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Novità

La GdF oscura il sito di Alkemico e perquisisce il negozio

Vasta operazione della Guardia di Finanza che ha coinvolto anche la città martire e che ha visto oltre al sequestro ed all’oscuramento del sito internet www.alkemico.com per istigazione all’uso di sostanze stupefacenti anche perquisizioni all’interno del negozio “Alkemico di Cassino ed il sequestro di semi di cannabis, spore di funghi allucinogeni, libri con le istruzioni, serre e lampade per la coltivazione domestica di marijuana. “I negozi “Smart Shops”, diffusi su tutto il territorio nazionale con lo scopo di commercializzare le cosiddette “droghe legali” (o “furbe”, perché non classificate dalla legge tra le droghe vietate), sono illegali perché istigano all’uso di sostanze stupefacenti – dichiarano dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Frosinone – Questo è il senso dell’operazione di polizia giudiziaria posta in essere, nella mattinata odierna, da militari della Guardia di Finanza appartenenti al Comando Provinciale Frosinone ed al Nucleo Speciale Frodi Telematiche, che hanno eseguito l’oscuramento del sito internet www.alkemico.com, più volte salito alla ribalta della cronaca nazionale.

 

Le Fiamme Gialle hanno provveduto anche al sequestro di centinaia di accessori finalizzati alla coltivazione casalinga della cannabis indica e dei funghi allucinogeni”. Tre mesi di indagini in relazione al reato di istigazione all’uso di narcotici, coordinate dal Sostituto Procuratore Dott.ssa Maria Beatrice Siravo, hanno permesso al Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Cassino, dott.ssa Alessandra Tudino, di emettere il decreto di sequestro del sito web e di altri prodotti venduti nel negozio di Cassino della catena commerciale. “Nel corso delle investigazioni – prosegue il Comando Provinciale – la Guardia di Finanza aveva accertato che il punto vendita di Cassino, affiliato in franchising ad una società già con sede in San Marino e successivamente con sede in Rimini, vendeva al pubblico una vasta serie di prodotti che permettevano la coltivazione e produzione di marijuana ed il consumo della stessa”. Nel negozio, infatti, la Guardia di Finanza di Cassino ha rinvenuto e sequestrato tutto il necessario per creare, all’interno della propria abitazione, delle vere e proprie piantagioni intensive di cannabis indica: dalla serra alla lampada che sostituisce la luce solare, dai fertilizzanti ai concimi arricchiti, dalle vasche con sistemi di irrigazione ai semi ed ai funghi allucinogeni, fino ai manuali di istruzioni che descrivevano minuziosamente ogni passo da fare per ottenere rigogliose fioriture di piante di canapa indiana o di funghi psylocibe. Ovviamente, nel catalogo erano compresi anche numerosi oggetti per il consumo dello stupefacente autoprodotto: dalle cartine di ogni tipo e dimensione ai narghilè, passando per i chillum, cioè le pipe della tradizione etnica africana, utilizzate dai tossicodipendenti.

Tutti i prodotti venduti nel negozio erano distribuiti anche attraverso le pagine su internet della catena commerciale, come è stato rilevato dagli specialisti appartenenti al Gat – Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza, che hanno tracciato il sito individuandone i responsabili e la localizzazione. Gli stessi militari dell’Unità Speciale hanno proceduto al sequestro ed all’oscuramento dello spazio web presso il server di Torino che lo ospitava. “La legislazione antidroga italiana – conclude la Guardia di Finanza – pone severi limiti alla commercializzazione di tali prodotti, come è stato di recente confermato da una sentenza della Corte di Cassazione, la quale ha stabilito l’illiceità dell’induzione alla coltivazione ed all’uso delle droghe se fatta nel contesto degli “Smart Shops”, ovvero dei siti web ad essi riconducibili, che forniscono materialmente tutto il supporto indispensabile alla produzione ed all’uso delle droghe, realizzando così il reato di istigazione. Gli appostamenti effettuati dalle Fiamme Gialle hanno permesso di identificare, tra i clienti, una grande maggioranza di minorenni”. Sono due, al momento, i soggetti indagati per istigazione all’uso di sostanze stupefacenti, reato punito con la reclusione da uno a sei anni.

fonte http://www.enjoint.info/?p=1009

 

Nuove droghe: la difficoltà di "colpire un bersaglio in movimento"

Fonte: Osservatorio Europeo delle Droghe e delle TossicodipendenzeL’Europa si trova di fronte a un mercato delle droghe sintetiche sempre più complesso e instabile. I produttori sono in grado di adattarsi rapidamente alle nuove misure di controllo, offrendo nuovi prodotti e creando nuove opportunità di commercializzazione. Preoccupa il fenomeno crescente della produzione di sostanze legali alternative alle sostanze illecite.Questi sono i nuovi trend osservati sul mercato europeo delle droghe sintetiche e presentati all’interno della “Relazione annuale 2009: evoluzione del fenomeno della droga in Europa”. Il sistema di allarme rapido europeo è uno degli strumenti che ha segnato un progresso nell’individuazione di nuove sostanze sul mercato della droga. Nel 2008 sono state individuate 11 nuove sostanze sintetiche e due di origine vegetale (kratom e kava), ed è stato rintracciato per la prima volta un cannabinoide sintetico (JWH-018, meglio noto come spice).Internet assume sempre più importanza per la commercializzazione online di sostanze psicoattive. Un’indagine del 2009 su 115 negozi online in 17 paesi europei, ha evidenziato come la maggior parte dei venditori online individuati si concentri in Regno Unito (37%), in Germania (15%), nei Paesi Bassi (14%) e in Romania (7%).Cambia anche la composizione dell’ecstasy, secondo una tendenza osservata soprattutto nei Pesi Bassi e in Danimarca: le nuove pasticche anziché contenere MDMA, contengono mCPP. Tuttavia è ancora presto per poter affermare se tale sviluppo sai temporaneo o indice di un mutamento più significativo. “La velocità alla quale si muove ed evolve il mercato della droga, illustra come la globalizzazione e l’innovazione rappresentino una sfida in costante crescita per i paesi. Anche gli attuali approcci al monitoraggio e le misure da contrapporre al consumo delle nuove sostanze psicoattive dovranno subire un’evoluzione se intendono rimanere al passo con questo nuovo fenomeno”, ha commentato il direttore dell’OEDT Wolfgang Götz.

