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Articolo Rave
26 Marzo, 2008 - 10:22 da numbergodelEcco un articolo che va più a fondo sul fenomeno Rave, cercando di capirlo
SAMORINI torna online
22 Agosto, 2008 - 00:11 da AnonimoIl più importante e documentato sito accademico sulle droghe e sull'etnobotanica torna finalmente online.
Diario di un rave
26 Dicembre, 2007 - 15:13 da Anonimo2 giorni fa ero ad un rave.. una fabbrica enorme, mille stanzoni grandissimi, corridoi, camere e cortili abbandonati... e in mezzo lui, il sound, muro di casse alto 3 metri e lungo 15.. ovunque per il sito ci sono campers e macchine "special", gente che ti chiama per chiederti se vuoi prendere qualcosa per rendere l'atmosfera più viva..
quella sera sono arrivato lì sapendo già che avrei voluto provare un beverone di acqua e cristalli... mi aveva sempre attirato l'idea e nella mia gamma di "esperimenti" mancava ancora quella componente.. ebbene, la prima bottiglia da 33cl se ne va in 5 minuti, divisa tra noi 5 o 6 amici.... poi, dopo circa mezz'ora, arrivato l'ultimo di noi alla festa, si festeggia con una bottiglia da 1 litro.. per farla breve 1,5 g di cristalli se ne vanno in 45 minuti, contando che su 6 eravamo 3 maschi molto "assetati" e 3 ragazze relativamente più tranquille... dopo un tempo non precisato, cmq poco dopo la seconda bottiglia, tutti vengono attirati dalla musica e partono in massa verso il sound, mentre uno di noi aveva iniziato a fare dei disegni sui muri... capite le nostre intenzioni si gira verso di me e mi dice "voi andate, tranquilli io resto un pò qua a disegnare"...
a quel punto, capito l'andazzo (lui è sempre stato quello che mi ha fatto viaggiare mentalemente ad ogni occasione "psicoattiva") ho deciso di seguirlo e rimandare la danza... e dopo un pò, in concomitanza con il picco dell'effetto, ho capito di aver fatto la cosa giusta: abbiamo cominciato a parlare dei disegni, ed io ho iniziato a fare discorsi molto profondi (o almeno così mi sembrava) su ciò che secondo me significa disegnare per lui... evidentemente sarò stato troppo profondo (o più probabilmente era salita anche a lui) fatto sta che all'improvviso smette di disegnare, si gira con la bocca aperta e gli occhi da cucciolo di cane, mi abbraccia e mi dice "dopo quello che hai detto devo dedicarti un disegno"... troviamo una parete abbastanza grande e lì tocchiamo il momento di feeling più intenso: lui disegna e io gli parlo, il tutto sempre più velocemente... le parole si mischiano con i tocchi di colore, le sfumature con i silenzi... in quel momento sento un senso favoloso senso di felicità, una felicità pura, mai provata.. dopo un pò però succede una cosa che ci lascia molto tristi: si avvicina una ragazza che ci chiede cosa facciamo, di dove siamo... insomma un'altra che come noi aveva un'intensa voglia di comunicare.. noi siamo felici di questo, parliamo e sorridiamo, lontani dall'essere maliziosi o aggressivi.. però all'improvviso da dietro spunta un ragazzo dall'aria evidentemente alterata dal fatto che stessimo parlando con la sua amica.. la porta via subito mentre un terzo ragazzo lo calma..
questa scena mi ha fatto male, ma evidentemente ha fatto ancor più star male il mio amico: lo vedo girarsi verso di me con una faccia da bambino offeso... faceva sinceramente tenerezza.. ritorna al suo disegno, ma questa volta muovendosi a scatti, dicendomi "questo disegno te lo sto finendo proprio con cattiveria... il mondo è brutto"... questa cosa mi ha fatto pensare...
passato questo momento intenso torniamo dagli altri... ora non sto a raccontare precisamente tutto ciò che è successo: dico solo che dopo un pò ho chiesto a un mio amico di accompagnarmi in un posto, ho sgomiato in tutta tranquillità un pò din birra e da lì sono stato di nuovo meglio.. ho passato tutta la notte e la mattina a ballare 15 minuti e poi a girare trotterellando per 10 minuti salutando la gente, aiutando quelli che non stavano bene e parlando con altri come me.. poi il pomeriggio a casa, cena veloce alle 5 e poi a nanna... stamattina? fresco come una rosa..
