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Tabacco è il termine con cui si fa riferimento ad un genere di piante a foglia corta appartenente alla famiglia delle Solanacee originarie del continente americano. Tuttavia il nome tabacco viene comunemente utilizzato riferendosi alle foglie raccolte ed essiccate di queste piante, con lo scopo di fumarle.

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo approda sulla spiaggia di San Salvador. Gli indigeni gli offrono frutti, lance di legno e foglie di tabacco.

Nel 1518 Juan de Grijalva osserva l'usanza di fumare sigari da parte dei nativi dello Yucatan. Il primo testo che menziona il tabacco è la "Historia general y natural de las Indias," di Gonzalo Fernandez de Oviedo y Valdes. Nel 1556 Andre Thevet porta per la prima volta il tabacco in Francia dal Brasile. Nel 1559 viene coniato il termine "nicotina," per definire il tabacco stesso, in onore di Jean Nicot,...

I consumi di tabacco in Italia hanno conosciuto un inarrestabile incremento nel periodo che va dal 1900 al 1985 quando, per la prima volta, si è verificata una significativa riduzione delle vendite: il consumo pro capite annuale è passato da 1,82 Kg/persona nel 1985  a 1,62 nel 1990*.

I fumatori oggi sono il 26,2% della popolazione adulta, e si tratta del minimo storico da oltre mezzo secolo. In 5 anni, dal 2002 al 2006, i fumatori sono 2,5 milioni in meno. Di contro decresce l’età con cui si viene a contatto con questa sostanza e circa il 20% ha...

I più votati, tabacco

Sigarette: quelle del mattino sono le più pericolose

Accendere una sigaretta subito dopo essersi alzati aumenta il rischio di ammalarsi di tumore. Queste le conclusioni di due studi pubblicati sulla rivista Cancer dell’American Cancer Society, secondo cui fumare entro la prima mezz’ora dopo il risveglio aumenterebbe le probabilità di sviluppare un tumore polmonare, alla testa o al collo. Il primo studio, condotto dai ricercatori del Penn State College of Medicine (USA), ha esaminato le abitudini di 4.775 fumatori con tumore polmonare e 2.835 fumatori senza cancro. Secondo i risultati il rischio di sviluppare un cancro ai polmoni risulta maggiore (OR 1,79) se la sigaretta viene accesa entro 30 minuti dopo essersi svegliati, e si riduce leggermente (OR 1,31) se passa un’ora. Il secondo studio, invece, ha esaminato le abitudini di altri 1.850 fumatori, 1.055 dei quali con tumore alla testa e al collo. Anche in questo caso il rischio di sviluppare un cancro alla testa o al collo aumenta se la sigaretta viene accesa entro i primi 30 minuti (OR 1,59) oppure entro la prima ora (OR 1,42) dal momento in cui il fumatore si sveglia. I risultati di questi studi possono contribuire ad identificare precocemente i fumatori ad alto rischio, per i quali potrebbero essere pianificati programmi ad hoc per smettere di fumare. Tali interventi non solo contribuirebbero a ridurre gli effetti nocivi del tabacco sulla salute, ma anche i costi sanitari e sociali associati alla dipendenza da nicotina. Titolo originale e autori: Muscat JE, Ahn K, Richie JP, Stellman SD. Nicotine dependence phenotype, time to first cigarette, and risk of head and neck cancer. Cancer, 2011; Muscat JE, Ahn K, Richie JP, Stellman SD.-Nicotine dependence phenotype and lung cancer risk. Cancer 2011. Dronet
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SESSO: NO AD ALCOL E FUMO, UNO STILE DI VITA MALSANO PORTA A DISFUNZIONI

(ASCA) -  Essere in sovrappeso, non svolgere attività fisica, fumare, bere alcol e fare uso di sostanze stupefacenti: uno stile di vita non salutare è strettamente connesso a problematiche dal punto di vista sessuale. Soprattutto per gli uomini. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Sexual Medicine da un gruppo di ricercatori danesi dello Statens Serum Institut di Copenaghen che hanno studiato i dati raccolti su 5552 uomini e donne tra i 16 e i 97 anni.

