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La ketamina è un anestetico generale usato sia per uso clinico che veterinario. Si presenta come un liquido trasparente e inodore, nel mercato illegale si può trovare sotto svariate forme: polvere, cristalli e capsule.

 

Gli effetti della ketamina dipendono da diversi fattori: dalla composizione e dal grado di purezza della sostanza, dalla quantità assunta e dalla modalità d’assunzione, dalla sensibilità personale alla sostanza, dal luogo e dal contesto dove viene consumata.

 
Sotto l’effetto della sostanza è difficile parlare correttamente o riuscire a tradurre il pensiero in parole; possono essere rivissuti eventi della propria infanzia ed avere percezioni alterate del proprio corpo, che può apparire più piccolo o più grande...

Sintetizzata nel 1962, è considerata un anestetico dissociativo: la mente viene come separata dal corpo e spesso questa scissione provoca stati allucinatori di varia entità. L’effetto dissociativo si è appreso dai racconti dei pazienti sottoposti ad operazioni chirurgiche e ad anestesia con ketamina (allucinazioni profonde, esperienze extracorporee, visioni mistiche); furono così scoperti gli effetti psichedelici di dosi sub-anestetiche (dosi inferiori a quelle necessarie ad una anestesia completa) della sostanza.

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Novità ketamina

ketamina da rivalutare?

Già ampiamente usata come anestetico in chirurgia d'urgenza, la ketamina mostrerebbe sorprendenti potenzialità nella cura della depressione bipolare.Definita nel 2012 da "Science" "il più grosso passo avanti nella ricerca sulla depressione nell'ultimo mezzo secolo" e al centro del prossimo congresso dell'American Psychiatric Association, la sostanza, spesso al centro di hype giornalistici e demonizzazioni legate al suo stato di illegalità fuori dai circuiti medici, potrebbe avere in sé un ulteriore potenziale medico tutto da esplorare: http://stichtingopen.nl/en/home/website/ketamine-reconsidered?utm_conten...

Ragazzi, troppo eccessivo!?

Ciao ragazzi, ho 17 anni, da un pò di tempo a questa parte sto cercando di valutare se il mio uso di stupefacenti, potrebbe essere troppo eccessivo.Nelle feste di solito prendo MD, circa 05/6 poi i giorni dopo mi ripiglio abbastanza bene, cerco di bere massimo un drink. A volte capito che prendo acidi, ma non frequentemente, massimo un cartoncino( la dose varia anche  dal tipo di trip). In casa con amici a volte prendiamo Ketamina ma nulla di eccessivo. Fumo quotidianamente marijuana o hash, e l'estate scorsa, per avere un sonno tranquillo, ho avuto problemini con i farmaci.. antipsicotici più che altro, visto che mi stabilizzavano l'umore. Sono una persona sensibile, cerco di fare una vita serena e tranquilla, senza portarmi appresso troppe preoccupazioni pensate che l'uso di queste sostanze potrebbe farsi sentire più avanti? Io ora mi trovo bene con me stesso, e non sento danni fisici o mentali.. su queste cose lascio scorre proprio, non ci penso nemmeno.. che ne pensate?

Times (international businness): LSD, MDMA e Ketamina promettenti in medicina

Nuovi studi dell'Università di Oxford mostrano notevoli potenziali terapeutici per le più tipiche "party drugs" e anche una generale sopravvalutazione dei loro presunti effetti negativi: http://www.ibtimes.co.uk/ketamine-lsd-magic-mushrooms-ecstasy-illegal-dr...

La nuova mappa della droga : meno «canne», più ketamina: sempre in crescita la cocaina

Cala la cannabis, stabile l’eroina, sale un po’ la cocaina. Ma le sostanze più gettonate in città sono l’ecstasy e soprattutto la ketamina, una di quelle «droghe nuove», tratte da molecole sintetiche, che preoccupano per i loro effetti imprevedibili. 

Milano è una piazza molto attiva sul fronte del consumo di stupefacenti. Lo rivela l’analisi delle acque reflue presentata ieri al convegno «Nuove droghe - Aggiornamento sulle nuove sostanze psicoattive», all’istituto di ricerca farmacologica Mario Negri.

«NUOVE DROGHE» - C’è un’inversione di tendenza: in un anno è calato l’uso delle droghe tradizionali come la cannabis, scesa dalle 62 mila dosi giornaliere del 2011 alle 52.300 del 2012. L’eroina rimane ferma a 1.200 dosi quotidiane, la cocaina sale da 11 mila a 13 mila. Ma il fenomeno più allarmante è appunto la diffusione delle «nuove droghe» sintetiche. Si comprano su Internet e vengono consegnate a domicilio sotto forma di integratori alimentari, fertilizzanti o profumi. «Un mercato di facile accesso anche per i più giovani», spiega Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei ministri. Basti vedere come è salito il consumo di ketamina in città: dai 2 grammi giornalieri ogni mille abitanti del 2011 ai 3,2 grammi del 2012.

LOMBARDIA - Non vanno meglio i dati regionali: secondo il Dipartimento politiche antidroga la Lombardia ha una percentuale d’uso delle sostanze stupefacenti spesso maggiore della media nazionale. Per esempio, il 2,5% dei lombardi ha consumato Lsd «almeno una volta nella vita» contro l’1,3% degli italiani. Il 92% in più. E l’ecstasy liquida, una delle «nuove droghe» nel mirino degli esperti, ha un consumo dello 0,5% in Lombardia contro lo 0,3 nazionale. Il 66% in più. Stupisce anche l’uso di tranquillanti senza prescrizione medica (4,1% contro il 3,2 dell’Italia, il 28% in più). «Milano e la Lombardia sperimentano per prime le sostanze nuove che poi raggiungono il resto del Paese», continua Serpelloni. Per questo vanno tenute sotto controllo. E per questo il Dipartimento antidroga ha lanciato un piano nazionale di lotta alle nuove sostanze psicoattive che prevede un sistema di collegamento tra pronto soccorso, Ser.t e forze dell’ordine per mapparne velocemente la diffusione.

