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Tabacco è il termine con cui si fa riferimento ad un genere di piante a foglia corta appartenente alla famiglia delle Solanacee originarie del continente americano. Tuttavia il nome tabacco viene comunemente utilizzato riferendosi alle foglie raccolte ed essiccate di queste piante, con lo scopo di fumarle.

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo approda sulla spiaggia di San Salvador. Gli indigeni gli offrono frutti, lance di legno e foglie di tabacco.

Nel 1518 Juan de Grijalva osserva l'usanza di fumare sigari da parte dei nativi dello Yucatan. Il primo testo che menziona il tabacco è la "Historia general y natural de las Indias," di Gonzalo Fernandez de Oviedo y Valdes. Nel 1556 Andre Thevet porta per la prima volta il tabacco in Francia dal Brasile. Nel 1559 viene coniato il termine "nicotina," per definire il tabacco stesso, in onore di Jean Nicot,...

I consumi di tabacco in Italia hanno conosciuto un inarrestabile incremento nel periodo che va dal 1900 al 1985 quando, per la prima volta, si è verificata una significativa riduzione delle vendite: il consumo pro capite annuale è passato da 1,82 Kg/persona nel 1985  a 1,62 nel 1990*.

I fumatori oggi sono il 26,2% della popolazione adulta, e si tratta del minimo storico da oltre mezzo secolo. In 5 anni, dal 2002 al 2006, i fumatori sono 2,5 milioni in meno. Di contro decresce l’età con cui si viene a contatto con questa sostanza e circa il 20% ha...

I più votati, tabacco

Fumare e bere, effetti nei geni cerebrali.

http://insostanza.it/userfiles/images/Fumo_93387393bis.jpgAnna Ida Fiaschi , inSostanza.it - Il nucleo accumbens del cervello (NAC) è una regione del sistema meso-cortico-limbico dopaminergico ed è interconnessa con l'area tegmentale ventrale (VTA) e la corteccia prefrontale. Il sistema meso-cortico-limbico ha un ruolo centrale negli effetti di rinforzo acuto di molte droghe ed è quindi fondamentale nello sviluppo e nel mantenimento di una dipendenza patologica, oltre che del sistema della gratificazione.Come è noto, tra le sostanze più frequentemente abusate vi sono l'alcol e la nicotina e l'incidenza del loro co-abuso è nell'ordine dell'80% dei casi.Per tale ragione per i ricercatori è stato difficile trovare un alcolista 'puro', cioè un individuo che utilizzi solo alcol e nient'altro; di norma gli alcolisti abusano di altre sostanze e la più comune è la nicotina. Molti studi hanno valutato gli effetti dell'alcol sul cervello e su altri organi, ma non hanno tenuto conto degli effetti della dipendenza da nicotina, che spesso si sovrappongono a quelli dell'alcol.In realtà, nonostante le differenze farmacologiche, alcol e tabacco sono intimamente legati, ma sono virtualmente sconosciuti i meccanismi molecolari che stanno alla base della comorbidità (alcolismo/tabagismo) e le interazioni tra queste due droghe; la conoscenza di quanto accade quando esplicano azioni ed effetti in associazione presenta ovvie implicazioni nel modo di affrontare le co-dipendenze conseguenti.Un nuovo studio pone i primi passi verso tale comprensione, esaminando l'impatto di alcol e fumo sull'espressione genica nelle cellule del nucleo accumbens in alcolisti cronici, in tutto 20 soggetti, distinti in:

  • alcolisti non fumatori
  • alcolisti fumatori
  • fumatori non alcolisti

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Smettere di fumare da soli/A cura del Ce.S.Di.P.

 

(inSostanza.it) Alcuni ricercatori che hanno rivisitato e studiato 511 precedenti ricerche sulla cessazione da fumo hanno trovato che dai 2/3 ai ¾ degli individui che smettono lo fanno aiutati solo dal loro desiderio e della loro volontà e non dalla terapia sostitutiva con nicotina o con altri farmaci.Simon Chapman e Ross Mackenzie dell'Università di Sidney dichiarano anche che secondo la maggior parte dei fumatori, che si allontanano da questa cattiva abitudine, tale risultato era molto più semplice di quanto loro potevano aspettarsi. I due studiosi accusano inoltre le istituzioni di medicalizzare il processo e addirittura di presentarlo come molto più difficile del reale.

