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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

I più votati, alcol

Guida in stato di ebrezza: in manette lo zio di Obama

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Facebook, tv e abuso di alcol e droghe: c'è un collegamento

Cinque volte più propensi a fumare, tre volte più portati a bere e due volte più inclini a fumare marijuana

 

  MILANO – National Survey of American Attitudes on Substance Abuse XVI: Teens and Parents: questo è titolo dell’ultima ricerca promossa dal National Center on Addiction and Substance Abuse della Columbia University che denuncia un pericoloso legame tra social network e abuso di droghe e alcol nei 1.037 giovani americani osservati. Quelli che bazzicano per le reti sociali, quelli che quotidianamente postano e navigano per Facebook e MySpace sarebbero insomma differenti da coloro che abitualmente non frequentano questi luoghi virtuali. I frequentatori abituali di Fb secondo lo studio sono cinque volte più propensi a bere troppo, tre volte più portati a fumare e due volte più sollecitati a consumare erba. Infine sono genericamente più disinvolti nell’avere «cattive» amicizie, di cui sentono il fascino pericolosamente.

 

IL RUOLO DELLA TV - La ricerca in tutti i casi non indaga solo le conseguenze dell’uso delle reti sociali, ma anche l’impatto di programmi televisivi come Jersey Shore, Teen Mom, 16 and Pregnant, Skins o Gossip Girl. Non si tratta dunque di una condanna di Facebook e simili, chiaramente neutrali, ma di una semplice constatazione di un legame statistico significativo che deve far riflettere. Anche perché, va detto, l’uso di droghe e alcol tra i teenager è in costante amento da prima dell’esplosione dei siti sociali. Semmai il giudizio ricade velatamente su quei 528 genitori intervistati, tra i quali solo il 64 per cento si preoccupa di monitorare l’attività della prole sui social network e tra i quali la maggior parte (nove su dieci) nega l’esistenza del problema e ancor di più del legame, sminuendo erroneamente l’entità del danno.

ESPOSIZIONE A IMMAGINI SBAGLIATE – Come sottolinea il presidente e fondatore del Casa (National Center on Addiction and Substance Abuse), Joseph Califano, il nocciolo della questione va ricercato nell’esposizione a immagini diseducative di coetanei con uno stile di vita pericoloso, che avviene non solo tramite Facebook e simili, ma anche attraverso la televisione. La viralità del web fa la sua parte, tenuto conto anche che la metà dei ragazzini che utilizzano i siti di social network ha visto immagini che ritraevano loro amici con sostanze stupefacenti o sigarette e molti di loro al momento della visione erano tredicenni, se non più giovani. Troppo piccoli dunque per difendersi da un imprinting necessariamente nocivo e da un’esposizione prematura che rischia di condizionare pesantemente la crescita. Viceversa, secondo la ricerca, arrivare all’età di 21 anni senza cadere in tentazione proteggerebbe definitivamente (o quasi) i ragazzi dal farlo nel futuro. Senza contare che gli assidui della rete o della televisione sono spesso più inclini a una vita sedentaria, da sempre nemica di uno stile di vita corretto e molto amica dei vizi.

IL RUOLO GENITORIALE – Il difficile quanto cruciale compito di guida dei genitori è ancora una volta enfatizzato dallo studio, dal quale emerge anche che è fondamentale che madre e padre facciano fronte compatto nei messaggi da dare ai figli, evitando pareri discordi di fronte alla prole (ben conscia del divide et impera) anche se non si vive più sotto lo stesso tetto. Il consiglio tra le righe a mamma e papà è dunque di vigilare continuamente sui figli quando sono ancora in tenera età, a costo di essere invadenti e poco rispettosi della privacy e al motto di «il fine giustifica i mezzi». Tra le tante considerazioni del rapporto (che affronta anche il cyberbullismo) va evidenziata infine quella riguardante la propensione verso le droghe leggere. Sembra un luogo comune (lo è), ma la vecchia profezia secondo la quale dalla sigaretta allo spinello il passo è breve ha le sue ragioni: lo studio del Casa rileva infatti che gli adolescenti che hanno fumato sigarette di nicotina sono undici volte più esposti alla tentazione di fumare marijuana.

