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Domande agli Operatori
L’uso delle droghe che agiscono sulla coscienza è qualcosa che deve essere preso con la massima serietà (Albert Hoffman)
Funghi magici (psilocybe, stropharia, panaeolus), mescalina (cactus peyote), DMT (gruppo di alcaloidi presenti in numerose piante e composti o prodotti di sintesi), Salvia Divinorum (particolare qualità di salvia capace di indurre visioni) - questi, insieme all’ormai famoso LSD...
Generalmente gli psichedelici non determinano vere e proprie "allucinazioni" ma piuttosto intensificano e alterano le percezioni sensoriali: i colori appaiono più intensi e si possono scorgere strutture caleidoscopiche (specialmente nella penombra o ad occhi chiusi). Possono verificarsi “illusioni” sonore, le sensazioni olfattive, gustative e tattili sono molto più intense e in parte distorte. La percezione del tempo e dello spazio si modifica ed hanno luogo profonde introspezioni.
Sotto l’effetto di LSD possono essere vissute come vere...
Funghi magici (Psilocybe e cactus Peyote). I due agenti attivi contenuti nei funghetti, responsabili degli effetti psicoattivi, sono la psilocina e la psilocibina.
Il culto del fungo allucinogeno è antichissimo, così come indicano le testimonianze dei primi conquistatori e viaggiatori in Centro America (soprattutto in Guatemala e Messico) e il ritrovamento di numerosi reperti come le pietre di fungo (mushroom stones) attribuiti...
Il 3,9% della popolazione dichiara di aver fatto uso, almeno una volta nella vita, di sostanze PSICHEDELICHE. Solo lo 0,5 però li ha assunti nell’ultimo anno al momento dell’indagine condotta dal ministero*. Ciò fa emergeere che, rispetto al numero assolutamente rilevante di persone che sono entrate in contatto con la sostanza, pochi sono coloro che lo fanno abitualmente, anche perché non danno dipendenza e la forte tolleranza rende impossibile assumerli continuativamente.
Sono in particolare i giovani e i giovanissimi a farne uso, e tra...
Novità psichedelici
Psilocibina contro la depressione?
Le immagini geometriche e la vivida immaginazione sperimentate sotto l'influsso dei funghi psicoattivi non sono, come gli scienziati avevano sospettato, il risultato di un aumento dell'attività cerebrale, ma bensì di una riduzione dell'attività e della connettività cerebrale, secondo un rapporto pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.Secondo i ricercatori, la riduzione della connettività cerebrale potrebbe spiegare la liberazione della mente dai vicoli abituali."E' stato spesso ipotizzato che questi classici allucinogeni debbano aumentare la funzionalità cerebrale, visto che vengono associati all'espansione della consapevolezza e della coscienza, ma in realtà ciò che vediamo è una riduzione dell'attività cerebrale", ha riferito Roland Griffiths, del Johns Hopkins Bayview Medical Center."Devo dire che questo era del tutto inaspettato", ha ribadito David Nutt dell'Imperial College di Londra, che ha condotto lo studio. Ma, ha aggiunto, "quando si ottiene esattamente il risultato opposto a quello che si prevedeva, sai che è giusto, perché non c'è parzialità".Anche se gli esseri umani hanno utilizzato i funghi magici per millenni, molto poco si sa su come realmente agiscono. Poco dopo la popolarità guadagnata negli anni '50 e '60, "sono stati criminalizzati e la ricerca sulle loro applicazioni terapeutiche è stata soppressa", ha spiegato Rick Doblin, della Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, che in parte ha finanziato lo studio.A causa della illegalità della psilocibina, l'organizzazione e l'esecuzione del nuovo studio è stato un calvario normativo, ha detto Nutt.C'era anche la preoccupazione etica che i volontari potessero sperimentare il cosiddetto bad trip. Anche se la psilocibina è generalmente associata a sentimenti di euforia e connessione umana, a volte può causare ansia. Se ciò fosse accaduto, ha spiegato Nutt, la persona sarebbe stata al sicuro e calmata se necessario con Valium. E per ridurre il rischio di una brutta esperienza, tutti i 30 volontari sono stati scelti in base al fatto di aver già assunto allucinogeni almeno una volta nella propria vita.
