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L’oppio si ottiene incidendo le capsule non ancora mature del Papaver Somniferum (papavero sonnifero) e lasciando essiccare al sole la resina che ne fuoriesce.

L'oppio grezzo contiene circa 20 tipi di alcaloidi, composti organici azotati dotati di elevata azione farmacologica a livello del sistema nervoso.

Tra questi alcaloidi sono presenti alcune sostanze di diffuso uso clinico nella terapia del dolore come la codeina, la papaverina, la narcotina. L'alcaloide principale dell'oppio è la morfina. Per le sue elevate propriet...

Gli oppiacei sono dei potenti analgesici, le proprietà  euforizzanti ed anestetizzanti  procurano un senso di rilassamento, distacco dalle proprie emozioni ed indifferenza rispetto a qualsiasi percezione negativa.

Il nostro cervello è capace di produrre autonomamente sostanze oppiacee dette endorfine, che hanno effetti inibenti e depressori sul Sistema Nervoso Centrale.

L’oppio e i suoi derivati agiscono con meccanismi molto simili a quelli delle endorfine anche se gli effetti prodotti sull’organismo sono molto più forti.  ...

L'uso dell'oppio è attestato sin nei primi testi scritti prodotti dall'uomo. Hul gil, l'ideogramma con cui i Sumeri indicavano, già nel 4000 a.C., il papavero da oppio stava per pianta della gioia dimostrando così come le antiche popolazioni della Mesopotamia conoscessero bene le proprietà euforizzanti del succo di tale pianta.

Nella mitologia greca e romana l'oppio era una presenza ricorrente. Un mito raccontava come Demetra, la dea della terra feconda, sorella di Zeus, usasse il papavero per alleviare il...

Quando si parla si sostanza psicotrope illegali l’eroina non è semplicemente una sostanza tra le altre, ma la sostanza. E’ attraverso l’esplosione dell’emergenza sociale dovuta alla diffusione dell’eroina agli inizi degli anni ottanta che la gran parte dell’opinione pubblica viene a contatto col problema “droghe” ed è su quel tipo di emergenza che si sono organizzate le risposte delle istituzioni.  
Ad essa è legata indissolubilmente la figura del tossico, prototipo vivente degli effetti di emarginazione...

Novità eroina

comunità LAUTARI

dietro la questua assillante della comunità Lautari, cosa c'è? una allarmante inchiesta di Matteo Marini sui banchetti verdi che assillano in molte città italiane

La ricetta Usa per salvare l'Afghanistan: convertire l'oppio in melograni

  convertire l'oppio in melograni
Il 4% del Pil nel Paese arriva dalla coltivazione di oppio, che fornisce il 90% del mercato illegale mondiale. Ma l'aumento della produzione ha portato a un calo dei prezzi. Così Wayne Arden, consulente del dipartimento della Difesa americano, propone di convertire i terreni con melograno e altri prodotti - dall'uva alle noci - più redditizi

ROMA - Potrà il melograno salvare l'Afghanistan? Secondo Wayne Arden, si. Perché può diventare la nuova pianta da coltivare al posto del papavero da oppio. Idea forse utopica, ma detta da una persona che è consulente della task force per "Operazioni di Affari e Stabilità" del dipartimento della Difesa Usa in Afghanistan per il biennio 2013-2014. A un mese dall'ultimo rapporto Onu sull'oppio nel Paese e alla vigilia dello stabilito ridimensionamento delle truppe Nato e Usa sul terreno (da gennaio resteranno meno di 12mila uomini), Arden ha affidato la sua proposta a un editoriale per il Wall Street Journal, provando a guardare i dati dell'Onu da un punto di vista particolare.

