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L'MDMA (ecstasy) è un composto chimico che fa parte del gruppo delle metamfetamine. Solitamente si presenta in pasticche o in polvere, cristalli, conosciute col nome di ecstasy: il colore, il nome, la forma non danno alcuna certezza della loro composizione né del loro effetto.

Effetti e meccanismi d’azione:

Gli effetti possono variare da persona a persona  e risentono molto dell’ambiente in cui la sostanza viene assunta. In genere si ha un’alterazione dell’umore, rimozione delle barriere emotive e comunicative, facilità di parola, alterazione della percezione del tempo. Sotto l’effetto di mdma si può ballare per ore senza avvertire né fame né stanchezza.

 

L'assunzione di mdma può determinare:...

L’MDMA, meglio conosciuta come ecstasy, è una droga sintetica prodotta nei laboratori tedeschi della Merck nel 1912 e brevettata come farmaco anoressizzante due anni più tardi.  Per lungo tempo questa sostanza è stata studiata, utilizzata e somministrata per differenti motivi.

Durante gli anni '70 negli Stati Uniti viene introdotta in psicoterapia, in considerazione delle proprietà attribuite a questa molecola di abbattere le barriere fra medico e paziente e di favorire fiducia e confidenza. La sostanza...

L'MDMA viene assunta con scopi esplicitamente ricreativi, e assume significato in contesti ricreazionali particolari come la discoteca, le feste e i rave. Questa suo caratteristico essere una sostanza “da serata” la rende assai meno diffusa rispetto ad altre sostanze illegali e di quanto farebbe supporre il clamore mediatico che la accompagna ogni volta che esce dai luoghi “nascosti” che le sono propri.

Tra la popolazione italiana compresa tra i 15 e i 54 anni solo il 3% ha fatto uso di stimolanti*, mentre l’1% ne aveva fatto uso nell’ultimo mese...

I più votati, ecstasy

ECSTASY: NEUROTOSSICITÀ NON È INTOSSICAZIONE

di Bertrand Lebeau

(Médecins du Monde)

psiconautica.forumfree.it

 

