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Psicofarmaci

Contenuto in evidenzaFARMACI ricerche truccate. Parametri cambiati. Malattie inventate o drammatizzate.

Il diktat dell’industria è trasformare tutti in pazienti.
di Daniela Condorelli 
La multa per i danni  causati da un farmaco nocivo? “Corrisponde a meno di quanto l’azienda guadagna nel periodo in cui il prodotto rimane sul mercato prima che se ne scoprano gli effetti collaterali”. La critica confessione viene da Shahram Anari, un informatore scientifico pentito; la si trova su Youtube, insieme ad altri simili (http://pharmedout.org). 
Il comparto farmaceutico vale 400 miliardi di dollari. Che qualche farmaco uccida è un incidente di percorso. Ma gli incidenti sono sempre di più. Tanto che la Food and Drug Administration (FDA), l’ente americano che regola i medicinali, ha pensato di mettere in rete una lista di sorvegliati speciali (www.fda.gov), da tenere d’occhio, per accorgersi tempestivamente di nuovi effetti collaterali e prendere provvedimenti. 
Provvedimenti a volte drastici, com’è accaduto per la cerivastatina della Bayer (Lipobay): è stata ritirata dal mercato perché causava importanti danni muscolari. Un altro caso riguarda alcuni antinfiammatori (Vioxx della Merck e Bextra della Pfizer), che per proteggere lo stomaco danneggiavano il cuore. Fino all’infarto. Sono migliaia le cause in corso legate ai danni del Vioxx, mentre resta nelle farmacie il celecoxib (Celebrex, sempre Pfizer), della stessa famiglia, con l’indicazione sull’aumento dei rischi cardiocircolatori. 
Una class action, cioè una causa collettiva intentata da migliaia di persone, è in corso contro la Eli Lilly per lo Zyprexa, usato contro la schizofrenia e ritenuto colpevole di causare diabete, ictus e obesità (http://www.lawyersandsettlements.com/search.html?keywords=zyprexa). 
“Da questi eventi dovremmo trarre una lezione”, afferma Nicola Magrini, responsabile del Centro per la Valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria di Modena. “Perché usare un’analgesico come il Vioxx per mesi a fronte di un rischio anche basso di infarto? O perché, come è accaduto per cerivastatina, aumentare le dosi o accontentarsi di studi di registrazione limitati per tipo di popolazione e tempo di esposizione? 
Il problema non è solamente nella fretta di commercializzare il prodotto. A volte, non tutte le informazioni vengono date subito. Un report apparso sul New England Journal of Medicine rivela che la differenza fra placebo e alcuni antidepressivi come Prozac e Paxil è minima. Secondo la prestigiosa rivista inglese, un terzo degli studi non era stato pubblicato. Un’altra doccia fredda, dopo l’allarme sull’aumento dei suicidi dei giovani collegato all’assunzione di questi farmaci. 
E a proposito di aumentati istinti suicidi, è sotto stretta sorveglianza lo Champix della Pfizer; usato da oltre cinque milioni di pazienti per smettere di fumare, dovrà essere venduto con maggiori avvertimenti in merito agli effetti collaterali (www.aifa.it). 
Anche l’acclamato vaccino contro il papillomavirus (Gardasil della Merck) è strettamente  monitorato dall’ Emea (www.emea.europa.eu), l’ente europeo che si occupa dei medicinali,
dopo che sono stati segnalati alcuni decessi successivi alla somministrazione. Un’analisi dei casi si trova sul numero dello scorso 9 settembre della rivista dell’associazione  medica canadese (www.cmaj.ca). 
