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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

I più votati, alcol

SER.T - Progetto in collaborazione con ASL di Prato, comune di Poggio a Caiano e Consulta per le politiche giovanili

Progetto in collaborazione con ASL di Prato, comune di Poggio a Caiano e Consulta per le politiche giovanili

http://www.usl4.toscana.it/

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Belluno. In coma etilico a 21 anni: gli amici lo abbandonano su una panchina

IlGazzettino.it - Ha passato la notte alla fermata dell'autobus: era in ipotermia Il sindaco: «Quei falsi amici sono potenziali assassini»

di Stefania Mattea

BELLUNO (27 settembre) - L'alcolismo giovanile in provincia di Belluno è un vero dramma. Proprio ieri l'ennesimo caso, questa volta a Pieve di Cadore. È trascorso poco più di un anno dalla vicenda del quattordicenne agordino ricoverato in coma etilico, e già un altro ragazzo rischia la vita per colpa dell’alcol. Un ventunenne di Auronzo è stato trovato ieri mattina dalla polizia municipale, avvolto in una coperta di lana e coricato sulla panchina della fermata degli autobus in piazza XX Settembre, proprio in centro del paese. Immediata la chiamata al 118 e il ricovero in ospedale. Addosso il giovane aveva solo una maglietta. Era arrivato a Pieve di Cadore per trascorrere una serata in compagnia di undici amici, all’insegna dell’alcol-party. Tutti assieme, dunque, avevano consumato alcolici in grande quantità in tre bar del centro. Ma proprio quelli che lui riteneva «suoi amici» lo hanno abbandonato nel momento del bisogno, senza neanche allertare i soccorsi. «Sembrava morto» - raccontano i vigili intervenuti sul posto - «Era in coma etilico e in ipotermia. Fortunatamente ha ripreso conoscenza ed è uscito dall'ospedale già nella mattinata». L'intervento di una persona del posto, che lo ha avvolto nella coperta, è stato provvidenziale, perchè nonostante sia settembre le temperature notturne registrate in questi giorni sono abbastanza basse. Tanto spavento anche tra gli amministratori locali per un episodio che poteva trasformarsi in tragedia. Dure la parole del sindaco del paese, Maria Antonia Ciotti: «Questi falsi amici sono dei potenziali assassini. Abbandonare un ragazzo visibilmente alterato e in coma etilico su una panchina è un segnale allarmante. Evidenzia una completa mancanza di etica e un'ingiustificabile indifferenza. Anche i gestori dei locali che servono alcolici a persone sbronze hanno una responsabilità». La prima cittadina, scossa e preoccupata per l'accaduto, lancia anche un appello: «L'alcolismo giovanile è una piaga che si sta facendo sempre più grave. Per questo invito le famiglie a vigilare maggiormente sugli adolescenti. Mi auspico che dopo questa vicenda, conclusasi per fortuna senza tragiche conseguenze, non se ne ripetano altre. Da parte mia convocherò al più presto gli esercenti di Pieve di Cadore. Quando un giovane è ubriaco, anche se è maggiorenne, non gli si deve vendere alcol».

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Oltre il Muro

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Gioventù bevuta

di Riccardo Bocca Cominciano a bere a 11 anni, a 16 sono alcolizzati. Da Napoli a Vicenza, viaggio tra i ragazzi che si stordiscono di birra, vino, liquori. Una generazione che si ubriaca per trovare un'identità e sentirsi libera http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2043300

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droghe: danno percepito vs danno definito dagli scienziati

droghe: danno percepito vs danno definito dagli scienziati
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Alcolismo, gli uomini sono più vulnerabili

 

A parità di alcol, il loro cervello prova un piacere maggiore di quello femminile

Matteo Clerici, su Newsfood.com

 

Gli uomini sono più soggetti all'alcolismo delle donne. All'origine del fenomeno un meccanismo biologico: il cervello maschile secerne più dopamina (il "neurotrasmettitore del piacere") rendendo più difficile dire basta.

