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L'MDMA (ecstasy) è un composto chimico che fa parte del gruppo delle metamfetamine. Solitamente si presenta in pasticche o in polvere, cristalli, conosciute col nome di ecstasy: il colore, il nome, la forma non danno alcuna certezza della loro composizione né del loro effetto.

Effetti e meccanismi d’azione:

Gli effetti possono variare da persona a persona  e risentono molto dell’ambiente in cui la sostanza viene assunta. In genere si ha un’alterazione dell’umore, rimozione delle barriere emotive e comunicative, facilità di parola, alterazione della percezione del tempo. Sotto l’effetto di mdma si può ballare per ore senza avvertire né fame né stanchezza.

 

L'assunzione di mdma può determinare:...

L’MDMA, meglio conosciuta come ecstasy, è una droga sintetica prodotta nei laboratori tedeschi della Merck nel 1912 e brevettata come farmaco anoressizzante due anni più tardi.  Per lungo tempo questa sostanza è stata studiata, utilizzata e somministrata per differenti motivi.

Durante gli anni '70 negli Stati Uniti viene introdotta in psicoterapia, in considerazione delle proprietà attribuite a questa molecola di abbattere le barriere fra medico e paziente e di favorire fiducia e confidenza. La sostanza...

L'MDMA viene assunta con scopi esplicitamente ricreativi, e assume significato in contesti ricreazionali particolari come la discoteca, le feste e i rave. Questa suo caratteristico essere una sostanza “da serata” la rende assai meno diffusa rispetto ad altre sostanze illegali e di quanto farebbe supporre il clamore mediatico che la accompagna ogni volta che esce dai luoghi “nascosti” che le sono propri.

Tra la popolazione italiana compresa tra i 15 e i 54 anni solo il 3% ha fatto uso di stimolanti*, mentre l’1% ne aveva fatto uso nell’ultimo mese...

I più votati, ecstasy

È morto all’età di 88 anni Alexander Shulgin Era considerato il “Godfather of ecstasy”

 alexander shulgin morto godfather of ecstasy mdma

È morto all’età di 88 anni Alexander “Sasha” Shulgin, considerato il “Godfather of ecstasy”: nella sua vita, Shulgin ha scoperto, sintetizzato e provato sulla sua pelle oltre 200 sostanze psicoattive, tra cui l’MDMA, la metanfetamina che sta alla base della droga comunemente nota come “ecstasy” o “XTC”.

A dare l’annuncio della sua scomparsa è stata la moglie Anna tramite la pagina facebook ufficiale

Nato in California il 7 giugno 1925, Shulgin è stato reso famoso grazie alla riscoperta e a un nuovo metodo di sintetizzazione dedito all’utilizzo in ambito psicologico dell’MDMA. Il lavoro suo e della moglie è stato raccolto in due libri: PiHKAL e TiHKAL (Phenethylamines and Tryptamines I Have Known And Loved).

Come sottolinea Mixmag, “la cultura della dance music sarebbe stata veramente differente se non fosse esistito”.

 

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Esperienza nel mondo delle droghe

Buonasera a tutti, beh che dire, dopo mesi e mesi passati a leggere esperienze, dubbi, domande di altre persone su questo sito o su dei forum o su altri siti ho finalmente deciso di scrivere la mia. Premetto che ho compiuto 19 anni da poco e attualmente non sto utilizzando più droghe se non al limite l'alcool. Dunque, vengo al dunque senza troppe spiegazioni, ci tengo a precisare che il problema che mi più mi interessa spiegare è quello che riguarda il mio rapporto con l'ecstasy (pasticche, cristalli) nello specifico, poi il resto è "secondario". A luglio dell'estate 2012 ho provato per la prima volta l'Md è, posso dire con certezza, da quella sera sono cambiato in maniera irreversibile. Ho iniziato a 15 anni con canne( parecchie direi) sigarette e magari anche alcool, piccola precisazione. Dunque, la sera in cui provai l'ecstasy la prima volta mi ricordo che è stata assolutamente una FI GA TA! Sono andato a ballare con degli amici e decisi di prenderla a cuor leggero, da quando mi è salita ho iniziato a fare un sacco di cose che dentro di me avevo sempre saputo sotto sotto di voler fare ma, che fino a prima mai ero riuscito a concepire di esserne in grado. Socialità massima, simpatia, socializzare con tutti, sicurezza in se stessi e, appunto, comportarsi come sotto sotto ci si sarebbe sempre voluti comportare. Ora, tralasciando gli effetti belli come Sentire ( S maiuscola) la musica, godere in generale e sguardo vivo felice e fulmineo, io vorrei soffermarmi sui problemi che mi ha poi causato a livello psicologico, mentale e cerebrale l'uso (poi spiego) spropositato di questa magica (purtroppo è vero) sostanza. Per farla in breve poi l'avrò usata (ecstasy) in tutto 25 volte, e vi parlo solo di pastiglie e cristalli tralasciando altre cose perché vorrei suffermarmi su questa sostanza. C'è chi mi può dire, e vabbè dai...è pieno di gente che ne ha presa molta di più e non ne fa un dramma ecc ecc... Beh per quello che vi posso dire l'ho usata a volte troppa in una sera, a volte troppe sere ravvicinate, a volte a caso senza senso ( a casa da solo ad es) a volte in periodi di depressione (troppo lungo spiegare) e in più io sono "sensibile" nel senso che l'effetto di empatia che dava a me mi rendeva davvero "magico" con chiunque, scusate ma è vero, è difficile da far comprendere ma è così... Il punto è questo: IO SONO CAMBIATO, NON SONO PIÙ LO STESSO RAGAZZO SCHERZOSO SPENSIERATO DI UNA VOLTA, NON SONO PIÙ SOCIEVOLE, SONO DIVENTATO CHIUSO INSICURO, DAVVERO POCO POCO SCHERZOSO...UN ALTRO!!! Questo mi da molto dolore e la domanda in teoria sarebbe...Cosa posso fare?? Non ho spiegato mille altre cose che tornerebbero utili per farmi capire meglio ma scusatemi. E poi: SONO FISSATO CON L'EMPATIA, INSOMMA NON FACCIO ALTRO CHE NOTARE (ecco il punto attenzione) CHE SENZA MDMA NON VIVO COME POTREI, PRATICAMENTE VIVO PERENNEMETE CON LA SENSAZIONE CHE IN QUALSIASI MOMENTO POTREI ESSERE PIÙ FELICE, POTREI AVERE RAPPORTI MOLTO BELLI CON GLI ALTRI E VIA DICENDO... Aiutooo non tornerò mai più felice come una volta?? Ma perché l'ho fatto? Avete capito un po' il mio "problema mentale"? Anche questo testo se ero in Md sicuramente ve lo facevo meglio ca**o... Scusate lo sfogo e grazie di aver letto, grazie mille davvero. Un abbraccio.

