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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

I più votati, alcol

I picchiatori dei carabinieri non tornavano da un rave ma da una discoteca

Dopo il massacro dei carabinieri il popolo 
del rave si ribella: “Non è solo sballo e droga”

Nonostante i protagonisti del pestaggio non stessero tornando da un rave ma da una discoteca, il caso riporta d'attualità questo tipo di feste che nell'accezione comune richiamano solo all'abuso di droghe. Un fenomeno che, almeno nelle origini, al contrario voleva coniugare musica elettronica e culture giovanili, danza e protesta politica.

Il caso di cronaca avvenuto durante il ponte pasquale a Sorano, in provincia di Grosseto, ha riacceso i riflettori sul fenomeno dei rave party. Poco importa la scoperta che i giovani protagonisti del pestaggio non stessero tornando da un rave, ma da una serata brava in discoteca. Ecco i fatti. Due carabinieri sono stati pestati brutalmente da quattro ragazzi poco distante dal luogo di una di quelle feste. La colpa dei due militari? Avere fatto l’alcool test al guidatore della macchina e comunicargli che, visti i risultati, la patente gli sarebbe stata sequestrata. Tanto è bastato per far scattare la violenza contro i due agenti che sono stati pestati con pugni, calci e una spranga di ferro. I due feriti si trovano ricoverati in gravi condizioni: uno è in coma farmacologico per le percosse subite, l’altro rischia di perdere un occhio. Mentre per i quattro ragazzi (fra cui un solo maggiorenne) è stato confermato il fermo di polizia e le accuse nei loro confronti sono gravi, a partire dal duplice tentato omicidio. Al momento non sono ancora disponibili i referti tossicologici in modo da appurare se il branco abbia agito, oltre che sotto l’effetto dell’alcool, anche sotto l’effetto di qualche droga.Assieme alla condanna per l’episodio, a finire sotto accusa sono state anche questo tipo di feste che, è bene ricordarlo, sono per definizione illegali o, come dice il popolo dei rave, free e cioè libere. A cominciare dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che ha chiesto un intervento del Parlamento per “consentire ai sindaci di esercitare la loro attività di controllo”. Peccato però che i quattro protagonisti del “pestaggio di pasquetta” non stessero tornando dal rave, ma da una discoteca. E che all’origine della violenza bovina non ci fossero i contestatissimi party ma una notte di sballo nei locali fiorentini à la page. Come riportano le cronache, il branco stava andando e non tornando dalla festa illegale nella città toscana.Anche se il collegamento diretto fra il rave e l’episodio di cronaca è venuto clamorosamente a mancare, quanto accaduto a Sorano ha colpito ed è stato condannato dalla stessa comunità che frequenta e organizza questo genere di eventi. Il loro timore adesso è che la repressione contro i rave da parte delle forze di sicurezza si faccia ancora più massiccia.“I rave party sono sempre stati nell’occhio del ciclone per le loro caratteristiche di libertà e di divertimento non convenzionale – dice un organizzatore di party che non vuole rivelare il suo nome – ma è scorretto associare ai party gli episodi spiacevoli come quello di Grosseto”. Un’opinione condivisa anche da un operatore del Lab 57, un’organizzazione che si occupa di “riduzione del danno” durante le feste: “Quello che è accaduto a Sorano poteva tranquillamente accadere all’uscita di una discoteca o a qualunque altro luogo di aggregazione giovanile. Il problema della violenza cieca non riguarda i rave, piuttosto