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Disturbi del Comportamento Alimentare oggi

Disturbi del Comportamento Alimentare e post modernità
Chiara Corvi, dal Network Risky-Re
 
 
Ogni epoca ha i suoi disturbi e i suoi sintomi: la psicopatologia non è sconnessa dal contesto storico, culturale, economico nel quale si inserisce e certi sintomi sono particolarmente frequenti in alcuni contesti e praticamente assenti in altri.
I disturbi del comportamento alimentare sono emblematici rispetto a questo: essi sono diffusi nei Paesi industrializzati, dove la produzione e l’offerta di cibo travalicano abbondantemente le necessità delle popolazioni e dove, anzi, la sovrapproduzione e l’obesità stanno diventando dei gravi problemi economici e sanitari; sono invece pressoché assenti nei Paesi in via di sviluppo, che tuttora si trovano a dover fronteggiare la penuria di cibo. Tuttavia, le persone che emigrano da un Paese in via di sviluppo in Paesi industrializzati hanno la stessa probabilità di chi ha sempre vissuto in un Paese industrializzato di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare (Saltini et al. 2004; Clerici et al., 1996).
Anoressia e bulimia nervosa hanno un’elevata prevalenza in nazioni che promuovono campagne di educazione alla salute finalizzate a ridurre l’incidenza del sovrappeso e dell’obesità nella popolazione, in Paesi che cercano soluzioni agli elevatissimi costi in termini di salute e di economia legati all’eccessiva ingestione di cibo. In questo tipo di ambiente, le anoressiche si aggirano per strada esibendo un sottopeso quasi incompatibile con la vita e le bulimiche fanno il doppio lavoro per potersi abbuffare di cibo che poi rigettano nel gabinetto. E l’ambiente reagisce scandalizzato, incredulo, quasi offeso: ragazze anoressiche che rischiano di morire di fame quando il resto della popolazione combatte con il sovrappeso e con l’eccesso di offerta di cibo; giovani donne bulimiche che praticano i loro rituali di abbuffate e di svuotamento in assoluta segretezza e autarchia, mentre il cibo è da sempre un canale di socializzazione e attualmente la dimensione sociale del pasto viene rinforzata da dietisti e alimentaristi, in quanto elemento contenitivo che può aiutare l’organismo a meglio regolarsi e a non eccedere nell’assunzione del cibo.
I disturbi del comportamento alimentare, e ancor più l’anoressia, spiccano in maniera rilevante in una società del benessere, caratterizzata dall’abbondanza di cibo. Viceversa, un tipo di sintomo simile rimarrebbe più sullo sfondo in un contesto dove la penuria di cibo costituisse un problema. E infatti in quei Paesi i disturbi del comportamento alimentare sono pressoché sconosciuti. Se il sintomo è un appello alla relazione (Sichera, 2001), questo appello in qualche modo deve essere udito e deve farsi sentire; in questo senso, i disturbi del comportamento alimentare sono appelli vissuti dall’ambiente come allarmanti, infastidenti e provocatori e il contesto può reagire anche negando il problema o bloccandosi di fronte ad esso, ma certo ne viene colpito. Spesso la prima reazione è: “Non è possibile, è una cosa incomprensibile”, o anche “Ma da dove nasce una cosa del genere?”.
In ogni caso, i disturbi alimentari sono un attentato al cuore di una delle certezze e dei punti di orgoglio delle società industrializzate: la sconfitta della fame e la libertà di concentrarsi su altri bisogni, ossia quelli affettivi, di appartenenza, di autoaffermazione e successo personale, perché la fame e il problema con il cibo dovrebbero essere spettri ormai lontani, relegati nel passato, all’epoca ormai finita della ricostruzione del dopoguerra. “Questo cibo non lo voglio” dice l’anoressica; “Questo cibo lo voglio tutto io, ma solo per potertelo vomitare contro e dirti quanto mi fa(i) schifo” dice la bulimica.
L’anoressica e la bulimica, per esprimere il loro disagio, scelgono un linguaggio che colpisce l’ambiente nel quale esse vivono, utilizzano il linguaggio del cibo in un ambiente che effettivamente ha, per ragioni opposte (l’obesità), molta attenzione sul cibo: in questo si esprime la polarità di “adattamento” del sintomo alimentare, perché non è così lontano dalle problematiche e dalla sensibilità del contesto da risultare del tutto incomprensibile e, quindi, inascoltato. Ma d’altra parte, esso risulta anche un po’ “incomprensibile” per l’ambiente, perché l’uso che l’anoressica e la bulimica fanno del cibo è del tutto anomalo, talvolta disgustoso, spesso inimmaginabile, sempre originale. E quando si parla di uso del cibo non si intende solo l’aspetto comportamentale, ossia che cosa concretamente la persona anoressica o bulimica fa con gli alimenti, ma anche e soprattutto quali significati attribuisce al cibo: salvifico, consolatorio, avvelenante, punitivo, pericoloso, erotico. In questo si esprime la polarità della creatività del sintomo alimentare, il cui significato è unico e irripetibile per ogni paziente anoressica o bulimica che si incontra.