Numerosi studi di popolazione rispetto al problema dell'alcol, del gambling o dell'uso di narcotici mostrano in modo deciso che la maggioranza dei fumatori che permanentemente smettono lo fanno senza alcuna forma di assistenza. IInoltre, malgrado gli sforzi dell'industria farmaceutica di promuovere farmaci necessari alla cessazione e malgrado numerosi trials clinici dimostrino l'efficacia della terapia farmacologica, il metodo più comunemente utilizzato da quasi tutti gli individui che hanno cessato con successo di fumare rimane quello non assistito o naturale e i successi di questo modo superano di molto i risultati ottenuti con la terapia nicotinica sostitutiva.Pur tuttavia, viene riportato nell'articolo, paradossalmente la comunità che controlla l'uso di tabacco tratta queste informazioni come se avessero qualcosa di irresponsabile e di sovversivo ed ignora invece le potenziali implicazioni fornite dallo studio di coloro i quali hanno smesso da se.

Quali altri messaggi dovrebbero ricevere i fumatori?

  1. 1-Che in un gran numero di paesi ci sono più ex-fumatori che fumatori.
  2. 2-Uno sforzo serio finalizzato a smettere non include l'utilizzo di farmaci o il supporto di operatori.
  3. 3-Il fallimento iniziale è una parte normale del ciclo della dipendenza. In realtà molti di questi iniziali tentativi non sono veri tentativi.
  4. 4-Le terapie sostitutive o il supporto di altri professionisti possono aiutare i fumatori ma non sono certo indispensabili per smettere.

A giudizio di altri professionisti che lavorano nel campo della salute questo studio appare inconsistente rispetto alle ben stabilite evidenze di base dalle quali si deduce che i fumatori che raggiungono la cessazione senza assistenza sono significativamente inferiore a quelli che smettono aiutati da supporti.

Simon Chapman e Ross Mackenzie, The global research neglect of unassisted smoking cessation: causes and consequences, PLosMedicine, 2010,7,2,1-6.

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Spegnere la sigaretta con un vaccino

 

È entrato nell'ultima fase di sperimentazione un preparato che «disinnesca» la nicotina

 

 

http://www.valconca.info/natura_amica/alberoriciclo/images/sigarette.gifMILANO - Spegnere per sempre il vizio del fumo con un vaccino, immunizzandosi una volta per tutte dalle sigarette. Qualcuno è pronto a scommetterci, e non poco. Qualche giorno fa il colosso farmaceutico britannico GlaxoSmithKline ha sborsato 40 milioni di dollari per assicurarsi l'opzione d'acquisto su NicVAX, il vaccino anti-nicotina sviluppato dalla statunitense Nabi Biopharmaceutical, attualmente in fase di test. NicVAX è entrato nella terza fase di sperimentazione, quella più avanzata. Se tutto procederà secondo le attese, GlaxoSmithKline è disposta a mettere sul piatto altri 500 milioni di dollari per assicurarsi il diritto di produrre e commercializzare il vaccino, che potrebbe arrivare sul mercato, se non ci saranno intoppi, nel 2011.

COME FUNZIONA - Ma come funziona esattamente il vaccino antifumo? Il prodotto – spiegano da Nabi – stimola il sistema immunitario facendo sviluppare anticorpi che combinandosi con la nicotina in circolo nel sangue formano un composto molecolare troppo grande per passare attraverso la barriera ematoencefalica. In poche parole, alle molecole di nicotina sarebbe impedito di sollecitare quei recettori cerebrali responsabili della produzione di sostanze come la dopamina, in grado di provocare nel fumatore quella sensazione di benessere che conduce poi alla dipendenza da sigaretta. Un aiuto utile per i fumatori accaniti, che rispetto ai metodi in commercio, come i cerotti e le gomme alla nicotina, avrebbe il vantaggio di rendere meno frequenti le recidive. E che, come tutti i vaccini, potrebbe essere usato come strumento di prevenzione. Una strada che si sta cercando di percorrere anche per la dipendenza da cocaina.

