Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.

Domande agli Operatori

Cerca nell'archivio di 27422 risposte, o fai una nuova domanda, anche in forma anonima.

Scrivi una domanda e clicca su Invia (max. 250 caratteri).
  • Un nostro Operatore autorizzato (vedi chi siamo) risponderà presto alla tua domanda.
  • Il tempo di risposta potrebbe variare a seconda della difficoltà del quesito.
  • La domanda sarà nascosta a tutti finché non verrà pubblicata assieme alla risposta.
  • Una volta pubblicata, la risposta sarà leggibile a tutti nell'archivio. Se preferisci una risposta privata, usa il modulo di contatto.
Facoltativo: inserisci il tuo indirizzo email se vuoi ricevere un avviso quando verrà pubblicata la risposta.
Type the characters you see in this picture. (verifica con audio)
Inserisci il testo che vedi nell'immagine qui sopra. Se non riesci a leggerli, invia il modulo e una nuova immagine sarà generata. È indifferente a maiuscole e minuscole.
Annulla
Cliccando su Invia autorizzi il trattamento dei tuoi dati personali solo ed esclusivamente per rendere possibile questo servizio, secondo la policy del sito. Tali dati sono strettamente confidenziali e non saranno divulgati in alcun modo.

Novità

Fvg. Nuova frontiera della guerra alla droga: test obbligatori nelle scuole?

Il gruppo consiliare Pdl del Friuli Venezia Giulia chiede alla Giunta di effettuare test anonimi nelle scuole per conoscere come i giovani si pongono nei confronti della droga, fumo e alcol. Lo chiedono, in una mozione, i consiglieri regionali Roberto Novelli, Paolo Ciani, Franco Baritussio, Maurizio Bucci e Luigi Cacitti. Gli esiti dei test, secondo i consiglieri, dovrebbero consentire di creare un database nazionale per indirizzare opportune campagne di sensibilizzazione e istituire la Giornata nazionale per la lotta alla droga. 'Nel nostro Paese - afferma Novelli in una nota - assistiamo a una vera e propria emergenza legata al consumo di sostanze stupefacenti, alcol e fumo da parte dei giovani. Una situazione cosi' allarmante va fronteggiata gia' nelle scuole primarie e secondarie mediante l'introduzione di test informatizzati anonimi. Il Friuli Venezia Giulia attraverso una sperimentazione potrebbe essere - conclude - la regione apripista per questo progetto avviando i test nelle scuole del territorio'.

 

aduc droghe

Un bicchiere di vino fa bene alla sessualità

City - Lo rivela la Società Italiana di Andrologia in un nuovo libro, “Vino e Eros”: le donne diventano più sincere nel confessare il loro desiderio sessuale

Che un bicchiere vino (specie se rosso) possa aiutare a “rompere il ghiaccio” tra due persone, è una convinzione antica come l’uomo. Ora, però, la constatazione secondo cui il vino è un afrodisiaco in grado di stimolare la sessualità ha un fondamento scientifico ben preciso. A darlo, in un libro intitolato “Vino e Eros”, è la Società Italiana di Andrologia, attraverso una ricerca dell’Università di Firenze.

 

Desiderio e vino

Certo, si premurano di precisare gli autori del libro, bisogna fare molta attenzione. L’alcol, se ingerito in quantità eccessive, è sicuramente pericoloso, e crea dipendenza. Tuttii comportamenti derivanti dalla sua assunzione dipendono dalle quantità ingerite: e il ministero della Salute suggerisce di non superare mai il consumo di 2-3 bicchieri di bevanda alcolica per i maschi e di 1-1,5 bicchieri per le donne. Ma fatte queste precisazioni, è innegabile che esista una capacità dell’alcol di suscitare desiderio, di rendere ben disposti al corteggiamento, di allontanare lo spettro di eventuali rischi o di far apparire più attraente il partner. E ciò dipende dall’azione farmacologica dell’etanolo sul sistema nervoso centrale.

