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Novità

PERCHE’ I MORTI A CAUSA DELL’ALCOL NON FANNO NOTIZIA


Retecedro.net - Ogni anno in Italia 18.000 persone muoiono a causa dell’alcol. In dieci anni, in media, 180.000 persone sono decedute per le abitudini alcoliche: è come se ogni anno si dissolvessero in sequenza Comuni come Gaeta, Agropoli, Acquaviva della Fonti, Gallipoli, Bressanone, Orvieto , Vico Equense, Adria, Trezzano sul Naviglio, Tolentino. Perché i morti a causa dell’alcol non fanno effetto?
Dalla Relazione annuale sull’alcol trasmessa dal Ministro della Salute al Parlamento, si evince che Istat e Osservatorio Nazionale Alcol CNESPS dell’istituto Superiore di Sanità sono concordi nel rilevare che sono quasi 4 milioni gli italiani e le italiane che si ubriacano ogni anno, con un picco intorno ai 18-24 anni; ma ci si ubriaca anche prima, come testimoniato dalle prevalenze rilevate anche nelle età comprese tra gli 11 e i 17 anni. E’ di preoccupante rilievo che non si tratti di “semplici” consumatori ma di persone che bevono sino all’intossicazione prevalentemente nei luoghi di aggregazione giovanile come dimostrato dalle indagini europee ESPAD.
Particolarmente preoccupante la situazione tra le minorenni; sono consumatrici a rischio l’8.4 % delle 11-17enni, sotto l’età minima legale, una quota che è superiore alle prevalenze delle donne adulte 25-44enni e 45-64enni. Oltre 400.000 giovani di entrambi i sessi di età inferiore ai 18 anni, che non dovrebbero consumare alcol, dovrebbero essere oggetto, insieme ai circa 8 milioni di italiani e italiane che consumano alcolici secondo modalità a rischio, di intercettazione e di intervento da parte di medici o strutture sanitarie al fine di evitare che un abitudine non salutare possa progredire verso il danno e l’alcoldipendenza.
Gli anziani rappresentano la popolazione con il maggior numero di consumatori a rischio con quasi la metà degli ultra65enni maschi a rischio, circa 2.100.000 individui che insieme al 20 % circa di ultra65enni femmine richiederebbero una sensibilizzazione e rimodulazione dei consumi. Numerosità destinate, peraltro, a incrementarsi notevolmente quando l’indicatore del rischio da utilizzare per il monitoraggio riformulerà la definizione del consumo “moderato”, abbassando i limiti e forse restituendo nelle analisi un quadro sempre più aderente alle realtà sociali ed epidemiologiche odierne.
Gli alcoldipendenti sono in aumento, a quota 69.000, con nuovi utenti sempre più giovani, l’1 % con un età inferiore ai 19 anni, un terzo sotto i 30 anni ed un incremento della spesa farmacologica che vale 7 milioni di euro l’anno.
Il commento del Ministro alla Salute nella prefazione della Relazione annuale al Parlamento è comunque chiaro e in linea con l’esigenza di tracciare una road map delle azioni urgenti ed indispensabili per l’Italia.
“Le criticità emergenti nel nostro Paese riguardano dunque, soprattutto, specifiche fasce di popolazione, giovani, anziani e donne, cui vanno pertanto rivolti adeguati interventi di prevenzione in grado di adattarsi ai diversi contesti culturali e sociali, tenendo conto delle evidenze emerse dall’attuale ricerca scientifica ed epidemiologica. Il consumo alcolico dei giovani deve essere monitorato con particolare attenzione in quanto può comportare non solo conseguenze patologiche molto gravi quali l’intossicazione acuta alcolica e l’alcoldipendenza, ma anche problemi sul piano psicologico e sociale, influenzando negativamente lo sviluppo cognitivo ed emotivo, peggiorando le performances scolastiche, favorendo aggressività e violenza. Per prevenire tali conseguenze è necessario rafforzare nei giovani la capacità di fronteggiare le pressioni sociali al bere operando in contesti significativi quali la scuola, i luoghi del divertimento, della socializzazione e dello sport.
Inoltre per i giovani che manifestano comportamenti di grave abuso è necessario prevedere efficaci azioni di intercettazione precoce e di counseling per la motivazione al cambiamento, con eventuale avvio ad appropriati interventi di sostegno per il mantenimento della sobrietà.
