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Tabacco è il termine con cui si fa riferimento ad un genere di piante a foglia corta appartenente alla famiglia delle Solanacee originarie del continente americano. Tuttavia il nome tabacco viene comunemente utilizzato riferendosi alle foglie raccolte ed essiccate di queste piante, con lo scopo di fumarle.

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo approda sulla spiaggia di San Salvador. Gli indigeni gli offrono frutti, lance di legno e foglie di tabacco.

Nel 1518 Juan de Grijalva osserva l'usanza di fumare sigari da parte dei nativi dello Yucatan. Il primo testo che menziona il tabacco è la "Historia general y natural de las Indias," di Gonzalo Fernandez de Oviedo y Valdes. Nel 1556 Andre Thevet porta per la prima volta il tabacco in Francia dal Brasile. Nel 1559 viene coniato il termine "nicotina," per definire il tabacco stesso, in onore di Jean Nicot,...

I consumi di tabacco in Italia hanno conosciuto un inarrestabile incremento nel periodo che va dal 1900 al 1985 quando, per la prima volta, si è verificata una significativa riduzione delle vendite: il consumo pro capite annuale è passato da 1,82 Kg/persona nel 1985  a 1,62 nel 1990*.

I fumatori oggi sono il 26,2% della popolazione adulta, e si tratta del minimo storico da oltre mezzo secolo. In 5 anni, dal 2002 al 2006, i fumatori sono 2,5 milioni in meno. Di contro decresce l’età con cui si viene a contatto con questa sostanza e circa il 20% ha...

I più votati, tabacco

Mamme, stress e sigarette: uno studio norvegese evidenzia la relazione


Dronet - Nonostante gli effetti nocivi noti, molte donne in età fertile fumano e continuano a farlo anche durante la gravidanza. Oltre ai rischi per la propria salute, le donne che fumano in gravidanza corrono maggiori rischi di complicazioni ed espongono il nascituro a gravi pericoli per la salute.
Hauge e i suoi collaboratori del Norwegian Institute of Public Health hanno recentemente pubblicato sulla rivista Addiction uno studio norvegese sullo stress materno e il fumo di tabacco. L’obiettivo era studiare l’associazione tra stress materno e fumo, prima, durante e sei mesi dopo la gravidanza.
A questo studio prospettico di coorte hanno partecipato 71.757 donne della Norwegian Mother and Child Cohort Study (MoBa). Sono stati misurati con questionari auto-somministrati i livelli di ansia e depressione, le difficoltà nei rapporti di coppia, gli eventi negativi, le variabili demografiche e le abitudini sul fumo. L’uso di tabacco è stato valutato alla diciassettesima e alla trentesima settimana di gestazione, e sei mesi dopo il parto. Del 27,5% delle donne che fumavano al momento del concepimento, il 55,8% ha smesso di fumare durante la gravidanza. A sei mesi dal parto, quasi il 30% di coloro che avevano smesso hanno ricominciato a fumare. In totale, quasi il 13% del campione ha riferito di fumare anche durante la gravidanza. E’ risultato che le donne che riferivano alti livelli di ansia e depressione avevano una ridotta probabilità di smettere di fumare durante la gravidanza e una maggiore probabilità di ricominciare dopo la nascita del figlio. Sia la conflittualità nella relazione con il partner che l'esposizione a eventi negativi hanno avuto un’influenza negativa sullo smettere di fumare durante la gravidanza, ma non hanno poi avuto influenza sulla ricaduta nel fumo dopo il parto.
La conclusione a cui sono giunti i ricercatori è che stress materno e crisi nel rapporto di coppia possono rendere più difficile smettere di fumare durante la gravidanza e possono poi promuovere la ripresa del fumo dopo il parto.

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Il paese liberato dal fumo

Giornalettismo - Il governo del Brasile ha promulgato una nuova legge che protegge la salute dei suoi oltre 190 milioni di abitanti tramite il divieto di fumare in tutti gli spazi chiusi utilizzati dalla collettività, sia pubblici che privati. Firmata dal presidente Dilma Rousseff, la nuova legge fa del Brasile il più grande paese al mondo a dichiarare tutti i luoghi di lavoro e le zone al coperto “smoke-free” al 100%.

