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Novità

Contenuto Redazionale Live streaming

Giovedì 27 maggio segui in diretta live la conferenza conclusiva Nuovi comportamenti di consumo: prevenzione e riduzione dei rischi dal Centro internazionale “Loris Malaguzzi” di Reggio Emilia.

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Vivì: il prodotto che trasforma l’urina in acqua potabile

 

Vivì nasce dalle ricerche NASA dirette dalla mente del Dott. Philip Plinton, che tese a rivoluzionare il futuro proponendo un prodotto in grado di purificare l’urina rendendola potabile. Oggi diamo per scontato l’utilizzo e l’accesso all’acqua tutti i giorni. Siamo sicuri che in un futuro, forse non troppo lontano, potremo ancora beneficiare di questa garanzia? Vivì è la nostra risposta, la soluzione che porrà rimedio alle problematiche del futuro“.

Una provocazione, il prodotto del fututo o una finzione? Leggendo sul sito sembra che la possibilità di trasformare la pipì in acqua sia particolarmente fattibile: basta urinare all’interno del dispositivo così come in un qualunque water, stringere l’oggetto tra le proprie gambe, esercitando una cospicua forza, quindi bere l’acqua potabile prelevabile da un apposito beccuccio.

Attualmente ne esistono due versioni, per lui e per lei, ma non solo,  perchè “Vivì non è solo acqua naturale. Può diventare frizzante, e può essere assaporata con diversi aromi: all’arancia, limone e fragola“.

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Droga: per una sentenza a Milano comprarla e usarla in compagnia non è reato

 

Blitzquotidiano.it - Sorpresi poco dopo aver comprato eroina da uno spacciatore nascosto in un bosco del milanese, quattro giovani, finiti in carcere per spaccio, rischiavano una condanna dai 6 ai 20 anni di reclusione. Il giudice per l’Udienza preliminare di Milano Cristina Di Censo, però, li ha assolti, interpretando in modo ‘alternativo’, rispetto a molte sentenze precedenti, le ultime norme anti-droga. Secondo il giudice, infatti, l’acquisto e uso di gruppo equivale all’utilizzo personale e va punito solo con una sanzione amministrativa.

La vicenda per cui i quattro tossicodipendenti sono stati scagionati risale allo scorso 21 novembre. I giovani comprarono da uno spacciatore nascosto in un bosco a Vignate, centro dell’hinterland, 11 grammi di eroina, mettendo 40 euro a testa, e ricevendo dal pusher anche un grammo di cocaina ‘in regalo’. Vennero arrestati mentre se ne andavano in macchina e uno di loro cercava di liberarsi della droga. Finiti davanti al giudice dell’udienza preliminare, tre hanno scelto il rito abbreviato (il quarto è stato processato con rito ordinario) e poco tempo fa sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”.

Gli atti sono stati trasmessi alla Prefettura “per l’eventuale applicazione delle sanzioni amministrative”. Il gup, con la sua decisione, ha in sostanza ‘rivisitato’ l’orientamento prevalente che la giurisprudenza, anche di Cassazione, ha finora tenuto dall’entrata in vigore della legge (n.49 del 2006) che ha inasprito le pene, stabilendo la responsabilità penale anche di chi acquista, riceve o “comunque illecitamente detiene” droghe che “appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale”.

Orientamento in base al quale, scrive il giudice Di Censo nelle motivazioni, anche “l’acquisto/uso di gruppo sarebbe oggi penalmente rilevante”, poiché “la condivisione della sostanza, antecedente alla spartizione, necessariamente, dimostrerebbe un acquisto ed una co-detenzione finalizzati all’uso non esclusivamente personale”. Secondo il provvedimento, però, la nuova norma non può essere “forzata al punto” da comprendere “anche l’acquisto di gruppo, inteso quale approvvigionamento” da parte di più consumatori in concorso tra di loro.

