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Novità

Energy drink alcolici al bando negli Usa?

 

La Food and Drug Administration minaccia divieti se non sarà provata la sicurezza dei prodotti

 

Corriere della Sera -MILANO - La Food and Drug Administration, l'ente per la sicurezza di alimenti e farmaci statunitense, ha da poco lanciato un avvertimento che suona come una minaccia: se entro breve tempo i produttori di energy drink che contengono caffeina e anche alcol non dimostreranno, dati alla mano, la totale innocuità dei loro prodotti, le lattine che tanto piacciono a giovani e giovanissimi saranno messe al bando.

PREOCCUPAZIONE – La guerra agli energy drink alcolici è partita dopo che i procuratori generali di 19 Stati americani hanno scritto all'FDA esprimendo preoccupazione circa la sicurezza di queste bevande per la salute dei ragazzi, che ne sono i principali consumatori. I timori riguardano il mix potenzialmente pericoloso di caffeina e alcol, segnalato anche da un documento della Società Italiana di Farmacologia: la caffeina infatti può portare a non percepire gli effetti sgradevoli dell'alcol e a berne quindi in maggior quantità, aumentando il rischio di dipendenza; inoltre, può indurre a sottostimare quanto si è bevuto e a credere di essere sufficientemente sobri anche se ormai non si è più in grado, ad esempio, di guidare. Le nefaste conseguenze che derivano dall'ignorare il fatto di essere ubriachi sono sotto gli occhi di tutti, nelle cronache dei giornali del fine settimana che registrano i morti sulle strade. I drink in questione combinano liquori di malto o altri alcolici a caffeina e succhi di frutta, arrivando a concentrazioni alcoliche fino al 10 per cento: popolarissimi fra i ragazzi, vengono pubblicizzati anche attraverso canali non convenzionali, ad esempio su Twitter.

CAUSE LEGALI – La legislazione federale statunitense richiede alle aziende le prove di sicurezza dei loro prodotti, se contengono un mix di ingredienti, per quanto questi siano comuni. «Nel caso di alcol e caffeina, l'FDA non è al corrente delle basi scientifiche per cui i produttori di energy drink alcolici possano concludere che le loro bevande siano sicure – ha detto Joshua Sharfstein, commissario FDA –. Per quanto ne sappiamo, invece, il loro consumo è associato a un maggior rischio di incidenti stradali, stupri e altri comportamenti pericolosi da parte dei giovani». Tanto che le cause legali non sono mancate, negli anni scorsi: il Center for Science in the Public Interest qualche tempo fa ha trascinato in tribunale con successo un'azienda, poi costretta a ritirare i propri prodotti dal mercato, e commenta così la decisione dell'FDA: «Per anni abbiamo assistito impotenti alla sempre maggior diffusione e popolarità di questi energy drink alcolici, che ricordano da vicino quelli analcolici ma sono molto più pericolosi: i ragazzi che ne fanno uso sono più spesso vittime o aggressori in caso di stupro, guidano più facilmente anche in stato di ebbrezza, sono più spesso coinvolti in incidenti di vario tipo. La nostra battaglia ha fermato alcuni prodotti ma altri continuano a inserirsi sul mercato, per cui l'iniziativa dell'FDA è lodevole».

ITALIA – Da questa parte dell'oceano gli energy drink sono analcolici, ma la preoccupazione c'è lo stesso perché il mix con l'alcol è una delle pratiche più diffuse fra i giovani. Tanto che il tema si è guadagnato perfino una discussione parlamentare il 26 maggio scorso, quando in Aula è stato chiesto di intraprendere una campagna per disincentivare il consumo di energy drink assieme ad alcolici e superalcolici e di rendere obbligatoria sulle bevande energizzanti un'etichetta che ne sconsigli l'uso a minori, donne in gravidanza, cardiopatici e ipertesi (succede già, ad esempio, in Francia e Regno Unito). Anche l'Unione Nazionale Consumatori ha di recente sottolineato la tendenza degli under 30 a ricorrere spesso agli energy drink (anche 3-4 lattine alla settimana), e spesso appunto mischiati a coktail alcolici. Preoccupazioni eccessive? Una risposta la fornisce la Società Italiana di Farmacologia, nel suo documento sugli energy drink: «Si potrebbe obiettare che si tratta di sostanze legali, che si può considerare una sorta di trasgressione “soft” e che infine qualcosa bisogna pur bere. La stessa confezione degli energy drink, colorata e scintillante, tende ad attenuare giudizi troppo severi. Ma certo la reazione generale sarebbe diversa e sicuramente più allarmata se pensassimo a giovani e giovanissimi che associano gin, vodka o whisky a dosi massicce di caffè».