 

I meccanismi L’assunzione di alcol, infatti, innescando un complesso meccanismo neurochimico cerebrale, influenza il rilascio di dopamina e di endorfine, i neurotrasmettitori che rappresentano il substrato biologico del desiderio. Certo, il desiderio dipende da componenti complesse, come ad esempio l’atmosfera. Ma i ricercatori hanno scoperto che le donne, sotto l’effetto dell’alcol, diventano più sincere nel confessare il loro desiderio sessuale, allineandosi ai comportamenti maschili. “Si chiama effetto disinibente – ha continuato il professor Ferdinando Fusco, dell’Università di Napoli. “ E a questo si aggiunge l’effetto miopia, vale a dire una riduzione della percezione dei potenziali rischi connessi al comportamento, quel senso di spensieratezza che si sperimenta dopo aver bevuto alcolici”. Più rilassati I componenti presenti nel vino rosso, poi, rilassano (anche fisicamente) uomini e donne, e aumenta l’afflusso di sangue nei genitali, consentendo una più facile eccitazione. “Ma attenzione – ha allertato il professor Vincenzo Gentile, presidente della Società Italiana di Andrologia - I risultati presentati dalla SIA non suggeriscono agli astemi di iniziare a bere con l’idea di migliorare la propria sessualità. La verità nel rapporto che corre tra vino ed eros risiede nel buon senso – ha rilevato Gentile - Ogni eccesso deve essere frenato; il vino ha effetti positivi o negativi sulla vita sessuale, agendo indirettamente tramite i centri nervosi, o direttamente sull’apparato genitale.”

19 novembre 2009

da  City

Il Giornale: Ecco come la droga modifica il cervello

Questa volta non sembrano esserci più dubbi: l’uso di droghe, la sempre più diffusa cocaina ma anche l’hashish, provoca danni gravi al cervello e può indurre a vere e proprie psicosi, come la schizofrenia e il disturbo bipolare. La notizia arriva da una ricerca dell’Università di Milano presentata in questi giorni al Forum internazionale di Psichiatria «Innopsy 09». Secondo lo studio, tuttora in corso, le sostanze assunte con regolarità sarebbero addirittura causa di alterazioni anatomiche della massa cerebrale, evidenza emersa da moderni test diagnostici come la Pet, in grado di monitorare il metabolismo e la funzionalità degli organi. «Tra i tossicodipendenti capita spesso di osservare episodi psicotici acuti, come grande agitazione e sintomi allucinatori» dice Carlo Altamura, direttore dell’Unità operativa di Psichiatria del Policlinico di Milano. «Ciò che lo studio milanese sta valutando è la possibilità che da questi episodi scaturisca una psicosi cronica, che oggi colpisce il due per cento della popolazione, ma che con l’uso di droghe può superare il cinque per cento». L’aspetto più inquietante è che il fenomeno colpisce soprattutto la popolazione molto giovane, intorno ai vent’anni. «Lo screening che stiamo effettuando al Policlinico, in collaborazione con la Medicina Nucleare, riguarda tutti i giovani che si rivolgono ai centri di assistenza per episodi psicotici acuti» dice Altamura. «Se emerge l’assunzione di stupefacenti, il soggetto viene sottoposto a Pet, un esame di neuroimaging che visualizza alterazioni morfologiche e funzionali a carico del cervello, oltre ad una serie di test per valutare il deficit cognitivo». Secondo lo studio, la droga può causare oppure scatenare e amplificare un disturbo psicotico preesistente. Anche le droghe cosiddette leggere come hashish e marijuana, se assunte in modo regolare possono dare luogo ad alterazioni psicobiologiche e all’insorgenza di schizofrenia. «L’importanza di questa ricerca sta nella diagnosi precoce - sottolinea il docente - perché la sospensione dell’uso di droga e le moderne terapie antipsicotiche posso essere fattori decisivi al recupero».