so che fa male, so che è illegale, ma non posso negare che prenderlo sia una delle esperienze più ricche di sensazioni che abbia mai provato... la parola d'ordine in queste cose è sempre LIMITE: io stavo bene, ma vedevo gente davvero in stati pietosi, piegati da altre sostanze a cui evidentemente non possono più rinunciare.. sostanze che ho provato anch'io, ma solo per un istinto di esplorazione che mi spinge a testare una e una sola volta le cose per capire cosa mi danno... tutto ciò a volte mi fa paura, ma posso dire che finchè si conserva un minimo di amor proprio, un minimo di speranza per il proprio futuro, va da se che il limite viene autoimposto..
non sono nessuno per dirlo, ma mi raccomando: quella non è la vera vita, è solo una percezione alterata da un processo di inibizione chimica.. facciamo sempre in modo che il cervello funzioni, che di questi tempi ce n'è bisogno...
ciao
adreno.chrome Tedo
A Zurigo è un'altra musica...
2 Ottobre, 2008 - 16:19 da AnonimoDa Fuoriluogo,28 settembre 2008
Ho assistito da poco alla street parade di Zurigo dove circa un milione di persone (prevalentemente giovani, ma anche famiglie ed alcuni che non sarebbe sbagliato definire “anziani”) hanno allegramente invaso la città (che ha meno di 400.000 abitanti) per celebrare una sorta di carnevale techno. Leggendo, appena rientrato, come da noi, in Italia, prevalga invece un’organizzazione di eventi “rave” sempre più piccoli e sempre più nascosti (inaccessibili quindi a chi, per esempio, svolge azioni di prevenzione e di cura), vorrei fare alcune considerazioni a partire da una dato semplice: le cose succedono. Succede, ad esempio, che i giovani che amano un certo tipo di musica e di ballare insieme si ritrovino e si organizzino per celebrare questi “riti”. È un fenomeno che da molti anni attraversa tutta l’Europa (potremmo dire tutto il mondo) e che, con diversi stili, è definito da nomi come “rave party”, “street parade”… Succede anche che le persone assumano droghe, soprattutto in alcune fasi della loro vita e della loro esplorazione del mondo che li circonda.
Una società, per fronteggiare questi fenomeni, può scegliere diverse strade: una passa sicuramente attraverso la scelta di ostacolare tali comportamenti e questo, certamente, spingerà alcuni a non metterli in atto (in genere le persone non particolarmente interessate a queste cose), mentre spingerà altri ad agire tali comportamenti di nascosto (le persone molto interessate a queste cose). Un’altra strada, scelta dalla città di Zurigo – appartenente, non dimentichiamolo, ad un paese profondamente conservatore come la Svizzera – è stata quella di cercare di controllare e gestire le situazioni che possono creare danno o allarme alle persone e alla città. Le politiche della città nascono quindi da questa contemporanea attenzione alla salute pubblica e al controllo sociale. La stessa combinazione salute-controllo è alla base delle cosiddette “stanze del buco”, dell’offerta di trattamento – compreso quello con eroina – e dell’organizzazione, appunto, della “street parade”. Questo fa sì che un milione circa di persone che attraversano Zurigo, ballando al ritmo della techno, diventino un’occasione di festa (e di business) per la città e per i cittadini, con televisioni e media di tutta Europa che partecipano a questo evento gioioso. La nostra mentalità (queste cose non si devono fare) fa sì che 3.000 persone vicino a Guastalla diventino un dramma umano e sociale con denunce, segnalazioni e inquinamento dell’ambiente circostante.
