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Novità

riflessioni sull'abuso di Internet

Il primo agosto del 2005 rimarrà nella memoria. Finito di lavorare Lee Seung Seop fece un salto all’Internet café. Viveva a Seul in Korea. Cinquanta ore dopo il riparatore di caldaie di 28 anni ebbe un arresto cardiaco. Aveva fatto una baldoria di gioco su Internet senza mai fermarsi né per mangiare nè per dormire.   La sua morte ha attivato la ricerca sul problema della dipendenza da Internet in Corea. Si stima oggi che il 4% dei bambini abbia questo disturbo. Le stime per la Cina sono considerevolmente più alte, circa il 15% sarebbe caduto nella dipendenza.   Quanto sia la prevalenza di questo problema tra i bambini italiani non è conosciuto: è un fenomeno ancora piuttosto nuovo. Anche gli adulti possono diventare dipendenti da Internet: negli Stati Uniti una ricerca svolta su un campione selezionato casualmente ha concluso che più di 1 adulto ogni 8 va considerato dipendente da Internet.   Tutte queste stime vanno essere interpretate con una certa cautela poichè attualmente non vi è ancora una vera e propria diagnosi psicopatologica di dipendenza da Internet, anche se è in corso la sua immissione nel prossimo Manuale Diagnostico e Statistico, DSM V°. Rimane che sempre più genitori chiedono consiglio su cosa fare coi propri figli che passano ore chiusi di fronte allo schermo del pc.   risky-redi Umberto Nizzoli (Psicologo, già direttore del Dipartimento delle Dipendenze di Reggio Emilia)

INFORMAZIONE

RAGAZZI DEVO ANDARE AL GOT PER LE ANALISI MI è APPENA ARRIVATA LA LETTERA.... E TRA UNA SETTIMANA.... VORREI SAPERE IO FUMO UNA CANNA OGNI SERA CE LA FACCIO A SMALTILRA.....