genitori & figli

 Infanzia odierna in pubblicità:

“Io dentro alla macchina ci metterei due motori, così va il doppio”,

“la mamma risparmia e mi aumenta la paghetta”.

Quale futuro si potrebbe umanamente ipotizzare per bambini siffatti, se non che il primo vada ubriaco a spaccarsi la testa sulla strada e la seconda faccia strada come escort? E i genitori odierni, come sono? A volte ne sento alcuni parlare con i loro bambini al telefono; parlano come si parlerebbe a un amante: “Amore, sto per arrivare... Tesoro, aspettami”.

Che autorevolezza possono avere questi genitori amici e confidenti? Quale rassicurante certezza, quale protezione possono rappresentare per i figli?

di Patrizia Valduga

 

 

Colombia, la svolta di Escobar Jr. si pente il figlio del re dei narcos

Omero Ciai, Repubblica del 07.11.09

Juan Pablo ha scritto ai figli di Galan, il leader liberale eliminato nel 1989. Il capo del cartello di Medellin fu ucciso dall’esercito 4 anni dopo .

Il miracolo s’è compiuto in segreto poco più di un anno fa quando i figli di due dei maggiori leader politici colombiani degli anni Ottanta, Luis Carlos Galan e Rodrigo Lara, morti ammazzati nella guerra scatenata dai narcos, hanno ricevuto una lettera da Buenos Aires. Cominciava così: «Non ha mai avuto tanta paura in vita mia come oggi mentre mi accingo a scrivere queste righe» ed era firmata "Sebastian Marroquin", il nome che oggi porta Juan Pablo, il primo figlio del più grande zar della coca colombiana ucciso, mentre fuggiva sui tetti di Medellin, dall’esercito il 2 dicembre del 1993.

"Sebastian" chiedeva perdono, in nome di suo padre, a Juan Manuel, Claudio e Carlos Fernando - figli di Galan, il capo dei liberali fatto uccidere da suo padre nel 1989 - e a Rodrigo, figlio del ministro Lara, e li pregava, accettando la sua buona fede, di collaborare insieme alla pacificazione e alla riconciliazione della Colombia. Oggi quella lettera è diventata un film documentario, I peccati di mio padre, diretto dall’argentino Nicolas Entel, che inizia con l’abbraccio tra il figlio di Lara e quello di Escobar. Per girarlo Sebastian si è recato segretamente a Bogotà dove ha incontrato molti dei figli delle persone fatte ammazzare da suo padre che allora erano bambini ed oggi hanno più o meno la sua età, 32 anni.

«Non l’ho visto come il figlio dell’assassino di mio padre - ha raccontato Rodrigo Lara - ma come un’altra vittima della violenza, della tragedia che ha vissuto il mio paese. E quando sono uscito dall’albergo nel quale ci siamo incontrati ho sentito che anche io mi ero liberato di un peso enorme: siamo tutti orfani». Nel 1984 quando venne ucciso suo padre, che allora era ministro della Giustizia e combatteva i narcos, Rodrigo Lara aveva otto anni e lo vide morire. Udì gli spari e le grida, aprì la porta di casa e vide il padre ferito e agonizzante colpito a morte dai sicari di Escobar.

A sedici anni dalla morte del boss del cartello di Medellin, la richiesta di perdono e il documentario sono anche l’occasione per la resurrezione della famiglia di Escobar che in tutti questi anni è stata nascosta per timore di vendette e ritorsioni. Quando Pablo morì, sua moglie, Victoria Henao, e i due figli (Juan Pablo e Manuela) fuggirono dalla Colombia e cambiarono identità. Erano ricercati da "Los Pepes", un gruppo armato che si era formato per vendicare le vittime del cartello di Medellin. Li protesse il governo ma ebbero molte difficoltà perché nessun paese europeo fu disposto ad accoglierli. Arrivarono prima in Mozambico e poi in Argentina. Oggi, a Buenos Aires, il figlio di Escobar fa l’architetto e l’ingegnere industriale.

Dell’immensa fortuna accumulata da suo padre, secondo Fortune Escobar arrivò grazie al narcotraffico a possedere un patrimonio valutato tra i cinque e i dieci miliardi di dollari, il figlio dice che alla famiglia è rimasto ben poco. Le case e soprattutto la famosa "Fattoria Napoles", un immenso complesso dove Escobar allevava anche ippopotami importati dall’Africa, vennero sequestrati dall’autorità giudiziaria mentre il cash servì alla famiglia per «pagare la mafia» che voleva ucciderli.

