Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.

Domande agli Operatori

Cerca nell'archivio di 43508 risposte, o fai una nuova domanda, anche in forma anonima.

Scrivi una domanda e clicca su Invia (max. 250 caratteri).
  • Un nostro Operatore autorizzato (vedi chi siamo) risponderà presto alla tua domanda.
  • Il tempo di risposta potrebbe variare a seconda della difficoltà del quesito.
  • La domanda sarà nascosta a tutti finché non verrà pubblicata assieme alla risposta.
  • Una volta pubblicata, la risposta sarà leggibile a tutti nell'archivio. Se preferisci una risposta privata, usa il modulo di contatto.
Facoltativo: inserisci il tuo indirizzo email se vuoi ricevere un avviso quando verrà pubblicata la risposta.
Refresh Type the characters you see in this picture. Type the characters you see in the picture; if you can't read them, submit the form and a new image will be generated. Not case sensitive.
Annulla
Cliccando su Invia autorizzi il trattamento dei tuoi dati personali solo ed esclusivamente per rendere possibile questo servizio, secondo la policy del sito. Tali dati sono strettamente confidenziali e non saranno divulgati in alcun modo.
Mostra: tutti i tipi | articoli | esperienze | siti segnalati | immagini | videoOrdina per: data | punteggio

L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

I più votati, alcol

Alcol e droghe anche tra i “bravi ragazzi” delle parrocchie. Ma il gruppo protegge

Indagine dell’Osservatorio dipendenze Ausl Bologna su 700 ragazzi di Treviso, Reggio Calabria, Brescia e Bologna. Un ragazzo su cinque ha fatto uso di cannabis, 7 su 10 consumano alcol, anche se “in modo non problematico”. Molto più raro l’uso di cocaina