cannabis legale? La proposta c'era e c'è

...il problema è che non se la fila nessuno... proposta dalla senatrice Poretti (venerata non mi ricordo da chi) e cofirmata da marco perduca del pd la proposta è stata presentata in senato il 29 aprile 2008...ma ancora non è stata analizzata...dato che la data in cui dovrebbe essere analizzato il testo viene continuamente spostata (accade continuamente, è consuetudine, purtroppo una scappatoia in una legge lo permette) quindi la proposta c'è... sono loro che non se la filano...(2 firmatari) il disegno di legge: Senato della Repubblica XVI LEGISLATURA N. 134 DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PORETTI e PERDUCA COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 29 APRILE 2008 Modifica all’articolo 14 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati e analoghi naturali e sintetici Onorevoli Senatori. – Sono stati presentati dalla medesima prima firmataria due disegni di legge di segno opposto: il presente vuole legalizzare la cannabis , l’altro proibire l’alcool ed il tabacco. Noi siamo convinti che la proibizione e la repressione stiano oggi producendo effetti contrari e di molto peggiori di quelli che si vorrebbero evitare. Per questo, vorremmo che questa e non l’altra nostra proposta fosse approvata. Ma qualora fosse deciso, invece, di continuare sulla strada del proibizionismo, si dovrebbe avere il coraggio di farlo fino in fondo, senza ambiguità, vietando sostanze infinitamente più dannose della cannabis come l’alcool ed il tabacco. Ha presente disegno di legge è stato preparato in collaborazione con l’Associazione per i diritti degli utenti e consumatori (ADUC). Con rarissime eccezioni, la comunità internazionale ha optato per l’approccio proibizioni sta sulle droghe. L’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu), gli Stati Uniti, i Paesi membri dell’Unione europea, tra cui l’Italia, hanno scelto di combattere il fenomeno del narcotraffico e del consumo di droghe con la repressione. È proibita la vendita, l’acquisto, la cessione, il consumo, il trasporto, la produzione di sostanze quali l’eroina, la cocaina, le metanfetamine, la cannabis , e altre. I divieti, e le sanzioni da esso derivanti, hanno come pilastri alcune motivazioni che possiamo classificare in tre categorie: 1) drogarsi fa male alla salute; 2) drogarsi riduce la produttività, arrecando un grave danno economico al «sistema Paese»; 3) il traffico di droga arricchisce le organizzazioni criminali. Per quanto riguarda il primo punto, con l’eccezione forse della cannabis , non vi sono dubbi. Assumere sostanze come l’eroina fa male alla salute. A nostro avviso, legalizzare e quindi controllare il mercato delle droghe potrebbe ridurre il danno alla salute provocato dalle droghe: si potrebbe controllare la loro composizione, visto che spesso sono tagliate con sostanze ancora più nocive della droga stessa; si potrebbe controllare ad ogni stadio lo stato di salute del tossicodipendente; la diminuzione drastica del costo di queste sostanze, coltivate e vendute legalmente, non spingerebbe così spesso il tossicodipendente a delinquere; eviterebbero il carcere, che alla salute non fa certo bene, decine di migliaia di persone. Chi si oppone alla legalizzazione risponderà che non ci si può accontentare di limitare il danno, un obiettivo troppo timido, ma lo si deve estirpare anche se – secondo noi – questo significa aggravarlo. Per quanto riguarda, invece, il secondo punto, non vi è dubbio che alcune droghe limitano la produttività. Noi sosteniamo però che l’attuale regime di repressione accresce l’improduttività: la criminalizzazione e l’incarcerazione hanno effetti ben più gravi sulla produttività dell’individuo di quanto facciano le sostanze che assume; alcune droghe, quando prese in dosi moderate, non solo non interferiscono con la produttività, ma possono addirittura aumentarla. Ma chi ha scelto la strada del proibizionismo dirà che un iridividuo sano, senza dipendenza o vizi alcuni, è generalmente più produttivo e virtuoso di uno che fa uso di droghe. Infine, per quanto riguarda il terzo punto, è certo che il mercato della droga è un’attività fondamentale per la sopravvivenza delle organizzazioni criminali. Ancora una volta, noi siamo convinti che è proprio grazie al proibizionismo che si crea il mercato nero, e quindi l’opportunità di guadagno per le mafie (si ricordi l’esempio fallimentare del proibizionismo sull’alcool negli Stati Uniti negli anni Venti dello scorso secolo), solo per fare un esempio, la depenalizzazione del mercato e del consumo della cannabis sottrarrebbe alle organizzazioni criminali la quasi totalità degli introiti derivanti dal traffico illecito. Tuttavia, preso atto che le argomentazioni di chi vorrebbe legalizzare il mercato ed il consumo delle droghe non sono largamente condivise a livello