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Novità

Morte Cucchi, Corriere della Sera affronta il mistero dell'ultima lettera sparita

 

(Aduc Droghe) Continua ad essere un mistero l’ultima lettera scritta da Stefano Cucchi, il trentunenne romano arrestato il 15 ottobre scorso e morto sei giorni dopo nel reparto carcerario dell’ospedale «Sandro Pertini», con le ossa rotte. Chi l’ha spedita, e perché, visto che è stata imbucata quattro giorni dopo che Stefano aveva smesso di vivere?
Quel foglio di carta vergato con calligrafia malferma in cui si chiedeva aiuto al volontario di una comunità terapeutica, chiuso in una busta, era tra le cose che Cucchi aveva con sé quando è morto. Lo dimostra l’inventario redatto all’ospedale «in riferimento al decesso del detenuto », con l’elenco degli «effetti personali», restituiti «per competenza » al carcere di Regina Coeli: oltre a due paia di calzini, due mutande, due maglie intime e una tuta da ginnastica, compare «una busta da lettera». Chiusa e contenente qualcosa, c’è da credere, altrimenti non avrebbe avuto senso riconsegnarla.
 
 

Salute: la cannabis è un utile antidolorifico

I ricercatori dell’Università della California sostengono che è efficace contro diversi tipi di dolore.

 

 

Secondo un nuovo studi dei ricercatori dell’Università della California, Center for Medicinal Cannabis Research, ci sono prove sufficienti per considerare la cannabis un rimedio efficace contro il dolore. Del resto, altre sostanze ancor più pericolose della marijuana (morfina) sono già utilizzate in medicina per controllare il dolore, e nessuno si sognerebbe di vietarle. Sulla cannabis permangono però dei divieti, secondo i ricercatori californiani, dovuti solo a “questioni sociali”.

 

“Ci siamo concentrati sulle malattie – il dr. Igor Grant, direttore del CMCR – dove le attuali conoscenze della medicina non forniscono rimedi utili, e la cannabis, in alcuni di questi si è rivelata molto utile”. Sono cinque gli studi condotti dal team di ricercatori, e altri sono ancora incompleti, ma tutti dimostrano che “la cannabis può essere utile per alleviare efficacemente i dolori provocati da selezionate sindromi, lesioni, malattie del sistema nervoso e spasmi causati da patologie come la sclerosi multipla”.

 

I ricercatori non stanno di certo mettendo in dubbio la pericolosità sociale della cannabis, come di tutte le altre droghe, ma sostengono, sulla base di precisi studi, che la marijuana possa essere più utile, e meno invasiva, di altri farmaci già in commercio, come psicofarmaci e morfina, che potrebbero causare anche effetti peggiori sull’organismo.

I risultati sono stati presentati dal senatore John Vasconcellos al Senato del Californie Legislature, con l’obiettivo di stimolare un dibattito pubblico, già vivo e acceso in vari stati americani, con prove scientifiche, e non solo politiche.

 

corriereweb.net

Tossicodipendenza, a casa si cura meglio

di Gian Ugo Berti

Indagine GfK Eurisko: favorevole il 60% dei medici. Minori costi e rischi di spaccio o uso improprio. Vantaggi psicologici per i pazienti. Il ruolo dei nuovi farmaci. I dati del consumo di droga nel nostro Paese

(Repubblica Salute)

 

ROMA - Curarsi a casa, anche nella tossicodipendenza, può essere un valore aggiunto,sia sotto il profilo della sicurezza terapeutica, che nella lotta al traffico clandestino. Lo dimostra la crescita delle percentuali per uscire dal tunnel della droga:dal 61% del 2008 al 75% del 2009. In pratica, tre pazienti su quattro gestiscono ora la propria terapia a domicilio ed oltre la metà si rivolge ai SerT per ritirare i farmaci solo una volta la settimana. A sottolineare la tendenza positiva è una ricerca di GfK-Eurisko, condotta fra cento operatori medici del settore in Italia e presentata a Roma. Ma c'è dell'altro. Favorevole il 60% dei medici - Due medici su tre, in sostanza, ritengono che le nuove cure disponibili consentano d'affidare i farmaci con maggiore sicurezza e minori rischi. E' un importante passo avanti sostenuto,però, dall'innovazione farmacologica che ha reso disponibile il ricorso, nel nostro Paese, all'associzione buprenorfina e naloxone. Un insieme, capace di renderne difficile l'uso improprio e,di conseguenza,lo spaccio sul mercato clandestino. La combinazione dei due principi attivi si rivela,infatti, particolarmente inadatta alla vendita sul circuito. E' proprio nelle vicinanze dei SerT, ha precisato Claudio Leonardi,dell'ASL di Roma C, che si concentra l'attività di spaccio e, quindi, anche i rischi di possibile ricaduta. Vantaggi economici e gestionali - Si alleggerisce così la pressione sulle strutture sanitarie di settore,evitando le lunghe code quotidiane per il ritiro dei farmaci e ridurre i costi a medio e lungo termine. Si ha, in tal modo, un risparmio globale di risorse umane ed economiche, impiegabili in alternativa ad attività diverse,dalla dispensazione del farmaco, al supporto psicologico,alla riabilitazione.

