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Novità

Sos palestre,aumento intossicazioni

Sos palestre,aumento intossicazioniCnit, allarme riguarda i cosiddetti 'prodotti performanti' (ANSA) - ROMA, 8 SET - Aumentano le intossicazioni causate dai cosiddetti 'prodotti performanti' in circolazione soprattutto nelle palestre, avvisa il Cnit. Il trend e' 'in allarmante aumento', affermano gli esperti, e il fenomeno riguarda innanzitutto gli uomini che praticano sport a livello dilettantistico e che assumono sostanze come anabolizzanti, prodotti dimagranti e integratori alimentari, che trovano facilmente attraverso il Web e senza consultare il medico, ignari delle possibili conseguenze.

Understanding relapse: video-progetto sulle dipendenze

Fonte: HBO ADDICTION Project“Understanding Relapse” (Comprendere la ricaduta) è un film in lingua inglese, articolato in tre capitoli, che spiega i meccanismi neurobiologici alla base del pericoloso fenomeno delle ricadute, dopo periodi più o meno lunghi di astinenza da sostanze psicoattive.La professoressa Anna Rose Childress del Dipartimento di Psichiatria presso l’Università della Pensilvania spiega come, attraverso studi di risonanza magnetica, è stato individuato un meccanismo cerebrale tipico della ricaduta definito “STOP/GO”, che si differenzia da individuo a individuo. Il meccanismo di “GO” presente nell’arcaico circuito cerebrale della ricompensa, sembra possa essere attivato da minimi stimoli legati al precedente uso di droga (luoghi, persone, cose) che però vengono bloccati dal meccanismo di STOP della regione cerebrale frontale, impedendo le ricadute.La diversa efficienza di questo meccanismo in alcuni pazienti può essere alla base di una maggiore suscettibilità alle ricadute determinando l’importanza di interventi mirati, sia farmacologici che comportamentali. In particolare le terapie cognitivo-comportamentali sono orientate alla comprensione, da parte del paziente, di questi meccanismi cerebrali. Si insegna a riconoscere cosa succede quando sopraggiunge uno stimolo alla ricaduta, inducendo comportamenti adeguati che aiutano a superarla. “La ricaduta” infatti, come riportato dalla professoressa Childress “non è un fallimento del trattamento, ma una parte della malattia”.I filmati raccolgono, oltre ai contributi di esperti nell’ambito delle neuroscienze e delle dipendenze, anche le testimonianze e le esperienze personali di diversi pazienti. “Understanding Relapse” è infatti parte di un ampio progetto l'HBO's ADDICTION Project che e’ stato presentato proprio dalla Home Box Office (network televisivo Americano) in associazione con Robert Wood Johnson Foundation, il NIDA (National Institute on Drug Abuse) e il NIAAA (National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism). Nell’ambito di questo progetto e’ stato prodotto un film-documentario che si avvale di nove filmati principali centrati sui diversi aspetti della dipendenza da sostanze di abuso. Si parla di esperienze personali, fenomeni sociologici, sperimentazione clinica, prospettive future. Il progetto e’ inoltre corredato da 13 filmati supplementari (incluso “Understanding Relapse”) che approfondiscono temi come la tossicodipendenza negli adolescenti, la ricerca di nuovi trattamenti, la comprensione del fenomeno delle ricadute.http://www.dronet.org/comunicazioni/res_news.php?id=1755

La cannabis toglie piacere al sesso

La cannabis è la sostanza illegale più utilizzata al mondo ma, nonostante ciò, le disfunzioni sessuali che ne derivano sono ampiamente ignorate. Infatti, l’uso abituale di cannabis ha un forte impatto sulla salute sessuale degli utilizzatori, sia maschi che femmine. L’indagine, condotta presso La Trobe University di Melbourne in Australia, ha coinvolto circa 8.700 persone di età compresa tra i 16-64 anni che sono state intervistate telefonicamente. I consumatori di cannabis rappresentano circa il 9% dell’intero campione; di questi l’1,5% ne fa un consumo giornaliero, un altro 1,5% un uso settimanale, il 5,8% un uso occasionale. Lo studio, che verrà pubblicato sul numero di settembre del Journal of Sexual Medicine, ha evidenziato che l’uso quotidiano di cannabis è associato ad una probabilità doppia rispetto a chi non consuma di avere disfunzioni sessuali, e a tali conseguenze sono soggetti sia gli uomini che le donne. In particolare, le donne hanno una probabilità di contrarre malattie veneree sette volte superiore alle non utilizzatrici; questo effetto non si manifesta negli uomini che, tuttavia, hanno quattro volte più difficoltà a raggiungere l'orgasmo o hanno una probabilità due volte maggiore di raggiungerlo o con troppa fretta o con troppa lentezza.