La paziente, quindi, attraverso il sintomo alimentare, cerca di sopravvivere a carenze, traumi, esperienze protratte di privazione, disconferma, invasione e lo fa utilizzando il linguaggio e i mezzi del contesto, della società, del tempo in cui vive. A questo proposito, si sottolinea che anceh la tecnologia è spesso utilizzata dalle pazienti con disturbi alimentari e diviene un mezzo per esplorare l’ambiente, trovare informazioni e sostegno a volte alla cura, a volte al mantenimento del sintomo. La diffusione dei forum di discussione in Internet sul tema dell’alimentazione e del corpo e il proliferare di siti pro ana testimoniano il tempo e l’energia impiegati da molti anoressici e bulimici nell’utilizzare spazi virtuali alla ricerca talvolta di compagnia e di confronto, a volte di sfide e di giochi di disvelamento e copertura di parti di sé e delle proprie esperienze. Dialogare in internet è per queste pazienti un modo per incontrare qualcuno senza esporsi troppo, senza sentirsi invase, compromesse, obbligate. È a volte l’unico modo accettabile e sopportabile per entrare in contatto con l’altro: salva dalla solitudine, non richiede il prezzo e l’impegno di un incontro pieno, mette al riparo dalle delusioni, tutela dai rischi, permette l’intermittenza e la fuga senza lasciare traccia. Ma consente anche di acquisire informazioni, di esplorare un po’ il mondo fuori, di sapere che certi sentimenti ed esperienze vissuti a volte segretamente sono condivisibili. Un linguaggio in espansione, utilizzato da una patologia già molto espansa. Senza alcun giudizio di valore: non perdiamoli di vista, né il linguaggio Internet né il modo in cui le persone anoressiche e bulimiche lo utilizzano, perché l’obiettivo è creare nell’ambiente le condizioni perché quei sentimenti e quelle esperienze diventino condivisibili in rapporti vis à vis. Ciò che non è raccontabile all’altro resta nell’area dell’inconsapevolezza, dell’incontrollabile, dell’ingestibile. Il cambiamento, anche rispetto a un sintomo, avviene all’interno di una relazione, davanti allo sguardo dell’altro, nel vincolo reciproco del legame e delle reciproche responsabilità. La cura passa attraverso la relazione reale; le relazioni negli spazi virtuali possono favorire l’aggancio e l’uscita dall’isolamento, in prima battuta, ma vanno considerate il primo passo verso la costruzione di rapporti più impegnativi e potenzialmente mutativi delle modalità di relazionarsi con se stessi e con il mondo.

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Contenuto Redazionale Droga: Consiglio dei Ministri vara nuovo Piano di azione nazionale

Roma (Adnkronos Salute) - Il Consiglio dei ministri vara il nuovo Piano di azione nazionale antidroga, presentato dal sottosegretario Carlo Giovanardi. Il 'Pan', questo l'acronimo, deriva dalle indicazioni europee e delle Nazioni Unite in materia, adattate alla realtà italiana, e si rivolge alle Regioni e alle Province autonome. Cinque i campi di interventi prioritari individuati: la prevenzione selettiva; la cura e la prevenzione delle patologie correlate; la riabilitazione e il reinserimento lavorativo delle persone tossicodipendenti; la tempestiva e precoce osservazione del fenomeno, compresa la valutazione costante dei risultati dei trattamenti; il contrasto del traffico e dello spaccio, ma contemporaneamente la riformulazione e il riadattamento della legislazione per renderla più adatta alle odierne esigenze e problematiche.

