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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

I più votati, alcol

Harry Potter e la battaglia contro l'alcol

 A ridosso dell’uscita nelle sale dell’ultimo capitolo di Harry Potter la star Daniel Radcliffe rivela di aver smesso di bere dopo una lunga battaglia contro l'alcol.

Il 22enne attore ha rivelato alla rivista GQ di essersi reso conto della progressiva dipendenza dall’ alcol e di non averne bevuto una goccia da agosto 2010.

 Ha spiegato di essersi appoggiato all’alcol  perché infatuato dell’idea di avere uno stile di vita da star trasgressiva, ma che in realtà non era per nulla adatta a lui.

Daniel ha anche ammesso che la vita con la sua ragazza, la cui identità non è ancora stata rivelata, è diventata più facile da quando ha deciso di diventare totalmente un bravo ragazzo.
Ha aggiunto a GQ magazine: “Sono felice di avere un rapporto sereno con la mia ragazza, dove ogni attimo è piacevole ed io non sono “rimbambito” tutto il tempo.

“Per quanto mi piacerebbe essere una persona che va ai party ogni sera e beve drink questo stile di vita non funziona per me; amo piuttosto stare a casa a leggere o parlare con qualche amico, ridendo e facendo battute stupide così come accade a tutti i ragazzi non invasi dalla popolarità".

“Non c'è da vergognarsi nell’apprezzare la vita tranquilla, questa è stata la realizzazione più grande per me in questi ultimi anni”.

Daniel lo vedremo presto al cinema nel finale del film Harry Potter e i doni della morte parte II, l’attore che attualmente è protagonista di uno spettacolo a Broadway ha detto di sperare di essere in grado di forgiare una brillante carriera nel mondo cinematografico una volta finito l’evento boom Potter. Il giovane attore grazie al personaggio di Harry Potter nato dai romanzi di JK Rowling, ha accumulato una fortuna che si stima essere di circa 48 milioni di dollari; tuttavia ha detto che non ha intenzioni di sperperare i suoi sudati risparmi in automobili o prostitute così come è accaduto ad altri suoi colleghi.

www.net1news.org/harry-potter-e-la-battaglia-contro-lalcol.html

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Genitori che bevono, figli che bevono

Il gusto per gli alcolici si trasmette da padre (o madre) a figlio

Un sondaggio della Joseph Rowntree Foundation

 

NEWSFOOD.COM - I peccati dei genitori ricadono sui figli, anche quelli alcolici. I minori che hanno genitori bevitori hanno anche più probabilità di cadere in tale vizio.

A spiegarlo, un sondaggio della Joseph Rowntree Foundation, ente della Gran Bretagna che si occupa di ricerca e sviluppo sociale, con particolare attenzione alle dipendenze.

Gli scienziati hanno lavorato su 5700 ragazzi (età 13-16 anni), ponendo domande sul rapporto col bicchiere, sia dei giovani che dei loro genitori. 

In base ai dati l'età più calda è il biennio 15-16, con il 52% dei soggetti che hanno ammesso una o più ubriacature contro il 25% dei ragazzi di 13-14 anni nella stessa situazione.

Inoltre, gli scienziati JFR hanno evidenziato alcuni fattori di rischio.

In generale, meno il ragazzo è seguito dalla famiglia, più aumenta il pericolo di alcolismo.

L'amore per gli spiriti in bottiglia cresce se il giovane guarda film VM 18 senza sorveglianza o sopratutto se tra i parenti prossimi vi è qualche bevitore pesante. In questo caso, il rischio di eccessi raddoppia.
Per usare le parole di Claire Turner, portavoce della Fondazione: "Questa ricerca dimostra che i genitori possono avere maggiore influenza sul comportamento dei propri figli adolescenti, come forse molti hanno pensato. Cosa dicono e come si comportano entrambi i genitori ha un forte impatto sul bere degli adolescenti, bere regolarmente, e bere in eccesso".

Stessa crescita potenziale di rischio se il soggetto esce con compagnie di amici che hanno il bere come occupazione principale. E se le uscite diventano quotidiane, il rischio quadruplica.

Conclude allora Turner: "I risultati [del sondaggio] suggeriscono che gli sforzi per migliorare il comportamento riguardo il bere tra i giovani, a livello di politica nazionale sono, più diretti a sostenere ed educare i genitori. Questo dovrebbe includere messaggi positivi per i genitori su come essi possono influenzare il comportamento dei loro figli e sottolineare l'importanza del consumo di alcol dei genitori e su come i loro ragazzi vedono e pensano al riguardo. Le scuole potrebbero anche essere un canale di informazione, ricevendo messaggi mirati ai genitori incoraggiando azioni in momenti specifici dello sviluppo dei loro figli".

