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Tabacco è il termine con cui si fa riferimento ad un genere di piante a foglia corta appartenente alla famiglia delle Solanacee originarie del continente americano. Tuttavia il nome tabacco viene comunemente utilizzato riferendosi alle foglie raccolte ed essiccate di queste piante, con lo scopo di fumarle.

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo approda sulla spiaggia di San Salvador. Gli indigeni gli offrono frutti, lance di legno e foglie di tabacco.

Nel 1518 Juan de Grijalva osserva l'usanza di fumare sigari da parte dei nativi dello Yucatan. Il primo testo che menziona il tabacco è la "Historia general y natural de las Indias," di Gonzalo Fernandez de Oviedo y Valdes. Nel 1556 Andre Thevet porta per la prima volta il tabacco in Francia dal Brasile. Nel 1559 viene coniato il termine "nicotina," per definire il tabacco stesso, in onore di Jean Nicot,...

I consumi di tabacco in Italia hanno conosciuto un inarrestabile incremento nel periodo che va dal 1900 al 1985 quando, per la prima volta, si è verificata una significativa riduzione delle vendite: il consumo pro capite annuale è passato da 1,82 Kg/persona nel 1985  a 1,62 nel 1990*.

I fumatori oggi sono il 26,2% della popolazione adulta, e si tratta del minimo storico da oltre mezzo secolo. In 5 anni, dal 2002 al 2006, i fumatori sono 2,5 milioni in meno. Di contro decresce l’età con cui si viene a contatto con questa sostanza e circa il 20% ha...

I più votati, tabacco

Ieri Giornata mondiale senza tabacco 2011


CCM Network - Il consumo di tabacco è la seconda causa di morte a livello globale (dopo l'ipertensione) e attualmente è responsabile della morte di 1 adulto su 10 in tutto il mondo.
Il 31 maggio si celebra a livello globale la Giornata mondiale senza tabacco. Quest’anno il tema scelto dall’Oms è "La Convenzione quadro sul controllo del tabacco", il primo trattato per il controllo del tabacco, al quale dal 2005 - anno della sua entrata in vigore - hanno aderito 170 Paesi, che riafferma il diritto di tutte le persone al più alto standard di salute e vincola i Paesi aderenti a impegni precisi, tra i quali: proteggere le persone dall'esposizione al fumo di tabacco, informarle dei rischi che corrono in termini di salute, aiutare tutti coloro che vogliono liberarsi da questa dipendenza.

Il tabagismo è anche la principale causa prevenibile di morte. Quest'anno, oltre 5 milioni di persone moriranno per attacco cardiaco, ictus, cancro, malattia ai polmoni o altre malattie, imputabili al consumo di tabacco. Inoltre, i fumatori sono più suscettibili a certe malattie trasmissibili, come la tubercolosi e la polmonite. A questo numero vanno aggiunte oltre 600 mila persone - più di un quarto delle quali bambini - che, invece, moriranno per colpa dell'esposizione al fumo passivo. Il bilancio delle vittime annuali dovute al consumo di tabacco potrebbe salire a 8 milioni entro il 2030. Inoltre, si stima che se nel corso del XX secolo il tabagismo ha ucciso 100 milioni di persone, nel secolo attuale potrebbe arrivare a ucciderne 1 miliardo.

Problema globale, impegno internazionale

In passato, ogni Paese ha cercato di controllare la diffusione dell'abitudine al fumo facendo affidamento sulle sole proprie forze. Ma la globalizzazione del problema ha reso gli sforzi inefficaci e i metodi tradizionali di sanità pubblica per ridurre il consumo di tabacco sono apparsi incapaci di combattere il potere dell'industria e di contrastare la sua azione di promozione del tabagismo.In effetti un problema di salute pubblica globale necessita di una risposta globale. Ecco, quindi che la Convenzione quadro dell'Oms sul controllo del tabacco, ratificata nel 2005 e alla quale aderiscono da subito 170 Paesi, oltre a costituire un nuovo approccio alla cooperazione sanitaria internazionale, diventa il più importante strumento globale di controllo del tabacco, capace di inibire la capacità dell'industria di influenzare le politiche sanitarie messe a punto per proteggere la salute delle persone e di affermare il diritto di tutti al più alto standard di salute.

Tabagismo e sviluppo economico e sociale

Il tabagismo è in rapida crescita soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, a causa del costante aumento della popolazione e dell’azione di promozione dell'abitudine al fumo portata avanti dall’industria del tabacco. Entro il 2030, oltre l'80% dei decessi globali correlati al consumo di tabacco si verificherà in questi Paesi.

