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Quello che comunemente si sente chiamare speed è un derivato dell'anfetamina (nello specifico è un sale della metamfetamina). Lo speed più diffuso è in polvere (di solito bianca o rosa); altre amfetamine simili  allo speed sono: ICE, SHABOO, CRYSTAL che si presentano sotto forma di cristalli.

Gli effetti e i rischi delle amfetamine coincidono in gran parte con quelli propri della cocaina. Anche i sistemi nervosi su cui agiscono le amfetamine corrispondono a quelli interessati dall'azione della cocaina. Le amfetamine inibiscono il riassorbimento della dopamina da parte delle terminazioni nervose e determinano un maggiore rilascio di tale neurotrasmettitore da parte dei neuroni che lo contengono. Le molecole di amfetamina possiedono inoltre una somiglianza strutturale con la noradrenalina, un neurotrasmettitore implicato nell'attivazione cerebrale e nella regolazione emozionale....

Le amfetamine vennero sintetizzate verso la metà degli anni trenta da un chimico di Los Angeles, Gordon Alles. Tali sostanze dovevano costituire un sostituto sintetico dell'efedrina, un principio farmacologico naturale della pianta Efedra molto efficace nella cura dell'asma, ma di difficile estrazione. Le amfetamine ebbero subito un grosso successo commerciale, non solo per la loro efficacia nel trattamento delle affezioni asmatiche, ma soprattutto per le proprietà stimolanti. Gli studenti americani avevano infatti imparato ad assumere il farmaco per vincere il sonno...

Nessun approfondimento.

I più votati, anfetamine

la Germania nazista e le droghe: proibizionismo brutale e metanfetamina di stato

di Anna Beao

Ma i nazisti erano fatti come noi? Molto di più, suggerisce il testo “Der totale Rausch”, uscito nel 2015 per Kiepenheuer & Witsch.

L’argomento tossicodipendenze continua ad essere poco discusso, quasi un tabù quando si parla di Nazismo – ma in fondo anche di Afghanistan. Il libro di Norman Ohler indaga una delle tematiche incredibilmente meno approfondite della storia della Germania: la diffusione del consumo di legalissime droghe chimiche tra la popolazione tedesca fino al 1945, e in particolare durante la Seconda Guerra Mondiale.

È noto che fu la Bayer, nel 1896, a commercializzare la prima eroina, con la bottiglietta liberty tanto bellina, e che il consumo di oppiacei e stimolanti sintetici nella Germania del primo Novecento faceva impallidire gli odierni eccessi da discoteca. Ma del consumo di stupefacenti durante i dodici anni di Nazismo non si è scritto molto.

E questo ha un senso molto nazista: la rappresentazione del potere deve essere quanto più lontana possibile dallo stato delle cose.

Nel mito del Führer, per esempio, dove all’uomo sempre più imbottito di farmaci (cose che oggi si trovano sotto i ponti e nei bagni dei club), che vive sempre di più al buio e sottoterra, mangiato dalle paranoie e da un corpo malato, si contrappose sempre nell’iconografia nazista la figura mistica del Führer sobrio, lucido e ascetico, con il suo ostentato vegetarianesimo e il suo amore per il creato.

totale rauschSe non puoi convincerli, confondili. Di fatto nelle vene del Führer circolava un cocktail assurdo di farmaci potenti, vitamine e preparati ormonali di derivazione animale.

[Recita un proverbio tedesco: il nazista vero è agile come Goebbels, magro come Göring, e biondo come Adolf].

Ma non era solo il Führer a strafarsi su base quotidiana.

Norman Ohler è uno scrittore tedesco, che, tentato dall’idea di scrivere un romanzo sul consumo di droghe durante il nazismo, ha scritto invece un saggio storico, basato soprattutto sulle sue attente consultazioni dell’archivio delle carte di Theo Morell, il medico personale di Hitler. Il nazi alchimista, l’uomo che durante la guerra requisì il più grande macello dell’Europa orientale, ottenendo una fornitura perenne di ghiandole e fluidi animali di ogni genere, e costruendo la più efficiente ed inquietante farmacia del terzo Reich. Senza rispondere a nessuno, tranne al suo cliente più affezionato. Una figura sinistra e meno indagata degli altri protagonisti dello Stato nazista – ma non per questo meno influente. Anzi, sostiene Ohler, probabilmente i trattamenti e le iniezioni che Morell somministrava al Führer, quotidianamente e in numero sempre crescente, influenzarono spesso le sue decisioni, e con esse l’andamento delle guerra.

