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Novità

Bio-Droga: E' boom dei Dream Flower, piante con alcaloidi simili all'Lsd

(newsfood.com) In crescita il consumo dei «dream flower» come il Morning Glory o come l'Hawaian Baby, semi dai nomi esotici che contengono alcaloidi correlati con l'Lsd.

Ma ancora più allarmante è l'abitudine di abbinare queste «smart drug» alle droghe tradizionali e all'alcol. A mettere in guardia su questo fenomeno è l'onlus Accademia Internazionale "Stefano Benemeglio" delle Discipline Analogiche.

Il consumo di semi di piante tropicali che provocano allucinazioni e che si comprano senza infrangere la legge è in aumento. I punti vendita dove acquistare in maniera perfettamente legale sementi allucinogeni sono davvero tanti, sparsi in zone più o meno centrali delle principali città italiane.

Si chiamano «smart drug» all'inglese o «bio-droghe» all'italiana, ma il termine bio-droghe è fuorviante.

Se con questo termine si vuole mettere in evidenza la loro origine naturale allora anche l'oppio, la coca e la marijuana sono bio-droghe.

«L'origine naturale di queste sostanze non è infatti di per sé garanzia di sicurezza.Il prefisso bio serve solo a rendere più accattivante un prodotto che invece può essere pericolosissimo, soprattutto se associato all'alcol» spiega lo psicologo Stefano Benemeglio, padre dell'Ipnosi Dinamica  e presidente dell'Accademia Internazionale delle Discipline Analogiche.

Si tratta di semi di piante tropicali che ufficialmente sono in vendita per essere piantati e non ingeriti.Semi come il «Morning Glory» (ipomea violacea) o come l'«Hawaian Baby Woodrose» (argyreia nervosa), che dovrebbe fare germogliare «una bellissima pianta dai fiori bianchi e blu», si legge sulla confezione.

Poi l'avvertenza: «se ingeriti possono provocare allucinazioni».Sì perché contengono una serie di alcaloidi indolici strutturalmente correlati con l'Lsd.

Tra questi il principale è l'ammide dell'acido lisergico indicata con la sigla Lsa. Droghe a tutti gli effetti, ma legali.

A volere sensibilizzare l'opinione pubblica su questo fenomeno è l'Accademia Internazionale "Stefano Benemeglio" delle Discipline Analogiche che punta il dito sul senso di precarietà e sull'ansia da prestazione che caratterizzano la società contemporanea.

Secondo lo psicologo sono infatti questi i fattori che determinano i disagi che portano sempre più spesso le persone a ricorrere alla droga.

Ma queste «smart drug» sono ancora più pericolose perché disinformazione, ambiguità e vuoto legislativo giocano un ruolo determinante.

La disinformazione da parte soprattutto dei giovani che non conoscono la pericolosità di queste sostanze, l'ambiguità su cui molto gioca chi per interessi economici ne favorisce l'uso e il vuoto legislativo a causa del quale oggi con nomi stravaganti vengono vendute sostanze psicoattive capaci di alterare lo stato di coscienza, senza infrangere la legge.

 

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Gruppo di studio e Intervento sulle Malattie Sociali

 

A lato degli interventi si realizzano ricerche e raccolta di materiali scientifici di riferimento, si organizzano convegni di studio e per la formazione di operatori, si partecipa ai convegni ed ai meeting nazionali ed internazionali, si diffondono materiali e pubblicazioni.

Comunità aperta significa che ogni iniziativa è presa nello stesso ambiente dove i partecipanti devono vivere. I partecipanti al P.C.A., grazie alle terapie praticate autonomamente dai medici e dagli operatori del progetto, sono in grado di discontinuare l'abuso delle droghe senza bisogno di essere reclusi o sottoposti a pratiche contrarie al senso comune e alla loro dignità personale. Ogni risultato è valido se ottenuto in presenza della possibilità potenziale di continuare nella pratica tossicomanica. La verifica che il partecipante ha cessato le attività di strada avviene mentre egli potrebbe continuare le sue abituali frequentazioni ed abitudini.

Cessato l'abuso di sostanze inizia il faticoso processo di recupero della salute con uno screeneng diagnostico accurato e l'effettuazione delle terapie specifiche. Tali terapie si praticano direttamente o per riferimento alle sedi adatte. Il percorso di reintegrazione nell'ambito familiare, sociale, lavorativo e di formazione viene favorito con attività specifiche nella sede, se non si determina autonomamente per effetto della cessazione delle pratiche da strada.Attualmente il PCA è un'esperienza unica in Italia dove si attuano terapie specifiche per la tossicodipendenza da eroina, da non confondersi con le iniziative per la riduzione del danno, utilizzando metadone al di fuori dei servizi pubblici da parte di operatori medici non inseriti nel Ser.T. né convenzionati con il SSN, in attuazione della normativa vigente dopo il Referendum dell'Aprile 1993 che riconosce ad ogni esercente la professione medica la facoltà di assistere soggetti tossicodipendenti anche praticando le terapie sostitutive. 

