Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.

Domande agli Operatori

Cerca nell'archivio di 26662 risposte, o fai una nuova domanda, anche in forma anonima.

Scrivi una domanda e clicca su Invia (max. 250 caratteri).
  • Un nostro Operatore autorizzato (vedi chi siamo) risponderà presto alla tua domanda.
  • Il tempo di risposta potrebbe variare a seconda della difficoltà del quesito.
  • La domanda sarà nascosta a tutti finché non verrà pubblicata assieme alla risposta.
  • Una volta pubblicata, la risposta sarà leggibile a tutti nell'archivio. Se preferisci una risposta privata, usa il modulo di contatto.
Facoltativo: inserisci il tuo indirizzo email se vuoi ricevere un avviso quando verrà pubblicata la risposta.
Type the characters you see in this picture. (verifica con audio)
Inserisci il testo che vedi nell'immagine qui sopra. Se non riesci a leggerli, invia il modulo e una nuova immagine sarà generata. È indifferente a maiuscole e minuscole.
Annulla
Cliccando su Invia autorizzi il trattamento dei tuoi dati personali solo ed esclusivamente per rendere possibile questo servizio, secondo la policy del sito. Tali dati sono strettamente confidenziali e non saranno divulgati in alcun modo.

Novità

COCA MADE IN CIA – PARTE 1 - Aerei dell'intelligence Usa per portare a Guantanamo i sospetti terroristi e usati ora per il narcotraffico.

 

di Fabrizio Gatti  - Dai rapimenti degli attivisti musulmani in Europa al traffico di droga in Colombia. Nel lavoro sporco della Cia, l'agenzia di intelligence degli Stati Uniti, non si butta via niente. Nemmeno gli aerei usati dal governo Usa nelle operazioni di 'extraordinary rendition': il trasferimento al lager di Guantanamo o nelle celle delle torture in Medio Oriente degli integralisti sospettati, con o senza processo, di complicità con i terroristi di Al Qaeda. Alcuni di quegli aerei sono ricomparsi sulle rotte clandestine che uniscono l'America del Nord alle zone di coltivazione o di transito dell'oro bianco.   Il 24 settembre 2007 un Gulfstream II, un lussuoso jet d'affari, attraversa lo spazio aereo messicano. I piloti puntano a nord, verso il confine degli Stati Uniti. Ma in pochi istanti capiscono di essere nei guai. Forse hanno tenuto una quota troppo bassa quando si sono dovuti nascondere ai radar. E per questo i due motori hanno consumato più del previsto. Devono atterrare al più presto. Anche se il carico che hanno distribuito in modo bilanciato tra i sedili non è di quelli che si possono dichiarare in dogana: 126 valigie per un totale di 3 tonnellate e 300 chili di cocaina purissima. Forse la causa dell'eccessivo consumo è proprio quel sovraccarico: l'equivalente di 41 passeggeri per un aereo che di solito ne porta 14. I due piloti chiedono l'autorizzazione per atterrare a Cancun. Ma l'aeroporto rifiuta. Riprovano con Merida, a qualche minuto di volo. Respinti anche lì. Vengono intercettati e inseguiti da un elicottero dell'esercito. L'aereo si abbassa e senza più carburante va a schiantarsi sulla foresta al