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L’oppio si ottiene incidendo le capsule non ancora mature del Papaver Somniferum (papavero sonnifero) e lasciando essiccare al sole la resina che ne fuoriesce.

L'oppio grezzo contiene circa 20 tipi di alcaloidi, composti organici azotati dotati di elevata azione farmacologica a livello del sistema nervoso.

Tra questi alcaloidi sono presenti alcune sostanze di diffuso uso clinico nella terapia del dolore come la codeina, la papaverina, la narcotina. L'alcaloide principale dell'oppio è la morfina. Per le sue elevate propriet...

Gli oppiacei sono dei potenti analgesici, le proprietà  euforizzanti ed anestetizzanti  procurano un senso di rilassamento, distacco dalle proprie emozioni ed indifferenza rispetto a qualsiasi percezione negativa.

Il nostro cervello è capace di produrre autonomamente sostanze oppiacee dette endorfine, che hanno effetti inibenti e depressori sul Sistema Nervoso Centrale.

L’oppio e i suoi derivati agiscono con meccanismi molto simili a quelli delle endorfine anche se gli effetti prodotti sull’organismo sono molto più forti.  ...

L'uso dell'oppio è attestato sin nei primi testi scritti prodotti dall'uomo. Hul gil, l'ideogramma con cui i Sumeri indicavano, già nel 4000 a.C., il papavero da oppio stava per pianta della gioia dimostrando così come le antiche popolazioni della Mesopotamia conoscessero bene le proprietà euforizzanti del succo di tale pianta.

Nella mitologia greca e romana l'oppio era una presenza ricorrente. Un mito raccontava come Demetra, la dea della terra feconda, sorella di Zeus, usasse il papavero per alleviare il...

Quando si parla si sostanza psicotrope illegali l’eroina non è semplicemente una sostanza tra le altre, ma la sostanza. E’ attraverso l’esplosione dell’emergenza sociale dovuta alla diffusione dell’eroina agli inizi degli anni ottanta che la gran parte dell’opinione pubblica viene a contatto col problema “droghe” ed è su quel tipo di emergenza che si sono organizzate le risposte delle istituzioni.  
Ad essa è legata indissolubilmente la figura del tossico, prototipo vivente degli effetti di emarginazione...

I più votati, eroina

Cronaca immaginaria da una città dove la vendita di droga è stata legalizzata

L'eroina non è più proibita e...

Di Taradash Marco - 6 aprile 1993

L’eroina non è più proibita e…

Cronaca immaginaria da una citta’ dove la vendita di droga è stata legalizzata

MILANO 1997

di Marco Taradash

SOMMARIO: Basta spacciatori. Reati diminuiti del 30 per cento. Aids in calo. Vivremmo davvero così se gli stupefacenti non fossero più fuorilegge? Il leader degli antiproibizionisti racconta a “Epoca” un’ipotetica giornata senza guerra per la dose. Che comincia davanti al coffee-schop Luna Grigia.

(EPOCA, 6 aprile 1993)

Marco taradash, 43 anni, parlamentare della lista antiproibizionista, è tra i promotori del referendum contro la legge sulla droga per cui saremo chiamati a votare il 18 aprile. Epoca gli ha chiesto di descrivere che cosa succederebbe concretamente in Italia se la vendita di sostanze stupefacenti fosse legalizzata.

Il “Luna Grigia” apre fra poco, alle 10 del mattino, e i primi clienti hanno formato un piccolo capannello già da alcuni minuti. Sono studenti di giurisprudenza della Statale, che approfittando della pausa fra le lezioni sono venuti a fare rifornimento in questo coffe-shop, il primo degli ottanta finora aperti in città (oltre che il primo in Italia), che dista poche centinaia di metri dalla loro facoltà. Davanti alla rivendita nessuna insegna particolare: è proibito esporre il simbolo della marijuana, per cui tutti i locali del genere hanno scelto come richiamo una piccola luna, seguendo proprio l’esempio di questo. Quando entriamo le macchine del caffè sono già calde. Ordino un cappuccino, e chiedo la lista dei prodotti.

Milano è stata la prima città a tradurre in pratica integralmente, anche se con una certa gradualità, la nuova legge sulla droga. Oggi, dopo le furibonde polemiche della prima ora, la città comincia a fare qualche valutazione più distaccata su quanto è avvenuto.

Come è noto, la situazione del narcotraffico a Milano e nel suo Hinterland era sfuggita a ogni controllo ormai da alcuni anni. La città e la regione detenevano tutti i peggiori record riguardo alla mortalità per overdose e per Aids fra i tossicodipendenti. Il carcere di San Vittore, divenuto un focolaio di epidemie per la città, era meta delle troupe televisive di tutto il mondo. Allarmante sotto ogni profilo era la situazione dell’ordine pubblico.

Già nel febbraio 1993, durante un’audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia, il capo della locale Procura distrettuale antimafia aveva dichiarato che il controllo del territorio milanese era conteso da ben 40 bande mafiose o criminali. Queste nell’anno precedente si erano rese responsabili di 322 omicidi volontari, una cifra che trovava riscontro soltanto nel palermitano. Se la droga uccideva i tossici e le armi decimavano gli spacciatori, il denaro della droga avvelenava l’economia lombarda. Le organizzazioni degli imprenditori e la Camera di Commercio non si stancavano di denunciare gli altissimi tassi di inquinamento dell’economia legale dovuti al riciclaggio delle narcolire (non a caso la prima associazione antiproibizionista fra imprenditori, RED - Regolamentazione della Droga, era nata proprio a Milano nel 1992).

