, sessanta esperti e addetti ai lavori, tracciano lo scenario della situazione giovanile lungo tutto il percorso di vita che va da zero a diciott'anni. L'obiettivo? «Fare il punto di come stanno bambini e ragazzi a Verona per poter indirizzare meglio l'azione degli adulti nei loro confronti; ma anche generare riflessioni sui temi dell'infanzia», spiega Schena. Il rapporto è stato costruito «raccogliendo i dati esistenti a livello regionale e valorizzandoli rispetto alla realtà veronese». Dunque si è tenuto conto non solo del disagio e delle problematiche dei ragazzi, ma anche di quello che viene definito «agio», ciò uno stile di vita positivo.Il patto si conclude con dieci raccomandazioni che l'osservatorio ha indirizzato specificamente alle istituzioni chiedendo anche un impegno concreto per il futuro. «Queste raccomandazioni rimandano ai diritti dell'infanzia, soprattutto per quanto riguarda l'attenzione che devono avere le realtà locali nei loro confronti», ha spiegato Salvan. «In realtà, a livello nazionale è dal 2004 che si attende un piano nazionale dell'infanzia e non c'è il garante nazionale dell'infanzia. Come fanno gli enti locali ad avere delle linee comuni?».L'ANALISI. Ma come sono, i giovani d'oggi? «Intanto bisogna smentire il fatto che siano in calo», spiega Schena. «Negli ultimi dieci anni sono aumentati del 13,7 per cento e ora, su 896.316 residenti in Provincia, 154.126 hanno meno di diciott'anni».Anche la partecipazione ai servizi della prima infanzia è in aumento: dal 9,7 per cento del 2001 al 14,5 del 2008. i dati rivelano poi che l'11,83 per cento degli studenti (pari a 15.563) sono di origine straniera: «Piaccia o no questo è un dato di fatto», spiega Schena. «E bisogna fare in modo di avere delle chiare politiche per l'integrazione per prevenire situazioni di possibile disagio».Integrazione che va di pari passo con la qualificazione del personale che possa così essere messo in condizione di affrontare nel migliore dei modi questa realtà. Il numero delle segnalazioni per bambini maltrattati non è in crescita, mentre rilevante la percentuale di chi pratica sport: il 65,6 degli studenti delle superiori e il 74,5 dei bimbi di quarta e quinta elementare. «Tre bambini su dieci sono sovrappeso, ma quello che preoccupa è l'abuso di alcol e di farmaci. Il 42,5 per cento di ragazzini di quindici anni ha riferito che beve alcolici ogni settimana». E si sottolinea che vi è un eccesso di ricorso a farmaci per problemi di scarsa rilevanza.IL GIOVANE. E giovani? Per tutti parla Lorenzo Monteforte, di Villafranca, che ha partecipato al forum sul clima di Copenaghen: «La cosa che mi ha colpito di più di quell'esperienza era la grande capacità di ascolto che avevano gli adulti nei nostri confronti e l'attenzione che avevano nel darci la parola. Mi piacerebbe che un'esperienza simile venisse trasferita anche nella nostra realtà, magari promuovendo un dialogo di giovani con altri giovani».IL BILANCIO. Il prefetto ha sottolineato l'importanza del lavoro svolto come «punto di partenza per coinvolgere i giovani in un progetto comune». Stancari ha aggiunto: «La prefettura si occupa soprattutto di disagio sociale perché è importante prevenire patologie che poi potranno essere affrontate solo con la repressione, come l'abuso di alcol da parte dei giovani che si mettono al volante». Tra gli obiettivi del prefetto c'è quello di realizzare una mappatura, a livello provinciale, delle realtà che si occupano dei giovani in modo «da poter indirizzare il lavoro di ognuno».

ECSTASY: NEUROTOSSICITÀ NON È INTOSSICAZIONE

di Bertrand Lebeau

(Médecins du Monde)

psiconautica.forumfree.it

 

