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Novità

Istat: cresce consumo di alcol fuori pasto

Pur rimanendo stabile il consumo di alcol, cambiano le abitudini degli italiani, che iniziano a preferirlo fuori dai pasti, assomigliando sempre di più ai nord europei

 

(newnotizie.it) In base ai dati dell’ISTAT su uso e abuso di alcol nel 2009, riguardanti un monitoraggio della popolazione italiana dopo gli undici anni, gli italiani avrebbero cambiato i tempi e le modalità di consumo di alcolici.

I dati vengono resi noti proprio in concomitanza con una ricerca italiana, presentata giorni fa all’Annual Meeting della American Association for Cancer Research, in base alla quale si è accertato il triplice legame tra l’elevato consumo di alcol, il rischio di tumori e l’invecchiamento, a causa dell’accorciamento dei telomeri, parti terminali dei cromosomi, responsabili della vita delle cellule.

 

Pur continuando a rimanere stabile l’assimilazione, inalterata nel corso degli ultimi dieci anni, cambiano le abitudini, che si fanno cattive come quelle dei nord europei: si esagera a bere fuori dai pasti e gli anziani sono più a rischio dei giovani.

Coloro che hanno superato i 65 anni infatti, sono i più esposti a causa dell’avanzare dell’età e della capacità dell’organismo di assimilare alcol. In totale sono 3 milioni e 17mila, gli anziani che esagerano con l’alcol, soprattutto vino a pranzo e cena.

Per quanto riguarda i giovani invece, questi dimostrano una pericolosa inclinazione verso il bere fuori pasto, a causa principalmente della nuova moda del “binge drinking“, non va inoltre dimenticato in questa statistica, il genere femminile, che sembra il più attratto dalla nuova abitudine dell’aperitivo.

Tra le donne infatti, il bere fuori pasto è aumentato del 23,6 per cento nell’arco di dieci anni,  a differenza dell’aumento negli uomini cresciuto solo fino al 6,2 per cento.

Inoltre cambiano i gusti: i giovani oltre al vino ed alla birra iniziano ad apprezzare molto anche aperitivi, amari e superalcolici, aumentati rispettivamente del 18,5 per cento tra 14-17 anni, del 12,3 per cento tra 18-24 anni e del 1,9 per cento tra 25-44 anni.

Va però detto che in Europa siamo tra i meno trasgressivi, l’Eurobarometro infatti ci informa che, l’Italia risulta uno dei paesi con minor numero di bevitori, di cui il 60 per cento beve sotto la media europea quantificabile in un 76 per cento, meglio di noi fa solo il Portogallo.

Se tra gli adulti sono diminuiti coloro che consumano giornalmente alcolici, si legge ancora nei dati Istat, crescono però i bevitori occasionali. E’ elevata inoltre la percentuale di giovani di età compresa tra 11 e 15 anni, che ammette di aver consumato una o più bevande alcoliche almeno una volta l’anno.

Giulia Di Trinca

Dhea, steroidi, cocaina ed Epo, il doping imperversa nello sport

http://periodicoitaliano.info//wp-content/uploads/doping-150x150.jpg(Periodico italiano) Ancora Epo, ancora doping ed ancora squalifiche. Questa volta però non si parla solo di ciclismo ma anche di atletica e baseball, sport in cui il doping imperversa da molti anni.

LASHAWN MERRITT 44”06 per mettersi al collo una medaglia d’oro a Berlino. Il velocista LaShawn Merritt, campione olimpico e del mondo dei 400 metri, è stato trovato positivo al dhea, uno steroide anabolizzante. I controlli incriminati sono ben tre, e per l’atleta è scattata immediatamente la sospensione temporanea, in attesa delle controanalisi. La carriera di Merritt, statunitense classe ‘86, era in continua ascesa e vantava già l’oro olimpico di Pechino nei 400m e 4×400 m, l’oro ai mondiali di Berlino e numerose altre vittorie di prestigio che l’avevano eletto a dominatore assoluto della specialità.