 

da www.dronet.org

fonte: Journal of Sexual Medicine

SICUREZZA STRADALE: 10MILA GIOVANI CONTROLLATI FUORI DAI LOCALI

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Quasi diecimila giovani sottoposti ai test alcolemici da parte della Polizia, oltre 500 patenti ritirate per guida in stato di ebbrezza, 37 veicoli confiscati, 1.600 biglietti omaggio per le discoteche regalati dalla polizia ai guidatori sobri, oltre 18mila etilometri distribuiti. Sono i numeri della sesta edizione di 'Guido con Prudenza', la campagna per la sicurezza stradale realizzata da Ania e Polizia Stradale in collaborazione con il Silb. La manifestazione - che ha l'obiettivo di sensibilizzare i giovani verso i rischi della guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di droga - si è svolta dal 24 luglio al 23 agosto nelle discoteche più frequentate della riviera romagnola e della riva lombarda del lago di Garda, del litorale laziale e sulla costiera salentina.Oltre a gadget e materiale informativo, ai ragazzi sono stati distribuiti 18mila etilometri che hanno consentito a 7mila di loro di accertare il proprio stato di ebbrezza. Sulle strade sono invece stati intensificati i controlli: durante i sei fine settimana dell'iniziativa è stato verificato lo stato alcolemico di 9.245 conducenti - +21% rispetto all'anno scorso - e sono state ritirate 536 patenti a guidatori ubriachi.Ai 1.598 ragazzi che sono risultati sobri ai controlli sono stati invece regalati dalla polizia degli ingressi gratis per le discoteche. Complessivamente sono stati oltre 10mila i giovani tra i 16 e i 35 anni che hanno partecipato ai quiz sulla sicurezza stradale.

 

www.ansa.it

Olanda, stop al turismo dello "spinello"

Stretta dell’Olanda per l’accesso ai famosi “Coffe shop”. Sarà introdotta la prossima primavera una card che consentirà l’accesso ai locali dove si potrà continuare a consumare droghe leggere. L'argomento e' all'ordine del giorno del consiglio dei ministri di dopodomani, ma l'agenzia di stampa Anp e altri quotidiani anticipano, citando fonti ben informate, i possibili provvedimenti. Non ci saranno cambiamenti sostanzialiIn sostanza, l'Olanda non abbandonerà la sua tradizionale forma di tolleranza attuata negli ultimi trent'anni nei confronti delle droghe leggere: non e' perseguibile chi fa uso di marijuana e viene trovato in possesso di un quantitativo fino a cinque grammi. La restrizione vuole ridurre la vendita di "erba" ai ragazzi degli stati confinantiIl Governo è intenzionato a porre dei limiti alla vendita di cannabis ai turisti provenienti in Olanda solo per acquistare “erba” e successivamente rientrare negli stati d’origine. Questo fenomeno è presente specialmente nelle cittadine di confine come Maastricht dove decine di migliaia di turisti francesi, belgi e tedeschi arrivano ogni anno solo per comprare marijuana. La nuova legislazione dovrebbe essere introdotta nella prossima primavera ed arriva dopo le divisioni all'interno della coalizione di governo sul problema delle droghe leggere: da una parte cristiano-democratici e Unione cristiana che chiedevano tolleranza zero e dall'altra i laburisti secondo i quali chiudere i coffee shop non avrebbe ridotto il crimine e i rischi per la salute legati al consumo di droghe.

 

