Quando Timor Est ha ottenuto la piena indipendenza dall' Indonesia nel 2002 l' amministrazione americana ha pensato di donare, come regalo di battesimo al nuovo Stato, due milioni di dollari per la «causa» più di moda all' epoca: la prevenzione dell' Aids. Peccato che a Timor Est soltanto sette persone sull' intera popolazione (poco meno di un milione di individui) risultavano sieropositive. Elisabeth Pisani, corrispondente dell' agenzia Reuters in Asia e in Africa e poi epidemiologa a Ginevra per l' Unaids (l' agenzia delle Nazioni Unite per l' Aids), arrivò lì come funzionario dell' organizzazione Family Health International proprio in quel periodo, con il compito di spendere il denaro. Raccontando l' episodio nel suo libro The Wisdom of Whores («La saggezza delle puttane»), appena edito in Gran Bretagna da Granta, l' autrice scherza: quei soldi bastavano per raccogliere tutte le prostitute di Timor Est e mandarle a studiare all' Università di Harvard. Soldi per l' Aids: tanti, almeno negli ultimi dieci anni, ma a volte usati male, come denuncia anche l' ultimo numero della rivista Science con il titolo di copertina Hiv-Aids: Money Matters, una questione di soldi. Miliardi spesi per la prevenzione e le cure soltanto in pochi Paesi poveri, e non necessariamente in quelli più colpiti dall' epidemia (per i motivi più svariati), o rubati per colpa della corruzione, come è successo in Uganda. Soldi, ma non solo. «Burocrati, bordelli e il business dell' Aids» è il sottotitolo del libro della Pisani. Che all' interno denuncia la troppa ideologia e le molte bugie che hanno costellato la storia di questa malattia. A partire da una questione di linguaggio. Non semplicemente gay o tossicodipendenti o prostitute per definire alcune persone più a rischio di infezione: a Ginevra gli esperti dell' Unaids hanno trascorso ore per trovare i termini politicamente più corretti. Ecco allora, in ordine, le tre «traduzioni» utilizzate poi nei rapporti ufficiali: men who have sex with men (uomini che fanno sesso con altri uomini), injecting drug users (chi usa droghe iniettabili), commercial female sex workers (lavoratrici del sesso commerciale). E via dicendo. Ma l' equivoco più grande sul quale molti hanno giocato (per ottenere fondi) riguarda l' Africa dove l' Aids (si è continuato a dire) è la conseguenza di povertà e di ineguaglianze. Che ci sono, ma che non provocano la diffusione del virus che, invece, è legata soprattutto al sesso. Perché in Africa sesso vuole dire avere «contemporaneamente» più partner e per lungo tempo. Così è esplosa la trasmissione eterosessuale dell' infezione che invece è mancata nei Paesi occidentali, nonostante gli allarmi e richiede interventi di prevenzione diversi da quelli messi in atto finora.
Adriana Bozzi, Corriere della Sera, 3.8.08