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L'MDMA (ecstasy) è un composto chimico che fa parte del gruppo delle metamfetamine. Solitamente si presenta in pasticche o in polvere, cristalli, conosciute col nome di ecstasy: il colore, il nome, la forma non danno alcuna certezza della loro composizione né del loro effetto.

Effetti e meccanismi d’azione:

Gli effetti possono variare da persona a persona  e risentono molto dell’ambiente in cui la sostanza viene assunta. In genere si ha un’alterazione dell’umore, rimozione delle barriere emotive e comunicative, facilità di parola, alterazione della percezione del tempo. Sotto l’effetto di mdma si può ballare per ore senza avvertire né fame né stanchezza.

 

L'assunzione di mdma può determinare:...

L’MDMA, meglio conosciuta come ecstasy, è una droga sintetica prodotta nei laboratori tedeschi della Merck nel 1912 e brevettata come farmaco anoressizzante due anni più tardi.  Per lungo tempo questa sostanza è stata studiata, utilizzata e somministrata per differenti motivi.

Durante gli anni '70 negli Stati Uniti viene introdotta in psicoterapia, in considerazione delle proprietà attribuite a questa molecola di abbattere le barriere fra medico e paziente e di favorire fiducia e confidenza. La sostanza...

L'MDMA viene assunta con scopi esplicitamente ricreativi, e assume significato in contesti ricreazionali particolari come la discoteca, le feste e i rave. Questa suo caratteristico essere una sostanza “da serata” la rende assai meno diffusa rispetto ad altre sostanze illegali e di quanto farebbe supporre il clamore mediatico che la accompagna ogni volta che esce dai luoghi “nascosti” che le sono propri.

Tra la popolazione italiana compresa tra i 15 e i 54 anni solo il 3% ha fatto uso di stimolanti*, mentre l’1% ne aveva fatto uso nell’ultimo mese...

I più votati, ecstasy

PROIBIZIONISMO - Uno scandalo infinito e criminogeno

di Guido Blumir Negli ultimi anni, 553.000 consumatori in Italia sono finiti nei guai per marijuana e altre sostanze proibite dalla legge. Siamo a oltre 600.000 con i dati consolidati degli ultimi 18 mesi. L'80 per cento fermati per erba, ma fanno la loro parte in modo massiccio ecstacy e decine di sostanze da rave e o disco, le cosiddette nuove droghe. E chiamiamo pure «neo nuova droga» una cosa di migliaia di anni fa come la coca, masticata dai lavoratori andini per lavoro e da tutti là per usi religiosi e o ludici o rituali, ma sparata qui in modo massiccio e in offerta speciale a milioni di italiani giovanissimi, adulti e anziani, magari a pacchetto con squillo, trans, escort, e minorenni romeni. Sparata in assoluta mancanza di cultura e informazione sulla sostanza. Per coca, nei guai a decine di migliaia. E non vale più il discorso coca di destra, coca per ricchi, etc. Dai tempi di Agnelli, Guido Carli e Margaret d'Inghilterra (il testimone che li coinvolgeva fu prontamente incriminato per calunnia: caso Number One, Roma 1971, cfr.il dossier del cronista di razza di Paese sera Pino Bianco, «Droga di classe», (Savelli, Roma 1973), e Truman Capote e Jacqueline Kennedy e Ava Gardner e Walter Chiari e Jagger e Wahrol e Schifano, tutto il jet set fine anni cinquanta e inizio sessanta è stato sfiorato da «Polvere di stelle», geniale titolo per un paginone de Il foglio del 2003, mentre uno statista di prima grandezza, già membro dell'Assemblea Costituente, firmatario della grande riforma agraria, Presidente del Consiglio, Ministro del Tesoro, del Bilancio, etc., ininterrottamente per 45 anni, e poi Ministro degli Esteri con Premier Giuliano Amato, raccontava davanti ai giudici di essere un abituale consumatore di cocaina da un anno e mezzo «per uso terapeutico» dichiarò lui, onde curare una crisi di depressione. Un Morgan antelitteram. Sette anni prima. Se decine di ex ministri e presidenti del consiglio e di regione e di provincia e assessori del Pd, della sinistra, e di liberali del centrodestra avessero organizzato centinaia di dibattiti, convegni, congressi scientifici, manifestazioni simboliche e/o di massa, in tutta Italia, in piazza e nelle piazze, nelle università e davanti o dentro al Parlamento alle Regioni o quant'altro con la partecipazione di illustri scienziati, scrittori, premi Strega, giornalisti, artisti. Se importanti giornali e riviste avessero fatto straordinarie campagne continuative e colte, per ristabilire un minimo di senso scientifico a un fenomeno che coinvolge solo in Italia più di sei milioni di persone e indirettamente almeno altri 8 milioni (genitori per i più giovani, parenti, amici, fidanzate, mogli, etc.), Se conduttori televisivi da un milione o sei milioni di audience, avessero mandato in onda decine di meravigliose trasmissioni in cui si diceva tutta la verità su tutte le droghe, dando la parola a quelli che ci capiscono qualcosa e ai consumatori reali, attuali (non solo a ex, più o meno pentiti). Se. Ma forse tutto questo non è successo. E allora, quella che qualcuno criticherà, la Million Marijuana March di Roma, emerge come una realtà che mette in primo piano persone reali, che vengono da tutta Italia a dire quello che pensano, con le loro voci e i loro corpi. E anche in prima fila - come la Million ha sempre fatto - i «pazienti impazienti» del Pic, gente coraggiosa che, rischiando molto, si cura o si autocura dalle patologie ricordate nell'articolo a fianco. E i 12 morti mai abbastanza ricordati, da Ales a Mercuriali di Castrocaro.