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Walter White, prof senza redenzione

 

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Tutto il male che vediamo è da capire. Breaking Bad è una serie che mette in scena il male, smisurata quanto impenetrata forza. Ci vuole un certo coraggio per seguirla e rifletterci sopra. Iniziamo a dire che il termine «breaking bad» è un’espressione colloquiale del Sud degli Stati Uniti: esprime la situazione in cui qualcuno ha preso una direzione sbagliata e ha scelto, per le più diverse ragioni, di abbracciare il «lato oscuro».

In questo caso, il qualcuno in questione è Walter White, un professore di Chimica di un liceo statale di Albuquerque, New Mexico, nelmezzo della polvere del deserto (il luogo è stato scelto da Sony e dal canale via cavo Amc perché meno costoso rispetto ai fasti produttivi della California e ha influenzato nel profondo il clima della serie, con un’atmosfera che ricorda a tratti Sergio Leone e a tratti i fratelli Coen). All’apparenza è un perfetto everyman, un «uomo medio» senza particolari stravaganze o tratti di eccezionalità: una normalità esibita dai baffi agli occhiali, dalle camicie di tonalità neutra all’utilitaria che guida, fino alla villetta familiare con piscina. Ma Walter, interpretato da Bryan Cranston, è anche il personaggio che più di tutti riassume i temi e lo stile della serialità via cavo contemporanea: l’antieroismo tragico del protagonista, l’ambiguità morale dell’universo in cui si muove, lo sfondo di un mondo al collasso emotivo ed economico. (...)

Il giorno successivo al suo cinquantesimo compleanno, gli viene diagnosticato un cancro ai polmoni, in fase terminale. Due anni di vita, al massimo. La notizia lo getta nel baratro della disperazione, soprattutto al pensiero dei giorni difficili che aspettano lamoglie Skyler (incinta di una figlia), e Walter Junior, il loro primogenito, disabile dalla nascita. Lo stipendio da insegnante di Chimica non basta certo a provvedere alle cure mediche — costose e dall’efficacia incerta — a cui deve sottoporsi, i risparmi di una vita non saranno sufficienti al sostentamento della famiglia nel momento in cui il cancro dovesse avere la meglio. È così che Walter prende una decisione estrema, guidata dalla disperazione: riprende contatto con un suo (pessimo) ex studente, Jesse Pinkman (Aaron Paul, il classico bulletto che vive di espedienti, ai margini della grossa criminalità) e lo convince a mettersi in affari con lui.

Il business è quello della droga, cristalli di metamfetamina nello specifico (non la più sexy delle droghe, anzi una sostanza dagli effetti pesantissimi, destinata a tossici spesso espressione di quello strato della popolazione che negli Usa chiamano black and white trash, «spazzatura bianca e nera»). Per arrivare al consumatore finale, i cristalli devono essere preparati in laboratorio, attraverso una complessa procedura fatta di reagenti chimici, variazioni di temperatura, macchinari di trasformazione: in gergo, si dice che vengono «cucinati». L’eccellente preparazione accademica di Walter lo rende presto il migliore «cuoco» su piazza: i suoi cristalli di metamfetamina (firmati da un inconfondibile colore blu) raggiungono un livello di purezza tale da sbancare il mercato dei tossici di tutto il New Mexico.

La perfezione della chimica pervade spesso la narrazione: tutto è quantificato, computato fino all’ultimo grammo di cristallo, fino all’ultimo centesimo di dollaro e spesso c’è un vero gusto per l’esibizione di calcolatrici, bilance, banconote nascoste negli angoli più improbabili della casa, sacche piene di cristalli blu di droga, con i conteggi che compaiono anche nascosti nei titoli degli episodi. Walter cucina, Jesse lo assiste e si occupa della «distribuzione» del prodotto: i soldi iniziano ad affluire copiosi, ma la vita di Walter si trasforma presto in una lunga scia di sangue; ogni gesto è un passo verso la tenebra, anche perché il «cartello della droga» non rimane certo indifferente all’ingresso nel mercato di questa strana «società». Il primo omicidio compiuto nel garage di casa, con il cadavere del malcapitato (uno spacciatore, ultimo anello della catena alimentare della droga) sciolto nell’acido nella vasca da bagno, apre la strada a un’inarrestabile deriva morale: tanto il cancro sembra regredire, quanto Walt perde progressivamente ogni scrupolo, manipola, uccide, inganna, tradisce senza remore anche chi gli è più vicino, persino le creature più indifese come i bambini.

