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Novità

Udine si fuma il festival del reggae

 

ANDREA ROSSI, La Stampa OSOPPO (Udine) «Bob Marley non si processa», hanno gridato contro il cielo che minacciava pioggia. Può darsi, però la sua musica se ne è andata da Osoppo, e chissà se tornerà. Il signor Giovanni è rimasto a fissare la vetrina del suo negozio di alimentari, nel centro di questo paese di tremila anime a trenta chilometri da Udine. «Avremo i nostri problemi, adesso. Una settimana di festival valeva sei mesi di lavoro». Questa non è solo la storia di una comunità messa in ginocchio. È la storia del più grande festival reggae d’Europa cacciato dall’Italia e costretto a trovare rifugio all’estero perché i suoi seguaci fumano troppi spinelli. Era il 1994 quando il Rototom Sunsplash si accampò lungo le sponde del Tagliamento e ne fece un angolo di Giamaica: dieci giorni di musica, grandi nomi e gruppi emergenti, 200 mila spettatori l’anno da ogni parte del continente. Tutto finito, ora che la procura di Tolmezzo ha messo sotto indagine per agevolazione all’uso di stupefacenti Filippo Giunta, 48 anni, inventore del festival. Secondo i magistrati ha violato l’articolo 79 della legge Fini-Giovanardi: avrebbe favorito il consumo di droghe nell’area del festival. Rischia fino a dieci anni di carcere. Ha letto le carte, dice che qualcosa non torna: «Mi sembra un provvedimento ideologico. Non si contesta un fatto. Si disegna uno scenario: il Rototom è un festival reggae, il reggae è la musica dei rasta, i rasta usano la marijuana. E io, che sono l’organizzatore, avrei costruito l’ambiente adatto». Si difenderà in tribunale. Però il festival chiude. Il Comune ha negato l’autorizzazione all’edizione del 2010. «E che cosa dovevo fare?», dice Luigino Bottoni, avvocato di 44 anni, sindaco da sei, in quota Pdl. «Crede che mi faccia piacere mandare in malora l’economia di tutta la zona? Ma sono costretto: c’è un’inchiesta». Le ha provate tutte: appelli, petizioni, lettere. Ha difeso la creatura degli osoppani: «Portava un ritorno economico di due milioni di euro sul territorio, ma soprattutto giovani da tutto il mondo, cultura, colore. Aveva trasformato una terra sconosciuta in una meta turistica. Per noi è una perdita devastante». Forse ha provato a spiegarlo anche al suo collega di partito, il sottosegretario con delega alla lotta alle tossicodipendenze Carlo Giovanardi, che ha salutato la chiusura di un «evento in cui si spacciava droga in quantità industriali». «Sugli stupefacenti la penso esattamente come lui», racconta il sindaco, «ma credo che bisognerebbe scendere dalla cattedra e andare a toccare le cose con mano prima di parlare». La fuga del Rototom ha spaccato il Pdl - contro Giovanardi si è mobilitato pure il senatore Ferruccio Saro - e scatenato una gara di solidarietà: la friulana Elisa, Vinicio Capossela, i Subsonica, don Ciotti, Beppe Grillo, l’europarlamentare Pd Debora Serracchiani e tanti altri, una petizione con quasi 10 mila firme e una raffica di manifestazioni. Non è servito. Il macigno che pesa sul festival sono i 340 arresti per spaccio di droga negli ultimi nove anni, 18 chili di marijuana sequestrati, 11 di hashish, 2.400 pasticche di ecstasy, 4 etti di cocaina e 37 grammi di eroina, più funghi allucinogeni, Lsd, popper e amfetamina. Per Filippo Giunta quei numeri sono il pilastro su cui fondare la difesa: «In sedici anni mai avuto problemi di ordine pubblico. Ogni giorno, per 15-20 mila spettatori, c’erano 200 addetti alla sicurezza. E le forze dell’ordine hanno sempre avuto libero accesso all’area, come dimostrano arresti e sequestri». E ancora: «Ogni anno ospitavamo incontri con tossicologi, psicologi e sociologi proprio sul tema degli stupefacenti. E io sarei uno che ne incentiva l’uso? La verità è che in Italia tira una brutta aria per chi fa musica». Non è l’unico a pensarla così. E, forse, se Arezzo Wawe, l’Heineken Jammin e il Rototom sono scomparsi, e il Traffic di Torino è stato spostato contro il volere degli organizzatori, un motivo ci sarà. «Io non lo so - dice Giunta - Però da un po’ ti rendono la vita impossibile: lavori un anno per organizzare tutto e fino all’ultimo non sai se i permessi arriveranno. Così i festival moriranno uno dietro l’altro. O si trasferiranno all’estero». Lui da una settimana batte la Spagna palmo a palmo. Ha già ricevuto decine di offerte. Là Bob Marley non si processa.

