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Tabacco è il termine con cui si fa riferimento ad un genere di piante a foglia corta appartenente alla famiglia delle Solanacee originarie del continente americano. Tuttavia il nome tabacco viene comunemente utilizzato riferendosi alle foglie raccolte ed essiccate di queste piante, con lo scopo di fumarle.

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo approda sulla spiaggia di San Salvador. Gli indigeni gli offrono frutti, lance di legno e foglie di tabacco.

Nel 1518 Juan de Grijalva osserva l'usanza di fumare sigari da parte dei nativi dello Yucatan. Il primo testo che menziona il tabacco è la "Historia general y natural de las Indias," di Gonzalo Fernandez de Oviedo y Valdes. Nel 1556 Andre Thevet porta per la prima volta il tabacco in Francia dal Brasile. Nel 1559 viene coniato il termine "nicotina," per definire il tabacco stesso, in onore di Jean Nicot,...

I consumi di tabacco in Italia hanno conosciuto un inarrestabile incremento nel periodo che va dal 1900 al 1985 quando, per la prima volta, si è verificata una significativa riduzione delle vendite: il consumo pro capite annuale è passato da 1,82 Kg/persona nel 1985  a 1,62 nel 1990*.

I fumatori oggi sono il 26,2% della popolazione adulta, e si tratta del minimo storico da oltre mezzo secolo. In 5 anni, dal 2002 al 2006, i fumatori sono 2,5 milioni in meno. Di contro decresce l’età con cui si viene a contatto con questa sostanza e circa il 20% ha...

I più votati, tabacco

Scoperti i geni della dipendenza: stessa variante per alcol e fumo

Le cattive abitudini avrebbero una comune base genetica: 11 le variazioni responsabili. L'esperto: "Non è detto che siano tutte ereditabili. Ma è importante tenerne conto" di SARA FICOCELLI

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<b>Scoperti i geni delle dipendenze<br/>stessa variante per alcol e fumo</b>

C'E' chi non sa resistere all'alcol, chi fuma una sigaretta dopo l'altra, chi per sentirsi meglio sniffa cocaina. Iinutile dare la colpa solo all'educazione o allo stress: uno dei principali responsabili delle nostre dipendenze è un gene. O meglio, 11 geni, stando a una ricerca americana che ha ristretto il campo delle variazioni responsabili dei nostri "vizi maledetti".

Alla base dell'inclinazione a dipendere da sostanze come alcol, nicotina e cocaina ci sarebbe dunque (anche) una causa genetica, senza ovviamente dimenticare fattori come ambiente ed esperienze personali che hanno il loro peso nello spingerci verso ogni cattiva abitudine. Dunque queste inclinazioni, proprio come la schizofrenia, sarebbero in parte ereditabili.

La scoperta, che verrà pubblicata sul numero di aprile della rivista Nature Reviews Genetics, è stata condotta in team dalle università della Virginia e e del Michigan. I ricercatori delle due facoltà di medicina hanno studiato i meccanismi della cosiddetta "genetica delle dipendenze" scoprendo che tutti i nostri vizi sono riconducibili a varianti di un numero circoscritto di geni, e che quelli legati alla dipendenza da nicotina si trovano in stretta relazione con la tendenza all'uso di cocaina, eroina e altre sostanze.

"Gli studi finora condotti sui vari tipi di dipendenza - ha spiegato il neuropsichiatra americano Ming Li - hanno dimostrato più volte il legame tra genetica e comportamento additivo. Il nostro lavoro ha cercato di restringere il campo a elementi specifici. Una volta che i ricercatori avranno individuato le esatte variazioni genetiche e i relativi meccanismi molecolari, potremo creare trattamenti più efficaci, addirittura personalizzati, studiati in base al tipo di dipendenza di cui soffre l'individuo".

A ciascuno il suo, dunque, o meglio a ciascuno la propria cura, creata ad hoc partendo dallo studio di una causa scatenante comune. La ricerca, condotta dal professor Li e dalla psichiatra Margit Burmeister, ha fatto un riassunto di posizioni genomiche precise su 11 cromosomi, dove le dipendenze da alcol, cannabis, cocaina, eroina e nicotina si trovano raggruppate insieme.

