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L’uso delle droghe che agiscono sulla coscienza è qualcosa che deve essere preso con la massima serietà (Albert Hoffman)

 

Funghi magici (psilocybe, stropharia, panaeolus), mescalina (cactus peyote), DMT (gruppo di alcaloidi presenti in numerose piante e composti o prodotti di sintesi), Salvia Divinorum (particolare qualità di salvia capace di indurre visioni) - questi, insieme all’ormai famoso LSD...

Generalmente gli psichedelici non determinano vere e proprie "allucinazioni" ma piuttosto intensificano e alterano le percezioni sensoriali: i colori appaiono più intensi e si possono scorgere strutture caleidoscopiche (specialmente nella penombra o ad occhi chiusi). Possono verificarsi “illusioni” sonore, le sensazioni olfattive, gustative e tattili sono molto più intense e in parte distorte. La percezione del tempo e dello spazio si modifica ed hanno luogo profonde introspezioni.

Sotto l’effetto di LSD possono essere vissute come vere...

Funghi magici  (Psilocybe e cactus Peyote). I due agenti attivi contenuti nei funghetti, responsabili degli effetti psicoattivi, sono la psilocina e la psilocibina.

Il culto del fungo allucinogeno è antichissimo, così come indicano le testimonianze dei primi conquistatori e viaggiatori in Centro America (soprattutto in Guatemala e Messico) e il ritrovamento di numerosi reperti come le pietre di fungo (mushroom stones) attribuiti...

 Il 3,9% della popolazione dichiara di aver fatto uso, almeno una volta nella vita, di sostanze PSICHEDELICHE. Solo lo 0,5 però li ha assunti nell’ultimo anno al momento dell’indagine condotta dal ministero*. Ciò fa emergeere che, rispetto al numero assolutamente rilevante di persone che sono entrate in  contatto con la sostanza, pochi sono coloro che lo fanno abitualmente, anche perché non danno dipendenza e la forte tolleranza rende impossibile assumerli continuativamente.

Sono in particolare i giovani e i giovanissimi a farne uso, e tra...

Novità psichedelici

Intervista a Martin Witz, regista di “The Substance – Albert Hofmann’s LSD”

 

di Roberto Rippa

Roberto Rippa: Cosa l’ha portata a interessarsi alla vita di Albert Hofmann e alla scoperta da parte sua dell’LSD?

Martin Witz: L’LSD è un articolo da esportazione svizzero, un articolo bizzarro. È una sostanza famosa ma quasi nessuno sa che in origine si tratta di un prodotto svizzero, scoperto un po’ per caso nel pieno della guerra, a Basilea. C’è un chimico che fa una scoperta che inizialmente non capisce. Poi questa sostanza segue un percorso che la porta in tutto il pianeta scatenando seria confusione. Poi ci sono altri aspetti scientifici. Il suo impatto è stato talmente forte nel corso dei decenni, dagli anni ’50 e ’60, da farmi pensare, in quanto cineasta svizzero, che avrei dovuto raccontarne la storia. Si tratta di un fenomeno internazionale che noi Svizzeri possiamo e forse dobbiamo raccontare.

RR: C’è un altro aspetto che ho notato guardando il film: si tratta di una storia molto vecchia e nel contempo molto attuale. Come ha iniziato a documentarsi su Hofmann? Nel film c’è una lunga intervista, l’ha realizzata lei?

MW: È una storia triste questa perché quando ho contattato Hofmann per la prima volta mi ha risposto: “Senta, sono vecchio” – aveva 102 anni – “non mi sento bene, sono stanco. Dov’era 10 anni fa?” Mi sono risposto che aveva ragione. Mi sono pentito di non averlo incontrato prima. Poi ha aggiunto: “Sono spiacente ma mi lasci tranquillo”. Ho rispettato la sua richiesta ma poi, qualche settimana dopo, mi sono detto che avrei insistito. L’ho fatto, l’ho chiamato al telefono, è stato molto cortese. Ho iniziato a spiegargli cosa intendevo fare e quando ha capito che non si sarebbe trattato di giornalismo classico, quello a cui era abituato, bensì di 90 minuti di cinema con tutti i crismi, un’opera sulla sua vita con fondamenti di base come la materia e la coscienza – frontiere bizzarre, con una molecola che cambia la nostra personalità, una questione enigmatica ancora oggi – allora ha capito che avremmo potuto fare un’intervista su questioni di base come la morte, la vita, la creazione, e mi ha risposto: “Va bene, venga”.Abbiamo fissato un appuntamento per il venerdì successivo. Mi ha chiesto di andare da lui direttamente con la mia troupe perché non avrebbe avuto tempo di intrattenere conversazioni prima, come avrei voluto io per prepararmi un po’. Ero felice perché finalmente, dopo mesi di rifiuti da parte sua e tentennamenti da parte mia, avevo ottenuto il mio appuntamento. Ho preparato tutto e riservato la troupe, ma il lunedì precedente vengo a sapere che Hofmann è morto. Quel venerdì è diventato il giorno del suo funerale.Quindi sono stato alla chiesa di Bottingen, a Basilea, anziché a casa sua per il nostro appuntamento.A quel punto non sapevamo bene cosa fare ma dopo qualche settimana io e il produttore abbiamo riflettuto e deciso di andare avanti. Ho iniziato a cercare interviste vecchie con lui e ne ho trovate alcune.Soprattutto quella che ho usato nel film, che è di un cineasta tedesco che aveva incontrato per interesse profondo Hofmann una volta all’anno circa. Fortunatamente ci ha ceduto il materiale. Abbiamo potuto acquistare l’intervista, che rappresenta un filo conduttore lungo il film e che include anche aspetti critici, dubbi, eccetera. Quella di avere avuto questa intervista è una stata una fortuna per noi, altrimenti ci avrebbe spezzato le gambe a livello cinematografico.

