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I più votati, psicofarmaci

Classifica LANCET sui danni delle droghe (la tabella tradotta è tratta Focus)

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Libro su giovani e sostanze

 

   A proposito del tema giovani e sostanze, segnalo l'uscita di questo libro

  Vanni Santoni, Gli interessi in comune, Feltrinelli

(qui l'indirizzo Ibs http://www.ibs.it/code/9788807017629/santoni-vanni/interessi-comune.html)

  Riporto anche una recensione dal blog   http://insipienzaastrale.blogspot.com

Gente che si droga. Ragazzi, anzi, ragazzi che si drogano. Parecchio. Ragazzi della provincia di Firenze (d’Italia?) che, dal novantacinque al 2006, più o meno, si drogano. Se non si drogano scompaiono. Se non si drogano non succede nulla. Se non si drogano non sta insieme niente.
Non è che vogliono buttare la vita nel cesso, è che proprio non sanno che farci.
Aprire con un manifesto deridendolo per tutto il romanzo (un romanzo pure generazionale nel suo non cercare di esserlo). Volendo tracciare una linea che va da Tondelli, passa per le scritture giovanili dei primi anni novanta… no, non si può fare. Allora Yates (Richard). Quella fermezza che non concede troppo ai localismi (e, nonostante l’oggetto, ai provincialismi) senza diventare pesantezza. Leggerezza.
Malinconia a pacchi. 

ilpaura

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FARMACI ricerche truccate. Parametri cambiati. Malattie inventate o drammatizzate.

Il diktat dell’industria è trasformare tutti in pazienti.

di Daniela Condorelli 

La multa per i danni  causati da un farmaco nocivo? “Corrisponde a meno di quanto l’azienda guadagna nel periodo in cui il prodotto rimane sul mercato prima che se ne scoprano gli effetti collaterali”. La critica confessione viene da Shahram Anari, un informatore scientifico pentito; la si trova su Youtube, insieme ad altri simili (http://pharmedout.org). 

Il comparto farmaceutico vale 400 miliardi di dollari. Che qualche farmaco uccida è un incidente di percorso. Ma gli incidenti sono sempre di più. Tanto che la Food and Drug Administration (FDA), l’ente americano che regola i medicinali, ha pensato di mettere in rete una lista di sorvegliati speciali (www.fda.gov), da tenere d’occhio, per accorgersi tempestivamente di nuovi effetti collaterali e prendere provvedimenti. 

Provvedimenti a volte drastici, com’è accaduto per la cerivastatina della Bayer (Lipobay): è stata ritirata dal mercato perché causava importanti danni muscolari. Un altro caso riguarda alcuni antinfiammatori (Vioxx della Merck e Bextra della Pfizer), che per proteggere lo stomaco danneggiavano il cuore. Fino all’infarto. Sono migliaia le cause in corso legate ai danni del Vioxx, mentre resta nelle farmacie il celecoxib (Celebrex, sempre Pfizer), della stessa famiglia, con l’indicazione sull’aumento dei rischi cardiocircolatori. 

Una class action, cioè una causa collettiva intentata da migliaia di persone, è in corso contro la Eli Lilly per lo Zyprexa, usato contro la schizofrenia e ritenuto colpevole di causare diabete, ictus e obesità (http://www.lawyersandsettlements.com/search.html?keywords=zyprexa). 

“Da questi eventi dovremmo trarre una lezione”, afferma Nicola Magrini, responsabile del Centro per la Valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria di Modena. “Perché usare un’analgesico come il Vioxx per mesi a fronte di un rischio anche basso di infarto? O perché, come è accaduto per cerivastatina, aumentare le dosi o accontentarsi di studi di registrazione limitati per tipo di popolazione e tempo di esposizione? 

Il problema non è solamente nella fretta di commercializzare il prodotto. A volte, non tutte le informazioni vengono date subito. Un report apparso sul New England Journal of Medicine rivela che la differenza fra placebo e alcuni antidepressivi come Prozac e Paxil è minima. Secondo la prestigiosa rivista inglese, un terzo degli studi non era stato pubblicato. Un’altra doccia fredda, dopo l’allarme sull’aumento dei suicidi dei giovani collegato all’assunzione di questi farmaci. 

E a proposito di aumentati istinti suicidi, è sotto stretta sorveglianza lo Champix della Pfizer; usato da oltre cinque milioni di pazienti per smettere di fumare, dovrà essere venduto con maggiori avvertimenti in merito agli effetti collaterali (www.aifa.it). 

Anche l’acclamato vaccino contro il papillomavirus (Gardasil della Merck) è strettamente  monitorato dall’ Emea (www.emea.europa.eu), l’ente europeo che si occupa dei medicinali,

dopo che sono stati segnalati alcuni decessi successivi alla somministrazione. Un’analisi dei casi si trova sul numero dello scorso 9 settembre della rivista dell’associazione  medica canadese (www.cmaj.ca). 

Altro tema: a volte i benefici dei prodotti non sono del tutto chiari. All’inizio del 2008 lo studio Enhance sull’ezetimibe (Merck e Schering Plough), farmaco per abbassare il colesterolo, ha rilevato che non rallenta l’accumulo di placche nelle arterie. Prima di parlare di fallimento, però, occorrono altri studi. Anche perché si tratta di medicinali che sul mercato statunitense, hanno fatto guadagnare ai produttori cinque miliardi di dollari. 

