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L’uso delle droghe che agiscono sulla coscienza è qualcosa che deve essere preso con la massima serietà (Albert Hoffman)

 

Funghi magici (psilocybe, stropharia, panaeolus), mescalina (cactus peyote), DMT (gruppo di alcaloidi presenti in numerose piante e composti o prodotti di sintesi), Salvia Divinorum (particolare qualità di salvia capace di indurre visioni) - questi, insieme all’ormai famoso LSD...

Generalmente gli psichedelici non determinano vere e proprie "allucinazioni" ma piuttosto intensificano e alterano le percezioni sensoriali: i colori appaiono più intensi e si possono scorgere strutture caleidoscopiche (specialmente nella penombra o ad occhi chiusi). Possono verificarsi “illusioni” sonore, le sensazioni olfattive, gustative e tattili sono molto più intense e in parte distorte. La percezione del tempo e dello spazio si modifica ed hanno luogo profonde introspezioni.

Sotto l’effetto di LSD possono essere vissute come vere...

Funghi magici  (Psilocybe e cactus Peyote). I due agenti attivi contenuti nei funghetti, responsabili degli effetti psicoattivi, sono la psilocina e la psilocibina.

Il culto del fungo allucinogeno è antichissimo, così come indicano le testimonianze dei primi conquistatori e viaggiatori in Centro America (soprattutto in Guatemala e Messico) e il ritrovamento di numerosi reperti come le pietre di fungo (mushroom stones) attribuiti...

 Il 3,9% della popolazione dichiara di aver fatto uso, almeno una volta nella vita, di sostanze PSICHEDELICHE. Solo lo 0,5 però li ha assunti nell’ultimo anno al momento dell’indagine condotta dal ministero*. Ciò fa emergeere che, rispetto al numero assolutamente rilevante di persone che sono entrate in  contatto con la sostanza, pochi sono coloro che lo fanno abitualmente, anche perché non danno dipendenza e la forte tolleranza rende impossibile assumerli continuativamente.

Sono in particolare i giovani e i giovanissimi a farne uso, e tra...

Novità psichedelici

ritorno dell'uso terapeutico di LSD dopo oltre quarant'anni

Si è concluso il primo ciclo di lavoro del dr. Peter Gasser sull'utilizzo di LSD in psicoterapia. Era dal 1966 che non venivano autorizzati studi sull'uso terapeutico dell'acido lisergico.

Il report clinico finale può essere letto gratuitamente qui: http://maps.org/pdf/LDA1_FINAL_CSR_20Aug13.pdf

Chi ha paura dei cervelli stupefacenti?

Gilberto Corbellini, docente Università La Sapienza Roma, Il Sole 24 Ore.

Fonte www.selpress.com/unibs/esr_p1.asp

Le sostanze psicoattive causano certamente danni al sistema nervoso, soprattutto agli adolescenti, ma non tutte allo stesso modo e hanno anche nuove potenzialità terapeutiche

II nostro cervello è il risultato di un lunghissimo processo evolutivo che ha visto selezionarsi il materialebiochimico di cui è fatto, quindi anche i neurotrasmettitori usati per elaborare i segnali e produrre l'informazione che governa i nostri comportamenti, in risposta agli stimoli ambientali. Tra questi stimoli c'erano e ci sono sostanze presenti nell'ambiente con effetti in parte tossici, ma in grado di modificare il comportamento e produrre un'alterazione degli stati mentali. Sono le droghe: oggi pensate solo in negativo, per motivi di ipocrita convenzione e perché a causa del moralismo proibizionista sono prodotte e commercializzate criminalmente per far danni e trame ingenti guadagni, ma che sono state parte integrante della storia alimentare, emotiva e cognitiva della nostra specie. Farmacologi, medici e politici dovrebbero chiedersi non solo, e giustamente: «drogarsi fa male?». E che causi danni non ci sono dubbi.

Ma la domanda non meno cruciale è: «perché ci droghiamo?»; cioè «perché nonostante facciano anche male, così tante persone (ma non tutti!) cercano le droghe e sono disposte a cor- Le leggi proibizioniste penalizzano gli studi neuroscientifici impedendo progressi nello studio della mente e delle cure di gravi malattie rere gravi rischi e andare contro le leggi pur di ottenere l'effetto che esse producono sul cervello?». Se poi si volesse affrontare intelligentemente la questione ci si domanderebbe: «stante il modo in cui funziona il cervello e dato l'effetto dei diversi principi psicoattivi, quanto fa male consumare questa o quella specifica Infine: «in che misura il danno che la droga causa rischia di es sere amplificatoda un intervento che non tiene conto della biologia del comportamento umano, per come si è evoluta attraverso la selezione naturale dei processi che regolano in particolare le nostre emozioni?».

