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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

I più votati, alcol

Firenze. Lancia Y ribaltata, morte le due ragazze. Il guidatore positivo ad alcol e cannabis

L'incidente avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 gennaio scorso. Morte le due ragazze in coma cerebrale. Il ragazzo che era alla guida positivo ai test di consumo di alcol e di cannabis


 

Sono morte le due studentesse coinvolte nel tragico incidente avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 gennaio scorso. Secondo gli accertamenti il giovane che era alla guida risulta positivo ai test di consumo di alcol e di cannabis. Al momento non è possibile però accertare quanto tempo prima avesse fumato.

Mezzanotte e quaranta, i cinque studenti stavano andando in discoteca dopo essere stati insieme a una cena. Il conducente della vettura, Gianmarco T., 18 anni, ha perso il controllo dell’auto che è arrivata, secondo un testimone in velocità sull’aiuola di una rotonda e dal cordolo è stata sbalzata cappottandosi contro un albero. Per più di un’ora hanno lavorato i vigili del fuoco per liberare i ragazzi dalle lamiere. Uno solo di loro, Filippo che sedeva al posto accanto al conducente e che è stato sbalzato fuori, è rimasto illeso.

Da un accertamento, i vigili urbani hanno rilevato un tasso alcolico di 0,64 per il guidatore risultato però anche positivo al test sulla cannabis (non è possibile accertare quanto tempo prima dell’incidente avesse fumato). In gravissime condizioni, nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Careggi anche Mario M., 19 anni di Bagno a Ripoli: era pure lui seduto sul sedile posteriore della vettura. Dall’ospedale di Torregalli sarà trasferito a Careggi per essere sottoposto a un intervento chirurgico anche il quarto viaggiatore della Lancia Y.

La notizia dell'incidente ha destato profondo sgomento in città. Dalla notte dell’incidente è stata incessante, di fronte all'ingresso del reparto di rianimazione, dove sono ricoverati i feriti, la processione di giovani, amici e compagni di scuola dei cinque ragazzi, studenti liceali e universitari. L'ospedale di Careggi sta affrontando, quindi, anche un'altra emergenza: la tensione e il dolore degli amici da ore davanti alla rianimazione. La direzione sanitaria sta predisponendo di farli assistere da equipe di psicologi, così come sta già avvenendo per i parenti, ma nel contempo invita congiunti e amici a rinviare le visite per evitare situazioni di forte disagio nella zona dell'ospedale.

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Bosman, dalla gloria all'inferno "Alcol e depressione i miei nemici"

Torna a parlare il giocatore belga che nel 1995 cambiò la storia dei contratti calcistici. Dopo il processo fu dimenticato: "E' stata molto molto dura". Grazie a lui oggi i calciatori comunitari a fine contratto possono trasferirsi a parametro zero

La Repubblica - LONDRA- Jean-Marc Bosman è un uomo che ha cambiato la storia del calcio. La legge che porta il suo nome ha permesso ai giocatori di oggi di guadagnare soldi a palate e di essere più indipendenti nella gestione della loro vita. Ha fatto la fortuna dei calciatori, appunto, non la sua, perché oggi Bosman vive alla periferia di Liegi (Belgio) in una casa, ottenuta grazie al sussidio statale, senza la compagna e due figli. Sul suo volto i segni degli ultimi anni passati tra depressione e alcol, la pallida ombra del giocatore combattivo che nel 1995 vinse la sua battaglia in tribunale cambiando per sempre il mondo del pallone. Grazie a quella sentenza infatti tutti i giocatori comunitari ottennero il permesso di trasferirsi gratis a fine contratto, una rivoluzione.

Oggi Bosman a 46 anni è lontano dal clamore dei tribunali e dalla gloria del calcio, oggi la sua battaglia è contro la depressione e la "bottiglia". "È stata molto, molto dura  -  ha raccontato Bosman al tabloid inglese Sun  -  perché ho vinto davanti alla corte ma io sono l'unico ad aver pagato, pagato e pagato. La gente pensa che io abbia messo da parte una fortuna, ma la mia presunta fortuna non arriverebbe a pagare nemmeno un giorno dello stipendio di Wayne Rooney. I soldi presi dalla FifPro, 200mila sterline, e il risarcimento stabilito dalla corte sono stati inghiottiti dagli avvocati e dalle spese processuali, mentre l'idea della partita-celebrazione che ci sarebbe dovuta essere è fallita e mi sono un match contro il Lille davanti ad appena 2mila persone"

