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incredibile
20 Luglio, 2008 - 20:40 da AnonimoOggi il "Corriere della Sera", in merito alla ragazza "uccisa dall'ecstasy" (evento di per sé impossibile da un punto di vista farmacologico, quindi probabilmente bisognerebbe dire "uccisa da una congestione scatenata dall'ecstasy" oppure "uccisa dalla sostanza di taglio") citava come "oltre 500" i morti da droghe sintetiche, quando invece sono i morti totali (causati al 90% da eroina e al 7-8% da cocaina).
Come al solito i giornali si buttano sulla storia delle "droghe sintetiche" per fare notizia, facendo vera e propria disinformazione: si agita uno spauracchio che non esiste distogliendo l'attenzione dalle droghe che stanno invadendo il mercato (e uccidono davvero): eroina e cocaina. Semplice idiozia o disegno preciso?
matteo cambi di guru pippava 8 grammi al giorno
8 Agosto, 2008 - 14:37 da Anonimoquanti tic riuscite a contare in 1 minuto e mezzo di video?
http://video.google.it/videoplay?docid=-5891829250445702221&ei=ozucSPvYO...
A Zurigo è un'altra musica...
2 Ottobre, 2008 - 16:19 da AnonimoDa Fuoriluogo,28 settembre 2008
Ho assistito da poco alla street parade di Zurigo dove circa un milione di persone (prevalentemente giovani, ma anche famiglie ed alcuni che non sarebbe sbagliato definire “anziani”) hanno allegramente invaso la città (che ha meno di 400.000 abitanti) per celebrare una sorta di carnevale techno. Leggendo, appena rientrato, come da noi, in Italia, prevalga invece un’organizzazione di eventi “rave” sempre più piccoli e sempre più nascosti (inaccessibili quindi a chi, per esempio, svolge azioni di prevenzione e di cura), vorrei fare alcune considerazioni a partire da una dato semplice: le cose succedono. Succede, ad esempio, che i giovani che amano un certo tipo di musica e di ballare insieme si ritrovino e si organizzino per celebrare questi “riti”. È un fenomeno che da molti anni attraversa tutta l’Europa (potremmo dire tutto il mondo) e che, con diversi stili, è definito da nomi come “rave party”, “street parade”… Succede anche che le persone assumano droghe, soprattutto in alcune fasi della loro vita e della loro esplorazione del mondo che li circonda.
Una società, per fronteggiare questi fenomeni, può scegliere diverse strade: una passa sicuramente attraverso la scelta di ostacolare tali comportamenti e questo, certamente, spingerà alcuni a non metterli in atto (in genere le persone non particolarmente interessate a queste cose), mentre spingerà altri ad agire tali comportamenti di nascosto (le persone molto interessate a queste cose). Un’altra strada, scelta dalla città di Zurigo – appartenente, non dimentichiamolo, ad un paese profondamente conservatore come la Svizzera – è stata quella di cercare di controllare e gestire le situazioni che possono creare danno o allarme alle persone e alla città. Le politiche della città nascono quindi da questa contemporanea attenzione alla salute pubblica e al controllo sociale. La stessa combinazione salute-controllo è alla base delle cosiddette “stanze del buco”, dell’offerta di trattamento – compreso quello con eroina – e dell’organizzazione, appunto, della “street parade”. Questo fa sì che un milione circa di persone che attraversano Zurigo, ballando al ritmo della techno, diventino un’occasione di festa (e di business) per la città e per i cittadini, con televisioni e media di tutta Europa che partecipano a questo evento gioioso. La nostra mentalità (queste cose non si devono fare) fa sì che 3.000 persone vicino a Guastalla diventino un dramma umano e sociale con denunce, segnalazioni e inquinamento dell’ambiente circostante.