Il rapporto infatti ha segnalato che la produzione afgana è arrivata a coinvolgere 224mila ettari di terreno, la cifra più alta mai raggiunta, con l'89% della produzione concentrato nelle regioni meridionali e occidentali, ovvero quelle controllate dai Taliban. Anche la produzione per ettaro è cresciuta, da 26,3 chili per ettaro nel 2013 a 28,7 chili nel 2014. Il prodotto globale dell'anno è di 6.400 tonnellate. Come è noto già da tempo, l'Afghanistan è il luogo da dove proviene circa il 90% degli oppiacei illegali del mondo - e il 4% del Pil del Paese dipende dall'oppio.

L'aumento della produzione però porta a un progressivo calo del prezzo e questo è il punto che interessa all'esperto. Che parte dall'analisi dell'agricoltura in genere: un terzo del Pil afgano, che è di 21 miliardi in dollari, dipende da quel settore, che impiega peraltro i tre quarti della popolazione. In questi anni, gli aiuti internazionali si sono concentrati nel migliorare le varietà delle piante esistenti e le condizioni di produzione, oltre alle vie di trasporto interne.

Ora, crollando il prezzo dell'oppio, gli afgani potrebbero arrivare a trovare più utile coltivare altre piante. L'idea, racconta Arden, è nata dall'incontro con un esportatore di melograni a Kandahar, che gli ha spiegato: "Noi in Afghanistan abbiamo tutto, ma non abbiamo nulla. Magnifici melograni, contadini. Ma non sappiamo nulla del mercato internazionale, dei trasporti, del modo giusto di impacchettare una merce". In effetti, gli afgani di quelle nove province coltivate a oppio sanno soprattutto come si coltiva il papavero, come s'incide, come si secca e conserva quel prodotto che spesso è anche moneta di scambio. Ma in Afghanistan i prodotti agricoli sono almeno 70 e secondo uno studio della ong Roots of Peace, che ha fatto specifiche ricerche sul campo, il guadagno netto per ettaro mette i melograni sopra l'oppio: il secondo infatti può arrivare a dare 35 chili in un anno, che freschi e non lavorati valgono 6.700 dollari, mentre i melograni, sempre di un ettaro, danno 21 chili che fruttano 7.300 dollari.

Oltre al melograno, Arden elenca altri otto prodotti presenti in Afghanistan che valgono più del papavero: due tipi di uva, ciliegie, arance, due tipi di mandorle, noci. Ci aggiunge altri prodotti con ottimo potenziale per le esportazioni come fichi, albicocche, pistacchi, zafferano, sesamo, prugne. E segnala come tutta o quasi l'esportazione afgana viaggia per ora solo via camion verso Iran, Pakistan, Turkmenistan e altre regioni dell'area, dove i prezzi sono bassi. Mentre dotare il Paese almeno di una linea ferroviaria che lo colleghi via Mazar-e-Sharif, nel nord, con la rete ferroviaria del Turkmenistan renderebbe possibili i collegamenti con Istanbul, il Medio Oriente e soprattutto l'Europa, come nuovi investimenti nel ramo, sia nazionali che internazionali, potrebbero far arrivare i melograni afgani fino in America e Oceania. Al posto dell'oppio che il mercato illegale fa già viaggiare perfettamente.

www.repubblica.it/economia/2014/12/09/news/melograno_oppio_afghanistan-102479407/

