Segnaliamo che nella sezione "sostanze scaricabili" è disponibile una scheda tecnica su descrizione, effetti e tossicità del 3,4-metilendiossipirovalerone
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Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.
La ketamina è un anestetico generale usato sia per uso clinico che veterinario. Si presenta come un liquido trasparente e inodore, nel mercato illegale si può trovare sotto svariate forme: polvere, cristalli e capsule.
Gli effetti della ketamina dipendono da diversi fattori: dalla composizione e dal grado di purezza della sostanza, dalla quantità assunta e dalla modalità d’assunzione, dalla sensibilità personale alla sostanza, dal luogo e dal contesto dove viene consumata.
Sintetizzata nel 1962, è considerata un anestetico dissociativo: la mente viene come separata dal corpo e spesso questa scissione provoca stati allucinatori di varia entità. L’effetto dissociativo si è appreso dai racconti dei pazienti sottoposti ad operazioni chirurgiche e ad anestesia con ketamina (allucinazioni profonde, esperienze extracorporee, visioni mistiche); furono così scoperti gli effetti psichedelici di dosi sub-anestetiche (dosi inferiori a quelle necessarie ad una anestesia completa) della sostanza.
Un nostro piccolo omaggio al maestro Quentin che in questi giorni è a Venezia come presidente della giuria del festival del cinema.
di ottavia massimo, ottaviamassimo.wordpress.com
Tra le sostanze immesse sul mercato, vi è un’iper-produzione di droghe destinate alle vie respiratorie. L’evoluzione dell’essere umano e conseguenziali livelli di adattamento, hanno generato masse di individui sempre più simili tra loro. Il contatto ravvicinato ha prodotto livelli di competizione conscia ed inconscia per cui si è resa necessaria una trasformazione del concetto di tempo e delle percezioni sensoriali legate alla sopravvivenza. L’ascolto delle proprie ed altrui sensazioni, ha raggiunto livelli di apprendimento fondamentalmente legati all’immagine. La rincorsa al tempo è degenerata nella creazione di un mondo quasi esclusivamente ottico. Il primo organo sensoriale a subirne le conseguenze è l’apparato olfattivo. Il primo a svilupparsi e l’unico in grado di trasmettere alla coscienza sensazioni dirette e non condizionate dal cervello.

Il tuo genio è nelle tue narici – Nietzsche
LA COSCIENZA, L’ OLFATTO E LA PAURA DI VIVERE
Negli ultimi tre anni, la percentuale di persone che richiedono un intervento chirurgico al naso per problemi legati all’uso di sostanze è cresciuta del 18%. Polveri. Granelli di microparticelle create in laboratorio e ormai quasi totalmente sintetiche. Condannate ed innalzate a regine di nottate e pomeriggi lavorativi. Inodori. Generalmente bianche. Apparentemente innocue perché al bianco psicologicamente, il nostro inconscio associa il bene. Invisibili. Ogni sostanza chimica o naturale possiede una propria ed ideale modalità di assunzione. Tre le vie principali. Vene. Bocca. Naso. Le sostanze che la moda attuale racconta, sono chimicamente create per essere assunte attraverso le vie respiratorie. Che siano coca, eroina, ketamina o polveri dai nomi codificati, quando il cervello è programmato per drogarsi, la prima tappa è generalmente il naso. Anche i prodotti creati per esser assunti oralmente: pillole, medicinali, sonniferi o eccitanti, vengono spesso polverizzati e destinati alle narici.
Perché? Ci chiediamo continuamente cosa ci infiliamo nel naso, quando la domanda da porci dovrebbe essere: quale strumento stiamo utilizzando per assumere le sostanze che scegliamo?
In un’epoca in cui l’evoluzione dei pensieri ed azioni conseguenti, avviene ad una velocità controllabile essenzialmente attraverso l’ immagine, è ormai soltanto nella capacità di apparire che riusciamo a stare al passo con i tempi. Le droghe da naso sono quasi invisibili. Il gesto dello sniffare è veloce, fulmineo, istantaneo. L’effetto immediato. L’evoluzione dell’essere umano ha generato nuclei di individui a stretto contatto tra loro. La confusione crescente data dalla densità demografica di alcune zone del mondo, ha generato ritmi di vita vorticosi, sottraendo all’essere il tempo necessario all’ascolto delle percezioni sensoriali. Il primo a subirne le conseguenze è l’apparato olfattivo. Dei cinque sensi, l’olfatto è l’unico a subire cambiamenti temporali immediati. L’olfatto si differenzia dagli altri sensi perchè si stanca in fretta. Se guardiamo a lungo un’immagine, continuiamo a vederla. Se a lungo tocchiamo una superficie, continuiamo a sentire se è liscia o ruvida. Se mangiamo cibo molto zuccherato, la sua dolcezza essenziale non diminuirà. Se vi sono dei rumori e non cambiamo posizione, continueremo a sentirli. Quando invece persistiamo nell’annusare una cosa, dopo un po non ne percepiremo più l’odore. L’olfatto si abitua. Questa capacità di adattamento unita alla facilità con cui si effettuano operazioni estetiche atte all’appagamento della percezione visiva nel perfezionamento dell’immagine, ci ha portati inconsciamente a considerare l’apparato olfattivo un mero strumento legato al piacere visivo. I danni estetici provocati dall’uso errato che del nostro naso facciamo, nulla sono in confronto alla distruzione cronica e sistematica legata all’uso di sostanze destinate ad un apparato esistente per scopi diversi e fondamentali alla sopravvivenza del corpo e graduale consapevolezza della coscienza.