Quante volte è stata annunciata la scoperta del secolo, per fare marcia indietro dopo pochi anni? Viene da chiedersi come sia possibile che gli enti responsabili diano il via libera a prodotti che poi si rivelano inutili o persino nocivi. Tra le possibili risposte ci sono i trial truccati perché sponsorizzati dalla sola industria, e le azioni di lobby su politici, medici e persino associazioni di pazienti. A rivelarlo è Marcia Angeli, per anni direttore del New England Journal of Medicine, che ha appena pubblicato su Jama, la rivista della American Medical Association, un  articolo dal titolo eloquente: Industry Sponsored Clinical Research, ovvero “la ricerca clinica sponsorizzata dall’industria”. Già nel suo illuminante Farma & Co. (Il Saggiatore), Angeli aveva denunciato alcuni trucchi per pilotare i risultati degli studi: comparare i nuovi farmaci con placebo invece che con altri già sul mercato; scegliere campioni selezionati, per esempio arruolando solo giovani anche se i farmaci sono destinati agli anziani. Oppure presentare solo i risultati favorevoli. “E’ quanto avvenuto per l’antinfiammatorio rofecoxib della Merck”, segnala Angeli su Jama. 

Com’è possibile tutto questo? Da uno studio del Center for Public Integrity risulta che le industrie del farmaco hanno speso, dal gennaio 2005 al giugno 2006, quasi 182 milioni di dollari  in attività di lobby per influenzare la legiferazione degli Stati Uniti. Per esempio per proteggere i brevetti o per vietare l’importazione di prodotti meno costosi dal Canada. Oltre cento milioni dal 1998 al 2006 sarebbero stati dati dalle case farmaceutiche a sostegno alle campagne federali (www.publicintegrity.org/rx/report.aspx?aid=823). 

Il problema maggiore del sistema di sorveglianza sulla sicurezza dei farmaci è che le aziende  sono spesso responsabili della raccolta, valutazione e divulgazione dei dati sul proprio prodotto. Inoltre dal ’92  le case farmaceutiche pagano una tassa per finanziare l’ FdA: 825 milioni di dollari tra il 1993 e il 2001. Nello stesso periodo, il tempo medio di approvazione dei farmaci è passato da 27 a 14 mesi. 

A volte i farmaci dannosi sono anche superflui. E’ il disease mongering, letteralmente “commercializzazione delle malattie”. Ovvero creare il fabbisogno, inventando e vendendo patologie; trasformare i sani in malati per ampliare il mercato. Sono le accuse rivolte a Big Pharma nella coraggiosa inchiesta di Ray Moynihan e Alan Cassels, “Farmaci che ammalano e case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti” (Nuovi Mondi Media). Già nel 2002 il British Medical Journal aveva identificato alcune malattie “spinte” dalla case farmaceutiche: dalla depressione alla patologizzazione della menopausa, dal colon irritabile all’osteoporosi, dal deficit di attenzione nei bambini alla disfunzione erettile. 

L’ultima sarà la fibromialgia? E quanto si chiede il New York Times di fronte alla pubblicità del primo farmaco approvato, il Lyrica della Pfizer. Secondo l’azienda la fibromialgia, un inspiegabile dolore diffuso, colpisce dieci milioni di americani, ma c’è chi ne mette addirittura in dubbio l’esistenza. Eppure, da quando il prodotto è stato approvato per questa indicazione, le vendite sono aumentate del 50 per cento, raggiungendo 1,8 milioni di dollari nel 2007. 

Le patologie si creano anche abbassando le soglie d’intervento sui fattori di rischio, come pressione e colesterolo. Basta modificare le linee guida. E’ il caso dell’ipertensione: in passato era degna di essere trattata solo se i livelli erano superiori a 160 per massima e 90 per la minima. Ora sono stati abbassati a 140/90 (Journal of Hypertension). Secondo Nature, però, che ha esaminato oltre 200 linee guida, almeno un terzo degli autori e fino al 70 per cento degli esperti incaricati della stesura dei documenti hanno conflitti d’interesse. Lo riferisce nel suo “Malati di farmaci” (Editori Riuniti), Mauro Di Leo, internista al reparto di medicina d’Urgenza del Policlinico Gemelli di Roma. 

Trasformare i sani in pazienti è una questione di marketing, cui l’industria dedica gran parte delle risorse. A gennaio i ricercatori canadesi Marc-Andrè Gagnon e Joel Lexchin hanno confermato, dalle pagine di Public Library of Sciences-Medicine (http://medicine.plosjournals.org) che le case farmaceutiche spendono il doppio in marketing e pubblicità rispetto a quanto non facciano per ricerca e sviluppo: 57,5 miliardi di dollari contro 31,5 nel 2004. Quattrini usati in gran parte per medicalizzare il ricco e sano Occidente a discapito del povero e malato Sud del mondo. Verrebbe da stare alla larga dalle farmacie. Ma non si può negare il valore della penicillina o del cortisone, degli antibiotici o degli antitumorali. Dell’insulina, degli anticoagulanti, dei vaccini, della morfina. 

I farmaci veri, quelli che servono, ci sono. Sono però pochi quelli di nuova registrazione, se si pensa che, in media, solo il 14 per cento dei prodotti approvati dal 1998 al 2002 porta un reale progresso terapeutico. Dei 113 farmaci approvati nel 2004sol o25 erano migliori rispetto ai precedenti (www.fda.gov/cder/rdmt/pstable.htm). Ma il modo per identificare i medicinali davvero utili c’è. Passa per l’informazione indipendente (alcuni siti italiani: www.nograziepagoio.it, www.agenziafarmaco.it, www.farmacovigilanza.org, www.dialogosuifarmaci.it, www.ricercaepratica.it, www.informazionisuifarmaci.it, www.saperidoc.it, www.ceveas.it).  