"Il confronto tra i picchi di dipendenza di diverse sostanze - continua Li - conferma che le vulnerabilità genetiche alle dipendenze si sovrappongono". Si parla infatti, tra gli addetti ai lavori, di "genetica dei caratteri complessi", che è la branca che studia le interrelazioni tra varianti. Il professor Antonio Torroni, ordinario di Genetica presso l'università di Pavia, spiega che gli 11 regimi di cromosomi individuati dimostrano che sono almeno 11 i geni coinvolti nel processo di dipendenza da sostanze. "Ma non dobbiamo pensare che tutti siano ereditabili. C'è la possibilità che i genitori trasmettano al figlio alcune varianti, non tutte. Bisogna comunque stare attenti e tenerne conto".

Una precisazione importante, che tira in ballo il discorso delle concause esterne. "Una scoperta del genere può anche servire a migliorare le strategie di prevenzione - conclude il genetista - se io so di avere in parte ereditato da mio padre la tendenza a fumare, dovrò fare di tutto per non frequentare ambienti in cui si fuma, insomma cercare di non agevolare, con il mio comportamento, una inclinazione già presente in me. Ma non è detto, viceversa, che chi non ha ereditato questo patrimonio genetico sarà immune ai vizi".
 

repubblica.it

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bel video sul fumo da sigaretta

Un esperimento casalingo molto interessante.

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Craving da sigarette, aree cerebrali coinvolte e nuovo potenziale trattamento


Dronet - Utilizzando una tecnica non invasiva di stimolazione cerebrale - la Stimolazione Magnetica Transcranica oTMS – sarebbe possibile mitigare l’irresistibile desiderio di droga (craving) provato dai tossicodipendenti. E‘ quanto emerso da uno studio canadese pubblicato recentemente su PNAS da Hayashi e colleghi della McGill University.
I ricercatori hanno esplorato in 10 soggetti fumatori (tra i 20 e i 26 anni) il coinvolgimento di alcune aree cerebrali (lobo frontale) nel craving indotto da stimoli che ricordano la sostanza (ad esempio, vedere un pacchetto di sigarette), combinando la TMS e la Risonanza Magnetica funzionale (fMRI, una tecnica di neuroimmagine).
Ogni soggetto è stato sottoposto in giorni diversi a 4 sessioni di esperimento, che differivano in termini di disponibilità di sigarette (immediata o ritardata di 4 ore) e di tipologia di stimolazione (TMS reale o TMS finta). Dopo essere stati informati sui tempi di disponibilità di sigarette, ai soggetti veniva stimolata la corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC) - un’area cerebrale importante per l’autocontrollo e la capacità di prendere decisioni - con TMS ripetitiva a bassa frequenza, nota per inibire temporaneamente l’attività dell’area stimolata. Dopo la TMS, i soggetti sono stati sottoposti alla fMRI mentre vedevano video con immagini legate al fumo e video con immagini neutre. Subito dopo la visione veniva inoltre valutato il livello soggettivo del desiderio di fumare.
I risultati dei dati comportamentali e di neuroimaging, combinati con l’inattivazione della DLPFC, hanno messo in luce le modalità con cui gli stimoli droga-correlati e il contesto possono combinarsi nel condurre l’abitudine al fumo: l’inibizione della DLPFC con la TMS ha ridotto il desiderio e l'attivazione delle aree cerebrali ad esso associate, anche quando ai soggetti era concesso di fumare subito dopo. Inoltre, la fMRI ha mostrato che, in tutte le condizioni, il segnale più proporzionale al desiderio soggettivo era situato nella corteccia orbitofrontale mediale.
Il presente studio supporta dunque l’applicazione della TMS come possibile terapia contro le dipendenze, e si aggiunge agli studi clinici in cui la TMS è già stata sperimentata per valutare l’efficacia nel ridurre l'intensità del desiderio che porta a far uso di droga. L’interesse in questo ambito è alto anche in Italia con ricerche in corso finanziate dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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Buttare la sigaretta a 40 anni l' ultima frontiera anti-fumo

 

