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Novità

INCOSTITUZIONALE LA FINI GIOVANARDI

La legge Fini-Giovanardi è incostituzionale. Lo ha appena stabilito la Corte Costituzionale, dichiarando “l’illegittimità costituzionale – per violazione dell’art. 77, secondo comma, della Costituzione” della legge che aveva equiparato droghe leggere e pesanti, introducendo le stesse sanzioni per reati concernenti le due tipologie di droghe.

 

 

....e ora CHI risarcirà gli arrestati, i rovinati, le famiglie distrutte per qualche canna?

Seymour Hoffman non è il solo, negli Usa è boom dell'eroina

Valentina Pasquali, Pagina 99
La morte per overdose dell'attore Philip Seymour Hoffman ha riportato all'attenzione la piaga degli oppiacei. Tra il ’96 e il 2010 negli Usa il numero di ricette per questo genere di farmaci è passato da 91 milioni a 210 milioni.

Washington - La morte per overdose dell’attore Philip Seymour Hoffman ha portato all’attenzione del pubblico americano una piaga, quella degli oppiacei, che è stata per molto tempo ignorata ma che sta ora abbattendosi sugli Stati Uniti con una forza inaudita. Si tratta di una storia lunga e complessa, che comincia negli anni novanta nei corridoi delle grandi case farmaceutiche e finisce oggi, spesso drammaticamente, nelle strade delle più grosse città del Paese. Una storia di cui l’eroina è il punto d’arrivo e le cui origini vanno ricercate invece nell’enorme diffusione di antidolorifici prescritti dai medici americani.

«La ragione per cui osserviamo un aumento dell’uso di eroina negli Stati Uniti è che è in corso un’epidemia di dipendenza da oppioidi, quei farmaci derivati dai papaveri da oppio», dice Andrew Kolodny, responsabile medico per Phoenix House, centro di riabilitazione di New York, e presidente dell’organizzazione Physicians for Responsbile Opioid Prescribing. Questi medicinali comprendono la morfina, ma anche l’ossicodone e l’idrocodone e sono sostanzialmente identici all’eroina. «Una quindicina d’anni fa circa, le aziende che producevano questi analgesici, in particolare Purdue Pharma, lanciarono un’enorme campagna educativa e promozionale, spendendo milioni di dollari per convincere i dottori a prescriverli più aggressivamente perché il pericolo della dipendenza era minimo», continua Kolodny. Purdue Pharma è la creatrice di OxyContin, medicinale diventato popolare negli Stati Uniti grazie anche a una strategia di marketing molto costosa. Se l’azienda vi aveva investito 48 milioni di dollari nel 1996, nel 2000 questa cifra era salita a 1,1 miliardi di dollari (nel 2007, le dirigenze aziendali sono state multate per oltre 600 milioni di dollari per pubblicità ingannevole).

Guarda caso, dal 1996 in poi i medici americani hanno distribuito tra i propri pazienti grandi quantità di oppioidi, il cui consumo è andato alle stelle. Dati del National Institute On Drug Abuse mostrano che, tra il ’96 e il 2010, il numero di ricette per questo genere di farmaci è passato da 91 milioni a 210 milioni. E nonostante le rassicurazioni dell’industria farmaceutica, sono aumentate anche le persone da essi dipendenti, 2,3 milioni nel 2009. Secondo Kolodny, costoro si dividono in due gruppi principali: gli adulti di mezz’età che hanno iniziato a assumere questo genere di analgesici per un semplice mal di schiena e si sono ritrovati poi a non poterne più fare a meno; e i loro figli adolescenti, curiosi di sperimentare con le droghe e convinti che queste pillole, che apparivano sempre più frequentemente negli armadietti dei medicinali dei genitori, fossero generalmente sicure perché prescritte da un dottore.