Chi ragiona con pregiudizi ideologici, è infastidito dalla libertà e dall'autodeterminazione, pensa in termini di paternalismo medico e non ha una visione darwiniana dei problemi medico-sanitari, non sarà disposto ad andare più a fondo. Ma ci sono dei fatti scientifici, che è immorale nascondere sotto il tappeto. E che danno indicazioni di quale sarebbe una politica sana ed efficace per contrastare le tossicodipendenze. "Senza aria fritta", come dice il sottotitolo di un bel libro del neurofarmacologo ed epidemiologo David Nutt, che tre mesi fa ha cofirmato un articolo su «Nature Reviews Neuroscience», in cui si dimostra che le leggi che classificano, senza giustificazione, come molto pericolose e rendendole quindi illegali alcune droghe che fanno meno danni dell'alcool o del tabacco, di fatto censurano la ricerca neuroscientifica, e ritardano gli avanzamenti nella ricerca di trattamenti più efficaci per gravi malattie mentali. I neuroscienziati sono provvidi di esempi sulle potenzialità scientifiche e mediche di una ricerca che potesse accedere senza limitazioni alla sperimentazione in laboratorio su tutte le droghe psicoattive.

Una ricerca libera potrebbe studiare gli effetti della cannabis, che è stata usata per millenni dai medici ed è proibita senza valide ragioni scientifiche e mediche. I principi attivi della cannabis sono già terapeuticamente indicati per controllare la spasticità nei malati di sclerosi multipla, per stimolare l'appetito e come analgesici. Ma ci sono indicazione per trattare alcune insonnie, i disturbi da deficit di attenzione e iperattività, il disturbo post-traumatico da stress e alcune forme di ansia. Inoltre, poiché i cannabinoidi inducono stati psicotici reversibili, questa droga aiuterebbe a capire la natura della psicosi, oltre che le basi neurofisiologiche della coscienza, del dolore e dell'appetito, ma anche la regolazione delle emozioni. Tra l'altro nel nostro cervello i recettori per i cannabinoidi - gli endocannabinoidi - sono presenti più di qualunque altro recettore per i principi attivi delle droghe, a riprova che con le specie vegetali del genere cannabis, abbiamo fatto un percorso evolutivo in comune, aiutandoci reciprocamente ai fine della riproduzione e sopravvivenza. Il consumo della cannabis è forse più antico e più implicato nel controllo individuale e sociale dei disagi umani, del consumo delle piante che producono nicotina. Ma la nicotina è legale. Nonostante il fumo di sigarette aumenti del 20% il rischio di cancro del polmone. Mentre l'unico rischio calcolato, ben più basso cioè del 2%, con la cannabis, sono episodi psicotici più prolungati ma sempre reversibili. Non meno lunga è la storia evolutiva dei rapporti tra il nostro cervello e gli psicodelici diffusissimi in natura e contenuti in funghi radici (ibogaina), eccetera. La psilocibina è già indicata per trattare medicalmente disturbi ossessivo compulsivi ed emicranie a grappolo, ma vi sono indicazioni terapeutiche per le depressioni gravi. Sul piano degli interessi perla ricerca neuroscientifica, lo studio sperimentale della psilocibina aiuterebbe a capire meglio la coscienza, i processi percettivi e l'origine delle psicosi e dei disturbi dell'umore. Anche l'Lsd è efficace per trattare emicranie e grappolo e per lo studio della coscienza, della psicosi, della percezione. Gli psicodelici consentirebberodi studiate meglio i recettori della serotonina, e sono usati, benché spessissimo illegalmente, per aiutare i malati terminali ad affrontare serenamente il trapasso.

