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Domande agli Operatori
I più votati, tutte le sostanze
FELLINI E L' LSD
Ho trovato il racconto dell'esperienza con l'Lsd di Federico Fellini e, come avevo promesso, la riporto. Poichè il libro da cui è tartto è bellissimo lo cito: "Fare un film", F. Fellini, einaudi "... i concetti di volume, colore, prospettiva, sono un modo d'intendersi con la realtà, una serie di simboli per definirla, una mappa, ed era proprio questo rapporto intellettuale che veniva a mancare. Come quella volta che per far contenti dei medici amici che stavano studiando gli effetti dell'Lsd, accettai di fare da cavia e bevvi un mezzo bicchiere d'acqua dove dentro era stata lasciata cadere un'infinitesima parte di un milligrammo di acido lisergico. Anche quella volta la realtà degli oggetti, dei colori, della luce, non aveva più alcun senso conosciuto. Le cose erano se stesse, sprofondate in una grande pace luminosa e terrificante. In momenti come quello le cose non ti pesano; non vai a bagnare tutto con la tua persona, come un'ameba. Le cose diventano innocenti perchè togli di mezzo te stesso; una verginale esperienza, come il primo uomo può avere visto vallate, praterie, il mare. Un mondo immacolato che palpita di luce e di colori viventi col ritmo del tuo respiro; tu diventi tutte le cose, non sei più separato da loro, sei tu quella nube vertiginosamente alta nel mezzo del cielo, e anche l'azzurro del cielo sei tu, e il rosso dei gerani sul davanzale della finestra, e le foglie, e la trama fibrillante del tessuto di una tenda. E quello sgabello davanti a te che cos'è? Non sai più dare un nome a quelle linee, a quella sostanza, a quel disegno, che vibra ondulando nell'aria, ma non ti importa, sei felice così. Huxley ha mirabilmente descritto questo stato di coscienza provocato dall'Lsd: la simbologia dei significati perde senso, gli oggetti sono confortanti per la loro gratuità, per la loro assenza-presenza; è la beatitudine. Ma improvvisamente essere tagliato fuori dal ricordo della mediazione concettuale ti fa sprofondare in un abisso d'angoscia insostenibile; di colpo quella che un attimo prima era l'estasi ora è l'inferno. Forme mostruose senza senso nè scopo. Quella nube schifosa, quell'atroce cielo azzurro, quella trama oscenamente respirante, quello sgabello che non sai che cos'è, ti strangolano in un orrore senza fine."
Articolo Rave
Ecco un articolo che va più a fondo sul fenomeno Rave, cercando di capirlo
Contenuto in evidenzaContenuto Redazionale Legislazione sull’ uso personale di sostanze stupefacenti: dai “CONVEGNI IN FUMERIE” ai provvedimenti del Questore
LA STORIA
Il primo intervento legislativo italiano in materia di stupefacenti fu la legge n.396/1923 “Provvedimenti per la repressione dell’abusivo commercio di sostanze velenose aventi azione stupefacente” che puniva, con pene detentive brevi, la vendita, la somministrazione e la detenzione di tali sostanze da parte di persone non autorizzate nonché, con una multa, la partecipazione “a convegni in fumerie” adibite all’uso di stupefacenti. Successivamente, la legge n.1145/1934 contenente “Nuove norme sugli stupefacenti” introdusse il “ricovero coatto” dei tossicomani in “case di salute”. Novità rilevanti furono apportate dalla legge n.1041/1954 “Disciplina della produzione del commercio e dell’impiego degli stupefacenti” che prevedeva un inasprimento delle sanzioni penali per chiunque detenesse sostanze stupefacenti, senza alcuna distinzione tra commercio e mero uso personale. Il ricorso al ricovero coatto in ospedali psichiatrici fu mantenuto nei confronti “di chi, a causa di grave alterazione psichica per abituale abuso di stupefacenti, si rende comunque pericoloso a sé e agli altri o riesce di pubblico scandalo”. A partire dalla fine degli anni ‘60 vi fu una rapida diffusione delle droghe nel mondo giovanile, alimentata sia da motivi culturali e ideologici che da logiche di mercato particolarmente allettanti per i narcotrafficanti, e apparve sempre più inadeguata una legge che poneva sullo stesso livello spacciatori e consumatori.
IERI: non punibilità, uso personale e modica quantità
La svolta decisiva si ebbe con la legge n.685 /1975 “Disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope. Prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza” che, pur vietando la detenzione di sostanze stupefacenti, prevedeva una causa di “non punibilità” se la sostanza era destinata al proprio uso personale e se si trattava di una “modica quantità”, introducendo quindi una distinzione tra spacciatore e consumatore. Accanto agli strumenti repressivi, furono introdotti una serie di interventi di prevenzione sociale e di assistenza socio-sanitaria: chiunque poteva chiedere di sottoporsi volontariamente ad interventi riabilitativi presso presidi ospedalieri, ambulatoriali, medici e sociali localizzati nella regione, mentre permaneva il ricovero coatto nei casi in cui l’autorità giudiziaria ravvisasse la necessità del trattamento medico e assistenziale. La legge del 1975 non fu però in grado di contrastare efficacemente la diffusione del fenomeno e da più parti si reclamarono interventi maggiormente repressivi sia contro gli spacciatori che contro i consumatori di sostanze stupefacenti.
Si arrivò così all’emanazione del D. P. R. 309/90 “Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza” che, introducendo il principio dell’illiceità della detenzione di sostanze stupefacenti, anche per uso personale, prevedeva, in questi casi, l’attivazione di un particolare procedimento amministrativo di competenza del Prefetto. La sostanza detenuta, per l’attivazione di un procedimento amministrativo (art.75) e non penale (art.73), non doveva essere superiore alla dose media giornaliera, determinata da un apposito decreto del Ministero della Sanità che raggruppava le sostanze stupefacenti in diverse tabelle, a seconda delle loro caratteristiche, ed indicava, per ogni sostanza, i limiti quantitativi massimi di principio attivo per le dosi medie giornaliere. Il D. P. R. 309/90 prevedeva inoltre l’istituzione dei servizi pubblici per le tossicodipendenze (Ser.T) presso le unità sanitarie locali, con compiti di prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze, ed aboliva il ricovero coatto disposto dall’autorità giudiziaria. Il referendum del 1993 modificò in parte questa norma, eliminando la dose media giornaliera ed abolendo la competenza dell’autorità giudiziaria nei casi di recidiva nella detenzione di sostanze stupefacenti per il proprio uso personale, che permaneva quindi di esclusiva pertinenza prefettizia.
