Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.

Domande agli Operatori

Cerca nell'archivio di 26677 risposte, o fai una nuova domanda, anche in forma anonima.

Scrivi una domanda e clicca su Invia (max. 250 caratteri).
  • Un nostro Operatore autorizzato (vedi chi siamo) risponderà presto alla tua domanda.
  • Il tempo di risposta potrebbe variare a seconda della difficoltà del quesito.
  • La domanda sarà nascosta a tutti finché non verrà pubblicata assieme alla risposta.
  • Una volta pubblicata, la risposta sarà leggibile a tutti nell'archivio. Se preferisci una risposta privata, usa il modulo di contatto.
Facoltativo: inserisci il tuo indirizzo email se vuoi ricevere un avviso quando verrà pubblicata la risposta.
Type the characters you see in this picture. (verifica con audio)
Inserisci il testo che vedi nell'immagine qui sopra. Se non riesci a leggerli, invia il modulo e una nuova immagine sarà generata. È indifferente a maiuscole e minuscole.
Annulla
Cliccando su Invia autorizzi il trattamento dei tuoi dati personali solo ed esclusivamente per rendere possibile questo servizio, secondo la policy del sito. Tali dati sono strettamente confidenziali e non saranno divulgati in alcun modo.
Mostra: tutti i tipi | articoli | esperienze | siti segnalati | immagini | videoOrdina per: data | punteggio

Tabacco è il termine con cui si fa riferimento ad un genere di piante a foglia corta appartenente alla famiglia delle Solanacee originarie del continente americano. Tuttavia il nome tabacco viene comunemente utilizzato riferendosi alle foglie raccolte ed essiccate di queste piante, con lo scopo di fumarle.

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo approda sulla spiaggia di San Salvador. Gli indigeni gli offrono frutti, lance di legno e foglie di tabacco.

Nel 1518 Juan de Grijalva osserva l'usanza di fumare sigari da parte dei nativi dello Yucatan. Il primo testo che menziona il tabacco è la "Historia general y natural de las Indias," di Gonzalo Fernandez de Oviedo y Valdes. Nel 1556 Andre Thevet porta per la prima volta il tabacco in Francia dal Brasile. Nel 1559 viene coniato il termine "nicotina," per definire il tabacco stesso, in onore di Jean Nicot,...

I consumi di tabacco in Italia hanno conosciuto un inarrestabile incremento nel periodo che va dal 1900 al 1985 quando, per la prima volta, si è verificata una significativa riduzione delle vendite: il consumo pro capite annuale è passato da 1,82 Kg/persona nel 1985  a 1,62 nel 1990*.

I fumatori oggi sono il 26,2% della popolazione adulta, e si tratta del minimo storico da oltre mezzo secolo. In 5 anni, dal 2002 al 2006, i fumatori sono 2,5 milioni in meno. Di contro decresce l’età con cui si viene a contatto con questa sostanza e circa il 20% ha...

I più votati, tabacco

Uk: il divieto di fumare riduce il numero di fumatori adolescenti

Titolo originale e autori: Changes in smoking prevalence in 16-17 year old versus older adults following a rise in legal age of sale: findings from and English population study, in Addiction Aug 2010, in press -Fidler JA, West R.   Innalzare l’età per comprare le sigarette riduce il numero di adolescenti che iniziano a fumare. Lo dimostra una ricerca condotta dall’University College di Londra (UCL) e pubblicata sulla rivista Addiction. I ricercatori hanno analizzato l’entrata in vigore della legge britannica che innalzava l’età minima per l’acquisto delle sigarette dai 16 ai 18 anni, intervistando mensilmente circa 50 mila persone tra cui oltre 1000 ragazzi tra i 16 e i 17 anni. Le interviste, iniziate nell’ottobre del 2007 sono proseguite fino al 2009 e hanno dimostrato che il tasso dei fumatori nella fascia di età 16-17 anni era calato significativamente, scendendo dal 24% riscontrato prima dell’entrata in vigore della legge al 17% dei mesi successivi. Per i 18enni invece, il numero dei consumatori di tabacco era rimasto invariato. I dati mostrano che una politica di prevenzione contro il tabagismo può rivelarsi di importanza strategica. Gli esperti infatti sanno che in UK più dell’80% degli adolescenti comincia a fumare prima dei 19 anni e che metà dei fumatori a lungo termine morirà di cancro o di altre malattie ad esso legate. Fermare i giovani prima che prendano il vizio quindi, può ridurre significativamente il grande numero di decessi legati al fumo. “La nuova legge sembra aver aiutato soprattutto i gruppi di giovani a distoglierli dall’iniziare a fumare. È una buona notizia perché mostra che le politiche anti-tabacco funzionano e possono fare la differenza” afferma Jenny Fidler, prima firma dello studio, realizzato presso il Centro per la ricerca sul cancro dell’UCL. La prossima strategia per ridurre ulteriormente il numero dei fumatori, potrebbe essere quella di rimuovere le sigarette dai bancali dei negozi. “Fumare – ha detto un portavoce del Ministero della Salute britannico - è una tra le prime cause di morte evitabile eppure, ogni anno, provoca più di 80mila vittime”.