ha a che vedere con i modelli culturali della società nel suo complesso”. Non è facile entrare in contatto con i protagonisti di quel mondo, i pochi disponibili a parlare lo fanno solo sotto anonimato. “E’ perché le nostre feste sono illegali e siamo sempre sotto la lente della polizia. Anche se non facciamo niente di male”.Insomma il popolo dei party non ci sta a essere associato a quanto accaduto durante la nottata di follia di Grosseto. Eppure il connubio rave-droga-violenza per molti è un dato di fatto. “Non mi stupisce affatto questo tipo di atteggiamento – dice un dj molto famoso nel circuito delle feste – E’ perché siamo un movimento underground, che la gente conosce poco e che i giornalisti declinano con stereotipi del tipo ‘raver drogato e violento’”.Ma che cosa sono esattamente i rave party? “E un movimento che si colloca fra musica e contestazione politica che arriva in Italia dall’Inghilterra nei primi anni novanta”, dice Michele, ex dj della Tekno Mobil Squad, una delle crew più famose in Italia. “Quando organizziamo un rave party, di solito occupiamo uno stabile industriale di una qualche periferia urbana. Creiamo una Taz, una zona temporaneamente autonoma che utilizziamo per il tempo della festa e poi la restituiamo alla città”.L’origine del fenomeno coniugava la musica tecno, le culture giovanili e la protesta politica. Peccato che negli anni questi aspetti siano andati scemando tutto a vantaggio di una cultura dello sballo che di politico ha ben poco. “E’ vero – continua il dj – Ciò che era nato come un movimento underground, quindi per definizione poco diffuso e limitato ad un numero ridotto di persone, è stato gradualmente trasformato in un movimento di massa. La ‘tempesta’ di articoli che dipingevano il rave come un mercato della droga, un ritrovo di spacciatori, ha fatto sì che fosse sempre più frequentato dalle persone interessate esclusivamente a questi aspetti. Questa pubblicità negativa ha favorito l’accesso di un pubblico sbagliato”. Un circolo vizioso che si è andato autoalimentasi e quando si parla di rave, si pensa allo spaccio, al consumo e alle morti per overdose o mix fatali di sostanze. “E’ fuorviante pensare che i rave siano l’unico posto in cui la gente può sballare – attacca l’operatore di Lab 57 – In discoteca succede molto di peggio dove chi consuma droga lo fa in un ambiente poco sicuro per se stesso e per gli altri”.Il Lab 57 è un’organizzazione vicina al mondo dei rave party che si occupa di riduzione del danno. “Quando viene organizzata una festa – racconta l’esponente di Lab 57 – noi contattiamo gli organizzatori e allestiamo una zona di decompressione, al riparo dalla musica assordante, in cui distribuiamo bevande analcoliche e materiale informativo sulle varie sostanze. C’è anche un equipe pronta a intervenire in caso di abuso di qualche sostanza. Questa è quella che noi chiamiamo riduzione del danno”.Anche nel rave di Soriano era presente un’unità come la vostra? “Sì – risponde l’operatore – ma è ovvio che unità di quel tipo, che lavorano con pochissimi fondi, non riesca a intercettare le centinaia di persone che partecipano alle feste”. Dai gabinetti delle sale da ballo milanesi frequentate da veline e calciatori alle atmosfere fumose dei rave party, il binomio festa uguale sballo è sempre più presente. Con buona pace dei pionieri dei rave che pensavano di far passare un messaggio di protesta politica attraverso le casse che sparavano acid house, tecno trance o drum ‘n bass. Il problema è il consumo, non il tipo di festa, commerciale o underground, legale o illegale che sia.

