Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.
Domande agli Operatori
L’uso delle droghe che agiscono sulla coscienza è qualcosa che deve essere preso con la massima serietà (Albert Hoffman)
Funghi magici (psilocybe, stropharia, panaeolus), mescalina (cactus peyote), DMT (gruppo di alcaloidi presenti in numerose piante e composti o prodotti di sintesi), Salvia Divinorum (particolare qualità di salvia capace di indurre visioni) - questi, insieme all’ormai famoso LSD...
Generalmente gli psichedelici non determinano vere e proprie "allucinazioni" ma piuttosto intensificano e alterano le percezioni sensoriali: i colori appaiono più intensi e si possono scorgere strutture caleidoscopiche (specialmente nella penombra o ad occhi chiusi). Possono verificarsi “illusioni” sonore, le sensazioni olfattive, gustative e tattili sono molto più intense e in parte distorte. La percezione del tempo e dello spazio si modifica ed hanno luogo profonde introspezioni.
Sotto l’effetto di LSD possono essere vissute come vere...
Funghi magici (Psilocybe e cactus Peyote). I due agenti attivi contenuti nei funghetti, responsabili degli effetti psicoattivi, sono la psilocina e la psilocibina.
Il culto del fungo allucinogeno è antichissimo, così come indicano le testimonianze dei primi conquistatori e viaggiatori in Centro America (soprattutto in Guatemala e Messico) e il ritrovamento di numerosi reperti come le pietre di fungo (mushroom stones) attribuiti...
Il 3,9% della popolazione dichiara di aver fatto uso, almeno una volta nella vita, di sostanze PSICHEDELICHE. Solo lo 0,5 però li ha assunti nell’ultimo anno al momento dell’indagine condotta dal ministero*. Ciò fa emergeere che, rispetto al numero assolutamente rilevante di persone che sono entrate in contatto con la sostanza, pochi sono coloro che lo fanno abitualmente, anche perché non danno dipendenza e la forte tolleranza rende impossibile assumerli continuativamente.
Sono in particolare i giovani e i giovanissimi a farne uso, e tra...
Novità psichedelici
New York Public Library acquista l’archivio di Timothy Leary, guru della psichedelia

La New York Public Library ha acquistato l’archivio di Timothy Leary, incluso il carteggio dello scrittore e psicologo americano con alcuni delle personalità più rappresentative degli anni Sessanta e Settanta come Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Aldous Huxley, Cary Grant e William Burroughs. Personaggio di spicco della controcultura americana degli anni Sessanta, Leary si è sempre schierato in prima linea nel promuovere l’uso delle droghe psichedeliche, tanto che, l’ex presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon (in ufficio dal 1969 al 1974), a un certo punto lo definì, “l’uomo più pericoloso d’America". La New York Public Library, come ha affermato Dennis Berry, fiduciario dell’intero archivio, ha sborsato 900.000 dollari per acquistare 335 scatoloni contenenti manoscritti, filmati e fotografie scattate da Leary. Il materiale, che documenta l’ascesa di Leary da professore di psicologia a Harvard a guru delle sostanze stupefacenti, criminale internazionale, candidato governatoriale e profeta dell’informatica, nonché personaggio simbolo degli anni Settanta, non sarà disponibile al pubblico prima di 18 mesi -il tempo necessario alla biblioteca per riorganizzare l’intero materiale.
Robert Greenfield, autore di una biografia su Leary, che ha avuto la possibilità di consultare il materiale nel 2007, dice che “l’archivio è un resoconto in prima persona di quel che accadeva in quegli anni. Leary era l’epicentro di tutte le più interessanti tendenze del periodo”.
Stando alle parole di William Stingone, il curatore dei manoscritti presso la biblioteca, lo studio approfondito di questi documenti è significativo alla luce delle attuali ricerche su Lsd, una delle più potenti sostanze psichedeliche conosciute.
Scomparso nel 1996, Leary era considerato il guru della Lsd e aveva coniato lo slogan “Turn on, tune in, drop out” (“Accenditi, sintonizzati, sganciati”). Docente di psicologia ad Harvard dal 1959 al 1963, aveva iniziato con il collega Richard Alpert e gli studenti a condurre ricerche sugli effetti della Lsd e della psilocina, sostanza contenuta in alcuni funghi allucinogeni. Leary puntava a teorizzare l’uso di Lsd come strumento per liberare la mente o per, come scrisse il suo amico Huxley “aprire le porte della percezione”. Nonostante, all’epoca la sostanza non fosse considerata illegale, Leary e Alpert, nel 1963 furono allontanati dall’università.