Per la protezione dei giovani appare importante anche la collaborazione dei settori della distribuzione e vendita di bevande alcoliche, che devono essere opportunamente sensibilizzati sulla particolare responsabilità del proprio ruolo anche ai fini di una corretta applicazione del divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, recentemente introdotto con la legge 8.11.2012 n. 189. I cambiamenti in atto nel consumo alcolico femminile esigono un maggiore impegno nell’implementazione di adeguati interventi di genere, finalizzati ad aiutare le donne, soprattutto quelle più giovani, a resistere alle specifiche pressioni al bere loro rivolte e a contrastare le tendenze alla omologazione con i maschi nella assunzione di comportamenti a rischio”.
Dall’altra parte della curva di popolazione gli anziani sono abbandonati a una cultura antica, priva degli elementi di conoscenza che imporrebbe di ridurre al minimo i consumi alcolici in funzione dei noti rischi non adeguatamente percepiti e sicuramente da evitare in funzione dell’età, del genere, delle terapie farmacologiche in atto e delle patologie più frequenti che sconsigliano di consumare alcolici. I medici dovrebbero fare di più, formarsi e informarsi sui metodi e sugli strumenti d’identificazione precoce e intervento motivazionale da integrare nelle attività quotidiane. Formazione che dovrebbe cominciare sin dagli studi universitari, con l’inserimento curriculare dell’alcologia come richiamato nella Legge 125 del 2001 mai implementata da alcuna università. L’Italia è la Nazione europea che secondo i progetti europei AMPHORA e ODHIN ha i più bassi livelli di formazione specifica tra gli operatori sanitari (solo un terzo di quelli attivi) e i più bassi livelli di conoscenza di applicazione delle metodiche di intervento motivazionale.
Azioni incisive che contribuirebbero a contrastare ciò che per sua natura è evitabile in un regime di reale prevenzione, norme e controlli che richiede la massima priorità al fine di ridurre i costi dell’alcol in Italia stimati in 22 miliardi l’anno dall’OMS e consentire una prevenzione che non è quella isolatamente riferibile ad azioni di Salute Pubblica già in atto da decenni, bensì quella più capillare e radicale dell’alcol nelle altre politiche. Sia l’OMS ma anche importanti comitati tecnici ed economici, tra cui quello delle Nazioni Unite, hanno sottolineato ai Governi di tutto il mondo che il maggior ed immediato vantaggio nel contrasto al rischio alcolcorrelato nella popolazione è legato ai “best buys”, i migliori “acquisti”, rappresentati da un adeguata tassazione degli alcolici, secondo alcuni parallelamente progressiva rispetto alla gradazione, e dalla riduzione della disponibilità sia fisica che economica, rendendo meno agevole la reperibilità ubiquitaria degli alcolici e la loro convenienza oggi resa emblematica dalla promozione, ad esempio, delle happy hours. Infine e non ultimo, tra i migliori “acquisti” rientra l’adozione e applicazione di una stretta e rigorosa regolamentazione della pubblicità , del marketing e delle modalità di commercializzazione, in particolare quelle rivolte impropriamente ai minori, argomento su cui si era espressa molti anni fa anche la Consulta Nazionale Alcol , organismo prevista dalla Legge 125/2001 e immotivatamente abolita come organismo di consulenza alle autorità competenti nell’agosto di due anni fa.
Sono valutazioni derivanti dalle evidenze scientifiche che la ricerca italiana, pur in assenza d’investimenti correnti, produce con tenacia e orgoglio al fine di supportare la costruzione di capacità e di monitoraggio epidemiologico che sono fondamentali per assicurare un cambio determinato di rotta, idoneo a valorizzare le persone come risorsa per il contrasto al rischio e al danno alcolcorrelato e quindi supportare il capitale umano di cui c’è necessità per costruire contesti e prospettive non minacciate da interpretazioni del bere e da disvalori relativi al consumo di alcol che con la salute e la sicurezza hanno poco o nulla a che vedere.
Ridurre le conseguenze negative del bere è un cardine delle politiche di prevenzione tanto universale, quanto specifica che l’Italia, l’Europa e il mondo possono e hanno il dovere di affrontare come vera sfida etica e di sostenibilità per le generazioni future e l’intera società.