Emanuela Di Pasqua, Corriere della Sera

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Alcol: i "furbetti" della confisca

Chi si ubriaca rischia la confisca dell’auto. Ma c'è qualcuno che aggira la norma Nel tentativo di arginare il fenomeno degli incidenti legati alla guida in stato d’ebbrezza (in Europa l’alcol causa un sinistro su quattro), il legislatore ha introdotto una norma particolarmente dura: chi viene “pizzicato” con oltre 1,5 grammi di alcol per litro di sangue (il limite generale è di mezzo grammo, che scende a zero per i neopatentati), subisce la confisca dell’auto. Questa diventa cioè di proprietà dello Stato, che la venderà all’asta. In più, c’è l’ammenda di 1.500 euro, l’arresto da sei mesi a un anno, il taglio di 10 punti della patente, la sospensione della stessa da uno a due anni. Esiste solo una situazione in cui la confisca (preceduta dal sequestro delle Forze dell’ordine, un provvedimento momentaneo cui farà seguito quello definitivo) non scatta: se il veicolo non è di proprietà del conducente. In questo caso, la durata della sospensione della patente raddoppia.

GLI “INTELLIGENTONI”
E proprio qui sta il guaio. Ci sono “furbetti” che aggirano la norma, pur di continuare a sbevazzare prima di guidare: Il trucco è semplicissimo, basta essere in due e avere altrettante auto. I due personaggi vanno al ristorante o in discoteca con due mezzi e, dopo essersi ubriacati, al ritorno si scambiano la macchina: ognuno guiderà la vettura di proprietà dell’altro. Al che, in caso di controllo delle Forze dell’ordine, queste sono impotenti: niente sequestro né tantomeno successiva confisca. Un escamotage ancora più frequente d’estate, quando la voglia di muoversi in macchina per raggiungere le discoteche è superiore rispetto agli altri periodi dell’anno.

A VANTAGGIO DEI RICCHI
Sono soprattutto i “figli di papà” ad avvantaggiarsi del “trucco”: possono permettersi di pagare multe salate, e magari di vedersi sospendere la patente (ma poi siamo sicuri che non guideranno?) o di avere grane con la giustizia; ma evitano la confisca dell’auto potente del genitore. E tanto basta al ragazzo.

I DUE LIMITI DELLA CASSAZIONE
Addirittura, c’è chi ha fatto ricorso sostenendo che con un tasso di 1,51 non dovesse scattare il sequestro dell’auto. Il Codice della Strada parla di oltre 1,5 e quindi - questa la tesi difensiva - si doveva arriva a 1,6. Per fortuna la Cassazione (con sentenza 12904/2010) ha stabilito che con 1,5 grammi di alcol sono più che sufficienti la confisca. Di recente, la Cassazione ha anche ribadito che la rivalsa assicurativa (la Compagnia si fa rimborsare quanto ha indennizzato) vale per la guida in stato d’ebbrezza (a maggior ragione per chi è pesantemente ubriaco). Sentite gli "ermellini", che si esprimono nella sentenza 11373/2011: “Con la clausola che prevedeva la rivalsa dell’assicuratore in caso di guida del veicolo assicurato da parte di conducente in stato di alterazione alcolica, oggettivamente accertata e non contestata, le parti avevano inteso semplicemente stabilire che il rischio assicurato riguardava un veicolo condotto da soggetto, anche diverso – come in questo caso – dalla persona dell’assicurato, in condizioni non alterate da uso di alcol (ovvero da sostanze stupefacenti)”.

