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L’uso delle droghe che agiscono sulla coscienza è qualcosa che deve essere preso con la massima serietà (Albert Hoffman)

 

Funghi magici (psilocybe, stropharia, panaeolus), mescalina (cactus peyote), DMT (gruppo di alcaloidi presenti in numerose piante e composti o prodotti di sintesi), Salvia Divinorum (particolare qualità di salvia capace di indurre visioni) - questi, insieme all’ormai famoso LSD...

Generalmente gli psichedelici non determinano vere e proprie "allucinazioni" ma piuttosto intensificano e alterano le percezioni sensoriali: i colori appaiono più intensi e si possono scorgere strutture caleidoscopiche (specialmente nella penombra o ad occhi chiusi). Possono verificarsi “illusioni” sonore, le sensazioni olfattive, gustative e tattili sono molto più intense e in parte distorte. La percezione del tempo e dello spazio si modifica ed hanno luogo profonde introspezioni.

Sotto l’effetto di LSD possono essere vissute come vere...

Funghi magici  (Psilocybe e cactus Peyote). I due agenti attivi contenuti nei funghetti, responsabili degli effetti psicoattivi, sono la psilocina e la psilocibina.

Il culto del fungo allucinogeno è antichissimo, così come indicano le testimonianze dei primi conquistatori e viaggiatori in Centro America (soprattutto in Guatemala e Messico) e il ritrovamento di numerosi reperti come le pietre di fungo (mushroom stones) attribuiti...

 Il 3,9% della popolazione dichiara di aver fatto uso, almeno una volta nella vita, di sostanze PSICHEDELICHE. Solo lo 0,5 però li ha assunti nell’ultimo anno al momento dell’indagine condotta dal ministero*. Ciò fa emergeere che, rispetto al numero assolutamente rilevante di persone che sono entrate in  contatto con la sostanza, pochi sono coloro che lo fanno abitualmente, anche perché non danno dipendenza e la forte tolleranza rende impossibile assumerli continuativamente.

Sono in particolare i giovani e i giovanissimi a farne uso, e tra...

Novità psichedelici

Info sulle droghe

MI sembra carino

Fedeli drogati da ostie all’Lsd (ma è una bufala)


Già girava in rete: storie di fedeli impazziti, apparizioni di santi, e una partita di ostie inquinate da agenti allucinogeni, Vecchine rabbiose che si scagliano contro il parroco don Achille e lo costringono a rifugiarsi nella canonica. Invece, l’arcidiocesi di Campobasso smentisce: la parrocchia non esiste, don Achille nemmeno. E un piccolo sogno si spezza - Dario Ronzoni


 

Linkiesta - La smentita è arrivata subito: con secchezza è intervenuta l’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano, smontando tutto: non esiste nessuna parrocchia di Santo Spirito a Campobasso. E non esiste nessun don Achille. E non esiste, logica vuole, nemmeno la storia della partita di ostie contaminate dagli sclerozi della segale cornuta, un agente allucinogeno, che, secondo la storia diffusa da Abruzzoweb e ripresa dal Mattino, aveva trasformato la messa in un baccanale, uno “sballo”.

Minori e sostanze psicoattive. Teoria, ricerca e modelli d'intervento

 

Di Pavarin RM ed Emiliani F. - Clueb, 2012

Nonostante il mondo attorno a noi sia notevolmente cambiato ed emergano punti di vista innovativi che segnalano la necessità di un cambiamento di paradigmi, le politiche di prevenzione sono ancora troppo condizionate dalla distinzione tra uso lecito e uso illecito di sostanze psicoattive in base alla compatibilità con l’etica del lavoro, dove viene stigmatizzato il consumo collocato nel tempo non produttivo e non vengono considerati i cambiamenti strutturali associati al crescente significato economico del piacere.

