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Novità

Una molecola killer ha ucciso 27 eroinomani

Dall'Afghanistan a Torino: la strage l'estate scorsa

massimo numa, lastampa

E’ stata una strage, e ora sappiamo esattamente il nome dell’eroina-killer: 6-Mam. Uno stupefacente oppioide che contiene un’alta concentrazione di monoacetilmorfina. Ha un’azione violentissima, appena entra in circolo attraversa la barriera ematoencefalica. E uccide. Il dottor Giovanni Serpelloni, direttore del Dipartimento per le politiche contro le droghe della presidenza del Consiglio spiega le cause dell’epidemia di morti per overdose, avvenuta nell’estate 2009 in provincia di Torino. Dice: «Un fatto quasi senza precedenti»: 27 morti in 45 giorni. E adesso, completati e incrociati tutti i dati è stata individuato il tipo di sostanza e il luogo di produzione: l’Afghanistan. La molecola assassina, individuata dai laboratori della Scientifica e dai risultati degli esami post-mortem, si pensava fosse il «catrame nero», un tipo di droga pesante prodotto in Messico. A Milano, poco prima, alcuni pusher messicana aveva trattato una partita di «black tar», catrame nero, provocando la morte di alcuni tossicodipendenti. Ma la 6-Mam non ha origini sudamericane. Si tratta di una partita di eroina afghana, prodotta nel cuore delle coltivazioni d’oppio dai racket locali, dai «signori della guerra», forse dai Talebani. Poco importa. La 6-Mam, una volta iniettata, arriva subito al cervello, saltando quella di reazioni chimiche che trasformano - in una situazione normale - l’eroina in morfina. La dose a base di 6-Mam può uccidere quasi all’istante soggetti che, per esempio, sono appena usciti da una comunità di recupero o dal carcere. È uno stupefacente oppioide che contiene un’alta concentrazione di monoacetilmorfina. Una molecole violentissima che appena entra in circolo attraversa la barriera ematoencefalica. «Alcuni cadaveri sono stati trovati con ancora le siringhe conficcate nelle braccia. Una morte fulminea. Il tempo di assimilazione della molecola è di pochi secondi, molto più veloce dell’eroina», spiega il direttore del Dpa. Ancora: «Allora, non fu perso un solo istante. Decidemmo di istituire il livello di massima allerta 24 ore dopo avere ricevuto, dagli organismi locali, i dati sul numero e sulle circostanze dei decessi. Ma il caso Torino è stato unico in Italia, in quel periodo, e ci ha consentito di studiare a fondo ogni dettaglio di questa vera e propria strage». Gli esperti del Dpa hanno ricostruito il percorso della droga. Con un interrogativo rimasto in sospeso: come mai quella partita di eroina afghana, transitata attraverso i Balcani e finita in mano ai pusher africani che controllano il mercato della droga pesante, conteneva in percentuali elevatissime la 6-Mam? «Potrebbe essere un fatto accidentale, un problema di produzione o di cattiva conservazione», dicono. Oppure un gesto consapevole dei narcos, che hanno inviato nel circuito dello spaccio in Europa, la micidiale eroina-killer. Ipotesi. Una vendetta nata all’interno del racket che controlla il traffico di oppio e i laboratori chimici, i trafficanti e i mediatori, oppure un piano preciso, con lo scopo di provocare vittime tra i consumatori europei. «Impossibile ricostruire questo tipo di scenari, noi possiamo solo accertare il tipo di sostanza utilizzata, le caratteristiche chimiche, le aree di provenienza. E cercare di evitare, in futuro, con la prevenzione, una catena di morti di queste dimensioni spaventose». E adesso in Europa scatta anche l’allarme antrace. In Scozia l’eroina contaminata ha giù ucciso cinque volte mentre altre partite di droga sono state tagliate con antiparassitari e veleni veri e propri. Che hanno provocato un’interminabile catena di lutti. I carabinieri e il pm Andrea Padalino, a luglio, avevano aperto un’inchiesta i cui risultati, sul fronte delle analisi della sostanza killer, sono stati ora confermati anche dai laboratori del ministero.

FUMO: GIOVANARDI, VIETARLO ANCHE NEGLI STADI

 

(AGI) - Divieto di fumo anche negli spazi aperti di assembramento, a partire dagli stadi. E’ la proposta del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Carlo Giovanardi, intervenuto a un dibattito organizzato dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori nella ricorrenza del quinquennale dell’entrata in vigore della Legge “antifumo”. “Anche allo stadio, sebbene sia uno spazio aperto - ha spiegato Giovanardi - chi non fuma e’ vittima del fumo degli altri. Mi sembra necessario quindi estendere la legge Sirchia anche agli stadi e ai luoghi di assembramento”. Una proposta lanciata dal presidente della Lilt, Francesco Schittulli, secondo cui “negli stadi andrebbero predisposte delle aree specifiche per fumatori. Non e’ giusto che in due ore di partita chi non fuma si sorbisca il fumo passivo”.

