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Novità

comunicazione della redazione

Al nostro lettore che aveva postato qui la domanda “Io da più o meno un mese, facevo uso di cannabinoidi (più o meno tre canne al giorno). Dal 25 di gennaio non ho più fatto uso di questa sostanza…….” di oggi 4 marzo ed a tutti i nostri lettori.

Vi preghiamo di non pubblicare le vostre domande in area CONTENUTI.

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Le domande possono essere postate come commento ad argomenti simili, o - per noi molto meglio per poterle più efficacemente e rapidamente gestire - in DOMANDE AGLI OPERATORI.

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Per il lettore di cui sopra: abbiamo noi provveduto a spostare al tua richiesta in DOMANDE AGLI OPERATORI dove a breve potrai leggere la risposta.

 

 

Per gli uomini le curve femminili sono come una droga

http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/gente/show-me/esterne031042290307104606.jpg(In-dies.info) Sugli uomini, le curve delle donne hanno gli stessi effetti della droga. La vista di seni e glutei attiva gli stessi centri del piacere che si attivano con gli stupefacenti. A spiegarlo  uno  studio che ha coinvolto 14 uomini, dell'età media di 25 anni. Negli esperimenti, gli scienziati hanno mostrato sette donne. Poi hanno ritoccato le stesse ridistribuendo il grasso: il tessuto adiposo, preso dalla vita, veniva messo su seno e natiche, mentre il peso delle donne rimaneva lo stesso.Tramite il controllo radiodiagnostico i ricercatori hanno poi esaminato il cervello maschile, prima e dopo l'intervento sulle donne, e hanno rilevato che le curve femminili attivavano le parti del cervello associate al piacere e quelle parti cerebrali che si eccitatano con droghe e alcol.Secondo gli esperti, ciò si spiega col fatto che determinate proporzioni siano nella donna indice di buoni geni.

I nuovi dati potranno anche a capire la dipendenza dalla pornografia o di fare delle analisi sulle infedeltà.La ricerca è stata fatta al Georgia Gwinnett College ed è stata diretta dal professor Steven Platek. I risultati sono stati pubblicati su "Public Library of Science (PloS) ONE".

Canzoni e cocaina: i cattivi maestri della musica

(www.wuz.it) Il caso Morgan ha rilanciato un tema che in realtà è presente nella musica in generale e in quella pop-rock in particolare, da decenni.

LSD, eroina e cocaina (ma le droghe in generale) sono state al centro di decine di canzoni, tante da non poterle ricordare tutte.

 

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Indagine sull'alcol, il primo bicchiere a 12 anni

Alcol, il primo bicchierino si ingoia a 12 anni (Lapresse)  

 

