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Novità

Conoscere lo sballo

http://www.ilrecensore.com/wp2/wp-content/uploads/2010/05/sballo.jpg Paolo Calabro, ilRecensore.com - Parte da un drammatico dato di fatto lo studio di A. Dionigi e R. M. Pavarin dal titolo “Sballo. Nuove tipologie di consumo di droga nei giovani“(Erickson, 2010): è in aumento tra i giovani, i giovani adulti e la popolazione in generale il consumo di sostanze psicoattive. Cioè: la droga. Non è però l’unica novità rispetto al passato. La più grande (e forse più preoccupante) differenza è il fatto che il consumo di droga sia diventato un aspetto della normalità, mentre prima era percepito come devianza e legato quasi sempre a rivendicazioni asociali o antisociali. Ma ciò non dipende dalla droga come tale, secondo gli autori, bensì dal diverso assetto che la società ha assunto negli ultimi decenni: “ovunque, chiunque stia cercando qualcosa ai giorni nostri si appresta al contempo a consumare qualcosa, legale o illegale che sia”. Parte tutto da qui, dal fatto che il consumo, in generale, sia aumentato, e che il mercato abbia reso la droga una merce come un’altra - certo illegale - ma in null’altro diversa da tutto ciò che si acquista per essere diversi, sentirsi accettati, potenziare o comunque alterare le proprie caratteristiche personali (fisiche e mentali: si pensi alla chirurgia estetica, all’ossessione per il proprio peso corporeo o ai drink eccitanti a base di caffeina e taurina).

È lo sfondo ad essere cambiato: la droga fa parte della normalità e della quotidianità al punto che sempre più non-tossicomani ne fanno uso. Cadono le distinzioni tradizionali tra chi è dentro e chi è fuori: negli anni ‘80 lo spacciatore e il consumatore erano due ruoli nettamente distinti e il primo in genere apparteneva alla malavita; oggi, evidenziano gli autori con esempi tratti dalla loro pratica clinica, “alcuni pazienti comprano la cocaina dal loro commercialista, l’ecstasy dal fidanzato della sorella e l’hashish a scuola o al bar da coetanei non devianti”.

Grande dilemma per i genitori i quali, spesso inconsapevoli di tutto ciò, continuano a dipingere ai figli una realtà della droga che non è più attuale, ciò che reca il rischio dell’incomunicabilità fra le due generazioni (con il classico “i giovani non li capisco” da un lato e il corrispondente “i vecchi non sanno niente di noi giovani”). Mentre invece proprio dei genitori ci sarebbe più bisogno, per riscoprire un’alternativa ai modelli stereotipati che prescrivono la droga come ingrediente indispensabile al “divertimento”. Alla cui pressione si aggiungono ovviamente fattori quali l’incertezza del futuro e la precarietà prevalente dei progetti di vita.

Il libro è diviso in due parti: la prima affronta il consumo delle sostanze psicoattive, i modi di proteggersi e il ruolo dei genitori; la seconda rivisita i paradigmi delle sostanze e dei significati ad esse attribuiti, con particolare attenzione all’alcol, alla cannabis e alla cocaina. Rivolto a genitori, insegnanti, educatori e tutti coloro che intendono affacciarsi all’odierno orizzonte della normalità della droga.

Alessandro Dionigi, docente di Pedagogia dei nuovi stili di consumo, Pedagogia di comunità e Gestione dei conflitti, titolare di Laboratori didattici presso la facioltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna, svolge attività di formatore presso diversi enti ausiliari e in differenti regioni. È coordinatore de «Il Pettirosso» - Consorzio CEIS di Bologna, nonché della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (FICT) per l’area “Cocaina, alcol e nuovi stili di consumo”. Opera da ventidue anni nel capo delle dipendenza ed è autore di numerose pubblicazioni sull’argomento.

Raimondo Maria Pavarin, Direttore dell’Osservatorio Epidemiologico metropolitano Dipendenza Patologiche e del Centro di documentazione sulle deoghe dell’Azienda USL di Bologna; professore a contratto di Epidemiologia delle Dipendenza presso l’Università di Bologna, ha opubblicato numerosi libri e articoli scientifici sulle dipendenze da alcol e droga. È membro della Consulta nazionale degli esperti delle dipendenze.

