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Informazioni Generali

  • La canapa indiana (Cannabis indica) è una pianta comune largamente diffusa nelle zone tropicali e temperate della terra. Con marijuana si indicano i fiori della canapa indiana, mentre l'hashish è la resina della cannabis estratta dal polline dei suoi fiori.

Effetti

  • La cannabis in genere amplifica ed intensifica le sensazioni fisiche e psichiche, sia di sé stessi che riferite al contesto ed alle altre persone. La percezione e l’orientamento del tempo, dello spazio, risultano alterati e percepiti come dilatati. Gli effetti della cannabis sono soggettivi e dipendono in larga misura dalle condizioni psico-fisiche del consumatore, dal tipo di situazione in cui avviene il consumo e dagli effetti ricercati.
    Sul piano fisico vi è un lieve aumento della frequenza cardiaca, arrossamento della congiuntiva oculare, diminuzione della secrezione salivare.
    La ricerca sui meccanismi d'azione della canapa sul cervello ha portato negli ultimi anni all'identificazione di recettori cerebrali per il THC, il principio psicoattivo contenuto nella cannabis, presenti in diverse zone del cervello.
    Tali  strutture occupano un ruolo importante nei processi di apprendimento e memorizzazione, dell'adattamento fisiologico (fame, sete, regolazioni del sistema ormonale, ecc.), del coordinamento motorio.
    La presenza di recettori cerebrali per il THC suggeriva l'esistenza di una molecola naturalmente prodotta dal sistema nervoso capace di legarsi a tali strutture cellulari e di provocare effetti simili a quelli della canapa, un cannabinolo organico: questa sostanza è stata scoperta nel 1992 dal chimico israeliano Raphael Mechoulam, che ha voluto chiamarla "anandammide" (da Ananda l'epiteto sanscrito fonte di vita e felicità con cui gli indiani indicavano la canapa).

Cenni Storici

  • Antichità e Medioevo:

    • 6000 B.C. Semi di canapa vengono usati come cibo in Cina
    • 4000 B.C. Primi reperti che testimoniano l'uso della canapa come materiale tessile.
    • 2727 B.C. Primo uso documentato della canapa come medicinale nella medicina cinese.
    • 1200 - 800 BCE La canapa è menzionata nel testo sacro indù Atharva Veda come una delle cinque piante sacre a Shiva.
    • 700 - 300 BCE Le tribù sciite lasciano semi di canapa come offerta nelle tombe reali.
    • 500 B.C. Gli sciiti introducono la canapa in Europa
    • 430 B.C. Erodoto parla dell'uso rituale e ricreazionale di canapa presso gli sciiti ne "Le storie."
    • 70 Dioscoride menziona la canapa come medicina romana.
    • 170 Galeno descrive l'effetto psicoattivo della canapa.
    • 500 - 600 Il Talmud menziona le proprietà euforizzanti della canapa.
    • 900 - 1000 L'uso di hashish si diffonde in arabia.
    • 1090 - 1256 Hasan ibn al-Sabbah, il "vecchio della montagna" è a capo di una setta di assassini. Le leggende indicano l'hashish come il principale premio destinato ai suoi seguaci.
    • 13th secolo Ibn al-Baytar di Spagna descrive la canapa nel primo trattato specifico.
    • 1271 - 1295 Marco Polo diffonde in Europa la leggenda di Hasan ibn al-Sabbah

Approfondimenti

  • La cannabis è di gran lunga la sostanza psicotropa illegale più diffusa in Italia. Il 31% della popolazione compresa tra i 15 e i 54 anni ha fatto uso di cannabis*, una percentuale che non ha paragoni se confrontata con qualunque altra sostanza. Si stima che siano circa 350.000 coloro che abitualmente e quotidianamente fanno uso di cannabis e 1.900.000 quelli che lo utilizzano nel fine settimana. In particolare sono i diciannovenni, tra i quali circa il 40% dei maschi ne ha fatto uso nell’ultimo anno, ad esserne soggetti.
    La sua diffusione e ancor più la sua enorme pervasività all’interno di tutto il corpo sociale, ovvero la sua capacità di raggiungere non solo una minoranza di “giovani ribelli”, sono confermati dal dato che la maggioranza della popolazione compresa tra i 15 e i 54 anni (il 64%) ha conoscenti che utilizzano cannabis. La percezione sociale della pericolosità relativa a questa sostanza è decisamente bassa, fatto che via via sta facendo perdere alla cannabis e ai suoi derivati parte della carica di stigma tipica delle altre sostanze illegali.
    La cannabis si è insomma inserita – sia direttamente, ovvero attraverso l’uso personale, che trasversalmente, cioè attraverso la conoscenza e la frequentazione di persone che ne fruiscono - nella socialità e poi nella vita intima di milioni di persone, andando a costituire per la popolazione giovanile un vero e proprio “medium” delle pratiche ricreazionali. In particolare tra gli studenti delle scuole medie-superiori, nei momenti di ritrovo, tende spesso ad assumere il ruolo di fulcro della scena attorno al quale ci si riunisce e si trascorre il tempo. Da un lato certamente il suo carattere di sostanza proibita accentua la curiosità e si unisce alla volontà di trasgressione tipica di molti giovani. Dall’altro è proprio lo scarso rischio percepito intorno alla sostanza a renderla appetibile.