Un italiano su 10 esagera nel consumo di alcol e sono oltre 9 milioni (il 15,9% della popolazione) i bevitori "a rischio". Il primo "bicchierino" si manda giù prestissimo, a poco più di 12 anni, contro una media europea, di 14,6 anni e il 17,6% di ragazzi, tra gli 11 e i 15 anni, circa mezzo milione, consuma abitualmente bevande alcoliche, in un'età al di sotto di quella legale e per la quale il consumo consigliato di alcol è pari a zero. A finire sotto accusa sono soprattutto le nuove mode del bere, importate dall'estero, come il binge drinking, consumi occasionali di alcol ad alta intensità, che interessa un italiano su 3, almeno una volta a settimana. È questa la fotografia sul consumo di alcol nel Belpaese, scattata dal ministero della Salute, nella sua relazione annuale, relativa al 2007-2008, trasmessa ai presidenti di Camera e Senato, a metà gennaio. «La bassa età del primo contatto con le bevande alcoliche - ha sottolineato il ministro della Salute Ferruccio Fazio - è l'aspetto di maggiore debolezza del nostro Paese nel confronto con l'Europa e su cui bisogna agire subito e in fretta, soprattutto in termini di prevenzione». Rispetto ad altri Paesi, evidenzia la relazione, l'Italia presenta una minore prevalenza di consumatori di bevande alcoliche e una minore diffusione del binge drinking. Tuttavia, fra coloro che consumano alcol, ben il 26% lo fa quotidianamente (il doppio della media europea), il 14% lo fa da 4 a 5 volte a settimana (valore più alto in Europa) e il 34% pratica il binge drinking almeno una volta a settimana (contro il 28% della media europea). Cresce poi nel tempo la prevalenza delle donne consumatrici e nei ricoveri ospedalieri risulta in aumento la percentuale di diagnosi ospedaliere per cirrosi epatica alcolica in rapporto alle altre diagnosi (+ 6,5 punti percentuali dal 2000 al 2006). Nel 2008, si sono contati inoltre circa 60mila alcol-dipendenti, con una spesa complessiva (convenzionata e non) pari a circa 4,4 milioni, più o meno in linea con quella sostenuta nel 2007. Lo studio focalizza poi l'attenzione sui giovani. A rischio è soprattutto il consumo di alcol fuori pasto, che ha riguardato, nel 2008, il 31,7% dei maschi e il 21,3% delle femmine di età compresa fra gli 11 e i 24 anni. Nella stessa fascia di età, il 13,2% dei maschi e il 4,4% delle femmine ha praticato il binge drinking. Spicca poi come tra i 14 e i 17 anni la "bevuta fuori pasto" abbia conosciuto, dal 1995 al 2008, un vero e proprio boom, passando dal 12,9 al 22,7% tra i maschi e addirittura dal 6 al 14,4% tra le femmine. E i giovani al di sotto dei 30 anni rappresentano ormai il 10% degli utenti in trattamento nei servizi alcologici territoriali del Ssn. Dati che si riflettono sui numeri (tragici) degli incidenti stradali: 29.672 feriti di 30-34 anni e 432 morti di 25-29 anni nel 2007, e l'ebbrezza da alcol ha rappresentato, sempre nel 2007, il 2,09 % del totale di tutte le cause di incidente stradale rilevate. Il problema, ha spiegato al Sole24Ore.com, Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol dell'Istituto superiore di sanità, è che ormai l'alcol per i ragazzi è diventato una sorta di "lubrificante sociale", nonostante studi scientifici internazionali, lo annoverino tra le cinque sostanze più dannose per l'organismo, al pari di droga e oppiacei. Scafato punta il dito soprattutto sull'eccessiva "disponibilità" dei prodotti alcolici, causati anche da politiche di marketing sfrenato. Una realtà fotografata dalla sproporzione negli investimenti in prevenzione e salute. «In Italia - ha ricordato - vengono spesi ben 169 milioni per pubblicizzare prodotti legati al bere e appena un milione (lo stanziamento previsto dalla legge 125 del 2001, ndr) per la prevenzione dei rischi legati all'alcol».

fonte ilsole24ore.com

USA - Alcool e droghe. Aumentano i consumi tra i giovani

(Aduc Droghe) Inversione di tendenza su consumo di alcol e droga tra i giovani: mentre negli ultimi anni vi era stato un progressivo calo, nell'ultimo anno i consumi sono tornati a crescere. Lo ha rivelato un'indagine condotta dalla associazione indipendente Partnership for a Drug-Free America, che ogni anno rileva il fenomeno. 'Siamo un po' preoccupati per i dati di quest'anno - ha spiegato il direttore della strategia, Sean Clarkin - perche' dalle dinamiche rilevate potremmo assistere all'inizio di una nuova tendenza'. Nell'ultimo anno i giovani tra i 14 e i 18 anni che hanno consumato alcol sono aumentati del 4%, passando dal 35% del 2008 al 39% del 2009. Ma nell'ultimo mese l'indagine ha registrato un picco di +11%, considerato 'preoccupante' dai ricercatori. Nel 2008 erano 5,8 milioni i giovani che bevevano, ora sono 6,5 milioni. La ricerca ha sottolineato che negli ultimi dieci anni vi era stato un progressivo calo per quanto riguarda il consumo di alcol e droga tra i giovani. Nel 1998 erano quasi il 50% coloro che ammettevano di bere sostanze alcoliche, e circa il 27% coloro che ammettevano di fare uso di droghe. Questi dati hanno registrato un progressivo calo nell'arco di dieci anni, ma dai dati rilevati per il 2009 le percentuali sono tornate a crescere. In aumento soprattutto il consumo di ecstasy, anche se la ricerca non ha fornito dati specifici.

Esperienza con le sigarette

Una volta ho fumato cinque sigarette contemporaneamente.

