ROMA - Servono a reclutare le nuove leve di un esercito che già di suo è fin troppo numeroso. E non è un caso che siano state inventate una decina di anni fa in Australia, Paese dove si comincia presto e l' alcolismo è il problema numero uno. Alcolpops, bevande gassate che si presentano come una limonata o giù di lì. Vanno servite ghiacciate, nascondono il gusto di alcol e invece hanno una gradazione fra i 4 e i 7 gradi. Più di una birra e non è una sorpresa: insieme alla frutta e alle bollicine dentro quelle bottiglie così trendy ci sono rum e vodka. Niente di male? Certo, se non fosse che Bacardi breezer e Campari mixx, tanto per fare due nomi fra i più conosciuti, sono la bibita preferita dai giovanissimi. Dodicenni e tredicenni, che a quell' età semplicemente non dovrebbero bere perché il loro organismo non è in grado di metabolizzare l' alcol. «Gusto dolce, pubblicità giusta - dice Emanuele Scafato, direttore dell' Osservatorio nazionale alcol dell' Istituto superiore di sanità - sono state pensate appositamente per coltivare i consumatori più giovani». Per avvicinare all' alcol chi non beve ancora. E magari, una volta fatta la bocca, con gli anni comincerà a salire di gradazione. Secondo una ricerca del National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism, istituto inglese, il pericolo della dipendenza è inversamente proporzionale all' età: chi inizia a bere sotto i 15 anni è quattro volte più a rischio di chi lo fa dopo i 21 anni. Dal punto di vista commerciale è stato un successone: il mercato cresce del 15/20 per cento l' anno, in tv uno spot tira l' altro, le sponsorizzazioni di concerti si moltiplicano, da Vasco Rossi in giù. Ma gli effetti sui piccoli bevitori? Le avvertenze ci sono. Campari mixx, addirittura, lo scrive anche nella sua home page: «Entra subito nel sito internet solo se hai compiuto l' età legale per il consumo di bevande alcoliche». Ma i ready to drink, altro nome per gli addetti ai lavori, vanno forte proprio tra i più piccoli. Considerando solo la classe d' età fra i 14 e i 16 anni i dati dell' Osservatorio nazionale alcol ci dicono che i consumi di birra e vino sono sostanzialmente stabili. Nel 2003, rispetto al 1998, i consumi di superalcolici sono cresciuti del 24,4 per cento, quelli di alcolpops addirittura del 46,1 per cento. In una serata in discoteca rappresentano la metà di quello che c' è nei bicchieri degli under 15. Qualcosa in più per le ragazzine, quasi fossero l' evoluzione di quelli che un tempo si chiamavano vini da signora. Nell' ultimo anno scolastico il dipartimento dipendenze del Friuli Venezia Giulia ha distribuito un questionario sulle bevande alcoliche tra gli studenti delle scuole medie e superiori: Bacardi breezer e Campari Mixx erano quelle preferite dalle ragazzine, tre volte in più rispetto ai loro compagni. Oltre all' effetto reclutamento c' è un altro pericolo: «Intorno ai 14-15 anni - dice ancora il direttore dell' Osservatorio alcol - sono lo strumento preferito per il binge drinking, il bere al solo scopo di ubriacarsi». Quel gusto fresco inganna, come un vino bianco fresco per gli adulti: ci si ubriaca quasi senza accorgersene. Cinque o sei bottiglie di fila nel giro di un' ora e il gioco è fatto (insieme al danno). La sbornia consapevole è più diffusa nel Nord Est. Non è forse un caso se tra le regioni dove gli alcolpops si vendono meglio sono Veneto e Friuli Venezia
Giulia.
Salvia Lorenzo
(3 luglio 2008) - Corriere della Sera