NEW YORK LASCIATE quella sigaretta subito, voi quarantenni: è un gesto che "vale" dieci anni di vita in più. Essere stati fumatori è un peccato che in parte si può redimere. In qualunque momento arrivi l' addio al tabagismo, i vantaggi saranno sempre sostanziali, anche se decrescenti con l' invecchiamento. ÈUNA scoperta fondamentale fatta da una delle più autorevoli ricerche mediche sui danni del fumo. Lo studio è stato diretto dal professor Prabhat Jha, epidemiologo del Center for Global Health Research a Toronto, ed è pubblicato sul sito del New England Journal of Medicine. La buona notizia è questa: certi danni del fumo non sono mai del tutto irreversibili. Perciò smettere conviene sempre. Chi lascia la sigaretta quando ha un' età compresa fra i 35 e i 44 anni, in media "recupera" un decennio di longevità. Ma anche chi smette fra i 45 e i 54 anni ottiene comunque un vantaggio consistente: sei anni di speranza di vita in più rispetto a chi continua a fumare. Se l' addio alla sigaretta avviene tra i 55 e i 64 anni di età, la longevità media si allunga comunque di quattro anni. Dunque non è mai troppo tardi, anche quei fumatori accaniti che hanno riempito i polmoni di quella roba lì per gran parte della loro vita, non debbono scoraggiarsi. La spiegazione più importante contenuta in questo studio, si collega alle malattie cardiovascolari più che al cancro ai polmoni. Ciò che decresce immediatamente, appena si smette di fumare e quindi a qualsiasi età, è il rischio di infarto, ictus, altre malattie che provocano occlusioni alle arterie. Non altrettanto sostanziali, purtroppo, sono i benefici per i polmoni. «L' incidenza del cancro e il rischio di altre malattie respiratorie non scompare mai - spiega il direttore della ricerca Jha - ma è importante quanto sia veloce la scomparsa dei rischi di attacchi cardiaci e ictus». Oltre alle buone notizie, la ricerca ne contiene di molto meno liete. Anzitutto c' è la conferma generale dei danni enormi alla salute collegati con il tabagismo. Le morti precoci (cioè prima della longevità media per una certa fascia generazionale) colpiscono gli attuali fumatori tre volte più spesso del resto della popolazione. Pochi fumatori hanno la speranza di raggiungere gli 80 anni: appena il 38% delle donnee il 26% degli uomini. L' evoluzione delle abitudini femminili è stigmatizzata in un altro rapporto che esce simultaneamente sul New England Journal of Medicine. È un resoconto drammatico sugli effetti della "parità" fra i sessi di fronte al tabagismo. Per la prima volta dagli anni Cinquanta (quando iniziarono gli studi medici sul flagello), le morti tra le donne fumatrici hanno praticamente eguagliato quelle degli uomini. Le date di questo "aggancio" mortale sono significative. Le donne infatti cominciarono a "recuperare terreno" come consumatrici di sigarette solo dopo la seconda guerra mondiale. In seguito ci fu uno scarto di circa 20 anni. Un ventennio di ritardo che si colmò quindi per quella generazione di fumatrici che oggi raggiunge la cinquantina (di età). La ricerca sfata un mito che è durato molto a lungo: l' idea cioè che per qualche ragione biologica le donne fossero comunque meno vulnerabili degli uomini alle malattie da fumo, cancro o patologie cardio-respiratorie. Dopo aver osservato ben 1,2 milioni di pazienti - uomini e donne - la conclusione è inequivocabile: di fronte ai danni del fumo siamo proprio tutti eguali. La minore fragilità delle donne era un' illusione, legata appunto alle diverse abitudini. Non appena si è chiusa la forbice dei comportamenti e le percentuali di "tossicodipendenze" da tabacco e nicotina si sono allineate, ogni differenza nelle patologie maschili e femminili è scomparsa. Lo riassume brutalmente Steven Schroeder, ricercatore al policlinico della University of California San Francisco: "Se fumi come un uomo, muori come un uomo". Cioè prima. Per quanto riguarda l' esposizione ai tumori polmonari, l' American Cancer Society in uno studio parallelo rivela che i fumatori di ambo i sessi hanno un rischio 25 volte maggiore di morire di cancro alle vie respiratorie, rispetto a coloro che non hanno mai fumato. Nonostante decenni di campagne contro il tabagismo, oggi l' America annovera ancora 45 milioni di fumatori abituali. Le morti da sigaretta sono 443.000 ogni anno, e il Center for Desease Control le definisce "la principale causa di mortalità evitabile". FEDERICO RAMPINI, Repubblica.it

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Tabacco e alcol, serve la carta d’identità ed essere maggiorenni. Stretta su azzardo e scommesse

Entra in vigore il decreto legge Balduzzi. Per chi vende prodotti vietati ai minori sono previste multe fino a 2.000 euro.Per i giochi sarà obbligatorio indicare le percentuali di possibilità di vincita.