LA LOTTA AL FUMO - Con questa presa di posizione storica, il Brasile diventa il 14esimo paese delle Americhe a proclamarsi “libero dal fumo” dal 2005. Uruguay, Colombia, Panama, Guatemala, Barbados, Trinidad e Tobago, Argentina, Perù, Honduras, Venezuela, Ecuador e El Salvador lo hanno fatto in precedenza con leggi nazionali, mentre il Canada ha adottato alcune norme sub-nazionali che proteggono il 90% della sua popolazione.

 

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USA: cresce il consumo di marijuana, in calo alcol e sigarette tra gli adolescenti


Dronet
- Per il quarto anno consecutivo, cresce il consumo di marijuana tra gli studenti americani e l’uso quotidiano (20 o più volte negli ultimi 30 giorni) raggiunge il picco più alto nei diciassettenni (6,6%). Cresce anche il numero di adolescenti che hanno fatto uso almeno una volta di una sostanza illecita: il 50% dei 17enni, il 38% dei 15enni e il 20% dei 13enni.
Sono alcuni dei risultati che emergono dal Monitoring the Future Survey 2011, una delle più ampie indagini nazionali americane sull’uso di sostanze tra i giovani, finanziata dal National Institute on Drug Abuse. L’indagine, condotta presso la University of Michigan Institute for Social Research, ha coinvolto 400 scuole pubbliche e private e circa 47mila studenti (13 – 15 – 17 anni), che sono stati intervistati sull’uso di alcol, tabacco e sostanze psicoattive nella vita, nell’ultimo anno e negli ultimi 30 giorni. E’ stato inoltre rilevato il consumo quotidiano di sigarette e marijuana.
L’indagine evidenzia il graduale declino del consumo di sostanze legali come alcol e tabacco tra gli adolescenti americani, raggiungendo i livelli più bassi dal 1975. Infatti, riferiscono l’uso di alcol nell’ultimo anno il 63,5% dei 17enni rispetto al picco del 74,8% nel 1997, e il 26,9% dei 15enni rispetto al 46,8% nel 1994. Anche il consumo di sigarette si è ridotto notevolmente: il 18,7% dei 17enni riferisce un uso corrente nel 2011, rispetto al 36,5% del 1997 e al 21,6% del 2006. Gli Energy drink sono utilizzati da circa un terzo degli adolescenti, e sono diffusi soprattutto tra i giovanissimi. Si evidenzia inoltre il consumo di cannabinoidi sintetici, venduti legalmente sino all’inizio di quest’anno: l’11,4% dei 17enni li ha usati almeno una volta nell’ultimo anno.

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GENI, RUM e FORTUNA. I misteri di Vilcabamba.

 