BOLOGNA – Gli stupefacenti entrano anche nelle parrocchie. Che non sono più isole felici, ma continuano comunque ad esercitare un “effetto protettivo” su chi le frequenta. Anche tra i giovani dei gruppi legati a comunità parrocchiali c’è consumo di sostanze, in prevalenza alcol e cannabinoidi, ma questi ragazzi sembrano essere maggiormente al riparo da comportamenti autolesivi e pericolosi. È quanto emerge da uno studio di Raimondo Maria Pavarin – responsabile dell’Osservatorio epidemiologico sulle dipendenze patologiche della Ausl di Bologna – intitolato “L’effetto protettivo dell’appartenenza a gruppi religiosi nell’uso di sostanze psicoattive”. Presentata ieri alla facoltà di Scienze della formazione di Bologna, la ricerca riguarda un campione di 700 giovani parrocchiani, dall’adolescenza ai 26 anni, messi a confronto con un gruppo di controllo di 3600 loro coetanei, intervistati tra Treviso, Reggio Calabria, Brescia e Bologna.      Quale rapporto ha con gli stupefacenti chi frequenta il mondo parrocchiale? Un ragazzo su cinque riferisce di aver fatto uso di cannabis, e sette su dieci di aver usato alcool, anche se in modo non problematico, ovvero senza abusarne. Molto più raro l’uso di sostanze quali la cocaina (0.8%) e l’oppio (1.4%).  Ma se tra i “bravi ragazzi” delle parrocchie l’uso di sostanze stupefacenti sembra essere molto meno frequente, è notevole invece il fatto che l’età del primo uso sia tra loro sensibilmente più bassa. Tra i giovani “parrocchiani” si registra una percentuale maggiore di soggetti che hanno consumato sostanze prima dei 16 anni, “quindi – dice Pavarin – paradossalmente sono più a rischio”.      A fare la differenza tra i ragazzi dentro e fuori dalle parrocchie, comunque, non è tanto l’uso di stupefacenti quanto le relative motivazioni e la gestione dei rapporti personali. Tra i “bravi ragazzi” l’uso di sostanze è legato quasi sempre alla curiosità, alla socialità e alla ricerca di nuove sensazioni: del tutto assente è il bisogno di automedicazione, una motivazione tipica invece al di fuori del loro mondo. Pressoché assenti sono anche i comportamenti pericolosi, come la guida in stato d’ebbrezza, o i mix tra sostanze diverse ed alcolici. I giovani parrocchiani sembrano inoltre tenere in maggior considerazione lo stigma sociale associato agli stupefacenti: i loro timori non sono legati solo alle conseguenze psicofisiche dell’uso, ma anche a quelle sociali.    Ed è proprio la dimensione della socialità a far sì che il mondo delle parrocchie eserciti ancora un “effetto protettivo” da atteggiamenti devianti. “L’appartenenza ai gruppi religiosi – chiarisce Pavarin - esercita sui ragazzi un effetto protettivo indiretto. Aspetti molto importanti in questo senso sono l’orientamento a valori positivi e la presenza di adulti nelle attività di gruppo: si entra in un mondo in cui il sentire è orientato costruttivamente, e questo dà ai giovani gli strumenti per una diversa gestione dei problemi”. Le differenze più significative iniziano a delinearsi con l’avanzare dell’età. “Fino ai 18 anni – continua Pavarin - le percentuali d’uso sono abbastanza simili tra il mondo parrocchiale e quello al di fuori. Dai 18 anni in su, però, tra i ragazzi delle parrocchie l’uso di sostanze e i relativi comportamenti vanno sensibilmente restringendosi. Questo perché probabilmente avviene una sorta di selezione interna: chi non ha aderito ai valori della parrocchia, la abbandona”.    Pur non essendo immuni dai problemi di molti loro coetanei, i giovani parrocchiani intervistati sembrano affrontarli in maniera differente. “Si sentono meno depressi – continua Pavarin – ma spesso riferiscono di sentirsi isolati. È notevole come il 15% delle ragazze soffra d’ansia. In generale però hanno una migliore relazione con i familiari, con gli amici e con il partner. Hanno meno problemi a scuola e nel mondo del lavoro. Non manifestano comportamenti pericolosi e difficilmente rimangono coinvolti in incidenti stradali. Usano sostanze per facilitare i percorsi di socialità, ma le vivono in maniera conflittuale”.    “Le richieste che i ragazzi fanno alle parrocchie – spiega don Giuseppe Dossetti, presidente del Centro di solidarietà di Reggio Emilia - ormai  trascendono il fattore religioso. Nell’effetto protettivo esercitato dai gruppi religiosi fondamentali sono oggi la dimensione comunicativa e collettiva, anche nella gestione dei problemi esistenziali, in cui appunto l’elemento prettamente religioso non interviene in maniera determinante. Ciò che è determinante invece è la qualità del legame che si instaura nei gruppi parrocchiali. Spesso nell’adolescenza si tende a confondere la comunicazione con la prossimità: si è vicini ma in realtà non si comunica, se non a un livello superficiale. Riuscire a creare occasioni di vera fiducia tra i ragazzi non è una sfida semplice, ma è l’unica vera via per creare un’identità che non abbia bisogno di appoggiarsi alle sostanze”. (as)

 

fonte: redattoresociale.it

Punteggio: 4 (2 voti)

L'esercizio fisico non scaccia i danni dell'alcool

  Uno dei metodi piu' utilizzati per smaltire la proverbiale sbornia, dopo una serata passata a bere, e' l'esercizio fisico. E' molto comune infatti la convinzione che sudare aiuti a eliminare l'alcol dal proprio corpo, ma dalle autorita' sanitarie inglesi arriva una smentita ufficiale sull'efficacia di questo metodo. "Una persona su cinque ammette di fare sport o esercizio per compensare a un abuso di alcool nei giorni precedenti", ha detto il ministro della Salute pubblica inglese Gillian Merron, citando dati di una recente indagine condotta da YouGov. "Tutti sanno che l'attivita' fisica regolare e' importante per mantenere una buona salute. Tuttavia, se si e' passata la notte a bere in un pub, fare un po' di movimento il giorno dopo non bastera'. I danni dovuti a un consumo regolare di alcool si accumulano, e i loro effetti permangono fino a che e' troppo tardi". Il Department of Health ha recentemente dato il via alla campagna contro l'abuso di alcool 'Know Your Limits'. "Le persone devono essere consapevoli del fatto che i rischi per la salute dati dal bere non possono essere semplicemente cancellati da un po' di palestra", ha commentato la dottoressa Carol Cooper. "L'esercizio fa bene - ha aggiunto - ma non si puo' incoraggiare a farlo solo per rallentare gli effetti di una sbronza". Dello stesso parere il direttore della Alcohol Concern Policy and Communications, Nicolay Sorensen. "Non c'e' dubbio - ha detto - che le bevande alcoliche abbiano piu' calorie di quanto ci si aspetti e che si voglia smaltirle facendo esercizio. Per essere dei bevitori coscienziosi, tuttavia, si deve unire l'esercizio regolare alla moderazione".