PERPLESSITÀ - Le perplessità, tuttavia, non mancano. Lo scorso ottobre la casa farmaceutica svizzera Novartis ha accantonato gli investimenti su un prodotto simile al NicVAX, dopo che un test aveva evidenziato differenze statisticamente irrilevanti riguardo l'astinenza da fumo tra chi aveva assunto il vaccino e chi era sotto effetto placebo. Nessun dubbio invece sul colossale giro di affari connesso a prodotti contro la dipendenza da nicotina. La società di ricerca indipendente Datamonitor ha previsto che entro il 2016 il valore del mercato globale dei prodotti "anti-fumo" si aggirerà attorno ai 4,6 miliardi di dollari e che le vendite dei vaccini potrebbero portare nelle casse delle case farmaceutiche 2 miliardi di dollari.

Corriere della Sera - Salute

 

Elvira Pollina 22 novembre 2009

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Fumo e ragazzi, ecco la campagna «Help», per una vita senza tabacco

MILANO - «Hai realmente bisogno di una sigaretta per “sentirti qualcuno”?». Oppure: «In Europa ogni anno muoiono 19mila non fumatori per fumo passivo. Lo sapevi?». Sono solo un paio delle provocazioni lanciate da «HELP – Per una vita senza tabacco», la campagna avviata dalla Commissione europea cinque anni fa e che ora riparte per una seconda edizione nel biennio 2009-2010.

FUMO NEMICO NUMERO UNO - Il consumo di tabacco resta la maggiore evitabile causa di morte nell’Unione Europea ed è ancora la priorità numero uno nell’agenda della salute pubblica. Perciò, ben vengano i provvedimenti legislativi anti-fumo che a mano a mano stanno interessando tutto il continente (e di cui l’Italia è stata capofila), ma c’è altrettanto bisogno di educare e comunicare perché i ragazzi abbiano l’occasione di difendere il loro respiro.

LA CAMPAGNA - La proposta di Help rimane la stessa: offrire aiuto per non iniziare a fumare, per resistere alla pressione dei coetanei o aiutare ad affrontare il fumo secondario o passivo. Sul sito internet http://it.help-eu.com/ si possono trovare risorse di vario genere, dalle informazioni scientifiche sui danni da fumo a consigli utili e riferimenti per fuggire dalle sigarette (proprie o altrui). C’è la Absurd Zone, dove si può giocare a Escape – the game, in cui ci si deve aggirare in una stanza evitando il più possibile le nuvole grigie di fumo, si possono scaricare e-cards o messaggi elettronici con surreali cartoni animati da spedire a colleghi, compagni di scuola e magari ai genitori, si possono ordinare kit informativi per le classi e per le aziende.

TEST DEL RESPIRO - Il lancio ufficiale della nuova campagna avrà luogo il 31 maggio in occasione del World No Tobacco Day. Nel frattempo, per continuare a informare i cittadini europei sui rischi del tabacco, sono già partiti in diversi Paesi gli eventi “CO test” per offrire la possibilità di misurare il livello di monossido di carbonio nei polmoni. Fumatori e non fumatori potranno recarsi presso gli stand della campagna e, soffiando in un apposito misuratore, potranno rendersi conto degli effetti del fumo sull’organismo, capire quanto aspirano dalla sigaretta e constatare quante sostanze tossiche aspirano da quelle degli altri. I test del monossido di carbonio sono liberi e gratuiti e saranno effettuati da personale specializzato. Inoltre, a tutti coloro che si presenteranno alla postazione di Help verranno offerti consigli e distribuiti gadget che riportano al sito della campagna www.help-eu.com.

