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Domande agli Operatori
Quello che comunemente si sente chiamare speed è un derivato dell'anfetamina (nello specifico è un sale della metamfetamina). Lo speed più diffuso è in polvere (di solito bianca o rosa); altre amfetamine simili allo speed sono: ICE, SHABOO, CRYSTAL che si presentano sotto forma di cristalli.
Gli effetti e i rischi delle amfetamine coincidono in gran parte con quelli propri della cocaina. Anche i sistemi nervosi su cui agiscono le amfetamine corrispondono a quelli interessati dall'azione della cocaina. Le amfetamine inibiscono il riassorbimento della dopamina da parte delle terminazioni nervose e determinano un maggiore rilascio di tale neurotrasmettitore da parte dei neuroni che lo contengono. Le molecole di amfetamina possiedono inoltre una somiglianza strutturale con la noradrenalina, un neurotrasmettitore implicato nell'attivazione cerebrale e nella regolazione emozionale....
Le amfetamine vennero sintetizzate verso la metà degli anni trenta da un chimico di Los Angeles, Gordon Alles. Tali sostanze dovevano costituire un sostituto sintetico dell'efedrina, un principio farmacologico naturale della pianta Efedra molto efficace nella cura dell'asma, ma di difficile estrazione. Le amfetamine ebbero subito un grosso successo commerciale, non solo per la loro efficacia nel trattamento delle affezioni asmatiche, ma soprattutto per le proprietà stimolanti. Gli studenti americani avevano infatti imparato ad assumere il farmaco per vincere il sonno...
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I più votati, anfetamine
DOPING, POKER LIVE; STUDIO USA: 1 GIOCATORE SU 3 PRENDE ANFETAMINE
La Repubblica, Sport - L'ombra del doping cala sul poker live: è quanto emerge da uno studio della Nova Southeastern University in Florida. Moltissimi giocatori ascoltati hanno ammesso di utilizzare cocaina, marjuana, anfetamine e farmaci "legali" per aumentare la loro soglia d'attenzione e ottenere risultati migliori. Nell'elenco degli stimolanti anche sostanze comuni come la caffeina, di cui il 71% dei giocatori ha dichiarato di fare uso, e bevande normalmente in commercio come gli energy drink (51%) e il guaranà. Per giocare serve anche tranquillità e concentrazione: molti player cercano di ottenerle fumando marjuana (34%) o ingerendo alcol (30%), spesso abbinati a integratori alimentari come la vitamina b-12 e il guaranà. Una larga fetta di rounders (il 28%, circa uno su tre) dichiara inoltre di fare uso di psicofarmaci per aumentare il livello di concentrazione: anfetamine, dextroanfetamine e benzodiazepine su tutti.
Palermo: il nuovo mercato della droga
Stanno prendendo sempre più piede a Palermo quelle che sono definite "droghe ricreazionali", usate in particolare dai giovani per lo "sballo". Lo confermano i carabinieri del Ris che hanno analizzato acune pasticche sequestrate lo scorso 29 gennaio. In manette allora finì Pietro Incontrera. Adesso le analisi sulle 600 pillole sequestrate confermano che si tratta di un nuovo tipo di metanfetamina dal nome in codice "2-CB", più comunemente nota come "Nexus".
La droga è stata scoperta per la prima volta a Palermo, ma è molto rara anche a livello nazionale. L’ultimo sequestro è stato eseguito dalla Criminalpool cinque anni fa. I suoi effetti sono tipo quelli dell’Isd: stimolante sessualmente, può infondere una sensazione di armonia ed euforia e rompe l’equilibrio mentale. Stimola tutti i sensi e può creare allucinazioni. I suoi effetti collaterali, però, sono devastanti. Se sniffata brucia le membrane delle mucose nasali, aumenta sensibilmente il ritmo delle pulsazioni così come la pressione sanguigna e la temperatura corporea, deteriora le facoltà di analisi e di risposta, come la capacità di guidare. In dosi più massicce provoca trip orribili poichè l’utilizzatore può perdere il controllo ed avere un senso della realtà distorto e minaccioso. A lungo termine può innescare una psicosi latente, che può portare a danni permanenti al cervello.
http://www.ecodisicilia.com/20090306/palermo-il-nuovo-mercato-della-droga.htm
ketamina/mdma: forte distacco dalla realtà,panico e apatia a lungo termine
Ho frequentato la scena dei rave dai 16 anni ai 22, assumendo quasi ogni settimana mdma,ecstasy,popper,lsd,ketamina.
