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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

I più votati, alcol

LEGAME TRA SBORNIE ADOLESCENTI E INFANZIA DIFFICILE

(AGI) - Washington, 5 lug. - Il consumo problematico di alcolici negli adolescenti potrebbe essere associato a un'infanzia difficile. Almeno questo e' quanto emerso da uno studio africano pubblicato sulla rivista 'Child and Adolescent Psychiatry and Mental Health'. I ricercatori hanno analizzato l'associazione tra esperienze infantili spiacevoli e ubriachezza in 9.189 adolescenti di eta' compresa tra i 12 e i 19 anni che vivono in Burkina Faso, Ghana, Malawi e Uganda. "In generale il 9 per cento degli adolescenti - ha detto Caroline Kabiru che ha coordinato il gruppo di ricerca dell'African Population and Health Research Center - ha riferito di aver bevuto nei 12 mesi precedenti alla ricerca". Ebbene, dai risultati e' emerso che i ragazzi che da piccoli hanno vissuto in famiglie povere che avevano difficolta' a offrire almeno una sicurezza alimentare e che sono stati maltrattati hanno avuto piu' problemi con l'alcol. A conclusioni simili sono arrivati alcuni studi precedenti effettuati in altri Paesi del mondo. Per questo i ricercatori sono convinti che aiutare i bambini ad avere infanzie meno problematiche significa ridurre il numero di adolescenti che hanno problemi di abuso di alcol. -

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Perchè i giovani bevono? Uno studio inglese

In Inghilterra cresce la preoccupazione riguardo l'abuso di alcool tra i giovanissimi. Sconcertano in particolare le conseguenze che tale comportamento produce tra gli adolescenti britannici. Negli anni il numero di violenze, infortuni e abusi sessuali è andato aumentando, in parallelo ai ricoveri ospedalieri per specifiche patologie alcooliche e alla mortalità nella fascia 25-35 anni. Inoltre, è importante l'incidenza negativa sulla performance scolastica generale. La ricerca dell'Università John Moores di Liverpool parte da un dato noto: il primo consumo avviene ad 11 anni, mentre a 15 bere è già normalità. Gli studenti di Sefton, un quartiere di Liverpool, appartenenti alla fascia età 14 – 16 anni, sono stati dunque invitati alla compilazione di un questionario. Ne è emerso che il 91.3% degli intervistati ha già consumato alcoolici in differenti occasioni, con amici (circa 70%) o parenti (22%), oppure ad un party (62,4%). Le principali ragioni di tale comportamento sono la migliore integrazione sociale - per celebrare l'evento con amici 78%, per far festa 59,5%, per divertimento 57%. Nonostante questa pratica sia confinata al fine settimana o ad eventi speciali, il consumo è molto elevato, più di 5 bicchieri in un unica occasione (binge drinking). A quei livelli di alcool è difficile immaginare integrazione sociale o divertimento. Infatti le conseguenze maggiormente riportate dagli intervistati sono episodi di violenza (48,6%). Per ostacolare questo fenomeno dilagante servirebbe quindi un cambiamento radicale dei modelli di riferimento proposti dai media, concludono i ricercatori, attraverso una ridefinizione della pubblicità sugli alcoolici e nei comportamento degli adulti.

 

www.dronet.org

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PERDERE IL CONTROLLO DELL’ALCOL: QUANDO UNA DROGA VECCHIA DIVENTA NUOVA

Per quanto possa sembrare un’affermazione provocatoria, l’alcol è una droga.
La provocatorietà risiede nel fatto che nel nostro immaginario il concetto di “droga” è connotato in maniera assolutamente negativa, mentre quello di alcol no: i due termini accostati danno origine ad una specie di ossimoro concettuale.

Come mai?

