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Novità

Coca Cola provoca sterilità

 

Bere troppa Coca Cola rende sterili. E' quanto emerso da uno studio condotto dalla dottoressa Tina Kold Jensen presso il Rigshospitalet di Copenhagen, la quale ha dimostrato scientificamente che quantità eccessive della bevanda più amata del pianeta provochi la riduzione della produzione di spermatozooi. Chi assume Coca Cola e adotta uno stile di vita più sano ed equilibrato ha in media 50 milioni di spermatozoi per millimetro, mentre coloro che assumono più di un litro al giorno sono soggetti ad una diminuzione di circa il 30%. I ricercatori affermano che il problema non dovrebbe riguardare la caffeina contenuta nella bibita, ma la tipologia di cibo che solitamente l’accompagna.

http://www.net1news.org

 

Droga e minori: «Ecco come si spaccia nella mia scuola»

Leggi l'Articolo su il Giornale, Genova

 

L'ultima crociata di Sting: "La marijuana va legalizzata"

http://images.movieplayer.it/2003/07/11/sting-19524_cropped.jpgMadrid, 3 apr. - (Adnkronos) - Legalizziamo la marijuana e utilizziamo i soldi spesi per contastare lo spaccio delle droghe leggere, contro la povertà e il riscaldamento globale. L'idea è di Sting e l'ha pubblicata su un blog, secondo quanto si legge sul sito spagnolo del quotidiano 'El Mundo'. "La guerra contro le droghe -sostiene il cantante 58enne- ha fallito e le persone che hanno veramente bisogno di aiuto non possono averlo come neanche chi ha bisogno di marijuana come medicinale per curare una malattia. Stiamo spendendo migliaia di milioni, riempiendo le carceri di delinquenti non violenti e sacrificando le nostre liberta'".

 

Sting, si legge sul sito spagnolo, avrebbe sollecitato gli statunitensi ad appoggiare la 'Drug Policy Alliance', un gruppo attivista, che chiede la liberazione dei criminali non violenti, arrestati per motivi legati alla droga. "Le libertà civili -aggiunge il cantante- sono state calpestate. L'applicazione della legge è stata militarizzata. Centinaia di migliaia di milioni di dollari, che potrebbero stare lottando contro la povertà, sono stati spesi. Le persone che hanno bisogno di aiuto attraverso le droghe sono state trattate come delinquenti. Nel frattempo -conclude- sono diminuite significativamente le risorse per combattere il crimine".

 

 

USA - Cannabis, manifestazioni in decine di atenei: meno dannosa dell'alcool

Negli Usa, questo aprile è il mese dedicato alla lotta contro l'abuso di alcool (National Alcohol Awareness Month). E gli studenti di oltre 80 università negli Stati Uniti hanno deciso celebrare questa occasione manifestando per chiedere che gli atenei permettano loro di consumare cannabis piuttosto che spingerli a scegliere l'alcool, sostanza legale utilizzatissima in ogni festa universitaria che si rispetti. Gli studenti distribuiscono volantini che spiegano le diverse conseguenze sulla salute della cannabis e dell'alcool. Come noto, la cannabis non ha mai causato un singolo decesso al mondo, mentre l'alcool ne causa diverse centinaia di migliaia ogni anno. Alla Georgetown University, riporta il quotidiano Washington Post, gli studenti della Law School si sono organizzati di fronte alla loro facoltà. All'università del Maryland, gli studenti terranno conferenze stampa di fronte all'ufficio del magnifico rettore. "Non è uno scherzo", dichiara Zach Brown, studente dell'Università del Maryland. "E' l'ora di smetterla di spingere gli studenti a bere (alcool). E' l'ora che ci permettano di fare la scelta razionale e meno dannosa per la salute, ovvero consumare cannabis invece dell'alcool alle nostre feste". La manifestazione è stata organizzata dall'associazione studentesca Students for Sensible Drug Policy, insieme a Norml e Safer.

Aduc Droghe

 

AFGHANISTAN:NON SOLO OPPIO,ORA PRIMO PRODUTTORE DI CANNABIS

L'Afghanistan ha conquistato un nuovo primato tutt'altro che invidiabile: non e' piu' solo il primo produttore al mondo di oppio (90%) ma ora anche di cannabis. E' quanto rivela l'Agenzia dell'0nu per la lotta agli stupefacenti (Unodc) sottolineando che il commercio di entrambe le sostanze e' la principale fonte di finanziamento dei talebani. L'ultimo raccolto e' stato di 1.500-3.500 tonnellate grazie all'alta resa per ettaro delle coltivazioni afghane: 145 chili contro i 40 del Marocco .