Fonte: FONDAZIONE UMBERTO VERONESI – EMANUELE SCAFATO

Esperienza nel mondo delle droghe

Buonasera a tutti, beh che dire, dopo mesi e mesi passati a leggere esperienze, dubbi, domande di altre persone su questo sito o su dei forum o su altri siti ho finalmente deciso di scrivere la mia. Premetto che ho compiuto 19 anni da poco e attualmente non sto utilizzando più droghe se non al limite l'alcool. Dunque, vengo al dunque senza troppe spiegazioni, ci tengo a precisare che il problema che mi più mi interessa spiegare è quello che riguarda il mio rapporto con l'ecstasy (pasticche, cristalli) nello specifico, poi il resto è "secondario". A luglio dell'estate 2012 ho provato per la prima volta l'Md è, posso dire con certezza, da quella sera sono cambiato in maniera irreversibile. Ho iniziato a 15 anni con canne( parecchie direi) sigarette e magari anche alcool, piccola precisazione. Dunque, la sera in cui provai l'ecstasy la prima volta mi ricordo che è stata assolutamente una FI GA TA! Sono andato a ballare con degli amici e decisi di prenderla a cuor leggero, da quando mi è salita ho iniziato a fare un sacco di cose che dentro di me avevo sempre saputo sotto sotto di voler fare ma, che fino a prima mai ero riuscito a concepire di esserne in grado. Socialità massima, simpatia, socializzare con tutti, sicurezza in se stessi e, appunto, comportarsi come sotto sotto ci si sarebbe sempre voluti comportare. Ora, tralasciando gli effetti belli come Sentire ( S maiuscola) la musica, godere in generale e sguardo vivo felice e fulmineo, io vorrei soffermarmi sui problemi che mi ha poi causato a livello psicologico, mentale e cerebrale l'uso (poi spiego) spropositato di questa magica (purtroppo è vero) sostanza. Per farla in breve poi l'avrò usata (ecstasy) in tutto 25 volte, e vi parlo solo di pastiglie e cristalli tralasciando altre cose perché vorrei suffermarmi su questa sostanza. C'è chi mi può dire, e vabbè dai...è pieno di gente che ne ha presa molta di più e non ne fa un dramma ecc ecc... Beh per quello che vi posso dire l'ho usata a volte troppa in una sera, a volte troppe sere ravvicinate, a volte a caso senza senso ( a casa da solo ad es) a volte in periodi di depressione (troppo lungo spiegare) e in più io sono "sensibile" nel senso che l'effetto di empatia che dava a me mi rendeva davvero "magico" con chiunque, scusate ma è vero, è difficile da far comprendere ma è così... Il punto è questo: IO SONO CAMBIATO, NON SONO PIÙ LO STESSO RAGAZZO SCHERZOSO SPENSIERATO DI UNA VOLTA, NON SONO PIÙ SOCIEVOLE, SONO DIVENTATO CHIUSO INSICURO, DAVVERO POCO POCO SCHERZOSO...UN ALTRO!!! Questo mi da molto dolore e la domanda in teoria sarebbe...Cosa posso fare?? Non ho spiegato mille altre cose che tornerebbero utili per farmi capire meglio ma scusatemi. E poi: SONO FISSATO CON L'EMPATIA, INSOMMA NON FACCIO ALTRO CHE NOTARE (ecco il punto attenzione) CHE SENZA MDMA NON VIVO COME POTREI, PRATICAMENTE VIVO PERENNEMETE CON LA SENSAZIONE CHE IN QUALSIASI MOMENTO POTREI ESSERE PIÙ FELICE, POTREI AVERE RAPPORTI MOLTO BELLI CON GLI ALTRI E VIA DICENDO... Aiutooo non tornerò mai più felice come una volta?? Ma perché l'ho fatto? Avete capito un po' il mio "problema mentale"? Anche questo testo se ero in Md sicuramente ve lo facevo meglio ca**o... Scusate lo sfogo e grazie di aver letto, grazie mille davvero. Un abbraccio.

Nuove teorie sulla coscienza

La mente entropica: studio sulla coscienza dell'Imperial College di Londra a partire dalle esperienze con funghi psichedelici (psilocibina). Paper completo qui: http://journal.frontiersin.org/Journal/10.3389/fnhum.2014.00020/abstract

Droga, si cambia: niente carcere per il piccolo spaccio

 

Il nuovo testo prevede di ristabilire la differenza fra droghe leggere e pesanti

 
 
FRANCESCO GRIGNETTI La Stampa
ROMA
 

Cambia la legge sulla droga. Dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha cassato la Fini-Giovanardi, il governo è dovuto correre ai ripari. Non era sufficiente ripristinare la legge precedente, in quanto contraddittoria con tante altre norme approvate negli anni. Occorreva una manutenzione generale delle norme. Di qui un decreto Renzi-Lorenzin-Orlando. Ma con l’occasione si cambia filosofia: meno proibizionismo indiscriminato, più graduazione nelle sanzioni. 

 

Il cambio di verso, però, scatena le proteste veementi di chi, nel centrodestra, negli anni scorsi ha sostenuto una posizione di proibizionismo tout-court. Tanto che si è litigato fin quasi a far saltare tutto. Finché ieri pomeriggio il governo Renzi ha deciso che si sarebbe ricorsi al voto di fiducia. Voto in agenda oggi pomeriggio alla Camera. 

 

A creare un solco tra schieramenti torna la classica partizione tra droghe leggere (hashish e marijuana) e droghe pesanti (cocaina, eroina, ecstasy e altri prodotti di sintesi), poi annullata dalla Fini-Giovanardi.  

E torna la distinzione tra spaccio lieve e spaccio grave. Quando sono piccole dosi, la cessione sarà colpita con la reclusione da 6 mesi a 4 anni e una multa da mille a 15mila euro. In pratica, la riduzione della pena evita la custodia cautelare in carcere e l’arresto, facoltativo, sarà possibile solo in caso di flagranza. Spetterà al giudice graduare l’entità della pena in base alla qualità e quantità della sostanza spacciata e alle altre circostanze. Il piccolo spacciatore, poi, potrà usufruire del nuovo istituto della messa alla prova.  

 

Restano infine le sanzioni amministrative per chi fa uso personale di droghe (sospensione della patente, del porto d’armi, del passaporto o del permesso di soggiorno), comminate dalle prefetture, ma senza automatismi. Le sanzioni amministrative avranno una durata variabile a seconda che si tratti di droghe pesanti (da 2 mesi a 1 anno) o leggere (da 1 a 3 mesi). 

 

Infine, la questione dell’uso personale: non c’è più da tempo la “modica quantità”; il giudice, oltre ad altre circostanze sospette, dovrà considerare l’eventuale superamento dei “livelli soglia” fissati dal ministero della Salute nonché le modalità di presentazione delle sostanze stupefacenti, il peso lordo complessivo, l’eventuale confezionamento frazionato.  