D’ora in poi poi per acquistare sigarette e bevande alcoliche sarà necessario esibire la carta d’identità a riprova della maggiore età. È questa una delle misure a più largo effetto contenute nel decreto legge Sanità predisposto dal ministro della Salute Renato Balduzzi, pubblicato a novembre sulla gazzetta ufficiale ed entrato in vigore con l’inizio del nuovo anno. Gli esercenti saranno tenuti a verificare di non avere davanti un minorenne al momento dell’acquisto di un pacchetto di sigarette o di una birra, con l’obbligo di richiedere un documento se la maggiore età non è manifesta.

Molti si sono già adeguati in tutta Italia, esponendo cartelli sulle vetrine o all’interno dei locali che spiegano il nuovo divieto che ha alzato ai 18 anni il limite rispetto ai 16 anni previsti finora (che resta invece in vigore per la somministrazione). Anche perché, per i trasgressori beccati a vendere i prodotti vietati ai minori, si preannunciano multe stabilite: le contravvenzioni fissate nel decreto vanno dai 250 fino a mille euro e da 500 a duemila in caso di recidiva con la sospensione per tre mesi della licenza all’esercizio di attività.

Sempre nel decreto Balduzzi è presente una vistosa stretta sul gioco d’azzardo, con un’attenzione particolare sui minori. Pur non essendo alla fine entrata in vigore la proposta (presente nella prima bozza) di stabilire una distanza minima dei videopoker di 500 metri da istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani, sono diverse le misure atte a contrastare il gioco patologico.

Tra queste spiccano le restrizioni sulle norme per la pubblicità del gioco d’azzardo, con l’obbligo di indicare le percentuali di possibilità di vincita. La legge 189 del 2012 prevede inoltre che dal 1 gennaio 2013 i gestori di sale gioco e di esercizi in cui vi sia offerta di giochi pubblici, ovvero di scommesse su eventi sportivi, anche ippici e non sportivi, siano “tenuti a esporre, all’ingresso e all’interno dei locali, il materiale informativo predisposto dalla aziende sanitarie locali, diretto ad evidenziare i rischi correlati al gioco e a segnalare la presenza sul territorio dei servizi di assistenza pubblici e del privato sociale dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie correlate al gioco d’azzardo patologico”. Non è stata invece inserita nell’ultima versione la possibilità del sindaco di limitare gli orari dei luoghi di gioco e del prefetto di dichiarare impignorabili i beni dei giocatori patologici, elementi pure presente nella prima bozza del provvedimento.

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Pesaro - Alcol, droga, sesso, sicurezza stradale, attività fisica: dati rilevati su 2.421 ragazzi

ViverePesaro - L'azione di prevenzione denominata "New Tribes", attraverso una serie di incontri, ha coinvolto 2.421 ragazzi frequentanti le classi III, IV e V delle Scuole Superiori di Pesaro, Fano e Urbino. Attraverso un linguaggio semplice e diretto sono state affrontate esperienze di vita significative, e con un questionario si è indagato su gli stili di vita dei giovani e della loro salute.

Nella sala degli Alabardieri in Prefettura alla presenza del Prefetto di Pesaro Attilio Visconti, dell'assessore alla sanità della Regione Marche Almerino Mezzolani, dell'assessore alla pubblica istruzione della Provincia Alessia Morani, del segretario della Cna di Pesaro e Urbino Camilla Fabbri e del direttore del Dipartimento di Prevenzione dell'Asur 3 di Fano Massimo Agostini, si sono analizzati i dati delle abitudini degli adolescenti, aprendo una sfida educativa e di prevenzione.