Gli adulti in età lavorativa sono i più colpiti, sia in termini di decessi che di malattia e disabilità prolungata dovuti al consumo di tabacco. Nei Paesi a basso reddito, dove l'assicurazione medica è scarsa o inesistente, i costi diretti di assistenza sanitaria sono spesso interamente a carico delle famiglie. 

L'impatto economico di morte precoce, disabilità e perdita di produttività contribuisce a determinare povertà, ritardo nello sviluppo nazionale e disuguaglianze di salute. Questo è particolarmente vero in Paesi a basso e medio reddito, dove le risorse a disposizione per il controllo dell'abitudine al fumo sono spesso limitate. Il controllo del tabacco non è solo una priorità di salute pubblica, quindi, ma anche una questione chiave per lo sviluppo economico e sociale.

La fotografia dell’Italia

Il 31 maggio 2011, Giornata mondiale senza tabacco, presso l'Istituto superiore di sanità, si è tenuta la XIII edizione del convegno "Tabagismo e Servizio sanitario nazionale", in occasione della quale sono stati presentati i risultati dell’indagine Iss-Doxa 2011 (sintesi, pdf 2,3 Mb).

In Italia, nel 2011, fuma il 22,7% delle persone di 15 anni e più, corrispondenti a circa 11,8 milioni di cittadini italiani. Di questi, il 26% sono uomini (6,5 milioni) e il 19,6% donne (5,3 milioni). La fascia d’età 25-44 rappresenta la percentuale più alta di fumatori pari al 28,3%. Al secondo posto, con una percentuale del 26%, la fascia d’età compresa tra i 45 e i 64 anni. I giovani fumatori, tra i 15 e i 24 anni, rappresentano il 18,8%; gli over 65 il 12,1% del totale.

Questo l’identikit dell’italiano che fuma: uomo, lavoratore, con reddito medio, istruito, consumatore di oltre 3 pacchetti di sigarette a settimana, per nulla intenzionato a lasciare il vizio, contrario ad estendere il divieto nelle aree pubbliche aperte, attento a non fumare davanti ai bambini.

La percentuale dei fumatori che ha iniziato prima dei 15 anni è diminuita costantemente negli ultimi tre anni: 19,8% nel 2009, 17,8% nel 2010 e 15,7% nel 2011. Il 72,8% dei giovani fumatori tra 15-24 anni fuma meno di 15 sigarette al giorno. Rimane costante, da diversi anni, l’influenza di amici e familiari (nel 62,7% dei 15-24enni) e fa la sua comparsa per la prima volta la ragione legata al desiderio di ridurre l’appetito, soprattutto nelle nuove generazioni (1,2% dei 15-24enni).

Il 62,3% della popolazione non ha mai fumato, mentre il 15% (7,8 milioni di persone) ha smesso di fumare da più 6 anni, per motivi di salute o per una maggiore consapevolezza dei danni. L’80,2% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni non ha mai fumato, mentre il 21,8% degli ultra65enni è un ex fumatore.

Secondo i dati 2010 del rapporto nazionale Passi, solo 3 adulti italiani su 10 fumano, mentre la maggior parte dei 18-69enni non fuma o ha smesso. Il tabagismo è diffuso perlopiù tra gli uomini, negli adulti di 25-34 anni e nelle fasce di popolazione più svantaggiate. Nel 2010, dichiarano di aver tentato di smettere di fumare, restando almeno un giorno liberi dal fumo, 4 fumatori su 10.
Per quanto riguarda il rispetto della normativa che vieta il fumo nei locali pubblici e sui luoghi di lavoro, emerge che sono ancora presenti aree geografiche con ampio margine di miglioramento.

Risorse utili

Siti e documenti in italiano

sul convegno "Tabagismo e Servizio sanitario nazionale"

Siti e documenti in inglese

sulla Giornata mondiale senza tabacco 2011

 

 

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SALUTE: STUDIO SU 'TOBACCO CONTROL', FUMO UCCIDE UOMINI DUE VOLTE PIU' DELL'ALCOL

  Salute.asca.it - Il fumo uccide gli uomini due volte più dell'alcol, e il divario nei tassi di mortalità tra i rappresentanti del sesso forte e le donne arriva fino al 60%: è quanto emerge da uno studio inglese condotto su 30 Stati europei - tra cui Islanda, Grecia, Malta, Cipro e diversi Paesi dell'Europa occidentale e orientale, con l'esclusione della Federazione Russa e della penisola scandinava - pubblicato sulla rivista Tobacco Control.