 

Ed è polemica. Secondo l’ex sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, «di questo passo importare, comprare, detenere droga non costituirà più reato. Basterà dichiarare che è uso personale. Mi sembra una norma salva-Dama bianca. Nessuno può escludere che chi verrà sorpreso con chili di cocaina, come è accaduto a Fiumicino alla signora Gagliardi, potrà affermare che sia per proprio uso personale ed essere dichiarato non punibile: ha avuto un’occasione e si è fatta la scorta».  

 

Polemico anche Fabio Rampelli, vicepresidente dei deputati di Fratelli d’Italia: «Il vecchio spinello è potenzialmente un’arma micidiale equivalente a eroina e cocaina, per la dipendenza che crea come per gli effetti che produce sulla salute». Gli fa eco Marco Rondini, Lega: «Facendo passare una pena da sei mesi ai quattro anni, riuscite a depenalizzare quel reato. Domani nessuno spacciatore riuscirà a varcare le soglie del carcere». 

 

Rispondono i relatori, Donatella Ferranti, Pd, e Pierpaolo Vargiu, Scelta civica: «No, è un testo equilibrato, concreto e pienamente in linea con le esigenze emerse dalle audizioni con associazioni ed esperti che ogni giorno vivono i veri problemi».  

Nuovo mondo rave

Una volta in Gran Bretagna erano spontanei e si tenevano nei campi o nelle ex fabbriche. oggi sono organizzati, costosi, sponsorizzati. E invece dell’ecstasy circolano bibite vitaminiche e caffè

Mara Accettura D Repubblica. Alla Roundhouse di Camden, a Londra, l’evento è tutto esaurito da due mesi. Imperdibile, secondo i punters, i bene informati: 50 sterline per il party più bello del fine settimana. Ci sono il dj guru James Murphy (LCD Soundsystem) e i Dewaele Brothers, alias 2ManyDjs, con “Despacio Soundsystem,” il sistema di amplificazione appositamente disegnato per immergere la tribù di ravers nel ritmo ossessivo di house, electropop, soul e disco. Nella sala circolare dove sono stati piazzati sette speaker, mostri McIntosh alti tre metri e mezzo da 50mila watt, 48 amplificatori, i tre dj sono invisibili e i vinili risuonano potenti come se il suono remixato e rallentato (despacio significa “lento”) di Talking Heads,The Orb, Bill Wyman, Mr. Fingers, si potesse toccare. Gente di tutte le età sgomita e si abbraccia sulla pista appiccicosa di birra mentre i dealer di pasticche passano ogni venti minuti, il tempo di sussurrare «MDMA mate?» e scomparire nella folla. Quando gli amplificatori rimbombano con la leggendaria Here Comes the Sun, tutti alzano le braccia al cielo come ipnotizzati e all’im- provviso siamo avvolti nel riverbero di un sole artificiale, raggi stroboscopici e una luce calda e accecante degna della migliore installazione di Olafur Eliasson. Le T-shirt in vendita nel corner del merchandising dicono a caratteri cubitali: «Despacio is Happiness».

Dall’altra parte della città, verso Shoreditch, hipster con maschere da gorilla, tutù e calze zebrate si agitano al ritmo di funk, house e ska accanto a tipi regolari in camicia bianca e cravatta e genitori con la prole. In pista c’è chi ondeggia l’hula hoop sui fianchi e in un angolo chi tenta una posa di yoga. Stavolta sotto la luce di un sole vero. Il Morning Glory, un tributo agli Oasis, è un rave che parte mercoledì mattina alle 6.30 e si chiude alle 10.30, non per niente il motto è «The early bird catches the rave», l’uccello mattutino acchiappa il rave! In giro i cartelli sono chiari: chiunque sia trovato con droghe illegali verrà accompagnato fuori. Invece di MDMA e alcolici il bar offre caffè e smoothies. Poi ci si riveste e si va al lavoro. La mancanza di alcol e chimica non raffredda gli animi. «C’è un sacco di energia», commenta una ragazza bionda, «è diverso da un normale nightclub, la gente è felice. Tutti ballano e sudano un sacco!». Quando a Samantha Moyo e Nico Thoemmes è venuta l’idea tutti pensavano che fossero matti. Invece Morning Glory è stato un successo, con la gente che fa la coda. Chissà cosa ne avrebbe pensato FrankieKnuckles, il dj del leggendario Warehouse appena morto a Chicago, uno dei guru a cui viene attribuita la nascita di questa controcultura.

Quando l’acid house (nata appunto a Chicago) arrivò nel Regno Unito insieme all’Ecstasy, un’intera generazione la abbracciò: «La più grande rivoluzione giovanile dagli anni 60», la definisce Luke Bainbridge, critico musicale dell’Observer e autore di TheTrue Story of Acid House (Omnibus Press). «Prima i nightclub erano posti deprimenti dove ci si andava a ubriacare, a incontrare qualcuno del sesso opposto o a picchiare qualcuno dello stesso sesso. L’acid house trasformò i club in posti in cui ballare». A Londra ci si ritrovava allo Shoom, a The Trip, all’Apocalypse Now, a Manchester a The Hacienda. L’ecstasy sostituì eroina, anfetamina e alcol, liberò le inibizioni, eliminò le divisioni sociali, abbassò il tasso di violenza. Per una notte erano tutti amici con una gran voglia di divertirsi.