L’analisi dei motivi d’uso offre numerosi spunti sia per comprendere le nuove tendenze tra i minori che per orientare potenziali politiche di prevenzione: si sta modificando velocemente il concetto di legale/illegale, fenomeno evidente soprattutto tra i giovani ed i giovanissimi, in una dimensione dove alcol e tabacco vengono utilizzati per gli stessi scopi delle sostanze illegali, a volte anche con funzione di autocura

Il libro, a partire da ricerche sul campo e da teorie e modelli sociologici, psicologici e pedagogici, esplora sotto diverse angolazioni il complesso fenomeno dell’uso di sostanze con particolare riferimento all’età adolescenziale, quella nella quale si chiarisce e determina se l’uso sarà temporaneo, se rimarrà stabilmente tale o se aprirà la strada all’abuso ed alla dipendenza.

Scheda Casa Editrice Clueb

Una competizione canina... Sotto acido!

Di Jonathan Smith

Vice.com - Il Westminster Dog Show è un postaccio pieno di tizi del Midwest e di cani che ricevono più attenzioni e vivono meglio di buon 40 percento della popolazione mondiale. La quantità di amore e risorse profuse quotidianamente in questi botoli sarebbe sufficiente da far sentire a disagio una persona nel pieno delle sue facoltà. Ma giusto l'altro giorno ho scoperto che farsi lanciare nel mezzo di questa esperienza traumatica strafatti di acido è un ottimo modo di uccidere il tempo.

 

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La psilocibina disconnette le reti neurali

 Dipendenze_1721.jpg

Una curiosa sperimentazione dimostra la pericolosità anche a lungo termine del consumo di funghi allucinogeni, i cosiddetti “funghetti magici” che spopolano fra le stradine di Amsterdam invase dai turisti di tutto il mondo.
L'allarme per gli effetti prodotti dalla psilocibina, la sostanza principe dei “magic mushrooms”, è stato lanciato da un team di ricercatori della prestigiosa Università Johns Hopkins di Baltimora, negli Stati Uniti. I ricercatori, che hanno seguito per un anno un campione di volontari a cui era stata somministrata una dose della sostanza, dichiarano che anche solo un allucinogeno può provocare cambiamenti della personalità sul lungo termine. 
Stando ai dati pubblicati sul Journal of Psychopharmacology, il 60 per cento di chi ha partecipato all'esperimento ha mostrato modificazioni della personalità. La sperimentazione era basata sulla partecipazione di 51 ...

continua qui www.italiasalute.it/1721/pag2/La-psilocibina-disconnette-reti-neurali.html

L'Fbi spiava Steve Jobs: "Un drogato".

Pubblicata l'indagine del Bureau sul guru Apple: "Lsd e disonestà"

 
NEW YORK
Nel 1991, l’Fbi passò al setaccio la vita di Steve Jobs: l’amministrazione dell’allora presidente George Bush lo voleva nel prestigioso "US President’s Export Council". Un incarico che però non ottenne mai, mentre, in realtà, gli agenti federali già da molto tempo avevano iniziato a tener d’occhio il cofondatore della Apple. E non ne avevano una grande opinione. Soprattutto dopo aver appreso che aveva fatto ampio uso di droghe, anche pesanti (Lsd); e anche per il suo totale distacco da una figlia, Lisa nata nel 1978, che aveva avuto con una donna che poi aveva lasciato. Il dossier, di ben 200 pagine, è diventato pubblico oggi, dopo che l’Fbi l’ha pubblicato sul suo sito web su richiesta del Wall Street Journal, in base al Freedom Information Act. Dal lungo documento viene fuori che il Bureau parlò con numerose persone dell’entourage di Jobs, tra cui amici, vicini e familiari e colleghi e, secondo l’Fbi, «diversi individui hanno messo in dubbio la sua onestà, affermando che si tratta di una persona che può distorcere la verità e la realtà, pur di perseguire i suoi obiettivi». un concetto, quello della «distorsione del campo della realtà», che di certo non è un segreto e che è stato ampiamente sviscerato nella biografia di Steve Jobs scritta da Walter Isaacson, uscita poco dopo la sua morte. Nel libro si racconta anche delle sue esperienze con la droga, in particolare l’Lsd, nel periodo in cui poco più che adolescente trascorse diversi mesi in India.

