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L'MDMA (ecstasy) è un composto chimico che fa parte del gruppo delle metamfetamine. Solitamente si presenta in pasticche o in polvere, cristalli, conosciute col nome di ecstasy: il colore, il nome, la forma non danno alcuna certezza della loro composizione né del loro effetto.

Effetti e meccanismi d’azione:

Gli effetti possono variare da persona a persona  e risentono molto dell’ambiente in cui la sostanza viene assunta. In genere si ha un’alterazione dell’umore, rimozione delle barriere emotive e comunicative, facilità di parola, alterazione della percezione del tempo. Sotto l’effetto di mdma si può ballare per ore senza avvertire né fame né stanchezza.

 

L'assunzione di mdma può determinare:...

L’MDMA, meglio conosciuta come ecstasy, è una droga sintetica prodotta nei laboratori tedeschi della Merck nel 1912 e brevettata come farmaco anoressizzante due anni più tardi.  Per lungo tempo questa sostanza è stata studiata, utilizzata e somministrata per differenti motivi.

Durante gli anni '70 negli Stati Uniti viene introdotta in psicoterapia, in considerazione delle proprietà attribuite a questa molecola di abbattere le barriere fra medico e paziente e di favorire fiducia e confidenza. La sostanza...

L'MDMA viene assunta con scopi esplicitamente ricreativi, e assume significato in contesti ricreazionali particolari come la discoteca, le feste e i rave. Questa suo caratteristico essere una sostanza “da serata” la rende assai meno diffusa rispetto ad altre sostanze illegali e di quanto farebbe supporre il clamore mediatico che la accompagna ogni volta che esce dai luoghi “nascosti” che le sono propri.

Tra la popolazione italiana compresa tra i 15 e i 54 anni solo il 3% ha fatto uso di stimolanti*, mentre l’1% ne aveva fatto uso nell’ultimo mese...

I più votati, ecstasy

ADOLESCENTI E INFORMAZIONI SULLE SOSTANZE ILLECITE

ReteCedro.net - Gli adolescenti e i giovani sono esposti a molti messaggi differenti sulle sostanze illecite, che comprendono informazioni relative agli effetti piacevoli delle droghe e avvertenze sui potenziali danni associati al consumo.

Le informazioni provengono da una varietà di fonti: amici, conoscenti, genitori, programmi scolastici, campagne informative. In anni recenti, inoltre internet è diventato un’importante strumento di comunicazione e ha permesso di diffondere i risultati degli studi e delle evidenze scientifiche in questo ambito e anche di reperire informazioni riguardo alle esperienze che i consumatori si scambiano attraverso i social- network ( Facebook; MySpace).

Sulla rivista Education, prevention and policy è riportato uno studio americano che si è posto come obiettivo quello di stimare la proporzione di studenti esposti a specifiche informazioni relative agli effetti positivi e negativi dell’ecstasy e di validare modelli che analizzino le relazioni fra l’esposizione a questi messaggi e gli effetti sul consumo.

Sono stati intervistati 447 studenti di età compresa fra 17 e 20 anni provenienti da varie università della costa atlantica degli Stati Uniti e sono stati realizzati tre studi di follow–up. Il 6,7% del campione ha usato ecstasy almeno una volta nella vita, il 2,5% ha usato ecstasy nell’anno prima dell’intervista e il 4, 7% ha usato ecstasy nell’intervallo fra la prima e la seconda intervista.
Un primo aspetto rilevato riguarda una maggiore diffusione dei messaggi negativi riguardo all’ecstasy rispetto a quelli positivi; in particolare, quasi la totalità del campione ha ricevuto l’informazione che “l’ecstasy può far fare cose stupide”, che “l’ecstasy può uccidere” (89,3%) e che “l’ecstasy può danneggiare il cervello” (87,7%) . L’esposizione a messaggi positivi risulta meno frequente anche se ¾ degli studenti riferiscono di aver sentito che “l’ecstasy fa sentire bene” (79%) e che facilita il divertimento (74,7%). Un secondo dato significativo rilevato evidenzia che, mentre il numero di messaggi positivi riguardo all’ecstasy non sembra incidere sul consumo, i giovani che hanno ricevuto una grande quantità di messaggi negativi sull’ecstasy sono ignificativamente più propensi ad usare questa sostanza. (p=0,03).

Lo studio suggerisce di predisporre interventi più efficaci che non siano incentrati soltanto sulla trasmissione di messaggi negativi sulle droghe, ma che siano in grado di influenzare anche quelle idee, credenze convinzioni che fanno sì che gli adolescenti attribuiscano significati positivi alle droghe.