RR: Documentandosi su Hofmann, si può trovare di tutto…

MW: Si, un’immensità di materiale.

RR: …ma credo che questa sia la prima opera in cui si trova Hofmann che parla di sé mescolato con immagini d’archivio e film d’epoca. Un’opera monografica che non esalta il mito – molto diffuso – ma tratta della persona.

MW: Ecco, è importante, grazie!Intorno ad Albert Hofmann c’è molta gente che lo ama, è un mito, un padre per molti, soprattutto nella comunità allucinogena, di cui non faccio parte pur avendo grande interesse per questa sostanza e conoscendola comunque – ho fatto i miei trip meravigliosi. Però non mi sento un membro di questa comunità, diciamo così, esoterica. La rispetto, ma non fa per me. Io sono una persona che opera nella tradizione classica della ricognizione, sono un cineasta piuttosto narrativo che esplora le contraddizioni, non ho la tendenza alla mistificazione. Quindi ho molta simpatia per queste persone ma io mi sento diverso, un po’ distante.

RR: L’aspetto legato al mito è comunque presente attraverso le immagini d’archivio, dove si vedono gli effetti di questa scoperta a livello mistico e mitico.

MW: Per me Albert Hofmann è uno scienziato con un’attitudine enormemente aperta nei confronti della spiritualità e dell’ignoto. Per me non è per nulla un guru o un santone. E lui aveva questa stessa opinione di sé. Lo ha dichiarato pubblicamente descrivendosi come uno scienziato svizzero corretto ma, e qui trovo che stia la classe di Hofmann, era uno scienziato alle prese con cifre e molecole ma, dopo questa esperienza curiosa, era aperto verso questo altro mondo che gli era sconosciuto e che anche oggi rimane un enigma. Forse questa è la ragione principale per cui ho realizzato questo film.

RR: È un punto di partenza interessante.

MW: Si, è necessario avere grande rispetto per Albert Hofmann da questo punto di vista. Uno scienziato che scopre qualcosa che sfugge alle sue categorie senza però rifiutarla, bensì osservandola. Aprirsi, porsi delle domande e accettare il mistero. Per me è stato un grande uomo.

RR: È uno degli aspetti che ho molto apprezzato del film. Molte persone scopriranno Albert Hofmann sotto un’altra luce.Nel film ci sono molte testimonianze, come le ha cercate?

MW: La scelta delle persone che portano la loro testimonianza nel film viene da un processo lungo perché avevo un elenco che comprendeva 40-45 nomi, che ho incontrato in gran parte, quelli che ho pensato che avrebbero potuto apparire perché tutte avevano qualcosa da dire sul tema. Quindi ho iniziatoa viaggiare e incontrare le persone. Alla fine ho deciso di scegliere le nove persone che appaiono nel film, con Albert Hofmann sempre al centro. Questo perché ho avuto l’impressione che si trattasse di gente che aveva davvero qualcosa da dire sui temi che avevo posto al centro del film: la psichiatria, il complesso militare, i servizi segreti, la controcultura californiana, gli eccessi e la catastrofe. Poi mi sono detto che a livello drammaturgico sarebbe stato interessante riprendere la sostanza dopo la demonizzazione, con la sua rinascita nel campo della psichiatria o della cura dei malati di cancro. Questo perché avrebbe creato un effetto catartico verso una riflessione finale di Hofmann che ci dice di pensare che non bisognerebbe attraversare questo paradiso ad occhi chiusi.

RR: Che opinione ha sull’aspetto psichiatrico, che ha grande spazio nel film ed è uno tra i molti punti di vista sull’argomento?

MW: Quello tra medicina e LSD è un rapporto complesso. Gli esperimenti effettuati negli anni ’50 erano vittime delle stigmatizzazioni che avevano avuto luogo a metà degli anni ’60. Sono stati completamente rimosse per ricominciare oggi. Io penso che nella medicina, nella psichiatria, gli specialisti dovrebbero avere la possibilità di lavorare con questa sostanza, ovviamente in modo controllato e certificato, esattamente come lavorano con altre sostanze pericolose e radioattive. Non sono uno specialista, ma molti medicinali sono complessi e possono essere utilizzati unicamente da mani di specialisti. In un contesto così potrei immaginarmi – da profano – una liberalizzazione nel campo della ricerca. È quello che mi dicono alcuni esperti. Non dico che vada legalizzata semplicemente, ma nel campo della ricerca,con regole e attenzione, perché no?

RR: Pensa che questa impossibilità di utilizzare l’LSD nel campo della medicina sia una conseguenza diretta delle demonizzazioni del passato? Pensa che il mito sulla sostanza possa avere interferito con il suo potenziale di utilizzo?

MW: Si, soprattutto negli Stati Uniti l’LSD scatena accora isterismo. Si può capire come all’epoca lo Stato avesse iniziato a reagire, visto che era diventato un problema serio, ma ciò che mi ha davvero colpito attraversando gli Stati Uniti e incontrando le persone, è che ancora oggi l’argomento LSD provoca reazioni forti. In Europa va meglio, soprattutto in Svizzera, dove abbiamo delle leggi sulle sostanze stupefacenti che sono piuttosto liberali. Per queste ragioni non può essere un caso che il primo dottore ad avere ottenuto il diritto di utilizzare nuovamente l’LSD nelle sue terapie con pazienti malati di cancro sia uno Svizzero. È grazie alle nostre leggi. Abbiamo leggi idiote, come quelle sull’immigrazione, ma quelle sulle droghe sono a mio parere molto interessanti.

RR: Per quanto tempo ha lavorato al progetto del film? Immagino molto.

