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Contenuto Redazionale Il gioco d’azzardo tra normalità e patologia nella società italiana degli ultimi anni

“La società favorisce la dipendenza dal gioco con due meccanismi: la proliferazione dello stress, del vuoto, della noia, la tendenza alla immediata soddisfazione con gli appositi strumenti” , Fernandez, 1996

Il gioco d’azzardo legale sta assumendo negli ultimi anni in Italia delle dimensioni che definire enormi non è sufficiente a quantificarne l’entità e sta provocando dei danni umani e sociali molto gravi. Per dare un’idea qualche numero.
Nel 2006 sono stati spesi nel gioco d’azzardo (legale: quello illegale è fuori da queste cifre!) 30 miliardi di euro. Per il 2007 erano stati previsti 40 miliardi e ne sono stati spesi 42. 42 miliardi sono una cifra corrispondente a 2 finanziarie! Per il 2008 si prevede una spesa di 50 miliardi. Il gioco d’azzardo è frequentato da moltissimi italiani. Tra essi si contano 700.000 “giocatori patologici”: 700.000 tragedie, 700.000 famiglie rovinate. Cosa viene fatto per prevenire tutto questo? Al contrario come contribuiscono i mass media alla creazione di questo dramma?

Introduzione
Il gioco è sempre stato presente nella storia dell’uomo e abbiamo tutti i motivi, penso, per considerarlo un fatto non solo normale, ma anche necessario.
Quali sono i principali meccanismi del gioco?
O meglio come potremmo suddividere i giochi?

Agon (abilità): gli scacchi, gli sport, ecc
Imitazione: i giochi che abbiamo fatto da bambini quando giocavamo ai cow-boys e gli indiani, che facciamo ora come i giochi di ruolo on line o dal vivo.
Vertigine: il lancio dal ponte con l’elastico, il volo sportivo, il parapendio, ecc
L’azzardo
Misti

L’azzardo o alea (alea = dadi)
Definizione del gioco d’azzardo:
si tratta di una attività di gioco in cui il giocatore non ha alcuna possibilità di influire sul risultato del gioco ed in cui vengono investiti dei beni di vario genere.
Ma siamo proprio convinti che il giocatore non ha “alcuna possibilità di influire sul risultato”? Crediamo ai numeri che ci danno in sogno i parenti dall’aldilà? Perché giochiamo i numeri ritardatari al lotto? Come gettiamo i dadi? Facciamo riti scaramantici?
Qualche esempio di gioco d’azzardo:
lotto, totocalcio, scommesse sportive, sale corse, vari giochi di carte, casinò, casinò on line, slot machine, tombola, bingo, borsa on line, bische clandestine, lotterie, gratta e vinci.
Questo elenco contiene, senza distinzione giochi molto diversi. Questi giochi antichi e moderni, manuali ed elettronici, più o meno possono dare dipendenza.