La goccia che aveva fatto infine traboccare il vaso erano state le durissime polemiche fra i cittadini e la polizia. Non passava settimana, negli ultimi mesi prima del varo della nuova legge, senza che avvenissero scontri fra gruppi di spacciatori e cittadini decisi a farsi giustizia da sé. Nonostante le retate delle forze di polizia, che ogni tanto riuscivano a ripulire questo o quel quartiere, si accendevano a ritmo incessante sempre nuovi focolai di tensione. Alla fine c’era scappato il morto e la sperimentazione da anni richiesta dal partito trasversale della legalizzazione aveva avuto inizio.

Il proprietario della “Luna Grigia” è un giovane imprenditore, con precedenti esperienze nell’editoria universitaria: da anni era - racconta - un forte fumatore di “erba” (per combattere la nevrosi e dormire la notte, dice) ed ha pensato di mettere a frutto la sua esperienza di gourmet della cannabis. Mi spiega le più sottili differenze di aroma e di effetti fra libanese rosso, afgano nero, le foglie del Marocco, quelle della California e quelle dell’Aspromonte. Le estere sono certamente migliori, ma anche le erbe nazionali, ora che è possibile sperimentare incroci e ibridazioni, non sono più l’acqua fresca di un tempo. La Manifattura Calabra, di proprietà al 50% della Regione e al 50% di una cooperativa di produttori, ha assunto, alla sua costituzione, alcuni fra i migliori agronomi degli ex Monopoli di Stato del tabacco e comincia a produrre anche per l’esportazione (in Olanda, naturalmente).

Una ragazza, Luisa R., sceglie la sua erba e paga: 30 mila lire per una busta da 2,5 grammi, che gli basterà per un mese. Carta marroncina, senza fregi, con su la scritta: “Questa è una droga, danneggia gravemente la salute”, l’indicazione del contenuto di THC (il principio attivo), e quella del paese di provenienza. Prima che la legge entrasse in vigore Luisa spendeva, per la stessa quantità e qualità, quattro volte tanto. Un paio di spinelli costano oggi più o meno quanto un pacchetto di sigarette. La nuova legge punisce (con sanzioni amministrative, a meno che non vi sia sospetto di spaccio, perché allora si rischiano anni di galera) la detenzione di oltre trenta grammi di erba, oltre 6 grammi di cocaina, e oltre 3 grammi di eroina. Inoltre è vietato il consumo pubblico di tutte le sostanze stupefacenti (le ammende sono salate: da 200 mila lire fino a 2 milioni, salvo che non si incappi nel reato penale di “incitamento indiretto al consumo”, che può comportare l’arresto). Pene severissime per chi si mette al volante dopo l’uso di qualsiasi sostanza.

Gli ottanta coffee-shop di Milano funzionano a pieno ritmo, e altri ne apriranno presto, ma, dicono le autorità, non c’è stata l’esplosione del fenomeno che molti temevano. Sebbene sia difficile fare paragoni con gli anni del Proibizionismo, quando evidentemente nessuno poteva fare statistiche, non sembra che i consumi di canapa siano aumentati molto fra i giovani, grazie anche alla campagna di informazione e prevenzione che ha preceduto il varo della nuova legge.

I controlli nei coffee-shops sono rigorosi e finora nessuno ha violato le regole del gioco: questi non possono essere ubicati in prossimità di scuole, ospedali e centri sportivi, vi è vietato l’ingresso ai minori di 16 anni, e vi si possono vendere soltanto derivati della canapa, oltre a caffè e the. Sono vietati vendita e consumo di alcolici di ogni tipo, ultravietate le altre sostanze stupefacenti, la cui semplice presenza nel locale può far saltare la licenza (è successo a Roma). Inoltre vi si possono tenere in visione giornali e riviste ma non ne è permessa la vendita. Il senso generale di questa regolamentazione è di non rendere attraenti i coffee-shop per chi non abbia un preciso interesse nella merce che vi si vende, oltre che, ovviamente, di tenere separate le cosiddette droghe leggere da quelle pesanti. La legge proibisce anche di cedere a terzi la propria “erba”, ma finora la polizia è intervenuta soltanto in caso di acquirenti minorenni e non si ha notizia di un vero e proprio mercato grigio.

La regolamentazione della marijuana è stata la più semplice e la più rapida: praticamente è stata ripresa - con qualche restrizione in più, che vedremo fra breve - l’esperienza olandese iniziata già negli anni settanta. La cosa ha subito funzionato e le polemiche sono cessate pochi mesi dopo l’entrata in vigore della nuova legge sulla droga. Più controversa invece è la situazione per l’eroina e la cocaina. Legalizzare significa assumere il controllo sulla produzione e la distribuzione delle sostanze stupefacenti, sottraendolo alla criminalità organizzata. L’obiettivo è di scoraggiare il consumo delle sostanze legalizzate, senza però renderlo così difficile da far rinascere il mercato nero: un difficile gioco di equilibrio.

Per l’eroina il nostro paese ha scelto il modello sanitario di riduzione del danno: l’obiettivo resta la disintossicazione, ma altrettanto valore viene dato alla qualità della vita del consumatore, per evitargli rischi di morte per overdose, di infezione da Aids, o di finire in carcere. La produzione dell’eroina legale è stata affidata ad industrie farmaceutiche private, ma il controllo sulla quantità e qualità del prodotto, oltre che sulla distribuzione è di stretta competenza del Governo. Accordi commerciali internazionali - coi governi di Turchia, Polonia e Russia - consentono l’approvvigionamento della materia prima, l’oppio. I costi di produzione sono bassissimi: ciò che prima sulla strada veniva venduto a 60 mila lire, oggi lo si potrebbe acquistare a 600 lire. La produzione dell’eroina del resto non si differenzia da quella della morfina, da sempre presente a bassissimo costo nel mercato legale.