 

www.ilgiornale.it

Tribunale Ue: no a registrazione marchio cannabis sulle bevande

Non si puo' registrare il marchio 'cannabis' per le bevande che potrebbero contenere canapa. E' quanto hanno stabilito oggi i giudici del Tribunale Ue di primo grado, chiamati a pronunciarsi dopo che l'Uami (Ufficio dei marchi comunitari) ha dichiarato nullo il marchio ritenendo che nel linguaggio corrente il termine designasse una pianta tessile o una sostanza stupefacente. Giampietro Torresan invece aveva contestato la decisione facendo valere il fatto che il marchio 'cannabis' avesse un carattere distintivo, in quanto si tratta di un nome comune e, al tempo stesso, di un marchio di fantasia. Il segno 'cannabis', ricorda il Tribunale Ue, e' presente sul mercato italiano come marchio fin dal 1996 e dal 1999 ha acquisito notorieta' come marchio comunitario per birre, vini e spiriti. In ogni caso, il termine non rappresenta la modalita' comune per indicare birre o bevande alcoliche. Dopo aver ricordato il significato del termine 'cannabis', indicato anche con il vocabolo 'canapa' (pianta tessile, sostanza stupefacente o con possibile uso terapeutico in discussione), il Tribunale sottolinea che la 'cannabis' e' usata anche nel settore alimentare. Il consumatore medio - spiega il Tribunale - percepira' il marchio come una descrizione di una delle caratteristiche dei prodotti in causa. E detta caratteristica e' determinante per il consumatore 'dato che sara' attratto dalla possibilita' di ottenere le stesse sensazioni che otterrebbe dal consumo della cannabis'. Per questi motivi, i giudici hanno quindi respinto il ricorso di Torresan confermando la decisione dell'Uami.

Droga: allarme metropoli, abuso maschera disturbi psichiatrici

Milano, 18 nov. (Adnkronos Salute) - All'inizio è un pensiero negativo, un disturbo quasi sotterraneo. Poi comincia il tormento, l'ansia che stringe il cuore e invade la vita di ogni giorno. "E il sassolino diventa una valanga inarrestabile". Carlo Altamura, direttore dell'Unità operativa di Psichiatria del Policlinico di Milano, lancia l'allarme: "Passa troppo tempo fra l'esordio di un disturbo psichiatrico e l'inizio delle cure". Specie nelle metropoli, dove l'abuso di droga 'maschera' il disagio. Ma "così rischiamo che questi pazienti non trattati, lasciati soli, peggiorino inesorabilmente, fino ad andare incontro al suicidio o alla dipendenza cronica da stupefacenti", spiega l'esperto oggi nel capoluogo lombardo, dove è in corso il terzo forum internazionale di psichiatria 'Innopsy 09' (a Fieramilanocity di via Gattamelata fino a venerdì).

 

Succede ancora oggi: possono passare fino 4 anni prima di approdare a una diagnosi di depressione, schizofrenia, disturbi bipolari e dell'umore, ansia patologica. I pazienti, inconsapevoli, vagano in cerca di una spiegazione, attanagliati da un problema di cui non capiscono l'origine. Passano dai rimedi dell'erboristeria al lettino dello psicologo. Senza risultati. "Intanto, il disturbo non viene curato adeguatamente e continua a peggiorare", incalza Altamura.

 

Nelle metropoli come Milano va anche peggio: c'è più solitudine, meno controllo sociale e, soprattutto, ci sono 'rumori di sottofondo' che creano confusione. Qui la diagnosi arriva ancora più tardi. "Si tende a male interpretare i campanelli d'allarme. Un ragazzo fa uso di hashish o cocaina? Chi gli sta intorno si focalizza sul problema 'droga', senza pensare che quella è la punta dell'iceberg, spesso la conseguenza di un disturbo più profondo e che, scavando, si arriva a portare alla luce disturbi psichiatrici ignorati". Il gruppo di Altamura ha condotto diversi studi su questo fronte e ha scoperto che "il riconoscimento precoce di questi disturbi avviene solo in due casi su 10. Per gli altri la diagnosi è tardiva". Solo il 5-10% inizia il trattamento e nella gran parte dei casi (80-90%) è inadeguato. L'ansia è il disturbo che, spesso grazie all'intervento del medico di famiglia, viene riconosciuta prima, ma si parla sempre di almeno un anno di ritardo. Molto più problematico è approdare a una diagnosi di schizofrenia o bipolarità, in questi casi si parla anche di 4 anni. E spesso "ci si mette nelle mani di figure non specialistiche, con conseguenze drammatiche sul lavoro e nella vita familiare", dice lo psichiatra.

