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I più votati, altro

Obama e le droghe, il cambiamento c’è

 

Grazia Zuffa commenta i provvedimenti del 2009 del Presidente Obama su droghe e HIV

 

Nonostante gli avvoltoi e altri uccelli del malaugurio, per il presidente Obama il 2009 si chiude con successo. Dopo la vittoria epocale per la sanità, ha vinto un’altra battaglia, forse altrettanto importante e di sicuro non meno controversa – seppur fuori dai riflettori mediatici: dopo ventuno anni, il Senato ha tolto definitivamente il divieto al finanziamento federale dello scambio siringhe per i consumatori di droga per via iniettiva; due giorni fa, lo stesso Obama, annunciando la fine del divieto di ingresso nel paese alle persone con Aids – anch’esso in vigore da venti anni- ha detto che il suo paese vuole diventare un leader mondiale nella lotta all’Hiv. Per avere un’idea della portata storica del voto al Senato: vent’anni fa l’infezione Hiv si stava diffondendo in maniera esponenziale tramite gli aghi infetti e  già si sapeva che distribuire siringhe sterili era la sola forma efficace di prevenzione. Da qui negli anni ottanta è partita nel Nord Europa la cosiddetta riduzione del danno, per dare priorità alla tutela della vita sulla “lotta alla droga”. Negli stessi anni, l’America reaganiana della war on drugs imboccava la via opposta e metteva al bando lo scambio siringhe. Le centinaia di migliaia di persone infettate sono da annoverare fra le vittime della “guerra alla droga”: vittime di tutto il mondo, non solo americane, perché gli Stati Uniti hanno usato la loro influenza per imporre la linea “dura” a livello mondiale, con pesanti pressioni anche sulle Nazioni Unite. Perfino l’ultimo documento  Onu di indirizzo delle politiche globali, approvato a Vienna agli inizi del 2009, non reca traccia del termine “riduzione del danno”, grazie all’opposizione  determinante dei rappresentanti americani. E’ stata l’ultima imboscata perpetrata da un manipolo di  burocrati “giapponesi”, nelle more del passaggio di consegne all’amministrazione Obama. Due mesi dopo, lo zar fresco di nomina, Gill Kerlikowske, in un’intervista allo Wall Street Journal, decretava la fine della war on drugs: “Hai voglia a spiegare alla gente che la guerra alla droga è una guerra al prodotto e non alle persone – ragionava lo zar - le persone la vivono come una guerra contro di loro. Ma in questo paese non facciamo guerra alle persone”. C’è dello understatement nelle sue parole: la guerra alla droga è “vissuta” come una guerra alle persone perché è una guerra alle persone. Come ben sanno quei contadini sudamericani costretti ad abbandonare i campi bombardati dai pesticidi (che notoriamente non distinguono fra piante ed esseri viventi, fra coltivazioni legali e illegali); così come lo sanno le centinaia di migliaia di consumatori, di marijuana soprattutto, che ogni anno entrano nelle prigioni statunitensi per il solo fatto di usare droga. Eppure la svolta simbolica c’è stata e il cambiamento è venuto di conseguenza, a tutti i livelli. Dopo trentacinque anni, lo stato di New York ha eliminato le famigerate Rockfeller drug laws che imponevano lunghe carcerazioni anche per i reati minori di droga. Subito dopo si è avverata un’altra promessa elettorale di Obama. Il dipartimento di Giustizia ha posto fine ai raid della polizia federale contro i medici e i pazienti che usano la canapa ad uso medico negli stati dove questo è consentito. Infine, il regalo di fine d’anno col via libera alla prevenzione dell’Aids. Adesso, l’Amministrazione sta lavorando per superare la disparità di trattamento penale fra i reati per il crack e quelli per la cocaina. Le norme più dure per il crack non hanno alcuna giustificazione se non quella di colpire la minoranza afroamericana, dove il crack è più diffuso. Le droghe devono diventare un problema di salute pubblica, non solo di giustizia penale: questa la sintesi del new deal americano per le droghe. Una linea di (prudente) riforma che la maggioranza dei paesi europei ha imboccato da tempo. Così come l’assistenza sanitaria per tutti, introdotta con tanta fatica da Obama, è stata in Europa la prima pietra del welfare, molto tempo fa. Per l’America liberista e puritana, ambedue le riforme sono oggi un approdo storico. L’influsso sul resto del mondo comincia a farsi sentire. In agosto, il vicino Messico ha depenalizzato l’uso personale di droga e lo stesso hanno decretato per la marijuana i giudici della Corte Suprema in Argentina. Per la politica delle droghe, il 2009 di Obama ha gettato i semi della pace.

