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Novità

NarcoMex, Incorporated

Videocomic di Mark Fiore

Tolleranza zero? Altro che "cazzata"

 

Dagli Alcolisti Anonimi all'Asaps, le repliche al presidente Zaia

http://www.lila-piacenza.it/map/imgs/alcol.jpgIl tasso alcolemico pari a zero è "una cretinata", anzi "un'autentica cazzata" per il neoeletto presidente del Veneto, Luca Zaia, che in occasione di Vinitaly (importante rassegna enologica veronese) ha detto che "gli incidenti non sono causati dall'alcol". "Mettetevi l'anima in pace perché - ha spiegato - il 98% degli incidenti stradali non sono causati dallo stato di ebbrezza, ma da tutte le altre cose che nessuno ha il coraggio di affrontare".Parole che hanno scatenato le più accese reazioni, mentre il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha sottolineato l'importanza e l'urgenza di un'educazione al consumo di alcolici. L'invito di Zaia a bere "due bicchieri di vino" e a "stare tranquilli" ("E poi visto che ci siamo, bevetevi anche una buona grappa", ha detto il ministro) si contrappone all'appello dell'Associazione Alcolisti Anonimi Italia che, sebbene non si occupi di questo tipo di problematiche (perché l'alcolismo è diverso dalla guida in stato d'ebbrezza), si rifà a quanto più volte sottolineato dall'Istituto Superiore di Sanità, ovvero che "l'alcol è un rischio" e la mortalità per incidente stradale in Italia viene stimata come "correlata al consumo di alcol per una quota compresa fra il 30% e il 50% del totale".

 

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FUTURO DOPING

 

COSMETICI IPNOTICI

Gloss con estratti di papavero (da oppio), note olfattive del gin e dell’assenzio.

Arrivano le prime formule che inducono stati euforizzanti. Senza creare dipendenza

di Silvia Manzoni

Dweb-Repubblica.it - Rughe attenuate forse, ma senz’altro emozioni forti in vista. Si ribaltano i ruoli, e ai prodotti cosmetici non viene più richiesta la sola efficacia: una performance tecnologicamente eccellente ora vale poco se non è accompagnata da un corredo di sensazioni che risvegliano i sensi e cambiano l’umore. In meglio, s’intende. Nulla a che fare con la cosmetica della felicità di qualche anno fa (con Happy Skin, l’idratante di L’Oréal Paris, e Happylogy, l’antietà di Guerlain, per chi le ha apprezzate e le ricorda: due formule che stimolavano le endorfine, ormoni appunto della felicità). Ora entriamo nell’era del doping. Così si stimola la dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nell’euforia dell’innamoramento.

L’idea è semplice: le donne in quella fase sono più belle del solito, la loro pelle più raggiante, e il loro livello di dopamina è più alto del normale. Quindi l’azienda italiana Deborah (con la collaborazione

di un centro di studi francese) ha pensato di inserire in un gloss - l’Euphoric Shine, in uscita in questi giorni -  gli omega 3, acidi essenziali che abbassano il livello di stress e di ansia, dando una sensazione di benessere. Per migliorare la formula, ha studiato una profumazione euforizzante e inserito un olio estratto dal papavero da oppio. Nessuna paura, non c’è nulla che crei dipendenza

o effetti di straniamento. Di fatto questa sostanza si è dimostrata particolarmente nutriente sulle labbra secche e screpolate. Il tutto certificato

da test che dimostrano come in tre giorni di utilizzo del lucidalabbra (che ha un’azione nutriente

contro le screpolature e un risultato di lucidità e colore duraturo) il rilascio di dopamina aumenti

di una percentuale piccola ma fisiologicamente soddisfacente.

Le case cosmetiche non misurano più  il solo impatto degli attivi sulla pelle, ma chiedono a centri di ricerca specializzati (sono ancora pochissimi) di misurare le emozioni di un prodotto. E l’analisi sensoriale è in pieno boom.