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Internet e le droghe, storia a doppio binario

Drugs & the Internet are inextricably and symbiotically entwined. Indeed, the very origins of the Internet are bound up with the exuberant experimentation with psychedelic drugs that took place in Silicon Valley from the 1960s onwards. The use of both psychedelic drugs and the Internet can be conceptualized as attempts to augment human capacity, as technologies through which minds can be opened and society reformed.

As testament to the significance of psychedelic drug use amongst many of the Silicon Valley pioneers, Steve Jobs, co-founder of Apple Computers, maintains that taking LSD was one of the two or three most important things he has ever done. Jobs is far from being alone in attesting that LSD can help human thought processing, particularly in tackling the challenges of computing: ‘Experienced and intelligent trippers are often characterized by a fluid sense of perception, and a sensitivity to … “The pattern that connects” – just the kind of mental gymnastics that come in handy when you’re crafting the giddy complexities of information space’ (Davis, 1998: 170). The Internet is a system with the hippies’ fingerprints all over it, with the psychedelicized counterculture’s scorn for centralized authority providing the philosophical foundations of the leaderless Internet.

Just as drugs have helped to propagate computers, so computers have helped to promulgate drugs. Indeed, no sooner had ARPAnet – the precursor to the Internet – been invented, than it was co-opted in the service of drug commerce by Stanford students with their MIT counterparts: ‘Before Amazon, before eBay, the seminal act of e-commerce was a drug deal. The students used the network to quietly arrange the sale of an undetermined amount of marijuana’ (Markoff, 2005: 109). This trade was the first of many, as the Internet is a medium through which ‘white’, ‘grey’ and ‘black’ drug markets flourish, with the boundaries between these markets shifting and amorphous, fluid and arbitrary.

The ‘white’ market in psychoactive substances that are legally available in the West – alcohol and tobacco – turns grey, as the restrictions on their advertisement, such as marketeering targeted at the young, seemingly dissolve online. When it comes to taking advantage of the advertising opportunities presented by new media, the alcohol industry is no slouch: this is a world, after all, where alcopops have Facebook entries, along with signed-up friends.

There also exists a burgeoning grey market in drugs sold through online pharmacies, a smattering of which are legitimate, whilst the rest operate without the bother of genuine prescriptions, those magic pieces of paper that transubstantiate the molecule from drug to medicine. The Internet creates a global village, leaving people free to obtain ‘prescription’ medicines from countries with markedly different drug laws. Cyberpharmacists are drug dealers for the Internet age, supplying pharmaceutical, recreational and ‘lifestyle’ drugs.

The driver behind this latter, the lifestyle drug market, seems to be a reluctance to accept not having the sexual prowess of the most virile person on the planet, not being as happy as the most joyous individual, nor as thin as Cheryl from Girls Aloud. Thus, drugs developed for impotence transmogrify into pills for sexual enhancement, Prozac is swallowed by people hoping for a smoother come down from Ecstasy, whilst Ritalin is diverted to become an appetite suppressant. Paradoxically, potentially lethal growth hormones are sold as the fountain of youth, the key to longevity. Whilst Google acts as an ‘external memory prosthesis’ (Pesce as quoted in Sirius, 2006: 218), drugs that enhance our memories, developed to tackle Alzheimers, bleed into enhancing cognition in the healthy: ‘[P]sychoactive drugs can be revisioned as simply another technology for change, as citizens of the postmodern world reject one of life’s “givens” after another’ (Lenson, 1995: 187). Interestingly, the drug-taking here is often more about conformity than it is rebellion.

Probably the most dangerous aspect of the online pharmaceutical trade is the understandable yet insidious assumption – the result of a life-time’s indoctrination with false distinctions – that prescription drugs (even when purchased off-label) are inherently safer than street drugs: in reality, of course, ‘the risk for overdose and dependence derives from the potency of the drug, the mindset of the person using it, and the environment in which they are ingesting – not the source of the drug or its brand name’ (Harvard Law School, 2006: 13).

So-called ‘legal highs’ are also ostensibly a branch of the online ‘white’ market in drugs, though they, too, have a tendency to morph into the ‘grey’. The substances sold as ‘legal highs’ are unregulated by default rather than design, through an inability of the would-be prohibitionists to keep up with the countless psychoactive substances, whether ‘natural’, ’synthesized’, or somewhere in between. Even discounting human intervention, the planet pushes out psychedelics in a plethora of different forms, too multitudinous to be swept under the purview of prohibition.

Plants previously ingested by indigenous tribes in remote locations are being gathered up by the long tentacles of the Internet, delivered globally in vacuum-packed parcels. Illustrative of this phenomenon is ayahuasca, a brew traditionally used in shamanic rituals along the Amazon, made from combining two plants: whilst the primary psychoactive constituent – DMT – is a Class A drug in the UK, the relevant plants themselves are not covered by the Misuse of Drugs Act and are widely sold through online ‘legal high’ shops.

What are the consequences of these vines having been rent from the ritual, of the fact that anyone with Internet access can now become their own shaman? Despite ayahuasca losing its meaning as a ‘diagnostic tool and force for healing’ as it travels out of the Amazon along the web, it still does not fit easily into established Occidental paradigms of drug use; indeed, the radical shifts in world-view frequently precipitated by drinking the brew pose ‘a challenge to modern Western drug policies and laws, which are premised on a rationalist/positivist ontology that constructs the psychoactive substances essentially as chemicals and their effects as simply mechanistic’ (Tupper, 2008: 300).

Experience has shown that clamping down on one type of ‘legal high’ achieves little save to stimulate interest in replacements. As has been poetically pointed out, ‘our law is a machine law, a gridwork, clockwork law, and it is obviously unable to contain the fluidity of the organic’ (Wilson, 1996).

