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L’oppio si ottiene incidendo le capsule non ancora mature del Papaver Somniferum (papavero sonnifero) e lasciando essiccare al sole la resina che ne fuoriesce.

L'oppio grezzo contiene circa 20 tipi di alcaloidi, composti organici azotati dotati di elevata azione farmacologica a livello del sistema nervoso.

Tra questi alcaloidi sono presenti alcune sostanze di diffuso uso clinico nella terapia del dolore come la codeina, la papaverina, la narcotina. L'alcaloide principale dell'oppio è la morfina. Per le sue elevate propriet...

Gli oppiacei sono dei potenti analgesici, le proprietà  euforizzanti ed anestetizzanti  procurano un senso di rilassamento, distacco dalle proprie emozioni ed indifferenza rispetto a qualsiasi percezione negativa.

Il nostro cervello è capace di produrre autonomamente sostanze oppiacee dette endorfine, che hanno effetti inibenti e depressori sul Sistema Nervoso Centrale.

L’oppio e i suoi derivati agiscono con meccanismi molto simili a quelli delle endorfine anche se gli effetti prodotti sull’organismo sono molto più forti.  ...

L'uso dell'oppio è attestato sin nei primi testi scritti prodotti dall'uomo. Hul gil, l'ideogramma con cui i Sumeri indicavano, già nel 4000 a.C., il papavero da oppio stava per pianta della gioia dimostrando così come le antiche popolazioni della Mesopotamia conoscessero bene le proprietà euforizzanti del succo di tale pianta.

Nella mitologia greca e romana l'oppio era una presenza ricorrente. Un mito raccontava come Demetra, la dea della terra feconda, sorella di Zeus, usasse il papavero per alleviare il...

Quando si parla si sostanza psicotrope illegali l’eroina non è semplicemente una sostanza tra le altre, ma la sostanza. E’ attraverso l’esplosione dell’emergenza sociale dovuta alla diffusione dell’eroina agli inizi degli anni ottanta che la gran parte dell’opinione pubblica viene a contatto col problema “droghe” ed è su quel tipo di emergenza che si sono organizzate le risposte delle istituzioni.  
Ad essa è legata indissolubilmente la figura del tossico, prototipo vivente degli effetti di emarginazione...

Novità eroina

Nuova Mappa del Narcotraffico in Messico e negli Stati Uniti

di Fabrizio Lorusso

Periodicamente l’agenzia antidroga americana DEA (Drug Enforcement Administration) traccia la mappa del narcotraffico negli Stati Uniti e in Messico e, in base al lavoro d’intelligence dei suoi uffici distaccati sul territorio, pubblica una relazione sull’evoluzione dei cartelli messicani in America del Nord. Colori e macchie, città conquistate e perse, confini e nomi ormai noti della criminalità organizzata locale e globale non hanno nemmeno bisogno di una legenda per essere compresi. L’impatto visivo è immediato e così l’idea della narcoguerra che insanguina il continente si lega alla geopolitica. I frammenti si ricompongono sullo schermo e, restringendo lo zoom, i pixel scompaiono e la visione globale si fa nitida. La lotta militarizzata alle organizzazioni criminali, che in Messico ha mietuto oltre 130mila vittime in 8 anni e mezzo e ha provocato un aumento drammatico delle violazioni ai diritti umani, viene analizzata dalla DEA in una dimensione internazionale e geografica che, pur offrendo un quadro cognitivo generale, mette in secondo piano le vite quotidiane di milioni di persone che vivono sulla propria pelle le conseguenze della war on drugs e dell’ipocrisia di fondo che la alimenta. Sono i milioni di pixel concentrati nei vari sud del mondo: dal Latinoamerica, o “NarcoAmerica”, secondo il titolo di un interessantissimo libro di giornalismo narrativo “sulle tracce della cocaina” pubblicato da Tusquets (2015), a Gioia Tauro, dall’Afghanistan a Ciudad Juárez o i Balcani.

