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Novità

FRANCIA - Narcosale. Anticipazioni sulla legge che le istituira'

Il ministero della Sanita' prevede una sperimentazione della narcosale per un periodo di sei anni, cosi' come riporta un bozza del progetto di legge in merito, che l'agenzia France Press (AFP) e' riuscita ad ottenere. “In questo luogo vengono accolti i consumatori di stupefacenti e di altre sostanze psicoattive, maggiorenni, che portano e consumano sempre in questo luogo questi prodotti, sotto la supervisione di professionisti della sanita' e dell'ambito medico-sociale”, dice il testo.
La supervisione consiste nel “mettere in guardia i consumatori verso le pratiche a rischio, ad accompagnarli e a prodigare loro dei consigli” sulle modalita' di consumo delle droghe. “in modo di prevenire o ridurre i rischi di trasmissione di infezioni e altre complicazioni sanitarie”, senza che i professionisti partecipino “al momento dell'iniezione”.
Il progetto di legge dovrebbe essere presentato in Consiglio dei ministri durante il mese di settembre, perche' poi sia esaminato dal Parlamento all'inizio del 2015. Le strutture che provvederanno all'apertura di queste narcosale saranno designate per disposizione del ministero della Sanita'.
L'anno scorso una narcosala avrebbe dovuto essere aperta vicino alla Gare du Nord di Parigi, ma fu rinviata sine die dopo che il Consiglio di Stato aveva raccomandato che, prima di ogni sperimentazione, si provvedesse comunque ad avere una legge, si ' che fossero assicurate migliori garanzie giuridiche a tutta l'operazione. Il governo aveva dato la propria approvazione in merito a febbraio del 2013.
Nei motivi del ministero per l'apertura delle narcosale si fa riferimento al fatto che queste sale esistono in diversi Paesi europei (Germania, Lussemburgo, Spagna, Svizzera) e che il loro bilancio e' positivo per la protezione dei tossicodipendenti dai rischi delle iniezioni. Queste sale hanno anche l'obiettivo di “ridurre gli effetti nocivi nei luoghi pubblici”.
 

ADUC Droghe

funghi psichedelici come terapia per la cefalea a grappolo

Dalle pozioni degli sciamani alle bancarelle degli hippy ed ora, forse, anche agli scaffali delle farmacie. È questo il percorso che alcune persone vorrebbero far fare ai funghi psichedelici.Una delle tante proprietà nascoste dei 'funghetti magici' sarebbe infatti quella di curare i lancinanti e debilitanti dolori della cefalea a grappolo, la forma più violenta di mal di testa.In una dinamica simile a quella che ha portato alla vendita di marijuana per scopi curativi ai malati di cancro ed Alzheimer, i malati di cefalea a grappolo si sono detti pronti a sfidare la legge pur di avere accesso ai funghi allucinogeni, i cui potenti principi attivi, la psilocina e la psilocibina (molecole simili a quella dell'LSD), sarebbero estremamente efficaci contro il loro male, chiamato anche cefalea del suicidio per la sua violenza.Nonostante i secondari effetti psichedelici della droga, i malati di cefalea a grappolo sostengono che grazie ai funghetti magici sono riusciti finalmente a «condurre una vita normale». Sul sito internet ClusterBusters, dove i malati di cefalea si scambiano opinioni sulle cure alternative del loro male, Richard Aycliffe, affetto da una forma cronica della malattia, ha raccontato che fino alla scoperta dei funghi era stato impossibile per lui mantenere un lavoro a causa degli effetti debilitanti dei suoi attacchi di mal di testa.Secondo altri malati, i funghi allucinogeni non solo riescono ad alleviare istantaneamente il dolore, ma prevengono anche il ritorno di nuovi attacchi.Fino all'entrata in vigore della nuova legge sulle droghe, secondo la legge britannica vendere funghi freschi, anche se altamente allucinogeni, non costituiva un reato. Secondo il Misuse of Drugs Act del 1971, infatti, la psilocina e la psilocibina sono di fatto considerate droghe di classe A.Tuttavia, all'epoca era stato stabilito che soltanto i funghi «alterati da mano umana», ovvero essiccati o surgelati per essere consumati successivamente, costituiscono di fatto una droga. Ora è stata chiusa questa scappatoia legale che consentiva ai funghi allucinogeni di essere venduti in forma fresca, e i malati di cefalea sono pronti a ribellarsi pur di avere accesso alla loro cura.Sempre sul sito ClusterBusters, un 41enne padre di due figli, ha dichiarato di aver già infranto la legge una volta e di aver mangiato i 'funghetti magici' per combattere il dolore.