OGGI: durata delle sanzioni e provvedimenti a tutela della sicurezza pubblica
La L.49/2006, attualmente in vigore, ha apportato sostanziali cambiamenti al procedimento amministrativo previsto dall’art.75 D.P.R.309/90, introducendo ulteriori conseguenze. Per una maggiore comprensione delle modifiche introdotte dalla nuova legge riportiamo gli aspetti maggiormente rilevanti delle conseguenze previste per i casi di detenzione per uso personale di sostanze stupefacenti.
“Art.75 L.49/2006
Chiunque illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope fuori dalle ipotesi di cui all’articolo 73 e 72, è sottoposto, per un periodo non inferiore a un mese e non superiore a un anno, a una o più delle seguenti sanzioni amministrative:
a) sospensione della patente di guida o divieto di conseguirla;
b) sospensione della licenza di porto d’armi o divieto di conseguirla;
c) sospensione del passaporto e di ogni altro documento equipollente o divieto di conseguirli;
d) sospensione del permesso di soggiorno per motivi di turismo o divieto di conseguirlo se cittadino extracomunitario.”
E’ dunque sempre prevista una sanzione amministrativa per chi detiene sostanze stupefacenti per uso personale, ma le sostanze non sono più suddivise in tabelle ed è aumentata la durata delle sanzioni. Vengono nuovamente introdotti dei limiti quantitativi per distinguere la detenzione per uso personale da quella finalizzata allo spaccio.
“Art.75 L.49/2006
Se al momento dell’accertamento la persona ha la diretta ed immediata disponibilità di veicoli a motore, gli organi di polizia procedono anche all’immediato ritiro della patente di guida. In caso di ciclomotore gli organi di polizia ritirano anche il certificato di idoneità tecnica e sottopongono il veicolo al fermo.
Il ritiro della patente e del certificato di idoneità ed il fermo del ciclomotore hanno la durata di 30 giorni.”
Viene introdotto il ritiro immediato della patente di guida, non prevista dalla precedente normativa, nei casi di detenzione di sostanze stupefacenti e di disponibilità di un veicolo.
“Art.75 L.49/2006.
Se per i fatti previsti in precedenza, in caso di particolare tenuità della violazione, ricorrono elementi tali da far presumere che la persona si asterrà per il futuro dal commetterli nuovamente, in luogo della sanzione e una volta sola, il prefetto può definire il provvedimento con il formale invito a non fare più uso delle sostanze stesse, avvertendo l’interessato delle conseguenze.”
Tale possibilità non è più limitata ai casi di detenzione di sostanze leggere, ma è estesa a tutti i casi di prima segnalazione.
“Art.75 L.49/2006
Il prefetto convoca dinanzi a sé o a un suo delegato, la persona segnalata per valutare, a seguito di colloquio, le sanzioni amministrative da irrogare e la loro durata nonché, eventualmente, per formulare l’invito a seguire il programma terapeutico e socio-riabilitativo.
Se risulta che l’interessato si sia sottoposto, con esito positivo, al programma terapeutico, il prefetto revoca le sanzioni, dandone comunicazione al questore.”
Con la nuova legge il programma terapeutico non è più alternativo alle sanzioni, che vengono comunque irrogate, ma è oggetto di un semplice invito rivolto alla persona convocata.
Nel caso la persona intraprenda e concluda un percorso riabilitativo potrà ottenere la revoca della sanzione che, considerati i tempi di svolgimento del programma, potrebbe già essere stata eseguita.
Si può inoltre supporre che, dovendo comunque scontare la sanzione, non saranno molte le persone che decideranno di intraprendere anche un percorso terapeutico.
“Art.75 bis L.49/2006
Il prefetto trasmette copia del decreto con il quale è stata applicata la sanzione amministrativa al questore che può sottoporre l’interessato, che risulti già condannato per alcuni reati o per violazione delle norme sulla circolazione stradale, o già sanzionato ai sensi di questa legge, a una o più delle seguenti misure:
a) obbligo di presentarsi almeno due volte a settimana presso il locale ufficio della Polizia di Stato o presso il comando dell'Arma dei Carabinieri territorialmente competente;
b) obbligo di rientrare nella propria abitazione, o in altro luogo di privata dimora, entro una determinata ora e di non uscirne prima di altra ora prefissata;
c) divieto di frequentare determinati locali pubblici;
d) divieto di allontanarsi dal comune di residenza;
e) obbligo di comparire in un ufficio o comando di polizia specificamente indicato, negli orari di entrata ed uscita dagli istituti scolastici;
f) divieto di condurre qualsiasi veicolo a motore.
Tali provvedimenti a tutela della sicurezza pubblica possono avere la durata massima di due anni e possono essere revocati dal questore sulla base del decreto di revoca emesso dal prefetto quando l’interessato risulta essersi sottoposto con esito positivo al programma terapeutico.”
I provvedimenti a tutela della sicurezza pubblica emessi dal questore sono un’altra novità introdotta dalla L.49/2006 nei confronti dei consumatori di sostanze stupefacenti. Si tratta di provvedimenti restrittivi della libertà della persona e che possono avere ripercussioni negative sulla sua vita lavorativa e sociale. Anche in questo caso una loro eventuale revoca potrebbe giungere tardiva rispetto alla loro esecuzione.
SAMORINI torna online
Il più importante e documentato sito accademico sulle droghe e sull'etnobotanica torna finalmente online.
mugello 72 ore di resistenza
http://www.goatrance.de/goabase/party/details/45132
!!! ## 72 ore di Resistenza ## !!!
Mugello Area / Italy NEW UPDATE
Open Air: Fri, 24 Apr 09, 17:00h - Sun, 26 Apr 09, 17:00h
Party Details
DJs I sound system che vogliono partecipare sono pregati di contattare:
l'info line o la posta elettronica e fare richiesta dello spazio all'interno della manifestazione
Infos La 72 ore di Resistenza che negli anni passati si era svolta a Firenze...quest'anno si farà al Mugello in una zona vicino al mitico autodromo, le modalità di partecipazione sono le stesse degli anni precedenti quindi anche quest'anno la Festa della Resistenza sarà un evento da non perdere...