Spesso si tratta dei prodotti più consolidati, sul mercato da tempo, vagliati ormai da anni su un’ampia popolazione. Più il farmaco è datato, infatti, maggiori sono le probabilità che la documentazione sulla sicurezza sia migliore. Come per la cara vecchia aspirina. 

Il suggerimento è di fare al medico domande precise: dosaggio, effetti collaterali, interazioni con altri farmaci o cibi, durata della cura. C’è la prova che quello sia il farmaco migliore? E’ uscita su riviste accreditate? I benefici giustificano gli effetti collaterali? Sul portale www.partecipasalute.it si trovano altri spunti. Infine, in Inventori di malattie di Jorg Blech (Lindau) c’è un bel test per riconoscere una sindrome immaginaria. Se la malattia è inventata non ha senso rischiare gli effetti collaterali. Le medicine non sono caramelle.

 

 

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Guerra a Scientology

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ritalin

Ritalin: per saperne di più sull’anfetamina per bambini

 

 

Dall’8 marzo è legale in Italia il Ritalin, ovvero metilfenidato (MPH): un analogo delle amfetamine, ed è commercializzato per il trattamento del disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività (Adhd) in bambini e in adulti. Il metilfenidato, come tutte le altre anfetamine, è uno stimolante del sistema nervoso centrale. E’ stato brevettato nel 1954 dalla Ciba Pharmaceutical Company (poi Novartis) come farmaco per il trattamento di depressione, sindrome da affaticamento cronico e narcolessia. A partire dagli anni ‘60, viene impiegato per il trattamento dei bambini affetti da Adhd.

Oggi il metilfenidato è il farmaco più prescritto al mondo per il trattamento dell'Adhd. Stime indicano che più del 75% del metilfenidato utilizzato viene prescritto a bambini sotto i 12 anni. L'incidenza di Adhd nella popolazione è stimata intorno al 4%, la prescrizione di Ritalin negli Stati Uniti intorno al 1.5%. Effettuando però una distinzione per fasce d'età si evidenzia che, in alcune zone degli Stati Uniti, il 10-12% dei bambini tra i 6 e i 12 anni è in terapia con Ritalin. Il che significa un business di centinaia di milioni di confezioni l’anno.

Una considerevole parte della comunità scientifica critica l'uso del metilfenidato nei bambini, considerando del tutto inopportuno il trattamento dei bambini troppo vivaci con simili sostanze (le anfetamine danno infatti dipendenza e tolleranza, e quando usate con continuità hanno effetti dannosi sul sistema nervoso centrale e su quello circolatorio). Dipendenza Le anfetamine, e quindi anche il Ritalin, danno dipendenza. Sottoponendo a tale terapia un bambino, lo si rende di fatto un tossicodipendente. Alcuni ipotizzano che la prescrizione di amfetamine predisponga i bambini anche all’ abuso e all’uso cronico di altre sostanze nell'adolescenza. L’esposizione alle sostanze, tipica dell’adolescenza, ma nella maggior parte dei casi occasionale e legata a contesti di socialità, avrebbe una possibilità molto più alta di trasformarsi in dipendenza in chi da piccolo ha subito trattamenti prolungati col Ritalin.

Secondo uno studio del Brookhaven Laboratory di New York, il Ritalin ha effetti sul cervello addirittura più potenti di quelli della cocaina. Usando il brain imaging (tecnica usata per registrare immagini che si ipotizza rappresentino fedelmente le variazioni dell’attività neurale regionale), gli scienziati hanno scoperto che in forma di pillole, il Ritalin - preso da quattro milioni di bambini negli Stati Uniti - satura e stressa i neurotrasmettitori che sono responsabili dell’“euforia” più della cocaina inalata o iniettata. E’ evidente che questo espone i bambini, ancora più indifesi degli adulti, a rischi psichici simili a quelli che corre un tossicodipendente abituale. Effetti a lungo temine Poiché l'uso prolungato del metilfenidato era raro prima degli anni '90, gli effetti neurologici a lungo termine non sono stati ancora indagati approfonditamente.

Studi effettuati sull’uso cronico di anfetamine suggeriscono però che possa esistere un rischio effettivo a carico del sistema dopaminergico. Alcuni studi hanno inoltre messo in mostra un rallentamento della crescita in bambini trattati con metilfenidato. Sono stati segnalati circa 160 casi di morte improvvisa da attribuirsi all'assunzione di metilfenidato. In Italia A seguito di queste polemiche, in Italia si è attivato un consorzio nazionale di farmacovigilanza dal nome “Giù le Mani dai Bambini”che protesta contro la somministrazione indiscriminata di psicofarmaci – il metilfenidato in particolare - a bambini ed adolescenti.

Questo comitato raggruppa circa cento realtà del terzo settore - incluse associazioni professionali, nonché singoli pediatri, psicologi, psichiatri, pedagogisti - ed ha espresso le proprie tesi scientifiche con un documento di consenso di respiro nazionale ("Consensus") lanciato a Torino dall'Ospedale San Giovanni Battista Molinette nel maggio 2005, documento che riassume le tesi scientifiche del comitato - contrarie alla somministrazione del farmaco - e che ha ottenuto circa 200.000 sottoscrizioni di “addetti ai lavori”, tra individuali e collettive.

Secondo “Giù le mani dai Bambini,” al di là dei rischi farmacologici (la FdA, l'organismo sanitario di vigilanza USA, ha registrato negli ultimi dieci anni 2.993 differenti reazioni avverse a questo farmaco, moltiplicate per centinaia di migliaia di casi), il problema è anche educativo: dal momento che il trattamento di questa “sindrome” consiste principalmente nella somministrazione di uno specifico psicofarmaco, sotto il profilo educativo il bambino viene “avviato” a risolvere i problemi della sua vita con una pastiglia. L’ Osservatorio italiano per la salute mentale mette in dubbio l’esistenza stessa dell’Adhd, che è troppo vaga per poter essere definita “malattia,” e avverte sui rischi, sottolineando come vi siano “126 casi documentati di reazioni cardiovascolari avverse che hanno portato alla morte del bambino trattato”.