centro della Penisola dello Yucatan. La fusoliera si rompe in tre tronconi. La mancanza di benzina evita l'esplosione. I due piloti e il terzo a bordo si salvano. E quando dopo alcune ore vengono rintracciati dai militari, chiedono di contattare il consolato degli Stati Uniti. "Sono yankee", intuiscono subito i soldati. Le valigie piene di cocaina vengono trovate tra i rottami. E qui finiscono le notizie ufficiali. La stampa locale racconta che il Gulfstream era partito da Rionegro, in Colombia. E Rionegro non è altro che il municipio che ospita l'aeroporto di Medellin, una delle capitali dei narcos. Anche le marche dell'aereo sono nordamericane: N987SA. Ma quando investigatori messicani e giornalisti scrivono la sigla nei motori di ricerca di Internet, ecco la sorpresa. L'aereo compare nei due elenchi che il ministero dei Trasporti di Londra ha consegnato al Consiglio d'Europa per le indagini sui voli della Cia e il rapimento di cittadini sospettati di legami con il terrorismo. Tra il 2001 e il 2004 il Gulfstream vola 18 volte tra Gran Bretagna, Irlanda, Francia e, secondo le registrazioni americane, tra gli Stati Uniti e Guantanamo. Fino al giorno dell'incidente in Messico, l'aereo appartiene a società coinvolte in traffici con la Colombia o in servizi governativi. Un altro aereo della Cia viene usato nel novembre 2004 per trasportare oltre una tonnellata di cocaina in Nicaragua. Dopo un atterraggio in un campo di cotone, qualcosa va storto e il Beechcraft 200 con sigla N168D viene abbandonato. La stessa sigla appare negli atti della commissione d'inchiesta dell'Europarlamento, guidata dall' italiano Claudio Fava, sui sequestri di persona degli 007 di Washington in Europa. E anche nell'elenco del ministero dei Trasporti britannico, con voli in Iraq, Grecia, Italia (Cagliari), Spagna, Portogallo, Germania, Islanda. Tra il 2002 e il 2004 la sigla N168D risulta intestata alla Devon Holding & Leasing che, secondo l'inchiesta del Parlamento europeo, è una società di copertura del governo Usa. Nella rete inestricabile tra operazioni legali e complicità degli agenti segreti corrotti restano coinvolti altri aerei: tra questi un vecchio Dc 9 con 5 tonnellate e mezzo di cocaina a bordo, atterrato per un guasto in Messico nell'aprile 2006. I piloti fuggono. Per settimane l'autorità aeronautica di Washington non rivela chi siano i proprietari. Risulterà poi una società in contatto con la Cia che, proprio pochi giorni prima del volo carico di coca, ha venduto il Dc 9. C'è un grande bisogno di mezzi per trasportare la droga dalle zone di produzione alle zone di smistamento verso Usa e Europa. Il 16 dicembre 2008 nello Stato messicano di Sonora, al confine con gli Usa, vengono sequestrati sette aerei attrezzati per la fumigazione delle coltivazioni. Non dovrebbero trovarsi lì. Erano stati assegnati alle operazioni antidroga in Colombia. Qualcuno li ha poi impiegati per il trasporto della coca verso gli Stati Uniti. http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2059291