La dipendenza
Ma definiamo prima la questione della dipendenza.
Un gran numero di persone gioca e lo fa senza perdere il controllo, senza mettere in gioco delle quantità dei suoi beni “eccessiva” rispetto alle sue possibilià economiche.
Questi li possiamo definire “giocatori sociali”.
Una parte dei giocatori, che potremmo definire “problematici”, gioca in maniera regolare ed impegna nel gioco una quantità di soldi piuttosto consistente.
La terza categoria è quella dei “giocatori patologici”: essi vengono descritti dal DSM IV (il teso considerato internazionalmente quello di riferimento nel campo della psichiatria) come quelli che presentano:
A) persistente e ricorrente comportamento di gioco d’azzardo maladattativo come rappresentato da almeno 5 di questi punti:
1) è eccessivamente assorbito dal gioco d’azzardo
2) ha bisogno di giocare d’azzardo con quantità crescenti di denaro per raggiungere l’eccitazione desiderata
3) ha ripetutamente tentato senza successo di controllare, ridurre o interrompere il gioco d’azzardo
4) è irrequieto o irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo
5) gioca d’azzardo per sfuggire problemi o per alleviare un umore disforico
6) dopo aver perso al gioco, spesso torna un altro giorno per giocare ancora rincorrendo la proprie perdite
7) mente ai membri della famiglia, al terapeuta o ad altri per occultare l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco d’azzardo
8) ha commesso azioni illegali come falsificazione, frode o furto o appropriazione indebita per finanziare il gioco d’azzardo
9) ha messo a repentaglio o perso una relazione significativa, il lavoro oppure opportunità scolastiche o di carriera per il gioco d’azzardo
10) fa affidamento su altri per reperire il denaro per una situazione finanziaria disperata provocata dal gioco d’azzardo
B) Il comportamento di gioco d’azzardo non è meglio attribuibile ad un episodio maniacale.
Naturalmente la quantità di soldi “significativa” va proporzionata alle condizioni della singola persona. Per una persona che guadagna 1500 euro al mese un impegno di cifre dell’ordine di 500-1000 euro o più, non abbiamo alcuna difficoltà a definirlo eccessivo e potremmo riscontrare quindi i parametri per definire questa persona un giocatore patologico.
Ma se questa persona si chiama Bill Gates le valutazioni probabilmente sono diverse.
Quando ascoltiamo le esperienze di un giocatore patologico riscontriamo tutti i segni che si possono riscontrare nella dipendenza dalle droghe.
Infatti:
- il giocatore, in certi momenti, più o meno frequenti, della sua giornata, prova un desiderio incoercibile di giocare di durata più o meno lunga (craving) e a dispetto di qualsiasi ragionamento;
- il giocatore può accusare una vera e propria sindrome d’astinenza in particolare quando ha a disposizione dei soldi: accusa dei veri e propri sintomi fisici (sudorazione, tachicardia),oltre che psichici se non gioca;
- il giocatore per avere delle sensazioni soddisfacenti deve giocare cifre sempre più grandi;
- allo scopo di procurarsi i soldi per il gioco il giocatore patologico è in grado di compiere delle azioni che per altri scopi non metterebbe mai in atto e che smette immediatamente di compiere quando riesce a vincere la dipendenza;
Però il giocatore “non ruba” lui “prende in prestito” (ad esempio i soldi della cassa della banca in cui lavora) per restituire ciò che ha preso dopo la vincita che “sicuramente” farà.
- il giocatore riceve delle forti sensazioni psichiche dal gioco;
- il giocatore è danneggiato dal gioco più o meno ed in vari modi;
In altre parole abbiamo parlato di psicoattività, tossicità, dipendenza e tolleranza:
le caratteristiche che definiscono una droga.

Le varietà di gioco ed il rischio della patologia
Vediamo ora quali sono le caratteristiche dei vari giochi che li rendono più o meno causa di gioco patologico. Il gap, come abbiamo già detto, è un fenomeno in grande aumento e tale aumento si identifica in gran parte con la crescente diffusione dei giochi moderni.

Più a rischio Meno a rischio
Velocità Lentezza
Diffusione Limitazione
(nel tempo e nello spazio)
Solitudine Socialità
Manualità Tecnologia
Contestualizzazione Decontestualizzazione
Ritualità Consumo
Alta soglia Bassa soglia
Complessità Semplicità

In pratica questa distinzione in due categorie corrisponde anche alla suddivisione tra giochi tradizionali e moderni.