I ricercatori, guidati da Gerry McCartney del Social and Public Health Sciences Unit di Glasgow, hanno utilizzato i dati raccolti dall'Organizzazione mondiale della sanità sui tassi di mortalità maschili e femminili per tutte le cause, comprendendo tra questi anche i numeri sulla morte a causa di alcol e fumo. Ed è emerso che i tassi di mortalità, in generale, sono più alti per gli uomini che per le donne, e che le percentuali dei decessi maschili variano notevolmente tra i paesi studiati - da 188 ogni 100.000 uomini all'anno in Islanda ai 942 ogni 100.000 uomini in Ucraina. I Paesi con il più ampio gap tra uomini e donne sono risultati essere Belgio, Spagna, Francia, Finlandia, Portogallo e alcuni Paesi dell'Europa orientale.

I ricercatori si sono quindi concentrati sui dati maschili. Per quanto riguarda in particolare la mortalità per fumo - inclusi i tumori delle vie respiratorie, le malattie coronariche, l'ictus e la BPCO, broncopneumopatia cronico-ostruttiva - è emerso che il Paese con più basso tasso di decessi è risultato l'Islanda (97 decessi ogni 100.000 uomini), mentre quello con il dato più alto, pari a 5 volte tanto, è l'Ucraina (495 morti ogni 100.000). Comparando i dati della mortalità maschile dovuta al fumo con quella femminile, è emerso che il divario va dal 40% al 60% in tutti i Paesi analizzati ad eccezione di Danimarca, Portogallo e Francia, nei quali è risultato inferiore, e Malta, dove è risultato molto più alto (74%).

Quanto alla mortalità dovuta all'abuso di alcol - inclusi il cancro a gola ed esofago e le malattie croniche del fegato - è stata registrata una differenza di otto volte tra il paese con il più basso tasso di mortalità maschile attribuibile all'alcol - l'Islanda, con 29 morti ogni 100.000 uomini - e quello con il più alto - la Lituania, con 253 decessi ogni 100.000 uomini.(ASCA)

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Il proibizionismo funziona

MANHATTAN TRANSFER di Andrea Visconti - Torniamo sull’argomento fumo e questa volta con dati che sembrano dare ragione al sindaco Bloomberg con le sue misure proibizionistiche.

A New York le morti provocate dal fumo sono diminuite del 17 per cento negli ultimi otto anni.

pfgQuesto dato incoraggiante riflette un trend – generalizzato fra i newyorkesi – di rinunciare al fumo. Dal 2002 a oggi infatti  la percentuale di persone che fumano è scesa del 27 percento, cioè 350 mila persone in meno con la sigaretta in bocca. Lo rivela il Dipartimento della Sanità precisando però che a New York il fumo continua a uccidere. Circa 7000 newyorkesi all’anno ci lasciano la vita.

Michael Bloomberg ha introdotto progressivamente misure che rendono sempre più difficile trovare un posto dove poter fumare.

Il primo passo era venuto ben prima che Bloomberg diventasse sindaco. Nel 1995 il fumo era stato proibito nella maggior parte dei ristoranti. Poi nel 2003 niente più sigarette nei luoghi pubblici e negli spazi commerciali (compresi negozi e uffici). Il passo successivo furono restrizioni al fumo anche all’aperto, per esempio davanti ai portoni degli edifici commerciali e fra i tavolini all’aperto di bar e bistrò. L’ultima ventata di proibizionismo è venuta nei giorni scorsi con un no secco al fumo nei parchi pubblici e sulle spiagge che fanno parte della città di New York.

“Leggi troppo severe”, dicono spesso gli taliani di passaggio a New York. “Sindaco impiccione”, aggiungono altri. Appena qualche sera fa ero a cena con amici italiani e a metà del pranzo ho accompagnato un’amica fuori dal ristorante per fumare. Era una serata molto mite e ci siamo seduti ad uno dei tanti tavolini liberi separato dal marciapiede solamente con una fioriera. E’ arrivata subito la manager del ristorante che, scusandosi con la mia amica, la informava che poteva fumare solamente al di là della fioriera, non al di qua. “Ordine del sindaco, non del ristorante!”

Verrebbe da sbuffare! Da gridare all’intolleranza! Ma quando poi il Dipartimento della Sanità fa vedere i numeri è difficile contestare che le misure di Bloomberg non salvano le penne a migliaia di newyorkesi!

