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Novità

SULLA DROGA E' L'ORA DI CAMBIARE

di Fabrizio Faggiano, docente di Igiene all'Università del Piemonte Orientale A. Avogadro di Novara. E' responsabile scientifico dell'Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze ­ OED Piemonte. E' membro editoriale del Cochrane Drugs and Alcohol Review Group.

L'Italia è ai primi posti in Europa per consumo di cannabis, cocaina ed eroina. Eppure le politiche sulla tossicodipendenza del nostro paese continuano a essere improntate al proibizionismo. Ma è un modo di affrontare il problema che a livello internazionale è stato abbandonato proprio perché non ha dato grandi risultati. Tanto che l'Osservatorio europeo sulle droghe auspica ora l'adozione di interventi rivolti alla prevenzione e alla riduzione del danno. Raccomandazioni che il nostro paese è ben lontano dall'ascoltare.

La Relazione annuale dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, da poco pubblicata, delinea il radicale ripensamento delle politiche sulle droghe, dopo le scelte proibizionistiche degli ultimi quindici anni che hanno prodotto scarsi risultati. (1) L’Italia ha ancora molto da lavorare per aderire a queste raccomandazioni.

L’ITALIA E IL CONSUMO DI DROGHE

L’Italia è ai primi posti in Europa per consumo di cannabis, dopo Spagna, Repubblica Ceca e Francia: ne fanno uso l’11,5 per cento dei giovani (vedi tabella). I consumatori di cocaina sono invece l’1,2 per cento e gli eroinomani lo 0,6 per cento, ma anche per queste sostanze il nostro paese è fra quelli con i più alti consumi. Sempre più frequente, poi, il policonsumo e in particolare l’associazione di alcol e droghe: è un fenomeno rilevato da numerosi sistemi di sorveglianza che registrano un aumento, per l’alcol, del consumo a rischio fra i giovani, cioè fuori pasto e con episodi di ubriachezza.Il consumo di cannabis nel nostro paese è non solo elevato, ma anche in aumento, in controtendenza rispetto all’Europa dove ormai da qualche anno si registra una riduzione. Le altre droghe mostrano un andamento stabile, analogamente a quanto osservato nel resto d’Europa. Stabile anche il consumo di cocaina, che invece spesso si ipotizza sia in crescita ed è presentato dai media come un fenomeno diffuso e socialmente non condannato.

MORTALITÀ CORRELATA ALLA DROGA

Il quadro degli effetti sulla salute è sorprendentemente meno grave che in altri paesi, e in particolare lo è quello della mortalità correlata alla droga, dovuta soprattutto a eroina e a cocaina. Il tasso annuale di decessi per droga è intorno a 15 per milione in Italia, mentre più della metà dei paesi europei registrano tassi superiori a 20 per milione e in tre paesi è persino sopra i 70 per milione.Come spiegare la discrepanza fra prevalenza e rischio di morte? La risposta è che a determinare il rischio di morte per droga concorrono altri fattori oltre all’incidenza del consumo. Ha un ruolo rilevante il sistema dei servizi perché influisce sul grado di protezione della popolazione di utilizzatori, e l’Italia è considerata un paese con pieno accesso a tutte le principali strategie terapeutiche, quelle psicosociali e sostitutive in particolare. Ma va considerata anche la struttura del mercato illegale che determina la variabilità della purezza della sostanza al dettaglio, causa principale della overdose, e il mercato italiano viene considerato stabile. Infine, non si può escludere una scarsa accuratezza dei dati perché la qualità delle statistiche è decisamente migliorabile. In ogni caso, si tratta di un argomento che meriterebbe di essere approfondito.