Le polveri immesse nelle vie respiratorie, di qualsiasi genere siano, attaccano le mucose delle narici fino alla perforazione del setto nasale. In natura non esistono sostanze nate e cresciute per esser assimilate attraverso il naso; ma odori che nelle narici entrano in forma volatile e gradualmente, dalle cellule ricettrici poste dentro e sotto l’epitelio, un tessuto che si estende in profondità all’interno delle cavità nasali, vengono trattenuti e selezionati. L’olfatto è il senso che al cervello trasmette i segnali più forti legati al pericolo, alla sopravvivenza ed alla riproduzione. Nella scala evolutiva, l’apparato olfattivo rappresenta l’organo sensoriale più antico. E’ il primo senso a svilupparsi in un bambino appena nato. L’odorato porta il neonato al seno della madre e fa scattare l’istinto di succhiare. Se la madre non ha il giusto odore, il seno potrà esser rifiutato con conseguenti difficoltà nell’allattamento e nella creazione del legame tra i due. Nelle mucose del naso si trovano le zone di riflesso degli organi di riproduzione. Ogni narice è una zona di riflesso attraverso la quale si entra direttamente in contatto con la sfera sessuale e con il sistema endocrino delle ghiandole surrenali. Le ghiandole endocrine sono sette e ad ognuna sono scientificamente associati i principali centri nervosi dell’ essere umano. Ogni centro nervoso costituisce un punto di forza all’interno del quale fluiscono particelle di energia. Nella fisiologia tradizionale indiana, detti punti si chiamano Chakra, dal sanscrito: ruota, plesso, vortice. Dal punto di vista sistemico il chakra rappresenta una funzione vitale di un sistema vivente, strutturato su livelli. Il sistema è un insieme di entità connesse tra loro tramite reciproche relazioni visibili o definite dal suo osservatore. La caratteristica di un sistema è l’equilibrio complessivo che si crea tra le singole parti che lo costituiscono.
Ognuno ha una propria Arte dello Spirito, la cui completezza e perfezione dipendono dall’evoluzione spirituale e dall’attivazione delle particelle eteriche del nostro corpo fisico.
Il corpo è un sistema coordinato da campi d’energia costituiti da particelle eteriche, entità minuscole che quando attivate, emanano e trasmettono vibrazioni ed onde d’energia più o meno forti. Ogni punto energetico o chakra, si riferisce ad un particolare settore di percezioni sensoriali ed extrasensoriali. I chakra sono punti di connessione tra un corpo e l’ altro all’interno dell’essere umano. Ogni chakra è un aspetto della coscienza, una sfera di energia che interagisce con il corpo fisico attraverso i due canali dei sistemi endocrino e nervoso. La coscienza rappresenta tutto ciò che si può sperimentare. Le percezioni, i sensi, i processi mentali, i modi di essere, si verificano all’interno della coscienza. E’ un sistema energetico formato da diverse densità e livelli di energia in stato di flusso, di movimento. Quando l’energia fluisce liberamente tra tutti i chakra, si fa l’esperienza dell’ interezza. Quando si blocca, si prova tensione che si manifesta sotto forma di sintomo. Il fluire dell’energia nella coscienza è determinato dallo stato dei chakra. Quando l’essere umano matura, i chakra si sviluppano e ciascuno rappresenta gli schemi psicologici che stanno evolvendosi nella vita dell’individuo. Solitamente si reagisce alle esperienze spiacevoli, bloccando il sentimento e impedendo così ad una gran parte della nostra energia naturale di fluire. I chakra poco sviluppati mandano una luce debole e le loro particelle eteriche si muovono lentamente, formando un vortice appena sufficiente per la trasmissione della forza e niente di più; negli individui consapevolmente più sviluppati, i chakra pulsano e brillano di luce viva, come piccoli soli. La loro dimensione varia da cinque a quindici centimetri di diametro. Nei neonati essi sono costituiti da piccoli circoli, larghi quanto una moneta di bronzo, dischetti duri che si muovono appena e sono debolmente luminosi. I chakra sono sette. I primi cinque direttamente legati ai cinque sensi. Il VI e VII chakra percepiscono invece, emozioni extra-sensoriali. Quello che viene riconosciuto come primo chakra è detto Muladhara, chakra della Terra, dalle due parole sanscrite Mula: radice e Addhara: supporto, base. Posto nella zona coccigea del plesso sacro, precisamente tra gli organi genitali e l’orifizio anale, rappresenta le nostre radici e la connessione con le credenze familiari tradizionali, che sono alla base del processo di formazione del senso di identità e di appartenenza ad un gruppo di persone in un dato luogo. Il Muladhara è la base trascendentale di tutto ciò che esiste in natura ed è la dimora dell’energia vitale fondamentale chiamata Kundalini Shakti. Rappresentata in oriente da un serpente, la Kundalini Shakti risiede nel primo chakra e attraverso l’attivazione dell’energia dello stesso, si risveglia per risalire lungo la spina dorsale, dall’osso sacro, attraversando tutti i chakra fino al VII, il “Sahasrara”, il chakra dell’ empatia. Color porpora e posto sulla sommità del capo, il VII chakra si riferisce alla luce interiore, al pensiero e corrisponde alla ghiandola pineale.
Dal Muladhara (I chakra), al Sahasrara (VII chakra), si sviluppano lo Svadhistana, il chakra dell’acqua e della dolcezza sensuale, di colore arancione, legato al senso del gusto e posto all’altezza del ventre; il Manipura, chakra del fuoco e del potere, giallo, legato alla vista e posto all’ altezza del plesso solare; l’ Anhahata, chakra dell’aria e dell’amore, verde, legato al tatto e situato all’altezza del cuore; Vishuddha, chakra della gola e dell’abbondanza, azzurro, legato all’udito e situato alla base della gola; Ajna, chakra della consapevolezza o III occhio, color indaco, situato tra gli occhi, all’altezza della fronte e legato alle percezioni extra-sensoriali.
Il primo chakra, Muladhara, chakra della Terra o Albero sacro della vita è il centro energetico sensorialmente legato all’olfatto. L’unico dei cinque sensi anatomici ad inviare informazioni direttamente alla corteccia cerebrale, senza passare per una struttura essenziale del nostro sistema cerebrale: il talamo. Il talamo è il guardiano del nostro cervello. Situato sotto la corteccia cerebrale, seleziona tutti gli impulsi provenienti dai recettori appartenenti a quattro dei cinque sensi: vista, udito, tatto e gusto, per poi trasmetterli alla corteccia cerebrale affinché la persona ne sia consapevole. Il talamo impara da ogni esperienza. L’olfatto sfugge al controllo del talamo e quindi all’ego alterato. Le informazioni provenienti dall’olfatto arrivano direttamente al sistema limbico e da qui alla corteccia cerebrale. E’ quindi l’unico senso fisico non condizionabile nel processo di apprendimento dei dati provenienti dall’esterno.