 

USA - Obesità, cibo spazzatura agisce come sostanza stupefacente sul cervello

Non ditelo al sottosegretario Carlo Giovanardi, o correremo il rischio che anche le patatine fritte finiscano nelle Tabelle delle sostanze proibite. Ebbene sì, dopo la cioccolata, si è scoperto che anche il cibo-spazzatura ricco di calorie e zuccheri puo' creare dipendenza. Per i ricercatori che descrivono il fenomeno per la prima volta sulla rivista Nature Neuroscience e' una forma di dipendenza del tutto confrontabile a quella da fumo e droga. I comportamenti e i meccanismi cerebrali che si attivano sono stati osservati nei ratti, ma sono un'ottima base per comprendere, nell'uomo, meccanismi legati all'obesita'. La ricerca e' americana e dimostra come il consumo eccessivo di cibi supercalorici puo' scatenare nel cervello meccanismi analoghi a quelli attivati da altre forme di dipendenza. Gli autori della ricerca, Paul Johnson e Paul Kenny, dell'Istituto Scripps a Jupiter (Florida), lo hanno dimostrato trasformando ratti di laboratorio in consumatori compulsivi di cibi-spazzatura. Hanno osservato cosi' che, come nella dipendenza da fumo e droga, anche in quella dal cibo-spazzatura si indebolisce l'attivazione dei circuiti cerebrali della ricompensa, che in condizioni normali scattano immediatamente quando si vive un'esperienza piacevole. Oltre alla loro dieta usuale, a base di cibi leggeri e sani, ai ratti sono stati offerti stuzzichini appetitosi a base di bacon, salsicce, dolci e cioccolato. Gli animali hanno piu' che gradito l'integrazione, cominciando ad assumere molte calorie e a prendere peso. In poco tempo e' precipitata la loro sensibilita' alla ricompensa, proprio come avviene in chi e' dipendente da droghe. E come in questi casi, il ritorno alla normalita' non e' stato semplice ne' rapido: solo dopo due settimane dalla scomparsa degli stuzzichini dalla loro dieta nel cervello dei ratti si e' ripristinato il meccanismo della ricompensa. I ricercatori hanno poi voluto capire che cosa accade quando, nei ratti come nell'uomo, la dipendenza impedisce di interrompere l'assunzione di una sostanza anche quando e' chiaro che questa e' pericolosa per la salute. Hanno cosi' associato il consumo dei cibi ipercalorici alla comparsa di un segnale luminoso e a un dolore ad una zampa: non appena si accendeva la luce i ratti normali rinunciavano volentieri allo stuzzichino pur di non provare dolore, mentre i ratti obesi e dipendenti continuavano a mangiare.

 

Aduc Droghe

Giovanardi: fumo cannabis aumenta rischi ricovero ospedale

Roma, 29 mar. (Apcom) - Il Dipartimento politiche antidroga guidato dal sottosegretario Carlo Giovanardi lancia l'allarme: "Il fumo di cannabis aumenta il rischio di ricovero ospedalierio". Il dipartimento definisce "particolarmente allarmanti" gli ultimi dati provenienti dai pronto soccorso, in relazione alla comparsa del Tch (principio attivo della cannabis) a più alta percentuale e di cannabinoidi sintetici, i più dannosi per la salute. Già nella relazione al Parlamento - spiega il Dipartimento in una nota - era emerso tra tutti, il dato sull'impiego delle principali sostanze d'abuso evidenziandone un forte incremento. E - avverte il dipartimento - a conferma della pericolosità dell'uso della cannabis, anche l'Australia, ha deciso di intraprendere un'azione di prevenzione più determinata, dopo che uno studio sulla popolazione ha rilevato una crescita del consumo quotidiano con un costante aumento di ricovero in ospedale per problemi cannabis correlati.

"Un aumento, che testimonia come ancora oggi, non si è compreso appieno la pericolosità dell'uso di tale sostanza", sottolinea il dipartimento antidroga, ribadendo: "Proprio la cannabis è in grado di produrre gravi effetti dannosi soprattutto per il cervello degli adolescenti arrecando gravi patologie psichiche come la schizofrenia, alterazioni importanti della memoria, della capacità di apprendimento della motivazione ad affrontare e risolvere i problemi della capacità di autocontrollo e di giudizio, nonché compromettere le funzioni necessarie per la guida sicura degli autoveicoli e delle moto". "Per questo - conclude la nota - il Dipartimento continuerà ad utilizzare tutti gli strumenti utili per contrastare la promozione e la diffusione di tutte le droghe".

 

notizie.virgilio.it

«Droga sul lavoro, aziende assenti»

SICUREZZA. Il primo appuntamento dei seminari tecnici promossi dalla Scuola edile con l'intervento degli esperti dell'Asl Nel 2009, in 150 inviati al Sert su circa 3mila controlli effettuati L'allarme: «Il fenomeno rimane in buona parte sommerso»

 

