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Novità

Rivista alternativa cerca un "critico di marijuana"

http://organicjar.com/wp-content/uploads/2009/07/marijuana-100x100.jpgPer molti, potrebbe essere il lavoro che sognavano da una vita. La rivista Westword, di Denver, nel Colorado, sta cercando un critico di marijuana. Attenzione: niente fumate gratuite. Chi verrà scelto dovrà scrivere delle recensioni soltanto dei posti dove viene venduta. "Non la assaggerà, perché non possiamo certo permettergli di essere sempre sotto l'effetto della droga leggera", dicono i responsabili della rivista.

In tutto, hanno risposto all'annuncio in 120, dai 20 ai 50 anni di età. Le selezioni sono chiuse, e si è già arrivati ad individuare una rosa di 20 persone. Una delle condizioni per potervi partecipare, era quella di avere una malattia che giustificasse l'utilizzo di questa droga per fini terapeutici. Il nuovo critico, che pubblicherà le sue valutazioni on-line, avrà il compito di consigliare ai lettori dove acquistare il "fumo".

Lo stato del Colorado è uno dei 14 Stati americani nei quali è possibile fumare marijuana per scopi medici. Viene usata per alleviare il dolore collegato a patologie croniche. Soltanto a Denver, i punti vendita autorizzati di spinelli sono un centinaio. Tra i candidati c'era qualcuno così lieto di fare un lavoro del genere, che si è offerto di farlo gratis. Proposta rifiutata: "Paghiamo poco, ma facciamo le cose in regola".

 

www.asylumitalia.it

 

Perché in Italia il rapporto Onu sull’oppio è divenuto clandestino?

Solo il notiziario droghe dell’Associazione Diritti e Utenti dei Consumatori (ADUC) si è accorto della pubblicazione dell’ennesimo rapporto dell'Ufficio ONU contro la Droga e il Crimine (UNODC), incentrato su “Tossicodipendenza, Criminalità e Insurrezione” in Afghanistan. Nessuna agenzia di stampa né tantomeno il solerte direttore dell’UNODC hanno pensato bene di presentarlo a Roma dove si discute della necessità e urgenza di convocare una conferenza internazionale per la pacificazione del paese asiatico. Perché non si vogliono far conoscere i fallimenti delle politiche di eradicazione delle colture che costano ingenti risorse umane e finanziarie mentre il fenomeno potrebbe essere incanalato nella produzione legale di oppiacei per la cura del dolore andando a incontrare la domanda reale di analgesici per miliardi di poveri? Secondo l’Onu infatti, il traffico di eroina oggi frutta ai Talebani molto più che quando erano al potere. Dieci anni fa i Talebani ricavavano intorno ai $75-100 milioni l'anno, tassando la coltivazione di oppio. Oggi ricavano in media $125 milioni annualmente, solamente tassando la coltivazione e il commercio di oppio senza contare il pizzo imposto ai laboratori che raffinano l'oppio in eroina, l'importazione dei precursori chimici ecc. Nel documento, pubblicato il 21 ottobre scorso, si esaminano le conseguenze devastanti che le 900 tonnellate di oppio e le quasi 400 tonnellate di eroina esportate dall'Afganistan ogni anno comportano per la sicurezza e la salute pubblica dei paesi situati lungo le narco-rotte balcaniche ed euro-asiatiche, fino all'Unione Europea, Russia, India e Cina. Il rapporto spiega inoltre in che modo lo stupefacente più letale al mondo ha costruito un mercato che vale 65 miliardi di dollari, avvelena 15 milioni di tossicodipendenti, causa 100.000 morti all'anno, diffonde HIV/AIDS ad un tasso senza precedenti e, l'elemento più serio che mai, finanzia mafie, ribelli e terroristi. Con insospettate conseguenze in termini di traffico. L'oppio afgano che si riesce a sequestrare è poco: solo il 20% dell'eroina trafficata nel mondo e' confiscata (rispetto al 42% della cocaina esportata dai paesi Andini.) Non solo, i sequestri si fanno meno frequenti man mano che la droga si incammina verso l'Occidente. Mentre l'Iran intercetta il 20% degli oppiacei che l'attraversano, e il Pakistan il 17%, l'Asia Centrale ne intercetta solo il 5% e la Russia un magro 4%. Va anche peggio in paesi dell'Europa sud-orientale, membri dell'UE (Bulgaria, Grecia e Romania) che intercettano meno del 2% dell'oppio nazionale. La certificazione dei fallimenti del proibizionismo da parte delle Nazioni unite dovrebbe essere al centro del ballottaggio per le presidenziali afgane, perché tutto questo silenzio?

TRICK OR BEAT 2 // 30-31 ottobre 2009

 

TRICK OR BEAT 230-31 ottobre, start 23.00 till morning 

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F.A.F (Florence Art Factory), OsmannoroVia Righi 30 [due isolati dall’IKEA] autobus 30 fermata “casa rossa”

<br />Ingresso: 8/5 euro + tessera ACSI(costo tessera 7 euro con consumazione omaggio)Info: info@switchproject.net - www.switchproject.net - 346 8577597