L'ultimo buco. Adesso scelgo la vita

Questa forse sarà l'ennesima storia di tossicodipendenza. Ma alla fine, seppur con le medesime esperienze, ogni tossico e' diverso dall'altro.
Sono sempre stata una bambina molto introversa, mio padre mi ha abbandonata quando avevo 4anni, dandomi fratelli e sorelle con 4 donne differenti. Poi è' tornato, e fino a pochi anni fa mi riempiva di botte. Mia madre lavora nel sociale, e' educatrice di disturbi psichiatri e tossicodipendenti , ma con una mentalità chiusa allucinante, distingue le persone in buone e cattive, chiunque sia diverso e' cattivo, chiunque secondo i suoi criteri non sia " normale" e' da evitare. E poi ci sono io.. 20 anni di ragazza, ho iniziato a drogarmi a 13, ho iniziato con canne, alcool, acidi e anfetamine durante rave e festival techno, per poi arrivare alla coca, e infine all'eroina. Nella mia adolescenza non mi sono fatta mancare niente di autodistruttivo, droghe, disturbi alimentari, disturbi psichiatrici, comunità, cliniche, problemi con la legge. Con il passare degli anni sono diventata l'esatto opposto dell'introversione, ho tirato fuori tutte le maschere possibili adattandole a me stessa, sono cambiata completamente, mi sono persa per strada, ho fatto danni su danni, e ne ho pagate tutte le conseguenze. Sono sempre stata molto furba e intelligente malgrado la mia condizione, quando vedevo che la situazione degradava, mi chiudevo in casa e mi "riabilitavo" da sola, cercavo di migliorarmi, di migliorare le mie abilità bruciate, fino a quando ho deciso di farmi ricoverare. Ho passato un periodo sereno e tranquillo, ho chiodo con tutto, iniziando ad apprezzare le piccole cose della vita, ho ricominciato ad andare a scuola e ho scritto un libro. Ma poi ci sono ricaduta, e da un anno fino ad un mese fa mi sono bucata. Un mese fa sono andata in overdose, ho rischiato la vita e ora sono di nuovo in cura col metadone per combattere le crisi giornaliere, ma quel che è peggio l'ho sempre detto, e' l'astinenza psicologica. Non so più chi sono. Non so più come definire la mia vita. Devo ricominciare da capo, sta volta ce la voglio fare, e in modo permanente. Nessuno mi ridarà questi 7anni così disastrosi, ma voglio impegnarmi giorno per giorno per rendere la mia vita un capolavoro. Perché ci sono io con me, e nonostante sto combattendo ogni giorno qualcosa di disumano, per una ragazzina di solo 20anni, con un corpo distrutto che non arriva ai 40 chili, e una mente logorata dalle esperienze devastanti che ho passato.. Ce la faró. E quando mi rimetterò in piedi, voglio aiutare tutte le persone che hanno toccato il fondo. Perché alla fine, chi ha passato questa merda, ha solo bisogno di essere aiutato e compreso. Ringrazio chiunque abbia letto queste mie parole. E a chi è nella mia situazione voglio dare l'imbocca al lupo migliore. Perché noi non siamo affatto diversi. Grazie a tutti

una donna distratta

Il mio ragazzo e' morto di overdose.....

sapevo di un suo uso in passato, estremamente sporadico o che almeno pensavo fosse tale. Mi sono fidata di lui, ho sottovalutato il problema. mi sono sempre detta che non poteva essere, che lui stava bene e che non sarebbe mai piu' successo....ma e' successo, non so se e' stata la bravata di una sera o il ripetersi di una situazione a me oscura....non lo so e non lo sapro' mai. La mia distrazione e la mia inesperienza non mi hanno fatto accorgere. Avrei potuto salvarlo? non lo sapro' mai. Ora mi ha laciato per sempre con degli incolmabili sensi di colpa e un figlio da crescere a cui nn so se mai diro' la verita'.

Fate attenzione ragazzi.......pensate al male che fate agli altri oltre a quello che fate a voi stessi....

Ero io quella ragazza che...