Il creatore della serie, lo showrunner Vince Gilligan (in passato al lavoro su X Files) ha raccontato di aver proposto al canale Amc il progetto della serie senza sapere che su Showtime, un canale via cavo concorrente, era in lavorazione la serie Weeds, anch’essa basata sul racconto di una madre di famiglia normale che per arrotondare entra nel business dello spaccio di marijuana. Il tema le avvicina, ma le due serie sono molto diverse: Weeds giocata su toni più leggeri, Breaking Bad venata da un incombente senso di tragicità, da una violenza fisica e morale che raramente si è vista rappresentata in televisione. Gilligan ha spiegato che il suo intento era quello di mostrare la trasformazione di Mister Chips (il timido professore protagonista del film di Sam Wood, Addio, Mr. Chips!) in Scarface. C’è riuscito, perché Walter White è un esempio straordinario di personaggio seriale, la sua parabola umana è forse il più compiuto emblema di cosa significhi scrivere l’arco di trasformazione di un protagonista (come già accenna la forma verbale nel titolo della serie), un viaggio dell’eroe alla rovescia.

È raro vedere un personaggio che, nel procedere delle stagioni, si trasformi inmodo così evidente: di norma assistiamo a un accumulo di dettagli che ne definiscono in modo più specifico e approfondito la personalità. Invece Walter cambia, il cancro funziona come una specie di reagente che innesca una trasformazione, esaltando un lato oscuro che strisciava latente nella sua personalità. Alcuni segnali di cambiamento prendono forma iconica: gli abiti diventano scuri, i capelli vengono rasati, al look si aggiunge un cappello. Walter White diventa Heisenberg, il più spietato trafficante di droga degli Stati Uniti del sud. Come spiega alla moglie Skyler, in un monologo che rappresenta una delle vette più alte della prova di recitazione di Bryan Cranston, Walter non è più un debole esposto al pericolo, ma diventa egli stesso il Pericolo.

Non è solo Walter a cambiare, anche noi spettatori guardando la serie subiamo un processo di trasformazione: dall’iniziale allineamento emotivo, basato sulla pietas per un padre di famiglia malato terminale (indimenticabile l’apertura del primo episodio, con quel videomessaggio nel deserto in cui Walter chiede perdono e cerca di spiegare le sue azioni alla moglie Skyler), che ci porta a giustificarne le azioni, osserviamo sbigottiti la sua discesa agli inferi, perdendo progressivamente ogni rispetto nei suoi confronti. Quelle che all’inizio apparivano come decisioni guidate dalla disperazione, quello che all’inizio sembrava motivato da un «non ho altra scelta», diventa un consapevole macchiarsi delle peggiori abiezioni: uccide a sangue freddo, ruba, avvelena un bambino innocente, fa finire il cognato Hank (poliziotto della Dea) gravemente ferito, osserva senza aiutarla la fidanzata di Jesse mentre muore soffocata solo per non perdere il suo socio in affari, trascina la moglie Skyler nel suo relativismo etico, proprio lei che ha a lungo rappresentato la «voce morale» della serie.

In un doloroso processo di disvelamento, il professore di Chimica ci appare sempre più chiaramente per quello che è: un bugiardo nato, un frustrato, un uomo con un senso distorto del potere che lo porta spesso ad atti dihybris perpetrati senza alcun rimorso, forse affetto da un disturbo antisociale della personalità. Mentre si confronta con quelli che ci vengono presentati come i «cattivi» (il glaciale trafficante Gustavo Fring, Tio Salamanca, i cugini di Tuco), capiamo lentamente che il vero cattivo della serie, il bad guy è lui. Anche Jesse, all’inizio anello debole della coppia, una sorta di figlio sostitutivo, alternativamente da proteggere o manipolare, assume con il tempo una caratura morale di molto superiore a quella di Walter.

(...)

Il fascino orrorifico di questa serie è che non si capisce mai fino a che punto può spingersi la spietatezza di Walt: non avendo più nulla da perdere, ci trascina progressivamente dall’imbarazzo al malessere, dal malessere al raccapriccio.

Dopo un clamoroso cliffhanger — una tensione, una suspense — alla fine della quinta stagione, negli Stati Uniti sono da poco iniziati gli episodi conclusivi della serie. Inutile dire che l’attesa è altissima (dopo le ambigue chiusure di show di culto come Lost e I Soprano): l’eroe tragico non cerca mai redenzione, ma si attende comunque il verdetto finale dello showrunner sul personaggio, si attende soprattutto di capire chi l’universo morale della serie decreterà come colpevole e innocente. Se qualcuno di innocente è rimasto.