Disponibilità e diffusione della patologia
Più alta è la disponibilità e più è alto il rischio della dipendenza. Un indice molto semplice di questa affermazione lo ricaviamo vedendo quali sono i giochi che più facilmente provocano gioco patologico a Firenze. Pochi sono gli abitanti della nostra città che sono incappati in gap da casinò o da bische clandestine. Molti gli altri: sale corse, scommesse, giochi elettronici, casinò on line, gratta e vinci. Cosa vuol dire disponibilità?
- diffusione nello spazio: tanti punti di gioco ovunque
- vicinanza e familiarità: il negozio sotto casa, il bar dove prendo il caffè, il tabacchi dove compro le sigarette, il circolo dove incontro gli amici, la mia abitazione, attraverso il telefonino: una pubblicità declamava che lo potevi fare anche al cesso!
- facilità del contatto: nessun biglietto d’ingresso, nessuna esibizione di documenti (e l’età?). Bastano poche monetine per cominciare a giocare. Alcuni casinò on line ti regalano 500 euro per iniziare a giocare. Ma la riscossione della vincita è molto complicata.
- soldi elettronici (carte elettroniche di vario genere) e a credito:
provocano una minore sensazione dell’entità della cifra che si sta giocando.Il poter giocare a debito tramite una carta o una semplice telefonata al gestore: il pagamento posticipato ha lo stesso effetto: pagare dopo è come non pagare, (ma i debiti di gioco non hanno valore legale e non si può esigere, per vie legali, la restituzione: le finanziarie conoscono bene questa Legge e quindi “non sanno” che la richiesta di un prestito è per giocare. (I giocatori però i debiti di gioco li pagano, se no, chi li farebbe più giocare?).
- legalità: il grande imbroglio: “Legalizziamo i giochi legali così evitiamo a tanti di frequentare ambienti delinquenziali per giocare; facciamo il gioco sicuro”: il risultato invece è stato di far avvicinare al gioco e al gap persone che mai si sognerebbero sognate di andare in una bisca o di fare 300 chilometri per andare in un casinò
- disponibilità nel tempo: esercizi commerciali con ampio orario di apertura quotidiana fino al gioco on line (24 ore su 24), breve intervallo tra una giocata e l’altra, grande numero di giocate in un breve lasso di tempo (una partita a tombola dura mezz’ora, il bingo 1 minuto, all’ippodromo si possono giocare 7-8 in un pomeriggio, in sala corse molte di più in pochissimo tempo.
La stessa cosa possiamo dire per il totocalcio e le scommesse sulle partite.
- semplicità del gioco: giocare è facilissimo, non c’è niente da imparare.
Il gioco d’azzardo è illegale a meno che non sia gestito, direttamente o indirettamente dallo stato, allora diventa legale.

Il pensiero magico
Veniamo ora ad un altro tema: il pensiero magico o erroneo.
Esso è quasi sempre alla base del gap.
E’ la caratteristica che lo distingue di più dalla dipendenza da droghe.
Come possiamo definirlo? Pensiero delirante in una mente “sana”. Il pensiero magico è un dato assolutamente normale in tutti noi. Nel gap ed in altre dipendenze assume una forza talmente intensa da essere causa di vero e proprio craving (desiderio incoercibile) e passaggio e mantenimento dell’azione (il gioco eccessivo) a dispetto di qualsiasi argomentazione logica sia propria che proveniente dall’esterno.
Facciamo qualche esempio:
“proprio oggi che ho fretta tutti i semafori ce l’hanno con me: succede sempre così”
“quando faccio un esame mi metto sempre quella camicia: magari è una stupidaggine, ma… non si sa mai”
“sono una persona fortunata”
“sono una persona sfortunata”
Questi sono tutti pensieri che spesso possono accompagnare la nostra vita e che in genere non hanno delle conseguenze negative. A volte sì. Ma non addentriamoci in questo argomento perché ci porterebbe molto lontano.
“Oggi devo giocare, perché sento che è la giornata giusta”
“non è possibile che a me non capiti, prima o poi farò il colpo della mia vita e da quel momento non giocherò più”
“quella maledetta macchinetta è tutto il giorno che la osservo e non ha mai pagato, ora deve pagare”
“gioco i soldi della bolletta della luce così vinco e pago la luce ma anche quel debito”
“non posso confessare a mia moglie il guaio che ho fatto: giocando pagherò i debiti e così lei non saprà mai niente”
“è uscito il 27, io ho giocato il 28: ci sono andato vicino”
“io mi intendo di cavalli”
Pensiamo ai numeri al lotto: quelli ritardatari non hanno più possibilità di uscire, ma il “pensiero magico ce lo fa credere.
Pensiamo ai dadi: come li lanciamo se vogliamo che escano i 6, come li lanciamo se vogliamo che escano i numeri bassi?
Quale combinazione è più facile che esca? 5 3 3 1 4 o 6 6 6 6 6? Verrebbe da pensare che delle due sia più facile che esca la prima, ma il realtà hanno la stessa probabilità.
Spesso il passaggio da un gioco sociale ad un gioco patologico avviene in seguito ad una grossa vincita: in alcune persone una vincita può far scattare l’idea che vincere sia facile ed indurlo verso la perdita del controllo proprio in conseguenza dell’ossessività di questo pensiero.

