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eroina

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COCAINA : DA FREUD ALLA COCA COLA. TUTTE LE PISTE DI UNA STORIA OCCIDENTALE

«Nel 2011 i consumatori di cocaina saranno circa 700mila, il 5% in più rispetto al numero di consumatori del 2008». Scriveva il Corriere della Sera quest'estate. E questo è solo uno dei continui articoli, inchieste, scoperte che i mezzi di informazione pubblicano quasi quotidianamente sulla cocaina. Come se il grande consumo della sostanza fosse stato scoperto soltanto adesso. Invece, quella della cocaina è una storia che non inizia neanche in questo millennio bensì si perde nella notte dai tempi. Recentemente le nuove tecnologie hanno potuto trovare traccia nei capelli di mummie cilene del 2000 a.c. della presenza di benzoilecgonina, un metabolita della cocaina. Al nostro secolo si deve tuttavia l'uso degli effetti per la ricreazione, il proibizionismo, ma soprattutto il grande volume d'affari.

 

(finanzainchiaro.it, 31/12/09)Nel 1884 il dottor Sigmund Freud pubblica un volumetto a lui tanto caro Uber Coca . Il padre della psicanalisi racconta con molto entusiasmo, la scoperta di questa sostanza sperimentata su sé stesso per curare la depressione. In una lettera del 21 aprile del 1884 così racconterà alla fidanzata: «Ho letto della cocaina (….) Me ne sto procurando un po' per me e poi vorrei provarla per curare le malattie cardiache e gli esaurimenti nervosi…». Purtroppo però la natura è crudelmente avara nel dispensare il piacere. Più l'esperienza è eccitante, più il cervello soffre quando si rende conto che è già finita. Con il passare del tempo, Freud si accorge che ci volevano dosi sempre più forti o più frequenti per ottenere lo stesso risultato tanto che molti dei suoi pazienti finirono per assuefarsi. Così come il patologo e suo amico Ernst Fleischl, che diventerà tristemente noto alla storia come il primo caso di psicosi cocainica. Tuttavia Freud una cosa l'aveva capita molto bene: la possibilità di sfruttare questa sostanza per trarne un profitto, il suo sogno era quello di comprarsi finalmente una casa. E molti dopo di lui seguirono questa strada. Così il giovane chimico corso Angelo Mariani che a Parigi produsse quell'ottimo vino con estratti di coca che tanto Papa Leone XIII raccomandò per le messe cantate apparendo addirittura in un manifesto per farne pubblicità; mentre l'intraprendente farmacista americano John Pemberton che produsse una delle bevande ancora più bevute al mondo: la Coca cola. Ogni bottiglietta, prima del proibizionismo, conteneva l'equivalente di una piccola dose di cocaina. «Oggi la cocaina vale più del suo peso in oro. Il suo prezzo è all'origine circa il quattro per cento del prezzo di vendita al dettaglio» scrive il docente di Farmacologia di Cagliari, Gian Luigi Gessa nel suo libro Cocaina (Rubbettino, 2008), che aggiunge come «La rivista Fortune colloca l'industria della cocaina illegale al settimo posto nella lista delle cinquecento maggiori imprese economiche, tra Gulf Oil e Ford Motor Company». Nel 2003 le vendite della sostanza nelle strade americane hanno raggiunto i 35 miliardi di dollari. E non appena il mercato statunitense si è saturato, quelli in Europa si sono mostruosamente aperti. Tanto che oggi la cocaina non è più esclusiva degli strati abbienti della società, non è appannaggio di fotomodelle o imprenditori, oggi si trova raccolta in "pezzi", appallottolata nelle tasche della gente comune, nelle borsette delle signore, nei portafogli del lavoratori, negli zaini degli studenti, nella cassaforte dei politici, ovunque. Ne hanno trovato percentuali imbarazzanti perfino nelle acque dell'Arno e residui in quasi tutte le banconote che maneggiamo. Pippata, scaldata, tagliata, fumata oggi la cocaina viene usata indistintamente con o senza permesso di soggiorno, con o senza contratto a tempo indeterminato, ricco o povero, uomo o donna che sia. A fronte di una politica del guadagno folle che sta giustificando militarizzazioni e politiche proibizioniste che riempiono le galere.