Aldo Grasso e Cecilia Penati, Il Club della Lettura, Corriere della Sera

lettura.corriere.it/walter-white-il-prof-senza-redenzione/

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NON ERA ECSTASY, MA UN COMUNE FARMACO: CHIEDE I DANNI

LECCE – Non era ecstasy, come si sarebbe accertato, ma pastiglie di Valpinex, un farmaco usato per vari tipi di disturbi, specie di tipo gastrointestinale. Stefania De Pace, 31enne di San Pancrazio Salentino, era stata fermata dai carabinieri della stazione di Poggiardo nel corso dei consueti controlli estivi lungo le litoranee e nei pressi delle discoteche. Era la notte del 23 agosto scorso. La zona, quella di Santa Cesarea Terme. E ora, dopo essersi rivolta all’avvocato Cesario Licci del Foro di Lecce, la giovane sta procedendo alla richiesta di risarcimento danni per ingiusta detenzione. Ha trascorso, infatti, due giorni in carcere e quattro ai domiciliari, poiché accusata di avere con sé quattro pastiglie di sostanza stupefacente, droga sintetica per la precisione. I carabinieri trovarono il tutto insieme a 70 euro e scattò così l’arresto in flagranza. In realtà, fu poi il consulente tecnico incaricato dal pubblico ministero a dirimere ogni dubbio: le pastiglie erano tutte e quattro un comune farmaco. In seguito ai fatti, cioè la custodia cautelare di sei giorni (Stefania De Pace fu rimessa in libertà il 29 agosto, con ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce), la 31enne ha anche perso il posto di lavoro ed ha dovuto fare ricorso alle cure specialistiche presso una struttura pubblica salentina, dato che è subentrata anche una forma di depressione. Da qui, la decisione di procedere ad una richiesta di risarcimento danni nella causa che si sta instaurando contro lo Stato.

 

FONTE: www.lecceprima.it

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Italia. Vietare i Rave Party? Una proposta di chi non e' mai stato giovane... alimentando il consumo pericoloso di droghe

Dopo la morte di una giovane ragazza per l'abuso di ecstasy e alcool durante un rave party a Venezia, sono diverse le voci che si sono sollevate chiedendo che questo tipo di raduni musicali siano vietati (1).
Per eccellenza, si distinguono quegli onorevoli che non sono mai stati giovani e, deputati fin dalla nascita con la casacca di chi sa il fatto proprio e quello di tutti gli altri, fanno di tutto per cercare di affermare i loro principi di morale, eticita', ubbidienza, sottomissione che –a loro avviso- forgerebbero la gioventu' in tempra, spirito, cultura e dovere. Oltre al sottosegretario Carlo Giovanardi, si distingue l'on. Luca Volonte': "Il Governo emani un decreto ...per evitare lo spaccio incontrollato di mix di droghe e la somministrazione senza ritegno di alcool durante le 'feste macabre' estive...".
Feste macabre? La liberta' di linguaggio e' fondamentale, soprattutto per coloro che non conoscono il significato delle parole: sembra quasi che il nostro onorevole non sia mai stato agli abituali riti che le diverse varianti del cattolicesimo celebrano in occasione della dipartita di un loro congiunto. Con un minimo di elasticita' cerebrale, valorizzerebbe "come da vocabolario della lingua italiana" il concetto e la pratica di macabro, scoprendo che ai rave party accade proprio il contrario... ma forse per comprenderlo bisognerebbe, per l'appunto, essere stati giovani e –magari- concepire lo sballo non necessariamente come qualcosa che ti ammazza, ma per divertirti.
Anche noi siamo preoccupati per la morte della ragazza a Venezia, cosi' siamo preoccupati per tutti coloro che muoiono durante la transumanza automobilistica estiva dalle citta' alle vacanze. Non ci viene pero' per niente l'idea di vietare quest'ultima, ma solo di cercare di regolamentarla con consigli, norme e maggiore vigilanza da parte delle autorita'. Nel caso delle droghe, invece, il consiglio, da parte delle autorita', e' sempre e solo uno: non consumatela e se lo fate, se "ti cucco" (o meglio "se voglio cuccarti") piu' o meno ti rovino la vita... dipende solo se in quel momento il Giovanardi o il Volonte' di turno ha bisogno di stimolare il consenso di pancia di chi l'ascolta distrattamente. E' evidente che se sulle droghe ci fosse quell'informazione che serenamente potrebbe essere data quando si ha a che fare con sostanze legali, il fenomeno abuso sarebbe piu' controllato e meno dannoso. Ma questa e' un'evidenza che per essere compresa abbisogna di serenita', razionalita', buon senso, cioe' tutto cio' che sembra assente in chi non e' mai stato giovane.

 

Vincenzo Donvito (http://droghe.aduc.it)

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Ecstasy: quando il consumatore smette l'uso.

InSostanza.it

A cura del Ce.S.Di.P.

L'uso dell'ecstasy (MDMA, 3,4-metilendiossimetamfetamina) è molto diffuso nei
Paesi Bassi.
Secondo una stima della popolazione generale del 2005, di età compresa tra
15 e 64 anni, l'uso di ecstasy era avvenuto:
• nel 4,3%, di tutti gli individui, almeno una volta nel corso della loro vita;
• l'1.2% lo aveva usato nell'ultimo anno;
• lo 0,4% nell'ultimo mese.
I due terzi dei frequentatori di discoteche risultano essere consumatori di
ecstasy.