Questa la scoperta di una ricerca dell'Università di Yale e dell'Università di Columbia, diretta dalla dottoressa Anissa Abi-Dargham e pubblicata su "Biological Psychiatry".

La squadra di lavoro ha messo sotto esame alcuni studenti universitari, d'entrambi i sessi. Tali soggetti hanno consumato una bevanda, mentre il loro cervello veniva sottoposto a PET (tomografia con emissione di positrone). La scansione ha rivelato come, a parità di alcol ingerito, il cervello degli uomini era investito da maggiori quantità di dopamina. Inoltre, il neurotrasmettitore tendeva a depositarsi principalmente nel corpo striato ventrale, un'area del cervello fortemente associata al piacere e alla formazione delle dipendenze.

Conclude perciò la dottoressa Abi-Dargham: "Il declino nel rilascio della dopamina una volta smaltito l'effetto dell'alcol può essere alla base di episodi reiterati di consumo pesante di alcol e potrebbe rappresentare uno dei motivi che portano alla dipendenza dall'alcol".

FONTE: Nina B.L. Urban, Lawrence S. Kegeles, Mark Slifstein, Xiaoyan Xu, Diana Martinez, Ehab Sakr, Felipe Castillo, Tiffany Moadel, Stephanie S. O'Malley, John H. Krystal, Anissa Abi-Dargham, "Sex Differences in Striatal Dopamine Release in Young Adults After Oral Alcohol Challenge: A Positron Emission Tomography Imaging Study With [11C]Raclopride Original Research Article", Biological Psychiatry, Volume 68, Issue 8, 15 October 2010, Pages 689-696, doi:10.1016/j.biopsych.2010.06.005

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Codice della Strada: cos'è cambiato con le nuove modifiche

Andrialive - I destinatari delle nuove regole sono soprattutto i giovani. Le novità maggiori previste dalla riforma del codice della strada riguardano l'alcol: divieto assoluto di bere per i neopatentati, i giovani fino a ventuno anni; divieto di vendita e somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche nelle stazioni di servizio autostradali a partire dalle dieci di sera; nei locali notturni è vietato vendere e somministrare bevande alcoliche di qualsiasi tipo dalle ore 3 alle ore 6. Obbligatorio esporre anche le tabelle illustrative sugli effetti dannosi dell’alcol e un test volontario per rilevare il proprio tasso alcolemico. Se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale è disposto il fermo amministrativo del veicolo e qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/1), la patente di guida è revocata. E quando gli accertamenti forniscono esito positivo o quando si ha ragionevole motivo di ritenere che il conducente del veicolo si trovi sotto l'effetto conseguente all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, i conducenti, nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l'integrità fisica, possono essere sottoposti ad accertamenti clinico-tossicologici e strumentali su campioni di mucosa del cavo orale prelevati a cura di personale sanitario ausiliario delle forze di polizia. Inasprimento delle sanzioni per chi trucca le minicar sulle quali si prevede ora l'obbligo delle cinture di sicurezza; divieto per coloro ai quali venga revocata la patente di guidare ciclomotori o minicar. Di grande rilievo anche la previsione della sicurezza stradale come materia obbligatoria in tutte le scuole di ogni ordine e grado. La Legge che ha avuto il via libera dal Senato è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 175 del 29 luglio 2010.