A 22 ,dopo un lungo periodo di assunzione intensa di ketmaina , ho deciso insieme alla mia compagna di smettere completamente. Il periodo subito successivo all'interruzione ho riscontrato un forte senso di distacco persistente e un abbattimento emotivo, dovuto come ho scoperto in seguito all'interazione tra neurotrasmettitore glutammato e ketamina.
Posso dire che dopo un periodo imprecisato il problema è rientrato.
Dopo alcuni anni senza sfiorare droghe, in occasione di un rave circa un anno fa ho riassunto ketamina. Da quel momento nell 'anno a venire saltuariamente (con una frequenza circa bimestrale, ho assunto ketamina ) .
Tutto regolare fino a capodanno. Prendiamo quella che probabilmente non era ketamina ma PCP : penso ciò perchè abbiamo avuto un k hole anomalo, e per smaltire ci son volute 10 ore buone .
Dopo questo, stupidamente , qualche giorno dopo avevamo un rimasuglio di questa pseudo-ketamina e rifacendola, siamo ricascati in un assurdo k-hole.
Da lì la convinzione non fosse ketamina, perchè credetemi che negli anni bene o male la si impara a riconoscere.
Il problema viene in seguito: da quel giorno ho un fortissimo senso di distacco dalla realtà, apatia e tutti i sintomi del caso. Ho di conseguenza interrotto qualsiasi contatto con le droghe,e sto convivendo da allora con questo problema.
2 settimane fa in occasione di una serata in discoteca, ho stupidamente preso dell'mdma pensando: "il mio problema riguarda le droghe dissociative,quindi l'mdma è ok"
sbagliato.
dopo 3 giorni ho avuto un fortissimo attacco di panico, (documentandomi credo sia dovuto alla mancata ricezione di serotonina) e ora mi ritrovo con oltre al mio problema di distacco originale, una forte ansia legata a una profonda depressione.
Scusate il muro di parole,spero vogliate leggere la mia storia e consigliarmi....sono "fottuto"? come devo muovermi? posso sperare di recuperare col tempo o anche determinate cure? qualcuno ha avuto esperienze simili ?
grazie in anticipo
“Solo per divertimento”: modelli e situazioni di utilizzo tra i consumatori di droghe.
Mariantonietta Vergine
insostanza.it- Il consumo di droghe tra giovani e adulti è un grave problema che affligge la nostra società e al quale si cerca di trovare una soluzione considerate le gravi ripercussioni che queste hanno sulla salute fisica e mentale dell’individuo e sullo stato complessivo di “sanità” della popolazione generale.Numerose sono le ricerche effettuate riguardo le situazioni in cui l’uso di sostanze d’abuso è più comune; un ultimo studio longitudinale è stato condotto nella città di New York su una popolazione di 400 soggetti consumatori di droga, scelti in vari locali della città tra dicembre 2004 e dicembre 2006 e di età compresa tra i 18 e i 29 anni.Innanzitutto, dallo studio, caratterizzato da un follow up di 12 mesi, sono emersi 3 gruppi principali di consumatori di droga:1) Situationally Restricted; fanno uso di droghe in poche circostanze.2) Pleasure Driven; assumono droghe soprattutto perché cercano di ottenere piacere.3) Situationally Broad users ;consumano droghe più spesso, in un numero maggiore di situazioni.Lo studio si poneva vari altri obiettivi:1) identificare eventuali storie e situazioni simili che spingono i giovani al consumo di droghe;2) determinare se i gruppi di ragazzi presentano differenti stati di ansia e/o depressione3) se le quantità e/o le qualità di droghe assunte variano a seconda dei casi, determinando successivi e differenti livelli di dipendenza.Per giungere a tali risultati, è stato naturalmente necessario comprendere e conoscere i pensieri, i sentimenti e le sensazioni che provano i giovani nei momenti in cui assumono le droghe, dati che lo studio ha ricavato attraverso un continuo dialogo sia reale che virtuale con i “consumatori” ( tra l’altro sono stati infatti utilizzati anche questionari in rete che rivelavano le situazioni in cui più comunemente i giovani facevano uso di droghe).Complessivamente tra le ragioni