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

www.jrf.org.uk (Sito della Joseph Rowntree Foundation)

Matteo Clerici

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CON VUOTI MEMORIA DOVUTI A ALCOL PIU' A RISCHIO INCIDENTI

(AGI) - Washington, 30 giu. - L'alcol vi provoca spesso vuoti di memoria? Attenti, perche' allora avete una probabilita' maggiore di avere incidenti sotto l'influenza di un bicchierino di troppo. Secondo una ricerca durata due anni e condotta su 800 studenti universitari e oltre 150 studenti laureati in cinque universita' americane, sia ragazzi che ragazze che avevano sperimentato nel mese precedente anche solo uno o due 'black-out alcolici' nella loro memoria, aumentavano di circa il 57 per cento la probabilita' di ferirsi in qualche incidente causato dal troppo bere. Lo studio, comparso sulla rivista Injury Prevention, e' stato condotto nell'ambito del College Health Intervention Project Study (CHIPS) e ha riguardato soggetti che avevano dichiarati problemi con l'alcol. In 28 giorni, i volontari avevano consumato una media di 82 drink nel caso maschile e 59 in quello femminile. I 'blackout alcolici' consistono nell'incapacita' di ricordare eventi e non sono legati alla perdita di coscienza ma semplicemente al consumo eccessivo di alcolici. Ricerche precedenti hanno indicato che l'alcol altera la comunicazione fra i neuroni dell'ippocampo che intervengono nella formazione della memoria. Ma, secondo appunto lo studio coordinato da un gruppo di scienziati della University of Wisconsin, questi fenomeni potrebbero avere anche portare ulteriori eventi sgradevoli, rendendo piu' vulnerabili, in un secondo momento, agli infortuni e agli incidenti. Nel 2001, sono stati circa 600 mila gli studenti universitari americani che sono risultati feriti in incidenti causati dal troppo bere, e 2000 i morti nel 2005 in circostanze dello stesso genere.

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Binge-drinking è "bersi" il cervello. Assottiglia anche la corteccia


Un nuovo studio sul "binge-drinking", il bere alcolici fino a che non se ne può più, sottolinea ancora una volta la pericolosità di questa moda che si sta imponendo anche in Italia dopo essere stata "importata" dal nord Europa. Il cervello di chi si sbronza tenderebbe ad "assottigliarsi".

Mainfatti.it - Bere sino a "non poterne più" per arrivare a perdere conoscenza (o quasi), è una moda assurda che si sta imponendo anche in Italia dopo essere stata "inventata" nel nord Europa. Si chiama "binge-drinking" e ve ne abbiamo già parlato in diversi articoli (ad esempio: "Binge drinking, bere fino a perdersi. A 11 anni si comincia con alcol" http://is.gd/69IuWQ). Con il passare del tempo si accumulano gli studi che dovrebbero far "ripensare" a questo "modo di bere" soprattutto ai più giovani, prima che sia troppo tardi. Difatti il solo "pensare", per chi è un habitué della "sbronza" del sabato sera, potrebbe essere un problema non da poco visto che, oltre a provocare degli effetti devastanti sul cervello e sul fegato (http://is.gd/XVQpOb), sembra anche che il binge drinking abbia l'"effetto collaterale" di "assottigliare il cervello". In uno studio presentato al convegno della 34esima edizione dell'annuale Research Society on Alcoholism ad Atlanta, Tim McQueeny, ricercatore del dipartimenti di Psicologia dell'Università di Cincinnati, ha scoperto che alcune parti del cervello si modificano in rapporto a questo smodato uso di alcol. Grazie ad una tecnica che ora va molto di moda, quella cioè di "scansioni" ad alta risoluzione del cervello, il ricercatore avrebbe dimostrato come in un campione di bevitori tra i 18 e i 25 anni, frequentatori incalliti di weekend a base di binge drinking, con un consumo di almeno quattro "drinks" per le femmine, e almeno cinque per i maschi, si sarebbe osservato nei loro cervelli un assottigliamento della corteccia prefrontale. L'assotigliamento corticale a livello della corteccia prefrontale avrebbe delle serie ripercussioni sulle "funzioni esecutive" del cervello, come ad esempio l'attenzione stessa, il prendere delle decisioni, l'elaborazione delle emozioni e il controllo delle pulsioni che potrebbero portare a comportamenti irrazionali. Insomma il binge drinking, ancora di più, è un "divertimento" assurdo e da evitare, come il consumo smodato di alcol, soprattutto nei giovani in cui l'organismo (e il cervello) è ancora in crescita. Il ricercatore dell'Università di Cincinnati rivela anche che, con la prosecuzione degli studi, sarà interessante capire se il binge drinking avrà le stesse ripercussioni sulla "materia grigia" e sulla "materia bianca" del cervello.