Punteggio: 4 (2 voti)

Alcol ed eccitanti, un consumo inarrestabile

Intervista a Renato Bricolo di Giulio Sardi e Susanna Marietti*

 

I consumi di droghe e i cambiamenti che in questo campo avvengono possono dire molto sui paralleli cambiamenti nello stile di vita soprattutto dei giovani. Ne abbiamo parlato con Renato Bricolo, che in passato è stato primario del Ser.T. 2 di Padova. Psichiatra, esperto di giovani e nuove droghe, ha studiato a lungo l’andamento dei consumi delle sostanze stupefacenti.    Bricolo, quali sono le droghe che oggi si consumano maggiormente? Ormai da molti anni c’è stato un viraggio del consumo verso quelli che genericamente potremmo chiamare gli eccitanti. C’è anche una qualche ripresa di quelli che tra virgolette potremmo qualificare come “allucinogeni”, sia per il versante dell’Lsd che per quello dell’anfetamina e simili. E poi c’è una grossa esplosione dell’utilizzo di alcol. Si usa il sistema assai inglese di bere tanto per stonarsi molto presto, per uscire un po’ dalla capacità di controllo. Questo panorama non costituisce però una novità, come diceva. Assolutamente no. Già quasi venti anni fa don Gino Rigoldi della Comunità Nuova di Milano aveva identificato il momento inizio nell’uso della cocaina nel biennio delle superiori. Quindi si tratta di un processo lento ma progressivo che si va imponendo. E quali sono invece i nuovi elementi di questo processo? La grande novità è l’enorme tendenza alla diffusione. L’impressione è che queste sostanze comincino a essere utilizzate moltissimo. In particolare dai più giovani? Si parla sempre naturalmente molto di loro, perché questo è uno stereotipo. Però l’impressione è che l’utilizzo di questo tipo di bere e di questo tipo di sostanze sfondi oramai verso i trentacinque o quaranta anni. Giovani sì, ma non proprio sempre ragazzini. Anche se obiettivamente c’è un’invasione di queste modalità di utilizzo verso i giovanissimi, dai dodici ai quindici anni. Che però non si chiude verso i diciotto, i venti o i venticinque. C’è indubbiamente uno sfondamento anche verso le età più avanzate. Lei ha sempre lavorato sulla prevenzione e sulla riduzione del danno. Se oggi fosse a capo del Dipartimento delle Tossicodipendenze, quali sono i primi interventi che metterebbe in atto? Queste sono domande imbarazzanti e a cui è molto difficile rispondere... La mia linea è semplice: tenderei a prendere atto che la realtà è quella che è e che, per carità, dobbiamo certo impegnarci sulla prevenzione - è un impegno che va messo in campo come riduzione del danno, come insegnamento, come tante cose - però dobbiamo puntare immensamente sulla presa in carico precoce. Perché ho l’impressione che questo fenomeno abbia assunto l’andamento di un trend di moda, e che quindi sia improbabile riuscire a bloccarlo, anche se è commovente lo sforzo di cercare di impedire che si diffonda e si allarghi oltre un certo livello. Cioè  il bacino degli utilizzatori di allarga sempre di più, senza che sia possibile fare niente per contenerlo? Mi pare che la tendenza all’invasione del campo degli utilizzatori sia progressiva ed entro certi limiti inarrestabile. Dire che è inarrestabile è forse usare una parola esagerata, ma diciamo che certamente non si è riusciti a contenerla oltre un certo livello. E quindi la grande attrezzatura deve andare verso la presa in carico precoce, verso l’impedire il più possibile che consumatori sporadici o abusatori diventino dipendenti. E impedire il più possibile le grandi complicazioni, anche biologiche, che l’utilizzo di queste sostanze può dare...

