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Novità

Hashish

Buongiorno al personale di sostanze.info e a tutti coloro i quali sono interessati a questi argomenti..Mi sembra utile raccontarvi la mia esperienza..Sono un ragazzo di 24 anni peso 62 chili e sono alto1.74 m..e x circa sette anni ho fumato 4 spinelli a settimana non regolarmente..con periodi a minore o maggiore frequenza..Da circa un mese(oggi 7 aprile) 2010 fumo di media circa un grammo e mezzo/due di cannabis a settimana da solo..dal 29 marzo 2010 al 6 aprile 2010 nessun spinello..ne tiro..oggi 7 aprile fumo cinque spinelli in compagnia di altri due amici..Il 27 aprile devo recarmi alla visita presso la commissione medica locale scaligera..in seguito a ritiro patente avvenuto il 10 luglio 2009 con 1.84.e da quanto ho capito c'è la possibilità che venga richiesta analisi tossicologica di urine e/o capelli..oltre alla sicurezza di quelli alcolemici..tenuto conto di questi dati..che ho cercato di riportare con la maggiore precisione possibile..quali sono le probabilità di esito tossicologico urinario positivo..con totale astinenza dal 7 aprile al 27?tralascio quello del capello..in quanto i tempi sono piu lunghi..e non ci sarebbe possibilità quindi di esito negativo..potrebbero esserci traccie?e se sì..che effetti avranno x il rinnovo della mia patente?altra cosa che vorrei fosse piu chiara..la cronicità possiamo definirla come consumo quotidiano e regolare di uno o piu spinelli da solo?nel mio caso?mi occorerebbe di piu o di meno di un mese per risultati tossicologici negativi?so che sono linee di confine molto discutibili..ma mi chiedo cosa ne pensate?confido nella serietà degli operatori..e nelle loro chiarificazioni puntuali..Grazie x il lavoro..l'impegno e il tempo che ci dedicate..distinti saluti..marco

Ubriachi già a 13-14 anni Cresce l'allarme alcol

E non è più un fenomeno solo del sabato sera. Il volontario:"Troviamo bimbi da portare in ospedale anche alle 4 del mattino"

Massa, 7 aprile 2010 - Per il presidente della Croce Verde di Marina di Massa, Marco Pedroni, il problema è passato da “giovani e alcol” a “bimbi e alcol”: "Ma dove sono i genitori? . Dov’è la famiglia? Non è possibile che bimbi di 13-14 anni siano in giro, sbronzi, fino alle 4 del mattino. Stiamo parlando di adolescenti, che spesso andiamo a 'raccattare0' per strada e che portiamo al pronto soccorso, ubriachi fradici. Ma la cosa più allarmante — prosegue Pedroni — è che questo fenomeno non è più circoscritto al classico “sballo del sabato sera”. Purtroppo, anche durante la settimana, nei giorni normali, si registrano questi episodi. Nel periodo estivo, con l’arrivo dei turisti, il fenomeno diventa esponenziale, ma anche in inverno, tra i ragazzi del luogo, sta prendendo campo".

 

Troppo, per non lanciare un sos. "La famiglia ha grosse responsabilità — spiega Pedroni —. Purtroppo la maggior parte di questi ragazzini deve far fronte al disagio di genitori separati. Ragazzini che in troppe occasioni diventano un ostacolo per “vite da single”, per cui è più facile dire 'sì', evitando discussioni. E mi sento di dire questo quando ci chiamano, di notte, e ci troviamo di fronte bimbe di appena 14 anni mezze spogliate, che non si reggono in piedi. E mi chiedo: sanno i genitori cosa fanno i loro figli? Se davvero lo vogliono sapere, li seguano. Basterebbe andare in giro di notte, a vedere cosa fanno questi bimbi e rendersi conto di come cercano di risolvere i loro problemi personali, di origine familiare".