 

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Dopo il primo bicchiere di vodka


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New York: una nuova campagna contro l'alcol

“Stop drinking while you’re still thinking” - “Smetti di bere finché sei ancora lucido” è il titolo della campagna lanciata dal Dipartimento per la Salute di New York per far fronte all’allarme alcol della Grande Mela che, solo nel 2010, annovera 1500 vittime a causa dell’assunzione di alcolici e migliaia di feriti. Solo gli interventi di emergenza nell’anno che volge al termine sono stati circa 70 mila. Ecco perché lo slogan recita: “due bicchieri fa saresti stato ancora in grado di tornare a casa da solo”. La campagna, composta da più immagini, mostra una donna ben vestita accasciata sui gradini di una casa oppure un giovane uomo in carriera vestito di tutto punto ma con il viso rovinato dai segni di un alterco al bar dopo aver alzato troppo il gomito. La campagna verrà affissa anche durante i mesi estivi e verrà realizzata anche in lingua spagnola. Il bere eccessivo inibisce il giudizio e la coordinazione, scatena la violenza e gli incidenti non intenzionali e le scoperte recenti suggeriscono che molti newyorkesi sono a rischio. Più del 40% dei bevitori adulti della città sostengono di essersi ubriacati durante il mese precedente. Il problema risulta ancora più diffuso tra i bevitori minorenni, più della metà dei quali afferma di aver avuto una sbronza il mese precedente. Thomas Farley, Commissario alla Salute di New York, ha detto che la campagna nasce dal fatto che i newyorkesi sono circondati da pubblicità di alcolici con messaggi attraenti che invece rischiano di trasformare una bella serata in un disastro.

dronet.org

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Buongiorno sono una ragazza di 29 anni e (...)

Cara lettrice, abbiamo spostato la tua richiesta da questa zona del sito che è dedicata alle notizie, all'area DOMANDE AGLI OPERATORI dove nei prossimi giorni potrai leggere anche la nostra risposta.

Grazie,

La Redazione

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Attenzione a droga, alcol e poco sonno: ecco come i giovani si "bevono" il cervello

Ti sei bevuto il cervello. Non è solo un luogo comune, dedicato a chi dimostra scarsa lucidità. Generazioni di adolescenti seguono stili di vita destinati a influire negativamente sulla funzione dei geni.

http://www.unionesarda.it/foto/ArticoloSezione/301071.jpg

L'Unione Sarda - L'abuso di droga, fumo, alcol, dormire poco o niente, compromettono anche lo sviluppo della corteccia cerebrale. «Perché non è del tutto vero che il futuro è scritto nei geni che ereditiamo - spiega Giovanni Biggio, presidente della Società italiana di Neuropsicofarmacologia -. Nel nostro destino interviene anche un altro elemento: l'ambiente, inteso come stile di vita. I biologi molecolari hanno scoperto da tempo che la funzione del gene può essere amplificata o ridotta».

IL CONGRESSO Se ne parlerà nel congresso internazionale "Dall'epigenetica alle basi della neurobiologia sperimentale e clinica" che si terrà alla Fiera di Cagliari da domani a sabato. La manifestazione, organizzata da Neuroscienze (la precedente edizione era stata dedicata al caposcuola cagliaritano Gianluigi Gessa) sarà l'occasione per fare il punto sullo stato dei lavori nella ricerca su alcolismo, ansia, stress, depressione, schizofrenia e tossicodipendenze, alla presenza di studiosi al massimo livello. Dal confronto fra scienziati che spostano sempre più avanti la frontiera della ricerca sulla genetica riferita a quella meravigliosa macchina che è il cervello umano, emerge un messaggio che pone l'uomo al centro del proprio destino.

GLI ADOLESCENTI Messaggio riferibile al modo di vivere di gran parte degli adolescenti. Le suggestioni create da droga, abitudine a fumo e alcol in età precoce (la prima sbronza, in Sardegna, verso i 10 - 11 anni) il desiderio di bruciare le tappe a costo di rinunciare al sonno, inducono a chiedersi: che prezzo potrebbero pagare per una vita spericolata? «Non a caso, ho voluto dedicare ai giovani una delle giornate dei lavori. Già nell'utero materno si subiscono degli input ambientali che agiscono sui geni. Lo stesso avviene in fase neonatale. Quella dell'adolescenza è ancora più delicata, perché il cervello non è ancora in fase adulta (nelle ragazzine fra i 17 e i 19 anni, nei ragazzi fra i 19 e i 22). Dati ben noti ai genitori, oggi rilevabile con un esame della corteccia cerebrale effettuato mediante risonanza magnetica».

