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Articolo Rave

Ecco un articolo che va più a fondo sul fenomeno Rave, cercando di capirlo

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SAMORINI torna online

Il più importante e documentato sito accademico sulle droghe e sull'etnobotanica torna finalmente online.

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Articolo su spot del governo

ovvero: l'inutilità degli spot

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Diario di un rave

2 giorni fa ero ad un rave.. una fabbrica enorme, mille stanzoni grandissimi, corridoi, camere e cortili abbandonati... e in mezzo lui, il sound, muro di casse alto 3 metri e lungo 15.. ovunque per il sito ci sono campers e macchine "special", gente che ti chiama per chiederti se vuoi prendere qualcosa per rendere l'atmosfera più viva..
quella sera sono arrivato lì sapendo già che avrei voluto provare un beverone di acqua e cristalli... mi aveva sempre attirato l'idea e nella mia gamma di "esperimenti" mancava ancora quella componente.. ebbene, la prima bottiglia da 33cl se ne va in 5 minuti, divisa tra noi 5 o 6 amici.... poi, dopo circa mezz'ora, arrivato l'ultimo di noi alla festa, si festeggia con una bottiglia da 1 litro.. per farla breve 1,5 g di cristalli se ne vanno in 45 minuti, contando che su 6 eravamo 3 maschi molto "assetati" e 3 ragazze relativamente più tranquille... dopo un tempo non precisato, cmq poco dopo la seconda bottiglia, tutti vengono attirati dalla musica e partono in massa verso il sound, mentre uno di noi aveva iniziato a fare dei disegni sui muri... capite le nostre intenzioni si gira verso di me e mi dice "voi andate, tranquilli io resto un pò qua a disegnare"...
a quel punto, capito l'andazzo (lui è sempre stato quello che mi ha fatto viaggiare mentalemente ad ogni occasione "psicoattiva") ho deciso di seguirlo e rimandare la danza... e dopo un pò, in concomitanza con il picco dell'effetto, ho capito di aver fatto la cosa giusta: abbiamo cominciato a parlare dei disegni, ed io ho iniziato a fare discorsi molto profondi (o almeno così mi sembrava) su ciò che secondo me significa disegnare per lui... evidentemente sarò stato troppo profondo (o più probabilmente era salita anche a lui) fatto sta che all'improvviso smette di disegnare, si gira con la bocca aperta e gli occhi da cucciolo di cane, mi abbraccia e mi dice "dopo quello che hai detto devo dedicarti un disegno"... troviamo una parete abbastanza grande e lì tocchiamo il momento di feeling più intenso: lui disegna e io gli parlo, il tutto sempre più velocemente... le parole si mischiano con i tocchi di colore, le sfumature con i silenzi... in quel momento sento un senso favoloso senso di felicità, una felicità pura, mai provata.. dopo un pò però succede una cosa che ci lascia molto tristi: si avvicina una ragazza che ci chiede cosa facciamo, di dove siamo... insomma un'altra che come noi aveva un'intensa voglia di comunicare.. noi siamo felici di questo, parliamo e sorridiamo, lontani dall'essere maliziosi o aggressivi.. però all'improvviso da dietro spunta un ragazzo dall'aria evidentemente alterata dal fatto che stessimo parlando con la sua amica.. la porta via subito mentre un terzo ragazzo lo calma..
questa scena mi ha fatto male, ma evidentemente ha fatto ancor più star male il mio amico: lo vedo girarsi verso di me con una faccia da bambino offeso... faceva sinceramente tenerezza.. ritorna al suo disegno, ma questa volta muovendosi a scatti, dicendomi "questo disegno te lo sto finendo proprio con cattiveria... il mondo è brutto"... questa cosa mi ha fatto pensare...
passato questo momento intenso torniamo dagli altri... ora non sto a raccontare precisamente tutto ciò che è successo: dico solo che dopo un pò ho chiesto a un mio amico di accompagnarmi in un posto, ho sgomiato in tutta tranquillità un pò din birra e da lì sono stato di nuovo meglio.. ho passato tutta la notte e la mattina a ballare 15 minuti e poi a girare trotterellando per 10 minuti salutando la gente, aiutando quelli che non stavano bene e parlando con altri come me.. poi il pomeriggio a casa, cena veloce alle 5 e poi a nanna... stamattina? fresco come una rosa..