Il 17 giugno 1998 «Libération» titolava: Il verdetto degli esperti sulle droghe: Ecstasy: Condannato – Cannabis: Assolta, e riassumeva due rapporti appena resi noti, peraltro molto diversi tra loro, come segue: «Dodici ricercatori dell’Inserm rilevano che l’ecstasy, preso in qualunque dose, può comportare gravi conseguenze fisiche o psichiatriche. Per contro la cannabis, secondo le conclusioni del professor Roques nel suo rapporto al ministro Bernard Kouchner, è meno pericolosa del tabacco».Un anno dopo la pubblicazione del “Rapporto Inserm” (Ecstasy: des données biologiques aux context d’usage, 1997) e di quello della commissione Roques (La dangerosité des drogues, Éditions Odile Jacob, Paris, 1997) a che punto siamo e qual è l’idea che il non specialista può farsi dei termini del dibattito?La questione della tossicità delle droghe di sintesi – definizione che sotto il nome generico di Ecstasy raccoglie una larga gamma di sostanze, prima fra tutte il (o la) mdma (metil-dioximetanfetamina) – continua infatti a suscitare polemiche e controversie. Di primo acchito si potrebbe immaginare che questa polemica sia solo un remake dell’eterno scontro tra i guerrieri della droga sempre pronti a demonizzare le sostanze e gli antiproibizionisti che, se non arrivano a farne l’apologia, continuano a proclamare che «le droghe non sono vietate in quanto pericolose, ma sono pericolose in quanto vietate». In tanti anni sono state enunciate tante di quelle stupidaggini sulla droga da parte della scienza, che l’idea secondo la quale «l’ecstasy distrugge i neuroni» suona all’orecchio come «la solita musica». Ma le cose forse sono meno semplici...Mettiamo da parte, per il momento, la questione di che cosa circoli sotto il nome di ecstasy. Insistiamo anzitutto sul fatto che bisogna distinguere chiaramente fra due diversi tipi di tossicità: da una parte la tossicità acuta che può apparire nelle ore o nei giorni immediatamente successivi all’assunzione della sostanza. Essa si manifesta in forma di ipertermia maligna, e/o una massiccia distruzione muscolare (rabdomilosi), e/o una «sindrome serotoninergica», e/o un’epatite fulminante. Tale tossicità acuta presenta cinque caratteristiche principali: 1) è estremamente rara; 2) è estremamente grave, potenzialmente mortale; 3) non dipende dalla quantità di sostanza (può comparire anche con piccole dosi); 4) può insorgere anche in seguito a una sola assunzione o dopo una serie di assunzioni ben tollerate; 5) infine, non esiste oggi alcun modo di definire i soggetti a rischio.Aggiungiamo che questa tossicità acuta sembrerebbe favorita dal consumo di alcol, cocaina, lsd, o anche «smart drink» ricchi di aminoacidi, e dalla situazione in cui il consumo ha luogo: esercizio fisico intenso, elevata temperatura ambientale, disidratazione. Di qui le misure di prevenzione: accesso all’acqua potabile, aerazione dei locali, «chill out» ecc.La questione si pone diversamente quando si tratta di valutare la neurotossicità dell’«ecstasy». Essa è stata dimostrata in maniera probante, per alcune specie animali, dall’équipe di Ricaurte e da quella di McKenna e Peroutka, che hanno somministrato mdma a delle cavie (vedi “Rapporto Inserm”, pp. 30-36). Tale neurotossicità si manifesta nella distruzione più o meno reversibile delle terminazioni assonali dei neuroni serotoninergici, cioè dei neuroni che producono il neurotrasmettitore chiamato serotonina. Reversibile nel topo, la distruzione sembrerebbe irreversibile nella scimmia. Il problema, evidentemente, rimane quello di sapere se con gli esseri umani sia lo stesso. Anche gli scettici circa l’estensione all’uomo di risultati di ricerche condotte su animali – è il caso di Charles Grob, che nel 1994 ha condotto il primo studio approvato dall’fda americana sugli effetti dell’mdma sugli uomini («International Journal of Drug Policy», Vol. 8, n. 2, aprile 1998, pp. 119-124) – non contestano questi risultati. Si limitano a rilevare che la neurotossicità dimostrata sugli animali non è stata riscontrata sugli uomini.In ogni caso, ammesso che tale neurotossicità si dia effettivamente nell’uomo, essa si differenzia sotto ogni riguardo dalla tossicità acuta: infatti dipende dalla quantità di sostanza (è tanto più grave quanto più le dosi accumulate sono elevate), è una tossicità a lungo termine che interesserebbe un numero molto alto di persone e che si manifesterebbe in turbe cognitive (concentrazione e memoria) e dell’umore (depressione). Il “Rapporto Roques” riassume così la situazione: «[...] nulla permette attualmente di rifiutare (né di accreditare) l’ipotesi che somministrazioni ripetute di mdma inducano alterazioni irreversibili il cui carattere patologico si rivelerebbe solo dopo diversi anni» (p. 91). E ancora: «Uno dei rischi potrebbe essere che una lesione rimanga celata sul piano funzionale finché la restante popolazione neuronale riesce a compensare questa perdita, mentre i sintomi patologici comparirebbero solo più tardi, quando la degenerazione legata all’età della popolazione di neuroni serotoninenergici interessa una quantità sufficiente ad annullare questa compensazione [...]» (pp. 152-153).