La ricerca sui modelli olandesi del consumo di ecstasy è comunque carente.
Studi recenti suggeriscono infatti che i consumatori di ecstasy cessano
spontaneamente il loro utilizzo, il che implica che gli interventi dovrebbero
concentrarsi meglio e soprattutto sulla promozione di strategie di
riduzione del danno rispetto a indurre la cessazione che evidentemente
avviene indipendentemente dagli interventi proposti.


l presente studio affronta questo processo di cessazione ecstasy.
32 frequentatori dei locali dance olandesi sono stati intervistati ed i risultati
sono stati sistematicamente analizzati:
• la maggior parte dei consumatori di ecstasy aveva cominciato ad
utilizzare la sostanza per curiosità;
• durante l'uso, gli utenti applicano una serie di strategie di riduzione del
danno, anche se in modo incoerente ed a volte in modo errato;
• la maggior parte degli utenti sembra cessare l'assunzione di ecstasy
spontaneamente a causa di perdita di interesse o di nuove
circostanze di vita (ad esempio un nuovo lavoro o del rapporto).
Conclusione
Sembra quindi che la cessazione del consumo di ecstasy è in gran parte
determinata da variabili ambientali (ovvero da circostanze che mutano e
motivano diversamente il paziente) e non da problemi di salute.
Questo supporta l'idea che le risorse di promozione della salute sono meglio
spese nel cercare di promuovere un'applicazione coerente e corretta delle
pratiche di riduzione del danno più che nel tentativo di indurre la cessazione.


Riferimento
Peters GJY et al.,Careers in ecstasy use: do ecstasy users cease of their own accord?
Implications for intervention development. BMC Public Healt,2008,8:376.
Open Access

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'Mix della morte' per sballare, la nuova moda è la bulimia di stupefacenti

Milano - (Adnkronos) - La mania dello 'sballo multiplo' si inserisce in contesti sempre più normali. Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento dipendenze dell'Asl di Milano: "Non esiste più una sola persona che abusi di un'unica sostanza"

 

Milano, 12 ott. (Adnkronos Salute) - Dal tossicodipendente fedele a una sola droga agli amanti dell'abbinamento fisso, fino ad arrivare alla 'bulimia dello sballo'. Sostanze mischiate a caso, combinazioni infinite dall'effetto imprevedibile, in cui cambiano gli ingredienti del cocktail, ma non l'obiettivo finale: "Alterarsi profondamente, per poi tornare alla routine di tutti i giorni". Così, a cavallo tra secondo e terzo millennio, è cambiata la schiavitù dagli stupefacenti. Oggi il must è il policonsumo, un fenomeno che si allarga ed evolve, ma "esiste da anni", assicura Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento dipendenze dell'Asl di Milano, dopo la morte del 19enne bolognese ucciso da un mix di alcol, anfetamine e ketamina. Enrico, l'ultima vittima di una moda killer, è entrato in coma sabato in discoteca.

 

"Tra chi arriva ai nostri servizi - spiega Gatti all'Adnkronos Salute - non esiste più una sola persona che abusi di un'unica sostanza". E se è vero che "vediamo pazienti che hanno già problemi" conclamati di dipendenza dalla droga, ormai la mania dello 'sballo multiplo' si inserisce in contesti sempre più normali. Almeno in apparenza. "Più che le droghe in sé, quello che sta cambiando è il modo di intenderle", riflette l'esperto che da anni monitora l'evoluzione della galassia droga attraverso l'osservatorio Prevolab, nato da un accordo di programma tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e la Regione Lombardia, e gestito proprio dal Dipartimento dipendenze patologiche dell'Asl meneghina. Gli ultimi dati disponibili sono le proiezioni per il 2012: rispetto al 2009, fra due anni gli italiani che abusano di cocaina aumenteranno del 4% a 700 mila (2,2% della popolazione tra 15 e 54 anni); i consumatori di eroina saliranno a 170 mila (+40%, lo 0,5% dei 15-54enni); quelli di cannabinoidi registreranno un +20% a 5,1 milioni (15,9% degli italiani nella fascia d'età considerata); quelli di amfetaminici e derivati del 25% a 210 mila (0,65%).

 

 

L'identikit del nuovo tossicodipendente, insomma, non ha più nulla a che vedere con l'eroinomane degli anni '70-'80 e ha ben poco da spartire anche con il cocainomane di un decennio fa. "In passato la dipendenza dalla droga era qualcosa che faceva fare una vita diversa", spesso ai margini della società, ricorda Gatti. Poi, nell'era di coca, stupefacenti da discoteca e pillole dell'amore, "drogarsi è diventata una forma di doping della vita quotidiana": un 'aiutino' per illudersi di poter competere sul lavoro, nel tempo libero e perfino a letto con performance da medaglia d'oro. "Ora le cose sono ancora cambiate", nota Gatti. "

Oggi se assumi sostanze conduci una vita assolutamente normale

, in cui la droga non entra. Poi, un giorno che decidi tu, prendi qualcosa - non importa cosa - che possa alterarti profondamente. Quindi riprendi la vita di tutti i giorni". E questa, precisa l'esperto, "è una situazione in cui una sostanza vale l'altra, alcol compreso. Tutto quindi si può mischiare, anche se non si sa bene cosa e che effetto farà".

 

 

Il nuovo volto della droga "non ha più a che fare con la tossicodipendenza vera e propria", insiste lo specialista dell'Asl di Milano. "Non si utilizzano più abbinamenti specifici tipo alcol-eroina, alcol-cocaina, ero-coca-cannabis, combinazioni meditate dettate dalla voglia di 'gustarsi' l'effetto associato a una o all'altra sostanza. Piuttosto,

si combina tutto in maniera indifferente. Perché l'unico scopo è alterarsi il più possibile

", perdere il contatto con la realtà, almeno per un attimo. "Ma proprio perché si mischia tutto, nessuno sa esattamente cosa e in che dosaggi compra, né può prevedere l'effetto delle sostanze assunte insieme". Il rischio di questi 'viaggi', insomma, è non riuscire più a tornare.