 
so che fa male, so che è illegale, ma non posso negare che prenderlo sia una delle esperienze più ricche di sensazioni che abbia mai provato... la parola d'ordine in queste cose è sempre LIMITE: io stavo bene, ma vedevo gente davvero in stati pietosi, piegati da altre sostanze a cui evidentemente non possono più rinunciare.. sostanze che ho provato anch'io, ma solo per un istinto di esplorazione che mi spinge a testare una e una sola volta le cose per capire cosa mi danno... tutto ciò a volte mi fa paura, ma posso dire che finchè si conserva un minimo di amor proprio, un minimo di speranza per il proprio futuro, va da se che il limite viene autoimposto..

non sono nessuno per dirlo, ma mi raccomando: quella non è la vera vita, è solo una percezione alterata da un processo di inibizione chimica.. facciamo sempre in modo che il cervello funzioni, che di questi tempi ce n'è bisogno...
 
ciao
 
adreno.chrome Tedo

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permanenza sostanze

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A Zurigo è un'altra musica...

Da Fuoriluogo,28 settembre 2008

Ho assistito da poco alla street parade di Zurigo dove circa un milione di persone (prevalentemente giovani, ma anche famiglie ed alcuni che non sarebbe sbagliato definire “anziani”) hanno allegramente invaso la città (che ha meno di 400.000 abitanti) per celebrare una sorta di carnevale techno. Leggendo, appena rientrato, come da noi, in Italia, prevalga invece un’organizzazione di eventi “rave” sempre più piccoli e sempre più nascosti (inaccessibili quindi a chi, per esempio, svolge azioni di prevenzione e di cura), vorrei fare alcune considerazioni a partire da una dato semplice: le cose succedono. Succede, ad esempio, che i giovani che amano un certo tipo di musica e di ballare insieme si ritrovino e si organizzino per celebrare questi “riti”. È un fenomeno che da molti anni attraversa tutta l’Europa (potremmo dire tutto il mondo) e che, con diversi stili, è definito da nomi come “rave party”, “street parade”… Succede anche che le persone assumano droghe, soprattutto in alcune fasi della loro vita e della loro esplorazione del mondo che li circonda.
Una società, per fronteggiare questi fenomeni, può scegliere diverse strade: una passa sicuramente attraverso la scelta di ostacolare tali comportamenti e questo, certamente, spingerà alcuni a non metterli in atto (in genere le persone non particolarmente interessate a queste cose), mentre spingerà altri ad agire tali comportamenti di nascosto (le persone molto interessate a queste cose). Un’altra strada, scelta dalla città di Zurigo – appartenente, non dimentichiamolo, ad un paese profondamente conservatore come la Svizzera – è stata quella di cercare di controllare e gestire le situazioni che possono creare danno o allarme alle persone e alla città. Le politiche della città nascono quindi da questa contemporanea attenzione alla salute pubblica e al controllo sociale. La stessa combinazione salute-controllo è alla base delle cosiddette “stanze del buco”, dell’offerta di trattamento – compreso quello con eroina – e dell’organizzazione, appunto, della “street parade”. Questo fa sì che un milione circa di persone che attraversano Zurigo, ballando al ritmo della techno, diventino un’occasione di festa (e di business) per la città e per i cittadini, con televisioni e media di tutta Europa che partecipano a questo evento gioioso. La nostra mentalità (queste cose non si devono fare) fa sì che 3.000 persone vicino a Guastalla diventino un dramma umano e sociale con denunce, segnalazioni e inquinamento dell’ambiente circostante.
Il ministro Giovanardi ha commentato, riferendosi alla morte di una ragazza per assunzione di ecstasy, che l’analisi della pastiglia non avrebbe certamente modificato il suo comportamento. Io questo non lo so. So che ho visto analizzare le pastiglie – a Zurigo ovviamente, in quanto da noi non si può fare – e ho visto segnalare alle persone di fare attenzione a compresse con percentuali particolarmente elevate di principio attivo. Ho visto segnalare allarme per la presenza di compresse, vendute come ecstasy, contenenti morfina e che potevano provocare overdose da oppiacei; ho visto operatori che, nell’attesa della risposta dell’analisi della compressa, intervistavano le persone, parlavano con loro, le informavano su rischi e conseguenze possibili. Ho visto una polizia discreta, che lavorava in sinergia con gli altri operatori. Ho visto ammanettare uno spacciatore senza che la folla intorno, giovani e giovanissimi, si scagliasse contro i due poliziotti che erano intervenuti. Ma è possibile in Italia, per la destra, parlare di tutela della salute dei consumatori ed è possibile in Italia, per la sinistra, parlare di controllo sociale? Possiamo provare a declinare questi termini? Penso che negarli voglia dire consegnarli ad altri, parlarne e discuterne voglia dire, forse, provare a farli propri e a costruire, su queste parole, una politica che sia a difesa dei cittadini (tutti) e non a difesa delle proprie ideologie.
Edo Polidori