Ci vuole una bella cattiveria umana per negare a chi sta morendo nell'angoscia di assumere qualcosa che lo farebbe star bene, con la scusa idiota che è Megale! Esempi analoghi si possono fare per droghe stimolanti come l'Mdma e il mefedrone. Ma un caso incredibile è quello della ketamina e di alcuni derivati meno tossici: oltre che come analgesico e anestestico, la ketamina è potentissima per trattare la depressione. Milioni di persone che soffrono di depressioni gravi si risparmierebbero tanta sofferenza, e alcuni non si suiciderebbero, se non fosse l'ottusità dei politici e dei moralisti a governare le società.

David Nutt, Drugs - without hot air: minimising the harms of legal and illegal drugs, Uit, Cambridge, pagg. 368, £12,99 David I. Nutt, Leslie A. King & David E. Nichols, Effects of Schedule I drug laws on Neuroscience Research and Treatment Innovation, Nature Reviews Neuroscience n. 14, pagg. 578-586

studio: psichedelici non hanno effetti negativi sulla salute mentale

Studio del Dipartimento di Neuroscienze, Facoltà di Medicina della Norwegian University of Science and Technology (NTNU), Trondheim, Norvegia.

ok fratello, sappiamo benissimo che di studi sull'argomento ce nè ben pochi in giro, ma ce lo hai già rifilato qua il 22 agosto... http://www.sostanze.info/articolo/droghe-allucinogene-fanno-bene-alla-salute-mentale

La Redazione

"Le droghe allucinogene fanno bene alla salute mentale"

È quanto afferma uno studio condotto negli Stati Uniti dai neuroscienziati norvegesi Pal- Orjan Johansen e Teri Krebs dopo aver esaminato i dati di 130mila americani che avevano assunto farmaci per alleviare ansia, depressione, stress post-traumatico, agorafobia, sociofobia e che in alcuni casi erano stati ricoverati nei reparti psichiatrici. Tra loro anche 22mila persone che riferiscono di assumere da sempre droghe psichedeliche come l'Lsd, la mescalina, la psilobicina e il peyote. La conclusione è chiara: “L'uso di sostanze psichedeliche non è un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di problemi di salute mentale” né “determina un maggiore ricorso a psicofarmaci”.

Lo studio norvegese, pubblicato lo scorso 19 agosto agosto sulla rivista PlosOne, non riesce a stabilire un rapporto di causa-effetto tra il consumo di sostanze psichedeliche e la salute mentale ma arriva comunque a provare che i consumatori di allucinogenisembrano soffrire in misura minore di problemi psichiatrici e dunque ricorrono meno spesso agli psicofarmaci.

“Un tempo si pensava che le droghe psichedeliche potevano portare a problemi di natura mentale ma questa credenza era basata su un piccolo numero di casi e non teneva conto del consumo diffuso di allucinogeni né del tasso di malattie psichiatriche della popolazione in generale”, spiega Johansen.

I due ricercatori non sono nuovi nei territori delle sostanze psichedeliche: già lo scorso anno avevano pubblicato una ricerca secondo la quale l'Lsd aiuta in maniera efficace gli alcolisti a smettere di bere, mentre due importanti ricerche pubblicate nel British Journal of Psichiatry hanno comprovato l'uso benefico della psilocibina (presente nei cosiddetti funghi allucinogeni) in pazienti affetti da grave depressione.

 

Ambiente: una nuova ricerca statunitense svela l’evoluzione dei funghi magici

A svelare  lo sviluppo evolutivo dei funghi “magici”, noti per le loro proprieta’ allucinogene, ci aiuta una nuova ricerca statunitense.  Si tratta del genere Psilocybe. Precedenti studi hanno dimostrato che le specie di Psilocybe non discendono da un unico antenato: la specie allucinogena (genere Psilocybe) fu cosi’ distinta dalla “cugina” non allucinogena (genere Deconica). L’ultima indagine – condotta da ricercatori delle Universita’ di Guadalajara e Tennessee – colloca i due separati gruppi monofiletici – sviluppati da un singolo antenato – in famiglie diverse. All’interno dei Psilocybe (famiglia Hymenogastraceae) e dei Deconica (famiglia Strophariaceae), gli autori hanno comunque scoperto diversi e forti rapporti infragenerici. Secondo gli autori, l’analisi dei vari tratti morfologici dei funghi suggerisce che non sono scaturiti da un recente discendente comune ma si sono evoluti indipendentemente o attraverso diverse “perdite” evolutive, probabilmente per ragioni ecologiche. A fare la differenza, i composti psichedelici che rendono simili le specie di Psilocybe a diversi livelli e sono assenti nelle ex specie di Psilocybe, specie rilevabili anche nel genus Deconica. Lo studio “Phylogenetic inference and trait evolution of the psychedelic mushroom genus Psilocybe sensu lato (Agaricales)” e’ stato pubblicato sulla rivista Botany.