Il ministro Giovanardi ha commentato, riferendosi alla morte di una ragazza per assunzione di ecstasy, che l’analisi della pastiglia non avrebbe certamente modificato il suo comportamento. Io questo non lo so. So che ho visto analizzare le pastiglie – a Zurigo ovviamente, in quanto da noi non si può fare – e ho visto segnalare alle persone di fare attenzione a compresse con percentuali particolarmente elevate di principio attivo. Ho visto segnalare allarme per la presenza di compresse, vendute come ecstasy, contenenti morfina e che potevano provocare overdose da oppiacei; ho visto operatori che, nell’attesa della risposta dell’analisi della compressa, intervistavano le persone, parlavano con loro, le informavano su rischi e conseguenze possibili. Ho visto una polizia discreta, che lavorava in sinergia con gli altri operatori. Ho visto ammanettare uno spacciatore senza che la folla intorno, giovani e giovanissimi, si scagliasse contro i due poliziotti che erano intervenuti. Ma è possibile in Italia, per la destra, parlare di tutela della salute dei consumatori ed è possibile in Italia, per la sinistra, parlare di controllo sociale? Possiamo provare a declinare questi termini? Penso che negarli voglia dire consegnarli ad altri, parlarne e discuterne voglia dire, forse, provare a farli propri e a costruire, su queste parole, una politica che sia a difesa dei cittadini (tutti) e non a difesa delle proprie ideologie.
Edo Polidori
Il Gip: l'etilometro portatile non prova penalmente lo stato di ebbrezza
7 Ottobre, 2008 - 19:47 da AnonimoFIRENZE (6 ottobre) - L'etilometro portatile utilizzato dalla polizia sulle strade non è sufficiente a provare penalmente lo stato di ebbrezza dei guidatori. Lo ha deciso il gip di Firenze dichiarando il non doversi procedere nei confronti di un italiano di 56 anni che, dopo un incidente, era risultato positivo all'alcoltest, con un tasso tre volte superiore al limite. L'uomo, accusato di guida in stato di ebbrezza, aveva chiesto il patteggiamento. Nel motivare la sua decisione il gip spiega che «se l'esito della misurazione con apparecchio portatile è positivo, ad esso non consegue l'accertamento della soglia penalmente rilevante», che può avvenire solo negli uffici di pg o negli ospedali.
Contro la sentenza, dell'aprile scorso, la procura ha presentato ricorso in Cassazione sottolineando che, in ogni caso, l'etilometro è «lo strumento valido, appositamente prescritto, per la misurazione del tasso alcolemico». Nel ricorso la procura ricorda che, ritenendo l'etilometro portatile un semplice "pre-test", il gip ha respinto decine di richieste di decreti penali di condanna.
Cronaca immaginaria da una città dove la vendita di droga è stata legalizzata
9 Ottobre, 2008 - 21:02 da AnonimoL'eroina non è più proibita e...
Di Taradash Marco - 6 aprile 1993
L’eroina non è più proibita e…
Cronaca immaginaria da una citta’ dove la vendita di droga è stata legalizzata
MILANO 1997
di Marco Taradash
SOMMARIO: Basta spacciatori. Reati diminuiti del 30 per cento. Aids in calo. Vivremmo davvero così se gli stupefacenti non fossero più fuorilegge? Il leader degli antiproibizionisti racconta a “Epoca” un’ipotetica giornata senza guerra per la dose. Che comincia davanti al coffee-schop Luna Grigia.
(EPOCA, 6 aprile 1993)
Marco taradash, 43 anni, parlamentare della lista antiproibizionista, è tra i promotori del referendum contro la legge sulla droga per cui saremo chiamati a votare il 18 aprile. Epoca gli ha chiesto di descrivere che cosa succederebbe concretamente in Italia se la vendita di sostanze stupefacenti fosse legalizzata.
Il “Luna Grigia” apre fra poco, alle 10 del mattino, e i primi clienti hanno formato un piccolo capannello già da alcuni minuti. Sono studenti di giurisprudenza della Statale, che approfittando della pausa fra le lezioni sono venuti a fare rifornimento in questo coffe-shop, il primo degli ottanta finora aperti in città (oltre che il primo in Italia), che dista poche centinaia di metri dalla loro facoltà. Davanti alla rivendita nessuna insegna particolare: è proibito esporre il simbolo della marijuana, per cui tutti i locali del genere hanno scelto come richiamo una piccola luna, seguendo proprio l’esempio di questo. Quando entriamo le macchine del caffè sono già calde. Ordino un cappuccino, e chiedo la lista dei prodotti.
