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L'MDMA (ecstasy) è un composto chimico che fa parte del gruppo delle metamfetamine. Solitamente si presenta in pasticche o in polvere, cristalli, conosciute col nome di ecstasy: il colore, il nome, la forma non danno alcuna certezza della loro composizione né del loro effetto.

Effetti e meccanismi d’azione:

Gli effetti possono variare da persona a persona  e risentono molto dell’ambiente in cui la sostanza viene assunta. In genere si ha un’alterazione dell’umore, rimozione delle barriere emotive e comunicative, facilità di parola, alterazione della percezione del tempo. Sotto l’effetto di mdma si può ballare per ore senza avvertire né fame né stanchezza.

 

L'assunzione di mdma può determinare:...

L’MDMA, meglio conosciuta come ecstasy, è una droga sintetica prodotta nei laboratori tedeschi della Merck nel 1912 e brevettata come farmaco anoressizzante due anni più tardi.  Per lungo tempo questa sostanza è stata studiata, utilizzata e somministrata per differenti motivi.

Durante gli anni '70 negli Stati Uniti viene introdotta in psicoterapia, in considerazione delle proprietà attribuite a questa molecola di abbattere le barriere fra medico e paziente e di favorire fiducia e confidenza. La sostanza...

L'MDMA viene assunta con scopi esplicitamente ricreativi, e assume significato in contesti ricreazionali particolari come la discoteca, le feste e i rave. Questa suo caratteristico essere una sostanza “da serata” la rende assai meno diffusa rispetto ad altre sostanze illegali e di quanto farebbe supporre il clamore mediatico che la accompagna ogni volta che esce dai luoghi “nascosti” che le sono propri.

Tra la popolazione italiana compresa tra i 15 e i 54 anni solo il 3% ha fatto uso di stimolanti*, mentre l’1% ne aveva fatto uso nell’ultimo mese...

I più votati, ecstasy

medicamenti e droghe – cocktails pericolosi

medicamenti e droghe – cocktails pericolosi Pdf stampa

L’uso combinato di medicine e droghe può risultare nocivo e pericoloso per la salute.

Sia i medicamenti che le droghe hanno effetti a livello cerebrale e vengono scomposti nel fegato. È per questo motivo che l’uso combinato di medicamenti e droghe può avere ripercussioni sull’efficacia della cura. Il corpo non è in grado di distinguere tra medicina o droga. Nel caso in cui si assuma un medicamento e una droga che hanno entrambi effetti sul cervello, c’è il pericolo che portino ad un’intensificazione o un indebolimento del medicamento. Questa interferenza delle droghe sui medicamenti può inevitabilmente influire sul tuo stato di salute e risulta spesso un cocktail pericoloso.

Il fegato scompone le sostanze di cui sono formati medicamenti e droghe. Queste sostanze lasciano il corpo attraverso urine e feci. Visto che il fegato è in grado di scomporre una sola sostanza alla volta, c’è il rischio che, qualora più sostanze vengono assunte, altre sostanze non vengano scomposte rimanendo troppo a lungo nel corpo. Talvolta succede invece che il fegato risponde a tale sovraccarico scomponendo le sostanze in modo troppo veloce. Alcune delle sostanze presenti nei medicamenti possano quindi essere espulse prima che abbiano il tempo d’agire.

Qualora prendessi dei medicamenti, chiedi al tuo medico curante quali possono essere gli effetti se assunti con sostanze stupefacenti. Non dimenticare che il tuo medico è tenuto al segreto professionale!  

Antiepilettici

L’epilessia è una malattia che si manifesta sotto forma di convulsioni. Tali convulsioni sono originate da un improvviso e temporaneo disturbo dell’attività elettrica del cervello. La maggior parte degli individui affetti da epilessia viene curata per mezzo di medicamenti. I trattamenti farmacologici utilizzati per la cura di tale affezione durano anni e, in alcuni casi, possono protrarsi per tutta la durata della vita. I medicamenti antiepilettici non possono tuttavia guarire questa malattia.

Antiepilettici e alcol

Sia l’alcol che i medicamenti antiepilettici sono scomposti nel fegato. L’assunzione sporadica di alcol può portare a una momentanea riduzione della funzionalità epatica, facendo sì che le sostanze attive degli antiepilettici rimangano troppo a lungo in circolo nel corpo. Ciò porta ad un’intensificazione degli effetti del medicamento a livello del sistema nervoso centrale.

Un consumo eccessivo di alcol porta il fegato a un sovraccarico funzionale causando una scomposizione troppo rapida delle sostanze attive degli antiepilettici, riducendone così l’efficacia farmacologica. L’abuso di alcol può quindi favorire il verificarsi di attacchi epilettici.

Antiepilettici e cocaina

È altamente sconsigliato fare uso di cocaina per pazienti affetti da epilessia. La cocaina ha un effetto attivante sul cervello, mentre gli antiepilettici hanno un effetto contrario. Tale sostanza può quindi essere la causa del verificarsi attacchi epilettici ed il suo uso è quindi da evitare

Antiepilettici e eroina

L’eroina ha gli stessi effetti attenuanti sul sistema nervoso centrale degli antiepilettici. Un’intensificazione di tali effetti può causare gravi disturbi soprattutto a livello di pressione sanguigna nonché portare a problemi respiratori.

Antiepilettici e canapa

Sia i medicamenti antiepilettici che la canapa hanno impatto sul sistema nervoso centrale. Nel XIX secolo si pensava che la canapa avesse proprietà antiepilettiche. Le ricerche a riguardo non hanno ancora portato a risultati soddisfacenti in grado di sostenere questa tesi.

Antiepilettici e ecstasy

Il consumo di ecstasy può avere gravi conseguenze su soggetti epilettici. L’ecstasy ha infatti l’effetto contrario degli antiepilettici in quanto favorisce la stimolazione cerebrale. È di conseguenza sconsigliabile l’uso di tale droga con medicamenti antiepilettici.

Antiepilettici e speed

Lo stesso discorso fatto per l’ecstasy vale per lo speed. Anche in questo caso, il consumo di speed è da evitare in soggetti affetti da tale malattia.

Antiepilettici e GHB

L’uso di GHB può aumentare l’incidenza di attacchi epilettici in quanto, come l’ecstasy e lo speed, agisce sul sistema nervoso centrale. L’uso di questa droga è quindi sconsigliato in caso di epilessia.

 

Antidepressivi

Una depressione è uno stato di tristezza marcata che può persistere a lungo e che può avere ripercussioni sulla conduzione della vita quotidiana. Gli antidepressivi sono medicamenti che riducono i disturbi causati da uno stato depressivo. La serotonina è una sostanza prodotta dal cervello che ha un ruolo chiave nel controllo delle emozioni, in particolar modo della tristezza. Una delle cause più ricorrenti di una depressione è un livello troppo basso di serotonina nel cervello. I medicamenti antidepressivi agiscono sul livello di serotonina facendolo aumentare. Tra gli antidepressivi più famosi si possono citare gli antidepressivi triciclici che agiscono sul livello di serotonina e gli antidepressivi anti-MAO che intervengono nel controllo della quantità di serotonina e noradrenalina.