 

Rototom EXODUS

Rototom EXODUS

Sfrattato dal Friuli, il festival reggae più grande d'Europa si trasferisce in Spagna. Nel mirino delle autorità, con il presidente Filippo Giunta indagato per via della legge Fini-Giovanardi sulle droghe, l'evento ecologista, antirazzista e antiproibizionista che ogni estate porta 150 mila persone a Osoppo. «Eravamo un antidoto alla crisi, ma in Italia non è più possibile fare nulla». È l'ennesimo segnale del declino culturale dell'ormai ex Belpaese. Quest'anno aveva ospitato Beppino Englaro e Ignazio Mar

Fonte: il manifesto, di Giorgio Salvetti 08/01/2010

 Olé. Si va in Spagna. Il Rototom Sunsplash, il più grande festival reggae d'Europa se ne va dall'Italia. La manifestazione da 16 anni porta nel nostro paese i più grandi artisti della musica giamaicana. E' arrivata a contare 160 mila presenze che ogni estate hanno condiviso dieci giorni di pace e musica nel parco del Rivellino a Osoppo, in provincia di Udine. Ora ha deciso di espatriare.      Tutto il mondo farebbe a gara per ospitare un evento come questo, non fosse altro per l'enorme ricaduta economica. Ma il Rototom è troppo libero e indipendente. E allora va combattuto con ogni mezzo. Almeno da queste parti. Questo lo si sapeva da tempo. Ma nessuno poteva immaginare che si sarebbe addirittura arrivati a indagare Filippo Giunta, il presidente dell'associazione che organizza il Sunsplash, in base alla legge Fini-Giovanardi sulle droghe. Lo ha fatto questo autunno il pm Giancarlo Buonocore della procura di Tolmezzo, su imboccata dei carabinieri di Udine, aggrappandosi ad un articolo della legge liberticida in materia di stupefacenti. Filippo Giunta è accusato di avere violato la norma che colpisce «chi adibisce un luogo al consumo di droghe». E siccome la cultura Giamaica «agevola» l'uso di marijuana, secondo gli inquirenti rischia da 3 a 10 anni di carcere.      La mossa repressiva fa perdere all'Italia una delle poche manifestazioni musicali capaci di suscitare interesse fuori dai nostri confini. Ma soprattutto costituisce un precedente allarmante. In pratica, in base a questo cavillo giuridico-repressivo, ogni concerto (o discoteca, dj set, iniziativa indesiderata, indipendente, etc...) potrebbe essere chiuso per legge. Ne parliamo con il diretto interessato, Filippo Giunta.      Allora ve ne andate davvero?      Siamo continuamente oggetto di una repressione che ci spinge ad andarcene, però non rinunciamo a combattere questa battaglia. Tutti gli atti dell'inchiesta a mio carico sono inconsistenti. Forse, se mi fossi prostrato e avessi lasciato mano libera ad altri sulla gestione e i controlli delle persone che vengono al Rototom, avrebbero fatto cadere questo assurdo attacco giuridico. È la nostra indipendenza, forse, la cosa che più infastidisce. Fatto sta che a queste condizioni siamo noi che decidiamo di andare via. Si tratta di una nostra scelta politica che abbiamo preso in piena libertà senza accettare intimidazioni. L'Italia non si merita il Rototom. La Spagna sì.      Come sei messo con la legge?      Nel frattempo ho ricevuto un altro avviso di garanzia per contravvenzione dell'articolo 681 del codice penale.      Cosa hai fatto questa volta?      Pare che nel 2008 due tende su 5000 ostruivano una via di accesso... In pratica non avrei seguito alla lettera le prescrizioni e sono indagato dalla procura di Tolmezzo per apertura abusiva di luogo di pubblico spettacolo e intrattenimento.      E per quanto riguarda la cannabis?      Sono sotto accusa per l'articolo 79 della legge Fini-Giovanardi perché la cultura rasta sostiene l'uso di cannabis e siccome il Rototom è una manifestazione sulla cultura giamaicana allora sono equiparato a uno specie di spacciatore «culturale».      Hai altre pendenze o basta così?      Sono accusato in concorso con il sindaco di Osoppo per falso in atti pubblici. In pratica, per una griglia non autorizzata dei ristoratori che operano all'interno del festival, la commissione provinciale di Udine ci ha imposto di cambiare dei forni in tempi brevissimi, altrimenti ci avrebbero chiuso. Il sindaco di Osoppo, con una commissione ristretta, ci ha dato il permesso per aprire e per questo ora viene accusato. Inoltre, sempre in concorso con il sindaco, sono accusato per l'apertura di un campeggio non autorizzato all'esterno del festival. Si trattava invece solo di una zona di sosta temporanea gratuita in attesa di fare entrare le persone nel campeggio ufficiale del Rototom. Anche questa è un'accusa assurda. D'altronde non avremmo alcun interesse a far campeggiare le persone all'esterno piuttosto che nel nostro campeggio a pagamento.      Insomma sei considerato come un delinquente...      Sì. E stiamo parlando di un festival che dura dieci giorni con 150 mila presenze, stand gastronomici e delle associazioni, un campeggio, centinaia e centinaia di lavoratori e artisti che si esibiscono. Si tratta di un'organizzazione enorme e molto impegnativa. Concentrarsi su una griglia e due tende significa volerlo chiudere con qualsiasi pretesto.      Chi è venuto a trovarvi l'estate scorsa?      L'ispettorato del lavoro ha mandato un furgone con nove persone che hanno fatto una multa di 6 mila euro a un'associazione di Modena perché al loro banchetto c'era un volontario non tesserato, e hanno contestato 15 nostri lavoratori (ne assumiamo migliaia ogni anno) perché non riuscivamo a dargli con precisione la data del fax che avevamo regolarmente mandato all'ufficio dell'Inps... Poi sono venuti i carabinieri dei Nas. E anche i Noe, come se non fossimo «ecologici» proprio noi, che siamo siamo tra i 15 green festival d'Europa... Sono venuti perfino dei vigili di altri comuni che se la sono presa per una allacciatura di un bagno, che secondo loro non era a norma. E ancora. I vigili del fuoco e la Finanza che dopo due ore di controlli è riuscita a fare una multa per uno scontrino mancante.      