"Ci sono alcuni dati confortanti ed altri preoccupanti, ma sicuramente ci sono le indicazioni per migliorare lo stile di vita", con queste parole l'assessore Mezzolani riassume i dati sulle abitudini di vita dei nostri ragazzi offrendo molti spunti per possibili interventi mirati, in particolare su alcol (circa il 90% ne ha dichiarato il contatto), il fumo (più del 70% ne ha dichiarato il contatto), le malattie sessualmente trasmesse (il 50% dei ragazzi ha dichiarato di aver attività sessuale), l'attività motoria e sportiva (circa il 40% ha dichiarato sedentarietà indirettamente) e l'uso di sostanze ad azione psicotropa (circa il 36% ha dichiarato di aver sperimentato cannabis).



Dati alla mano il 64% dei ragazzi di Pesaro utilizza le cinture di sicurezza in auto, nel contempo oltre il 19% di loro si è messo alla guida di un veicolo a motore dopo aver bevuto alcol oltre il limite consentito. Il contatto con il fumo di sigarette appare estremamente diffuso, quasi il 70% degli studenti pesaresi ne fanno uso, prevalentemente si inizia tra i 15 - 16 anni. Il contatto con l'alcol è ancora più diffuso di quello con il fumo, coinvolgendo in media circa il 90% dei ragazzi. L'età di inizio è soprattutto tra i 15 - 16 anni (40,6%) ma un cospicuo numero, oltre il 32%, comincia anche tra i 13 - 14 anni. Quasi il 12% dei ragazzi dichiara un "sballo alcolico" (bevuta di 5 o più bevande alcoliche entro un paio di ore) da 3 a 9 volte nell'arco di un mese.



Circa il 36% dei ragazzi dichiara di aver avuto contatto con cannabis, a Pesaro il consumo risulta più precoce coinvolgendo quasi l'8% dei ragazzi tra i 13 e 14 anni. Le feste tra amici risultano essere l'occasione più frequente per l'uso di cannabis e circa l'11% dei ragazzi ha consumato cannabis tra 20 e 100 volte in 4 anni. Anche la cocaina non è del tutto sconosciuta, quasi il 7% dichiara di averla sperimentata, fortunatamente molto basso, meno dell'1%, l'uso di droghe per via inniettiva.



Oltre il 56% dei ragazzi di Pesaro ha dichiarato di aver avuto rapporti sessuali, per costoro l'età media del primo rapporto completo si situa tra i 15-16 anni (il 33%, ma l'8% circa inizia già a 14 anni). Per evitare la gravidanza il preservativo risulta il mezzo più utilizzato da oltre il 33% dei ragazzi pesaresi, seguito a distanza dalla pillola anticoncezionale. 



Si nota un diffusa sedentarietà in un'età che invece dovrebbe essere molto propensa per esuberanza ed energia all'attività motoria, circa il 43% negli ultimi 12 mesi non ha partecipato regolarmente ad attività sportive extra scolastiche. 



Agli adulti spetta fornire strumenti e risorse, ai giovani spetta saper cogliere le offerte e magari svilupparne di nuove e più efficaci.

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NUOVA ZELANDA - Carcere e fumo. Scatta il divieto

Aduc Droghe - Il governo neozelandese ha esteso il divieto di fumare, gia' esistente, alle prigioni; una misura che secondo il sindacato del personale carcerario causera' scoppi di violenza. Il ministro per le misure di correzione Judith Collins ha annunciato che il divieto si applichera' dal luglio del prossimo anno. 'Non forniamo alcool ai prigionieri perche' sono alcolizzati, o droghe se sono tossicodipendenti. Il personale di correzione ha molta pratica nel trattare persone dipendenti e nell'aiutarle a superare tale dipendenza', ha detto Collins. Sara' inoltre proibito possedere fiammiferi o accendini, che alcuni usano per compiere danneggiamenti, fondere plastica per fabbricare armi, o lanciare palle infuocate di carta igienica alle guardie'. Il presidente del sindacato del personale di correzione, Beven Hanlon, ha avvertito che il divieto potra' provocare disordini e ha ricordato che le sigarette fanno da sostituto per i detenuti instabili rimasti senza alcool o droga. Ha aggiunto che il tabacco diventera' oggetto di mercato nero e guardie e volontari subiranno minacce per procurarlo. Una ex detenuta ha detto a una Tv che le sigarette in prigione sono 'come oro' e il divieto peggiorera' la corruzione. Le ha fatto eco l'esperto legale di diritti umani Michael Bott, secondo cui il divieto causera' piu' problemi di quanti ne risolva. 'Il carcere e' un ambiente tossico, sara' reso ancora peggiore da una sciocchezza come questa'.