Gli antidepressivi sono disponibili in commercio a partire dall’inizio degli anni sessanta. Da allora, la psicofarmacologia ha abbandonato le corsie dei cosiddetti “manicomi” e la chimica per la mente non è più solo appannaggio degli hippies , dei bohémiens e dei tossicodipendenti.

Antidepressivi e alcol

L’uso combinato di antidepressivi e alcol può portare a disturbi di tipo comportamentale. Gli antidepressivi dell’ultima generazione non sembrano tuttavia presentare tali effetti collaterali in combinazione con l’alcol.

Antidepressivi e cocaina

La cocaina blocca il rilascio di serotonina, dopamina e noradrenalina nel cervello. Si possono verificare inoltre un innalzamento della pressione sanguigna nonché un aumento della frequenza cardiaca. Gli antidepressivi anti-MAO hanno lo stesso effetto. L’uso combinato di cocaina e antidepressivi può causare un pericoloso innalzamento della pressione sanguigna e disfunzioni cardiache che possono essere letali, si possono infatti verificare stati di incoscienza che possono portare alla morte.

Antidepressivi ed eroina

L’uso combinato di antidepressivi e eroina è sconsigliato in quanto le sostanze attive presenti nei medicamenti antidepressivi intensificano gli effetti dell’eroina con conseguenze che vanno dalla perdita di conoscenza, al coma, ai problemi respiratori e persino alla morte.

Antidepressivi e canapa

L’uso di canapa durante una cura con antidepressivi può avere varie conseguenze che cambiano da soggetto a soggetto. Alcuni parlano infatti di un indebolimento dell’efficacia degli antidepressivi, altri invece di un’intensificazione. Non si è ancora in grado tuttavia di dare un quadro preciso degli effetti che si hanno dall’uso combinato di canapa e antidepressivi.

Antidepressivi e ecstasy

Nell’uso combinato di antidepressivi ed ecstasy si corre il rischio di avere livelli di serotonina troppo alti. Questo può causare un avvelenamento da serotonina che ha pericolose ripercussioni sul corpo tra cui perdita di conoscenza, formazione di coaguli nel sangue e aritmia. A sua volta questo genere di affezione può portare ad infarti cardiaci e cerebrali. Inoltre, gli antidepressivi possono rallentare la scomposizione dell’ecstasy nel fegato. Nei casi in cui vengano ingerite più pillole di ecstasy, si possono verificare delle overdose.

Antidepressivi e speed

L’uso combinato di antidepressivi e speed può essere estremamente pericoloso. Come per l’ecstasy si corre il rischio di avere livelli di serotonina troppo alti. Questo può causare un avvelenamento da serotonina che ha pericolose ripercussioni sul corpo tra cui perdita di conoscenza, formazione di coaguli nel sangue e aritmia. A sua volta questo genere di disturbo può portare ad infarti cardiaci e cerebrali. Inoltre gli antidepressivi possono rallentare la scomposizione dello speed nel fegato. Nell’eventualità in cui vengano prese quantità ingenti di speed si possono verificare casi di overdose.

Antidepressivi e GHB

Purtroppo sono poche le conoscenze che si hanno sull’interazione di queste due sostanze.

 

Pillola anticoncezionale

La pillola anticoncezionale o contraccettiva (comunemente chiamata “pillola”) è un medicamento ormonale che permette di evitare la gravidanza. Tra le tecniche anticoncezionali, la pillola è attualmente considerato il metodo più sicuro anche se non ti protegge dall’AIDS o da altre malattie sessualmente trasmissibili.

Pillola anticoncezionale e alcol

Non c’è nessuna interazione tra alcol e pillola. Solo nei casi di abuso eccessivo di alcol si possono verificare interferenze sull’efficacia della pillola.

Pillola anticoncezionale e cocaina

Non sono conosciute interazioni tra cocaina e pillola anticoncezionale.

Pillola anticoncezionale e eroina

L’eroina può diminuire la peristalsi dell’intestino e di conseguenza far variare la quantità di anticoncezionale nel corpo. La pillola può inoltre rallentare la funzionalità del fegato facendo sì che l’eroina resti più a lungo nel corpo. In entrambi i casi, tuttavia, le conseguenze non sono da considerare pericolose.

Pillola anticoncezionale e canapa

La canapa agisce sul fegato rallentandone la funzionalità. Questo può portare ad avere una quantità alta di estrogeni nel corpo (l’ormone di cui è composta la pillola concezionale).

 

Viagra

Il Viagra un medicamento indicato per trattare problemi di erezione (impotenza). È disponibile sul mercato dal 1998. Il principio attivo del Viagra è il citrato di sildenafil, preparato nella forma di pastiglie blu a forma di rombo con punte arrotondate. Il Viagra non è una droga ricreativa. Al contrario è un potente medicamento che deve essere consumato solo su prescrizione medica.

Viagra e poppers, cocaina, LSD, ecstasy

In certi ambienti, il Viagra sta diventando una droga ricreativa spesso associata con altre sostanze come poppers, cocaina, LSD e ecstasy. L’uso combinato di queste sostanze comporta forti abbassamenti di pressione che possono portare a uno stato di choc e addirittura provocare la morte.

 

Sonniferi

I sonniferi sono medicamenti impiegati per curare i disturbi del sonno. I più diffusi sono le benzodiazepine. Questi farmaci non andrebbero consumati più di 4 volte alla settimana perché esiste una tolleranza e una dipendenza rapida a questo genere di prodotti.

Sonniferi e alcol

L’uso combinato di alcol e sonniferi può portare a un’intensificazione degli effetti dei sonniferi per due ragioni. Innanzitutto, entrambe queste sostanze vengono scomposte nel fegato. L’alcol può ridurre la funzionalità del fegato facendo sì che le sostanze attive dei sonniferi restino nel corpo più a lungo. In secondo luogo, sia l’alcol che i sonniferi agiscono sulla stessa area del cervello e possono di conseguenza intensificare l’effetto a vicenda.

L’intensificazione degli effetti di alcol e sonniferi non è priva di conseguenze. Oltre a problemi di orientamento, stanchezza e senso generale di letargia, si possono verificare problemi respiratori e, talvolta, il coma.

Sonniferi e cocaina

La cocaina ha un effetto attivante sul corpo. La pressione sanguigna aumenta, le pupille si dilatano e il cuore aumenta la frequenza del battito. I sonniferi hanno l’effetto opposto e portano il corpo a uno stato di calma generale. È di conseguenza illogico combinare queste due sostanze.

Sonniferi e eroina

L’uso combinato di oppiacei (eroina, morfina) e benzodiazepine può avere conseguenze mortali. Entrambe queste sostanze hanno un effetto calmante sul sistema nervoso centrale e in combinazione intensificano l’effetto di una o dell’altra sostanza. Questo può causare un drastico rialzo della pressione sanguigna e dei problemi respiratori.

Sonniferi e canapa

La canapa rafforza l’effetto dei sonniferi. L’uso combinato di queste sostanze può causare perdite della memoria e stati di incoscienza.

Sonniferi e ecstasy

L’ecstasy attiva il corpo, la pressione sanguigna aumenta, le pupille si dilatano e il cuore aumenta la frequenza del battito. I sonniferi hanno un effetto calmante. L’uso di queste due sostanze in combinazione è da evitare.

