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Novità

Troppo Internet provoca la depressione ?

 

Un nuovo report informa sui rischi dell’abuso di Internet, potrebbe facilitare la depressione. Si tratta di un report affidabile ?

italiasw.com

 

E’ una settimana che circola l’ennesimo report, che informa sui rischi derivanti dal troppo Internet. E’ parere dell’Università di Leeds (un questionario online pubblicato su Psychopathology n.d.r.) che 1 persona su 100 sia dipendente da Internet ed abbia di conseguenza maggiori possibilità di diventare depressa. La BBC è stata fra le prime a citare la notizia dopodichè vi è stato il “passaparola”, nel riproporre la notizia.

Devo credere a queste storie ?

Internet ha cambiato il modo in cui milioni di persone socializzano, effettuano gli acquisti, lavorano o socializzano ma, affermare che una persona può diventare dipendente da Internet è come dire che il noto Tiger Woods abbia realmente una dipendenza – disturbo (sarebbero centinaia di milioni le persone con lo stesso disturbo – dipendenza di Tiger Woods) oppure che l’abuso di Social Network provochi danni psicologici ma anche il cancro.

Vi ricordate dell’ADHD, “Sindrome da deficit di attenzione e iperattività che ha spopolato negli USA (11 milioni di diagnosticati nel 2006)? Nel lontano 2006 erano in molti i psicologi USA a diagnosticare l’ADHD invitando i genitori a somministrare il Ritalin. Si trattava di un farmaco (stimolanti) che causò morti, alterando la percezione ma anche provocando allucinazioni (sono dati oggettivi, fonte: The American Journal of Psychiatry). ADHD è stato una malattia inventata dal business dei farmaci per i bambini iperattivi. Il report dell’Università di Leeds non è affatto differente, non ci sono stati morti ma si tratta ancora una volta di uno studio approssimativo (come quello alla base dell’ADHD), effettuato su un semplice campione di 1300 persone.

Lo studio dell’Università di Leeds ha classificato 18 persone come “Internet Addicted” quando hanno affermato d’essersi accorte di rimanere (a volte) online più a lungo del necessario. Il problema  è che il studio (questionario n.d.r.) è stato inserito in Social Network ma, i ricercatori non hanno rivelato quali Social Networks, non fornendo neppure risposta sul tempo di permanenza online del sondaggio.  Concludiamo ricordando che nel solo Regno Unito sono milioni i visitatatori giornalieri dei Social Networks, un campione di 1300 persone è una “formica in un oceano”.

Navigo troppo In Internet, sono Salvo ?

Qualcuno potrebbe essersi posto a questo punto il problema, se il rimanere troppo online sia un sintomo di depressione oppure provochi la depressione. La risposta è NO. Internet non rientra nelle categorie a “rischio”. Elementi che possono dare dipendenza sono il gioco d’azzardo, il fumo, l’alcool. Con Internet basta utilizzare un cronometro, porsi un inizio e fine di navigazione e chiudere il PC quando sentiremo l’allarme. Siamo salvi anche quest’oggi.

 

Droga, Questura Venezia: giovani ritornano a usare eroina

Ventidue arresti in flagranza di reato, 17 custodie cautelari, 49 denunce e 152 segnalazioni all'autorita' giudiziaria. E' il bilancio di tre operazioni per contrastare lo smercio e il consumo di stupefacenti compiute dalla Questura di Venezia nel periodo gennaio 2009-gennaio 2010. Proprio analizzando nello specifico il profilo dei giovani segnalati, i militari hanno tratto la convinzione che molti giovani, talvolta anche minorenni, sono ritornati al massiccio uso di eroina e che, a differenza di un tempo, la assumono fumandola, ritenendo di non essere a rischio perche' non dipendenti dalla siringa.

