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I più votati, altro

Come la Marijuana mi ha SALVATO la vita

Ciao a tutti.So che verrò insultata,bannata e chissà magari anche denunciata ma devo raccontarvi la mia esperienza.Anche se non condividerete le mie idee ed il mio percorso io mi sento di doverlo comunicare,di dover condividere ciò che sento e ciò che ho passato. Sono una ragazza di 20 anni e da quando ne avevo 15 ho iniziato ad uscire la sera,facendo anche molto tardi e frequentando gente più grande e non sembre raccomandabile ( inutile dire che ho bruciato molto le tappe,su tutti i fronti). Il punto,però,è un altro:fin da quando avevo 14 anni sono stata perseguitata dall'incubo della bulimia e dell'anoressia e ho vissuto gli anni del liceo con l'ossessione per il mio corpo e per la magrezza,tanto che non riuscivo più a fare nulla.Ero sempre debole,stanca e isterica,prendevo delle medicine anti appetito e bevevo solo tisane diuretiche. Quando avevo 16 anni sono arrivata a pesare 40 kg ( e io non sono molto alta). Inoltre ho sempre sofferto di attacchi di panico e crisi respiratorie molto forti che mi hanno sempre terrorizzata. Ho fatto varie sedute di psicoanalisi per questi due problemi,ma ho risolto ben poco,allora compensavo la sicurezza che non riuscivo a trovcare di giorno con lo "sballo " di notte. Per sballo intendo che bevevo veramente moltissimo,ogni volta che uscivo la sera non facevo nulla se non avevo almeno 2-3 bicchierivodka(che,per una ragazza che non mangia,fidatevi,è moltissimo.Ti devasta lo stomaco ed il fegato).Ero devastata,il mio corpo stava morendo,oramai vomitavo sangue,neppure più bile. Questo fino ai 18 anni quando ho scoperto la Marijuana;da quando ne faccio uso ( non eccedo MAI nel consumo e a volte smetto di assumerla per mesi senza avere MAI riscontrato crisi di astinenza) non tocco praticamente più l'alcool,gli attacchi di ansia non so neppure cosa siano e ho anche cominciato a mangiare.Sono ingrassata di quasi 20kg e sto finalmente bene. Fate attenzione a ciò che leggete,non tutto ciò che è legale fa male e non tutto ciò che è illegale uccide. Pensate che gli alcolici facciano bene? no,affatto,sono dannosissimi così come le sigarette e danno moltissima più dipendenza;quelli,se presi in dosi sbagliate,rovinano la vita. Allora perchè nessuno li chiama DROGHE? 

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medicamenti e droghe – cocktails pericolosi

medicamenti e droghe – cocktails pericolosi Pdf stampa

L’uso combinato di medicine e droghe può risultare nocivo e pericoloso per la salute.

Sia i medicamenti che le droghe hanno effetti a livello cerebrale e vengono scomposti nel fegato. È per questo motivo che l’uso combinato di medicamenti e droghe può avere ripercussioni sull’efficacia della cura. Il corpo non è in grado di distinguere tra medicina o droga. Nel caso in cui si assuma un medicamento e una droga che hanno entrambi effetti sul cervello, c’è il pericolo che portino ad un’intensificazione o un indebolimento del medicamento. Questa interferenza delle droghe sui medicamenti può inevitabilmente influire sul tuo stato di salute e risulta spesso un cocktail pericoloso.

Il fegato scompone le sostanze di cui sono formati medicamenti e droghe. Queste sostanze lasciano il corpo attraverso urine e feci. Visto che il fegato è in grado di scomporre una sola sostanza alla volta, c’è il rischio che, qualora più sostanze vengono assunte, altre sostanze non vengano scomposte rimanendo troppo a lungo nel corpo. Talvolta succede invece che il fegato risponde a tale sovraccarico scomponendo le sostanze in modo troppo veloce. Alcune delle sostanze presenti nei medicamenti possano quindi essere espulse prima che abbiano il tempo d’agire.

Qualora prendessi dei medicamenti, chiedi al tuo medico curante quali possono essere gli effetti se assunti con sostanze stupefacenti. Non dimenticare che il tuo medico è tenuto al segreto professionale!  

Antiepilettici

L’epilessia è una malattia che si manifesta sotto forma di convulsioni. Tali convulsioni sono originate da un improvviso e temporaneo disturbo dell’attività elettrica del cervello. La maggior parte degli individui affetti da epilessia viene curata per mezzo di medicamenti. I trattamenti farmacologici utilizzati per la cura di tale affezione durano anni e, in alcuni casi, possono protrarsi per tutta la durata della vita. I medicamenti antiepilettici non possono tuttavia guarire questa malattia.

Antiepilettici e alcol

Sia l’alcol che i medicamenti antiepilettici sono scomposti nel fegato. L’assunzione sporadica di alcol può portare a una momentanea riduzione della funzionalità epatica, facendo sì che le sostanze attive degli antiepilettici rimangano troppo a lungo in circolo nel corpo. Ciò porta ad un’intensificazione degli effetti del medicamento a livello del sistema nervoso centrale.

Un consumo eccessivo di alcol porta il fegato a un sovraccarico funzionale causando una scomposizione troppo rapida delle sostanze attive degli antiepilettici, riducendone così l’efficacia farmacologica. L’abuso di alcol può quindi favorire il verificarsi di attacchi epilettici.

Antiepilettici e cocaina

È altamente sconsigliato fare uso di cocaina per pazienti affetti da epilessia. La cocaina ha un effetto attivante sul cervello, mentre gli antiepilettici hanno un effetto contrario. Tale sostanza può quindi essere la causa del verificarsi attacchi epilettici ed il suo uso è quindi da evitare

Antiepilettici e eroina

L’eroina ha gli stessi effetti attenuanti sul sistema nervoso centrale degli antiepilettici. Un’intensificazione di tali effetti può causare gravi disturbi soprattutto a livello di pressione sanguigna nonché portare a problemi respiratori.

Antiepilettici e canapa

Sia i medicamenti antiepilettici che la canapa hanno impatto sul sistema nervoso centrale. Nel XIX secolo si pensava che la canapa avesse proprietà antiepilettiche. Le ricerche a riguardo non hanno ancora portato a risultati soddisfacenti in grado di sostenere questa tesi.

Antiepilettici e ecstasy

Il consumo di ecstasy può avere gravi conseguenze su soggetti epilettici. L’ecstasy ha infatti l’effetto contrario degli antiepilettici in quanto favorisce la stimolazione cerebrale. È di conseguenza sconsigliabile l’uso di tale droga con medicamenti antiepilettici.

Antiepilettici e speed

Lo stesso discorso fatto per l’ecstasy vale per lo speed. Anche in questo caso, il consumo di speed è da evitare in soggetti affetti da tale malattia.

Antiepilettici e GHB

L’uso di GHB può aumentare l’incidenza di attacchi epilettici in quanto, come l’ecstasy e lo speed, agisce sul sistema nervoso centrale. L’uso di questa droga è quindi sconsigliato in caso di epilessia.

 

Antidepressivi

Una depressione è uno stato di tristezza marcata che può persistere a lungo e che può avere ripercussioni sulla conduzione della vita quotidiana. Gli antidepressivi sono medicamenti che riducono i disturbi causati da uno stato depressivo. La serotonina è una sostanza prodotta dal cervello che ha un ruolo chiave nel controllo delle emozioni, in particolar modo della tristezza. Una delle cause più ricorrenti di una depressione è un livello troppo basso di serotonina nel cervello. I medicamenti antidepressivi agiscono sul livello di serotonina facendolo aumentare. Tra gli antidepressivi più famosi si possono citare gli antidepressivi triciclici che agiscono sul livello di serotonina e gli antidepressivi anti-MAO che intervengono nel controllo della quantità di serotonina e noradrenalina.

Gli antidepressivi sono disponibili in commercio a partire dall’inizio degli anni sessanta. Da allora, la psicofarmacologia ha abbandonato le corsie dei cosiddetti “manicomi” e la chimica per la mente non è più solo appannaggio degli hippies , dei bohémiens e dei tossicodipendenti.

Antidepressivi e alcol

L’uso combinato di antidepressivi e alcol può portare a disturbi di tipo comportamentale. Gli antidepressivi dell’ultima generazione non sembrano tuttavia presentare tali effetti collaterali in combinazione con l’alcol.

Antidepressivi e cocaina

La cocaina blocca il rilascio di serotonina, dopamina e noradrenalina nel cervello. Si possono verificare inoltre un innalzamento della pressione sanguigna nonché un aumento della frequenza cardiaca. Gli antidepressivi anti-MAO hanno lo stesso effetto. L’uso combinato di cocaina e antidepressivi può causare un pericoloso innalzamento della pressione sanguigna e disfunzioni cardiache che possono essere letali, si possono infatti verificare stati di incoscienza che possono portare alla morte.