I GIOVANISSIMI - «Siamo invasi da sostanze di cui sappiamo poco o nulla, dobbiamo studiarle per impostare cure mediche e campagne di informazione», ha spiegato Silvio Garattini, direttore dell’istituto Mario Negri. Anche perché la popolazione più a rischio è quella dei giovanissimi: la Lombardia stacca il resto d’Italia pure nelle percentuali d’uso tra i ragazzini di 15-19 anni. «Dobbiamo fare prevenzione già tra i 5 e gli 8 anni, poi è troppo tardi», ha aggiunto Garattini. Ma c’è un dato positivo: la Lombardia spicca per il basso numero di decessi per overdose, solo 25 nel 2012, lo 0,4% ogni centomila abitanti contro un tasso nazionale dell’1%. «Il merito però è del sistema sanitario, non del calo di tossicodipendenti», precisano gli esperti. 

milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_dicembre_13/nuova-mappa-droga-meno-canne-piu-ketamina-sempre-crescita-cocaina-cbff5c60-63de-11e3-aa0f-2ef156041c19.shtml

Intervista al fondatore di Kosmicare

Kosmicare è una innovativa struttura di riduzione del danno, dialogo e aiuto psicologico per persone che stanno avendo esperienze psichedeliche difficili o troppo intense a festival e feste.

What service does Kosmicare UK provide and why is it important?

Kosmicare UK is a service dedicated to helping people who are undergoing difficult drug related experiences at festivals. We set up a shelter in accordance with the principle of set and setting, essential for psychedelic care work. Our space is very calm and pleasant, with a central focus or shrine that is not religious but has elements of nature and evokes happy thoughts. We provide a service that is tailored to each individual in that unique time, giving non-judgemental support and empathy. Although we have immediate access to medical and security services by a radio connection, we try to resolve the situation just with peer support.

Most of the time all that a person in a psychedelic crisis needs is reassurance that they will come back to base line eventually and we will be there to take care of them if something goes wrong. Doctors have the best intentions but many times just their presence creates anxiety, the same happens with security guards, so just a friendly face is much more soothing for people in crisis. We think that if someone is having a “bad trip” it is because he/she may be in need of it, they may be confronting their own fears, and there is potential to find benefit from it. Therefore, we do not work with denial or trying to make people come back to “normal” but, embracing the moment, we provide support for the individual to come through the ordeal more wholesome and wise. Although drugs are banned by law, people take them regardless.

From a health point of view it’s a nightmare the amount of new substances that come on to the market every month. Since 2005, 200 new substances have emerged and many of which are legal highs. Young people challenge themselves to try every new thrill out there. While we stuck with prohibition we will need a Kosmicare service, in an ideal world, drugs will be labelled with clear and pragmatic information about dangers, time of duration,  maximum doses, etc.. We do not advocate the illegal use of drugs, but we do believe a pragmatic approach acknowledging their existence is the best policy to achieve harm reduction. Apart from the one-to-one support we provide drug and harm reduction information, cups of tea and a warm fire.  We are not pro or against any personal choice, we are just there to care. Acknowledging that in gatherings and festivals people are pushing boundaries and that it’s there where we need to give support is an important step to take. On the words of Sandra Karpetas, one of the precursors of this type of work:

“No one should ever have to go through a bad experience without knowing that support can be found if needed. Addressing and reducing the potential harm associated with the use of drugs is our responsibility as a community. Those of us who work with KosmiCare believe that the world is a shared responsibility wherein we must look out for and take care of each member, just like in a tribal setting.  We believe the wellbeing of each individual is vital to the wellbeing of the whole, as a true tribe and a living organism, breathing as one”

Where did the idea for Kosmicare UK come from? What is its history?

KosmicareUK branched out of Boom Festival’s KosmiCare psychedelic welfare service. Since 2002, Boom Festival in Portugal has provided a psychedelic emergency/harm reduction service, and in 2008, Diogo Ruivo the funder of Boom festival got together with MAPS to develop an extended framework to share globally. Later that year the “KosmiCare” framework was put into operation; coordinated by Portuguese psychologists David Lameiras and Sandra Karpetas (who supervised the initial program in 2002). Over the past several years, the project became broader, both in infrastructure and partnerships.

After a successful, challenging and rewarding time as a volunteer with KosmiCare at Boom Festival 2008, I recognized the need for similar services at other festivals. Upon returning to the UK, I wrote to MAPS asking for permission to set up the organisation in the UK. They gave me positive feedback and were happy for me to use the “KosmiCare” framework including volunteer application, required reading list and feedback forms, as used by the KosmiCare team at Boom. I then opened a KosmicareUK group on Facebook for networking purposes and interest grew rapidly. In 2009 KosmicareUK was founded with the support of other volunteers from Boom and a talented team recruited from a wide range of backgrounds.

The team bonded well and succeeded in borrowing a comfortable venue, and equipment was entirely sourced from from freecycle, along with sleeping bags, blankets and pillows from tatting at bigger festivals. Everyone brought something to donate, clothes, tables, carpets. The crew worked well alongside medical and standard welfare services who acknowledged the need for the specialist assistance that KosmicareUK provided. Most importantly, the team helped a wide range of people. KosmicareUK have work at a number of festivals for the last five years. Sunrise Celebration, Eden, Waveform, Boomtown Fair, Glade, Alchemy Fest,  Magikana, Sunset, and every year there are more festival organizers looking for our unique approach of welfare.

How would you like to expand it in the future?

It would be of great value if every music festival and event promoter/organizational team were to take this safe space model into consideration in their future planned events.

We believe that KosmiCare UK or similar care services should be available to all of those in need at festivals across the UK, free of charge and without consequences. This unique type of welfare service is essential to the smooth functioning of any music event. Festivals who ask for this service show that they are conscious, responsible and care to provide for their guests the best harm reduction standards. Ideally every festival should have a Kosmicare, but logistically it’s impossible for our team to do that. However, we would like in the future to provide training to other groups of people that will like to do this work in their area. In this way KosmicareUK will have local groups In harmony with the vision of the framework, a network that could operate in all the corners of the UK and to provide the same recognisable standard of care.

Our aims for the future are:

  • Make our services sustainable
  • Own our own structures and transport
  • Create a minimum of 2 full time positions
  • Offer a UK wide service
  • Increase the number of volunteers taking part and attract more professional support
  • Strengthen recognition of the service
  • Train more volunteers to become coordinators in their locality
  • Improve our commercial and income generating capacity

To achieve these objectives we face the inescapable reality: that we need to find a way to generate money. It is a very difficult job, as we believe this service should be free for who ever is in need of it. Therefore the fund to run the service has to come from sponsors and donations from the community and not directly from the person in crisis. Festivals do pay our expenses, like fuel and food, but it doesn’t cover for all the running costs and the work we do throughout the year. Most people don’t realize the amount of hours we do every week away from the festivals.

What advice would you give to someone who wanted to get involved with harm reduction and Kosmicare UK?