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Contenuto Redazionale Il Peso dell'anima

Questo progetto ha un obiettivo ambizioso: realizzare un modello d’intervento che sia in grado di monitorare il territorio, leggere e decodificare le richieste provenienti dal mondo giovanile e non, elaborare la domanda e formulare un progetto di intervento preciso che sia partecipato, continuato, intenso, verificabile e trasversale, nel senso di collegare o attraversare le diversi fasi di un percorso di prevenzione, cura e riabilitazione. In questo anno l’equipe di operatori di strada sarà presente su tutto il territorio dell’ASL Na 3 Sud, soprattutto negli ambiti territoriali N. 8, 9, 10, 11 e 12, partecipando a tutti gli eventi locali. Inoltre, potrai trovare altri servizi presso le 5 unità periferiche sorte con il compito di fornire informazioni, counselling, colloqui motivazionali, gruppi di auto - mutuo aiuto e qualunque altro bisogno possa essere orientato verso i servizi pubblici e privati già operanti sul territorio. Giorni e attività info-point Ser.T. Pomigliano d’Arco tel. 081/8842569 Centri d’Ascolto: Ass. Il Pioppo Onlus CSE Zahir tel. 081/8849816 Giovedì 9.00/13.00 Ass. La casa di Pat Onlus tel. 081/8841536 Mercoledì 18.00/21.00 Coop. Sociale Gulliver tel. 081/8972698 Martedì 17.00/20.00 Coop. Sociale A.r.l. La città di Remo tel. 081/8656518 Lunedì 16.00/19.00 Coop. Sociale S. Gavino Onlus tel. 081/8263585 Venerdì 16.00/20.00
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ITALIA - Droga e alcool. Un milione di minorenni a rischio dipendenza


Aduc Droghe - L'adolescenza e' l'eta' difficile per antonomasia. E i numeri riferiti dagli esperti italiani riuniti a Milano per il congresso della Societa' Italiana di Psichiatria lo confermano: si stima che circa un milione di ragazzi e ragazze fra i 14 e i 18 anni faccia uso di alcol e droghe, rischiando di scivolare nell'abuso e nella dipendenza.
I dati indicano che circa il 20 % dei giovani dai 15 ai 34 anni ha fatto o fa uso di ecstasy, il 23% ha provato la cannabis, il 2% la cocaina; otto ragazzi su dieci bevono alcol, che e' considerato il principale fattore di rischio di invalidita' e mortalita' prematura per i giovani dato che secondo il World Health Report l'eccesso di alcol e' la causa di un decesso su quattro nella fascia di eta' fra i 15 e i 29 anni.
Il consumo di alcol in giovane eta' si associa inoltre a un maggior rischio di abuso di sostanze, droghe e disturbi depressivi nella vita adulta e secondo l'ISTAT proprio nella fascia di eta' fra i 14 e i 16 anni si stanno registrando i maggiori incrementi nel consumo di bevande alcoliche. Ma il dato piu' allarmante e' dato dalla drammatica cifra di 30mila giovanissimi* che ogni anno, in preda al disagio di vivere, tentano di togliersi la vita, mentre si ipotizza che siano addirittura dieci volte di piu' i ragazzi e le ragazze che almeno una volta hanno pensato al suicidio; circa 120, purtroppo, riescono ogni anno nel loro intento.
Mancano pero' strutture in grado di seguire e curare questi adolescenti con forte malessere psichico: scuola e famiglia sono chiamate ad accorgersi dei segnali di sofferenza per intervenire prima che sia troppo tardi. "Non abbiamo dati italiani precisi sui comportamenti a rischio in adolescenza - spiega Massimo Clerici, docente di psichiatria all'universita' di Milano-Bicocca - ma e' verosimile che le stime effettuate sulla base di ricerche europee e statunitensi non si discostino molto dalla realta' del nostro Paese. Vediamo ad esempio che il consumo di alcol anche nel nostro Paese sta aumentando nella fascia d'eta' giovanile e che il primo incontro con un alcolico e' sempre piu' precoce; crescono inoltre i tentativi di suicidio e comportamenti parasuicidari ad alto rischio a cui purtroppo si da' ancora poca importanza, come la "moda" di procurarsi volontariamente ferite e tagli. In tutti questi casi ci sono disturbi dell'autocontrollo e impulsivita' che possono essere acuiti dall'abuso di sostanze e da patologie mentali sottostanti". Alcol e sostanze spesso vanno a sommarsi a disagi psicologici degli adolescenti: gli esperti stimano infatti che uno su tre soffra di ansia, quasi il 15 % di disturbi dell'umore che nella maggioranza dei casi compaiono intorno ai 13 anni. Si stima che dal 5 al 15% degli adolescenti pensi al suicidio, mentre ogni anno tenta di togliersi la vita circa l'1 % dei ragazzi; il 10% riprova nel giro di sei mesi dal primo tentativo, il 40% entro meno di due anni. I decessi per suicidio in Italia sono circa 120 ogni anno, con i ragazzi che si tolgono la vita sei volte piu' spesso rispetto alle ragazze; si tratta della terza causa di morte nella fascia d'eta' adolescenziale ed e' percio' un problema su cui e' necessario porre l'attenzione.