Antidepressivi ed eroina

L’uso combinato di antidepressivi e eroina è sconsigliato in quanto le sostanze attive presenti nei medicamenti antidepressivi intensificano gli effetti dell’eroina con conseguenze che vanno dalla perdita di conoscenza, al coma, ai problemi respiratori e persino alla morte.

Antidepressivi e canapa

L’uso di canapa durante una cura con antidepressivi può avere varie conseguenze che cambiano da soggetto a soggetto. Alcuni parlano infatti di un indebolimento dell’efficacia degli antidepressivi, altri invece di un’intensificazione. Non si è ancora in grado tuttavia di dare un quadro preciso degli effetti che si hanno dall’uso combinato di canapa e antidepressivi.

Antidepressivi e ecstasy

Nell’uso combinato di antidepressivi ed ecstasy si corre il rischio di avere livelli di serotonina troppo alti. Questo può causare un avvelenamento da serotonina che ha pericolose ripercussioni sul corpo tra cui perdita di conoscenza, formazione di coaguli nel sangue e aritmia. A sua volta questo genere di affezione può portare ad infarti cardiaci e cerebrali. Inoltre, gli antidepressivi possono rallentare la scomposizione dell’ecstasy nel fegato. Nei casi in cui vengano ingerite più pillole di ecstasy, si possono verificare delle overdose.

Antidepressivi e speed

L’uso combinato di antidepressivi e speed può essere estremamente pericoloso. Come per l’ecstasy si corre il rischio di avere livelli di serotonina troppo alti. Questo può causare un avvelenamento da serotonina che ha pericolose ripercussioni sul corpo tra cui perdita di conoscenza, formazione di coaguli nel sangue e aritmia. A sua volta questo genere di disturbo può portare ad infarti cardiaci e cerebrali. Inoltre gli antidepressivi possono rallentare la scomposizione dello speed nel fegato. Nell’eventualità in cui vengano prese quantità ingenti di speed si possono verificare casi di overdose.

Antidepressivi e GHB

Purtroppo sono poche le conoscenze che si hanno sull’interazione di queste due sostanze.

 

Pillola anticoncezionale

La pillola anticoncezionale o contraccettiva (comunemente chiamata “pillola”) è un medicamento ormonale che permette di evitare la gravidanza. Tra le tecniche anticoncezionali, la pillola è attualmente considerato il metodo più sicuro anche se non ti protegge dall’AIDS o da altre malattie sessualmente trasmissibili.

Pillola anticoncezionale e alcol

Non c’è nessuna interazione tra alcol e pillola. Solo nei casi di abuso eccessivo di alcol si possono verificare interferenze sull’efficacia della pillola.

Pillola anticoncezionale e cocaina

Non sono conosciute interazioni tra cocaina e pillola anticoncezionale.

Pillola anticoncezionale e eroina

L’eroina può diminuire la peristalsi dell’intestino e di conseguenza far variare la quantità di anticoncezionale nel corpo. La pillola può inoltre rallentare la funzionalità del fegato facendo sì che l’eroina resti più a lungo nel corpo. In entrambi i casi, tuttavia, le conseguenze non sono da considerare pericolose.

Pillola anticoncezionale e canapa

La canapa agisce sul fegato rallentandone la funzionalità. Questo può portare ad avere una quantità alta di estrogeni nel corpo (l’ormone di cui è composta la pillola concezionale).

 

Viagra

Il Viagra un medicamento indicato per trattare problemi di erezione (impotenza). È disponibile sul mercato dal 1998. Il principio attivo del Viagra è il citrato di sildenafil, preparato nella forma di pastiglie blu a forma di rombo con punte arrotondate. Il Viagra non è una droga ricreativa. Al contrario è un potente medicamento che deve essere consumato solo su prescrizione medica.

Viagra e poppers, cocaina, LSD, ecstasy

In certi ambienti, il Viagra sta diventando una droga ricreativa spesso associata con altre sostanze come poppers, cocaina, LSD e ecstasy. L’uso combinato di queste sostanze comporta forti abbassamenti di pressione che possono portare a uno stato di choc e addirittura provocare la morte.

 

Sonniferi

I sonniferi sono medicamenti impiegati per curare i disturbi del sonno. I più diffusi sono le benzodiazepine. Questi farmaci non andrebbero consumati più di 4 volte alla settimana perché esiste una tolleranza e una dipendenza rapida a questo genere di prodotti.

Sonniferi e alcol

L’uso combinato di alcol e sonniferi può portare a un’intensificazione degli effetti dei sonniferi per due ragioni. Innanzitutto, entrambe queste sostanze vengono scomposte nel fegato. L’alcol può ridurre la funzionalità del fegato facendo sì che le sostanze attive dei sonniferi restino nel corpo più a lungo. In secondo luogo, sia l’alcol che i sonniferi agiscono sulla stessa area del cervello e possono di conseguenza intensificare l’effetto a vicenda.

L’intensificazione degli effetti di alcol e sonniferi non è priva di conseguenze. Oltre a problemi di orientamento, stanchezza e senso generale di letargia, si possono verificare problemi respiratori e, talvolta, il coma.

Sonniferi e cocaina

La cocaina ha un effetto attivante sul corpo. La pressione sanguigna aumenta, le pupille si dilatano e il cuore aumenta la frequenza del battito. I sonniferi hanno l’effetto opposto e portano il corpo a uno stato di calma generale. È di conseguenza illogico combinare queste due sostanze.

Sonniferi e eroina

L’uso combinato di oppiacei (eroina, morfina) e benzodiazepine può avere conseguenze mortali. Entrambe queste sostanze hanno un effetto calmante sul sistema nervoso centrale e in combinazione intensificano l’effetto di una o dell’altra sostanza. Questo può causare un drastico rialzo della pressione sanguigna e dei problemi respiratori.

Sonniferi e canapa

La canapa rafforza l’effetto dei sonniferi. L’uso combinato di queste sostanze può causare perdite della memoria e stati di incoscienza.

Sonniferi e ecstasy

L’ecstasy attiva il corpo, la pressione sanguigna aumenta, le pupille si dilatano e il cuore aumenta la frequenza del battito. I sonniferi hanno un effetto calmante. L’uso di queste due sostanze in combinazione è da evitare.

Sonniferi e speed

Lo speedattiva il corpo la pressione sanguigna aumenta, le pupille si dilatano e il cuore aumenta la frequenza del battito. I sonniferi hanno un effetto calmante. L’uso di queste due sostanze in combinazione è da evitare.

Sonniferi e GHB

Entrambe queste sostanze hanno un effetto calmante sul corpo. L’uso combinato di sonniferi con GHB può portare ad un sonno lungo e profondo.

 

http://www.danno.ch/danno/medicamenti_droghe.htm

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il dibattito sulla relazione annuale al Parlamento 2010 sulle droghe

il thread del forum psiconautica.forumfree.it con articoli relativi al dibattito sulla relazione al Parlamento

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consumatori di droghe

Tra i consumatori di droghe ci sono tre categorie.

Nella prima ci sono rare figure superomistiche e faustiane come Ernst Junger (Nelle Tempeste d'Acciaio) o William Burroughs (Pasto Nudo) che per tutta la loro esistenza assumono avidamente di tutto, controllano perfettamente quello che fanno e vivono una vita intensa e creativa fino a 103 anni (Junger) o a 83 (Burroughs).Nella seconda c'è una minoranza che ha sviluppato dipendenza, assume sostanze non per creare capolavori letterari o scalare le vette del pensiero ma semplicemente per ripristinare la normalità e riesce così in qualche modo, faticosamente, a bilanciarsi.

Nella terza, infine, c'è una maggioranza di poveracci che sono troppo deboli per stabilizzarsi e entrano in circoli viziosi di autodistruzione accelerata.