Insomma, una persecuzione. Ma da parte di chi?      Sappiamo che a capo di questo atteggiamento repressivo c'è il tenente dei carabinieri Fabio Pasquariello, comandante del reparto investigativo di Udine; lo stesso che qualche settimana fa, sempre grazie all'intervento del pm Bonaccorso, ha chiuso il Triblinka, l'unico centro sociale di Udine. E' accaduto nonostante il parere contrario del sindaco Furio Honsell. Ma questi due personaggi sono solo la manovalanza in un clima politico che è cambiato da quando due anni fa in Friuli ha vinto la destra. Il vicepresidente del Regione, Luca Ciriani (An), ha comprato paginate sui giornali locali per attaccare il Rototom dicendo che è «dei comunisti». Noi abbiamo creato un servizio di sicurezza sempre più efficace pronto a collaborare con le autorità, ma da parte loro si è scelta la via della repressione.      Ti riferisci solo alle autorità locali?      Non credo ci sia un mandante più in alto. Non ce n'è bisogno. Credo che anche in questo caso sia il clima generale. Di fatto la situazione nazionale permette e incentiva questi comportamenti dei politici locali che si sentono autorizzati ad agire in questo modo.      Non è la prima volta che subite attacchi repressivi, perché proprio adesso avete deciso di espatriare?      Nel 1999, quando il Rototom si svolgeva a Lignano, la stazione è stata blindata da due ali di poliziotti che perquisivano tutti gli spettatori. Ma allora non avevamo contro la politica. Il sindaco di Lignano era in ferie e la location in effetti era un'area turistica più adatta alle vacanze delle famiglie. Per questo abbiamo cambiato sede.      E gli abitanti di Osoppo, invece, come vi hanno accolti in tutti questi anni?      Su 16 edizioni del festival, 10 si sono svolte ad Osoppo. Gli abitanti sono sempre stati dalla nostra parte. Hanno formato un comitato pro Sunsplash che conta 5 mila aderenti su una popolazione di 2 mila abitanti. 100 commercianti, ossia tutti, hanno scritto una lettera al presidente della Regione, Renzo Tondo, insieme a tre sindaci. Non hanno avuto risposta. Il Sole24Ore ha stimato che la ricaduta economica del Rototom sul territorio va dai 5 ai 7 milioni di euro all'anno: fanno 50 milioni in 10 anni! Diamo lavoro ogni anno a 2000 persone.      E voi quanto guadagnate?      Siamo un'associazione culturale non a scopo di lucro. Non distribuiamo utili. Non abbiamo sponsor e agganci ne politici né con i media. Quello che guadagna il festival serve a organizzare il prossimo festival. Il resto va a finanziare progetti di solidarietà, per esempio in Brasile o per Emergency. Quest'anno metà del compenso del mitico Bunny Wailers, fondatore del gruppo di Bob Marley, finanzierà un progetto in Etiopia. E l'altra metà ha finanziato l'apertura di una sala prove in Abruzzo. Due anni fa abbiamo avuto il riconoscimento del governo della Giamaica.      Dopo il tuo avviso di garanzia chi è stato dalla vostra parte?      Migliaia di persone ci hanno scritto e hanno aderito alla campagna «Io agevolo» collegandosi al nostro sito internet. Ci hanno scritto tutti i maggiori artisti del reggae e della musica, ma anche delle spettacolo. Tra gli italiani ci hanno sostenuto Peppino Englaro, Moni Ovadia e tanti altri. Il 13 novembre abbiamo fatto un concerto in piazza a Udine intitolato «Non processate Bob Marley», sono intervenuti tantissimi artisti e in collegamento c'era anche Beppe Grillo.      Sindacati e partiti di sinistra e centrosinistra?      Solo la Cgil locale si è espressa, per il resto silenzio. Hanno paura di prendere posizione. Noi abbiamo il sostegno dei cittadini e degli artisti ma la politica o tace o ci vuole chiudere. Ormai c'è uno scollamento evidente tra politica e paese reale.      E i media hanno coperto la notizia?      Poca roba, ha scritto il manifesto, Liberazione, il giornale di Sansonetti, un breve servizio su Raitre invece non è passato. Poi La Stampa, Il Fatto e un trafiletto sul Corriere della Sera, per il resto solo cronaca locale.      Come vi hanno accolto in Spagna?      Intanto da quelle parti la marijuana è considerata in modo diverso, sia da un punto di vista culturale che penale. Se ne può possedere una quantità personale fino a tre etti. E poi noi lì siamo visti come operatori culturali e non come potenziali delinquenti. Un Comune ci ha ricevuto come una vera e propria delegazione con tanto di gonfalone. In tempi di crisi come questi siamo visti come una manna perché diamo lavoro e facciamo girare l'economia, oltre che offrire musica e cultura. La domanda tipica che ci viene rivolta è: perché mai siete stati mandati via dall'Italia? Spiegare loro cosa sta succedendo da noi è quasi impossibile, e così me la cavo sempre con la stessa risposta: da noi c'è Silvio Berlusconi. Allora capiscono.      Insomma, tutta colpa di Silvio?      Ovviamente no. Adesso sembra che l'opposizione la faccia Gianfranco Fini... la realtà è che non c'è un'opposizione vera e questo non è un problema contingente ma una questione strutturale che non ci dà futuro. In Italia poi c'è un particolare accanimento contro i giovani. Siamo un paese vecchio.      Tornerete mai da queste parti?      Anche se dovessi venire assolto passeranno almeno due anni prima della conclusione delle indagini e della sentenza: questo significa renderci di fatto la vita impossibile per operare qui. E poi dovremmo trovare appoggio nelle autorità del Friuli, cosa che al momento mi sembra impossibile. E così abbiamo deciso di andare in Spagna, ma continueremo la battaglia perché in Italia anche chi sta organizzando qualche altra manifestazione, magari più piccola, e non ha ancora la possibilità di farsi sentire come noi, non debba più subire l'incredibile repressione che abbiamo subito noi nel silenzio generale.