L’EQUIVOCO ISTAT
A indurre in comportamenti errati i ragazzi può esserci anche la cattiva informazione: chi difende ad ogni costo l’alcol sostiene che la guida in stato d’ebbrezza causa solo il 3% degli incidenti, stando ai dati Istat (l’Istituto nazionale di statistica) di cinque anni fa. Purtroppo, ci sono anche diversi politici di rilievo nazionale che spingono in quella direzione. In realtà, si tratta di dati che valgono meno di zero. Ecco come si esprime lo stesso Istat nel 2010, relativamente ai numeri del 2009: “A causa dell’esiguo numero di circostanze presunte dell’incidente legate allo stato psico-fisico alterato del conducente e ai difetti o avarie del veicolo, per l’anno 2009 non sono stati pubblicati i dati sugli incidenti stradali dettagliati per tali circostanze”. E sapete perché? “Indisponibilità dell’informazione al momento del rilievo”. Cioè, per “gli Organi di rilevazione è di estrema difficoltà la compilazione dei quesiti sulle circostanze presunte dell’incidente, quando queste siano legate allo stato psico-fisico del conducente”. Risultato: “Il numero degli incidenti nei quali è presente una delle circostanze appartenenti a uno dei due gruppi sopra citati risulta, quindi, sottostimato”. Piuttosto, occorre fare riferimento a “Organismi internazionali che hanno condotto studi ad hoc su queste tematiche”. Nello specifico, “dati e ricerche sono stati pubblicati su ‘Global status report on road safety: time for action’, Geneva, World Health Organization, 2009”. Che dice (come abbiamo accennato all’inizio): un incidente su quattro lo si deve all’alcol.

www.omniauto.it/magazine/16977/alcol-i-furbetti-della-confisca

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Il bicchierino della staffa fa male alla qualità del sonno

Il bicchierino della staffa non concilia il sonno, anzi l’alcol rischia di buttare giù dal letto in anticipo rispetto al solito. Un fenomeno che interessa più le donne che gli uomini secondo quanto si legge in uno studio su Alcoholism: Clinical & Experimental Research. Qualche drink di troppo può ridurre drasticamente la qualità del sonno, agendo in due fasi: la prima di sonno più profondo, favorito dal tepore provocato dall’alcol, la seconda annunciata da occhi sbarrati e veglie prolungate. “Molti utilizzano l'alcol in modo regolare per aiutarsi con i problemi di sonno”, dice Todd Arnedt, psichiatra dell’Università del Michigan e autore della ricerca che ha coinvolto 93 adulti sani con un’età media di 20 anni.

Ma il fai-da-te alcolico tutto fa tranne che rendere più lungo il riposo. E le donne sono le prime ad accorgersene. Lo studio si è svolto nell'arco di due notti. Nella prima i ricercatori hanno somministrato un cocktail con vodka o bourbon mischiato con cola senza caffeina. La seconda notte hanno ricevuto una bevanda-placebo: acqua per lo più, con poche gocce di liquore. Con livelli identici di alcol, le donne hanno mostrato maggiori problemi notturni. "Queste differenze possono essere legate a differenze nel metabolismo dell’alcol”, secondo Arnedt, forse perché le donne hanno un declino più rapido delle concentrazioni di alcol, con sbalzi più repentini e fastidiosi delle curve biologiche.

ilsole24ore.it

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Alcol, pari opportunità adesso le donne bevono come i maschi

