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La ketamina è un anestetico generale usato sia per uso clinico che veterinario. Si presenta come un liquido trasparente e inodore, nel mercato illegale si può trovare sotto svariate forme: polvere, cristalli e capsule.

 

Gli effetti della ketamina dipendono da diversi fattori: dalla composizione e dal grado di purezza della sostanza, dalla quantità assunta e dalla modalità d’assunzione, dalla sensibilità personale alla sostanza, dal luogo e dal contesto dove viene consumata.

 
Sotto l’effetto della sostanza è difficile parlare correttamente o riuscire a tradurre il pensiero in parole; possono essere rivissuti eventi della propria infanzia ed avere percezioni alterate del proprio corpo, che può apparire più piccolo o più grande...

Sintetizzata nel 1962, è considerata un anestetico dissociativo: la mente viene come separata dal corpo e spesso questa scissione provoca stati allucinatori di varia entità. L’effetto dissociativo si è appreso dai racconti dei pazienti sottoposti ad operazioni chirurgiche e ad anestesia con ketamina (allucinazioni profonde, esperienze extracorporee, visioni mistiche); furono così scoperti gli effetti psichedelici di dosi sub-anestetiche (dosi inferiori a quelle necessarie ad una anestesia completa) della sostanza.

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I più votati, ketamina

Contenuto Redazionale Live streaming

Giovedì 27 maggio segui in diretta live la conferenza conclusiva Nuovi comportamenti di consumo: prevenzione e riduzione dei rischi dal Centro internazionale “Loris Malaguzzi” di Reggio Emilia.

Clicca qui per il live streaming e informazioni.

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John Lily, delfini e ketamina

John C. Lilly è stato un medico e uno psicoanalista qualificato, laureatosi presso il California Institute of Technology e specializzandosi in neurofisiologia presso l'Università della Pennsylvania. Ha portato i suoi contributi nell'elettronica, nella biofisica, nella neurofisiologia, nella teoria dei computer e nella neuroanatomia.

Molta della sua pionieristica ricerca è stata indirizzata verso lo studio degli stati alterati di coscienza, usando come principali strumenti la vasca di deprivazione sensoriale, da lui inventata, la comunicazione coi delfini e la ketamina, spesso in combinazione. Ha cercato di comprendere il modo in cui i delfini comunicano fra loro e con l'uomo, ed è stato un membro rappresentativo della controcultura californiana di scienziati, mistici e pensatori che emerse nei tardi anni sessanta e primi settanta. Ram Dass e Timothy Leary erano frequentatori assidui della sua casa.

Dai suoi studi sono stati tratti un paio di film: Stati di allucinazione (1980), interpretato da un giovane William Hurt, e Il giorno del delfino (1973), per la regia di Mike Nichols.

Ricerche 

Dai suoi studi di ricerca Lilly pervenne ad un interessante concetto che espresse con queste parole: "Nella provincia della mente, ciò che si crede vero o lo è, oppure lo diventa entro limiti stabiliti per via empirica e sperimentale. Tali limiti sono convinzioni da trascendere", intendendo con questo che qualunque convinzione non era che un limite che era possibile superare, perché la mente umana non ha limiti.

Le sue convinzioni si sono spinte tanto oltre l'ordinario consenso, da ipotizzare reti di esseri coscienti che governano le coincidenze che si verificano sulla Terra. A questo comitato diede il nome di E.C.C.O. Earth Coincidence Control Office.

Le sue ricerche lo spinsero a sperimentare gli effetti prolungati dell'uso di ketamina per 21 giorni consecutivi a dosi di 50 mg ogni ora. Dei suoi studi su questa sostanza ha elaborato un modello che prevede il progressivo espandersi della propria coscienza in diversi gradi: realtà interna, realtà extra-terrestre, network di creazione, stadio sconosciuto (vedere anche The Eight Circuits of Consciousness [2] di Timothy Leary e Robert Anton Wilson al circuito otto: The Neuro-Atomic Circuit). Ogni fase si espande in quella successiva permettendo l'esperienza di altre realtà oltre quella terrestre conosciuta. I dialoghi con gli esseri che ha incontrato sono riportati nei suoi libri.

