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Novità

Caso Bianzino vietato il silenzio

di Luigi Manconi

Oggi, a Perugia, si terra' l'udienza per l’opposizione alla richiesta di archiviazione per l’accusa di omicidio di Aldo Bianzino a opera di ignoti. Se fosse decisa l’archiviazione, quella di Aldo Bianzino rientrerebbe definitivamente tra le morti le cui cause restano da accertare. E questo significa che non verranno mai accertate. I decessi in carcere la cui dinamica rimane non chiarita rappresentano un terzo del numero complessivo, mentre un altro terzo è costituito da suicidi. La vicenda di Aldo Bianzino è, all’interno di questo scenario tragico, particolarmente significativa. La sua morte venne attribuita inizialmente a un malore naturale, ma l’autopsia dopo aver escluso patologie cardiache pregresse - certificò lesioni agli organi interni, presenza di sangue nell’addome e nella pelvi, lacerazione epatica, lesioni all encefalo, a fronte di un aspetto esterno indenne da segni di traumi. Una seconda autopsia riscontra un distacco del fegato e ipotizza la morte per aneurisma cerebrale, referto che sarà poi confermato da altre perizie. Ma cos’era accaduto ad Aldo Bianzino, e quando e dove? Tutto ebbe inizio il 12 ottobre 2007 quando Bianzino e la sua compagna Roberta Radici, vennero arrestati, a seguito del ritrovamento nel loro giardino di alcune piante di marijuana. Trasferito nel carcere di Capanne a Perugia, Aldo viene trovato morto la mattina del 14. Alcuni detenuti della stessa sezione dichiarano che nel corso della notte Aldo avrebbe invocato ripetutamente assistenza medica ma senza alcun esito. Le indagini proseguono stentatamente fino a quando nell Ottobre del 2008 il Pm chiede l’archiviazione del procedimento contro ignoti, che verrà successivamente respinta dal Gip. Si giunge così all’udienza di oggi. Contemporaneamente si trova indagato un agente di polizia penitenziaria, in servizio in carcere durante quella notte, che è stato rinviato a giudizio il prossimo 28 giugno per omissione di soccorso e falsificazione dei registri, con riferimento a quanto sarebbe accaduto nella cella di Bianzino. Già questo rinvio a giudizio è estremamente significativo, dal momento che il sistema penitenziario è una sorta di regime dell omissione di soccorso, dell’assenza di cure, dell’abbandono terapeutico. Un regime della trascuratezza programmata e della carenza sistematica, dove la terapia più semplice e il farmaco più comune rappresentano una meta irraggiungibile per la gran parte dei reclusi; e dove qualunque infermità può diventare cronica, qualunque malattia trasformarsi in minaccia letale, qualunque patologia degenerare. Pertanto, l’omissione di soccorso che contribuisce alla morte di Bianzino svolge un ruolo essenziale nella debilitazione e nella sofferenza di migliaia di detenuti, nell’aggravamento del loro stato di salute, nell accelerarne la decadenza psichica e fisica. Ma non è questo il solo tratto che rende la vicenda di Bianzino così atrocemente esemplare. Si consideri ciò che ne è all’origine. Bianzino coltivava marijuana, ne consumava, ed è possibile che ne facesse occasionale commercio. E allora? Questo è un nodo cruciale. Perché mai non è possibile porre francamente, senza ipocrisie e infingimenti, un simile quesito: dov’è il crimine? Dov’è l’azione che secondo il diritto liberale e garantista si configura come offensiva, ovvero capace di ledere terzi e beni di terzi? In altre parole, qual è il male che stava arrecando Bianzino, e a chi? O a queste domande elementari si trovano risposte adeguate oppure è fatale che i casi come quello di Bianzino o di Stefano Cucchi si ripetano all infinito. Insomma, queste ultime vicende di carcere e di morte ripropongono con urgenza la questione dell’antiproibizionismo: la questione di una politica, cioè, che non trasformi in fattispecie penale un comportamento deviante o uno stile di vita, colpevolizzando i consumatori e producendo proibizione crimine e sanzione. Questa vicenda, infine, suggerisce un’ultima considerazione: dopo la morte della compagna di Aldo, resta Rudra, il figlio non ancora diciassettenne della coppia, a impedire che su quella tragedia scenda l’oblio: così come Ilaria Cucchi oggi presente con i Radicali all’udienza di Perugia è lì, con la sua inflessibilissima dolcezza, a far sì che su suo fratello Stefano non prevalgano la smemoratezza collettiva e la cattiveria di chi ne parla come del piccolo spacciatore, sieropositivo, epilettico, anoressico, uno zombie. Quando la società, l’opinione pubblica, i soggetti politici si rivelano incapaci di tutelare le persone più fragili, è il legame più profondo, quello della consanguineità, che fa sentire la propria voce.