La politica del Nazismo nei confronti delle tossicodipendenze “classiche” fu costante negli anni, e naturalmente brutale, e naturalmente chi consumava cannabis e derivati era un lavativo amico dei negri e chi consumava o spacciava eroina era un ebreo. Dimmi di cosa ti fai e ti dirò chi sei – se sei un nazi ti fai solo di quello che dice il capo. I tossicodipendenti (quanti, nella repubblica della crisi economica e di Anita Berber, dove gli unici sobri erano i comunisti, che i nazi fecero sparire per primi) finivano in campo di concentramento. Non pazienti quindi, ma criminali. A farsela scendere così, “a freddo”. Ai medici che prescrivevano cocaina, come eroina e altri oppiacei, veniva sospesa la licenza per almeno cinque anni.

Per la propaganda à la Goebbels gli stati di coscienza alterata, peggio ancora espansa, non trovano posto nel mondo nuovo, dove l’unica realtà concessa è quella della svastica. Ma anche quella dopo un po’ non basta più, specie quando le crepe e le contraddizioni del sistema cominciano a farsi evidenti.

Come tenerli buoni e attivi questi tedeschi di Weimar, che a lungo non hanno avuto lavoro e futuro, e guardano con scetticismo all’ordine nuovo? Col terrore, va da sé. Con il mito del nemico giudeo e comunista dietro ad ogni angolo. Con la paranoia delle denunce. E con Pervitin.

La droga nuova per l’uomo nuovo – la nascita della metamfetamina

 

 

droghe nel terzo reichPervitin – stimola la psiche e la circolazione

 

 

Pervitin è il nome commerciale della prima pastiglia di Metamfetamina (il Crystal Meth, quello di cui oggi si strafanno ai rave i ragazzini di mezzo mondo) prodotta in Europa. Dai tedeschi, naturalmente. L’industria chimica fioriva da oltre quarant’anni, da Berlino alla Baviera al Nordrhein-Westfalen. Ne hanno sempre saputo a pacchi, di molecole.

Pervitin usciva dai Temmler-Werke, Adlershof, Berlino. Era pubblicizzato come la pillolina magica per tutti: contro fiacchezza, pressione bassa, depressione, d’aiuto dopo le operazioni chirurgiche e contro la frigidità. Prometteva concentrazione e miglioramento dell’umore. Gli effetti collaterali non erano stati studiati (solo negli anni Quaranta fu introdotto l’obbligo di prescrizione), e la fase di sperimentazione fu breve. Quindi lo potevano prendere tutti: studenti, lavoratori con il turno di notte, puerpere (=bebé) e vedove e bambini.

Tutti con una botta colossale. Anche perché l’astinenza arriva presto e con un solo risultato: che ne vuoi ancora. Dal 1937 al 1945 il consumo di Pervitin in terra tedesca non fece che aumentare. Lo prendevano quotidianamente. In tanti. Incoraggiati dalla propaganda, che presentava il tedesco come l’uomo nuovo, produttivo, vigile e morigerato. In Meth sei veloce, lavori come una scheggia, dormi poco, l’appetito si riduce. Ti senti libero. Dalla tua animalità, che vuole che a volte ti fermi ad ascoltarti, e dalle barriere del tuo ambiente. Eccitazione costante. E intanto, nella Germania senza droghe, pensi di essere fatto di nazismo.

Anche gli alti gradi del partito e dell’esercito facevano uso costante di Pervitin, e, come sempre accade ai ragazzi in divisa, veniva somministrato in dosi da cavallo ai soldati, per ottenere le prestazioni estreme richieste dalla guerra, che valsero alla Wehrmacht la fama di esercito invincibile. Milioni di persone bruciate, pompate di ego artificiale e impasticcate: ecco l’uomo nuovo, che supera i confini della natura e non si spegne mai. Delirio industriale, il potere infuso con una piccola pillola, la certezza di aver trasceso i limiti dell’umano e inventato l’immortalità, e comprato la felicità.

[Fino a quando ci si accorse che era in affitto, pagamento alla riconsegna].

 

 

droghe nel terzo recihIl soldato Heinrich Böll scrive alla famiglia dal fronte, pregandoli di mandargli ancora Pervitin

 

 

Un’idea geniale quanto le altre grandi imprese industriali del tempo – una guerra da 50 milioni di morti e un genocidio. Prodotti per eccellenza della cultura industriale più progredita del mondo. E visto che di Nazismo si parla e si straparla da ottant’anni, sembra avere senso esaminare la chimica dei suoi protagonisti.

Ohler riporta dalle carte di Morell come anche Eukodal e altri derivati dell’oppio, ufficialmente proibiti, circolassero liberamente nelle vene di Hitler e di altri pezzi grossi del regime. È famosa la tossicodipendenza senza speranza di Göring, che al momento del suo arresto portava con sé qualcosa come 24mila pastiglie di vario genere.Avrebbero preso decisioni migliori senza le droghe? Probabilmente no. La droga non crea, amplifica. Forse però la catena d’orrori si sarebbe interrotta un po’ prima, senza il Meth che abbatte la fatica e azzera la coscienza.