IL CAMBIAMENTO DELLE POLITICHE

Intanto, le politiche sembrano avviarsi verso una nuova fase: il documento europeo prende atto del cambiamento in corso a livello internazionale sancito dalla valutazione negativa che lo United Nations Office on Drugs and Crime (Unodc) ha dato delle politiche fortemente proibizionistiche ereditate dagli anni Novanta, e auspica una nuova politica “in cui la riduzione della domandaacquisisca un’importanza maggiore” e in cui “la riduzione del dannosia inclusa a tutti gli effetti”.In Italia c’è molto da fare per aderire a queste raccomandazioni: la riduzione della domanda soffre di molti limiti. In particolare, la prevenzione è ancora considerata una specie di pratica taumaturgica, diffusa virtualmente in tutte le scuole, ma con interventi che sono in gran parte lezioni di una mattinata, meramente informativi sulle droghe e i relativi danni: cioè proprio quegli interventi che il documento europeo esplicitamente stigmatizza. Eppure, la comunità scientifica ha dimostrato l’efficacia di numerosi interventi, scolastici, famigliari e ambientali, a partire ad esempio da regolamenti scolastici che impegnano i docenti ad atteggiamenti ritenuti preventivi.Gli interventi di riduzione del danno, come la distribuzione di siringhe e preservativi, di Narcan per l’overdose da eroina, di metadone a bassa soglia, poi, sono svolti in modo sporadico da enti pubblici e privati su base quasi volontaristica, e a malapena sono stati fino ad ora tollerati dai ministeri competenti. Si tratta di interventi pragmatici, mirati alla salvaguardia della salute, e sono un obiettivo fissato dalla EU Drugs Strategy 2005-2012. (2)Gli interventi di prevenzione e di riduzione del danno sono tecnologie sanitarie in senso proprio: possono avere effetti positivi, ma anche effetti collaterali a volte inaccettabili (si pensi a un intervento di prevenzione che aumenta l’uso di sostanze). È dunque auspicabile che si intraprenda formalmente un percorso che permetta di identificare le pratiche che hanno dimostrato una maggiore efficacia, attraverso valutazioni scientifiche rigorose. Servono poi finanziamenti adeguati per diffondere quelle pratiche, e un’organizzazione che assicuri la qualità e l’omogeneità sul territorio nazionale degli interventi. Percorso che è ancora ben lungi dall’essere stato scelto dall’Italia.

(1) www.emcdda.europa.eu(2) www.emcdda.europa.eu/html.cfm/index6790EN.html

 

http://www.lavoce.info/lavocepuntoinfo/autori/pagina1101.html

 

 

Alcol e marijuana condividono gli stessi geni alla base della dipendenza

    Fonte: Alcoholism: Clinical and Experimental Research invia articolo La vulnerabilità e la suscettibilità individuali nei confronti delle droghe è influenzata da numerosi fattori in grado di influenzare il comportamento; tra questi, sia l’assetto genetico individuale che l’ambiente giocano un ruolo importante. Un gruppo di ricercatori guidati da Carolyn E. Sartor, del Dipartimento di Psichiatria presso la Washington University School of Medicine (USA) si è occupato di studiare l’influenza dell’assetto genetico individuale e dell’ambiente rispetto ai comportamenti d’uso di alcol e di marijuana. Allo scopo, gli autori dello studio che verrà pubblicato sulla rivista Alcoholism: Clinical and Experimental Research, hanno analizzato un campione di 6257 individui di 24-36 anni, che includeva 2761 coppie di gemelli australiani. Attraverso interviste diagnostiche telefoniche sono stati raccolti i dati relativi ai comportamenti sull’uso di alcol e di marijuana, e il numero di sintomi che descrivono la dipendenza secondo i criteri del DSM-IV. In concomitanza, sono state condotte le analisi genetiche standard per stimare l’influenza dei fattori genetici e ambientali sulla dipendenza da queste sostanze. I risultati hanno evidenziato che l’uso di alcol e marijuana è, per la metà dei casi, influenzato da fattori genetici e che la maggior parte di questi fattori sono sovrapponibili per entrambe le sostanze. Inoltre i fattori genetici che influenzano l’uso contribuiscono anche allo sviluppo della dipendenza. I fattori ambientali che contribuiscono alla dipendenza da alcol o da marijuana sono invece scarsamente sovrapponibili, indicando l’importanza di identificare fattori di rischio ambientali specifici per le due sostanze. In conclusione, la sovrapposizione tra fattori genetici comuni per le due sostanze supporta l’ipotesi di un meccanismo comune a tutti i tipi di dipendenza, suggerendo di adottare un approccio univoco rispetto alla dipendenza da qualsiasi droga.DRONET

Milano, la banda dei tranvieri spacciatori "Fiumi di coca tra gli autisti"

Negli ultimi due anni decine di incidenti. Si indaga anche su due suicidiL'Atm aveva lanciato una campagna di test antidroga per i dipendenti

 

di SANDRO DE RICCARDIS, repubblica.it

 