L’importanza di Leary nella controcultura degli anni Sessanta è testimoniata dai suoi legami con i personaggi più rappresentativi dell’epoca. Leary fu il soggetto di una canzone dei Moody Blues, “Legend of a Mind”, viene citato nella canzone dei The Who, “The Seeker” ed è padrino dell’attrice Winona Ryder, i cui genitori vissero a lungo in una comune della California assieme a Leary.
Nel suo libro “The psychedelic experience” (1964) Leary e Alpert –che successivamente cambierà il suuo nome in Ram Dass- avevano scritto che “l’esperienza psichedelica è un viaggio verso nuovi reami di coscienza”.
http://america24.com/news/
Libri.i – Le piante del Paradiso
di Martina Luciani bora.la/2011/06/09/libri-i-le-piante-del-paradiso/
Seconda puntata della rubrica di Bora.La curata da Martina Luciani: una serie di vagabondaggi letterari tra libri poco noti e poco letti. Qui la prima uscita dedicata ai Giardini perduti di Lhasa.
Ian Baker. Dietro le cascate. Corbaccio 2006
Michael Pollan. La botanica del desiderio. Il Saggiatore Tascabili 2009.
Al Paradiso, giardino lussureggiante e incantato dove lo spirito realizza la pienezza-vuotezza dell’assoluto (o, se lo preferite, qualche altro tipo di beatitudine) ci si arriva grazie ai prodigi di piante ricche di esoteriche virtù oltreché di principi chimici psicoattivi.
Lo sostengono in maniera più o meno criptica testi delle più diverse provenienze geografiche e culturali e delle più diverse epoche , lo insinuano tra le righe celebri trattati di giardinaggio , lo sospettano i botanici , non lo dicono – ma probabilmente lo pensano – i chimici, lo sanno da sempre gli esseri umani e i loro sacerdoti o sacerdotesse. Che le si chiami piante, e funghi, psicotrope o psicoattive o semplicemente piante magiche, la differenza non è sostanziale: il problema è trovarle e saperle utilizzare nella prospettiva della ricerca del divino .
Le ha cercate anche Ian Baker, autore di “ Dietro le cascate”, emozionante racconto – con annesse e ugualmente avvincenti divagazioni scientifiche, esoteriche e storiche – dell’esplorazione, negli anni Novanta, delle gole del fiume tibetano Tsangpo ( che poi si chiama Brahmaputra nelle pianure indiane) e sulla mappatura di una geografia sacra, visibile e non visibile , del tutto incompatibile con quella brutalmente posseduta da qualsiasi satellite ficcanaso.
L’obbiettivo delle spedizioni tibetane di Baker non erano in verità le piante magiche, ma una cascata incastrata nel luogo più inaccessibile della terra ( una gola che si calcola sia profonda 5340 metri e lunga 310 miglia), rebus irrisolto di generazioni di esploratori occidentali : nei pressi della cascata, secondo sacri testi tibetani, si trova un pertugio oltrepassato il quale c’è il più eccelso dei Beyul, sacri e paradisiaci luoghi nascosti, nascosti così bene da farci dubitare si trovino in una dimensione parallela alla nostra. Ma già che c’era, a faticare in quei luoghi remoti e impregnati di mistero, Baker buttava un occhio lungo gli impervi sentieri: si era ben documentato su antichi testi, le descrizioni delle cinque piante magiche della Terra Nascosta del Pemako non gli mancavano, così come le istruzioni per tentare la pur difficilissima ed iniziatica ricerca, oltreché per il successivo utilizzo, promettente di eccezionali beatitudini e di esperienze in regni celestiali. Trovarne almeno una! Magari, dico io, tra le cinque quella che consente di volare senza abbandonare il corpo fisico, dal fiore che pare di corallo lucidato con l’olio,che profuma di legno di aloe ed ha il gusto piccante del cumino,tre soli petali che paiono un falco in volo e foglie dalla forma di un pavone con il petto di lapislazzuli.
