Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.

Vorrei sapere cosa dice la legge italiana riguardo il consumo di alcool e i minorenni.

Risposta:

Abbiamo cercato di ricostruire l’attuale normativa italiana relativa alla somministrazione di alcolici ai minori di 18 anni.
Nel 2007 l’allora ministro della Sanità Livia Turco aveva fatto approvare la norma che prevedeva il divieto di vendere alcolici ai minori di 18 anni, e di servire alcolici dopo le 2 di notte nelle discoteche. Se prima era proibito vendere bevande alcoliche ai minori di 16 anni, con quella norma, poi inserita nel decreto di semplificazione sanitaria l’età sarebbe stata innalzata fino a 18.
La cosa interessante è che non abbiamo trovato conferma o presenza di questa norma su nessun atto legislativo governativo o ministeriale. Tanto che CoopItalia ha annunciato che dal 1 gennaio 2009 fermera' la vendita di alcolici ai minori di 18 anni negli oltre 1300 punti vendita Coop in tutta Italia.
Non esiste quindi ancora una legge in materia, aldilà delle buone intenzioni.
I dati fanno paura: secondo l'Istituto Superiore di Sanita' ogni 100 ricoveri per intossicazione da alcool, 17 sono a carico di giovani al di sotto dei 14 anni di eta' e oltre 740mila minori adottano abitualmente comportamenti considerati a rischio.
Tra l'altro nel resto d'Europa i divieti per i minori di 16 o 18 anni sono legge gia' da anni.
In Italia l'età del primo contatto con l'alcol è la più bassa d'Europa.
Nella fascia 11-15 anni: il 19,5 per cento dei minori dichiara di aver bevuto alcolici nonostante il divieto, sancito dalla legge, di somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 16 anni. L'incidenza tra i ragazzi di 16-17 anni: la metà beve e l'8 per cento dei maschi lo fa tutti i giorni. L'Italia detiene anche il non lusinghiero primato del primo contatto con le bevande alcoliche in età giovanissima: secondo un'indagine Eurobarometro 2002 la media nel nostro Paese è 12,2 anni, contro i 14,6 della media europea. Subito dopo l'Italia vengono l'Irlanda e l'Austria con 12,7 anni.
Anche recentemente l’attuale sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, alla prima Conferenza nazionale sull'Alcol organizzata dal Ministero del Lavoro e della Salute, proponeva di alzare da 16 a 18 anni il divieto di vendita di alcolici e abbassare a "zero" il limite di alcolemia consentito per i neopatentati, invece dei famosi 0,5 attuali.
Ancora solo proposte.
Per concludere ci sembra utile riportare alcune considerazioni sanitarie.
Le sostanze che introduciamo nell’organismo subiscono un processo di trasformazione, distruzione (metabolizzazione), principalmente nel fegato. Ogni sostanza viene “trattata” da specifici “enzimi”. L’alcol non fa eccezione. L’enzima che metabolizza l’alcool etilico è l’alcool deidrogenasi. Il motivo per cui l’alcool fa più male agli under 16 che agli adulti è il fatto che la quantità di questo enzima negli adolescenti è circa la metà che negli adulti. Il risultato di questa situazione è il fatto che, quando un adolescente beve una certa quantità di alcool, è come se ne bevesse il doppio di un adulto che beve la stessa quantità.
Ma c’è un altro motivo per cui l’alcool è più pericoloso negli adolescenti che negli adulti: e in questo caso è l’epidemiologia a dircelo. Sembra, infatti, che chi inizia a bere prima di 15 anni, ha una probabilità di diventare alcolista superiore di 4 volte rispetto a chi non inizia così presto.
Purtroppo nella nostra cultura non si tiene molto in considerazione tutto ciò. Al contrario moltissimi adulti tendono a far iniziare il contatto con l’alcool ai loro figli o nipoti molto presto. L’alcol inoltre ha, nella nostra cultura, un significato quasi di iniziazione all’età adulta.