Ma queste sono speculazioni. Il libro di Norman Ohler non si lascia (quasi mai) tentare dai se e dai ma con i quali la storia non si fa.

Come notano diversi critici, “Der totale Rausch” non è un testo sul quale basare una conoscenza approfondita del terzo Reich, ma nemmeno questo è l’intento dell’autore – che è uno scrittore, non uno storico. Ogni tanto Ohler sembra tirare per i capelli la sua interpretazione farmacologica degli eventi storici, cercando le conferme della sua ipotesi in ogni dove. Ma sembra prenderne coscienza e sdrammatizzarsi da solo come un gran paroliere, titolando i suoi capitoli come buffi giochi di parole – tipo “Sieg High” e “Blut und Drogen”.

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rave

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Vizio di forma

P.T. Anderson e l'arte di creare mondi bizzarri, con estro ma...

locandina vizio di forma

Un acido, anfetamina, cocaina, cannabis, scegliete voi una droga ed entrerete catapultati nel mondo di Doc, protagonista indiscusso di Vizio di forma, ultima delirante opera di Paul Thomas Anderson, commedia surreale ambientata nella trasgressiva California degli anni 70. A metà tra il pulp, il grottesco e un coloratissimo film di genere, che diverte e annoia in una sola dirompente cascata di situazioni al limite dell’incredibile.

L’ex di Joaquin si ripresenta alla sua porta e comincia a blaterare di un caso da risolvere. Lui, tossicomane investigatore privato, comincia a battere tutte le piste, ma proprio tutte tutte…e ci catapulta in un universo di personaggi bizzarri, creati con estro ma…a cui manca mezzo penny per fare un dollaro. Ovvero, prima parte brillante, intermezzo centrale lentissimo, conclusione degna con tanto di sciabolata gangta.

Vizio di forma mescola tantissimi generi e cambia registro almeno una dozzina di volte, tornando sui suoi passi, accelerando, sterzando, inevitabilmente rallentando. C’è di tutto nel calderone, a tratti geniale, a tratti confuso, troppa carne al fuoco e ci si perde nell’epopea pulp psichedelica di Doc. Non è Paura e delirio a Las Vegas, non è Magnolia, una via di mezzo che sbanda anche quando attrae.

L’evidente problema di tempo narrativo  fa a cazzotti con una scrittura fuori dall’ordinario, un adattamento riuscito solo in alcuni punti laddove si intravede il lampo di genio, fotografia e colori saturi, molto meno nei passaggi centrali che collegano ciascuno dei personaggi creati da Pynchon. Gli amanti del romanzo ci sguazzeranno, ma dovranno fare i conti con i tempi del cinema di Anderson, uscito un pò troppo fuori dal vasetto della psichedelia pop anni 70. O rimastoci intrappolato.

Tutto non torna, non deve tornare per forza, un minimo di filo logico però sì…Scordatevi alcuni suoi lavori, il genialoide regista californiano tenta il salto triplo, mette in scena uno spettacolo degno di Bunuel, adattandolo ai mezzi moderni riletti in chiave citazionista. Ma non tutte le ciambelle escono col buco, questa ha qualche foro di troppo. Attenzione dunque, è necessaria una seconda visione per comprendere appieno il messaggio del film, altrimenti il rischio il lume della ragione è molto alto. Un trip consigliato agli abili di mente.

www.filmforlife.org 

 

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Ictus, una patologia in crescita fra le donne.

Spesso per l'effetto combinato di fumo e pillola contraccettiva, ma anche chi utilizza droghe è poiù espsoto: cocaina, eroina, amfetamina, ecstasy e perfino l’hashish accrescono la probabilità di ictus, spesso perché provocano sbalzi di pressione molto pericolosi per le arterie cerebrali

Anziano, maschio. Nell’immaginario collettivo è questo il ritratto del paziente colpito da ictus. Invece non è così, al contrario: negli anziani grazie a una migliore prevenzione il numero di casi sta pian piano calando, mentre è in crescita fra i giovani e le donne e, stando alle statistiche, al di sotto dei 55 anni l’incidenza di ictus è pari a 60 vittime ogni 100mila abitanti. Il problema, insomma, non è più una rarità prima della vecchiaia e la colpa è in parte dello stile di vita, nettamente peggiorato: fumo, sedentarietà e diete scorrette hanno aumentato il numero dei giovani adulti con fattori di rischio per l’ictus come sovrappeso, colesterolo e pressione alta. Ma non è solo questo, come spiega Giuseppe Micieli, direttore del Dipartimento di Neurologia d’Urgenza dell’Istituto Neurologico Mondino di Pavia: «I traumi a testa e collo, ad esempio, aumentano il pericolo di ictus soprattutto nei giovani provocando la cosiddetta “dissecazione” delle arterie: il vaso si “stira”, il rivestimento interno si scolla dalla parete e chiude il lume. Può accadere in seguito a incidenti stradali, traumi durante la pratica di uno sport, perfino dopo manipolazioni cervicali troppo intense per la chiropratica. Anche l’esercizio fisico eccessivo può incrementare il rischio, così come l’uso di droghe».