Classifica LANCET sui danni delle droghe (la tabella tradotta è tratta Focus)
Sostanze Criminali
Un'Italia assediata. Puglia. Campania. Friuli. Liguria. Sono queste le porte d'ingresso del narcotraffico del nostro paese. E' il dato che emerge dalla relazione 2007 che il Viminale ha realizzato per riassumere un anno di attività investigativa sul narcotraffico. I Dati sono sconcertanti, fra le pagine della relazione si evidenzia un mercato estremamente articolato che coinvolge numerosi paesi: Colombia, Venezuela e Guiana, per la Cocaina. L'Afghanistan, l'Iran, la Turchia, l'Albania e i paesi dell'ex Juguoslavia, per l'eroina. Un mercato che si auto regola senza indici economici e relazioni industriali; i quantitativi, i prezzi, le rotte, tutto viene gestito in maniera industriale, razionale come si gestisce una multinazionale. Ad esempio sono gli stessi spacciatori magrebini che operano nelle nostre città a regolare il quantitativo di sostanza da introdurre nel nostro paese per non inflazionare il mercato. Poi ci sono le grandi organizzazioni mafiose che gestiscono i trasporti delle sostanze individuando i luoghi più sicuri e convenienti per lo stoccaggio. Come ad esempio la 'ndrangheta, ormai accertata come la più grande organizzazione internazionale per il traffico di coca. La 'ndrangheta è forse la prima organizzazione criminale che gestisce il traffico di sostanze stupefacenti al di fuori del suo territorio. La coca infatti in arrivo dal Sud America non transita per la Calabria ma, tramite accordi con altre organizzazioni come la Camorra viene introdotta in Italia dai porti campani. A sostenere questa tesi sono i sequestri svolti dagli inquirenti nel 2007, la Calabria infatti non risulta fra le regioni dove sono stati effettuati grandi quantitativi di sequestri di coca a differenza della Campania dove si sono effettuati i sequestri più rilevanti (378,90 chilogrammi nel porto di Salerno e sul territorio a San Vitaliano Napoli di 268,786 chilogrammi seguiti poi da Nola sempre in provincia di Napoli con 51 chilogrammi). Un organizzazione del trasporto estremamente articolata quindi, che non segue più i vecchi metodi che vedevano le organizzazioni mafiose importare le sostanze dai paesi di produzione per poi essere lavorate e stoccate nelle regioni in cui operano, ma l'interazione fra organizzazioni per rendere più difficile l'azione di contrasto delle autorità investigative. Ad evidenziare ancora di più il possente apparato organizzativo delle mafie è il complesso giro che porta la sostanza dai paesi produttori fino ai mercati di consumo. Ad esempio, le vie che portano la cocaina in Europa sono molte, ma oramai si è consolidato nell'ultimo periodo il passaggio dal continente Africano. Se infatti l'attività investigativa è riuscita a bloccare il flusso che tramite l'atlantico portava la coca direttamente nella penisola Iberica, adesso si è andata sostituendo a questa via la cosiddetta highway10 (Autostrada 10), la rotta navale che si estende a 10 gradi di latitudine nord nell'Atlantico e che porta la coca dal Venezuela alla Guiana Conakry e nel West Africa. La coca arriva in Africa per essere stoccata in un territorio sicuro per poi trasferirsi via terra sulle sponde dell'Africa mediterranea (Marocco, Algeria, Libia e Tunisia) per poi proseguire a bordo dei pescherecci e arrivare in Europa attraverso la Spagna. Anche il metodo di trasporto si va affinando, invece di giungere nei porti europei direttamente con navi straniere, adesso i carichi vengono abbandonati al largo in acque internazionali per poi essere ripescate da pescherecci europei che poi faranno attracco nei nostri porti. Un altro metodo è quello dei corrieri umani, infatti la coca stoccata al sicuro nei paesi africani viene poi introdotta in Europa con l'utilizzo di corrieri umani (solo nel 2007 sono stati arrestati 350 corrieri umani negli aereoporti del nostro paese). L'attività di contrasto internazionale in Colombia sembra non aver prodotto risultati. La Colombia è infatti il maggior produttore mondiale di foglie di Coca, e anche se negli ultimi anni la campagna di fumigazione aeree e delle eradicazioni hanno portato dei buoni risultati. I cocaleros tramite tecniche di coltivazione all'avanguardia e all'utilizzo di sostanze chimiche per la produzione delle foglie, riescono a realizzare 4 raccolti nell'anno solare con una maggior produzione di foglia rispetto al passato (1.86 tonnellate per ettaro contro le 1.47 del 2000). Ad agevolare le organizzazioni criminali del nostro continente nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti c'è anche il cambio favorevole che l'Euro ha sul dollaro. Infatti il mercato internazionale di droga è tutto regolato in dollari americani; questo permette alle mafie continentali di avere un maggior potere d'acquisto sulle sostante nei paese di origine che ancora vengono svolti in dollari. A sostenere questa tesi c'è un rapporto fornito dalla DEA (Drug Enforcement Adiministration) americana che sottolinea un aumento consistente in Colombia di valuta europea, superiore a tutto il continente sud americano. Ad alimentare gli introiti delle organizzazioni criminali non è solo la cocaina. A preoccupare gli investigatori è il rilevare un progressivo ritorno dell'eroina, una sostanza che sembrava in fase discendente dopo la fine degli anni ottanta e novanta e che invece sta lentamente riprendendo fette di mercato. Le cause che stanno riportando in auge questa sostanza sono in gran parte dovute alla situazione politica afghana. L'Afghanistan è infatti da sempre uno dei primi produttori mondiali di papavero da oppio, pianta con cui poi si realizza tramite un processo chimico l'eroina. Il paese nel 2007, secondo i dati della United Nation Office of Drug and Crime, ha prodotto 820 tonnellate di eroina diventando il primo produttore mondiale di eroina coprendo il 93% della produzione. Questo è da ricondurre alla situazione politica del paese che vive in stato di guerra permanente con intere regioni del paese in cui non è possibile una vera è propria attività di controllo lasciando il campo aperto alle organizzazioni