Nutt e il suo team hanno somministrato psilocibina in vena ai volontari, mentre i loro cervelli sono stati scannerizzati mediante risonanza magnetica funzionale. "Volevamo sapere esattamente cosa succede quando si effettua questa transizione dallo stato ordinario allo stato psichedelico", ha spiegato.Il flusso di sangue e l'attività cerebrale dei volontari hanno subito una particolare diminuzione nella corteccia prefrontale mediale, un'area coinvolta nelle emozioni, l'apprendimento, la memoria e la funzione esecutiva, e la corteccia cingolata posteriore, la cui funzione è meno chiara.Il team ha anche utilizzato i dati per valutare come la connettività funzionale tra queste due regioni cerebrali variasse nel corso del tempo, e ha scoperto che la loro disattivazione risulta essere legata.Le due regioni sono connesse da una rete di connessioni chiamata Default-mode network (DMN), che integra le funzioni cerebrali tra cui sensazioni, ricordi e ambizioni. "E' un po chi sei e come vedi il mondo", ha detto Nutt. Il DMN potrebbe anche funzionare da meccanico cognitivo vincolante, capace di filtrare e dare un senso alle informazioni. Una riduzione dell'attività del DMN potrebbe quindi consentire una modalità di conoscenza senza vincoli, come quella vissuta durante un viaggio con i funghi magici.
E' interessante notare che l'attività DMN è iperattiva nelle persone soggette a depressione, suggerendo che la psilocibina possa essere efficace contro questa patologia.
"La psilocibina potrebbe essere somministrata solo un paio di volte sotto la supervisione di un terapista ... con la speranza che alla fine del processo non si sia più dipendente dai farmaci", ha spiegato Doblin. "Sarebbe come aprire una porta e mostrare che c'è un altro modo di essere", ha detto Nutt.
La chimica psichedelica: un principio attivo dei “funghi magici” controlla (in qualche modo) l'attività del cervello.
Alfredo Orrico - inSostanza.it
Nonostante una lunga storia di utilizzo nelle cerimonie di guarigione, in riti tesi all’espansione della mente ed “all’apertura di porte della percezione”, le sostanze allucinogene presenti nei “funghi magici” sembrano provocare al contrario diffuse diminuzioni dell’attività cerebrale, secondo quanto riportato da alcuni ricercatori e pubblicato negli Atti della National Academy of Sciences USA (Carhart-Harris RL et al. 2012).
La psilocibina, la cui azione è dovuta all’attivazione dei recettori della serotonina, è stata apprezzata per secoli per la capacità di indurre esperienze mistiche ma essa presenta anche un potenziale valore terapeutico in varie patologie psichiatriche. In uno dei pochi studi di questo tipo, David Nutt, un neuropsicofarmacologo che lavora presso l'Imperial College di Londra, insieme ai suoi collaboratori ha usato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per monitorare i cambiamenti nell'attività cerebrale che si registrano durante la transizione dalla coscienza normale allo stato psichedelico indotto dalla psilocibina. Lo studio è stato effettuato reclutando 30 volontari, tutti individui esperti nell’uso di sostanze allucinogene, e scansionato il loro cervello due volte: una volta dopo che ai partecipanti era stato somministrato un placebo (solo acqua e sali) ed un’altra volta dopo iniezione di una piccola dose di psilocibina, che, in pochi secondi, ha innescato un breve “viaggio”. E’ stato quindi osservato che, nonostante si ritenga comunemente che le sostanza psichedeliche “aumentino l'attività cerebrale”, la psilocibina causa in effetti un rallentamento di attività in aree dotate di connessioni più dense, soprattutto a livello della corteccia mediale pre-frontale (mPFC) e la corteccia cingolata anteriore e posteriore (ACC e PCC, rispettivamente). Le scansioni hanno mostrato una riduzione delle connessioni funzionali tra il mPFC e PCC, in modo che la loro attività, normalmente sincrona, è risultata “de-sincronizzata”.
Nel 1954, lo scrittore Aldous Huxley (che aveva notoriamente sperimentato sostanze psichedeliche) nel suo libro “Le porte della percezione”, suggeriva che le droghe producessero un diluvio sensoriale attraverso l'apertura di una sorta di "valvola di riduzione" nel cervello, deputata in condizioni normali alla limitazione delle nostre percezioni. In accordo, Karl Friston del University College di Londra sosteneva che il cervello, per permettere una migliore rappresentazione del mondo, funzionasse attraverso una limitazione delle nostre esperienze percettive. Le nuove scoperte sembrano in accordo quindi con l’idea che queste sostanze abbiano una qualche attività modulante su queste funzioni di repressione.