I rave imperversavano anche fuori. «Erano spontanei, celebravano l’assoluta libertà di ritrovarsi nei campi, nei capannoni. industriali per perdersi nel ritmo ossessivo della musica, ballare e connettersi agli altri. Palchi e band vennero sostituiti da dj, sistemi di amplificazione e musica elettronica», dice Tom Hunter, che ha rievocato il periodo nel libro The Crowbar (Here Press). «Avevamo ereditato dal punk la cultura DIY: non era necessario saper suonare per formare una band, o mixare per fare il dj. Il messaggio era chiaro: crea tu la tua musica, la tua arte. La povertà sprigionò una enorme energia. In quel periodo vennero fuori le riviste Dazed & Confused, ID, fotografi come Rankin, Damien Hirst e gli Young British Artists».

Il fenomeno culminò nel maggio ’92 a Castlemorton, in Worcestershire, un baccanale spontaneo di una settimana che attirò 25mila persone allarmando i media e il potere. «Un movimento nato a favore dell’edonismo piuttosto che contro l’autorità diventò all’improvviso una questione politica», dice Bainbridge. La rivoluzione doveva essere controllata: nel ’94 si varò una legge draconiana, il Criminal Justice Act, che dava alla polizia il diritto di «sciogliere eventi caratterizzati dall’emissione di beat ripetitivi». In UK il rave sembrava finito. Hunter comprò un bus a due piani, ci caricò un sistema di amplificazione e con una banda di amici girò l’Europa per due anni. «Da una settimana all’altra non sapevamo dove saremmo andati. Inseguivamo i festival per sentito dire, mantenendoci con un servizio bar: birre, superalcolici e panini. Partimmo senza soldi e tornammo senza soldi».

Oggi il panorama è radicalmente mutato. «Si è perso molto in termini di identità e libertà. Nessuno si sarebbe sognato di pagare 50 sterline per una discoteca, e tanto meno per drink e maglietta!», dice Hunter. I festival sono diventati eventi chiusi, sponsorizzati, venduti con mesi di anticipo, presi diati da eserciti di security. I club propongono serate costose e piene di merchandising, dj come Sasha e ChrisTofu sono delle star, la musica è entrata in classifica. L’underground è diventato socialmente accettabile, vedi Despacio o megaclub come il Fabric o il Ministry of Sound. O si è polverizzato in una miriade di eventi come il Morning Glory, pubblicizzati dai social me- dia, in spazi piccoli che sfuggono al controllo, in casa persino. La scena è più calma, meno affollata e le autorità chiudono un occhio. Ma qualcosa dello spirito estatico della “generazione chimica” continua a vivere. «Nei campi intorno al festival di Glastonsbury si tengono party che vanno avanti tutta la notte per migliaia di persone come Shangri-La, The Common, Arcadia e Block 9», dice Hunter. «In questa Glastonsbury alternativa, lontana dai palchi delle popstar, musica undeground e performance art si fondono spontaneamente. Julien Temple ci ha girato un documentario, Last On. È una sorta di utopia organizzata dagli stessi protagonisti di quella cultura che la politica di vent’anni fa ha cercato di sradicare».

 

 

Droga, la Camera dà l'ok al decreto. Ora passerà al Senato

via libera dell'aula al dl Lorenzin sulle tossicodipendenze dopo che ieri il testo aveva incassato la fiducia imposta dal governo: il ministro della Salute lo aveva emanato d'urgenza dopo la scure della Consulta sulla Fini-Giovanardi. A Palazzo Madama, però, già si annuncia battaglia: Ncd contesta il diverso trattamento riservato alla cannabis

ROMA - Sì dell'aula della Camera al decreto legge Lorenzin sulle tossicodipendenze. Il testo è stato approvato con 280 sì, 146 no e due astenuti, e ora passerà al Senato non senza polemiche di merito.

Ieri il medesimo decreto aveva incassato a Montecitorio la fiducia posta dal governo (la settima da quando Matteo Renziè diventato premier): 335 voti favorevoli e 186 contrari. Ma già si annunciava battaglia a Palazzo Madama: il Nuovo centro destra aveva contestato, infatti, il diverso trattamento riservato alla cannabis: inserita nella tabella delle droghe pesanti se ottenuta da sintesi di laboratorio, ma collocata tra le droghe leggere se 'naturale' ogm, e contenente quindi - secondo Ncd - una analoga quantità, rispetto alla cannabis di sintesi, di principio attivo dannoso. Il provvedimento potrebbe dunque subire modifiche nel passaggio al Senato. Tuttavia, ha affermato ieri il ministro della Salute,Beatrice Lorenzin, in conferenza stampa insieme agli altri esponenti Ncd Roccella, Giovanardi, De Girolamo e Pagano: "Siamo giunti ad un buon risultato e ad un testo equilibrato". Il punto, ha spiegato, è che "c'è la necessità di dare un messaggio forte al Paese, e cioè che drogarsi non è normale e dobbiamo sconfiggere la cultura della normalizzazione del drogarsi che sta provocando danni enormi sia agli adulti sia ai giovani".
 