criminali che gestiscono questo mercato. Infatti, i pochi controlli alle frontiere, e sul territorio, permettono alle organizzazioni di lavorare con più tranquillità. Se una volta in Afganistan ad esempio si coltivava solo il papavero per poi raffinarlo all'estero in paesi come la Turchia, adesso quasi il 70% del papavero prodotto in Afghanistan viene lavorato direttamente li; mantenendo quindi un alto grado di purezza e riducendo i costi di realizzazione. Le autorità investigative hanno stimato che attualmente c'è un'eccedenza di produzione di questa sostanza che causerà nell'arco dei prossimi due anni una nuova ondata di eroina con un verosimile abbassamento del prezzo ed ad un superiore grado di purezza. L'eroina arriva in Europa seguendo la così detta “rotta del nord”, attraverso l'Iran e la Turchia per poi arrivare nei paesi del' ex Jugoslavia. Si stima infatti che circa l'80% dell'eroina che si trova nel mercato europeo viene contrabbandata attraverso i paesi dei Balcani. A sostenere questo dato basta riportare che nel 2007 il maggior sequestro di eroina è avvenuto nel porto di Trieste, dove sono stati sequestrati 176.75 chili di eroina. Il ritorno dell'eroina è estremamente preoccupante, questa sostanza ha un grado di dipendenza estremamente elevato ed è la sostanza che causa il maggior numero di decessi per overdose. Solo nel 2007 sono morti per cause derivanti dall'uso di eroina 234 casi, nove volte tanto i morti derivati da cocaina che sono 36, ed estremamente distanti dai dati che riguardano le così dette droghe leggere di largo consumo come l'hashish con un solo caso. L'eroina è per le organizzazioni dedite al narcotraffico forse la droga più remunerativa perchè a fronte di un costo estremamente più basso rispetto alla cocaina essa però fidelizza il cliente che, colpa della forte astinenza fisica che comporta il mancato utilizzo della sostanza, consente di mantenere nel tempo un mercato molto ampio e regolarizzato. www.rivistasms.it
Salvatore Filippone, giornalista per il Corriere Fiorentino
Dipendenza da sesso
DIPENDENZA SESSUALE
Alcuni soggetti, invece di approcciarsi alla sessualità come gioco, relazione, comunicazione, scambio di piacere, momento privilegiato dell'intimità, la vivono in modo ossessivo, divenendone "dipendenti".
Questa disturbo viene comunemente definito "dipendenza sessuale", ma anche ipersessualità; in inglese "sex addiction" o "sex dependence".
Questa dipendenza rientra in quelle che sono state definite "dipendenze senza droga", cioè alcuni comportamenti patologici che coinvolgono oggetti o attività apparentemente innocue, come il cibo, il gioco d'azzardo, il lavoro, il sesso e via dicendo.
La sessodipendenza non rientra nella classificazione delle disfunzioni sessuali DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders dell'American Psychiatric Association) riconosciuto come riferimento per inquadrare le patologie psichiatriche.
La dipendenza da sesso ha conseguenze gravi sia a livello individuale che sociale. I dipendenti da sesso, oltre a vivere un forte disagio psicologico, deteriorano progressivamente i rapporti affettivi e relazionali e compromettono la loro attività lavorativa ed economica. In più, secondo precedenti ricerche, il 55% commette con alta frequenza reati a sfondo sessuale. Pertanto la problematica della Dipendenza da Sesso non ha solo rilevanza clinica individuale, ma anche significativi riflessi sociali.
Su questo fenomeno è stata stata effettuata una ricerca dall'Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia a livello nazionale che ha evidenziato la diffusione del fenomeno e le caratteristiche dei sessodipenti. Vedi Dipendenza da Sesso in Italia.
Sintomi
Invece di gustarsi il sesso in modo naturale, come relazione intima e scambio di piacere, il dipendente sessuale si relaziona al sesso in modo ossessivo e con motivazioni diverse, tra cui: per confortarsi dal disagio, rilassarsi dallo stress o prendersi cura di sé.
I comportamenti che il dipendente sessuale può mettere in atto sono i più svariati: masturbazione, rapporti sessuali anche con persone anonime o con prostitute, esibizionismo, voyeurismo, pratiche di tipo sadomasochistico, fantasie sessuali ossessionanti, acquisto di materiale pornografico, utilizzo di servizi erotici al telefono, via internet e altro ancora.
Il sesso diviene un'esigenza primaria per il quale tutto il resto può venire sacrificato, inclusi la salute, la famiglia, gli amici e il lavoro.
Come conseguenza diretta il soggetto che soffre di dipendenza sessuale può sviluppare disfunzioni sessuali (eiaculazione precoce o ritardata, anorgasmia ecc), malattie sessualmente trasmesse o disturbi quali ulcera, pressione alta, calo delle difese immunitarie, esaurimento fisico o disturbi del sonno.
Una buona percentuale dei dipendenti sessuali ha gravi problemi matrimoniali e di rapporto con i figli.
Diagnosi
Come distinguere un comportamento sessuale intenso da una vera e propria dipendenza?
Poiché molti pazienti sono riluttanti a parlare di problemi sessuali, è difficile individuare una dipendenza sessuale a meno di porre le domande giuste.
Sono stati elaborati perciò dei test specifici, il più famoso dei quali è il SAST (Sexual Addiction Screening Test) elaborato dal Dott. Carnes, noto studioso di tale disturbo, autore di numerose pubblicazioni e direttore del Sexual Disorder Service all'Istituto Meadows in Arizona (USA).
Terapia
La patologia viene curata con psicoterapia individuale o di gruppo.
A differenza di una dipendenza da droghe dove l'obiettivo della cura è l'astinenza definitiva dall'uso di tali droghe, nella dipendenza sessuale l'obiettivo è il ritorno ad una sessualità sana, attraverso la consapevolezza delle ragioni che hanno causato la dipendenza.
In alcuni casi, accanto alla psicoterapia, vengono anche utilizzati psicofarmaci.
I programmi di trattamento possono suggerire che il paziente si astenga da tutte le attività sessuali , inclusa la masturbazione per un periodo da 30 a 90 giorni per dimostrare di poter vivere senza sesso. La partecipazione della partner è altamente desiderabile per il successo della cura.
