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Novità

Firenze: spacciano Pandoro con cocaina al posto dello zucchero al velo. Arrestati

http://eshop.celiachiastore.it/images/product/pandoro.jpgDi certo non mancava nè ironia, nè fantasia ai due spacciatori di Firenze  che a Capodanno sono stati fermati mentre si recavano a casa di amici per i festeggiamenti di San Silvestro.

Al posto dello zucchero al velo infatti, hanno messo ben 20 grammi di cocaina in una bustina all’interno di una confezione di pandoro, dolce tipico natalizio, pensando di farla franca tranquillamente.

Invece, qualcosa nel loro comportamento ansioso deve aver insospettito i Carabinieri che li avevano fermati in occasione di un semplice controllo di routine sulla strada, trovando durante la perquisizione della vettura, la bizzarra quanto inaspettata sorpresa. Polvere di cocaina come decorazione del pandoro, anzichè il tradizionale e “solito” zucchero al velo.

I due trentenni, arrestati poi con l’accusa di spaccio, sono un uomo e una donna, che non erano nuovi a questi traffici. Dal successivo controllo effettuato in casa della donna infatti è stato trovato ben mezzo chilo di cocaina e anche un’agenda dove erano state segnate accuratamente tutte le consegne ai clienti abituali, durante il periodo delle feste, per un ammontare di ben 80.000 euro.

 

 

Newnotizie.it, Paola Ganci

 

 

Alcoltest in ufficio e in fabbrica Si parte in provincia di Trento

di Jacopo Tomasi, Repubblica.it TRENTO. Alcol e droga non fanno rima solo con sballo. Purtroppo sono una piaga anche sul lavoro: secondo le statistiche più recenti, un infortunio sul lavoro su tre sarebbe causato dall’alcol. E, come conferma il Sert di Trento, c’è la sensazione che la cocaina, in ufficio o in cantiere, sia sempre più diffusa. Tanto che dal 15 gennaio inizieranno i test a sorpresa sul posto di lavoro.  Su questo tema, tanto delicato, è intervenuto anche l’Ebat, l’Ente bilaterale artigianato trentino, che ha deciso di pubblicare dei volumetti su questi temi così delicati. Obiettivo principale è quello di informare per prevenire. Ma quella della sensibilizzazione non è l’unica strada da percorrere. Come detto dal 15 gennaio scatterà anche la fase del controllo e della repressione.  La Provincia, infatti, il 17 luglio scorso ha recepito l’accordo Stato-Regioni del 30 ottobre 2007 con il quale si intendevano intensificare i controlli sull’uso di droga sui posti di lavoro. Così, dalla metà del mese, ci saranno test programmati a sorpresa e a tappeto in tutte le aziende con dipendenti con mansioni “a rischio”. Si tratta di chi lavora a contatto con gas tossici o fuochi d’artificio, chi conduce veicoli stradali con patente C, D, E o taxi, personale addetto alla circolazione di treni o navi, autisti di mezzi pubblici, controllori di volo, mulettisti. Il datore di lavoro dovrà comunicare al medico del lavoro competente quanti dipendenti di questo tipo ha in azienda e il medico calendarizzerà i controlli, che avverranno a sorpresa e si baseranno sull’esame delle urine. Negli ultimi anni l’uso di sostanze stupefacenti sui posti di lavoro è aumentato sensibilmente. Soprattutto quello della cocaina, principalmente per mantenere ritmi di lavoro più elevati. I rischi, però, sono altissimi, e la situazione è «preoccupante», come afferma Roberta Ferrucci, vice direttrice del Sert di Trento. «Su 989 pazienti in cura nel 2008 - spiega - il 63% aveva un’o ccupazione stabile. Questo significa che l’utilizzo di sostanze stupefacenti è una realtà preoccupante anche in Trentino. La sensazione è che ci sia una diffusione significativa in lavori stressanti o con orari prolungati, come ad esempio gli autotrasporti».