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Ketamina

Classifica LANCET sui danni delle droghe (la tabella tradotta è tratta Focus)

Classifica LANCET sui danni delle droghe (la tabella tradotta è tratta Focus)
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Altro

Diario di un rave

2 giorni fa ero ad un rave.. una fabbrica enorme, mille stanzoni grandissimi, corridoi, camere e cortili abbandonati... e in mezzo lui, il sound, muro di casse alto 3 metri e lungo 15.. ovunque per il sito ci sono campers e macchine "special", gente che ti chiama per chiederti se vuoi prendere qualcosa per rendere l'atmosfera più viva..
quella sera sono arrivato lì sapendo già che avrei voluto provare un beverone di acqua e cristalli... mi aveva sempre attirato l'idea e nella mia gamma di "esperimenti" mancava ancora quella componente.. ebbene, la prima bottiglia da 33cl se ne va in 5 minuti, divisa tra noi 5 o 6 amici.... poi, dopo circa mezz'ora, arrivato l'ultimo di noi alla festa, si festeggia con una bottiglia da 1 litro.. per farla breve 1,5 g di cristalli se ne vanno in 45 minuti, contando che su 6 eravamo 3 maschi molto "assetati" e 3 ragazze relativamente più tranquille... dopo un tempo non precisato, cmq poco dopo la seconda bottiglia, tutti vengono attirati dalla musica e partono in massa verso il sound, mentre uno di noi aveva iniziato a fare dei disegni sui muri... capite le nostre intenzioni si gira verso di me e mi dice "voi andate, tranquilli io resto un pò qua a disegnare"...
a quel punto, capito l'andazzo (lui è sempre stato quello che mi ha fatto viaggiare mentalemente ad ogni occasione "psicoattiva") ho deciso di seguirlo e rimandare la danza... e dopo un pò, in concomitanza con il picco dell'effetto, ho capito di aver fatto la cosa giusta: abbiamo cominciato a parlare dei disegni, ed io ho iniziato a fare discorsi molto profondi (o almeno così mi sembrava) su ciò che secondo me significa disegnare per lui... evidentemente sarò stato troppo profondo (o più probabilmente era salita anche a lui) fatto sta che all'improvviso smette di disegnare, si gira con la bocca aperta e gli occhi da cucciolo di cane, mi abbraccia e mi dice "dopo quello che hai detto devo dedicarti un disegno"... troviamo una parete abbastanza grande e lì tocchiamo il momento di feeling più intenso: lui disegna e io gli parlo, il tutto sempre più velocemente... le parole si mischiano con i tocchi di colore, le sfumature con i silenzi... in quel momento sento un senso favoloso senso di felicità, una felicità pura, mai provata.. dopo un pò però succede una cosa che ci lascia molto tristi: si avvicina una ragazza che ci chiede cosa facciamo, di dove siamo... insomma un'altra che come noi aveva un'intensa voglia di comunicare.. noi siamo felici di questo, parliamo e sorridiamo, lontani dall'essere maliziosi o aggressivi.. però all'improvviso da dietro spunta un ragazzo dall'aria evidentemente alterata dal fatto che stessimo parlando con la sua amica.. la porta via subito mentre un terzo ragazzo lo calma..
questa scena mi ha fatto male, ma evidentemente ha fatto ancor più star male il mio amico: lo vedo girarsi verso di me con una faccia da bambino offeso... faceva sinceramente tenerezza.. ritorna al suo disegno, ma questa volta muovendosi a scatti, dicendomi "questo disegno te lo sto finendo proprio con cattiveria... il mondo è brutto"... questa cosa mi ha fatto pensare...
passato questo momento intenso torniamo dagli altri... ora non sto a raccontare precisamente tutto ciò che è successo: dico solo che dopo un pò ho chiesto a un mio amico di accompagnarmi in un posto, ho sgomiato in tutta tranquillità un pò din birra e da lì sono stato di nuovo meglio.. ho passato tutta la notte e la mattina a ballare 15 minuti e poi a girare trotterellando per 10 minuti salutando la gente, aiutando quelli che non stavano bene e parlando con altri come me.. poi il pomeriggio a casa, cena veloce alle 5 e poi a nanna... stamattina? fresco come una rosa..

 
so che fa male, so che è illegale, ma non posso negare che prenderlo sia una delle esperienze più ricche di sensazioni che abbia mai provato... la parola d'ordine in queste cose è sempre LIMITE: io stavo bene, ma vedevo gente davvero in stati pietosi, piegati da altre sostanze a cui evidentemente non possono più rinunciare.. sostanze che ho provato anch'io, ma solo per un istinto di esplorazione che mi spinge a testare una e una sola volta le cose per capire cosa mi danno... tutto ciò a volte mi fa paura, ma posso dire che finchè si conserva un minimo di amor proprio, un minimo di speranza per il proprio futuro, va da se che il limite viene autoimposto..

non sono nessuno per dirlo, ma mi raccomando: quella non è la vera vita, è solo una percezione alterata da un processo di inibizione chimica.. facciamo sempre in modo che il cervello funzioni, che di questi tempi ce n'è bisogno...
 