Invece gli oppioidi sono pericolosissimi. Secondo il Centers for Disease Control and Prevention, che oggi considera quella degli antidolorifici la peggiore epidemia di droga nella storia degli Stati Uniti, dal 2002 al 2013 le overdose da oppioidi hanno ucciso di più che l’eroina e la cocaina messe assieme. E la loro frequenza sta crescendo a un ritmo furioso. Tra il 1999 e il 2010, il numero di overdose mortali è salito del 265% tra gli uomini e del 400% tra le donne. «I media prestano molta attenzione all’eroina, ma le pillole stanno uccidendo molta più gente», dice Kolodny. Tra l’altro, gli analgesici rappresentano sempre più una rampa di lancio verso il consumo di eroina (come nel caso di Hoffman, che dopo vent’anni di sobrietà ha confessato nel 2013 di aver ripreso a drogarsi con le pillole). Questo è vero in particolare da quando il governo federale e quelli statali si sono accorti della loro pericolosità e hanno deciso di dare un giro di vite. «Un paio di anni fa le autorità hanno cominciato a irrigidire i controlli, riducendo le quantità di pillole disponibili sul mercato illegale», dice Meghan Ralston, una coordinatrice della Drug Policy Alliance. «Per chi ne era dipendente, il passo successivo è stato di cercare il sostituto migliore, l’eroina». Altri due fattori hanno contribuito a questa transizione. Quando si è capito, sempre nel corso degli ultimi anni, che OxyContin dava molta più dipendenza di quanto si pensasse in precedenza, Purdue Pharma ne ha sviluppato una versione anti-abuso, più difficile da ridurre in polvere per quegli utilizzatori che preferivano sniffare il farmaco o iniettarselo in vena. Altra ragione che ha spinto molti nelle braccia dell’eroina. Infine, sul mercato nero una busta di eroina, che viaggia tra i 6 e i 10 dollari, è molto meno costosa di una pillola di OxyContin, il cui prezzo varia dai 60 ai 100 dollari. Con il risultato che, al 2011, 4,2 milioni di americani sopra gli undici anni di età hanno provato l’eroina almeno una volta.

Il fenomeno della dipendenza da oppiacei è quindi più complesso e diffuso di quanto si pensi solitamente e la classe media non ne è certo esclusa. «Gli utilizzatori di eroina non corrispondono allo stereotipo creato dai media del tossico senza casa che vive sotto i ponti», dice Ralston. «Esistono anche quelli naturalmente, si tratta della fase caotica della tossicodipendenza, ma sono una minoranza. In gran parte chi fa uso di droghe è uguale a noi, ai nostri vicini di casa, alla babysitter che ci cura i bambini o al nostro meccanico di fiducia».

Questo tema è tornato prepotente alla ribalta non solo in seguito alla morte di Hoffman, ma anche a causa di un’impennata nel numero di overdose fatali che ha colpito gli Stati Uniti nord orientali nell’ultimo anno. In Vermont, ad esempio, questi decessi sono raddoppiati tra il 2012 e il 2013, tanto da convincere il governatore Peter Shumlin a dedicare tutto il proprio discorso sullo stato dello Stato di quest’anno, l’equivalente locale dello stato dell’Unione, a questa piaga. A complicare ulteriormente la situazione è arrivata poi più di recente una grossa partita di eroina tagliata con fentanyl, un analgesico fino a 100 volte più potente della morfina. Negli ultimi mesi, decine di persone sono morte in Maryland, Pennsylvania e Rhode Island. «Il problema in questo caso è che i tossicodipendenti non sanno con che genere di eroina hanno a che fare – spiega Ralston – e finiscono per assumere una dose che gli sembra normale, ma in realtà è molto più forte».

Come muoversi, dunque, per far fronte a questa epidemia sempre più fuori controllo? «Dobbiamo smettere di mandare in galera quelli che sono già dipendenti da oppiacei – dice Ralston – Piuttosto dobbiamo sforzarci di capire le loro esigenze, se hanno bisogno di formazione professionale, di studiare, di un posto di lavoro, e aiutarli a gestire la propria condizione in maniera che non imponga loro di smettere completamente». Attraverso l’uso di farmaci sostituivi, come il metadone, o l’implementazione di programmi che già esistono in altri paesi e che prevedono l’uso controllato di quantità limitate di eroina. Secondo Ralston lo stesso approccio razionale e non punitivo dovrebbe valere anche per quelle persone che fanno uso di questo genere di droghe ma non ne sono dipendenti, non commettono crimini, conducono le loro vite in maniera generalmente normale e non sono destinati a morire di overdose. «Sarebbe il caso che li lasciassimo in pace», conclude Ralston.