It is not just organic substances that the law seems unable to contain: ‘Advances in technology that enable tiny changes to be made to the molecular structure of substances … have blurred the distinction between licit and illicit manufacture’ (INCB, 2009: 10). This has led to the creation of an online ‘grey’ market in euphemistically named ‘research chemicals’, hallucinogenic analogues that skate the perimeters of legality, due to their similarities to (but essential differences from) regulated substances. As the US Drug Enforcement Agency have commented, ‘the formulation of analogues is like a drug dealer’s magic trick meant to fool law enforcement’ (DEA, 2004).

Meant to, and, indeed, sometimes doing exactly that, with some such websites serving thousands of customers and clandestine chemists racking up fortunes over prolonged periods before being discovered. As with organic substances, would-be prohibitors can be conceptualised as doing little more than chasing their tails here: tweaking the chemical compound – with the aid of computers – produces a drug different enough to evade the regulations, and on it goes, ad infinitum. Alongside being fruitless, this rigmarole of prohibition is potentially dangerous: it results in people using novel substances about which little is known.

There is also a thriving online market that is more incontrovertibly ‘black’. Drug forums transform into street corners, and you can even access a helpful ‘crack dealer locator service’ online: ‘the fluidity of cyberspace is ideally suited for illicit drug transactions’ (Stetina et al, 2008) and ‘the new trade is thriving … filling up the stash boxes of users who want the same convenience buying their weed that they have purchasing books and CDs at Amazon’ (Goldberg, 1999). Indeed, an interesting cyber-twist in the tale is that – just as with Amazon – the Internet fosters communities of users who rate drug dealers and their performance online. Will the sheer force of consumer demand, in combination with the ‘unpoliceability’ of the Internet, be the unmaking of global prohibition?

Perhaps, but it is arguably the use of the web as an information source that may offer the greatest challenge to the paradigm of prohibition. There is a plethora of incredibly diverse drug information websites, showing the many what only the few used to know: namely, that portals to the psychedelic state are ubiquitous, found in the most unlikely to the most mundane of places. All it takes is the click of a mouse to find directions to the best sites for fungi-foraging, advice regarding which ornamental cacti to chow down on from the local garden centre, and instructions on how to extract psychedelic milk from toads. Drug prohibitionists could no more seal these egresses than harvest the moon.

One of the most respected online drug information sources – particularly amongst psychedelic drug users – is Erowid: this site is the first port of call for most psychonauts before they embark on an adventure with a new substance.  Erowid is famous for its ‘trip reports’: information imparted horizontally from fellow travelers with direct experience is accorded far greater weight than the (often moralistic) dry pronouncements on drug effects handed down vertically from on-high. A participatory culture, where users generate their own content, is creating a collective intelligence about drugs, far superior to the propaganda of yesteryear. It is unsurprising that an approach to imparting knowledge that presents people with as full a picture as possible, letting them balance pleasures against risks, has greater successes. The human survival instinct is strong: by definition, hedonists truly love life and want to continue living it.

Drugs themselves are reconstituted online. To illustrate, rather than being viewed as a menace to society, drugs might be constructed as religious sacraments or as therapeutics. In this latter category, the work of the Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies (MAPS) is paramount: on their website psychedelic drugs are (re)configured as psychotherapeutic tools. MAPS sponsor MDMA assisted psychotherapy in the treatment of post traumatic stress disorder in, for instance, victims of sexual trauma, with promising results. This offers an alternative construction of MDMA, alongside liquifying the boundaries between controlled drugs and therapeutics.

Further, the essential contributions that psychedelics can make more broadly in society are regularly detailed in MAPS’s online journal. A recent such missive had the relationship between psychedelics and ecology as its overarching theme: ‘The essence of the mystical experience is a sense of unity woven within the multiplicity … This common bond can generate respect and appreciation for the environment, for caretaking and wonder’ (Doblin, 2009: 2). Given the looming ecological crisis, there is a strong argument that anything which helps reveal humanity’s essential inner-connectedness with our environment should be embraced rather than sanctioned.

As well as acting as a conduit for information, the Internet provides a sense of community that can be difficult to find offline, particularly for those involved in relatively obscure psychedelic drug use and/or domiciled in remote locations. Whilst old-style communities could be experienced as stifling, virtual commune-ities of like-minded souls with shared ideals can form. This virtual haven has many names, one of which is the entheosphere, a mind-space concerned with entheogens, psychedelic drugs that are ingested with a view to consciousness expansion, to spiritual enlightenment.

Immediately a shift in language is apparent, reflecting the fact that the entheosphere allows for alternative discourses on drugs and the meanings ascribed to them. In being given a voice, drug-takers have exposed the fallacy that they are not sufficiently drug aware, that, if they only knew the facts, they would stop. Rather, many know exactly what it is that they are getting themselves into; in short, the decision to expand one’s consciousness is likely to be a conscious choice.

In this alternative discourse … ‘[d]rugs can take one closer to truth, can reveal, through hedonistic self-exploration, the real, authentic self, buried beneath capitalism and social convention’ (Moore, 2007: 357). Drug-takers can construct their own identities, after many years of being silenced whilst others weaved negative depictions around them. What is revealed is that psychedelic culture is about so much more than the drugs, which are best understood as catalysts to alternative states of consciousness: the insights, life-style changes, art-works and music generated by such ontological shifts create an entire way of life, both within and beyond the entheosphere.

To conclude, the Internet is a bottom-up technology, heralding a new way of doing things, and a new world, where top-down systems of regulation – such as prohibition – are losing their power. Birthed as a military technology, will the Internet bring an end to the ‘War on (Some People who use Some) Drugs’? This possibility has not gone unnoticed, with the United Nations Office on Drugs and Crime, referring to the Internet as a ‘weapon of mass destruction’ (UNODC, 2009: 3). Whilst this organization still clings to the belief that this time-bomb can be defused by smothering it with cyber controls, an alternative reading sees the Internet as the death knell of global prohibition. The Internet is as beautifully and anarchically impossible to govern as psychedelic drug use itself, with both throwing up similar questions about the acceptable reach of State control and concomitant restrictions on cognitive liberty:

‘[The] notion of cognitive liberty … says that you own your own body, you own your own brain, you have freedom of thought – so why don’t we have the legal right to use psychedelics? These are the same issues that are occurring in technology. What represents our freedom? What represents what the government is allowed to regulate, and for what reason?’ (Herbert as quoted in Reiman, 2008: 19-20).