ciao
 
adreno.chrome Tedo

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Canapa

canapa contro le malattie

Italia/Gb. Cannabis vs. stafilococco: piu' efficace dei medicinali
Secondo dati, preclinici, pubblicati nel Journal of Natural Products, la somministrazione dei cannbinoidi naturali ridurrebbe la diffusione di alcuni batteri resistenti alle medicine, tra cui lo stafilococco aureo (MRSA).
Ricercatori dell'universita' del Piemonte Orientale e dell'Universita' di Londra rivelano che le proprieta' antibatteriche di cinque cannabinoidi: thc, cbd, cbg, cbc, cbn, possono essere usate per combattere alcuni virus resistenti alle medicine.
"Tutti questi componenti hanno rivelato una potente attivita' antibatterica", ha dichiarato uno dei ricercatori, ed inoltre sarebbero eccezionalmente resistenti contro EMERSA-15 e EMERSA-16, uno dei piu' potenti virus di stafilococco presenti nelle strutture sanitarie inglesi. "Anche se l'efficacia dei cannabinoidi necessita di ulteriori test, sembra positivo il loro utilizzo per ridurre la proliferazione di alcuni stafilococchi. La cannabis sativa e' una fonte interessante per combattere questi batteri".
Secondo una ricerca pubblicata nel 2007 nella rivista Journal of the American Medical Asosociation, ogni anno lo stafilococco provoca oltre 18 mila decessi ospedalieri.

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Canapa

Don Gallo: liberalizzare droghe leggere

http://www.primocanale.it/news.php?id=37213
"La Chiesa è sessuofobica e chi, come me, sta nella casa che ama, le deve dire queste cose": così si è espresso Don Andrea Gallo, fondatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova, che negli anni ha sempre assunto posizioni scomode entrando anche in contrasto con il mondo ecclesiastico, in occasione dell'inaugurazione di una mostra fotografica a lui dedicata a Milano. A margine della mostra (in programma fino al 10 ottobre allo Studio 28 di via Moretto da Brescia), il prete genovese ha anche contestato l'attuale normativa sulle droghe: "Devono capire che fumare uno spinello è anche un piacere". "Io amo la Chiesa, anche se è l'ultima struttura medioevale rimasta - ha spiegato il religioso - e uno che sta in una casa collusa con il potere e sessuofobica deve dire queste cose, se la ama". Don Gallo, dopo aver spiegato di essere favorevole "alla ordinazione sacerdotale delle donne", ha parlato anche di droga e prostituzione. "La legge sulle droghe - ha aggiunto - favorisce solo il narcotraffico e da anni io dico che bisogna liberalizzare le droghe leggere". Il prete genovese ha inoltre criticato le norme sulla prostituzione: "Sono inutili, perché non affrontano lo sfruttamento".
 

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Canapa

GRILLO e la SCOMPARSA DELLA CANAPA

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Ketamina

Libro su giovani e sostanze


 
   A proposito del tema giovani e sostanze, segnalo l'uscita di questo libro
  Vanni Santoni, Gli interessi in comune, Feltrinelli
(qui l'indirizzo Ibs http://www.ibs.it/code/9788807017629/santoni-vanni/interessi-comune.html)
  Riporto anche una recensione dal blog   http://insipienzaastrale.blogspot.com
Gente che si droga. Ragazzi, anzi, ragazzi che si drogano. Parecchio. Ragazzi della provincia di Firenze (d’Italia?) che, dal novantacinque al 2006, più o meno, si drogano. Se non si drogano scompaiono. Se non si drogano non succede nulla. Se non si drogano non sta insieme niente.
Non è che vogliono buttare la vita nel cesso, è che proprio non sanno che farci.
Aprire con un manifesto deridendolo per tutto il romanzo (un romanzo pure generazionale nel suo non cercare di esserlo). Volendo tracciare una linea che va da Tondelli, passa per le scritture giovanili dei primi anni novanta… no, non si può fare. Allora Yates (Richard). Quella fermezza che non concede troppo ai localismi (e, nonostante l’oggetto, ai provincialismi) senza diventare pesantezza. Leggerezza.
Malinconia a pacchi. 

ilpaura

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Eroina

Dalla canna all'EROINA?

L'IMBROGLIO DEL PROIBIZIONISMO
 

Il mito che dalla marijuana si passa all'eroina è stato diffuso negli anni 'S0 dal capo del Federal Bureau of Narcotics, Harry J. Anslinger, legato alla destra maccartista, per un motivo preciso: dopo che la Commissione del Sindaco di New York, Fiorello La Guardia, aveva escluso i pericoli comunemente attribuiti alla canapa dalla propaganda del Bureau