Filomena Darelli

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Alcol e cervello, capire i meccanismi d’azione


 Dronet - L’alcol è una delle droghe più ampiamente utilizzata a livello mondiale, tuttavia la comprensione degli effetti farmacologici sul cervello è ancora piuttosto limitata se comparata ad altre sostanze stupefacenti.
I neuroscienziati hanno scoperto come cannabis, cocaina, ed eroina si legano ciascuna ad un particolare tipo di proteina a livello cerebrale, modificandone il normale funzionamento. L’alcol invece ha proprietà particolari che rendono difficile la caratterizzazione di tale legame, poiché sembra interagisca con diversi tipi di proteine.
Un recente studio realizzato da un team di ricercatori americani ha presentato, in occasione del congresso annuale della Società di Ricerca sull’Alcolismo in Texas, nuove scoperte sui meccanismi di interazione dell’alcol con prototipi di proteine cerebrali umane. I ricercatori hanno individuato nuove tecniche di analisi (cristallografia a raggi x, modellazione strutturale e mutagenesi sito-diretta) più adeguate a definire i meccanismi d’azione dell’etanolo sulle proteine chiave a livello cerebrale. Ciò ha permesso di raccogliere prove schiaccianti dell’esistenza di diversi siti di legame dell’alcol a livello cerebrale. Il prossimo passo riguarderà la definizione dettagliata di questi siti al fine di raggiungere una comprensione più completa degli effetti farmacologi dell’alcol sul cervello e di creare terapie farmacologiche più efficaci nella cura dell’alcolismo.

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Brasile, Leonardo non cede all'alcol test: ecco perché ha fatto bene

www.tempi.it/

Solidarietà piena a Leonardo, ex allenatore dell'Inter, ingiustamente presentato dai media come automobilista dedito alla guida in stato di ebbrezza per essere stato multato e privato della patente dalla polizia brasiliana a motivo del suo rifiuto di sottomettersi al test alcolemico. E se a dichiararla è un milanista di provata fede come me, potete stare certi che le ragioni ci sono tutte. Bisogna dunque sapere che in Brasile, con il presidente Lula regnante, è stata approvata qualche anno fa la Lei seca, un iniquo provvedimento di legge che stabilisce che nessuna percentuale di alcol superiore allo 0,1% è tollerabile nel sangue di chi si mette alla guida di un autoveicolo. Altro che “brindisi di troppo”, come ha titolato qualche giornale italiano: il povero Leonardo poteva essere qualificato come ubriaco alla guida anche avendo sorbito due gocce di Campari o un dito di birra.

Il Brasile è quel paese dove l'automobilista si vede multare e ritirare la patente per una quantità trascurabile di alcol nel sangue, mentre i terroristi pluriomicidi come Cesare Battisti si meritano il permesso di residenza permanente e se ne vanno in giro liberi. Un paradosso che si spiega con le altissime percentuali di ipocrisia e omertà, queste sì illimitate, che la classe politica dell'era Lula ha iniettato nel sangue del sistema brasiliano nell'ultimo decennio. La Lei seca permette a svariati elementi della polizia brasiliana, non tutti di specchiata probità, di taglieggiare praticamente qualunque conducente di veicoli. Come nella maggior parte dei paesi latinoamericani, i controlli della polizia stradale e le potenziali contravvenzioni che questa si mette in condizione di elevare sono solo pretesti per scroccare denaro agli automobilisti, che allungheranno agli agenti qualche bigliettone di sfroso per farsi lasciare andare in pace.

E cosa c'è di più promettente per la rapacità di certi poliziotti che fermare personaggi ricchi e famosi come calciatori ed ex calciatori? Per non finire sui giornali sotto titoli scandalistici accetteranno sicuramente di pagare la mazzetta. C'è però anche qualcuno che reagisce in maniera imprevista, dimostrando una buona dose di attributi. È il caso di Leonardo: pur di non dare soddisfazione ai suoi persecutori, si nega al test, accetta di finire sui giornali in una modalità poco edificante e di restare per un po' senza patente (tanto fra poco tornerà in Europa per motivi di lavoro); però così evita di sganciare soldi sotto banco: la multa elevatagli in dovuta forma non andrà nelle tasche degli agenti.