 ROMA - Per essere dure e cattive come i maschi, belle e spietate, per non farsi mettere i piedi in testa: le ragazzine italiane, ma anche quelle inglesi, che stanno per sfiorare il sorpasso, bevono come e più degli amici del sabato sera, tracannano birra, scolano limoncello e vodka, e magari alla fine si mescolano nelle risse o spaccano almeno una bottiglia. Le giovani donne sull' orlo dell' alcolismo (il confineè relativo, posto che il corpo femminile è in grado di smaltire l' alcol meno di un quarto di quello di un uomo, che è impossibile conoscere la propria soglia di rischio personale e che la dipendenza si sviluppa nelle donne a una velocità doppia) sono il 7,7 per cento nel Regno Unito contro l' 8,1 per cento dei coetanei tra i 15 e i 24 anni (e 200 ragazze ogni settimana vengono fermate dalla polizia britannica per comportamenti illegali causati dalla sbronza). La paritàè (quasi) salva, mentre in Italia, in meno di due decenni, il consumo di birra al femminile è raddoppiato, quello di digestivi e superalcolici sta galoppando e solo il vino diminuisce leggermente, in misura minore rispetto alle tendenze generali. Se è vero che il record europeo resta all' Olanda (8,8 per cento di giovanissime super-bevitrici), l' allarme sta scattando un po' ovunque,e coinvolge fasce diverse per età e condizione. In Italia, a rischio sono le adolescenti e le quarantenni. E l' Osservatorio nazionale sull' alcol dell' Istituto superiore della sanità chiede a gran voce che il divieto di vendita di birra, vino e liquori sia innalzato da sedici a diciotto anni. «Il 15,3 della ragazzine tra gli 11 e i 15 anni ha già consumato alcol in modo non salutare, cioè al fuori dai pasti o in misura eccessiva - spiega Emanuele Scafato, il medico che guida l' Osservatorio - per questo cerchiamo di richiamare l' attenzione di governo e amministratori sulle regole di un mercato che rischia di apparire conveniente rispetto ad altri,e produce modalità sempre meno controllate e controllabili di consumo, come l' abitudine di comprare al supermercato e bere in piazza". La gara a chi si sbronza di più e più in fretta è ben documentata sui social network: "Guardate il video di me e della Dany sabato sera, in otto minuti abbiamo fatto fuori una bottiglia di vodka, e io non ho neppure vomitato. Mitico", diffonde agli amici una liceale di Brescia che si firma ubriacaforever. È il binge drinking, la bulimia da alcol, già sperimentata dal 3,1 per cento delle teenager italiane. «Oggi sappiamo che fino a vent' anni il cervello può continuare a svilupparsi - dice Scafato - e chiediamo che il divieto di vendita sia spostato verso questa età». A Parma e a Ravenna sono nati centri di accoglienza rivolti specialmente alle donne, che oltre al rischio metabolico guadagnano, insieme ai bicchieri di troppo, il 7 per cento di possibilità in più di ammalarsi di cancro. «Bevono per dimenticare il futuro», ha scritto nel suo "Ragazzi ubriachi" Flavio Pagano: uno su tre racconta di essersi ubriacato almeno una volta, mentre il 25 per cento delle morti accidentali di ragazzi tra i 15 e i 29 anni in Europa è riconducibile all' alcol. Ce ne sarebbe abbastanza per stare attente. Invece, si discute sul rapporto che lega alcol e seduzione: «Bevo una birra o due per essere meno timida quando sono con gli altri», racconta Simona, 15 anni, intervistata per la ricerca di prevenzioneragazzi.it, mentre Lucrezia, più esplicita, racconta: «Tutte le volte che sono stata con qualcuno avevo bevuto». «Se non bevi hai più controllo», dice l' opuscolo rivolto alle giovanissime dal ministero della Salute. Ma a quindici anni chi vuole averlo davvero? - VERA SCHIAVAZZI, repubblica.it

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Magre a tutti i costi, 50% in linea grazie a drink, vomito e coca

(Adnkronos Salute) - Troppo facile limitarsi a non mangiare dolci e fritti. Nella lotta alle rotondità "che ormai accomuna 12-13enni e 30-45enni" ogni 'trucco' è permesso. "Così il 50% delle nostre pazienti, circa 3 mila l'anno in tutta Italia, si affida a un rituale pericolosissimo: mangiano, vomitano, bevono alcolici e sniffano cocaina. Tutto pur di essere magre come adolescenti". Lo testimonia Fabiola De Clercq, fondatrice di Aba (Associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia: www.bulimianoressia.it). L'esperta spiega come l'attenzione nei confronti del peso 'contagi' ormai in Italia sempre più spesso le giovanissime, ma anche donne 'mature', almeno per età. "Abbiamo casi di bambine anoressiche o bulimiche già a 10-12 anni, e di donne che cadono in questa spirale a 45-50 anni", dice l'esperta, che sottolinea come a un certo punto l'unica cosa importante sia evitare di accumulare etti. "Si prova ogni cosa: si mangia in pubblico e poi si vomita di nascosto. Si consumano alcolici e coca per stare su e non sentire la fame". Agli occhi di De Clercq, la cui associazione riceve almeno 3 mila chiamate telefoniche ogni anno al numero verde ad hoc (800165616) e segue altrettante giovanissime e non - "ma ora anche qualche ragazzo" - in Italia "c'è una vera epidemia di anoressia e bulimia. Una situazione ben peggiore, ad esempio, rispetto a quella che vedo anche in questi giorni in Franca. Forse perché tradizionalmente le donne francesi sono state da sempre più attente alla linea e alla cura di sè", ipotizza. E questo le avrebbe rese meno vulnerabili alle sirene dell'eccessiva magrezza.