For people interested to volunteer at the festivals they need to fill an application form to see if they have what it takes; first of all great empathy and the will to learn. Also the ability to act with urgency when required, to be relentlessly kind and non judgemental. In the words of Tea Faery: “The works demands the patience of a kindergarten teacher, the insight of a transpersonal psychologist, and the total acceptance of a priest.”

We are constantly looking for help – new volunteers, resources, funding, and people with storage and structures like yurts or domes for our space. Also knowledgeable and eloquent people who like to write and give input to create a website or write blogs and reports. My colleague Tracy Dunne and I can’t do it all!  We work as a team and we depend on each other’s commitment and collaboration for our project. So we invite volunteers to join forces in many ways. Just write an email to kosmicare@hotmail.com and we will forward you an application.

Thank you for your time Karin!

fonte http://psypressuk.com/2013/11/19/interview-with-kosmicare-uk-founder-karin-silenzi-de-stagni/

Ketamina - Stili di consumo

 

“La ketamina è di per sé una delle droghe più ambivalenti mai scoperte. Essa sveglia le persone e le addormenta. Essa eccita i cervelli calmi e calma quelli eccitati. La ketamina danneggia e protegge, induce e previene le convulsione, provoca e cura la dipendenza. Viene somministrata per facilitare si la nascita sia la morte, mentre, ad un altro livello, può produrre esperienze sia di pre-nascita sia di pre-morte. La ketamina è fonte di cura e di danno, di integrazione e disintegrazione”.

K.L. Jensen.

 

 

 

 

Questa definizione aiuta a capire perché il volume Giulio Vidotto Fonda “Ketamina. Stili di consumo”  è indispensabile per chiunque si occupi di sostanze psicotrope e dei loro usi. Infatti, poche molecole psicoattive sono state tematizzate, in particolare dai media, in modo così superficiale:  la Ketamina è divenuta, nella vulgata giornalistica, semplicemente una droga da cavalli, un oggetto sul quale imbastire l’ennesima emergenza ed un’ulteriore demonizzazione della scena rave underground italiana. La narrazione corrente della Ketamina, in buona sostanza, è emblematica dello stato di profonda crisi della ricerca e della pubblicistica italiana sulle droghe.

Il bel testo di  Vidotto Fonda, nel colmare la lacuna cognitiva, offre un modello intelligente di come si può affrontare una sostanza d’abuso, restituendone tutta la sua complessità attraverso un serio lavoro di analisi della letteratura scientifica internazionale e corredandola con una preziosa e rigorosa ricerca sul campo.

La presentazione del volume si terrà il 21 novembre 2013 al Centro Java di Firenze (via Pietrapiana angolo via Fiesolana, zona S.Croce).

Sarà presente l’autore, intervengono Patrizia Meringolo (Università di Firenze), Grazia Zuffa (Forum Droghe).

Emilia Romagna prima per ketamina e cannabis sintetica

Dallo studio New drugs presentato in università è emerso che in regione si spacciano e si usano più che nel resto d'Italia gli stupefacenti da laboratorio. I consumatori sono sempre più giovani, tra i 15 e i 18 anni, e il web incrementa la vendita

Le nuove sostanze psicoattive sono molto diffuse in Italia, se ne conosce poco la composizione e si vendono su internet. I dati sono stati presentati al convegno "New drugs" che si è tenuto in univesità da cui è emerso che l'Emilia-Romagna è al primo posto tra le regioni italiane per spaccio e uso di ketamina e cannabis sintetica. Il quadro è a tratti disarmante dato che, spiega Giovanni Serpelloni, capo del dipartimento delle politiche antidroga (dpa): "I giovani sono inconsapevoli dei reali contenuti di queste sostanze perché sempre nuove molecole sono pronte a essere inserite nel mercato, sia per soddisfare le richieste da parte dei consumatori ma anche, e soprattutto, per eludere i controlli che vanno istituendosi nei vari paesi attraverso l'aggiornamento della normativa in materia". 

In circolo ce ne sono circa un migliaio di diverso tipo, riconosciute in Italia 280, e sono aumentate, negli ultimi due anni, del 50%. "Cambia anche il tipo di spaccio- continua Serpelloni- adesso non è più fatto dalle grandi organizzazioni criminali, ma in rete da singoli o piccoli gruppi".

Non a caso il dpa attua ricerche sul web per individuare i siti in cui si vende, non solo droga, ma anche tutta l'oggettistica necessaria per fumarla, sniffarla, iniettarla e nasconderla. E non è tutto: su internet ormai si trovano anche i, molto dettagliati e venduti, manuali del perfetto spacciatore e di come non farsi "beccare" in caso di esami del sangue o delle urine.

È il Nord Italia l'area maggiormente interessata dalla diffusione delle "new drugs". Sia, continua Serpelloni, "per un'osmosi che viene dall'Europa e che quindi va scendendo sul territorio, sia per la presenza, al sud, delle mafie". Un paradosso dunque che fa sì che, nel meridione, la vendita sia controllata. Non a caso una campagna di qualche anno fa sensibilizzava i ragazzi in merito al tema: "Ogni euro speso anche per comprare la canna del sabato sera, è un euro regalato alle mafie". E se nel 2008 i numeri sull'uso di sostanze stavano calando, con l'aumento di siti telematici pro legalizzazione e degli shop on line (in crescita esponenziale negli ultimi 3 anni, passando dai 170 ai 639 riconosciuti), sta aumentando anche l'uso di cannabis sintetiche, colpendo una fascia d'età che va dai 15 ai 19 anni. È anche per questo che il dpa ha messo a punto un software che, una volta installato, riconosce i siti pericolosi e ne blocca la navigazione. Spesso però, com'è stato evidenziato durante il convegno, molti annunci vengono ben mimetizzati su siti di annunci, per esempio sotto la categoria "casa e giardino".

Umbria (con un tasso di quattro decessi ogni 100.000 a residenti) e Marche invece ai primi posti della classifica delle morti per overdose dove la prima sostanza responsabile risulta essere l'eroina seguita dalla cocaina (più colpiti i 37enni). Il piano antidroga, realizzato dal dpa in collaborazione con il ministero della Salute, è stato costruito in base a indicazioni strategiche sia a livello internazionale, attraverso le nazioni unite, che a livello europeo. Ma un dato positivo c'è. L'Italia si piazza al penultimo posto tra gli stati europei che più fanno uso di nuove sostanze psicoattive, ai primi posti ci sono Irlanda, Polonia e Lettonia.

bologna.repubblica.it/cronaca/2013/11/12/news/droga_emilia_romagna_prima_per_ketamina_e_cannabis_sintetica-70844201/

Ansie e bisogni dei giovani: un'indagine in diretta sul consumo della nuova droga.