 

Pupazzo di Babbo Natale imbottito di coca, la GdF arresta boliviana

 2009-12-04LA GUARDIA DI FINANZA di Bergamo ha sequestrato 258 grammi di cocaina proveniente dall’Argentina, che era stata nascosta in un pupazzo raffigurante Babbo Natale. In manette, con l’accusa di traffico internazionale di sostanza stupefacente, è finita una boliviana di 29 anni, residente a Villongo. Ieri mattina, al termine dell’interrogatorio in carcere, il gip non ha convalidato il fermo della donna, in quanto non sussiste il pericolo di fuga (l’immigrata ha fatto domanda di sanatoria per ottenere il permesso di soggiorno) e ne ha disposto la custodia cautelare nella casa circondariale di via Gleno. La 29enne ha preferito non rivelare nulla della vicenda, limitandosi a dire che la droga se la faceva spedire dall’Argentina da suo cognato. L’indagine è partita qualche settimana fa, quando i finanzieri dell’aereoporto della Malpensa hanno avvertito i colleghi di Bergamo della presenza di alcuni pacchi sospetti diretti nella Bergamasca e provenienti dal Sudamerica. Le fiamme gialle sono risaliti ad un’anziana di Villongo (risultata estranea alla vicenda), alla quale era arrivato un pacco dall’Argentina. «Non aspettavo nulla dal Sudamerica - ha detto l’anziana - L’unica persona straniera che conosco è una boliviana amica di mio figlio, la quale ha chiesto il favore di far arrivare a casa mia alcuni pacchi dall’Argentina». All’interno i finanzieri hanno trovato il pupazzo di Babbo Natale, dove era stata nascosta la droga. Nell’abitazione della boliviana è stato ritrovato un altro pacco identico a quello che contenava la coca e la donna è stata arrestata. http://ilgiorno.ilsole24ore.com/bergamo/cronaca/locale/2009/12/04/267739-pupazzo_babbo_natale_imbottito_coca_arresta_boliviana.shtml

Canapa terapeutica: intervista al Presidente del Consiglio direttivo dell’Associazione Cannabis Terapeutica

 

Disinformazione e sprechi economici: il faticoso percorso dei farmaci cannabinoidi

 

In un’intervista rilasciata alla trasmissione di Radio Radicale “Il Maratoneta”, Francesco Crestani, Presidente del Consiglio direttivo dell’Associazione Cannabis Terapeutica, fa il punto sulle terapie del dolore in Italia e il difficile iter del ddl sulle cure palliative

 

A che punto siamo riguardo al tema delle terapie del dolore e delle cure palliative?

Premetto che come medico non mi interessa il problema dell’antiproibizionismo, io sono un anestesista che ogni giorno usa la morfina e non è che ogni volta che impiego la morfina mi pongo il problema tra antiproibizionismo o meno. La stessa cosa vale per la cannabis: a me interessa avere una sostanza che sia farmacologicamente attiva e che possa dare una risposta ai miei pazienti. Esiste un sistema endocannabinoide e questo lo si sa da relativamente poco tempo, da circa 18 anni. Il nostro corpo produce delle sostanze che svolgono un’azione simile a quelle contenute nella cannabis e queste hanno una serie di reazione fisiologiche nell’intervento di vari tipi di patologie. È intuitivo che modulando questo effetto cannabinoide con altre sostanze si può intervenire su alcune patologie, una di queste è la patologia del dolore che interessa vari campi della medicina e delle cure palliative ed è dimostrato che i cannabinoidi hanno una via specifica di cura del dolore. Io l’ho voluto riassumere in questo articolo che è uscito di recente e che è stato inviato a tutti i soci della Società italiana delle cure palliative, il che è un notevole passo avanti per l’informazione della classe medica. I cannabinoidi possono essere: naturali, cioè derivati dalle infiorescenze della canapa; sintetici come ad esempio il nabilone - che è un principio attivo registrato in tabella dal decreto ministeriale del 2007- e poi esistono gli endocannabinoidi, prodotti dal nostro stesso corpo, di cui il principale è la nandamide. Con il decreto ministeriale del 18 aprile vediamo inseriti nella tabella 2 sezione b due principi attivi della cannabis uno naturale e uno sintetico, per cui l’affermazione contenuta nel sito del Ministero della Salute dice che i cannabinoidi inseriti nella tabella 2 possono essere utilizzati nella terapia farmacologica. Purtroppo questo non è vero. Sulla carta lo è, ma molto dipende dalla zona di residenza. Ad esempio a Bolzano è stato attivato da diversi anni un protocollo di sperimentazione per il sativex, a Roma è possibile riceverlo nelle Usl e nelle farmacie come prodotto galenico, mentre in altre parti è difficile ottenerlo, addirittura è complicato farsi fare la ricetta, a volte i medici non sanno neanche cosa sia. Sembra che manchi, quindi, l’informazione.

