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Novità

CALCIO, DOPING; PIACENZA: POSITIVO PORTIERE SERENA

Marco Serena, calciatore del Piacenza, è risultato positivo al metabolita Thc (cannabis) a seguito di un controllo antidoping effettuato al termine della partita Triestina-Piacenza di serie B del 30 gennaio scorso. Lo ha reso noto il Coni.  Serena è un portiere di 22 anni. In questa stagione non ha ancora collezionato presenze in prima squadra, secondo quanto si legge sul sito del Piacenza. Nel 2008-2009 aveva invece giocato 32 partite nel Pavia, in Lega Pro seconda divisione.

ritiro pat violaz art 186 lettera b

qualcuno sa dirmi quanto costa dopo l'inasprimento del 2008 tramutare in oblazione i gg carcere??
grazie. ritiro patente a seguito violaz art 186 lettera b. etilometro 1.4. mai avuto precedenti di nessun genere mai compilato un cid in 22 anni di patente

A Bologna lo spettro dell’eroina bianca

Due morti per overdose negli ultimi mesi, un anomalo aumento degli interventi del 118, e poi i sequestri della Squadra mobile e lo stato di allerta lanciato dal Dipartimento antidroga, che parla di eroina ad alto principio attivo sotto le Due Torri

BOLOGNA – Cosa sta succedendo nel mercato della droga di Bologna? Da qualche tempo si susseguono segnali preoccupanti. Ci sono due ragazzi morti per overdose, fra dicembre e gennaio, nei bagni pubblici adiacenti a Palazzo d’Accursio. C’è un anomalo aumento degli interventi del 118 per overdose nel mese di dicembre. E poi il sequestro di 7 chili di eroina bianca ad opera della Squadra mobile della Polizia, lo stato di allerta lanciato dal Dipartimento antidroga, che parla di un’eroina con alta percentuale di principio attivo (oltre il 70%) sotto le Due Torri. E infine le voci sull’eroina tagliata con l’antrace, già diffusa in Europa e in particolare in Gran Bretagna. A questo elenco potrebbe aggiungersi ora anche la morte di Andrej Letko, 32enne originario di Bratislava e grafico di Asfalto, il blog dei senza dimora nato nel centro diurno di via del Porto.

Andrej se n’è andato il primo febbraio scorso, e a lui è dedicato l’ultimo numero di Piazza Grande, il giornale dei senza dimora bolognesi. Andrej era arrivato a Bologna nell’estate del 2006, e aveva iniziato a condividere la sua esperienza di senza dimora collaborando con Asfalto, per cui curava il sito e il laboratorio informatico nel centro diurno di via del Porto. Da anni cercava di combattere la dipendenza dalle droghe: era rimasto cinque anni nella comunità di San Patrignano, e una volta arrivato in città si era rivolto ai servizi della Asl, proprio tramite il drop in di via del Porto. “A casa mia, a Bratislava – diceva nel 2006 in un’intervista a Radio città del capo –, non ho mai conosciuto la strada. Qui evito la stazione, perché non voglio farmi più, e quindi è meglio stare lontano da questi luoghi dove ci sono solo tossici”. I suoi amici del progetto Asfalto parlano di Andrej come di un vero mago del computer, e da giorni ormai sul sito si susseguono messaggi in suo ricordo.

Ma a rincorrersi sono anche le voci sulle presunte cause della morte di Andrej: l’unica cosa che si sa con certezza è che il decesso sarebbe da attribuire a una setticemia fulminante. Si parla di una possibile connessione con l’eroina “bianca”: che sia troppo pura, oppure tagliata con antrace, in città sembra circolare qualcosa di pericoloso. Il timore è che Andrej ci sia finito in mezzo in qualche modo, anche se su questo non c’è nulla di certo. Fa impressione però che la sua morte sia avvenuta a poche ore di distanza da un’altra, causata da un’overdose: quella di un ragazzo napoletano di 26 anni, trovato senza vita il 31 gennaio nei bagni pubblici dietro Palazzo d’Accursio. “Ho paura, però almeno ora so da cosa devo stare alla larga”, dice F., tossicodipendente senza fissa dimora, a Bologna ormai da anni. Le voci sull’eroina bianca lo toccano da vicino, anche se ci tiene a precisare “io uso solo la brown”.