 

Elena Meli

Governo in difesa dell'alcol

Ministro Fazio: abbiamo sventato nuove tasse sull'alcool

L'Italia ha sventato il rischio che una tassa sugli alcolici colpisse i produttori di vino e di birra. Il Consiglio dei ministri della salute dell'Ue, conclusosi ieri a Bruxelles, ha adottato un documento sul rapporto alcool e salute che mette in evidenza - ha detto il viceministro alla salute Ferruccio Fazio - 'le misure volte a favorire un consumo responsabile. Principalmente gli elementi di prevenzione sanitaria, sociale e culturale'. Questo nonostante l'alcool sia, dopo il tabacco, la droga che uccide di più.
Nella versione originale infatti, le conclusioni del Consiglio Ue prevedevano un approccio che avrebbe avuto come conseguenza una tassa sugli alcolici per vino e birra.
'In certe fasce di eta' - ha tenuto a sottolineare il viceministro - siamo comunque aperti a ulteriori misure per scoraggiare la guida sotto l'effetto di alcolici, particolarmente tra i giovani'.
Rimane inteso che, se il consumo responsabile riguarda la cannabis invece dell'alcool, i giovani rischiano il carcere.

 

Zaia: alcool e droga causano pochissimi incidenti

 

 Gli incidenti stradali causati dalla guida in stato di ebbrezza sono pari ad appena il 2,09% del totale quindi basta con le campagne contro vino e alcool. Parola del ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia intervenuto alla presentazione della ricerca "La causa degli incidenti stradali percezione vs realtà" realizzata da Piepoli per conto della Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi.
"Sono qui a fare la mia arringa contro quel pubblico ministero che mette sempre sul banco degli imputati il vino e lo vede come una delle causa principali della mortalità sulle strade", ha affermato il ministro Zaia sottolineando che "solo il 2,09% degli incidenti stradali è dato dalla guida in stato di ebbrezza". Il ministro ha poi spiegato che "il 18% degli incidenti viene causato dal non rispetto delle regole, il 12% da condizioni definite di "distrazione", e lí dentro ci vedrei l'uso di droghe piuttosto che l'assunzione di farmaci come antistaminici, antiallergici, antidolorifici che hanno chiare controindicazioni rispetto alla guida". In conclusione Zaia ha rivolto un appello affinchè si interrompa "questa campagna contro il vino e l'alcool visto che il 98% degli incidenti è provocato da altre cause", aggiungendo che "se qualcuno vuole mettersi in pace la coscienza pensando che il capro espiatorio debba essere il mondo della viticoltura e dell'enologia si sbaglia perchè io saró qui a difenderlo fino alla fine".
In base alla ricerca realizzata da Piepoli emerge che nel 2007 gli incidenti stradali causati da conducenti sotto l'effetto di alcool o droghe sono stati pari al 3% del totale. Il restante 97%, invece, è stato determinato da cause "collegate ad incovenienti di circolazione" fra cui guida distratta, eccesso di velocità e mancato rispetto della distanza di sicurezza che, da sole, hanno rappresentato il 30% delle cause di incidenti. Numeri ben diversi rispetto alla percezione dell'opinione pubblica che ritiene alcool e droga la causa del 98% degli incidenti stradali.

 