 

In molti casi lo psicologo non basta, avverte. "Il rischio è che curi un problema passeggero e un disturbo grave allo stesso modo. E succede che patologie psichiatriche a buona prognosi, come il panico o i disturbi dell'umore, diventino molto più gravi. Abbiamo osservato, per esempio, che l'ansia patologica non riconosciuta e non trattata sfocia nella depressione nel 70-80% dei casi".

 

Quello che bisogna evitare, ribadisce Altamura, "è che si inneschino processi distruttivi. Un intervento tempestivo con i farmaci o le terapie giuste, e il monitoraggio del paziente nel tempo, possono ridurre la cronicità e i rischi". Di questo aspetto discuteranno a lungo gli esperti internazionali riuniti a Milano per l'evento sponsorizzato dalla Società mondiale di psichiatria biologica e dall'università degli Studi cittadina. "In uno studio recente - continua Altamura - abbiamo sottolineato come in un gruppo di circa 300 pazienti con disturbi d'ansia il primo trattamento farmacologico venisse iniziato a distanza di 4-8 anni dall'esordio. Un'altra ricerca in corso di pubblicazione, invece, ci ha permesso di verificare che la latenza nella somministrazione di un trattamento con stabilizzanti dell'umore in circa 250 pazienti con disturbo bipolare si correla a un maggior rischio di suicidio".

 

Nei pazienti con schizofrenia e disturbo bipolare la diagnosi precoce è fondamentale: "Con le tecniche di neuroimaging abbiamo infatti osservato che a una cronicità della malattia si associano una serie di cambiamenti nel cervello, come la perdita di sostanza grigia e l'assottigliamento degli stati corticali in alcune aree dell'encefalo".

 

L'uso tempestivo di nuovi farmaci antipsicotici atipici, conclude lo specialista, "può bloccare questo processo neurodegenerativo. Per questo bisogna ottimizzare gli strumenti diagnostici estendendoli alla medicina di base e creare una rete di monitoraggio sul territorio per cogliere in tempo l'inizio di fenomeni patologici".

Alcol ed eccitanti, un consumo inarrestabile

Intervista a Renato Bricolo di Giulio Sardi e Susanna Marietti*

 