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E' l'innovativo evento targato SWITCH – creative social network che raccoglie il beat piu' veloce e piu' spezzato delle ultime tendenze dell'elettronica londinese ed europea: d&b, graim, dubstep, jungle e trip hop.  Alla sua seconda edizione Trick or beat - il party di Halloween di SWITCH, supera se stesso: due giorni di ospiti internazionali circondati dalle migliori crew nostrane. Ancora una volta con un biglietto d’ingresso davvero popolare e con un programma che va avanti fino alle prime luci del mattino. Una line up esplosiva che vede ospite il 30 ottobre al F.A.F dell’Osmannoro (Sesto Fiorentino) DJ ZINC, leggenda londinese del panorama jungle e drum’n'bass e fondatore della Bingo Beats, la label piu’ prestigiosa della scena d’n'b.  Come dj e producer ZINC spazia tra l’hard core e l’house senza dimenticare le sue radici rave, attraverso raggae, hip hop e hard step rivisitato. In questa occasione l’artista d’oltremanica sara' supportato da una schiera di artisti locali di tutto rispetto e che rispondono al nome di SLESH, CKRONO e GADA (THE BANGERS). Per la notte di Halloween saranno invece ben due gli ospiti internazionali che saliranno sul palco del F.A.F. Dalla terra di Albione giunge TOMB CREW, giovane collettivo che ha ormai conquistato una fama di livello mondiale grazie ad un mix innovativo di sonorita' heavy bass, nel quale trovano spazio dalla dubstep al grime passando per l'old skool fino all'electro house. Ma l’ospite piu' atteso per il 31 e' sicuramente l’australiano DUB FX,  street performer e producer di caratura internazionale. Il suo live di beat box - capacita' e pratica di imitare tutti i suoni di una batteria e di altri strumenti con l'uso della voce -  e' a dir poco travolgente: con i suoi loop, la sua pedaliera e la sua splendida voce crea un intricato e originalissimo sound che spazia dall’hip hop al dub step, passando per ritmi reggae e soul. A completare il calendario della notte delle streghe arriva da Torino MC VICTOR al quale seguiranno gli ormai resident NUMA CREW

Hollywood tossica: Il reality del dr. Pinsky

Come si fa a capire che un fenomeno si è diffuso in ogni parte della società? Quando diventa materia da reality. È accaduto con la chirurgia estetica, adesso accade con il recupero da uso di sostanze. Chi se lo può permettere si fa ricoverare in centri simili a hotel di lusso, dove, oltre a medici e psicologi, si può godere delle attenzioni di personal trainer, chef, istruttori yoga, truccatori, parrucchieri, stilisti. Chi, oltreché ricco, è famoso, si fa anche filmare.

Negli Usa lo show Celebrity Rehab, girato al Pasadena Recovery Center, è alla terza stagione. Finora si sono sottoposti al programma detox+telecamera, tra gli altri, Daniel Baldwin, Brigitte Nielsen, la tenutaria d’alto bordo Heidi Fleiss e l’attore Tom Sizemore.

Guru è Drew Pinsky, specialista nelle dipendenze nonché autore e condut- conduttore

radio e tv. Il successo dello show non deve stupire: oltre 4,6 milioni di americani usano ogni giorno cocaina, eroina, marijuana, crack, alcol più oppiacei da farmacia, soprattutto Vicodin, Dexadrin, Demerol, Xanax, Percocet e Oxicon, Oxicontin.

Sono passati 70 anni da quando i medici Bob Smith e Billy Wilson iniziarono il primo programma 12 passi. Creati per gli alcolisti, si sono dimostrati efficaci anche per le altre dipendenze, o per disturbi comportamentali. Nel 1982 Betty Ford, ex First Lady ed ex dipendente dagli oppiacei, fondò il Betty Ford Center, forse il primo associato alle celebrità. Che ora, però, sembrano preferire il reality.

Ovvero: come liberarsi dalla dipendenza, essere pagati e riconquistare la fama. Segno

dei tempi.

Celebrity Rehab with Dr. Drew è il reality numero uno nel panorama dei cable network.

Drew Pinsky, direttore medico del Department of Chemical Dependency Services del Southern California’s Las Encinas Ho- Hospital, nonché star del programma, Loveline Loveline, offre una visione completa e veritiera - astinenza, violenza, vomito, fobie, crolli mentali - delle dipendenze, con trattamento e, si spera, guarigione.

Ambientata nel Rehab Center di Pasadena, la stagione 2010 vede protagonisti

Mackenzie Phillips (figlia di due membri dei The Mamas & the Papas), Heidi Fleiss, Dennis Rodman, la top model Lisa D’Amato, Mike Starr degli Alice in Chains e l’attore Tom Sizemore.

Il rehab è un movimento nazionale. Cos’è successo? «Colpa degli anni ’60 e ’70. Droga e alcol erano visti come la soluzione a tutto. Invece, ci hanno rovinati. L’assuefazione

è, oggi, il problema più grande. Il 70 per cento delle visite mediche, anche psichiatriche, ha questa origine. Le ragioni, oltre all’inesorabile distruzione del sistema familiare,

sono i traumi infantili, in particolare sessuali».

Ossia: il dipendente è stato abusato da bambino?

«Nel 90 per cento dei traumi infantili, c’è un abuso sessuale. Saliamo a 100 quando si parla di trascuratezza. Terrore e senso di pericolo distruggono la capacità di autoregolazione

del cervello. Quando sei costretto a diventare autonomo a otto anni, da adulto avrai sentimenti e re reazioni aliene dalla normalità. Lo vediamo in Britney Spears o in Tom Cruise. Britney si circonda di persone per mantenere vivo il concetto della propria identità. Nel caso di Cruise, l’avvicinamento a Scientology è dovuto a una severa trascuratezza infantile, forse a un abuso: sei vuoto, privo di amore e all’improvviso trovi una famiglia che ti accoglie a braccia aperte».

Che le celebrity siano più pazze di noi?