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Parola di Nobel: "Legalizziamo l'uso delle droghe"

di Luca Landò

  L'Unità- "Sa che le dico? Che la guerra contro le droghe è fallita ma nessuno lo ammette. Eppure basterebbe mettere i numeri in fila per capire che in 35 anni di onorate battaglie si è speso troppo, ottenuto niente e, cosa peggiore, ingrassato i conti delle organizzazioni criminali. Le sembra un buon risultato?".Domanda inutile, perché il professor Becker, Gary Becker, premio Nobel per l’Economia nel 1992, non perde tempo e riparte all’attacco. «C’è solo un modo per ridurre il consumo di droghe: legalizzarle».È dal 2001 che il professore emerito all’Università di Chicago ripete con ostinazione il proprio mantra antiproibizionista. La prima volta lo fece con un articolo su Business Week, tono pacato ma contenuto esplosivo, perché a lanciare il tema della legalizzazione non era l’ultimo degli hippy ma l’allievo di Milton Friedman. Nel 2006 entrò nei dettagli pubblicando uno studio sul Journal of Political Economy, rivista accademica per addetti ai lavori. E lì, insieme a Kevin Murhpy e Michael Grossman dimostrò con la forza dei numeri che le sue tesi avevano un fondamento economico.«Ogni anno gli Stati Uniti destinano 40 miliardi di dollari per combattere la diffusione delle droghe. Se a tutto questo aggiungiamo i costi per la società e lo Stato - poliziotti, tribunali, carceri - il costo arriva a 100 miliardi di dollari ogni anno. È una cifra enorme. Di fronte alla quale è bene porsi una domanda: esiste un modo meno costoso e più efficace per ridurre il consumo di droghe? Il nostro studio, quello del 2006, suggeriva un’altra strada: legalizzare le droghe e applicare una tassa sul consumo. Il ragionamento è semplice: la guerra alle droghe, aumentando il rischio di chi le produce e le commercia, ha fatto lievitare il prezzo delle sostanze vendute, tanto che il prezzo alla vendita è in genere il 200% rispetto a quello effettivo. Ebbene, con una tassa del 200% su un prodotto legalmente venduto, quello stesso ricavo finirebbe nelle casse dello Stato anziché nelle tasche delle mafie. Così, invece di spendere soldi per contrastare inutilmente i produttori illegali, si avrebbero fondi a sufficienza, ad esempio, per finanziare campagne di informazione sui pericoli legati all’uso delle droghe».

 

Lei contesta i risultati della cosiddetta guerra alle droghe, eppure l’Onu, lo scorso giugno ha pubblicato un rapporto in cui si spiega che l’uso di eroina, cocaina e marijuana, in alcuni mercati, inizia a calare."È il minimo che potesse accadere, visto quello che si spende in tutto il mondo. Ma è una impostazione sbagliata. Il concetto di “guerra alle droghe” venne lanciato per la prima volta da Nixon negli anni Settanta e ribadito da tutti i presidenti, nessuno escluso. Se i risultati di cui parla l’Onu fossero legati a un’attività di uno o due anni li potrei apprezzare. Trattandosi di una guerra di 35 anni si tratta di un fallimento. Non solo, ma trattandosi di mercati illegali, le stime che circolano sono del tutto teoriche: come si fa sapere la reale produzione mondiale di droga? O il consumo? Sono numeri difficili da dimostrare. E non dimentichiamo che quando un tipo di droga cala, quasi sempre ne spunta un’altra. Quelle sintetiche, ad esempio».

 

In effetti l’Onu parla proprio di un aumento di queste ultime, soprattutto nel Terzo mondo.«Restiamo su quelle “classiche”, l’oppio ad esempio: un aspetto di cui si parla poco è che la produzione e il commercio di droga è la fonte principale di finanziamento dei talebani e di Al Qaeda. Ora, ha senso mandare truppe in Afghanistan e, nel contempo, consentire alle forze che si intende combattere di continuare a ricevere finanziamenti? Se le droghe venissero legalizzate, quegli introiti verrebbero meno».

 

Alberto Maria Costa, il direttore dell’Ufficio Onu contro la Droga e il Crimine, dice che anche in presenza di un mercato legale vi sarebbe sempre un mercato parallelo controllato dal crimine.«Prendiamo l’alcol. Negli Stati Uniti è stato illegale per quattordici anni, fino a quando il presidente Roosevelt, nel 1933, decise di legalizzarne la produzione e l’utilizzo. Bene, prima di allora whisky, gin e quant’altro erano tutti controllati da organizzazioni criminali. Al Capone, per intenderci, era un trafficante di droga. E quella droga si chiamava alcol. Con la legalizzazione nacquero distillerie legali, distributori legali, rivenditori legali. In un attimo si mandò all’aria l’intero business del crimine. Lo stesso può accadere con le droghe vere e proprie. È possibile che continui a esistere una sorta di mercato nero per alcune sostanze, ma si tratterà di piccole nicchie all’interno di un mercato tutto alla luce del sole».

 

Ma lei esclude ogni tipo di divieto?«Niente affatto. Tanto per cominciare vieterei la vendita ai minori, proprio come avviene negli Stati Uniti per i liquori. Un’altra limitazione, proprio come per le bevande alcoliche, è legata alla guida: punizioni severe per chi si mette al volante sotto l’effetto di droghe mettendo a rischio la vita degli altri. E visto che parliamo di regole e restrizioni ne aggiungerei un’altra: trattandosi di prodotti legali, i produttori dovranno essere sottoposti a controlli di qualità come avviene per il settore alimentare o farmacologico. Questo eviterebbe la circolazione di sostanze tagliate e pericolose come oggi invece avviene».

 

Chi si oppone alle sue proposte sostiene che la liberalizzazione provocherebbe un aumento dell’uso, non una diminuzione.«Dipende dal livello di tassa che viene applicato: se è adeguatamente alta, la domanda non cresce affatto. Anzi, trattandosi di un bene legale, viene meno quel richiamo del proibito che è una spinta, almeno tra i giovani, a far uso di droghe».

 

Per i minorenni però questo richiamo continuerebbe ad esserci.«Già, ma sarebbe un divieto limitato all’età. E tutti prima o poi diventiamo adulti. L’importante è non diventare dei fuorilegge. La guerra alla droga produce devastanti effetti collaterali. Proprio in Italia avete avuto il caso di quel ragazzo pestato a morte dopo essere stato trovato con 30 grammi di hashish: è la conferma che con la guerra alle droghe si entra in una visione violenta del problema. Da noi, come da voi, le carceri scoppiano perché vengono riempite con persone che hanno avuto a che fare con la droga. E non importa quanto siano state seriamente coinvolte. Quando sei in guerra, anche le ombre diventano nemici».

 

Lo dica francamente: è davvero convinto che si possa legalizzare l’uso delle droghe?«Non subito e non ovunque. Ma la strada è quella. Guardi il Messico, lo scorso agosto ha approvato una legge che permette l’uso di hashish, marijuana e persino Lsd. Non è una proposta: è una legge. E qualcosa di simile è accaduto in Argentina».

 

E negli Stati Uniti?«Non siamo ancora pronti, ma qualcosa si sta muovendo. La discussone al momento riguarda solo l’uso di marijuana per scopi terapeutici, ma è già qualcosa. Non mi illudo che tutto cambi all’improvviso. Ci vuole tempo, ma sono fiducioso. L’unica droga di cui abbiamo realmente bisogno è l’uso della ragione. Quando la provi, non smetti più».

 

 

14 novembre 2009

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DELIRIO POLIZIESCO: ragazzi multati per aver raccolto i rifiuti

INCREDIBILE!! RAVE fuori Bologna: ragazzi multati per aver raccolto i rifiuti. Ma chi è più sballato!?
*

Non è uno scherzo purtroppo, questa volta la follia proibizionista ha perso anche l'ultimo barlume di senno, basta leggere il Resto del Carlino del 29 settembre.

http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/imola/cronaca/locale/2009/09/29/238155-musica_droga_monti_rave_finisce_male.shtml

Sabato scorso in una ex cava a Monte del Verro, nel comune di Casalfiumanese, a 50 km da Bologna,  si è svolto un rave party techno che coinvolto oltre 2000 persone, iniziato a mezzanotte e finito a mezzogiorno con l'arrivo improvviso di un elicottero della Polizia che ha sorvolato più volte a bassissima quota l'area del free party dove ancora c'erano oltre 1000 persone sollevando pericolosi vortici di polvere e scardinando parte delle verande, tende e teloni, compreso il nostro materiale informativo.