Stando alla normativa codificata, il datore di lavoro ha fra i diversi compiti assegnati anche promuovere la salute dei propri dipendenti. Un dovere che rimane al momento sulla carta, come dimostra l'applicazione della normativa sul consumo di alcol e stupefacenti: aziende bresciane poco sensibili e rischio maggiore di infortuni e dipendenze.Se ne è parlato nel primo appuntamento dei Seminari Tecnici del Sabato promossi dalla Scuole edile bresciana, con l'intervento degli esperti del servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro-Psal dell'Asl di Brescia.La legge su stupefacenti e alcol parte da lontano, dal dpr 309/90, ma le prescrizioni sui controlli sono diventate attuative solo nel 2008 per gli stupefacenti e 2006 per l'alcol: per gli stupefacenti sono previsti test specifici da effettuare una volta all'anno su chi svolge determinate mansioni a rischio per gli altri, come quelle di guida (camion, bus, ecc.), di manovra gru e macchine a movimento terra nel settore edile. Questi test sono collegati all'idoneità al lavoro e se si risulta positivi anche per un'assunzione saltuaria scatta l'avvio a un percorso nei Sert. «Su circa 3 mila controlli effettuati nel bresciano nel 2009 circa 150 lavoratori sono stati inviati al Sert», osserva Domenica Sottini, responsabile dello Psal Dgd 1 distretto di Brescia: un 5 per cento dei lavoratori che non deve trarre in inganno, «perché ciò che osserviamo è solo la punta di un iceberg, e il fenomeno rimane in buona parte sommerso», spiega la responsabile. La normativa sull'alcol è invece meno vincolante e prevede valutazioni alcolemiche per tutte le mansioni nei cantieri edili, ma risultare positivi non è direttamente correlato all'idoneità alla mansione, mentre ulteriori accertamenti scattano se c'è il sospetto di alcoldipendenza.«L'APPLICAZIONE di queste normative è ancora a macchia di leopardo, la legge più stringente e chiara è quella sugli stupefacenti, applicata da quasi tutte le aziende di trasporti, mentre gli edili sono un po' in ritardo – dice Sottini -. Il problema è che la normativa viene applicata in modo formale, tutto si riduce all'esecuzione del test, trascurando il punto più importante che è la promozione della salute e di stili di vita più sani».«La sensibilità delle aziende è bassissima, soprattutto nell'edilizia, dove i consumi dei lavoratori non sono considerati un problema, e dove le attività di formazione e promozione della salute vengono percepite come una spesa, di tempo e di soldi», aggiunge Paola Paglierini dello Psal DGD 4 del distretto di Palazzolo.Gli attori su cui agire sono in primis il medico aziendale e il datore di lavoro, oltre al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e al responsabile del servizio prevenzione e protezione. «La percezione che si ha visitando le diverse realtà produttive è che l'utilizzo delle sostanze stupefacenti sia più diffuso nel settore metalmeccanico, nei servizi e nel terziario, dove i ritmi lavorativi sono più intensi e dinamici, mentre nel settore edile il problema di gran lunga prioritario resta l'alcol, e non accenna a diminuire perché bere non viene percepito dai lavoratori come comportamento a rischio», spiega Paglierini.PIÙ CHE L'IMMAGINE del muratore che assume cocaina per migliorare le proprie prestazioni, quindi, il volto più vero del fenomeno rimane quello del muratore che fin dallo spuntino del mattino consuma alcolici, senza rendersi conto della pericolosità. E dire che avere lavoratori in salute, fanno notare gli esperti, andrebbe a tutto vantaggio dell'azienda in termini di efficienza e produttività. Lisa Cesco

 

Brescia Oggi

Se l' Amazzonia diventa un viaggio da maestri beat

Com' erano allegramente (e a volte malinconicamente) alternativi i ragazzi della Beat Generation, Burroughs, Ginsberg, Corso, Ferlinghetti... Una volta a Spoleto, negli anni Sessanta, secondo quanto racconta Fernanda Pivano, Ginsberg fu arrestato perché un brigadiere aveva letto le sue poesie piene di riferimenti sessuali. Restarono ore al commissariato e Ginsberg commentò: meno male questo arresto, cominciavo ad annoiarmi. Le lettere dello yage di Burroughs e Ginsberg (ma molto più del primo che del secondo) sono il racconto epistolare, lungamente lavorato, di un viaggio alla ricerca di questa droga misteriosa nascosta nella giungla amazzonica. Appunto lo yage. Si tratta di una liana che può diventare lunga anche diciotto metri: per trarne la droga bisogna tagliarla a pezzetti e pestarla e ce ne vuole una bella quantità per ottenere un buon effetto. Ma i metodi per raggiungere lo scopo sono diversi e i sistemi variano a seconda degli stregoni. Lo yage può far diminuire la febbre e rendere insensibili al dolore fisico, ma soprattutto produce allucinazioni e una perdita di controllo profonda. Un' avventura onirica probabilmente irriferibile. A leggere come Burroughs ne resta sconvolto fisicamente, con vomito e altre piacevolezze, non viene nessuna voglia di provarla, ma la cosa è soggettiva e la speranza di uno sballo assoluto attira molti. Paul Theroux ammise di essere stato posseduto dal libro: «Devo assolutamente ripetere questo viaggio». In effetti questo libro, uscito per la prima volta nel 1963, e poi diverse volte integrato, ha un suo fascino particolarissimo: dà sostanza a una prepotente voglia dell' Altrove e dell' Estremo che non si ferma e non si scoraggia di fronte a nulla. Per questo la prosa di Burroughs e, nella parte che gli spetta, anche quella di Ginsberg appare subito vitalissima, disincantata, priva di falsi pudori. E dunque rivelatrice. Altro che mito del buon selvaggio. «Sempre la solita Panama. Troie e papponi e puttanieri. "Vuoi bella ragazza?". "Signora nuda balla?". "Mi guardi fottere mia sorella?". Ci credo che mangiare costa tanto. Non ce la fannoa tenerli in campagna. Vogliono venire tutti nella grande città a fare i papponi». Di lettera in lettera Burroughs racconta a Ginsberg le tappe del suo viaggio alla ricerca delle droghe, che trova e prova in diverse occasioni: yage e non solo, ma inevitabilmente racconta senza pietà molta America latina, con la popolazione indolente, la polizia corrotta e onnipresente, gli alberghi e i localini equivoci. L' Ecuador è terribile, la Colombia infrequentabile, meglio il Perù (a Lima «ho cercato con un discreto successo, quelli che un personaggio di Waugh chiama bistrot piccoli e loschi»). Poi c' è la giungla, piena di stregoni un po' scemi... «Il ragazzo mi ha sorriso mostrando buchi tra un dente e l' altro... "Ho una bella canoa - ha detto Perché non risaliamo il Guaymes? Lassù conosco tutti gli indios". Sembrava la guida più inefficiente dell' intera Alta Amazzonia ma ho detto "Sì"». Il sesso, nella variante omo è, con la droga, l' altra irrinunciabile dominante, anche se non sempre le cose vanno per il verso giusto. «Voleva trenta dollari convinto si vede di essere merce rara nell' Alta Amazzonia. L' ho tirato giù a dieci dollari a condizioni sempre più sfavorevoli. In qualche modo è riuscito a spillarmi venti dollari e i boxer (quando mi ha detto di sfilarmi completamente le mutande ho pensato che tipo passionale, caspita, ma era solo una manovra per fottermi le mutande)». Burroughs non è mai volgare: lavora con lieto sarcasmo sulla presa diretta del parlato e precipita il lettore in mezzo agli affanni e ai paradossi degli incontri e scontri di civiltà molto diverse, dove la violenza è all' ordine del giorno. «A proposito, il sangue scorre quasi sempre a fiumi in questi loschi bistrot peruviani. Infilzare un vetro rotto in faccia all' avversario è all' ordine del giorno. Qui lo fanno tutti». Le lettere dello yage hanno avuto una storia piuttosto complessa e Oliver Harris ci mette la bellezza di sessantacinque pagine per cercare di venire a capo di quello che, per molti aspetti, resta un rebus di difficile soluzione. Consiglio di leggere la prefazione dopo aver letto il libro, per non arrivare stanchi alla prosa robusta e "scandalosa" di Burroughs. Da non perdere anche il brano aggiunto e da molti in precedenza censurato intitolato "Roosevelt dopo l' insediamento": una satira antipresidenziale violenta e grottesca. Tutte le cariche vengono attribuite a personaggi quasi innominabili, specie alla Casa Bianca, come Annie il pippaiolo, il travestito Lizzie, Lonny il pappone. Ne succedono di tutti i colori mentre un babbuino sodomizza questo e quello. Ecco una frase che potrebbe fare da didascalia: «Roosevelt era così pervaso di odio per la specie umana che desiderava solo avvilirla fino a renderla irriconoscibile». - PAOLO MAURI, Repubblica del 27.03.10