«Certamente. Narcisismo, ricchezza e rigetto delle relazioni azzerano la voglia di famiglia o di comunità. Vanno poi aggiunte la mancanza di cultura e, allo stesso tempo, la presunzione. I personaggi famosi non possono cambiare perché in genere credono di non avere nulla da imparare».

La celebrity-culture contribuisce al fenomeno?

«Non può creare malattie mentali, ma di certo le peggiora. Chiunque sia famoso, per cinque minuti al Grande Fratello o per 20 anni di carriera ai massimi livelli, condivide lo stesso livello di narcisismo. L’unica differenza è che le star si possono permettere di più».

Come si convince un addict a cambiare?

«Non solo lo si deve convincere a cambiare, ma anche a rompere il ciclo dell’assuefazione. La volontà da sola non basta: un tossicodipendente obbedisce a meccanismi neurobiologici precisi, che lo controllano completamente. Ho visto modifiche radicali nei pazienti solo quando sono quasi morti, o, guardandosi allo specchio, hanno provato un disgusto totale. Oppure, specialmente le donne, se perdono un figlio».

Una volta dipendenti, lo si è per sempre?

«Quando il meccanismo cerebrale è stato messo in movimento, rimane acceso per la vita. Non vuol dire che si è ancora dipendenti, ma il richiamo della sostanza rimane forte.

Ecco perché consiglio sempre di cambiare radicalmente vita, amici, amori,

luoghi».

Fra tanti fallimenti, chi ce l’ha fatta?

«Robert Downey Jr., un caso di assuefazione serissimo, potenzialmente mortale, con seri problemi derivanti dall’infanzia. Non l’ho mai curato, ma abbiamo parlato tanto. Quando era in rehab, in piena sobrietà, fu una sua domanda a farmi capire che era sulla strada giusta: “Devo ritornare a fare l’attore?”. Aveva capito tutto. Clinicamente la risposta sarebbe stata “No”, perché è imperativo abbandonare l’ambiente che ha causato l’assuefazione, e che è responsabile del 95 per cento delle ricadute».

La prossima minaccia?

«L’abuso farmaceutico di oppiacei, già diffuso. È un’assuefazione completa, specialmente

a livello psicologico, visto che comincia legalmente. Ci attende una generazione di ragazzi dipendenti, che hanno visto i genitori prendere un Valium e “stare meglio”».

 

 

L’Italia è tossica

L’Italia è tossica, lo dice il Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche.

Dopo i giornali e i preti di strada, anche i ricercatori si stanno accorgendo di che cosa abbiamo sotto casa (e forse anche dentro): “Se nel 2001 gli italiani che avevano fatto uso di cocaina almeno una volta nel corso dell’anno erano poco più

di 400mila, si stima che nel 2008 tale numero sia cresciuto fino a raggiungere il 2,2%, circa un milione di persone». Se l’indagine è recente, il proibizionismo è antico: e chi propugna la “politica della paura” non perde tempo a leggere i dati. Certo, non sorprende sapere che tra i forti bevitori di alcolici il consumo di cocaina sia quindici volte più diffuso che nella popolazione media. Ma che il 99% dei cocainomani si sia messo tranquillamente alla guida della sua auto, e più volte, un po’ preoccupa. Il 68% degli “esagerati” è rimasto coinvolto in incidenti stradali, il 55 in incidenti domestici, il 38 ha avuto problemi giudiziari, il 30 per cento esperienze sessuali di cui si è pentito. La droga si trova “easy”: in strada e nei parchi l’acquistano i maschi, nei bar e in discoteca si rifornisce il 40% delle donne. Un 2%, più rilassato, l’acquista su Internet. Così il Cnr. Una domanda noir s’impone ai politici del centrodestra (tanto non rispondono): siete sicuri che la vostra strategia antidroga sia vincente come ci spiegate dalla tv? E davvero le strade sono più sicure da quando avete piazzato l’esercito?

Pietro Colaprico

 

Spagna- L'uso precoce di cannabis porta all'insuccesso scolastico

 

Il legame tra cannabis e insuccesso scolastico si chiarisce sempre meglio. La sostanza incide su due aree del cervello (ippocampo e amigdala) che sono collegate alla memoria, alla concentrazione e alla capacità d'associare i concetti. Così, la quota dei ripetenti è quasi doppia in coloro che consumano abitualmente la sostanza rispetto a chi non la usa: il 36% contro il 20%. Questo dato e la sua spiegazione sono tra le novità della guida Cannabis II, presentata dalla delegata governativa per il Plan Nacional sobre Drogas, Carmela Moya. Con cio' non si chiude il cerchio né si risolve al 100% il quesito su cosa venga prima -il consumo di droghe o la difficoltà scolastica- ma si poggia su una base biologica che permette d'affermare come in alcuni casi la sostanza preceda l'insuccesso. Il caso estremo di questo legame lo si nota nei figli di donne che hanno assunto cannabis in gravidanza o durante l'allattamento. Anche in loro è stata rilevata una diminuzione di capacità quali la memoria o la pianificazione di un lavoro, ha spiegato Amparo Sanchez del Comitato clinico del Piano nazionale antidroghe. L'insistenza sugli effetti della cannabis negli adolescenti è giustificata dai dati. Malgrado il calo del consumo registrato dal 2004, un minorenne su cinque dai 14 ai 18 anni assume abitualmente cannabis, e il 2,2% (40.000 ragazzi e ragazze) sono "consumatori problematici", dice Sanchez. Ossia, hanno avuto problemi d'intossicazione acuta (attacchi d'ansia, psicosi) o a lungo termine, come appunto l'insuccesso scolastico. Sanchez ha anche citato studi internazionali, secondo cui solo il 2% delle persone che hanno iniziato da giovanissimi (l'età d'inizio in Spagna è a 14,6 anni) consegue un titolo universitario, mentre tra chi non fa uso di nessuna sostanza si arriva al 38%. Di fronte a queste cifre, uno degli obiettivi della commissione è quello di smontare il luogo comune dell'innocuità della cannabis, soprattutto tra i giovani. Ma qui i dati sono contraddittori. Sebbene sia aumentata la quota delle persone coscienti che l'uso abituale fa male (lo dice l'88,3%), sono ancora più numerosi coloro per i quali fumare un pacchetto di sigarette al giorno è peggio (88,8%). Nel 2004 le quote erano rispettivamente l'83,7% e l'80,3%. La percentuale di alunni ripetenti è particolarmente alta tra chi, oltre alla cannabis, fa uso di alcol e tabacco. L'aspetto del policonsumo è stato illustrato dalla delegata Moya, che ha parlato di cannabis anche in termini di "porta d'entrata" per altre droghe illegali. Ha chiarito: al di là della genetica che predispone alla dipendenza, cio' che lega la cannabis a cocaina ed  eroina è il fatto d'essere tutte gestite dal mercato illegale. La guida Cannabis II dedica anche 4 delle sue 80 pagine ai "possibili usi terapeutici dei cannabinoidi". ADUCDROGHE