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SER.T - Progetto in collaborazione con ASL di Prato, comune di Poggio a Caiano e Consulta per le politiche giovanili

Progetto in collaborazione con ASL di Prato, comune di Poggio a Caiano e Consulta per le politiche giovanili

http://www.usl4.toscana.it/

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Belluno. In coma etilico a 21 anni: gli amici lo abbandonano su una panchina

IlGazzettino.it - Ha passato la notte alla fermata dell'autobus: era in ipotermia Il sindaco: «Quei falsi amici sono potenziali assassini»

di Stefania Mattea

BELLUNO (27 settembre) - L'alcolismo giovanile in provincia di Belluno è un vero dramma. Proprio ieri l'ennesimo caso, questa volta a Pieve di Cadore. È trascorso poco più di un anno dalla vicenda del quattordicenne agordino ricoverato in coma etilico, e già un altro ragazzo rischia la vita per colpa dell’alcol. Un ventunenne di Auronzo è stato trovato ieri mattina dalla polizia municipale, avvolto in una coperta di lana e coricato sulla panchina della fermata degli autobus in piazza XX Settembre, proprio in centro del paese. Immediata la chiamata al 118 e il ricovero in ospedale. Addosso il giovane aveva solo una maglietta. Era arrivato a Pieve di Cadore per trascorrere una serata in compagnia di undici amici, all’insegna dell’alcol-party. Tutti assieme, dunque, avevano consumato alcolici in grande quantità in tre bar del centro. Ma proprio quelli che lui riteneva «suoi amici» lo hanno abbandonato nel momento del bisogno, senza neanche allertare i soccorsi. «Sembrava morto» - raccontano i vigili intervenuti sul posto - «Era in coma etilico e in ipotermia. Fortunatamente ha ripreso conoscenza ed è uscito dall'ospedale già nella mattinata». L'intervento di una persona del posto, che lo ha avvolto nella coperta, è stato provvidenziale, perchè nonostante sia settembre le temperature notturne registrate in questi giorni sono abbastanza basse. Tanto spavento anche tra gli amministratori locali per un episodio che poteva trasformarsi in tragedia. Dure la parole del sindaco del paese, Maria Antonia Ciotti: «Questi falsi amici sono dei potenziali assassini. Abbandonare un ragazzo visibilmente alterato e in coma etilico su una panchina è un segnale allarmante. Evidenzia una completa mancanza di etica e un'ingiustificabile indifferenza. Anche i gestori dei locali che servono alcolici a persone sbronze hanno una responsabilità». La prima cittadina, scossa e preoccupata per l'accaduto, lancia anche un appello: «L'alcolismo giovanile è una piaga che si sta facendo sempre più grave. Per questo invito le famiglie a vigilare maggiormente sugli adolescenti. Mi auspico che dopo questa vicenda, conclusasi per fortuna senza tragiche conseguenze, non se ne ripetano altre. Da parte mia convocherò al più presto gli esercenti di Pieve di Cadore. Quando un giovane è ubriaco, anche se è maggiorenne, non gli si deve vendere alcol».

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Oltre il Muro

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Gioventù bevuta

di Riccardo Bocca Cominciano a bere a 11 anni, a 16 sono alcolizzati. Da Napoli a Vicenza, viaggio tra i ragazzi che si stordiscono di birra, vino, liquori. Una generazione che si ubriaca per trovare un'identità e sentirsi libera http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2043300

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Codice della Strada: cos'è cambiato con le nuove modifiche

Andrialive - I destinatari delle nuove regole sono soprattutto i giovani. Le novità maggiori previste dalla riforma del codice della strada riguardano l'alcol: divieto assoluto di bere per i neopatentati, i giovani fino a ventuno anni; divieto di vendita e somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche nelle stazioni di servizio autostradali a partire dalle dieci di sera; nei locali notturni è vietato vendere e somministrare bevande alcoliche di qualsiasi tipo dalle ore 3 alle ore 6. Obbligatorio esporre anche le tabelle illustrative sugli effetti dannosi dell’alcol e un test volontario per rilevare il proprio tasso alcolemico. Se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale è disposto il fermo amministrativo del veicolo e qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/1), la patente di guida è revocata. E quando gli accertamenti forniscono esito positivo o quando si ha ragionevole motivo di ritenere che il conducente del veicolo si trovi sotto l'effetto conseguente all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, i conducenti, nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l'integrità fisica, possono essere sottoposti ad accertamenti clinico-tossicologici e strumentali su campioni di mucosa del cavo orale prelevati a cura di personale sanitario ausiliario delle forze di polizia. Inasprimento delle sanzioni per chi trucca le minicar sulle quali si prevede ora l'obbligo delle cinture di sicurezza; divieto per coloro ai quali venga revocata la patente di guidare ciclomotori o minicar. Di grande rilievo anche la previsione della sicurezza stradale come materia obbligatoria in tutte le scuole di ogni ordine e grado. La Legge che ha avuto il via libera dal Senato è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 175 del 29 luglio 2010.

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Alcolismo, gli uomini sono più vulnerabili

 

A parità di alcol, il loro cervello prova un piacere maggiore di quello femminile

Matteo Clerici, su Newsfood.com

 

Gli uomini sono più soggetti all'alcolismo delle donne. All'origine del fenomeno un meccanismo biologico: il cervello maschile secerne più dopamina (il "neurotrasmettitore del piacere") rendendo più difficile dire basta.

Questa la scoperta di una ricerca dell'Università di Yale e dell'Università di Columbia, diretta dalla dottoressa Anissa Abi-Dargham e pubblicata su "Biological Psychiatry".