MW: Ho lavorato per quattro anni. Ma non posso davvero dire che siano stati quattro. Io lavoro da trent’anni come sceneggiatore e montatore, e per questo progetto ho iniziato nel 2007. Ho letto e studiato molto, ho fatto molte ricerche, ho trovato un produttore che mi ha pagato perché potessi portare avantiil lavoro di ricerca, viaggiare, scrivere una sceneggiatura e cercare il denaro necessario per girare il film.Questa fase è durata complessivamente un anno e mezzo o due ma è difficile dirlo con precisione. È stato necessario comprendere questo paesaggio piuttosto complesso e operare delle scelte.

RR: Immagino che si sia trattata di una fase difficile quella della selezione del materiale. Il risultato delle scelte autorizza a pensare che si tratti di un film personale?

MW: Non lo trovo particolarmente personale. Per me è piuttosto una storia dell’LSD vista attraverso i miei occhi ma non si tratta di una mia versione personale. Trovo che si tratti di una tra le maniere possibili per mostrare ciò che è accaduto con questa sostanza attraverso le sette decadi che sono seguite alla sua scoperta. La mia ambizione era quella di raccontare tutti i cambiamenti nella società occidentale in cuiquesta sostanza ha circolato e mostrare quale strano fiore ha fatto crescere. Immaginiamo: la psichiatria, i militari, e poi la ribellione…tutte queste strane anime differenti tra loro hanno fatto riferimento alla stessa sostanza. Hanno legato delle speranze, talvolta folli, su questa sostanza. È stato questo a colpirmi.

RR: Nel corso della preparazione del film, c’è stato qualcosa che l’ha colta di sorpresa, qualcosa che non si sarebbe aspettato sull’argomento?

MW: Ciò che più mi ha sorpreso è stato il fatto che l’LSD negli Stati Uniti, dove si svolge la gran parte del film, è percepito ancora come una sostanza molto pericolosa per la società. Una reazione anche infantile.

RR: C’è una frase di Hofmann che mi colpito. Recita più o meno così: “Un uomo di scienza deve essere anche un po’ mistico, altrimenti non può essere un vero scienziato”. Una posizione illuminata per uno scienziato che ci si aspetta sia piuttosto attento ala concretezza delle dimostrazioni materiali.

MW: La classe di Hofmann consisteva proprio nell’esistenza di questi due lati e nella capacità di farli convivere. È proprio l’essenza della sua personalità.

RR: Quali sono state le reazioni al film qui al Festival di Locarno?

MW: Le sale sono state piene per le proiezioni del film. Anche oggi hanno dovuto lasciare fuori parte del pubblico perché la sala era piena. Questo mi rende molto felice. È già un onore per me essere qui.Il fatto che così tanta gente abbia voglia di vederlo mi conferma che l’argomento che ho scelto di trattare è di grande interesse. Non per merito mio, per via dell’argomento. Non voglio essere troppo modesto ma film come questo funzionano grazie al loro soggetto forte. Se poi se ne fa una buona costruzione a livello cinematografico, allora tanto meglio. E io spero di esserci riuscito. La reazione di alcuni giornalisti mi ha lasciato stupefatto: mi è stato chiesto se non sono stato troppo positivo nei riguardi dell’LSD. Mi è stato chiesto se sono un militante pro LSD. Ho risposto di no, io volevo solo raccontare una storia rimettendo in prospettiva le polemiche che ci sono state qualche decennio fa.

RR: Personalmente non ho avuto affatto l’impressione di un’opera militante. Al contrario, ho notato che è riuscito a mantenere una distanza tra le varie parti. Anche attraverso la scelta delle differenti testimonianze.

MW: È una questione di equilibrio. Poi c’è una sottotraccia che può essere letta da chi lo desidera. È complessa come l’ho voluta io.

RR: È vero ciò che diceva prima, ossia che l’argomento del film è forte e gli permetterà di trovare un pubblico, ma è anche vero che lei è reduce dal grande successo di pubblico di “Dutti der Riese”, il suo documentario biografico del 2007, e questo sicuramente avrà un peso nel suo successo, non pensa?

MW: Si, è possibile che io abbia approfittato un po’ del mio ultimo film, forse anche un poco di più di quanto avessi pensato.

RR: Cosa accadrà ora del film? C’è già una distribuzione svizzera?

MW: Si, in Svizzera uscirà nelle sale a metà novembre. Prima nella Svizzera tedesca e più tardi nel resto del Paese. Poi ci sono le vendite internazionali. Non so cosa succederà, il distributore attendeva il Festival.

RR: Immagino che sia molto il materiale che non ha potuto entrare a fare parte del montaggio finale del film. Pensa che ce ne sia di interessante da utilizzare nella pubblicazione in DVD?

MW: Certo, è molto il materiale che non è stato montato nel film. Penso proprio che occorrerà organizzarlo per inserirlo nella versione in DVD come bonus. Da una parte il materiale d’archivio, per il quale ci sono problemi di diritti ancora da regolare; dall’altra, senza problemi di diritti, il materialerelativo agli intervistati, che hanno parlato molto. Ho fatto interviste di un’ora, un’ora e mezza, e queste persone mi hanno offerto molti spunti di riflessione, molte memorie. Penso di dover tornare in sala di montaggio e dare una struttura a tutto questo. Ne varrebbe la pena perché queste persone sono state testimoni di spicco.Soprattutto Stanislav Grof è stato un protagonista importante, forse il più importante con Hofmann. Lui ha parlato per due ore, abbiamo fatto tutto il giro dell’orizzonte partendo dalla Praga degli anni ‘50. La sua forza è consistita nell’insistere sul tema della ricerca sull’alterazione della coscienza, un tema su cui ha scritto libri. È un grande conoscitore dell’argomento.

RR: Curiosità personale: ha visto nella sua ricerca film sulla cultura dell’LSD? Come quelli di Roger Corman, “The Trip” per esempio?