Altro tema: a volte i benefici dei prodotti non sono del tutto chiari. All’inizio del 2008 lo studio Enhance sull’ezetimibe (Merck e Schering Plough), farmaco per abbassare il colesterolo, ha rilevato che non rallenta l’accumulo di placche nelle arterie. Prima di parlare di fallimento, però, occorrono altri studi. Anche perché si tratta di medicinali che sul mercato statunitense, hanno fatto guadagnare ai produttori cinque miliardi di dollari. 
Quante volte è stata annunciata la scoperta del secolo, per fare marcia indietro dopo pochi anni? Viene da chiedersi come sia possibile che gli enti responsabili diano il via libera a prodotti che poi si rivelano inutili o persino nocivi. Tra le possibili risposte ci sono i trial truccati perché sponsorizzati dalla sola industria, e le azioni di lobby su politici, medici e persino associazioni di pazienti. A rivelarlo è Marcia Angeli, per anni direttore del New England Journal of Medicine, che ha appena pubblicato su Jama, la rivista della American Medical Association, un  articolo dal titolo eloquente: Industry Sponsored Clinical Research, ovvero “la ricerca clinica sponsorizzata dall’industria”. Già nel suo illuminante Farma & Co. (Il Saggiatore), Angeli aveva denunciato alcuni trucchi per pilotare i risultati degli studi: comparare i nuovi farmaci con placebo invece che con altri già sul mercato; scegliere campioni selezionati, per esempio arruolando solo giovani anche se i farmaci sono destinati agli anziani. Oppure presentare solo i risultati favorevoli. “E’ quanto avvenuto per l’antinfiammatorio rofecoxib della Merck”, segnala Angeli su Jama. 
Com’è possibile tutto questo? Da uno studio del Center for Public Integrity risulta che le industrie del farmaco hanno speso, dal gennaio 2005 al giugno 2006, quasi 182 milioni di dollari  in attività di lobby per influenzare la legiferazione degli Stati Uniti. Per esempio per proteggere i brevetti o per vietare l’importazione di prodotti meno costosi dal Canada. Oltre cento milioni dal 1998 al 2006 sarebbero stati dati dalle case farmaceutiche a sostegno alle campagne federali (www.publicintegrity.org/rx/report.aspx?aid=823). 
Il problema maggiore del sistema di sorveglianza sulla sicurezza dei farmaci è che le aziende  sono spesso responsabili della raccolta, valutazione e divulgazione dei dati sul proprio prodotto. Inoltre dal ’92  le case farmaceutiche pagano una tassa per finanziare l’ FdA: 825 milioni di dollari tra il 1993 e il 2001. Nello stesso periodo, il tempo medio di approvazione dei farmaci è passato da 27 a 14 mesi. 
A volte i farmaci dannosi sono anche superflui. E’ il disease mongering, letteralmente “commercializzazione delle malattie”. Ovvero creare il fabbisogno, inventando e vendendo patologie; trasformare i sani in malati per ampliare il mercato. Sono le accuse rivolte a Big Pharma nella coraggiosa inchiesta di Ray Moynihan e Alan Cassels, “Farmaci che ammalano e case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti” (Nuovi Mondi Media). Già nel 2002 il British Medical Journal aveva identificato alcune malattie “spinte” dalla case farmaceutiche: dalla depressione alla patologizzazione della menopausa, dal colon irritabile all’osteoporosi, dal deficit di attenzione nei bambini alla disfunzione erettile. 