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«In una valle dell’Ecuador ci sono 40 anni in più di vita. Nessuno sa da dove vengano né come fare a localizzarli. Ma sono una realtà». «C’è qualcosa di speciale a Vilcabamba. Qualcosa che permette alla gente del posto di vivere 110, 120, e perfino 140 anni. E non solo di vivere molto. Ma vivere molto con una salute invidiabile e senza dar retta ai consigli dei medici». Si legge come un romanzo ma sembra parlare di fatti reali il vivace libretto di Ricardo Coler Eterna giovinezza (Nottetempo Edizioni, pp. 227, e 16) che sarà presentato a Roma la prossima settimana. Medico, fotografo e scrittore argentino, Colder ci descrive alcuni aspetti di una località dove non si muore o, meglio, dove alcuni, per lo più maschi, sembrano non voler morire, ad onta del loro stile di vita piuttosto imprudente: mangiano salato, bevono, fumano e consumano il chamico, una droga assai poco raccomandabile, come aveva raccontato Ettore Mo sul «Corriere» nel novembre 2010. Come si spiega? Non si spiega. Perché ogni volta che il nostro autore formula un’ipotesi, subito se la distrugge con una nutrita serie di controesempi. In fondo tutto quello che si può dire della valle è che la sua aria è poco inquinata e ricca di ossigeno. Un po’ poco per spiegare tutte queste singolari osservazioni. Nonostante la serietà dell’autore, è chiaro che non si tratta di un libro di scienza, ma quasi di un romanzo, di un’approfondita riflessione sulla vita, sulla morte e sul loro arcano rapporto. Direi che il pregio del libro sta tutto nella vivacità della narrazione, che corre sempre sull’orlo del paradosso, e nella disposizione a ponderare i diversi aspetti della nostra vicenda terrena. Niente ci autorizza a proporre spiegazioni, ma la mia deformazione professionale mi suggerisce che i geni in qualche modo vi giochino un proprio ruolo. D’altra parte siamo figli dei nostri geni, del nostro stile di vita e della fortuna. Se lo stile di vita di questi centenari è tutt’altro che irreprensibile, non ci restano che i geni e la fortuna o una buona miscela delle due cose. È possibile che in quella valle si siano selezionati alcuni geni che prolungano la vita o, almeno, che concedono una vita lunga a chi ha superato indenne una certa età. Non è impossibile, ed è compatibile con l’alchimia della genetica. Se cercate ricette di eterna giovinezza, non è il libro per voi, ma se volete godervi saporiti squarci di vita, è la lettura giusta.

Edoardo Boncinelli, La Lettura/Corriere della Sera

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Cnr-Enea. Tabacco un farmaco contro l’Hiv

A questa conclusione è giunto il progetto Pharma-Planta, partecipato da Cnr, Enea e Università di Verona. Una ricerca finalizzata a sviluppare la produzione di nuovi farmaci efficaci, sicuri ed economici su base vegetale
 

SavonaNotizie - Il tabacco potrebbe essere la pianta ideale per sintetizzare efficacemente e a basso costo nuovi biofarmaci, capaci di contrastare virus come l’Hiv e sconfiggere gravi malattie. Queste le conclusioni a cui è giunto il progetto di ricerca internazionale Pharma-Planta (www.pharma-planta.net), partecipato dai ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (Istituto di biologia e biotecnologia agraria Ibba-Cnr e Istituto di genetica vegetale Igv-Cnr), dell’Enea (Laboratorio biotecnologie) e dell’Università di Verona (Dipartimento di biotecnologie). Il tabacco, spesso sotto accusa per i problemi che il fumo causa alla salute, è così al centro di un rinnovato interesse scientifico, questa volta positivo.

Pharma-Planta è un progetto del VI Programma quadro, partito nel 2004 e finanziato dalla Commissione europea con 12 milioni di euro, che ha coinvolto 40 gruppi di ricerca appartenenti a 33 istituzioni di ricerca e industriali.

“La missione principale di Pharma-Planta è stata quella di sviluppare metodologie innovative per la produzione di nuovi anticorpi e vaccini dalle piante”, spiega Alessandro Vitale dell’Ibba-Cnr. “I farmaci sviluppati su base vegetale - rispetto a quelli prodotti per via biotecnologica in microorganismi o cellule animali - hanno costi di produzione notevolmente inferiori, e ci si aspetta che siano altrettanto efficaci e più sicuri”.

“Grazie a piante geneticamente modificate di tabacco è stato prodotto e purificato un anticorpo umano che neutralizza ad ampio spettro molti isolati del virus Hiv-1 e potrebbe presto diventare strategico per ridurre la diffusione del virus nei paesi più poveri e più colpiti”, prosegue Eugenio Benvenuto, responsabile del Laboratorio biotecnologie dell'Enea. “I risultati di laboratorio sono stati sviluppati in una vera linea industriale e la quantità di farmaco prodotta è stata sufficiente per la sperimentazione clinica, che ha avuto inizio nel giugno 2011 presso l’Università del Surrey (Regno Unito). L’impianto realizzato per questo primo farmaco ‘verde’ potrà essere utilizzato per produrre e purificare dalle piante altre proteine ricombinanti con effetti farmacologici”.