Abstract dell'articolo: The impact of positive and negative ecstasy - related information on ecstasy use among college stydents: results of a longitudinal study / K. B. Vincent, K M Caldeira, K E. Grady, E. D. Wish , A. M. Arria
Contenuto in: Drugs: n. 3 Giugno 2010

Abstract a cura di Daniela D'Angelo

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www.usl2.toscana.it/sup/modulistica/luoghi_lavoro/20090313EffettiPermanenzadroghe2009Pioliseminario.pdf

Tabella riepiogativa sostanze

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Prezzi in calo tranne per la cannabis. E arriva la ''skunk'' italiana

 

Relazione al Parlamento. La cocaina è passata da 96 a 78 euro al grammo; l'eroina da 84-64 a 60-47 euro; hashish a 8-9 euro, in crescita dal 2003, con un principio attivo in calo. Rilevata la produzione nostrana della temibile cannabis sintetica

ROMA - Aumenta il prezzo dei cannabinoidi mentre prosegue il trend di discesa dei prezzi massimi e minimi sia dell'eroina che della cocaina. Stabile il prezzo dell'acido lisergico (Lsd). Dal 2001 al 2008 la percentuale media di principio attivo rilevata nei campioni analizzati è diminuita per la cocaina, passando dal 66% al 47%; si conferma sostanzialmente stabile la percentuale di principio attivo presente nei cannabinoidi (THC) che dopo un picco rilevato nel 2005, è diminuita fino ad assestarsi intorno al 6% circa (5,8% nel 2008). E' questo il “listino” dei prezzi e della purezza delle principali sostanze stupefacenti analizzati nella Relazione al Parlamento sullo stato delle Tossicodipendenze, presentata questa mattina a Roma.

Nel periodo considerato dalla relazione la media dei prezzi massimi e minimi è quindi passata da 96 euro a poco più di 78 euro per grammo per la cocaina, da circa 64 euro a meno di 47 per l’eroina nera e da 84  euro a meno di 60  euro per quella bianca; una forte diminuzione della media dei prezzi si osserva per una singola pasticca di ecstasy acquistabile a circa 24  euro nel 2006 ed a meno di 19 nell’ultimo biennio. L’Hashish si mantiene su un prezzo medio di 8-9 euro al grammo confermando la crescita continua registrata dal 2002.

Per quanto riguarda la percentuale di purezza delle sostanze dopo l’incremento registrato nel 2007 (dal 21% al 33%), è tornata, nel 2008, a livelli più bassi rilevati anche negli anni precedenti (circa 25%). La percentuale di eroina è aumentata nel 2008, passando dal 17 al 21%. La variabilità per le principali sostanze tossiche è tuttavia molto elevata: il principio attivo per i cannabinoidi può andare dallo 0,08% al 17%, mentre per la cocaina (dallo 0,77% all’88%).

 

Nel corso del 2008 si sono registrati grandi investimenti della malavita organizzata nel mercato della droga. Tali investimenti, spiega la relazione sono stati accompagnati da un aumento dell’offerta di droga sia in Italia che all’estero. Soprattutto nelle Regioni del Sud si registra un forte coinvolgimento di organizzazioni criminali strutturate. Nelle Regioni del Centro-Nord, invece, si è assistito ad un sempre

maggior consolidamento di gruppi criminali stranieri. Nel 2008 si è evidenziato un forte aumento dell’offerta e dei sequestri, delle coltivazioni autoctone nel sud del paese, ed è emersa anche la nuova produzione italiana di “super skunk”, una cannabis sintetica molto potente “inventata” in Gran Bretagna.

Leader nel mercato della droga italiana è la 'ndrangheta, che risulta l’organizzazione criminale che negli ultimi 20 anni ha reso l’Italia il centro strategico del mercato globale di cocaina; la camorra svolge un’ampia parte della propria attività in Campania e, sui mercati europei, continua l’insediamento in Spagna e nei Paesi dell’Est mentre Cosa nostra si sta ampliando attraverso la riattivazione di intese con altre cosche. Le organizzazioni criminali, in generale, stanno assumendo sempre più carattere transnazionale, favorendo la creazione di “consorzi” criminali per far fronte ai grandi acquisti, i luoghi in cui queste organizzazioni sono più radicate sono Milano, Roma e Brescia.