fonte: La Stampa,

Pluridipendenza

Salve, ho 35 anni e ho la tipica storia del tipico tossicodipendente. Faccio uso di qualsiasi cosa da quando avevo 16 anni, anche se ultimamente mi sono molto calmato, grazie anche all'ausilio del SERT dove 7 anni fa mi sono recato spontaneamente per non pagare più il subutex ed averlo gratuitamente. Ho anche scalato da 8 mg a 4 durante l'estate. Ho avuto un forte ricaduta con uso di crack e cocaina anche endovena. Sono tre mesi che non faccio uso di alcun tipo di sostanza illecita, tranne rivotril e sub 4 mg. Il problema è che comunqe bevo, ho spesso bisogno di "annebbire" la mente, altrimenti subentra una sorta di noia e apatia. Ho distrutto tante relazioni importanti ed anche diverse possibilità lavorative che avrebbero potuto dare qualcosa alla mia vita. Qualcuno ha mai vissuto qualcosa del genere? Per favore, non parlatemi d psicologi o psichiatri, perchè ci potrei scrivere una guida turistica.

Contenuto Redazionale Autobiografia delle Dipendenze - Anghiari 11-14 settembre "Festival dell'Autobiografia"

Storie di emozioni, riti, miti, viaggi estatici …ma anche paure, sofferenze, perdite, malattie e morti, esperienze non previste, nuove consapevolezze, infine valori, aspettative, progetti .
Per quanto diverse le storie mettono in comune dei significati che possono orientare nella realtà dei consumi che molti giudicano senza conoscere. Il poter comprenderne i vari passaggi che le droghe inducono una volta assunte dagli iniziali aspetti positivi ai successivi preponderanti negativi, permette di prendere coscienza che ognuno presenta le proprie vulnerabilità, questa consapevolezza dovrebbe aiutare a potersi meglio proteggere o comunque vedere possibile progetti di cambiamento e rigenerazione.                                                                                  
(...) dieci storie di persone del nostro tempo che hanno trovato nel loro percorso di vita le droghe e l’alcol. Le storie evidenziano come quest'incontro influenzi i comportamenti, gli stili di vita, i contesti d'appartenenza, e come quest'influenza si esprima diversamente nei vari individui, in relazione alle sostanze usate, alle persone che le assumevano, alle varie fasi della loro vita, al contesto socioculturale d'appartenenza, con diverse evoluzioni e conclusioni, esprimendo da una parte la complessità e dall'altra come in tempi brevi vi siano veloci mutamenti del fenomeno dei consumi.

La raccolta di storie è stata un ulteriore occasione d’incontro tra persone che da anni lavorano insieme in progetti di sviluppo di comunità con obiettivi di prevenzione e recupero, ma soprattutto di processi di cambiamento culturale .

Marco Baldi, Responsabile Ser.T. zona Valtiberina- ASL8 Arezzo

qua trovi tutto il materiale relativo al Festival www.lua.it/index.php

E-cig, l'Istituto superiore di sanità a Veronesi: "Oms ha ragione, non sono innocue"

 ROMA - L'Istituto Superiore di Sanità (Iss) "supportal'approccio rigoroso dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in materia di sigarette elettroniche, auspicando che solo l'evidenza scientifica guidi ad un approccio di sanità pubblica". Lo afferma il commissario straordinario dell'Iss, Walter Ricciardi, replicando alle critiche dell'oncologo Umberto Veronesi alla posizione dell'Oms, che ha raccomandato di vietare la vendita di e-cig ai minorenni e il loro uso negli spazi pubblici chiusi. Le e-cig, afferma, "non son innocue" e "le evidenze scientifiche che facciano smettere di fumare sono limitatissime".