LA DIPENDENZA DAL CELLULARE

http://static.sftcdn.net/it/scrn/21000/21534/2t_Spruce_Draw_thumb.jpg(Da:Benessere.com) Come la televisione ed il computer, anche il telefonino rappresenta uno strumento tecnologico di crescente utilizzo che, come dimostrano recenti e numerosi studi, è anche un oggetto verso il quale si può sviluppare una vera e propria forma di dipendenza. Con la crescita del numero e dei modelli di cellulari, nonché dei servizi offerti attraverso il telefonino, si assiste infatti all’incremento di casi di quella che, in alcuni paesi, è già diventata una “malattia sociale” e che è stata definita “telefonino-dipendenza”, “cellularomania” o “cellulare-addiction”. Dal telefono al telefonino: cambiamenti socio-psicologici della comunicazione telefonica.

La nascita e lo sviluppo del mercato della telefonia mobile ha avviato profonde trasformazioni sociali, attribuendo nuove funzioni psicologiche al telefonino rispetto a quelle assolte dal telefono tradizionale. La tendenza di questo moderno e trasportabile strumento di comunicazione telefonica a diventare nel giro di poco tempo alla portata di tutti, indipendentemente dall’età o dallo status socio-economico, insieme allo sviluppo di crescenti ed innumerevoli caratteristiche tecniche, implicano delle riflessioni relative alle principali funzioni sociali e psicologiche che il telefonino attualmente assolve.

Inizialmente, infatti, il cellulare era uno strumento essenziale, alla portata di pochi, il cui possesso assolveva alla funzione di rendere costantemente rintracciabili in tempo reale un numero privilegiato di utenti “socialmente impegnati ed importanti”.

Ben presto il cellulare ha cominciato a rispondere e ad alimentare il bisogno comune di essere vicini, superando i confini dello spazio e del tempo, trasformando profondamente le possibilità delle relazioni quotidiane, favorendo la possibilità di aumentare le occasioni di intimità e, talvolta, anche quelle di violazione della libertà e degli spazi personali.

Così, di pari passo alla moltiplicazione delle funzioni tecniche di un telefonino si sono trasformate anche le sue funzioni sociali e psicologiche: il cellulare oggi è uno strumento che accompagna ogni momento della giornata e che aiuta ad organizzare ed a gestire ogni momento della vita, dal lavoro (con le agende, le sveglie, le rubriche, l’orologio) ai momenti di svago (con i giochi, le fotocamere, le videocamere).

Conseguentemente all’evoluzione del mondo della telefonia mobile oggi, oltre alla generica e tradizionale funzione di comunicazione, il telefonino rappresenta uno strumento che riveste almeno tre importanti funzioni psicologiche relative sia alla sfera individuale, che a quella relazionale.

 

Una delle principali funzioni psicologiche del cellulare è quella di regolare la distanza nella comunicazione e nelle relazioni . Attraverso il telefonino, infatti, ci si può avvicinare o allontanare dagli altri: ci si può proteggere dai rischi dell’impatto emotivo diretto, trovando una risposta alle proprie insicurezze relazionali, alla paura del rifiuto ed ai sentimenti di insicurezza; ma ci si può altresì mantenere vicini e presenti costantemente alle persone a cui si è legati affettivamente, gestendo l’ansia da separazione e la distanza, costruendo un “ponte telefonico” che attraversa infiniti spazi in pochissimo tempo. Gli adolescenti sono più spesso esempio dell’utilizzo del telefonino come strumento di difesa per affrontare le insicurezze nella comunicazione, sia nella fase di iniziale di conoscenza che in quelle di trasformazione e gestione delle relazioni. I genitori invece, sempre più spesso sostenitori del precoce possesso del telefonino da parte dei bambini e ragazzi, trovano nel telefonino una risposta al proprio bisogno di restare costantemente presenti nella vita dei propri figli, adoperando il cellulare come ciò che è stato definito un “guinzaglio tematico” (Carlini R., Cozzolino G.).

Un rischio della estremizzazione della telefonino-mediazione delle relazioni è che il cellulare, piuttosto che diventare uno strumento di sostegno per affrontare le difficoltà di confronto con gli altri, diventi uno strumento per gestire abitualmente le relazioni. In tal modo è possibile che la “comunicazione telefonica” diventi un sostituto della “comunicazione reale” , che lo strumento tecnico prenda il sopravvento e finisca per sostituirsi alla realtà, creando e alimentando una equazione “comunicazione telefonica = comunicazione reale”.