http://www.rainews24.rai.it

ITALIA - Istituto superiore sanita': alcool compatibile con la guida

"Il limite massimo di tasso alcolemico nel sangue e' stabilito in molti Paesi Europei nella misura di 0,5 grammi per litro. Si tratta quindi attualmente di un limite ritenuto ragionevole per la maggior parte delle persone che si mette alla guida di veicoli". Cosi' Enrico Garaci, presidente dell'Istituto superiore di sanita' (Iss), in relazione alle polemiche sollevate sul limite di tasso alcolemico consentito. L'Istituto di Viale Regina Elena spiega che dai dati 2008 riferiti dalle Forze dell'Ordine alla V° Conferenza nazionale sulle droghe - organizzata lo scorso maggio a Trieste (www.conferenza.dronet.org) -, e' emerso che tra i conducenti fermati per i controlli stradali solo il 17,5 per cento dei positivi al test ha rivelato un tasso alcolemico fra 0,5 e 0,8 mentre il restante 82,5 per cento aveva un tasso alcolemico da 0,9 fino e oltre 1,5 grammi per litro. Il dibattito su alcol e guida e' tornato di stringente d'attualita' dopo il varo alla Camera del provvedimento che abbasso a zero il limite per i neopatentati e dopo le dichiarazioni di chi, anche nella maggioranza, vorrebbe che il divieto assoluto di bere prima di mettersi al volante venisse esteso a tutti. Attraverso un'intervista a Quattroruote, il ministro dell'Agricoltura, Luca Zaia e' pero' entrato nel dibattito sui limiti di tasso alcolemico per chi guida, criticando i sostenitori della tolleranza zero. "Non credo nella cultura del proibizionismo - ha detto il ministro - il limite attuale, 0,5 grammi di alcol per litro di sangue, e' ragionevole e stradigerito dall'opinione pubblica, entro questi livelli si e' sobri e perfettamente in grado di guidare. Corrisponde a due bicchieri di un vino che abbia non piu' di 11 gradi, diciamo uno spumante o un rosso non strutturato". L'Istituto superiore di sanita' dal canto suo sottolinea l'importanza delle campagne pubbliche di prevenzione contro l'abuso di sostanze alcoliche. "I dati - spiega il presidente dell'Iss - dimostrano che l'intervento preventivo deve riguardare, per avere un significativo abbassamento del numero di incidenti stradali dovuti all'alcol, soprattutto coloro che superano quel limite di 0,5 grammi per litro. E in particolare quell'82 per cento che guida in stato di vera e propria ebbrezza dopo aver bevuto una quantita' di alcol eccessiva e che - continua Garaci - e' poi la maggiore causa di incidenti stradali alcol-correlati". Per quanto riguarda, inoltre, il limite consentito dello 0,5 grammi per litro, l'Iss sottolinea che in caso di incidente stradale, il grado di alcol nel sangue e' una delle poche misure rilevabili tra le possibili cause da attribuire all'evento. Nel caso di un'assunzione moderata di alcol infatti andrebbero prese in considerazione altri fattori come possibili eventi scatenanti l'incidente tra cui per esempio l'assunzione di farmaci, un colpo di sonno dovuto a stanchezza o a particolari patologie come apnee notturne e molti altri fattori non sempre rilevabili. "Fondamentali - ribadisce Garaci - rimangono per la prevenzione degli incidenti stradali le campagne pubbliche di prevenzione e gli interventi educativi nelle scuole capaci di creare una cultura della moderazione e della sicurezza in modo da spingere giovani e adulti a comportamenti moderati e responsabili come - conclude il presidente dell'Iss - quello di far guidare sempre, anche nel caso di assunzione bassa di alcolici, se possibile, colui che non ha fatto minimamente uso di sostanze alcoliche".

 