 

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Il Superenalotto, dove non vince mai nessuno, non è la stessa cosa

Freud e Biancaneve avevano ragione. E aveva ragione anche Gafyn Llawgoch, il pensatore anarchico gallese: «Per comprendere un’epoca bisogna interpretare i suoi sogni. Un popolo felice spera di migliorare la propria condizione, un popolo infelice vuole cancellarla».

In sintesi - e per attenersi alla formulazione dei primi due - «i sogni son desideri di felicità».

Ma per misurare i nostri, di sogni, la strada migliore è capire come scommettiamo.

 

Nel 2009 in Italia hanno giocato 42 milioni di persone. Praticamente tutti.

Per avere i numeri vincenti un milione e 300mila (di cui 100mila minorenni) si è rivolto ad astrologi e stregoni. Ricevitorie e sale gioco sono oltre 16mila, più degli uffici postali. Una forma di tassazione volontaria grazie a cui lo Stato ha incassato 9 miliardi di euro, come per lo scudo fiscale.

Sarebbe più onesto inventarsi una lotteria sull’Irpef.

A parte la mafia, il gioco è la quarta industria dopo Fiat, Telecom, Enel e Ifim. Il risultato è che, ormai, per entrare in una tabaccheria ci vuole il machete. In ogni anfratto si ammassa una folla che

allunga schedine, gratta Gratta&vinci e dà gomitate perfino ai disperati compari incatenati alle slot machine.

Vent’anni fa era tutto diverso. Se nel 1990 si avevano tre occasioni di gioco a settimana, oggi (senza contare il gioco online) sono quindici. Esistevano soltanto Totocalcio e Lotto. Il primo si

giocava il sabato, 1 X 2, perché le partite erano di domenica. Si vinceva abbastanza spesso, con il 12 e con il 13, ma mai cifre mostruose, un miliardo faceva notizia. Al Lotto, invece, si giocavano i numeri sognati. Poi, una sera a settimana, c’era l’estrazione in tv - noiosa, bulgara, poetica - che culminava

nel mantra «Napoli, secondo estratto».

La miriade di giochi germinati dalla liberalizzazione degli anni 90 e dalla Finanziaria 2007 può essere suddivisa in tre tipologie: slot machine, “Win for li- life” e Superenalotto. Esprimono sogni diversi, ma tutti ugualmente rivelatori. Le prime sono la scossa ritmata ai neuroni che fa svanire l’oggetto del desiderio (la vincita) per sospendere il tempo e trovare la sintesi tra brivido della roulette e raffica dello zapping.

Per questo, incatenati alle macchinette, ci sono soprattutto gli anziani, quelli che attendono la morte. O i tossici. E a volte di notte capita - a me è capitato - di dare un euro a uno che ti aiuta a fare

benzina, immaginare che vada a farselo e incontrarlo mezz’ora dopo che se lo gioca alle macchinette. “Win for life”, al capo opposto, promette una rendita di 4mila euro al mese per vent’anni (presto ne faranno un format tv). Esprime l’aspirazione rétro del «Se potessi avere mille lire al mese», il sogno

resuscitato del posto fisso, di diventare tutti rentier e ritirarsi dalla lotta per la sopravvivenza. Infine, c’è il Superenalotto dove non vince mai nessuno, ma che permette a ognuno di sperare in vincite abnormi, non per comprarsi la casa, mettersi in proprio o togliere la zia dall’ospizio, ma per trasformarsi all’istante in un oligarca russo.

lSogni che esprimono, tutti, una volontà di annichilimento assoluta, in cui svanisce l’abilità di indovinare o intuire, e ci si abbandona al dio Culo, l’unica entità ancora onnipotente.

Gafyn Llawgoch osservava preoccupato l’esplodere delle scommesse alle corse dei cani tra i minatori

di Cardiff. Nulla in confronto a oggi.

In Manifesto per un mondo che non c’è (1926) scriveva: «Respiro ovunque, intorno a me, l’alito dell’autodistruzione. Come scrive il mio amico poeta, Junichiro Kawasaki: “L’uomo che vuole volare è

un uomo che vuole morire”».