The dismantlement of global prohibition is likely to be just one of many breakthroughs precipitated by this technology, with the possibility that it may even have implications for human evolution itself. Just as psychedelic philosopher Terence McKenna saw plant-based hallucinogens as having been pivotal in the development of anthropoid awareness in the past, so the Internet looks set to generate exponential expansions of human consciousness in the future. Consciousness can be envisioned as an emergent property of neurons chattering, the Internet as an emergent property of our collective consciousness, and global consciousness as an emergent property of the Internet. The Internet is engendering global consciousness through bringing us together as a swarm of humans: just as bees use ‘waggle dances’ to communicate information, so the human swarm has the Internet via which to share memes and dreams. The need for a global consciousness has never been greater than in our current (changing) climate.

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Trascrizione di un discorso di Charlotte Walsh; fonti:

DEA (2004) ‘DEA Announces Arrests of Website Operators Selling Illegal Designer Drugs’, News Release, 22nd July, URL (consulted June 2009): http://www.usdoj.gov/dea/pubs/pressrel/ pr072204.html.

Davis, E. (1998) Techgnosis. New York: Three Rivers Press.

Doblin, R. (2009) ‘From the Desk of Rick Doblin PhD’ MAPS Bulletin XIX(1): 2.

Goldberg, M. (1999) ‘World. Wide. Weed.’ Metro, July 22nd, URL (consulted June 2009): http://www.metroactive.com/papers/metro/07.22.99/cover/ marijuana-9929.html.

Harvard Law School (2006) The Internet and Adolescent Non-Medical Use of Prescription Drugs, URL (consulted June, 2009): http://www.law.harvard.edu/programs/criminal-justice/kinsnida.pdf.

INCB (2009a) Report of the International Narcotics Control Board for 2008. New York: United Nations.

Lenson, D. (1995) On Drugs. Minnesota: University of Minnesota Press.

Markoff, J. (2005) What the Dormouse Said: How the Sixties Counterculture Shaped the Personal Computer Industry. London: Penguin Books.

Moore, D. (2007) ‘Erasing Pleasure from Public Discourse on Illicit Drugs: On the Creation and Reproduction of an Absence’ International Journal of Drug Policy 19(5): 353-358.

Reiman, L. (2008) ‘An Interview with Kevin Herbert’ MAPS Bulletin XVIII(1) 19-21.

Sirius, R. U. (2006) True Mutations. California: Pollinator Press.

Stetina, B. U., Jagsch, R., Schramel, C., Maman, T. L., and Kryspin-Exner, I. (2008) ‘Exploring Hidden Populations: Recreational Drug Users’ Cyberpsychology: Journal of Psychosocial Research on Cyberspace 2(1): article 1, URL (consulted June 2009):  http://cyberpsychology.eu/view.php?cisloclanku=2008060201&article=1.

Tupper, K. (2008) ‘The Globalization of Ayahuasca: Harm Reduction or Benefit Maximization?’ International Journal of Drug Policy 19: 297-303.

UNODC (2009) World Drug Report 2009. New York: United Nations.

Wilson, P. (1996) ‘Cybernetics and Entheogenics: From Cyberspace to Neurospace’, paper presented at ‘Next Five Minutes’ Conference, Amsterdam, January, URL (consulted June 2009): http:// www.hermetic.com/bey/pw-neurospc.html.12

 

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ECSTASY: NEUROTOSSICITÀ NON È INTOSSICAZIONE

di Bertrand Lebeau

(Médecins du Monde)

psiconautica.forumfree.it

 