Un altro rischio intimamente connesso al precedente è la possibilità che il contatto-distacco finisca per far idealizzare il referente delle comunicazioni telefoniche o via sms , sulla base di meccanismi di proiezione di desideri che possono innescarsi facilmente su comunicazioni fatte di brevi conversazioni o di pochi caratteri. È altrettanto possibile che con l’abuso di comunicazione via cellulare si finisca per vivere relazioni esclusivamente legate alla sfera mentale-emotiva , che alimentano una frammentazione e un disconoscimento del corpo come irrinunciabile mezzo di contatto nelle relazioni interpersonali.

Infine, esiste il rischio che la facilità a prendere le distanze, quanto quella ad avvicinarsi, acceleri eccessivamente alcuni processi di distacco emotivo che prima avevano tempi più “umani” rispetto a quelli tecnologici offerti dal telefono mobile, nel corso dei quali gli irrinunciabili scambi faccia-a-faccia potevano portare a riflessioni importanti, oggi talvolta impossibili.

 

Un’altra importante moderna funzione psicologica del cellulare è quella di rappresentare un mezzo per gestire la solitudine e l’isolamento , assumendo quasi il ruolo di “antidepressivo o ansiolitico multimediale”, nei confronti del quale diviene ben presto facile diventare dipendenti. In questo senso il telefonino diventa il simbolo della “presenza dell’altro”, che è un’entità sempre a portata di mano. Da ciò nasce conseguentemente un estremo investimento affettivo del telefonino che può trasformarlo in una specie di oggetto-feticcio ed il suo possesso può essere ribaltato verso la dimensione dell’“essere posseduti”, in cui spegnere il cellulare diventa quasi come diventare trasparenti e incapaci di entrare in altro modo in relazione. In tal modo, gli altri e la realtà, mantenuti costantemente presenti, non sono conseguentemente mai vissuti come assenti; ciò genera una mancanza della possibilità di sperimentare la dimensione del lutto e la sua possibile elaborazione , una esperienza centrale per la differenziazione tra “mondo interno” e “mondo esterno” che, soprattutto fra i giovani, può rendere confusi e persino “fusi”, con possibili conseguenze negative sulla capacità di mentalizzazione e di interiorizzare l’altro attraverso la rappresentazione fantastica della realtà. Si rischia altresì di trovare con difficoltà una separazione tra “pubblico” e “privato”, tra “intimo” e “condiviso” , una distinzione che è invece un aspetto fondamentale per la costruzione della propria identità attraverso la possibilità di stabilire dei confini che sono la base delle capacità di entrare in contatto.

Una terza funzione ormai crescente del cellulare è quella di rappresentare un mezzo per vivere e dominare la realtà , con le sue innumerevoli possibilità tecniche in grado di regalare l’idea di poter essere presente e capace di “fermare il tempo”, con una o più immagini, un’illusione di potere che può essere spinta fino alla sensazione estrema di onnipotenza.

I rischi dell’abuso di queste funzioni sono maggiori nei ragazzi, in quanto l’età evolutiva è il momento dell’apprendimento delle modalità di contatto sociale reale e delle capacità di controllo degli impulsi e delle emozioni. La comunicazione attraverso il telefonino, infatti, potrebbe finire per divenire l’unica capacità di mettersi in relazione e contemporaneamente la sua perpetua possibilità di contatto non stimola né la capacità di controllare il rinvio della soddisfazione dei bisogni che si concretizza nell’attesa, né la conseguente creatività che si sviluppa nell’attesa. In tal modo, il pensiero lascia sempre più spazio all’azione, al prezzo dell’incapacità crescente di reggere la lontananza e il distacco, perdendo di vista che essi non sono esclusivamente pesi da alleviare, ma anche spazi che è possibile colmare coltivando quelle importanti dimensioni psicologiche rappresentate dalla fantasia e dalle immagini interiori. Inoltre, l’abuso della possibilità di superare le barriere spazio-temporali sembra rendere sempre di più approssimativi, ossia incapaci di prendere decisioni e impegni precisi, in virtù della possibilità di rinviare le scelte e gli appuntamenti a momenti successivi di contatto.

Le importanti possibilità di risposta a bisogni psicologici da parte del telefonino sottolineano come l’uso del cellulare si può muovere lungo il continuum “elemento risorsa – fattore di rischio”, in modo simile a molti altri strumenti multimediali.

La dipendenza da telefonino: un fenomeno complesso

Secondo i crescenti studi condotti in tutto il mondo sull’argomento, il “keichu”, come è stato definito in Cina il fenomeno sociale della dipendenza dal cellulare, è un problema che colpisce principalmente i giovani. L’uso quotidiano e comune del telefonino rende spesso difficile tracciare un confine diagnostico tra “comportamento normale” e “comportamento aberrante”. Per questa ragione, per l’individuazione di tale problematica è importante osservare tanto gli aspetti quantitativi quanto quelli qualitativi del rapporto con il cellulare. Dal punto di vista quantitativo , generalmente si parla di “cellularomania” quando il traffico telefonico quotidiano di un individuo, costituito da chiamate e sms sia in entrata che in uscita, ammonta all’incirca a 300 contatti. Tuttavia, il problema quantitativo potrebbe anche essere manifestato in termini di lunghe conversazioni con poche persone o ancora l’utilizzo eccessivo potrebbe essere legato all’abuso di altre funzioni presenti nel cellulare.

