Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.

Domande agli Operatori

Cerca nell'archivio di 44226 risposte, o fai una nuova domanda, anche in forma anonima.

Scrivi una domanda e clicca su Invia (max. 250 caratteri).
  • Un nostro Operatore autorizzato (vedi chi siamo) risponderà presto alla tua domanda.
  • Il tempo di risposta potrebbe variare a seconda della difficoltà del quesito.
  • La domanda sarà nascosta a tutti finché non verrà pubblicata assieme alla risposta.
  • Una volta pubblicata, la risposta sarà leggibile a tutti nell'archivio. Se preferisci una risposta privata, usa il modulo di contatto.
Facoltativo: inserisci il tuo indirizzo email se vuoi ricevere un avviso quando verrà pubblicata la risposta.
Refresh Type the characters you see in this picture. Type the characters you see in the picture; if you can't read them, submit the form and a new image will be generated. Not case sensitive.
Annulla
Cliccando su Invia autorizzi il trattamento dei tuoi dati personali solo ed esclusivamente per rendere possibile questo servizio, secondo la policy del sito. Tali dati sono strettamente confidenziali e non saranno divulgati in alcun modo.

Novità

Cioccolato: cibo o farmaco?

Lucia Micheli - ricercatrice

Il mercato del cioccolato ha cifre rilevanti. 

http://insostanza.it/userfiles/images/cioccolata.jpg InSostanza.it - In USA il giro di affari relativi al 2008 per il cioccolato è di 12 miliardi di dollari annui anche se attualmente si osserva una flessione collegata probabilmente al rallentamento dell'economia. Gli svizzeri consumano in media 10 chili di cioccolato all’anno e gli italiani 4; le industrie europee hanno visto crescere la vendita dei loro prodotti anche del 40% negli ultimi anni e sono le più floride tra quelle della vecchia Europa.

La composizione del cioccolato è la seguente: 

  • serotonina (neuromediatore ad attività, tra le altre, antidepressiva)
  • feniletilamina (precursore di numerosissimi "amfetaminici")
  • metilxantine (caffeina e teobromina)
  • cacao, zucchero, latte e aromi.

Il cacao a sua volta contiene: 

  • teobromina (una xantina ad azione stimolante il sistema nervoso centrale)
  • caffeina (in rapporto di circa 10 a 1)
  • analoghi dell’anandamide (la "marijuana" del nostro organismo)*
  • burro di cacao, vitamina B, vitamina E, sali minerali ed altre sostanze antiossidanti come i flavonoidi. 

Al cioccolato si attribuiscono effetti antistress, è un "tonificante" e, a dosi moderate, migliora l’umore, procura piacere ed aumenta la resistenza alla fatica. Uno studio effettuato su ciclisti rivela che il suo consumo equivale a quello delle altre bevande energetiche di norma usate. 

Notoriamente il cioccolato viene considerato un ottimo "antidepressivo" di tipo non farmacologico dato il contenuto di serotonina e si può quindi  affermare che fa bene all'umore. Il pane aumenta questo effetto poiché i carboidrati favoriscono il trasporto di triptofano, precursore della sintesi della serotonina stessa.Non ci sono molti studi sul consumo di cioccolato e l’umore ma uno fra i più recenti riporta una diminuzione della tendenza alla depressione in soggetti che consumano maggiormente il cioccolato; tali risultati incitano la comunità scientifica a studi più approfonditi.

Oggi ancora non si parla di "cioccolato-terapia", ma sicuramente la cioccolata è uno dei pochi cibi che riesce a dare alle persone un profondo senso di benessere e possiede molteplici effetti positivi; il problema è sempre relativo alla quantità consumata e quindi all’eventuale abuso che potrebbe diventare dannoso per l'organismo. Per alcuni soggetti si ipotizza addirittura una “dipendenza” tanto che gli americani hanno creato un apposito vocabolo nuovo "chocoholic", che ricorda la somiglianza con una dipendenza da alcool.

Le sue componenti biologicamente attive prima riportate (dalle xantine agli analoghi dell’anandamide, alla serotonina etc.) possono spiegare alcuni comportamenti anomali o sensazioni psicologiche parallele a quelle di altre sostanze che provocano assuefazione. Uno studio di Tiggemann e collaboratori mostra come può alterare la “visuospatial working memory” similmente ad altre sostanze e farmaci.Nelle donne in particolare esiste una complessa interazione con le fluttuazioni ormonali mensili e sbalzi di umore ed il desiderio di cioccolato. 

Il cacao, ricco di flavonoidi, è un antiossidante utile contro i radicali liberi e di fatto protegge dall'invecchiamento precoce: i migliori risultati si ottengono con tavolette con percentuali di cacao superiori al 70%.

Pritchett K, Bishop P, Pritchett R, Green M, Katica C. Acute effects of chocolate milk and a commercial recovery beverage on postexercise recovery indices and endurance cycling performance. Appl Physiol Nutr Metab. 2009 Dec;34(6):1017-22.

Tiggemann M, Kemps E, Parnell J. The selective impact of chocolate craving on visuospatial working memory. Appetite. 2010 Mar 20.

Hormes JM, Rozin P. Perimenstrual chocolate craving. What happens after menopause? Appetite. 2009 Oct;53(2):256-9.

Rose N, Koperski S, Golomb BA. Mood food: chocolate and depressive symptoms in a cross-sectional analysis. Arch Intern Med. 2010 Apr 26;170(8):699-703.

Buijsse B, Weikert C, Drogan D, Bergmann M, Boeing H.Chocolate consumption in relation to blood pressure and risk of cardiovascular disease in German adults. Eur Heart J. 2010 Apr 10.

Desch S, Kobler D, Schmidt J, Sonnabend M, Adams V, Sareban M, Eitel I, Blüher M, Schuler G, Thiele H. Low vs. Higher-Dose Dark Chocolate and Blood Pressure in Cardiovascular High-Risk Patients. Am J Hypertens. 2010 Mar 4.

Halfdanarson TR, Jatoi A.Chocolate as a cough suppressant: rationale and justification for an upcoming clinical trial. Support Cancer Ther. 2007 Jan 1;4(2):119-22.

 

* Three substances in chocolate and cocoa powder may mimic cannabinoid by activating receptors or increasing anandamide levels. Anandamide is a lipid that binds to cannabinoid receptors and mimics the psychoactive effects of the drug. Chocolate is widely believed to enhance the effect of marijuana. A practical implication of this finding is that the amount of marijuana needed for medicinal purposes may be decreased by using it with chocolate, reducing both the risks and cost associated with marijuana.