Autori: A. Dionigi - R. M. Pavarin Titolo: Sballo. Nuove tipologie di consumo di droga nei giovani Editore: Erickson Anno di pubblicazione: 2010 Prezzo: 14 euro Pagine: 220

Giovanardi dalla parte dei tossicodipendenti: sospendere processi per piccoli spacciatori

Notiziario Aduc - Sembra incredibile, ma l'autore di una delle leggi più repressive in Europa sulle droghe chiede che le persone con problemi di tossicodipendenza non finiscano in carcere. Bene la possibilita' che i tossicodipendenti scontino l'ultimo anno di detenzione in comunita', ma servirebbe 'un po' piu' di coraggio' e prevedere la sospensione del processo e la non applicazione della recidiva ai piccoli spacciatori: cosi' il sottosegretario Carlo Giovanardi commenta all'ANSA gli emendamenti governativi al ddl Alfano sulle carceri. 'Con l'emendamento introdotto i tossicodipendenti possono, se lo vogliono, scontare l'ultimo anno di pena in una comunita' di recupero. Bastera' la certificazione di tossicodipendenza'. Soddisfatto, quindi? 'Si', era una delle nostre richieste. Certo se si avesse piu' coraggio si potrebbe arrivare anche a introdurre la sospensione del processo per i tossicodipendenti piccoli spacciatori, una misura che per esempio avrebbe evitato al povero Stefano Cucchi di morire. E poi, l'altra nostra richiesta resta quella di non applicare la ex Cirielli, cioe' la recidiva, ai tossicodipendenti che si macchiano di reati di lieve entita' '. D'altro canto, conclude Giovanardi, 'se i piccoli spacciatori potessero essere recuperati in comunita' invece che in carcere, le recidive sarebbero sicuramente piu' basse'.

Maschi, allarme infertilità: è in aumento

di Aldo Franco de Rose, Repubblica Salute

Summit di andrologia: visite preventive per gli adolescenti. Attenti ad eccessi e sesso non protetto

Negli ultimi decenni fertilità e potenza sessuale maschile si sono indebolite. Tra le cause anche malattie sessualmente trasmesse e cattive abitudini: fumo, alcol, droghe. È quanto si evince dai dati presentati sulla prevenzione nelle scuole italiane, in occasione del recente update in andrologia, che si è svolto a Potenza, dove protagonisti sono stati, oltre agli specialisti, soprattutto insegnanti e alunni. Su 2.700 giovani l´84% dei maschi sembra interessato a parlare con l´andrologo e solo il 16% è "diffidente" nel richiedere una visita, anche in presenza di evidenti problemi.«E la prevenzione per il maschio deve iniziare dalla giovane età», raccomanda Angela Vita, responsabile dell´andrologia dell´ospedale San Carlo di Potenza. «Infatti, anche se la causa primaria di infertilità maschile resta il varicocele, con il 35%, è opportuno sottoporsi ad un controllo andrologico soprattutto in età adolescenziale per verficare anche altre possibili cause». Poi c´è il criptorchidismo, che colpisce il 3-5% dei nati a termine ed il 9-30% dei pre-termine, ma soprattutto espone al rischio di tumore del testicolo in età adolescenziale: ben nove casi iniziali sono stati evidenziati ecograficamente dopo la semplice visita di prevenzione. La sua incidenza, stimata attorno al 2%, sembra aumentata significativamente negli ultimi trent´anni anche a causa di anomale esposizioni ambientali, soprattutto estrogeni utilizzati nelle carni, pesticidi e radiazioni. Elemento di prevenzione è l´autopalpazione.Ma per gli adolescenti c´è un altro rischio: le malattie sessualmente trasmesse. Il 25% dei ragazzi del Nord e il 17% del Centro-sud, al termine dell´adolescenza, presentano infezioni sessualmente trasmesse da Chlamydia trachomatis e Hpv, e la causa sarebbe da ricercare nello scarso utilizzo del profilattico, (65% degli intervistati). Più preoccupante l´esperienza dei Sert (ricerca di Giuseppe La Pera e dell´agenzia Mpr): il 60% ha dichiarato di avere iniziato a drogarsi a causa di disturbi sessuali.* Specialista andrologo e urologo Clinica urologica Genova

Dolce Vita 28 maggio/giugno 2010

La rivista dedicata agli stili di vita alternativi e alla cultura della canapa esce SABATO 15 MAGGIO 2010 nelle edicole delle principali città italiane e in oltre 100 punti di distribuzione! Numero dedicato alla società dell’abuso.

I CONTENUTI DEL NUOVO NUMEROCannabis WorldEnjoint newsReport: Spannabis 2010 + Cannatrade 2010 + Splash Party + Calendario eventiHigh Times: News cannabis worldIl Canapaio: Dalla semina all’emergenzaLa scuola di Cervantes: Terra e contenitoriShantibaba Bag of Dreams: I tentativi e gli errori portano ad una società ammaccata e maltrattataStrain Guide: Chronic di Serious SeedsGrow: Cannapazza, critica della coltura idroponica della CannabisCannabis Terapeutica: NewsDolci Foto: Jack Herer di Sensi SeedsCanapa 360°: The emperor wears no clothes + Hanf Museum il museo della canapa di BerlinoLegalize It: Abuso dell'informazione e obiettivi nascostiL’erba è come er vinoCultura PsichedelicaPsiconauta: Paganesimo ad alta Tecnologia – Parte IIInformazioneL'avvocato risponde + Active: L'acqua non si vende!Speciale: Diventiamo tutti FreegansSpeciale: Usare è umano, abusare è diabolicoMusic ZoneIntervista a Alpha BlondyGuru TributeReggae Vibrations: news e curiositàRave new world: FintekExtraNew Art: news e curiositàViaggi: il viaggio e i suoi significatiSexxx and Love: Chi di voi non è sesso dipendente?Natura: Eco-friendly newsAltri contenuti e rubricheGuardando le stelle, Media, News e Curiosità dal mondo, Cronache da dietro il cancello, Attualità, Pensieri e riflessioni, News Hi-Tech, Input: libri, film, musica, blog e cinema, News prodotti e negozi.Dettagli tecniciTiratura: 15.000 copie | Pagine: 80 | Periodicità: bimestrale | Prezzo di copertina in edicola: 2,90 euro. Prezzo in growshops, smartshops, eventi e centri sociali: 1 euroDolce Vita è nelle edicole delle principali città italiane. Se avete difficoltà a trovarla, invitate il vostro edicolante di fiducia a richiederla oppure, ancora meglio, segnalateci l’edicola in questione tramite email a info@dolcevitaonline.it o tramite sms al 347.2888102> ACQUISTALO QUI 