Per quanto riguarda le vie di traffico, la cannabis risulta arrivare dalla Spagna e dall’Albania; la cocaina, per la quale si è registrato un aumento del traffico, ha punti di arrivo soprattutto al sud Italia; l’eroina, per cui si è registrata una riduzione della diffusione in Europa ma un aumento nei paesi balcanici, arriva

dall’Afghanistan, proprio attraverso i Balcani. (mr)

 

fonte http://www.redattoresociale.it/

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griffin

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Walter White, prof senza redenzione

 

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Tutto il male che vediamo è da capire. Breaking Bad è una serie che mette in scena il male, smisurata quanto impenetrata forza. Ci vuole un certo coraggio per seguirla e rifletterci sopra. Iniziamo a dire che il termine «breaking bad» è un’espressione colloquiale del Sud degli Stati Uniti: esprime la situazione in cui qualcuno ha preso una direzione sbagliata e ha scelto, per le più diverse ragioni, di abbracciare il «lato oscuro».

In questo caso, il qualcuno in questione è Walter White, un professore di Chimica di un liceo statale di Albuquerque, New Mexico, nelmezzo della polvere del deserto (il luogo è stato scelto da Sony e dal canale via cavo Amc perché meno costoso rispetto ai fasti produttivi della California e ha influenzato nel profondo il clima della serie, con un’atmosfera che ricorda a tratti Sergio Leone e a tratti i fratelli Coen). All’apparenza è un perfetto everyman, un «uomo medio» senza particolari stravaganze o tratti di eccezionalità: una normalità esibita dai baffi agli occhiali, dalle camicie di tonalità neutra all’utilitaria che guida, fino alla villetta familiare con piscina. Ma Walter, interpretato da Bryan Cranston, è anche il personaggio che più di tutti riassume i temi e lo stile della serialità via cavo contemporanea: l’antieroismo tragico del protagonista, l’ambiguità morale dell’universo in cui si muove, lo sfondo di un mondo al collasso emotivo ed economico. (...)

Il giorno successivo al suo cinquantesimo compleanno, gli viene diagnosticato un cancro ai polmoni, in fase terminale. Due anni di vita, al massimo. La notizia lo getta nel baratro della disperazione, soprattutto al pensiero dei giorni difficili che aspettano lamoglie Skyler (incinta di una figlia), e Walter Junior, il loro primogenito, disabile dalla nascita. Lo stipendio da insegnante di Chimica non basta certo a provvedere alle cure mediche — costose e dall’efficacia incerta — a cui deve sottoporsi, i risparmi di una vita non saranno sufficienti al sostentamento della famiglia nel momento in cui il cancro dovesse avere la meglio. È così che Walter prende una decisione estrema, guidata dalla disperazione: riprende contatto con un suo (pessimo) ex studente, Jesse Pinkman (Aaron Paul, il classico bulletto che vive di espedienti, ai margini della grossa criminalità) e lo convince a mettersi in affari con lui.

Il business è quello della droga, cristalli di metamfetamina nello specifico (non la più sexy delle droghe, anzi una sostanza dagli effetti pesantissimi, destinata a tossici spesso espressione di quello strato della popolazione che negli Usa chiamano black and white trash, «spazzatura bianca e nera»). Per arrivare al consumatore finale, i cristalli devono essere preparati in laboratorio, attraverso una complessa procedura fatta di reagenti chimici, variazioni di temperatura, macchinari di trasformazione: in gergo, si dice che vengono «cucinati». L’eccellente preparazione accademica di Walter lo rende presto il migliore «cuoco» su piazza: i suoi cristalli di metamfetamina (firmati da un inconfondibile colore blu) raggiungono un livello di purezza tale da sbancare il mercato dei tossici di tutto il New Mexico.

La perfezione della chimica pervade spesso la narrazione: tutto è quantificato, computato fino all’ultimo grammo di cristallo, fino all’ultimo centesimo di dollaro e spesso c’è un vero gusto per l’esibizione di calcolatrici, bilance, banconote nascoste negli angoli più improbabili della casa, sacche piene di cristalli blu di droga, con i conteggi che compaiono anche nascosti nei titoli degli episodi. Walter cucina, Jesse lo assiste e si occupa della «distribuzione» del prodotto: i soldi iniziano ad affluire copiosi, ma la vita di Walter si trasforma presto in una lunga scia di sangue; ogni gesto è un passo verso la tenebra, anche perché il «cartello della droga» non rimane certo indifferente all’ingresso nel mercato di questa strana «società». Il primo omicidio compiuto nel garage di casa, con il cadavere del malcapitato (uno spacciatore, ultimo anello della catena alimentare della droga) sciolto nell’acido nella vasca da bagno, apre la strada a un’inarrestabile deriva morale: tanto il cancro sembra regredire, quanto Walt perde progressivamente ogni scrupolo, manipola, uccide, inganna, tradisce senza remore anche chi gli è più vicino, persino le creature più indifese come i bambini.