 Anche per quanto riguarda l’alcol c’è il divieto dell’assunzione di sostanze alcoliche nelle lavorazioni considerate “a rischio” (autisti di mezzi; personale che lavora oltre i due metri di quota; operatori della sanità, ecc). In questo caso, però, non sono previsti controlli a sorpresa e a tappeto, ma possono venire effettuati in occasione della visita periodica. E comunque anche l’a lcol resta una piaga. Secondo una statistica nazionale gli infortuni alcol-correlati sarebbero il 30% del totale. «Una percentuale plausibile anche in Trentino - spiega Roberto Pancheri del Servizio alcologia dell’Azienda sanitaria provinciale - visto che a livello di consumo pro-capite di alcolici siamo tra i primi in Italia. In ogni caso, è difficile valutare quando un infortunio è causato dall’alcol, perché non c’è l’alcoltest come nel caso degli incidenti stradali. Certo, l’incidenza è significativa, e purtroppo i controlli restano un punto dolente».

I 6 spaventosi effetti dell'alcol sul cervello

www.lastampa.it  - Quello che è bene sapere sui danni cerebrali dell'alcol

 

Inebriante, riscaldante, eccitante, disinibente, scacciapensieri… qualunque sia l'aggettivo che volete affibbiare all'alcol dovete anche tener conto di quello che inevitabilmente porta con sé il suo uso o abuso, che non si limita a essere un semplice aggettivo ma una realtà inquietante. Sono almeno 6 gli effetti dell'alcol sul cervello e li ha sintetizzati il dr. Dr. Izak Loftus, patologo forense del Pathcare-group in Sudafrica. Secondo gli esperti il tasso di alcol nel sangue dipende dalla quantità che ne viene assunta: fino a che si riesce a smaltire questo aumenta relativamente, nel momento in cui il livello raggiunge l'impossibilità di essere smaltito allora la concentrazione nel sangue aumenta e continua a crescere, anche dopo aver smesso di bere. L'alcol continua così a essere assorbito attraverso lo stomaco che lo contiene. Ma quali sono gli effetti dell'alcol sul cervello e di conseguenza sull'organismo? Ecco i 6 maggiori fenomeni nell'elenco stilato dal dr. Izak Loftus. - Primo effetto: giovialità. La prima parte dell'organismo a essere colpita dagli effetti dell'alcol è quella relativa alle inibizioni. Sono i lobi frontali del cervello le aree preposte alla gestione delle inibizioni, l'autocontrollo, la forza di volontà, la capacità di discernimento e attenzione. Queste sono le prime aree ad essere colpite. - Secondo effetto: la fase "macchia". È la fase in cui vengono intaccate le abilità motorie. Si ha difficoltà nel parlare e coordinare le frasi. Le abilità motorie sono compromesse e anche le abilità sensoriali subiscono delle alterazioni. Possono comparire brividi. Terzo effetto: difficoltà visive. Il terzo effetto in ordine di apparizione causa problemi alla vista. La capacità di percezione visiva diventa limitata. L'esperienza di difficoltà visive si estende alla percezione della distanza e della attenta valutazione degli oggetti e accadimenti. La comprensione della grandezza delle cose e la visione periferica diviene difficoltosa: è in questa fase che le persone divengono a rischio di lesioni o morte in seguito a cadute o incidenti. Quarto effetto: la caduta. Subito dopo la compromissione della vista avviene la compromissione dell'equilibrio. Questa fase amplifica gli effetti della precedente mettendo a serio rischio di cadute e incidenti la persona. Qui non è più solo il cervello a essere colpito dall'alcol, ma anche il cervelletto. Quinto effetto: instabilità. È la fase in cui ci si sente altamente instabili poiché l'onda dell'alcol si blocca nel cervello. Ci si sente sopraffatti, stanchi. Si crolla e, spesso, si inizia a tremare e vomitare. Si può sperare che i riflessi non siano così compromessi da intaccare la respirazione che potrebbe tradursi in una inalazione del vomito con soffocamento e potenziale morte. Altra fase che si può raggiungere è la soppressione della coscienza e il coma. Sesto effetto: l'ombra della morte. È la fase "finale", quella in cui i centri di controllo gettano la spugna. Nel caso l'onda alcolica raggiunga il tronco cerebrale si è in pericolo di vita. I centri di controllo della respirazione e della circolazione sanguigna sono soppressi e quindi si può anche morire. Dopo questo illuminante elenco di possibili conseguenze dell'abuso di alcol, forse sarà il caso di pensarci due volte (o anche tre) prima di decidere di prendersi una bella sbornia. (lm&sdp)