 

http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_sta...

CALCIO E COCAINA

http://www.calciocampano.com/notizie/maradona.jpg - La Repubblica Sport- Da Diego Maradona e Claudio Caniggia nei primi anni '90 a Francesco Flachi, praticamente 20 anni dopo. Un fiume di cocaina ha percorso il calcio in tutto questo periodo: quasi mai per migliorare le prestazioni, quasi sempre per vivere una vita assolutamente fuori misura fatta di calcio solo in parte, e per il resto discoteche, donne, amicizie interessate e sbagliate. C'è chi non ha saputo gestire i propri successi e chi non ha saputo sopportare le proprie sconfitte. Questa storia di polvere bianca cominciò nel '91 con Edoardo Bortolotti che nel '91 fu squalificato per 15 mesi perchè trovato positivo mentre giocava col Brescia. Un brutto infortunio lo aveva gettato in depressione ed era caduto nel tunnell buio della coca. Un ritorno difficile ma soprattutto la difficoltà di tornare a una vita normale: il 2 settembre '95 Edoardo si tolse la vita gettandosi da un balcone della sua camera da letto a Brescia. Una tragedia.
Claudio Caniggia - l'attaccante argentino dai lunghi capelli biondi che fece gol anche all'Italia a Napoli nella semifinale di Italia '90 - prese una squalifica di 13 mesi il 22 aprile 1993. Giocava nella Roma e in nazionale (ma anche nel Boca Juniors) giocò insieme a Diego Armando Maradona... Famosa la storia di Angelo Pagotto - ex di Milan e Perugia - che nel ' 99 fu squalificato per 24 mesi. Fabio Macellari fu tra i pochi a confessare le sue colpe. Jonhatan Bachini, 34 anni adesso, ci è cascato più volte: prima mentre giocava col Brescia nel 2004-2005, e poi col Siena nel dicembre 2005: squalificato a vita. Morris Carrozzieri del Palermo è stato prima squalificato -ai tempi dell'Atalanta- per scommesse insieme a Flachi, e poi trovato positivo alla cocaina un anno fa: 2 anni di squalifica.

 

Continua su La Repubblica: http://www.repubblica.it/sport/calcio/2010/01/13/news/precedenti_doping_cocaina-1932227

 

Assemblea 2010 di Forum Droghe

Sabato 16 gennaio a Firenze (presso Circolo ARCI, piazza dei Ciompi 11) si terrà l’assemblea 2010 dell’associazione aperta a soci, sostenitori, compagni di strada di Forum Droghe e ai frequentatori di fuoriluogo.it.

 

Ecco la lettera di convocazione dell’assemblea 2010.

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA DI FORUM DROGHE 2010 Aperta a soci, sostenitori, compagni di strada di Forum Droghe, ai frequentatori di www.fuoriluogo.it

SABATO 16 gennaio 2010 dalle 11.30 alle 16 a Firenze presso Circolo ARCI, piazza dei Ciompi 11.

Il 2009 è stato un anno segnato dagli esiti, prevedibili ma non per questo meno drammatici, della linea politica governativa in materia di droghe e carcere, e della rigida applicazione della legge Fini Giovanardi: carceri fuori controllo, servizi delegittimati, conflitti istituzionali aperti – come quello tra stato e regioni, diritti dei consumatori calpestati, fino alla perdita della vita stessa, l’Italia che – in controtendenza con le timide ma reali aperture europee – si candida a gendarme europeo in alleanza con l’ONU, una distanza come mai prima dell’approccio politico da quello scientifico. Una distanza culminata nella Conferenza triennale di Trieste, luogo deputato alla verifica di politiche e servizi, dove la realtà delle cose è rimasta fuori dalla porta, con l’espulsione ideologica della riduzione del danno e il rifiuto ad ogni possibile valutazione degli esiti della legge 49 a tre anni dalla sua approvazione. Di contro, servizi, associazioni e reti nazionali non sono stati a guardare, anche se hanno scontato la difficoltà di una simile cornice legislativa e istituzionale, e la fragilità di chi si trova a dover immaginare nuove forme di azione e comunicazione: la ricerca indipendente – che anche Forum ha sostenuto, la formazione aperta all’innovazione e al confronto, le reti leggere e informali ma capaci di tessere confronto, la mobilitazione contro le morti assurde di tanti ragazzi e contro una situazione carceraria non più sostenibile, le pratiche innovative agite “dal basso”: tutto questo ha continuato ad aprire spiragli di pratica professionale, sociale e di movimento. La stessa scena internazionale ha registrato alcune aperture, che potrebbero essere di prospettiva: come la voce dell’Unione europea contro la linea dell’ONU, che è stata finalmente messa nero su bianco, e la decisa presa di parola dei paesi produttori, soprattutto latinoamericani, contro la cultura proibizionista dell’ONU che mira, attraverso un rinnovato imperialismo, a cancellare culture e pratiche millenarie.