 

Narcoturismo: camera con pista

di Stella Pende con Nicola Ostano

PANORAMA - Il gruppetto festante di turisti sbircia dai finestrini dell’auto rottame che si arrampica come una vecchia sdentata fra le case dei narcotrafficanti. «Vedete, è proprio davanti a quell’insegna della Coca-Cola crivellata dai proiettili che il boss del comando Vermelho ha folgorato con il lanciafiamme Paulo o Caschiouro, comandante degli Amigos dos amigos»: l’autista Chris racconta così e mima per l’occasione anche il pum pum della sparatoria, avvenuta nel 2006 tra i feroci spacciatori della favela di Rosinha, la più mortale di Rio de Janeiro. A dire la verità, dopo quel leggendario putiferio tra i criminali della polvere bianca, la legge brasiliana ha vietato le visite dei narcoturisti alle favelas (in Messico, nella regione di Sinaloa, per 15 dollari si offrono narcotour soprattutto davanti alla casa di Joaquin Guzman Loera, detto el Chapo, il più ricercato trafficante messicano). Ma davanti ai 100 euro offerti al «taxinarco» la gita non si poteva rifiutare. E nel finale, vero valore aggiunto del viaggio, ecco la tappa davanti alla «boca» di Angelo (boca sta per nascondiglio) per fare, tutti insieme, scorta di cocaina e cristalli da fumare.

Turismo tossico: si chiama così oggi per troppi giovani europei la nuova vacanza alla ricerca della droga per perdersi, ma non solo. «Dal Marocco all’India, da Amsterdam al Brasile, partono in piccoli gruppi, o anche da soli. L’importante è varcare il confine della coscienza riducendosi a larve al servizio di cocaina e allucinogeni di ogni tipo. C’è il turismo tossico del weekend nelle capitali europee compiacenti (due notti ad Amsterdam albergo e volo compreso costano solo 120 euro), oppure lo sballo di chi attraversa l’anarchia dell’oceano. In quel caso si arriva con i voli low cost nelle grandi città del Centro e del Sud America, come pure dell’India, dove si affittano appartamentini schifosi per restarci chiusi intere settimane dentro la trance della droga.

Lo sanno bene i genitori di Claire Bizet, ragazza belga che sbarcava a Lima, in Perù, almeno per tre «vacanze» all’anno. L’ultima volta i custodi della stamberga dove stava dicono di averla vista dondolare sulla porta come una vela senza timone. E poi mai più. Ma forse si confondevano con le decine di ragazze come lei che arrivano nel paese cercando la droga oltremare per perdere la strada e il futuro.

In queste maratone dello sballo le città del sesso sono spesso le stesse della droga. Come Fortaleza, capitale del turismo sessuale nel Nord-Est brasiliano. Lungo una spiaggia troppo laida per godersi il sole, ci sono file di bancarelle gorgoglianti di cianfrusaglie. È un segreto di Pulcinella: dietro ogni stracciato favelaro che vende magliette e perline c’è un pusher di crack.

Mario, ragazzo dell’hinterland milanese, è il perfetto attore del copione interpretato dal turista tossico in Sud America. La sua prima tappa è la farmacia dove compra ammoniaca e benzina per preparare la «free base». Poi un salto dal suo pusher collaninaro per la scorta di «faixa preta», la «qualità migliore» della polvere sulla piazza. L’ultima immagine del film sfuma nel buio monolocale che il ragazzo ha affittato in mezzo ai grattacieli degli stranieri.

In fatto di turismo tossico il Brasile è diventato un lunapark infinito. A San Paolo il quotidiano Folha ha scoperto che l’agenzia Private tours organizzava gite (35 euro) che comprendevano interviste e incontri con i capi del narcotraffico. «Roba per turisti dementi, ma anche per tossici incalliti che godono nel respirare l’aria dei superman della coca» racconta chi è di casa nelle favelas. Tanto che un giornalista brasilero si è finto turista dello sballo per fotografare il celebre «soldado do trafico», un narco che fa parte del gruppo del trafficante Frank Oliveira.