La Marijuana salverà la California dalla bancarotta?

 

http://www.newnotizie.it/wp-content/uploads/2010/03/marijuana1-300x200.jpgI californiani il prossimo novembre saranno chiamati ad esprimersi sulla legalizzazione della marijuana.

E’ stato infatti accolto oggi dalle autorità dello stato il referendum dopo aver convalidato oltre 520mila delle quasi 700mila firme presentate dai promotori, molto più delle 433mila necessarie. Stato all’avanguardia, vien da chiedersi?

Curioso;  sembrerebbe di si,  visto che nella città di San Francisco è vietato fumare all’aperto in molti parchi, nei quartieri attorno a scuole e ospedali,  con il “vanto” di essere l’unica città al mondo con questo proibizionismo.

La battaglia è stata portata avanti da Richard Lee, 47 anne imprenditore  nel settore della marijuana terapeutica.  L’iniziativa prevede anche che adulti possano coltivare piccoli appezzamenti, fino a 7 metri quadri, di marijuana.

 Ma non è tutto, da qui nasce la più curiosa delle rivoluzioni fiscali: risanare il deficit pubblico con le canne.

Infatti per i suoi seguaci l’imprenditore è la prova che lo spinello libero è un ottimo business, privato e collettivo.  All’altra estremità del Bay Bridge, Lee ha scelto il porto di Oakland per creare un centro di formazione dei futuri imprenditori della marijuana.

“Pot-repreneurs” li chiamano, un gioco di parole che si potrebbe tradurre liberamente “imprenditori in erba”.  Perché se passa il referendum sulla liberalizzazione in tutta la California, questo diventerà un business.

Dalla coltivazione alla distribuzione, il mercato che oggi è artigianale e semi-sommerso diventerà rispettabile e alla luce del sole. Lee ha visto lontano creando la sua università di Oaksterdam (“Oakland più Amsterdam”) e gli effetti sono visibili.

E’ con questa filosofia pragmatica che Lee ha lanciato la raccolta di firme per il referendum, conclusa con successo mercoledì: superata la soglia di 434.000 cittadini, la consultazione popolare è convalidata. Si voterà a novembre insieme con le legislative nazionali e l’elezione del nuovo governatore della California. Ma è sul referendum per la marijuana che la campagna è partita per prima. Da lunedì le radio e tv locali di San Francisco manderanno in onda i primi spot pubblicitari. Quello scelto da Lee è il più sorprendente. Il guru del movimento per la liberalizzazione ha scelto come testimonial un vicesceriffo in carne ed ossa, che ammette il fallimento della politica di criminalizzazione e conclude: “E’ ora di controllare la marijuana. E di tassarla”.Lee ha commissionato uno studio all’economista Jeffrey Miron di Harvard, che stima a 13 miliardi di dollari il costo complessivo del proibizionismo, più altri 7 miliardi di potenziale gettito fiscale perduto. Proprio questo sta diventano l’argomento martellante della campagna pro-cannabis. “La stessa authority che certifica i conti dello Stato  -  spiega Lee  -  ha calcolato che la California guadagnerà 1,4 miliardi l’anno di tasse sulla marijuana se viene legalizzata la vendita. Con 20 miliardi di deficit, questa nuova entrata sarà una manna dal cielo”. Secondo i sondaggi la maggioranza dei californiani è d’accordo: il 56% propende per il sì.  Dall’attuale vendita controllata per soli scopi medici, si passerebbe a una liberalizzazione totale, anche per il consumo ricreativo. Se vince Lee, il dilemma finirà sulla scrivania di Barack Obama. La liberalizzazione totale violerebbe la legge federale. Ma se l’alternativa è la bancarotta della California?