dronet

Punteggio: 4 (3 voti)

Esperienza con le sigarette

Una volta ho fumato cinque sigarette contemporaneamente.

Punteggio: 3.7 (3 voti)

L’intelligenza diminuisce con le sigarette. Più si fuma più si abbassa il Qi

di Adele Sarno

(La Repubblica-Salute) Le sigarette fanno male anche alle idee. Il quoziente intellettivo diminuisce quando si fuma molto. Questo almeno sostiene uno studio americano secondo il quale l'abitudine al fumo influenza negativamente il cervello. Stando ai risultati, i tabagisti raggiungono al massimo un valore di 98, mentre chi non ha il vizio 101

 

 

http://www.fastandup.com/dbimages/bocca_e_fumo%20bassa.jpgPipa, sigaro e sigarette. Le grandi scoperte portano spesso la firma di fumatori. Un esempio è il fisico statunitense Julius Robert Oppenheimer. Per le sue doti il governo degli Stati Uniti gli affidò il progetto Manhattan. Era il 1942 e costruì la prima bomba atomica, quella che fu lanciata su Hiroshima e Nagasaki. “Oggi la scienza ha conosciuto il peccato” commentò, e in quegli anni si faceva ritrarre da Life con una sigaretta in bocca. Eppure oggi, uno studio appena pubblicato mette in discussione l’intelligenza di chi dipende dal tabacco. Non solo perché sfida la sorte, mettendo in pericolo la propria salute, ma anche perché il quoziente intellettivo diminuisce quando si fuma molto.

 

Il legame tra Qi e sigarette è stato indagato da Mark Weiser del Sheba Medical Center di Tel Hashomer di New York e pubblicato sulla rivista Addiction. Gli esperti hanno coinvolto nell'indagine 20.211 reclute militari israeliane di 18 anni, il 58% delle quali fumava già al momento di entrare nell'esercito. Tutto il campione è stato sottoposto ai test standard per misurare il quoziente intellettivo ed è emerso che in media i non fumatori raggiungono un valore di 101, chi non riesce a lasciare il pacchetto di 98. E il dato varia anche in funzione del numero di sigarette fumate: da una a cinque bionde al dì il QI medio è di 94, per un pacchetto al giorno è di 90. Gli esperti hanno anche confrontato il livello d’intelligenza di coppie di fratelli di cui solo uno era fumatore, anche in questo caso è emerso un QI più basso per quello col vizio. “Un’ulteriore dimostrazione – scrivono i ricercatori – del fatto che anche con assoluta parità di background socio-economico e di istruzione, chi fuma ha QI più basso”. E aggiungono, non sono tanto le sigarette a mandare in fumo l'intelligenza, piuttosto è ipotizzabile che coloro che partono da un QI più basso (ma sempre nella norma) sono più propensi a prendere il vizio.



Insomma, stando ai risultati dell’analisi, i cervelli dei fumatori avrebbero potuto dare di più. E Paul McCartney, Albert Einstein, Barak Obama, Mark Twain, Pablo Picasso e tanti altri sarebbero stati una rara eccezione. Mentre le grandi menti dei non-fumatori sono quelle che detengono il primato: il presidente Usa Jimmy Carter, il regista Woody Allen, il genio della matematica Renato Caccioppoli, lo scrittore Daniel Pennac e il pittore Joan Miró. Ma anche gli italiani Rita Levi Montalcini e Umberto Veronesi. L’oncologo, in particolare, ha condotto una vera e propria battaglia contro i danni del fumo.