La squadra di lavoro ha messo sotto esame alcuni studenti universitari, d'entrambi i sessi. Tali soggetti hanno consumato una bevanda, mentre il loro cervello veniva sottoposto a PET (tomografia con emissione di positrone). La scansione ha rivelato come, a parità di alcol ingerito, il cervello degli uomini era investito da maggiori quantità di dopamina. Inoltre, il neurotrasmettitore tendeva a depositarsi principalmente nel corpo striato ventrale, un'area del cervello fortemente associata al piacere e alla formazione delle dipendenze.

Conclude perciò la dottoressa Abi-Dargham: "Il declino nel rilascio della dopamina una volta smaltito l'effetto dell'alcol può essere alla base di episodi reiterati di consumo pesante di alcol e potrebbe rappresentare uno dei motivi che portano alla dipendenza dall'alcol".

FONTE: Nina B.L. Urban, Lawrence S. Kegeles, Mark Slifstein, Xiaoyan Xu, Diana Martinez, Ehab Sakr, Felipe Castillo, Tiffany Moadel, Stephanie S. O'Malley, John H. Krystal, Anissa Abi-Dargham, "Sex Differences in Striatal Dopamine Release in Young Adults After Oral Alcohol Challenge: A Positron Emission Tomography Imaging Study With [11C]Raclopride Original Research Article", Biological Psychiatry, Volume 68, Issue 8, 15 October 2010, Pages 689-696, doi:10.1016/j.biopsych.2010.06.005

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Droga e alcol L’impegno di una società che deve educare

Il Giornale - Genova. Secondo i dati 2008 dell'Osservatorio Epidemiologico regionale per le tossicodipendenze sono circa 64 mila le persone in Liguria che hanno provato almeno una volta la cocaina e più di 300 mila quelle che hanno fatto uso di cannabis: la fascia di maggior consumo rimane quella tra i 15 e i 34 anni. Per non parlare degli alcolici: secondo la rivista medica The Lancet, nel 2009 le morti per consumo da alcol rappresentano il 52% di tutti i decessi nella fascia di età tra i 15 e i 54 anni. Un allarme che l'associazione Lighthouse Genova 12 ha raccolto e al quale ha dedicato il convegno «Per una società educante» ospitato dal liceo Andrea D'Oria: «L'associazione nasce con l'intento di dialogare con le istituzioni - spiega il presidente di Lhg12, Paolo Martinelli - I nostri obiettivi sono quelli di creare gruppi di lavoro concreto proprio per facilitare la cooperazione. Il primo sarà dedicato alla figura dell'amministratore di sostegno. Il tutto a titolo gratuito». Sulla stessa lunghezza d'onda i medici Giorgio Schiappacasse e Gianni Testino, che sottolineano l'importanza di inserire le associazioni nel percorso clinico di un paziente, dandogli la possibilità di sentirsi 'persona' e di reinserirsi nel contesto sociale. Applausi anche a Don Nicolò Anselmi: «L'adulto ha un ruolo determinante, è chiamato a dare il buon esempio e deve essere sostenuto nelle sue funzioni educative. Ma purtroppo quella dimensione famigliare di quartiere si è venuta a perdere, mettendo in difficoltà le famiglie che sono abbandonate al loro ruolo educativo senza nessun aiuto. Bisogna arrivare al concetto di società educante, nel quale tutti sono responsabili».