 Diana de Angelis

 newnotizie.it

 

Giovani, ricchi e occupati: ecco i nuovi schiavi della droga

http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1209294493780_0.JPGD. Beverini, gazzetta di parma- «Stare fuori senza le droghe? Dentro mi sento annoiato, una noia mortale, senza forza di ca­rattere ». E’ questa la spiegazio­ne che un ragazzo ha dato della sua tossicodipendenza ai medici del Sert, nel momento in cui ha deciso di liberarsi dalla sua pri­gione. Pochi giorni fa però, quel ragazzo ha avuto una ricaduta. E ancora: «L'alcol è la droga ideale: prima ti fa mollare i freni ini­bitori, poi ti stordisce. Ieri sera ho visto mio padre: ho deside­rato che fosse morto. Così avrei cominciato a vivere». A parlare questa volta è una ragazza ap­partenente a una famiglia bene­stante, a cui è il padre a offrire la cocaina. Oppure: «Non riuscivo ad avere rapporti sessuali. L’an­drologo mi disse che soffrivo di ansia da prestazione. Una sera casualmente ho fumato eroina e tutto è andato a meraviglia, così ho continuato a usarla». Peccato però che oggi questo ragazzo, ventunenne, sia schiavo della di­pendenza e che il sesso non lo interessi nemmeno più.   E' raccontando stralci della vi­ta dei suoi pazienti che Maina Antonioni, direttrice del Sert di Parma, apre l’incontro «Uso, abuso, dipendenza», organizza­to dall’Avis Montebello-Cittadel­la. «Pensiamo sempre ai tossico­dipendenti come a persone ap­partenenti a basse classi sociali, ma oggi non è più così spiega Maina Antonioni . Si tratta spes­so di persone abbienti, professio­nisti".

L'articolo completo sulla Gazzetta di Parma oggi in edicola

Giovani e alcol: tra moda e abuso

Uso ed abuso di alcol solo per moda: ecco i ragazzi italiani.Può la mancanza di regole e la scarsa percezione di un limite definito trasformare una pratica dannosa in un valore indispensabile, soprattutto nell’età giovanile? Può un problema trattato solo a metà o sempre nelle stesse modalità venire “risucchiato” dal silenzio come qualcosa di già sentito? Il problema dell’alcolismo giovanile in Italia sta assumendo sempre di più il contorno di un rito dovuto e non più quello di un fenomeno episodico per pochi individui.

Voglia di sperimentare, trasgredire, allinearsi al gruppo, questi i motivi che più vengono citati negli approfondimenti sul tema ma forse se ne dimentica uno fondamentale: il bere tra amici, spesso abusandone, non viene più percepito come una pratica irresponsabile e questo, al pari passo con i dati allarmanti sul consumo dei più giovani, sta astraendosi dal gruppo diventando particolarità anche del singolo, ovvero, non è più necessario bere per sentirsi parte di un insieme di amici che si diverte ma ormai è una cosa inconscia e normale, tollerabile anche da soli come pratica ovvia.

I morti per gli incidenti legati all’alcol, le famose stragi del sabato sera, eventi terribili che ritualmente ogni week-end contano decine di vittime, sono riportati dai media come un rito dovuto ma che è diventato ormai, paradossalmente, un’ovvietà che non sconvolge più nessuno, tantomeno i giovani. Si parla sempre degli effetti a breve termine dell’alcol, legati ad una sera, al problema del guidare in stato di ebbrezza che può portare al tragico incidente, ma degli effetti più a lungo termine, come può essere la dipendenza, chi ne parla? Nel grande circuito d’informazione generalista, quello che anche i più giovani leggono e ascoltano ai telegiornali, chi racconta alle nuove generazioni del problema dell’alcolismo?

Le dipendenze dall’alcol non sono minimamente considerate e percepite nel linguaggio comune dei ragazzi, il bere è visto come una pratica normale e quindi il problema si annulla, diventa vago e questa spirale del silenzio è la problematica da combattere, ma di cui nessuno sembra accorgersi. 13 anni. Questa in Italia l’età media in cui i giovani iniziano a consumare per la prima volta delle bevande alcoliche. Il 17,6% dei ragazzi tra gli 11 e i 15 anni ha consumato bevande ad alto tasso alcolico e questa percentuale è tra le più alte in Europa, dove il primo bicchiere è fissato intorno ai 14-15 anni. Questo dato è contenuto nella Relazione al Parlamento sugli interventi realizzati dal Ministero della Salute in materia di alcol tra il 2007 e il 2009 da cui si legge, anche, che sono il 70,7% i giovani tra i 18-24 anni che consumano regolarmente bevande alcoliche.