Cosa si può fare secondo lei, dal punto di vista di un medico, per rendere più efficace la legislazione e l’inserimento nella tabella di queste sostanze terapeutiche?

In primis, bisogna divulgare a medici, terapisti del dolore, anestesisti queste conoscenze che ormai sono acquisite e che si stanno dimostrando sempre più importanti. Si è appena concluso un congresso a Padova ed una sessione era proprio sugli endocannabinoidi, ma si fa fatica forse per la difficoltà di ottenere il farmaco e quindi i medici preferiscono rivolgersi verso qualcosa di più semplice.

In cosa consiste questa difficoltà? Cosa deve fare il paziente e cosa deve fare il medico?

La procedura è un po’ complessa. Questi farmaci devono essere importati dall’estero. Una procedura complicata e burocratica. Alcuni pazienti possono ottenere il farmaco gratuitamente altri invece, anche se affetti da malattie invalidanti, sono costretti a pagare diverse centinaia di euro solo per le spese di importazione.

Quali sono le patologie per cui è più semplice richiedere il farmaco?

Ci sono patologie per cui all’estero questi farmaci sono già registrati: sclerosi multipla, epilessia e terapie del dolore, poi la sindrome da deperimento nell’ Aids, nausea e vomito dopo la chemioterapia e poi c’è il dolore neuropatico e da cancro.

Dal punto dei vista dei costi rispetto alle medicine omologhe utilizzate per lenire le sofferenze, comunque potrebbe essere un risparmio per lo Stato se si cominciasse a produrlo direttamente in Italia?

Di sicuro. La materia prima ha un costo esiguo. Quello che incide sul costo del farmaco sono le spese di importazione, più che il farmaco stesso.

Si potrebbe in futuro, anche con la collaborazione con l’Associazione Coscioni, di individuare per ciascuna regione medici che sanno utilizzare questi farmaci e sappiano come reperirli?

È ovvio che ci sono personaggi che sono più pratici e che hanno già studiato le modalità, però c’è il rischio di creare una figura di medico che curi con la cannabis. L’ideale sarebbe far sì che ogni medico di neurologia faccia riferimento a questo tipo di problematico e procedere a seconda del paziente con questo tipo di terapie.

Quindi secondo te forse è più utile reperire delle strutture specializzate...

Cosa dobbiamo aspettarci riguardo al ddl sulle cure palliative? Come organizzeresti il fronte di lotta e di diffusione scientifica?

Il progetto che sta andando avanti nel suo iter prevede un paragrafo sui farmaci cannabinoidi che semplificherebbe un po’ l’impostazione. Questo paragrafo è stato inserito in seguito ad un’operazione di lobbying , da anni cerchiamo di rivolgerci alla classe politica affinché i farmaci siano più usufruibili. E questo è già un passo avanti. Speriamo che il ddl vada avanti.

OLANDA - Ecstasy. Rubate 2400 pillole a collezionista. Allarme

Sono state rubate a un collezionista circa 2.400 pillole di ecstasy, tra cui una quarantina capaci di provocare la morte di chi le dovesse ingerire. E' accaduto a Eerbeek nell'est del Paese.Le pillole erano state catalogate e custodite in classificatori da numismatica dal proprietario. Alla polizia, dopo aver denunciato il furto, l'uomo ha spiegato di non essere un consumatore ma di aver acquistato la droga solo per il piacere di collezionarla, attratto dalle scritte e dai colori delle pastiglie.I magistrati non si sono ancora pronunciati sulla possibilita' di perseguire il collezionista per il suo strano hobby, mentre la polizia sta ricercando quelle pillole raccolte, sembra, in piu' di vent'anni di ricerche e acquisti.

Eroina, 170 mila consumatori in più nel 2012 (+40%)

Consumatori di droga in aumento in Italia: da qui al 2012 aumenteranno sia gli assuntori di eroina che quelli di amfetaminici e derivati (+25%). I dati in un convegno dell'Osservatorio regionale per le dipendenze della regione Lombardia