Commenti

Ma, attualmente, qual'è il limite minimo di età per bere alcolici legalmente in Italia????? E per i superalcolici??????

no

No, dall'articolo sembrerebbe che in italia non c'è una legge

Attualmente il divieto di vendere alcolici e superalcolici in Italia si applica a chi ha MENO di 16 anni.
Quindi si possono vendere a quei ragazzi compresi nell'età 16-18 anni, ovvero quegli stessi che la legge italiana definisce essere legalmente minorenni.

Assurdo questa sera ho assistito a Enego presso la rivendita alimentari alla vendita a minori di una eccessiva quantità di alcolici al titolare gli ho chiesto ma non le sembra che questi ragazzi siano un po' giovani per un acquisto del genere , mi risponde che avevano 16 anni e lo potevano fare , penso che a lui in quel momento interessava solo il suo guadagno non la conseguenza ,che meschina questa legge non salvaguarda i nostri figli ma bensì i guadagni che ci sono dietro di a questi consumi

Dico la mia, anche se l'articolo è vecchio, qualcuno leggerà.

Secondo me è giusto così, anzi già i 16 anni sono troppi.... E lo dico a seguito di un pensiero logico, magari errato, ma logico, che spero abbiate la pazienza di seguire.

In un mondo utopistico e bellissimo, l'alcool non ci sarebbe proprio, così come le sigarette e tante altre droghe, ma non viviamo in un mondo così ... l'alcool c'è, e più o meno quasi tutti ne facciamo occasionalmente uso.

Quindi, il problema di "eliminarlo" non si può neanche porre : il proibizionismo non ha mai funzionato, così come non ha funzionato proibire i bordelli, e tante altre cose simili. Quindi, pensiamo a come limitare i danni.

Ubriacarsi non è bello. Essere un po' brilli può esserlo, ma ubriacarsi da dare di stomaco non piace a nessuno. Tutti impariamo, con errori progressivi, a calibrare la nostra assunzione di alcool. Io che non bevo quasi per niente, so che dopo la prima birra meglio che mi fermo, altri vedo che ne reggono anche 3, ma sono arrivato alla conoscenza del mio limite pagandolo con la prima ubriacatura (ed anche con la seconda ad essere sinceri :D)

Quindi, diamo per scontato che una volta nella vita il 90% delle persone si ubriacherà. E diamo anche per scontato che quella volta nella vita non ne determinerà la morte, nè danni irreversibili, nè niente che mille altre cose non gli potrebbero provocare lo stesso.

Questa prima ubriacatura (seria intendo) può verificarsi a varie età. Ad esempio, in alcuni stati degli stati uniti è proibito bere prima dei 21 anni. Ora pensateci, io ho 21 anni e 3 giorni, non ho mai bevuto perchè sono ligio alle leggi, ho la macchina, ho la carta di credito e dei soldi nel portafoglio, se non torno a casa fino alla mattina dopo nessuno si preoccupa, anzi magari anche se non torno a casa per niente un sabato sera.

Quindi entro in un pub, e con un arma mortale (la macchina) fuori del locale, senza alcun controllo "genitoriale" in atto, mi accingo ad introdurre per la prima volta dell'alcool nel mio corpo, ignaro del mio limite.

Magari non mi ubriaco di brutto la prima sera, magari sono abbastanza sveglio da non forzare, ma lo farò la seconda, la terza, la quarta volta etc... Anzi, più sono le volte che bevo senza arrivare allo sfracello, peggio è, perchè mi convinco che posso bere di più senza conseguenze. Finchè le conseguenze arrivano, e se sono fortunato arrivano che sto ancora nel pub, e non per strada o peggio ancora in macchina.

Ora, facciamo la stessa scena, ma immaginiamo che sono un tredicenne. I miei se non torno a casa per le 11 chiamano i caschi blu dell'onu, in tasca o 20 euro, non ho un mezzo (forse la bici) con cui ammazzarmi, e molto probabilmente non sono tanto lontano da casa/dai miei. Bevo, e mi ubriaco. Per carità, il mio fegato preferiva che mi ubriacassi a 32 anni con tutti gli enzimi a posto, ma alla peggio mi schianto con la bici, ed i miei mi cazziano per un anno.