Uso illecito Negli Stati Uniti, le autorità hanno espresso inoltre preoccupazione per la facilità con cui le confezioni di metilfenidato regolarmente acquistato possano essere dirottate sul mercato illecito, dal momento che costituiscono un sostituto delle anfetamine, facilmente reperibile. Secondo la Dea, “l'aumento dell'impiego terapeutico di questa sostanza ha creato un aumento parallelo del suo abuso tra adolescenti e giovani, mediante assunzione per via nasale. I ragazzi hanno poche o nessuna difficoltà ad ottenere il metilfenidato dagli amici e compagni di classe cui è regolarmente prescritto”. Alcuni studenti abusano di Ritalin con la convinzione – infondata - di aumentare le proprie prestazioni scolastiche, prima di esami e lavori particolari. Alcuni utilizzano il metilfenidato per combattere i sintomi negativi del consumo di alcool: le anfetamine permettono infatti di godere degli effetti euforizzanti dell’alcool senza “sentirsi ubriachi.” Le conseguenze di questa assunzione concomitante di uno stimolante (ritalin) e di un depressore (alcool) sono molto rischiose. Sono documentati anche casi di uso di Ritalin come anoressizante.

 

Allarme Ritalin. Il contestatissimo farmaco è legale in Italia, disponibile sotto prescrizione medica, dall’ 8 marzo. I “bambini vivaci” sono i potenziali destinatari di questo farmaco, commercializzato sotto il nome di Ritalin, ma anche come Ritalina, Concerta (capsule a rilascio prolungato), Metadate, Methylin e Rubifen.

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Tossica per tutta la vita?

 Una volta che si diventa tossici si ha l'etichetta per tutta la vita. Una volta che ci passi,è finità, vieni schedato,discriminato,rovinato dalle stesse figure quali anche i medici che dovrebbero porti un aiuto.

e invece quando al loro computer leggono "esenzione 14 per tossicodipendenza" ecc ecc..basta,l'aiuto che ti dovevano te lo puoi scordare. anzi sei fortunato se non ti combinano qualche danno.

questo è ciò che è successo a me. Sono Micaela,per gli amici Mika o Miki,è indifferente =). ho 23 anni e ho fatto uso di eroina per un anno e mezzo, per via endovenosa..mi bucavo. In media al giorno meno di 2 grammi non mi facevo,perchè non mi bastavano. i finesettimana erano peggio,senza patente e assieme a qualche " amico" di turno si pigliava la macchina e via a Padova o Mestre o Vicenza alla ricerca di 10 gr.che duravano forse 2 giorni. 

ogni giorno era la stessa storia,mi lasciavo mezzo grammo per la prima pera della mattina per essere sicura di arrivare a combinarne prima di arrivare in astinenza. e girovagavo per la città a cercare la prossima dose,quando mi andava bene la trovavo e niente asti, quando andava male mi chiudevo in camera e prendevo il Minias (sempre via endovena) .

quando proprio non trovavo nulla provavo a fumare maria o fumo,fino a rincoglionirmi del tutto,ma cmq i dolori non sparivano.

un anno e poco più fa mi sono iscritta al Ser.T e dopo molti sforzi ora sono pulita da Maggio 2010.

il 25 Novembre 2010 mi dovevo operare per un banale intervento ad una ghiandola che si era infiammata provocandomi 11 ascessi in 3 anni, la dovevo asportare.

entrata in sala operatoria,mi danno prima il valium,che mi fa ben poco,dopo penso mi abbiano dato della morfina credo,visto che l'effetto sembrava quello di una pera, in due dosaggi, dopo di che mi mettono la mascherina e bam,mi addormento. mi risveglio ancora in sala operatoria, lucida, dopo una ventina di minuti.

solo al pm scopro che non hanno fatto l'intervento che era stato programmato ma hanno solo pulito intorno a questa ghiandola e creato un foro poi suturato in modo che rimanga aperto per drenare. sono incazzata,so cosa mi hanno fatto e so che non dovevano farlo,ma cmq spero vada tutto bene.

dopo 2 settimane ho dolori fortissimi e la ghiandola è di nuovo gonfia e esce di nuovo del liquido,vado al pronto soccorso e mi dicono che 2 punti di sutura hanno fatto infezione. il perchè? perchè i medici hanno suturato sopra a delle lesioni.

delle lesioni che avrebbero dovuto riconoscere subito e repentinamente visto la gravità..erano dei condilomi provocati da un infezione da HPV, che non mi è mai stata diagnosticata e grazie alla loro bravata,ora è presente anche a livello di cervice e utero. rischio grosso,un cancro all'utero, se tale infezione si evolverà. e per di più, grazie sempre alla cazzata che mi hanno fatto,le lesioni si sono infiltrate all'interno del foro che mi hanno fatto e si sono propagate fino alla ghiandola che dovevo già togliere,facendo si che ora stia marcendo dentro il mio corpo e non solo devo asportarla (nb doveva già essere stato fatto il 25/11/2010 e oggi è il 25/1/2011) ma ora mi asporteranno gran parte del grande labbro e in più non sono sicura di riuscire più ad avere una vita sessuale normale nè tantomeno in un futuro a poter pensare di diventare madre.

tutto per la mia etichetta 14 .

grazie per avermi dato la possibilità di sfogarmi..spero che leggendo questa esperienza chi è ancora in tempo ci pensi non 2,ma 10 000 volte prima di fare quello che ho fatto io!