La vasca di deprivazione sensoriale 

Lavorando nei laboratori del National Institute of Mental Health (NIMH), il Dr. Lilly decise di utilizzare una vasca al fine di studiare meglio gli effetti della deprivazione sensoriale sul cervello umano. Il dibattito scientifico a quell'epoca verteva sulla possibilità che il cervello umano smettesse di funzionare in assenza di stimoli sensoriali. Per investigare su questa possibilità, John Lilly cercò di trasformare questa vasca in uno strumento in grado di ridurre al minimo gli stimoli esterni. Originariamente la vasca permetteva allo sperimentatore di restare in una posizione verticale, ma successivamente gli studi proseguirono su una ad assetto orizzontale. La vasca era piena di acqua satura di sale solfato di magnesio, mantenuta costantemente a temperatura corporea in modo da eliminare la sensazione tattile. Il corpo dello sperimentatore si trovava così a galleggiare in assenza di gravità in un liquido isotermico. L'assenza degli altri stimoli veniva garantita isolando la vasca da luce e rumori esterni. John Lilly sperimentò in segreto la vasca su se stesso, portando il suo organismo in assenza di stimoli per molte ore di seguito. Da queste esperienze capì che non solo il cervello non smetteva di funzionare, anzi il galleggiamento gli aveva conferito la sensazione di riposo più profonda che avesse mai provato. Inoltre in assenza di stimoli esterni, il cervello tendeva a indurre uno stato onirico profondo in cui a volte si manifestavano anche allucinazioni. Successivamente ai suoi studi la vasca di deprivazione sensoriale divenne uno strumento diffuso per raggiungere rilassamento, benessere e introspezione interiore.

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Stati generali sulle dipendenze in Valdarno

Stati generali sulle dipendenze  l’incontro si svolgerà sabato 4 ottobre  presso il complesso della Filanda è rivolto a tutti coloro che a vario tipo sono interessati a questo delicato argomento che riguarda la vita di molti cittadini valdarnesi.
Il giorno 4 ottobre è stata organizzata dalla Conferenza di zona dei sindaci e dal Dipartimento delle Dipendenze dell’USL 8 un’occasione di approfondimento sul modello organizzativo delle Dipendenze sul nostro territorio; si tratta di un incontro al quale sono invitati gli operatori che a vario titolo si occupano del problema, sul versante del servizio pubblico, del privato sociale e del terzo settore; naturalmente questa occasione è offerta anche a quanti vogliano partecipare perché in qualche modo interessati. La giornata si svolgerà presso la Sala Conferenze del complesso La Filanda della Ginestra ed avrà inizio alle ore 9 con il saluto portato da Sauro Testi presidente della Conferenza dei Sindaci del Valdarno aretino, da Giorgio Valentini Sindaco di Montevarchi e Vice Presidente della Conferenza dei Sindaci della provincia di Arezzo, da Monica Calamai Direttore Generale dell’USL 8, da Enzo Brogi Consigliere Regionale. I lavori poi entreranno nel vivo con l’analisi delle varie tematiche legate alle dipendenze. Il Dott. Di Mauro Direttore del Dipartimento delle Dipendenze dell’Usl 8 e la Dott.ssa Bonechi Responsabile del Ser. T. del Valdarno parleranno rispettivamente delle attualità e delle prospettive del territorio  e della realtà specifica del Valdarno. Seguirà l’apertura di una tavola rotonda sui progetti innovativi del servizio pubblico che affronterà i temi riguardanti il gioco d’azzardo, il tabagismo, l’alcol, il centro diurno “Mister Brown”. La seconda parte dei lavori sarà rivolta all’illustrazione di alcuni progetti di collaborazione presentati dalle realtà presenti nel territorio come l’ACAT valdarno, la comunità “Nuovi Orizzonti”, il progetto “Happy Night – Good Lucky Day”. Infine uno spazio sarà dedicato al dibattito e alle conclusioni che saranno effettuate da Sauro Testi, Monica Calamai e Paolo Eduardo Di Mauro. Il tema delle Dipendenze da sempre corre il rischio di divenire preda di interpretazioni riduttive, e di derive ideologiche; c’è viceversa necessità, oggi più di sempre, di “fare il punto”, alla luce delle più recenti acquisizioni in varie discipline, ed anche del divenire stesso del fenomeno: i processi di omologazione culturale da un lato (forse siamo oggi in presenza di un minore allarme sociale), l’emergere di nuovi problemi dall’altro: il rapporto dei giovani con l’alcol, il focus su nuovi comportamenti problematici: gioco d’azzardo, internet, shopping compulsivi ed altro. Il Servizio per le tossicodipendenze del Valdarno, in particolare si è confrontato negli ultimi tempi con queste sfide ed anche con la necessità di ricalibrare il proprio modello organizzativo; è quindi ulteriormente auspicabile un momento di proposta e di confronto sul territorio. Il Ser.T. del Valdarno negli anni ha visto un progressivo radicamento sul territorio, grazie alle sue attività nel settore della prevenzione, cura e riabilitazione nelle Dipendenze da sostanze psicoattive illegali, ma anche legali (alcol, tabacco etc.) e comportamentali senza uso di sostanze (Gioco d’azzardo, internet etc.); ad oggi, tra i vari dati disponibili, segnaliamo che si occupa complessivamente, di più di 500 persone;  di 314 soggetti con problemi da droghe illegali (257 maschi 57 donne, appartenenti a varie fasce di età), e di 122 soggetti con uso problematico di alcol (92 maschi e 30 donne).