È fondamentale distinguere chiaramente la tossicità acuta da una possibile neurotossicità. Ed è tanto più disdicevole che nelle «quattro pagine» destinate a riassumere il “Rapporto Inserm” si affermi: «Date le proprietà farmacologiche della molecola mdma, l’ecstasy è un prodotto tossico indipendentemente dall’abuso» (paragrafo “Informare sulla tossicità dell’ecstasy”). Delle due l’una: o questa proposizione si riferisce alla tossicità acuta, e sembrerebbe questo il caso visto che il paragrafo cita le «complicazioni somatiche mortali», e allora bisognava ricordare quanto meno la rarità di tali complicazioni; oppure si riferisce all’eventuale neurotossicità, ma in questo caso è falso affermare che l’uso occasionale e l’abuso sono ugualmente rischiosi. In termini di prevenzione, tale proposizione è particolarmente disastrosa. Essa finisce infatti con l’accreditare l’idea secondo cui l’unico messaggio per la prevenzione debba essere: «Non consumatela» («Just say: No!») e vanifica ogni proposito di limitare i danni legati all’abuso.Il meccanismo interno della neurotossicità rimane ancora poco conosciuto, ma prevale un’ipotesi generale: caratteristico di prodotti come l’mdma è il fatto di favorire la liberazione congiunta di due neurotrasmettitori essenziali: la serotonina e la dopamina. Semplificando, si può dire che tale proprietà fa di queste sostanze un prodotto intermedio tra gli allucinogeni puramente serotoninergici (lsd, mescalina, psylocibina) e le anfetamine puramente dopaminergiche, ragion per cui alcuni Autori hanno sostenuto l’idea che le feniletilaminasi meritano di essere considerate come una classe particolare, proponendo definirle «entactogene» o «empatogene».Sottolineiamo che il successo di queste sostanze tra i consumatori è legato a un effetto misto: le proprietà allucinogene sono molto più «dolci» di quelle dei veri allucinogeni; mentre gli effetti «speed» restano «ragionevoli» e sono compensati da quelli leggermente allucinogeni. In breve: la sostanza è facilmente controllabile sul piano psichico, favorisce l’empatia, la comunicazione, la caduta delle inibizioni. Come al presidente di Act Up, a molti «giovani» l’ecstasy «piace».Esaminiamo ora le ipotesi sulla neurotossicità. Semplificando, l’ipotesi più probabile è la seguente: la neurotossicità sarebbe legata alla ricattura di dopamina da parte dei neuroni serotoninergici. Di fatto, più il rapporto tra serotonina liberata e dopamina liberata è vicino a 1 (mdma, mdea, mda, per esempio), più la neurotossicità è rilevante; minore è la quantità di dopamina liberata rispetto alla serotonina liberata (mbdb, per esempio), più la neurotossicità è limitata (per maggiori dettagli si può consultare il “Rapporto Inserm”, pp. 25-30). Detto altrimenti: l’effetto combinato serotoninergico e dopaminergico sarebbe la ragione tanto del successo della sostanza tra i consumatori quanto della sua neurotossicità. Assai imbarazzante, anche perché, se la neurotossicità fosse accertata, l’ecstasy «si collocherebbe automaticamente al primo posto fra le droghe tossiche» (“Rapporto Roques”, p. 295).Le metanfetamine non sono le uniche sostanze (potenzialmente) neurotossiche: a gradi diversi lo sono anche l’alcol, la cocaina e le anfetamine. A differenza, è bene notarlo, della cannabis, degli oppiacei e dell’lsd.E arriviamo a una delle questioni che rendono confuso il dibattito. L’lsd, per esempio, parrebbe più «pericoloso» dell’mdma, essendo il suo potere psicoattivo molto maggiore. Ma, appunto, potere psicoattivo e neurotossicità non coincidono. Una sostanza può essere facilmente controllabile quanto ai suoi effetti psicoattivi ed essere neurotossica (forse è il caso dell’mdma) o, viceversa, essere potenzialmente molto destabilizzante sul piano psichico (come la Ketamina e l’lsd) senza essere neurotossica. Allo stesso modo le anfetamine, capaci di provocare gravi danni psichiatrici (psicosi anfetaminica), avrebbero, in ogni caso, un grado di tossicità minore di quello delle metanfetamine.Ecco tutto, si direbbe. Ma nelle feste in cui questi prodotti sono consumati, sotto il nome di «ecstasy» circola di tutto e i consumatori non hanno alcun modo di conoscere la composizione di ciò che consumano. Il «testing» (o test di Marquis) permette soltanto di stabilire la presenza di una metanfetamina, di una anfetamina o di una feniletilamina tipo dob o 2cb, ma non dice nulla né sulla presenza di altre sostanze né sulla quantità (queste informazioni possono essere ottenute solo attraverso un’analisi di laboratorio e per mezzo di tecniche sofisticate). Inoltre, l’assunzione contemporanea di alcol, cocaina, lsd ecc. rende difficile attribuire la causa degli effetti neurotossici al solo «ecstasy». Certo, ma il «principio di precauzione» rimane intatto. La neurotossicità, per quanto ipotetica, dell’mdma e dei suoi derivati dev’essere nota ai consumatori.Ma, che io sappia, nessuno degli opuscoli distribuiti ai rave o in altre occasioni solleva questa imbarazzante questione. A torto, perché chi non demonizza a priori l’uso delle droghe è nella miglior posizione per sollevare dubbi e interrogativi.Nell’attesa, come dicono i consumatori avvertiti, «un ecstasy alla settimana è già troppo»!