E' "necessario - rileva Ricciardi in una nota - che l'Oms e tutte la autorità sanitarie mondiali basino le proprie decisioni sulla migliore evidenza scientifica e non diano per scontate le strategie promozionali sia dei produttori di e-cig sia di sigarette tradizionali". Molti produttori di e-cig, avverte, "fanno una serie di affermazioni non provate o francamente false inducendo il pubblico a credere che questi prodotti siano innocui (mentre come sottolineato dall'Oms e cominciato a dimostrare anche dall'Iss, non lo sono) e le evidenze scientifiche che le e-cig facciano smettere di fumare sono ancora limitatissime". 

Vi è invece "evidenza - afferma Ricciardi - che la maggior parte degli utilizzatori di e-cig continuino a fumare anche sigarette tradizionali e che essi abbiano scarsi o nulli benefici in termini di riduzione delle malattie cardio-vascolari, mentre tutti gli studi di popolazione fino ad oggi pubblicati mostrano in modo univoco che i fumatori che usano e-cig abbiano addirittura una minore probabilità di smettere di fumare". Inoltre, vi è già una "buona evidenza scientifica (proveniente anche dagli studi dell'Iss) che le e-cig - spiega - rilascino nell'ambiente emissioni di diverse sostanze tossiche per la salute umana, tra cui: particelle ultrasottili, glicol propilene, nitrosamine tabacco-specifiche, nicotina, composti organici volatili (Voc), carcinogeni e tossine, incluso benzene, piombo, nickel ed altri". L'indicazione dell'Oms ad evitare l'uso delle e-cig negli spazi chiusi e nei luoghi pubblici, sottolinea il commissario straordinario dell'Iss, "è finalizzata proprio a prevenire un'esposizione significativa a queste sostanze".

Veronesi, nel criticare la posizione dell'Oms, ricorda Ricciardi, "fa riferimento alla lettera di 50 scienziati europei e americani (di cui era anch'egli firmatario) già contro l'attività dell'Oms sulla e-cig. A questa lettera - conclude - avevano prontamente replicato 129 scienziati da 31 paesi in 5 continenti per, viceversa, supportare l'attività dell'Oms che era ed è improntata alla migliore evidenza scientifica".

LaRepubblica www.repubblica.it/salute/2014/08/31/news/sigarette_elettroniche_salute_oms_sanit_iss_veronesi_minori_luoghi_chiusi_fumo_passivo-94755798/

I finti buoni del volontariato (c'entra anche Don Ciotti?)

 Nelle redazioni è arrivato un romanzo che nessuno prende per fiction, bensì come un'inchiesta giornalistica mascherata sull'operato (malevolo) di don Luigi Ciotti e dell'associazione antimafia "Libera". Il romanzo si intitola "I buoni" - nel senso: i finti buoni - e il suo autore, il giornalista torinese Luca Rastello, ha davvero lavorato per Libera ("ma vent'anni fa") e Adriano Sofri ha scritto che quel sacerdote dal maglione sdrucito a capo della ong descritta nel libro è proprio don Ciotti.

Per questo motivo molto probabilmente "I buoni" (Chiarelettere, pp 224) andrà a ruba nelle librerie, e diventerà la lettura sbigottita di coloro che non avrebbero mai immaginato che un'icona del mondo del volontariato, che soltanto qualche giorno fapasseggiava mano nella mano con papa Francesco, possa pagare una miseria gli operatori, truccare i bilanci e sbattere la porta in faccia a coloro che hanno ricevuto la promessa di un posto di lavoro all'interno della onlus. E sarà letto voracemente anche dagli indifferenti, da chi odia la sinistra e trova insopportabili i buoni e i caritatevoli, i pasoliniani.

Eppure Rastello giura e spergiura che don Silvano, uno dei personaggi del romanzo,non è affatto il fondatore del Gruppo Abele. E lo ha ribadito anche a Gian Carlo Caselli e Nando dalla Chiesa, che nei giorni scorsi lo hanno ferocemente criticato su Il Fatto quotidiano per aver sporcato l'immagine di un uomo buono e giusto.

"Se avessi voluto fare un'inchiesta giornalistica non avrei avuto problemi a fare nomi e cognomi", mi spiega Rastello, che in passato ha scritto inchieste vere e importanti sulla Tav e la guerra in Bosnia. E allora, viene da pensare, se quell'uomo di chiesa con le mani da contadino e le modalità mafiose non è don Ciotti, la faccenda è ancora più grave. Rastello decide di non collocare geograficamente l'onlus malandrina perché il marcio è presente in molti templi del volontariato nostrano.