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Conoscere lo sballo

http://www.ilrecensore.com/wp2/wp-content/uploads/2010/05/sballo.jpg Paolo Calabro, ilRecensore.com - Parte da un drammatico dato di fatto lo studio di A. Dionigi e R. M. Pavarin dal titolo “Sballo. Nuove tipologie di consumo di droga nei giovani“(Erickson, 2010): è in aumento tra i giovani, i giovani adulti e la popolazione in generale il consumo di sostanze psicoattive. Cioè: la droga. Non è però l’unica novità rispetto al passato. La più grande (e forse più preoccupante) differenza è il fatto che il consumo di droga sia diventato un aspetto della normalità, mentre prima era percepito come devianza e legato quasi sempre a rivendicazioni asociali o antisociali. Ma ciò non dipende dalla droga come tale, secondo gli autori, bensì dal diverso assetto che la società ha assunto negli ultimi decenni: “ovunque, chiunque stia cercando qualcosa ai giorni nostri si appresta al contempo a consumare qualcosa, legale o illegale che sia”. Parte tutto da qui, dal fatto che il consumo, in generale, sia aumentato, e che il mercato abbia reso la droga una merce come un’altra - certo illegale - ma in null’altro diversa da tutto ciò che si acquista per essere diversi, sentirsi accettati, potenziare o comunque alterare le proprie caratteristiche personali (fisiche e mentali: si pensi alla chirurgia estetica, all’ossessione per il proprio peso corporeo o ai drink eccitanti a base di caffeina e taurina).

È lo sfondo ad essere cambiato: la droga fa parte della normalità e della quotidianità al punto che sempre più non-tossicomani ne fanno uso. Cadono le distinzioni tradizionali tra chi è dentro e chi è fuori: negli anni ‘80 lo spacciatore e il consumatore erano due ruoli nettamente distinti e il primo in genere apparteneva alla malavita; oggi, evidenziano gli autori con esempi tratti dalla loro pratica clinica, “alcuni pazienti comprano la cocaina dal loro commercialista, l’ecstasy dal fidanzato della sorella e l’hashish a scuola o al bar da coetanei non devianti”.

Grande dilemma per i genitori i quali, spesso inconsapevoli di tutto ciò, continuano a dipingere ai figli una realtà della droga che non è più attuale, ciò che reca il rischio dell’incomunicabilità fra le due generazioni (con il classico “i giovani non li capisco” da un lato e il corrispondente “i vecchi non sanno niente di noi giovani”). Mentre invece proprio dei genitori ci sarebbe più bisogno, per riscoprire un’alternativa ai modelli stereotipati che prescrivono la droga come ingrediente indispensabile al “divertimento”. Alla cui pressione si aggiungono ovviamente fattori quali l’incertezza del futuro e la precarietà prevalente dei progetti di vita.

Il libro è diviso in due parti: la prima affronta il consumo delle sostanze psicoattive, i modi di proteggersi e il ruolo dei genitori; la seconda rivisita i paradigmi delle sostanze e dei significati ad esse attribuiti, con particolare attenzione all’alcol, alla cannabis e alla cocaina. Rivolto a genitori, insegnanti, educatori e tutti coloro che intendono affacciarsi all’odierno orizzonte della normalità della droga.