Ilfriuliveneziagiulia.it - Trieste – Se si pensa che i ragazzi, ai rave party o nelle discoteche, consumano la stessa droga che serve per togliere le bende ai grandi ustionati o per anestetizzare un cavallo o un elefante, che questa droga si chiama ketamina e negli esseri umani procura allucinazioni di “pre-morte”, visioni del futuro, stati dissociativi e percezioni di essere disincarnati, qualche ricercatore ha ritenuto utile indagare sull’uso che di tale droga si fa al di fuori degli ospedali.

Il sociologo e “operatore di strada” che ha osservato l’ambiente giovanile tra Roma Bologna e Firenze, che – per quasi un anno - ha vissuto direttamente nei luoghi di consumo di questa e di altre droghe, che ha documentato situazioni, emozioni e circostanze socio-culturali, è il triestino Giulio Vidotto Fonda.

Attivo nel campo della prevenzione e riduzione del danno, si occupa degli stili giovanili in relazione a consumi, droghe e nuovi media.

Alla fine della sua ricerca sul campo, ha catalogato e interpretato i dati raccolti in “Ketamina. Stili di consumo” (pp. 186, Franco Angeli Editore, € 25,00). Un libro che è anche un’interessante e profonda panoramica sulla vita “underground” dei giovani d’oggi, su quella vita – legale e illegale che sia - che necessariamente sfugge allo sguardo di genitori, insegnanti e chiunque si occupi di educazione istituzionale.

Abbiamo chiesto direttamente a Vidotto Fonda che ci illustri con parole sue il lavoro che ha svolto.

Dottor Vidotto Fonda, perché un libro sulla Ketamina?La ketamina nasce come farmaco anestetico e analgesico usato sugli umani prima che sugli animali. Non ho però trovato letteratura italiana sull’uso che ne viene fatto fuori dai contesti di cura. Così ho deciso di fare una ricerca su questo fenomeno a partire dai suoi contesti di diffusione per comprenderne motivazioni e significati.

Ha avuto esperienza del fenomeno in ambito provinciale triestino o regionale nel Friuli Venezia Giulia?A Trieste sono tornato da pochi mesi e non ho trovato dati sull’uso di ketamina a livello locale, Considerato poi che il nord-est è l’area geografica in cui, oltre all’alcol, vengono consumate più droghe, non credo la ketamina faccia eccezione. Ricordo anche che a fine anni ’90, prima che io me ne andassi, era già in circolazione. Preoccupa perciò quando i media parlano ancora di una droga appena arrivata in città, così come quando chi diffonde informazione scientifica nei locali viene accusato di istigare al consumo.

Allora ci spieghi in cosa consiste l’ttività di “operatore di strada attivo nel campo della prevenzione e della riduzione del danno”?Ho lavorato per la Cooperativa C.A.T. di Firenze in varie unità di strada con progetti di prevenzione e animazione con adolescenti nei quartieri, nei centri giovani e nelle scuole, prevenzione e riduzione dei rischi direttamente nei party e nei luoghi di consumo, lavoro di strada con tossicodipendenti a rischio di marginalità. Il metodo prevede attività di ascolto, counseling e stimolo, oltre alla distribuzione di materiale informativo e presidi sanitari. Stare in contatto con i consumatori nei loro contesti naturali permette anche di intercettare tempestivamente nuovi stili di consumo e di orientare così la ricerca sul campo.

E com’è avvenuta la raccolta dei dati sul campo?Inizialmente gironzolando nei rave e in alcuni festival tekno toscani nei quali avevo già lavorato come operatore. L’osservazione è servita a riprendere contatto con quei contesti e rintracciarne le evoluzioni sul piano culturale e stilistico. Il problema è stato però riuscire a coinvolgere i consumatori nella registrazione delle loro storie di vita, ovvero nel cuore della ricerca. Gli operatori mi hanno presentato come affidabile e in buona fede e sono stato accolto calorosamente nelle loro case, alle loro tavole, nei loro luoghi d’aggregazione e nei loro eventi preferiti. Lo scambio è stato intenso e alcuni di loro hanno seguito e commentato anche la stesura del testo. Un’esperienza molto appagante sul piano umano, prima ancora che intellettuale.

Torniamo alla ketamina. Quali sono le sue caratteristiche?Per i medici è un “anestetico dissociativo”, per gli psiconauti un “enteogeno”, per la stampa è “nuova, misteriosa e micidiale. A mio avviso è una sostanza difficile, demonizzata, che induce molti effetti. Ad esempio l’uso principale rave e dance non è volto alla ricerca della dissociazione, ma anzi  ad aumentare il coinvolgimento e a favorire sensazioni particolari nel momento del ballo spesso in bassi dosaggi e miscelata a un eccitante. Non mancano però temerari esploratori della psiche e del cosiddetto k-hole, o consumatori quotidiani in cerca dell’aiutino per ansia, noia o depressione, così come per sedare il calo psicofisico del “dopo festa” o la smania verso altre droghe d’elezione. in particolare alcol ed eroina. Di stili ne ho individuati quattro, ma nascondono davvero una varietà sorprendente di situazioni particolari.

Cosa intende per “stili di consumo”? E’un concetto guida della sua ricerca… Mi sembra necessario recuperare una visione complessiva dell’uso delle droghe che superi il paradigma bio-medico e consideri il “drogato” come un attore che si muove in un contesto secondo intenzioni, emozioni e conoscenze. Per comprendere uno stile di consumo non è sufficiente sapere i dosaggi, ma bisogna conoscere dove, con chi, come e perché… rintracciare gli aspetti percepiti come positivi e negativi. Vorrei puntualizzare che chi usa droghe, una volta passato l’effetto, è in grado di raccontarsi come qualsiasi altra persona che venga intervistata riguardo a proprie questioni intime e personali. Applicare al consumatore una visione stereotipata di “tossico, matto e sociopatico” induce invece a imbarcarsi in paradossali indagini sulla droga senza drogati.

