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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

I più votati, alcol

Dopo quasi 100 anni, le donne indiane possono servire alcolici

http://www.onewoman.it/wp-content/onewoman.it_uploads/2010/10/birre_indiane.jpgOnewoman.it - La storia dell’uomo è costellata dai più strani divieti nei confronti delle donne, spesso veri e propri atti discriminatori per perpetuare inutili stereotipi. Uno di questi proviene dall’India dove, per quasi 100 anni, alle donne è stato proibito di servire alcolici nei locali pubblici.

Questa legge, approvata nel 1914, ha reso molto difficoltosa la ricerca di un lavoro femminile. Le donne, infatti, si sono viste estromettere dal settore della ristorazione, dato che la loro eventuale presenza non era in grado di consentire l’esecuzione di tutti gli ovvi compiti richiesti.

Proprio in questi giorni, la Corte Suprema ha abrogato questo provvedimento, dopo ben 3 anni di dibattiti in sede legale. Il tutto è arrivato all’attenzione dell’opinione pubblica grazie a una campagna portata avanti da un nutrito gruppo di attivisti. La rappresentante della protesta, Nafisa Ali, ha così commentato la discriminante legge:

In una democrazia emergente e moderna come quella in India, se la donna può guidare un aereo o diventare Presidente, dovrebbe poter anche lavorare in un bar. Le donne dovrebbero avere la libertà di scegliere il proprio lavoro e di non essere dominate da inutili leggi, create sulla presunzione che non siano in grado di badare a loro stesse.

L’industria alcolica e i locali per l’intrattenimento indiani fatturano all’anno più di 10 milioni di dollari. È evidente che, in un business così fiorente, si aprono moltissime possibilità lavorative per il genere femminile. Con la sentenza della Corte Suprema, le donne potranno finalmente entrare a pieno titolo nel settore della ristorazione e, ovviamente, approfittare di questa importante opportunità economica. Non è certo cosa da poco, soprattutto in un paese dove, nonostante le innovazioni tecnologiche, ampie fasce della società vivono nella povertà più assoluta.

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Neurotossicità e cancerogenicità dell'alcol

 E’ stato pubblicato in questi giorni uno studio che dimostra la correlazione tra abuso di alcol e danni macrostrutturali a carico del cervello. Un gruppo di ricercatori francesi ha messo in luce tramite imaging a risonanza magnetica (MRI) l’alterazione di alcune aree cerebrali di soggetti  che fanno abuso di alcol, affetti da sindrome di Korsakoff.

Tale patologia neurodegenerativa è spesso associata all’alcolismo ed è caratterizzata da una riduzione delle capacità mentali (soprattutto della memoria di fatti recenti) e dal fenomeno tipico della confabulazione tramite il quale il soggetto tende a riempire con invenzioni le lacune del ricordo e a ricostruire, senza avvedersene, una realtà diversa da quella sperimentata nel passato.

Sono stati messi a confronto pattern di sostanza grigia e sostanza bianca di soggetti alcolisti con sindrome di Korsakoff (gruppo KS) e soggetti alcolisti che non manifestano questo tipo di disturbo (AL) rispetto ad un gruppo controllo (CS). Tali studi hanno evidenziato un’alterazione del volume di alcune aree cerebrali come talamo, ipotalamo (corpi mammillari), insula sinistra e corpo calloso dei primi due gruppi rispetto al gruppo di controllo. Tale studio conferma, quindi, l’effetto neurotossico provocato dall’abuso di alcol.

E’ noto, inoltre, che l’alcol provoca danni non solo a carico del sistema nervoso centrale ma all’interno organismo. Da decenni numerosi studi epidemiologici suggeriscono la correlazione tra l’assunzione di alcol e lo sviluppo di varie tipologie di tumore. Pochi studi sono stati, tuttavia, effettuati per sviluppare un modello adeguato che spieghi come l’alcol possa causare il cancro. Le teorie a riguardo sono diverse: un difetto nel metabolismo con una mancata detossificazione dovuta al consumo di alcol, l'attivazione di enzimi convolti nei processi di cancerogenesi, la soppressione del sistema immunitario, la carcinogenicità dell'acetaldeide.