I ricercatori, guidati da Morten Frisch, hanno rilevato che mettere in pratica anche solo alcuni dei fattori presi in considerazione dallo studio porta a un aumento del rischio di non avere una vita sessuale regolare fino al 78% negli uomini e fino al 91% nelle donne. E, nello specifico, tra gli uomini il rischio di andare incontro a disfunzioni aumenta fino al 71% per i soggetti in sovrappeso - e in particolare con obesità addominale - e di oltre l'800% negli uomini che fanno uso di droghe pesanti. Tra le donne i ricercatori hanno invece rilevato che quelle che fanno uso di hashish corrono un rischio di avere anorgasmia (difficoltà o impossibilità a raggiungere l'orgasmo) 3 volte maggiore rispetto alle non utilizzatrici. «Conoscere le possibili conseguenze negative di uno stile di vita malsano per la salute sessuale - spiega Frisch - può aiutare le persone a smettere di fumare, consumare meno alcolici, fare più esercizio fisico e perdere peso». 

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Nicotina: scoperta proteina chiave della dipendenza

Dronet - E’ stata individuata a livello cerebrale una proteina responsabile del piacere e dell’effetto anti ansia derivanti dalla nicotina. Bloccando la proteina si bloccherebbe la dipendenza da tabacco.
La nicotina, infatti, è la sostanza psicoattiva principale contenuta nel tabacco, e agisce a livello cerebrale attraverso l'interazione con diversi sottotipi di recettori nicotinici dell'acetilcolina (nAChR). Un nuovo studio condotto da un gruppo di ricercatori del Salk Institute for Biological Studies, ha dimostrato che la rimozione di uno specifico tipo di recettore nicotinico (α4β2-nAChR) nell’area tegmentale ventrale, riduce lo stimolo di ricerca della nicotina nei topi. Inoltre, questi topi non mostravano comportamenti ansiosi tipici delle crisi di astinenza da fumo.
I risultati dello studio dimostrerebbero quindi che le proprietà di ricompensa e di sollievo dell’ansia derivanti dalla nicotina, ritenute cruciali nello sviluppo della dipendenza da tabacco, sarebbero associate all’attività di un unico gruppo di cellule nervose. L’identificazione di questi recettori nicotinici non solo permette una migliore comprensione dei meccanismi che conducono alla dipendenza, ma pone le basi per potenziali trattamenti per oltre un miliardo di fumatori nel mondo.

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Solitudine peggio del fumo o l’alcol

La solitudine fa male quanto, se non peggio, del fumo o dell’alcol. Lo studio

La Stampa - Essere soli, l’isolamento sociale, pare nuoccia gravemente alla salute, al pari di fumo e alcol. Ecco quanto suggerito da uno studio condotto dallo psicologo americano John Cacioppo, secondo il quale l’essere isolati dal contesto sociale, a lungo temine, è dannoso al pari di fumarsi almeno 15 sigarette al giorno o essere alcolizzati.

Questi sono i possibili paragoni del danno causato dall’essere soli – che non significa essere single o vedovi, ma essere socialmente isolati, senza rapporti con altre persone.
Sebbene si possa essere “soli” anche in mezzo alla folla, è risaputo e suggerito da numerosi studi che le persone con una nulla o povera rete sociale sono ad aumentato rischio di demenza precoce, problemi cardiovascolari, pressione alta, e perfino di cancro.
Ma non solo: il sistema immunitario pare sia meno attivo se si è soli, e le persone che vivono in solitudine sono più soggette alle infezioni virali rispetto al resto della popolazione che ha rapporti sociali attivi.