Che impatto sociale ha la ketamina?Quale sia la sua diffusione non è chiaro; di certo il consumo è aumentato a partire dallo scorso decennio. La mia idea è che qui non si diffonderà ai livelli registrati ad esempio a Hong Kong, ma che rimarrà una tra le tante sostanze a disposizione dei consumatori. Va però segnalato che, se fino a dieci anni fa il traffico amatoriale riusciva a soddisfare la domanda, oggi è prepotentemente entrato in campo il crimine organizzato. Questo significa ketamina più scadente e offerta capillare sul territorio. Ritengo che il riconoscimento tardivo e demonizzazione del fenomeno, come avvenne già per altre sostanze, abbiano impedito la prevenzione dei rischi e la diffusione per tempo di informazioni appropriate.

…e perché dobbiamo stare in guardia?Seppure non vi è prova che il principio attivo della ketamina bruci il cervello o ammazzi, ogni stile di consumo porta con sé criticità particolari dalle quali stare in guardia. Diciamo che tutti gli assuntori rischiano di farsi male (cadute, fratture, bruciature, etc.) a causa delle ridotte capacità motorie e delle alterazioni percettive o di intossicarsi con le sostanze da taglio. Al crescere dell’intensità e continuità d’uso - e in particolare con l’iniezione - aumenta il rischio di effetti collaterali a lungo termine come dipendenza, disturbi dell’umore, del sonno, della personalità, dell’vie urinarie, etc.

Che profilo è in grado di tracciare della cultura giovanile dopo questa esperienza?Il mio sguardo si è concentrato sulla scena rave underground che è stata per oltre dieci anni il contesto elettivo dell’uso di ketamina. Quel movimento, nato come avanguardia culturale contrapposta al divertimento commerciale, appare oggi consumistico e svuotato di contenuti. La cultura giovanile in generale costituisce un insieme davvero variegato. Mi viene però da dire che oggi al consumismo si sono affiancati ansia per il futuro, disoccupazione, sfruttamento, fallimento e precarietà. Ciò favorisce, tra le altre cose, l’adozione di nuovi fantasiosi mix di sostanze con o senza prescrizione medica. In questi termini, il successo di un anestetico economico e dissociativo in una generazione senza soldi né sogni non ci dovrebbe sorprendere.

A chi è diretto il libro?Si tratta di una ricerca sociologica, ma il tema è piuttosto sfaccettato. Grazie anche alla paziente supervisione di vari professionisti ho adottato una prospettiva interdisciplinare. Diciamo che il testo è rivolto a sociologi e studenti, ma anche a operatori sociali, sanitari e delle dipendenze. I protagonisti del volume sono però i consumatori: ho incluso molti loro interventi preservandone lo stile e il gergo, peraltro molto efficace. Così immagino che il testo possa fornire uno spunto di riflessione anche per chi usa sostanze; oltre a offrire una serie di indicazioni concrete per la gestione del proprio consumo e la riduzione dei rischi e dei danni a esso connessi. Ho inserito il mio indirizzo e-mail in coda proprio con l’auspicio di riprendere questo dialogo con i lettori.

La sua specializzazione accademica riguarda gli “stili giovanili in relazione a consumi, droghe e nuovi media”. Che rapporto c’è tra questi elementi?Diciamo che i punti di contatto sono molteplici. Da un punto di vista culturale, droghe, beni e servizi (pensiamo ai social network) si diffondo tra gli adolescenti e nei gruppi attraverso meccanismi simili che fanno leva sul loro bisogno di identità e invadono il loro immaginario. Ritorna così utile ragionare in termini di stili di consumo. In una ricerca sull’uso di Facebook che ho curato l’anno scorso con Andrea Cagioni ne abbiamo ad esempio individuati molteplici, alcuni dei quali hanno rivelato problemi e rischi specifici. Pensiamo poi al fatto che Internet è divenuto la fonte primaria di informazione e discussione anche riguardo alle droghe, e non di rado i consumatori vi acquistano tranquillamente le sostanze. D’altro canto anche i servizi si stanno sperimentando in attività di prevenzione, counseling e presa in carico online, talvolta molto efficaci.

Critiche o elogi all’attuale sistema di informazione/prevenzione? Il problema è proprio che di sistema non si può parlare, nel senso che ci sono grosse differenze tra i progetti implementati dalle varie Regioni, Province, Comuni e Aziende Sanitarie, così come dalla galassia degli enti ai quali questi vengono appaltati. Un motivo è anche che le direttive nazionali sono confuse e ideologiche. Ho già avuto modo in più sedi, in coda a molte altre più autorevoli voci, di descrivere i limiti metodologici delle relazioni annuali al parlamento che restituiscono una fotografia parziale e distorta del fenomeno. Inoltre, dall’entrata in vigore della criminale legge 49 del 2006 - approvata in barba al referendum del 1993 - l’aumentata repressione dei consumatori e dei loro contesti elettivi li ha costretti a nascondersi e isolarsi ulteriormente, la prevenzione è divenuta allarmismo, la riduzione del danno un’espressione che imbarazza gli amministratori. Così, in assenza di una strategia condivisa, molto dipende dal singolo funzionario o ente.  Purtroppo non conosco ancora bene la realtà di questo territorio: finora ho incontrato persone competenti e motivate e la tradizione di apertura ed efficienza dei servizi locali mi fa ben sperare.

 

Giulio Vidotto Fonda è un sociologo e un operatore di strada. Dottorando in Metodologia delle scienze sociali presso l’Università di Firenze, ha pubblicato il saggio “Pelago 2008: dal rito al contenitore” in Cipolla C., Mori L. (a cura di), “Le culture e i luoghi delle droghe”.

 “Ketamina. Stili di consumo”, Franco Angeli Editore, pp. 186, € 25,00

(Per le foto si ringrazia il Progetto Extreme (Toscana). Gli scatti sono stati ralizzati durante alcuni interventi di prevenzione e riduzione del danno in rave legali e illegali tra il 2009 e il 2010):

Chi ha paura dei cervelli stupefacenti?

Gilberto Corbellini, docente Università La Sapienza Roma, Il Sole 24 Ore.

Fonte www.selpress.com/unibs/esr_p1.asp

Le sostanze psicoattive causano certamente danni al sistema nervoso, soprattutto agli adolescenti, ma non tutte allo stesso modo e hanno anche nuove potenzialità terapeutiche

II nostro cervello è il risultato di un lunghissimo processo evolutivo che ha visto selezionarsi il materialebiochimico di cui è fatto, quindi anche i neurotrasmettitori usati per elaborare i segnali e produrre l'informazione che governa i nostri comportamenti, in risposta agli stimoli ambientali. Tra questi stimoli c'erano e ci sono sostanze presenti nell'ambiente con effetti in parte tossici, ma in grado di modificare il comportamento e produrre un'alterazione degli stati mentali. Sono le droghe: oggi pensate solo in negativo, per motivi di ipocrita convenzione e perché a causa del moralismo proibizionista sono prodotte e commercializzate criminalmente per far danni e trame ingenti guadagni, ma che sono state parte integrante della storia alimentare, emotiva e cognitiva della nostra specie. Farmacologi, medici e politici dovrebbero chiedersi non solo, e giustamente: «drogarsi fa male?». E che causi danni non ci sono dubbi.