Giochi d'azzardo legali: nel 2009 53,4 miliardi, +12,3%

53,4 miliardi di euro e' quanto hanno raccolto giochi e scommesse legali durante il 2009. Agipronews, agenzia specializzata, sui dati Aams relativi ai primi 11 mesi ha fatto alcune proiezioni, con una crescita di 5,9 miliardi rispetto all'anno precedente, cioe' il 12,3% in piu'.

NOTIZIARIO ADUC

Musica e marijuana

(DRONET) I giovani che ascoltano musica con testi che fanno riferimento esplicito alla marijuana – come accade spesso nella musica pop americana - sarebbero più propensi ad utilizzare questa sostanza. Questi i risultati di un'analisi scientifica condotta da alcuni ricercatori della Facoltà di Medicina dell'Università di Pittsburgh, che ha dimostrato la consistenza del legame tra musica che inneggia all’uso di marijuana e uso della sostanza stessa. Lo studio ha coinvolto poco meno di 1000 studenti di prima superiore in tre grandi scuole americane. I ricercatori hanno valutato il numero di ore passate ad ascoltare musica, i testi delle canzoni degli artisti preferiti, l’uso corrente di cannabis e l’uso nella vita. Il 12% degli studenti dichiara un uso corrente di marijuana, mentre il 32% l’ha sperimentata almeno una volta nella vita. In media, ogni ragazzo ha ascoltato circa 22 ore di musica alla settimana incappando in circa 40 stimoli espliciti al giorno. I ricercatori hanno evidenziato che i ragazzi che hanno espresso una preferenza verso artisti “inneggianti” la marijuana, hanno anche una probabilità doppia di consumare la sostanza. Inoltre, l’ascolto di questa musica non risulta associato ad altri tipi di comportamento a rischio, come l’uso eccessivo di alcol. Tale risultato, concludono i ricercatori, fa supporre che esista una associazione diretta tra ascolto di musica che inneggia alla marijuana e il suo consumo.

trasferimento a catania

Ciao a tutti,per favore,aiutatemi!

un anno fa mi hanno tolto la patente per guida in stato d'ebbrezza.Non ho fatto polemica,nè allora,nè adesso,anzi,col senno di poi hanno fatto bene.La mia sospenione è durata sei mesi,durante i quali sono riuscita a fare tutte le analisi,cosa sorprendente,data la lunghezza della lista d'attesa in una città come roma e per la quale nn ringrazierò mai abbastanza lo staff della commissione medica legale di lungotevere della vittoria e quello della polfer di via pigafetta.In ogni caso,sono stata trasferita per lavoro a catania....c'è un modo per fare le analisi lì?nn so,portando un certificato di lavoro..un contratto d'affitto...oppure devo proprio rassegnarmi e chiedere il cambio di residenza?

grazie!