 

 

Aduc droghe

Salute/ Eurispes: 15% degli italiani ha fatto uso di psicofarmaci

Undici milioni di persone scelgono le medicine non convenzionali

 

(Apcom) - Il 15% degli italiani ha fatto uso di psicofarmaci nel corso della sua vita. Lo rileva l'Eurispes nel suo rapporto, sottolineando che le donne ne assumono la maggior quantità (17,6%), quasi il 4% in più rispetto agli uomini. Tra quanti hanno dichiarato di fare uso di medicinali per la terapia dei disturbi mentali, si rilevano le benzodiazepine (i cosiddetti ansiolitici) sono le più usate (85,8%), seguite dagli antidepressivi (30,6%), dagli stabilizzatori dell'umore (17,5%) e dagli antipsicotici (5,5%).

Undici milioni di italiani, fa notare l'istituto di ricerca, scelgono le medicine 'non convenzionali'. Nel 2000, l'Eurispes aveva affrontato per la prima volta il tema di queste medicine, rilevando che il 10,6% degli italiani si affidava per le proprie cure mediche a tali pratiche. Dai risultati della rilevazione del 2010, emerge che gli italiani che fanno uso di medicine non convenzionali sono pari al 18,5%. "Un dato - si legge nello studio - che rapportato alla popolazione fa emergere circa 11 milioni e 100mila fruitori delle medicine alternative nel nostro Paese".

Giovani ed ecstasy, preoccupa l’alto tasso di mortalità in Inghilterra

    Fonte: Neuropsychobiology dronet.orgUn’analisi condotta nel Regno Unito sulle circostanze cliniche e sociodemografiche riguardanti i decessi droga-correlati, specificatamente relativi all’uso di sostanze stimolanti del tipo amfetaminico, hanno evidenziato la particolare vulnerabilità fisica dei giovani nei confronti dell’ecstasy. Lo studio è stato condotto dal Professor Fabrizio Schifano della Scuola di Farmacia presso la University of Hertfordshire (UK) e collaboratori, prendendo in esame dati relativi all’assunzione di sostanze stimolanti, raccolti dal programma nazionale sui decessi droga-correlati (National Programme on Substance Abuse Deaths, np-SAD) e da un’indagine sul crimine britannico (British Crime Survey) per l’intervallo di tempo compreso tra il 2001 e il 2007. I dati hanno permesso di identificare 832 casi di decessi correlati all’uso di amfetamine e metilamfetamine e 605 decessi correlati all’uso di ecstasy. Queste sostanze sono tutte appartenenti alla classe generica delle amfetamine, ma le differenze clinico-farmacologiche riscontrate per l’ecstasy (MDMA ed anche il suo analogo MDA) rendono questa sostanza potenzialmente più tossica rispetto all’amfetamina e alla metilamfetamina. Lo studio pubblicato sulla rivista Neuropsychobiology in particolare, rileva come nel caso dei decessi correlati al solo uso di ecstasy, ci fosse una maggiore incidenza per la fascia di età compresa tra i 16 e i 24 anni, decisamente più bassa rispetto alle morti correlate all’uso di amfetamine. Inoltre i giovani utilizzatori di ecstasy risultavano in buona salute e non erano noti come abituali utilizzatori di droghe, a differenza degli utilizzatori di amfetamine, per cui si riscontrava spesso co-morbilità con altre patologie. Questo costituisce un ulteriore campanello d’allarme sulla pericolosità dell’ecstasy, la cui diffusione tra i ragazzi è piuttosto elevata e che sembra, alla luce di questi dati, particolarmente dannosa sul cervello dei giovani ancora in via di sviluppo, portando a rischi per la salute talvolta irreparabili.