Intelligenza a parte, su rischi correlati al consumo di tabacco non si può discutere.
Per il tumore al polmone per esempio esiste un rapporto dose-effetto, e questo vale anche per il fumo passivo. Ciò significa che più si è fumato, o più fumo si è respirato nella vita, maggiore è la probabilità di ammalarsi. È stato dimostrato, secondo l’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), che un uomo dell'età di 35 anni, che fuma 25 o più sigarette al giorno, ha un rischio di morire di cancro del polmone prima dei 75 anni pari al 13 per cento.



E le probabilità aumentano in relazione al numero di sigarette fumate in modo proporzionale diretto (più sono, più sale il rischio), all’età di inizio dell'abitudine al fumo (più si è giovani, più rischi si corrono), all’assenza di filtro nelle sigarette (i prodotti della combustione, come i catrami, contribuiscono in modo rilevante alla patologia). Tuttavia, nei soggetti che smettono di fumare il rischio si riduce nel corso dei 10-15 anni successivi, fino a eguagliare quello di chi non ha mai fumato, se si riesce a smettere per tempo.

(Febbraio 25, 2010)

 

 

Punteggio: 3 (3 voti)

Smettere di fumare migliora la virilità


  Fonte: American Journal of Preventive Medicine
Titolo originale e autori: Smoking-Cessation and Adherence Intervention Among Chinese Patients with Erectile Dysfunction, Am. Journ. Prev. Med., Set 2010, 39(3), 251-258-Chan SSC , Leung DYP, Abdullah ASM, et Al. 
Potrebbe diventare lo spunto per un’efficace campagna di sensibilizzazione: smettere di fumare raddoppia la virilità. Lo ha dimostrato uno studio durato tre anni presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Hong Kong e pubblicato sulla rivista American Journal of Preventive Medicine, dal quale è emerso che oltre la metà di coloro che smettevano di fumare constatava un miglioramento della propria disfunzione erettile. Tra il 2004 e il 2007 oltre 700 pazienti cinesi, fumatori e affetti da disfunzione erettile, sono stati analizzati per capire se senza le sigarette sarebbe migliorata la loro situazione clinica. I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi. I primi due venivano sottoposti o ad un breve colloquio individuale di 15 minuti per indurli a smettere oppure ad 1 settimana di trattamento (Nicotine Replacement Programm) con farmaci sostitutivi della nicotina. Il terzo gruppo, quello di controllo, riceveva semplicemente una serie di consigli per smettere.
I risultati hanno dimostrato che il 53% di coloro che avevano smesso di fumare, dopo sei mesi, assisteva ad un miglioramento della propria disfunzione erettile contro il 28% di coloro che avevano continuato a fumare. I fumatori con disfunzioni erettili che smettono di fumare, quindi, hanno il 90% di possibilità di recupero. La ricerca ha mostrato inoltre che il semplice consiglio a voce non è efficace come il programma di sostituzione della nicotina (NRT).

Punteggio: 2 (3 voti)

Aiuto Tabacco!!!

sono uno ragazzo non italiano inizialmente colpito dal vostro sito e credo che spazi così generici sono utili per raccontare delle nostre esperienze della vita.
adesso abito alle sieci un paesino vicino a firenze ma del tempo mi ritrovavo a bologna e con degli amici non italiani del mio paESE FESTEGGIAVAMO IL COMPLEANNO DI UNO DI NOI. AD UN CERTO PUNTO UN RAGAZZO MI HA OFFERTO UNA SIGARETTA. MI ERA GIA0 SUCCESSO ALTRE VOLTE MA QUELLA VOLTA NON RIRUSCITO A DIRE NO. MA QUESTO TUTTA LA SERA E ANCHE IL GIORNO DOPO. ADESSO SONO TANTI GIORNI E MESI ED IO MI SONO TRASFERITO ALLE SIECI. HO ANCHE CAMBIATO NUMERO DI TELEFNO ma lui contnua a chiamare e io non so più come fare a chi chiedere. a chi chiedre auto? sono passati 1 anno  quasi.  lui continua  a chiamare e chiede. forse pensa che sia una spacciatrote vuole qualcosa in ricambio. non ho mai fumato e non mi era mai successo che uno italiano mi chiamava così tanto. volevo chedere al vostro aiuto se devo accettare la sua risposta. non ho mai fumato niente. lui vuole farmi fumare. perche'? rispondere al suo telefono e chiaro non lo devo fareé?se lui vuole continuare a chiedere mi delude. come posso spiegare una cosa?sono stanco e deluso egli atteggiamenti dlel vosro paese che credo anche il mio paese. grazie del tempo che vi faccio perede,
ciao

