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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

I più votati, alcol

Attenzione a droga, alcol e poco sonno: ecco come i giovani si "bevono" il cervello

Ti sei bevuto il cervello. Non è solo un luogo comune, dedicato a chi dimostra scarsa lucidità. Generazioni di adolescenti seguono stili di vita destinati a influire negativamente sulla funzione dei geni.

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L'Unione Sarda - L'abuso di droga, fumo, alcol, dormire poco o niente, compromettono anche lo sviluppo della corteccia cerebrale. «Perché non è del tutto vero che il futuro è scritto nei geni che ereditiamo - spiega Giovanni Biggio, presidente della Società italiana di Neuropsicofarmacologia -. Nel nostro destino interviene anche un altro elemento: l'ambiente, inteso come stile di vita. I biologi molecolari hanno scoperto da tempo che la funzione del gene può essere amplificata o ridotta».

IL CONGRESSO Se ne parlerà nel congresso internazionale "Dall'epigenetica alle basi della neurobiologia sperimentale e clinica" che si terrà alla Fiera di Cagliari da domani a sabato. La manifestazione, organizzata da Neuroscienze (la precedente edizione era stata dedicata al caposcuola cagliaritano Gianluigi Gessa) sarà l'occasione per fare il punto sullo stato dei lavori nella ricerca su alcolismo, ansia, stress, depressione, schizofrenia e tossicodipendenze, alla presenza di studiosi al massimo livello. Dal confronto fra scienziati che spostano sempre più avanti la frontiera della ricerca sulla genetica riferita a quella meravigliosa macchina che è il cervello umano, emerge un messaggio che pone l'uomo al centro del proprio destino.

GLI ADOLESCENTI Messaggio riferibile al modo di vivere di gran parte degli adolescenti. Le suggestioni create da droga, abitudine a fumo e alcol in età precoce (la prima sbronza, in Sardegna, verso i 10 - 11 anni) il desiderio di bruciare le tappe a costo di rinunciare al sonno, inducono a chiedersi: che prezzo potrebbero pagare per una vita spericolata? «Non a caso, ho voluto dedicare ai giovani una delle giornate dei lavori. Già nell'utero materno si subiscono degli input ambientali che agiscono sui geni. Lo stesso avviene in fase neonatale. Quella dell'adolescenza è ancora più delicata, perché il cervello non è ancora in fase adulta (nelle ragazzine fra i 17 e i 19 anni, nei ragazzi fra i 19 e i 22). Dati ben noti ai genitori, oggi rilevabile con un esame della corteccia cerebrale effettuato mediante risonanza magnetica».

Certi stili di vita influiscono, e in che misura, sullo sviluppo della corteccia cerebrale? «Le sostanze stupefacenti sicuramente. Soprattutto in chi nasce con delle vulnerabilità, tipo un gene che funziona male. In questi soggetti, se fumano marijuana, si registra un'incidenza di psicosi e di perdita dei processi cognitivi del 90 per cento. Gravi rischi anche per i ragazzi normali, se prendono stupefacenti».

SONNO Il discorso non riguarda solo le droghe, «io parlo di un cocktail, del quale fanno parte anche l'alcol e la deprivazione del sonno. Molti ragazzi non dormono, o invertono i cicli normali. E non lo fanno una volta ogni tanto, lo adottano come stile di vita. Che incide soprattutto nell'adolescenza, quando è in atto lo sviluppo del cervello, il cosiddetto processo di neurogenesi. Che uomini nasceranno da questa generazione? È difficile dirlo. Creeranno una società migliore di quella attuale o più aggressiva? Una cosa però è certa. Freud aveva ragione quando sosteneva che le malattie mentali hanno origine nell'infanzia e nell'adolescenza, se non addirittura nell'utero. Quando una mamma, magari vittima di abusi, ti trasmette segnali negativi che, accoppiati a geni deficitari ereditati da un genitore, danno origine al disturbo mentale».

DEPRESSIONE Oggi uno dei disturbi più diffusi è la depressione. Secondo l'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) fra 10 anni sarà la prima malattia invalidante. Per quale motivo colpisce di più le donne? «Paradossalmente, fra le donne si registra un'incidenza che va 1/2 a 1/4 di score depressivo. Forse sono molto più sensibili all'evento stressante. Ho detto "paradossalmente", perché la donna possiede una serie di ormoni, tipo il progesterone con azione ansiolitica. Presumibilmente, entrano in gioco alterazioni o nella secrezione degli ormoni, o nei sistemi con cui gli ormoni stessi dialogano».