Il ministro Giovanardi ha commentato, riferendosi alla morte di una ragazza per assunzione di ecstasy, che l’analisi della pastiglia non avrebbe certamente modificato il suo comportamento. Io questo non lo so. So che ho visto analizzare le pastiglie – a Zurigo ovviamente, in quanto da noi non si può fare – e ho visto segnalare alle persone di fare attenzione a compresse con percentuali particolarmente elevate di principio attivo. Ho visto segnalare allarme per la presenza di compresse, vendute come ecstasy, contenenti morfina e che potevano provocare overdose da oppiacei; ho visto operatori che, nell’attesa della risposta dell’analisi della compressa, intervistavano le persone, parlavano con loro, le informavano su rischi e conseguenze possibili. Ho visto una polizia discreta, che lavorava in sinergia con gli altri operatori. Ho visto ammanettare uno spacciatore senza che la folla intorno, giovani e giovanissimi, si scagliasse contro i due poliziotti che erano intervenuti. Ma è possibile in Italia, per la destra, parlare di tutela della salute dei consumatori ed è possibile in Italia, per la sinistra, parlare di controllo sociale? Possiamo provare a declinare questi termini? Penso che negarli voglia dire consegnarli ad altri, parlarne e discuterne voglia dire, forse, provare a farli propri e a costruire, su queste parole, una politica che sia a difesa dei cittadini (tutti) e non a difesa delle proprie ideologie.
Edo Polidori
RAVE: TECNOLOGIA, TRIBALISMO E FORME DI NOMADISMO METROPOLITANO
28 Marzo, 2008 - 12:53 da dorothyPer parlare seriamente dei Rave e della cultura techno
Contenuto in evidenzaDROGA, CERVELLO E CREATIVITA’ ARTISTICA, VERSO UNA BIOCHIMICA DELLA CREATIVITA’
13 Novembre, 2008 - 12:10 da AnonimoNormal
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E' il mondo all’interno del tuo animo che tu cerchi. Solo all’interno di te esiste la realtà
che cerchi. Io non posso darti nulla che non sia già all’interno di te stesso. Io non posso aprirti
nessuna galleria di immagini, solo il tuo animo. Tutto quel che posso darti è l’opportunità,
l’impulso, la chiave. Posso aiutarti a renderti il tuo mondo visibile. Tutto lì”.
Herman Hesse, Steppenwolf, 1957.
L. Pulvirenti
Psychopharmacology Unit, Claude Bernard
Neuroscience Institute and Department of Neuropharmacology,
The Scripps Research Institute
La creatività artistica è una delle più alte manifestazioni delle capacità cognitive dell’uomo.
La relazione fra sostanze in grado di modificare lo stato di coscienza, la loro assunzione e l’espressione della creatività è stata quindi un argomento di grande interesse nel corso dei secoli. L’interesse nel dibattito sulla relazione fra droghe e creatività artistica si è recentemente rivitalizzato sulla base delle nuove conoscenze degli effetti delle droghe su specifiche strutture del sistema nervoso centrale e delle relative interazioni a livello molecolare.
In effetti l’uso di varie sostanze psicoattive come mezzo per aumentare la creatività artistica ha una lunga storia. Alcune sculture ritrovate in America Centrale fanno ritenere che già nel 1500 A.C. l’uso di funghi allucinogeni da parte dell’artista era considerato un mezzo per ricevere una ispirazione divina e molti dei dipinti rupestri delle prime popolazioni indiane del Sud-Ovest degli Stati Uniti sono state attribuite all’uso di sostanze cosiddette psichedeliche. In tempi a noi più vicini sono stati i poeti romantici dell’inizio dell’Ottocento a narrare per primi le loro esperienze introspettive sotto l’influenza di varie droghe e gli orientamenti di varie correnti artistiche negli anni ’60 e ’70 hanno portato alla ribalta l’uso delle droghe e la loro influenza sulle capacità artistiche e creative. Il grande scrittore Aldous Huxley ha persino
sostenuto che l’arte del ventesimo secolo sarà ricordata per l’impatto e le conseguenze che su di essa hanno avuto i farmaci allucinogeni.
L’interesse per la droghe come mezzo di facilitazione delle capacità creative dell’individuo deriva principalmente dalla pletora di osservazioni da parte di artisti che hanno percepito un
miglioramento nelle loro capacità creative a seguito dell’uso di varie droghe, fra cui la dietilamide dell’acido lisergico (LSD), i cannabiniodi e varie sostanze allucinogene di origine naturale fra cui psilocibina e mescalina.