«Fino a poco fa, erano soltanto i grandi gruppi a investire in queste ricerche, oggi anche le aziende più piccole si rivolgono a noi per sapere se i loro prodotti soddisfano, e in che modo, la polisensorialità

delle consumatrici», spiega Bernard Nazaire di Adriant, società leader in questo tipo di analisi.

È dunque possibile misurare le emozioni che generano i cosmetici?

Secondo Nazaire non solo è possibile, ma i dati che emergono sono attendibili.

«Disponiamo di 240 esperti tra scienziati, neurologi, botanici etc., tutti selezionati e formati da noi, che lavorano su basi molto precise e con giudizi che non possono prestarsi a equivoci».

A sperimentare questo nuovo approccio è Filorga (www.creasrl.com), marchio, specialista in prodotti per la medicina estetica e linee di cosmetica che finora ha sempre investito sulle tecnologie prima di elaborare l’Eau de Soin, fragranza destinata ad attenuare le rughe e nello stesso tempo a provocare una sensazione di piacere olfattivo. Il prodotto, che arriverà a giugno, inaugura un

filone: «Un profumo è sempre attivo, ha un’azione neurosensoriale e stimola impressioni positive», afferma Marianne Tabudlo di Filorga. Sottoposto al “gioco” del Mood Mapping, test messo a punto dalla società Adriant per individuare quale area emotiva un prodotto colpisce, questa eau ha rivelato

un’influenza sull’autostima. In termini di ingredienti, dopo il revival

in profumeria dell’assenzio (ma è possibile che lo ritroveremo in futuro in qualche prodotto di skincare), si passa quest’anno a nuove esperienze. Nella fragranza numero VI della collezione Les  Heures di Cartier, il naso Mathilde Laurent ha introdotto un accordo a base di gin, dall’accento aspro e rugoso, che regala un effetto inebriante ed euforizzante.

ALCOL: ADOLESCENTI CHE BEVONO PIU' A RISCHIO LESIONI SENO

L'Unità - (ANSA) - ROMA, 13 APR - Oltre agli altri problemi ben noti, il bere per le adolescenti e le giovani donne nasconde un pericolo in piu': secondo uno studio della Washington university di St Louis il consumo di alcol aumenta il rischio di lesioni benigne del seno, che a loro volta aumentano con gli anni il rischio di sviluppare un tumore. 'Che l'alcol sia un fattore di rischio per il tumore al seno nelle donne adulte era gia' noto - spiega Graham Colditz, autore dello studio pubblicato dalla rivista Pediatrics - ma molte iniziano a bere gia' in adolescenza, proprio quando il tessuto del seno e' in rapida formazione''. I ricercatori hanno esaminato i risultati di una ricerca condotta su quasi 7mila donne tra i 9 e i 15 anni tra il 1996 e il 2007, e la correlazione tra alcol e lesioni benigne e' emersa anche per consumi moderati. Le ragazze che hanno dichiarato di bere tutti i giorni avevano una probabilita' di sviluppare la patologia 5,5 volte piu' alta di quelle astemie o che bevevano solo una volta alla settimana. Anche un consumo piu' basso, da tre a cinque volte alla settimana, aumenta il rischio di tre volte. (ANSA).

TIRATORI SCELTI

TIRATORI SCELTI, Emmanuele Bianco, Fandango

Vivere di cocaina nella periferia milanese

Nella Cinisiello Balsamo dell’esordiente ventisettenne Emmanuele Bianco i sensi sono artificialmente tesi dalla cocaina a fiumi, e i suoi sette Tiratori scelti (tirare per sniffare) sono avidi di vita e di morte con la fame di una seconda generazione immigrata dal Sud e svezzata dai padri a sacrifico rude, identità come salvagente e cocciuto legame sentimentale al paese. Classe umile non più operaia, i figli poi deragliano tra palazzoni alveare e discoteche, a bordo di simbolici Suv, palestrati e agghindati di griffe di massa,  bruciati da desideri e sconfitte. L’arazzo corale è ambizioso e frammentario come i pensieri spezzati dalla polvere, realtà concretissima (le analisi stimano 10-15 mila dosi quotidiane) ma qui anche espediente narrativo per scrutare le anime, una galleria di “noi” opposta a “voi”: “Saremo il vostro incubo….ci faremo la guerra”, ma è la spacconata di chi si è accorto di averla perduta

 

link al libro

La cocaina va a ruba. Drogati a nove anni

Dati allarmanti: nel 2009 il consumo è salito al 30%. Cresce a dismisura anche il mercato dell'eroina e dell'alcol.