d’uso troviamo:1) emozioni spiacevoli (noia, depressione);2) conflitti e difficoltà a rapportarsi con gli altri;3) pressione sociale;4) divertimento ( per festeggiare con gli amici);5) disturbi della personalità e conseguente non accettazione di sé.I questionari hanno fornito inoltre, informazioni riguardo la frequenza del consumo di droghe, il numero di droghe assunte, la presenza di stati d’ansia o di depressione e infine le considerazioni positive o negative dei soggetti riguardo la droga.Per alcuni, la droga è un aiuto nella risoluzione dei problemi della vita o un modo per divertirsi; per altri invece, è proprio il consumo di droga a causare problemi nelle relazioni con gli altri. In alcuni casi per far fronte alle emozioni spiacevoli, stati di ansia e di depressione e alle difficoltà nei rapporti con gli altri, si consumano stimolanti come le metamfetamine o la cocaina.In altre circostanze ancora, l’utilizzo della droga appare quasi come un supporto indispensabile, perché aiuta i soggetti interessati a interagire positivamente con gli altri instaurando rapporti positivi.I risultati di tale lavoro non possono comunque essere generalizzati e sono riferibili alla popolazione di New York, tuttavia forniscono dati utili alla comprensione del problema sull’uso delle droghe tra i giovani e aiutano ad impostare eventuali provvedimenti.Tyler J. Starks, Sarit A. Golub, Brian C. Kelly, Jeffrey T. Parsons., The problem of “just for fun”: patterns of use among active club drug users. Addictive Behaviors,2010, 35, 1067-1073.
Droga e sesso, i giovani privilegiano rapporti non protetti e sostanze stupefacenti
ItaliaInformazioni - Ansiosi, fragili e scarsamente informati, al punto da trascurare la loro salute sessuale e riproduttiva. Non e' rassicurante la fotografia che emerge dal rapporto sui ''Giovani maschi e l'amore'', frutto di un'indagine svolta nei licei e negli istituti tecnici di sei Regioni (Lazio, Veneto, Campania, Toscana, Marche, Puglia) e che rientra nella campagna di informazione e prevenzione 'Amico Andrologo' del ministero della Salute. Secondo lo studio, infatti, presentato questa mattina a Roma e realizzato dal Dipartimento di fisiopatologia medica della Universita' Sapienza di Roma, il 42,3% dei diciottenni italiani ha rapporti non protetti e il 57% del campione visitato e' affetto da patologie ed infiammazioni genitali e/o riproduttive.
Mentre il 41,8 % ha, o ha avuto, disturbi che potrebbero minare il loro potenziale riproduttivo. Inoltre il 61,4% di chi ha una attivita' amorosa non usa alcun metodo contraccettivo e il 23,9% si affida alla pillola anticoncezionale delle ragazze. Dati non certo rassicuranti, soprattutto se abbinati a quelli sulla scarsa informazione in materia. Basti pensare che tra le domande piu' ricorrenti che i ragazzi rivolgono ai medici spicca la richiesta di sapere come si cura l'omosessualita' e se l'Aids esiste ancora. In sintesi, secondo la ricerca i giovani maschi possiedono poche, e spesso sbagliate, nozioni sulla sessualita' e sono piuttosto vittime di pregiudizi sui comportamenti amorosi, sul sesso e sulla propria salute 'intima'.
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Droghe chimiche on line. La Gdf e i pm oscurano il sito
La simil-anfetamina arrivava dall'Olanda, classificata come "non adatta al consumo".
BOLOGNA - Nuove droghe dagli effetti devastanti: simili a coca ed ecstasy. Chimicamente simili all'anfetamina, venivano vendute on-line e arrivavano in Italia dall'Olanda tramite un sito internet, ora sottoposto a sequestro e oscurato. A scoprire il traffico e la pubblicità on line è stata un'inchiesta della Guardia di Finanza di Bologna coordinata dal pm Morena Plazzi. Oltre all'oscuramento del sito, i militari della Gdf hanno sequestrato una discreta quantità di queste droghe, arrestato sei persone e denunciate altre 10. Il sito sequestrato (ma ad alcuni gestori italiani non è ancora stato notificato il sequestro) è www.sensearomatic.com.