 

 

Dipendenza da Facebook, un problema reale?


L'uso smodato di Facebook causa ossessione e dipendenza, con conseguenti diverse problematiche comportamentali che coinvolgono moltissime persone.

 

Webnews.it, Floriana Giambarresi - Nei suoi dieci anni di vita, Facebook ha rivoluzionato il modo di comunicare, socializzare, connettersi con le persone e condividere pensieri e attimi della propria vita, ma in alcuni casi sembra essere andato oltre, superando una pericolosa soglia e dando vita a quella che sembra essere una sorta di dipendenza non facile da sconfiggere. Né da identificare. Sì, perché la Facebook-addiction può diventare una problematica reale in grado di influire negativamente sull’emotività e sui comportamenti delle persone.

Occorre però anzitutto capirsi sui termini, poiché anche la strumentalizzazione della dipendenza stessa rischia di diventare un problema:


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Droghe leggere: povero Borsellino, testimonial inconsapevole di Giovanardi

Massimiliano Sgregola, Il Fatto Quotidiano

Cosa direbbe Paolo Borsellino, se sapesse di essere diventato testimonial involontario dell’offensiva antidroga di Giovanardi? In un suo discorso del 1989, che da tempo fa  il giro della rete, a margine di una conferenza si dichiarato contrario a qualunque ipotesi di legalizzazione. Musica per le orecchie del senatore del Nuovo Centrodestra che non ha perso tempo e ne ha approfittato per ridare un po’ di smalto al disorientato pensiero proibizionista nazionale che si fa forza, ormai, solo delle presunte evidenze scientifiche (a senso unico) del Dipartimento per le Politiche Antidroga, dichiarando pomposamente dal suo sito “contro la legalizzazione con Borsellino”.

Nel video, salutato dal senatore del centrodestra come il ritrovamento del Graal, è certamente vero che Paolo Borsellino dice un no categorico all’ipotesi di legalizzazione ma non bisogna dimenticare che quel discorso risale ad un quarto di secolo fa, al 26 gennaio del 1989 per la precisione e che la situazione sociale, geo-politica ed economica del mondo di allora era incomparabile con quella odierna: il muro di Berlino era ancora al suo posto, l’Ue era ancora Comunità Europea, non esisteva libera circolazione (di persone o di capitali) e la discussione sugli stupefacenti viveva ancora nel clima bellico della “guerra alla droga”di Reagan. Inoltre l’Italia era in piena emergenza eroina ed il Parlamento, appena un anno dopo, avrebbe approvato la l. 309/’90, la Iervolino-Vassalli che figlia del pensiero di allora, introdusse, con l’art. 75, sanzioni penali per i consumatori: “E’ vietato l’uso di sostanze stupefacenti e psicotrope…” recitava l’articolo poi parzialmente abrogato con referendum nel 1993. Prima per esultare “embedding immaginari” alla causa, Giovanardi farebbe bene a ricordare che Paolo Borsellino se ne andò in un’epoca in cui la società aveva seguito l’idea che colpire il consumo avrebbe ridotto la domanda, mentre le istanze antiproibizioniste erano ancora ampiamente di nicchia, limitate ai Radicali e a gruppi della sinistra extra-parlamentare.

Inoltre, nel video, il magistrato parla genericamente di “droga” entrando solo nei minuti finali nel dettaglio, quando nomina “crack” ed “eroina”: allora, era particolarmente diffusa la teoria della “droga di passaggio ed accettata la tesi che non ci fosse differenza tra oppiacei, cocaina e cannabis. L’analisi di Borsellino, insomma, si basava sull’Italia di fine anni 80 e rispecchiava molto del comune sentire di allora. Il magistrato, inoltre, non avrebbe potuto in alcun modo prevedere l’avvento del mercato unico globale degli stupefacenti seguito alla caduta del blocco socialista e alla natura mondiale del sistema economico odierno, senza contare la rapida diffusione e differenziazione del mercato degli ultimi 10 anni e la  recente svolta antiproibizionista. Forse, a fronte di questi cambiamenti epocali, Borsellino oggi la penserebbe  in maniera diversa.