EDINSON VOLQUEZ Nel Baseball ci vuole forza fisica, muscoli potenti, insomma pane per i denti degli steroidi. Il businnes statunitense di questo sport è molto elevato, ma non troppo per nascondere tutti gli scandali. Edinson Volquez, lanciatore dominicano dei Cincinnati Reds, è infatti stato sospeso per ben 50 partite, dopo essere risultato positivo agli steroidi anabolizzanti. “Io non farò appello contro tale decisione – ha dichiarato Volquez – e so che devo accettare la responsabilità per questo errore, però voglio assicurare tutti che si tratta di un incidente isolato”. Parole che suonano come un’ammissione di colpa.

THOMAS FREI Quando si parla di doping, il ciclismo vuole sempre essere protagonista. E’ notizia di quest’oggi infatti, che Thomas Frei, atleta portacolori della BMC, è risultato positivo all’Epo. Dopo i casi di Alessandro Ballan e Mauro Santambrogio quindi, altre grane per la formazione del campione del mondo Cadel Evans. Ora la prassi prevede l’attesa delle analisi sul campione B, poi l’Uci, nel caso la positività venisse confermata, prenderà provvedimenti.

 

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NEW ADDICTIONS - LA POLITICA DELLA REGIONE TOSCANA

(retecedro.net) Si chiamano “dipendenze senza sostanza”, colpiscono soprattutto adolescenti e giovani, e sono le nuove droghe che vengono dal mondo del web e dei videogiochi.La diffusione e l’utilizzo del computer fra i ragazzi si attesta in Italia all’89,4%. Su cento ragazzi, 81 navigano abitualmente e 1 ragazzo su 10 spende soprattutto per acquistare videogiochi. Nel nostro Paese si contano all’incirca 10.000 casi di epilessia, il 3% dei quali causato dall’abuso di videogiochi, con una incidenza del 10% fra i ragazzi dai 7 ai 19 anni. I dettagli grafici sempre più definiti e ricercati dei nuovi giochi con le loro storie avvincenti trasportano il giocatore ad un tale livello di coinvolgimento da trasformarsi molto spesso in una vera a propria dipendenza da video. Ma il fenomeno emergente sembra essere la dipendenza da Internet.Volendo stimare il fenomeno in Italia, è possibile affermare che sul totale degli utilizzatori del web (circa 14 milioni), un milione e mezzo sono affetti da Iad Internet addiction disorder e circa tre milioni sono a rischio.Fra i principali effetti negativi della rete provocati da un uso distorto troviamo, oltre al gioco d’azzardo on line, le chat ad oltranza e l’eccessiva e distorta immedesimazione in giochi di ruolo che portano talvolta a veri e propri disturbi della personalità.Accanto alle nuove dipendenze, rimangono poi quelle “classiche”, droga, alcol, fumo, gioco d’azzardo, sempre più diffuse e invalidanti anche nel nostro Paese soprattutto fra i più giovani.I dati del Rapporto sulle tossicodipendenze in Italia evidenziano un incremento nel consumo di sostanze illegali e una riduzione della consapevolezza rispetto alla pericolosità delle droghe, in particolare tra i giovani. Anche in Toscana la situazione non è da sottovalutare e tutte le principali forme di dipendenza risultano in netto aumento, con l’unica nota positiva che un sempre maggior numero di persone in difficoltà si rivolge alle strutture pubbliche.La Regione Toscana intende raccogliere in un’unica legge le molte e diverse norme che regolano il settore con aggiornamenti in particolare in materia di organizzazione dei servizi pubblici e privati e di