“Io sono a conoscenza di due casi certi – continua F. –, una è una mia amica, che ho visto l’ultima volta proprio l’altra sera. Lei mi ha raccontato con precisione quello che succede con questa eroina: ti si gonfia tutta la parte dove la inietti, e poi ti esce come una puntura di zanzara; al tempo stesso ti viene una febbre altissima, e senti di soffocare. Tutto ciò è quasi istantaneo, è questione di attimi”. Ma cosa si dice in strada di questi episodi? “All’inizio c’era un po’ di confusione: c’era chi diceva che fosse coca, chi eroina ‘brown’ e chi ‘bianca’ thailandese. Ora pare sicuro che si tratti di bianca, perché le persone che hanno riscontrato questi sintomi erano tutte consumatrici di bianca. In realtà comunque non c’è tutto questo allarmismo, molta gente neanche lo sa”. La situazione però sembra sia in rapida evoluzione “So che da qualche giorno questa eroina si trova molto meno– conclude F. –, probabilmente perché i pusher che la vendevano se ne saranno disfatti”.

fonte: Redattore Sociale

Hiv: 39 anni età media per sottoporsi al test, aumento infezioni tra stranieri

Risultano essere 150 mila le persone affette da HIV e AIDS in Italia. Concentrazioni nelle regioni centro settentrionali

 

http://donna.fanpage.it/wp-content/themes/donna/scripts/timthumb.php?src=http://donna.fanpage.it/wp-content/uploads/2010/02/test-hiv.jpg&w=300&h=225&zc=1&q=100&filetype=.jpg Ancora dati drammatici si rilevano sull’accesso al test dell’hiv. L’età media è salita fino a 39 anni, si aspetta sempre più tempo per sottoporsi all’esame per accertare o meno la sieropositività. Passaggio di strumenti sottocutanei per l’assunzione di droga, l’incostanza nell’utilizzo di contraccettivi che isolino gli organi genitali da contatti diretti, un’insensata voglia di rischio che si sta diffondendo sempre di più tra i giovanissimi che si prestano a sesso non sicuro. All’inizio della sua comparsa, la malattia era temuta e non vi si poteva avere grande controllo. Oggi che si potrebbe e dovrebbe, grazie all’informazione e al benessere della società che permette maggiori controlli e prevenzioni, si sfida il destino supponendo che “proprio a me deve capitare?” sia la frase per giustificare l’immaturità con cui si affronta questa problematica.

«Questo avviene perché oggi non sono più soltanto i tossicodipendenti a contrarre il virus, ma è cambiata la modalità di trasmissione, che nel 74% dei casi è causata da rapporti sessuali sia etero che omosessuali- sottolinea Giovanni Rezza direttore del dipartimento Malattie infettive, parassitarie e immunomediate (Mipi)-. Per questo un accesso tempestivo al test può significare l’inizio di un efficace percorso terapeutico, che aiuti a limitare la diffusione del virus». Centocinquantamila le persone affette da hiv e aids in Italia. Le regioni più colpite sono quelle centro settentrionali, in particolare Lombardia, Emilia Romagna e Lazio.

Infezioni in aumento tra gli stranieri che è passata dal 4% del 1987 al 32% del 2007. «Negli anni ’80 l’infezione da Hiv veniva contratta attraverso i viaggi internazionali fatti dai nostri connazionali- aggiunge Rezza – mentre oggi con l’aumento dei flussi migratori è aumentato anche il numero degli stranieri sieropositivi nel nostro paese. In particolare delle persone che provengono da paesi con un alta circolazione virale come il Sud America o l’Africa sub-sahariana».