Giocomo Papi, Repubblica

 

Alcolismo: chi frequenta bevitori sul web e più vulnerabile

Una ricerca dell'Harvard Medical School (di Boston, USA) diretta dal dottor Niels Rosenquist e pubblicata su "Annals of Internal Medicine"

 

Conoscere forti bevitori tramite social network aumenta la tendenza a bere oltre il dovuto, mentre relazionarsi con degli astemi la dimezza.

Internet e rapporti con l'alcol sono legati a doppia mandata. Chi conosce tramite Facebook, Messenger o Twitter amanti del bicchiere ha più possibilità di diventare un forte bevitore, e viceversa.

A dirlo, una ricerca dell'Harvard Medical School (di Boston, USA) diretta dal dottor Niels Rosenquist e pubblicata su "Annals of Internal Medicine".

 

Leggi l'articolo su newsfood.com

46mila persone arrestate a New York per cannabis

http://magazine.liquida.it/wp-content/uploads/2008/12/new-york-02-100x100.jpg(Mondoraro.org) Nuovo record di arresti per possesso personale di cannabis nella Grande Mela. Secondo il rapporto annuale del dipartimento Giustizia di New York City, nel 2009 la NYPD ha arrestato 46.000 cittadini per il semplice possesso o consumo di marijuana in pubblico, una crescita del 4.600% rispetto al 1990. Il 54% degli arrestati è afroamericano, il 33% ispanico, e solo il 10% è di razza bianca. Questo nonostante quasi la metà della popolazione di New York sia bianca. Commentando i dati, il docente di sociologia del Queens College Harry Levine, ha detto all’associazione Norml che “la polizia ha arrestato cittadini afroamericani per possesso di cannabis ad un tasso sette volte superiore ai bianchi”. Inoltre, nota Levine, il 90% degli arrestati è di sesso maschile, e oltre il 50% ha meno di 26 anni. Per quasi tutti i 46mila arrestati, l’incriminazione per possesso di cannabis era il primo guaio con la giustizia penale. Nonostante il possesso di cannabis non costituisca un reato nello Stato di New York, se la cannabis è rinvenuta in luogo pubblico le autorità possono procedere con l’arresto e l’imputazione di un reato. Uno studio del professor Levine, condotto insieme a Deborah Small per la New York Civil Liberties Union, rivela che la polizia di New York City ha arrestato oltre 400mila cittadini in quest’ultimo decennio. Funziona così. La polizia ferma un giovane sospetto e minaccia la perquisizione. Il giovane, che non conosce i propri diritti e non sa che quella perquisizione sarebbe illegale, è invitato a consegnare quello che ha in tasca con la promessa che si chiuderà un occhio. Ma nel momento in cui estrae all’aperto la cannabis, una semplice violazione amministrativa diventa un reato. “La polizia di New York City sta conducendo una campagna di intimidazione e inganna decine di migliaia di giovani a consegnare volontariamente la marijuana in loro possesso. Ma quando i giovani fanno così, vengono subito ammanettati, arrestati e passano almeno 24 ore nelle galere della città”, spiega Levine.

 

Coca Cola provoca sterilità

 

Bere troppa Coca Cola rende sterili. E' quanto emerso da uno studio condotto dalla dottoressa Tina Kold Jensen presso il Rigshospitalet di Copenhagen, la quale ha dimostrato scientificamente che quantità eccessive della bevanda più amata del pianeta provochi la riduzione della produzione di spermatozooi. Chi assume Coca Cola e adotta uno stile di vita più sano ed equilibrato ha in media 50 milioni di spermatozoi per millimetro, mentre coloro che assumono più di un litro al giorno sono soggetti ad una diminuzione di circa il 30%. I ricercatori affermano che il problema non dovrebbe riguardare la caffeina contenuta nella bibita, ma la tipologia di cibo che solitamente l’accompagna.

http://www.net1news.org

 

Droga e minori: «Ecco come si spaccia nella mia scuola»

Leggi l'Articolo su il Giornale, Genova

 