Potremmo dire che è tutta colpa degli inca? Gli abitanti dell'area compresa tra Colombia, Perù e Bolivia, dove si producono i tre quarti della cocaina del mondo, masticano foglie di coca da migliaia di anni. Non solo per le sue proprietà stimolanti - che cancellano la fatica e danno l'energia necessaria per affrontare le ripide salite nell'aria rarefatta di quella regione montuosa - ma anche per le sue qualità alimentari, poiché le foglie contengono vitamine e proteine. Poi arrivarono i conquistadores con il loro divieto definendola "uno strumento del diavolo", per poi scoprire che senza quel "dono degli dei" gli indigeni non riuscivano a lavorare nei campi o a estrarre l'oro. Improvvisamente la coca fu legalizzata e anche tassata e gli invasori cominciarono a tenere per sé un decimo dei raccolti. Le foglie erano distribuite ai contadini tre o quattro volte al giorno, durante le pause dal lavoro. Addirittura la chiesa cattolica cominciò a coltivarla. Poiché le foglie sopportavano male il viaggio venivano esportate in Europa solo sporadicamente, così negli Stati Uniti, come nel Vecchio Continente ben presto arrivò la sostanza lavorata e in polvere. Una storia che però si ripete ancora oggi. Nel 2006 il regista Andrea Zambelli si reca in Colombia per un progetto di alfabetizzazione comunicativa, qui realizza Mercancia , un documentario che segue tutto il processo di "fabbricazione" di questa sostanza nella regione del Magdalena-Medio, nei vari passaggi di produzione fino alla pasta. Ma soprattutto raccoglie il racconto degli stessi contadini e si sofferma sui gruppi paramilitari che gestiscono gli scambi della cocaina fra campesinos e narcotrafficanti. Dalla raccolta della pianta fino alla raffinazione ogni passo viene tassato dai gruppi paramilitari come una qualsiasi transazione economica.

In venti velocissimi minuti, il regista mostra l'esistenza di una piccola comunità di coltivatori dalle tradizioni salde e dalla vita rurale. Nulla di più distante, dunque, da ciò che nel nostro immaginario può rappresentare un narcotrafficante. Nessun campesinos, infatti, è consumatore o fruitore della cocaina, né partecipe, se non in minima parte, degli incredibili guadagni legati al commercio di questa sostanza. In questi paesi, costretti spesso a lavorare nei campi di coca per poter sostentare le proprie famiglie, i contadini tramandano di padre in figlio la tradizione per la raccolta e la preparazione della pasta.

L'opprimente condizione imposta dai narcotrafficati e i metodi brutali di repressione dei paramilitari impediscono la formazioni di oppositori e i pochi sindacalisti che coraggiosamente si mettono contro di loro vengono spesso messi a tacere. Ed è proprio questo il problema principale: il guadagno. Nelle nazioni di produzione un grammo di cocaina (come reso noto dalle Direzioni internazionali per la lotta alla droga) viene pagato un euro per una purezza pari al 95%. Sul mercato occidentale bene che va viene rivenduta con soltanto il 25-30% di principio attivo, con un guadagno del 1.200%.

Del resto Roberto Saviano in Gomorra ci parla di un «fatturato 60 volte superiore a quello della Fiat». E questo solo in Italia. Sarà per questo che la cocaina viene chiamata "il petrolio bianco", il vero miracolo del capitalismo contemporaneo, in grado di superare qualsiasi crisi economica. Così i mercati crollano e il prezzo della cocaina in Occidente scende ma non quello del fatturato. Un vero affare. ( Fonte: liberazione.it)

Autore: Cristina Petrucci

Sesso droghe e sballi

Per molte persone il sesso è ormai legato al consumo di droghe. Quasi una conditio sine qua non, il che la dice lunga, credo,  sulle difficoltà di relazione che abbiamo nei nostri tempi.

I famosi sballi del sabato sera si basano principalmente sull’uso di droghe così dette “ricreazionali“, cioè che riescono a facilitare  i rapporti sociali, a vincere inibizioni e tabù e a far apparire tutto più facile, tutto più desiderabile.

In uno studio spagnolo appena pubblicato sono stati intervistati 100 ragazzi, ai quali è stato chiesto di compilare un questionario per raccontare le proprie esperienze sessuali, l’uso di droghe ricreazionali, l’abitudine di frequentare discoteche, pub, bar ecc nel week end.

Risultato: l’alcol è sicuramente la droga più popolare (soprattutto per iniziare l’incontro sessuale, per le esperienze più inusuali o particolarmente “hot”, per prolungare l’atto sessuale o accrescere il desiderio). Per avere migliori prestazioni sessuali però i ragazzi hanno affermato di ricorrere preferibilmente alla cocaina.

