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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

I più votati, alcol

Come beve il mondo? Il Rapporto Oms su alcol e salute

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha pubblicato questo mese il Rapporto globale su alcol e salute, che analizza i dati riguardanti il consumo di alcolici e fornisce informazioni su più di cento paesi di Roberto Cantoni

 

Oggiscienza.wordpress.com -  Ginevra. Ogni anno, secondo l’Oms, due milioni e mezzo di persone muoiono a causa di un consumo eccessivo di alcol, mentre molte altre subiscono incidenti o si ammalano per lo stesso motivo.

Secondo il Rapporto, la messa in atto di politiche mirate a una riduzione dell’impatto degli alcolici sulla salute non può essere rimandata. Un dato allarmante è che, sempre più, a essere interessati dal fenomeno alcolismo sono i giovani tra i 15 e il 29 anni: ogni anno ne muoiono 320.000 (il 9% delle morti totali per quella fascia d’età).

Lo studio Oms analizza i dati disponibili sul consumo di alcol, le conseguenze e gli interventi politici a livello globale, regionale e nazionale. “Molti paesi riconoscono i seri problemi alla salute pubblica causati da un uso nocivo dell’alcol, e hanno preso provvedimenti per evitare gli oneri sanitari e sociali e fornire cure a chi ne ha bisogno. Ma, chiaramente, bisogna fare molto di più per ridurre la perdita di vite e le sofferenze associate all’alcol”, ha spiegato Ala Alwan, vicedirettrice generale per le malattie non trasmissibili e la salute mentale all’Oms.

Dai dati emerge che quasi il 4% delle morti totali è legato all’alcol. La maggior parte di queste è causata da incidenti, cancro, malattie cardiovascolari e cirrosi epatica. Globalmente, il 6,2% di tutti i decessi maschili è dovuto agli alcolici, come l’1,1% di quelli femminili. L’area del mondo che desta più preoccupazioni, da questo punto di vista, è la Federazione russa (e i paesi limitrofi), in cui un uomo su cinque muore per cause legate all’alcol.

Secondo l’Oms, pochi paesi attuano politiche efficaci per la prevenzione di morti, malattie e incidenti da alcol. Dal 1999, anno del primo rapporto Oms sulle politiche riguardanti l’alcol, almeno 34 paesi hanno adottato un qualche tipo di misure formali per ridurre l’uso eccessivo di alcolici. Sono aumentate, per esempio, le restrizioni sulla vendita di alcol e sulla guida, ma non ci sono chiare tendenze sulla maggior parte delle misure preventive. Molti paesi hanno politiche e programmi di prevenzione quantomeno deboli al riguardo, sostiene lo studio.

Gli Stati membri dell’Oms hanno approvato nel maggio 2010 una Strategia globale per ridurre un consumo sovrabbondante di alcolici, attraverso una serie di misure come una maggiore tassazione delle bevande alcoliche, la diminuzione del numero di esercizi autorizzati a venderne, l’aumento dell’età minima legale per il consumo, oltre a restrizioni sulle condizioni di guida. La Strategia globale promuove anche degli screening e dei limitati interventi di assistenza sanitaria volti a modificare abitudini (alcoliche) potenzialmente pericolose, oltre a campagne d’informazione e di educazione sul tema.

Per quanto riguarda i numeri, il consumo mondiale nel 2005 (il dato più recente riportato) è stato di 6,13 litri di alcol puro per ogni persona al di sopra dei 15 anni. Le analisi del periodo tra il 2001 e il 2005 hanno mostrato che le Americhe e le regioni europea, mediorientale e pacifica occidentale presentato livelli di consumo relativamente stabili, mentre in Africa e nell’Asia del sud-est si è avuto un aumento significativo. La nota curiosa è che, nonostante un consumo diffuso, la maggior parte delle persone è praticamente astemia. Quasi la metà degli uomini e i due terzi delle donne non avrebbero consumato alcol nel 2005. Il tasso di astemia è più basso nei paesi ad alto reddito e a consumo elevato di alcolici, ed è più alto nei paesi nordafricani e del sud dell’Asia (un ruolo importante è giocato in questo caso dai precetti della religione islamica). Tuttavia, i pochi che bevono, nei paesi ad alto tasso di astensione, bevono molto.

E l’Italia com’è messa? Non male, a dire il vero. Dando uno sguardo ai dati del rapporto, vediamo in primo luogo che gli italiani apprezzano di gran lunga il vino (73% dei bevitori oltre i 15 anni) più della birra (22%) e dei liquori (5%): questo dato, per la verità, non sorprende più di tanto, viste le tradizioni vinicole del paese. Gli italiani consumano poi meno alcol della media europea (10,7 litri contro 12,2*), e i consumi si sono mantenuti piuttosto stabili tra 2000 e 2005: sono anzi in leggera diminuzione. Se poi guardiamo alla tendenza generale dal 1961 al 2006, la diminuzione è molto più marcata: nel 1961, si consumavano infatti circa 20 litri di alcol a testa!

Se pochi sono in Italia gli uomini astemi (il 9,7% della popolazione maschile), molte di più sono le donne (il 25,4%). In Francia, gli stessi indici sono del 5,3% e del 10,4% rispettivamente; in Spagna, invece, il 32,9% e il 56,3%. Nella media europea sono i tassi di mortalità da alcol, e sono inoltre in diminuzione (20,7 uomini e 9,8 donne morti per cirrosi epatica ogni centomila abitanti nel 2000; 16,4 e 7,4 nel 2003). Le malattie e i disordini da alcol in Italia sono quasi irrilevanti in percentuale, rispetto ad altri Stati: lo 0,5% degli uomini e lo 0,4% delle donne (contro il 6,42% e l’1,52% rispettivamente nel Regno Unito, e il 14,8% e il 2,15% della Moldavia). Nel complesso, insomma, l’Italia non sembra essere particolarmente toccata dai problemi derivati da un consumo pericoloso di alcol, e l’impressione è confermata dall’attribuzione del punteggio 1, il minimo, nella scala del rischio dell’Oms. Per una volta, almeno, potremo dire di essere più virtuosi della Svezia, che nella scala ha un indice 3.

* Ricordiamo che ci si riferisce qui e nel seguito a litri di alcol puro, e non di alcolici, a persona all’anno.

