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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

I più votati, alcol

La crisi del proibizionismo in America Latina

di Maurizio Stefanini


Limes - Il Premio Nobel per la Letteratura peruviano Mario Vargas Llosa; lo scrittore messicano Carlos Fuentes; gli ex presidenti Fernando Henrique Cardoso (Brasile), César Gaviria (Colombia), Ernesto Zedillo (Messico); l’ex segretario dell'Onu Kofi Annan; il fondatore della Virgin Richard Branson; l’ex alto commissario per i Diritti umani dell’Onu Louise Arbour; l’ex rappresentante dell’Unione Europea Javier Solana; l’ex numero uno della Banca centrale degli Stati Uniti Paul Volcker. Queste persone hanno un orientamento ideologico piuttosto eterogeneo, ma tendente più verso il centrodestra che verso il centrosinistra.

 

Il presidente boliviano Evo Morales è invece considerato di sinistra radicale, malgrado l'eclettismo del suo indigenismo. Il governo messicano è espressione del Partito di azione nazionale (Pan) del presidente Calderón, di centrodestra. Il governo brasiliano è infine una grande coalizione il cui nucleo è il Partito dei lavoratori (Pt) della presidentessa Dilma Rousseff e del suo predecessore Lula, di sinistra.

 

Eppure, il “radicale” Morales e il gruppo di personalità “moderate” citate, che rappresentano poi una “Commissione globale sulle politiche della droga” presieduta da Cardoso, condividono la stessa idea, che in Europa è considerata “di sinistra”, per quanto queste etichette possano ancora essere valide: l’approccio proibizionista al problema della droga non funziona.

 

Anzi, semmai è Morales, ad avere un approccio lievemente più a “destra”: sempre a patto di considerare valida una convenzione che forse dovrebbe evocare più certe canzoni di Giorgio Gaber o certi film di Nanni Moretti che non la politologia, e secondo la quale l’antiproibizionismo sui narcotici starebbe a sinistra e il proibizionismo a destra. L’appello all’Onu che lo scorso 2 giugno ha rivolto la Commissione di Cardoso era improntato infatti all'antiproibizionismo.

 

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Lavorare molto triplica il rischio di alcolismo

(Adnkronos/Adnkronos Salute) - Forse non e' sempre "l'ozio il padre dei vizi". Anche il troppo lavoro puo' avvicinare alle cattive abitudini, in particolare alla bottiglia. Il rischio di alcolismo, infatti, sembrerebbe triplicare tra gli stacanovisti, secondo uno studio neozelandese pubblicato su 'Addiction'. Le persone che lavorano 50 o piu' ore alla settimana sono, rispetto a quelli che non lavorano, da 1,8 a a 3,3 volte piu' vulnerabili a questa dipendenza.

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SESSO: NO AD ALCOL E FUMO, UNO STILE DI VITA MALSANO PORTA A DISFUNZIONI

(ASCA) -  Essere in sovrappeso, non svolgere attività fisica, fumare, bere alcol e fare uso di sostanze stupefacenti: uno stile di vita non salutare è strettamente connesso a problematiche dal punto di vista sessuale. Soprattutto per gli uomini. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Sexual Medicine da un gruppo di ricercatori danesi dello Statens Serum Institut di Copenaghen che hanno studiato i dati raccolti su 5552 uomini e donne tra i 16 e i 97 anni.

I ricercatori, guidati da Morten Frisch, hanno rilevato che mettere in pratica anche solo alcuni dei fattori presi in considerazione dallo studio porta a un aumento del rischio di non avere una vita sessuale regolare fino al 78% negli uomini e fino al 91% nelle donne. E, nello specifico, tra gli uomini il rischio di andare incontro a disfunzioni aumenta fino al 71% per i soggetti in sovrappeso - e in particolare con obesità addominale - e di oltre l'800% negli uomini che fanno uso di droghe pesanti. Tra le donne i ricercatori hanno invece rilevato che quelle che fanno uso di hashish corrono un rischio di avere anorgasmia (difficoltà o impossibilità a raggiungere l'orgasmo) 3 volte maggiore rispetto alle non utilizzatrici. «Conoscere le possibili conseguenze negative di uno stile di vita malsano per la salute sessuale - spiega Frisch - può aiutare le persone a smettere di fumare, consumare meno alcolici, fare più esercizio fisico e perdere peso». 