Lavoro non più a rischio - Anche i tossicodipendenti avrebbero vantaggi. L'affido del farmaco a domicilio, pur mantenendo la centralità del SerT,favorisce il loro recupero, consentondo di trovare e mantenere più facilmente un lavoro,di reinserirli nella società e tornare ad una vita normale,limitando l'afflusso ai Centri. Rinascita psicologica - Dalle interviste, emerge in particolare il segno di una vera e propria rinascita psicologica,una prova della capacità di essere più forti della droga e della fiducia che si può riporre nei loro confronti.

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Smettere di fumare da soli/A cura del Ce.S.Di.P.

 

(inSostanza.it) Alcuni ricercatori che hanno rivisitato e studiato 511 precedenti ricerche sulla cessazione da fumo hanno trovato che dai 2/3 ai ¾ degli individui che smettono lo fanno aiutati solo dal loro desiderio e della loro volontà e non dalla terapia sostitutiva con nicotina o con altri farmaci.Simon Chapman e Ross Mackenzie dell'Università di Sidney dichiarano anche che secondo la maggior parte dei fumatori, che si allontanano da questa cattiva abitudine, tale risultato era molto più semplice di quanto loro potevano aspettarsi. I due studiosi accusano inoltre le istituzioni di medicalizzare il processo e addirittura di presentarlo come molto più difficile del reale.

Numerosi studi di popolazione rispetto al problema dell'alcol, del gambling o dell'uso di narcotici mostrano in modo deciso che la maggioranza dei fumatori che permanentemente smettono lo fanno senza alcuna forma di assistenza. IInoltre, malgrado gli sforzi dell'industria farmaceutica di promuovere farmaci necessari alla cessazione e malgrado numerosi trials clinici dimostrino l'efficacia della terapia farmacologica, il metodo più comunemente utilizzato da quasi tutti gli individui che hanno cessato con successo di fumare rimane quello non assistito o naturale e i successi di questo modo superano di molto i risultati ottenuti con la terapia nicotinica sostitutiva.Pur tuttavia, viene riportato nell'articolo, paradossalmente la comunità che controlla l'uso di tabacco tratta queste informazioni come se avessero qualcosa di irresponsabile e di sovversivo ed ignora invece le potenziali implicazioni fornite dallo studio di coloro i quali hanno smesso da se.

Quali altri messaggi dovrebbero ricevere i fumatori?

  1. 1-Che in un gran numero di paesi ci sono più ex-fumatori che fumatori.
  2. 2-Uno sforzo serio finalizzato a smettere non include l'utilizzo di farmaci o il supporto di operatori.
  3. 3-Il fallimento iniziale è una parte normale del ciclo della dipendenza. In realtà molti di questi iniziali tentativi non sono veri tentativi.
  4. 4-Le terapie sostitutive o il supporto di altri professionisti possono aiutare i fumatori ma non sono certo indispensabili per smettere.

A giudizio di altri professionisti che lavorano nel campo della salute questo studio appare inconsistente rispetto alle ben stabilite evidenze di base dalle quali si deduce che i fumatori che raggiungono la cessazione senza assistenza sono significativamente inferiore a quelli che smettono aiutati da supporti.

Simon Chapman e Ross Mackenzie, The global research neglect of unassisted smoking cessation: causes and consequences, PLosMedicine, 2010,7,2,1-6.