Conclusioni
Nonostante non sia codificata nel DSM IV come disfunzione sessuale, la "dipendenza sessuale" è un disturbo che può arrecare gravi disagi a chi ne soffre, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista dei rapporti sociali e familiari.
E' importante non confondere un un'intensa attività sessuale con questo disturbo del comportamento e a questo fine sono stati elaborati test specifici.
Poiché tuttavia si tratta di un disturbo che si può sviluppare progressivamente, è bene conoscerlo per essere in grado di coglierne i primi sintomi e prevenirne lo sviluppo attraverso la consapevolezza dei pericoli che può comportare.
Diario di un rave
2 giorni fa ero ad un rave.. una fabbrica enorme, mille stanzoni grandissimi, corridoi, camere e cortili abbandonati... e in mezzo lui, il sound, muro di casse alto 3 metri e lungo 15.. ovunque per il sito ci sono campers e macchine "special", gente che ti chiama per chiederti se vuoi prendere qualcosa per rendere l'atmosfera più viva..
quella sera sono arrivato lì sapendo già che avrei voluto provare un beverone di acqua e cristalli... mi aveva sempre attirato l'idea e nella mia gamma di "esperimenti" mancava ancora quella componente.. ebbene, la prima bottiglia da 33cl se ne va in 5 minuti, divisa tra noi 5 o 6 amici.... poi, dopo circa mezz'ora, arrivato l'ultimo di noi alla festa, si festeggia con una bottiglia da 1 litro.. per farla breve 1,5 g di cristalli se ne vanno in 45 minuti, contando che su 6 eravamo 3 maschi molto "assetati" e 3 ragazze relativamente più tranquille... dopo un tempo non precisato, cmq poco dopo la seconda bottiglia, tutti vengono attirati dalla musica e partono in massa verso il sound, mentre uno di noi aveva iniziato a fare dei disegni sui muri... capite le nostre intenzioni si gira verso di me e mi dice "voi andate, tranquilli io resto un pò qua a disegnare"...
a quel punto, capito l'andazzo (lui è sempre stato quello che mi ha fatto viaggiare mentalemente ad ogni occasione "psicoattiva") ho deciso di seguirlo e rimandare la danza... e dopo un pò, in concomitanza con il picco dell'effetto, ho capito di aver fatto la cosa giusta: abbiamo cominciato a parlare dei disegni, ed io ho iniziato a fare discorsi molto profondi (o almeno così mi sembrava) su ciò che secondo me significa disegnare per lui... evidentemente sarò stato troppo profondo (o più probabilmente era salita anche a lui) fatto sta che all'improvviso smette di disegnare, si gira con la bocca aperta e gli occhi da cucciolo di cane, mi abbraccia e mi dice "dopo quello che hai detto devo dedicarti un disegno"... troviamo una parete abbastanza grande e lì tocchiamo il momento di feeling più intenso: lui disegna e io gli parlo, il tutto sempre più velocemente... le parole si mischiano con i tocchi di colore, le sfumature con i silenzi... in quel momento sento un senso favoloso senso di felicità, una felicità pura, mai provata.. dopo un pò però succede una cosa che ci lascia molto tristi: si avvicina una ragazza che ci chiede cosa facciamo, di dove siamo... insomma un'altra che come noi aveva un'intensa voglia di comunicare.. noi siamo felici di questo, parliamo e sorridiamo, lontani dall'essere maliziosi o aggressivi.. però all'improvviso da dietro spunta un ragazzo dall'aria evidentemente alterata dal fatto che stessimo parlando con la sua amica.. la porta via subito mentre un terzo ragazzo lo calma..
questa scena mi ha fatto male, ma evidentemente ha fatto ancor più star male il mio amico: lo vedo girarsi verso di me con una faccia da bambino offeso... faceva sinceramente tenerezza.. ritorna al suo disegno, ma questa volta muovendosi a scatti, dicendomi "questo disegno te lo sto finendo proprio con cattiveria... il mondo è brutto"... questa cosa mi ha fatto pensare...
passato questo momento intenso torniamo dagli altri... ora non sto a raccontare precisamente tutto ciò che è successo: dico solo che dopo un pò ho chiesto a un mio amico di accompagnarmi in un posto, ho sgomiato in tutta tranquillità un pò din birra e da lì sono stato di nuovo meglio.. ho passato tutta la notte e la mattina a ballare 15 minuti e poi a girare trotterellando per 10 minuti salutando la gente, aiutando quelli che non stavano bene e parlando con altri come me.. poi il pomeriggio a casa, cena veloce alle 5 e poi a nanna... stamattina? fresco come una rosa..
so che fa male, so che è illegale, ma non posso negare che prenderlo sia una delle esperienze più ricche di sensazioni che abbia mai provato... la parola d'ordine in queste cose è sempre LIMITE: io stavo bene, ma vedevo gente davvero in stati pietosi, piegati da altre sostanze a cui evidentemente non possono più rinunciare.. sostanze che ho provato anch'io, ma solo per un istinto di esplorazione che mi spinge a testare una e una sola volta le cose per capire cosa mi danno... tutto ciò a volte mi fa paura, ma posso dire che finchè si conserva un minimo di amor proprio, un minimo di speranza per il proprio futuro, va da se che il limite viene autoimposto..
non sono nessuno per dirlo, ma mi raccomando: quella non è la vera vita, è solo una percezione alterata da un processo di inibizione chimica.. facciamo sempre in modo che il cervello funzioni, che di questi tempi ce n'è bisogno...
ciao
adreno.chrome Tedo
perchè la gente si droga (copio e incollo da samorini)
PERCHE' LA GENTE SI DROGA
di Giorgio Samorini, tratto da "Avvenimenti" del 9 Luglio 2000
In uno scritto del 1890 dal titolo 'Perchè la gente si droga?', lo
scrittore russo Lev Tolstoj spiegava il comportamento umano
dell'assunzione di droghe (in particolare di alcool) come un mezzo per sfuggire a se stessi e ai
propri problemi.