MW: Avrei voluto integrare proprio “The Trip”, all’inizio anche “Easy Rider” per quella bella scena nel cimitero di New Orleans, che mi sarebbe piaciuta nel contesto. Ho anche parlato con Peter Fonda che inizialmente era d’accordo ma poi ha cambiato idea. Alla fine però ho preferito usare i film di propagandache avevano realizzato nello stesso periodo negli Stati Uniti. Integrare scene di finzione mi sarebbe costato troppo tempo perché ci vogliono sequenze di almeno due o tre minuti perché si capiscano e questo avrebbe spezzato il ritmo del film. Questo per non parlare dei diritti. Ho telefonato all’ufficio di Corman per iniziare a farmi un’idea ma alla fine sono stato contento di avere scelto diversamente.

Locarno, 8 agosto 2011

Gli psichedelici potrebbero impedire ai criminali la reiterazione del reato

Secondo alcuni ricercatori della University of Alabama di Birmingham, e della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora, le droghe psichedeliche potrebbero impedire ai criminali la reiterazione del reato.Gli scienziati hanno raccolto i dati di 25.622 persone sotto la supervisione della comunità tra il 2002 e il 2007.Tutti i partecipanti allo studio erano sotto il programma Treatment Accountability for Safer Communities (TASC), per individui con una storia di abuso di droghe legali o illegali.I ricercatori hanno scoperto che i criminali che utilizzavano allucinogeni avevano meno probabilità di fallire il programma TASC, comparire in tribunale ed essere arrestati e imprigionati, rispetto a coloro che non utilizzavano queste sostanze."I nostri risultati forniscono una notevole eccezione al legame tra uso di sostanze e comportamento criminale", hanno scritto i ricercatori nel loro studio, che è stato pubblicato sul Journal of Psychopharmacology.Gli scienziati ritengono che i trasgressori della legge potrebbero beneficiare di un trattamento con LSD, e che questa ricerca dovrebbe rappresentare l'avvio di una indagine sull'uso di droghe psichedeliche per curare i criminali.fonte : Could LSD cut crime? Psychedelic drugs prevent criminals from re-offending, claims study

psichedelia e salute mentale: leggende vs scienza

Albert Hofmann (1906-2008). Unbeknownst to him at the time, Hofmann synthesized one of the most potent hallucinogens known to man at his Swiss laboratory in 1938. LSD became the forefront of clinical research in the 1950′s and opened new doors in the world of psychotherapy.

segue qua http://www.collective-evolution.com/2013/11/08/the-truth-about-lsd-research-reveals-many-therapeutic-and-medicinal-benefits/

Oliver Sacks, Allucinazioni, Adelphi

Charles Bonnet, naturalista ginevrino del Settecento, si era occupato di tutto: dall’entomologia alla riproduzione dei polpi, dalla botanica alla filosofia. Quando seppe che suo nonno, ormai semicieco, iniziava ad a­vere «visioni» di strani oggetti flottanti e di ospiti immaginari, volle stenderne un minuzioso resoconto, che passò inosservato per oltre un secolo e mezzo. Oggi la sindrome descritta da Charles Bonnet, che collegava l’insorgere di stati allucinatori con la regressione della vista – come se il cervello intervenisse, a modo suo, per compensare il senso perduto –, è ormai riconosciuta dalla letteratura medica, anche se viene raramente diagnosticata perché le allucinazioni sono associate alla demenza, alla psicosi, e chi ne soffre tende spesso a tacerne. Ma non è sempre stato così: in altri tempi e in altre culture, gli stati alterati di coscienza venivano percepiti come condizione privilegiata – da ricercare e indurre con la meditazione, l’ascesi, le droghe – e hanno influenzato l’arte, il folclore, il senso del divino. Con questa «storia naturale delle allucinazioni» Sacks aggiunge un ulteriore tassello alla sua «scienza romantica», capace di tramutare la casistica medica in una forma d’arte empatica. E prosegue il racconto au­tobiografico avviato con Zio Tungsteno: dopo l’infanzia, scopriamo così la giovinezza del neurologo più famoso del mondo, trascorsa sulle spiagge della California e costellata di azzardate sperimentazioni psicotrope. Allucinazioni olfattive, uditive, tattili, spaziali, arti fantasma, Doppelgänger, e­pifanie mistiche, squilibri chimici: ogni argomento viene affrontato con la consueta capacità di immedesimazione, con curiosità ed eleganza innate, e analizzato sotto le lenti della ricerca specialistica, della letteratura e dell’esperienza – clinica e personale – di Sacks. Il risultato è una conferma di quanto scriveva Goethe: «La scienza è nata dalla poesia». 

www.adelphi.it/libro/9788845928093

DMT: l’allucinogeno che è tutto intorno a te

 

 
La Dimetiltriptamina è una sostanza allucinogena che sta guadagnando popolarità negli Stati Uniti.

Giornalettismo - CRESCE TRA I GIOVANI - Una delle novità che emergono dall’annuale Global Drug Survey, che è un sondaggio che non può fornire dati statisticamente validi, ma che da sempre è strumento prezioso per rilevare le tendenze del consumo di sostanze psicoattive negli Stati Uniti. I nuovi assuntori di DMT sono giovani, maschi e in età scolare, il che indica un passaggio da una platea di consumatori, pur in espansione, composta da adulti che si recavano in Sudamerica per assumerne sotto la guida di sciamani locali o al massimo di piccole comunità di consumatori, a un pool di potenziali consumatori molto più vasto.


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Addio a Martin Sharp, artista psichedelico

L’autore australiano simbolo della contestazione degli anni Sessanta e Settanta si è spento a 71 anni.

Jimi Hendrix, Martin Sharp

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
la comunità artistica australiana è in lutto. Piange la scomparsa di Martin Sharp, pittore psichedelico che regalò un tocco leggendario alle copertine degli album dei Cream (Disraeli Gears e Wheels of Fire), a poster di Bob Dylan e Jimi Hendrix, e che scrisse testi per Eric Clapton. 