Punteggio: 1 (3 voti)

Fumo, Veronesi contro il governo:"Boicotta le sigarette elettroniche"

Secondo l'oncologo, la necessità di fare cassa ha spinto l'esecutivo ad aumentare la tassazione sulla e-cigarette, dimenticando però i costi altissimi provocati dal tabacco in termini di vite umane e di spesa sanitaria. Appello al ministro. "Si potrebbero salvare 30mila persone all'anno in Italia"

"Sulla sigaretta elettronica, il governo rema contro". Umberto Veronesi torna a criticare la tassazione decisa dal governo sulle sigarette elettroniche, ribadendo la sua opinione secondo la quale la e-cigarette rappresenterebbe per molte persone una possibilità per smettere di fumare o per lo meno ridurre il numero delle sigarette con tabacco, che rappresentano la prima causa del carcinoma polmonare.

Veronesi ha parlato oggi a Milano a margine di un incontro all'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) in cui sono stati presentati i risultati di uno studio pilota sulla sigaretta elettronica: "Ho incontrato il ministro Lorenzin, entusiasta della e-cig, qualche giorno fa - ha detto l'oncologo - e le ho chiesto di impegnarsi a diffondere questa sigaretta. Lunedì la incontrerò di nuovo e gliene riparlerò".
"La moda della e-cig - ha osservato Veronesi rispondendo a una domanda - si è ultimamente sgonfiata e molti negozi hanno chiuso perché il governo 'rema contro' e, avendo introdotto una tassazione del 58%, ha fatto sparire molti produttori. Certo, lo Stato ci guadagna di più con le sigarette tradizionali, senza pensare però che ogni anno spende tre miliardi di euro per curare i 50 mila tumori che si sviluppano in Italia a causa del fumo".

Secondo Veronesi, "la sigaretta elettronica non è cancerogena" e sarebbe bene venisse chiamata sigaretta "senza tabacco". Infatti, ha detto l'oncologo a SkyTg24, "non c'è combustione di carta e tabacco", che libera 13 composti cancerogeni. Per questo, "possiamo dire che la sigaretta elettronica non è cancerogena". A parere dello scienziato,
bisognerebbe diffondere fra i fumatori una e-cig, certamente super controllata nei suoi parametri principali, al punto da ipotizzare distributori automatici di 'tabacco-free-cigarette'.

"Se tutti coloro che fumano sigarette tradizionali si mettessero a fumare sigarette senza tabacco, le sigarette elettroniche - si dice convinto Umberto Veronesi - , salveremmo almeno 30.000 vite all'anno in Italia e 500 milioni nel mondo. Oggi stiamo dibattendo del più grave problema sanitario del nostro secolo: lo stop al fumo. Per questo - ha aggiunto - abbiamo il dovere morale di studiare scientificamente la sigaretta smoke free, e all'Istituto europeo abbiamo deciso di farlo".

