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Novità

aiuto

Fra circa devo fare le analisi del sangue(emocromo, gamma gt, got, gpt), fino adesso ho fatto uso regolare di alcool, abusando nei week end. Smettendo di bere adesso come andrà l'esame??? Oltre a non bere cosa posso fare per migliorare le situazioni degli organi(bere molta acqua???)?????? grazie per le risposte

Dipartimento antidroga segue la pista delle energy drink

 (Aduc) Il Dipartimento politiche antidroga, alla luce della decisione di Danimarca e Norvegia di proibire l'utilizzo degli energy drink, si chiede se non sia il caso di valutare anche in Italia l'attuazione di una linea piu' incisiva che miri a controllare meglio un fenomeno che sta dilagando soprattutto tra i giovani. Le bevande energetiche infatti hanno, in molti casi - spiega il Dipartimento in una nota - un contenuto di caffeina molto maggiore rispetto alle normali bevande e ingredienti con effetti potenzialmente interagenti, quali taurina e altri aminoacidi, dosi massicce di vitamine ed estratti vegetali non ben definiti. La caffeina - prosegue il Dipartimento - e' un eccitante che ad alte dosi possiede la proprieta' di interagire fortemente con i neurotrasmettitori chimici del sistema nervoso centrale, alterando in senso positivo o negativo lo stato di vigilanza'. Quello che preoccupa il Dipartimento, e' l'abuso crescente di queste bevande tra i giovani che - osserva - arrivano a ingurgitare anche tra gli 8 e 15 drink in una serata, immettendo nel fisico una quantita' di caffeina che puo' arrivare fino a 1500 mg e che se unita contemporaneamente ad alcol, anfetamina, cocaina o cannabis puo' dare luogo a un 'mix esplosivo' estremamente dannoso per la salute potendo provocare la comparsa di crisi cardiache (aritmie maligne sopraventricolari) e crisi epilettiche. E' importante - conclude il Dipartimento - che i giovani conoscano gli effetti negativi di queste bevande e per questo continueremo a sensibilizzare non solo i giovani, ma anche le famiglie nella giusta direzione contro il fenomeno dell'alcol associato a questi drink, per il quale l'attenzione del Dipartimento deve restare altissima.

commento a "kobret"

Al lettore che ha pubblicato la domanda relativa al kobret. Abbiamo spostato la tua richiesta nella sezione "DOMANDE AGLI OPERATORI" dove a breve riapparirà con la risposta relativa. Ricordiamo a tutti che in questa area del sito vengono pubblicate ed ospitate solo notizie, discussioni ed esperienze. Grazie,

La Redazione

Crisi, gli italiani tagliano spese per la salute Il dentista un lusso, boom di psicofarmaci

di Adele Sarno, repubblica.it Meno di due famiglie su cinque si sono potute permettere l'anno passato le cure ododontoiatriche. Cresce il consumo di pasta e pane mentre si risparmia sulla frutta e la verdura, troppo cari. Il boom di antidepressivi l'unica cosa che accomuna tutte le regioni. Sono i dati del Rapporto Osservasalute 2009 che disegnano un'Italia più povera, che continua a invecchiare e cresce solo grazie agli immigrati Approfondimenti