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Le balle di giovanardi sul consumo di droga in Italia

il rapporto dell'Osservatorio europeo droghe del 2010 mostra l'ennesimo fallimento della legge fini-giovanardi:Prevalenza del consumo di cannabis nella popolazione generale: sintesi dei datiPaesi con la prevalenza più alta 15-64 anni Ultimo annoRepubblica ceca (15,2 %)Italia (14,3 %)Spagna (10,1 %)Francia (8,6 %)Prevalenza del consumo di cocaina nella popolazione generale: sintesi dei datiPaesi con la prevalenza più alta 15-64 anni Ultimo annoSpagna (3,1 %)Regno Unito (3,0 %)Italia (2,1 %)Irlanda (1,7 %)per gli oppiacei non è riportata la tabellail dipartimento politiche antidroga ha pensato bene di pubblicare su youtube questo video trionfale di giovanardi...e se gli fate notare che il senatore sta facendo solo disinformazione, il commento viene rimosso

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Cinquant'anni dopo, tre italiani spiegano come è morta Marilyn Monroe

Due tossicologi forensi e una criminologa rileggono in un libro documenti e fatti di quel 5 agosto 1962. Conclusione? Non fu omicidio, e la sospettata numero uno è la cameriera.

Quando alle 4.30 di mattina il sergente Jack Clemmons entra nella casa di Marilyn Monroe, al 12305 di Fifth Helena Drive a Los Angeles, trova, in camera da letto, il corpo esanime della diva e un flacone vuoto di Nembutal (nome commerciale del pentobarbital). Marilyn è distesa a faccia in giù con le braccia lungo i fianchi e le gambe in linea retta. Ed è un'anomalia: nelle morti per overdose di sonnifero in genere si verificano convulsioni che lasciano i corpi in posizioni scomposte. La governante, Eunice Murray, riferisce ai poliziotti di aver notato verso la mezzanotte che la Monroe si era chiusa a chiave in camera e, non ricevendo nessuna risposta da lei, aveva chiamato lo psicanalista dell'attrice, il dottor Greenson. Greenson si era introdotto nella camera sfondando un vetro, ma non aveva potuto far altro che constatare il decesso. Mentre interrogava Greenson, il sergente Clemmons notò un'altra anomalia: Eunice Murray, che curiosamente aveva già fatto riparare il vetro, continuava a pulire con scrupolo l'abitazione, con lavatrice e asciugabiancheria in funzione.

Un alone di mistero avvolge così da sempre la morte di Marilyn. Adesso, a riesaminare il caso è il saggio L'enigma della morte di Marilyn Monroe (Le Lettere) scritto da tre italiani: Francesco Mari ed Elisabetta Bertol, docenti di tossicologia forense all'Università di Firenze, e Barbara Gualco, docente di criminologia nella stessa università. Mari e Bertol nel 2001 scoprirono che Pietro Pacciani, pochi giorni prima di morire, aveva preso un farmaco per lui controindicato e si sono già applicati a casi del passato: nel 2006 hanno risolto il giallo della morte quasi contemporanea di Francesco I de' Medici e della consorte Bianca Cappello stabilendo in via definitiva che erano stati avvelenati. Inviduarono infatti tracce di arsenico in frammenti di fegato vecchi di quattro secoli. Nella ricostruzione del caso Marilyn Monroe applicano la loro perizia ai documenti, alle testimonianze e alle teorie di biografi acuti come Donald Spoto (Marilyn Monroe: the biography, 1993).

"Tra tante cose poco chiare, emerge cristallina la volontà del coroner, Theodore Curphey, di chiudere il caso in fretta, con una diagnosi di "probabile suicidio" molto discutibile" dice Francesco Mari. "Anzitutto: come mai nella stanza e nel bagno non si trovò il bicchiere, o la tazzina, che necessariamente la Monroe avrebbe dovuto utilizzare per ingerire quelle capsule? E perché queste capsule non furono rintracciate nel contenuto gastrico?". Dell'autopsia si occupò Thomas Noguchi, vicecoroner dello staff di Curphey, il quale scoprì con sconcerto, la mattina del 5 agosto, che il corpo della Monroe non era all'obitorio, come la legge richiedeva nel caso di morti poco chiare, ma presso una ditta di onoranze funebri, che stava già iniziando a prepararlo. "Comunque Noguchi nello stomaco non trovò niente di significativo. Eppure 47 capsule di Nembutal - tante ne avrebbe dovute ingerire per giustificare i livelli della sostanza nel sangue e nel fegato, pari a tre volte la dose letale - hanno la loro consistenza, sono colorate di un giallo intenso, e almeno un piccolo residuo sarebbe dovuto restare. Nella nostra esperienza, nei casi di suicidi con barbiturici, c'è sempre un residuo gastrico notevole, perché quando sopravviene la morte, blocca l'assorbimento di queste sostanze. Invece Noguchi trovò solo 20 millilitri di materiale mucoso, privo di residui: l'analisi venne fatta con il microscopio a luce polarizzata, strumento che si usa ancora e consente di individuare tracce anche minime dei cristalli che caratterizzano molecole come quella del pentobarbital".