Droga. Segretario Stato Usa in tv: no a legalizzazione

Il segretario di Stato americano per la Sicurezza interna, Janet Napolitano, ha dichiarato che la legalizzazione della droga come forma di lotta al narcotraffico sarebbe "una risposta di corto respiro ad un problema molto piu' complicato". La Napolitano, parlando alla televisione messicana Televisa, ha sottolineato che e' necessario lavorare con i giovani per combattere la tossicodipendenza, ma allo stesso tempo "bisogna assicurarsi che nessuno goda di benefici provenienti dal traffico di droga". Il segretario alla Sicurezza interna ha incontrato ieri il presidente messicano Felipe Calderon, per firmare una dichiarazione per il rafforzamento della sicurezza nell'aviazione civile. "Credo che la cooperazione tra Messico e Stati Uniti non sia mai stata cosi' forte", ha dichiarato la Napolitano, ricordando la sua esperienza nella gestione dei problemi transfrontalieri quando era governatore dell'Arizona. La Napolitano ha sottolineato che la lotta al narcotraffico e' un interesse comune di entrambi i Paesi e che i cartelli della droga hanno "radici" in Messico e "tentacoli" nelle citta' degli Stati Uniti.

 

Notiziario Aduc

Alcolismo fra i giovani: sotto la lente l'esempio familiare

              Parte in Gran Bretagna una campagna contro l'allarmante fenomeno

A seguito di uno studio del Dipartimento per l'infanzia, la scuola e la famiglia, il governo britannico ha lanciato una campagna, chiamata "Perché lasci che l'alcol decida per te?", che affronta sotto differenti aspetti la diffusione dell'alcolismo giovanile. Al cuore del problema c'è una duplice emergenza: quella legata alle conseguenze per la salute e quella relativa alla criminalità giovanile.

Lo studio, che ha coinvolto circa 4.000 fra genitori, ragazzi e bambini, ha evidenziato una stretta correlazione fra alcolismo giovanile ed abitudini familiari, a cominciare dalla alta probabilità dei ragazzi figli di forti bevitori di diventarlo a propria volta.

Appare significativo come molte fra le famiglie intervistate sottostimino l'esempio dato ai figli i quali, per loro parte, dichiarano nella metà dei casi di essere stati introdotti al bere proprio in famiglia. Otto genitori su dieci non hanno strategie preventive per contrastare il bere nei figli; un ragazzo su quattro ha dichiarato che i suoi genitori non gli hanno mai parlato dei rischi dell'alcol. Mentre la maggioranza dei genitori ha dichiarato di essere pienamente al corrente delle abitudini dei propri figli, uno su dieci ha detto di non sapere se i figli bevano o meno alcol.

I vertici del dipartimento per la salute avvertono che in ogni caso non si dovrebbe cominciare a bere alcol prima dei 15 anni e mai senza il controllo di un genitore o un adulto responsabile. Il ministero provvederà a fornire nuovi finanziamenti per aiutare la polizia nell'assunzione di nuovi poteri per contrastare il fenomeno e per pubblicare una guida delle migliori pratiche per le autorità locali.

Fa parte integrante della campagna il torneo di football "Kickz football tournament" (dagli un calcio), come incoraggiamento ad incrementare le pratiche sportive nei giovani, quale sana alternativa allo sballo legato all'alcol.

Nel sito del dipartimento (www.dcsf.gov.uk) è possibile accedere allo spazio dedicato al progetto dove reperire una ampia serie di consigli ed informazioni per genitori e ragazzi.

 

Tuttoscuola.com

Un parlamentare "positivo" alla cocaina Giovanardi: "Impossibile capire chi sia"

 "Impossibile capire chi sia"

Carlo Giovanardi

 

Al test antidroga si sono sottoposti volontariamente 232 onorevolil risultati delle analisi sono segreti e identificati con un codice personale

 