l'articolo prosegue qua www.carmillaonline.com/2015/09/04/nuova-mappa-del-narcotraffico-in-messico-e-negli-stati-uniti/

“In aumento i consumi di cocaina ed eroina, anche per via iniettiva”

FIRENZE – In due mesi, da aprile a maggio, gli operatori hanno censito 463 tossicodipendenti, per il 64 per cento certi, ovvero sorpresi a fare uso di stupefacenti; 210 quelli tra i 18 e i 25 anni, 8 i minorenni. Sono questi i numeri dell’avvio del progetto “Outsider” portato avanti a Prato, città sempre più nota nel panorama di spaccio e consumo di sostanze psicotrope. Da gennaio a giugno, la città toscana ha contato 76 casi di overdose, età media 40 anni. Porta al Serraglio, i giardini della Passerella, l’area verde di Ponzaglio, la ciclabile lungo il Bisenzio: sono queste le zone in cui si sono concentrati gli interventi degli operatori di strada di “Outsider”.

 

prosegue su Redattore Sociale www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/489231/In-aumento-i-consumi-di-cocaina-ed-eroina-anche-per-via-iniettiva 

Aggiornamento Pre-Allerta eroina e metorfano

“Eroina ad elevato tenore di principio attivo in materiali posti sotto sequestro in Italia con identificazione di tagli/adulteranti tra i quali metorfano, metronidazolo, fenacetina, caffeina"

Ad oggi il Sistema Nazionale di Allerta Precoce ha raccolto numerose segnalazioni provenienti da vari Centri (Torino/Genova/Potenza/Vicenza/Bolzano/Perugia), relative a eroina ad elevato tenore di principio attivo e adulterata con metorfano (stereochimica non nota).

Si riportano inoltre l’identificazione dell’antibiotico metronidazolo in reperti di eroina (già segnalato in precedenza) e il sequestro di morfina.

FONTE:Sistema Nazionale di Allerta Precoce - Dipartimento Politiche Antidroga/Presidenza Consiglio dei Ministri

 

Fabrizio Lorusso, NarcoGuerra

E’ appena uscito un prezioso libro di giornalismo narrativo, NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga di Fabrizio Lorusso (Ed. Odoya, 2015): reportage, interviste, cronache e analisi con una visione critica di quanto vissuto negli ultimi anni in Messico e in altri paesi latinoamericani. Per gentile concessione dell’editore, ne presentiamo un estratto. Qui si può leggere l’introduzione, qui il risvolto di copertina con una sintesi e la nota biografica dell’autore, qui l’indice e il Prologo di Pino Cacucci, qui il calendario delle presentazioni in Italia

lapoesiaelospirito.wordpress.com/2015/06/08/fabrizio-lorusso-narcoguerra/

Iboga contro la dipendenza da eroina

Un regista inglese racconta la sua esperienza.

Eroina anno 2015: viaggio nella dipendenza nascosta

“Non isolarti”. Il messaggio si staglia all’interno di un riquadro arancione fluorescente, che porta alla mente il colore delle tute dei soccorritori. Un grande timbro fatto con spray e stencil si ripete decine di volte sui muri di Parma. Ma vederlo è quasi impossibile. 

Perché urla da luoghi nascosti: il cemento dei pilastri di vecchi ponti, dentro case abbandonate, negli scheletri di una fabbrica divorata da un incendio. 

E’ una delle tante scritte che utenti e operatori del servizio “Unità di strada e Drop in” dell’Ausl hanno lasciato per tendere una mano a chi bazzica i luoghi del “buco”. Perché in tanti anni sono cambiate droghe, modalità di assunzione, costi e soprattutto modi di raccontare le sostanze stupefacenti e il loro impatto sulla società. Quello che non è cambiato è la tossicodipendenza. E i tossicodipendenti.