assistenza agli stranieri. A livello operativo, si prevede inoltre la realizzazione di nuovi centri finalizzati alla diagnosi, cura e recupero di abuso e dipendenza da nuove droghe (come cocaina, amfetamine, ecstasy ed altri psicostimolanti), di abuso di sostanze assunte a scopo di doping, e delle cosiddette dipendenze senza sostanze, quali il gioco d’azzardo patologico, le dipendenze da Internet e da videogiochi.Garantire un valido sostegno ai familiari ed attivare iniziative di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica saranno i compiti principali dei nuovi centri che lavoreranno in stretto contatto tra loro e con le strutture universitarie impegnate in attività di ricerca ed in eventuali sperimentazioni farmacologiche. Inoltre, la RegioneToscana e il CEART (il Coordinamento degli Enti Ausiliari della Regione Toscana) nel 2009 hanno formalizzato attraverso un protocollo d'intesa l’ impegno assunto in materia di prevenzione, cura e reinserimento sociale e lavorativo delle persone con problemi di dipendenze. Il protocollo prevede: rafforzamento del livello di integrazione tra servizi pubblici e privato sociale, maggiore attenzione all'evoluzione del consumo e dei tipi di dipendenze, necessità di individuare nuovi progetti e azioni di prevenzione, cura e contrasto, aggiornamento del sistema tariffario per i servizi residenziali e semi-residenziali. I cambiamenti in atto su questo versante, con l'affermarsi e l'emergere di dipendenze cosiddette 'nuove', ha reso necessario aggiornare l'impegno e consolidare il sistema integrato tra servizi pubblici e quelli del privato sociale. Il protocollo prevede un impegno congiunto per intensificare la formazione del personale degli enti ausiliari, lo sviluppo di attività di ricerca e l'adozione di progetti per rispondere all'evoluzione dei comportamenti, anche per quanto riguarda il trattamento, un'azione congiunta per definire proposte legislative nazionali sfruttando esperienze realizzate a livello territoriale. La Regione Toscana può contare su 41 Ser.t Servizi per le Tossicodipendenze, 40 equipe alcologiche (1 in ambito ospedaliero presso l'Azienda Ospedaliero Univesitaria di Careggi), 27 Centri Antifumo e 63 comunità terapeutiche sparse su tutto il territorio. Complessivamente sono 800 gli operatori presenti nei servizi pubblici.I Servizi pubblici per le tossicodipendenze realizzano gli interventi di prevenzione primaria, che hanno come target principale la popolazione giovanile, e con le istituzioni pubbliche (Comuni, Province, scuole, prefetture, questure, istituti penitenziari) e private (Enti ausiliari, cooperative sociali, volontariato, gruppi di mutuo-auto-aiuto) coinvolte nelle tematiche delle dipendenze. I Sert garantiscono un servizio di consulenza e assistenza specialistica, medica e psicologica, per ogni problema legato all'uso di alcool, tabacco, farmaci, droghe, nonché assistenza e consulenza per le problematiche cliniche-psicologiche correlate. Lo stesso vale per le nuove forme di dipendenza quali gioco d'azzardo, dipendenze da videogiochi, internet etc.Su http://www.regione.toscana.it/sociale/dipendenze è scaricabile il Testo del PROTOCOLLO D'INTESAPer avere informazioni sui servizi a disposizione chiamare il numero verde 800.39.40.88 oppure consultare il sito del Servizio Sanitario della Toscana alla pagina http://www.salute.toscana.it/cura/dipendenze.shtml 