Ma la domanda non meno cruciale è: «perché ci droghiamo?»; cioè «perché nonostante facciano anche male, così tante persone (ma non tutti!) cercano le droghe e sono disposte a cor- Le leggi proibizioniste penalizzano gli studi neuroscientifici impedendo progressi nello studio della mente e delle cure di gravi malattie rere gravi rischi e andare contro le leggi pur di ottenere l'effetto che esse producono sul cervello?». Se poi si volesse affrontare intelligentemente la questione ci si domanderebbe: «stante il modo in cui funziona il cervello e dato l'effetto dei diversi principi psicoattivi, quanto fa male consumare questa o quella specifica Infine: «in che misura il danno che la droga causa rischia di es sere amplificatoda un intervento che non tiene conto della biologia del comportamento umano, per come si è evoluta attraverso la selezione naturale dei processi che regolano in particolare le nostre emozioni?».

Chi ragiona con pregiudizi ideologici, è infastidito dalla libertà e dall'autodeterminazione, pensa in termini di paternalismo medico e non ha una visione darwiniana dei problemi medico-sanitari, non sarà disposto ad andare più a fondo. Ma ci sono dei fatti scientifici, che è immorale nascondere sotto il tappeto. E che danno indicazioni di quale sarebbe una politica sana ed efficace per contrastare le tossicodipendenze. "Senza aria fritta", come dice il sottotitolo di un bel libro del neurofarmacologo ed epidemiologo David Nutt, che tre mesi fa ha cofirmato un articolo su «Nature Reviews Neuroscience», in cui si dimostra che le leggi che classificano, senza giustificazione, come molto pericolose e rendendole quindi illegali alcune droghe che fanno meno danni dell'alcool o del tabacco, di fatto censurano la ricerca neuroscientifica, e ritardano gli avanzamenti nella ricerca di trattamenti più efficaci per gravi malattie mentali. I neuroscienziati sono provvidi di esempi sulle potenzialità scientifiche e mediche di una ricerca che potesse accedere senza limitazioni alla sperimentazione in laboratorio su tutte le droghe psicoattive.

Una ricerca libera potrebbe studiare gli effetti della cannabis, che è stata usata per millenni dai medici ed è proibita senza valide ragioni scientifiche e mediche. I principi attivi della cannabis sono già terapeuticamente indicati per controllare la spasticità nei malati di sclerosi multipla, per stimolare l'appetito e come analgesici. Ma ci sono indicazione per trattare alcune insonnie, i disturbi da deficit di attenzione e iperattività, il disturbo post-traumatico da stress e alcune forme di ansia. Inoltre, poiché i cannabinoidi inducono stati psicotici reversibili, questa droga aiuterebbe a capire la natura della psicosi, oltre che le basi neurofisiologiche della coscienza, del dolore e dell'appetito, ma anche la regolazione delle emozioni. Tra l'altro nel nostro cervello i recettori per i cannabinoidi - gli endocannabinoidi - sono presenti più di qualunque altro recettore per i principi attivi delle droghe, a riprova che con le specie vegetali del genere cannabis, abbiamo fatto un percorso evolutivo in comune, aiutandoci reciprocamente ai fine della riproduzione e sopravvivenza. Il consumo della cannabis è forse più antico e più implicato nel controllo individuale e sociale dei disagi umani, del consumo delle piante che producono nicotina. Ma la nicotina è legale. Nonostante il fumo di sigarette aumenti del 20% il rischio di cancro del polmone. Mentre l'unico rischio calcolato, ben più basso cioè del 2%, con la cannabis, sono episodi psicotici più prolungati ma sempre reversibili. Non meno lunga è la storia evolutiva dei rapporti tra il nostro cervello e gli psicodelici diffusissimi in natura e contenuti in funghi radici (ibogaina), eccetera. La psilocibina è già indicata per trattare medicalmente disturbi ossessivo compulsivi ed emicranie a grappolo, ma vi sono indicazioni terapeutiche per le depressioni gravi. Sul piano degli interessi perla ricerca neuroscientifica, lo studio sperimentale della psilocibina aiuterebbe a capire meglio la coscienza, i processi percettivi e l'origine delle psicosi e dei disturbi dell'umore. Anche l'Lsd è efficace per trattare emicranie e grappolo e per lo studio della coscienza, della psicosi, della percezione. Gli psicodelici consentirebberodi studiate meglio i recettori della serotonina, e sono usati, benché spessissimo illegalmente, per aiutare i malati terminali ad affrontare serenamente il trapasso.

Ci vuole una bella cattiveria umana per negare a chi sta morendo nell'angoscia di assumere qualcosa che lo farebbe star bene, con la scusa idiota che è Megale! Esempi analoghi si possono fare per droghe stimolanti come l'Mdma e il mefedrone. Ma un caso incredibile è quello della ketamina e di alcuni derivati meno tossici: oltre che come analgesico e anestestico, la ketamina è potentissima per trattare la depressione. Milioni di persone che soffrono di depressioni gravi si risparmierebbero tanta sofferenza, e alcuni non si suiciderebbero, se non fosse l'ottusità dei politici e dei moralisti a governare le società.

David Nutt, Drugs - without hot air: minimising the harms of legal and illegal drugs, Uit, Cambridge, pagg. 368, £12,99 David I. Nutt, Leslie A. King & David E. Nichols, Effects of Schedule I drug laws on Neuroscience Research and Treatment Innovation, Nature Reviews Neuroscience n. 14, pagg. 578-586

Ketamina, compromissione cognitiva anche dopo astinenza prolungata

Titolo originale e autori: Cognitive impairments in poly-drug ketamine users. Addict Behav. 2013 Jun 28 - Liang HJ, Lau CG, Tang A, Chan F, Ungvari GS, Tang WK.