ADUC DROGHE

Slow city, così le città si attrezzano per fermare le stragi in auto

di JENNER MELETTI, repubblica.it OAS_RICH('Left'); Slow city, così le città si attrezzano per fermare le stragi in auto Era l'autostrada del "divertimentificio", l'A14. Un viaggio verso le discoteche ed i pub della Riviera, il ritorno verso casa all'alba, sperando di riuscire a restare nella corsia giusta, dopo la birra, le pasticche, i cocktail... Sabato notte l'A14 è stata bloccata per cinque ore, dalle 2 alle 7 del mattino, dalla polizia stradale. Tutti coloro che tornavano dalla Riviera sono stati dirottati nell'area di sosta Sillaro, con sette pattuglie pronte con gli etilometri. Gli agenti hanno controllato duemila auto, e così a occhio hanno lasciato andare chi non sembrava avere nessun problema. Per 445 ragazzi e ragazze al volante c'è stato il soffio nell'etilometro. Solo 6 patenti sono state ritirate. Venerdì sera, a Forlì, nell'operazione "Pit stop per la vita", la stradale e i vigili hanno fatto 700 controlli e ritirato solo due patenti. In quelle stesse ore, in pieno centro a Roma, su una Punto lanciata a folle velocità e guidata da un giovane ubriaco, due ragazze trovavano la morte. Una nuova tragedia, che stavolta ha indotto la giunta guidata da Gianni Alemanno a proporre misure drastiche: e cioè l'introduzione degli autovelox anche in città. "I centri abitati, oggi, sono più pericolosi dell'autostrada. Chi si prepara a un viaggio sa che prima o poi potrà essere fermato da una pattuglia. Chi resta in città e passa dalla pizzeria alla birreria o al pub, non si pone il problema. Pensa che se i chilometri sono pochi non serva rimanere sobrio, o almeno fare guidare chi non ha bevuto". Giovanni Jacobazzi è il comandante della polizia municipale di Parma. Una città, questa, che può essere presa come esempio, per tutto ciò che è stato fatto per la sicurezza non solo degli automobilisti ma anche di ciclisti e pedoni. «Eppure, anche qui, l'anno scorso abbiamo avuto 1000 incidenti con 670 feriti. I morti sono stati 12. Ci sono state anche 18 omissioni di soccorso. Subito dopo gli incidenti abbiamo dovuto ritirare 60 patenti per ubriachezza». Secondo il comandante, il nemico di oggi ha un nome preciso: alcol. «Abbiamo costruito le rotatorie, così in quasi tutta la città nessuno brucia più il semaforo. Se non dai la precedenza, strisci contro l'altra macchina. Non fai un frontale. Abbiamo messo i rallentatori e in alcune strade c'è il limite dei 30 all'ora. Ma cosa serve, tutto questo quando un ragazzo o una ragazza si riempiono di alcol? Vedo in tv tanta pubblicità contro il fumo, ed è giusto. Ma si continua a fare pubblicità ai liquori e questo non ha senso. I giovani oggi sembrano divertirsi solo se bevono. E più bevono, più corrono». Anche a Parma ci sono due città. Quella del giorno inizia con gli automobilisti che arrivano ai parcheggi scambiatori (gratuiti) e salgono sulla navetta che li porta in centro. Ci sono le corsie per le biciclette, con centinaia di due ruote messe a disposizione dal Comune. C'è una grande isola pedonale dove entrano solo i bus, in gran parte a metano. «Di notte, invece, soprattutto nei fine settimana prevale questa cultura del bere. Certo, anche di giorno i problemi non mancano in una città che ha 140.000 veicoli e 190.000 abitanti, neonati e centenari compresi. Ma l'alcol è la miscela che fa esplodere le schegge impazzite della notte». Non ci sono isole felici. «Tutte le città - dice Giordano Biserni, presidente dell'Associazione amici della polizia stradale - stanno diventando sempre più pericolose. Sulle strade in generale siamo riusciti a ridurre il numero delle vittime. Erano 7.060 nel 2000, 5.131 nel 2007, 4.700 l'anno scorso. Se continuerà un forte impegno - come quello dei tutor sulle autostrade - riusciremo a tagliare del 50% i morti sulle strade entro il 2010, come chiede la Comunità europea. Ma nei centri urbani, purtroppo, i numeri sono ancora pesanti. Nel 2007, 627 pedoni sono stati travolti e uccisi, in gran parte nelle città. Cinquantasei solo a Roma. L'anno scorso ci sono stati 323 casi di pirateria stradale, con 67 vittime e 410 feriti. Quest'anno - e siamo appena a settembre - sono già stati contati 320 pirati. Nelle