Il creatore della serie, lo showrunner Vince Gilligan (in passato al lavoro su X Files) ha raccontato di aver proposto al canale Amc il progetto della serie senza sapere che su Showtime, un canale via cavo concorrente, era in lavorazione la serie Weeds, anch’essa basata sul racconto di una madre di famiglia normale che per arrotondare entra nel business dello spaccio di marijuana. Il tema le avvicina, ma le due serie sono molto diverse: Weeds giocata su toni più leggeri, Breaking Bad venata da un incombente senso di tragicità, da una violenza fisica e morale che raramente si è vista rappresentata in televisione. Gilligan ha spiegato che il suo intento era quello di mostrare la trasformazione di Mister Chips (il timido professore protagonista del film di Sam Wood, Addio, Mr. Chips!) in Scarface. C’è riuscito, perché Walter White è un esempio straordinario di personaggio seriale, la sua parabola umana è forse il più compiuto emblema di cosa significhi scrivere l’arco di trasformazione di un protagonista (come già accenna la forma verbale nel titolo della serie), un viaggio dell’eroe alla rovescia.

È raro vedere un personaggio che, nel procedere delle stagioni, si trasformi inmodo così evidente: di norma assistiamo a un accumulo di dettagli che ne definiscono in modo più specifico e approfondito la personalità. Invece Walter cambia, il cancro funziona come una specie di reagente che innesca una trasformazione, esaltando un lato oscuro che strisciava latente nella sua personalità. Alcuni segnali di cambiamento prendono forma iconica: gli abiti diventano scuri, i capelli vengono rasati, al look si aggiunge un cappello. Walter White diventa Heisenberg, il più spietato trafficante di droga degli Stati Uniti del sud. Come spiega alla moglie Skyler, in un monologo che rappresenta una delle vette più alte della prova di recitazione di Bryan Cranston, Walter non è più un debole esposto al pericolo, ma diventa egli stesso il Pericolo.

Non è solo Walter a cambiare, anche noi spettatori guardando la serie subiamo un processo di trasformazione: dall’iniziale allineamento emotivo, basato sulla pietas per un padre di famiglia malato terminale (indimenticabile l’apertura del primo episodio, con quel videomessaggio nel deserto in cui Walter chiede perdono e cerca di spiegare le sue azioni alla moglie Skyler), che ci porta a giustificarne le azioni, osserviamo sbigottiti la sua discesa agli inferi, perdendo progressivamente ogni rispetto nei suoi confronti. Quelle che all’inizio apparivano come decisioni guidate dalla disperazione, quello che all’inizio sembrava motivato da un «non ho altra scelta», diventa un consapevole macchiarsi delle peggiori abiezioni: uccide a sangue freddo, ruba, avvelena un bambino innocente, fa finire il cognato Hank (poliziotto della Dea) gravemente ferito, osserva senza aiutarla la fidanzata di Jesse mentre muore soffocata solo per non perdere il suo socio in affari, trascina la moglie Skyler nel suo relativismo etico, proprio lei che ha a lungo rappresentato la «voce morale» della serie.

In un doloroso processo di disvelamento, il professore di Chimica ci appare sempre più chiaramente per quello che è: un bugiardo nato, un frustrato, un uomo con un senso distorto del potere che lo porta spesso ad atti dihybris perpetrati senza alcun rimorso, forse affetto da un disturbo antisociale della personalità. Mentre si confronta con quelli che ci vengono presentati come i «cattivi» (il glaciale trafficante Gustavo Fring, Tio Salamanca, i cugini di Tuco), capiamo lentamente che il vero cattivo della serie, il bad guy è lui. Anche Jesse, all’inizio anello debole della coppia, una sorta di figlio sostitutivo, alternativamente da proteggere o manipolare, assume con il tempo una caratura morale di molto superiore a quella di Walter.

(...)

Il fascino orrorifico di questa serie è che non si capisce mai fino a che punto può spingersi la spietatezza di Walt: non avendo più nulla da perdere, ci trascina progressivamente dall’imbarazzo al malessere, dal malessere al raccapriccio.

Dopo un clamoroso cliffhanger — una tensione, una suspense — alla fine della quinta stagione, negli Stati Uniti sono da poco iniziati gli episodi conclusivi della serie. Inutile dire che l’attesa è altissima (dopo le ambigue chiusure di show di culto come Lost e I Soprano): l’eroe tragico non cerca mai redenzione, ma si attende comunque il verdetto finale dello showrunner sul personaggio, si attende soprattutto di capire chi l’universo morale della serie decreterà come colpevole e innocente. Se qualcuno di innocente è rimasto.