La Cannabis sembra invece poco popolare per lo sballo del sabato sera, in quanto ha effetti rilassanti, che portano più verso il sonno che verso l’eccitazione. L’ecstasy viene scelta principalmente per rimanere attivi e per divertirsi, ma non per migliorare le performances sessuali.

Le ragazze usano l’alcol più dei ragazzi, soprattutto per accrescere il desiderio, oppure quando vogliono fare del sesso “strano”, o per prolungarne la durata.

blog.donnamoderna.com

via: Psiconautica

Droghe, cattivi maestri e pessimi governanti

Claudio Cippitelli commenta la vicenda sanremese di Morgan e i test ai parlamentari per la rubrica di Fuoriluogo pubblicata sul Manifesto il 26 febbraio 2010. Altri commenti

 

Vicenda Morgan. Chissà se al sottosegretario Giovanardi piacciono i Beatles. Forse sì, a chi oggi non piacciono i Beatles? Se, per incanto fosse stato possibile avere come ospiti i Beatles a Sanremo 2010, chissà se il sottosegretario Giovanardi si sarebbe opposto. Le ragioni ci sarebbero; ad esempio, il 24 luglio 1967 i quattro di Liverpool acquistano uno spazio sul Times, ci mettono le loro facce e scrivono: “the law against marijuana is immoral in principal and unworkable in practice”, firmato i Beatles, Brian Epstein e un lungo elenco di scrittori, artisti e politici. Cattivi maestri? Cattivissimi, visto che consumavano anche eroina, cocaina e Lsd. Eppure, temo che al Dipartimento politiche Antidroga molti amino ascoltare Charlie Parker (eroina, anfetamine), David Crosby (cannabis, cocaina, Lsd), da giovani abbiano letto Charles Dickens (oppio), Victor Hugo (hashish) o Robert Luis Stevenson (cocaina, morfina) senza per questo essere diventati drogati. Un principio laico, liberale, di buon senso, invita distinguere i comportamenti dalle opere: si possono amare i film di Peter Fonda, i libri di Ernest Junger, l’opera di Papa Leone XIII e criticare il loro uso di droghe. Magari avessimo potuto  ascoltare la voce di Fabrizio D’Andrè a Sanremo, a prescindere se rispetto all’alcol fosse o non fosse un buon maestro.   Vicenda test. Agli inizi degli anni 2000, su invito dell’Istituto Superiore di Sanità, il progetto Monitor della Regione Lazio ha contribuito a testare l’analisi del capello in soggetti consumatori di sostanze psicotrope. Ci sembrava un’ottima occasione per dotarci di uno strumento che restituisse consapevolezza a coloro che incontravamo nei contesti dell’intrattenimento notturno, mettendoli di fronte ai loro consumi rilevati nell’arco di un ampio periodo, aprendo così la possibilità di una eventuale riconsiderazione o moderazione delle loro condotte. Nei locali da ballo dove l’équipe di Monitor interveniva, veniva chiesto ai ragazzi di affidarci campioni di capelli (o peli, in presenza di skin) e di darci un nickname con il quale identificare il risultato. Appena pronta la risposta, nei medesimi locali di prelievo venivano approntati dei cartelli con i diversi nickname e l’esito dell’indagine: i ragazzi, messi di fronte  alla loro realtà di consumo,  avviavano insieme agli operatori una riflessione sulla loro salute, fuori da logiche punitive o stigmatizzanti, nella prospettiva dell’empowerment delle persone e dei gruppi. Inoltre si faceva ricerca: davanti al diffondersi delle pratiche di policonsumo, attraverso le analisi si raccoglievano dati importanti sulla qualità e quantità di tale fenomeno. Insomma eravamo convinti di fare scienza, aumentando la consapevolezza individuale degli assuntori e aprendo nuovi ambiti di conoscenza sul consumo di stupefacenti. Mai avremmo immaginato che l’analisi del capello si sarebbe ridotta ad una mera pratica repressiva e, in questi giorni, allo spunto per una farsa: su invito di  Carlo Giovanardi, 232 parlamentari si sottopongono al test, ovviamente convinti di non risultare positivi: ma tra di loro una/o si sbaglia. A parte le paginate di giornale, e le tante foto accigliate del sottosegretario, le conseguenze per costei/costui saranno nulle, a differenza di quelle in cui incorreranno 27 ragazzi, tra i  17 e i 23 anni, svegliati alle 3 del mattino nelle loro abitazioni di Monfalcone dalle Forze dell’Ordine e condotti al pronto soccorso per sottoporsi “volontariamente” ai prelievi per il test antidroga. Della vicenda ha scritto Giorgio Bignami su fuoriluogo.it, sottolineando “il clima non certo idillico di quella notte, quando neanche uno dei 27 esercita il diritto di rifiuto dei test, quando gli operatori di pronto soccorso fanno zitti e buoni il loro dovere”. Penso sia utile sottolineare che, mentre in gran parte della sanità i test sono pratiche fortemente incoraggiate dai medici ed adottate volentieri dalle persone in quanto strumenti fondamentali per la prevenzione delle patologie gravi, solo nel campo degli stupefacenti dismettono la loro valenza di cura per assumere un profilo esclusivamente di controllo e repressione. In alcuni casi, e in alcuni palazzi,  diventano motivo di burla.