Il 17 giugno 1998 «Libération» titolava: Il verdetto degli esperti sulle droghe: Ecstasy: Condannato – Cannabis: Assolta, e riassumeva due rapporti appena resi noti, peraltro molto diversi tra loro, come segue: «Dodici ricercatori dell’Inserm rilevano che l’ecstasy, preso in qualunque dose, può comportare gravi conseguenze fisiche o psichiatriche. Per contro la cannabis, secondo le conclusioni del professor Roques nel suo rapporto al ministro Bernard Kouchner, è meno pericolosa del tabacco».Un anno dopo la pubblicazione del “Rapporto Inserm” (Ecstasy: des données biologiques aux context d’usage, 1997) e di quello della commissione Roques (La dangerosité des drogues, Éditions Odile Jacob, Paris, 1997) a che punto siamo e qual è l’idea che il non specialista può farsi dei termini del dibattito?La questione della tossicità delle droghe di sintesi – definizione che sotto il nome generico di Ecstasy raccoglie una larga gamma di sostanze, prima fra tutte il (o la) mdma (metil-dioximetanfetamina) – continua infatti a suscitare polemiche e controversie. Di primo acchito si potrebbe immaginare che questa polemica sia solo un remake dell’eterno scontro tra i guerrieri della droga sempre pronti a demonizzare le sostanze e gli antiproibizionisti che, se non arrivano a farne l’apologia, continuano a proclamare che «le droghe non sono vietate in quanto pericolose, ma sono pericolose in quanto vietate». In tanti anni sono state enunciate tante di quelle stupidaggini sulla droga da parte della scienza, che l’idea secondo la quale «l’ecstasy distrugge i neuroni» suona all’orecchio come «la solita musica». Ma le cose forse sono meno semplici...Mettiamo da parte, per il momento, la questione di che cosa circoli sotto il nome di ecstasy. Insistiamo anzitutto sul fatto che bisogna distinguere chiaramente fra due diversi tipi di tossicità: da una parte la tossicità acuta che può apparire nelle ore o nei giorni immediatamente successivi all’assunzione della sostanza. Essa si manifesta in forma di ipertermia maligna, e/o una massiccia distruzione muscolare (rabdomilosi), e/o una «sindrome serotoninergica», e/o un’epatite fulminante. Tale tossicità acuta presenta cinque caratteristiche principali: 1) è estremamente rara; 2) è estremamente grave, potenzialmente mortale; 3) non dipende dalla quantità di sostanza (può comparire anche con piccole dosi); 4) può insorgere anche in seguito a una sola assunzione o dopo una serie di assunzioni ben tollerate; 5) infine, non esiste oggi alcun modo di definire i soggetti a rischio.Aggiungiamo che questa tossicità acuta sembrerebbe favorita dal consumo di alcol, cocaina, lsd, o anche «smart drink» ricchi di aminoacidi, e dalla situazione in cui il consumo ha luogo: esercizio fisico intenso, elevata temperatura ambientale, disidratazione. Di qui le misure di prevenzione: accesso all’acqua potabile, aerazione dei locali, «chill out» ecc.La questione si pone diversamente quando si tratta di valutare la neurotossicità dell’«ecstasy». Essa è stata dimostrata in maniera probante, per alcune specie animali, dall’équipe di Ricaurte e da quella di McKenna e Peroutka, che hanno somministrato mdma a delle cavie (vedi “Rapporto Inserm”, pp. 30-36). Tale neurotossicità si manifesta nella distruzione più o meno reversibile delle terminazioni assonali dei neuroni serotoninergici, cioè dei neuroni che producono il neurotrasmettitore chiamato serotonina. Reversibile nel topo, la distruzione sembrerebbe irreversibile nella scimmia. Il problema, evidentemente, rimane quello di sapere se con gli esseri umani sia lo stesso. Anche gli scettici circa l’estensione all’uomo di risultati di ricerche condotte su animali – è il caso di Charles Grob, che nel 1994 ha condotto il primo studio approvato dall’fda americana sugli effetti dell’mdma sugli uomini («International Journal of Drug Policy», Vol. 8, n. 2, aprile 1998, pp. 119-124) – non contestano questi risultati. Si limitano a rilevare che la neurotossicità dimostrata sugli animali non è stata riscontrata sugli uomini.In ogni caso, ammesso che tale neurotossicità si dia effettivamente nell’uomo, essa si differenzia sotto ogni riguardo dalla tossicità acuta: infatti dipende dalla quantità di sostanza (è tanto più grave quanto più le dosi accumulate sono elevate), è una tossicità a lungo termine che interesserebbe un numero molto alto di persone e che si manifesterebbe in turbe cognitive (concentrazione e memoria) e dell’umore (depressione). Il “Rapporto Roques” riassume così la situazione: «[...] nulla permette attualmente di rifiutare (né di accreditare) l’ipotesi che somministrazioni ripetute di mdma inducano alterazioni irreversibili il cui carattere patologico si rivelerebbe solo dopo diversi anni» (p. 91). E ancora: «Uno dei rischi potrebbe essere che una lesione rimanga celata sul piano funzionale finché la restante popolazione neuronale riesce a compensare questa perdita, mentre i sintomi patologici comparirebbero solo più tardi, quando la degenerazione legata all’età della popolazione di neuroni serotoninenergici interessa una quantità sufficiente ad annullare questa compensazione [...]» (pp. 152-153).