Per i viaggiatori della droga procurarsi coca, funghi e crack nella terra del samba vuol dire anche rischiare la pelle. Soprattutto a Rio, dove le bocas, dopo le stragi fra narcos e polizia, sono presidiate da ragazzini di 14 anni armati come gladiatori. E in quelle zone sperare nell’aiuto della polizia è puro ottimismo. «Avevo addosso 100 grammi di erba quando mi hanno fermato due poliziotti» racconta una ragazza italiana. «O ci dai 5 mila reais o ti sbattiamo in galera, hanno detto, poi mi hanno scortato davanti al bancomat finché ho prelevato e alla fine mi hanno proposto in futuro di comprare la roba direttamente da loro».

D’altronde la concorrenza nel ramo è agguerrita. Per esempio quella dei cosiddetti mototossicos: sono mototaxi che girano felicemente le favelas, ne annusano l’aria e con segnali in codice tra di loro dribblano i poliziotti corrotti e portano il turista a rifornirsi di erba o di neve. Prezzo del servizio è 15 reais, contro i 2 richiesti per una corsa in città dove, a Ipanema, i corrieri della cocaina sono spesso puttane e travestiti. Perché chi paga la droga, in genere, paga anche «l’amore».

Nella colorata geografia del nuovo viaggiatore della polvere bianca la Bolivia è una tappa fondamentale. All’interno del carcere di San Pedro, il più grande di La Paz, c’è una sorta di paesino chiuso dove i carcerati vivono con la famiglia e i loro negozietti. Un reportage del quotidiano La Razon ha scoperto che all’entrata, per 35 dollari (il 70 per cento va, guarda caso, alla polizia e il resto ai detenuti), si può comprare un tour illegale per i quartieri della prigione dove, insieme all’artigianato in legno, la casa offre nel pacchetto cocaina, cristalli da fumare e marijuana.

Ma i viaggi della droga regalano colorati spunti anche al turista povero. Nell’aspro deserto di Potosí, in Messico, ci sono due piccoli villaggi battuti dal vento che Gabriele Salvatores ha tatuato nella memoria degli italiani col suo film Puerto Escondido. La chiamano Peyoteville, cioè la città del peyote, piccolo cactus rossiccio con un innocuo ciuffetto bianco in testa. Non è innocua, invece, la polpa di quello strano pomodorino: densa di mescalina, può sparare allucinazioni travolgenti nel cervello di chiunque lo mastica.

A Peyoteville arrivano ragazzi sballati in fuga dalle periferie dell’Italia. A Real de Catorce (2.500 anime), città fantasma dove svizzeri, francesi ma soprattutto italiani fanno tamburi new age, c’è un bar dal nome profetico: Sogni e visioni. Alcuni dei nuovi turisti che passano di lì riescono a scappare in tempo; altri rimangono prigionieri dei loro «viaggi» nel deserto di questo Texas messicano e allucinato. «Una volta l’ho masticato prima di allattare Alice» racconta Manuela, che si è stabilita in zona e fabbrica cinture di pelle. «Mia figlia aveva un sorriso beato. E io credevo di avere il sole attaccato al mio seno».

In Europa l’incontrastata regina del droga-travel rimane Amsterdam. Nella capitale olandese arrivano voli del weekend formicolanti di studenti universitari da tutta Italia. Si fermano due notti e si spalmano nei «coffee shop» della città. Un esempio per tutti? Chiara armeggia eccitata davanti ai sacchettini che chiudono il sogno della sua visita ad Amsterdam: marijuana e hascisc appena acquistati al Coffee Shop 36, a pochi passi del quartiere a luci rosse. Fra i tavoli, intanto, gira una «space cake», una torta condita con erba che addolcirà il menu del risveglio.

Nei Paesi Bassi il turismo della droga è un business che frutta al governo 450 milioni di euro l’anno di tasse pagate dai 680 coffee shop in tutto il paese. Ma la battaglia legale intrapresa dai municipi olandesi per combattere lo spaccio legale di questi locali, e il turismo conseguente, oggi è al calor bianco. La vicina Maastricht è una sirena che incanta ogni anno 2 milioni di giovanissimi.

«La città di Maastricht mi ha fatto causa per vietare l’ingresso nel mio locale ai clienti europei» racconta Marc Josemans, da 26 anni presidente dell’associazione dei coffee shop. «L’azione legale si è chiusa nel 2008, dichiarando nullo il divieto. Purtroppo il consiglio di stato ha fatto appello». I più infastiditi da questa battaglia legale, naturalmente, sono gli habitué. «Per anni abbiamo celebrato in quei posti l’Oscar della canna, con tanto di premi e cotillon» racconta Patrizia Recchi, un’intenditrice, «ma oggi, per legge, i locali del fumo non possono tenere in magazzino più di 500 grammi di droghe leggere».