Dalla marijuana all'eroina

Il mito che dalla marijuana si passa all'eroina è stato diffuso negli anni 'S0 dal capo del Federal Bureau of Narcotics, Harry J. Anslinger, legato alla destra maccartista, per un motivo preciso: dopo che la Commissione del Sindaco di New York, Fiorello La Guardia, aveva escluso i pericoli comunemente attribuiti alla canapa dalla propaganda del Bureau (criminalità, violenza, psicosi; assuefazioné, ecc.: (cfr. Mayor La Guardia's Committee" ón màrihuàna, The Marihuana Problem in the City of New York, J. Cattell Press, Lancaster, Pa. 1944) e una serie di studi successivi avevano confermato le tesi della Commissione, il Nàrcotic Bureau non aveva più argomenti per giustificare la repressione anti "erba." Così Anslinger inventò letteralmente questo nuovo mito in una celebre seduta al Senato, rispondendo al senatore Daniel che gli chiedeva perché, dato che il vero pericolo è l'eroina, conveniva conservare le leggi antimarihuana: "Il nostro grande problema è che la marijuana può portare all'eroina" risponde Anslinger (Illicit Narcotics Traffic: Hearings, U.S. Senate, 1955, part. 9, p. 4193).
Pochi anni prima, il bugiardo Anslinger aveva detto alla Camera, in piena campagna per la proibizione della canapa: "Non ho mai sentito neanche un caso di progressione dalla marijuana all'eroina. Il drogato di cannabis non va mai in quella direzione" (Hearings before the Committee on Ways and Means, U.S. House of Representatives, 75th Congress, lst Session April and May, 1937, p. 24).Negli anni Settanta, i fatti hanno contribuito a stroncare definitivamente la teoria dell'escalation: gli eroinomani in America sono 720.000, un numero piú o meno uguale a quello degli inizi del '900, e che si è conservato costante lungo tutto il secolo; e i fumatori di canapa sono passati dalle poche decine di migliaia nelle comunità di colore degli anni '20, agli attuali 20 milioni.