 

da Repubblica - Ultimora

Droga e Consulta, il perbenismo rimuove la realtà

Riccardo De Facci, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, sul codice dei media sulla droga di Giovanardi nella rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 31 marzo 2010. Da Fuoriluogo.it

 

Dopo le recenti polemiche televisive sulle dichiarazioni di Morgan sul suo consumo di cocaina e i “vantaggi“ che questo gli avrebbe procurato (un miglioramento dell’umore e delle prestazioni), anche il sottosegretario Giovanardi non si è voluto far mancare un tentativo di visibilità mediatica a partire da questo tema: ha convocato la Consulta nazionale degli esperti sulle droghe e le tossicodipendenze perché approvasse un “Codice nazionale di autoregolamentazione per le trasmissioni televisive sul tema droghe”. Il testo proposto ci riporta a passati approcci general-generici sulla “droga”, che pensavamo cancellati dalle evidenze scientifiche e da una analisi minimamente seria della realtà che ci circonda. Mentre la realtà ci racconta di un consumo sempre più diffuso di sostanze psico attive legali e non, con modelli di uso e forme di dipendenza molto diversi tra loro; mentre il sistema degli interventi sociosanitari è sempre più abbandonato ed in difficoltà; il documento descrive il consumo di sostanze come un blocco unico, indifferenziato ed egualmente problematico: un approccio di “generalizzazione” della condanna verso “la droga”, che accomuna nella valutazione del rischio cannabinoidi e altre sostanze, consumi sporadici e consumi intensivi. Ancora una volta, il documento appare rispondere a spinte ideologiche per costruirvi intorno schieramenti politici, mentre sul piano delle politiche pubbliche non prende nessun impegno serio, né di investimento su progetti nazionali di prevenzione e di cura, né di sviluppo di un piano nazionale di salute per favorire forme diffuse di autotutela. Ancora una volta, si sovrappongono letture sociali fortemente moralistiche sul senso dei consumi di sostanze stupefacenti ad un richiamo generico a emergenze sanitarie sottese a questi consumi: omettendo che i problemi più gravi arrivano soprattutto dall’abuso di alcol e solo in minima parte di “droghe” (come il numero di morti per patologie connesse e i danni dovuti agli incidenti connessi). Così, mentre si criticano pesantemente le connessioni tra la “modernità” e i consumi di stupefacenti, si tace sulla massiccia diffusione di psicofarmaci e non si dice nulla sull’ambiguità di molti messaggi pubblicitari. Forse perché non si vogliono mettere in crisi gli enormi introiti che le televisioni ricavano dalla pubblicità degli alcolici? Il problema sono Morgan, Lapo Elkann, o l’attore Calissano “beccati” a usare droghe e perciò non più compatibili socialmente per la loro visibilità mediatica? Oppure il nodo è un modello sociale imperniato sulla visibilità estremizzata, sulla prestazione non importa come raggiunta, sulla competizione continua, sulla finzione come regola di vita? Modello, si badi bene, sostenuto e divulgato dai media e dalla televisione pubblica. Fino a quando non ha dichiarato di consumare cocaina, Morgan era un vivace ed efficace comunicatore e nessuno si preoccupava di come riuscisse a garantire questa vivacità. Poi l’ipocrita espulsione da Sanremo, solo perché lo ha dichiarato senza fingere pentimento. Il perbenismo che rimuove la realtà rischia di essere la chiave interpretativa di fenomeni diffusi. Alcune associazioni, come il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza e il Gruppo Abele hanno annunciato di non partecipare alla riunione della Consulta, giudicando di per sé fuorviante la scelta di porre al centro il “caso Morgan”; altri operatori e organizzazioni che hanno partecipato hanno criticato, nei contenuti e nei modi, la proposta del codice di autoregolamentazione. Il sottosegretario Giovanardi, nella sua critica severa ai media, sembra dimenticare quanto abbia usato la disponibilità degli stessi media per sostenere e far approvare con una forzatura istituzionale (all’interno di un decreto legge sui giochi mondiali invernali, ricordiamolo) la sua legge antidroga, stupidamente punitiva. Ci piacerebbe un impegno almeno equivalente verso i media per rendere pubblici i dati sull’applicazione della legge Fini-Giovanardi a quattro anni dalla sua approvazione ed aprire un vero confronto sulla sua efficacia. Che ne è della diminuzione promessa dei consumi diffusi, a fronte dei numeri delle persone finite inutilmente in carcere?