La cocaina ’stressa’ il cuore. Rischio infarto anche a 19 anni

di Adele Sarno

(Repubblica Salute) Non fa male soltanto al cervello. Il 25% di tutti i casi non mortali di infarto, nei giovani, è associato all’uso di cocaina. Gli attacchi di cuore sono stati osservati in soggetti tra i 19 e i 40 anni a prescindere dalle dosi consumate, spesso senza essere associati a convulsioni o ansia. L'università di Siena ha passato in rassegna tutti gli studi scientifici sui danni della sostanza

 

 

Chi ne fa uso pensa che in fondo non faccia così male. Eppure la cocaina danneggia l’organismo a tal punto che tra i danni più immediati c’è quello di infarto acuto del miocardio, più alto nei 60 minuti che seguono l’assunzione di cocaina. Gli attacchi di cuore sono stati osservati in soggetti di età compresa tra i 19 e i 40 anni. E questo disturbo non risulta essere correlato con la dose assunta, con la modalità di assunzione o la frequenza d’uso ma dalle caratteristiche fisiche. Insomma anche una sola volta per una persona che ancora non sa di avere particolari disturbi può essere fatale.

I ricercatori dell’Università di Siena hanno passato in rassegna tutti i primci studi scientifici sui danni della cocaina. Dall’analisi, pubblicata su Europad, emerge che, oltre ai noti effetti negativi sul deterioramento delle funzioni cerebrali, ci sono anche quelli collegati al cuore e alle arterie. “Quattro persone su dieci, tra quelle che si rivolgono a un pronto soccorso per problemi legati alla sostanza, presentano dolore al torace e il 25% di tutti i casi non mortali di attacchi di cuore, nei soggetti giovani, è associato all’uso della ‘bianca’” spiega il professor Alessandro Tagliamonte, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Siena.

Tra le complicazioni cardiovascolari legate all’uso e l’abuso di cocaina ci sono: ischemia, infarto del miocardio. Ma anche dolore al torace entro un’ora dall’assunzione della sostanza, quando cioè la concentrazione di cocaina nel sangue è aumentata. Tuttavia, altri pazienti hanno riferito dello stesso dolore molte ore dopo l’assunzione, cioè quando i livelli di sostanza nel sangue erano già scesi o al momento non erano rilevabili. “Tutti effetti collegati alla tossicità cardiovascolare della cocaina che ‘stressa’ il sistema simpatico, quello cioè che controlla la distribuzione del sangue nel cuore. E così si aumenta l’eccitabilità e i muscoli lisci sono più sensibili a qualsiasi stimolo contrattile”. Insomma le caratteristiche del nostro organismo determinano sempre tachicardia. L’associazione col fumo di sigarette e l’alcol, poi, suscita un effetto più forte rispetto a quello indotto dal fumo di sigarette o dalla cocaina assunti singolarmente.

Se preoccupano i possibili danni, spaventano anche i numeri. Nel 2008 sono stati contati più di un milione di consumatori saltuari e 300.000 abituali. Solo nel 2001 erano poco più di 400.000 quelli che usavano almeno una volta l'anno la cocaina. I numeri sono del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) e risalgono a settembre 2009. Stando alla ricerca il consumatore tipo è maschio, ha un età compresa fra i 15-35 anni ed è disoccupato. Ma l’incremento maggiore dal 2001 al 2008 si è evidenziato fra i 35-44enni. In questa fascia d’età coloro che hanno sperimentato la sostanza sono decuplicati: dallo 0,1% nel 2001 all’1%. La maggior parte di chi consuma cocaina fa uso anche di altre sostanze: il 74% fuma sigarette quotidianamente, l’85% cannabis saltuariamente. Dal 2003 invece è aumentato dal 10% al 15% anche l’uso di eroina da parte dei consumatori di cocaina. Frequente anche la combinazione con l’alcool: tra i forti bevitori il consumo di cocaina è 15 volte più diffuso che nella popolazione media.

(Marzo 2, 2010)

 

attesa visita

ho fatto 5-6 tiri di spinello e son passati 6 giorni che devo far la visita del lavoro devo proccuparmi

attendo risposta grazie

Alcol: le pubblicità choc fanno bere di più

"Queste iniziative possono favorire il consumo invece di ridurlo"

 

http://www.newsfood.com/data/iNodes/2009/07/20/20090720123220-37850d2e//Standards/250x.jpg(newsfood.com) Le campagne di sensibilizzazione contro l'alcolismo sono ad efficacia limitata. Anzi, rischiano di provocare un effetto boomerang, spingendo così a maggiore consumo di alcolici.