 

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Tabacco: nuovo rapporto dell’OMS sull’epidemia mondiale

 

Dronet - Le sigarette continuano a rappresentare globalmente una delle principali cause di morte prevenibile, 6 milioni di morti ogni anno e un danno economico stimato in centinaia di miliardi.
La Convenzione quadro dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per il controllo del tabacco (WHO FCTC) dimostra la volontà politica di rafforzare il controllo sul tabacco e salvare vite umane. Al fine di aiutare i paesi ad adempiere agli obblighi della convenzione quadro, nel 2008 l'OMS ha introdotto il pacchetto MPOWER, una serie di misure di controllo basate su evidenze scientifiche in grado di ridurre i consumi. La nuova relazione dell’OMS - WHO Report on the Global Tobacco Epidemic 2011 – è una valutazione dei progressi compiuti contro l’epidemia globale del tabacco attraverso l’applicazione delle misure raccomandate.
Ad oggi la salute di circa 3,8 miliardi persone, il 55% della popolazione mondiale, è stata tutelata da almeno una misura MPOWER. Più di 1 miliardo di persone in 19 paesi ha visto l’applicazione di leggi che prevedono la presenza di avvertenze sanitarie esplicite e ben evidenti, corredate da immagini, sui pacchetti di sigarette. Leggi antifumo nei luoghi pubblici e nei luoghi di lavoro sono state di recente adottate da 16 paesi, raggiungendo un totale di 385 milioni di persone. La relazione offre ai governi e agli amministratori uno strumento di verifica degli interventi attuati e di quelli in cui sono necessari ulteriori progressi. Offre un quadro di carattere epidemiologico, ma fornisce anche dati relativi alla tassazione delle sigarette, al divieto di promozione pubblicitaria e sponsorizzazione da parte delle industrie del tabacco, al rafforzamento delle leggi anti tabacco.

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Sms per smettere di fumare. Ne bastano 5 al giorno

 
Fonte: Lancet 
 
Titolo originale e autori: Smoking cessation support delivered via mobile phone text messaging (txt2stop): a single-blind, randomised trial. The Lancet, Luglio 2011, 378 (9785), 49 - 55-Free C, Knight R, Robertson S, et Al

“Text2stop” ovvero sms per smettere di fumare. Sarebbe questa la strategia vincente secondo l’ultimo studio realizzato dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine e pubblicato sulla rivista Lancet.
I ricercatori hanno condotto un esperimento su un campione di circa 3000 fumatori inviando loro 5 sms motivazionali al giorno per invogliarli a smettere di fumare. Tra i testi degli sms, anche messaggi del tipo: ''OGGI è il giorno. OGGI è il giorno in cui cominci a SMETTERE per sempre. Puoi farcela!''. E i risultati sono stati straordinari: in 6 mesi il numero di fumatori che ha smesso e' stato, quasi il doppio di quello di un analogo gruppo di controllo (2885 soggetti) che, nello stesso periodo, si era impegnato a rinunciare alla sigaretta seguendo i metodi tradizionali. 
Lo studio britannico era rivolto ai fumatori che desideravano compiere un tentativo per smettere con le bionde. Il gruppo campione era stato diviso casualmente in un gruppo sperimentale che riceveva i messaggini motivazionali per smettere di fumare e un gruppo di controllo che riceveva altri sms non interenti la patologia del fumo. Il servizio di inoltro messaggini inoltre era in grado di intervenire anche su richiesta del fumatore nel momento del bisogno. 
I risultati dopo 6 mesi hanno mostrato una significativo aumento dell’astinenza nel gruppo che aveva ricevuto gli sms motivazionali contro il fumo, con percentuali di astensione dalla sigaretta pari al 10,9% rispetto al 4,9% del gruppo di controllo. L’invito dei ricercatori quindi è quello di considerare il metodo degli sms motivazionali come un valido aiuto da offrire ai fumatori che desiderino smettere, metodologia che è stata sperimentata in passato in nord Europa anche per fornire un supporto per soggetti affetti da altre dipendenze, quale quella da abuso di sostanze alcoliche. 