 

http://iltempo.ilsole24ore.com/roma/cronaca_locale/roma/2010/04/09/1146308/images/2456-droga.jpg (Il Tempo)È una droga «sociale». Invece di inebetire, rende più lucidi, invece di emarginare, consente di intrattenere rapporti con gli altri e di «mimetizzasi» sul posto di lavoro. Almeno se assunta in quantità molto moderate. Il cocainomane è spesso un tossicodipendente «invisibile». Non scippa le vecchiette quando è in crisi d'astinenza, si rivolge di rado ai servizi di assistenza. Per questo la polvere bianca (che si sniffa, si fuma e si inietta) è più pericolosa di altre droghe. E, anche per questo, il suo consumo è salito (nell'ultimo anno in maniera esponenziale) e le sue «vittime» sono più giovani: c'è chi comincia a «farsi» già a nove anni. Numeri allarmanti emersi dalla relazione annuale diffusa dall'Agenzia comunale per le tossicodipendenze. Nella Capitale cresce vertiginosamente l'uso di eroina, cocaina e alcol. Il dato più grave riguarda proprio la «neve», come la chiamano in gergo, che ha registrato un più 30% solo nel 2009 e ha raggiunto il 70% dei consumi. E, dopo un lieve calo tra il 2003 e il 2004, c'è stato nel 2008 il «pareggio» con l'eroina.

L'assunzione di quest'ultima sostanza, che dal 2003 al 2008 era passata dal 65,8% al 43%, ha pure subito una lievitazione nel 2009 (66,4%). Un dato in controtendenza. Riguardo all'alcol, infine, il consumo è passato dal 7% nel 2008 al 19% nel 2009. Se non bastassero queste cifre a preoccupare, è utile conoscere le classi dì età dei nuovi consumatori. Quattro anni orsono fece scalpore la notizia, diffusa da Palazzo Chigi, che a sniffare erano anche ragazzini di undici anni. Bene. Anzi, male. La forbice anagrafica si è allargata. Adesso l'età del «debutto» è anche a nove anni, sebbene la media del primo utilizzo si aggiri intorno ai 19. Ma, appunto, la prima volta per qualcuno è stata a nove, per altri a 52. I tossicodipendenti che si sono rivolti ai centri di accoglienza e in generale hanno fruito dei servizi erogati per conto dell'agenzia comunale sono stati nel 2009 1.930 e sono per la maggior parte maschi (84,7%).

L'età media degli utenti dei servizi è di circa 38 anni (minima 16 e massima 67). La sostanza più utilizzata è l'eroina (36,9%), di poco superiore ai valori riferiti alla coca (36,7%). A seguire, l'alcol (9,6), la cannabis o «erba» (7,2). La percentuale di utenti che dichiarano di utilizzare più sostanze è del 6,6%. I giovani tra i 21 e i 35 anni preferiscono la coca, mentre i soggetti dai 36 ai 45 sono principalmente consumatori di eroina. La fascia che comprende maggiormente «tossici» da coca ed ero va dai 36 ai 40. «Abbiamo dati allarmanti soprattutto per quanto riguarda l'età delle assunzioni. I servizi devono essere improntati sulla prevenzione e la nostra emergenza è soprattutto la cocaina», ha spiegato il presidente dell'agenzia comunale Massimo Canu. Per l'assessore capitolino alla Scuola, Laura Marsilio, «bisogna intervenire soprattutto rispetto al mondo giovanile». Parole sante. Ma il vero problema è un intervento che non si limiti all'emergenza (come si fa di solito) e che invece pensi a soluzioni di medio e lungo periodo, coinvolgendo società, scuole e famiglie.