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Alcol più pericoloso dell'eroina - italiano

La Repubblica - L'ex consigliere del governo per le droghe e le sostanze nocive insieme ad altri studiosi pubblica su Lancet uno studio dirompente. E chiede ai politici di riclassificare gli alcolici, aumentarne il costo e adottare misure dissuasive simili a quelle usate per il fumo

LONDRA - Bere alcolici è socialmente più dannoso che prendere eroina, cocaina o altre droghe. Lo afferma, dati alla mano, un eminente studioso britannico, che fino allo scorso anno presiedeva il gruppo di consiglieri governativi su droghe e sostanze nocive. In una nazione come il Regno Unito, dove l'alcolismo è un problema diffuso ed evidente (basta mettersi fuori da un pub il sabato sera per rendersene conto), l'allarme lanciato dal professor David Nutt, in un articolo per l'autorevole rivisita scientifica Lancet, non dovrebbe rimanere inascoltato. Lo studioso chiede al governo di riclassificare l'alcol tenendo conto della sua maggiore pericolosità sociale, suggerisce di aumentare il costo degli alcolici per dissuadere almeno i più giovani dall'abuso e propone misure per considerare gli effetti dell'alcolismo "passivo", così come è stato già fatto per il "fumo passivo".

Non tutti concorderanno con le sue tesi, perché il professor Nutt è uno scienziato che ha già creato controversie e polemiche nel recente passato. Lo scorso anno fu licenziato dal suo ruolo di capo dei consiglieri governativi sulle droghe dopo avere criticato il governo per la decisione di riclassificare la marijuana da droga di livello C a droga di livello B, ovvero più pericolosa. Secondo Nutt, presentarla come una sostanza più dannosa e potente avrebbe avuto l'effetto di attirare un maggiore consumo, mentre di fatto vari studi la descrivevano come non particolarmente nociva, con l'eccezione di un tipo particolare di erba. In un'altra occasione, lo studioso si era attirato critiche per avere scritto in un articolo che la probabilità di morire di ecstasy era pari a quella di morire per una caduta da cavallo, mettendo sullo stesso piano le dorghe chimiche e l'equitazione. I maligni ironizzarono all'epoca sul suo nome, Nutt, che in inglese suona come la parola "matto".Le credenziali scientifiche di David Nutt, tuttavia, sono ineccepibili. E all'articolo su Lancet hanno collaborato anche un noto farmacologo, Leslie King, e l'economista Lawrence Philips. Il loro studio afferma che l'alcol è tre volte più dannoso della cocaina o del tabacco e cinque volte più dannoso del mefedrone. Recenti rapporti del National Institute for Health e di altri organismi condividono sostanzialmente questa tesi. Su un massimo di 100 punti, lo studio del professor Nutt ne assegna 72 all'alcol, 55 all'eroina, 54 alla cocaina. In termini di danno individuale, l'alcol è classificato al quarto posto, ma balza al primo quando si tiene conto del danno sociale, ossia non solo del rischio di morte e malattie per chi ne fa uso, ma pure  delle implicazioni sociali come conflitti familiari, costi economici, declino della coesione comunitaria. Crimini e disordini sociali legati all'abuso di alcolici costano al contribuente britannico 13 miliardi di sterline (circa 15 miliardi di euro) ogni anno.

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Italia. Nuove regole per chi guida in stato di alterazione psicofisica

 

Diventano operative le novita' contenute nel decreto sicurezza. Poteri a sindaci e prefetti contro i blocchi stradali. Scrive il CORRIERE DELLA SERA: "Domani e' il primo giorno in cui entrano in vigore le nuove norme del codice della strada. Introdotte con la legge 84 del 15 luglio sulla sicurezza. Il pacchetto prevede sanzioni piu' severe per chi si mette al volante mentre e' sot to l'effetto di alcol e droga e alla guida di un mezzo non suo. Toglie punti anche al ciclista imprudente. Colpisce chi sporca le strade. E in genere punisce duramen te qualunque infrazione sia commessa di notte. Al Senato e' gia' pronto per l'esame un altro testo, approvato dalla Camera. Con nuove regole per gli automobilisti. Ma se ne riparla a settembre. Aggiornamenti continui si trovano sul sito www.asaps.it dell'Associazione sosteni tori e amici della polizia stradale. Droga e alcol - Quando una persona si mette alla gui da di un veicolo di cui non e' proprieta rio e con un contenuto di alcol nel san gue superiore a 1,5 grammi per litro, commette il reato aggravato di guida in stato di ebbrezza. L'art. 186 ora modifica to prevede che la patente gli sia sospesa per un periodo raddoppiato (ora e' da 1 a 2 anni). Cosi' l'art. 187 dispone che a chi guida un veicolo non suo, in stato di alte razione psicofisica perche' ha assunto droga, venga ugualmente sospesa la pa tente per il doppio del tempo. In entram bi i casi l'ammenda, che va dai 500 ai 6 mila euro, e' aumentata da un terzo fino alla meta' se il fatto viene commesso do po le 22 e prima delle 7 del mattino. Si tratta di una norma per evitare lo scam bio di auto dopo le bevute". Prosegue ancora il CORRIERE DELLA SERA: "Documenti - È bene diventare precisi quando si tratta di documenti importanti. L'art. 195 del codice adesso dispone che nel caso ci si metta al volante senza assicurazione obbligatoria o se i documenti assicurativi risultino falsi o contraffatti, il veicolo, se intestato al conducente, venga confiscato. La patente del guidatore e' sospesa per un anno. Di notte - Con il buio e' bene stare piu' attenti. Poiche' le conseguenze possono essere ancora piu' gravi, le sanzioni pecuniarie per una serie di infrazioni vengono au mentate di un terzo se commesse tra le 22 e le 7. E le fattispecie sono queste: velocita' pericolosa, velocita' eccessiva, mancata precedenza, violazione della segnaletica orizzontale e dei semafori, mancato rispetto della distanza di sicurezza, cambio di direzione, corsia o altre manovre azzardate. Stessa sorte per chi circola contromano o inverte il sen so di marcia, fa retromarcia o passa sul la corsia di emergenza, omette di usare le luci di posizione durante la sosta o la fermata, di notte o in caso di scarsa visibilita' (...)". Ancora il quotidiano milanese: "Rifiuti - I maleducati impareranno l'educazione al decoro a proprie spese. Non la pas sera' piu' liscia chi svuota il portacenere al semaforo o butta cartacce mentre passa rombando. D'ora in avanti chi sporca la strada gettando rifiuti o oggetti dai ve icoli paghera' una multa dai 500 ai 1.000 euro. La nuova regola si aggiunge a quel la che gia' punisce chi imbratta le vie. Abusivi - Il sindaco per le strade urbane, il prefetto per le extraurbane potranno ordinare l'immediato sgombero di occupazioni abusive di strade. Le spese di rimozione saranno a carico del trasgressore. Se l'oc cupazione abusiva riguarda un'attivita' commerciale o un punto di ristoro, ne viene ordinata la chiusura immediata. Fino allo sgombero e al pagamento delle spese, comunque per almeno 5 giorni".Notiziario ADUC