Questi, infatti, “pagando ciascuno la propria parte” hanno “come unico scopo quello di accedere alla quota di rispettiva spettanza a fini di utilizzo personale”. Sotto il profilo “del disvalore e del senso dell’ incriminazione”, infatti, ha scritto il magistrato, non può esserci differenza tra la situazione di 4 persone che creano “un fondo comune in danaro, formato da 4 parti identiche” per comprare la droga insieme e poi dividerla “in quattro parti parimenti identiche”, e quella “del tossicodipendente che paga la propria dose e poi la consuma”, che è punita “solo in via amministrativa”.

Altrimenti, per il gup, “si giungerebbe al paradosso interpretativo che mentre 4 acquisti operati individualmente (…) l’uno in fila all’altro” per uso personale non sono reato, “un solo acquisto, cumulativo e contestuale” da parte di più persone porta ad una condanna compresa “fra anni 6 e anni 20 di reclusione”. Nel caso in questione, i tre imputati “agirono sospinti dalla necessità, creata dalla rispettiva dipendenza”, ed è evidente che “ciascun tossicodipendente” abbia voluto “con il consenso degli altri, acquisire la propria quota ideale di eroina per uso personale”.

Agire nel mercato per contrastare l’industria della droga.

Questo è il titolo del libro presentato in una Conferenza Stampa il 20 maggio, presso la Camera dei Deputati, in Roma.

 

illicit drug market - Conferenza Stampa 20 maggio ’10 (ore 11.30 – 12.30) ospitata dalla Camera dei Deputati per la presentazione dello studio

 

Agire nel mercato per contrastare l’industria della droga

Le famiglie sono le più colpite dai costi connessi al consumo di droga (la spesa annuale per il solo consumo e' stimata a 11,4 miliardi di euro).

Il riciclaggio dei profitti criminali nell'economia legale rallenta lo sviluppo economico.

I 500.000 consumatori più assidui, più o meno 1/6 dei consumatori regolari, generano quasi la metà dei guadagni illeciti.

Secondo stime correnti la repressione con i sequestri arriva ad eliminare appena il 10% della droga circolante.

Una nuova politica dovrebbe puntare decisamente al reinserimento nella società e nel lavoro dei consumatori più assidui.

Domanda: Il titolo del libro lascia intendere che gli autori confidano che al centro delle politiche pubbliche ci possa essere un’attenzione al mercato illegale della droga. Cosa implica questa affermazione e su quali evidenze si basa? Risposta: le leggi in vigore sembrano inefficaci contro l’industria della droga, anche con la repressione non si riesce ad ottenere sequestri ed arresti decisivi e le organizzazioni criminali possono lavorare con un grande margine di tolleranza (appena il 10% di perdite secondo le stime). Quindi è necessario agire sul lato della domanda.

Domanda: In verità quali sono le caratteristiche principali del mercato della droga in Italia? Risposta: troppi piccoli venditori di strada e un incremento nel consumo di cocaina

Domanda: ci sono particolari caratteristiche nell’organizzazione del mercato in Italia che richiedono risposte differenti ed innovative? Risposta: C’è una rete di venditori di strada (la maggior parte consumatori di droga non integrati nella società), che si assume grandi rischi ed ottiene bassi profitti. Non è chiarissimo per la legge il limite fra quantità detenuta per vendita e per consumo personale.

Domanda: a quale livello possono essere generalizzate queste conclusioni verso altri paesi in Europa? Risposta: Le conclusioni possono essere generalizzate verso la maggior parte dei paesi occidentali. Le politiche adottate in Portogallo e Svizzera sono due “best practice” verso questa direzione, ma è possibile fare di più.

Domanda: Gli autori credono che l’attività di repressione sia completamente inefficace e che, anche se inasprita, non riuscirebbe a tenere sotto controllo il mercato? Risposta: Si. La repressione della Polizia potrebbe e dovrebbe essere meglio indirizzata verso i veri trafficanti, alle condizioni attuali gli sforzi della Polizia stanno, anno do anno, colpendo sempre di più consumatori e venditori di strada piuttosto che veri trafficanti. Inoltre la repressione poliziesca non può contrastare la domanda di droga.

Domanda: Cosa vuol dire esattamente che i costi connessi al consumo di droga sono maggiormente sostenuti dalle famiglie? Risposta: è una conseguenza della inefficace politica nei confronti della droga che non si basa su un approccio di riduzione della domanda e sui bisogni di chi usa droghe e di coloro che cercano di non abbandonarli, sostenendoli economicamente e socialmente.