Incidenti stradali: quando c’è di mezzo l’alcol

(diariodelweb.it) Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte tra i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 30 anni e nel 75% dei casi c’è di mezzo l’alcol. E’ stato calcolato che le morti in incidenti stradali, dal 20 al 40%, sono direttamente correlate all’alcol. Già con mezzo bicchiere di vino- sostengono gli esperti- si ha la tendenza a guidare in modo più rischioso rispetto a chi si mantiene sobrio.

La guida sotto effetto di alcolici risulta condizionata da una minore prontezza di riflessi, minore capacità di fronteggiare gli ostacoli e maggiore sonnolenza. Bere alcolici influisce sui «Tempi di Reazione» alla guida : da sobri ad una velocità di 100 km/h sono sufficienti 80 metri per fermarsi; chi ha alcolemia pari a 0,8 gr/litro (= 2 birre medie o 2 bicchieri di vino) ha bisogno di 100 metri per riuscire ad arrestarsi. Inoltre il campo visivo diminuisce gradualmente con l’aumentare dell’alcolemia, per cui diventa impossibile mettere a fuoco gli oggetti visti con la » coda dell’occhio» (ad esempio «da bevuti » è più difficile vedere i ciclisti, i pedoni o gli ostacoli a fianco della nostra vettura mentre guidiamo).

 

Gli effetti dell’alcol possono essere molto rapidi (15 minuti circa) e va detto che chi mescola alcol e medicinali corre maggiori rischi perché l’alcol interagisce con moltissimi farmaci (antidolorifici, ansiolitici e cortisonici)Idem per chi soffre di malattie, acute o croniche perché l’alcol è tossico per quasi tutti gli organi e riduce le difese immunitarie. Cosa si può fare? Vanno progettate sicuramente accattivanti campagne per invitare i guidatori ad una maggiore responsabilità verso se stessi e gli altri nonché vanno stimolate le Compagnie di Assicurazione o le Società di distribuzione di combustibili o altri enti privati a regalare agli automobilisti palloncini per l’autocontrollo dell’alcolemia. Certo, tra le ipotesi fantascientifiche, sarebbe magnifico avere un etilometro incorporato che non permette di avviare il motore a chi è supersbronzo.

LE DONNE DEVONO BERE MENO DEGLI UOMINIPer evitare danni al fegato circa la metà di alcool in menoTutti conoscono il luogo comune della donna che perde la testa dopo appena due bicchieri di vino, effettivamente il corpo femminile metabolizza con meno facilità l’alcool ed è quindi più esposto a subirne gli effetti stupefacenti. I medici confermano che bere «con moderazione» non fa male alla salute, addirittura un curioso studio statunitense ha stabilito che il più basso tasso di mortalità si ha proprio in coloro che bevono un drink massimo due al giorno ogni giorno (il governo USA tuttavia, anche dopo questa notizia, ha fatto sapere che continuerà la radicale campagna anti-alcool). Eppure cosa vuol dire «bere con moderazione»? Per le donne, dato il loro diverso metabolismo e altre ragioni fisiologiche e ormonali, significa bere la metà di alcool in meno degli uomini, solo così possono mettersi al riparo da danni al fegato. Se gli uomini possono bere dai 14 ai 27 bicchieri alla settimana, le donne al massimo 14, secondo il parere del Dott. S. Stranges. Significa anche bere una piccola quantità ogni giorno (ad es. un bicchiere di vino al giorno, oppure una birra), piuttosto che grandi quantità concentrate nel weekend. Quindi non solo la quantità è importante, ma il come e il dove. Mai a stomaco vuoto per esempio, l’effetto nocivo sul fegato è assicurato. Questi i risultati, riportati sulla rivista Alcoholism: Clinical and Experimental Research, di uno studio condotto alla State University di New York.

