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L’uso delle droghe che agiscono sulla coscienza è qualcosa che deve essere preso con la massima serietà (Albert Hoffman)

 

Funghi magici (psilocybe, stropharia, panaeolus), mescalina (cactus peyote), DMT (gruppo di alcaloidi presenti in numerose piante e composti o prodotti di sintesi), Salvia Divinorum (particolare qualità di salvia capace di indurre visioni) - questi, insieme all’ormai famoso LSD...

Generalmente gli psichedelici non determinano vere e proprie "allucinazioni" ma piuttosto intensificano e alterano le percezioni sensoriali: i colori appaiono più intensi e si possono scorgere strutture caleidoscopiche (specialmente nella penombra o ad occhi chiusi). Possono verificarsi “illusioni” sonore, le sensazioni olfattive, gustative e tattili sono molto più intense e in parte distorte. La percezione del tempo e dello spazio si modifica ed hanno luogo profonde introspezioni.

Sotto l’effetto di LSD possono essere vissute come vere...

Funghi magici  (Psilocybe e cactus Peyote). I due agenti attivi contenuti nei funghetti, responsabili degli effetti psicoattivi, sono la psilocina e la psilocibina.

Il culto del fungo allucinogeno è antichissimo, così come indicano le testimonianze dei primi conquistatori e viaggiatori in Centro America (soprattutto in Guatemala e Messico) e il ritrovamento di numerosi reperti come le pietre di fungo (mushroom stones) attribuiti...

 Il 3,9% della popolazione dichiara di aver fatto uso, almeno una volta nella vita, di sostanze PSICHEDELICHE. Solo lo 0,5 però li ha assunti nell’ultimo anno al momento dell’indagine condotta dal ministero*. Ciò fa emergeere che, rispetto al numero assolutamente rilevante di persone che sono entrate in  contatto con la sostanza, pochi sono coloro che lo fanno abitualmente, anche perché non danno dipendenza e la forte tolleranza rende impossibile assumerli continuativamente.

Sono in particolare i giovani e i giovanissimi a farne uso, e tra...

Novità psichedelici

“Così posso guarire il cancro”. Gli allucinati dalla pianta sacra

“Così posso guarire il cancro”. Gli allucinati dalla pianta sacraESCLUSIVO. Si chiama Ayahuasca, ed è un decotto usato da secoli nella medicina tradizionale del Centroamerica. Nel tempo si è diffuso in tutto il mondo, soprattutto in America. Da Sting (in foto) a James Cameron, da Darren Aronofsky a Anthony Hopkins molti i vip che usano questa medicina naturale. Affaritaliani.it ha incontrato a Roma Alberto Josè Varela, il guru di questo metodo curativo rivoluzionarioVenerdì, 11 aprile 2014 - 08:03:00 di Alberto Berlini Mancano pochi minuti alle 21 quando la sala comincia a riempirsi di gente. L'incontro è stato organizzato in un circolo culturale del quartiere San Lorenzo e la responsabile racconta di aver conosciuto lo sciamano durante un “seminario” a Torino e di averlo convinto a programmare questa tappa romana. Appuntamenrto in località segreta, "perché è tutto legale ma è meglio un po' di riservatezza".

