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Scheda Informativa: ecstasy

L'MDMA (ecstasy) è un composto chimico che fa parte del gruppo delle metamfetamine. Solitamente si presenta in pasticche o in polvere, cristalli, conosciute col nome di ecstasy: il colore, il nome, la forma non danno alcuna certezza della loro composizione né del loro effetto.

Effetti: 

Effetti e meccanismi d’azione:

Gli effetti possono variare da persona a persona  e risentono molto dell’ambiente in cui la sostanza viene assunta. In genere si ha un’alterazione dell’umore, rimozione delle barriere emotive e comunicative, facilità di parola, alterazione della percezione del tempo. Sotto l’effetto di mdma si può ballare per ore senza avvertire né fame né stanchezza.

 

L'assunzione di mdma può determinare: midriasi (dilatazione delle pupille) nausea, cefalea intensa, respiro irregolare, visione confusa, contrazione della mascella, aumento della sudorazione, ansia e attacchi di panico.

 

L'mdma agisce a livello dei neuroni serotoninergici, le cellule nervose che utilizzano la serotonina come trasmettitore, inducendone il rilascio. La serotonina è un mediatore nervoso che controlla importanti processi fisiologici come il sonno, i sogni, il tono dell'umore, la fame, la sete, la regolazione della temperatura corporea.

 

Rischi:

- I rischi, come gli effetti, cambiano da persona a persona, sono condizionati dallo stato emotivo e di salute del soggetto e possono variare a seconda della quantità effettiva di mdma contenuta nella pasticca o del tipo di sostanze con cui può essere tagliata: un serio pericolo che si può correre è legato al fatto che non si sa mai cosa ci sia realmente dentro ogni pasticca che può contenere sostanze estremamente tossiche oppure la sua composizione può essere assolutamente diversa dall'mdma.

- La riduzione delle inibizioni provocata dall’mdma può indurre in chi la usa comportamenti poco consapevoli e rischiosi (guida pericolosa, rapporti sessuali non protetti, ecc..).

- L’esperienza con mdma può essere seguita da un pesante down psicologico. Si sono notati frequentemente: nausea, affaticamento, depressione, flashback.

- Tolleranza: si sviluppa per gli effetti piacevoli ma non per quelli secondari, vale a dire che l'uso continuo o la progressiva assunzione di dosi più elevate aumentano gli effetti collaterali senza amplificare gli effetti piacevoli.

- Colpo di calore: L’mdma è consumata per lo più in discoteca o durante feste che durano a lungo, dove il tempo scorre veloce, ci si muove molto e si perdono liquidi. Dato che i sintomi della disidratazione non vengono percepiti o sono sottovalutati tutto ciò può provocare il colpo di calore (o ipertermia maligna) che in alcuni casi può portare all’arresto cardiaco: è importante fare delle pause e bere acqua o bevande non alcoliche (succhi di frutta). Il rischio di disidratazione aumenta esponenzialmente se l’mdma viene assunta in combinazione con bevande ad alta gradazione alcolica. Se compaiono sintomi di malessere come vomito, crampi, capogiri, confusione mentale, incapacità di urinare e cessazione della sudorazione la cosa si fa seria: se è presente uno spazio Chill Out chiedi supporto agli operatori, altrimenti chiama il 118.

 

Occhio ai MIX

- con alcool aumenta notevolmente il rischio di disidratazione.

- con LSD, il rischio più grosso è quello del bad trip. Le intense modificazioni sensoriali allontanano dalla realtà circostante e la rendono irriconoscibile, questo rimescolamento di sensazioni può trasformarsi in un incubo con paranoie e attacchi di panico che possono indurre al bad trip (brutto viaggio).

- con speed, anfetamine e cocaina: sale drammaticamente il livello di eccitazione e aumentano gli effetti secondari durante il down.

 

- Non lasciare solo chi ha una crisi di panico o di angoscia dopo l’assunzione di mdma: cerca di rassicurarlo che tutto finirà presto e portalo in un luogo fresco e areato: informati se è presente una postazione Chill Out e rivolgiti agli operatori (o chiama il 118).

 

Tieni presente che:

> Se decidi di consumare sostanze non ti isolare e comunque evita  luoghi pericolosi o appartati (anche se sei in gruppo). 

 > E’ consigliabile non usare sostanze se si devono intraprendere attività dov’è necessaria una completa lucidità, prontezza di riflessi e integrità delle percezioni, come la guida di veicoli. 

 > Presta particolare attenzione alle sostanze che non conosci e che utilizzi per la prima volta:  la scarsa conoscenza o la sottovalutazione degli effetti e dei rischi potrebbero rendere più difficile la gestione di un’eventuale  situazione problematica.

 > In caso di necessità o d’incertezza, non aver paura e chiedi aiuto: se è presente uno spazio Chill Out rivolgiti agli operatori (la struttura è organizzata per accogliere e gestire i casi di malore)  o chiama il 118.