 Ci sono ancora gli aghi in vena che tra gli anni Ottanta e Novanta hanno popolato spot allarmistici e incubi di genitori. Così come ci sono ancora persone di ogni età che fanno uso di eroina e che vivono la strada. Sono meno di un tempo, sono più nascoste, non creano allarme sociale se non per qualche sporadico gesto di disperazione. Sono “invisibili”. Ma ci sono. Molti sono senzatetto, dormono tra stazione e case abbandonate. In giro, a gruppetti, a volte li si incontra alle fermate degli autobus. In attesa della linea 6, quella che porta alla sede del “Drop in” in viale dei Mercati.

“Drop in” significa “piccola sosta”. E’ un servizio dell’Ausl mirato alla prevenzione del danno. Agli utenti offre stanze calde in cui fare colazione, un bagno per lavarsi e farsi la barba, siringhe e materiale sanitario sterile. Non è una “stanza del buco”, illegale in Italia: negli spazi del Drop in e anche nel cortile è vietato assumere droghe e bere alcol. 

In molti lo confondono con il Sert, che invece predispone terapie per chi voglia seguire un percorso di disintossicazione, distribuisce metadone e richiede periodici esami tossicologici. 

Il Drop in si rivolge a chi quel gradino non l’ha ancora salito, non riesce a salirci o ci sale e ci scende. Persone che fanno uso di sostanze, anche da anni o da decenni. Nel 2014 è stato frequentato da 208 persone, con una media di 46 accessi al giorno. Un utente su cinque è donna. Uno su dieci vive in strada, uno su quattro è senza fissa dimora. La maggior parte, il 71%, fa uso di oppiacei. Eroina, ma con una tendenza consolidatasi negli ultimi anni verso un consumo di sostanze misto: alcol, cocaina, metadone, psicofarmaci. Un cocktail che spesso aggrava gli effetti della tossicodipendenza.

I numeri dei consumatori “attivi” sono bassi rispetto a chi segue un percorso di cura al Sert: 1200 i dipendenti da sostanze, 507 dall’alcol. I numeri si riferiscono all’anno scorso, ma sono sostanzialmente stabili dalla metà del decennio passato. 

Gli accessi al Drop in, invece, sono aumentati: prima del 2009, quando il servizio era ancora situato il Oltretorrente, gli accessi medi giornalieri non arrivavano a 25. Oggi sono quasi raddoppiati. 

Non è necessariamente un dato da interpretare come un aumento delle tossicodipendenze: è possibile che il servizio Unità di strada sia riuscito a “intercettare” sempre più persone. Non si tratta solo di assistenza: c’è in ballo la salute e la sicurezza degli interessati, delle loro famiglie e di tutta la società.

Il Drop In apre la mattina presto. Al di fuori dei cancelli, parzialmente coperti dalle auto del parcheggio, si intravedono gruppi di persone. 

Alcuni sono di colore. Rifugiati, richiedenti asilo, irregolari. Chi aveva il permesso di soggiorno e chi l’ha perso insieme al lavoro. Fino a poche settimane fa vivevano nelle ex stalle di Maria Luigia, proprio dietro il centro. Poi un blitz delle forze dell’ordine li ha fatti sloggiare. Qualcuno è rimasto, qualcuno ha trovato un’altra casa abbandonata, qualcuno dorme “in giro”. 

In tanti trovano un punto di riferimento nel Drop in: c’è il bagno, c’è Internet, c’è la possibilità di caricare i cellulari chiusi a chiave per evitare furti. Il 31% degli utenti è straniero. I rapporti con gli italiani, senzatetto e non, sono buoni.

Chi sta fuori dalle cancellate, lo fa perché vuole bere. Tetrapak di vino “Acinello” acquistati a pochi euro al discount di fronte, lattine di birra a 50 centesimi. Ne bevono in continuazione, spiegano gli operatori. Il supermercato low-cost così vicino è un po’ una maledizione. 