Tuttavia , in mezzo al trionfo di specie botaniche già catalogate e importate in Occidente – in particolare nei giardini inglesi – dagli esploratori vittoriani e edoardiani, Baker si è dovuto accontentare di rintracciare pochi funghi allucinogeni. Alcuni passaggi dell’avventurosissimo libro di Baker – laddove ci spiega che l’immaginazione per la teoria buddista non trasforma ma rivela ciò che già esiste e poi dove ci avvisa che le piante magiche offrono un ponte nello spazio vuoto tra ciò che immaginiamo sia reale e ciò che realmente lo è – richiamano una audace insinuazione e ad una provocatoria affermazione contenuta in “La botanica del desiderio” di Michael Pollan, nel capitolo dedicato alla marijuana. Le piante e i funghi che gli etnobotanici chiamano enteogeni, cioè con “la divinità dentro”, hanno permesso agli uomini di tutte le civiltà del pianeta di compiere esperienze spirituali ed estatiche così significative da introdurre nel mondo terreno il concetto del soprannaturale, del divino : quindi solo dopo aver gettato un ponte ( eccolo di nuovo, il ponte offerto dalle piante magiche) tra materia e spirito, si è determinato il flusso continuo con cui molte religioni consentono di accedere in maniera più stabile ed organizzata al trascendente.
Pollan, fattasi venire la voglia di scrivere prossimamente una storia naturale delle religioni – a partire dall’arcaico culto del soma, sostanza dai poteri divini probabilmente a base di Amanita Muscaria – afferma poi che le piante psicoattive hanno un legame strettissimo con la letteratura, filosofia,poesia, pittura, musica, invenzioni …e poiché inducono a vedere le cose in maniera diversa, a rivoluzionare costrutti e teorie, a produrre intuizioni, ispirazioni e a generare nuovi modelli di pensiero, svolgono un ruolo determinante sull’evoluzione della cultura dell’uomo. Sospetta persino, autoaccusandosi astutamente di empietà, che forse Platone non ci avrebbe lasciato la sua Metafisica senza aver prima sperimentato sostanze di origine vegetale che alterando la coscienza spalancavano dimensioni ultra sensoriali e consentivano visioni e comprensioni altrimenti improbabili anche per la mente di un genio. Del resto, il grande filosofo partecipava ai segretissimi Misteri Eleusini, rituale collettivo ( ci andavano anche Aristotele, Socrate, Eschilo e altri dello stesso calibro intellettuale) durante il quale gli iniziati assumevano una pozione allucinogena che oggi si pensa funzionasse grazie alla presenza di un alcaloide prodotto dalla Claviceps purpurea, una muffa della segale dalla viene tratto il contemporaneo LSD e che fu responsabile di terribili epidemie di ergotismo nell’Europa medioevale.
P.S. Alcune piante magiche su cui cominciare a riflettere sono raccolte nel Civico orto botanico di Trieste, in un assai suggestivo giardino che si ispira alle forme ed al simbolismo delle tradizioni esoteriche tra Oriente e Occidente.
Seconda puntata della rubrica di Bora.La curata da Martina Luciani: una serie di vagabondaggi letterari tra libri poco noti e poco letti. Qui la prima uscita dedicata ai Giardini perduti di Lhasa.
Ian Baker. Dietro le cascate. Corbaccio 2006
Michael Pollan. La botanica del desiderio. Il Saggiatore Tascabili 2009.
Al Paradiso, giardino lussureggiante e incantato dove lo spirito realizza la pienezza-vuotezza dell’assoluto (o, se lo preferite, qualche altro tipo di beatitudine) ci si arriva grazie ai prodigi di piante ricche di esoteriche virtù oltreché di principi chimici psicoattivi.
Lo sostengono in maniera più o meno criptica testi delle più diverse provenienze geografiche e culturali e delle più diverse epoche , lo insinuano tra le righe celebri trattati di giardinaggio , lo sospettano i botanici , non lo dicono – ma probabilmente lo pensano – i chimici, lo sanno da sempre gli esseri umani e i loro sacerdoti o sacerdotesse. Che le si chiami piante, e funghi, psicotrope o psicoattive o semplicemente piante magiche, la differenza non è sostanziale: il problema è trovarle e saperle utilizzare nella prospettiva della ricerca del divino .