Ubriaco fermato dai carabinieri Chiama il legale, è brillo anche lui

VERONA - Ubriaco il conducente, ubriaco il legale, meno male che erano sobrie le mogli. Questa, in estrema sitesi, la curiosa storia capitata in provincia di Verona ad un automobilista di Nuoro, che per evitare una sanzione per guida in stato di ebbrezza ha pensato bene di chiedere aiuto al suo avvocato di fiducia. Peccato che anche quest'ultimo avesse alzato il gomito, come hanno scoperto i carabinieri di Peschiera del Garda. L'automobilista stava andando tranquillo per la sua strada, quando ha visto un posto di blocco dei carabinieri. A quel punto, conscio della propria ubriachezza, ha diminuito la velocità a tal punto da insospettire gli agenti, che lo hanno prontamente fermato. Sottoposto al controllo dell'etilometro, è emerso che l'uomo aveva superato di ben oltre quattro volte il livello di alcol consentito dalla legge: 2,13 g/l su un massimo di 0,5. Il conducente ha subito capito di essere nei guai, rischiando il ritiro della patente e l'affido dell'auto a una persona di fiducia. Di qui la decisione di chiamare l'insospettabile legale sulla base di un presunto abuso da parte degli uomini dell'Arma. Poco dopo, l'amico/avvocato si è presentato sul posto, dichiarandosi pronto a prendere in custodia il mezzo del proprio assistito. I Carabinieri, però, una volta completata la procedura di affido, hanno voluto togliersi un ultimo scrupolo: controllare il tasso alcolemico dell'avvocato, prima di permettergli di rimettersi al volante. Dopo qualche resistenza, il legale si è sottoposto al test, risultando anch'egli positivo. Per lui multa, ritiro della patente e - ironia della sorte - affidamento dell'auto. Alla fine, a riportare a casa la strana coppia sono state le rispettive mogli, risultate assolutamente sobrie.

Contenuto Redazionale buon 2010 a tutti i nostri lettori!!

buon 2010 a tutti i nostri lettori!!

" COCAINA : DA FREUD ALLA COCA COLA. TUTTE LE PISTE DI UNA STORIA OCCIDENTALE "

 

Cristina Petrucci, http://www.finanzainchiaro.it

«Nel 2011 i consumatori di cocaina saranno circa 700mila, il 5% in più rispetto al numero di consumatori del 2008». Scriveva il Corriere della Sera quest'estate. E questo è solo uno dei continui articoli, inchieste, scoperte che i mezzi di informazione pubblicano quasi quotidianamente sulla cocaina. Come se il grande consumo della sostanza fosse stato scoperto soltanto adesso. Invece, quella della cocaina è una storia che non inizia neanche in questo millennio bensì si perde nella notte dai tempi. Recentemente le nuove tecnologie hanno potuto trovare traccia nei capelli di mummie cilene del 2000 a.c. della presenza di benzoilecgonina, un metabolita della cocaina. Al nostro secolo si deve tuttavia l'uso degli effetti per la ricreazione, il proibizionismo, ma soprattutto il grande volume d'affari. Nel 1884 il dottor Sigmund Freud pubblica un volumetto a lui tanto caro Uber Coca . Il padre della psicanalisi racconta con molto entusiasmo, la scoperta di questa sostanza sperimentata su sé stesso per curare la depressione. In una lettera del 21 aprile del 1884 così racconterà alla fidanzata: «Ho letto della cocaina (….) Me ne sto procurando un po' per me e poi vorrei provarla per curare le malattie cardiache e gli esaurimenti nervosi…». Purtroppo però la natura è crudelmente avara nel dispensare il piacere. Più l'esperienza è eccitante, più il cervello soffre quando si rende conto che è già finita. Con il passare del tempo, Freud si accorge che ci volevano dosi sempre più forti o più frequenti per ottenere lo stesso risultato tanto che molti dei suoi pazienti finirono per assuefarsi. Così come il patologo e suo amico Ernst Fleischl, che diventerà tristemente noto alla storia come il primo caso di psicosi cocainica. Tuttavia Freud una cosa l'aveva capita molto bene: la possibilità di sfruttare questa sostanza per trarne un profitto, il suo sogno era quello di comprarsi finalmente una casa. E molti dopo di lui seguirono questa strada. Così il giovane chimico corso Angelo Mariani che a Parigi produsse quell'ottimo vino con estratti di coca che tanto Papa Leone XIII raccomandò per le messe cantate apparendo addirittura in un manifesto per farne pubblicità; mentre l'intraprendente farmacista americano John Pemberton che produsse una delle bevande ancora più bevute al mondo: la Coca cola. Ogni bottiglietta, prima del proibizionismo, conteneva l'equivalente di una piccola dose di cocaina. «Oggi la cocaina vale più del suo peso in oro. Il suo prezzo è all'origine circa il quattro per cento del prezzo di vendita al dettaglio» scrive il docente di Farmacologia di Cagliari, Gian Luigi Gessa nel suo libro Cocaina (Rubbettino, 2008), che aggiunge come «La rivista Fortune colloca l'industria della cocaina illegale al settimo posto nella lista delle cinquecento maggiori imprese economiche, tra Gulf Oil e Ford Motor Company». Nel 2003 le vendite della sostanza nelle strade americane hanno raggiunto i 35 miliardi di dollari. E non appena il mercato statunitense si è saturato, quelli in Europa si sono mostruosamente aperti. Tanto che oggi la cocaina non è più esclusiva degli strati abbienti della società, non è appannaggio di fotomodelle o imprenditori, oggi si trova raccolta in "pezzi", appallottolata nelle tasche della gente comune, nelle borsette delle signore, nei portafogli del lavoratori, negli zaini degli studenti, nella cassaforte dei politici, ovunque. Ne hanno trovato percentuali imbarazzanti perfino nelle acque dell'Arno e residui in quasi tutte le banconote che maneggiamo. Pippata, scaldata, tagliata, fumata oggi la cocaina viene usata indistintamente con o senza permesso di soggiorno, con o senza contratto a tempo indeterminato, ricco o povero, uomo o donna che sia. A fronte di una politica del guadagno folle che sta giustificando militarizzazioni e politiche proibizioniste che riempiono le galere.