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di Piero Lipera
siciliatoday.net - Con il termine DROGA vengono indicate tutte le sostanze psicoattive, che hanno un effetto sul sistema nervoso e alterano l'equilibrio psicofisico dell'organismo.
Esistono moltissime sostanze di questo tipo, alcune sono usate liberamente, senza alcun controllo da parte delle autorità sanitarie o giudiziarie, come la nicotina, contenuta nel tabacco, l'alcool e la caffeina. Altre sono incluse in speciali tabelle e possono essere usate a scopo curativo sotto stretto controllo medico, come gli psicofarmaci. Quando si parla di consumo di droga, in realtà, ci si riferisce, solitamente, all'abuso, cioè ad un uso voluttuario e non terapeutico delle sostanze psicoattive. Queste sostanze se vengono assunte più volte e per un periodo di tempo sufficiente, producono tolleranza ed assuefazione. Così, per ottenere lo stesso effetto provato la prima volta occorre assumere dosi sempre più abbondanti. Per questo si assumono droghe in quantità crescenti e sempre più spesso, fino a superare una soglia oltre la quale non si è più in grado di vivere senza la sostanza: è la dipendenza. Schematicamente esiste una distinzione tra dipendenza fisica e quella psichica, anche se i sintomi dell'una e dell'altra s’intrecciano in un quadro di insieme, di penosa malattia. Cosa intendiamo con il termine traffico di droga, narcotraffico o traffico di stupefacenti? Esso è il sistema illegale di compra-vendita delle sostanze stupefacenti. Quest'attività è considerata una delle principali fonti di entrate di Cosa Nostra, Camorra, 'ndrangheta e di tutte le organizzazioni criminali definite di "stampo mafioso", nonché dei cosiddetti cartelli della droga dell'America Centrale e Latina. Domanda secca: è giusto drogarsi? Mai! Superfluo è anche citare tutti i danni al cervello ed al corpo che genera l'uso di queste sostanze. La televisione ed i documentari ci hanno ormai istruito circa i letali effetti collaterali. Eppure, se ci togliessimo la benda dagli occhi noteremmo che oggi la droga è il bene più venduto nel territorio italiano (soltanto il pane e l'acqua forse sono venduti in maggiori quantità). Secondo un noto studio, ripreso persino dal quotidiano economico IL SOLE 24 ORE, circa 170-180 miliardi di euro sono il fatturato complessivo dell'economia mafiosa. Al suo interno, la prima voce dei ricavi è il traffico di stupefacenti. Il metodo più usato per calcolare le dimensioni dell’economia criminale-mafiosa è il “currency demand approach” che calcola il rapporto tra il denaro circolante e le transazioni che avvengono in contanti. Giusto per avere un'idea delle cifre di cui stiamo parlando, faccio rilevare che il fatturato annuo delle mafie italiane (da ora in poi Mafia SpA), valutato da organismi diversi, è uguale ai PIL, sommati tutti insieme, delle nazioni Estonia (25 mld), Romania (97 mld), Slovenia (30mld) e Croazia (34 mld). Inutile ricordare come questa massa di capitali non crei nemmeno un soldo bucato di gettito erariale (ma questo è un altro argomento). Altra riflessione, il mercato della droga ed il relativo markentig (ovvero commercializzazione e diffusione) sono interamente in mano a bande criminali (ovviamente anche questa è la scoperta dell'acqua calda). Ma una domanda va fatta, ci siamo mai chiesti quanti impiegati (nelle più disparte forme: part-time, co.co.co, a progetto, a tempo determinato ed indeterminato) ha un'azienda che fattura 170-180 miliardi di euro? Proviamo a fare dei conti. La FIAT nel 2008 ha dichiarato ricavi per 59,38 miliardi di euro, con 198.348 dipendenti (fonte wikipedia). Orbene, il fatturato della criminalità, dicevamo, è quasi tre volte il fatturato della FIAT, pertanto, è facile presumere che anche il numero degli impiegati di Mafia SpA sia anch'esso almeno il triplo rispetto alla casa torinese. Se poi consideriamo che il trafficante di droga non versa contributi (INPS, INAIL) e non paga le tasse (IRPEF, IRES, IRAP, ICI, TARSU e TIA) possiamo quantomeno raddoppiare - ancora- il numero dei collaboratori della criminalità. Sul piano aritmetico abbiamo che: 198.000 (gli impiegati FIAT) x 3 (il valore della proporzione del fatturato della Mafia SpA rispetto alla FIAT) x 2 (il mancato versamento di tasse e contributi) = circa 1.200.000 di impiegati al soldo di Mafia SpA (diconsi UNMILIONEDUECENTOMILA PERSONE CHE VIVONO IN ITALIA). Un esempio servirà per capire la reale portata dei numeri che ci occupano: Il numero degli impiegati pubblici in Italia è poco superiore a 3.200.000 unità (3.213.521 nel 2003 secondo la Ragioneria dello Stato, frutto di un’elaborazione del Dipartimento della Funzione pubblica su base OCSE/PUMA). Da questo studio emerge che in Italia ci sono circa la media di 54 dipendenti pubblici ogni 1.000 abitanti. Quindi, traslando i numeri di Mafia SpA, abbiamo che ogni 1.000 abitanti abbiamo circa 20 impiegati di Mafia SpA. Insomma, dopo la Repubblica Italiana, Mafia SpA è la prima azienda d'Italia. Ma il punto sul quale voglio attirare la vostra curiosa attenzione non è questo. Cambiamo per un attimo argomento e parliamo di economia. 2. LA LEGGE DELLA DOMANDA E DELL'OFFERTA Rappresentazione su assi cartesiani della legge della domanda e dell'offerta In microeconomia, per DOMANDA s'intende la quantità di un certo bene o servizio richiesta dai consumatori. In ottica macroeconomica, secondo la scuola Neoclassica, l'insieme delle domande dei singoli consumatori costituisce la domanda collettiva richiesta dal mercato. L'OFFERTA è invece intesa, sempre sul piano economico, come la quantità di un certo bene che viene messa in vendita sul mercato. Gli economisti ed i matematici, dagli albori della storia dell'economia fino ad oggi, si sono scervellati sul funzionamento di questi due elementi (domanda ed offerta), da sempre rappresentati come semirette su assi cartesiani. Dal loro studio e dai relativi risultati sono poi nate le diverse teorie politiche ottocentesche (Liberalismo, Capitalismo e Comunismo). Ad ogni buon conto, le analisi su questi elementi hanno trovato svariate applicazioni nella prassi, sia in ambito pubblico che privato. Questi brevissimi cenni di economia politica saranno sufficenti per la tesi di cui appresso. 