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ALCOL:E' ITALIANO IL CELLULARE CHE CAPISCE SE SI E'BEVUTO TROPPO

(ANSA) - ROMA, 07 SET - Presto anche il cellulare sara' in grado di dire se una persona ha bevuto troppo per mettersi al volante, grazie a un sistema brevettato da due ricercatori italiani che in questi giorni e' in mostra all'Expo di Shanghai. A realizzarlo il chirurgo ferrarese Gianfranco Azzena e l'ingegnere padovano Antonio La Gatta, gli stessi che hanno realizzato il sistema 'Angel', che non fa partire l'auto se il guidatore ha un tasso alcolemico troppo alto. "Questo sistema in realta' e' un'estensione di Angel - spiega Azzena, che sta volando in Cina per presentare i due dispositivi - utilizza lo stesso algoritmo applicato pero' al cellulare". Quello realizzato dai due ricercatori e' un sistema di sensori in grado di verificare la quantita' di alcol presente nell'alito e di 'comunicarlo': "Per il cellulare abbiamo realizzato un portachiavi che comunica tramite il Bluetooth - spiega La Gatta - ma il dispositivo e' cosi' piccolo che puo' essere inglobato nel telefonino. Oltre al sensore, che da solo non sarebbe sufficiente, c'e' un algoritmo matematico che permette di ottenere un dato sicuro anche se varia la distanza da cui si effettua il test". Per il sistema Angel, che permette addirittura di distinguere se ad aver assunto troppo alcol e' il guidatore o uno dei passeggeri, ci sono gia' diverse richieste: "Siamo in contatto con molte case automobilistiche italiane ed europee - conferma La Gatta - e grazie alla presenza a Shanghai si sono interessate anche aziende del resto del mondo". (ANSA).

 

L'Unità

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Etilometri Viaggio all'interno della giungla che li regolamenta

«Il «palloncino» della discordia
La normativa permette di fare test anche con strumenti non omologati e meno sicuri

http://iltempo.ilsole24ore.com/2008/12/10/962778-palloncino_della_discordia.shtml

Ben vengano, dunque, i controlli (in questa sede ci occuperemo soltanto di alcool), ma utilizzare alcool-test inadeguati può essere forviante e provocare seri danni: a chi li utilizza, all'ambiente ed agli eventuali agenti che se ne servono.
Ormai, poi, il Decreto Sicurezza del 23 maggio 2008 ha aggiornato il Codice della Strada ed ha di nuovo elevato il "rifiuto", al rango di sanzione penale. Stando al dettato normativo, l'alcool test può essere effettuato in due fasi: una di pre-screening o qualitativa, l'altra con l'etilometro, che fa prova legale. L'etilometro è uno strumento estremamente preciso, che deve essere sottoposto all'omologazione del Ministero dei Trasporti ed assicura il pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie ed un minimo margine di errore, comunque favorevole all'automobilista testato.
Per quanto riguarda, invece, gli apparecchi utilizzati per il pre-screening, siamo in piena Babilonia (non ce ne vogliano gli antichi iracheni), perché, udite udite: non necessitano dell'omologazione e gli articoli 186 e 187 del il Codice della Strada, non dettano i parametri che un "test affidabile" dovrebbe avere. Questi sistemi si suddividono in tre categorie: elettronici, salivari e fiale monouso (i comuni palloncini), che sono anche le più pratiche, le più igieniche e le più usate. Gli accertamenti possono essere effettuati da: Polizia, Carabinieri, Vigili Urbani, Polizia Provinciale, Penitenziaria e Forestale e Guardia di Finanza.
Con gli strumentini non omologati, ognuno se la giostra come vuole, ogni corpo di Polizia, Vigili Urbani, ecc, analizza e decide l'acquisto. Eccoci arrivati al punto: con l'etilometro omologato si può stare tranquilli, ma con i test monouso si rischiano brutte sorprese. Prendiamo il caso delle fialette/palloncino, molte di queste funzionano con un reagente pericolosissimo, il "dicromato di potassio". A leggere le specifiche su una scheda tecnica, c'è da rabbrividire: è cancerogeno, è pericoloso per l'ambiente e difficile da smaltire, può provocare infertilità, è molto tossico per inalazione, è nocivo a contatto con la pelle e può anche provocare accensione di materiali combustibili ed esplodere.
Recenti missive esplicative del Ministero della Salute ribadiscono che: detto componente deve ritenersi pericoloso, anche a norma di Direttive Ce, che deve essere destinato solo ad utilizzatori professionali e che i prodotti che lo contengono, destinati al pubblico, devono essere ritirati dal commercio. Ma noi siamo gente curiosa, spaziando per l'etere virtuale abbiamo saggiato un po' il mercato e, a fronte dei numerosissimi alcool-test monouso in vendita "dappertutto", del tipo a fialetta o palloncino, ne abbiamo trovato uno soltanto che vanta, chiaramente, la totale assenza del dicromato di potassio. Altri prodotti si limitano ad omettere le specifiche chimiche dei reagenti e compiere analisi approfondite è costoso e complicato.
Di certo c'è soltanto che il dicromato di potassio ha un colore giallastro (attenzione a tutte quelle fialette che mostrano granuli di quel colore) e che diventa verde se il "soffiatore" ha la fiatata alcolica. Diffidate gente, diffidate. Un ultima cosa: se viaggiate in auto con tutti gli occupanti "ciucchi", ogni tanto aprite i finestrini, altrimenti potreste rischiare di risultare positivi anche se astemi.
 