A Milano sono già aperti 35 grandi centri pubblici mentre un’altra ventina opera presso cliniche private convenzionate; inoltre sono numerosi i medici convenzionati che hanno avuto l’affidamento domiciliare del servizio. Chiunque abbia la prescrizione medica può ricevere l’eroina, ma essa non è in vendita: viene infatti distribuita gratuitamente presso gli speciali Centri di Intervento Sanitario (CIS) che lavorano in stretto contatto con i servizi per i tossicodipendenti e le comunità di recupero, il cui numero in Lombardia è triplicato negli ultimi sei mesi.

Ai centri pubblici si rivolgono i consumatori che hanno accettato di registrarsi (in modo anonimo) presso l’albo comunale. Ad essi vengono proposte soluzioni alternative all’uso della droga o farmaci sostitutivi, ma anche modalità diverse, meno nocive: come l’ingestione dell’eroina per via orale al posto dell’iniezione. Dopo le prime incertezze il meccanismo ha preso a funzionare a pieno ritmo: sono già più di 7 mila nella sola Milano le persone che hanno ricevuto la speciale carta di credito che dà diritto, oltre all’eroina, anche al cosiddetto “trattamento integrato di recupero”, che può comprendere anche buoni pasto e buoni letto. I consumatori occasionali - che devono procurarsi la ricetta volta per volta, firmando una sorta di “liberatoria” che sgrava il medico da ogni responsabilità - si rivolgono generalmente ai centri privati o ai medici convenzionati: già oggi oltre il 50% preferisce lo sciroppo di eroina alla fiala da iniettare, e questo ha ridotto enormemente i rischi di AIDS.

Tutta la rete (centri pubblici, privati e medici convenzionati) risponde al Programma Comunale per la Lotta alla Tossicodipendenza (PCLT) che definisce l’indirizzo degli interventi. L’eroina è distribuita, a Milano come nelle altre città, soltanto ai residenti o a chi possegga quella che in gergo si chiama “passaporto diplomatico” (l’autorizzazione medica per i fuori sede), e la legge punisce con pene molto severe il possesso di oltre tre grammi (trenta confezioni) di sostanza.

Per la cocaina si è scelta una terza via ancora: vendita in farmacia senza prescrizione medica ai maggiori di 18 anni. Produzione affidata all’istituto farmaceutico militare, prezzo di vendita 50 mila lire al grammo (contro le 250 mila del vecchio mercato illegale), divieto di possesso di oltre sei grammi, multe salatissime per l’uso in pubblico e - ovviamente - pene severe per chi si mette al volante dopo una “presa”. Svariate analisi di mercato avevano dimostrato che restrizioni eccessive avrebbero favorito la sopravvivenza del mercato nero: la maggiore facilità di acquisto della cocaina rispetto alle altre sostanze trova la sua giustificazione sia nella fascia sociale dei consumatori, medio-alta, sia nelle caratteristiche del mercato da stroncare. La cocaina infatti non era quasi mai venduta per strada, ma attraverso una discreta rete di venditori al dettaglio che smerciavano partite del valore medio di un milione, un milione e mezzo. Ogni confezione porta un avviso molto dettagliato sui rischi dell’uso della cocaina per la salute e il governo si augura che, soppresso il mercato criminale, la cocaina passi presto di moda.

La nuova legge ha prodotto, sotto il profilo dell’ordine pubblico, buoni risultati in tutta Italia. Anche per le misure straordinarie che l’hanno accompagnata: eccezionali sconti di pena per gli spacciatori rei confessi, e per i grandi trafficanti disposti a denunciare tutta la rete di traffico da loro controllata. A protestare più vivacemente contro queste norme erano stati - insieme all’estrema destra - proprio i settori del movimento per la legalizzazione contrari alla cosiddetta cultura “premiale”, ma alla fine l’esito dell’operazione aveva dato ragione al Governo. Ne dava la misura il ritmo di lavoro al Palazzo di Giustizia: neppure nelle ore più calde della storica inchiesta su Mani Pulite si era visto un tale andirivieni di poliziotti, magistrati e inquisiti.

Oggi in città eroina, cocaina e hashish sono ormai scomparse dalla strada e gli atti di delinquenza, nei primi sei mesi dal varo della legge, sono diminuiti del 30%. L’esempio milanese incoraggia gli amministratori di altre città, specie del Sud, dove, a causa dei ritardi nell’entrata in funzione dei servizi, lo spaccio in una certa misura continua, anche dopo lo smantellamento della rete mafiosa. Anche la rigidissima commissione degli osservatori CEE appare intenzionata a esprimere un parere favorevole perché a fine anno venga rinnovata la convenzione che consente all’Italia di continuare la sperimentazione.

http://www.radioradicale.it/exagora/leroina-non-e-pi-proibita-e

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Droga, la svolta dei grandi del mondo "E' il momento di legalizzarla"

 

Clamoroso cambiamento di strategia nel rapporto della Global Commission on Drug Policy dopo gli anni della repressione che hanno rappresentato un fallimento. "Va trattata come una questione sanitaria". Nell'organismo Kofi Annan, Paul Volcker, Mario Vargas Llosa, Richard Branson - di Angelo Aquaro

 

LaRepubblica - NEW YORK - Cinquant'anni di guerra alla droga hanno fallito e all'Onu non resta che prenderne atto. Dicendo basta alla criminalizzazione e trattando l'emergenza mondiale per quello che è: una questione sanitaria. Di più: legalizzando il commercio delle sostanze stupefacenti - a partire magari dalla cannabis. Firmato: l'ex presidente dell'Onu che di questa politica fallimentare è stato uno dei responsabili, cioè Kofi Annan. Ma anche Ferdinando Cardoso, George Schultz, George Papandreu, Paul Volcker, Mario Varga Llosa, Branson. I grandi del mondo della politica, dell'economia e della cultura mondiale - che certo nessuno si sognerebbe mai di associare a un battagliero gruppo di fumati antiproibizionisti.