 

Fonte: fuoriluogo, Il Manifesto

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Alcol e tabacco nocivi come l'eroina

 

L'Istituto nazionale olandese per la sanità pubblica e l'ambiente (RIVM) ha eseguito una valutazione del rischio sugli effetti nocivi di 17 droghe legali e illegali. La valutazione è stata effettuata da una giuria di 19 esperti che hanno basato il loro giudizio sulle proprie conoscenze scientifiche e sulle informazioni derivate dalla letteratura. La valutazione si concentra sulla tossicità, il potenziale di dipendenza e i danni sociali e individuali a livelli di popolazione. Nell'immagine, le barre di colore rosa indicano i danni fisici, quelle arancio i danni sociali per il consumatore e quelle verdi i danni per la società. Le più importanti conclusioni tratte dalla valutazione sono le seguenti. In primo luogo, alcol, tabacco, eroina e crack hanno un punteggio relativamente alto sulla scala del danno totale, mentre funghi magici, LSD e khat un punteggio relativamente basso. In secondo luogo, la valutazione del gruppo di esperti olandese corrisponde anche con i precedenti risultati di esperti inglesi come pure al precedente parere del Dutch Coordination point Assessment Monitoring new drugs (CAM). In terzo luogo, acool e tabacco sono stati giudicati dagli esperti più dannosi di molte delle droghe illegali incluse nella valutazione, con l'eccezione di eroina e crack. Questo rappresenta il danno totale a livello individuale e di popolazione. Infine, per quanto riguarda i danni totali a livello individuale, cannabis ed ecstasy sono stati valutati dagli esperti come moderatamente nocivi. Lo studio è notevole, visto che la politica olandese in materia di droghe ha fatto una inversione a U negli ultimi 7 anni. I funghi magici sono stati banditi nel dicembre scorso. Questo studio dimostra però che i funghi magici sono molto meno dannosi anche del tabacco.

 

http://www.azarius.net/news/287/Alcohol_and_tobacco_just_as_harmful_as_h...

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Droga e scuola, il giorno dopo. Per i ragazzi "lezione interessante"

La rabbia dei genitori, il preside della scuola all´attacco della Asl, il Sert che prende le distanze e parla di impostazione didattica antica. Mentre le polemiche per le lezioni sulla droga degli addetti della cooperativa Cat al liceo scientifico Rodolico infuriano, gli unici a non vedere niente di strano in quello che è successo lunedì scorso sembrano gli alunni quindicenni che hanno partecipato agli incontri sugli stupefacenti. Hanno avuto davanti a sé degli educatori e si sono fidati del loro metodo, giudicato da molti sbagliato per quel contesto.

«E´ stata un´esperienza positiva costruttiva ed utile». «Ci hanno parlato delle droghe ma hanno detto di non prenderle». Niccolò, Viola, Giuseppe, Clarissa sono alcuni dei ragazzi delle seconde classi che lunedì hanno assistito alla lezione improntata più sulla riduzione del danno che sulla prevenzione. «L´impostazione di quelle lezioni è vecchia, noi percorriamo un´altra strada», dicono dal Sert.

«Hanno analizzato le varie sostanze - racconta Clarissa - Sono partiti chiedendoci quali conoscevamo e poi hanno descritto gli effetti sull´organismo e i danni provocati dall´assunzione. Non ci hanno mai detto come assumerle o ottenerle. Poi hanno raccontato il loro lavoro, di come fanno a soccorrere chi sta male, magari ai rave. Anche in questo caso non ci hanno detto di andare noi ad aiutare le persone in difficoltà. E´ stato interessante. Io ho pure preso appunti. E poi i volantini che hanno lasciato alla mia classe avevano il logo di Comune e Regione». C´è chi ammette che qualche genitore ha protestato «ma sono pochi».

Via del Podestà al Galluzzo, succursale del Rodolico, ieri mattina. Tutti gli studenti difendono il lavoro degli addetti della cooperativa. Il loro modo di affrontare il problema e pure gli opuscoli informativi consegnati a buona parte degli alunni avevano invece messo sull´allarme alcuni genitori, che hanno chiesto un incontro con i responsabili dell´istituto. Loro, i quindicenni che si sono sentiti raccontare gli effetti delle sostanze stupefacenti, delle interazioni che hanno se mischiate o prese con l´alcool, da operatori esperti di riduzione del danno abituati a lavorare su persone già in parte introdotte alla droga, ieri erano stupiti dalle polemiche che si sono sollevate.

La lezione è piaciuta a molti. Viola la definisce «un´esperienza positiva, costruttiva e utile». Lo ha detto anche al preside Alfonso Bajo, che ieri mattina si è presentato nelle due classi per farsi raccontare la vicenda descritta ieri da Repubblica. Più tardi, verso le 13, una ventina di ragazzi delle sezioni A e B sedevano in un´aula dell´istituto. Hanno parlato di genitori entusiasti per l´iniziativa, hanno spiegato che i volantini sulle droghe, quelli con dentro i consigli per prenderle senza farsi troppo male, non sono stati consegnati. Almeno non a tutti. Alcune madri degli alunni hanno notato che solo in una delle due sezioni sono stati dati gli opuscoli su tutte le droghe.

Ancora ieri dal Sert spiegavano che il metodo usato al Rodolico non è quello normalmente seguito dall´azienda sanitaria. «Chiedere ai giovani quali sostanze conoscono e poi descrivere gli effetti negativi - ha commentato la direttrice del Sert Paola Trotta - è un approccio piuttosto antico. La prevenzione si fa centrando l´attenzione sulle relazioni tra i ragazzi, sulle loro capacità di stabilire rapporti con gli altri». Ciò non toglie che ai ragazzi possa piacere il metodo educativo considerato meno efficace dall´azienda sanitaria, cioè quello che sarebbe stato utilizzato lunedì scorso. «Noi percorriamo un´altra strada - insiste il direttore sanitario Asl Luigi Tosi - Quella cooperativa lavora per progetti dedicati a soggetti ad alto rischio».