Milano è stata la prima città a tradurre in pratica integralmente, anche se con una certa gradualità, la nuova legge sulla droga. Oggi, dopo le furibonde polemiche della prima ora, la città comincia a fare qualche valutazione più distaccata su quanto è avvenuto.
Come è noto, la situazione del narcotraffico a Milano e nel suo Hinterland era sfuggita a ogni controllo ormai da alcuni anni. La città e la regione detenevano tutti i peggiori record riguardo alla mortalità per overdose e per Aids fra i tossicodipendenti. Il carcere di San Vittore, divenuto un focolaio di epidemie per la città, era meta delle troupe televisive di tutto il mondo. Allarmante sotto ogni profilo era la situazione dell’ordine pubblico.
Già nel febbraio 1993, durante un’audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia, il capo della locale Procura distrettuale antimafia aveva dichiarato che il controllo del territorio milanese era conteso da ben 40 bande mafiose o criminali. Queste nell’anno precedente si erano rese responsabili di 322 omicidi volontari, una cifra che trovava riscontro soltanto nel palermitano. Se la droga uccideva i tossici e le armi decimavano gli spacciatori, il denaro della droga avvelenava l’economia lombarda. Le organizzazioni degli imprenditori e la Camera di Commercio non si stancavano di denunciare gli altissimi tassi di inquinamento dell’economia legale dovuti al riciclaggio delle narcolire (non a caso la prima associazione antiproibizionista fra imprenditori, RED - Regolamentazione della Droga, era nata proprio a Milano nel 1992).
La goccia che aveva fatto infine traboccare il vaso erano state le durissime polemiche fra i cittadini e la polizia. Non passava settimana, negli ultimi mesi prima del varo della nuova legge, senza che avvenissero scontri fra gruppi di spacciatori e cittadini decisi a farsi giustizia da sé. Nonostante le retate delle forze di polizia, che ogni tanto riuscivano a ripulire questo o quel quartiere, si accendevano a ritmo incessante sempre nuovi focolai di tensione. Alla fine c’era scappato il morto e la sperimentazione da anni richiesta dal partito trasversale della legalizzazione aveva avuto inizio.
Il proprietario della “Luna Grigia” è un giovane imprenditore, con precedenti esperienze nell’editoria universitaria: da anni era - racconta - un forte fumatore di “erba” (per combattere la nevrosi e dormire la notte, dice) ed ha pensato di mettere a frutto la sua esperienza di gourmet della cannabis. Mi spiega le più sottili differenze di aroma e di effetti fra libanese rosso, afgano nero, le foglie del Marocco, quelle della California e quelle dell’Aspromonte. Le estere sono certamente migliori, ma anche le erbe nazionali, ora che è possibile sperimentare incroci e ibridazioni, non sono più l’acqua fresca di un tempo. La Manifattura Calabra, di proprietà al 50% della Regione e al 50% di una cooperativa di produttori, ha assunto, alla sua costituzione, alcuni fra i migliori agronomi degli ex Monopoli di Stato del tabacco e comincia a produrre anche per l’esportazione (in Olanda, naturalmente).
Una ragazza, Luisa R., sceglie la sua erba e paga: 30 mila lire per una busta da 2,5 grammi, che gli basterà per un mese. Carta marroncina, senza fregi, con su la scritta: “Questa è una droga, danneggia gravemente la salute”, l’indicazione del contenuto di THC (il principio attivo), e quella del paese di provenienza. Prima che la legge entrasse in vigore Luisa spendeva, per la stessa quantità e qualità, quattro volte tanto. Un paio di spinelli costano oggi più o meno quanto un pacchetto di sigarette. La nuova legge punisce (con sanzioni amministrative, a meno che non vi sia sospetto di spaccio, perché allora si rischiano anni di galera) la detenzione di oltre trenta grammi di erba, oltre 6 grammi di cocaina, e oltre 3 grammi di eroina. Inoltre è vietato il consumo pubblico di tutte le sostanze stupefacenti (le ammende sono salate: da 200 mila lire fino a 2 milioni, salvo che non si incappi nel reato penale di “incitamento indiretto al consumo”, che può comportare l’arresto). Pene severissime per chi si mette al volante dopo l’uso di qualsiasi sostanza.