Ero Io quella ragazza vestita alla rinfusa con gli occhi spiritati ed i capelli spettinati n preda a crisi d'astinenza che col motorino sfrecciava velocemente da qualsiasi parte di Napoli per arrivare sotto la base e giocare a guardie e ladri con la Ps per non farmi beccare...ero Io quella ragazza che arrivava col motorino come un'indemoniata sotto le basi e gettava Il motorino dove capitava,anche a terra,per correre Sulle scale delle vele a trovare Il Mio pucher ed ero sempre Io quella che se non lo trovava aspettava anche ore ed ore in attesa di prendere il pezzo?ero Io quella ragazza che non guardava piu' in faccia a niente e nessuno,che non aveva piu' cognizione dello scandirsi del tempo,del giorno e la notte che Si alternavano troppo frettolosamente,ero Io quella ragazza che viveva tutto Il suo esserci per un pezzo ancora,un pezzo di roba in piu',quella che qualsiasi anfratto andava bene per farmi la Mia polvere Della vita,quella che niente era senza robba,senza robba niente era e la vita non aveva piu' un senso...ero Io quella ragazza? E com' e' possibile che oggi quella ragazza non c' e' piu'?....quella parte di me esiste ancora,ma l' ho nascosta nell'anfratto piu' sotterrato Della Mia mente perche' mi vergogno ad oggi di quello che sono stata,mi vergogno e vorrei non essere Mai stata Una persona del genere,mi rinnego eppure fino a un anno fa l' ho fatto,quello era Il Mio stile di vita o di morte.Faccio a pugni con i miei demoni perche' perche' perche' sono arrivata a tanto? Perche' ho dovuto attraversare quest'inferno perche' era scritto nel Mio destino tutto cio'? Non riesco ad accettarlo.Eppure quella ragazza ero proprio Io.

Ricaduta

Ciao a tutti, sono una ragazza di 25 anni... Ho fatto uso di eroina per un anno,con il mio ex ragazzo,all'inizio era una volta ogni tanto,con pause anche di un mese..poi da dicembre ho iniziato una volta a settimana..poi due volte..poi 3..senza mai pause,se non mi facevo la mia fumata e sniffata non stavo bene, scazzavo per tutto,non riuscivo a fare nulla..gli ultimi mesi usavo almeno 4 giorni a settimana,una busta in 2.. Quindi tanti soldi buttati, non sapevo più dove trovarli,risparmiavo,li chiedevo ai miei, li ho rubati a mia madre qualche volta,mi sono venduta delle cose che avevo a casa per avere la roba..ma non mi importava,l'importante era avere quella busta che mi portava in paradiso.. La mia relazione e andata a puttane, stavamo insieme solo per farci..lui se ne approfittava perché ero io quasi sempre a pagare per entrambi,non riuscivamo a smettere anche se ogni volta dicevamo che era l'ultima,non facevamo più sesso,litigavamo sempre..insomma uno schifo..la mia vita si era ridotta alla roba,l'unico pensiero era lei.. A settembre,dopo settimane passate a usare ogni giorno,ho deciso di darci un taglio..lui è partito e io ho smesso..ho passato qualche giorno non molto piacevole..poi il fisico era ok,ma la mente no..pensavo sempre alla roba,la sognavo di notte! Ma ho resistito a questo chiodo in testa... Per un po.. Venerdì ho ceduto..sono andata a prenderla con la scusa che dovevo andare a un rave e mi serviva per fare passare il down del MD.. Venerdì sera ne ho sniffata un po..e cosa di cui mi vergogno un sacco,l'ho fatta provare a un mio amico..questo mi fa sentire una merda.. Poi ho usato domenica,lunedì e martedì..adesso sto peggio di prima..da un lato mi sento uno schifo perché ci sono ricaduta..sono proprio una stupida..dall'altro muoio dalla voglia di prenderla di nuovo,di stare sballata e finalmente stare bene..mi manca anche il sapore in bocca e nel naso!
Per favore,aiutatemi..non so come,ma per favore datemi un po' di aiuto,consigli,anche solo parlare.. Non penso di resistere alla tentazione di andare domani..

Città e riduzione del danno in Europa

Susanna Ronconi scrive per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 15 ottobre 2014.