È fondamentale distinguere chiaramente la tossicità acuta da una possibile neurotossicità. Ed è tanto più disdicevole che nelle «quattro pagine» destinate a riassumere il “Rapporto Inserm” si affermi: «Date le proprietà farmacologiche della molecola mdma, l’ecstasy è un prodotto tossico indipendentemente dall’abuso» (paragrafo “Informare sulla tossicità dell’ecstasy”). Delle due l’una: o questa proposizione si riferisce alla tossicità acuta, e sembrerebbe questo il caso visto che il paragrafo cita le «complicazioni somatiche mortali», e allora bisognava ricordare quanto meno la rarità di tali complicazioni; oppure si riferisce all’eventuale neurotossicità, ma in questo caso è falso affermare che l’uso occasionale e l’abuso sono ugualmente rischiosi. In termini di prevenzione, tale proposizione è particolarmente disastrosa. Essa finisce infatti con l’accreditare l’idea secondo cui l’unico messaggio per la prevenzione debba essere: «Non consumatela» («Just say: No!») e vanifica ogni proposito di limitare i danni legati all’abuso.Il meccanismo interno della neurotossicità rimane ancora poco conosciuto, ma prevale un’ipotesi generale: caratteristico di prodotti come l’mdma è il fatto di favorire la liberazione congiunta di due neurotrasmettitori essenziali: la serotonina e la dopamina. Semplificando, si può dire che tale proprietà fa di queste sostanze un prodotto intermedio tra gli allucinogeni puramente serotoninergici (lsd, mescalina, psylocibina) e le anfetamine puramente dopaminergiche, ragion per cui alcuni Autori hanno sostenuto l’idea che le feniletilaminasi meritano di essere considerate come una classe particolare, proponendo definirle «entactogene» o «empatogene».Sottolineiamo che il successo di queste sostanze tra i consumatori è legato a un effetto misto: le proprietà allucinogene sono molto più «dolci» di quelle dei veri allucinogeni; mentre gli effetti «speed» restano «ragionevoli» e sono compensati da quelli leggermente allucinogeni. In breve: la sostanza è facilmente controllabile sul piano psichico, favorisce l’empatia, la comunicazione, la caduta delle inibizioni. Come al presidente di Act Up, a molti «giovani» l’ecstasy «piace».Esaminiamo ora le ipotesi sulla neurotossicità. Semplificando, l’ipotesi più probabile è la seguente: la neurotossicità sarebbe legata alla ricattura di dopamina da parte dei neuroni serotoninergici. Di fatto, più il rapporto tra serotonina liberata e dopamina liberata è vicino a 1 (mdma, mdea, mda, per esempio), più la neurotossicità è rilevante; minore è la quantità di dopamina liberata rispetto alla serotonina liberata (mbdb, per esempio), più la neurotossicità è limitata (per maggiori dettagli si può consultare il “Rapporto Inserm”, pp. 25-30). Detto altrimenti: l’effetto combinato serotoninergico e dopaminergico sarebbe la ragione tanto del successo della sostanza tra i consumatori quanto della sua neurotossicità. Assai imbarazzante, anche perché, se la neurotossicità fosse accertata, l’ecstasy «si collocherebbe automaticamente al primo posto fra le droghe tossiche» (“Rapporto Roques”, p. 295).Le metanfetamine non sono le uniche sostanze (potenzialmente) neurotossiche: a gradi diversi lo sono anche l’alcol, la cocaina e le anfetamine. A differenza, è bene notarlo, della cannabis, degli oppiacei e dell’lsd.E arriviamo a una delle questioni che rendono confuso il dibattito. L’lsd, per esempio, parrebbe più «pericoloso» dell’mdma, essendo il suo potere psicoattivo molto maggiore. Ma, appunto, potere psicoattivo e neurotossicità non coincidono. Una sostanza può essere facilmente controllabile quanto ai suoi effetti psicoattivi ed essere neurotossica (forse è il caso dell’mdma) o, viceversa, essere potenzialmente molto destabilizzante sul piano psichico (come la Ketamina e l’lsd) senza essere neurotossica. Allo stesso modo le anfetamine, capaci di provocare gravi danni psichiatrici (psicosi anfetaminica), avrebbero, in ogni caso, un grado di tossicità minore di quello delle metanfetamine.Ecco tutto, si direbbe. Ma nelle feste in cui questi prodotti sono consumati, sotto il nome di «ecstasy» circola di tutto e i consumatori non hanno alcun modo di conoscere la composizione di ciò che consumano. Il «testing» (o test di Marquis) permette soltanto di stabilire la presenza di una metanfetamina, di una anfetamina o di una feniletilamina tipo dob o 2cb, ma non dice nulla né sulla presenza di altre sostanze né sulla quantità (queste informazioni possono essere ottenute solo attraverso un’analisi di laboratorio e per mezzo di tecniche sofisticate). Inoltre, l’assunzione contemporanea di alcol, cocaina, lsd ecc. rende difficile attribuire la causa degli effetti neurotossici al solo «ecstasy». Certo, ma il «principio di precauzione» rimane intatto. La neurotossicità, per quanto ipotetica, dell’mdma e dei suoi derivati dev’essere nota ai consumatori.Ma, che io sappia, nessuno degli opuscoli distribuiti ai rave o in altre occasioni solleva questa imbarazzante questione. A torto, perché chi non demonizza a priori l’uso delle droghe è nella miglior posizione per sollevare dubbi e interrogativi.Nell’attesa, come dicono i consumatori avvertiti, «un ecstasy alla settimana è già troppo»!

