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Mio Dio che sballo: Per gli sciamani è la 'liana dello spirito', per gli esperti una droga.Dal Brasile arriva l'ayahuasca

Paolino Accolla, L’ ESPRESSO, 27 maggio 2008

L'Io si espande e abbraccia l'universo. Lo spazio fonde nel magma nero del tempo che ribolle di colori e chimere. Echi dell'assoluto. Rivelazioni. La comunione è un tuffo nel fermento del cosmo per chi crede nell'ayahuasca, la liana dello spirito originaria dell'Amazzonia, consumata come sacramento da migliaia di fedeli di culti cristiano-animisti che negli ultimi anni sono andati mettendo radici in ogni continente. All'ombra della clandestinità. Perché se in Olanda e Stati Uniti la legge ha fatto qualche eccezione, in Giappone, Australia, Russia, Germania, Francia e Spagna, l'uso della droga, sebbene cerimoniale, è sempre stato punito. E per questa ragione tre anni fa, anche in Italia una decina di persone, fra cui l'antropologo Walter Menozzi, hanno avuto i loro guai con la giustizia.

Usata per secoli dagli sciamani contro mille mali per le sue proprietà depurative e immunostimolanti, questa pianta rampicante che cresce nei recessi più umidi e bui della giungla (ayac in quechua significa 'spirito' e waska 'liana') induce visioni e stravolge percezioni e processi associativi. Ma non è una semplice droga, insistono i fedeli di Santo Daime, Uniao do Vegetal e Barquinha, le congregazioni nate il secolo scorso in Brasile e diventate fenomeno globale sull'onda del sincretismo New Age. L'alterazione è anzi uno stato di grazia. E la pianta, attraverso cui la natura parla all'uomo,- è una manifestazione di Gesù.

La Chiesa cattolica e le altre grandi confessioni cristiane non hanno mai digerito un simile credo animista, ma alla lunga hanno scelto il silenzio, evitando anatemi che avrebbero radicalizzato il confronto e adottando la filosofia del vivi e lascia vivere, come in passato avevano fatto davanti ad altre fedi prodotte dall'incontro del cristianesimo con culture indigene.

Fuori dal Brasile però, a cominciare dall'Europa, dove si ritiene siano ormai parecchie centinaia, gli iniziati all'ayahuasca vivono come carbonari. La mistura di foglie necessaria per ottenere l'allucinogeno, hanno confessato alcuni di loro, arriva da paesi del bacino amazzonico celata in semplici pacchetti di tè. E le comunità s'incontrano all'insegna della massima discrezione in abitazioni o locali privati. In Gran Bretagna, dove sarebbero circa 500 sparsi in diverse contee, si ritrovano anche in alcune chiese con la scusa di fare prove di coro, come hanno rivelato fonti riprese di recente dal quotidiano 'Times'.

Eppure nel 2001 il governo olandese ha concesso ai fedeli del Santo Daime una licenza per il consumo sacramentale della droga, e nel 2005 la Corte suprema americana ha fatto lo stesso con una colonia della Uniao do Vegetal, prendendo atto di un'insolita proprietà della liana dello spirito che, impiegata opportunamente, non sembra causare danni né tossicodipendenza. O così almeno indicano i dati raccolti finora dalla scienza e le esperienze di 'entronauti' e artisti come Allen Ginsberg, Paul Simon, Sting, Tori Amos.

E Isabel Allende, che solo grazie alla catarsi vissuta con l'ayahuasca ha superato la crisi esistenziale in cui era scivolata negli anni Novanta, riuscendo a completare una trilogia di racconti dedicata ai nipoti e ora in lavorazione a Hollywood.

Dopo aver bevuto il decotto denso e verdemarrone preparato da uno sciamano peruviano, ha poi raccontato la scrittrice in un'intervista, "sono piombata in un mondo buio" che a tratti si trasformava in visioni caleidoscopiche, apparizioni, sequenze di vita vissuta: "Non ero più corpo, anima, spirito o nient'altro". Due giorni dopo "mi sono risvegliata, indolenzita ma lucida", come rinata: "Avevo superato la paura della morte e vissuto l'esperienza dell'eternità dello spirito".

Nel loro diario 'Lettere dello Yage' (un altro nome indio dell'ayahuasca), anche Ginsberg e William Burroughs parlano in termini simili degli esperimenti fatti in Amazzonia per 'espandere la coscienza' e curare - ma invano - la tossicodipendenza da eroina.