città bisogna prendere misure precise. La segnaletica verticale e orizzontale spesso è superata o confusa e in tanti punti critici non c'è la giusta illuminazione. Ma prima di tutto occorre organizzare i controlli, non una tantum ma con una frequenza che non lasci l'illusione di farla franca. L'alcol è davvero il nemico. C'è chi ha sostenuto che due bicchieri di vino non fanno male a nessuno, ma bisogna pensare che l'alcol diventa comunque un additivo di stanchezza. Hai viaggiato, hai ballato, sei stato in giro per ore. Anche poco alcol può essere il colpo di grazia per chi torna all'alba già stremato». Le città forniscono molti clienti agli ospedali e purtroppo agli obitori. Nel 2007 sulle strade urbane ci sono stati 176.897 incidenti con 2.269 morti (su 5.131) e 238.712 feriti su 325.850. «Anche molti motociclisti perdono la vita sulle strade cittadine. Ci sono le buche, il ghiaino, guard rail senza varchi con lamiere che diventano affettatrici. E poi ci sono moto sempre più potenti. Ormai fra quelle che troviamo in strada e quella di Valentino Rossi la differenza è solo nella targa. Moto da 180 cavalli che in prima arrivano a 130 all´ora, due ruote che sfrecciano a 310%u2026». Alcuni problemi si sono aggravati negli ultimi anni. «La popolazione invecchia - dice Giordano Biserni - e naturalmente anche gli automobilisti. L'altro giorno è stata rinnovata la patente a un signore di 95 anni. Ha detto che doveva portare a spasso la badante. Chi è troppo anziano ha tempi di reazione diversi, non riesce a calcolare se il pedone stia attraversando o no il pedonale e non capisce che la luce che arriva da dietro è il faro di un motociclista. E per controllare tutto questo, la Stradale ha le stesse pattuglie che aveva negli anni '70, quando a circolare erano 18 milioni di veicoli e non 47 milioni come oggi». Ravenna non è una città grande. In quindici minuti attraversi il centro a piedi, in venti minuti di bicicletta arrivi alle pinete e al mare. «Eppure anche qui - dice Stefano Rossi, comandante della polizia municipale - la velocità e il non rispetto delle regole causano morti e feriti. Negli ultimi tre anni il numero dei sinistri è diminuito ma siamo ancora lontani dai nostri obiettivi. Nel 2006 abbiamo registrato 1307 incidenti, con 11 morti. Nel 2007, 1267 con 10 vittime. Nel 2008, 1156 con altri 10 morti. In una città che dovrebbe essere davvero a dimensione umana, a pagare di più sono i ciclisti. In tre anni ne sono stati uccisi undici. Ma sempre in questi tre anni i pedoni feriti sono stati 103, i ciclisti mandati all'ospedale 403. Non ci sono incidenti innocenti, tragedie per caso. A causare un incidente è sempre una violazione del codice della strada. C'è chi non dà la precedenza, chi va troppo forte. Non esiste nessuna "strada assassina". Ci sono automobilisti che non si fermano davanti a un passaggio pedonale e ci sono ciclisti che passano con il rosso, non rispettano lo stop%u2026 Anche reprimere le violazioni non è semplice. Noi utilizziamo gli autovelox anche su alcune strade cittadine, ma solo quelli mobili, usati da una pattuglia. Con le nuove norme ministeriali devi segnalare la presenza dei vigili a 400 metri di distanza e non dai quasi nessuna multa. Serve comunque come prevenzione. Anche qui l'alcol è il problema più serio. L´università di Bologna ha fatto uno studio su 1736 persone che dal 2002 al 2008 sono state coinvolte in incidenti provocati dall´alcol. Erano 1451 maschi e 285 femmine. Si è scoperto che la maggior parte di loro aveva nel sangue da 1,51 a 2,50 grammi di alcol. Tutti alla guida di mezzi veloci, con la sensazione di essere invincibili. Di fronte a numeri come questi, devi pensare soprattutto alla prevenzione. E' per questo che noi vigili andiamo nelle scuole, a insegnare educazione stradale. A spiegare che guidare è anche bello, ma si deve usare sempre la testa. Che quelli che bevono a vanno troppo forte non sono i furbi. Stiamo facendo una campagna per "Viaggiare sicuri" anche in bicicletta». Vigili che rimpiangono il mestiere di una volta, quando si alzava la paletta agli incroci, si controllavano i prezzi del mercato%u2026 E non si doveva andare all'alba a suonare i campanelli di famiglie in attesa di un figlio.