Ora, portiamo questo discorso all'estremo, e la mia soluzione è "ubriacatura molesta obbligatoria per tutti a 13 anni", in casa con i genitori, o magari ad un matrimonio o ad una festicciola del menga di 14 anni di un amico. In un ambiente protetto, senza possibilità di ammazzarti, sperimenti subito sia i tuoi limiti, sia il fatto che poi vomitare in un cesso pubblico per due ore non è esattamente 'sta figata, e quanto meno lo sai.

L'alcool da assuefazione e da dipendenza, ma non certo al primo sorso, altrimenti tutta l'europa sarebbe piena di settantenni tossicodipendenti buttati per terra ai lati della strada. E poi tanto, se non lo fai a 13 anni lo farai prima o poi (nel 95% dei casi, più o meno), e più tardi lo fai più sarà pericoloso.

Non ho ricerche scientifiche a supportare questa tesi, ma prove empiriche : in tutti i paesi in cui è vietato l'alcool "in modo stretto" ai minori, dai 18 ai 28 anni nella vita come hobby bevono (ma ci siete mai stati un sabato sera nella famosa Inghilterra dove il divieto viene tanto ostentatamente fatto rispettare? Avete visto come si riducono a 18-anni-e-un-giorno?). C'è anche una puntata dei Simpson in cui homer rivive la sua vita in una specie di flashback, e dai 21 anni in poi ha sempre in mani una lattina di birra, ovvia (e geniale) critica alla non-soluzione dell'età minima.

A voi il flame.

Son d'accordo con te!;)

io ti quoto, soprattutto sull'esempio dell'Inghilterra.. paese dalle due facce. Ad oxford l'anno scorso non sono stato ammesso ad una discoteca locale perchè mi mancava un mese ai 18. Bene, la stessa sera (ero andato con altri al solito Mc ) e passando da quella disco vedo uscire 4 ragazzi (probabilmente di età superiore di un mese alla mia, ma di aspetto almeno di 2 anni più infantile) che ne reggevano un quinto. Dopo pochi minuti è arrivata una bella ambulanza a portarselo via.. se questo è il paese più all'avanguardia delle leggi non ci piove, tuttavia il problema non risiede nel farle rispettare, ma nelle leggi stesse.. bella!

La tesi del nostro lettore è interessante ma, a parere nostro, non regge perché le conseguenze della “sbornia obbligatoria protetta” a 13 anni non è assolutamente detto che siano quella che lui ipotizza. E’ possibile che questo provochi ciò che lui si augura (una sensazione spiacevole e la decisione di non ripeterla più) e forse succederebbe realmente in una parte dei piccoli “ubriachi obbligati protetti”, ma è possibile (e forse più probabile) che si crei quella familiarità che porta poi a ripetere la cosa altre volte. Il vomito della prima volta è spesso raccontato come un ricordo non poi così spiacevole. Moltissimi giovani (e no) hanno avuto ripetute esperienze di ubriacatura “spiacevole” e la ripetono più e più volte. Avremmo poi qualche dubbio sulla eticità di questa tecnica di “educazione alla salute”. Per quanto riguarda la questione del divieto come utile metodo di prevenzione, ci aspettiamo che il dibattito tra i nostri lettori vada avanti.