Il dentista è diventato un lusso, a tavola si mangia più pane e meno frutta, il consumo di farmaci antidepressivi è triplicato. Sono alcuni degli effetti che la crisi economica ha provocato sulle abitudini degli italiani, soprattutto sulle fasce deboli della società. E’ questo il dato di fondo che emerge dalla settima edizione del Rapporto Osservasalute (2009), un'analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nelle regioni italiane. Il rapporto è pubblicato dall'Osservatorio nazionale sulla salute dell'università Cattolica di Roma e coordinato da Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di igiene della facoltà di Medicina e chirurgia. Lo studio rivela come e quanto abbia pesato sulle famiglie la minore disponibilità economica causata dalla crisi. Le cure odontoiatriche, ad esempio, sono diventate un lusso che solo meno di due famiglie su cinque si sono potute permettere. I tagli alla spesa hanno pesato anche nell’alimentazione: è cresciuto il consumo di carboidrati, pasta e pane, mentre si è ridotto quello della frutta e della verdura perché troppo costose. A ciò si aggiunge il dato sul boom degli antidepressivi, anche più preoccupante perché non collegato direttamente alla recessione: +310% dal 2000 al 2008. Gli italiani inoltre sono sfiduciati nei confronti del Sistema sanitario nazionale (Ssn). Due su tre danno un voto appena sufficiente o da completa bocciatura alla sanità pubblica e solo un cittadino su tre lo promuove a pieni voti dando un giudizio da sette a dieci. La percentuale dei soddisfatti è molto più alta nelle regioni del Nord, mentre tra le fasce d’età sono gli anziani - cioè proprio coloro che ricorrono di più alle cure mediche - quelli che apprezzano il servizio offerto: circa 4 su 10 di loro, infatti, lo ritengono soddisfacente. La fotografia che emerge da Osservasalute è quella di un’Italia con una sanità pubblica che funziona a macchia di leopardo e dove l’offerta dei servizi è nettamente migliore nelle regioni settentrionali. Un dato che non stupisce se si considera anche la ricerca sulle liste d’attesa svolta da Repubblica salute: per una mammografia a Milano si aspetta da un minimo di 20 giorni a un massimo di 120, a Napoli esattamente il doppio.Il gap tra Nord e Sud passa anche per la tavola. Il Nord si rivela più attento alla salute e meno sedentario; il Sud, invece, presenta fattori di rischio in crescita per malattie cardiovascolari e tumori, che infatti, proprio nel Mezzogiorno registrano un aumento di incidenza. In questo ha inciso la crisi. La dieta mediterranea, rimarcano i ricercatori, è divenuta troppo costosa da seguire e infatti si consuma poca frutta e verdura; solo il 5,6% degli italiani mangia le cinque porzioni raccomandate In tempi difficili si punta alle cose che “riempiono” di più. Così l’85,5% degli italiani mangiano pasta, pane e riso almeno una volta al giorno. Quanto alle carni, prevale la bianca, più economica: il 79,3% degli italiani la consuma almeno qualche volta a settimana (71,8% quella bovina). Aumenta, inoltre, il numero dei “golosi”, coloro cioè che consumano dolci e soprattutto snack salati. In calo, infine, la spesa per bevande gassate e aperitivi analcolici. L’allarme antidepressivi. In Italia si registra un forte aumento tendenziale del consumo di farmaci antidepressivi, che è salito del 310% (cioè più che triplicato) dal 2000 al 2008. Il boom degli psicofarmaci è forse l’unico dato che negli ultimi anni accomuna tutte le regioni d’Italia: “Questa crescita esponenziale - dice Roberta Siliquini, dell’università di Torino - è attribuibile a diversi fattori: da un lato un aumentato disagio sociale, che rimane tuttavia ancora difficilmente quantificabile, dall’altro alcuni oggettivi elementi di cambiamento. Infatti, negli ultimi anni è proseguita l’opera di riduzione della stigmatizzazione delle problematiche depressive, con un conseguente maggior accesso alle possibili terapie” Insomma, se da un lato crescono le ragioni sociali del male, dall’altro è aumentata anche l’attenzione dei medici di famiglia ai sintomi della malattia.Un paese in crescita. Aumenta la popolazione residente in Italia rispetto al biennio 2006-2007, principalmente perché cresce il numero di immigrati che abita nel nostro Paese. Nel biennio 2007-2008 l’Italia presenta un saldo totale positivo e pari a +7,7 persone per 1000 residenti per anno.Aumenta la fecondità. Il numero medio di figli per donna ha mostrato una lieve ripresa ed è passato da 1,35 dell’anno precedente a 1,373. Una conseguenza anche legata all’aumento della popolazione straniera che è più fertile delle donne di cittadinanza italiana. Le immigrate hanno in media 2,4 figli, le connazionali 1,3. Infine in forte crescita, specie nel Centro-Nord, è la quota di nati vivi da madri straniere: quasi 15 nascite ogni 100 avvenute in Italia sono ascrivibili a madri straniere. Un ultimo dato da tenere in considerazione sono i numeri della procreazione medicalmente assistita: ogni 1.000 nati vivi 16,2 nascono da gravidanze ottenute con la fecondazione artificiale.L’Italia continua a invecchiare. Il rapporto 2009 mostra la tendenza all’invecchiamento della popolazione italiana. Una persona ogni cinque ha più di 65 anni, con punte regionali di oltre una ogni quattro in Liguria. Una ogni dieci invece ha più di 75 anni. Le donne sono la maggioranza, rappresentano il 53,8% della popolazione di 65-74 anni e il 62,8% degli over 75.