Il 17 giugno 1998 «Libération» titolava: Il verdetto degli esperti sulle droghe: Ecstasy: Condannato – Cannabis: Assolta, e riassumeva due rapporti appena resi noti, peraltro molto diversi tra loro, come segue: «Dodici ricercatori dell’Inserm rilevano che l’ecstasy, preso in qualunque dose, può comportare gravi conseguenze fisiche o psichiatriche. Per contro la cannabis, secondo le conclusioni del professor Roques nel suo rapporto al ministro Bernard Kouchner, è meno pericolosa del tabacco».Un anno dopo la pubblicazione del “Rapporto Inserm” (Ecstasy: des données biologiques aux context d’usage, 1997) e di quello della commissione Roques (La dangerosité des drogues, Éditions Odile Jacob, Paris, 1997) a che punto siamo e qual è l’idea che il non specialista può farsi dei termini del dibattito?La questione della tossicità delle droghe di sintesi – definizione che sotto il nome generico di Ecstasy raccoglie una larga gamma di sostanze, prima fra tutte il (o la) mdma (metil-dioximetanfetamina) – continua infatti a suscitare polemiche e controversie. Di primo acchito si potrebbe immaginare che questa polemica sia solo un remake dell’eterno scontro tra i guerrieri della droga sempre pronti a demonizzare le sostanze e gli antiproibizionisti che, se non arrivano a farne l’apologia, continuano a proclamare che «le droghe non sono vietate in quanto pericolose, ma sono pericolose in quanto vietate». In tanti anni sono state enunciate tante di quelle stupidaggini sulla droga da parte della scienza, che l’idea secondo la quale «l’ecstasy distrugge i neuroni» suona all’orecchio come «la solita musica». Ma le cose forse sono meno semplici...Mettiamo da parte, per il momento, la questione di che cosa circoli sotto il nome di ecstasy. Insistiamo anzitutto sul fatto che bisogna distinguere chiaramente fra due diversi tipi di tossicità: da una parte la tossicità acuta che può apparire nelle ore o nei giorni immediatamente successivi all’assunzione della sostanza. Essa si manifesta in forma di ipertermia maligna, e/o una massiccia distruzione muscolare (rabdomilosi), e/o una «sindrome serotoninergica», e/o un’epatite fulminante. Tale tossicità acuta presenta cinque caratteristiche principali: 1) è estremamente rara; 2) è estremamente grave, potenzialmente mortale; 3) non dipende dalla quantità di sostanza (può comparire anche con piccole dosi); 4) può insorgere anche in seguito a una sola assunzione o dopo una serie di assunzioni ben tollerate; 5) infine, non esiste oggi alcun modo di definire i soggetti a rischio.Aggiungiamo che questa tossicità acuta sembrerebbe favorita dal consumo di alcol, cocaina, lsd, o anche «smart drink» ricchi di aminoacidi, e dalla situazione in cui il consumo ha luogo: esercizio fisico intenso, elevata temperatura ambientale, disidratazione. Di qui le misure di prevenzione: accesso all’acqua potabile, aerazione dei locali, «chill out» ecc.La questione si pone diversamente quando si tratta di valutare la neurotossicità dell’«ecstasy». Essa è stata dimostrata in maniera probante, per alcune specie animali, dall’équipe di Ricaurte e da quella di McKenna e Peroutka, che hanno somministrato mdma a delle cavie (vedi “Rapporto Inserm”, pp. 30-36). Tale neurotossicità si manifesta nella distruzione più o meno reversibile delle terminazioni assonali dei neuroni serotoninergici, cioè dei neuroni che producono il neurotrasmettitore chiamato serotonina. Reversibile nel topo, la distruzione sembrerebbe irreversibile nella scimmia. Il problema, evidentemente, rimane quello di sapere se con gli esseri umani sia lo stesso. Anche gli scettici circa l’estensione all’uomo di risultati di ricerche condotte su animali – è il caso di Charles Grob, che nel 1994 ha condotto il primo studio approvato dall’fda americana sugli effetti dell’mdma sugli uomini («International Journal of Drug Policy», Vol. 8, n. 2, aprile 1998, pp. 119-124) – non contestano questi risultati. Si limitano a rilevare che la neurotossicità dimostrata sugli animali non è stata riscontrata sugli uomini.In ogni caso, ammesso che tale neurotossicità si dia effettivamente nell’uomo, essa si differenzia sotto ogni riguardo dalla tossicità acuta: infatti dipende dalla quantità di sostanza (è tanto più grave quanto più le dosi accumulate sono elevate), è una tossicità a lungo termine che interesserebbe un numero molto alto di persone e che si manifesterebbe in turbe cognitive (concentrazione e memoria) e dell’umore (depressione). Il “Rapporto Roques” riassume così la situazione: «[...] nulla permette attualmente di rifiutare (né di accreditare) l’ipotesi che somministrazioni ripetute di mdma inducano alterazioni irreversibili il cui carattere patologico si rivelerebbe solo dopo diversi anni» (p. 91). E ancora: «Uno dei rischi potrebbe essere che una lesione rimanga celata sul piano funzionale finché la restante popolazione neuronale riesce a compensare questa perdita, mentre i sintomi patologici comparirebbero solo più tardi, quando la degenerazione legata all’età della popolazione di neuroni serotoninenergici interessa una quantità sufficiente ad annullare questa compensazione [...]» (pp. 152-153).È fondamentale distinguere chiaramente la tossicità acuta da una possibile neurotossicità. Ed è tanto più disdicevole che nelle «quattro pagine» destinate a riassumere il “Rapporto Inserm” si affermi: «Date le proprietà farmacologiche della molecola mdma, l’ecstasy è un prodotto tossico indipendentemente dall’abuso» (paragrafo “Informare sulla tossicità dell’ecstasy”). Delle due l’una: o questa proposizione si riferisce alla tossicità acuta, e sembrerebbe questo il caso visto che il paragrafo cita le «complicazioni somatiche mortali», e allora bisognava ricordare quanto meno la rarità di tali complicazioni; oppure si riferisce all’eventuale neurotossicità, ma in questo caso è falso affermare che l’uso occasionale e l’abuso sono ugualmente rischiosi. In termini di prevenzione, tale proposizione è particolarmente disastrosa. Essa finisce infatti con l’accreditare l’idea secondo cui l’unico messaggio per la prevenzione debba essere: «Non consumatela» («Just say: No!») e vanifica ogni proposito di limitare i danni legati all’abuso.Il meccanismo interno della neurotossicità rimane ancora poco conosciuto, ma prevale un’ipotesi generale: caratteristico di prodotti come l’mdma è il fatto di favorire la liberazione congiunta di due neurotrasmettitori essenziali: la serotonina e la dopamina. Semplificando, si può dire che tale proprietà fa di queste sostanze un prodotto intermedio tra gli allucinogeni puramente serotoninergici (lsd, mescalina, psylocibina) e le anfetamine puramente dopaminergiche, ragion per cui alcuni Autori hanno sostenuto l’idea che le feniletilaminasi meritano di essere considerate come una classe particolare, proponendo definirle «entactogene» o «empatogene».Sottolineiamo che il successo di queste sostanze tra i consumatori è legato a un effetto misto: le proprietà allucinogene sono molto più «dolci» di quelle dei veri allucinogeni; mentre gli effetti «speed» restano «ragionevoli» e sono compensati da quelli leggermente allucinogeni. In breve: la sostanza è facilmente controllabile sul piano psichico, favorisce l’empatia, la comunicazione, la caduta delle inibizioni. Come al presidente di Act Up, a molti «giovani» l’ecstasy «piace».Esaminiamo ora le ipotesi sulla neurotossicità. Semplificando, l’ipotesi più probabile è la seguente: la neurotossicità sarebbe legata alla ricattura di dopamina da parte dei neuroni serotoninergici. Di fatto, più il rapporto tra serotonina liberata e dopamina liberata è vicino a 1 (mdma, mdea, mda, per esempio), più la neurotossicità è rilevante; minore è la quantità di dopamina liberata rispetto alla serotonina liberata (mbdb, per esempio), più la neurotossicità è limitata (per maggiori dettagli si può consultare il “Rapporto Inserm”, pp. 25-30). Detto altrimenti: l’effetto combinato serotoninergico e dopaminergico sarebbe la ragione tanto del successo della sostanza tra i consumatori quanto della sua neurotossicità. Assai imbarazzante, anche perché, se la neurotossicità fosse accertata, l’ecstasy «si collocherebbe automaticamente al primo posto fra le droghe tossiche» (“Rapporto Roques”, p. 295).Le metanfetamine non sono le uniche sostanze (potenzialmente) neurotossiche: a gradi diversi lo sono anche l’alcol, la cocaina e le anfetamine. A differenza, è bene notarlo, della cannabis, degli oppiacei e dell’lsd.E arriviamo a una delle questioni che rendono confuso il dibattito. L’lsd, per esempio, parrebbe più «pericoloso» dell’mdma, essendo il suo potere psicoattivo molto maggiore. Ma, appunto, potere psicoattivo e neurotossicità non coincidono. Una sostanza può essere facilmente controllabile quanto ai suoi effetti psicoattivi ed essere neurotossica (forse è il caso dell’mdma) o, viceversa, essere potenzialmente molto destabilizzante sul piano psichico (come la Ketamina e l’lsd) senza essere neurotossica. Allo stesso modo le anfetamine, capaci di provocare gravi danni psichiatrici (psicosi anfetaminica), avrebbero, in ogni caso, un grado di tossicità minore di quello delle metanfetamine.Ecco tutto, si direbbe. Ma nelle feste in cui questi prodotti sono consumati, sotto il nome di «ecstasy» circola di tutto e i consumatori non hanno alcun modo di conoscere la composizione di ciò che consumano. Il «testing» (o test di Marquis) permette soltanto di stabilire la presenza di una metanfetamina, di una anfetamina o di una feniletilamina tipo dob o 2cb, ma non dice nulla né sulla presenza di altre sostanze né sulla quantità (queste informazioni possono essere ottenute solo attraverso un’analisi di laboratorio e per mezzo di tecniche sofisticate). Inoltre, l’assunzione contemporanea di alcol, cocaina, lsd ecc. rende difficile attribuire la causa degli effetti neurotossici al solo «ecstasy». Certo, ma il «principio di precauzione» rimane intatto. La neurotossicità, per quanto ipotetica, dell’mdma e dei suoi derivati dev’essere nota ai consumatori.Ma, che io sappia, nessuno degli opuscoli distribuiti ai rave o in altre occasioni solleva questa imbarazzante questione. A torto, perché chi non demonizza a priori l’uso delle droghe è nella miglior posizione per sollevare dubbi e interrogativi.Nell’attesa, come dicono i consumatori avvertiti, «un ecstasy alla settimana è già troppo»!