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Geopolitica della droga: il mercato mondiale

da http://psiconautica.forumfree.net/?f=712847 di:Costantino Tomasin Materiali gentilmente forniti da Costantino Tomasin (Tesi 2001) LE POTENZE NASCENTI. Il traffico è ovviamente il punto cruciale dell'industria delle droghe illecite. Nel passaggio dalla produzione al consumo si concentra la maggior parte del profitto che questa attività è in grado di creare. Nel far lievitare i prezzi è determinante come nelle economie ufficiali il rischio che i trafficanti corrono in fase soprattutto di distribuzione. In questo capitolo verrà ricostruita una mappa di come questi traffici si svolgono, di quali sono i paesi al centro delle attività illegali e di come il denaro ricavato dai traffici viene immesso nel mercato legale. Gli studi sui quali mi sono basato sono quelli del direttore dell’Osservatorio di geopolitica di Parigi Alain Labrousse e del suo collaboratore Michael Koutozis, autori una ricerca sulle attività mafiose e gli intrecci politici, su quelli di Umberto Santino e Giovanni La Fiura, entrambi studiosi delle attività della mafia italiana ed internazionale autori di un testo che cerca di mettere in luce quello che è la struttura organizzativa della criminalità organizzata, su quelli di Gianluca Ferrara, autore di un recentissimo libro sulle questioni politiche inerenti le droghe con un’analisi dell’evoluzione legislativa italiana in materia e della situazione mondiale attuale, su quelli di Giorgio Pietrostefani le cui ricerche descrivono il sistema di organizzazione delle attività di narcotraffico a livello regionale in fine su quelli dell’ ex vicepresidente della Commissione per le libertà politiche e gli affari interni del Parlamento Europeo Rinaldo Bontempi, autore di un intervento incentrato sui paradisi fiscali nel libro “Droghe:le alternative possibili” antologia curata a Livio Pepino e Massimo Campdedelli per il Gruppo Abele. Secondo Labrousse e Koutozis dopo anni in cui i canali di scambio privilegiati passavano dalla Turchia e dal Messico si è assistito negli anni '90 ad un cambiamento delle rotte della droga che vede in primo piano i paesi dell'est Europa e quelli africani oltre che i tradizionali produttori-commercializzatori asiatici e americani (cfr.Labrousse Koutozis, 1996). Paese leader nel narcotraffico africano è la Nigeria. La sua tradizionale appartenenza ai Paesi del Commonwealth, secondo Pietrostefani, gli ha permesso di avviare strette relazioni commerciali con il subcontinente indiano (grande produttore) e con il mondo anglosassone consumatore. Alla fine degli anni '80 si registra un incremento importante nel ruolo di centro strategico e nel 1992 i ritrovamenti di cocaina nell'aeroporto di Lagos sono così rilevanti che le autorità nigeriane sospendono i voli diretti con Rio de Janeiro (cfr.Pietrostefani,1999). Da allora i trafficanti nigeriani sono considerati i principali vettori della droga, spiega Pietrostefani, una vera e propria industria al servizio del commercio dell'eroina e della coca. Essi sono presenti in tutti i punti chiave della produzione e del traffico delle droghe. Grazie a connazionali residenti all'estero, hanno formato clan criminali paragonabili a quelli colombiani, turchi e cinesi. Anche le mafie nigeriane infatti si basano su solidarietà etniche, di clan e di famiglie (cfr.Pietrostefani, 1999). Gli Stati Uniti nel 1995 stimavano nel 50% la quantità di eroina introdotta nel loro paese dai nigeriani, i quali usano invece la Polonia e l'Ungheria come basi da cui introdurre cocaina in Europa. Labrousse e Koutozis descrivono la corruzione interna alla Nigeria come diffusa a tutti i livelli con il National law drug enforcement agency (l'agenzia per la lotta alla droga) che è stato più volte epurato dagli uomini del narcotraffico che vi si erano introdotti.