Una scuola per la coltivazione della marijuana medica in Michigan

  Un giovane 24enne del Michigan, Nick Tennant, ha fondato il “Med Grow Cannabis College”, una scuola dove si insegna a coltivare la marijuana medica.

Nick Tennant ha dichiarato: “Questo Stato ha bisogno di posti di lavoro, e pensiamo che la marijuana medica sia in grado di stimolare l’economia, con centinaia di posti di lavoro e milioni di dollari “.

La scuola offre un corso di sei settimane, per un costo di 485 dollari ed include varie lezioni di “scienza della coltivazione della marijuana”, ed anche la lettura di “Marijuana Horticulture: The Bible Indoor/Outdoor Medical Grower’s”, di Jorge Cervantes.

La coltivazione di marijuana medica è legale nello stato del Michigan, e molti medici iniziano a prescriverla ai propri pazienti a scopi terapeutici.

Secondo le leggi del Michigan i pazienti possono coltivare le piante direttamente o nominare un incaricato, ma in ogni caso non può essere superato il numero massimo di 12 piante.

 

aduc droghe

Giovanardi assolda Topolino

La droga e' assolutamente interclassista perche' colpisce a Scampia, nei quartieri poveri della provincia di Napoli e a Milano, dove 'i grandi professionisti, gli avvocati ed i medici, a 40 anni crollano sotto il peso della cocaina rovinando se stessi, i loro clienti, le loro famiglie le loro vite: ci vuole attivita' di prevenzione, consapevolezza corale ed ognuno deve fare la propria parte'. Lo ha detto ieri il sottosegretario della Presidenza del Consiglio con delega alle politiche familiari, Carlo Giovanardi. 'I cattivi maestri rischiano di smontare, come sempre avviene nella vita, gli indirizzi positivi, come quando vedo qualche cretino in televisione che fuma lo spinello e fa lo spiritoso, magari qualche artista. Si vede la fine che fanno i grandi imprenditori ed i grandi politici quando rimbambiti dalla cocaina finiscono nei video, distruggono se stessi e la propria famiglia e poi devono andare in convento ma allora e' tardi'. Giovanardi ha anche annunciato che dopo 'l'allenza con i campioni dello sport Balotelli, Kaka' e Del Piero che si sono messi a disposizione gratuitamente per la campagna informativa contro la droga, ora il testimonial sara' Topolino, grazie alla Disney che ha dato la manifestato l'intenzione di aiutarci in questa battaglia'.

Videopoker-dipendenza: 700mila i malati del gioco

ROMA - I giochi si rivelano sempre di più una nuova droga per gli italiani. Oltre 3 milioni di persone, stimano infatti gli esperti, sono a serio rischio di dipendenza mentre più di 700.000 sono i ludopatici gravi, ovvero coloro per i quali la mania del gioco si trasforma in una vera e propria patologia.

UN ESERCITO DI GIOCATORI D'AZZARDO: circa 15 milioni di italiani, il 38,3% delle persone tra 15 e 64 anni, almeno una volta nella vita hanno giocato d'azzardo, il 50% dei maschi, il 29,2% delle donne. Lo evidenzia un'indagine condotta dall'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa, basata su dati 2007-2008.

GIOVANI E GIOVANISSIMI MALATI DI GIOCO: il gioco è più diffuso tra i giovani: il 55,1% dei maschi e il 34,5% delle femmine tra 25 e 34 anni dichiarano di avere giocato almeno una volta e il 40% dei ragazzi di scuola superiore. Tra i giochi preferiti dai giovani di entrambi i sessi risultano in pole position i gratta e vinci, poi lotto, superenalotto e simili. Tipicamente maschili, invece i videopoker (ci ha giocato almeno una volta il 14% dei maschi e il 4% delle ragazze) e le scommesse sportive (30% dei ragazzi e appena il 3% delle studentesse). Tra gli studenti giocatori, il 69% ha speso nell'ultimo mese fino a 10 euro, il 24% tra gli 11 e i 50 euro e il 7% dai 51 euro in su. Inoltre, il 10,8% dei giocatori ha l'impulso di giocare somme di denaro sempre maggiori, il 13,1% degli uomini e l'8% delle femmine.

3 MILIONI A RISCHIO DIPENDENZA: Il 19,8% dei giocatori, 3 milioni di persone, è a rischio dipendenza da gioco (gambling). Il giocatore più a rischio gambling è di solito un individuo impulsivo e poco prudente, che non percepisce né teme il pericolo e, per questo, tende a giocare anche grosse somme senza capire a cosa va incontro. Il gambling è una vera e propria dipendenza come le droghe ed è sempre più diffusa, complici anche i videopoker e i giochi online.

ESPERTI, GIOCO E' SINDROME PERICOLOSA: potenziare le comunità e i servizi per il recupero dei giocatori è l'obiettivo cui lavora la Società italiana di intervento sulle patologie compulsive (Siipac).Quella del gioco, rilevano gli esperti, è una sindrome pericolosa perché lo stato di euforia del giocatore d'azzardo è paragonabile a quello prodotto dall'assunzione di droghe, e come nella dipendenza da droghe possono manifestarsi nei giocatori crisi gravi di astinenza.

Udine si fuma il festival del reggae

 