ROMA - Un parlamentare è risultato positivo alla cocaina al test antidroga promosso da Carlo Giovanardi. Non si conosce il suo nome. Lo dice all'Ansa il sottosegretario che ha fornito i dati sui test eseguiti. La positività alla cocaina è emersa dall'esame del capello con due campioni ripetuti in due diversi laboratori. Al test si sono sottoposti volontariamente 232 parlamentari; 231 le negatività rilevate, una la positività alla cocaina. Dei 232 parlamentari, 147 hanno dato il proprio consenso a rendere noti i risultati e il proprio nome mentre 29 non l'hanno dato. Inoltre, 176 hanno ritirato il referto mentre 56 non l'hanno ritirato. Gli accertamenti - rileva il dipartimento per le politiche antidroga diretto da Carlo Giovanardi - sono stati effettuati in laboratori di alto livello sui reperti prelevati, urina e capelli, dai 232 parlamentari che hanno partecipato ai test antidroga svolti dal 9 al 13 novembre 2009. "Non so chi sia, non so se sia senatore o deputato, uomo o donna. Il risultato del test - specifica Giovanardi -  è segreto". Arrivare all'identità dell'onorevole - conclude - "è impossibile. I test sono infatti identificati con un codice conosciuto solo dalla persona che si è sottoposta all'esame. Il risultato può essere ritirato solo con una scheda in possesso dell'interessato". Giovanardi si dice "soddisfatto dell'iniziativa intrapresa dal dipartimento". Sui risultati poi, "ognuno commenterà come ritiene opportuno. Noi abbiamo fornito un servizio". Un servizio che per il sottosegretario dovrebbe diventare consuetudine. "Io - spiega - sarei favorevole a una legge in tal senso. Un obbligo per i parlamentari a sottoporsi ai test antidroga".

 

CALCIO, DOPING; PIACENZA: POSITIVO PORTIERE SERENA

Marco Serena, calciatore del Piacenza, è risultato positivo al metabolita Thc (cannabis) a seguito di un controllo antidoping effettuato al termine della partita Triestina-Piacenza di serie B del 30 gennaio scorso. Lo ha reso noto il Coni.  Serena è un portiere di 22 anni. In questa stagione non ha ancora collezionato presenze in prima squadra, secondo quanto si legge sul sito del Piacenza. Nel 2008-2009 aveva invece giocato 32 partite nel Pavia, in Lega Pro seconda divisione.

ritiro pat violaz art 186 lettera b

qualcuno sa dirmi quanto costa dopo l'inasprimento del 2008 tramutare in oblazione i gg carcere??
grazie. ritiro patente a seguito violaz art 186 lettera b. etilometro 1.4. mai avuto precedenti di nessun genere mai compilato un cid in 22 anni di patente

A Bologna lo spettro dell’eroina bianca

Due morti per overdose negli ultimi mesi, un anomalo aumento degli interventi del 118, e poi i sequestri della Squadra mobile e lo stato di allerta lanciato dal Dipartimento antidroga, che parla di eroina ad alto principio attivo sotto le Due Torri

BOLOGNA – Cosa sta succedendo nel mercato della droga di Bologna? Da qualche tempo si susseguono segnali preoccupanti. Ci sono due ragazzi morti per overdose, fra dicembre e gennaio, nei bagni pubblici adiacenti a Palazzo d’Accursio. C’è un anomalo aumento degli interventi del 118 per overdose nel mese di dicembre. E poi il sequestro di 7 chili di eroina bianca ad opera della Squadra mobile della Polizia, lo stato di allerta lanciato dal Dipartimento antidroga, che parla di un’eroina con alta percentuale di principio attivo (oltre il 70%) sotto le Due Torri. E infine le voci sull’eroina tagliata con l’antrace, già diffusa in Europa e in particolare in Gran Bretagna. A questo elenco potrebbe aggiungersi ora anche la morte di Andrej Letko, 32enne originario di Bratislava e grafico di Asfalto, il blog dei senza dimora nato nel centro diurno di via del Porto.

Andrej se n’è andato il primo febbraio scorso, e a lui è dedicato l’ultimo numero di Piazza Grande, il giornale dei senza dimora bolognesi. Andrej era arrivato a Bologna nell’estate del 2006, e aveva iniziato a condividere la sua esperienza di senza dimora collaborando con Asfalto, per cui curava il sito e il laboratorio informatico nel centro diurno di via del Porto. Da anni cercava di combattere la dipendenza dalle droghe: era rimasto cinque anni nella comunità di San Patrignano, e una volta arrivato in città si era rivolto ai servizi della Asl, proprio tramite il drop in di via del Porto. “A casa mia, a Bratislava – diceva nel 2006 in un’intervista a Radio città del capo –, non ho mai conosciuto la strada. Qui evito la stazione, perché non voglio farmi più, e quindi è meglio stare lontano da questi luoghi dove ci sono solo tossici”. I suoi amici del progetto Asfalto parlano di Andrej come di un vero mago del computer, e da giorni ormai sul sito si susseguono messaggi in suo ricordo.