AFGHANISTAN - E' il maltempo l'arma più efficace contro la droga

  La produzione di oppio in Afghanistan sarà piú bassa nel 2010 principalmente a causa del maltempo, e non agli sforzi di decine di migliaia di truppe nato e dell'Onu. Lo ha riferito l'Agenzia Onu contro la droga e il crimine. "C'è una buona possibilità che l'Afghanistan produca meno oppio quest'anno", ha dichiarato il suo direttore, l'italiano Antonio Maria Costa, citato in un comunicato. Nonostante l'estensione delle coltivazioni resterà invariata (e sarà anche quest'anno attorno ai 123.000 ettari), il cattivo tempo registrato nel periodo di crescita delle piantagioni dovrebbe impedire agli agricoltori afgani di raggiungere un rendimento di 56 chili l'ettaro come nel 2009. Cosí, la produzione, già caduta da 8.200 a 6.900 tonnellate tra il 2007 e il 2009, secondo l'agenzia Onu, dovrebbe continuare a rallentare. "Quasi l'80% dei villaggi delle aree poco sicure presenta piantagioni di oppio contro soltanto il 7% dei villaggi nelle zone senza violenze", ha ricorda l'agenzia. "Il messaggio è chiaro: per continuare a inaridire la fonte della droga piú pericolosa, la sicurezza, lo sviluppo e la governance in Afghanistan devono migliorare", ha sottolineato Antonio Mario Costa. "Le autorità afgane devono prendere in mano il controllo degli stupefacenti", ha aggiunto.

aducdroghe

SCLEROSI MULTIPLA Marijuana gratis come medicina Il giudice autorizza. Primo caso in Italia

Il giudice autorizza la somministrazione in un caso di sclerosi multipla: ordinanza d’urgenza di un giudice del tribunale di Avezzano, Elisabetta Pierazzi. E' il primo caso in Italia. Il farmaco derivato dalla cannabis costerebbe troppo rispetto alla capacità di reddito del paziente AVEZZANO. Un temporaneo via libera alla marijuana gratuita per uso terapeutico arriva dal tribunale di Avezzano. Il principio è affermato in un’ordinanza del 2 febbraio scorso del giudice Elisabetta Pierazzi. La pronuncia è stata emessa in un procedimento cautelare e urgente promosso da un malato di sclerosi multipla allo stadio avanzato. Essa afferma il diritto alla somministrazione gratuita di cannabinoidi al malato in questione. Il provvedimento è il primo nel suo genere in Italia. Il malato che ha ottenuto la pronuncia innovativa del giudice del tribunale di Avezzano è in condizioni di particolare indigenza e per questo aveva chiesto alla Asl di poter ottenere la somministrazione gratuita del farmaco a base di cannabis prodotto fuori dall’Italia, dimostratosi l’unico efficace ad alleviarne le sofferenze. «La decisione assunta», ha spiegato il giudice Elisabetta Pierazzi, «è funzionale a trattare gravi patologie, in quanto altri medicinali usati dal paziente non sono risultati idonei. Il medicinale somministrato a pagamento e non viene prodotto in Italia. Viene importato di volta in volta in piccole quantità. Quindi deve essere somministrato a pagamento, con costi elevatissimi». Sulla vicenda è intervenuta l’Aduc. «C’è da constatare ancora una volta», afferma l’Associazione diritti utenti e cosumatori, «che, per ottenere il rispetto di un diritto costituzionale, un cittadino è stato costretto a fare causa». La decisione si basa su una particolare interpretazione dell’a rticolo 32 della Costituzione (che afferma il diritto del cittadino alla salute). L’ordinanza considera, infatti, questo diritto prevalente, in un certo senso, rispetto a norme a fondamento etico che pure di fatto ne limitano l’efficacia. In sostanza, la pronuncia stabilisce una diretta applicabilità della norma costituzionale (l’articolo 32) davanti alla domanda presentata dal malato, in via urgente (in base all’articolo 700 del codice di procedura civile) volta a ottenere la somministrazione gratuita di farmaci cannabinoidi di efficacia e necessità comprovate su base scientifica.