Pharma-Planta ha sviluppato numerose metodologie per lo sviluppo di biofarmaci da piante, oggi largamente diffuse tra i ricercatori di tutto il mondo. Ha prodotto circa 200 articoli su riviste scientifiche internazionali, sottoscrivendo un accordo per il libero accesso ai risultati e ai prodotti del progetto (copyright, brevetti, varietà vegetali).

Conclude Mario Pezzotti dell’Università di Verona: “I risultati ottenuti nell’ambito del progetto hanno portato alla costituzione di Officina biotecnologica, spin-off del nostro ateneo che ha come obiettivo la produzione in foglie di tabacco di un autoantigene umano potenzialmente efficace per la prevenzione del diabete autoimmune”.


Fonte Cnr - Enea

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Toscana- Sesso, droga e rock 'n' roll. Adolescenti sempre più scatenati


Rebecca Rizzello

IlReporter.it - I giovani d'oggi non sono più quelli di una volta”: questa è la classica frase che i tanti anziani seduti su una panchina dicono commentando gli atteggiamenti dei nuovi nati. E in un certo senso hanno ragione.

L'IDENTIKIT. Si mettono al volante dopo aver bevuto, guidano parlando al cellulare o addirittura inviando sms. Fumano di più, rispetto a qualche anno fa. Sono sessualmente più attivi, ma usano meno il profilattico. Questa è la fotografia degli adolescenti toscani tra i 14 e i 19 anni condotta dall'Ars, l'agenzia regionale di sanità su 5mila teenagers delle scuole superiori fiorentine.

I NUOVI GIOVANI. Il risultato degli studi, effettuati utilizzando questionari compilati dagli studenti in aula direttamente su tablet individuali, sono stati presentati oggi dall’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia, assieme al direttore dell’Ars, Francesco Cipriani, e al responsabile dello studio Fabio Voller. “La densità, variabilità e rilevanza di ciò che accade e si sperimenta tra i 14 e i 18 anni non ha confronti nelle altre età – osserva Francesco Cipriani – E’ in questo periodo che è più probabile iniziare a fumare, bere, guidare, usare droghe, avere i primi rapporti sessuali. Scelte individuali in parte consapevoli e libere, spesso però condizionate da pressioni e aspettative sociali e della comunità di appartenenza, che pesano maggiormente su chi ha minori risorse culturali, economiche e sociali”.

ECCO I DATI RACCOLTI:

Guida e incidenti stradali. Tra i “guidatori abituali”, ovvero gli intervistati che hanno dichiarato di guidare con una certa regolarità un mezzo (ciclomotore, moto, auto), il 47 per cento ha riferito di essere stato coinvolto in un incidente stradale durante la guida del proprio veicolo nell’ultimo anno.  Il 25,7 per cento ha riferito di aver parlato al cellulare durante la guida almeno una volta nella settimana precedente l’intervista. Il 23,6 per cento dei guidatori abituali ha invece dichiarato che nei 12 mesi precedenti l’indagine ha guidato almeno una volta dopo aver bevuto troppo, mentre il 12,5 per cento ha riferito di aver assunto sostanze psicotrope illegali prima di mettersi alla guida.

Comportamenti sessuali: si riduce l’uso del profilattico. A fronte di un aumento di ragazzi che si dichiarano sessualmente attivi si assiste a una riduzione nell’uso del profilattico nella fascia di età 14-19 anni. Dal 2008 al 2011 la percentuale di chi usa il preservativo si è ridotta dal 65 per cento al 60,1 per cento. Tra i motivi per cui non si usa il condom, la sensazione di fastidio provata durante il rapporto (43,9 per cento), seguita dall’utilizzo di altri metodi anticoncezionali (35,5 per cento): i ragazzi quindi non hanno la percezione del fatto che, oltre ad essere un metodo anticoncezionale, il profilattico è soprattutto uno strumento di prevenzione.