Per concludere: strumentalizzare un discorso pronunciato nel 1989, decontestualizzarlo ed utilizzarlo come bandiera per la riscossa “proibizionista” è già di per sé un’operazione pessima ma se aggiungiamo l’oggettiva impossibilità per Paolo Borsellino di confermare le sue parole di allora aggiungiamo alla speculazione politica, l’aggravante del cattivo gusto. 

Antiproibizionisti contestano Pannella: ''Che sei venuto a fare?"

 Il leader dei Radicali è stato fischiato alla manifestazione organizzata a Roma dal Movimento antiproibizionista. "Non ti vogliamo, vattene. Sei andato con Berlusconi che ha fatto la legge Fini-Giovanardi e adesso vieni qui in piazza? Dov'è la coerenza?''. "Sapevamo che gli organizzatori della manifestazione non gradivano la nostra presenza", ha poi detto Pannella, "ma dopo cinquanta anni di lotte antiproibizioniste questa sarebbe stata la nostra prima assenza. Purtroppo, la non democrazia produce incapacità di intendere e volere, a queste provocazioni non rispondo"

suRepubblica.it il video video.repubblica.it/edizione/roma/antiproibizionisti-contestano-pannella-che-sei-venuto-a-fare/155310/153808

Tutta la droga al cinema

 Horror, commedia, drammi, il cinema di questo periodo racconta l’alterazione psicofisica in ogni sua forma. Ecco per voi sette film, tra cui un esperimento italiano

Il cinema sta cercando di dirci qualcosa. Capita alle volte che film simili stiano in sala nello stesso momento, più spesso ancora che film dall’argomento simile siano in sala nello contemporaneamente. Ma è raro che ben 7 film che girano intorno alla droga si battano per gli stessi spettatori nei medesimi giorni. È quello che accade da questa settimana.

È evidente che si tratti di una coincidenza, anche perchè la data d’uscita italiana non coincide, né è sempre alla medesima distanza da quella del paese d’origine, tuttavia se c’è una cosa che il cinema ci ha insegnato è che è in grado come pochissime altre forme di produzione culturale di intercettare l’attualità e i movimenti sociali. Insomma se proprio ora, in questi mesi, ci stiamo raccontando così tante storie di droga, qualcosa vuol dire.

I sette film che girano intorno alla droga sono drammi, commedie,horror e d’autore, ambientati nella modernità, negli anni ‘80, nei ‘90 o in entrambe le decadi, alcuni sono pluricandidati agli Oscaraltri sarà difficile vederli, un paio di capolavori e altrettante schifezze, parlano di erba, coca, eroina, medicinali scaduti, pasticche e ultimissimi ritrovati. C’è insomma tutto il campionario del cinema e dell’alterazione psicofisica a portata di mano (se ci fossimo voluti allargare all’alcol ce n’era pure un ottavo, Un compleanno da leoni e se avessimo voluto proiettarci un minimo nel futuro, con le uscite a fine febbraio si aggiungeranno Snowpiercer e la sua droga del futuro).

L’ultimo di questi (in ordine di uscita) è però il più interessante, perchè è un film italiano che sembra aver preso lo spunto diBreaking Bad per farci una parodia dei film di Guy Ritchie comeLock & Stock o The Snatch, contaminata dall’umorismo (migliore) nostrano e da molti interpreti di Boris, la serie. Per questo lo affrontiamo per primo

1. Smetto quando voglio
Droga trattata: pasticche (non esistenti nella realtà)
È l’esordio la cinema di Sydney Sibilia, nato nei primi anni ‘80 malato di cinema e serie tv americane ma soprattutto regista coerente. Realizza una commedia divertente che non assolve nessuno, non vuole fare la morale ma solo cinema con tutti i crismi. Divertire e confezionare un film con delle idee (la più clamorosa è quella della fotografia con doppia dominante cromatica ma ce ne sono un’infinità di più piccole lungo tutta la storia). Tratta di ricercatori universitari senza un soldo che, come in Breaking Bad, mettono la loro intelligenza nella produzione e poi spaccio di pasticche, ma come in Big Bang Theory finiscono in ambienti e situazioni che sono troppo nerd per gestire, con un intreccio degno di The Snatch e una valanga di droga.
Dovrebbe essere ordinaria amministrazione ma nel nostro paese è un’eccezione esaltante. Ha fatto eccezione anche la promozione. Qualche settimana fa girava molto questo video esilarante di una rapina in farmacia con baionette. Era il virale di Smetto quando voglio.