 

.leogoo { width: 200px; overflow: hidden; text-align: left; float: left; background-color: rgb(255, 255, 255); border: 1px solid rgb(177, 177, 177); margin: 0px 10px 0px 0px; }.leogoo_by { font-family: Arial,Verdana,Tahoma; font-size: 10px; font-weight: bold; color: rgb(69, 69, 69); border-bottom: 1px dotted; }.leogoo_by a { color: rgb(69, 69, 69); text-decoration: none; }.leogoo_by a:hover { background-color: rgb(255, 255, 255); color: rgb(69, 69, 69); text-decoration: none; }.leogoo_title { width: 200px; font-family: Georgia,Times New Roman,serif; font-size: 12px; font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 153); }.leogoo_title a { color: rgb(0, 51, 153); text-decoration: none; }.leogoo_title a:hover { background-color: rgb(255, 255, 255); color: rgb(0, 51, 153); text-decoration: underline; }.leogoo_description { width: 200px; font-family: Arial,Verdana,Tahoma; font-size: 11px; color: rgb(0, 0, 0); line-height: 15px; }.leogoo_url { font-family: Arial,Verdana,Tahoma; font-size: 11px; font-style: italic; color: rgb(69, 69, 69); }.leogoo_url a { color: rgb(69, 69, 69); text-decoration: none; }.leogoo_url a:hover { background-color: rgb(255, 255, 255); color: rgb(69, 69, 69); text-decoration: none; } Sul fronte della prevenzione, si è sottolineato il fatto che debba essere il più precoce possibile, attivando interventi specifici fin dalle scuole elementari. Un'altra indicazione riguarda la necessità della scoperta precoce da parte dei genitori dell'uso di sostanze da parte dei figli, con tecniche di drug test professionali evitando il 'fai-da-te'. Valorizzando l'approccio educativo sia nella famiglia che nella scuola.

 

 

Per quanto riguarda la cura, in particolare, si sottolinea la necessità di studiare e attivare un vera e profonda riforma dei servizi, sia pubblici che del privato sociale, evitando quindi la possibile cronicizzazione delle persone in trattamento e riqualificando l'intera rete dell'offerta, senza pregiudizi rispetto a tutte le terapie e trattamenti che sarà necessario vengano costantemente valutate nella loro efficacia e selezionate sulla base di evidenze scientifiche.

 

 

Riabilitazione e reinserimento: questo è il pilastro centrale e portante del piano nelle intenzioni del Dipartimento, a sottolineare il fatto che si ritiene possibile e fondamentale recuperare sempre e totalmente la persona tossicodipendente e reinserirla a pieno titolo nella società. Per fare questo, il Pan propone varie soluzioni che prevedono l'attivazione di vere e proprie unità dedicate al solo reinserimento.

 

 

Per quanto riguarda monitoraggio e valutazione, sono attivi, e verranno sempre più incentivati, i sistemi di allerta nazionali per contrastare l'introduzione di nuove droghe sul mercato. Lotta agli smart shop e al traffico di sostanze via Internet. Sistemi avanzati di monitoraggio dei consumi attraverso il controllo dei metaboliti nelle acque reflue e nell'aria. Attivazione di un sistema informativo (Sind) che permetterà una lettura più tempestiva delle variazione del fenomeno. Introduzione, come criterio di finanziabilità degli interventi, della presenza di sistemi di valutazione dei risultati e dell'efficacia degli interventi, nei servizi e nelle comunità.

 

 

Sul fronte della legislazione e del contrasto, molte le novità. In particolare la possibilità di iniziare un percorso di riadattamento della normativa di settore. La revisione funzionale dell'art. 75 Dpr 309/90 e la possibilità di incentivare l'accesso al Sert in alternativa alla sanzione amministrativa, un piano per aumentare l'uscita dal carcere delle persone tossicodipendenti (art. 94) verso le comunità terapeutiche, e i trattamenti ambulatoriali condizionati e strettamente monitorati. Lo studio di una nuova norma che permetta addirittura di evitare l'entrata in carcere, mediante l'accettazione di una alternativa terapeutica presso le comunità. L'incentivazione dei controlli stradali anche per l'uso di sostanze stupefacenti e non solo per l'alcol.

 

 

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Contenuto Redazionale AVVISO AI NOSTRI LETTORI

A causa del considerevole afflusso di domande in questi primi giorni dell'anno, invitiamo tutti i lettori che hanno delle domande in sospeso ad avere la pazienza di rintracciare le relative risposte pubblicate in area DISCUTI del sito.

Ci scusiamo per  il disguido ma stiamo provvedendo ad una ristrutturazione di sostanze.info proprio per ovviare a disguidi come questo, ampliando e rendendo più facilmente reperibili le risposte pubblicate nei COMMENTI RECENTI e in area DISCUTI.