«Cocaina, eroina, amfetamina, ecstasy e perfino l’hashish accrescono la probabilità di ictus, spesso perché provocano sbalzi di pressione molto pericolosi per le arterie cerebrali - conferma Carlo Gandolfo, neurologo dell’Università di Genova -. L’ictus si manifesta perfino nei bambini: sono casi per fortuna rari, associati in genere a malattie genetiche o cardiopatie congenite, che però arrivano tardi dal medico proprio perché non ci si immagina che l’ictus possa riguardare un bimbo». Lo stesso vale per le donne, che si sentono erroneamente al sicuro da questa malattia: a scorrere i numeri pare vero il contrario, perché l’ictus uccide due volte di più rispetto al tumore al seno, temutissimo da tutte. «Quattro donne su dieci non sono preoccupate dalla possibilità di andare incontro a un ictus, eppure hanno una probabilità di svilupparlo più alta degli uomini per numerosi motivi - spiega Antonia Nucera, neurologa della Stroke Unit dell’Ospedale Sant’Andrea di La Spezia e rappresentante italiana della World Stroke Organization -. Le giovani fumatrici, ad esempio, sono ad alto rischio perché nel sesso femminile il metabolismo della nicotina è più veloce e le sigarette hanno effetti particolarmente nocivi sui vasi sanguigni e la pressione, tanto che nella donna una sigaretta fa danni quanto cinque nell’uomo. Se a questo si aggiunge l’uso della pillola contraccettiva, che aumenta sensibilmente la probabilità di formazione di trombi, il pericolo cresce ulteriormente e si impenna fino a 30 volte se a tutto ciò si somma l’emicrania con aura, un altro fattore di rischio per l’ictus soprattutto prima della menopausa».

 

 

 

Pericolosa anche l’ipertensione in gravidanza, che andrebbe evitata in ogni modo; chi ne ha sofferto dovrebbe poi essere monitorata attentamente negli anni successivi, perché la pressione alta è il fattore di rischio più rilevante per gli eventi cerebrovascolari. Passata l’età fertile la probabilità di ictus sale ancora perché viene meno l’effetto protettivo degli estrogeni sul sistema cardiovascolare e la pressione dopo i 50 anni cresce più nelle donne che negli uomini. «Con la menopausa aumenta anche il rischio di obesità e di accumulo di grasso viscerale, la cosiddetta “pancetta”: il girovita dovrebbe rimanere al di sotto degli 80 centimetri e comunque mai superare gli 88, oltre la probabilità di ictus diventa molto alta - spiega Nucera -. Man mano che l’età aumenta, poi, è sempre più comune la fibrillazione atriale, un’aritmia che favorisce l’ictus e che in alcune provoca palpitazioni, ma a volte è del tutto asintomatica: sarebbe perciò opportuno valutarne l’eventuale presenza con uno screening dopo i 70-75 anni, come consigliano le nuove linee guida per la prevenzione dell’ictus nelle donne appena pubblicate sulla rivista Stroke. Una prima idea tuttavia si può avere tuttavia anche da sole, rilevando la pulsazione del sangue al polso: un battito irregolare si può “sentire” anche se non si è un medico».

Le donne, poi, sono a rischio pure perché trascurano i segnali dell’ictus, spesso un po’ diversi rispetto a quelli “classici”: sottovalutano i mal di testa anche se forti e improvvisi, non badano a disturbi di coscienza, trascurano le palpitazioni indice di fibrillazione atriale. Così arrivano tardi alle cure mediche, in condizioni peggiori rispetto agli uomini, finendo per avere esiti più gravi. «E sono colpite dalla depressione post-ictus ancora più dei maschi: spesso sono sole, non accettano facilmente di non essere più autonome e perdono la motivazione a curarsi. Alle donne vittime di ictus serve perciò un’attenzione “speciale” e quasi sempre anche un supporto psicologico», conclude la neurologa.

www.corriere.it/salute/cardiologia/14_febbraio_28/ictus-patologia-crescita-le-donne-66146842-a07d-11e3-b6e1-915c31041614.shtml