Roberta Santoro

donna.fanpage.it

Veneto, oltre 8 mila in trattamento per dipendenza da alcol

Presentata la nuova banca dati del Club degli alcolisti in trattamento, realizzata dall'Arcat veneto grazie a un contributo dell'amministrazione regionale di 38 mila euro. Valdegamberi: "Bisogna educare giovani e adulti a corretti stili di vita"

alcolista

VERONA - Sono oltre ottomila le persone in Veneto in trattamento per dipendenza da alcol. Nel solo biennio 2007-2008 ne sono state ricoverate settemila, di cui una larga parte (73,7%) uomini. Queste sono solo alcune delle informazioni diffuse durante la presentazione della nuova banca dati del Club degli alcolisti in trattamento, realizzata dall'Arcat veneto grazie a un contributo dell'amministrazione regionale di 38mila euro. "La banca dati - spiegano i referenti dell'Arcat - nasce con l'idea di ‘censire' questo sistema, ma anche con l'obiettivo di conoscerlo meglio per arrivare a una crescita qualitativa. Rimane tuttavia assodato che l'assunzione di bevande alcoliche nel Veneto rimanda a un'area comportamentale di confine tra un uso promosso dalla cultura enogastronomica e un uso che provoca gravi problemi di salute".

La tendenza all'abuso di alcol non solo tra la popolazione adulta ma anche tra i giovani è infatti un dato di fatto, soprattutto a causa del culto del buon vino da un lato e della moda dilagante degli spritz tra i giovanissimi dall'altro. E contro le azioni di prevenzione inadeguate e le iniziative che indirettamente promuovono l'alcol tuona l'assessore veneto alle Politiche sociali, Stefano Valdegamberi, che sottolinea: "Nelle compagne di comunicazione e anche negli interventi proposti da qualche amministrazione pubblica si punta di più il dito sulla questione della sicurezza piuttosto che su quella della salute - riflette -. Si tratta di atteggiamenti contraddittori soprattutto quando si assiste a enti pubblici che organizzano il giro delle osterie o il tour delle discoteche. Non mi stanco di ripetere che l'abuso di alcol è una questione che riguarda innanzitutto la cura della propria salute e per questo bisogna educare giovani e adulti a corretti stili di vita".

Guardando altri dati, si scopre che in Veneto nel 2008 risultavano attivi 534 club per il trattamento, con una diffusione media di un club ogni 9.149 abitanti. Ogni anno varcano le porte dell'associazione tra le 4.700 e 4.800 famiglie. I nuovi  ingressi totali sono circa 1.100 l'anno. Numeri preoccupante che però, secondo Valdegamberi, passano "in secondo ordine rispetto ad altre forme di dipendenza. C'è più tolleranza, secondo me malintesa, verso questo tipo di consumo magari per interessi di tipo economico o culturale". Per informazioni: www.arcatveneto.it. (gig)

(16 febbraio 2010)

fonte: superabile.it

Spacciatori tassati sulla vendita di coca

Treviso. Due arresti e sedici denunce per spaccio di droga. Un buon colpo, visto che l’indagine va avanti da un annetto e che la guardia di finanza di Treviso è arrivata a documentare e contabilizzare 8 chili e mezzo di hashish e oltre un etto e mezzo di cocaina. Non è però che i personaggi coinvolti si siano scomposti più di tanto: buoni avvocati, solite udienze, qualche giorno di galera e poi via a riprendere il lavoro. Per spaventare questi delinquenti, però, ci vuole ben altro. Tipo far loro pagare le tasse sui guadagni percepiti nell’esercizio della professione di spacciatore.