 

L'intervista continua su Linkontro.it *L’intervista tratta dalla puntata del 14.11.2009 de “Il tuffatore”, in onda ogni sabato alle 11,10 su Radio Popolare Roma, Fm 103.3

(18 novembre 2009)

Punteggio: 4 (2 voti)

Gli Energy drink al volante sono più pericolosi dell'alcol

 

Gli Energy drink al volante sono più pericolosi dell'alcol

 

La rivista inglese Auto Express ha dato spazio ad un allarme lanciato dalla The Automobile Association (AA), secondo cui i guidatori che fanno uso di bibite energetiche per rimanere svegli al volante sarebbero più pericolosi dei guidatori ubriachi. Le categorie più a rischio vengono indicate nei giovani, i camionisti e i rappresentanti, per diversi motivi abituati a bere gli incriminati Energy Drink. All'origine di questo preoccupato appello ci sono i risultati di un non meglio specificato studio USA, in base al quale la massiccia assunzione di caffeina, ingrediente principe di queste bibite, può provocare contrazioni muscolari, irregolarità e accelerazioni del battito cardiaco, oltre al calo della concentrazione. In pratica, dopo l'iniziale effetto energizzante provocato dalla caffeina, i grandi consumatori di queste bibite andrebbero incontro ad una ricaduta di sonnolenza e stanchezza particolarmente violenta, risultato contrario a quanto voluto nei lunghi viaggi. Un'altra ricerca inglese rincara la dose rivelando che dal 2002 al 2008 le vendite di energy drink nel Regno Unito sono cresciute del 74,1%, con un consumo annuale pro capite di 6 litri. A questo punto sono avvertiti anche automobilisti e autotrasportatori nostrani che, pur senza bere le controverse bevande stimolanti, si affidano alla classica tazzina di caffè. Come avverte l'Institute of Advanced Motorists, bisogna tener presente che l'assunzione di caffeina ha un effetto corroborante momentaneo e che non può essere ripetuto se non dopo un intervallo di alcune ore.

 

Fabio Gemelli su www.omniauto.it

Punteggio: 4 (2 voti)