Potenziale utilizzo della cannabis contro la dipendenza da droghe pesanti

Potenziale utilizzo della cannabis contro la dipendenza da droghe pesanti

La "teoria del passaggio", "gateway drug theory" in inglese, è un'ipotesi secondo la quale l'uso delle così dette "droghe leggere", coma la cannabis, in questo senso definite "sostanze di passaggio", porterebbe al rischio dell'utilizzo futuro di "droghe pesanti", ovvero di sostanze più pericolose come eroina e cocaina.In verità la teoria non poggia su di alcuna base scientifica inerente l'aspetto biologico, botanico, psicotropo o culturale delle piante e sostanze considerate "droghe" illegali; non è mai stata scoperta nessuna intrinseca proprietà nella cannabis che possa mettere in relazione la medesima o il suo consumo con sostanze di altra natura.Ad esempio, il governo americano sostiene che più di quattro americani su dieci abbiano fatto uso di cannabis, ma meno del due per cento hanno mai provato l'eroina.E in verità nuove ricerche starebbero ad indicare che per molte persone la cannabis potrebbe essere un potente 'farmaco d'uscita' per ridurre o cessare l'uso di alcool, oppiacei o altri stupefacenti.Uno studio pubblicato nel 2010 sull'Harm Reduction Journal dimostra che gli adulti iscritti ai programmi di trattamento per l'abuso di sostanze che utilizzano cannabis reagirebbero alle cure meglio od altrettanto rispetto ai non consumatori.Un'indagine pubblicata nel 2009 sull'Harm Reduction Journal ha permesso di constatare che il 40 per cento degli intervistati ha fatto uso di cannabis come sostituto dell'alcool, e che il 26 per cento ha utilizzato la pianta come sostituto di droghe pesanti.Uno studio del 2009 apparso sull'American Journal on Addictions riporta che l'uso moderato di cannabis comporta una migliore risposta al trattamento con naltrexone tra i consumatori di oppiacei in stato di disintossicazione in un programma ospedaliero di New York.Uno studio preclinico del 2009 pubblicato su Neuropsychopharmacology dimostra che la somministrazione orale di THC può essere utile nel trattamento della dipendenza da oppiacei.Sulla base  di questi e altri elementi di prova, studiosi dell'Harborside Health Center di Oakland, California, stanno sperimentando la cannabis nella lotta alla dipendenza da eroina, sigarette, alcool e altre sostanze, fra cui anche l'ossicodone.

 

http://moksha.splinder.com/post/22618479/potenziale-utilizzo-della-canna...

Studio USA: allucinogeni per la cura dell'ansia (in inglese)

Psychedelic trips aid anxiety treatments in study By MALCOLM RITTER, AP Science Writer Malcolm Ritter, Ap Science Writer – Fri Apr 23, 9:40 am ET 

NEW YORK – The big white pill was brought to her in an earthenware chalice. She'd already held hands with her two therapists and expressed her wishes for what it would help her do.

She swallowed it, lay on the couch with her eyes covered, and waited. And then it came.

"The world was made up of jewels and I was in a dome," she recalled. Surrounded by brilliant, kaleidoscopic colors, she saw the dome open up to admit "this most incredible luminescence that made everything even more beautiful."

Tears trickled down her face as she saw "how beautiful the world could actually be."

That's how Nicky Edlich, 67, began her first-ever trip on a psychedelic drug last year.

She says it has greatly helped her psychotherapeutic treatment for anxiety from her advanced ovarian cancer.

And for researchers, it was another small step toward showing that hallucinogenic drugs, famous but condemned in the 1960s, can one day help doctors treat conditions like cancer anxiety and post-traumatic stress disorder.

The New York University study Edlich participated in is among a handful now going on in the United States and elsewhere with drugs like LSD, MDMA (Ecstasy) and psilocybin, the main ingredient of "magic mushrooms." The work follows lines of research choked off four decades ago by the war on drugs. The research is still preliminary. But at least it's there.

"There is now more psychedelic research taking place in the world than at any time in the last 40 years," said Rick Doblin, executive director of the Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, which funds some of the work. "We're at the end of the beginning of the renaissance."

He said that more than 1,200 people attended a conference in California last weekend on psychedelic science.

But doing the research is not easy, Doblin and others say, with government funders still leery and drug companies not interested in the compounds they can't patent. That pretty much leaves private donors.

"There's still a lot of resistance to it," said David Nichols, a Purdue University professor of medicinal chemistry and president of the Heffter Institute, which is supporting the NYU study. "The whole hippie thing in the 60s" and media coverage at the time "has kind of left a bad taste in the mouth of the public at large.

"When you tell people you're treating people with psychedelics, the first thing that comes to mind is Day-Glo art and tie-dyed shirts."

Nothing like that was in evidence the other day when Edlich revisited the room at NYU where she'd taken psilocybin. Landscape photos and abstract art hung on the walls, flowers and a bowl of fruit adorned a table near the window. At the foot of the couch lay an Oriental rug.

"The whole idea was to create a living room-like setting" that would be relaxing, said study leader Dr. Stephen Ross.

Edlich, whose cancer forced her to retire from teaching French at a private school, had plenty of reason to seek help through the NYU project. Several recurrences of her ovarian cancer had provoked fears about suffering and dying and how her death would affect her family. She felt "profound sadness that my life was going to be cut short." And she faced existential questions: Why live? What does it all mean? How can I go on?