 

Gaetano Fidanzati, il boss creato dal proibizionismo

  Gaetano Fidanzati, 74 anni, condannato a 12 anni di carcere nel primo maxi processo a Cosa nostra, e' il boss storico dell' quartiere Arenella a Palermo. Il suo nome si legge in inchieste su traffici di droga di diverse procure italiane e nei dossier della Dea americana. Insomma, uno dei tanti Al Capone arricchitisi grazie al proibizionismo sulle droghe. E' il mafioso che porto' fiumi e fiumi di cocaina sulla piazza milanese. E il suo arresto nel capoluogo lombardo prova che il mafioso li' si sentiva come a casa propria. Di lui si persero le tracce dall'ottobre 2008 dopo la morte di Giovanni Bucaro, uno spacciatore ucciso per strada a Palermo da cinque uomini che lo massacrarono con pugni, calci e spranghe. Dietro al delitto, hanno accertato gli investigatori, anche grazie alla confessione di Francesco Tarantino che partecipo' al pestaggio, vi era Tanino Fidanzati che voleva dare una sonora lezione a Bucaro perche' aveva picchiato sua figlia, convivente del pusher. Il boss era presente quando i cinque picchiarono Bucaro che mori' a causa delle botte. Libero dal 2006, dopo aver scontato tutte le pene, Fidanzati rientro' a Palermo e due mesi dopo essersi reso irreperibile per la morte di Bucaro, nel dicembre 2008, venne raggiunto da un nuovo ordine di custodia cautelare per mafia nell'ambito dell'operazione Perseo. Don Tanino pero' era gia' fuggito, forse proprio a Milano dove certamente negli anni del suo fulgore mafioso aveva stretto alleanze anche con esponenti della criminalita' locale. Dopo le condanne in alcuni processi e al maxiprocesso, nel febbraio '90, Fidanzati venne arrestato in Argentina dagli uomini dell'Alto commissariato per la lotta alla mafia diretto da Domenico Sica. In Sud America venne condannato a 3 anni di reclusione per aver utilizzato documenti falsi per entrare nel Paese. Fidanzati si era reso latitante, in Italia, pochi giorni prima dell'omicidio dell' agente di polizia Natale Mondo, ucciso il 14 gennaio 1988 davanti al negozio di giocattoli della moglie, nel cuore del quartiere Arenella. Dopo l' arresto in Argentina Giovanni Falcone ando' a interrogarlo, ma il boss si limito a' sostenere di essere un perseguitato politico. Il capomafia fu estradato dall' Argentina il 18 aprile '93. Dopo avere scontato le condanne per droga e mafia inflittegli in Italia, nel 2006 gli venne imposto un anno di affidamento in casa lavoro. Nel maggio scorso venne arrestato il fratello del boss, Stefano Fidanzati, anch'egli narcotrafficante. fonte: ADUC Droghe

Scienziato russo inventa la vodka in pillola

Notizia divertente da ASYLUM ITALIA

 

Un professore russo ha scoperto il modo di ridurre qualsiasi bevanda alcolica in polvere, per poi trasformarla in pillola. Il prof. Evgeny Moskalev dell'Istituto Tecnologico di San Pietroburgo ha creato delle pillole che permetterebbero di misurare con precisione la quantità di alcol assunta. Moskalev afferma: "Abbiamo creato una tecnologia che ci permette di trasformare qualsiasi soluzione liquida in polvere". Si tratta di una tecnica che permette di convertire bevande alcoliche con una percentuale di alcol vicina al 96%.

World Drug Report 2009. Cambiano i pattern di uso di droga a livello globale e le politiche di risposta al traffico di droghe illecite

Il rapporto World Drug Report 2009 dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), oltre a presentare le statistiche aggiornate sulla produzione, traffico e uso dei principali tipi di droga, pone un’enfasi speciale sulla relazione esistente fra i meccanismi di controllo e il mercato nero criminale.

Dalla prefazione del Direttore Esecutivo dell’Ufficio dell’ONU nel World Drug Report 2009, emerge la volontà di cambiamento nell’approccio verso l’uso di droghe illecite, che continua a essere diffuso in tutto il mondo e a porre seri problemi di salute pubblica.