IL SEQUESTRO A UN GIOVANE - L'inchiesta è partita da Bologna perchè nella città emiliana è avvenuto il primo sequestro, ad un giovane. Accertata la modalità di arrivo delle nuove droghe, appunto tramite internet, è cominciato il monitoraggio delle spedizioni da una società olandese verso l'Italia. Sono avvenute così consegne controllate, e a Bologna quattro destinatari sono stati denunciati. Tutti avevano ricevuto 4-Mec (Metiletcatinone), sostanza dagli effetti stimolanti simili a quelli prodotti dalle amfetamine, da ecstasy e cocaina.
GLI EFFETTI - Il 4-Mec dà sensazioni di aumento dei livelli di energia, euforia, desiderio di socializzare, agitazione, sensazione di distacco, vista sfocata, aumento della frequenza cardiaca e degli impulsi sessuali. Secondo le ricerche l'assunzione può provocare ansia, paranoia, agitazione, stati psicotici, ipertermia, tachicardia o aritmie, convulsioni e a lungo andare anche impotenza. L'operazione - ribattezzata «C'è post per te», è entrata nelle fase operativa qualche tempo fa - ha interessato poi altri reparti della Finanza, tra cui Roma, Rimini, Catanzaro, Reggio Calabria, Como, Torino, Padova, Treviso.
L'ESCAMOTAGE - I prodotti commercializzati su internet erano etichettati come «non adatti al consumo umano». Ma le analisi di laboratorio hanno portato alla scoperta che alcune sostanze vendute sul web erano, appunto, del tutto simili all'amfetamina ma che tuttavia non rientravano nella tabella delle sostanze stupefacenti. Alla fine l'operazione ha portato anche al fatto che le sostanze simil-amfetamine sono state inserite nella tabella del ministero della Salute. L'operazione è durata sette mesi e le consegne controllate sono state eseguite in varie regioni, con sequestri e perquisizioni. In totale sono stati sequestri 1.100 grammi di 4-mec, 46 grammi di chetamina, 20 tra hascisc e marijuana, 107 di cocaina, 760 millilitri di gammabuttirrolactone (gbl che produce sonnolenza, trance, perdita di coscienza o coma profondo), 33 millilitri di Codeina e 47 pasticche di ecstasy.
La caffeina per identificare il rischio di abuso di droga
La possibile risposta mediata dalla reazione alla caffeina potrebbe aiutare a prevedere come una persona risponda alle sostanze stimolanti quali la cocaina o le anfetamine. Lo studio
La caffeina, si sa, è quella sostanza contenuta nel caffè grazie alla quale otteniamo quella “spinta” in più che ci rende maggiormente efficienti e vigili. Non solo, certo: come altresì risaputo, la caffeina ha altre interessanti proprietà, e una di queste pare sia quella di essere una specie di veggente in grado di predire se una persona possa essere più o meno soggetta all’influsso di dipendenza da una qualche droga di tipo stimolante come, per esempio, la cocaina o le anfetamine.A far assurgere al ruolo di preveggente alla caffeina ci avrebbero pensato i ricercatori dell’Università Johns Hopkins di Baltimora (Usa) i quali hanno sottoposto un gruppo di volontari a una serie di test – primi nel loro genere – atti a valutare chi prediligeva gli effetti la caffeina e chi no, suddividendoli poi in “Chooser” e “Nonchooer”.
La dottoressa Stacey Sigmon, Professore Associato di Psichiatria, e il collega Roland Griffiths hanno così raggruppato i partecipanti in base alle loro scelte: chi aveva scelto la caffeina in 7 casi o più su 10 e chi aveva preferito il placebo al posto della caffeina.
Gli stessi partecipanti sono poi stati avviati a una seconda fase dello studio che prevedeva l’assunzione di varie dosi di D-anfetamina al fine di valutare quanto i volontari gradissero gli effetti della sostanza.
I risultati dello studio, pubblicati su Drug and Alcohol Dependence, hanno rivelato che chi apparteneva al gruppo “Choosers” – ossia coloro che avevano riposto positivamente alla scelta dell’assunzione di caffeina – mostrava di aver avuto più effetti positivi, che non negativi, rispetto a coloro che invece avevano preferito in precedenza il placebo. Palesando di gradire l’assunzione di D-anfetamina, anche ad alte dosi.
All’opposto, gli appartenenti al gruppo “Nonchoosers”, hanno mostrato di non gradire l’assunzione di D-anfetamina riportando, in modo inversamente proporzionale, effetti negativi – in particolare quando le dosi aumentavano.