"These things were in my head and I wanted them to take a back seat to living in the moment," she said. So when she heard NYU researchers speak about the project at her cancer support group, she was interested.

Psilocybin has been shown to invoke powerful spiritual experiences during the four to six hours it affects the brain. A study published in 2008, in fact, found that even 14 months after healthy volunteers had taken a single dose, most said they were still feeling and behaving better because of the experience. They also said the drug had produced one of the five most spiritually significant experiences they'd ever had.

Experts emphasize people shouldn't try psilocybin on their own because it can be harmful, sometimes causing bouts of anxiety and paranoia.

The NYU study is testing whether that drug experience can help with the nine months of psychotherapy each participant also gets.

The therapy seeks to help patients live fuller, richer lives with the time they have left.

Each study participant gets two drug-dose experiences, but only one of those involves psilocybin; the other is a placebo dose of niacin, which makes the face flush.

The homey NYU room where Edlich had been getting psychotherapy was the setting for her drug experiences. She had brought along photos of her son, grandchildren and partner. She met with two therapists she'd come to trust, knowing they would stay with her through her hours under the influence.

Taking the drug followed a ritual, including the chalice and the hand-holding, because ritual has been part of psilocybin's successful use for centuries by traditional cultures, said Ross, the lead researcher.

After swallowing the white pill, Edlich perused an art book for about a half-hour while waiting for the psilocybin to take effect. Then she lay on the couch with headphones and listened to music with eyeshades over her eyes.

After her vision of the brilliantly colored dome, Edlich went on to two more experiences involving parts of her life. She won't describe those much, even to friends. They "brought me profound sadness and profound grief" but also transformed her understanding of what was important to her in the areas of relationships and trusting, she says.

She sat up and talked with her psychotherapists about what had gone on. And after nine hours in that room, she went home and wrote 30 pages in a diary about what had happened. And she thought about it for weeks afterward.

Did the drug experience help?

It let her view the issues she was working on through a different lens, she said.

"I think it made me more aware of what was so important and what was making me either sad or depressed. I think it was revelatory."

All three people in the study so far felt better, with less general anxiety and fear of death, and greater acceptance of the dying process, Ross said. No major side effects have appeared. The project plans to enroll a total of 32 people.

Ross' work follows up on a small study at the University of California, Los Angeles; results haven't been published yet, but they too are encouraging, according to experts familiar with it.

Yet another study of psilocybin for cancer anxiety, at Johns Hopkins University, has treated 11 out of a planned 44 participants so far. Chief investigator Roland Griffiths said he suspected the results would fall in line with the UCLA work.

In interviews, some psychiatrists who work with cancer patients reacted coolly to the prospects of using psilocybin.

"I'm kind of curious about it," said Dr. Susan Block of the Dana-Farber Cancer Institute in Boston. She said it's an open question how helpful the drug experiences could be, and "I don't think it's ever going to be a widely used treatment."

Ross, meanwhile, thinks patients might benefit from more than one dose of the drug during the psychotherapy. The study permits only one dose, but all three participants asked for a second, he said.

Edlich said her single dose "brought me to a deeper place in my mind, that I would never have gone to ... I feel a second session would even take me to more important places.

"I would do it a second time in a New York minute."

 

Fonte: Yahoo news

GERMANIA - Proibizionismo. 'The Lancet' su divieto nuove sostanze: è ideologia, non scienza medica