L'unità mobile del *Lab57-Alchemica* era presente al free party sin dalle prime fasi con la funzione di punto informativo e di assistenza per eventuali problemi sanitari minori monitorando la situazione con i suoi 13 anni di esperienza in questi contesti.
Il dialogo con gli organizzatori ha permesso di razionalizzare il parcheggio e garantire sempre una via d'uscita libera per eventuali chiamate al 118, che comunque non si è mai reso necessario nonostante la presenza di oltre 2000 persone, piuttosto giovani.
Due e tre malori leggeri risolti sul posto con un po' di riposo e due morsi di cane di lieve entità.
Non sembra quindi ci fosse tutta questa emergenza per richiedere l'impiego di un elicottero, il più costoso mezzo a disposizione delle forze dell'ordine che tanto lamentano carenze e tagli di risorse di questi tempi.
Oltre tutto, alle 11.30 un fuoristrada dei carabinieri era arrivato senza intoppi seguendo la strada sterrata avvertendo i giovani vicini al primo sound system dell' arrivo di elicotteri, celerini e camionette che erano già stati dislocati nella vicina Imola per la gara motociclistica di superbike, dicendo che il questore di Bologna aveva già dato l'ordine di sgomberare l'area.
Ai carabinieri i ragazzi hanno risposto che comunque si era deciso di smontare tutto intorno alle 14, come già si era  verificato 2 mesi fa nello stesso posto, ma visti i cattivi presagi hanno assicurato che da lì a una mezzora la musica sarebbe finita.
Dopo neppure 20 minuti dopo arriva l'elicottero blu della polizia che volteggia sempre più basso e minaccioso creando panico e intralciando di fatto lo smontaggio delle attrezzature. Insomma dopo 10 minuti la musica era finita e nel giro di 40 minuti la maggior parte del lavoro di smontaggio era finita, compresa una accurata pulizia dell'area non proprio piccola.
L'elicottero è passato inspiegabilmente altre 3 4 volte creando ansia e rabbia per la polvere e per i rifiuti appena raccolti che volavano ovunque, mentre ai carabinieri ancora lì presenti si faceva notare che il fuggi fuggi generale causato dall'elicottero metteva a rischio l'incolumità di tutti quei giovani che dovevano per forza mettersi al volante subito senza aspettare che i fumi dell' alcool o di altre sostanze si attenuassero, il maresciallo ha risposto alzando le spalle dicendo che non dipendeva da loro.

In ogni caso tutta l'area è stata sgomberata in tempo per la gara di superbike!!! Missione compiuta?

Evidentemente no, perchè al magro bottino di sostanze dell'immancabile posto di blocco in uscita ( 2 arresti su oltre 2000 persone...) le lungimiranti forze dell' ordine hanno sequestrato tutti i sound system per manifestazione non autorizzata ( sigh!!) e multato 3 ragazzi per *TRASPORTO ABUSIVO DI RIFIUTI*, roba da candid camera...!!!

Innanzitutto immaginiamo che tutti i bravi motociclisti che utilizzano l'adiacente pista da cross chiedano SEMPRE l' autorizzazione nonostante il frastuono dei loro bolidi... inoltre il sequestro dei sound system non può che essere temporaneo in quanto nessun danno è stato fatto sull'area della ex cava, a parte *pulirla* naturalmente!!
Gravissima infrazione che cade proprio durante i giorni dell' iniziativa Puliamo il Mondo <http://sondaggi.legambiente.org/index.php?sid=51912%E2%8C%A9=it> che *Legambiente* ha organizzato in tutta in Italia http://www.puliamoilmondo.it/2009/
Speriamo davvero che tutti i volontari ambientalisti che hanno lavorato in questi giorni abbiano ricevuto un trattamento migliore.

Noi tutti capiamo che il ministero dell'interno, in questi giorni, stia pressando sui questori per impedire ad ogni costo questi diabolici rave party, ma dove è finito il buon senso? ma che intervento educativo potrà mai essere fare una multa del genere dopo che a tempo di record gli organizzatori avevano smontato tutto e pulito ovunque?!

Noi  non stiamo dicendo che nei free party vada tutto sempre bene, altrimenti non faremmo il nostro lavoro, purtroppo per lo più volontario, anzi insistiamo sempre di più per convincere gli organizzatori a pensare prima di tutto alla sicurezza dei luoghi e delle persone che verranno alle loro feste auto organizzate, in cui ci deve essere sempre un unità mobile esperta di pratiche di riduzione dei rischi. Non a caso ogni volta che questi eventi sono assistiti in qualche modo da equipe esperte, non succede nulla di grave.
I pochi tragici decessi avvenuti nei rave party, 2-3 ogni anno, potevano essere evitati con la presenza di personale esperto.

Se statistiche alla mano si contano tristemente i morti di ogni fine settimana di ritorno da pub, osterie, ristoranti, discoteche, festival legali, partite di calcio, ecc.. si può tranquillamente dire che un rave party è il posto più sicuro dove mandare i vostri figli!!!

Invece la colpevole ignoranza dei media e lo scandalismo da rotocalchi non fanno altro che fare pessima pubblicità ai free party richiamando giovanissimi inesperti alla ricerca dello sballo proibito, la droga.
Questo di Sky ne è un esempio, dove questa escort della cronaca, fingendosi una raver, è riuscita ad arrivare al free party di Cornaredo e fare il suo bel capolavoro di compitino per 30 denari o giù di lì, dando appuntamento il 26 settembre a Bologna, appunto... pubblicità progresso, non c'è che dire

http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2009/09/23/rave_party_cornaredo_milano_diskonnected_free_party_19_settembre_2009_inchiesta_foto.html

per chi, soprattutto giornalisti che vogliano saperne di più di questi famigerati RAVE, consigliamo il reportage che un vero giornalista e scrittore, Vanni Santoni,

http://www.slipperypond.co.uk/archivi/post334
http://fest-antifa.net/libri/gli-interessi-in-comune

ha fatto sul Teknival 2007 a Pinerolo, il più partecipato di sempre in Italia, 40000 persone, nessun problema sanitario, dove il sindaco fece arrivare acqua potabile a volontà, bagni chimici e cassonetti per i rifiuti.

Altrochè multe per *TRASPORTO ABUSIVO DI RIFIUTI,** *mentre tonnellate di rifiuti tossici vengono affondate in mari, fiumi e boschi....
...come in quelle stesse ore ha urlato il presidente delle banane:

*VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA!!!*


*Lab57-Alchemica
*Bologna

http://lab57.indivia.net/
http://www.livello57.org/index.php?option=com_content&view=article&id=60&Itemid=58 <http://www.livello57.org/index.php?option=com_content&view=article&id=60&Itemid=58>

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La suprema corte di Bombay abolisce la pena di morte per i reati di droga

Fuoriluogo - In india è stata presa una decisione senza precedenti, la suprema Corte di Bombay, infatti, ha abolito la pena di morte per coloro che hanno commesso reati legati alla droga, diventando la prima Corte al mondo a prendere questa decisione.
Annunciando la decisione in video conferenza, i giudici hanno dichiarato incostituzionale l’art. 31A del 1985 relativo alla legge sulle droghe e le sostanze psicoattive, che imponeva la pena di morte già dalla seconda condanna per traffico di stupefacenti.
E’ tuttavia necessario sottolineare come la Corte, di fatto, si sia trattenuta dall’abolire la legge, limitandosi invece ad attenuarla, conferendo di fatto ai tribunali la possibilità, ma non più l’obbligo di imporre la pena di morte ad una persona condannata per la seconda volta per droga secondo le quantità specificate nell’articolo 31A.
Tale importante decisione ha un effetto immediato in termini di parziale sospensione della pena per Ghulam Mohammed Malik, un uomo del Kashmiri condannato a morte nel Febbraio 2008 a Bombay dalla Corte Speciale NDPS (dedicata ai reati relativi a stupefacenti e sostanze pscicoattive) per reiterazione del reato di contrabbando di charas (resina di canapa). Malik, infatti, era stato condannato a morte senza tener conto delle circostanze individuali e dei fattori mitiganti proprio a causa della natura obbligatoria della pena relativa all’articolo 31 A.
Decisiva per questo cambio di rotta epocale è stata una petizione presentata dalla rete indiana per la riduzione del danno (IHRN), costituita da un’insieme di ONG che operano nel campo delle politiche sulla droga, che denunciava come arbitraria, eccessiva e sproporzionata al reato la pena capitale obbligatoria per lo spaccio di droga.
La Suprema Corte vi ha, infatti, risposto con questa decisione storica che Anand Grover, colui che ha guidato la campagna dell’IHRN, ha commentato definendola un importante passo avanti per le politiche sugli stupefacenti e per le campagne contro la pena di morte.
Egli ha, tuttavia, aggiunto che la decisione presa dalla Corte Suprema sarà soggetta ad un’attenta analisi con l’obiettivo di valutare se la completa abolizione della pena di morte, come fatto dalla Corte per l’articolo 303 del codice penale indiano, non sarebbe stata più appropriata.
In tutto il mondo, ancora 32 paesi impongono la pena capitale per reati legati agli stupefacenti e alle sostanze psicotrope; di questi, ben 13 Paesi (tra cui l’India fino ad oggi) prevedono l’obbligatorietà della condanna a morte per questo genere di reati.
In paesi come l’Iran e la Cina i reati di droga costituiscono la stragrande maggioranza delle persone giustiziate. Solo nel maggio dello scorso anno, la Corte d’appello di Singapore ha confermato la condanna a morte obbligatoria inflitta ad un giovane malese per possesso di eroina.
Luca Sansone, presidente IHRN, ha accolto la notizia della decisione della Corte Suprema indiana come uno sviluppo positivo, importante segnale di come i tribunali abbiano cominciato a riconoscere i principi della riduzione del danno e dei diritti umani in materia di droga.
Anche Linee Rick, direttore esecutivo della International Harm Reductione e autore di La pena di morte per reati di droga: una violazione del diritto internazionale dei diritti umani, ha dichiarato che la decisione della Corte va a confermare a livello nazionale quello che da anni è stato sottolineato da enti internazionali per i diritti umani e creerà un precedente positivo per le autorità giudiziarie della regione, che è oppressa da terribili leggi sulla droga.