Il Brasile è il paese dove le rivolte carcerarie sono sedate nel sangue, ma il cui governo eccepisce che i diritti umani del terrorista rosso Battisti non sarebbero rispettati nelle prigioni italiane. Il Brasile è il paese dei 25 omicidi ogni 100 mila abitanti (contro i 5,5 degli Stati Uniti e gli 1 dell'Italia) dove i politici non parlano mai di criminalità durante le campagne elettorali. Tre anni fa mi trovavo a San Paolo durante la campagna per le elezioni amministrative che dovevano rinnovare sindaco e Consiglio comunale della megalopoli brasiliana. In tivù sfilavano decine di candidati di tutti i partiti, annunciando i loro progetti per fognature, viabilità e scuole materne, attaccando quanto fatto dai loro predecessori. Qualcuno dirottava l'attenzione sui massimi sistemi, mettendo gli elettori di fronte ad alternative secche come “il socialismo, oppure la barbarie”.

Per le strade, non passava giorno senza che qualche cittadino venisse assassinato nel corso di rapine che avvenivano soprattutto ai danni di quanti si recavano a prelevare contanti dai bancomat. Ma i politici, di tutti i partiti, non avevano nemmeno una parola da spendere su queste cose, nessuna proposta di politica amministrativa che potesse incidere sul fenomeno, che riempiva le pagine di cronaca nera della stampa locale. La ragione? Probabilmente la paura di mettersi contro i cartelli della criminalità o di irritare la polizia, incline a reazioni poco piacevoli e per niente ortodosse nei confronti di eventuali critici. La classe politica brasiliana capace di intransigente arroganza nei riguardi dell'Italia è la stessa che se la fa addosso di fronte ai “poteri forti” che fanno regnare il disordine o un certo tipo di ordine per le strade del Brasile. Il coraggioso Lula avrebbe voluto tanto vendicarsi della polizia fascistoide che lo perseguitava quand'era sindacalista e del sistema di cui essa era espressione. L'impotenza lo ha costretto a un transfer freudiano: ha identificato nell'Italia berlusconiana l'oggetto delle sue frustrazioni e ha agito di conseguenza quando si è presentata l'opportunità. L'ingiustizia a cui Leonardo si è ribellato, pagando un prezzo non trascurabile, è solo un'altra conseguenza del sistema generato dalle frustrazioni della sinistra brasiliana.

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USA - Musicisti e sballo. Una ricerca

Notiziario Aduc - Energy drink e musica, legame 'da sballo'. Secondo uno studio americano sui musicisti, infatti, il consumo frequente di bevande energetiche e' associato a binge drinking, problemi con l'alcol e abuso di farmaci, almeno secondo i ricercatori del Research Institute on Addictions dell'Universita' di Buffalo.
Nel lavoro, pubblicato sul 'Journal of Caffeine Research', il team di Kathleen E. Miller e Brian M. Quigley ha esaminato l'uso di sostanze fra 226 musicisti professionisti e dilettanti dai 18 ai 45 anni. Ebbene, il 94% degli intervistati consumava bevande con caffeina e il 57%, in particolare, energy drink. Si e' visto che il 68% dei musicisti ha 'confessato' un pesante binge drinking almeno una o due volte l'anno, e il 74% problemi generici legati all'alcol, come sbornie, discussioni pesanti con altre persone o azioni compiute sotto gli effetti degli alcolici di cui poi - a mente fredda - ci si e' pentiti.
Il 23% inoltre ha confessato di assumere farmaci per sballarsi, il 52% cannabis, il 25% pasticche e il 21% cocaina. Ebbene, i musicisti che consumavano energy drink erano anche piu' inclini ad abusare di alcol e sostanze legali (farmaci da prescrizione) rispetti ai colleghi.

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"BUMBA ATOMIKA", al Fantafestival il film di Michele Senesi

Unico scopo di vita, l'alcol. Un gruppo si studenti universitari avvinazzati decide di dare una svolta alla propria esistenza, e decide di mettere in piedi un commercio di cadaveri per pagarsi le "bevute".