Fu però con la rivista Oz, fondata a Sidney con gli amici Richard Neville e Richard Walsh che la sua irriverenza toccò vertici sublimi nell’illustrazione. Rimane indelebile nella memoria collettiva la copertina che ritraeva la Gioconda di Leonardo in topless. 

La sua naturale inclinazione a cavalcare la cultura pop si traduceva nei pastiche abbaglianti di fumetti cartoon e grandi opere regolarmente ispirate all’arte di De Chirico, Hokusai e Van Gogh a cui rese un tributo ulteriore con la costruzione della sua Yellow House, che tra il 1971 e il 1973 (anno in cui chiuse i battenti) si trasformò in una comune di artisti. 

Sharp si è spento nella sua casa di Sidney all’età di 71, stroncato dall’enfisema polmonare che da anni lo tormentava. 

LSD e problem solving – esperimenti governativi USA

da Higher Perspective

For decades, the U.S. government banned medical studies of the effects of LSD. But for one longtime, elite researcher, the promise of mind-blowing revelations was just too tempting.

At 9:30 in the morning, an architect and three senior scientists—two from Stanford, the other from Hewlett-Packard—donned eyeshades and earphones, sank into comfy couches, and waited for their government-approved dose of LSD to kick in. From across the suite and with no small amount of anticipation, Dr. James Fadiman spun the knobs of an impeccable sound system and unleashed Beethoven’s “Symphony No. 6 in F Major, Op. 68.” Then he stood by, ready to ease any concerns or discomfort.

prosegue quahttp://altering-perspectives.com/2013/10/government-study-gave-lsd-to-scientists.html

 

fini-giovanardi alla corte per possibile illegittimità costituzionale

 

di Fabio Valcanover – Fonte: Aduc

Finalmente la questione di legittimità costituzionale sulla legge sulla droga Fini-Giovanardi (c.d. “decreto Olimpiadi”) approda alla Corte Costituzionale.

Sul sito della Corte Costituzionale nella sezione “lavori”, tra gli “atti di promovimento”, si legge della fissazione udienza in Camera di Consiglio per il 12 febbraio 2014, con relatore Dott. Cartabia.

Questa Camera di Consiglio proviene dalla Ordinanza della Corte di Appello di Roma del 28 gennaio 2013. Ordinanza forse un po’ succinta ma che accoglieva i due filoni di dubbio di costituzionalità: quello relativo alla compatibilità tra normativa interna e normativa europea (decisione quadro 2004/757 GAI), e quello relativo ai limiti della decretazione di urgenza.

Si è in attesa della fissazione delle altre udienze (a meno che non venga disposta trattazione congiunta in ragione della materia, art. 15 della Delibera 7 ottobre 2008 – Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale). Ed in particolare di quella conseguente alla ordinanza della III Sezione della Cassazione Penale del 09.05.2013, num. 25554/2013, depositata l’11.06.2013.

Quest’ultima, ricca di argomentazioni, pur riprendendo quasi in toto un aspetto delle due questioni di legittimità costituzionale, sottopone alla Consulta la Fini-Giovanardi solo in relazione alla illegittimità della modifica dell’apparato sanzionatorio (con pene equiparate per sostanze “leggere” e “pesanti”, con soglia minima di 6 anni di reclusione) mediante legge di conversione di decreto legge.

Il tutto all’indomani della lettera del Presidente della Repubblica sulla necessità di limitare gli emendamenti in sede di conversione dei decreti legge, inviato ai Presidenti delle Camere ed al Presidente del Consiglio dei Ministri il 22.02.2012 (in precedenza, messaggio 29.03.2002).

In ordine al contraddittorio avanti alla Consulta, e ai soggetti che parteciperanno all’udienza, si pongono alcune questioni relative al contenuto del loro intervento.

Infatti:

1) la legge 11 marzo 1953 n. 87, Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte Costituzionale, prevede, all’articolo 20, 3° comma: “Il Governo anche quando intervenga nella persona del Presidente del Consiglio dei Ministri o di un Ministro a ciò delegato, è rappresentato e difeso dall’Avvocato generale dello Stato o da un suo sostituto”.Interviene, pertanto, avanti alla Corte Costituzionale, il Governo, un organo collegiale.

2) la legge 23 agosto 1988 n. 400, Disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, introduce due argomenti di riflessione.Da un lato, l’articolo 2 sotto il titolo “Attribuzione del Presidente del Consiglio dei Ministri” prevede come “ l Consiglio dei Ministri determina la politica generale del Governo”; dall’altro, l’articolo 5 lettera f) individua il terreno di agibilità politica che si può percorrere in materia.Infatti: alla lettera f) dell’art. 5 della L. 400/1988 si legge come “(Il Consiglio dei Ministri)…esercita le attribuzioni di cui alla legge 11 marzo 1953, n. 87, e promuove gli adempimenti di competenza governativa conseguenti alle decisioni della Corte costituzionale. Riferisce inoltre periodicamente al Consiglio dei ministri, e ne dà comunicazione alle Camere, sullo stato del contenzioso costituzionale, illustrando le linee seguite nelle determinazioni relative agli interventi nei giudizi dinanzi alla Corte costituzionale. Segnala altresì, anche su proposta dei ministri competenti, i settori della legislazione nei quali, in relazione alle questioni di legittimità costituzionale pendenti, sia utile valutare l’opportunità di iniziative legislative del governo”.

In previsione delle udienze, mi pare tutto questo possa essere un buon argomento per chiedere al Governo come intenda muoversi, e se e come le proclamazioni di volontà di intervenire sulla legge Fini-Giovanardi e sullo scempio che produce possano trovare un primo segno concreto.