Secondo la ricerca del Ministero emerge poi che anche il consumo fuori-pasto è in aumento e nei maschi sarebbe il 31,7% e nelle donne il 21,3%, in un’età compresa tra gli 11 e i 24 anni. Un’altra indagine intitolata “Il Pilota” dell’Osservatorio Nazionale Alcol Cnesps mette in evidenza poi un dato nuovo, quello del binge-drinking ovvero l’abbuffata di alcol volontaria, soprattutto nei week end, per arrivare all’ubriacatura e il 41,7% dei ragazzi e il 20,8% delle ragazze al di sotto dei 18 anni sarebbero vittime di questa pratica. Secondo la ricerca Cnesps è elevata anche la media dei bicchieri consumati in una serata tipo e nella notte del sabato un ragazzo consuma in media 4 bicchieri e una ragazza poco più di 3 in una fascia d’età compresa tra i 19 e i 22 anni. Ancora più preoccupanti i dati se si prendono in considerazioni i giovani sotto i 18 anni e così i bicchieri salgono a 5 per i maschi e 6 per le ragazze.

Da queste statistiche emerge l’età come snodo fondamentale ed è allarmante come i minorenni siano il target che fa crescere in modo esponenziale i valori di queste ricerche. Ricerche che dimostrano come più si cresce e più si abbassano queste pratiche di abuso. Il problema alcol quindi ha il suo passaggio più forte, cosa impensabile alcuni anni fa, nelle generazioni più giovani. Un discorso da non sottovalutare è quello legato anche al sesso femminile. I dati Cnesps dimostrano come il vino diventi la bevanda “da sballo” preferita dai giovani soprattutto nelle ragazze al di sotto dei 18 anni, prima, durante o dopo la serata del sabato tra wine bar, pub e discoteche in abbinamento, oltretutto, ad altre bevande alcoliche.

Una tendenza che si sta trasformando in moda soprattutto col fenomeno del “buletton” così tipica in Spagna, con damigiane di vino e alcolici comprate a basso costo nei supermercati e consumate in gruppo. Perché sono proprio i giovanissimi i protagonisti in negativo di queste ricerche? Di cosa sono vittime e chi può fare qualcosa e in che modo? I dati dimostrano che sono i più adulti, man mano che cresce l’età, a ridurre il consumo di alcol e questo è legato al fatto che i più grandi spesso devono far fronte sempre più spesso a più impegni economici legati alla vita quotidiana, come un mutuo per esempio, e così destinando meno denaro ai divertimenti.

Cosa che non coinvolge i più giovani che possono usare i soldi a disposizione soprattutto per i divertimenti, quindi soprattutto per lo sballo del sabato sera. Un altro ruolo lo ha sicuramente la pubblicità che si insinua nel solco del problema trasformandolo in valore positivo, rendendo l’alcol uno strumento di divertimento e affermazione sociale. Le bevande alcoliche diventano così protagoniste di un marketing spregiudicato abbinando il loro uso ai concetti di moda e spensieratezza senza nessun limite, di cui i giovani sono il target preferito.

Non dimenticando il ruolo della famiglia, sicuramente importante e fondamentale ma che “sfugge” quando i giovani escono in gruppo e questo diventa l’agente di socializzazione più importante, non bisogna tralasciare il concetto di “limite” su cui in Italia nessuna campagna di sensibilizzazione si basa. In questo modo i ragazzi non sentono il bisogno di demarcare un confine oltre cui non andare e questo comportamento diventa parte integrante del vivere comune. Non bisogna sottovalutare poi il consumo del vino, così tipico nelle nostre famiglie e prima forma di “socializzazione” di gruppo verso l’alcol, che diventa un rito normale per i giovani sommandosi poi, nei sabati sera, al consumo di altri alcolici creando quel poli-consumo così dannoso. In Italia sono solo i morti nelle stragi del sabato sera il punto di contatto con la realtà dannosa dell’abuso di alcol e i più giovani lo vivono come un disco già sentito, terribile sicuramente, ma che dà un senso di assuefazione alla notizia che paradossalmente diventa quasi invisibile.

Anche le leggi sono ancora troppo morbide verso questa piaga, leggi che colpiscono chi guida ubriaco ma dimentica chi è in macchina con lui e che quindi può venire raggirata lasciando alla guida l’unico amico lucido permettendo agli altri di bere senza limiti. Possibilità economiche, vuoto istituzionale, pubblicità feroce che trascura il problema, poca attenzione della famiglia, rito di gruppo, in sintesi sono questi i motivi che rendono incontrollabile il problema alcolismo rituale tra i giovani e che rende labile il confine sottile tra svago episodico e dipendenza. Chi si accorge davvero quando il bere diventa qualcosa di necessario? E’ davvero così facile, per un ragazzo, percepire se un qualcosa è irrinunciabile quando viene assimilato come un uso dovuto e normale?

Tassare di più le bevande, mettere dei limiti chiari che non è facile aggirare, sensibilizzare di più sul concetto di limite sin dai primi anni di scuola visto che l’iniziazione al bere, come hanno dimostrato i dati, avviene già nel periodo della scuola media, dare dei limiti alle pubblicità di alcolici che sono sempre più sinonimo di accettazione sociale e divertimento. Questi sono solo alcuni dei campi su cui si potrebbe intervenire ma purtroppo il problema alcol-giovani sembra sempre un discorso accessorio, mai davvero preso in mano dai chi ci governa perché fa meno notizia, almeno sulla carta. Secondo una ricerca dell’Istituto Mario Negri di Milano l’alcol è la terza causa di morte in Italia con 30.000 decessi ogni anno e in Europa è la prima causa di decesso per i giovani sotto i 30 anni. Qualcuno vuole iniziare a prendere appunti?