MLANO  - Consumatori di droga in aumento in Italia: da qui al 2012 cresceranno sia gli assuntori di eroina (+40%), che quelli di amfetaminici e derivati (+25%). "Siamo entrati nell'era della droga 3.0", spiega Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento dipendenze dell'Asl di Milano, proponendo un paragone con l'evoluzione del web. Se la fase 1.0 può essere identificata con "emarginazione e devianza" e la 2.0 con un uso delle sostanze stupefacenti "per migliorare le prestazioni, il doping della vita moderna", la terza fase dello sviluppo è caratterizzata dal consumo di droga per ottenere delle isole di piacere, cioè ricerca personale di momenti di piacere, gratificazione e benessere". Una fase che riguarda soprattutto gli under 25, i giovanissimi nati e cresciuti con internet. I dati, contenuti nel bollettino previsionale 2009-2012 Prevolab, sono stati illustrati oggi in un convegno dell'Ored, Osservatorio regionale per le dipendenze della regione Lombardia. E se il mercato della cocaina sta ridimensionando nel 2012 il numero dei consumatori potrebbe aumentare del 4% rispetto al 2009, raggiungendo il 2,2% della popolazione italiana tra i 15 e i 54 anni) crescono in maniera nettamente più significativa consumi di eroina (più 40% rispetto al 2009, 170mila individui) e di droghe sintetiche come anfetamine e derivati (più 25% rispetto al 2009, per un totale di 210mila consumatori). In entrambi i casi, la fascia di consumatori più popolata è quella fra i 15 e i 24 anni. Anfetaminici e derivati sembrerebbero - si legge nel rapporto- droghe giovanili, tendenzialmente inserita in uno scenario di policonsumo e utilizzo occasionale. "Siamo in una fase di passaggio, un punto di rottura -sottolinea Gatti- potrebbe svolgersi una battaglia tra i mercati delle droghe di origine naturale e quelli delle droghe sintetiche, dove la catena produzione-consumo è più breve". L'ingresso nel mercato della droga dei ragazzi di 15-24 anni (grandi "consumatori" di internet) pone ulteriori problemi: sono infatti meno influenzabili sul "tema droga" dai processi educativi classici della famiglia, della scuola e dei media tradizionali. Basta dare un'occhiata al mondo dei social network e, nello specifico, al mondo di Facebook dove 1.108 gruppi e 91 pagine trattano in qualche modo il tema della droga. Nel 75,66% dei casi, l'opinione espressa è positiva. (is)

fonte: REDATTORE SOCIALE, notiziario

CONSUMO DI SOSTANZE: RICERCHE IN TRENTINO E LOMBARDIA

 

Da NOTIZIARIO ADUC

 

 

Consumo e abuso di droghe in Trentino. Indagine Cnr

 