La depressione è piuttosto diffusa anche in Sardegna. «Si stima che ne soffra il dieci per cento della popolazione (160.000 persone). Siamo nella media nazionale. Ma c'è chi ritiene che il numero dei depressi sia circa il doppio: molti non si curano o non si rendono conto di avere la malattia. Oppure, in presenza di certi sintomi, si recano dal medico di famiglia che, dopo averli sottoposti a un'infinità di esami, non riesce a formulare una diagnosi corretta per poi inviarli dallo specialista. E anche quando vanno dal medico giusto, pochissimi guariscono completamente. Gli psichiatri parlano del 30-40 per cento. Molti si illudono di esserne usciti, ma in realtà continuano ad avere i cosiddetti sintomi sottosoglia, spesso causa di recidiva».

Per curarsi, meglio i farmaci o lo psicanalista? «A mio avviso, ci vuole una combinazione dei due elementi: il farmaco e un supporto psicologico. Un tempo dominava un certo scetticismo sulla psicoterapia. Oggi, devo ammettere di essere rimasto sorpreso perché, dopo aver sottoposto un paziente in trattamento ad esami dei recettori, ho trovato dei risultati biologici».

INTELLIGENZA Sempre in tema di esami, nel congresso sono previste relazioni sulla misurazione del quoziente intellettivo sulla base dello spessore della corteccia cerebrale e della sua evoluzione nel tempo. Sembra fantascienza. «Si tratta di studi effettuati, negli anni, sullo sviluppo della corteccia in diversi gruppi di bambini. La velocità con cui il cervello elimina le cellule e le ricostituisce sembra essere cruciale per determinare il quoziente di intelligenza. Detto in termini molto semplici: più rapido è stato il processo con cui si è formata la corteccia, più alto si è rivelato il quoziente di intelligenza.

Si riuscirà, un giorno, ad aumentare l'intelligenza? «In teoria sì. L'epigenetica dimostra che, in base allo stile di vita o all'approccio che usiamo, possiamo amplificare o ridurre la funzione di certi geni. Il giorno che avremo identificato e decodificato tutti i marchi dei geni, individueremo anche i siti collegati all'intelligenza. Per essere superintelligenti, basterà attivarne alcuni e ridurne altri. Chissà se mai arriveremo a farlo. In quel caso, il libero arbitrio comincerà a ridursi, perché avremo decodificato l'intero cervello».

Lucio Salis

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Dipendenza da alcol: ruolo dell'ormone dello stress

http://www.digispace.it/images/cocktails/godmother.gif  Dronet - Una revisione della letteratura pubblicata sulla rivista Alcoholism: Clinical and Experimental Research pone l’attenzione sul ruolo dell’ormone dello stress nell’astinenza da alcol e il rischio di ricadute. I glucocorticoidi sono ormoni steroidei ai quali appartiene anche il cortisolo, i cui livelli generalmente aumentano in situazioni di stress per l’organismo. Nei soggetti che fanno uso cronico di alcol è stato osservato un aumento dei livelli di glucocorticoidi con concentrazioni che rimangono elevate anche durante l’astinenza, compromettendo le funzioni neuronali e cognitive. Questo, sostengono i ricercatori, comporta disturbi della memoria e dell’attenzione che possono ridurre la capacità di intraprendere correttamente un percorso riabilitativo da parte di soggetti alcolisti. Le evidenze scientifiche, secondo il dottor Abi Rose della School of Psychology, Health and Society presso l’Università di Liverpool (UK) e autore della review, suggeriscono come, un aumento dei glucocorticoidi nel cervello dopo un uso cronico di alcol, sia associato a deficit cognitivi durante l’astinenza, inficiando sull’efficacia dei trattamenti e sulla qualità della vita, oltre ad essere in parte responsabile delle ricadute verso l’uso di alcol. L’individuazione di terapie farmacologiche in grado di modulare gli effetti del cortisolo nel cervello, concludono gli autori, potrebbero ridurre le possibilità di ricaduta e i disturbi cognitivi che interferiscono con i trattamenti.