 

V. Malara per Ghigliottina.it

La California verso la legalizzazione della cannabis?

Secondo le stime la legalizzazione e tassazione della cannabis nella sola California genererebbe  $1.4 miliardi di dollari l'anno. Fonte: http://www.huffingtonpost.com/stephen-gutwillig/ca-marijuana-legalization_b_511484.html

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Today, an initiative that would legalize personal marijuana possession and allow regulated sales of marijuana to adults will qualify for California's November general election ballot. A win at the ballot would be a first of its kind in U.S. history. This is a remarkable moment in the struggle to change our decades-old marijuana policies. Marijuana was prohibited in 1937 before most Americans had ever heard of it. Today the U.S. leads the world in marijuana consumption. Nearly 26 million Americans used marijuana last year and more than 100 million have tried it in their lifetimes. A huge commodity of the underground economy, marijuana is the nation's top cash crop, valued at $14 billion in California alone. Our state Board of Equalization has estimated we would generate $1.4 billion a year by taxing marijuana like alcohol. Like it or not, marijuana has become a mainstream recreational drug. It is second only to alcohol and cigarettes in popularity and is objectively far less harmful than either. Marijuana is drastically less addictive and cannot cause an overdose. Every major independent study has debunked the gateway myth; for the profound majority of users, marijuana is the only drug people sample not the first. Children across the country consistently report that marijuana is easy for them to get from their peers and the black market while significant barriers exist to buying alcohol and cigarettes. Unthinkable carnage in Mexico has claimed 15,000 lives since the Calderon government declared war on drug cartels three years ago. Our government estimates the cartels generate at least 60% of their profits from marijuana alone. Following the murders of several U.S. consular workers, Secretary of State Clinton returned to Mexico this week, acknowledging that demand in the U.S. dominates these markets. But she didn't acknowledge that rampant violence is not a byproduct of the cannabis plant itself but of the prohibition that creates a profit motive people are willing to kill for. Americans are increasingly turning against the prohibition that fails to protect our kids and guarantees a monopoly of profits to violent criminal syndicates on both sides of the border. While polls have long confirmed that large majorities favor treating marijuana possession as an infraction without arrest let alone jail, support for ending marijuana prohibition outright is quickly gaining speed. A Gallup poll last year reported that a historic 44 percent of Americans favor legalization, a 10-point jump since 2001. Meanwhile, sizable majorities of Californians are ahead of that curve, giving rise to the historic initiative we'll vote on this fall. With this cultural transition underway, you might think enforcement of our marijuana laws would reflect their unpopularity. Sadly, quite the opposite is the case. Arrests for marijuana offenses have actually tripled nationwide since 1991. In California, which decriminalized low-level possession in 1975, arrests have jumped 127 percent in the same two decades the arrest rate for crime in general fell by 40 percent. Police made nearly 850,000 marijuana arrests across the country last year, half of all drug arrests and more than all violent crime arrests combined. No law in the United States is enforced so widely yet deemed so unnecessary. Worse still, marijuana laws are enforced selectively with racist results. In California, African Americans are three times more likely than whites to be arrested for a marijuana offense despite comparable or even lower rates of consumption. An expose by the Pasadena Weekly found that blacks, who represent 14 percent of that city's population, accounted for more than half all marijuana arrests in the last five years. It's hard to overstate the significance of the vote this November. Banning marijuana outright has been a disaster, fueling a massive, increasingly brutal, underground economy, wasting billions in scarce law enforcement resources, and making criminals of countless law-abiding citizens. Elected officials haven't stopped these punitive, profligate policies. Now voters can bring the reality check of sensible marijuana regulation to California. Stephen Gutwillig is the California State Director of the Drug Policy Alliance, the nation's leading organization working to promote alternatives to the failed war on drugs.

SBORNIA PRIMA DEGLI ESAMI NON PREGIUDICA TEST

(AGI) - Washington, 24 mar - Una notte di follie alcoliche non pregiudica i risultati di un esame al mattino successivo. Lo afferma uno studio della Boston University School of Public Health (BUSPH), pubblicato dalla rivista Addiction, secondo cui l'intossicazione da alcol non ha effetti su esami basati sulla memoria a lungo termine o su materie studiate da poco tempo, anche se puo' influire sull'attenzione e sull'umore. I ricercatori hanno testato 193 studenti tra 21 e 24 anni, a cui e' stata somministrata in una prima fase birra in quantita' tale da provocare ubriachezza e in una seconda fase, una settimana dopo, birra analcolica. Il giorno dopo la bevuta, agli studenti e' stato fatto fare un test su una lezione che avevano ricevuto un giorno prima o un vero e proprio esame su un programma di lungo termine. I risultati sono rimasti gli stessi indipendentemente dalla sostanza ingerita la sera prima. ''Siamo stati sorpresi dal risultato del test - ha spiegato uno dei ricercatori, Jonathan Howland - ma bisogna dire che noi ci siamo concentrati solo su un tipo di test, e non sappiamo come l'alcol potrebbe influire su altre misure della conoscenza. Anche se gli esami non sono affetti, le abitudini di studio e l'attitudine alle lezioni potrebbero essere danneggiate''