Dal dossier viene fuori anche che nel 1985, quando ormai assieme al suo amico Steve Wozniak aveva già da quasi dieci anni avviato la Apple, Jobs fu vittima di un ricatto, con la minaccia di attentato dinamitardo, e da allora l’Fbi iniziò quindi ad interessarsi a lui. Le informazioni dei federali vennero poi approfondite nel 1991, quando Jobs era a capo della "NeXT" la società di computer da lui fondata nel 1985, dopo aver sbattuto la porta alla Apple. Dalle indagini dell’epoca sembra emergere che tutte le persone interpellate, di cui non viene rivelato il nome, ritenessero che Jobs non facesse più uso di droghe. Alcune, in particolare una donna, avevano però dubbi «sulla sua etica e sulla sua morale». Il suo successo alla Apple, disse la donna, «gli ha dato un’enorme quantità di potere» e gli permette «di distorcere la realtà per fare a modo suo». Altre testimonianze descrivono invece Jobs come «ostinato, dalla volontà ferrea, un grande lavoratore, ispirato, e per questo di grande successo». Cinque anni dopo, Jobs sarebbe rientrato alla grande in Apple e l’avrebbe guidata fino a pochi giorni prima della sua morte, il 5 ottobre del 2011, giorno in cui tutti gli Stati Uniti espresso dolore e tristezza, a cominciare dal presidente Barack Obama.

LA Stampa

Psilocibina contro la depressione?

Le immagini geometriche e la vivida immaginazione sperimentate sotto l'influsso dei funghi psicoattivi non sono, come gli scienziati avevano sospettato, il risultato di un aumento dell'attività cerebrale, ma bensì di una riduzione dell'attività e della connettività cerebrale, secondo un rapporto pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.Secondo i ricercatori, la riduzione della connettività cerebrale potrebbe spiegare la liberazione della mente dai vicoli abituali."E' stato spesso ipotizzato che questi classici allucinogeni debbano aumentare la funzionalità cerebrale, visto che vengono associati all'espansione della consapevolezza e della coscienza, ma in realtà ciò che vediamo è una riduzione dell'attività cerebrale", ha riferito Roland Griffiths, del Johns Hopkins Bayview Medical Center."Devo dire che questo era del tutto inaspettato", ha ribadito David Nutt dell'Imperial College di Londra, che ha condotto lo studio. Ma, ha aggiunto, "quando si ottiene esattamente il risultato opposto a quello che si prevedeva, sai che è giusto, perché non c'è parzialità".Anche se gli esseri umani hanno utilizzato i funghi magici per millenni, molto poco si sa su come realmente agiscono. Poco dopo la popolarità guadagnata negli anni '50 e '60, "sono stati criminalizzati e la ricerca sulle loro applicazioni terapeutiche è stata soppressa", ha spiegato Rick Doblin, della Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, che in parte ha finanziato lo studio.A causa della illegalità della psilocibina, l'organizzazione e l'esecuzione del nuovo studio è stato un calvario normativo, ha detto Nutt.C'era anche la preoccupazione etica che i volontari potessero sperimentare il cosiddetto bad trip. Anche se la psilocibina è generalmente associata a sentimenti di euforia e connessione umana, a volte può causare ansia. Se ciò fosse accaduto, ha spiegato Nutt, la persona sarebbe stata al sicuro e calmata se necessario con Valium. E per ridurre il rischio di una brutta esperienza, tutti i 30 volontari sono stati scelti in base al fatto di aver già assunto allucinogeni almeno una volta nella propria vita.