Nel documentario e in alcune interviste che ha concesso da quando ha rivelato la sua identità il figlio del boss ricorda la sua infanzia. «Vivevamo in un modo surreale», ha detto alla rivista argentina Perfil, ricordando una volta che suo padre bruciò in un caminetto «due milioni di dollari» perché la piccola Manuela (che oggi si chiama Juana Marroquin) aveva freddo.

«Per popolare la fattoria dove vivevamo - ricorda ancora Juan Pablo - mio padre sceglieva gli animali dal National Geographic e c’erano giraffe, elefanti, zebre. Visto in famiglia, era un uomo molto semplice. Non diceva mai parolacce, non si arrabbiava né diventava nervoso». Ora, grazie all’incontro con gli orfani delle vittime e al film, Juan Pablo vorrebbe con l’esempio della sua vita «dissuadere molti colombiani a seguire le orme di suo padre» in un paese dove il commercio della cocaina è ancora oggi una industria molto fiorente. 

 

 

DOTTORE, HO UN PROBLEMA CON IL SESSO

GIOVANI Dal sessuologo tra i 20 e i 30 anni: l’aumento di consulenze è significativo.

Perché cresce l’ansia da prestazione, mediata da modelli sbagliati

di Elettra Aldani, DRepubblica

 

Calo del desiderio, défaillance imbarazzanti, ansia da prestazione, abuso di Viagra, “coppie bianche” dove la passione non è mai stata di casa, neanche per sbaglio. Il sesso? È diventato un problema, “il” problema. Il nervo scoperto non solo, come ci si aspetterebbe in modo fin troppo prevedibile,

per i 40-50enni in crisi di mezza età, ma anche per i giovani poco più che ventenni. Che - sembra questa la novità - corrono a frotte dall’esperto a chiedere aiuto. È Roberta Giommi, presidente dell’Istituto Internazionale di Sessuologia, a suggerire una riflessione sull’argomento: «Negli ultimi 5 anni sono aumentate moltissimo le richieste di consultazione da parte di giovani tra i 20 e i 30 anni. Si tratta sia di coppie che di singoli. Non ho dati numerici precisi. Ma è netta la percezione di un fenomeno significativo».

 

Un ventenne, in linea del tutto teorica, dovrebbe essere lontano anni luce da questo tipo di problematiche. E invece che succede? «Succede che l’età media del primo rapporto è intorno ai 14 anni: a 25 si hanno già 10 anni buoni di vita sessuale sulle spalle. E succede che le coppie, intorno ai 30, spesso “non hanno tempo” per il sesso: il lavoro, lo studio, la carriera, l’organizzazione della giornata, rosicchiano spazio ed energie alla sessualità. Un nodo che la coppia cerca di sciogliere insieme, e questo è senz’altro positivo, dimostra che il concetto di salute sessuale in qualche modo è acquisito». Il problema vero, però, è anche un altro, e si chiama ansia da prestazione. «Il sesso dovrebbe essere gioioso. Invece è diventato una specie di lavoro, ripetitivo e ansiogeno, con una tale enfasi sui risultati che in questa situazione il corpo», spiega Giommi, «paradossalmente quasi sparisce». L’ansia da prestazione gioca brutti mente scherzi.

Riguarda i maschi, naturalmente, ma pure le femmine, più consapevoli, certo, ma anche dedite, ormai, a confronti da bar sport ( Sex and the City docet).

 