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Metamfetamine. Allarme Onu

L'Onu ha lanciato l'allarme sull'esplosione delle metamfetamine in Asia in seguito ai sequestri record l'anno scorso di queste pastiglie, che hanno inondato le strade e i luoghi di intrattenimento del continente.
“I sequestri di metamfetamine sono arrivati ad un livello record nel 2012”, con 227 milioni di pastiglie, un aumento del 59% rispetto al 2011, secondo una nota informativa diffusa dall'Unodc a Bangkok.
“Si conferma la tendenza degli ultimi cinque anni, a partire dal 2008, in cui i sequestri sono aumentati in modo esponenziale”, ha detto Shawn Kelley, analista regionale per l'Unodc, sottolineando che la medesima tendenza alla crescita si sta registrando nel 2013.
Questa crescita si deve, secondo lui, ai maggiori sforzi delle autorita', all'aumento della produzione in Birmania, il maggiore produzione della regione, e ad un aumento del traffico di altre regioni verso l'Asia.
La maggior parte delle pastiglie sono state sequestrate in Cina (102,2 milioni) Thailandia (95,3 milioni), Birmania (18,3 milioni) e Laos (10,1 milioni), che rappresenta il 99% di tutta la sostanza sequestrate nel 2012 nella regione.
fonte ADUC Droghe
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mitra e metanfetamina: se droga e armi sbarcano su Instagram

 

 

Non dovrebbe stupire più di tanto. Ma vedere quelle foto fa impressione. Mitra, Ak di ultima genereazione, rivoltelle e coltelli messi in bella mostra su Instagram con i filtri, come se fossero foto di cibo. C’è il seppiato, l’Hudson e il Valecia per rendere più “belle” le canne del fucile. Ma le armi non sono solo messe in mostra. Negli Usa pistole & co sul social network delle foto si vendono pure. Come spiega un lungo reportage del Daily Beast , Instagram non ha una policy specifica sulle armi, così ogni proprietario di un fucile d’assalto può postare l’immagine e aspettare le offerte. Già, perché in molti stati Usa non è illegale vendere armi online. Basta che venditore e compratore rispettino la legge.

The Verge è andato a fondo della faccenda è ha scoperto come anche Facebook e Twitter negli Stati Uniti vengano usati per il mercato delle armi. E, ancora, facendo un rapido giro sugli account più seguiti abbiamo scoperto anche l’hashtag #gunporn. Esattamente come avviene per il cibo, ai feticisti piace mettere sul proprio profilo Instagram immagini di proiettili, caricatori e video con le dimostrazioni di funzionamento. Che sia per motivi commerciali o per semplice esibizionismo.

 

Altra “moda” di Instagram sono i cristalli blu di meth, la metanfetamina, droga terribile. Basta fare una ricerca con l’hashtag #meth per rendersene conto. La mania di postare queste immagini nasce anche dal successo di Breaking Bad, serie televisiva che racconta la storia di un professore di chimica malato di cancro e produttore di meth per garantire a sé e alla sua famiglia la sussistenza economica.

I cristalli di metanfetamina (altrimenti nota come Crystal meth) infatti sono facilmente sintentizzabili in casa. Per realizzarla, è sufficiente avere efedrina, o pseudoefedrina, e acetato di piombo. Il mix di questi ingredienti, scaldati per poi ottenerne cristalli, produce una sostanza altamente tossica, con effetti collaterali irreversibili. Gli ingredienti della meth sono facilmente reperibili, si trovano al supermercato e basta una pentola o una teglia da mettere sul fuoco (ovviamente rischiando di saltare per aria, come avviene in molti laboratori clandestini). Con 260 dollari di spesa se ne fanno 12 grammi.

La Crystal meth viene considerata la droga perfetta: toglie la stanchezza, non fa sentire fame né sete, aumenta l’autostima e toglie le inibizioni sessuali. Ma ha effetti devastanti: crea dipendenza già alle prime assunzioni.  Dopo l’euforia iniziale, arrivano depressione, insonnia, allucinazioni e psicosi. Chi la assume in pochi mesi si riduce come un zombie paranoico. Addirittura c’è chi si gratta fino a provocarsi lesioni gravi pensando di essere ricoperto da insetti.

Meth e armi non sono un problema di oggi, è vero. E circolano anche al di fuori dei social network. Ma è incredibile come l’ossessione da condivisione porti gli utenti a postare in rete anche immagini del genere, come se il confine tra legalità e illegalità non esistesse più. E come se tutto, perfino uno strumento di di morte, diventasse oggetto da immortalare.

seigradi.corriere.it/2013/10/24/mitra-e-se-droga-e-armi-sbarcano-su-instagram/

 

 

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Quando Topolino spacciava speed

anni '50, epoca di anfetamine legali. E così... http://www.rivistastudio.com/in-breve/quando-topolino-spacciava-anfetamine/

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STUDY-DRUG esami di maturità e doping cerebrale rischiose illusioni