Un recente studio effettuato da ricercatori nel Maryland (USA) ha dimostrato che l’esposizione in vitro di cellule umane all’acetaldeide, il principale metabolita dell’etanolo, provoca suscettibilità all’anemia Fanconi (FA-BRCA), malattia congenita associata ad un frequente danno cromosomico. Tale malattia, caratterizzata da un’estrema eterogeneità nelle manifestazioni cliniche, è associata ad una progressiva inefficienza midollare con conseguente riduzione delle cellule ematiche, un’ aumentata predisposizione a patologie ematologiche maligne come mielodisplasia, leucemia mieloide acuta, tumori a carico di esofago, organi genitali, fegato, rene.

I ricercatori americani hanno messo in evidenza la correlazione tra l’acetaldeide e l’anemia Fanconi studiando i processi di conversione dell’etanolo in acetaldeide in una linea di cellule (HeLa) che esprimono la variante (ADH) 1B dell’alcol deidrogenasi umana, enzima coinvolto in tale trasformazione a livello periferico. L’esposizione delle cellule HeLa all’etanolo ha determinato, la formazione di addotti di DNA correlati all’anemia Fanconi e la conseguente alterazione del network di risposta al danno genetico. Tale processo non si è verificato, invece, con la somministrazione di 4- methil pyrazole (4-MP) inibitore dell’alcol deidrogenasi. Ciò dimostra che è l’acetaldeide e non l’etanolo la principale protagonista del danno genetico. E’ da sottilinerare che la concentrazione di alcol utilizzata negli esperimenti dei ricercatori americani rientra nel range di dosi assunte dall’uomo durante i momenti di “social drinking”.

Dario Licata brainfactor.it

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liberta`

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Droga, Staderini e Manfredi: Giovanardi ammette che i test stradali non sono corretti

Test antidroga in strada Il 15 giugno, Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha dichiarato: “Stiamo lavorando con i tossicologi per strutturare un test che identifichi il consumo di sostanze stupefacenti durante i controlli stradali, come avviene con l'etilometro per misurare l'abuso di alcol, e sia utilizzabile senza poter essere attaccato in tribunale ... Con l'alcol è abbastanza facile identificare l'abuso, con la droga è piu' difficile, perchè l'Italia è il Paese degli avvocati e bisogna mettere a punto un test che sia inattaccabile in tribunale. E, al momento, uno strumento simile non c'è ancora”. Mario Staderini (segretario di Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (vice-presidente Comitato nazionale Radicali Italiani) hanno dichiarato: “Le dichiarazioni di Giovanardi sono allucinanti: il suo problema non è quello, reale, di migliaia di cittadini italiani che in questi vent'anni hanno perso la patente o sono stati sottoposti a innumerevoli esami (pagati da loro) solamente perchè avevano fumato una canna giorni o settimane prima di essere sottoposti a controllo (ricordiamo che mentre l'etilometro verifica uno stato di intossicazione alcolica al momento del controllo, i cannabinoidi restano nelle urine per diversi giorni). Il problema, per Giovanardi, è che esistono avvocati che possono contestare questa disparità di trattamento in tribunale. Ma così dicendo Giovanardi dimostra che finora sono stati effettuati test non corretti, come avevamo sempre denunciato, in compagnia, tra gli altri, del compianto Giancarlo Arnao. Giovanardi non lo ammetterà mai ma un minimo di ragionevolezza e di decenza si fa strada anche nella tecno-burocrazia proibizionista”.

http://www.radicali.it/comunicati/20110618/droga-staderini-manfredi-giovanardi-ammette-che-test-stradali-non-sono-corretti

 

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Mamma li tamarri, Firenze chiude i musei

 