Gli ottanta coffee-shop di Milano funzionano a pieno ritmo, e altri ne apriranno presto, ma, dicono le autorità, non c’è stata l’esplosione del fenomeno che molti temevano. Sebbene sia difficile fare paragoni con gli anni del Proibizionismo, quando evidentemente nessuno poteva fare statistiche, non sembra che i consumi di canapa siano aumentati molto fra i giovani, grazie anche alla campagna di informazione e prevenzione che ha preceduto il varo della nuova legge.
I controlli nei coffee-shops sono rigorosi e finora nessuno ha violato le regole del gioco: questi non possono essere ubicati in prossimità di scuole, ospedali e centri sportivi, vi è vietato l’ingresso ai minori di 16 anni, e vi si possono vendere soltanto derivati della canapa, oltre a caffè e the. Sono vietati vendita e consumo di alcolici di ogni tipo, ultravietate le altre sostanze stupefacenti, la cui semplice presenza nel locale può far saltare la licenza (è successo a Roma). Inoltre vi si possono tenere in visione giornali e riviste ma non ne è permessa la vendita. Il senso generale di questa regolamentazione è di non rendere attraenti i coffee-shop per chi non abbia un preciso interesse nella merce che vi si vende, oltre che, ovviamente, di tenere separate le cosiddette droghe leggere da quelle pesanti. La legge proibisce anche di cedere a terzi la propria “erba”, ma finora la polizia è intervenuta soltanto in caso di acquirenti minorenni e non si ha notizia di un vero e proprio mercato grigio.
La regolamentazione della marijuana è stata la più semplice e la più rapida: praticamente è stata ripresa - con qualche restrizione in più, che vedremo fra breve - l’esperienza olandese iniziata già negli anni settanta. La cosa ha subito funzionato e le polemiche sono cessate pochi mesi dopo l’entrata in vigore della nuova legge sulla droga. Più controversa invece è la situazione per l’eroina e la cocaina. Legalizzare significa assumere il controllo sulla produzione e la distribuzione delle sostanze stupefacenti, sottraendolo alla criminalità organizzata. L’obiettivo è di scoraggiare il consumo delle sostanze legalizzate, senza però renderlo così difficile da far rinascere il mercato nero: un difficile gioco di equilibrio.
Per l’eroina il nostro paese ha scelto il modello sanitario di riduzione del danno: l’obiettivo resta la disintossicazione, ma altrettanto valore viene dato alla qualità della vita del consumatore, per evitargli rischi di morte per overdose, di infezione da Aids, o di finire in carcere. La produzione dell’eroina legale è stata affidata ad industrie farmaceutiche private, ma il controllo sulla quantità e qualità del prodotto, oltre che sulla distribuzione è di stretta competenza del Governo. Accordi commerciali internazionali - coi governi di Turchia, Polonia e Russia - consentono l’approvvigionamento della materia prima, l’oppio. I costi di produzione sono bassissimi: ciò che prima sulla strada veniva venduto a 60 mila lire, oggi lo si potrebbe acquistare a 600 lire. La produzione dell’eroina del resto non si differenzia da quella della morfina, da sempre presente a bassissimo costo nel mercato legale.
A Milano sono già aperti 35 grandi centri pubblici mentre un’altra ventina opera presso cliniche private convenzionate; inoltre sono numerosi i medici convenzionati che hanno avuto l’affidamento domiciliare del servizio. Chiunque abbia la prescrizione medica può ricevere l’eroina, ma essa non è in vendita: viene infatti distribuita gratuitamente presso gli speciali Centri di Intervento Sanitario (CIS) che lavorano in stretto contatto con i servizi per i tossicodipendenti e le comunità di recupero, il cui numero in Lombardia è triplicato negli ultimi sei mesi.