La clamorosa dichiarazione verrà resa nota oggi a New York in una conferenza stampa: il primo atto di una grande campagna mondiale che raccoglie e rilancia tante idee di buon senso che troppi governi (compresi quelli che loro amministravano) continuano a negare. Lo slogan è efficace: "Trattare i tossicodipendenti come pazienti e non criminali". E l'obiettivo è più che ambizioso: cambiare radicalmente i mezzi che Stati e organismi internazionali hanno fin qui inutilmente seguito per sradicare la tossicodipendenza. Il traguardo è una petizione da milioni di firme che verrà presentata proprio alle Nazioni Unite per adottare le clamorose conclusioni dei "saggi": su cui certamente si scatenerà adesso un dibattito internazionale.
 

Continua a leggere sul sito di Repubblica

 

 

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Ridiamoci su che sono ancora vivo....

Ciao a tutti vorrei raccontarvi una mia esperienza interessante.
Premetto che non essendomi mai bucato in 8 anni di abuso di eroina ero convinto di non poterci morire infatti pensavo (e non mi sbagliavo) che fumando mi sarei sicuramene addormentato prima di raggiungere il limite....
Infatti così è stato un giorno ero solo e mi sono fumato all' incirca 2-3 grammi di roba.
Poi siccome non bastava ho pensato di fumarmi una cannetta per far salire la stecca per bene....
Sfattissimo non avevo voglia di andare in terrazza ma non potevo manco far spuzzare tutta casa (come se tre pezzi di roba non la facessero spuzzare ;) ma a quello non ci pensavo), così girata la mia cannetta mi affaccio alla finestra e l' accendo.
Dopo qualche tempo ovviamente non so quanto mi sveglio.
Completamente disorientato da quel che vedo non connetto che succede.
Sono sospeso in aria al terzo piano ma questo nel risveglio non lo capisco vedo solo che sto a 5 metri da terra e sto guardando giù.
Insomma mi sono addormentato e mi sono accasciato alla finestra mezzo fuori dalla cintola in su e li mi sono addormentato con la canna in mano....
La roba è pericolosa mo penserete che sono un mona e che esagero ma è così solo che devi vivere la tua esperienza per capirlo quelle degli altri non contano...
Oggi è il terzo giorno pulito (quest esperienza è di 1 o 2 anni fa) speriamo che me la cavo ;) per buttarci un po di cultura... ;)
in bocca al lupo a tutti....

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Se la guerra alla droga viola i diritti umani

 http://b.vimeocdn.com/ts/145/050/14505095_100.jpgFuoriluogo - Diritti umani, sotto accusa la guerra globale alla droga: il relatore per il diritto alla salute Anand Grover chiede il superamento delle convenzioni internazionali e la regolamentazione legale delle droghe.

Giorgio Bignami commenta il rapporto Grover per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 3 novembre 2010. Scarica il testo del rapporto Grover nella sezione rapporti e ricerche delle Nazioni Unite sul mappamondo di fuoriluogo.it.

Fonte: Il Manifesto, di Giorgio Bignami 03/11/2010  

Il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite nutre gravi preoccupazioni per le violazioni di tali diritti provocate da quelle politiche anti-droga repressive e punitive che vigono in molti stati membri; politiche che spesso e volentieri - potremmo aggiungere - sono state direttamente o indirettamente incentivate proprio dagli orientamenti dell'Ufficio Droghe e Crimini delle stesse Nazioni Unite (Unodc). Perciò il suddetto Consiglio ha commissionato all'esperto indiano Anand Grover  (significativamente definito Relatore Speciale  sul Diritto di ciascuno a godere del massimo livello raggiungibile di salute fisica e mentale) di redigere un rapporto sugli effetti perversi delle politiche anti-droga, rapporto che è stato divulgato il 26 ottobre scorso.     Grover non soffre di peli sulla lingua: infatti il suo documento è una dura requisitoria sul fallimento di politiche antidroga nominalmente mirate al raggiungimento di una serie di obiettivi nel campo della salute, ma che hanno avuto effetti diametralmente opposti. Tale fallimento ha anche causato una elevata frequenza di violazioni dei diritti umani; e questo, a causa di una prevalenza quasi esclusiva di norme di legge e di sanzioni penali che non riconoscono le realtà degli usi e delle dipendenze da droghe. Le droghe - precisa Grover - hanno effetti deleteri sulle vite dei consumatori e sulla società, ma questo non giustifica i falsi rimedi che si insiste a usare. In particolare, tali politiche spesso agiscono come deterrenti contro il ricorso ai servizi; ostacolano le iniziative di promozione della salute; perpetuano la stigmatizzazione; di fatto creano rischi per la salute anche di coloro che non usano droghe. In molti casi si impongono anche limiti ingiustificati all'uso di farmaci (il riferimento  pare un avviso al nuovo direttore dell'Unodc che succede a Costa, l'ex ambasciatore russo Fedorov: nel suo paese metadone e scambio di siringhe sono ignoti, col risultato che la quasi totalità degli iniettori sono sieropositivi o già malati di Aids). La Convenzione Unica Onu sulle droghe del 1961 si autoproclama paladina della "salute e del benessere del genere umano": ma allora - continua Grover -  gli stati membri dovrebbero impegnarsi a fondo nelle iniziative di riduzione del danno (mentre da noi Giovanardi e Serpelloni hanno persino vietato l'uso di tale termine); spingere al massimo la depenalizzazione della detenzione e uso di droghe (mentre da noi la legge Fini Giovanardi del 2006 è andata nella direzione opposta); ottimizzare l'operato dei servizi ad hoc (mentre da noi i servizi ad hoc sono spesso alla canna del gas); rivedere normative e regole operative per ridurre al massimo le violazioni dei diritti umani (mentre da noi il rosario dei morti per repressione dell'uso di droga si allunga ogni giorno, da Federico Aldrovandi a Stefano Cucchi a Aldo Bianzino).  Insomma, il rapporto Grover mette a nudo una serie di gravi contraddizioni che possono accendere aspri conflitti: contraddizioni tra i principi cui nominalmente si ispirano gli atti sottoscritti nella sede Onu e le normative e le pratiche di un gran numero di stati membri; tra i vari organi delle stesse Nazioni Unite, alcuni dei quali . - come quello per la lotta all'Aids (Unaids) - sono fortemente impegnati nelle iniziative di riduzione del danno,  mentre altri - come l'Unodc - seguitano a privilegiare le attività di repressione, a costo di ignorare le frequenti violazioni dei diritti umani della war on drugs. (E forse non è casuale che sia stato nominato a capo dell’Unodc un esponente della Russia di Putin, sulla cui criminale guerra alle droghe non è necessario ritornare). Lo Stato  leader delle politiche proibizioniste e repressive, gli Usa, ha sempre avuto un ruolo determinante nell’indirizzare le politiche “dure” dell’Onu, ma gli equilibri di potere si stanno seppur lentamente modificando e del resto lo stesso rapporto Grover è un segnale di cambiamento.     L'appello di Anand Grover per una svolta nelle politiche anti-droga  sembra evocare quello eloquente e accorato di Abraham Lincoln nel memorabile discorso per il suo secondo insediamento presidenziale, durante la Guerra di secessione ("Teneramente speriamo -  ferventemente preghiamo -  che questo possente flagello della guerra possa presto avere fine ..." )