Chocolate also contains N-oleoylethanolamine and N-linoleoylethanolamine, which inhibit the breakdown of anandamide, and thus may prolong its effects.

Oleoyl ethanolamide (OEA) is an analog of the endocannabinoid AEA found in brain tissue and in chocolate.1

1) Di Tomaso, E., Beltramo, M., Piomelli, D., Brain cannabinoids in chocolate, Nature 382 677-678  (1996).

Smettere di fumare dentro uno sigaretta gigante

L'iniziativa, fino al 24 maggio, in piazza XX Settembre

 

http://corrieredibologna.corriere.it/media/foto/2010/05/12/sigaretta--190x130.JPG(Corriere di Bologna) Gli emiliano-romagnoli, purtroppo, sembrano dire: «Thank you for smoking». In effetti secondo le statistiche sono dei gran fumatori, considerato che in regione circa il 30% della popolazione adulta è amante della sigaretta. Di questi, circa 60 mila sono considerati dei veri e propri dipendenti, vittime di un piacere che equivale a una droga. «Quello del fumo è un problema complesso – ha spiegato Mila Ferri, responsabile del Servizio salute mentale e dipendenze patologiche della Regione – che ha a che fare con aspetti socioculturali ai quali vanno aggiunti quelli medici».

LA MOSTRA - L’occasione per affrontare il tema è venuta dall’inaugurazione della mostra multisensoriale No smoking be happy, che è stata allestita in piazza XX settembre. Il percorso espositivo è un’enorme sigaretta dalla quale escono tre grandi nuvole di nebbia, all’interno della quale il visitatore si trasforma in fumo. L’itinerario catapulta in un viaggio che fa vivere le sensazioni che si sviluppano nella bocca di un fumatore, seguendo il percorso del fumo fino ai polmoni e al cuore. La mostra si può visitare dal lunedì al sabato dalle 8,30 alle 19,30 e la domenica dalle 10 alle 19,30. L’iniziativa, che durerà fino al 24 maggio, è stata promossa dalla Fondazione Veronesi con il patrocinio del Comune e della Regione e il sostegno della Fondazione Pfizer. Paolo Veronesi, presidente della Fondazione, ha promosso l’evento soffermandosi sui rischi che corrono i tabagisti: «Il 93% dei morti di tumore al polmone sono fumatori. Con questa mostra laboratorio e questa nuova campagna vogliamo diffondere una cultura della conoscenza e della consapevolezza».

“Lost”, l’LSD, il Dharma e il mondo quantico

“Lost”, l’LSD, il Dharma e il mondo quantico

Jacob spiega il significato dell'isola

E’ imminente la conclusione della sesta e ultima stagione di Lost, e il mistero sull’origine, il carattere e la missione dell’isola che da sei anni intrappola una manciata di personaggi e alcune centinaia di milioni di spettatori ovunque nel mondo, rimane più o meno fitto quanto lo era all’inizio.

O meglio: il quadro è più chiaro, s’intravvede la cornice e s’intuisce il senso dell’opera, ma troppi particolari sfuggono e le domande di fondo rimangono senza risposta. Basterebbe questo intrico di mistero, interrogativi filosofici e narratologici, cultura popolare, maestri del Dharma e struggenti storie d’amore per fare di Lost la più grande serie di sempre.

Tutto, sull’isola e dunque nel mondo, ruota intorno a Jacob. Biancovestito e dotato di poteri soprannaturali, sappiamo che Jacob è apparso nelle vite dei naufraghi in momenti e situazioni differenti, “segnandoli” con il tocco di una mano e chiamandoli così al loro destino. Che sarebbe quello di essere altrettanti “candidati” al ruolo di custode supremo dell’isola, dopo la morte dello stesso Jacob; e l’isola, come il suo signore spiegò una volta in riva all’oceano, è il tappo che costringe il male del mondo a rimanere imprigionato come uno spirito in un’ampolla, a non fuoriuscirne mai, a non sopravvanzare come una grande marea nera il mondo intero.

E nero, infatti, è l’universo di forze che si oppone a Jacob, a cominciare da quel black smoke che debuttò già nelle primissime puntate e che ogni tanto fa sfracelli, per finire con l’abbigliamento dell’antagonista di Jacob, il fratello gemello separato dal destino, il senzanome “man in black” che predice l’arrivo della fine.

Non sappiamo chi vincerà, e neppure se le cose stanno davvero così (nei western, ad ogni modo, il capo dei cattivi ha sempre il cappello nero e John Wayne ha sempre il cappello bianco); ma oggi sappiamo chi è Jacob. E poiché gli sceneggiatori hanno più volte dichiarato che il nome di ogni personaggio è sempre reale, e che la scelta non è mai casuale, scoprire l’identità del “vero” Jacob può aggiungere qualche luce al mistero.


Leo Zeff, psicoterapeuta junghiano

“Jacob” era il nome con cui un misterioso terapeuta psichedelico, nell’America degli anni Sessanta, praticava sedute a base di LSD su pazienti affetti da disturbi di vario genere. “Jacob” mise a punto un protocollo specifico, istruì e preparò decine di altri terapeuti, curò più di tremila pazienti. Soltanto molti anni dopo la sua morte, avvenuta a 76 anni nel 1988, si scoprì che “Jacob” era in realtà il professor Leo Zeff, psicologo e terapeuta jungiano di Oakland, California, nonché, negli anni Ottanta, quando la sostanza era ancora legale, pioniere dell’uso psicoterapeutico dell’MDMA (Ecstasy).

Secondo Albert Hofmann, il chimico svizzero che per caso scoprì l’LSD e che morì felice a 102 anni dopo una lunga vita di “viaggi”, “Jacob” fu “un pioniere e un maestro spirituale”. Secondo Stanislav Grof, un altro pioniere della psicoterapia associata all’uso degli psichedelici, e fondatore della “psicologia transpersonale”, Zeff “soppesò dolorosamente i pro e i contro e scelse di infrangere la legge e di assumersi la responsabilità di svolgere le ricerche e le terapie che riteneva adatte. I suoi pazienti lo hanno già assolto, ora spetta alla storia”.