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SCIATRICE MORÌ A 19 ANNI. L'ESPERTO: "COLPA DELL'ECSTASY"

Kristel Marcarini, la giovane bergamasca di 19 anni, campionessa di sci, morta nell'aprile del 2008 dopo una serata in discoteca, è deceduta a causa di un edema cerebrale massivo dovuto all'assunzione di ecstasy. Lo ha confermato questa mattina al processo che vede imputati a Bergamo due giovani lecchesi, il professor Mario Restori, dell'Istituto di medicina legale di Brescia e consulente dell'accusa. Secondo l'esperto, dunque, la morte della ragazza, che non soffriva di altre malattie, sarebbe dovuta proprio al consumo della pasticca, che lei stessa aveva dichiarato di aver ingerito prima di morire. Oggi in aula a Bergamo si è presentato solo uno dei due imputati, Antonino Romano, venticinquenne di Calolziocorte (Lecco), accusato di aver assistito all'episodio di spaccio. Il giovane ha rigettato le accuse, raccontando di non aver mai spacciato e di aver acquistato in passato dell'ecstasy solo per uso personale. Insieme a lui, sul banco degli imputati c'è anche Maurizio Piazza, 25 anni, di Olginate (Lecco), oggi assente, che secondo l'accusa sarebbe colui che materialmente ha venduto la pasticca a Kristel Marcarini e alle sue amiche.

 

Leggonline

 

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Assumere droga in diretta tv? In Inghilterra fa scalpore Drugs Live

Lo hanno presentato come il primo studio scientifico “dal vivo” sugli effetti dell’ecstasy, la pillola da sballo nelle discoteche di mezzo mondo. Ma la prima puntata è stata bollata come una “pubblicità per la droga”, una maniera ben poco scientifica di reclamizzare l’ecstasy come se si trattasse di un prodotto innocuo, l’ideale per entrare nei paradisi artificiali senza rischio di conseguenze negative. Così Drugs Live, il programma lanciato giovedì da Channel Four, una delle principali reti britanniche private, ha scatenato subito vibranti polemiche e ha messo sotto accusa gli ideatori della trasmissione.
Certo è che un “reality show” del genere, perché di questo in sostanza si tratta, non si era mai visto. La tv verità sbocciata sulla scia del Grande Fratello e delle sue imitazioni ci ha fatto vedere sesso, botte, litigate, parolacce, exploit di tutti i tipi, ma non era arrivata a mostrare volontari che fanno uso di stupefacenti per vedere l’effetto che fa. Venticinque partecipanti, tra cui un vicario anglicano e lo scrittore Lionel Shriver, hanno ingerito una pillola da 83 milligrammi di Mdma, ecstasy allo stato puro, o un placebo, per verificare le loro differenti reazioni. I “concorrenti”, diciamo così, anche se non c’erano vincitori e nessuno (fortunatamente) è stato “eliminato” nel senso più ampio del termine, erano monitorati da un team medico, che li ha sottoposti a una serie di test, tra cui uno scan del cervello, per controllare subito cambiamenti dell’umore, delle emozioni e della memoria.

Solo uno, un ex-soldato delle Sas, le truppe d’elite delle forze armate britanniche, è apparso avere un responso negativo, mentre la maggioranza ha descritto sensazioni di benessere, euforia e calore. In compenso non si sono fatte attendere le reazioni negative. Una telespettatrice ha scritto su Twitter: “Gli adolescenti devono avere pensato che era una bella pubblicità per l’ecstasy”. Un altro ha aggiunto: “Questo fine settimana ci sarà la coda per acquistare ecstasy”. Un terzo ha fatto un commento positivo, ma che ha involontariamente ribadito la controversia: “Dopo aver visto la prima puntata mi è venuta voglia di drogarmi per la prima volta in vita mia”.
A rafforzare le polemiche c’è il fatto che il programma è stato concepito dal professor David Nutt, un docente dell’Imperial College di Londra, licenziato dal governo nel 2009 dal suo incarico di “zar della lotta alla droga”, per avere dichiarato che l’ecstasy è “meno pericoloso che andare a cavallo”. Jon Snow, noto giornalista di Channel Four e conduttore della trasmissione, difende l’iniziativa, sostenendo che “ricerche in questo campo sono di vitale importanza perché incredibilmente nessuno sa come funziona l’ecstasy e che danni faccia”. Ma i critici di Drugs Live replicano che su 65 minuti di programma solo 3 sono stati dedicati a un esperto che metteva in guardia contro i rischi di questo tipo di droghe. E i giornali commentano che, come sempre con i reality, l’unico vero scopo sembra quello di suscitare curiosità morbosa e fare audience.

www.kataweb.it/tvzap/2012/09/29/nuovo-reality-shock-ecstasy-ai-concorrenti-765568/

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Intervista a Leopoldo Grosso - Gruppo Abele

  

 Gruppo Abele - Dall'ultimo rapporto dell'osservatorio europeo sulla droga (Oedt), presentato a Novembre,  emerge che il consumo di cocaina nei Paesi dell'unione, Italia compresa, è in crescita, con 4 nuovi milioni di consumatori nell'ultimo anno. Raddoppiata in dieci anni la percentuale di ultraquarantenni in cura per tossicodipendenza, come anche il numero dei decessi causati dalla cocaina nel 2009 rispetto all'anno precedente. Tra mancanze di fondi e consumi che cambiano, i servizi di cura cercano nuove strade. E in alcune nazioni europee si sperimenta la cura via internet. Abbiamo chiesto una lettura approfondita dei dati dell'Oedt a Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele e  consulente per il Ministero delle politiche sociali durante l'ultimo governo di centro-sinistra.  Oggi circa il 20% delle persone che si rivolge per la prima volta ai servizi di cura delle tossicodipendenze indica come prima sostanza di abuso la cocaina. Come si risponde a questa emergenza? 