Domanda: L’analisi del mercato della droga mostra che il consumo di droga è un problema principalmente rispetto a quelli che fanno uso abituale di droghe pesanti? Risposta: No, ma sicuramente questi costituiscono la maggiore fonte di reddito per le organizzazioni criminali.

Domanda: Se questa è la vostra posizione quali potrebbero essere altre implicazioni per le politiche pubbliche? Per esempio la de-criminalizzazione dell’uso di droghe come la marijuana sarebbe dannosa sia per gli utilizzatori che per la società? Risposta: la de-criminalizzazione dell’uso è una delle politiche proposte, non solo limitata a marijuana e cannabis che non sono rilevanti come cocaina, eroina e droghe sintetiche per i profitti delle organizzazioni criminali.

Domanda: allora significa che un efficace trattamento ed un reinserimento sarebbe nell’interesse dei consumatori e delle loro famiglie, quali altri interventi accompagnerebbero le politiche pubbliche per ridurre le possibilità di offrire droghe sul mercato?In altri termini cosa sarebbe necessario per cogliere sia i bisogni degli utenti e sia per ridimensionare le attività illegali di queste organizzazioni che offrono droghe e fanno enormi profitti. Profitti che sono a spese di chi usa droghe e che impone costi alla società nel suo insieme? Risposta: il reinserimento nella società produttiva dei consumatori più assidui permetterebbe di ridurre sia la domanda di droghe e sia la possibilità per le organizzazioni criminali di avere a disposizione un enorme numero di venditori e quindi di poter distribuire droghe in modo molto capillare. Comunque dalle analisi proposte scaturisce anche la necessità di cambiare l’atteggiamento nei confronti dei consumatori più assidui, meno ghettizzante e demonizzante. Più aiuti alle famiglie, de-criminalizzazione del possesso per uso personale; alternative al carcere per i consumatori più assidui, anche se commettono piccoli reati; istituzione di un fondo rotativo per le imprese sociali e la formulazione di una legge anti-discriminazione orientata alla reintegrazione dei consumatori non integrati, simile a quella che protegge i disabili.

USA - Guerra alla droga, Associated Press: 40 anni, mille miliardi di dollari, centinaia di migliaia di vite perse e nessun risultato

Aduc Droghe - "Dopo 40 anni, la guerra alla droga lanciata dagli Stati Uniti è costata mille miliardi e centinaia di migliaia di vita, e per cosa? Il consumo di droga è rampante e la violenza ancora più brutale e diffusa.". E' questo il giudizio sul proibizionismo dell'agenzia di stampa Associated Press nella celebre quanto temuta rubrica di analisi politica IMPACT. L'editoriale, non firmato, presenta una durissima critica sulle politiche antidroga dell'amministrazione Obama, guidate dall'ex poliziotto Gil Kerlikowske, colpevole di voler proseguire sulla strada dei suoi predecessori. "Questa settimana il Presidente Obama ha promesso di 'ridurre il consumo di droga e il grave danno che causa' con una nuova strategia nazionale che tratterà il consumo di droga come una questione di pubblica sanità", scrive l'AP. "Ma la sua Amministrazione ha aumentato i finanziamenti alle autorità giudiziarie e di polizia a livelli record, sia in termini assoluti di dollari sia in termini percentuali; quest'anno, l'apparato repressivo riceverà 10 miliardi dei 15,5 disponibili per il controllo della droga". L'analisi prosegue snocciolando origine, cifre e dati di una delle più fallimentari, costose e dannose politiche del XX  e XXI secolo. Qui l'articolo in inglese

Fumare e bere, effetti nei geni cerebrali.

