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Novità

Invasi dalla droga. Su nuove rotte

(avvenire.it) E' la "terra-spartiacque" fra due universi: quello della mancanza e quello dell’eccesso, tra il Sud e il Nord del mondo. È questo a rendere il Centroamerica un concentrato di contrasti netti. Sempre più violenti. Negli ultimi anni, "la frontiera si è trasformata in llaga sangrienta (ferita aperta), come ha da poco scritto l’autore messicano Carlos Fuentes.

 

I numeri dell’ultimo rapporto dell’Organizzazione degli Stati americani sono agghiaccianti. Nella regione ci sono oltre 40 omicidi ogni centomila abitanti. Con punte massime in Salvador – dove gli assassinii sono 55 – Giamaica – 49 – e Guatemala – 45. La cifra più alta al mondo. Tra i giovani, poi, il tasso di violenza aumenta esponenzialmente: le vittime sotto i 24 anni in Salvador sono 92 ogni 100mila abitanti. Le Nazioni Unite hanno calcolato che il 75 per cento dei sequestri del Pianeta si verifica in America centro-meridionale.

L’attuale esplosione di criminalità in questi Paesi è legata al fatto di essere diventati il principale luogo di transito della droga nel suo viaggio verso l’Occidente. Il punto di partenza è più a Sud, nella parte meridionale del Continente, autentica "fabbrica" di stupefacenti del Pianeta. Nel 2008, secondo l’ultimo rapporto del Dipartimento droga e criminalità dell’Onu (Unodc), l’America Latina ha prodotto circa 36mila tonnellate di cannabis, un terzo del totale. Ogni anno, poi, qui vengono raffinate tra le ottocento e le mille tonnellate di cocaina, cioè praticamente tutta la "polvere bianca" in circolazione.

Per motivi ambientali e storici, le coltivazioni di piante di coca sono concentrate nella regione andina, dove si estendono per circa 168mila ettari. La Colombia produce da sola la metà della cocaina disponibile. Il resto viene ricavato in Perù e Bolivia, che immettono nel mercato illegale rispettivamente il 36 e 13 per cento di questa sostanza. La maggior parte degli stupefacenti, però, non viene venduta in loco. Gli alti prezzi rendono la polvere bianca inaccessibile alla maggior parte dei cittadini del Sud del Mondo. Oltre undici dei circa venti milioni di dipendenti da cocaina – sempre secondo dati Onu – risiedono in Europa e, soprattutto, negli Stati Uniti. Nell’emisfero settentrionale si trovano anche sessanta milioni di consumatori abituali di cannabis. Sempre Messico, Colombia e Guatemala, poi, riforniscono di eroina 1,3 milioni di tossicodipendenti nordamericani. La droga non arriva direttamente a destinazione. Per eludere i controlli, i corrieri la sottopongono a una lunga maratona attraverso nazioni e frontiere. Il traffico si snoda lungo varie direttrici geografiche, le cosiddette "narco-vie". La principale è il "corridoio centroamericano", attraverso cui la cocaina filtra dalla Ande verso gli Stati Uniti. Attualmente quasi tutta la polvere bianca destinata agli Usa – il 90 per cento – imbocca questo percorso. Ovvero risale il Continente via terra. Camion imbottiti di cocaina lasciano le zone produttrici e percorrono Panama, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Guatemala fino al Messico. Da qui passano, attraverso la "porosa frontiera", negli Stati Uniti. In alternativa, la cocaina imbocca la "strada del Pacifico": parte dai porti colombiani e peruviani – o anche ecuadoriani verso i quali può essere agevolmente trasportata in auto – nascosta nella stiva dei pescherecci. Per "sbarcare" in Messico e raggiungere, via terra, il Nord.

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Droghe e legge: cosa si rischia

L'avv. A. Ceccoti spiega le implicazioni legali legate agli stupefacenti

da lavoceditalia.it

 

 

L'uso e l'abuso di sostanze stupefacenti è un tema che sempre più prepotentemente entra non solo nella cronaca di fatti criminali ma anche in quella che coinvolge la società e il costume. Quello delle droge, è un tipo di commercio illecito che sembra non conoscere crisi. Secondo recenti dati statistici negli ultimi dieci anni la fascia di età dei fruitori si è molto abbassata, il primo contatto con prodotti allucinogeni e stimolanti, odiernamente avverrebbe nella pre adolescenza in un range anagrafico che varia dai 12 ai 14 anni. La cocaina sembrerebbe essere la droga preferita dagli italiani, lo testimonia anche un indagine del 2007 effettuata da parte del Ris il quale ha rivelato che su un campione di 100 banconote da venti euro nel 97% dei casi sono state riscontrate tracce di cocaina.