Non è una battuta, è una possibilità espressamente prevista dai codici tributari alla voce «tassazione dei proventi illeciti». Sulla base dell’indagine condotta dai finanzieri trevigiani è stato possibile ricostruire il conto economico della premiata ditta, che chiudevano con cospicui utili, ovviamente illeciti. Di qui il duplice binario: da una parte il procedimento penale, l’arresto, l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, la condanna a una pena detentiva; dall’altra la denuncia dei redditi. Nel caso degli spacciatori trevigiani, i finanzieri hanno calcolato che i ricavi ammontavano a circa 40 mila euro. È chiaro che quell’importo sarebbe passibile di sequestro, ma non essendoci i soldini, tanto vale mettere in piedi un procedimento che, almeno, assicuri alle casse dello stato l’imponibile evaso. E quando si mette in moto la macchina del fisco, non si scappa. Nel caso della «ditta» trevigiana specializzata in spaccio, il conto presentato dall’erario sarà piuttosto salato. I due «manager» arrestati, un operaio di 24 anni e un collega marocchino di 27 anni, dovranno pagare le imposte sui redditi percepiti dalla vendita, appunto, di 8 chili di hashish e di un etto e mezzo di cocaina. Se lo viene a sapere Tremonti, il deficit pubblico è destinato a sparire dopo un paio di settimane di sapienti indagini.

 

 di Marino Smiderle, www.ilgiornale.it

21/02/2010 Roma: pomeriggio antipro.

- Pomeriggio antiproibizionista 21 febbraio 2010 ore 15.00 / 20.00 Roma, Domus Talenti, Via delle Quattro Fontane 113 Pomeriggio antiproibizionista: Le non droghe, uscire dal medioevo > 15.00 Introduzione e saluti > 15.30 Interventi in diretta o in video Controllami di meno curami di più: Il punto sulle iniziative su test antidroga e cannabis terapeutica (Claudia Sterzi, Stefano Balbo) Punti di riferimento locali dell' @.r.a. e prontuari terapeutici regionali ( Andrea Trisciuoglio ) Rovigo - Firenze: un progetto stupefacente ( Donatella Poretti, Gianpaolo Grassi ) > 17.00 Giù le mani dalla canapa! La libera coltivazione domestica come opposizione alla criminalità organizzata (Rita Bernardini) Coltivazione indoor e outdoor / diritti e facoltà di canapai, coltivatori econsumatori ( Alberto Sciolari ) > 18.00 Congresso Associazione Radicale Antiproibizionisti (@.r.a.) Dibattito aperto e votazioni degli iscritti si annuncia una collaborazione tra le due associazioni, A.L.C: e @.r.a., e con altre associazioni dedicate a questo tema, come Pazientimpazienti, A.C.T. e altre, con le quali siamo già in contatto per definire tempi e modi delle iniziative, su due fronti: la collaborazione nella organizzazione della sezione del sito http://www.lucacoscioni.it/> http://www.lucacoscioni.it/ <!--[if !supportEmptyParas]--><!--[endif]--> che riguarda la mariuana terapeutica, con la messa on line di tutta la documentazione relativa; l'ideazione e la realizzazione di una disobbedienza civile sui temi "canapa terapeutica" e "libertà di coltivazione domestica", con la messa a fuoco comune di obiettivi, tempi e modi di realizzazione."

Sibutramina: il problema delle prescription drugs.

 

Gli ultimi accadimenti riguardanti la sibutramina ed il suo ritiro risalente al 24 gennaio scorso,  riaprono la discussione sul problema dei farmaci da prescrizione, ossia quei farmaci acquistati con ricetta del medico ma che vengono poi utilizzati senza il controllo di questo e soprattutto ad altri scopi.È infatti sempre più frequente l'uso non corretto (abuso) di questi farmaci che vengono assunti in assenza della patologia per cui sono indicati, senza curarsi degli effetti collaterali e delle necessarie precauzioni d'uso, spesso solo al fine di ottenere un incremento delle prestazioni del soggetto.   E' questo un problema di dimensioni mondiali (agevolato anche dalla vendita via internet) e tipicamente i farmaci più implicati sono:

  • gli antidolorifici (di ogni tipo ma in particolare gli oppiacei)
  • il metilfenidato (Ritalin)
  • il modafinil (nel trattamento della narcolessia)
  • gli anoressizzanti (come la sibutramina)
  • gli ansiolitici (benzodiazepine).