ANDREA ROSSI, La Stampa OSOPPO (Udine) «Bob Marley non si processa», hanno gridato contro il cielo che minacciava pioggia. Può darsi, però la sua musica se ne è andata da Osoppo, e chissà se tornerà. Il signor Giovanni è rimasto a fissare la vetrina del suo negozio di alimentari, nel centro di questo paese di tremila anime a trenta chilometri da Udine. «Avremo i nostri problemi, adesso. Una settimana di festival valeva sei mesi di lavoro». Questa non è solo la storia di una comunità messa in ginocchio. È la storia del più grande festival reggae d’Europa cacciato dall’Italia e costretto a trovare rifugio all’estero perché i suoi seguaci fumano troppi spinelli. Era il 1994 quando il Rototom Sunsplash si accampò lungo le sponde del Tagliamento e ne fece un angolo di Giamaica: dieci giorni di musica, grandi nomi e gruppi emergenti, 200 mila spettatori l’anno da ogni parte del continente. Tutto finito, ora che la procura di Tolmezzo ha messo sotto indagine per agevolazione all’uso di stupefacenti Filippo Giunta, 48 anni, inventore del festival. Secondo i magistrati ha violato l’articolo 79 della legge Fini-Giovanardi: avrebbe favorito il consumo di droghe nell’area del festival. Rischia fino a dieci anni di carcere. Ha letto le carte, dice che qualcosa non torna: «Mi sembra un provvedimento ideologico. Non si contesta un fatto. Si disegna uno scenario: il Rototom è un festival reggae, il reggae è la musica dei rasta, i rasta usano la marijuana. E io, che sono l’organizzatore, avrei costruito l’ambiente adatto». Si difenderà in tribunale. Però il festival chiude. Il Comune ha negato l’autorizzazione all’edizione del 2010. «E che cosa dovevo fare?», dice Luigino Bottoni, avvocato di 44 anni, sindaco da sei, in quota Pdl. «Crede che mi faccia piacere mandare in malora l’economia di tutta la zona? Ma sono costretto: c’è un’inchiesta». Le ha provate tutte: appelli, petizioni, lettere. Ha difeso la creatura degli osoppani: «Portava un ritorno economico di due milioni di euro sul territorio, ma soprattutto giovani da tutto il mondo, cultura, colore. Aveva trasformato una terra sconosciuta in una meta turistica. Per noi è una perdita devastante». Forse ha provato a spiegarlo anche al suo collega di partito, il sottosegretario con delega alla lotta alle tossicodipendenze Carlo Giovanardi, che ha salutato la chiusura di un «evento in cui si spacciava droga in quantità industriali». «Sugli stupefacenti la penso esattamente come lui», racconta il sindaco, «ma credo che bisognerebbe scendere dalla cattedra e andare a toccare le cose con mano prima di parlare». La fuga del Rototom ha spaccato il Pdl - contro Giovanardi si è mobilitato pure il senatore Ferruccio Saro - e scatenato una gara di solidarietà: la friulana Elisa, Vinicio Capossela, i Subsonica, don Ciotti, Beppe Grillo, l’europarlamentare Pd Debora Serracchiani e tanti altri, una petizione con quasi 10 mila firme e una raffica di manifestazioni. Non è servito. Il macigno che pesa sul festival sono i 340 arresti per spaccio di droga negli ultimi nove anni, 18 chili di marijuana sequestrati, 11 di hashish, 2.400 pasticche di ecstasy, 4 etti di cocaina e 37 grammi di eroina, più funghi allucinogeni, Lsd, popper e amfetamina. Per Filippo Giunta quei numeri sono il pilastro su cui fondare la difesa: «In sedici anni mai avuto problemi di ordine pubblico. Ogni giorno, per 15-20 mila spettatori, c’erano 200 addetti alla sicurezza. E le forze dell’ordine hanno sempre avuto libero accesso all’area, come dimostrano arresti e sequestri». E ancora: «Ogni anno ospitavamo incontri con tossicologi, psicologi e sociologi proprio sul tema degli stupefacenti. E io sarei uno che ne incentiva l’uso? La verità è che in Italia tira una brutta aria per chi fa musica». Non è l’unico a pensarla così. E, forse, se Arezzo Wawe, l’Heineken Jammin e il Rototom sono scomparsi, e il Traffic di Torino è stato spostato contro il volere degli organizzatori, un motivo ci sarà. «Io non lo so - dice Giunta - Però da un po’ ti rendono la vita impossibile: lavori un anno per organizzare tutto e fino all’ultimo non sai se i permessi arriveranno. Così i festival moriranno uno dietro l’altro. O si trasferiranno all’estero». Lui da una settimana batte la Spagna palmo a palmo. Ha già ricevuto decine di offerte. Là Bob Marley non si processa.