L’analisi oggettiva di queste osservazioni soggettive non è però facile ed è necessaria una attenta analisi sistematica e controllata per valutare se e come l’assunzione di alcune sostanze rappresenti realmente un mezzo per aumentare la creatività e l’introspezione estetica e in che modo questi elementi si riflettono sulla qualità della produzione artistica.
Droga e creatività artistica: un’analisi sistematica
Cercare di catturare gli sfuggenti elementi che nel loro insieme costituiscono un atto creativo è sicuramente opera ardua. Una serie di studi ha tuttavia cercato di affrontare il problema da diverse prospettive usando i mezzi della neuropsicologia. Test psicometrici oggettivi di valutazione fra i quali il test di Rorschach, il test di creatività di Purdue, il test di visualizzazione oggettiva di Miller, il test delle figure celate di Witkin, il test di associazione verbale e il test di personalità multifasico del Minnesota (MMPI) sono stati adoperati in condizioni sperimentali controllate su artisti professionisti, soggetti con capacità artistiche, e soggetti di controllo.
L’insieme di questi studi, svolto da diversi gruppi di ricercatori nel corso degli ultimi decenni, rappresenta un primo ed importante tentativo di caratterizzazione degli effetti delle droghe, soprattutto farmaci con effetti allucinogeni, su diverse componenti dimensionali della creatività artistica. Nonostante gli approcci molto diversi fra loro una essenziale concordanza di conclusioni è emersa dai risultati delle diverse ricerche. Sorprendentemente, l’ipotesi che l’uso di droghe sia per sé un mezzo semplice ed aspecifico di facilitazione della creatività artistica non ha retto all’attento scrutinio scientifico.
Il primo elemento di consenso è costituito dall’osservazione che l’uso di queste droghe, in genere LSD, psilocibina, mescalina o cannabinoidi dopo somministrazione acuta o subcronica, produce una intensificazione dei tratti preesistenti di personalità e della capacità di esperienza soggettiva estetica, entrambi misurati dai test psicometrici, ma ciò non si accompagna direttamente ed automaticamente ad un aumento o un miglioramento della produtività artistica. Infatti nelle ricerche nelle quali l’opera degli artisti è stata valutata in maniera oggettiva, nonostante l’esperienza soggettiva degli artisti, i critici d’arte di riferimento hanno in genere considerato la qualità della produzione degli artisti simile all’opera svolta in assenza di droga. Analogamente, gli studi psicometrici che hanno analizzato scale specifiche di valutazione della performance creativa (test di associazione remota, di immaginazione, di originalità e di pensiero divergente) non hanno riscontrato differenze prima e dopo esposizione a droga. In questo senso l’esperienza farmacologica sembra rimanere un fenomeno passivo, mentre l’atto creativo è una esperienza attiva che non sembra essere direttamente ed automaticamente influenzata dalla droga. É molto interessante, invece l’osservazione degli effetti di farmaci, come l’LSD, di indurre un’aumentata capacità di risoluzione creativa di problemi complessi. Ciò si verifica tuttavia soltanto in condizioni fortemente strutturate, cioè a seguito di una procedura preparatoria psicodinamica e in un ambiente psicosociale fortemente orientato verso il test in questione. Questo è anche in accordo con prove aneddotiche di aumento indotto da LSD della capacità di superare in maniera creativa alcune specifiche difficoltà tecniche professionali da parte di architetti, generali o scienziati.
Queste ricerche sembrano quindi avere identificato gli elementi essenziali che influenzano gli effetti dell’esposizione a LSD, psilocibina o mescalina. In particolare sono il contesto ambientale e psicodinamico, la preparazione e le aspettative del soggetto e la preesistente personalità a rappresentare le variabili principali che determinano l’effetto dei questi farmaci. Quindi nonostante una forte sensazione oggettiva di creatività accompagni invariabilmente le esperienze farmacologiche, questa non si riflette in un generale effettivo miglioramento delle capacità artisticocreative del soggetto.