 

U.E. - Tossicodipendenti. Pericolo antrace nell'eroina

L'antrace circola in Europa. Dal 6 dicembre scorso si sono registrati 15 casi confermati tra i consumatori di eroina in Scozia (14) e Germania (1), con 8 morti. L'allarme e' stato lanciato da diverse autorita' sanitarie del Vecchio continente. All'origine del fenomeno, probabilmente, i consumi di eroina contaminati da spore di antrace. Sono eroinomani, infatti, la maggior parte delle persone contagiate. La droga e' stata iniettata ma anche inalata o fumata. "E' possibile che prodotti contaminati circolino in altri Paesi europei", spiegano le autorita' sanitarie francesi che invitano a mettere in guardia le persone a rischio. Anche se non ci sono caratteristiche particolari, come l'aspetto o il colore, che permettono di distinguere l'eroina contaminata da quella tradizionale. L'antrace e' un'infezione acuta causata dal batterio Bacillus anthracis presente negli animali erbivori. Ma il microrganismo puo' vivere nell'ambiente esterno grazie alle sue spore molto resistenti. Si tratta di una malattia grave che, senza trattamenti, puo' essere mortale.

 

ADUC DROGHE

Umbria, 18 morti per overdose nel 2009: il dato più basso da 15 anni

Ricerca della regione: diminuzione del 33% rispetto all’anno precedente. Il 94,4% sono uomini. Le fasce d'età: over 40 (44,4%) e 25-29 anni (33,3%). La causa più frequente: l'eroina (77%)

PERUGIA - In calo le morti per overdose in Umbria. Secondo i dati di una ricerca sulla mortalità “droga-correlata” dall’assessorato alle Politiche sociali e dalla Direzione alla sanità e servizi sociali della regione, nel 2009 sono stati registrati 18 casi di morte per overdose, il dato più basso degli ultimi quindici anni, con una diminuzione del 33 per cento rispetto all’anno precedente e il dimezzamento del numero di decessi nell’ultimo biennio, che passano dai 35 del 2007 ai 18 del 2009. All’interno del territorio regionale, si registra un andamento eterogeneo nelle due province: negli anni la mortalità per overdose è sempre stata più elevata a Perugia rispetto a Terni, tuttavia proprio a Perugia si registra una diminuzione significativa (8 casi in meno rispetto al 2008), mentre il dato di Terni rimane pressoché costante con un solo caso in meno. Sono gli uomini a morire di più: nel 2009 la percentuale si è attestata sul 94,4 per cento, un dato che trova corrispondenza nella maggiore diffusione del consumo di stupefacenti tra gli uomini piuttosto che tra le donne. Le fasce di età più colpite variano negli anni: nel 2009 sono interessate le fasce over 40 (44,4%) e quella tra i 25 e i 29 anni (33,3%). La causa più frequente di morte per overdose è provocata dall’eroina (77% del totale), mentre non sono stati segnalati casi di mortalità per overdose che abbiano avuto come sostanza primaria la cocaina.

“La diminuzione delle morti per overdose – ha spiegato Damiano Stufara, assessore regionale alle Politiche sociali - rappresenta la prima verifica della validità di un programma di pianificazione nazionale, svolto in collaborazione con il Dipartimento Politiche Antidroga, di cui l’Umbria è capofila e che ha come scopo la sperimentazione e la valutazione delle azioni riconducibili alla strategia di riduzione del danno connesso all’uso di sostanze stupefacenti. Strategia, questa, che in Umbria è stata già attivata da tempo e che ha come priorità assoluta la salvaguardia della vita delle persone a rischio di overdose”.