La titolare della Salute aveva preso l'iniziativa di emanare d'urgenza il decreto a fine marzo 2014 dopo che la Consulta aveva dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi (49/2006). Con la sentenza della Corte Costituzionale erano infatti venute a cadere le modifiche più importanti della legge quadro sulle droghe (dpr 309/90): in particolare, quelle riguardanti la classificazione delle sostanze stupefacenti (dall'eroina alla cannabis) in un'unica tabella e il conseguente trattamento penale o amministrativo per spaccio e consumo.

www.repubblica.it/politica/2014/04/30/news/droga_la_camera_d_l_ok_al_decreto_ora_passer_al_senato-84856475/

la fine della demonizzazione di LSD e MDMA

Lungo articolo che fa il punto sulla riscoperta di LSD e MDMA come coadiuvanti alla psicoterapia e sulla progressiva fine, nella stampa e nella comunità scientifica USA, della sopravvalutazione dei loro rischi e danni: http://www.theverge.com/2014/4/29/5594872/ecstatic-states-can-an-illegal...

Mantenersi lontani dall'alcol e dai suoi danni a piccoli passi

E’ un campione l’alcolista che attraversa il suo percorso dei 12 passi così come il tossicodipendente che esce dalla sua dipendenza, così come il padre di famiglia che riesce attraverso grandi sacrifici a provvedere ai bisogni dei suoi cari.

Sergio Mazzei - Direttore dell’Istituto Gestalt e Body Work di Cagliari (1)

 

L'associazione "Alcolisti Anonimi" (A.A.) è nata negli Stati Uniti nel 1935 dall'incontro di un agente di borsa ed un medico chirurgo, entrambi alcolisti, i quali si resero conto che condividendo le loro dolorose esperienze e aiutandosi a vicenda riuscivano a mantenersi lontani dall'alcol.

Alcolisti anonimi è un'associazione di uomini e donne che mettono in comune la propria esperienza, forza e speranza al fine di risolvere il loro problema comune e di aiutare altri a recuperarsi dall'alcolismo. Il servizio è anonimo e gratuito.

Un alcolista che ha smesso di bere ha una grandissima capacità di aiutare l'alcolista che ancora beve; così facendo indica all'altro la via per uscire dal problema e nel contempo mantiene e consolida la propria sobrietà, aiutare gli altri significa aiutare se stessi.

Alcolisti Anonimi costituisce una soluzione concreta per i diretti interessati, e può pertanto rivelarsi una risorsa utile a tutti coloro che, per professione o volontariato, sono chiamati a occuparsi di alcolismo.

In questi gruppi si è accolti come uno di loro, si è compresi, ascoltati, viene prestata attenzione, si fa parte di un grupppo che accoglie, condivide, sostiene, supporta. La stessa cosa si può sperimentare in molti gruppi sportivi, facendo parte al gruppo si condividono momenti di apprendimento, di successo, di sconfitte. Esempi di gruppi sportivi sono la Capoeira dove ogni membro del gruppo fa la sua parte giocando, suonando, cantando oppure nelle gare spportive a staffetta o di squadra dove ognuno ha un ruolo, un compito, una capacità da mettere a disposizione del gruppo.

Qui si può scoprire un posto sicuro, un posto dove si viene aiutati, seguiti.

Ci sono dellle regole da rispettare, dei passi da seguire, c’è uno stile di vita da seguire, sembra essere una sana alternativa, un sano percorso rispetto a quello che si fa da soli in balia delle onde, di questa dipendenza invalidante.

I gruppi possono essere per alcolisti anonimi, per famigliari ed amici di alcolisti, infatti, accanto ad A.A. opera, con un metodo simile, l'associazione AlAnon/Alateen, che si occupa del recupero e del sostegno ai familiari degli alcolisti.

E' fondamentale evitare "il primo bicchiere", quello che innesca il meccanismo della compulsione e la conseguente perdita del controllo sull'alcol, quindi è indispensabile porsi un obiettivo a brevissimo termine: per esempio di tenersi lontano dal primo bicchiere per sole ventiquattro ore.

Dodici Passi è il metodo di recupero dall'alcolismo i cui principi ispiratori furono tratti essenzialmente dalla medicina, dalla psicologia e dalla religione.

Si inizia ad accettare l’idea di essere un alcolista (Primo Passo) e ad affidarsi a qualcuno o a qualcosa per cercare di risolverlo (Secondo e Terzo Passo).

Si comincia a rompere l'isolamento ed avere fiducia in nuovi amici.

Con il Quarto e il Quinto Passo, attraverso l’autoanalisi e il confronto con una persona di propria fiducia (lo sponsor), si procede ad una profonda e coraggiosa verifica di se stessi imparando ad accettare le proprie caratteristiche positive e negative.

Con il Sesto e il Settimo si inizia un percorso di cambiamento basato sulla progressiva modificazione dei propri comportamenti.