L'idea che sembra una gran trovata, e che se funzionasse potrebbe essere estesa ai molti altri vizi autolesionistici che affliggono la società (tabacco, droghe leggere...ecc. ecc..) nella pratica risulta più simile ad uno di quei "morbillo party" a cui i genitori al giorno d'oggi costringono i propri figlioletti ignari per assicurarsi di poter affrontare la malattia nei modi e nei tempi che più convengono loro, piuttosto che ad una tecnica per "immunizzare" i giovanotti preadolescenti all'eccessivo utilizzo di alcool. Certo, è vero, moltissime persone imparano solo dall'esperienza, quindi la prova di quanto faccia male l'alcool potrebbe servire a qualcuno dei ragazzi per evitare di ripetere l'esperienza, ma nel contempo, quanti altri percepirebbero questo "sbornia party" come un rituale d'iniziazione all'età adulta? Tornate un pò indietro ai vostri 13 anni, e se non ai vostri perché siete sempre stati tanto educati e consapevoli, tornate a vedere il comportamento medio di quell'età: il giorno dopo in classe, mi sembra già di vederli quelli che si vantano di avere vomitato mezzo litro in più di vodka rispetto agli sfigati. Pensate al tabacco: la prima sigaretta fa sempre inevitabilmente schifo, ma quanti smettono dopo la prima sigaretta? Una minoranza, perché non è il sapore del tabacco, dell'alcool o il retrogusto di fogna che ti trovi in bocca il giorno dopo a spingere a fumare o a bere: sono principalmente rituali sociali, per affermare la propria dominanza/appartenenza ad un gruppo o ideologia di persone. I ragazzi che fumano oramai SANNO (almeno la maggior parte) che il fumo provoca il cancro, l'impotenza, invecchia la pelle, ti accorcia il fiato e te lo fa puzzare ecc ecc (e chi non lo sa se ne accorgerà comunque molto in fretta...), ma continua a farlo perché condividere i vizi "comuni" è la strada di minima resistenza verso l'accetazione sociale. Ho deviato verso il fumo, ma per l'alcool è la stessa cosa: una volta il "binge drinking" non era di moda in Italia, anzi, era visto come uno sfigato chi non sapeva controllarsi. Ora lo è, quindi tutti giù come pecoroni a seguire la moda. La mia idea è che il punto non sia tanto il vizio, quanto la motivazione che spinge a praticarlo: la mancanza della consapevolezza che si è individui prima di tutto, qualunque cosa la società (gli "amici", i modelli comportamentali stile Corona/Belen ecc.) voglia farti intendere per figo, e che la responsabilità e le conseguenze delle proprie azioni non ricadono sulla società, ma su te stesso. Se capisci questo,puoi regolarti nelle tue azioni anche a 13 anni, se non lo capisci, non ti basteranno cent'anni per guarire dalla tua interiore minchioneria. Peccato che oggi pochi genitori tendano a responsabilizzare i propri figli adeguatamente alla loro età.... (certo, non è sempre tutta colpa dei genitori... ma il caso della "pecora nera" che ignora ogni genere di insegnamento famigliare è molto più rara di quel che si vuole credere.) Cosa può servire? Arrendersi al fatto che seguire un modello comportamentale condiviso è la norma per la maggior parte degli individui e iniziare a distrubuirne uno meno lesivo per la persona sarebbe un'idea per me. Riprendere a sfottere chi si ubriaca e perde il controllo può essere un'idea, perché se c'è qualcosa di "educativo" quanto la violenza è la gogna pubblica, Punire i molti per gli errori di pochi è, per quanto poco "giusto" molto utile per creare uno strato di autolimitazione paritario,tra coetanei, (ad es: "Visto che oggi Alessio è arrivato in classe ubriaco e puzza di Martini bianco, verifica a sorpresa..."), Non farsi convincere dalle classiche frasi "Ma Luca può farlo, ma i genitori di Pamela lo permettono..." D'altronde, se sei pecorone come genitore, non puoi aspettarti niente di meglio da tuo figlio. Insomma, non avere paura di sembrare "cattivi"... o meglio, capire che è più cattivo non educare per voler sembrare buoni che educare e passare per cattivi nel breve termine. Perché infanzia e adolesenza passano, l'educazione resta, e contribuisce alla società.

ps dalla stessa del post lunghissimo e doppio (scusate, non c'è connessione sufficientemente veloce per le mie mani...:P) questa frase: "perché se c'è qualcosa di "educativo" quanto la violenza è la gogna pubblica" è un lapsus freudiano. Non sapevo si potessero anche scrivere. Al posto di "violenza" volevo scrivere "moda"... la violenza è l'ultima risorsa del debole e del genitore che perde la pazienza:P (mio padre la perdeva spesso, da qui potrebbe esserci l'origine del lapsus..*_*)