“La riduzione dei rischi e dei danni – ha precisato Stufara - può essere configurata in termini di intervento di tutela della salute, individuale e collettiva, e prevede azioni e misure principalmente finalizzate alla prevenzione delle morti e delle patologie droga-correlate, ma anche alla prevenzione delle situazioni nelle quali le fragilità sociali ed i processi di stigmatizzazione passati e presenti possano condurre ad esiti ancor più rischiosi ed emarginanti”.
Tra le attività che rientrano in questa area di intervento vi sono le unità di strada, i centri a bassa soglia (drop in) e tutti i programmi volti al contatto precoce, le misure di distribuzione e scambio di siringhe, farmaci salvavita, presidi sanitari, training per l’acquisizione di abilità preventive e di primo soccorso, sistemi di allerta precoce riguardo le sostanze circolanti sul mercato illegale, programmi per la riduzione degli incidenti correlati all’uso di sostanze psicoattive.

“Fra gli obiettivi del progetto - ha detto Vincenzo Panella, Direttore della Asl4, a cui è affidata la gestione operativa dell’iniziativa - c’è anche quello di contenere i danni sanitari legati all’assunzione di sostanze stupefacenti. Svolgeremo una ricognizione nell’ambito dei Sert per meglio definire l’entità e la tipologia delle politiche di riduzione del danno attuate a livello territoriale. Verrà inoltre condotta un’indagine epidemiologica sulle principali patologie che interessano i tossicodipendenti e si sperimenterà l’efficacia degli interventi fin qui realizzati”.

Nella realizzazione del progetto saranno coinvolte le organizzazioni del privato sociale, in particolare il CNCA, (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza), che ha sviluppato una lunga esperienza nel campo, sia a livello nazionale che regionale. Il progetto, finanziato con 205mila 500 euro, avrà la durata di un anno; durata che potrà essere prorogata fino a tre anni con ulteriori finanziamenti, anche in base ai risultati raggiunti nel primo anno di attività. (mtm)
fonte: redattoresociale

Vodka e farmaci per resistere alla fatica

La drammatica «confessione» di un’anestesista italiana

corrieredellasera.it

Sono un medico anestesista di quarant’anni, separata, con una figlia di 7. A trent’anni sono stata assunta in un ospedale di medie dimensioni del Nord Italia. Nonostante le croniche carenze di anestesisti, a cui si faceva fronte con ore di straordinario non retribuite e con reperibilità che portavano a turni di lavoro di 36 ore e oltre, sono riuscita a resistere abbastanza bene fino a quando è nata la mia bambina. Secondo la legge, non avrei dovuto fare turni di notte in ospedale fino al compimento del terzo anno della piccola, ma la situazione del personale medico era tale che non ho neppure provato a far valere i miei diritti. Così, nonostante l'aiuto che mia madre mi dava con la bimba e in casa, non dormivo mai: o perché la bambina piangeva di notte, o perché ero di guardia in ospedale, o perché ero reperibile. Sono diventata sempre più irritabile e ansiosa, e il rapporto con mio marito, che continuava a insistere perché lasciassi in lavoro in ospedale, ha cominciato a incrinarsi gravemente.

E’ stato in quel periodo che ho incominciato a bere, soprattutto durante i turni di guardia notturna: arrivavo in ospedale con la borsa contenente alcuni indumenti di ricambio nella quale nascondevo bottigliette di Campari Soda e di Vodka. Poi, ho cominciato a sottrarre farmaci che si usano durante l'anestesia dall'armadio in cui erano custoditi (falsificando i registri di carico-scarico) e a iniettarmeli. Per pura fortuna, e con l'aiuto dei colleghi, non ho causato danni ai pazienti. Chi lavorava con me cominciò però a porsi delle domande sul mio comportamento e a suggerirmi di farmi curare, ma io non sapevo assolutamente da chi andare e che cosa fare. A un certo punto ho ceduto alle pressioni di mio marito: lasciai l'ospedale e un lavoro che mi piaceva, al quale avevo dedicato la mia vita. La mia depressione peggiorò ulteriormente, non facevo più niente, a stento mi occupavo ancora della bambina. Per alcuni mesi fui in cura da un neurologo che mi prescrisse farmaci antidepressivi. Nel frattempo continuavo a bere di nascosto. Mio marito era convinto che con un po' di forza di volontà avrei potuto smettere, non avendo mai considerato il mio alcolismo una malattia indotta dalle mie condizioni di lavoro, a un certo punto chiese la separazione. Dopo la separazione, i miei genitori mi fecero ricoverare in una clinica, dove sono stata sottoposta a una terapia disintossicante. Per ora assumo solo farmaci antidepressivi, ma so che prima o poi ricomincerò a bere. Perché l'unica sensazione di pace la trovo così. Dalle dimissioni dall'ospedale non ho più lavorato. Penso spesso al suicidio.