E' quanto risulta da una ricerca dell'Indiana University Kelley School of Business, diretta dal professor Adam Duhachek e prossimamente pubblicata sul "Journal of Marketing Research".

Il team del professor Duhachek ha lavorato con 1.200 studenti, facendo vedere loro campagne anti-alcol basate sulla vergogna e sul senso di colpa per aver abusato della sostanza, provocando danni a sé e agli altri.

Gli scienziati hanno così notato come i volontari non fossero minimamente toccati, in quanto percepivano i protagonisti dei filmati come "estremisti", lontani dal loro modo di essere. Insomma, la durezza delle scene e delle situazioni estraniava i giovani dal problema, convivendoli della giustezza del proprio modo di bere, vissuto come giusto.

Allora,conclude Duhachek, "La sanità pubblica spende molto, in tempo e denaro, in queste campagne che, alla fine, fanno più male che bene. Queste iniziative, infatti, possono favorire il consumo invece di ridurlo"

Fonte: "Anti-drinking ads can increase alcohol use, IU Kelley School study shows", Indiana University, 24/02/010

Matteo Clerici, su newsfood.com

La cannabis provoca schizofrenia? Studio: nessun dato convincente

Peter Yates Moretti - ADUC droghe

E' ormai uno dei principali luoghi comuni utilizzati da chi difende il proibizionismo sulla cannabis: le canne causano la schizofrenia nei giovanissimi. In realtà il nesso di casualità non è stato ancora dimostrato: la cannabis, come del resto numerose altre sostanze come l'alcool, potrebbero scatenare episodi psicotici in chi già potrebbe avere una predisposizione alla malattia mentale. Ed in ogni caso, se bastasse il fatto che una sostanza fa male per criminalizzarne il consumo, fumare sigarette o bere una bevanda alcolica dovrebbe essere sanzionato con l'ergastolo. Una nuova indagine pubblicata sulla rivista scientifica Addiction mette a nudo la probabile esagerazione dei rischi alla salute del consumo di cannabis. Secondo la review, intitolata "Come l'ideologia crea prove e politiche: cosa sappiamo sul consumo di cannabis e cosa dovremmo fare", non ci sono prove concrete del legame fra il consumo di cannabis e l'incidenza della schizofrenia. Gli studiosi del Dipartimento di Medicina sociale dell'Università di Bristol, John Macleod e Matthew Hickman, hanno valutato i potenziali rischi derivanti dal consumo di cannabis, ed in particolare il legame causale con alcune malattie mentali. Questo scrivono i ricercatori: "Continuiamo ad essere convinti che le prove che il consumo di cannabis puo' causare la schizofrenia non sono convincenti, anche quando valutate secondo nuovi criteri oppure secondo quelli ordinari. ... Per esempio, secondo una nostra recente indagine dovremmo prevedere dai 3000 ai 5000 casi di consumo pesante di cannabis fra i giovani per prevenire un singolo caso di schizofrenia, e che fino a 25.000 giovani dovrebbero evitare anche l'uso sporadico di cannabis per prevenire un singolo caso di schizofrenia. ... Possiamo concludere che le prove più forti di un possibile nesso di casualità fra il consumo di cannabis e la schizofrenia deriva da studi di oltre 20 anni fa e che la forza di prove raccolte più recentemente è stata esagerata". Nel 2007, un'analisi pubblicata sulla rivista The Lancet aveva stimato che il consumo di marijuana poteva aumentare il rischio di malattie psicotiche del 40 per cento. A seguito di questa stima, il Parlamento britannico nel 2008 ha riclassificato la sostanza da classe C a classe B, punendo il solo possesso con cinque anni di carcere. Gli studiosi dell'Università di Bristol criticano questa decisione: "L'unico possibile beneficio importante derivante dalla proibizione è prevenire il consumo di cannabis. Ma non ci sono prove che la proibizione serva a raggiungere questo obiettivo. Le abitudini legate al consumo di cannabis nella popolazione non è influenzato dalle politiche sulla sostanza, e la criminalizzazione dei consumatori di cannabis non ha alcun effetto sulle loro abitudini". In generale, i ricercatori hanno ribadito che il peggior rischio legato alla cannabis è il consumo associato al tabacco.