«Le persone sono molto diverse, specialmente nel modo in cui rispondono ai farmaci – sottolinea Sigmon – Per esempio, una singola dose di un farmaco è in grado di produrre effetti completamente opposti in due persone, con una che mostra un assoluto amore e l’altra assoluto odio verso gli effetti della droga».
Secondo gli scienziati, quindi, il piacere che si ricava dalle sostanze stimolanti potrebbe favorire il ricercare questo stimolo in maniera sempre più forte e cadere nella trappola delle droghe. Una ipotesi che potrebbe spiegare il perché qualcuno scelga di assumere droga e qualcuno no? Forse ma, come spesso accade, dietro queste scelte ci possono essere molti altri motivi. Staremo a vedere cosa diranno i prossimi studi sulla questione. www3.lastampa.it/benessere/sezioni/medicina/articolo/lstp/424248/
MONDO - Droghe, nei Paesi poveri sempre più alto il consumo delle sintetiche
Aduc - Il consumo di droga si sta spostando da cocaina e oppiacei alle droghe sintetiche: l'allarme arriva da un rapporto delle Nazioni Unite, che mette anche in guardia dal crescente uso di droga nei Paesi in via di Sviluppo. Negli ultimi due anni, la terra utilizzata per la coltivazione dell'oppio in tutto il mondo si e' ridotta del 23 per cento e la coltivazione di coca (concentrata soprattutto sulle Ande ed essenziale per la produzione di cocaina ed eroina) e' scesa del 28 per cento nell'ultimi decennio. Ma come rovescio della medaglia, il numero complessivo di coloro che usano stimolanti a base di anfetamina -tra i 30 e i 40 milioni- potrebbe presto superare quello degli utenti di oppiacei e cocaina. "Non risolveremo il problema della droga se ci limitiamo a spingere la dipendenza da cocaina ed eroina verso altre sostanza che provocano assuefazione, (sostanze) di cui esistono quantita' illimitate, prodotte nei laboratori della mafia a costi irrisori", ha detto il direttore dell'Unodoc (United Nations Office on Drugs and Crime), Antonio Maria Costa. Poiche' le rotte di traffico sono brevi (le droghe sintetiche sono spesso prodotte vicino ai mercati e le materie prime facilmente e legalmente disponibili), queste droghe sono piu' difficili da individuare, fa notare l'ufficio Onu. Mentre il consumo di cocaina e' diminuito sensibilmente negli Stati Uniti, il numero dei consumatori in Europa si e' raddoppiato nell'ultimo decennio arrivando a 45,1 milioni nel 2008, con conseguenze disastrose per la sicurezza regionale e l'uso della droga nei Paesi in via di Sviluppo. In sintesi, "le persone che sniffano cocaina in Europa stanno distruggendo le foreste incontaminate delle Ande e corrompendo i governi in Africa occidentale", dice Costa. Non solo: i Paesi in via di sviluppo sono sempre piu' preda delle droga: il consumo di eroina e' cresciuto in Africa orientale, quello di cocaina e' aumentato in Africa occidentale e Sudamerica, mentre la produzione di droghe sintetiche sta crescendo nel sud-est asiatico e in Medio Oriente. "E non risolveremo il problema della droga mondiale spostando il consumo dai Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo".