 

Chissà fra quanto tempo incominceremo a vedere i primi dati che danno ragione al sindaco anche per quanto riguarda le bibite gassate! La sua ultima battaglia infatti è per proibire che i  sussidi alimentari ai meno abbienti vengano usati per comprare Coca Cola e prodotti simili.

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Philip Morris batte New York City: "Niente più pubblicità anti fumo"

 

Philip Morris, gigante del tabacco americano, ha annunciato di aver ottenuto dalla giustizia l'annullamento delle misure prese dalla città di New York che imponevano ai commercianti di esporre nei loro esercizi pubblicità anti fumo. Per vincere la causa, il produttore delle Marlboro si era alleato con altri produttori di sigarette nonche' con associazioni di commercianti e stazioni di servizio.

Tabacco, Philip Morris batte Ny

Il tribunale federale del distretto sud di New York ha dato loro ragione decretando che questo tipo di pubblicità è regolato a livello federale e non locale. ''Questa decisione non riguarda la comunicazione sugli effetti delle sigarette - ha detto un responsabile di Philip Morris - Abbiamo portato avanti quest'azione perché la decisione della municipalità non rispetta il mandato del congresso al governo federale di regolare il contenuto delle pubblicità delle sigarette''.

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Effetti collaterali del fumo: "le sigarette fanno male al pc"

Due utenti americani si sono visti negare l'assistenza perché tenevano il loro computer in stanza pregne di fumo. "Così la garanzia decade"OAS_RICH('Left');

 

 

"Le sigarette fanno male al pc" E la Apple nega la riparazione

ROMA - Che il fumo passivo faccia male è un fatto acclarato. Che metta ko anche i computer francamente spiazza un po'. Proprio così: stando a quanto riferisce The consumerist, un sito statunitense di tutela dei consumatori, ci sono due casi in cui la richiesta di assistenza in garanzia da parte di proprietari di computer è stata negata con una motivazione quantomeno bizzarra: "Contaminazione da fumo". Sembra uno scherzo ma è tutto vero e l'azienda in questione non è catena di assemblatori locali, ma quella più cool e innovativa del panorama tecnologico: la Apple. E i portatili in questione sono i popolari Macbook e iMac. Insomma, il fumo nuoce alla salute del computer e si perde la garanzia se chi lo usa ha il vizio delle sigarette.

 

 

leggi tutto l'articolo su La Repubblica

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nuovo e fiammante spot del governo

Il link è alla pagina della conferenza stampa, da cui si può scaricare il filmato

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Il Vaticano antiproibizionista: combattere commercio illecito di tabacco e sostenere quello legale

 

'Serve piu' coraggio, da parte dei governi, contro i traffici illeciti e il contrabbando del tabacco'. Lo sostiene monsignor Ernesto Scirpoli, sacerdote novarese che riveste il ruolo di osservatore, in rappresentanza della Santa Sede, all'Onu e Organizzazione Mondiale della Sanita' (Oms). Al suo rientro dalla terza riunione convocata dall'Oms per la stesura di una convenzione-quadro contro il commercio illecito del tabacco, cui hanno partecipato i rappresentanti di 156 nazioni, Scirpoli spiega che 'bloccare questo tipo di traffici significherebbe guadagnarci in salute, in quanto le sigarette costerebbero di piu' e se ne fumerebbero di meno', ma si tradurrebbe anche in un guadagno per le casse erariali, in quanto 'quasi il 12 per cento del commercio mondiale di tabacco e lavorati sfugge ai controlli statali'. A causa dei traffici illeciti, precisa Scirpoli, 'si perdono in media 41 miliardi di dollari americani ogni anno, che finiscono nelle tasche della criminalita' organizzata. Il tabacco illecito, inoltre, sfugge ai controlli sanitari, al punto che i prodotti 'irregolari' rischiano di essere piu' nocivi di quelli regolari'. Secondo Scirpoli, che per il suo impegno su questi temi e' noto anche con l'appellativo di 'Monsignor Antifumo', l'iter per la stesura del testo definitivo del protocollo e' ancora abbastanza lungo. 'Soluzioni e proposte - dice - vanno condivise, ma nel giro di un paio d'anni al massimo dovremmo farcela. Nei paesi in via di sviluppo manca ancora una cultura della salute adeguata e, inoltre, le legislazioni nazionali si scontrano spesso con le norme del diritto internazionale'.