Aldo Grasso e Cecilia Penati, Il Club della Lettura, Corriere della Sera

lettura.corriere.it/walter-white-il-prof-senza-redenzione/

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NON ERA ECSTASY, MA UN COMUNE FARMACO: CHIEDE I DANNI

LECCE – Non era ecstasy, come si sarebbe accertato, ma pastiglie di Valpinex, un farmaco usato per vari tipi di disturbi, specie di tipo gastrointestinale. Stefania De Pace, 31enne di San Pancrazio Salentino, era stata fermata dai carabinieri della stazione di Poggiardo nel corso dei consueti controlli estivi lungo le litoranee e nei pressi delle discoteche. Era la notte del 23 agosto scorso. La zona, quella di Santa Cesarea Terme. E ora, dopo essersi rivolta all’avvocato Cesario Licci del Foro di Lecce, la giovane sta procedendo alla richiesta di risarcimento danni per ingiusta detenzione. Ha trascorso, infatti, due giorni in carcere e quattro ai domiciliari, poiché accusata di avere con sé quattro pastiglie di sostanza stupefacente, droga sintetica per la precisione. I carabinieri trovarono il tutto insieme a 70 euro e scattò così l’arresto in flagranza. In realtà, fu poi il consulente tecnico incaricato dal pubblico ministero a dirimere ogni dubbio: le pastiglie erano tutte e quattro un comune farmaco. In seguito ai fatti, cioè la custodia cautelare di sei giorni (Stefania De Pace fu rimessa in libertà il 29 agosto, con ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce), la 31enne ha anche perso il posto di lavoro ed ha dovuto fare ricorso alle cure specialistiche presso una struttura pubblica salentina, dato che è subentrata anche una forma di depressione. Da qui, la decisione di procedere ad una richiesta di risarcimento danni nella causa che si sta instaurando contro lo Stato.

 

FONTE: www.lecceprima.it

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Italia. Vietare i Rave Party? Una proposta di chi non e' mai stato giovane... alimentando il consumo pericoloso di droghe

Dopo la morte di una giovane ragazza per l'abuso di ecstasy e alcool durante un rave party a Venezia, sono diverse le voci che si sono sollevate chiedendo che questo tipo di raduni musicali siano vietati (1).
Per eccellenza, si distinguono quegli onorevoli che non sono mai stati giovani e, deputati fin dalla nascita con la casacca di chi sa il fatto proprio e quello di tutti gli altri, fanno di tutto per cercare di affermare i loro principi di morale, eticita', ubbidienza, sottomissione che –a loro avviso- forgerebbero la gioventu' in tempra, spirito, cultura e dovere. Oltre al sottosegretario Carlo Giovanardi, si distingue l'on. Luca Volonte': "Il Governo emani un decreto ...per evitare lo spaccio incontrollato di mix di droghe e la somministrazione senza ritegno di alcool durante le 'feste macabre' estive...".
Feste macabre? La liberta' di linguaggio e' fondamentale, soprattutto per coloro che non conoscono il significato delle parole: sembra quasi che il nostro onorevole non sia mai stato agli abituali riti che le diverse varianti del cattolicesimo celebrano in occasione della dipartita di un loro congiunto. Con un minimo di elasticita' cerebrale, valorizzerebbe "come da vocabolario della lingua italiana" il concetto e la pratica di macabro, scoprendo che ai rave party accade proprio il contrario... ma forse per comprenderlo bisognerebbe, per l'appunto, essere stati giovani e –magari- concepire lo sballo non necessariamente come qualcosa che ti ammazza, ma per divertirti.
Anche noi siamo preoccupati per la morte della ragazza a Venezia, cosi' siamo preoccupati per tutti coloro che muoiono durante la transumanza automobilistica estiva dalle citta' alle vacanze. Non ci viene pero' per niente l'idea di vietare quest'ultima, ma solo di cercare di regolamentarla con consigli, norme e maggiore vigilanza da parte delle autorita'. Nel caso delle droghe, invece, il consiglio, da parte delle autorita', e' sempre e solo uno: non consumatela e se lo fate, se "ti cucco" (o meglio "se voglio cuccarti") piu' o meno ti rovino la vita... dipende solo se in quel momento il Giovanardi o il Volonte' di turno ha bisogno di stimolare il consenso di pancia di chi l'ascolta distrattamente. E' evidente che se sulle droghe ci fosse quell'informazione che serenamente potrebbe essere data quando si ha a che fare con sostanze legali, il fenomeno abuso sarebbe piu' controllato e meno dannoso. Ma questa e' un'evidenza che per essere compresa abbisogna di serenita', razionalita', buon senso, cioe' tutto cio' che sembra assente in chi non e' mai stato giovane.

