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Sostanze Criminali
Articolo sulla sostanza: altro
Autore: Salvatore Filippone
Data di creazione: 15/06/2008 - 14:28

Un'Italia assediata. Puglia. Campania. Friuli. Liguria. Sono queste le porte d'ingresso del narcotraffico del nostro paese. E' il dato che emerge dalla relazione 2007 che il Viminale ha realizzato per riassumere un anno di attività investigativa sul narcotraffico. I Dati sono sconcertanti, fra le pagine della relazione si evidenzia un mercato estremamente articolato che coinvolge numerosi paesi: Colombia, Venezuela e Guiana, per la Cocaina. L'Afghanistan, l'Iran, la Turchia, l'Albania e i paesi dell'ex Juguoslavia, per l'eroina. Un mercato che si auto regola senza indici economici e relazioni industriali; i quantitativi, i prezzi, le rotte, tutto viene gestito in maniera industriale, razionale come si gestisce una multinazionale. Ad esempio sono gli stessi spacciatori magrebini che operano nelle nostre città a regolare il quantitativo di sostanza da introdurre nel nostro paese per non inflazionare il mercato. Poi ci sono le grandi organizzazioni mafiose che gestiscono i trasporti delle sostanze individuando i luoghi più sicuri e convenienti per lo stoccaggio. Come ad esempio la 'ndrangheta, ormai accertata come la più grande organizzazione internazionale per il traffico di coca. La 'ndrangheta è forse la prima organizzazione criminale che gestisce il traffico di sostanze stupefacenti al di fuori del suo territorio. La coca infatti in arrivo dal Sud America non transita per la Calabria ma, tramite accordi con altre organizzazioni come la Camorra viene introdotta in Italia dai porti campani. A sostenere questa tesi sono i sequestri svolti dagli inquirenti nel 2007, la Calabria infatti non risulta fra le regioni dove sono stati effettuati grandi quantitativi di sequestri di coca a differenza della Campania dove si sono effettuati i sequestri più rilevanti (378,90 chilogrammi nel porto di Salerno e sul territorio a San Vitaliano Napoli di 268,786 chilogrammi seguiti poi da Nola sempre in provincia di Napoli con 51 chilogrammi). Un organizzazione del trasporto estremamente articolata quindi, che non segue più i vecchi metodi che vedevano le organizzazioni mafiose importare le sostanze dai paesi di produzione per poi essere lavorate e stoccate nelle regioni in cui operano, ma l'interazione fra organizzazioni per rendere più difficile l'azione di contrasto delle autorità investigative. Ad evidenziare ancora di più il possente apparato organizzativo delle mafie è il complesso giro che porta la sostanza dai paesi produttori fino ai mercati di consumo. Ad esempio, le vie che portano la cocaina in Europa sono molte, ma oramai si è consolidato nell'ultimo periodo il passaggio dal continente Africano. Se infatti l'attività investigativa è riuscita a bloccare il flusso che tramite l'atlantico portava la coca direttamente nella penisola Iberica, adesso si è andata sostituendo a questa via la cosiddetta highway10 (Autostrada 10), la rotta navale che si estende a 10 gradi di latitudine nord nell'Atlantico e che porta la coca dal Venezuela alla Guiana Conakry e nel West Africa. La coca arriva in Africa per essere stoccata in un territorio sicuro per poi trasferirsi via terra sulle sponde dell'Africa mediterranea (Marocco, Algeria, Libia e Tunisia) per poi proseguire a bordo dei pescherecci e arrivare in Europa attraverso la Spagna. Anche il metodo di trasporto si va affinando, invece di giungere nei porti europei direttamente con navi straniere, adesso i carichi vengono abbandonati al largo in acque internazionali per poi essere ripescate da pescherecci europei che poi faranno attracco nei nostri porti. Un altro metodo è quello dei corrieri umani, infatti la coca stoccata al sicuro nei paesi africani viene poi introdotta in Europa con l'utilizzo di corrieri umani (solo nel 2007 sono stati arrestati 350 corrieri umani negli aereoporti del nostro paese). L'attività di contrasto internazionale in Colombia sembra non aver prodotto risultati. La Colombia è infatti il maggior produttore mondiale di foglie di Coca, e anche se