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CURARE L'ANSIETA' CON DROGHE O ALCOL CAUSA DIPENDENZA

 (AGI) - Montreal, 4 ago. - Le persone che bevono o fanno uso di droghe per attenuare l'ansieta', aumentano considerevolmente il rischio di sviluppare un conclamato abuso di tali sostanze diventandone dipendenti. Lo studio e' stato condotto da un team di ricercatori canadesi dell'Universita' di Manitoba, Winnipeg, ed e' stato pubblicato negli Archives of General Psychiatry. Si tratta del primo studio che cerca di risolvere la questione, spesso capziosa, se le persone angosciate che ricorrono all'automedicazione dell'ansia con abuso di farmaci e droghe sono gia' dei tossicodipendenti o se diventano dei tossicodipendenti in seguito al ricorso incontrollato a queste sostanze. Facendo leva su un sondaggio nazionale effettuato negli Stati Uniti su problemi di alcolismo e malattia mentale, i ricercatori sono stati in grado di seguire quasi 35.000 persone in tre anni. Di coloro che avevano dei disturbi d'ansia all'inizio dello studio e hanno detto di ricorrere all'alcol per curare da se' tali disturbi, il 13 per cento ha sviluppato alcolismo; mentre tra coloro che non hanno fatto ricorso a queste forme di automedicazione, solo circa il 5 per cento si e' "attaccato" alla bottiglia. Le stesse proporzioni sono state rilevate anche in riferimento alle persone che hanno usato droghe per calmare i loro nervi. Secondo i ricercatori "l'automedicazione dell'ansia con queste sostanze si rivela dunque un terreno assai scivoloso". "Un'altra possibilita' - concludono - e' che l'inaccettabilita' sociale del consumo di tali sostanze puo' generare il desiderio di evitare il contatto sociale in coloro che si avviano all'uso di altre droghe".

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Alcol e adolescenza: uno studio britannico sui fattori chiave che influiscono sull’uso

Fonte: Joseph Rowntree Foundation 


Titolo originale e autori: Young people, alcohol and influences. Giugno 2011-Pamela Bremner et Al.


Scarso controllo da parte dei genitori, frequenti uscite con i coetanei, prossimità con un parente che beve, atteggiamento positivo nei confronti dell’alcol. Sarebbero questi, secondo uno studio realizzato dalla Fondazione britannica “Joseph Rowntree” i fattori capaci di influire maggiormente sullo sviluppo di modelli di comportamento a rischio da parte degli adolescenti nei confronti dell’alcol.
Per realizzare lo studio è stato preso in esame un campione di oltre 5mila teen-agers britannici con età compresa tra i 13 e 14 anni (gruppo 1), con follow-up all’età di 15-16 (gruppo 2). L’obiettivo era quello di individuare eventuali fattori predittivi del comportamento verso l’alcol. Il 70% dei ragazzi con età tra i 13 e 14 anni ha provato l’alcol mentre tale valore sale all’89% nel gruppo di età compresa tra i 15 e 16. Si inizia a bere il primo drink a 12 anni, di solito per festeggiare un’occasione particolare. La tipologia di bevanda va dagli alcopops nella prima adolescenza per poi passare a birra o superalcolici. 
Amici e parenti giocano un ruolo chiave nella possibilità o meno di sviluppare comportamenti pericolosi nei confronti del bere e sono proprio i genitori che, solitamente, fanno conoscere l’alcol ai ragazzi per la prima volta. 
In generale, nel passaggio dai 13 ai 16 anni, il sondaggio mostra un progressivo aumento nei consumi alcolici da parte di chi beve, sia nella quantità che nella frequenza. Ugualmente cresce il numero delle ubriacature già sperimentate dal 54% dei 13enni e dal 79% dei 16enni, di cui oltre il 52% ammette di averne avute diverse. 
Ultimo, ma non meno importante, è il fattore legato all’aspettativa nei confronti dell’alcol. I ragazzi infatti mostrano reazioni molto diverse se esso viene associato al divertimento o se invece viene legato alla paura di stare male o di diventare dipendenti. 