2. The wWolf of Wall Street
Droga: tutte ma con una speciale passione per il Quaalude (non più in vendita), possibilmente scaduto
Per raccontare la finanza e la degenerazione degli anni ‘80 e ‘90 che ha portato alla situazione attuale Scorsese crea l’inferno. Un inferno che viene dalla realtà dell’autobiografia di Jordan Belfort, “un libro che mi ha scioccato per la serenità con la quale descrive abissi inediti di depravazione” ha detto il regista. Il film è esilarante e sembra esso stesso un lungo trip che a momenti forsennati di euforia ed esaltazione oppone altri di stanca, più calmi ma non meno deliranti.

3. Red Krokodil
Droga: Krokodil
Film italiano molto indipendente, molto a basso budget, molto difficile da trovare in sala (sono pochi i cinema che lo proiettano), sembra prendere spunto da Repulsione di Roman Polanski, per come è tutto girato in un appartamento con un protagonista preda di continue visioni e allucinazioni frutto di astinenza ed euforia da dose. Il krokodil è una vera droga, molto diffusa in Russia (dove è ambientato il film), così chiamata perchè sventra la pelle di ferite che somigliano a squame. E così nel film l’esasperazione delle visioni scarinifca il protagonista che intanto si immagina ignudo correre nei prati assolati. Non indimenticabile diciamo.

4. Hansel & Gretel e la strega della foresta nera
Droga: erba della varietà (non esistente) Black Forest High
Intitolato in originale Hansel & Gretel Get Baked è il terzo film sulla fiaba in questione ad uscire nel 2013 (gli altri due erano uno della Asylum, quelli di Sharknado, e Hansel e Gretel cacciatori di streghe). Rielabora con intuizione geniale la storia dei Grimm nei tempi moderni sostituendo ai dolci le droghe leggere, coltivate dalla strega nella sua cantina, con le quali ella attira i ragazzi da cuocere nel forno e mangiare.

Ma l’intuizione ancora più forte è che è un teen horror, uno di quei film in cui i ragazzi vengono massacrati da un killer, sulla scia diVenerdì 13 e via dicendo, che poi è effettivamente il parente moderno della fiaba originale (perchè si alimenta di odio verso gli adulti, condanna di abitudini immorali e morte di chi non resiste alle pulsioni elementari). Peccato che sia fatto con pigrizia. E dai produttori di Twilight.

5. Dallas Buyers Club
Droga: eroina
Ambientato negli anni ‘80 racconta la vera storia di Ron Woodroof, un texano omofobo che si scoprì positivo all’Hiv e, siccome il sistema sanitario statunitense forniva solo medicinali inutili, se non proprio dannosi, decise di cominciare ad importare quelli migliori dal Messico e rivenderli (oltre a prenderseli) in barba alla legge. Tutto questo in società forzata con un omosessuale eccessivo, malato anch’esso (ma agganciato con tutta la comunità sieropositiva) il cui grande problema, più ancora della malattia, era la droga.

6. I segreti di Osage County
Droga: medicinali, eroina
Sta passando sotto silenzio ed è un peccato perché, escluso The Wolf of Wall Street, è probabilmente il film migliore del gruppo, di certo il meno convenzionale.
Tratto da uno dramma teatrale vincitore di premio Pulitzer è una tragedia familiare ambientata negli anni ‘90 con una partenza eccezionale: in una famiglia borghese del centro degli Stati Uniti, composta da nonna, tre figlie e relative famiglie, la suddetta capofamiglia 70enne è una drogata totalmente instabile. Ed è interpretata da Meryl Streep. Una bomba.