I consumi di droghe e i cambiamenti che in questo campo avvengono possono dire molto sui paralleli cambiamenti nello stile di vita soprattutto dei giovani. Ne abbiamo parlato con Renato Bricolo, che in passato è stato primario del Ser.T. 2 di Padova. Psichiatra, esperto di giovani e nuove droghe, ha studiato a lungo l’andamento dei consumi delle sostanze stupefacenti.    Bricolo, quali sono le droghe che oggi si consumano maggiormente? Ormai da molti anni c’è stato un viraggio del consumo verso quelli che genericamente potremmo chiamare gli eccitanti. C’è anche una qualche ripresa di quelli che tra virgolette potremmo qualificare come “allucinogeni”, sia per il versante dell’Lsd che per quello dell’anfetamina e simili. E poi c’è una grossa esplosione dell’utilizzo di alcol. Si usa il sistema assai inglese di bere tanto per stonarsi molto presto, per uscire un po’ dalla capacità di controllo. Questo panorama non costituisce però una novità, come diceva. Assolutamente no. Già quasi venti anni fa don Gino Rigoldi della Comunità Nuova di Milano aveva identificato il momento inizio nell’uso della cocaina nel biennio delle superiori. Quindi si tratta di un processo lento ma progressivo che si va imponendo. E quali sono invece i nuovi elementi di questo processo? La grande novità è l’enorme tendenza alla diffusione. L’impressione è che queste sostanze comincino a essere utilizzate moltissimo. In particolare dai più giovani? Si parla sempre naturalmente molto di loro, perché questo è uno stereotipo. Però l’impressione è che l’utilizzo di questo tipo di bere e di questo tipo di sostanze sfondi oramai verso i trentacinque o quaranta anni. Giovani sì, ma non proprio sempre ragazzini. Anche se obiettivamente c’è un’invasione di queste modalità di utilizzo verso i giovanissimi, dai dodici ai quindici anni. Che però non si chiude verso i diciotto, i venti o i venticinque. C’è indubbiamente uno sfondamento anche verso le età più avanzate. Lei ha sempre lavorato sulla prevenzione e sulla riduzione del danno. Se oggi fosse a capo del Dipartimento delle Tossicodipendenze, quali sono i primi interventi che metterebbe in atto? Queste sono domande imbarazzanti e a cui è molto difficile rispondere... La mia linea è semplice: tenderei a prendere atto che la realtà è quella che è e che, per carità, dobbiamo certo impegnarci sulla prevenzione - è un impegno che va messo in campo come riduzione del danno, come insegnamento, come tante cose - però dobbiamo puntare immensamente sulla presa in carico precoce. Perché ho l’impressione che questo fenomeno abbia assunto l’andamento di un trend di moda, e che quindi sia improbabile riuscire a bloccarlo, anche se è commovente lo sforzo di cercare di impedire che si diffonda e si allarghi oltre un certo livello. Cioè  il bacino degli utilizzatori di allarga sempre di più, senza che sia possibile fare niente per contenerlo? Mi pare che la tendenza all’invasione del campo degli utilizzatori sia progressiva ed entro certi limiti inarrestabile. Dire che è inarrestabile è forse usare una parola esagerata, ma diciamo che certamente non si è riusciti a contenerla oltre un certo livello. E quindi la grande attrezzatura deve andare verso la presa in carico precoce, verso l’impedire il più possibile che consumatori sporadici o abusatori diventino dipendenti. E impedire il più possibile le grandi complicazioni, anche biologiche, che l’utilizzo di queste sostanze può dare...

 

L'intervista continua su Linkontro.it *L’intervista tratta dalla puntata del 14.11.2009 de “Il tuffatore”, in onda ogni sabato alle 11,10 su Radio Popolare Roma, Fm 103.3

(18 novembre 2009)

Effetti della ketamina sulle funzioni neuro cognitive, uno studio longitudinale

L’uso di ketamina è molto diffuso tra i giovani inglesi, tanto da crescere con un ritmo ben superiore rispetto a tutte le altre droghe. La ketamina è un anestetico per uso veterinario e, utilizzato come sostanza d’abuso, causa forti dissociazioni psichiche. Il fenomeno è piuttosto recente e gli effetti a lungo termine derivanti dall’uso ripetuto di questa sostanza non sono ancora noti.Ma un nuovo studio inglese, condotto dai ricercatori della University College London, potrebbe contribuire a chiarire gli effetti che possono derivare dall’assunzione cronica a scapito delle funzioni neurocognitive. L’indagine ha coinvolto 150 utilizzatori che sono stati monitorati per un anno, al fine di verificare se un aumento della quantità di sostanza assunta potesse predire le alterazioni a carico della memoria e della concentrazione. Cinque i gruppi, corrispondenti alle modalità di assunzione della sostanza: quotidiana, una o due volte al mese, uso passato, uso di altre droghe oltre alla Ketamina e astensione da tutte le droghe.I risultati dello studio rilevano deficit cognitivi più evidenti nei consumatori assidui, e una correlazione tra aumento delle dosi assunte e riduzione delle performance della memoria di lavoro visuo-spaziale. La valutazione dello stato di benessere psicologico evidenzia nei consumatori cronici maggiori sintomi dissociativi e sintomi maniacali correlati alla dose. Inoltre i consumatori abituali e gli ex utilizzatori mostrano nell’arco dei 12 mesi crescenti sintomi depressivi.