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Contenuto Redazionale Intervista - Procedure da adottare negli accertamenti sanitari

  Proponiamo un'altra delle interviste  ad operatori che si occupano dell'applicazione delle attuali leggi sui consumi di sostanze Oggi incontriamo il dr. Francesco Ruffa - Medico Chirurgo, referente per l’ASL 10 del Centro di consulenza tossicologica per lavoratori, specialista in Tossicologia medica, convenzionato con l’ASL 10 Firenze come Tossicologo nel Dipartimento Dipendenze. L'intervista verte sulle “Procedure da adottare negli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza in lavoratori addetti a mansioni pericolose verso terzi”. Come sempre sottolineaiamo che la realtà di cui si parla è quella di Firenze, quindi le modalità di applicazione della legge possono variare nel resto d'Italia.
Come si svolgono gli accertamenti a Firenze e a chi vengono fatti?
 
Con il Provvedimento n. 99/CU del 30/10/2007 e successiva Conferenza permanente Stato-Regioni del settembre 2008 è stato sancito un accordo per le “Procedure da adottare negli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza o di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope in lavoratori addetti a mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi”. Tale accordo demandava alle Regioni, e quindi alle ASL ed ai vari Dipartimenti per le Dipendenze, l’organizzazione di centri per lo svolgimento delle procedure suddette.
L’ASL 10 dell’area fiorentina, con delibera del Direttore generale del dicembre 2008, ha istituito un centro unico di consulenza tossicologica per i lavoratori rientranti nelle categorie dettate dal suddetto provvedimento, a cui si accede mediante prenotazione al Centro Unico Prenotazione (CUP) su invito del Medico Competente, che attualmente ha sede presso Villa Basilewsky, e svolge la propria attività tutti i venerdì dalle 15 alle 17. L’attività è svolta da medici specialisti tossicologi.
L’ASL 10 di Firenze ha correttamente individuato un percorso ben definito per gli accertamenti di II livello per tali lavoratori ribadendo che non è possibile considerare tossicodipendente un lavoratore che sia stato trovato positivo ad accertamenti tossicologici, almeno fino a quando accertamenti più fitti (di II livello) non dimostrino un uso problematico di sostanze. Per questo motivo ha volutamente differenziato il percorso di indagini dei lavoratori che attualmente viene svolto fuori dell’ambito dei SerT, con ciò preservando sia l’inquadramento del lavoratore da un punto di vista clinico (diverso, in questo contesto di accertamenti, dal paziente in cura presso la struttura sert), sia il suo diritto alla riservatezza nell’esecuzione di tali accertamenti.
Con il suddetto Provvedimento si è voluto precisare un principio: il consumo di sostanze stupefacenti (qualunque sostanza in grado di alterare lo stato di coscienza, a breve e/o a lungo termine), indipendentemente dalle ripercussioni sullo stato di salute, è pericoloso, soprattutto per lavoratori appartenenti a certe categorie contrattuali e che svolgono determinate mansioni, elencate in apposito elenco allegato al Provvedimento citato, in quanto comporta il rischio di arrecare danni allo stesso lavoratore e/o a terzi. Chiunque, quindi, desideri intraprendere uno dei lavori elencati, o si trovi già a svolgerlo, è obbligato a sottoporsi, almeno una volta l’anno, su richiesta del Medico Competente in accordo con il datore di lavoro, nel rispetto della riservatezza ma con preavviso minimo, ad uno screening tossicologico per l’accertamento di assenza di uso di sostanze
 
Qual è l’iter di accertamento?
Il lavoratore che svolge una mansione a rischio, nei casi stabiliti dalla legge e cioè: prima di essere affidato alla mansione (quindi anche prima di essere assunto); quando ci sia un ragionevole dubbio di assunzione di sostanze che comprometta la capacità lavorativa (su segnalazione del datore di lavoro o suo delegato al Medico Competente); dopo un incidente (infortunio sul lavoro avvenuto alla guida di veicoli a motore); e comunque periodicamente almeno una volta l’anno, viene invitato a sottoporsi ad uno screening detto di I livello che consiste in una visita medica e prelievo di un campione urinario in cui verranno ricercate le sostanze elencate in un’apposita tabella (metaboliti degli oppiacei, della cocaina, dei derivati della cannabis, delle amfetamine e derivati, metadone). Segue uno screening di II livello per tutti coloro che sono risultati positivi allo screening di I livello e che viene svolto nel Centro di consulenza tossicologica per lavoratori.
 
Chi chiede l’accertamento: l’azienda o il datore di lavoro/azienda?
 
Il datore di lavoro trasmette al medico competente l’elenco dei lavoratori da sottoporre a screening e concorda con lui, nel pieno rispetto della riservatezza, il numero di lavoratori da visitare in una determinata giornata stabilita dal medico, con comunicazione ai lavoratori al massimo un giorno prima dell’analisi
 
Dove e come vengono fatti gli accertamenti?
 
Gli accertamenti di I livello vengono svolti direttamente nell’azienda, se i locali lo permettono, oppure in idoneo luogo a prelevare un campione di urine che sarà poi inviato al laboratorio di riferimento per le analisi tossicologiche
 
Se al primo controllo si è positivi, cosa succede?
 