 

Vincenzo Donvito (http://droghe.aduc.it)

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mdma sono disperata

Ciao sono una ragazza di 18anni il mio migliore amico ha assunto due mesi fa dell mdma ad un rave. L'indomani quando e tornato ci siamo incontrati e mi ha detto che non stava bene aveva la testa pesante ed era confuso gli ho consigliato di andare a casa e riposarsi un po il problema è che dopo due mesi da quel maledetto giorno non e piu come prima non parla molto si fa paranoie pensa di esserci rimasto sotto xk oltre a far uso di questa merda a provato della cocaina e della ketamina preo le ha provate soltanto due volte in tutta la sua vita e non le ha provate lo stesso giorno... E fuma erba da un paio d'anni dopo questo fatto ha smesso subito. Io essendo inesperta e non sapendo cosa fare gli ho detto che il problema forse e perche ci pensa troppo pensa sempre a questo dal mattino quando apre gli occhi alla notte quando li chiude non fa altro che pensare a questo. Lui ha me mi ascolta molto perche ci vogliamo. Bene quindi ha incominciato ha non pensarci piu ha dire a quella vocina che aveva in testa di andarsene e ha funzionato ha ricominciato ha parlarre a ragionare benissimo a fare le sue solite discussioni gli era tornata la felicita.pero lui mi dice sempre che anche se ha fatto enormi passi da gigante da prima ad ora non si sente sempre quello di prima ci pensa sempre a quel fatto di meno ma ci pensa io non so cosa fare piu di questo non lo so. So soltanto che non posso piu vederlo cosi sto male un consiglio su come farlo tornare in se e ridargli la sua vita puo anche essere che questa cosa del erba che ha smesso tutto in un colpo puo aver fatto qual cosa cosa mi consigliate? ? Vi prego aiutatemi

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Ecstasy: quando il consumatore smette l'uso.

InSostanza.it

A cura del Ce.S.Di.P.

L'uso dell'ecstasy (MDMA, 3,4-metilendiossimetamfetamina) è molto diffuso nei
Paesi Bassi.
Secondo una stima della popolazione generale del 2005, di età compresa tra
15 e 64 anni, l'uso di ecstasy era avvenuto:
• nel 4,3%, di tutti gli individui, almeno una volta nel corso della loro vita;
• l'1.2% lo aveva usato nell'ultimo anno;
• lo 0,4% nell'ultimo mese.
I due terzi dei frequentatori di discoteche risultano essere consumatori di
ecstasy.


La ricerca sui modelli olandesi del consumo di ecstasy è comunque carente.
Studi recenti suggeriscono infatti che i consumatori di ecstasy cessano
spontaneamente il loro utilizzo, il che implica che gli interventi dovrebbero
concentrarsi meglio e soprattutto sulla promozione di strategie di
riduzione del danno rispetto a indurre la cessazione che evidentemente
avviene indipendentemente dagli interventi proposti.


l presente studio affronta questo processo di cessazione ecstasy.
32 frequentatori dei locali dance olandesi sono stati intervistati ed i risultati
sono stati sistematicamente analizzati:
• la maggior parte dei consumatori di ecstasy aveva cominciato ad
utilizzare la sostanza per curiosità;
• durante l'uso, gli utenti applicano una serie di strategie di riduzione del
danno, anche se in modo incoerente ed a volte in modo errato;
• la maggior parte degli utenti sembra cessare l'assunzione di ecstasy
spontaneamente a causa di perdita di interesse o di nuove
circostanze di vita (ad esempio un nuovo lavoro o del rapporto).
Conclusione
Sembra quindi che la cessazione del consumo di ecstasy è in gran parte
determinata da variabili ambientali (ovvero da circostanze che mutano e
motivano diversamente il paziente) e non da problemi di salute.
Questo supporta l'idea che le risorse di promozione della salute sono meglio
spese nel cercare di promuovere un'applicazione coerente e corretta delle
pratiche di riduzione del danno più che nel tentativo di indurre la cessazione.