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Droga e alcol L’impegno di una società che deve educare

Il Giornale - Genova. Secondo i dati 2008 dell'Osservatorio Epidemiologico regionale per le tossicodipendenze sono circa 64 mila le persone in Liguria che hanno provato almeno una volta la cocaina e più di 300 mila quelle che hanno fatto uso di cannabis: la fascia di maggior consumo rimane quella tra i 15 e i 34 anni. Per non parlare degli alcolici: secondo la rivista medica The Lancet, nel 2009 le morti per consumo da alcol rappresentano il 52% di tutti i decessi nella fascia di età tra i 15 e i 54 anni. Un allarme che l'associazione Lighthouse Genova 12 ha raccolto e al quale ha dedicato il convegno «Per una società educante» ospitato dal liceo Andrea D'Oria: «L'associazione nasce con l'intento di dialogare con le istituzioni - spiega il presidente di Lhg12, Paolo Martinelli - I nostri obiettivi sono quelli di creare gruppi di lavoro concreto proprio per facilitare la cooperazione. Il primo sarà dedicato alla figura dell'amministratore di sostegno. Il tutto a titolo gratuito». Sulla stessa lunghezza d'onda i medici Giorgio Schiappacasse e Gianni Testino, che sottolineano l'importanza di inserire le associazioni nel percorso clinico di un paziente, dandogli la possibilità di sentirsi 'persona' e di reinserirsi nel contesto sociale. Applausi anche a Don Nicolò Anselmi: «L'adulto ha un ruolo determinante, è chiamato a dare il buon esempio e deve essere sostenuto nelle sue funzioni educative. Ma purtroppo quella dimensione famigliare di quartiere si è venuta a perdere, mettendo in difficoltà le famiglie che sono abbandonate al loro ruolo educativo senza nessun aiuto. Bisogna arrivare al concetto di società educante, nel quale tutti sono responsabili».

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un articolo sui danni dell'alcol

Danni dell'alcol

L'alcol è una droga legale: una sostanza è definita droga dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, quando porta dipendenza, crisi di astinenza e problemi nei rapporti sociali, familiari e del lavoro. Quindi l'alcol è una droga. I dati che riguardano il problema alcol sono catastrofici: l'alcolismo è un problema sommerso che uccide fino a 60 volte più dell'eroina. 5 milioni di italiani abusano di alcolici e 1/5 di loro, 1 milione, sono alcolisti. Ogni anno abbiamo 30.000 morti causati direttamente dall'alcol, ed altrettanti come morti indiretti (guida in stato di ebbrezza, suicidi, omicidi). Anche i bambini vengono coinvolti loro malgrado, infatti 3.000 bambini all'anno nascono con sindrome feto alcolica. Le affezioni più gravi che colpiscono gli alcolisti sono la cirrosi epatica, il cancro all'apparato digerente, malattie cardiocircolatorie, tubercolosi e ipertensione, l'aggravamento dell'osteoporosi. Ma non è finita: in 35 incidenti stradali su 100, in oltre metà degli omicidi, in 1/4 dei suicidi, nel 20% degli infortuni sul lavoro, compare come concausa l'alcol. I costi economici e sociali di questo problema sono anch'essi drammatici, e totalmente passati sotto silenzio:

  • quasi il 10% dei ricoveri sono legati al bere
  • dal 20 al 30% dei costi sanitari sono dovuti a patologie legate all'alcol
  • più di 25 milioni di giornate lavorative perse
  • oltre 4 miliardi di lacrime versate dai familiari degli alcolisti ogni anno

Ogni persona ha ovviamente nei confronti del consumo di alcol una specifica posizione personale.
Possiamo distinguere:

  • gli astemi, che non hanno mai bevuto
  • gli astinenti, che per loro libera scelta hanno smesso di bere
  • i moderati, che non è possibile definire perché ogni persona che beve si considera moderata
  • i problematici, per i quali il bere inizia a costituire un problema
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ALCOL:E' ITALIANO IL CELLULARE CHE CAPISCE SE SI E'BEVUTO TROPPO