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Cocaina quotidiana. Continuiamo a farci male. Quanti don Riccardo ci vorranno ancora?

Vincenzo Donvito, Notiziario Aduc - Le notizie di episodi piu' o meno criminali correlate a produzione, traffico, spaccio e consumo di sostanze illecite, fanno parte del quotidiano. Tant'e' che spesso non ci si fa attenzione piu' di tanto. Eppure sono storie gravi quanto quelle di chi nel mondo muore ancora di fame, ma se abbiamo fatto l'abitudine a queste ultime, figuriamoci a quelle sulle droghe illecite.
Questo per dire che non ci stupisce piu' di tanto quello che sta emergendo dalla vita del sacerdote ligure don Riccardo che, per adescare sessualmente i ragazzini, usava anche la cocaina. Non ci interessa l'aspetto chierico in se' della vicenda (che la Chiesa romana si risolva da se' i problemi sulla sessualita' dei propri sacerdoti), anche perche' non vediamo orde di sacerdoti drogati e “allupati” che minacciano la nostra societa'; non piu' di tanto rispetto ad un trend delinquenziale in merito che vede ben altri numeri (basti pensare alle violenze in famiglia su donne e bambini). Certamente la notizia fa piu' scandalo di quella di un qualunque zio non-chierico che costringe a rapporti sessuali la nipotina dodicenne, ma noi abbiamo la tendenza a non socializzare i problemi interni della comunita' cattolica romana, crediamo che gli italiani, per quanto talvolta vittime di questi problemi, pensino ad altro e, soprattutto -per chi li frequenta- ai tanti preti che fanno del bene nel sociale.
La nostra assenza di stupore nasce dalla considerazione che gia' da tempo denunciamo la presenza delle droghe illegali nel tessuto piu' intimo della nostra quotidianita'. Non le droghe in se', sul cui uso e utilita' individuale non sindachiamo, ma le droghe illegali. Quindi, nello specifico, non la cocaina in se', ma la cocaina illegale che, in quanto tale, e' nociva piu' di una qualunque dose eccessiva assunta da un qualunque desideroso di sballo. Un contesto di “proibito” che porta i potenziali assuntori ad essere piu' attratti: per esempio, il nostro don Riccardo che -facciamo solo un'ipotesi di scuola- attratto dalla trasgressione rispetto al proprio voto, cosa di meglio per soddisfare la propria sessualita' nascosta se non usando cio' che e' altrettanto “peccaminoso” e proibito come la droga, che per acquistarla ti devi ingegnare ed entrare in contatto con l'altrettanto peccaminoso mondo della delinquenza? Un mix di trasgressione che, visto il chierico contesto, non puo' che essere peccaminoso.
Una quotidianita' che porta chi ama gli eccessi ad essere ancor piu' eccessivo ed a giustificare l'esistenza di mercati clandestini in mano alla delinquenza organizzata per soddisfare una domanda che altrimenti imploderebbe.
E questo e' solo l'esempio di don Riccardo. Quanti giovanissimi si rivolgono al pusher per comprarsi lo spinello e, tentati dall'offerta del delinquente che vuole guadagnare di piu' e farsi clienti piu' redditizi, cedono alla prova del crack o dell'ecstasy o della cocaina?
Il nostro sistema, di fronte a questa realta', continua a ideologicamente dissertare sul fatto che bisogna impedire la domanda agendo sulle coscienze dei singoli. Continuano a vietare, e consumi e delinquenza sono piu' diffusi e in crescita, provocando sempre piu' male ai singoli, alla societa' e all'economia.
Il fatto che questo rapporto tra vita quotidiana e delinquenza sia arrivato a tangere anche i chierici, che in quanto ad indottrinamento non reggono nessun paragone rispetto ai “sermoni” del nostro Dpa (Dipartimento antidroghe del Governo) nelle scuole e nella loro pubblicistica, dovrebbe far riflettere piu' di uno tra coloro che, in buona fede, e' preoccupato per la salute e il civismo dei piu'.
Non e' che se le droghe fossero legali, se di loro si conoscesse di piu' e con piu' certezze, se per la loro presenza non si dovesse dare spazio a delinquenti e mafie, ci si farebbe tutti meno male? Quanti don Riccardo ci vorranno ancora?

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La società dell’Homo Abusus

 

ENJOINT.com - “Est modus in rebus”, dicevano gli Antichi (e i professori, e i genitori, e i preti, e tutte le autorità): c’è sempre una misura nel fare le cose. Gli eccessi e le esagerazioni sono cioè sbagliati, vanno evitati e condannati. A me questa frase, e il concetto che voleva esprimere, hanno sempre dato un profondo fastidio. Ho sempre pensato, da quand’ero ragazzo, che fosse vero esattamente il contrario: è agli estremi, è sul margine che balena l’intelligenza. In mezzo c’è soltanto la mediocrità, pensavo. Meglio smodati che ammodo.

 

La gran parte dei giovani la pensa ancora così, e probabilmente fa bene. Nella formazione di una personalità la trasgressione, la provocazione, l’oltrepassamento del limite consentito sono fattori fondamentali. Ma l’esagerazione è un’altra cosa. L’esagerazione è un fatto meramente quantitativo, non qualitativo.

Il formaggio non diventa più gustoso se ne mangio cinque chili, ne la ventiseiesima canna della giornata è più piacevole della prima. Anzi. L’esagerazione è una forma di insoddisfazione nevrotica, che ha molto a che fare con un’idea di possesso persino cannibalico del mondo che ci circonda, e molto poco con il senso di libertà che ogni sana trasgressione porta con se. Dal punto di vista del mercato, l’esagerazione è una
manna dal cielo, ossessivamente stimolata dalla pubblicità, dai modelli culturali, dal mainstream mediatico.

Se non esagerassimo (nel consumo di cibo, di energia, di mode, di carta igienica o di telefilm), l’intera economia andrebbe gambe all’aria. Dal punto di vista spirituale, invece, esagerare è il contrario di essere: significa infatti uscire da se, perennemente insoddisfatti, preda di ogni pulsione (o di ogni campagna pubblicitaria). Il materialismo non consiste nell’esaltazione del piacere dei beni materiali: noi siamo materia, condividiamo gli stessi atomi di un iPod, e non si capisce perchè non dovremmo godere dell’unica cosa che ci fa godere: la materia.

Il materialismo è invece quel movimento che schiaccia il consumatore sulla merce, lo costringe a consumarla senza fine e, dunque, senza mai trarne un vero godimento, e in questo modo attiva il circuito dell’abuso. Il materialismo da un lato non si preoccupa delle conseguenze, ne del futuro (chissenefrega, dunque, se il pianeta lentamente si spegne); dall’altro però invoca continuamente il futuro, anzi ne è l’araldo battagliero: domani ci sarà una nuova merce, un nuovo prodotto, una nuova moda da sperimentare e consumare, ma subito e in fretta, perchè dopodomani altre indispensabili meraviglie arriveranno sul mercato. L’uso responsabile è il contrario dell’abuso. Non può essere definito da nessuna legge o regolamento (Dio ci scampi!), ma può essere insegnato e imparato.

L’uso responsabile è la regola generale cui una società di uomini liberi dovrebbe attenersi: di tutto un po’, con curiosità, se e fino a che se ne ha voglia, senza morirne. Dovrebbe valere per ogni azione o gesto o sostanza o situazione, per l’eroina come per il cattolicesimo, per il sesso come per il petrolio. Staremmo tutti molto meglio, c’è da scommetterci.