Sonniferi e speed

Lo speedattiva il corpo la pressione sanguigna aumenta, le pupille si dilatano e il cuore aumenta la frequenza del battito. I sonniferi hanno un effetto calmante. L’uso di queste due sostanze in combinazione è da evitare.

Sonniferi e GHB

Entrambe queste sostanze hanno un effetto calmante sul corpo. L’uso combinato di sonniferi con GHB può portare ad un sonno lungo e profondo.

 

http://www.danno.ch/danno/medicamenti_droghe.htm

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Video sui costi e le incarcerazioni della "war on drugs"

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ITALIA - Droghe, Asl Como: 40% dei giovani le ha provate

Aduc  Droghe - L'uso di sostanze stupefacenti, la prevenzione e i servizi. Il problema delle dipendenze negli ultimi anni ha preso contorni nuovi, piu' ampi e sempre piu' allarmanti anche nel Comasco. L'uso e l'abuso si e' diffuso tra i giovani in modo capillare coinvolgendo fasce d'eta' sempre piu' basse. Lo dimostrano, ad esempio, i dati relativi alla lotta contro i traffici di droghe combattuta da inizio anno a fine agosto dagli uomini del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Como che hanno sequestrato 6 chili di hascisc, oltre 9 di cocaina e 31 di eroina. Le persone arrestate nel periodo in considerazione sono state 31 e altre 116 sono state denunciate a piede libero. 316 quelle segnalate al Prefetto perche' consumatrici di stupefacenti. L'88% dei segnalati e' di sesso maschile mentre i minorenni rappresentano il 3% del totale contro il 48% dei consumatori fra i 18 e i 25 anni e il 28% di ultratrentenni. A livello locale, da un'indagine effettuata dall'Asl di Como nelle scuole secondarie di secondo grado emerge che il 40% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha provato almeno una sostanza illegale (cannabis e cocaina in particolare). Rispetto al consumo di bevande alcoliche un ragazzo su tre afferma di ubriacarsi spesso nel fine settimana con elevato rischio di comportamenti violenti e incidenti stradali. In provincia di Como ogni anno sono fermati dalle Forze dell'Ordine oltre 300 giovani tra i 14 e i 24 anni in possesso di droghe per uso personale. Dall'analisi dell'Asl comasca con l'Istituto Mario Negri delle acque in ingresso al depuratore cittadino per alcune droghe, in particolare hascisc ed eroina, si e' rilevato un numero di dosi consumate dalla popolazione di Como superiore a quella di Milano e di altre importanti citta' europee. Questi argomenti saranno al centro di una conferenza che si terra' da venerd? a domenica a Cernobbio.

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Contenuto Redazionale Le Iene - la storia del cesso di mr. Orange

Un nostro piccolo omaggio al maestro Quentin che in questi giorni è a Venezia come presidente della giuria del festival del cinema.

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Dirty Pictures, il film su Alexander Shulgin

 Dirty Pictures, il film sul chimico Alex Shulgin, scopritore dell'ecstasy e di altre 200 sostanze psicoattive: http://www.dirtypicturesthefilm.com/index.html

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Droghe: legalizzarle o no? Dibattito sempre piu' vivo

Aduc Droghe - Il dibattito sulla legalizzazione del consumo di stupefacenti si sta ampliando In Messico. Il presidente Felipe Calderon ha riaperto la discussione su una proposta del suo predecessore Vicente Fox sulla legalizzazione delle droghe.
Calderon teme che una scelta del genere potrebbe incrementare il consumo tra i giovani. “Io non sono d'accordo con la legalizzazione perche', se uno fa un'analisi, deve porre sulla bilancia vantaggi e svantaggi di una scelta come questa”, ha detto Calderon in un'intervista alla emittente colombiana Caracol Radio. La legalizzazione del commercio contribuira' a far diminuire la violenza nel Paese, ma nel contempo potrebbe far crescere il consumo tra i giovani, passando da un problema di sicurezza ad uno di salute pubblica.
Se si legalizza, il prezzo cosi' alto che le droghe hanno oggi nel mercato nero crollera' e sara' meno attraente dal punto di vista finanziario per i criminali, questo e' certo, pero' liberalizzera' totalmente il mercato delle droghe inclusa la riduzione del prezzo, due fattori che stimoleranno molti giovani al consumo”.
Il piano di Fox
Le dichiarazioni di Calderon sono una risposta al progetto di legalizzazione delle droghe presentato dal suo predecessore. Vicente Fox.
Fox ha proposto sul suo blog un progetto di legalizzazione di produzione, vendita e distribuzione delle droghe come metodo per bloccare il narcotraffico.
Fox nel suo progetto propone che i militari si rivolgano ai cartelli -a differenza dell'attuale strategia di Calderon, impostata sull'appoggio e financo la sostituzione della Polizia da parte delle Forze Arrmate- unificando i tanti corpi di polizia che esistono nel Paese in una sola Polizia, i cui capi siano eletti in seguito ad una pubblica votazione da parte dei cittadini, cosi' come fa sapere il quotidiano El Universal.
Un dibattito sempre piu' vivo
Il progetto di Fox e' stato lanciato nel momento in cui in Messico esiste una crescente controversia sul fatto che la legalizzazione delle droghe sia l'unico metodo per frenare la criminalita'. In realta' il dibattito non e' altro che una serie di dichiarazioni di politici, legislatori, giornalisti e Ong. E' cominciato lo scorso 3 agosto quando il presidente Calderon in un dibattito sulla sicurezza ha detto di essere contrario alla legalizzazione delle droghe ma non al dibattito in merito. Senza mezzi termini Calderon ha messo in dubbio che la via per combattere il narcotraffico sia solo quella poliziesca, visto che da quando lui' e' la potere (2006) ci sono stati 28.000 morti. Per questo ha evidenziato la caduta di efficacia della struttura di sicurezza del Paese come una delle variabili che piu' influenzano l'ascesa del crimine organizzato. “Il sistema federale messicano e' tanto federale che se c'e' una polizia che fiancheggia i criminali e non ci sono prove per denunciarla, semplicemente non puo' essere rimossa”.
Di conseguenza Calderon ha auspicato una riforma della polizia per la creazione di un corpo intermedio tra agenti statali e federali, si' da coordinare le loro azioni e creare una coesione nella strategia per la sicurezza nazionale. Su questo i media locali hanno pubblicato diverse opinioni di personaggi della vita pubblica.
Per esempio, le associazioni civili “Consejo Ciudadano para la Seguridad Publica y la Justicia Penal” e il “Movimiento Blanco”, in un comunicato congiunto hanno fatto sapere che la legalizzazione delle droghe e' una “cortina di fumo”, “fraintesa perche' si basa su una profonda incomprensione del problema che vive il Messico nell'eludere la sua causa principale, che non e' altro che la perdita del monopolio della forza da parte dello Stato”.