(16 gennaio 2009)
 
Riporto anche i commenti lasciati dai lettori di repubblica, che sono interessanti:
 

Finiamola con le barzellette perbeniste. Chi ha impostato l'approccio alle sostanze come pare abbiano fatto questi operatori ha fatto benissimo. Le droghe sono un pilastro fondante dell'osannata economia di mercato; vogliamo capirlo una volta per tutte? Dal momento che nessuno -tantomeno l...
Inviato da pasqualepaoli il 16 gennaio 2009 alle 09:40

  • 0/5

vorrei dire alla mamma che si scandalizza se ai figli dicono che sniffare cocaina è diverso da farsi una canna se ha presente la differenza farmacologica tra le sostanze, e soprattutto se non pensa che sono proprio le falsità e la disinformazione fatta dalle istituzioni su questi argom...
 

  • 4.43/5

Tendenzialmente i genitori sanno poco o niente dei figli adolescenti. E tendenzialmente un approccio del tipo "non fate uso di droghe" convince solo chi è già convinto. Mi piacerebbe sapere come questi genitori parlano delle droghe ai propri figli. Questo sì
 

  • 3.91/5

Non ero presente all'incontro, dunque non posso dare giudizi. Tuttavia a volte penso che molti genitori tendano a vedere i propri figli come eterni pargoli, lontani da sesso droga e alcool. Purtroppo le statistiche parlano chiaro: consumo di alcool e droga in ascesa e grande ignoranza in materi...

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Natale: svelato il mistero di Santa Claus

babbo-natale-fungo-web.jpgNon ci sono elfi o palazzi di ghiaccio nel passato di Babbo Natale, ma solo una brutta storia di droga, e precisamente di alcuni funghi allucinogeni. Sì, perché le radici del simbolo pagano del Natale non si snodano tra romantiche leggende e poetici misteri, ma si basano su precisi studi botanici, quelli del dott. Ian Darwin Edwards, che ha dimostrato che Santa Claus non è altro che una visione provocata da sostanze allucinogene.
Secondi gli studi del ricercatore la  tribù lappone dei Sami era solita nutrire le renne, di cui erano esperti allevatori, con l’amanita muscaria, un fungo velenoso caratteristico per il cappello rosso vermiglio cosparso di verruche bianche, ma più che altro famoso per le sue notevoli capacità stupefacenti. Il motivo di scegliere tale dieta era rintracciabile nel fatto che le renne, grazie ad uno migliore sistema linfatico, riuscivano a separare le componenti tossiche da quelle narcotiche, espellendo queste ultime attraverso le urine, che i Sami raccoglievano e poi assumevano in occasioni speciali quali i festeggiamenti per la fine della notte artica.
Ed è in queste pratiche, a detta di Edwards, che nasce il mito di Babbo Natale: gli allevatori, presumibilmente in preda ad un trip, erano sinceramente convinti di vedere cose che in realtà non accadevano, come il volo delle renne, magari anche trainanti slitte con a bordo persone. Dopodichè è stato il macrosistema dei miti pagani a sovrascrivere sugli eventi l’immagine collettiva che tutti noi abbiamo di Babbo Natale oggi, ovvero di quell’uomo bonaccione e rubicondo che distribuisce doni dalla troika condotta da Rudolph.
Sebbene esistano diverse versioni dei fatti, come quella del “padre” dell’LSD Albert Hofmann, che parlava del rito di bere l’urina non specificando però da chi questa fosse filtrata, la tesi del dott. Edwards non è stata né smentita né confermata dalla comunità scientifica, forse troppo impegnata a risolvere altri problemi come ad esempio l’AIDS o i tumori.
A questo punto sarebbe ben altra la questione di cui dibattere, ovvero se il rossore del naso di Rudolph fosse causato da un numero eccessivo di inspirazioni di una polvere che, anch’essa guardata sotto l’effetto di un fungo, potrebbe tranquillamente essere confusa con la candida neve.
 

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A Zurigo è un'altra musica...