FUMO: VALUTAZIONI DELL’EFFICACIA DELLA LEGGE SIRCHIA

http://www.confcommercio.ct.it/foto/small/divieto-sigarette-minorenni.jpg

Nel gennaio 2005 l’Italia, con la Legge 3/2003 (Legge Sirchia) è stata il primo grande paese Europeo ad introdurre una normativa per regolamentare il fumo in tutti i locali chiusi pubblici e privati - compresi i luoghi di lavoro e le strutture del settore dell’ospitalità - che è stata considerata quale esempio di efficace intervento di salute pubblica in tutta l’Europa. (Cesda.net)

A cinque anni dall’introduzione della legge si compiono le prime valutazioni sulla sua efficacia.

 

Secondo un’indagine realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), condotta in collaborazione con Doxa, l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, dopo un’iniziale contrazione delle vendite e dei consumi, il 2009 ha fatto registrare un aumento consistente di fumatori. Un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti, pari al 3,4% che riguarda entrambi i sessi e maggiormente le donne: i fumatori sono aumentati di 2 milioni rispetto al 2008. A questo aumento corrisponde una diminuzione degli ex fumatori, passati dal 18,4 del 2008 al 14,6% del 2009. Sono però diminuite le vendite del tabacco: rispetto al 2008, -0,9%.

“Il fatto che l’aumento dei fumatori e la stabilità dei consumi medi non corrispondano a quanto accade nel mercato dei tabacchi lavorati ci fa supporre che sia cambiata la strategia d’acquisto – spiega Zuccaro, direttore di OssFAD (Osservatorio dell’Iss), secondo il quale è ripreso il contrabbando ed il commercio su internet. Attualmente fuma il 25,4% delle persone, i non fumatori sono il 60% e gli ex fumatori il 14,6%. La fascia d’età in cui si registra la più alta prevalenza di fumatori è quella 25-44 anni, mentre per i giovani di 15-24 anni la percentuale di fumatori è della stessa entità di quella degli adulti di 45-64 anni. L’aumento dei fumatori è dovuto in parte a una diminuzione degli ex fumatori. Cinque anni dopo l’introduzione della Legge Sirchia, il bilancio parla di buone abitudini conquistate (8 su 10 fumatori sono favorevoli a rinunciare alle sigarette nei locali) ma di un problema ancora lontano dall’esser risolto.

 

Per approfondimenti: RAPPORTO SUL FUMO IN ITALIA 2009 Iss-Doxa-Istituto Mario Negri-Lilt

 

 

Diverse le valutazioni del Ministero della Salute:

 

A cinque anni dall’entrata in vigore della legge 3/2003, art. 51 "Tutela della salute dei non fumatori", il bilancio può essere considerato positivo, soprattutto in riferimento alla protezione dall’esposizione al fumo passivo. Nel 2009, infatti, secondo i dati ISTAT (che fanno riferimento a oltre 60 mila interviste a persone con età superiore ai 14 anni), la percentuale dei fumatori è salita al 23%, dopo 5 anni di valori stabili intorno al 22%. Nel 2003, prima della legge 3/2003, la prevalenza era del 23,8% L’aumento maggiore ha riguardato i giovani adulti di età compresa tra i 25 e i 34 anni, dove si è raggiunta la percentuale del 31,4%. In più leggero aumento è, invece, la prevalenza tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni che raggiunge il 21,7%. L’attività di monitoraggio dell’applicazione della legge, avviata fin dal 2005 e tuttora in corso, ha evidenziato, comunque, alcuni importanti risultati.

Dall’elaborazione dei dati dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), nel corso del 2009 le vendite di sigarette si sono ridotte del 2,2%, corrispondente a 140 milioni di pacchetti venduti in meno (oltre 1 pacchetto in meno al mese acquistato da ciascun fumatore). Per la prima volta dal 1997, le vendite sono scese sotto la soglia dei 90 milioni di kg. La diminuzione delle vendite di sigarette è pari a circa il 9% in meno rispetto al 2004.Per quanto riguarda il rispetto della legge, la popolazione si è dimostrata generalmente favorevole al provvedimento e consapevole della sua importanza per la salute pubblica. Ed i dati indicano un buon livello di osservanza in tutto il paese.

Su mandato del Ministro della Salute, i Carabinieri per la Sanità – NAS, nel 2009 hanno effettuato 2.551 ispezioni a campione su tutto il territorio nazionale presso diverse tipologie di locali (stazioni ferroviarie, ospedali, ambulatori, musei e biblioteche, aeroporti, uffici postali, e sale scommesse, discoteche, pub e pizzerie) in cui si applica il divieto di fumo, evidenziando il sostanziale rispetto della norma. Sono state contestate complessivamente 234 infrazioni (9,2%): 91 a persone che fumavano dove vietato (3.6%) e 143 per mancata o errata affissione del cartello di divieto o per presenza di locali per fumatori non a norma (5.6%).