La procedura d’urgenza per ottenere il farmaco è stato accolta perché ci sarebbe il cosiddetto periculum in mora. Cioè il rischio di un pregiudizio imminente e irreparabile alla salute del paziente perché le condizioni del ricorrente potrebbero essere pregiudicate dal tempo che occorre per instaurare un giudizio ordinario (più lungo e complesso), in considerazione della gravità della patologia diagnosticata e della sua progressiva evoluzione in senso peggiorativa. Il pericolo di una danno grave e irreparabile consiste, secondo il giudice, anche nel fatto che la spesa necessaria per l’acquisto degli unici medicinali efficaci, anche in relazione alla cronicità della patologia, potrebbe compromettere la possibilità di soddisfare con il proprio reddito le altre minime esigenze di vita del malato: insomma il farmaco in questione costerebbe troppo rispetto al reddito della persona che ha presentato il ricorso. «Sono felice di questa mia vittoria», ha detto il malato, «che è la vittoria di tutti i malati costretti a rinunciare alle uniche cure che possono alleviarne le sofferenze in base a divieti irragionevoli e contrari ai fondamentali diritti umani e civili». Il legale del malato è Bartolo De Vita, avvocato del Codacons a Vallo della Lucania in provincia di Salerno. De Vita osserva, in proposito, che la decisione «fa salvo il diritto alla salute di soggetti che si vedono negare la prestazione sanitaria richiesta in virtù di una normativa pesantemente condizionata da improprie e parziali valutazioni etiche».

repubblica.it

Bette Davis, Marilyn Monroe, Rita Hayworth e le altre…Tristi e FAMOSE

Storie di dive depresse e principesse infelici

 

http://www.cultumedia.it/wp-content/uploads/2010/01/marilyn-triste-267x300.jpg

(Cultumedia.it)Hanno avuto tutto dalla vita: bellezza, fama, denaro, successo. Agli occhi di noi comuni mortali appaiono baciate dalla fortuna.

Le vediamo prendere il sole a bordo di magnifici yacht, oziare nelle loro residenze spettacolari, incedere sui tappeti rossi superbe nei loro abiti di alta sartoria. E le immaginiamo serene, felici, appagate dall’appartenenza ad un mondo favoloso a cui non possiamo accedere.

Ma se osserviamo alcune foto, se ci soffermiamo sugli scatti più intimistici, quelli che al di là dei lustrini, delle acconciature perfette, dei gioielli da Mille e una notte, mettono a nudo la vera anima di queste donne, possiamo scorgere qualcosa di molto diverso dalla felicità.

E’ uno sguardo malinconico, una piega inattesa delle labbra, un sorriso forzato, un braccio adagiato sul bracciolo di un sofà in modo sospettamente stanco.

La storia del cinema è piena di dive infelici, vittime di nevrosi e complessi depressivi, assuefatte a droghe e liquori, destinate ad autodistruggersi o a morire sole, emarginate, nelle loro case enormi trasformatesi in prigioni dorate.

Il successo sembra non potere nulla contro il senso di abbandono che progressivamente si impadronisce di queste donne, se persino una “tosta” come Bette Davis poté intitolare la sua autobiografia “The lonely life”, una vita di solitudine.

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Cervello, quella ‘valvola’ difettosa che ci asciuga il portafoglio

(kataweb-salute) Una ricerca svela cosa ci spinge a giocare a tutti i costi. Tutto dipende da una lesione dell'amigdala, una ghiandola che condiziona i freni inibitori che abbiamo nei confronti del rischio di perdite economiche, arrivando anche ad annullarli

 

http://canali.kataweb.it/UserFiles/salute/Image/malattie/160_gioco.jpg C’è chi sogna i numeri e non può fare a meno di giocarli, chi pensa solo alle carte o alla slot machine. Il gioco d'azzardo può diventare una vera e propria malattia. Dal 1980 infatti è stato riconosciuto come disturbo mentale dal Manuale diagnostico e statistico compilato dall’Apa (Associazione psichiatrica americana). Oggi una ricerca svela il segreto che si nasconde dietro l’irresistibile voglia del gioco, soprattutto quando si perde e si ritenta compulsivamente la partita, senza paura delle conseguenze della propria imprudenza sul portafoglio.