Ma a rincorrersi sono anche le voci sulle presunte cause della morte di Andrej: l’unica cosa che si sa con certezza è che il decesso sarebbe da attribuire a una setticemia fulminante. Si parla di una possibile connessione con l’eroina “bianca”: che sia troppo pura, oppure tagliata con antrace, in città sembra circolare qualcosa di pericoloso. Il timore è che Andrej ci sia finito in mezzo in qualche modo, anche se su questo non c’è nulla di certo. Fa impressione però che la sua morte sia avvenuta a poche ore di distanza da un’altra, causata da un’overdose: quella di un ragazzo napoletano di 26 anni, trovato senza vita il 31 gennaio nei bagni pubblici dietro Palazzo d’Accursio. “Ho paura, però almeno ora so da cosa devo stare alla larga”, dice F., tossicodipendente senza fissa dimora, a Bologna ormai da anni. Le voci sull’eroina bianca lo toccano da vicino, anche se ci tiene a precisare “io uso solo la brown”.

“Io sono a conoscenza di due casi certi – continua F. –, una è una mia amica, che ho visto l’ultima volta proprio l’altra sera. Lei mi ha raccontato con precisione quello che succede con questa eroina: ti si gonfia tutta la parte dove la inietti, e poi ti esce come una puntura di zanzara; al tempo stesso ti viene una febbre altissima, e senti di soffocare. Tutto ciò è quasi istantaneo, è questione di attimi”. Ma cosa si dice in strada di questi episodi? “All’inizio c’era un po’ di confusione: c’era chi diceva che fosse coca, chi eroina ‘brown’ e chi ‘bianca’ thailandese. Ora pare sicuro che si tratti di bianca, perché le persone che hanno riscontrato questi sintomi erano tutte consumatrici di bianca. In realtà comunque non c’è tutto questo allarmismo, molta gente neanche lo sa”. La situazione però sembra sia in rapida evoluzione “So che da qualche giorno questa eroina si trova molto meno– conclude F. –, probabilmente perché i pusher che la vendevano se ne saranno disfatti”.

fonte: Redattore Sociale

Hiv: 39 anni età media per sottoporsi al test, aumento infezioni tra stranieri

Risultano essere 150 mila le persone affette da HIV e AIDS in Italia. Concentrazioni nelle regioni centro settentrionali

 

http://donna.fanpage.it/wp-content/themes/donna/scripts/timthumb.php?src=http://donna.fanpage.it/wp-content/uploads/2010/02/test-hiv.jpg&w=300&h=225&zc=1&q=100&filetype=.jpg Ancora dati drammatici si rilevano sull’accesso al test dell’hiv. L’età media è salita fino a 39 anni, si aspetta sempre più tempo per sottoporsi all’esame per accertare o meno la sieropositività. Passaggio di strumenti sottocutanei per l’assunzione di droga, l’incostanza nell’utilizzo di contraccettivi che isolino gli organi genitali da contatti diretti, un’insensata voglia di rischio che si sta diffondendo sempre di più tra i giovanissimi che si prestano a sesso non sicuro. All’inizio della sua comparsa, la malattia era temuta e non vi si poteva avere grande controllo. Oggi che si potrebbe e dovrebbe, grazie all’informazione e al benessere della società che permette maggiori controlli e prevenzioni, si sfida il destino supponendo che “proprio a me deve capitare?” sia la frase per giustificare l’immaturità con cui si affronta questa problematica.

«Questo avviene perché oggi non sono più soltanto i tossicodipendenti a contrarre il virus, ma è cambiata la modalità di trasmissione, che nel 74% dei casi è causata da rapporti sessuali sia etero che omosessuali- sottolinea Giovanni Rezza direttore del dipartimento Malattie infettive, parassitarie e immunomediate (Mipi)-. Per questo un accesso tempestivo al test può significare l’inizio di un efficace percorso terapeutico, che aiuti a limitare la diffusione del virus». Centocinquantamila le persone affette da hiv e aids in Italia. Le regioni più colpite sono quelle centro settentrionali, in particolare Lombardia, Emilia Romagna e Lazio.

Infezioni in aumento tra gli stranieri che è passata dal 4% del 1987 al 32% del 2007. «Negli anni ’80 l’infezione da Hiv veniva contratta attraverso i viaggi internazionali fatti dai nostri connazionali- aggiunge Rezza – mentre oggi con l’aumento dei flussi migratori è aumentato anche il numero degli stranieri sieropositivi nel nostro paese. In particolare delle persone che provengono da paesi con un alta circolazione virale come il Sud America o l’Africa sub-sahariana».

Roberta Santoro

donna.fanpage.it

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