Su questo ed altri aspetti degli scenari internazionali, Forum ha nell’ultimo anno moltiplicato la sua presenza. Per questo ci pare importante fare il punto, e meglio comprendere cosa si muove e sta cambiando a livello globale. Lo faremo, in apertura dell’assemblea, grazie all’intervento di Pien Metal del TNI-Transnational Institute, che presenterà e discuterà il Rapporto “Drugs and Democracy: Toward a Paradigm Shift , in cui la Commissione latino-americana sulle droghe e la democrazia – un organismo indipendente costituito da 17 personalità di spicco tra cui i tre ex presidenti Fernando Cardoso (Brasile), César Gaviria (Colombia) e Ernesto Zedillo (Messico) – afferma la necessità di una inversione di tendenza nelle politiche globali sulle droghe.

In seguito, faremo un bilancio delle diverse iniziative che Forum ha portato avanti nell’ultimo anno, discuteremo le prospettive e le iniziative per il 2010 e rinnoveremo le cariche dell’associazione.

Sul sito www.fuoriluogo.it ulteriori informazioni sull’incontro: ospiti, relatori, programma dei lavori.

A presto Susanna Ronconi

Italia, cresce il numero di fumatori

 

Cresce il numero di fumatori nel nostro paese: rispetto al 2008, quando si contavano 11 milioni di tabagisti, i fumatori hanno raggiunto quota 13 milioni nel 2009. Viene anche smentito il fatto che le donne fumino più degli uomini, quasi 6 milioni di fumatrici rispetto a 7 milioni di fumatori. La fascia di giovani-adulti che consuma più sigarette ha un’età compresa tra i 25-44 anni (32% dei casi), ma numerosa è anche la percentuale (29%) dei giovanissimi di 15-24 anni con consumi praticamente equivalenti a quelli che potenzialmente potrebbero essere i loro genitori (fascia d’età 44-64 anni). I dati sono stati diffusi dalla Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) che evidenzia come per la prima volta, a partire dall’introduzione della legge Sirchia nel 2005, si stia osservando un’inversione di tendenza e un aumento del numero di fumatori italiani. Il fumo di tabacco contiene prodotti tossici 400 volte più pericolosi rispetto alle polveri sottili dell’inquinamento urbanistico. Smettere di fumare rappresenta una scelta decisamente importante per la salute. Da qui il motto "Anno nuovo, aria nuova!", un appello che l'onlus lancia invitando i fumatori ad approfittare del 2010 per cambiare vita.

 

 

Fonte: Lega italiana per la lotta contro i tumori

Dronet

SPAGNA - Cocaina e' causa morte improvvisa nel 3% dei casi

La cocaina si nasconde dietro non pochi casi di morte improvvisa di giovani adulti; e non servono grandi quantita'; anche piccole dosi, spesso considerate innocue dall'ignaro consumatore, possono essere fatali. E' quanto emerge da uno studio pubblicato sull'European Heart Journal e condotto su una serie di casi di morte improvvisa avvenuti tra 2003 e 2006 in Spagna. Il 3,1% dei casi e' risultato legato all'uso di cocaina. Anche gli altri Paesi europei sono sicuramente nelle stesse condizioni, ha sottolineato il patologo che ha condotto lo studio, Joaquin Lucena, dell'istituto di Medicina Legale di Siviglia; per esempio Spagna e Italia hanno la stessa prevalenza di consumatori (lo stesso numero di consumatori in un periodo considerato), il 3% circa della popolazione adulta, quindi si puo' dedurre che anche in Italia un numero simile di casi di morte improvvisa sia ricollegabile alla cocaina. Gli esperti hanno considerato 666 casi di morte improvvisa e, sulla base di autopsia e analisi tossicologiche, hanno ricollegato all'uso di cocaina 21 di questi casi. Si e' trattato di maschi di eta' compresa tra 21 e 45 anni, tutti morti per problemi cardiaci. La dose risultata fatale varia da caso a caso, si va da un minimo di 0,1 milligrammi per litro di sangue a 1,5 milligrammi/litro. Quindi, hanno sottolineato gli esperti, tutti i consumatori sono a rischio perche' la dose fatale puo' essere anche molto piccola (ognuno reagisce in modo diverso alla stessa dose), soprattutto se trovata associata a alcol e fumo in un cocktail mortale, come nella grande maggioranza dei casi esaminati nello studio. 'Di fatto i nostri risultati dimostrano che il consumo di cocaina causa cambiamenti negativi al cuore e alle arterie che possono portare alla morte improvvisa', ha spiegato Lucena. In Europa ci sono circa 12 milioni di consumatori di cocaina, ha rilevato il patologo; Spagna, Italia e Gran Bretagna sono tra i paesi a prevalenza maggiore di consumatori. In particolare nel 2007 si stima che i consumatori di coca siano stati in Europa 3,5 milioni (ovvero il 2,4%) di giovani adulti, con la prevalenza maggiore (3%) registrata proprio in Spagna, Italia e Gran Bretagna. 'Quindi - ha concluso il patologo - non c'e' ragione di pensare che i casi di morte improvvisa riconducibili alla cocaina siano in numero differente in Italia e Gran Bretagna rispetto all'entita' del fenomeno documentata in Spagna dalla nostra ricerca'