Dall’erba olandese a quella marocchina. Sì, perché il fumo dei Paesi Bassi e di molte altre stazioni dello sballo arriva soprattutto dalle montagne viola del nord del Marocco. In particolare da Chefehaouen, paesino montano una volta celebre per la Medina blu, ma oggi molto di più per gli sterminati campi di canapa. «Rif, paradiso del kif» è lo slogan dei turisti aficionados della canapa pura, soprattutto spagnoli e italiani, che si arrampicano fino a lì.

«Quella è la location dei fumatori d’élite» racconta Stefano, giovane regista. Per arrivare nelle capitali europee il tesoro del Rif viaggia sulla schiena di asinelli scheletrici o nella pancia pelosa dei mafiosi che ne ingoiano blocchi foderati di cellophan. Quando non sono i turisti stessi a portarlo fuori dal confine. Un’abitudine tanto radicata che negli ultimi anni l’80 per cento degli arresti ha riguardato proprio cittadini europei.

Gli stessi che in Kenya, a Nairobi, fanno lunghe file al mercato per comprare per pochi scellini mazzolini della piantina del khat, droga legale in tutto il paese che, masticata o sfilettata come prezzemolo su pietanze e arrosti, regala benessere.

Alla fine del viaggio, o in principio, chissà, c’è Goa, terra promessa soprattutto per i nuovi sballati della Russia. Oggi invece dei figli dei fiori sulle spiagge di Anjuna, Candolim e Calangute si trova sempre più spesso l’«elephant people», cioè pachidermi moscoviti con tanto di parenti arrivati con il volo diretto Mosca-Goa per concedersi notti e giorni imbottiti di lsd e droghe di ogni colore. Insieme al mafioso russo con bandana sono rimasti pochi israeliani che arrivavano a Goa per strafarsi e per evitare il servizio di leva.

Gli altri oggi vanno a fare turismo tossico nell’altra India, a Daramsala al confine con il Tibet. Le loro gesta e i soggiorni a Goa erano così movimentati che lo stato israeliano temeva attentati. A Goa, però, c’è ancora il mercato più creativo di gadget per qualunque droga. Perfino i portaecstasy o lsd d’argento o di paillettes. Doveva esserci andata anche Scarlet Keeling, piccola turista di 15 anni, trovata morta sulla spiaggia di quella città in un giorno di febbraio. Sulla sua fronte brillava una goccia color del sole, come quella che portano le donne indiane. Nel suo sangue c’erano tracce di hascisc, cocaina e alcol.

Spacciatori protestano a Malindi: “Lasciateci lavorare in pace”

http://www.agviaggi.it/fotoviaggi/3335.gif(Newnotizie.it) Una manifestazione piuttosto insolita quella che ha avuto luogo in Malindi, celebre località turistica del Kenia, molto frequentata dagli italiani. Un centinaio di persone hanno sfilato per le strade chiedendo  che i propri diritti vengano rispettati e che il loro lavoro venga riconosciuto. Niente di strano fin qui, se non fosse che quei manifestanti sono spacciatori di marijuana seguiti dai loro familiari.

Lamentano, infatti, che la polizia li perseguita e intralcia il loro lavoro. “Abbiamo diritto anche noi di lavorare, abbiamo mogli e figli da sfamare, non si può andare avanti così”, recita uno degli slogan della protesta. La singolare manifestazione è partita da Maweni, quartiere povero di Malindi: un centinaio di persone in marcia con l’obiettivo di raggiungere la stazione di polizia, poiché le forze dell’ordine costituiscono il loro nemico numero uno. “Ci perseguitano ma in fondo, se c’è richiesta, vuol dire che c’è bisogno di noi”, hanno detto.

Il corteo, tuttavia, è stato bloccato da un’associazione locale, di ispirazione islamica, che da anni si occupa del recupero dei tossicodipendenti, il Maarufu. “Sarà meglio che torniate alle vostre case – è stato intimato loro – e vi decidiate a cambiare mestiere, scegliendo tra quelli legali. Se invece continuate a manifestare, sarà fin troppo facile per la polizia identificarvi tutti”.

Due settimane fa, nel corso di una conferenza stampa, il prefetto di Malindi Arthur Mugira aveva annunciato un giro di vite contro lo spaccio e la microcriminalità, dichiarazioni che avevano portato all’arresto di numerose persone. Negli stessi giorni il capo della polizia di Malindi aveva precisato che i dati sulla violenza e la criminalità “sono molto confortanti”con un “calo del 40% nei primi tre mesi del 2010, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.

Il Kenia resta, però, non solo l’epicentro della raccolta e distribuzione di droga nel continente nero, ma anche uno dei punti strategici per il traffico di stupefacenti destinati all’Europa, America ed anche Asia.