Ma oltre i noti danni fisici e psichici, attestati dalla scienza medica, che la droga produce quali sono i rischi in termini legali a cui chi detiene e consuma sostanze stupefacenti può andare incontro? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Ceccoti avvocato penalista ed esperto di questioni legali inerenti alla droga.


L'abitudine di crearsi piantagioni private di marijuana per usufruirne e per rivendere il prodotto sembra essere un hobby redditizio che alcuni italiani “coltivano”. Spesso però il contenuto di thc (principio attivo che rende effettivamente la marijuana uno stupefacente) alle volte non è cosi alto per varie ragioni (territorio, esposizione solare , altro) perché poi questi improvvisati agronomi sia imputabili ai sensi della legge. E' davvero cosi?

Il reato di coltivazione è stato oggetto di contrastanti pronunce giurisprudenziali. Di portata particolarmente innovativa è una nota sentenza del 2007 in cui la Cassazione affermò la liceità della detenzione a fini personali di un esiguo numero di piante di cannabis. Alcuni commentatori salutarono ironicamente tale pronuncia con l’esclamazione: “gaudemus igitur”. Di segno opposto è però l’orientamento attualmente in vigore che considera reato di spaccio qualsiasi condotta non autorizzata di coltivazione, anche se dalle piante si possa ricavare solo una modesta quantità di principio attivo. Ne consegue che le uniche piante di canapa legalmente detenibili sono quelle che non producono sostanze psicoattive.

Parlando di cocaina; cosa si intende per dose personale? E quali rischi legali si corrono quando si viene trovati in possesso di tale sostanza?

E’ personale, quindi destinata esclusivamente al consumo di un singolo soggetto, quella dose di stupefacente caratterizzata da una quantità di principio attivo inferiore ad un limite stabilito per legge. Per chi detiene una “dose personale”, sono previste delle sanzioni amministrative quali ad es. la sospensione della patente ed il divieto temporaneo di espatriare, che perseguono anche il fine di ottenere la disassuefazione dalle droghe mediante la prescrizione di incontri psicoterapeutici e di cicli di analisi delle urine.


Ipotizzando che in una macchina occupata da quattro passeggeri venga fermata dalle forze dell'ordine per un controllo e solo uno di essi venga trovato in possesso di sostanze stupefacenti, quali sono i rischi legali nei quali possono incorrere gli altri occupanti del veicolo?

In tale ipotesi trova applicazione la normale disciplina del concorso di persone nel reato: se il quantitativo di stupefacente è tale da essere considerato come finalizzato allo spaccio, i passeggeri risponderanno di tale reato se verrà provata la loro consapevole partecipazione nell’acquisto o nella eventuale vendita


A quali controlli da parte delle forze dell'ordine è soggetto un “tossico dipendente” cioè chi è riconosciuto dalle istituzioni come abituale consumatore di sostanze?

Un tossicodipendente in senso formale è quel soggetto che facendo uso di droga si rivolge al Ser. T. (Servizio Tossicodipendenze) e al quale viene rilasciato un certificato di tossicodipendenza. Ovviamente la struttura sanitaria persegue il fine di affrancare il proprio paziente dall’uso di sostanze psicotrope ed in questo senso sono previsti esami periodici delle urine, assistenza psichiatrica e medica. Essendo la tossicodipendenza considerata alla stregua di una patologia, le forze dell’ordine non sono tenute ad effettuare controlli ad hoc nei confronti dei consumatori abituali di stupefacenti. Laddove quest’ultimi commettessero un reato, sono previsti una serie di strumenti giuridici finalizzati ad agevolarne la disintossicazione, si da consentire un più incisivo reinserimento sociale, eliminando il rischio di recidiva spesso proprio legato al consumo di sostanze psicoattive.

Come viene punito e sanzionato lo spaccio di droga? Nel nostro ordinamento esiste una diversità di sanzioni tra la cosiddetta droga leggera (hashish, marijuana) e le droghe pesanti (coca, eroina)?
La cessione di stupefacenti è certamente considerato un reato di particolare allarme sociale e perciò è punito con la reclusione da sei a vent’anni.