Sono perfettamente d'accordo, e apprezzo la nota sulla "pecoronita'" genitoriale che non puo' certo insegnare indipendenza di pensiero alcuna ai propri figli.
Carla

Sono il titolare di un locale notturno e sono d'accordo nel non vendere ai minori di 16 anni ne alcolici nè superalcolici,vi assicuro che vedere gente così piccola completamente SFATTA non è un bel spettacolo!!
MA IO MI CHIEDO:DOVE SONO I GENITORI,COLORO CHE SONO RESPONSABILI DI QUESTI MINORENNI???Può essere che uno si ubriachi costantemente ogni fine settimana(durante la settimana vanno a scuola)torni a casa e nessuno si accorga di niente??ed inoltre,chi è che rifornisce di SOLDI questi giovani ragazzi che un lavoro non ce l'hanno??Mi sorprendo di vedere arrivare al bancone ragazzi che al massimo hanno 18anni con carte da 50€ che non ho nemmeno io nel mio portafogli!!!Anzi alla loro età andavo in giro con la paghetta dei nonni che era più o meno di 20€.
INSOMMA CHI DA A QUESTI RAGAZZI TUTTI QUESTI SOLDI??
Credo che la risposta sia ovvia!!
Credo dunque che innanzitutto siano le famiglie a dover prendersi cura dei loro pargoli,secondo noi titolare non possiamo fare anche gli assistenti sociali o i baby-sitter,terzo che i comuni comincino a fare qualcosa oltre che ad emanare leggi come far fare più controlli.
l'ultima del nostro sindaco portare il divieto a 18 anni!!OKKKKKKKKK MA POI CHI LA FA RISPETTARE??? Io ESERCENTE mi ci metto con tutta la buona volontà ma sapete cosa succede???i ragazzini mandano avanti i più grandi,e io come faccio a sapere che la bevanda venduta a un maggiore di 16 anni o di 18 va poi a finire nelle mani di uno che dovrebbe starsene a casa con mamma e papà o a giocare con gli amici??
io credo che sia un gran casino,viviamo purtroppo in una società in cui i valori che c'erano una volta non ci sono più,i ragazzi invece di studiare o fare sport passano interi pomeriggi a NON FARE NIENTE e nel weekend SI DISTRUGGONO vedendo ovviamente quello che fanno i più grandi!!!Perchè diciamolo,GLI ADULTI NON DANNO DI SICURO IL BUON ESEMPIO.
Noi vendiamo birra,della buona birra,alcuni tipi anche da intenditori,ma 9 clienti su 10 vengono solo perchè è venerdì o sabato e CI SI DEVE UBRIACARE.
Questo è quello che penso.
Un ultima cosa,io sono in questo mondo da un paio d'anni e sapete quante volte ho visto arrivare gente ADULTA nel mio locale già ubriaca???tante e io dico loro che no,non vendo loro nulla dato che non stanno in piedi,se poi però arriva un controllo a sorpresa come faccio a spegare che quel tipo o quella tipa è arrivata da me già in quelle condizioni???altro grande dilemma....
Ho scritto tanto e spero d'essere stato esaustivo.
J.25

Ciao ti rispondo come operatore che conosce da anni il mondo dei locali, dici molte cose su cui sono d’accordo e altre in cui meno. Sono d’accordo che non ne possiamo più di vedere uno scarico di responsabilità sui gestori di locali o organizzatori di eventi, tantomeno di assistere all’ipocrisia di chi nega l’eticità di un settore economico ( il mondo dell’intrattenimento) e poi di nascosto di riconoscerene l’importanza sull’economia locale. Sono d’accordo anche nel rivelare l’ovvio e cioè che le “sacre” famiglie non sono le vittime di questo giro infernale, giustamente anche loro hanno le loro responsabilità nell’educazione dei figli. Non sono d’accordo nel ridurre il problema ad una perdita di valori perché la questione è più complessa. Sicuramente c’è un problema con i modelli che si seguono e forse bisogna considerare che i modelli del bere di origine nord europea o statunitense stanno diffondendosi anche nella italica mediterrenaea con i suoi prodotti raffinati in fatto di alcool. E poi c’è la questione dello sfondamento del limite, si cerca l’eccesso, la sottomissione alla sostanza. Questo è un aspetto del nostro tempo e spesso quello che si può fare è rendere possibile la gestione dell’eccesso.