Fabio Valcanover collaboratore Aduc, avvocato del foro di Trento

Psilocibina contro il post traumatic stress disorder

Uno studio dell'Università della Florida del Sud apre nuovi fronti su possibili usi terapeutici della psilocibina (il principio arttivo dei "funghi magici") in quanto agevolerebbe la neurogenesi e il superamento di danni da traumi psicologici.

(NaturalNews) A new study by The University of South Florida has found that low doses of the active ingredient in magic mushrooms repairs brain damage caused by extreme trauma, offering renewed hope to millions of sufferers of PTSD (Post-Traumatic Stress Disorder).The study confirms previous research by Imperial College London, that psilocybin, a naturally occurring compound present in "shrooms", stimulates new brain cell growth and erases frightening memories. Mice conditioned to fear electric shock when hearing a noise associated with the shock "simply lost their fear", says Dr. Juan Sanchez-Ramos, who co-authored the study. A low dose of psilocybin led them to overcome "fear conditioning" and the freeze response associated with it faster than the group of mice on Ketanserin (a drug that counteracts the receptor that binds psilocybin in the brain) and a control group on saline.An estimated 5 percent of Americans - more than 13 million people - have PTSD at any given time, according to the PTSD Alliance. The condition more often associated with combat veterans, is twice as likely to develop in women because they tend to experience interpersonal violence (such as domestic violence, rape and abuse) more often than men. 

PTSD is not just psychological

Common symptoms, such as hyper-vigilance, memory fragmentation, flashbacks, dissociation, nightmares and fight or flight responses to 'triggers', are generally thought to be psychological and therefore treatable by learning to change thought processes. But new research suggests that they may in fact be the result of long term physiological mutations to the brain.In the South Florida University study, the mice treated with low doses of psilocybin grew healthy new brain cells and their overactive medial prefrontal cortex regions (common in PTSD sufferers) were restored to normal functionality.Further independent studies (http://www.thedoctorwillseeyounow.com ) have shown that the hippocampus part of the brain is damaged by extreme stress and that this is specific to PTSD and not associated with anxiety or panic disorders.Dr. Sanchez-Ramos acknowledged that there was no way of knowing whether the mice in the experiment experienced altered states of consciousness or hallucinations - commonly experienced with magic mushrooms, but he believed the doses were too low to cause psychoactive effects. 

Decriminalisation of psilocybin could help millions

Previous studies have shown that low doses of psilocybin produce no consciousness state altering effects. Administered in the correct amount, psilocybin could therefore be assumed to safely treat PTSD with minimal risk of adverse side effects. Magic mushrooms could help millions recover from the debilitating cycles of fight and flight and other conditioned biological responses caused by extreme trauma, if only they weren't listed as a dangerous Schedule 1 drug with no medical benefits.Meanwhile, doctors are authorised to dispense powerful, side-effect laden pharmaceutical drugs to army vets and others suffering from the symptoms of PTSD without any evidence that these treatments actually work, according to a major review by the committee of the Institute of Medicine on the topic.The situation is so bad that an average of 18 American veterans commits suicide every day (http://www.naturalnews.com), linked to the sharp rise in prescription drugs, depression, and other psychological conditions. Safe, natural alternatives to pharmaceuticals such as homeopathic and herbal remedies have been found to alleviate symptoms (http://www.naturalnews.com). Meditation has also been shown to reduce high activity levels in the amygdala (the brain's emotional centre) experienced in PTSD sufferers as anxiety, stress and phobias.Learn more: http://www.naturalnews.com/041393_psilocybin_psychological_disorders_magic_mushrooms.html##ixzz2lCuxXNZB

Intervista al fondatore di Kosmicare

Kosmicare è una innovativa struttura di riduzione del danno, dialogo e aiuto psicologico per persone che stanno avendo esperienze psichedeliche difficili o troppo intense a festival e feste.

What service does Kosmicare UK provide and why is it important?

Kosmicare UK is a service dedicated to helping people who are undergoing difficult drug related experiences at festivals. We set up a shelter in accordance with the principle of set and setting, essential for psychedelic care work. Our space is very calm and pleasant, with a central focus or shrine that is not religious but has elements of nature and evokes happy thoughts. We provide a service that is tailored to each individual in that unique time, giving non-judgemental support and empathy. Although we have immediate access to medical and security services by a radio connection, we try to resolve the situation just with peer support.

Most of the time all that a person in a psychedelic crisis needs is reassurance that they will come back to base line eventually and we will be there to take care of them if something goes wrong. Doctors have the best intentions but many times just their presence creates anxiety, the same happens with security guards, so just a friendly face is much more soothing for people in crisis. We think that if someone is having a “bad trip” it is because he/she may be in need of it, they may be confronting their own fears, and there is potential to find benefit from it. Therefore, we do not work with denial or trying to make people come back to “normal” but, embracing the moment, we provide support for the individual to come through the ordeal more wholesome and wise. Although drugs are banned by law, people take them regardless.

From a health point of view it’s a nightmare the amount of new substances that come on to the market every month. Since 2005, 200 new substances have emerged and many of which are legal highs. Young people challenge themselves to try every new thrill out there. While we stuck with prohibition we will need a Kosmicare service, in an ideal world, drugs will be labelled with clear and pragmatic information about dangers, time of duration,  maximum doses, etc.. We do not advocate the illegal use of drugs, but we do believe a pragmatic approach acknowledging their existence is the best policy to achieve harm reduction. Apart from the one-to-one support we provide drug and harm reduction information, cups of tea and a warm fire.  We are not pro or against any personal choice, we are just there to care. Acknowledging that in gatherings and festivals people are pushing boundaries and that it’s there where we need to give support is an important step to take. On the words of Sandra Karpetas, one of the precursors of this type of work:

“No one should ever have to go through a bad experience without knowing that support can be found if needed. Addressing and reducing the potential harm associated with the use of drugs is our responsibility as a community. Those of us who work with KosmiCare believe that the world is a shared responsibility wherein we must look out for and take care of each member, just like in a tribal setting.  We believe the wellbeing of each individual is vital to the wellbeing of the whole, as a true tribe and a living organism, breathing as one”

Where did the idea for Kosmicare UK come from? What is its history?