Rosa Ricchiuti

Stretta su minicar e multe a rate, ecco il nuovo Codice della strada

Sulle autostrade divieto di vendere alcolici dalle 22 alle 6 (multe da 2.500 a 7.000 euro)

 

Roma - (Adnkronos) - Tra le altre novità del ddl, licenziato dal Senato, test antidroga per il rilascio della patente, limite a 60km per chi trasporta un bambino in moto o motorino, etilometro obbligatorio per i local

 

Possibilità di pagare a rate le multe (per chi ha un reddito fino a 15mila euro), 'stretta' sulle minicar truccate con 'stangata' per meccanico e proprietario, test antidroga per il rilascio della patente, limite a 60km per chi trasporta un bambino in moto o motorino. Sono queste alcune delle novità per il codice della strada introdotte dal Ddl approvato oggi al Senato, che ora deve tornare all'esame della Camera.

MINICAR: inasprimento delle sanzioni per chi trucca motorini e minicar, da 389 a 1.556 euro per il meccanico e da 148 a 594 per il proprietario. Introduzione dell'obbligo delle cinture nelle minicar.

 

 

TEST ANTIDROGA:

Obbligatori per il primo rilascio della patente e per il rinnovo di quella 'professionale'.

 

 

DROGHE:

possibilità di essere sottoposti ad esami con strumenti o di campioni di mucosa o del cavo orale quando c'è ragionevole dubbio che il conducente sia sotto l'effetto di sostanze stupefacenti.

 

 

LICENZIAMENTO AUTISTA:

Chi ha subito la sospensione della patente professionale perché ubriaco o sotto gli effetti della droga può essere licenziato per giusta causa dal datore di lavoro.

 

 

DEROGA A PATENTE SOSPESA:

il prefetto può concedere deroghe alla sospensione della patente, a determinate condizioni, per recarsi al lavoro o per fini sociali.

 

 

ALCOL:

obbligatorio per locali ed esercizi pubblici possedere gli

etilometri

. Inoltre, scatta dalle 3 di notte il divieto di vendere le bevande alcoliche nei locali notturni. Negli Autogrill sulle autostrade divieto dalle 22 alle 6 (multe da 2.500 a 7.000 euro) e dalle 2 alle 7 per la somministrazione di bevande alcoliche (multe da 3.500 a 10.500 euro). Ancora, gli autotrasportatori e chi ha preso la patente entro tre anni non potrà bere alcolici prima di mettersi alla guida (multe da 155 a 624 euro).

 

 

MULTE DIVISE TRA ENTI E COMUNI

: i proventi delle sanzioni per eccesso di velocita' sono al 50% dei proprietari delle strade e al 50% dagli enti locali. Inoltre, i proventi delle sanzioni amministrative e pecuniarie vanno destinati alla manutenzione stradale, alla polizia e all'istruzione sulla sicurezza stradale.

 

 

MULTE A RATE:

chi ha un reddito fino a 15mila euro puo' rateizzare il pagamento delle multe superiori a 200 euro. Inoltre, e' ridotto fino a 60 giorni il termine per la notifica delle multe.

 

 

BAMBINI:

chi trasporta su un motociclo un bambino (fino a un metro e mezzo di altezza) non deve superare i 60 km/h. Per i minori dai 5 ai 12 anni e' obbligatorio un apposito seggiolino di cui sara' il ministero dei Trasporti a definirne le caratteristiche. Sulla bici il casco per i ragazzi fino a 14 anni è obbligatorio.

 

 

CICLISTI:

chi commette una infrazione con la bicicletta pagherà una multa ma non vedrà tolti i punti dalla sua patente. Inoltre, nessuna sanzione se si parcheggia la bici sul marciapiede o nelle aree pedonali.

Francia Il test che rivela lo spinello e i genitori diventano "spioni", Repubblica.it

 

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"spioni"

Il test Narcocheckpresto in commercioin Francia

PARIGI - Si chiama Narcocheck e secondo alcuni specialisti è destinato a seminar zizzania in famiglia, ad avvelenare i rapporti tra genitori e adolescenti. Narcocheck, un nome dietro cui si cela un test semplicissimo e (a quanto pare) affidabile per rivelare la presenza nell'organismo di tetraidrocannabinolo, nome impronunciabile che in realtà indica il principale e più noto principio attivo della canapa indiana. In pratica, un test che serve a verificare se vostro figlio fuma o ha fumato spinelli e che è anche in grado di rivelare se è un fumatore regolare o sporadico. Venduto su internet al modico prezzo di 8,90 euro, dovrebbe presto arrivare nelle farmacie francesi. Il prodotto è semplice da usare: basta metterlo nell'urina per rivelare la presenza di Thc (il tetraidrocannabinolo). Sarebbe affidabile al 98 per cento ma ha anche un'altra particolarità: può determinare la quantità di hashish o marijuana fumata. Le tre stanghettine graduate che compongono il test servono infatti a determinare la concentrazione di Thc: se una delle tre è ancora positiva dopo tre settimane, allora si tratta di un fumatore regolare. Il prodotto non è destinato specificamente ai genitori, ma è evidente che sono loro il pubblico cui mira la casa produttrice. Lo spinello spaventa e si diffonde sempre più Oltralpe, paese in cui anche la detenzione per uso personale è punita dalla legge. E il test potrebbe essere una tentazione per chi vuol scoprire i comportamenti dei figli, spesso enigmatici negli anni dell'adolescenza. Naturalmente, la casa produttrice sostiene che il test va fatto con l'accordo dei ragazzi, ma nelle situazioni un po' delicate può saltar fuori la tentazione di fare il test di nascosto.