 

 

"BUMBA ATOMIKA", al Fantafestival il film di Michele Senesi
Erika Ferranti in "Bumba Atomika"
"Bumba Atomika" è approdato al Fantafestival. Il film di Michele Senesi e della sua banda marchigiana, riesce a convincere i selezionatori di festival grazie alla sua spiccata vena cinefila, ricca di citazioni, di ispirazioni, ma anche carica di quel tentativo esplicito di far saltare il banco. Il merito del film di Senesi è proprio quello di provare a fare un'opera prima non auto-biografica (si spera), dove l'Io viene messo in disparte e la voglia di raccontare una storia diversa prende il sopravvento sull'autore. Ma non sulle dinamiche del gruppo.

La storia narra di un gruppo di annoiati ragazzi di provincia che hanno l'alcol come unica ragione di vita e decidono di metter su un commercio di cadaveri per pagarsi il vizio e, soprattutto, per "vivacizzare" la situazione.

E' dunque il vino a fare da protagonista, dando spunto alle interessanti visioni ma anche agli insopportabili dialoghi tra ubriachi, senza senso come solo chi beve sa intavolare.

E qui si notano i limiti di "Bumba Atomika", con gli argomenti e i dialoghi da "gruppo di amici" convinti di essere originali ma che per chi ne è fuori sono solamente già sentiti e inevitabilmente noiosi. Gli interpreti, piuttosto acerbi, inoltre non aiutano lo spettatore a entrare nel meccanismo.

Indovinata l'idea dei filmati proiettati fuori dalle auto in movimento al posto dei panorami. Superflue alcune inquadrature "strane" che fanno tanto cinema orientale ma che poco aggiungono al prodotto.
 

qui il trailer www.youtube.com/watch

 

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Droga, 35 anni dopo la legge


Un convegno del Gruppo Abele ha fatto il punto su carceri, trattamenti e prevenzione

 

Vivereinarmonia - Eros, 19 anni. Concetta, 26 anni. Piero, 22 anni. Sono i nomi dei primi morti per droga in Italia. A ricordare queste e altre vite spezzate dalla tossicodipendenza è stato don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele, in apertura del convegno nazionale “Dipendenze e consumi”, organizzato nel capoluogo piemontese a 35 anni dall’approvazione della legge 685. “Nel 1975, in questa città, mettemmo un cartello con questi nomi – ha ricordato don Ciotti – Presidiammo con una tenda piazza Solferino, dove duecento persone digiunarono con noi per chiedere una legge attenta e puntale, che non mandasse più le persone tossicodipendenti in carcere o in un ospedale psichiatrico, ma considerasse la droga come una questione da affrontare sul piano sociale e non punitivo”. E dopo 35 anni? Quell’elenco di nomi continua, ostinato, crudele, e si somma a un impoverimento culturale ed etico che impedisce di ascoltare le persone che incontriamo.

 

Oltre 400 iscritti provenienti da tutta Italia e 30 relatori hanno fatto il punto su una legge che, per la prima volta nel nostro Paese, ha sfatato un tabù fornendo una dimensione sociale al problema della droga. “Prima della 685, per i tossicodipendenti le alternative erano il carcere oppure l’ospedale psichiatrico – ha detto Leopoldo Grosso, psicologo e vice presidente del Gruppo Abele – Ma già allora le comunità, nella loro fase pionieristica, avevano dimostrato che era possibile emanciparsi dalla dipendenza”. Il 22 dicembre 1975 è stata approvata una legge che ha iniziato a considerare il consumatore di droga come una persona da aiutare e non un delinquente da incarcerare. Ma la storia ha anche dimostrato che non esiste una soluzione unica alla tossicodipendenza, perché ogni storia rappresenta un mondo a se stante, che necessita di amore e di un aiuto “personalizzato” per poter essere a lieto fine. “E’ la cultura che fornisce gli strumenti per essere liberi”, ha detto don Ciotti. Ma di cultura, in questa materia, se ne respira ancora poca. E per questo si continua a morire.

 

Le nuove dipendenze. Dal 1975 ad oggi, la tossicodipendenza ha cambiato pelle: alle sostanze di allora se ne sono aggiunte altre e, parallelamente, è cambiato il loro utilizzo. Un tempo la droga era associata a sentimenti di disperazione ed emarginazione, mentre oggi si ricorre ad essa come mezzo di ricreazione e prestazione, per stare bene in mezzo agli altri. Alla diffusione della cocaina e al ritorno silenzioso dell’eroina, si affiancano forme di dipendenza più sottili, ma non meno dannose. “Sono le dipendenze di chi non riesce a trovare un senso alla propria vita – riflette don Ciotti – di chi si sente isolato, fragile nel rapporto con se stesso e con gli altri, e cerca di sfuggire come può al proprio malessere”. Ecco allora il triplicarsi, negli ultimi anni, dell’uso degli psicofarmaci e degli antidepressivi, l’approccio sempre più precoce all’alcol come veicolo di stordimento, il diffondersi dell’anoressia e della bulimia. Ed ecco il sempre maggiore ricorso ai giochi d’azzardo, alle scommesse, alle lotterie.