ADUC DROGHE

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Le polidipendenze...come si passa da una all altra

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SIGARETTE: QUANTO MI COSTATE IN €URO E IN SALUTE PERSA?

Negli ultimi anni abbiamo più volte rimosso i post e gli articoli di questi signori che sono semplicemente un link ad un sito commerciale e ci utilizzano per farsi gratuitamente pubblicità.

La Redazione

 

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Ottavo giorno senza sigarette/tabacco/fumo. A contatto con nicotina

Con piacere posso confermarvi che ho smesso di fumare sigarette e qualsiasi altro tabacco da 8 giorni. Ammetto, ogni tanto faccio qualche svapo di elettronica (senza nicotina e base neutra) ma non soffro più di tanto.Gli unici problemi che ho avuto duranti questi giorni (a parte qualche respirata di fumo passivo passandro in zone dove c'erano fumatori) sono stati:

- l'imbecille del negozio di siga elettroniche che mi ha dato da testare una sigaretta con liquido con nicotina 16 (due tiri brevi).- cercando di riempire la siga elettronica comprata a mio papa mi sono sporcato le mani e ho annusato per qualche minuto il liquido nicotinoso 4 (ed era terribilmente disgustoso).Io comunque non ho più alcuna intenzione di fumare ma vorrei sapere secondo voi se questi contatti con la nicotina mi hanno danneggiato il corpo e quindi è rientrata la dipendenza e tutte le sostanze tossiche o sono io che mi faccio troppe menate? Grazie

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Fumatori in aumento. Svapora il fenomeno e-cig. Rapporto OSSFAD

 Le donne non rinunciano più alle bionde. Per la prima volta dopo 5 anni si inverte il trend di consumo. "La prevalenza di fumatori in Italia - spiega Silvio Garattini, Direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri -anche quest'anno mostra una situazione di stallo, ad eccezione delle fumatrici che interrompono un trend in discesa registrato negli ultimi 5 anni con un incremento di 3,6 punti percentuali". Resta stabile la prevalenza dei fumatori, diminuendo dello 0,8%, e aumenta invece nel gentil sesso passando cioè dal 15,3% del 2013 al 18,9% del 2014. La percentuale totale dei fumatori in Italia passa così dal 20,6% dello scorso anno al 22% del 2014. Crolla, invece, l'uso della sigaretta elettronica: gli utilizzatori sono passati dal 4,2% del 2013 all'1,6% del 2014. "Svapora la moda delle sigarette elettroniche - spiega Roberta Pacifici, Direttore dell'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell'ISS - dopo la curiosità verso un prodotto nuovo, gli ultimi dati ci dicono che sono più che dimezzati i consumatori, i quali presumibilmente sono più interessati ad utilizzarla in un'ottica di riduzione del danno o come ausilio per smettere di fumare".
Aumentano i fumatori che chiedono informazioni per smettere: le telefonate al Numero Verde dell'ISS (800554088), dopo il suo inserimento tra le avvertenze sanitarie scritte sui pacchetti, sono passate nei primi 4 mesi dell'anno da quasi 300 nel 2013 a più di 2.000. Sono questi i dati più significativi del Rapporto sul fumo in Italia rilevati dall'indagine Doxa effettuata nei primi mesi del 2014 per conto dell'ISS in collaborazione con l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. I dati sono presentati oggi nell'ambito del XVI Convegno "Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale" e in occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco che, quest'anno l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dedica soprattutto al tema della correlazione tra l'aumento della tassazione dei prodotti del tabacco e la diminuzione delle morti e patologie fumo-correlate. Nel piano d'azione globale 2013-2020 per la prevenzione delle patologie non trasmissibili, l'OMS ha individuato l'incremento del prezzo dei prodotti del tabacco come il più efficace singolo intervento per incoraggiare i fumatori a smettere di fumare e per prevenire l'iniziazione al fumo di sigarette nei giovani.

ADUC Droghe

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“Sigarette elettroniche danno dipendenza”: limiti e leggi in arrivo dagli Usa

Blitzquotidiano.it - ROMA – Le sigarette elettroniche, proprio come le “classiche”, danno dipendenza da nicotina. Per questo motivo la Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha annunciato l’arrivo di limiti e leggi per la regolamentazione della vendita e dell’uso delle e-cig.

Le sigarette elettroniche, scrive il Wall Street Journal, potrebbero essere vietate ai minori di 18 anni e i produttori saranno costretti a dichiarare le sostanze chimiche usate nelle ricariche e ricordare che contengono nicotina, sostanza che dà dipendenza.

 

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