"Il dibattito sulla sigaretta tobacco free - ha continuato l'ex ministro - si è concentrato soprattutto sul mercato: chi le deve vendere, quali interessi nascondono e se lo Stato ci deve, o può, guadagnare; pochi si sono soffermati sul cuore della questione: la salute dei cittadini. Le centinaia di morti quotidiane dovute al tabacco vengono ignorate ed è ignorato il loro dolore. Addirittura il nostro Stato, attraverso il Monopolio sui pacchetti di sigarette, lucra su questa tragedia invece di combatterla con ogni mezzo che la ricerca scientifica mette a disposizione".

repubblica.it www.repubblica.it/salute/prevenzione/2013/11/05/news/fumo_veronesi_governo_boicotta_e-cigarette-70278372/

Punteggio: 5 (2 voti)

Sigarette elettroniche: fumare per finta, smettere per davvero

 

L'inchiesta su Il Salvagente da oggi in edicola e in vendita anche nel negozio on line.A colpo d’occhio sembra una comune sigaretta. Ma al tatto la plastica si nota.La tirata è diversa, più potente. E il gusto fresco e leggero ricorda il narghilè.Eppure, “svapare” una sigaretta elettronica, come si dice in gergo, ed emettere una nuvola di finto-fumo dà soddisfazione. Sembra quasi di fumare. In chi ha tentato più volte di chiudere con il fumo scatta la speranza: e se fosse la volta buona? L’inchiestaA cercare di scoprirlo sono in molti, soprattutto i fumatori cronici, quarantenni, reduci da diversi tentativi di smettere.Dai primi costosi esemplari di tre anni fa l’offerta è cresciuta in modo esponenziale: farmacie e tabaccherie hanno diversi modelli a prezzi accessibili. E in rete lo smercio di cartucce è fuori controllo. A scarseggiare è l’informazione. Sia sulla reale utilità delle sigarette elettroniche, sia sulla sicurezza dei liquidi inalati. E proprio a questi strumenti è dedicata una accurata inchiesta del prossimo numero del Salvagente in edicola questa settimana. Utili?Se davvero siano in grado di sconfiggere la dipendenza dal fumo è presto per dirlo. Sull’efficacia delle sigarette elettroniche mancano dati, almeno fino a settembre, quando sono attesi i risultati dei due studi avviati in Italia: il primo dal centro antifumo dell’Università di Catania, l’altro più recentemente dallo Ieo di Milano. Un assaggio “ufficioso” intanto viene dallo studio pilota (senza placebo) già concluso a Catania, dove su 40 fumatori 16 (il 40%) hanno dimezzato le sigarette giornaliere e altri 9 le hanno tagliate dell’80%, scendendo da 25 a 4 “bionde” al giorno. Tossiche?Utili per osservare gli effetti collaterali durante l’uso, questi studi non sono però adeguati a una valutazione tossicologica nel medio e lungo termine. E proprio l’eventuale tossicità dei liquidi inalati fa paura e alimenta da tre anni una guerra strisciante tra autorità sanitarie nazionali e produttori. Un braccio di ferro sterile, che non riesce a fissare regole, ma non accenna a terminare.Il primo attacco l’ha sferrato la Fda. L’Agenzia che negli Stati Uniti vigila sulla sicurezza sanitaria (cibo e farmaci) nel 2009 ha dichiarato di avere rilevato la presenza di sostanze cancerogene (nitrosammine) e molecole chimiche tossiche (glicole dietilene, usato come antigelo) nelle e-cig analizzate.Soltanto più tardi è emerso che l’antigelo era in tracce non tossiche (e assenti nel vapore) in un solo campione su 18, e che le nitrosammine erano presenti in quantità pari a quella dei cerotti antifumo (tra lo 0,07 e lo 0,2% di quelle delle sigarette tradizionali). Ad aprile 2011, persa la causa intentata dai produttori, la Fda ha concluso che la e-cig non è un farmaco e che lavorerà per stabilire una regolamentazione ad hoc.Corto circuitoSulla scia della Fda, a novembre 2010 anche un rappresentante dell’Organizzazione mondiale della sanità (Eduardo Bianco) ha dichiarato che le e-cig sono dannose alla strategia antifumo dell’Oms e che contengono sostanze nocive. Un nuovo attacco arriva ora in Europa, dove l’Afssaps, l’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria, “raccomanda di non consumare sigarette elettroniche”, perché quando contengono nicotina sono equiparabili ai farmaci, ma non possono essere vendute in farmacia perché prive dell’autorizzazione. Un corto cirtuito.  Il ministero non fa nullaIn Italia la linea del ministero della Salute sembra “non fare nulla per non sbagliare”. Tra le aziende interpellate da Il Salvagente, soltanto le due coinvolte negli esperimenti (“Categoria” a Catania e “T-fumo” a Milano) dichiarano di essere state invitate dal ministero a produrre i certificati di purezza degli ingredienti. In assenza di obblighi, il resto del mercato lavora come crede. C’è chi esibisce i certificati del produttore cinese e chi mostra quelli di università italiane (nei quali la determinazione degli ingredienti rilevati termina con un 5% di “altre sostanze” non meglio specificate). Stessa anarchia sulle confezioni: su alcuni prodotti c’è chi elenca gli ingredienti e chi tace. Nel 2008 il senatore del Pd  Ignazio Marino ha proposto un disegno di legge per regolamentare il settore, ma il collega del Pdl  Luigi D’Ambrosio Lettieri ha presentato un emendamento per azzerare l’idea. Da un anno il provvedimento giace in Senato, avvolto da una nuvola di finto fumo.