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ADOLESCENZA STUPEFACENTE. I giovani e le droghe

problema “droga” riguarda una certa invisibilità dove si determina e si manifesta l'assenza di regolamenti specifici su come la scuola deve agire e comportarsi per intervenire circa la questione spinelli e droghe.
L'assenza di una regolamentazione di questo tipo significa che persiste la mancanza di cultura, di modi di ragionare e di porsi, su come affrontare la situazione “droga” tra i giovani.

Gli insegnanti tendono a vedere determinate condizioni e situazioni in modo abbastanza condiviso, ad esempio, per quanto riguarda il problema spinelli: la questione va trattata all'interno dell'interazione e relazione educativa dell'intervento pedagogico, mentre la famiglia va convocata in un secondo tempo, come se il primo passo fosse un trattamento della questione all'interno della relazione educativa con lo studente, che agisce un atteggiamento generale riguardante una “scarsa motivazione”.
Il trattamento educativo dovrebbe essere regolato tramite un attento controllo, se la scuola tiene presente che la questione va trattata anche con l'aumento della prevenzione, probabilmente si otterrebbero dei risultati motivanti anche indipendentemente da denunce, da sanzioni, da multe.
Le risposte dei ragazzi rispetto a quali provvedimenti adottare sono orientate verso la dimensione sanzionatoria che gli insegnanti esercitano meno, privilegiando appunto l'intervento educativo.
I ragazzi sono sempre più rigidi quando si ragiona sulle trasgressioni e si pongono dal punto di vista di chi deve intervenire.
Tutti manifestano l'idea che l'intervento della denuncia, delle forze dell'ordine, sia qualcosa che viola la cittadella della scuola e la preziosità della relazione educativa.
Spesso l'idea di ricorrere alla denuncia concerne gli spacciatori esterni, fuori dalle mura della scuola e dall'alveo della famiglia. Questo orientamento si scontra con questioni legali molto complesse sul consumo e lo spaccio di droghe.
Nell'ambito dell'argomento della visibilità o invisibilità, della comunicazione o non comunicazione, su queste problematiche sussistono molte riflessioni, ma il problema consiste nel confrontarsi vicendevolmente.
I ragazzi producono rappresentazione e idee sempre in movimento rispetto alla cultura delle droghe che risale agli anni '70. Nella transizione adolescenziale le sostanze possono costituire una prima esperienza che ad un'età più avanzata può portare al consumo di sostanze più gravi e mortali.
I fattori motivazionali che determinano la scelta delle varie sostanze sono differenti. Quando pensiamo all'uso in adolescenza di sostanze, siamo culturalmente invasi da uno stato d'allarme e di ansia perché la nostra cultura ha recepito il fatto che nell'arco degli ultimi venti anni, l'utilizzo delle sostanze in adolescenza è aumentato in modo molto consistente.
Questo tipo di allarme che compare spesso sulla stampa, nei testi divulgativi, tra le conversazioni, non produce una vera conoscenza del fenomeno.
Affermare che l'uso di sostanze in adolescenza è aumentato in modo vertiginoso, non significa sapere molto su qual è la relazione fra gli adolescenti e l'assunzione di sostanze.
Da un lato l'utilizzo della cannabis è davvero diffusissimo, dall'altro la relazione tra l'adolescenza e queste droghe può essere di tipi diversi.