Contenuto Redazionale Comunicazione ai nostri lettori

Leggiamo ed apprezziamo le numerose risposte e considerazioni date in questo fine settimana su alcune delicate questioni da un nostro lettore anonimo, ma ricordiamo a tutti i nostri lettori che vanno presi come tali, ovvero come contributi e consigli. 

Su cui la redazione declina ogni responsabilità.

 

DIPARTIMENTO ANTIDROGA, ALLARME ABUSO ENERGY DRINK GIOVANI

(AGI) - Roma, 15 mar. - E' allarme 'energy drink' per i piu' giovani. Cosi come la Danimarca e la Norvegia, hanno proibito l'utilizzo degli energy drink, il Dipartimento Politiche Antidroga, si chiede se non sia il caso di valutare anche in Italia l'attuazione di una linea piu' incisiva che miri a controllare meglio un fenomeno che sta dilagando soprattutto tra i giovani. Le bevande energetiche infatti hanno, in molti casi, un contenuto di caffeina molto maggiore rispetto alle normali bevande e ingredienti con effetti potenzialmente interagenti, quali taurina ed altri aminoacidi, dosi massicce di vitamine ed estratti vegetali non ben definiti. La caffeina - prosegue il Dipartimento - e' un eccitante che ad alte dosi possiede la proprieta' di interagire fortemente con i neurotrasmettitori chimici del sistema nervoso centrale, alterando in senso positivo o negativo lo stato di vigilanza.   "Quello che preoccupa - sottolinea il Dipartimento - e' l'abuso crescente tra i giovani di queste bevande che arrivano ad ingurgitare anche tra gli 8 e 15 drink in una serata, immettendo nel fisico una quantita' di caffeina che puo' arrivare fino a 1500 mg e che se unita contemporaneamente ad alcol, anfetamina, cocaina o cannabis puo' dare luogo ad un "mix esplosivo" estremamente dannoso per la salute potendo provocare la comparsa di crisi cardiache (aritmie maligne sopraventricolari) e crisi epilettiche. E' importante che i giovani conoscano gli effetti negativi di queste bevande e per questo continueremo a sensibilizzare non solo i giovani, ma anche le famiglie nella giusta direzione contro il fenomeno dell'alcol associato a questi drink, per il quale l'attenzione del Dipartimento deve restare altissima". (AGI) Red/Pgi

Cocaina: aumentano i decessi d’estate

(Tantasalute.it) Sulla pericolosità della cocaina non dovrebbero esserci più dubbi, solo il fatto di avere assistito ad un numero sempre più alto di giovani e meno giovani in apparente buono stato di salute che muoiono improvvisamente ed inaspettatamente a seguito di un infarto cardiaco, dovrebbe essere sufficiente per indurre tutti, nessuno escluso, ad astenersi nella maniera più assoluta dal ricorso a tale sostanza stupefacente e a tutte le altre.