3. LO STATO DELL'ARTE DELLA LOTTA ALLA DROGA Orbene, cari lettori memorizzate le sopra citate definizioni e trasportate quanto detto nel campo della Mafia SpA, più precisamente nel settore degli stupefacenti. Come sopra detto, l'offerta è la quantità di beni che vengono messi sul mercato (per beni ovviamente intendiamo riferirci alle sostanze stupefacenti). Le gesta dell'umanità, dagli anni dell'antiproibizionismo americano fino ai libri di Saviano, ci ha insegnato che è impossibile evitare che la droga giunga nei nostri territori, nei nostri quartieri e nelle nostre scuole. La cocaina, l'eroina e la marijuana sono coltivate e prodotte a migliaia di chilometri dai noi (Sud America, Pakistan e chissà dove), eppure il loro reperimento in città è una delle cose più semplici. Basta chiedere in giro. La lotta alla droga, sul versante dell'ingresso sul mercato, è a dir poco fallimentare. Quei pochi covi e quantitativi, trovati dalle forze dell'ordine, sono davvero poca cosa rispetto alle moli di quantità che ogni giorno giungono nei nostri porti, aereoporti e stazioni. E' chiaro, trattasi di un'attività che non va abbandonata, ma non è certo la strada per la vittoria. Sul piano della deterrenza della pena, ovvero della paura ingenerata dalla sanzione penale (in altre parole, la galera) nonostante la durata delle pene previste per chi spaccia stupefacenti sia la più severa (seconda solo all'omicidio ed al sequestro di persona) essa -ahimè - non ha sortito nessun effetto. Anzi, è noto come nelle gerarchie criminali l'aver accumulato anni di carcere sia un valido titolo per salire di grado all'interno dell'organizzazione. Per essere chiari, in determinati contesti sociali, il carcere fa curriculum. In sintesi, sul piano dell'offerta (rappresentata dalla quantità di droga presente sul mercato e dagli uomini disposti a venderla) non pare che le istituzioni e il sistema nel suo complesso abbiamo imboccato, come dicevo prima, la strada per la vittoria. Dobbiamo sinceramente riconoscere che è impossibile contenere l'ingresso della droga e che il numero degli impiegati Mafia SpA è di gran lunga superiore ai nostri tutori dell'ordine. Abbiamo poc'anzi calcolato circa 1.200.000 impiegati per Mafia SpA contro 461.000 per lo Stato italiano (di cui 130.000 appartenenti alle forze armate, 321.000 appartenenti ai corpi di polizia e 10.000 magistrati). Si stanno fronteggiando due eserciti, di cui uno composto da 1.200.000 unità (i cattivi) e l'altro da 461.000 (i buoni) - i civili non contano, loro stanno a casa a guardare la televisione. Secondo Voi chi vincerà? Chi avrà più chances di spuntarla? Il rapporto è tanto impari quanto lampante: stiamo 3 a 1 per Mafia spA. Non è un gioco, non stiamo mica giocando a guardie e ladri. Ogni giorno contiamo gli scores di questa tremenda guerra, i morti sono ammazzati o di overdose. Andiamo avanti. Se sul piano dell'offerta quindi pare che la battaglia sia persa, passiamo ad analizzare la domanda. La DOMANDA, abbiamo detto, è la richiesta di droga sul mercato. Onestamente, senza fare ausilio di chissà quali tabelle statistiche, chiediamoci per un attimo chi sono i soggetti che consumano droga. Risposta: i giovani (senza nessuna distinzione di censo), i poveri vi vedono un momento di evasione per dimenticare i loro problemi mentre i ricchi vi trovano un momento di trasgressione, diverse motivazioni ma medesimi effetti. I giovani maturi, dai 30 in su, la usano, a volte, per allentare la pressione del tram tram quotidiano e, troppo spesso, per infiammare una serata particolarmente sfrenata. I professionisti, anche loro, per mantenere i ritmi serratissimi del loro mestiere, fanno appello alle forze misteriche della polverina bianca. In questo quadro, come non ricordare lo scalpore che suscitò il servizio delle Iene che osarono effettuare un test antidroga ai parlamentari italiani all'insaputa degli stessi. L'esito che ne venne fuori suscitò un enorme scandalo. Risultò infatti che un deputato su tre faceva uso di stupefacenti (24% Cannabis e 8% Cocaina, http://www.youtube.com/watch?v=na4DD3RhvKA). Ancora, sul piano del diritto, come sanno ormai pure i bambini, possedere modiche quantità di stupefacenti per uso personale non è reato: è uso personale (!) Insomma, per lo Stato italiano - come tutti sanno - drogarsi non è un reato. Quindi, nei fatti, i ragazzi, i professionisti, i giovani e meno giovani che si vogliono sballare per una sera, secondo l'ordinamento della Repubblica Italiana, non compiono alcun reato. In Italia si è liberi di drogarsi, magari ti ritirano la patente per sei mesi, ma ti puoi drogare! opuscolo utilizzato per campagne antidroga Ergo, ma quali sono state negli anni - da parte dello Stato e delle Istituzioni - le temibili, deterrenti e concrete iniziative per arginare il consumo di droga? In che modo la bella Italia ha sconsigliato ai suoi cittani, giovani e scapestrati, di non fare uso di droga? Ve lo dico io: Con gli opuscoli (!) Ovvero mendiante materiale divulgativo da diffondere nelle scuole e nel corso delle giornate dedicate alla lotta antidroga (sic e !). Non vi pare poco? Da un lato, abbiamo lo sballo, il sesso, il divertimento, la forza, l'allegria, l'euforia, l'adrenalina, il lucro, il guadagno (al Sud è un'occasione di lavoro) e, dall'altro lato, solamente l'opuscolo !? Non vi sembrano, anche in questo caso, un pò impari le forze messe in campo? 