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Droga e sesso, i giovani privilegiano rapporti non protetti e sostanze stupefacenti

 

ItaliaInformazioni - Ansiosi, fragili e scarsamente informati, al punto da trascurare la loro salute sessuale e riproduttiva. Non e' rassicurante la fotografia che emerge dal rapporto sui ''Giovani maschi e l'amore'', frutto di un'indagine svolta nei licei e negli istituti tecnici di sei Regioni (Lazio, Veneto, Campania, Toscana, Marche, Puglia) e che rientra nella campagna di informazione e prevenzione 'Amico Andrologo' del ministero della Salute. Secondo lo studio, infatti, presentato questa mattina a Roma e realizzato dal Dipartimento di fisiopatologia medica della Universita' Sapienza di Roma, il 42,3% dei diciottenni italiani ha rapporti non protetti e il 57% del campione visitato e' affetto da patologie ed infiammazioni genitali e/o riproduttive.

 

Mentre il 41,8 % ha, o ha avuto, disturbi che potrebbero minare il loro potenziale riproduttivo. Inoltre il 61,4% di chi ha una attivita' amorosa non usa alcun metodo contraccettivo e il 23,9% si affida alla pillola anticoncezionale delle ragazze. Dati non certo rassicuranti, soprattutto se abbinati a quelli sulla scarsa informazione in materia. Basti pensare che tra le domande piu' ricorrenti che i ragazzi rivolgono ai medici spicca la richiesta di sapere come si cura l'omosessualita' e se l'Aids esiste ancora. In sintesi, secondo la ricerca i giovani maschi possiedono poche, e spesso sbagliate, nozioni sulla sessualita' e sono piuttosto vittime di pregiudizi sui comportamenti amorosi, sul sesso e sulla propria salute 'intima'.

 

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Smettere di fumare dentro uno sigaretta gigante

L'iniziativa, fino al 24 maggio, in piazza XX Settembre

 

http://corrieredibologna.corriere.it/media/foto/2010/05/12/sigaretta--190x130.JPG(Corriere di Bologna) Gli emiliano-romagnoli, purtroppo, sembrano dire: «Thank you for smoking». In effetti secondo le statistiche sono dei gran fumatori, considerato che in regione circa il 30% della popolazione adulta è amante della sigaretta. Di questi, circa 60 mila sono considerati dei veri e propri dipendenti, vittime di un piacere che equivale a una droga. «Quello del fumo è un problema complesso – ha spiegato Mila Ferri, responsabile del Servizio salute mentale e dipendenze patologiche della Regione – che ha a che fare con aspetti socioculturali ai quali vanno aggiunti quelli medici».

LA MOSTRA - L’occasione per affrontare il tema è venuta dall’inaugurazione della mostra multisensoriale No smoking be happy, che è stata allestita in piazza XX settembre. Il percorso espositivo è un’enorme sigaretta dalla quale escono tre grandi nuvole di nebbia, all’interno della quale il visitatore si trasforma in fumo. L’itinerario catapulta in un viaggio che fa vivere le sensazioni che si sviluppano nella bocca di un fumatore, seguendo il percorso del fumo fino ai polmoni e al cuore. La mostra si può visitare dal lunedì al sabato dalle 8,30 alle 19,30 e la domenica dalle 10 alle 19,30. L’iniziativa, che durerà fino al 24 maggio, è stata promossa dalla Fondazione Veronesi con il patrocinio del Comune e della Regione e il sostegno della Fondazione Pfizer. Paolo Veronesi, presidente della Fondazione, ha promosso l’evento soffermandosi sui rischi che corrono i tabagisti: «Il 93% dei morti di tumore al polmone sono fumatori. Con questa mostra laboratorio e questa nuova campagna vogliamo diffondere una cultura della conoscenza e della consapevolezza».