Fabrizio Rondolino

Pubblicato su Dolce Vita n°28 – Maggio/Giugno 2010

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Contenuto Redazionale Intervista - Procedure da adottare negli accertamenti sanitari

  Proponiamo un'altra delle interviste  ad operatori che si occupano dell'applicazione delle attuali leggi sui consumi di sostanze Oggi incontriamo il dr. Francesco Ruffa - Medico Chirurgo, referente per l’ASL 10 del Centro di consulenza tossicologica per lavoratori, specialista in Tossicologia medica, convenzionato con l’ASL 10 Firenze come Tossicologo nel Dipartimento Dipendenze. L'intervista verte sulle “Procedure da adottare negli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza in lavoratori addetti a mansioni pericolose verso terzi”. Come sempre sottolineaiamo che la realtà di cui si parla è quella di Firenze, quindi le modalità di applicazione della legge possono variare nel resto d'Italia.
Come si svolgono gli accertamenti a Firenze e a chi vengono fatti?
 
Con il Provvedimento n. 99/CU del 30/10/2007 e successiva Conferenza permanente Stato-Regioni del settembre 2008 è stato sancito un accordo per le “Procedure da adottare negli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza o di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope in lavoratori addetti a mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi”. Tale accordo demandava alle Regioni, e quindi alle ASL ed ai vari Dipartimenti per le Dipendenze, l’organizzazione di centri per lo svolgimento delle procedure suddette.
L’ASL 10 dell’area fiorentina, con delibera del Direttore generale del dicembre 2008, ha istituito un centro unico di consulenza tossicologica per i lavoratori rientranti nelle categorie dettate dal suddetto provvedimento, a cui si accede mediante prenotazione al Centro Unico Prenotazione (CUP) su invito del Medico Competente, che attualmente ha sede presso Villa Basilewsky, e svolge la propria attività tutti i venerdì dalle 15 alle 17. L’attività è svolta da medici specialisti tossicologi.
L’ASL 10 di Firenze ha correttamente individuato un percorso ben definito per gli accertamenti di II livello per tali lavoratori ribadendo che non è possibile considerare tossicodipendente un lavoratore che sia stato trovato positivo ad accertamenti tossicologici, almeno fino a quando accertamenti più fitti (di II livello) non dimostrino un uso problematico di sostanze. Per questo motivo ha volutamente differenziato il percorso di indagini dei lavoratori che attualmente viene svolto fuori dell’ambito dei SerT, con ciò preservando sia l’inquadramento del lavoratore da un punto di vista clinico (diverso, in questo contesto di accertamenti, dal paziente in cura presso la struttura sert), sia il suo diritto alla riservatezza nell’esecuzione di tali accertamenti.
Con il suddetto Provvedimento si è voluto precisare un principio: il consumo di sostanze stupefacenti (qualunque sostanza in grado di alterare lo stato di coscienza, a breve e/o a lungo termine), indipendentemente dalle ripercussioni sullo stato di salute, è pericoloso, soprattutto per lavoratori appartenenti a certe categorie contrattuali e che svolgono determinate mansioni, elencate in apposito elenco allegato al Provvedimento citato, in quanto comporta il rischio di arrecare danni allo stesso lavoratore e/o a terzi. Chiunque, quindi, desideri intraprendere uno dei lavori elencati, o si trovi già a svolgerlo, è obbligato a sottoporsi, almeno una volta l’anno, su richiesta del Medico Competente in accordo con il datore di lavoro, nel rispetto della riservatezza ma con preavviso minimo, ad uno screening tossicologico per l’accertamento di assenza di uso di sostanze
 
Qual è l’iter di accertamento?
Il lavoratore che svolge una mansione a rischio, nei casi stabiliti dalla legge e cioè: prima di essere affidato alla mansione (quindi anche prima di essere assunto); quando ci sia un ragionevole dubbio di assunzione di sostanze che comprometta la capacità lavorativa (su segnalazione del datore di lavoro o suo delegato al Medico Competente); dopo un incidente (infortunio sul lavoro avvenuto alla guida di veicoli a motore); e comunque periodicamente almeno una volta l’anno, viene invitato a sottoporsi ad uno screening detto di I livello che consiste in una visita medica e prelievo di un campione urinario in cui verranno ricercate le sostanze elencate in un’apposita tabella (metaboliti degli oppiacei, della cocaina, dei derivati della cannabis, delle amfetamine e derivati, metadone). Segue uno screening di II livello per tutti coloro che sono risultati positivi allo screening di I livello e che viene svolto nel Centro di consulenza tossicologica per lavoratori.
 
Chi chiede l’accertamento: l’azienda o il datore di lavoro/azienda?
 
Il datore di lavoro trasmette al medico competente l’elenco dei lavoratori da sottoporre a screening e concorda con lui, nel pieno rispetto della riservatezza, il numero di lavoratori da visitare in una determinata giornata stabilita dal medico, con comunicazione ai lavoratori al massimo un giorno prima dell’analisi
 
Dove e come vengono fatti gli accertamenti?
 
Gli accertamenti di I livello vengono svolti direttamente nell’azienda, se i locali lo permettono, oppure in idoneo luogo a prelevare un campione di urine che sarà poi inviato al laboratorio di riferimento per le analisi tossicologiche
 
Se al primo controllo si è positivi, cosa succede?
 
Se allo screening di I livello risulta positività per uno o più metaboliti delle sostanze contenute nella tabella di riferimento, il medico competente comunica al lavoratore tale positività; gli comunica inoltre la inidoneità alla mansione svolta, lo allontana dalla mansione stessa e lo invia al centro consulenza tossicologica per lavoratori per effettuare lo screening di II livello. Il datore di lavoro, per legge, deve comunque assicurare al lavoratore il mantenimento del posto di lavoro ed impiegarlo in una mansione che non comporti rischi, come dettato dal decreto in oggetto.
L’iter di II livello prevede una visita specialistica e l’effettuazione “a sorpresa” di tre controlli delle urine nell’arco di un mese. Se risultati negativi allo screening di II livello il lavoratore rimane allontanato dalla mansione svolta per un periodo di sei mesi nel quali sarà sottoposto dal medico competente ad accertamenti cautelativi, cioè dei controlli urinari a sorpresa. Se in tale periodo i controlli risulteranno ancora negativi, allora sarà considerato nuovamente idoneo allo svolgimento della mansione precedente. Se però gli accertamenti di II livello saranno positivi il lavoratore sarà invitato a presentarsi al SerT di competenza territoriale, cioè quello di residenza o domicilio sanitario, per effettuare un programma terapeutico di recupero. Il recupero può essere certificato al medico competente dal SerT solo dopo che sia passato un periodo di almeno 12 mesi di controlli urinari regolari e sempre negativi alla ricerca di metaboliti delle sostanze stupefacenti (definizione espressa dall’Organizzazione mondiale della Sanità) e solo dopo questo periodo potrà riprendere la mansione svolta in precedenza. Ciò significa che la positività allo screening di I livello allontana il lavoratore dalla mansione svolta per un periodo di almeno 8-9 mesi mentre la positività anche al II livello allontana il lavoratore dalla propria mansione per almeno 15-17 mesi, periodi durante i quali non tutte le aziende hanno mansioni diverse a cui assegnare il lavoratore ed avviene, purtroppo spesso, che il lavoratore rimanga quanto meno senza stipendio.

I controlli sono a spese del lavoratore o del datore di lavoro? E le eventuali controanalisi?
 
Le controanalisi possono essere richieste anche al primo accertamento?
 
Tutti i controlli tossicologici e clinici effettuati sono a carico del datore di lavoro.
Eventuali contestazioni, e richiesta di controanalisi, sono invece a carico del lavoratore.
Le contro-analisi possono essere richieste dal lavoratore in qualunque step, compresi gli accertamenti di I livello
 
Gli accertamenti si fanno anche per l’assunzione?
 
Il decreto indica l’effettuazione dello screening di I livello per qualunque lavoratore che svolga mansioni considerate a rischio o si appresti ad essere inserito in tali mansioni. Ciò significa che tali screening non possono essere effettuati pre-assunzione (non possono essere motivo di selezione all’assunzione) ma dopo essere stati assunti e prima di essere assegnati alla mansione. Naturalmente se positivi allo screening di I livello, in questi casi non si può iniziare a svolgere la mansione fino a che non si vena resi di nuovo idonei allo svolgimento della stessa d a parte del medico
 
Chi stabilisce quali sono le categorie a rischio? Sono quelle presenti nel D.Lgs. 81/2008, “sull’accertamento di assenza di tossicodipendenza nei lavoratori” o se ne possono individuare altre?
 
Le categorie a rischio sono espressamente dettate e classificate in apposita tabella allegata al decreto e non se ne possono individuare altre, arbitrariamente, a meno che il medico competente non ritenga che una data mansione svolta da un lavoratore in un determinato momento e contesto possa essere motivo di rischio per se e/o per altri individui (per es.: secondo condizioni di salute, stagionalità per alcuni tipi di lavoro all’aperto, ecc.)
 