In Italia, i consumatori abituali di eroina sono stimati in 20.000 alla fine del '75; un'indagine della sezione sociologica del Comitato Scientifico "Libertà e Droga" ha permesso di valutare in modo inequivoco l'ampiezza del consumo di marijuana.
Il sondaggio dell'Istituto dì Ricerche Demoscopiche "Slamark" di Roma, condotto per "Panorama" nel giugno '75, ha accertato che almeno 300.000 giovani dai 14 ai 18 anni fumano con una certa frequenza; l'indagine del "Libertà e Droga" è stata condotta su un campione di giovani dai 19 ai 29 anni, all'inizio del '76: il 3,1 % "fumava" con una certa frequenza: da "raramente" (due volte al mese) a "spesso" (più di una volta la settimana), per un totale di 270.000 consumatori; agii intervistati veniva anche rivolta la domanda "Hai un fratello con più di 28 anni che fuma?", il 9 % rispondeva affermativamente, individuando in tal modo oltre 24.000 "fratelli maggiori" consumatori.
I 270.000 consumatori fra i 19 e i 29 anni non devono stupire: chi ha oggi 29 anni ne aveva 20 all'inizio del fenomeno hascisc in Italia; la percentuale dei consumatori è comunque meno della metà di quella delle generazioni dai 14 ai 18 anni; í "fratelli maggiori" di 34 anni, infine, avevano 25 anni nel '67.
Il totale dei due sondaggi comporta una cifra di 594 mila consumatori accertati: a cui vanno ovviamente aggiunti le migliaia di consumatori delle generazioni piú anziane.
600.000 consumatori in Italia: un numero non certo sbalorditivo se si tiene conto che equivale all'1,1 % dell'intera popolazione contro il 10 % degli Stati Uniti (20 milioni di consumatori accertati nel '75), e 1'8,5 % dell'Inghilterra (4 milioni di consumatori accertati nel '74) stimati dai sondaggi BBC-TV.
600.000 consumatori di marijuana contro 20.000 consumatori di eroina sono anche per l'Italia una secca smentita al mito dell'escalation (il volume degli eroinomani è appena il 3,3 %).
Consapevoli di queste prove schiaccianti contro le loro teorie cercano in qualche modo di esorcizzare il fenomeno marijuana, di definirlo come comunque negativo, al di là dei pericoli intrinseci della sostanza, hanno provato ad autolimitarne la portata: è la tesi del Movimento Lavoratori per il Socialismo e dei suoi comitati antidroga: "Sí, la marijuana non costringe a passare all'eroina, però in certi soggetti, specie se proletari, crea una predisposizione all'uso di droghe pesanti."
L'unico modo di verificare questa tesi è vedere, nel gruppi di persone che, da un punto di vista cronologico, "passano" all'eroina, se esistono dei fattori presenti in misura notevolmente piú rilevante che nei gruppi che "non passano": se non c'è nessuna differenza, oltre alla condizione proletaria, possiamo dare ragione al Movimento Lavoratori per il Socialismo.
I ricercatori del Comitato Scientifico "Libertà e Droga" hanno elaborato un questionario che è stato sottoposto a 400 giovani, dai 17 ai 22 anni. Si trattava di due gruppi, campionati con gli stessi criteri: 200 ragazzi che fumavano marijuana da tre anni e non erano passati all'eroina; e 200 ragazzi che "avevano cominciato" dalla marijuana, dopo due anni erano "passati" all'eroina, e consumavano eroina regolarmente da almeno un anno, con un grado elevato e indubbio di dipendenza fisica.
I due gruppi erano il terreno ideale per vedere il peso del fattore marijuana in un'eventuale "escalation" all' eroina; praticamente due gruppi che per due anni avevano avuto lo stesso comportamento (uso di marijuana) e poi si erano divaricati: uno aveva continuato con la marijuana, l'altro era "passato" all'eroina.
Le, domande del questionario comprendevano praticamente tutte le situazioni sociali e psicologiche e le motivazioni che vengono chiamate in causa quando si vuole spiegare l'uso dì eroina. Le domande venivano poste direttamente ("sei mai stato in istituto di rieducazione? per quanto tempo?") senza metterle in relazione all'uso di eroina (tipo: usi eroina perché sei stato male con l'esperienza del riformatorio?). In questo modo saltavano fuori i fatti, senza l'interpretazione personale del ragazzo, che veniva raccontata invece in un dialogo più personale (intervista). Tutte le risposte venivano raggruppate in una serie di fattori-chiave:
Scheda. - Francesco Nicoli, detto "Giasone" è morto a Roma, nei pressi di Campo de' Fiori, in una casa abbandonata, per una dose eccessiva di anfetamina (Preludin, un dimagrante), il 20 settembre 1974. Una contro inchiesta fra i suoi amici ha permesso di ricostruire "come" era arrivato all'anfetamina usata in modo massiccio. "Giasone" era un freak come tanti di quelli che vivono sulla strada, che si spostava di città in città, a seconda di dove trovava un ambiente adatto alle sue esigenze. Venezia, 1969: fermato e perquisito dalla Questura. Foglio di via, con diffida a tornare a Venezia, pena l'arresto. Roma, 1972: retata della polizia, interrogatorio, altro foglio di via. Ma Giasone ha trovato un lavoro a Roma e non si può spostare: quindi, due mesi dopo, viene arrestato a Roma per contravvenzione al foglio di via, due mesi a Regina Coeli. Scarcerato, colleziona altri due fogli di via a Milano e a Bologna. Torna a Roma, viene incastrato di nuovo, in carcere un mese e mezzo. Passano sei mesi, torna a Roma, ricercato. La polizia lo trova, in una soffitta, cadavere.
Risultati: nel campione "marijuana," il 9 % aveva la famiglia "spezzata," 1'8 % problemi sessuali "notevoli," il 13 % guai con la scuola, il 28% conflitti significativi con la famiglia. Nel campione "eroina," famiglie "rotte" 11%, problemi sessuali 8 %, scolastici 16 %, conflitti coi genitori 30 %. Per questi fattori, sesso, famiglia, scuola, che vengono elencati comunemente, fra le "cause" delle droghe pesanti, non c'era, nessuna differenza fra marijuana e eroina; e nessuna differenza consistente con un campione di giovani appena limitatamente "non conformisti": problemi di sesso, scuola e famiglia sono cioè presenti fra i consumatori di droghe (leggere o pesanti) in misura simile, a quella dei coetanei non consumatori.