FONTE: Notiziario ADUC

Binge drinking, evoluzione di un fenomeno

http://i71.twenga.com/gastronomia/vodka/vodka-pure-tp_6517053406977981991.pngIl binge drinking (letteralmente abbuffata di alcol) è un fenomeno recente che cela abitudini lontane. Il termine viene utilizzato oggi per descrivere un fenomeno e comportamenti di consumo molto diffusi tra i giovani, ossia l’uso smodato e ad alta intensità di alcol (6 o più bicchieri di bevande alcoliche) concentrato in singole occasioni e che procura un’intossicazione alcolica. In origine invece, il termine veniva utilizzato nella definizione clinica dell’alcolismo e indicava l’assunzione di alcol per un periodo di tempo prolungato.
Secondo gli autori del rapporto prodotto per l’Alcohol Education and Research Council e pubblicato sulla rivista Social History of Medicine, l’evoluzione del fenomeno osservata negli ultimi vent’anni in Inghilterra e il cambiamento nel significato del termine ‘binge drinking’ sono correlati a una nuova attenzione delle policy e della ricerca sull’alcol.
Non si tratta solo di un cambiamento nelle modalità di consumo di alcol e nella tipologia di consumatori, ma anche una questione di percezione che rivela come politica e scienza interagiscano. Anche l’industria dell’alcol ha rivestito un ruolo importante nei cambiamenti degli stili di consumo cercando di estendere il proprio mercato ai giovani, e proponendo bevande a bassa gradazione alcolica aromatizzate alla frutta (“alco pops”), che risultano più appetibili. Infine l’utilizzo del termine nella sua nuova accezione, da parte di importanti e riconosciute organizzazioni, ha contribuito alla ridefinizione e alla diffusione del concetto in ambito scientifico.

 

Dronet

 

Cannabis Cafè in USA

14/11/09- E' stato aperto ieri a Portland, nell'Oregon, il primo "Cannabis Cafè" americano. Il locale, che prima ospitava un Rumpspankers club erotico per adulti, dalle 10 alle 22 serve cibo e marijuana a scopo terapeutico, nel senso che per poterla ordinare bisogna esibire un official medical marijuana card. Praticamente un test per l'Amministrazione Obama che solo un mese fa ha deciso di non far perseguire coloro che fanno uso di marijuana a scopo terapeutico. Il procuratore generale Eric Holder ha annunciato che le autorità non avrebbero più punito gli utenti autorizzati in 13 Stati. Nel solo stato dell'Oregon sono 23.000 i pazienti autorizzati ad usare la marijuana per curare malattie come il diabete, la sclerosi multipla, la sindrome di Tourette,  l'Alzheimer o per curare il dolore cronico grave. Il proprietario del Cafe Cannabis, Eric Solomon, dice: i clienti-membri pagano 25 dollari al mese avendo così il diritto a 100 visite per cannabis-caffè o per fumare marijuana (non si può venderla se è a scopo terapeutico). Il suo locale serve il cibo e marijuana ma non ha licenza per alcolici. Parla Madeline Martinez, direttore esecutivo di NORML Oregon: "I nostri piani vanno al di là di servire cibo e marijuana. Speriamo di organizzare lezioni, seminari, anche un Cannabis Community College per aiutare le persone a conoscere altri usi della marijuana." Alcuni residenti del quartiere Woodlawn dove è situato il Cannabis Cafè sperano che la liberazione potrebbe  essere buona per gli affari. In Europa i pot cafes, noti come "coffee shops", sono popolari nella città olandese di Amsterdam, dove il possesso di piccole quantità di marijuana è legale.

 

http://blogazione.blogspot.com/2009/11/cannabis-cafe-legalizza-uso-di.html

L’EVOLUZIONE DEI CONSUMI DI CANNABIS

 

Segnalo questo blog dove si discute (tra le altre cose) di sostanze e società: http://www.voicepopuli.it

Qui sotto un post.

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Prima di ricorrere ai dati un aspetto su cui occorre riflettere è che cosa si debba intendere con l’espressione aumento del consumo, ossia se debba intendersi solamente come aumento del numero dei consumatori, o anche come aumento del volume di consumo, sia in termini di quantità di droga consumata, sia in termini di persistenza dell’uso. Se si considera solo il primo aspetto, si porta a considerare solo parzialmente il consumo di droghe. Il 2 Giugno del 2006, il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo su di uno studio effettuato dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, sulla diffusione di droga nella città di Milano, basandosi sull’analisi delle acque dell’impianto di depurazione di Nosedo. Hanno effettuato un test scientifico, chiamato il test della benzoilecgonina, che è un metabolita della cocaina,  autore del processo di trasformazione della sostanza nell’organismo, esaminando quanta percentuale di questo metabolita è presente nelle acque del fiume Po. Dalle sostanze infatti eliminate dall’organismo, si calcola in pratica la concentrazione di stupefacenti presenti nelle acque; calcolo che viene effettuato attraverso una serie di formule matematiche molto raffinate che permette di arrivare ai quantitativi di droga consumata e alle dosi giornaliere. Il risultato è che per la ricerca il 4% dei 15-34enni assumono ogni giorno almeno una dose di cocaina da 200 milligrammi, e secondo l’analisi ci sono 10000 giovani consumatori che assumono cocaina tutti i giorni.