(Aduc droghe)Durissimo editoriale della più prestigiosa rivista scientifica britannica, The Lancet, contro la decisione di vietare il mephedrone, anche conosciuto come "meow meow" o "m-cat".
"C'e' stato pochissimo tempo per analizzare con attenzione l'evidenza scientifica sul mephedrone. L'Acmd (la consulta britannica sull'abuso delle sostanze) non aveva prove sufficienti per decidere sui danni provocati da questa sostanza", si legge nell'editoriale.
Dopo un velocissimo esame parlamentare, a seguito di notizie sulla possibile morte di alcuni giovani a seguito dell'assunzione del mephedrone (poi si è scoperto che non era così), la sostanza è stata classificata nella famigerata classe B delle droghe proibite. Chi ne viene trovato in possesso rischia cinque anni di carcere, chi la vende o la cede rischia addirittura 14 anni.
"E' troppo facile e potenzialmente controproduttivo proibire ogni nuova sostanza che arriva sul mercato invece di cercare di capire le motivazioni che spingono i giovani a farne uso. ... Dobbiamo provare a sostenere comportamenti sani piuttosto che semplicemente punire le persone che violano le norme della nostra società".
L'editoriale suggerisce che questa nuova proibizione renderà difficilissimo studiare la sostanza e i suoi effetti, e quindi ostacolerà la possibilità di aiutare chi la consuma.
"Si è permesso alla politica di contaminare il metodo scientifico e la conoscenza che sta alla base delle scelte politiche", spiega l'editoriale, che perora l'istituzione di una commissione d'indagine per verificare l'operato della consulta.
"Il Governo che sarà eletto a breve impari la lezione offerta da questa debacle", conclude l'editoriale.

Peyote vs cocaina. Sostanze che aprono la mente. Altre che la mente annichiliscono.

di Ottavia Massimo – 25 dicembre 2009 “Era notte. La luna sembrava accendere il deserto e un freddo di ghiaccio fermava i pensieri. Costruimmo un piccolo altare e sopra, al centro, appoggiammo quell’ essere grande come un mandarino, verde come un’oliva, pareva ammiccare in spicchi di sorrisi. Lo pregammo. Ché ci desse un “buen viaje”. Che il cammino fosse un incontro di percezioni tra dimensioni sconosciute. Ne tagliammo un altro. Presi uno spicchio, non lo ingoiai. Lo misi in bocca, di lato. Il succo amaro iniziò il suo corso tra le viscere ed il corpo in pochi istanti, sentii mutare in qualcosa che non sembrava appartenermi. Guardai intorno. Pensai di essere in fondo al mare. I rami dell’unico albero a pochi metri, sembravano alghe e fluttuavano tra spirali di colore. Il cielo, un giardino di stelle così vicine che pareva di sognare tra fiori di sole. Sentii gli occhi spalancarsi in un abbraccio e mi fermai ad ascoltare. Improvvisamente capii. Non ero in fondo al mare. Né in un deserto del Centro America. Ero l’universo. La natura. Ero in tutto ciò i miei sensi potessero percepire. I rami di quell’albero non erano corteccia perché nell’istante in cui iniziai ad osservarli, ne vidi la linfa ed ogni cellula avvolgersi in tentacoli di luce. Guardai una nuvola mutare in un profilo di donna. I lineamenti marcati e fieri. Distolsi lo sguardo ed ebbi paura. Chiusi gli occhi e decisi di ascoltare. La voce del deserto un silenzio assordante e più ascoltavo più i pensieri si trasformavano in suoni e versi familiari incomprensibili. Poi improvvisamente chiari. Era la voce della natura. L’ululato di un coyote mutò in parole ed un sibilo beffardo si fece formica. Parlavo con gli animali. Ero un animale. Tornai a guardare il profilo di donna pensando di non trovarlo e quella nuvola inquietante si voltò, spalancando una bocca grande come il cielo e pronta a divorarmi insieme al mondo e alle mie paure. Chiusi gli occhi. Li riaprii quando il terrore mutò in pensieri razionali. L’inconscio spalancava le sue porte e lentamente ogni fantasma pareva sciogliersi nel vento. Ricordi spietati e traumi irrisolti cercavano risposte che finalmente trovarono. Avvertii lo spessore della vita e le esistenze che ore prima definivo meravigliose, mi apparvero reali in ogni loro tormento. Piansi lacrime di pura emozione”. Non servivano parole ma il coraggio di “sentire”.