(ANSA) - ROMA, 07 SET - Presto anche il cellulare sara' in grado di dire se una persona ha bevuto troppo per mettersi al volante, grazie a un sistema brevettato da due ricercatori italiani che in questi giorni e' in mostra all'Expo di Shanghai. A realizzarlo il chirurgo ferrarese Gianfranco Azzena e l'ingegnere padovano Antonio La Gatta, gli stessi che hanno realizzato il sistema 'Angel', che non fa partire l'auto se il guidatore ha un tasso alcolemico troppo alto. "Questo sistema in realta' e' un'estensione di Angel - spiega Azzena, che sta volando in Cina per presentare i due dispositivi - utilizza lo stesso algoritmo applicato pero' al cellulare". Quello realizzato dai due ricercatori e' un sistema di sensori in grado di verificare la quantita' di alcol presente nell'alito e di 'comunicarlo': "Per il cellulare abbiamo realizzato un portachiavi che comunica tramite il Bluetooth - spiega La Gatta - ma il dispositivo e' cosi' piccolo che puo' essere inglobato nel telefonino. Oltre al sensore, che da solo non sarebbe sufficiente, c'e' un algoritmo matematico che permette di ottenere un dato sicuro anche se varia la distanza da cui si effettua il test". Per il sistema Angel, che permette addirittura di distinguere se ad aver assunto troppo alcol e' il guidatore o uno dei passeggeri, ci sono gia' diverse richieste: "Siamo in contatto con molte case automobilistiche italiane ed europee - conferma La Gatta - e grazie alla presenza a Shanghai si sono interessate anche aziende del resto del mondo". (ANSA).

 

L'Unità

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Etilometri Viaggio all'interno della giungla che li regolamenta

«Il «palloncino» della discordia
La normativa permette di fare test anche con strumenti non omologati e meno sicuri

http://iltempo.ilsole24ore.com/2008/12/10/962778-palloncino_della_discordia.shtml

Ben vengano, dunque, i controlli (in questa sede ci occuperemo soltanto di alcool), ma utilizzare alcool-test inadeguati può essere forviante e provocare seri danni: a chi li utilizza, all'ambiente ed agli eventuali agenti che se ne servono.
Ormai, poi, il Decreto Sicurezza del 23 maggio 2008 ha aggiornato il Codice della Strada ed ha di nuovo elevato il "rifiuto", al rango di sanzione penale. Stando al dettato normativo, l'alcool test può essere effettuato in due fasi: una di pre-screening o qualitativa, l'altra con l'etilometro, che fa prova legale. L'etilometro è uno strumento estremamente preciso, che deve essere sottoposto all'omologazione del Ministero dei Trasporti ed assicura il pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie ed un minimo margine di errore, comunque favorevole all'automobilista testato.
Per quanto riguarda, invece, gli apparecchi utilizzati per il pre-screening, siamo in piena Babilonia (non ce ne vogliano gli antichi iracheni), perché, udite udite: non necessitano dell'omologazione e gli articoli 186 e 187 del il Codice della Strada, non dettano i parametri che un "test affidabile" dovrebbe avere. Questi sistemi si suddividono in tre categorie: elettronici, salivari e fiale monouso (i comuni palloncini), che sono anche le più pratiche, le più igieniche e le più usate. Gli accertamenti possono essere effettuati da: Polizia, Carabinieri, Vigili Urbani, Polizia Provinciale, Penitenziaria e Forestale e Guardia di Finanza.
Con gli strumentini non omologati, ognuno se la giostra come vuole, ogni corpo di Polizia, Vigili Urbani, ecc, analizza e decide l'acquisto. Eccoci arrivati al punto: con l'etilometro omologato si può stare tranquilli, ma con i test monouso si rischiano brutte sorprese. Prendiamo il caso delle fialette/palloncino, molte di queste funzionano con un reagente pericolosissimo, il "dicromato di potassio". A leggere le specifiche su una scheda tecnica, c'è da rabbrividire: è cancerogeno, è pericoloso per l'ambiente e difficile da smaltire, può provocare infertilità, è molto tossico per inalazione, è nocivo a contatto con la pelle e può anche provocare accensione di materiali combustibili ed esplodere.
Recenti missive esplicative del Ministero della Salute ribadiscono che: detto componente deve ritenersi pericoloso, anche a norma di Direttive Ce, che deve essere destinato solo ad utilizzatori professionali e che i prodotti che lo contengono, destinati al pubblico, devono essere ritirati dal commercio. Ma noi siamo gente curiosa, spaziando per l'etere virtuale abbiamo saggiato un po' il mercato e, a fronte dei numerosissimi alcool-test monouso in vendita "dappertutto", del tipo a fialetta o palloncino, ne abbiamo trovato uno soltanto che vanta, chiaramente, la totale assenza del dicromato di potassio. Altri prodotti si limitano ad omettere le specifiche chimiche dei reagenti e compiere analisi approfondite è costoso e complicato.
Di certo c'è soltanto che il dicromato di potassio ha un colore giallastro (attenzione a tutte quelle fialette che mostrano granuli di quel colore) e che diventa verde se il "soffiatore" ha la fiatata alcolica. Diffidate gente, diffidate. Un ultima cosa: se viaggiate in auto con tutti gli occupanti "ciucchi", ogni tanto aprite i finestrini, altrimenti potreste rischiare di risultare positivi anche se astemi.
 