 

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Cambogia a rischio deforestazione a causa della produzione di ecstasy

 occhiodelriciclone.com -  La droga danneggia l’ambiente. A sottolinearlo recentemente è il Global Post, che dedica un lungo articolo all’estrazione dell’olio di safrolo in Cambogia e ai suoi effetti sull’ambiente.

Il safrolo è il principale ingrediente dell’ecstasy e il suo olio deve subire complicati, quanto inquinanti, processi di estrazione e lavorazione per poter essere commercializzato.

Nel profondo delle montagne ad ovest della Cambogia, sembra infatti che sorgano fabbriche clandestine adibite ad estrarre safrolo attraverso la distillazione delle radici di un raro albero (il Cinnamomum parthenoxylon): la radice viene  triturata meccanicamente e poi distillata per ottenere una miscela destinata al Vietnam o alla Thailandia dove subisce una conclusiva raffinazione per poi  commercializzata.

Il tutto con gravi danni per le foreste cambogiane, continuamente esposte a massicce opere di deforestazione.

Dalle radici di un solo albero vengono, infatti, estratti circa 20 litri di safrolo e, per portare ad ebollizione la miscela da cui si ottiene la sostanza stupefacente, vengono bruciati almeno altri 6 alberi abbattuti illegalmente.

Negli ultimi anni le autorità locali hanno messo in atto alcune incursioni sul territorio per monitorare la gravità del problema.

Nel 2007 risultavano operative ben 75 distillerie. L’anno successivo la polizia locale e le ONG ambientaliste del territorio avevano distrutto nella provincia di Pursat 1.278 barili di petrolio sassofrasso (olio di safrolo ricavato dalla lavorazione delle radici).

Nel giugno di quest’anno con un raid condotto  presso un villaggio isolato di Kambou O’, nella zona occidentale dei monti Cardamomo, sono stati sequestrati 142 barili contenenti circa 5,7 tonnellate di petrolio sassofrasso, pari a  44 milioni di compresse di ecstasy dal valore complessivo di 1,2 miliardi di dollari.

Ma la Cambogia non è l’unico paese a subire le conseguenze ambientali della massiccia produzione di sostanze stupefacenti.

In Colombia, infatti, ogni anno vengono sacrificati oltre 300 mila ettari di foresta pluviale per far posto alle piantagioni di coca. 

Articolo Global Post: “Harvested to make Ecstasy, Cambodia's trees are felled one by one” http://www.globalpost.com/dispatch/asia/090812/drugs-ecstasy-cambodia?page=0,0

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L'ECSTASY PER CURARE STRESS POST TRAUMATICO

Uno studio dell'Universita' della Norvegia
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200901131247-hpg-rsa0018-art.html
 

(AGI) - Oslo, 13 gen. - Un medicinale, versione sintetica dell'ecstasy, potrebbe curare il disturbo da stress post traumatico. Un gruppo di ricercatori dell'Universita' della Norvegia, coordinati da Teri Krebs, sta conducendo una serie di studi per approfondire questo aspetto 'curativo' dell'ecstasy. Le persone che hanno vissuto estremi periodi di crisi, come guerre, torture, disastri ambientali o stupri spesso soffrono di traumi a seguito di questi eventi. I sintomi piu' frequenti sono: attacchi di panico, incubi, problemi alla memoria, difficolta' a concentrarsi, amnesia. I ricercatori norvegesi stanno quindi studiando se questi pazienti possano essere curati con terapie psicologiche e farmacologiche con l'Mdma, un farmaco a base di ecstasy. Una recente ricerca condotta dallo psichiatra statunitense Michael Mithoefer ha rivelato il successo di terapie che uniscono queste due pratiche. Mithoefer ha lavorato su 21 pazienti, seguiti per sei mesi con una terapia psicologica e tre mesi farmacologica. I risultati sono stati soddisfacenti.