Se allo screening di I livello risulta positività per uno o più metaboliti delle sostanze contenute nella tabella di riferimento, il medico competente comunica al lavoratore tale positività; gli comunica inoltre la inidoneità alla mansione svolta, lo allontana dalla mansione stessa e lo invia al centro consulenza tossicologica per lavoratori per effettuare lo screening di II livello. Il datore di lavoro, per legge, deve comunque assicurare al lavoratore il mantenimento del posto di lavoro ed impiegarlo in una mansione che non comporti rischi, come dettato dal decreto in oggetto.
L’iter di II livello prevede una visita specialistica e l’effettuazione “a sorpresa” di tre controlli delle urine nell’arco di un mese. Se risultati negativi allo screening di II livello il lavoratore rimane allontanato dalla mansione svolta per un periodo di sei mesi nel quali sarà sottoposto dal medico competente ad accertamenti cautelativi, cioè dei controlli urinari a sorpresa. Se in tale periodo i controlli risulteranno ancora negativi, allora sarà considerato nuovamente idoneo allo svolgimento della mansione precedente. Se però gli accertamenti di II livello saranno positivi il lavoratore sarà invitato a presentarsi al SerT di competenza territoriale, cioè quello di residenza o domicilio sanitario, per effettuare un programma terapeutico di recupero. Il recupero può essere certificato al medico competente dal SerT solo dopo che sia passato un periodo di almeno 12 mesi di controlli urinari regolari e sempre negativi alla ricerca di metaboliti delle sostanze stupefacenti (definizione espressa dall’Organizzazione mondiale della Sanità) e solo dopo questo periodo potrà riprendere la mansione svolta in precedenza. Ciò significa che la positività allo screening di I livello allontana il lavoratore dalla mansione svolta per un periodo di almeno 8-9 mesi mentre la positività anche al II livello allontana il lavoratore dalla propria mansione per almeno 15-17 mesi, periodi durante i quali non tutte le aziende hanno mansioni diverse a cui assegnare il lavoratore ed avviene, purtroppo spesso, che il lavoratore rimanga quanto meno senza stipendio.

I controlli sono a spese del lavoratore o del datore di lavoro? E le eventuali controanalisi?
 
Le controanalisi possono essere richieste anche al primo accertamento?
 
Tutti i controlli tossicologici e clinici effettuati sono a carico del datore di lavoro.
Eventuali contestazioni, e richiesta di controanalisi, sono invece a carico del lavoratore.
Le contro-analisi possono essere richieste dal lavoratore in qualunque step, compresi gli accertamenti di I livello
 
Gli accertamenti si fanno anche per l’assunzione?
 
Il decreto indica l’effettuazione dello screening di I livello per qualunque lavoratore che svolga mansioni considerate a rischio o si appresti ad essere inserito in tali mansioni. Ciò significa che tali screening non possono essere effettuati pre-assunzione (non possono essere motivo di selezione all’assunzione) ma dopo essere stati assunti e prima di essere assegnati alla mansione. Naturalmente se positivi allo screening di I livello, in questi casi non si può iniziare a svolgere la mansione fino a che non si vena resi di nuovo idonei allo svolgimento della stessa d a parte del medico
 
Chi stabilisce quali sono le categorie a rischio? Sono quelle presenti nel D.Lgs. 81/2008, “sull’accertamento di assenza di tossicodipendenza nei lavoratori” o se ne possono individuare altre?
 
Le categorie a rischio sono espressamente dettate e classificate in apposita tabella allegata al decreto e non se ne possono individuare altre, arbitrariamente, a meno che il medico competente non ritenga che una data mansione svolta da un lavoratore in un determinato momento e contesto possa essere motivo di rischio per se e/o per altri individui (per es.: secondo condizioni di salute, stagionalità per alcuni tipi di lavoro all’aperto, ecc.)
 
E' possibile estendere le modalità locali ad altre province toscane o ad altre parti d’ Italia?
 
Purtroppo no. Ogni ASL ed ogni dipartimento dipendenze ha il preciso dovere di stabilire e strutturare delle procedure che indichino l’iter da seguire per ottemperare al dettato di legge espresso nel decreto in questione; a tale proposito ogni ASL si organizza secondo proprie possibilità, metodo di lavoro, personale, laboratori, ecc., per cui le modalità di un’ASL non sono assimilabili a quelle di altre ASL.
Le modalità qui espresse riguardano l’iter di accertamenti stabiliti per l’ASL 10 di Firenze e decise dal Direttore Generale con apposita delibera del 2008.
 
E' possibile avere qualche dato locale ed anche regionale/nazionale dall’applicazione dell’accordo stato/regioni?
 
Gli accertamenti di I e II livello indicati dal presente decreto sono svolti in ogni regione ma sono iniziati con tempi e modalità diverse a seconda della capacità/possibilità di organizzazione di ognuna di esse (in alcune regioni non si è ancora riusciti ad iniziarne l’effettuazione per ritardo nell’organizzazione). Ciò ha determinato una certa difficoltà nella raccolta di dati che possano essere rappresentativi della realtà italiana, o anche regionale, dell’uso di sostanze stupefacenti nello svolgimento di alcune mansioni lavorative (quelle ritenute a rischio). Inoltre, dove, come in toscana, si è dato inizio all’attuazione del decreto già da un anno- un anno e mezzo, ancora non si è riusciti, per ovvi motivi, a completare l’iter di accertamento (almeno una volta l’anno) in tutti i lavoratori candidati ad essere screenati e quindi non ci sono dati definitivi riguardanti il primo anno di attività. Comunque, dai dati in nostro possesso, e che riguardano gli accertamenti di II livello, possiamo concludere, dopo 10 mesi di attività del centro di consulenza tossicologica, che circa il 20% dei lavoratori che vengono inviati allo screening di II livello risulta positivo e quindi presenta una qualche problematica nel consumo di sostanze stupefacenti (che va dal consumo frequente alla vera e propria tossicodipendenza), dato che indica che un’importante quota di lavoratori, pur svolgendo delle mansioni a rischio per la propria ed altrui incolumità, consuma sostanze stupefacenti, con ciò aumentando le possibilità di incorrere in episodi traumatici sul lavoro. Né può essere valida la giustificazione a volte addotta dell’uso di sostanze comunque al di fuori dell’orario e del posto di lavoro: l’effetto di possibile alterazione dello stato di coscienza dura per tutto il tempo di durata dell’azione della sostanza assunta e non può essere discriminato il momento di maggiore o minore influenza della stessa sulla capacità di mantenere uno stato di vigilanza idoneo allo svolgimento di alcune attività. Infine, il principio su cui si basa il decreto in questione, per quanto possa essere rivisto e reso più vicino al concetto di prevenzione che di sanzione, è sacrosanto ed esprime un concetto assolutamente condivisibile: chi svolge determinati lavori (a contatto con strumentazioni particolari o con il pubblico – vedi nel settore trasporti) deve (dovrebbe) anche condurre uno stile di vita che preservi dalla possibilità di incorrere in incidenti, a volte drammatici, per cause comunque “evitabili” quali il consumo di sostanze stupefacenti. A ciò serve l’attuazione della procedura di accertamenti in atto: a scongiurare il mantenimento di comportamenti ritenuti (anche dalle statistiche) rischiosi per sé e per altri individui.
 