ITALIA - Istituto superiore sanita': alcool compatibile con la guida

"Il limite massimo di tasso alcolemico nel sangue e' stabilito in molti Paesi Europei nella misura di 0,5 grammi per litro. Si tratta quindi attualmente di un limite ritenuto ragionevole per la maggior parte delle persone che si mette alla guida di veicoli". Cosi' Enrico Garaci, presidente dell'Istituto superiore di sanita' (Iss), in relazione alle polemiche sollevate sul limite di tasso alcolemico consentito. L'Istituto di Viale Regina Elena spiega che dai dati 2008 riferiti dalle Forze dell'Ordine alla V° Conferenza nazionale sulle droghe - organizzata lo scorso maggio a Trieste (www.conferenza.dronet.org) -, e' emerso che tra i conducenti fermati per i controlli stradali solo il 17,5 per cento dei positivi al test ha rivelato un tasso alcolemico fra 0,5 e 0,8 mentre il restante 82,5 per cento aveva un tasso alcolemico da 0,9 fino e oltre 1,5 grammi per litro. Il dibattito su alcol e guida e' tornato di stringente d'attualita' dopo il varo alla Camera del provvedimento che abbasso a zero il limite per i neopatentati e dopo le dichiarazioni di chi, anche nella maggioranza, vorrebbe che il divieto assoluto di bere prima di mettersi al volante venisse esteso a tutti. Attraverso un'intervista a Quattroruote, il ministro dell'Agricoltura, Luca Zaia e' pero' entrato nel dibattito sui limiti di tasso alcolemico per chi guida, criticando i sostenitori della tolleranza zero. "Non credo nella cultura del proibizionismo - ha detto il ministro - il limite attuale, 0,5 grammi di alcol per litro di sangue, e' ragionevole e stradigerito dall'opinione pubblica, entro questi livelli si e' sobri e perfettamente in grado di guidare. Corrisponde a due bicchieri di un vino che abbia non piu' di 11 gradi, diciamo uno spumante o un rosso non strutturato". L'Istituto superiore di sanita' dal canto suo sottolinea l'importanza delle campagne pubbliche di prevenzione contro l'abuso di sostanze alcoliche. "I dati - spiega il presidente dell'Iss - dimostrano che l'intervento preventivo deve riguardare, per avere un significativo abbassamento del numero di incidenti stradali dovuti all'alcol, soprattutto coloro che superano quel limite di 0,5 grammi per litro. E in particolare quell'82 per cento che guida in stato di vera e propria ebbrezza dopo aver bevuto una quantita' di alcol eccessiva e che - continua Garaci - e' poi la maggiore causa di incidenti stradali alcol-correlati". Per quanto riguarda, inoltre, il limite consentito dello 0,5 grammi per litro, l'Iss sottolinea che in caso di incidente stradale, il grado di alcol nel sangue e' una delle poche misure rilevabili tra le possibili cause da attribuire all'evento. Nel caso di un'assunzione moderata di alcol infatti andrebbero prese in considerazione altri fattori come possibili eventi scatenanti l'incidente tra cui per esempio l'assunzione di farmaci, un colpo di sonno dovuto a stanchezza o a particolari patologie come apnee notturne e molti altri fattori non sempre rilevabili. "Fondamentali - ribadisce Garaci - rimangono per la prevenzione degli incidenti stradali le campagne pubbliche di prevenzione e gli interventi educativi nelle scuole capaci di creare una cultura della moderazione e della sicurezza in modo da spingere giovani e adulti a comportamenti moderati e responsabili come - conclude il presidente dell'Iss - quello di far guidare sempre, anche nel caso di assunzione bassa di alcolici, se possibile, colui che non ha fatto minimamente uso di sostanze alcoliche".

 

ADUC DROGHE

Punteggio: 4 (2 voti)

birra virtuale, per darvi il piacere di stappare... infinite volte

Quanti di voi, sentendo il classico rumore di "birra stappata", pregustano già il piacere di farsi una bella bevanda ghiacciata dopo una giornata di stressantissimo lavoro?Ebbene, pare che per i giapponesi questo rumore sia in grado di soddisfare da solo tutte le necessità legate all'atto di bersi una birra.Questo, almeno secondo gli inventori della birra che potrete stappare infinite volte... senza mai poterla bere. Trattasi di un oggettino di plastica con la classica linguetta da birra, che ogni 30 "aperture" delizierà il fortunato possessore con un suono "stupido o divertente".

Punteggio: 4 (2 voti)

Firenze. Lancia Y ribaltata, morte le due ragazze. Il guidatore positivo ad alcol e cannabis

L'incidente avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 gennaio scorso. Morte le due ragazze in coma cerebrale. Il ragazzo che era alla guida positivo ai test di consumo di alcol e di cannabis


 

Sono morte le due studentesse coinvolte nel tragico incidente avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 gennaio scorso. Secondo gli accertamenti il giovane che era alla guida risulta positivo ai test di consumo di alcol e di cannabis. Al momento non è possibile però accertare quanto tempo prima avesse fumato.

Mezzanotte e quaranta, i cinque studenti stavano andando in discoteca dopo essere stati insieme a una cena. Il conducente della vettura, Gianmarco T., 18 anni, ha perso il controllo dell’auto che è arrivata, secondo un testimone in velocità sull’aiuola di una rotonda e dal cordolo è stata sbalzata cappottandosi contro un albero. Per più di un’ora hanno lavorato i vigili del fuoco per liberare i ragazzi dalle lamiere. Uno solo di loro, Filippo che sedeva al posto accanto al conducente e che è stato sbalzato fuori, è rimasto illeso.