Dati Istat: Cambia il modello di consumo tradizionale di alcool in Italia

Gruppo Abele.

L'abitudine di consumare bevande alcoliche al di fuori dei pasti riguarda quasi 13 milioni e 500 mila italiani dagli 11 anni in su con un aumento dal 1998 al 2008 del 10% negli uomini e del 13% nelle donne tra i 18 e i 24 anni.Scende il consumo giornaliero di alcool. Aumenta il binge drinking. Queste alcune delle tendenze emerse dall'indagine multiscopo “Aspetti della vita quotidiana” dell'Istat su un campione di 49.000 individui, che evidenziano come il modello di consumo tradizionale sta cambiando dal consumo giornaliero durante i pasti al consumo occasionale non moderato fuori pasto, noto con il termine anglosassone di binge drinking. Dal 1998 al 2008 nella fascia di età 18-24 il consumo giornaliero di alcolici è diminuito dal 22,4% al 16,2% nei maschi e dal 5,8% al 3,3% nelle femmine. Il consumo fuori dai pasti invece è fortemente aumentato, dal 39,9% al 49,4% per i maschi e dal 20,8% al 33,5% per le femmine. Il fenomeno del binge drinking nel 2008 ha coinvolto 8.449.000 individui nel campione di popolazione dagli 11 anni in su: 6.531.000 maschi e 1.910.000 femmine, concentrato in maniera evidente nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni.Oltre alla frequenza, si modifica la tipologia di consumo alcool: le preferenze si spostano dal vino e la birra ai superalcolici, con percentuali in aumento per questi ultimi del 2,8% per gli uomini e del 2,9% per le donne nella fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni.In percentuali minori questo cambiamento di consumo è riscontrato anche nelle fasce di età più basse: in quella 11-15 anni, fascia nella quale l'Organizzazione mondiale per la Salute raccomanda la totale astensione dal consumo di alcool, sono state registrate nel 2008 percentuali di consumo pari al 19,7% per i maschi e al 15,3% per le femmine. In riferimento alla diffusione territoriale del consumo di alcool è emerso che il consumo è più diffuso nelle regioni del Nord-Est (73,2%) e, per quanto riguarda il consumo giornaliero, la percentuale cresce nei piccoli centri abitati (fino a 2.000 abitanti).In riferimento alla fascia di età è emerso che il consumo giornaliero cresce in maniera proporzionale all'aumentare dell'età, raggiungendo il massimo per gli uomini tra i 65 e i 74 anni e per le donne tra i 60 e i 64 anni.Dal 2003 al 2008 si è registrato una lieve diminuzione nel consumo giornaliero di alcool nella fascia d'età che va dai 65 anni in su: dal 49,8% al 45% per gli uomini e dal 13% al 10,7% per le donne. A livello territoriale questo decremento è concentrato nell'Italia centrale e meridionale e nei piccoli comuni fino a 2.000 abitanti.In riferimento al titolo di studio è emerso che la quota di consumatori nell'anno di bevande alcoliche cresce in maniera direttamente proporzionale al livello del titolo di studio, soprattutto per quanto riguarda le donne (con percentuali pari a 46,7% per la licenza elementare e 72,7% per la laurea).Infine, per quanto riguarda la relazione tra guida dell'auto e abuso di alcool, è emersa una correlazione tra guida abituale dell'automobile e consumo a rischio, specie nella fascia di età 18-24 anni, mentre i guidatori occasionali presentano generalmente percentuali più basse di comportamenti a rischio.

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Fumo, nel 2010 sei milioni di morti

I dati del terzo rapporto Tobacco Atlas: il prossimo anno, per le malattie legate al fumo, moriranno 11 persone al minuto. Con danni superiori ai 500 miliardi di dollari. Tra le cause di morte principali cancro, enfisema e malattie cardiocircolatorie. I dati, nel mondo e in italia, e i metodi per smettere.

 

 

Da Kataweb Salute

 

Ha un prezzo enorme, il tabacco, sia in termini di vite umane che di costo sociale. Solo l'anno prossimo, il 2010, il fumo sarà la causa di morte di sei milioni di persone in tutto il mondo, un millesimo della popolazione mondiale. E il trend proseguirà crescendo di anno in anno. Sono questi i dati della terza edizione del Tobacco Atlas, rapporto diffuso dal World Lung Foundation e dall'American Cancer Society. Dal punto di vista economico i numeri sono altrettanto spaventosi: la passione per le 'bionde' costa 500 miliardi di dollari, pari al 3,6% del pil mondiale, in spese mediche, danni alla produttività e problemi ambientali. Cinquecento miliardi che se ne vanno, letteralmente, in fumo. Questi dati sono in linea con quelli diffusi con il rapporto 2008 dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e che stimano il numero di morti annuali nel 2030 a otto milioni, causando oltre 175 milioni di morti nel periodo 2005-2030 (si veda il grafico qui sotto).