Grazie e buon anno a tutti,

La Redazione

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Contenuto Redazionale NUOVI DOCUMENTI: MDPV

Segnaliamo che nella sezione "sostanze scaricabili" è disponibile una scheda tecnica su descrizione, effetti e tossicità del 3,4-metilendiossipirovalerone

Per accedere direttamente al documento clicca qua.

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Drog@news: nuovo sito web di comunicazione scientifica

Nasce Drog@news, il nuovo portale web di comunicazione scientifica realizzato dal Dipartimento Politiche Antidroga, in collaborazione con il Ministero della Salute e l’UNICRI (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute). Il sottosegretario con delega alle Politiche Antidroga, Carlo Giovanardi, ha partecipato al lancio del sito in rete nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri mattina a Roma, presso la sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il sito organizzato in due pagine principali, ospita le più aggiornate notizie scientifiche che affrontano temi come la prevenzione, gli aspetti clinici, diagnostici e terapeutici, il contributo delle neuroscienze per la comprensione della dipendenza, i fenomeni emergenti rispetto a nuove droghe e nuove modalità di assunzione, gli aspetti psicosociali correlati all’uso di droghe. La seconda pagina, invece, rappresenta una sorta di biblioteca virtuale dove è possibile consultare le principali pubblicazioni, le linee guida e le politiche governative in materia di droga. Un occhio di riguardo viene prestato ai nuovi strumenti di comunicazione del Web 2.0: spazio per la segnalazione degli articoli di interesse sui principali social network e sui social bookmarking, oltre alla possibilità di lasciare commenti rispetto ai temi trattati. Si legge la volontà e l’intento di stabilire un contatto diretto tra il pubblico e gli esperti del settore, oltre che con le istituzioni, e di favorire lo scambio di esperienze e aggiornamenti che possono essere inviati attraverso lo strumento “Contributi e articoli” o un confronto diretto tramite le “Lettere al direttore”. La redazione del portale, che si avvale del contributo di un Comitato scientifico composto di operatori del settore, è diretta dal capo Dipartimento Politiche Antidroga, Giovanni Serpelloni. Il progetto, infine, ospita il Bollettino sulle Dipendenze, un periodico istituito dal Ministero della Salute in collaborazione con l’UNICRI, che raccoglie le ricerche effettuate nell’ambito delle tossicodipendenze nel nostro paese.

 

Dronet

 

 

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Comunicato ITARD - rete italiana sulla riduzione del danno

 

 

LE FORZE DEL [DIS]ORDINE

Sabato 27 ottobre 2012 circa 1500 persone, riunite per ascoltare musica, sono state esposte a notevoli rischi  per la loro incolumità fisica a causa di un pesante intervento repressivo delle forze dell’ordine.
Nello sgombero del rave party di Cusago ancora una volta possiamo vedere come codici culturali differenti  da quelli ritenuti dominanti – come quello espresso da giovani che si autorganizzano per ascoltare musica ,  vengano repressi con la violenza, e questa e solo questa sia la “politica” che le istituzioni riescono a inventare.
I tentativi di mediazione delle sound system organizzatrici dell’evento – che tra l’altro si erano preoccupate di  avere all’interno del rave interventi di prevenzione, riduzione dei rischi correlati all’uso di sostanze e  pronto soccorso  - non hanno trovato ascolto nel cercare di spiegare alle Forze dell’Ordine  che i partecipanti al rave non potevano essere fatti defluire nel giro di pochi istanti, ma che era invece necessario ridurre gradualmente la musica e terminare l’evento per le prime ore dell’alba, per permettere ai ragazzi di lasciare tranquillamente il luogo, usufruendo della luce del giorno.
Al contrario, l’intervento messo in atto dalle forze dell’ordine ha rischiato di provocare danni sia ai  partecipanti dell’evento che ad altre persone: molti ragazzi e ragazze sono stati obbligati a mettersi alla guida in un momento in cui sarebbe stato meglio poter usufruire di uno spazio  di decompressione dove poter riacquistare la lucidità e la tranquillità necessaria alla conduzione di un mezzo di trasporto: non si  intende alludere solo agli stati alterati di coscienza dati dall’assunzione di alcool e droghe ma anche allo
stato di agitazione e di shock in cui una persona può sentirsi dopo essersi ritrovata all’interno di una guerriglia, mentre pensava di essere a una festa. Ci sono stati feriti e danni ingenti a strumenti e materiali. I  soccorsi sono stati rallentati, le ambulanze tenute lontane. 