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Scoperto il gene dell'alcolismo

Una versione di un recettore della dopamina rende più sensibili alle bevute in compagnia

 

Newsfood - La passione esagerata di un singolo per gli alcolici potrebbe essere almeno in parte legata alla presenza di un gene (o più correttamente, di un profilo genetico).

Questa la conclusione di una ricerca della Radboud University (di Nijmegen, Paesi Bassi), diretta dalla dottoressa Helle Larsen e pubblicata su "Psychological Science".

Il team della dottoressa Larsen ha messo sotto indagine le varie versioni di un recettore del neurotrasmettitore dopamina, in grado di agire come controllore della percezione del piacere.

Gli studiosi si sono appoggiati a precedenti ricerche, che indicavano come una particolare variazione di tale recettore fosse legata ad una crescita del desiderio di alcol. Inoltre, tali ricerche avevano mostrato come il recettore in questione offrisse sette ripetizioni della stessa sequenza di DNA.

La squadra della Radboud University ha così selezionato un gruppo di giovani adulti, al fine di verificare quanto la modifica genetica influisse sul comportamento concreto. I volontari hanno così visionato sport pubblicitari della TV locale, dalle quattro del pomeriggio alle nove di sera. La visione avveniva in un ambiente che imitava il tipico pub olandese, fornito di liquori liberamente accessibili. Infine, i soggetti sono stati sottoposti a prelievo del DNA, per verificare quale forma del recettore della dopamina.

Incrociando i dati degli esami, gli studiosi hanno scoperto come i possessori della versione a sette ripetizioni del recettore erano più inclini al bere quando vedevano agire in tal modo i compagni. Diversamente, tale effetto imitativo non era presente in chi non possedeva tale profilo genetico.

Allora, concludono la dottoressa Larsen e compagni, chi possiede la versione incriminata del recettore è più sensibile alle bevute in compagnia.

La ricerca ha destato l'interesse del dottor Marc Galanter, psichiatra della New York University Langone Medical Center. Commenta Galanter: "La scoperta è molto significativa e dimostra quanto la genetica determina le abitudini di consumo degli individui esposti ad altri bevitori".

Fonte: Helle Larsen, Carmen S. van der Zwaluw, Geertjan Overbeek, Isabela Granic, Barbara Franke, Rutger C.M.E. Engels, "A Variable-Number-of-Tandem-Repeats Polymorphism in the Dopamine D4 Receptor Gene Affects Social Adaptation of Alcohol Use: Investigation of a Gene-Environment Interaction Psychological Science", Psychological Science, 2010; DOI: 10.1177/0956797610376654

Matteo Clerici

ATTENZIONE: l'articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L'autore, la redazione e la proprietà, non necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti accreditate e/o aventi titolo.

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Alcol e tumori: quale legame?

In poco più di dieci anni l'incidenza di cancro alla bocca è aumentata del 50%. Un incremento allarmante, forse dovuto al prezzo basso di bevande alcoliche e allo sballo crescente

 

 

http://www.casaistrice.com/images/aktiv/vino01.jpgSanihelp.it - In Gran Bretagna più di cinquemila persone sono colpite da un cancro alla bocca. Rispetto al 1997 si registra un aumento del 50% dovuto, secondo gli esperti, ai prezzi modici delle bevande alcoliche e a una diffusa cultura dello sballo.
Dati offerti dai risultati preliminari chiesti dai Liberal Democrats in un'interrogazione parlamentare, dati che mostrano anche un aumento del 20% nello stesso periodo dei casi di cancro all'esofago, oltre che di quelli di cancro al fegato (salito del 43 per cento in un decennio), al seno e al colon retto.

Spiega così Don Shenker, direttore dell'associazione Alcohol Concern: «L'alcol è il principale imputato di tutti questi aumenti. Il consumo di alcol è raddoppiato dagli anni Cinquanta e nel frattempo le normative sul bere sono diventate meno restrittive. Questo ha contribuito all'aumento di casi di tumore. Molte persone non sono a conoscenza della connessione tra alcol e cancro: tuttavia il bere può essere uno dei principali motivi che causano questa malattia»

 

 

leggi tutto l'articolo su: sanihelp.it

 

da http://psiconautica.forumfree.it

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L'Alcol-Test arriva sul telefonino

Niente più multe, né sequestri della patente per chi userà il test creato da Andrea Pace scaricabile direttamente sul proprio palmare o cellulare.