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Omicidio stradale: «Speriamo non siano chiacchiere»

Genova - Rabbia, dolore, impotenza. Sono questi i tre sentimenti diffusi fra i parenti delle vittime di una delle tante, troppe tragedie che si consumano sulle autostrade. Specialmente quando l’incidente è causato da chi si mette a guidare ubriaco. Già dal 1 giugno, il sindaco di Firenze Matteo Renzi aveva lanciato la proposta di istituzione del reato di omicidio stradale e in 30mila hanno firmato la proposta. Poi, dopo il caso dell’automobilista ubriaco che ha causato la morte di quattro persone sull’A26 ed è in libertà, i ministri dell’Interno e della Giustizia, Roberto Maroni e Francesco Nitto Palma, hanno deciso ieri di portare il provvedimento in Consiglio dei Ministri. «È utile distinguere - aveva detto Maroni - l’omicidio colposo rispetto a chi, mettendosi al volante ubriaco o sotto l’effetto di droghe, provoca vittime come è successo l’altro giorno». «Dopo quello che è accaduto sull’A26 - commentava Palma - crediamo che l’introduzione di un reato specifico sia una necessità. La nuova figura non deve consentire un abbassamento della pena e deve permettere la possibilità dell’ arresto in flagranza differita come avviene per la violenza negli stadi». Non solo le strade. L’omicidio per chi guida ubriaco può essere esteso anche al caso del peschereccio affondato al largo di Ischia (l’incidente ha provocato due vittime e Maurizio Santoro, timoniere genovese del cargo che ha causato l’incidente, guidava dopo aver sniffato cocaina), e a quello del gommone che si è schiantato contro un’imbarcazione provocando la morte di una giovane donna. Un plauso ai ministri è arrivato dal profilo Facebook del sindaco di Firenze, Matteo Renzi: «E bravo Maroni. Il ministro dell’Interno ha dichiarato che dobbiamo cambiare il codice della strada per inserire il reato di omicidio stradale. Speriamo che non siano solo chiacchiere agostane». Ma non solo reazioni positive sono arrivate alla discesa in campo dei ministri. Il capogruppo del Pd in commissione Giustizia, Donatella Ferranti, coglie l’occasione per parlare di «propaganda» occasionale, dovuta alla lista delle tragedie che si allunga negli ultimi giorni: «È grave che due tra i più importanti ministri del governo, Giustizia e Interni, uniscano le loro forze per dare fiato alla propaganda. Maroni e Nitto Palma hanno annunciato l’intenzione di introdurre il reato di omicidio stradale seguendo il solito schema: ogni volta che gravi fatti di cronaca colpiscono giustamente l’opinione pubblica, il governo annuncia che ci saranno nuove figure di reato che facilitano il ricorso alla carcerazione preventiva. In realtà, i ministri Maroni e Nitto Palma non possono non sapere che il giudice può già ricorrere alle norme del codice, come quelle sul dolo eventuale o l’omicidio preterintenzionale, per punire adeguatamente l’omicidio stradale non colposo. Almeno ora, quando vanno a far visita nei penitenziari, evitino di propagandare le riforme sulle pene alternative al carcere nelle quali evidentemente non credono neanche loro stessi». Alex Di Stefano, 24 anni, di Torri di Quartesolo, era stato ucciso da Mirko Vendramin, un pirata della strada ubriaco. Sua madre, Carla Tessari, si era uccisa poche ore dopo perché il dolore era insopportabile. Sono troppe le famiglie distrutte dall’irresponsabilità di chi guida quando non potrebbe. Si tratta di morti non imprevedibili, e dunque, probabilmente, di omicidi non del tutto involontari. http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2011/08/16/AOBmS6u-chiacchiere_stradale_speriamo.shtml
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Alcol, a piccole dosi protegge il cuore L'esperto: «Mai strafare»