I risultati dell’anno appena trascorso, quindi, se da un lato sono incoraggianti mostrano anche quanto ci sia ancora da fare e quanto sia necessario mantenere alta l’attenzione delle istituzioni, dei mezzi di comunicazione e dei cittadini sull' "epidemia" di tabagismo, secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e sul monitoraggio della legge.

 

Per approfondimenti:

 

ATTIVITA’ PER LA PREVENZIONE DEL TABAGISMO

 

RAPPORTO 2009 - Ministero della Salute

La fine della guerra alla coca

A 40 anni dall'offensiva di Nixon, Obama tira il freno. E pensa alla marijuana libera

MARCO BARDAZZI, www.lastampa.it

http://www.cocaina2.it/images/MANI.jpgIl blitz di fine anno sembrava di quelli decisivi. L’irruzione dei reparti speciali messicani in un condominio di lusso si era conclusa lasciando disteso su un tappeto pregiato il cadavere crivellato di colpi di Arturo Beltran Leyva. Un pezzo grosso del narcotraffico, responsabile di aver cosparso per anni le strade americane di cocaina e marijuana per miliardi di dollari. Ma l’illusione che l’organizzazione di Beltran Leyva entrasse in crisi ha avuto vita breve: tempo pochi giorni ed è stato scelto il successore del boss defunto, mentre un commando di killer si è vendicato uccidendo vari membri della famiglia di uno dei poliziotti protagonisti dell’irruzione. Un copione che si ripete da anni, accompagnato nell’ultimo triennio da oltre 15.000 morti negli scontri lungo il confine Messico-Usa per il controllo del business della polvere bianca.

 

La carneficina messicana, unita alla sempre maggiore difficoltà per gli Usa a trovare alleati per la linea dura tra i governi dell’America Latina, sta portando a una svolta storica. A 40 anni dalla decisione del presidente Richard Nixon di lanciare unilateralmente la «guerra alla droga», l’America di Barack Obama è pronta a dichiarare impossibile da vincere il conflitto, a chiuderlo e a trasformare radicalmente la gestione della lotta agli stupefacenti. Dopo aver speso negli anni oltre mille miliardi di dollari di soldi pubblici in un conflitto che sembra sempre in stallo, gli Usa senza enfasi stanno ritirando gli agenti della Dea (Drug Enforcement Administration) dai fronti in Colombia e in Afghanistan. I fondi per la lotta al narcotraffico vengono deviati verso campagne di prevenzione. In Congresso sono partiti i lavori di una commissione che deve riscrivere completamente la strategia antidroga.

E alla Casa Bianca, il presidente fa studiare seriamente al proprio staff la fattibilità di un passo che avrebbe ripercussioni mondiali: legalizzare la marijuana. Il New Jersey è diventato in questi giorni il 14° Stato degli Usa ad approvare l’uso dell’«erba» per fini medici, confermando che esiste un vasto sostegno da parte dell’opinione pubblica ad agire anche su scala nazionale. Ma ad aver lasciato un segno su Obama è stato soprattutto un colloquio con tre ex presidenti dell’America Latina, tutti con credenziali conservatrici, quindi difficili da attaccare per i repubblicani proibizionisti. Ernesto Zedillo (Messico), Cesar Gaviria (Colombia) e Fernando Enrique Cardoso (Brasile) hanno raccomandato a Obama di legalizzare la marijuana, per togliere almeno una fonte di guadagno al narcotraffico. Un altro suggerimento all’amministrazione, circolato anonimamente sul Wall Street Journal perché nessuno si azzarda a dirlo pubblicamente ma attribuito a fonti autorevoli, è quello di abbassare un po’ la guardia nei Caraibi, per favorire i traffici nella regione.

 

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AFGHANISTAN - Droga e, piu' che altro, corruzione: rapporto Unodc