Su questo punto credo che non possiamo più nascondersi e i gestori di locali in italia purtoppo hanno il vizio di nascondersi e di non essere disposti a fare quello che potrebbero per rendere migliori e più sicuri i loro locali. Ovviamente non parlo di tutti ma di quelli che ancora negano, nel mio locale non succede niente, niente droghe, niente eccessi. Così facendo rinforzano soltanto gli stereotipi che li affliggeranno quando succede qualcosa e i giornali tuonano accuse su chi specula… lo stesso funziona con il gioco dei divieti tanto di moda oggi. I comuni che vietano la vendita di alcolici in forme sempre più fantasiose, i locali che a parole fanno la gara a chiudere prima per togliersi responsabilità. Nessuno pensa che se i locali potessero e fossero incentivati a chiudere più tardi, offrendo magari situazioni distensive no alcool dopo una certa ora, e tenessero i loro clienti fino a mattina non si ridurrebbero gli incidenti stradali? Le micidiali stragi del sabato sera. Quindi voglio dire che sono d’accordo nel dire che le politiche comunali spesso sono miopi e poco efficaci, soprattutto moralistiche, però esistono responsabilit� anche degli imprenditori e ci vorrebbero norme che permettessero maggiori regole. Alcuni esempi; impedire le formule di offerta incentivanti sull’alcool: bevi tre birre al prezzo di due, paghi 10 euro e bevi quello che vuoi e così via, e dall’altro canto favorire i locali che adottano formule di qualità : hanno personale formato che è in grado anche di gestire i problemi, il che non significa diventare assistenti sociali, offrono informazioni sui rischi delle sostanze dell’alcool, garantiscono servizi essenziali come acqua gratuita (necessaria per molte ragioni) e fanno una politica sull’alcool che ne incentiva il controllo e non il suo opposto. Sai esistono esempi di politiche cittadine in Europa che hanno investito su questa direzione e si respira un’altra aria davvero, se ti interessa vai a vedere Fetez clair o qualità night su internet. Per concludere penso che il tuo intervento sia molto importante e sarebbe interessante proseguire questo discorso.

salve. io ho un pub da 11 anni a Rimini. ne ho viste di tutti i colori e posso dire che quello che manca di base è l'educazione sociale. possiamo mettere tutti i divieti che vogliamo... fare tutti i controlli del caso ma se un minore vuole bere beve. il divieto di dar da bere dopo le 2 è una cretinata pazzesca. vedo ragazzini che si fanno rifornire dagli amici piu' grandi di bottiglie di super alcolici comprati nei supermercati... poi chiaramente non essendo capaci a bere si devastano.
ci vorrebbe quello che in italia manca un po' in tutti i settori!!! l'educazione!

sono madre di quattro figli e di certo non navigo nell'oro. alla mia primogenita consegno 50 euro al mese per tutte le sue spese,dalla ricarica del cellulare alla merenda a scuola ecc.Ho vinto la battaglia con il fumo ma non con l'alcool. E' vero che l'educazione inizia a casa ma è altresi vero che andrebbe continuata anche fuori. In Italia le leggi non tutelano i nostri ragazzi. Cosa vuol dire che si vieta la vendita ai minori di 18 anni ma non la somministrazione?i ragazzi si trovano in gruppo al bar ,il maggirenne fa l'ordinazione per tutti per poi tirare su i soldi dagli altri e pagare lui stesso.Bel modo per proteggere i nostri ragazzi. il motivo è sempre lo stesso. Le tasse sull'alcool portano nelle casse dello stato molte migliaia di euro e il totale divieto le danneggerebbe e non poco.