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L'ultima sigaretta: tra fumatori, sognatori ed eroi di tutti i giorni


Una volta stabilisci che smetterai il giorno del compleanno della zia Mariuccia. Un'altra per l'anniversario dell'esame di maturità o di quello per la patente. Oppure per l'inizio dell'anno nuovo, o magari per l'inizio delle ferie. Perché per smettere di fumare ogni simbolo è buono. Ti capita anche di decidere che smetterai in occasione della finale dei mondiali di calcio. Ti siedi davanti alla tv, accendi la prima sigaretta (perché smetterai dopo la finale, ovvio…) e poi via. Fino al novantesimo minuto, quando arriva il turno dell'ultima sigaretta. Una boccata, due, tre, e voli verso la libertà. Fino a un'ora più tardi, o due. Al massimo un paio di giorni. Proprio come il protagonista del capolavoro di Italo Svevo, La coscienza di Zeno, che racconta le sue mille ultime sigarette e, con esse, i tormenti (e i terribili piaceri) di chi vorrebbe smettere di fumare.
Perché quella da fumo – come si sa ormai da tempo – è né più né meno una dipendenza da sostanze, e precisamente dalla nicotina, da cui è difficile liberarsi. Eppure smettere di fumare si può – come raccontano Ernest Groman e Christina Schweinzer nel servizio di copertina di questo numero – anche se non c'è una ricetta uguale per tutti. E nemmeno una ricetta infallibile, a dire il vero. Decenni di studi hanno però portato a concludere che la soluzione più efficace è una combinazione di supporti farmacologici e terapia comportamentale. 
Invece sognatori ed eroi non sono, rispettivamente, quelli che sperano di smettere di fumare e quelli che ci riescono, ma i protagonisti di altri due servizi di questo numero. I primi sono i sognatori a occhi aperti, quelli che si perdono nelle loro fantasie. Ai tempi della scuola erano i distratti, sempre richiamati dagli insegnanti ma secondo Josie Glausiusz (a p. 26) costruire castelli in aria è non solo comune a tutti, in maggiore o minor misura, ma anche un'attività che stimola la creatività. A patto che non si finisca per diventare prigionieri delle proprie fantasie.
Gli eroi, infine, sono coloro che in situazioni eccezionali prendono decisioni immediate e agiscono per il bene, quasi sorprendendosi delle loro reazioni. Come dice Giovanni Sabato a p. 36 ricordando Giorgio Perlasca. Persone comuni, il più delle volte, capaci di quella che Enrico Deaglio, in contrapposizione ad Hannah Arendt, ha definito «la banalità del bene». È l'ultimo terreno di ricerca di Philip Zimbardo, che insieme ad altri specialisti è convinto che l'eroismo non sia un attributo immutabile, ma un'attitudine che si può imparare. Perché forse, in fin dei conti, ognuno di noi può esser migliore di quello che crede.

 
Segue sul nuovo numero in edicola di Mente.

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USA le aziende multano i dipendenti con il vizio del tabacco

Sei un fumatore? Allora devi pagare di più. È il messaggio che le grandi aziende americane cercano di trasmettere. Quest’anno, come riferisce il settimanale Bloomberg Businessweek, i dipendenti della catena di grandi magazzini Macy’s che dichiarano di essere fumatori dovranno pagare 420 dollari all’anno in più per la copertura sanitaria aziendale. Macy’s, tuttavia, non è la prima azienda ad avviare un’iniziativa di questo tipo. PepsiCo, per esempio, fa pagare 600 dollari in più ai dipendenti con il vizio del tabacco e la casa editrice Gannett ne chiede 720. Altre imprese come Humana e Union Pacific, invece, affrontano il problema alla radice, evitando di assumere chi si dichiara fumatore. Secondo i dati forniti dal Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, un dipendente fumatore costa al suo datore di lavoro il 18 per cento in più rispetto a uno senza il vizio della sigaretta. E le conseguenze sanitarie della nicotina costano al governo e alle aziende ben 193 miliardi di dollari all’anno.