Semplice: l’alcol è una sostanza stupefacente utilizzata da così tanto tempo (si parla di millenni), talmente radicata nella nostra cultura e nel nostro stile di vita, che si può effettivamente parlare di droga culturalmente controllata: una sostanza il cui uso è, per la maggior parte dei consumatori, regolato a livello inconscio, mediante abitudini e automatismi che permettono a chiunque di stabilire quasi automaticamente se in una data situazione è lecito bere, come e quanto. Al concetto di “alcol” , inoltre, l’immaginario collettivo associa concetti e significati positivi: la festa, il brindisi, la convivialità, il cibo.

Per convincersi di questo radicamento, basta fare un piccolo esperimento. Andate da un bambino di 10 anni, e chiedetegli informazioni generiche su, ad esempio, quando secondo lui si possono bere alcolici e quando no, che effetto fanno, e via dicendo. Probabilmente la sua preparazione riguardo alle abitudini del bere vi stupirà, considerando che tutto quello che sa l’ha imparato semplicemente osservando il mondo degli adulti.

Per noi bere è normale. In Italia il vino è un sacramento laico e religioso. E questo, intendiamoci, al contrario di quanto spesso si sente dire da chi è (giustamente) preoccupato dei rischi connessi al bere, non è necessariamente un male. Anzi, rappresenta un fattore protettivo: è proprio grazie alla sacralità e alla ritualità (laiche) che noi non abbiamo fatto la fine degli indiani d’America o degli aborigeni australiani, decimati (anche) dall’introduzione dell’alcol da parte dei coloni occidentali, che esportarono la “droga” senza preoccuparsi di diffondere anche le modalità d’assunzione e le strategie di protezione (forse proprio perchè le davano assolutamente per scontate). La storiografia e l’antropologia dimostrano che ogni cultura e società ha una “droga” elettiva, la cui pericolosità è tenuta sotto controllo mediante ritualismi (religiosi o laici), convenzioni, abitudini, che permettono di godere solo degli effetti benefici e di limitare i possibili danni.

Per questo sappiamo tutti benissimo (senza che nessuno ce l’abbia mai direttamente insegnato) che bere al mattino “non si fa”, che invece si può tranquillamente durante i pasti, e persino che si deve in determinate circostanze “rituali” (impossibile non bere nemmeno un goccio a un matrimonio!). In Occidente, anche chi è astemio ritiene normale che gli altri bevano (e, all’interno della cultura giovanile, il consumo di alcune sostanze illecite si sta normalizzando in maniera analoga).

Qualcosa sta però cambiando, anzi probabilmente è già cambiato. L’aumento dei casi di alcolismo, l’abbassamento dell’età di iniziazione al bere, le stragi sulle strade, sembrano indicare che stiamo progressivamente perdendo il controllo sulla nostra “sostanza elettiva”. Il fenomeno del binge drinking(il bere grandi quantità di alcol in poco tempo con il solo scopo di ubriacarsi), abitudine maturata inizialmente tra i giovani statunitensi e poi diffusasi a partire dal Nord Europa, ha già preso piede da anni anche in Italia, non solo tra i ragazzi, portando gravi conseguenze soprattutto se si associa al consumo contemporaneo di altre sostanze.

Sembrerebbe che l’atto di bere alcolici si stia spogliando progressivamente dei suoi significati sociali “tradizionali” (o di alcuni di essi, probabilmente i più profondi), perdendo di conseguenza quei fattori protettivi che ne garantivano un uso controllato e (relativamente) privo di rischi.

Sulle modalità e le cause di questo genere di mutamento (che riguarda la trasformazione delle abitudini sociali in genere, non solo rispetto alle sostanze stupefacenti) occorre ancora indagare.

Si possono però mettere sul tavolo alcuni elementi, che senz’altro in qualche modo giocano il loro ruolo: ognuno sarà libero di sistemarli come crede, individuarne altri, e trarre le proprie conclusioni.