Nutt e collaboratori suggeriscono che i loro risultati potrebbero spiegare alcuni degli effetti terapeutici della psilocibina. La depressione comporta iperattività nei mPFC, che porta alla visione pessimistica ed al rimuginare patologico caratteristico della condizione, così la disattivazione della mPFC potrebbe alleviarne i sintomi. Gli autori hanno anche osservato una riduzione del flusso di sangue a livello ipotalamico, suggerendo che questo potrebbe spiegare alcuni resoconti aneddotici secondo i quali le sostanze psichedeliche allevino i sintomi della cefalea a grappolo, che è associata ad una aumentata attività ipotalamica.
Tuttavia, non tutti sono d’accordo con questi risultati e con la loro interpretazione, a segnalare quanto le argomentazioni in questo campo siano ancora fluttuanti e contraddittorie.
Franz Vollenweider presso l'Università di Zurigo in Svizzera riferisce, infatti, di avere completato studi simili e di avere sempre visto, al contrario, l'attivazione di quelle stesse aree che lo studio di Nutt e coll. riferisce depresse. Alcune differenze potrebbero essere associate a tempi differenti di scansione nei due studi o alla differente via di somministrazione (nello studio di Vollenweider, la somministrazione era per via orale) e/o al dosaggio delle sostanze.
Secondo Keith Laws, invece, un neuropsicologo cognitivo dell'Università di Hertfordshire, i risultati potrebbero essere spiegati in altro modo. "La disattivazione di mPFC e PCC è legata all’ansia e alla anticipazione di esperienze piacevoli e spiacevoli," dice. "Quella era una situazione stressante, anche per tossicodipendenti con esperienza e ho il sospetto che gli autori di quello studio abbiano piuttosto misurato delle variazioni funzionali correlate a quell’ansia."
GRAN BRETAGNA - Come funzionano i funghi allucinogeni
Notiziario Aduc - Della serie: 'provato per voi'. Le scansioni cerebrali di persone sotto l'influenza della psilocibina, il principio attivo dei funghi allucinogeni, hanno infatti fornito agli scienziati un quadro il piu' dettagliato di come agiscono le droghe psichedeliche. I risultati di due studi in corso di pubblicazione su 'Pnas' e sul 'British Journal of Psychiatry' identificano, infatti, le aree del cervello 'spente' dalla psilocibina. Secondo queste ricerche i funghi funzionano perche' aiutano le persone a sperimentare ricordi piu' vividi. E il principio attivo potrebbe essere usato a scopo terapeutico.
Nello studio su 'Pnas' 30 volontari sani hanno subito infusioni psilocibina nel sangue mentre venivano sottoposti a una risonanza magnetica cerebrale. Le scansioni hanno mostrato un calo di attivita' negli 'hub', le regioni del cervello che fungono da punti di raccordo tra aree. Il secondo studio su 10 volontari ha rilevato, inoltre, che i ricordi dei volontari sotto psilocibina migliorano. La sostanza, inoltre, sembra influire su ansia e depressione in modo positivo.
Secondo David Nutt del Dipartimento di Medicina dell'Imperial College di Londra, autore di entrambi gli studi, "le sostanze psichedeliche sono ritenute forme di 'espansione della mente', e si pensa che agiscano in questo modo, ovvero aumentando l'attivita' cerebrale. Sorprendentemente abbiamo scoperto che la psilocibina" fa l'esatto opposto, ovvero "riduce l'attivita' nelle zone cerebrali piu' connesse con altre aree".
"Questi hub vincolano la nostra esperienza del mondo e la tengono in ordine. Ora sappiamo che la disattivazione di queste regioni porta a uno stato in cui il mondo viene vissuto con stupore, come qualcosa di strano". L'intensita' degli effetti riportati dai partecipanti, tra visioni di motivi geometrici, insolite sensazioni corporee e senso alterato di spazio e tempo, e' correlata con una diminuzione dell'ossigenazione e del flusso sanguigno in alcune parti del cervello. "I nostri risultati - dice Robin Carhart-Harris, del Dipartimento di Medicina presso l'Imperial College di Londra - supportano l'idea che la psilocibina faciliti l'accesso ai ricordi personali e alle emozioni. Il nostro e' solo un piccolo studio, ma siamo interessati ad esplorare il potenziale della psilocibina come strumento terapeutico".