Lo aveva descritto con efficacia il libro di Valentina Furlanetto, "L'industria della carità". "I buoni" è il racconto letterario di quella disillusione: "Il male del romanzo accade quando le buone intenzioni incrociano il narcisismo, il marketing e il modello-impresa. E sono dinamiche che scattano ovunque". "Ma la mia", dice Rastello, "non è una operazione distruttiva. Non voglio dire che il volontariato sia tutto malato, ma adoriamo idoli che dobbiamo avere il coraggio di abbattere per fare posto a una azione davvero caritatevole e discreta, non autoritaria né totalitaria. Dobbiamo poter criticare il mondo solidale che funziona secondo criteri neoliberisti, devoto al marketing e al profitto, che vende un brand come fosse un'azienda".

Molte onlus sono gestite senza chiarezza, dove gli operatori non hanno orario, la paga è misera e il prete amico di attori e rockstar riceve i bisognosi facendo intendere di avere un potere speciale, il potere di cambiare la loro vita. "E' anche questo paternalismo ad aver infiltrato il volontariato, la convinzione che le vittime da aiutare non hanno voce in capitolo sul proprio destino e devono soltanto ubbidire senza ribellarsi". Chi si è avvicinato al mondo del volontariato conosce bene questa dinamica di infantilizzazione delle vittime, che siano rom, donne maltrattate, rifugiati o poveri, raramente resi protagonisti delle battaglie sociali, al loro posto parlano "i buoni", gli organizzatori della carità, e le motivazioni sono implicite: i bisognosi sono e devono rimanere deboli per alimentare il potere di coloro che spendono la vita per aiutarli.

Quello di Rastello è un colpo potente anche alla (falsa) buona coscienza della sinistra. Di quella sinistra che si impegna in prima linea per "un altro mondo è possibile": "Siamo stanchi della sinistra che ci dice cosa dobbiamo pensare e ci spiega quello che è giusto pensare, come se fossimo bambini senza criterio". Bambini che parlano e pensano male come se non conoscessimo la lingua, come fossimo tutti rifugiati appena sbarcati a Lampedusa, odiati dalla destra che ci vede come clandestini e coccolati dalla sinistra che ci vorrebbe tutti buoni.

Laura Eduati, L' Huffington Post www.huffingtonpost.it/laura-eduati/i-finti-buoni-del-volontariato-il-romanzo-di-luca-rastello_b_5069137.html

Amore e droga...non si può!

Ciao a tutti...volevo raccontare la mia esperienza da esterna. Il primo anno di università mi trasferii a Roma, coinquiline nuove, sola in una grande città..per questo loro divennero il mio punto di riferimento. Insieme uscivamo, stavamo in casa a farci serate da normali studentesse( sia chiaro che non è che avevamo l' aureola)...tutte con obiettivi..soprattutto lei, la mia amica che era inquadrata, brava mai fatto uso di sostanze (le canne le provò con noi per la prima volta) in quanto era a sua volta già reduce di un' esperienza con suo fratello che era assuefatto alla coca. Ecco il casino iniziò quando lei si fidanzò con un ragazzo che si faceva..e tanto..in pochi mesi tutto divenne un inferno, lui veniva in casa nostra sparivano oggetti, pisciava in ogni dove, vomitava e vagava per la casa di notte..cose che ovviamente ci portarono a non volerlo più in casa nostra. Ricordo benissimo che lei ci disse " vi capisco perfettamente" ma non era vero...era accecata dall amore. In pochi mesi anche lei si trasformò, gli occhi le divennero grandi palle nere, bianca, occhiaia fino alle ginocchi...cominciarono le litigate, scenate, pianti...insomma non viveva più, credeva di poterlo aiutare a guarire..ma non sto qui a ribadire il fatto che è impossibile farlo da soli e soprattutto se si è guidati dall amore. Sembrava tardi ormai, io sentivo di averla persa..finchè un giorno lui partì per fare la stagione estiva al nord, fu allora che lei dovendo finire scuola e non potendolo seguire restò sola a roma con noi..beh fu la sua salvezza..tre mesi di distanza forse sembrano pochi, ma riuscimmo a parlarle..certo non fu una passeggiata, anzi! però pian piano riuscimmoa  riavere la nostra amica..ovviamente ebbe delle ricadute con lui, ma nel giro di 5 mesi lo lascio stare del tutto e lei ad oggi , a distanza di 3 anni, posso assicurarvi che è LEI. Vi ho voluto raccontare la mia esperienza, forse non troppo dettagliata, fors eun pò arida solo per farvi capire o magari anche aiutarvi a farlo che nella vita è molto importante capire con chi stare o meno...le emozioni non si comandano di certo è vero, ma ci sono dei limiti che una persona dovrebbe riconoscere di avere anche nel provare un sentimento, anche quando si vuole aiutare...capire forse che farsi trascinare e assecondare non migliora le cose...capire che ci sono cose che si possono fare soli e cose per cui si va aiutati da altre persone...e fidatevi che essere aiutati non è una vergogna, è un grande atto di coraggio. Non buttatevi via..