GLI APPUNTAMENTI - Si comincia dalla scuola e si prosegue sulle piste da sci. Da martedì 3 marzo, infatti, Help sarà in una serie di licei milanesi e all’Università del capoluogo lombardo (l’11 e il 12 marzo). Il 19 marzo la carovana pro-respiro sarà a Livigno in occasione del Trofeo delle contrade, una gara amatoriale di sci nordico in notturna. La settimana seguente si sposterà sulle nevi del Sestriere per i campionati del mondo di sci dei corpi di polizia e dei gruppi sportivi militari. «L’agenda di marzo è già piena e andremo avanti con i Co test per tutta la primavera – spiegano dalla Cbo, l’ufficio stampa Help -. Poi speriamo di ripetere l’esperienza degli anni scorsi e proseguire in estate, portando un Summer tour in giro per le località balneari italiane». Per informazioni sul programma è possibile contattare il numero 02 85458311.

UN INVESTIMENTO DA 34 MILIONI - Il bersaglio della campagna Help sono i giovani fra i 15 e i 34 anni, con una particolare attenzione ai gruppi a rischio e specialmente alle ragazze. Il budget per 2 anni di è di 34 milioni di euro e si parte in contemporanea nei 27 Paesi membri, con il concorso di diverse organizzazioni giovanili europee, comprese le principali associazioni di studenti di medicina, psicologia e scienze infermieristiche.

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la dipendenza da tabacco inizia dalla bocca

La dipendenza dal fumo comincia dalla bocca. A dimostrarlo scientificamente e biologicamente arriva uno studio, pubblicato su Pnas, che ha scoperto per la prima volta la presenza dei recettori della nicotina nelle papille gustative. Una scoperta che puo' aprire la strada a nuovi farmaci anti-fumo da applicare direttamente sulla lingua. Oltre ai recettori della nicotina presenti nel cervello, i ricercatori hanno scoperto infatti un altro 'percorso' o 'strada' che contribuisce all'assuefazione al fumo da sigaretta, e che attiva anche un'area cerebrale che una volta danneggiata, porta istantaneamente alla perdita dell'assuefazione. Partendo dall'idea che il gusto sia importante per la dipendenza da tabacco, i ricercatori si sono concentrati sulla mancanza di una proteina nella bocca, la trpm5, implicata nel riconoscimento dei sapori amari, come la nicotina. Infatti gli individui con un'estrema capacita' di assaggiare e gustare l'amaro sono piu' resistenti all'assuefazione da fumo, e che le lesioni all'insula (l'area del cervello dove risiede la corteccia del gusto) influiscono su questo processo. Quello che hanno scoperto i ricercatori e' che la nicotina stimola due diversi sistemi nella bocca, uno legato alla proteina trpm5, usata anche per riconoscere le sostanze amare, e un altro apparentemente specifico per la nicotina e indipendente dalla trpm5, che attiva un modello neurale unico nella corteccia cerebrale del gusto.
'I recettori nicotinici non sono necessariamente legati al gusto della nicotina perche', oltre che a questa sostanza, fisiologicamente rispondono ad altri trasmettitori.
Tuttavia, la possibilita' di sviluppare nuovi farmaci anti-fumo non e' remota, pero' bisognerebbe capire se trpm5 e' presente anche a livello del sistema nervoso centrale', ha commentato Silvio Garattini, farmacologo dell'Istituto Mario Negri. La vasta distribuzione dei recettori nicotinici nell'organismo e la molteplicita' di funzioni che svolgono, comunque, costituirebbe un problema qualora si volesse limitare l'azione di eventuali farmaci alla riduzione dell'assuefazione da nicotina. 'In ogni caso, la tossicita' legata alla sigaretta non cambierebbe, visto che gli effetti tossici, piu' che alla nicotina sono legati alle sostanze cancerogene che si sviluppano dal fumo', ha concluso Garattini. 