"Coping", obiettivi nella vita e spiritualità negli utenti di sostanze psichedeliche
Un totale di 667 consumatori di droghe psichedeliche, consumatori di altre droghe e non consumatori di droga hanno risposto alle domande di una serie di tre questionari: Psychological Immune Competence Inventory, Purpose in Life test e Intrinsic Spirituality Scale.I risultati dello studio mostrano che l'uso di droghe psichedeliche con lo scopo di migliorare la conoscenza di sé è meno associato a problemi droga-corrleati, e si correla positivamente con il coping (l'insieme di strategie mentali e comportamentali che sono messe in atto per fronteggiare una certa situazione) e la ricerca spirituale.Anche se il significato di "spiritualità" può essere ambiguo, sembra che un atteggiamento spirituale associato all'uso di droghe possa appunto agire come un fattore protettivo contro i problemi legati alla droga. Si può così ipotizzare che l'uso di droghe psichedeliche possa servire da training per l'auto-valorizzazione personale e la conoscenza di sé.fonti : Voice of the Psychonauts Coping, Life Purpose, and Spirituality in Psychedelic Drug Users, Medicina Moksha
Depenalizzazione degli psichedelici in Rep. Ceca
Depenalizzazione degli psichedelici in Rep. CecaIl Consiglio dei Ministri della Rep. Ceca ha approvato la depenalizzazione della coltivazione di piccole quantità di cactus mescalinici e di piante contenenti DMT e 5MeoDMT.
fonti: Medicina Moksha, Úplné znění právního předpisu z vyznačením změn
ENTER THE VOID
UN FILM TUTTO IN SOGGETTIVA. MISTICA “O figlio di nobile famiglia, ascolta senza distrarti e con forte attenzione”, recita il Bardo Thodol, ovvero Il libro tibetano dei morti. Che è un manuale per pilotare attraverso le luci dell'aldilà l'anima del morto in modo che riesca o a liberarsi o a reincarnarsi in maniera gradevole. Ovviamente le luci sono segnali in un viaggio che, preso male, può essere da incubo... Nella cultura psichedelica alcuni (come Timothy Leary) hanno letto Il Libro come manuale di viaggio per LSD. Gaspar Noè ci va pesante e usa le luci descritte dal Libro per pilotare il viaggio dell'anima di uno spacciatore ucciso in un cesso di Tokio proprio dopo aver letto il Libro e essersi infilato in un trip terribile: per fortuna si limita a guidarla davvero in volo tra le luci della città e dell'anima fino a un albergo che è la variante, molto concreta, di quell'orgia che nel Libro costituisce il luogo dove l'anima sceglie i genitori copulanti, attraverso i quali rinascere. Allora, leggere la mistica tibetana è un conto, rifarla in un film necropsichedelico è davvero uno sforzo per lo spettatore, a volte anche involontariamente comico. Comunque il vuoto del buddismo è sostituito dal Void, che è il nome del bar dove il nostro muore per reincarnarsi. Dunque, entrate nel vuoto. Pronti a rinascere ENTER THE VOID. Regia Gaspar Noé. Interpreti Nathaniel Brown, Paz de la Huerta, Cyril Roy, Olly Alexander, Masato Tanno.
Ken Russel, Southampton (Hampshire) 03-07-1927 - Londra 27-11-2011
Stati di allucinazione (Altered States), 1980 film diretto da Ken Russel e interpretato da William Hurt.