Le ha cercate anche Ian Baker, autore di “ Dietro le cascate”, emozionante racconto – con annesse e ugualmente avvincenti divagazioni scientifiche, esoteriche e storiche – dell’esplorazione, negli anni Novanta, delle gole del fiume tibetano Tsangpo ( che poi si chiama Brahmaputra nelle pianure indiane) e sulla mappatura di una geografia sacra, visibile e non visibile , del tutto incompatibile con quella brutalmente posseduta da qualsiasi satellite ficcanaso.
L’obbiettivo delle spedizioni tibetane di Baker non erano in verità le piante magiche, ma una cascata incastrata nel luogo più inaccessibile della terra ( una gola che si calcola sia profonda 5340 metri e lunga 310 miglia), rebus irrisolto di generazioni di esploratori occidentali : nei pressi della cascata, secondo sacri testi tibetani, si trova un pertugio oltrepassato il quale c’è il più eccelso dei Beyul, sacri e paradisiaci luoghi nascosti, nascosti così bene da farci dubitare si trovino in una dimensione parallela alla nostra. Ma già che c’era, a faticare in quei luoghi remoti e impregnati di mistero, Baker buttava un occhio lungo gli impervi sentieri: si era ben documentato su antichi testi, le descrizioni delle cinque piante magiche della Terra Nascosta del Pemako non gli mancavano, così come le istruzioni per tentare la pur difficilissima ed iniziatica ricerca, oltreché per il successivo utilizzo, promettente di eccezionali beatitudini e di esperienze in regni celestiali. Trovarne almeno una! Magari, dico io, tra le cinque quella che consente di volare senza abbandonare il corpo fisico, dal fiore che pare di corallo lucidato con l’olio,che profuma di legno di aloe ed ha il gusto piccante del cumino,tre soli petali che paiono un falco in volo e foglie dalla forma di un pavone con il petto di lapislazzuli.
Tuttavia , in mezzo al trionfo di specie botaniche già catalogate e importate in Occidente – in particolare nei giardini inglesi – dagli esploratori vittoriani e edoardiani, Baker si è dovuto accontentare di rintracciare pochi funghi allucinogeni. Alcuni passaggi dell’avventurosissimo libro di Baker – laddove ci spiega che l’immaginazione per la teoria buddista non trasforma ma rivela ciò che già esiste e poi dove ci avvisa che le piante magiche offrono un ponte nello spazio vuoto tra ciò che immaginiamo sia reale e ciò che realmente lo è – richiamano una audace insinuazione e ad una provocatoria affermazione contenuta in “La botanica del desiderio” di Michael Pollan, nel capitolo dedicato alla marijuana. Le piante e i funghi che gli etnobotanici chiamano enteogeni, cioè con “la divinità dentro”, hanno permesso agli uomini di tutte le civiltà del pianeta di compiere esperienze spirituali ed estatiche così significative da introdurre nel mondo terreno il concetto del soprannaturale, del divino : quindi solo dopo aver gettato un ponte ( eccolo di nuovo, il ponte offerto dalle piante magiche) tra materia e spirito, si è determinato il flusso continuo con cui molte religioni consentono di accedere in maniera più stabile ed organizzata al trascendente.
Pollan, fattasi venire la voglia di scrivere prossimamente una storia naturale delle religioni – a partire dall’arcaico culto del soma, sostanza dai poteri divini probabilmente a base di Amanita Muscaria – afferma poi che le piante psicoattive hanno un legame strettissimo con la letteratura, filosofia,poesia, pittura, musica, invenzioni …e poiché inducono a vedere le cose in maniera diversa, a rivoluzionare costrutti e teorie, a produrre intuizioni, ispirazioni e a generare nuovi modelli di pensiero, svolgono un ruolo determinante sull’evoluzione della cultura dell’uomo. Sospetta persino, autoaccusandosi astutamente di empietà, che forse Platone non ci avrebbe lasciato la sua Metafisica senza aver prima sperimentato sostanze di origine vegetale che alterando la coscienza spalancavano dimensioni ultra sensoriali e consentivano visioni e comprensioni altrimenti improbabili anche per la mente di un genio. Del resto, il grande filosofo partecipava ai segretissimi Misteri Eleusini, rituale collettivo ( ci andavano anche Aristotele, Socrate, Eschilo e altri dello stesso calibro intellettuale) durante il quale gli iniziati assumevano una pozione allucinogena che oggi si pensa funzionasse grazie alla presenza di un alcaloide prodotto dalla Claviceps purpurea, una muffa della segale dalla viene tratto il contemporaneo LSD e che fu responsabile di terribili epidemie di ergotismo nell’Europa medioevale.