Da Fuoriluogo,28 settembre 2008

Ho assistito da poco alla street parade di Zurigo dove circa un milione di persone (prevalentemente giovani, ma anche famiglie ed alcuni che non sarebbe sbagliato definire “anziani”) hanno allegramente invaso la città (che ha meno di 400.000 abitanti) per celebrare una sorta di carnevale techno. Leggendo, appena rientrato, come da noi, in Italia, prevalga invece un’organizzazione di eventi “rave” sempre più piccoli e sempre più nascosti (inaccessibili quindi a chi, per esempio, svolge azioni di prevenzione e di cura), vorrei fare alcune considerazioni a partire da una dato semplice: le cose succedono. Succede, ad esempio, che i giovani che amano un certo tipo di musica e di ballare insieme si ritrovino e si organizzino per celebrare questi “riti”. È un fenomeno che da molti anni attraversa tutta l’Europa (potremmo dire tutto il mondo) e che, con diversi stili, è definito da nomi come “rave party”, “street parade”… Succede anche che le persone assumano droghe, soprattutto in alcune fasi della loro vita e della loro esplorazione del mondo che li circonda.
Una società, per fronteggiare questi fenomeni, può scegliere diverse strade: una passa sicuramente attraverso la scelta di ostacolare tali comportamenti e questo, certamente, spingerà alcuni a non metterli in atto (in genere le persone non particolarmente interessate a queste cose), mentre spingerà altri ad agire tali comportamenti di nascosto (le persone molto interessate a queste cose). Un’altra strada, scelta dalla città di Zurigo – appartenente, non dimentichiamolo, ad un paese profondamente conservatore come la Svizzera – è stata quella di cercare di controllare e gestire le situazioni che possono creare danno o allarme alle persone e alla città. Le politiche della città nascono quindi da questa contemporanea attenzione alla salute pubblica e al controllo sociale. La stessa combinazione salute-controllo è alla base delle cosiddette “stanze del buco”, dell’offerta di trattamento – compreso quello con eroina – e dell’organizzazione, appunto, della “street parade”. Questo fa sì che un milione circa di persone che attraversano Zurigo, ballando al ritmo della techno, diventino un’occasione di festa (e di business) per la città e per i cittadini, con televisioni e media di tutta Europa che partecipano a questo evento gioioso. La nostra mentalità (queste cose non si devono fare) fa sì che 3.000 persone vicino a Guastalla diventino un dramma umano e sociale con denunce, segnalazioni e inquinamento dell’ambiente circostante.
Il ministro Giovanardi ha commentato, riferendosi alla morte di una ragazza per assunzione di ecstasy, che l’analisi della pastiglia non avrebbe certamente modificato il suo comportamento. Io questo non lo so. So che ho visto analizzare le pastiglie – a Zurigo ovviamente, in quanto da noi non si può fare – e ho visto segnalare alle persone di fare attenzione a compresse con percentuali particolarmente elevate di principio attivo. Ho visto segnalare allarme per la presenza di compresse, vendute come ecstasy, contenenti morfina e che potevano provocare overdose da oppiacei; ho visto operatori che, nell’attesa della risposta dell’analisi della compressa, intervistavano le persone, parlavano con loro, le informavano su rischi e conseguenze possibili. Ho visto una polizia discreta, che lavorava in sinergia con gli altri operatori. Ho visto ammanettare uno spacciatore senza che la folla intorno, giovani e giovanissimi, si scagliasse contro i due poliziotti che erano intervenuti. Ma è possibile in Italia, per la destra, parlare di tutela della salute dei consumatori ed è possibile in Italia, per la sinistra, parlare di controllo sociale? Possiamo provare a declinare questi termini? Penso che negarli voglia dire consegnarli ad altri, parlarne e discuterne voglia dire, forse, provare a farli propri e a costruire, su queste parole, una politica che sia a difesa dei cittadini (tutti) e non a difesa delle proprie ideologie.
Edo Polidori

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permanenza sostanze

permanenza sostanze
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il dibattito sulla relazione annuale al Parlamento 2010 sulle droghe

il thread del forum psiconautica.forumfree.it con articoli relativi al dibattito sulla relazione al Parlamento

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consumatori di droghe

Tra i consumatori di droghe ci sono tre categorie.

Nella prima ci sono rare figure superomistiche e faustiane come Ernst Junger (Nelle Tempeste d'Acciaio) o William Burroughs (Pasto Nudo) che per tutta la loro esistenza assumono avidamente di tutto, controllano perfettamente quello che fanno e vivono una vita intensa e creativa fino a 103 anni (Junger) o a 83 (Burroughs).Nella seconda c'è una minoranza che ha sviluppato dipendenza, assume sostanze non per creare capolavori letterari o scalare le vette del pensiero ma semplicemente per ripristinare la normalità e riesce così in qualche modo, faticosamente, a bilanciarsi.

Nella terza, infine, c'è una maggioranza di poveracci che sono troppo deboli per stabilizzarsi e entrano in circoli viziosi di autodistruzione accelerata.

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Parola di Nobel: "Legalizziamo l'uso delle droghe"

di Luca Landò

  L'Unità- "Sa che le dico? Che la guerra contro le droghe è fallita ma nessuno lo ammette. Eppure basterebbe mettere i numeri in fila per capire che in 35 anni di onorate battaglie si è speso troppo, ottenuto niente e, cosa peggiore, ingrassato i conti delle organizzazioni criminali. Le sembra un buon risultato?".Domanda inutile, perché il professor Becker, Gary Becker, premio Nobel per l’Economia nel 1992, non perde tempo e riparte all’attacco. «C’è solo un modo per ridurre il consumo di droghe: legalizzarle».È dal 2001 che il professore emerito all’Università di Chicago ripete con ostinazione il proprio mantra antiproibizionista. La prima volta lo fece con un articolo su Business Week, tono pacato ma contenuto esplosivo, perché a lanciare il tema della legalizzazione non era l’ultimo degli hippy ma l’allievo di Milton Friedman. Nel 2006 entrò nei dettagli pubblicando uno studio sul Journal of Political Economy, rivista accademica per addetti ai lavori. E lì, insieme a Kevin Murhpy e Michael Grossman dimostrò con la forza dei numeri che le sue tesi avevano un fondamento economico.«Ogni anno gli Stati Uniti destinano 40 miliardi di dollari per combattere la diffusione delle droghe. Se a tutto questo aggiungiamo i costi per la società e lo Stato - poliziotti, tribunali, carceri - il costo arriva a 100 miliardi di dollari ogni anno. È una cifra enorme. Di fronte alla quale è bene porsi una domanda: esiste un modo meno costoso e più efficace per ridurre il consumo di droghe? Il nostro studio, quello del 2006, suggeriva un’altra strada: legalizzare le droghe e applicare una tassa sul consumo. Il ragionamento è semplice: la guerra alle droghe, aumentando il rischio di chi le produce e le commercia, ha fatto lievitare il prezzo delle sostanze vendute, tanto che il prezzo alla vendita è in genere il 200% rispetto a quello effettivo. Ebbene, con una tassa del 200% su un prodotto legalmente venduto, quello stesso ricavo finirebbe nelle casse dello Stato anziché nelle tasche delle mafie. Così, invece di spendere soldi per contrastare inutilmente i produttori illegali, si avrebbero fondi a sufficienza, ad esempio, per finanziare campagne di informazione sui pericoli legati all’uso delle droghe».