OAS_RICH('Left'); Milano, la banda dei tranvieri spacciatori "Fiumi di coca tra gli autisti" MILANO - C'è Claudio il tranviere che taglia la coca con l'Aulin prima di venderla ai clienti. Ci sono lui e il collega Nello - entrambi indagati dalla Procura di Milano, forse insieme ad altri - che la piazzano a un vasto giro di acquirenti, alcuni dei quali autisti dell'Atm, l'azienda che gestisce tram, autobus e metropolitane a Milano. Tra loro c'è Franco, c'è Gino, c'è Giuseppe. Tutti alla guida di mezzi pubblici. A maggio l'Atm - nella bufera per decine di piccoli e grandi incidenti negli ultimi due anni - aveva lanciato una campagna di controllo antidroga con test per i propri dipendenti. Ora è indagando sull'omicidio ancora irrisolto di Marco Medda, un anziano ergastolano ai domiciliari per motivi di salute, strangolato nella sua casa l'8 giugno del 2008, che i carabinieri e la procura di Milano arrivano allo spaccio nell'azienda milanese dei trasporti, al "gruppo dei tranvieri del Lorenteggio", quartiere della periferia Sud-ovest, e al "filone della droga". Inciampando anche nei misteriosi suicidi di due autisti, almeno uno pesante consumatore di cocaina. Indagano sull'omicidio e trovano un'altra vecchia conoscenza della polizia, Giorgio Tocci, 51 anni, un ex agente diventato killer dei clan calabresi alla fine degli anni 80, poi collaboratore di giustizia, ora di nuovo dentro per evasione dai domiciliari dov'era per spaccio, anello di congiunzione tra gli spacciatori di strada e i tranvieri. Alla fine di un anno di indagine, nell'informativa che il Nucleo investigativo di Milano consegna il 20 luglio scorso al pm Lucilla Tontodonati, il quadro di rapporti tra dipendenti Atm e fornitori di coca è dettagliato. Le indagini, scrivono i carabinieri, "hanno permesso di appurare con certezza, anche senza riscontri oggettivi come sequestri di droga, che le persone in oggetto in concorso con altre non ancora identificate, hanno organizzato una semplice, ma efficace, distribuzione di sostanza stupefacente di tipo cocaina". L'informativa indica in alcuni spacciatori del Lorenteggio i principali fornitori di Claudio - 39 anni, il tranviere che taglia la droga con l'Aulin, già condannato un paio d'anni fa per spaccio - e Nello, autista Atm, 60 anni. I due "pur facendo largo uso di droga, si adoperano a venderne una parte consistente a un giro di clienti, alcuni dei quali sono autisti della locale azienda Atm (il defunto Giuseppe R., suicidatosi nel 2008, tale Gino, e altri non identificati)". Dopo un lungo elenco di riscontri e intercettazioni, ci sarebbero "evidenti e provate responsabilità penali", e una "pericolosità sociale notevolmente aumentata dal fatto che i venditori si rivolgono tra gli altri, a persone esercenti attività di pubblica utilità (guida di mezzi pubblici)". A fine novembre il pm avvisa gli indagati della chiusura delle indagini sul filone relativo allo spaccio. Sarà un giudice, dopo le richieste di rinvio a giudizio, a definire le responsabilità di ogni imputato, ma già nelle loro dichiarazioni alcuni dipendenti Atm hanno ammesso di essere consumatori e di sapere del consumo di cocaina tra i colleghi. Consuma tanta droga anche Giuseppe R., autista in servizio al Giambellino, che si impicca a un albero nel cortile di un cascinale di Vigevano, provincia di Pavia, il 31 agosto 2008. Una tragedia che "evidenzia un'anomala situazione di fermento in seno al gruppo dei tranvieri" che manifestavano preoccupazione e disagio per la situazione, presumibilmente legata a prestiti di denaro. Sono i colleghi a definirlo "cocainomane", a raccontare la sua sempre più pesante dipendenza, di un debito di quasi 4mila euro con Marco Medda. Sul suicidio e sul delitto - precedente - di Medda, gli investigatori stanno ancora indagando, tentando di risolvere un caso che dall'inizio è sembrato enigmatico. E "desta preoccupazione - scrive la procura - un altro suicidio di un dipendente Atm, Maurizio L.", un episodio ancora avvolto nel mistero.

 