 

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L'ECSTASY PER CURARE STRESS POST TRAUMATICO

Uno studio dell'Universita' della Norvegia
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200901131247-hpg-rsa0018-art.html
 

(AGI) - Oslo, 13 gen. - Un medicinale, versione sintetica dell'ecstasy, potrebbe curare il disturbo da stress post traumatico. Un gruppo di ricercatori dell'Universita' della Norvegia, coordinati da Teri Krebs, sta conducendo una serie di studi per approfondire questo aspetto 'curativo' dell'ecstasy. Le persone che hanno vissuto estremi periodi di crisi, come guerre, torture, disastri ambientali o stupri spesso soffrono di traumi a seguito di questi eventi. I sintomi piu' frequenti sono: attacchi di panico, incubi, problemi alla memoria, difficolta' a concentrarsi, amnesia. I ricercatori norvegesi stanno quindi studiando se questi pazienti possano essere curati con terapie psicologiche e farmacologiche con l'Mdma, un farmaco a base di ecstasy. Una recente ricerca condotta dallo psichiatra statunitense Michael Mithoefer ha rivelato il successo di terapie che uniscono queste due pratiche. Mithoefer ha lavorato su 21 pazienti, seguiti per sei mesi con una terapia psicologica e tre mesi farmacologica. I risultati sono stati soddisfacenti.

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storia dell'MDMA a fumetti

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grazie a voi operatori

Volevo rigranziare tutti quanti voi uno per uno....dopo 10 anni di tossicodipenza di marjuana possando per coca ed ecstasi oggi e finita la mia triste avventura con queste sostanze che hanno portato solo male alla mia vita(ho visto snche il carcere).Grazie a questo sito mi sono ondirizzato volontariamente al sert e oggi ho finito del tutti...spero di nn ricadere mai piu cosi in basso....ringrazio gli operatori e i medici per i consigli e invito tutti i giovani a buttar via ste schifo di droghe perche ci rovinano la vita...smetterla e dura ma quando sai di aver smesso e tutta un'altra vita rinasci....cordiali saluti da un vistro affezzionatissimo lettore e sostenitire siete i numeri uno anfate avanti cosi....