www.meteoweb.eu/2013/08/ambiente-una-nuova-ricerca-statunitense-svela-levoluzione-dei-funghi-magici/219475/

Viaggi acidi - Pino Corrias intervista Albert Hofmann

Il famoso libriccino di Stampa Alternativa sul padre dell'LSD ora è stato reso disponibile gratuitamente dall'editore, qui: http://www.stampalternativa.it/liberacultura/books/viaggi.pdf

tutto è "alterazione di coscienza"

Drugs and the meaning of life

Everything we do is for the purpose of altering consciousness. We form friendships so that we can feel certain emotions, like love, and avoid others, like loneliness. We eat specific foods to enjoy their fleeting presence on our tongues. We read for the pleasure of thinking another person’s thoughts. Every waking moment—and even in our dreams—we struggle to direct the flow of sensation, emotion, and cognition toward states of consciousness that we value.

Drugs are another means toward this end. Some are illegal; some are stigmatized; some are dangerous—though, perversely, these sets only partially intersect. There are drugs of extraordinary power and utility, like psilocybin (the active compound in “magic mushrooms”) and lysergic acid diethylamide (LSD), which pose no apparent risk of addiction and are physically well-tolerated, and yet one can still be sent to prison for their use—while drugs like tobacco and alcohol, which have ruined countless lives, are enjoyed ad libitum in almost every society on earth. There are other points on this continuum—3,4-methylene-dioxy-N-methylamphetamine (MDMA or “Ecstasy”) has remarkable therapeutic potential, but it is also susceptible to abuse, and there is some evidence that it can be neurotoxic.

segue in http://www.samharris.org/blog/item/drugs-and-the-meaning-of-life/

Michael Cera racconta le sue esperienze psichedeliche

L'attore di Superbad racconta le sue esperienze con la mescalina, assunta per lavorare al nuovo film Crystal Fairy & the Magic Cactus. http://www.huffingtonpost.com/2013/07/10/michael-cera-drugs-mescaline-crystal-fairy_n_3575056.html?utm_hp_ref=entertainment

via Huffington Post

L'edificio del proibizionismo sta cominciando a crollare

depenalizzazione o legalizzazione della canapa, rivalutazione degli usi medici e accademici degli psichedelici: un articolo dal Guardian.

http://www.guardian.co.uk/science/2013/jun/14/edifice-drugs-prohibition-crumbling

At last, the edifice of drugs prohibition is starting to crumble

We are seeing a dramatic shift in favour of drug decriminalisation and unlocking the therapeutic potential of psychedelicsAt last, the edifice of drugs prohibition is starting to crumble

The past two months have been an incredibly busy and productive time for global drug policy reform and scientific research into psychedelic drugs. Never in my 15 years as director of the Beckley Foundation have I seen such rapid progress in these complementary fields.

 

Earlier this week, Imperial College and the foundation hosted a forum on psychedelic drugs research, which discussed the breakthroughs that have been made by our organisations' research programme and heard presentations from scientists from around the world. And in April, the three-day Psychedelic Science Conference took place in San Francisco, also co-hosted by the Beckley Foundation.

At last the potential value of these compounds is beginning to be explored. Not only are they gateways to understanding consciousness itself, they also – alone or as aids to psychotherapy – open up valuable new avenues of treatment for many human ills, including depression, cluster headaches, anxiety, addiction and post-traumatic stress disorder. After many years in the darkness, we are finally starting to uncover the potential of these compounds, which inter-relate with human neurochemistry so intimately that they bring about radical changes in consciousness that – with careful handling – can be channelled into treating disease and transforming awareness.

Research into the potential of these drugs has been blocked for the past 40 years by their being scheduled as "controlled substances". This has surrounded them with taboos and regulations that still make research extremely difficult and expensive, deterring all but the most determined explorers. I am fortunate to have been collaborating for the last few years with leading researchers including David Nutt of Imperial College, Valerie Curran of UCL and Roland Griffiths of Johns Hopkins University, Maryland.