Certi stili di vita influiscono, e in che misura, sullo sviluppo della corteccia cerebrale? «Le sostanze stupefacenti sicuramente. Soprattutto in chi nasce con delle vulnerabilità, tipo un gene che funziona male. In questi soggetti, se fumano marijuana, si registra un'incidenza di psicosi e di perdita dei processi cognitivi del 90 per cento. Gravi rischi anche per i ragazzi normali, se prendono stupefacenti».

SONNO Il discorso non riguarda solo le droghe, «io parlo di un cocktail, del quale fanno parte anche l'alcol e la deprivazione del sonno. Molti ragazzi non dormono, o invertono i cicli normali. E non lo fanno una volta ogni tanto, lo adottano come stile di vita. Che incide soprattutto nell'adolescenza, quando è in atto lo sviluppo del cervello, il cosiddetto processo di neurogenesi. Che uomini nasceranno da questa generazione? È difficile dirlo. Creeranno una società migliore di quella attuale o più aggressiva? Una cosa però è certa. Freud aveva ragione quando sosteneva che le malattie mentali hanno origine nell'infanzia e nell'adolescenza, se non addirittura nell'utero. Quando una mamma, magari vittima di abusi, ti trasmette segnali negativi che, accoppiati a geni deficitari ereditati da un genitore, danno origine al disturbo mentale».

DEPRESSIONE Oggi uno dei disturbi più diffusi è la depressione. Secondo l'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) fra 10 anni sarà la prima malattia invalidante. Per quale motivo colpisce di più le donne? «Paradossalmente, fra le donne si registra un'incidenza che va 1/2 a 1/4 di score depressivo. Forse sono molto più sensibili all'evento stressante. Ho detto "paradossalmente", perché la donna possiede una serie di ormoni, tipo il progesterone con azione ansiolitica. Presumibilmente, entrano in gioco alterazioni o nella secrezione degli ormoni, o nei sistemi con cui gli ormoni stessi dialogano».

La depressione è piuttosto diffusa anche in Sardegna. «Si stima che ne soffra il dieci per cento della popolazione (160.000 persone). Siamo nella media nazionale. Ma c'è chi ritiene che il numero dei depressi sia circa il doppio: molti non si curano o non si rendono conto di avere la malattia. Oppure, in presenza di certi sintomi, si recano dal medico di famiglia che, dopo averli sottoposti a un'infinità di esami, non riesce a formulare una diagnosi corretta per poi inviarli dallo specialista. E anche quando vanno dal medico giusto, pochissimi guariscono completamente. Gli psichiatri parlano del 30-40 per cento. Molti si illudono di esserne usciti, ma in realtà continuano ad avere i cosiddetti sintomi sottosoglia, spesso causa di recidiva».

Per curarsi, meglio i farmaci o lo psicanalista? «A mio avviso, ci vuole una combinazione dei due elementi: il farmaco e un supporto psicologico. Un tempo dominava un certo scetticismo sulla psicoterapia. Oggi, devo ammettere di essere rimasto sorpreso perché, dopo aver sottoposto un paziente in trattamento ad esami dei recettori, ho trovato dei risultati biologici».

INTELLIGENZA Sempre in tema di esami, nel congresso sono previste relazioni sulla misurazione del quoziente intellettivo sulla base dello spessore della corteccia cerebrale e della sua evoluzione nel tempo. Sembra fantascienza. «Si tratta di studi effettuati, negli anni, sullo sviluppo della corteccia in diversi gruppi di bambini. La velocità con cui il cervello elimina le cellule e le ricostituisce sembra essere cruciale per determinare il quoziente di intelligenza. Detto in termini molto semplici: più rapido è stato il processo con cui si è formata la corteccia, più alto si è rivelato il quoziente di intelligenza.