Nelle prime pagine del rapporto, l’italiano Antonio Costa riconosce che il controllo esercitato fino ad ora sul mercato e sull’uso della droga non sta funzionando. Tale controllo ha infatti generato un mercato nero di dimensioni macroeconomiche, inserito in dinamiche di corruzione, violenza e crimine organizzato, che non può essere disconosciuto.

Il Direttore di UNODC mette però in guardia sulle possibili generalizzazioni della problematica e la ricerca di soluzioni semplicistiche. La possibilità della legalizzazione del mercato delle droghe viene definita un “errore storico”, alla base del quale vi è il fatto che le droghe rappresentano un serio pericolo per la salute pubblica, e legalizzarne il mercato potrebbe porre il rischio di un’epidemia della tossicodipendenza.

Secondo Costa, “le società non dovrebbero scegliere fra la protezione della salute pubblica e quella della sicurezza, ma possono e devono perseguire entrambi”. La soluzione proposta dal Rapporto è quindi quella di un miglioramento del policy mix, con un passaggio dei meccanismi di controllo attuati dalle forze dell’ordine dagli utilizzatori ai trafficanti di droga accentuando le politiche repressive nei confronti dei trafficanti, rispetto al controllo sugli utilizzatori, e incrementando gli investimenti nei servizi di trattamento e prevenzione: la tossicodipendenza viene quindi riconosciuta come un problema di salute, e viene sottolineato come l’arresto e incarceramento degli utilizzatori di droga si mostri raramente efficace nel promuovere la loro riabilitazione. Si suggerisce inoltre di porre maggiore attenzione sulla problematica delle grandi città, dove si concentra la maggior parte del traffico illecito di droghe, aumentando investimenti sulle infrastrutture e sulle persone, in particolare i giovani. Infine, si richiama l’attenzione dei Governi verso la ratifica e la messa in atto della Convenzione delle Nazioni Unite contro il Crimine Organizzato (TOC) e della Convenzione contro la Corruzione, e dei relativi protocolli contro il traffico di esseri umani, armi e migranti.

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USA - L'ecstasy come il russare, può provocare apnea

L'ecstasy puo' bloccare il respiro nel sonno, infatti causa apnea notturna come il russare3: chi usa la droga ha un rischio di otto volte maggiore di chi non ne fa uso di avere pericolose interruzioni del respiro mentre dorme. Lo dimostra uno studio diretto da Una McCann della John Hopkins School of Medicine di Baltimora e pubblicato sulla rivista Neurology. L'apnea notturna e' un grave disturbo che puo' causare non solo deficit cognitivi ma anche ictus e infarto. Gli esperti hanno coinvolto nello studio quasi 200 persone, la meta' delle quali avevano fatto uso di ecstasy diverse volte. Con strumenti appositi i ricercatori hanno misurato il ritmo del respiro dei partecipanti durante il sonno e visto che coloro che facevano uso di estasi avevano un rischio di otto volte maggiore di soffrire di apnee notturne. E' probabile, concludono i ricercatori, che l'ecstasy, danneggiando come e' noto il cervello, arrechi danni proprio a quei circuiti neurali implicati nel controllo del sonno e nella respirazione.

 

da: ADUC DROGHE

I giovanissimi preferiscono l'hashish. La coca dopo i 17

Brescia - Marco Traversari, antropologo e docente di filosofia in una scuola superiore cittadina, ha svolto una ricerca sugli stati alterati della coscienza, usufruendo anche di uno studio condotto tra i suoi studenti di età compresa tra i 14 e i 16 anni. Oltre alle discussioni in classe, Traversari si è avvalso di questionari scritti, anonimi.

 

LA RICERCA conferma ciò che rilevano i dati nazionali ed internazionali: i giovanissimi sotto i 17 anni consumano di più il «fumo» e solo dopo inizia il boom della cocaina. Inoltre Traversari ha notato che l'uso di droghe è più diffuso nei paesi piuttosto che in città, in particolare nelle cosiddette compagnie. Si assumono droghe nei parchi, negli oratori o nelle altre agenzie di divertimento di massa, come le discoteche. Per quel che riguarda il perché l'antropologo propone tre motivazioni, tra loro interconnesse. In primis, per stare nelle dinamiche di gruppo, quindi per un bisogno di affiliazione e di riconoscimento in una certa cultura dello sballo. Poi per l'assenza di forme e luoghi di socializzazione, come poteva essere la politica negli anni Settanta: «questi ragazzi non hanno alternative sociali, culturali, politiche». Infine, per la mancanza di riflessione: «i più piccoli consumano più che altro per curiosità, poi magari crescendo smettono; i grandi invece lo fanno come esperienza sistematica, che oltre a farti star bene ti aiuta anche a fare altro, come a studiare di più…comunque la droga pare non essere percepita come un problema».