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la mia prima volta e ultima

dopo 5 lunghi anni di attesa ho finalmente provato l'ecstasy, testata ad amsterdam e non conteneva altro che mdma e polvere per pillola no speed no coca

era un'esperienza che desideravo fare con il mio compagno che gia' ne aveva ,anche se mi faceva paura solo il pensiero, paura e eccitazione insieme perche' mi hanno bombardato fin da piccola di racconti stupidi su cosa succede se te ne prendi anche una sola..a dire il vero pero' conosco una persona che ci e' morta..ma dopo averne fatto un abuso ..10 in una notte.

l'ho cercata dappertutto ed e' arrivato il momento, l'ho presa dopo 2ore che volevo farlo e mi facevo sotto, tremavo e nn sapevo se avrei fatto la cosa giusta (assurdo che poi l'abbia fatto ugualmente)  insomma, la mia reazione era esagerata, data l'ignoranza di quando uno nn ha l'esperienza e fa qualcosa che non e' considerata "normale, o di tutti i giorni", eppure le droghe le ho provate quasi tutte..

proprio in questo periodo sono trnata a soffrire di ansia e attacchi di panico, ma la volevo. insomma dopo quasi 2 ore di tremore e ansia le porte della mia coscienza si spalancano, erano chiuse a chiave, ma la serotonina ha spalancato la porta rompendola..

proprio nel momento in cui il mio compagno mi ha detto che era salita, i start to rolling, si,mi si sono aperte le porte del paradiso, l'esperienza sensoriale piu' forte, profonda e oltre il limite che si possa provare; l'intesa e la perfezione di tutto cio' che ti circonda e' al massimo; i suoni, le luci, il toccare e accarezzare qualunque cosa ti da un piacere diverso; con l'mdma tu ti liberi dello strato piu' superficiale della tua pelle e vivi si sensazioni ineguagliabili

il feeling con il tuo partner e'alle stelle e stare insieme e toccarsi va oltre l'orgasmo, e' diverso, appagante, ci si puo' guardare dentro, scambiarsi tutto, tutto cio' che si osserva insieme ha lo stesso significato per entrambi, e' come se tu sogni qualcosa ed io posso entrare nel tuo sogno e giocare con te..la vita appare immensa e meravigliosa, niente disturba e nulla e' piu' bello

a parte quando finisce l'effetto, o cominci a sentire che sta scemando, e allora ne vuoi ancora, 

qui finisce il sogno per me, vado a letto senza riuscire a dormire, mi sveglio solo dopo 2ore di sonno e l'incubo inizia..ho creduto di morire ben 3volte e ho salutato il mio c

sono svenuta ed era come se il cervello mi si spegnesse; attacchi di panico a non finire, ansia, mancanza di respito e nausea forte; dolori a schiena testa mi scoppiava e battito caridaco a mille per 2 giorni

paura allo stato puro, in un supermercato comincio a guardarmi intorno mi si offusca la vista e sto per cadere a terra, comincio a gridare con.. e divento paranoica

ora, ad una settimana da questa esperienza, mi sento un po meglio; la testa ancora mi scoppia, ho come degli aghi dentro, ancora mal di schiena e ansia, pero' grazie a DIo non e' come all'inizio

paradiso e inferno,..ne vale la pena? dopo aver sperimentato, io chiudo qui

 

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Storia della droga - Lsd ed Ecstasy 1/5

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Il 4-MTA (flatliner) è molto più tossico dell’MDMA (ecstasy)

 

A cura del Ce.S.Di.P.InSostanza.it - From 16th Scientific Symposium of the Austrian Pharmacological Society, Vienna, Austria, 25-27 November 2010.

Alcuni studiosi hanno posto in evidenza la grave tossicità conseguente l’utilizzo del 4-MTA (4-metil-tio-amfetamina), una delle tante sostanze presenti nel mercato clandestino con caratteristiche simili a quelle dell’ecstasy (MDMA; 3,4-metilendiossi-metamfetamina), ma a maggiore pericolosità; essa è conosciuta proprio per questo, perché in grado di indurre una grave intossicazione acuta e talora il decesso dell’assuntore.Dopo ingestione della 4-MTA vengono riportati di norma spiacevoli effetti simpaticomimetici come tachicardia, tremori, crampi alla stomaco, mal di testa e sudorazione profusa.Questa sostanza è come l’ecstasy in grado di indurre il rilascio di serotonina bloccandone il reuptake ma non mostra, nei ratti, di indurre neurotossicità nel sistema serotoninergico.Tale sostanza viene spesso associata all’ecstasy (ne contamina la purezza di quest’ultima) aumentandone conseguentemente la tossicità.A dimostrazione di ciò i ricercatori hanno esaminato i meccanismi molecolari di tossicità di entrambe le sostanze, 4-MTA (flatliner) e MDMA (ecstasy), in vitro, su cellule isolate (SH-SY5Y cells) che per loro caratteristiche riproducevano un modello ideale di tipo catecolaminergico.Dopo 24 ore, i risultati mostravano una significativamente maggiore tossicità da parte della 4-MTA come si osservava da una EC50 pari a 0.60 nM rispetto alle 2.01 nM necessarie per l’ecstasy.Ovviamente tale citotossicità aumentava ulteriormente ( ovvero necessitavano concentrazioni ancora più basse per ottenere l’effetto) in caso le due sostanze erano sperimentate in associazione.La morte cellulare indotta dalla 4-MTA veniva ridotta dalla presenza di N-acetil-L-cisteina ma non dalla presenza dell’inibitore del trasportatore di monoamine, la indatralina, indicando con ciò che l’attività del 4-MTA è indipendente dal trasporto delle monoamine.Entrambi le sostanze inducono morte cellulare per apoptosi (implicando la via mitocondriale) ma la 4-MTA fa questo a concentrazioni fisiologicamente molto minori rispetto all’MDMAe naturalmente esercita una potente azione sinergica quando in associazione con l’ecstasy.Montgomery et al., 4-MTA induces mitochondrial-dependent apoptosis in SH-SY5Y cells independently of dopamine and adrenaline transporters. BMC Pharmacology, 2010,10 (Suppl. 1): A22.Meeting abstract – Open Access.