La sibutramina, una feniletilamina, è stata sviluppata come antidepressivo ma l'azione si è rilevata modesta rispetto a quella anoressizzante e quindi è stata registrata e commercializzata come dimagrante. Questo farmaco agisce inibendo la ricaptazione sinaptica (reuptake) di noradrenalina, serotonina ed in misura minore di dopamina, neurotrasmettitori eccitatori, rendendoli disponibili in grande quantità per i loro effetti certamente anoressizzanti ma complessivamente eccitatori. Il farmaco può quindi essere assunto a questo fine e sperare di ottenere l'aumento delle prestazioni fisiche ed intellettive. Gli effetti collaterali di questo farmaco sono gravi e tanti e in particolare di tipo cardiovascolare. Per questi motivi, nel 2002, ne fu vietata la vendita in Italia poi riammessa l'anno successivo solo su prescrizione di un ristretto numero di specialisti.Come accennato, pochi giorni fa, l'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha ritirato dal mercato la sibutramina sulla base di una indicazione dell'EMEA (Ente Europeo per il controllo dei farmaci) che ha rilevato un rapporto rischio-beneficio sfavorevole.In seguito ai controlli anti-doping effettuati dopo la partita di calcio Fiorentina-Bari, è stato trovato positivo alla sibutramina Adrian Mutu, attaccante rumeno della squadra toscana.

Compton W.M., Volkow N.D. Abuse of prescription drugs and the risk of addiction, in Drugs and Alcohol Dependence 83S (2006) S4-S7.

 

Nasce la Carta di Trieste

(Terranews.it)- WELFARE. Un documento degli operatori sociali del Friuli Venezia Giulia su libertà terapeutica, carcere e sostanze. Di Elena Placitelli

Mentre l’Italia intera ricorda il trentennale della morte di Franco Basaglia, a Monfalcone, a due passi da Gorizia e Trieste, una trentina di giovanissimi vengono sottoposti a indagini e perquisizioni. In tutto si trova una manciata di “fumo”. La maxi- retata smuove perfino la Camera penale di Gorizia, con gli avvocati che accusano gli inquirenti di voler colpire i giovani consumatori di cannabis al posto dei veri trafficanti. Giovani che rischiano di finire in carcere. Com’è successo, un anno fa, a sei ragazzi di Monfalcone che, con l’accusa di spaccio, si sono fatti venti giorni di cella. Per poi essere liberati, grazie a una sentenza del Tribunale del riesame di Trieste, che ha smontato il metodo di indagine condotto dagli inquirenti. Nelle carceri italiane, di giovani consumatori ce ne sono tanti. Lo dicono i dati forniti da Antigone, associazione nazionale per i diritti e le garanzie nel sistema penale: tra i detenuti, si contano più del 30 per cento di consumatori e piccoli spacciatori. E le carceri intanto straboccano.

Ma al di là del sovraffollamento, sono le stesse condizioni di vita ad essere sotto accusa: 72 suicidi e 175 morti nel 2009, che nel 2010 sono diventate già 15. Intanto le grandi organizzazioni criminali, che dominano il mercato delle sostanze con profitti enormi, restano fuori. E a Gradisca, a pochi chilometri da Gorizia, centinaia di migranti sono rinchiusi nel Centro di identificazione ed espulsione. Eppure è proprio da quelle terre, comprese tra Gorizia e Trieste, che trent’anni fa Franco Basaglia fece chiudere i manicomi. Il medico convinse il Paese che in manicomio finivano i diversi, i devianti che la società non voleva accogliere. Quelli a cui non si voleva dare cittadinanza perchè offendevano la morale o ponevano domande troppo complesse per essere risolte. Facendo approvare la legge 180 di riforma psichiatrica, Basaglia mise la persona al centro delle politiche di welfare, rifiutando il ruolo di controllo e contenimento.