Ma fuori, come detto, si può bere. Dentro il Drop in le regole campeggiano chiare, scritte a pennarello su un cartellone: primo, non usare il telefono per chiamare gli spacciatori; secondo, non avere atteggiamenti provocatori; terzo, non portare alcol; e così via. Comandamenti che sembrano funzionare: all’interno della struttura l’atmosfera è rilassata e cordiale. C’è chi gioca a carte, chi ascolta musica, chi prepara il caffè. Le educatrici dell’Ausl nell’ufficio si occupano di gestire le richieste: accessi alla mensa, al dormitorio, visite mediche, colloqui con l’avvocato. Un gruppetto di tre persone arriva dalla stazione per prepararsi al primo “buco” della giornata. 

Ricevono le siringhe sterili e si avviano in fila indiana verso la ferrovia. A volte uno porta indietro un contenitore giallo pieno di siringhe usate: nel 2014 il servizio ne ha ritirate e raccolte 13mila.

Il mondo di chi ha bisogno di aghi sterili per allontanare lo spettro dell’Hiv e di altre gravi infezioni è più variegato di quel che si possa pensare. Ci sono i tossicodipendenti “storici”, l’utente medio tra i trenta e i cinquant’anni. 

Ma c’è anche Fabrizio (tutti i nomi sono stati cambiati per motivi di privacy, ndr), che di anni ne ha poco più di venti, vive con i genitori e studia all’università. Ha la faccia pulita di chi ci resta male se il professore non gli mette un buon voto sul libretto. Prende le sue siringhe senza tante parole e se ne va. C’è Eliana, in cura presso il Sert. Si inietta il metadone in vena perché non può fare a meno della sensazione del “buco”. Una pratica rischiosa. C’è Cristina: ai famigliari racconta di andare in via dei Mercati per fare psicoterapia.

Le donne non mancano, ma preferiscono non raccontarsi. Marta, fuori dal cortile, stringe in mano una lattina di birra e dice solo “la mia vita è un disastro”. Ha l’età di chi potrebbe essere madre di un figlio adolescente. Occhi verdi incorniciati da ombretto turchese. Fa notare di aver trovato il tempo, quella mattina, per mettersi il trucco. Le storie degli uomini, invece, sono tutte diverse come chi le racconta. Con molto in comune, però: tutte parlano di sofferenza e di speranza.

Giorgio, chioma fulva e origini sarde, ha superato da un po’ i quarant’anni ed è tossicodipendente da quando ne aveva venti. Un tempo la sua famiglia stava bene e lui spendeva fino a un milione di lire al giorno in eroina e cocaina. Adesso ha un figlio e non ha una casa. “Ma non ho mai rubato in vita mia - puntualizza - non mi è mai piaciuto. Piuttosto chiedo qualcosa alla gente”. 

A Parma Giorgio è approdato qualche anno fa per una visita medica e da allora è rimasto qui, tra strada stazione e dormitori. Grazie al Drop in ha accesso alla mensa, a un alloggio in cui dormire presso la comunità Betania. I posti sono limitati, quando non ce n’è si dorme “dove capita”. Ma essere senzatetto è un circolo vizioso: senza una residenza in Emilia Romagna non si può accedere al programma di recupero di Betania. Giorgio di terapie ne ha provate tante, tantissime. Ma si buca ancora. 

Ed è certo che quel progetto, che fa lavorare molto su se stessi, farebbe al caso suo: “Ho fatto tante comunità psicologiche e comunità lavorative, alcune più volte, anche molto costose. Ho provato per tre anni a entrare a Betania, ma non riesco a trovare un luogo di residenza. La vita per strada è muoversi, arrangiarsi per trovare soldi, avere uno sballo. L’eroina ti aiuta a scacciare il chiodo fisso del pensiero di come risalire la china. 