L'esperienza spirituale, sostengono gli iniziati, è parte intrinseca degli effetti dell'allucinogeno tanto quanto vertigini, nausea, vomito, corse in bagno. E incubi, poiché mentre la droga aspra e amara purga e aiuta il corpo a combattere infezioni e scompensi metabolici, la mente si misura con luci e ombre in un ottovolante di emozioni.
Alla fine, come ha dichiarato un cardiochirurgo di San Paolo ai microfoni della Bbc, sopravviene sempre "un senso di calma e chiarezza, che aiuta nel lavoro e a vivere in armonia con gli altri".

Tale sarebbe il potere della bevanda ricavata da foglie di banisteriopsis caapi, l'ayahuasca propriamente detta, messe a macerare e poi fatte bollire per ore con foglie di psicotria viridis, mimosa hostilis, justicia pectoralis e tante altre piante. In alchimie ogni volta diverse nelle diverse aree del Rio delle Amazzoni, secondo ricette che a volte contemplano anche tabacco o cacao.

In realtà i vegetali con virtù allucinogene sono molto diffusi in natura. E nel recente libro 'Gli Antipodi della mente' Benny Shannon, della Hebrew University di Gerusalemme, ha sottolineato come piante simili all'ayahuasca venissero usate per scopi religiosi persino dagli antichi ebrei, compreso Mosè. Cosa che ha scatenato le ire dei circoli cristiani ed ebrei più ortodossi, costringendo lo studioso a correggere il tiro e a chiarire proprio pochi giorni fa, dalle colonne del 'Financial Times', di non aver mai voluto intendere che Mosè fosse 'fatto', quando sul Sinai vedeva il cespuglio ardere senza consumarsi.

Quel che rende l'ayahuasca un potente allucinogeno è l'alta concentrazione di Dmt (dimetiltriptamina) e di alcaloidi che ne agevolano l'assimilazione, facendo impennare i livelli di serotonina nell'organismo.

È così che esperienze ed emozioni, conscie o inconscie, percezioni subliminali e sensazioni d'ogni grado vengono rivissute come allucinazioni. Una marea che tutto travolge, per poi restituire alla spiaggia del quotidiano la mente arricchita di consapevolezza e spogliata di ogni ansia. È sarebbe proprio così che lo sciamano accede alle infinite dimensioni dell'ultraterreno.

Ed è così che i fedeli del Santo Daime vivono la transustanziazione della sacra liana quando, in fila, vestiti di bianco, vanno a ricevere la pozione dal mestolo del padrinho e s'intrattengono poi in apologie sull'amore universale. Come faceva Mestre Irineu, il meticcio Raimundu Irineu Serra, esperto raccoglitore di gomma, il quale nel 1930 edificò una sua chiesa in piena giungla, dopo avere avuto una visione della Vergine Maria sotto l'effetto del daime (altro nome indio dell'ayahuasca), dando vita a un culto che dimostrò presto di avere grande presa popolare. Tanto da spingere Brasilia a legalizzare l'uso cerimoniale della droga che, in pochi lustri, dalla cattedrale di Céu do Mapia si era esteso nelle città, anche fra professionisti e accademici. E che nel dopoguerra cominciò a interessare il mondo attraversato dalla cultura mistica e psichedelica dell'era beat e hippie, conquistando adepti soprattutto dopo la morte del Maestro nel 1971, quando alcuni discepoli lasciarono il Santo Daime per fondare altre chiese. Portando il loro credo in tutti i continenti, sulla scia dell'emigrazione brasiliana e delle testimonianze di esploratori della New Age che nel frattempo si erano avventurati in pellegrinaggio nel fitto dell'Amazzonia. Sotto la scorta di avventurieri o, più recentemente, di esperti di agenzie specializzate, come l'americana Blue Morpho, che sanno dove trovare gli sciamani e si fanno carico della prima parte di un più lungo viaggio verso la trascendenza.

Per lo psichiatra Charles Grob, della University of California di Los Angeles, non esiste praticamente un uso ricreativo dell'ayahuasca, ricercata invece da molti credenti proprio per la "profonda qualità religiosa" delle sue allucinazioni. Per Shannon, tuttavia, anche questa qualità altro non è che allucinazione. E a favore della pianta, a conti fatti, rimangono solo gli effetti ansiolitici. L'unica certezza scientificamente provata del Dmt.