un saluto dal dottor McKenna

un saluto dal dottor McKenna

L’assassino della villa dell’Eur aveva preso la droga di Wall Street

ROMA - Nel gergo dei tossici anni 70 era «la pillola della felicità». Le quantità industriali che ne assume il Jordan Belfort con le fattezze di Leonardo DiCaprio le hanno dato lustro recente come la «droga di Wall Street». Fuori dal linguaggio dei consumatori, il metaqualone o quaalude è un potente farmaco antidepressivo con effetti allucinogeni. Gli stessi che avrebbero guidato la mano del 35enne romano Federico Leonelli quando domenica mattina ha decapitato la 38enne colf ucraina nella villa all’Eur che lo ospitava.

 l killer, poi ucciso dalla polizia, era un paziente psichiatrico fuori controllo. Abusava dei medicinali che gli erano stati prescritti, rifiutava le preoccupate raccomandazioni del suo medico, sfuggiva ai tentativi della famiglia di farlo curare forzosamente. Saranno gli esami tossicologici, nei prossimi giorni, a determinare quanta di questa sostanza avesse in corpo Leonelli (ed abbinata a cos’altro). I prelievi necessari sono stati effettuati ieri nel corso dell’autopsia svolta all’istituto di medicina legale a Tor Vergata. Su richiesta dell’avvocato della sorella Laura, Pina Tenga, ad affiancare i periti ci sono anche due consulenti di parte, tra cui un esperto di balistica.

I primi risultati dicono che il 35enne è stato raggiunto frontalmente da due proiettili, uno al cuore, un altro poco sotto la spalla sinistra. La traiettoria d’ingresso sembra dall’alto verso il basso e questo si spiegherebbe con la posizione sopraelevata dei due agenti, sui quattro presenti, che hanno fatto fuoco. Scendevano dagli scalini che dal giardino portano verso la piazzetta della villa, dove Leonelli provava a raggiungere la sua auto qui parcheggiata con la parte posteriore verso l’uscita in lieve discesa. Dal punto di vista giuridico, la posizione dei poliziotti è invece ancora sospesa in attesa di ulteriori accertamenti. Le telecamere di sorveglianza dovrebbero aver ripreso tutte le «esterne» di questo film dell’orrore. Sia l’aggressione di Leonelli alla donna, prima che la trascinasse nel seminterrato per farla a pezzi, sia il suo breve confronto con la polizia dopo esserne uscito armato di coltello e insanguinato, il volto coperto da occhialoni e maschera filtro.

«L’iscrizione degli agenti tra gli indagati è scontata - dice il segretario del Sindacato autonomo di polizia, Gianni Tonelli - anche in un caso come questo di palese autodifesa. Ne seguirà in automatico l’apertura di una azione disciplinare e non importa se poi tutto verrà archiviato. Al trauma dell’uccisione si aggiungerà il peso psicologico di un’inchiesta. La legge andrebbe cambiata con le “garanzie funzionali” presenti ad esempio nell’ordinamento francese, che non vogliono dire impunità per i poliziotti, ma tutele per il loro lavoro».

Più complessi gli esami su Oksana Martseniuk, previsti per oggi: «Non ho mai visto una cosa del genere - commenta il capo dell’equipe, Giovanni Arcudi, dopo l’esame esterno del cadavere -. Sono rimasto impressionato dallo strazio subito dalla donna. Un’atrocità che sorprende anche chi, come me, ha fatto molte autopsie di vittime di armi bianche». Dirimente sarà capire quando è morta la 38enne. Se nel tentativo di difendersi o se per quel lungo taglio alla gola e la decapitazione.