Tuttavia se questi farmaci vengono assunti da un soggetto dotato di preesistenti particolari doti artistiche, allora lo stato di alterata percezione della realtà può generare una inusuale
esperienza estetico-introspettiva. Le esperienze sensoriali dell’artista sotto l’effetto di LSD o sostanze simili, infatti, combinate con il preesistente substrato cognitivo-emotivo sono in
grado di generare insolite immagini che l’artista e solo l’artista puo’ occasionalmente, quindi non invariabilmente, trasformare in un prodotto di notevole valore esteticoartistico.
L’importanza delle ricerche condotte nel corso degli ultimi decenni è quindi di avere fornito prove sperimentali controllate che mettono in dubbio la potenziale capacità di questi composti
di aumentare direttamente ed automaticamente la creatività artistica in maniera aspecifica, vale a dire in tutti i soggetti e in tutte le condizioni ambientali e psicodinamiche. L’alterazione dei meccanismi cognitivi di elaborazione dell’informazione prodotta dall’esposizone alla droga, invece, sembra facilitare specificamente alcune componenti della creatività che, occasionalmente, sia in alcune categorie di soggetti cui è richiesta una creativa risoluzione di
problemi sia nell’artista può condurre a migliori performance.
Droga, cervello e creatività
Il cammino verso l’analisi scientifica della creatività pone immediatamente il quesito dei substrati neuronali della creatività stessa. In che modo la conoscenza dei meccanismi molecolari dell’azione delle droghe può spiegarci le modalità attraverso cui queste esercitano i loro effetti sulle capacità artistiche e creative seppur nei limiti che le ricerche ci hanno indicato? La maggior parte delle conoscenze sul meccanismo d’azione dei farmaci d’abuso proviene da ricerche nell’animale da esperimento. Infatti sia piccoli roditori che specie a noi più vicine come i primati hanno un comportamento di ricerca della droga e un pattern di consumo analoghi a quello della nostra specie. Ciò indica che esiste sicuramente un substrato neuronale che alcune classi farmacologiche di sostanze, i farmaci da abuso, sono in grado di modificare e il cui risultato è la focalizzazione dell’attività dell’individuo verso la ricerca della droga, con conseguente perdita di controllo sull’uso, manifestazione cardine della tossicodipendenza. Tuttavia, le aree cerebrali e le componenti neurochimiche che portano all’abuso sono probabilmente distinte dal substrato anatomo-funzionale coinvolto nella creatività e sul quale le droghe sembrano avere un effetto. E purtroppo in questo senso la ricerca nell’animale da esperimento non ci è d’aiuto in quanto le capacità creative sono proprie della specie umana e non sono mai state caratterizzate nell’animale chiare manifestazioni di comportamenti, anche specie-specifici, assimilabili alla creatività artistica. Un aiuto importante ci viene fornito invece dall’indagine psichiatrica. Esiste infatti l’ipotesi che vi sia un legame fra creatività artistica e malattia mentale. Poiché sono state avanzate alcune ipotesi sulle basi neurochimiche delle malattie psichiatriche associate alla cretività artistica e poiché conosciamo gli effetti delle droghe sul decorso clinico di queste patologie, allora è realistico ritenere che la malattia mentale possa costituire un mezzo per fornire indicazioni ed ipotesi di lavoro sulle modalità attraverso cui le droghe influenzano la creatività.
Da Aristotele ai nostri tempi passando attraverso Shakespeare l’idea che l’arte fosse invariabilmente associata al genio e alla malattia mentale ha pervaso e affascinato la credenza popolare. Sicuramente molti personaggi illustri della storia dell’arte compresi Van Gogh, Ciaikovski, Hemingway, V. Wolf e C. Bronte, ritenuti essere affetti da gravi malattie psichiatriche, hanno corroborato questa ipotesi. Sebbene anche in questo caso una recente indagine scientifica sistematica ha portato alla luce che esiste forse solo una debole associazione fra malattia psichiatrica e creatività artistica, ciò nonostante, la conoscenza della natura di alcune sindromi psichiatriche associate ad un aumento della creatività artistica ha fornito importanti informazioni per successive indagini.