UN EPISODIO E POI IL DRAMMA

«Tutto ciò che riguarda il sesso oggi è amplificato. Basta una sola défaillance, che a quest’età si risolve di solito in un episodio di eiaculazione precoce - del tutto “normale”- ed è un dramma. Si ha immediatamente il terrore di avere un problema serio», spiega Fabrizio Quattrini, psicosessuologo, presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica, che conferma il dato di crescente domanda di consultazioni da parte di under 30: «Tanti gli uomini, e questa forse è una novità rispetto alla classica e maggiore consuetudine delle donne a riconoscere e affrontare i problemi psicologici. Sono i maschi, d’altronde, a sembrare particolarmente in difficoltà, alle prese con il diverso ruolo femminile, più autonomo e giudicante». Le donne hanno più esperienze, e valutano le prestazioni. L’uomo è spaventato, sintetizza Quattrini. Che non manca di sottolineare il conseguente problema dell’abuso, in questa fascia anagrafica non sospetta, di farmaci come il Viagra e il Cialis. Prescritti con leggerezza, usati per esorcizzare paure, scambiati per la cura miracolosa a disfunzioni più temute che reali, assunti a scopo preventivo per sciogliere la timidezza e non incorrere nelle temutissime figuracce. Ben presente, davanti a tutto, l’idea distorta di una super-performance da raggiungere a tutti costi. E le donne? Il problema è l’orgasmo: «Alcune », una piccola minoranza, «non riescono proprio a raggiungerlo», spiega Quattrini, «altre lo ottengono solo con l’autoerotismo. Altre inseguono il mito dell’orgasmo multiplo ». E qui cadiamo nella solita trappola della performance eccezionale (devo avere sempre voglia di fare sesso, devo avere l’orgasmo multiplo e così via) cui rispondere immancabilmente, pena un senso di fallimento e inadeguatezza. Tanta paura può portare anche - è una teoria, come due facce della stessa medaglia - a una fuga. A rifugiarsi in dinamiche conosciute e rassicuranti. Le “coppie bianche” sono una realtà ormai assodata (4 coppie su 10 presenterebbero una “sessualità inesistente”, secondo alcuni dati della Federazione Europea di Sessuologia) e non solo tra i più anziani. «Io le chiamo“ le coppie dei migliori “amici” », conferma Quattrini. Sodalizi fondati esclusivamente, e ”sin dall’inizio, su una forte progettualità e affettività. Unioni che non possono avere un destino felice: «Perché, sotto, c’è un problema più grande ». E che arrivano a scoppiare di fronte all’evidenza più palese eppure, non si sa come, non calcolata: «A un dato momento queste coppie vogliono un figlio. A quel punto il problema sesso esplode, come una bomba». Giovani, pieni di ansie e paure, in fila dal sessuologo per sbrogliare la matassa di problemi sempre più evidenti e insopportabili. Ma forse una puntualizzazione è d’obbligo. sopportabili. Come sottolinea Alessandra Kustermann, direttore dell’Unità di Pronto Soccorso e Accettazione Ostetrico-ginecologica alla Fondazione Policlinico Mangiagalli di Milano: «Non è che le 40enni non abbiano avuto gli stessi problemi di quelli che possa avere una giovane donna che oggi ha 20 anni. È che prima queste cose si gestivano tra le mura domestiche, oggi invece c’è - e meno male - una maggiore consapevolezza rispetto alla generazione precedente». Problemi vecchi, dunque. Quella che cambia è la percezione (ho un problema) e l’atteggiamento (vado dal medico). «I giovani sentono che la sessualità è parte integrante della persona e della coppia, e quindi chiedono aiuto», prosegue Kustermann, che spiega: «Anni fa, semplicemente, i ginecologi non chiedevano alla paziente notizie su come andasse la vita sessuale. Non c’era il problema solo perché non se veniva riconosciuto come tale». Vero. Ciò non esclude affatto, del resto, che qualcosa sia accaduto. Francesca Sartori, docente di Sociologia delle Disuguaglianze di Genere all’Università di Trento, collaboratrice di alcune ricerche dell’Università dell’Istituto IARD (che dal 1983 si occupa di giovani) sintetizza la profonda trasformazione dello scenario sociale: «Relativamente al sesso, oggi sono venute meno le norme di prescrittività dettate dalle religioni e dalle ideologie, norme che, se contravvenute, procuravano sensi di colpa. Però c’è un altro tipo di diktat cui dover dare conto: l’imperativo alla performance, al rispondere alle aspettative sociali del gruppo ». Vale soprattutto per i maschi che arrancano dietro alle femmine, più forti e meno passive di un tempo. Meglio non generalizzare, avverte Sartori, che però indica un altro punto indiscutibile: «Il ritardo che i giovani - in casa coi genitori fino a 30 anni - hanno verso l’autonomia e la copertura del ruolo adulto». E poi l’informazione. Va sicuramente meglio di prima, «eppure in Italia l’uso della pillola è bassissimo, e si continua a fare sesso non protetto».

«SONO NORMALE?» LE RAGAZZE HANNO PIÙ ESPERIENZA. E I RAGAZZI HANNO PAURA DEI CONFRONTI

«Non riesco a durare più di minuti. Dottore, sono normale?». Antonio Granata, urologo e andrologo all’Ospedale Sacco di Milano, nonché consulente all’AIED, punta il dito sulla disinformazione - che spesso diventa crassa ignoranza - e su una lacuna enorme che comincia nella scuola. «Arrivano col cronometro, mi chiedono se un rapporto di un quarto d’ora è normale, o se soffrono di eiaculazione precoce. I criteri di “normalità” sono falsati, i termini di paragone sono sbagliati e formati sulle super-prestazioni viste nei film porno. Che troppo di frequente sono l’unico strumento di Informazione e di educazione sessuale». Un problema culturale. Si presta una grande attenzione al sesso. E questo di

per sé sarebbe positivo, in termini di maggiore consapevolezza e autodeterminazione. Ma l’eccessiva attenzione ha una ricaduta negativa. Diventa il problema. «Di sesso si parla troppo, soprattutto se ne parla male», spiega Dolores Bracci, psicologa e sessuologa all’AIED di Milano. «C’è un incremento giovanile della domanda di consulenze, da inquadrare in una generale tendenza che riguarda tutte le fasce d’età». Ma i disturbi reali, spesso, non ci sono. «Quando una giovane donna mi chiede come fingere meglio l’orgasmo siamo di fronte non a una volontà di migliorare la propria vita sessuale, quanto alla necessità di rispondere a obbiettivi di immagine, a quello che si suppone sia il modello nell’immaginario erotico maschile». Il riferimento? I costumi mediati soprattutto dalla televisione. E dai film porno, dei quali i più giovani sono grandi consumatori, anche occasionali. Nodo centrale rimane l’educazione, conclude Bracci: «Si deve passare da lì, per ristabilire un concetto di “normalità”. E non si tratta solo di educazione sessuale, ma anche affettiva e sentimentale».