La colf era rientrata da tre giorni nella villa. La presenza di quell’uomo, che grazie all’ospitalità di un collega si era isolato fisicamente e mentalmente dal mondo, l’aveva subito inquietata. Sono due gli sms inviati a breve distanza uno dall’altro al proprietario e suo datore di lavoro, Giovanni Ciallella, la sera prima di essere uccisa. «Li ho visti solo il giorno dopo e non ho fatto in tempo a rispondere», ha detto il dirigente d’azienda agli inquirenti. L’uomo ha poi raccontato di quella ossessione mistico/militaresca di Leonelli, che due volte aveva provato ad entrare in Israele per combattere contro i palestinesi. Il visto gli era stato negato. L’arrivo della donna nel rifugio che si era creato potrebbe aver infiammato il suo allucinato delirio. 

http://www.sostanze.info/node/add/articolo?destination=data

New York, eroina droga letale: record di morti nel 2013

  L'eroina diventa sostanza killer per eccellenza a New York: il bilancio dei morti per overdose del 2013 è infatti ai livelli più alti in un decennio. In tutto 420 vittime, mentre 362 persone si sono iniettati dosi quasi letali: una ecatombe sia in termini assoluti che in rapporto alla popolazione. I dati sono stati resi pubblici dall'assessorato alla salute della metropoli.

Tra le vittime dello stupefacente che ha ucciso l'attore Philip Seymour Hoffman, si registra una crescita esponenziale di maschi bianchi. Il bilancio dei morti è più che raddoppiato negli ultimi tre anni, mentre, sempre secondo le statistiche municipali, si è stabilizzato il numero delle vittime (215) per abuso di pillole derivate da oppiacei. L'eroina sembra aver raggiunto nuove aree della città, con punte di diffusione appunto tra i bianchi e i ceti abbienti, ma anche tra gli ispanici di mezza età nel Bronx.

Dieci anni fa il corridoio della morte per eroina partiva dal centro di Brooklyn per lambire il South Bronx e East Harlem: in pratica i quartieri più poveri della città, ha spiegato Andrew Kolodny, specialista in tossicodipendenze dell'assessorato alla salute nel 2003 quando il numero delle vittime era salito sopra quota 400: "Nel resto della cittàStaten Island, Queens, la maggior parte di Manhattan, niente".

L'anno scorso invece l'aumento maggiore e' stato a Queens, dove sono morte 81 persone contro 53 nel 2012, un aumento attribuito alla diffusione della droga tra i maschi bianchi giovani. Erano bianchi anche 30 sui 32 morti a Staten Island.

www.tgcom24.mediaset.it/mondo/2014/notizia/new-york-eroina-droga-letale-record-di-morti-nel-2013_2064987.shtml