P.S. Alcune piante magiche su cui cominciare a riflettere sono raccolte nel Civico orto botanico di Trieste, in un assai suggestivo giardino che si ispira alle forme ed al simbolismo delle tradizioni esoteriche tra Oriente e Occidente.
Anais Nin sull'LSD
Magic trip: documentario sui Merry Pranksters con filmati originali
Nel 1964, Ken Kesey, autore di "Qualcuno volò sul nido del cuculo" e i suoi "Merry Pranksters", intrapresero un viaggio attraverso gli USA con un autobus distribuendo LSD a chiunque incontrassero (all'epoca la sostanza era perfettamente legale) e alimentando l'imminente "rivoluzione dei fiori".
Quello che molti non sanno è che Kesey e i suoi filmarono tutto, ma il montaggio di questo singolare pezzetto di storia americana non venne mai effettuato. Ci ha pensato, 57 anni dopo, il regista premio oscar Alex Gibney, in collaborazione con la Film Foundation e gli UCLA Film Archives.
2001: Odissea nello Spazio
Caro lettore, da un pò di giorni stai utilizzando la home page del nostro sito per pubblicare svariati articoli che, per semplificare le cose, potremmo definire di argomento "psichedelico".
Niente di male, anzi, i contributi sono alla base della filosofia del nostro lavoro e di questo sito.
Ma utilizzarlo per pubblicare tempi, modalità ed effetti di assunzione di sostanze, oltre ad essere illegale, non rientra tra le finalità di sostanze.info.
Se poi con la scusa dell'esperienza personale fatta poprio ieri sera, ci rifili una roba datata sei giugno 2006 (come facilmente abbiamo rintracciato online), bè siamo anche dalle parti della presa in giro....
Grazie.
LSD & HALLUCINOGEN-RELATED MAGAZINES, 1950-1999
VIAGGI PSICHEDELICI di Andrash
Prezzo di vendita 16,00 Prezzo di copertina: 24 € Risparmi: 8 € Narrativa 1a edizione 10/2010 Formato 15x23 - Copertina Morbida - bianco e nero 252 pagine Presentazione dell'autore
Alla ricerca di SéAd un certo punto del cammino di un ricercatore si incontrano quasi immancabilmente gli psichedelici. Superata l'esitazione iniziale si apre un mondo nuovo fatto di realtà altre che illuminano nuovi orizzonti. E il cammino si spinge su sentieri poco praticati inerpicandosi fino alle vette più estreme della coscienza. Attraverso una serie di racconti di viaggio, vengono illustrate diverse esperienze fatte con diverse sostanze. Ogni viaggio è un mondo a sé in cui l'ego deve affrontare se stesso, le sue limitazioni, i suoi oscuri anfratti, le sue paure. Nel procedere del cammino, le strutture mentali si sgretolano sempre di più, fino a rivelare verità ultime e insondabili, bagliori di illuminazione.
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=528335
La vita è una risata cosmica nel cuore dell'universo
Vice magazine intervista Kristie Cole, la ragazza che ha vissuto per anni in un silo-laboratorio nel Kansas con i due più grandi produttori di LSD degli anni '90:
http://www.viceland.com/int/v18n5/htdocs/life-is-a-cosmic-giggle-803.php...