La soprintendente nega al cast del reality show Jersey Shore l’accesso agli Uffizi e alle altre meraviglie della città. “Programma incompatibile con la destinazione culturale dei musei fiorentini”
 
Firenze, Repubblica.it – Le porte degli Uffizi – e dei principali musei di Firenze – si chiudono in faccia agli otto tamarri di Jersey Shore in arrivo in Toscana il prossimo 8 maggio per la registrazione di un “gran tour” in versione coatta del popolare reality show di Mtv. A volerlo è la soprintendente per il polo museale di Firenze Cristina Acidini che in una nota ufficiale fa sapere di aver negato al cast l’accesso non solo agli Uffizi ma anche al Corridoio Vasariano, ai Boboli e alle altre meraviglie del capoluogo toscano. Il programma sarebbe, secondo la nota, incompatibile con la destinazione culturale dei musei fiorentini. La richiesta di girare all’interno degli Uffizi era arrivata attraverso la produzione che già la scorsa settimana s’era vista rifiutare dal sindaco Matteo Renzi – che però aveva concesso l’uso del suolo pubblico – la possibilità di utilizzare Palazzo Vecchio.

Insomma Snooki e compagnia restano a bocca asciutta mentre in città è già allarme. Le università invitano gli studenti a non mischiarsi con la banda degli italoamericani lampadati e partono delle vere e proprie misure anti-tamarri. Secondo il sito di gossip Tmz l’istituto per stranieri Lorenzo de’ Medici di Firenze avrebbe diramato una circolare per gli studenti nella quale i ragazzi vengono pregati di non firmare nessun foglio, di non far entrare nessuno negli appartamenti del campus e di tenere i dirigenti informati su qualsiasi accaduto. Tutto perché al secondo piano del palazzo il 9 maggio verranno ospitati i partecipanti di Jersey Shore. Anzi agli studenti sarebbe stata offerta anche la possibilità di dormire in altre dimore per sfuggire al caos previsto in quei giorni.

Sull’arrivo degli otto tamarri era intervenuta nei giorni scorsi anche la deputata del centro-destra Alessandra Mussolini che, scagliandosi contro Matteo Renzi, aveva definito “follia pura” la scelta di ospitare il reality show a Firenze. A pochi giorni dall’arrivo del cast e delle circa 130 persone, tra operatori e tecnici, che compongono la troupe di Mtv, la città si prepara dunque ad accogliere con freddezza e un certo timore il fenomeno Jersey Shore. Anche se non tutti sono d’accordo a guardare con snobismo la colorata carovana che sta per arrivare. Di parere contrario sembrerebbero essere i gestori dei bar e dei club del centro cittadino che avrebbero già firmato in massa la liberatoria per consentire alle telecamere di Mtv di riprendere all’interno dei loro locali.

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Matite d'autore per il vino

Non solo degustazioni e assaggi. Alla 45^ edizione di "Vinitaly", in corso a Verona fino all'11 aprile, anche i più celebri illustratori, vignettisti e umoristi grafici rendono omaggio al vino ed alla sua cultura. La mostra, anteprima della Biennale itinerante "Vino, humor e ... fantasia" (curata da Julio Lubetkin) e allestita nel padiglione del Lazio, presenta 45 opere dei più importanti artisti italiani della vignetta, che stavolta si esprimono sul tema del vino. Ci sono, tra le altre, opere di Altan, Bucchi, Contemori, Trojano, Franco Bruna,  De Angelis, Talarico, Staino, Giuliano, Allegri, Passepartout.  Nei cinque giorni della rassegna, sei di questi autori ( Contemori, De Angelis, Nardi, Ceccon, Passepartout e Pecchia) realizzeranno in diretta una serie di vignette dedicate a tutti gli aspetti del mondo dell'enologia, "ispirati" dall'incontro con gli espositori e i visitatori.