DALLE SUE RICERCHE Traversari ha anche tratto un ulteriore elemento degno di attenzione: «tra gli adolescenti c'è un fastidio verso la polizia, non per motivi ideologici ma perché controlla. Invece sono viste meglio le cosiddette ronde, perché vanno a colpire gli immigrati lasciando in pace loro». I controlli comunque sono giudicati inutili anche dai ragazzi, che riescono facilmente ad aggirarli con diversi escamotages «E' facile fregarli - si legge in un questionario - e poi è inutile che lo stato continui a mettere leggi perché tutti se ne fregano». Da parte sua il professore non crede nelle campagne repressive: «le uniche proposte che possono servire, e che forse possono essere proposte dagli educatori, devono puntare sulla responsabilizzazione, dunque un lavoro indiretto per sviluppare le capacità riflessive dei ragazzi, in modo che abbiano gli strumenti per essere consapevoli del perché delle proprie azioni». Se con ciò Traversari esprime una labile fiducia nelle istituzioni pedagogiche, ben diversa l'immagine della scuola che emerge dai questionari: secondo i ragazzi la scuola non serve a niente, né a informare né a prevenire: «Presumo che il mio parere non abbia molta rilevanza per voi - scrive una ragazza - tanto la droga rimane, secondo il vostro cinico tabù, un peccato mortale», alla quale fa eco la voce che si alza da un altro questionario: «credo che tutte le campagne antidroga siano inutili perché se qualcuno vuole farsi nessuno riuscirà a impedirglielo. I professori non possono aiutare perché hanno pregiudizi, ti isolano e non ti aiutano a capire».

 

http://www.bresciaoggi.it/stories/Cronaca/278675/

Dossier droga: uomo, 35enne, ecco gli utenti dei Sert

L'Umbria la regione con il consumo più elevato di stupefacenti e un tasso di morte per overdose 3 volte più alto della media nazionale. Seguono Toscana e Liguria. In Italia 210 mila persone dipendenti da eroina, cocaina e anfetamine

 

ROMA - La dipendenza da eroina, cocaina e anfetamine interessa circa 210 mila persone in Italia, secondo le stime del 2008. Una percentuale pari a 5,4 persone ogni mille residenti nella fascia di eta' 15-64 anni, che rende evidente la gravita' del fenomeno e il suo peso sul sistema sanitario nazionale. Si tratta di cifre sostanzialmente stabili negli anni. Dunque di una realta' cronica, non emergenziale. I dati disgregati a livello regionale danno una fotografia della situazione.

UMBRIA, RECORD CONSUMI - Le regioni in cui il consumo e' piu' elevato sono l'Umbria (al primo posto con una prevalenza di 8,1 ogni mille residenti nella fascia di eta' a rischio), seguita da Toscana e Liguria (entrambe con una prevalenza superiore a 7 ogni mille residenti nella fascia di eta' a rischio). Agli ultimi posti, invece, Sicilia, Basilicata e Calabria. Queste ultime due regioni sono pero' le prime per percentuale di utenti in trattamento nei Ser.T, insieme con con Umbria e Trentino Alto Adige.

502 MORTI PER OVERDOSE NEL 2008 - Sempre nel 2008...

 

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Energy drink alcolici al bando negli Usa?

 

La Food and Drug Administration minaccia divieti se non sarà provata la sicurezza dei prodotti

 

Corriere della Sera -MILANO - La Food and Drug Administration, l'ente per la sicurezza di alimenti e farmaci statunitense, ha da poco lanciato un avvertimento che suona come una minaccia: se entro breve tempo i produttori di energy drink che contengono caffeina e anche alcol non dimostreranno, dati alla mano, la totale innocuità dei loro prodotti, le lattine che tanto piacciono a giovani e giovanissimi saranno messe al bando.