A questo proposito è eloquente l’esempio delle sindromi maniacodepressive o delle sindromi ipomaniacali, durante il corso delle quali un aumento della produttività in alcuni individui è stato chiaramente dimostrato. Alcune forme di schizofrenia sono anch’esse state associate ad una prolifica attività artistica. Diventa allora rilevante l’osservazione che specifiche sostanze d’abuso fra cui LSD, i cannabinoidi, l’amfetamina ed alcuni derivati (ad esempio, l’ecstasy), oltre ad aumentare la creatività artistica in alcuni individui in particolari condizioni, come abbiamo discusso, sono anche dei potenti fattori precipitanti le sindromi psichiatriche associate alla creatività. È quindi possibile che un substrato comune possa legare queste droghe, i loro effetti su alcune malattie psichiatriche, la malattia stessa e la creatività artistica. Quali siano le molecole coinvolte non è purtroppo possibile affermarlo.
Tuttavia l’osservazione che l’amfetamina sia un potente stimolatore dei sistemi noradrenergici e dopaminergici sia a livello della corteccia cerebrale che a livello del sistema libico dell’affettività, che l’ecstasy possieda oltre agli effetti stimolanti anche un effetto neurotossico sui neuroni serotoninergici e che l’LSD modifichi significativamente la neurotrasmissione serotoninergica indica che l’azione di queste droghe sui sistemi monoaminergici potrebbe svolgere un ruolo di rilievo. Questa osservazione è corroborata dall’ipotesi che disfunzioni dei sistemi dopaminergici, serotoninergici e noradrenergici siano alla base delle complesse manifestazioni patologiche, comprese le manifestazioni cognitive, di schizofrenia, mania e depressione. In definitiva l’attento scrutinio cui la comunità scientifica ha sottoposto recentemente le credenze popolari dell’influsso delle droghe sulla creatività artistica e dei rapporti fra creatività artistica e malattia mentale ha contribuito a confutare che la creatività artistica sia invariabilmente influenzata da droga o da malattia mentale. Invece è proprio il restringimento dell’analisi a specifiche, selettive e limitate interazioni fra droga e creatività oppure fra malattia mentale e creatività che potrà forse in futuro gettare le basi per una analisi scientifica rigorosa della basi neuronali e della biochimica della creatività artistica.
Bibliografia
Janiger O, Dobkin De Rios M. LSD and creativity. J Psychoactive Drugs. 21:
130-134, 1989.
Keynes M. Creativity and psychopathology. Lancet. 345: 138-
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Krippner S. Psychedelic drugs and creativity. J Psychoactive Drugs. 17:
235-245, 1985.
Mc Whinnie HJ. Chemical agents for behavioral change: creative, psychotic and ecstatic states. Some implications
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123-137, 1970.
Miller BL, Ponton M, Benson FD, Cummings JL, Mena I. Enhanced
artistic creativity with temporal lobe degeneration. Lancet. 348: 1744-1745,
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Waddell C. Creativity and mental illness: is there a link? Can J Psychiatry.
43: 166-172, 1998.
Luigi Pulvirenti
Contenuto in evidenzaLegislazione sull’ uso personale di sostanze stupefacenti: dai “CONVEGNI IN FUMERIE” ai provvedimenti del Questore
4 Marzo, 2008 - 10:19 da la redazioneLA STORIA
Il primo intervento legislativo italiano in materia di stupefacenti fu la legge n.396/1923 “Provvedimenti per la repressione dell’abusivo commercio di sostanze velenose aventi azione stupefacente” che puniva, con pene detentive brevi, la vendita, la somministrazione e la detenzione di tali sostanze da parte di persone non autorizzate nonché, con una multa, la partecipazione “a convegni in fumerie” adibite all’uso di stupefacenti. Successivamente, la legge n.1145/1934 contenente “Nuove norme sugli stupefacenti” introdusse il “ricovero coatto” dei tossicomani in “case di salute”. Novità rilevanti furono apportate dalla legge n.1041/1954 “Disciplina della produzione del commercio e dell’impiego degli stupefacenti” che prevedeva un inasprimento delle sanzioni penali per chiunque detenesse sostanze stupefacenti, senza alcuna distinzione tra commercio e mero uso personale. Il ricorso al ricovero coatto in ospedali psichiatrici fu mantenuto nei confronti “di chi, a causa di grave alterazione psichica per abituale abuso di stupefacenti, si rende comunque pericoloso a sé e agli altri o riesce di pubblico scandalo”. A partire dalla fine degli anni ‘60 vi fu una rapida diffusione delle droghe nel mondo giovanile, alimentata sia da motivi culturali e ideologici che da logiche di mercato particolarmente allettanti per i narcotrafficanti, e apparve sempre più inadeguata una legge che poneva sullo stesso livello spacciatori e consumatori.