Bilancio positivo e nuove sfide per la riduzione del danno europea (RDD): nata a Marsiglia nel 2011, da operatori, consumatori e città, la rete europea EuroHRn ha fatto il punto ad Amsterdam, il 2 e 3 ottobre. Si è cominciato dal contributo dell’Olanda, che si è interrogata sul proprio pluridecennale modello, offrendo una riflessione su alcune questioni cruciali. Intanto la centralità, nella RDD di successo, del paradigma dell’apprendimento sociale, quel “consumatori si diventa” giocato in prospettiva di un consumo più sicuro, autodeterminato e centrato su competenze individuali e collettive in grado di proteggere da rischi e danni; in seconda battuta, l’attenzione a non incentivare, con scelte politiche e legislative, processi di etichettamento dei consumatori, come quelli relativi alla criminalizzazione (ma anche alla patologizzazione), il che consente di costruire un contesto sociale incline alla normalizzazione del consumo e a facilitare la coesione sociale: per intenderci, quella scelta che alla fine degli anni ’60 consentì la rinuncia a sanzionare una quota importante della gioventù olandese. Ma anche, su un altro piano, scelte di politica sociale, in cui certi fattori “determinanti” la qualità della vita dei consumatori a rischio di esclusione giocano un ruolo incisivo, come e più di specifiche politiche “delle droghe”. L’Europa di Eurohrn, dalla Scandinavia ai Balcani, dall’Italia all’Estonia, non è l’Olanda, ma queste “lezioni apprese” hanno risuonato con concretezza e forza nelle esperienze comuni. Una sfida condivisa è apparsa quella dei nuovi consumi e dei consumatori del loisir: lo scenario è quello di una produzione mutante e “home made” di molecole, in un mercato frammentato e veicolato dal web, e dall’altro di consumatori lontanissimi dall’immagine del consumatore-tipo su cui la RDD è andata costruendosi negli anni ’80 e ’90: i nuovi consumatori si collocano agli antipodi di ogni lettura all’insegna del modello medico o di quello dell’esclusione sociale. Una distanza che è risuonata non solo tra gli operatori alla ricerca di prassi rinnovate, ma anche nella neo-nata rete europea dei consumatori, Euronpud (European Network of People who use Drugs) che ne ha fatto un fulcro critico. Tre temi specifici nei lavori della rete. Le stanze del consumo, analizzate in una aggiornata tornata di ricerche: 83 in tutta Europa, con un trend di clienti che non accenna a diminuire, una differenziazione nell’offerta che si adegua al mutare dei consumi e una conquistata capacità di interagire con i contesti urbani. E una novità: una rete europea delle stanze che offrirà esperti a chi vuole aprirne una (e l’Italia, si sa, potrebbe fruirne per superare un ormai insostenibile gap). La lotta alle overdose: studi di assessement sulle migliori prassi europee, con le tante variabili che, insieme, dovrebbero concorrere all’efficacia degli interventi. Ruolo importante è risultato quello dei consumatori e delle loro competenze, e qui l’Italia – per una volta… - può vantare come miglior prassi la distribuzione del farmaco salvavita, il naloxone, nell’ambito degli interventi di bassa soglia e di peer support. Infine, il lavoro della RDD nei e con i contesti urbani è stata posta come un trend necessario del suo sviluppo: le città continuano ad essere attori e luoghi privilegiati della RDD che deve assumere sempre più la dimensione di una politica integrata nelle politiche municipali. Proprio agganciandosi a questa priorità, la rete italiana ITARDD – che di EuroHRn è focal point nazionale – terrà il suo appuntamento annuale 2014, il 14 e 15 novembre a Napoli, proprio sui contesti urbani e i loro attori (www.eurohrn.eu)

Il proibizionismo non fa calare l'uso di droghe

dalla BBC: leggi più aspre sul possesso, uso e vendita di stupefacenti pur costando molto di più alla comunità, non hanno alcun effetto sulle percentuali d'uso.