L’ultima sarà la fibromialgia? E quanto si chiede il New York Times di fronte alla pubblicità del primo farmaco approvato, il Lyrica della Pfizer. Secondo l’azienda la fibromialgia, un inspiegabile dolore diffuso, colpisce dieci milioni di americani, ma c’è chi ne mette addirittura in dubbio l’esistenza. Eppure, da quando il prodotto è stato approvato per questa indicazione, le vendite sono aumentate del 50 per cento, raggiungendo 1,8 milioni di dollari nel 2007. 
Le patologie si creano anche abbassando le soglie d’intervento sui fattori di rischio, come pressione e colesterolo. Basta modificare le linee guida. E’ il caso dell’ipertensione: in passato era degna di essere trattata solo se i livelli erano superiori a 160 per massima e 90 per la minima. Ora sono stati abbassati a 140/90 (Journal of Hypertension). Secondo Nature, però, che ha esaminato oltre 200 linee guida, almeno un terzo degli autori e fino al 70 per cento degli esperti incaricati della stesura dei documenti hanno conflitti d’interesse. Lo riferisce nel suo “Malati di farmaci” (Editori Riuniti), Mauro Di Leo, internista al reparto di medicina d’Urgenza del Policlinico Gemelli di Roma. 
Trasformare i sani in pazienti è una questione di marketing, cui l’industria dedica gran parte delle risorse. A gennaio i ricercatori canadesi Marc-Andrè Gagnon e Joel Lexchin hanno confermato, dalle pagine di Public Library of Sciences-Medicine (http://medicine.plosjournals.org) che le case farmaceutiche spendono il doppio in marketing e pubblicità rispetto a quanto non facciano per ricerca e sviluppo: 57,5 miliardi di dollari contro 31,5 nel 2004. Quattrini usati in gran parte per medicalizzare il ricco e sano Occidente a discapito del povero e malato Sud del mondo. Verrebbe da stare alla larga dalle farmacie. Ma non si può negare il valore della penicillina o del cortisone, degli antibiotici o degli antitumorali. Dell’insulina, degli anticoagulanti, dei vaccini, della morfina. 
I farmaci veri, quelli che servono, ci sono. Sono però pochi quelli di nuova registrazione, se si pensa che, in media, solo il 14 per cento dei prodotti approvati dal 1998 al 2002 porta un reale progresso terapeutico. Dei 113 farmaci approvati nel 2004sol o25 erano migliori rispetto ai precedenti (www.fda.gov/cder/rdmt/pstable.htm). Ma il modo per identificare i medicinali davvero utili c’è. Passa per l’informazione indipendente (alcuni siti italiani: www.nograziepagoio.it, www.agenziafarmaco.it, www.farmacovigilanza.org, www.dialogosuifarmaci.it, www.ricercaepratica.it, www.informazionisuifarmaci.it, www.saperidoc.it, www.ceveas.it).  
Spesso si tratta dei prodotti più consolidati, sul mercato da tempo, vagliati ormai da anni su un’ampia popolazione. Più il farmaco è datato, infatti, maggiori sono le probabilità che la documentazione sulla sicurezza sia migliore. Come per la cara vecchia aspirina. 
Il suggerimento è di fare al medico domande precise: dosaggio, effetti collaterali, interazioni con altri farmaci o cibi, durata della cura. C’è la prova che quello sia il farmaco migliore? E’ uscita su riviste accreditate? I benefici giustificano gli effetti collaterali? Sul portale www.partecipasalute.it si trovano altri spunti. Infine, in Inventori di malattie di Jorg Blech (Lindau) c’è un bel test per riconoscere una sindrome immaginaria. Se la malattia è inventata non ha senso rischiare gli effetti collaterali. Le medicine non sono caramelle.
 