La ketamina è un anestetico veterinario impropriamente usato come droga, per la sua capacità di indurre effetti allucinogeni e dissociativi molto potenti. Parecchie sono ormai le ricerche che hanno evidenziato le alterazioni che essa provoca a livello cognitivo, soprattutto nella capacità di apprendimento, nella memoria e nella flessibilità cognitiva e, secondo alcuni studi, queste compromissioni sarebbero reversibili, una volta raggiunta l’astinenza. I ricercatori dell’Università di Hong Kong hanno voluto confrontare le funzioni cognitive di utilizzatori abituali di ketamina con quelle di ex-utilizzatori in astinenza da almeno 30 giorni e con un gruppo di soggetti sani. E’ frequente nei consumatori di ketamina un uso concomitante anche di altre sostanze, e i soggetti di questo studio erano anch’essi policonsumatori. I ricercatori hanno somministrato a 100 policonsumatori che utilizzavano principalmente ketamina (di cui 64 erano astinenti da più di un mese) e a 100 controlli sani, una serie di test per valutare le capacità cognitive ed il tono dell’umore. Dai risultati dello studio, recentemente pubblicato sulla rivista Addictive Behaviors, è emerso che gli attuali utilizzatori di ketamina risultano avere punteggi più alti nella scala della depressione (Beck Depression Inventory - BDI) rispetto agli astinenti e ai soggetti di controllo. Dal punto di vista cognitivo invece, gli autori dello studio hanno riscontrato compromissioni nella capacità della memoria verbale (Test di Memoria Logica) e visiva (Test della Figura di Rey – rievocazione differita) in tutti gli utilizzatori di ketamina, alterazioni che persistevano anche dopo l’astinenza.
Secondo i ricercatori, nonostante resti da indagare approfonditamente l’interazione delle altre sostanze con la ketamina per indurre i deficit riscontrati nei policonsumatori, questi potrebbero in larga misura essere imputabili alla ketamina stessa e sarebbero difficilmente recuperabili anche dopo 30 e più giorni di astinenza. Titolo originale e autori: Cognitive impairments in poly-drug ketamine users. Addict Behav. 2013 Jun 28 - Liang HJ, Lau CG, Tang A, Chan F, Ungvari GS, Tang WK. Titolo originale e autori: Cognitive impairments in poly-drug ketamine users. Addict Behav. 2013 Jun 28 - Liang HJ, Lau CG, Tang A, Chan F, Ungvari GS, Tang WK.

La ketamina è un anestetico veterinario impropriamente usato come droga, per la sua capacità di indurre effetti allucinogeni e dissociativi molto potenti. Parecchie sono ormai le ricerche che hanno evidenziato le alterazioni che essa provoca a livello cognitivo, soprattutto nella capacità di apprendimento, nella memoria e nella flessibilità cognitiva e, secondo alcuni studi, queste compromissioni sarebbero reversibili, una volta raggiunta l’astinenza. I ricercatori dell’Università di Hong Kong hanno voluto confrontare le funzioni cognitive di utilizzatori abituali di ketamina con quelle di ex-utilizzatori in astinenza da almeno 30 giorni e con un gruppo di soggetti sani. E’ frequente nei consumatori di ketamina un uso concomitante anche di altre sostanze, e i soggetti di questo studio erano anch’essi policonsumatori. I ricercatori hanno somministrato a 100 policonsumatori che utilizzavano principalmente ketamina (di cui 64 erano astinenti da più di un mese) e a 100 controlli sani, una serie di test per valutare le capacità cognitive ed il tono dell’umore. Dai risultati dello studio, recentemente pubblicato sulla rivista Addictive Behaviors, è emerso che gli attuali utilizzatori di ketamina risultano avere punteggi più alti nella scala della depressione (Beck Depression Inventory - BDI) rispetto agli astinenti e ai soggetti di controllo. Dal punto di vista cognitivo invece, gli autori dello studio hanno riscontrato compromissioni nella capacità della memoria verbale (Test di Memoria Logica) e visiva (Test della Figura di Rey – rievocazione differita) in tutti gli utilizzatori di ketamina, alterazioni che persistevano anche dopo l’astinenza.
Secondo i ricercatori, nonostante resti da indagare approfonditamente l’interazione delle altre sostanze con la ketamina per indurre i deficit riscontrati nei policonsumatori, questi potrebbero in larga misura essere imputabili alla ketamina stessa e sarebbero difficilmente recuperabili anche dopo 30 e più giorni di astinenza. La ketamina è un anestetico veterinario impropriamente usato come droga, per la sua capacità di indurre effetti allucinogeni e dissociativi molto potenti. Parecchie sono ormai le ricerche che hanno evidenziato le alterazioni che essa provoca a livello cognitivo, soprattutto nella capacità di apprendimento, nella memoria e nella flessibilità cognitiva e, secondo alcuni studi, queste compromissioni sarebbero reversibili, una volta raggiunta l’astinenza. I ricercatori dell’Università di Hong Kong hanno voluto confrontare le funzioni cognitive di utilizzatori abituali di ketamina con quelle di ex-utilizzatori in astinenza da almeno 30 giorni e con un gruppo di soggetti sani. E’ frequente nei consumatori di ketamina un uso concomitante anche di altre sostanze, e i soggetti di questo studio erano anch’essi policonsumatori. I ricercatori hanno somministrato a 100 policonsumatori che utilizzavano principalmente ketamina (di cui 64 erano astinenti da più di un mese) e a 100 controlli sani, una serie di test per valutare le capacità cognitive ed il tono dell’umore. Dai risultati dello studio, recentemente pubblicato sulla rivista Addictive Behaviors, è emerso che gli attuali utilizzatori di ketamina risultano avere punteggi più alti nella scala della depressione (Beck Depression Inventory - BDI) rispetto agli astinenti e ai soggetti di controllo. Dal punto di vista cognitivo invece, gli autori dello studio hanno riscontrato compromissioni nella capacità della memoria verbale (Test di Memoria Logica) e visiva (Test della Figura di Rey – rievocazione differita) in tutti gli utilizzatori di ketamina, alterazioni che persistevano anche dopo l’astinenza.
Secondo i ricercatori, nonostante resti da indagare approfonditamente l’interazione delle altre sostanze con la ketamina per indurre i deficit riscontrati nei policonsumatori, questi potrebbero in larga misura essere imputabili alla ketamina stessa e sarebbero difficilmente recuperabili anche dopo 30 e più giorni di astinenza.