Gli esperti, in ogni caso, non vedono di buon occhio il Narcocheck. Due di loro, intervistati dal Parisien, hanno espresso i loro dubbi, in particolare lo psichiatra Dan Velea: "Accanto a persone aperte alla discussione, ci saranno senz'altro genitori che obbligheranno un figlio a sottoporsi al test. E' umiliante, violento, si penetra nell'intimità dell'altro. C'è da scommettere che alcuni genitori cercheranno di fare il test all'insaputa dei ragazzi". La psicologa Elisabeth Rossé non la pensa molto diversamente: "Ricorrere al test può rassicurare i genitori, ma è ipotizzabile solo se le due parti sono d'accordo". Posizioni che naturalmente non trovano eco in Frédéric Rodzynek, gestore di Narcocheck. Il quale caldeggia, certo, la ricerca di un consenso, ma si fa paladino della prevenzione a tutti i costi: "I genitori possono verificare se loro figlio ha bisogno di andare rapidamente da un tossicologo. Smettiamola di dire che fumare uno spinello non è niente. Di fronte alla cannabis, i genitori devono svolgere il ruolo di una vedetta, noi li aiutiamo".

 

E in Duomo si fa largo il primo rave musicale silenzioso

Giorgia si dimena sotto la pioggia battente. Muove mani, bacino e sedere come fosse in pista. E intorno a lei si agita tutta la folla danzante. Sembra di essere in discoteca. Peccato però che siamo in pieno centro di Milano e che non ci sia nessuna musica. O meglio, le note ci sono, ma rimpallano solo tra le cuffie e le orecchie degli improvvisati ballerini della domenica. Mentre intorno i passanti assistono attoniti alla scena.È il primo esperimento in Italia di «silent rave». In pratica, un party musicale silenzioso. Perché non ci sono casse o dj e chi non partecipa non sente nulla. La musica è solo quella pompata dall’I-Pod. Centinaia di cuffie, ma una sola canzone da ascoltare e ballare in contemporanea. Per l’occasione, gli organizzatori milanesi hanno scelto «Voodoo People» dei Prodigy. Un inno alla dance più rimbombante. Alle 16 e 20 i ravers silenziosi si trovano in Cordusio. L’obiettivo dichiarato è battere il record di affluenza a un evento simile registrato a Londra nel 2007. Allora furono 4mila i partecipanti. Oggi, complice la pioggia a catinelle, ci si ferma a poche centinaia. Molti sono giovanissimi. Sono stati arruolati tramite Facebook e gli altri social network. Da mesi, infatti, il passaparola si diffondeva nella rete. Ma le speranze degli organizzatori sono andate un po’ deluse. Uno di loro, Niccolò, conferma: «Purtroppo la pioggia ci ha messo i bastoni tra le ruote. E poi per l’evento di Londra il tam tam delle radio aveva contribuito ad attirare gente, mentre noi qui a Milano abbiamo fatto tutto da soli. Però siamo qui per divertirci e ci divertiremo lo stesso».Il «rave» inizia poco dopo le 16 e 30. Giorgia si infila le cuffie. Via alle danze. Si forma un lungo serpentone che si mette in marcia verso il Duomo. In via dei Mercanti il corteo incrocia la manifestazione indetta dal popolo viola per ricordare Peppino Impastato. L’agitatore Piero Ricca (salito alle cronache per aver dato del buffone a Berlusconi) quasi non ci crede. Al suo comizio poche decine di persone, mentre centinaia di giovani danzano impazziti sotto la pioggia senza un motivo. Non sa farsene una ragione. E allora sbraita al megafono in pieno stile dipietrista un «vergognatevi» indirizzato ai ravers. Ma nessuno lo ascolta. Nemmeno i curiosi senza cuffie.Nel frattempo il ballo di gruppo continua. Il fiume di mani al cielo attraversa piazza Duomo e sfocia in San Babila. Addirittura c’è chi si unisce pur non capendoci nulla. Un'onda di allegria travolge tutti. Mentre c’è chi ignaro si domanda se l’Inter non abbia vinto lo scudetto in anticipo e si stia già festeggiando. Non è così. Giorgia non segue nemmeno il calcio. «Sono qui solo per passare una domenica diversa con altri giovani che non conosco - dice mentre scoccano le cinque e pian piano tutti si sfilano le cuffie -. E devo dire che mi sono divertita un sacco». Sicuramente di più di chi si è sorbito i soliti «vaffa» di Ricca e soci.