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Contenuto Redazionale Fumo: Lo Studio, Sigarette Fatte a Mano Piu' Cancerogene

Roma, 5 set. (Adnkronos Salute) - Sigarette fatte a mano più pericolose di quelle confezionate nel classico pacchetto. Chi se le prepara, tende a fumare meno e ad aspirare meno tabacco. Infatti le bionde fai da te sono spesso un 'compromesso' per chi vuole smettere, ma non ci riesce. Uno studio norvegese lancia ora un capo d'accusa pesante: per i consumatori di queste sigarette il rischio di tumore del polmone è maggiore rispetto agli altri fumatori. La ricerca, presentata alla Conferenza mondiale del carcinoma polmonare in corso a Seul, è stata condotta da un'equipe del Sorlandet Hospital in Novergia, uno dei Paesi dove è ancora forte il consumo di solo tabacco. Totalizza, infatti, il 33% delle vendite di questa categoria di prodotti. Ebbene, secondo i ricercatori, le sigarette rollate a mano sono più cancerogene. Oltre l'80% dei pazienti con tumore del polmone - sulle 333 persone arruolate nello studio - fumava questo tipo di bionde. Il tabacco è meno pressato, ma le sigarette fai da te sono più ricche di nicotina e catrame perché prive di filtro. Secondo uno specialista della statunitense Johns Hopkins University, Jonathan Samet, risultati simili sono già stati evidenziati fra le donne ispaniche negli Usa sudoccidentali: l'incidenza di tumori è elevata fra quelle che fumano sigarette rollate da loro.

Fonte: http://it.notizie.yahoo.com/adnkxml/20070905/thl-fumo-lo-studio-sigarett...

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Il tabacco Pueblo contiene 15 pesticidi

Dopo un'indagine interviene il CODACONS. Fumare, un vizio costoso. E così, complice la crisi economica, i più incalliti amanti della sigaretta hanno deciso di passare dalle bionde alle 'arrotolate' fai-da-te, ovvero a tabacco, filtro e cartine.
È più naturale, non contiene il catrame, si dice comunemente.
E invece, almeno quello di marca Pueblo, molto venduto in Italia, pare essersi rivelato molto nocivo: secondo uno studio contiene infatti 15 pesticidi.
«IPOTESI DI PUBBLICITÀ INGANNEVOLE». Il risultato è arrivato da un'indagine del settimanale dei consumatori Il Salvagente, e sulla base di questi dati il Codacons ha denunciato la società produttrice all'Antitrust, per ipotesi di pubblicità ingannevole.
In molti lo usano. Anche l'associazione dei consumatori ha rilevato che l'aumento del costo delle sigarette «ha portato un numero sempre maggiore di italiani a ricorrere alle cosiddette fai-da-te, ossia realizzate in proprio utilizzando il tabacco trinciato».
«COLTIVATO DAGLI INDIANI D'AMERICA». Il prodotto Pueblo in particolare, ha continuato Codacons, «è presentato come molto naturale, senza additivi e ottenuto solo da 100% foglie di tabacchi Virginia. Una miscela tradizionale realizzata con tabacchi americani, coltivati anche nelle riserve naturali, in condizioni ottimali, dagli indiani pellerossa d'America».
«INSETTICIDI, FUNGHICIDI E UN DISERBANTE». Ma dalle analisi di laboratorio che sono state condotte per conto de Il Salvagente presso l'Università Federtico II di Napoli, «sembrerebbe, invece, essere emerso un carico di fitofarmaci, con la presenza contemporanea di nove insetticidi, tre fungicidi, due nematocidi e un diserbante».
Non va dimenticato, ha concluso il Codacons, che «fatta eccezione per il Cymoxanil, la legislazione italiana vieta l'impiego nella coltivazione del tabacco delle altre sostanze rilevate».
Da qui il via all'esposto che ha scatenato la paura nei consumatori.

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Repubblica: Fumo, smettere in 90 giorni tutte le strade per riuscirci

Nonostante i divieti e le campagne anche in Italia la mortalità resta molto alta. L'unica soluzione è smettere, dicono esperti e Oms. Con terapie individuali e di gruppo, assunzione di molecole e sigarette senza nicotina

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Più potere più sigarette ? Il caso delle donne e il fumo.