ERIK CORRE
SCANDINAVIA. Era il criminale più famoso di Svezia. Ora, sopravvissuto ai suoi errori (alle anfetamine e a otto anni di carcere), aiuta i ragazzi a uscire dalle gang di Marco Ciriello - DRepubblica
Sono quello con la faccia da criminale", risponde Erik Lannerbäck quando gli chiedo come faccio a riconoscerlo alla stazione centrale di Stoccolma. Avrebbe potuto dire sono quello con le spalle larghe, fisico da pilone di rugby, calvo. Ma gli piace scherzare sul passato da gangster. La differenza tra lui e il resto dell'umanità salta agli occhi, nessuno si sognerebbe di parcheggiare davanti all'entrata della stazione, tra i taxi. Una vecchia Volvo 740 rossa, "non è mia", precisa mentre saliamo. Con lui ci sono Timmie (bosniaco, cinque anni di carcere e ancora sei mesi da scontare, come dimostra il braccialetto alla caviglia che subito mostra), e un regista della tv svedese, in eschimo, che si occupa di programmi per bambini, parla poco e mastica tabacco in quantità. Stoccolma, mattina presto, strade ghiacciate, Erik che ha dei raptus da far impallidire il Gassman del Sorpasso, accelera in curva e in prossimità dei semafori - rossi -, e considera nemico tutto quello che si frappone tra lui e la strada. Stiamo andando al Löfströms Gymnasium, una scuola della periferia, dove terrà una lezione sulla legalità. Sarà una lunga giornata tra carrozzieri, meccanici e scuole, con una costante: Erik runs, corre. Non a caso il carrozziere italiano Antonio La Placa - che lo ha adottato - lo chiama Enrico il pazzo, e sembra il nome di un re vichingo. È il criminale più famoso della Svezia, ex membro di gang: Bandidos, poi Wolfpack Brotherhood e infine una sua, piccola e temibile. Quarantacinque anni, quattro mogli, una figlia quasi maggiorenne, due anni da cuoco in Brasile dove non si è risparmiato una rissa con dei ragazzi della favela a Rio: e mima i pugni dati urlando "sou doido". Uno in Thailandia per disintossicarsi dalla droga (anfetamine perlopiù), dove ha capito l'importanza dello stato sociale (dice di essere un criminale con la coscienza di classe): "Sono sempre tornato in Svezia perché qui c'è attenzione per le persone e un'opportunità, se vuoi prenderla". Alle spalle: estorsioni, "il mio forte, non dovevo ricorrere alle armi, li convincevo e sapevo farmi temere, questo era riconosciuto anche dalle altre gang"; traffico di droga e armi, pestaggi, "non ho ucciso ma ho visto uccidere estranei e amici, tanti, troppi"; in prigione in Austria e Svezia, per un totale di otto anni, "non mi hanno preso, mi sono costituito ai poliziotti dopo aver superato il confine. La mia fama era dovuta all'aver affrontato e sconfitto i capi delle altre gang. Ero temuto, anche psicologicamente, forse ho avuto più fama di quella che meritassi. E fortuna. Mi hanno condannato per quello che si poteva provare: aggressione, estorsione, possesso illegale di armi e attentati intimidatori". Ora tiene corsi per la polizia (svedese e norvegese), lezioni in parlamento, scuole università radio e tv se lo contendono per farsi raccontare il crimine scandinavo, e soprattutto capire come evitare che altri cadano nello sbaglio. Ha anche una teoria, che espone teatralmente nelle scuole, con molto fascino sui ragazzi. Alla lavagna disegna un diamante (il simbolo di come siamo tutti), poi lo colpisce con un pugno (una ferita, un incidente che ci cambia), e disegna il bozzo: il torto subito, basta poco in una società perfetta come quella svedese per sentirsi a disagio, essere isolato e desiderare di appartenere (è su questo che fanno leva le gang) per poter passare quel torto, per ferire altri, e più fai torto a qualcuno più stai male e ne fai ancora, poi hai bisogno della droga per dimenticare, ecco la spirale che inghiotte il diamante. I ragazzi, rapiti, annuiscono. "Non sono un insegnante, sono un coach che lotta contro il male". Prima era un esempio di criminale, ora è un esempio di redenzione. Guida il programma Passus che aiuta a uscire dalle gang e dalla Svensk Maffia (titolo del bestseller alla Gomorra che spopola in Svezia, con due pagine dedicate a Erik). Sentirlo discutere e difendere la polizia dai molti ragazzini immigrati che se ne lamentano è il successo della democrazia svedese e del suo sistema di pena, anche se non tutto è da film, e tutte le carceri sono paese: "C'è una forte gerarchia e molti pestaggi, ma ricordo con nostalgia gli abbracci alla fine dell'ora d'aria tra uomini grandi e grossi che soffrivano di solitudine". Erik, come i gangster veri è un uomo generoso, che ha amici strani: i carrozzieri settantenni siciliani che hanno un'officina con ristorante annesso che è da Soprano, un iracheno cresciuto in Svezia e ora tornato in Iraq, Hussein Aflaton, al quale manda denaro per salvarlo