Si riuscirà, un giorno, ad aumentare l'intelligenza? «In teoria sì. L'epigenetica dimostra che, in base allo stile di vita o all'approccio che usiamo, possiamo amplificare o ridurre la funzione di certi geni. Il giorno che avremo identificato e decodificato tutti i marchi dei geni, individueremo anche i siti collegati all'intelligenza. Per essere superintelligenti, basterà attivarne alcuni e ridurne altri. Chissà se mai arriveremo a farlo. In quel caso, il libero arbitrio comincerà a ridursi, perché avremo decodificato l'intero cervello».

Lucio Salis

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Dipendenza da alcol: ruolo dell'ormone dello stress

http://www.digispace.it/images/cocktails/godmother.gif  Dronet - Una revisione della letteratura pubblicata sulla rivista Alcoholism: Clinical and Experimental Research pone l’attenzione sul ruolo dell’ormone dello stress nell’astinenza da alcol e il rischio di ricadute. I glucocorticoidi sono ormoni steroidei ai quali appartiene anche il cortisolo, i cui livelli generalmente aumentano in situazioni di stress per l’organismo. Nei soggetti che fanno uso cronico di alcol è stato osservato un aumento dei livelli di glucocorticoidi con concentrazioni che rimangono elevate anche durante l’astinenza, compromettendo le funzioni neuronali e cognitive. Questo, sostengono i ricercatori, comporta disturbi della memoria e dell’attenzione che possono ridurre la capacità di intraprendere correttamente un percorso riabilitativo da parte di soggetti alcolisti. Le evidenze scientifiche, secondo il dottor Abi Rose della School of Psychology, Health and Society presso l’Università di Liverpool (UK) e autore della review, suggeriscono come, un aumento dei glucocorticoidi nel cervello dopo un uso cronico di alcol, sia associato a deficit cognitivi durante l’astinenza, inficiando sull’efficacia dei trattamenti e sulla qualità della vita, oltre ad essere in parte responsabile delle ricadute verso l’uso di alcol. L’individuazione di terapie farmacologiche in grado di modulare gli effetti del cortisolo nel cervello, concludono gli autori, potrebbero ridurre le possibilità di ricaduta e i disturbi cognitivi che interferiscono con i trattamenti.

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Scoperto il gene dell'alcolismo

Una versione di un recettore della dopamina rende più sensibili alle bevute in compagnia

 

Newsfood - La passione esagerata di un singolo per gli alcolici potrebbe essere almeno in parte legata alla presenza di un gene (o più correttamente, di un profilo genetico).

Questa la conclusione di una ricerca della Radboud University (di Nijmegen, Paesi Bassi), diretta dalla dottoressa Helle Larsen e pubblicata su "Psychological Science".

Il team della dottoressa Larsen ha messo sotto indagine le varie versioni di un recettore del neurotrasmettitore dopamina, in grado di agire come controllore della percezione del piacere.

Gli studiosi si sono appoggiati a precedenti ricerche, che indicavano come una particolare variazione di tale recettore fosse legata ad una crescita del desiderio di alcol. Inoltre, tali ricerche avevano mostrato come il recettore in questione offrisse sette ripetizioni della stessa sequenza di DNA.

La squadra della Radboud University ha così selezionato un gruppo di giovani adulti, al fine di verificare quanto la modifica genetica influisse sul comportamento concreto. I volontari hanno così visionato sport pubblicitari della TV locale, dalle quattro del pomeriggio alle nove di sera. La visione avveniva in un ambiente che imitava il tipico pub olandese, fornito di liquori liberamente accessibili. Infine, i soggetti sono stati sottoposti a prelievo del DNA, per verificare quale forma del recettore della dopamina.

Incrociando i dati degli esami, gli studiosi hanno scoperto come i possessori della versione a sette ripetizioni del recettore erano più inclini al bere quando vedevano agire in tal modo i compagni. Diversamente, tale effetto imitativo non era presente in chi non possedeva tale profilo genetico.

Allora, concludono la dottoressa Larsen e compagni, chi possiede la versione incriminata del recettore è più sensibile alle bevute in compagnia.

La ricerca ha destato l'interesse del dottor Marc Galanter, psichiatra della New York University Langone Medical Center. Commenta Galanter: "La scoperta è molto significativa e dimostra quanto la genetica determina le abitudini di consumo degli individui esposti ad altri bevitori".