Al fine di mitigare l’afflittività di tale trattamento sanzionatorio e anche per adeguare la pena alla concreta gravità del fatto è prevista una sanzione più contenuta (da uno a tre anni) se la condotta di spaccio può qualificarsi come di lieve entità. In tal senso assume rilievo innanzitutto la quantità di droga ceduta ma dovranno essere valutate anche le altre circostanze dell’azione quali ad esempio il rinvenimento di materiale per la pesatura, il taglio ed il confezionamento dello stupefacente.

Dal 2006 è stata abrogata la differenziazione delle pene in base alla tipologia della sostanza ed è quindi giuridicamente irrilevante la distinzione tra droga c.d. pesante o leggera. La quantità detenibile, però, generalmente diminuisce tanto più una sostanza presenti effetti droganti di maggiore incisività.


Esiste una tabella di riferimento delle sostanze stupefacenti che è detenuta dalle forze dell'ordine, ma spesso la legge viene frodata con l'immissione sul mercato di nuove sostanze non ancora elencate siano esse di origine vegetale (queste spesso vendute su internet) siano esse di sintesi. La legge quali strumenti ha per far fronte a tale situazione?

La tabella è stilata dal Ministero della salute sentito il Ministero della giustizia, di concerto con il Ministero dell’interno e con il dipartimento delle politiche antidroga. Lo strumento amministrativo, più snello dell’iter legislativo ordinario, consente un aggiornamento più rapido, proprio per evitare che nuove sostanze psicoattive possano essere introdotte sul mercato in assenza di una adeguata risposta penale.


Un reato commesso sotto “stupefacente” è diverso (legalmente parlando) da uno che si commette da “lucidi”?


In generale un illecito penale perpetrato in stato di alterazione da stupefacenti o da alcol non prevede una disciplina diversa da quella comune. Se pure al momento della commissione il soggetto non presenta quello stato psicologico di coscienza indispensabile per la sussistenza di un reato, la sanzionabilità della condotta dipende dalla possibilità di ciascuno di evitare stati di ebbrezza. A tale principio fa eccezione la previsione di un aumento di pena nel caso in cui l’ebbrietà è autoindotta proprio al fine di commettere il reato, ad esempio per superare i propri freni inibitori. Diversamente, non soggiace a pena soltanto colui che è posto in stato di alterazione per cause indipendenti dalla propria volontà, come nel caso dell’operaio di una distilleria che investe una persona perché guida in stato di ubriachezza a causa di un guasto che lo porta ad aspirare involontariamente i fumi che scaturiscono dai distillati.


Amedeo Longobardi

 

Dopo 2 anni...

Ciao a tutti voi ke 2 anni fa avete commentato la mia esperienza... Oggi spippolavo su internet e mi sn ricordata di quella notte ke qui feci la mia confessione..così ho deciso di entrare e vedere se c'erano sempre quelle righe ke scrissi... Leggendole mi sn emozionata, ho rivissuto delle immagini, dei ricordi ke avevo kiuso infondo al cuore e sinceramente ho pianto, ma finalmente adesso sn qui per dire a tutti ke sn 8 mesi ke ho smesso, nn saranno molti x voi ma x me tutto è cambiato, nn ne sento il bisogno e la bimba triste ke era e ke è ancora in me, sta meglio, adesso sorride e affronta la vita in modo migliore, forze xkè è un pò più vekkietta...??? Ora questa sn io...ke ho ritrovato la voglia di vivere, ke ha voglia di lavorare, di amare e d' essere amata... vi volevo ringraziare ora, x le cose dette ,xkè dp quella volta nn sn più rientrata qui... ..Vi mando 1bacio ke spero vi possa scaldare il cuore.. ciao.. a presto.. Sara.

L’anoressia colpisce le ragazze a 13 anni

L’anoressia è una delle malattie più insidiose che esistono, colpisce silenziosamente le donne, ed in alcuni casi anche gli uomini, e spesso chi ci sta attorno se ne accorge quando è già troppo tardi, perchè l’anoressia rende bravissimi a mentire, a nascondere a far finta che è tutto bene! Fino a circa vent’anni fa i disturbi comparivano tra i 15 e i 20 anni, adesso invece è tutto anticipato ed è stato stimato che la “sindrome del bisogno cronico” (come la definisce l’ABA, Associazione Bulimia Anoressia) colpisce le ragazze sin dai 13 anni, quando sono ancora poco più che bambine.