Questo tipo di spiegazione è stato il cavallo di battaglia dei
proibizionismi più fondamentalisti. Sebbene vi siano sicuramente
persone che affogano nel vino i propri rimorsi e che si inebriano delle
più disparate droghe per fuggire la realtà, oggi sappiamo che le
motivazioni nell'uso di sostanze psicoattive sono ben più complesse e
sono associate al fenomeno degli stati modificati di coscienza. Alla
pari di altri comportamenti umani, l'uso delle droghe può essere
dettato anche dalla ricerca del piacere, dietro alla quale non si cela
quel "bisogno di nascondere a se stessi" attribuito da Tolstoj; la
ricerca del piacere è un fattore comportamentale intrinseco
dell'umanità, i cui soli eccessi possono acquisire caratteristiche
patologiche.
Le opinioni moraliste più diffuse tendono a identificare la ricerca
del piacere con le sue forme patologiche, nello stesso modo in cui
identificano il fenomeno dell'uso delle droghe con il problema-droga.
V'è una tendenza in una parte degli uomini a cercare di modificare il
proprio stato di coscienza ordinario, attraverso i più disparati
metodi, con lo scopo di vivere esperienze in altri stati mentali.
Questo atavico comportamento umano può essere considerato una costante
comportamentale. E' un impulso che si manifesta nella società degli
uomini senza distinzione di razze e culture: è un comportamento
transculturale. La modificazione dello stato di coscienza, oggetto di
una scienza specifica, oltre a presentarsi in casi spontanei viene
indotta attraverso un ampio spettro di tecniche che l'uomo ha scoperto
ed elaborato nel corso della sua storia. Dalle tecniche di deprivazione
sensoriale e di mortificazione fisica a quelle meditative e ascetiche,
sino a quelle che utilizzano come fattori scatenanti gli stati di
trance e di possessione, la danza e il suono di determinati strumenti
musicali; infine e non certo per ordine di importanza, le tecniche che
prevedono l'uso di droghe vegetali dotate di proprietà psicoattive.
Quest'ultima è una delle tecniche più antiche. I dati archeologia
dimostrano che era già praticata nell'Età della Pietra.
Oggi abbiamo una conoscenza più vasta di quella di cui disponeva
Tolstoj della storia delle droghe e della stretta relazione che c'è
sempre stata e che continua a esistere fra il loro uso e la sfera
intellettiva, religiosa e spirituale umana. Nella ricerca delle
motivazioni che spingono gli uomini a drogarsi, Tolstoj osservava ciò
che sembra essere una degenerazione di questo comportamento umano,
frutto della società moderna e dei suoi conflitti. Usare le droghe per
fuggire la realtà e la propria coscienza non è la regola bensì la sua
eccezione, la cui estensione dipende dalla diffusa nevrosi della
società moderna.
Storicamente, il motivo fondamentale e
fondante l'uso delle droghe risiede nell'intenzione di conseguire una
maggiore comprensione della realtà, non per fuggirla. Numerose
culture umane hanno posto la droga, considerata sacra, al centro del
loro sistema religioso e come fulcro del sistema interpretativo dei
diversi aspetti della realtà e della vita. Le droghe, usate in adatte
condizioni di set e di setting, altrimenti ambientali e psicologiche,
inducono esperienze accompagnate da profondi stati emotivi intuitivi,
illuminanti, rivelatori.
Ricerca di conoscenza e ricerca di piacere: queste sono le motivazioni basilari dell'uso universale delle droghe fra gli uomini.
Gli approcci impropri e l'inconsapevolezza possono portare a quei
comportamenti interpretabili come "bisogno di nascondere a se stessi" e
"fuggire la realtà" dei pensiero tolstojano.
Individuata una componente naturale nell'impulso dell'uomo a
drogarsi, per via anche della presenza di questo impulso fra gli
animali, i problemi legati all'uso umano delle droghe sono da
individuare nella componente culturale che media questo comportamento:
il fenomeno-droga è un fenomeno naturale, mentre il problema-droga è un
problema culturale.
Un miglioramento concreto del problema droga passa attraverso il
riconoscimento e l'accettazione dell'impulso naturale che induce certi
uomini a drogarsi, assecondandolo con una politica di carattere
culturale, favorendo la sua integrazione a livello individuale e
sociale.
Dalla canna all'EROINA?
L'IMBROGLIO DEL PROIBIZIONISMO
Il mito che dalla marijuana si passa all'eroina è stato diffuso negli anni 'S0 dal capo del Federal Bureau of Narcotics, Harry J. Anslinger, legato alla destra maccartista, per un motivo preciso: dopo che la Commissione del Sindaco di New York, Fiorello La Guardia, aveva escluso i pericoli comunemente attribuiti alla canapa dalla propaganda del Bureau
Dalla marijuana all'eroina
Il mito che dalla marijuana si passa all'eroina è stato diffuso negli anni 'S0 dal capo del Federal Bureau of Narcotics, Harry J. Anslinger, legato alla destra maccartista, per un motivo preciso: dopo che la Commissione del Sindaco di New York, Fiorello La Guardia, aveva escluso i pericoli comunemente attribuiti alla canapa dalla propaganda del Bureau (criminalità, violenza, psicosi; assuefazioné, ecc.: (cfr. Mayor La Guardia's Committee" ón màrihuàna, The Marihuana Problem in the City of New York, J. Cattell Press, Lancaster, Pa. 1944) e una serie di studi successivi avevano confermato le tesi della Commissione, il Nàrcotic Bureau non aveva più argomenti per giustificare la repressione anti "erba." Così Anslinger inventò letteralmente questo nuovo mito in una celebre seduta al Senato, rispondendo al senatore Daniel che gli chiedeva perché, dato che il vero pericolo è l'eroina, conveniva conservare le leggi antimarihuana: "Il nostro grande problema è che la marijuana può portare all'eroina" risponde Anslinger (Illicit Narcotics Traffic: Hearings, U.S. Senate, 1955, part. 9, p. 4193).
Pochi anni prima, il bugiardo Anslinger aveva detto alla Camera, in piena campagna per la proibizione della canapa: "Non ho mai sentito neanche un caso di progressione dalla marijuana all'eroina. Il drogato di cannabis non va mai in quella direzione" (Hearings before the Committee on Ways and Means, U.S. House of Representatives, 75th Congress, lst Session April and May, 1937, p. 24).Negli anni Settanta, i fatti hanno contribuito a stroncare definitivamente la teoria dell'escalation: gli eroinomani in America sono 720.000, un numero piú o meno uguale a quello degli inizi del '900, e che si è conservato costante lungo tutto il secolo; e i fumatori di canapa sono passati dalle poche decine di migliaia nelle comunità di colore degli anni '20, agli attuali 20 milioni.