Fonte: Helle Larsen, Carmen S. van der Zwaluw, Geertjan Overbeek, Isabela Granic, Barbara Franke, Rutger C.M.E. Engels, "A Variable-Number-of-Tandem-Repeats Polymorphism in the Dopamine D4 Receptor Gene Affects Social Adaptation of Alcohol Use: Investigation of a Gene-Environment Interaction Psychological Science", Psychological Science, 2010; DOI: 10.1177/0956797610376654

Matteo Clerici

ATTENZIONE: l'articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L'autore, la redazione e la proprietà, non necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti accreditate e/o aventi titolo.

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Alcol e tumori: quale legame?

In poco più di dieci anni l'incidenza di cancro alla bocca è aumentata del 50%. Un incremento allarmante, forse dovuto al prezzo basso di bevande alcoliche e allo sballo crescente

 

 

http://www.casaistrice.com/images/aktiv/vino01.jpgSanihelp.it - In Gran Bretagna più di cinquemila persone sono colpite da un cancro alla bocca. Rispetto al 1997 si registra un aumento del 50% dovuto, secondo gli esperti, ai prezzi modici delle bevande alcoliche e a una diffusa cultura dello sballo.
Dati offerti dai risultati preliminari chiesti dai Liberal Democrats in un'interrogazione parlamentare, dati che mostrano anche un aumento del 20% nello stesso periodo dei casi di cancro all'esofago, oltre che di quelli di cancro al fegato (salito del 43 per cento in un decennio), al seno e al colon retto.

Spiega così Don Shenker, direttore dell'associazione Alcohol Concern: «L'alcol è il principale imputato di tutti questi aumenti. Il consumo di alcol è raddoppiato dagli anni Cinquanta e nel frattempo le normative sul bere sono diventate meno restrittive. Questo ha contribuito all'aumento di casi di tumore. Molte persone non sono a conoscenza della connessione tra alcol e cancro: tuttavia il bere può essere uno dei principali motivi che causano questa malattia»

 

 

leggi tutto l'articolo su: sanihelp.it

 

da http://psiconautica.forumfree.it

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L'Alcol-Test arriva sul telefonino

Niente più multe, né sequestri della patente per chi userà il test creato da Andrea Pace scaricabile direttamente sul proprio palmare o cellulare.

Si chiama Phone-AlcolTest il programmino messo a punto dal venticinquenne Ingegnere informatico, che ha ben pensato di mettere insieme tutti i dati delle recenti tabelle ministeriali in un unico algoritmo consultabile tramite il telefonino.

Il software è scaricabile gratuitamente dal sito http://www.phone-alcoltest.it/ è di utilizzo intuitivo. Una volta istallato, infatti, basterà inserire alcuni dati per conoscere il proprio tasso alcolico.

Il programma ha solo bisogno di alcune informazioni: il proprio peso, il sesso, la condizione del proprio stomaco (vuoto o pieno), il numero di unità alcoliche consumate

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Australia, proibita sexy-promozione

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo427509.shtml

Un pub offriva alcol a donne senza slip

Promozione per sole donne in un pub australiano: alcol gratis alle clienti che si fossero tolte gli slip appendendoli sopra il bancone. Ma l'autorità del settore ha ordinato di sospendere l'iniziativa dopo che la stessa era stata attaccata dal governo locale e dalle organizzazioni femminili. Il locale aveva già suscitato polemiche in passato, quando ha impiegato un nano per versare da bere agli avventori disposti a inginocchiarsi. Il Saint Hotel di Melbourne ha studiato l'iniziativa con varie promozioni: un buono da 30 euro alle clienti che lasciano gli slip al bancone e una consumazione gratis a quelle che mostravano il reggiseno. La pubblicità dell'happy hour, sulle locandine e su una rivista di spettacoli locale, mostra la famosa foto scattata da paparazzi a Britney Spears mentre scende da un'auto senza mutandine. Ma la direttrice della Liquor Licensing Authority, l'ente che regolamenta la vendita di bevande alcoliche in Australia, ha ordinato al pub di cancellare l'iniziativa ricordando di avere l'autorità di proibire eventi "che possano incoraggiare consumo irresponsabile di alcool o che siano contrari al pubblico interesse". La portavoce di un centro contro le aggressioni sessuali ha aggiunto che non si tratta di "una cosa da ridere" e ha invitato il pubblico a boicottare il locale.

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per calcolare il tasso alcolico

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