Ad ascoltare la lezione che Alberto Josè Varela farà di lì a poco una ventina di persone, uscite di corsa dal lavoro, alcuni ancora con le cravatte e la giacca. Il cronista di Affaritaliani.it lo raggiunge poco prima che un pubblico ansioso di risposte lo sommerga di domande per più di un'ora.I capelli bianchi raccolti in una coda, una felpa morbida e l'aria pacata di un santone. Ma lei è uno sciamano?“Io non sono uno sciamano, ma sono stato formato da alcuni sciamani. Negli anni ho fatto più di trenta viaggi nella selva colombiana trascorrendovi mesi interi, ho preso ogni tipo di sostanza che gli sciamani mi davano per aiutarmi a superare il limite rappresentato dalle mie paure. Mi dissero che se volevo dedicarmi a questo tipo di lavoro e portare con me la pianta in Europa, avrei dovuto varcare quel limite. Ed è quello che ho fatto. Ho portato l’ayahuasca con me in Spagna e ho iniziato a organizzare sessioni di gruppo”Ecco parliamo di questa pianta, il cui nome è stato associato all'idea di misticismo, a una medicina ma per molti è solo una droga... lei stesso ha passato in carcere due anni della sua vita proprio a causa dell'uso di questa Ayahusca...“L'Ayahusca non è una droga, non da alcun tipo di dipendenza. Anzi, è una pianta sacra usata nella medicina precolombiana da numerosi popoli del centro america. Sostanzialmente è una liana, che dopo essere stata pigiata e sminuzzata, viene lasciata in acqua per preparare un decotto. Ma non va usata da sola. Io preparo una pozione composta al 70% di Psychotria viridis e per il 30% di “chagropanga” il  Diplopterys cabrerana, una sorta di veicolo perché la pianta entri a contatto con l'anima.”Quindi due sostanze che danno due effetti diversi?“Il primo, è usato per “pulire” lo spirito, il secondo per far sì che possa inziarre il viaggio”.Un effetto psichedelico quindi. Ma, le ripeto, è legale?“Il principio attivo, la Dmt, è stata proibita solo in alcuni paesi del mondo. Ad esempio in Brasile è consentito l'uso per cerimonie religiose. In Italia non è nell'elenco delle sostanze vietate”,Lo dovrebbe essere?“Lo sarà perchè da fastidio a molti. Se il principio attivo può essere usato per ottenere effetti allucinogeni, quello che insegniamo è il rispetto per una pianta che è invece usata dall'alba dei tempi per i riti sciamanici, per entrare in contatto con l'eterno, ottenere risposte ai piccoli e grandi interrogativi che persistono ogni giorno, e anche, sì, guarire dalle malattie”.Mi spieghi meglio...“Quello che succede durante il rito psicosciamanico è una pulizia del corpo. La pianta fa il suo lavoro: consente di entrare in contatto con tutte le nostre paure, i nostri problemi irrisolti, i demoni che ci portiamo dentro ogni giorno. Ci fa aprire gli occhi dandoci le risposte”.Ma davvero può curare le malattie?“Si, certo. Ma non ne vorrei parlare, E' proprio per questo che è tanto ostracizzata. Rivoluzionerebbe la vita di milioni di persone”.Le rifaccio la domanda, davvero può guarire le malattie, anche gravi?“Ho sentito parlare di gente che è guarita dai tumori. Certo, non basta una singola assunzione, ma si trattata di un percorso. Un cammino necessariamente guidato, soprattuto qui in occidente dove siamo pervasi da paure e inquietudini che alla fine ci portano ad ammalarci”.Effetti collaterali?“L'assunzione ha un effetto che dura fino a 8, 12 ore in cui il corpo si purifica. Se escludiamo sudorazione, attacchi di vomito e diarrea che avvengono proprio per effetto del decotto, no, non ci sono effetti indesiderati”.Ma come funziona la seduta sciamanica?“Si assume una tazza di questo preparato, poi si aspetta in meditazione che faccia effetto. Può passare da mezz'ora ad un'ora dall'assunzione poi inizia il “viaggio”. Io consiglio sempre di porsi una domanda prima della seduta. E chiedere alla pianta di dare una risposta”.Poi?“Ogni viaggio è personale, c'è chi avverte un dolore fisico, chi si lascia andare in pianti liberatori, chi è in preda ad un orgasmo”.Parlando con uno dei ragazzi che è qui per ascoltarla, mi ha raccontato della sua esperienza come fosse stata equivalente a 10 anni di terapia da uno psicologo...“Lo è... come dimostrano le tante testimonianze di persone che si sono avvicinate negli anni all'Ayahuasca”Anche persone famose?“Forse il più conosciuto è Sting, ma anche James Cameron prima di girare Avatar, e lo stesso Darren Aronofsky che ha poi messo in scena l'epopea di Noah, adesso al cinema, e un attore... a sì, Anthony Hopkins. Questi i primi che mi vengono in mente. Ma molti altri. Pensi che più di 10mila persone hanno preso parte solo alle mie sedute. E come me ci sono almeno altre 70 persone depositari dei segreti di questa pianta sacra”.Lei è religioso?“Il nostro non è un gruppo religioso, mi sento più un terapeuta, un facilitatore. E nel mondo sempre più persone si stanno avvicinando a questa sostanza. Anche se continueranno a perseguitarci e non la renderanno mai legale, perché non conviene che la gente apra davvero gli occhi”.

Il giorno di questo incontro tutti i partecipanti a questo incontro hanno ricevuto sul proprio indirizzo email le istruzioni per partecipare alla seduta sciamanica: l'appuntamento è in un'associazione per poi muoversi verso una destinazione rimasta segreta. Gli organizzatori non vogliono farsi troppa pubblicità. Il costo? 120 euro. Post scriptum. Per i non romani l'appuntamento è a Milano in occasione della settimana santa. Altrimenti potete raggiungere Alberto Varela nella sua casa ad Ibizia.

 

http://www.affaritaliani.it/roma/cos-posso-gaurire-il-cancro-gli-allucinati-dalla-pianta-sacra-11042014.html

Times (international businness): LSD, MDMA e Ketamina promettenti in medicina

Nuovi studi dell'Università di Oxford mostrano notevoli potenziali terapeutici per le più tipiche "party drugs" e anche una generale sopravvalutazione dei loro presunti effetti negativi: http://www.ibtimes.co.uk/ketamine-lsd-magic-mushrooms-ecstasy-illegal-dr...

LSD, la droga che aiuta i malati terminali


Lo raccconta uno studio pubblicato sul Journal of Nervous and Mental Disease

  

 
Giornalettismo.com - Il 1973 fu l’ultimo anno in cui fu permesso ad uno psicoterapeuta di trattare i propri pazienti con l’LSD. Già nel 1966 il governo americano aveva bandito la sostanza, che venne poi resa illegale anche negli altri paesi. In Germania ciò accadde nel 1971. L’LSD in seguito è diventata è stata utilizzata pochissimo anche per la sperimentazione scientifica, ma lo psicoterapeuta svizzero Peter Gasser ha ricominciato a lavorare con la sostanza che ha somministrato a 12 pazienti malati terminali di cancro, cinque dei quali nel frattempo sono morti. L’LSD dovrebbe aiutarli a confrontarsi con le loro paure e ad affrontare con maggiore serenità la morte che si avvicina, riporta Zeit Online.
 

 

Lsd per vincere la Guerra fredda

Maurizio Molinari, La Stampa.

Oltre 1600 scienziati nazisti lavorarono per il governo degli Stati Uniti preparandosi a combattere la «guerra totale» con l’Urss, e fra le armi che realizzarono ve ne era una a base di Lsd, per «portare scompiglio nell’Armata Rossa sul campo di battaglia» e «piegare le menti dei sovietici».  