A cura di CARLA PILOLLI

AIDS: ADOLESCENTI CHE USANO COCA PIU' A RISCHIO HIV

 ADOLESCENTI CHE USANO COCA<br />
 PIU' A RISCHIO HIV

(AGI) - Washington, 1 apr. - L'uso di crack o cocaina fra gli adolescenti aumenta di molto il rischio di contrarre il virus Hiv a causa di comportamenti sessuali sbagliati. Lo afferma uno studio statunitense pubblicato dal Journal of Child and Adolescent Abuse, secondo cui queste droghe sono molto piu' pericolose, anche da questo punto di vista, di alcol e marijuana. I ricercatori del Bradley Hasbro Research Center hanno studiato le abitudini di 280 adolescenti che partecipavano a un programma psichiatrico quotidiano. Tra questi, il 13 per cento aveva consumato crack o cocaina almeno una volta. Solo il 47 per cento dei consumatori di queste due droghe ha riportato un uso 'frequente' o 'molto frequente' del condom, mentre negli altri, compresi i consumatori di altre droghe, la percentuale e' stata del 71 per cento. "Il sesso non protetto e' la principale forma di trasmissione dell'Aids tra gli adolescenti - ha spiegato Marina Toulu, che ha coordinato la ricerca - se individuiamo i principali fattori di rischio potremmo essere piu' preparati a riconoscere i pazienti piu' esposti, e cercare di educarli al sesso sicuro". .

Smaltimento

Salve, abbiamo rimosso la tua domanda perchè postata nella sezione sbagliata.La puoi leggere nella sezione "DOMANDE AGLI OPERATORI" con la nostra risposta.

Grazie

La Redazione

Sindacato di polizia penitenziaria: no a carcere per immigrazione e tossicodipendenze

"L'attuale sovraffollamento va a discapito delle condizioni detentive e delle condizioni lavorative delle donne e degli uomini della Polizia penitenziaria che lavorano nella prima linea delle sezioni detentive". E' quanto ricorda Donato Capece, segretario del Sappe che sta svolgendo il consiglio nazionale ad Abano Terme. "Se il carcere e' in larga misura destinato a raccogliere il disagio sociale, e' evidente come la societa' dei reclusi non possa che essere lo specchio della societa' degli uomini liberi. In altri termini, sembra che lo Stato badi solo ad assicurare il contenimento all'interno delle strutture penitenziarie". Per il Sappe, "e' giunta l'ora di ripensare la repressione penale mettendo da un lato i fatti ritenuti di un disvalore sociale di tale gravita' da imporre una reazione dello Stato con la misura estrema che e' il carcere, e dall'altro, anche mantenendo la rilevanza penale, indicare le condotte per le quali non e' necessario il carcere ipotizzando sanzioni diverse. E' chiaro che una opzione di questo tipo dovrebbe ridisegnare il sistema a partire dalle norme in materia di immigrazione e dalla individuazione delle risorse per affrontare il tema delle dipendenze e dei disturbi mentali fuori dal carcere".

 

Aduc Droghe

COCAINA, ALCOL, AMORE, SCANDALI... PERCHÈ QUESTA È UNA GENERAZIONE DI INCOMPRESI

imgpress - Un unico argomento, sembrerebbe, ci attanaglia, oltre ai drammi persecutori del presidente del consiglio. Ossia lo scandalo. Amoroso, sessuale, stupefacente. Nel senso che ci si droga, non che restiamo a bocca aperta - questa lo è già da tempo, incancrenita in uno sbalordimento che ormai non è più, causa assuefazione. Ma comunque. Spesso giunge la notizia che vengono scovati e sgominati pericolosissimi traffici di marijuana e affini, ma anche cocaina ed eroina; oppure qualche ragazzo ogni tanto muore per la pastiglia sbagliata e ancora i morti invadono le strade nelle notti del sabato. Allo stesso momento, medici di fama internazionale propongono l’utilizzo di oppiacei per ridurre il dolore, insieme ai cannabinoidi, un vero miracolo per i disturbi del comportamento alimentare. E ancora, in Parlamento sembrerebbe che chi più chi meno utilizza cocaina. Nonostante poi sbraiti indignato contro i migranti marocchini con qualche capsula destinata a far felici i ragazzini italiani, i quali acquistano l’acquistabile nelle piazze sotto gli occhi annoiati della polizia locale. Parto dal presupposto che questa sorta di proibizionismo vigente sia pressoché inutile, dal momento che come già altrove per altre sostanze, chi vuole una cosa riesce a ottenerla; siamo pur sempre globalizzati e armati di denaro. Non c’è crisi che tenga. Anzi, forse è proprio questa crisi generale a spingere i giovani a trasgredire e i meno giovani a trovare sollievo nei paradisi artificiali; chi non si droga o non beve, assume spesso psicofarmaci. Queste droghe legalizzate, il cui principio attivo agisce in maniera misteriosa, sono assunte dai due terzi degli italiani; nel nostro paese giungono dopo l’esperimento americano che ne prevede la somministrazione, nelle scuole, ai bambini troppo agitati.

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