Di tutto questo si è discusso in questi giorni a Trieste, nelle giornate sulla psichiatria organizzate dall’Azienda sanitaria, in occasione del trentennale della sua morte. Una settimana di incontri, workshop e laboratori, tutti all’interno dell’ex Ospedale psichiatrico di Trieste. Lo stesso manicomio di cui Basaglia distrusse i muri, con un cavallo di cartapesta fatto di sogni. «Trieste 2010: che cos’è salute mentale? Per una rete di salute comunitaria». É questo il titolo del grande convegno internazionale che si è svolto tra il 9 e il 13 febbraio. A parteciparvi, per lo più esperti, medici ed operatori dei servizi sociosanitari, tra cui, giusto per fare un nome, Franco Rotelli, direttore dell’Azienda sanitaria triestina, che attraversò con Basaglia l’esperienza di chiusura dei manicomi. Ma anche giornalisti e comunicatori, guidati da Massimo Cirri, ideatore della celebre trasmissione Caterpillar in onda su Radio 2. Ridurre a una pagina una miriade di discussioni è praticamente impossibile. Partiremo allora dalle conclusioni. A tirare le fila del discorso, la «Carta di Trieste».

 

Il documento, sottoscritto dalla rete degli operatori sociali del Friuli Venezia Giulia, si domanda come attualizzare la libertà terapeutica proposta da Basaglia. Ne esce un elenco di punti programmatici, volti a rimettere in discussione «il ruolo che oggi il potere attribuisce al sistema del welfare». L’obiettivo è di aprire una nuova campagna. Lo si capisce dalle parole usate nel documento, che avanzano istanze dettagliate. «Si chiede – recita il testo - la completa depenalizzazione di ogni reato connesso sia al consumo di sostanze che alla loro autoproduzione, la promozione di un utilizzo consapevole e anche la volontarietà degli accertamenti sanitari effettuate nei luoghi di vita e di lavoro». Per raggiungere gli obiettivi, nella Carta si propone poi di organizzare una giornata nazionale sul carcere e una sul tema delle sostanze.

 

Momenti di incontro per riflettere sulle condizioni di detenzione e sulla depenalizzazione dei comportamenti connessi al consumo di sostanze. Per concretizzare le azioni, si pensa anche ad istituire, nelle amministrazioni comunali, una sorta di garante dei detenuti. Il tutto grazie a una rete permanente, «che raccolga operatori sociali e sanitari, avvocati e giuristi, politici e cittadini, con il compito di monitorare nei territori la situazione nelle carceri e di osservare l’applicazione delle strategie di controllo nei luoghi di vita e di lavoro». Si parte giovedì 18 febbraio, con un dibattito pubblico, organizzato nel centro di Monfalcone «Officina Sociale» alle ore 20. Al centro del convegno, l’intervento di Riccardo Cattarini, il presidente della Camera penale di Gorizia, che spiegherà perchè gli avvocati locali hanno deciso di puntare il dito contro la maxi-retata che ha appena colpito i giovani di Monfalcone. Chissà se aveva ragione Basaglia, quando diceva che «l’importante è sapere ciò che si può fare».

 

Tomografia al cervello: l’amore fa lo stesso effetto di una droga

(newnotizie.it) Tutti lo dicono da tempo immemorabile: l’amore fa lo stesso effetto di un droga.  In particolar modo di una dosi di cocaina. Ma ora c’è anche chi lo ha dimostrato: lo psicologo Arthur Aron dell’Università di New York a partire della tomografia del cervello.

Durante l’esperimento, si mostravano ai partecipanti le foto dei loro innamorati e, in quel momento, la zona del loro cervello si saturava di dopamina, una sostanza che appare nel sangue nel sentirse sensazioni aggradevoli come, per esempio, mantenere relazioni sessuali, mangiare cioccalata o consumare droga.