 

Alcune imprese cercano di prevenire il problema indirizzando i dipendenti a uno stile di vita salutare. Scotts Miracle-Gro, per esempio, riduce di 60 dollari al mese il costo dell’assistenza sanitaria aziendale per i dipendenti che controllano regolarmente il loro peso, livello di colesterolo e pressione del sangue. Altre società, invece, offrono iscrizioni gratuite a palestre. E c’è anche un premio per i dipendenti virtuosi: nell’ultimo anno, quasi un’azienda americana su tre ha premiato economicamente i dipendenti che hanno smesso di fumare o hanno controllato regolarmente il loro stato di salute.

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La Bat Italia rischia di dover risarcire milioni di fumatori

 

(Teleborsa) - Roma - Clamorosa ordinanza della III sezione della Corte d'Appello di Roma (Pres. Filippo Paone) che potrebbe avere conseguenze pesanti per la Bat Italia, e aprire la strada ai risarcimenti in favore di milioni di fumatori. Decidendo sulla class action promossa dal Codacons (rappresentato in udienza dall'Avv. Michele Mirenghi), infatti, la Corte ha ordinato ai Ministeri della Salute e dell'Economia di fornire l'elenco completo degli additivi contenuti all'intento delle sigarette, al fine di valutare la fondatezza della class action avviata dall'associazione. L'azione del Codacons, si legge nella nota, poggiava proprio sulla responsabilità di BAT Italia per aver incrementato gli effetti di dipendenza dalla nicotina attraverso l'aggiunta di oltre 200 additivi al tabacco, e si basava su uno studio svizzero che ha dimostrato come lo scopo di tali additivi sia proprio quello di aumentare le dipendenza da sigaretta, e su una sentenza della Cassazione che ha affermato che la produzione e la vendita di tabacchi lavorati integrano una attività pericolosa, poichè i tabacchi, avendo quale unica destinazione il consumo mediante il fumo, contengono in se, per la loro composizione biochimica e per la valutazione data dall'ordinamento, una potenziale carica di nocività per la salute.
"Attendiamo ora di conoscere il contenuto esatto delle sigarette - spiega il Presidente Carlo Rienzi - per capire quanti e quali additivi siano inseriti al loro interno, e quali siano gli effetti sulla salute'.

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Foto: Germania, il campionato degli sniffatori di tabacco

Gallery: il campionato degli sniffatori di Tabacco/Repubblica.it

Una pratica antica di cui si è quasi persa la memoria. E i cultori di questa tradizione si sono ridotti nel tempo. Ma resistono e rivendicano il gesto e la qualità del consumo. Così oltre 220 tra uomini e donne hanno preso parte al Campionato tedesco di tabacco da fiuto tenutosi nel villaggio bavarese di Kucha. I concorrenti si sono affrontati cercando di inserire nelle narici il maggior numero di tabacco da fiuto messo a disposizione per un totale di 5 grammi. E' consentito soffiarsi il naso, spingere il tabacco e annusare ma un solo starnuto può portare alla squalifica del concorrente. Il vincitore di questa edizione è il 43enne Christina Knauer: è riuscito a infilarsi nel naso 4,993 grammi di tabacco

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Campagne antifumo : le scelte «opposte » di Europa e Stati Uniti