Un nuovo rapporto dell'Unodc, l' Ufficio dell'Onu contro la Droga e il Crimine, arriva alla conclusione che 'per gli afghani la corruzione e' il male peggiore del Paese'. Il 59% ritiene infatti che la quotidiana vessazione 'da parte delle autorita' e' una preoccupazione piu' grande dell'insicurezza (54%) o la disoccupazione (52%)'. Gli afghani dicono chiaramente che 'e' impossibile ottenere un servizio pubblico in Afghanistan senza pagare una mazzetta', ha sottolineato il Direttore esecutivo, Antonio Maria Costa. Il rapporto si basa su un campione molto vasto con 7.600 interviste in 12 province e oltre 1.600 villaggi in zone urbane e rurali. Le persone -uomini e donne, funzionari e capi tribu'- sono state intervistate tra l'autunno 2008 e l'autunno 2009. Emerge in dettaglio che la corruzione e' parte della vita quotidiana. Un afghano su due dice di avere dovuto pagare almeno un pizzo a un pubblico ufficiale nell'arco dei 12 mesi dell' inchiesta. Piu' della meta' delle volte (56%), la richiesta di pagamenti sottobanco e' stata fatta dall'incaricato del servizio. Nella maggior parte dei casi (3/4), i baksheesh, le mazzette, sono stati pagati in contanti. La tangente media e' 160 dollari (il reddito medio pro-capite e' di 425 dollari l'anno). 'La corruzione e' una tassa esorbitante' estorta 'ad una popolazione tra le piu' povere al mondo', ha detto Costa. Negli ultimi 12 mesi la corruzione e' costata agli afghani 2,5 miliardi di dollari pari a un quarto del pil. L'industria della droga genera un ammontare analogo, 2,8 miliardi nel 2009: 'Droga e corruzione sono le due maggiori fonti di reddito in Afghanistan, assieme generano transazioni illegali pari a circa la meta' del pil ufficiale'. I maggiori trasgressori sono i garanti della legge: il 25% delle tangenti e' andato alla polizia o ai funzionari locali, il 10-20% a giudici, procuratori e magistrati, membri del governo. In media agli afghani e' stata chiesta una tangente il 40% delle volte che sono entrati in contatto con le istituzioni. In pochi pensano serva fare ricorso: solo il 9% della popolazione urbana ha denunciato un singolo caso di concussione alle autorita'. La comunita' internazionale non sfugge alle critiche: il 54% degli afghani crede che 'le organizzazioni internazionali e le ong siano corrotte e rimangano nel Paese solo per arricchirsi'. 'Il rapido aumento del flusso di denaro della droga (e dagli aiuti internazionali) ha creato una nuova casta, ricca e potente, che opera al di fuori delle tradizionali strutture di potere tribale e mobilita risorse ben al di la' di quanto possa permettersi un Paese tanto povero', dice Costa. 'La corruzione riproduce nell'amministrazione pubblica lo stesso fenomeno, con dimensioni analoghe'. Diventata onnipresente, la corruzione ha gravi conseguenze politiche, economiche e strategiche: la mancanza di fiducia nelle istituzioni pubbliche rischia di avvicinare la popolazione agli insorti. 'Il cancro della corruzione e' metastatico', per fermarlo 'il Presidente Karzai deve urgentemente usare il bisturi e somministrare chemioterapia', gli accordi internazionali contro la corruzione 'sono la terapia adatta'. La stampa internazionale scrive che la corruzione e' un problema enorme: 'questo rapporto prova come l'afghano medio la pensa allo stesso modo', il denaro del cittadino e il rispetto delle istituzioni 'spariscono in un buco nero, che alimenta traffico di droga e insurrezione'. Recentemente l'Unodc ha confermato che nel 2008/09 un numero crescente di province afghane si e' liberato dell'oppio: 'la liberazione del Paese dalla corruzione puo' avvenire nello stesso modo, recuperando una provincia dopo l'altra, un distretto dopo l'altro, allo stato di diritto e alla cultura del buon governo', dice Costa invitando la nuova amministrazione Karzai a dare all'anti-corruzione la massima priorita'. La comunita' internazionale puo' aiutare, traducendo la Conferenza di Londra sull'Afghanistan (28 Gennaio) in uno sforzo comune contro la disonesta' dell'amministrazione pubblica in un Paese gia' stremato da violenza e poverta'.

 

fonte: ADUC DROGHE

aiuto quanto tempo ci vuole?

salve a tutti ho 20 anni e sabato 16-01-10 ho fatto uso di cocaina fumo e alcol ad una festa.. ho fatto una domanda per un concorso. e fra alcuni mesi dovre sottopormi ad analisi del sangue ed urine per vedere se faccio uso anche sporadicamente di sostanze stupefacenti o abuso di alcol. ci tenngo tanto a superare quest esame per poi arrivare ad unobbiettivomolto importante nella mia vita mi pento di aver usato determinate sostanze...ma ora voglio pulirmi x evitare che determinate cose possano impedire lo sviluppo di un mio futuro.
in poche parole ...vi kiedo per fvore chi di competenza o ben informato puo rispndermi
Qunato tempo ci vuole smaltire tutte le sostanze alcol thc e cocaina dal mio orgnismo e come potrei fare per accellerare..tuttto cio.???? grazie cordiali saluti

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