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ENERGY DRINK, NASCE IL SITO INFORMATIVO DEL MINISTERO

http://infoenergydrink.it/ e' il sito informativo, frutto della collaborazione tra il ministero della Gioventu' e l'Associazione italiana dei produttori di bevande analcoliche (Assobibe), concepito con l'obiettivo di fornire un'informazione completa e attendibile sugli Energy Drink per favorire il consumo consapevole e responsabile. Ben l'87% degli italiani, secondo un'indagine Swg-Assobibe, si dichiara non sufficientemente informato su questi prodotti. Infoenergydrink.it, attraverso 4 sezioni, accompagna il consumatore nella comprensione delle caratteristiche degli Energy Drink con informazioni accurate sugli ingredienti, sulla sicurezza del prodotto ed anche indicazioni rivolte ad alcune categorie sensibili quali, ad esempio, bambini e donne incinte. Il sito risponde all'esigenza di chiarire che cosa si intende quando si parla di "Energy Drink" nel nostro Paese: bevande analcoliche funzionali, con un effetto stimolante e combinazioni uniche di ingredienti caratterizzanti, quali caffeina, taurina, vitamine e altre sostanze aventi un effetto nutrizionale o fisiologico. Sul sito sono presenti anche le raccomandazioni per le persone sensibili alla caffeina, come donne in stato di gravidanza o bambini ed, in generale, tutte le indicazioni che possono aiutare il consumatore ad operare una scelta responsabile. Il sito "infoenergydrink.it rappresenta la prosecuzione dell'impegno che il ministero della Gioventu' profonde per la promozione della salute e il benessere dei giovani nonche' per la diffusione, tra loro, di stili di vita salutari- dichiara il ministro Giorgia Meloni- La strada da noi sempre percorsa nell'allestimento delle iniziative destinate alle nuove generazioni continua ad essere quella del coinvolgimento delle parti sociali, istituzionali e imprenditoriali piu' presenti nella quotidianita' dei giovani italiani e di rendere i giovani stessi protagonisti delle scelte che li riguardano". Il sito infoenergydrink.it, ha dichiarato Aurelio Ceresoli, presidente di Assobibe- e' un ulteriore tassello che testimonia l'impegno dei nostri produttori nella promozione di un consumo responsabile e consapevole delle bevande commercializzate". Per rendere il sito di facile consultazione ed utilizzo e' disponibile anche un quiz, per valutare la propria conoscenza sugli Energy Drink, ed una sezione speciale dedicata ai falsi miti. 

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Vuoi bere senza ubriacarti? Ecco come

 

Il Wall Street Journal regala qualche semplice consiglio per non finire preda dell’etilometro

Giornalettismo - Bere senza ubriacarsi è possibile. E così si può cedere ai piaceri dell’alcool senza rischiare, ad esempio, di pagarla cara nella prova dell’etilometro. Federico Rampini su Repubblica riporta un articolo del Wall Street Journal che parla della “matematica dell’alcolismo”:

Partendo da un mistero: perché l’effetto dell’alcol è variabile, spesso imprevedibile? Perché ad alcuni “dà alla testa” prima? Quali sono le bevande più micidiali? C’è chi crede di aver bevuto “un paio di birrette” innocenti e si trova in manette, con l’etilometro ben oltre lo 0,08% di alcol nel sangue, che corrisponde a 0,8 g/l, che è consentito sulle strade americane (solo agli adulti, attenzione: sotto i 21 anni lo zero assoluto è tassativo). Alcune regole sono di buon senso comune, spiega Samir Zakhari che dirige il National Institute of Alcohol Abuse. Un buon vino sorseggiato lentamente finisce nel sangue in modo graduale, a differenza di un liquore buttato giù d’un sorso. Donne e anziani raggiungono più rapidamente la soglia d’intossicazione. I cocktail che mescolano alcol e bevande gassate arrivano nella circolazione sanguigna più in fretta perché il gas irrita le pareti gastriche e accelera l’assorbimento. Per le mescolanze di alcol con bevande zuccherate o caffeinate c’è un effetto- illusione, l’evidenza empirica dimostra che i consumatori hanno tendenza ad ingurgitare questi mix in maggiori quantità.