Richard Alpert, l'assistente di Jacob

Che si tratti proprio di “quel” Jacob pare assai probabile, poiché nel telefilm l’assistente tuttofare del supremo custode dell’isola, dotato del miracoloso potere di non invecchiare mai, si chiama Richard Alpert: proprio come il braccio destro di Timothy Leary nella Harvard degli anni Sessanta, dove i due psichiatri divennero famosi (e per questo furono espulsi dalla prestigiosa università) per la massiccia “sperimentazione” di LSD con gli studenti del campus. Leary e Alpert scrissero anche un vero e proprio manuale per “viaggiare” con l’acido lisergico, ispirato al Libro tibetano dei morti e non privo di qualche fascino (sul buddhismo tibetano torneremo fra poco). Alla fine dei Sessanta anche Alpert, come tutti, se ne andò in India: e lì rinacque come Baba Ram Dass, acclamato maestro spirituale nonché autore del best seller mondiale Remember Be Here Now.


Richard Alpert/Ram Dass

Dunque Lost è un trip? Perché no: in fondo la serie fin dall’inizio gioca con le porte della percezione, e vuole a tutti i costi dimostrarci che le cose potrebbero anche essere in un altro modo, che questo mondo e l’esperienza che ne facciamo potrebbero non essere unici, che c’è qualcosa che va al di là della superficie e che merita di essere indagato a fondo, che esiste, infine, una dimensione “spirituale” della vita e delle cose che non per forza fa a cazzotti con la scienza, ma anzi armoniosamente vi si può integrare.

La cultura psichedelica contemporanea da anni pone al centro delle proprie riflessioni proprio questi temi, a cominciare da una visione olistica della realtà che proviene dall’Oriente e che da decenni segna le varie controculture d’oltreoceano. Di più: proprio come nella “Dharma Initiative”, l’organizzazione scientifica che nel telefilm da anni studia le proprietà dell’isola e insieme la protegge dagli intrusi, anche nel pensiero psichedelico contemporaneo il legame fra spiritualità e scienza – e in particolare la fisica quantistica – è strettissimo, fino a sostenere, come fa per esempio l’americano James Oroc in Tryptamine Palace, che la visione del mondo offerta dagli allucinogeni è la stessa che la fisica contemporanea sta disegnando e scoprendo giorno dopo giorno.

Di nuovo, prevale una visione olistica e “spirituale” del cosmo e del mondo fisico e naturale – evidente per esempio in un fisico come David Bohm o in un astrofisico come Bernard Haisch – che, con qualche sorpresa, sembra fornire conferme scientifiche sempre più robuste alle intuizioni dei popoli “primitivi” e alle cosmologie induiste e buddhiste, a loro volta già saccheggiate, seppur in forma liofilizzata, dalla Beat generation e, più tardi, dalla generazione di Woodstock (a proposito: la “Dharma Initiative” utilizza per gli spostamenti sull’isola soltanto furgoncini Volkswagen, quegli stessi su cui viaggiavano – fisicamente – gli hippy di tutto il mondo).

Insomma, tutto si tiene – soprattutto quando si parla di Lost: la cui struttura (e questo dev’essere senz’altro un indizio fondamentale) somiglia in modo impressionante a quella di un mandala, il palazzo fantastico che i monaci tibetani costruiscono con finissime polveri colorate a partire da un centro immanente, e che rappresenta il cosmo intero nella sua interconnessione profonda, nel suo immediato essere-presente, e nella sua irrevocabile impermanenza. Quando la cerimonia si è conclusa, infatti, i monaci piano piano soffiano via la sabbia colorata, come se una grande tempesta si levasse improvvisa e inesorabile fino a sciogliere lo splendido palazzo, così che alla fine non ne rimane neppure un granello.

Su Leo Zeff: http://www.erowid.org/library/review/review.php?ID=195 http://www.maps.org/books/scr/noframes.html

 

http://www.thefrontpage.it/2010/05/16/jacob-lo-psicoterapeuta-psichedelico/

Droga. Rapporto 2009 Direzione antidroga

  Aduc Droghe - I sequestri di eroina in Italia nel 2009 sono diminuiti rispetto all'anno precedente anche se non e' possibile affermare che c'e' stata una flessione nell'offerta di questo stupefacente. In aumento, invece, i sequestri di marijuana (+211,75%) e degli anfetaminici (+24,18% per le dosi e +17,54% per i kg). E' quanto emerge dall'attivita' annuale 2009 della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga, elaborato sulla base della sistematica raccolta ed elaborazione dei dati dell'attivita' di contrasto alla droga svolta dalle forze di polizia e sulle relazioni informative degli esperti antidroga dislocati nei punti nevralgici rispetto alla produzione e al transito della droga. A livello mondiale la domanda e l'offerta di droga permangono elevate malgrado il traffico illecito venga incisivamente contrastato dalle forze di polizia in sempre maggiore sinergia e coordinamento internazionale, riferisce la Polizia. Il numero complessivo delle operazioni antidroga, spiega, presenta un segno positivo e' quindi lecito supporre che l'impegno delle forze di polizia abbia mantenuto i livelli del 2008, pur orientandosi verso altri tipi di sostanza maggiormente presenti sul mercato illegale. In base al rapporto  aumentano anche le denunce a carico di stranieri (uno su tre), segnalando cosi' il loro crescente coinvolgimento negli affari del narcotraffico. I decessi per abuso di stupefacenti hanno registrato una lieve diminuzione (-6,38%), in linea con l'andamento decrescente delle morti per droga nell'ultimo decennio. Sono stati sequestrati circa 33.000 kg di droga con particolare incremento nei sequestri di marijuana (+211,75%) e delle droghe sintetiche (+15%). I narcotrafficanti attivi in Italia si riforniscono per lo piu' presso il mercato: colombiano per la cocaina, transitata principalmente per l'Africa, la Spagna ed il Venezuela; marocchino per l'hashish, transitato in particolare per la Spagna e l'Olanda e olandese per le droghe sintetiche. Nel 2009 l'attivita' di coordinamento investigativo e di sviluppo dei rapporti di cooperazione internazionale, svolta dal Dipartimento della Polizia di Stato attraverso la Dcsa si e' mantenuta a livelli elevati consentendo di fronteggiare efficacemente il fenomeno. E' stata posta una particolare attenzione nella predisposizione di proposte per la promozione di 'Accordi di cooperazione' e di partecipazione ai principali fori internazionali in materia di lotta al traffico illecito degli stupefacenti. Altrettanto rilevanti le riunioni organizzate in Italia e all'estero con omologhi organismi e con gli Ufficiali di collegamento antidroga accreditati in Italia, la preparazione di corsi di formazione a favore di Paesi che ne hanno fatto richiesta e la partecipazione alle iniziative ed ai programmi di Europol, Cepol e partenariato con omologhi esteri nei programmi Agis. In tale contesto un ruolo di estrema rilevanza e' stato assolto dai 20 esperti e ufficiali di collegamento antidroga distaccati nelle aree geografiche strategicamente piu' importanti per la produzione e traffico mondiale di sostanze stupefacenti.