Il segreto di questo comportamento border-line è nel cervello, e per l'esattezza in lesioni profonde all'amigdala, una ghiandola che funziona come un processore e condiziona pesantemente gli innati freni inibitori che abbiamo nei confronti del rischio di perdite economiche, arrivando ad annullarli. La scoperta si deve a un team di ricercatori del California Institute of Tencology che, in uno studio pubblicato in Proceedings of the National Academy of Sciences, hanno analizzato il legame tra gioco e funzioni cerebrali.

Gli scienziati, coordinati dal ricercatore italiano Benedetto De Martino, hanno studiato due pazienti che avevano danni all'amigdala, scoprendo che erano molto meno preoccupati di eventuali perdite finanziarie rispetto ad altri soggetti sani. Cosa significa avere questa forma di autentica "follia da azzardo"? Lo spiega De Martino: "Immaginiamo di partecipare al programma 'Chi vuol essere milionario'. Abbiamo appena risposto alla domanda da 500.000 euro correttamente e siamo alla domanda finale. Se azzecchiamo vinciamo un milione, se sbagliamo torniamo a casa con appena 32.000 euro. Le possibilità sono 50 e 50. La stragrande maggioranza delle persone non rischia, e rinuncia alla risposta portandosi a casa mezzo milione. Chi ha questa 'follia d'azzardo, invece, si butta. Forse gli va bene, forse no".

Le lesioni all'amigdala sui due soggetti studiati, due donne, hanno impedito loro di percepire sensazioni di paura e di prudenza. Ai partecipanti allo studio è stato chiesto di effettuare una serie di scommesse con vincite in denaro. I soggetti sani hanno scelto di rischiare solo se i guadagni potenziali erano il doppio delle perdite potenziali. I pazienti con l'amigdala danneggiata, invece, non ci pensavano due volte a giocare in ogni caso, anche se la potenziale perdita era superiore alla vincita. "Può darsi che l'amigdala controlli un meccanismo biologico generale - spiega De Martino - che serve a inibire comportamenti a rischio quando i risultati sono potenzialmente negativi, come la paura per le perdite finanziarie che condiziona gran parte delle nostre decisioni quotidiane". Insomma, l'amigdala è come una valvola di sicurezza. "E' possibile che questa area controlli un meccanismo biologico generale, che inibisce i comportamenti rischiosi quando le conseguenze sono potenzialmente negative", spiega De Martino. Un suo malfunzionamento potrebbe spiegare dunque la passione per il gioco d'azzardo.

«Biodrink» in discoteca

Spiegare a un giovane i rischi dell'alcolismo e delle problematiche alcol-correlate è una sfida contro luoghi comuni e stereotipi che richiede idee alternative e prevenzione. Per questo motivo, i ragazzi dell'associazione Leo Club, grazie all'organizzazione di Luca Marchesi, hanno deciso, nell'ambito dell'iniziativa «Secure on the Road» di portare l'argomento in uno dei locali simbolo della movida genovese, la discoteca Makò di corso Italia al sabato sera. «Negli ultimi 5 anni abbiamo visto un aumento nell'uso di alcolici del 110 per cento, l'alcol è la prima causa di morte nella fascia di età 17-24 anni e uccide più di 1500 persone ogni anno in Liguria» spiega Gianni Testino, direttore del centro di alcologia del San Martino e presidente ligure dell'associazione italiana alcologia. Un ragazzo su dieci inizia a bere già tra gli 11 e i 13 anni, attirato dall'emulazione e da bevande colorate a bassa gradazione, con conseguenze devastanti: sino ai 16 anni infatti il fegato non è infatti in grado di metabolizzare l'alcol e questo causa danni al sistema nervoso centrale e fisici, oltre ad una propensione fisiologica all'alcolismo. E c’è un boom di abuso anche fra le ragazze. «Si sta diffondendo anche da noi la pericolosissima moda anglosassone del Binge drinking - continua Testino - si tratta di assumere grandi quantità di bevande alcoliche in poco tempo, 5 o più in meno di 2 ore, fino a crollare». Necessario quindi un modello più responsabile per spezzare il binomio errato alcol-divertimento: anche per questo il Makò, primo in Liguria e tra i promotori italiani, si è dotato di una postazione «Bio Drink» con cocktail esclusivamente analcolici e a base di frutta. «La nostra è una provocazione, bisogna cambiare l'idea secondo la quale chi non beve è uno sfigato e fornire un'alternativa - dice Tonino Rocca, il proprietario del locale -. Funziona bene, le famiglie sono più tranquille ma soprattutto i ragazzi iniziano a capire. Ed è anche un modo per prevenire gli incidenti al volante».