Rapporto europeo sulle droghe, la domanda che nessuno sembra porsi

Quando si parla di droga, l'informazione italiana non sa far altro che cronaca. Non c'è stato uno dei maggiori quotidiani italiani che, nel riportare i tristi numeri della Relazione annuale dell'Osservatorio europeo delle droghe presentato ieri, abbia posto domande sul loro significato. Eppure è molto semplice. Ogni anno, i rapporti del Governo italiano, dell'Europa e dell'Onu mostrano un aumento del consumo di droghe, un incremento di morti per droga, l'espansione di organizzazioni criminali e terroristiche grazie al mercato illegale della droga. Anche quest'ultimo rapporto si inserisce in una tradizione decennale. Un giornalista dovrebbe chiedersi: visti i numeri, stiamo affrontando il fenomeno con gli strumenti giusti? Le risposte sono due: o la strategia proibizionista funziona, seppur debba essere nuovamente intensificata; oppure non funziona. Sia la prima che la seconda risposta presuppongono però che la domanda sia posta, altrimenti anche i prossimi due, dieci, cento rapporti fotograferanno una situazione in costante deterioramento. Ora, facciamo uno sforzo di fantasia, e immaginiamoci che qualche autorevole quotidiano abbia posto la domanda. Lo so, bisogna sforzarsi un po', ma immaginate che il giornalista, intento a organizzare in un articolo i suoi copia e incolla di cifre e di agenzie di stampa, abbia avuto un sussulto di curiosità: dopo decenni di guerra alla droga, sono questi i risultati? Da quarant'anni l'Italia e l'Europa hanno adottato una strategia improntata su proibizionismo e repressione. E da quarant'anni, con poche eccezioni, quella strategia è stata implementata via via con sempre maggior vigore fino ad arrivare a oggi: carceri piene per reati connessi agli stupefacenti, tribunali sommersi, buona parte del budget delle forze dell'ordine destinato alla repressione, e ora anche l'invio degli eserciti Nato in Afghanistan, dove il nemico è responsabile del 90% dell'eroina mondiale. Nonostante ciò, le organizzazioni mafiose e terroristiche continuano a crescere, come anche i consumatori e i decessi per overdose. Non sono abbastanza quarant'anni di fallimenti, certificati da centinaia e centinaia di rapporti annuali, per cominciare a mettere in discussione il proibizionismo? Magari il nostro giornalista, trasportato dalla curiosità, potrebbe porre la domanda anche a colui che dal 2001 guida quasi ininterrottamente la politica antidroga in Italia, Carlo Giovanardi, visto che l'Italia continua a espandere la sua teca di primati negativi. Se non altro per chiedere conto del suo operato. Ma non spingiamoci troppo il là con la fantasia. Nessuno farà questa domanda, mentre la politica sembra aver già trovato la nuova panacea: i test antidroga per i parlamentari. Ovviamente volontari e segreti. E la pagliacciata parlamentare ha già sulla stampa maggiore spazio della tragica realtà che emerge dall'ultimo, sempre più inutile, rapporto europeo.

 

Pietro Yates Moretti

ADUC DROGHE

Betty Boop Cartoon Banned For Drug Use 1934

Terribile epidemia di ridarella data dal gas esilarante!

(anche un po' angosciante: un cimitero intero con le lapidi che si sganasciano…)

la vera storia di super mario bros

la vera storia di super mario bros

Test anti-droga ai politici, senatori e deputati non si tirano indietro. Boom di richieste in Parlamento

Roma, 5 nov. (Adnkronos Salute/Ign) - E' boom di richieste per i test antidroga da parte dei parlamentari che partiranno da lunedi' prossimo a cura del dipartimento Politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei ministri. Lo ha rivelato il sottosegretario alla Presidenza Carlo Giovanardi, a margine della presentazione a Roma del rapporto europeo sugli stupefacenti. ''Da quanto ho sentito dai colleghi penso che saranno molti - ha spiegato - i senatori e i deputati che approfitteranno di questa opportunita' che viene data dal dipartimento''.Per Giovanardi la massiccia adesione e' importante anche perche' in Parlamento ''c'e' un problema non piccolo. E' infatti al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica anche con una serie di illazioni verso le quali i parlamentari fanno benissimo a garantire e rivendicare la loro onorabilita'. Il Parlamento non e' una fumeria d'oppio''.

 

I parlamentari potranno sottoporsi a

un test delle urine per rilevare eventuale consumo di "cocaina, cannabis, anfetamina, eroina"

, spiega Giovanni Serpelloni, direttore del dipartimento Politiche antidroga della presidenza del Consiglio. I laboratori utilizzati saranno segreti, anche per evitare fughe di notizie, mentre "gli ambulatori saranno quelli della presidenza del Consiglio - spiega Serpelloni - dove i parlamentari possono accedere in totale privacy e anonimato". Tutti gli esami, infatti, non saranno collegabili a un nome ma a un codice. Lo stesso parlamentare potra' ritirare il risultato utilizzando il suo codice pin.

 

"Noi non conosceremo - prosegue Serpelloni - i nomi dei parlamentari, ma solo il dato generale". Un dato, assicura anche Giovanardi, che "sara' reso pubblico perche' non viola la privacy. Sara' invece il singolo parlamentare a decidere se rendere noto il risultato del suo test".

 

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha poi reso noti alcuni dati sul consumo di stupefacenti:

i giovani italiani consumano sempre meno cocaina ed eroina, ma sono ancora molto attratti dalla cannabis

. Sono le tendenze in sintesi emerse nel corso della presentazione a Roma e a Bruxelles della relazione annuale sull'evoluzione del fenomeno della droga in Europa. "In due anni di osservazione, dal 2007 al 2008 - ha spiegato Serpelloni - abbiamo potuto osservare nei ragazzi dai 15 ai 17 anni la diminuzione del consumo di cocaina ed eroina. Un trend che invece non si registra per la cannabis". L'esperto spiega che non si tratta di numeri in controtendenza con la relazione dell'Osservatorio europeo (che indica un boom per la cocaina e una riduzione della cannabis) perche' i dati europei si riferiscono al 2007 e anche a fasce di eta' differenti, e non sono quindi comparabili.