Coltivazioni oppio e sicurezza in Afghanistan. La ritirata/disfatta dei britannici

Con la partenza dei soldati britannici, la Nato ha abbassato la guardia nel sud-ovest dell'Afghanistan dopo 13 anni di presenza con un bilancio molto esiguo, non essendo riusciti a sconfiggere i talebani e far smettere l'enorme traffico di droga.
Gli ultimi soldati britannici di stanza nella provincia di Helmand, una delle piu' violente e “talibanizzate” del Paese, hanno ufficialmente rimesso domenica 26 ottobre il controllo del sud-ovest del Paese alle forze afghane, preludio per il rimpatrio nei prossimi giorni nel loro Paese.
Per Londra, che ha stanziato fino a 9.000 soldati in Afghanistan, questo ritiro segna la fine di 13 anni di missione di guerra, fatale per 453 suoi soldati. Ma verranno conservati 500 militari essenzialmente per sostenere e spalleggiare l'esercito afghano a Kabul.
Le truppe britanniche hanno assunto dal 2006 il comando della missione Nato in Helmand, nel contempo feudo dei talebani e cuore della produzione di oppio che ha raggiunto un livello record in Afghanistan l'anno scorso, malgrado i miliardi di dollari investiti dai Paesi occidentali nella lotta antidroga.
La lotta contro l'oppio, materia prima per l'eroina e di cui l'Afghanistan e' da diverso tempo il primo produttore mondiale, e', con la messa in sicurezza del Paese, l'altra grande sconfitta dell'intervento occidentale cominciato nel 2001.
Gli agricoltori afghani hanno coltivato nel 2013 un nuovo record di 207.000 ettari di oppio, come fa sapere l'Onu, e malgrado i 7,6 miliardi di dollari versati dagli americani per eradicare questa succosa produzione, come ha recentemente fatto sapere l'ufficio dell'Ispettore americano per la ricostruzione dell'Afghanistan (Sigar).
La provincia di Helmand ha circa la meta' della produzione afghana di oppio, che, trasformato in eroina, prende la rotta dell'Europa e dell'Asia, essenzialmente via Pakistan e Iran.
Un recente rapporto della Rete degli analisti afghani (AAN), un centro di ricerca con base a Kabul, ha fatto un'analisi critica della missione della Nato nell'Helmand, sostenendo che essenzialmente abbia contribuito a rinforzare i talebani nel distretto di Sangin.
Nel 2010, il governatore fantasma di questo distretto, sotto l'autorita' parallela dei talebani, il mollah Abdul Qayyum, disgustato dagli abusi da parte degli insorti, ha preso in considerazione, secondo l'AAN di rimettere il proprio mandato in segno di protesta contro il governo di Kabul e la Nato.
Ma dopo diversi mesi di trattative dietro le quinte con i responsabili afghani e britannici, il mollah e il suo entourage sono stati bombardati in seguito ad un ordine degli americani, fatto che ha contribuito al deterioramento della sicurezza in questa regione remota.
Questi analisti hanno anche rimesso in causa il Programma di ricostruzione provinciale, il famoso PRT, che ha visto i militari stranieri impegnarsi in progetti di sviluppo, con la collaborazione di alcune ONG e con dei risultati che non hanno avuto una qualche regolarita', con l'obiettivo di accattivarsi “i cuori e gli spiriti”.
“Noi siamo fieri di cio' che ci lasciamo alle spalle, perche' gli afghani sono pronti a prendere le consegne”, ha dichiarato all'agenzia France Press (AFP) il generale di brigata Robert Thomson, il piu' alto in grado tra le forze britanniche in Afghanistan. “Gli afghani sono in primo piano da maggio del 2013 e lo fanno molto bene, ma restano ancora dei problemi in termini di sicurezza e di governance”.
Le forze britanniche hanno lasciato lunedi' pomeriggio la gigantesca base di Camp Bastion, dove hanno alloggiato piu' di 40.000 stranieri nel 2010-2011, quando c'e' stato il picco del numero di truppe della Nato in Afghanistan, lasciando una preziosa eredita' alle forze afghane che devono contrastare l'insurrezione dei talebani, che si e' rinvigorita nel corso dell'estate.
“C'e' sempre dell'insicurezza nel Helmand... i talebani e gli altri terroristi mettono tutto il loro impegno qui. Alcuni distretti erano una volta sotto il loro controllo e altri vi rimangono ancora”, dice il generale di divisione afgana Sayed Malok.
In loco, alcuni afghani sono critici sulla missione delle forze britanniche, che si erano gia' rotti i denti in Afghanistan nel XIX secolo. “I soldati britannici son stati sconfitti per una seconda volta. Essi lasciano l'Helmand nel momento in cui i talebani guadagnano terreno... Questa missione e' una disfatta per loro”, dice Mohammad Ismail, un agricoltore dell'Helmand.