L'ultima crociata di Sting: "La marijuana va legalizzata"

http://images.movieplayer.it/2003/07/11/sting-19524_cropped.jpgMadrid, 3 apr. - (Adnkronos) - Legalizziamo la marijuana e utilizziamo i soldi spesi per contastare lo spaccio delle droghe leggere, contro la povertà e il riscaldamento globale. L'idea è di Sting e l'ha pubblicata su un blog, secondo quanto si legge sul sito spagnolo del quotidiano 'El Mundo'. "La guerra contro le droghe -sostiene il cantante 58enne- ha fallito e le persone che hanno veramente bisogno di aiuto non possono averlo come neanche chi ha bisogno di marijuana come medicinale per curare una malattia. Stiamo spendendo migliaia di milioni, riempiendo le carceri di delinquenti non violenti e sacrificando le nostre liberta'".

 

Sting, si legge sul sito spagnolo, avrebbe sollecitato gli statunitensi ad appoggiare la 'Drug Policy Alliance', un gruppo attivista, che chiede la liberazione dei criminali non violenti, arrestati per motivi legati alla droga. "Le libertà civili -aggiunge il cantante- sono state calpestate. L'applicazione della legge è stata militarizzata. Centinaia di migliaia di milioni di dollari, che potrebbero stare lottando contro la povertà, sono stati spesi. Le persone che hanno bisogno di aiuto attraverso le droghe sono state trattate come delinquenti. Nel frattempo -conclude- sono diminuite significativamente le risorse per combattere il crimine".

 

 

USA - Cannabis, manifestazioni in decine di atenei: meno dannosa dell'alcool

Negli Usa, questo aprile è il mese dedicato alla lotta contro l'abuso di alcool (National Alcohol Awareness Month). E gli studenti di oltre 80 università negli Stati Uniti hanno deciso celebrare questa occasione manifestando per chiedere che gli atenei permettano loro di consumare cannabis piuttosto che spingerli a scegliere l'alcool, sostanza legale utilizzatissima in ogni festa universitaria che si rispetti. Gli studenti distribuiscono volantini che spiegano le diverse conseguenze sulla salute della cannabis e dell'alcool. Come noto, la cannabis non ha mai causato un singolo decesso al mondo, mentre l'alcool ne causa diverse centinaia di migliaia ogni anno. Alla Georgetown University, riporta il quotidiano Washington Post, gli studenti della Law School si sono organizzati di fronte alla loro facoltà. All'università del Maryland, gli studenti terranno conferenze stampa di fronte all'ufficio del magnifico rettore. "Non è uno scherzo", dichiara Zach Brown, studente dell'Università del Maryland. "E' l'ora di smetterla di spingere gli studenti a bere (alcool). E' l'ora che ci permettano di fare la scelta razionale e meno dannosa per la salute, ovvero consumare cannabis invece dell'alcool alle nostre feste". La manifestazione è stata organizzata dall'associazione studentesca Students for Sensible Drug Policy, insieme a Norml e Safer.

Aduc Droghe

 

AFGHANISTAN:NON SOLO OPPIO,ORA PRIMO PRODUTTORE DI CANNABIS

L'Afghanistan ha conquistato un nuovo primato tutt'altro che invidiabile: non e' piu' solo il primo produttore al mondo di oppio (90%) ma ora anche di cannabis. E' quanto rivela l'Agenzia dell'0nu per la lotta agli stupefacenti (Unodc) sottolineando che il commercio di entrambe le sostanze e' la principale fonte di finanziamento dei talebani. L'ultimo raccolto e' stato di 1.500-3.500 tonnellate grazie all'alta resa per ettaro delle coltivazioni afghane: 145 chili contro i 40 del Marocco .