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storia dell'MDMA a fumetti

...

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grazie a voi operatori

Volevo rigranziare tutti quanti voi uno per uno....dopo 10 anni di tossicodipenza di marjuana possando per coca ed ecstasi oggi e finita la mia triste avventura con queste sostanze che hanno portato solo male alla mia vita(ho visto snche il carcere).Grazie a questo sito mi sono ondirizzato volontariamente al sert e oggi ho finito del tutti...spero di nn ricadere mai piu cosi in basso....ringrazio gli operatori e i medici per i consigli e invito tutti i giovani a buttar via ste schifo di droghe perche ci rovinano la vita...smetterla e dura ma quando sai di aver smesso e tutta un'altra vita rinasci....cordiali saluti da un vistro affezzionatissimo lettore e sostenitire siete i numeri uno anfate avanti cosi....

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la mia prima volta e ultima

dopo 5 lunghi anni di attesa ho finalmente provato l'ecstasy, testata ad amsterdam e non conteneva altro che mdma e polvere per pillola no speed no coca

era un'esperienza che desideravo fare con il mio compagno che gia' ne aveva ,anche se mi faceva paura solo il pensiero, paura e eccitazione insieme perche' mi hanno bombardato fin da piccola di racconti stupidi su cosa succede se te ne prendi anche una sola..a dire il vero pero' conosco una persona che ci e' morta..ma dopo averne fatto un abuso ..10 in una notte.

l'ho cercata dappertutto ed e' arrivato il momento, l'ho presa dopo 2ore che volevo farlo e mi facevo sotto, tremavo e nn sapevo se avrei fatto la cosa giusta (assurdo che poi l'abbia fatto ugualmente)  insomma, la mia reazione era esagerata, data l'ignoranza di quando uno nn ha l'esperienza e fa qualcosa che non e' considerata "normale, o di tutti i giorni", eppure le droghe le ho provate quasi tutte..

proprio in questo periodo sono trnata a soffrire di ansia e attacchi di panico, ma la volevo. insomma dopo quasi 2 ore di tremore e ansia le porte della mia coscienza si spalancano, erano chiuse a chiave, ma la serotonina ha spalancato la porta rompendola..

proprio nel momento in cui il mio compagno mi ha detto che era salita, i start to rolling, si,mi si sono aperte le porte del paradiso, l'esperienza sensoriale piu' forte, profonda e oltre il limite che si possa provare; l'intesa e la perfezione di tutto cio' che ti circonda e' al massimo; i suoni, le luci, il toccare e accarezzare qualunque cosa ti da un piacere diverso; con l'mdma tu ti liberi dello strato piu' superficiale della tua pelle e vivi si sensazioni ineguagliabili

il feeling con il tuo partner e'alle stelle e stare insieme e toccarsi va oltre l'orgasmo, e' diverso, appagante, ci si puo' guardare dentro, scambiarsi tutto, tutto cio' che si osserva insieme ha lo stesso significato per entrambi, e' come se tu sogni qualcosa ed io posso entrare nel tuo sogno e giocare con te..la vita appare immensa e meravigliosa, niente disturba e nulla e' piu' bello

a parte quando finisce l'effetto, o cominci a sentire che sta scemando, e allora ne vuoi ancora, 

qui finisce il sogno per me, vado a letto senza riuscire a dormire, mi sveglio solo dopo 2ore di sonno e l'incubo inizia..ho creduto di morire ben 3volte e ho salutato il mio c

sono svenuta ed era come se il cervello mi si spegnesse; attacchi di panico a non finire, ansia, mancanza di respito e nausea forte; dolori a schiena testa mi scoppiava e battito caridaco a mille per 2 giorni

paura allo stato puro, in un supermercato comincio a guardarmi intorno mi si offusca la vista e sto per cadere a terra, comincio a gridare con.. e divento paranoica

ora, ad una settimana da questa esperienza, mi sento un po meglio; la testa ancora mi scoppia, ho come degli aghi dentro, ancora mal di schiena e ansia, pero' grazie a DIo non e' come all'inizio

paradiso e inferno,..ne vale la pena? dopo aver sperimentato, io chiudo qui

 