Ti fai una dose e ti togli i problemi dalla testa, i dolori. Non vorrei stare così. Vorrei rinascere”. Giorgio è un tossicodipendente “storico”, la dipendenza e il modo di percepirla da parte della società le ha viste cambiare nel corso degli anni. Oggi c’è più isolamento: “La gente ti schiva, ti allontana. E’ più disponibile a dare aiuto a chi è alcolizzato. Ma alcol ed eroina non sono molto diversi, sono due droghe, e la dipendenza da alcol non riesci a gestirla. Ma la gente non lo capisce: è meglio metterti in un angolo e farti tacere”.

Khaled viene dalla Tunisia, o meglio da un quartiere di Tunisi dove tutti conoscono Parma perché ci vive un loro amico o parente. Si era diplomato in Economia, aveva una fidanzata e faceva il dj. Poi è finito in carcere per uso di hashish. Uso, non spaccio: in Tunisia è punito con un anno di prigione, basta risultare positivi al test delle urine. Dopo essere uscito per la terza volta, Khaled ha attraversato il deserto della Libia e si è imbarcato. 

E’ sbarcato a Lampedusa nel 2008. Lo dice chiaramente: “All’inizio andava bene: spacciavo. Poi ho fatto la galera, ho perso la casa, sono tornato due anni in carcere. Ho cominciato a farmi di tutto: eroina, alcol, cocaina, crack. Non ce la facevo più. Poi in carcere ho conosciuto un operatore del Sert”.

Khaled è senzatetto, a volte dorme nelle case abbandonate con immigrati africani, a volte in dormitorio. Il suo problema principale adesso è l’alcol. E la mancanza di documenti. Il futuro lo vede in Francia o in Germania, anche se preferirebbe rimanere a Parma: “Qui ci sono gli amici, ho una ragazza. 

E poi si dice che gli italiani sono razzisti, ma in Germania e Francia è molto peggio. Non mi sono mai bucato, vorrei smettere con l’alcol. Il problema è trovare una casa. La casa ti fa sapere che cosa fai. Ma non mollo, vado avanti”.

C’è anche chi, come Francesco, grazie al Sert e al Drop in sembra arrivato, dopo molti anni di tossicodipendenza e strada, a un punto di svolta: sarà inserito in un progetto di lavoro. Diventerà operatore socio sanitario, lui che il “cursus honorem” degli stupefacenti l’ha percorso tutto, fin dagli anni Novanta. Dalle canne da giovanissimo alla roba chimica che girava nelle discoteche, fino alla cocaina. Il suo mondo era quello dei rave: “Oppio, ketamina, acidi, ci facevamo di tutto. 
Ma riuscivo a gestirle abbastanza bene. Poi però al rientro dovevo guidare. Allora, per farmi scendere le sostanze, ho cominciato a farmi le righe di eroina. Pensavo fosse per ripigliarmi, per stare bene, ma dopo un anno dovevo prenderla più volte al giorno. Alcuni amici più esperti mi hanno introdotto alle siringhe. Ho cominciato a farmi in vena, per risparmiare. E quella è stata la mia rovina”. Diciassette anni di salita, racconta, tra sofferenze, carcere e comunità. “Ho rubato tanto. Ogni volta che andavo in galera era sempre più difficile, è un’esperienza che non auguro al mio peggior nemico, ma per me è stata quasi una scuola, mi ha fatto diventare uomo. Dentro mi sono impegnato. Il Sert mi ha aiutato, adesso dopo diciassette anni ho eliminato tutto. Prendo solo il metadone. Comincerò a lavorare, a mettere in atto i miei progetti. Ho sofferto tantissimo. Questa vita non ti porta a niente, solo a essere solo e a stare male”.

E’ l’una, il Drop in chiude. Le operatrici nel pomeriggio prendono il furgone dell’Unità mobile, caricano in spalla le borse piene di siringhe, profilattici e Narcan e vanno a cercare i tossicodipendenti e gli emarginati nei loro punti di ritrovo. Vanno ad agganciarli in strada, dove è breve il passo tra isolarsi e perdersi per sempre.