Un altro dato contrasta con l'ipotesi del suicidio: "Come ha fatto Marilyn ad assumere 47 capsule di Nembutal, se quel giorno, come risulta dalle prescrizioni mediche, doveva averne a disposizione solo 25?" osserva Elisabetta Bertol. Anche alla luce dell'analisi psicologica, l'ipotesi del suicidio fa acqua: "Il giorno prima di morire Marilyn parlò con la nipote di Joe DiMaggio del loro accordo per risposarsi l'8 agosto. Inoltre, se avesse scelto di farla finita, con ogni probabilità avrebbe aggiornato il testamento: quello ritrovato, vecchio di 18 mesi, non prevedeva disposizioni a favore di Greenson, che invece ormai era diventato una presenza fondamentale per il suo equilibrio psichico" osserva Barbara Gualco.

Forti dubbi sul suicidio furono del resto espressi proprio dalle persone più coinvolte nelle indagini: il procuratore John Miner nel suo rapporto scrisse che non si trattava di suicidio (per poi correggere aggiungendo a "suicidio" l'aggettivo "intenzionale") - e il tossicologo Lionel Grandison firmò il certificato di morte con l'indicazione di suicidio ma rivelò di esservi stato costretto da Curphey, e che la sua vera ipotesi sulla morte di Marilyn era quella di un'iniezione letale.

Un po' diversa è la conclusione dei tossicologi italiani: "La concentrazione di barbiturico nel sangue, 4,5 milligrammi su 100 millilitri, in confronto a quanto riscontrato in altri casi di suicidio, è così elevata da rendere quasi impossibile l'ipotesi che la Monroe abbia assunto per via orale un quantitativo del genere. Ma nell'autopsia non si è trovata alcuna traccia di iniezione. Si è riscontrata invece una zona infiammata nel colon retto e questo può indicare che l'assorbimento massivo del veleno sia avvenuto lì" spiega Francesco Mari. "Ecco perché possiamo sottolineare la validità scientifica dell'ipotesti contenuta nella biografia di Spoto e cioè che la somministrazione sia avvenuta via clistere". Pratica che per Marilyn - al netto del veleno - era un'abitudine, per la quale la assisteva la governante.

Fu dunque la Murray a somministrare la dose fatale? E avrebbe agito di sua iniziativa o per conto di qualcuno? Qui le cose si fanno più ingarbugliate: da un lato è noto che la governante covava risentimento per Marilyn, che stava per licenziarla. Dall'altro si sa che Marilyn aveva minacciato Robert Kennedy, l'amante che l'aveva lasciata per non compromettere la vita familiare, di convocare una conferenza stampa con rivelazioni clamorose per lunedì 6 agosto se lui non fosse andato a trovarla nel week-end. Il 3 agosto risultano diverse chiamate senza risposta della Monroe all'hotel dove si trovava Kennedy. E proprio lui fu fermato dalla polizia di Los Angeles per eccesso di velocità a pochi chilometri dalla casa della Monroe, intorno alle 24 di quella notte in cui l'umanità si addormentò per risvegliarsi con un sogno di meno.
 
Scheda del libro:
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15 anni psicofarmaci, ora mi curo con la marijuana .....

Ciao a tutti, vorrei raccontare la mia esperienza per far si di poter precedervi all'idea di voler intraprendere o consigliare a persone che soffrono di disturbi come la depressione. un percorso di cure con medicinali.

All' età di 15 anni iniziai ad entrare in crisi avevo comportamenti autolesionistici e l'umore instabile , insonnia e perdita di entusiasmo per qualsiasi attività.

Naturalmente , mia madre si proccupo e mi accompagno da uno psichiatra che mi diagnostico subito una depressione e successivamente iniziai diverse tipi di cure  di antidepressivi che purtroppo non mi aiutavano ad alzare il tono dell'umore e successivamente piano piano anche il sonno inizio a peggiorare cosi ecco che mi prescrisse un sonnifero , che ci crediate o no, anche il sonnifero non mi faceva dormire, ecco allora che iniziai ad essere molto piu nervosa ed avere fenomeni di ansia e cosi bammmm ... anche ansiolitici ..

Insomma, vorrei scrivervi tutti i medicamenti che mi hanno somministrato perche non si verificavano cambiamenti ,ma purtroppo, non me li ricordo tutti.

Intanto iniziai ad avere idee di suicidio , cosi decisi di tenere da parte le cure (non prendendole per 2 mesi)  i avevo accumulato molti sonniferi e ansiolitici che contenevano benzodiazepine e le presi tutte insieme con una bella bottiglia di vodka ,

Ed ecco che mi risvegliai in una Clinica psichiatrica il mio tentato non era riuscito e mi toccava convivere con una realta dove non avevo scelta . Mi cambiarono i medicamenti ed ecco che arriva nella mia vita Il Seroquel questo farmaco me lo ricordo perche oltre ad essere un neurolettico molto forte mi aveva totalmente ricretinita (tic, tremori , perdita di concentrazione, salivazione eccessiva e una grande sonnolenza che mi impediva anche di fare una passeggiatina per l'eccessiva stanchezza ) vi ricordo che io avevo 17 anni allora.

Cerano poi gli aspetti sociali al interno della clinica che sono troppi da raccontare ma gli unici giovani che si trovavano ricoverati  avevano dipendenze da eroina , tra di loro c'era qualche persona che vendeva i medicamenti che non assumeva sputandoli , molta gente sosteneva che stava meglio quando gli davano i medicamenti , allora decisi di provare quelli piu forti, ebbene tra questi cera valium metadone e altri che non mi ricordo... tutto questo mi porto a vivere come un vegetale per quasi un anno.

Uscita dalla clinica andai in un istituto di rinserimento e li iniziai a voler diminuire i farmaci per paura di mettere su altri kg, Da li la mia vita a ricominciato a colorarsi.