 

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Ketamina

Stati generali sulle dipendenze in Valdarno


Stati generali sulle dipendenze  l’incontro si svolgerà sabato 4 ottobre  presso il complesso della Filanda è rivolto a tutti coloro che a vario tipo sono interessati a questo delicato argomento che riguarda la vita di molti cittadini valdarnesi.
Il giorno 4 ottobre è stata organizzata dalla Conferenza di zona dei sindaci e dal Dipartimento delle Dipendenze dell’USL 8 un’occasione di approfondimento sul modello organizzativo delle Dipendenze sul nostro territorio; si tratta di un incontro al quale sono invitati gli operatori che a vario titolo si occupano del problema, sul versante del servizio pubblico, del privato sociale e del terzo settore; naturalmente questa occasione è offerta anche a quanti vogliano partecipare perché in qualche modo interessati. La giornata si svolgerà presso la Sala Conferenze del complesso La Filanda della Ginestra ed avrà inizio alle ore 9 con il saluto portato da Sauro Testi presidente della Conferenza dei Sindaci del Valdarno aretino, da Giorgio Valentini Sindaco di Montevarchi e Vice Presidente della Conferenza dei Sindaci della provincia di Arezzo, da Monica Calamai Direttore Generale dell’USL 8, da Enzo Brogi Consigliere Regionale. I lavori poi entreranno nel vivo con l’analisi delle varie tematiche legate alle dipendenze. Il Dott. Di Mauro Direttore del Dipartimento delle Dipendenze dell’Usl 8 e la Dott.ssa Bonechi Responsabile del Ser. T. del Valdarno parleranno rispettivamente delle attualità e delle prospettive del territorio  e della realtà specifica del Valdarno. Seguirà l’apertura di una tavola rotonda sui progetti innovativi del servizio pubblico che affronterà i temi riguardanti il gioco d’azzardo, il tabagismo, l’alcol, il centro diurno “Mister Brown”. La seconda parte dei lavori sarà rivolta all’illustrazione di alcuni progetti di collaborazione presentati dalle realtà presenti nel territorio come l’ACAT valdarno, la comunità “Nuovi Orizzonti”, il progetto “Happy Night – Good Lucky Day”. Infine uno spazio sarà dedicato al dibattito e alle conclusioni che saranno effettuate da Sauro Testi, Monica Calamai e Paolo Eduardo Di Mauro. Il tema delle Dipendenze da sempre corre il rischio di divenire preda di interpretazioni riduttive, e di derive ideologiche; c’è viceversa necessità, oggi più di sempre, di “fare il punto”, alla luce delle più recenti acquisizioni in varie discipline, ed anche del divenire stesso del fenomeno: i processi di omologazione culturale da un lato (forse siamo oggi in presenza di un minore allarme sociale), l’emergere di nuovi problemi dall’altro: il rapporto dei giovani con l’alcol, il focus su nuovi comportamenti problematici: gioco d’azzardo, internet, shopping compulsivi ed altro. Il Servizio per le tossicodipendenze del Valdarno, in particolare si è confrontato negli ultimi tempi con queste sfide ed anche con la necessità di ricalibrare il proprio modello organizzativo; è quindi ulteriormente auspicabile un momento di proposta e di confronto sul territorio. Il Ser.T. del Valdarno negli anni ha visto un progressivo radicamento sul territorio, grazie alle sue attività nel settore della prevenzione, cura e riabilitazione nelle Dipendenze da sostanze psicoattive illegali, ma anche legali (alcol, tabacco etc.) e comportamentali senza uso di sostanze (Gioco d’azzardo, internet etc.); ad oggi, tra i vari dati disponibili, segnaliamo che si occupa complessivamente, di più di 500 persone;  di 314 soggetti con problemi da droghe illegali (257 maschi 57 donne, appartenenti a varie fasce di età), e di 122 soggetti con uso problematico di alcol (92 maschi e 30 donne).