Cominciamo dal più ovvio: il predominio della cultura consumistica, da cui nessuno è immune.
Non occorre essere marxisti radicali o integralisti religiosi per rendersi conto che il nostro è un mondo caratterizzato dal uno stile di consumo bulimico e frenetico, e dalla mercificazione delle prassi e dei comportamenti, oltre che degli oggetti: il consumo oggi riguarda ogni aspetto dell’esistenza, e deve essere immediato e costante.
O il bicchiere è pieno, o è vuoto: quando è vuoto lo si riempie.
Ciò che conta è l’obbiettivo, non il percorso: allora il bere non è più una scusa e una modalità per stare assieme, per raggiungere lentamente e progressivamente uno stato di piacevole ebbrezza che stimoli la socializzazione, ma è un mezzo (come un altro) utile a raggiungere subito lo sballo, senza inutili e frustranti attese (la stessa cosa si può sostenere in merito allo scenario contemporaneo del consumo di droghe lecite o illecite in genere, definito da molti osservatori come un supermarket in cui le droghe vengono consumate senza distinzioni e soluzioni di continuità).

Questa società impone costantemente modelli-limite. Chiede esplicitamente o implicitamente di raggiungere il massimo nel più breve tempo possibile e in ogni circostanza: dalla cura dei problemi intestinali alla rasatura della barba, dal lavoro al divertimento. Sempre, comunque. La moderazione è una via di mezzo priva di attrattiva. Intere campagne pubblicitarie vengono impostate sull’idea di dover sempre, costantemente, superare i propri limiti. L’eccesso non è l’eccezione, ma la regola, e l’obbiettivo.

Infine, andrebbero osservate meglio alcune implicazioni della globalizzazione. Questo processo strutturale ha la conseguenza di rendere immediatamente disponibili e fruibili messaggi, simboli, stili, comportamenti e merci (di qualunque genere) che necessiterebbero di essere sedimentati culturalmente prima di venire accolti e maneggiati senza rischiare conseguenze imprevedibili. Questo si rileva facilmente prendendo di nuovo in considerazione la scena contemporanea del consumo di droghe: oggi vengono spesso “importate” sostanze psicotrope provenienti dalle zone più remote del pianeta, e utilizzate da culture e società diversissime dalla nostra (l’ayahuasca è esempio recente, meno recente è quello della salvia divinorum), avvolte in aloni affascinanti e misteriosi, ma prive delle necessarie “istruzioni” per maneggiarle con sicurezza, e soprattutto avulse dal contesto culturale e sociale che ne garantisce l’uso controllato (rischiando di far fare a noi la fine degli aborigeni). Ugualmente e contemporaneamente alle altre sostanze, vengono importati stili di consumo, atteggiamenti e comportamenti che sempre più raramente vengono filtrati dalla propria cultura di origine, e vengono invece spesso replicati pedissequamente.

In questo scenario, l’alcol diventa una droga come un’altra, perdendo le sue specificità, e avendo però il vantaggio decisivo di essere legale, quindi immediatamente disponibile per lo sballo.

Benchè siano frequenti le preoccupazioni in merito al fatto che il nostro sistema di sviluppo mette a repentaglio le tradizioni e le culture locali, a nessuno viene in mente che tale distruzione può avere ripercussioni quali appunto quella della “perdita di controllo” sull’uso di una sostanza tradizionalmente controllata. Perchè questo è quello che sta accadendo: l’alcol sta diventando una droga “nuova” e “sconosciuta”, sopratutto nella cultura giovanile, le barriere e i paletti che ne governavano l’uso stanno saltando, e la società non sa più come affrontare un fenomeno che fino a ieri era perfettamente normale. Questo sta già provocando notevoli conseguenze sociali e sanitarie, e le misure messe in atto sull’onda dell’emergenza risultano palliativi inadatti ad affrontare una questione ben più profonda.