peyote_Lophophora Williamsii o più comunemente Peyote è un cactus originario del Centro America ed è forse la sostanza in cui l’epoca attuale meno si identifica. Fu scoperto nel 1843 e molte delle tribù centroamericane, perseguitate dagli spagnoli e dalle imposizioni cattoliche, si salvarono grazie alle visioni percettive date dalla mescalina, principio attivo del Peyote. L’ uso dello stesso deriva dalle antiche popolazioni degli Indios messicani che lo consideravano un Dio. I sacerdoti assumevano il Peyote prima delle cerimonie che si trasformavano in lunghe peregrinazioni verso il deserto. Con l’arrivo dei conquistatori spagnoli e l’introduzione forzata del cattolicesimo, l’uso del Peyote fu considerato peccaminoso e diabolico. La repressione dei colonizzatori toccò picchi surreali quando fu stabilita una legge che sanciva morte per impiccagione a chi faceva uso di Peyote. I tentativi di proibizionismo che miravano ad estirparne il consumo, fallirono. Il suo uso si estese dal sud del Messico, attraverso il nord America fino al Canada.

Insieme all’LSD, fu la sostanza più consumata nella cultura psichedelica degli anni ‘60 e ‘70. Allora il fervore artistico creava movimenti culturali difficilmente manipolabili perché nascevano dal coraggio di lottare per i propri sogni. E i sogni per quanto utopici, esistevano. Ora esiste la cocaina. Sostanza che isola annientando le emozioni ed agendo sull’illusione di potere e onnipotenza. Se ogni epoca ha la sua droga, sarebbe interessante chiederci come mai si stia attraversando un periodo artisticamente spento e culturalmente vuoto, nel senso di un’apatia che nutre l’ignoranza. Come mai si sta scegliendo di vivere una sostanza che distrugge le percezioni e stordisce la coscienza? Chi ne fa uso sostiene non essere una droga ma un eccitante. E lo stolto abuso che se ne sta facendo sia dato dall’enorme richiesta che lo stato stesso soddisfa. Possibile che in un momento storico in cui ovunque nel mondo chiara appare la manipolazione di masse da parte di pochi, non si riesca a capire che la cocaina non è la droga adatta a sollevare le sorti dell’attuale declino psico-emotivo? Il sistema attuale di classificazione delle droghe è fondato più su ragioni politiche e culturali che sull’effettivo danno creato dalle sostanze alla salute. Quelle che dovrebbero essere oggettive realtà scientifiche mutano in concetti confusi dalle interferenze delle ideologie, dei retaggi culturali e dei poteri economici. La manipolazione che intere generazioni stanno subendo attraverso la distorta informazione ed effimeri esempi mediatici è un insulto alla dignità umana. Guardiamoci intorno. Siamo nell’era delle case farmaceutiche. Dell’apparenza. Della finzione.

Dell’indecisione di chi ha bisogno di sentirsi forte attraverso una sostanza che annulla la coscienza, offrendo l’illusione di un potere dato dall’esaltazione del proprio io. La cocaina vieta l’ascolto incastrando i pensieri in processi isolati che la mente ingannano e vestono di arroganza. Chissà dove saremo quando la storia di noi racconterà di generazioni sconfitte dalle manipolazioni dei governi. Quanti si chiederanno perché non ci sia stata una reazione effettiva agli abusi di potere. Di noi probabilmente scriveranno descrivendoci come il secolo bruciato dalla cocaina. Dalla smania di potere. Dalla menzogna. Fermiamo il pensiero. Ascoltiamo la coscienza. Osserviamo la realtà. Ci stanno fregando. Ci stanno insegnando a non pensare fornendo strumenti che la mente immobilizzano e del tempo di ognuno abusano. La vita intanto scorre. Prima dell’alba è molto molto buio.

 

http://www.dillinger.it/peyote-vs-cocaina-37766.html

COSTI SOCIALI ALCOLISMO GIOVANILE SUPERIORI A QUELLI DIPENDENZA SOSTANZE

Un nuovo studio del Pacific Institute on Research and Education (PIRE) pubblicato sul Journal of Studies on Alcohol fa il punto sui costi sociali della diffusione dell'alcol fra le giovani generazioni e scopre che sono superiori di gran lunga a quelli per problemi da dipendenza da sostanze. L'alcolismo giovanile infatti costa ai soli Stati Uniti 62 miliardi di dollari l'anno e miete più di 3.200 morti, oltre a causare 2.600 milioni di eventi dannosi. In pratica - sottolineano al PIRE - l'alcolismo giovanile risulta il problema principale del paese, anche perchè fa quattro volte tanto i morti di tutte le sostanze messe insieme, ma il governo federale spende 25 volte di più nella prevenzione della dipendenza da sostanze che nella prevenzione dell'alcolismo. I ricercatori hanno stimato che ogni bicchiere bevuto dai giovani americani costa alla nazione 3 dollari. Il fatturato generato dalle vendite di alcol ai giovani si aggira intorno ai 18 miliardi di dollari l'anno.