istituzionale, dobbiamo constatare che vi è una grave lacuna nella politica sulle droghe fino ad oggi promossa. Questa deficienza riguarda innanzi tutto una delle sostanze più nocive alla salute nella storia dell’umanità: il tabacco. Questo prodotto, oggi legale, miete circa 80.000 vittime l’anno solo in Italia, e circa 4 milioni l’anno di vittime nel mondo. Ma la nocività del tabacco e della nicotina non riguarda solo la salute. Come le altre droghe già proibite, il tabacco diminuisce fortemente la produttività dei singoli consumatori. Secondo una ricerca dell’Osservatorio sul tabacco dell’Istituto nazionale dei tumori, ogni anno sono persi quasi 52 milioni di giornate lavorative per ricoveri e trattamenti di patologie causate dal tabacco. Secondo altre stime, un lavoratore perde in media un’ora di lavoro al giorno per le cosiddette «pause sigaretta». Sempre secondo l’indagine dell’Istituto nazionale dei tumori, inoltre, le patologie causate dal tabacco costano alle casse dello Stato più di 1,2 miliardi di euro in spese sanitarie. Infine, come le altre droghe illegali, il traffico di sigarette frutta miliardi di euro alle organizzazioni criminali, che ormai gestiscono il 25 per cento del mercato italiano di sigarette, in grandissima parte gestito dalla mafia, dalla ’ndrangheta e dalla sacra corona unita. Secondo stime attendibili, il mercato illegale di sigarette frutta alle organizzazioni criminali circa 700 milioni di euro l’anno. Come il tabacco e la nicotina, anche l’alcool è una sostanza estremamente nociva alla salute, come sostiene la comunità medico-scientifica nel suo intero. L’alcool è responsabile ogni anno di circa 1,8 milioni di decessi nel mondo, di cui fino a 40.000 in Italia. Secondo un rapporto della Commissione europea, l’alcool causa morti premature e disabilità nel 12 per cento della popolazione maschile e nel 2 per cento di quella femminile. L’alcool da origine a circa 60 malattie. Questa sostanza è anche responsabile di un cospicuo numero di incidenti sulla strada (17.000 morti l’anno solo nell’Unione europea). I costi di trattamento sanitario sono stimati in 17 miliardi di euro solo nell’Unione euroepa, insieme a 5 miliardi di euro spesi per il trattamento e la prevenzione del consumo problematico di alcol e l’alcoldipendenza. Il consumo di alcool ha anche un enorme impatto sociale sotto il profilo della violenza, del crimine e della emarginazione, oltre a causare frequenti e gravi problemi familiari. Secondo il rapporto della Commissione, sette milioni di adulti dichiarano di essere stati coinvolti in risse dopo aver bevuto nell’arco dell’ultimo anno e (sulla base di alcuni studi che analizzano i costi a livello nazionale) i costi economici degli atti criminali attribuibili all’alcol sono stati stimati in 33 miliardi di euro nell’Unione europea nel 2003. L’alcool ha anche un impatto sulla famiglia, con il 16 per cento degli abusi e dell’incuria nei confronti dei minori attribuiti al consumo di alcool, e tra i 4,7 milioni e i 9,1 milioni di bambini vivono in famiglie con problemi alcolcorrelati. Si stima che ogni anno 23 milioni di persone siano alcoldipendenti, in un anno qualsiasi e le sofferenze causate ai membri delle famiglie rappresentano un costo intangibile di 68 miliardi di euro. Come alcune delle droghe illegali, l’alcool ha conseguenze negative sulla produttività. Sempre secondo il rapporto della Commissione europea, i costi relativi alla perdita di produttività dovuta ad assenteismo alcol-attribuibile e alla disoccupazione sono stati stimati, rispettivamente, da 9 a 19 miliardi e da 6 a 23 miliardi di euro. Per comprendere di cosa stiamo parlando è utile ricordare che le vittime del tabacco e dell’alcool ogni anno sono 5,8 milioni nel mondo e 120 mila in Italia, mentre è un dato di fatto che la cannabis , una sostanza oggi illegale e combattuta, non ha mai provocato un singolo decesso documentabile. È altrettanto vero che i danni alla salute provocati dalla cannabis non sono stati ancora dimostrati in maniera inequivoca dalla scienza dopo decenni di studi sulla materia, mentre quelli provocati dal tabacco e dall’alcool sono riconosciuti all’unanimità dal mondo medico-scientifico. Ci pare quindi evidente che il tabacco, la nicotina e l’alcool fanno molto più male alla salute della cannabis . Inoltre, come e più della cannabis , il tabacco, la nicotina e l’alcool diminuiscono fortemente la produttività, costano moltissimo alle casse dello Stato, e arricchiscono le organizzazioni criminali. Pertanto, nell’ottica della scelta politica quasi universalmente condivisa a livello istituzionale di reprimere la vendita e il consumo di sostanze «pericolose», l’attuale regime di legalizzazione del tabacco e dei suoi derivati e dell’alcool è una grave contraddizione. Per risolverla dobbiamo a nostro avviso legalizzare droghe come la cannabis , infinitamente meno dannosa alla salute rispetto alle sigarette, oppure vietare – per coerenza – anche il tabacco, la nicotina e l’alcool. Coloro che sostengono il proibizionismo sulle droghe, fra cui anche numerosi avidi consumatori di tabacco e di bevande alcoliche, diranno che, contrariamente alle droghe già illegali, il tabacco, la nicotina e l’alcool non possono essere proibite in quanto sostanze socialmente diffuse e accettate. Ricorderanno che l’ampia diffusione dell’alcool è il motivo del fallimento del proibizionismo sull’alcool negli Stati Uniti. Ma se questo bastasse per non proibire una sostanza nociva, allora non ci è chiaro perché la cannabis sia oggi vietata. Come il tabagismo e l’alcolismo, infatti, il consumo di cannabis è socialmente diffuso ed accettato. Se in Italia il 24,2 per cento degli adulti si dichiara fumatore di tabacco ed il 75 per cento consumatore di alcool, è altrettanto vero che il 20 per cento degli italiani ha ammesso di aver consumato cannabis . Secondo altri dati, addirittura la metà degli studenti universitari ne ha fatto uso almeno una volta, ed un terzo ne fa uso regolarmente. L’attuale proibizione sulla cannabis , quando messo a confronto con il regime di legalizzazione del tabacco e dell’alcool, non può quindi essere giustificata attraverso il suo diverso grado di diffusione e accettazione sociale. Sia ben chiaro, noi sosteniamo che proibire tabacco e alcool non risolverebbe, ma aggraverebbe la situazione. Si regalerebbe alle organizzazioni criminali il monopolio del mercato del tabacco e dell’alcool, aumentando i loro proventi illeciti come già fatto con la cannabis , ad esempio. Inoltre si criminalizzerebbero coloro che acquistano queste sostanze, addirittura arrestando coloro che vengono trovati con un numero di sigarette o bottiglie di birra che contengono una quantità più alta di nicotina o di alcool di quella consentita per uso personale. Se oggi un lavoratore che fuma perde mediamente un’ora di lavoro al giorno, domani potrebbe perderne addirittura otto e più al giorno qualora finisse in prigione. Inoltre, i consumatori di tabacco e di bevande alcoliche, costretti a ricorrere al mercato nero, non avrebbero garanzie sul prodotto che acquistano, mettendo a rischio la loro salute più di quanto fanno oggi. Infine, i consumatori di tabacco e alcool, divenuti criminali, negherebbero di fame uso ai loro medici, impedendo così un’azione di informazione, di prevenzione e di cura di malattie derivate dal tabagismo e dall’alcolismo. Pertanto, chiediamo che la strada fino ad ora scelta, a meno che non sia abbandonata, venga perlomeno percorsa in maniera coerente. Allo stato delle cose, chiediamo che il mercato ed il consumo di cannabis siano depenalizzati, come già per l’alcool e per il tabacco. Il presente disegno di legge, onorevoli senatori, ha lo scopo di integrare e completare la politica sulle droghe perseguita dal nostro Paese. Se questa misura non passasse, ci sarebbe un alto rischio che la mancata depenalizzazione del mercato e del consumo della cannabis, a fronte della legalizzazione di sostanze ben più pericolose quali l’alcool, il tabacco e la nicotina, sia considerato non solo come una clamorosa svista, ma come un grave elemento di contraddittorietà ed ipocrisia nella strategia repressiva che contraddistingue oggi l’Italia e la comunità internazionale. La legislazione vigente pregiudica innanzi tutto la strategia proibizioni sta, in quanto i cittadini, percependo i limiti e le contraddizioni della legge, saranno incoraggiati a disattenderla. Per questo, chiediamo che cessi la inattuabile discriminazione fra consumatori di droghe che per legge sono legali (tabacco, nicotina e alcool) e illegali ( cannabis ), legalizzando il mercato ed il consumo della cannabis. All’articolo 1 del presente disegno di legge, la cannabis ed i suoi derivati sono, quindi, eliminati dall’elenco dalle sostanze previste dalla tabella di cui all’articolo 14 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 , depenalizzandone il mercato e il consumo. È auspicabile che a questo disegno di legge segua un testo legislativo per la regolamentazione ed il controllo della produzione del mercato della cannabis e dei suoi derivati. DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. Nel testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 , e successive modificazioni, all’articolo 14, comma 1, lettera a) , il numero 6) è abrogato. 2. Alla Tabella I allegata al citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 , e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) le voci: «Delta – 8 – tetraidrocannabinolo (THC)» e « Delta – 9 – tetraidrocannabinolo (THC)» sono soppresse; b) la voce: «Parasil» è soppressa; c) la voce: «Preparati attivi della Cannabis (hashish, marijuana, olio, resina, foglie e infiorescenze)» è soppresso.