Con l’Ottavo e il Nono, attraverso il perdono si tende al recupero delle relazioni con gli altri; con il Deciimo Passo ci si predispone a mettere concretamente in pratica questo nuovo stile di vita; con l’Undicesimo, attraverso la meditazione e la preghiera, si approfondisce il proprio percorso spirituale, incrementando un senso di appartenenza al mondo; con il Dodicesimo Passo si comincia a portare il messaggio ad altri alcolisti.

L’esercizio aerobico può aiutare a prevenire, e forse anche recuperare alcuni dei danni cerebrali associati al consumo di alcol. (2)

Questo è ciò che è emerso da un nuovo studio della University of Colorado Boulder, pubblicato sulla rivista Alcoholism: Clinical and Experimental Research. (3) L’abuso cronico di alcol è legato a numerose conseguenze neurobiologiche deleterie, tra cui la perdita di materia grigia, danni alla materia bianca, e la compromissione delle funzioni cognitive e motorie.

In precedenti ricerche è stato dimostrato che l’esercizio aerobico come camminare, correre o andare in bicicletta, rallenta il declino cognitivo e diminuisce i cambiamenti neurali negativi derivanti dal normale invecchiamento e da diverse malattie. Gli autori sono partiti dall’ipotesi che l’esercizio aerobico protegga la materia bianca delle zone anteriori e dorsali del cervello dai danni legati al consumo di alcol. L’associazione tra il consumo pesante di alcol e i danni alla materia bianca in nel fascicolo superiore longitudinale (SLF), nella capsula esterna (CE), nella corona radiata superiore e anteriore, e nel fornice  sarebbe maggiore nelle persone che non fanno regolarmente esercizio fisico.

Questi dati sono coerenti con l’idea che l’esercizio fisico possa proteggere l’integrità della materia bianca.

Gli alcolisti anonimi hanno interesse a far conoscere la loro attività e questo lo fanno diffondendo le loro modalità di fare gruppo, di aiutarsi, facendo conoscere agli addetti ai lavori il loro operato e per questo motivo prevedono anche delle riunioni aperte per estendere la partecipazione oltre che agli alcolisti, ai famigliari ed amici, anche ai cosìddetti “professionisti” e cioè medici, psicologi che hanno la possibilità di entrare in questo mondo, conoscere queste persone, le loro realtà, le loro difficoltà, ma anche le loro risorse, le loro qualità, le loro sensazioni ed emozioni.

Tutte le persone che sono interessate al problema dell’alcolismo possono partecipare alle riunoni aperte, l’unica condizione richiesta è che vengano mantenuti riservati i nomi dei partecipanti.

(1)    Simone M., O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Edizioni ARAS, Fano, 2013.

(2)    DRONET, Newsletter N. 04, Aprile 2013, p. 4.

(3)    Karoly H.C., Stevens C.J., Thayer R.E., et al., Aerobic Exercise Moderates the Effect of Heavy Alcohol Consumption on White Matter Damage, Alcohol Clin Exp Res., 02.04.2013.

“Sigarette elettroniche danno dipendenza”: limiti e leggi in arrivo dagli Usa

Blitzquotidiano.it - ROMA – Le sigarette elettroniche, proprio come le “classiche”, danno dipendenza da nicotina. Per questo motivo la Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha annunciato l’arrivo di limiti e leggi per la regolamentazione della vendita e dell’uso delle e-cig.

Le sigarette elettroniche, scrive il Wall Street Journal, potrebbero essere vietate ai minori di 18 anni e i produttori saranno costretti a dichiarare le sostanze chimiche usate nelle ricariche e ricordare che contengono nicotina, sostanza che dà dipendenza.

 

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Gioco d'azzardo, allarme dei pediatri: coinvolge 1,2 milioni di minori

(AGI) - Roma, 26 apr. - C'era una volta il mercante in fiera, il monopoli, la tombola in famiglia con i fagioli per segnare i numeri. Oggi ci sono le luci dei videopoker e delle slot-machine, i colori dei gratta e vinci, le combinazioni del superenalotto. Perche' gli italiani sono "malati di scommesse" prima ancora di prendere la patente: almeno 800.000 ragazzini italiani fra i 10 e i 17 anni giocano d'azzardo, addirittura 400.000 bimbi fra i 7 e i 9 anni hanno gia' scommesso la paghetta su lotterie e bingo. Mentre gli adulti nascondono la testa sotto la sabbia: uno su tre afferma di non ricordare o non sapere se i propri figli giochino, nonostante oltre la meta' abbia paura che i ragazzi vengano contagiati dal virus delle scommesse. Sono gli allarmanti risultati di un' indagine realizzata in Italia sul gioco d'azzardo nei minori, promossa dall'Osservatorio Nazionale sulla salute dell'infanzia e dell'adolescenza (Paido'ss) e presentata in anteprima durante l'International Pediatric Congress on Environment, Nutrition and Skin Diseases, a Marrakech dal 24 al 26 aprile.