4. UNA SOLUZIONE E' POSSIBILE Penso e dico: la battaglia contro la droga è "la" battaglia che l'uomo moderno deve riuscire a vincere. Dati alla mano, come sopra rilevato, al traffico di droga tocca la prima voce nei ricavi della Mafia SpA, un'azienda che fattura tre volte la FIAT, che è la prima azienda italiana. Come già osservato, Mafia SpA possiede alle sue dipendenze circa 1.200.000 impiegati contro i 431.000 delle forze dell'ordine messe invece in campo per contrastarla. Allora che fare? Come vincere questa guerra? Aspettiamo che i messaggi contenuti negli opuscoli facciamo il loro effetto? E dai! Non credo proprio che gli puscoli siano l'arma migliore. Dobbiamo fare altro. Dobbiamo cambiare il sistema di repressione. Dobbiamo inventare qualcosa di mai fatto in passato. Ma, atteso che, come evidenziato sopra, è impossibile reprimere l'ingresso di droga in Italia (che sarebbe sul piano economico l'offerta), non ci resta che lavorare sulla domanda proviente dal mercato (che è la richiesta di droga da parte dei comuni cittadini). Anzi, più che inventare dobbiamo copiare quello che in altri settori ha incominciato a funzionare. Eccolo: Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) in Italia un'azienda, che vuole lavorare con un ente pubblico, deve produrre un certificato antimafia ed un documento fiscale (cd DURC), per indicare la regolarità nei pagamenti delle tasse e dei contributi verso l'erario e gli enti previdenziali. L'imprenditore e la relativa azienda che non sono in grado di presentare dette documentazioni non potranno aggiudicarsi alcun appalto. Se vincessero la gara, la mancanza di dette certificazioni ne comporterrebbe l'immediata decadenza. E' un meccanismo che ha portato numerosi benefici nel sistema. Tutti gli imprenditori si son dovuti adeguare ed hanno così versato tasse e contributi. Chi non era in regola si è dovuto allineare, chi non ha potuto è stato assorbito da altri. Chi non ha potuto - è bene sottolineare - lavorava in modo irregolare, era quindi al di fuori della legge. Non pagando le tasse o non versando i contributi per i suoi dipendenti commetteva un illecito. Facile intuire la ratio della legge: chiunque abbia a che fare con la Pubblica Amministrazione deve avere le carte in regola, in quanto lo Stato non può agevolare o concorrere alla commissione di un illecito. L'illiceità della condotta starebbe nel mancato pagamento delle imposte e degli oneri previdenziali per i lavoratori. In questo quadro, la PA pur tenendo un comportamento passivo - richiede infatti solo dei certificati - sul piano degli effetti però sprigiona un'attività più che rilevante. In conclusione, chi vuol lavorare con la PA deve essere in regola sul piano fiscale e previdenziale. Idea: perchè non applicare la stessa ratio anche in tema di droga? Perchè non applicare lo stesso metodo, che ha funzionato per imprese, anche alle persone? Perchè non ipotizzare un sistema il quale preveda che qualsiasi cittadino che abbia rapporti con la PA abbia anche le carte in regola per essere ritenuta una brava persona? Perchè non inventare una certificazione che attesti il mancato uso di droghe da parte del cittadino che richiede un servizio pubblico? Ovviamente andrebbero regolamentate anche le ipotesi di eccezione (per esempio: sanità, servizi pubblici essenziali, servizi connessi con diritti alienabili della persona, ecc...). Ragioniamoci un attimo. Facciamo altri esempi: perchè non inventare una certificazione che attesti il mancato uso di droghe da parte del cittadino impiegato presso un ente pubblico, pena la mancata corresponsione dello stipendio? Perchè non inventare un meccanismo secondo il quale le prestazioni previdenziali erogate da INPS, INAIL e varie casse di previdenza, sono inibite nel caso in cui l'assicurato venga trovato positivo al test antidroga? Così facendo si lavorerebbe sulla domanda - ovvero sulla richiesta di droga da parte dei cittadini - riducendone di gran lunga la richiesta sul mercato. Una trovata troppo rigida per le nostre coscienze perdonistiche e cattoliche? In Italia, può la libertà di drogarsi essere più importante dei ricavi della Mafia SpA? Oppure pensiamo che, in Italia, chi faccia uso di droghe sia un povero disgraziato che non ha un lavoro, che non ha un reddito e sia un delinquente abituale? Tutti sappiamo che non è così. Riflettiamo insieme: Se ci fosse stata un legge che ci avesse fatto perdere un anno a scuola, qualora trovati positivi al test antidroga, quanti di noi avrebbero fatto due tiri di spinello? Si sarebbe limitato il numero? Sì o no? Se in Italia ci fosse stata una legge che ci avesse impedito di sostenere esami all'università qualora trovati positivi al test antidroga, quanti di noi non avrebbero mai fatto un tiro di cocaina? Se in Italia, ci fosse stata una legge che ci avesse impedito di iscriversi ad un ordine professionale (medico, avvocato, notaio, commercialista, giornalista) quanti di noi avrebbero fatto uso di droga? Se ci fosse una legge che ci impedisse di accendere mutui per acquistare la casa di abitazione quanti di noi farebbero ancora uso di droga? Se ci fosse una legge che ci impedisse di candidarsi a cariche elettive quanti di noi si sarebbero drogati? Perchè non prevedere che il lavoratore pubblico - impiegato, funzionario o dirigente - debba sottoporsi gratuitamente a test periodici antidroga? Sono solo esempi, ma tutti espressivi della medesima ratio che è la medesima prevista per le aziende. Lo Stato e le Istituzioni, di ogni ordine e grado (scuole, università, enti locali, aziende sanitarie, ordini professionali), non possono collaborare o incentivare i ricavi di Mafia SpA. Deve imporsi - nelle nostre menti e, poi, nel nostro sistema giuridico - che chiunque abbia a che fare con la Pubblica Amministrazione o con una Istituzione deve avere le carte in regola. Per carte in regola intendiamo dire che egli abbia la diligenza del buon padre di famiglia. Un buon padre