 

Lei contesta i risultati della cosiddetta guerra alle droghe, eppure l’Onu, lo scorso giugno ha pubblicato un rapporto in cui si spiega che l’uso di eroina, cocaina e marijuana, in alcuni mercati, inizia a calare."È il minimo che potesse accadere, visto quello che si spende in tutto il mondo. Ma è una impostazione sbagliata. Il concetto di “guerra alle droghe” venne lanciato per la prima volta da Nixon negli anni Settanta e ribadito da tutti i presidenti, nessuno escluso. Se i risultati di cui parla l’Onu fossero legati a un’attività di uno o due anni li potrei apprezzare. Trattandosi di una guerra di 35 anni si tratta di un fallimento. Non solo, ma trattandosi di mercati illegali, le stime che circolano sono del tutto teoriche: come si fa sapere la reale produzione mondiale di droga? O il consumo? Sono numeri difficili da dimostrare. E non dimentichiamo che quando un tipo di droga cala, quasi sempre ne spunta un’altra. Quelle sintetiche, ad esempio».

 

In effetti l’Onu parla proprio di un aumento di queste ultime, soprattutto nel Terzo mondo.«Restiamo su quelle “classiche”, l’oppio ad esempio: un aspetto di cui si parla poco è che la produzione e il commercio di droga è la fonte principale di finanziamento dei talebani e di Al Qaeda. Ora, ha senso mandare truppe in Afghanistan e, nel contempo, consentire alle forze che si intende combattere di continuare a ricevere finanziamenti? Se le droghe venissero legalizzate, quegli introiti verrebbero meno».

 

Alberto Maria Costa, il direttore dell’Ufficio Onu contro la Droga e il Crimine, dice che anche in presenza di un mercato legale vi sarebbe sempre un mercato parallelo controllato dal crimine.«Prendiamo l’alcol. Negli Stati Uniti è stato illegale per quattordici anni, fino a quando il presidente Roosevelt, nel 1933, decise di legalizzarne la produzione e l’utilizzo. Bene, prima di allora whisky, gin e quant’altro erano tutti controllati da organizzazioni criminali. Al Capone, per intenderci, era un trafficante di droga. E quella droga si chiamava alcol. Con la legalizzazione nacquero distillerie legali, distributori legali, rivenditori legali. In un attimo si mandò all’aria l’intero business del crimine. Lo stesso può accadere con le droghe vere e proprie. È possibile che continui a esistere una sorta di mercato nero per alcune sostanze, ma si tratterà di piccole nicchie all’interno di un mercato tutto alla luce del sole».

 

Ma lei esclude ogni tipo di divieto?«Niente affatto. Tanto per cominciare vieterei la vendita ai minori, proprio come avviene negli Stati Uniti per i liquori. Un’altra limitazione, proprio come per le bevande alcoliche, è legata alla guida: punizioni severe per chi si mette al volante sotto l’effetto di droghe mettendo a rischio la vita degli altri. E visto che parliamo di regole e restrizioni ne aggiungerei un’altra: trattandosi di prodotti legali, i produttori dovranno essere sottoposti a controlli di qualità come avviene per il settore alimentare o farmacologico. Questo eviterebbe la circolazione di sostanze tagliate e pericolose come oggi invece avviene».

 

Chi si oppone alle sue proposte sostiene che la liberalizzazione provocherebbe un aumento dell’uso, non una diminuzione.«Dipende dal livello di tassa che viene applicato: se è adeguatamente alta, la domanda non cresce affatto. Anzi, trattandosi di un bene legale, viene meno quel richiamo del proibito che è una spinta, almeno tra i giovani, a far uso di droghe».

 

Per i minorenni però questo richiamo continuerebbe ad esserci.«Già, ma sarebbe un divieto limitato all’età. E tutti prima o poi diventiamo adulti. L’importante è non diventare dei fuorilegge. La guerra alla droga produce devastanti effetti collaterali. Proprio in Italia avete avuto il caso di quel ragazzo pestato a morte dopo essere stato trovato con 30 grammi di hashish: è la conferma che con la guerra alle droghe si entra in una visione violenta del problema. Da noi, come da voi, le carceri scoppiano perché vengono riempite con persone che hanno avuto a che fare con la droga. E non importa quanto siano state seriamente coinvolte. Quando sei in guerra, anche le ombre diventano nemici».

 

Lo dica francamente: è davvero convinto che si possa legalizzare l’uso delle droghe?«Non subito e non ovunque. Ma la strada è quella. Guardi il Messico, lo scorso agosto ha approvato una legge che permette l’uso di hashish, marijuana e persino Lsd. Non è una proposta: è una legge. E qualcosa di simile è accaduto in Argentina».