A rivelare l’episodio inedito della Guerra fredda è la giornalista americana Annie Jacobsen con il libro Operation Paperclip, nel quale descrive il programma segreto dell’intelligente Usa con cui vennero reclutati gli ex scienziati di Adolf Hitler. Il primo passo, nei giorni immediatamente successivi alla resa della Germania, fu la creazione da parte dell’Us Army di Camp King, un centro di detenzione nei pressi di Francoforte dove gli scienziati furono raccolti assieme alle famiglie. 

Nell’arco di tre mesi vennero trasferiti negli Stati Uniti, evitando accuse e processi per la collaborazione con Hitler, in cambio dell’impegno a lavorare, nei laboratori militari e di intelligence, alla realizzazione di un nuovo tipo di armi. Washington era convinta che entro il 1952 vi sarebbe stata una «guerra totale» contro Mosca, con l’impiego di ogni tipo di armamenti - nucleare, chimico e batteriologico - e dunque aveva bisogno degli scienziati a cui Hitler aveva affidato lo sviluppo dei gas più aggressivi, come il sarin. Fra loro c’erano Walter Schreiber, ex ministro della Sanità del Terzo Reich, e il suo ex vice Kurt Blome che aveva partecipato alla ricerca sulle armi batteriologiche. Dai laboratori militari nacquero così sostanze per la «guerra totale», incluso un allucinogeno basato sull’Lsd, considerato una «potenziale arma» perché prometteva di «far perdere il controllo ai soldati sovietici senza essere costretti a ucciderli». La Cia, formatasi dopo la fine del conflitto, mostrò un forte interesse per l’Lsd «militarizzato» immaginandone più usi, compreso quello di adoperarlo negli interrogatori dei sovietici detenuti per «fargli perdere il controllo» e «manipolarne le menti».  

Nacque così un’altra operazione top secret, «Bluebird», che ipotizzava il ricorso all’Lsd «militare» a fini di controspionaggio ovvero per «fare il lavaggio del cervello alle spie sovietiche in maniera da cancellare ogni ricordo di conversazioni con agenti americani».  

www.lastampa.it/2014/02/13/cultura/lsd-per-vincere-la-guerra-fredda-DNYD1eGFoKC8IpiEQmlt9M/pagina.html;jsessionid=A895F725B7211D600C5241A458915DE7

Slatentizzazione

Slatentizzazione: ho trovato un post in cui se parla,
ma l'argomento e' solo accennato.
Invece mi sembra un tema di grande interesse, che merita un approfondimento.
Il problema riguarda principalmente gli psichedelici puri, cioe' cannabis, LSD, psilocibina e DMT.
Anche la mescalina e' molto psichedelica, ma chimicamente e' simile ai derivati dell'anfetamina. Forse qualche RC - research chemical - anche questi derivati dall'anfetamina (ma non li ho studiati molto).
Non includerei l'extasy (MDMA).

Il problema comune a:

1) Psicoterapie (sopratutto nel campo umanistico e transpersonale, che sono piu' efficaci)

2) Molte forme di meditazione (comprese le nuove forme di meditazione elettroniche, es. frequenze binaurali)

3) Assunzione di psichedelici

e' che si cambia, e non si torna indietro. Nel 99% dei casi il cambiamento e' positivo, maturazione psicologica, miglioramento nelle relazioni, perfino elevazione spirituale.

Ma mentre una persona che si sottopone a psicoterapia sa benissimo cosa sta facendo, ed e' anche supportata dal terapeuta, un giovanotto che assume psichedelici non sempre ha la cultura e la preparazione adatta ad affrontare l'esperienza.
GLI PSICHEDELICI NON SONO GOCATTOLI!

Il vero rischio nell'uso di queste sostanze e' nel fare scelte sbagliate dopo un'esperienza psicologicamente difficile (bad trip).

Torniamo un attimo alla psicoterapia:
provate a immaginare una persona che la inizia, ma al primo affiorare di materale inconscio, conflittuale, magari con qualche abreazione, decide di lasciar perdere.
Di certo non si fa' del bene, e probabilmente continuera' o iniziera' ad usare psicofarmaci (che alla lunga fanno malissimo).

Lo stesso vale per gli psichedelici.
Il vero pericolo e' di spaventarsi al primo "bad trip", decidere di non usarli piu' e ritrovarsi sotto psicofarmaci.

Consideriamo quanto detto finora, e pensiamo alla slatentizzazione di disturbi mentali.
La slatentizzazione in se' e' un fattore che dovrebbe essere sempre considerato positivo, perche' e' un passaggio obbligato verso la soluzione dei problemi.
Questo e' ovvio in una psicoterapia,
ma non nell'assunzione di psichedelici. Grazie al proibizionismo, c'e' molta poca cultura in merito, sia da parte di chi fa uso di sostanze, sia da parte di chi dovrebbe aiutare le persone che si ritrovano con un disturbo slatentizzato.
Il miglior approccio, in questi casi
e' trovare un bravo psicologo, esperto nella materia (non e' facile),
e, paradossalmente, continuare ad assumere lo psichedelico, magari ripartendo da dosi piu' basse, ma assolutamente con l'assistenza di una persona esperta e di cui ci si fida (un bravo trip sitter, anche questo non e' facile trovarlo).
E' triste, ma pochi fortunati troveranno queste condizioni, la maggior parte si vedra' solo prescrivere forti psicofamaci da uno psichiatra, entrando cosi' in una prigione chimica da cui sara' sempre piu' difficile uscire.