Il Giornale.it

Solidarietà ai ragazzi di Semitalia

 Il 28 aprile 2010 i due titolari della ditta Semitalia sono stati arrestatiper la vendita di semi di cannabis (o più precisamente per istigazione, proselitismo, induzione al reato, il tutto collegato comunque alla vendita di semi di cannabis). Attività perfettamente legale secondo le leggi vigenti nel nostro Paese che riportiamo a fine articolo. 

Tutt’oggi queste persone si trovano in carcere (a Sollicciano, Firenze). E’ in corso una richiesta di scarcerazione al Tribunale della libertà di Trento (da cui è partita l’indagine che ha portato all’arresto dei due).

 

L’arresto di queste persone è un fatto gravissimo, un’ingiustizia inaccettabile. Si tratta di onesti commercianti, che svolgono con passione e impegno un’attività che, ripetiamo, in Italia è assolutamente legale. Uno di loro è addirittura vicepresidente del consiglio comunale di Vicchio (Firenze), quindi impegnato anche nell’amministrazione pubblica. Sono persone che hanno scelto di lavorare in un settore particolare e alternativo, ma non per questo illegale. Sono persone che pagano regolarmente le tasse, seguite da regolari commercialisti e forniti di tutte le autorizzazioni necessarie a fare del commercio in Italia. 

Vogliamo continuare a credere e a fidarci della Giustizia e dei Giudici italiani, ci uniamo quindi all’appello di scarcerazione lanciato in questi giorni da più parti.  

Massima solidarietà quindi ai ragazzi di Semitalia. Questo è il nostro messaggio per fargli capire che ci siamo e che da qui noi non ci muoviamo. Continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, a testa alta.L’invito è quello di diffondere questo comunicato su siti, blog, forum, ecc, per condividere con noi la solidarietà espressa e sensibilizzare l’opinione pubblica su questo episodio. 

Riportiamo di seguito le leggi relative al commercio di semi di cannabis in Italia (alcune parti estrapolate da precedenti sentenze) e vi chiediamo intanto di divulgare questo articolo per dimostrare come sia del tutto INCREDIBILE essere arrestati per un fatto del genere:I semi di cannabis sono esclusi dalla nozione legale di Cannabis, ciò significa che essi non sono da considerarsi sostanza stupefacente (L. 412 del 1974, art. 1, comma 1, lett. B; Convenzione unica sugli stupefacenti di New York del 1961 e tabella II del decreto ministeriale 27/7/1992). In Italia la coltivazione di Cannabis è vietata (artt. 28 e 73 del DPR 309/90) se non si è in possesso di apposita autorizzazione (art. 17 DPR 309/90). Pertanto tali semi potranno essere utilizzati esclusivamente per fini collezionistici e per la preservazione genetica. Questi semi sono commercializzati con la riserva che essi non siano usati da terze parti in conflitto con la legge. Chi commercializza tali prodotti si solleva da ogni e qualsiasi responsabilità derivante dall’uso improprio di tali prodotti.La commercializzazione di semi di cannabis, anche in presenza della commercializzazione di altri elementi o strumenti per la coltivazione in genere (e non necessariamente specificamente per la cannabis) non configura il reato di “istigazione al consumo di sostanze stupefacenti”.

Matteo ”Ecko”(amministratore del portale www.enjoint.com – direttore editoriale della rivista Dolce Vita)

 

USA - Droga. La parola 'tossicodipendente' incentiva atteggiamenti stigmatizzanti, studio

  Un'interessante analisi condotta da due psichiatri del Massachusetts General Hospital di Boston, pubblicata sulla rivista International Journal of Drug Policy, rivela come la terminologia utilizzata in riferimento a persone con problemi di tossicodipendenza riesca ad influenzare l’atteggiamento, anche di medici professionisti. Ad esempio, riferirsi a un individuo come "tossicodipendente", invece di "persona con disturbo da uso di sostanze",  evoca giudizi diversi sull’autoregolamentazione comportamentale (scelta o impulso incontrollabile), sulla colpevolezza, sulla minaccia sociale e sui provvedimenti da prendere di tipo legale o terapeutico. L’indagine ha coinvolto circa 700 medici di salute mentale a cui è stato proposto un breve questionario con una vignetta che utilizzava una delle due terminologie, e una serie di affermazioni rispetto alle quali esprimere la propria opinione. Gli items indagavano come veniva percepito il problema tossicodipendenza e le cause, se il protagonista era percepito come una minaccia sociale in grado di controllare l’uso della sostanza, e se dovesse ricevere un intervento punitivo o terapeutico. I risultati rivelano che i soggetti assegnati alla vignetta con la persona “tossicodipendente” si mostravano d’accordo nel ritenere il personaggio responsabile della propria condizione e, quindi, favorevoli a prendere misure d’azione punitive nei loro confronti. Pertanto, anche tra i professionisti altamente qualificati, l'esposizione a questi due diversi termini comunemente usati può evocare giudizi diversi, e il termine comunemente usato "tossicodipendente" può perpetuare atteggiamenti stigmatizzanti. (DrogaNews)

 

Notiziario Aduc

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