PREOCCUPAZIONE – La guerra agli energy drink alcolici è partita dopo che i procuratori generali di 19 Stati americani hanno scritto all'FDA esprimendo preoccupazione circa la sicurezza di queste bevande per la salute dei ragazzi, che ne sono i principali consumatori. I timori riguardano il mix potenzialmente pericoloso di caffeina e alcol, segnalato anche da un documento della Società Italiana di Farmacologia: la caffeina infatti può portare a non percepire gli effetti sgradevoli dell'alcol e a berne quindi in maggior quantità, aumentando il rischio di dipendenza; inoltre, può indurre a sottostimare quanto si è bevuto e a credere di essere sufficientemente sobri anche se ormai non si è più in grado, ad esempio, di guidare. Le nefaste conseguenze che derivano dall'ignorare il fatto di essere ubriachi sono sotto gli occhi di tutti, nelle cronache dei giornali del fine settimana che registrano i morti sulle strade. I drink in questione combinano liquori di malto o altri alcolici a caffeina e succhi di frutta, arrivando a concentrazioni alcoliche fino al 10 per cento: popolarissimi fra i ragazzi, vengono pubblicizzati anche attraverso canali non convenzionali, ad esempio su Twitter.

CAUSE LEGALI – La legislazione federale statunitense richiede alle aziende le prove di sicurezza dei loro prodotti, se contengono un mix di ingredienti, per quanto questi siano comuni. «Nel caso di alcol e caffeina, l'FDA non è al corrente delle basi scientifiche per cui i produttori di energy drink alcolici possano concludere che le loro bevande siano sicure – ha detto Joshua Sharfstein, commissario FDA –. Per quanto ne sappiamo, invece, il loro consumo è associato a un maggior rischio di incidenti stradali, stupri e altri comportamenti pericolosi da parte dei giovani». Tanto che le cause legali non sono mancate, negli anni scorsi: il Center for Science in the Public Interest qualche tempo fa ha trascinato in tribunale con successo un'azienda, poi costretta a ritirare i propri prodotti dal mercato, e commenta così la decisione dell'FDA: «Per anni abbiamo assistito impotenti alla sempre maggior diffusione e popolarità di questi energy drink alcolici, che ricordano da vicino quelli analcolici ma sono molto più pericolosi: i ragazzi che ne fanno uso sono più spesso vittime o aggressori in caso di stupro, guidano più facilmente anche in stato di ebbrezza, sono più spesso coinvolti in incidenti di vario tipo. La nostra battaglia ha fermato alcuni prodotti ma altri continuano a inserirsi sul mercato, per cui l'iniziativa dell'FDA è lodevole».

ITALIA – Da questa parte dell'oceano gli energy drink sono analcolici, ma la preoccupazione c'è lo stesso perché il mix con l'alcol è una delle pratiche più diffuse fra i giovani. Tanto che il tema si è guadagnato perfino una discussione parlamentare il 26 maggio scorso, quando in Aula è stato chiesto di intraprendere una campagna per disincentivare il consumo di energy drink assieme ad alcolici e superalcolici e di rendere obbligatoria sulle bevande energizzanti un'etichetta che ne sconsigli l'uso a minori, donne in gravidanza, cardiopatici e ipertesi (succede già, ad esempio, in Francia e Regno Unito). Anche l'Unione Nazionale Consumatori ha di recente sottolineato la tendenza degli under 30 a ricorrere spesso agli energy drink (anche 3-4 lattine alla settimana), e spesso appunto mischiati a coktail alcolici. Preoccupazioni eccessive? Una risposta la fornisce la Società Italiana di Farmacologia, nel suo documento sugli energy drink: «Si potrebbe obiettare che si tratta di sostanze legali, che si può considerare una sorta di trasgressione “soft” e che infine qualcosa bisogna pur bere. La stessa confezione degli energy drink, colorata e scintillante, tende ad attenuare giudizi troppo severi. Ma certo la reazione generale sarebbe diversa e sicuramente più allarmata se pensassimo a giovani e giovanissimi che associano gin, vodka o whisky a dosi massicce di caffè».