 

da Repubblica - Ultimora

Droga e Consulta, il perbenismo rimuove la realtà

Riccardo De Facci, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, sul codice dei media sulla droga di Giovanardi nella rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 31 marzo 2010. Da Fuoriluogo.it

 

Dopo le recenti polemiche televisive sulle dichiarazioni di Morgan sul suo consumo di cocaina e i “vantaggi“ che questo gli avrebbe procurato (un miglioramento dell’umore e delle prestazioni), anche il sottosegretario Giovanardi non si è voluto far mancare un tentativo di visibilità mediatica a partire da questo tema: ha convocato la Consulta nazionale degli esperti sulle droghe e le tossicodipendenze perché approvasse un “Codice nazionale di autoregolamentazione per le trasmissioni televisive sul tema droghe”. Il testo proposto ci riporta a passati approcci general-generici sulla “droga”, che pensavamo cancellati dalle evidenze scientifiche e da una analisi minimamente seria della realtà che ci circonda. Mentre la realtà ci racconta di un consumo sempre più diffuso di sostanze psico attive legali e non, con modelli di uso e forme di dipendenza molto diversi tra loro; mentre il sistema degli interventi sociosanitari è sempre più abbandonato ed in difficoltà; il documento descrive il consumo di sostanze come un blocco unico, indifferenziato ed egualmente problematico: un approccio di “generalizzazione” della condanna verso “la droga”, che accomuna nella valutazione del rischio cannabinoidi e altre sostanze, consumi sporadici e consumi intensivi. Ancora una volta, il documento appare rispondere a spinte ideologiche per costruirvi intorno schieramenti politici, mentre sul piano delle politiche pubbliche non prende nessun impegno serio, né di investimento su progetti nazionali di prevenzione e di cura, né di sviluppo di un piano nazionale di salute per favorire forme diffuse di autotutela. Ancora una volta, si sovrappongono letture sociali fortemente moralistiche sul senso dei consumi di sostanze stupefacenti ad un richiamo generico a emergenze sanitarie sottese a questi consumi: omettendo che i problemi più gravi arrivano soprattutto dall’abuso di alcol e solo in minima parte di “droghe” (come il numero di morti per patologie connesse e i danni dovuti agli incidenti connessi). Così, mentre si criticano pesantemente le connessioni tra la “modernità” e i consumi di stupefacenti, si tace sulla massiccia diffusione di psicofarmaci e non si dice nulla sull’ambiguità di molti messaggi pubblicitari. Forse perché non si vogliono mettere in crisi gli enormi introiti che le televisioni ricavano dalla pubblicità degli alcolici? Il problema sono Morgan, Lapo Elkann, o l’attore Calissano “beccati” a usare droghe e perciò non più compatibili socialmente per la loro visibilità mediatica? Oppure il nodo è un modello sociale imperniato sulla visibilità estremizzata, sulla prestazione non importa come raggiunta, sulla competizione continua, sulla finzione come regola di vita? Modello, si badi bene, sostenuto e divulgato dai media e dalla televisione pubblica. Fino a quando non ha dichiarato di consumare cocaina, Morgan era un vivace ed efficace comunicatore e nessuno si preoccupava di come riuscisse a garantire questa vivacità. Poi l’ipocrita espulsione da Sanremo, solo perché lo ha dichiarato senza fingere pentimento. Il perbenismo che rimuove la realtà rischia di essere la chiave interpretativa di fenomeni diffusi. Alcune associazioni, come il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza e il Gruppo Abele hanno annunciato di non partecipare alla riunione della Consulta, giudicando di per sé fuorviante la scelta di porre al centro il “caso Morgan”; altri operatori e organizzazioni che hanno partecipato hanno criticato, nei contenuti e nei modi, la proposta del codice di autoregolamentazione. Il sottosegretario Giovanardi, nella sua critica severa ai media, sembra dimenticare quanto abbia usato la disponibilità degli stessi media per sostenere e far approvare con una forzatura istituzionale (all’interno di un decreto legge sui giochi mondiali invernali, ricordiamolo) la sua legge antidroga, stupidamente punitiva. Ci piacerebbe un impegno almeno equivalente verso i media per rendere pubblici i dati sull’applicazione della legge Fini-Giovanardi a quattro anni dalla sua approvazione ed aprire un vero confronto sulla sua efficacia. Che ne è della diminuzione promessa dei consumi diffusi, a fronte dei numeri delle persone finite inutilmente in carcere?

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