alc0ol

Caro lettore abbiamo spostato la tua richiesta da questa zona, dove vengono pubblicati gli articoli sulle sostanze, nella zona DOMANDE AGLI OPERATORI dove prossimamente potrai leggere la risposta alla tua domanda.

Grazie

 

 

Il lavoro dei cani finanzieri al concerto dei Litfiba

(firenze.xcittà.it) FIRENZE - I cani della guardia di Finanza hanno avuto il loro bel da fare durante il concerto dei Litfiba. Cinquantaquattro persone sono state segnalate al Prefetto per possesso di droga, e sono stati sequestrati 80 grammi di hashish, 35 di marijuana, 2 di cocaina, più 34 spinelli e 2 pasticche di LSD.

Le fiamme gialle presentano il bilancio del loro lavoro durante le due serate al Mandela Forum. C'erano pattuglie antidroga aiutate da unità cinofile: all'interno del palazzetto dello sport 20 uomini e 6 cani (provenienti anche da altre Provincie della Regione Toscana). I finanzieri, in abiti civili, si sono confusi tra gli spettatori per individuare chi consumava e chi spacciava droga.

Un ragazzo, visti i cani antidroga, si è sbarazzato di un pacchetto di sigarette, gettandolo in un'aiuola. Nella fretta però ha buttato via solo le sigarette, l'hashish gli è rimasto in tasca e i cani lo hanno trovato...

POKER, SCOMMESSE, CASINO’ VIA ALLA RIFORMA DEL GIOCO ON LINE

CeSDA - L’industria del gioco viaggia ormai sul computer: partite di briscola via web, sfide a poker 24 ore su 24, scommesse, Gratta e Vinci, Bingo e tutte le possibili forme di Skill Game.Il mercato dei giochi on line è in crescita dal 2006, nel solo 2009 ha raccolto 3,7 miliardi di euro: +153% rispetto al 2008.E’ evidente che l’industria del gioco italiana, visti i numeri realizzati negli ultimi dodici mesi, abbia sterzato sul bacino del gioco on line.Lo scorso dicembre l’Italia ha notificato alla Commissione Europea il decreto concernente la decorrenza degli obblighi relativi alla raccolta del gioco a distanza con vincita di denaro.Si tratta di una riforma del gioco via computer rivoluzionaria per la quale molte aziende sono infatti pronte ad impugnare il testo.Il decreto scaturisce dalle nuove norme stabilite dalla Legge Comunitaria 2008 e si compone di 5 articoli. L’offerta complessiva comprende: scommesse sportive, ippiche, su eventi simulati, concorsi e pronostici sportivi e ippici; giochi di ippica nazionale; giochi di abilità, inclusi i giochi di carte in modalità torneo, giochi di sorte a quota fissa, giochi di carte in modalità diversa da torneo, scommesse a quota fissa con interazione diretta tra i giocatori e il bingo.I sistemi di sicurezza e l’attenzione volta ad evitare ogni tipo di eccesso o caduta in veri e propri fenomeni di ludopatia sono i due punti cardine del decreto.Potranno avere accesso ai siti di gioco solo gli utenti che si sono registrati sul sistema centrale Aams, i concessionari dovranno anche adottare requisiti tecnici per fare in modo che i giocatori residenti in Italia non possano accedere a siti di gioco non autorizzati. Inoltre, i concessionari per assicurare un’adeguata tutela ai soggetti più deboli, dovranno adottare strumenti di autolimitazione delle giocate e autoesclusione dal sito, e misure per promuovere il gioco responsabile.Fonte: La Repubblica

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