Ciò non è attendibile sotto il profilo delle dinamiche dei consumi, in quanto non consente di spiegare che tipo di cambiamento sia in corso, in quanto non si può dire se la quantità utilizzata dai consumatori sia distribuita nell’arco di tutta la settimana o in un unico giorno. Se si prendesse per vera l’equazione matematica, non si capirebbe che i consumi da persona a persona variano in maniera incalcolabile, sia a seconda del principio attivo, sia per quel che concerne la quantità e la frequenza di dose consumata durante una giornata o nell’arco di una settimana.

 

Del resto pare evidente che se, per assurdo, dovesse aumentare soltanto il numero di consumatori e rimanesse costante il volume complessivo di droga consumata, forse sarebbe paradossalmente auspicabile che il numero di consumatori aumentasse fino a coinvolgere l’intera popolazione: la quantità pro capite risulterebbe talmente irrisoria da non essere considerata più nemmeno un problema. Aspetto che risulta particolarmente importante proprio nella comunicazione mediatica, dove si dà molta importanza esclusivamente al consumo lifetime, sparando cifre che non possano far riflettere su chi è veramente un consumatore occasionale e chi è un consumatore esperto.

Offrendo slogan come “nella fascia di età dai 15 ai 34 anni oltre 10000 giovani fanno uso di cocaina quotidianamente” non si dà un quadro preciso delle dinamiche dei consumi, facendo un enorme calderone in cui ci si basa sui liquami presenti nelle acque dei fiumi.

Si pensi ad esempio, ad uno slogan ricorrente negli ultimi tempi sui quotidiani italiani: “un giovane su due ha provato la Cannabis”. Quale significato assume questo slogan? Vale a dire: consente di conoscere l’intensità e la frequenza del consumo di Cannabis dei “giovani consumatori”? Ovviamente no, perché nella categoria lifetime rientra anche quel consumatore che magari ha provato la Cannabis quell’unica volta nella vita.

Ho tenuto quindi conto di determinati parametri nell’analizzare il consumo di droghe, per cercare di spiegare in maniera più precisa l’evoluzione dei consumi.

Il rischio che principalmente si ricollega al consumo di droghe, consiste nel fatto che si ritiene che l’iniziazione al consumo, possa condurre automaticamente alla ripetizione del consumo ed eventualmente ad un consumo pesante. Partendo dal presupposto che tutti i consumatori analizzati fumano Cannabis, si è riscontrato che la differenza tra il consumo degli ultimi tre mesi e il consumo degli ultimi dodici mesi è praticamente identico, rimanendo costante per tutti gli intervistati. 9 di questi fumano Cannabis quasi tutti i giorni, 7 fumano almeno tre volte alla settimana, 3 fumano tutti i giorni e il resto del campione si divide tra chi assume Cannabis almeno una volta alla settimana o almeno una volta al mese. Per 20 consumatori quindi la frequenza tra l’ultimo anno e gli ultimi mesi è rimasta costante, non ci sono state variazioni di sorta se non minime, ma mediamente il consumo di Cannabis rimane stabile.

World Drug Report 2009. Cambiano i pattern di uso di droga a livello globale e le politiche di risposta al traffico di droghe illecite

Il rapporto World Drug Report 2009 dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), oltre a presentare le statistiche aggiornate sulla produzione, traffico e uso dei principali tipi di droga, pone un’enfasi speciale sulla relazione esistente fra i meccanismi di controllo e il mercato nero criminale.

Dalla prefazione del Direttore Esecutivo dell’Ufficio dell’ONU nel World Drug Report 2009, emerge la volontà di cambiamento nell’approccio verso l’uso di droghe illecite, che continua a essere diffuso in tutto il mondo e a porre seri problemi di salute pubblica.

Nelle prime pagine del rapporto, l’italiano Antonio Costa riconosce che il controllo esercitato fino ad ora sul mercato e sull’uso della droga non sta funzionando. Tale controllo ha infatti generato un mercato nero di dimensioni macroeconomiche, inserito in dinamiche di corruzione, violenza e crimine organizzato, che non può essere disconosciuto.