Sono perfettamente d'accordo con lei, anche perchè il problema alcol nei giovanissimi è un fenomeno molto preoccupante. Immagino che sua figlia, con una madre così attenta, riuscirà ad interiorizzare il senso del limite, necessario per muoversi in un mondo in cui i limiti sono molto spesso aggirabili
Irene Puppo psicologa sostanze.info

Parlo da 18enne: ma secondo voi tutte queste leggi servono a qualcosa? alla fine quasi tutti conosciamo qualche amico che possa andare a comprare dell' alcol per i minorenni!! quindi queste leggi sono stupide perchè oltre ad aggiungere crisi nei locali/bar ecc... fa vedere l'alcol agli occhi dei ragazzini come una cosa proibita e quindi quest' ultimi sono ancora piu tentati di infrangere la legge!! se l' alcol non avesse questo peso la meta della gente non berrebbe cosi tanto come fa adesso, e passerebbe di moda l' ubriacarsi e andare in giro in macchina per poi distruggere la vita di altre famiglie. Aggiungo, riferendomi ai genitori: ma secondo vostri figli non sanno pensare con la loro testa? non sanno che cosa provocano droghe o alcol? la risposta è ovvio che SI che lo sanno!!! guardando i telegiornali, andando a scuola, ovunque, si parla degli effetti che provoca l 'alcol e quindi concludendo si può soltanto dire una cosa: i ragazzini che bevono e stanno male o che vanno in overdose di varie droghe, sono solamente cavoli loro!!! perchè poi ci vanno di mezzo i ragazzi che a 16/17 anni vogliono solamente bersi una birra o comunque sanno i loro limiti e non possono farlo..
Piu che queste leggi che non servono a niente si dovrebbe essere piu severi per quanto riguarda bere e poi mettersi alla guida!!! perchè oltre che a togliere la tua stupida vita metti in mezzo degli innocenti!!! Spero di essere stato minimamente chiaro, chiedo scusa se non lo so stato, ma sono veramente allibito da quanto faccia schifo lo stato italiano!!

BRAVISIMO SONO DA LA STESSA OPINIONE

permettere ai propri figli di consumare alcol cosi presto non è civiltà ma è la grande rovina,io sono di origine musulmana ma sono atia,solo che quando mi trovo davante a certe paure come queste con mia figlia che ha solo 16 anni e ho dovuto accontentarla mandandola in discoteca dove solo ieri sera ho saputo che si era ubbriacata perchè in discoteca le avevano servito alcol gratis o meglio dire che era compreso nella prenotazione del tavolo,ecco!quando succedono queste cose mi dico:ma se avesse dato a mia figlia un'educazione relegiosa forse questo non sarebbe successo?scusatemi ma se posso esprimere una mia oppinione sulla civiltà credo che in Italia siamo ben lontani,basta vedere al supermercato come si è intollerante quando davante a cavolate,opure vedere dietro un anziano con 3 cose in mano e non farlo passare davante...ecc,mi dispiace,io sono anche italiana e adoro lìItalia,ci vivo da 24 anni ma spero con il mio cuore di vederla cambiare.BUON NATALE E BUON ANNO ITALIA

Quando i nostri figli fanno esperienze lontane da noi, è normale pensare di aver sbagliato qualcosa, come a te succede riguardo all’educazione religiosa, ma avrai notato che anche per i genitori italiani è difficile educare i propri figli e far rispettare delle regole. Ti assicuro però che capita di ubriacarsi anche a chi ha avuto un’educazione religiosa musulmana. Sicuramente questa è una società che spinge molto i giovani a bere. E’ importante allora che tu come genitore parli con tuo figlia di questo, le faccia capire i pericoli di certi comportamenti e la tenga d’occhio per capire se la cosa si ripete. Tanti auguri anche a te!

In Italia l'età minima per l'acquisto di alcolici è 16 anni,anche se Livia Turco ha voluto alzarne il limite a 18 anni.Secondo me proibire è sbagliato perchè rappresenta un'istigazione all'alcolismo, in quanto già il fatto stesso di porre un limite spinge la gente a volerlo superare.Tuttavia,il peggio è il fatto che lo Stato è consapevole di questo e sapendo che questo sistema favorisce la vendita di bevande alcoliche,mettere un'età minima garantisce ottimi profitti.

posso sapere qual è l'età minima adesso per vendere alcool?