Marta Strinati, http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Sigarette+elettroniche%3A+fumare+per+finta%2C+smettere+per+davvero&idSezione=11277

Punteggio: 5 (2 voti)

USA, New York City

Entra in vigore il provvedimento che vieta ai cittadini di New York di fumare in oltre 1.700 parchi pubblici, nei 22 chilometri di spiagge della città, nelle piazze pedonali come Time Square e sui pontili di legno di Brighton Beach
Punteggio: 5 (2 voti)

Fumo, la prima sigaretta a 15 anni

In 4 casi su 10 si inizia addirittura prima. Decisivo l'esempio di amici e parenti

 

La Stampa - ROMA -Partirà domani dal Lazio la seconda edizione di “Alessio e Sara in tour per la prevenzione al fumo minorile!”, la campagna itinerante realizzata dal Moige (Movimento genitori, con il patrocinio scientifico della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale), che già lo scorso anno ha portato in 6 regioni italiane il suo programma di sensibilizzazione e informazione per la lotta al fumo minorile.

I dati più recenti a disposizione sono quelli dell’indagine condotta dalla Doxa per l’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui in Italia, nel 2010, fuma il 21,7% delle persone di 15 anni e più, corrispondenti a circa 11,1 milioni di cittadini italiani. Di questi, il 23,9% sono uomini (5,9 milioni) e il 19,7% donne (5,2 milioni). L’età media in cui i giovanissimi di età compresa tra 15 e 24 anni iniziano a fumare è 15 anni, sebbene oltre il 34 % dei ragazzi intervistati ha dichiarato di aver iniziato prima, mentre il 50 % nella fascia di età 15 - 17 anni.

I dati sono allarmanti, indicando che più di 8 giovani su 10 (85.3 %) under 24 iniziano a fumare prima del diciottesimo anno di età. Grave anche la quantità di sigarette consumate: quasi il 13 % dei minorenni ne fuma meno di 15 al giorno, mentre il 7.9 % si spinge fino a 24 e c’e' un 1.3 % che consuma oltre le 25 sigarette giornaliere.

Interessanti i dati sulle ragioni che spingono i minori ad avvicinarsi al fumo: 7 intervistati su 10 (73%) appartenenti alla classe di età 15 - 24 anni hanno dichiarato che la principale motivazione per cui hanno iniziato a fumare è stata l’influenza esercitata dagli amici o il fatto che i propri amici già fumavano. Anche gli atteggiamenti assunti dalle famiglie e dagli operatori del settore incidono negativamente sulla cattiva abitudine al fumo dei minori. Nel 47 % dei casi, nelle abitazioni italiane, i ragazzi possono fumare dove vogliono senza alcuna restrizione, mentre solo nel 16 % dei casi non hanno il permesso di fumare in casa. Inoltre, 8 adulti su 10 (83 %) hanno dichiarato di non aver mai visto un tabaccaio rifiutarsi di vendere le sigarette a un minore di 16 anni o chiedere un documento per verificare l’età.