LE FANTASIE SESSUALI E L’ADDICTION

Simona Zanda(psiconautica) - L’ecstasy è capace di indurre potenti sensazioni di empatia e di contatto interpersonale e all’epoca in cui venne dichiarata illegale (1985), si era già saldamente installata nella cultura dei gay club di New York. Tra le motivazioni che spingono all’assunzione di questa e di altre sostanze all’interno delle discoteche e nei Rave party, vi è il superamento delle inibizioni sessuali. L’uso di sostanze di apertura verso l’inconscio (entactogene) e verso gli altri (empatogene) è tipica dei rituali dove la musica agisce da promotore per stati modificati di coscienza. Se si considerano attentamente gli effetti neuro-psichici delle sostanze psicoattive, si può osservare come buona parte di essi rientrino proprio nell’ambito degli Stati Modificati di Coscienza (SMC): alterazione della percezione del tempo, dispercezioni visive, aumento della coscienza delle emozioni, alterazioni nelle percezioni dei rapporti spaziali, perdita del limite tra sé e gli altri,modificazione del pensiero con spostamento dell’attenzione verso l’interno e l’inconscio. Il legame fra musica, capacità di indurre stati modificati di coscienza e assunzione di sostanze psicoattive è molto stretto e può portare a considerare i rave party e le discoteche come vere e proprie officine della dissociazione. Gli stati di “trance” vengono favoriti da induttori come la musica, l’assunzione di droghe e il ballo e producono una molteplicità di Io. Se il presupposto ora definito è plausibile, possiamo sostenere che in alcuni casi la dissociazione può essere utilizzata per celare tratti di identità sessuale gay, troppo angoscianti per essere dichiarati sia pubblicamente sia a sé stessi a causa dell’omofobia internalizzata. Molti uomini gay, a causa dello stigma sociale che li accompagna, hanno avuto ripetute esperienze di eventi traumatici, il cui ricordo, ha generato, una tendenza a rimuovere, in quanto legato a sensazioni di vergogna e angoscia, i vissuti legati alla propria identità sessuale, producendo così un evidente rinforzo delle attività dissociative. In questa cornice la ricerca di uno stato “altro” sembra dunque favorire la possibilità di espressione di un sé decentrato e multiplo che altrimenti non sarebbero accettabili all’individuo. A questo punto l’uso di droghe diventa una risorsa per intrattenere particolari fantasie a sfondo omosessuale o transessuale, che altrimenti risulterebbero terrificanti per il soggetto stesso. Il setting adeguato per la messa in atto di tali fantasie è proprio la discoteca, cioè un ambiente trasgressivo per eccellenza, dove si ha la possibilità di giocare una nuova identità. L’uso di droghe aggressive è associato con fantasie di odio e violenza, oltre che a forme di sessualità illecita. E’ da sottolineare che nell’esperienza clinica alcune forme e tipi di omosessualità sono strettamente associate all’addiction da droghe. Le persone che sono addicted alle droghe, sono soprattutto addicted alle fantasie e alle compulsioni ad esse associate e facilitate dall’uso di droghe. Tramite l’uso di droghe l’addicted riesce ad evitare le ansie associate a queste fantasie e compulsioni che sono basate sul concetto di un “desiderio temuto. Le fantasie caratterizzate da temi omosessuali risultano particolarmente spaventose, e sono associate a sentimenti di vergogna e di colpa. Il terrore di essere omosessuali deve essere compreso non solo in termini di ansie risvegliate da specifici atti sessuali (come nel caso della sodomia, in quanto forma di sottomissione e di costrizione che può portare alla perdita dell’identità sessuale), ma anche dalle ansie risvegliate dalla violazione delle norme prevalenti sull’orientamento e il comportamento sessuale, e l’identità di genere in generale (per esempio, l’omosessualità causa vergogna, abbassando quindi l’autostima). Il terrore di essere omosessuale ha origine precocemente nello sviluppo di una persona, probabilmente quando sono compiuti degli sforzi per integrare l’identità di genere, sessuale e l’identità in generale. Lo spostamento dall’omosessualità latente a quella manifesta può svilupparsi anche in forma solo di fantasia, senza ricorre ad azioni particolari, ma risulta essere sempre associato con il terrore di essere omosessuale, oltre che all’ansia secondaria che deriva dalla paura di violare le norme e i valori prevalenti. Come esistono svariate forme di omosessualità, esistono anche molteplici forme di fantasie associate all’omosessualità. Le droghe che possiedono delle specifiche proprietà farmacologiche facilitano la produzione, lo sviluppo, il sostenimento e il controllo di specifiche fantasie. Gli addicted divengono presto abili ad usare droghe particolari in modi particolari per indurre, sostenere e controllare tali fantasie; quanto detto è uno dei motivi per cui queste persone scelgono una droga piuttosto che un’altra, o perché cambiano sostanza a seconda delle alterazioni del loro stato d’animo. Gli uppers (droghe dette “aggressive” come la cocaina, ecstasy, ecc.) tendono a produrre fantasie con temi e immagini violenti e paranoici, causando la ricerca difensiva di temi e immagini di tipo sessuale. La vita di fantasia di un addicted da droghe aggressive è caratterizzata da scene molto elaborate di pratiche omosessuali sadomasochiste, ed essi usano le droghe per regolarle in modo tale che possano sia averle, che non averle,nel senso che tendono a controllare le scene, e in modo particolare nelle loro conclusioni. In ogni modo, gli addicted alla cocaina soffrono di ansie derivate da scenari paranoici di base, oltre che a quelli omosessuali difensivi. Diversamente, la fantasia di un addicted all’eroina (downers o droghe regressive) è caratterizzata dalla fantasia inconscia di essere una donna. Durante l’analisi, gli addicted all’eroina divengono più coscienti delle loro fantasie, tanto che possono cominciare a parlarne. Può anche capitare che durante fasi di profonda regressione, gli addicted da droghe aggressive tendano a sostituirla con l’eroina e nelle loro fantasie, questa viene associata con spostamenti a forme di omosessualità più paranoiche, e le perversioni a forme narcisistiche più transessuali. L’addicted da uppers ha bisogno di nutrire le sue fantasie omosessuali paranoiche come difese contro le sue ansie depressive, e di tentare a proteggersi contro l’odio e la violenza. Il suo pattern è associato ad un elemento di “pro-attività”, tipico della sua concezione della mascolinità, mentre l’addicted da eroina è associato con la “passività”, tipico della concezione di femminilità. Questi pattern possono considerati validi sia che si parli di addicted di genere maschile o femminile. Si può dire che l’addicted usa particolari tipi di droghe per facilitare la produzione di fantasie e di perversioni dalle caratteristiche omosessuali. Quindi non si tratta solo di usare una droga per erigere una difesa maniacale. Questo è semmai un tentativo da parte degli addicted di attribuire la responsabilità di tali fantasie ad una droga. Tutto ciò li rende capaci simultaneamente di provare sollievo derivato dalla riduzione delle ansie sottostanti e di provare piacere dalle fantasie stesse, e di evitare, se non ridurre, i sentimenti di terrore, vergogna e colpa associati. Sembra comunque che le perversioni e la creatività siano strettamente correlate. E’ possibile intendere certi pattern di azioni ripetitive nei termini di una compulsione a mettere in scena fantasie e ricordi delle quali le persone sono inconsce. Tali pattern possono comportare tentativi di cercare il coinvolgimento e/o la partecipazione di altre persone alle loro messe in scena . Le motivazioni per mettere in scena le compulsioni delle fantasie inconsce sono i desideri di comunicare, espellere ed evacuare le ansie, e di controllare gli oggetti interni ed esterni. Queste messe in scena sono create per evitare o prevenire che la piena e cosciente esperienza emotiva venga associata alle fantasie sottostanti. L’uso di droghe comporta messe in scena di fantasie compulsive, fino a diventare parte dell’addiction stessa. Le fantasie e gli impulsi omosessuali inconsci sono i principali temi delle azioni riguardanti l’uso di droghe.BibliografiaAbraham, K. (1926). The psychological relations between sexuality and alcoholism. International Journal of Psychoanalysis, 7: 2-10.Abraham, K. (1907). The experiencing of sexual traumas as a form of sexual activity. In: Selected Papers. London: Hogarth Press, 1927, pp. 47-63.Benedek, T. (1936). Dominant ideas and their relation to morbid cravings. International Journal of Psychoanalysis, 17: 40-56.Berthelsdorf , S. (1976). 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Ragazzino fuma, tabaccaio nei guai. La madre lo denuncia