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Commenti

Salve, sono Assunta da Prato, Italia, ma vorrei sapere se si può trovare anche in Italia o occorre necessariamente andare in Perù o in quale altro mposto per poter provare questa erba.
Grazie Assunta Prato.

si assunta la trovi anche nello smart shop di via strozzi

HAI GIà PROVATO (........................)? CHE CONSIGLI (......................)'

Salve, forse sei un nuovo frequentatore del nostro sito, ma ricordiamo a te e a tutti i nostri lettori (vecchi e nuovi) che questo è un sito istituzionale che si occupa di prevenzione dell’uso di sostanze e riduzione dei danni da esse provocate.
Ma non dà informazioni nè ospita richieste su dosaggi e modalità di assunzione.
Grazie

mi pare un controsenso voler fare "prevenzione e riduzione dei danni" senza dare informazioni sui dosaggi e le modalità di assunzione.
è una forma di proibizionismo occulto o non vi rendete conto che i danni si riducono informando al meglio i consumatori in modo da evitare sovradosaggi o metodi errati di assunzione?

Federico

In quello che dici c'è indubbiamente una buona parte di verità ma, approfittando delle tue considerazioni, vorremmo chiarire alcuni concetti.
Quando si parla di riduzione dei danni si intende fornire informazioni e supporti concreti perchè i consumatori - pur esercitando una loro libera scelta riguardo ai consumi - riescano a gestire e a minimizzare i problemi e i danni collegati al consumo in relazione alla loro salute.
Questo ovviamente comporta vari gradi di esposizione circa la selezione delle informazioni utili e necessarie da diffondere, dato che è doveroso per gli operatori fare in modo, pur rimanendo nella legalità, che i consumatori possiedano tutta una serie di informazioni per contenere quegli effetti pericolosi che la loro scelta comporta.
Scelta che può benissimo essere non condivisa dagli operatori socio-sanitari.
Ma competenza medica e sociale necessaria vengono così ad essere garantite in ogni modo.
Diverso è il caso in cui viene chiesto come ottimizzare gli effetti di una tale scelta.
Certe domande relative ai dosaggi ottimali per l'uso di una sostanza vanno in questa direzione e questa richiesta non può essere soddisfatta da una fonte che, al di là di essere più o meno
istituzionale, vuole essere legittima , quindi rimanere in un ambito che la legge vigente ancora consente. Quando ci sarà una legge meno proibizionista, che molti di noi si auspicano fortemente, o addirittura una legge che liberalizzi l'uso di sostanze, avrai ragione tu.
Ma fino a quel momento ci sembra il caso che tu te la prenda forse con altri che invece sono convinti che sia necessario eliminare ogni fonte di informazione che garantisca la salute ai consumatori che vogliono per loro scelta rimanere tali.
Come vedi la discussione è ampia ed articolata, e ci piacerebbe molto continuare questo inizio di dibattito con te e con altri lettori interessati all’argomento.