Alcol. La quasi totalità degli intervistati ha dichiarato di aver bevuto almeno una bevanda alcolica nella vita. La metà del campione totale riferisce di aver avuto almeno un episodio di ubriacatura nell’ultimo anno. Tra le bevande preferite, spumante, vino, birra e sopratutto gli alcolici durante un aperitivo.

Fumo. La proporzione di studenti che ha provato a fumare resta invariata, circa il 65 per cento rispetto alla prima rilevazione del 2005, mentre aumenta la proporzione di coloro che sviluppano una vera e propria abitudine (19,2 per cento nel 2005; 24,1 per cento nel 2011). Senza distinzione di genere, 15 anni è l’età in cui i ragazzi cominciano a fumare con regolarità. Il 42 per cento dei maschi e il 30 per cento delle femmine fumano più di 10 sigarette al giorno, mentre nel 2005 questi consumi si attestavano rispettivamente su proporzioni del 32,9 per cento e 25,4 per cento.

Droghe. Il 36,4 per cento degli studenti ha dichiarato di aver utilizzato almeno una volta nella vita una sostanza stupefacente. Gli studenti che hanno consumato almeno una sostanza nell’ultimo anno sono il 31,1 per cento del totale del campione, mentre quelli che lo hanno fatto nell’ultimo mese sono il 24,8 per cento. Per quanto riguarda l’età del primo uso, quasi il 60 per cento dei giovani ha dichiarato di aver consumato la prima droga entro i 15 anni. La sostanza più adoperata si conferma essere la cannabis.

Bullismo e poco movimento. Uno studente su dieci non fa attività fisica, aumentando anche l'uso di snack dolci o salati. In forte aumento è poi il bullismo all'interno delle scuole. Il monitoraggio del fenomeno avvenuto nel corso degli anni attraverso lo studio Edit mostra che ciò che cambia non è il numero di ragazzi autori o vittime di azioni di bullismo (19 per cento), ma il tipo di prepotenza e il luogo in cui si verificano. Prese in giro e offese continuano a rappresentare le principali forme di violenza.

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Sigarette elettroniche, scatta lo stop agli under 16

Niente più sigarette elettroniche per i minori di 16 anni: potrebbero indurre la dipendenza da nicotina, anziché aiutare a smettere con il fumo. Perciò gli adolescenti non potranno più acquistarle, al pari delle normali ‘bionde’. Il divieto, contenuto in un’ordinanza del ministero della Salute pubblicata questo mese, resterà in vigore per un anno, in attesa di una legge in materia e di maggiori certezze scientifiche sulla loro efficacia. A vigilare sulla sua applicazione saranno le autorità sanitarie e la polizia giudiziaria. Troppi dubbi, meglio non rischiare. Lo stop ai nuovi congegni elettronici, nati per garantire la continuità del gesto agli ex fumatori, è arrivato dopo il parere del Consiglio superiore di sanità, secondo cui: «Mancano ancora le conoscenze sugli effetti sulla salute dei composti organici e dei prodotti per la vaporizzazione in essi utilizzati – si legge nel provvedimento - perciò non si può escludere l'esistenza di un rischio che tali sistemi elettronici inducano la dipendenza da nicotina promuovendo la successiva transizione al fumo di sigaretta». In pratica le sigarette elettroniche potrebbero non essere innocue come si crede. Il pericolo è che sortiscano esattamente l’effetto contrario, incoraggiando i ragazzi che non hanno mai provato, a cominciare davvero a fumare. Ma cos’è un e-cigarette? Si tratta di uno dei rimedi più moderni contro il vizio del fumo: è una sorta di mini-aerosol metallico con la stessa forma e dimensione di una ‘bionda’. Ha un led rosso su un’estremità. All’interno è composta da una cartuccia con una soluzione di glicole propilenico, glicerolo e in alcuni casi nicotina, un atomizzatore che riscalda le sostanze e le vaporizza e una batteria ricaricabile. Quando si accende sprigiona vapori aromatizzati che associati al gesto e all’immagine di una vera sigaretta, danno l'illusione di star fumando. Costa intorno ai 90 euro e si acquista in farmacia. La scienza si divide in materia. Da anni sono in corso studi per dimostrarne l’efficacia nella lotta al tabagismo. Ma a oggi non esistono ancora prove sufficienti per affermare con certezza la loro utilità, tanto che in alcuni Paesi del mondo, come l’Australia e il Brasile, sono del tutto bandite, e in altri (Austria e Danimarca) si possono impiegare solo dietro prescrizione medica. A sostegno della loro validità c’è uno studio italiano pubblicato il mese scorso sulla rivista BMC Public Health, svolto dall’equipe del professor Riccardo Polosa dell’Università di Catania. La ricerca, condotta su 40 fumatori che per sei mesi hanno usato sigarette elettroniche prive di nicotina, ha dimostrato che nel 30% dei casi il sistema riduce in maniera drastica l’abitudine del fumo e il numero di pacchetti fumati, e nel 10% aiuta a smettere del tutto. Ma per una voce favorevole, diverse sono le opinioni contrarie. L’Organizzazione mondiale della sanità nel 2010 bocciò ufficialmente le sigarette elettroniche, considerate nocive per i troppi additivi chimici in esse contenuti. Già a maggio del 2009 inoltre, la ‘Food and Drug Administration’, l’ente Usa per il controllo dei farmaci e degli alimenti, aveva espresso le sue riserve sul prodotto, dopo aver scoperto la presenza di nicotina anche in marchi che dichiaravano di non farne uso, oltre a tracce di sostanze cancerogene. 