Almeno una volta nella vita il 32,7% dei trentini prova la cannabis, il 7,1% la cocaina, l'eroina dall'1,7%. E' quanto dicono i dati raccolti attraverso due indagini condotte dal Cnr sulla diffusione e il consumo di sostanze psicoattive nella popolazione, rese note dal Sert di Trento. Le sostanze piu' diffuse in Trentino Alto Adige sono alcol e tabacco: si stima che il 91,6% (600.000 soggetti) e il 67,1% (440.000 soggetti) dei residenti abbia fatto uso rispettivamente di alcol e di tabacco almeno una volta nella vita. Nel corso degli ultimi 12 mesi le percentuali scendono rispettivamente all'85,1% e al 32,6%. Per quanto riguarda le sostanze illegali, invece, si stima che il 32,7% (215.000 soggetti) dei residenti abbia sperimentato la cannabis una volta nella vita e il 14,2% abbia continuato a farlo negli ultimi dodici mesi. L'utilizzo di cocaina almeno una volta nella vita si riferisce al 7,1% dei rispondenti, percentuale che scende al 2,5%, se si prende come riferimento l'utilizzo negli ultimi dodici mesi. La sostanza psicotropa illegale meno diffusa e' l'eroina con un utilizzo da parte della popolazione residente almeno una volta nella vita dell'1,7% (11.000 soggetti) e dello 0,3% nell'ultimo anno. Le sostanze piu' diffuse fra gli studenti del Trentino di eta' compresa tra i 15 e i 19 anni sono l'alcol, il tabacco e i cannabinoidi. Nello specifico, la percentuale di chi ha consumato almeno una volta nella vita tali sostanze sono nell'ordine: il 91,2%, il 65,2% e il 31,3%. Se ci si riferisce a periodi temporali piu' ristretti, si rileva come l'85,2% della popolazione studentesca ha consumato alcolici negli ultimi dodici mesi, il 26,8% consuma quotidianamente sigarette e, infine, il 14,4% ha consumato cannabinoidi negli ultimi trenta giorni. Circa 990 ragazzi (5,6%) hanno provato la cocaina almeno una volta e circa 350 (1,9%) ha usato questa droga nell'ultimo mese. Il 2,1% dei ragazzi ha provato l'eroina almeno una volta nella vita e lo 0,7% ha usato questa droga nell'ultimo mese. Rispetto all'uso di farmaci psicoattivi (con o senza prescrizione medica), e considerando come arco temporale la vita, l'utilizzo di farmaci per l'iperattivita' e/o l'attenzione viene riferito dal 6,3% degli studenti trentini, mentre il consumo di farmaci per la dieta viene dichiarato dal 5,1%. Nel corso dell'ultimo anno il 6,2% della popolazione studentesca ha consumato farmaci per dormire e rilassarsi, mentre il 2% ha utilizzato farmaci per regolarizzare l'umore. La distribuzione territoriale vede una prevalenza dei consumi a Trento, Rovereto e Riva del Garda.  Inoltre, nel 2008, sono stati circa 1.900 gli 'utilizzatori problematici' di sostanze stupefacenti, corrispondenti a una prevalenza di circa 5,6 soggetti ogni mille residenti di eta' compresa tra i 15 e i 64 anni. Il dato risulta sensibilmente inferiore a quello nazionale, con una prevalenza stimata e' di 9,8 soggetti ogni mille residenti. Considerando separatamente le singole sostanze, si stimano 1.200 soggetti utilizzatori di oppiacei e circa 700 soggetti utilizzatori di stimolanti. Per entrambe le sostanze, le prevalenze stimate risultano inferiori alla media nazionale, attestandosi rispettivamente intorno a 4 soggetti su mille per gli oppiacei contro i 5,4 nazionali e a 2 soggetti su mille per gli stimolanti contro i 4,4 nazionali. I soggetti complessivamente seguiti dai SerT di Trento sono stati nel 2008 1.611. Di questi, 1.063 sono stati trattati per problemi di abuso o dipendenza da sostanze stupefacenti; i restanti 548 utenti sono familiari, partner, soggetti a rischio e dipendenti non da sostanze. Dei 1.063 utenti in trattamento, 989 risultano totalmente in carico (di cui 139 nuovi utenti, 850 utenti in carico dagli anni precedenti) e 74 in appoggio temporaneo da altri SerT del territorio nazionale. L'utenza complessiva in carico appare in costante aumento. La proporzione tra i due sessi vede prevalere nettamente anche nell'anno 2008 la componente maschile rispetto a quella femminile (80% contro 20%). L'utenza complessiva in carico ha un'eta' media di 35,6 anni, mentre i nuovi utenti hanno un'eta' media di 29,9 anni. La sostanza d'abuso primaria per cui si richiede un trattamento e' l'eroina (91%); seguono la cocaina con il 5% e i cannabinoidi con il 4%. L'eta' media di prima assunzione della sostanza che ha motivato la richiesta di trattamento varia secondo il tipo di sostanza primaria d'abuso: 17 anni per la cannabis, 20 per gli oppiacei e 22 per la cocaina. L'intervallo di latenza, definito l'arco temporale che separa il momento di primo utilizzo, anche occasionale, della sostanza e la prima richiesta di trattamento e' di 8 anni per la cannabis, 7 anni per la cocaina e 6 anni per l'eroina. La via iniettiva e' in sensibile diminuzione rispetto agli anni precedenti (65% nel 2007 contro 63% nel 2008). I ricoveri sono stati 9.193, di cui 7.997 per problematiche alcol correlate. I ricoveri droga correlati sono stati 126 in diminuzione rispetto agli anni precedenti (142 nel 2007). Le malattie infettive correlate vedono la prevalenza dell'epatite da HCV (68,4% dei soggetti testati e' risultato positivo). Nel 2008 non si sono verificati decessi per overdose in soggetti conosciuti dal servizio.

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Droghe. Rapporto Osservatorio dipendenze Regione Lombardia

 

Nel 2012 le persone che proveranno eroina in Italia cresceranno del 40% rispetto ai consumatori attuali. E' una delle previsioni elaborate da Prevo.Lab che e' lo strumento previsionale di Ored, l'Osservatorio sulle dipendenze di Regione Lombardia, nato nel febbraio di quest'anno. Le proiezioni, presentate oggi al Pirellone, parlano di 170 mila individui che proveranno eroina nel 2012, cioe' lo 0,5% della popolazione italiana fra i 15 e i 54 anni.