Come operatori delle dipendenze, esperti di  riduzione dei rischi nei luoghi del divertimento giovanile,  stigmatizziamo questa scelta politica repressiva,  che non fa che ampliare l’area della invisibilità e della criminalizzazione di comportamenti che nulla hanno di criminale, aumentando insicurezza e  rischi. Stigmatizziamo il fatto che anche l’intervento di Cusago rientra nella sciagurata linea del Dipartimento nazionale antidroga, che ripetutamente e ufficialmente ha invocato l’approccio repressivo contro le feste non
legali invece di preoccuparsi – come dovrebbe – di offrire in quei luoghi  - legali o illegali che siano- servizi e interventi utili a metter in sicurezza i contesti e a proteggere i giovani. Decenni  di esperienza europea e anche italiana  insegnano come gli interventi di riduzione dei rischi siano funzionali in questi ambiti: in Italia faticano ad affermarsi evidenze di questo genere per assurde resistenze ideologiche, ma qui si è passato il 
segno perché la strategia posta in essere è stata improntata all’incremento dei rischi e solo una causalità di  eventi favorevoli ha evitato che alle lesioni seguissero dei lutti… Una ragazza è ora in coma farmacologico,  non per un overdose da sostanza psicotropa, non perché abbia causato un incidente sotto l’effetto di alcol, 
ma perché è stata brutalmente picchiata da chi avrebbe formalmente il compito di tutelarla… non è accettabile. E non è più accettabile che governo e regioni taglino i fondi per interventi mirati alla salute e alla  sicurezza dei più giovani, mentre sperperano denaro in operazioni di polizia dannose, rischiose e fuori controllo e in campagne mediatiche  solo allarmistiche, terrorizzanti e stigmatizzanti.


Itardd (Rete Italiana Riduzione del Danno) - http://www.itardd.net/

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Se i saggi anti-droga bocciano il proibizionismo, Adriano Sofri su Repubblica

Vecchia questione: confidare di più in un antinuclearista di sempre o in un nuclearista pentito? Uno che non ha fumato mai o uno che ha smesso? Questione insolubile: però nel calendario i santi animalisti sono cacciatori pentiti. Parecchi fra i 19 celebri membri della Commissione Globale per la Politica sulla Droga sono proibizionisti pentiti. Alcuni di loro hanno avuto responsabilità di punta, come gli ex presidenti di Messico, Colombia, Brasile. Dandone qui notizia, Angelo Aquaro l'ha definita "una rivoluzione", e per una volta il nome non era abusato.

Sostengono vibratamente, le 24 pagine del rapporto, che occorre ripudiare la "criminalizzazione, l'emarginazione, la stigmatizzazione di quanti fanno uso di droghe senza procurare danno ad altri". Che bisogna sperimentare modi di regolazione delle droghe che contrastino i traffici illegali e che non si traducano, in nome della guerra alla droga, in una guerra ai drogati. Che le cifre parlano di un ininterrotto aumento del consumo di oppiacei, di cocaina e marijuana. Che il consumo ha perduto il suo appeal trasgressivo per diventare un'abitudine "universale". Che bisogna passare da un trattamento penale a uno sanitario.

Le rivoluzioni più vere sono quelle che avvengono nei modi di pensare e di sentire. Il documento dei saggi dell'Onu apre problemi ardui, ma rovescia una mentalità tanto ovviamente accettata quanto arbitraria.

Lo denunciava già Milton Friedman: combattere l'offerta mentre la domanda non fa che crescere non riduce il consumo ma ne esalta i costi e la violenza. L'economista Friedman non si limitava alla constatazione sulle fortune del mercato criminale. «Sul piano etico, abbiamo il diritto di usare la macchina dello Stato per impedire che una persona diventi alcolista o tossicodipendente? Per i bambini, quasi tutti risponderebbero almeno con un convinto sì. Ma per adulti responsabili, perlomeno io risponderei di no. Ragionare con il tossicodipendente potenziale, sì. Spiegargli le conseguenze, sì. Pregare per lui e con lui, si. Mai io credo che non abbiamo il diritto di usare la forza, direttamente o indirettamente, per impedire ad un altro uomo di suicidarsi, figuriamoci di consumare alcol o droghe».