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ADOLESCENZA STUPEFACENTE. I giovani e le droghe

problema “droga” riguarda una certa invisibilità dove si determina e si manifesta l'assenza di regolamenti specifici su come la scuola deve agire e comportarsi per intervenire circa la questione spinelli e droghe.
L'assenza di una regolamentazione di questo tipo significa che persiste la mancanza di cultura, di modi di ragionare e di porsi, su come affrontare la situazione “droga” tra i giovani.

Gli insegnanti tendono a vedere determinate condizioni e situazioni in modo abbastanza condiviso, ad esempio, per quanto riguarda il problema spinelli: la questione va trattata all'interno dell'interazione e relazione educativa dell'intervento pedagogico, mentre la famiglia va convocata in un secondo tempo, come se il primo passo fosse un trattamento della questione all'interno della relazione educativa con lo studente, che agisce un atteggiamento generale riguardante una “scarsa motivazione”.
Il trattamento educativo dovrebbe essere regolato tramite un attento controllo, se la scuola tiene presente che la questione va trattata anche con l'aumento della prevenzione, probabilmente si otterrebbero dei risultati motivanti anche indipendentemente da denunce, da sanzioni, da multe.
Le risposte dei ragazzi rispetto a quali provvedimenti adottare sono orientate verso la dimensione sanzionatoria che gli insegnanti esercitano meno, privilegiando appunto l'intervento educativo.
I ragazzi sono sempre più rigidi quando si ragiona sulle trasgressioni e si pongono dal punto di vista di chi deve intervenire.
Tutti manifestano l'idea che l'intervento della denuncia, delle forze dell'ordine, sia qualcosa che viola la cittadella della scuola e la preziosità della relazione educativa.
Spesso l'idea di ricorrere alla denuncia concerne gli spacciatori esterni, fuori dalle mura della scuola e dall'alveo della famiglia. Questo orientamento si scontra con questioni legali molto complesse sul consumo e lo spaccio di droghe.
Nell'ambito dell'argomento della visibilità o invisibilità, della comunicazione o non comunicazione, su queste problematiche sussistono molte riflessioni, ma il problema consiste nel confrontarsi vicendevolmente.
I ragazzi producono rappresentazione e idee sempre in movimento rispetto alla cultura delle droghe che risale agli anni '70. Nella transizione adolescenziale le sostanze possono costituire una prima esperienza che ad un'età più avanzata può portare al consumo di sostanze più gravi e mortali.
I fattori motivazionali che determinano la scelta delle varie sostanze sono differenti. Quando pensiamo all'uso in adolescenza di sostanze, siamo culturalmente invasi da uno stato d'allarme e di ansia perché la nostra cultura ha recepito il fatto che nell'arco degli ultimi venti anni, l'utilizzo delle sostanze in adolescenza è aumentato in modo molto consistente.
Questo tipo di allarme che compare spesso sulla stampa, nei testi divulgativi, tra le conversazioni, non produce una vera conoscenza del fenomeno.
Affermare che l'uso di sostanze in adolescenza è aumentato in modo vertiginoso, non significa sapere molto su qual è la relazione fra gli adolescenti e l'assunzione di sostanze.
Da un lato l'utilizzo della cannabis è davvero diffusissimo, dall'altro la relazione tra l'adolescenza e queste droghe può essere di tipi diversi.