Non tutti i tipi psicologici sono esposti allo stesso rischio.
Sembra che tutti quelli che rientrano nello spettro autistico abbiano solo benefici, a breve ed a lungo termine, dalle esperienze psichedeliche.
All' estremo opposto troviamo tutto quello che rientra nel grande contenitore "schizofrenia", cioe' borderline, disturbo bipolare, depressione monopolare, etc.
Per chi soffre di questa famiglia di disturbi le esperienze psichedeliche (soprattutto le prime) sono sempre molto difficili, molto dure, piene di paranoie. Normalmente si pensa alla fase di picco, ma gli schizofrenici sono gli unici esposti anche a paranoie nella fase di rientro (ritorno alla "baseline").
Questo perche' la fase di picco, comunque sia andata, beatitudine o paranoia, li ha messi in contatto con la parte emozionale di se stessi, e questo, consciamente o inconsciamente, e' comunque considerato un bene, e percepiscono il rientro come una perdita, un rientro ad una vita da "robot", o da "zombi". Tentano di resistere al rientro con tutte le forze, c' e' una specie di rimozione della baseline.
Il risultato e' che rimangono in una sorta di "terra di mezzo" tra la fase di picco e la baseline.
Questa "terra di mezzo" e' la slatentizzazione del distubo.

Ciao!

Sondaggio della John Hopkins University

 

I ricercatori della John Hopkins University di Baltimora hanno riscontrato l'esistenza di un cospicuo numero di persone che sono riuscite a smettere di fumare tabacco dopo una singola esperienza con sostanze psichedeliche, come LSD, funghi psilocibinici o mescalina.

Onde studiare il potenziale degli psichedelici nella lotta alle dipendenze, hanno indetto un sondaggio tra coloro a cui è capitato di smettere di fumare a causa di un'esperienza psichedelica. Il sondaggio può essere compilato qui: http://t.co/AgJahZjR08

Dichiarazione dell'Ayahuasca come Patrimonio Culturale del Perù

DESIGNAZIONE UFFICIALE DELLA CONOSCENZA E DEGLI USI TRADIZIONALI DELL'AYAHUASCA PRATICATI DALLE COMUNITA' NATIVE AMAZZONICHE COME PATRIMONIO CULTURALE DEL PERÙRisoluzione nazionale direttivaNumero 836/INCLima, 24 giugno 2008-07-14Dopo aver letto il rapporto n° 056-2008-DRECP/INC datato 29 maggio 2008, redatto dalla Direzione di Registrazione e Studio della Cultura Contemporanea in Perù:CONSIDERANDO:Che l'articolo 21 della Costituzione Politica del Perù indica che è funzione dello Stato proteggere il patrimonio culturale della Nazione.La parte 1, articolo 2, della Convenzione per la tutela del Patrimonio Culturale non-materiale dell'UNESCO, stabilisce che "si è compreso che il 'Patrimonio Culturale è definito come usi, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e tecniche, - insieme a strumenti, oggetti, manufatti e spazi culturali che sono loro inerenti - che le comunità, i gruppi, e in alcuni casi gli individui, riconoscono come parte integrante del loro patrimonio culturale'. Questo patrimonio culturale non-materiale, che viene trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato da comunità e gruppi, mediante la loro ubicazione, la loro interazione con la natura e la loro storia, inducendo un senso di identità e di continuità, e quindi contribuisce a promuovere il rispetto verso la diversità culturale e la creatività umana".Tale articolo VII del Titolo Preliminare alla Legge n. 28296- La Legge generale sul Patrimonio Culturale della Nazione dispone che l'Istituto Nazionale di Cultura debba registrare, dichiarare e proteggere il patrimonio culturale della nazione entro i confini della sua responsabilità;- La parte 2) dell'articolo 1 del titolo 1 della suddetta Legge stabilisce che una parte del patrimonio culturale della Nazione è costituito dalle creazioni di una comunità culturale, basate su tradizioni, per essere espresse dai singoli unilateralmente o in gruppo, e che consensualmente risponde alle aspettative della comunità, come espressione di identità culturale e sociale, oltre ai valori trasmessi oralmente, come lingue autoctone, lingue e dialetti, conoscenza e saggezza tradizionale, sia essa artistica, gastronomica, medicinale, tecnologica, folcloristica o religiosa, la conoscenza collettiva dei popoli, e altre espressioni o manifestazioni culturali, che costituiscono insieme la nostra diversità culturale;- Che la Risoluzione Nazionale Direttiva n 1207/INC datata 10 novembre 2004, ha approvato la direttiva n° 002-2004-INC "Riconoscimento e dichiarazioni di manifestazioni culturali attive come Patrimonio Culturale della Nazione";- Che è dovere dell'Istituto Nazionale di Cultura, al fine di svolgere la sua funzione assegnata dalla legge, con la partecipazione attiva della comunità, di condurre una identificazione permanente di tali manifestazioni tradizionali del paese che dovrebbero essere dichiarate Patrimonio Culturale Nazionale;- Che mediante il documento corretto, la Direzione di Studio e Registrazione della Cultura Contemporanea in Perù chiede una dichiarazione come Patrimonio Culturale della Nazione della conoscenza e degli usi tradizionali connessi con l'Ayahuasca, così come praticata dalle comunità indigene Amazzoniche, secondo il Rapporto preparato da Dona Rosa A. Giove Nakazawa, del Takiwasi Center-Tarapoto e presentato dall'Ufficio Regionale dello Sviluppo Economico del Governo Regionale di San Martin alla Direzione Regionale della Cultura di San Martin;- Che la pianta dell'Ayahuasca - Banisteriopsis caapi - è una specie di pianta con una storia culturale straordinaria, in virtù delle sue proprietà psicotrope, utilizzate in una bevanda associata ad una pianta conosciuta come Chacruna-Psychotria viridis;- Che tale pianta è conosciuta dal mondo indigeno Amazzonico come una pianta della saggezza o pianta maestro, che mostra agli iniziati i veri fondamenti del mondo e i suoi componenti. Il consumo di essa costituisce la porta d'ingresso al mondo spirituale e dei suoi segreti, motivo per cui la medicina tradizionale Amazzonica è stata strutturata attorno al rituale dell'Ayahuasca ad un certo punto della loro storia, indispensabile per coloro che assumono la funzione di vettori privilegiati di queste culture, siano essi coloro che sono capaci di comunicare con il mondo spirituale, o coloro che si esprimono artisticamente.- Che gli effetti prodotti dall'Ayahuasca, ampiamente studiati a causa della loro complessità, sono diversi da quelli prodotti dagli allucinogeni. Una parte di questa differenza consiste nel rituale che accompagna il suo consumo, causando effetti diversi, ma sempre entro confini culturalmente determinati, con positivi scopi religiosi, terapeutici e culturali.- Che le informazioni disponibili sostengono il fatto che la pratica di sessioni rituali di Ayahuasca costituiscano uno dei  pilastri fondamentali dell'identità dei popoli Amazzonici, e che l'uso ancestrale nei rituali tradizionali, garantendo continuità culturale, è strettamente connesso con gli attributi terapeutici della pianta;- Quello che si chiede è la tutela dell'uso tradizionale e il carattere sacro del rituale dell'Ayahuasca, differenziandolo dal consumistico uso occidentale fuori dal suo contesto, e con obiettivi commerciali;- Che il Responsabile, il Direttore di Registrazione e Studio della Cultura Contemporanea in Perù, e il Direttore dell'Ufficio Affari Legali, essendo consapevoli delle informazioni di cui sopra;- In conformità alle disposizioni della legge n° 28296, "Legge Generale del Patrimonio Culturale della Nazione" e il Decreto Supremo n° 017-2003-ED, approva lo Statuto dell'organizzazione e funzionamento dell'Istituto Nazionale di Cultura.Questi risolve:Articolo unico.Si dichiarano come PATRIMONIO CULTURALE DELLA NAZIONE, la conoscenza e gli usi tradizionali dell'Ayahuasca praticati dalle comunità indigene Amazzoniche, come garanzia di continuità culturale. Esso è registrato, comunicata e pubblicato.JAVIER Ugaz VILLACORTA Responsabile della Direzione Nazionale dell'Istituto Nazionale della Cultura http://medicinamoksha.blogspot.it/2014/02/dichiarazione-dellayahuasca-come.html