 

M. Gallo

 

Il New York Times sulla riscoperta dell'LSD

Si moltiplicano gli studi che rivalutano l'acido lisergico (LSD) come farmaco, ausilio per la psicoterapia e strumento di conoscenza. Il New York Times dedica un articolo alla questione: http://www.nytimes.com/2010/04/12/science/12psychedelics.html?src=me&ref=general

A Roma il consumo di coca cresce del 30%

Il “vertiginoso aumento” dal 2008 a oggi è stato registrato dall'Agenzia capitolina per le tossicodipendenze, che presenta i dati relativi ai servizi. Canu: "I nostri servizi devono essere riponderati, visto che sono ancora basati su schemi di 10 anni fa"

 

ROMA – 2.225 contatti, di cui 1.930 presso i sevizi di accoglienza ad alta e a bassa soglia: questo il numero degli utenti che, nel corso del 2009, si sono rivolti alle diverse strutture gestite, per conto dell'Agenzia comunale per le tossicodipendenze, da sette cooperative sociali. Sono alcuni dei dati riferiti oggi dall'Agenzia stessa, nel corso dell'incontro di programmazione e verifica dei servizi. Complessivamente 1.188 persone si sono rivolti invece al servizio di Pronto aiuto e al numero verde Cittadini/operatori. Entrando nel dettaglio dei servizi, 143 persone sono state accolte dalle strutture in alta soglia (comunità di riabilitazione residenziale e Centro residenziale di reinserimento), mentre 894 si sono rivolti ai servizi a bassa soglia (comunità di pronta accoglienza, centri diurni e notturni). Gli utenti sono sopratutto maschi (84,1%), l'età media è 38 anni, compresa tra un minimo di 16 anni e un massimo 67. Particolarmente significativa l''età di primo contatto con le sostanze, che varia dai 9 ai 52 anni.    Per quanto riguarda la sostanza primaria utilizzata dagli utenti, eroina e cocaina quasi si equivalgono (rispettivamente 36,9% e 36,7%), seguite da alcol (9,6%) e cannabis. Il 6,6% degli utenti dichiara di utilizzare più sostanze indifferentemente. Tuttavia, c'è una netta distinzione tra gli utenti dei servizi telefonici e quelli degli altri servizi, proprio in base alla sostanza utilizzata: mentre tra i primi prevale la cocaina (42,8% contro il 30,4% dell'eroina), tra i secondi prevale decisamente l'eroina (46,4% contro il 28% della cocaina).    A questo proposito, interessante è l'andamento storico degli ultimi anni rispetto alla sostanza utilizzata: nel 2003, il 65,8% negli utenti assumeva eroina, mentre successivamente si è verificata un'impennata del consumo cocaina, che nel 2008 è arrivata al 42%, quasi raggiungendo il consumo di eroina (43%). Nel corso dell'ultimo anno, l'assunzione di cocaina tra gli utenti è aumentato ancora del 30%, ma solo una minoranza di cocainomani si rivolge ai servizi di bassa e alta soglia: tutti gli altri ricorrono solo al servizio telefonico.    “Tutto questo dimostra che i nostri servizi devono essere riponderati, visto che sono ancora basati su schemi di 10 anni fa – ha rilevato il presidente dell'Agenzia, Massimo Canu – Il fatto che il primo contatto con la sostanza avvenga per alcuni a 9 anni, mentre l'età media dei nostri utenti è di 38, fa capire quanto questi servizi siano incapaci di intervenire preventivamente, evitando la cronicità. Inoltre – ha aggiunto – il dato relativo alla cocaina deve farci riflettere: tanti cocainomani passati per i nostri servizi nel 2008 li abbiamo persi per strada, visto che oggi ne ritroviamo solo il 28%. Segno che non siamo in grado di offrire risorse e competenze adeguate per questa dipendenza. Inoltre – annuncia a Redattore Sociale – è necessario riportare nella gestione di questi servizi il principio della concorrenza e della trasparenza: per questo, entro breve pubblicheremo un bando per l'affidamento, dando a tutti la possibilità di prendere in carico servizi che da 10 anni sono in mano a sette strutture. Inoltre, istituiremo finalmente un sistema di monitoraggio e di messa in rete dei dati, che permetta una presa in carico integrata e continuativa”. (cl)