L’adolescente soffre di insonnia: la madre lo pedina, scopre tutto e corre dai carabinieri. E fa denuncia: "ha venduto sigarette a mio figlio che ha 12 anni". Il commerciante verrà punito anche dal Monopolio di Alfonso Aloisi, repubblica.it GIULIANOVA. Madre denuncia tabaccaio per vendita di sigarette al figlio di 12 anni. E’ accaduto poco prima della chiusura delle scuole per le vancanze di Natale. La donna, di 45 anni, si era insospettita per l’atteggiamento del ragazzo che dava segni di inappetenza e insonnia. In bagno, nei giorni precedenti, aveva anche percepito uno strano odore di fumo e nelle tasche dei vestiti del ragazzino aveva notato tracce di tabacco. Per la madre, dopo i primi dubbi, era giunta la quasi certezza del “vizio” contratto dal figlio adolescente. Conoscendo leggi e disposizioni, la donna è andata fino in fondo. Al mattino, senza farsi notare, ha seguito il giovane dall’uscita di casa fino alla zona della scuola ubicata in via Gramsci. Lo studente, prima di entrare in aula per la lezione, ha effettuato una capatina dal tabaccaio. Quando lo studente è uscito, ha trovato la madre ad attenderlo sulla porta che lo ha pescato in flagrante. La signora ha afferrato il pacchetto di sigarette appena acquistato dal figlio ed è entrata in negozio contestando al tabaccaio la “vendita illecita di sigarette ad un minorenne”. L’uomo avrebbe risposto che, vista la moltitudine di studenti, non poteva controllare i documenti di tutti. La madre, infuriata anche per l’atteggiamento del tabaccaio, ha raggiunto la caserma dei carabinieri di Giulianova dove ha esposto i fatti producendo, tra laltro, anche il pacchetto di sigarette ancora integro. I militari dell’Arma si sono recati prontamente nel negozio di sali e tabacchi per sentire la versione del titolare che avrebbe detto: «Chi dice che quel pacchetto sia stato acquistato qui da me?». Ad incastrare il negoziante sono state però le immagini della telecamera di sorveglianza che hanno confermato la versione della donna. Per il tabaccaio è scattata la denuncia a piede libero e, oltre alla sanzione amministrativa che verrà quantificata dai Monopoli di Stato di Ancona (competente per territorio), rischia anche un’a ccusa di carattere penale per vendita di tabacco a minore di anni 14. Per i dirigenti dei Monopoli di Stato di Ancona e Pescara si tratta di un fatto originale. Pare che tale tipo di esposto sia uno dei primi in Italia.