Ai centri pubblici si rivolgono i consumatori che hanno accettato di registrarsi (in modo anonimo) presso l’albo comunale. Ad essi vengono proposte soluzioni alternative all’uso della droga o farmaci sostitutivi, ma anche modalità diverse, meno nocive: come l’ingestione dell’eroina per via orale al posto dell’iniezione. Dopo le prime incertezze il meccanismo ha preso a funzionare a pieno ritmo: sono già più di 7 mila nella sola Milano le persone che hanno ricevuto la speciale carta di credito che dà diritto, oltre all’eroina, anche al cosiddetto “trattamento integrato di recupero”, che può comprendere anche buoni pasto e buoni letto. I consumatori occasionali - che devono procurarsi la ricetta volta per volta, firmando una sorta di “liberatoria” che sgrava il medico da ogni responsabilità - si rivolgono generalmente ai centri privati o ai medici convenzionati: già oggi oltre il 50% preferisce lo sciroppo di eroina alla fiala da iniettare, e questo ha ridotto enormemente i rischi di AIDS.
Tutta la rete (centri pubblici, privati e medici convenzionati) risponde al Programma Comunale per la Lotta alla Tossicodipendenza (PCLT) che definisce l’indirizzo degli interventi. L’eroina è distribuita, a Milano come nelle altre città, soltanto ai residenti o a chi possegga quella che in gergo si chiama “passaporto diplomatico” (l’autorizzazione medica per i fuori sede), e la legge punisce con pene molto severe il possesso di oltre tre grammi (trenta confezioni) di sostanza.
Per la cocaina si è scelta una terza via ancora: vendita in farmacia senza prescrizione medica ai maggiori di 18 anni. Produzione affidata all’istituto farmaceutico militare, prezzo di vendita 50 mila lire al grammo (contro le 250 mila del vecchio mercato illegale), divieto di possesso di oltre sei grammi, multe salatissime per l’uso in pubblico e - ovviamente - pene severe per chi si mette al volante dopo una “presa”. Svariate analisi di mercato avevano dimostrato che restrizioni eccessive avrebbero favorito la sopravvivenza del mercato nero: la maggiore facilità di acquisto della cocaina rispetto alle altre sostanze trova la sua giustificazione sia nella fascia sociale dei consumatori, medio-alta, sia nelle caratteristiche del mercato da stroncare. La cocaina infatti non era quasi mai venduta per strada, ma attraverso una discreta rete di venditori al dettaglio che smerciavano partite del valore medio di un milione, un milione e mezzo. Ogni confezione porta un avviso molto dettagliato sui rischi dell’uso della cocaina per la salute e il governo si augura che, soppresso il mercato criminale, la cocaina passi presto di moda.
La nuova legge ha prodotto, sotto il profilo dell’ordine pubblico, buoni risultati in tutta Italia. Anche per le misure straordinarie che l’hanno accompagnata: eccezionali sconti di pena per gli spacciatori rei confessi, e per i grandi trafficanti disposti a denunciare tutta la rete di traffico da loro controllata. A protestare più vivacemente contro queste norme erano stati - insieme all’estrema destra - proprio i settori del movimento per la legalizzazione contrari alla cosiddetta cultura “premiale”, ma alla fine l’esito dell’operazione aveva dato ragione al Governo. Ne dava la misura il ritmo di lavoro al Palazzo di Giustizia: neppure nelle ore più calde della storica inchiesta su Mani Pulite si era visto un tale andirivieni di poliziotti, magistrati e inquisiti.
Oggi in città eroina, cocaina e hashish sono ormai scomparse dalla strada e gli atti di delinquenza, nei primi sei mesi dal varo della legge, sono diminuiti del 30%. L’esempio milanese incoraggia gli amministratori di altre città, specie del Sud, dove, a causa dei ritardi nell’entrata in funzione dei servizi, lo spaccio in una certa misura continua, anche dopo lo smantellamento della rete mafiosa. Anche la rigidissima commissione degli osservatori CEE appare intenzionata a esprimere un parere favorevole perché a fine anno venga rinnovata la convenzione che consente all’Italia di continuare la sperimentazione.