Inoltre, al di là della quantità di comunicazioni o del tempo passato al cellulare, si può ipotizzare una “dipendenza da telefonino” quando una persona presenta alcuni dei seguenti atteggiamenti-spia:

 

  • dedica la maggior parte del proprio tempo ad attività connesse all’utilizzo del telefonino (telefonate, sms, giochi, consultazioni, uso di foto-videocamere, ecc.), svolte in modo esclusivo o in concomitanza con altre attività;
  • manifesta senso di stordimento, mal di testa, vertigini, dolori al viso o all’orecchio o altri sintomi fisici che possono essere collegati all’abuso del telefonino;
  • manifesta un atteggiamento di estrema affettività verso l’oggetto telefonico che si evidenzia principalmente con la resistenza ad allontanarsi da esso anche per poco tempo;
  • mostra un utilizzo del telefonino non giustificato da necessità, bensì come strumento per soddisfare bisogni di ordine affettivo-relazionale e come principale mezzo per comunicare con gli altri rispetto ad altre forme di comunicazione;
  • tende ad entrare in ansia o perfino in panico, o comunque a sperimentare stati emotivi spiacevoli, se il telefonino è scarico o se non funziona;
  • utilizza il telefonino come mezzo di protezione e di intermediazione per entrare in rapporto con altri con i quali altrimenti non si riuscirebbe a comunicare in modo diretto;
  • propende ad utilizzare il cellulare come strumento di controllo nelle relazioni sentimentali e affettive;
  • è incapace di mantenere dei momenti di assenza di contatto e di comunicazione con qualcuno;
  • tende a giustificare l’incapacità a staccarsi dal telefonino con l’uso di alibi (es. ragioni di sicurezza);
  • tende ad utilizzare il telefonino per tenere sotto controllo alcune paure o insicurezze (paura della solitudine, fobie specifiche, crisi d’ansia, ecc.);
  • tende ad usare più telefonini, spesso linee separate in base all’utenza (es. lavoro/amici);
  • ha l’abitudine di mantenere il telefono acceso anche di notte e di effettuare eventuali risvegli notturni per controllare l’arrivo di short message o di chiamate.

 

Come tutte le cosiddette “nuove dipendenze”, anche la “cellularomania” tende a innestarsi ed a manifestarsi soprattutto in relazione agli aspetti più fragili della persona. Se, ad esempio, la persona ha dei problemi di autostima il telefonino, rispondendo al bisogno di compensare tale problema, tenderà ad essere utilizzato come strumento per affrontarlo. Allo stesso modo avviene per le persone con predisposizione alle dipendenze nei confronti delle persone, in cui esso diviene strumento per gestire i bisogni emotivi. Spesso la dipendenza dal telefonino si associa ad altre tradizionali o moderne dipendenze che sono secondarie alla cellularomania, quali ad esempio la sindrome da shopping, la dipendenza affettiva e la videomania. Queste ultime possono essere considerate conseguenza della “cellular addiction” quando si manifestano in relazione ad essa, ossia rispettivamente con acquisti compulsivi nel settore della telefonia (telefonini, accessori e offerte telefoniche), con l’uso del cellulare per assecondare comportamenti di dipendenza affettiva (controllo e continuo contatto) e con l’abuso di videogiochi presenti tra le funzioni del telefonino stesso.

Dipendenza da sms

Il sistema dei messaggini telefonici ha trovato ben presto grande diffusione in relazione alle possibilità di conciliare un mezzo di comunicazione economico, scritto (e quindi conservabile) e indiretto quanto una lettera. Prima, infatti, chi non riusciva ad esprimere qualcosa verbalmente, poteva farlo attraverso una cartolina o con una lettera. Oggi ciò è possibile attraverso una e-mail o, più velocemente e più alla portata di tutti, attraverso un sms. Ben presto la necessità di esprimere tanto attraverso uno short message ha portato allo sviluppo di un linguaggio sintetico, fatto di abbreviazioni e codici che è indubbiamente più diffuso tra i giovani e che rappresenta il vero rischio della dipendenza da sms, soprattutto in età evolutiva. Il linguaggio sintetico infatti rischia di prendere il sopravvento tra le funzioni cognitive ed emotive in via di sviluppo, predisponendo alla strutturazione di una forma di pensiero eccessivamente sintetico.

L'intervento sulla dipendenza da cellulare: prevenire è importante quanto curare

Il rapporto con il cellulare è potenzialmente rischioso per tutti, perché spesso solo parzialmente controllabile, dal momento che si possono gestire soprattutto le chiamate effettuate e meno quelle ricevute. È per questo che la prevenzione di questa forma di dipendenza è importante quanto l’intervento su di essa nella sua forma più acuta. Esiste infatti la possibilità che, in un periodo particolarmente difficile della vita il telefonino diventi un oggetto su cui canalizzare uno stato di disagio (affettivo, relazionale, ecc.). Pertanto, è importante allenarsi ad un rapporto equilibrato con il cellulare, limitato nel tempo e capace di autocontrollarsi, concedendosi talvolta qualche pausa dalla sua presenza rassicurante.

 

dott.ssa Monaco

 

 

ALCUNI RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

 

  • AAVV (2005) Nell’era del T.V.T.B. (ti voglio tanto bene). In Benefit, 32, 132 - 136.
  • Di Gregorio L. (2003). Psicopatologia del cellulare. Dipendenza e possesso del telefonin o, Franco Angeli, Milano.
  • Guerreschi C. (2005). New addictions. Le nuove dipendenz e, Edizioni San Paolo, Milano.
  • Lacohèe H., Wakeford N., Pearson I. (2003). A social history of teh mobile telephone with a view of its future . In Technology journal, 21, 203-211.