Traffico di droga aveva la sua base in un convento

In Dies - Un'organizzazione coinvolta nel traffico di droga utilizzava un convento milanese di suore come base. I carabinieri di Piacenza ieri hanno sequestrato 40 kg di cocaina, portando a termine l'operazione "Annibale”, a cui aveva dato avvio tre anni fa. Sono stati effettuati 36 arresti, tra cui una dozzina di colombiani. Circa 80 persone invece sono sotto inchiesta. Gli investigatori hanno scoperto che due delle persone coinvolte erano affiliate alle cosche calabresi. Il traffico era collegato ad almeno due cartelli della droga colombiani. Nel corso delle indagini triennali è emerso pure che i trafficanti avevano istituito un magazzino in Ghana, deviandovi aiuti Fao destinati al settore della pesca.Il Italia la droga veniva raffinata in un laboratorio clandestino del bergamasco. Le suore del convento sembra che non avessero idea di cosa stesse succedendo, mentre il custode del convento, un colombiano, organizzava dei pellegrinaggi o dei ritiri spirituali per i suoi corrieri che trasportavano cocaina.

PROIBIZIONISMO - Uno scandalo infinito e criminogeno

di Guido Blumir Negli ultimi anni, 553.000 consumatori in Italia sono finiti nei guai per marijuana e altre sostanze proibite dalla legge. Siamo a oltre 600.000 con i dati consolidati degli ultimi 18 mesi. L'80 per cento fermati per erba, ma fanno la loro parte in modo massiccio ecstacy e decine di sostanze da rave e o disco, le cosiddette nuove droghe. E chiamiamo pure «neo nuova droga» una cosa di migliaia di anni fa come la coca, masticata dai lavoratori andini per lavoro e da tutti là per usi religiosi e o ludici o rituali, ma sparata qui in modo massiccio e in offerta speciale a milioni di italiani giovanissimi, adulti e anziani, magari a pacchetto con squillo, trans, escort, e minorenni romeni. Sparata in assoluta mancanza di cultura e informazione sulla sostanza. Per coca, nei guai a decine di migliaia. E non vale più il discorso coca di destra, coca per ricchi, etc. Dai tempi di Agnelli, Guido Carli e Margaret d'Inghilterra (il testimone che li coinvolgeva fu prontamente incriminato per calunnia: caso Number One, Roma 1971, cfr.il dossier del cronista di razza di Paese sera Pino Bianco, «Droga di classe», (Savelli, Roma 1973), e Truman Capote e Jacqueline Kennedy e Ava Gardner e Walter Chiari e Jagger e Wahrol e Schifano, tutto il jet set fine anni cinquanta e inizio sessanta è stato sfiorato da «Polvere di stelle», geniale titolo per un paginone de Il foglio del 2003, mentre uno statista di prima grandezza, già membro dell'Assemblea Costituente, firmatario della grande riforma agraria, Presidente del Consiglio, Ministro del Tesoro, del Bilancio, etc., ininterrottamente per 45 anni, e poi Ministro degli Esteri con Premier Giuliano Amato, raccontava davanti ai giudici di essere un abituale consumatore di cocaina da un anno e mezzo «per uso terapeutico» dichiarò lui, onde curare una crisi di depressione. Un Morgan antelitteram. Sette anni prima. Se decine di ex ministri e presidenti del consiglio e di regione e di provincia e assessori del Pd, della sinistra, e di liberali del centrodestra avessero organizzato centinaia di dibattiti, convegni, congressi scientifici, manifestazioni simboliche e/o di massa, in tutta Italia, in piazza e nelle piazze, nelle università e davanti o dentro al Parlamento alle Regioni o quant'altro con la partecipazione di illustri scienziati, scrittori, premi Strega, giornalisti, artisti. Se importanti giornali e riviste avessero fatto straordinarie campagne continuative e colte, per ristabilire un minimo di senso scientifico a un fenomeno che coinvolge solo in Italia più di sei milioni di persone e indirettamente almeno altri 8 milioni (genitori per i più giovani, parenti, amici, fidanzate, mogli, etc.), Se conduttori televisivi da un milione o sei milioni di audience, avessero mandato in onda decine di meravigliose trasmissioni in cui si diceva tutta la verità su tutte le droghe, dando la parola a quelli che ci capiscono qualcosa e ai consumatori reali, attuali (non solo a ex, più o meno pentiti). Se. Ma forse tutto questo non è successo. E allora, quella che qualcuno criticherà, la Million Marijuana March di Roma, emerge come una realtà che mette in primo piano persone reali, che vengono da tutta Italia a dire quello che pensano, con le loro voci e i loro corpi. E anche in prima fila - come la Million ha sempre fatto - i «pazienti impazienti» del Pic, gente coraggiosa che, rischiando molto, si cura o si autocura dalle patologie ricordate nell'articolo a fianco. E i 12 morti mai abbastanza ricordati, da Ales a Mercuriali di Castrocaro.