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"Dieci millimetri di acciaio nella carne"

 DROGA, CONSUMI 'STUPEFACENTI'un libro di Roberto Filibeck  Non passa giorno che la cronaca non propini notizie allarmanti sulla diffusione del consumo di droghe tradizionali e sintetiche. Arresti e sequestri in tutta Italia, la cocaina assunta quasi come uno ''stile'' di vita, il tossicodipendente non piu' una figura deviata della societa' ma l'individuo comune che vive tra di noi e abusa di queste sostanze per semplice ''sballo'' o per una sorta di prestanza sociale. Per sfatare il mito illusorio dello svago artificiale esaltato dalle droghe di ogni tipo, e per comprendere l'inesorabile discesa nella dipendenza e nel vortice maledetto di queste sostanze che devastano l'essere, e' interessante leggere il romanzo di Roberto Filibeck, 'Dieci millimetri d'acciaio nella carne'. Il racconto si snoda come un viaggio allucinato e conduce il protagonista fino al progressivo abbrutimento, privandolo dell' identita', preda di questa malattia dell'anima che e' la droga. Ma cio' che risalta con forte drammaticita' in quest'opera, oltre all'impatto sofferente e carnale con cui l'autore ci narra l'illusione di ''curare'' le proprie debolezze mediante la fuga nell'eroina, sono i dati statistici, lo scorrere delle cifre, i flash giornalistici che Filibeck ha messo insieme all'interno dell'opera, integrandole perfettamente con la narrazione dei fatti. ''La polvere d'angelo attrae sempre di piu', soprattutto i giovani under 35, maschi e le femmine tra i 15 e i 24 anni''. Parlando del dilagare delle droghe sintetiche, l'autore sottolinea che a partire dal 2007 c'e' stato un vero e proprio boom di queste sostanze, con un ''aumento vertiginoso dei sequestri, effettuati soprattutto nei locali notturni, pari a un piu' 193,67 per cento. Si e' cosi' passati dalle 133.979 dosi sequestrate nel 2006 alle 393.457 del 2007''. Sono numeri che evidenziano la crescita esponenziale dei consumi. Questo perche', nonostante gli ingenti sequestri di migliaia di chili di droga che arrivano in Italia con i mezzi piu' stravaganti, di cui l'autore ci offre un dettagliato resoconto per la ''fantasia'' adottata dai trafficanti, la media dei prezzi si e' notevolmente abbassata, e la cocaina dal 2001 al 2006 e' passata da 99 a 83 euro. Non stupisce pertanto citare, come fa l'autore, quella denuncia sorprendente del Cnr datata Giugno 2007, che rilevo' presenza di cocaina nell'aria di Roma. Altro che ponentino! Tra il romanzo ed il saggio, il volume e' si' l'opera di un giornalista che persegue il fatto di cronaca ed il reportage sociale, ma e' soprattutto la vicenda di un individuo caduto in una trappola per molti mortale, e le sue parole scandiscono forte e crudo il percorso della follia che corteggia tante persone.  www.ansa.it

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TOSSICODIPENDENZA: DUE DOMANDE CHIAVE

TOSSICODIPENDENZA: DUE DOMANDE CHIAVE
di Avram Goldstein

PRIMA DOMANDA CHIAVE: Come mai alcuni soggetti diventano tossicodipendenti in prima battuta, ed altri no? Perchè ad alcuni neanche piace l'effetto psicoattivo delle droghe che danno assuefazione e, quindi, non incominciano mai ad usarle? Perchè alcuni individui usano tali sostanze con moderazione e non passano mai ad un uso pesante e all'assuefazione?

Questa estrema variabilita' fra le gente riguarda tutte le sostanze assuefacenti, dalla nicotina all'alcool, dalla cocaina all'eroina. Non può darsi che ci siano fra la gente alcuni individui il cui "sentiero della ricompensa" sia in qualche modo deficitario, e che riescano a sentirsi "normali" soltanto se assumono un oppiaceo, per esempio, e che scoprono questo fatto quando incontrano l'eroina per la prima volta?