psychonautas
trip stories
• Everything has a question, but no answers • time was a spiral • my mind split into thousands of multicolored fragments • space camels running though a cow pasture • i seem to be able to see the future • fuzzy ducks is all we could think about • everything was bright and pink and orange • This is still a little foggy to me now, but I think that there WAS a wooden horse there • All the wildflowers seemed to be painted onto a canvas • This was the nicest damn present ive ever seen • I realized that the room and world around me were alive and that all things spring from the Divine Ground • The Ceiling had screaming faces swirling about • By 'unfocusing' our attention, we could cause strange effects to occur • Breaking every rule, I ran out to the woods with nothing but a blanket • I know that I too will die • i thought i was in a NIN video or something • Here I was standing on the back porch with no shoes on, at 12:30 am on tuesday night, when I was supposed to be in bed • Her tongue was like a snakes and her head started to spin around • The universe was a mass of swirling multicoloured atoms, all swirling ferociously around a central point in an orbit reminiscent of escher's three-looped moebius strip • i thought it was a dragon ready to eat me • Well I remember smoking more cigerettes and laughing and talking about everything and just having the funnest time I ever had at 4:30 in the morning in an old enemies room. • 'And where's the moose?' he asked skeptically. • All I could think was that my parents are the only people who will love me no matter what I do, and they will eventually die. • At one point I started crying just because it was the happiest moment of my life • With 3 intelligent people in the room discussing the future of everything, ideaswere bouncing back and forth at a furious pace. • Everything stopped • little mushroom men from super mario brothers with evil smiles and big teeth began to taunt me... • Red Roses, Red Roses, Red Roses. They pricked my finger and their poisongot into me system. • Back wehre we started in the feral quake ridden air • I remember seeing things in every random pattern. • I had no idea where I was, and no idea how to get home. • It was amazing, walking through the house and hearing various music with the rooms... • I stared at B, and watched as his face changed into someone else's. • Eventually Andy turned up and sat in the room reading a book, having no idea that we were in absolute hell. • A transcription of my first LSD induced experience • All I have to say is, Star Wars relates to absolutely everything. • im gonna write this to y'all just to tell you newbies what's gonna happen • Just me and this fucking typewriter. • 'Duck', T yelled, 'They're bombing us' • I could have the answer to those lost civilizations here in my hand • Then it hit me... like electricity being sucked from a plug • the mathematical beauty of the trees • ...through a glass coffee table... • BLAMMO...'OOOOOOH SHIIIIIT' • jiddywedgidderti • ...and the trip became hideously evil • Roller Skating Cartoonland • something about the brown spot just screamed out DRUGS!!!! • Somebody, somewhere was crying...
(Fonti: AA, Lycaeum.org)
4 caratteristiche della "consapevolezza psichedelica" (in inglese)
The first characteristic is a slowing down of time, a concentration in the present. One's normally compulsive concern for the future decreases, and one becomes aware of the enormous importance and interest of what is happening at the moment. Other people, going about their business on the streets, seem to be slightly crazy, failing to realize that the whole point of life is to be fully aware of it as it happens. One therefore relaxes, almost luxuriously, into studying the colors in a glass of water, or in listening to the now highly articulate vibration of every note played on an oboe or sung by a voice.From the pragmatic standpoint of our culture, such an attitude is very bad for business. It might lead to improvidence, lack of foresight, diminished sales of insurance policies, and abandoned savings accounts. Yet this is just the corrective that our culture needs. No one is more fatuously impractical than the "successful" executive who spends his whole life absorbed in frantic paper work with the objective of retiring in comfort at sixty-five, when it will all be too late. Only those who have cultivated the art of living completely in the present have any use for making plans for the future, for when the plans mature they will be able to enjoy the results."Tomorrow never comes." I have never yet heard a preacher urging his congregation to practice that section of the Sermon on the Mount which begins, "Be not anxious for the morrow...." The truth is that people who live for the future are, as we say of the insane, "not quite all there"—or here: by over-eagerness they are perpetually missing the point. Foresight is bought at the price of anxiety, and when overused it destroys all its own advantages.The second characteristic I will call awareness of polarity. This is the vivid realization that states, things, and events that we ordinarily call opposite are interdependent, like back and front, or the poles of a magnet. By polar awareness one sees that things which are