 

Continua su La Stampa

Punteggio: 5 (2 voti)

I cinesi e le sigarette

  • Sono falliti gli impegni presi con l'OMS per la riduzione del fumo
  • La Cina non solo è il primo produttore al mondo di sigarette, ma anche il primo consumatore, con un’approssimazione di 300 milioni di fumatori attivi
 

  IlPost - Nell’ormai lontano 2006, una Cina con pochissime remore a guadagnare peso nell’orizzonte internazionale in vari campi aveva deciso di sbilanciarsi in una, tra le tante, promessa molto ambiziosa: davanti all’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva deciso di firmare il protocollo internazionale per il controllo del tabacco, impegnandosi ad un drastico giro di vite contro la diffusione esponenziale delle sigarette. Tra le varie misure previste giganteggiavano riduzioni sensibili delle pubblicità di sigarette e divieti ferrei in luoghi pubblici, posti di lavoro e mezzi pubblici.
La scorsa domenica, 10 gennaio, è scaduto il termine del patto con l’OMS, e la Repubblica Popolare è stata costretta a tirare una riga e fare bilanci che, realisticamente, si posizionano nella scala di valori tra l’insufficiente ed il pessimo.

La Cina non solo è il primo produttore al mondo di sigarette, ma anche il primo consumatore, con un’approssimazione di 300 milioni di fumatori attivi. Le previsioni del “Tobacco control and China’s future”, documento stilato da 60 esperti di controllo del tabacco sia cinesi che stranieri, prevede che, se la tendenza non verrà invertita, nel solo 2030 moriranno intorno ai 3,5 milioni di persone per malattie legate al fumo.

Questa nuova campagna pubblica non ha purtroppo sortito lo stesso effetto che altre iniziative correttive avevano, almeno superficialmente, saputo ottenere. Per chi ha frequentato la Cina negli ultimi anni, non sarà difficile ammettere una sensibile diminuzione di cittadini metropolitani in giro per le città in pigiama – pittoresca caratteristica dagli indubbi risvolti di comodità e praticità – fino allo sforzo di limitare al minimo indispensabile gli sputi, tradizione che affonda le radici nell’antica saggezza popolare del “meglio fuori che dentro”.

 

 

Continua a leggere l'articolo su Ilpost

Punteggio: 5 (2 voti)

ITALIA - Legge anti-fumo. Fumatori: dopo sei anni non calano

Aduc Droghe - La legge 3/2003 "Tutela della salute dei non fumatori", ribattezzata come 'legge anti-fumo' e voluta dall'allora ministro della Salute Girolamo Sirchia, compie sei anni e vanta risultati importanti: sono calate significativamente (-12%) le vendite di sigarette, anche se il numero dei fumatori si mantiene sostanzialmente stabile oscillando tra il 22% e il 23%. A tracciare un bilancio degli effetti della legge e' il ministero della Salute sul suo sito www.ministerosalute.it. 'A sei anni dall'entrata in vigore della legge - rileva il ministero - è ancora efficace la protezione dei non fumatori dall'esposizione al fumo passivo, ma occorre mantenere e migliorare i risultati conseguiti, tenuto conto di segnali di allerta per quanto riguarda la prevalenza dei fumatori'. I risultati dell'anno appena trascorso, e' il bilancio del dicastero, 'se da un lato sono incoraggianti, dall'altro mostrano quanto ci sia ancora da fare e sia necessario mantenere alta l'attenzione di istituzioni, mezzi di comunicazione e cittadini sull'epidemia' di tabagismo, secondo la definizione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità'.

Punteggio: 5 (2 voti)

Vietare, che passione

Bruxelles sa cos’è meglio per te

 

Revue Politika, Brno, attraverso Presseurop.eu-  La Commissione europea vuole estendere il divieto di fumare a tutti i luoghi pubblici dei paesi membri. Un altro segno della sua presunzione di poter stabilire cos’è giusto o sbagliato per i cittadini dell’Unione, che cominciano a essere stanchi di queste ingerenze.
 
 
Tomáš Břicháček

La Commissione europea si prepara a presentare l'anno prossimo delle proposte dirette ad allargare e rafforzare in modo drastico la legislazione europea contro i fumatori. Fra le misure ci sarebbe l’introduzione del pacchetto di sigarette unico, sul quale figurerebbero soprattutto messaggi di avvertimento accompagnati da immagini forti. Ma la proposta più importante è probabilmente il divieto di fumare in tutti i luoghi pubblici, in particolare nei ristoranti, nei bar o alle fermate dei mezzi pubblici.