C'è un'affinità stretta fra la crociata proibizionista e la passione per l'idratazione forzata di Stato, un'idea del potere politico (e religioso) come espropriazione del corpo dei sudditi. Il rapporto ricorda che «le persone che consumano droga non perdono i loro diritti civili». Ora, a firmare il rapporto sono personaggi poco trasgressivi come Kofi Annan o George Schultz, ex ministro di Nixon e Reagan; l'ex presidente della Federal Bank Volcker, l'ex presidente federale svizzera Ruth Dreyfuss, Javier Solana, l'ex ministro degli Esteri norvegese Stoltenberg, l'ex commissaria Onu per i diritti umani Louise Arbour, il Nobel Mario Vargas Llosa e Carlos Fuentes, il premier greco Papandreu, l'imprenditore di Virgin sir Richard Branson («Le politiche fin qui seguite hanno soltanto riempito le nostre celle, costando milioni di dollari ai contribuenti, rafforzando il crimine e facendo migliaia di morti»), il banchiere e presidente del World Trade Center memorial Whitehead ecc. (trovate i nomi e il testo sul sito della Commissione). Non esattamente un Centro Sociale. Il rapporto dichiara la bancarotta di 50 anni di "guerra alla droga", cita le esperienze positive e selettive di riduzione dei danno, dal Canada al Portogallo alla Svizzera all'Olanda, e invita a firmare una petizione internazionale da presentare all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Sono due i fattori che possono incidere in modo decisivo sul consumo di droghe nocive: un cambiamento nei consumatori, e un cambiamento nei non consumatori. La sicurezza del mondo è messa a repentaglio dall'enormità degli interessi mossi dal narcotraffico, dall'Afghanistan al Kosovo alla Calabria al Messico. Quanto alle nostre strade, gran parte dei reati e delle sciagure che le insidiano dipende dalla tossicodipendenza e dalla sua illegalità. Le carceri ne traboccano. L'altroieri è morto a Padova un giovane sniffando la bomboletta di gas: dieci giorni prima il suo compagno di cella era morto sniffando la sua bomboletta. Per l'uno e per l'altro non si saprà se chiamarlo suicidio o disgrazia, e non fa una gran differenza, là. La guerra mondiale alla droga ha il suo piccolo epilogo anche nella branda su cui è morto Stefano Cucchi.

I firmatari del rapporto, e i tanti che hanno constatato da tempo il disastro della "guerra alla droga", non hanno soluzioni facili e universali, e non a caso insistono sulle distinzioni e le sperimentazioni. Non è una soluzione il passaggio dal trattamento criminalizzante a quello sanitario, se non nelle condizioni di una dipendenza sofferta come una malattia. Altrimenti, come ha mostrato proprio il calvario di Cucchi, il passo fra galera e ospedale può farsi brevissimo. La legalizzazione della droga darebbe un colpo formidabile alla criminalità, e libererebbe i consumatori dal ricatto dei trafficanti e dalla persecuzione pubblica. Moltiplicherebbe il consumo? Non so, non mi sentirei di escluderlo. Come con l'alcool, col fumo. Ma questo dubbio rende più evidente l'importanza decisiva della formazione, dell'informazione e dell'esempio. Compresa l'eventualità di mostrare che si può essere altrettanto e più bravi e perfino felici in una giornata sobria. In ogni caso, sull'altro piatto della bilancia sta il disastro.

Il documento di quei 19 così per bene - che già ha suscitato un'esuberante discussione sulla rete - è una preziosa occasione per una discussione cui nessuno ha ragione di sottrarsi. Peccato dunque che un editoriale sull'Avvenire, di Giuseppe Anzani, abbia voluto sbrigarsi a chiudere ogni spiraglio a fatti e deduzioni, e a pronunciare un anatema: «Daremmo noi schiavitù e morte in luogo delle mafie». «Noi - scrive - non facciamo la guerra ai drogati, facciamo la guerra ai drogatori». Vai a visitare una galera, e ne riparliamo. Non è il proibizionismo, e le narcomafie, e l'eroina tagliata, e le infezioni, a dare morte e mortificazione a corpi e anime? Del resto l'Italia è rappresentata alla Conferenza dell'Onu sulla lotta mondiale all'Aids, dall'8 al 10 giugno, dal sottosegretario Giovanardi, che ha definito il rapporto "Baggianate". I radicali hanno presentato un'interrogazione per chiedere al governo se questa scelta non sia "troppo riduttiva".