(articolo di Mamoon Durrani e Emmanuel Parisse per l'agenzia France Press – AFP del 27/10/2014)
 

Craving Triggers. Grilletti che scatenano lo sparo.

La punta di uno spillo, un ago, un compact disc, un libro, una rivista, l’angolo della copertina di una rivista, un tavolo, una scrivania, un qualsiasi ripiano, un qualsiasi piano non ondulato, il contenitore dello sciacquone ad altezza uomo nei bagni di certi bar, le banconote arrotolate, le banconote non arrotolate, una certa canzone, un’altra canzone e un’altra ancora, un intero disco e un altro disco ancora, una sola melodia, un programma radiofonico, la voce di quello speaker, gli effetti sonori di una pubblicità ricorrente, il paesaggio industriale misto a file di alberi che ti scorre lungo la superstrada, il sole in una certa posizione e la luce che fa di pastello le nuvole. Un accendino, la carta stagnola, l’alluminio, una cannuccia per succhi di frutta, uno scontrino arrotolato, uno scontrino, un parcheggio in ombra, un parcheggio tra due macchine, un parcheggio poco in vista, un parcheggio coperto, un parcheggio sotterraneo, un parcheggio libero in una via alberata. Un odore, un sapore, un suono, un sogno, una fantasia, una paura, una preoccupazione, una vergogna, una festa, una felicità, un campetto, un parcheggio accostato al campetto. Un bar, una lavanderia, un supermercato, un parco, una panchina, un ospedale, il parcheggio dell’ospedale, il centro commerciale e il suo enorme parcheggio, il cinema, il multisala, la discesa stretta dopo la curva o la curva stretta dopo la salita. Le scalette, la casa rossa, la casa gialla, il semaforo, la rotatoria, il campo da basket, la piazza, il parcheggio dietro la piazza, la panchina nella piazza, la cabina telefonica, le schede telefoniche, le ricariche telefoniche, le schede dei supermercati, le carte di credito, le schede sconti, le schede punti delle stazioni di servizio, i biglietti da visita, i biglietti di qualsiasi natura. Il portafogli e il suo odore, le piazzole di sosta in superstrada o autostrada, gli autogrill e i loro parcheggi, le farmacie e il loro odore d’antipasto medicale che senti fino in fondo solo te, i luoghi isolati, le montagne, le belle panoramiche, le chiese, i palazzi, gli schiamazzi dei bambini, i richiami, i sapori, la forza pre-cognitiva dei sapori. Girare le chiavi per spegnere o accendere il quadro, la luce della macchina quando ti cade qualcosa. Tornare a casa vuoto e desiderare di essere pieno. Trovare un posto dove stare ed essere vuoto. Sentire l’eco d’una promessa di calore… l’eco, lontano. Della promessa eterna di un calore…. La promessa del brivido caldo che tutto sopisce e ristora, che rende la realtà a misura d’essere umano… aiuto...

Se i camerati diventano narcotrafficanti

di Lirio Abbate, L'Espresso http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/09/09/news/se-i-camerati-diventano-narcotrafficanti-cosi-cambia-l-estrema-destra-romana-1.179350