 

Valdo Ricca, psichiatra e responsabile del servizio disturbi del comportamento alimentare presso la Clinica Psichiatrica dell’Università di Firenze ci spiega: “È difficile spiegare perché. Certamente tra i fattori chiave c’è l’anticipo del menarca, ma anche i fattori biologici (non ancora del tutto chiari) e le influenze ambientali, cioè gli input che vengono dall’esterno“.

 

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L'n-joy sbarca in Italia, è allarme cannabinoidi sintetici

Roma - "Sconsigliamo fortemente l'assunzione in qualsiasi modo e a qualsiasi dosaggio del cosiddetto n-Joy e prodotti analoghi, quali lo Spice, per la tossicita' acuta rilevata e per i pericolosi effetti negativi imprevisti ed imprevedibili che possono procurare sui consumatori con gravi danni alla salute fisica e psichica". E' la raccomandazione che arriva dal sistema nazionale di allerta sulle droghe del Dipartimento politiche antidroga, che fa capo al sottosegretario Carlo Giovanardi, in riferimento all'allarme lanciato dalle agenzie di stampa. "Gia' lo scorso 12 febbraio- spiega il capo dipartimento, Giovanni Serpelloni- nell'arco di 5 giorni, il Sistema nazionale di allerta precoce, aveva registrato 6 casi di intossicazione acuta (uno a Milano, 4 a Venezia, uno a Portogruaro), che hanno necessitato di ricovero ospedaliero a seguito del consumo della miscela aromatica venduta in Internet e smart shops come profumatore ambientale con il nome n-Joy. In seguito a questa segnalazione- continua Serpelloni- abbiamo allertato tutte le strutture sanitarie nazionali affinche' siano pronte per affrontare eventuali emergenze e casi di intossicazione particolarmente difficili da riconoscere, le istituzioni competenti e le Procure competenti, in quanto in tale miscela non viene dichiarata la reale composizione del prodotto, ne' il suo contenuto tossico".

Il 24 febbraio il Sistema e' entrato in possesso della miscela n-Joy direttamente dalla rete di vendita. Il prodotto e' stato analizzato e una volta accertata l'identificazione del cannabinoide sintetico JWH-018, data la gravita' degli effetti derivanti dal suo consumo e la facilita' con cui questo puo' essere acquistato via web o in smart shops, il Dipartimento delle politiche antidroga ha attivato un'allerta a livello nazionale. L'attenzione sul JWH-018, principio attivo che puo' essere anche 10 volte piu' potente dei tradizionali cannabinoidi, ma con gravissimi effetti collaterali, era stata sollevata gia' un anno fa dal Sistema di allerta europeo dell'Osservatorio europeo per le droghe e le tossicodipendenze (OEDT), nella cui rete, attraverso il canale del Punto focale nazionale, si inserisce anche il Sistema di allerta italiano.

"La segnalazione di questi 6 nuovi casi nel nostro Paese- si legge in una nota del Dipartimento antidroga- evidenzia come il fenomeno dell'acquisto di sostanze online, sia sempre piu' diffuso anche in Italia e che debba essere costantemente monitorato al fine di scongiurare un grave pericolo per la salute pubblica". Per questo il Dipartimento politiche antidroga ha attivato specifici progetti in collaborazione con le forze dell'ordine specializzate, che nei prossimi tre anni terranno sotto osservazione la rete Internet e i gli Smart shop per scoprire precocemente la comparsa di nuove e pericolose droghe sintetiche "camuffate" anche agli occhi degli stessi ignari consumatori. (DIRE)

fonte REDATTORE SOCIALE

Gioco d’Azzardo compulsivo: tossicodipendenza senza droga del nostro millennio

C’è un’altra dipendenza dagli effetti nefasti come quelli della droga, dell’alcolismo, ma alla stregua di queste, con ripercussioni sociali davvero pesanti ed allarmanti, parliamo della dipendenza dal gioco, che sia d’azzardo o meno poco importa, fatto sta che tale problema si sta ripercuotendo su fasce sempre più larghe della popolazione, colpendo anche i giovani.

 

Purtroppo, a differenza di quanto capita con altre dipendenze, dove almeno la figura dello Stato sembra garantirci solo apparentemente tutelandoci e mettendo a nostra disposizione anche le cure per uscirne, la dipendenza da gioco è addirittura alimentata dallo stesso Stato che è uno dei “produttori” di lotterie, Gratta e Vinci e quant’altro ed è semplicemente patetico il messaggio che si limita ad invitare alla moderazione inducendo i consumatori a giocare con raziocinio, quando si pensa che le dipendenze in generale fanno leva proprio sulla perdita di quel raziocinio tanto sbandierato.