 

E negli Stati Uniti?«Non siamo ancora pronti, ma qualcosa si sta muovendo. La discussone al momento riguarda solo l’uso di marijuana per scopi terapeutici, ma è già qualcosa. Non mi illudo che tutto cambi all’improvviso. Ci vuole tempo, ma sono fiducioso. L’unica droga di cui abbiamo realmente bisogno è l’uso della ragione. Quando la provi, non smetti più».

 

 

14 novembre 2009

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DELIRIO POLIZIESCO: ragazzi multati per aver raccolto i rifiuti

INCREDIBILE!! RAVE fuori Bologna: ragazzi multati per aver raccolto i rifiuti. Ma chi è più sballato!?
*

Non è uno scherzo purtroppo, questa volta la follia proibizionista ha perso anche l'ultimo barlume di senno, basta leggere il Resto del Carlino del 29 settembre.

http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/imola/cronaca/locale/2009/09/29/238155-musica_droga_monti_rave_finisce_male.shtml

Sabato scorso in una ex cava a Monte del Verro, nel comune di Casalfiumanese, a 50 km da Bologna,  si è svolto un rave party techno che coinvolto oltre 2000 persone, iniziato a mezzanotte e finito a mezzogiorno con l'arrivo improvviso di un elicottero della Polizia che ha sorvolato più volte a bassissima quota l'area del free party dove ancora c'erano oltre 1000 persone sollevando pericolosi vortici di polvere e scardinando parte delle verande, tende e teloni, compreso il nostro materiale informativo.

L'unità mobile del *Lab57-Alchemica* era presente al free party sin dalle prime fasi con la funzione di punto informativo e di assistenza per eventuali problemi sanitari minori monitorando la situazione con i suoi 13 anni di esperienza in questi contesti.
Il dialogo con gli organizzatori ha permesso di razionalizzare il parcheggio e garantire sempre una via d'uscita libera per eventuali chiamate al 118, che comunque non si è mai reso necessario nonostante la presenza di oltre 2000 persone, piuttosto giovani.
Due e tre malori leggeri risolti sul posto con un po' di riposo e due morsi di cane di lieve entità.
Non sembra quindi ci fosse tutta questa emergenza per richiedere l'impiego di un elicottero, il più costoso mezzo a disposizione delle forze dell'ordine che tanto lamentano carenze e tagli di risorse di questi tempi.
Oltre tutto, alle 11.30 un fuoristrada dei carabinieri era arrivato senza intoppi seguendo la strada sterrata avvertendo i giovani vicini al primo sound system dell' arrivo di elicotteri, celerini e camionette che erano già stati dislocati nella vicina Imola per la gara motociclistica di superbike, dicendo che il questore di Bologna aveva già dato l'ordine di sgomberare l'area.
Ai carabinieri i ragazzi hanno risposto che comunque si era deciso di smontare tutto intorno alle 14, come già si era  verificato 2 mesi fa nello stesso posto, ma visti i cattivi presagi hanno assicurato che da lì a una mezzora la musica sarebbe finita.
Dopo neppure 20 minuti dopo arriva l'elicottero blu della polizia che volteggia sempre più basso e minaccioso creando panico e intralciando di fatto lo smontaggio delle attrezzature. Insomma dopo 10 minuti la musica era finita e nel giro di 40 minuti la maggior parte del lavoro di smontaggio era finita, compresa una accurata pulizia dell'area non proprio piccola.
L'elicottero è passato inspiegabilmente altre 3 4 volte creando ansia e rabbia per la polvere e per i rifiuti appena raccolti che volavano ovunque, mentre ai carabinieri ancora lì presenti si faceva notare che il fuggi fuggi generale causato dall'elicottero metteva a rischio l'incolumità di tutti quei giovani che dovevano per forza mettersi al volante subito senza aspettare che i fumi dell' alcool o di altre sostanze si attenuassero, il maresciallo ha risposto alzando le spalle dicendo che non dipendeva da loro.

In ogni caso tutta l'area è stata sgomberata in tempo per la gara di superbike!!! Missione compiuta?

Evidentemente no, perchè al magro bottino di sostanze dell'immancabile posto di blocco in uscita ( 2 arresti su oltre 2000 persone...) le lungimiranti forze dell' ordine hanno sequestrato tutti i sound system per manifestazione non autorizzata ( sigh!!) e multato 3 ragazzi per *TRASPORTO ABUSIVO DI RIFIUTI*, roba da candid camera...!!!

Innanzitutto immaginiamo che tutti i bravi motociclisti che utilizzano l'adiacente pista da cross chiedano SEMPRE l' autorizzazione nonostante il frastuono dei loro bolidi... inoltre il sequestro dei sound system non può che essere temporaneo in quanto nessun danno è stato fatto sull'area della ex cava, a parte *pulirla* naturalmente!!
Gravissima infrazione che cade proprio durante i giorni dell' iniziativa Puliamo il Mondo <http://sondaggi.legambiente.org/index.php?sid=51912%E2%8C%A9=it> che *Legambiente* ha organizzato in tutta in Italia http://www.puliamoilmondo.it/2009/
Speriamo davvero che tutti i volontari ambientalisti che hanno lavorato in questi giorni abbiano ricevuto un trattamento migliore.

Noi tutti capiamo che il ministero dell'interno, in questi giorni, stia pressando sui questori per impedire ad ogni costo questi diabolici rave party, ma dove è finito il buon senso? ma che intervento educativo potrà mai essere fare una multa del genere dopo che a tempo di record gli organizzatori avevano smontato tutto e pulito ovunque?!