 

 

I RISCHI PER LA SALUTELa principale causa di morte legata al fumo è il cancro (un caso su tre) ma non è l'unica. Ci sono anche l'enfisema polmonare e i problemi cardiaci a collegare il fumo con una maggiore mortalità. "Il fumo di sigaretta – sostiene il professor Leonardo Fabbri, presidente dell'European Respiratory Society e direttore della Clinica di malattie respiratorie dell'università di Modena e Reggio Emilia – causa in Italia più di 80.000 decessi all'anno. Un numero altissimo. Per il fumo non si fa abbastanza. E le persone si ammalano di tumore, di malattie cardiovascolari ma anche di broncopneumopatia cronica ostruttiva, una malattia invalidante che nel nostro Paese colpisce quattro milioni di persone ed è diretta responsabile di circa 18.000 morti all’anno". Poi ci sono i disturbi che influiscono sulla qualità della vita, pur non essendo mortali. Solo per citarne alcuni: problemi riproduttivi negli uomini, il peggioramento per chi soffre di asma e i danni alla pelle.

 

I FUMATORI IN ITALIAUn italiano su quattro con più di 15 anni è un fumatore, per un totale di 13 milioni di persone. La maggior parte sono uomini (7,1 milioni contro i 5,9 milioni di donne). E i dati dicono che si inizia sempre prima. Se i fumatori che oggi hanno almeno 65 anni dichiarano di aver iniziato intorno ai 20, i giovani di oggi iniziano a fumare intorno ai 16.

 

La maggior parte dei fumatori si concentra nella fascia d'età 25-44 anni, il che spiega perché le malattie legate al fumo incidono in maniera particolarmente forte sulla produttività della popolazione. IL DRAMMA DEI PAESI IN VIA DI SVILUPPOAnche se i dati non sono rassicuranti, nei Paesi economicamente sviluppati negli ultimi decenni si è registrato un calo della popolazione fumatrice, grazie alle politiche messe in atto dai governi per combattere la diffusione del tabacco. A detenere il record di cittadini fumatori sono ora i Paesi in via di sviluppo, capitanati da Cina e India dove vivono quasi due terzi dei fumatori mondiali (dati Oms). E proprio a questi stati è dedicata una parte del Tobacco Atlas, che focalizza l'attenzione sulle politiche commerciali delle multinazionali del tabacco. Per la precisione, si legge nello studio, ciò è avvenuto a partire dal 1960, quando l'industria del tabacco ha spostato marketing e vendite in quelle nazioni che hanno politiche per la salute pubblica meno efficaci. Il dato che sottolinea il rapporto è che mentre la produzione globale di tabacco è dimezzata nel mondo occidentale, è aumentata di tre volte in quelle in via di sviluppo. In questi Paesi, si legge nel rapporto, i fumatori spendono per tabacco e affini somme di denaro sproporzionate rispetto al loro reddito, che altrimenti potrebbero essere spese per il cibo, assistenza sanitaria e altre necessità: nel solo Bangladesh, se i nuclei familiari medi utilizzassero per gli alimenti i soldi normalmente spesi per il tabacco, oltre 10 milioni di persone non soffrirebbero più di malnutrizione e 350 bambini sotto i cinque anni potrebbero essere salvati ogni giorno. SMETTERE? SI PUÒTutti conoscono qualcuno che, da un giorno all'altro, ha detto: "Questa è la mia ultima sigaretta". E poi basta, nessun rimorso, nessuna ricaduta. Ma non sempre va così, perché smettere di fumare è tutt'altro che semplice."La dipendenza dalle sigarette - sostiene Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’ISS - è una malattia e serve un medico che sappia aiutare il paziente a seguire la strada giusta". Così è possibile appoggiarsi, oltre alla necessaria forza di volontà, a farmaci utili per sentire meno i sintomi della dipendenza: cerotti, gomme, pasticche a base di nicotina sono terapie sostitutive che aiutano il corpo a combattere la crisi da astinenza da nicotina. Poi c'è la sigaretta elettronica, che non si accende ma vaporizza la nicotina, evitando gli effetti nocivi della combustione del tabacco che sono la cosa più dannosa per la saluta. Un'alternativa ai farmaci a base di nicotina è la vareniclina, un principio attivo contenuto in diversi farmaci che simula gli effetti della nicotina sui recettori celebrali. E per finire c'è il metodo Easy Way, quello del famoso libro "È facile smettere i fumare se sai come farlo". Secondo i suoi promotori, dieci milioni di persone hanno smesso grazie a questo metodo.

10 motivi per non drogarsi alla guida

Tassare è meglio che proibire, i conti degli economisti

L'articolo di Marco Rossi dell'Università La Sapienza, Roma per la rubrica settimanale di fuoriluogo sul Manifesto. Lo studio “Il costo fiscale del proibizionismo in Italia” presto on line su www.fuoriluogo.it. Altri approfondimenti su Fuoriluogo di luglio 2004 (Becchi, Cappuccino).