 

Ma oggi c’è dell’altro ancora, che è afferente da uno studio che ha trovato spazio sulla rivista scientifica on line Addiction e che proverrebbe da uno studio effettuato da ricercatori degli Stati Uniti che avrebbe portato ad un fatto davvero sconcertante. Secondo gli scienziati americani, infatti, un numero impressionante di persone che fanno uso di cocaina, anche per la prima volta, muoiono di infarto nelle giornate più calde dell’anno, ovvero, quando la temperatura ambientale è superiore ai 24 gradi C e, via, via, ancora di più all’aumentare della temperatura, con picchi allarmanti nelle giornate torride.

Parrebbe esserci una spiegazione a tale situazione, basti pensare che la cocaina aumenta la temperatura del corpo senza offrire al contempo molte possibilità al corpo di raffreddarlo adeguatamente, senza che la persona avverta la necessità di porre in atto quei rimedi naturali per raffreddare l’organismo e di conseguenza aumenta la temperatura e l’overdose stessa.Lo dimostra anche il fatto che nella sola New York all’aumentare della temperatura ambientale oltre i 24 gradi C si è assistito ad uno 0,25 di casi di overdose in più per ogni milione di residenti a settimana.

Ecco come i papaveri producono l'oppio

Aduc Droghe - Svelato il segreto del papavero da oppio. Un gruppo di scienziati dell'universita' di Calgary ha identificato i due geni che permettono a questo fiore narcotico di 'fabbricare' potenti antidolorifici come la codeina e la morfina. Lo studio - pubblicato su 'Nature Chemical Biology' e condotto dal team di Peter Facchini, docente del Dipartimento di scienze biologiche dell'ateneo canadese - apre le porte alla produzione alternativa di farmaci antidolore: magari direttamente in laboratorio, grazie all'aiuto di lieviti o batteri. "Gli enzimi codificati da questi due geni sono riusciti a depistare i massimi esperti di biochimica delle piante per mezzo secolo", spiega Facchini che allo studio del papavero da oppio ha dedicato l'intera carriera. Il passo in avanti compiuto ora, grazie alla dottoranda Jillian Hagel dell'equipe di Facchini, e' enorme, assicura l'esperto. "E' come aver trovato il gene responsabile di un cancro", dice.

Aziende, allarme manager drogati

 

Sono più le imprese che le scuole a chiedere aiuto all’Asl di Milano per problemi con le tossicodipendenze. Sono loro i nuovi "tossici": fumano eroina prima di andare al lavoro e tirano di cocaina anche nei bagni

di A. Pasotti,il Giornale

http://www.pmi.it/img/contenuti/002607.pngProducono reddito, pagano le tasse, ricoprono posizioni strategiche o semplicemente impiegatizie, hanno una famiglia, amici. E fanno uso di droga: fumano eroina prima di andare al lavoro, tirano coca nei bagni, girano con hashish e marijuana nel portafogli. La droga non è solo un'emergenza giovanile. Basta dare un'occhiata alle decine di richieste di «intervento formativo» ricevute dall'Asl di Milano da parte delle aziende. Più di quelle ricevute dalle scuole. Perché? L'altro giorno nel capoluogo lombardo è stata ricoverata una donna intossicata da cannabinoide sintetico acquistato via Internet: non si tratta di una ventenne in cerca di sballo, ma di una signora di 55 anni. A Milano lo scenario privilegiato per fare formazione sulla tossicodipendenza sono gli uffici. Perché l'uso delle droghe sul posto di lavoro non è mai stato così trasversale e diffuso.