InSostanza

Centro Documentazione sul Tabagismo – Regione Toscana    www.infofumo.it
Alice Parri – psicologa
Federica Franceschini – documentalista
Matteo Ameglio - medico
 
Nel 2010 l’Organizzazione Mondiale di Sanità  (WHO) aveva scelto di dedicare alle donne il tema della Giornata Mondiale contro il fumo di tabacco, alla luce dei dati epidemiologici che vedono le  donne fumatrici sempre più in aumento. 
Inoltre le aziende produttrici di sigarette hanno selezionato le donne come destinatarie delle loro  campagne di marketing, facendo passare il messaggio che il fumo è simbolo di emancipazione,  capace di rendere la consumatrice desiderabile, affascinante e sicura di sé. 
 
Gli studi  odierni  stanno cercando  di comprendere  quali  siano  gli elementi necessari per la prevenzione del fumo nelle donne.
Il rapporto numerico tra i fumatori e le fumatrici è di per sé interessante:  nel mondo si stima che gli uomini fumino cinque volte di più delle donne,  ma i dati riferiti alle donne variano in modo consistente da Stato a Stato. 
Nei Paesi sviluppati e ricchi come  Australia, Canada, Stati Uniti e in molti Stati
Europei le donne fumano al pari degli uomini, mentre nelle regioni a basso reddito  il
rapporto diminuisce sensibilmente. 
Per fare chiarezza  sul tema  il presente studio utilizza  il “Gender empowerment measure” (GEM), una modalità di misurare il  grado  di partecipazione  delle  donne alla vita politica ed  economica  (ovvero del grado di diseguaglianza tra uomini e donne) attraverso tre aree principali: 
  partecipazione e potere decisionale nella vita economica, 
  partecipazione e potere decisionale nella vita politica
  potere delle risorse economiche.
 
 I risultati mostrano che il tabagismo è correlato in modo significativo al GEM.
Nei Paesi  in cui le donne hanno alti livelli di partecipazione, esse  fumano più degli uomini e  in
modo dipendente dal livello dello sviluppo economico ( r =0.680; P < 0.001). 
Il consumo di tabacco nelle donne non riflette infatti le loro conoscenze sugli effetti del fumo sulla
salute ma i costumi sociali e le loro risorse economiche. 
 
Conclusione: 
Gli Autori concludono che i risultati dello studio vanno considerati come base empirica per ulteriori ricerche che esplorino la natura del complesso  rapporto tra le opportunità o le diseguaglianze femminili e il loro tasso di fumo; è  necessario  comunque  agire rapidamente al fine di limitare il fumo tra le donne con politiche di controllo del tabacco come indicato dal WHO e dalle sue linee guida
 
Fonte:
S. C. Hitchman & G. T. Fong, Gender empowerment and female-to-male smoking prevalence
ratios, Bulletin of the World Health Organization.(published online, 5 January 2011). 
 
 

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Doping: positivi 3 allievi Atletico Roma

(ANSA) - ROMA,28 GEN - Tre ragazzi 16enni che giocano nella squadra Allievi dell'Atletico Roma sono risultati positivi ai controlli antidoping che la terza squadra della capitale effettua periodicamente, ed autonomamente, sui propri atleti. A rivelarlo è il dg Massimo Corinaldesi, precisando che non si tratta di cannabis e che i ragazzi continuano ad allenarsi. "Uno è risultato positivo perché ha usato una pomata con corticoidi per curare una contusione, un altro perché ha usato uno spray contro l'asma, che è proibito".

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Smettere di fumare, uno sforzo calcolato Servono cinque anni e sette tentativi

Secondo un sondaggio inglese condotto su 3mila persone, per dire addio alle sigarette non bastano pochi mesi. Chi cerca di abbandonare il fumo lo fa soprattutto per timore delle malattie, ma anche per i pregiudizi sui fumatori. E in Italia solo una persona su dieci ce l'ha fatta

di ADELE SARNO

 

 Repubblica Salute -   ROMA - Cinque anni, almeno sette tentativi e uno stress tale da poter essere paragonato a quello successivo a un divorzio. Sono i termini dello sforzo che serve a chi vuole smettere di fumare, "calcolati" dai ricercatori britannici della Lancaster University. Chi quindi ha già tentato ad abbandonare sigarette e vizio consolidato senza riuscirci, deve solo riprovare, sapendo che non sarà facile e che, come rilevano gli studiosi, non gli sarà di alcun aiuto avviare il nuovo tentativo in date o giorni particolari, come ad esempio il primo dell'anno.