“I cognitive enhancers (CE) sono un gruppo eterogeneo di farmaci utilizzati per aumentare le normali capacità cognitive. (…) I CE più gettonati, le amfetamine, il metilfenidato e il modafinil, migliorano l’efficienza cognitiva indirettamente, agendo su processi non cognitivi, come il tono dell’umore, l’impulsività, la motivazione, lo stato di allerta. Per questo motivo, i CE non aumentano le facoltà cognitive individuali normali. Ne migliorano l’efficienza solo se ridotta da fattori estrinseci, come la fatica, la mancanza di sonno, la scarsa motivazione o il basso tono dell’umore. Questi CE sono prescrivibili per specifiche condizioni morbose (le amfetamine e il metilfenidato per l’ipercinesi del bambino; il modafinil per la narcolessia) e il loro uso come CE è illecito (amfetamine emetilfenidato), o fuori prescrizione (modafinil). (…) Sono psicostimolanti che condividono con la cocaina lo stesso meccanismo d’azione, la capacità di stimolare la dopamina cerebrale. (…) Gli psicostimolanti hanno quindi un elevato rapporto rischio /beneficio e questo, al di là degli aspetti legali, ne proscrive l’uso come CE. Ma nella categoria dei CE si trovano, a torto o, raramente, a ragione, una serie di altri farmaci, presenti in preparati ottenibili in farmacia senza prescrizione (OTC) o di vari energy drink. Tra questi, il più comune è la caffeina, con proprietà stimolanti distinte da quelle dei CE psicostimolanti e privo di proprietà assuefacenti (addictive) ma che può dare effetti collaterali ad alte dosi (tachicardia, extrasistolia, insonnia)”. Gaetano Di Chiara dell’Università di Cagliari,

Dalle notti insonni sui libri a quelle passate su internet cercando qualche scorciatoia per studiare di più, ma con meno fatica. Oggi, purtroppo, avanza la figura del "dopato cerebrale" che, in rete o dallo spacciatore, si procura le study-drug, farmaci psicostimolanti prescritti per determinate patologie ma assunte dagli studenti per potenziare memoria e concentrazione. I più cercati sono quelli per la cura di malattie psichiatriche e neurologiche come il piracetam (morbo di Alzheimer), l' hydergina (demenza senile), il metilfenidato (sindrome da deficit di attenzione e iperattività) e il modafinil per la narcolessia. Da un sondaggio di Skuola.net emerge, infatti, che il 64% degli studenti ha difficoltà di concentrazione e il 20% di memorizzazione. E allora basta collegarsi a internet per procurarsi in pochi click sostanze illegali come le smart drug (di origine naturale o sintetica attive sul sistema nervoso)e farmaci con obbligo di ricetta. Su alcuni drugstore online si può acquistare liberamente, per esempio, un flacone di piracetam da 40 capsule a 45 sterline. Gli esperti però smentiscono i presunti effetti benefici e mettono in guardia sui potenziali rischi che possono essere anche gravi: «Non esistono sostanze che aumentano le capacità cognitive - avverte Simona Pichini, dell' Osservatorio fumo, alcol e droga dell' Istituto superiore di sanità - anzi l' assunzione da parte di soggetti sani di farmaci nati per specifiche patologie può comportare effetti collaterali a livello del sistema nervoso centrale e cardiocircolatorio». Ma l' acquisto di psicofarmaci di vario tipo, ovviamente senza ricetta, non è nuovo. Nel 2012 il rapporto Espad dell' Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) ha individuato un 15,4% di ragazzi che si è procurato senza la necessaria prescrizione farmaci attivi sul sistema nervoso, indicati per trattare insonnia, depressione, iperattività, obesità e disturbi dell' attenzione. Ed è proprio quest' ultima categoriaa subire un' impennata verso i 19 anni, età della maturità (la media è del 3,7%). La preparazione casalinga del prodotto, invece, risulta molto difficile in mancanza di specifiche competenze chimiche. Non mancano però i casi di "kitchen laboratory", laboratori illegali diffusi soprattutto nell' est Europa che poi rivendono i farmaci contraffatti al mercato nero. Sempre per restare svegli e quindi studiare di più, il classico rimedio di bere caffè è stato superato dagli energy drink, bevande analcoliche a base di caffeina, taurina, carnitina, creatinae vitamine del gruppo B, che contribuiscono alla riduzione del senso di stanchezza. Una sola lattina può equivalere a più tazzine di caffè e abusarne può provocare tachicardia. Eppure quella degli energy drink è una tendenza in crescita, soprattutto tra i maschi: a 19 anni, la quota di consumatori (da almeno una lattina in su) è del 58% (contro il 30% delle ragazze) e gli studenti che ne bevono più di venti nel corso di un mese sono stabili dal 2009 (3%). Un quarto degli studenti si affida agli integratori alimentari e polivitaminici per la memoria nonostante la loro dubbia efficacia. «Nel caso di soggetti giovani- spiega Vitalia Murgia, docente di fitoterapia alla Sapienza di Roma possono rivelarsi utili le piante ad azione "adattogena" cioè quelle che aiutano il nostro organismo a far fronte a situazioni di stress fisico e mentale. Tra queste la più conosciuta è il ginseng (Panax Ginseng)». In ogni caso qualsiasi integratore, per essere d' aiuto, deve essere associato ad uno stile di vita sano. «Consiglierei a chi fatica a trovare il ritmo di studio - aggiunge la Murgia - di garantirsi almeno sei ore di sonno, del tempo libero per sfogare tensione e stanchezza e, soprattutto, usare meno il computer». Dall' università di Oxford è appena arrivato uno studio molto promettente, pubblicato sulla rivista Current Biology, da cui risulta un miglioramento delle abilità aritmetiche dopo stimolazioni elettriche del cervello indolori. Con sole 5 sedute i ricercatori hanno riscontrato, nei soggetti sottoposti all' esperimento, una sorprendente rapidità nell' eseguire conti a mente. L' obiettivo a lungo termine è quello di praticare questa stimolazione in ambito clinico e scolastico, dai bambini affetti da disturbi di apprendimento agli anziani con problemi degenerativi, ma la stradaè ancora molto lunga e tortuosa. Quello del potenziamento cognitivo è un tema di grande attualità, affrontato recentemente anche dalla prestigiosa rivista americana Neurology, perché oggi la richiesta di miglioramento delle prestazioni per stare al passo con i ritmi frenetici della nostra società è sempre più insistente. Tra i consumatori clandestini, infatti, non ci sono più solo studenti, ma anche manager e medici.