 

Il sottosegretario Giovanardi ha poi sottolineato che "il governo ha avviato solo da un anno politiche di contrasto efficaci, che prima i precedenti governi avevano abbandonato". Ci sono quindi, secondo Giovanardi, ottime possibilita' di intervento. Ma "dobbiamo anche aggiungere che la stragrande maggioranza della popolazione italiana non fa uso di droga".

 

Intanto arriva la prima adesione politica al test; si tratta del sindaco di Roma

Gianni Alemanno

, che si e' sottoposto al controllo antidroga presso il laboratorio Coni del Centro di preparazione olimpica Giulio Onesti, l'unico in Italia riconosciuto dal Cio: ''Ho deciso di

fare questo test per dare l'esempio

. Condivido l'idea di far fare il test antidroga volontario per tutti gli amministratori pubblici, quindi credo che sia giusto dare l'esempio in quanto primo cittadino''.

 

Al sindaco e' stato effettuato l'esame delle urine, che rileva tracce di sostanze vietate fino a qualche giorno dopo l'assunzione, e quello del capello che copre un periodo di circa un mese. I risultati, come reso noto dal direttore del centro antidoping Francesco Botre', dovrebbero arrivare entro sabato, perche' il capello necessita di una gestione di almeno una notte.

In Europa cresce il consumo di coca e eroina. In Italia uno su tre ha fumato cannabis