Cocaina: l’Europa uno dei mercati principali

Fonte: EMCDDA
invia articolo

Tecniche sempre più sofisticate per nascondere e contrabbandare cocaina, laboratori di estrazione secondaria in Europa, sono alcuni degli aspetti trattati in una nuova analisi del mercato della cocaina condotta dall’Osservatorio Europeo sulle Droghe e sulle Tossicodipendenze in collaborazione con l’Europol. la revisione fornisce una descrizione della produzione e dei traffici illegali di cocaina verso l’Unione Europea, le persone coinvolte, gli itinerari seguiti e le dimensioni del problema in Europa.
L'Europa è diventata la destinazione di una quota significativa della produzione globale di cocaina, per lo più proveniente dal Sudamerica. Nel 2007, sono stati effettuati 73.800 sequestri che hanno permesso l'intercettazione di quasi 77 tonnellate di cocaina negli stati membri. Con queste cifre, l'UE si colloca al terzo posto nel mondo per la quantità di cocaina sequestrata, dopo il sud e il nord America. La diffusione della sostanza in Europa ha dato luogo a nuove rotte di traffico e spaccio attraverso l’Atlantico, mentre le tre principali rotte di contrabbando di cocaina passano attraverso l’Africa occidentale, centrale e del nord
Emergono, inoltre, nuove tecniche di occultazione della droga, inserita dentro altri materiali (ad esempio cera d'api, plastica, indumenti) e poi estratta una volta superate le frontiere in laboratori speciali istituiti all'interno dell'UE. Nel corso del 2008 sono stati sequestrati circa 40 di questi laboratori di estrazione secondaria. La maggior parte della cocaina disponibile a livello mondiale viene prodotta in Colombia, dove questa coltivazione contribuisce significativamente all’economia locale. L’Unione Europea sostiene numerose iniziative per prevenire la coltivazione di coca e offrire ai coltivatori mezzi di sussistenza alternativi. Pur sottolineando la necessità di potenziare gli sforzi di intercettazione della cocaina, la relazione propone iniziative complementari per affrontare le cause di fondo che incoraggiano la produzione e il traffico di cocaina.

USA, le rotte dei traffici e il mercato illegale della cannabis

Fonte: The International Journal of Drug Policy
invia articolo

Benché la comprensione dei mercati della droga rappresenti un aspetto essenziale per il controllo della criminalità organizzata e che lo smantellamento dei traffici illegali sia un obiettivo politico centrale, pochi sono gli studi disponibili sulla struttura dei mercati americani di cannabis. La cannabis, infatti, non solo è la sostanza illecita più diffusa, ma anche quella più utilizzata a livello mondiale.
Un’indagine condotta presso il Dipartimento di Biologia dell’Università dello Utah (USA), propone un nuovo approccio di medicina legale che, analizzando gli isotopi stabili di carbonio e idrogeno presenti in campioni di cannabis sequestrata, è in grado di localizzare geograficamente l’origine e il luogo di coltivazione della droga. Lo studio ha analizzato oltre 600 campioni di droga sequestrata in 50 differenti comuni americani, per individuarne l’origine e il luogo di provenienza.
Grazie a questa metodologia sono stati individuati 22 diversi luoghi di vendita e spaccio di cannabis negli USA, con modelli di traffico e spaccio regionali specifici. I modelli di analisi indicano un traffico interstatale significativo di cannabis per tutto il paese. Tutti i settori di vendita al dettaglio hanno il 25% o più di cannabis sequestrata proveniente da un’area geografica differente dalla regione di sequestro. La valutazione dei campioni provenienti da queste aree di vendita al dettaglio suggerisce che i campioni di cannabis spesso provengono da fonti nazionali e straniere (Canada e Messico), e anche se la coltivazione al chiuso risulta piuttosto diffusa, a seconda della zona geografica considerata cambia la modalità di coltivazione (in ambiente chiuso o aperto).

Forum Psiconautica

Se la natura ci può offrire degli antidoti sicuri ed efficaci per contrastare l'avvelenamento dello spirito umano, non esiste lavoro più importante nel ventunesimo secolo che la ricerca e l'esplorazione di queste risorse

L’Olanda era il più grande produttore di cocaina al mondo

L’Olanda era il più grande produttore di cocaina al mondo

Picture-2 Sì, questa è un’altra storia di cocaina su Vice. Ma parla anche di storia! E pure di un libro! Vera letteratura! Conny Braam, una signora davvero forte che è stata per 25 anni presidentessa del movimento olandese contro l’Apartheid, ha scritto un libro sulla filiera olandese di cocaina, che ha prodotto velocemente, fra il 1900 e il 1963, una polvere (letteralmente) in movimento. Si scopre il business del governo olandese, che durante la Prima Guerra Mondiale si è procurato un mucchio di soldi rifornendo i paesi vicini con la droga. Con questo comportamento ha contribuito a rendere la guerra ancora più lunga. Leggete l’intervista per saperne di più su questa brutta storiella.

 

Cornelie

Ritratto di Cornelie Tollens

Vice: Come ha scoperto l’argomento del suo romanzo The Travelling Merchant of the Dutch Cocaine Factory? Conny Braam: Mentre stavo lavorando ad una trilogia sulla mia famiglia, la trilogia Abraham, ho scoperto che l’Olanda aveva fatto una fortuna vendendo oppio in Indonesia. Era la fine del XIX secolo. C’era una fabbrica d’oppio statale, sull’isola di Java. E mentre facevo ricerche su quella, ho scoperto che in Olanda c’era una fabbrica di cocaina. Si trovava ad Amsterdam, al Weespertrekvaart. Ora c’è una sezione degli Hell’s Angels, lì.

Picture-17-550x352

La nuova fabbrica costruita nel 1909

Ho letto della fabbrica nel suo libro. È strano per me scoprire che l’Olanda ha prodotto cocaina a livelli così alti. Anche per me è stata una scoperta affascinante, perché le mie ricerche hanno ben presto rivelato che quella era la fabbrica di cocaina più grande al mondo. Ma ciò che mi ha lasciata più perplessa è che le cifre di vendita aumentarono enormemente durante la Prima Guerra Mondiale. È strano perché l’uso di cocaina a scopo medico a quei tempi era molto limitato. Dentisti e oculisti la usavano come anestetico, ma tutto qui. E poi tutti sapevano che quella roba era pericolosa. Quindi perché una così grossa produzione? Ma poi ho scoperto che in Germania si erano fatte delle ricerche sugli effetti della cocaina sui soldati. I rapporto scritti di questi test erano esultanti.

 

Quindi la cocaina veniva testata sistematicamente sui soldati? Sì, da Theodor Aschenbrandt, uno scienziato tedesco. Nel suo studio del 1883, Die psychologische Wirkung und Bedeutung des Cocain (“Gli effetti psicologici e l’importanza della cocaina”), descriveva come la cocaina aumentasse la resistenza dei soldati tedeschi e come ne diminuisse fame e paura, rendendo il loro lavoro molto più semplice. In pratica, li rendeva dei soldati migliori.