Alessandro Dionigi, docente di Pedagogia dei nuovi stili di consumo, Pedagogia di comunità e Gestione dei conflitti, titolare di Laboratori didattici presso la facioltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna, svolge attività di formatore presso diversi enti ausiliari e in differenti regioni. È coordinatore de «Il Pettirosso» - Consorzio CEIS di Bologna, nonché della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (FICT) per l’area “Cocaina, alcol e nuovi stili di consumo”. Opera da ventidue anni nel capo delle dipendenza ed è autore di numerose pubblicazioni sull’argomento.

Raimondo Maria Pavarin, Direttore dell’Osservatorio Epidemiologico metropolitano Dipendenza Patologiche e del Centro di documentazione sulle deoghe dell’Azienda USL di Bologna; professore a contratto di Epidemiologia delle Dipendenza presso l’Università di Bologna, ha opubblicato numerosi libri e articoli scientifici sulle dipendenze da alcol e droga. È membro della Consulta nazionale degli esperti delle dipendenze.

Autori: A. Dionigi - R. M. Pavarin Titolo: Sballo. Nuove tipologie di consumo di droga nei giovani Editore: Erickson Anno di pubblicazione: 2010 Prezzo: 14 euro Pagine: 220

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articolo su ketamina e altre sostanze come terapia (in inglese)

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meglio di 1000 ricerche pseudosociologiche...FRANGETTA RAVE

Dopo l'affresco delle città italiane, continua la saga di Frangetta.

in questo video segnalato da numerosi award, e apprezzato

dalla comunità/community dei ravers, un interessante affresco della nostra generazione.

 

Buona Visione

 

http://it.youtube.com/watch?v=OQf88MXn8V8

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Contenuto Redazionale Droga: Consiglio dei Ministri vara nuovo Piano di azione nazionale

Roma (Adnkronos Salute) - Il Consiglio dei ministri vara il nuovo Piano di azione nazionale antidroga, presentato dal sottosegretario Carlo Giovanardi. Il 'Pan', questo l'acronimo, deriva dalle indicazioni europee e delle Nazioni Unite in materia, adattate alla realtà italiana, e si rivolge alle Regioni e alle Province autonome. Cinque i campi di interventi prioritari individuati: la prevenzione selettiva; la cura e la prevenzione delle patologie correlate; la riabilitazione e il reinserimento lavorativo delle persone tossicodipendenti; la tempestiva e precoce osservazione del fenomeno, compresa la valutazione costante dei risultati dei trattamenti; il contrasto del traffico e dello spaccio, ma contemporaneamente la riformulazione e il riadattamento della legislazione per renderla più adatta alle odierne esigenze e problematiche.

 

.leogoo { width: 200px; overflow: hidden; text-align: left; float: left; background-color: rgb(255, 255, 255); border: 1px solid rgb(177, 177, 177); margin: 0px 10px 0px 0px; }.leogoo_by { font-family: Arial,Verdana,Tahoma; font-size: 10px; font-weight: bold; color: rgb(69, 69, 69); border-bottom: 1px dotted; }.leogoo_by a { color: rgb(69, 69, 69); text-decoration: none; }.leogoo_by a:hover { background-color: rgb(255, 255, 255); color: rgb(69, 69, 69); text-decoration: none; }.leogoo_title { width: 200px; font-family: Georgia,Times New Roman,serif; font-size: 12px; font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 153); }.leogoo_title a { color: rgb(0, 51, 153); text-decoration: none; }.leogoo_title a:hover { background-color: rgb(255, 255, 255); color: rgb(0, 51, 153); text-decoration: underline; }.leogoo_description { width: 200px; font-family: Arial,Verdana,Tahoma; font-size: 11px; color: rgb(0, 0, 0); line-height: 15px; }.leogoo_url { font-family: Arial,Verdana,Tahoma; font-size: 11px; font-style: italic; color: rgb(69, 69, 69); }.leogoo_url a { color: rgb(69, 69, 69); text-decoration: none; }.leogoo_url a:hover { background-color: rgb(255, 255, 255); color: rgb(69, 69, 69); text-decoration: none; } Sul fronte della prevenzione, si è sottolineato il fatto che debba essere il più precoce possibile, attivando interventi specifici fin dalle scuole elementari. Un'altra indicazione riguarda la necessità della scoperta precoce da parte dei genitori dell'uso di sostanze da parte dei figli, con tecniche di drug test professionali evitando il 'fai-da-te'. Valorizzando l'approccio educativo sia nella famiglia che nella scuola.