 
Di seguito alcune domande che con più frequenza ci vengono inviate e su cui il dr. Ruffa ha accettato di dare una consulenza.
 
1. Positività al primo controllo, sospensione dalla mansione a rischio e spostamento ad altra mansione in attesa del secondo livello di controlli, ma se la mia ditta non ha altre mansioni su cui spostarmi che succede?
R: ti lascia a casa senza stipendio (non si dovrebbe, ma questo è – purtroppo - ciò che accade nella realtà).
 
2. Fatto primo test urine....risultato positivo...da quello che ho capito ora faranno la sospensione dal lavoro di autista e quindi ulteriori accertamenti con conseguente sert....ma per quanto riguarda la patente...cosa succede?
R: Nulla. Questi accertamenti non riguardano il mantenimento e/o sospensione della patente ma solo la capacità di svolgere determinate mansioni.
 
3. Posso consumare queste sostanze largamente fuori dall'orario dal mio lavoro di autista mezzi pesanti quali autobus di linea?,e se si, allora un eventuale test del capello(come controllo periodico o a anche a seguito di un incidente)potrebbe essere discutibile?Non è un po’ persecutorio utilizzare accertamenti che “vedono” consumi di tre/quattro mesi prima?
R: L’effetto delle sostanze non si esaurisce con il tempo di effetto “acuto” ma permane anche a distanza di tempo; quindi può essere indagato anche dopo diversi giorni. L’esame del capello mette in evidenza un comportamento di assunzione di sostanze, che è vietato in lavoratori che svolgono determinate mansioni a rischio.
 
4. Se e la prima volta che ti trovano positivo alla cocaina al test delle urine al lavoro ti fanno l'esame del capello?
R: Dipende dall’organizzazione della procedura aziendale dove si è residenti. Alcune ASL hanno optato per l’esame del capello, altre per controlli urinari. Comunque sarà invitato ad effettuare screening di II livello.
 
5. Tra qualche giorno dovrei effettuare delle visite mediche per l'assunzione ad un lavoro in cui i dipendenti vengono sottoposti a test tossicologici, questi vengono effettuati solo una volta assunti o potrebbero essere effettuati anche prima dell'assunzione?
R: La legge stabilisce che vengano effettuati dopo l’assunzione e prima di essere adibiti alla mansione a rischio.
 
6. Volevo chiedere se c'è un periodo di tempo preciso entro il quale il datore di lavoro deve comunicarti l'esito delle analisi di primo livello. Preciso che ho effettuato il test di screening il 17/09 ed ancora non ho saputo niente, nel caso fossi risultato positivo me lo avrebbero già comunicato per sollevarmi dalla guida del muletto oppure non ci sono dei tempi prestabiliti?
R: I tempi purtroppo dipendono dai vari laboratori
 
7. Faccio uso di 1 past 100mg gardenale, e 2carbamazepina al giorno essendo mulettista ho fatto il prelievo del sangue al cdc di novara,ho spiegato il mio problema al dottor P……. facendogli leggere le carte mediche,liquidandomi dicendo che facendo uso di fenobarbitale non ero idoneo alla guida del muletto.non faccio uso di droghe ,non bevo non fumo,visto che mi ha detto che sta applicando la normativa sui carrellisti per constatare se si fa uso droghe,mi chiedo se ho possibilita' di ritornare a fare il mio lavoro e eventualmente andare per vie legali?molte grazie.
R: Il medico competente può svolgere, al di fuori di qualsiasi legge, gli esami ritenuti idonei all’accertamento della capacità del lavoratore allo svolgimento di un determinato lavoro, quando ritenga che ci siano giustificati motivi o anche solo sospetti che la capacità del lavoratore a mantenere la giusta vigilanza possa essere compromessa dall’uso di droghe e/o farmaci con effetti di riduzione delle capacità di guida. Il fenobarbitale non è incluso nell’elenco delle sostanze da indagare allo screening di I livello secondo il decreto degli accertamenti di assenza di tossicodipendenza in lavoratori con mansioni a rischio, però è un farmaco con effetti di riduzione della capacità di guida. E’ doveroso per il medico accertare, caso per caso, quale sia l’influenza della terapia effettuata con fenobarbitale sullo svolgimento del proprio lavoro. Ciò non esclude la possibilità, se ritenuto opportuno dal medico, di allontanare temporaneamente il lavoratore dalla mansione svolta. Tutto questo iter, però, non è incluso nell’effettuazione degli screening di I e II livello dettati dal decreto in questione. Se la motivazione del medico è stata questa, il lavoratore si può opporre perché il decreto non discrimina lavoratori in terapia con farmaci che non rientrano nella tabella acclusa.
 
8. Un datore di lavoro puo' sottoporre un suo dipendete ad analisi tossicologiche anche se la tipologia di lavoro non è elencata nel provvedimento del 30 ottobre 2007? (ad es. segretaria, ragioniera, centralinista).? E se il datore di lavoro fosse un' agenzia del lavoro?
R: Assolutamente no!!
 
9. Ho effettuato le analisi per lavoro due volte nel 2009..volevo sapere ogni quanto si ripetono le analisi?
R: Per decreto, almeno una volta l’anno. Ciò significa che se il medico competente, o il datore di lavoro o chi per lui, avesse dei ragionevoli sospetti circa l’uso di sostanze da parte di un lavoratore con mansioni a rischio, potrebbe sottoporlo allo screening di accertamento anche più volte l’anno.
 
10. Sono in malattia adesso cosa prevede la legge nel mio caso me le faranno rifare in un altro momento o le ho saltate?
R: L’impossibilità di un lavoratore ad effettuare gli accertamenti previsti dalla legge, se certificata per stato di malattia, sposta le date a quando possibile
 
11.Autista di autobus pubblico uso efedrina tutti i giorni e devo fare il test previsto per il lavoro secondo Voi risulto positivo? Ed in generale se esiste una “lista” di sostanze ammesse
R: Esiste solo una lista di sostanze vietate.
 