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Raccontare i mondi della notte

di Paolo Fallico

http://www.nuovasocieta.it/images/resized/images/stories/rave2_200_200.jpgNuovasocietà.it - Si è conclusa la due giorni (giovedì 10 - venerdì 11 giugno) del seminario/evento "Un viaggio nei mondi della notte", tenutosi presso la Cascina Roccafranca di via Rubino 45 a Torino. Il seminario è stato occasione di divulgazione, studio, confronto e ricerca sulla filosofia e l'applicazione dell'outreach, il lavoro di strada compiuto dalle varie figure professionali che operano nell'ambito della prevenzione e contenimento dei rischi connessi al consumo di sostanze psicoattive (ecstasy, cannabinoidi, anfetamine, LSD,alcool, cocaina ecc. ecc.) negli spazi formali o informali come quelli dei locali notturni o quelli dei rave party e dei festival, frequentati da giovani di ogni estrazione sociale, livello culturale, orientamento ideologico, il popolo dei mondi della notte.

La chiave di volta dei lavori del seminario era e resta l'idea-principio della "riduzione del danno", la prevenzione ed il contenimento delle patologie e comunque dei rischi gravi correlati al consumo di sostanze, diffondendo una maggior conoscenza e coscienza di tale realtà, una diversa percezione del proprio essere e del rapporto con gli altri e con le sostanze stesse. Medici, psicologi, educatori, infermieri ecc. e su tutti la figura fascinosa, vagamente inquietante ed irrinunciabile degli operatori "pari", al cui vissuto personale è appartenuta l'esperienza del consumo di sostanze. Donne ed uomini che meglio di altri sanno creare un rapporto "diverso" con le persone del popolo della notte e leggerne fenomeni, bisogni, esigenze e rischi anche dove e quando non vengono espresse richieste d'aiuto esplicite. Operatori di strada dunque, organizzati in unità mobili, capaci di flessibilità spaziale e temporale che permetta di penetrare ed adattarsi alla perenne metamorfosi del loisir giovanile, per disegnare strategie di prevenzione e modalità di intervento sul campo ed agevolare il contatto con le persone tossicodipendenti e i consumatori occasionali. Uno strumento è il lavoro di bassa soglia nei contesti di consumo, comprendente anche l'adeguamento delle procedure di accesso ai servizi pubblici e l'attività di accompagnamento delle persone interessate ai servizi stessi.

 

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PROIBIZIONISMO - Uno scandalo infinito e criminogeno

di Guido Blumir Negli ultimi anni, 553.000 consumatori in Italia sono finiti nei guai per marijuana e altre sostanze proibite dalla legge. Siamo a oltre 600.000 con i dati consolidati degli ultimi 18 mesi. L'80 per cento fermati per erba, ma fanno la loro parte in modo massiccio ecstacy e decine di sostanze da rave e o disco, le cosiddette nuove droghe. E chiamiamo pure «neo nuova droga» una cosa di migliaia di anni fa come la coca, masticata dai lavoratori andini per lavoro e da tutti là per usi religiosi e o ludici o rituali, ma sparata qui in modo massiccio e in offerta speciale a milioni di italiani giovanissimi, adulti e anziani, magari a pacchetto con squillo, trans, escort, e minorenni romeni. Sparata in assoluta mancanza di cultura e informazione sulla sostanza. Per coca, nei guai a decine di migliaia. E non vale più il discorso coca di destra, coca per ricchi, etc. Dai tempi di Agnelli, Guido Carli e Margaret d'Inghilterra (il testimone che li coinvolgeva fu prontamente incriminato per calunnia: caso Number One, Roma 1971, cfr.il dossier del cronista di razza di Paese sera Pino Bianco, «Droga di classe», (Savelli, Roma 1973), e Truman Capote e Jacqueline Kennedy e Ava Gardner e Walter Chiari e Jagger e Wahrol e Schifano, tutto il jet set fine anni cinquanta e inizio sessanta è stato sfiorato da «Polvere di stelle», geniale titolo per un paginone de Il foglio del 2003, mentre uno statista di prima grandezza, già membro dell'Assemblea Costituente, firmatario della grande riforma agraria, Presidente del Consiglio, Ministro del Tesoro, del Bilancio, etc., ininterrottamente per 45 anni, e poi Ministro degli Esteri con Premier Giuliano Amato, raccontava davanti ai giudici di essere un abituale consumatore di cocaina da un anno e mezzo «per uso terapeutico» dichiarò lui, onde curare una crisi di depressione. Un Morgan antelitteram. Sette anni prima. Se decine di ex ministri e presidenti del consiglio e di regione e di provincia e assessori del Pd, della sinistra, e di liberali del centrodestra avessero organizzato centinaia di dibattiti, convegni, congressi scientifici, manifestazioni simboliche e/o di massa, in tutta Italia, in piazza e nelle piazze, nelle università e davanti o dentro al Parlamento alle Regioni o quant'altro con la partecipazione di illustri scienziati, scrittori, premi Strega, giornalisti, artisti. Se importanti giornali e riviste avessero fatto straordinarie campagne continuative e colte, per ristabilire un minimo di senso scientifico a un fenomeno che coinvolge solo in Italia più di sei milioni di persone e indirettamente almeno altri 8 milioni (genitori per i più giovani, parenti, amici, fidanzate, mogli, etc.), Se conduttori televisivi da un milione o sei milioni di audience, avessero mandato in onda decine di meravigliose trasmissioni in cui si diceva tutta la verità su tutte le droghe, dando la parola a quelli che ci capiscono qualcosa e ai consumatori reali, attuali (non solo a ex, più o meno pentiti). Se. Ma forse tutto questo non è successo. E allora, quella che qualcuno criticherà, la Million Marijuana March di Roma, emerge come una realtà che mette in primo piano persone reali, che vengono da tutta Italia a dire quello che pensano, con le loro voci e i loro corpi. E anche in prima fila - come la Million ha sempre fatto - i «pazienti impazienti» del Pic, gente coraggiosa che, rischiando molto, si cura o si autocura dalle patologie ricordate nell'articolo a fianco. E i 12 morti mai abbastanza ricordati, da Ales a Mercuriali di Castrocaro.

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Internet e le droghe, storia a doppio binario

Drugs & the Internet are inextricably and symbiotically entwined. Indeed, the very origins of the Internet are bound up with the exuberant experimentation with psychedelic drugs that took place in Silicon Valley from the 1960s onwards. The use of both psychedelic drugs and the Internet can be conceptualized as attempts to augment human capacity, as technologies through which minds can be opened and society reformed.

As testament to the significance of psychedelic drug use amongst many of the Silicon Valley pioneers, Steve Jobs, co-founder of Apple Computers, maintains that taking LSD was one of the two or three most important things he has ever done. Jobs is far from being alone in attesting that LSD can help human thought processing, particularly in tackling the challenges of computing: ‘Experienced and intelligent trippers are often characterized by a fluid sense of perception, and a sensitivity to … “The pattern that connects” – just the kind of mental gymnastics that come in handy when you’re crafting the giddy complexities of information space’ (Davis, 1998: 170). The Internet is a system with the hippies’ fingerprints all over it, with the psychedelicized counterculture’s scorn for centralized authority providing the philosophical foundations of the leaderless Internet.

Just as drugs have helped to propagate computers, so computers have helped to promulgate drugs. Indeed, no sooner had ARPAnet – the precursor to the Internet – been invented, than it was co-opted in the service of drug commerce by Stanford students with their MIT counterparts: ‘Before Amazon, before eBay, the seminal act of e-commerce was a drug deal. The students used the network to quietly arrange the sale of an undetermined amount of marijuana’ (Markoff, 2005: 109). This trade was the first of many, as the Internet is a medium through which ‘white’, ‘grey’ and ‘black’ drug markets flourish, with the boundaries between these markets shifting and amorphous, fluid and arbitrary.