(cfr.Labrousse-Koutozis,1996) I due autori affermano anche che dopo la caduta della cortina di ferro e la dissoluzione dell’Unione Sovietica anche l'est europeo è stato colonizzato dai trafficanti di droga. Il Mar Nero, il Caucaso e i Balcani offrono nuove rotte al transito dell'eroina proveniente dai paesi della Mezzaluna d'oro. Le antiche vie della seta sono diventate le nuove vie della droga. Particolare rilievo spetta alla Russia asiatica dalla quale è molto facile penetrare in Europa, ma nella quale soprattutto vivono decine e decine di etnie poste a ridosso dei confini degli Stati e che sono perennemente in fuga fornendo un potenziale enorme ai traffici illeciti di ogni tipo (cfr. Labrousse-Koutozis,1996). A fare da collante tra nuovi fornitori e nuovi consumatori, sostengono, vi sono le popolazioni del Caucaso e dei Balcani e non è da escludere che all'origine delle numerose guerre che contraddistinguono queste zone vi sia anche la lotta per il controllo del cosiddetto "oro bianco"(cfr.Labrousse-Koutozis,1996). Anche nei paesi più pacifici comunque, sostiene Ferrara, il mercato è fiorente e le mafie turche e latino-americane hanno approfittato delle privatizzazioni selvagge per creare delle strutture legali di facciata, di certo non ostacolate da forze dell'ordine efficienti e zelanti (cfr.Ferrara,2001). In questo contesto hanno dato vita anche a grosse produzioni di droghe sintetiche e a industrie di riciclaggio del denaro. La Polonia, dice Pietrostefani, è contemporaneamente uno dei paesi più colpiti dalla tossicomania, uno dei più grossi produttori di droghe sintetiche e un crocevia del traffico di cocaina. Il porto di Costanza in Romania è lo scalo marittimo maggiormente utilizzato dove numerose agenzie di viaggio hanno aperto sportelli con i fondi provenienti dalla mafie turche. Dallo sgretolamento della Jugoslavia che aveva per anni costituito un terreno neutro in cui la merce passava abbastanza tranquillamente, un caposaldo importantissimo del narcotraffico lo è diventata l'Albania. Per finanziarsi nella costruzione della “Grande Albania”, l'Uck, la guerriglia albanese operante in Kossovo e in Macedonia, si è finora dedicata prevalentemente al traffico illecito di sigarette, droga e clandestini (cfr.Pietrostefani,1999). Secondo Pietrostefani, le comunità albanesi cresciute dall'esodo del Kossovo e insediatesi in tutta Europa e negli Stati Uniti hanno preso le redini della distribuzione e si contendono il monopolio dei traffici provenienti dal Medio oriente con i turchi. Nel frattempo è stato già siglato un patto con "Cosa nostra" e la Sacra corona unita. Le modalità di trasporto della droga dai porti albanesi (Valona e Durazzo su tutti) è noto. Durante la notte dalle coste albanesi partono decine di gommoni carichi di ogni tipo di merce (dai kalashnikof all'eroina), oltre che di immigrati. e approdano sulle coste adriatiche italiane (pugliesi in particolare). Da qui poi i carichi vengono divisi e preparati per il viaggio successivo verso il Nord Italia e il resto dell'Europa nord-occidentale(cfr.Pietrostefani,1999). Nel settore delle droghe sintetiche invece il ruolo di leader del mercato Labrousse e Koutozis lo assegnano ad altri paesi dell'Est oltre che all'Olanda dove vi è il maggior centro di smistamento (la "farmacia d'Europa")(cfr.Labrousse-Koutozis,1996). La qualità di produzione migliore è all'est dove vi sono chimici altamente specializzati. Le droghe sintetiche per eccellenza sono Mdma e Mdea che vengono comunemente chiamate ecstasy. Secondo il Consiglio d'Europa sono dopo la cannabis la droga più diffusa in Europa tra i giovani dai 15 e 25 anni (cfr.Labrousse-Koutzois 1996). Un ruolo rilevante è ricoperto dalla Repubblica Ceca che disputa alla Polonia il titolo di secondo produttore dopo l'Olanda. In questo paese la pervitimina, una metamfetamina liquida, sta soppiantando le droghe vegetali. Dai magazzini della ditta Rostokoi maggior produttrice di efedrina a livello mondiale sono scomparsi solo nei primi sei mesi del '94 200 kg di questa sostanza elemento importantissimo nella produzione di droga sintetica. Imprese di stato bulgare producono amfetamine sotto il nome di coptagone e le esportano senza autorizzazione verso Nigeria e golfo Persico o Europa(cfr.Pietrostefani,1999). Per quel che riguarda l'ex Urss l'Azerbaigjan si è specializzato nella produzione di oppiacei di sintesi. Nel Kazakistan e Kirghizistan cresce naturalmente l'ephedra vulgaris da cui viene estratta l'efedrina. In Lituania tedeschi e olandesi investono in laboratori di produzione.(cfr.Labrousse-Koutozis,1996). (segue La produzione e la distribuzione mondiale.)