Noi  non stiamo dicendo che nei free party vada tutto sempre bene, altrimenti non faremmo il nostro lavoro, purtroppo per lo più volontario, anzi insistiamo sempre di più per convincere gli organizzatori a pensare prima di tutto alla sicurezza dei luoghi e delle persone che verranno alle loro feste auto organizzate, in cui ci deve essere sempre un unità mobile esperta di pratiche di riduzione dei rischi. Non a caso ogni volta che questi eventi sono assistiti in qualche modo da equipe esperte, non succede nulla di grave.
I pochi tragici decessi avvenuti nei rave party, 2-3 ogni anno, potevano essere evitati con la presenza di personale esperto.

Se statistiche alla mano si contano tristemente i morti di ogni fine settimana di ritorno da pub, osterie, ristoranti, discoteche, festival legali, partite di calcio, ecc.. si può tranquillamente dire che un rave party è il posto più sicuro dove mandare i vostri figli!!!

Invece la colpevole ignoranza dei media e lo scandalismo da rotocalchi non fanno altro che fare pessima pubblicità ai free party richiamando giovanissimi inesperti alla ricerca dello sballo proibito, la droga.
Questo di Sky ne è un esempio, dove questa escort della cronaca, fingendosi una raver, è riuscita ad arrivare al free party di Cornaredo e fare il suo bel capolavoro di compitino per 30 denari o giù di lì, dando appuntamento il 26 settembre a Bologna, appunto... pubblicità progresso, non c'è che dire

http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2009/09/23/rave_party_cornaredo_milano_diskonnected_free_party_19_settembre_2009_inchiesta_foto.html

per chi, soprattutto giornalisti che vogliano saperne di più di questi famigerati RAVE, consigliamo il reportage che un vero giornalista e scrittore, Vanni Santoni,

http://www.slipperypond.co.uk/archivi/post334
http://fest-antifa.net/libri/gli-interessi-in-comune

ha fatto sul Teknival 2007 a Pinerolo, il più partecipato di sempre in Italia, 40000 persone, nessun problema sanitario, dove il sindaco fece arrivare acqua potabile a volontà, bagni chimici e cassonetti per i rifiuti.

Altrochè multe per *TRASPORTO ABUSIVO DI RIFIUTI,** *mentre tonnellate di rifiuti tossici vengono affondate in mari, fiumi e boschi....
...come in quelle stesse ore ha urlato il presidente delle banane:

*VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA!!!*


*Lab57-Alchemica
*Bologna

http://lab57.indivia.net/
http://www.livello57.org/index.php?option=com_content&view=article&id=60&Itemid=58 <http://www.livello57.org/index.php?option=com_content&view=article&id=60&Itemid=58>

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La suprema corte di Bombay abolisce la pena di morte per i reati di droga

Fuoriluogo - In india è stata presa una decisione senza precedenti, la suprema Corte di Bombay, infatti, ha abolito la pena di morte per coloro che hanno commesso reati legati alla droga, diventando la prima Corte al mondo a prendere questa decisione.
Annunciando la decisione in video conferenza, i giudici hanno dichiarato incostituzionale l’art. 31A del 1985 relativo alla legge sulle droghe e le sostanze psicoattive, che imponeva la pena di morte già dalla seconda condanna per traffico di stupefacenti.
E’ tuttavia necessario sottolineare come la Corte, di fatto, si sia trattenuta dall’abolire la legge, limitandosi invece ad attenuarla, conferendo di fatto ai tribunali la possibilità, ma non più l’obbligo di imporre la pena di morte ad una persona condannata per la seconda volta per droga secondo le quantità specificate nell’articolo 31A.
Tale importante decisione ha un effetto immediato in termini di parziale sospensione della pena per Ghulam Mohammed Malik, un uomo del Kashmiri condannato a morte nel Febbraio 2008 a Bombay dalla Corte Speciale NDPS (dedicata ai reati relativi a stupefacenti e sostanze pscicoattive) per reiterazione del reato di contrabbando di charas (resina di canapa). Malik, infatti, era stato condannato a morte senza tener conto delle circostanze individuali e dei fattori mitiganti proprio a causa della natura obbligatoria della pena relativa all’articolo 31 A.
Decisiva per questo cambio di rotta epocale è stata una petizione presentata dalla rete indiana per la riduzione del danno (IHRN), costituita da un’insieme di ONG che operano nel campo delle politiche sulla droga, che denunciava come arbitraria, eccessiva e sproporzionata al reato la pena capitale obbligatoria per lo spaccio di droga.
La Suprema Corte vi ha, infatti, risposto con questa decisione storica che Anand Grover, colui che ha guidato la campagna dell’IHRN, ha commentato definendola un importante passo avanti per le politiche sugli stupefacenti e per le campagne contro la pena di morte.
Egli ha, tuttavia, aggiunto che la decisione presa dalla Corte Suprema sarà soggetta ad un’attenta analisi con l’obiettivo di valutare se la completa abolizione della pena di morte, come fatto dalla Corte per l’articolo 303 del codice penale indiano, non sarebbe stata più appropriata.
In tutto il mondo, ancora 32 paesi impongono la pena capitale per reati legati agli stupefacenti e alle sostanze psicotrope; di questi, ben 13 Paesi (tra cui l’India fino ad oggi) prevedono l’obbligatorietà della condanna a morte per questo genere di reati.
In paesi come l’Iran e la Cina i reati di droga costituiscono la stragrande maggioranza delle persone giustiziate. Solo nel maggio dello scorso anno, la Corte d’appello di Singapore ha confermato la condanna a morte obbligatoria inflitta ad un giovane malese per possesso di eroina.
Luca Sansone, presidente IHRN, ha accolto la notizia della decisione della Corte Suprema indiana come uno sviluppo positivo, importante segnale di come i tribunali abbiano cominciato a riconoscere i principi della riduzione del danno e dei diritti umani in materia di droga.
Anche Linee Rick, direttore esecutivo della International Harm Reductione e autore di La pena di morte per reati di droga: una violazione del diritto internazionale dei diritti umani, ha dichiarato che la decisione della Corte va a confermare a livello nazionale quello che da anni è stato sottolineato da enti internazionali per i diritti umani e creerà un precedente positivo per le autorità giudiziarie della regione, che è oppressa da terribili leggi sulla droga.