di famiglia non si droga! Lo Stato non può agevolare o concorrere alla commissione di un illecito, perchè consumare droga è un reato. Chi consuma droga dà soldi alla Mafia SpA. 5. PRIME RICADUTE POSITIVE Si tiene a far rilevare, per mera completezza argomentativa, che, sul piano aritmetico ed economico, lavorare sulla domanda di droga, introducendo forme di costrizione, laddove il consumatore/cittadino attua rapporti con il pubblico, potrebbe spiegare effetti di notevole successo. Nella pratica avremmo che la gran parte delle persone che hanno rapporti con la PA e similari (pubblico, impiego, università, scuola, ordini professionali, ecc...) sarebbero sottoposti a controlli periodici ed il loro eventuale acquisto di droga sarebbe costretto a diminuire (pena il diniego del servzio pubblico richiesto). In quest'ottica, la spesa pubblica costituita dagli stipendi degli impiegati pubblici sarebbe particamente distolta dal mercato della droga o quanto meno ridotta. Da altro punto di vista, faccio altresì rilevare che, stando alle statistiche del 2009, la spesa pubblica complessiva ha avuto un'incidenza sul PIL pari al 52,5% (fonte: http://www.italpress.com/). Tradotto ciò significa che, nella nostra economia, oltre il 50% della ricchezza prodotta è costituita da spesa pubblica. In altre parole e per esser ancor più chiari, questo dato sta a significare che dalle casse delle pubbliche amministrazioni, ogni anno, transita tanto di quel denaro da rappresentare oltre la metà dell'intera ricchezza prodotta in Italia. Pertanto, se noi riuscissimo ad evitare che i soldi, veicolati tramite le pubbliche istituzioni, entrino nelle casse di Mafia SpA sarebbe un colpo di scure di portata incredibile - mai visto - alle holding del crimine. Scriveremmo una nuova pagina nella storia dell'umanità. Utilizzare il flusso di cassa delle risorse pubblice contro la malavita ed il malaffare sarebbe una trovata geniale. Una rivoluzione copernicana dell'intero sistema di contrasto alla criminalità. Non più solo le forze dell'ordine contro la la droga ma tutti i cittadini che intrattengono rapporti - di qulasisasi natura - con le Istituzioni, pubbliche e parapubbliche (ovviamente ad eccezione di quei servizi essenziali per la vita in società). Il numero dei soggetti coinvolti, sul piano della ricchezza, varrebbe, secondo i dati del PIL, oltre il 50% dell'intera richezza prodotta all'interno del nostro Stato. E' chiaro, non è un comportamento da femminucce, sento già le campane di sinistra gridare "Stato fascista", ma come diceva qualcuno: "Me ne frego" (e pensare che io sono democristiano ed antifascista). Ripeto: La libertà di drogarsi non può prevalere nè sul diritto di vita nè sui profitti di Mafia SpA. Dobbiamo cambiare il modo di aggredire il sistema mafioso che oggi si fonda sulla droga. Sperare che i comportamenti virtuosi, gli opuscoli e gli insegnamenti ricevuti in famiglia siano gli strumenti migliori e sufficienti per vincere questa guerra è da malati mentali, da individui che d'innanzi ad un vero problema preferiscono nascondere la testa sotto la sabbia. La mia non è una provocazione, essa è invece una proposta di risoluzione. E' un modus che non ho inventato io ma che ho solamente adattato al caso di specie, se volete, un mero copia e incolla. Ogni giorno al Sud, troppe famiglie piangono i loro cari all'interno delle carceri. Gli SPACCIATORI, sempre visti e rappresentati con l'abito del cattivo, sono i soggetti più deboli dell'intera vicenda. I nostri uffici di collocamento sono cattedrali nel deserto, creati, nei fatti, per dare lavoro ai funzionari che vi lavorano anzichè ai cittadini che vi si presentano. Un solo clan ed il relativo capo sono in grado di offrire più posti di lavoro che tutti gli uffici provinciali del lavoro esistenti da Napoli in giù. 6. EFFETTI ULTERIORI E CONCLUSIONI Ancora una volta, con il piglio dell'economista, analizziamo quali potrebbero essere gli effetti di quanto appena affermato. Come noto, il prezzo di mercato è determinato dall'incontro tra domanda e offerta. Il linea generale, se la domanda di un bene aumenta di conseguenza ne aumenta anche il prezzo. Viceversa se la domanda diminuisce, il prezzo di mercato diminuisce di conseguenza. Riducendosi i prezzi per l'acquisto di droga la prima conseguenza sarebbe la contrazione dei ricavi di Mafia SpA. Effetto immediato ed ulteriore: Mafia SpA, avendo meno cash flow (flusso di cassa), avrebbe minori capitali da investire sull'acquisto di droga (è difficile pensare che esista una banca che conceda prestiti per comprare droga, le operazioni devono avvenire in contanti e senza istituti di credito). Il prezzo e le quantità di droga, una volta calati, costringerebbero i dirigenti di Mafia SpA a cambiare settore d'investimento. I nuovi mercati potrebbero essere nuovamente attività criminali oppure - è il nostro obbiettivo - attività lecite. Sempre sul piano economico, altro rilievo a chiaro effetto nocivo per l'azienda Mafia SpA, causato dalla diminuizione dei ricavi, risiederebbe nella necessità - come per tutti gli imprenditori del pianeta - di licenziare la gran parte dei propri impiegati/affiliati. La massa di neo disoccupati del crimine saranno costretti a cercare un altro tipo lavoro. E come si sa, qui la dicotomia è una ed una sola, o delinqui o sei onesto, se prima quindi spacciavano adesso incominceranno a lavorare onestamente (almeno - si spera - la gran parte). Per quanto sopra scritto, studiato, rilevato e pensato: io ci vedo e ci credo.
di Kate Kelland
reuters.com - LONDRA (Reuters) - Droghe che alterano gli stati mentali come l'Lsd, la ketamina o i "funghi magici" potrebbero essere utilizzati insieme alla psicoterapia per curare persone che affette da depressione, disordini compulsivi o sofferenza cronica. Lo ipotizza un tandem di scienziati svizzeri in uno studio pubblicato oggi.
