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Novità

sesso e psichedelici

la storia delle GIF che hanno imperversato su FB in questi giorni

Cannabis di Stato: otto miliardi di euro il ricavo di un anno

Michele Bocci, Repubblica.it

TANTI SOLDI che entrano nelle casse dello Stato o fanno respirare i bilanci delle Regioni, e in aggiunta la nascita di un nuovo settore economico che dà lavoro, magari nelle aree del Paese dove il tessuto economico è stato devastato dalla crisi. Alla fine potrebbero non essere il riconoscimento di una libertà individuale e nemmeno riflessioni criminologiche o sanitarie a dare la spinta decisiva alla cannabis di Stato. No, saranno i quattrini: tra i 6 e gli 8 miliardi di euro all'anno di introiti solo di tasse. Tanto per cominciare, nel senso che la stima si basa sulla prima fase di una eventuale legalizzazione. Dove c'è stato il via libera ad hashish e marijuana il giro d'affari sta facedo aumenti di varie decine di punti percentuali ogni anno.

Per poter calcolare il valore dell'introito delle tasse si possono fare solo proiezioni. Alcune sembrano abbastanza credibili, anche se ci sono incognite difficili da valutare. In Italia l'anno scorso sono state sequestrate 145 tonnellate di derivati della cannabis. I dati sono del Viminale, che in varie occasioni ha fatto notare come il mercato sia almeno 6 o 8 volte più ampio di quanto viene intercettato dalle forze dell'ordine. Così le tonnellate che girano nelle piazze, nelle feste, negli appartamenti di operai, avvocati, impiegati e manager sono tra le 870 e le 1.160. A 10 euro al grammo, più o meno quanto vengono fatte pagare le sostanze negli stati Usa che hanno legalizzato, fa un giro d'affari di 8,7-11,6 miliardi. Chi fa le stime, ad esempio Piero David, ricercatore di economia applicata dell'Università di Messina, che scrive di questi temi su lavoce. info, prende come riferimento la tassa sul tabacco, che è al 75%. Applicandola anche ai derivati della cannabis si avrebbe un incasso per lo stato tra 6,5 e 8,7 miliardi. Il dato non è molto distante da quello che si desume ricavando i consumi dalle ricerche di "Aqua drugs" basate sui residui delle sostanze nelle acque delle città (6,6 miliardi). Ed è simile anche alla cifra ottenuta proiettando sull'Italia il consumo dei cittadini del Colorado nel 2014. In questo caso il risultato è 7,3 miliardi di euro di tasse. E quest'anno nello stato Usa il giro di affari è cresciuto della metà. All'inizio infatti c'è stata una certa concorrenza del mercato nero, che non è scomparso con la legalizzazione ma ha provato a combatterla abbassando i prezzi. Piero David ha stimato anche il valore degli interventi di prevenzione e repressione dello spaccio. Si tratta di circa 600milioni di euro che lo Stato non dovrebbe più spendere. "Il beneficio lo sentirebbero il sistema carcerario e le forze dell'ordine, che potranno dedicarsi ad altre cose  -  spiega il ricercatore  -  Peraltro la stessa Direzione nazionale antimafia consiglia la legalizzazione perché la repressione ha fallito e loro non sono in condizioni di investire ulteriori risorse per contrastare il consumo di cannabis".

prosegue su www.repubblica.it/cronaca/2015/10/24/news/cannabis_di_stato_otto_miliardi_di_euro_il_ricavo_di_un_anno-125775906/

psichedelici e buddismo

in occidente, dagli anni '60 in poi, molte persone si sono avvicinate al buddismo dopo aver avuto esperienze psichedeliche (ed esistono ancora maestri che riconoscono all'LSD tale ruolo di 'accesso' alla disciplina buddista); un libro appena uscito racconta i punti in comune tra i due mondi (articolo in inglese)

i costi del proibizionismo in Italia

l'eredità dei vari fini, giovanardi, serpelloni...