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Psicofarmaci

Usa. Cindy McCain e' 'una tossica', parola di medico

Quando Cindy McCain ha confessato di aver avuto problemi di tossicodipendenza e di essere successivamente riuscita a superare la dipendenza da antidolorifici, forse pensava solo di commuovere l'elettorato americano. Ne e' convinto il sito di pettegolezzi 'Gawker' che ha fatto una serie di controlli incrociati sul racconto della candidata First Lady e sulla testimonianza del suo ex medico da cui si deduce che prendesse un'ottantina di pillole al giorno, troppe per venirne fuori. Il medico, radiato dall'"albo" per aver prescritto varie volte alla moglie di McCain scatole su scatole di Vicodin e Percocet con ricette intestate ad altri impiegati, si e' voluto vendicare. E non essendo piu' abilitato alla professione, si e' tolto diversi sassolini dalle scarpe, tra cui raccontare dei folli ritmi cui si sottoponeva quando gestiva l'organizzazione caritatevole e delle idee "balzane" come portare aiuti in Somalia armata fino ai denti.

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Psicofarmaci

Pillole da incubo

Raptus. Sonnambulismo. Attacchi di fame. Oltre a dipendenza e vuoti di memoria.
Un rapporto dell'Oms svela gli effetti collaterali dei sonniferi Dormire. O forse avere incubi terrificanti, telefonare nel sonno, annegare la testa nel frigorifero alla ricerca di cibo, o tentare di mangiare cose non commestibili o, ancora, avere raptus sessuali, uscire per strada in pigiama, guidare nel sonno, cercare di farsi del male da soli e così via, senza ricordare nulla al risveglio. Fiction? No, solo i possibili effetti inattesi dei farmaci utilizzati per sconfiggere l'insonnia. E a rivelarlo è il centro dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per il Monitoraggio dei farmaci con sede a Uppsala. Che chiama per la prima volta in causa le medicine più usate: le vecchie benzodiazepine (tra le quali il triazolam, il lorazepam, il midazolam, il flunitrazepam e il temazepam), i cosiddetti farmaci zeta o non benzodiazepinici (della famiglia dello zolpidem, dello zopiclone, dello zaleplon e dello eszopiclone), introdotti proprio perché promettevano di creare meno problemi. E la situazione appare così allarmante che la Food and Drug Administration americana ha obbligato i produttori ad aggiungere sulle confezioni l'avviso che entrambe le categorie possono dare sia gravi reazioni allergiche sia stravaganti comportamenti nelle ore di sonno. Eppure, i responsabili di queste bizzarrie, sono tra i farmaci più usati - e abusati - al mondo, in genere percepiti come sicuri: secondo i dati Osmed, in Italia nel 2007 la spesa per ipnotici (che è totalmente sostenuta dal paziente, perché questi farmaci non sono rimborsabili ) è stata di circa 480 milioni di euro. E questo accade perché le dimensioni dell'insonnia e dei disturbi del sonno in genere hanno ormai raggiunto livelli preoccupanti in tutte le fasce d'età: secondo l'Associazione italiana della medicina del sonno, in Italia sono tra i 12 e i 15 milioni gli adulti che soffrono d'insonnia, 5-6 milioni dei quali in forma grave . Passano notti in bianco gli anziani - per una progressiva, fisiologica contrazione delle ore di buon sonno - e sempre più spesso gli adolescenti: secondo uno studio appena presentato al meeting annuale delle Associated Professional Sleep Societies americane, Sleep 2008, ne soffrirebbe ormai un ragazzo su quattro. E poi i giovani adulti, e le donne, in rapporto di due a uno rispetto agli uomini. Una marea montante di gente che dorme poco e male e si affida ai farmaci. Spiega Corrado Barbui, psichiatra del'Università di Verona: "L'insonnia è quasi sempre dovuta ad ansia e depressione, e questi farmaci funzionano sui meccanismi biologici scatenati da questi disagi. In particolare agiscono sul circuito di un neurotrasmettitore chiamato Gaba. Il quale, però, svolge un'infinità di ruoli nel sistema nervoso centrale e questo spiega perché le benzodiazepine, a seconda della dose, siano ansiolitiche, antidepressive, favoriscano l'addormentamento e migliorino la qualità e la durata del sonno. Così come possono essere miorolassanti (quelle usate in anestesia), sedative, antiepilettiche, anestetiche. Anche i farmaci zeta agiscono sullo stesso circuito, e possono quindi, in parte, dare lo stesso tipo di effetto, voluto o meno". Risultato: uno stesso farmaco, se utilizzato bene, può risolvere un'insonnia che magari è alle sue prime manifestazioni e salvare così il paziente dalla forma cronica, molto più grave. Ma, contemporaneamente, se usato male, in dosi eccessive, per troppo tempo, insieme ad alcol, droghe o altri farmaci attivi sul sistema nervoso può fare guai. Ecco che iniziano a comparire i vuoti di memoria, la confusione, l'agitazione, il torpore diurno e così via, fino a quei comportamenti bizzarri denunciati dall'Oms e, soprattutto, fino all'instaurarsi di una dipendenza vera e propria e di una resistenza al farmaco usato, che spinge l'insonne ad aumentare le dosi e a entrare così in un circolo vizioso molto pericoloso. Spiega ancora Barbui: "La cura dell'insonnia prevede una serie di passaggi successivi: l'insonnia è un sintomo, e non una patologia di per sé, quindi serve una diagnosi. Serve, cioè, di capire che cosa la determina. Se poi gli interventi sul comportamento, quella che viene chiamata igiene del sonno, non hanno effetti, allora si deve intervenire con un aiuto farmacologico, che però deve essere impostato in base alle caratteristiche del singolo e comunque non andare oltre le due-tre settimane, per poi essere interrotto in modo graduale e sempre sotto controllo medico". Questi farmaci, infatti, causano tutti il cosiddetto effetto rebound, cioè provocano, una volta sospesi, sintomi identici a quelli che si cerca di sconfiggere quali agitazione e insonnia. segue in http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Pillole-da-incubo/2041096//1