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RAVE: TECNOLOGIA, TRIBALISMO E FORME DI NOMADISMO METROPOLITANO

Per parlare seriamente dei Rave e della cultura techno

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berlusconi

ma chi l'ha votato sto nano?

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Contenuto in evidenzaDROGA, CERVELLO E CREATIVITA’ ARTISTICA, VERSO UNA BIOCHIMICA DELLA CREATIVITA’

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E'  il mondo all’interno del tuo animo che tu cerchi. Solo all’interno di te esiste la realtà
che cerchi. Io non posso darti nulla che non sia già all’interno di te stesso. Io non posso aprirti
nessuna galleria di immagini, solo il tuo animo. Tutto quel che posso darti è l’opportunità,
l’impulso, la chiave. Posso aiutarti a renderti il tuo mondo visibile. Tutto lì”.
Herman Hesse, Steppenwolf, 1957.
 
 

L. Pulvirenti
Psychopharmacology Unit, Claude Bernard
Neuroscience Institute and Department of Neuropharmacology,
The Scripps Research Institute

 
La creatività artistica è una delle più alte manifestazioni delle capacità cognitive dell’uomo.
La relazione fra sostanze in grado di modificare lo stato di coscienza, la loro assunzione e l’espressione della creatività è stata quindi un argomento di grande interesse nel corso dei secoli. L’interesse nel dibattito sulla relazione fra droghe e creatività artistica si è recentemente rivitalizzato sulla base delle nuove conoscenze degli effetti delle droghe su specifiche strutture del sistema nervoso centrale e delle relative interazioni a livello molecolare.
In effetti l’uso di varie sostanze psicoattive come mezzo per aumentare la creatività artistica ha una lunga storia. Alcune sculture ritrovate in America Centrale fanno ritenere che già nel 1500 A.C. l’uso di funghi allucinogeni da parte dell’artista era considerato un mezzo per ricevere una ispirazione divina e molti dei dipinti rupestri delle prime popolazioni indiane del Sud-Ovest degli Stati Uniti sono state attribuite all’uso di sostanze cosiddette psichedeliche. In tempi a noi più vicini sono stati i poeti romantici dell’inizio dell’Ottocento a narrare per primi le loro esperienze introspettive sotto l’influenza di varie droghe e gli orientamenti di varie correnti artistiche negli anni ’60 e ’70 hanno portato alla ribalta l’uso delle droghe e la loro influenza sulle capacità artistiche e creative. Il grande scrittore Aldous Huxley ha persino
sostenuto che l’arte del ventesimo secolo sarà ricordata per l’impatto e le conseguenze che su di essa hanno avuto i farmaci allucinogeni.
L’interesse per la droghe come mezzo di facilitazione delle capacità creative dell’individuo deriva principalmente dalla pletora di osservazioni da parte di artisti che hanno percepito un
miglioramento nelle loro capacità creative a seguito dell’uso di varie droghe, fra cui la dietilamide dell’acido lisergico (LSD), i cannabiniodi e varie sostanze allucinogene di origine naturale fra cui psilocibina e mescalina.
L’analisi oggettiva di queste osservazioni soggettive non è però facile ed è necessaria una attenta analisi sistematica e controllata per valutare se e come l’assunzione di alcune sostanze rappresenti realmente un mezzo per aumentare la creatività e l’introspezione estetica e in che modo questi elementi si riflettono sulla qualità della produzione artistica.
 