In Italia, i consumatori abituali di eroina sono stimati in 20.000 alla fine del '75; un'indagine della sezione sociologica del Comitato Scientifico "Libertà e Droga" ha permesso di valutare in modo inequivoco l'ampiezza del consumo di marijuana.
Il sondaggio dell'Istituto dì Ricerche Demoscopiche "Slamark" di Roma, condotto per "Panorama" nel giugno '75, ha accertato che almeno 300.000 giovani dai 14 ai 18 anni fumano con una certa frequenza; l'indagine del "Libertà e Droga" è stata condotta su un campione di giovani dai 19 ai 29 anni, all'inizio del '76: il 3,1 % "fumava" con una certa frequenza: da "raramente" (due volte al mese) a "spesso" (più di una volta la settimana), per un totale di 270.000 consumatori; agii intervistati veniva anche rivolta la domanda "Hai un fratello con più di 28 anni che fuma?", il 9 % rispondeva affermativamente, individuando in tal modo oltre 24.000 "fratelli maggiori" consumatori.
I 270.000 consumatori fra i 19 e i 29 anni non devono stupire: chi ha oggi 29 anni ne aveva 20 all'inizio del fenomeno hascisc in Italia; la percentuale dei consumatori è comunque meno della metà di quella delle generazioni dai 14 ai 18 anni; í "fratelli maggiori" di 34 anni, infine, avevano 25 anni nel '67.
Il totale dei due sondaggi comporta una cifra di 594 mila consumatori accertati: a cui vanno ovviamente aggiunti le migliaia di consumatori delle generazioni piú anziane.
600.000 consumatori in Italia: un numero non certo sbalorditivo se si tiene conto che equivale all'1,1 % dell'intera popolazione contro il 10 % degli Stati Uniti (20 milioni di consumatori accertati nel '75), e 1'8,5 % dell'Inghilterra (4 milioni di consumatori accertati nel '74) stimati dai sondaggi BBC-TV.
600.000 consumatori di marijuana contro 20.000 consumatori di eroina sono anche per l'Italia una secca smentita al mito dell'escalation (il volume degli eroinomani è appena il 3,3 %).
Consapevoli di queste prove schiaccianti contro le loro teorie cercano in qualche modo di esorcizzare il fenomeno marijuana, di definirlo come comunque negativo, al di là dei pericoli intrinseci della sostanza, hanno provato ad autolimitarne la portata: è la tesi del Movimento Lavoratori per il Socialismo e dei suoi comitati antidroga: "Sí, la marijuana non costringe a passare all'eroina, però in certi soggetti, specie se proletari, crea una predisposizione all'uso di droghe pesanti."
L'unico modo di verificare questa tesi è vedere, nel gruppi di persone che, da un punto di vista cronologico, "passano" all'eroina, se esistono dei fattori presenti in misura notevolmente piú rilevante che nei gruppi che "non passano": se non c'è nessuna differenza, oltre alla condizione proletaria, possiamo dare ragione al Movimento Lavoratori per il Socialismo.
I ricercatori del Comitato Scientifico "Libertà e Droga" hanno elaborato un questionario che è stato sottoposto a 400 giovani, dai 17 ai 22 anni. Si trattava di due gruppi, campionati con gli stessi criteri: 200 ragazzi che fumavano marijuana da tre anni e non erano passati all'eroina; e 200 ragazzi che "avevano cominciato" dalla marijuana, dopo due anni erano "passati" all'eroina, e consumavano eroina regolarmente da almeno un anno, con un grado elevato e indubbio di dipendenza fisica.
I due gruppi erano il terreno ideale per vedere il peso del fattore marijuana in un'eventuale "escalation" all' eroina; praticamente due gruppi che per due anni avevano avuto lo stesso comportamento (uso di marijuana) e poi si erano divaricati: uno aveva continuato con la marijuana, l'altro era "passato" all'eroina.
Le, domande del questionario comprendevano praticamente tutte le situazioni sociali e psicologiche e le motivazioni che vengono chiamate in causa quando si vuole spiegare l'uso dì eroina. Le domande venivano poste direttamente ("sei mai stato in istituto di rieducazione? per quanto tempo?") senza metterle in relazione all'uso di eroina (tipo: usi eroina perché sei stato male con l'esperienza del riformatorio?). In questo modo saltavano fuori i fatti, senza l'interpretazione personale del ragazzo, che veniva raccontata invece in un dialogo più personale (intervista). Tutte le risposte venivano raggruppate in una serie di fattori-chiave:
Scheda. - Francesco Nicoli, detto "Giasone" è morto a Roma, nei pressi di Campo de' Fiori, in una casa abbandonata, per una dose eccessiva di anfetamina (Preludin, un dimagrante), il 20 settembre 1974. Una contro inchiesta fra i suoi amici ha permesso di ricostruire "come" era arrivato all'anfetamina usata in modo massiccio. "Giasone" era un freak come tanti di quelli che vivono sulla strada, che si spostava di città in città, a seconda di dove trovava un ambiente adatto alle sue esigenze. Venezia, 1969: fermato e perquisito dalla Questura. Foglio di via, con diffida a tornare a Venezia, pena l'arresto. Roma, 1972: retata della polizia, interrogatorio, altro foglio di via. Ma Giasone ha trovato un lavoro a Roma e non si può spostare: quindi, due mesi dopo, viene arrestato a Roma per contravvenzione al foglio di via, due mesi a Regina Coeli. Scarcerato, colleziona altri due fogli di via a Milano e a Bologna. Torna a Roma, viene incastrato di nuovo, in carcere un mese e mezzo. Passano sei mesi, torna a Roma, ricercato. La polizia lo trova, in una soffitta, cadavere.