nel caos di Bagdad ("sono il suo welfare"), poi un tedesco (conosciuto in prigione) che ha una catena di hotel in Germania sempre pronto a ospitarlo, il meccanico che gli restituisce la Saab (trattata come fosse un bimbo) e subito lanciata a tutta velocità con Iggy Pop a manetta, e infine da qualche parte, un vecchio bulgaro, Miroslav Trankov, difeso in carcere ("l'ho sottratto al pestaggio con federe di cuscini imbottiti con scatolette di tonno"). La vita di Erik non è stata un picnic, ma sarà un libro, Det är modigt att be om hjälp (Il coraggio di chiedere aiuto) che Bonniers (il più importante editore svedese) sta per pubblicare. La sua forza è l'ironia, oltre la parola, è un Tyson bianco con il rap di Mohammed Alì, un'intelligenza di strada che parla la lingua di tutti, fa presa su ragazzi e ragazze, e quando esce dalle aule deve passare tra un muro di mani che vogliono battergli il cinque. Con lui alle lezioni porta alcuni di quelli che partecipano al programma Passus e provano a darsi una vita nuova fuori dalle gang. Al primo, Timmie Silverstramden, 20 anni, bosniaco, quello che viene con noi a scuola, Erik chiede di raccontare la sua storia. Emblematica. Nonna, padre, madre criminali, e latitanti, trafficanti di droga tra Polonia e Svezia e lui aveva seguito l'impresa di famiglia, a undici anni. Timmie ha la saggezza di chi ha visto l'inferno, e può prendersela con calma. "L'anfetamina come ideologia, un coltello sempre sotto il cuscino, a quindici anni avevo una gang tutta mia, e ho trovato anche il tempo di essere latitante in Bosnia, dove me la spassavo con giornate di party, ero bravo a organizzare feste, in confronto, Kusturica con i suoi matrimoni è un dilettante". Ma non stava bene, sapeva di non poter guardare i fratelli che avevano scelto un'altra strada, "ora ho lo stomaco pulito" (dalle anfetamine e dalle colpe), le sue passioni le puoi leggere sul corpo, dove ha tatuato il nome della squadra di calcio che segue: il Chelsea, adora Drogba e Terry, e il suo motto: Me, Myself and I. Quando gli hanno puntato una pistola alla testa aveva dodici anni, e se lo racconta ora è perché ha saputo rispondere, ha detto al capo della gang avversa: "Uccidimi adesso, o ti uccido io più tardi", ma se gli chiedi come è finita non risponde, allarga le braccia. L'altro ragazzo che Erik sta seguendo (per ora ne ha tirati fuori una quindicina) è Robin Josef Pettersson, 20 anni, di origine uruguagia, che a differenza di Timmie ha da poco deciso di cambiare vita: un lavoro da magazziniere grazie a Passus, una casa in periferia con la sua ragazza e ancora molto da smaltire: mi accoglie sulle note di un rap svedese, con i suoi due cani, alle pareti poster di Marlon Brando padrino, Al Pacino scarface e Che Guevara, sul collo tatuati una croce e una pistola: "È la mia vita, ci sto in mezzo". Ancora non è pronto a raccontare, è taciturno, bisogna estorcergli le parole. "I ragazzi delle gang sono perlopiù immigrati che si associano perché non credono nella polizia, poi a questo si aggiungono i problemi personali - io avevo i genitori alcolizzati - e il bisogno di sentirti forte, si parte con l'esigenza di difendersi e difendere, poi, però, finisci per far del male". La sera rivedo Erik, andiamo a cena in un ristorante asiatico, e mi racconta di essere un uomo soddisfatto, sopravvissuto a molti errori, che ha ancora la forza di ricominciare, con meno soldi, il suo esempio è Nelson Mandela, uno sopravvissuto alla prigione: "In carcere impari che sei vivo finché sudi, e ti alleni a diventare una bestia, poi, quando sei libero, capisci che non è così". E devi ricominciare tutto daccapo. EXIT (FUORI DAL NAZISMO) Prima di Passus (e di Kris, il centro di recupero di Upsala per ex criminali dove è stato fotografato Timmie) c'era, anzi c'è l'emblematica storia di Robert Örell. Divenuto nazista a dodici anni per un paio di occhiali, ora lavora con Exit, l'organizzazione che aiuta chi vuole lasciare i nazisti così come Passus proteggere e sostiene chi vuole lasciare le gang. Robert aveva bisogno di occhiali perché fortemente miope, se li mette, viene preso in giro, li toglie e decide di entrare in un gruppo nazista. "Non facevamo niente, ma mi sentivo forte, avevo amici pronti a morire per me, andavamo alla stadio a picchiarci, ci drogavamo, bevevamo e aspettavamola rivoluzione nazionalsocialista". Poi ha rimesso gli occhiali, che sono stati lo strumento per vedere gli errori. E per leggere. Oggi ha 29 anni, un bimbo e una bimba domenicana (adottata). Il suo film preferito è Il favoloso mondo di Amélie, Dostoevskij lo scrittore. "So come lavorare sulle assenze di famiglia e società che ti spingono a diventare nazista, in dieci anni di Exit abbiamo già curato 500 persone con questi problemi".