L'uso di sostanze in adolescenza non è dipendente, ma nel corso evolutivo giovanile sono presenti degli stili di utilizzo delle sostanze tra cui l'assunzione dipendente risulta assente.
L'uso di sostanze di tipo dipendente si presenta maggiormente nella fascia d'età giovane-adulta ossia dai 20 ai 30 anni.
D'altra parte è vero che le sostanze illegali subiscono un andamento di utilizzo che presenta il suo apice tra i 20 e i 30 anni e poi decade drasticamente.
Mentre le sostanze legali come alcool, nicotina e psicofarmaci sono droghe dell'età adulta, ossia permangono nell'utilizzo per tutto il corso della vita.
Nell'universo dell'assunzione di sostanze sussiste una gamma di vicinanza alle droghe che va da un contatto episodico, sporadico, di poco peso, in modo progressivo, differenziato, fino ad un utilizzo molto critico che riguarda un numero di soggetti limitato, prefigurando una situazione per cui nel corso della prima adolescenza l'uso più frequente è di tipo esperienziale, ossia il contatto con la sostanza riguarda la possibilità di praticare nuove esperienze in tutti gli ambiti della vita tramite l'evasione e le trasgressioni.
L'utilizzo della cannabis, insieme all'alcool e alla nicotina, sono talmente diffuse tra i giovani anche se spesso in forme appunto non gravi, così da diventare degli elementi della costruzione dell'identità giovanile.
L'estrema diffusione di queste sostanze fa diventare le droghe psicoattive appunto, uno dei tanti elementi su cui ogni adolescente si confronta.
Nella generazione degli anni 70 un ragazzo che voleva fare uso di cannabis doveva cercarla attivamente con una forte motivazione per reperire un gruppo adatto con cui condividere l'esperienza e naturalmente uno spacciatore.
Invece ai ragazzi di oggi questo tipo di sperimentazione avviene in modo facilitato perché sempre nella loro cerchia amicale, scolastica e sociale possono accedere a queste sostanze senza dover fare scelte molto motivate e drastiche.
E' più difficile per gli adolescenti dover decidere di non provare l'esperienza, piuttosto che accettarla, perché provare la cannabis è un rituale assai diffuso.
I soggetti impulsivi, poco riflessivi, con scarsi supporti famigliari possono avere più occasioni e possibilità di scadere nella devianza con l'utilizzo di sostanze come esperienza fondamentale nella propria vita, ma se si osserva il fenomeno in un'ottica clinica, la discriminante principale tra un utilizzo sporadico, blando, occasionale, che si potrebbe definire come non significativo, e un utilizzo problematico, frequente che può mettere in difficoltà un soggetto, riguarda essenzialmente la questione della decisione di una strategia d'azione per cui la sostanza con effetto psicoattivo viene a far parte di una forma di cura di sé che permette di integrare il principio psicoattivo nella propria vita, quasi come se si assumesse uno psicofarmaco.
Questo elemento di cura di sé prevede una certa frequenza e assiduità nell'assunzione.
Il giovane senza un uso continuativo e consistente non muta il suo equilibrio fisico e psichico, ma trasforma solo la propria immagine sociale.
Si intende per cura di sé un palliativo alla difficoltà di tollerare l'ansia e i pensieri turbolenti del processo di crescita, nell'ambito di un senso di fragilità e vulnerabilità della propria immagine interna che genera il dolore mentale della percezione di sé come personaggio incerto, instabile, insicuro in continua transizione.