KosmicareUK branched out of Boom Festival’s KosmiCare psychedelic welfare service. Since 2002, Boom Festival in Portugal has provided a psychedelic emergency/harm reduction service, and in 2008, Diogo Ruivo the funder of Boom festival got together with MAPS to develop an extended framework to share globally. Later that year the “KosmiCare” framework was put into operation; coordinated by Portuguese psychologists David Lameiras and Sandra Karpetas (who supervised the initial program in 2002). Over the past several years, the project became broader, both in infrastructure and partnerships.

After a successful, challenging and rewarding time as a volunteer with KosmiCare at Boom Festival 2008, I recognized the need for similar services at other festivals. Upon returning to the UK, I wrote to MAPS asking for permission to set up the organisation in the UK. They gave me positive feedback and were happy for me to use the “KosmiCare” framework including volunteer application, required reading list and feedback forms, as used by the KosmiCare team at Boom. I then opened a KosmicareUK group on Facebook for networking purposes and interest grew rapidly. In 2009 KosmicareUK was founded with the support of other volunteers from Boom and a talented team recruited from a wide range of backgrounds.

The team bonded well and succeeded in borrowing a comfortable venue, and equipment was entirely sourced from from freecycle, along with sleeping bags, blankets and pillows from tatting at bigger festivals. Everyone brought something to donate, clothes, tables, carpets. The crew worked well alongside medical and standard welfare services who acknowledged the need for the specialist assistance that KosmicareUK provided. Most importantly, the team helped a wide range of people. KosmicareUK have work at a number of festivals for the last five years. Sunrise Celebration, Eden, Waveform, Boomtown Fair, Glade, Alchemy Fest,  Magikana, Sunset, and every year there are more festival organizers looking for our unique approach of welfare.

How would you like to expand it in the future?

It would be of great value if every music festival and event promoter/organizational team were to take this safe space model into consideration in their future planned events.

We believe that KosmiCare UK or similar care services should be available to all of those in need at festivals across the UK, free of charge and without consequences. This unique type of welfare service is essential to the smooth functioning of any music event. Festivals who ask for this service show that they are conscious, responsible and care to provide for their guests the best harm reduction standards. Ideally every festival should have a Kosmicare, but logistically it’s impossible for our team to do that. However, we would like in the future to provide training to other groups of people that will like to do this work in their area. In this way KosmicareUK will have local groups In harmony with the vision of the framework, a network that could operate in all the corners of the UK and to provide the same recognisable standard of care.

Our aims for the future are:

  • Make our services sustainable
  • Own our own structures and transport
  • Create a minimum of 2 full time positions
  • Offer a UK wide service
  • Increase the number of volunteers taking part and attract more professional support
  • Strengthen recognition of the service
  • Train more volunteers to become coordinators in their locality
  • Improve our commercial and income generating capacity

To achieve these objectives we face the inescapable reality: that we need to find a way to generate money. It is a very difficult job, as we believe this service should be free for who ever is in need of it. Therefore the fund to run the service has to come from sponsors and donations from the community and not directly from the person in crisis. Festivals do pay our expenses, like fuel and food, but it doesn’t cover for all the running costs and the work we do throughout the year. Most people don’t realize the amount of hours we do every week away from the festivals.

What advice would you give to someone who wanted to get involved with harm reduction and Kosmicare UK?

For people interested to volunteer at the festivals they need to fill an application form to see if they have what it takes; first of all great empathy and the will to learn. Also the ability to act with urgency when required, to be relentlessly kind and non judgemental. In the words of Tea Faery: “The works demands the patience of a kindergarten teacher, the insight of a transpersonal psychologist, and the total acceptance of a priest.”

We are constantly looking for help – new volunteers, resources, funding, and people with storage and structures like yurts or domes for our space. Also knowledgeable and eloquent people who like to write and give input to create a website or write blogs and reports. My colleague Tracy Dunne and I can’t do it all!  We work as a team and we depend on each other’s commitment and collaboration for our project. So we invite volunteers to join forces in many ways. Just write an email to kosmicare@hotmail.com and we will forward you an application.

Thank you for your time Karin!

fonte http://psypressuk.com/2013/11/19/interview-with-kosmicare-uk-founder-karin-silenzi-de-stagni/

ritorno dell'uso terapeutico di LSD dopo oltre quarant'anni

Si è concluso il primo ciclo di lavoro del dr. Peter Gasser sull'utilizzo di LSD in psicoterapia. Era dal 1966 che non venivano autorizzati studi sull'uso terapeutico dell'acido lisergico.

Il report clinico finale può essere letto gratuitamente qui: http://maps.org/pdf/LDA1_FINAL_CSR_20Aug13.pdf

Chi ha paura dei cervelli stupefacenti?

Gilberto Corbellini, docente Università La Sapienza Roma, Il Sole 24 Ore.

Fonte www.selpress.com/unibs/esr_p1.asp

Le sostanze psicoattive causano certamente danni al sistema nervoso, soprattutto agli adolescenti, ma non tutte allo stesso modo e hanno anche nuove potenzialità terapeutiche

II nostro cervello è il risultato di un lunghissimo processo evolutivo che ha visto selezionarsi il materialebiochimico di cui è fatto, quindi anche i neurotrasmettitori usati per elaborare i segnali e produrre l'informazione che governa i nostri comportamenti, in risposta agli stimoli ambientali. Tra questi stimoli c'erano e ci sono sostanze presenti nell'ambiente con effetti in parte tossici, ma in grado di modificare il comportamento e produrre un'alterazione degli stati mentali. Sono le droghe: oggi pensate solo in negativo, per motivi di ipocrita convenzione e perché a causa del moralismo proibizionista sono prodotte e commercializzate criminalmente per far danni e trame ingenti guadagni, ma che sono state parte integrante della storia alimentare, emotiva e cognitiva della nostra specie. Farmacologi, medici e politici dovrebbero chiedersi non solo, e giustamente: «drogarsi fa male?». E che causi danni non ci sono dubbi.