Advert-burroughs1

 

Giusto. Dopo di ciò, ho trovato chiara prova su un settimanale farmaceutico che la Fabbrica Olandese di Cocaina vendeva droga, durante la guerra, a tutte le nazioni. Tutti: dagli inglesi, i tedeschi, i francesi, fino ai canadesi. C’erano un sacco di Paesi coinvolti nella guerra, e milioni di soldati da tutto il mondo che combattevano nelle trincee. La neutrale Olanda vendeva cocaina a tutti loro. È un fatto bizzarro, uno pezzo sporco di storia olandese che è stato praticamente coperto. Non è che lo insegnano nelle scuole

Eh no. L’Olanda ha incassato una somma di denaro incredibilmente alta, commerciando durante la guerra. È uscita dalla Prima Guerra Mondiale come la nazione più ricca insieme agli Stati Uniti. Solo che non se ne parla sui libri di scuola. Questo è il motivo per cui ho seguito questa storia in particolare. Comunque, la presuntuosa Olanda diventò ricca vendendo cocaina agli stati in guerra fra loro, e scrivere un romanzo basato su questa storia è facile. In quanto scrittore di romanzi, non devi portare prove particolari. Ma non volevo fare una cosa del genere, ritnevo questa storia troppo importante, e anche l’accusa rischiava di rimanere insoluta. Questo ha significato che ho dovuto scartabellare archivi per due anni interi.

Com’è andata la ricerca? Lavoravi a tempo pieno? Sì, giorno e notte. Ne ero ossessionata. Ad ogni modo, questo era il mio decimo libro e la maggior parte dei miei lavori si basa sulla ricerca, quindi avevo già ben sviluppato i miei metodi d’indagine. È così che so come e dove cercare.

Picture-33

Bollitore per il trattamento della cocaina.

 

E dove hai cercato? Beh, sapevo che non avrei trovato documenti scritti della fabbrica precedente. Ci sono gli Hell’s Angels là, ora. Ma sapevo che avrei avuto più fortuna indagando nell’epistolare di chi riceveva, come il Ministero della Salute. Così sono andata là, e indovina, ho trovato un riscontro fra la Fabbrica Olandese di Cocaina e i diversi Dipartimenti di Stato. La lettera più importante che ho trovato parlava di garanzia sui permessi commerciali. Vedi, la Grande Guerra era cominciata il primo agosto 1914 e già l’Olanda emetteva un veto di esportazione.

E questo perché? Perché volevano vedere cosa sarebbe successo. Non potevano continuare a rifornire i tedeschi con la merce se non sapevano come avrebbero reagito gli inglesi. Ma dopo non più di due settimane il commercio riprese. Una delle prime attività che fece richiesta di essere esentata dal bando d’esportazione fu proprio la Fabbrica Olandese di Cocaina. E la loro richiesta fu accettata. Quindi circa a metà agosto cominciarono a rifornire di cocaina tutti i partecipanti alla guerra.

Hanno fatto in fretta. E poi cosa ha scoperto? Quando ho capito che dovevo guardare dalla parte di chi riceveva il tutto dalla fabbrica, sono andata a cercare negli archivi delle aziende farmaceutiche straniere. Ho trovato un sacco di materiale. In Inghilterra si trattava della Burroughs Welcome, una compagnia farmaceutica. Uno dei personaggi del mio libro è un compratore impiegato nell’azienda. Ci ho messo un sacco di tempo a spulciare i loro archivi perché avevano una marea di materiale. La Burroughs Welcome è stata la prima azienda al mondo a creare pillole di cocaina: prima dell’invenzione della B. W. la medicina veniva imbevuta di olii o polveri, e questa fu una rivoluzione della farmacologia.

Ho letto dal suo libro che quelle pillole venivano chiamate Forced March. Era fatto apposta? Certo. La cocaina ti spinge a marciare. Ma sai, quella roba veniva venduta ovunque, all’inizio del XX secolo. Da Harrod’s, ad esempio. A quei tempi in Inghilterra si faceva una pubblicità spudorata alla cocaina come regalo utile per gli amici, che avrebbero potuto aumentare le proprie prestazioni.

Forced-march1

Lo stesso modo in cui oggi si pubblicizzano gli energy drink. Sì. Anche se Forced March prese più piede: conteneva insieme caffeina e cocaina, e una combinazione di questo tipo ti fa davvero andar su di giri. Ho chiesto a dei farmacologi e mi hanno confermato che quella roba ti faceva davvero diventar matto. Quelle pillole erano veramente pesanti, e ne vendevano a milioni perché l’uso era anche maneggevole: assumere cocaina in polvere non è molto comodo, nelle trincee.

Perché no? Le condizioni in trincea erano terribili. Un grammo, che è già tanto, era veramente prezioso. E probabilmente molti soldati non avrebbero preso nulla del genere volontariamente. Quindi credo che in molti casi fu mescolata al rum.

Picture-41 Bollitori in fabbrica: venivano usati per estrarre pasta di cocaina dalle foglie di coca.

Davvero? Certo, a molti soldati veniva data una tazza di rum per farli andar su di giri e poi uscire dalle trincee. E qualche volta era rum con cocaina.

Divertente. Mescolare l’alcool con la cocaina raddoppia gli effetti.

Però questo non è quello che vediamo nei film o che sappiamo tutti sulla Grande Guerra. Penso a soldati intirizziti rimasti senza tabacco, non a carne da macello drogata. È stato stabilito solo nel trattato di Versailles che la cocaina potesse essere usata unicamente a scopo scientifico. È interessante vedere come centinaia di migliai di soldati in forte dipendenza giravano per l’Europa dopo la guerra. Ci sono articoli del Times al riguardo: uno raccontava di centinaia di veterani tossicodipendenti che girovagavano per le strade inglesi per derubare i farmacisti.

Cristo. E la cocaina veniva venduta ancora nei negozi? Sì, ma era difficile da ottenere a causa del trattato. Anche così, il Dipartimento della Guerra inglese era ben a conoscenza degli effetti tossici della cocaina e della crescente violenza interna causata dall’uso della coca. Anche gli scienziati scrivevano i loro articoli. Ma in Germania i problemi erano ancora peggiori. In un ospedale di Berlino vennero ricoverati decine di migliaia di soldati tossicodipendenti. Anche Austria e Cecoslovacchia avevano problemi per via della droga. Ma quelli erano tempi difficili dappertutto. L’Europa era in rovina.

E poi c’era questa febbre. Non solo quella, caddero anche monarchie e imperi, e la Rivoluzione Russa era in pieno corso. Anche in Germania stava prendendo piede un movimento rivoluzionario. Ho trovato testi dell’epoca di scrittori e scienziati anticomunisti: denunciavano i problemi dell’Europa occidentale con la cocaina.