C'è chi sostiene che diventare tossicodipendenti e' una questione psicologica e non un problema biologico. Ma per quanto riguarda il comportamento, ciò che è psicologico è anche una questione di cervello. Fino a poco fa non c'erano modi per mappare il cervello umano vivente; ma ora le tecniche di immagine, come la risonanza magnetica (MRI) o la tomografia ad emissione di positroni (PET) lo hanno reso possibile. Così noi stiamo attualmente apprendendo, attraverso la tecnica delle immagini, quale circuito cerebrale media quel particolare comportamento.

L'anatomia e la chimica del cervello nella sua totalità sono all'inizio determinate da un programma nel nostro DNA. Poi, attraverso le esperienze di vita, sia l'anatomia (la circuitazione del cervello), che la chimica (i neurotrasmettitori e i loro recettori) vengono modificate. La maggior parte dei comportamenti sono determinati sia dalla genetica che dall'ambiente, con l'alternarsi, in ogni specifico caso, del predominio dell'una o dell'altro.

Un ricercatore mise insieme per i suoi studi sette paia di gemelli monozigoti, bambini e bambine di circa quattro anni. In un'occasione egli li predispose in gruppo per una fotografia, senza dare loro istruzioni particolari. Tutti noi abbiamo visto coppie di gemelli identici, e non siamo sorpresi da quanto questi soggetti si assomigliano fra di loro. Ma nella foto c'e' qualcosa di sorprendente. Non furono date istruzioni ai gemelli su come tenere le mani, ma osservando attentamente l'immagine, si vede come ciascun individuo della stessa coppia tiene le mani nello stesso, identico modo. Qualche gemello stringe la mano destra sulla sinistra, altri la sinistra sulla destra, altri stringono le mani a pugno chiuso, altri ancora le lasciano abbandonate sul grembo, e cosi' via. Ma ogni coppia mostra un identico comportamento anche in questa semplice questione di postura delle mani.

Un altro ricercatore mise insieme gemelli monozigoti che erano cresciuti separati, cosi che il comportamento identico non poteva essere attribuito ad influenze ambientali. E ancora la fotografia mostrava che gli individui della stessa coppia mantenevano identica posizione delle mani, delle gambe, della testa, e perfino la stessa espressione facciale. E queste somiglianze non si riscontrano nei gemelli dizigoti. Dunque, rispetto a questi comportamenti, la genetica sembra essere determinante.

Coloro che hanno dubbi sul fatto che la genetica influenza fortemente il comportamento, farebbero bene a considerare il comportamento dei cani lavoratori, che sono cresciuti in modo specifico per certi comportamenti, come riportare, puntare, attaccare, o tenere insieme il gregge. Nella nostra famiglia c'e' un pastore australiano che non ha mai visto una pecora in vita sua e che e' stato separato dalla madre prima che potesse insegnargli il mestiere. Eppure quell'animale tiene insieme la famiglia con grande determinazione ogniqualvolta si va in giro con figli e nipoti. Non permette a nessuno di allontanarsi dal gruppo.

Ora, che c'entra tutto questo con l'assuefazione all'eroina? Gli studi sugli animali ci dicono che generazioni di topi e di ratti possono essere allevate con la volontà o la non volonta' di auto somministrarsi eroina per facilitare od impedire di divenire tossicodipendenti. Nel caso dell'alcool sappiamo veramente che ci sono degli individui predisposti (vulnerabili) all'assuefazione. La consapevolezza ci proviene dalla famiglia, dai gemelli, dalle pratiche di adozione trasversale, e dagli studi farmacologici. Si tratta di una ricerca che e' in corso e che ha lo scopo di identificare i geni che contribuiscono alla predisposizione.

C'e' comunque bisogno di ulteriori ricerche per stabilire se anche la predisposizione genetica gioca un ruolo nell'assuefazione all'eroina. E' un problema molto importante, poiche' se e' vero che diventare tossicodipendenti non e' interamente una libera scelta, ma piuttosto e' provocata da un disordine della chimica cerebrale, questo e' cio' che conferma il concetto della tossicodipendenza da eroina come malattia. Conseguentemente sarebbe piu' facile rimuovere lo stigma e legittimare pienamente la terapia a lungo termine mediante un sostitutivo degli oppiacei, come il metadone, o il LAAM agli occhi dei programmatori degli interventi, dell'opinione pubblica, ed in cio' che gli stessi tossicodipendenti pensano.

SECONDA DOMANDA CHIAVE: Dal momento che i sintomi della sottrazione si possono al giorno d'oggi pienamente controllare con farmaci vari, tanto che un tossicodipendente può essere portato ad uno stato astinenziale senza alcuna difficoltà, come mai ciò non risolve il problema? Perchè la ricaduta è così comune? Si tratta di una connaturata deficienza del "sentiero della ricompensa", oppure si tratta del fatto che l'esposizione cronica ad un oppiaceo ha causato danni irreversibili?

In ambedue i casi ci saranno tossicodipendenti non in grado di funzionare normalmente con la loro disponibilita' naturale di endorfine e che avranno bisogno di un oppioide, come il metadone, che occupi i recettori.

E' necessario sapere che cos'e' che scatena la ricaduta in un ex tossicodipendente astinente. La ricaduta e' preceduta dall'appetizione compulsiva, un'incoercibile necessita' di usare la sostanza, spesso provocata da uno stimolo ambientale che e' in relazione ad un suo precedente uso. Uno stimolo come la vista dell'armamentario per le iniezioni, o di un posto dove si compra eroina per la strada, non solo possono evocare l'appetizione compulsiva, ma anche determinare cambiamenti fisiologici misurabili, come alterazione del polso, pressione sanguigna e reazioni galvaniche sull'epidermide.