MILANO - In Europa, 650 mila morti l'anno per colpa del tabacco. L’incoerenza italiana. Campagna shock negli Usa. Il Rapporto sul fumo in Italia 2011, basato sui dati di un'indagine Doxa effettuata per conto dell'Istituto superiore di sanità, lo dice chiaro: degli 11,8 milioni di fumatori, la percentuale maggiore di maschi si registra tra i 25 e i 44 anni (32,9%), mentre la maggior parte delle donne fumatrici ha un'età tra i 45 e i 64 anni (25%, appena sopra la fascia 25-44 anni, che registra un 23,7%). Ed è proprio ai giovani dai 25 ai 34 anni, una categoria che comprende quasi 28 milioni di persone nell'Unione europea, che si rivolge la nuova campagna anti-tabacco dell'Ue avviata da John Dalli, Commissario europeo responsabile per la salute e la politica dei consumatori. «Gli ex fumatori sono irresistibili» recita lo slogan fin troppo entusiastico coniato dalle autorità di Bruxelles. I numeri italiani infatti testimoniano che smettere è difficile. Gli ex fumatori sono 7,8 milioni, contro i 32,3 milioni di non fumatori. Nel 2011 sono però diminuiti i tentativi di smettere di fumare. Il numero di quelli che ci hanno provato è calato incessantemente dal 2007 (erano il 30,5%) al 2011 (26,7%).

 

I CONTENUTI - L'iniziativa della Commissione europea prende a modello gli ex fumatori e i risultati che hanno ottenuto, sul piano fisico, personale e anche finanziario, per “ispirare” chi vuole smettere. «I giovani – spiega Dalli - iniziano a fumare perché pensano che serva a darsi un contegno, poi continuano poiché il tabacco dà dipendenza. Più di 650.000 persone muoiono annualmente nell'Ue a causa del fumo. Le autorità pubbliche sono chiamate a svolgere un ruolo importante per aiutare i cittadini a spezzare questo circolo vizioso di dipendenza e di morti e malattie evitabili. Ritengo che la campagna possa servire ad aiutare i fumatori a comprendere che hanno tutto da guadagnare se smettono di fumare». La campagna triennale darà dunque rilievo agli aspetti positivi di smettere e farà leva su un mix coordinato di pubblicità, reti sociali, eventi e strumenti pratici per raggiungere i fumatori e aiutarli a dire addio alle “bionde”.

IL COACH ELETTRONICO - La Commissione europea ha aperto un sito internet e mette a disposizione l'iCoach. Si tratta di una piattaforma digitale di orientamento sanitario, ad accesso libero, disponibile in tutte le lingue ufficiali dell'Ue. A differenza di altri strumenti sanitari digitali, iCoach si rivolge anche a coloro che non hanno intenzione di smettere o sono a forte rischio di riprendere a fumare. Il “percorso verso la libertà” dal fumo è strutturato in cinque fasi. Prima di tutto, occorre registrarsi e rispondere a una serie di domande. Il programma elabora il vostro profilo e vi inserisce in una fase. In ognuna, poi, si ricevono suggerimenti via e-mail, consigli e informazioni pratiche che dovrebbero consentire di passare alla fase successiva. L'obiettivo di iCoach è proprio quello di passare da una fase all’altra, facendo leva sulla motivazione. Il risultato non è garantito, ma forse vale la pena di provare. Nonostante i progressi già registrati, un terzo dei cittadini europei continua a fumare regolarmente e molti di essi continuano a morire a causa di malattie legate al fumo. Non si tratta soltanto di una tragedia sul piano umano, ma di un importante fattore sanitario e socio-economico poiché grava sui sistemi della sanità pubblica e priva l'Europa della forza lavoro necessaria per assicurarne la competitività.

POLITICHE INCOERENTI ¬ Di fronte al richiamo della Commissione europea a un ruolo più attivo da parte delle autorità pubbliche nella lotta la tabagismo, vale la pena di riflettere su un paradosso questa volta non solo italiano. Nel 2010 si sono registrati in Italia 71.445 morti attribuite al fumo su un totale di 569.399 decessi totali. Di questi, 40 mila sono per neoplasia polmonare e Bpco (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva), 10 mila per altri tumori legati al tabacco, 15-20 mila per malattie cardiovascolari, 5 mila per altre malattie. Ma esiste anche un altro bilancio, quello economico. Il 2010 ha fatto registrare entrate frutto di accise sul tabacco, ovvero delle imposte per la fabbricazione e la vendita di sigarette e affini, pari a 10,5 miliardi di euro e uscite per 7,5 miliardi di euro. Le uscite sono ovviamente rappresentate dalle spese sanitarie sostenute per chi si ammala. I freddi numeri parlano dunque di un bilancio in «attivo» per lo Stato, di quasi 3 miliardi di euro. Ha senso tutto questo?