Mmmm. È ovvio che non togli il problema della cocaina immediatamente con la fine della guerra. Per questo quando si smise di combattere emerse un enorme mercato nero.

Fino a quando la fabbrica fu operativa? Venne acquistata dalla AKZO Nobel nel 1963. Ma stiamo correndo avanti. Recentemente ho scoperto, quando ormai il libro era stato pubblicato, che la produzione calò nel 1925 ma riprese di nuovo nel 1942. Ed erano i tempi in cui veniva creata l’anfetamina, lo speed. Era la droga che Hitler dava ai suoi soldati per farli combattere meglio. L’Olanda venne occupata dalla Germania proprio in quegli anni, quindi gli americani e gli inglesi in quel periodo non venivano riforniti dalla fabbrica. Si può quindi dire che la Fabbrica Olandese di Cocaina forniva di anfetamine i tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale in piena coscienza. Oppure…

Sì, con una vera coscienza pulita. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la produzione non venne fermata. Sono stata contattata da un uomo che sapeva del mio libro, aveva lavorato per la fabbrica negli anni Cinquanta. Era una persona grandiosa, mi comprò perfino un distillatore e altri oggetti che venivano usati in fabbrica. Faceva analisi chimiche. Doveva testare la purezza  di eroina, cocaina e oppio.

Cosa le ha raccontato di quel periodo? Odiava il fatto di aver lavorato in quel tipo di fabbrica, anche se solo per un paio d’anni.

Ma non lo vedeva come una cosa cattiva. No, ma ha cominciato a ripensarci negli ultimi anni. L’idea di aver contribuito a produrre una sostanza che distruggeva la vita dell persone lo stava uccidendo. Tuttavia mi ha aiutato a stimare la quantità delle sostanze prodotte, e indovina di quanto aumentò durante la Grande Guerra? Questo mi portò alla sicurezza completa che era stata usata per rifornire le truppe con la cocaina. Quale altro uso poteva avere?

Advert-41

Non c’era una sezione marketing a quei tempi. Ah ah, e neanche Wall Street. C’erano gli ambienti degli artisti dove la coca veniva fumata, soprattutto negli anni Venti. Dopo arrivò una piccola base di utenti che la usava per divertirsi. Ma non bisogna dimenticare che la fabbrica di cocaina evava creato un mercato abbastanza grosso. C’erano molti soldati che conoscevano gli effetti della cocaina. E se pensi alla Germania di allora, con la povertà e la fame… Se sai che la cocaina ti aiuta e sei in una situazione del genere, non la cerchi? Quella voglia smodata creò un enorme problema. E l’Olanda si fece un sacco di soldi con quel problema. Tassandola, abbiamo fatto molti soldi. È divertente vedere che i primi tentativi di proibire l’uso di cocaina furono sabotati dal governo olandese. Alcuni paesi cercarono di unirsi per restringere l’uso di coca alla ricetta del medico.

Picture-52 Un assistente di laboratorio pesa attentamente la cocaina in una vetrinetta chiusa.

Nello stesso modo in cui viene regolata ancora oggi la vendita di morfina? Sì, si può paragonare a quello. Ma a loro [il governo olandese] non interessava, perché avrebbero fatto un sacco di soldi. La stessa cosa con l’oppio. L’Olanda ha una vera storia come nazione produttrice di droghe, ed è collegabile a questa guerra. Ad ogni modo, la Prima Guerra Mondiale è stata la prima a vedere le droghe come un’arma. Poi c’è stata la Seconda Guerra Mondiale con l’anfetamina, il Vietnam con l’eroina, e ora si ritorna alla cocaina: se considerate Afghanistan, Iraq, Africa, vedrete che queste guerre sono impensabili senza droghe stimolanti.

Non è qualcosa di cui si parla spesso sui giornali più diffusi. Perché c’è ancora un grosso tabù al riguardo. Tendiamo a mettere su un piedistallo i soldati che tornano dalla guerra e a trattarli come eroi. Non puoi contraddire il loro status. E si sa quanto le droghe possano danneggiare la reputazione.

Come atleti famosi sorpresi a doparsi? Esatto. Le loro carriere sarebbero finite e i successi dubbi. Lo stesso vale per i soldati. Quando tornano dalla guerra, l’unica cosa che è rimasto a quei ragazzi è il loro status di eroi. Non glielo puoi portare via…Ho parlato con un paio di soldati delle Nazioni Unite, e mi hanno confermato chiaramente che usavano droghe.

In Bosnia? No, in Ruanda. Alla tavola calda c’era un ex soldato seduto di fianco a me che si animò, quando seppe del libro che stavo scrivendo.

E le raccontò tutto della sua esperienza. Sì, mi disse che prendeva delle pillole che si chiamavano Blue Heaven.

Cos’erano? Cocaina in forma di pillola.

Prima della nostra conversazione non avevo mai sentito parlare di cocaina in pillole. Beh, quella roba viene usata in un sacco di modi. La gente se la inietta o la fuma. Sherlock Holmes se la iniettava. “L’ago, Watson!”, diceva quando non riusciva a risolvere un problema. Watson protestava, ma si diceva che aiutasse il cervello. Anche Freud usava la cocaina: scrisse Über Coka, un libro davvero positivo nei confronti della cocaina. Ma dopo si ricredette.

Il suo libro racconta del personaggio immaginario di Lucien, il rappresentante itinerante della Fabbrica Olandese di Cocaina. Spinto dal desiderio di comprarsi una Harley Davidson, ha venduto grandi quantità di coca ad entrambe le fazioni combattenti, rendendosi responsabile, insieme alla fabbrica, della lunga durata della guerra. Perché ha voluto raccontare la storia della fabbrica e del ruolo avuto dall’olandese nella Prima Guerra Mondiale in questo modo? La decisione è nata sulla base dei fatti che ho scoperto e delle emozioni che questi mi hanno ispirato. Avrei potuto scrivere un libro senza finzioni, ma così funziona meglio.