Si chiama Phone-AlcolTest il programmino messo a punto dal venticinquenne Ingegnere informatico, che ha ben pensato di mettere insieme tutti i dati delle recenti tabelle ministeriali in un unico algoritmo consultabile tramite il telefonino.

Il software è scaricabile gratuitamente dal sito http://www.phone-alcoltest.it/ è di utilizzo intuitivo. Una volta istallato, infatti, basterà inserire alcuni dati per conoscere il proprio tasso alcolico.

Il programma ha solo bisogno di alcune informazioni: il proprio peso, il sesso, la condizione del proprio stomaco (vuoto o pieno), il numero di unità alcoliche consumate

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Australia, proibita sexy-promozione

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo427509.shtml

Un pub offriva alcol a donne senza slip

Promozione per sole donne in un pub australiano: alcol gratis alle clienti che si fossero tolte gli slip appendendoli sopra il bancone. Ma l'autorità del settore ha ordinato di sospendere l'iniziativa dopo che la stessa era stata attaccata dal governo locale e dalle organizzazioni femminili. Il locale aveva già suscitato polemiche in passato, quando ha impiegato un nano per versare da bere agli avventori disposti a inginocchiarsi. Il Saint Hotel di Melbourne ha studiato l'iniziativa con varie promozioni: un buono da 30 euro alle clienti che lasciano gli slip al bancone e una consumazione gratis a quelle che mostravano il reggiseno. La pubblicità dell'happy hour, sulle locandine e su una rivista di spettacoli locale, mostra la famosa foto scattata da paparazzi a Britney Spears mentre scende da un'auto senza mutandine. Ma la direttrice della Liquor Licensing Authority, l'ente che regolamenta la vendita di bevande alcoliche in Australia, ha ordinato al pub di cancellare l'iniziativa ricordando di avere l'autorità di proibire eventi "che possano incoraggiare consumo irresponsabile di alcool o che siano contrari al pubblico interesse". La portavoce di un centro contro le aggressioni sessuali ha aggiunto che non si tratta di "una cosa da ridere" e ha invitato il pubblico a boicottare il locale.

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per calcolare il tasso alcolico

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Alcolpops, quelle bibite gassate che piacciono tanto alle quindicenni

ROMA - Servono a reclutare le nuove leve di un esercito che già di suo è fin troppo numeroso. E non è un caso che siano state inventate una decina di anni fa in Australia, Paese dove si comincia presto e l' alcolismo è il problema numero uno. Alcolpops, bevande gassate che si presentano come una limonata o giù di lì. Vanno servite ghiacciate, nascondono il gusto di alcol e invece hanno una gradazione fra i 4 e i 7 gradi. Più di una birra e non è una sorpresa: insieme alla frutta e alle bollicine dentro quelle bottiglie così trendy ci sono rum e vodka. Niente di male? Certo, se non fosse che Bacardi breezer e Campari mixx, tanto per fare due nomi fra i più conosciuti, sono la bibita preferita dai giovanissimi. Dodicenni e tredicenni, che a quell' età semplicemente non dovrebbero bere perché il loro organismo non è in grado di metabolizzare l' alcol. «Gusto dolce, pubblicità giusta - dice Emanuele Scafato, direttore dell' Osservatorio nazionale alcol dell' Istituto superiore di sanità - sono state pensate appositamente per coltivare i consumatori più giovani». Per avvicinare all' alcol chi non beve ancora. E magari, una volta fatta la bocca, con gli anni comincerà a salire di gradazione. Secondo una ricerca del National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism, istituto inglese, il pericolo della dipendenza è inversamente proporzionale all' età: chi inizia a bere sotto i 15 anni è quattro volte più a rischio di chi lo fa dopo i 21 anni. Dal punto di vista commerciale è stato un successone: il mercato cresce del 15/20 per cento l' anno, in tv uno spot tira l' altro, le sponsorizzazioni di concerti si moltiplicano, da Vasco Rossi in giù. Ma gli effetti sui piccoli bevitori? Le avvertenze ci sono. Campari mixx, addirittura, lo scrive anche nella sua home page: «Entra subito nel sito internet solo se hai compiuto l' età legale per il consumo di bevande alcoliche». Ma i ready to drink, altro nome per gli addetti ai lavori, vanno forte proprio tra i più piccoli. Considerando solo la classe d' età fra i 14 e i 16 anni i dati dell' Osservatorio nazionale alcol ci dicono che i consumi di birra e vino sono sostanzialmente stabili. Nel 2003, rispetto al 1998, i consumi di superalcolici sono cresciuti del 24,4 per cento, quelli di alcolpops addirittura del 46,1 per cento. In una serata in discoteca rappresentano la metà di quello che c' è nei bicchieri degli under 15. Qualcosa in più per le ragazzine, quasi fossero l' evoluzione di quelli che un tempo si chiamavano vini da signora. Nell' ultimo anno scolastico il dipartimento dipendenze del Friuli Venezia Giulia ha distribuito un questionario sulle bevande alcoliche tra gli studenti delle scuole medie e superiori: Bacardi breezer e Campari Mixx erano quelle preferite dalle ragazzine, tre volte in più rispetto ai loro compagni. Oltre all' effetto reclutamento c' è un altro pericolo: «Intorno ai 14-15 anni - dice ancora il direttore dell' Osservatorio alcol - sono lo strumento preferito per il binge drinking, il bere al solo scopo di ubriacarsi». Quel gusto fresco inganna, come un vino bianco fresco per gli adulti: ci si ubriaca quasi senza accorgersene. Cinque o sei bottiglie di fila nel giro di un' ora e il gioco è fatto (insieme al danno). La sbornia consapevole è più diffusa nel Nord Est. Non è forse un caso se tra le regioni dove gli alcolpops si vendono meglio sono Veneto e Friuli Venezia
Giulia.