In questa situazione, più tardi si producono nel sangue due ormoni, la oxitocina e la vasopresina, che stimolano la formazione del contatto emozionale fra gli innamorati. La oxcitocina appare nel momento in cui due persone si guardano negli occhi durante molto tempo , si abbraciano o consumano un rapporto sessuale. È lo stesso ormone che si crea al contatto tra la madre e il suo bebè appena nato. La vasopresina, da parte sua, crea vincoli emotivi tra gli uomini.

Fino a 20 anni fa, si credeva che nella maggioranza delle coppie, ad una fase di passione seguiva una senzazione più tranquilla, simile ad un amore fraterno. Ma qualche tempo fa, una scientifica dell’Università di Santa Barbara, mentre studiava la tomografia di alcune coppie sposate che dicevano di sentirsi tanto innamorate como venti anni prima, scoprì reazioni analoghe ai cevelli dei giovani innamorati. Secondo i dati preliminari, questo amore si ritrova nel 30 per cento degli sposi americani.

Annastella Palasciano

Roy the toxic boy, by Tim Burton

Roy, the toxic boy

Chi di noi lo conobbe - i suoi amici -lo chiamavano Roy.

Per gli altri eral'orribile bambino Tossico.

Amava l'ammoniaca

e l'amianto e tanto

il fumo delle sigarette:ne aspirava anche sette,

per lui era ossigeno

tutto ciò che per gli altri

era cancerogeno.

Il giocattolo che preferivaera una bomboletta che agitava da seduto

e spruzzava da qui a lì,

finchè il giorno

non era scaduto.

Accoccolato in autorimessanella brina mattutinasi attaccava contento

ad ogni tubo di scappamento.

L’unica volta

che pianse, il bambino Tossico fu per una goccia di arsenico scivolata nell’iride.

Ma ci fu anche un dì

In cui il suo corpo si irrigidì:l’avevano messo in giardino

perché prendesse aria buona.

E l’ultimo respiro della sua breve vita

Fu malsano e disperato.

Chi mai avrebbe pensato

Che si poteva morire così:

di mattina per una boccata d’aria fina?

Mentre l’anima di Roy,

il bambino Tossico, abbandonò

il suo corpo, gli amici

nella sera mormorarono una preghiera.

E l’anima come un fazzoletto

di vela vagò verso il cielo

E salendo e salendo

Allargò, dio buono, il buco

dell’ozono.

Tim Burton

 

SVIZZERA - Studio: farmaci ansiolitici creano tossicodipendenza come l'eroina

  I farmaci ansiolitici a base di benzodiazepine (BDZ) come Valium e altri come Ativam, Xanax, secondo gli esperti creano dipendenza al pari di droghe come l’eroina o la cannabis. Ma come questo fosse possibile ancora non si sapeva. Ora, un nuovo studio pare aver fatto luce su questo processo scoprendo come le benzodiazepine agiscono sul cervello. I ricercatori svizzeri dell’Università di Ginevra hanno scoperto che queste sostanze agiscono producendo un effetto calmante facendo aumentare l’azione di un neurotrasmettitore detto Gaba (Acido Gamma-Aminobutirico) che attiva la dopamina, l’ormone della gratificazione. Tutto questo nello stesso modo in cui agiscono gli oppioidi (eroina, oppio) e i cannabinoidi (hashish, marijuana). Una situazione che può creare dipendenza, così come spesso avviene nelle persone che assumono farmaci a base di benzodiazepine. Lo studio, pubblicato sulla rivista “Nature”, chiarisce il collegamento tra le benzodiazepine e le droghe che creano assuefazione, hanno commentato i ricercatori. Noi «crediamo che questo sarà un elemento essenziale per la progettazione di nuove BDZ con effetti di dipendenza inferiori», ha aggiunto il dr. Christian Luscher del team di ricerca. (La Stampa)

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