La ricerca sugli effetti delle sostanze psichedeliche, utilizzate in passato in psichiatria, è stata ridotta negli ultimi decenni a causa delle connotazioni negative delle droghe, ma gli scienziati ritengono che oggi siano giustificati ulteriori studi sul loro potenziale clinico.
I ricercatori affermano che recenti studi visuali sul cervello indicano che le sostanze psichedeliche come Lsd (dietalimide dell'acido lisergico), ketamina e psilocybina (la componente psicoattiva di una droga ricreativa conosciuta come fungo magico) agiscono sul cervello con modalità che potrebbero contribuire a ridurre i sintomi di vari disturbi psichiatrici.
Le droghe potrebbero essere utilizzate alla maniera di catalizzatori, dicono gli scienziati, aiutando i pazienti ad alterare i propri stati di percezione dei problemi o dei livelli di sofferenza e poi lavorare con terapisti comportamentali o psicoterapisti per affrontarli in modo diverso.
"Le droghe psichedeliche possono dare ai pazienti una nuova prospettiva - particolarmente nel caso di ricordi rimossi - e possono anche lavorare con quell'esperienza", dice Franz Vollenweider, dell'Unità di Neuropsicofarmacologia e "brain imaging" all'ospedale di Psichiatria dell'Università di Zurigo, che ha pubblicato uno studio sulla materia sul bollettino Nature Neuroscience.
Secondo il tipo di persona che assume la droga, la dose e la situazione, le droghe psichedeliche possono avere un vasto campionario di effetti, dicono gli esperti, dalla sensazione di mancanza di limiti e felicità, a un estremo dello spettro, alla sensazione di mancanza di controllo e panico all'altro.
BASSO DOSAGGIO
Vollenweider e il suo collega Michael Kometer, che ha collaborato allo studio, dicono che le prove di studi precedenti suggeriscono che tali droghe possono contribuire ad alleggerire problemi di salute mentale agendo sui circuiti cerebrali e sui sistemi di neurotrasmissione che, come è noto, possono risultare alterati in persone che soffrono di depressione e ansia.
:Nonostante molti studi abbiano dimostrato la scarsa efficacia della sola terapia farmacologica per combattere i disturbi dell'umore, gli americani stanno sempre più abbandonando l'approccio psicoterapeutico in favore delle pillole della felicità. E saranno quindi forse contenti di sapere che presto potrebbe arrivare un farmaco molto più potente di quelli classici: la ketamina, già usata un veterinaria, come anestetico pediatrico ma anche come sostanza d'abuso. Due studi recenti hanno infatti dimostrato che essa agisce in poco più di mezz'ora e, stando ai dati disponibili oggi, senza evidenti effetti collaterali, favorendo la formazione di nuove connessioni nervose. Il primo, pubblicato sugli Archives of General Psychiatry, riporta quanto ottenuto su 18 persone con disturbo bipolare resistente ai farmaci trattate tra il 2006 e il 2009: il 71% ha risposto, contro il 4% dei controlli. Nel secondo lavoro, su Science, viene spiegata l'efficacia del farmaco: la sua capacità di agire sull'enzima mTOR, che controlla la sintesi di proteine utili per la sinaptogenesi. La ketamina potrebbe quindi presto aggiungersi agli altri farmaci, il cui uso esclusivo è salito, tra il 1998 e il 2007 al 57% dei pazienti, secondo l'American Journal of Psychiatry. Nello stesso periodo la percentuale di persone che si sono sottoposte all'approccio combinato farmaci più terapia è sceso dal 40 al 32% e quello di coloro che hanno cercato aiuto solo dallo psicoterapeuta è passato dal 16 al 10 per cento.
ilsole24ore.com
La presentazione si terrà martedì 13 luglio 2010 alle ore 17:00 presso la libreria Libri Liberi di via San Gallo 25/27r, Firenze. (Link fondazione Michelucci)
Questa ricerca, sostenuta dalla Regione Toscana – Assessorato per il Diritto alla Salute, e che Forum Droghe ha svolto con la collaborazione della Fondazione Michelucci, si propone di valutare l’impatto della recente normativa penale antidroga sull’insieme delle attività delle forze dell’ordine, degli apparati giudiziari e sul carcere.
È un compito non semplice, perché nella politica delle droghe la valutazione ha finora trovato poco spazio, specie per ciò che riguarda l’aspetto penale.
Il lavoro svolto è importante innanzitutto da un punto di vista metodologico. Non solo perché si parte dal “basso”, dal territorio della Toscana: il che permette di raccogliere dati più affidabili per la vicinanza delle fonti e di valorizzare il punto di vista degli attori coinvolti. Inoltre, rispetto ai dati nazionali, questo studio ha iniziato ad arare il terreno per una vera valutazione dell’azione antidroga: non solo cercando di interpretare i pochi dati disponibili, ma soprattutto indicando le incongruenze fra i dati provenienti da diverse amministrazioni ed evidenziando quelli che mancano. In altre parole, prefigurando una griglia di valutazione dell’impatto delle politiche penali in materia di droga. Con soddisfazione commisurata alla fatica, possiamo dire che le cifre contenute in questa ricerca sono assai più affidabili di quelle ufficiali. Inoltre, la raccolta dati negli istituti penitenziari di Prato, Pisa, Livorno, Arezzo e l’approfondimento di tipo qualitativo svolto nel carcere fiorentino di Sollicciano hanno permesso una verifica dell’ipotesi alla base dello studio, circa la relazione fra la scelta del legislatore nel 2006 di penalizzare l’uso di droghe e il sovraffollamento carcerario.

Area di Ricerca 2: CONSIGLI PER LA BUONA NOTTE
Sono da oggi disponibili i documenti relativi all'Area di Ricerca 2 del convegno Nuovi comportamenti di consumo - prevenzione e riduzione dei rischi (Reggio Emilia, 26-27 Maggio 2010) in formato pdf nella sezione Sostanze Scaricabili.