Somministrazione di bevande alcooliche:
Ti riportiamo il dettaglio dei riferimenti normativi:

- R.D. 18.06.1931 nr.773; R.D. 06.05.1940 nr.635; L. 25.08.1991 nr.287 e L. 30.03.2001 nr.125.

La somministrazione di bevande alcooliche, attualmente, è disciplinata dalla l. 287/91. All'art. 5 della predetta Legge è stabilito che le autorizzazioni amministrative di tipologia "A" - somministrazioni di alimenti e bevande -, quelle di tipologia "B" - somministrazione di bevande - e quelle di tipologia "C" - somministrazione di alimenti e bevande congiuntamente ad attività di intrattenimento e svago -, consentono la somministrazione di bevande alcooliche di qualsiasi gradazione mentre in quelle di tipologia "D" è esclusa la somministrazione di queste bevande. La somministrazione di bevande alcooliche aventi un contenuto alcoolico superiore al 21 % del volume, non è consentita:

1) negli esercizi connessi ad impianti sportivi, sagre, fiere, attrazioni di spettacolo viaggianti, ecc.;

2) nel corso di manifestazioni sportive o musicali all'aperto; (il Sindaco, sentita la commissiore per gli esercizi piubblici, può, con propria ordinanza, temporaneamente ed eccezionalmente, estendere tale divieto anche alla bevanda con contenuto alcoolico inferiore al 21% vol.), quindi, se le autorizzazioni di tipologia "C" sono rilasciate nel contesto di impianti sportivi, fiere ecc.), è esclusa la possibilità di somministrare bevande alcooliche con gradazione superiore al 21% vol.

Anche il Testo Unico di Leggi di pubblica sicurezza (T.U.L.P.S.), disciplina la somministrazione delle bevande alcooliche ed in particolare: a) l'art.181 TULPS vieta la somministrazione al minuto di bevande alcooliche come prezzo di scommessa o di gioco; b) l'art. 188 TULPS stabiliscae che i minori di anni 18 non possono essere adibiti alla somministrazione al minuto di bevande alcooliche negli esercizi pubblici. Il recente D.L.vo nr. 114 del 31.03.1998 all'art. 30 stabilisce il divieto di vendere su aree pubbliche di bevande alcooliche di qualsiasi gradazione diverse da quelle poste in vendita in recipienti chiusi. Il Decreto Legge nr.117 del 03.08.2007 convertito in Legge il successivo 02.10.2007 al fine di aumentere e garantire la sicurezza stradale ha disposto che tutti i titolari ed i gestori di locali in cui si svolgono spettacoli o altre forme di intrattenimento, congiuntamente all'attività di vendita di bevande alcooliche, devono necessariamente interrompere la somministrazione delle bevande alcooliche dopo le ore 02:00 e assicurarsi che all'uscita del locale sia possibile effetturare in maniera volontaria la misurazione del tasso alcolemico con l'obbligo di esporre, altresì, all'entrata, all'interno ed all'uscita del locale le apposite tabelle che riproducono i sintomi correlati alla concentrazione alcolemica nell'aria espirata e i vari livelli limite. Si definisce bevanda alcoolica quella che contiene alcool alimentare in quantità superiore ad 1,2 gradi di alcool; si definisce bevanda superalcoolica ogni bevanda con gradazione superiore al 21% di alcool in volume. La vendita al banco di bevande superalcooliche è vietata, secondo la Legge 125/2001, nelle aree di servizio situate lungo le autostrade dalle ore 22 alle ore 6, pena una sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da euro 2.582,00 a euro 5.164,00. Gli artt. 689 e 691 del C.P. puniscono gli esercenti che somministrano in un locale pubblico bevande alcooliche ai minori di anni 16, a persone con problemi psichici evidenti ovvero a persone manifestamente già ubriache.

Aggiungi un Commento

Mood del commento:felicedivertitotristearrabbiatofuriosoconfusoin arrivo/partenzaavvelenatofumatoreubriacoalchimistain tiroarrapatonessuno