Riferimento
Peters GJY et al.,Careers in ecstasy use: do ecstasy users cease of their own accord?
Implications for intervention development. BMC Public Healt,2008,8:376.
Open Access

Punteggio: 3.5 (2 voti)

'Mix della morte' per sballare, la nuova moda è la bulimia di stupefacenti

Milano - (Adnkronos) - La mania dello 'sballo multiplo' si inserisce in contesti sempre più normali. Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento dipendenze dell'Asl di Milano: "Non esiste più una sola persona che abusi di un'unica sostanza"

 

Milano, 12 ott. (Adnkronos Salute) - Dal tossicodipendente fedele a una sola droga agli amanti dell'abbinamento fisso, fino ad arrivare alla 'bulimia dello sballo'. Sostanze mischiate a caso, combinazioni infinite dall'effetto imprevedibile, in cui cambiano gli ingredienti del cocktail, ma non l'obiettivo finale: "Alterarsi profondamente, per poi tornare alla routine di tutti i giorni". Così, a cavallo tra secondo e terzo millennio, è cambiata la schiavitù dagli stupefacenti. Oggi il must è il policonsumo, un fenomeno che si allarga ed evolve, ma "esiste da anni", assicura Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento dipendenze dell'Asl di Milano, dopo la morte del 19enne bolognese ucciso da un mix di alcol, anfetamine e ketamina. Enrico, l'ultima vittima di una moda killer, è entrato in coma sabato in discoteca.

 

"Tra chi arriva ai nostri servizi - spiega Gatti all'Adnkronos Salute - non esiste più una sola persona che abusi di un'unica sostanza". E se è vero che "vediamo pazienti che hanno già problemi" conclamati di dipendenza dalla droga, ormai la mania dello 'sballo multiplo' si inserisce in contesti sempre più normali. Almeno in apparenza. "Più che le droghe in sé, quello che sta cambiando è il modo di intenderle", riflette l'esperto che da anni monitora l'evoluzione della galassia droga attraverso l'osservatorio Prevolab, nato da un accordo di programma tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e la Regione Lombardia, e gestito proprio dal Dipartimento dipendenze patologiche dell'Asl meneghina. Gli ultimi dati disponibili sono le proiezioni per il 2012: rispetto al 2009, fra due anni gli italiani che abusano di cocaina aumenteranno del 4% a 700 mila (2,2% della popolazione tra 15 e 54 anni); i consumatori di eroina saliranno a 170 mila (+40%, lo 0,5% dei 15-54enni); quelli di cannabinoidi registreranno un +20% a 5,1 milioni (15,9% degli italiani nella fascia d'età considerata); quelli di amfetaminici e derivati del 25% a 210 mila (0,65%).

 

 

L'identikit del nuovo tossicodipendente, insomma, non ha più nulla a che vedere con l'eroinomane degli anni '70-'80 e ha ben poco da spartire anche con il cocainomane di un decennio fa. "In passato la dipendenza dalla droga era qualcosa che faceva fare una vita diversa", spesso ai margini della società, ricorda Gatti. Poi, nell'era di coca, stupefacenti da discoteca e pillole dell'amore, "drogarsi è diventata una forma di doping della vita quotidiana": un 'aiutino' per illudersi di poter competere sul lavoro, nel tempo libero e perfino a letto con performance da medaglia d'oro. "Ora le cose sono ancora cambiate", nota Gatti. "

Oggi se assumi sostanze conduci una vita assolutamente normale

, in cui la droga non entra. Poi, un giorno che decidi tu, prendi qualcosa - non importa cosa - che possa alterarti profondamente. Quindi riprendi la vita di tutti i giorni". E questa, precisa l'esperto, "è una situazione in cui una sostanza vale l'altra, alcol compreso. Tutto quindi si può mischiare, anche se non si sa bene cosa e che effetto farà".

 

 

Il nuovo volto della droga "non ha più a che fare con la tossicodipendenza vera e propria", insiste lo specialista dell'Asl di Milano. "Non si utilizzano più abbinamenti specifici tipo alcol-eroina, alcol-cocaina, ero-coca-cannabis, combinazioni meditate dettate dalla voglia di 'gustarsi' l'effetto associato a una o all'altra sostanza. Piuttosto,

si combina tutto in maniera indifferente. Perché l'unico scopo è alterarsi il più possibile

", perdere il contatto con la realtà, almeno per un attimo. "Ma proprio perché si mischia tutto, nessuno sa esattamente cosa e in che dosaggi compra, né può prevedere l'effetto delle sostanze assunte insieme". Il rischio di questi 'viaggi', insomma, è non riuscire più a tornare.