Nutt e il suo team hanno somministrato psilocibina in vena ai volontari, mentre i loro cervelli sono stati scannerizzati mediante risonanza magnetica funzionale. "Volevamo sapere esattamente cosa succede quando si effettua questa transizione dallo stato ordinario allo stato psichedelico", ha spiegato.Il flusso di sangue e l'attività cerebrale dei volontari hanno subito una particolare diminuzione nella corteccia prefrontale mediale, un'area coinvolta nelle emozioni, l'apprendimento, la memoria e la funzione esecutiva, e la corteccia cingolata posteriore, la cui funzione è meno chiara.Il team ha anche utilizzato i dati per valutare come la connettività funzionale tra queste due regioni cerebrali variasse nel corso del tempo, e ha scoperto che la loro disattivazione risulta essere legata.Le due regioni sono connesse da una rete di connessioni chiamata Default-mode network (DMN), che integra le funzioni cerebrali tra cui sensazioni, ricordi e ambizioni. "E' un po chi sei e come vedi il mondo", ha detto Nutt. Il DMN potrebbe anche funzionare da meccanico cognitivo vincolante, capace di filtrare e dare un senso alle informazioni. Una riduzione dell'attività del DMN potrebbe quindi consentire una modalità di conoscenza senza vincoli, come quella vissuta durante un viaggio con i funghi magici.

E' interessante notare che l'attività DMN è iperattiva nelle persone soggette a depressione, suggerendo che la psilocibina possa essere efficace contro questa patologia.

"La psilocibina potrebbe essere somministrata solo un paio di volte sotto la supervisione di un terapista ... con la speranza che alla fine del processo non si sia più dipendente dai farmaci", ha spiegato Doblin. "Sarebbe come aprire una porta e mostrare che c'è un altro modo di essere", ha detto Nutt.

La chimica psichedelica: un principio attivo dei “funghi magici” controlla (in qualche modo) l'attività del cervello.

 

Alfredo Orrico - inSostanza.it

Nonostante una lunga storia di utilizzo nelle cerimonie di guarigione, in riti tesi all’espansione della mente ed “all’apertura di porte della percezione”, le sostanze allucinogene presenti nei “funghi magici” sembrano provocare al contrario diffuse diminuzioni dell’attività cerebrale, secondo quanto riportato da alcuni ricercatori e pubblicato negli Atti della National Academy of Sciences USA (Carhart-Harris RL et al. 2012).


La psilocibina, la cui azione è dovuta all’attivazione dei recettori della serotonina, è stata apprezzata per secoli per la capacità di indurre esperienze mistiche ma essa presenta anche un potenziale valore terapeutico in varie patologie psichiatriche. In uno dei pochi studi di questo tipo, David Nutt, un neuropsicofarmacologo che lavora presso l'Imperial College di Londra, insieme ai suoi collaboratori ha usato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per monitorare i cambiamenti nell'attività cerebrale che si registrano durante la transizione dalla coscienza normale allo stato psichedelico indotto dalla psilocibina. Lo studio è stato effettuato reclutando 30 volontari, tutti individui esperti nell’uso di sostanze allucinogene, e scansionato il loro cervello due volte: una volta dopo che ai partecipanti era stato somministrato un placebo (solo acqua e sali) ed un’altra volta dopo iniezione di una piccola dose di psilocibina, che, in pochi secondi, ha innescato un breve “viaggio”. E’ stato quindi osservato che, nonostante si ritenga comunemente che le sostanza psichedeliche “aumentino l'attività cerebrale”, la psilocibina causa in effetti un rallentamento di attività in aree dotate di connessioni più dense, soprattutto a livello della corteccia mediale pre-frontale (mPFC) e la corteccia cingolata anteriore e posteriore (ACC e PCC, rispettivamente). Le scansioni hanno mostrato una riduzione delle connessioni funzionali tra il mPFC e PCC, in modo che la loro attività, normalmente sincrona, è risultata “de-sincronizzata”.