 

aduc droghe

ECSTASY GENERATION

Locandina Ecstasy Generation Genere: CommediaTitolo originale: NowhereNazione: Stati Uniti, FranciaAnno produzione: 1997Durata: 82'Regia: Gregg ArakiCast: James Duval, Chiara Mastroianni, Debi Mazar, Christina Applegate, Guillermo Diaz, Traci Lords, Shannen Doherty, Rose McGowan, Mena Suvari

"Un episodio di Beverly Hills 90210 in acido" Così lo stesso regista descrive questo film, e c’è da credergli: basta leggere la trama qui sotto, che tratta di una vera e propria… Generazione di sconvolti Ecstasy Generation racconta, nell’inferno di una Los Angeles bruciata dal sole, il mondo perverso di un gruppo di studenti libidinosi e depravati: gli alti e bassi dell’amore, il sesso più sfrenato, le pratiche sadomaso, il consumo di acidi, i furti d’auto, gli omicidi e l’arrivo degli alieni. Dark Smith è disperatamente alla ricerca dell’amore, ma, sfortunatamente per lui, si imbatte sempre nella persona sbagliata: ha perso completamente la testa per Mel, ma lei non vuole legami duraturi con alcuna persona di sesso maschile, femminile o quant’altro. Dal regista di Doom Generation Un’opera strutturata come la parodia di una sit-com che si immerge criticamente nelle sottoculture giovanili, frulla colori e immagini in un montaggio iperattivo e allucinante, fa convivere il sarcasmo nichilista e il gusto dell'assurdo con una vena di straziante romanticismo: inesorabilmente trash in alcune situazioni, violento, spesso divertente e molto provocatorio, rappresenta forse lo stato dell’arte nel cinema indipendente dell’epoca.

 

fonte: spaziofilm

California: Assembly committee OKs bill to legalize marijuana

Assembly committee OKs bill to legalize marijuana January 12, 2010 | 10:52 am A proposal to legalize and tax marijuana in California was approved by a key committee of the Assembly this morning, over the dire warnings of police chiefs and prosecutors. The Public Safety Committee voted 4-3 to approve AB 390 by Assemblyman Tom Ammiano (D-San Francisco), who said the bill would provide tax revenue to the state and regulation of the drug. The new law includes a requirement that users be at least 21 years old. The measure next goes to the Health Committee, but proponents worried it would not be acted on by that panel by Friday's deadline, which would require the proposal to be reintroduced to be heard this year by the full Assembly. "The way it exists now is harming our youth,'' Ammiano said. "Drug dealers do not ask for ID. We need to regulate something that has gone chaotic, has resulted in carnage. I understand it's not everybody's cup of tea.'' Assemblyman Danny Gilmore (R-Hanford), a former CHP commander, said the $50 tax on each ounce of marijuana sold to pay for drug education and treatment is not worth the grief that will be caused by legalization. "We're going to legalize marijuana, we're going to tax it and then we're going to educate our kids about the harm of drugs. You've got to be kidding me,'' Gilmore said. "What's next? Are we going to legalize methamphetamines, cocaine?'' The measure was opposed in testimony today by several police chiefs and law enforcement officials including Bob Cooke, former president of the California Narcotics Officers Assn., who predicted it would lead to an increase in crime. "The mere consideration of an attempt to trade human misery for tax dollars smacks of the cynical throwing away of countless human beings,'' Cooke told the committee. It is estimated that the bill would generate $1.3 billion a year in taxes and marijuana cultivation fees. --Patrick McGreevy in Sacramento

http://latimesblogs.latimes.com/lanow/2010/01/assembly-committee-oks-bil...

Al lavoro con un pieno di alcol

 

di Tommaso Cerno, L'Espresso

 

Dietro le scrivanie. Nei cantieri. Sulle strade. Svolgono il loro mestiere e sono schiavi della bottiglia. Un fenomeno sempre più diffuso. Così crescono incidenti e assenteismo

 