Pensiero magico e informazione
Il pensiero magico viene alimentato dai mass media. In buona ed in cattiva fede.
Perché ci danno la notizia di un numero ritardatario? Questa è una “non notizia” perfetta. I numeri del lotto hanno sempre la stessa possibilità di “uscire”: quelli ritardatari non sono favoriti, eppure sono avvenuti dei suicidi di persone che si sono giocate la casa 1 a 18!
Perché ci danno la notizia di una vincita di 1 milione di euro al gratta e vinci. Perché? Anche questa è una “non notizia”: infatti, se tra i gratta e vinci hanno stampato anche quello da 1 milione di euro è ovvio che prima o poi qualcuno lo gratterà! Perché non ci danno invece la notizia di tutti quelli che si stanno rovinando a furia di “grattare”.
E poi c’è la pubblicità. Abbiamo trovato un esempio molto significativo su un giornale locale: “trovi le news per scegliere la scommessa vincente”, che significa: “Puoi essere bravo a scommettere” = pensiero magico. E la pubblicità che recita:
“Ti piace vincere facile?”? E’ stata denunciata all’Autorità anti-trust come pubblicità ingannevole.

La realtà
Invece la regola è che tutti i giocatori sistematici non possono fare altro che perdere. E’ una questione matematica e commerciale. Vince solo il gestore del gioco.
Del totale dei soldi giocati solo una parte finisce nelle vincite: una parte più o meno grande viene incamerata dal gestore per le spese e i guadagni. Una parte la incamera lo stato sotto forma di tasse.
La roulette sembra un gioco equo. Ma cosa fa sì che non lo sia? Lo zero. Su un numero di giocate non elevato questo non è evidente, ma su un numero alto di giocate influisce e provoca il guadagno del casinò e la perdita del giocatore.

Un piccolo esempio: chi gioca un “gratta e vinci” e vince una cifra corrispondente al prezzo di un altro “gratta e vinci” finisce sempre per comprarne un altro e così in ogni caso perde. Le vincite più grosse sono ben calcolate dal gestore ed alimentano il pensiero magico.

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Contenuto Redazionale Giovani e disagio Giovani e disagio Giovani e disagio

Ho appena letto il libro di Galimberti (l'ospite inquietante, feltrinelli) e, visto che tratta di temi connessi a quelli toccati da questo sito vorrei fare delle considerazioni. Non vorrei concentrarmi tanto sulla tesi centrale del libro (l'invasione barbarica del nichilismo nei nostri orizzonti di vita) -che trovo relativamente condivisbile- ma dire due cose limitatamente al rapporto tra giovani e sostanze,  in particolare su due luoghi comuni che sono presenti in quasi tutte le discussioni sul tema:

Sono queste:

-i giovani provano disagio

- le droghe sono la risposta falsa a questo disagio, perchè non producono una soddisfazione durevole/autentica/ecc...

 

Sul primo punto: è vero, i giovani provano disagio. Come i meno giovani, i grandi, gli anziani, i medi, e tutte le altre coorti d'età. I giovani provano disagio perchè la vita è un'esperienza faticosa e sgradevole, perchè ad un certo punto finisce e non se ne capisce il motivo, perchè, per dirla alla kundera, einmal ist keinmal. Insomma la vita è un'esperienza tragica. Davanti alla sua tragicità tutti sono a disagio. Non ha senso fare dei giovani una categoria specifica identificando la sua specificità in un disagio che tutti provano: l'andare avanti nonostante la presa d'atto drammatica che la vita è -presa in sè e per sè- insensata. Se questo  avviene è perchè le risposte dei giovani sono così "originali" da non essere riconosciute dai "grandi" che li guardano sbigottiti e non riconoscendo le loro strategie li bollano come pieni di disagio.

 

Secondo punto: le droghe sono una risposta al disagio della vita. Forse è  vero, quanto meno sono una delle strategie possibili. Così come lo sono, a vari livelli, lo spegnimento del cervello di fronte ai telequiz, la ricerca ossessiva di cose inutili su internet, l'uso inconsulto di farmaci, i piccoli rituali quotidiani e altro ancora. Come le altre cose che ho elencato non sono neanche una risposta particolarmente creativa (e non creatrice). Ma non è nemmeno una scelta disarticolata. La cosa che mi sembra assurda è che siccome non se ne capisce l'orizzonte di senso, o semplicemente perchè "fa male", si dice anche che è una scelta insensata. Negli universi simbolici, nella rete di relazioni e di pratiche in cui le sostanze vengono consumate esse spesso sono non solo  una scelta sensata ma anche coerente con l'universo di significati in cui chi la fa è immerso, spesso significativa.