Droga e creatività artistica: un’analisi sistematica
Cercare di catturare gli sfuggenti elementi che nel loro insieme costituiscono un atto creativo è sicuramente opera ardua. Una serie di studi ha tuttavia cercato di affrontare il problema da diverse prospettive usando i mezzi della neuropsicologia. Test psicometrici oggettivi di valutazione fra i quali il test di Rorschach, il test di creatività di Purdue, il test di visualizzazione oggettiva di Miller, il test delle figure celate di Witkin, il test di associazione verbale e il test di personalità multifasico del Minnesota (MMPI) sono stati adoperati in condizioni sperimentali controllate su artisti professionisti, soggetti con capacità artistiche, e soggetti di controllo.
L’insieme di questi studi, svolto da diversi gruppi di ricercatori nel corso degli ultimi decenni, rappresenta un primo ed importante tentativo di caratterizzazione degli effetti delle droghe, soprattutto farmaci con effetti allucinogeni, su diverse componenti dimensionali della creatività artistica. Nonostante gli approcci molto diversi fra loro una essenziale concordanza di conclusioni è emersa dai risultati delle diverse ricerche. Sorprendentemente, l’ipotesi che l’uso di droghe sia per sé un mezzo semplice ed aspecifico di facilitazione della creatività artistica non ha retto all’attento scrutinio scientifico.
 
Il primo elemento di consenso è costituito dall’osservazione che l’uso di queste droghe, in genere LSD, psilocibina, mescalina o cannabinoidi dopo somministrazione acuta o subcronica, produce una intensificazione dei tratti preesistenti di personalità e della capacità di esperienza soggettiva estetica, entrambi misurati dai test psicometrici, ma ciò non si accompagna direttamente ed automaticamente ad un aumento o un miglioramento della produtività artistica. Infatti nelle ricerche nelle quali l’opera degli artisti è stata valutata in maniera oggettiva, nonostante l’esperienza soggettiva degli artisti, i critici d’arte di riferimento hanno in genere considerato la qualità della produzione degli artisti simile all’opera svolta in assenza di droga. Analogamente, gli studi psicometrici che hanno analizzato scale specifiche di valutazione della performance creativa (test di associazione remota, di immaginazione, di originalità e di pensiero divergente) non hanno riscontrato differenze prima e dopo esposizione a droga. In questo senso l’esperienza farmacologica sembra rimanere un fenomeno passivo, mentre l’atto creativo è una esperienza attiva che non sembra essere direttamente ed automaticamente influenzata dalla droga. É molto interessante, invece l’osservazione degli effetti di farmaci, come l’LSD, di indurre un’aumentata capacità di risoluzione creativa di problemi complessi. Ciò si verifica tuttavia soltanto in condizioni fortemente strutturate, cioè a seguito di una procedura preparatoria psicodinamica e in un ambiente psicosociale fortemente orientato verso il test in questione. Questo è anche in accordo con prove aneddotiche di aumento indotto da LSD della capacità di superare in maniera creativa alcune specifiche difficoltà tecniche professionali da parte di architetti, generali o scienziati.
 