Le differenze fra marijuana e eroina erano invece clamorose negli altri fattori; "senza casa": 6 % marijuana, 28 °% eroina; "guai": 6 % marijuana, 35 % eroina; "dipendenza economica dalla famiglia ipersofferta": 3 % marijuana, 40 % eroina; "senza soldi": 5 % marijuana, 36 % eroina; "paranoia": 4 % marijuana, 42 % eroina; "prigione": 4 % marijuana, 30 % eroina. Per la marijuana le percentuali sono di poco superiori a quelle che si riscontrano in un campione "normale" di giovani, cioè non consumatori; alla voce "guai," la percentuale alta è ovviamente determinata dalla situazione legale particolare dei consumatori: 20.000 arresti dal '67 ad oggi. Le voci "senza casa," "senza soldi," sono più cospicue del normale per la notevole incidenza quantitativa del fenomeno "freak" in Italia dopo il '69: praticamente tutti i "freak" fumano e la maggioranza è senza casa e senza soldi. La voce "paranoia" è simile a quella dei giovani "normali." Il fattore "dipendenza economica dalla fami­glia" è leggermente inferiore a quello dei non consumatori: in numerose interviste, i consumatori attribuiscono questo fatto a certi effetti denevrotizzanti della marijuana. Rispetto ad un campione normale di fumatori di marijuana, va notato che si tratta di ragazzi tutti consumatori regolari abituali, con un'esperienza di tre anni: ecco perché vi sono molti "freak"; se si fosse preso in esame un campione normale, comprendente anche fumatori saltuari, occasionali e giovani che fumano da pochi mesi, sarebbe stato più allargato il numero degli studenti.
Per l'eroina, la maggioranza rispondeva sí a due dei cinque fattori (casa, soldi, dipendenza economìca, guai, paranoia); il 16% rispondeva sí solo a "paranoia" Le percentuali per questi cinque fattori sono enormemente superiori a quelle di un campione normale di giovani; e, come abbiamo visto, enormemente superiori a quelle dei "fumatori." Nelle interviste personalizzate, i "tossicomani," raccontando la propria storia, mettevano in evidenza una situazione critica che a un certo punto li aveva indotti a cominciare con l'eroina; come abbiamo accennato, si tratta di ragazzi che hanno cominciato a "bucarsi," sapendo che l'eroina dà assuefazione. Alla voce "guai," molti hanno raccontato di aver cominciato con l'eroina dopo essere stati in galera; o addirittura durante il periodo di detenzione; parecchi hanno cominciato perché dei loro amici o la loro ragazza/ragazzo, era in prigione o doveva scontare una pena lunga; frequentissimi i guai con istituti per minori; quasi tutti riferiscono di aver usato l'eroina anche per sfuggire a una situazione di angoscia continua per gli arresti e la repressione. Il modo dì vita "sulla strada" (senza casa e senza soldi) crea, secondo gli intervistati, una situazione psicologica particolare: la mancanza di alternative rende disponibili a esperienze come l'eroina; soffrendo in continuazione la fame e il freddo e la scomodità, l'eroina offre sensazioni anche fisiche meno spiacevoli. I ragazzi della marijuana in condizioni simili raccontano una grossa differenza: cioè la loro scelta non è obbligata, vivono sulla strada per un certo periodo perché hanno deciso di fare questa vita; i ragazzi dell'eroina qualche volta hanno cominciato per una decisione, ma poi, anche quando avevano voglia di smettere …………………….
lavoro e non lo trovavano, cominciavano qualche attività artigianale ed erano costretti a smettere per mancanza di licenza, e cosí via.
Una piccola minoranza (6 %) non ha risposto sí a nessuna domanda sui cinque fattori; e nelle interviste ha dichiarato di aver iniziato e continuato perché trovava l'eroina, nel complesso, una "buona droga" o una sostanza interessante. Il 15 % aveva cominciato per motivi solo esistenziali (voce "paranoia")*. Nelle interviste nessuno ha dichiarato di aver cominciato l'eroina a causa del precedente uso di marijuana e tutti hanno sottolineato una differenza sostanziale tra le due droghe: la prima, in molte situazioni, rende più sensibili, anche alle cose negative (interiori o esterne); la seconda, "stacca" completamente dalle situazioni esterne, e fornisce quasi automaticamente una certa calma anche se si è agitati o nervosi.
I risultati della ricerca sono molto chiari: chi sa che l'eroina dà assuefazione comincia ad usarla in seguito ad una situazione molto precisa; cioè un malessere originato da fattori sociali molto grossi. 'Quando un paio di questi fattori si combinano, per esempio "guai" con "paranoia" in molti individui "salta" la possibilità materiale o fisica o psicologica di resistere al disagio, e allora l'eroina è vista, come una soluzione. Solo una minoranza comincia per motivi solo esistenziali. La maggioranza dice: "ho cominciato perché ero nella merda," e quando si scava, si scopre che la "merda" è rappresentata da una serie di guai: al primo posto, la repressione spietata (familiare, sociale, economica) contro chi tenta di vivere in modo diverso e la repressione contro la marijuana.
La ricerca conferma. ciò che è successo anche nel resto d'Europa: in un certo momento, negli ultimi dieci anni, in tutti i paesi si è scatenato lo "scandalo droga"; con due conseguenze: uno la diffusione di miti assurdi sulla "droga", compreso la favola della marijuana come droga di passaggio; due, una repressione formidabile contro le droghe leggere contro i “capelloni” o gli “hippies”. “il risultato” spiega il sociologo inglese Jock Young “ è che la stupida profezia della marijuana come droga di passaggio diventa vera (profezia che si autoavvera): cioè migliaia di giovani vengono talmente tartassati con gli arresti e l’emarginazione che economica che diventano per queste condizioni eroinomani……..