The ‘white’ market in psychoactive substances that are legally available in the West – alcohol and tobacco – turns grey, as the restrictions on their advertisement, such as marketeering targeted at the young, seemingly dissolve online. When it comes to taking advantage of the advertising opportunities presented by new media, the alcohol industry is no slouch: this is a world, after all, where alcopops have Facebook entries, along with signed-up friends.

There also exists a burgeoning grey market in drugs sold through online pharmacies, a smattering of which are legitimate, whilst the rest operate without the bother of genuine prescriptions, those magic pieces of paper that transubstantiate the molecule from drug to medicine. The Internet creates a global village, leaving people free to obtain ‘prescription’ medicines from countries with markedly different drug laws. Cyberpharmacists are drug dealers for the Internet age, supplying pharmaceutical, recreational and ‘lifestyle’ drugs.

The driver behind this latter, the lifestyle drug market, seems to be a reluctance to accept not having the sexual prowess of the most virile person on the planet, not being as happy as the most joyous individual, nor as thin as Cheryl from Girls Aloud. Thus, drugs developed for impotence transmogrify into pills for sexual enhancement, Prozac is swallowed by people hoping for a smoother come down from Ecstasy, whilst Ritalin is diverted to become an appetite suppressant. Paradoxically, potentially lethal growth hormones are sold as the fountain of youth, the key to longevity. Whilst Google acts as an ‘external memory prosthesis’ (Pesce as quoted in Sirius, 2006: 218), drugs that enhance our memories, developed to tackle Alzheimers, bleed into enhancing cognition in the healthy: ‘[P]sychoactive drugs can be revisioned as simply another technology for change, as citizens of the postmodern world reject one of life’s “givens” after another’ (Lenson, 1995: 187). Interestingly, the drug-taking here is often more about conformity than it is rebellion.

Probably the most dangerous aspect of the online pharmaceutical trade is the understandable yet insidious assumption – the result of a life-time’s indoctrination with false distinctions – that prescription drugs (even when purchased off-label) are inherently safer than street drugs: in reality, of course, ‘the risk for overdose and dependence derives from the potency of the drug, the mindset of the person using it, and the environment in which they are ingesting – not the source of the drug or its brand name’ (Harvard Law School, 2006: 13).

So-called ‘legal highs’ are also ostensibly a branch of the online ‘white’ market in drugs, though they, too, have a tendency to morph into the ‘grey’. The substances sold as ‘legal highs’ are unregulated by default rather than design, through an inability of the would-be prohibitionists to keep up with the countless psychoactive substances, whether ‘natural’, ’synthesized’, or somewhere in between. Even discounting human intervention, the planet pushes out psychedelics in a plethora of different forms, too multitudinous to be swept under the purview of prohibition.

Plants previously ingested by indigenous tribes in remote locations are being gathered up by the long tentacles of the Internet, delivered globally in vacuum-packed parcels. Illustrative of this phenomenon is ayahuasca, a brew traditionally used in shamanic rituals along the Amazon, made from combining two plants: whilst the primary psychoactive constituent – DMT – is a Class A drug in the UK, the relevant plants themselves are not covered by the Misuse of Drugs Act and are widely sold through online ‘legal high’ shops.

What are the consequences of these vines having been rent from the ritual, of the fact that anyone with Internet access can now become their own shaman? Despite ayahuasca losing its meaning as a ‘diagnostic tool and force for healing’ as it travels out of the Amazon along the web, it still does not fit easily into established Occidental paradigms of drug use; indeed, the radical shifts in world-view frequently precipitated by drinking the brew pose ‘a challenge to modern Western drug policies and laws, which are premised on a rationalist/positivist ontology that constructs the psychoactive substances essentially as chemicals and their effects as simply mechanistic’ (Tupper, 2008: 300).

Experience has shown that clamping down on one type of ‘legal high’ achieves little save to stimulate interest in replacements. As has been poetically pointed out, ‘our law is a machine law, a gridwork, clockwork law, and it is obviously unable to contain the fluidity of the organic’ (Wilson, 1996).

It is not just organic substances that the law seems unable to contain: ‘Advances in technology that enable tiny changes to be made to the molecular structure of substances … have blurred the distinction between licit and illicit manufacture’ (INCB, 2009: 10). This has led to the creation of an online ‘grey’ market in euphemistically named ‘research chemicals’, hallucinogenic analogues that skate the perimeters of legality, due to their similarities to (but essential differences from) regulated substances. As the US Drug Enforcement Agency have commented, ‘the formulation of analogues is like a drug dealer’s magic trick meant to fool law enforcement’ (DEA, 2004).

Meant to, and, indeed, sometimes doing exactly that, with some such websites serving thousands of customers and clandestine chemists racking up fortunes over prolonged periods before being discovered. As with organic substances, would-be prohibitors can be conceptualised as doing little more than chasing their tails here: tweaking the chemical compound – with the aid of computers – produces a drug different enough to evade the regulations, and on it goes, ad infinitum. Alongside being fruitless, this rigmarole of prohibition is potentially dangerous: it results in people using novel substances about which little is known.

There is also a thriving online market that is more incontrovertibly ‘black’. Drug forums transform into street corners, and you can even access a helpful ‘crack dealer locator service’ online: ‘the fluidity of cyberspace is ideally suited for illicit drug transactions’ (Stetina et al, 2008) and ‘the new trade is thriving … filling up the stash boxes of users who want the same convenience buying their weed that they have purchasing books and CDs at Amazon’ (Goldberg, 1999). Indeed, an interesting cyber-twist in the tale is that – just as with Amazon – the Internet fosters communities of users who rate drug dealers and their performance online. Will the sheer force of consumer demand, in combination with the ‘unpoliceability’ of the Internet, be the unmaking of global prohibition?

Perhaps, but it is arguably the use of the web as an information source that may offer the greatest challenge to the paradigm of prohibition. There is a plethora of incredibly diverse drug information websites, showing the many what only the few used to know: namely, that portals to the psychedelic state are ubiquitous, found in the most unlikely to the most mundane of places. All it takes is the click of a mouse to find directions to the best sites for fungi-foraging, advice regarding which ornamental cacti to chow down on from the local garden centre, and instructions on how to extract psychedelic milk from toads. Drug prohibitionists could no more seal these egresses than harvest the moon.

One of the most respected online drug information sources – particularly amongst psychedelic drug users – is Erowid: this site is the first port of call for most psychonauts before they embark on an adventure with a new substance.  Erowid is famous for its ‘trip reports’: information imparted horizontally from fellow travelers with direct experience is accorded far greater weight than the (often moralistic) dry pronouncements on drug effects handed down vertically from on-high. A participatory culture, where users generate their own content, is creating a collective intelligence about drugs, far superior to the propaganda of yesteryear. It is unsurprising that an approach to imparting knowledge that presents people with as full a picture as possible, letting them balance pleasures against risks, has greater successes. The human survival instinct is strong: by definition, hedonists truly love life and want to continue living it.