E' possibile estendere le modalità locali ad altre province toscane o ad altre parti d’ Italia?
 
Purtroppo no. Ogni ASL ed ogni dipartimento dipendenze ha il preciso dovere di stabilire e strutturare delle procedure che indichino l’iter da seguire per ottemperare al dettato di legge espresso nel decreto in questione; a tale proposito ogni ASL si organizza secondo proprie possibilità, metodo di lavoro, personale, laboratori, ecc., per cui le modalità di un’ASL non sono assimilabili a quelle di altre ASL.
Le modalità qui espresse riguardano l’iter di accertamenti stabiliti per l’ASL 10 di Firenze e decise dal Direttore Generale con apposita delibera del 2008.
 
E' possibile avere qualche dato locale ed anche regionale/nazionale dall’applicazione dell’accordo stato/regioni?
 
Gli accertamenti di I e II livello indicati dal presente decreto sono svolti in ogni regione ma sono iniziati con tempi e modalità diverse a seconda della capacità/possibilità di organizzazione di ognuna di esse (in alcune regioni non si è ancora riusciti ad iniziarne l’effettuazione per ritardo nell’organizzazione). Ciò ha determinato una certa difficoltà nella raccolta di dati che possano essere rappresentativi della realtà italiana, o anche regionale, dell’uso di sostanze stupefacenti nello svolgimento di alcune mansioni lavorative (quelle ritenute a rischio). Inoltre, dove, come in toscana, si è dato inizio all’attuazione del decreto già da un anno- un anno e mezzo, ancora non si è riusciti, per ovvi motivi, a completare l’iter di accertamento (almeno una volta l’anno) in tutti i lavoratori candidati ad essere screenati e quindi non ci sono dati definitivi riguardanti il primo anno di attività. Comunque, dai dati in nostro possesso, e che riguardano gli accertamenti di II livello, possiamo concludere, dopo 10 mesi di attività del centro di consulenza tossicologica, che circa il 20% dei lavoratori che vengono inviati allo screening di II livello risulta positivo e quindi presenta una qualche problematica nel consumo di sostanze stupefacenti (che va dal consumo frequente alla vera e propria tossicodipendenza), dato che indica che un’importante quota di lavoratori, pur svolgendo delle mansioni a rischio per la propria ed altrui incolumità, consuma sostanze stupefacenti, con ciò aumentando le possibilità di incorrere in episodi traumatici sul lavoro. Né può essere valida la giustificazione a volte addotta dell’uso di sostanze comunque al di fuori dell’orario e del posto di lavoro: l’effetto di possibile alterazione dello stato di coscienza dura per tutto il tempo di durata dell’azione della sostanza assunta e non può essere discriminato il momento di maggiore o minore influenza della stessa sulla capacità di mantenere uno stato di vigilanza idoneo allo svolgimento di alcune attività. Infine, il principio su cui si basa il decreto in questione, per quanto possa essere rivisto e reso più vicino al concetto di prevenzione che di sanzione, è sacrosanto ed esprime un concetto assolutamente condivisibile: chi svolge determinati lavori (a contatto con strumentazioni particolari o con il pubblico – vedi nel settore trasporti) deve (dovrebbe) anche condurre uno stile di vita che preservi dalla possibilità di incorrere in incidenti, a volte drammatici, per cause comunque “evitabili” quali il consumo di sostanze stupefacenti. A ciò serve l’attuazione della procedura di accertamenti in atto: a scongiurare il mantenimento di comportamenti ritenuti (anche dalle statistiche) rischiosi per sé e per altri individui.
 
 
Di seguito alcune domande che con più frequenza ci vengono inviate e su cui il dr. Ruffa ha accettato di dare una consulenza.
 
1. Positività al primo controllo, sospensione dalla mansione a rischio e spostamento ad altra mansione in attesa del secondo livello di controlli, ma se la mia ditta non ha altre mansioni su cui spostarmi che succede?
R: ti lascia a casa senza stipendio (non si dovrebbe, ma questo è – purtroppo - ciò che accade nella realtà).
 
2. Fatto primo test urine....risultato positivo...da quello che ho capito ora faranno la sospensione dal lavoro di autista e quindi ulteriori accertamenti con conseguente sert....ma per quanto riguarda la patente...cosa succede?
R: Nulla. Questi accertamenti non riguardano il mantenimento e/o sospensione della patente ma solo la capacità di svolgere determinate mansioni.
 
3. Posso consumare queste sostanze largamente fuori dall'orario dal mio lavoro di autista mezzi pesanti quali autobus di linea?,e se si, allora un eventuale test del capello(come controllo periodico o a anche a seguito di un incidente)potrebbe essere discutibile?Non è un po’ persecutorio utilizzare accertamenti che “vedono” consumi di tre/quattro mesi prima?
R: L’effetto delle sostanze non si esaurisce con il tempo di effetto “acuto” ma permane anche a distanza di tempo; quindi può essere indagato anche dopo diversi giorni. L’esame del capello mette in evidenza un comportamento di assunzione di sostanze, che è vietato in lavoratori che svolgono determinate mansioni a rischio.
 
4. Se e la prima volta che ti trovano positivo alla cocaina al test delle urine al lavoro ti fanno l'esame del capello?
R: Dipende dall’organizzazione della procedura aziendale dove si è residenti. Alcune ASL hanno optato per l’esame del capello, altre per controlli urinari. Comunque sarà invitato ad effettuare screening di II livello.
 
5. Tra qualche giorno dovrei effettuare delle visite mediche per l'assunzione ad un lavoro in cui i dipendenti vengono sottoposti a test tossicologici, questi vengono effettuati solo una volta assunti o potrebbero essere effettuati anche prima dell'assunzione?
R: La legge stabilisce che vengano effettuati dopo l’assunzione e prima di essere adibiti alla mansione a rischio.
 
6. Volevo chiedere se c'è un periodo di tempo preciso entro il quale il datore di lavoro deve comunicarti l'esito delle analisi di primo livello. Preciso che ho effettuato il test di screening il 17/09 ed ancora non ho saputo niente, nel caso fossi risultato positivo me lo avrebbero già comunicato per sollevarmi dalla guida del muletto oppure non ci sono dei tempi prestabiliti?
R: I tempi purtroppo dipendono dai vari laboratori
 
7. Faccio uso di 1 past 100mg gardenale, e 2carbamazepina al giorno essendo mulettista ho fatto il prelievo del sangue al cdc di novara,ho spiegato il mio problema al dottor P……. facendogli leggere le carte mediche,liquidandomi dicendo che facendo uso di fenobarbitale non ero idoneo alla guida del muletto.non faccio uso di droghe ,non bevo non fumo,visto che mi ha detto che sta applicando la normativa sui carrellisti per constatare se si fa uso droghe,mi chiedo se ho possibilita' di ritornare a fare il mio lavoro e eventualmente andare per vie legali?molte grazie.
R: Il medico competente può svolgere, al di fuori di qualsiasi legge, gli esami ritenuti idonei all’accertamento della capacità del lavoratore allo svolgimento di un determinato lavoro, quando ritenga che ci siano giustificati motivi o anche solo sospetti che la capacità del lavoratore a mantenere la giusta vigilanza possa essere compromessa dall’uso di droghe e/o farmaci con effetti di riduzione delle capacità di guida. Il fenobarbitale non è incluso nell’elenco delle sostanze da indagare allo screening di I livello secondo il decreto degli accertamenti di assenza di tossicodipendenza in lavoratori con mansioni a rischio, però è un farmaco con effetti di riduzione della capacità di guida. E’ doveroso per il medico accertare, caso per caso, quale sia l’influenza della terapia effettuata con fenobarbitale sullo svolgimento del proprio lavoro. Ciò non esclude la possibilità, se ritenuto opportuno dal medico, di allontanare temporaneamente il lavoratore dalla mansione svolta. Tutto questo iter, però, non è incluso nell’effettuazione degli screening di I e II livello dettati dal decreto in questione. Se la motivazione del medico è stata questa, il lavoratore si può opporre perché il decreto non discrimina lavoratori in terapia con farmaci che non rientrano nella tabella acclusa.
 
8. Un datore di lavoro puo' sottoporre un suo dipendete ad analisi tossicologiche anche se la tipologia di lavoro non è elencata nel provvedimento del 30 ottobre 2007? (ad es. segretaria, ragioniera, centralinista).? E se il datore di lavoro fosse un' agenzia del lavoro?
R: Assolutamente no!!
 