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Storia della droga - Lsd ed Ecstasy 1/5

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Il 4-MTA (flatliner) è molto più tossico dell’MDMA (ecstasy)

 

A cura del Ce.S.Di.P.InSostanza.it - From 16th Scientific Symposium of the Austrian Pharmacological Society, Vienna, Austria, 25-27 November 2010.

Alcuni studiosi hanno posto in evidenza la grave tossicità conseguente l’utilizzo del 4-MTA (4-metil-tio-amfetamina), una delle tante sostanze presenti nel mercato clandestino con caratteristiche simili a quelle dell’ecstasy (MDMA; 3,4-metilendiossi-metamfetamina), ma a maggiore pericolosità; essa è conosciuta proprio per questo, perché in grado di indurre una grave intossicazione acuta e talora il decesso dell’assuntore.Dopo ingestione della 4-MTA vengono riportati di norma spiacevoli effetti simpaticomimetici come tachicardia, tremori, crampi alla stomaco, mal di testa e sudorazione profusa.Questa sostanza è come l’ecstasy in grado di indurre il rilascio di serotonina bloccandone il reuptake ma non mostra, nei ratti, di indurre neurotossicità nel sistema serotoninergico.Tale sostanza viene spesso associata all’ecstasy (ne contamina la purezza di quest’ultima) aumentandone conseguentemente la tossicità.A dimostrazione di ciò i ricercatori hanno esaminato i meccanismi molecolari di tossicità di entrambe le sostanze, 4-MTA (flatliner) e MDMA (ecstasy), in vitro, su cellule isolate (SH-SY5Y cells) che per loro caratteristiche riproducevano un modello ideale di tipo catecolaminergico.Dopo 24 ore, i risultati mostravano una significativamente maggiore tossicità da parte della 4-MTA come si osservava da una EC50 pari a 0.60 nM rispetto alle 2.01 nM necessarie per l’ecstasy.Ovviamente tale citotossicità aumentava ulteriormente ( ovvero necessitavano concentrazioni ancora più basse per ottenere l’effetto) in caso le due sostanze erano sperimentate in associazione.La morte cellulare indotta dalla 4-MTA veniva ridotta dalla presenza di N-acetil-L-cisteina ma non dalla presenza dell’inibitore del trasportatore di monoamine, la indatralina, indicando con ciò che l’attività del 4-MTA è indipendente dal trasporto delle monoamine.Entrambi le sostanze inducono morte cellulare per apoptosi (implicando la via mitocondriale) ma la 4-MTA fa questo a concentrazioni fisiologicamente molto minori rispetto all’MDMAe naturalmente esercita una potente azione sinergica quando in associazione con l’ecstasy.Montgomery et al., 4-MTA induces mitochondrial-dependent apoptosis in SH-SY5Y cells independently of dopamine and adrenaline transporters. BMC Pharmacology, 2010,10 (Suppl. 1): A22.Meeting abstract – Open Access.

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U.E. - Osservatorio europeo droghe. Rapporto 2010

E' online il rapporto 2010 dell'Osservatorio europeo sulle droghe, Emcdda., che ha sede a Lisbona.
Negli ultimi 18 mesi l'Ue ha fatto progressi nella riduzione del consumo e del traffico di stupefacenti. Progressi si sono avuti nel divieto di nuove droghe come il mefedrone, mentre calano importazioni di cocaina ed eroina.
Stimate in circa 7000 le persone che ogni anno muoiono di ovedose, si stima che i consumatori di droghe illegali siano 25-30 milioni, 4 dei quali relativi alla cocaina.
Per quanto riguarda i progressi nella lotta al fenomeno, relativi al 2009 e ai primi sei mesi del 2010: calano le infezioni da Hiv tra consumatori di droghe, maggiore cooperazioni delle varie intelligence statali, approccio piu' strategico per la riduzione dei danni sanitari e sociali. Nel contempo, si diffondono sempre piu' le nuove droghe sintetiche, aumenta l'uso combinato di droghe lecite e ilelcite, aumentano i decessi per overdose di cocaina (circa 1.000 ogni anno), cambiano le rotte dei narcotrafficanti, l'aiuto a Paesi terzi dovrebbe concentrarsi di piu' sulla riduzione della domanda. Infine il rapporto pone l'attenzione sul fatto che la crisi economica non deve significare un calo degli stanziamenti per la lotta al fenomeno.