 

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Solitudine peggio del fumo o l’alcol

La solitudine fa male quanto, se non peggio, del fumo o dell’alcol. Lo studio

La Stampa - Essere soli, l’isolamento sociale, pare nuoccia gravemente alla salute, al pari di fumo e alcol. Ecco quanto suggerito da uno studio condotto dallo psicologo americano John Cacioppo, secondo il quale l’essere isolati dal contesto sociale, a lungo temine, è dannoso al pari di fumarsi almeno 15 sigarette al giorno o essere alcolizzati.

Questi sono i possibili paragoni del danno causato dall’essere soli – che non significa essere single o vedovi, ma essere socialmente isolati, senza rapporti con altre persone.
Sebbene si possa essere “soli” anche in mezzo alla folla, è risaputo e suggerito da numerosi studi che le persone con una nulla o povera rete sociale sono ad aumentato rischio di demenza precoce, problemi cardiovascolari, pressione alta, e perfino di cancro.
Ma non solo: il sistema immunitario pare sia meno attivo se si è soli, e le persone che vivono in solitudine sono più soggette alle infezioni virali rispetto al resto della popolazione che ha rapporti sociali attivi.

 

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Ecco il vino senza alcol


Daily-wired.it - ll vino fa buon sangue, recita un noto adagio popolare. E il modo migliore per godere delle proprietà salutari è quello di berne un bel bicchiere. Tuttavia in alcuni casi non si può proprio fare. Pensiamo alle donne incinte o ai malati che non possono concedersi neanche un po’ di alcol, oppure a chi non può bere per motivi religiosi.

Eppure, esiste un modo per poter beneficiare dei polifenoli, gli antiossidanti che rendono il vino una bevanda “salutare”, senza però correre il rischio di ingurgitare anche una piccola dose di alcol. La soluzione di chiama “decostruzione molecolare del vino”, un metodo per estrarre i polifenoli e usarli per creare bevande analcoliche e cosmetici che hanno le stesse proprietà del vino. In futuro, sarà possibile usare la stessa tecnica per “arricchire” anche altri prodotti.


La settimana scorsa in Spagna è stato inaugurato il principale impianto di “decostruzione molecolare” per la produzione di bevande analcoliche a partire dal vino. E’ situato in una delle zone viticole più prestigiose della Spagna, Valbuena de Duero (Valladolid) e appartiene al gruppo vinicolo Matarromera, presente nelle quattro denominazioni di origine del Duero: Ribera del Duero, Rueda, Cigales e Toro.

Dal 2008, Matarromera commercializza una bevanda elaborata con vini di qualità senza alcol (meno di 1 grado). Martedì scorso, la società ha presentato il suo ultimo prodotto, EminaZero, una bibita con una gradazione alcolica pari 0,0 gradi creata con i vini delle sue prestigiose cantine.
Queste bevande si realizzano a partire dal vino finito. Sono quindi diversi dal mosto. Da un lato si separano gli aromi dall’altro si toglie l’alcol. Si mescolano di nuovo gli aromi con il liquido dealcolizzato e si ottiene una bevanda che conserva ancora il contenuto di polifenoli.

Il processo di decostruzione segue tre fasi. Durante dearomatizzazione, i composti aromatici (più volatili) vengono separati dal vino. Ogni parte è conservata in un deposito refrigerato. La seconda fase consiste nel rimuovere l’alcol dal liquido dearomatizzato. Anche in questo caso, si ottengono 2 parti: etanolo di circa 60 gradi e vino senza aroma e alcool. A questo punto bisogna solo reintegrare il vino dealcolizzato con la parte che contiene gli aromi et voilà il prodotto ottenuto mantiene tutte le qualità organolettiche del vino originale, ma non le calorie. 
 