Il numero di coloro che proveranno anfetaminici e derivati, come la chetamina e Lsd, potrebbe invece crescere del 25%, coinvolgendo 210 mila persone circa. A marijuana e hashish, sempre secondo le previsioni, si accostera' il 20% di individui (5,1 milioni, il 15,9% della popolazione italiana fra i 15 e i 54 anni). Circa 700 mila, invece, saranno i consumatori di cocaina. Dalle previsioni emerge anche che, nel mondo delle dipendenze, si va sempre piu' verso una 'Droga 3.0' cioe' 'una droga vista come momento di piacere - ha spiegato Riccardo Gatti, direttore scientifico di Ored - che non e' per forza devianza o voglia di migliorare le proprie prestazioni. Questo modo di usare droghe, che riguarda soprattutto i piu' giovani nati nell'era del digitale, e' un modo nuovo di consumo che inizia a condizionare i mercati che da push diventano pull, cioe' sara' il consumatore a fare le scelte e a condizionare cio' che va sul mercato'. Alla luce di queste previsioni, la Regione Lombardia si prepara a 'mettere in campo strategie di contrasto molto forti, sapendo con certezza - ha aggiunto il presidente Roberto Formigoni - che lo strumento piu' importante e' quello educativo'. Nell'ultimo anno si stima che un milione di lombardi ha assunto almeno una volta sostanze stupefacenti e che di questi circa 50 mila hanno bisogno di un intervento di cura ambulatoriale. Sono alcune delle cifre di cui ha parlato Marco Tosi, il direttore dell'Osservatorio regionale sulle dipendenze. 'E' una stima - ha precisato Tosi - e come tale e' comunque un dato variabile. Da stime piu' precise circa 50 mila persone in Lombardia hanno bisogno di un intervento di cura', anche se attualmente sono 38 mila le persone assistite dai diversi servizi che operano in Lombardia. Sul territorio regionale 'i servizi ambulatoriali legati al settore delle dipendenze sono 91 - ha ricordato l'assessore regionale alla Famiglia e Solidarieta' sociale Giulio Boscagli - di cui 88 Sert pubblici e tre servizi multidisciplinari no profit'. 'I nostri servizi - ha aggiunto Boscagli - hanno assistito nel 2008 circa 38 mila persone, con un aumento dal 15 al 20% della risposta positiva e questo significa che abbiamo aiutato persone a uscire completamente dal tunnel della droga'. Sempre nel 2008, secondo i dati forniti dalla Regione, le persone che hanno seguito un programma terapeutico nelle comunita' sono state 5.500, con un incremento del 38% rispetto all'anno precedente. Oltre mille sono i professionisti che ruotano intorno a questo settore e piu' di 100 milioni le risorse messe a disposizione dalla Regione nella lotta alle dipendenze.

 

La cocaina ai raggi X: i folli nascondigli dei narcos

La Repubblica-La salute al servizio del contrabbando. Dalla cassa toracica alla pancia di un cane, dal gesso per la frattura della gamba al cartone del latte, fino ai cuccioli a cui è stata impiantata chirurgicamente eroina liquida. Ecco le immagini dei sequestri più strani avvenuti nelle dogane di tutto il mondo.

Le segnala il quotidiano inglese The Telegraph Di Adele Sarno

 

GUARDA LE IMMAGINI

 

Un cileno di 66 anni è stato catturato all’aeroporto di Barcellona, indossava un  calco in gesso fatto di cocaina

STORIA ORIGINI E CULTURA DEL COCKTAIL MODERNO

http://static.sftcdn.net/it/scrn/76000/76673/2t_drink-cocktail-recipes_thmb.jpgcocktailmania.it-Sono in molti a chiedersi chi abbia inventato il primo cocktail, e altrettante persone sono convinte di conoscere la risposta.

Il problema è che nessuna risposta sarà  mai la stessa e che tutti hanno comunque in qualche modo ragione!
Molti raccontano la storia della principessa messicana Xoctl che, secondo la leggenda, offri' un drink a un ufficiale ospite di suo padre. Ne derivò un classico malinteso: i soldati pensarono che Xoctl fosse in realtà  il nome della bevanda, e non quello della principessa.

Di conseguenza la parola "cocktail" entrò nel vocabolario come il nome di una strana bevanda curiosamente esotica, forte e assolutamente deliziosa. Probabilmente questa storia è solo frutto di una vivida immaginazione.

Il cocktail come lo intendiamo noi, ha avuto quasi certamente origine negli anni Venti negli Stati Uniti durante il Proibizionismo, quando l'alcol era fuori legge. Il cocktail nacque infatti come tentativo di creare una bevanda alternativa al malfamato bathtub gin e ad altri liquori di contrabbando.

Era il periodo in cui i bevitori clandestini si ritrovavano in bettole illegali, fieri di prendersi gioco delle autorità  facendo loro credere che le bevande sorseggiate da innocenti tazze da tè fossero, di conseguenza, non alcoliche. Inventarono pertanto un bizzarro linguaggio in codice per il reale contenuto delle tazze, costituito da nomi fantasiosi. Tali nomi contribuirono senza dubbio a rendere affascinante preparare, bere e servire i cocktail.

Il Proibizionismo iniziò il 17 gennaio 1920 e fini' nel dicembre 1933 quando (e non cè da stupirsi) la qualità  dei liquori disponibili in commercio era molto migliorata. Fu per questa ragione che molte delle miscele già  deliziose si fecero via via più raffinate. La gamma dei cocktail divenne più varia e si incominciarono ad adottare ingredienti sempre più fantasiosi e nomi sempre più curiosi e bizzarri.

Ma il cocktail incominciò davvero ad avere successo quando non solo aumentarono il numero e la varietà  dei drink, ma divenne la bevanda preferita da tutti i membri dell'alta società , negli Stati Uniti e nelle più sofisticate città  d'Europa. In un breve lasso di tempo ogni hotel o club alla moda poteva vantarsi di avere un bar attrezzato per servire cocktail ai clienti.