Queste ricerche sembrano quindi avere identificato gli elementi essenziali che influenzano gli effetti dell’esposizione a LSD, psilocibina o mescalina. In particolare sono il contesto ambientale e psicodinamico, la preparazione e le aspettative del soggetto e la preesistente personalità a rappresentare le variabili principali che determinano l’effetto dei questi farmaci. Quindi nonostante una forte sensazione oggettiva di creatività accompagni invariabilmente le esperienze farmacologiche, questa non si riflette in un generale effettivo miglioramento delle capacità artisticocreative del soggetto.
Tuttavia se questi farmaci vengono assunti da un soggetto dotato di preesistenti particolari doti artistiche, allora lo stato di alterata percezione della realtà può generare una inusuale
esperienza estetico-introspettiva. Le esperienze sensoriali dell’artista sotto l’effetto di LSD o sostanze simili, infatti, combinate con il preesistente substrato cognitivo-emotivo sono in
grado di generare insolite immagini che l’artista e solo l’artista puo’ occasionalmente, quindi non invariabilmente, trasformare in un prodotto di notevole valore esteticoartistico.
L’importanza delle ricerche condotte nel corso degli ultimi decenni è quindi di avere fornito prove sperimentali controllate che mettono in dubbio la potenziale capacità di questi composti
di aumentare direttamente ed automaticamente la creatività artistica in maniera aspecifica, vale a dire in tutti i soggetti e in tutte le condizioni ambientali e psicodinamiche. L’alterazione dei meccanismi cognitivi di elaborazione dell’informazione prodotta dall’esposizone alla droga, invece, sembra facilitare specificamente alcune componenti della creatività che, occasionalmente, sia in alcune categorie di soggetti cui è richiesta una creativa risoluzione di
problemi sia nell’artista può condurre a migliori performance.
 
Droga, cervello e creatività
Il cammino verso l’analisi scientifica della creatività pone immediatamente il quesito dei substrati neuronali della creatività stessa. In che modo la conoscenza dei meccanismi molecolari dell’azione delle droghe può spiegarci le modalità attraverso cui queste esercitano i loro effetti sulle capacità artistiche e creative seppur nei limiti che le ricerche ci hanno indicato? La maggior parte delle conoscenze sul meccanismo d’azione dei farmaci d’abuso proviene da ricerche nell’animale da esperimento. Infatti sia piccoli roditori che specie a noi più vicine come i primati hanno un comportamento di ricerca della droga e un pattern di consumo analoghi a quello della nostra specie. Ciò indica che esiste sicuramente un substrato neuronale che alcune classi farmacologiche di sostanze, i farmaci da abuso, sono in grado di modificare e il cui risultato è la focalizzazione dell’attività dell’individuo verso la ricerca della droga, con conseguente perdita di controllo sull’uso, manifestazione cardine della tossicodipendenza. Tuttavia, le aree cerebrali e le componenti neurochimiche che portano all’abuso sono probabilmente distinte dal substrato anatomo-funzionale coinvolto nella creatività e sul quale le droghe sembrano avere un effetto. E purtroppo in questo senso la ricerca nell’animale da esperimento non ci è d’aiuto in quanto le capacità creative sono proprie della specie umana e non sono mai state caratterizzate nell’animale chiare manifestazioni di comportamenti, anche specie-specifici, assimilabili alla creatività artistica. Un aiuto importante ci viene fornito invece dall’indagine psichiatrica. Esiste infatti l’ipotesi che vi sia un legame fra creatività artistica e malattia mentale. Poiché sono state avanzate alcune ipotesi sulle basi neurochimiche delle malattie psichiatriche associate alla cretività artistica e poiché conosciamo gli effetti delle droghe sul decorso clinico di queste patologie, allora è realistico ritenere che la malattia mentale possa costituire un mezzo per fornire indicazioni ed ipotesi di lavoro sulle modalità attraverso cui le droghe influenzano la creatività.
 