SITI PRO-ANORESSIA, IL PERICOLO SI MATERIALIZZA SUI SOCIAL NETWORK

Facebook, social network più famoso al mondo, non poteva non essere interessato dal fenomeno dei messaggi pro anoressia o bulimia che negli anni passati ha coinvolto maggiormente blog e forum. Giovannini: "Fenomeno ancora largamente sconosciuto"

 

http://www.superabile.it/repository/ContentManagement/information/P1343857284/ragazzaallospecchio_150x124.jpgROMA 19.03.2010 - Nome in codice Proana, o anche soltanto Ana come nome o cognome, è indifferente, ma è importante che ci sia. Come foto del profilo un corpo esile in genere senza volto o la silhouette di una modella, in alcuni anche un bicchier d'acqua e tra gli amici tanti che per lo stesso cognome li scambieresti come parenti di un'unica grande famiglia. Si cercano così oggi i ragazzi con disturbi dell'alimentazione, anoressia o bulimia. E se in passato erano blog e forum e traghettare i messaggi distorti, con l'esplosione dei social network il fenomeno diventa pressoché ingovernabile. Nell'era di Facebook, il social network più famoso al mondo non poteva non essere interessato dal fenomeno dei messaggi pro anoressia o bulimia che negli anni passati ha interessato maggiormente blog e forum. Basta fare un giro con uno dei motori di ricerca per rendersi conto che si tratta di un terreno difficile da esplorare e monitorare, e soprattutto perché quel che è visibile a tutti i naviganti della rete spesso non è che una parte di quel che circola sul web. Sono numerosi, infatti, i forum ‘invisibili', a cui per accedere occorre essere registrati. Delle community private su cui scambiarsi messaggi su come perdere peso, su come non avvertire i morsi della fame e anche su come ‘camuffare' ai propri genitori la propria magrezza e il proprio disturbo.

"Credo nell'inferno perché ci vivo ogni giorno", dice una ragazza sul suo profilo di Facebook. Dice di chiamarsi Claudia, ha 25 anni e come lei stessa specifica, è "1.70 x 44 kg". I profili spesso sono resi privati, ma da quel poco che rendono visibile ai naviganti si legge quanto basta. "Affamata d'Amore, Passione, di Vita che Vale... - scrive ancora Claudia sul suo profilo -. Dopo 25 anni buttati, passati ad affannarsi arrivo alla conclusione che è meglio morire di fame che d'amore ugualmente lento ma fa meno male". Nella foto del profilo di Cristina, l'immagine di una ragazza e la scritta "perfection". Giulia sul suo profilo pubblico, invece, lascia soltanto una frase: "Talvolta vorrei essere qualcun'altra. Poi mi rendo conto che l'unica cosa che non ho mai provato è essere me stessa".

Quello che si riesce a leggere sul social network è solo una piccola parte, ma basta seguire gli indirizzi dei blog indicati su alcuni profili per raccogliere le loro storie scritte su pagine di diari virtuali. "Domenica, 14 febbraio 2010. E' ufficiale... - scrive sul suo blog una ragazza - sono e sto ingrassando sempre di più. Non può più andare in questo modo! Sono nervosa e non soddisfatta di me stessa... Vorrei essere serena e riuscire a piacermi...ma non è così! Devo dare una svolta a tutta questa situazione! devo tornare come ero prima! So che la mia forza di volontà..quando voglio, è più forte di qualsiasi altra cosa, sono già stata sotto i miei regimi... e con successo! Domani... domani... domani!!". E in alcuni blog, veri e propri diari alimentari. "Colazione: aria fresca, spuntino: aria calda, pranzo: 200g pomodori conditi con aceto 38 kcal, merenda: aria fritta, cena: the senza zucchero. Totale della giornata: 600 kcal bruciate in palestra e 38 kcal assunte".

Per Agostino Giovannini, dell'Ausl di Reggio Emilia e autore di una delle poche ricerche fatte in Italia sul problema dei siti proana e promia, il fenomeno è ancora oggi largamente sconosciuto e difficile da monitorare. "La mia ricerca fotografava un fenomeno ancora quasi del tutto sconosciuto a molti degli operatori - spiega -, ai mass media e ai genitori ma non a molti degli utenti. Un fenomeno comunque in crescita e in evoluzione. Ci sono vari tipi di siti internet: i forum nascosti, i blog aperti, quelli acerbi che stanno approdando a piccoli passi verso questa forma di ‘filosofia'. A fare un blog proana ci si mette dieci minuti. Se consideriamo una fetta enorme delle adolescenti con disturbi alimentari molte di queste persone agiscono con forum e blog e il 90% dei forum che io ho consultato non sono assolutamente reperibili attraverso i motori di ricerca. Diventa molto complicato riuscire ad individuarli e a definirne il numero preciso, se non impossibile".

Non mancano, però, tra blog e gruppi quelli nati per contrastare il fenomeno. Tra i gruppi di Facebook sono numerosi quelli nati per chiedere la messa al bando dei siti che incitano all'anoressia o bulimia, tanti sono soltanto ‘antiproana', ma di tanto in tanto ne spunta qualcuno a favore. Tuttavia sono i contatti personali a mettere maggiormente in evidenza il fenomeno, e anche tra questi non mancano le associazioni che si occupano di anoressia. È il caso dell'associazione Aba , che da anni è impegnata sul problema e presente in 16 città italiane che ha circa 1500 contatti come membri, ma anche di realtà associative più piccole che accettano le nuove sfide della rete, visto che il terreno di gioco è sempre più impervio.

(Giovanni Augello)

fonte: http://www.redattoresociale.it/  

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