l'informazione sulle droghe in Italia

questo è il link google news riguardo la notizia del professore che ha riclassificato le droghe

 

http://news.google.it/news?q=david%20nutt&oe=utf-8&rls=org.mozilla:it:of...

 

si noti che oltre che dai giornali inglesi e americani, è stata ampiamente ripresa anche in lingua spagnola, tedesca, francese (in seconda pagina). Chi manca? Indovinate...

La California apre alla canapa legale

Via libera alla marijuana, non piú solo per uso terapeutico: ieri i deputati dello Stato della California hanno cominciato a discutere i possibili effetti di una proposta di legge per legalizzare, regolare e tassare l'uso personale della marijuana. Lo scrive il New York Times, secondo cui non è affatto certo che la proposta sia approvata, ma comunque nella patria degli hippies il vento soffia nelle direzione dell'antiproibizionismo. Perfino il governatore dello Stato, il repubblicano centrista Arnold Schwarzenegger, ha detto che sarebbe aperto a una "dibattito forte" sulla questione. Sí, perch‚ la marijuana non fa piú gola soltanto ai capelloni e agli studenti, ma anche alle casse ormai esangui dello Stato della West Coast: si calcola che dalla legalizzazione potrebbero arrivare 1,4 miliardi di dollari all'anno (quasi un miliardo di euro). Nel frattempo, i sostenitori della marijuana 'libera' hanno già raccolto oltre 300.000 firme in un mese per un referendum propositivo che ha buone possibilità di essere presentato nel 2010. "Dopo anni in cui ci è sembrato di andare controvento, ora abbiamo la sensazione di avere il vento in poppa", ha dichiarato James Gray, un giudice in pensione che è uno dei maggiori sostenitori della campagna. A far cambiare l'atmosfera c'è anche il nuovo approccio del governo federale di Washington, che ha annunciato che non perseguirà chi usa la cannabis per prescrizione medica, uso legale dal 1996 in California ma contrario alle leggi federali. In questo Stato, già sette città hanno adottato ordinanze municipali instaurando un regime di tolleranza verso la marijuana. E gli antiproibizionisti ricordano anche le pesanti spese carcerarie e quelle sostenute per contrastare la criminalità messicana legata al narcotraffico. Ma in California, secondo il Ny Times, sulla marijuana c'è un atteggiamento schizofrenico: l'anno scorso gli arresti collegati a reati su questa droga sono aumentati fino a 78.500 e i sequestri di piantagioni illegali hanno raggiunton un record storico nel 2009. Le autorità federali di Washington hanno anche chiarito che la loro tolleranza sull'uso terapeutico non si estende all'uso personale: il vice Attorney General (ministro della Giustizia) David Ogden ha ribadito pochi giorni fa che la marijuana "è una droga pericolosa. La vendita illegale di marijuana è un crimine serio", ha detto Ogden, e "nessuno Stato puó autorizzare violazioni della legge federale".

Nuovo Enjoint.com

ENjOINT.com è la community italiana dedicata alla pace, all’amore, alla legalizzazione.

E’ inoltre un portale di contro-informazione, antiproibizionismo e cultura della canapa. Dal 2003 ad oggi, ha totalizzato oltre 8 milioni di pagine viste e radunato più di 5.000 utenti, diventando un punto di riferimento nel panorama antoproibizionista e uno dei principali siti italiani nel mondo della cannabis.Dopo un periodo di stand-by, Enjoint è pronto per ripartire alla grande: una nuova struttura del portale, moderna e interattiva, un nuovo forum e nuove sezioni. Altra novità fondamentale è il trasferimento del server all’estero, per conservare quella libertà d’informazione che da sempre contraddistingue il sito ed evitare eventuali censure. Da ENjOINT nacque anche Dolce Vita (la rivista bimestrale dedicata agli stili di vita alternativi – info su www.dolcevitaonline.it) e ancora oggi, le due realtà sono sempre in stretta collaborazione.In un’epoca in cui l’informazione è sempre più intrattenimento e pubblicità, ENjOINT vuole dedicarsi ad approfondire ed esaminare a fondo determinati usi e costumi della società moderna.ENjOINT non prende posizione riguardo l’uso di sostanze stupefacenti (qualunque esse siano), ma si limita a fornire le giuste informazioni a riguardo, invitando tutti ad una responsabilità personale e ad un’eventuale sperimentazione consapevole. E’ invece contrario, all’abuso di qualsiasi sostanza.E’ contro il proibizionismo, le guerre, la violenza e le narcomafie. ENjOINT punta infine a valorizzare i molteplici utilizzi della canapa, soprattutto in ambito terapeutico e industriale.Buona navigazione, sulle pacifiche sponde di ENjOINT.

«Quei baby festini a base di coca»

 

Corriere del Veneto- Treviso, allarme Usl: cresce l’uso di droghe fra giovanissimi. «Spaccio in via Pescatori»

 

TREVISO — Feste private a base di cocaina, alcol e cannabis. Sono sem­pre più numerosi i giovani che a Tre­viso entrano nel tunnel delle dipen­denze: ragazzi come tanti, per lo più studenti, ancora minorenni. Sono di buona famiglia e stanno in gruppo. «Perché in realtà l’uso di cocaina non è dovuto a una difficoltà, quan­to al fatto di condividere con altri un momento di socialità» spiega Miche­le Gazzola, coordinatore del Proget­to Kriptos, realizzato nel territorio dell’Usl 9 di Treviso, e finanziato dal Fondo Regionale di intervento per la lotta alla droga. Il progetto ha preso in cura 135 pazienti nell’arco degli ul­timi tre anni. «Non ci sono soltanto i giovani però fra i tipici assuntori di cocaina» continua Gazzola. «Il consu­mo cresce anche fra manager affer­mati e professionisti di diversi setto­ri, che scelgono questa droga psico­stimolante prima di una giornata particolarmente difficile o di una riu­nione delicata».