Da http://www.altrestorie.org

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Canapa

A BECKLEY FOUNDATION PRESENTA UNO STUDIO DI VALUTAZIONE DELLE POLITICHE INTERNAZIONALI DELLA CANNABIS

 

www.fuoriluogo.it
Agli inizi di ottobre, è stato presentato a Londra nella prestigiosa sede della Camera dei Lord il rapporto sulla canapa della Beckley Foundation, redatto da una Commissione speciale composta da esperti internazionali al più alto livello. La mission della Beckley Foundation è gettare un ponte fra la ricerca e coloro che devono prendere le decisioni politiche, offrendo materiali e spunti di riflessione sostenuti da evidenze scientifiche: il rapporto sulla canapa si propone di operare una valutazione sull’efficacia delle politiche globali di proibizione. Sulla base dei dati e delle evidenze raccolte dagli studiosi della Commissione speciale, il responso sulle attuali politiche è netto: non ci sono evidenze a supporto delle attuali politiche, mentre molte sono le conseguenze negative. Non c’è prova che lo strumento penale serva a contenere i consumi, mentre chiaramente «provoca danno alle tante persone che vengono arrestate, e spesso la repressione è applicata ingiustamente a sfavore dei giovani e delle minoranze etniche». Da qui la raccomandazione: passare dalla proibizione ad un sistema di controllo e di regolazione legali, seguendo l’obiettivo di minimizzare i danni per la salute e dunque prevenendo i comportamenti più rischiosi (l’uso intensivo quotidiano, l’uso in età precoce, la guida in stato di intossicazione). 
È il rilancio della legalizzazione, non come tema “ideologico” (come ormai da diversi anni si usa dire), ma come tema scientifico, attraverso un’accurata revisione delle più recenti ricerche e studi di valutazione.
Non sfugga l’originalità, finanche l’audacia dell’approccio: non solo perché il dibattito politico-mediatico si concentra unicamente sulla nocività della sostanza (in particolare sul rapporto con la malattia mentale), trascurando i malanni delle politiche; ma anche perché il “pugno duro” gode ancora di una certa popolarità presso l’opinione pubblica – riconosce onestamente il rapporto. Siamo ad uno stallo: ai radicali cambiamenti nei mercati e nei consumi dai tempi in cui il sistema di proibizione fu varato, non corrisponde alcuna innovazione politica, almeno a livello globale.
A Vienna, nel marzo 2009, i capi di governo di tutto il mondo si riuniranno per la valutazione decennale della strategia antidroga lanciata all’assemblea generale dell’Onu del 1998. Si può perdere questa occasione per rilanciare la riforma delle politiche sulla canapa? Per la Beckley Foundation non si può e il rapporto vuole essere un sasso nello stagno di Vienna.
Vediamo più da vicino in che cosa consiste lo “stallo”. In primo luogo, persiste, in certi casi si accentua, il divario fra scienza e politica. Un caso emblematico è la vicenda della classificazione del dronabinolo (il Thc sintetico): in parole povere, il principio attivo della canapa. Come si sa, le sostanze vietate dalle convenzioni internazionali hanno in genere un uso medico, dunque sono inserite nelle tabelle a seconda del loro valore terapeutico. Poiché la questione riguarda il campo sanitario, la competenza tecnica circa l’inserimento o lo spostamento delle sostanze nelle tabelle è in capo alla Oms, mentre alla Cnd (Commission on Narcotic Drugs), l’organismo politico cui partecipano gli stati membri, spetta la ratifica formale. Nel 2002, la Oms raccomandò lo spostamento del dronabinolo dalla tabella II alla IV, ossia alla tabella meno restrittiva, in seguito ad una attenta rivalutazione del valore medico della canapa. Ma il direttore dell’agenzia Onu sulle droghe persuase la dirigenza dell’Oms a non inoltrare la raccomandazione alla Cnd per «non mandare il messaggio sbagliato». La Oms ripiegò sulla strategia dei piccoli passi e nel 2006 chiese di riclassificare il dronabinolo nella tabella III. Alla Cnd del 2007, chiamata a prendere la decisione finale, lo Incb (International Narcotics Control Board) attaccò la raccomandazione. Lo Incb è l’organismo deputato a sorvegliare l’applicazione delle convenzioni internazionali e non ha alcun compito né competenza scientifica in merito agli usi medici delle sostanze psicoattive: ciononostante, la Cnd rinviò il parere alla Oms perché lo rivedesse «in accordo con lo Incb».
Ancora più clamorosa è la decisione del governo britannico di riclassificare la canapa contro il parere dell’organismo di consulenza scientifico del governo stesso, lo Acmd (Advisory Council on the Misuse of drugs). Nel 2004, dietro indicazione del suo organo tecnico, il Regno Unito aveva spostato la canapa nella tabella C (alleggerendo così l’impatto penale sui consumatori). Da allora, il governo si è rivolto per ben due volte allo Acmd, spaventato dalla campagna allarmistica sulla canapa come causa di schizofrenia. E per ben due volte, lo Acmd ha riesaminato le più recenti evidenze, riconfermando la giustezza della classificazione della canapa come sostanza a minor rischio, fra quelle legali e illegali. L’ultimo documento dello Acmd risale all’aprile del 2008, ma poco tempo dopo Gordon Brown ha deciso di procedere lo stesso allo spostamento in classe B, col risultato di un sostanziale innalzamento delle pene.
Sfogliando il ponderoso rapporto, accanto ad argomenti noti quali la valutazione dei rischi farmacologici, troviamo spunti inediti. La canapa ha un impatto modesto sulla salute pubblica: un recente studio australiano ha cercato di comparare il peso negativo della canapa in confronto ad altre sostanze, attribuendole il punteggio più basso (0,2%) rispetto al 2,3% per l’alcol e al 7,8% per il tabacco. Il mercato della canapa ha caratteristiche diverse da quello di eroina e cocaina perché la sua produzione non è concentrata in zone ristrette bensì diffusa in 134 paesi, fra cui molti dei paesi occidentali dove si consuma. È diffusa anche l’auto-coltivazione. In larga parte la sostanza circola attraverso le reti amicali: una ricerca americana del 2006 mostra che la maggioranza dei consumatori acquista la canapa da amici (l’89%) o la ottiene da loro gratuitamente (59%). Ciò riconferma che la canapa è ormai ritualizzata come droga ricreazionale in occasioni sociali, in maniera sempre più simile all’alcol.
A questo quadro di “normalizzazione” sociale, fa da contraltare una sproporzionata pressione repressiva. In tutto il mondo si arresta di più per la canapa che per le altre sostanze, unanimemente considerate più pericolose: ad esempio, in Australia nel periodo 1995-2000, gli arresti per canapa costituivano i tre quarti del totale degli arresti per droga; in Germania, nel 2005, sono stati il 60% del totale, mentre gli arresti per il solo consumo di canapa assommavano al 45% del totale. Non solo: la pressione poliziesca è aumentata dagli anni ’90 in poi, sia nei paesi del “proibizionismo totale”, come gli Usa, sia (sorprendentemente) in quelli che hanno cercato vie più “morbide” per l’uso personale (eliminando il carcere e ricorrendo a multe o altre sanzioni amministrative). Anzi, sembra proprio che ci sia un comportamento delle forze dell’ordine atto a “controbilanciare” l’alleggerimento penale: è il fenomeno del net widening (“allargamento delle reti”) per catturare un maggior numero di consumatori.
Il quesito chiave per superare l’impasse riguarda il ruolo che la repressione gioca rispetto al contenimento dei consumi: gli arresti servono a scoraggiare i consumatori? Abbiamo evidenze che la punizione sia più efficace a ridurre i consumi di un sistema di depenalizzazione o decriminalizzazione dell’uso personale? Sembrerebbe di no anche se sono pochi gli studi condotti sinora in questo campo. Nel 2004, fu pubblicata una ricerca condotta dai sociologi Reinermann e Cohen su due campioni paragonabili di consumatori di Amsterdam e San Francisco, in due paesi dalle politiche opposte. I modelli di consumo risultavano largamente simili, suggerendo la limitata rilevanza delle politiche penali nel modulare i consumi 
(cfr. Fuoriluogo, settembre 2004).
Interessante anche l’analisi sulle misure di “proibizionismo parziale”, con la sostituzione di sanzioni civili al posto di quelle penali. Se si evita il danno del carcere, rimane pressoché intatto lo stigma del drogato, con i problemi sul lavoro e in famiglia in cui il consumatore può incorrere. Senza contare che la depenalizzazione dell’uso da sola non influisce sulla deregulation dei mercati illegali, dunque rimane la preoccupazione per la salute dei consumatori. Basterà il responso della scienza a smuovere le acque com’è nell’auspicio della Beckley? «La repressione è un articolo di fede per la maggioranza dei politici», ha detto qualcuno alla presentazione del rapporto. Difficile ahinoi dargli torto.
Grazia Zuffa