Il professore di medicina e ricercatore Eddie Jessup conduce su se stesso degli esperimenti restando in sospensione dentro una vasca di deprivazione sensoriale, ossia in un ambiente isolato per ottenere la massima assenza di percezioni esterne. Eliminando ogni elemento di distrazione, egli ritiene di poter condurre un'analisi introspettiva della propria coscienza, un vero viaggio esplorativo nel proprio passato. Il ricercatore viene a sapere che nel Centroamerica gli sciamani utilizzano una droga allucinogena, la quale conferirebbe agli assuntori la capacità di perlustrare una sorta di memoria collettiva ancestrale. Entusiasta delle esperienze drogastiche, Eddie unisce l'uso di tale sostanza stupefacente a quello della vasca d’isolamento per espandere il suo viaggio oltre la propria origine, via via attraverso la filogenesi degliominidi (trovandosi persino trasformato in un australopiteco) fino alle forme di vita elementari, col rischio di vedere il proprio corpo regredire alla materia primordiale dell'epoca della formazione del Big bang.
wikipidia
La neurobiologia delle droghe psichedeliche
by Carmelo Di Mauro
Le droghe psichedeliche hanno sempre posseduto un particolare fascino per gli effetti speciali che esercitano sugli stati di coscienza: le distorsioni percettive, le visioni, l’estasi, l’abbattimento dei confini del sé, l’esperienza di intima unione con il mondo. Pochi sospettano quanta parte abbiano avuto nella ricerca psicofarmacologica del Novecento.
In un articolo di Franz Vollenweider e Michael Kometer c’è una rassegna di tutte le ricerche promettenti portate avanti negli ultimi venti anni per il trattamento dei disordini mentali con i principi attivi psichedelici.
Nell’articolo di Vollenweider vengono citati gli studi sulle principali droghe psichedeliche (mescalina, LSD e psilocibina) e del farmaco anestetico dissociativo della ketamina. C’è da precisare, a scanso di equivoci, che vengono subito evidenziati gli effetti negativi che tali droghe possono causare nell’uso sconsiderato come pratica sociale e culturale:allucinazioni, ansia e perdita di controllo, fenomeni dissociativi, sino a prolungati stati di psicosi.
Invece, le ricerche sperimentali sugli effetti delle droghe psicotrope sono fondamentali per due motivi: ci aiutano a capire di più i meccanismi neuronali sottostanti dei disturbi mentali o della percezione del dolore e dimostrano che possono produrre effetti terapeutici quando somministrate in modo controllato e a basso dosaggio.
I risultati ci dicono che gli allucinogeni sembrano agire sui recettori serotoninergici (5-HT2A) responsabili della produzione dei sintomi positivi della schizofrenia (allucinazioni e disturbi del pensiero), indicando i meccanismi neuronali sottostanti di questa psicosi. D’altra parte, a basso dosaggio terapeutico leniscono i disturbi dell’umore, ad esempio nel trattamento della sindrome ossessiva-compulsiva. Inoltre,
L’LSD incrementa il livello di autocoscienza facilitando la ricostruzione dei ricordi con un’alta connotazione emotiva, processo che favorisce il parallelo percorso psicoterapeutico dei soggetti che hanno partecipato alle ricerche. La somministrazione di psilocibina si è rivelata utile nel trattamento dei sintomi d’ansia e depressivi e possiede proprietà antidolorifiche per pazienti malati di cancro. La ketamina, invece, sembra riprodurre i sintomi positivi e negativi della psicosi (allucinazioni, ritiro sociale e apatia) e, dal punto di vista terapeutico, agisce sui sistemi di trasmissione del glutammato attenuando gli stati depressivi e diminuendo la frequenza dei pensieri suicidari.
prosegue qui it.paperblog.com/la-neurobiologia-delle-droghe-psichedeliche-660706/
Dalle Pantere Nere all'LSD. Al Festival dei popoli di Firenze
Nella settima giornata del Festival altri tre titoli da non perdere su tematiche che spaziano dalla fecondazione assistita in India, alla scoperta dell’LSD fino alla rivoluzione iraniana: “Mother India” di Raffaele Brunetti (Cinema Odeon, 19.30), è un viaggio nelle cliniche indiane specializzate in fecondazione assistita e in ‘uteri in affitto', attraverso le storie di alcune coppie che ricorrono a tali pratiche mediche e del dibattito etico che ne scaturisce. “The substance – Albert Hofmann’s LSD” di Martin Wiltz (Svizzera, 2011), allo Spazio Uno, ore 21.00, racconta la scoperta dell’LSD da parte del chimico Albert Hofmann, nel 1943 a Basilea, e “Fragments d'une Révolution” di un collettivo anonimo (ore 17.00, Spazio Uno), un collage di immagini e video delle proteste a Teheran raccolte da un’esule iraniana a Parigi attraverso internet.