Guerra à la droga, a lezione da Burroughs
di Amedeo Policante
Il gioco è il principio di questo pianeta. Tutti i giochi sono ostili e in sostanza c’è solamente un gioco, e quel gioco è la guerra. La ricerca che porta nella direzione di stati di coscienza alterati – che potrebbe portare ad un punto di vista da cui il gioco stesso risulterebbe rovesciato – è inesorabilmente trascinata essa stessa nel gioco.(William Borroughs, Nova Express)
"La guerra è totale perchè tutti sono coinvolti, consapevolmente o inconsapevolmente nel suo dipanarsi". Così scriveva Ernst Junger in Nelle Tempeste d’Acciaio, libro oggi dimenticato ma che per tutti gli anni ’30 fu il romanzo più popolare della nascente Germania Nazista. Quando la guerra imperversa nessuno può chiamarsi fuori, nessuno può dirsi innocente. Tutto risuona al ritmo delle batterie militari. Quando le bombe cadono e i corpi si lacerano, anche la letteratura è inevitabilmente trascinata nel crudele gioco.
Nei romanzi sperimentali di William Burroughs il rapporto letteratura-droghe-guerra regna sovrano, centro di generazione di una scrittura psicotica e paranoica che ben si adatta alla nostra contemporaneità schizoide. La letteratura, come la droga, per Burroughs, ha senso soltanto come tentativo disperato di sovvertire il linguaggio dominante, di inventare un punto di vista alternativo da cui sia possibile vedere la guerra, e criticarla. Ma tanto la letteratura quanto le droghe sono lame a doppio taglio. Sono le armi della resistenza, ma anche del potere. La guerra in quanto assurda, in quanto l’Assurdo per definizione, richiede ciò che Coleridge aveva inalzato a principio cardine della letteratura "la sospensione dell’incredulità": per acconsentire ad uccidere dobbiamo sospendere il nostro senso dell’assurdo, e convincerci che la guerra, il crudele gioco, è tutto ciò che esiste, senza alternative. Non a caso in ogni guerra troviamo che il potere usa tanto la letteratura quanto la la droga per produrre paradisi artificiali, terre promesse di pace e di delizie, al fine di giustificare la guerra.
La guerra è ideologia e farmacologia. Possiamo immaginarci lo Stato spingere avanti le truppe con un doppio pungolo: un libro e una siringa. Da sempre ci sono poeti cantori di guerra (ne abbiamo parlato la settimana scorsa); da sempre la droga viene arruolata tra le file dell’esercito. Nel ’700 l’hashish arriva in Europa accompagnata dalla leggenda degli hashishiyya, terribili guerrieri ismailiti che non temevano la morte perchè, grazie all’hashish, gli era stato mostrato il paradiso e non vedevano l’ora di tornarci. Durante la seconda guerra mondiale, lo speed arriva in Germania con il nome blitz, e blitzkriege, la strategia nazista fondata sul rapido assalto, potrebbe essere tradotto tanto come guerra-lampo che come guerra anfetaminica. Le anfetamine sono distribuite apertamente alle truppe tedesche nel tentativo di mantenere alta la tensione aggressiva e la volontà di combattere. Nella guerra del Vietnam ai soldati americani vengono distribuiti pamphlet anti-comunisti e 200 milioni di dosi di anfetamina.
Tra i leaders: Hitler si iniettava metamfetamine otto volte al giorno. Churchill sosteneva le notti insonni con un misto di amfetamine e barbiturici. Il Primo Ministro Anthony Eden combattè la guerra di Suez allucinato di benzedrina, mentre Kennedy ruppe gli indugi durante la crisi dei missili a Cuba nel 1962, decidendo di rischiare il confronto nucleare, anche grazie a generose dosi di speed. L’assurdità della guerra richiede stati allucinatori. Come sempre, mentre imperversa la guerra in Libia, pushers e letterati non mancheranno nelle stanze del potere.
effetti sul viso delle metanfetamine
sembra esagerato no????