http://insostanza.it/userfiles/images/Fumo_93387393bis.jpgAnna Ida Fiaschi , inSostanza.it - Il nucleo accumbens del cervello (NAC) è una regione del sistema meso-cortico-limbico dopaminergico ed è interconnessa con l'area tegmentale ventrale (VTA) e la corteccia prefrontale. Il sistema meso-cortico-limbico ha un ruolo centrale negli effetti di rinforzo acuto di molte droghe ed è quindi fondamentale nello sviluppo e nel mantenimento di una dipendenza patologica, oltre che del sistema della gratificazione.Come è noto, tra le sostanze più frequentemente abusate vi sono l'alcol e la nicotina e l'incidenza del loro co-abuso è nell'ordine dell'80% dei casi.Per tale ragione per i ricercatori è stato difficile trovare un alcolista 'puro', cioè un individuo che utilizzi solo alcol e nient'altro; di norma gli alcolisti abusano di altre sostanze e la più comune è la nicotina. Molti studi hanno valutato gli effetti dell'alcol sul cervello e su altri organi, ma non hanno tenuto conto degli effetti della dipendenza da nicotina, che spesso si sovrappongono a quelli dell'alcol.In realtà, nonostante le differenze farmacologiche, alcol e tabacco sono intimamente legati, ma sono virtualmente sconosciuti i meccanismi molecolari che stanno alla base della comorbidità (alcolismo/tabagismo) e le interazioni tra queste due droghe; la conoscenza di quanto accade quando esplicano azioni ed effetti in associazione presenta ovvie implicazioni nel modo di affrontare le co-dipendenze conseguenti.Un nuovo studio pone i primi passi verso tale comprensione, esaminando l'impatto di alcol e fumo sull'espressione genica nelle cellule del nucleo accumbens in alcolisti cronici, in tutto 20 soggetti, distinti in:

  • alcolisti non fumatori
  • alcolisti fumatori
  • fumatori non alcolisti

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10 droghe da non usare mentre si guida

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New York Times sui grandi chef e la cannabis

Aduc Droghe - Fumo in cucina, ma non e' l'arrosto che brucia. Il New York Times ha scoperto un fenomeno finora inedito, almeno tra i non addetti ai lavori: tra i grandi chef va di moda lo spinello. 'Una piccola, ma influente banda di cuochi dice che le loro creazioni e l'atmosfera rilassata e positiva dei loro ristoranti sono il frutto di erbe che potenzialmente ti mandano dietro le sbarre', scrive il giornale citando esempi di chef come Anthony Bourdain che apertamente proclamano l'influenza della marijuana sulla loro e altrui creativita'. Frank Falcinelli e Frank Castronovo dicono che buona parte dei loro progetti meglio riusciti - andare in Sicilia per importare l'olio d'oliva da vendere nei due ristoranti Frankies Spuntino, il concetto per Prime Meats che ha aperto a Brooklyn, il nuovo locale in dirittura di arrivo a Portland, Oregon - sono stati concepiti sotto l'effetto di sostanze proibite. Secondo Roy Choi, il re dei camioncini Kogi Korean che vendono taco a Los Angeles, ha paragonato la cultura culinaria che gravita attorno allo spinello a quella dell'epoca dei Grateful Dead: 'Buona musica, un po' d'erba e buon cibo che ti fa sentir bene'. Choi, che ha appena aperto il suo nuovo ristorante Chego, fa uso di marijuana per schiarirsi la mente e rilassarsi in una giornata di lavoro di 17 ore. Secondo il New York Times il trend per quella che il giornale chiama la 'haute stoner cuisine' nasce da una confluenza di fattori tra cui la legalizzazione della marijuana in molti Stati, quantomeno a scopo medico, che ha fatto si' che c'e' piu' erba, e di migliore qualita', in circolazione: 'E' come scegliere il miglior formaggio', ha detto Falcinelli che seleziona accuratamente i 'quattro o cinque tipi di marijuana nel suo frigorifero'. Il trend che va in due direzioni: alcuni chef usano la marijuana per condire le proprie pietanze. A Denver ha aperto il Ganja Gourmet, un ristorante tutto a base della nota erba. E c'e' chi usa gli accessori del fumo per creare piatti speciali nella sua cucina: al rispettabilissimo Ritz Carlton di San Francisco lo chef Ron Siegel, che da tempo di si e' messo alle spalle le notti brave della sua giovinezza, utilizza un 'bong' per insaporire con l'aroma di cedro giapponese grattugiato uno dei suoi piatti caratteristici: le uova di quaglia. (Baldini/Ansa)