Il dibattito sul fallimento del proibizionismo e la possibilità di sperimentare la legalizzazione delle droghe è stato rilanciato nell’aprile scorso dal periodico britannico The Economist. Recentemente il governatore della California, Arnold Schwarzenegger, ha ripreso la proposta di non punire il possesso e la coltivazione della canapa e di assoggettarla a un regime di tassazione, ipotizzando un ricavo di 1,3 miliardi di dollari utili per evitare la bancarotta dello Stato. Anche autorevoli economisti americani, tra cui Jeffrey Miron dell’Università di Harvard, sono scesi in campo per sostenere un corso diverso dalla war on drugs , che comporterebbe un risparmio di 13 miliardi di dollari all’anno in spese di polizia e giudiziarie a fronte di un incasso di 7 miliardi all’anno di tasse.

L’intervento pubblico volto a contenere il consumo di droghe è motivato dalle conseguenze negative che questa pratica comporta per la collettività.La teoria economica suggerisce che un livello di consumo socialmente ottimale può essere ottenuto tramite due diversi strumenti: il primo consiste nell’imposizione di vincoli allo scambio, fino al divieto totale; il secondo nell’imposizione di una tassazione sulle vendite. In un recente studio del 2006 , Becker, Grossman e Murphy sostengono la superiorità dello strumento fiscale (la tassazione) per controllare i consumi di droghe, rispetto all’imposizione di una forma estrema di contingentamento, quale il proibizionismo.

La maggiore efficienza dello strumento fiscale deriva dalla rigidità della domanda e/o dell’offerta di droghe, che sembrano poco risentire del controllo legale. Assunte tali rigidità, il livello di consumo socialmente ottimale sarebbe minore nel caso di legalizzazione delle droghe e tassazione dei loro scambi rispetto al caso di ottimale applicazione di una normativa proibizionista. I minori consumi sarebbero indotti da un prezzo di equilibrio sul mercato legale maggiore rispetto al prezzo di equilibrio delle droghe sul mercato nero.

L’adozione dello strumento della tassazione comporterebbe, inoltre, dei benefici per l’erario nazionale rispetto all’utilizzo dello strumento proibizionista. In primo luogo, la legalizzazione delle droghe darebbe agli agenti di questo mercato l’opzione di emergere dal mercato nero, cioè di produrre legalmente e di pagare le tasse. In aggiunta alle entrate fiscali derivanti dalla tassazione degli scambi, la legalizzazione implicherebbe anche una riduzione dei costi di contrasto.

La regolamentazione italiana del mercato di alcune droghe (cannabis, cocaina, eroina, ecc.) consiste nel divieto della loro produzione e vendita, mentre il consumo di altre droghe (tabacco, alcol, ecc.) è scoraggiato tramite l’imposizione di elevate tasse sul loro prezzo di vendita.

Si possono stimare i benefici fiscali che l’erario italiano avrebbe avuto nel periodo 2000-05, nel caso la regolamentazione applicata al mercato dei tabacchi fosse stata estesa anche al mercato delle altre droghe. In altri termini, si può condurre una sorta di simulazione contabile volta a stimare quale sia il costo fiscale del proibizionismo in Italia.

Applicando il metodo di stima suggerito da Miron (2006), i costi del proibizionismo sono identificati sia nelle spese per l’applicazione della normativa (risorse di polizia, magistratura e carceri), sia nella mancata opportunità delle tasse non riscosse; senza considerare l’impatto fiscale dei cambiamenti nelle politiche educative e sanitarie connessi all’eventuale legalizzazione del mercato delle droghe. Secondo questo calcolo, in Italia il costo del proibizionismo nel periodo 2000 - 2005 ammonterebbe a circa 60 miliardi di euro, in media circa 10 miliardi di euro l’anno.

La legalizzazione del commercio delle droghe avrebbe fatto risparmiare circa 2 miliardi all’anno di spese connesse all’applicazione della normativa proibizionista. Inoltre, estendendo al mercato delle droghe la normativa fiscale applicata ai tabacchi, l’erario nazionale avrebbe incassato altri 8 miliardi all’anno dalla tassazione sulle vendite. Rispetto alle singole sostanze, la proibizione della cannabis ha implicato un costo fiscale di circa 38 miliardi di euro, a fronte di 15 miliardi per la cocaina e di 6 miliardi per l’eroina.

fuoriluogo

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