 

Gaetano Fidanzati, il boss creato dal proibizionismo

  Gaetano Fidanzati, 74 anni, condannato a 12 anni di carcere nel primo maxi processo a Cosa nostra, e' il boss storico dell' quartiere Arenella a Palermo. Il suo nome si legge in inchieste su traffici di droga di diverse procure italiane e nei dossier della Dea americana. Insomma, uno dei tanti Al Capone arricchitisi grazie al proibizionismo sulle droghe. E' il mafioso che porto' fiumi e fiumi di cocaina sulla piazza milanese. E il suo arresto nel capoluogo lombardo prova che il mafioso li' si sentiva come a casa propria. Di lui si persero le tracce dall'ottobre 2008 dopo la morte di Giovanni Bucaro, uno spacciatore ucciso per strada a Palermo da cinque uomini che lo massacrarono con pugni, calci e spranghe. Dietro al delitto, hanno accertato gli investigatori, anche grazie alla confessione di Francesco Tarantino che partecipo' al pestaggio, vi era Tanino Fidanzati che voleva dare una sonora lezione a Bucaro perche' aveva picchiato sua figlia, convivente del pusher. Il boss era presente quando i cinque picchiarono Bucaro che mori' a causa delle botte. Libero dal 2006, dopo aver scontato tutte le pene, Fidanzati rientro' a Palermo e due mesi dopo essersi reso irreperibile per la morte di Bucaro, nel dicembre 2008, venne raggiunto da un nuovo ordine di custodia cautelare per mafia nell'ambito dell'operazione Perseo. Don Tanino pero' era gia' fuggito, forse proprio a Milano dove certamente negli anni del suo fulgore mafioso aveva stretto alleanze anche con esponenti della criminalita' locale. Dopo le condanne in alcuni processi e al maxiprocesso, nel febbraio '90, Fidanzati venne arrestato in Argentina dagli uomini dell'Alto commissariato per la lotta alla mafia diretto da Domenico Sica. In Sud America venne condannato a 3 anni di reclusione per aver utilizzato documenti falsi per entrare nel Paese. Fidanzati si era reso latitante, in Italia, pochi giorni prima dell'omicidio dell' agente di polizia Natale Mondo, ucciso il 14 gennaio 1988 davanti al negozio di giocattoli della moglie, nel cuore del quartiere Arenella. Dopo l' arresto in Argentina Giovanni Falcone ando' a interrogarlo, ma il boss si limito a' sostenere di essere un perseguitato politico. Il capomafia fu estradato dall' Argentina il 18 aprile '93. Dopo avere scontato le condanne per droga e mafia inflittegli in Italia, nel 2006 gli venne imposto un anno di affidamento in casa lavoro. Nel maggio scorso venne arrestato il fratello del boss, Stefano Fidanzati, anch'egli narcotrafficante. fonte: ADUC Droghe

Scienziato russo inventa la vodka in pillola

Notizia divertente da ASYLUM ITALIA

 

Un professore russo ha scoperto il modo di ridurre qualsiasi bevanda alcolica in polvere, per poi trasformarla in pillola. Il prof. Evgeny Moskalev dell'Istituto Tecnologico di San Pietroburgo ha creato delle pillole che permetterebbero di misurare con precisione la quantità di alcol assunta. Moskalev afferma: "Abbiamo creato una tecnologia che ci permette di trasformare qualsiasi soluzione liquida in polvere". Si tratta di una tecnica che permette di convertire bevande alcoliche con una percentuale di alcol vicina al 96%.

World Drug Report 2009. Cambiano i pattern di uso di droga a livello globale e le politiche di risposta al traffico di droghe illecite

Il rapporto World Drug Report 2009 dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), oltre a presentare le statistiche aggiornate sulla produzione, traffico e uso dei principali tipi di droga, pone un’enfasi speciale sulla relazione esistente fra i meccanismi di controllo e il mercato nero criminale.

Dalla prefazione del Direttore Esecutivo dell’Ufficio dell’ONU nel World Drug Report 2009, emerge la volontà di cambiamento nell’approccio verso l’uso di droghe illecite, che continua a essere diffuso in tutto il mondo e a porre seri problemi di salute pubblica.