E.Tomasicchio, Repubblica Salute

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Fumo ma non sono un fumatore

 

Il Sole 24 Ore - Camilleri e il fumo, intervitsa di Armando Massarenti

L'immagine che vedete mostra chiaramente che Andrea Camilleri – malgrado Fiorello – non è un fumatore. È chiaro che queste sigarette vengono spente poco dopo essere state accese. «Io fumo molto meno di quanto appare – spiega lo scrittore siciliano – perché, come si vede, queste hanno il doppio filtro e ci fermiamo qui, dopo due tiri. Fiorello è stato per mesi e mesi a prendermi in giro con questa storia del fumo, in modo molto simpatico, e siamo diventati buoni amici.

Però ha creato questa leggenda del grande fumatore che non sa resistere, mentre io ho un'autonomia anche di ore e ore. Ha creato un personaggio che non corrisponde alla realtà. Se devo stare 3 ore senza fumare non ho problemi. Per amor del cielo, alla fine, esco e fumo, ma non è che vado in crisi di astinenza. Potrei anche rinunciare se volessi, ma alla mia età non avrebbe molto senso. Nella mia vita sono sempre stato in grado di rinunciare a tutto e ho una moglie pronta a fare altrettanto. Oggi, invecchiando, stiamo bene, ma se perdessimo quello che abbiamo – salvo la salute, che è fondamentale – non credo che spargeremmo una sola lacrima».

 

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Un sms per smettere di fumare: Txt2stop

 

Arriva dall’Inghilterra la nuova strategia antifumo: un messaggino sul cellulare per smettere di fumare!

Vita da Mamma - L’sms contro il fumo è il risultato di una ricerca che se applicata potrà finalmente decretare la fine del vizio delle sigarette, avvantaggiando  molti fumatori anche i più incalliti.Un messaggio sul telefonino per fare smettere di fumare e sancire così la fine del tabagismo! Lo studio a tal riguardo  e’ stato condotto dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine, finanziato dal Medical Research Council e pubblicato online giovedì su Lancet.