Il processo funziona così: si individua una categoria di "altri": i giovani. Poi li si guarda da fuori e si dice: non capiscono nulla, perchè non sanno cercare il vero piacere che offre la vita. Ma si misura questo piacere con i canoni degli osservatori, e non degli osservati. Anzi è la densità di senso a rendere la droga così esplosiva, è il fatto che facilmente diventa medium di significati, valori, simboli a renderla dannatamente pervasiva.

 

Poi si può pensare delle sostanze quello che si vuole, si possono odiare e metterne in luce tutti i lati negativi sia sul piano psicologico che sanitario che sociale; e si può lottare perchè questa esplosione si fermi o si formi un approccio ad esse che non produca danni. Ma si parta dall'accettare che sono una risposta -non so se al disagio della vita- articolata, dotata e anzi carica di senso, e non un errore di giovani che in un momento di tristezza si sono fatti traviare.

 

Non sono un esperto, e non so quanto questo discorso possa valere per tutte le sostanze -quindi invito anche a cercare di farmi cambiare opinione o ad ampliarla- semplicemente riporto quanto mi pare di avere osservato tra amici e coetanei.

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Rototom, la banalità quotidiana della politica

cippitelli-ico2.pngClaudio Cippitelli scrive dell'esilio del Rototom per la rubrica settimanale di Fuoriluogo su il Manifesto del 18 agosto 2010. Il programma di Rototom 2010, dal 21 al 28 agosto a Benicàssim, on line sul sito ufficiale del Rototom.

Fonte: Il Manifesto, di Claudio Cippitelli 18/08/2010

La società del rischio: Risikogesellschaft. Così titola un saggio di Ulrich Beck, sociologo e scrittore tedesco, uno dei maggiori intellettuali europei. Sul rischio, e il ruolo che assume nella nostra società, hanno riflettuto e scritto i maggiori esponenti della sociologia occidentale, da Luhmann a Goffman, da Giddens a Le Breton, da Rifkin a Bauman, oltre, appunto, Beck.  A guardare dal nostro Paese, si tratta di riflessioni superflue,  condotte da gente oziosa: sociologismi. A guardare dal nostro Paese, piuttosto che attardarsi in analisi, ricerche e sperimentazioni,  pare che tutto si possa interpretare e risolvere attraverso le categorie del bene e del male, del comportamento virtuoso e del peccato.  Quando si parla di giovani, aggregazioni giovanili, consumi giovanili, tutto ciò appare assolutamente  evidente. 
Estate 2009. Come riporta varesenews.it, le persone che hanno perso la vita in montagna dal 6 giugno al 23 agosto 2009  sono  state trentuno (31).  Una strage. Non risultano dichiarazioni di esponenti di governo in merito, tantomeno (per fortuna) posti di blocco sui sentieri che conducono alle Tre Cime di Lavaredo o sulle ferrate delle alte vie degli alpini. Nella stessa estate del 2009, come ogni estate da tempo, in Friuli si è tenuto il festival internazionale di cultura reggae Rototom Sunsplash. Nessun morto, nessun ferito, niente risse, nessun malore: musica, socializzazione, felicità. Quest’anno tale evento, definito dall’Unesco come “emblematico del decennio internazionale per una cultura di pace e non violenza”,  non si terrà in Italia bensì in Spagna, a Benicàssim, per evitare che “ragazzi possano rischiare la vita” come ha recentemente affermato il sottosegretario Carlo Giovanardi. È davvero così?
Le motivazioni che spingono a cancellare un appuntamento, desiderato da decine di migliaia di ragazze e ragazzi, risiedono nel nobile e adulto sentimento di evitare giovani morti, anche laddove di morti non ce ne sono mai stati?  Max Weber diceva  che esiste una distinzione qualitativa “tra agire guidato dall’assunzione del rischio, che trascende la banalità della vita quotidiana, e agire guidato dall’eliminazione del rischio, che appartiene alla banalità quotidiana”.  E come non pensare, davanti a divieti come quello che ha colpito il  Rototom,  che siamo di fronte ad un riflesso banale della politica, una scorciatoia del pensiero che spinge a nascondere, spostare, negare o vietare quello che non si conosce, non si comprende, non si condivide. Una banalità pericolosa, che distingue tra i rischi  che è opportuno correre (magari per farsi largo nella società, chi non risica non rosica, magari rischiando sulla pelle e sui risparmi di altri) e rischi, veri o presunti, rispetto ai quali i liberali nostrani dimostrano la provvisorietà delle loro convinzioni.  Una banalità che si nutre di approssimazione e falsità, sino ad utilizzare un evento drammatico, la tragedia di Duisburg  (come  noto motivata proprio dalla scarsa attenzione rispetto ai rischi da parte delle autorità)   per aggredire ogni aggregazione musicale giovanile, in particolare quelle autorganizzate e fuori dalle logiche commerciali. Il rischio va assunto dice Weber, in quanto, come ci ricorda Bauman, è una caratteristica costante dell’azione umana. E più le società sono libere e orientate al futuro, più esperiscono la capacità di assumere il rischio: sono i governi illiberali che, in nome della sicurezza, trasformano la società in una caserma e il dibattito in un ordine del giorno. Il compito degli adulti, e dei governi, non è quello di impedire la vita, e il rischio che in essa è insito:  compito degli adulti è quello che Il giovane Holden desidera per sé, ossia prendere al volo i ragazzi che rischiano di cadere nel burrone mentre fanno una partita in un immenso campo di segale. Ma l’assunzione del rischio, come anche del coraggio, non sembra appartenere  allo spirito del tempo; anzi, può capitare che ministri e sottosegretari, per non correre il rischio di farsi fischiare da una piazza che attende da trent’anni di conoscere i mandanti di una bomba alla stazione, facciano, con sicurezza, una pessima figura.