 

Si dice spesso che la storia si ripete. Allo stesso modo alcuni ideologi dogmatici continuano ostinatamente a cercare di utilizzare il potere statale per rieducare la popolazione, imponendo loro una personale concezione del "bene" e del "progresso".

 Fra questi progressisti ci sono i militanti anti-tabacco, che negli ultimi anni sono riusciti a imporre un irrigidimento della legislazione contro il fumo nella maggior parte dei paesi occidentale. Essi approfittano di un fenomeno oggi quasi generalizzato nella civiltà occidentale: il passaggio verso un tipo di stato paternalista e l'espansione di una cultura ostile a qualunque rischio. Due tendenze che si rafforzano reciprocamente.

 Lo stato sta diventando una sorta di seconda madre, che garantisce protezione e sicurezza ai cittadini in tutte le loro attività. La gente continua a delegare e pensa che qualcun altro debba pagare per tutte le cattive decisioni che ha preso. Non deve quindi stupire che il tabacco e l'alcol siano diventati corpi estranei da eliminare a ogni costo.

 Di conseguenza una regolamentazione ragionevole, basata soprattutto sul divieto di vendita ai minori, le restrizioni alla pubblicità e la tassazione elevata, sembra diventata insufficiente. Ormai questi messia autoproclamati non esitano a occuparsi di questioni che interessano la vita privata, come il rapporto fra un ristoratore e i suoi clienti; vogliono sostituirsi al ragionamento economico dell'imprenditore, alla sua libertà di organizzare liberamente la propria attività economica.

Ingegneria sociale

Può sembrare strano che la regolamentazione sul tabagismo entri nelle competenze dell'Ue. Eppure è così: i prodotti del tabacco sono merci e conformemente al principio di libera circolazione delle merci, il diritto del mercato interno ha potuto essere applicato sulla loro regolamentazione (si veda in particolare l'articolo 114 del Tfue, Trattato sul funzionamento dell'Unione europea). Alcune direttive armonizzano le regole relative alla composizione e all'etichettatura dei prodotti del tabacco, alla pubblicità e alle sponsorizzazioni. Altre direttive, che si inseriscono nel campo della libera prestazione di servizi e nella libera scelta di domicilio, hanno completamente vietato la pubblicità sul tabacco sui media radiotelevisivi. Nel quadro della Politica agricola comune altre regole sono state introdotte sulla coltivazione del tabacco e sulle sovvenzioni europee.

 Ci sono argomenti molto convincenti per giustificare la regolamentazione europea. Come per esempio nel caso dell'armonizzazione delle leggi sulla composizione delle sigarette e sulla fiscalità indiretta a cui sono soggette. Questa armonizzazione può in effetti essere necessaria dal punto di vista della libera circolazione delle merci. Ma altre regolamentazioni, come quella sulla pubblicità, sulle attività di sponsor o sul fumo sul luogo di lavoro sono più discutibili, perché il legame con il mercato interno è molto più esile. Vi sono poi dei casi in cui l'intervento di Bruxelles è decisamente criticabile, per esempio quando si tratta di vietare il fumo nei ristoranti, alle fermate dei mezzi pubblici e negli altri "luoghi pubblici". Anche negli Stati Uniti questo argomento è trattato a livello degli stati federali.

 Nel Libro verde del 2007 "Verso un'Europa senza fumo", la Commissione europea ha giustificato la competenza dell'Ue a disciplinare questa materia affermando che un regime unico permetterebbe di avere "un livello elementare di protezione contro i rischi da esposizione al fumo passivo, che sarebbe simile e trasparente in tutti gli stati membri".

 I progetti di ingegneria sociale che andavano contro la libertà hanno avuto spesso risultati diversi da quelli previsti, e si sono conclusi in genere modo disastroso. Probabilmente sarà così anche per la repressione dell'Ue contro i fumatori, che rappresentano quasi un terzo della popolazione adulta degli stati membri. In fin dei conti il tabacco potrebbe diventare, e non solo per i fumatori, un simbolo di resistenza a un potere troppo esteso e paternalistico, e contro l'inarrestabile mania regolamentatrice dell'Ue. (traduzione di Andrea De Ritis)

Punteggio: 5 (2 voti)