IERI: non punibilità, uso personale e modica quantità
La svolta decisiva si ebbe con la legge n.685 /1975 “Disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope. Prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza” che, pur vietando la detenzione di sostanze stupefacenti, prevedeva una causa di “non punibilità” se la sostanza era destinata al proprio uso personale e se si trattava di una “modica quantità”, introducendo quindi una distinzione tra spacciatore e consumatore. Accanto agli strumenti repressivi, furono introdotti una serie di interventi di prevenzione sociale e di assistenza socio-sanitaria: chiunque poteva chiedere di sottoporsi volontariamente ad interventi riabilitativi presso presidi ospedalieri, ambulatoriali, medici e sociali localizzati nella regione, mentre permaneva il ricovero coatto nei casi in cui l’autorità giudiziaria ravvisasse la necessità del trattamento medico e assistenziale. La legge del 1975 non fu però in grado di contrastare efficacemente la diffusione del fenomeno e da più parti si reclamarono interventi maggiormente repressivi sia contro gli spacciatori che contro i consumatori di sostanze stupefacenti.
Si arrivò così all’emanazione del D. P. R. 309/90 “Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza” che, introducendo il principio dell’illiceità della detenzione di sostanze stupefacenti, anche per uso personale, prevedeva, in questi casi, l’attivazione di un particolare procedimento amministrativo di competenza del Prefetto. La sostanza detenuta, per l’attivazione di un procedimento amministrativo (art.75) e non penale (art.73), non doveva essere superiore alla dose media giornaliera, determinata da un apposito decreto del Ministero della Sanità che raggruppava le sostanze stupefacenti in diverse tabelle, a seconda delle loro caratteristiche, ed indicava, per ogni sostanza, i limiti quantitativi massimi di principio attivo per le dosi medie giornaliere. Il D. P. R. 309/90 prevedeva inoltre l’istituzione dei servizi pubblici per le tossicodipendenze (Ser.T) presso le unità sanitarie locali, con compiti di prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze, ed aboliva il ricovero coatto disposto dall’autorità giudiziaria. Il referendum del 1993 modificò in parte questa norma, eliminando la dose media giornaliera ed abolendo la competenza dell’autorità giudiziaria nei casi di recidiva nella detenzione di sostanze stupefacenti per il proprio uso personale, che permaneva quindi di esclusiva pertinenza prefettizia.
OGGI: durata delle sanzioni e provvedimenti a tutela della sicurezza pubblica
La L.49/2006, attualmente in vigore, ha apportato sostanziali cambiamenti al procedimento amministrativo previsto dall’art.75 D.P.R.309/90, introducendo ulteriori conseguenze. Per una maggiore comprensione delle modifiche introdotte dalla nuova legge riportiamo gli aspetti maggiormente rilevanti delle conseguenze previste per i casi di detenzione per uso personale di sostanze stupefacenti.
“Art.75 L.49/2006
Chiunque illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope fuori dalle ipotesi di cui all’articolo 73 e 72, è sottoposto, per un periodo non inferiore a un mese e non superiore a un anno, a una o più delle seguenti sanzioni amministrative:
a) sospensione della patente di guida o divieto di conseguirla;
b) sospensione della licenza di porto d’armi o divieto di conseguirla;
c) sospensione del passaporto e di ogni altro documento equipollente o divieto di conseguirli;
d) sospensione del permesso di soggiorno per motivi di turismo o divieto di conseguirlo se cittadino extracomunitario.”