Intervista a Martin Witz, regista di “The Substance – Albert Hofmann’s LSD”

 

di Roberto Rippa

Roberto Rippa: Cosa l’ha portata a interessarsi alla vita di Albert Hofmann e alla scoperta da parte sua dell’LSD?

Martin Witz: L’LSD è un articolo da esportazione svizzero, un articolo bizzarro. È una sostanza famosa ma quasi nessuno sa che in origine si tratta di un prodotto svizzero, scoperto un po’ per caso nel pieno della guerra, a Basilea. C’è un chimico che fa una scoperta che inizialmente non capisce. Poi questa sostanza segue un percorso che la porta in tutto il pianeta scatenando seria confusione. Poi ci sono altri aspetti scientifici. Il suo impatto è stato talmente forte nel corso dei decenni, dagli anni ’50 e ’60, da farmi pensare, in quanto cineasta svizzero, che avrei dovuto raccontarne la storia. Si tratta di un fenomeno internazionale che noi Svizzeri possiamo e forse dobbiamo raccontare.

RR: C’è un altro aspetto che ho notato guardando il film: si tratta di una storia molto vecchia e nel contempo molto attuale. Come ha iniziato a documentarsi su Hofmann? Nel film c’è una lunga intervista, l’ha realizzata lei?

MW: È una storia triste questa perché quando ho contattato Hofmann per la prima volta mi ha risposto: “Senta, sono vecchio” – aveva 102 anni – “non mi sento bene, sono stanco. Dov’era 10 anni fa?” Mi sono risposto che aveva ragione. Mi sono pentito di non averlo incontrato prima. Poi ha aggiunto: “Sono spiacente ma mi lasci tranquillo”. Ho rispettato la sua richiesta ma poi, qualche settimana dopo, mi sono detto che avrei insistito. L’ho fatto, l’ho chiamato al telefono, è stato molto cortese. Ho iniziato a spiegargli cosa intendevo fare e quando ha capito che non si sarebbe trattato di giornalismo classico, quello a cui era abituato, bensì di 90 minuti di cinema con tutti i crismi, un’opera sulla sua vita con fondamenti di base come la materia e la coscienza – frontiere bizzarre, con una molecola che cambia la nostra personalità, una questione enigmatica ancora oggi – allora ha capito che avremmo potuto fare un’intervista su questioni di base come la morte, la vita, la creazione, e mi ha risposto: “Va bene, venga”.Abbiamo fissato un appuntamento per il venerdì successivo. Mi ha chiesto di andare da lui direttamente con la mia troupe perché non avrebbe avuto tempo di intrattenere conversazioni prima, come avrei voluto io per prepararmi un po’. Ero felice perché finalmente, dopo mesi di rifiuti da parte sua e tentennamenti da parte mia, avevo ottenuto il mio appuntamento. Ho preparato tutto e riservato la troupe, ma il lunedì precedente vengo a sapere che Hofmann è morto. Quel venerdì è diventato il giorno del suo funerale.Quindi sono stato alla chiesa di Bottingen, a Basilea, anziché a casa sua per il nostro appuntamento.A quel punto non sapevamo bene cosa fare ma dopo qualche settimana io e il produttore abbiamo riflettuto e deciso di andare avanti. Ho iniziato a cercare interviste vecchie con lui e ne ho trovate alcune.Soprattutto quella che ho usato nel film, che è di un cineasta tedesco che aveva incontrato per interesse profondo Hofmann una volta all’anno circa. Fortunatamente ci ha ceduto il materiale. Abbiamo potuto acquistare l’intervista, che rappresenta un filo conduttore lungo il film e che include anche aspetti critici, dubbi, eccetera. Quella di avere avuto questa intervista è una stata una fortuna per noi, altrimenti ci avrebbe spezzato le gambe a livello cinematografico.