Risultati: nel campione "marijuana," il 9 % aveva la famiglia "spezzata," 1'8 % problemi sessuali "notevoli," il 13 % guai con la scuola, il 28% conflitti significativi con la famiglia. Nel campione "eroina," famiglie "rotte" 11%, problemi sessuali 8 %, scolastici 16 %, conflitti coi genitori 30 %. Per questi fattori, sesso, famiglia, scuola, che vengono elencati comunemente, fra le "cause" delle droghe pesanti, non c'era, nessuna differenza fra marijuana e eroina; e nessuna differenza consistente con un campione di giovani appena limitatamente "non conformisti": problemi di sesso, scuola e famiglia sono cioè presenti fra i consumatori di droghe (leggere o pesanti) in misura simile, a quella dei coetanei non consumatori.
Le differenze fra marijuana e eroina erano invece clamorose negli altri fattori; "senza casa": 6 % marijuana, 28 °% eroina; "guai": 6 % marijuana, 35 % eroina; "dipendenza economica dalla famiglia ipersofferta": 3 % marijuana, 40 % eroina; "senza soldi": 5 % marijuana, 36 % eroina; "paranoia": 4 % marijuana, 42 % eroina; "prigione": 4 % marijuana, 30 % eroina. Per la marijuana le percentuali sono di poco superiori a quelle che si riscontrano in un campione "normale" di giovani, cioè non consumatori; alla voce "guai," la percentuale alta è ovviamente determinata dalla situazione legale particolare dei consumatori: 20.000 arresti dal '67 ad oggi. Le voci "senza casa," "senza soldi," sono più cospicue del normale per la notevole incidenza quantitativa del fenomeno "freak" in Italia dopo il '69: praticamente tutti i "freak" fumano e la maggioranza è senza casa e senza soldi. La voce "paranoia" è simile a quella dei giovani "normali." Il fattore "dipendenza economica dalla famiglia" è leggermente inferiore a quello dei non consumatori: in numerose interviste, i consumatori attribuiscono questo fatto a certi effetti denevrotizzanti della marijuana. Rispetto ad un campione normale di fumatori di marijuana, va notato che si tratta di ragazzi tutti consumatori regolari abituali, con un'esperienza di tre anni: ecco perché vi sono molti "freak"; se si fosse preso in esame un campione normale, comprendente anche fumatori saltuari, occasionali e giovani che fumano da pochi mesi, sarebbe stato più allargato il numero degli studenti.
Per l'eroina, la maggioranza rispondeva sí a due dei cinque fattori (casa, soldi, dipendenza economìca, guai, paranoia); il 16% rispondeva sí solo a "paranoia" Le percentuali per questi cinque fattori sono enormemente superiori a quelle di un campione normale di giovani; e, come abbiamo visto, enormemente superiori a quelle dei "fumatori." Nelle interviste personalizzate, i "tossicomani," raccontando la propria storia, mettevano in evidenza una situazione critica che a un certo punto li aveva indotti a cominciare con l'eroina; come abbiamo accennato, si tratta di ragazzi che hanno cominciato a "bucarsi," sapendo che l'eroina dà assuefazione. Alla voce "guai," molti hanno raccontato di aver cominciato con l'eroina dopo essere stati in galera; o addirittura durante il periodo di detenzione; parecchi hanno cominciato perché dei loro amici o la loro ragazza/ragazzo, era in prigione o doveva scontare una pena lunga; frequentissimi i guai con istituti per minori; quasi tutti riferiscono di aver usato l'eroina anche per sfuggire a una situazione di angoscia continua per gli arresti e la repressione. Il modo dì vita "sulla strada" (senza casa e senza soldi) crea, secondo gli intervistati, una situazione psicologica particolare: la mancanza di alternative rende disponibili a esperienze come l'eroina; soffrendo in continuazione la fame e il freddo e la scomodità, l'eroina offre sensazioni anche fisiche meno spiacevoli. I ragazzi della marijuana in condizioni simili raccontano una grossa differenza: cioè la loro scelta non è obbligata, vivono sulla strada per un certo periodo perché hanno deciso di fare questa vita; i ragazzi dell'eroina qualche volta hanno cominciato per una decisione, ma poi, anche quando avevano voglia di smettere …………………….
lavoro e non lo trovavano, cominciavano qualche attività artigianale ed erano costretti a smettere per mancanza di licenza, e cosí via.
Una piccola minoranza (6 %) non ha risposto sí a nessuna domanda sui cinque fattori; e nelle interviste ha dichiarato di aver iniziato e continuato perché trovava l'eroina, nel complesso, una "buona droga" o una sostanza interessante. Il 15 % aveva cominciato per motivi solo esistenziali (voce "paranoia")*. Nelle interviste nessuno ha dichiarato di aver cominciato l'eroina a causa del precedente uso di marijuana e tutti hanno sottolineato una differenza sostanziale tra le due droghe: la prima, in molte situazioni, rende più sensibili, anche alle cose negative (interiori o esterne); la seconda, "stacca" completamente dalle situazioni esterne, e fornisce quasi automaticamente una certa calma anche se si è agitati o nervosi.
I risultati della ricerca sono molto chiari: chi sa che l'eroina dà assuefazione comincia ad usarla in seguito ad una situazione molto precisa; cioè un malessere originato da fattori sociali molto grossi. 'Quando un paio di questi fattori si combinano, per esempio "guai" con "paranoia" in molti individui "salta" la possibilità materiale o fisica o psicologica di resistere al disagio, e allora l'eroina è vista, come una soluzione. Solo una minoranza comincia per motivi solo esistenziali. La maggioranza dice: "ho cominciato perché ero nella merda," e quando si scava, si scopre che la "merda" è rappresentata da una serie di guai: al primo posto, la repressione spietata (familiare, sociale, economica) contro chi tenta di vivere in modo diverso e la repressione contro la marijuana.
La ricerca conferma. ciò che è successo anche nel resto d'Europa: in un certo momento, negli ultimi dieci anni, in tutti i paesi si è scatenato lo "scandalo droga"; con due conseguenze: uno la diffusione di miti assurdi sulla "droga", compreso la favola della marijuana come droga di passaggio; due, una repressione formidabile contro le droghe leggere contro i “capelloni” o gli “hippies”. “il risultato” spiega il sociologo inglese Jock Young “ è che la stupida profezia della marijuana come droga di passaggio diventa vera (profezia che si autoavvera): cioè migliaia di giovani vengono talmente tartassati con gli arresti e l’emarginazione che economica che diventano per queste condizioni eroinomani……..