innanzitutto chiedo scusa per aver fatto sembrare il mio tono un po' acceso (non me la sono "presa" con voi, ma volevo solo far notare il paradosso tra l'informazione e il non poter informare). credo di capire, anche se non mi trovo nella vostra posizione, cosa volete far intendere.
purtroppo più volte ho visto "tappare" la bocca ad associazioni o siti intenzionati ad INFORMARE che invece si sono ritrovati con l'accusa di "istigare all'uso della droga" (un esempio può essere il sito www.marijuana.it che è stato di nuovo posto sotto sequestro).
spesso chi cerca di fare dell'informazione rischia di essere censurato (nonchè denunciato immagino) e vedo che bisogna arrivare ad una specie di compromesso in modo da avere la facoltà di dire almeno qualcosa. del resto la possibilità di dire poche cose riguardo ad un argomento taboo come la "droga" è sempre migliore del non poter dire niente...
se siete antiproibizionisti e vorreste poter parlare a 360 gradi di qualsiasi sostanza al fine di limitare i danni (o aumentare gli effetti benefici, visto che le "droghe" non portano solo danni e problemi come tanta gente pensa, ma se usate con coscienza portano giovamento sia al fisico che alla psiche), avete tutto il mio appoggio, sperando con voi che davvero i tempi possano cambiare e, se proprio non ci potranno essere legalizzazioni, almeno si potrà parlare liberamente di questi argomenti senza imbattersi in accuse di apologia e istigazione all'uso delle droghe. del resto un dibattito formato da tesi e dalle antitesi da parte dei proibizionisti (con toni pacati e senza andare a parare sui soliti luoghi comuni) è molto più efficace della solita cucitura alla bocca a cui siamo soliti ad assistere...
se invece siete sostenitori dell'idea che la "droga" sia esclusivamente un problema e che non si debba assolutamente assumere in nessun caso, allora posso dire di non essere assolutamente d'accordo con voi, rispettando comunque la vostra opinione a patto che non si arrivi alla solita disinfomazione basata sulle poche e stupide frasi come "la droga uccide" senza articolare il discorso (dicendo ad esempio di quale sostanza si sta parlando, in quale dosaggio, con quale metodo di assunzione e in quali dosaggi)...
certo di poter aver capito quale sia la vostra posizione in merito (senza chiedervi di sbilanciarvi esplicitamente, onde evitare problemi che voi stessi cercate di ammortizzare), vi auguro che possano arrivare tempi migliori per tutti.
spero inoltre di poter leggere anche qualche opinione diversa dalla mia in modo da poter vedere un dibattito tra le due "fazioni"... del resto non pretendo di essere nella ragione e, leggendo delle argomentazioni convincenti di chi la pensa in maniera opposta alla mia, sarei il primo a cambiare opinione in merito.
mi spiace che la povera ayahuasca si sia fatta rubare la scena da questa discussione in uno spazio dove si dovrebbe parlare di lei e di essere finito off-topic con l'argomento, ma (ribadisco) mi auguro anche io che questo dibattito possa avere un seguito in luoghi più consoni (ad esempio in una discussione sul proibizionismo in generale o, anche se si tratta di un'utopia, in parlamento con esiti più rosei dei precedenti).

un saluto alla redazione e a chi si batte per l'informazione senza taboo e frasi fatte.
Federico

Grazie Federico per la tua risposta che dimostra che hai capito bene quello che intendevamo circa la possibilità o meno di poter fare l'informazione che riteniamo necessaria.
E con noi anche molti altri operatori che da anni si battono per questo.
Non a caso il Dipartimento Antidroga del Governo ha tentato di chiudere in modo netto il dibattito sulla riduzione del danno eliminando questa strategia dalla politica ufficiale sulle droghe.
Ma il dibattito è ancora aperto grazie anche ad una serie di mediazioni che sono state fatte con i gruppi che lavorano nel settore, da alcune società scientifiche e dalla federazione degli operatori dei servizi pubblici.
Quindi come hai capito si tratta di un momento in cui è importante mantenere attivo il dibattito e valorizzare le posizioni scientificamente fondate, contrariamente a chi invece mette al centro della discussione solo la questione morale.
Sicuramente tra noi, intendendo il gruppo di operatori che segue questo sito, vi sono
posizioni diverse rispetto a quanto dici tu, ma anche chi è convinto che l'uso di sostanze sia sempre dannoso rispetta chi invece non lo crede e fornisce informazioni corrette rispetto alle domande poste.
Un dibattito su di un argomento così complesso e delicato, quale quello sulle sostanze, non può avere mai esiti manichei ( bianco-nero), ne può essere ridotto a termini moralistici.
Siamo inoltre convinti anche della necessità che alla discussione partecipino anche i consumatori, sperando si rendano conto che sono coinvolti in un processo complesso che riguardo la loro e le altrui scelte, i loro diritti/doveri.
Per concludere, ritornando al tema originatio, un breve cenno sull'ayauascha.
Si tratta di una sostanza ben diversa dalle altre e rappresenta per molte popolazioni di indios il mezzo per conoscere la realtà che li circonda e per utilizzare i segreti che le piante hanno e che gli permettono di usarle come farmaci.
Ad esempio. c'è chi come Jeremy Narby, antropologo e autore di un famoso testo sulle sue ricerche in Amazzonia "Il serpente cosmico", sostiene che attraverso l'utilizzo di questo mix di piante gli indios sono stati in grado di risalire al loro DNA.
E' molto di più di una droga quindi ed è sicuramente una sostanza che non va e non può essere estrapolata dal suo contesto, mai.
Anche quando viene usata a scopo terapeutico come avviene in alcune strutture peruviane.
Per queste ragioni un utilizzo di strada o comunque ogni sorta di fai da te è assolutamente sconsigliato e nessuno, neanche un curandero amazzonico, lo consiglierebbe o ne
spiegherebbe l'utilizzo.