Il Direttore di UNODC mette però in guardia sulle possibili generalizzazioni della problematica e la ricerca di soluzioni semplicistiche. La possibilità della legalizzazione del mercato delle droghe viene definita un “errore storico”, alla base del quale vi è il fatto che le droghe rappresentano un serio pericolo per la salute pubblica, e legalizzarne il mercato potrebbe porre il rischio di un’epidemia della tossicodipendenza.

Secondo Costa, “le società non dovrebbero scegliere fra la protezione della salute pubblica e quella della sicurezza, ma possono e devono perseguire entrambi”. La soluzione proposta dal Rapporto è quindi quella di un miglioramento del policy mix, con un passaggio dei meccanismi di controllo attuati dalle forze dell’ordine dagli utilizzatori ai trafficanti di droga accentuando le politiche repressive nei confronti dei trafficanti, rispetto al controllo sugli utilizzatori, e incrementando gli investimenti nei servizi di trattamento e prevenzione: la tossicodipendenza viene quindi riconosciuta come un problema di salute, e viene sottolineato come l’arresto e incarceramento degli utilizzatori di droga si mostri raramente efficace nel promuovere la loro riabilitazione. Si suggerisce inoltre di porre maggiore attenzione sulla problematica delle grandi città, dove si concentra la maggior parte del traffico illecito di droghe, aumentando investimenti sulle infrastrutture e sulle persone, in particolare i giovani. Infine, si richiama l’attenzione dei Governi verso la ratifica e la messa in atto della Convenzione delle Nazioni Unite contro il Crimine Organizzato (TOC) e della Convenzione contro la Corruzione, e dei relativi protocolli contro il traffico di esseri umani, armi e migranti.

Per quanto l’approccio proposto da UNODC sia innovativo e abbia le potenzialità di tradursi in un miglioramento del controllo della tossicodipendenza, tradurre in un reale cambiamento di politica le raccomandazioni del Rapporto sarà comunque un processo difficile da realizzare, in un mondo in cui le politiche antidroga sembrano continuare a concentrarsi su approcci di tipo repressivo. Per quanto riguarda l’Italia, ad esempio, con l’approvazione nel 2006 della legge 49/96, anche conosciuta come legge Fini/Giovanardi[1], si è optato per un inasprimento delle sanzioni relative alle condotte di produzione, traffico, detenzione illecita ed uso di sostanze stupefacenti, e per la contestuale abolizione di ogni distinzione tra droghe leggere , quali la cannabis, e droghe pesanti, quali eroina o cocaina.

Si è scelto di punire non solo la detenzione e cessione ma anche il consumo di sostanze stupefacenti, ed è improbabile un cambiamento di politica a breve termine, in linea con quanto proposto da UNODC.

Quanto ai contenuti del rapporto, il risultato dell’analisi dei trend globali nella produzione, traffico e uso di droga ha messo in luce una stabilizzazione, e in alcuni casi una riduzione nel mercato degli oppiacei, cocaina e cannabis, ma un preoccupante aumento nella diffusione delle droghe sintetiche, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

UNODC stima che fra 172 e 250 milioni di persone abbiano fatto uso di droghe illegali almeno una volta nel 2007. Fra questi, il numero di “problematic drug users” (coloro che consumano la maggior parte di queste droghe ogni anno e che sono a rischio di dipendenza) oscillava nel 2007 fra i 18 e 38 milioni di persone di età compresa fra i 15 e i 64 anni.

L’uso problematico dei diversi tipi di droghe, stimato dal rapporto sulla base del numero di persone in trattamento per dipendenza, ha una variazione regionale piuttosto chiara (vedi Figura 1). In Africa e Oceania la maggior parte delle persone che hanno ricorso a un trattamento per dipendenza da droghe l’ha fatto per l’uso di cannabis. Dagli anni 90, i derivati della cannabis stanno occupando un ruolo crescente nella dipendenza da droghe anche in Europa e Sud America.

Per quanto riguarda gli oppiacei, questi hanno rappresentato la causa principale di dipendenza in Asia ed Europa, mentre la cocaina ha un ruolo prominente rispetto alle altre droghe in Nord e Sud America. Gli stimolanti sono responsabili di dipendenza principalmente in Asia, Nord America e Oceania, e il loro peso sta aumentando anche in Sud America.

 

Annalisa Rosso

 

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Binge eating e dipendenza da droghe, possibile relazione?