Notiziario ADUC

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MESSICO - Narcotraffico. Troppi morti. Presidente Calderon: apriamo dibattito su legalizzazione

Il presidente del Messico, Felipe Calderon, ha auspicato l'apertura nel Paese di un dibattito che prenda in considerazione la legalizzazione delle droghe.Calderon ha specificato che il confronto dovrebbe svilupparsi considerando la pluralita' democratica: “dobbiamo sempre considerare con accortezza le convenienze e gli inconvenienti, gli argomenti degli uni e degli altri sono fondamentali”, ha detto dopo che l'associazione “Mexico Unido contra la delinquencia” ha nei giorni scorsi parlato della possibilita' di legalizzare le droghe come metodo per fermare la delinquenza.Il presidente si e' dimostrato sensibile verso le argomentazioni dei contrari alla legalizzazione, che ritengono che i consumi aumenterebbero specialmente fra i giovani, pero' ha preso anche in considerazione il fatto che una decisione legalizzatoria provocherebbe una notevole diminuzione della criminalita' organizzata nel Paese.La nuova posizione del presidente, fino ad oggi refrattario ad affrontare il tema, coincide con la diffusione dei dati ufficiali da quando nel 2006, anno in cui Calderon sali' al potere e lancio' la guerra totale al narcotraffico. Negli ultimi 18 giorni sono stati almeno 3.174 gli omicidi legati al narcotraffico. Lo ha reso noto ieri Guillermo Valdes, direttore del Centro di indagini e sicurezza nazionale (Cisen).In un intervento pronunciato alla presenza del presidente Felipe Calderon, il responsabile dell'intelligence messicana ha anche evidenziato che la guerra contro le bande dei narcos e' costata finora poco piu' di 28.000 morti'. 'Dobbiamo accettare il fatto che la violenza sta aumentando', ha anche ammesso Valdes, sottolineando inoltre che 'gli arresti e le uccisioni hanno influito nell'insorgere di nuove bande e dei regolamenti dei conti tra di loro'. L'ultima autorita' ad indicare il totale dei morti da narcotraffico e' stato il procuratore generale, Arturo Chavez che, il 16 luglio scorso, aveva parlato di 24.826 vittime. Il Primate del Messico, Cardinale Norberto Rivera Carrera, critica la mancanza di informazioni da parte del governo sulla 'guerra' legata al traffico di droghe che dal 2006 ad oggi ha causato circa 26 mila vittime. Secondo l'Arcivescovo di Citta' del Messico, nel Paese sembra esserci 'disperazione' perche' a suo parere il governo di Felipe Calderon 'non offre una informazione adeguata sulla lotta al narcotraffico'.Aprendo una sessione del Forum 'Dialogo per la Sicurezza' in corso da lunedi', davanti ai vertici della Chiesa messicana il cardinale ha sottolineato che giacche' il governo 'non informa su quello che fa nella lotta contro la criminalita' la gente pensa che il Paese, invece di avanzare, retroceda e piomba nella disperazione'. Il presule ha quindi esortato i religiosi 'a partecipare al dibattito sulla lotta al narcotraffico e a stare vicini alle famiglie ascoltandone i problemi e a promuovere la cultura della legalita''. La Chiesa è fermamente impegnata a sostegno della guerra alla droga, contro ogni istanza di legalizzazione. (fonte: Aduc)

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Da ecstasy speranze per vittime traumi

Roma, 19 lug. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Da pasticca dello sballo a 'salvagente' per le vittime di un grave trauma. Secondo un piccolo studio condotto su 20 pazienti da un team di ricercatori americani, l'ecstasy potrebbe favorire il successo della terapia cui vengono sottoposte le persone affette da disordine da stress post-traumatico.