LA CAMPAGNA SHOCK NEGLI USA - Saranno più efficaci, allora, campagne antifumo come quella appena varata in America? Dal settembre 2012, tutti i pacchetti di sigarette venduti negli Stati Uniti saranno avvolti per metà da sconvolgenti foto sugli effetti della nicotina sulla salute. Le immagini ritraggono ad esempio un uomo che ha subito una tracheotomia e che fuma attraverso il “buco” sul collo, un malato di cancro ai polmoni con maschera d'ossigeno per respirare, un paziente a torso nodo con la lunga cicatrice di un'operazione al torace ed orrori analoghi. Secondo le nuove regole rese note dalla Food and drug administration (Fda), esattamente la metà della superficie dei pacchetti di sigarette dovrà avere impressa una delle 9 foto scelte da esperti, scienziati e gente comune per convincere i fumatori a smettere ed i giovani a non iniziare nemmeno. L'obiettivo del governo Usa è riuscire a dimezzare il numero di americani che fuma del 50% entro il 2020: ad oggi 1 cittadino su 5 ha il vizio. «Queste immagini sono raffigurazioni franche, oneste e potenti dei rischi per la salute connessi con il fumo e incoraggeranno i tabagisti a smettere e i giovani a non iniziare», sottoliena Kathleen Sebelius, responsabile del dipartimento di Salute Usa. Gli Stati Uniti sono stati la prima Nazione a inserire etichette di avvertimento sui pacchetti di sigarette, ben 45 anni fa. Da allora, 39 Paesi, incluso il Canada e molti stati dell'Unione europea, hanno introdotto “warning” più d'effetto, incluse fotografie eloquenti dei danni da tabacco. «Questo è un momento critico per fare dei progressi - ribadisce il commissario della Food and Drug Administration, Margaret Hamburg -, il trend richiede interventi adesso. Per 40 anni il vizio del fumo è diminuito, ma da cinque anni a questa parte la quota di fumatori si è mantenuta stabile al 20% della popolazione adulta e giovanile». Si tratta della più vasta iniziativa anti-tabacco varata negli stati Uniti dove, nel 2009, le autorità avevano già proibito l'uso dei termini “light” (leggera) “medium” e “low tar” (a medio e basso contenuto di catrame), dalle pubblicità delle sigarette. Secondo gli esperti, il fumo è responsabile del 30% delle morti per tumore negli Usa e costa alle casse pubbliche 100 miliardi l'anno per assistenza medica. I “nuovi” pacchetti di sigarette avranno inoltre stampato il numero verde da chiamare per ottenere aiuto per smettere di fumare e frasi del tipo: «Le sigarette creano dipendenza», «Fumare uccide», «Le sigarette provocano il cancro». «Se i consumatori saranno scioccati ben venga – ha commentato il direttore per il controllo dei prodotti del tabacco della Fda, Lawrence Deyton - perchè gli effetti del fumo sulla salute sono di per sè scioccanti». Ovviamente i magnati del tabacco R.J.Reynolds, Lorillard e Commonwealth Brands stanno presentando un ricorso legale affermando che le immagini sono «puramente ideologiche».