 

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FUMO, ITALIANI CONSAPEVOLI MA LIBERI DI SCEGLIERE

I risultati emersi da una ricerca realizzata dal Censis su incarico di British American Tobacco Italia

 

Leggo.it -ROMA - Gli italiani sono consapevoli dei rischi per la loro salute che derivano dal fumo, ma sono liberi di scegliere . Il 51% degli italiani (il 57% tra i fumatori, il 50% tra gli ex fumatori, il 46,5% tra i non fumatori) ritiene che fumare sia una scelta individuale che le persone compiono essendo pienamente informate delle possibili conseguenze. Il 49% pensa invece che i danni del fumo non vengano adeguatamente considerati e che chi fuma rischia molto di più di quanto crede. Gli italiani risultano tuttavia fortemente consapevoli dei rischi per la salute derivanti dal fumo. Circa due terzi li giudicano molto gravi e un altro 30% li considera abbastanza seri. La quota di coloro che li reputano poco rilevanti è inferiore al 4%, e non supera il 6% neanche tra gli stessi fumatori. È quanto emerge da una ricerca del Censis, che registra come sui comportamenti, però, l’opinione pubblica è divisa. Come affrontare la questione dei consumi di prodotti da tabacco? Per il 35% degli intervistati un cittadino adulto e informato deve essere libero di scegliere. Il 18% sposa una linea «proibizionista», per cui la vendita delle sigarette dovrebbe essere limitata e progressivamente vietata per tutelare la salute. L’opzione prevalente (46%) è però quella «pragmatica», per cui a fronte dei rischi è meglio che il commercio sia legale, controllato e tassato.

 

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Sigarette radioattive: Big Tobacco sapeva

È dal 1959 che le aziende produttrici di sigarette sono a conoscenza della presenza di polonio-210 nel tabacco. Ma non hanno fatto nulla, anzi, si sono messe di traverso per ridurre i costi e mantenere alta la capacità delle sigarette di indurre dipendenza.

 

QuotidianoSanità -27 OTT - Le aziende produttrici di sigarette sapevano fin dal 1959 della presenza di sostanze radioattive nel fumo di tabacco e dei danni che potevano arrecare. E non soltanto non hanno fatto nulla per impedirlo, ma si sono anche messe di traverso affinché il dato non trapelasse nella comunità scientifica.
Getta un’ombra ancora più nera su Big Tobacco lo studio condotto da ricercatori dell’University of California Los Angeles e pubblicato nel numero di settembre di Nicotine & Tobacco Research.
Attraverso l’analisi di decine di documenti segreti delle aziende produttrici di sigarette, resi pubblici in Usa nel 1998, i ricercatori hanno constatato come le aziende abbiano messo per anni in atto una precisa politica per mascherare o nascondere la correlazione tra sigarette e polonio-210 (per intenderci, quello che nel 2006 uccise l’ex agente dei servizi segreti russi Aleksandr Litvinenko).
Il polonio-210 può essere assorbito dalle foglie della pianta di tabacco sia attraverso l’esposizione al radon normalmente presente in atmosfera, sia attraverso i fertilizzanti. Una volta intrappolato nelle foglie è destinato a finire nei polmoni dei fumatori.
 
Big Tobacco sapeva
L’analisi dei documenti ha consentito ai ricercatori di affermare che “l’industria era ben consapevole della presenza di sostanze radioattive nel tabacco già prima del 1959”. Ed era anche preoccupata. Al punto da condurre per decenni studi che valutassero l’effetto dell’isotopo radioattivo sui fumatori, compresi “calcoli radiobiologici per stimare l’assorbimento a lungo termine nei polmoni delle particelle alfa emesse dal fumo di sigaretta”.

 

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Lezioni di fumo

Scuole, biblioteche, palestre e parchi. Lo sponsor è Tobacco China: fondi in cambio di pubblicità. Pro smoking
di GIAMPAOLO VISETTI, D Repubblica, p. 60-61