RR: Documentandosi su Hofmann, si può trovare di tutto…

MW: Si, un’immensità di materiale.

RR: …ma credo che questa sia la prima opera in cui si trova Hofmann che parla di sé mescolato con immagini d’archivio e film d’epoca. Un’opera monografica che non esalta il mito – molto diffuso – ma tratta della persona.

MW: Ecco, è importante, grazie!Intorno ad Albert Hofmann c’è molta gente che lo ama, è un mito, un padre per molti, soprattutto nella comunità allucinogena, di cui non faccio parte pur avendo grande interesse per questa sostanza e conoscendola comunque – ho fatto i miei trip meravigliosi. Però non mi sento un membro di questa comunità, diciamo così, esoterica. La rispetto, ma non fa per me. Io sono una persona che opera nella tradizione classica della ricognizione, sono un cineasta piuttosto narrativo che esplora le contraddizioni, non ho la tendenza alla mistificazione. Quindi ho molta simpatia per queste persone ma io mi sento diverso, un po’ distante.

RR: L’aspetto legato al mito è comunque presente attraverso le immagini d’archivio, dove si vedono gli effetti di questa scoperta a livello mistico e mitico.

MW: Per me Albert Hofmann è uno scienziato con un’attitudine enormemente aperta nei confronti della spiritualità e dell’ignoto. Per me non è per nulla un guru o un santone. E lui aveva questa stessa opinione di sé. Lo ha dichiarato pubblicamente descrivendosi come uno scienziato svizzero corretto ma, e qui trovo che stia la classe di Hofmann, era uno scienziato alle prese con cifre e molecole ma, dopo questa esperienza curiosa, era aperto verso questo altro mondo che gli era sconosciuto e che anche oggi rimane un enigma. Forse questa è la ragione principale per cui ho realizzato questo film.

RR: È un punto di partenza interessante.

MW: Si, è necessario avere grande rispetto per Albert Hofmann da questo punto di vista. Uno scienziato che scopre qualcosa che sfugge alle sue categorie senza però rifiutarla, bensì osservandola. Aprirsi, porsi delle domande e accettare il mistero. Per me è stato un grande uomo.

RR: È uno degli aspetti che ho molto apprezzato del film. Molte persone scopriranno Albert Hofmann sotto un’altra luce.Nel film ci sono molte testimonianze, come le ha cercate?

MW: La scelta delle persone che portano la loro testimonianza nel film viene da un processo lungo perché avevo un elenco che comprendeva 40-45 nomi, che ho incontrato in gran parte, quelli che ho pensato che avrebbero potuto apparire perché tutte avevano qualcosa da dire sul tema. Quindi ho iniziatoa viaggiare e incontrare le persone. Alla fine ho deciso di scegliere le nove persone che appaiono nel film, con Albert Hofmann sempre al centro. Questo perché ho avuto l’impressione che si trattasse di gente che aveva davvero qualcosa da dire sui temi che avevo posto al centro del film: la psichiatria, il complesso militare, i servizi segreti, la controcultura californiana, gli eccessi e la catastrofe. Poi mi sono detto che a livello drammaturgico sarebbe stato interessante riprendere la sostanza dopo la demonizzazione, con la sua rinascita nel campo della psichiatria o della cura dei malati di cancro. Questo perché avrebbe creato un effetto catartico verso una riflessione finale di Hofmann che ci dice di pensare che non bisognerebbe attraversare questo paradiso ad occhi chiusi.

RR: Che opinione ha sull’aspetto psichiatrico, che ha grande spazio nel film ed è uno tra i molti punti di vista sull’argomento?

MW: Quello tra medicina e LSD è un rapporto complesso. Gli esperimenti effettuati negli anni ’50 erano vittime delle stigmatizzazioni che avevano avuto luogo a metà degli anni ’60. Sono stati completamente rimosse per ricominciare oggi. Io penso che nella medicina, nella psichiatria, gli specialisti dovrebbero avere la possibilità di lavorare con questa sostanza, ovviamente in modo controllato e certificato, esattamente come lavorano con altre sostanze pericolose e radioattive. Non sono uno specialista, ma molti medicinali sono complessi e possono essere utilizzati unicamente da mani di specialisti. In un contesto così potrei immaginarmi – da profano – una liberalizzazione nel campo della ricerca. È quello che mi dicono alcuni esperti. Non dico che vada legalizzata semplicemente, ma nel campo della ricerca,con regole e attenzione, perché no?

RR: Pensa che questa impossibilità di utilizzare l’LSD nel campo della medicina sia una conseguenza diretta delle demonizzazioni del passato? Pensa che il mito sulla sostanza possa avere interferito con il suo potenziale di utilizzo?