Salvia Lorenzo
(3 luglio 2008) - Corriere della Sera

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Abuso di alcol e droghe nelle scuole superiori

 

Ottopagine - Avellino- Questa mattina nell'Auditorium della Banca della Campania, a Collina Liguorini, ci sarà la Manifestazione Finale di un grosso lavoro fatto dal Rotary Club nelle e con le scuole del nostro territorio. E' un Progetto denominato Alto Rischio sulla prevenzione dell'abuso di alcool e dell'uso delle droghe, al quale interverranno autorità ed esponenti anche di Comunità per Tossicodipendenti. Il Rotary Club Avellino, con il R.C. di Nola e il R.C. di Caserta, insieme ad altri 33 club del Distretto 2100, quest’anno, hanno intrapreso il progetto “ALcohol , TOxicological substances, Rotary International, SCHool, Instititional Organization” , volto alla prevenzione del consumo precoce di alcolici e sostanze psicotrope negli adolescenti.

Preoccupati del dilagare di questo fenomeno, è stato ideato un progetto articolato in 3 fasi. La prima fase, che ha previsto la somministrazione, a studenti di 16-19 anni, di un questionario volto a verificare la consapevolezzaa dell’eventuale consumo di alcol e di droghe, è stata terminata con successo: oggi saranno resi i noti i i dati relativi a più di diecimila ragazzi di diverse Scuole delle provincie di Napoli, Avellino, Caserta, Cosenza, e di cui abbiamo elaborato le risposte ottenute.

Terminata anche la seconda fase del progetto: nelle scuole coinvolte si è svolto infatti un incontro interattivo tra gli studenti e le figure professionali dei Rotaract e dei Rotary proponenti in cui sono stati esposti i rischi dell’uso ed abuso di alcol e droghe. Nel corso di questi incontri è stato tra l’altro richiesto ai ragazzi di realizzare uno spot, un cortometraggio, un elaborato per incoraggiare forme di divertimento alternative o comunque dissuadere dall’uso ed abuso di alcol e droghe.

Gli elaborati eseguiti nelle varie scuole di Avellino,Caserta e Nola, saranno mostrati nel corso del Convegno finale (terza ed ultima fase del progetto), cui parteciperanno le massime autorità rotariane, scolastiche, istituzionali. Nel corso della manifestazione che si terrà oggi ad Avellino, n saranno divulgati i risultati dell’analisi conoscitiva e saranno premiate le scuole che avranno presentato il migliore lavoro sull’argomento.