 

da psiconautica

ECONOMIA DROGATA

Abbiamo conosciuto in Italia l'economia "drogata" dall'inflazione, come negli anni 70. E abbiamo sperimentato riprese effimere "drogate" dalla svalutazione del cambio della lira. Ma nessuno aveva previsto, in generale, che una "droga" propriamente detta, nel caso specifico la cocaina, potesse avere un ruolo significativo nella crisi da "finanziarizzazione estrema" che ha portato il mondo sull'orlo del baratro. Né, tantomeno, qualcuno aveva previsto che il consumo di cocaina sarebbe divenuto, in Italia, un problema che attraversa l'intera società, comprese le sue classi dirigenti.Invece questa è la realtà, scomoda e terribile quanto si vuole, che non serve però nascondere né derubricare come fenomeno che "c'è sempre stato, in fondo". Vero: la storia italiana è piena di scandali e scandaletti del genere a metà strada tra cronaca nera e di costume. Ma ormai da diversi anni il fenomeno è cresciuto a tal punto da essersi radicato in pianta stabile in tutti (nessuno escluso) i circuiti decisionali e professionali che contano. Ne è scaturito così un sistema grigio a bassa affidabilità, in buona parte sommerso e in parte sulla soglia dell'emersione, che esercita una sorta di codice di selezione al contrario e condiziona il sistema di relazioni inquinate, appunto, dal fattore cocaina.Possibile? Dati e autorevoli analisi lo confermano. È di due giorni fa l'allarme lanciato dal capo dipartimento sulle dipendenza dalle droghe della clinica universitaria di Ginevra: ormai si ricoverano a decine i banchieri, gli operatori di piazze finanziarie e i professionisti su cui si esercita la pressione delle performance. Qualche mese fa, Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano, ha spiegato che «l'uso della cocaina (che crea un'alterazione nella percezione del rischio) da parte di operatori del mondo della finanza può aver avuto un ruolo nel dispiegarsi della crisi». Nel suo recente libro Un fiume di cocaina, lo psichiatra Furio Ravera disegna scenari, purtroppo verosimili, da apocalisse bianca e fa capire quanto chi consuma questa droga è inserito nella società e impone modelli d'azione temerari.Dalla metafora alla realtà, il Po – segnalava già nel 2005 l'Istituto Negri – è "un fiume di cocaina", tanto è pieno dei residui delle "piste". Quattro anni fa, il Cnr stimava in 4,2 miliardi i costi del consumo di coca. Mentre nel 2007 l'Osservatorio della Regione Lombardia diretto da Riccardo Gatti prevedeva entro il 2010 un aumento dei consumatori di cocaina del 40 per cento. E Milano, in dose giornaliere per mille abitanti, supera Londra e Lugano.Qualche giorno fa Gatti è tornato sul tema. Affermando che a Milano la classe dirigente è prigioniera della droga (cocaina ed eroina) e del giro che la smercia : «È una società civile in ostaggio e potenzialmente sotto continuo ricatto», e la prevenzione deve essere fatta anche in azienda, «perché lì sta la classe dirigente della città».Fanno impressione i numeri. Ma colpisce soprattutto quella "società civile in ostaggio". A Milano, stando alla denuncia di Gatti: però chi potrebbe dire, oggettivamente, cose diverse per Roma? Responsabilità (d'impresa e della politica) vorrebbe che sulla società "in ostaggio" s'accendesse un faro di luce e di consapevolezza. Il Sole 24Ore

Messico, una tonnellata di cocaina nascosta nelle carcasse degli squali: l’ ultima trovata dei narcotrafficanti

 Navy officers stand guard by a container full of frozen sharks packed with more than a ton of cocaineCocaina nelle carcasse degli squali. È l’ ultima, fantasiosa, trovata dei narcotrafficanti messicani. La forze dell’ ordine, in collaborazione con la Marina, grazie a unità cinofile e apparecchiature ai raggi X, hanno scoperto una tonnellata di coca in una nave merci ancorata nel porto di Progreso, nello Yucatan.