 

Nel 1954, lo scrittore Aldous Huxley (che aveva notoriamente sperimentato sostanze psichedeliche) nel suo libro “Le porte della percezione”, suggeriva che le droghe producessero un diluvio sensoriale attraverso l'apertura di una sorta di "valvola di riduzione" nel cervello, deputata in condizioni normali alla limitazione delle nostre percezioni. In accordo, Karl Friston del University College di Londra sosteneva che il cervello, per permettere una migliore rappresentazione del mondo, funzionasse attraverso una limitazione delle nostre esperienze percettive. Le nuove scoperte sembrano in accordo quindi con l’idea che queste sostanze abbiano una qualche attività modulante su queste funzioni di repressione.
Nutt e collaboratori suggeriscono che i loro risultati potrebbero spiegare alcuni degli effetti terapeutici della psilocibina. La depressione comporta iperattività nei mPFC, che porta alla visione pessimistica ed al rimuginare patologico caratteristico della condizione, così la disattivazione della mPFC potrebbe alleviarne i sintomi. Gli autori hanno anche osservato una riduzione del flusso di sangue a livello ipotalamico, suggerendo che questo potrebbe spiegare alcuni resoconti aneddotici secondo i quali le sostanze psichedeliche allevino i sintomi della cefalea a grappolo, che è associata ad una aumentata attività ipotalamica.

Tuttavia, non tutti sono d’accordo con questi risultati e con la loro interpretazione, a segnalare quanto le argomentazioni in questo campo siano ancora fluttuanti e contraddittorie.
Franz Vollenweider presso l'Università di Zurigo in Svizzera riferisce, infatti, di avere completato studi simili e di avere sempre visto, al contrario, l'attivazione di quelle stesse aree che lo studio di Nutt e coll. riferisce depresse. Alcune differenze potrebbero essere associate a tempi differenti di scansione nei due studi o alla differente via di somministrazione (nello studio di Vollenweider, la somministrazione era per via orale) e/o al dosaggio delle sostanze.
Secondo Keith Laws, invece, un neuropsicologo cognitivo dell'Università di Hertfordshire, i risultati potrebbero essere spiegati in altro modo. "La disattivazione di mPFC e PCC è legata all’ansia e alla anticipazione di esperienze piacevoli e spiacevoli," dice. "Quella era una situazione stressante, anche per tossicodipendenti con esperienza e ho il sospetto che gli autori di quello studio abbiano piuttosto misurato delle variazioni funzionali correlate a quell’ansia."

GRAN BRETAGNA - Come funzionano i funghi allucinogeni

Notiziario Aduc - Della serie: 'provato per voi'. Le scansioni cerebrali di persone sotto l'influenza della psilocibina, il principio attivo dei funghi allucinogeni, hanno infatti fornito agli scienziati un quadro il piu' dettagliato di come agiscono le droghe psichedeliche. I risultati di due studi in corso di pubblicazione su 'Pnas' e sul 'British Journal of Psychiatry' identificano, infatti, le aree del cervello 'spente' dalla psilocibina. Secondo queste ricerche i funghi funzionano perche' aiutano le persone a sperimentare ricordi piu' vividi. E il principio attivo potrebbe essere usato a scopo terapeutico.
Nello studio su 'Pnas' 30 volontari sani hanno subito infusioni psilocibina nel sangue mentre venivano sottoposti a una risonanza magnetica cerebrale. Le scansioni hanno mostrato un calo di attivita' negli 'hub', le regioni del cervello che fungono da punti di raccordo tra aree. Il secondo studio su 10 volontari ha rilevato, inoltre, che i ricordi dei volontari sotto psilocibina migliorano. La sostanza, inoltre, sembra influire su ansia e depressione in modo positivo.
Secondo David Nutt del Dipartimento di Medicina dell'Imperial College di Londra, autore di entrambi gli studi, "le sostanze psichedeliche sono ritenute forme di 'espansione della mente', e si pensa che agiscano in questo modo, ovvero aumentando l'attivita' cerebrale. Sorprendentemente abbiamo scoperto che la psilocibina" fa l'esatto opposto, ovvero "riduce l'attivita' nelle zone cerebrali piu' connesse con altre aree".
"Questi hub vincolano la nostra esperienza del mondo e la tengono in ordine. Ora sappiamo che la disattivazione di queste regioni porta a uno stato in cui il mondo viene vissuto con stupore, come qualcosa di strano". L'intensita' degli effetti riportati dai partecipanti, tra visioni di motivi geometrici, insolite sensazioni corporee e senso alterato di spazio e tempo, e' correlata con una diminuzione dell'ossigenazione e del flusso sanguigno in alcune parti del cervello. "I nostri risultati - dice Robin Carhart-Harris, del Dipartimento di Medicina presso l'Imperial College di Londra - supportano l'idea che la psilocibina faciliti l'accesso ai ricordi personali e alle emozioni. Il nostro e' solo un piccolo studio, ma siamo interessati ad esplorare il potenziale della psilocibina come strumento terapeutico".