 

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visita per idoneità alla guida per patologia epilessia

ho fatto richiesta a pontedera di conferma invalidità che mi porto dietro da anni or sono, la mia diagnosi è "epilessia parziale criptogenica farmacoresistente" di cui soffro da 30 anni, queste crisi hanno relazione con la parte vocale e hanno una durata di una decina di secondi durante i quali io sono perfettamente coscente non perdendo alcun tipèo di contatto con l'ambiente esterno, infatti durante qualche crisi capitata a lavoro nessuno si accorge di nulla anche perche capisco cosa mi viene detto e poi rispondo al termine della crisi poichè mi ricordo esattamente tutto. mia moglie stessa non si accorge che io sto avendo una crisi pur conoscendocci da oltre 20 anni, quando ero ragazzo non avendo fatto controlli specifici presi la patente per la quale risultai idoneo e ho sempre guidato oggi ho la patente di guida da oltre 22 anni, ma ai mè quando mi presento alla commissione medica per la conferma di invalidità civile, avendomi chiesto se avevo la patente di guida risposi di si, non l'avessi mai fatto. mi hanno segnalato alla motorizzazione e ad aprile ca. devo presentarmi davanti a alla commisione di pisa, il mio avvocato mi ha riferito che non ho attenuanti e anche se durante le crisi non ho perdita di coscenza ne di memoria alla fine ne di contatto con l'ambiente e sono perfettamente coscente come se nulla fosse sui movimenti del corpo alla guida a lavoro etc... la legge non prevede che mi si lasci guidare. Oggi stò scrivendo questa esperienza perchè sono disperato, poichè sul posto dove lavoro non arrivano pulman la mattina e nessun collega passa vicino casa mia, ciò significa che perderò anche il mio lavoro con i quale da solo mantengo tre figli di cui due con difficoltà di apprendimento per il quale mia moglie si spende totalmente, un affitto di E 500,00 + condominio, e altre spese "necessarie". Non si può liquidare questa cosa all'insegna della legalità quando si vive in un paese i quali rappresentanti ne hanno fatto lo zimbello nel mondo.

la mia esperienza

Caro lettore, abbiamo temporaneamente rimosso la tua esperienza/domanda non certo per  motivi di censura, ma perchè abbiamo ritenuto utile risponderti nell'area DOMANDE AGLI OPERATORI dove nei prossimi giorni potrai leggere una risposta dettagliata ai tuoi dubbi ed alle tue paure.

Una volta pubblicata la nostra risposta, altri lettori potranno intervenire e esprimere i loro punti di vista e darti ulteriori consigli.

Ci scusiamo di nuovo per la "rimozione", ma in questa area del sito vengono ospitate le notizie, gli approfondimenti e le esperienze dei lettori, ma non le domande, qualsiasi esse siano

Grazie per l'attenzione

La Redazione

 

La verità sul vino. Breve riflessione sul rapporto tra droga e scienza

http://droghe.aduc.it/generale/files/image/2010/marzo/0004(17).jpgTra le antiche mura del Castello di Grinzane Cavour, nel cuore di uno dei più noti e suggestivi panorami viticoli d’Italia, è stato presentato il volume “La Verità sul Vino – Come, quando, perché il vino fa bene”, redatto dall’Osservatorio Nazionale sul Consumo Consapevole del Vino. La tesi dell’opera, sostenuta da una selezione di autorevoli studi scientifici internazionali, è che bere con moderazione giova alla salute: il resveratrolo, il più noto principio attivo presente nel vino, avrebbe infatti effetti positivi sul rallentamento del processo di invecchiamento delle cellule, sulla prevenzione del morbo di Alzahimer, sul miglioramento del controllo del diabete, oltre a proteggere il sistema cardiovascolare.

 

Da cosa nasce la necessità di difendere le proprietà benefiche dell’alcolico per eccellenza? Dall’allarme alcol che, diffondendosi spaventoso nelle coscienze dei cittadini attraverso gli allarmismi mediatici, rischia di trasformare la bevanda da sacra a diabolica.

 

E’ quindi ovvio che si corra ai ripari: demonizzare è pratica sempre ottusa, e difendere le proprie tradizioni un diritto.

 

Il punto è che è davvero istruttivo accostare questa levata di scudi in difesa di quella che è, a tutti gli effetti, una sostanza psicotropa (una droga), con il dibattito, ad esempio, sull’uso della marijuana terapeutica (o sulla sua liberalizzazione tout court).