After decades hidden away, the Cinderella of science is putting on her slippers and setting off for the ball.

The day before the London conference I returned from Guatemala, where I had been invited by President Otto Pérez Molina to attend the General Assembly of the Organization of American States in the beautiful ancient capital of La Antigua. The assembly discussed a report on The Drug Problem in the Americas, commissioned by the OAS last year and launched at a ceremony at the presidential palace in Bogotá that I attended in May.

The report and the meeting mark a paradigm shift by initiating intergovernmental dialogue that recognises the need for greater flexibility, pragmatism and respect for diverse opinions. As the OAS general secretary put it, "We are knocking on sensitive doors, but we need to examine drug policy."

Even the US representative, secretary of state John Kerry, said that efforts must focus on the treatment of users and on education rather than incarceration. At last, a major international body is recognising that the dominant prohibitionist approach to drug control laid down by the UN drug conventions of 1961, 1971 and 1988 must be reformed. There is near-unanimous agreement in Latin America that the "war on drugs" has failed, with leaders becoming increasingly vocal in their determination to push the reset button.

Now former and present presidents of the world, and other leading global figures, publicly acknowledge the need for reform – as expressed by the Global Commission on Drug Policy and by the signatories of the Beckley Foundation Public Letter. President Santos of Colombia has called on the world to find new ways to tackle the scourge of the illegal drugs trade, including the possibility of legalisation with regulation.

President Pérez Molina, who last year invited the Beckley Foundation to advise him on drug policy reform, is the leading international advocate of the urgent need for a new approach. He is accompanied by President Santos and other Latin American leaders such as Presidents Mujica of Uruguay and Morales of Bolivia, whose countries have suffered so grievously as a result of the prohibitionist approach of the past 50 years, and who now look for new solutions to improve health, security, development and education.

We are delighted to advise President Molina and his government, as in my view the misguided approach to the control of illicit drugs has caused much more damage than the drugs themselves. The Beckley Foundation has always advocated an evidence-based, health-oriented, harm-reducing, cost-effective approach that respects human rights. The mark of a successful drug policy should not be the amount of drugs intercepted or the number of people in jail, but rather the security and stability of the state's institutions, and the health and wellbeing of its citizens.

We need to remember that, according to the UN's estimates, only 5% of the world's population use drugs and fewer than 12% of those become problem users. Drug misuse needs to be treated as a health problem. People who use drugs without causing harm to others should no more be criminalised than moderate users of alcohol.

Even within the citadel of the USA, the architecture of prohibition is beginning to crumble: last November, the states of Colorado and Washington voted to legalise the possession of limited amounts of cannabis – even for recreational use. Cannabis policy is progressing towards decriminalisation and regulation. Couldn't all drug-related harms be more effectively reduced within a strictly regulated market than they can under the current criminalised regime, which is completely unregulated?

After 50 years of prohibition, drugs are cheaper and more available than ever before. The collateral damage – particularly to countries that produce the drugs and those through which they pass – is devastating. Surely the governments of the world can do a better job of limiting harms than the cartels, whose only motivation is profit, and who are the principal beneficiaries of the present approach?

 

The Mescaline Experiment

1955: lo psichiatra Humphry Osmond somministra mescalina a un parlamentare inglese.

Ecstasy, Lsd o funghi allucinogeni sotto controllo medico: le droghe psichedeliche sono l'avvenire della psichiatria?


huffingtonpost.it - Quarant’anni fa era un hippie. Oggi è ascoltato dal Pentagono.
Venerdì 3 maggio lo psicologo americano Rick Doblin ha partecipato piano di speranza a una riunione con una serie di responsabili dell’esercito americano. Il suo obiettivo? Convincerli di lasciar curare i veterani vittime di esperienze traumatiche con l’aiuto di un farmaco molto particolare: il MDMA, la sostanza attiva della droga più conosciuta come ecstasy.
Droga per curare i traumi psicologici? L’idea può apparire a priori sconvolgente, quasi provocatoria. Ma fa si fa strada in seno alla comunità scientifica americana. La molecola è stata sperimentata già nel trattamento della depressione degli animali, sull’uomo si nutrono altre speranze, a cominciare dalla sindrome di stress post-traumatico. Negli Stati Uniti si stima che 200mila veterani delle forze armate ne soffrono.

 

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