Vinitaly ai tempi dell'etilometro

 


Nuovi stili in bottiglia. Dosi più piccole e "bottle sharing" tra i tavoli

(www.lastampa.it)

 

SERGIO MIRAVALLE

VERONA

Molti produttori di vino ci stanno perdendo il sonno, tanti altri la patente. L’incubo dell’etilometro aleggia sotto le volte della Fiera di Verona e ancor più lungo le code che dall’affollato quartiere del Vinitaly portano alle autostrade. I dubbi in uscita dalla rassegna, dopo una prima giornata di brindisi e degustazioni, sono lapalissiani: «Se ci ferma una pattuglia...», «Ma dai, vuoi che lo facciano anche qui in questi giorni» si autotranquillizzano i più ottimisti.

Intanto c’è chi tenta la via del business un po’ miracolistico. «Equì, l’integratore che riduce gli effetti dell’alcol» promette un singolare depliant che gira tra gli stand. E’ un invito di una ditta di Mogliano Veneto a provare una monodose a base di mais che secondo gli ideatori, Gianroberto Anelli Monti e Alessandra Cerutti, ridurrebbe il tasso alcolico nel sangue e quindi il rischio di superare la fatidica soglia dello 0,5 che manda l’etilometro in rosso.

Le strategie al ristorante

La questione alcol pesa sul settore più di quanto sembri, sta cambiando abitudini e modi di bere. Se ne sono accorti per primi i ristoratori, soprattutto dei locali fuori città, quelli che si devono raggiungere in auto. Il calo è sensibile, c’è chi mormora di un buon 30%. La gente ordina meno vino e sta molto più attenta. Le risposte e le alternative sono molteplici e frutto di italica fantasia: da chi consegna ai clienti la bottiglia non finita, allo sviluppo dell’offerta a bicchiere oppure l’ultima novità della bottiglia da condividere tra i clienti anche di tavoli diversi.

E poi ci sono i taxi prepagati compresi nel prezzi, i bus noleggiati per le compagnie più numerose, gli omaggi al guidatore del gruppo che resta assolutamente sobrio e riporta a casa gli amici.I produttori sono passati da una fase di rifiuto ad affrontare il problema («Non siamo noi la causa degli eccessi di alcol, vadano a vedere nelle discoteche che cosa ingurgitqno i giovani, non certo vino») ad una più attenta strategia di risposta che vuole arginare la demonizzazione. 

Nuovi formati

Oscar Farinetti, patron di Eataly che ha fatto entrare nella sua galassia anche gli Tenimenti di Fontanafredda nel cuore dell’Albese, sta sperimentando con successo nuovi formati di bottiglie che appaiono più rispondenti ai nuovi consumi. Anzichè il classico tre quarti di litro, che per due può essere troppo e per quattro poco, ecco le nuove bottiglie definite «Valori bollati» da mezzo litro (per la coppia) o da litro (almeno quattro commensali) e loro multipli. La comunicazione è diretta: ecco la giusta dose di vino che vi consente di superare indenni i controlli.

E ci sono i giovani figli della aziende che aderiscono al Consorzio del Barolo e Barbaresco impegnati in una comunicazione per così dire educativa. Al Vinitaly diffondo cartoline color rosso vino con lo slogan: «Io amo la vita». Un invito al bere responsabile citando Baudelaire («Un pasto senza vino è come un giorno senza sole»). «Vogliamo fare informazione e non terrorismo – spiegano – e comunicare un messaggio positivo: bevi ma con la testa. Poco, giusto, bene. Lo sballo non è da furbi». Per l’estate, i ragazzi organizzeranno serate nelle discoteche. 