Lo stupefacente era nascosto nelle carcasse congelate di una ventina di squali e sarebbe dovuto arrivare così in America. Sempre in settimana, ma nello stato di Sinaloa, la polizia ha scoperto e smantellato uno dei più grossi laboratori di metanfetamine del paese. Dall’ inizio dell’ anno in Messico sono più di 2700 i morti causati da scontri e violenze legate al traffico di stupefacenti. L’ anno scorso la “drug war” fece 6300 vittime. Fonte: BBC

Il supermercato della droga PT2

 

Il supermercato della droga PT1

 La droga ai tempi di crisi - C’è chi fuma uno spinello dopo il caffè e chi tira una striscia di cocaina dopo un caffè doppio. Sono questi rituali che fannno presto a trasformarsi in vere e proprie abitudini quotidiane. E in Italia – si sa – la pausa caffè scandisce i diversi momenti di una giornata tanto che oggi circa il 5,5 percento dei giovani del Belpaese sniffa coca come fosse un tazza di caffè ristretto.La cocaina si aggiudca infatti il primo posto sul podio delle sostanze diffuse in Italia. Ma non è certamente l’unica. Se la cosiddetta “polvere bianca” riscuote tanto successo per le sue proprietà stimolanti sia tra gli adolescenti sia tra i più-che-trentenni, gli allucinogeni ed i narcotici trovano ampi spazi di “competenza” tra i giovani alla ricerca dello sballo. Nei discopub del centro della Milano-da-bere come nei rave party illegali nelle fabbriche dismesse alle porte della città, la ketamina, l’anfetamina e l’estasi sono le parole chiave di un nuovo linguaggio. Dolori addominali e muscolari, fase down e depressione per rilascio di dopamina eccessiva sono le conseguenze fisiche di una serata passata ad assumere droghe sintetiche. La contropartita per una serata all’insegna dell’anfetamina e dell’MDMA e quindi della sensazione di pace ed intesa perfetta con l’ambiente intorno.Un linguaggio che si articola sulla struttura della società cotemporanea che è di per sé una società “additiva”, in cui il ritmo di marcia richiede prestazioni che spesso vanno oltre le capacità dell’individuo sia sul piano professionale sia sul piano del divertimento. L’immagine dell’eroinomane degli anni Ottanta come linea di confine tra la società ed il borderline è stata rimpiazzata dal ragazzo che oggi beve e tira coca per essere "a livello" della compagnia. In questo processo di “normalizzazione” delllo stupefacente ha giocato un ruolo fondamentale anche la nuova struttura del mercato delle sostanze. Innanzitutto le piazze della “roba” hanno una diffusione capillare su tutto il territorio nazionale. Oltre alle zone di spaccio conosciute da una città all’altra, la vendita al dettaglio di coca, estasi, metanfetamina e quant’altro avviene all’interno degli stessi locali. C’è chi vende per “sballarsi” a costo zero e chi ne fa una professione a pieno titolo e chi offre una dose in cambio di un’ora di amore. Tuttavia anche sugli scaffali di un qualunque supermercato delle nostre città si trovano sostanze potenzialmente allucinogene come i chiodi di garofano. Su questo tipo di sostanze naturali e legali si struttura un altro tipo di mercato che vive in sostanza attraverso la vendita online.Ovviamente il corebusiness degli stupefacenti rimane una prerogativa del mercato illegale, del sommerso. Ma chi investe nel traffico di droga, al pari di ogni imprenditore che si rispetti, è in cerca di garanzie. Con il crollo dei titoli a Wall Street e il taglio degli esuberi nel paese i manger degli stupefacenti hanno deciso di puntare sui cosiddetti titoli forti investendo ingenti somme sull’eroina. current.com