 

IlSole24Ore - Non è un buon motivo per cominciare a bere e soprattutto guai ad alzare il gomito, ma in ogni caso uno studio canadese promuove il consumo moderato di piccole dosi di alcol come toccasana per il cuore. Dopo una revisione di 84 studi - pubblicata sull’autorevole British Medical Journal - che ha coperto 30 anni di ricerca, gli studiosi dell’Università di Calgary (Canada) hanno potuto affermare che “sorsi” d’alcol hanno un effetto protettivo sul muscolo cardiaco che va dal 14 al 25% in più di chi non ha mai bevuto. Piccole dosi, appunto: il rischio di infarto o ictus si abbassa ma solo restando nei limiti di 2,5 e 14,9 grammi al giorno. “Che equivalgono a uno o due bicchieri al giorno, non di più”, afferma William Ghali, autore dello studio e ricercatore presso l’Institute for Population and Public Health dell'università canadese. Ma attenzione, aggiunge l’esperto, “chi non ha mai bevuto non ha motivi per cominciare adesso, dato che gli stessi benefici si raggiungono con una buona dieta e con più movimento”. Senza contare, continua l’esperto di salute pubblica, che con l’alcol c’è sempre in agguato “il lato pericoloso dei problemi sociali e della cirrosi epatica da alcol”.

 

di Cosimo Colasanto (16/08/2011)

 

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La crisi del proibizionismo in America Latina

di Maurizio Stefanini


Limes - Il Premio Nobel per la Letteratura peruviano Mario Vargas Llosa; lo scrittore messicano Carlos Fuentes; gli ex presidenti Fernando Henrique Cardoso (Brasile), César Gaviria (Colombia), Ernesto Zedillo (Messico); l’ex segretario dell'Onu Kofi Annan; il fondatore della Virgin Richard Branson; l’ex alto commissario per i Diritti umani dell’Onu Louise Arbour; l’ex rappresentante dell’Unione Europea Javier Solana; l’ex numero uno della Banca centrale degli Stati Uniti Paul Volcker. Queste persone hanno un orientamento ideologico piuttosto eterogeneo, ma tendente più verso il centrodestra che verso il centrosinistra.

 

Il presidente boliviano Evo Morales è invece considerato di sinistra radicale, malgrado l'eclettismo del suo indigenismo. Il governo messicano è espressione del Partito di azione nazionale (Pan) del presidente Calderón, di centrodestra. Il governo brasiliano è infine una grande coalizione il cui nucleo è il Partito dei lavoratori (Pt) della presidentessa Dilma Rousseff e del suo predecessore Lula, di sinistra.

 

Eppure, il “radicale” Morales e il gruppo di personalità “moderate” citate, che rappresentano poi una “Commissione globale sulle politiche della droga” presieduta da Cardoso, condividono la stessa idea, che in Europa è considerata “di sinistra”, per quanto queste etichette possano ancora essere valide: l’approccio proibizionista al problema della droga non funziona.

 

Anzi, semmai è Morales, ad avere un approccio lievemente più a “destra”: sempre a patto di considerare valida una convenzione che forse dovrebbe evocare più certe canzoni di Giorgio Gaber o certi film di Nanni Moretti che non la politologia, e secondo la quale l’antiproibizionismo sui narcotici starebbe a sinistra e il proibizionismo a destra. L’appello all’Onu che lo scorso 2 giugno ha rivolto la Commissione di Cardoso era improntato infatti all'antiproibizionismo.