Da un accertamento, i vigili urbani hanno rilevato un tasso alcolico di 0,64 per il guidatore risultato però anche positivo al test sulla cannabis (non è possibile accertare quanto tempo prima dell’incidente avesse fumato). In gravissime condizioni, nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Careggi anche Mario M., 19 anni di Bagno a Ripoli: era pure lui seduto sul sedile posteriore della vettura. Dall’ospedale di Torregalli sarà trasferito a Careggi per essere sottoposto a un intervento chirurgico anche il quarto viaggiatore della Lancia Y.

La notizia dell'incidente ha destato profondo sgomento in città. Dalla notte dell’incidente è stata incessante, di fronte all'ingresso del reparto di rianimazione, dove sono ricoverati i feriti, la processione di giovani, amici e compagni di scuola dei cinque ragazzi, studenti liceali e universitari. L'ospedale di Careggi sta affrontando, quindi, anche un'altra emergenza: la tensione e il dolore degli amici da ore davanti alla rianimazione. La direzione sanitaria sta predisponendo di farli assistere da equipe di psicologi, così come sta già avvenendo per i parenti, ma nel contempo invita congiunti e amici a rinviare le visite per evitare situazioni di forte disagio nella zona dell'ospedale.

Punteggio: 4 (2 voti)

Bosman, dalla gloria all'inferno "Alcol e depressione i miei nemici"

Torna a parlare il giocatore belga che nel 1995 cambiò la storia dei contratti calcistici. Dopo il processo fu dimenticato: "E' stata molto molto dura". Grazie a lui oggi i calciatori comunitari a fine contratto possono trasferirsi a parametro zero

La Repubblica - LONDRA- Jean-Marc Bosman è un uomo che ha cambiato la storia del calcio. La legge che porta il suo nome ha permesso ai giocatori di oggi di guadagnare soldi a palate e di essere più indipendenti nella gestione della loro vita. Ha fatto la fortuna dei calciatori, appunto, non la sua, perché oggi Bosman vive alla periferia di Liegi (Belgio) in una casa, ottenuta grazie al sussidio statale, senza la compagna e due figli. Sul suo volto i segni degli ultimi anni passati tra depressione e alcol, la pallida ombra del giocatore combattivo che nel 1995 vinse la sua battaglia in tribunale cambiando per sempre il mondo del pallone. Grazie a quella sentenza infatti tutti i giocatori comunitari ottennero il permesso di trasferirsi gratis a fine contratto, una rivoluzione.

Oggi Bosman a 46 anni è lontano dal clamore dei tribunali e dalla gloria del calcio, oggi la sua battaglia è contro la depressione e la "bottiglia". "È stata molto, molto dura  -  ha raccontato Bosman al tabloid inglese Sun  -  perché ho vinto davanti alla corte ma io sono l'unico ad aver pagato, pagato e pagato. La gente pensa che io abbia messo da parte una fortuna, ma la mia presunta fortuna non arriverebbe a pagare nemmeno un giorno dello stipendio di Wayne Rooney. I soldi presi dalla FifPro, 200mila sterline, e il risarcimento stabilito dalla corte sono stati inghiottiti dagli avvocati e dalle spese processuali, mentre l'idea della partita-celebrazione che ci sarebbe dovuta essere è fallita e mi sono un match contro il Lille davanti ad appena 2mila persone"

 

Continua a leggere su Repubblica.it

Punteggio: 3.5 (2 voti)

Dopo il primo bicchiere di vodka


Foto su Repubblica.it

Punteggio: 3.5 (2 voti)