BEATRICE TOMASINI ricerca.gelocal.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/06/18/study-drug-esami-di-maturita-doping-cerebrale-rischiose.html

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Guerra à la droga, a lezione da Burroughs

di Amedeo Policante

Il gioco è il principio di questo pianeta. Tutti i giochi sono ostili e in sostanza c’è solamente un gioco, e quel gioco è la guerra. La ricerca che porta nella direzione di stati di coscienza alterati – che potrebbe portare ad un punto di vista da cui il gioco stesso risulterebbe rovesciato – è inesorabilmente trascinata essa stessa nel gioco.(William Borroughs, Nova Express)

"La guerra è totale perchè tutti sono coinvolti, consapevolmente o inconsapevolmente nel suo dipanarsi". Così scriveva Ernst Junger in Nelle Tempeste d’Acciaio, libro oggi dimenticato ma che per tutti gli anni ’30 fu il romanzo più popolare della nascente Germania Nazista. Quando la guerra imperversa nessuno può chiamarsi fuori, nessuno può dirsi innocente. Tutto risuona al ritmo delle batterie militari. Quando le bombe cadono e i corpi si lacerano, anche la letteratura è inevitabilmente trascinata nel crudele gioco.

Nei romanzi sperimentali di William Burroughs il rapporto letteratura-droghe-guerra regna sovrano, centro di generazione di una scrittura psicotica e paranoica che ben si adatta alla nostra contemporaneità schizoide. La letteratura, come la droga, per Burroughs, ha senso soltanto come tentativo disperato di sovvertire il linguaggio dominante, di inventare un punto di vista alternativo da cui sia possibile vedere la guerra, e criticarla. Ma tanto la letteratura quanto le droghe sono lame a doppio taglio. Sono le armi della resistenza, ma anche del potere. La guerra in quanto assurda, in quanto l’Assurdo per definizione, richiede ciò che Coleridge aveva inalzato a principio cardine della letteratura "la sospensione dell’incredulità": per acconsentire ad uccidere dobbiamo sospendere il nostro senso dell’assurdo, e convincerci che la guerra, il crudele gioco, è tutto ciò che esiste, senza alternative. Non a caso in ogni guerra troviamo che il potere usa tanto la letteratura quanto la la droga per produrre paradisi artificiali, terre promesse di pace e di delizie, al fine di giustificare la guerra.

La guerra è ideologia e farmacologia. Possiamo immaginarci lo Stato spingere avanti le truppe con un doppio pungolo: un libro e una siringa. Da sempre ci sono poeti cantori di guerra (ne abbiamo parlato la settimana scorsa);  da sempre la droga viene arruolata tra le file dell’esercito. Nel ’700 l’hashish arriva in Europa accompagnata dalla leggenda degli hashishiyya, terribili guerrieri ismailiti che non temevano la morte perchè, grazie all’hashish, gli era stato mostrato il paradiso e non vedevano l’ora di tornarci. Durante la seconda guerra mondiale, lo speed arriva in Germania con il nome blitz, e blitzkriege, la strategia nazista fondata sul rapido assalto, potrebbe essere tradotto tanto come guerra-lampo che come guerra anfetaminica. Le anfetamine sono distribuite apertamente alle truppe tedesche nel tentativo di mantenere alta la tensione aggressiva e la volontà di combattere. Nella guerra del Vietnam ai soldati americani vengono distribuiti pamphlet anti-comunisti e 200 milioni di dosi di anfetamina.