Ma la domanda non meno cruciale è: «perché ci droghiamo?»; cioè «perché nonostante facciano anche male, così tante persone (ma non tutti!) cercano le droghe e sono disposte a cor- Le leggi proibizioniste penalizzano gli studi neuroscientifici impedendo progressi nello studio della mente e delle cure di gravi malattie rere gravi rischi e andare contro le leggi pur di ottenere l'effetto che esse producono sul cervello?». Se poi si volesse affrontare intelligentemente la questione ci si domanderebbe: «stante il modo in cui funziona il cervello e dato l'effetto dei diversi principi psicoattivi, quanto fa male consumare questa o quella specifica Infine: «in che misura il danno che la droga causa rischia di es sere amplificatoda un intervento che non tiene conto della biologia del comportamento umano, per come si è evoluta attraverso la selezione naturale dei processi che regolano in particolare le nostre emozioni?».

Chi ragiona con pregiudizi ideologici, è infastidito dalla libertà e dall'autodeterminazione, pensa in termini di paternalismo medico e non ha una visione darwiniana dei problemi medico-sanitari, non sarà disposto ad andare più a fondo. Ma ci sono dei fatti scientifici, che è immorale nascondere sotto il tappeto. E che danno indicazioni di quale sarebbe una politica sana ed efficace per contrastare le tossicodipendenze. "Senza aria fritta", come dice il sottotitolo di un bel libro del neurofarmacologo ed epidemiologo David Nutt, che tre mesi fa ha cofirmato un articolo su «Nature Reviews Neuroscience», in cui si dimostra che le leggi che classificano, senza giustificazione, come molto pericolose e rendendole quindi illegali alcune droghe che fanno meno danni dell'alcool o del tabacco, di fatto censurano la ricerca neuroscientifica, e ritardano gli avanzamenti nella ricerca di trattamenti più efficaci per gravi malattie mentali. I neuroscienziati sono provvidi di esempi sulle potenzialità scientifiche e mediche di una ricerca che potesse accedere senza limitazioni alla sperimentazione in laboratorio su tutte le droghe psicoattive.

Una ricerca libera potrebbe studiare gli effetti della cannabis, che è stata usata per millenni dai medici ed è proibita senza valide ragioni scientifiche e mediche. I principi attivi della cannabis sono già terapeuticamente indicati per controllare la spasticità nei malati di sclerosi multipla, per stimolare l'appetito e come analgesici. Ma ci sono indicazione per trattare alcune insonnie, i disturbi da deficit di attenzione e iperattività, il disturbo post-traumatico da stress e alcune forme di ansia. Inoltre, poiché i cannabinoidi inducono stati psicotici reversibili, questa droga aiuterebbe a capire la natura della psicosi, oltre che le basi neurofisiologiche della coscienza, del dolore e dell'appetito, ma anche la regolazione delle emozioni. Tra l'altro nel nostro cervello i recettori per i cannabinoidi - gli endocannabinoidi - sono presenti più di qualunque altro recettore per i principi attivi delle droghe, a riprova che con le specie vegetali del genere cannabis, abbiamo fatto un percorso evolutivo in comune, aiutandoci reciprocamente ai fine della riproduzione e sopravvivenza. Il consumo della cannabis è forse più antico e più implicato nel controllo individuale e sociale dei disagi umani, del consumo delle piante che producono nicotina. Ma la nicotina è legale. Nonostante il fumo di sigarette aumenti del 20% il rischio di cancro del polmone. Mentre l'unico rischio calcolato, ben più basso cioè del 2%, con la cannabis, sono episodi psicotici più prolungati ma sempre reversibili. Non meno lunga è la storia evolutiva dei rapporti tra il nostro cervello e gli psicodelici diffusissimi in natura e contenuti in funghi radici (ibogaina), eccetera. La psilocibina è già indicata per trattare medicalmente disturbi ossessivo compulsivi ed emicranie a grappolo, ma vi sono indicazioni terapeutiche per le depressioni gravi. Sul piano degli interessi perla ricerca neuroscientifica, lo studio sperimentale della psilocibina aiuterebbe a capire meglio la coscienza, i processi percettivi e l'origine delle psicosi e dei disturbi dell'umore. Anche l'Lsd è efficace per trattare emicranie e grappolo e per lo studio della coscienza, della psicosi, della percezione. Gli psicodelici consentirebberodi studiate meglio i recettori della serotonina, e sono usati, benché spessissimo illegalmente, per aiutare i malati terminali ad affrontare serenamente il trapasso.

Ci vuole una bella cattiveria umana per negare a chi sta morendo nell'angoscia di assumere qualcosa che lo farebbe star bene, con la scusa idiota che è Megale! Esempi analoghi si possono fare per droghe stimolanti come l'Mdma e il mefedrone. Ma un caso incredibile è quello della ketamina e di alcuni derivati meno tossici: oltre che come analgesico e anestestico, la ketamina è potentissima per trattare la depressione. Milioni di persone che soffrono di depressioni gravi si risparmierebbero tanta sofferenza, e alcuni non si suiciderebbero, se non fosse l'ottusità dei politici e dei moralisti a governare le società.

David Nutt, Drugs - without hot air: minimising the harms of legal and illegal drugs, Uit, Cambridge, pagg. 368, £12,99 David I. Nutt, Leslie A. King & David E. Nichols, Effects of Schedule I drug laws on Neuroscience Research and Treatment Innovation, Nature Reviews Neuroscience n. 14, pagg. 578-586

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