New York: una nuova campagna contro l'alcol

“Stop drinking while you’re still thinking” - “Smetti di bere finché sei ancora lucido” è il titolo della campagna lanciata dal Dipartimento per la Salute di New York per far fronte all’allarme alcol della Grande Mela che, solo nel 2010, annovera 1500 vittime a causa dell’assunzione di alcolici e migliaia di feriti. Solo gli interventi di emergenza nell’anno che volge al termine sono stati circa 70 mila. Ecco perché lo slogan recita: “due bicchieri fa saresti stato ancora in grado di tornare a casa da solo”. La campagna, composta da più immagini, mostra una donna ben vestita accasciata sui gradini di una casa oppure un giovane uomo in carriera vestito di tutto punto ma con il viso rovinato dai segni di un alterco al bar dopo aver alzato troppo il gomito. La campagna verrà affissa anche durante i mesi estivi e verrà realizzata anche in lingua spagnola. Il bere eccessivo inibisce il giudizio e la coordinazione, scatena la violenza e gli incidenti non intenzionali e le scoperte recenti suggeriscono che molti newyorkesi sono a rischio. Più del 40% dei bevitori adulti della città sostengono di essersi ubriacati durante il mese precedente. Il problema risulta ancora più diffuso tra i bevitori minorenni, più della metà dei quali afferma di aver avuto una sbronza il mese precedente. Thomas Farley, Commissario alla Salute di New York, ha detto che la campagna nasce dal fatto che i newyorkesi sono circondati da pubblicità di alcolici con messaggi attraenti che invece rischiano di trasformare una bella serata in un disastro.

dronet.org

Punteggio: 3.5 (2 voti)

Buongiorno sono una ragazza di 29 anni e (...)

Cara lettrice, abbiamo spostato la tua richiesta da questa zona del sito che è dedicata alle notizie, all'area DOMANDE AGLI OPERATORI dove nei prossimi giorni potrai leggere anche la nostra risposta.

Grazie,

La Redazione

Punteggio: 3.5 (2 voti)

Attenzione a droga, alcol e poco sonno: ecco come i giovani si "bevono" il cervello

Ti sei bevuto il cervello. Non è solo un luogo comune, dedicato a chi dimostra scarsa lucidità. Generazioni di adolescenti seguono stili di vita destinati a influire negativamente sulla funzione dei geni.

http://www.unionesarda.it/foto/ArticoloSezione/301071.jpg

L'Unione Sarda - L'abuso di droga, fumo, alcol, dormire poco o niente, compromettono anche lo sviluppo della corteccia cerebrale. «Perché non è del tutto vero che il futuro è scritto nei geni che ereditiamo - spiega Giovanni Biggio, presidente della Società italiana di Neuropsicofarmacologia -. Nel nostro destino interviene anche un altro elemento: l'ambiente, inteso come stile di vita. I biologi molecolari hanno scoperto da tempo che la funzione del gene può essere amplificata o ridotta».

IL CONGRESSO Se ne parlerà nel congresso internazionale "Dall'epigenetica alle basi della neurobiologia sperimentale e clinica" che si terrà alla Fiera di Cagliari da domani a sabato. La manifestazione, organizzata da Neuroscienze (la precedente edizione era stata dedicata al caposcuola cagliaritano Gianluigi Gessa) sarà l'occasione per fare il punto sullo stato dei lavori nella ricerca su alcolismo, ansia, stress, depressione, schizofrenia e tossicodipendenze, alla presenza di studiosi al massimo livello. Dal confronto fra scienziati che spostano sempre più avanti la frontiera della ricerca sulla genetica riferita a quella meravigliosa macchina che è il cervello umano, emerge un messaggio che pone l'uomo al centro del proprio destino.

GLI ADOLESCENTI Messaggio riferibile al modo di vivere di gran parte degli adolescenti. Le suggestioni create da droga, abitudine a fumo e alcol in età precoce (la prima sbronza, in Sardegna, verso i 10 - 11 anni) il desiderio di bruciare le tappe a costo di rinunciare al sonno, inducono a chiedersi: che prezzo potrebbero pagare per una vita spericolata? «Non a caso, ho voluto dedicare ai giovani una delle giornate dei lavori. Già nell'utero materno si subiscono degli input ambientali che agiscono sui geni. Lo stesso avviene in fase neonatale. Quella dell'adolescenza è ancora più delicata, perché il cervello non è ancora in fase adulta (nelle ragazzine fra i 17 e i 19 anni, nei ragazzi fra i 19 e i 22). Dati ben noti ai genitori, oggi rilevabile con un esame della corteccia cerebrale effettuato mediante risonanza magnetica».

Certi stili di vita influiscono, e in che misura, sullo sviluppo della corteccia cerebrale? «Le sostanze stupefacenti sicuramente. Soprattutto in chi nasce con delle vulnerabilità, tipo un gene che funziona male. In questi soggetti, se fumano marijuana, si registra un'incidenza di psicosi e di perdita dei processi cognitivi del 90 per cento. Gravi rischi anche per i ragazzi normali, se prendono stupefacenti».