9. Ho effettuato le analisi per lavoro due volte nel 2009..volevo sapere ogni quanto si ripetono le analisi?
R: Per decreto, almeno una volta l’anno. Ciò significa che se il medico competente, o il datore di lavoro o chi per lui, avesse dei ragionevoli sospetti circa l’uso di sostanze da parte di un lavoratore con mansioni a rischio, potrebbe sottoporlo allo screening di accertamento anche più volte l’anno.
 
10. Sono in malattia adesso cosa prevede la legge nel mio caso me le faranno rifare in un altro momento o le ho saltate?
R: L’impossibilità di un lavoratore ad effettuare gli accertamenti previsti dalla legge, se certificata per stato di malattia, sposta le date a quando possibile
 
11.Autista di autobus pubblico uso efedrina tutti i giorni e devo fare il test previsto per il lavoro secondo Voi risulto positivo? Ed in generale se esiste una “lista” di sostanze ammesse
R: Esiste solo una lista di sostanze vietate.
 
12. Sono dipendente a tempo determinato (tramite famosa agenzia interinale) presso un magazzino, con mansioni di operaio-magazziniere ed uso il carrello elevatore. non sono in possesso del "patentino per uso muletto". puo' il datore di lavoro,visto che non sono un suo diretto dipendente ma dell'agenzia, obbligarmi a fare il test tossicologico? se dal datore, o a random, dal m.c. vengo mandato a fare il test e mi rifiuto, possono non rinnovarmi il contratto lavorativo (attualmente il contratto è a cadenza mensile)? cos'altro succede? vengono informati il sert? ed eventualmente forze dell'ordine? il mio rifiuto influirà anche sulla patente?
R: Tutti i lavoratori che svolgono mansioni a rischio possono esser indagati, anche quelli a tempo determinato, anche quelli non direttamente assunti. Il datore di lavoro comunica l’elenco dei lavoratori che svolgono mansioni a rischio ed il medico competente effettua esami urine a sorpresa con avviso al lavoratore non oltre un giorno. Il lavoratore che rifiuta tale controllo viene allontanato dalla mansione svolta. Non vengono informati né il sert, né le forza dell’ordine, né ci saranno influenze negative sulla patente.
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Lucarelli Racconta

In onda ieri la prima puntata del nuovo programma di Carlo Lucarrelli, su rai tre.

Nelle mani dello Stato (6 dicembre 2010)
Sono tanti i momenti e i luoghi in cui, a torto o a ragione, colpevole o innocente, un cittadino può ritrovarsi totalmente nelle mani dello Stato, anche in una democrazia. In caserma o in questura perché arrestato o fermato, detenuto in carcere perché in attesa di giudizio o condannato, in infermeria, nei reparti penitenziari degli ospedali, o negli OPG, gli ospedali psichiatrici giudiziari perché deve essere curato. Oppure nei CIE, centri di identificazione ed espulsione, perché straniero e non in regola con leggi e documenti. Ci sono leggi, procedure, controlli, uffici e persone che regolano questa tutela. La maggior parte delle volte le garanzie funzionano. Ma altre volte no. Come nel caso di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva o del giovanissimo Federico Aldrovandi. Tutti e tre morti violentemente mentre si trovavano in una situazione particolare: nelle mani dello Stato.


Link al riassunto della puntata sul sito della RAI

 

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Con Libera contro la mafia

 

libera1“Qui c’è la sede della grande finanza, qui c’è la borsa della cocaina, qui si stabiliscono i prezzi quotidiani dello spaccio della droga in Europa, ma qui ci sono stati anche gli anticorpi, una magistratura forte e forze di polizia che hanno sempre fatto la loro parte”. Così Don Luigi Ciotti ha risposto alla domanda sul perché è stata organizzata a Milano la 15^ edizione della Giornata in ricordo delle vittime della mafia, promossa da Libera.

Nessuno ci può togliere il 21 marzo”. Dal palco, in piazza Duomo a Milano il presidente di Libera (Don Ciotti) non lascia spazio a interpretazioni. Erano 150mila a condividere le sue parole, spazzando via le polemiche della politica e le divisioni.

Una manifestazione forte, peccato che a promuoverla debba essere un prete e i familiari di tutti coloro che in quella battaglia senza fine hanno dato tutto. Emozionante quando dal palco sono stati letti i nomi di chi ha pagato con la vita l’impegno contro la mafia.

Da 15 anni Libera festeggia il 21 marzo il giorno della memoria e dell’impegno e, nonostante qualche resistenza da parte di una minoranza politica (all’interno della maggioranza), si sta cercando di farla diventare “giornata nazionale”.

“Siamo venuti a Milano per Giorgio Ambrosoli, da questa terra è partito il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ma questa città piange i morti di via Palestro, Carlo, Stefano, Sergio, Alessandro, vigili del fuoco e Mussafir, un marocchino che dormiva su una panchina, cercava futuro e ha trovato la morte. Poi ci sono sindacalisti, siamo venuti ad abbracciare questi amici, così come il magistrato Galli ucciso da prima linea”, ha poi aggiunto.

Tra i tanti partecipanti anche Antonio Ingroia, pm antimafia, procuratore aggiunto a Palermo, che su quelle stragi e la verità ancora da scrivere, aggiunge: “ La verità si raggiunge se c’è un impegno collettivo da parte del paese e la magistratura da sola non può farcela, altrimenti resteranno stragi impunite e con pochi colpevoli”.

Libera è un coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità.

“Molto importanti le politiche sociali, creare opportunità e non lasciare soli i cittadini e le famiglie con realtà crude e senza prospettiva”. Un passaggio fondamentale sottolineato da Don Ciotti, ed evidente anche per tutti coloro che hanno letto il famoso libro di Saviano “Gomorra”. Un dovere preciso che il nostro stato e le nostre istituzioni devono sopra ogni altra priorità garantire a tutti i cittadini, italiani e non, per creare un sistema di civiltà e progresso. In un paese ormai definito da molti “depresso”, troppo finto ottimismo e difficoltà reali continuano a tenere alti i muri tra le fasce di età e soprattutto tra legalità e illegalità. Per non parlare dei recenti scontri di Rosarno.

Spesso da ambo le parti della barricata, tra stato e anti-stato ci sono persone comuni, “soldati”, che si fronteggiano spinti dalle stesse motivazioni: avere una possibilità di vita migliore. Un confronto forse “grottesco”, ma ognuno difende la sua “azienda” e il suo “datore di lavoro” se questo gli permette di vivere meglio. Un meglio da soppesare e comprendere, i compromessi con la propria dignità hanno un prezzo e la legalità è la via per migliorare la società, ma se l’unica via d’uscita alla miseria fosse l’illegalità, quanti di noi si sentirebbero in grado di affermare che resterebbero nella legalità e vivrebbero senza poter mandare i figli a scuola, senza una casa, senza la possibilità di pagare bollette o medicine, senza un mezzo per spostarsi.

Spezzare la miseria grazie alla quale le mafie reclutano la loro manodopera, questa è la battaglia più importante e a cui deve essere data importanza massima, soprattutto in questi momenti di crisi e difficoltà.

Era il 1990 due mesi dopo il funerale del giovanissimo giudice Rosario Livatino (ucciso dalla mafia), Paolo Borsellino fece un intervento infuocato e commovente, criticando duramente la politica che troppo spesso attaccava la magistratura vanamente e senza ragione (…). Un discorso teso a rilanciare la sua grande battaglia: sconfiggere la mafia con una giustizia in grado di funzionare e capace di tutelare i magistrati troppo spesso sovraesposti. Per sconfiggere l’illegalità, secondo il giudice poi morto nell’attentato di via d’Amelio del 1992, lo Stato Italiano doveva stanziare ogni anno il 3 per cento del bilancio nazionale nella lotta alla criminalità organizzata, “i Giudici continueranno a lavorare ed a sovraesporsi, ed in alcuni casi a fare la fine di Rosario Livatino, come tanti altri. I politici appariranno ai funerali proclamando unità d’intenti per risolvere i problemi e dopo pochi mesi saremo sempre punto e d’accapo” questa la frase profetica con cui Borsellino concluse quell’intervista.

Quando non si ha il coraggio e l’onestà di ascoltare chi di mafia ne capisce il prezzo da pagare è alto, ma nessuno ha ancora alzato bandiera bianca, anzi. Il problema semmai è che lo Stato in questi ultimi 20 anni, da quel 1990, non ha fatto nulla per aumentare il budget fino ad avvicinarsi a quel 3 per cento, ma si è sempre più allontanata da quella previsione proveniente da fonte certa e indiscutibile. Oggi molte auto della polizia non hanno benzina per circolare, qualcosa non va come dovrebbe, è evidente. Ma Libera continua a crescere, la guerra è ancora aperta.

Alessandro Cascia

da periodicoitaliano.info

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