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Francia: bistrot verso estinzione

Duemila hanno chiuso solo nel 2009. Fra le cause, divieto fumo

 

(ANSA) - PARIGI, 16 GEN - I 'cafe'' rischiano di sparire. Soltanto nel 2009 sono 2.000 quelli che hanno chiuso per sempre la saracinesca nella regione di Parigi. Un'inchiesta del Journal du Dimanche getta un'ombra sul futuro di questa istituzione francese. I cafe' e i bistrot sono sempre piu' rari. I ragazzi non ci vanno. Sono rimasti, effettivamente, luoghi bui e un po' tristi, molti non hanno saputo aggiornare il servizio e le bevande. Il divieto di fumo e i controlli anti-alcol sulle strade hanno fatto il resto.

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Francia. Divieto di fumo nei locali fa crollare le vendite

Il giro di vite sul fumo spegne le sigarette in Francia. Da quando gli affollati bistrot e caffe' hanno messo al bando le 'bionde' - misura varata esattamente un anno fa - i francesi hanno ridotto i consumi, portandoli ai minimi storici come mostra, numeri alla mano, una ricerca della British American Tobacco (Bat).

Secondo Bat, a tenere lontani dal vizio i francesi non solo il divieto di fumo nei bar e nei locali pubblici, ma anche i prezzi alti, che avrebbero incoraggiato i cittadini d'Oltralpe a spegnere la 'cicca'. Lo scorso anno nel Paese sono state vendute 54,4 miliardi di sigarette, in calo del 2,3% dal 2007. Nel 1998, anno d'oro per le 'bionde', in Francia furono vendute quasi 85 miliardi di sigarette. Il prezzo del pacchetto, tassato pesantemente col passare delle stagioni, e' aumentato vorticosamente negli ultimi anni. La dice lunga il fatto che il prezzo medio di un pacchetto si attestava a 5,30 euro lo scorso anno, contro i 2,96 euro di un decennio fa. Ma a falsare i risultati del Bat, smorzando i toni della buona notizia, potrebbe contribuire la propensione di alcuni francesi ad acquistare le sigarette all'estero proprio per aggirare i prezzi alti.

"E' chiaro - riconosce Yves Trevilly, responsabile dei rapporti istituzionali di Bat Francia - che dal momento che i prezzi salgono in Francia, la gente va oltreconfine dove puo' pagare meno". Tanto che, spiega lo stesso Trevilly, almeno una sigaretta su quattro fumata in Francia lo scorso anno e' stata comprata all'estero, in particolare in Spagna, Lussemburgo e Belgio. Ma cio' non toglie che "il mercato francese non sia mai stato cosi' basso - riconosce British American Tobacco in una nota - e un'analisi mostra che, quando si parla di tabacco, quel che e' perso e' perso".

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Svizzera: le pipe ad acqua sono pericolose

In Svizzera è particolarmente pericoloso fumare adoperando le pipe ad acqua è particolarmente pericoloso, in quanto il tasso di agenti umettanti autorizzato nel tabacco è più elevato che in altri paesi. Si tratta di sostanze che accrescono il rischio di tumori della laringe, dei polmoni e della lingua. Servono a mantenere un giusto grado di umidità, prevenendo l'evaporazione, quindi l'essiccamento della superficie del prodotto. In Svizzera il tabacco per questo genere di pipe può contenere fino al 60% di agenti umettanti si legge nella specifica ordinanza; per gli altri tipi di tabacco la proporzione è del 10%. La Germania ha fissato il limite al 5%. Al pari di paesi come la Giordania o l'Egitto, la Svizzera tollera quindi una proporzione di agenti umettanti ben più alta. «Se il tabacco contiene troppa umidità è molto nocivo per la salute», dichiara all'ats Donatella Del Vecchio, di Dipendenze Info Svizzera. L'umidità lega fortemente il catrame, ciò che può causare molto più sovente dei tumori rispetto al tabacco secco. In linea generale il narghilé, assai alla moda da qualche anno, è pericoloso tanto quanto la sigaretta. il fumo della pipa ad acqua contiene molto più catrame di quello della sigaretta, rammenta Dipendenze Info: presenta infatti una concentrazione più elevata di metalli pesanti quali arsenico, piombo o nickel. Inoltre lo speciale tabacco è riscaldato tramite brace di carbone; il fumo contiene quindi grande quantità di monossido di carbonio che comporta carenza di ossigenazione del sangue e mette a dura prova tanto il cuore quanto il sistema cardiovascolare.
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