"Coping", obiettivi nella vita e spiritualità negli utenti di sostanze psichedeliche

Un totale di 667 consumatori di droghe psichedeliche, consumatori di altre droghe e non consumatori di droga hanno risposto alle domande di una serie di tre questionari: Psychological Immune Competence Inventory, Purpose in Life test e Intrinsic Spirituality Scale.I risultati dello studio mostrano che l'uso di droghe psichedeliche con lo scopo di migliorare la conoscenza di sé è meno associato a problemi droga-corrleati, e si correla positivamente con il coping (l'insieme di strategie mentali e comportamentali che sono messe in atto per fronteggiare una certa situazione) e la ricerca spirituale.Anche se il significato di "spiritualità" può essere ambiguo, sembra che un atteggiamento spirituale associato all'uso di droghe possa appunto agire come un fattore protettivo contro i problemi legati alla droga. Si può così ipotizzare che l'uso di droghe psichedeliche possa servire da training per l'auto-valorizzazione personale e la conoscenza di sé.fonti : Voice of the Psychonauts Coping, Life Purpose, and Spirituality in Psychedelic Drug Users, Medicina Moksha

Depenalizzazione degli psichedelici in Rep. Ceca

Depenalizzazione degli psichedelici in Rep. CecaIl Consiglio dei Ministri della Rep. Ceca ha approvato la depenalizzazione della coltivazione di piccole quantità di cactus mescalinici e di piante contenenti DMT e 5MeoDMT. 

fonti: Medicina Moksha, Úplné znění právního předpisu z vyznačením změn

ENTER THE VOID

UN FILM TUTTO IN SOGGETTIVA. MISTICA “O figlio di nobile famiglia, ascolta senza distrarti e con forte attenzione”, recita il Bardo Thodol, ovvero Il libro tibetano dei morti. Che è un manuale per pilotare attraverso le luci dell'aldilà l'anima del morto in modo che riesca o a liberarsi o a reincarnarsi in maniera gradevole. Ovviamente le luci sono segnali in un viaggio che, preso male, può essere da incubo... Nella cultura psichedelica alcuni (come Timothy Leary) hanno letto Il Libro come manuale di viaggio per LSD. Gaspar Noè ci va pesante e usa le luci descritte dal Libro per pilotare il viaggio dell'anima di uno spacciatore ucciso in un cesso di Tokio proprio dopo aver letto il Libro e essersi infilato in un trip terribile: per fortuna si limita a guidarla davvero in volo tra le luci della città e dell'anima fino a un albergo che è la variante, molto concreta, di quell'orgia che nel Libro costituisce il luogo dove l'anima sceglie i genitori copulanti, attraverso i quali rinascere. Allora, leggere la mistica tibetana è un conto, rifarla in un film necropsichedelico è davvero uno sforzo per lo spettatore, a volte anche involontariamente comico. Comunque il vuoto del buddismo è sostituito dal Void, che è il nome del bar dove il nostro muore per reincarnarsi. Dunque, entrate nel vuoto. Pronti a rinascere ENTER THE VOID. Regia Gaspar Noé. Interpreti Nathaniel Brown, Paz de la Huerta, Cyril Roy, Olly Alexander, Masato Tanno.

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