Ora ho 20 anni e non prendo psicofarmaci anche se ormai la depressione non mi ha  abbandonata ma ho imparato a conviverci, ad esempio dopo aver smesso la terapia iniziai a consumare regolarmente marijuana e cio mi allevia l'ansia, mi permette di godermi l'attimo ,rilassarmi e addormentarmi serenamente la sera. Molte persone sono contro la Marijuana io penso che essa è uno strumento per migliorare la qualità dell'umore e se puo aiutare una persona che ha disturbi cronici come la mia depressione dovrebbe  la cannabis essere legale , e a suo tempo illegali gli psicofarmaci , la differenza è concreta il mio antidepressivo cresce in un prato su una bella montagna Svizzera priva o quasi d'inquinamento, gli psicofarmaci oltre a essere chimici gli effetti collaterari possono essere devastanti in alcuni casi mortali , e sono creati non per aumentare la vivibilità di una persona depressa ma bensi a renderla un vegetale impedendogli di vivere la loro vita con gioia ma tenendo il "paziente " a letto all' interno di una clinica aspettando l'arrivo della fatidica morte naturale.

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la mia esperienza nel mondo delle droghe

Ciao a tutti sono Francesco ho 28 anni e sono di Cagliari.A13anni ho iniziato con le canne a 14 con cocaina ed exstasy poi anfetamine e ketamina.Mi son piaciute molto ed ho iniziato a farne uso sempre piu spesso.La coca da una volta al mese sono arrivato a tutte le ore della giornata.All’inizio la sniffavo poi la fumavo come krack o free base che è molto più potente.Nn mi bastavano i soldi e sono arrivato a spacciarla.Ho esagerato e in tre giorni ne ho fatto 100 grammi.Sono stato male ed ho avuto un intossicazione, avevo manie di persecuzione, paranoie varie e allucinazioni.Da li ho deciso di smettere.Sono rimasto 8 mesi pulito e poi nn ce la facevo più e ho deciso di partire a Brescia.Ho provato l'eroina e me ne sono innamorato.A Brescia convivevo con la mia ragazza e ci facevamo insieme.All'inizio la fumata e poi tirata( io me la sarò iniettata 5volte )nn non ho mai esagerato al massimo 2.5 grammi al giorno.All inizio ogni tanto poi tutti i giorni.Io per stare bene appena mi alzavo dovevo farmi una striscia.Questo e durato 5 anni dopo per uscirne abbiamo deciso di trasferirci al paese della mia ragazza a Salerno.Prendevo metadone anche a Brescia ma solo 20 e sniffavo sopra.A Salerno ho iniziato con60 poi sono passato a 100.Nn usavo più niente e stavo benissimo.Mi chiamano a Brescia per lavoro e iniziai a stare male.Paranoie depressione e inizia a curare con psicofarmaci 30gocce di tavor 2 volte al giorno e arrivai a 200 in poco tempo.Tentai il suicidio con 5 boccette di tavor e rivotril mi spaventai e chiamai l'ambulanza.Lavanda gastrica e stavo bene.Mi chiamò la mia ex e le dissi tutto.Lei chiamò mio padre e mi venne a prendere per portarmi a Cagliari.Devo dire che gia a Brescia mi erano incominciate delle brutte crisi psicotiche strane.A Cagliari tentai il suicidio mi stavo x buttare dalla finestra mi salvò mio padre con mia mamma e mia sorella.Mi ricoverarono in psichiatria per 10 giorni e m’iniziarono a somministrare molti farmaci.Mio padre mi disse se volevo provare la comunità era la mia unica speranza e andai.Ero un vegetale prendevo decine di psicofarmaci.Per umore ansia sonno depressione e crisi psicotiche.Le crisi non passavano le avevo spesso.Comunque dopo un anno stavo meglio anche pur avendo queste crisi ma più leggere.Ho fatto 2 anni di comunità e sono uscito 7mesi fa.Ho lavorato fin da subito alle poste.ora ho ancora le crisi ma non un giorno sì e uno no ma ogni 30giorni e molto più leggere.Ero 3anni senza toccare droghe e la settimana scorsa ho deciso di prendermi una busta di robba.me la sono tirata.avevo anche deciso di farne uso ogni 3 /4mesi ma ho capito che non riuscirei e arriverei ad usarne come prima.Quindi ho deciso di non usare più.ho paura ma devo riuscirci.questa e la mia storia faccio un in bocca al lupo a chi vuole smettere.un saluto a tutti

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Prima l'ipnotico, poi la rapina Rivotril, la nuova droga di strada

Il farmaco sarebbe alla base di episodi di delinquenza  

Costa poco e prende piede tra i più emarginati

 

 

La nuova frontiera delle droghe di strada si chiama Rivotril. Ed è uno psicofarmaco. Una banalissima benzodiazepina (la categoria di ansiolitici, antiepilettici etc...) che non costa nulla, si reperisce facilmente e, associata all’alcol, produce effetti molto simili a quelli dell’eroina. La comprano quelli che l’eroina non possono permettersela, spesso insieme a un bel cartone di Tavernello, che poi, ipnotizzati, simili ad automi, delinquono — scippi, rapine, furti — per risvegliarsi qualche ora dopo in carcere o in una cella di sicurezza chiedendosi cosa mai ci facciano lì dentro. I riscontri della larga diffusione dell’uso improprio di questo psicofarmaco si trovano negli archivi delle forze dell’ordine, in quelli del Sert (il servizio per le tossicodipendenze dell’Ausl di Bologna) e, da due giorni, anche in quelli dei giornali locali bolognesi. È di martedì scorso, infatti, la notizia dell’arresto da parte dei carabinieri di un sardo residente a Zola Predosa che spacciava Rivotril in piazza XX Settembre. Ne aveva con sé 37 pasticche. I militari spiegano che non si tratta di un caso isolato.