Tanto da far dire a Riccardo Gatti, responsabile per l'Asl cittadina del reparto prevenzione droga: «La vera emergenza educativa non è sui ragazzi, ma sugli adulti, su quei genitori ultra-quarantenni che in fondo hanno sempre tollerato un certo tipo di droghe, come la canna. Tra qualche anno avremo l'allarme droga tra i pensionati. Chissà se manderemo in comunità anche loro, continuando a chiamarli ragazzi». Riservatezza assoluta, per ovvi motivi, su quali siano le aziende che hanno richiesto l'intervento dell'Asl. «Quando entriamo in azienda è inutile fare conferenze - spiega Gatti -. Non servirebbe a nulla. Noi puntiamo sulla formazione. Parliamo con la direzione aziendale, ma anche con i rappresentanti sindacali. Spieghiamo loro come agganciare le persone che si sospetta facciano uso di droghe, cosa dire loro e dove indirizzarle per farsi curare». Fino a una decina di anni fa un progetto di questo genere sarebbe stato impensabile. Oggi le aziende si ritrovano a fare i conti con gli effetti di una tossicodipendenza non più agganciata all'emarginazione, ma all'interno dei loro stessi uffici. «Il tossicodipendente è una persona normale che nel 70 per cento dei casi ha un posto di lavoro fisso. L'idea che nessuno se ne accorga è sbagliata. In realtà sono molteplici le possibilità di accorgersi dell'uso di droga di un dipendente: assenteismo, mancato rendimento, progetti lavorativi inevasi - racconta Gatti -. Tutto ciò per le aziende comporta aumento del contenzioso, dei conflitti legali e delle misure disciplinari. Situazioni che non sono a costo zero». L'inaffidabilità dei manager drogati è al primo posto nella graduatoria dei danni che provocano alle loro aziende, secondo una ricerca datata 2003, ma ancora attualissima.

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Ecco Angel, il computer anti-alcol

Da Ferrara il sistema salvavita per gli automobilisti approda a Shanghai

http://www.lila-piacenza.it/map/imgs/alcol.jpgÈ l’angelo custode della guida sicura al volante. Si chiama Angel, il computer anti-alcol che grazie a un sofisticato sistema di sensori riesce a impedire di mettersi al volante se si è bevuto oltre la soglia consentita.

Ha avuto il suo battesimo ufficiale a Ferrara nel novembre 2007 in castello, alla presenza del suo inventore, il chirurgo ferrarese Gianfranco Azzena, direttore della clinica chirurgica del Sant’Anna, ma ora per Angel c’è il grande salto: l’invenzione, selezionata fra oltre 25mila proposte, finirà al prossimo Expo di Shanghai (in programma dal 1 maggio al 31 ottobre) assieme ad altre 264 invenzioni italiane.

“Si tratta di una creazione che devo dividere a metà con dall’ingegnere padovano Antonio La Gatta: io ho avuto l’idea – aveva spiegato il medico – e lui l’ha adattata alla vita pratica”.

Angel è in grado di rilevare la “condotta etilica” del conducente e, se si accorge che questi ha bevuto troppo, blocca le vettura, impedendo così il rischio di incidenti sulle strade. Angel, acronimo di ANalyser Gas Expiratory Level, emette prima un segnale acustico che “avvisa” la centralina elettronica dell’auto che gradualmente rallenta l’andatura fino ad assestarsi su una velocità di 50 km  orari.

Nei casi più gravi, la vettura riduce ulteriormente la velocità di marcia fino a fermarsi del tutto. A questo punto il computer blocca l’automobile, impedendo così al conducente di rimetterla in moto. Il tutto avviene in un arco di 5-10 minuti circa. Il progetto è stato finanziato dal Ministero dei Trasporti e dall’Università degli Studi di Ferrara.