Advert-23

Perché? Secondo la mia esperienza, dopo molti libri, scrivendo un romanzo raggiungi un numero molto maggiore di  persone e un quadro migliore dei fatti. Uno dei personaggi è un simpatico soldato inglese la cui vita viene completamente distrutta quando viena a contatto con la cocaina. E dall’altra parte volevo rappresentare il ritratto di una normale, comune fabbrica con un normale ragazzo come suo rappresentante. Un ragazzo gentile di Haarlem che vuole solo comprarsi una Harley Davidson. Solo più tardi, quando incontra i soldati, si accorge di quanta miseria ha portato vendendo i suoi prodotti. E mettendo la storia in questa maniera, sembra più un thriller…

Ed è un modo migliore di portare il messaggio che si sta comunicando. Esatto. Il libro scatenerà qualche reazione anche in Inghilterra. La Grande Guerra viene ricordata ancora, lì più che in Olanda. Quindi ci sarà qualche dibattito. E poi è successo tutto grazie al benestare del governo inglese, e le persone si chiederanno cosa succede ai soldati in guerra ancora oggi.

Da dove prese l’Olanda le risorse per fabbricare la cocaina? Le foglie di coca, da cui viene estratta la cocaina, venivano da piante che crescevano in Bolivia e Perù. Ma siccome proprio perché nel XIX secolo il prodotto era così popolare, una di esse venne trasferita all’isola di Java, ai giardini botanici. Lì cominciarono a fare dei test, ed evidentemente ebbero un gran successo. Crearono intere piantagioni, ed è in questo modo che Java divenne famosa per la sua produzione di coca: era una qualità migliore di quella sudamericana. I mercati di Bolivia e Perù vennero distrutti completamente. Ci fu un bando per la licenza per la cocaina in quei tempi, ad Amsterdam.

E dove? Ad Amsterdam, non so il luogo esatto. Durante la Prima Guerra Mondiale fu vietato l’accesso delle altre nazioni, quindi poterono agire indisturbati col loro monopolio.

Mossa intelligente. Ma come mai la maggior parte della droga, oggi, viene dal Sudamerica e non dall’est? Non lo so. Ci sono molte cose che non sappiamo. Forse perché ci sono piantagioni molto grandi. L’Indonesia è un paese piccolo. Come crede che si comporterà l’Olanda con queste rivelazioni? Penso che abbia insabbiato tutto. Se pensi a quanto mi ci è voluto per raccogliere tutte le informazioni, è ingiusto. Ma sai, l’Olanda ha molti scheletri nell’armadio…

Ad esempio? Prendi l’Apartheid. È una parola olandese. Verwoerd, inventore del sistema Apartheid, era di Amsterdam. L’Olanda lascia così le sue tracce…

Ma il governo olandese si dissocia nettamente dal problema dell’Apartheid. Ma le corporazioni olandesi hanno di fatto aiutato a mantenere vivo il sistema. Shell e Unilever hanno alti interessi economici nell’Apartheid. Il sistema è caduto quando abbiamo attaccato queste società direttamente. Tocca i loro portafogli, e finalmente le tue azioni avranno degli effetti. È questa stupida mentalità che vorrei riuscire ad intaccare, questa arroganza in fatto di storia. Se non ti preoccupi di guardare alla tua storia con onestà…Abbiamo avuto la nostra parte nella schiavitù, nell’Apartheid, e ora in questo. Se la consideriamo sotto questo punto di vista, sono proprio in missione, ah ah! Li prenderò!

Ringraziamo l’Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam per le illustrazioni sulla fabbrica di cocaina.

JAN VAN TIENEN

 

http://www.viceland.com/blogs/it/2010/01/19/lolanda-era-il-piu-grande-produttore-di-cocaina-al-mondo/

Nantes, finisce in tragedia il maxi aperitivo via Facebook

Un giovane è morto durante l’evento, cadendo da un ponte. Gli “aperitivi giganti” sono una moda scattata sul social network, sul modello dei “botellon” spagnoli

Finale tragico per l’ “aperitivo gigante” organizzato ieri nelle strade di Nantes attraverso il social network Facebook. Un giovane di 21 anni è morto nel pomeriggio di oggi per le conseguenze di un volo di 5 metri dal lato di un ponte. Il ragazzo, probabilmente ubriaco, era precipitato atterrando sulla testa, e le sue condizioni erano da subito apparse critiche. Gli “aperitivi giganti”, sul modello dei “botellon” spagnoli (diffusi ormai anche in Italia) sono l’ultima moda degli utenti francesi di Facebook, che ne hanno già organizzati numerosi in diverse città del Paese. Il principio è molto semplice: luogo e ora sono comunicati via Internet, e chi vuole partecipare deve solo recarsi dove indicato con un qualcosa da bere ed eventualmente da mangiare. A Parigi ne è previsto uno sugli Champs de Mars, di fronte alla Tour Eiffel, il 26 giugno prossimo.

 

USA - Farmaci antidolorifici, studiosi Usa: la soluzione è l'Afghanistan

Aduc Droghe - In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Medical Science Monitor, i ricercatori della Saint Joseph's University di Philadelphia dimostrano come l'Afghanistan potrebbe costituire la soluzione alla scarsità di farmaci antidolorifici nel mondo. Decine di milioni di persone affette da dolore moderato e acuto a causa del cancro, dell'Hiv/Aids, di ustioni e altre lesioni non hanno la possibilità di accedere ad anestetici oppioidi per alleviare la sofferenza. La maggior parte, scrivono gli studiosi, vive in Paesi poveri dove i farmaci oppioidi sono troppo costosi o non facilmente reperibili. Questo nonostante, sostengono gli autori, il diritto alla salute -che include la terapia del dolore- sia un diritto umano fondamentale. "La soluzione a questo problema potrebbe essere trovata in Afghanistan, un Paese ora afflitto da povertà e guerra", scrivono. "L'Afghanistan è il primo produttore al mondo di eroina. La crescita della produzione di eroina in Afghanistan ha spinto gli Stati Uniti e la comunità internazionale a cominciare l'eradicazione dei campi di papavero che a sua volta ha ulteriormente impoverito i coltivatori di papavero da oppio". Ma con l'adozione di un diverso paradigma, continuano i ricercatori, i contadini Afghani potrebbero continuare a coltivare i papaveri da oppio per creare farmaci come la morfina per i Paesi poveri. Questo paradigma prende in considerazione tutti i passaggi necessari per la fabbricazione di medicinali tra cui il procedimento di autorizzazione, la sicurezza, la coltivazione, il raccolto e la produzione industriale di farmaci oppioidi. Il tutto, concludono gli studiosi, costerebbe meno dell'eradicazione e darebbe la possibilità agli agricoltori Afghani di sopravvivere onestamente.

Condividi contenuti