negli ultimi anni la campagna di fumigazione aeree e delle eradicazioni hanno portato dei buoni risultati. I cocaleros tramite tecniche di coltivazione all'avanguardia e all'utilizzo di sostanze chimiche per la produzione delle foglie, riescono a realizzare 4 raccolti nell'anno solare con una maggior produzione di foglia rispetto al passato (1.86 tonnellate per ettaro contro le 1.47 del 2000). Ad agevolare le organizzazioni criminali del nostro continente nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti c'è anche il cambio favorevole che l'Euro ha sul dollaro. Infatti il mercato internazionale di droga è tutto regolato in dollari americani; questo permette alle mafie continentali di avere un maggior potere d'acquisto sulle sostante nei paese di origine che ancora vengono svolti in dollari. A sostenere questa tesi c'è un rapporto fornito dalla DEA (Drug Enforcement Adiministration) americana che sottolinea un aumento consistente in Colombia di valuta europea, superiore a tutto il continente sud americano. Ad alimentare gli introiti delle organizzazioni criminali non è solo la cocaina. A preoccupare gli investigatori è il rilevare un progressivo ritorno dell'eroina, una sostanza che sembrava in fase discendente dopo la fine degli anni ottanta e novanta e che invece sta lentamente riprendendo fette di mercato. Le cause che stanno riportando in auge questa sostanza sono in gran parte dovute alla situazione politica afghana. L'Afghanistan è infatti da sempre uno dei primi produttori mondiali di papavero da oppio, pianta con cui poi si realizza tramite un processo chimico l'eroina. Il paese nel 2007, secondo i dati della United Nation Office of Drug and Crime, ha prodotto 820 tonnellate di eroina diventando il primo produttore mondiale di eroina coprendo il 93% della produzione. Questo è da ricondurre alla situazione politica del paese che vive in stato di guerra permanente con intere regioni del paese in cui non è possibile una vera è propria attività di controllo lasciando il campo aperto alle organizzazioni criminali che gestiscono questo mercato. Infatti, i pochi controlli alle frontiere, e sul territorio, permettono alle organizzazioni di lavorare con più tranquillità. Se una volta in Afganistan ad esempio si coltivava solo il papavero per poi raffinarlo all'estero in paesi come la Turchia, adesso quasi il 70% del papavero prodotto in Afghanistan viene lavorato direttamente li; mantenendo quindi un alto grado di purezza e riducendo i costi di realizzazione. Le autorità investigative hanno stimato che attualmente c'è un'eccedenza di produzione di questa sostanza che causerà nell'arco dei prossimi due anni una nuova ondata di eroina con un verosimile abbassamento del prezzo ed ad un superiore grado di purezza. L'eroina arriva in Europa seguendo la così detta “rotta del nord”, attraverso l'Iran e la Turchia per poi arrivare nei paesi del' ex Jugoslavia. Si stima infatti che circa l'80% dell'eroina che si trova nel mercato europeo viene contrabbandata attraverso i paesi dei Balcani. A sostenere questo dato basta riportare che nel 2007 il maggior sequestro di eroina è avvenuto nel porto di Trieste, dove sono stati sequestrati 176.75 chili di eroina. Il ritorno dell'eroina è estremamente preoccupante, questa sostanza ha un grado di dipendenza estremamente elevato ed è la sostanza che causa il maggior numero di decessi per overdose. Solo nel 2007 sono morti per cause derivanti dall'uso di eroina 234 casi, nove volte tanto i morti derivati da cocaina che sono 36, ed estremamente distanti dai dati che riguardano le così dette droghe leggere di largo consumo come l'hashish con un solo caso. L'eroina è per le organizzazioni dedite al narcotraffico forse la droga più remunerativa perchè a fronte di un costo estremamente più basso rispetto alla cocaina essa però fidelizza il cliente che, colpa della forte astinenza fisica che comporta il mancato utilizzo della sostanza, consente di mantenere nel tempo un mercato molto ampio e regolarizzato. www.rivistasms.it [1]
Salvatore Filippone, giornalista per il Corriere Fiorentino


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