Da Aristotele ai nostri tempi passando attraverso Shakespeare l’idea che l’arte fosse invariabilmente associata al genio e alla malattia mentale ha pervaso e affascinato la credenza popolare. Sicuramente molti personaggi illustri della storia dell’arte compresi Van Gogh, Ciaikovski, Hemingway, V. Wolf e C. Bronte, ritenuti essere affetti da gravi malattie psichiatriche, hanno corroborato questa ipotesi. Sebbene anche in questo caso una recente indagine scientifica sistematica ha portato alla luce che esiste forse solo una debole associazione fra malattia psichiatrica e creatività artistica, ciò nonostante, la conoscenza della natura di alcune sindromi psichiatriche associate ad un aumento della creatività artistica ha fornito importanti informazioni per successive indagini.
A questo proposito è eloquente l’esempio delle sindromi maniacodepressive o delle sindromi ipomaniacali, durante il corso delle quali un aumento della produttività in alcuni individui è stato chiaramente dimostrato. Alcune forme di schizofrenia sono anch’esse state associate ad una prolifica attività artistica. Diventa allora rilevante l’osservazione che specifiche sostanze d’abuso fra cui LSD, i cannabinoidi, l’amfetamina ed alcuni derivati (ad esempio, l’ecstasy), oltre ad aumentare la creatività artistica in alcuni individui in particolari condizioni, come abbiamo discusso, sono anche dei potenti fattori precipitanti le sindromi psichiatriche associate alla creatività. È quindi possibile che un substrato comune possa legare queste droghe, i loro effetti su alcune malattie psichiatriche, la malattia stessa e la creatività artistica. Quali siano le molecole coinvolte non è purtroppo possibile affermarlo.
Tuttavia l’osservazione che l’amfetamina sia un potente stimolatore dei sistemi noradrenergici e dopaminergici sia a livello della corteccia cerebrale che a livello del sistema libico dell’affettività, che l’ecstasy possieda oltre agli effetti stimolanti anche un effetto neurotossico sui neuroni serotoninergici e che l’LSD modifichi significativamente la neurotrasmissione serotoninergica indica che l’azione di queste droghe sui sistemi monoaminergici potrebbe svolgere un ruolo di rilievo. Questa osservazione è corroborata dall’ipotesi che disfunzioni dei sistemi dopaminergici, serotoninergici e noradrenergici siano alla base delle complesse manifestazioni patologiche, comprese le manifestazioni cognitive, di schizofrenia, mania e depressione. In definitiva l’attento scrutinio cui la comunità scientifica ha sottoposto recentemente le credenze popolari dell’influsso delle droghe sulla creatività artistica e dei rapporti fra creatività artistica e malattia mentale ha contribuito a confutare che la creatività artistica sia invariabilmente influenzata da droga o da malattia mentale. Invece è proprio il restringimento dell’analisi a specifiche, selettive e limitate interazioni fra droga e creatività oppure fra malattia mentale e creatività che potrà forse in futuro gettare le basi per una analisi scientifica rigorosa della basi neuronali e della biochimica della creatività artistica.
 
Bibliografia
Janiger O, Dobkin De Rios M. LSD and creativity. J Psychoactive Drugs. 21:
130-134, 1989.
Keynes M. Creativity and psychopathology. Lancet. 345: 138-
139, 1995.
Krippner S. Psychedelic drugs and creativity. J Psychoactive Drugs. 17:
235-245, 1985.
Mc Whinnie HJ. Chemical agents for behavioral change: creative, psychotic and ecstatic states. Some implications
for drug education. Br J Addiction. 65:
123-137, 1970.
Miller BL, Ponton M, Benson FD, Cummings JL, Mena I. Enhanced
artistic creativity with temporal lobe degeneration. Lancet. 348: 1744-1745,
1996.
Waddell C. Creativity and mental illness: is there a link? Can J Psychiatry.
43: 166-172, 1998.
Luigi Pulvirenti
 

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