 

Gli studi scientifici sugli effetti benefici della cannabis sono qualche migliaio, molti di più di quelli esistenti sugli esiti positivi dell’uso di alcol (ancor meno sul vino in particolare): essendo il consumo di alcol una componente normalizzata nelle abitudini alimentari e ricreative occidentali, raramente si è sentita la necessità di evidenziarne scientificamente i meriti; piuttosto, la scienza si è concentrata sui demeriti, spesso nell’ottica di stabilire scientificamente che l’alcol è a tutti gli effetti una droga, anche assai pericolosa, e che dunque sarebbe necessario rivedere i parametri attraverso cui si stabilisce scientificamente (non culturalmente o socialmente) cosa sia una droga e perché debba essere vietata (celebre in proposito l’articolo del professor David Nutt del 2007, completamente travisato a scopi mediatici dall’Independent).

 

A parità di evidenze, al THC dovrebbe essere riservato lo stesso trattamento del vino, se i dati scientifici avessero una qualche rilevanza. Non è così.

Nell’ambito degli studi sulle sostanze psicotrope, la scienza occupa costantemente un piano secondario, funzionale: è strumento di supporto a idee precostruite, non fonte di ispirazione. Se così fosse, tutte le sostanze con proprietà psicotrope sarebbero o vietate, o legalizzate (magari sotto prescrizione), e non assisteremmo agli atteggiamenti schizofrenici che costituiscono la normalità del rapporto droghe-società.

 

Gli estimatori e i produttori di vino sfoderano studi scientifici per difendere le proprie legittime tradizioni, e possono farlo perché si muovono in un contesto in cui consumo di alcol è assolutamente condiviso, per quanto in discussione. L’apporto scientifico è un valore aggiunto, è il linguaggio più utile da utilizzare con un’audience che, in fondo, s’attende solo conferme.

 

Per la marijuana e i suoi derivati non vale lo stesso discorso. La scienza, che ha già ampiamente dimostrato come un consumo consapevole e moderato di THC non conduca ad alcuna controindicazione degna di nota (non esiste nemmeno la possibilità di overdose), e anzi possa risultare efficace nel contrastare gravi patologie o comunque nella terapia del dolore, resta impotente. La decisione è a priori: nell’immaginario collettivo la cannabis è una droga, nociva per definizione. Le nozioni scientifiche rimbalzano contro un muro di gomma, e tornano al mittente.

 

Per inciso, almeno questo è quello che è accaduto per tutto il Novecento, perché sul nuovo millennio sta forse sorgendo l’alba di un nuovo di paradigma: proprio quando il muro di gomma si è fatto più solido, con l’inasprirsi della Guerra alla Droga, ha cominciato a mostrare le sue crepe. Negli Stati Uniti, leader dell’ideologia antidroga più bellicosa e intransigente, la situazione sta lentamente cambiando, e la marijuana terapeutica si sta diffondendo sempre più ampiamente. Inoltre gli economisti, che sono gli unici scienziati sociali la cui parola può divenire legge, si stanno rendendo conto della danarosa follia delle politiche vigenti in materia di lotta alla droga.

 

Per adesso, però, prima valgono ancora l’immaginario collettivo e gli interessi politici ed economici. Poi, staccata di diverse lunghezza, arranca la scienza.

 

La questione droga resta culturalmente determinata, e costantemente relativa: ogni società è gelosa delle proprie sostanze e impaurita da quelle aliene, e non c’è scienziato che tenga. L’immaginario drogastico è legato all’irrazionale, all’emotivo, al mistico e al religioso. Per questo l’oggettività scientifica non occuperà mai una posizione dominante, a meno che le sue affermazioni non siano coerenti con le decisioni già prese, a volte millenni prima, dal sistema culturale.

 

Ogni cultura “difende” le proprie droghe. L’alcol è un esempio, ma potremmo anche riferirci al khat (o qat) consumato abitualmente nel Corno d’Africa e in Yemen, o la coca rivendicata come pianta tradizionale da Evo Morales, in Bolivia. Che lo si rifiuti o meno, le sostanze psicotrope sono state nella storia e sono tuttora fondamentali nel definire una cultura e un’identità condivisa: una tradizione, insomma. I difensori del vino si mobilitano così in tutela di una pratica che investe non solo i riti secolari e le relazioni sociali che orbitano intorno al bicchiere, ma anche la conoscenza millenaria, artigiana, che sostiene la produzione di vino, e persino l’appartenenza della vite ad alcuni celebri paesaggi italiani, che davvero non sarebbero ugualmente deliziosi se privati dei viticci. Un patrimonio, insomma: altro che una droga. Ed è sacrosanto. Come è sacrosanto che Morales difenda la coca e i Rastafariani la cannabis. Solo che coca e cannabis sono illegali, perché non appartengono alla cultura dominante.