Ancora un goccio, fa freddo lassù. Sul traliccio dell'elettricità a 20 metri d'altezza tira vento e un bicchiere ci vuole. È quello che pensava Franco ogni giorno. Fino a quel gennaio di sei anni fa, una delle tante mattine sospeso nel vuoto: «Ho visto nero e quando la luce è tornata stavo in ospedale. Era passato un mese», racconta. Trauma cranico e coma. Adesso ha 52 anni e non può più lavorare. Così dalla Lombardia se n'è tornato in Campania: «Non riesco a coordinare i movimenti e soffro di una forma grave di epilessia, io che ero una forza della natura». Colpa del suo vizio: vino, birra, addirittura grappa appena poteva, soprattutto in cantiere. Lo faceva per non sentire la fatica, gli acciacchi, l'età. Come Marcello nel Lazio, che aveva un'emorragia interna di cui per mesi nessuno si accorse. Come Fabiola in Campania che ha lasciato la mano sinistra nella pressa idraulica. Tutti alcolisti in trattamento. Rientrano nella categoria dei "work-alcoholic", vale a dire gli schiavi della bottiglia sul posto di lavoro.
Un esercito silenzioso che beve insegnando, guidando un Tir, azionando un macchinario, prima di entrare in sala operatoria. Una statistica Inail non esiste. E se il Trentino ha istituito test anti-alcol per i lavoratori, l'unica fotografia del fenomeno che sta diventando un allarme nazionale l'ha scattata l'Istituto superiore di sanità assieme al coordinamento delle Regioni: una quota compresa tra il 4 e il 20 per cento degli incidenti sui luoghi di lavoro (940 mila l'anno) è legato all'alcol. Significa che un minimo di 37 mila e un massimo di 188 mila infortuni dipendono dall'abuso di bevande. «Non esistono test specifici, per cui dobbiamo limitarci a una stima per difetto. Il 51 per cento degli infortuni avviene con modalità del tipo "ha urtato?" o "ha messo un piede in fallo". Di questi, due su dieci sono esclusivamente legati all'alcol. Mentre l'11 per cento accade sulle strade durante l'orario di lavoro», spiega Francesco Piani, coordinatore nazionale del progetto di prevenzione delle Regioni.

Gente che sbanda in camion, che perde il controllo del furgone o dell'auto nel tragitto casaufficio. «L'alcol è un killer di Stato che uccide 34 mila persone l'anno, quando la droga non arriva a mille. La vittima più frequente è chi conduce una vita apparentemente normale. Beve il 75 per cento degli adulti e 9 milioni sono a rischio di alcolismo cronico. La maggioranza di questi passa metà giornata al lavoro in condizioni alterate». Detto dal medico che guida il centro di alcologia di San Daniele del Friuli, fondato trent'anni fa quando in Italia non c'era nulla del genere, fa effetto. Parla di «strage invisibile », mentre apre la porta a vetri del reparto degenti, proprio sulle colline dove si producono i più pregiati uvaggi bianchi del Nord-est. Qui si applica il metodo di Vladimir Hudolin, che da Udine seminò nel Paese i club per alcolisti anonimi già nel 1980. Maria faceva la segretaria in un'azienda di smaltimento rifiuti. Ha 37 anni ed è una dei 61 mila consumatori abitudinari in carico ai servizi sociali. Non è caduta dal traliccio come Franco, non si è schiantata in autostrada né ha perso il controllo di una gru. Un bel giorno, però, ha minacciato il capo ufficio puntandogli contro un fermacarte: «Non riuscivo a controllarmi, bevevo già di primo mattino. Al bar mi facevo dare un ristretto e lo allungavo con il Cordiale.

Lo portavo da casa per non dare nell'occhio. Dopo ho cominciato a ordinarlo senza farmi problemi, finché ho detto basta caffè. Bevevo soltanto il liquore». Nel 2007 la situazione è peggiorata. Dagli sbadigli in ufficio alla testa che girava. Sempre più pratiche in ritardo, fatture sbagliate e infine la malattia: una settimana, due, un mese, tre mesi. «È stata mia nipote ad accorgersene», racconta sorridendo verso Erika, 23 anni, che due volte alla settimana partecipa alle terapie di gruppo. Ha la stessa età di Federica, due stanze più avanti, che è arrivata dal Veneto con entrambi i genitori. Ha scritto una lettera per raccontare la sua storia: «Frequento il club da due anni a fianco di papà. Non saprei dire quando ha cominciato, perché ero molto piccola e il vino sulla nostra tavola c'è sempre stato. L'incubo però è iniziato quando ha perso il lavoro e anche mamma si è messa a bere». Uno studio americano stima che l'alcolismo sia responsabile di un'impennata delle assenze in ufficio (fino a 4 volte superiori rispetto agli altri lavoratori) e del raddoppio della durata media, spesso anticamera del licenziamento: «Si parla poco di questo fenomeno, perché in Italia la cultura del bere è prevalente», denuncia il direttore dell'osservatorio sull'alcol dell'Iss,

Emanuele Scafato: «L'idea dominante è che sia normale, non crei particolari problemi e che ci sia un confine netto fra bevitore occasionale e chi abusa. In verità non è così, il fenomeno è diffuso e pericoloso per una fascia ampia della popolazione lavorativa».