Il tabacco ti aiuta a tirare fuori il talento". I cinesi erano rimasti all'"arricchirsi è glorioso" di Deng Xiaoping. Si capisce che c'è una certa perplessità, se periodicamente basta uno slogan per demolire le certezze individuali e mutare il destino collettivo. Il "contrordine compagni, fumare fa bene" non arriva poi da qualche dipartimento ministeriale in astinenza da nicotina. Lo insegnano migliaia di manifesti, graziosamente affissi in centinaia di scuole primarie e secondarie del più grande produttore di fumo del pianeta. Per semplicità: la Cina ha deciso di consigliare a bambini e adolescenti di farsi una cicca. A volte però suggerire non basta. Per scongiurare brutte sorprese, alunni e studenti vengono accolti al cancello degli istituti da gentili commercianti che offrono sigarette sciolte, a prezzo di saldo. Due boccate e via, senza disobbedire, prima che suoni la campanella. Qualche sospetto del resto potrebbe nascere, leggendo i nomi delle scuole: "Zhongnanhai", o "Liqun", o uno a caso tra i novecento produttori di tabacco dell'ex Celeste Impero. Sono gli affari bellezza, spiegano gli eredi di Mao Zedong: se lo sponsor paga, ha diritto al suo spazio e alla sua verità. È la deriva estrema della via cinese al liberismo? Risposta sbagliata. È ciò che resta del comunismo dell'Asia: il mecenate che si accontenta di piazzare una sigaretta tra le labbra di ogni marmocchio è infatti la Tobacco China, il gigante planetario del vizio, gallina dalle uova d'oro dello Stato cinese. Il fine, stando alla propaganda, è benemerito: garantire scuole e istruzione dove le amministrazioni locali non potrebbero permetterselo. La Cina è ricca, probabilmente ricchissima, ma resta una nazione in via di sviluppo. Esci dalle metropoli, ti inoltri nelle campagne, sali sugli altipiani himalayani, o raggiungi gli epicentri di terremoti e alluvioni, e scopri che a cinque anni si va diretti a cuocere mattoni, o al pascolo con le agnelle. La scuola non c'è, dista giorni di corriera, mancano libri, banchi e maestri. E il primato cinese nella ricerca? Ci mancherebbe: ed è qui che Tobacco China arriva dove il ministero della pubblica istruzione si ferma. Un'idea geniale: fondare le Scuole della Speranza. Uno spot garantisce alla classe che il fumo senza filtro è più salutare dell'aria di montagna e ognuno può sognare di diventare uno scienziato, o un milionario. I sessanta ricercatori del Centro cinese per lo sviluppo della salute, censiti gli istituti che hanno aderito al piano-cicca, si sono dichiarati "disgustati e scioccati". Hanno denunciato che i produttori di tabacco, con 20mila euro, si assicurano scuole, biblioteche, palestre e perfino i parchi-gioco di quartiere. In molti casi lo sponsor veste docenti e bidelli con divise dotate del logo della sigaretta che intende spingere tra i ragazzi, distribuisce merendine a forma di sigaro, oppure organizza concorsi per il miglior professore, o per eleggere lo studente del mese. La posta in palio? C'è. In Cina vivono 350 milioni di fumatori e sebbene quasi 3 milioni muoiano ogni anno per patologie correlate all'irresistibile tentazione, il mercato del fumo è la prima entrata del fisco nazionale. Un terzo dei bambini impugna l'accendino prima dei dieci anni, ma il problema resta: non basta. Il paese invecchia, chi tira se ne va prima e la caldaia va alimentata con legna nuova. È il fascino delle ombre. Sotto i riflettori le autorità lanciano inflessibili campagne antifumo e impongono divieti di trasgressione anche nei parchi. Oltre la luce, le proibizioni scolorano in pareri e le minacce di arresto cedono il passo alle Scuole della Speranza, in volo sopra candide volute. I pochi bacchettoni che osano scandalizzarsi pubblicamente, sostengono che così la Cina infrange la Convenzione dell'Oms e condanna a morte una generazione. I diligenti funzionari del partito, votati al pragmatismo della tecnocrazia, rispondono che grazie ai poster che consigliano una fumatina, milioni di bambini acquistano, assieme allo studio, il diritto ad una vita migliore. "Non è uno slogan in classe - ha chiarito un preside con marchio sul bavero - a reclutare i fumatori del futuro". Sarà, ma anche Apple sembra convinta che le scuole cinesi siano un allevamento da non trascurare. Ha inaugurato quaranta Apple Stores dentro le biblioteche delle università. Consulenza, vendita, sconti e riparazioni. Cosa non fa l'Oriente, per scovare il talento dei suoi figli.

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