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Salute, aumentano i tumori causati dall'alcol

 

Lo dice uno studio effettuato in otto Paesi europei

 

Cittàoggiweb - Alcol e cancro. Un binomio letale, i cui effetti sono in continua crescita.
Almeno il 10% dei tumori dell'uomo e il 3% di quelli delle donne, infatti, sono in qualche modo relazionati all'alcol.
La maggior parte potrebbe essere evitata con un consumo moderato.

Ad affermarlo è uno studio effettuato in otto Paesi europei tra cui l'Italia e pubblicato dal British Medical Journal.

Nel 2008 il consumo di alcol - superiore a due bicchieri al giorno - è stato responsabile di 57.600 casi negli uomini e 21.500 nelle donne di tumori del tratto digestivo superiore, del colon-retto e del fegato.

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Alcol: Cos’è che manca sulle bottiglie?

 

Il futuro delle etichette delle bevande alcoliche in discussione al Parlamento Europeo

 

ProgettoUomo - Prendete una qualunque bottiglia in un supermercato e troverete sull’etichetta tutte le informazioni sugli ingredienti, le calorie etc. A meno che non abbiate deciso di bere vino, birra o liquori, perché allora le informazioni sono molto più limitate. L’alcol etilico in Europa è uno dei principali fattori di rischio per morte prematura o malattia grave, soprattutto fra i giovani. Esso aumenta il rischio di cancro, soprattutto all’apparato digestivo ed al seno, è responsabile del 25% delle morti fra i maschi giovani, causa depressione etc.

Perché dunque i consumatori non dovrebbero essere informati sugli effetti collaterali del consumo di bevande alcoliche ?
Oggi si incontrano al Parlamento Europeo politici, esperti di salute pubblica e rappresentanti dell’industria delle bevande alcoliche per discutere il tema delle etichette sulle bottiglie di bevande alcoliche. Discuteranno cosa è più efficace, e perchè qualcosa va fatto a livello europeo. Il focus sarà sul Progetto PROTECT, una ricerca che ha raccolto le opinioni di giovani nella fascia di età 18-25 anni in Belgio, Francia, Ungheria, Lituania, Romania e Spagna, a proposito degli avvertimenti sulla salute da mettere sulle etichette. Edita Petrauskaité dell’Associazione Consumatori della Lituania, che ha presentato una parte dei risultati, ha detto  ‘in generale i giovani sono d’accordo che le etichette degli alcolici devono riportare queste informazioni. Tuttavia dicono di voler evitare le immagini scioccanti che mostrano gente morta, incidenti stradali o un fegato cirroso. Questo però fa capire che i messaggi scioccanti hanno effettivamente un impatto e servono allo scopo di ricordare le conseguenze negative al momento giusto, cioè quando ci si appresta a bere’. Patrick Veillard, ricercatore presso l’Associazione Consumatori Belga CRIOC, che ha coordinato il progetto PROTECT, ha aggiunto: ‘Come a tutti noi, ai giovani non piace sentirsi dire cosa non devono fare, quindi un messaggio “non devi bere” non funziona. Ma sono sicuro invece che gli interesserebbe sapere quante calorie ci sono nelle bevande alcoliche’.
Il Parlamento Europeo sta dibattendo la proposta della Commissione Europea su “Informazioni sui cibi da fornire ai consumatori”. Ma mentre queste informazioni sono previste per succhi di frutta e bevande analcoliche, vino, birra e liquori sono stati ESENTATI dall’obbligo di elencare gli ingredienti e fornire informazioni nutrizionali. Questo nonostante le bevande alcoliche siano ricche di calorie, carboidrati ed alcuni altri ingredienti che possono causare allergie ed intolleranze.
Mariann Skar, Segretario Generale dell’Alleanza Europea per le Politiche sull’Alcol, ha sottolineato: ‘è curioso che le bevande alcoliche siano l’unico prodotto di largo consumo venduto in Europa di cui non si riesca a sapere cosa c’è dentro, noi crediamo che i consumatori dovrebbero essere informati sui rischi per la salute che derivano dal consumo di bevande alcoliche. Perché rischi piuttosto gravi, come quello di contrarre una cirrosi epatica, di sviluppare una dipendenza, o di causare danni al feto durante la gravidanza, non dovrebbero essere tempestivamente comunicati ai consumatori ?’
Il parlamentare europeo Alyn Smith, cha rappresenta la Scozia, ha commentato: ‘Il rapporto con l’alcol che si trova in Scozia non è un segreto, e in questo campo l’Unione Europea può giocare un ruolo importante. Non sto dicendo che la gente non deve bere alcolici, ma credo che la gente debba avere accesso ad informazioni corrette su quello che butta giù per la gola, per poter fare scelte informate. Il Parlamento Europeo ha obbligato tutti i tipi di cibo e tutte le bevande non alcoliche a fornire informazioni più mirate, ora è il momento che anche i produttori di bevande alcoliche facciano lo stesso"
Una schiacciante maggioranza di cittadini europei vuole essere informata circa le conseguenze del bere alcolici: il 79% sostiene la necessità di avere avvertimenti sulla salute in etichetta, e l’82% vuole gli stessi avvertimenti anche all’interno della pubblicità (Eurobarometer 2009).
Nessuno può negare in nostro diritto a conoscere cosa c’è in quello che beviamo e quali sono i rischi a cui ci esponiamo quando prendiamo un drink. La strenua resistenza dell’industria delle bevande alcoliche contro gli avvertimenti in etichetta ci dovrebbe far pensare tutti: MA IL PRODOTTO È COSÌ CATTIVO CHE NON SI PUÒ NEMMENO SCRIVERE IN ETICHETTA ?