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Psicofarmaci

Ritalin ai bimbi, la guerra delle associazioni

A Bologna si combattono organizzazioni pro e contro l'uso del farmaco sui bambini La magistratura indaga sull'Agap, per "esercizio abusivo della professione medica" Ritalin, guerra delle associazioni. La nuova inchiesta della Procura. L'on. Bocciardo annuncia un'interrogazione e un'ispezione delle Asl BOLOGNA - Curare l'iperattività dei bambini con degli psicofarmaci. E' un argomento caldo, che divide e infuoca gli animi. Come succede a Bologna, dove è in atto una "guerra" tra due associazioni di genitori, una contraria e un'altra più possibilista. Sulla seconda si concentra un'inchiesta della Procura, che mira a capire se l'organizzazione, che andava nelle scuole a parlare dell'Adhd (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), è andata aldilà dei suoi compiti e ha portato avanti attività che spetterebbero ai medici. La prima indagine. L'anno scorso, la procura di Bologna aveva avviato un'inchiesta su Monica Pavan, e le attività dell'associazione Agap (Amici di Paolo), con l'ipotesi di reato di esercizio abusivo della professione di medica. Il fascicolo era stato aperto a seguito della denuncia di un'altra associazione, Giù le mani dai bambini, che accusava Agap di fare propaganda a favore dell'uso del Ritalin. Pochi giorni fa, il pm Luigi Persico aveva archiviato l'inchiesta, ma aveva inviato un messaggio ai dirigenti scolastici: se organizzate incontri in cui si parla di questi temi è meglio che siano presenti degli esperti. I nuovi sospetti. L'oggetto della nuova inchiesta non sono più gli incontri che Agap organizza nelle scuole, ma il sospetto che a Bologna gestisca una sorta di "centro diagnostico abusivo", ovvero visite eseguite senza autorizzazione o da personale non abilitato. Tutto parte da una telefonata di un "finto genitore" con la Pavan, che Giù le mani dai bambini sostiene di avere ricevuto da un anonimo e adesso ha consegnato alla Procura. La telefonata. Nella conversazione Pavan fa cenno al centro Asl di San Donà di Piave (Venezia), una struttura dove sarebbero più "morbidi", rispetto ad altri, nel prescrivere il farmaco. "Lo stesso centro viene tirato in ballo - aggiunge Luca Poma, portavoce di Giù le mani dai bambini - quando la Pavan dice che quando il farmaco non era ancora venduto in Italia, lo andavano a prendere in Svizzera, dopo esserselo fatto prescrivere a San Donà". Elementi tutti da verificare, che hanno imposto al pm Persico di avviare una nuova indagine, con la stessa ipotesi di reato. Il farmaco negli Usa. Il via libera all'uso del Ritalin, è stato dato in Italia nel marzo 2007. Una decisione che ha creato molte polemiche, nonostante le modalità di prescrizione siano molto più restrittive che negli Stati Uniti. Le stime parlano di 6 milioni e mezzo di bambini o adolescenti americani che lo assumono, e il numero arriva a 11 milioni se si considerano farmaci simili. Un'associazione che lo promuoveva nelle scuole, la Chadd, si scoprì che era finanziata dalle casa produttrice la Ciba-Geigy, diventata poi Novartis (l'inchiesta uscì sul New York Times). Così in Italia. "In Italia il protocollo per l'uso del Ritalin è molto rigido - assicura Pietro Panei, responsabile del registro nazionale dell'Adhd - A un anno dall'entrata in commercio, abbiamo 700 tra adolescenti e bambini in cura, un numero che dimostra che questa terapia non è usata a sproposito". Quanto al riferimento al centro di San Donà, Panei chiarisce: "non mi risulta che in Veneto ci siano numeri più prescrizioni. E posso dire che l'équipe di San Donà, guidata dal dottor Dino Maschietto, è composta da ottimi professionisti". Il caso arriva in Parlamento. Sulla vicenda di Bologna la deputata del Pdl Mariella Bocciardo ha presentato un'interrogazione al governo. "Quelle dei genitori sono tragedie private e vanno capite - spiega Bocciardo, al momento impeganata in un viaggio in Terra Santa - Ma di qui a sostituirsi di fatto ai neuropsichiatri dell'Asl ne corre". E' la differenza che passa "tra essere genitori disperati alla ricerca di soluzioni estreme per i propri figli ad altri che abusano della fiducia dei loro pari per diventare protagonisti inconsapevoli del marketing delle multinazionali del farmaco". "Ci sono almeno tre o quattro associazioni in Italia che battono la grancassa a favore del consumo di molecole psicoattive sui minori - conclude - e sarà necessario avviare delle ispezioni nelle Asl per individuare medici eventualmente compiacenti". MARCO GRASSO, La Repubblica (8 settembre 2008)