Drugs themselves are reconstituted online. To illustrate, rather than being viewed as a menace to society, drugs might be constructed as religious sacraments or as therapeutics. In this latter category, the work of the Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies (MAPS) is paramount: on their website psychedelic drugs are (re)configured as psychotherapeutic tools. MAPS sponsor MDMA assisted psychotherapy in the treatment of post traumatic stress disorder in, for instance, victims of sexual trauma, with promising results. This offers an alternative construction of MDMA, alongside liquifying the boundaries between controlled drugs and therapeutics.

Further, the essential contributions that psychedelics can make more broadly in society are regularly detailed in MAPS’s online journal. A recent such missive had the relationship between psychedelics and ecology as its overarching theme: ‘The essence of the mystical experience is a sense of unity woven within the multiplicity … This common bond can generate respect and appreciation for the environment, for caretaking and wonder’ (Doblin, 2009: 2). Given the looming ecological crisis, there is a strong argument that anything which helps reveal humanity’s essential inner-connectedness with our environment should be embraced rather than sanctioned.

As well as acting as a conduit for information, the Internet provides a sense of community that can be difficult to find offline, particularly for those involved in relatively obscure psychedelic drug use and/or domiciled in remote locations. Whilst old-style communities could be experienced as stifling, virtual commune-ities of like-minded souls with shared ideals can form. This virtual haven has many names, one of which is the entheosphere, a mind-space concerned with entheogens, psychedelic drugs that are ingested with a view to consciousness expansion, to spiritual enlightenment.

Immediately a shift in language is apparent, reflecting the fact that the entheosphere allows for alternative discourses on drugs and the meanings ascribed to them. In being given a voice, drug-takers have exposed the fallacy that they are not sufficiently drug aware, that, if they only knew the facts, they would stop. Rather, many know exactly what it is that they are getting themselves into; in short, the decision to expand one’s consciousness is likely to be a conscious choice.

In this alternative discourse … ‘[d]rugs can take one closer to truth, can reveal, through hedonistic self-exploration, the real, authentic self, buried beneath capitalism and social convention’ (Moore, 2007: 357). Drug-takers can construct their own identities, after many years of being silenced whilst others weaved negative depictions around them. What is revealed is that psychedelic culture is about so much more than the drugs, which are best understood as catalysts to alternative states of consciousness: the insights, life-style changes, art-works and music generated by such ontological shifts create an entire way of life, both within and beyond the entheosphere.

To conclude, the Internet is a bottom-up technology, heralding a new way of doing things, and a new world, where top-down systems of regulation – such as prohibition – are losing their power. Birthed as a military technology, will the Internet bring an end to the ‘War on (Some People who use Some) Drugs’? This possibility has not gone unnoticed, with the United Nations Office on Drugs and Crime, referring to the Internet as a ‘weapon of mass destruction’ (UNODC, 2009: 3). Whilst this organization still clings to the belief that this time-bomb can be defused by smothering it with cyber controls, an alternative reading sees the Internet as the death knell of global prohibition. The Internet is as beautifully and anarchically impossible to govern as psychedelic drug use itself, with both throwing up similar questions about the acceptable reach of State control and concomitant restrictions on cognitive liberty:

‘[The] notion of cognitive liberty … says that you own your own body, you own your own brain, you have freedom of thought – so why don’t we have the legal right to use psychedelics? These are the same issues that are occurring in technology. What represents our freedom? What represents what the government is allowed to regulate, and for what reason?’ (Herbert as quoted in Reiman, 2008: 19-20).

The dismantlement of global prohibition is likely to be just one of many breakthroughs precipitated by this technology, with the possibility that it may even have implications for human evolution itself. Just as psychedelic philosopher Terence McKenna saw plant-based hallucinogens as having been pivotal in the development of anthropoid awareness in the past, so the Internet looks set to generate exponential expansions of human consciousness in the future. Consciousness can be envisioned as an emergent property of neurons chattering, the Internet as an emergent property of our collective consciousness, and global consciousness as an emergent property of the Internet. The Internet is engendering global consciousness through bringing us together as a swarm of humans: just as bees use ‘waggle dances’ to communicate information, so the human swarm has the Internet via which to share memes and dreams. The need for a global consciousness has never been greater than in our current (changing) climate.

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Trascrizione di un discorso di Charlotte Walsh; fonti:

DEA (2004) ‘DEA Announces Arrests of Website Operators Selling Illegal Designer Drugs’, News Release, 22nd July, URL (consulted June 2009): http://www.usdoj.gov/dea/pubs/pressrel/ pr072204.html.

Davis, E. (1998) Techgnosis. New York: Three Rivers Press.

Doblin, R. (2009) ‘From the Desk of Rick Doblin PhD’ MAPS Bulletin XIX(1): 2.

Goldberg, M. (1999) ‘World. Wide. Weed.’ Metro, July 22nd, URL (consulted June 2009): http://www.metroactive.com/papers/metro/07.22.99/cover/ marijuana-9929.html.

Harvard Law School (2006) The Internet and Adolescent Non-Medical Use of Prescription Drugs, URL (consulted June, 2009): http://www.law.harvard.edu/programs/criminal-justice/kinsnida.pdf.

INCB (2009a) Report of the International Narcotics Control Board for 2008. New York: United Nations.

Lenson, D. (1995) On Drugs. Minnesota: University of Minnesota Press.

Markoff, J. (2005) What the Dormouse Said: How the Sixties Counterculture Shaped the Personal Computer Industry. London: Penguin Books.

Moore, D. (2007) ‘Erasing Pleasure from Public Discourse on Illicit Drugs: On the Creation and Reproduction of an Absence’ International Journal of Drug Policy 19(5): 353-358.

Reiman, L. (2008) ‘An Interview with Kevin Herbert’ MAPS Bulletin XVIII(1) 19-21.

Sirius, R. U. (2006) True Mutations. California: Pollinator Press.

Stetina, B. U., Jagsch, R., Schramel, C., Maman, T. L., and Kryspin-Exner, I. (2008) ‘Exploring Hidden Populations: Recreational Drug Users’ Cyberpsychology: Journal of Psychosocial Research on Cyberspace 2(1): article 1, URL (consulted June 2009):  http://cyberpsychology.eu/view.php?cisloclanku=2008060201&article=1.

Tupper, K. (2008) ‘The Globalization of Ayahuasca: Harm Reduction or Benefit Maximization?’ International Journal of Drug Policy 19: 297-303.

UNODC (2009) World Drug Report 2009. New York: United Nations.