 
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Estate alcolica: in vacanza ci sarà il boom della “sbornia”

Cesdop.it - Si accorcia di anni, anche di decenni, l'attesa di vita per i giovani e i giovanissimi alla ricerca dello sballo da alcool, fenomeno che si dilata in maniera esponenziale soprattutto nei fine settimana e nei periodi di vacanza grazie alle maggiori occasioni di socializzazione e al controllo dei genitori che si allenta.
E la sbornia di ultima generazione ha anche un nome: si chiama binge drinking e consiste nel bere una grande quantità di alcol molto velocemente per ubriacarsi il prima possibile. Un eccesso già di per sé dannoso che, se ripetuto costantemente nel tempo - soprattutto in presenza di problemi come l'obesità o di altri aspetti caratteristici della sindrome metabolica che vedono al centro della problematica il fegato grasso -, diventa una vera e propria bomba ad orologeria in grado di accorciare sensibilmente le aspettative di vita.
La conferma arriva da uno studio condotto dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e pubblicato sulla rivista scientifica Alcohol and Alcoholism, che ha preso in esame l'associazione e l'amplificazione dei danni al fegato generati da alcool e obesità insieme. Due concause che non si sommano, ma si moltiplicano esponenzialmente.
Secondo le ultime statistiche (ISS), in Italia a darsi alla bottiglia sin dalla tenera età è il 42% dei ragazzi e il 21% delle ragazze minorenni. L'alcool seduce anche i bambini: 18 su 100, decisamente al di sotto dei 16 anni, hanno adottato almeno un comportamento a rischio alcool-correlato.
E se i numeri sull'abuso di alcolici tra giovanissimi spaventano, non meno impressionanti quelli legati all'obesità e al sovrappeso, problemi che interessano ben 1 bambino su 3. E quando obesità e alcool si incontrano ne esce un mix pericoloso quanto quello creato dal suo opposto: il digiuno prolungato per incrementare l'effetto "sballo" da consumo di alcool, fenomeno (detto drunkoressia) particolarmente diffuso tra le ragazzine.
"Quello che stiamo osservando nei nostri ragazzi è il costante aumento della presenza di problemi al fegato cronici e progressivi (infiammazione, steatosi, fibrosi) che compromettono la struttura dell'organo stesso fino alla perdita totale della sua funzione – sottolinea Valerio Nobili, Responsabile Epatopatie metaboliche e autoimmuni dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù -. Nel nostro Paese si stima circa un milione di bambini con fegato grasso, ai quali vanno aggiunti quelli con sindrome metabolica e quindi a rischio di infarcire il fegato di grasso, nonché i ragazzi-bevitori, esposti allo stesso identico rischio. La risultante di questo processo sarà un impennarsi della spesa sanitaria per le cure richieste da questa patologia e un numero sempre più grande di adolescenti col fegato compromesso che saranno adulti malati e quindi ancor più bisognosi di cure mediche. E' obbligo istituzionale e dovere morale di noi pediatri intervenire per arginare la pandemia -alcool e fegato grasso-".

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Giovani e alcol in piazza: il 70% comincia prima dei 15 anni


PadovaOggi - Il Comune ha svolto assieme all'associazione Fuori Target un'indagine in piazza delle Erbe, luogo di ritrovo per eccellenza per i ragazzi padovani. 210 le prove etilometriche effettuate: 112 oltre il limite di 0,5 grammi per litro previsto dalla legge, con un tasso medio di 1

A 15 anni hanno già preso la prima sbronza. Il 70% ha già bevuto almeno una volta prima di questa età. A serata, bevono anche più di quattro bicchieri di alcolici. Il 60% non è consapevole del proprio tasso alcolemico, magari prima di mettersi alla guida.