 > I MIX: usare più sostanze insieme è sempre un rischio. Le diverse combinazioni di sostanze assunte non permettono di conoscere tutti gli effetti che ne derivano: il mix può avere conseguenze inaspettate, sgradevoli e di difficile gestione: in alcuni casi esse possono essere estremamente pericolose.

 > In generale i diversi livelli d’alterazione delle sostanze, la durata degli effetti ed i rischi annessi, sono fortemente condizionati da fattori come: le caratteristiche personali (fisiche, psicologiche ed emotive che possono essere diverse nella stessa persona da momento a momento), le aspettative legate all’esperienza ricercata, il contesto d’uso, la qualità e quantità di sostanza assunta, la concentrazione di principio attivo ed - in ultimo, ma non meno importante - la modalità d’uso (assunzione per via orale, inalazione, sniffo,  pratiche iniettive).

 > Rispetto alle sostanze illegali, va tenuto presente che  il circuito del mercato nero  non permette di conoscere la reale composizione della sostanza e le caratteristiche delle sostanze con cui  è stata “tagliata”.

 > E’ credenza comune ma errata che le droghe naturali (es: cannabis, funghetti allucinogeni, oppio ..) non abbiano effetti nocivi e pericolosi come le sostanze chimiche di sintesi.

Cenni Storici: 

L’MDMA, meglio conosciuta come ecstasy, è una droga sintetica prodotta nei laboratori tedeschi della Merck nel 1912 e brevettata come farmaco anoressizzante due anni più tardi.  Per lungo tempo questa sostanza è stata studiata, utilizzata e somministrata per differenti motivi.

Durante gli anni '70 negli Stati Uniti viene introdotta in psicoterapia, in considerazione delle proprietà attribuite a questa molecola di abbattere le barriere fra medico e paziente e di favorire fiducia e confidenza. La sostanza raggiunge il  massimo della popolarità  negli anni  '80 con la House and Garage music e successivamente con la musica Techno, diffondendosi nei club-culture di tendenza.

L'ecstasy è stata dichiarata illegale in America nel 1985 e in Italia nell'88.

 

La molecola della metilendiossimetamfetamina (MDMA) viene scoperta per caso nei laboratori dell’industria farmaceutica tedesca Merck nel 1912 mentre si tentava di sintetizzare l’Hydrastinina, un vasocostrittore e stiptico. L’MDMA viene brevettata l’anno successivo (brevetto #274.350). Non ci sono documenti attendibili sul tipo di sperimentazione condotto dalla Merck sull’MDMA, anche se voci di corridoio suggeriscono che la si voleva mettere in commercio come anoressizzante, idea poi scartata.
E’ molto diffusa la leggenda urbana secondo cui l’MDMA sarebbe stata usata nella Grande Guerra per ridurre fame e stanchezza nei soldati, ma numerose testimonianze e un’ampia letteratura a riguardo indicano che la droga usata in quel caso (e in altre guerre, come la Seconda Guerra Mondiale, il Viet-Nam e il conflitto nella ex-Yugoslavia) era la metanfetamina (nota comunemente come “speed.”)

Negli anni ‘50 l’esercito degli Stati Uniti commissionò all’Università del Michigan delle sperimentazioni sulla tossicità dell’MDMA. Lo stesso esercito americano, in collaborazione con la CIA, condusse nel 1953 e 1954 proprie sperimentazioni, probabilmente in vista di un possibile impiego della sostanza come “siero della verità.”

Nel 1965 il dottor Alexander Shulgin, il principale rappresentante della moderna ricerca sulla sostanza, sintetizza nuovamente l’MDMA nell’ambito della ricerca di farmaci adatti all’uso in terapia, ma non la sperimenta ancora.

Nel 1967 iniziano a comparire pillole di MDMA nel mercato illegale, ma non conoscono una grande diffusione.

Nel 1968 Alexander Shulgin inizia a lavorare sistematicamente sull’MDMA, facendo conoscere la sostanza ad altri scienziati e psichiatri.

Negli anni settanta Sulgin e altri psichiatri sperimentano con successo l’MDMA come coadiuvante nelle sessioni di psicoterapia. Il primo articolo accademico sull’argomento viene pubblicato nel 1976.

Il 1978 è l’anno della pubblicazione dei resoconti sulle sperimentazioni curate da alcuni psichiatri californiani, che ritenendo l’MDMA un farmaco utile alla comunicazione fra paziente e terapeuta, ne avevano somministrato dosi variabili ai loro clienti; gli studi saranno approfonditi e aggiornati e con una ulteriore pubblicazione avvenuta quattro anni più tardi crescerà anche il numero di psicanalisti sostenitori di questa terapia.
Grazie all’MDMA si intravide la possibilità di inaugurare una nuova classe di farmaci da definire entactogeni , capaci cioè di indurre alla discussione serena di vissuti traumatici.

Nei primi anni ‘80, a partire dal Texas, si diffonde l’uso ricreativo dell’MDMA. Nell’università metodista di Dallas, a causa della proibizione dell’alcool, l’uso di MDMA si diffonde enormemente tra gli studenti. Diventa comune il nome di “ecstasy.”