Repubblica.it, Parma

Ancora eroina bianca venduta per cocaina ad Amsterdam

(27 febbraio 2015) La GGD, il servizio sanitario pubblico di Amsterdam, torna a lanciare l'allarme sull'eroina bianca che viene spacciata ai turisti per cocaina. Questo weekend, tre turisti danesi sono stati ricoverati per overdose da eroina dopo aver sniffato quella che pensavano fosse cocaina. Nel corso del 2014 sono stati 3 i decessi di turisti a causa dell'eroina bianca spacciata come cocaina, mentre 17 sono state le overdose fortunatamente non fatali.

Ad Amsterdam sono in vendita negli smart shops i kit per escludere che la sostanza acquistata per cocaina sia eroina. Ci sentiamo di suggerire a tutti i servizi di consumatori e di riduzione del danno l'acquisto di questi economici kit, da mettere eventualmente poi in vendita: se essi vengono utilizzati per eseguire il test in proprio (ovvero se non si configura nessuna cessione di sostanza) essi sono perfettamente legali anche nel nostro Paese e pertanto potrebbero essere messi in vendita da subito anche in Italia, come test 'fai da te'.

http://www.eroina.eu.com/?q=content/ancora-eroina-bianca-venduta-cocaina-ad-amsterdam

eroina di stato in irlanda

per terapia e per togliere i tossicodipendenti dalle strade

perché il termine "droga" non significa niente

un articolo intelligente su Dudemag: http://www.dudemag.it/attualita/la-droga-non-esiste/

Overdose da eroina: occorre una legge 'del buon samaritano' anche in Italia

www.eroina.eu.com/

Sempre più spesso, in alcune regioni d'Italia, sul posto in cui viene soccorsa una persona in overdose sono presenti, oltre all'ambulanza, anche le forze dell'ordine. Altrettanto spesso da questa presenza scaturiscono indagini di polizia giudiziaria, anche in caso di overdose non fatale.

A dire il vero, leggendo le notizie di cronaca è evidente come questa tendenza non sia omogenea in tutto il Paese, ma sia più pronunciata in alcune regioni, verosimilmente sulla scorta di accordi locali.

L'eventualità che la richiesta di soccorso in caso di overdose possa attivare indagini di polizia riduce la probabilità che il soccorso stesso venga richiesto. Questo è un dato noto in tutto il mondo, al punto che moltissimi paesi hanno varato leggi cosiddette 'del buon samaritano', che concedono una sorta di immunità sia a chi allerta i soccorsi sia alla persona vittima di overdose.

Anche la maggior parte degli stati americani, ormai, hanno adottato una legislazione di questo tipo. In moltissimi casi gli agenti di polizia americani hanno il naloxone in dotazione ed, una volta risvegliata la persona, l'accompagnano al Pronto Soccorso senza neanche effettuare l'identificazione.

L'overdose da eroina è un problema sanitario e non di ordine pubblico ed il soccorso, se avviene in tempo utile, può salvare una vita umana. Proprio per questo è quanto mai inopportuno qualsiasi atteggiamento che possa scoraggiare la richiesta di soccorso, per il timore di ripercussioni sul piano legale.

Lanciamo un appello alle società scientifiche, alle associazioni ed ai coordinamenti perchè si facciano promotori di una richiesta in tal senso. Occorre una legge che affermi chiaramente che l'overdose è un'emergenza sanitaria, che occorre favorire in tutti i modi possibile la richiesta dei soccorsi e che in caso di overdose non fatale i soggetti coinvolti non possono essere sottoposti ad indagine per possesso di droghe o spaccio. Questo accade negli altri paesi civili.

http://www.drugpolicy.org/resource/911-good-samaritan-laws-preventing-overdose-deaths-saving-lives

 

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