Lo conferma anche l'Istat, secondo cui il consumo giornaliero cresce con l'età. Se fra i minorenni è al 2,6 per cento, raggiunge il massimo a 65 anni con il 60,1 per cento della popolazione. In ufficio colpisce tutta la piramide, dai neoassunti fino ai capitani d'azienda: con un tasso di 0,5 il rischio di incidente raddoppia, con un grammo per litro è di sei volte superiore, con 2 grammi si arriva a 30 volte. «L'alcolismo è un viaggio per tappe che può durare anni prima di essere notato. Si parte da soli, poi arrivano i problemi a casa e al lavoro », spiega Nello Baselice, presidente nazionale dell'Aiat, l'associazione dei pazienti in trattamento. Dal Molise alla Basilicata, dal Trentino alla Sicilia ormai i centri specializzati sono 2100, cresciuti negli anni come le vittime del bicchiere. Oltre alle cure mediche, ci si ritrova in gruppo e si raccontano le proprie esperienze. «Molte sono ambientate in fabbrica, in ufficio, a scuola, in ospedale, in caserma. Alcune sono storie terribili. Morti, feriti ridotti in sedia a rotelle». Ma c'è anche una zona d'ombra che si allarga, episodi quotidiani che passano inosservati: nessuno si fa male, si assiste a una lenta fuoriuscita dal mondo dell'impiego per arrivare all'isolamento e alle patologie croniche.
Fino a qualche anno fa, c'era l'idea che fossero più vulnerabili le occupazioni umili, in ambienti freddi o con presenza di fumo e polveri come cantieri, acciaierie, fabbriche o capannoni. Invece la mappa dell'alcolismo è cambiata. «Se è vero che gli edili bevono per abitudine e per cultura, le stime della medicina del lavoro dimostrano che più si sale con il livello di istruzione più il problema si presenta in forma acuta», spiegano al Sert di Bergamo. Sono i medici più esperti nella prevenzione. Hanno trascorso mesi nelle grandi industrie lombarde, dalla Dalmine alle reti di autotrasporto, alla meccanica. Tengono corsi a manager, addetti alla sicurezza e operai. «Oggi sono rappresentanti, agenti di assicurazione, esperti di pubbliche relazioni, organizzatori di meeting i più esposti». L'alcol diventa un momento di aggregazione, uno stimolante, un disinibitore. Lo associano al successo e non ne riescono a fare a meno. Con epiloghi sempre identici: «Dopo sette anni di abuso si perde il 15 per cento della capacità lavorativa, dopo 11 si scende del 50 per cento e comincia la crisi, che culmina dopo 14 anni con una capacità del 25 per cento». È la storia di Francesco, 40 anni, agente di commercio in Toscana. Macinava una media di 600 chilometri al giorno per vendere software. Beveva un bicchiere con tutti i clienti. Poi sono diventati due. Un paio di volte s'è addormentato al volante.
Lo scorso febbraio è finito sul guard rail dell'A1. «Ero vivo per miracolo, l'auto è ripartita e sono sfuggito ai controlli di polizia. Così ho deciso di curarmi. Avevo cominciato per caso e non riuscivo più a smettere di bere. Ero sempre euforico, presente, mi sentivo un leone. Poi sono arrivati i problemi», racconta. Man mano che passavano i mesi, i soldi diminuivano. Come i mandati commerciali che gestiva. «Mi hanno revocato parecchi contratti, ma non ho avuto il coraggio di dire niente a casa. Io e mia moglie non parlavamo nemmeno più, figuriamoci il resto. E quando me lo diceva, diventavo aggressivo. Ho rischiato di mandare tutto all'aria. Se ci ripenso adesso, mi vengono i brividi». Le casalinghe disperate all'italiana spesso ci cascano senza rendersene conto. Sono il contrario dei loro figli, lanciati nel cosiddetto "binge drinking". I ragazzi si ritrovano al bar e trangugiano di tutto, con la sola intenzione di stordirsi. Sei, anche dieci bicchieri in mezz'ora fino a stare male. Mamma no, apparentemente è sempre sobria. Resta in casa e si fa una bottiglia di rosso durante la mattinata. Un sorso a volta fra ferro da stiro e lavatrice. Loredana è pugliese, ha 53 anni. Il marito Paolo ha fatto un po' di soldi e lei ha smesso di lavorare. Sul tavolo della cucina il bicchiere era sempre pieno: «Una sera l'ho trovata distesa a terra. Ho chiamato l'ambulanza e ho scoperto che era ubriaca», racconta Paolo. La cosa è andata avanti per mesi. «A maggio mi telefona la vicina. L'aveva trovata immobile sulle scale. In ospedale l'hanno salvata per miracolo, era in crisi renale». La ragione è agghiacciante: «Ubriaca cadevo in casa, sulle scale e per strada. Sono stata soccorsa tante volte. Gli ematomi si sono moltiplicati fino a infettare gli organi interni. L'alcol unito agli antidepressivi ha scatenato una reazione violenta», racconta Loredana al terapista.

Non è certo l'unica. Il fenomeno fra le donne è cresciuto negli ultimi dieci anni. «In età giovane è addirittura raddoppiato», spiega il sociologo Marco Giordani, che sta effettuando il monitoraggio nazionale per conto delle Regioni. «Se ormai le adolescenti bevono al bar senza problemi, per cui è facile fare stime precise, la maggioranza delle donne adulte lo fa ancora di nascosto, in casa, mentre i figli sono a scuola e i mariti al lavoro. Le casalinghe sono le più difficili da monitorare: hanno facile accesso all'alcol, fanno gli acquisti per la famiglia, passano molto tempo da sole». Il resto è statistica: circa 15 mila persone muoiono ogni anno per cirrosi epatica, tumori, infarto, patologie correlate all'abuso quotidiano. Un ricovero in ospedale ogni dieci è collegato all'alcol, fanno 320 mila di media, di cui 108 mila imputabili esclusivamente alla bottiglia, secondo i dati del ministero della Salute. Con un costo sociale di 13 miliardi l'anno. Che non basta, però, a restituire quelle vite spezzate

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