 

 

Per quanto riguarda la cura, in particolare, si sottolinea la necessità di studiare e attivare un vera e profonda riforma dei servizi, sia pubblici che del privato sociale, evitando quindi la possibile cronicizzazione delle persone in trattamento e riqualificando l'intera rete dell'offerta, senza pregiudizi rispetto a tutte le terapie e trattamenti che sarà necessario vengano costantemente valutate nella loro efficacia e selezionate sulla base di evidenze scientifiche.

 

 

Riabilitazione e reinserimento: questo è il pilastro centrale e portante del piano nelle intenzioni del Dipartimento, a sottolineare il fatto che si ritiene possibile e fondamentale recuperare sempre e totalmente la persona tossicodipendente e reinserirla a pieno titolo nella società. Per fare questo, il Pan propone varie soluzioni che prevedono l'attivazione di vere e proprie unità dedicate al solo reinserimento.

 

 

Per quanto riguarda monitoraggio e valutazione, sono attivi, e verranno sempre più incentivati, i sistemi di allerta nazionali per contrastare l'introduzione di nuove droghe sul mercato. Lotta agli smart shop e al traffico di sostanze via Internet. Sistemi avanzati di monitoraggio dei consumi attraverso il controllo dei metaboliti nelle acque reflue e nell'aria. Attivazione di un sistema informativo (Sind) che permetterà una lettura più tempestiva delle variazione del fenomeno. Introduzione, come criterio di finanziabilità degli interventi, della presenza di sistemi di valutazione dei risultati e dell'efficacia degli interventi, nei servizi e nelle comunità.

 

 

Sul fronte della legislazione e del contrasto, molte le novità. In particolare la possibilità di iniziare un percorso di riadattamento della normativa di settore. La revisione funzionale dell'art. 75 Dpr 309/90 e la possibilità di incentivare l'accesso al Sert in alternativa alla sanzione amministrativa, un piano per aumentare l'uscita dal carcere delle persone tossicodipendenti (art. 94) verso le comunità terapeutiche, e i trattamenti ambulatoriali condizionati e strettamente monitorati. Lo studio di una nuova norma che permetta addirittura di evitare l'entrata in carcere, mediante l'accettazione di una alternativa terapeutica presso le comunità. L'incentivazione dei controlli stradali anche per l'uso di sostanze stupefacenti e non solo per l'alcol.

 

 

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EVOLUZIONE DEL FENOMENO DROGA IN EUROPA - Relazione annuale 2010

Ce.S.D.A. - L'agenzia europea delle droghe presenta i dati, gli andamenti e le analisi più recenti sul fenomeno droga in Europa. La Relazione annuale 2010 dell'agenzia europea delle droghe (OEDT), di prossima diffusione, riporta gli ultimi dati commentati sul problema della droga in Europa. Il documento verrà presentato a Lisbona il prossimo 10 novembre. La relazione offre una panoramica della situazione della droga nei 27 Stati membri dell'UE, in Croazia, in Turchia e in Norvegia. Oltre a singoli capitoli incentrati su droghe specifiche, contiene aggiornamenti circa: le nuove droghe e le tendenze emergenti, le malattie infettive e i decessi correlati al consumo di droga nonché le risposte emerse per contrastare il problema della droga in Europa a livello normativo, politico, sociale e sanitario.Per approfondimenti: http://www.emcdda.europa.eu/attachements.cfm/att_118787_IT_TasterIT2010_final.pdf

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Contenuto Redazionale "Ketamina. Stili di consumo" di Giulio Vidotto Fonda, Franco Angeli ed.