Hezbollah usa i cartelli della droga messicani per sconfinare negli Usa

 E’ da Laredo, in Texas, al confine con il Messico, che transitano gli uomini di Hezbollah diretti negli Stati Uniti. El Paso e San Diego sono altri due punti di accesso usati dal "Partito di Dio" per raggiungere le città degli Usa e muoversi a nord verso il Canada. Sono le stesse rotte in mano ai cartelli del narcotraffico messicano. 

Hezbollah usa il traffico di droga e dei clandestini per finanziare le sue operazioni e minacciare la sicurezza nazionale americana, spiegano la magistratura, gli esperti della difesa e del controterrorismo Usa. Secondo laDrug Enforcement Administration (DEA), "Mafiosi messicani e terroristi di Hezbollah lavorano insieme. In un modo o nell’altro sono connessi e stanno rafforzando la loro alleanza per avere dei benefici comuni”. Sebbene non ci siano fonti certe che confermino l’organizzazione di attentati contro gli Usa, Hezbollah si è incuneato nella guerra dei narcotrafficanti sudamericani che, solo lo scorso anno, ha fatto qualcosa come 7.000 morti, destabilizzando il confine tra Messico e Stati Uniti. Una decina di giorni fa, il segretario di Stato Clinton è andata in Messico per cercare di venire a capo della questione.

L’obiettivo di Hezbollah è cercare fondi nella vasta comunità libanese e della diaspora sciita che unisce il Medio Oriente, l’Africa e le Americhe. Una fetta consistente degli introiti provenienti dal confine tra Messico e Usa vengono da attività illecite. Milioni di dollari che finiranno nelle tasche della dirigenza libanese per finanziare il ‘welfare’ e il riarmo di Hezbollah.    L’anno scorso la giustizia messicana ha condannato a 60 anni di carcere Salim Boughader Mucharrafille per traffico di droga e immigrazione clandestina. Aveva fatto entrare negli Usa almeno 200 clandestini, compresi elementi di Hezbollah. Mucharrafille è un messicano di origini libanesi, proprietario di una caffetteria nella città di Tijuana al confine con San Diego.

Per la magistratura americana “non è una novità” che i membri di Hezbollah scelgano le rotte della droga per entrare negli Usa. “I cartelli messicani non sono fedeli a nessuno – ha detto un investigatore al Washington Times – Possono dare aiuto a tutti i più nefasti gruppi che vogliono raggiungere gli Stati Uniti. Ecco perché i nostri confini sono una seria questione di sicurezza nazionale”. Un altro ufficiale della Difesa americana ha sottolineato che Al Qaeda potrebbe usare le stesse rotte per infiltrare i suoi operativi negli Usa. “Se avessi i soldi per farlo, sarebbe questo il modo in cui lo farei”. L’amministrazione Obama si sta preparando a inviare decine di agenti federali al confine con il Messico per rafforzare la guerra contro i cartelli della droga: avranno il compito di identificare i clandestini, monitorare e smantellare la rete finanziaria e logistica delle mafie sudamericane, scoprire quali sono i link tra i gruppi dei narcotrafficanti e gli sponsor del terrorismo islamico. Secondo la DEA dietro a Hezbollah si nascondono anche gli interessi di altre organizzazioni mediorientali, come le Guardie della Rivoluzione iraniana. Circa il 60 per cento delle organizzazioni terroristiche mondiali avrebbe rapporti con il narcotraffico messicano, a leggere i dati forniti dal portavoce dell’agenzia Courtney. I cartelli hanno ammassato miliardi di dollari grazie al traffico di cocaina (il 90 per cento della polvere bianca che entra negli Usa), e si stima che i boss messicani possano fare affidamento su almeno 100.000 uomini. Fonte: l'Occidentale

Condividi contenuti