il Giornale

La sessualità on line, “specchio dei comportamenti a rischio"

Ricerca Ipsos per Save the Children e Adiconsum: gli adolescenti segnalano come diffusi l’avere rapporti sessuali, consumare droghe, rubare nei negozi, compiere atti di bullismo. Neri: “In tale contesto, postare su internet video e foto non li preoccupa”

ROMA – La sessualità on line? E’ molto simile a quella off line e si accompagna ad un’ampia gamma di comportamenti a rischio, all’interno dei quali “lo scambio di fotografie proprie ed altrui su internet probabilmente non appare agli occhi dei ragazzi particolarmente preoccupante”: così il direttore generale di Save the Children Valerio Neri commenta i risultati della ricerca elaborata da Ipsos su “Sessualità e Internet: i comportamenti dei teenager italiani”.

La ricerca evidenzia come i ragazzi non sembrano curarsi molto di che fine facciano i propri dati personali e li consegnano alla rete spesso e facilmente, al punto che il 44% degli intervistati dichiara di postare proprie foto e il 34% di pubblicare video su di sé. Il 40% degli intervistati infatti segnala come diffuso, tra i propri amici, l’avere rapporti sessuali completi (il 15% tra coloro che hanno 12-14 anni), il 30% segnala il consumo di droghe leggere, (13% tra i più giovani; 40% tra i 15-17enni), il 24% parla di atteggiamenti di disprezzo verso stranieri o disabili, il 19% giudica come diffuso il partecipare attivamente ad episodi di bullismo (ed il 22% dichiara diffuso tra i propri amici il subirlo), il 15% il furto nei negozi, il 13% la guida senza patente ed 12% l’uso di droghe pesanti (il 7% tra i 12-14enni). Un contesto che, secondo Save the Children, contribuisce a far apparire meno preoccupante la tendenza allo scambio di fotografie di sé stessi nudi o semisvestiti su internet.
E tutto ciò, nonostante i ragazzi siano almeno in parte consapevoli dell’esistenza dei rischi e dei pericoli nei quali possono incappare. “Le molestie via cellulare o e-mail – spiega Neri - vengono segnalate come un problema all’ordine del giorno da circa un terzo degli intervistati (29%), così come l’alta probabilità (dichiarata dal 37%) di imbattersi in maniaci o squilibrati in caso di scambio di immagini a contenuto sessuale. Tuttavia anche se sono razionalmente consapevoli che prevalgono i rischi (76%) sui vantaggi (7%) questo non sembra essere un deterrente”.