recensione di Claudio Cippitelli

" La ketamina è di per sé una delle droghe più ambivalenti mai scoperte. Essa sveglia le persone e le addormenta. Essa eccita i cervelli calmi e calma quelli eccitati. La ketamina danneggia e protegge, induce e previene le convulsione, provoca e cura la dipendenza. Viene somministrata per facilitare si la nascita sia la morte, mentre, ad un altro livello, può produrre esperienze sia di pre-nascita sia di pre-morte. La ketamina è fonte di cura e di danno, di integrazione e disintegrazione.” K.L. Jensen.  Questa definizione aiuta a capire perché il volume Giulio Vidotto Fonda “Ketamina. Stili di consumo”  è indispensabile per chiunque si occupi di sostanze psicotrope e dei loro usi. Infatti, poche molecole psicoattive sono state tematizzate, in particolare dai media, in modo così superficiale:  la Ketamina è divenuta, nella vulgata giornalistica, semplicemente una droga da cavalli, un oggetto sul quale imbastire l’ennesima emergenza ed un’ulteriore demonizzazione della scena rave underground italiana. La narrazione corrente della Ketamina, in buona sostanza, è emblematica dello stato di profonda crisi della ricerca e della pubblicistica italiana sulle droghe. Il bel testo di  Vidotto Fonda, nel colmare la lacuna cognitiva, offre un modello intelligente di come si può affrontare una sostanza d’abuso, restituendone tutta la sua complessità attraverso un serio lavoro di analisi della letteratura scientifica internazionale e corredandola con una preziosa e rigorosa ricerca sul campo. Normal 0 false false false IT JA X-NONE /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Table Normal"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:Calibri; mso-fareast-language:IT;}

Il testo, sin dall’introduzione, si incarica di smentire qualsiasi approccio emergenziale: “In termini di rilevanza, se da un lato l’uso ricreativo di ketamina è in via d’espansione, dall’altro, a differenza di come viene dipinto dai media, non costituisce né una novità né un’emergenza sociale.” Ancora una volta, la sostanza funziona da rilevatore di qualcosa culturalmente e socialmente presente, ma apparentemente fuori dalla cultura mainstream: riprendendo la tematizzazione di Amendt, l’autore pone l’accento sulla difficoltà degli individui ad affrontare un futuro altamente rischioso senza un riequilibrio chimico della vita interiore. Ecco la funzione, dunque, di quello che Vidotto Fonda chiama il “supermercato delle sensazioni”,  dove i consumatori/clienti scelgono i beni/sostanze in una vasta gamma offerta a “prezzi concorrenziali e inversamente proporzionali alla qualità, la cui garanzia è peraltro affidata all’etichetta che rimanda a terzi spesso sconosciuti o di fatto non identificabili in persone fisiche”. L’autore, però, mette in guardia rispetto a letture imperniate solo su “teorie, concetti e indicatori formulati altrove” di fronte ad un fenomeno caratterizzato da alta specificità locale e culturale. Da qui la necessità di un giusto approccio esplorativo, l’importanza dell’orientamento euristico, il bisogno di tornare al “contesto della scoperta”. Nei primi capitoli, dopo aver illustrato lo stato dell’arte della ricerca sociale sulle droghe, nel ricostruire la storia farmacologica e sociale della ketamina vengono ridefiniti i termini della techno culture, vero e proprio hub della sostanza, la sua diffusione in oriente (isola di Goa) e in occidente (Ibiza), l’esplosione asiatica (in particolare Hong Kong) e l’arrivo della ketamina (al 90% prodotta in Asia) nei principali approdi occidentali, Canada, Regno Unito e Olanda. Dal terzo capitolo, si entra nell’esperienza di ricerca che l’autore ha avuto frequentando, come operatore, festival estivi, rave, techno party, centri sociali, ovvero i contesti privilegiati  del consumo di ketamina. Le descrizioni socio antropologiche di luoghi, spesso oggetto di stigma sociale ma raramente illustrati con la competenza di Vidotto Fonda, aiutano il lettore a comprendere realtà come Pelago Off, i capannoni romani location di innumerevoli rave, le feste autogestite dei centri sociali. Ma quello che rende “Ketamina. Stili di consumo” un lavoro davvero pregevole sono le interviste raccolte dall’autore tra i protagonisti della scena: frutto di un “patto autobiografico”, restituiscono con precisione motivazioni, giudizi, problemi ed aspettative che ruotano intorno alla sostanza e ai loro consumatori

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La Croce Rossa a favore della riduzione del danno