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Contenuto Redazionale INTERVISTA


Segnaliamo che l'intervista "Procedure da adottare negli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza in lavoratori addetti a mansioni pericolose verso terzi" al Dr. F. Ruffa è disponibile adesso anche in PDF nella sezione "sostanze scaricabili" oltre che nella versione già pubblicata.

dr. Francesco Ruffa - Medico Chirurgo, referente per l’ASL 10 del Centro di consulenza tossicologica per lavoratori
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Giovanardi, peccato che non mi drogo

Giulia Innocenzi, IlFattoquotidiano  - Peccato che non mi drogo. Peccato, perché sarebbe stato fantastico fare il test antidroga per “conduttori, giornalisti e presentatori”, auspicato dal sottosegretario Giovanardi, sotto uso di sostanze stupefacenti.Chi prende soldi dalla tv pubblica deve fare il test“: in quel gruppetto ci sono anch’io. E allora sai che bello assistere alla scena dell’”allenatore” Giovanardi che dice: tu risulti positivo, vai subito in panchina! Sì, all’intervista rilasciata ad A ha detto proprio “in panchina”. “Altrimenti qualcuno mi dovrà spiegare – ha detto – perché un tennista che si droga non può più giocare e un conduttore può ancora condurre“. Glielo spiego subito. Per giocare esistono delle regole: se queste non si rispettano, si è qualificati. Le regole esistono per mettere i giocatori alla pari, e per far sì che la competizione si basi esclusivamente sulle qualità del giocatore stesso. Ora, se un tennista si droga – ossia se fa uso di doping – parte avvantaggiato rispetto agli altri sfidanti, e quindi sta truccando la competizione. E’ per questo che nello sport i giocatori non posso drogarsi – doparsi. A questo punto chiedo io a Giovanardi di spiegarmi una cosuccia: che rapporto c’è fra la droga, un conduttore/giornalista e le regole del gioco? Perché “l’allenatore” Giovanardi, dall’alto della sua morale, pretende di poter entrare nella vita privata di un uomo che prende i soldi della tv pubblica, e decidere per lui cosa è permesso e cosa è vietato? Forse che chi fa uso di cocaina ha più possibilità di ottenere una fetta di audience maggiore rispetto ai suoi concorrenti? O forse quello che si fa troppe canne risulterebbe addormentato agli occhi del pubblico pronto a cambiare canale? Ma scusate, il metro di giudizio di una persona sul lavoro non è come adempie ai suoi obblighi contrattuali – e nel caso di un conduttore, se fa un programma apprezzato dal pubblico, eticamente accettabile e nel rispetto di una corretta informazione? Fossi in Giovanardi, mi preoccuperei piuttosto di quella tv pubblica che manda 5 serate di Miss Italia sulla rete ammiraglia, telegiornali che omettono informazioni e conduttori tv che anziché questionare il potere lo servono, a danno dei cittadini. Che peccato che non mi drogo. Sarebbe stato bello essere espulsa dalla Rai in qualità di pericolosa utilizzatrice di sostanze stupefacenti, cattivo modello per i telespettatori e oltraggio alla quiete pubblica. Insomma: una criminale in piena regola.