MW: Si, soprattutto negli Stati Uniti l’LSD scatena accora isterismo. Si può capire come all’epoca lo Stato avesse iniziato a reagire, visto che era diventato un problema serio, ma ciò che mi ha davvero colpito attraversando gli Stati Uniti e incontrando le persone, è che ancora oggi l’argomento LSD provoca reazioni forti. In Europa va meglio, soprattutto in Svizzera, dove abbiamo delle leggi sulle sostanze stupefacenti che sono piuttosto liberali. Per queste ragioni non può essere un caso che il primo dottore ad avere ottenuto il diritto di utilizzare nuovamente l’LSD nelle sue terapie con pazienti malati di cancro sia uno Svizzero. È grazie alle nostre leggi. Abbiamo leggi idiote, come quelle sull’immigrazione, ma quelle sulle droghe sono a mio parere molto interessanti.

RR: Per quanto tempo ha lavorato al progetto del film? Immagino molto.

MW: Ho lavorato per quattro anni. Ma non posso davvero dire che siano stati quattro. Io lavoro da trent’anni come sceneggiatore e montatore, e per questo progetto ho iniziato nel 2007. Ho letto e studiato molto, ho fatto molte ricerche, ho trovato un produttore che mi ha pagato perché potessi portare avantiil lavoro di ricerca, viaggiare, scrivere una sceneggiatura e cercare il denaro necessario per girare il film.Questa fase è durata complessivamente un anno e mezzo o due ma è difficile dirlo con precisione. È stato necessario comprendere questo paesaggio piuttosto complesso e operare delle scelte.

RR: Immagino che si sia trattata di una fase difficile quella della selezione del materiale. Il risultato delle scelte autorizza a pensare che si tratti di un film personale?

MW: Non lo trovo particolarmente personale. Per me è piuttosto una storia dell’LSD vista attraverso i miei occhi ma non si tratta di una mia versione personale. Trovo che si tratti di una tra le maniere possibili per mostrare ciò che è accaduto con questa sostanza attraverso le sette decadi che sono seguite alla sua scoperta. La mia ambizione era quella di raccontare tutti i cambiamenti nella società occidentale in cuiquesta sostanza ha circolato e mostrare quale strano fiore ha fatto crescere. Immaginiamo: la psichiatria, i militari, e poi la ribellione…tutte queste strane anime differenti tra loro hanno fatto riferimento alla stessa sostanza. Hanno legato delle speranze, talvolta folli, su questa sostanza. È stato questo a colpirmi.

RR: Nel corso della preparazione del film, c’è stato qualcosa che l’ha colta di sorpresa, qualcosa che non si sarebbe aspettato sull’argomento?

MW: Ciò che più mi ha sorpreso è stato il fatto che l’LSD negli Stati Uniti, dove si svolge la gran parte del film, è percepito ancora come una sostanza molto pericolosa per la società. Una reazione anche infantile.

RR: C’è una frase di Hofmann che mi colpito. Recita più o meno così: “Un uomo di scienza deve essere anche un po’ mistico, altrimenti non può essere un vero scienziato”. Una posizione illuminata per uno scienziato che ci si aspetta sia piuttosto attento ala concretezza delle dimostrazioni materiali.

MW: La classe di Hofmann consisteva proprio nell’esistenza di questi due lati e nella capacità di farli convivere. È proprio l’essenza della sua personalità.

RR: Quali sono state le reazioni al film qui al Festival di Locarno?

MW: Le sale sono state piene per le proiezioni del film. Anche oggi hanno dovuto lasciare fuori parte del pubblico perché la sala era piena. Questo mi rende molto felice. È già un onore per me essere qui.Il fatto che così tanta gente abbia voglia di vederlo mi conferma che l’argomento che ho scelto di trattare è di grande interesse. Non per merito mio, per via dell’argomento. Non voglio essere troppo modesto ma film come questo funzionano grazie al loro soggetto forte. Se poi se ne fa una buona costruzione a livello cinematografico, allora tanto meglio. E io spero di esserci riuscito. La reazione di alcuni giornalisti mi ha lasciato stupefatto: mi è stato chiesto se non sono stato troppo positivo nei riguardi dell’LSD. Mi è stato chiesto se sono un militante pro LSD. Ho risposto di no, io volevo solo raccontare una storia rimettendo in prospettiva le polemiche che ci sono state qualche decennio fa.

RR: Personalmente non ho avuto affatto l’impressione di un’opera militante. Al contrario, ho notato che è riuscito a mantenere una distanza tra le varie parti. Anche attraverso la scelta delle differenti testimonianze.

MW: È una questione di equilibrio. Poi c’è una sottotraccia che può essere letta da chi lo desidera. È complessa come l’ho voluta io.

RR: È vero ciò che diceva prima, ossia che l’argomento del film è forte e gli permetterà di trovare un pubblico, ma è anche vero che lei è reduce dal grande successo di pubblico di “Dutti der Riese”, il suo documentario biografico del 2007, e questo sicuramente avrà un peso nel suo successo, non pensa?

MW: Si, è possibile che io abbia approfittato un po’ del mio ultimo film, forse anche un poco di più di quanto avessi pensato.

RR: Cosa accadrà ora del film? C’è già una distribuzione svizzera?

MW: Si, in Svizzera uscirà nelle sale a metà novembre. Prima nella Svizzera tedesca e più tardi nel resto del Paese. Poi ci sono le vendite internazionali. Non so cosa succederà, il distributore attendeva il Festival.

RR: Immagino che sia molto il materiale che non ha potuto entrare a fare parte del montaggio finale del film. Pensa che ce ne sia di interessante da utilizzare nella pubblicazione in DVD?