Mettere in campo una rete di uomini neri offre vantaggi che le cosche non hanno. Ci sono i reduci degli anni di piombo, che garantiscono rispetto. C’è una ragnatela di simpatie politiche o di ricatti, che si insinua negli apparati dello Stato. E ci sono professionalità, nelle armi o negli affari, che i boss meridionali devono invece pagare a caro prezzo.La lista di traffici e delitti in cui sono coinvolti a Roma neofascisti vecchi e nuovi è lunga. Si parte dal dicembre 2009 quando a Ostia viene smantellata una rete che smistava cocaina: finiscono in manette Alberto Piccari, uno dei fondatori dei Nar, e la moglie di Carmine Fasciani, il ras del litorale. È proprio parlando con Fasciani che Gennaro Mokbel si vanta di aver speso tanti soldi per far uscire dal carcere la coppia nera per eccellenza: Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Non solo. Il Ros scrive che Mokbel ha ricevuto da Fasciani «l’assicurazione di poter svolgere in modo indisturbato la campagna politica nella zona di Ostia».A Tivoli nel 2012 viene gambizzato Francesco Bianco, un altro reduce dei Nar, assunto dall’allora sindaco Alemanno all’Atac. A sparargli è Carlo Giannotta, reggente dell’ex sezione dell’Msi di Acca Larentia. Movente: le divergenze sulla gestione della sede e della commemorazione dei tre missini uccisi nel 1978. Dopo il ferimento viene perquisita pure la sede di CasaPound e si indaga sui due figli di Giannotta, Mirco e Fabio. Mirco, prima di essere messo da Alemanno a dirigere l’ufficio comunale per il decoro urbano, ha patteggiato la condanna per alcune rapine, mentre Fabio è tra gli autori del colpo a Bulgari di via dei Condotti. Sempre a Fabio Giannotta è stato ricondotto l’arsenale ritrovato nel quartiere Alessandrino: cinque armi da guerra, 16 pistole, giubbotti antiproiettile.Una di queste armi sarebbe stata utilizzata per assassinare nel 2008 Emiliano Zuin. Le istruttorie si sono infilate anche nella vita di di CasaPound. Il 14 aprile 2011 viene gambizzato Andrea Antonini, vicepresidente dell’associazione neofascista. La vittima, con un altro esponente di CasaPound Pietro Casasanta, è stata accusata nell’estate 2012 di aver aiutato un camorrista latitante. Pure Daniele De Santis, incriminato per l’omicidio del tifoso napoletano Ciro Esposito, oltre ad essere un ultrà è un neofascista attivo nel Movimento Sociale Europeo, con un passato in CasaPound.Le curve rivali giallorosse e biancoazzurre sembrano unirsi in un unico disegno politico-criminale. I giudici di Roma nella sentenza che ha condannato gruppi di ultrà, scrivono: «Il vero collante del vincolo che li unisce è la loro collocazione ideologica nell’area della destra più estrema, ispirata da concezioni xenofobe e neofasciste e da un’idea della sopraffazione dell’avversario che anche indipendentemente dal tifo calcistico che potrebbe dividerli, li collega invece in una comunanza di azioni e attività che poco hanno a che fare con le loro presunte passioni sportive». E persino in questo settore, ci sono poi i rapporti con i clan: uno dei capi della curva Nord, arrestato per traffico di droga, è stato segnalato come autista del boss camorrista Senese.Due anni fa in una operazione che ha portato al sequestro di 165 chili di cocaina è finito in manette Emanuele “Lele” Macchi di Cellere, con precedenti per associazione terroristica. Il pariolino “Lele” veniva considerato un “intellettuale di area”: in carcere invece era definito l’angelo custode di Pierluigi Concutelli, il cecchino della destra rivoluzionaria. Ora gli investigatori lo considerano vicino a Carminati.Sorprendente la vicenda del Pussycat, un night club con squillo d’alto bordo dietro la copertura del centro culturale “Le Pecore Nere” il cui vicepresidente era l’ex militante dei Nar Flavio Serpieri. Gli altri due soci? Un vicequestore della polizia e un regista. Infine nel clamoroso crack del broker Gianfranco Lande, il “Madoff dei Parioli”, è comparso Pierfrancesco Vito, l’ennesimo ex pistolero dei Nuclei Armati Rivoluzionari, con oltre 100 mila euro da riciclare.

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