SONNO Il discorso non riguarda solo le droghe, «io parlo di un cocktail, del quale fanno parte anche l'alcol e la deprivazione del sonno. Molti ragazzi non dormono, o invertono i cicli normali. E non lo fanno una volta ogni tanto, lo adottano come stile di vita. Che incide soprattutto nell'adolescenza, quando è in atto lo sviluppo del cervello, il cosiddetto processo di neurogenesi. Che uomini nasceranno da questa generazione? È difficile dirlo. Creeranno una società migliore di quella attuale o più aggressiva? Una cosa però è certa. Freud aveva ragione quando sosteneva che le malattie mentali hanno origine nell'infanzia e nell'adolescenza, se non addirittura nell'utero. Quando una mamma, magari vittima di abusi, ti trasmette segnali negativi che, accoppiati a geni deficitari ereditati da un genitore, danno origine al disturbo mentale».

DEPRESSIONE Oggi uno dei disturbi più diffusi è la depressione. Secondo l'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) fra 10 anni sarà la prima malattia invalidante. Per quale motivo colpisce di più le donne? «Paradossalmente, fra le donne si registra un'incidenza che va 1/2 a 1/4 di score depressivo. Forse sono molto più sensibili all'evento stressante. Ho detto "paradossalmente", perché la donna possiede una serie di ormoni, tipo il progesterone con azione ansiolitica. Presumibilmente, entrano in gioco alterazioni o nella secrezione degli ormoni, o nei sistemi con cui gli ormoni stessi dialogano».

La depressione è piuttosto diffusa anche in Sardegna. «Si stima che ne soffra il dieci per cento della popolazione (160.000 persone). Siamo nella media nazionale. Ma c'è chi ritiene che il numero dei depressi sia circa il doppio: molti non si curano o non si rendono conto di avere la malattia. Oppure, in presenza di certi sintomi, si recano dal medico di famiglia che, dopo averli sottoposti a un'infinità di esami, non riesce a formulare una diagnosi corretta per poi inviarli dallo specialista. E anche quando vanno dal medico giusto, pochissimi guariscono completamente. Gli psichiatri parlano del 30-40 per cento. Molti si illudono di esserne usciti, ma in realtà continuano ad avere i cosiddetti sintomi sottosoglia, spesso causa di recidiva».

Per curarsi, meglio i farmaci o lo psicanalista? «A mio avviso, ci vuole una combinazione dei due elementi: il farmaco e un supporto psicologico. Un tempo dominava un certo scetticismo sulla psicoterapia. Oggi, devo ammettere di essere rimasto sorpreso perché, dopo aver sottoposto un paziente in trattamento ad esami dei recettori, ho trovato dei risultati biologici».

INTELLIGENZA Sempre in tema di esami, nel congresso sono previste relazioni sulla misurazione del quoziente intellettivo sulla base dello spessore della corteccia cerebrale e della sua evoluzione nel tempo. Sembra fantascienza. «Si tratta di studi effettuati, negli anni, sullo sviluppo della corteccia in diversi gruppi di bambini. La velocità con cui il cervello elimina le cellule e le ricostituisce sembra essere cruciale per determinare il quoziente di intelligenza. Detto in termini molto semplici: più rapido è stato il processo con cui si è formata la corteccia, più alto si è rivelato il quoziente di intelligenza.

Si riuscirà, un giorno, ad aumentare l'intelligenza? «In teoria sì. L'epigenetica dimostra che, in base allo stile di vita o all'approccio che usiamo, possiamo amplificare o ridurre la funzione di certi geni. Il giorno che avremo identificato e decodificato tutti i marchi dei geni, individueremo anche i siti collegati all'intelligenza. Per essere superintelligenti, basterà attivarne alcuni e ridurne altri. Chissà se mai arriveremo a farlo. In quel caso, il libero arbitrio comincerà a ridursi, perché avremo decodificato l'intero cervello».

Lucio Salis

Punteggio: 3.5 (2 voti)