Ruggero Corcella, www.corriere.it

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Le mutinazionali cercano fumatori in Asia

Sei milioni. Secondo il centro studi Euromonitor e' il numero dei nuovi “adepti” che hanno ingrossato il numero dei fumatori in Asia nel 2009. 30 milioni di nuovi consumatori di tabacco dovrebbero ingrandire la cerchia dei dipendenti da nicotina da qui al 2014. Numeri che non sono sfuggiti alle multinazionali del tabacco che si sono concentrate in questa regione per migliorare i propri profitti. Per Euromonitor questa parte del globo rappresenta da sola il 60% di tutti i fumatori del mondo. Che sono il 10% in Europa dell'Ovest, altrettanti in quella dell'Est e il 4,5% negli Usa. C'e anche da considerare che negli ultimi cinque anni i consumatori di tabacco nei Paesi sviluppati sono diminuiti del 4% grazie all'aumento dei prezzi, le politiche di sanita' pubblica, ma anche la crisi. Risultato: circa il 60% delle sigarette vendute nel mondo lo e' in Asia, anche se, in valore assoluto i ricavi sono inferiori: il 36%. Il budget annuale del consumatore asiatico di tabacco e' di 52 Usd, mentre un fumatore europeo ne spende 333 e un americano 270: uno scarto dovuto alla differenze del prezzo di vendita delle sigarette. In Asia il costo medio del pacchetto e' di 1,20 Usd, rispetto ai 5,40 dell'Europa dell'Ovest e ai 5,20 degli Usa o ai 2 Usd dell'America Latina.. L'Asia, pero', non e' ancora omogenea, con realta' diverse ed evoluzioni in merito che presentano contraddizioni. Il principale motore e' in Cina, dove le sigarette vendute sono 400 miliardi negli ultimi cinque anni, consentendo un aumento mondiale del mercato di 289 miliardi di pezzi, rispetto ad un mercato -sempre mondiale- che ha registrato una flessione di vendite di 105 miliardi. La fetta cinese del mercato mondiale e' quindi passata dal 33,7% al 38,9% tra il 2004 e il 2009. Un'altra particolarita' di questo mercato e' il controllo totale da parte dello Stato cinese, azionista della societa' “China National Tobacco Company”, un'azienda che si rivolge a 350 milioni di fumatori che, nel 2009, hanno contribuito, in tasse e utili, per 76 miliardi di Usd, con un aumento di 8,2 miliardi rispetto al 2008. Le tasse da sole sono state 61 miliardi Usd. Un contesto in cui le iniziative per scoraggiare il consumo di tabacco tardano a farsi vedere. Al contrario in Giappone, secondo mercato asiatico delle sigarette, dove le preoccupazioni sanitarie hanno il sopravvento. I fumatori sono calati dal 24,9 al 23,9% in un anno, secondo uno studio pubblicato dall'azienda “Japan Tobacco”. Il Governo, soprattutto, ha in programma per ottobre un forte aumento delle tasse che dovrebbe tradursi in un aumento del 30% per il pacchetto di sigarette. Una politica che ha portato la “Japan Tobacco” a registrare un calo di vendite del 7,9% nel secondo trimestre di quest'anno. L'azienda giapponese, che al 50% ha lo Stato come azionista, punta sulla sua internazionalizzazione per compensare il calo del mercato interno, dove anche la concorrenza comincia a farsi sentire anche se essa da sola detiene due terzi del mercato. Le altre due aziende internazionali in questa parte del mondo sono “Philip Morris International” (PMI), proprietaria di Marlboro o Chesterfield, e “British American Tobacco” (BAT), con le sue Lucky Strike o Dunhill. L'Asia, grazie ad Indonesia e Corea, nel 2009 ha rappresentato un quarto dell'attivita' della PMI. Soprattutto a febbraio, quando Marlboro ha siglato un accordo con “Fortune Tobacco”, leader nelle Filippine. Una delle particolarita' di questi mercati e' che rimangono sotto il dominio delle aziende locali. Dal suo canto, BAT nel 2009 ha comprato l'indonesiana Bentoel, mentre “Imperial Tobacco” (Davidoff, Gauloises, etc) e' ancora poco presente. Le multinazionali osservano l'evoluzione del mercato cinese, che per loro e' completamente chiuso, e le ambizioni oltre-confine delle aziende di quel Paese. Altri non sono tranquilli perche' l'Asia e' la zona in cui maggiormente fiorisce un contrabbando che, se in Cina e' in calo, non e' cosi' altrove.

aducdroghe

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