Potremmo dire che è tutta colpa degli inca? Gli abitanti dell'area compresa tra Colombia, Perù e Bolivia, dove si producono i tre quarti della cocaina del mondo, masticano foglie di coca da migliaia di anni. Non solo per le sue proprietà stimolanti - che cancellano la fatica e danno l'energia necessaria per affrontare le ripide salite nell'aria rarefatta di quella regione montuosa - ma anche per le sue qualità alimentari, poiché le foglie contengono vitamine e proteine. Poi arrivarono i conquistadores con il loro divieto definendola "uno strumento del diavolo", per poi scoprire che senza quel "dono degli dei" gli indigeni non riuscivano a lavorare nei campi o a estrarre l'oro. Improvvisamente la coca fu legalizzata e anche tassata e gli invasori cominciarono a tenere per sé un decimo dei raccolti. Le foglie erano distribuite ai contadini tre o quattro volte al giorno, durante le pause dal lavoro. Addirittura la chiesa cattolica cominciò a coltivarla. Poiché le foglie sopportavano male il viaggio venivano esportate in Europa solo sporadicamente, così negli Stati Uniti, come nel Vecchio Continente ben presto arrivò la sostanza lavorata e in polvere. Una storia che però si ripete ancora oggi. Nel 2006 il regista Andrea Zambelli si reca in Colombia per un progetto di alfabetizzazione comunicativa, qui realizza Mercancia , un documentario che segue tutto il processo di "fabbricazione" di questa sostanza nella regione del Magdalena-Medio, nei vari passaggi di produzione fino alla pasta. Ma soprattutto raccoglie il racconto degli stessi contadini e si sofferma sui gruppi paramilitari che gestiscono gli scambi della cocaina fra campesinos e narcotrafficanti. Dalla raccolta della pianta fino alla raffinazione ogni passo viene tassato dai gruppi paramilitari come una qualsiasi transazione economica.

In venti velocissimi minuti, il regista mostra l'esistenza di una piccola comunità di coltivatori dalle tradizioni salde e dalla vita rurale. Nulla di più distante, dunque, da ciò che nel nostro immaginario può rappresentare un narcotrafficante. Nessun campesinos, infatti, è consumatore o fruitore della cocaina, né partecipe, se non in minima parte, degli incredibili guadagni legati al commercio di questa sostanza. In questi paesi, costretti spesso a lavorare nei campi di coca per poter sostentare le proprie famiglie, i contadini tramandano di padre in figlio la tradizione per la raccolta e la preparazione della pasta.