 

A 35 anni dalla prima legge sulle sostanze psicoattive, la riflessione non può fare a meno di toccare il complesso della vita sociale: oggi, parlare di dipendenze significa discutere della solitudine e della fragilità di tante persone, della debolezza del contatto umano e di un individualismo sempre più marcato. E’ degli anni Novanta la prima modifica alla 685, che ha posto l’accento sulla punizione dei consumatori. Il Gruppo Abele, insieme a molte altre realtà del sociale, aveva creato un cartello il cui slogan recitava “educare, non punire”, riuscendo a strappare modifiche significative alla legge. “Il dato positivo fu lo stanziamento di risorse per la cura e la prevenzione della tossicodipendenza e la vittoria del referendum del 1993 che ne abolì gli aspetti più repressivi”, ricorda Grosso. Gli anni Novanta sono stati anche quelli dell’esplosione dell’Aids. “Uno studio della Lila ha sottolineato come, fino al 1996, le persone tossicodipendenti morte per Aids sono state 24 mila, ovvero tante quante le morti per overdose”.

Altri articoli sul convegno:

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/400162/

http://droghe.aduc.it/notizia/dipendenze+consumi+conclusioni+convegno+gruppo_122755.php

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Balla ubriaco nudo in Campo de' Fiori, in tre lo pestano sotto gli occhi della folla

Pugni e calci per un 21enne inglese che improvvisa uno strip-tease nella piazza. Poi gli aggressori fuggono

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_marzo_30/ubriaco-picchiato-campo-de-fiori-190338109157.shtml

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Scienza/ Sfatato mito, l'alcol peggiora il sonno

Effetti legati a metabolismo, maggiori sulle donne

 

Roma, 23 feb. (TMNews) - Disturba più le donne che gli uomini, e più la seconda parte della notte che la prima: uno studio condotto dai ricercatori dell'Università del Michigan (Usa) guidati da Todd Arnedt, e in corso di pubblicazione su Alcoholism: Clinical & Experimental Research, contraddice la credenza popolare che bere alcolici prima di andare a dormire aiuti a riposare meglio. Se quando si è alzato un po' il gomito il sonno arriva più velocemente del solito, spiegano i ricercatori, e il riposo nella prima parte della notte sembra più profondo, il sonno in generale, invece, non ci guadagna né in termini di durata né in termini di efficienza (rapporto tra la durata effettiva del sonno e il tempo totale trascorso a letto). Se si beve un po' troppo, poi, la frequenza con cui ci si sveglia durante la notte tende ad aumentare, disturbando ulteriormente il riposo notturno. Lo studio ha incluso 93 ventenni sani (59 donne e 34 uomini), divisi in gruppi: dopo aver fatto loro bere alcolici o placebo, sono stati monitorati durante le otto ore di sonno notturno. Ed è emerso che, a pari livello di alcol nel sangue, l'alcol disturba il sonno più nelle donne che negli uomini: rispetto alle ragazze che avevano bevuto placebo prima di andare a dormire, il tempo totale di sonno delle donne che avevano bevuto alcol è risultato ridotto di 19 minuti, l'efficienza del sonno diminuita del 4%, ed è risultato aumentato di 15 minuti il tempo trascorso sveglie durante la notte. "Queste differenze - conclude Arnedt - possono essere legate alle differenze nel metabolismo dell'alcol delle donne rispetto agli uomini".

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Russia: la pubblicità choc contro l’abuso di alcol

 

Leggo.it - MOSCA - Un corpo conficcato in un cartellone pubbliitario, insaguinato e penzolante davanti agli occhi degli automobilisti. Accanto la frase: "Questo corpo potrebbe essere il tuo". Il manifesto choc campeggia per le vie di Nizhniy Novgorod, più conosciuta come Gorky. Sono circa 1 milione, secondo le statistiche, le persone fermate in Russia per guida in stato di ebbrezza. Del corpo del ragazzo sul cartellone sivedono, da una parte, le gambe e delle macchie di sangue, dall'altra, il resto del corpo, la testa copertada un cappello di Babbo Natale e le mani ancora sul volante. 

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