 
L'INDAGINE. È l'istantanea fotografata dall'indagine promossa dall'assessorato alle Politiche sociali del comune di Padova in collaborazione con l'associazione Fuori Target il mercoledì sera in piazza delle Erbe. Quattro le uscite dei ragazzi dell'associazione tra aprile e maggio, nell'ambito dell'iniziativa "Che piazza", per un totale di 210 prove etilometriche: 112 sono risultate oltre il limite di 0,5 grammi per litro previsto dalla legge, facendo registrare un tasso alcolemico medio di 1. I ragazzi sottoposti ad alcoltest hanno un'età media di 24 anni: è stato chiesto loro anche di compilare un breve questionario.
 
SENSIBILIZZAZIONE. "I dati che abbiamo raccolto sono in linea con quelli nazionali - riferisce l'assessore alle Politiche sociali Fabio Verlato - che ci dicono che almeno il 70% dei ragazzi comincia a bere prima dei 15 anni. Un dato molto preoccupante, perché sappiamo che in un adolescente l'alcol produce più danni rispetto che in un adulto. Nel momento in cui abbiamo informato i ragazzi dei rischi correlati nel caso ad esempio si fossero messi alla guida, abbiamo osservato una modifica del comportamento: hanno deciso di aspettare che il tasso di alcol nel sangue scendesse o di far guidare altri. E l'efficacia di questa azione di sensibilizzazione l'abbiamo registrata nel calo del numero degli incidenti alcolcorrelati e delle patenti ritirate nelle serate in cui siamo stati in piazza”.
 
ETILOMETRI E ALTERNATIVE. “Ritengo sarebbe utile diffondere l'uso dell'etilometro nei locali, nelle discoteche – ha aggiunto l'assessore - per fornire ai ragazzi una percezione corretta del proprio stato. È certamente più complesso riuscire a farli smettere di bere: dobbiamo dare ai ragazzi delle alternative, delle opportunità d'impegno”.
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Nel dna europeo un interruttore della golosità per i cibi che fanno male

 
La Stampa - Scoperto nel Dna degli europei un “interruttore genetico” che accende la passione per grassi e alcolici. È quanto dimostra una ricerca pubblicata sul Journal of Neuropsychopharmocology da Alasdair MacKenzie, dell’università di Aberdeen in Scozia.

Fermo restando che per mantenersi in linea, quindi in salute, è necessario in primis svolgere attività fisica e non eccedere nel cibo, seguendo una dieta varia ed equilibrata, è pur vero che anche il nostro corredo genomico è stato più volte chiamato in causa per il suo ruolo nell’obesità. Non solo la tendenza a ingrassare sarebbe ereditaria ma, come sta progressivamente emergendo, potrebbero avere una base genetica anche certi comportamenti a tavola come la voglia incontenibile di junk food.



Non è la prima volta, infatti, che si parla di geni che predispongono alla golosità per il cibo spazzatura, snack e dolci: per esempio uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine da esperti della University of Dundee mostra che la mutazione a carico di un gene, FTO, è associata alla preferenza individuale per i cibi non salutari ricchi di grassi e zuccheri nei bambini.



I ricercatori scozzesi hanno a loro volta trovato un “interruttore genetico della golosità” che, dicono, “decide” le nostre inclinazioni a tavola inducendoci a mangiare tanti grassi e a bere alcolici. Si tratta dell’interruttore del gene “Galanina” attivo nel centro dell’appetito, l’ipotalamo.



L’”«interruttore europeo” della Galanina funziona troppo, spiega MacKenzie, quindi ci induce a eccedere in grassi e alcol. Nel Dna degli asiatici, invece, c’è un interruttore più “soft” che garantisce un maggior controllo a tavola. Il nostro interruttore della golosità è forse un’eredità ricevuta dai nostri antenati che per sopportare le condizioni ostili dei luoghi in cui abitavano avevano bisogno di mangiare grasso e bere alcol. Ma noi occidentali non soffriamo certo la fame e il freddo, quei geni della golosità, dunque, ormai ci sono solo da intralcio programmando in noi la passione per cibi che fanno male.

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