L'opprimente condizione imposta dai narcotrafficati e i metodi brutali di repressione dei paramilitari impediscono la formazioni di oppositori e i pochi sindacalisti che coraggiosamente si mettono contro di loro vengono spesso messi a tacere. Ed è proprio questo il problema principale: il guadagno. Nelle nazioni di produzione un grammo di cocaina (come reso noto dalle Direzioni internazionali per la lotta alla droga) viene pagato un euro per una purezza pari al 95%. Sul mercato occidentale bene che va viene rivenduta con soltanto il 25-30% di principio attivo, con un guadagno del 1.200%.

Del resto Roberto Saviano in Gomorra ci parla di un «fatturato 60 volte superiore a quello della Fiat». E questo solo in Italia. Sarà per questo che la cocaina viene chiamata "il petrolio bianco", il vero miracolo del capitalismo contemporaneo, in grado di superare qualsiasi crisi economica. Così i mercati crollano e il prezzo della cocaina in Occidente scende ma non quello del fatturato. Un vero affare. ( Fonte: liberazione.it)

 

BOLIVIA - Bevanda a base di foglia di coca

  Dal prossimo anno la Bolivia produrra' la "Coca Colla", una bevanda a base di foglie di coca che si coltivano nella provincia centrale di Cochabamba. Lo ha dichiarato il viceministro boliviano dello Sviluppo Integrale e della Coca, Jeronimo Meneses. Il viceministro ha presentato alla stampa la prima bottiglia di "Coca Colla", con un'etichetta a sfondo rosso, dichiarando che il prodotto sara' "presto in vendita". La bevanda verra' prodotta a Cochabamba, dove si trovano le maggiori coltivazioni illegali di coca. "La Coca Colla sara' parte dell'industrializzazione della foglia di coca" ha dichiarato Meneses. L'iniziativa e' un progetto privato appoggiato dal governo boliviano. In Bolivia sono gia' in commercio diversi prodotti a base di foglie di coca, come te', sciroppi, dentifrici, liquori, torte e caramelle. Il presidente boliviano, Evo Morales, che in passato e' stato un coltivatore di coca, ha annunciato pochi giorni fa una riforma legislativa che permettera' un aumento della produzione legale. Attualmente la legge boliviana limita la coltivazione di coca a 12mila ettari di terra, che aumenteranno a 20mila ettari con la nuova riforma proposta da Morales. L'obiettivo dell'Esecutivo e' incoraggiare tutte le iniziative di industrializzazione di questa coltivazione. Secondo un recente dossier dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine la Bolivia ha prodotto nel solo 2009 ben 54.000 tonnellate di coca.

Musica e marijuana

  Fonte: Addiction I giovani che ascoltano musica con testi che fanno riferimento esplicito alla marijuana – come accade spesso nella musica pop americana - sarebbero più propensi ad utilizzare questa sostanza. Questi i risultati di un'analisi scientifica condotta da alcuni ricercatori della Facoltà di Medicina dell'Università di Pittsburgh, che ha dimostrato la consistenza del legame tra musica che inneggia all’uso di marijuana e uso della sostanza stessa. Lo studio ha coinvolto poco meno di 1000 studenti di prima superiore in tre grandi scuole americane. I ricercatori hanno valutato il numero di ore passate ad ascoltare musica, i testi delle canzoni degli artisti preferiti, l’uso corrente di cannabis e l’uso nella vita. Il 12% degli studenti dichiara un uso corrente di marijuana, mentre il 32% l’ha sperimentata almeno una volta nella vita. In media, ogni ragazzo ha ascoltato circa 22 ore di musica alla settimana incappando in circa 40 stimoli espliciti al giorno. I ricercatori hanno evidenziato che i ragazzi che hanno espresso una preferenza verso artisti “inneggianti” la marijuana, hanno anche una probabilità doppia di consumare la sostanza. Inoltre, l’ascolto di questa musica non risulta associato ad altri tipi di comportamento a rischio, come l’uso eccessivo di alcol. Tale risultato, concludono i ricercatori, fa supporre che esista una associazione diretta tra ascolto di musica che inneggia alla marijuana e il suo consumo. Redattore: Staff Dronet Indirizzo: Programma Regionale sulle Dipendenze

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