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Canapa

Cassazione assolve il megaspinello rasta

ROMA — I seguaci della religione rasta utilizzano «la marijuana non solo come erba medicinale, ma anche come erba medicativa. E, come tale, possibile apportatrice dello stato psicofisico teso alla contemplazione nella preghiera». È il passaggio principale della motivazione della sentenza con cui la sesta sezione penale della Cassazione ha annullato la condanna a un anno e quattro mesi di carcere per illecita detenzione a fini di spaccio inflitta a Giuseppe Guaglione nel dicembre del 2004.
L'uomo, sorpreso dai carabinieri con poco meno di un etto di marijuana (da cui si potevano ricavare 70 spinelli) mentre dormiva in macchina su una piazzola di sosta, si era rivolto alla Suprema Corte sostenendo che i giudici di secondo grado non avevano tenuto conto del fatto che lui, un adepto rasta, fuma l'erba in base ai precetti della sua religione di origine ebraica, che ne consentono l'uso quotidiano anche di 10 grammi al giorno. E gli Ermellini gli hanno dato ragione: una decisione aspramente criticata dal centrodestra e dal Viminale. Nel provvedimento con cui la Corte d'Appello di Firenze è stata incaricata di riesaminare la vicenda, gli Ermellini hanno sottolineato come sia necessario essere comprensivi con i rasta trovati in possesso di quantitativi abbondanti di droga. Essi utilizzano la marijuana — hanno sostenuto al Palazzaccio — «nel ricordo e nella credenza che l'erba sacra sia cresciuta sulla tomba di re Salomone, chiamato "il re saggio", e da esso ne tragga la forza».
Ed è scattata la censura alla Corte d'Appello di Perugia: «Non sembra che i giudici abbiano operato una logica ricostruzione del fatto in relazione al comportamento dell'imputato (fu proprio Guaglione a consegnare spontaneamente ai carabinieri una busta contenente la marijuana non preconfezionata in dosi ma sfusa), precisando subito che il possesso dell'erba era da lui destinato ad uso esclusivamente personale, secondo la pratica suggerita dalla religione rasta di cui si era detto adepto». Secondo la Suprema Corte, dunque, non si doveva decidere solo sulla base del «semplicistico richiamo al dato ponderale della sostanza, trascurando di valutare le circostanze di tempo, luogo e modalità comportamentali dell'imputato». Alla fine di aprile c'era stata la sterzata della Cassazione dopo la linea morbida di altri verdetti: le sezioni unite avevano stabilito che coltivare in casa marijuana è reato. Ora questa nuova sentenza: Isabella Bertolini (Pdl) parla di «strabismo giuridico» degli Ermellini mentre il Dipartimento per le politiche antidroga del ministero dell'Interno osserva che la decisione «stravolge la normativa vigente, che vieta e sanziona penalmente qualsiasi cessione, a qualsiasi titolo, di qualsiasi quantitativo di qualsiasi sostanza stupefacente a terze persone».
Duro anche il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, per il quale «la sentenza è fuori del tempo. Qualcuno fermi i giudici che vivono fuori dalla realtà». E se per il presidente dei deputati della Lega Roberto Cota «la sentenza produce effetti aberranti», Francesco Piobbichi (responsabile Politiche sociali del Prc) sostiene che essa apre «scenari interessanti» e «fa piazza pulita della demagogia di una destra autoritaria». Provocatoriamente il deputato dell'Udc Luca Volontè dice che adesso i rasta potrebbero «essere utilizzati per spacciare» mentre don Andrea Gallo (fondatore della comunità di San Benedetto a Genova) approva la sentenza: «Non si può continuare a demonizzare una sostanza. C'è da rispettare un principio di autodeterminazione e ora la Suprema Corte ha capito che demonizzare una sostanza in quanto tale non è la strada giusta. Si deve colpire l'abuso, non l'uso».

Flavio Haver, http://www.corriere.it

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Canapa

la politica dello spinello

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