Esperienza personale col mio ex fidanzato

Il mio ex fidanzato era un tossicodipendente. All'inizio credevo fumasse solo spinelli ma nel gro di pochi giorni ho scoperto che faceva uso regolare di cocaina, MDMA, LSDe anche se non si è mai bucato davanti a me e non ho mai trovato segni evidenti sul suo corpo credo assumesse anche eroina. Oltre a questo aveva anche un grosso problema con l'alcool. La storia è recente, ero appena maggiorenne mentre lui aveva vent'anni più di me. Nonostante questo eravamo una bella coppia, molto unita nella quale la differenza d'età non si sentiva neppure. Lo amavo molto e lui amava molto me così mi sono convinta di poterlo aiutare in qualche modo. Si stava distruggendo. La notte tremava egli si alzava la temperatura corporea all'improvviso. Era arrivato al punto non non riuscire più a trattenere l'urina. Tutti appena lo vedevano capivano che si trattava di un tossicodipendente. Ho cercato di aiutarlo in ogni modo possibile. L'ho aiutato con i suoi problemi con la legge, i problemi con i familiari, i problemi di tutti i giorni... avevamo un sacco di progetti insieme. Avevamo deciso di partire e andare all'estero, fare un sacco di cose. Mi aveva chiusto di sposarlo. Il problema peggiore era che quando si ubriacava o si faceva di quella roba andava completamente fuori di testa. Quando io non c'ero anche solo per un paio di giorni diceva che gli mancavo e faceva cose come tirare su la macchina di un amico e andarsi a schianare contro al muro. Minacciava il suicidio se dopo le sue scenate dicevo che lo avrei lasciato. Scoppiava in lacrime e mi abbraccisva forte perchè non andassi via. Mi amava, il problema era che mi amava a modo suo. Le cose dolci c'erano. Aveva pochi soldi e cercava sempre di farmi regali, mi teneva per mano tutto il tempo. Sì, era molto ntenero nei momenti buoni ma l'altra metà erano momenti brutti, e per brutti intendo proprio molto brutti. Mi faceva del male. Iniziava con le urla e le scenate immotivate, lanciava oggetti, spaccava le cose e mi alzava le mani addosso. Mi prendeva a schiaffi quando usciva di testa e senza che io avessi fatto niente. I suoi amici se erano presenti in quei casi intervenivano. Anche la gente per strada quando vedeva quelle scene si metteva giustamente di mezzo. Non avevano una ragione logica, non succedeva perchè io dicessi o facessi qualcosa contro di lui quindi non potevo prevedere quei momenti. Certo, delle volte mi faceva sclerare. L'ultima volta ha fatto di peggio. Siamo finiti alla polizia e io in ospedale. Era completamente fatto e mi ha fatto tutto il peggio che poteva farmi. E' stato un trauma per me anche perchè lui era diventato la persona più importante della mia vita. In seguito a quell episodio non l'ho più visto. Mi riempiva di chiamate e messaggi alle volte d'amore, altri di rabbia per averlo quasi fatto arrestare secondo lui ingiustamente. L'ho quasi denunciato per stalking dopo un po'. Recentemente l'ho sentito per telefono e non riusciva neanche più a mettere insieme due frasi. Scusate se ho raccontato questa esperienza orribile per me ma ne avevo bisogno. Tutti hanno sempre dato ragione a me e anche i suoi stessi amici dicevano che lo avrei dovuto lasciare dopo tre giorni e non reggere per quasi nove mesi. Il fatto è che ci sentivamo come il proseguimento l'uno dell'altra nei momenti buoni. Razionalmente so di avere fatto tutto ciò che era in miopotere per aiutarlo, ho fatto anche troppo perchè non aveva nessun diritto di prendermi a schiaffi ne tantomeno di mandarmi in ospedale, il fatto che avesse delle dipendenze non era una giustificazione. Ma mi sembra lo stesso di avere sbagliato qualcosa e lui adesso non è messo bene, ho paura che non ci sarà più nel giro di un anno. Quando penso ai momenti in cui era dolce mi sento io la cattiva. So che non ha senso. Poi mi ha fatto una specie di lavaggio del cervello del quale mi sto rendendo conto solo da quando è finita. Mi aveva convinta che solo lui in tutto il mondo mi avrebbe potuta amare così tanto, in modo infinito e che agli altri di me importava solo fino a un certo punto, la mia famiglia compresa. Ora sto frequentando un altro ed è molto diverso da lui. Forse ho sbagliato sito. Non sono una tossicodipendente, l'unica cosa di cui ho fatto uso, sempre che si dica così, sono gli spinelli. Pensavo che magari controntarmi con qualcuno passato dalla mia stessa situazione o dalla situazione del mio ex... non lo so potesse chiarirmi un po' le idee, anche solo per parlare, per sfogarmi.... grazie. Scusate. 

uscire dal metadone SI PUO'

Mi chiamo Marzia, ho 29 anni, un passato da tossicodipendente di eroina e farmaci (minias, rivotril), un passato tra Sert e qualche mese di comunità... e poi una bruttissima ricaduta durante l'anno appena trascorso.

Ho ricominciato a usare roba (in vena, 1 gr, al giorno, prima brown poi thailandese) il settembre scorso dopo un aborto non troppo volontario, un fidanzato che ha scelto di scappare via dalle responsabilità, un lavoro che non rispecchiava i miei interessi e le mie capacità, una vita in una città che non sentivo mia.

la SOLITUDINE ci porta a fare scelte sbagliate, consapevoli della sofferenza tendiamo a scegliere la strada più facile, infondo chiunque ha usato o usa sostanze psicoattive è consapevole del potere che hanno, "la medicina a tutti i mali" così parlavo dell'eroina.