12. Sono dipendente a tempo determinato (tramite famosa agenzia interinale) presso un magazzino, con mansioni di operaio-magazziniere ed uso il carrello elevatore. non sono in possesso del "patentino per uso muletto". puo' il datore di lavoro,visto che non sono un suo diretto dipendente ma dell'agenzia, obbligarmi a fare il test tossicologico? se dal datore, o a random, dal m.c. vengo mandato a fare il test e mi rifiuto, possono non rinnovarmi il contratto lavorativo (attualmente il contratto è a cadenza mensile)? cos'altro succede? vengono informati il sert? ed eventualmente forze dell'ordine? il mio rifiuto influirà anche sulla patente?
R: Tutti i lavoratori che svolgono mansioni a rischio possono esser indagati, anche quelli a tempo determinato, anche quelli non direttamente assunti. Il datore di lavoro comunica l’elenco dei lavoratori che svolgono mansioni a rischio ed il medico competente effettua esami urine a sorpresa con avviso al lavoratore non oltre un giorno. Il lavoratore che rifiuta tale controllo viene allontanato dalla mansione svolta. Non vengono informati né il sert, né le forza dell’ordine, né ci saranno influenze negative sulla patente.
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Alcol: spaventosi i dati dell’abuso in Italia

 

http://www.ilcirroso.it/images/categorie/belushi.jpg tantasalute.it- Il problema dell’alcol non è solo rappresentato dall’unica emergenza sanitaria derivante da tutte quelle malattie connesse con l’abuso di questa sostanza, diventa ancor più grave la situazione quando si considera che nei Paesi sviluppati, Italia compresa, cresce sempre di più il numero di adolescenti, se non addirittura di bambini e di donne, che eccedono con l’alcol, una situazione piuttosto nuova in Italia e non è tutto!

Ad allarmare è anche la consapevolezza, alla luce degli ultimi dati emersi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per quanto concerne la sola Italia, che almeno centomila infortuni sul lavoro hanno avuto una matrice comune; l’abuso di alcol al punto che la sostanza nell’ultimo periodo è divenuta il terzo fattore di rischio di mortalità e disabilità; insomma, subito dopo ipertensione arteriosa e fumo, il primato va proprio all’alcol.

 L’effetto emulazione

 C’è da dire che con l’alcol sta avvenendo quanto già accaduto col fumo, ovvero, l’influenza esercitata dagli adulti, capofamiglia in testa, viene assorbita dagli altri componenti il nucleo familiare. A tale risultato sarebbe giungo l’Istituto Superiore della Sanità nel presentare il Rapporto nella Giornata di Prevenzione dall’alcol.

 Le donne sempre più bevitrici

 Dal Rapporto si evince anche dell’altro, ovvero, che su cento donne almeno 60 bevono in maniera considerevole, ma senza ancora allarmare più di tanto, perché ben altro è il problema rappresentato da ciò che avviene alle venti donne all’interno della percentuale presa a riferimento, visto che tali persone possono già ascriversi quali alcol dipendenti.

 L’età a rischio per le donne

 L’età considerata a rischio di dipendenza dall’alcol per le donne coincide con quella adolescenziale, per via dell’esigenza della ragazzina di sentirsi più a suo agio all’interno della cerchia di suoi coetanei frequentati, dopodichè torna ad essere un’età a rischio per la donna gli anni che stanno a cavallo dei quaranta. In questa fase della vita spesso ci si ritrova di fronte a situazioni per la donna di grande disagio, un bilancio della propria esistenza che non risulta del tutto chiaro, la paura di perdere la propria fertilità, la paura di invecchiare, tutte situazioni queste che spesso scaturiscono dalla debolezza del singolo individuo piuttosto che dalla realtà dei fatti ma già sufficienti per avvicinarsi all’alcol in maniera patologica.

 Da sottolineare invece il fatto che la propensione del capofamiglia ad abbandonarsi all’alcol aumenta di ben sette volte il rischio che i figli eccedano prima o poi con l’alcol.

 Il ruolo dell’alcol negli incidenti sul lavoro

 E se dunque l’alcol è sicuramente un motivo d’allarme sociale per via delle malattie che spesso si accompagnano all’abuso della sostanza, bisogna anche considerare l’allarme sociale determinato dalla propensione di troppi lavoratori a bere durante le ore lavorative. Un fenomeno che segue il trend negativo degli infortuni sul lavoro e che ben ci dimostra come almeno centomila incidenti sul lavoro avvenuti in Italia siano stato indirettamente causati dall’alcol. Anche la mortalità per incidenti della strada è un fenomeno purtroppo in rapida crescita, al punto che per i giovani, l’alcol rappresenta la prima causa di morte alla guida. Così come, il mix fumo-alcol diventa sempre più tenace in chi è affetto da entrambi i ” vizi “, ovvero, più si fuma e più si beve e viceversa. Il risultato è davvero disarmante, gli alcol dipendenti in Italia dal 1988 al 2003 sono aumentati del 136% per gli uomini e del 144% per le donne.

 Tanto sono spaventosi questi dati che stupisce a questo punto sempre meno osservare come nella popolazione italiana il 10% dei lavoratori che abbiano un’età superiore ai 16 anni ha problemi con l’alcol che causa incidenti sul lavoro in 11 casi su 100 incidenti avvenuti. Dobbiamo anche considerare che la stessa incidentalità stradale non è tutta da ascrivere alle stragi del sabato sera, insomma, non possiamo considerare l’alcol responsabile soltanto degli incidenti notturni avvenuti nei week-end, è dimostrato che una parte degli incidenti stradali causati dall’alcol vanno a confluire nel grande calderone degli incidenti sul lavoro poichè il sinistro si sarebbe verificato quando il lavoratore percorreva, ubriaco o quasi, il tragitto che lo conduceva a casa o sul posto di lavoro.

 I tempi di smaltimento

 Molte volte ci si chiede quanto tempo occorra per smaltire una data quantità di alcol dall’organismo per tornare di nuovo sobri. Premesso che non è possibile parlare in termini assoluti perché tale fatto dipende da troppi fattori, età dell’individuo, sesso, condizioni generali dell’organismo etc., diciamo che un bicchiere di alcol si smaltisce in un’ora circa, in presenza di una funzionalità epatica perfetta. Ma quando intendiamo un bicchiere di alcol ci riferiamo ad un bicchiere di vino con una concentrazione alcolica intorno al 10/13 gradi circa. E’ chiaro che già per smaltire tre bicchieri di vino occorrerà un lasso di tempo quasi triplo, ma non è tutto, ben diverso è il caso dei superalcolici laddove la quantità di alcol è quadruplicata spesso rispetto al vino.