Tra i leaders: Hitler si iniettava metamfetamine otto volte al giorno. Churchill sosteneva le notti insonni con un misto di amfetamine e barbiturici. Il Primo Ministro Anthony Eden combattè la guerra di Suez allucinato di benzedrina, mentre Kennedy ruppe gli indugi durante la crisi dei missili a Cuba nel 1962, decidendo di rischiare il confronto nucleare,  anche grazie a generose dosi di speed. L’assurdità della guerra richiede stati allucinatori. Come sempre, mentre imperversa la guerra in Libia, pushers e letterati non mancheranno nelle stanze del potere.

 

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effetti sul viso delle metanfetamine

sembra esagerato no????

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La droga da cinque euro per sballarsi ai party

A Colonia il consumo di anfetamine cresce in modo esponenziale

 

Giornalettismo - Nei locali del divertimento dell’area di Colonia e della Ruhr, la zona più popolare della Germania, è boom di anfetamine. Pillole blu vendute per soli cinque euro che attirano un numero crescente di consumatori. Il guadagno per chi spaccia è massimo, e gli effetti degli abusi chimici sono già stati rilevati dalle forze dell’ordine.


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Dimagrire velocemente: le sostanze dimagranti che fanno male alla salute

 

 
055news.it
E’ notizia di qualche giorno fa il sequestro di un forum web ” Forma, salute e benessere ” di un famoso sito internet . Il forum è finito sotto inchiesta per aver pubblicato (o per aver lasciato che venissero pubblicati) numerosi messaggi con lo scopo di vendere sostanze “dimagranti” illecite: preparati farmacologici a base di fendimetrazina , fentermina , clorazepato e sibutramina. 
Tali sostanze potrebbero essere importate clandestinamente dall’ estero o in qualche caso acquistate in farmacia grazie a ricette false. Al momento l’ indagine , aperta su delega del Gip Donatella Aschero del Tribunale di Savona e condotta dai Carabinieri del Nas di Roma, ha portato all’ arresto di 3 persone e alla denuncia a piede libero di altre 30. Il valore delle merce sequestrata , comprendente inoltre un migliaio di capsule a base di sostanze anoressizzanti,  è di circa 50 mila euro mentre ammonta ad una cifra maggiore il giro d’ affari che ruota attorno alle vendite “clandestine” di prodotti similari.   
Ma lasciamo da parte il discorso legale , che verrà ovviamente portato avanti da persone competenti ,quello che interessa a noi è ben altro: qui cerchiamo di chiarire – usando parole comprensibili anche ai non addetti ai lavori – cosa sono queste sostanze. Le anfetamine sono sostanze di sintesi che agiscono sull’attività dei neurotrasmettitori, sostanze prodotte dal nostro corpo allo scopo di agevolare la comunicazione degli impulsi tra le cellule nervose. I neurotrasmettitori sono l’andrenalina, la norandrenalina, la dopamina, l’acetilcolina e la serotonina. Le anfetamine alterano i sistemi di comunicazione spostando la soglia della fatica, diminuendo la sensazione di fame e di sonno e, allo stesso tempo, causando una certa euforia. (citazione da http://www.studiotata.it/?cat=37) Ma come nacquero le anfetamine? Le anfetamine sono preparati chimici frutto di elaborazioni da laboratorio, hanno origine tedesca. Vista la loro “capacità di potenziare ed allungare i tempi di sforzo fisico”, attenuando la fatica ed abbassando la soglia del dolore, esse furono presto impiegate anche dai soldati. 
Purtroppo il passaggio ad un uso di massa fu breve, col trascorrere di una quarantina d’anni il loro utilizzo raggiunse studenti stressati dai ritmi universitari,  sportivi in preparazione atletica a modelle desiderose di restare sempre in forma, per arrivare poi negli studi medici con lo scopo di agevolare le diete delle persone affette da obesità per le quali i  classici trattamenti dietologici ordinari non avevano portato a risultati soddisfacenti. 
I farmaci sicuramente aiutano le persone realmente obese (nel corpo, non nel cervello!
Perché ricordiamoci che l’obesità è una vera  e propria malattia!) a dimagrire, quando l’obesità è cronica, altamente pericolosa per la salute e tale da richiedere interventi “estremi”; ma (anche nei casi limite) vanno assunti sotto strettissimo controllo medico, solo un dottore può valutare la necessaria opportunità di un medicinale!
 

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