 

estense.com

Sesso, adolescenti maschi confusi. E alcuni ricorrono a cannabis ed eroina

 

Roma, 10 mar. (Adnkronos Salute/Ign) - Tanta confusione e pochi controlli per gli adolescenti maschi, alle prese con il sesso. E alcuni ricorrono a pericolosi rimedi 'fai da te' per migliorare le prestazioni sotto le lenzuola. Secondo un'indagine condotta su mille teenager nelle scuole laziali, infatti, a 18 anni il 72% non ha mai fatto una visita di controllo mirata, "e il 71% non saprebbe a chi rivolgersi in caso di problemi, incerto addirittura tra l'antropologo, confuso con l'andrologo, e l'ortopedico, perché 'si tratta di un osso'". Lo spiega Giuseppe La Pera, presidente dell'Aidass (Associazione italiana per il diritto alla salute sessuale), che oggi a Roma ha presentato una petizione per la salute sessuale dei giovanissimi italiani.

"Un progetto pilota per il Lazio, che speriamo si estenda alle altre Regioni, 'disegnato' al maschile - dice La Pera - perché in questo campo i ragazzi non hanno gli stessi diritti delle ragazze, quanto a diagnostica e prevenzione. Ecco perché chiediamo una legge regionale che metta fine a questa disparità di trattamento". L'iniziativa punta ad offrire ai teenager un servizio gratuito di prevenzione e diagnostica, grazie alla creazione di una rete di controllo, "il cui primo possibile interlocutore sia rappresentato dal medico di famiglia". In caso di problemi, infatti, il 51% dei ragazzi ha detto che si rivolgerebbe al medico di famiglia, secondo solo ai genitori.

Al terzo posto figura lo specialista, mentre un 'peso' nettamente inferiore viene dato ad amici, fratelli o insegnanti. Non solo, nella petizione - che punta a raccogliere la firma di 10.000 cittadini - si chiede una visita gratuita preventiva all'apparato genitale per tutti i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. E la creazione di una serie di strutture pubbliche andrologiche in tutti gli ospedali e nelle Asl.

"In passato la visita di leva aveva permesso di rilevare come circa il 70% dei ragazzi, a quell'età, presenta patologie più o meno gravi". "Il 28% degli uomini soffre di varicocele, il 22-24% di eiaculazione precoce e 3 milioni e mezzo di italiani di disfunzione erettile - sottolinea Vincenzo Gentile, presidente della Sia (Società italiana di andrologia), plaudendo all'iniziativa - per non parlare della diffusione delle malattie sessualmente trasmesse".

Un'indagine condotta nel 1997, proprio in occasione della visita di leva, su oltre 11.000 ragazzi, "aveva permesso di scoprire che solo il 27% non aveva patologie. Dunque sette su 10 presentavano problemi che, in alcuni casi, mettevano a rischio la fertilità. Oggi però questo controllo 'obbligatorio' non si fa più". E gli stessi giovanissimi, a differenza delle coetanee, non sanno a chi rivolgersi, in caso di problemi. "E da questo punto di vista la situazione non è migliorata. Solo attraverso un impegno congiunto sarà possibile - dice La Pera - evitare gravi conseguenze sanitarie e sociali legate a diagnosi tardive". E per firmare la petizione si può cliccare sul sito www.aidass.it.

La 'solitudine' legata al sesso ha anche un risvolto pericoloso. E il presidente dell'Aidass lancia l'allarme. "C'è chi rinuncia all'intimità e soffre in silenzio, e chi mette in atto comportamenti pericolosi. Sappiamo che alcuni ragazzi ricorrono alla cannabis, o addirittura all'eroina, per contrastare l'eiaculazione precoce. Insomma, per migliorare la prestazione", sottolinea Giuseppe La Pera. Secondo l'esaperto "i genitori devono parlare di più di questi temi. Nella mia esperienza spesso sono le madri ad accorgersi che qualcosa non va per il verso giusto. I papà devono fare di più", sottolinea ancora. "Anche perché a quell'età scatta la competizione padre-figlio, ed è per primo il genitore a imbarazzarsi nel dover parlare di queste cosa".

Il silenzio non è la strada giusta, dice La Pera. "Occorre vincere la reticenza, smettere i panni di super-padre e parlare al proprio figlio di dubbi, insuccessi e difficoltà sperimentati in prima persona. Questo aiuta i ragazzi a esporsi, a parlare". Altrimenti, conclude l'andrologo, c'è il rischio che si cerchi di risolvere eventuali problemi con il passaparola o, peggio, con rimedi 'fai da te'.