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Test etilico, con banane e crauti si rischiano i falsi positivi

Polemiche negli Usa: risultati "falsati" anche dopol'uso di saponi per le mani a base di alcol o colluttori

 Corriere.it - MILANO - Non basta non aver bevuto alcol per evitare di risultare positivi al test e magari perdere il proprio lavoro. Ci sono stati infatti casi di falsi positivi di persone che, pur non avendo bevuto alcolici, sono state esposte a minime quantità di detergenti per le mani a base di alcol, colluttori, o dopo aver mangiato banane e crauti. Per questo il governo Usa ha deciso di rivedere l'affidabilità dei test del sangue e delle urine, come scrive la rivista New Scientist.

CAUSE LEGALI - Generalmente il corpo elimina l'alcol entro sei ore. I test sono quindi progettati per rilevare anche quantità minime di sostanze come l'etilglucoronide (etg) e etilsolfato (ets), che si formano solo dalla scomposizione dell'alcol e rimangono rilevabili per almeno una settimana con il test delle urine. Ma si sono verificati diversi casi di falsi positivi in persone che non avevano consumato alcol dopo aver mangiato o usato alcune sostanze. Negli Usa ci sono diverse cause legali in cui medici, infermieri e altri professionisti hanno perso il lavoro per essere risultati positivi ai test, anche se si professano innocenti. Un problema di cui è a conoscenza anche il servizio di salute mentale e abusi di sostanze del ministero della salute Usa (Samhsa), che già nel 2006 aveva rilasciato un parere in cui dichiarava «inappropriata» e «scientificamente insostenibile» ogni azione legale o disciplinare basata esclusivamente sui test dell'etg o ets. E proprio il mese scorso, in un incontro organizzato dal Samhsa per rivedere le ultime prove scientifiche e legali sull'argomento, gli avvocati hanno chiesto all'organismo delle linee guida per chiarire meglio le quantità per distinguere il consumo deliberato da quello accidentale di alcol. (Fonte: Ansa)

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Sesso, insoddisfatto un giovane su tre. Alcol e droga usati per 'doparsi'

Milano, 8 feb. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Delusi dal sesso si 'dopano' con alcol e droga, illudendosi di cancellare le defaillance con rischiosi aiutini fai-da-te. Perché secondo un'indagine su 600 under 35 presentata oggi a Milano, con buona pace del San Valentino in arrivo nei letti del Belpaese dilaga il malcontento, confessato da circa un giovane su 3: per la precisione, il 29% dei maschi e il 35% delle femmine giudica insoddisfacente la propria vita sessuale.