DROGA E DELINQUENZA - Stando alle informazioni in possesso degli uomini del nucleo operativo dell’Arma, quelli che tutte le notti battono le zone «calde» del centro storico a caccia di spacciatori, il Rivotril ha preso piede negli ambienti delle tossicodipendenze più ai margini. Non perché sia di moda, ma perché costa pochissimo, certamente meno di una dose di eroina. E dal «calarsi» 20-30 pasticche di Rivotril bevendoci su del vino o un altro alcolico a buon mercato al commettere un reato il passo è breve. Lo sanno le «gole profonde» dei carabinieri. E lo sanno gli operatori dell’unità di strada del Sert, che hanno sempre più spesso a che fare con persone — uomini e donne, giovani e meno giovani — «fatte» di benzodiazepine. Salvatore Giancane, coordinatore dell’unità di strada del Sert, è uno dei massimi esperti di tossicodipendenza a Bologna. Soprattutto di quella più disperata, la tossicodipendenza delle persone più povere, come homeless e immigrati. Conosce bene il fenomeno Rivotril, conseguenze penalmente rilevanti comprese. «Ricordo una nostra paziente che, obnubilata dalla benzodiazepina e dall’alcol, scippò un’anziana in via Guerrazzi facendola cadere — racconta — dopo lo scippo scappò per trenta metri e poi si fermò. Si sedette in strada per vedere cosa ci fosse nella borsetta. Naturalmente i cittadini la accerchiarono, qualcuno la picchiò e altri chiamarono i carabinieri. Fu arrestata, crollò in carcere e il giorno dopo non sapeva perché si trovasse lì». Uno dei tanti episodi legati all’assunzione di questa sostanza.

«PRESCRIZIONI FACILI» - Una droga, sì, ma non nuova, precisa Giancane. «Il problema delle benzodiazepine è sempre esistito — spiega — prima c’erano il Roipnol, poi il Tavor e il Minias. Ora c’è il Rivotril, un preparato un po’ diverso di cui si abusa perché è l’unico psicofarmaco esentato di questo tipo». Ecco come funziona: «Viene prescritto con una certa generosità dai medici di base, preso in farmacia a costo zero e poi spacciato per strada», spiega Giancane. Non è un caso, dunque, che i pusher di Rivotril siano soprattutto italiani e molti loro acquirenti siano extracomunitari. Preso con l’alcol questo farmaco diventa una bomba. «Come l’eroina», prosegue Giancane. E allora come contrastare questa piaga? «Le restrizioni su psicofarmaci come il Roipnol in passato hanno solo spostato il consumo su nuovi preparati. Quello che serve è soprattutto una buona informazione e molti controlli, soprattutto da parte dei medici di base».

corrieredibologna.corriere.it

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Provigil (Modafinil)

Buongiorno. Innanzitutto, un plauso agli Operatori di questo portale: professionali, tempestivi e...generosi. Gradirei riferire la mia esperienza con il Modafinil (nome comm.le in Italia: Provigil). Si tratta di una molecola impiegata per la cura della narcolessia. Ogni altro uso, compresa l'OSA (Obstructive Sleep Apnea), in Italia è da considerarsi off-label. Il modafinil è un potente psicostimolante. Negli Stati Uniti è largamente impiegato e venduto online senza ricetta. L'USAF (Aeronautica Militare Statunitense) ne ha promosso l'impiego come "upper" e anti-fatica per piloti che compiono missioni di durata superiore alle otto ore consecutive. In questo caso, la posologia indicata per i piloti è di 200 milligrammi (una compressa in commercio in Italia ne contiene 100). Per missioni che superano le 12 ore consecutive, la posologia consentita e consigliata è di 400 milligrammi. Il Modafinil conferisce una condizione di complessivo benessere e un abbattimento del senso di fatica. A dosi di 200 mg risulta già possedere un effetto euforizzante. L'aspetto interessante di questo farmaco consiste nel fatto che, a differenza della cocaina e delle anfetamine, non esiste effetto rebound ("down"), o quasi. Se assunto a stomaco vuoto, e se agevolato da una attività fisica anche molto moderata, il Modafinil agisce già dopo un quarto d'ora-venti minuti. Io l'ho sperimentato a dosaggi anche molto elevati (megadoses: 2.000 mg in 12 ore). A questi dosaggi, il Modafinil risulta pericoloso per l'eccessivo effetto euforizzante che può indurre comportamenti socialmente pericolosi, ed è altamente cardiotossico, in forza del potenziale innesco della "torsione di punta" (vedi web usando "torsione di punta" come parole-chiave su google). Io non ho avuto problemi di sorta perché ho una corporatura mastodontica, ma sconsiglio vivissimamente di assumere simili quantità in un intervallo di tempo tanto ridotto. All'epoca in cui ho sperimentato gli effetti del Modafinil, facevo uso di metadone. Ebbene, il Modafinil accelera drammaticamente il metabolismo del metadone (non della buprenorfina), pertanto è indispensabile un aggiustamento in senso accrescitivo della posologia metadonica, pena il ritrovarsi in astinenza da metadone dopo poche ore dall'assunzione concomitante di Modafinil. Guidare sotto l'effetto di dosi moderate di Modafinil è un'esperienza da provare. La guida risulta fluida e precisa, senza il minimo sentore di fatica anche dopo 10-14 ore di auto. Per ogni approfondimento in lingua inglese, vi propongo di seguire il seguente link: www.ncbi.nlm.pubmed?term=modafinil%20 . (database del National Institute of Health americano). Qui troverete un oceano di informazioni scientifiche sulla molecola in oggetto. 

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