Nelle prime pagine del rapporto, l’italiano Antonio Costa riconosce che il controllo esercitato fino ad ora sul mercato e sull’uso della droga non sta funzionando. Tale controllo ha infatti generato un mercato nero di dimensioni macroeconomiche, inserito in dinamiche di corruzione, violenza e crimine organizzato, che non può essere disconosciuto.

Il Direttore di UNODC mette però in guardia sulle possibili generalizzazioni della problematica e la ricerca di soluzioni semplicistiche. La possibilità della legalizzazione del mercato delle droghe viene definita un “errore storico”, alla base del quale vi è il fatto che le droghe rappresentano un serio pericolo per la salute pubblica, e legalizzarne il mercato potrebbe porre il rischio di un’epidemia della tossicodipendenza.

Secondo Costa, “le società non dovrebbero scegliere fra la protezione della salute pubblica e quella della sicurezza, ma possono e devono perseguire entrambi”. La soluzione proposta dal Rapporto è quindi quella di un miglioramento del policy mix, con un passaggio dei meccanismi di controllo attuati dalle forze dell’ordine dagli utilizzatori ai trafficanti di droga accentuando le politiche repressive nei confronti dei trafficanti, rispetto al controllo sugli utilizzatori, e incrementando gli investimenti nei servizi di trattamento e prevenzione: la tossicodipendenza viene quindi riconosciuta come un problema di salute, e viene sottolineato come l’arresto e incarceramento degli utilizzatori di droga si mostri raramente efficace nel promuovere la loro riabilitazione. Si suggerisce inoltre di porre maggiore attenzione sulla problematica delle grandi città, dove si concentra la maggior parte del traffico illecito di droghe, aumentando investimenti sulle infrastrutture e sulle persone, in particolare i giovani. Infine, si richiama l’attenzione dei Governi verso la ratifica e la messa in atto della Convenzione delle Nazioni Unite contro il Crimine Organizzato (TOC) e della Convenzione contro la Corruzione, e dei relativi protocolli contro il traffico di esseri umani, armi e migranti.

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO SU saluteinternazionale.info

USA - L'ecstasy come il russare, può provocare apnea

L'ecstasy puo' bloccare il respiro nel sonno, infatti causa apnea notturna come il russare3: chi usa la droga ha un rischio di otto volte maggiore di chi non ne fa uso di avere pericolose interruzioni del respiro mentre dorme. Lo dimostra uno studio diretto da Una McCann della John Hopkins School of Medicine di Baltimora e pubblicato sulla rivista Neurology. L'apnea notturna e' un grave disturbo che puo' causare non solo deficit cognitivi ma anche ictus e infarto. Gli esperti hanno coinvolto nello studio quasi 200 persone, la meta' delle quali avevano fatto uso di ecstasy diverse volte. Con strumenti appositi i ricercatori hanno misurato il ritmo del respiro dei partecipanti durante il sonno e visto che coloro che facevano uso di estasi avevano un rischio di otto volte maggiore di soffrire di apnee notturne. E' probabile, concludono i ricercatori, che l'ecstasy, danneggiando come e' noto il cervello, arrechi danni proprio a quei circuiti neurali implicati nel controllo del sonno e nella respirazione.

 

da: ADUC DROGHE

I giovanissimi preferiscono l'hashish. La coca dopo i 17

Brescia - Marco Traversari, antropologo e docente di filosofia in una scuola superiore cittadina, ha svolto una ricerca sugli stati alterati della coscienza, usufruendo anche di uno studio condotto tra i suoi studenti di età compresa tra i 14 e i 16 anni. Oltre alle discussioni in classe, Traversari si è avvalso di questionari scritti, anonimi.