Poker, scommesse, lotterie l'industria del Gioco ha fatto boom

di FABIO FELICI, repubblica.it

 

<b>Poker, scommesse, lotterie<br/>l'industria del Gioco ha fatto boom</b>

Oltre 53 miliardi di euro di raccolta ed un incremento del +12,5% rispetto all'anno precedente. Sono questi gli straordinari "numeri" registrati dal comparto dei giochi in Italia nel 2009. Quello che sta per concludersi sarà insomma un nuovo anno da record per il settore del gambling italiano, mercato che ha praticamente raddoppiato il proprio valore in appena 5 anni. Nel 2009 l'offerta di gioco in Italia ha avuto un forte impulso sia dal punto di vista della quantità dei giochi praticabili sia come impatto economico coinvolgendo, in modo sporadico o più continuativo, circa 30 milioni di persone. A fine anno avremo speso quasi 900 euro a testa per dare la caccia alla dea bendata, dato che ci pone fra i primi 5 paesi al mondo per spesa pro capite per il gioco. Insomma il 2009 è stato un anno d'oro per il comparto dei giochi pubblici, ma quali sono i concorsi preferiti dagli italiani? A farla da padrone - secondo i dati elaborati dall'agenzia specializzata Agicos - sono gli apparecchi da intrattenimento (le cosiddette newslot che troviamo sempre più spesso nei bar ed in vari esercizi pubblici) che quest'anno faranno segnare incassi per oltre 24.8 miliardi. Al secondo posto lotterie e gratta e vinci che raccoglieranno oltre 9,3 miliardi, mentre il terzo gradino del podio spetta al Lotto con quasi 6 miliardi. Anche i giochi a base sportiva registrano risultati più che soddisfacenti, con una raccolta che va oltre i 4.1 miliardi di euro (gran merito va dato alle scommesse sportive, mentre il Totocalcio è ormai in crisi profonda). Ai giochi numerici, tra i quali Superenalotto e Win for Life i due concorsi più praticati in questa seconda parte dell'anno, spetta una raccolta di oltre 3,7 miliardi. Per il poker on line "a soldi", grande protagonista del 2009 ed attualmente il gioco più praticato in assoluto su internet, l'ammontare è di circa 2,2 miliardi. Risultati invece poco soddisfacenti per i giochi a base ippica (poco oltre i 2 miliardi) e del Bingo (quasi 1,5 miliardi). Sempre secondo le stime elaborate da Agicos, la raccolta dei principali giochi continuerà a crescere anche nel 2010. L'incremento più interessante dovrebbe venire dal poker su internet, che nel 2010 dovrebbero superare agevolmente i 3 miliardi di raccolta, ma anche per scommesse, lotterie, bingo e giochi numerici dovrebbe proseguire la tendenza al miglioramento. Non mancano le incognite, rappresentate ancora dall'ippica (nel 2010 è previsto ancora un ulteriore calo della raccolta) e dagli apparecchi da intrattenimento, sul quale pesa il rischio "cannibalizzazione" proveniente dalle nuove VLT (le videolottery, la cui partenza dovrebbe avvenire nella prossima primavera, sulle quali si potranno praticare molti giochi e metteranno a disposizione degli utenti jackpot accattivanti). Scendendo sul territorio, è la Lombardia la regione dove si è giocato di più (10,6 miliardi di euro), seguita da Lazio (6,3) e Campania (5,2). Nelle 3 regioni è quindi passato oltre il 40% dell'intero volume delle giocate effettuate nel nostro paese nel 2009. Ma la graduatoria cambia mettendo a confronto i dati di quest'anno con i 12 mesi precedenti. La crescita maggiore (+17,2%) si è infatti avuta nel Lazio, seguito da Sardegna (+14,7) ed Abruzzo (+14,2%).

(Agicos)

 

FRANCIA - Cinque alcoltest su nove inaffidabili

  In pieno periodo festivo, la rivista 60 Millions de consommateurs denuncia la scarsa affidabilità degli alcoltest. Secondo l'articolo che apparirà nel numero di gennaio, cinque modelli dei nove analizzati dovrebbero essere tolti dalla circolazione. Non è la prima volta che la rivista fustiga la qualità scadente degli apparecchi rilevatori del tasso alcolemico nel sangue, ma "quest'anno i nostri risultati sono ancora peggiori". Dei nove strumenti elettronici o chimici esaminati, cinque non sono in grado di misurare correttamente il tasso alcolico e, soprattutto, tendono a indicare, erroneamente, un'alcolemia negativa. Con conseguenze facilmente intuibili, nota l'articolo.