explicitly different are implicitly one: self and other, subject and object, left and right, male and female-and then, a little more surprisingly, solid and space, figure and background, pulse and interval, saints and sinners, police and criminals, in-groups and out-groups.Each is definable only in terms of the other, and they go together transactionally, like buying and selling, for there is no sale without a purchase, and no purchase without a sale. As this awareness becomes increasingly intense, you feel that you yourself are polarized with the external universe in such a way that you imply each other. Your push is its pull, and its push is your pull—as when you move the steering wheel of a car. Are you pushing it or pulling it?At first, this is a very odd sensation, not unlike hearing your own voice played back to you on an electronic system immediately after you have spoken. You become confused, and wait for it to go on! Similarly, you feel that you are something being done by the universe, yet that the universe is equally something being done by you-which is true, at least in the neurological sense that the peculiar structure of our brains translates the sun into light, and air vibrations into sound.Our normal sensation of relationship to the outside world is that sometimes I push it, and sometimes it pushes me. But if the two are actually one, where does action begin and responsibility rest? If the universe is doing me, how can I be sure that, two seconds hence, I will still remember the English language? If I am doing it, how can I be sure that, two seconds hence, my brain will know how to turn the sun into light? From such unfamiliar sensations as these, the psychedelic experience can generate confusion, paranoia, and terror-even though the individual is feeling his relationship to the world exactly as it would be described by a biologist, ecologist, or physicist, for he is feeling himself as the unified field of organism and environment.The third characteristic, arising from the second, is awareness of relativity. I see that I am a link in an infinite hierarchy of processes and beings, ranging from molecules through bacteria and insects to human beings, and, maybe, to angels and gods-a hierarchy in which every level is in effect the same situation. For example, the poor man worries about money while the rich man worries about his health: the worry is the same, but the difference is in its substance or dimension. I realize that fruit flies must think of themselves as people, because, like ourselves, they find themselves in the middle of their own world-with immeasurably greater things above and smaller things below. To us, they all look alike and seem to have no personality-as do the Chinese when we have not lived among them. Yet fruit flies must see just as many subtle distinctions among themselves as we among ourselves.From this it is but a short step to the realization that all forms of life and being are simply variations on a single theme: we are all in fact one being doing the same thing in as many different ways as possible. As the French proverb goes, plus ca change, plus c'est la meme chose (the more it varies, the more it is one). I see, further, that feeling threatened by the inevitability of death is really the same experience as feeling alive, and that as all beings are feeling this everywhere, they are all just as much "I" as myself.Yet the "I" feeling, to be felt at all, must always be a sensation relative to the "other"-to something beyond its control and experience. To be at all, it must begin and end. But the intellectual jump that mystical and psychedelic experiences make here is in enabling you to see that all these myriad I-centers are yourself—not, indeed, your personal and superficially conscious ego, but what Hindus call the paramatman, the Self of all selves. As the retina enables us to see countless pulses of energy as a single light, so the mystical experience shows us innumerable individuals as a single Self.The fourth characteristic is awareness of eternal energy, often in the form of intense white light, which seems to be both the current in your nerves and that mysterious e which equals mc2. This may sound like megalomania or delusion of grandeur-but one sees quite clearly that all existence is a single energy, and that this energy is one's own being. Of course there is death as well as life, because energy is a pulsation, and just as waves must have both crests and troughs, the experience of existing must go on and off.Basically, therefore, there is simply nothing to worry about, because you yourself are the eternal energy of the universe playing hide-and-seek (off-and-on) with itself. At root, you are the Godhead, for God is all that there is. Quoting Isaiah just a little out of context: "I am the Lord, and there is none else. I form the light and create the darkness: I make peace, and create evil. I, the Lord, do all these things." This is the sense of the fundamental tenet of Hinduism, Tat tram asi—"THAT (i.e., "that subtle Being of which this whole universe is composed") art thou."A classical case of this experience, from the West, is in Tennyson's Memoirs:"A kind of waking trance I have frequently had, quite up from boyhood, when I have been all alone. This