    Fonte: Proceedings of the National Academy of Sciences, invia articolo. DRONET Ricerca compulsiva, difficoltà a smettere, gratificazione e ricaduta: i meccanismi che caratterizzano la dipendenza da sostanze si ripropongono anche in chi soffre di disturbi alimentari, soprattutto se sottoposto a regime alimentare ipocalorico. Cibo come droga? Un team di ricercatori della Boston University Medical School guidato da Pietro Cottone, in collaborazione con importanti centri di ricerca internazionali (Scripps Research Institute, Università di Roma La Sapienza, National Institute on Drug Abuse e il National Institute on Alcohol Abuse e Alcoholism) sta analizzando i meccanismi che accomunano la dipendenza da cibo e quella da droghe. L’attenzione è rivolta in particolare alla ricerca compulsiva di cibo (binge eating) e di alimenti appetitosi grassi e calorici, molto efficaci in termini di ricompensa e piacere. Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, è stato condotto su animali da laboratorio, ratti sottoposti ciclicamente a diversi regimi dietetici. Gli animali per cinque giorni potevano mangiare mangime tradizionale, mentre per due giorni avevano accesso a cibo molto appetitoso (high palatable) costituito da grassi, zuccheri, cioccolata. Un secondo gruppo di animali, nutrito con cibo per roditori, è stato usato come gruppo di controllo. I ricercatori hanno osservato che, in presenza di cibo standard, gli animali a cui era stato precedentemente somministrato cibo appetitoso non mangiavano molto e presentavano segnali di stress. Aumentava inoltre l’espressione del gene CRF (fattore di rilascio della corticotropina) nell’amigdala, una zona del cervello coinvolta nelle situazioni di paura, ansia e stress. Ripristinando l’accesso al cibo appetitoso, i livelli del CRF nel cervello degli animali tornavano alla normalità. I risultati dello studio dimostrerebbero quindi che la privazione da cibo appetitoso e gratificante durante la dieta potrebbe risultare difficoltosa proprio a causa di meccanismi simili a quelli dell’astinenza da droghe. Ansia e stress procurati dallo stato di privazione indurrebbero facilmente alla ricaduta e alla ricerca compulsiva della sostanza gratificante.

Grasso lancia l'allarme sulla marijuana caucasica

Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso lancia un allarme sui rischi che, specie i giovani, corrono nell'assunzione di droga perche' 'e' in arrivo la marijuana caucasica geneticamente modificata dai narcotrafficanti per ampliare il principio attivo drogante che ha effetti nuovi e pericolosi: bisognerebbe controllare questa sostanza intervenendo ai rave party dove piu' elevato e' il rischio della sua messa in circolazione tra molte persone'.Grasso - che ha parlato a margine di un seminario del Csm dedicato alle indagini sul narcotraffico, riservato ai magistrati e in corso nella sala congressi dell'hotel Ergife - ha aggiunto che lo stesso allarme riguarda anche le foglie di coca, anche esse geneticamente modificate.Grasso ha riferito che esperti delle tossicodipendenze hanno avuto modo 'di visitare in Russia persone che avevano fatto uso di marijuana caucasica constatandone gli effetti deleteri'.Grasso ha poi sottolineato che 'grazie alla genetica biologica non e' calato il quantitativo dei principi droganti attivi contenuti nelle coltivazioni dei narcotrafficanti in Colombia che riescono ad ottenere dai sei agli otto raccolti di coca l'anno, mentre prima ne facevano solo due. Con la genetica biologica le piante vengono posizionate a soli due metri di distanza l'una dall'altra anziche' ad otto metri e cosi' le superfici coltivate rendono piu' di prima e viene ampiamente compensata la perdita del 15% dei campi, che la lotta alla droga e' riuscita a destinare ad altre coltivazioni'.

Contenuto Redazionale NUOVO DOCUMENTO: Le attuali tendenze delle sostanze

 

http://www.drugs-forum.com/forum/image.php?u=9614&dateline=1155053521Segnaliamo che nella sezione "Sostanze scaricabili" è disponibile una ricerca sulle sostanze attualmente in circolazione nel mercato europeo - a cura di Jugendberatung Streetwork di Zurigo.

L'indagine contiene informazioni riguardo la forma, contenuto, composizione e rischi delle le sostanze inaspettate attualmente in circolazione.

Per accedere al pdf clicca QUI.