Le proiezioni al cinema Odeon partiranno alle ore 16.00 con quattro cortometraggi: “Epecuén” di Sofía Brockenshire, Verena Kuri, il racconto drammatico di una catastrofe naturale che ha distrutto una località turistica in Argentina; “L'ambassadeur & moi” di Jan Czarlewski, sull’eterno conflitto tra l’uomo con la macchina da presa e il suo soggetto; l'amore tra un padre e un figlio profughi ceceni che hanno trovato rifugio a Varsavia in “Vakha I magomed” di Marta Prus; “White Elephant (Nzoku Ya pembe)” di Kristof Bilsen (Regno Unito, 2011), girato nell’ufficio postale centrale di Kinshasa, in Congo, tra un passato di sottomissione che non accenna a scomparire e un presente che fatica a liberarsi di ingombranti contraddizioni.
Alle 18.00, per il concorso lungometraggi, sarà proiettato “Argentynska Lekcja” di Wojciech Staron, la storia di Janek, che a 8 anni è partito da Varsavia con la sua famiglia per giungere in un piccolo paese nel nord dell’Argentina abitato da discendenti di emigrati polacchi. Alle 21.00 un altro lungometraggio in concorso,“Crulic _ Drumul Spre Dincolo” di Anca Damian: disegni a mano, fotografie, collage, animazioni in stop-motion danno voce a Claudiu Crulic, giovane immigrato rumeno accusato di un piccolo furto e morto nelle prigioni di Cracovia dopo un lungo sciopero della fame. Alle 22.45 “The Black Power Mixtape 1967-1975” di Göran Olsson.
Allo Spazio Uno si parte alle ore 15.00 con la retrospettiva di Isaki Lacuesta e la proiezione di cinque suoi lavori: “Esbozo”, film collettivo ispirato al racconto di Robert Walser da cui un gruppo di studenti di cinema decide di fare un film, senza sapere quale storia raccontare o chi saranno i personaggi.
A seguire “Ressonancies magnetiques”, un viaggio fatto di enigmi e scoperte a partire da alcune immagini di risonanze magnetiche della testa di Isa Campo, la compagna del regista, un film che è anche una dichiarazione d’amore. In “Microscopias” alcuni oggetti molto piccoli (un lembo di tela dipinta, una parte di un biglietto da 1 dollaro, un frammento di pellicola in decomposizione) vengono osservati attraverso un microscopio elettronico ad alta definizione aprendo alla fantasia la possibilità di immaginare altri mondi, invisibili e microscopici all’interno di oggetti minimi e quotidiani. “Rusia (Lugares que no existen. Goggle Earth 1.0)”: uno zoom elettronico di Google Earth inquadra una zona della Russia vicino a San Pietroburgo.
L’immagine non mostra costruzioni o abitazioni ma il verde di una foresta o di una zona boschiva. “Alpha and again (Lugares que no esiste. Goggle Earth 1.0)” di Isaki Lacuesta, Isa Campo (Spagna, 2008) sulla storia di un rifugiato politico del Darfur che vive a Melbourne. Alle 17.00 “Fragments d'une Révolution” di Anonimo (Spagna, 2008) per il focus Declining democracies.
Ore 18.45 “The Life and Times of Rosie the Riveter” di Connie Field, la storia di cinque donne che, come tante, durante la seconda guerra mondiale presero il posto degli uomini nelle fabbriche, contraddicendo le opinioni correnti sulle possibilità e capacità femminili. Rosie divenne il simbolo di queste donne operaie. Nel film testimonianze e racconti sono affiancati da rari materiali di archivio. Alle 21.00 “The substance – Albert Hofmann’s LSD” di Martin Wiltz (Svizzera, 2011).
Alle 12.00 al Caffè letterario delle Murate si terrà come di consueto “Free Speech”, l’incontro con gli autori presenti al Festival. Al Cinema Odeon le repliche dei film: ore 10.00 “Fake it so real” di Robert Greene (USA 2011) (Concorso Lungometraggi), ore 15.00 “People I could have been and maybe I am” di Boris Gerrets (Paesi Bassi, 2010) (Concorso Lungometraggi).
Per informazioni: Cinema Odeon (Piazza Strozzi, 2 – Firenze) 055214068; Spazio Uno (via Del Sole, 10 Firenze) T. 0552718801; www.festivaldeipopoli.org
Steve Jobs, l'LSD e quel carteggio con Hofmann...