Alcool, Milano conferma sanzioni agli under 16 che lo bevono

 

Dopo cinque mesi di sperimentazione, "e vista la positività del provvedimento", è stata rinnovata, sine die, l'ordinanza del comune di Milano che ha disposto misure di contrasto all'abuso di bevande alcoliche da parte di minori di 16 anni. Lo comunica il vicesindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato. "L'ordinanza che è stata firmata dal sindaco e trasmessa alla Prefettura - spiega De Corato - vieta non solo la somministrazione o la vendita di bevande alcoliche agli under 16, ma anche l'uso o la cessione. E rientra in un contesto più ampio di contrasto all'abuso d'alcol. Abuso che in minori può comportare gravissimi effetti sulla salute. Il provvedimento è stato adottato in via sperimentale il 31 luglio scorso. Ma dopo cinque mesi possiamo dire che ha dimostrato efficacia e utilità. Di qui la sua proroga". "Da subito - precisa De Corato - abbiamo detto che la specifica ordinanza non doveva essere giudicata col multometro.L'obiettivo non era infatti repressivo, ma educativo.Determinare cioé una maggiore sensibilizzazione e consapevolezza del problema coinvolgendo genitori, pubblici esercizi, scuole, media. In cinque mesi la polizia locale ha erogato 26 sanzioni da 450 euro. Episodi che hanno spesso salvato i minori da gravi rischi alla salute". Notiziario Aduc

Danni dell’Alcol, Statistiche Europee

L’impatto sulla salute dei danni prodotti dall’abuso di alcol viene considerato attraverso una serie di condizioni, tra cui 17.000 morti all’anno dovuti a incidenti stradali (1 su tre incidenti stradali mortali, 27.000 morti accidentali, 2.000 omicidi (4 su 10 omicidi), 10.000 suicidi (1 su 6 del numero totale di suicidi), 45.000 morti per cirrosi epatica, 50.000 morti di tumori, di cui 11.000 sono morti di donne per tumore al seno, e 17.000 decessi dovuti a problemi neuro-psichiatrici oltre a 200.000 casi di depressione.I costi di trattamento sanitario sono stimati in 17 miliardi di euro, insieme a 5 miliardi di euro spesi per il trattamento e la prevenzione del consumo problematico di alcol e l’alcoldipendenza.Gli anni di vita persi possono essere stimati sia come potenziale perdita di produttività (36 miliardi di euro esclusi i benefici sulla salute), sia in termini di valore incalcolabile della vita stessa (tra 145 e 712 miliardi di euro dopo aver calcolato i benefici sulla salute).Molti danni causati dall’alcol sono sopportati da persone diverse dai bevitori.Questi comprendono 60.000 nascite sottopeso, il 16% di abusi e abbandoni di minori, e da 5 a 9 milioni di bambini che vivono in famiglie con problemi alcol correlati. L’alcol influisce anche su altri adulti, compresi 10.000 morti per incidenti causati dalla guida in stato di ebbrezza di persone diverse dal guidatore, e una quota sostanziale di crimini alcol-attribuibili che probabilmente accadono a terzi.Anche parte dei costi economici vengono sopportati da terzi o da altre istituzioni, compresa la maggior parte dei 33 miliardi di euro che le stime attribuiscono al crimine, i 17 miliardi di euro per i sistemi sanitari, e tra i 9 e i 19 miliardi di euro per assenteismo.Gli interventi educativi dimostrano un’efficacia limitata nel ridurre i danni alcol correlati in mancanza di adeguate misure che dovrebbero regolamentare il mercato dell’alcol e della sua promozione, che hanno un forte impatto nel ridurre i danni da alcol sia per i forti bevitori sia tra i giovani bevitori.fonte - acatversilia

 

http://www.sicurauto.it/news.php?subaction=showfull&id=1261874462&archive=&start_from=&ucat=1

Contenuto Redazionale AUGURI da LA REDAZIONE

AUGURI da LA REDAZIONE

Contenuto Redazionale riceviamo e volentieri sottoscriviamo: IN DIFESA DI FACEBOOK (e di noi tutti)