Nuovo sito di informazione sulle sostanze

dai cancellatelo pure a noi ;)

(peraltro è fatto molto bene)

un archivio di paper accademici sull'uso terapeutico di canapa, LSD, MDMA, Ayahuasca (DMT)

paper accademici sull'uso terapeutico di canapa, LSD, MDMA, Ayahuasca (DMT) – in english

SHERLOCK HOLMES E LA COCAINA

Ci sono personaggi della fantasia che per qualche strana alchimia dell’immaginario hanno infranto i limiti della finzione e sono riusciti a penetrare in un ambito che molte persone sentono di riconoscere quasi come realtà. Scherlock Holmes è uno di questi.

Nato dalla fantasia di Arthur Conan Doyle (1859-1930), un medico che passò alla letteratura, Holmes è una sorta di archetipo dell’investigatore positivista, ma un po’romantico, che ha ottenuto un successo inaspettato e continua ad ottenerlo tra i lettori di tutto i mondo.

Tralasciando il vasto corpus di occasioni di approfondimento che contrassegna la produzione letteraria che ha come protagonista Scherlock Holmes, a cui si aggiunge una bibliografia sconfinata, in questa sede vorremmo soffermarci su un tema particolarmente interessante: l’uso della cocaina da parte del noto investigatore.

“Sherlock Holmes prese il flacone ch'era sulla mensola del camino, tolse la siringa dall'accurato astuccio di marocchino e con le dita lunghe e nervose preparò l'ago. Quindi si rimboccò la manica sinistra della camicia: per qualche attimo fissò affascinato la fitta rete di piccoli punti che le innumerevoli bucature avevano lasciato sul suo braccio pallido. Fissò l'ago nel punto desiderato, premette il piccolo pistone e finalmente si lasciò andare nella poltrona di velluto, traendo un lungo sospiro soddisfatto. Tre volte al giorno, per molti mesi, avevo assistito a questa scena”. 

A parlare, o meglio ma scrivere, è il dottor Watson, compagno inseparabile dell’investigatore e soprattutto, nella finzione letteraria, il suo biografo ufficiale.

Di fatto si tratta dell’incipit de Il segno dei quattro: un riferimento all’uso di stupefacenti che ricorre in un paio di altri casi e che si aggiunge a quella presente anche in un altro romanzo di Doyle con Holmes come protagonista: Uno studio in rosso.

Nel gioco degli specchi messo in atto dalla notevole massa di apocrifi, che sono comunque espressione del grande successo riscosso dall’investigatore inventato da Doyle, la questione sulla cocaina non poteva passare inosservata: nel 1975, Nicholas Meyer ha scritto un libro che ha come tema dominante appunto l’abuso di droghe da parte di Holmes. Il libro, La soluzione sette per cento, intende essere una sorta di diario con le memorie del fido Watson. L’assistente dell’investigatore più famoso del mondo, descrive come l’amico divenne schiavo della cocaina, perdendo via via sempre il contatto con la realtà. Ciò lo condusse a un punto tale di disordine che, nell’aprile 1891, cominciò a considerare un pericoloso criminale il suo antico precettore, il professor Moriaty.

Per inciso ricordiamo che nel Canone – i libri scritti da Conan Doyle e con Holmes come protagonista – il professor Moriaty è effettivamente “il cattivo” e acerrimo nemico dell’investigatore, mentre nell’apocrifo di Mayer il suo ruolo risulta completamente stravolto. Comunque, ritornando a La soluzione sette per cento, troviamo Watson che dopo aver letto un articolo sulla cura della cocaina effettuata da un giovane medico viennese (Sigmund Freud), trova il modo di far incontrare il suo amico con il futuro creatore della psicoanalisi.

Freud sottopone con successo l'investigatore a una terapia ipnotica, durante il periodo di cura, i due trovano anche modo di operare affiancati nell'indagine su un caso di criminalità locale che, naturalmente, sarà risolto felicemente.

continua qua www.duepassinelmistero.com/Holmes.htm

biomasse con canapa inquinata e tentativo di riportare la canapa in tabella I (droghe pesanti)

proposte di legge preoccupanti per la salute pubblica e per il contesto sociale: http://lab57.indivia.net/nuovo-attacco-proibizionista-alla-canapa/

Il viaggio della cocaina dalla Colombia all’Italia, grazie a Farc e ‘ndrangheta

 

Articolo di Piero Innocenti - Limesonline

La battaglia di Bogotá contro il narcotraffico sta dando risultati notevoli, ma il mondo della droga è in costante evoluzione. Il ruolo della guerriglia e gli interessi delle ‘ndrine della provincia di Reggio Calabria.