MW: Certo, è molto il materiale che non è stato montato nel film. Penso proprio che occorrerà organizzarlo per inserirlo nella versione in DVD come bonus. Da una parte il materiale d’archivio, per il quale ci sono problemi di diritti ancora da regolare; dall’altra, senza problemi di diritti, il materialerelativo agli intervistati, che hanno parlato molto. Ho fatto interviste di un’ora, un’ora e mezza, e queste persone mi hanno offerto molti spunti di riflessione, molte memorie. Penso di dover tornare in sala di montaggio e dare una struttura a tutto questo. Ne varrebbe la pena perché queste persone sono state testimoni di spicco.Soprattutto Stanislav Grof è stato un protagonista importante, forse il più importante con Hofmann. Lui ha parlato per due ore, abbiamo fatto tutto il giro dell’orizzonte partendo dalla Praga degli anni ‘50. La sua forza è consistita nell’insistere sul tema della ricerca sull’alterazione della coscienza, un tema su cui ha scritto libri. È un grande conoscitore dell’argomento.

RR: Curiosità personale: ha visto nella sua ricerca film sulla cultura dell’LSD? Come quelli di Roger Corman, “The Trip” per esempio?

MW: Avrei voluto integrare proprio “The Trip”, all’inizio anche “Easy Rider” per quella bella scena nel cimitero di New Orleans, che mi sarebbe piaciuta nel contesto. Ho anche parlato con Peter Fonda che inizialmente era d’accordo ma poi ha cambiato idea. Alla fine però ho preferito usare i film di propagandache avevano realizzato nello stesso periodo negli Stati Uniti. Integrare scene di finzione mi sarebbe costato troppo tempo perché ci vogliono sequenze di almeno due o tre minuti perché si capiscano e questo avrebbe spezzato il ritmo del film. Questo per non parlare dei diritti. Ho telefonato all’ufficio di Corman per iniziare a farmi un’idea ma alla fine sono stato contento di avere scelto diversamente.

Locarno, 8 agosto 2011

Gli psichedelici potrebbero impedire ai criminali la reiterazione del reato

Secondo alcuni ricercatori della University of Alabama di Birmingham, e della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora, le droghe psichedeliche potrebbero impedire ai criminali la reiterazione del reato.Gli scienziati hanno raccolto i dati di 25.622 persone sotto la supervisione della comunità tra il 2002 e il 2007.Tutti i partecipanti allo studio erano sotto il programma Treatment Accountability for Safer Communities (TASC), per individui con una storia di abuso di droghe legali o illegali.I ricercatori hanno scoperto che i criminali che utilizzavano allucinogeni avevano meno probabilità di fallire il programma TASC, comparire in tribunale ed essere arrestati e imprigionati, rispetto a coloro che non utilizzavano queste sostanze."I nostri risultati forniscono una notevole eccezione al legame tra uso di sostanze e comportamento criminale", hanno scritto i ricercatori nel loro studio, che è stato pubblicato sul Journal of Psychopharmacology.Gli scienziati ritengono che i trasgressori della legge potrebbero beneficiare di un trattamento con LSD, e che questa ricerca dovrebbe rappresentare l'avvio di una indagine sull'uso di droghe psichedeliche per curare i criminali.fonte : Could LSD cut crime? Psychedelic drugs prevent criminals from re-offending, claims study

psichedelia e salute mentale: leggende vs scienza

Albert Hofmann (1906-2008). Unbeknownst to him at the time, Hofmann synthesized one of the most potent hallucinogens known to man at his Swiss laboratory in 1938. LSD became the forefront of clinical research in the 1950′s and opened new doors in the world of psychotherapy.

segue qua http://www.collective-evolution.com/2013/11/08/the-truth-about-lsd-research-reveals-many-therapeutic-and-medicinal-benefits/

Oliver Sacks, Allucinazioni, Adelphi

Charles Bonnet, naturalista ginevrino del Settecento, si era occupato di tutto: dall’entomologia alla riproduzione dei polpi, dalla botanica alla filosofia. Quando seppe che suo nonno, ormai semicieco, iniziava ad a­vere «visioni» di strani oggetti flottanti e di ospiti immaginari, volle stenderne un minuzioso resoconto, che passò inosservato per oltre un secolo e mezzo. Oggi la sindrome descritta da Charles Bonnet, che collegava l’insorgere di stati allucinatori con la regressione della vista – come se il cervello intervenisse, a modo suo, per compensare il senso perduto –, è ormai riconosciuta dalla letteratura medica, anche se viene raramente diagnosticata perché le allucinazioni sono associate alla demenza, alla psicosi, e chi ne soffre tende spesso a tacerne. Ma non è sempre stato così: in altri tempi e in altre culture, gli stati alterati di coscienza venivano percepiti come condizione privilegiata – da ricercare e indurre con la meditazione, l’ascesi, le droghe – e hanno influenzato l’arte, il folclore, il senso del divino. Con questa «storia naturale delle allucinazioni» Sacks aggiunge un ulteriore tassello alla sua «scienza romantica», capace di tramutare la casistica medica in una forma d’arte empatica. E prosegue il racconto au­tobiografico avviato con Zio Tungsteno: dopo l’infanzia, scopriamo così la giovinezza del neurologo più famoso del mondo, trascorsa sulle spiagge della California e costellata di azzardate sperimentazioni psicotrope. Allucinazioni olfattive, uditive, tattili, spaziali, arti fantasma, Doppelgänger, e­pifanie mistiche, squilibri chimici: ogni argomento viene affrontato con la consueta capacità di immedesimazione, con curiosità ed eleganza innate, e analizzato sotto le lenti della ricerca specialistica, della letteratura e dell’esperienza – clinica e personale – di Sacks. Il risultato è una conferma di quanto scriveva Goethe: «La scienza è nata dalla poesia». 

www.adelphi.it/libro/9788845928093

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