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U.E. - Osservatorio europeo droghe. Rapporto 2010

E' online il rapporto 2010 dell'Osservatorio europeo sulle droghe, Emcdda., che ha sede a Lisbona.
Negli ultimi 18 mesi l'Ue ha fatto progressi nella riduzione del consumo e del traffico di stupefacenti. Progressi si sono avuti nel divieto di nuove droghe come il mefedrone, mentre calano importazioni di cocaina ed eroina.
Stimate in circa 7000 le persone che ogni anno muoiono di ovedose, si stima che i consumatori di droghe illegali siano 25-30 milioni, 4 dei quali relativi alla cocaina.
Per quanto riguarda i progressi nella lotta al fenomeno, relativi al 2009 e ai primi sei mesi del 2010: calano le infezioni da Hiv tra consumatori di droghe, maggiore cooperazioni delle varie intelligence statali, approccio piu' strategico per la riduzione dei danni sanitari e sociali. Nel contempo, si diffondono sempre piu' le nuove droghe sintetiche, aumenta l'uso combinato di droghe lecite e ilelcite, aumentano i decessi per overdose di cocaina (circa 1.000 ogni anno), cambiano le rotte dei narcotrafficanti, l'aiuto a Paesi terzi dovrebbe concentrarsi di piu' sulla riduzione della domanda. Infine il rapporto pone l'attenzione sul fatto che la crisi economica non deve significare un calo degli stanziamenti per la lotta al fenomeno.

Notiziario ADUC

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MESSICO - Narcotraffico. Troppi morti. Presidente Calderon: apriamo dibattito su legalizzazione

Il presidente del Messico, Felipe Calderon, ha auspicato l'apertura nel Paese di un dibattito che prenda in considerazione la legalizzazione delle droghe.Calderon ha specificato che il confronto dovrebbe svilupparsi considerando la pluralita' democratica: “dobbiamo sempre considerare con accortezza le convenienze e gli inconvenienti, gli argomenti degli uni e degli altri sono fondamentali”, ha detto dopo che l'associazione “Mexico Unido contra la delinquencia” ha nei giorni scorsi parlato della possibilita' di legalizzare le droghe come metodo per fermare la delinquenza.Il presidente si e' dimostrato sensibile verso le argomentazioni dei contrari alla legalizzazione, che ritengono che i consumi aumenterebbero specialmente fra i giovani, pero' ha preso anche in considerazione il fatto che una decisione legalizzatoria provocherebbe una notevole diminuzione della criminalita' organizzata nel Paese.La nuova posizione del presidente, fino ad oggi refrattario ad affrontare il tema, coincide con la diffusione dei dati ufficiali da quando nel 2006, anno in cui Calderon sali' al potere e lancio' la guerra totale al narcotraffico. Negli ultimi 18 giorni sono stati almeno 3.174 gli omicidi legati al narcotraffico. Lo ha reso noto ieri Guillermo Valdes, direttore del Centro di indagini e sicurezza nazionale (Cisen).In un intervento pronunciato alla presenza del presidente Felipe Calderon, il responsabile dell'intelligence messicana ha anche evidenziato che la guerra contro le bande dei narcos e' costata finora poco piu' di 28.000 morti'. 'Dobbiamo accettare il fatto che la violenza sta aumentando', ha anche ammesso Valdes, sottolineando inoltre che 'gli arresti e le uccisioni hanno influito nell'insorgere di nuove bande e dei regolamenti dei conti tra di loro'. L'ultima autorita' ad indicare il totale dei morti da narcotraffico e' stato il procuratore generale, Arturo Chavez che, il 16 luglio scorso, aveva parlato di 24.826 vittime. Il Primate del Messico, Cardinale Norberto Rivera Carrera, critica la mancanza di informazioni da parte del governo sulla 'guerra' legata al traffico di droghe che dal 2006 ad oggi ha causato circa 26 mila vittime. Secondo l'Arcivescovo di Citta' del Messico, nel Paese sembra esserci 'disperazione' perche' a suo parere il governo di Felipe Calderon 'non offre una informazione adeguata sulla lotta al narcotraffico'.Aprendo una sessione del Forum 'Dialogo per la Sicurezza' in corso da lunedi', davanti ai vertici della Chiesa messicana il cardinale ha sottolineato che giacche' il governo 'non informa su quello che fa nella lotta contro la criminalita' la gente pensa che il Paese, invece di avanzare, retroceda e piomba nella disperazione'. Il presule ha quindi esortato i religiosi 'a partecipare al dibattito sulla lotta al narcotraffico e a stare vicini alle famiglie ascoltandone i problemi e a promuovere la cultura della legalita''. La Chiesa è fermamente impegnata a sostegno della guerra alla droga, contro ogni istanza di legalizzazione. (fonte: Aduc)

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Da ecstasy speranze per vittime traumi

Roma, 19 lug. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Da pasticca dello sballo a 'salvagente' per le vittime di un grave trauma. Secondo un piccolo studio condotto su 20 pazienti da un team di ricercatori americani, l'ecstasy potrebbe favorire il successo della terapia cui vengono sottoposte le persone affette da disordine da stress post-traumatico.

Link al video

La ricerca, descritta dal team di Michael Mithoefer sul 'Journal of Psychopharmacology', stabilisce che l'impiego della sostanza e' sicuro e sembra migliorare gli effetti della psicoterapia. A questo punto il gruppo di scienziati, finanziato anche dalla Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, ha ottenuto il disco verde per condurre un piu' vasto studio sui veterani dell'esercito. Gli stessi ricercatori invitano alla cautela evidenziando, comunque, la necessita' di ulteriori indagini per confermare i risultati ottenuti.

I pazienti sono stati selezionati in base a criteri precisi: dovevano soffrire di disordine da stress post-traumatico da molti anni, senza aver trovato beneficio dai trattamenti convenzionali. Sono stati esclusi, inoltre, i soggetti con una storia di psicosi o dipendenza.

 

http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=455414

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