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ma quando finirà

come prima cosa volevo congratularmi x il sito che sembra ottimo, scusate x il "sembra" ma un pò di diffidenza e mentalità tossica mi sono rimaste, cmq oggi ho preso una bella mazzata e cioè 600 euro x la revisione della patente x un fatto del 2000 (mi sembra cannabis, ma chi si ricorda?), cmq ero riuscito a farla franca x 10 anni ma poi alla revisione mi hanno stangato, propio in un momento alquanto difficile xchè dopo oltre 10 anni di tossicodipendenza, 3 anni di comunità dove ho finito il programma con successo e imparando un buon lavoro, adesso mi ritrovo a casa con mia mamma che e pultroppo psichiatrica e mi rende la vita impossibile rivangando sempre il passato, disoccupato e con 600 bombe da pagare.
dunque morale della favola sono alquanto nn sò esaurito oppure incazzato xchè io sto veramente bene e ne vale la pena uscire dal giro, però mi sembra che qualcosa nn quadri trovo solo cose da pagare e porte chiuse.

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L'ALCOL E' LA TERZA CAUSA DI MORTE IN ITALIA

UDINE - L'alcol è la terza causa di morte in Italia e determina 30mila decessi all'anno: il dato, frutto di una recente ricerca dell'istituto 'Negri' di Milano, é stato diffuso, oggi, a Udine, alla presentazione del 18.mo Congresso nazionale dei Club alcolisti in trattamento. Il congresso si svolgerà dal 25 al 27 settembre alla Getur di Lignano Sabbiadoro (Udine); sono previsti almeno duemila partecipanti. Il congresso, organizzato dall'Acat (Assocazione Club alcolisti in trattamento) del Friuli Venezia Giulia, è stato illustrato a Udine dalla presidente dell'Acat regionale Maria Claudia Diotti, alla presenza del consigliere regionale Paolo Menis e di altri esponenti dell'associazione. "I problemi alcolcorrelati - ha detto Diotti - che vanno dal disagio sociale all'emarginazione, dalle difficoltà economiche ai contrasti in casa, con il nostro metodo vengono superate dal 60% delle famiglie con un percorso condiviso di formazione che ha l'obiettivo di acquisire stili di vita sobri". In Friuli Venezia Giulia sono 271 i club Acat (2.200 in Italia) ai quali fanno riferimento circa 1800 famiglie. "In Europa - ha spiegato il ricercatore Sergio Cecchi - l'alcol è la prima causa di morte per i giovani sotto i 30 anni, ma i problemi alcolcorrelati anche in Italia e in regione non incidono solo sulla fascia giovanile ma riguardano tutta la popolazione in una percentuale che varia dal 5 al 10%".

 

www.ansa.it

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Stati generali sulle dipendenze in Valdarno

Stati generali sulle dipendenze  l’incontro si svolgerà sabato 4 ottobre  presso il complesso della Filanda è rivolto a tutti coloro che a vario tipo sono interessati a questo delicato argomento che riguarda la vita di molti cittadini valdarnesi.
Il giorno 4 ottobre è stata organizzata dalla Conferenza di zona dei sindaci e dal Dipartimento delle Dipendenze dell’USL 8 un’occasione di approfondimento sul modello organizzativo delle Dipendenze sul nostro territorio; si tratta di un incontro al quale sono invitati gli operatori che a vario titolo si occupano del problema, sul versante del servizio pubblico, del privato sociale e del terzo settore; naturalmente questa occasione è offerta anche a quanti vogliano partecipare perché in qualche modo interessati. La giornata si svolgerà presso la Sala Conferenze del complesso La Filanda della Ginestra ed avrà inizio alle ore 9 con il saluto portato da Sauro Testi presidente della Conferenza dei Sindaci del Valdarno aretino, da Giorgio Valentini Sindaco di Montevarchi e Vice Presidente della Conferenza dei Sindaci della provincia di Arezzo, da Monica Calamai Direttore Generale dell’USL 8, da Enzo Brogi Consigliere Regionale. I lavori poi entreranno nel vivo con l’analisi delle varie tematiche legate alle dipendenze. Il Dott. Di Mauro Direttore del Dipartimento delle Dipendenze dell’Usl 8 e la Dott.ssa Bonechi Responsabile del Ser. T. del Valdarno parleranno rispettivamente delle attualità e delle prospettive del territorio  e della realtà specifica del Valdarno. Seguirà l’apertura di una tavola rotonda sui progetti innovativi del servizio pubblico che affronterà i temi riguardanti il gioco d’azzardo, il tabagismo, l’alcol, il centro diurno “Mister Brown”. La seconda parte dei lavori sarà rivolta all’illustrazione di alcuni progetti di collaborazione presentati dalle realtà presenti nel territorio come l’ACAT valdarno, la comunità “Nuovi Orizzonti”, il progetto “Happy Night – Good Lucky Day”. Infine uno spazio sarà dedicato al dibattito e alle conclusioni che saranno effettuate da Sauro Testi, Monica Calamai e Paolo Eduardo Di Mauro. Il tema delle Dipendenze da sempre corre il rischio di divenire preda di interpretazioni riduttive, e di derive ideologiche; c’è viceversa necessità, oggi più di sempre, di “fare il punto”, alla luce delle più recenti acquisizioni in varie discipline, ed anche del divenire stesso del fenomeno: i processi di omologazione culturale da un lato (forse siamo oggi in presenza di un minore allarme sociale), l’emergere di nuovi problemi dall’altro: il rapporto dei giovani con l’alcol, il focus su nuovi comportamenti problematici: gioco d’azzardo, internet, shopping compulsivi ed altro. Il Servizio per le tossicodipendenze del Valdarno, in particolare si è confrontato negli ultimi tempi con queste sfide ed anche con la necessità di ricalibrare il proprio modello organizzativo; è quindi ulteriormente auspicabile un momento di proposta e di confronto sul territorio. Il Ser.T. del Valdarno negli anni ha visto un progressivo radicamento sul territorio, grazie alle sue attività nel settore della prevenzione, cura e riabilitazione nelle Dipendenze da sostanze psicoattive illegali, ma anche legali (alcol, tabacco etc.) e comportamentali senza uso di sostanze (Gioco d’azzardo, internet etc.); ad oggi, tra i vari dati disponibili, segnaliamo che si occupa complessivamente, di più di 500 persone;  di 314 soggetti con problemi da droghe illegali (257 maschi 57 donne, appartenenti a varie fasce di età), e di 122 soggetti con uso problematico di alcol (92 maschi e 30 donne).