L'indagine è stata condotta all'interno del progetto 'Scegli tu' promosso dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), e illustrata proprio in vista del 14 febbraio per il lancio della campagna educazionale 'Insieme per scegliere', che coinvolge anche la Società italiana di andrologia (Sia) e testimonial noti come la coppia vip Aldo Montano e Antonella Mosetti.

 

 

Dalla ricerca risulta che

più di un terzo dei giovani beve alcolici abitualmente

(44% degli uomini e 28% delle donne), mentre

uno su 10 dichiara di usare droghe

(12% e 9%). Due sostanze che gli esperti bollano come

'killer della passione'

, ma che

i ragazzi d'Italia considerano "un'auto-terapia per curare ansia da prestazione e senso di inadeguatezza"

, spiega la ginecologa e sessuologa milanese Alessandra Graziottin. Infatti, oltre la metà del campione ritiene che bere aiuti nell'intimità (64% dei maschi e 52% delle femmine); più del 10% (11% e 13%) pensa lo stesso degli stupefacenti, e soprattutto lui (27% contro il 18% delle donne) strizza l'occhio anche alle pillole dell'amore. Già i ragazzini le considerano un possibile alleato per stupire la partner con effetti speciali.

 

 

Ma se

solo il 12% dei giovani uomini italiani e appena il 9% delle donne definisce "ottima" la propria vita sessuale

, quali sono i

problemi più diffusi nelle stanze da letto

dello Stivale? Fra i 'segreti' di lui ci sono eiaculazione precoce (32%), difficoltà di erezione (27%), ansia da prestazione (21%) e calo del desiderio (14%), che invece schizza al primo posto tra i crucci femminili (26%), seguito dal dolore ai rapporti (21%) e dall'ansia da prestazione (9%) che ormai contagia sempre più spesso anche la donna. A completare il quadro si aggiunge poi l'incoscienza: solo il 35% dei maschi utilizza abitualmente il preservativo (mentre il 22% ricorre abitualmente al coito interrotto e un altro 39% lo fa ogni tanto), e appena il 18% delle donne usa la pillola quando invece "

i contracccettivi ormonali

- evidenzia Alessandro Palmieri della Clinica urologica dell'università di Napoli, segretario nazionale Sia -

migliorano l'intesa annullando il timore di gravidanza indesiderate"

. Insomma, precisa Graziottin, direttrice del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell'ospedale San Raffaele Resnati di Milano, "il livello di conoscenza degli italiani su questi temi è piuttosto scarso per loro stessa ammissione: fra i maschi il 16% si dichiara poco o per nulla competente, percentuale che sale al 20% tra le femmine". Risultato: "Dal campione emerge che il 13% degli uomini e il 42% delle donne hanno sofferto almeno una volta di una malattia sessualmente trasmissibile, anche se il dato femminile è un po' sovrastimato".

 

 

Sensibilizzare la coppia a una gestione più sapiente dell'intimità è l'obiettivo della nuova campagna dei ginecologi Sigo, sposata dagli andrologi "con il duplice intento di responsabilizzare gli uomini - dice Palmieri - ma anche di aiutarli a far emergere problemi che spesso si rifiutano di ammettere", ingannati dal "luogo comune del tutto inesatto" che piacere anticipato e disfunzione erettile siano disturbi esclusivi da 'tempie grigie'. L'iniziativa di San Valentino 'Insieme per scegliere' propone due mini-guide per esplorare la sessualità dal punto di vista del partner, con una parte dedicata alla fisiologia, la sezione 'Tutto quello che non hai mai osato chiedere' e un focus sulla contraccezione.