 

http://grattaevinci.wordpress.com/perdere-il-controllo-dellalcol-quando-una-droga-vecchia-diventa-nuova/

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I picchiatori dei carabinieri non tornavano da un rave ma da una discoteca

Dopo il massacro dei carabinieri il popolo 
del rave si ribella: “Non è solo sballo e droga”

Nonostante i protagonisti del pestaggio non stessero tornando da un rave ma da una discoteca, il caso riporta d'attualità questo tipo di feste che nell'accezione comune richiamano solo all'abuso di droghe. Un fenomeno che, almeno nelle origini, al contrario voleva coniugare musica elettronica e culture giovanili, danza e protesta politica.

Il caso di cronaca avvenuto durante il ponte pasquale a Sorano, in provincia di Grosseto, ha riacceso i riflettori sul fenomeno dei rave party. Poco importa la scoperta che i giovani protagonisti del pestaggio non stessero tornando da un rave, ma da una serata brava in discoteca. Ecco i fatti. Due carabinieri sono stati pestati brutalmente da quattro ragazzi poco distante dal luogo di una di quelle feste. La colpa dei due militari? Avere fatto l’alcool test al guidatore della macchina e comunicargli che, visti i risultati, la patente gli sarebbe stata sequestrata. Tanto è bastato per far scattare la violenza contro i due agenti che sono stati pestati con pugni, calci e una spranga di ferro. I due feriti si trovano ricoverati in gravi condizioni: uno è in coma farmacologico per le percosse subite, l’altro rischia di perdere un occhio. Mentre per i quattro ragazzi (fra cui un solo maggiorenne) è stato confermato il fermo di polizia e le accuse nei loro confronti sono gravi, a partire dal duplice tentato omicidio. Al momento non sono ancora disponibili i referti tossicologici in modo da appurare se il branco abbia agito, oltre che sotto l’effetto dell’alcool, anche sotto l’effetto di qualche droga.Assieme alla condanna per l’episodio, a finire sotto accusa sono state anche questo tipo di feste che, è bene ricordarlo, sono per definizione illegali o, come dice il popolo dei rave, free e cioè libere. A cominciare dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che ha chiesto un intervento del Parlamento per “consentire ai sindaci di esercitare la loro attività di controllo”. Peccato però che i quattro protagonisti del “pestaggio di pasquetta” non stessero tornando dal rave, ma da una discoteca. E che all’origine della violenza bovina non ci fossero i contestatissimi party ma una notte di sballo nei locali fiorentini à la page. Come riportano le cronache, il branco stava andando e non tornando dalla festa illegale nella città toscana.Anche se il collegamento diretto fra il rave e l’episodio di cronaca è venuto clamorosamente a mancare, quanto accaduto a Sorano ha colpito ed è stato condannato dalla stessa comunità che frequenta e organizza questo genere di eventi. Il loro timore adesso è che la repressione contro i rave da parte delle forze di sicurezza si faccia ancora più massiccia.“I rave party sono sempre stati nell’occhio del ciclone per le loro caratteristiche di libertà e di divertimento non convenzionale – dice un organizzatore di party che non vuole rivelare il suo nome – ma è scorretto associare ai party gli episodi spiacevoli come quello di Grosseto”. Un’opinione condivisa anche da un operatore del Lab 57, un’organizzazione che si occupa di “riduzione del danno” durante le feste: “Quello che è accaduto a Sorano poteva tranquillamente accadere all’uscita di una discoteca o a qualunque altro luogo di aggregazione giovanile. Il problema della violenza cieca non riguarda