Droga. Riduzione danno. Consiglio d'Europa sposa posizione Giovanardi

 

Il Consiglio d'Europa ha fatto sua la posizione italiana sulla 'riduzione del danno', cioe' sulle azioni da intraprendere per prevenire i rischi e ridurre i danni legati all'uso di droghe, dicendo in pratica 'no' alle cosiddette 'camere del buco', alla somministrazione controllata di eroina e al pill testing, cioe' l'esame immediato delle sostanze stupefacenti fuori dai luoghi di consumo. Lo rende noto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi. La delegazione italiana del Dipartimento per le politiche antidroga, informa Giovanardi, ha portato oggi a Bruxelles, su indicazione dello stesso sottosegretario, la posizione italiana sulla prevenzione delle patologie correlate e, in particolare, dell'infezione da hiv, delle epatiti, delle malattie trasmesse sessualmente e della tbc. Il Gruppo orizzontale Droga del Consiglio d'Europa, 'dopo una lunga e aspra discussione per individuare una posizione condivisa da tutti gli Stati membri', ha fatto sua la posizione italiana. 'L'Italia ha chiesto e ottenuto - dice Giovanardi - che le misure e le azioni di prevenzione siano finalmente elencate con precisione, facendo esplicitamente riferimento a un documento ufficiale di alto livello, condiviso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e le Nazioni Unite. Tutto questo per non lasciare dubbi e incertezze relativamente a tre misure che non trovano alcun riconoscimento nel nostro Paese: le cosiddette camere del buco, la somministrazione controllata di eroina e il pill testing'. 'Finalmente, anche in ambito europeo - dichiara il sottosegretario - è stata fatta chiarezza su quali siano le azioni e gli interventi spendibili nella cosiddetta 'riduzione del danno', termine troppo spesso utilizzato con strumentalizzazioni ideologiche e politiche e che l'Italia ha sostituito con il termine piú tecnico di 'prevenzione delle patologie correlate all'uso di droghe'. Per noi non è una questione di terminologia ma di contenuti. Gli interventi per la prevenzione di queste malattie non possono mai essere alternativi al trattamento ma sempre complementari; la linea italiana è quella di correlarli sempre all'offerta di trattamento all'interno di una strategia centrata sulla persona, che si pone come fine ultimo il recupero totale e il reinserimento sociale e lavorativo del tossicodipendente'.

A Scampia nuovo progetto contro le tossicodipendenze

Prende il via giovedi' 4 marzo alle 10, nel quartiere di Scampia, Spazio Impronte, una iniziativa regionale per contrastare la piaga della tossicodipendenza. La manifestazione rientra nel programma triennale di interventi che l'Assessorato alla Sanita' della Regione, tramite il Settore Fasce Deboli, propone al territorio di Scampia. Una scelta - che per il secondo anno consecutivo va a cadere nel territorio di Scampia - a sostegno di una precisa scelta politica che mira a riqualificare le periferie urbane attraverso una presenza concreta dei Servizi e delle Istituzioni. Informazioni, ascolto, contatti, aiuti alle famiglie, accompagnamento ai servizi ed alle comunita': queste le azioni e le concretezze di Spazio Impronte che, inoltre, non trascura l'importante ed ambizioso obiettivo di promuovere un cambiamento culturale sul tema delle dipendenze. Impegnata in prima linea per il buon esito dell'incontro l'Ottava Municipalita' del Comune di Napoli che partecipa mettendo a disposizione i locali della propria sede. L'Asl Na1 Centro ha provveduto, invece, ad organizzare la squadra degli operatori. All'appuntamento partecipano gli operatori dei SerT, delle comunita' terapeutiche e delle associazioni del quartiere. Presenteranno l'iniziativa autorita' dell'Asl Na1, della Regione, del Comune di Napoli e della Chiesa locale. E' possibile iscriversi alla manifestazione utilizzando il sito regionale (www.regione.campania.it), oppure inviando la scheda di partecipazione, sempre via e-mail, a: fasce.deboli@regione.campania.it

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