“Caro Signor Jobs, ho saputo dai media che lei ritiene che l’LSD l’aiutò creativamente nello sviluppo dei computer Apple e nella sua ricerca spirituale personale. Sarei interessato a capire meglio in che modo l’LSD le fu d’aiuto.”
E’ questo l’incipit della lettera che Albert Hoffman, il chimico che negli anni sessanta mise a punto la formula del dietilamide dell’acido lisergico, meglio noto come LSD, ha inviato nel 2007 a Steve Jobs. L’ha pubblicata l’Huffington Post ieri in anteprima: l’articolo è un estratto del libro di Ryan Grim, This Is Your Country On Drugs: The Secret History of Getting High in America.
Steve Jobs non ha mai nascosto di aver fatto uso in gioventù del potente allucinogeno e con la lettera Hoffman voleva invitare il CEO di Apple a contribuire economicamente alle ricerche sugli effetti terapeutici delle droghe psichedeliche condotte in Svizzera dal dottor Peter Gasser.
Come riportato anche dal giornalista/tecnologo del New York Times John Markoff nel proprio libro “What the Doormouse Said: How the 60′s Counterculture Shaped the Personal Computer“, Steve Jobs ha definito i suoi trip sotto acido come “una delle due o tre cose più importanti che ho mai fatto in vita mia”.
Nel momento in cui ha scritto la lettera, Hoffman aveva già la bellezza di 101 anni. Il dottor LSD si è spento circa un anno dopo, nell’aprile del 2008. Steve Jobs ha parlato della lettera e del suo contenuto in una telefonata con Rick Doblin, grande amico di Hoffmann e fondatore dell’Associazione Multidisciplinare per gli Studi sulla Psichedelia, finendo per non donare nulla alla “causa”.
L’esperienza di Jobs non è una rarità nel mondo dell’informatica, e più in generale, della ricerca scientifica. Moltissimi pionieri della Computer Science hanno ammesso apertamente il contributo enorme fornito alle proprie ricerche dai “viaggi” indotti dall’uso di sostanze come l’LSD o l’MDMA.
Anche Douglas Engelbart, “l’inventore del mouse”, sviluppatore del concetto di ipertesto e interfaccia grafica, è stato uno “psiconauta”, per usare la definizione cara a Grim. Secondo quanto rivelato da Francis Crick ad un reporter, il co-scopritore del DNA vide per la prima volta la doppia elica in uno dei suoi viaggi mentali. Un altro grande chimico, Kary Mullis, non nascose che l’uso dell’LSD lo aiutò nello sviluppo della tecnica nota come reazione a catena della polimerase, la cui ideazione gli valse il premio Nobel nel 1993.
Letteratura e sostanze psicotrope
Sulla rivista letteraria Finzioni, una serie di articoli sul rapporto tra sostanze psicotrope e letteratura.
Droga: uso allucinogeni, anche un sola volta altera personalità
Salute24 - Una sola dose di psilobicina, il principio attivo contenuto nei cosiddetti «funghetti allucinogeni», è in grado di modificare la personalità di chi ne fa uso: è quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Psychopharmacology dai ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora, negli Stati Uniti, guidati da Roland Griffiths.
Lo studio - finanziato in parte dal National Institute on Drug Abuse - ha determinato, in particolare, che un cambiamento della personalità duraturo - ovvero di almeno un anno - è stato riscontrato nel 60% dei 51 partecipanti sottoposti a sessioni controllate - e approvate dal comitato etico dell'università - di somministrazione della sostanza allucinogena. I cambiamenti rilevati nella personalità hanno incluso, spiega Griffiths, modifiche relative all'immaginazione, alla percezione dell'estetica, dei sentimenti, delle idee astratte e, in generale, all'apertura mentale. Cambiamenti che, secondo i ricercatori, sembrerebbero maggiori di quelli osservati in adulti sani in decenni di esperienze di vita.
Secondo Griffiths la psilocibina - su cui dovranno essere condotti ulteriori studi - potrebbe in futuro essere utilizzata per scopi terapeutici: il gruppo di ricerca è infatti attualmente impegnato a studiare se la sostanza possa aiutare i malati di cancro a gestire la depressione o l'ansia che spesso accompagnano una diagnosi, o se possa aiutare i fumatori a superare la dipendenza.