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ALCOOL: PEGGIO DI DROGA? PER ESPERTI ITALIANI E' ASSURDITA'

http://crmblog.blogs.com/crm_blog/images/bicchiere.jpg(AGI) - Campobasso, 11 nov. - Le conclusioni di uno studio di David Nutt, ex capo della commissione governativa inglese sulle droghe, secondo il quale, l'alcol sembra essere molto piu' dannoso di qualsiasi droga in circolazione, non convincono gli esperti italiani. "Un'assurdita' - e' il commento corale allo studio pubblicato su The Lancet - non c'e' nessun riferimento alle dosi. Considerare l'alcol peggio dell'eroina rappresenterebbe uno choc da cui e' difficile riprendersi, ma lo e' ancora di piu' - spiega una nota dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore - centro ricerche Formazione ad Alta Tecnologia nelle Scienze Biomediche di Campobasso - resistere alla tentazione di sbatterlo in prima pagina, sapendo di avere in mano una vera e propria bomba ad orologeria. Le vittime in questo caso sono le migliaia di persone che al risveglio si sono sentite dare del tossicodipendente. Si',perche' se l'alcol e' peggio dell'eroina o del crack vuol dire che chi lo consuma abitualmente e' a conti fatti un tossicomane. Secondo Giovanni de Gaetano, direttore dei Laboratori di Ricerca dell'Universita', "apprendere dai media che i due bicchieri di vino o la birretta che uno si concede serenamente in famiglia o con gli amici gli costeranno una dipendenza che paghera' e fara' pagare a caro prezzo non e' certo una bella notizia. Ma purtroppo e' in questi termini che l'opinione di David Nutt sta arrivando nelle case della gente e sulle scrivanie degli addetti ai lavori. La classificazione delle sostanze 'pericolose' e' stata fatta tenendo conto soltanto dei danni potenziali derivanti da ogni sostanza. E' come se classificassimo i farmaci antitumorali solo sulla base dei loro effetti collaterali, senza tener conto dei loro effetti benefici. E' da notare poi - aggiunge de Gaetano - che lo scopo dichiarato dell'esercizio di Nutt e colleghi e' stato quello di valutare i danni causati dal cattivo uso (misuse) di sostanze farmacologiche (drugs). In medicina le valutazioni si fanno sempre sul rapporto benefici/rischi, mai sugli uni o gli altri separatamente"."Il controverso neuropsicofarmacologo inglese - spiega la nota- parla senza filtri e probabilmente senza preoccuparsi troppo delle conseguenze delle sue affermazioni. Il suo, nonostante sia stato ospitato sulle gloriose colonne di The Lancet, non e' propriamente uno studio scientifico sugli effetti dell'alcol, bensi' un rimpasto sociologico di informazioni. In pratica, l'ex esponente della commissione scientifica indipendente sulle droghe ha attribuito un punteggio a ciascun elemento potenzialmente dannoso per la salute e per la societa'. Nel calderone sono finiti indistintamente, tabacco, droghe di ogni ordine e grado, alcol, acido idrossi-butirrico e funghi. Ma l'alcol di cui parla Nutt e' lontano anni luce da quello che la scienza considera un valido aiuto per la salute". Per Fulvio Ursini, professore Ordinario di Biochimica all'Universita' di Padova, "L'alcolismo e' cosa ben diversa dal bere moderatamente un bicchiere di vino ai pasti o sorseggiare una birra in compagnia. E' come dire che bere l'acqua fa male considerando il numero di annegati per poi giungere alla conclusione che l'acqua andrebbe bandita. O analogamente considerare le automobili piu' pericolose delle armi da fuoco perche' causano piu' decessi. Ignorare, come fa Nutt, il ruolo della dose e la numerosita' del campione significa letteralmente 'dare i numeri. Stupisce che una seria rivista scientifica abbia offerto le sue pagine a uno studio simile". Francesco Orlandi, professore ordinario di Gastroenterologia nell'Universita' degli Studi di Ancona, riprende una riflessione di Curtis Ellison, professore alla Harvard University di Boston: "Nella nostra societa' l'uso degli automezzi provoca perdite umane molto superiori all'uso delle armi da fuoco, ma non si puo' mettere nel piatto della stessa bilancia la vettura di famiglia ed un mitra costruito per uccidere. Il comitato inglese ha commesso un grossolano errore di metodo, indicato come"floating denominator problem" nella nomenclatura epidemiologica e traducibile nel popolaresco ma efficace "confondere le mele con le pere". Demonizzare l'oggetto e' facile ma deviante, ed e' socialmente pericoloso perche' una considerazione sbagliata getta discredito su dieci raccomandazioni giuste. La promozione della temperanza e' la vera sfida per i nostri ragazzi, circondati da continui stimoli a comportamenti compulsivi, dalle calorie alla musica assordante fino all'happy hour e alle notti bianche". "L'alcol, bevuto moderatamente, si e' rivelato un ottimo alleato per la salute delle persone, mostrando effetti benefici sul fronte cardiovascolare non solo in termini di prevenzione primaria, ma anche dopo un evento cardiovascolare" spiega ancora de Gaetano. "Ci siamo a lungo interrogati se fosse il caso di suggerire ai colleghi clinici di avvisare i loro pazienti cardiovascolari circa le proprieta' benefiche del bere moderato- concludono i tre scienziati italiani - Siamo ancora di questa opinione. Ma a giudicare dai tempi che corrono, rischiamo di finire tra gli spacciatori di droga ".

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