Nuovo composto contro la dipendenza da cocaina

Sviluppato un nuovo composto, ad azione piu' rapida, per prevenire le ricadute dei tossicodipendenti da cocaina. Il composto, realizzato dai chimici della University of Kansas (Stati Uniti) potrebbe migliorare i trattamenti attuali contro l'abuso di questa droga. "Le terapie attuali si focalizzano sui recettori Kappa oppiodi (Kor) del cervello, e possono durare settimane", ha spiegato Jane V. Aldrich, prima autrice dello studio pubblicato sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences. "Tuttavia, le sostanze antagoniste ai Kor che vengono usate per bloccare i recettori presentano degli effetti collaterali che possono a lungo andare risultare dannosi per i pazienti". I ricercatori hanno allora cercato di sviluppare degli antagonisti con una durata di attivita' minore. "Ci siamo concentrati sui peptidi, che vengono solitamente demoliti velocemente dagli enzimi del corpo", ha detto Aldrich. "Abbiamo aggiunto un anello di sostanze chimiche ai peptidi per impedire che venissero inattivati troppo presto". Il composto risultante, chiamato zyklophin, e' un peptide che bersaglia i recettori Kor nel cervello bloccandoli. "Dai nostri test sui topi e' risultato essere efficace nel ridurre il comportamento di stress e le ricadute causate dall'abuso di cocaina' ha detto Aldrich. "Inoltre, i suoi effetti durano sole 12 ore senza stressare il paziente. Si tratta un farmaco potenzialmente utile per le persone vittime di ricadute e stress da disintossicazione", ha concluso.

 

ADUC DROGHE

Giornata Mondiale Contro l'AIDS - Ferrara 09

GIORNATA MONDIALE CONTRO L'AIDS
1 DICEMBRE 2009
dalle ore 11 alle ore 23
Sala Estense
Piazza del Municipio
FERRARA

Evento culturale, di comunicazione sociale e scientifica organizzato da
Ser.T Ferrara (servizio pubblico per la prevenzione cura, riabilitazione delle dipendenze patologiche), la Commissione inter-aziendale di coordinamento delle azioni contro la diffusione dell'HIV (Azienda USL/Azienda Ospedaliera di Ferrara)
con il patrocinio e la collaborazione di Regione Emilia Romagna, Comune di Ferrara, Provincia di Ferrara, Azienda Ospedaliera e Azienda USL di Ferrara e con l'adesione di CSV(centro servizio volontariato, AVIS, l’Ufficio Scolastico Provinciale, Università, Promeco.

Nel cuore della città, si svolgerà un intenso programma di iniziative aperte a tutti con l'unico obiettivo di accendere l'attenzione, stimolare la riflessione e la partecipazione dei cittadini intorno alla questione HIV/AIDS.

Programma della Giornata e Concorso giornalistico “WRITE-AIDS”

ore 11-13
Conferenza stampa aperta al pubblico con esperti che a vario titolo sono coinvolti sul tema HIV/AIDS.
Interverranno il Direttore del Reparto di Malattie Infettive di Ferrara Dott. Florio Ghinelli, Dott.ssa Laura Sighinolfi infettivologa, Dott. Riccardo Gavioli ricercatore, Dott.ssa Garofani direttore Ser.T Ferrara e altri...
Nell’occasione verranno presentati i dati, le ultime novità in campo medico scientifico, il punto sulla ricerca, le terapie e i comportamenti corretti.

Al termine della Conferenza: presentazione del Concorso giornalistico “WRITE-AIDS””: rivolto a tutti le persone che hanno compiuto la maggiore età che hanno voglia di produrre un articolo di 3000 battute sul tema HIV-AIDS, o qualsiasi altro prodotto mediale che sviluppi il tema (video, fumetti, poster, vignette, fotografie). Sotto potete trovare il Bando del Concorso.

BREAK

Nel corso della manifestazione sarà dato ampio spazio al problema HIV/AIDS in Africa.
ore 15 (Sala Estense)
“ EYES WIDE OPEN” presentazione di un film documentario girato in Africa sulla nascita delle prime associazioni di prevenzione e cura dell’aids, a cui seguirà un incontro con gli autori.

ore 21 (Sala Estense)
Spettacolo di musica, danza e recitazione ispirato al tema e alle sue implicazioni antropologiche, di cultura e di costume.
Lo spettacolo si avvarrà di interventi videoregistrati di testimonial del mondo della cultura e dell’arte che porteranno il loro contributo di partecipazione e di lotta all’isolamento e allo stigma che ancora patiscono le persone sieropositive.

Le Autorità cittadine, premieranno i vincitori del concorso “WRITE-AIDS” alla chiusura della serata.

BANDO DEL CONCORSO “WRITE-AIDS”

«WRITE - AIDS»
IL CONCORSO PER AUTORI DI TUTTE LE ETA'

«WRITE - AIDS» è realizzato e promosso, in occasione della giornata mondiale contro l'Aids, dal
Sert dell’Azienda USL di Ferrara e dalla Commissione Interaziendale AIDS (Azienda USL e Azienda
Ospedaliera di Ferrara) con cadenza annuale.

PERCHE' WRITE AIDS?
Da alcuni anni si ha la sensazione che sia calato un silenzio sul problema: nonostante il virus dell'Hiv sia in
continua crescita e in Italia sono stimati (fonte Iss) 140mila sieropositivi e 3/4000 nuove infezioni l'anno.
L'attenzione dei media e della società civile è decisamente bassa: siamo di fronte ad uno strano fenomeno
per cui i più giovani non sanno di cosa si stia parlando e le generazioni più vecchie pensano che il virus
dell'Hiv sia scomparso o guaribile, dimenticando che ogni giorno in Italia 10 persone diventano sieropositive.