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Esperienza con Piracetam

L'anno scorso un amico mi ha portato ad ascoltare Sun Ra e la sua Intergalactic Arkestra come regalo di compleanno. Avevo appena ricevuto da Interlab una bottiglietta di compresse da 800 mg. di Piracetam. Il mio amico ed io prendemmo nove compresse a testa (una dose "d'approccio" secondo la letteratura specialistica) prima di entrare nell'auditorium. La musica incominciò 30 minuti più tardi. Notai di essere in grado di concentrarmi come mai mi era capitato prima. Ero completamente lucido senza alcun senso di intossicazione. Le mie orecchie erano come se fossero stimolate da tutte le direzioni simultaneamente, ma questa sensazione era interamente piacevole. Per la prima volta in vita mia potevo distinguere il timbro di ciascun corno (Sun Ra ha circa dieci suonatori di corno che spesso suonano armonie sovrapposte). Ero incantato. Il mio amico ha lavorato come sassofonista professionista. Anche lui ha notato straordinarie capacità uditive e di concentrazione. Consiglio il Piracetam come alternativa allo sballarsi prima di un concerto o a qualsiasi altra esperienza che migliori la concentrazione.

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Informazioni sulle droghe illegali. Il Dpa sfida Aduc e Fuoriluogo a dare informazione...

 Notiziario Aduc - Questa mattina la madre del ragazzo morto per overdose dopo una notte di sballo in Toscana, ha lanciato il suo dolore attraverso i social network. Lo rende noto il Dipartimento nazionale politiche antidroga.
"Le sue parole sono quelle di una madre comprensibilmente disperata a cui va tutta la nostra solidarietà" dice il Dpa in una nota. Queste le parole della madre: "Spero con tutto il cuore che il tuo sacrificio sia servito a qualcosa. Forse Dio ha scelto te perchè sei sempre stato un angelo. Mi auguro che nessun genitore passi le sofferenze che stanno passando i tuoi genitori e che ogni singolo amico tuo si ricordi sempre il dolore di questi giorni. La droga fa male, sia che si provi una volta, due volte, cento volte. Basta un secondo per perdere la vita, abbiate le palle di dire no grazie alla droga".


"Sarebbe opportuno che siti come Aduc e Fuoriluogo - sottolinea il Dpa - avessero la giusta sensibilità per pubblicare testualmente questa testimonianza dalla madre del ragazzo morto". "Crediamo infatti - dice Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento - che queste drammatiche esperienze siano di monito a tutti coloro che con le sostanze ci giocano o pensano di poter far giocare i nostri giovani come con una roulette russa inaccettabile. Chiediamo pertanto che con un po' di coraggio i soliti siti inneggianti alla liberalizzazione delle droghe (1) pubblichino il grido di dolore di questa madre, che con molto senso di responsabilità manda un messaggio a tutti i ragazzi affinche' altre madri come lei non debbano vivere il dramma e la sofferenza che lei sta vivendo".

(1) nota della redazione "Aduc-droghe"
il dr Serpelloni e' ingrato e ridicolmente -oltre che inutilmente- fazioso per due motivi:
- il nostro sito pubblica sempre i suoi interventi cosi' come riportati dalle agenzie, cosi' come gli interventi di chiunque possa contribuire all'informazione del dramma della droga. Il fatto che il dr Serpelloni giudichi la droga un dramma perche' ci sono le persone che si drogano e che noi, oltre al medesimo (grossomodo) motivo del dr Serpelloni, crediamo che il dramma maggiore sia il fatto che la droga sia illegale, alimentando cosi' disinformazione, pericoli sanitari e criminalita'... questo fatto non ci porta a consigliare al dr Serpelloni e al Dpa cosa -e come- devono fare;
- il "Notiziario Droghe" dell'Aduc, che il dr Serpelloni annovera tra "i soliti siti inneggianti alla liberalizzazione delle droghe", e' in realta' un organo di informazione che auspica non una liberalizzazione, ma una legalizzazione delle droghe per uso medico e ludico: le droghe illegali oggi sono di fatto gia' libere e disponibili in ogni angolo di strada, con grande nocumento per sanita' e sicurezza individuale e pubblica; sono sostanze senza nessun controllo e consumate da persone con scarsa o inesistente informazione sui loro effetti, nonche' vendute da spacciatori che, per il proprio business illegale, tendono a vendere il prodotto piu' costoso e che crea maggiore dipendenza.
E' proprio sicuro, dr Serpelloni, di quello che ha scritto?

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Il «rave» come capro espiatorio

 

Stefano Bertoletti commenta per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 4 maggio 2011 la vicenda dell'aggressione ai carabinieri a Grosseto.