No al proibizionismo

Lamberto Vallarino Gancia ai vertici della Federvini che oggi sarà accanto al presidente Napolitano al convegno sul valore del vino italiano sottolinea da tempo la strategia del «bere consapevole e senza eccessi». «Chi propone di portate il limite a zero percorre la strada del proibizionismo che riteniamo sbagliata e on non solo per calcolo di bottega».

 

 

Cannabis e schizofrenia: l'uso precoce aumenta il rischio di sviluppare la malattia

Le regioni cerebrali coinvolte nella schizofrenia sono strettamente collegate e fortemente sensibili ai cannabinoidi, in quanto contengono specifici recettori a queste sostanze. L'uso precoce di cannabis da parte dei ragazzi determina un'alta probabilità di soffrire di disturbi psicotici e di allucinazioni in età adulta. E' quanto si legge nel comunicato stampa del Dipartimento Politiche Antidroga (DPA), a seguito della pubblicazione di uno studio condotto su un campione di quasi 4000 giovani americani tra i 18 e i 23 anni (vedi articolo), che esamina la relazione tra uso precoce di cannabis e maggior frequenza di sintomi psicotici nei giovani adulti. La cannabis rappresenta la sostanza psicoattiva più utilizzata nella popolazione generale di molti paesi e, dall’analisi sistematica della letteratura scientifica, emerge una significativa prevalenza d’uso da parte di persone che soffrono di schizofrenia, manifestando tale malattia dopo un uso in età adolescenziale. I cannabinoidi esogeni che si trovano nella cannabis e contengono il princio attivo Δ-9-tetraidrocannabinolo - spiega Giovanni Serpelloni capo del DPA - interagiscono pesantemente con specifici recettori (CB1) presenti nelle regioni cerebrali coinvolte nella schizofrenia. È stata infatti verificata una maggiore densità di tali recettori in aree cerebrali coinvolte nella schizofrenia, tra cui la corteccia prefrontale dorso laterale e la corteccia cingolata anteriore. Tutte aree importantissime anche per le funzioni del controllo volontario dei comportamenti e della capacità di percepire ed interpretare la realtà. Un numero crescente di evidenze scientifiche internazionali dimostrano un legame significativo e complesso tra cannabis e psicosi, mentre la ricerca in ambito neurobiologico ha raggiunto importanti risultati che sostengono l'evidenza biologica di tale legame. Ancora una volta si dimostra l'estrema pericolosità di questa sostanza, erroneamente spesso ritenuta innocua, soprattutto perchè in grado di compromettere il regolare sviluppo cerebrale dell' adolescente e causa di importanti patologie psichiatriche quale la schizofrenia.

 

http://www.dronet.org/comunicazioni/res_news.php?id=1927

Magni: Fasi evolutive della diffusione della droga, la droga ricreativa

La storia della diffusione della droga o delle sostanze psicotrope, come la scienza le denomina, si coniuga con il processo di cambiamento dell'organizzazione del sistema sociale e con quello della famiglia.

 

 

La droga è sempre esistita, se n'è sempre fatto uso in ogni latitudine geografica e nelle varie tipologie di società. Il tutto cambia quando la droga diventa un fenomeno sociale che coinvolge il mondo giovanile. E' nella metà del novecento, dopo la seconda guerra mondiale, che incomincia la diffusione massificata della droga determinando una economia sommersa e criminosa che coinvolge il globo. Nessuno è escluso. In modo sintetico è' possibile ricostruire la diffusione della droga dal primo novecento ad oggi.

La prima fase è quella  Dissolutiva, dal 1900 al 1950, è costituita dall'oppio e dai suoi derivati. La fase dissolutiva  deriva dall’atto di dissolvere: sciogliere, distruggere, che si può dissolvere. E’ un periodo di grandi trasformazioni caratterizzato da due guerre mondiali, che hanno visto l’olocausto e migliaia di morti, oltre che la depressione economica.