Facebook è da poco divenuto il primo social network al mondo. Viene utilizzato da circa 350 milioni di iscritti, poco meno dell’intera popolazione europea e più di quella degli Stati Uniti. E’ una sorta di mondo paralello dove ogni giorno si intrecciano milioni di messaggi, milioni di nuovi gruppi nascono e altrettanti ne muoiono.
Sebbene virtuale, Facebook è talmente vasto da vivere di vita propria, tanto che il suo stesso inventore, Mark Zuckerberg ammette di non comprenderne appieno l’evoluzione e il suo staff è continuamente mobilitato allo scopo di interpretare e correggere fenomeni indesiderati.
Essendo un mondo grande e complesso come un continente e affollato da centinaia di milioni di esseri umani, Facebook riproduce ogni aspetto della realtà, il bene e il male, l’odio e l’amore, la generosità e l’egoismo, la legalità e il crimine.
Tanto per dirne una i tribunali australiani hanno cominciato a ritenere Facebook uno strumento adeguato per le notifiche alle parti in causa. Se si viene convocati in aula da un messaggio via Facebook si è obbligati a comparire. D’altro canto Facebook è stato bandito in molti uffici pubblici americani come fonte di distrazione durante l’orario di lavoro.
E’ un fatto recente di cronaca italiana quello di una ragazza stuprata al rientro da una festa a Bollate, che identifica e fa arrestare il colpevole grazie al suo profilo su Facebook. D’altro canto sono ormai migliaia i divorzi dovuti a litigi esplosi tra mariti e moglie a causa delle amicizie e dei messaggi sul social network.
Facebook è divenuto da tempo uno degli strumenti principali per la raccolta di fondi per cause umanitarie o benefiche: dalla raccolta di sangue per un’operazione urgente fino a imponenti progetti di aiuto per il Darfur o per le vittime dell’uragano Katrina. Poi, come nel mondo reale, su Facebook ci sono i gruppi che negano l’Olocausto, i gruppi filo-nazisti o quelli a favore della discriminazione razziale.
La scorsa settimana l’Fbi americana è stata messa in allarme per la diffusione di un sondaggio su Facebook che chiedeva: “Bisogna uccidere Obama?”. Non erano poche le risposte del tipo: “Sì, se tocca la mia assicurazione sanitaria”. Gli investigatori Usa hanno preso sul serio la minaccia, hanno rapidamente rintracciato l’autore del sondaggio e oltre ai provvedimenti di legge ne hanno chiesto il bando perenne dal Facebook ai responsabili del sito.
Nessuno ha però pensato a restrizioni generalizzate, nessuno ha accusato Facebook di essere la causa di quella campagna di odio e neppure di essere responsabile di “aggregare” i violenti. Nelle democrazie che funzionano si agisce rapidamente sui responsabili non si fanno generalizzazioni colpevoliste.
Gli unici paesi dove fino ad oggi Facebook è stato bloccato – e ad intermittenza – sono il Vietnam, la Siria, la Cina e l’Iran perché Facebook si era rivelato uno strumento di democrazia e di conoscenza, un pericolo per le dittature.  I violenti e gli istigatori d’odio vanno tenuti sotto controllo e puniti ogni volta che commettono un reato ma è sbagliato credere che una tecnologia come quella di Facebook li favorisca o li potenzi. Puo’ accadere, come può accadere il contrario. Così come un telefono cellulare può salvare una vita in condizioni di emergenza o può servire ad innescare una bomba a distanza per un attentato. A nessuno verrebbe in mente per questo di vietare l’uso dei cellulari.
Violenti, criminali e terroristi sono sempre esistiti e hanno sempre trovato modi di “aggregarsi” e organizzarsi adeguati ai loro tempi, negli anni 70 come oggi, in Italia come ovunque.  Ma non si contribuisce a un mondo migliore e meno violento se si colpevolizzano e si restringono gli spazi di libertà.
 
 
 

 

Lil Wayne e la sua casa che odora di marijuana

 

  Lil Wayne e la sua casa che odora di marijuana …

L'agenzia immobiliare non riesce a trovare un acquirente a causa del forte odore che impregna anche tappezzeria e muri dell'appartamento.

A quanto pare la passione per la marijuana del rapper Lil Wayne potrebbe rivelarsi un problema più serio del previsto per gli agenti immobiliari che stanno cercando di vendere la sua casa.

Il rapper, infatti, ha affittato un appartamento a Miami composto da 3 stanze e due bagni che recentemente il proprietario ha messo in vendita per 520mila dollari.

Negli ultimi giorni una coppia ha visitato la casa ed è stata immediatamente accolta da una domanda molto strana del broker: “Vi dispiace l’odore di marijuana? Avreste problemi a presentarvi nel pomeriggio? L’appartamento è al momento occupata da Lil Wayne, e non un tipo assai mattutino”

Lil Wayne e la sua casa che odora di marijuana …

Nonostante queste domande la coppia, che non ha voluto rivelare le proprie generalità nell’intervista al NY Post, ha deciso comunque di dare un occhiata all’appartamento, ma ha trovato l’ambiente  impregnato di un forte odore di marijuana. Non solo. Due ragazze camminavano in giro per la casa completamente nude.

Chissà che il rapper non lo faccia a posto per non lasciare la casa … staremo a vedere .

Biagio Chiariello

http://music.fanpage.it/lil-wayne-e-la-sua-casa-che-odora-di-marijuana/

 

 

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