Fonte: Addictive Behaviors
 

Usa, droga dello stupro, arrivano i bicchieri che cambiano colore

New York (TMNews) - Avete paura che qualcuno vi offra un drink con della droga? Dal mese prossimo, chi vive negli Stati Uniti può stare tranquillo: l'azienda DrinkSavvy lancerà bicchieri di plastica e cannucce che cambiano colore al contatto con bevande contenenti con Ghb, Ketamina e Roypnol. Queste sostanze, conosciute come "droghe da stupro", sono spesso utilizzate con lo scopo di perpetrare violenza sessuale poiché provocano amnesia e possono essere somministrate alla vittima insieme ad una normale bevanda senza che questa se ne renda conto. Il fenomeno, piuttosto diffuso negli Stati Uniti, è conosciuto come "drink spiking".

Per la realizzazione del progetto il fondatore di DrinkSavvy, Mike Abramson, ha collaborato con John MacDonald, professore di chimica presso il Worcester Polytechnic Institute del Massachusetts, raccogliendo 50.000 dollari attraverso il crowdfunding. Come racconta Fox News, il fondatore di DrinkSavvy ha avuto l'idea dopo essere stato vittima lui stesso del "drink spiking".

Da settembre bicchieri e cannucce saranno distribuiti gratuitamente presso i centri antiviolenza americani, ma Abramson punta a diffonderli anche in bar, locali e scuole. Nel 2014 è previsto inoltre il lancio di nuovi prodotti.

 

Hong Kong vuole scrollarsi la nomea di capitale mondiale della ketamina

droghe.aduc.it/articolo/hong+kong+vuole+scrollarsi+nomea+capitale+mondiale_21375.php

                                                                                 Fuori dagli sguardi, nei bagni di una scuola, nei bar del karaoke o sotto gli alberi di un parco pubblico, si sniffa la ketamina, una droga pesante che, per un pugno di dollari, fa cascare migliaia di giovani di Hong Kong nel fondo di un abisso di solitudine e di pericoli. Il consumo della droga importata clandestinamente dalla Cina popolare, a buon mercato e abbondante, e' diventato frequente alla fine degli anni 2000, conferendo alla citta' di Hong Kong il titolo di capitale mondiale della ketamina. La megalopoli finanziaria ha lanciato una campagna di lotta contro questo stupefacente il cui abuso porta ad una dipendenza fisica piu' acuta che non quella da eroina, compromettendo in modo irreversibile le fondamentali funzioni psicologiche.
Su un isola boscosa inaccessibile, un gruppo di giovani a torso nudo sotto il sole ridipinge il muro esterno di un edificio. Sono i pazienti del centro di trattamento Shek Kwu Chau, persone che spesso provengono dalla classe media, di circa 25 anni. Kin, 27 anni, ha passato dieci anni nella trappola della ketamina. E come spesso accade nel mondo della tossicodipendenza, il consumatore e' diventato spacciatore. “Non avevo compreso il suo potere attrattivo. Mi sentivo leggero e libero dopo averla presa. Adoravo questa sensazione, e non potevo piu' farne a meno”. 
La ketamina e' una molecola utilizzata in anestesia sia per gli umani che per gli animali. Spesso sintetizzata in laboratori clandestini nella Cina popolare, provoca delle allucinazioni, esperienze di “morte imminente” o di “K-hole”, cioe' turbamenti pesanti della coscienza e del comportamento. Le persone coinvolte possono ferirsi, mettere in pericolo la propria vita. Nel lungo periodo, la ketamina puo' causare un restringimento della vescica, talvolta cronico. Ah-Wai ha cominciato a sniffare nei bagni della sua scuola all'eta' di 16 anni. “La puoi prendere quando vuoi e dove vuoi, nessuno sapra' mai cio' che tu hai fatto”, racconta. Ah-Wai, che ha vissuto una lente discesa agli inferi fatta di esclusione scolare, allontanamento dalla famiglia, e problemi tossicologici... e alla fine del cammino una incontinenza che lo costringeva ad urinare almeno ogni 15 minuti. 
Peggy Chu, urologa al Tuen Mun Hospital, e' stata la prima nel 2006 a trovare un legame tra le disfunzioni urinarie in alcuni pazienti e il consumo di ketamina. “Al momento non ci sono cure. La sola cosa che funziona, e' smettere di prendere la ketamina”, fa sapere. Gli incontinenti cronici non hanno altro rimedio che quello chirurgico. Patrick Wu, responsabile del centro di trattamento, spiega come il potere tossicologico della ketamina e' tanto alto che smettendo di prenderla ci vogliono almeno sei mesi per vederne cessare gli effetti, mesi che nel caso dell'eroina sono soltanto due. “Si e' molto dipendenti, non fisicamente ma psicologicamente, per il solo fatto di voler gustare questo stato di eccitazione”. Il soggiorno nel centro finanziato da fondi pubblici e' gratuito e volontario. Fino al 2010 venivano accolti degli eroinomani, ma l'esplosione del consumo di ketamina ha allargato la sua “clientela”.
Nel 2009. Hong Kong contava 5.280 consumatori conosciuti, secondo le statistiche ufficiali, piu' della meta dei quali avevano meno di 21 anni. Tra i tossicodipendenti di questa fascia di eta', l'84% prendeva ketamina. Nel 2012 il numero e' calato a 3.192, ma potrebbe essere sottostimato. Erika Hui dirige la polizia degli stupefacenti ad Hong Kong. Il successo della lotta alla ketamina e' dovuto ad un approccio “olistico” che si dirama in cinque punti: repressione, sensibilizzazione, trattamenti, ricerca e cooperazione transfrontaliera. “Il nostro impegno e' stato perche' le persone cercassero subito aiuto invece di cascarci. La priorita' e' di tendere una mano piuttosto che perseguire giudizialmente i tossicodipendenti”. Una strategia che potrebbe essere di esempio in altri Paesi toccati dal medesimo fenomeno, come Malaysia, Thailandia e Vietnam. Una dose di ketamina costa 100 dollari di Hong Kong (circa 10 euro) e, secondo il criminologo Alfred Mak, dell'Universita' di Hong Kong, questo e' un importante motivo per la proliferazione di questa droga. Che e' inviata con dei “muli” o dei trafficanti difficilmente individuabili tra le decine di migliaia di persone che passano quotidianamente la frontiera terrestre, ad una sola ora di strada dal cuore della megalopoli finanziaria. L'anno scorso, la polizia e le dogane hanno sequestrato 724 chili di ketamina e istruito 1.677 infrazioni rispetto alle 3.679 del 2009. Numeri molto superiori a quelli legati all'eroina, alla cocaina e alle metamfetamine.
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