 

dal Manifesto

Droghe e riduzione danno. Giovanardi: falsita' associazioni per contrastare iniziativa Ue

Il Dipartimento Politiche Antidroga risponde a Forum droghe, CNCA, Gruppo Abele, LILA che, con una lettera alla Presidenza spagnola, 'hanno tentato di condizionare il contributo della delegazione italiana al Gruppo Orizzontale droga in materia di riduzione del danno'. Lo riferisce una nota sottolineando che 'l'iniziativa non ha pero' trovato alcun accoglimento tanto che, al termine dei lavori, e' stato possibile trovare una posizione comune e bilanciata tra tutti gli Stati membri sulle politiche di prevenzione delle patologie correlate alla tossicodipendenza'. 'Contrariamente a quanto affermato dalle ONG - chiarisce il sottosegretaio con delega alle tossicodipendenze, Carlo Giovanardi -, il documento presentato a Bruxelles dal Dipartimento antidroga, non solo e' stato sottoscritto dalle piu' importanti ONG italiane (sia degli operatori del pubblico che del privato sociale), ma, correttamente, riporta anche le posizioni contrarie delle citate ONG in ordine all'esclusione da qualsiasi impiego delle cosiddette 'camere del buco', sulla somministrazione controllata di eroina e sul pill testing'. E ricorda che 'il documento sulla Prevenzione delle Patologie correlate del Dipartimento e' basato sulle evidenze scientifiche piu' aggiornate e su un approccio che mette al centro degli interventi la persona tossicodipendente e la necessita' di non rinunciare mai alla sua completa riabilitazione e reinserimento sociale e lavorativo. Ecco perche si ritiene, concordemente con la maggioranza delle ONG italiane, che le 'camere del buco', la somministrazione di eroina e altre azioni della cosiddetta riduzione del danno siano da respingere con fermezza. Nessun pregiudizio ideologico, ma una posizione determinata nel non relegare la persona tossicodipendente in squallide condizioni di dipendenza cronica, umanamente non accettabili e scientificamente non corrette. Infine - conclude - viene da chiedersi perche' i responsabili di queste associazioni, chiamati, peraltro, a concertare le politiche sulle droghe del Governo precedente, non abbiano provveduto, nei due anni della scorsa legislatura, a introdurre nell'Ordinamento e realizzare le misure che adesso reclamano a gran voce'.

info albumina

Ciao Tiziana, abbiamo spostato la tua domanda nelle Domande agli Operatori.

Dove pubblicheremo anche la risposta.

Il motivo di questo nostro intervento lo puoi leggere due articoli qui sotto.