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Cocaina quotidiana. Continuiamo a farci male. Quanti don Riccardo ci vorranno ancora?

Vincenzo Donvito, Notiziario Aduc - Le notizie di episodi piu' o meno criminali correlate a produzione, traffico, spaccio e consumo di sostanze illecite, fanno parte del quotidiano. Tant'e' che spesso non ci si fa attenzione piu' di tanto. Eppure sono storie gravi quanto quelle di chi nel mondo muore ancora di fame, ma se abbiamo fatto l'abitudine a queste ultime, figuriamoci a quelle sulle droghe illecite.
Questo per dire che non ci stupisce piu' di tanto quello che sta emergendo dalla vita del sacerdote ligure don Riccardo che, per adescare sessualmente i ragazzini, usava anche la cocaina. Non ci interessa l'aspetto chierico in se' della vicenda (che la Chiesa romana si risolva da se' i problemi sulla sessualita' dei propri sacerdoti), anche perche' non vediamo orde di sacerdoti drogati e “allupati” che minacciano la nostra societa'; non piu' di tanto rispetto ad un trend delinquenziale in merito che vede ben altri numeri (basti pensare alle violenze in famiglia su donne e bambini). Certamente la notizia fa piu' scandalo di quella di un qualunque zio non-chierico che costringe a rapporti sessuali la nipotina dodicenne, ma noi abbiamo la tendenza a non socializzare i problemi interni della comunita' cattolica romana, crediamo che gli italiani, per quanto talvolta vittime di questi problemi, pensino ad altro e, soprattutto -per chi li frequenta- ai tanti preti che fanno del bene nel sociale.
La nostra assenza di stupore nasce dalla considerazione che gia' da tempo denunciamo la presenza delle droghe illegali nel tessuto piu' intimo della nostra quotidianita'. Non le droghe in se', sul cui uso e utilita' individuale non sindachiamo, ma le droghe illegali. Quindi, nello specifico, non la cocaina in se', ma la cocaina illegale che, in quanto tale, e' nociva piu' di una qualunque dose eccessiva assunta da un qualunque desideroso di sballo. Un contesto di “proibito” che porta i potenziali assuntori ad essere piu' attratti: per esempio, il nostro don Riccardo che -facciamo solo un'ipotesi di scuola- attratto dalla trasgressione rispetto al proprio voto, cosa di meglio per soddisfare la propria sessualita' nascosta se non usando cio' che e' altrettanto “peccaminoso” e proibito come la droga, che per acquistarla ti devi ingegnare ed entrare in contatto con l'altrettanto peccaminoso mondo della delinquenza? Un mix di trasgressione che, visto il chierico contesto, non puo' che essere peccaminoso.
Una quotidianita' che porta chi ama gli eccessi ad essere ancor piu' eccessivo ed a giustificare l'esistenza di mercati clandestini in mano alla delinquenza organizzata per soddisfare una domanda che altrimenti imploderebbe.
E questo e' solo l'esempio di don Riccardo. Quanti giovanissimi si rivolgono al pusher per comprarsi lo spinello e, tentati dall'offerta del delinquente che vuole guadagnare di piu' e farsi clienti piu' redditizi, cedono alla prova del crack o dell'ecstasy o della cocaina?
Il nostro sistema, di fronte a questa realta', continua a ideologicamente dissertare sul fatto che bisogna impedire la domanda agendo sulle coscienze dei singoli. Continuano a vietare, e consumi e delinquenza sono piu' diffusi e in crescita, provocando sempre piu' male ai singoli, alla societa' e all'economia.
Il fatto che questo rapporto tra vita quotidiana e delinquenza sia arrivato a tangere anche i chierici, che in quanto ad indottrinamento non reggono nessun paragone rispetto ai “sermoni” del nostro Dpa (Dipartimento antidroghe del Governo) nelle scuole e nella loro pubblicistica, dovrebbe far riflettere piu' di uno tra coloro che, in buona fede, e' preoccupato per la salute e il civismo dei piu'.
Non e' che se le droghe fossero legali, se di loro si conoscesse di piu' e con piu' certezze, se per la loro presenza non si dovesse dare spazio a delinquenti e mafie, ci si farebbe tutti meno male? Quanti don Riccardo ci vorranno ancora?

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