IL BANDO DEL PREMIO «WRITE - AIDS»

ART.1 SCRIVERE, DISEGNARE, FILMARE, FOTOGRAFARE
WRITE AIDS si rivolge a tutti, chiunque può partecipare scrivendo un articolo, un’inchiesta, un racconto, una
testimonianza; può realizzare disegni, fumetti, foto o altre forme artistiche a propria discrezione (canzoni,
poesie, opere d’arte, ecc...,) filmati con qualsiasi strumento dalla telecamera al telefonino.
I testi scritti, dovranno essere al massimo di 3.000 battute -spazi compresi-, le video e audio produzioni
dovranno avere durata massima di 2 minuti (eventuali titoli di testa e sigle finali compresi).

ART.2 IL TEMA DEL CONCORSO HIV-AIDS. Lo svolgimento è libero: riflessioni e commenti sulla
prevenzione, la storia della diffusione dell'Hiv, luoghi comuni, pregiudizi, campagne di sensibilizzazione.
Potrà avere forma di intervista, testimonianza, approfondimenti sui cambiamenti che l'infezione ha
determinato nei comportamenti sociali e personali.

ART.3 REQUISITI, MODALITA' E SCADENZA
Il concorso è rivolto a tutti, la partecipazione è gratuita.
Si richiede materiale inedito in lingua italiana, mai premiato né presentato ad altri concorsi o già pubblicato.
Ogni concorrente potrà partecipare con una sola opera.
La scadenza per la presentazione dei lavori è fissata alle ore 12.00 del 20 Novembre 2009.
Il materiale può pervenire a mezzo raccomandata a: Azienda USL Ferrara - Ser.T. Via Francesco del
Cossa, 18 - 44121 Ferrara, oppure direttamente all'indirizzo indicato dal Lunedì al Venerdì dalle 10
alle 12.

ART.4 PRESENTAZIONE E INVIO MATERIALI
Le opere dovranno essere inviate in formato cartaceo, e o digitale.
Per il formato video o audio, è possibile consegnare le opere su chiavette Usb, supporto dvd.
Il materiale dovrà essere accompagnato da una breve autobiografia dell'autore, con precisi riferimenti:
anagrafici, residenza, indirizzo e-mail, telefono per i successivi contatti.

ART.5 GIURIA
Il premio sarà assegnato da una giuria composta da giornalisti di quotidiani, periodici, delle televisioni, radio,
agenzie di stampa, new media, uffici stampa e da un rappresentante del comitato scientifico della
Commissione Interaziendale AIDS.
Per lo svolgimento delle sue attività la commissione può indicare un segretario verbalizzante anche esterno.
La Giuria si riserva di esprimere proprie valutazioni ed eventualmente assegnare menzioni speciali o premi
aggiuntivi.

ART.6 PREMI
Il primo classificato riceverà un premio in denaro di 1.000 (mille) euro, la pubblicazione del pezzo o delle
opere sui quotidiani (Tv, radio, media on line, o altro). Due premi pari-merito del valore di 500 (cinquecento)
euro. Verranno pubblicati successivamente in forma di quaderno di informazione, i lavori più significativi.

ART.7 LA PREMIAZIONE
La cerimonia di premiazione si terrà il giorno 1 Dicembre 2009 presso la Sala Estense alla fine dello
spettacolo serale in presenza delle Autorità Cittadine.

ART.8 LIBERATORIA
Il concorrente con la sua partecipazione autorizza l'organizzazione del Premio ad usare e diffondere il
materiale pervenuto. Ogni autore è responsabile dei contenuti delle opere inviate al concorso anche nei
confronti di eventuali diritti d’autore di terzi soggetti. Le opere non saranno restituite ma resteranno in
dotazione e conservate a cura della segreteria del Ser.T. Via Francesco del Cossa, 18 – 44121 Ferrara

Cannabis terapeutica: Obama dà il via libera

ROMA – I coltivatori e commercianti di "marijuana medica" saranno liberi di svolgere la loro attività. Almeno negli Usa. Ad autorizzare l'uso terapeutico della cannabis senza intromissioni delle autorità federali è il presidente Obama. Già quattordici dei cinquanta stati americani ne autorizzano la coltivazione e lo smercio come farmaco, eppure le Procure federali, per l'appunto, potevano impedirlo, gli arresti e le incriminazioni erano frequenti. Il provvedimento, riferisce la Casa Bianca, sarà emanato a ore.

La notizia della liberalizzazione è stata accolta in modo, ovviamente, molto diverso. Ha infatti, suscitato l'ira dei repubblicani, secondo cui l'amministrazione democratica "alimenta il vizio". Soprattutto se si considera che la vendita di marijuana potrebbe rivolgersi anche a chi non è malato e che la sua coltivazione clandestina è enorme, soprattutto nella regione centrale della California, il cosiddetto "diamante verde". Proprio quest'ultima, laboratorio politico economico e sociale dell'America, è il più importante dei quattordici stati che hanno legalizzato la cannabis a fini medici: lo fece nel '96, con un referendum chiamato "Proposta 215". Diversi, ovviamente, i toni  dei fautori della legalizzazione della marijuana, che chiedono che sia regolamentata come gli alcolici.

Intanto Obama, come ribadiscono dalla Casa Bianca, desidera che l'Fbi e la Dea si concentrino su quanti spacciano illegalmente la marijuana.

 

www.diregiovani.it

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