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Conoscere lo sballo

http://www.ilrecensore.com/wp2/wp-content/uploads/2010/05/sballo.jpg Paolo Calabro, ilRecensore.com - Parte da un drammatico dato di fatto lo studio di A. Dionigi e R. M. Pavarin dal titolo “Sballo. Nuove tipologie di consumo di droga nei giovani“(Erickson, 2010): è in aumento tra i giovani, i giovani adulti e la popolazione in generale il consumo di sostanze psicoattive. Cioè: la droga. Non è però l’unica novità rispetto al passato. La più grande (e forse più preoccupante) differenza è il fatto che il consumo di droga sia diventato un aspetto della normalità, mentre prima era percepito come devianza e legato quasi sempre a rivendicazioni asociali o antisociali. Ma ciò non dipende dalla droga come tale, secondo gli autori, bensì dal diverso assetto che la società ha assunto negli ultimi decenni: “ovunque, chiunque stia cercando qualcosa ai giorni nostri si appresta al contempo a consumare qualcosa, legale o illegale che sia”. Parte tutto da qui, dal fatto che il consumo, in generale, sia aumentato, e che il mercato abbia reso la droga una merce come un’altra - certo illegale - ma in null’altro diversa da tutto ciò che si acquista per essere diversi, sentirsi accettati, potenziare o comunque alterare le proprie caratteristiche personali (fisiche e mentali: si pensi alla chirurgia estetica, all’ossessione per il proprio peso corporeo o ai drink eccitanti a base di caffeina e taurina).

È lo sfondo ad essere cambiato: la droga fa parte della normalità e della quotidianità al punto che sempre più non-tossicomani ne fanno uso. Cadono le distinzioni tradizionali tra chi è dentro e chi è fuori: negli anni ‘80 lo spacciatore e il consumatore erano due ruoli nettamente distinti e il primo in genere apparteneva alla malavita; oggi, evidenziano gli autori con esempi tratti dalla loro pratica clinica, “alcuni pazienti comprano la cocaina dal loro commercialista, l’ecstasy dal fidanzato della sorella e l’hashish a scuola o al bar da coetanei non devianti”.

Grande dilemma per i genitori i quali, spesso inconsapevoli di tutto ciò, continuano a dipingere ai figli una realtà della droga che non è più attuale, ciò che reca il rischio dell’incomunicabilità fra le due generazioni (con il classico “i giovani non li capisco” da un lato e il corrispondente “i vecchi non sanno niente di noi giovani”). Mentre invece proprio dei genitori ci sarebbe più bisogno, per riscoprire un’alternativa ai modelli stereotipati che prescrivono la droga come ingrediente indispensabile al “divertimento”. Alla cui pressione si aggiungono ovviamente fattori quali l’incertezza del futuro e la precarietà prevalente dei progetti di vita.

Il libro è diviso in due parti: la prima affronta il consumo delle sostanze psicoattive, i modi di proteggersi e il ruolo dei genitori; la seconda rivisita i paradigmi delle sostanze e dei significati ad esse attribuiti, con particolare attenzione all’alcol, alla cannabis e alla cocaina. Rivolto a genitori, insegnanti, educatori e tutti coloro che intendono affacciarsi all’odierno orizzonte della normalità della droga.

Alessandro Dionigi, docente di Pedagogia dei nuovi stili di consumo, Pedagogia di comunità e Gestione dei conflitti, titolare di Laboratori didattici presso la facioltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna, svolge attività di formatore presso diversi enti ausiliari e in differenti regioni. È coordinatore de «Il Pettirosso» - Consorzio CEIS di Bologna, nonché della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (FICT) per l’area “Cocaina, alcol e nuovi stili di consumo”. Opera da ventidue anni nel capo delle dipendenza ed è autore di numerose pubblicazioni sull’argomento.

Raimondo Maria Pavarin, Direttore dell’Osservatorio Epidemiologico metropolitano Dipendenza Patologiche e del Centro di documentazione sulle deoghe dell’Azienda USL di Bologna; professore a contratto di Epidemiologia delle Dipendenza presso l’Università di Bologna, ha opubblicato numerosi libri e articoli scientifici sulle dipendenze da alcol e droga. È membro della Consulta nazionale degli esperti delle dipendenze.

Autori: A. Dionigi - R. M. Pavarin Titolo: Sballo. Nuove tipologie di consumo di droga nei giovani Editore: Erickson Anno di pubblicazione: 2010 Prezzo: 14 euro Pagine: 220

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La rabbia repressa è una mina: esplode con l'alcol

diregiovani.it - ROMA - La rabbia inespressa è come una mina. Ed ad accendere il detonatore può essere l'alcol, che svincola dalle inibizioni. A sostenere la tesi è uno studio pubblicato sulla rivista "Addiction" e condotto da due ricercatori svedesi e norvegesi, rispettivamente del Wedish Institute for Social Research e del Norwegian Institute for Alcohol and Drug Research di Oslo. I ricercatori hanno monitorato 3mila giovani norvegesi, analizzati due volte nel corso del tempo: quando avevano tra i 16 e i 17 anni e quando ne avevano tra i 21 e i 22.

 

Dai dati raccolti si è potuto suddividere i giovani i tre gruppi distribuiti in base alla soppressione della rabbia. Tra coloro che hanno riportato un'alta inclinazione a reprimere i sentimenti di negativi, un aumento del 10% nel bere è stato associato a un aumento del 5% della violenza. Viceversa, nei giovani non abituati a reprimere la rabbia e che trovano un modo costruttivo per scaricarla, non si è trovato alcun legame tra il bere e le esplosioni di violenza. Da qui il suggerimento degli scienziati a moderare il bere ed a imparare a gestire e manifestare la rabbia.

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Contenuto Redazionale "per gioco non bere" e il videoclip ti arriva sul cellulare

Si chiama Safe Night, Notte Sicura, 30 videoclip di 30 secondi prodotti e realizzati dalla Regione Toscana e dal Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, con la collaborazione dei ragazzi e destinati ai loro coetanei.

I video parlano dei problemi legati alla guida sotto effetto di alcolici e questa estate saranno trasmessi tramite internet, you tube, facebook, ma anche con tecnologie quali il bluetooth marketing, che tramite una postazione li invierà su tutti i telefoni cellulari presenti nel raggio di 100 metri.

Per vedere tutti i video

http://www.youtube.com/user/safenight2010?blend=2&ob=5

 

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Dati ISTAT sull'abuso di alcol in Italia

 

Da qui si può scaricare il .pdf del più recente studio statistico (dati relativi al 2005) su uso e abuso di alcolici in Italia, con particolare riguardo al mondo giovanile.

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