 

In Colombia prosegue la lotta contro i narcotrafficanti e la guerriglia delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), che continuano ad avere un ruolo determinante nella coltivazione della coca e nel commercio internazionale della droga – anche se stanno negoziando con Bogotá un accordo di pace che ponga fine a oltre mezzo secolo di violenze. 
Il bilancio dell’attività di contrasto svolta nei primi sei mesi del 2015 dalla Polizia Nazionale, in particolare dalla Diran (Direzione Antinarcotici), con il concorso delle Forze armate, è notevole. Sono state sequestrate oltre 82 tonnellate (ton.) di cloridrato di cocaina, 115 di marijuana, 158 chilogrammi di eroina, oltre una tonnellata di basuco (lo scarto della cocaina), circa 350 ton. di foglie di coca, 1,2 ton. di pasta di coca, 5.228 pasticche di ecstasy, 112.123 dosi di amfetamine.

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Siamo andati a testare le droghe che si fa la gente ai festival

da Vice.com/it 

 Arrivato sull'isola di Wight sono saltato su un taxi con altri due ragazzi di Londra. Eravamo diretti al Bestival, l'ultimo grande festival estivo inglese, e i miei compagni di taxi avevano deciso di prendersi una botta colossale—effettivamente, entrambi avevano già mandato giù un paio di pasticche.

"Ma ne abbiamo ancora un sacco," mi ha detto uno di loro, orgoglioso. "Nascondo le buste attaccandole con lo scotch tra l'uccello e le palle. Lo faccio tutti gli anni. Funziona benissimo."

Era venerdì e il festival era cominciato il giorno prima, perciò mentre mi avvicinavo ai cancelli d'ingresso ho buttato un occhio ai bidoni della droga—che, se buttata, sarebbe stata "condonata". Molti bidoni erano quasi vuoti, o pieni di cartone. Pare che chi aveva deciso di incrementare artificialmente i propri livelli di serotonina nel corso del weekend non si fosse fatto intimorire dalla security e dai cani antidroga.

Anch'io nutrivo un certo interesse per le buste attaccate ai genitali delle persone, ma per motivi diversi da polizia e security. Mi ero portato da casa un bel po' di kit per testare le droghe, quelli che servono per capire quanto pura è una droga e con quali altre sostanze è stata tagliata. Perché? Volevo capire esattamente di cosa si fanno i giovani ai festival, e come reagiscono quando scoprono che le loro sostanze sono piene di agenti chimici usati per sverminare gli animali da allevamento.

Montata la tenda ho iniziato a vagare per il campeggio, pronto a convincere perfetti sconosciuti più o meno fatti a darmi un po' delle loro droghe per testarle.

da "Sei un poliziotto?" è la risposta che mi davano molti. "Perché se sì, col cazzo."

"No," replicavo, e questo sempre—e con un'enorme facilità—rassicurava i miei interlocutori, che da lì in poi si fidavano di me.

La cocaina non era molto diffusa, e solo sei gruppi tra i 35 che ho fermato hanno ammesso di averne. Tre campioni venivano da Londra, e tutti erano della qualità che mi aspettavo—ovvero non particolarmente buona. Ogni campione ha dato come risultato "medio contenuto di cocaina" che, secondo gli esperti che hanno ideato il test, significa che è pura intorno al 40 percento.

L'agente di taglio più presente in questi campioni era la benzocaina, un agente farmaceutico presente negli anestetici odontoiatrici e negli spray per il mal di gola. Si usa molto spesso per tagliare la cocaina perché ti anestetizza le gengive quando ce la sfreghi sopra, e questo—lo sapete tutti perché l'avete visto in tv, no?—è un segno inconfutabile che quella che ti hanno venduto è coca molto buona.

prosegue su www.vice.com/it/read/bestival-abbiamo-provato-droghe-partecipanti-398

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