i rave, piuttosto ha a che vedere con i modelli culturali della società nel suo complesso”. Non è facile entrare in contatto con i protagonisti di quel mondo, i pochi disponibili a parlare lo fanno solo sotto anonimato. “E’ perché le nostre feste sono illegali e siamo sempre sotto la lente della polizia. Anche se non facciamo niente di male”.Insomma il popolo dei party non ci sta a essere associato a quanto accaduto durante la nottata di follia di Grosseto. Eppure il connubio rave-droga-violenza per molti è un dato di fatto. “Non mi stupisce affatto questo tipo di atteggiamento – dice un dj molto famoso nel circuito delle feste – E’ perché siamo un movimento underground, che la gente conosce poco e che i giornalisti declinano con stereotipi del tipo ‘raver drogato e violento’”.Ma che cosa sono esattamente i rave party? “E un movimento che si colloca fra musica e contestazione politica che arriva in Italia dall’Inghilterra nei primi anni novanta”, dice Michele, ex dj della Tekno Mobil Squad, una delle crew più famose in Italia. “Quando organizziamo un rave party, di solito occupiamo uno stabile industriale di una qualche periferia urbana. Creiamo una Taz, una zona temporaneamente autonoma che utilizziamo per il tempo della festa e poi la restituiamo alla città”.L’origine del fenomeno coniugava la musica tecno, le culture giovanili e la protesta politica. Peccato che negli anni questi aspetti siano andati scemando tutto a vantaggio di una cultura dello sballo che di politico ha ben poco. “E’ vero – continua il dj – Ciò che era nato come un movimento underground, quindi per definizione poco diffuso e limitato ad un numero ridotto di persone, è stato gradualmente trasformato in un movimento di massa. La ‘tempesta’ di articoli che dipingevano il rave come un mercato della droga, un ritrovo di spacciatori, ha fatto sì che fosse sempre più frequentato dalle persone interessate esclusivamente a questi aspetti. Questa pubblicità negativa ha favorito l’accesso di un pubblico sbagliato”. Un circolo vizioso che si è andato autoalimentasi e quando si parla di rave, si pensa allo spaccio, al consumo e alle morti per overdose o mix fatali di sostanze. “E’ fuorviante pensare che i rave siano l’unico posto in cui la gente può sballare – attacca l’operatore di Lab 57 – In discoteca succede molto di peggio dove chi consuma droga lo fa in un ambiente poco sicuro per se stesso e per gli altri”.Il Lab 57 è un’organizzazione vicina al mondo dei rave party che si occupa di riduzione del danno. “Quando viene organizzata una festa – racconta l’esponente di Lab 57 – noi contattiamo gli organizzatori e allestiamo una zona di decompressione, al riparo dalla musica assordante, in cui distribuiamo bevande analcoliche e materiale informativo sulle varie sostanze. C’è anche un equipe pronta a intervenire in caso di abuso di qualche sostanza. Questa è quella che noi chiamiamo riduzione del danno”.Anche nel rave di Soriano era presente un’unità come la vostra? “Sì – risponde l’operatore – ma è ovvio che unità di quel tipo, che lavorano con pochissimi fondi, non riesca a intercettare le centinaia di persone che partecipano alle feste”. Dai gabinetti delle sale da ballo milanesi frequentate da veline e calciatori alle atmosfere fumose dei rave party, il binomio festa uguale sballo è sempre più presente. Con buona pace dei pionieri dei rave che pensavano di far passare un messaggio di protesta politica attraverso le casse che sparavano acid house, tecno trance o drum ‘n bass. Il problema è il consumo, non il tipo di festa, commerciale o underground, legale o illegale che sia.