Nonostante l’entusiasmo dei ricercatori e la casistica sempre più voluminosa (con ottimi risultati specie riguardo la terapia di reduci di guerra traumatizzati), proprio a causa della crescente diffusione del suo uso ricreativo e quindi della produzione illegale, nel 1985 l’MDMA viene inserita nella tabella delle sostanze stupefacenti e psicotrope illegali, bloccando di fatto la ricerca. Il giudice preposto alla valutazione suggerisce che l’MDMA debba rimanere accessibile alla sperimentazione medica, la DEA la colloca nello stesso gruppo di eroina e cocaina (Schedule I drugs). Gli altri paesi del mondo, come accade generalmente per le politiche sulle droghe, si allineano alla posizione americana.

In Europa l’MDMA è illegale dal 1989. Negli anni ‘90, con la diffusione della club culture, l’MDMA raggiunge una diffusione senza precedenti, diventando la sostanza psicotropa più diffusa nelle discoteche e nelle feste a base di musica elettronica.

 

 

Approfondimenti: 

L'MDMA viene assunta con scopi esplicitamente ricreativi, e assume significato in contesti ricreazionali particolari come la discoteca, le feste e i rave. Questa suo caratteristico essere una sostanza “da serata” la rende assai meno diffusa rispetto ad altre sostanze illegali e di quanto farebbe supporre il clamore mediatico che la accompagna ogni volta che esce dai luoghi “nascosti” che le sono propri.

Tra la popolazione italiana compresa tra i 15 e i 54 anni solo il 3% ha fatto uso di stimolanti*, mentre l’1% ne aveva fatto uso nell’ultimo mese prima del momento della rilevazione effettuata nel 2005 dal Ministero. Ovviamente questi dati variano per classi d’età, con un picco tra i diciannovenni, che si confermano la classe di età più a rischio per tutte le sostanze, del 4% che dichiara di averne fatto uso almeno una volta negli ultimi dodici mesi. Interessante notare che –in controtendenza con ogni altra sostanza- l’utilizzo di stimolanti è in diminuzione: l’epoca del suo boom fu quando l’MDMA divenne “la” sostanza della discoteca (i tempi dell’ecstasy), oggi sostituita in gran parte dalla cocaina, il cui utilizzo è in questi stessi anni assai cresciuto.
Ovviamente –proprio per la sua natura di sostanza “una tantum”- è ricercata da persone che generalmente assumono anche altre sostanze, sia illegali (in particolare la cannabis) che legali (in particolare l’alcol).
All’interno delle culture giovanili l’MDMA assume un ruolo importante, difficilmente analizzabile fuori dai contesti del loisir in cui si va ad inserire. Negli eventi tekno, nei rave in particolare, la sostanza è il vero medium dell’intera esperienza che, qui più che in ogni altro caso, assume le forme del rituale. Questo aspetto è manifesto e, almeno inconsciamente, presente a tutti i partecipanti: al centro di tutto l’officiante del rito, sotto forma di gigante soundsystem, a seguire i fedeli, a danzare aritmicamente al suo cospetto. Il medium capace di rendere in comunione con la musica, di legare le persone in una unione, che rende capace di trascendere la situazione è la sostanza. Essa non solo nasconde le sensazioni di fatica che impedirebbero il prolungamento del rito, ma produce –sia “culturalmente” che chimicamente- una comunione tra i presenti. E’ in questo contesto che l’MDMA è ricercata perché è in questi luoghi che acquista significato che travalica la sua composizione chimica, diventando segno distintivo, elemento condiviso, sostrato di una cultura. Potremmo notare che, rispetto al rito pagano cui l’abbiamo paragonata, “la differenza sostanziale è che qui il rito non è più un mezzo ma si sovrappone allo scopo: tutto è declinato al presente”.

Per la sua capacità di nascondere la fatica e consentire il prolungamento del ballo per lunghe e sudate ore è una sostanza presente nelle discoteche. In realtà il suo rapporto rispetto al mondo e all’immaginario delle discoteche è controverso: se è vero che consente di ballare, di sciogliere le paure, è anche vero che produce una voglia di affetto “sensuale ma non sessuale”, in contrasto con l’idea che vuole la discoteca come luogo di incontri per eccellenza. Alcuni hanno proposto una lettura funzionale del fenomeno: “questo rassicura le ragazze che possono celebrare così il loro narcisismo senza il timore di essere aggredite”. Altrimenti questo lato potrebbe essere vanificato dall’utilizzo di alcol o cocaina, sostanze con cui spesso viene mischiata durante la serata in discoteca. Tuttavia l’immaginario legato a questo altro grande rito della vita contemporanea – la discoteca- sembra ormai legarsi maggiormente con altre sostanze, in particolare la cocaina.
Il fatto che sia assunta essenzialmente in queste circostanze aumenta i rischi di “contesto” come quelli di disidratazione, dovuti alla non percezione della stanchezza e ai luoghi affollati