Uno studio recente condotto dai ricercatori del National Institute on Drug Abuse (NIDA) si e' occupato dell'appetizione compulsiva per la cocaina in ex cocainomani. La tecnica impiegata e' stata la scansione alla PET, una procedura di immagini che mostra quali aree nel cervello umano vivente vengono attivate a seguito di particolari stimolazioni. I gruppi di soggetti erano due. Quelli che non avevano mai usato cocaina, ed altri che ne avevano abusato nel passato ma non piu' negli ultimi mesi recenti. Due generi di stimolo sono stati presentati con un video, uno neutrale (come una scena pastorale), e un altro connesso con la cocaina (come il necessario per le iniezioni). I soggetti che non avevano mai usato cocaina, esposti a tutte e due gli stimoli, non hanno mostrano nessuna attivita' cerebrale anomala. Quelli che avevano usato cocaina non erano influenzati dalla scena neutrale, ma rispondevano assai diversamente a quella correlata con la cocaina. Si produceva appetizione intensa, e si illuminavano specifiche zone del cervello (corteccia frontale e amigdala), che sono notoriamente associate alla memoria emozionale e all'appetizione.

Cito questo esperimento perchè dimostra chiaramente che un soggetto precedentemente esposto all'uso pesante di cocaina presenta alterazioni cerebrali in certe zone, provocate dall'uso cronico di quella sostanza assuefacente. E dimostra anche quali zone del cervello sono interessate all'appetizione compulsiva che porta alla ricaduta. Ancora piu' importante per noi, ci indica la direzione per ulteriori ricerche similari con gli eroinomani, utilizzando la tecnica delle immagini. Una promettente prospettiva che pochi anni fa' era soltanto un sogno.

fonte: La neurobiologia dell'assuefazione all'eroina e del trattamento metadonico, 1997

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Contenuto Redazionale "Nuovi comportamenti di consumo"

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Area di Ricerca 2: CONSIGLI PER LA BUONA NOTTE

Sono da oggi disponibili i documenti relativi all'Area di Ricerca 2 del convegno Nuovi comportamenti di consumo - prevenzione e riduzione dei rischi (Reggio Emilia, 26-27 Maggio 2010) in formato pdf nella sezione Sostanze Scaricabili.

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Contenuto Redazionale Live streaming

Giovedì 27 maggio segui in diretta live la conferenza conclusiva Nuovi comportamenti di consumo: prevenzione e riduzione dei rischi dal Centro internazionale “Loris Malaguzzi” di Reggio Emilia.

Clicca qui per il live streaming e informazioni.

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aiutatemi vi prego..fumato cobrett per anni(derivato eroina)

Per favore aiutetemi vi prego......ho fumato cobrett per molti anni adesso sto tentando dopo vari tentativi di smettere..da un paio di mesi sento dolori alla testa mi sembra si e'un po gonfiata al centro se tocco mi fa male,poi sento per il corpo una sensazione a volte come se mi venissero brividi di freddo come se mi passasse una cosa fredda,oltre a tipo un formicolio alla testa.sento la gola e il naso chiuso..io so di un ragazzo ke si e'fatto spilare la gola otturata ha fumato anche lui molti anni..ho fatto analisi generali e varie esce ke sto bene.sto andando spesso al pronto soccorso dicono sto bene me ne esco con le lacrime perche'sto che nn sto bene.penso che hanno ragione questa cosa che faccio e'una cosa nuova le conseguenze nn si sanno non le sanno.io da poco ogni tanto e'come se dimenticassi di respirare come se il cervello non mandasse il comando...SE SOLO SAPETE DI PIU'POTETE INICARMI,INDIRIZZARMI,DARMI UNA MANO SAREI DAVVERO GRATA E'TERRIBILE CHIEDERE DISPERATO AIUTO E NON POTER ESSERE AIUTATA O DERISA,SO DI AVER SBAGLIATO...TANTO,TROPPO MA PENSO CHE L'AIUTO AD UNA PERSONA CHE HA SBAGLIATO NON DEBBA ESSERE NEGATO..E SOPRATUTTO RAGAZZI NON DROGATEVI ADESSO RIDERETE PENSERETE CHE BELLO FARE QUESTA VITA MA VERRA'IL GIORNO CHE VE NE PENTIRETE AMARAMENTE NON DITE UN ALTRO PO POI LO FARO'POI ME NE USCIRO'PARTITE ADESSO SUBITO...QUELLO KE STO PASSANDO IO RAGAZZI VI PREGO NN FATELO PIU'.....AIUTATEMI DOTTORI AIUTATEMI PERFAVORE CON TUTTO IL CUORE VE LO CHIEDO:IO NN VOGLIO
NULLA VORREI SOLO AVERE IL DIRITTO DI SAPERE COSA HO PER POTERMI CURARE,MA NN ME LO DICONO E IO SOFFRO DA MORIRE X QUESTO.DATEMI QUESTA POSSIBILITA SE SAPETE......................GRAZIE DAVVERO .................

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Per i "viaggi" meglio il treno!

Per i "viaggi" meglio il treno!
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primo studio sull'ayahuasca contro la tossicodipendenza