 

LA RICERCA conferma ciò che rilevano i dati nazionali ed internazionali: i giovanissimi sotto i 17 anni consumano di più il «fumo» e solo dopo inizia il boom della cocaina. Inoltre Traversari ha notato che l'uso di droghe è più diffuso nei paesi piuttosto che in città, in particolare nelle cosiddette compagnie. Si assumono droghe nei parchi, negli oratori o nelle altre agenzie di divertimento di massa, come le discoteche. Per quel che riguarda il perché l'antropologo propone tre motivazioni, tra loro interconnesse. In primis, per stare nelle dinamiche di gruppo, quindi per un bisogno di affiliazione e di riconoscimento in una certa cultura dello sballo. Poi per l'assenza di forme e luoghi di socializzazione, come poteva essere la politica negli anni Settanta: «questi ragazzi non hanno alternative sociali, culturali, politiche». Infine, per la mancanza di riflessione: «i più piccoli consumano più che altro per curiosità, poi magari crescendo smettono; i grandi invece lo fanno come esperienza sistematica, che oltre a farti star bene ti aiuta anche a fare altro, come a studiare di più…comunque la droga pare non essere percepita come un problema».

DALLE SUE RICERCHE Traversari ha anche tratto un ulteriore elemento degno di attenzione: «tra gli adolescenti c'è un fastidio verso la polizia, non per motivi ideologici ma perché controlla. Invece sono viste meglio le cosiddette ronde, perché vanno a colpire gli immigrati lasciando in pace loro». I controlli comunque sono giudicati inutili anche dai ragazzi, che riescono facilmente ad aggirarli con diversi escamotages «E' facile fregarli - si legge in un questionario - e poi è inutile che lo stato continui a mettere leggi perché tutti se ne fregano». Da parte sua il professore non crede nelle campagne repressive: «le uniche proposte che possono servire, e che forse possono essere proposte dagli educatori, devono puntare sulla responsabilizzazione, dunque un lavoro indiretto per sviluppare le capacità riflessive dei ragazzi, in modo che abbiano gli strumenti per essere consapevoli del perché delle proprie azioni». Se con ciò Traversari esprime una labile fiducia nelle istituzioni pedagogiche, ben diversa l'immagine della scuola che emerge dai questionari: secondo i ragazzi la scuola non serve a niente, né a informare né a prevenire: «Presumo che il mio parere non abbia molta rilevanza per voi - scrive una ragazza - tanto la droga rimane, secondo il vostro cinico tabù, un peccato mortale», alla quale fa eco la voce che si alza da un altro questionario: «credo che tutte le campagne antidroga siano inutili perché se qualcuno vuole farsi nessuno riuscirà a impedirglielo. I professori non possono aiutare perché hanno pregiudizi, ti isolano e non ti aiutano a capire».

 

http://www.bresciaoggi.it/stories/Cronaca/278675/

Dossier droga: uomo, 35enne, ecco gli utenti dei Sert

L'Umbria la regione con il consumo più elevato di stupefacenti e un tasso di morte per overdose 3 volte più alto della media nazionale. Seguono Toscana e Liguria. In Italia 210 mila persone dipendenti da eroina, cocaina e anfetamine

 

ROMA - La dipendenza da eroina, cocaina e anfetamine interessa circa 210 mila persone in Italia, secondo le stime del 2008. Una percentuale pari a 5,4 persone ogni mille residenti nella fascia di eta' 15-64 anni, che rende evidente la gravita' del fenomeno e il suo peso sul sistema sanitario nazionale. Si tratta di cifre sostanzialmente stabili negli anni. Dunque di una realta' cronica, non emergenziale. I dati disgregati a livello regionale danno una fotografia della situazione.

UMBRIA, RECORD CONSUMI - Le regioni in cui il consumo e' piu' elevato sono l'Umbria (al primo posto con una prevalenza di 8,1 ogni mille residenti nella fascia di eta' a rischio), seguita da Toscana e Liguria (entrambe con una prevalenza superiore a 7 ogni mille residenti nella fascia di eta' a rischio). Agli ultimi posti, invece, Sicilia, Basilicata e Calabria. Queste ultime due regioni sono pero' le prime per percentuale di utenti in trattamento nei Ser.T, insieme con con Umbria e Trentino Alto Adige.

502 MORTI PER OVERDOSE NEL 2008 - Sempre nel 2008...

 

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO SU DIRE.IT

Condividi contenuti