 

Invasi dalla droga. Su nuove rotte

(avvenire.it) E' la "terra-spartiacque" fra due universi: quello della mancanza e quello dell’eccesso, tra il Sud e il Nord del mondo. È questo a rendere il Centroamerica un concentrato di contrasti netti. Sempre più violenti. Negli ultimi anni, "la frontiera si è trasformata in llaga sangrienta (ferita aperta), come ha da poco scritto l’autore messicano Carlos Fuentes.

 

I numeri dell’ultimo rapporto dell’Organizzazione degli Stati americani sono agghiaccianti. Nella regione ci sono oltre 40 omicidi ogni centomila abitanti. Con punte massime in Salvador – dove gli assassinii sono 55 – Giamaica – 49 – e Guatemala – 45. La cifra più alta al mondo. Tra i giovani, poi, il tasso di violenza aumenta esponenzialmente: le vittime sotto i 24 anni in Salvador sono 92 ogni 100mila abitanti. Le Nazioni Unite hanno calcolato che il 75 per cento dei sequestri del Pianeta si verifica in America centro-meridionale.

L’attuale esplosione di criminalità in questi Paesi è legata al fatto di essere diventati il principale luogo di transito della droga nel suo viaggio verso l’Occidente. Il punto di partenza è più a Sud, nella parte meridionale del Continente, autentica "fabbrica" di stupefacenti del Pianeta. Nel 2008, secondo l’ultimo rapporto del Dipartimento droga e criminalità dell’Onu (Unodc), l’America Latina ha prodotto circa 36mila tonnellate di cannabis, un terzo del totale. Ogni anno, poi, qui vengono raffinate tra le ottocento e le mille tonnellate di cocaina, cioè praticamente tutta la "polvere bianca" in circolazione.

Per motivi ambientali e storici, le coltivazioni di piante di coca sono concentrate nella regione andina, dove si estendono per circa 168mila ettari. La Colombia produce da sola la metà della cocaina disponibile. Il resto viene ricavato in Perù e Bolivia, che immettono nel mercato illegale rispettivamente il 36 e 13 per cento di questa sostanza. La maggior parte degli stupefacenti, però, non viene venduta in loco. Gli alti prezzi rendono la polvere bianca inaccessibile alla maggior parte dei cittadini del Sud del Mondo. Oltre undici dei circa venti milioni di dipendenti da cocaina – sempre secondo dati Onu – risiedono in Europa e, soprattutto, negli Stati Uniti. Nell’emisfero settentrionale si trovano anche sessanta milioni di consumatori abituali di cannabis. Sempre Messico, Colombia e Guatemala, poi, riforniscono di eroina 1,3 milioni di tossicodipendenti nordamericani. La droga non arriva direttamente a destinazione. Per eludere i controlli, i corrieri la sottopongono a una lunga maratona attraverso nazioni e frontiere. Il traffico si snoda lungo varie direttrici geografiche, le cosiddette "narco-vie". La principale è il "corridoio centroamericano", attraverso cui la cocaina filtra dalla Ande verso gli Stati Uniti. Attualmente quasi tutta la polvere bianca destinata agli Usa – il 90 per cento – imbocca questo percorso. Ovvero risale il Continente via terra. Camion imbottiti di cocaina lasciano le zone produttrici e percorrono Panama, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Guatemala fino al Messico. Da qui passano, attraverso la "porosa frontiera", negli Stati Uniti. In alternativa, la cocaina imbocca la "strada del Pacifico": parte dai porti colombiani e peruviani – o anche ecuadoriani verso i quali può essere agevolmente trasportata in auto – nascosta nella stiva dei pescherecci. Per "sbarcare" in Messico e raggiungere, via terra, il Nord.

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