7. The counselor
Droga: ignota (probabilmente cocaina)
Dal grande Cormac McCarthy e dall’immenso Ridley Scott una storia tutta dialoghi e racconti assurdi, terrore, minacce e morte ovunque. Si tratta di traffico della droga al confine col Messico da parte di signorotti del commercio di stupefacenti e di un avvocato, che per un incredibile coincidenza sembra essere responsabile del furto di una partita. Il cartello messicano non ci sta e non vuole sentire ragioni (“Vedila così: non è che non credano alle coincidenze, è che non ne hanno mai vista una”) e comincia la carneficina. Nessuno si fa ma tutto gira intorno al commercio di una partita ingente che cambia spesso mani con scambi frequenti di pallottole quando non tramite decapitazioni.

www.wired.it/play/cinema/2014/02/07/droga-cinema/

Studio Usa: si consuma troppa caffeina. Attenzione alla dipendenza


Rinunciare a questa sostanza può scatenare i sintomi tipici dell'astinenza

 

IlSole24Ore - Salute - Consumiamo troppa caffeina, e il risultato è che molte più persone di quanto comunemente si è portati a credere sono dipendenti da questa sostanza. Ad affermarlo è uno studio pubblicato sul Journal of Caffeine Research da un gruppo di ricercatori statunitensi guidati da Laura Juliano dell'American University di Washington DC, Steven Meredith e Roland Griffiths della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora e da John Hughes della University of Vermont. Gli studiosi spiegano che tra le persone che consumano abitualmente caffeina sono molte quelle che, quando ne vengono private, presentano dei comportamenti del tutto simili alle crisi di astinenza indotte dall'interruzione del consumo di sostanze stupefacenti.

 

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Lombardia, respinta mozione per depenalizzare la cannabis

Il provvedimento che chiedeva alla giunta regionale di attivarsi presso il governo per la depenalizzazione delle droghe leggere è stato respinto dal Consiglio. I voti favorevoli sono stati 22, mentre i contrari sono stati 37

 

La Repubblica - Milano - No alla depenalizzazione della cannabis. Il consiglio regionale della Lombardia ha bocciato a maggioranza la mozione presentata dal Patto civico di centrosinistra. Il provvedimento firmato dal consigliere Lucia Castellano sollecitava la giunta del Pirellone "ad attivarsi presso il governo affinchè si proceda alla depenalizzazione delle fattispecie di reato relative al consumo di droghe leggere e promuova il confronto quanto più plurale possibile sul contenuto del rapporto della commissione globale per le politiche sulle droghe".

 

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FRANCIA - Test per auto-depistaggio cannabis

 

Un test ideato ad hoc per l'auto-depistaggio della cannabis è ormai in vendita dai tabaccai in Francia. Lo ha annunciato la società produttrice, la Elie, precisando che una prima fase pilota coinvolge 3.000 negozi.
Il test, che sarà venduto ad un prezzo massimo di 3,50 euro, si rivolge soprattutto al folto pubblico dei fumatori occasionali - per dar loro la possibilità di sapere se sono ancora sotto l'influenza della Thc, la sostanza psicotropa della cannabis la cui eliminazione dall'organismo può richiedere diversi giorni.
"In Francia ci sono più di 4,5 milioni di fumatori occasionali e bisogna tenerne conto. Non si tratta di fare dei soldi, si tratta di fornire uno strumento utile", ha spiegato Elie all'Afp. A differenza di quelli salivari utilizzati dalla forze dell'ordine, i nuovi test sono urinari.
In caso di controlli stradali, un automobilista che presenti tracce di Thc rischia, a seconda della gravità, 4.500 euro di multa, il ritiro di sei punti dalla patente e due anni di reclusione.

Nel 2013 meno morti sulle strade (-12,3%). Pesano alcol e droga

 Meno morti sulle strade nel 2013, bambini e anziani restano le prime vittime e alcol e droga sono tra le principali cause degli incidenti(oltre il 20%). Sono alcuni dei dati elaborati dall'Osservatorio il Centauro istituito dall'Asaps, Associazione Sostenitori e amici della polizia stradale che ha fatto il bilancio dei più gravi eventi di pirateria stradale nel 2013, in totale 973. Sono 114 le persone che los corso anno hanno perso la vita, uccise da un pirata della strada, 1168 i feriti.

Rispetto al 2012 si segnala una diminuzione del numero dei morti, -12,3%, la maggior parte delle vittime della strada sono i pedoni e la regione maglia nera è la Lombardia. Ma Roma - sottolinea l'Asaps - da sola ha collezionato 30 eventi gravi, il 3,1% del totale. Il pirata della strada, secondo l'identikit tracciato dall'Asaps, è nella maggior parte dei casi un uomo tra i 18 e i 44 anni, e spesso fugge per paura di perdere i punti sulla patente o la patente stesa, ma sono in aumento i casi di assicurazione falsa o mancante del veicolo.