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SER.T - Progetto in collaborazione con ASL di Prato, comune di Poggio a Caiano e Consulta per le politiche giovanili

Progetto in collaborazione con ASL di Prato, comune di Poggio a Caiano e Consulta per le politiche giovanili

http://www.usl4.toscana.it/

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Belluno. In coma etilico a 21 anni: gli amici lo abbandonano su una panchina

IlGazzettino.it - Ha passato la notte alla fermata dell'autobus: era in ipotermia Il sindaco: «Quei falsi amici sono potenziali assassini»

di Stefania Mattea

BELLUNO (27 settembre) - L'alcolismo giovanile in provincia di Belluno è un vero dramma. Proprio ieri l'ennesimo caso, questa volta a Pieve di Cadore. È trascorso poco più di un anno dalla vicenda del quattordicenne agordino ricoverato in coma etilico, e già un altro ragazzo rischia la vita per colpa dell’alcol. Un ventunenne di Auronzo è stato trovato ieri mattina dalla polizia municipale, avvolto in una coperta di lana e coricato sulla panchina della fermata degli autobus in piazza XX Settembre, proprio in centro del paese. Immediata la chiamata al 118 e il ricovero in ospedale. Addosso il giovane aveva solo una maglietta. Era arrivato a Pieve di Cadore per trascorrere una serata in compagnia di undici amici, all’insegna dell’alcol-party. Tutti assieme, dunque, avevano consumato alcolici in grande quantità in tre bar del centro. Ma proprio quelli che lui riteneva «suoi amici» lo hanno abbandonato nel momento del bisogno, senza neanche allertare i soccorsi. «Sembrava morto» - raccontano i vigili intervenuti sul posto - «Era in coma etilico e in ipotermia. Fortunatamente ha ripreso conoscenza ed è uscito dall'ospedale già nella mattinata». L'intervento di una persona del posto, che lo ha avvolto nella coperta, è stato provvidenziale, perchè nonostante sia settembre le temperature notturne registrate in questi giorni sono abbastanza basse. Tanto spavento anche tra gli amministratori locali per un episodio che poteva trasformarsi in tragedia. Dure la parole del sindaco del paese, Maria Antonia Ciotti: «Questi falsi amici sono dei potenziali assassini. Abbandonare un ragazzo visibilmente alterato e in coma etilico su una panchina è un segnale allarmante. Evidenzia una completa mancanza di etica e un'ingiustificabile indifferenza. Anche i gestori dei locali che servono alcolici a persone sbronze hanno una responsabilità». La prima cittadina, scossa e preoccupata per l'accaduto, lancia anche un appello: «L'alcolismo giovanile è una piaga che si sta facendo sempre più grave. Per questo invito le famiglie a vigilare maggiormente sugli adolescenti. Mi auspico che dopo questa vicenda, conclusasi per fortuna senza tragiche conseguenze, non se ne ripetano altre. Da parte mia convocherò al più presto gli esercenti di Pieve di Cadore. Quando un giovane è ubriaco, anche se è maggiorenne, non gli si deve vendere alcol».

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Oltre il Muro

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Gioventù bevuta

di Riccardo Bocca Cominciano a bere a 11 anni, a 16 sono alcolizzati. Da Napoli a Vicenza, viaggio tra i ragazzi che si stordiscono di birra, vino, liquori. Una generazione che si ubriaca per trovare un'identità e sentirsi libera http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2043300

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I 6 spaventosi effetti dell'alcol sul cervello

www.lastampa.it  - Quello che è bene sapere sui danni cerebrali dell'alcol

 