Nord America: identikit dei giovani utilizzatori delle pipe ad acqua

Dronet - Giovane, studente, inoccupato, maschio, anglofono, di famiglia benestante che però vive in contesti separati dai genitori. Questo è l’identikit della persona tipo che, nel contesto nordamericano, fa uso di pipe ad acqua, secondo uno studio congiunto condotto dall’Università di Montreal e dall’Istituto Nazionale di Sanità Pubblica del Quebec. I dati sulle caratteristiche socio-demografiche che descrivono il profilo degli utilizzatori di pipe ad acqua sono stati raccolti nel 2007 su un campione di circa 1300 persone che hanno partecipato ad uno studio sulla dipendenza da nicotina negli adolescenti. A questo campione di persone è stato inviato mezzo posta un questionario nel quale i ricercatori erano interessati a conoscere oltre le variabili socio-demografiche, se si fosse mai fatto uso di pipe ad acqua, la loro eventuale frequenza di utilizzo e le abitudini relative al consumo di alcol, tabacco e altre sostanze psicoattive. Il 23% ha dichiarato di aver usato la pipa ad acqua almeno una volta nei 12 mesi precedenti l’indagine; di questi il 98% ha dichiarato di aver consumato anche alcol e il 92% di essersi ubriacato (binge-drinking). Molti hanno inoltre utilizzato altre droghe: il 74% cannabis, il 67% ha fumato sigarette, il 55% ha utilizzato altri derivati del tabacco e il 33% ha assunto altre sostanze illecite. Il quadro disegnato dallo studio desta preoccupazione poiché chi utilizza le pipe ad acqua sembra ignorare la nocività di questi dispositivi, richiamando la necessità di un intervento in senso informativo e preventivo da parte delle strutture competenti.

Non solo cannabis, droga e alcol Fra i giovani «di moda» i farmaci

L'eco di Bergamo - Uno studente su tre - fra i 15 e i 19 anni - ha sperimentato almeno una volta il consumo di cannabis e in un caso su quattro l'ha utilizzata nell'ultimo anno. Il 6% dei giovani ha provato cocaina, ben l'85% ha consumato nell'anno bevande alcoliche. Ma la vera novità sono i farmaci, che i ragazzi assumono senza controllo del medico: ci sono gli psicoattivi per dormire e per l'iperattività, provati dal 12,5% dei maschi e dal 6% delle femmine, e i farmaci per le diete e per regolare l'umore, sperimentati rispettivamente dal 5 e 3% dei ragazzi e delle ragazze. È un quadro preoccupante - anche se pressoché costante ripetto al quinquienno precedente - quello che emerge dallo studio dell'Asl di Bergamo, che ha anticipato i dati che verranno analizzati in un convegno che si terrà il 26 maggio. Ancor più inquietante se si considera che i giovani - 46% dei ragazzi e 26% delle ragazze - tengono altri comportamenti a rischio, in particolare legati alla pratica dei giochi in cui si puntano soldi, compresi quelli online. E poco consola il fatto che in questo caso i dati bergamaschi siano inferiori a quelli italiani (a quota 53 e 30 %).Sempre in tema di alcol, il report sottolinea la crescita di uno dei comportamenti più a rischio, il binge drinking, ovvero l'assunzione in un'unica occasione di 5 o più bevande alcoliche di fila: nei 30 giorni che hanno preceduto l'indagine hanno fatti binge drinking il 40% dei maschi e il 28% delle femmine, magari anche più volte nel corso dello stesso mese.Lo studio dell'Asl dice anche che la maggior parte dei giovani consumatori sono poliassuntori, cioè fanno uso di più sostanze diverse contemporaneamente, rendendo il loro comportamneto a più elevato rischio. Ma dove si procurano i giovani le sostanze illegali? Secono l'indagine i ragazzi lo ritengono un problema facilmente superabile: andando in discoteca, in strada, a casa di amici, ma anche a scuola e negli spazi circostanti.

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