Wilson, P. (1996) ‘Cybernetics and Entheogenics: From Cyberspace to Neurospace’, paper presented at ‘Next Five Minutes’ Conference, Amsterdam, January, URL (consulted June 2009): http:// www.hermetic.com/bey/pw-neurospc.html.12

 

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ECSTASY: NEUROTOSSICITÀ NON È INTOSSICAZIONE

di Bertrand Lebeau

(Médecins du Monde)

psiconautica.forumfree.it

 

Il 17 giugno 1998 «Libération» titolava: Il verdetto degli esperti sulle droghe: Ecstasy: Condannato – Cannabis: Assolta, e riassumeva due rapporti appena resi noti, peraltro molto diversi tra loro, come segue: «Dodici ricercatori dell’Inserm rilevano che l’ecstasy, preso in qualunque dose, può comportare gravi conseguenze fisiche o psichiatriche. Per contro la cannabis, secondo le conclusioni del professor Roques nel suo rapporto al ministro Bernard Kouchner, è meno pericolosa del tabacco».Un anno dopo la pubblicazione del “Rapporto Inserm” (Ecstasy: des données biologiques aux context d’usage, 1997) e di quello della commissione Roques (La dangerosité des drogues, Éditions Odile Jacob, Paris, 1997) a che punto siamo e qual è l’idea che il non specialista può farsi dei termini del dibattito?La questione della tossicità delle droghe di sintesi – definizione che sotto il nome generico di Ecstasy raccoglie una larga gamma di sostanze, prima fra tutte il (o la) mdma (metil-dioximetanfetamina) – continua infatti a suscitare polemiche e controversie. Di primo acchito si potrebbe immaginare che questa polemica sia solo un remake dell’eterno scontro tra i guerrieri della droga sempre pronti a demonizzare le sostanze e gli antiproibizionisti che, se non arrivano a farne l’apologia, continuano a proclamare che «le droghe non sono vietate in quanto pericolose, ma sono pericolose in quanto vietate». In tanti anni sono state enunciate tante di quelle stupidaggini sulla droga da parte della scienza, che l’idea secondo la quale «l’ecstasy distrugge i neuroni» suona all’orecchio come «la solita musica». Ma le cose forse sono meno semplici...Mettiamo da parte, per il momento, la questione di che cosa circoli sotto il nome di ecstasy. Insistiamo anzitutto sul fatto che bisogna distinguere chiaramente fra due diversi tipi di tossicità: da una parte la tossicità acuta che può apparire nelle ore o nei giorni immediatamente successivi all’assunzione della sostanza. Essa si manifesta in forma di ipertermia maligna, e/o una massiccia distruzione muscolare (rabdomilosi), e/o una «sindrome serotoninergica», e/o un’epatite fulminante. Tale tossicità acuta presenta cinque caratteristiche principali: 1) è estremamente rara; 2) è estremamente grave, potenzialmente mortale; 3) non dipende dalla quantità di sostanza (può comparire anche con piccole dosi); 4) può insorgere anche in seguito a una sola assunzione o dopo una serie di assunzioni ben tollerate; 5) infine, non esiste oggi alcun modo di definire i soggetti a rischio.Aggiungiamo che questa tossicità acuta sembrerebbe favorita dal consumo di alcol, cocaina, lsd, o anche «smart drink» ricchi di aminoacidi, e dalla situazione in cui il consumo ha luogo: esercizio fisico intenso, elevata temperatura ambientale, disidratazione. Di qui le misure di prevenzione: accesso all’acqua potabile, aerazione dei locali, «chill out» ecc.La questione si pone diversamente quando si tratta di valutare la neurotossicità dell’«ecstasy». Essa è stata dimostrata in maniera probante, per alcune specie animali, dall’équipe di Ricaurte e da quella di McKenna e Peroutka, che hanno somministrato mdma a delle cavie (vedi “Rapporto Inserm”, pp. 30-36). Tale neurotossicità si manifesta nella distruzione più o meno reversibile delle terminazioni assonali dei neuroni serotoninergici, cioè dei neuroni che producono il neurotrasmettitore chiamato serotonina. Reversibile nel topo, la distruzione sembrerebbe irreversibile nella scimmia. Il problema, evidentemente, rimane quello di sapere se con gli esseri umani sia lo stesso. Anche gli scettici circa l’estensione all’uomo di risultati di ricerche condotte su animali – è il caso di Charles Grob, che nel 1994 ha condotto il primo studio approvato dall’fda americana sugli effetti dell’mdma sugli uomini («International Journal of Drug Policy», Vol. 8, n. 2, aprile 1998, pp. 119-124) – non contestano questi risultati. Si limitano a rilevare che la neurotossicità dimostrata sugli animali non è stata riscontrata sugli uomini.In ogni caso, ammesso che tale neurotossicità si dia effettivamente nell’uomo, essa si differenzia sotto ogni riguardo dalla tossicità acuta: infatti dipende dalla quantità di sostanza (è tanto più grave quanto più le dosi accumulate sono elevate), è una tossicità a lungo termine che interesserebbe un numero molto alto di persone e che si manifesterebbe in turbe cognitive (concentrazione e memoria) e dell’umore (depressione). Il “Rapporto Roques” riassume così la situazione: «[...] nulla permette attualmente di rifiutare (né di accreditare) l’ipotesi che somministrazioni ripetute di mdma inducano alterazioni irreversibili il cui carattere patologico si rivelerebbe solo dopo diversi anni» (p. 91). E ancora: «Uno dei rischi potrebbe essere che una lesione rimanga celata sul piano funzionale finché la restante popolazione neuronale riesce a compensare questa perdita, mentre i sintomi patologici comparirebbero solo più tardi, quando la degenerazione legata all’età della popolazione di neuroni serotoninenergici interessa una quantità sufficiente ad annullare questa compensazione [...]» (pp. 152-153).È fondamentale distinguere chiaramente la tossicità acuta da una possibile neurotossicità. Ed è tanto più disdicevole che nelle «quattro pagine» destinate a riassumere il “Rapporto Inserm” si affermi: «Date le proprietà farmacologiche della molecola mdma, l’ecstasy è un prodotto tossico indipendentemente dall’abuso» (paragrafo “Informare sulla tossicità dell’ecstasy”). Delle due l’una: o questa proposizione si riferisce alla tossicità acuta, e sembrerebbe questo il caso visto che il paragrafo cita le «complicazioni somatiche mortali», e allora bisognava ricordare quanto meno la rarità di tali complicazioni; oppure si riferisce all’eventuale neurotossicità, ma in questo caso è falso affermare che l’uso occasionale e l’abuso sono ugualmente rischiosi. In termini di prevenzione, tale proposizione è particolarmente disastrosa. Essa finisce infatti con l’accreditare l’idea secondo cui l’unico messaggio per la prevenzione debba essere: «Non consumatela» («Just say: No!») e vanifica ogni proposito di limitare i danni legati all’abuso.Il meccanismo interno della neurotossicità rimane ancora poco conosciuto, ma prevale un’ipotesi generale: caratteristico di prodotti come l’mdma è il fatto di favorire la liberazione congiunta di due neurotrasmettitori essenziali: la serotonina e la dopamina. Semplificando, si può dire che tale proprietà fa di queste sostanze un prodotto intermedio tra gli allucinogeni puramente serotoninergici (lsd, mescalina, psylocibina) e le anfetamine puramente dopaminergiche, ragion per cui alcuni Autori hanno sostenuto l’idea che le feniletilaminasi meritano di essere considerate come una classe particolare, proponendo definirle «entactogene» o «empatogene».Sottolineiamo che il successo di queste sostanze tra i consumatori è legato a un effetto misto: le proprietà allucinogene sono molto più «dolci» di quelle dei veri allucinogeni; mentre gli effetti «speed» restano «ragionevoli» e sono compensati da quelli leggermente allucinogeni. In breve: la sostanza è facilmente controllabile sul piano psichico, favorisce l’empatia, la comunicazione, la caduta delle inibizioni. Come al presidente di Act Up, a molti «giovani» l’ecstasy «piace».Esaminiamo ora le ipotesi sulla neurotossicità. Semplificando, l’ipotesi più probabile è la seguente: la neurotossicità sarebbe legata alla ricattura di dopamina da parte dei neuroni serotoninergici. Di fatto, più il rapporto tra serotonina liberata e dopamina liberata è vicino a 1 (mdma, mdea, mda, per esempio), più la neurotossicità è rilevante; minore è la quantità di dopamina liberata rispetto alla serotonina liberata (mbdb, per esempio), più la neurotossicità è limitata (per maggiori dettagli si può consultare il “Rapporto Inserm”, pp. 25-30). Detto altrimenti: l’effetto combinato serotoninergico e dopaminergico sarebbe la ragione tanto del successo della sostanza tra i consumatori quanto della sua neurotossicità. Assai imbarazzante, anche perché, se la neurotossicità fosse accertata, l’ecstasy «si collocherebbe automaticamente al primo posto fra le droghe tossiche» (“Rapporto Roques”, p. 295).Le metanfetamine non sono le uniche sostanze (potenzialmente) neurotossiche: a gradi diversi lo sono anche l’alcol, la cocaina e le anfetamine. A differenza, è bene notarlo, della cannabis, degli oppiacei e dell’lsd.E arriviamo a una delle questioni che rendono confuso il dibattito. L’lsd, per esempio, parrebbe più «pericoloso» dell’mdma, essendo il suo potere psicoattivo molto maggiore. Ma, appunto, potere psicoattivo e neurotossicità non coincidono. Una sostanza può essere facilmente controllabile quanto ai suoi effetti psicoattivi ed essere neurotossica (forse è il caso dell’mdma) o, viceversa, essere potenzialmente molto destabilizzante sul piano psichico (come la Ketamina e l’lsd) senza essere neurotossica. Allo stesso modo le anfetamine, capaci di provocare gravi danni psichiatrici (psicosi anfetaminica), avrebbero, in ogni caso, un grado di tossicità minore di quello delle metanfetamine.Ecco tutto, si direbbe. Ma nelle feste in cui questi prodotti sono consumati, sotto il nome di «ecstasy» circola di tutto e i consumatori non hanno alcun modo di conoscere la composizione di ciò che consumano. Il «testing» (o test di Marquis) permette soltanto di stabilire la presenza di una metanfetamina, di una anfetamina o di una feniletilamina tipo dob o 2cb, ma non dice nulla né sulla presenza di altre sostanze né sulla quantità (queste informazioni possono essere ottenute solo attraverso un’analisi di laboratorio e per mezzo di tecniche sofisticate). Inoltre, l’assunzione contemporanea di alcol, cocaina, lsd ecc. rende difficile attribuire la causa degli effetti neurotossici al solo «ecstasy». Certo, ma il «principio di precauzione» rimane intatto. La neurotossicità, per quanto ipotetica, dell’mdma e dei suoi derivati dev’essere nota ai consumatori.Ma, che io sappia, nessuno degli opuscoli distribuiti ai rave o in altre occasioni solleva questa imbarazzante questione. A torto, perché chi non demonizza a priori l’uso delle droghe è nella miglior posizione per sollevare dubbi e interrogativi.Nell’attesa, come dicono i consumatori avvertiti, «un ecstasy alla settimana è già troppo»!