Quanto al perché i teenager italiani decidono di “svelarsi” in rete, la risposta più frequente è su stimolo di amici (43%) e fidanzati (33%), anche se non è trascurabile l’input di persone conosciute in internet o sconosciute. Del resto, internet ha, ai loro occhi, un ritorno positivo: per molti consente di vincere la timidezza, divertirsi e avere relazioni “extra”. Ciò fa pensare – afferma la ricerca - ad un utilizzo “alternativo” del web che consente di esplorare la sessualità e le relazioni con minore inibizione e di immaginare e spesso idealizzare l’”altro” con cui capita di raggiungere livelli di intimità e confidenze più facilmente che nella vita reale. Per contro, al primo posto fra le possibili conseguenze negative delle loro pubblicazioni spregiudicate, c’è il timore di essere “scoperti” cui si affianca il rischio di “cattive esperienze” (ma questo secondo problema è molto meno sentito da parte di coloro che sono molto attivi nell’invio di messaggi o video a contenuto sessuale). “Le motivazioni che spingono i ragazzi sembrano essere afferenti più alla sfera dell’autostima e dell’affermazione di sé stessi che il frutto di una valutazione attenta e lucida - commenta il direttore generale di Save the Children - e questo sembra confermare come l’utilizzo che i ragazzi fanno di internet e cellulari sia fortemente influenzato dalla sfera delle relazioni e delle emozioni e che pertanto l’affettività, insieme alla percezione del rischio e alla consapevolezza dei pericoli, sia un ambito fondamentale sul quale agire in termini di prevenzione quando si parla di sicurezza in rete”.

fonte Redattore Sociale

Veneto. Sbarca a Padova Marj-Jo, la birra alla cannabis

 

Veneto. Sbarca a Padova Marj-Jo, la birra alla cannabis

Da oggi Padova conta una bevanda in più. Sbarca nella città veneta Marj-Jo, la birra alla cannabis prodotta in un birrificio della Boemia.

Tale bibita è stata presentata alla Tecnobar-Tecnobar&Food da Michele D'Andrea, titolare di Hemporio, azienda di Montebelluna (provincia di Treviso).

Così D'Andrea spiega: "E' una birramolto buona. Una bevanda di 4 gradi molto saporita che mette allegria. Siamo in piena regola con le normative vigenti dopo che il maresciallo Quadrelle, tempo fa, ce la sequestrò, ma poi la fece subito dissequestrare perché non fa danni alla salute".

http://newsfood.com

 

Internet e gli adolescenti italiani "perduti"

Federico Cella, Corriere della Sera

L'8% dei minori italiani tra i 15 e i 17 anni (il 4% tra 12 e 14) che usa Internet mette in rete proprie foto nudi o sexy. Ma il dato potrebbe essere sottostimato e arrivare fino a oltre il 20%: tale è la percentuale se la domanda viene posta sulle abitudini degli amici e non le proprie. Il primo invio di immagini con riferimenti sessuali avviene tra i 10 e i 14 anni per il 47% dei pre-adolescenti e adolescenti italiani e il 14% dichiara di scambiare immagini di nudo per ricevere regali come ricariche e ricompense in denaro. Dati sorprendenti - e inquietanti -, che arrivano da Save the Children e Adiconsum che hanno redatto la ricerca «Sessualità e Internet: i comportamenti dei teenager italiani» in occasione del Safer Internet Day, giornata dedicata dalla Commissione Europea all'uso sicuro e responsabile delle nuove tecnologie fra i giovani, in occasione della quale parte oggi la campagna Posta con la Testa.

 

La ricerca, secondo quanto riferisce l'Ansa, mette in relazione il modo con cui i ragazzi vivono la sessualità online con una serie di comportamenti "a rischio" (un vero eufemismo in alcuni casi) vissuti off line. Il 40% degli intervistati segnala come diffuso tra i propri amici, l'avere rapporti sessuali completi (il 15% tra coloro che hanno 12-14 anni), il 30% il consumo di droghe leggere, (13% tra i più giovani; 40% tra i 15-17enni), il 24% atteggiamenti di disprezzo verso stranieri o disabili, il 19% segnala come diffuso il partecipare attivamente a episodi di bullismo (e il 22% dichiara diffuso tra i propri amici il subirlo), il 15% il furto nei negozi, il 13% la guida senza patente e 12% l'uso di droghe pesanti (il 7% tra i 12-14enni). "In questo contesto, lo scambio di fotografie proprie e altrui nude in internet probabilmente non appare agli occhi dei ragazzi più di tanto preoccupante", spiega Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia.

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