has generally come upon me through repeating my own name two or three times to myself silently, till all at once, as it were out of the intensity of the consciousness of individuality, the individuality itself seemed to dissolve and fade away into boundless being, and this not a confused state, but the clearest of the clearest, the surest of the surest, the weirdest of the weirdest, utterly beyond words, where death was an almost laughable impossibility, the loss of personality (if so it were) seeming no extinction but the only true life."Obviously, these characteristics of the psychedelic experience, as I have known it, are aspects of a single state of consciousness—for I have been describing the same thing from different angles. The descriptions attempt to convey the reality of the experience, but in doing so they also suggest some of the inconsistencies between such experience and the current values of society.- excerpted from "Psychedelics and Religious Experience" by Alan Watts
Dollari parlanti e occhi che ci spiano benvenuti nel mondo di Tony Oursler
MILANO Banconote animate che parlano, per bocca del presidente Lincoln, ritratto al centro dei 5 dollari ( Federal Reserve ). Cilindri luminosi alti un paio di metri che si accendonoe si consumano come sigarette ( American Spirit ). Gratta e vinci milionari raschiati con gesto nevrotico da mani anonime ( Welcome to Las Vegas ). Pianeti a forma di occhi ( Eyes) sospesi in un sala semibuia, galassia immaginaria, che osservano i visitatori come Grandi Fratelli, ruotando le pupille dilatate e sbattendo le palpebre. Faccioni grotteschi dai profili mostruosi ma dai nomi bizzarri come personaggi dei cartoons ( Pet, Crunch, Sss, Ello) che bisbigliano frasi sconnesse all' indirizzo di un pubblico sempre più coinvolto e insieme sconcertato. Benvenuti a Open Obscura, spettacolare, inquietante, misteriosa full immersion nell' ultramondo di Tony Oursler, il visionario artista americano famoso per le sue video-sculture: oggetti in vetroresina, spesso antropomorfi, animati per mezzo di proiezioni e colonne sonore. Al Pac di Milano fino al 12 giugno va in scena la sua prima grande retrospettiva italiana, curata da Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni, prodotta dal Comune e da "24 ore cultura", anche editore del ricco catalogo, bussola indispensabile per orientarsi in questo enigmatico labirinto di suoni e visioni, poco spiegato da didascalie troppo laconiche. Nato nel 1957 a New York, dove vive e lavora, Tony al college scriveva racconti così allucinati che un professore gli chiese se si fosse "fatto" di Lsd. Per l' università scelse il Calarts, il prestigioso California Institute of Arts fondato da Walt Disney, dove si sono laureati il regista Tim Burton e John Lasseter della Pixar. «Volevo imparare a dipingere come Michelangelo, per poi passare all' astrattismo alla maniera di Kandinsky», racconta. Ma la scoperta di un apparecchio Sony Portpack, allora (anni settanta) unica videocamera in commercio, orientò il suo talento verso la videoarte. Tra le esperienze che lo hanno segnato in gioventù, e che ritornano mixate nei suoi lavori, ricorda una serata con amici trascorsa a fumare erba e ascoltare la registrazione pirata di un esorcismo; un giorno che uno schizofrenico gli confessò di ricevere messaggi intelligenti da un' entità extraterrestre; una notte al volante nel deserto californiano quando un meteorite gli sfrecciò sopra la testa («sembrava di essere in un film, ma era tutto vero»). E l' emozione suscitata dall' ascolto di The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, «i primi che collegarono l' esperienza della droga e della malattia mentale allo spazio cosmico». Anche lui è musicista. Suona in un band punk rock, i Poetics. È amico di David Bowie, che gli ha affidato la regia di videoclip e lo ha voluto sul palco del Madison per il concerto dei 50 anni. Dotato di vasta ed eclettica cultura visiva, cinematograficae letteraria, incrocia Bosch e Goya, Aliene Blob, l' allegra ribellione hippy e il colorato immaginario pop, la Teoria dei colori di Goethe e 1984 di Orwell, I persuasori occulti (i pubblicitari) di Packard e Il libro rosso di Jung: «Leggendolo ho capito che possediamo un sesto senso che ci aiuta a sfruttare al meglio la nostra immaginazione e sensibilità». Con le sue opere punta a «creare una reazione di disturbo negli spettatori», sollecitandolia riflettere sui miti e sugli incubi della società di massa: il denaro, il gioco, l' astrologia, l' eccesso di tecnologia, il bombardamento dei media e della pubblicità che scuote le menti dell' ordinary people fino a dissociarle. Una delle sue installazioni più angoscianti si intitola DPM, acronimo di Disturbo della Personalità Multipla. Metafora, secondo lui, della condizione dell' uomo postmoderno. Venticinque sagome sferiche sono appesea una parete, come gli schermi televisivi in uno studio di regia. Ciascuna riflette l' immagine in movimento dello stesso volto, ma in una posa sempre diversa. Come diversi sono i frammenti di parole che pronunciano. La mostra diverte i bambini, conquistati dagli effetti speciali, e turba gli adulti. «Mi sa che stanotte avrò gli incubi» confessa una signora. Sarà contento l' artista. La sua mission è compiuta. - ARMANDO BESIO, repubblica