Grazie

La Redazione

Danni sulle capacità mnemoniche provocati dall’uso di ecstasy

L’impatto dell’uso di sostanze psicotrope sulla memoria è un argomento ricorrente quando si parla dei danni che le droghe provocano sulle capacità cognitive degli utilizzatori. Un gruppo di ricerca guidato dal Professor John E Fisk, della scuola di psicologia presso la University of Central Lancashire, nel Regno Unito, si è occupato di indagare gli effetti dell’assunzione di ecstasy e di altre droghe sulla memoria. In particolare la memoria prospettica, coinvolta nel ricordare le cose pianificate e da fare nel futuro, come ad esempio partecipare ad una riunione, ricordarsi di vedere un amico o di riferire un messaggio. La ricerca pubblicata sulla rivista Journal of Psychopharmacology, sottolinea come la maggior parte degli studi presenti in letteratura si avvalgano di sistemi di misurazione delle capacità cognitive e mnemoniche come i questionari di autodescrizione degli effetti derivanti dall’uso di droghe sulla memoria. Gli autori ritengono che tali strumenti potrebbero comportare una distorsione dei risultati, in quanto gli utilizzatori di sostanze potrebbero sovrastimare eventuali deficit cognitivi. I ricercatori propongono dunque uno studio che preveda l’uso di tecniche di laboratorio allo scopo di permettere un confronto dei dati con quelli ottenuti dall’autovalutazione. All’indagine hanno preso parte degli studenti universitari, nello specifico, 42 utilizzatori di ecstasy o policonsumatori di ecstasy e altre droghe (14 maschi e 28 femmine) e 31 non utilizzatori di droghe (5 maschi e 26 femmine). Dopo aver registrato il loro comportamento rispetto alle droghe (inclusi tabacco, cannabis ed alcol), i partecipanti sono stati sottoposti sia a questionari che ad esercitazioni di laboratorio. I questionari comprendevano domande sulla loro memoria, come ad esempio, quante volte dimenticavano di fare qualcosa nell’arco di un certo periodo di tempo o quotidianamente. Nei test di laboratorio invece, erano impegnati in veri e propri esercizi dove ad esempio, dopo aver ascoltato un certo numero di parole, dovevano trascrivere tutte quelle che riuscivano a ricordare. I risultati hanno evidenziato deficit della memoria negli utilizzatori di droghe, sia nei test di autovalutazione che nei test di laboratorio. I dati di laboratorio inoltre, dimostrano che questi deficit sono reali e non derivano da una percezione distorta che i soggetti possono avere delle proprie performance cognitive.

fonte DRONET.org

comunicazione della redazione

Al nostro lettore che aveva postato qui la domanda “Io da più o meno un mese, facevo uso di cannabinoidi (più o meno tre canne al giorno). Dal 25 di gennaio non ho più fatto uso di questa sostanza…….” di oggi 4 marzo ed a tutti i nostri lettori.

Vi preghiamo di non pubblicare le vostre domande in area CONTENUTI.

Questa zona è dedicata ad articoli, siti, esperienze ecc. sulle sostanze.

Le domande possono essere postate come commento ad argomenti simili, o - per noi molto meglio per poterle più efficacemente e rapidamente gestire - in DOMANDE AGLI OPERATORI.

Grazie per l'attenzione.

Per il lettore di cui sopra: abbiamo noi provveduto a spostare al tua richiesta in DOMANDE AGLI OPERATORI dove a breve potrai leggere la risposta.

 

 

Per gli uomini le curve femminili sono come una droga

http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/gente/show-me/esterne031042290307104606.jpg(In-dies.info) Sugli uomini, le curve delle donne hanno gli stessi effetti della droga. La vista di seni e glutei attiva gli stessi centri del piacere che si attivano con gli stupefacenti. A spiegarlo  uno  studio che ha coinvolto 14 uomini, dell'età media di 25 anni. Negli esperimenti, gli scienziati hanno mostrato sette donne. Poi hanno ritoccato le stesse ridistribuendo il grasso: il tessuto adiposo, preso dalla vita, veniva messo su seno e natiche, mentre il peso delle donne rimaneva lo stesso.Tramite il controllo radiodiagnostico i ricercatori hanno poi esaminato il cervello maschile, prima e dopo l'intervento sulle donne, e hanno rilevato che le curve femminili attivavano le parti del cervello associate al piacere e quelle parti cerebrali che si eccitatano con droghe e alcol.Secondo gli esperti, ciò si spiega col fatto che determinate proporzioni siano nella donna indice di buoni geni.

I nuovi dati potranno anche a capire la dipendenza dalla pornografia o di fare delle analisi sulle infedeltà.La ricerca è stata fatta al Georgia Gwinnett College ed è stata diretta dal professor Steven Platek. I risultati sono stati pubblicati su "Public Library of Science (PloS) ONE".

Canzoni e cocaina: i cattivi maestri della musica

(www.wuz.it) Il caso Morgan ha rilanciato un tema che in realtà è presente nella musica in generale e in quella pop-rock in particolare, da decenni.

LSD, eroina e cocaina (ma le droghe in generale) sono state al centro di decine di canzoni, tante da non poterle ricordare tutte.

 

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