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Contenuto Redazionale Live streaming

Giovedì 27 maggio segui in diretta live la conferenza conclusiva Nuovi comportamenti di consumo: prevenzione e riduzione dei rischi dal Centro internazionale “Loris Malaguzzi” di Reggio Emilia.

Clicca qui per il live streaming e informazioni.

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Test dipendenze

I test qui riportati sono tratti dal sito http://www.nienteansia.it; ovviamente non hanno alcun valore diagnostico reale.

 

Dipendenza sessuale: http://www.nienteansia.it/test/test-dipendenza-sessuale.html

 

Dipendenza da Internet: http://www.nienteansia.it/test/test-dipendenza-da-internet.html

 

Dipendenza da sigarette: http://www.nienteansia.it/test/test-dipendenza-da-sigarette.html

 

Altri test psicologici: http://www.nienteansia.it/test/

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Contenuto Redazionale buon 2010 a tutti i nostri lettori!!

buon 2010 a tutti i nostri lettori!!
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Contenuto Redazionale Aiutare online, di A. Calderoni

Normal 0 14

L’intervento psicologico via internet con adolescenti La prima guida italiana sull'aiuto psicologico agli adolescenti via internet. Ecomind editore

 

Normal 0 14

Come si comportano gli adolescenti su internet? Cosa desiderano on line?
Come dialogano tra loro via web? Come cercano aiuto attraverso il pc, se sono in
difficoltà? E per gli adulti valgono le medesime domande?
Oggi è possibile aiutare in modo efficace una persona anche attraverso la
rete, habitat naturale dei nativi digitali, luogo di lavoro e svago dei
seniores.
Questa guida è una profonda e avvincente inchiesta su un tema di grande
interesse sociale, ed è anche un manuale di istruzioni per i
professionisti (psicologi, psicoterapeuti, medici) che vogliano cimentarsi
nel lavoro di aiuto psicologico on line.
Probabilmente qualcuno, in Italia, penserà che un testo di questo tipo sia
troppo "avanti".
Le ricerche scientifiche internazionali, i dati relativi alla fruizione del
web e la scarsa attenzione deputata ai più giovani nel nostro paese
dimostrano che è semplicemente il momento giusto.
Capitolo 1. L'intervento psicologico on line
1.1 Cenni storici
1.2 Tanti modi di fare psicologia on line
1.3 Efficacia dell'aiuto via internet
1.4 L'operatore psicologico on line
1.5 Come funziona?
1.6 Pro e contro
1.7 Il marketing
Capitolo 2. Adolescenti e internet
2.1 Una questione generazionale
2.2 On line, ma come?
2.3 Esempi di comunicazione sincrona con adolescenti
2.4 Un esempio di comunicazione semi-sincrona
2.5 Un esempio di comunicazione asincrona
Capitolo 3. L'intervento psicologico online per adolescenti
3.1 Usare internet per arrivare ai protagonisti di internet
3.2 Adolescenti in cerca di aiuto on line
3.3 Un aiuto efficace
3.4 I rischi
3.5 Conclusioni
Capitolo 4. L'offerta web
4.1 Il panorama internazionale
4.2 E in Italia?
4.3 Conclusioni
Capitolo 5. Modalità e prospettive
5.1 La struttura ideale
5.2 I contenuti ideali
5.3 Verso un cyberfuturo
Abstract:
Oggi è impossibile prescindere dall'influenza che internet ha sulla comunicazione giovanile, anche e soprattutto quando questa comunicazione si trasforma in una richiesta di supporto.

Numerose barriere rischiano di impedire ai ragazzi di chiedere aiuto agli adulti per affrontare i malesseri tipici dell’adolescenza: vergogna, inconsapevolezza, mancanza di dialogo, indisponibilità di un servizio di ascolto a scuola, isolamento sociale sono alcuni tra gli ostacoli più comuni. Internet può saltarli grazie a fattori come distanza, gratuità, semplicità di accesso, anonimato, mirando ad alzare il livello e la frequenza dell'aiuto psicologico per gli adolescenti.