Link al video

La ricerca, descritta dal team di Michael Mithoefer sul 'Journal of Psychopharmacology', stabilisce che l'impiego della sostanza e' sicuro e sembra migliorare gli effetti della psicoterapia. A questo punto il gruppo di scienziati, finanziato anche dalla Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, ha ottenuto il disco verde per condurre un piu' vasto studio sui veterani dell'esercito. Gli stessi ricercatori invitano alla cautela evidenziando, comunque, la necessita' di ulteriori indagini per confermare i risultati ottenuti.

I pazienti sono stati selezionati in base a criteri precisi: dovevano soffrire di disordine da stress post-traumatico da molti anni, senza aver trovato beneficio dai trattamenti convenzionali. Sono stati esclusi, inoltre, i soggetti con una storia di psicosi o dipendenza.

 

http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=455414

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ADOLESCENTI E INFORMAZIONI SULLE SOSTANZE ILLECITE

ReteCedro.net - Gli adolescenti e i giovani sono esposti a molti messaggi differenti sulle sostanze illecite, che comprendono informazioni relative agli effetti piacevoli delle droghe e avvertenze sui potenziali danni associati al consumo.

Le informazioni provengono da una varietà di fonti: amici, conoscenti, genitori, programmi scolastici, campagne informative. In anni recenti, inoltre internet è diventato un’importante strumento di comunicazione e ha permesso di diffondere i risultati degli studi e delle evidenze scientifiche in questo ambito e anche di reperire informazioni riguardo alle esperienze che i consumatori si scambiano attraverso i social- network ( Facebook; MySpace).

Sulla rivista Education, prevention and policy è riportato uno studio americano che si è posto come obiettivo quello di stimare la proporzione di studenti esposti a specifiche informazioni relative agli effetti positivi e negativi dell’ecstasy e di validare modelli che analizzino le relazioni fra l’esposizione a questi messaggi e gli effetti sul consumo.

Sono stati intervistati 447 studenti di età compresa fra 17 e 20 anni provenienti da varie università della costa atlantica degli Stati Uniti e sono stati realizzati tre studi di follow–up. Il 6,7% del campione ha usato ecstasy almeno una volta nella vita, il 2,5% ha usato ecstasy nell’anno prima dell’intervista e il 4, 7% ha usato ecstasy nell’intervallo fra la prima e la seconda intervista.
Un primo aspetto rilevato riguarda una maggiore diffusione dei messaggi negativi riguardo all’ecstasy rispetto a quelli positivi; in particolare, quasi la totalità del campione ha ricevuto l’informazione che “l’ecstasy può far fare cose stupide”, che “l’ecstasy può uccidere” (89,3%) e che “l’ecstasy può danneggiare il cervello” (87,7%) . L’esposizione a messaggi positivi risulta meno frequente anche se ¾ degli studenti riferiscono di aver sentito che “l’ecstasy fa sentire bene” (79%) e che facilita il divertimento (74,7%). Un secondo dato significativo rilevato evidenzia che, mentre il numero di messaggi positivi riguardo all’ecstasy non sembra incidere sul consumo, i giovani che hanno ricevuto una grande quantità di messaggi negativi sull’ecstasy sono ignificativamente più propensi ad usare questa sostanza. (p=0,03).

Lo studio suggerisce di predisporre interventi più efficaci che non siano incentrati soltanto sulla trasmissione di messaggi negativi sulle droghe, ma che siano in grado di influenzare anche quelle idee, credenze convinzioni che fanno sì che gli adolescenti attribuiscano significati positivi alle droghe.

Abstract dell'articolo: The impact of positive and negative ecstasy - related information on ecstasy use among college stydents: results of a longitudinal study / K. B. Vincent, K M Caldeira, K E. Grady, E. D. Wish , A. M. Arria
Contenuto in: Drugs: n. 3 Giugno 2010

Abstract a cura di Daniela D'Angelo

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