 

analisi noir di Piero Colaprico

Sembra, incredibile, ma dopo anni che i g i o r n a l i s t i ne parlano anche i politici si sono accorti che la cocaina impesta I'ltalia.

Ci sono parlamentari che si sottopongono al test, per dire quanto sono lontani dalle "polveri". Altri che lo rifiutano per principio. E altri ancora che fanno finta di niente. La stessa cosa, però accadrebbe in un qualsiasi condominio. Gli spacciatori-consumatori raccontano che pippa la mamma che va a prendere il bambino all'asilo ma anche il chirurgo del pronto soccorso, il pescivendolo che deve alzarsi presto e il buttafuori della discoteca che va a letto tardi. E tutti fingono un'indifferenza pericolosa e patetica. mentre ormai nelle strade i ragazzini, con soli dieci euro, possono fare il “colpo", e cioè dare una sniffata a un quartino di grammo . L’anticrimine dice che lo spaccio in città è come un sacchetto di plastica bucato e pieno d'acqua. Se prendi un'organizzazione di trafficanti chiudi un buchino, ma l'acqua (la droga) continua a uscire da tutte le parti. Non è che questo stato di cose va bene a tutti? Va bene al tossico, allo spacciatore e anche al politico: finge di stringere le viti, ma nel frattempo se la vuole, la trova. E se non la vuole, foraggia le comunità di recupero "amiche". E se non aiuta le comunità, non scontenta nessuno. E così, in percentuale, a Milano si consuma più droga che a Londra. Meno tasse per tutti? Macche, più coca e più felicità chimica per chiunque, questo pare il vero slogan degli anni Duemila.

 

 

Alcol al volante: giovani sempre più responsabili

Cresce la stima per il "guidatore designato", ma che altro serve?

 

Si torna a parlare di guida in stato d'ebbrezza, ma stavolta per una buona notizia. I giovani, che sono proprio le principali vittime di questo triste fenomeno, stanno diventando sempre più responsabili al volante. Un numero crescente di ragazzi (tra i 22 e i 28 anni) è convinto che la figura del "guidatore designato", ovvero di colui che uscendo la sera con gli amici non beve per riaccompagnarli a casa in piena sicurezza, sia molto utile per combattere il triste fenomeno delle stragi del sabato sera. Sono i dati di "Stasera Guido Io 2009", il tour itinerante nato dalla collaborazione tra la Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale, Automobile Club d’Italia e Diageo che da tre anni replica durante l'estate per sensibilizzare l’opinione pubblica verso i rischi che comporta la guida associata al consumo dell’alcol. La campagna, che si è chiusa oggi con lo svolgimento dei corsi di guida sicura presso l'Autodromo di Vallelunga (Roma) per i 50 vincitori di un concorso messo in palio da "Stasera Guido Io 2009", è terminata con la pubblicazione dei risultati di un sondaggio realizzato dall’Istituto Eurisko. L’indagine è stata condotta tra l’11 e il 31 luglio 2009 su un campione di giovani guidatori e consumatori di bevande alcoliche, esposti alla campagna, ed ha evidenziato che l’84% degli intervistati è favorevole all’adozione della pratica del guidatore designato (mentre l'anno scorso lo era solo il 73%). Il 67% ha manifestato l’esigenza di un’intensificazione dei controlli da parte delle forze dell’ordine sulle strade e fuori dai locali e il 58% ha dichiarato di ritenere giusto (34%) o addirittura troppo alto (24%) il limite di concentrazione di alcol nel sangue previsto dalla legge per chi guida sulle strade italiane, dimostrandosi in alcuni casi favorevole alla "tolleranza zero". Questo trend è confermato dalla riduzione della percentuale di giovani che ritengono troppo basso il tasso alcolemico di 0,5 g/litro per poter condurre un veicolo (dal 67% dei pareri contrari registrati nel 2008 al 42% del 2009). La stragrande maggioranza crede inoltre che vietare la somministrazione di bevande alcoliche dopo le 2 di notte sia una pratica inutile ("perché chi vuole bere trova comunque degli escamotage", hanno detto molti ragazzi) e anche chiudere i locali entro una certa ora non contribuirebbe ad abbassare l'incidentalità stradale. Meglio allora che, come si fa in molti paesi del Nord Europa, "stasera guido io".

 

 

 

da http://www.omniauto.it/

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