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Psicofarmaci

GUADAGNI MULTIMILIARDARI DELLA PSICHIATRIA

Newgol Informa - 15/07/2008 19:03
Un'indagine del New York Times (NYT) rivela che gli psichiatri guadagnano dalle compagnie farmaceutiche più dei medici e che più alti sono i compensi, maggiori sono gli antipsicotici che prescrivono ai bambini.
C'è inoltre una certa riluttanza a diffondere eventuali risultati scientifici negativi, perché molti esperimenti sono finanziati direttamente dalle aziende. A rivelarlo è Christopher Lane, della Northwestern University, su l'Espresso.Sempre secondo il NYT, più della metà dei membri del gruppo di lavoro incaricato di redigere la prossima edizione del Manuale Diagnostico Psichiatrico (DSM-V) ha legami con l'industria. Non sarebbe la prima volta: l'Università di Tufts nel 2006 riportò che l'edizione corrente era stata superveduta da 170 psichiatri, 95 dei quali in palese conflitto d'interessi.Il costante aumento delle prescrizioni ai minori può essere ricondotto al legame esistente tra Associazione Psichiatrica Americana (APA) e industria farmaceutica, per un totale di dieci milioni di dollari in conflitto d'interessi. Venti compagnie nell'ultimo anno hanno investito tre milioni di dollari solo per finanziare le convention dell'APA.
Il più recente degli scandali che collegano l'industria farmaceutica alla psichiatria, coinvolge lo psichiatra Alan Schatzberg dell'Università di Stanford. Secondo il senatore americano Chuck Grassley, il Dr. Schatzberg starebbe conducendo una ricerca per conto del National Institute of Health sullo psicofarmaco Mifepristone, nonostante sia co-proprietario del brevetto e possieda ben sei milioni di dollari di azioni della società produttrice.
I proventi della vendita di psicofarmaci per i cosiddetti "disordini dell'umore", "disordini psicotici" e schizofrenia sono fortemente influenzati dagli interessi farmaceutici, che hanno un forte peso nella stesura del Manuale Diagnostico, e si aggirano intorno ai quaranta miliardi di dollari. Solo in Italia la vendita di antidepressivi frutta 650 milioni di euro.
Si può ben capire come un sistema lucrativo di questo tipo non sia nell'interesse della collettività, ma della sola psichiatria, che guadagna sempre, al di là dei risultati, che comunque sono spesso fallimentari, dato che loro stessi sostengono che il venti per cento della popolazione continua a soffrire di ansia e depressione.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani continuerà ad indagare e denunciare le violazioni dei Diritti Umani da parte della psichiatria, anche grazie alla mostra itinerante: "Psichiatria: un viaggio senza ritorno" che dal 19 luglio potrà essere visitata a Padova. Cooperando con altri gruppi e individui che condividono lo stesso fine, il CCDU si batte affinché le pratiche abusive e coercitive della psichiatria cessino e i Diritti Umani e la dignità siano rispettati.
Chiunque ritiene di aver subito danni causati da trattamenti psichiatrici, può mettersi in contatto con il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus.
Tel. 0236510685 Email: linea.stampa@ccdu.org Sito: www.ccdu.org
 

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Ketamina

Libro su giovani e sostanze


 
   A proposito del tema giovani e sostanze, segnalo l'uscita di questo libro
  Vanni Santoni, Gli interessi in comune, Feltrinelli
(qui l'indirizzo Ibs http://www.ibs.it/code/9788807017629/santoni-vanni/interessi-comune.html)
  Riporto anche una recensione dal blog   http://insipienzaastrale.blogspot.com
Gente che si droga. Ragazzi, anzi, ragazzi che si drogano. Parecchio. Ragazzi della provincia di Firenze (d’Italia?) che, dal novantacinque al 2006, più o meno, si drogano. Se non si drogano scompaiono. Se non si drogano non succede nulla. Se non si drogano non sta insieme niente.
Non è che vogliono buttare la vita nel cesso, è che proprio non sanno che farci.
Aprire con un manifesto deridendolo per tutto il romanzo (un romanzo pure generazionale nel suo non cercare di esserlo). Volendo tracciare una linea che va da Tondelli, passa per le scritture giovanili dei primi anni novanta… no, non si può fare. Allora Yates (Richard). Quella fermezza che non concede troppo ai localismi (e, nonostante l’oggetto, ai provincialismi) senza diventare pesantezza. Leggerezza.
Malinconia a pacchi. 

ilpaura

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Psicofarmaci

xanax

xanax
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Ketamina

Classifica LANCET sui danni delle droghe (la tabella tradotta è tratta Focus)

Classifica LANCET sui danni delle droghe (la tabella tradotta è tratta Focus)
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