Il quadro tracciato dai risultati del Progetto Kriptos evidenzia come le zone residenziali dove sono stati re­gistrati i casi più numerosi sono a Treviso e nel distretto sanitario che comprende Mogliano, Preganziol, Casale e Roncade. Si tratta soprattut­to di ragazzi, celibi, d’età media attor­no ai 24 anni, e di cui una larga parte (66,7%) vive ancora in famiglia. «La cocaina non viene usata soltanto a casa, ma anche in locali pubblici, con un calo però nelle discoteche, dove l’assunzione di cocaina esiste, ma in forma minore». A preoccupa­re però è l’iter che porta i giovani a diventare dipendenti dalla cocaina. «Dai casi che abbiamo potuto valuta­re emerge un percorso che parte at­torno ai 16-18 anni, con l’inizio del­l’abuso di alcol e cannabis» sottoli­nea Gazzola. «Si passa poi ai 19 anni con le prime sniffate di eroina, e si finisce poi alla cocaina». Attualmen­te anche il valore di mercato rende più avvicinabile la droga ai giovani: «Si può trovare un grammo di coca a 50-60 euro». E proprio ieri i cittadini di via Pescatori in città hanno lancia­to lanciato l’allarme spaccio nella zo­na. Il capogruppo di Città Mia Fran­co Rosi ha chiesto all’amministrazio­ne di incrementare controlli nottur­ni nella zona.

Matteo Valente

svizzera: Divieto d'alcol ai minori e acquisti 'civetta'

Da qualche anno, in alcuni Cantoni sono in vigore i test sulla vendita nei negozi di alcol ai minorenni. Questi test si basano su "clienti civetta", ossia giovani volontari a cui il venditore scrupoloso dovrebbe chiedere la carta d'identità. L'analisi condotta dal dipartimento della Sanità dimostra che le vendite ai minori sono sì diminuite, ma che oltre un terzo riesce ancora a farla franca. Nel periodo 2000-2008 il 36,5% dei clienti civetta ha potuto continuare comprare alcol, e nel 2008 la quota è stata superiore a quella del 2007. Il rapporto dimostra però che dove il metodo è stato introdotto da più tempo, gli effetti positivi si vedono. Conclusione: alla lunga il test è vincente.

aducdroghe

UNODC: impatto dei traffici illegali di oppio a livello mondiale

     Il recente Rapporto ONU sull'Oppio Afgano 2009 ridisegna l'ampiezza e l'impatto del traffico di oppio ed eroina a livello mondiale sulla base di dati aggiornati. L'assunto iniziale è il valore di mercato stimato in $65 miliardi. Un giro d'affari costruito sulla salute di 15milioni di tossicodipendenti e sulla morte di 100.000 persone ogni anno. L'Afghanistan, detenendo il monopolio della coltivazione di oppio (92%) e il primato di produzione di eroina (150 tonnellate), è l'epicentro di questo infausto business. La situazione di stallo politico nella regione limita i sequestri di droga al 2% del prodotto totale. Tuttavia, solo il 20% dell'eroina trafficata nel mondo è confiscata. Incredibilmente, le intercettazioni sono più efficaci nei paesi confinanti con l'Afghanistan. Questo favorisce i narcotrafficanti che vedono aumentare il valore del loro prodotto ad ogni confine superato. Un grammo di eroina del valore di $3 a Kabul può costare fino a $100 a Londra o Milano. Quindi sequestrare l'oppio afghano sul luogo di produzione, piuttosto che sul luogo di consumo è molto più efficace ed economico. Un'ulteriore anomalia deriva dalla sproporzione tra il costo umano della tossicodipendenza nei paesi che consumano eroina, rispetto al numero dei militari caduti sui campi di papavero. Nei Paesi NATO, ad esempio, il numero di persone che muoiono per overdose da eroina afgana ogni anno (più di 10.000), è cinque volte superiore al totale dei militari NATO deceduti in Afghanistan negli ultimi 8 anni. Infine il rapporto ONU ha confermato l'esistenza di stock di oppio afgano invenduto pari a 12.000 tonnellate, abbastanza per soddisfare la domanda mondiale di eroina per più di due anni, e di morfina medica per tre anni. La prospettiva delineata dallo studio ONU è intervenire sui tre anelli della catena. Assistenza ai contadini per ridurre l'offerta, sensibilizzazione e prevenzione sulla gente per frenarne la domanda, e misure di contrasto per spezzare il ciclo di criminalità organizzata e terrorismo. Redattore: Staff Dronet

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