Inebriante, riscaldante, eccitante, disinibente, scacciapensieri… qualunque sia l'aggettivo che volete affibbiare all'alcol dovete anche tener conto di quello che inevitabilmente porta con sé il suo uso o abuso, che non si limita a essere un semplice aggettivo ma una realtà inquietante. Sono almeno 6 gli effetti dell'alcol sul cervello e li ha sintetizzati il dr. Dr. Izak Loftus, patologo forense del Pathcare-group in Sudafrica. Secondo gli esperti il tasso di alcol nel sangue dipende dalla quantità che ne viene assunta: fino a che si riesce a smaltire questo aumenta relativamente, nel momento in cui il livello raggiunge l'impossibilità di essere smaltito allora la concentrazione nel sangue aumenta e continua a crescere, anche dopo aver smesso di bere. L'alcol continua così a essere assorbito attraverso lo stomaco che lo contiene. Ma quali sono gli effetti dell'alcol sul cervello e di conseguenza sull'organismo? Ecco i 6 maggiori fenomeni nell'elenco stilato dal dr. Izak Loftus. - Primo effetto: giovialità. La prima parte dell'organismo a essere colpita dagli effetti dell'alcol è quella relativa alle inibizioni. Sono i lobi frontali del cervello le aree preposte alla gestione delle inibizioni, l'autocontrollo, la forza di volontà, la capacità di discernimento e attenzione. Queste sono le prime aree ad essere colpite. - Secondo effetto: la fase "macchia". È la fase in cui vengono intaccate le abilità motorie. Si ha difficoltà nel parlare e coordinare le frasi. Le abilità motorie sono compromesse e anche le abilità sensoriali subiscono delle alterazioni. Possono comparire brividi. Terzo effetto: difficoltà visive. Il terzo effetto in ordine di apparizione causa problemi alla vista. La capacità di percezione visiva diventa limitata. L'esperienza di difficoltà visive si estende alla percezione della distanza e della attenta valutazione degli oggetti e accadimenti. La comprensione della grandezza delle cose e la visione periferica diviene difficoltosa: è in questa fase che le persone divengono a rischio di lesioni o morte in seguito a cadute o incidenti. Quarto effetto: la caduta. Subito dopo la compromissione della vista avviene la compromissione dell'equilibrio. Questa fase amplifica gli effetti della precedente mettendo a serio rischio di cadute e incidenti la persona. Qui non è più solo il cervello a essere colpito dall'alcol, ma anche il cervelletto. Quinto effetto: instabilità. È la fase in cui ci si sente altamente instabili poiché l'onda dell'alcol si blocca nel cervello. Ci si sente sopraffatti, stanchi. Si crolla e, spesso, si inizia a tremare e vomitare. Si può sperare che i riflessi non siano così compromessi da intaccare la respirazione che potrebbe tradursi in una inalazione del vomito con soffocamento e potenziale morte. Altra fase che si può raggiungere è la soppressione della coscienza e il coma. Sesto effetto: l'ombra della morte. È la fase "finale", quella in cui i centri di controllo gettano la spugna. Nel caso l'onda alcolica raggiunga il tronco cerebrale si è in pericolo di vita. I centri di controllo della respirazione e della circolazione sanguigna sono soppressi e quindi si può anche morire. Dopo questo illuminante elenco di possibili conseguenze dell'abuso di alcol, forse sarà il caso di pensarci due volte (o anche tre) prima di decidere di prendersi una bella sbornia. (lm&sdp)

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Alcolismo, gli uomini sono più vulnerabili

 

A parità di alcol, il loro cervello prova un piacere maggiore di quello femminile

Matteo Clerici, su Newsfood.com

 

Gli uomini sono più soggetti all'alcolismo delle donne. All'origine del fenomeno un meccanismo biologico: il cervello maschile secerne più dopamina (il "neurotrasmettitore del piacere") rendendo più difficile dire basta.

Questa la scoperta di una ricerca dell'Università di Yale e dell'Università di Columbia, diretta dalla dottoressa Anissa Abi-Dargham e pubblicata su "Biological Psychiatry".

La squadra di lavoro ha messo sotto esame alcuni studenti universitari, d'entrambi i sessi. Tali soggetti hanno consumato una bevanda, mentre il loro cervello veniva sottoposto a PET (tomografia con emissione di positrone). La scansione ha rivelato come, a parità di alcol ingerito, il cervello degli uomini era investito da maggiori quantità di dopamina. Inoltre, il neurotrasmettitore tendeva a depositarsi principalmente nel corpo striato ventrale, un'area del cervello fortemente associata al piacere e alla formazione delle dipendenze.

Conclude perciò la dottoressa Abi-Dargham: "Il declino nel rilascio della dopamina una volta smaltito l'effetto dell'alcol può essere alla base di episodi reiterati di consumo pesante di alcol e potrebbe rappresentare uno dei motivi che portano alla dipendenza dall'alcol".