Gli anni Venti e Trenta furono l'epoca d'oro dei cocktail e alcuni dei drink più esotici inventati nei due decenni sono ancora bevuti nei nostri locali: Bloody Mary, Gimlet, Tequila Sunrise, Corpse Reviver, Buck's Fizz e Zombie sono solo alcuni esempi di drink messi a punto in quegli anni, ancora richiesti e famosi come lo erano allora. Alcuni dei cocktail che assaporiamo oggi hanno tuttavia origini più lontane.

Molti derivano da punch e bevande di moda nel XVIII e nel XIX secolo, quando erano spesso serviti in occasione di avvenimenti mondani come balli e ricevimenti. Per esempio il Martini Dry, il cocktail più famoso di tutti i tempi, fu creato nel XIX secolo, anche se nel corso degli anni ha subito alcuni cambiamenti, diventando molto più secco per adeguarsi ai gusti sempre più sofisticati.

Il primo libro sui cocktail, scritto dal "professor" Jerry Thomas pubblicato negli Stati Uniti nel lontano 1860, si intitolava The Bon Vivant's Guide, or How to Mix Drinks.

Anche molti degli altri cocktail classici, come il Daiquiri, il MintJulep e il Manhattan, risalgono a questo periodo e sono stati riscoperti quando i cocktail tornarono di moda appunto negli anni Venti e Trenta.

Altri cocktail, come l'Harvey Wallbanger e il Pina Colada, appartengono al revival dei cocktail del periodo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta.

Infine altri drink, come il B-52 e altre bibite analcoliche concentrate (short drink), che si servono in un bicchierino e vanno bevuti tutto d'un fiato, sono i cocktail dei tempi moderni.


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Alcol e tumori: quale legame?

In poco più di dieci anni l'incidenza di cancro alla bocca è aumentata del 50%. Un incremento allarmante, forse dovuto al prezzo basso di bevande alcoliche e allo sballo crescente

 

 

http://www.casaistrice.com/images/aktiv/vino01.jpgSanihelp.it - In Gran Bretagna più di cinquemila persone sono colpite da un cancro alla bocca. Rispetto al 1997 si registra un aumento del 50% dovuto, secondo gli esperti, ai prezzi modici delle bevande alcoliche e a una diffusa cultura dello sballo.
Dati offerti dai risultati preliminari chiesti dai Liberal Democrats in un'interrogazione parlamentare, dati che mostrano anche un aumento del 20% nello stesso periodo dei casi di cancro all'esofago, oltre che di quelli di cancro al fegato (salito del 43 per cento in un decennio), al seno e al colon retto.

Spiega così Don Shenker, direttore dell'associazione Alcohol Concern: «L'alcol è il principale imputato di tutti questi aumenti. Il consumo di alcol è raddoppiato dagli anni Cinquanta e nel frattempo le normative sul bere sono diventate meno restrittive. Questo ha contribuito all'aumento di casi di tumore. Molte persone non sono a conoscenza della connessione tra alcol e cancro: tuttavia il bere può essere uno dei principali motivi che causano questa malattia»

 

 

leggi tutto l'articolo su: sanihelp.it

 

da http://psiconautica.forumfree.it

NON ERA ECSTASY, MA UN COMUNE FARMACO: CHIEDE I DANNI

LECCE – Non era ecstasy, come si sarebbe accertato, ma pastiglie di Valpinex, un farmaco usato per vari tipi di disturbi, specie di tipo gastrointestinale. Stefania De Pace, 31enne di San Pancrazio Salentino, era stata fermata dai carabinieri della stazione di Poggiardo nel corso dei consueti controlli estivi lungo le litoranee e nei pressi delle discoteche. Era la notte del 23 agosto scorso. La zona, quella di Santa Cesarea Terme. E ora, dopo essersi rivolta all’avvocato Cesario Licci del Foro di Lecce, la giovane sta procedendo alla richiesta di risarcimento danni per ingiusta detenzione. Ha trascorso, infatti, due giorni in carcere e quattro ai domiciliari, poiché accusata di avere con sé quattro pastiglie di sostanza stupefacente, droga sintetica per la precisione. I carabinieri trovarono il tutto insieme a 70 euro e scattò così l’arresto in flagranza. In realtà, fu poi il consulente tecnico incaricato dal pubblico ministero a dirimere ogni dubbio: le pastiglie erano tutte e quattro un comune farmaco. In seguito ai fatti, cioè la custodia cautelare di sei giorni (Stefania De Pace fu rimessa in libertà il 29 agosto, con ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce), la 31enne ha anche perso il posto di lavoro ed ha dovuto fare ricorso alle cure specialistiche presso una struttura pubblica salentina, dato che è subentrata anche una forma di depressione. Da qui, la decisione di procedere ad una richiesta di risarcimento danni nella causa che si sta instaurando contro lo Stato.