L'uso di sostanze in adolescenza non è dipendente, ma nel corso evolutivo giovanile sono presenti degli stili di utilizzo delle sostanze tra cui l'assunzione dipendente risulta assente.
L'uso di sostanze di tipo dipendente si presenta maggiormente nella fascia d'età giovane-adulta ossia dai 20 ai 30 anni.
D'altra parte è vero che le sostanze illegali subiscono un andamento di utilizzo che presenta il suo apice tra i 20 e i 30 anni e poi decade drasticamente.
Mentre le sostanze legali come alcool, nicotina e psicofarmaci sono droghe dell'età adulta, ossia permangono nell'utilizzo per tutto il corso della vita.
Nell'universo dell'assunzione di sostanze sussiste una gamma di vicinanza alle droghe che va da un contatto episodico, sporadico, di poco peso, in modo progressivo, differenziato, fino ad un utilizzo molto critico che riguarda un numero di soggetti limitato, prefigurando una situazione per cui nel corso della prima adolescenza l'uso più frequente è di tipo esperienziale, ossia il contatto con la sostanza riguarda la possibilità di praticare nuove esperienze in tutti gli ambiti della vita tramite l'evasione e le trasgressioni.
L'utilizzo della cannabis, insieme all'alcool e alla nicotina, sono talmente diffuse tra i giovani anche se spesso in forme appunto non gravi, così da diventare degli elementi della costruzione dell'identità giovanile.
L'estrema diffusione di queste sostanze fa diventare le droghe psicoattive appunto, uno dei tanti elementi su cui ogni adolescente si confronta.
Nella generazione degli anni 70 un ragazzo che voleva fare uso di cannabis doveva cercarla attivamente con una forte motivazione per reperire un gruppo adatto con cui condividere l'esperienza e naturalmente uno spacciatore.
Invece ai ragazzi di oggi questo tipo di sperimentazione avviene in modo facilitato perché sempre nella loro cerchia amicale, scolastica e sociale possono accedere a queste sostanze senza dover fare scelte molto motivate e drastiche.
E' più difficile per gli adolescenti dover decidere di non provare l'esperienza, piuttosto che accettarla, perché provare la cannabis è un rituale assai diffuso.
I soggetti impulsivi, poco riflessivi, con scarsi supporti famigliari possono avere più occasioni e possibilità di scadere nella devianza con l'utilizzo di sostanze come esperienza fondamentale nella propria vita, ma se si osserva il fenomeno in un'ottica clinica, la discriminante principale tra un utilizzo sporadico, blando, occasionale, che si potrebbe definire come non significativo, e un utilizzo problematico, frequente che può mettere in difficoltà un soggetto, riguarda essenzialmente la questione della decisione di una strategia d'azione per cui la sostanza con effetto psicoattivo viene a far parte di una forma di cura di sé che permette di integrare il principio psicoattivo nella propria vita, quasi come se si assumesse uno psicofarmaco.
Questo elemento di cura di sé prevede una certa frequenza e assiduità nell'assunzione.
Il giovane senza un uso continuativo e consistente non muta il suo equilibrio fisico e psichico, ma trasforma solo la propria immagine sociale.
Si intende per cura di sé un palliativo alla difficoltà di tollerare l'ansia e i pensieri turbolenti del processo di crescita, nell'ambito di un senso di fragilità e vulnerabilità della propria immagine interna che genera il dolore mentale della percezione di sé come personaggio incerto, instabile, insicuro in continua transizione.

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