FONTE: Nina B.L. Urban, Lawrence S. Kegeles, Mark Slifstein, Xiaoyan Xu, Diana Martinez, Ehab Sakr, Felipe Castillo, Tiffany Moadel, Stephanie S. O'Malley, John H. Krystal, Anissa Abi-Dargham, "Sex Differences in Striatal Dopamine Release in Young Adults After Oral Alcohol Challenge: A Positron Emission Tomography Imaging Study With [11C]Raclopride Original Research Article", Biological Psychiatry, Volume 68, Issue 8, 15 October 2010, Pages 689-696, doi:10.1016/j.biopsych.2010.06.005

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Codice della Strada: cos'è cambiato con le nuove modifiche

Andrialive - I destinatari delle nuove regole sono soprattutto i giovani. Le novità maggiori previste dalla riforma del codice della strada riguardano l'alcol: divieto assoluto di bere per i neopatentati, i giovani fino a ventuno anni; divieto di vendita e somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche nelle stazioni di servizio autostradali a partire dalle dieci di sera; nei locali notturni è vietato vendere e somministrare bevande alcoliche di qualsiasi tipo dalle ore 3 alle ore 6. Obbligatorio esporre anche le tabelle illustrative sugli effetti dannosi dell’alcol e un test volontario per rilevare il proprio tasso alcolemico. Se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale è disposto il fermo amministrativo del veicolo e qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/1), la patente di guida è revocata. E quando gli accertamenti forniscono esito positivo o quando si ha ragionevole motivo di ritenere che il conducente del veicolo si trovi sotto l'effetto conseguente all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, i conducenti, nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l'integrità fisica, possono essere sottoposti ad accertamenti clinico-tossicologici e strumentali su campioni di mucosa del cavo orale prelevati a cura di personale sanitario ausiliario delle forze di polizia. Inasprimento delle sanzioni per chi trucca le minicar sulle quali si prevede ora l'obbligo delle cinture di sicurezza; divieto per coloro ai quali venga revocata la patente di guidare ciclomotori o minicar. Di grande rilievo anche la previsione della sicurezza stradale come materia obbligatoria in tutte le scuole di ogni ordine e grado. La Legge che ha avuto il via libera dal Senato è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 175 del 29 luglio 2010.

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Droga e alcol L’impegno di una società che deve educare

Il Giornale - Genova. Secondo i dati 2008 dell'Osservatorio Epidemiologico regionale per le tossicodipendenze sono circa 64 mila le persone in Liguria che hanno provato almeno una volta la cocaina e più di 300 mila quelle che hanno fatto uso di cannabis: la fascia di maggior consumo rimane quella tra i 15 e i 34 anni. Per non parlare degli alcolici: secondo la rivista medica The Lancet, nel 2009 le morti per consumo da alcol rappresentano il 52% di tutti i decessi nella fascia di età tra i 15 e i 54 anni. Un allarme che l'associazione Lighthouse Genova 12 ha raccolto e al quale ha dedicato il convegno «Per una società educante» ospitato dal liceo Andrea D'Oria: «L'associazione nasce con l'intento di dialogare con le istituzioni - spiega il presidente di Lhg12, Paolo Martinelli - I nostri obiettivi sono quelli di creare gruppi di lavoro concreto proprio per facilitare la cooperazione. Il primo sarà dedicato alla figura dell'amministratore di sostegno. Il tutto a titolo gratuito». Sulla stessa lunghezza d'onda i medici Giorgio Schiappacasse e Gianni Testino, che sottolineano l'importanza di inserire le associazioni nel percorso clinico di un paziente, dandogli la possibilità di sentirsi 'persona' e di reinserirsi nel contesto sociale. Applausi anche a Don Nicolò Anselmi: «L'adulto ha un ruolo determinante, è chiamato a dare il buon esempio e deve essere sostenuto nelle sue funzioni educative. Ma purtroppo quella dimensione famigliare di quartiere si è venuta a perdere, mettendo in difficoltà le famiglie che sono abbandonate al loro ruolo educativo senza nessun aiuto. Bisogna arrivare al concetto di società educante, nel quale tutti sono responsabili».

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