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Subutex VS Suboxone

Beh.... da qui inzia la rovina. Alle porte del sert dove mi recavo per gli esami tossicologici periodici (la struttura era divisa in due: da una parte c'era la dispensazione dei farmaci, dall' altra tutto il resto delle attività) era pieno di spacciatori che offrivano pasticche di Sub a soli 5€ l' una (a differenza dei 20€ chiesti dove abitavo prima). Come uno stupido... prima per "gioco" poi per necessità, ho mandato a monte anni di cura, arrivando ad assumere anche 20 mg/die di Sub, pur portando in maniera più che egregia avanti la mia vita in maniera normale e dignitosa. Dal gennaio 2010.... Arriva il Suboxone. Beh, inizialmente ero scettico sull' efficacia del farmaco da prendere obbligatoriamente per via sublinguale, ma alla fine, fin dal primo giorno di assunzione sublinguale, lontano dall' ago, non ho riscontrato alcuna differenza tra il "vecchio" ed il "nuovo" farmaco. Tuttavia.... quello di cui sentivo fortemente la mancanza era l' uso quotidiano della siringa; infatti dopo un paio di settimane dal cambio della cura (grazie ai frequenti spostamenti richiesti dal mio ruolo professionale) presso una città dell' emilia romagna (dove ancora dispensano il subutex) ho iniziato ad acquistare le pasticche "al mercato nero" ed ho proseguito con l' utilizzo per via endovenosa del farmaco. Da qualche tempo però (dopo circa 6 anni di endovena ogni giorno..) ho iniziato ad avere problemi con le vene, non più così disponibili in superficie. E questo era diventato un bel problema... perchè mentre prima in 10 minuti, anche nel bagno dell' ufficio, riuscivo ad espletare la pratica in maniera molto agevole, adesso passavo anche 50/60 minuti in bagno (con schizzi di sangue dappertutto..) prima di riuscire a farmi. Tutto ciò era (ed è tutt' ora in parte) un calvario: dover rispondere continuamente ai tuoi capi del perchè ti assenti dalla postazione di lavoro per 1 ora ogni volta, credetemi, è davvero difficile. Allorchè, mi sono rassegnato all' assunzione del Suboxone (accumulato in scorte quasi industriali nel tempo), limitando l' endovenosa di Subutex a sporadiche e non più sistematiche occasioni, fino ad arrivare ad una stabilità di 16 mg/die assunti per via sublinguale, "accompagnati" però da 2mg/die a pranzo e 2mg/die a cena di EN (Delorazepam = benzodazepine). Da qualche giorno ho visto sul web i nuovi risultati degli studi eseguiti sull' efficacia del Suboxone ed ho visto relazioni cliniche attendibili nelle quali si afferma che per quei soggetti, come me, che non hanno più una dipendenza da eroina e che assumono regolarmente buprenorfina, anche iniettandolo, il Suboxone non provoca l' effimera crisi di astinenza che dovrebbe scoraggiarne l' utilizzo per via endovenosa. Allora ho inziato a "testare" pian piano le loro affermazioni: - ho provato ad inalarlo, prima 2mg, poi 4, poi 6 e NIENTE CRISI ed effetto simile a quello della sola buprenorfina dissociata dal nalox. - ho provato ad iniettarlo inframuscolo, prima 2mg. poi 4 e NIENTE CRISI di astinenza (solo tanta ma tanta paura di averne una dopo diversi anni....!!!!) - ho provato infine l' iniezione endovenosa di 4mg ed effettivamente non ho riscontrato crisi di astinenza; il primo giorno, solo un po' di mal di testa (che non credo nemmeno fosse correlato l' assunzione del farmaco). Tuttavia... dopo aver "testato" le varie modalità di assunzione, mi sento di definire quella sublinguale la più adatta in assoluto. Perchè è si vero che in soggetti con le mie caratteristiche non si ha una crisi di astinenza iniettando il Suboxone, ma è anche vero che quella sensazione di piacere data dall' assunzione della sola buprenorfina, quindi del "vecchio" Sub, non viene recepita con il Suboxone (questo può comq essere soggettivo). Al contrario, assumendolo in maniera corretta, ossia per via sublinguale (e ricordo... accompagnato da una cura di benzodazepine), dopo averci fatto l' abitudine, dimenticando l' uso dell' ago come dipendenza, si hanno in pieno o quasi gli effetti che si riscontravano con l' assunzione del vecchio Subutex in aggiunta "all' euforia" di essersi tolti dalle spalle un peso quanto mai grande come quello di doverti nascondere due/tre volte al giorno per farti quella maledetta iniezione dalla quale sembrava prescindere ogni singolo componente della tua esistenza. Questa è la mia esperienza... ed il messaggio che voglio trasmettere a tutti i ragazzi/e come me che hanno dovuto bruscamente stravolgere la propria vita con l' introduzione del Suboxone nel programma terapeutico, malgrado sia concorde in parte con chi polemizza sulle modalità con le quali è stato introdotto e sulla sua testata e comprovata inefficacia in un determinato segmento di utenti, è quello di affidarsi con piena fiducia al nuovo programma di cura introdotto perchè i benefici ci sono. E sono per noi, non per gli operatori dei sert, dei medici, delle case farmaceutiche.... Ricordiamoci che l' assunzione per via endovenosa di un farmaco creato e concepito per essere assorbito dall' organismo in tutt' altra maniera, provoca in noi danni irreversibili. Questo è un dato oggettivo che mi ha tormentato e portato paure e ansie per tutti gli anni che ho assunto il sub per endovena (ma nonostante tutto... lo facevo lo stesso). Oggi sentirmi libero da quel peso, vedere le cicatrici sparire pian piano dalle braccia, sentire il portafogli un pochino più pesante (perchè non acquisto più le pasticche al mercato nero), non dover più nascondere nulla nei confronti di nessuno.. mi fa sentire molto ma molto meglio di quando assumevo il Sub endovena. Malgrado senta alcune volte la mancanza di quella sensazione di appagamento totale che mi dava la buprenorfina, perchè assunta regolarmente seppur endovena, non porta più sballo, ma "solo" benessere psicofisico CHE SI RIACQUISTA PERO' ANCHE ASSUMENDO IL SUBOXONE. Spero con questo messaggio (assolutamente privo di retorica, falso buonismo e quant' altro perchè raccontato da un ragazzo che certe cose le ha vissute e le sta vivendo sulla propria pelle) di aver lasciato qualcosa di positivo in qualcuno di Voi. Che Dio Vi Benedeica. Anzi... Che Dio CI Benedica... Un abbraccio Marco

 

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