E’ dunque sempre prevista una sanzione amministrativa per chi detiene sostanze stupefacenti per uso personale, ma le sostanze non sono più suddivise in tabelle ed è aumentata la durata delle sanzioni. Vengono nuovamente introdotti dei limiti quantitativi per distinguere la detenzione per uso personale da quella finalizzata allo spaccio.
“Art.75 L.49/2006
Se al momento dell’accertamento la persona ha la diretta ed immediata disponibilità di veicoli a motore, gli organi di polizia procedono anche all’immediato ritiro della patente di guida. In caso di ciclomotore gli organi di polizia ritirano anche il certificato di idoneità tecnica e sottopongono il veicolo al fermo.
Il ritiro della patente e del certificato di idoneità ed il fermo del ciclomotore hanno la durata di 30 giorni.”
Viene introdotto il ritiro immediato della patente di guida, non prevista dalla precedente normativa, nei casi di detenzione di sostanze stupefacenti e di disponibilità di un veicolo.
“Art.75 L.49/2006.
Se per i fatti previsti in precedenza, in caso di particolare tenuità della violazione, ricorrono elementi tali da far presumere che la persona si asterrà per il futuro dal commetterli nuovamente, in luogo della sanzione e una volta sola, il prefetto può definire il provvedimento con il formale invito a non fare più uso delle sostanze stesse, avvertendo l’interessato delle conseguenze.”
Tale possibilità non è più limitata ai casi di detenzione di sostanze leggere, ma è estesa a tutti i casi di prima segnalazione.
“Art.75 L.49/2006
Il prefetto convoca dinanzi a sé o a un suo delegato, la persona segnalata per valutare, a seguito di colloquio, le sanzioni amministrative da irrogare e la loro durata nonché, eventualmente, per formulare l’invito a seguire il programma terapeutico e socio-riabilitativo.
Se risulta che l’interessato si sia sottoposto, con esito positivo, al programma terapeutico, il prefetto revoca le sanzioni, dandone comunicazione al questore.”
Con la nuova legge il programma terapeutico non è più alternativo alle sanzioni, che vengono comunque irrogate, ma è oggetto di un semplice invito rivolto alla persona convocata.
Nel caso la persona intraprenda e concluda un percorso riabilitativo potrà ottenere la revoca della sanzione che, considerati i tempi di svolgimento del programma, potrebbe già essere stata eseguita.
Si può inoltre supporre che, dovendo comunque scontare la sanzione, non saranno molte le persone che decideranno di intraprendere anche un percorso terapeutico.
“Art.75 bis L.49/2006
Il prefetto trasmette copia del decreto con il quale è stata applicata la sanzione amministrativa al questore che può sottoporre l’interessato, che risulti già condannato per alcuni reati o per violazione delle norme sulla circolazione stradale, o già sanzionato ai sensi di questa legge, a una o più delle seguenti misure:
a) obbligo di presentarsi almeno due volte a settimana presso il locale ufficio della Polizia di Stato o presso il comando dell'Arma dei Carabinieri territorialmente competente;
b) obbligo di rientrare nella propria abitazione, o in altro luogo di privata dimora, entro una determinata ora e di non uscirne prima di altra ora prefissata;
c) divieto di frequentare determinati locali pubblici;
d) divieto di allontanarsi dal comune di residenza;
e) obbligo di comparire in un ufficio o comando di polizia specificamente indicato, negli orari di entrata ed uscita dagli istituti scolastici;
f) divieto di condurre qualsiasi veicolo a motore.
Tali provvedimenti a tutela della sicurezza pubblica possono avere la durata massima di due anni e possono essere revocati dal questore sulla base del decreto di revoca emesso dal prefetto quando l’interessato risulta essersi sottoposto con esito positivo al programma terapeutico.”
I provvedimenti a tutela della sicurezza pubblica emessi dal questore sono un’altra novità introdotta dalla L.49/2006 nei confronti dei consumatori di sostanze stupefacenti. Si tratta di provvedimenti restrittivi della libertà della persona e che possono avere ripercussioni negative sulla sua vita lavorativa e sociale. Anche in questo caso una loro eventuale revoca potrebbe giungere tardiva rispetto alla loro esecuzione.