 

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Cambogia a rischio deforestazione a causa della produzione di ecstasy

 occhiodelriciclone.com -  La droga danneggia l’ambiente. A sottolinearlo recentemente è il Global Post, che dedica un lungo articolo all’estrazione dell’olio di safrolo in Cambogia e ai suoi effetti sull’ambiente.

Il safrolo è il principale ingrediente dell’ecstasy e il suo olio deve subire complicati, quanto inquinanti, processi di estrazione e lavorazione per poter essere commercializzato.

Nel profondo delle montagne ad ovest della Cambogia, sembra infatti che sorgano fabbriche clandestine adibite ad estrarre safrolo attraverso la distillazione delle radici di un raro albero (il Cinnamomum parthenoxylon): la radice viene  triturata meccanicamente e poi distillata per ottenere una miscela destinata al Vietnam o alla Thailandia dove subisce una conclusiva raffinazione per poi  commercializzata.

Il tutto con gravi danni per le foreste cambogiane, continuamente esposte a massicce opere di deforestazione.

Dalle radici di un solo albero vengono, infatti, estratti circa 20 litri di safrolo e, per portare ad ebollizione la miscela da cui si ottiene la sostanza stupefacente, vengono bruciati almeno altri 6 alberi abbattuti illegalmente.

Negli ultimi anni le autorità locali hanno messo in atto alcune incursioni sul territorio per monitorare la gravità del problema.

Nel 2007 risultavano operative ben 75 distillerie. L’anno successivo la polizia locale e le ONG ambientaliste del territorio avevano distrutto nella provincia di Pursat 1.278 barili di petrolio sassofrasso (olio di safrolo ricavato dalla lavorazione delle radici).

Nel giugno di quest’anno con un raid condotto  presso un villaggio isolato di Kambou O’, nella zona occidentale dei monti Cardamomo, sono stati sequestrati 142 barili contenenti circa 5,7 tonnellate di petrolio sassofrasso, pari a  44 milioni di compresse di ecstasy dal valore complessivo di 1,2 miliardi di dollari.

Ma la Cambogia non è l’unico paese a subire le conseguenze ambientali della massiccia produzione di sostanze stupefacenti.

In Colombia, infatti, ogni anno vengono sacrificati oltre 300 mila ettari di foresta pluviale per far posto alle piantagioni di coca. 

Articolo Global Post: “Harvested to make Ecstasy, Cambodia's trees are felled one by one” http://www.globalpost.com/dispatch/asia/090812/drugs-ecstasy-cambodia?page=0,0

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L'ECSTASY PER CURARE STRESS POST TRAUMATICO

Uno studio dell'Universita' della Norvegia
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200901131247-hpg-rsa0018-art.html
 

(AGI) - Oslo, 13 gen. - Un medicinale, versione sintetica dell'ecstasy, potrebbe curare il disturbo da stress post traumatico. Un gruppo di ricercatori dell'Universita' della Norvegia, coordinati da Teri Krebs, sta conducendo una serie di studi per approfondire questo aspetto 'curativo' dell'ecstasy. Le persone che hanno vissuto estremi periodi di crisi, come guerre, torture, disastri ambientali o stupri spesso soffrono di traumi a seguito di questi eventi. I sintomi piu' frequenti sono: attacchi di panico, incubi, problemi alla memoria, difficolta' a concentrarsi, amnesia. I ricercatori norvegesi stanno quindi studiando se questi pazienti possano essere curati con terapie psicologiche e farmacologiche con l'Mdma, un farmaco a base di ecstasy. Una recente ricerca condotta dallo psichiatra statunitense Michael Mithoefer ha rivelato il successo di terapie che uniscono queste due pratiche. Mithoefer ha lavorato su 21 pazienti, seguiti per sei mesi con una terapia psicologica e tre mesi farmacologica. I risultati sono stati soddisfacenti.

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