Il testo esamina le ricerche scientifiche internazionali degli ultimi quindici anni su questo tema, mette a confronto i servizi di aiuto on line già esistenti, mostra empiricamente come l’ambiente del web sia ottimale per generare fiducia e comunicazione profonda, tratteggia un’ipotesi di aiuto via internet ideale.

 

 

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Come faccio a sapere se mio figlio si droga?

ROMA - Un manualetto per genitori preoccupati perché temono o sono consapevoli che i propri figli assumono droghe. Lo ha scritto Maurizio Coletti, presidente di Itaca Europa, associazione europea degli operatori professionali delle tossicodipendenze, per rispondere a una delle domande che più assillano i genitori di preadolescenti e adolescenti: come faccio a sapere se mio figlio si droga? Il volume, edito da Antigone Edizoni, arriva in un momento, spiega lo stesso autore, in cui "sono molto in voga i test". Ma, si chiede Coletti, "affidandosi a strumenti del genere per sapere se un ragazzo si droga, a che prezzo ci si arriva? In queste situazioni, almeno inizialmente, è in gioco soprattutto la relazione con il figlio.

E come recuperare una fiducia reciproca sicuramente incrinata dall'imposizione di un test che dovrebbe "scoprire la verità" su un ragazzo che mente ai genitori?" E' questa áuna delle motivazioni forti che hanno spinto lo psicologo - che si occupa dal 1970 di prevenzione, trattamenti, politiche di intervento riguardo alle droghe ed è consulente e formatore di centri pubblici e del privato sociale che operano nel settore - a raccogliere in questo libro una serie di informazioni e suggerimenti che aiuteranno padri e madri a riflettere più serenamente sul problema e affrontarlo in modo più efficace. Si parte da alcuni brevi cenni sulle droghe, i tipi, gli effetti, le modalità di assunzione; in queste pagine trova spazio anche la descrizione degli effetti di alcol che, scrive l'autore, "sembra assolutamente importante citare tra le droghe psicoattive e in grandissimo uso tra i giovani" e psicofarmaci.

Utili anche i riferimenti alla normativa vigente, una bibliografia essenziale per chi vuole approfondire alcuni aspetti in particolare, riferimenti a link e associazioni che operano inquesto settore, i numero verdi che offrono supporto e informazioni. Dedicato alla scoperta e alla difficoltà di individuare risposte e soluzione il capitolo centrale del libro. Coletti indica una serie di segnali, di sintomi fisici come disturbi del sonno e dell'appetito, isolamento, sbalzi di umore, che possono indurre sospetti; ma quando ormai arriva la certezza è il momento "di evitare errori grossolani".

Alcuni suggerimenti possono aiutare: riflettere prima di agire, evitare di trasformarsi in investigatori privati e di fare tragedie, insistere davanti alle negazioni dei figli, non negare la propria preoccupazione e dimostrre di non giudicare. Ma anche importante può risultare riuscire a mantene la famiglia unita, non provare vergogna e per questo isolarsi. Il libro accompagna i genitori anche nella fase dolorosa che segue la scoperta con informazioni su quali terapie, interventi e trattamenti ápossano essere individuati e su come e se optare per la comunità di recupero. Ma prima ancora, suá come aiutare i propri figli a scegliere di chiedere aiuto.

da www.diregiovani.it

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La droga dello stupro

Repubblica
30 giugno 2008

Si chiama GHB: è incolore e inodore, si scioglie nelle bevande delle vittime, che si svegliano senza ricordare nulla. E rischia di diffondersi

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dipendenza............da.......

Dipendenza,,,da.... si da ki o da ke,la mia storia e molto complessa vivo una storia da 13 anni e piu o meno da 4 lui vive situazioni ke non accetto piu......sesso sesso sesso ela sua ossessione e lui e la mia,,,,,sono stanca delusa e triste sapere ke io come donna non sono riuscita a tenere con me il mio uomo... e bruttissimo sapere de prime di te magari nella stessa macchina c era kissa chi.....e fare............non so piu come fare x la mia dipendenza da lui.. vorrei mandare tutto a quel paese ma poi l amore x lui e piu forte di tutto e la speranza ke lui possa cambiare e sempre li..ma davvero un giorno sara diverso??????????? io credo di no ma dentro la mia speranza e sempre quella....

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