(Notiziario ADUC) Ecco i risultati di quarant'anni di proibizionismo in Europa. La cocaina vede sempre piu' aumentare la sua attrazione e resta di gran lunga il piu' popolare stimolante in Europa, l'eroina torna a essere in auge, mentre per la cannabis si conferma soprattutto tra i giovani un calo di interesse, anche se non nell'uso quotidiano. E' questo il quadro dell'evoluzione del fenomeno droga in Europa, che emerge dalla Relazione annuale 2009 dell'Osservatorio europeo delle droghe (Oedt), che sara' presentato oggi a Bruxelles. Un'analisi, frutto del monitoraggio di tutti i Paesi dell'Unione europea piu' la Norvegia, che rivela tra l'altro l'esistenza di un fenomeno che suscita l'allarme dell'Osservatorio: quello della vendita su Internet, di prodotti commercializzati con il marchio 'Spice', che dovrebbero contenere solo miscele di innocue erbe e che invece hanno rivelato la presenza di cannabinoidi sintetici, cioe' sostanze ottenute in laboratorio che producono effetti simili a quelli della cannabis. Secondo i dati dell'Oedt, dunque, circa 13 milioni di europei hanno provato la cocaina nella loro vita, e di questi, 7,5 milioni sono giovani (15-34 anni) di cui 3 milioni l'hanno usata nell'ultimo anno. L'Italia si conferma tra i Paesi a piu' forte consumo insieme a Danimarca, Spagna, Irlanda, e Regno Unito. Nella maggior parte dei Paesi europei comunque si evidenzia una tendenza alla stabilizzazione o all'aumento del consumo tra i giovani. Sono invece da 1,2 a 1,5 milioni i consumatori problematici di oppiacei e in generale si registra un aumento di chi usa eroina. E i decessi per overdose, dopo un calo nei primi anni 2000, mostrano di nuovo un andamento al rialzo. Ma la droga piu' comunemente usata resta la cannabis, con circa 22,5 milioni di europei che ne hanno fatto uso nell'ultimo anno. Tuttavia, continua la tendenza a un calo della popolarita' dello spinello, soprattutto fra i giovani, gia' emersa lo scorso anno. Anche se il numero di consumatori intensivi resta alto: e' possibile, avverte l'Oedt, che sino al 2,5% dei giovani europei consumi cannabis tutti i giorni. L'Italia e' il Paese europeo ai primi posti nel consumo di spinelli: il 31,2% l'ha provato una volta, il 14,6% nell'ultimo anno e il 7,2% nell'ultimo mese. Stabili, infine i consumi di amfetamina e di ecstasy. Leggi il rapporto integrale 'Dopo due anni di osservazione dal 2007 al 2008 il dato che emerge e' una diminuzione dell'uso della cocaina e eroina nei ragazzini tra i 15 e i 19 anni. Sempre nella stessa fascia di eta' si registra invece un trend in aumento dell'uso di cannabis'. Lo ha affermato il capo dipartimento delle Politiche Antidroga, Giovanni Serpelloni, a margine della presentazione in Italia del rapporto annuale europeo sulle droghe e tossicodipendenze 2009. I dati a cui si riferisce Serpelloni riguardano in particolare il 2008 e eta' differenti rispetto a quelle riportate nel rapporto europeo. In merito all'aumento dell'uso di cannabis il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla droga Carlo Giovanardi che le politiche di contrasto 'efficaci' al fenomeno sono state avviate solo da questo governo, 'prima, invece gli altri governo le avevano abbandonate'. Parlando della situazione generale sui consumi generali di droghe in Italia, il sottosegretario ha aggiunto che l'uso cronico di droghe riguarda lo 0,1% della popolazione, 'circa 180 mila persone, che sono comunque un problema drammatico. Ma dobbiamo anche osservare che la stragrande maggioranza della popolazione non fa uso di droghe'. I giovani italiani consumano sempre meno cocaina ed eroina, ma sono ancora molto attratti dalla cannabis. Sono queste in sintesi le tendenze del consumo della droga nel nostro Paese riferite dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del ministri, Carlo Giovanardi, oggi nel corso della presentazione a Roma e a Bruxelles della relazione annuale sull'evoluzione del fenomeno della droga in Europa. "In due anni di osservazione, dal 2007 al 2008 - ha spiegato Giovanni Serpelloni, direttore del Dipartimento politiche antidroga - abbiamo potuto osservare nei ragazzi dai 15 ai 17 anni la diminuzione del consumo di cocaina ed eroina. Un trend che invece non si registra per la cannabis". L'esperto spiega pero' che non si tratta di numeri in controtendenza con la relazione dell'Osservatorio europeo - che indica un boom per la cocaina e una riduzione della cannabis - perche' i dati europei si riferiscono al 2007 e anche a fasce di eta' differenti, e non sono quindi comparabili. Rispetto all'aumento del consumo di cannabis tra i ragazzi, il sottosegretario Giovanardi ha sottolineato che "il governo ha avviato solo da un anno politiche di contrasto efficaci, che prima i precedenti governi avevano abbandonato". Ci sono quindi, secondo Giovanardi, ottime possibilita' di intervento. Il sottosegretario ha quindi spiegato che il consumo abitudinario di droghe coinvolge in realta' lo 0,1% della popolazione. Circa 180 mila persone che rappresentano "senza dubbio un problema drammatico". Ma "dobbiamo anche aggiungere che la stragrande maggioranza della popolazione italiana non fa uso di droga". Nella lotta alla diffusione di consumo di droga, 'c'e' una dimensione nazionale che e' completamente superata: non ci sono piu' frontiere e la lotta contro la droga non deve e non puo' conoscere piu' frontiere ne' frammentazione': e' questo il messaggio che la Commissione Ue, per bocca del portavoce Michele Cercone, invia agli Stati membri nel giorno in cui l'Osservatorio europeo sul fenomeno delle droghe ha presentato la sua Relazione annuale. Il portavoce ha ricordato che con la ratifica del Trattato di Lisbona, 'si potra' andare avanti in modo piu' coordinato in questa lotta contro un fenomeno che e' veramente drammatico in Europa'. Nell'ambito della presentazione della Relazione annuale europea 2009, effettuata dall'Osservatorio europeo delle Droghe e Tossicodipendenze (OEDT), in corso questa mattina nella Sala polifunzionale di Palazzo Chigi, sul fenomeno droga, dai dati presentati e' emerso un aumento dell'uso di cannabis in Italia nella popolazione generale a partire dai 16 fino a 65 anni. Tuttavia, sezionando il dato e riferendolo alla fascia d'eta' intorno ai 15-16 anni, troviamo segnali positivi: c'e' un calo del consumo in particolare per cio' che riguarda il consumo di cocaina ed eroina. Lo sottolinea, in una nota, il Dipartimento politiche Antidroga. "Gli impressionanti dati diffusi oggi sul consumo di cocaina in Europa e in particolare in Italia dimostrano che con le politiche proibizioniste continua a crescere a dismisura il consumo di droga. A ringraziare sono le mafie di tutto il mondo, che hanno molto guadagnato, grazie al narcotraffico, e il governo Berlusconi che riciclera' in questo modo il denaro frutto dello spaccio di droga grazie allo scudo fiscale". Lo ha dichiarato il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero. "I dati del rapporto annuale europeo sulle droghe e tossicodipendenze 2009 presentati oggi e relativi agli anni 2007 e 2008 non possono essere considerati confortanti. Nonostante tra i ragazzi di eta' compresa tra i 15 e i 19 anni si sia registrato un lieve calo del consumo di cocaina e eroina e' aumentato, infatti, l'uso della cannabis'. Lo afferma in una nota Maria Rita Munizzi, presidente nazionale del Moige e membro del Tavolo della consulta per le politiche anti-droga presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. "Questa droga e i suoi effetti sono spesso sottovalutati poiche' tale sostanza e' spesso considerata, a torto, una droga leggera - continua il presidente del Moige - Riteniamo fondamentale attivare delle azioni di contrasto all'abuso di cannabis che vadano in parallelo a delle iniziative di prevenzione, informazione ed educazione rivolte sia ai genitori che ai ragazzi'. 'Auspichiamo quindi un intervento concreto delle istituzioni - conclude Munizzi - in merito anche con l'obiettivo di riuscire a rendere la droga off limits non solo nelle scuole ma anche in tutti quei luoghi che rappresentano un punto di incontro e di socializzazione dei ragazzi'.

Funziona il vaccino anti-cocaina.