La seconda fase è quella Transitiva dal 1950 al 1960. La fase transitiva, che deriva da transito, si caratterizza per il trasferimento dell'oggetto droga da una persona all'altra. La sostanza più diffusa è LSD. Negli Stati Uniti inizia  diffondersi la cocaina tra i ceti medi e medio-alti. La cocaina negli Stati Uniti all'inizi del novecento è usata come surrogato farmacologico per sostenere la fatica.  E’  con il boom economico che prende piede e si diffonde.

La terza fase Trasgressiva si manifesta tra gli anni 1960 e 1970, la droga è la cannabis con i suoi derivati. La fase tragressiva sul piano del comportamento, si manifesta attraverso il bisogno di trasgredire i limiti posti dalle norme sociali. E' un perido caratterizzato da movimenti giovanali, da contestazioni sociali. Domina la dimensione del collettivo, dell’aggregazione di gruppo.

La quarta fase Depressogena si sviluppa tra agli anni 1970 al 1980, prevale e domina la diffusione dell'eroina. E' uno stato psicologico contraddistinto da affiliazione, sfiducia, depressione accompagnato da ansia. E' un periodo in cui prevale il vissuto del lutto.

La quinta fase Eccitatoria si sviluppa attorno gli 1980 e 1990, si caratterizza per la diffusione di  anfetamine e dei rispettivi derivati. E' una periodo in cui c'è voglia di stimoli, di eccitarsi. E' il periodo del rampismo, della rampicata sociale a tutti i costi.

La  sesta fase Intimistica riguarda gli anno 1990 e le soglie del 2000, si caratterizza per l'apparire sul mercato degli allucinogeni e le eco-drug. La fase intimistica connota un modo di essere nel rapportarsi a Sé e agli Altri. L'assuntore è più nascosto, difende la segretezza del suo agire nei riguardi degli altri, stabilisce rapporti di strettissima amicizia, mantiene legami di affetto e di amicizia stretti con un’altra persona. La fase intimistica evidenzia una tipologia di giovane più autocentrato su di Sé, più introverso, più insicuro delle proprie possibilità personali con restrizione del campo delle sue relazioni.

La settima fase Solipsistica che si sviluppa dal 2000  al 2010,  fine della prima decade del nuovo millennio. Il solipsismo è un modo di essere di Sé in cui il soggetto pensante non ammette altra realtà all’infuori di sé stesso. Il solispsimo allude  all’assoluta invalicabilità della coscienza, per cui l'IO conosce, a rigore, solo se stesso (solus ipse), e gli altri solo come contenuti della propria coscienza. Lo psicoanalitico da I.D. Suttíe paragano il solipsismo alla fase narcisistica del bambino che vive il mondo solo come luogo di soddisfazione dei propri desideri e gli altri solo come strumenti per il proprio appagamento: prevale la dimensione temporale del presente, dell'adesso, dell'oggi, dell'invalicabile attimo.

La fase  Ricreativa riguarda questo periodo. Si caratterizza per l'uso delle sostanze in funzione del bisogno individuale e situazionale. L'uso della sostanza è multiplo ed è in funzione della dimensione contestuale, della situazione. L'ecstasy è assunta quando c'è la necessità di presentarsi affermativi con gli altri in discoteca. Lo spinello è funzionale a stare nel gruppo. La ketamina è assunta per sopportare le fatiche, la cocaina per essere prestante e nell'affrontare la fatica e lo stress. L'uso delle sostanze è funzionale alla dimensione situazionale. Oggi le sostanze sono come il prontuario farmaceutico, se c'è una mal di testa allora si prende un antidolorifico, se c'è una festa si sniffa un po' di cocaina, se c'è da sballare allora si prendono allucinogeni.

 

http://leccoprovincia.it/

psiconautica.forumfree.it

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