Per arrivare a questi risultati, i ricercatori hanno condotto un sondaggio su 3mila soggetti, solo mille dei quali fumatori, mentre tutti gli altri avevano già smesso. Con un questionario hanno chiesto agli ex fumatori quanto avevano impiegato per dire addio alle sigarette, ebbene il tempo medio è risultato di cinque anni. Tra le mille persone che invece avevano deciso di smettere il primo dell'anno, il tentativo è risultato fallimentare. Metà dei soggetti che avevano interrotto il vizio dopo Capodanno hanno ricominciato prima del 10 gennaio.

Al campione analizzato dalla ricerca, peraltro finanziata da Nicorette, è stato inoltre chiesto perché avessero smesso: i soggetti studiati hanno risposto che la spinta principale era la paura delle malattie che si possono contrarre nel lungo termine. Molti invece dichiaravano di aver avuto paura dei primi effetti tangibili, come i segni estetici o la difficoltà a respirare o a

 

giocare con figli e nipoti. Infine un 'aiuto' arriva anche dalla sempre maggiore pressione sociale sui fumatori, che hanno affermato di sentirsi giudicati male molto più che in passato per il loro vizio.

 

"Quello in cui si smette di fumare è un periodo particolarmente stressante, soprattutto nella prima settimana, quando i sintomi dell'astinenza sono più forti - dice Cary Cooper, uno degli autori della ricerca della Lancaster University  -  in questi momenti può essere d'aiuto avere un 'partner' che incoraggi a non riprendere il vizio, oltre a trovare qualche attività pratica che distolga la mente dal pensiero delle sigarette". Sullo stress della prima settimana hanno concordato anche i partecipanti allo studio, che l'hanno definito paragonabile o superiore a quello di un divorzio o alla preparazione di un matrimonio.


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Scacco al vizio: nuova scoperta sulla dipendenza da nicotina

Dronet - Potrebbe essere un’importante svolta nella ricerca contro la patologia del fumo di sigaretta. La variazione genetica nel CHRNA5, il gene che codifica la subunità del recettore nicotinico alfa 5, aumenterebbe la vulnerabilità verso la dipendenza da tabacco e verso il cancro ai polmoni. La scoperta è stata divulgata dalla rivista Nature e i ricercatori dello Scripps Research Insitute in Florida sono già in procinto di sviluppare ulteriori progetti per implementare i risultati ottenuti, con nuovi dati.
Gli esperimenti sono stati condotti su topi che avevano accesso ad elevate quantità di nicotina e inibendo la proteina Chrna5. I ricercatori hanno notato che, così facendo, i topi consumavano molta più nicotina del normale. Di conseguenza hanno cercato di aumentare l’attività del recettore per vedere se, in questo modo, veniva rimosso il desiderio di nicotina.
La subunità del recettore nicotinico alfa 5 presa in esame in questo studio si trova in un tratto del cervello chiamato “abenulo-interpedunculare”. Stando ai ricercatori statunitensi la nicotina attiverebbe i recettori nicotinici contenenti questa subunità nell’abenula, diminuendo il desiderio di assumere la sostanza. “L’abenula – spiega in una nota stampa il prof. Fowler, prima firma dello studio - viene attivata dalla nicotina quando il consumo della sostanza ha raggiunto un livello avverso, ma se il sistema non funziona correttamente allora se ne assume ancora”.
Sarebbe dunque questa variante alla subunità del recettore nicotinico la ragione per cui certi soggetti sono più vulnerabili di altri alla dipendenza da nicotina. Ulteriori studi per valorizzare questa scoperta scientifica sono in corso con l’obiettivo di trovare nuove terapie per smettere di fumare.

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