 

Ogni cultura ha la sua droga, ben integrata nei processi sociali e mantenuta sotto controllo mediante la prassi maturata da tradizioni millenaria, e integrata nelle credenze religiose. Fintanto che i sistemi culturali coincidevano con i confini geografici che li contenevano, e le sostanze restavano entro questi confini, vale a dire dove risiedevano anche le “istruzioni” per utilizzarle senza pericoli, tutto funzionava a meraviglia. Poi è arrivata l’epoca coloniale, da cui la globalizzazione. Le sostanze hanno cominciato a varcare i confini territoriali e raggiungere luoghi lontani, in cui si sono trasformate in qualcosa di molto simile alle pestilenze (pensiamo all’alcol per gli indiani d’America, o ai derivati dell’oppio in Occidente), proprio perché la merce droga viaggia molto più rapidamente delle tradizioni utili a tenerla sotto controllo, ed utilizzata per scopi ben diversi da quelli originari (medico-religiosi).

 

Ecco, anche, contro cosa lottano i difensori del vino. L’invasione di campo. Il rischio che l’incontrollabilità di sostanze che giungono da lontano, senza controllo, rendano incontrollabile anche il consumo del nostro vino. Che il vino diventi una “droga” come un’altra, perdendo per strada tutte quelle prassi maturate nei secoli e utili a proteggere i consumatori dai suoi pericoli.

 

Peccato che la difesa del vino non sia in realtà consapevole di questi aspetti, e spesso si riduca alla tutela di una fonte di guadagno. E peccato anche che ad altre sostanze non sia concessa la stessa opportunità.

 

di Luca Borello, su ADUC DROGHE

Cgil: né guida etilica né Stato etico

Fuoriluogo.it - Dopo i sette autisti ATM sospesi per positività ai test antidroga ecco il commento di Giuseppe Bortone, responsabile tossicodipendenze Cgil nazionale

 

Sono sette gli autisti dell’Atm sospesi recentemente dalla guida perché trovati positivi ai controlli sull’assunzione di sostanze psicoattive illegali. Un campione selezionato, in Francia, di autisti di camion compresi fra i diciotto e i venticinque anni dava l’11% di consumatori di derivati della cannabis e il 4% di oppiacei.

Si è dunque appena aperto, e non sappiamo ancora con quali conseguenze, il vaso di Pandora incautamente voluto da chi ha deciso, nel 2007 (Ministero della Salute) e nel 2008 (Dipartimento governativo antidroga, cioè Giovanardi) di controllare e sanzionare i consumatori “anche sporadici” compresi in una fascia assai estesa di lavoratori con mansioni “che mettono a rischio altre persone”: essenzialmente, per ora, i lavoratori dipendenti che conducono automezzi, pubblici e privati, e quelli che trattano sostanze pericolose (nucleare, gas, esplosivi). Eppure, al di là delle facili demagogie, le statistiche – e la cronaca – ci dicono che quasi tutti gli incidenti mortali legati al consumo di sostanze psicoattive dipendono da quella, fra le sostanze stesse, che non solo è pienamente legale, ma è anche ampiamente pubblicizzata: l’alcol.

Che faranno allora le Regioni e i sindacati, ora che le normative in questione (contro il parere unitariamente espresso dai sindacati stessi) sono state comunque approvate? Cercheranno, è il caso di dirlo, di “ridurre il danno”, e quindi: chi usa il metadone come medicinale, ed è abilitato alla guida dal Sert di riferimento, non deve essere sanzionato. I derivati della cannabis lasciano tracce per settimane anche nelle urine, dunque è follia colpire il mero consumo “in ogni caso” (non posso guidare a settembre perché mi sono fatto una canna a Ferragosto?). I test sul capello (sui quali specificamente ha insistito Giovanardi) riscontrano l’uso di sostanze anche dopo mesi, perciò non hanno nessun rapporto con “l’idoneità alla mansione nel momento in cui viene espletata”: ed è quest’ultimo il vero concetto-chiave per la prevenzione degli incidenti, piuttosto che quello di “stile di vita in generale” (il quale, in questo specifico contesto, risulta moralistico più che preventivo).