 

Elena Meli

Governo in difesa dell'alcol

Ministro Fazio: abbiamo sventato nuove tasse sull'alcool

L'Italia ha sventato il rischio che una tassa sugli alcolici colpisse i produttori di vino e di birra. Il Consiglio dei ministri della salute dell'Ue, conclusosi ieri a Bruxelles, ha adottato un documento sul rapporto alcool e salute che mette in evidenza - ha detto il viceministro alla salute Ferruccio Fazio - 'le misure volte a favorire un consumo responsabile. Principalmente gli elementi di prevenzione sanitaria, sociale e culturale'. Questo nonostante l'alcool sia, dopo il tabacco, la droga che uccide di più.
Nella versione originale infatti, le conclusioni del Consiglio Ue prevedevano un approccio che avrebbe avuto come conseguenza una tassa sugli alcolici per vino e birra.
'In certe fasce di eta' - ha tenuto a sottolineare il viceministro - siamo comunque aperti a ulteriori misure per scoraggiare la guida sotto l'effetto di alcolici, particolarmente tra i giovani'.
Rimane inteso che, se il consumo responsabile riguarda la cannabis invece dell'alcool, i giovani rischiano il carcere.

 

Zaia: alcool e droga causano pochissimi incidenti

 

 Gli incidenti stradali causati dalla guida in stato di ebbrezza sono pari ad appena il 2,09% del totale quindi basta con le campagne contro vino e alcool. Parola del ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia intervenuto alla presentazione della ricerca "La causa degli incidenti stradali percezione vs realtà" realizzata da Piepoli per conto della Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi.
"Sono qui a fare la mia arringa contro quel pubblico ministero che mette sempre sul banco degli imputati il vino e lo vede come una delle causa principali della mortalità sulle strade", ha affermato il ministro Zaia sottolineando che "solo il 2,09% degli incidenti stradali è dato dalla guida in stato di ebbrezza". Il ministro ha poi spiegato che "il 18% degli incidenti viene causato dal non rispetto delle regole, il 12% da condizioni definite di "distrazione", e lí dentro ci vedrei l'uso di droghe piuttosto che l'assunzione di farmaci come antistaminici, antiallergici, antidolorifici che hanno chiare controindicazioni rispetto alla guida". In conclusione Zaia ha rivolto un appello affinchè si interrompa "questa campagna contro il vino e l'alcool visto che il 98% degli incidenti è provocato da altre cause", aggiungendo che "se qualcuno vuole mettersi in pace la coscienza pensando che il capro espiatorio debba essere il mondo della viticoltura e dell'enologia si sbaglia perchè io saró qui a difenderlo fino alla fine".
In base alla ricerca realizzata da Piepoli emerge che nel 2007 gli incidenti stradali causati da conducenti sotto l'effetto di alcool o droghe sono stati pari al 3% del totale. Il restante 97%, invece, è stato determinato da cause "collegate ad incovenienti di circolazione" fra cui guida distratta, eccesso di velocità e mancato rispetto della distanza di sicurezza che, da sole, hanno rappresentato il 30% delle cause di incidenti. Numeri ben diversi rispetto alla percezione dell'opinione pubblica che ritiene alcool e droga la causa del 98% degli incidenti stradali.

 

FONTE: Notiziario ADUC

Binge drinking, evoluzione di un fenomeno

http://i71.twenga.com/gastronomia/vodka/vodka-pure-tp_6517053406977981991.pngIl binge drinking (letteralmente abbuffata di alcol) è un fenomeno recente che cela abitudini lontane. Il termine viene utilizzato oggi per descrivere un fenomeno e comportamenti di consumo molto diffusi tra i giovani, ossia l’uso smodato e ad alta intensità di alcol (6 o più bicchieri di bevande alcoliche) concentrato in singole occasioni e che procura un’intossicazione alcolica. In origine invece, il termine veniva utilizzato nella definizione clinica dell’alcolismo e indicava l’assunzione di alcol per un periodo di tempo prolungato.
Secondo gli autori del rapporto prodotto per l’Alcohol Education and Research Council e pubblicato sulla rivista Social History of Medicine, l’evoluzione del fenomeno osservata negli ultimi vent’anni in Inghilterra e il cambiamento nel significato del termine ‘binge drinking’ sono correlati a una nuova attenzione delle policy e della ricerca sull’alcol.
Non si tratta solo di un cambiamento nelle modalità di consumo di alcol e nella tipologia di consumatori, ma anche una questione di percezione che rivela come politica e scienza interagiscano. Anche l’industria dell’alcol ha rivestito un ruolo importante nei cambiamenti degli stili di consumo cercando di estendere il proprio mercato ai giovani, e proponendo bevande a bassa gradazione alcolica aromatizzate alla frutta (“alco pops”), che risultano più appetibili. Infine l’utilizzo del termine nella sua nuova accezione, da parte di importanti e riconosciute organizzazioni, ha contribuito alla ridefinizione e alla diffusione del concetto in ambito scientifico.

 

Dronet

 

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