http://www.radioradicale.it/exagora/leroina-non-e-pi-proibita-e
Lungo testo di Ann Shulgin sull'MDMA
16 Aprile, 2008 - 13:16 da AnonimoTrattamenti medici con eroina
20 Giugno, 2008 - 18:00 da AnonimoDon Gallo: liberalizzare droghe leggere
2 Ottobre, 2008 - 12:11 da Anonimohttp://www.primocanale.it/news.php?id=37213
"La Chiesa è sessuofobica e chi, come me, sta nella casa che ama, le deve dire queste cose": così si è espresso Don Andrea Gallo, fondatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova, che negli anni ha sempre assunto posizioni scomode entrando anche in contrasto con il mondo ecclesiastico, in occasione dell'inaugurazione di una mostra fotografica a lui dedicata a Milano. A margine della mostra (in programma fino al 10 ottobre allo Studio 28 di via Moretto da Brescia), il prete genovese ha anche contestato l'attuale normativa sulle droghe: "Devono capire che fumare uno spinello è anche un piacere". "Io amo la Chiesa, anche se è l'ultima struttura medioevale rimasta - ha spiegato il religioso - e uno che sta in una casa collusa con il potere e sessuofobica deve dire queste cose, se la ama". Don Gallo, dopo aver spiegato di essere favorevole "alla ordinazione sacerdotale delle donne", ha parlato anche di droga e prostituzione. "La legge sulle droghe - ha aggiunto - favorisce solo il narcotraffico e da anni io dico che bisogna liberalizzare le droghe leggere". Il prete genovese ha inoltre criticato le norme sulla prostituzione: "Sono inutili, perché non affrontano lo sfruttamento".
provocazione (copio e incollo)
12 Novembre, 2008 - 03:12 da Anonimo“Questa mattina alle otto, presso l’aeroporto di Milano Malpensa, un cittadino scozzese di ventisette anni è stato trovato in possesso di circa 120 dosi di “alcol”, una pericolosa sostanza stupefacente da poco immessa sul mercato europeo da cartelli criminali senza scrupoli. La sostanza dà una forte dipendenza e viene solitamente utilizzata per via orale. Secondo gli esperti, provocherebbe ebbrezza, perdita della coordinazione e dei freni inibitori (con conseguente rischio di stupro), nausea e, a dosaggi elevati, anche coma e morte. Fermato dai militari per un normale controllo dei documenti, il giovane ha mostrato segni di irrequietezza, che hanno portato alla perquisizione e alla scoperta dello stupefacente, nonostante fosse stato occultato in sei bottiglie di tè freddo. La droga, in forma liquida, può infatti presentarsi in vari colori e aromi, una tecnica usata dalle organizzazioni criminali per rendere riconoscibili i propri “prodotti” presso i tossicodipendenti. Nello specifico, quella che l’arrestato tentava di far entrare nel nostro paese è conosciuta come “whisky”. La sostanza è stata sequestrata e il trafficante è stato associato al carcere di San Vittore.”
canapa contro le malattie
2 Settembre, 2008 - 01:56 da AnonimoItalia/Gb. Cannabis vs. stafilococco: piu' efficace dei medicinali
Secondo dati, preclinici, pubblicati nel Journal of Natural Products, la somministrazione dei cannbinoidi naturali ridurrebbe la diffusione di alcuni batteri resistenti alle medicine, tra cui lo stafilococco aureo (MRSA).
Ricercatori dell'universita' del Piemonte Orientale e dell'Universita' di Londra rivelano che le proprieta' antibatteriche di cinque cannabinoidi: thc, cbd, cbg, cbc, cbn, possono essere usate per combattere alcuni virus resistenti alle medicine.
"Tutti questi componenti hanno rivelato una potente attivita' antibatterica", ha dichiarato uno dei ricercatori, ed inoltre sarebbero eccezionalmente resistenti contro EMERSA-15 e EMERSA-16, uno dei piu' potenti virus di stafilococco presenti nelle strutture sanitarie inglesi. "Anche se l'efficacia dei cannabinoidi necessita di ulteriori test, sembra positivo il loro utilizzo per ridurre la proliferazione di alcuni stafilococchi. La cannabis sativa e' una fonte interessante per combattere questi batteri".
Secondo una ricerca pubblicata nel 2007 nella rivista Journal of the American Medical Asosociation, ogni anno lo stafilococco provoca oltre 18 mila decessi ospedalieri.