In Italia, un milione i consumatori di Adele Sarno, Repubblica.it Inattiva la cocaina prima che entri nel cervello, evitando che la sostanza provochi piacere ed euforia senza causare altri effetti psicoattivi o interazioni pericolose. Mentre in America si scopre l'efficacia della profilassi, in Italia aumenta il numero dei consumatori. Poco più di 400mila nel 2001, più un milione nel 2008 Il vaccino sperimentale per chi non può rinunciare alla cocaina sembra funzionare. Uno studio, pubblicato sul numero di ottobre degli Archives of General Psychiatry, rivela come un’eventuale profilassi sia in grado di ridurre la dipendenza dalla droga. Secondo gli autori della ricerca, che hanno condotto test per sei mesi alla Yale University School of Medicine e al Baylor College of Medicine, il vaccino riesce nel suo scopo perché agisce sul sistema immunitario, aumentando il numero degli anticorpi anti-cocaina nel sangue. In altre parole, inattiva la cocaina prima che entri nel cervello, evitando che la sostanza provocochi una sensazione di piacere ed euforia. E lo fa senza causare altri effetti psicoattivi o interazioni pericolose. Va detto però che solo il 38 per cento dei vaccinati ha prodotto livelli di anticorpi sufficienti a inibire la cocaina e a ridurre in modo significativo gli effetti provocati dalla droga e, tra coloro in cui ha funzionato, gli anticorpi sono rimasti nell'organismo per soli due anni.LA SPERIMENTAZIONEThomas Kosten, lo studioso che ha guidato il team, da 15 anni dedica il suo lavoro alla messa a punto di un vaccino anticocaina e ha condotto la sperimentazione prima sugli animali, poi sulle persone. La ricerca ha coinvolto 115 soggetti dipendenti dalla polvere bianca: 58 ricevano il vaccino, 57 iniezioni di placebo. Per misurare la presenza dei metaboliti della sostanza stupefacente, tutti venivano esaminati con analisi delle urine tre volte alla settimana, per sei mesi. Soltanto in 55 hanno completato il ciclo vaccinale, i risultati dei test mostravano come 21 persone (38%) avessero raggiunto un livello di anticorpi significativo e, contemporaneamente, vedevano ridursi anche il livello dei metaboliti della cocaina tra la nona e la sedicesima settimana. UN PASSO IN AVANTI“Ci vuole ancora tempo per il vaccino – scrivono i ricercatori – ma i risultati fanno ben sperare. Probabilmente il trattamento richiederà un numero maggiore di vaccinazioni, per mantenere il livello di anticorpi nel sangue”. E ancora, bisognerà puntare molto sulla fase iniziale perché gli anticorpi aumentano lentamente ed è difficile per il cocainomane sopportare l’astinenza. Una soluzione, suggeriscono gli studiosi, potrebbe essere quella di vaccinare persone che sono già inserite in un programma di recupero.CRESCONO I CONSUMATORI DI COCAINA IN ITALIANel 2001 erano poco più di 400.000 le persone che usavano almeno una volta l'anno la cocaina, nel 2008 sono più un milione. Mentre sono 300.000 gli abituali.

Secondo i risultati della ricerca del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr), presentata a settembre 2009, il consumatore tipo è maschio, ha un età compresa fra i 15-35 anni ed è disoccupato. Ma l’incremento maggiore dal 2001 al 2008 si è evidenziato fra i 35-44enni. In questa fascia d’età coloro che hanno sperimentato la sostanza sono decuplicati: dallo 0,1% nel 2001 all’1%. La maggior parte di chi consuma cocaina fa uso anche di altre sostanze: il 74% fuma sigarette quotidianamente, l’85% cannabis saltuariamente. Dal 2003 invece è aumentato dal 10% al 15% anche l’uso di eroina da parte dei consumatori di cocaina. Frequente anche la combinazione con l’alcool: tra i forti bevitori il consumo di cocaina è 15 volte più diffuso che nella popolazione media.Molti i comportamenti a rischio attuati in concomitanza dell’uso di questa sostanza, nonostante l’ammissione degli effetti deleteri che essa provoca. La totalità dei consumatori (99%) ha guidato l’auto dopo aver assunto cocaina, e tra di essi la maggioranza (il 42%) ammette di averlo fatto una decina di volte nel corso dell’anno e il 34% addirittura abitualmente, mentre solo il 25% riferisce di averlo fatto solo in casi eccezionali. I luoghi pubblici sono indicati dai consumatori come quelli dove è più facile reperire la sostanza, con una diversità tra i due generi: i maschi prediligono la strada e i parchi (50%) mentre le donne soprattutto i bar e la discoteca (40%). Il 2% dei consumatori riferisce di comprarla su internet..

La Cocaina invade l'Europa L'Italia al top per il consumo

 

ROMA -La Repubblica- Una coltre di cocaina avvolge l'Europa. Oltre 13 milioni di europei adulti hanno provato la polvere bianca nella loro vita. Di questi, 7,5 milioni sono giovani (15-34 anni), tre milioni dei quali l'hanno usata negli ultimi 12 mesi. Nel dettaglio l'Italia si conferma uno dei Paesi a più alta prevalenza, insieme a Danimarca, Spagna, Irlanda e Regno Unito. La polvere bianca si confermacosì la sostanza stimolante illegale più popolare in Europa. Lo dice il Rapporto 2009 dell'Osservatorio europeo sulle droghe presentato oggi a Bruxelles, che conferma la diffusione costante della cocaina. In Italia, Danimarca, Spagna, Irlanda e Regno Unito, nell'ultimo anno, l'uso tra i giovani si è attestato tra il 3,1% e il 5,5%, mentre nella maggior parte degli altri Paesi europei si registra una tendenza alla stabilizzazione o all'aumento del consumo nella fascia d'età 15-34 anni. Tra i pazienti che entrano per la prima volta in terapia per disintossicarsi, il 22% ha indicato la cocaina come sostanza primaria. Nel 2007 sono stati segnalati circa 500 decessi associati al consumo di questo potente stimolante. Accanto alla cocaina prende piede anche la metamfetamina che sfrutta la facilità con cui può essere prodotta. Storicamente, l'uso di questa sostanza si concentra nella Repubblica ceca, dove sono stati individuati quasi 400 piccoli laboratori di metamfetamina. Ma nell'ultimo anno la disponibilità di questo stimolante sta aumentando in alcune zone dell'Europa del Nord, come Svezia e Norvegia.

 

link: http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/rapporto-droga/rapporto...

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