 

 

Sono disponibili inoltre percorsi di approfondimento sui 10 nemici della sessualità; un gioco per testare l'intesa di coppia; un numero verde (800-555323); la consulenza online della ginecologa e la possibilità di confrontarsi su questi temi 'caldi' con alcuni vip. La coppia Montano-Mosetti, oltre a Gigi Buffon, Veronica Olivier e Manuela Arcuri risponderanno con un video ai quesiti più interessanti. "Mantenersi in forma è fondamentale per la salute, anche per quella sessuale - raccomanda Montano ai giovani - Tanto sport, ma anche una dieta sana, niente fumo e droghe sono le regole base per una buona intesa".

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Etilometro. Nullo l’alcol test fatto senza informare della possibilità di farsi assistere da un avvocato

www.litis.it - E’ nullo il test dell’etilometro fatto senza aver informato la persona sottoposta ad esame della possibiltà di  farsi assistere da un avvocato.

È quanto ha stabilito il giudice per l’udienza preliminare di Genova che ha prosciolto un genovese di 62 anni che nel 2007 si era schiantato con l’auto a San Fruttuoso. L’uomo era stato fermato dai vigili urbani che gli avevano fatto la prova del palloncino senza però informare lo stesso della possibilità di far intervenire un avvocato.
Il tasso registrato dall’etilometro era risultato di 1,48. L’automobilista era stato condannato a 20 giorni di arresto con decreto penale.

 Il difensore si era opposto e il primo giudice gli aveva dato ragione. Il procuratore generale aveva però impugnato l’assoluzione facendo ricorso in Cassazione. Le Sezioni unite avevano annullato il provvedimento ma avevano trasmesso gli atti a Genova per proseguire il giudizio dinnanzi a un altro giudice. Ma il Gip di Genova ha assolto definitivamente l’automobilista.

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Bere moderatamente protegge dai rischi di Alzheimer, alcolismo e astinenza li aumentano

Alcol

gaianews.it Precedenti ricerche riguardanti l’associazione tra consumo di alcool e demenza o deterioramento cognitivo in età avanzata suggerivano che il consumo di alcool da lieve a moderato può essere protettivo contro demenza. Tuttavia, la maggior parte delle ricerche erano state condotte su soggetti già piuttosto anziani, all’inizio degli studi. Un nuovo studio pubblicato sul numero di dicembre del Journal of Alzheimer Disease risolve questo problema con un follow-up lungo più di due decenni.

Lo studio, condotto presso l’Università di Turku, l’Università di Helsinki e l’Istituto Nazionale per la salute e il benessere in Finlandia, mostra che il consumo di alcol nella mezza età è correlato al rischio di demenza valutato circa 20 anni dopo. Lo studio indica che sia i soggetti astemi che quelli che consumano grandi quantità di alcol hanno un rischio maggiore di deterioramento cognitivo rispetto ai bevitori leggeri.

“La nostra scoperta è significativa in quanto le alterazioni tipiche della malattia dell’Alzheimer – la sindrome di demenza più comune – si pensa che facciano la loro prima comparsa due o tre decenni prima della manifestazione clinica, e quindi l’identificazione precoce dei fattori di rischio è fondamentale”, afferma Jyri Virta, ricercatore presso l’Università di Turku, in Finlandia.

Oltre al consumo di alcol totale, gli autori sono stati in grado di valutare gli effetti delle differenti abitudini di consumo. Lo studio suggerisce che bere grandi quantità di alcool (ossia un’intera bottiglia di vino o l’equivalente) in una sola occasione almeno mensile è un fattore di rischio indipendente per il deterioramento cognitivo. Il “binge drinking”, così si chiama questo tipo di abuso occasionale, raddoppia il rischio di deterioramento cognitivo, anche quando il consumo totale di alcol è statisticamente medio-basso.

Allo stesso modo, il pesante consumo di alcol in una sola occasione è stato anche legato all’aumento dello sviluppo del successivo decadimento cognitivo. Pertanto, non è solo la quantità di alcool, ma anche il modo in cui viene consumato che influisce sul rischio di deterioramento cognitivo.

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