Le attività che, invece, devono essere realmente “generali” sono la prevenzione stessa e l’informazione sulle sostanze psicoattive e sui loro rischi: esse vanno sviluppate con risorse certe e accresciute, nei confronti di tutti i lavoratori.

Inoltre le “categorie a rischio” non possono allargarsi all’infinito, includendo, ad esempio, tutti coloro che usano i carrelli per il trasporto all’interno di una fabbrica.Infine i lavoratori tossicodipendenti – o comunque abusatori di sostanze in una misura che mette a rischio “l’idoneità alla mansione” – esistono, eccome: ma allora devono essere assistiti invece che sanzionati, sottraendoli ai compiti più rischiosi, come si dovrebbe fare per ogni patologia accertata. A meno che non si pensi che in questo caso, oltre che la “patologia” c’è anche la “colpa”: ma saremmo allora – o forse siamo già, purtroppo – al famigerato “Stato etico”.

 

 

Internet, dipendente il 13% degli adolescenti

Sono in prevalenza maschi tra gli 11 e i 14 anni. Usano la rete soprattutto per il gioco d’azzardo, attività legate al sesso e per una socializzazione patologica. Lo psicoterapeuta Vallario: “Questi giovani hanno perso il rapporto con la realtà"

GROSSETO – Internet crea dipendenza come l’alcol, il fumo e il gioco d’azzardo. Il 13% degli adolescenti italiani (in prevalenza maschi tra gli 11 e i 14 anni) è affetto da I.A.D. (Internet Addiction Disorder) e si ritrovano ad avere sintomi e comportamenti del tutto simili a quelli causati dalle sostanze psicoattive. E’ quanto è emerso dal convegno “Naufraghi nella rete. Adolescenti e abusi mediatici” tenuto a Grosseto questa mattina e organizzato da U.F. Dipendenze area grossetana in collaborazione con Cesvot e associazione Ofelia, per puntare i riflettori sull’allarme sociale provocato da questa nuova patologia fortemente in crescita in tutto il mondo occidentale.Le giovani donne cercano rifugio nel cibo e i giovani uomini nel computer. In una società sempre più complessa e fagocitante in cui ogni giorno le esperienze e le conoscenze si amplificano, dove i media presentano continuamente nuovi modelli di riferimento, valori e stili di vita alternativi, ecco che emerge negli adolescenti un senso di incertezza, di smarrimento e la necessità di trovare il proprio posto. Secondo Luca Vallario, psicologo, psicoterapeuta e autore del libro ‘Naufraghi nella rete. Adolescenti e abusi mediatici’, da cui deriva il nome del convegno, “il mondo virtuale propone copie del reale indolori e comode e crea una scorciatoia priva del pedaggio problematico e sofferto dell’adolescenza”. Da qui nasce l’abuso di internet che secondo recenti stime riguarderebbe il 13% dei giovani. Una cifra importante se si considera che i ragazzi coinvolti in disturbi del comportamento alimentare, fenomeno che riguarda soprattutto il mondo femminile, sono circa il 10%.Continua Vallario: “In letteratura si tende a considerare come patologica la soglia delle 36 ore settimanali ma occorrerebbe fare uno studio più approfondito per stimare non solo la quantità ma anche la qualità del tempo passato on-line. Molti navigano per lavoro o per studio, altri per giocare, socializzare o mantenere i contatti con gli amici. I giovani dipendenti da internet lo usano soprattutto per il gioco d’azzardo, attività legate al sesso e per una socializzazione patologica. Il convegno non vuole essere una crociata contro la rete ma un evento per promuoverne un uso critico e consapevole. Gli adolescenti affetti dall’Internet Addiction Disorder sono giovani che hanno perso il rapporto con la realtà e la migliore terapia possibile è un approccio integrato tra medici e psicologi per riannodare questo legame perduto”. Per il 2012 è prevista l’uscita della quinta edizione del Dsm (Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders), uno degli strumenti più utilizzati per la diagnosi dei disturbi mentali al punto che è noto anche come la ‘Bibbia di Psichiatria’. Lo Iad non era presente nell’ultima edizione – risalente al 2000 – ma con tutta probabilità sarà annoverato tra le patologie della prossima pubblicazione entrando a tutti gli effetti nella lista dei nuovi disturbi del nostro secolo. (Virginia Friggeri)

 

fonte: redattore sociale

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