Il 55,8% degli autori viene poi smascherato, mentre il 44,2% resta ignoto. Più alta, 59,7%, la cifra dei pirati della strada a cui era stato dato un nome nel 2012. Su 973 inchieste, 543 hanno condotto all'identificazione del responsabile, arrestato in 146 occasioni (26,9% delle individuazioni) e denunciato in altre 397 (73,1%). E su tutti questi eventi pesa l'ombra dell'alcol e delle droghe: in 112 casi (20,6%) ne è stata accertata la presenza, ma è un dato che deve essere accolto con eccessivo difetto per essere considerato "attendibile", sottolinea l'Asaps, spiegando che la positività dei test condotti è riferibile solo agli episodi di pirateria nei quali il responsabile sia stato identificato, dunque 543 su 973. Ma spesso quando le forze di polizia identificano l'autore non ha più senso sottoporre il sospetto a controllo alcolemico o narcotest, perché sono trascorse ore o giorni dall'evento.

Gli eventi mortali sono stati 110 (11,3%), mentre quelli con lesioni 863 (88,7%), con 114 vittime e 1.168 persone finite in ospedale. Il 25,2% dei 543 pirati identificati è risultato essere forestiero. Sono stati invece 122 gli stranieri soggetti passivi di pirati, pari al 12,5% del totale fra feriti e deceduti. L'83,6% degli atti di pirateria - 813 contro 160 - avviene di giorno.

La geografia degli episodi vede al primo posto la Lombardia, con 155 episodi (15,9%), al secondo l'Emilia Romagna con 107 eventi (11%), e poi il Veneto con 86 casi (8,8%), Lazio e Toscana con 81 eventi ciascuna (8,3%). Un solo caso in Basilicata. Roma ha collezionato, da sola, 30 eventi gravi, il 3,1% del totale.

In tanti fumano le ortensie. "Attenti si può morire"

La moda' negativa è nata da un paio di anni in Germania. Gli effetti sono simili alla marijuana, ma gli effetti devastanti: le sostanze psicoattive della pianta si trasformano in Zyklon B, il gas mortale usato dai nazisti per la ‘soluzione finale’. Rischio di morte per soffocamento

Parigi - In crescita il consumo di piente di ortensie da parte dei fumatori di droga. La tendenza a usare la pianta, che permette di ottenere effetti simili a quelli della marijuana, è nata da un paio di anni in Germania e non è esente da problemi di salute, fino a causare la morte per soffocamento.

Il fenomeno pone un nuovo problema di salute pubblica: fumare le ortensie può rivelarsi molto pericoloso, se non mortale, con il possibile blocco del sistema respiratorio e del sistema nervoso centrale. Mentre gli effetti nel lungo termine non sono ancora conosciuti.

Peggio ancora, secondo un professore di farmacologia intervistato dal quotidiano svizzero Le Matin, se fumate in dosi elevate, le sostanze psicoattive della pianta si trasformano in Zyklon B, il gas mortale usato dai nazisti per la ‘soluzione finale’.

In Francia si sono moltiplicati i furti di ortensie. Nella regione del Nord-Pas-de-Calais, diversi villaggi della zona di Hucqueliers, vicino a Boulogne-sur-Mer, sono colpiti da questo nuovo fenomeno, già diffuso in Germania. Tanto che i gendarmi hanno aperto un’indagine in seguito a una ventina di denunce. Secondo la tv France 3 Nord-Pas-de-Calais, la ‘gang delle ortensie’ non agirebbe per decorare il giardino di casa, ma per ottenere effetti simili a quelli della cannabis, mescolando i petali con le foglie di tabacco. Questo sostituto sarebbe molto meno caro e soprattutto meno rischioso sul piano penale per i trafficanti.

Berlino ha detto di prendere la situazione molto sul serio, riconoscendo tuttavia che controllare un tale consumo è piuttosto difficile. Difficile impedire alle persone di piantare ortensie nel proprio giardino.

qn.quotidiano.net/esteri/2014/02/04/1020625-fumatori-ortensie-aumento-morte.shtml

 

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