ItaliaInformazioni - Ansiosi, fragili e scarsamente informati, al punto da trascurare la loro salute sessuale e riproduttiva. Non e' rassicurante la fotografia che emerge dal rapporto sui ''Giovani maschi e l'amore'', frutto di un'indagine svolta nei licei e negli istituti tecnici di sei Regioni (Lazio, Veneto, Campania, Toscana, Marche, Puglia) e che rientra nella campagna di informazione e prevenzione 'Amico Andrologo' del ministero della Salute. Secondo lo studio, infatti, presentato questa mattina a Roma e realizzato dal Dipartimento di fisiopatologia medica della Universita' Sapienza di Roma, il 42,3% dei diciottenni italiani ha rapporti non protetti e il 57% del campione visitato e' affetto da patologie ed infiammazioni genitali e/o riproduttive.
Mentre il 41,8 % ha, o ha avuto, disturbi che potrebbero minare il loro potenziale riproduttivo. Inoltre il 61,4% di chi ha una attivita' amorosa non usa alcun metodo contraccettivo e il 23,9% si affida alla pillola anticoncezionale delle ragazze. Dati non certo rassicuranti, soprattutto se abbinati a quelli sulla scarsa informazione in materia. Basti pensare che tra le domande piu' ricorrenti che i ragazzi rivolgono ai medici spicca la richiesta di sapere come si cura l'omosessualita' e se l'Aids esiste ancora. In sintesi, secondo la ricerca i giovani maschi possiedono poche, e spesso sbagliate, nozioni sulla sessualita' e sono piuttosto vittime di pregiudizi sui comportamenti amorosi, sul sesso e sulla propria salute 'intima'.
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Area 1: ROTTE GIOVANILI E CONSUMO DI SOSTANZE
Avvisiamo i lettori che pubblicheremo in sostanze scaricabili gli interventi del convegno Nuovi comportamenti di consumo - prevenzione e riduzione dei rischi (Reggio Emilia, 26-27 Maggio 2010) in formato pdf.
La pubblicazione rispetterà le tre aree di ricerca in cui era diviso il convegno. Da oggi sono disponibili i risultati dell'Area 1: Rotte giovanili e consumo di sostanze, con gli interventi di Michele Sanza e Bruna Zani.
M. Sanza: Individuazione della mappa delle rotte giovanili
B. Zani: uso di sostanze nei contesti del divertimento
Giovedì 27 maggio segui in diretta live la conferenza conclusiva Nuovi comportamenti di consumo: prevenzione e riduzione dei rischi dal Centro internazionale “Loris Malaguzzi” di Reggio Emilia.
di Guido Blumir Negli ultimi anni, 553.000 consumatori in Italia sono finiti nei guai per marijuana e altre sostanze proibite dalla legge. Siamo a oltre 600.000 con i dati consolidati degli ultimi 18 mesi. L'80 per cento fermati per erba, ma fanno la loro parte in modo massiccio ecstacy e decine di sostanze da rave e o disco, le cosiddette nuove droghe. E chiamiamo pure «neo nuova droga» una cosa di migliaia di anni fa come la coca, masticata dai lavoratori andini per lavoro e da tutti là per usi religiosi e o ludici o rituali, ma sparata qui in modo massiccio e in offerta speciale a milioni di italiani giovanissimi, adulti e anziani, magari a pacchetto con squillo, trans, escort, e minorenni romeni. Sparata in assoluta mancanza di cultura e informazione sulla sostanza. Per coca, nei guai a decine di migliaia. E non vale più il discorso coca di destra, coca per ricchi, etc. Dai tempi di Agnelli, Guido Carli e Margaret d'Inghilterra (il testimone che li coinvolgeva fu prontamente incriminato per calunnia: caso Number One, Roma 1971, cfr.il dossier del cronista di razza di Paese sera Pino Bianco, «Droga di classe», (Savelli, Roma 1973), e Truman Capote e Jacqueline Kennedy e Ava Gardner e Walter Chiari e Jagger e Wahrol e Schifano, tutto il jet set fine anni cinquanta e inizio sessanta è stato sfiorato da «Polvere di stelle», geniale titolo per un paginone de Il foglio del 2003, mentre uno statista di prima grandezza, già membro dell'Assemblea Costituente, firmatario della grande riforma agraria, Presidente del Consiglio, Ministro del Tesoro, del Bilancio, etc., ininterrottamente per 45 anni, e poi Ministro degli Esteri con Premier Giuliano Amato, raccontava davanti ai giudici di essere un abituale consumatore di cocaina da un anno e mezzo «per uso terapeutico» dichiarò lui, onde curare una crisi di depressione. Un Morgan antelitteram. Sette anni prima. Se decine di ex ministri e presidenti del consiglio e di regione e di provincia e assessori del Pd, della sinistra, e di liberali del centrodestra avessero organizzato centinaia di dibattiti, convegni, congressi scientifici, manifestazioni simboliche e/o di massa, in tutta Italia, in piazza e nelle piazze, nelle università e davanti o dentro al Parlamento alle Regioni o quant'altro con la partecipazione di illustri scienziati, scrittori, premi Strega, giornalisti, artisti. Se importanti giornali e riviste avessero fatto straordinarie campagne continuative e colte, per ristabilire un minimo di senso scientifico a un fenomeno che coinvolge solo in Italia più di sei milioni di persone e indirettamente almeno altri 8 milioni (genitori per i più giovani, parenti, amici, fidanzate, mogli, etc.), Se conduttori televisivi da un milione o sei milioni di audience, avessero mandato in onda decine di meravigliose trasmissioni in cui si diceva tutta la verità su tutte le droghe, dando la parola a quelli che ci capiscono qualcosa e ai consumatori reali, attuali (non solo a ex, più o meno pentiti). Se. Ma forse tutto questo non è successo. E allora, quella che qualcuno criticherà, la Million Marijuana March di Roma, emerge come una realtà che mette in primo piano persone reali, che vengono da tutta Italia a dire quello che pensano, con le loro voci e i loro corpi. E anche in prima fila - come la Million ha sempre fatto - i «pazienti impazienti» del Pic, gente coraggiosa che, rischiando molto, si cura o si autocura dalle patologie ricordate nell'articolo a fianco. E i 12 morti mai abbastanza ricordati, da Ales a Mercuriali di Castrocaro.