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esperienza con Ayahuasca

Ayahuasca, è il “vino dell’anima” nella lingua quechua degli indios amazzonici. Ed è anche una nuova droga molto in voga. Stefano Liberti l'ha provata a Berlino. Non in un rave, ma in un salotto borghese con i soffitti stuccati e il parquet. Nella stanza, una trentina di persone. Età varie: dai 20 ai 60. Questo è il suo racconto 

Prosegue qui http://www.pagina99.it/news/societa/4536/Ho-provato-l-ayahuasca-la-droga.html

Oltre il cane Pando verso la drug education

IL professor Franco Coppoli si è rifiutato di far entrare i cani antidroga nella sua classe mentre faceva lezione. Si ritrova oggi con un provvedimento disciplinare incombente sulla sua testa. Susanna Ronconi prova a spiegare perchè con i giovani  l'approccio deterrente non funziona e che bisogna ritornare ad educare.

 

franco-coppoli.jpg26 marzo, Istituto per geometri Sangallo di Terni. Il cane Pando fa il suo ingresso in classe, è un cane antidroga, lavora per la Questura, e fa i suo mestiere. Ma anche il professor Franco Coppoli sta facendo il suo, di mestiere, insegna, dichiara agli agenti di non voler interrompere il suo “pubblico servizio” e li invita a uscire. Un gesto, quello del professore, che non finisce lì, e che il 29 aprile, all’Ufficio Scolastico regionale dell’Umbria, sarà giudicato e sanzionato con un provvedimento disciplinare per non aver interrotto le lezioni (sic!) e aver impedito il controllo in aula della polizia. La contestazione è per un atto “ non conforme alle responsabilità, ai doveri, e alla correttezza inerenti alla funzione o per gravi negligenze in servizio”, il che significa fino a sei mesi di sospensione da insegnamento e stipendio.

Quello di Terni non è un episodio nuovo e tantomeno isolato, si è ripetuto spesso anche in questi mesi di post Fini Giovanardi (una inerzia?) l’assunto che la repressione, meglio se esibita e con forte impatto, come i supplizi del medioevo, serva alla dissuasione fa parte del senso comune, di quello della politica e anche di quello di certi “scienziati” embedded. Ma vale la pena riparlarne per almeno tre motivi.

Primo: Pando oggi non sta più fuori dai cancelli ad annusare, entra nelle aule, l’impatto è forte, il linguaggio non è quello del mero controllo ma quello della deterrenza, e il rapporto che si cerca così con li mondo degli educatori non è una alleanza, è una sudditanza ancillare e muta. Un approccio che rende pedagogicamente ridicola la tesi di un discorso che presume di essere efficace alternando parole educative a parole repressive: Pando non apre uno spazio educativo, Pando lo chiude (del resto sa solo abbaiare). Che il professor Coppoli si sia sentito espropriare di parola e ruolo è il minimo.

Secondo: la sconcertante impermeabilità nel tempo di queste prassi alla “evidenza” della loro inefficacia: la santa alleanza tra “educare e punire” - manifesto della nostra legislazione nazionale -  ha dimostrato nei decenni la sua pochezza (vedere gli andamenti dei consumi per credere). Lo “scared approach”, approccio deterrente, di reganiana memoria (do you remember “Just say no!” e la Zero tollerance?) ha avuto proprio negli States, dove ha drenato milioni di dollari per un semplice bluff, la sua più radicale critica. Da un lungo elenco: gli studi di Rodney Skager, California, sul fatto che, repressione o no, i ragazzi consumano comunque, quello della Università del Michigan, che ha indagato sulla inutilità dei test sui ragazzi, fino al modello educativo “La sicurezza al primo posto: un approccio basato sulla realtà” della pedagogista Marsha Rosenbaum, San Francisco, che così sintetizza il suo pensiero: «La realtà, secondo le ricerche promosse dallo stesso governo degli Stati uniti, è che oltre la metà dei giovani adolescenti americani sperimenta l’uso di droghe illegali nel periodo in cui frequenta le scuole medie superiori. Tuttavia, l’obiettivo principale della gran parte dei programmi è quello di prevenire il consumo. Al contrario, un approccio realistico dovrebbe concentrare le nostre energie sulla prevenzione dei comportamenti d’abuso. Continuiamo a enfatizzare il valore dell’astinenza, a supportare quegli studenti che dicono “no alle droghe”, mentre dovremmo offrire un’informazione onesta e scientificamente corretta a tutti coloro che dicono “forse”, o “qualche volta” o “sì”».

E qui sta il terzo punto: è ora che gli educatori (tutti, dai genitori agli insegnanti al mondo adulto) si riprendano parola e responsabilità. Il gesto di Franco, dei colleghi e dei genitori che hanno solidarizzato con lui, ha senso se si restituisce alla “normalità” delle relazioni quotidiane il discorso sull’uso di sostanze da parte dei ragazzi. Si chiama “drug education”, significa consapevolezza, ascolto, informazione corretta. Significa, con Marsha Rosembaum, prevenire l’abuso e contenere i rischi. Ma “drug ediation” non ha una traduzione in italiano, noi abbiamo preferito, grazie al Dipartimento antidroga, puntare su “early detection” (questa sì, tradotta) che significa individuare – magari invitando i genitori ad effettuare i test sui figli o mandando i cani - i consumi per avviare i ragazzi/e alla patologizzazione e alla repressione. Un suicidio educativo.

www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/oltre-il-cane-pando-verso-la-drug-education

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