 Galileonet.it - "Saving lives, changing minds". Lo leggiamo sulla copertina di "Out of harm's way", il primo documento ufficiale della Croce Rossa Internazionale a favore delle politiche di "riduzione del danno" per i tossicodipendenti. Non sappiamo se lo slogan sia stato coniato per l'occasione, difficile però immaginarlo in un luogo più adatto. In venticinque pagine che fotografano le drammatiche condizioni di vita dei tossicodipendenti in ogni parte del mondo, il Rapporto, pubblicato il 1° dicembre scorso, presenta il conto salatissimo di decenni di strategie proibizioniste che hanno perso tempo e soldi dietro all'utopistica idea di una società senza droghe, rinunciando a difendere la salute di chi, nonostante le leggi punitive, ha continuato e continuerà a usare sostanze stupefacenti. Ecco i risultati: più di 3 milioni dei circa 15,9 milioni di consumatori nel mondo di droghe iniettabili hanno l'HIV.  Rompendo ogni indugio, perciò  la "casa madre"  invita le 186 società nazionali  a promuovere nei loro paesi quel cambio di mentalità necessario per salvare vite umane, come recita il motto.  Che, tradotto in pratica , vuol dire:  girare per le strade distribuendo siringhe pulite e materiale informativo su come evitare le infezioni, allestire le cosiddette "stanze del buco" e i centri di accoglienza, incentivare le terapie sostitutive.

Per qualche paese si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione, per altri invece di vestire panni già indossati in passato. Con l'Italia a metà strada tra chi parte da zero, come i paesi dell'Europa orientale, dove la criminalizzazione dei tossicodipendenti va di pari passo con il diffondersi dell'Aids (il 60% dei tossicodipendenti è sieropositivo),  e chi invece ha molto da insegnare come  Germania, Australia o Regno Unito.

Per la situazione italiana rimandiamo a due articoli di Galileo: Pragmatismo salvavitaTossicodipendenza è ora di cambiare

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Droghe psichedeliche: per scienziati possono curare depressione

di Kate Kelland

reuters.com - LONDRA (Reuters) - Droghe che alterano gli stati mentali come l'Lsd, la ketamina o i "funghi magici" potrebbero essere utilizzati insieme alla psicoterapia per curare persone che affette da depressione, disordini compulsivi o sofferenza cronica. Lo ipotizza un tandem di scienziati svizzeri in uno studio pubblicato oggi.

La ricerca sugli effetti delle sostanze psichedeliche, utilizzate in passato in psichiatria, è stata ridotta negli ultimi decenni a causa delle connotazioni negative delle droghe, ma gli scienziati ritengono che oggi siano giustificati ulteriori studi sul loro potenziale clinico.

I ricercatori affermano che recenti studi visuali sul cervello indicano che le sostanze psichedeliche come Lsd (dietalimide dell'acido lisergico), ketamina e psilocybina (la componente psicoattiva di una droga ricreativa conosciuta come fungo magico) agiscono sul cervello con modalità che potrebbero contribuire a ridurre i sintomi di vari disturbi psichiatrici.

Le droghe potrebbero essere utilizzate alla maniera di catalizzatori, dicono gli scienziati, aiutando i pazienti ad alterare i propri stati di percezione dei problemi o dei livelli di sofferenza e poi lavorare con terapisti comportamentali o psicoterapisti per affrontarli in modo diverso.

"Le droghe psichedeliche possono dare ai pazienti una nuova prospettiva - particolarmente nel caso di ricordi rimossi - e possono anche lavorare con quell'esperienza", dice Franz Vollenweider, dell'Unità di Neuropsicofarmacologia e "brain imaging" all'ospedale di Psichiatria dell'Università di Zurigo, che ha pubblicato uno studio sulla materia sul bollettino Nature Neuroscience.

Secondo il tipo di persona che assume la droga, la dose e la situazione, le droghe psichedeliche possono avere un vasto campionario di effetti, dicono gli esperti, dalla sensazione di mancanza di limiti e felicità, a un estremo dello spettro, alla sensazione di mancanza di controllo e panico all'altro.

BASSO DOSAGGIO

Vollenweider e il suo collega Michael Kometer, che ha collaborato allo studio, dicono che le prove di studi precedenti suggeriscono che tali droghe possono contribuire ad alleggerire problemi di salute mentale agendo sui circuiti cerebrali e sui sistemi di neurotrasmissione che, come è noto, possono risultare alterati in persone che soffrono di depressione e ansia.

 

continua su reuters.com

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