 

FONTE: www.lecceprima.it

Udine si fuma il festival del reggae

 

di ANDREA ROSSI

 

La Stampa, OSOPPO (Udine) - «Bob Marley non si processa», hanno gridato contro il cielo che minacciava pioggia. Può darsi, però la sua musica se ne è andata da Osoppo, e chissà se tornerà. Il signor Giovanni è rimasto a fissare la vetrina del suo negozio di alimentari, nel centro di questo paese di tremila anime a trenta chilometri da Udine. «Avremo i nostri problemi, adesso. Una settimana di festival valeva sei mesi di lavoro». Questa non è solo la storia di una comunità messa in ginocchio. È la storia del più grande festival reggae d’Europa cacciato dall’Italia e costretto a trovare rifugio all’estero perché i suoi seguaci fumano troppi spinelli. Era il 1994 quando il Rototom Sunsplash si accampò lungo le sponde del Tagliamento e ne fece un angolo di Giamaica: dieci giorni di musica, grandi nomi e gruppi emergenti, 200 mila spettatori l’anno da ogni parte del continente. Tutto finito, ora che la procura di Tolmezzo ha messo sotto indagine per agevolazione all’uso di stupefacenti Filippo Giunta, 48 anni, inventore del festival. Secondo i magistrati ha violato l’articolo 79 della legge Fini-Giovanardi: avrebbe favorito il consumo di droghe nell’area del festival. Rischia fino a dieci anni di carcere. Ha letto le carte, dice che qualcosa non torna: «Mi sembra un provvedimento ideologico. Non si contesta un fatto. Si disegna uno scenario: il Rototom è un festival reggae, il reggae è la musica dei rasta, i rasta usano la marijuana. E io, che sono l’organizzatore, avrei costruito l’ambiente adatto». Si difenderà in tribunale. Però il festival chiude. Il Comune ha negato l’autorizzazione all’edizione del 2010. «E che cosa dovevo fare?», dice Luigino Bottoni, avvocato di 44 anni, sindaco da sei, in quota Pdl. «Crede che mi faccia piacere mandare in malora l’economia di tutta la zona? Ma sono costretto: c’è un’inchiesta». Le ha provate tutte: appelli, petizioni, lettere. Ha difeso la creatura degli osoppani: «Portava un ritorno economico di due milioni di euro sul territorio, ma soprattutto giovani da tutto il mondo, cultura, colore. Aveva trasformato una terra sconosciuta in una meta turistica. Per noi è una perdita devastante». Forse ha provato a spiegarlo anche al suo collega di partito, il sottosegretario con delega alla lotta alle tossicodipendenze Carlo Giovanardi, che ha salutato la chiusura di un «evento in cui si spacciava droga in quantità industriali». «Sugli stupefacenti la penso esattamente come lui», racconta il sindaco, «ma credo che bisognerebbe scendere dalla cattedra e andare a toccare le cose con mano prima di parlare». La fuga del Rototom ha spaccato il Pdl - contro Giovanardi si è mobilitato pure il senatore Ferruccio Saro - e scatenato una gara di solidarietà: la friulana Elisa, Vinicio Capossela, i Subsonica, don Ciotti, Beppe Grillo, l’europarlamentare Pd Debora Serracchiani e tanti altri, una petizione con quasi 10 mila firme e una raffica di manifestazioni. Non è servito. Il macigno che pesa sul festival sono i 340 arresti per spaccio di droga negli ultimi nove anni, 18 chili di marijuana sequestrati, 11 di hashish, 2.400 pasticche di ecstasy, 4 etti di cocaina e 37 grammi di eroina, più funghi allucinogeni, Lsd, popper e amfetamina. Per Filippo Giunta quei numeri sono il pilastro su cui fondare la difesa: «In sedici anni mai avuto problemi di ordine pubblico. Ogni giorno, per 15-20 mila spettatori, c’erano 200 addetti alla sicurezza. E le forze dell’ordine hanno sempre avuto libero accesso all’area, come dimostrano arresti e sequestri». E ancora: «Ogni anno ospitavamo incontri con tossicologi, psicologi e sociologi proprio sul tema degli stupefacenti. E io sarei uno che ne incentiva l’uso? La verità è che in Italia tira una brutta aria per chi fa musica». Non è l’unico a pensarla così. E, forse, se Arezzo Wawe, l’Heineken Jammin e il Rototom sono scomparsi, e il Traffic di Torino è stato spostato contro il volere degli organizzatori, un motivo ci sarà. «Io non lo so - dice Giunta - Però da un po’ ti rendono la vita impossibile: lavori un anno per organizzare tutto e fino all’ultimo non sai se i permessi arriveranno. Così i festival moriranno uno dietro l’altro. O si trasferiranno all’estero». Lui da una settimana batte la Spagna palmo a palmo. Ha già ricevuto decine di offerte. Là Bob Marley non si processa.

 

www.lastampa.it

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