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Sbokki di vita (film documentario 2000)

Sbokki di vita (film documentario 2000): un viaggio attraverso la realtà illegale e ribelle dei punk milanesi, vista dall'occhio amico di chi non giudica, con l'urgenza di spiegare questi animi alternativi. Sicuramente ai margini della “normalità”, incazzati e incoscienti, ma anche luminosi, limpidi. Più veri.Il documentario Sbokki di Vita è stato proiettato per la prima volta nel novembre del 2000 al Festival di Filmmaker a Milano nella sua versione integrale di 90 minuti, nel 2003 nella sua versione di 52 minuti ha vinto il 1° premio al RomaDocFestival, sez. internazionale e il 1° premio al Festival Oltreconfine di Viterbo, sez. documentari.

http://lnx.teklataidelli.com/

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sono 2 giorni che leggo na marea de stronzate....ve lo dico io come funziona

Caro lettore, innanzitutto ti ringraziamo per la testimonianza personale che riporti, ma vogliamo anche dirti che non c'è bisogno di scriverla in ogni angolo del sito.

Basta metterla in area DISCUTI, cosa a cui abbiamo provveduto noi, per farlo leggere anche agli altri lettori.

Grazie,

La Redazione

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Balli, alcol e follie, le notti buie degli sregolati viola

Violanews - Macché 2011, il maledetto 2010 della Fiorentina non è ancora finito. Almeno fuori dal campo. Non c’è più vigilia di partita che non sia turbata da un nuovo caso. Venerdì notte l’ennesima follia. Balli, alcol, incidenti e «vida loca» . Stavolta però non protagonista non è il solito Mutu, ma un suo degno allievo: Juan Manuel Vargas. Il peruviano era già un caso prima, viste le poche e deludenti prestazioni, i troppi (misteriosi) infortuni, i rumors di mercato che lo vorrebbero più intento a far abbassare il prezzo del cartellino che a sudare per la maglia viola. Atteggiamenti che avevano spinto la società a convocarlo una decina di giorni fa per una ramanzina che sapeva tanto di avvertimento a non tirare la corda, perché i Della Valle non accettano ricatti nè scorrettezze e furberie. Avvertimento però caduto nel vuoto, visto che Vargas, sempre perennemente infortunato, ha regalato la seguente doppietta: giovedì sera, dopo la cena di gruppo in un noto ristorante fiorentino, invece di rientrare a casa ha preferito tirar tardi con alcuni compagni e raggiungere in discoteca Adrian Mutu, sempre fuori rosa (e sempre dentro locali). L’allegro gruppetto è stato fotografato alle due di notte passate e la società farà scattare la solita multa. Ventiquattr’ore dopo il peruviano concede il bis, stavolta andandosi a schiantare con la sua Porsche, guidata (così assicura lui) dal cugino, ubriaco e senza patente. Ore: cinque di mattina. L’ideale per un atleta. E altra pesante multa in arrivo. La Fiorentina chiederà alla commissione disciplinare della Lega il massimo possibile. È stanca la società viola delle bravate dei suoi «sregolati» , che hanno messo da parte il genio e lasciato a disposizione solo la sregolatezza. Mutu e Vargas avrebbero dovuto rappresentare il valore aggiunto della trequarti viola e invece sono stati l’anello debole, le mine vaganti, il cattivo esempio. Di Mutu si è già detto di tutto e di più, resta solo da capire se la linea dura dei Della Valle resisterà o se nei prossimi giorni si deciderà di «mollarlo» : in Italia o all’estero poco importa. Ma se Adrian è sempre stato una testa calda, un atteggiamento più serio si attendeva da Vargas. «La più grande delusione fino ad oggi» lo definì Mihajlovic al Corriere Fiorentino prima di Natale. Da allora la delusione non può essere che aumentata ancora. Fosse stato ancora giocatore e suo compagno di squadra forse Sinisa avrebbe risolto certi atteggiamenti muso contro muso. Ma per un allenatore vigono regole diverse e uno spogliatoio non può diventare un ring, anche se il tecnico si è fatto sentire con i protagonisti della nottata in discoteca di giovedì che ha fatto passare in secondo piano la cena comune «per fare gruppo» . In un momento delicato come questo servirebbe umiltà e senso del dovere, che evidentemente alcuni (che si trascinano dietro i più giovani e ingenui per ‘‘ coprirsi’’) non hanno. E sono fortunati a trattare con una società responsabile che li multa, ma non li mette alla berlina davanti ai tifosi e alla città.

Andrea Di Caro - Corriere Fiorentino

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