Per la cura della dipendenza da cocaina le terapie farmacologiche sono oggi insufficienti, quindi è necessario un investimento nelle terapie psicosociali, come ad esempio l'organizzazione di weekend "monitorati" per le persone che vogliono disintossicarsi in alternativa ad atteggiamenti di consumo che si concentrano prevalentemente nei fine settimana. Per svolgere azioni terapeutiche di questo tipo rispondendo ad esigenze che sono cambiate, i servizi, dai Sert alle accoglienze, sono chiamati a unire le forze, anche per fare fronte ai tagli che negli ultimi anni interessano proprio il settore della cura e della prevenzione. I servizi devono inoltre distinguere tra consumatori che hanno approcci diversi alla sostanza: non ci può essere medesimo trattamento per chi sniffa, fuma o inietta cocaina. È necessario infine potenziare la rete degli interventi, affinché le azioni messe in atto in questo campo siano frutto di una politica di concerto, dai pronto soccorso ai controlli stradali. 

L'Osservatorio europeo sulle droghe segnala l'aumento dei consumatori ultraquarantenni in cura, passati dal 10 al 19 percento in dieci anni. In questa fascia pare incidano molto la condizione sociale e gli elevati tassi di disoccupazione. Come leggi questo dato, è una tendenza riscontrabile anche nel nostro paese?

Difficilmente si può individuare un "identikit del consumatore". Il consumo di cocaina è traversale, riguarda occupati, disoccupati, studenti e anche casalinghe. Tendenzialmente la cocaina richiede una certa disponibilità di denaro e quindi per quanto riguarda il modo di consumo prevalente, quello di sniffarla, si tratta in genere di persone che dispongono di un reddito adeguato, essendo bassa in questo caso l'associazione tra cocaina e delinquenza per procurarsi il denaro per la sostanza. Le caratteristiche dei consumatori però cambiano se si guarda alle persone che si iniettano la cocaina in vena.

Le morti causate dal consumo di cocaina  sono raddoppiate in un anno. Secondo il direttore dell'osservatorio Wolfgang Goetz: "Troppi europei considerano ancora il consumo di cocaina come un accessorio relativamente innocuo di uno stile di vita di successo". Cosa ne pensi?

Sono d'accordo. Il fatto che la cocaina sia prevalentemente sniffata fa sí che non venga percepita dal consumatore come una droga particolarmente rischiosa. Inoltre le morti da cocaina sono spesso sottostimate a livello statistico, perché i loro sintomi assomigliano molto a quelli dell'infarto. Le conseguenze per la salute sono invece gravi, così come quelli sull'alterazione dei comportamenti. È una sostanza per cui il controllo da parte della persona che ne fa uso, sebbene sia maggiore rispetto a quello dell'eroina, è per molti comunque "al limite".

Per quanto riguarda il consumo di eroina, il rapporto segnala che, dopo una diminuzione nei primi anni Duemila, la tendenza è stabile o in aumento. A che punto siamo con le politiche di riduzione del danno?

È necessario lavorare su una nuova fascia di consumatori di eroina che si affacciano ai servizi e che usano la sostanza in maniera diversa dai loro predecessori: fumandola. Per loro i servizi di cura devono sicuramente lavorare sulla riduzione dei consumi, ma soprattutto sull' "aggancio" precoce, facendo percepire il rischio di cadere nella dipendenza, di cui sono generalmente poco consapevoli, associando la dipendenza dalla sostanza all'utilizzo della siringa. Oggi però, a fronte delle necessità di rispondere ad un panorama dei consumi che, come denuncia l'Osservatorio europeo, evolve e solleva problemi nuovi, ci si trova a doverli gestire con meno risorse di prima. Questo non è serio se si vuole condurre una vera e propria lotta sui fronti della prevenzione, della cura e della gestione del fenomeno.

 In alcuni paesi come Germania, Regno Unito, Olanda si sta facendo strada un approccio innovativo, il trattamento via internet. Cosa ne pensi?

Internet può essere uno strumento per fare prevenzione, attraverso una buona informazione. Si possono mettere in Rete test che restituiscano alle persone la percezione del proprio stato di dipendenza e fornire l'occasione per un aggancio alla cura. Ma non vedo oggi una possibilità di cura attraverso internet, se non come strumento che può al limite accelerare i tempi di cura, perché si intercetta prima il bisogno e perché si aiuta a raggiungere la consapevolezza di trovarsi in una condizione di dipendenza.

 Secondo il capo del dipartimento delle politiche antidroga Giovanni Serpelloni e il sottosegretario Carlo Giovanardi i dati dell'Oedt per l'Italia non sono attendibili. Risalgono infatti al 2008 e non tengono conto della relazione annuale del parlamento che ha rilevato, nel 2009, una forte diminuzione dei consumatori. Un'obiezione plausibile?

Trovo questa polemica sterile. I cambiamenti non si misurano sulla distanza di uno o due anni. Per poter affermare che l'andamento dei consumi sia effettivamente cambiato bisognerebbe aspettare almeno cinque anni. Inoltre le ragioni di eventuali cambiamenti sono ascrivibili a processi molto complessi, in cui la mera azione di governo incide solo fino a un certo punto.

 

 

(Manuela Battista)

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