Fuoriluogo - Due carabinieri sono stati massacrati a bastonate per un ritiro di  patente che stavano effettuando dopo l’alcoltest: l’aggressione barbara avvenuta a Manciano, vicino a Grosseto, da parte di quattro ragazzi (tre minorenni) ad un posto di blocco colpisce per il grado di violenza e per la dimensione di rabbia folle che rivela. E’ però sbagliata  l’associazione fatta dai media (e da politici importanti come il presidente della Regione Toscana) con la presenza di un rave party nella zona, come se questo fosse il vero responsabile dell’episodio. Ero presente a quel rave come operatore del Progetto Extreme, che, insieme ad altri servizi di riduzione dei rischi sul territorio nazionale, riesce ancora a raggiungere questo tipo di eventi divenuti sempre più rari e nascosti: il “Pasquatek”, un technival storico quest’anno alla sua prima edizione in Toscana, è iniziato sotto la pioggia nella serata del 23 Aprile per durare fino al 25 in un’area privata concessa agli organizzatori, una radura piuttosto ampia circondata da boschi. Partecipavano 500 persone, progressivamente in aumento: una situazione complessivamente tranquilla e gestibile, con una presenza di forze dell’ordine efficiente ma discreta e non scoraggiante per chi voleva vivere l’evento. Quanto all’aggressione ai carabinieri, si è scoperto che i ragazzi autori del fatto erano sì diretti al rave provenienti da una discoteca fiorentina, ma non l’hanno mai raggiunto. Un aspetto che non cambia assolutamente la gravità dell’episodio, ma rende insensata la rappresentazione fornita da tutti giornali: il rave è stato messo sul banco degli accusati, indicato come l’origine dell’episodio criminale.
Non vi è invece relazione tra l’aggressione e il rave e, su un piano più generale, ci appare semplicistico e rischioso considerare i rave, insieme ad altri ambienti del divertimento, come un problema da risolvere, banalmente, proibendo. Il che non toglie che si debba riflettere seriamente sulla crescita degli episodi di violenza negli ultimi anni sia negli ambienti del divertimento che in altri ambienti pubblici, piazze, stadi: sembra diffondersi (anche) tra gli adolescenti un sentimento di rabbia che spesso sfocia in violenze a volte dure e imprevedibili, insieme a una incapacità di riconoscere limiti, leggi o di rispettare coloro che li devono tutelare. Senza affrontare questi temi non è possibile garantire seriamente sicurezza ai cittadini e alle forze dell’ordine quotidianamente impegnate in strada.
Anche per i rave e le feste autorganizzate qualcosa si può fare. La maggioranza sia degli organizzatori di eventi che dei frequentatori è disponibile –penso-  a collaborare per modificare gli aspetti maggiormente rischiosi che possono compromettere l’andamento delle attività e della vita quotidiana. Per questo pare una buona idea quella suggerita dal Presidente della Regione Toscana, di varare leggi regionali che possano regolare in modo più preciso eventi e manifestazioni come i rave party: a patto che questo significhi pensare a come rendere accessibili spazi pubblici o privati per svolgere questo tipo di manifestazioni rispettando regole precise riguardo alla gestione dello spazio con i servizi necessari per la loro sicurezza. Attualmente questo non accade, perché le leggi vigenti e le attuali politiche di divieto rendono praticamente impossibili i rave: tanto da aver creato la progressiva fuga nel “sommerso”degli eventi, che avvengono ormai in situazioni di totale occultamento e in assenza di ogni criterio di sicurezza. In altri casi, come a Manciano, i rave si tengono in spazi privati presi in affitto, al pari di altri eventi che però non subiscono gli stessi processi di stigmatizzazione.  Seguendo questa strada, le Regioni interessate potrebbero, come si è detto, avere la sorpresa di trovare una disponibilità anche da parte di chi organizza questo tipo di eventi e la comprensione da parte di coloro che li frequentano, non più costretti a nascondersi. Sarebbero ben disponibili anche gli operatori dei servizi di riduzione dei rischi, che ormai da più di un decennio lavorano concretamente per garantire la salute pubblica. Anche in quei contesti del divertimento dove a qualcuno sembra inutile intervenire, preferendo la (assai pericolosa) scorciatoia della proibizione.

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gatti sotto effetto di erba gatta

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Spagna: droga al lavoro, non licenziabile

Tribunale, se non consumata non ha ripercussioni su professione

 

(ANSA) - MADRID, 21 MAR - Il possesso di stupefacenti al lavoro in Spagna non puo' essere motivo di licenziamento se non e' abbinato al suo consumo e non limita la capacita' lavorativa dell'impiegato. Lo ha stabilito una sentenza del Tribunale della Catalogna nel processo a un impiegato di una discoteca trovato in possesso di cocaina e di circa duemila euro al lavoro. Per i giudici 'il solo possesso della droga, non accompagnato dal consumo durante la giornata lavorativa, non ha ripercussioni sulla professione'.

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