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Contenuto Redazionale Il Peso dell'anima

Questo progetto ha un obiettivo ambizioso: realizzare un modello d’intervento che sia in grado di monitorare il territorio, leggere e decodificare le richieste provenienti dal mondo giovanile e non, elaborare la domanda e formulare un progetto di intervento preciso che sia partecipato, continuato, intenso, verificabile e trasversale, nel senso di collegare o attraversare le diversi fasi di un percorso di prevenzione, cura e riabilitazione. In questo anno l’equipe di operatori di strada sarà presente su tutto il territorio dell’ASL Na 3 Sud, soprattutto negli ambiti territoriali N. 8, 9, 10, 11 e 12, partecipando a tutti gli eventi locali. Inoltre, potrai trovare altri servizi presso le 5 unità periferiche sorte con il compito di fornire informazioni, counselling, colloqui motivazionali, gruppi di auto - mutuo aiuto e qualunque altro bisogno possa essere orientato verso i servizi pubblici e privati già operanti sul territorio. Giorni e attività info-point Ser.T. Pomigliano d’Arco tel. 081/8842569 Centri d’Ascolto: Ass. Il Pioppo Onlus CSE Zahir tel. 081/8849816 Giovedì 9.00/13.00 Ass. La casa di Pat Onlus tel. 081/8841536 Mercoledì 18.00/21.00 Coop. Sociale Gulliver tel. 081/8972698 Martedì 17.00/20.00 Coop. Sociale A.r.l. La città di Remo tel. 081/8656518 Lunedì 16.00/19.00 Coop. Sociale S. Gavino Onlus tel. 081/8263585 Venerdì 16.00/20.00
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ITALIA - Droga e alcool. Un milione di minorenni a rischio dipendenza


Aduc Droghe - L'adolescenza e' l'eta' difficile per antonomasia. E i numeri riferiti dagli esperti italiani riuniti a Milano per il congresso della Societa' Italiana di Psichiatria lo confermano: si stima che circa un milione di ragazzi e ragazze fra i 14 e i 18 anni faccia uso di alcol e droghe, rischiando di scivolare nell'abuso e nella dipendenza.
I dati indicano che circa il 20 % dei giovani dai 15 ai 34 anni ha fatto o fa uso di ecstasy, il 23% ha provato la cannabis, il 2% la cocaina; otto ragazzi su dieci bevono alcol, che e' considerato il principale fattore di rischio di invalidita' e mortalita' prematura per i giovani dato che secondo il World Health Report l'eccesso di alcol e' la causa di un decesso su quattro nella fascia di eta' fra i 15 e i 29 anni.
Il consumo di alcol in giovane eta' si associa inoltre a un maggior rischio di abuso di sostanze, droghe e disturbi depressivi nella vita adulta e secondo l'ISTAT proprio nella fascia di eta' fra i 14 e i 16 anni si stanno registrando i maggiori incrementi nel consumo di bevande alcoliche. Ma il dato piu' allarmante e' dato dalla drammatica cifra di 30mila giovanissimi* che ogni anno, in preda al disagio di vivere, tentano di togliersi la vita, mentre si ipotizza che siano addirittura dieci volte di piu' i ragazzi e le ragazze che almeno una volta hanno pensato al suicidio; circa 120, purtroppo, riescono ogni anno nel loro intento.
Mancano pero' strutture in grado di seguire e curare questi adolescenti con forte malessere psichico: scuola e famiglia sono chiamate ad accorgersi dei segnali di sofferenza per intervenire prima che sia troppo tardi. "Non abbiamo dati italiani precisi sui comportamenti a rischio in adolescenza - spiega Massimo Clerici, docente di psichiatria all'universita' di Milano-Bicocca - ma e' verosimile che le stime effettuate sulla base di ricerche europee e statunitensi non si discostino molto dalla realta' del nostro Paese. Vediamo ad esempio che il consumo di alcol anche nel nostro Paese sta aumentando nella fascia d'eta' giovanile e che il primo incontro con un alcolico e' sempre piu' precoce; crescono inoltre i tentativi di suicidio e comportamenti parasuicidari ad alto rischio a cui purtroppo si da' ancora poca importanza, come la "moda" di procurarsi volontariamente ferite e tagli. In tutti questi casi ci sono disturbi dell'autocontrollo e impulsivita' che possono essere acuiti dall'abuso di sostanze e da patologie mentali sottostanti". Alcol e sostanze spesso vanno a sommarsi a disagi psicologici degli adolescenti: gli esperti stimano infatti che uno su tre soffra di ansia, quasi il 15 % di disturbi dell'umore che nella maggioranza dei casi compaiono intorno ai 13 anni. Si stima che dal 5 al 15% degli adolescenti pensi al suicidio, mentre ogni anno tenta di togliersi la vita circa l'1 % dei ragazzi; il 10% riprova nel giro di sei mesi dal primo tentativo, il 40% entro meno di due anni. I decessi per suicidio in Italia sono circa 120 ogni anno, con i ragazzi che si tolgono la vita sei volte piu' spesso rispetto alle ragazze; si tratta della terza causa di morte nella fascia d'eta' adolescenziale ed e' percio' un problema su cui e' necessario porre l'attenzione.

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