 

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Lavorare molto triplica il rischio di alcolismo

(Adnkronos/Adnkronos Salute) - Forse non e' sempre "l'ozio il padre dei vizi". Anche il troppo lavoro puo' avvicinare alle cattive abitudini, in particolare alla bottiglia. Il rischio di alcolismo, infatti, sembrerebbe triplicare tra gli stacanovisti, secondo uno studio neozelandese pubblicato su 'Addiction'. Le persone che lavorano 50 o piu' ore alla settimana sono, rispetto a quelli che non lavorano, da 1,8 a a 3,3 volte piu' vulnerabili a questa dipendenza.

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SESSO: NO AD ALCOL E FUMO, UNO STILE DI VITA MALSANO PORTA A DISFUNZIONI

(ASCA) -  Essere in sovrappeso, non svolgere attività fisica, fumare, bere alcol e fare uso di sostanze stupefacenti: uno stile di vita non salutare è strettamente connesso a problematiche dal punto di vista sessuale. Soprattutto per gli uomini. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Sexual Medicine da un gruppo di ricercatori danesi dello Statens Serum Institut di Copenaghen che hanno studiato i dati raccolti su 5552 uomini e donne tra i 16 e i 97 anni.

I ricercatori, guidati da Morten Frisch, hanno rilevato che mettere in pratica anche solo alcuni dei fattori presi in considerazione dallo studio porta a un aumento del rischio di non avere una vita sessuale regolare fino al 78% negli uomini e fino al 91% nelle donne. E, nello specifico, tra gli uomini il rischio di andare incontro a disfunzioni aumenta fino al 71% per i soggetti in sovrappeso - e in particolare con obesità addominale - e di oltre l'800% negli uomini che fanno uso di droghe pesanti. Tra le donne i ricercatori hanno invece rilevato che quelle che fanno uso di hashish corrono un rischio di avere anorgasmia (difficoltà o impossibilità a raggiungere l'orgasmo) 3 volte maggiore rispetto alle non utilizzatrici. «Conoscere le possibili conseguenze negative di uno stile di vita malsano per la salute sessuale - spiega Frisch - può aiutare le persone a smettere di fumare, consumare meno alcolici, fare più esercizio fisico e perdere peso». 

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CURARE L'ANSIETA' CON DROGHE O ALCOL CAUSA DIPENDENZA

 (AGI) - Montreal, 4 ago. - Le persone che bevono o fanno uso di droghe per attenuare l'ansieta', aumentano considerevolmente il rischio di sviluppare un conclamato abuso di tali sostanze diventandone dipendenti. Lo studio e' stato condotto da un team di ricercatori canadesi dell'Universita' di Manitoba, Winnipeg, ed e' stato pubblicato negli Archives of General Psychiatry. Si tratta del primo studio che cerca di risolvere la questione, spesso capziosa, se le persone angosciate che ricorrono all'automedicazione dell'ansia con abuso di farmaci e droghe sono gia' dei tossicodipendenti o se diventano dei tossicodipendenti in seguito al ricorso incontrollato a queste sostanze. Facendo leva su un sondaggio nazionale effettuato negli Stati Uniti su problemi di alcolismo e malattia mentale, i ricercatori sono stati in grado di seguire quasi 35.000 persone in tre anni. Di coloro che avevano dei disturbi d'ansia all'inizio dello studio e hanno detto di ricorrere all'alcol per curare da se' tali disturbi, il 13 per cento ha sviluppato alcolismo; mentre tra coloro che non hanno fatto ricorso a queste forme di automedicazione, solo circa il 5 per cento si e' "attaccato" alla bottiglia. Le stesse proporzioni sono state rilevate anche in riferimento alle persone che hanno usato droghe per calmare i loro nervi. Secondo i ricercatori "l'automedicazione dell'ansia con queste sostanze si rivela dunque un terreno assai scivoloso". "Un'altra possibilita' - concludono - e' che l'inaccettabilita' sociale del consumo di tali sostanze puo' generare il desiderio di evitare il contatto sociale in coloro che si avviano all'uso di altre droghe".

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