La scelta seria e profonda di smettere è un passaggio fondamentale: dopo diverse overdose (la thai che gira adesso ricorda pericolosamente la purezza di quella che distrusse varie vite diversi anni fa. basta cercare su google e le notizie dei ragazzi morti nell'ultimo anno sono troppe), dopo aver perso gli amici che mi erano rimasti, dopo gli ultimatum dalla famiglia e la desolazione intorno ho maturato la DECISIONE PROFONDA di smettere.

Conoscendo fin troppo bene la dinamica dei Sert (alzare la terapia fino all'inverosimile, trattarti come un numero, non prendere minimamente in considerazione lo scalaggio veloce e definitivo, trattare il metadone addirittura come un farmaco salva vita: almeno se usi sia met che ero non vai in overdose (SIC!)) ho deciso di affidarmi al 'mercato nero': ho comprato 150 ml di metadone concentrato (750 mg) e me ne sono andata in un posto protetto (cambiato sim al cellulare, con poche persone attorno ma super fidate) ho cominciato la mia guarigione: sono partita da 10 ml (50 mg) e ho scalato 1 ml al giorno per la prima settimana; a 5 ml (25 mg) mi sono fermata qualche giorno, poi ho ricominciato scalando anche solo una tacca della siringa (insulina) con cui misuravo la quantità giornaliera (unico metodo che mi permettesse di tenere sotto controllo la reale quantità).

Insomma, senza tirarla per le lunghe, sono arrivata, una settimana fa, a togliere COMPLETAMENTE la terapia. E adesso, ragazzi, STO BENE, STO MERAVIGLIOSAMENTE BENE: la notte dormo come un ghiro (assumo solo una medicina omeopatica a base di serotonina e melatonina, niente benzodiazepine!), di giorno sono attiva, non accuso dolori (solo le gambe ogni tanto si stancano e i reni fanno un pò male), non sono esageratamente irrascibile nè tantomeno sento il bisogno irrefrenabile di bere o di fumare o di stonarmi in qualsiasi modo (insomma anticraving sì ma fino a un certo punto!)

Il motivo, unico e semplice, x cui non sto male è perchè ho deciso profondamente, nel mio cervello e nella mia coscienza, che NON VOLEVO STARE MALE! Il cervello è tutto! Finchè sei nella merda, ti svegli sudato e dolorante, senti gli amici che ti dicono che non ce la fanno a smettere (con la roba sì, ma col metadone è impossibile) non smetterai mai! SMETTERE SENZA SOFFERENZA E' POSSIBILE, basta volerlo con tutto il cuore e l'anima! (ci sono milioni di testimonianze in tutto il mondo sull'effetto placebo delle sostanze, sia in positivo che in negativo... non vi è capitato neanche una volta di assumere quantità di ero da cavallo e dire 'non mi ha coperto'? bhè, quello è il cervello, il pensiero in negativo... consapevole di questo meccanismo provavo a usarlo in positivo: non posso stare male se sto facendo uno scalaggio 'delicato'!!)

Concludendo ragazzi spero solo che queste mie parole incoraggino qualcuno a fare la stessa scelta: DIFFIDATE DI CHI VI DICE CHE A SMETTERE SI STA MALE, che i DOLORI CONTINUANO X SETTIMANE, che poi magari ti vai a rifare e allora meglio il meta che la roba... CAZZATE! C'è un interesse infinito dietro la nostra sofferenza, c'è una forma mentis occidentale e medicalizzante che ci vuole perfetti e senza nessun tipo di problema: se non ho dormito qualche notte durante lo scalaggio pensavo a tutte quelle persone che ogni tanto accusano insonnia senza aver mai toccato niente.. se avevo dolori alle gambe, ai reni e sudavo pensavo che mi era venuta un pò di febbre... se ero insofferente e pensavo di volermi rifare pensavo che una vita così di merda come quella da tossicodipendente non l'avrei augurata neanche al mio peggior nemico... e allora perchè dovrei auto infliggerla a me stessa?

tutto dura poco, neanche te ne accorgi e sei pulito... e la sensazione che provo adesso, ad aver scalato tutto, ad essere pulita, a poter decidere della mia vita e a sentirmi veramente LIBERA non vale tutti i flash che la merda mi ha portato a provare.

TIRATE FUORI LE PALLE E AFFRONTATE I VOSTRI MOSTRI.

forza e coraggio.

Marzia 

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